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Il Metodo Magnetoscopico (MPI)

 Questa tecnica si basa sull’analisi


delle variazioni nel campo magnetico
che si verificano in presenza di difetti
superficiali o subsuperficiali

 Può essere applicato solo su


materiali ferromagnetici (es. ferro,
nichel, cobalto ed alcune delle loro
leghe)

 È un tipo di controllo
estremamente diffuso nell’industria
petrolchimica, automobilistica ed
aerospaziale
Breve storia della tecnica

 Magnetismo: proprietà della materia


di attrarre a sé altra materia, scoperta Linee di forza attorno
ai poli di un magnete
dai Greci. Gli oggetti che possiedono
tale proprietà si definiscono magnetici o
magnetizzati

 In tempi più recenti, Bergmann,


Becquerel e Faraday accertarono che Poli opposti si
tutte le sostanze sono caratterizzate da attraggono

un certo grado di magnetismo, ma solo


alcune esibiscono questa proprietà a
livelli significativi

 Primo uso documentato di sistemi


Poli uguali si
magnetoscopici: 1868 (controllo fusti di respingono
cannoni) Primo uso commerciale: anni
‘20 (Hoke)
Caratteristiche magnetiche dei materiali
Materiali diamagnetici Materiali paramagnetici

 Non possono essere magnetizzati  Possono essere magnetizzati

 Sono debolmente respinti dal  Sono influenzati dai campi


magnetismo magnetici

 Esempi: Rame, Argento, Oro,  Esempi: Magnesio, Platino,


mercurio, Fosforo, Bismuto ecc. Molibdeno, Litio, Alluminio

Materiali ferromagnetici (sottoclasse dei


paramagnetici)

 Possono essere fortemente magnetizzati

 Vengono fortemente attratti dai campi magnetici

 Esempi: Ferro, Nichel, Cobalto, ecc.


Materiali ferromagnetici
• Un materiale è considerato ferromagnetico se può essere magnetizzato.
Tipicamente tutti i materiali che possiedono una significativa percentuale di
ferro, nickel o cobalto sono ferromagnetici

• I materiali ferromagnetici sono costituiti da numerose regioni (definite


domini magnetici) nelle quali i campi magnetici dei singoli atomi risultano
essere allineati

• Quando il materiale si trova in uno stato smagnetizzato ciascun dominio è


orientato in modo casuale, ma sotto l’azione di una corrente elettrica o di un
campo magnetico esterno, i domini si allineano originando una
magnetizzazione macroscopica dell’intero corpo

Smagnetizzato Magnetizzato
Principi del metodo MPI

Elementi essenziali per poter svolgere


un’indagine MPI

 Particelle di metallo magnetizzato


 Campo magnetico

Meccanismo di evidenziazione dei difetti

 La presenza di cricche o altri difetti


provoca una “rottura” del campo magnetico
naturale del pezzo, e le particelle di metallo
magnetizzato si raggruppano in
corrispondenza della discontinuità che
funge da ulteriore dipolo magnetico
Campi di applicabilità

 Affinché il campo magnetico si


alteri in modo significativo è
necessario che la discontinuità sia il
più possibile perpendicolare alle linee
di induzione così da offrire una brusca
variazione di permeabilità

 Se la discontinuità giace su un
piano parallelo alle linee di induzione
non si produce alcun accumulo

 In ogni caso la rivelazione delle


discontinuità avviene fino ad angoli
compresi tra 40 e 60° rispetto alle linee
di induzione
Il Metodo Magnetoscopico (MPI)
Schema di procedura del controllo MPI

Un controllo MPI si articola generalmente in 5 fasi:

1. Preparazione della superficie


2. Magnetizzazione della superficie
3. Applicazione della polvere magnetica
4. Illuminazione e ispezione della superficie
5. Demagnetizzazione del pezzo (opzionale)
1. Preparazione della superficie

• In questa fase occorre verificare che la


superficie del pezzo da testare sia esente da
grasso e polvere e che alcune porzioni della
superficie si prestino a fungere da terminali
elettrici (nei casi in cui questo è richiesto)

• La presenza di contaminanti può


ostacolare (o addirittura impedire) il
movimento delle particelle magnetiche
sotto l’azione del campo esterno, rendendo
difficoltosa la visualizzazione dei difetti

• Olio e grasso attenuano l’attrazione delle


particelle da parte del campo esterno e
alterano il loro accumulo producendo false
indicazioni
2. Magnetizzazione della superficie
In questa fase si procede all’applicazione del campo magnetico sulla
superficie del pezzo

Sistema elettrico
Produce la magnetizzazione del pezzo
mediante il passaggio di una corrente
elettrica sul pezzo stesso

Sistema magnetico
Produce la magnetizzazione del pezzo
mediante immersione in un campo
magnetico
2. Magnetizzazione della superficie

 Equipaggiamento più usato: giogo


(magnete permanente o elettromagnete
foggiato ad “U”)

 La direzione di magnetizzazione
deve essere > di 45° rispetto alla
direzione dei potenziali difetti
2. Magnetizzazione della superficie

Il tipo di campo magnetico da generare per il controllo dipende


dal presunto orientamento dei difetti che ci si aspetta di
riscontrare e dalla geometrica del componente

• Un campo magnetico longitudinale


possiede le linee di forza orientate
parallelamente all’asse della barra

• Un campo magnetico circolare


possiede linee di forza che si
sviluppano secondo circonferenze
ortogonali all’asse della barra
2. Magnetizzazione della superficie

Flux Leakage

La direzione del campo è particolarmente critica. Solo i


difetti che presentano un orientamento tra i 45 e i 90
gradi (condizione di massima visibilità) rispetto alla
direzione delle linee di forza del campo potranno essere
rivelati.

No Flux Leakage
2. Magnetizzazione della superficie

Un campo magnetico longitudinale


può essere realizzato introducendo la
barra all’interno di una bobina

Magnetic Field
Un campo magnetico circolare può
essere realizzato facendo attraversare
la barra da una corrente elettrica
Electric
Current
2. Magnetizzazione della superficie

 La tecnica che prevede l’impiego di


questi apparecchi produce una
magnetizzazione longitudinale
localizzata

 Le linee di induzione sono prodotte


in prossimità dei poli del magnete o
dell’elettromagnete

 Sia nei magneti permanenti che


negli elettromagneti le espansioni
polari sono snodabili per consentire
una maggiore adattabilità alla
particolare configurazione geometrica
del pezzo
Elettromagneti

 Gli elettromagneti sono


costituiti da più segmenti
articolati di ferro dolce eccitati
da un avvolgimento alimentato
in corrente continua.

 Il nucleo è a pacco lamellare


onde ridurre le perdite per
correnti parassite

 Gli elettromagneti sono più


potenti dei magneti ma anche
meno pratici perché richiedono
l’alimentazione elettrica
3. Applicazione della polvere magnetica
Caratteristiche delle polveri magnetiche:

 Comportamento magnetico
 Geometria delle particelle
 Visibilità degli agglomerati in corrispondenza di un difetto
 Distribuzione della dimensione delle particelle
Applicazione delle polveri magnetiche

La prova con particelle magnetiche


può essere eseguita secondo due
modalità

Esame a magnetizzazione diretta


L’applicazione del rivelatore avviene assieme
alla magnetizzazione del pezzo (o
immediatamente prima). L’osservazione delle
indicazione è simultanea all’applicazione del
rivelatore

Esame a magnetizzazione residua


Il rivelatore viene applicato dopo che è cessata
l’operazione di magnetizzazione, sfruttando il
magnetismo residuo del pezzo
Le Polveri Magnetiche

Metodo asciutto:

• Si tratta di particelle di ferro finemente suddivise rivestite con pigmenti

• La polvere viene applicata cospargendola o soffiandola sul componente da testare

• La granulometria è accuratamente selezionata perché, sebbene le particelle più fini


siano maggiormente sensibili, non è possibile pensare di impiegare esclusivamente
questa tipologia considerato che esse aderiscono ad ogni genere di discontinuità
(ditate, tracce d’olio, rugosità) e dunque produrrebbero un sottofondo troppo
“denso”

• Anche la forma ha la sua importanza: le particelle più “allungate” vengono


facilmente attratte dai campi dispersi, ma tendono ad opacizzarsi e a raggrupparsi in
grappoli

• Il colore dei pigmenti con i quali vengono rivestite le particelle è importante in


funzione dell’aspetto della superficie del componente
Le Polveri Magnetiche

Metodo umido

• Le particelle sensibili sono miscelate con un liquido (acqua, olio leggero o kerosene)
e poi spruzzate sulla superficie del componente.

•Il veicolo oleoso si preferisce quando è essenziale garantire assenza di effetti


corrosivi, quando l’acqua potrebbe manifestare problemi elettrici e su leghe ad alta
resistenza laddove gli atomi di idrogeno dell’acqua potrebbero diffondersi nella
struttura cristallina generando infragilimento

• La granulometria è solitamente più fine rispetto al metodo asciutto (5-15 m) e la


forma è compatta

• In genere non vengono aggiunti pigmenti, quindi la mobilità è maggiore rispetto al


metodo asciutto. Il metodo umido si impiega laddove si prediliga la sensibilità
rispetto alla visibilità
Le Polveri Magnetiche
Polveri colorate:
La percettibilità delle indicazioni
dipende dalla differenza tra il loro colore
e quello del pezzo in esame, quindi si
hanno polveri adeguate alla superficie
del pezzo da esaminare (ocra per
superfici brunite, nero per quelle
rettificate, blu per quelle ossidate ecc.)

Polveri fluorescenti:
Sono costituite da particelle magnetiche
molto fini rivestite da pigmenti
fluorescenti.
3. Applicazione della polvere magnetica

Metodi di applicazione delle polveri magnetiche

 Polveri secche: dispenser (borotalco)


 Sospese in acqua: spray
 Sospese in un distillato del petrolio a bassa viscosità
(kerosene): spray
 Tecniche speciali (vernici magnetiche, plastica e gomma
magnetica)
Sensibilità del metodo
4. Illuminazione della superficie

Occorre disporre di un buon livello di illuminazione


(almeno 1000 lux)

 Lampade ad incandescenza (min 80 W ad 1 m)


 Lampade fluorescenti (min 80 W ad 1 m)
 Lampade “a luce nera” (polveri fluorescenti)
5. Ispezione della superficie

I difetti superficiali
Tendono a fornire indicazioni nitide, strette e ben
delimitate con particelle ben legate tra loro

I difetti subsuperficiali
Forniscono indicazioni più larghe e sfocate

Attenzione alle indicazioni non rilevanti


 Spigoli o variazioni di sezione
 Punti di unione tra differenti materiali
 Contorni dei cordoni di saldatura (HAZ)
 Lavorazioni meccaniche
 Gap d’aria in presenza di accoppiamenti forzati
5. Ispezione della superficie
5. Ispezione della superficie
5. Ispezione della superficie
6. Demagnetizzazione della superficie

La prova magnetoscopica può lasciare sul pezzo un campo magnetico residuo


potenzialmente in grado di interferire con le sue funzioni o con successive
lavorazioni a cui deve essere sottoposto

Per riportare il pezzo alle sue condizioni originarie

Si applica un campo magnetico di polarità inversa al precedente e di intensità


gradualmente descrescente

Possibili ragioni per cui è necessaria la smagnetizzazione

• Interferenza con altri processi tecnologici (saldatura, lavorazioni meccaniche..)


• Interferenza con strumenti di misura posizionati in prossimità del componente
• Particelle metalliche abrasive possono restare attratte dal componente ed
essere causa (o fattore di accelerazione) di fenomeni di danneggiamento
superficiale
Indicatori Standard di Difetto

La valutazione della sensibilità dell’equipaggiamento impiegato


per un test MPI (strumentazione elettrica + polveri) viene
usualmente valutata impiegando i cosiddetti indicatori di
campo, ossia strumenti che misurano l’intensità relativa dei
campi magnetici dispersi e che fungono da calibratori del
sistema.

Esistono diversi tipi di indicatori (Anello di Ketos, Piastrine


ottagonali, Indicatori artificiali di difettosità AFI, ecc.)
La Piastrina Ottagonale
 La piastrina ottagonale è costituita da
un disco di materiale ferromagnetico ad
alta permeabilità che è separato in sei o
otto triangoli e i cui vertici sono uniti da
piccoli gap contenenti materiale non
ferromagnetico.

 I triangoli sono brasati insieme in modo


da formare un esagono, e ricoperti su un
lato da una lamina di rame di 0.25 mm di
spessore.

 La sonda viene appoggiata sul pezzo, si


procede alla magnetizzazione e si
cosparge al sonda con le particelle
magnetiche

 La comparsa più o meno nitida dei


giunti brasati indica la raggiunta
sensibilità.
L’Anello di Ketos

 L’anello di Ketos consiste in un anello contenente una serie di fori di diametro 1.75
mm eseguiti a differente profondità
 La corrente magnetizzante passa attraverso il centro dell’anello per mezzo di un
conduttore e le particelle magnetiche sono sparse sulla superficie superiore.
 Il numero di fori che risulta visibile è indice della sensibilità e risoluzione del
sistema.
Gli Indicatori Quantitativi di Qualità (QQI)

 Gli indicatori quantitativi di qualità (QQI, o AFI) sono piastrine di dimensioni


20*20 mm nelle quali è presente un difetto artificiale lungo 6 mm
 In genere i QQI vengono incollati sul pezzo in modo tale che il difetto sia in
intimo contatto con la superficie ripulita.
 In figura sono mostrati tre tipi di QQI per la verifica rispettivamente di campi
magnetici longitudinali (A), circolari (B) e multidirezionali (C).
Vantaggi e limiti del metodo

Vantaggi: Limiti:

 Può rilevare discontinuità superficiali  Può essere impiegato solo su materiali


e sub-superficiali non identificabili ferromagnetici
visivamente  La sensibilità di rilevazione
 Non è richiesta una preparazione diminuisce all’aumentare della
superficiale particolare profondità del difetto
 Possono essere esaminate superfici  L’orientamento del campo magnetico
rivestite (0.1 mm) rispetto alla direzione delle discontinuità
 Dimensioni e configurazione del è un fattore critico
componente solitamente non limita  Per alcune tecniche è necessario un
l’esame buon contatto elettrico
 L’esame è veloce e semplice  Una tecnica operativa scorretta può
 L’apparecchiatura può essere portatile portare a fenomeni di surriscaldamento
 Vengono prodotte indicazioni ed innesco di arco
“dirette”  Può essere richiesta la
 La necessità di una pulitura post- smagnetizzazione
ispezione è minima  Il metodo non è affidabile per la
rilevazione di piccole porosità