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N.

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«Concetti religiosi e culti »
Cos’è la religione?
Cos'è la religione?

La nozione di religione sembra essere scontata per


noi: un complesso di credenze che si fondano su
dogmi (le verità della fede) e su riti, cerimonie e
liturgie che hanno lo scopo di avvicinare i fedeli a
delle entità sovrannaturali.
Cos'è la religione?

Sebbene sia facile trovare popoli che non hanno dogmi


della fede, che non hanno dèi, che non hanno templi né
individui specializzati nelle attività di culto, troviamo
sempre, però, esseri umani che immaginano una vita
dopo la morte, che pensano il corpo come “animato” da
una forza vitale, che rappresentano il mondo come
percorso da forze invisibili che, a seconda dei casi,
devono essere accolte o respinte
Cos'è la religione?

Alcuni antropologi hanno sottolineato come l’idea di


religione come fenomeno unitario e universale sia
insostenibile.
Potere, autorità e verità, infatti, sono strutture e
concetti relativi, che non possono essere ricondotti a
un unico denominatore, valido ovunque e in
qualunque epoca.
Cos'è la religione?
Tuttavia se si sposta lo sguardo dagli aspetti formali e
istituzionali della religione a quelli motivazionali si può
avere senz'altro una visione più unitaria dell'esperienza
religiosa.
Una religione, allora, potrebbe essere definita come un
complesso più o meno coerente di pratiche (riti e
osservanza di precetti) e di rappresentazioni (credenze),
che riguardano i fini ultimi e le preoccupazioni estreme di
una società, di cui si fa garante una forza superiore
all’essere umano.
Cos'è la religione?

Questa definizione tocca due dimensioni: quella del


significato e quella del potere.
La dimensione del significato sta proprio nei
valori esprimenti i fini ultimi e le preoccupazioni
estreme di una società. La dimensione del potere
risiede nell’idea che vi sia qualcosa o qualcuno che
ha un’autorità incondizionata su tali valori.
Cos'è la religione?
Proprio perché ha il compito di spiegare l’importanza
indiscutibile dei valori ultimi di una società, la religione
ha una funzione protettiva (integrativa) delle certezze
delle certezze della religione stessa, mettendo al riparo i
credenti dalle ansie e dalle preoccupazioni connesse
alla vita personale e collettiva.
Ma al tempo stesso svolge anche una funzione
normativa poiché si cura di tenere sotto controllo quanti
non si adeguano ai principi morali, etici, indicati come
appropriati dalla religione medesima
Elementi della religione e forme di
culto
Elementi della religione e forme di
culto
Gli elementi che indicano che siamo in presenza di
una religione:

1) la preghiera: consiste in un modo culturalmente


definito di rivolgersi alle entità garanti dell’ordine
cosmico e sociale.
Elementi della religione e forme di
culto

2) la musica: la musica e il canto costituiscono parte


integrante di molte cerimonie religiose; essi
predispongono a uno stato emotivo che favorisce il
senso di comunione tra i partecipanti oppure quegli
stati di trance che permettono ai fedeli, in alcuni culti,
di entrare in contatto con gli esseri spirituali.
Elementi della religione e forme di
culto
3) la prova fisica: tutte le religioni implicano che i fedeli si
sottopongano a prove fisiche come l’astinenza da cibi e
bevande (che rappresentano automortificazione e
autotortura).

4) l’esortazione: caratteristica di ogni religione è la


presenza di individui che si rivolgono ad altri per facilitare
il contatto di questi con le forze soprannaturali (profeti,
sacerdoti, guide spirituali, guaritori)
Elementi della religione e forme di
culto
5) la recitazione del codice: tutte le società prevedono una
concezione compiuta del mondo e dei rapporti degli esseri
umani con il mondo ultrasensibile, per questo si evocano
alcuni aspetti di questo attraverso formule di recitazione,
preghiere, letture o commenti.

6) mana: parola di origine melanesiana con cui gli antropologi


hanno indicato l’idea di sostanza (medium) invisibile, che gli
uomini si procurano presso gli antenati, gli dei o gli spiriti.
"Dammi il mana" significherebbe "dammi forza, benedizione,
protezione"
Elementi della religione e forme di
culto
7) il tabù: con la parola polinesiana tapu gli antropologi
hanno voluto indicare tutte le proibizioni relative agli
esseri animati o a cose speciali. Qualcosa che è tapu
è off limits e questo implica tre cose: un agente, una
prospettiva, un contesto.

8) il convivio: la condivisione di un pasto fa parte


del cerimoniale di molti culti religiosi.
Elementi della religione e forme di
culto
9) il sacrificio: tutte le religioni prevedono offerte alle
potenze invisibili, che siano forze della natura, divinità o
spiriti.

10) la congregazione: la riunione degli individui in


occasioni particolari come messe, pellegrinaggi, funzioni,
sacrifici, processioni, sembra essere una costante in
tutte le forme di religione.
Elementi della religione e forme di
culto
11) l’ispirazione: gli stati interiori dei soggetti coinvolti in
una esperienza religiosa possono cambiare a seconda
dei contesti e della personalità dei soggetti coinvolti.

12) il simbolismo: le religioni vivono grazie a dei simboli


che ne veicolano i concetti e suscitano nei credenti
determinate rappresentazioni; essi servono anche a
condurre le stesse cerimonie religiose, sia sul piano
pratico che concettuale.
Elementi della religione e forme di
culto
È possibile trovare diversi termini e nozioni, specifici
dello studio antropologico delle religioni

1) i culti individuali sono quelli praticati dal singolo


individuo, sempre all’interno di un codice religioso
culturalmente e socialmente condiviso di
rappresentazioni.
Elementi della religione e forme di
culto
2) I culti sciamanici sono tipici delle società nelle quali il
contatto con le potenze invisibili è assicurato dall’opera di
una particolare figura, lo sciamano. Caratteristica dello
sciamano è quella di essere una persona come tutte le
altre nella vita quotidiana, e solo occasionalmente rivestire
i panni della sua funzione. Ciò che distingue lo sciamano
da un guaritore generico, però, è che egli ha la possibilità
di entrare in uno stato di semi-incoscienza (trance) per
entrare in contatto con le potenze sovrannaturali e
attingere da loro le conoscenze per poter operare sui
credenti.
Elementi della religione e forme di
culto
3) I culti comunitari: sono tutte le pratiche religiose
che prevedono la partecipazione di gruppi di individui
organizzati sulla base dell’età, del sesso, del rango,
oppure su base volontaria e che si riuniscono
temporaneamente per un preciso scopo. Esempi di
culti comunitari sono quelli totemici, quelli delle società
segrete, delle confraternite.
Elementi della religione e forme di
culto
4) I culti ecclesiastici: prevedono l’esistenza di
gruppi di individui specializzati nel culto e che sono in
possesso di testi scritti, che vengono tramandati in
luoghi speciali quali scuole, seminari, conventi nei
quali la classe sacerdotale riproduce un modello di
autorità e di conoscenza teologica.
I simboli sacri e la loro efficacia
I simboli sacri e la loro efficacia

Secondo Clifford Geertz, i simboli significano dei


concetti che rinviano ai valori fondamentali e ultimi
di una società. Per questo si dice che la religione
equivale a una visione del mondo, dove però questa
si ricopre di un’aura di sacralità. I simboli religiosi
sono, infatti, “sacri” e il sacro è una nozione centrale
del pensiero religioso.
I simboli sacri e la loro efficacia

Secondo Emile Durkheim, le cose sacre sono


“separate” da quelle profane e, a differenza di
queste ultime, che sono accessibili a tutti, sono
vietate a chi non è consacrato, cioè posto in uno
stato tale da poter accedere ad esse; e “interdette” ,
ovvero che suscitano nell’essere umano rispetto e
timore reverenziale, al punto di essere percepite
come pericolose.
I simboli sacri e la loro efficacia

Il tipo di ordine che i simboli sacri suggeriscono


riguarda la certezza che, nonostante il mondo si
presenti con un insieme di eventi caotici e
imprevedibili, dolorosi e capaci di sconvolgere
l’universo morale degli esseri viventi, vi è pur
sempre una realtà ultima, sicura, vera e immutabile
alla quale ci si può richiamare.
I simboli sacri e la loro efficacia

Per far si che un simbolo sia riconoscibile come


sacro occorre che la sua sacralità si imponga alla
sensibilità e alla mente dei soggetti e questo si
verifica a una sola condizione ossia che gli essere
umani siano "addestrati" a riconoscere tale sacralità.
Tale addestramento si realizza attraverso i riti
I riti religiosi e la loro varietà
I riti religiosi e la loro varietà

Un rito può essere inteso come un complesso di parole, gesti,


movimenti, suoni la cui sequenza è prestabilita da una formula
fissa. Si tratta di sequenze di azioni che evocano simboli che,
proprio perché evocati in un contesto separato da quello della
vita ordinaria, svelano il loro carattere sacro.
I riti sono normalmente ufficiati da personalità dotate di
un’autorità particolare, come per esempio un sacerdote. I riti
sembrano costruire attività entro cui si genera un principio di
autorità, sono ciò che rende evidenti le verità di una religione,
ossia i valori, i fini ultimi, l’ordine del cosmo e della società.
I riti religiosi e la loro varietà

I riti “profani” sono, invece, eventi pubblici ricorrenti,


spontanei o organizzati, che risultano privi di finalità
religiose in senso stretto, ma mettono comunque in
gioco rappresentazioni sacre a tutti gli effetti (es: i riti
patriottici a nazionalistici di tradizione euro-
occidentale, in cui una bandiera occupa spesso la
posizione di simbolo dominante).
I riti religiosi e la loro varietà

I riti si distinguono per alcune caratteristiche particolari


a cui gli antropologi hanno dedicato importanti studi
teorici ed etnografici.
Riti di passaggio: sono quelli che sanzionano
pubblicamente il passaggio di un individuo da una
condizione sociale ad un’altra (battesimi, matrimoni,
circoncisioni rituali, entrata e uscita da un ordine
religioso).
I riti religiosi e la loro varietà

Van Gennep distinse, all’interno di ciascun rito di


passaggio, tre fasi, ciascuna caratterizzata da rituali
specifici: a) separazione (riti preliminari), b) margine
(riti liminari), c) aggregazione (riti postliminari),
attribuendo la massima importanza a quello centrale.
Nella fase di margine avviene, infatti, il distacco di un
individuo dalla sua condizione precedente.
I riti religiosi e la loro varietà
I rituali funerari: in tutte le società la morte è evento dirompente e
drammatico. Di fronte alla morte le società fanno riferimento ai valori
ultimi sui quali esse si fondano, rendendoli espliciti, pubblici e quindi
rappresentandoli attraverso l’uso rituale di simboli dotati di significato. I
riti funerari contengono gesti, azioni, parole che richiamano alla mente
dei partecipanti i valori e i significati sui cui la società fonda l’ordine del
mondo e di sé medesima. Nelle società non stratificate i riti funerari
sono pressochè identici per tutti. I rituali funerari non contengono, però,
tutte le complicate dinamiche relative al lutto e alla perdita: tra rituale
funebre e lutto non c’è, infatti, un rapporto di necessaria reciproca
inclusione.
I riti religiosi e la loro varietà

Riti di iniziazione: sanciscono il passaggio degli individui da


una condizione sociale o spirituale a una diversa dalla
precedente. Nelle società studiate dagli antropologi viene
spesso dato grande rilievo a riti di questo genere, poiché essi
sono la dichiarazione pubblica, socializzata, dell’assunzione
di un nuovo status.
La secolarizzazione delle religioni
Dalla fine del XIX secolo i filosofi hanno cominciano a discutere
riguardo la secolarizzazione, ovvero la ritrazione progressiva del sacro
dalla vita sociale e dalla sensibilità degli individui.

I movimenti:
- i culti di revitalizzazione: sono quelli in cui un gruppo o una comunità
dichiarano di puntare al miglioramento delle proprie condizioni di vita, i
cui riti hanno lo scopo di rivitalizzare il senso di identità di gruppo o
della comunità medesima.
La secolarizzazione delle religioni
- i culti millenaristici: accentuano rappresentazioni relative all’avvento di
un’epoca di pace e felicità, che può essere favorito mediante
appropriate attività rituali e grazie a un particolare atteggiamento
interiore dei partecipanti. Nei paesi extra-europei, il termine
millenaristico serve ad indicare i movimenti religiosi nati in
contrapposizione al colonialismo.
- i culti nativistici: sono quelli che fanno propria la protesta contro le
condizioni di svantaggio sofferte dalle popolazioni native e che mirano
a riaffermare l’identità della cultura nativa, in opposizione alla cultura
dominante.
La secolarizzazione delle religioni
- i culti messianici: sono quelli a fondo carismatico, legati alla presenza
di una forte personalità, e si caratterizzano per il fatto di fondarsi
sull’attesa di una rivoluzione socio-politica radicale.

Ogni tipo di movimento tende a fondere le caratteristiche di tutti gli altri.