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PAESE :Italia AUTORE :Di Francesco D’An…

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SUPERFICIE :23 %

31 maggio 2019

UNASPERANZA
PER
I BENI
ARCEOLOGICI
DELLA
LIBIA?
di FRANCESCOD’ANDRIA

uotidianamente, la stampanazionale ei media


riportano notizie sulla Libia: descrivono la guer-

Q ra tra le milizie di Haftar equelle di al-Sarraj e la


tragica realtà dei migranti, con il suo dramma-
tico impatto sul confronto politico in Italia. Un’attenzione
molto minore è invece riservata ad un’altra tragedia di que-
sto magnifico quanto sfortunato Paese:la sistematica distru-
zione del suo Patrimonio culturale e della sua identità.
Molto opportunamente quindi Oliva Menozzi ha organiz-
zato all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti, un Convegno
sul Rischio del Patrimonio archeologico nell’attuale situa-
zione internazionale; gli archeologi di quell’Ateneo, insieme
a Roma 3e Urbino, possonovantare una lunga tradizione
nelle attività di scavo ericerca archeologica in Libia. All’in -
contro hanno partecipato anche numerosi funzionari libici i
quali hanno offerto un quadro completo della drammatica
situazione in cui versa l’archeologia di questo Paesedove
l’Italia può vantare una lunga presenza culturale, che risale
agli inizi del secoloscorso, con i restauri dei principali siti
archeologici della Libia: basti pensare al teatro di Sabratha o
all’arco di Settimio Severo aLeptis Magna, frutto quest’ul -
timo dell’impegno di un maestro dell’archeologia italiana co-
me Antonino Di Vita.
I giovani archeologi libici (molti parlano benissimo l’ita -
liano perché si sonoformati nelle nostre Università) hanno
presentato una realtà tragica di distruzioni esaccheggi e
quanti ascoltavano hanno provato un profondo disagio ed
una reale sofferenza.In territori in cui l’unica leggeèquella
delle milizie islamiche, il sistema di tutela del patrimonio
culturale, realizzato grazie al fondamentale apporto del no-
stro Paese,si ègradualmente sfaldato: non solo l’assalto ai
Musei da parte dei ladri di oggetti antichi e dei fanatici re-
ligiosi, ma anche l’incuria diffusa in cui versano le aree ar-
cheologiche ed i monumenti, privi ormai di qualsiasi ma-
nutenzione. Il fenomeno peggiore è tuttavia costituito dall’au -
mento della popolazione, anche a seguito dell’arrivo di pro-
fughi dalle vicine aree di guerra come la Siria el’Iraq. Si
creano fenomeni incontrollati di inurbamento, che non ten-
gono più conto del paesaggioe del patrimonio archeologico,
ed i terreni vengono divisi in parcelle evenduti per l’edilizia.
Non importa che in quei terreni siano presenti monumenti
noti da secoli alla letteratura archeologica: vengono sbancati
con le ruspe e cementificati. Nella situazione più drammatica
si trova oggi Cirene, la grande metropoli greca fondata sulla

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PAESE :Italia AUTORE :Di Francesco D’An…
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31 maggio 2019

si trova oggi Cirene, la grande metropoli greca fondata sulla


costa africana, della quale i grandissimi della letteratura el-
lenica hanno raccontato le gesta: vengono immediatamente
alla memoria le Pitiche di Pindaro, i versi di Callimaco e gli
scritti eruditi di Apollonio Rodio. Tutti ne vantano la bellezza
della posizione naturale; Erodoto poi allude all’amenità del
suo clima, con la felice immagine del “cielo bucato”, dal quale
le piogge irrigavano il suo territorio, a differenza che nelle
contigue plaghe desertiche.

SANTUARI -Oggi l’impareggiabile paesaggiointorno alla


città, dove sorgono santuari, necropoli rupestri di incredibile
bellezza,templi, appare irrimediabilmente invaso dalle co-
struzioni abusive: comenei periodo più bui del Medioevo,
con i blocchi squadrati delle antiche costruzioni, si costrui-
sconomuri di recinzione, fondazioni di orribili case in ce-
mento. Nelle antiche tombe greche scavatenella roccia si fa il
picnic, lasciandovi ogni genere di immondizie, scrivendo,
sopra le facciate doriche, con le bombolette spray i nomi di
barbari avventori. Solo alcuni funzionari del Dipartimento
delle Antichità libiche cercano di contrastare questo tsunami
elo fanno davvero in modo eroico, rischiando anche la pro-
pria vita. Comeil giovane archeologo Ahmed Almhgub, che,
per salvare il Museo di Leptis Magna dal saccheggio,vi si era
barricato, con alcuni volontari, curando poi il trasferimento
in depositi sicuri dei capolavori che vi erano esposti.Un eroe
dell’archeologia, comei suoi colleghi della Siria edell’Iraq, e
per questo,nel 2011,ha ricevuto il Premio Paestum, nel qua-
dro della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.
Ma la furia delle milizie fondamentaliste del Daeshnon
risparmia neppure i monumenti storici dell’Islam, in par-
ticolare le moscheelegate alla memoria ed alle tombe dei
santi, (i murabit, marabutto nella traduzione italiana), legati
alla tradizione mistica del Sufismo, ed alla devozionepo-
polare. Comeè successoper il mausoleo di Sida Yahia a
Timbuctu, un capolavoro dell’architettura islamica africana,
questi monumenti vengono fatti saltare in aria con la di-
namite. Solo dopo snervanti trattative con i fanatici religiosi
salafiti, i nostri amici del Dipartimento riuscirono a impe-
dire che la moschea venisse fatta esplodere,ma solo a patto
che le povere ossadel santo venissero tolte dal mausoleo e
trasferite al cimitero. Difficile vederela fine di questo incubo,
ma qualche segnaledi ottimismo c’è, ad esempionella ini-
ziativa presa dai Sindaci delle cinque città in cui si trovano i
siti di importanza per l’Umanità, che l’Unesco ha inserito
nella sua Lista: le città greco-romane di Sabratha, di Leptis
Magna e di Cirene, la fantastica Gadames,in un’oasi nel
deserto del Fezzan,le roccecon pitture rupestri nel massiccio
di Tadrart Akakus. I cinque siti si trovano nelle tre grandi
regioni libiche della Cirenaica, della Tripolitania edel Fez-
zan, tutte coinvolte nelle note vicende belliche: nonostante la
difficoltà a far dialogare tra loro milizie, signori della guerra,
istituzioni internazionali, le cinque città hanno trovato nella
Cultura le strade della collaborazione, creando l’Unione delle
citta libiche dell’Unesco. Forsedalla Cultura edalla coscien-
zadi una identità nazionale basata sulla Storia millenaria
della Libia, potrà venire l’indicazione di un futuro, diverso
dal disastro attuale!

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