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Questa azienda sfrutta un processo

innovativo che recupera le bucce


delle arance e le riutilizza per la
produzione di uno speciale filato. I
tessuti sono realizzati a partire dalle
bucce d’arancia: la tecnologia fa
progressi all’insegna del non
sprecare e nella moda entrano le
fibre ricavate proprio dagli scarti
degli agrumi con un interessante
progetto made in Italy, Orange
Fiber, una innovativa start up.
Attraverso un particolare processo, brevettato in collaborazione con
il Politecnico di Milano, le bucce di arancia vengono recuperate e
trasformate in un filato che viene successivamente tessuto. Si
riutilizza così, in maniera sostenibile, quello che tecnicamente viene
definito pastazzo, un rifiuto ingombrante, difficile da smaltire anche
a causa dei costi particolarmente elevati.
Da problema a risorsa: succede così che dalle bucce e quindi dal
pastazzo viene estratta cellulosa utilizzabile per la filatura.
Attraverso le nanotecnologie inoltre, l’olio essenziale degli
agrumi viene fissato sui tessuti e questo permette il rilascio sulla
pelle di vitamine A e C con importanti effetti benefici: la pelle viene
infatti nutrita e idratata. Una caratteristica garantita per una ventina
di lavaggi anche se è in fase di studio una modalità per la ricarica
con ammorbidenti specifici.
La pianta di banano è stata per molto tempo una fonte
di fibre tessili di alta qualità.
Nel sistema giapponese, le foglie ed i germogli del
banano vengono periodicamente tagliati dalla pianta al
fine di garantirne una morbidezza superiore.
In seguito alla raccolta, i germogli vengono bolliti in una
soluzione di soda caustica, per garantire una miglior
lavorazione dei filati. Si producono fibre di vari gradi di
morbidezza, ottenendo filati e tessuti con differenti livelli
qualitativi destinati ad usi specifici. Ad esempio, le fibre
più esterne sono più grossolane e adatte al tovagliato,
mentre le più interne e soffici sono auspicabili nella
tessitura dei kimono e kamishimo. Questi ultimi processi
tessili tradizionali giapponesi richiedono molti passaggi,
tutti da eseguire a mano.
In Nepal invece, il tronco viene
raccolto, sminuzzato e sottoposto ad
un processo di ammorbidimento per
l'estrazione meccanica della fibra,
successivamente sbiancata e
asciugata. In seguito, le fibre
vengono inviate Kathmandu Valley
ed utilizzate in una tessitura per
tappeti che ricorda molto quella
della seta. Questo genere di tappeti
in fibra di banano viene prodotto a
mano con metodi tradizionali
nepalesi ed entra in commercio con
una certificazione Rugmark.
Nello stato indiano meridionale del Tamil Nadu,
dopo la raccolta dei frutti, il tronco (strato
esterno) è lavorato per ottenere un filo sottile
da utilizzare nella fabbricazione delle ghirlande
di fiori al posto di filo classico. La fibra di
banano viene impiegata anche nella produzione
di banana paper (carta di banana). La carta di
banana può essere ricavata da due parti ben
distinte: dalla corteccia del banano (utilizzata
principalmente a scopo artistico) e dalle fibre
del fusto con i frutti non altrimenti utilizzati. La
produzione di carta di banana avviene sia a
mano, sia per mezzo di processi industriali.