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Libro Primo

Uomini e Ratti
Capitolo III

Dalle cronache della Storia Perduta di Fratello Davide.


• “Tu che mi leggi ascolta bene perché ciò che è accaduto non ritorni ad accadere e ciò che è stato
evitato non accada. Il suono del male è dolce a chi ama ascoltare la propria voce e cerca il proprio
potere e l’uomo, che può guadagnare la vita Eterna al solo prezzo di dimenticare se stesso, é forse la
creatura più debole che Dio abbia creato perché da sempre ha rinnegato se stesso rinnegando il
proprio Creatore. Fu così che dopo che il Salvatore aveva offerto la via della salvezza venne
L’AntiCristo che gli uomini non crocifissero, ma amarono e portarono in trionfo perché diceva ciò
che volevano sentire. L’Anticristo diffuse il Male ed esso si impigliò e germinò nel cuore del genere
di Adamo. Ma quando si occorsero di quello che succedeva, gli uomini buoni che ancora
resistevano lasciarono la terra dell’uomo invasa dal Male e fuggirono. Fu così che l’umanità
viaggiando a lungo trovò due nuovi mondi , uno era aspro ed abitato soltanto da animali
mostruosi. L’altro, diviso da 500 leghe di mare, era dolce come il miele, abitato dai popoli degli
elfi e dei nani. I saggi di questi popoli si interessarono alla sorte degli uomini e li aiutarono ad
installarsi in nuove città. L’uomo portava con sé le parole dell’Antica Promessa e la speranza che le
creature non fossero abbandonate dal Creatore. Gli uomini abitarono i due continenti e prosperano
in entrambi, nel primo da soli, nel secondo con le razze che avevano condiviso le sue Verità.
• Ma l’Uomo non aveva lasciato il Male dietro di sé, perché esso era nel suo Cuore e lo insegnò
ad altri. Nella parte superiore del continente la saggezza degli Elfi diventò difficile da conciliare
con le Verità della Rivelazione e sorsero dispute. E gli uomini, quando pensano di agire in nome
della verità, ed invece sostengono interessi concreti sono più spietati di quando inseguono solo il
proprio egoismo. I nani si ritirano nelle grotte e la guerre di religione insanguinarono la nuova
terra. Gli uomini impararono la magia che gli angeli avevano insegnato agli elfi e la usarono nelle
loro guerre. Magie sempre più potenti e terribili vennero impiegate e una religione fondata
sull’amore divenne il pretesto dell’odio e delle stragi... Alla fine stanchi del sangue, i tre regni
superstiti, accettarono la pace; l’amore e la comprensione erano perduti per sempre, essi accettarono
soltanto di sopportarsi perché erano stanchi. L’Impero Lucente si estendeva a Nord fatto da uomini
e mezzosangue, solo una parte dei suoi abitanti seguiva ancora la Vera Fede; a Ovest, nelle grandi
foreste, c’era il Principato degli elfi che aveva rifiutato ogni contatto con gli uomini, a Sud si
estendeva il Regno, la Patria dell’uomo.
• Ma il Male genera il Male e le malvagie magie impiegate nelle guerre avevano infranto la
delicata trama dell’Universo che Dio aveva creato e i malvagi servitori del Male seppero dove
l’uomo era fuggito, e vennero.
• Chi aveva voluto valicare i limiti della propria umanità l’aveva perduta, i discendenti dell’uomo,
servi del Male, erano mostri e demoni, perché il male cambia la natura e il senso delle cose e, come
il bene, contagia chi lo pratica.
• Dalla valle del Grande Fiume gli uomini vennero cacciati; le città costiere che univano i
continenti furono perdute e di Alberion, sede dell’altro ramo dell’umanità rimasto fedele alla
Chiesa, da più di un secolo non si hanno notizie.
• L’Impero Lucente e il Principato degli elfi ancora oggi resistono, grazie alla loro magia, ma per
gli uomini essa è la Strada Proibita. Perché il cuore degli uomini si ubriaca col Potere e quando esso
nasce non dal sacrificio e dall’Amore, ma dalla presunzione e dalla sola intelligenza, esso diventa il
veleno con cui l’uomo uccide la propria coscienza e la propria umanità. Anatema a chi Lo cerca
perché egli uccide i sogni della tenerezza che Dio ha donato all’Uomo.”
“ Mastro Gabriele viene dal Continente Perduto” aggiunse il Monaco. ”Siamo tornati con lui da
una quindicina di giorni.”
Rolando belò con voce strozzata” Come ha .... avete fatto ?”
“A 4 leghe dall’Eremo c’è la costa, è aspra e inospitale, ma c’è un insenatura ed un approdo. Li ci
sono i compagni di Mastro Gabriele e due navi di forma inconsueta, una di esse è quella che è
venuta a prenderCi un anno fa.”
“Alcune cose le possiamo rivelare altre no, abbiate pazienza, sappiate comunque che il capo dei
maghi bianchi di Alberion, qui presente, ci ha contattato, diciamo telepaticamente, più di quattro
anni fa e che la nostra prolungata visita era necessaria per riannodare troppi legami recisi. Quando
siamo arrivati là,” disse indicando un punto imprecisato alle sue spalle “abbiamo trovato un popolo
plaudente che voleva portare il Papa in immaginetta ed un Suo sostituto, chiamato il Reggente, che
non vedeva l’ora di scaricare sul sottoscritto un secolo di grane canoniche.” Si senti sullo sfondo
una risatina - evidentemente Mastro Gabriele aveva senso dell’umorismo -. “ Le cose là stanno un
po’ meglio che qua, i servi dell’Ombra sono sbarcati, ma sono rimasti confinati alle zone più ostili e
deserte del continente, non ci sono folle di esseri umani schiavizzati e senza speranza, principi
feudatari asserviti e traditori d’alto livello, ma c’è la magia. Su questo argomento vi lasciamo a
qualcuno che ne sa più di noi. Dovete scusarCi, ma il nostro tempo è limitato da un altro impegno
che ci chiama, e rimpiango i giorni in cui facevo l’eremita. Comunque ti aspetto stasera, Sir
Rolando, per te ...ci sarà tempo.”
Silenziosamente il monaco che li aveva accompagnati era entrato nella stanza facendo un discreto
segno al Santo Padre, il quale si volse zoppicando verso di lui, ma prima di uscire della stanza si
voltò e benedì i presenti che si inginocchiarono, tutti e tre.
I tre, rimasti soli, si guardarono imbarazzati. Lo straniero aveva sicuramente meno di cinquant’anni,
due occhi scuri penetranti, assai meno dolci di quelli dell’Eremita, e si grattava la testa non sapendo
da che parte cominciare.
“Dimostraci che non servi il Male !”Attaccò il Luogotenente dell’Ordine Sacro.
Il mago chiuse gli occhi, cominciò : “Luogotenente Rolando tu hai conosciuto l’amore umano e
l’amore è potere perché è anche volontà di far dipendere un altro da te, anche tu lo sai bene,
capitano. Solo Dio può amare senza il desiderio di far dipendere da sé, la purezza dell’amore degli
uomini dipende dall’intenzione e nessuno è del tutto puro come nessuno è senza peccato. Ma
nessuno può dire che l’amore in sé, o il sesso in sé sia impuro. Solo il cuore dell’uomo lo è perché
fra tutte le cose create da Dio è l’unica a cui è stata data la libertà di diventarlo. Cosi è per la sete di
conoscenza, essa può generare dei mostri, ma è l’eredità che Dio ha donato all’uomo. La magia è
conoscenza legata al Potere, ma il potere è un’astrazione”.
“Non è vero” interruppe il Capitano “ quando io do degli ordini concreti e i miei uomini mi
ubbidiscono non lo fanno in astratto. Quello è potere ! Non imbrogliarci mago !”
“Aspetta e pensa capitano, quando dai degli ordini non provi mai soddisfazione? Non vivi mai una
gioia elargita come una Tua vittoria ed una punizione come una Tua soddisfazione, perché
dipendono da Te: cominci a capire ? Quello che il potere fa è oggettivo, nel bene o nel male, ma
come l’uomo lo vive è soggettivo, come tutto. L’uomo non è in grado di vivere le cose in forma
oggettiva, le vive in forma soggettiva e il potere lo vive come un‘espansione di sé. Esso conduce i
sogni dell’uomo, e chi conduce i sogni dell’uomo è il suo padrone, ecco perché è pericoloso.”
“Ma allora l’amore e il potere sono due cose opposte una è positiva l’altra è negativa”
“L’amore il potere sono in realtà le più potenti forze che conducono i sogni degli uomini perché
entrambe risiedono in Dio, assieme, e Lì sono buone perché dipendono dall’Intenzione. Nell’uomo
dipendono dalla purezza del cuore perché il cuore puro confina con l’Infinito e dimentica gli scopi
del proprio egoismo.” Omnia Munda mundis”, ricordi ?”
“Parli come un monaco, ma sei un mago, con che autorità dici queste cose ?” Intervenne Sir
Rolando.
“Cavaliere tu porti una spada sporca di sangue, tu credi che quando la Chiesa si è trovata ad aver a
che fare con i tuoi antenati essi avessero il tuo codice cavalleresco? Esso è stato inventato dalla
Chiesa per impedire che i bruti come te usassero la propria forza contro i deboli al servizio del
proprio egoismo. Il mondo in cui l’uomo vive sulla terra non è quello della perfezione, perché
quello della perfezione l’uomo lo ha rifiutato all’inizio del tempo. Tu credi che la Chiesa non
avrebbe voluto fare meno delle vostre spade se avesse potuto evitare di scegliere il male minore in
un mondo di violenza e di sangue? Non credi che gli uomini se avessero le conoscenze adatte non
inventerebbero armi tali da distruggere il mondo per distruggere il proprio nemico? Per la magia nel
mio mondo è stato lo stesso, ma siccome essa è più pericolosa per l’anima dell’uomo della tua
spada e dell’amore, la Chiesa l’ha confinata dove la purezza del cuore poteva più essere
riconosciuta e controllata. Io sono il Vescovo dei Druidi, Maestro Supremo dei Maghi Bianchi,
votati al celibato e tenuti per tutta la vita a scrutarsi nell’anima sperando di non scoprire mai Ciò
che cercano e a pregare Dio di dar loro la forza di resistergli.”
I due cavalieri si inginocchiarono: l’Ordine aveva trovato il nuovo Gran Maestro..

Dopo la preghiera serale e la cena in refettorio, consumata in assoluto silenzio, mentre un frate
leggeva dalle Letture Sacre la storia di Giona e della balena: Sir Rolando non aveva dubbi su chi
fosse Giona e neanche su Chi fosse la Balena.
Per un Cavaliere dell’Ordine andare a confessare all’Eremita che aveva perduto la Fede era
imbarazzante. Doverlo dire al Capo della Chiesa era. ... non sapeva nemmeno descrivere il proprio
stato.
Fu chiamato, andò.
Il .. Monaco... era raccolto in preghiera, ma quando sentì bussare si fece il Segno della fede e gli
andò incontro. L’imbarazzatissimo cavaliere fu fatto accomodare su uno sgabello, Padre Bernardo
gli si raccolse su un altro davanti e disse :
“Fratello perché pensi che Dio non sia giusto ?”
Rolando strabuzzò gli occhi sospirò e rispose “Forse, Padre, una risposta adeguata gliela potrebbero
dare i nipoti del passato Maestro. Non erano un po’ giovani per morire ?”
“Dio non uccide nessuno e nemmeno permette che qualcuno muoia finché sulla terra abbia
adempiuto ad disegno d’amore. Tu non potrai morire Sir Rolando finché Dio non ti avrà dato la
possibilità di adempiere al tuo destino e al Suo disegno ... o di rifiutarlo definitivamente :”
“E i bambini uccisi nelle guerre e quelli uccisi nel seno materno per cosa sono venuti al mondo?
Ubbidivano ad una legge d’amore o di morte? Le vostre parole mi sembrano un po’ troppo
impegnative per un Dio che accetta volentieri il sangue innocente.”
“Compreso il Suo ?”
“Compreso il suo.”
“Anche per i bambini mai nati esiste una giustizia, anche per quelli uccisi in fasce. Cosa sai tu del
loro destino ? E del destino di chi li uccide ? Mai avrebbero potuto morire se la loro innocenza
violata non avesse un’eco nel nostro cuore, nel tuo cuore. Se il loro destino fosse stato di
testimoniare in Terra qualcos’altro che quello. Se nel loro futuro ci fosse scritto qualcosa di diverso
dal continuare a scegliere di essere innocenti. Tu credi che esistere per un’ora od un secolo sia
molto differente se non troviamo la nostra briciola di luce che ci è destinata, o la rifiutiamo. E’
qualcosa su cui ho pensato a lungo e penso che sia proprio a loro che Dio ha affidato il compito
più delicato, sono loro i piccoli angeli a cui affidata la nostra coscienza poiché di essa hanno
conosciuto il lato più crudele. Ascolta il tuo piccolo angelo Rolando, non ignorarlo, potrà darti più
luce del Capo della Chiesa perché in esso c’è l’innocenza violata di Dio.”
“Ma io non l’ho mai trovato !”
“No, non l’hai mai cercato ! E quando lui ti ha trovato non te ne sei accorto, sciocco !”
Il monaco alzò gli occhi e guardò nel profondo Rolando, poi disse : “Va in pace, il tuo ce l’hai più
vicino di quello che credi : è il figlio di Lisa .”
Rolando se ne andò, sconvolto.
Il giorno dopo fu la volta di Robert. Giacché il suo scudiero doveva fare anche il lavoro di Margau,
che non si era rimesso, e che quel mattino il suo Luogotenente sembrava uno zombi che, per di più,
confondeva gli stipiti con le porte a furia di guardarsi le spalle, il Capitano s’era rassegnato a dover
rimettere in ordine la propria armatura di maglia di ferro da solo. Aveva trovato un ripostiglio dove
c’erano gli arnesi necessari, stracci, olio, fil di ferro, pinze e si apprestava a rammendare l’armatura
da uno strappo prodotto dalla scaramuccia, a levarne le macchie di ruggine e a cercare di pulirla per
quanto poteva perché non si era ancora rassegnato alla terribile puzza di sudore, metallo e grasso
rancido che doveva portarsi addosso. La porta era semiaperta e dalla fessura si vedeva la cella
monacale che si trovava di fronte. E da quella vide entrare Monsignor Oscar, il presunto monaco
che li aveva accolti, e che ora sapeva essere un Cardinale di Curia.
Il Monsignore non era cosciente di essere osservato, lui era abituato ad osservare. Aveva ascoltato
da uno spioncino segreto il colloquio tra Rolando e l’Eremita. E pensava :” Ho proprio fatto bene
ad appoggiare l’elezione di quel vecchio pazzo alla carica che occupa, la sua abilità a manipolare la
gente è sorprendente. S’è rigirato il Cavaliere come una frittata. Se non riesce lui a tirar fuori la
Chiesa nel guaio in cui si è ficcata non ci riesce nessuno !” Naturalmente non aveva creduto una
parola di quello che il Santo Padre aveva detto, ma questo era normale: non credeva nemmeno una
parola di quanto lui stesso diceva quando era sull’altare, rivolse un pensiero al fatto che lui stesso
avrebbe potuto afferrare la Suprema Carica se non fosse stato tanto rischioso, ma concluse che era
meglio così; passata la tempesta, un papa più realista avrebbe fatto bene alla Chiesa. Padre
Bernardo era vecchio ed oltretutto poteva sempre capitargli un ...guaio. Sogghignò e l’intensità
dell’avidità e dell’ambizione divennero un grumo nero che avvolse il suo cuore nel mondo dello
spirito, nel quale lui non credeva, mentre guardava un pezzo di pergamena estratto da un cassetto.
Robert ebbe un sobbalzo, se il sorriso cattivo non avesse rivelato niente di ciò che passava nella
mente del porporato sarebbe bastato il suo dono della percezione a metterlo in estremo allarme: il
Male era dentro l’uscio di casa .
Il Monsignore silenziosamente com’era entrato se ne uscì dal suo studio senza chiudere la porta,
abituato ormai all’isolamento del piccolo convento, e Robert decise di dare un’occhiata a quello che
stava leggendo. Il foglio che stava sulla scrivania del segretario del Papa era pieno di nomi
distribuiti come su una carta geografica. Segni ed annotazioni in inchiostro rosso erano posti
accanto su alcuni, ed erano quelli di prelati di buona reputazione quelli vicino cui l’inchiostro rosso
aveva la forma di una croce. La croce più grossa era posta di fianco al nome dell’attuale Papa.
Riportata di corsa la propria armatura nella sua cella, presa la sua spada, se ne uscì in cortile dove
incontrò un fraticello impegnato a dar il becchime ai colombi. A lui chiese dove fosse il … Santo
Padre. Con un largo sorriso e due occhi che ridevano il giovane frate indicò un sentiero che
scendeva dal convento verso il fondo della piccola valle. L’allarmato cavaliere lo percorse a passo
di carica e dove finiva scostò le fronde di betulla che ostacolavano il cammino sulle rive di un
torrente con la delicatezza di un toro.
“Così mi spaventi i pesci !” Disse una voce alle sue spalle. Il Santo Padre con i piedi in acqua e la
tunica tirata sopra le magre ginocchia stava pescando con aria intenta e beata. Senza alzare gli occhi
dalla superficie dell’acqua aggiunse: “Per favore, posa quel girarrosto, prendi l’altra canna e siediti
qua vicino.”
“Per favore, devo dirVi una cosa ..“
“Per favore non darmi del voi, sarebbe sleale se tutta la Maestà della Chiesa si mettesse a dar la
caccia a quattro pescetti, non trovi ?”
“ Lei deve sapere che Monsignor Oscar ...”
“Lo so, trama per prendere il mio posto. Lo aveva già in mente quando è venuto a portarmi la
nomina da parte del Conclave.” L‘Eremita si mise a ridere gioiosamente.
“ E ci ride sopra, e non fa niente?”
Sospirò :“Figliolo, se la Chiesa avesse sistematicamente cacciato dal suo interno i figli indegni
sarebbe rimasta deserta. Quanto al ridere ti sei mai domandato come fa Dio a sopportarci. Io vengo
qua quando devo meditare e ti assicuro che i pesci sono spesso una compagnia più gradevole degli
uomini; io penso che Lui debba avere un senso dell’umorismo assai sviluppato. Non essere greve
Robert, la pesantezza del cuore allontana dal Signore. Lui non a caso è chiamato Puro Spirito.
Quanto alle tue preoccupazioni ricordati che se fosse stato per gli uomini la Chiesa sarebbe
scomparsa da secoli, in fondo è cominciato tutto con un tradimento e come primo capo Lui ha
scelto pure uno che l’aveva rinnegato. Poi quando la nostra bella combriccola dell’umanità riesce a
portare non solo la Chiesa, ma il mondo intero sull’orlo della distruzione, con divina discrezione,
Lui prende qualche fortunato per i capelli e lo invita a dare un leggero colpo di timone.“ Rise di
nuovo.
“Sta parlando di se stesso ?”
“Può anche darsi, ma ti assicuro che ci sono momenti in cui cederei l’onore a qualcun altro ;
comunque non parlavo solo di me.” “ A proposito, non è vero che non faccio niente: parlo con te e
pesco i pesci !”. E tirò su una trota.
Quando il Santo Padre gli augurò una bella giornata Sir Robert se ne andò domandosi se per caso
quella mattina il Santo Padre non parlasse con i pesci e stesse pescando lui.

Monsignor Oscar vide il cavaliere che tornava dal torrente, ma sotto il sorriso mellifluo, era
furibondo, s’era accorto che, uscendo dal suo studio, quella mattina s’era dimenticato di rimettere
nel cassetto un certo documento e lui detestava sbagliare. Aveva sempre svolto con precisione i suoi
lavori, dai suoi discorsi retorici, e per qualcuno pomposi, ai suoi intrighi. Non riusciva capire come
potesse essersi sbagliato, lui era un tipo serio, infatti non rideva col cuore da quando era un
bambino.
Seduto sulla sua spalla destra un piccolo essere, invisibile a tutti, si stava sbellicando dalle risate.