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Lunedì 6 maggio - Duo Murakami

Note al programma

I Lieder ohne Worte (Lieder senza parole) sono le composizioni per pianoforte più
conosciute e più suonate del compositore tedesco Felix Mendelssohn-Bartholdy. Ne
scrisse oltre 50, raggruppate in otto volumi da sei canzoni ciascuno, a cui si aggiungono
altri lieder pubblicati individualmente. In queste brevi composizioni le capacità e le
possibilità liriche del pianoforte vengono esplorate in tutti i registri e con infinite
combinazioni d’accompagnamento. L’op.19b è la prima raccolta pubblicata nel 1832.
L’Andante con moto presenta una delicatissima melodia scorrevole che poggia su un
fluido accompagnamento. Il lied n.4, Adagio, dell’op.54 (quarta raccolta, pubblicata nel
1841) venne originariamente intitolato Abendlied (canzone della sera), titolo che ben
descriveva la quiete notturna evocata dal brano. L’op.102 è l’ultima raccolta di lieder,
confezionata dall’editore Simrock dopo la morte di Mendelssohn. Il n.4 in sol minore fu
scritto nel 1845 e ricorda pagine chopiniane. Infine ascolteremo l’Allegro non troppo tratto
dalla terza raccolta, op.38, pubblicata nel 1837. Dedicato al soprano Henriette Grabau,
con il suo carattere pensoso e nostalgico chiude questa raffinata selezione di piccoli
gioielli musicali.

La Sonata in la minore D.821 di Franz Schubert nacque per essere suonata su un


singolare strumento: l'arpeggione, chiamato anche chitarra d'amore. Si tratta di uno
strumento ibrido a metà tra il violoncello e la chitarra. Inventato dal liutaio Johann Georg
Stauffer, che ne costruì il primo esemplare nel 1823, ebbe una certa diffusione grazie al
violoncellista Vincenz Schuster. Schubert scrisse la Sonata D.821 nel 1824, probabilmente
su richiesta dello stesso Schuster. Tuttavia, venne pubblicata soltanto nel 1871 quando
ormai l’arpeggiane era caduto in disuso. Vennero così realizzate numerose trascrizioni per
altri strumenti. Tra tutti, la viola ed il violoncello sono gli strumenti che più si avvicinano
all’originale per suono e timbro. Un ampio Allegro moderato in forma-sonata, dolcemente
malinconico, apre la Sonata. Segue un Adagio in mi maggiore. Un chiaroscuro tra tonalità
minori e maggiori, tratto tipicamente schubertiano, offusca la tersa limpidezza del tema.
L’Adagio sfocia direttamente nell’Allegretto finale in forma di rondò. Sia l’Adagio sia
l’Allegretto furono concepiti in modo tale da dare il massimo risalto alla cantabilità
dell’arpeggione, affidando al pianoforte il ruolo di accompagnatore.

Ernest Bloch trovò nella religione ebraica una fonte inesauribile di ispirazione musicale.
Moltissime sue composizioni affondano le loro origini nei temi, pensieri e tradizioni del
popolo ebraico. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale la famiglia Bloch, di origine
ebraica, soffrì numerosi attacchi anti-semitici e decise dunque di lasciare la Svizzera, dove
si era da anni stabilita, per trasferirsi negli Stati Uniti. La Suite hébraïque per viola ed
orchestra (o pianoforte) fu scritta da Bloch nel 1951 come ringraziamento per
l’associazione musicale che aveva ospitato a Chicago una serie di concerti a lui dedicati in
occasione del 70° compleanno. La Suite si apre con il tema languido della Rapsodie che
utilizza modi e cadenze armoniche tipiche della musica ebraica. Il movimento è energico,
in stile improvvisativo. Processional continua con una marcia risoluta. Il finale, Affirmation,
si apre e si chiude con un tema pieno e solenne su un ritmo cadenzato di danza.

Intorno al 1890, dopo aver portato a termine il Quintetto op.111, Johannes Brahms
decise di ritirarsi dall’attività di compositore. Completò alcune pagine che riteneva
meritevoli, eliminando invece opere incomplete per le quali non nutriva particolare
interesse. Tuttavia, il fortunatissimo incontro con il clarinettista Richard Mühlfeld gli fece
riprendere in mano carta e penna. Spinto da una nuova ventata di creatività, realizzò
quattro opere il cui protagonista è proprio il clarinetto. Le due Sonate op.120, che rientrano
in questo gruppo di composizioni, vennero trascritte fin da subito nella versione per viola e
pianoforte. Il registro della viola, più basso rispetto a quello del clarinetto, permise al
compositore di arricchire la partitura con nuove sonorità. La Sonata op.120 n.2 in mi
bemolle maggiore si apre con un Allegro amabile che evoca atmosfere pastorali dai toni
dolci e lirici. In forma di Scherzo vigoroso, il travolgente Allegro appassionato crea un
delicato contrasto con il precedente movimento. Il Trio centrale ricorda un inno solenne ed
ancestrale. Infine, l’Andante con moto contiene una serie di variazioni su un tema grazioso
e scorrevole. Culmina in un energico Allegro che porta verso un finale festoso.