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Appunti del 12 marzo

L’antropologia economica va a studiare come le forme economiche che mettono in relazione le


persone compongono la società.
“Argonauti del Pacifico Occidentale”, pur non essendo una monografia economica, è basato sullo
scambio cerimoniale del kula; chi scambiava oggetti non deteneva mai la proprietà se non per un
periodo limitato. Malinowski tentava di usare categorie per noi leggibili  scambio cerimoniale kula
non prevedeva la proprietà e lo stava dicendo agli americani e agli europei: i trobriandesi organizzano
uno scambio pensando che sia questo a fondare le relazioni sociali e non il contrario.
Lo scambio continuo significava mettere in circolazione materiali che donavano prestigio ad alcuni
uomini piuttosto che ad altri; inoltre, il kula era effettuato solo da uomini, mai da donne. Inoltre, la si
pensava che gli spiriti del mare portassero benevolenza.
L’antropologia economica legge i processi di produzione, in cui i meccanismi di produzione vengono
messi in circolazione (kula, mercato), guarda i processi di ridistribuzione e, soprattutto, connette
questi ambiti. Es.: nesso tra un certo modo di produzione a un peridio di tempo  come le cose
cambiano nel tempo e nello spazio.

Polanyi, personaggio che ha influenzato antropologia economica e non solo: è uno storico che ha
lavorato sulle forme del capitalismo moderno, e il libro che ha più influenzato l’antropologia
economica è “traffici e mercati”. Polanyi comincia a cercare di capire qual è la relazione basilare tra
economia e società: le economie nascono all’interno delle società o c’è una sola economia e le società
le interpreta?
Per lui il termine economico ha due significati: quello formale è lo studio della capacità razionale,
mentre il sostanziale  atti materiali legati al vivere.
Adesso, quando pensiamo all’economia pensiamo alla scelta. Questo introduce temi che noi facciamo
risalire all’economico ma ha a che fare con il capitalismo moderno.
Polanyi fa una riflessione attraverso lo studio comparato dei materiali etnografici e afferma che
l’economico formale è basato sulla capacità razionale, ma è più interessato all’economico sostanziale,
che riguarda la dimensione della vita quotidiani.
Nel capitalismo moderno l’economia è incastonata nelle istituzioni di mercato  se noi vediamo solo
le istituzioni di mercato e pensiamo che le forme capitalistiche siano le uniche al mondo avremo una
visione etnocentrica dell’economia, che ha a che fare con il nostro modo di leggere le istituzioni.
Polanyi studia una serie di materiali etnografici per provare a cogliere come si costruiscono le
istituzioni economiche in ogni contesto e i processi che legano il sociale all’economico in ambienti
diversi  reciprocità, redistribuzione e scambio.
Per Polanyi le istituzioni di mercato e quelle moderne riconoscono solo lo scambio, mentre si fa fatica
a riconoscere la reciprocità e la redistribuzione. Centro che redistribuisce risorse, es. feudalesimo, o
autorità politiche che decidono come redistribuire risorse.
In Ghana le autorità politiche tradizionali sono coloro che redistribuiscono la terra e le presunte risorse
alla comunità, non si occupano solo di politica.
La reciprocità è un tema più noto: già solo nel kula c’è un donatore, un destinatario e un processo di
reciprocità, ma anche nella corruzione l’esempio si applica bene, perché c’è una persona che
corrompe e un’altra che viene corrotta. La reciprocità può rivelare una relazione tra pari ma non
necessariamente. Lo scambio implica anche l’idea di valore che diamo alle cose.
In antropologia economica c’è un dibattito che parte da Polanyi e attraversa tutta l’antropologia
economica fino a oggi  dibattito tra sostantivisti e formalisti.
I sostantivisti continuavano a guardare le forme economiche all’interno delle relazioni sociali e
guardavano in che termini queste si modificassero, con un approccio poco scientifico; i formalisti
ritenevano che si potessero cercare leggi universali che potessero soggiacere gli scambi economici. I
dibattiti che ritroviamo in antropologia economici toccano l’intera disciplina. Es., se diamo più valore
allo scambio e guardiamo la società capitalista e la sua relazione con gli individui, daremo molta

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attenzione, ad esempio, all’agency dell’individuo e alla sua capacità razionale. Se invece guardiamo
il sistema di casta indiana, allora ci si concentrerà su altri aspetti.

Meillassoux, studioso dei Gouro della Costa d’Avorio. I Gouro erano contadini, la terra era
disponibile ma gli attrezzi no.
Per fare economia servono risorse, mezzi (attrezzi, macchine di produzione), conoscenze, moneta,
forza lavoro. Gli attrezzi tra i Gouro erano facilmente scambiabili, ma non la disponibilità di
manodopera: in quelle aree erano dei propri familiari, in particolare giovani e giovanissimi. Se la
forza lavoro non è salariata ed è legata alla schiavitù, è basata sulle donne, che riproducono la
manodopera. Gli anziani redistribuiscono il bestiame tra i giovani affinché acquisiscano donne con
cui riprodursi e tramite il capitale riproduttivo delle donne mi assicuro di avere i lavoratori.
In ambito comparativo, in altri contesti africani la terra non sempre è così accessibile  analizzare i
Gouro significa analizzare quel gruppo in quel contesto e in quella storia, non studiare la storia del
West Africa.
Quando si parla di rimesse economiche dei migranti, M. sosteneva che le rimesse non facevano altro
che garantire meccanismi di dipendenza di singoli e gruppi dalle rimesse economiche occidentali 
relazione di dipendenza tra paesi occidentali e non occidentali.
Il dibattito contemporaneo sulle rimesse economiche ancora discute se queste sono garanzia di
sviluppo sociale e umano nei contesti di partenza, o se creano e rafforzano nuove gerarchie sociali e
di potere. Ci sono mille ragioni per cui le rimesse non possono essere una risorsa stabile, ma i dati
statistici ci dicono che le rimesse sono in crescita, e questa è la ragione per cui le grandi istituzioni
stanno cercando di controllarle.
Quando si parla di antropologia economica i nessi sono molteplici: il problema di questa antropologia
è che ci consente contemporaneamente il qui e la storia  storia e comparazione etnografica vanno
applicata alla contemporaneità, che di conseguenza consente di leggere meglio gli esempi etnografici.

“I materiali sono pochi perché avete altri corsi da seguire e anche una vita”, cit.
“Non sono così pessima”, cit.

Appunti del 19 marzo

Perry: nel caso dell’hau, ci consente di vedere come all’interno del contratto sociale definito dalle
regole di ciascun gruppo suggella il rapporto tra le persone e le cose e così riusciamo a capire come
tramite la circolazione dei beni si strutturino o no relazioni sociali.
La seconda parte del saggio presta più attenzione a raccogliere i motivi per cui il dono sarebbe
scomparso nella società moderna. In realtà secondo Mauss resiste fino al Medioevo, periodo in cui
cominciano a prevalere l’interesse individuale sul quello collettivo (poi fa marcia indietro sulle sue
teorie). Mauss stesso, nel costruire la sua argomentazione, mette insieme elementi disparati.
Con l’affermarsi del feudalesimo si formano altre relazioni, che però sono stratificate perché il
feudatario sta “garantendo” alcuni diritti a coloro che lavorano sulla sua terra (bene per M.
inalienabile), ma allo stesso tempo garantisce stratificazione.
Mauss è affascinante perché va a cercare gli universali culturali e non è un caso se viene studiato
ancora adesso; tutti lo citano ma si legge sempre meno. Altro grande pregio: mette insieme
antropologia economica, morale e diritti e relazione tra beni alienabili e inalienabili, oggetto di
discussione del marxismo  confronto tra ciò che oggi è un dono e quello che in futuro sarà
considerato una merce e questo cambia sicuramente gli ambienti sociali che si costruiscono intorno
ai doni.
Mauss, quando dice che la migrazione è un fatto sociale totale, intende la migrazione come un prisma
di cui si possono leggere varie sfaccettature.

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Dono posticipato: bisogna prendere in considerazione innanzitutto il tempo (in generale, c’è anche la
dimensione dello spazio.
Il tempo è una variabile fondamentale per leggere il dono e, in parte, anche lo scambio.
Dono posticipato: denaro che ti viene restituito quando non sei più lavoratore, all’interno delle
assicurazioni sociali. Tempo in cui iniziavano a essere istituite le casse. Mauss immagina il dono
posticipato tra il datore di lavoro e il lavoratore, anche perché deve sempre trovare appiglio nella sua
teoria; oggi questo sarebbe impossibile.

Nella prima parte del saggio, Mauss riflette sul kula, sul potlach e anche sui Maori, in particolare beni
femminili e maschili (taowunga). Transazioni che si strutturano intorno a matrimoni e riproduzione,
le donne producono beni che riguardano la casa.
Tra i Maori le donne portano con sé alcuni doni della famiglia e questo individua anche beni di
ereditarietà, ma li portano per il benessere della casa ai mariti, li stanno donando.
Mauss introduce un tema interessante, quello di come i beni da una parte siano un elemento di memori
tramite i gruppi sociali e l’ereditarietà, dall’altra come sistemi sociali come i beni definiscono i generi
 beni e lavoro codificano alcuni spazi di genere e alcune economie legate al genere.
I generi sono profondamente implicati nelle transazioni sociali da sempre, basta pensare alla dote di
una sposa (beni per una contadina, o denaro, o bestiame che viene donato dalla famiglia di lei alla
famiglia di lui).
Sui temi legati al dono e al genere, prima di arrivare all’antropologia più recente sempre stati oggetti
dell’antropologia classica, es. riflessioni di Geel, che sostiene che è proprio quando si comincia a
uscire dalla politica del dono e si introduce la moneta, ecc., inevitabilmente i doni, anche rituali,
portati dentro al matrimonio dalle donne da una parte vengono riorganizzati con una politica del
valore, così gli uomini possono subordinare le donne e controllare le risorse.
Il manuale propone altri esempi di dono per cercare di cogliere come il dono, da Mauss in poi, sia
stato oggetto dell’antropologia.
Il manuale pone il caso di dono nel giansenismo, una delle religioni del mondo indiano che prevede
che i suoi asceti (specialisti della relazione con il mondo religioso) vivano delle offerte ricevute dagli
adepti. Questa specie di donazione viene fatta con persone che raccolgono spesso cibo di casa in casa,
e il pasto comune viene fatto il giorno dopo in un rituale pubblico.
Ci sono tanti micro-doni, offerte di cibo, messe insieme, redistribuite (tutto si perde), e in questa
religione il dono deve sparire, i singoli asceti non devono avere squilibrio e non ci dev’essere
disparità, tutto il contrario di Mauss –> donatore e ricevente spariscono, rimane solo il bene e tutti
devono accertarsi che l’offerta data sia finita nel calderone, che vada consumata. La teoria di Mauss
non riesce a interpretare la gran parte dei doni.
Il cibo è spesso oggetto di fraintendimento culturale. Il dono in Giappone ha una serie di ritualità,
alcuni hanno specificità diverse: alcuni hanno scadenze, altri per rituali (nascita, matrimonio), altri
per eventi inattesi (calamità  scambio sempre tra persone; malattie). Es., chi è malato può riceve il
cibo ma non può ridonarlo perché “trasferirebbe la malattia a chi lo riceve”. Esistono anche i doni per
ricambiare la gentilezza. Voto per devozione.

“Alberto: non mi dare del lei, altrimenti mi sento vecchio! Prof: Ma cos’è questo giovanilismo? La
vecchiaia è una bella cosa!”, cit.
.

Anche in Giappone c’è un’attenzione al dono nascosto: dev’essere incartato per bene e scartato
quando si è soli (da noi è esattamente il contrario). L’antropologia guarda le rappresentazioni del
dono, le ritualità ad esso legate, le politiche del valore del dono e quindi come il dono diventi, tramite
un principio di monetarizzazione, una politica di valore perché il dono rende le cose speciali.
L’altra analisi di Torsello è quello del mondo socialista e propone un esempio etnografico in un
villaggio della Slovenia socialista.

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Il dono che ci racconta è quello fatto in occasione dell’allevamento e poi dell’uccisione del maiale.
Nell’Europa socialista non si potevano allevare animali sulla terra, per l’autoproduzione, a fini di
mercato, nel senso che potevi dimostrare che potevi allevare animali per te stesso e non per un
mercato di lavoro  quando viene ucciso partecipano a questo momento amici e vicini, quindi
diverse misure.
Quando l’animale viene sezionato, il maiale verrà diviso in parti diseguali: la coppia genitoriale ne
avrà di più, figli in parti uguali, coloro che hanno aiutato a uccidere l’animale portano a casa un micro
dono (cibo cucinato), che sarà il dono fatto alle persone.
Quando si organizza il sistema del dono si cucinerà in grande quantità perché si presuppone che una
parte del dono verrà distribuita a tutti i parenti, mentre un’altra verrà data a chi ha “lavorato”.
Quando si parla di dono, anche se lo affrontiamo a partire da Mauss con temi che provengono da
sistemi economici altri, si tende a sovrapporre lavoro, dono, scambio, dono
monetizzato/monetizzabile, reciprocità, ecc.

Adriano Favole dice che dipende dal contesto in cui viviamo. Non possiamo pensare in modo così
staccato il linguaggio capitalista e l’economia di mercato da economie altre.
Questo è un tema che ha attraversato tutti i dibattiti post Mauss: nel dono c’era quasi una relazione
egualitaria.
Favole propone uno studio sulla Polinesia contemporanea, in particolare introduce il tema delle
rimesse dei migranti, tema che ha a che fare con le rimesse monetarie ma anche con i doni, perché
ogni viaggio di rientro prevede doni alla famiglia di origine. Le rimesse monetarie, secondo alcuni,
non fanno altro che acuire le ineguaglianze nei contesti dei migranti.
Favole, nel suo studio, innanzitutto ci riporta sulla labilità degli studi antropologici e comincia lo
studio raccontando una serie di gaffe sul campo che riguardano in particolare due occasioni di
ospitalità.
Prima gaffe: ha chiesto alle persone che lo ospitavano come poteva ricambiare il dono dell’ospitalità
e il capo famiglia ha deciso di non rivolgergli più la parola. Seconda gaffe: va al mercato per i
cosiddetti espatriati e torna a casa con la spesa, pensando di evitare gaffe, ma riceve silenzio. Alla
fine il membro più anziano gli dice che pensa di essere stato un cattivo ospite perché l’antropologo è
dimagrito e si è addirittura comprato del cibo.
In Polinesia non esiste un’economia del dono e un’economia di mercato, sono ben divise ma si
intrecciano tra loro.
In quel contesto, come in altri, devo dimostrare (se sono adulto) che riesco a produrre il cibo per me
e la mia famiglia perché è un segno di “adultità”. Al contrario andare a comprare qualcosa al mercato
è visto male perché significa che non sei adulto e che non puoi produrre cibo.
“Prof a Miriam: io le posso dare del denaro? Ivan: lei lo vuole il denaro, prof?”, cit.
Il denaro lo regaliamo oggi all’interno di alcune situazioni familiari, anche all’interno di rituali
(matrimoni, battesimi), ma è una rete che si sta espandendo ma anche mediando (troviamo modi per
dare denaro che media, come la gift card o il bonifico). Le merci possono circolare, le persone no, e
il denaro è il modo in cui la circolazione delle merci continua ad essere garantita.
Favole racconta che le rimesse dei migranti contribuiscono a livellare le ineguaglianze, però dice
anche che insieme alle rimesse monetarie arrivano le rappresentazioni del denaro e che cosa bisogna
fare con il denaro. In Polinesia contemporanea spesso i migranti non tornano per non dover ridare
tantissimi doni indietro e si aspettano altri beni  migrazione produce rimesse monetarie ma anche
nuove rappresentazioni del denaro.
Favole ci consente di guardare il testo di Mauss con altri occhi e dall’altra ci indica come riutilizzarlo:
sta dicendo che esistono sfere di scambio molteplici che mettono insieme rappresentazioni dei sistemi
economici.
“Gli esseri umani non funzionano in modo così semplice”, cit. “Qui facciamo a gara a chi è più
vecchio”, cit.
La moneta è un elemento di identità ma è stato costruito.

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Appunti del 21 marzo

Principio di reciprocità: centrale nelle teorie sulla parentela.


Circolazione dei beni in quelle società in cui sono assenti vincoli di vendita e acquisto. Dono: dare,
ricevere e ricambiare e, per spiegare questo processo, Mauss individua lo spirito del dono che
potrebbe ritorcersi con chi viene meno all’obbligo di reciprocità.
Questo è stato aspramente criticato da Levi Strauss perché sostiene che l’hau fosse una
manifestazione ideologica del dono e l’ha fatto invece diventare il principio esplicativo.
Mentre si faceva questa critica, i principi di reciprocità hanno influenzato la teoria della parentela e
ripreso da M. Salins, che lavora sulla categorizzazione della reciprocità.
Salins è una sorta di crocevia perché fa una tripartizione della reciprocità: bilanciata, negativa e
generalizzata. La prima corrisponde al dono di Mauss: io faccio un dono e mi aspetto che questo torni
indietro in poco tempo e qualora questo non accada c’è il rischio della rottura del legame sociale.
Nella seconda no solidarietà nel gruppo sociale  entrambi i soggetti cercheranno di avvantaggiarsi
l’uno sull’altro facendo prevalere il profitto sull’elemento socio-culturale. La terza reciprocità
sembrerebbe essere un modo per definire un gruppo socio-culturale quando c’è massima solidarietà
tra i membri, in cui il valore dei beni non è importante e anche il tempo stabilito di restituzione,
sempre presente in dono e scambio, misurato non in tempo dato ma commisurato alle possibilità che
ciascun membro ha per ricambiare/ricevere. Esempio, cibo dentro al nucleo parentale. “Bisogna stare
bene a lezione, altrimenti il sangue non affluisce al cervello ma arriva da un’altra parte”, cit.
Salins incrocia la teoria economica con uno schema che lui chiama distanza parentale: più al centro
abbiamo una reciprocità generalizzata, e più ci allontaniamo abbiamo la prima e la seconda
reciprocità, a tal punto da arrivare a identificare un nemico.
Sistema di adattamento degli esseri umani ai contesti. (Ingold). Resoconti etnografici sulle società di
caccia e raccolta, immaginate come strutture egualitarie. Ingold critica la teoria di reciprocità di Salins
perché è una concezione a suo dire deterministica e non dà conto di quei casi in cui la reciprocità
negativa avviene dentro al nucleo domestico.
Quando parliamo di genere dentro a un nucleo domestico, siamo sicuri che esiste un sistema puro di
reciprocità generalizzata? Incrocia i dati sulla costruzione della schiavitù, la reinvenzione dei rapporti
di potere all’interno del nucleo domestico (che si estende alle linee di parentela, relazioni umane che
si strutturano sul tempo e intrise di potere). Queste critiche raccolgono tutta la lezione degli studi
femministi sulla produzione delle house hold, considerate in molti paesi africani i nuclei economici
per eccellenza e sono reinventate dai sistemi di produzione di cibo e vestiti per solidarietà.
La cosiddetta reciprocità generalizzata (positiva), per Ingold, esiste anche tra gruppi lontani dalla
parentela perché studiando i processi di adattamento e i sistemi di campi e raccolte introduce il
baratto.

Appunti del 26 marzo

Idea di mercato per come è stata trattata dagli antropologi. I mercati come sono stati studiati dagli
antropologi?
Si sono posti in antitesi all’economia: gli antropologi hanno lavorato sulle forme dello scambio ma
anche tra mercati astratti e sociali, procedendo con una tecnica di conoscenza inversa a quella
dell’economia.
I primi riferimenti sono i mercati concreti: africani, studi su etnicità e mercati; se prestiamo attenzione
al mercato in termini economici, mercati come specchio delle società  il mercato è lo specchio delle
società che studiamo. Un’antropologa però suggerisce di vedere come, tramite lo studio del mercato,
fornisca il modello per la vita sociale. Spostando l’attenzione ci consente di vedere un p’ di più come
procede il mutamento sociale.

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Apparentemente il testo della Montoia, ai lettori contemporanei, non stupisce tanto: perché non
ragionare sul modo in cui il mercato permea le nostre vite?
Però è vero che, se guardiamo il mercato solo come effetto della società, provare a mettersi in un’altra
ottica consente di vedere:
- Di che mercato stiamo parlando;
- Come i gruppi umani cambiano la loro stessa idea di pratica sociale.
Lo studio della Montoia riprende le economie rurali e di sussistenza e fa uno studio sulle Ande
venezuelane. Quando pensiamo ai mercati e economie di sussistenza pensiamo anche all’agricoltura,
come se fossero sempre lì il tema cruciale. Montoia guarda il ruolo dei contadini migranti: quando
arrivano portano con sé un’idea molto diversa di agricoltura: non più di autoconsumo, ma primi
piccoli imprenditori locali  prima idea di agricoltura che:
- Può produrre profitto;
- Connette ambito rurale a quello urbano;
- Comincia a introdurre idea di agricoltura esclusivamente commerciale che ha caratteristiche
molto diverse da quella di autosussistenza;
- Quando abbiamo a che fare con un’agricoltura per il mercato si focalizza l’attenzione sul
denaro, che assume nuova pregnanza, è quello che dev’essere localmente trasformato per
essere accettato.

Quando si pensa, in antropologia economica, ai mercati (africani) si pensa agli studi di Bohannan e
Dalton: anche loro fanno studi su economie di sussistenza e mercato, ma propongono anche loro una
tripartizione della società. Società prive di mercati sono caratterizzate da economie multicentriche 
economie dove esistono tre circuiti: beni di sussistenza, beni di prestigio e sfera sui diritti delle
persone, in particolare le donne (classico prezzo della sposa). Le altre sono le società a mercati
periferici; società governata dal principio del mercato  governato dal prezzo e dall’uso della
moneta.
Gli studi si collocano nella teoria dei sostantivisti, ossia quelli che leggono contemporaneamente le
funzioni sociali della moneta e del denaro all’interno delle relazioni sociali.
Quando parliamo dello scambio sui diritti delle persone il colonialismo ha profondamente irrigidito
e vietato lo scambio sui diritti delle persone. Risultato: in una fase precedente lo scambio dei diritti il
controllo sulle scelte matrimoniali comportava il passaggio da un gruppo a un altro e il gruppo di
origine aveva potere di negoziazione con la donna. Dopo il colonialismo la famiglia A paga alla
famiglia B una somma  il passaggio continuava ad esserci, però le donne, in caso di difficoltà, non
potevano essere in alcun modo aiutate dalla famiglia di origine perché la trattazione era stata conclusa.
L’idea di regolare un mercato altro ha irrigidito la forma a tal punto da indebolire l’organizzazione
gerontografica (?).

Il dibattito sulla moneta è molto stratificato. La moneta è stata vista spesso in antitesi alle economie
primitive (economia connessa alle società di mercato). Le monete sono sempre esistite, ma non
sempre erano monete di conio (le conchiglie del kula, ecc.); è la percezione del denaro che cambia,
ossia la “denarizzazione”.
Dalton individua 4 funzione:
- Scambio;
- Estinzione dei beni;
- Tesaurizzazione;
- Misura dei beni e circolazione degli stessi.

Conia una differenza tra la moneta primitiva e quella capitalista ( moneta per scopi generali e
particolari).
Anche Dalton si inserisce nel dibattito tra formalisti e sostantivisti e anche la sua è una prospettiva
sostantivista, si scontra con quella formalista, che pone l’attenzione sulla moneta come simbolo del

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valore del bene. Si rischia però di non leggere le dinamiche sociali che esulano da quella forma di
economia.
Entrambe queste prospettive propongono un dibattito sulla moneta in base alle caratteristiche che
deve avere. La moneta ha anche delle caratteristiche diverse:
- Rapidità di circolazione: la rapidità in cui il denaro circola garantisce la sua riproduzione,
mentre nelle economie primitive questo non è detto;
- Liquidità, ma è un termine coniato da poco: le prime monete sono legate all’estrazione dei
metalli, e liquidità si riferisce all’epoca contemporanea, ma non è che non ci fossero mercati
funzionanti in società primitive;
- Divisibilità, tema cruciale perché gli oggetti che entrano nello scambio non necessariamente
sono divisibili come noi le immaginiamo. Es., una banconota da 20 può diventare due
banconote da 10. Se invece la moneta di sale viene costruita da alcune relazioni sociali non si
può dividere  divisibilità è un carattere distintivo.

Tossig è un antropologo curioso perché ha una particolare attenzione a problemi di carattere teorico
epistemologico. Lo studio più divertente è quello sul “battesimo delle monete”: paesi in cui
l’economia di piantagione e la diffusione di modelli legati al bracciantato agricolo ha monetarizzato
le relazioni di lavoro. I micro imprenditori locali, o anche solo chi aveva lavorato davvero tanto da
aver accumulato denaro, aveva problema di convertire quel denaro in qualcosa che non fosse ritenuto
il “patto con il diavolo”.
Nell’economia locale, legare il denaro al diavolo è un luogo comune nella religione cattolica. Nel
caso di Tossig, al momento del battesimo si nascondevano banconote con il corpo del bambino, con
l’idea che la moneta venisse battezzata e trasformata. In un contesto di profondo mutamento sociale
tutti i gruppi umani riorganizzano le proprie pratiche anche per conservare/riaggiustare pratiche
sociali e modi di vivere, di stare al mondo, di rappresentarsi.
Lo spostamento d’ottica tra antropologia e economia è significativo: per l’economia denaro è agente
di processo sociale, mentre l’antropologia sostiene che il denaro stesso viene inglobato e inserito nelle
pratiche sociali e culturali.
Un caso simile ci porta in epoca contemporanea, quello di Eltio, movimento religioso legato alla
globalizzazione (Bolivia, comunità di minatori e cercatori di stagno).
In quel contesto il rapporto tra singoli e natura non è solo di sfruttamento, ma di uso consapevole
delle risorse. In secondo luogo, i minatori temevano, quando cominciavano a lavorare, una ritorsione
da madre Natura perché stavano estraendo e non riproducendo materiali. Le condizioni di lavoro
erano estreme e, all’interno degli spazi di riposo dei minatori, avevano costruito altarini con statua
del diavolo, a cui vengono offerti doni per placare la sua sete  bevande, parti del cibo che si è portati
da casa e banconote. La banconota non dev’essere benedetta e trasformata, in questo caso, ma bisogna
fare in modo che la moneta acquisisca una trasformazione per via rituale o riguarda sempre
l’acquisizione corporea: corpo, denaro e trasformazione rituale.
Il tema della credenza per cui il denaro sia frutto di un patto con il diavolo, secondo Bloch, è legato
alla produzione della persona ( antropopoiesi locale) a breve o lunga durata: tra i Merina del
Madagascar, si può avere del denaro in una relazione di lavoro, ma, per non fare il patto col diavolo,
devi garantire che nella lunga durata restituisci al gruppo parte del denaro; loro lo fanno con doni agli
anziani o con l’organizzazione di rituali funebri particolarmente sontuosi.
Questo tema, estrapolato dal contesto, ha bisogno di un’altra giustificazione: alla morte il corpo viene
sepolto insieme agli altri. Il rito funebre è un primo passaggio di redistribuzione del denaro e un modo
per garantire che non ci siano ostacoli di alcun tipo prima che il corpo diventi collettivo.
Questo modo di procedere, in cui il denaro va un po’ trasformato, e ci sono forme monetarie interne
ai gruppi, è un tema che ricorre negli studi si Bloch, ma anche di Malinowski, perché lui stesso
comincia a guardare i doni e ci descrive scambi di conchiglie come sistemi di moneta  terreno della
moneta come ricognizione di diverse forme sociali; oggi rituali  antropologia economica spesso
legata a quella religiosa.

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“Il Sud è sotto Rimini”, cit.

La moneta ha bisogno di confini: non è un caso che anche la moneta capitalistica, quella che ha a che
fare con le non persone, che circola in modo anonimo, è l’oggetto che maneggiamo più facilmente
(oggetto senza identità) perché regola lo scambio impersonale tra due enti che non necessariamente
sono entrambe persone.
Le politiche monetarie cominciano, in modo preponderante, a prendere piede quando si crea un
confine territoriale e statale e viene creta un’autorità che cerca di governarle; le politiche monetarie
sono più che altro statali, almeno fino a quando non venne creata la moneta deterritorializzata, l’euro,
perché creata dalla Banca Centrale Europea.
I bit coin non hanno autorità certificatoria e funzionano su un meccanismo fiduciario peer to peer:
due persone estranea si trovano ad essere membri di un gruppo sulla base di una moneta.

Indagine sul mercato del tonno in Giappone: mercato elitario, e guarda sia chi commercia ma anche
come lo racconta.

Appunti presi durante il seminario


In un passaggio da A a B con il dono si trasferiscono alcune qualità del donatore ( spirito hau);
secondo Mauss c’è un credito reciproco, e una questione d’onore. Il mana dell’oggetto è in continua
evoluzione e ciò che, paradossalmente, dà valore al dono è la circolazione. Il dono è un vincolo
interiorizzato tra i singoli, che non sono mai singoli.
L’attenzione che pone Mauss è il dono come obbligo: gli oggetti circolano perché c’è una prestazione
sociale da seguire. Gli oggetti non sono del tutto staccati: sono sempre inseriti all’interno di relazioni
sociali  gli oggetti hanno valore solo perché le persone assegnano loro valore.
Mauss è figlio del suo tempo, ed è l’ultimo antropologo da tavolino: teorizza il funzionamento
trasversale del dono senza la logica di mercato.
L’antropologia economica studia le relazioni economiche ma anche le relazioni sociali. Per Mauss i
rituali che studia sono tutti fatti sociali totali e tenta di tenerli insieme tutti, anche quelli più disparati,
anche se ognuno ha le proprie specificità. Nel potlach non c’è un’idea di redistribuzione, o meglio, si
redistribuisce potere e prestigio. C’è un vertice e la reciprocità si struttura tra i capi.
Tutti citano Mauss come testo limpido, ma non è così perché la sua teoria non legge la varietà nel
tempo storico e nella varietà etnografica. Mauss usa i materiali etnografici per costruire modelli di
somiglianza, anche se, ovviamente, forza un po’ la mano.
Il dono ci aiuta a mettere insieme parole e concetti che inseriamo in campi semantici molto diversi.
Anche la prestazione ha a che fare con un linguaggio storico e politico. Noi colleghiamo il dono
all’orizzontalità de rapporti di potere, ma il potlach non è per niente egualitario.
Favole guarda molto di più le relazioni sociali, mentre Mauss è un antropologo da tavolino. Secondo
Favole, la moralità dev’essere interiorizzata.
Il termine che lega il saggio sul dono di Mauss e la rilettura etnografica di Favole è: reciprocità.

Appunti del 28 marzo

Mauss prova a teorizzare una logica unica della teoria del dono. Oggi il dono permea tutti i livelli di
cultura ed è una cosa che rimane; es, dono di organi non è reciproco.
Favole racconta di alcune gaffe che segnano il suo arrivo sul campo, in particolare le pratiche
economiche. Ipertrofia del dono: nell’economia della Polinesia contemporanea, in questo
cambiamento molte persone cominciano ad accedere al lavoro salariato, ma spesso le persone che
accedono a questa economia nelle cerimonie donano molto denaro. L’antropologo è estraneo a quel
contesto: l’antropologo che tenta di ridare denaro o cibo all’ospite non sta ridistribuendo perché è
fuori da questa logica.

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Lo scambio e la redistribuzione non sono letti sono in termini economici e politici, ma anche in
termini di reciprocità e ridistribuzione.

Anche Mauss si occupa della morale, ma cos’è la morale? Quanto è determinante la cultura nelle
pratiche economiche?
Wilke, in modo convincente, sostiene che potremmo distinguere tre correnti:
- Economia neoclassica, egoismi individuali:
- Economia sociale e politica;
- Economia culturale.

La prima ha a che fare con le teorie formaliste  ci porta lontano dal centro dell’attenzione
dell’antropologia economica, corrente che usiamo solo per posizionarci.
Durkheim, “padre spirituale di Mauss”. D. immagina l’uomo come essere che vive dentro a un gruppo
con una certa consapevolezza. Durkheim lavora molto sulle interazioni tra i singoli e il gruppo, è tra
i primi a scrivere sulle pratiche quotidiane degli individui.
Durkheim, non a caso, studia di più i “sistemi di credenze” ( emozioni), quello che collega i singoli
a un sistema di credenza. Le emozioni sono definite da lui inconscio collettivo (differente da Marx,
con la sua differenza di classe).
Le regole sociali, e anche quelle morali, servono a sanzionare i comportamenti, ma gli individui
trovano strategie per sottrarsi o danno nuovi significati. I singoli, che apparentemente dentro a un
sistema neoclassico sarebbero del tutto liberi di andare al mercato, non è cos’ perché scelgono in un
sistema codificato tra le opzioni possibili.
Durkheim si contrappone a coloro che valutano le cose in base al tempo del lavoro perché intuisce e
pone le basi sul tema che il tempo di costruzione delle cose è una costruzione sociale; per questo
Durkheim è stato visto come il padre degli antiutilitaristi.
Durkheim distingueva tra le società a solidarietà meccanica (società meno evolute) e quelle a
solidarietà organica (società più evolute). I desideri individuali sono fissati e regolati da alcune
abitudini. Però, con l’aumento della popolazione, si produrrebbe di per sé l’organizzazione del lavoro
 la società si ridistribuisce da sola. Ci sono riferimenti, elementi, che tornano: il corpo non è solo
una metafora, ma si sviluppa un’attenzione sempre maggiore a questo argomento, le metafore
corporee sono un tema di lettura cruciale nell’antropologia economica.
Cosa distingue davvero Durkheim da Marx? In Durkheim non c’è quasi conflitto tra le persone perché
ci sono regole che lo contengono, mentre in Marx c’è e va incentivato, perché è proprio quello che
garantisce il conflitto sociale.
Per Durkheim l’azione sociale si realizza nella credenza, per Marx non è così; inoltre, per lui c’è una
sovrastruttura, che però non è l’idea di partenza  il rapporto tra economia e cultura è diversa: per
D. è la cultura che costruisce l’economia, per Marx è il contrario.
La morale di Mauss ha a che fare con i sistemi di credenza di Durkheim, ma anche con una morale
che non è sinonimo di cultura perché è legata al cristianesimo/calvinismo.
È proprio con Werber che cogliamo una svolta: pur ragionando in termini di credenze (credenza
collegata alla riforma luterana), contemporaneamente gli individui si muovono in modo molto diverso
da D. e M. perché a volte hanno interessi personali, altre hanno valori, altri ancora sono collegati a
un sistema di credenza  provare a leggere come in un gruppo ci si distanzi da una certa credenza
(?). Werber aiuta a comprendere cosa significa veramente credenza.
Tema della razionalità/irrazionalità: la razionalità si realizza comunque all’interno di un determinato
sistema e dice che “c’è una classe per eccellenza di persone di per sé irrazionali, i contadini”.
Questi contadini hanno un linguaggio precapitalistico perché pensano a guadagnare quel tanto che
basta a soddisfare i propri bisogni  altra ottica rispetto al capitalismo in piena espansione in quel
periodo.
La nozione di razionalità/irrazionalità è compreso anche nel testo di J. Scott: il loro lavoro è
parsimonia, autosussistenza  questi comportamenti in realtà hanno una razionalità interna, visto

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che funziona  irrazionalità solo se guardiamo in modo etnocentrico queste funzioni economiche e
le consideriamo all’interno del capitalismo.
Se i contadini hanno comportamenti razionali o irrazionali è una questione da sempre affrontata
dall’antropologia economica.
“Sto facendo a polpette 150 anni di storia per cercare di spiegare in modo chiaro”, cit.
La razionalità nei sistemi ecologici ed economici è ciò che è positivo per la società nella sua interezza.
Harris sosteneva che la ragione per cui in molti contesti le mucche non facevano parte della dieta non
aveva a che fare con il sistema di credenza, ma con un sistema economico ed ecologico (bestie da
tiro, escrementi come fertilizzante), e tutto ciò migliorava l’economia delle società.
La razionalità collegata ai contadini da una parte sembrerebbe legate ad elementi socioculturali. Scott,
nel suo studio sui contadini in Indonesia, dice che i contadini si adattano all’ambiente  non solo
elementi socioculturali.
Negli studi di Gertz la cultura ha una sua dimensioni e le strutture sociali un’altra. In Gertz il concetto
di cultura è molto fluido e dinamico, meno legato a un rapporto così netto tra comportamento culturale
ed economico.
L’opera più famosa è “Paddles and Princels”: nell’introduzione fa un’analisi comparata di Java,
brulicante dal punto di vista capitalista, e una città tempio vicino a Bali, che al contrario è sonnolenta,
restia al cambiamento, dove ci sono regole sociali soffocanti, dove non notiamo una grande vivacità.
A Java invece ci sarebbe una competizione senza controllo che, inevitabilmente, sgretola le relazioni
di fiducia. Durkheim sosteneva che le regole servivano proprio a limitare i conflitti, mentre per Gertz
ci sono troppe norme.
Gertz scrive le sue opere dopo la Seconda Guerra Mondiale, siamo in pieno entusiasmo postbellico
in cui si immagina un grande sviluppo economico esteso ad ampie aree, sono anni della teoria della
modernizzazione e in cui le teorie sullo sviluppo hanno una grande presa, con l’idea che il capitalismo
si sarebbe esteso a tutte le aree del globo.
Gertz sostiene che entrambe le città si stanno sviluppando, ma ciascuna lo fa secondo il suo percorso
 in qualche modo sta riponendo una serie di questioni legate a un percorso storico e storico-
culturale, ma la cultura quanto è importante nei comportamenti? Per lui è centrale. Se è così centrale,
allora può essere motivo o ostacolo per lo sviluppo. Un processo capitalistico perché non riesce a
diffondersi? È la cultura il vero ostacolo? Ciò implica che alcune aree sono destinate a non svilupparsi
a causa della cultura.
La cultura influenza potentemente, ma l’idea che abbiamo del rapporto tra cultura ed economia
dipende dalla teoria economica che sposiamo.
La cultura, in un’economia culturale ed ecologica, è praticamente cruciale; in un’economia sociale e
politica il peso è più orientato sulle relazioni sociali e la cultura sarebbe un prodotto di esse.
Le ragioni che spingono a rileggere la cultura e le relazioni tra forma del lavoro e comportamento
economico, nella contemporaneità le correnti tendono a sovrapporsi e queste distinzioni non
funzionano del tutto.

Boas, padre del relativismo culturale, i suoi studi sulle società native del Nord America. Cosa dicono
i suoi allievi di queste pratiche economiche?
Ruth Benedict è stata quella che ha analizzato più di tutte le economie; in particolare si concentra
sulla competizione (agonismo).
La Benedict lavora moltissimo sugli individui, come essi vengono plasmati dalla cultura  non è un
caso che, secondo lei, nel potlach si rafforzi l’agonismo, la competizione.

Appunti del 9 aprile

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Antropologia economica e potere: due temi fortemente connessi
Se pensiamo alle prime grandi teorie sulle firme tecnologiche di adattamento all’ambiente, il lavoro
è uno dei temi trasversali.

Tema della produzione


Quando pensiamo alla produzione in antropologia pensiamo all’antropologia marxista. Meillassoux
direbbe che il modo di produzione è connesso alla patentela, ma in altri contesti, come negli studi di
Fert o Bart (etnia), si parla di lavoro.
La svolta negli studi, anche sul lavoro, è quella della scuola di Manchester perché sposta la
produzione, perhcè il lavoro consente di guardare il mutamento sociale.
GLuckman, studi in Africa di migrazioni da aree povere ad aree urbane  colonialismo,
industrializzazione e lavoro, perché per la prima volta il lavoro è pagato e scambiato in termini
monetari (forza lavoro).
L’attenzione dell’antropologia rispetto al lavoro guarda la produzione e i contesti delle relazioni
sociali.

Economie organizzative
Con l’etnografia organizzativa si fa etnografia all’interno dell’organizzazione  qual è il linguaggio
dell’impresa, quali sono i rituali, come si strutturano tra le persone? Come fanno le imprese a spingere
i lavoratori a lavorare di più? Le norme sono codici, ma le persone sono molto più creative e inventano
modi per bypassarle.
Le imprese multinazionali modificano alcuni aspetti perché si devono relazionare con il contesto. In
questo tipo di etnografia lo spazio è micro e si cerca di capire come e perché, quando studiamo le
imprese, significa ricomporre quadri con unità sociali significative.
Secondo Mauss attraverso il dono siamo in grado di capire l’intera società; possiamo dire che
l’impresa è un modo per guardare tutto l’insieme della società?
Studio della Freeman parla dell’esternalizzazione di chi inseriva dati sulle Barbados. È un lavoro
manuale ma con strumenti e tecnologie che non lo fanno sembrare un lavoro manuale  le grandi
distinzioni in Marx, ad esempio, era molto distinto, ma in epoca post-fordista noi vediamo
l’esplosione del lavoro e vediamo dei frammenti  oggi si tratta di studiare nicchie e leggere processi
che sono molto diversi.
Il corpo nel lavoro era presente anche nella fabbrica fordista; oggi il corpo, anche nelle nuove
fabbriche, è presente, ma quello di un operaio si muove in modo molto diverso perché ci sono molti
macchinari da gestire.
L’altro tema cruciale è che sono cambiate le relazioni tra lavoro, salario e merce: oggi facciamo fatica
a collegare questi elementi con un’unica teoria. Gli antropologi ascoltano le persone, che fanno molta
fatica ad aderire a un modello unico e statico.
Se dovessimo leggere l’antropologia economica contemporanea, l’etnografia si è concentrata sulle
pratiche transnazionali su due fronti: quello delle imprese (es., imprese nel Sud-est asiatico), ma
anche ruolo delle masse dei migranti.
Fino agli anni Sessanta le migrazioni del lavoro non erano studiate più di tanto, ci si occupava più
che altro di studiare il ruolo centrale dello Stato. Oggi, nel bene e nel male, queste dinamiche non
sono più presenti; chi usa le grandi masse del lavoro è colui che può disporre di queste masse.
Altro tema toccato: razzismo collegato al lavoro.
Se in epoca fordista c’era una rappresentazione quasi ideale tipica del lavoratore ( serie di politiche
statali, come il permesso di accesso, di rimanenza e idea di partecipazione, welfare, ecc., erano tutte
costruite intorno all’idea di lavoro), ma se il ruolo statale scompare queste dinamiche non si
presentano più o quasi Quando adesso si parla di lavoro si parla di potere, accesso alla cittadinanza
 significa guardare le forme che assume di volta in volta nei singoli contesti nella sua
disarticolazione.

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I lavoratori stranieri sono stati e sono estremamente funzionali alle attuali relazioni produttive, perché
se ad esempio vincolo la permanenza sul suolo italiano al lavoro è funzionale per una serie di ragioni.
Chi governa davvero le migrazioni nella contemporaneità non sono più gli Stati, ma le imprese; non
è un tema statale, anche se l’accesso al suolo lo fornisce lo Stato ancora.

Quando il lavoro è vincolante per avere accesso a diritti minimi, in contesti in cui l’accesso è facile
si creano migrazioni circolari; in Italia abbiamo assistito, negli ultimi anni, a un’impennata di lavori
autonomi.
Nei contesti più globali, non abbiamo un lavoro autonomo che cresce; ogni contesto storico ed
economico reinventa le condizioni materiali del lavoro e i modi in cui le persone possono avere
accesso ai diritti che garantiscono un minimo di sicurezza di vita.
Differenza tra lavoro segmentario e gerarchico: gerarchia chiara di chi ha quale ruolo vs processo di
lavoro più articolati socialmente. Es., il lavoro di cura e di pulizia delle “filippine” era segmentario,
nel senso che le ragazze filippine occupavano alcuni settori del lavoro.
Se dovessimo individuare chi è il responsabile è un processo di chiamata interna  sono gli stessi
lavoratori che organizzano il lavoro.
La divisone tra lavoro segmentario e gerarchico cerca una definizione per tentare di trovare dei modi
di comparazione dell’idea di lavoro.
Le imprese usano stereotipi per assumere personale e costruire attorno ai processi culturali strumenti
economici.

Appunti sul seminario


La moneta di sale non è solo una moneta di scambio, ma può anche essere lasciata lì come segno. La
moneta Baruya è una merce? Acefalo = no struttura politica. La prima fase del lavoro è uguale, la
seconda parte prevede una divisione sessuale del lavoro. Figura dello specialista: persona che
custodiva il sapere tecnico e magico. Importante lo scambio: alcune date a specialista/stregone/ tra
Baruya (raro) e scambi con popolazioni altre (spesso nemiche). Due tipi di trattazioni: violente/non
violente.
Cos’è la moneta di sale? È una merce parziale perché alcuni beni non possono essere scambiati. È
vero che si stabilisce un valore più che un prezzo, ma è anche un lavoro organizzato; se avesse un
prezzo ci sarebbero negoziazioni. La proprietà come la immaginiamo noi non esiste. La terra non si
può comprare tra i Baruya, si può solo usare ad usufrutto.
Il lavoro femminile è spesso considerato non qualificato ed è collettivo e questi elementi si ritrovano
anche nella società Baruya.
Termini correnti: redistribuzioni, sapere magico ( sapere esoterico) e termini commerciali odierni,
es. partner commerciale.
Il sale può essere visto come un fatto sociale totale? E come un totem, nel senso di qualcosa all’interno
del quale un gruppo si identifica?
Nella tabella, l’autore usa il termine “bene”, oltre a quello di “merce”. Il sale non è un bene in sé, ma
l’antropologo deve dimostrare che quelle società sono inserite in una storia di esseri umani ( no
evoluzionismo) e cerca di capire come funziona la redistribuzione del sale.
Il totem ha un ascendente comune e produce un’identificazione  la moneta di sale non è un totem
e sembrerebbe essere un fatto sociale totale ma manca la parte simbolica.

Denaro e moralità dello scambio


L’antropologia marxista si è spesso confrontata con società di caccia e raccolta e riemerge una società
ugualitaria; il conflitto emergerebbe nelle società capitalistiche.
Ciascun gruppo reinventa e reimposta l’ordine cosmico al fine di non sovvertirlo (es., battesimo delle
monete).

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Il denaro è solo una modalità di rappresentazione; il colonialismo è sicuramente un sistema di potere
a cui è (ed è stato) impossibile sottrarsi.
Anche se il capitalismo si sta globalizzando, questo è giusto o no?

Appunti dell’11 aprile

Genere e identità di genere


A prescindere dal senso comune, in antropologia gli studi nascono negli anni Settanta e le
antropologhe (e non solo, anche antropologi) cominciano a guardare a quest’ambito per una ragione:
quando avevamo categorie che mettevano insieme il sesso (es., divisione sessuale del lavoro), dal
punto di vista delle studiose non era sufficiente perché quando usiamo categorie o dati di carattere
quantitativo, il rischio è quello di non cogliere pienamente le differenze.
Questa ragione fu una rivoluzione perché comportava:
- Esigenza di trovare altre categorie,
- Come i processi culturali plasmavano idea di biologia e di corpo, recuperando anche gli studi
di Foucault.

Tutto ciò consente di pensare come, nell’organizzazione del lavoro, delle transazioni, degli scambi,
le relazioni tra le persone, anche con generi diversi, entrano in modo pertinente in tema alla
transizione (sono influenzate). Le transazioni sulle persone sono quasi esclusivamente su donne e
bambini  su alcune specifiche categorie.
Guardare cos’è il genere in senso lato e come le imprese e i soggetti economici manipolano le
categorie per costruire e reimmaginarsi la produzione è un terreno che aiuta a leggere
contemporaneamente processi legati al lavoro, economici e sociali con una prospettiva specifica.
Una parte delle identità legate al genere sono parti più performative (es., teorie sulla costruzione
sociale dei generi)  il genere che io “faccio, metto in scena”, che non sempre coincide. Mentre c’è
un tentativo di schiacciare verso identità uniche biologicamente, uomini e donne agiscono e lo
modificano.

Testo di Hayua Ong.


In questa monografia non troviamo nessun tentativo di intercettare presunti assetti di potere esistenti,
ma usare alcune rappresentazioni di cosa significa essere una giovane donna in quel contesto per
pagarla meno e per una rappresentazione culturale che si narra come intrinsecamente biologica.
La Ong si chiede: quali sono gli atti di resistenza di queste donne nella produzione? Il materiale
etnografico da lei raccolto era la pressione della produzione (turni pesante) - collisione con l’idea
che le donne potessero circolare sole in un contesto urbano quando provenivano da villaggi limitrofi.
Per favorire un reclutamento di giovanissimi donne avviarono campagne di sensibilizzazione nei
villaggi, chiedendo ai capi famiglia di favorire l’occasione perché l’impresa sarebbe diventata la loro
nuova famiglia. Inventarono anche altre strategie per raccontarsi come estensione di famiglia: es.,
visite delle famiglie in fabbrica, potevano vedere altre donne al lavoro, con uniformi specifiche. Le
donne hanno scelto un lavoro salariato, sottopagato per le capacità tecniche di queste ragazze, con
una pressione costante a produrre sempre più.
La Ong documenta micro strategie di resistenza, ai nostri occhi magari banali, come allungare i tempi
di preghiera, recarsi molto più spesso in bagno, fino ad arrivare a strategie più consistenti come
sottrarre il bene finito come elemento, fino ad altre pratiche meno documentate, ossia tentavano di
rompere le macchine (in realtà, scarsa attenzione).
Gli atti di resistenza delle donne si strutturano dentro la fabbrica ma richiamano l’intero ordine
cosmologico, anche gli spiriti: si stanno sottraendo al lavoro, ma contemporaneamente non stanno
facendo alcun atto criticabile dal contesto, perché in quel contesto è riconosciuto come una pratica;

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il problema è nella relazione con un altro contesto, che non coglie questi aspetti e che deve giustificare
(per questo si quantificano le ore).
Le imprese giapponesi hanno reclutato altre donne e mandato a casa, con permessi per malattia, le
donne che si ribellavano; nell’impresa americana la possessione della linea di produzione era un
problema, perché la narrazione dell’impresa come nuova famiglia delle operaie presupponeva un
mantenimento della promessa (almeno, si faceva finta).
In nome della produzione le scelte strategiche sono ben diverse perché mostra i modi in cui il lavoro
si adatta al contesto.
Nel testo della Ong, interpreta gli atti di possessione come un tentativo di resistere a una pressione
inaudita e a modalità organizzative che le schiacciava. In quel contesto, si riutilizza una determinata
chiave. Es.; mi hai detto che sono emotiva e femminile? Bene, piango fino a quando non interrompo
il lavoro  sfruttamento degli stereotipi di genere e della presunta essenza della femminilità (o
mascolinità) per ribellarsi alla pressione.
Con lo studio fatto fa Silvia Bignato, in un’altra epoca (anni 90-2000), ci racconta perché genere,
corpo e sessualità rientrano in temi di lettura dell’antropologia economica. In questo studio, scelte
operate dalle donne in imprese (no osservazione partecipante, è esterno alla fabbrica e ai luoghi di
lavoro, dove dobbiamo affidarci alle loro rappresentazioni  analisi più parziale).
Il testo è interessante e il titolo altrettanto: “Le zitelle del capitale”. Lo studio è una lettura tra identità
di genere, identità etniche (gruppo di riferimento, usa la nozione di migrations studies) e descrive
come le donne malesi in quel contesto, ormai alla soglia della fine del percorso lavorativo, hanno
deciso di non sposarsi; le donne indiane, al contrario, entrano nel mondo del lavoro e, quando si
sposano, ne fuoriescono.
Queste donne malesi le collegano fortemente al lavoro in termini di una scelta del tutto personale: per
la tipologia di produzione richiesta, se non ho famiglia posso lavorare di più e non c’è nessuno che
disporrà del mio denaro. No elementi di contesto sociale che spingerebbero le donne a fare queste
scelte.
Dall’analisi emerge che la scelta di non sposarsi era collegata al cambiamento sociale di tipo
economico: l’accesso al lavoro salariato e la possibilità di disporre del denaro.

Testo della Freeman


In quel contesto la scelta dell’impresa è di impiegare donne molto giovani o responsabili del
mantenimento dei figli. Nelle Barbados le donne sole con figli hanno bisogno di quel reddito,
nonostante le reti amicali, e sono estremamente produttive e non chiedono mai straordinari perché
hanno bisogno di tornare a casa.
Le imprese, quando delocalizzano, devono leggere il rapporto con il contrasto e devono narrare e
narrarsi anche il genere.
Nel testo c’è una riflessione sul perché scelgono di andare a lavorare lì: i lavori non sono così
sottopagati come in altri contesti, ha a che fare con quello che loro chiamano “lo status”.
Genere e lavoro sono due temi estremamente collegati perché sono connessi a tutti i livelli ed è
possibile vedere anche le discrasie.
Il contesto africano fornisce una rappresentazione di un contatto personale. Dal tuo datore di lavoro
ti aspetti che se hai un problema di tipo medico o personale si occuperò di te, perché hai assicurato
ad esempio lavori non scritti  lavoro salariato e non salariato tendono a essere giustapposti.

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Appunti del 23 aprile

Appunti seminario
Cos’è il consumo etico? Non è semplice definirlo  descrizione, analizzando alcune caratteristiche.
Analisi di termini consumo ed etico: prendere in considerazione il valore morale di un bene al
momento dell’acquisto. Consumo etico: considerazione polemica, non ci si può basare solo sul valore
morale per il consumo etico, giusto/sbagliato.
Siccome l’etica cambia a seconda dello spazio e del tempo, è difficile comprendere cosa significa
consumo etico. Distinzione tra regno sociale ed economico. Economia minaccia il regno sociale.
Distinzione in base alle persone: in questo stato di cose, dopo aver separato sociale ed economico,
danno più valore al regno sociale per proteggersi da quello economico; citando Miller, le persone
vivevano in un mondo alienato dai beni e da questa concezione Carrier comincia a descrivere alcune
caratteristiche del consumo etico.
Caratteristica di alienazione del bene porta a due soluzione: acquisto impersonale, stile Amazon, no
contatto tra acquirente e produttore  un certo valore sociale, perché la persona glielo assegna, come
lo scambio dei regali natalizi (Miller). Altro modo è quello di acquistare in maniera diretta, ed è qui
che entra in gioco il consumo etico.
Per prima cosa, i consumatori etici sono “creduloni” e si fidano del certificato, che non è neanche
così affidabile; concetto per cui i compratori etici comprano prodotti significativi eticamente e si
preoccupano del non sfruttamento del produttore, ma non si preoccupa del commesso che non prende
lo stipendio da mesi.
Discorso più di status che non di scelta etica, perché descrive come chi compie scelte etiche tende a
renderle visibili. Esempio: installare pale eoliche che rende è più visibile ma rende meno che un
pannello solare.
Carrier cita Bourider, dipende dal contesto sociale in cui ci troviamo, non migliore o peggiore. Le
scelte o i gusti delle classi inferiori vengono svalutati, e anche per questo i consumi etici rientrano tra
i consumi della fascia più alta.
Sistema di segnalazione: quando un consumatore decide di consumare un prodotto più che un altro,
parte una segnalazione dal consumatore al produttore che rientra nella logica di mercato.
Esempio di pubblicità ingannevoli, che incarnano le caratteristiche che interessano ai consumatori
etici.

Spiegazione della prof


Quando Miller fa riflessioni sul valore sociale, bisogna stare attenti: nello scambio natalizio c’è
un’iscrizione di significato.
Quando e perché il consumo cambia all’idea dei beni? Quando passiamo dall’artigianato, che ha a
che fare con un sapere organizzato (qualcuno di competente) e ha a che fare con un scambio diretto,
alla produzione di massa, non c’è scambio diretto e il bene perde alcune caratteristiche, no sapere che
modifica l’oggetto. Altro elemento: come tutto questo influenza la percezione dell’homo economicus;
quando hai produzione di beni di massa idea di economia in cui le persone scelgono quello che
consumano.
Quando ci si riferisce all’idea di consumo, il passaggio su come cambia etica e moralità è
fondamentale: ogni latitudine e tempo storico cambia l’idea di cos’è etico. Es., rifiutarsi di comprare
degli ebrei era etico nel senso di condiviso socialmente.
Quando parliamo di consumo etico introduciamo una serie di termini, tra cui buono, ma importa poco
capire cos’è buono. Tenta piuttosto di introdurre valori sociali che influenzano tutte le fasi  con il
consumo etico stiamo cercando, dentro una logica di mercato, di influenzare il processo a partire dal
consumo, ma quando lo facciamo permaniamo dentro la stessa idea di mercato e ne sposiamo
perfettamente le logiche, sono tutti processi per cui costruiamo ad hoc queste pratiche di commercio.
La tecnologia è un elemento fondamentale: in un mercato globale apparentemente riproduco
un’interazione tra luogo del consumo e del produttore, come se riflettesse il contesto sociale.

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Sistema di segnalazione: da una parte Carrier continua a parlarne in relazione a molte cose, d’altra
parte sta dicendo di ragionare sul mercato in termini semiotici  ciascuno costruisce e reinventa
significati più o meno etici. Tutti possono dare significati, che possono essere individuali il più
possibile.
Quando i consumatori decidono di consumare i prodotti, che vengono quindi registrati, segnalano
una serie di dati sui prodotti (es., chi compra, quanti anni ha, se il prodotto va bene o no, ecc.)  dato
generazionale, e in base a quello ricevi o meno alcune informazioni.
Il consumo aiuta a comprendere come i prodotti vengono considerati a livello sociale  segnalazione
non più relativa a classi sociali, perché oggi non ci sono classi sociali ben definite, ma aiuta a
comprendere Goudier come si riproducono i gusti e l’idea di consumo.
Es: quali sono le tesi fondamentali di Carrier? Domanda tipica all’esame.
Il dono natalizio è qualcosa per cui investi una cifra che devi trasformarlo per rendere qualcosa di
significativo all’interno delle relazioni sociali; non si può dare il denaro direttamente, tranne in alcuni
contesti specifici.

Appunti della lezione


Concetto di co-sviluppo, non è un concetto astratto  concetto con applicazioni pratiche. Lo sviluppo
è contemporaneamente un elemento di detonatore di differenze.
Storicamente è il 1949, fine della Seconda Guerra Mondiale: sulle ceneri della guerra Truman
sostiene la necessità di avviare processi di trasferimento economico e tecnologico verso quello che
lui definisce “il terzo mondo”, prima volta in cui viene definito e nasce il terzo mondo. Dopo la guerra
c’è una ripartizione delle aree rispetto alle aree di influenza e il terzo mondo, che diventa luogo di
ripartizione del primo e secondo. Termini di gestione, provare a vedere come le strategie di influenza
politica e sociale si affiancano all’idea di sviluppo.
Lo sviluppo riguarda la progressione economica e l’allargamento della capacità economica di un
determinato paese in un determinato momento storico; poi, da sviluppo economico si passa a quello
umano, ad esempio, o ridistribuzione tra generi e sessi.
Quando si parla di sviluppo, i dati riportati sul testo sono “datati”, in particolare il riferimento è ad
aree che accentrano risorse; es., Africa è considerato il continente per eccellenza dello sviluppo.
Con l’idea di avviare sviluppo economico di un intero paese, leggo ciò che quel paese non ha fatto o
ha fatto e quale meta deve raggiungere. Lo sviluppo lo leggiamo in Pil? O con la capacità delle
persone di accedere all’istruzione? Che cos’è e come lo misuriamo?
Lo sviluppo, anche quando si pone in termini prettamente economici, ha avuto molti problemi nella
sua concretizzazione perché le proposte venivano dall’Occidente, es. su come stimolare l’economia
di sussistenza in determinate aree del paese.
Lo sviluppo incrocia l’antropologia perché quest’ultima fornisce informazioni sui contesti
socioculturali. Es., pozzo che costruisci, chi lo costruisce, perché, chi si occupa di gestire la
manutenzione, chi governa le logiche di gestione della costruzione, ecc.
Gli antropologi non hanno avuto un grande rapporto con lo sviluppo per una serie di ragioni:
- Attivi per lo sviluppo, si sono messi a servizio per creare sviluppo;
- Riluttanti, info sulle aree di pertinenza scegliendo con chi lavorare;
- Critici, studi di Escobar e successivi  sviluppo = meccanismi di potere occidentali, con idea
di economia falsata, e le riflessioni fatte sulla cultura sono spurie.

Politiche strutturali: politiche fatte dal FMI che proponevano taglio drastico della spesa pubblica, solo
che riferite a popolazioni già povere economicamente hanno avuto una serie di conseguenze.
Le politiche di aggiustamento strutturale hanno segnato l’ultima volta in cui i paesi hanno agito
concretamente.
Lo sviluppo torna ad essere considerato negli anni duemila, ma riferito a migranti  spostamento da
istituzioni ad organizzazioni sociali ad organizzazioni di individui.

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In questo grande cambiamento parlare di discorso sullo sviluppo è importante ma limitante  è
preferibile parlare di discorsi sullo sviluppo.
Lo sviluppo veicola un discorso egemonico, ma poiché ha allargato la maglia dei suoi attori sociali i
discorsi sono molteplici e per questo non sempre identificabili e definibili.
L’antropologia ha avversato/sostenuto lo sviluppo, una parte è stata molto attiva, tra cui Cerner,
antropologo reclutato dalla Banca Mondiale, in particolare idea che economia ha a che fare con la
cultura.
Da una parte Torsello afferma che gli antropologi non venivano presi molto in considerazione per i
loro approcci critici e le ricerche lunghe ( problemi legati alla modalità di ricerca, troppo lunga per
gli economisti), dall’altra l’applied antropology riceve critiche interne, in particolare viene
rimproverato un legame con il colonialismo  ora si chiedono informazioni per governare meglio le
colonie della madrepatria e gli antropologi adesso sono al servizio di governatori, politica e soggetti
economici.
Un elemento su cui riflettere è l’idea di costruire processi per cui la cultura diventa una sorta di
colpevole per eccellenza  studi di O. Lewis, che aveva lavorato sui processi di esclusione sociale,
in particolare produzione della povertà. “cultura della povertà”: la povertà non ha una concezione
economica, è essa stessa una cultura  le persone povere non fanno altro che riprodurre, tramite le
generazioni, l’idea di deprivazione. Negli anni scorsi veniva ripreso per giustificare il non sviluppo
in certe aree del terzo mondo, nonostante l’impegno dei paesi del primo mondo.
Questa giustificazione deresponsabilizza l’apparato dello sviluppo, la macchina dello sviluppo, non
guarda cosa si è fatto e trova dei facili colpevoli.
Cerner propone di ragionare entro le logiche dello sviluppo e critica la mega macchina dello sviluppo
che, quando arriva in procinto dell’economia, avvia un processo di depoliticizzazione.
Studi di Ferguson in Lesotho, paesino del Sud Africa con grandissimi aiuti, in particolare attenzione
sul bestiame, per cercare di renderlo un bene alienabile, nella convinzione che i cittadini sarebbero
diventati ricchi. Il bestiame, però, non è un bene alienabile. Nessuno vendeva bestiame, perché era
considerato una sorta di pensione, oltre che pratica di autosussistenza alimentare  non entrava
proprio nel mercato. Migrazioni definite circolari perché seguono le stagioni.
Le istituzioni statali non volevano modificare nulla  si cerca di incoraggiare cambiamenti
sostituendosi ad esse, per quanto possibile.
Ferguson dice che quando le istituzioni statali vengono affiancate dai tentativi di sviluppo le modalità
con cui tutto questo viene fatto è una sostituzione  non solo manca di base in contesti di forme
economiche “altre”, in cui l’unica forma accettabile è quella capitalistica, ma anche che si attua
sempre una depoliticizzazione.
Negli anni Novanta, con l’allargamento, la depoliticizzazione entra in crisi perché molti soggetti
hanno necessità che vedono un legame stretto tra istituzioni locali ed “estere”.
Lo sviluppo, perché ci sia, non trasferisce solo risorse economiche, tramite il linguaggio progetto (De
Sardan) trasferisce idea di rappresentazione dell’uomo  affinché ci sia, i fondi dello sviluppo
provengono dai progetti, i cui attori sono di solito Ong e altri attori, e ormai il linguaggio del progetto
è quello più diffuso; mentre costruisci il progetto induci un progetto sociale che deve il più possibile
aderire al progetto.
Lo sviluppo nasce come un’opportunità di ampliare le sfere d’influenza; dopo la guerra fredda il
concetto di sviluppo cambia.
Chi sono i broker di sviluppo? Coloro che, in un determinato contesto, mediano i saperi locali,
relazioni sociali.
Il linguaggio donativo permea tutto lo scenario dello sviluppo ( ripresa dei termini di Mauss e della
sua economia del dono)  dono restituito in una forma reconoscibile; lo sviluppo mette in crisi questo
perhcè il dono viene restituito in una forma non riconoscibile.

Appunti del 2 maggio

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Tema: migrazione e rimesse economiche
La relazione tra migrazione e sviluppo ha avuto diverse interpretazioni. Se in una prima fase lo
sviluppo sembrava essere garantito dalla migrazione, le migrazioni invetitabilmente hanno un impatto
sui contesti di partenza perché arrivano le rimesse sociali - capacità, informazioni, tutto ciò che fa
parte del processo migratorio.
Se in una prima fase questi due termini avevano una relazione tale che la migrazione assicurava lo
sviluppo, in una fase successiva l’attenzione si sposta su questo: chi emigra di solito è l’élite, e quando
emigra c’è un deficit di assunzione del capitale culturale. Es., in Italia è la cosiddetta “fuga dei
cervelli”.
Uno studio particolarmente accanito da parte di politologi, ecc., dagli anni Duemila a oggi è stata
interpretata in termini positivi.
Innanzitutto, la migrazione garantirebbe lo sviluppo dei paesi di origine in termini di rimesse, ma
garantisce anche lo sviluppo dei paesi che recepiscono immigrazione e questo tema, particolarmente
caro alla conferenza di Cofian Nann, valorizzano i migranti stessi, interpretati come persone capaci
di spostarsi e agire nei vari scenari, attivando numerose reti (es., economiche, sanitarie, ecc.)  reti
sociali di varia natura.
Questa teoria ha influenzato moltissime politiche globali, avviando una contro narrazione della
migrazione, che è essa stessa garanzia di sviluppo.
Tutto ciò non ha permeato tutti i processi sociali, ma alcuni si, con modalità differenti. Queste
politiche sono state definite “politiche sul nesso migrazione-politica”: diversa modalità di attuazione
dei progetti.
Esempio. In Olanda, dove abbiamo un’immigrazione di lunga durata e in presenza di varie
generazioni, la scelta è stata quella di avviare progetti tesi a favorire la circolazione delle persone tra
l’Olanda e i paesi di partenza. Es., migranti specializzati in ambito sanitari sono stati invitati ad andare
per periodi medio-lunghi ad andare in Africa e poi, eventualmente, tornare.
Bisogna ripensare i modi e gli incentivi, pensando che chi aveva capacità sviluppate poteva
reinvestire nel contesto di origine, potevano avere effetti benefici.
Migrazioni e sviluppo nel contesto italiano sono stati interpretati in modo diverso. Intanto, il
background dei migranti acquisito in Italia è tra i più alti (banca della diaspora inventata dai migranti);
altra caratteristica è che, pur con differenza interne, entrambi i gruppi avevano solide reti sociali
interne particolarmente stratificate. Stratificato = reti sociali nazionali e non etnici, dove le
associazioni sono rappresentative e riconosciute dal nostro ordinamento (le più riconosciute sono
quelle degli studenti). Stratificato perché nelle reti sociali vengono messe insieme reti laiche e
confessionali. Questo forniva un valore in più al progetto: non si stava costruendo un progetto su un
gruppo  non stavi avviando quella sfumatura in cui i broker hanno interesse personale; ma reti di
controllo incrociato con livelli di partecipazione sociale più sulla carta.
I progetti su migrazione e sviluppo dal Duemila hanno caratteristiche diverse da quelli olandesi: nel
caso italiano no background professionale sviluppati (in gran parte operai), ma con questi progetti
riescono a cambiare mestiere, al fine di avviare piccole imprese che forniscono reddito nei contesti
dei paesi di destinazione e origine.
Nel caso ghanese le norme dovevano stare in equilibrio nel contesto di vita ma anche in quello di
partenza.
Spesso migranti giovanissimi, poi alcuni ancora più giovani per il ricongiungimento in famiglia e su
di loro non sappiamo niente (es., 16-17 anni): no inseribili nel contesto delle seconde generazioni,
troppo grandi per essere immessi nel sistema scolastico e troppo piccoli per essere ammessi al lavoro.
I fondi disponibili erano sempre pochi e le persone che avviavano i progetti dovevano essere partecipe
e investire denaro proprio; a Modena avviarono un mutuo collettivo.
Il progetto modenese andò relativamente bene, molto dal punto di vista economico, però l’impresa
era fragile e queste persone stavano sviluppando le competenze in quel settore.

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Quando nasce quest’impresa, proprio per avviare lo sviluppo delle competenze, nel progetto c’era
una cooperativa locale nota, che poi si trasforma in un consorzio, con appoggio di Ong per acquisire
il linguaggio sullo sviluppo  costruzione di una rete attorno al progetto.
Se l’idea di migrazione e sviluppo in Italia era quella per cui le migrazioni avrebbero portato sviluppo
nei paesi di origine come in quello di destinazione, apre l’idea di sviluppo. Migrazione e sviluppo
mette apparentemente sullo stesso piano contesto di origine e contesto di arrivo.
È interessante perché lo sviluppo del progetto modenese era diverso: uno legato all’idea di
integrazione. Risultato: sviluppo economico legato al progetto, alcuni elementi di sviluppo
economico e sociale nel contesto di partenza. Legge sulla cooperazione decentrata approvata alla fine
del Novecento. L’esigenza di normare chi sono gli attori sociali proviene dal basso.
Quando si parla di migrazione e sviluppo, rimangono nodi fortemente irrisolti. In primis, chi è
responsabile dello sviluppo? Chi sono i migranti? Inevitabilmente, alcuni temi potrebbero essere
aggirati, quali corruzione e neo patrimonialità degli stati.
La migrazione è un tema assolutamente saliente dal punto di vista politico ed economico, perché le
rimesse sono incredibili e la BM sta cercando di intercettarle. Intercettare le rimesse non è semplice
perché sono quasi sempre singole  si possono favorire dispositivi, ma molte persone non usano le
banche per trasferire denaro. Si possono donare incentivi per il rientro di alcuni capitali, ma
continuano a non essere intercettate e sono una risorsa importante per alcuni paesi. Le rimesse sono
individuali, spesso non investite ma usate per consumi.
Non è un caso se Meillassoux diceva che le rimesse non fanno altro che evidenziare le disuguaglianze
tra Nord e Sud del mondo in alcuni contesti di produzione.
Pur ponendosi in un’ottica diversa e più moderata, è vero che le rimesse hanno una forte potenzialità
ma, perché siano potenzialmente virtuose, occorre che le persone decidano di usarle al meglio
possibile  tema di cosa sia un investimento corretto ritorna. Favole dice che le persone non volvano
neanche tornare in patria per evitare di reinvestire le rimesse.
Le rimesse sono, in questo momento, sono oggetto di attenzione da parte di tutti. Le rimesse hanno
avuto una leggera decrescita con l’arrivo della crisi economica: vendita di cose acquisite, risparmi,
pur di mantenere costanti le rimesse nel paese di origine.
Perché? Questa è la domanda che si sono posti moltissimi assistenti sociali: migranti non pagavano
le bollette qui e riuscivano a mandare lo stesso il flusso di denaro nei contesti di partenza. Alla base
c’è la necessità di permanere nel contesto di origine  non permane il fisico ma le tue risorse, non
solo economiche, ma anche beni, come i medicinali. Le rimesse tendono a essere economiche e di
beni intesi come qualità, competenze, informazioni.
Dallo studio della Gallo, analisi di tre comunità in contesto indiano, dove ci sono migranti che si sono
spostati nella penisola arabica, i migranti in Italia e i migranti arrivati nelle destinazioni giuste, tra
cui l’Inghilterra. L’antropologia evidenzia come siano considerate che le rimesse, se arrivano
dall’Italia, dal Canada o dal golfo, acquisiscono caratteristiche diverse. Esempio, il denaro che arriva
dall’Inghilterra proviene da un contesto in cui lavoro  contesto moralmente etico, quello dall’Italia
proviene da un lavoro di pulizia  Bloch e Perry. Il flusso di denaro, da solo, non è sufficiente a
spiegare le rimesse: i valori che noi attribuiamo sono diversi e dipendono moltissimo dal contesto. I
migranti sono spinti a produrre rimesse e a mandarle.

Migrazioni e sviluppo è un tema che mette sotto tensione una serie di questioni prettamente politiche.
Molto spesso il caso Ghana-Coop, ad esempio, si definiva in antitesi ai migranti noi noti, es., noi
siamo migranti affidabili, siamo quelli che producono,  identica a quella che aveva proposto l’Italia
ma con un cambio di segno.
In nome del fatto di aver costruito un’impresa, le istituzioni locali avevano dato loro molto più credito,
a tal punto che li usavano come negoziatori e consulenti su alcune piccole e grandi strategie sulla
migrazione.

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Appunti del 7 maggio

Appunti seminario

Migrazioni e sviluppo
Storia delle migrazioni da paesi poveri del mondo verso quelli occidentali, a partire dal 1945, specie
dopo fine del colonialismo ( quando si pensava che i paesi in via di sviluppo si sarebbero
sviluppati).
Molte popolazioni si sono rivolte ai paesi “ricchi”, specie Nord Europa, Americhe, Australia e parte
del Sud America.
Sorta di contraddizione in opinione pubblica e politica sulla migrazione: chi la vedeva come
opportunità di arricchimento in paesi di origine tramite rimesse e non solo vs impoverimento causa
“fuga di cervelli”, come la chiameremmo oggi in Italia.
A volte si parla di migrazione temporanea: una volta finita la necessità di manodopera gli immigrati
dovrebbero tornare nel loro paese di origine.
Il lavoro sposta manodopera attraverso i paesi, valutando anche l’ipotesi di non intervento dello Stato,
perché, siccome la migrazione non è permanente, è come se non esistesse.
La migrazione viene vista come uno squilibrio delle risorse economiche mondiali, soprattutto nel
caso dei migranti lavoratori; si assiste anche, nel caso di stati subsahariani, a migrazioni non solo
economiche ma anche sociali  emulazione di migrante visto come disperato che costruisce, tramite
reti, qualcosa per sé, per la famiglia e la cittadina da cui è partito e, nonostante la distanza fisica che
separa il paese di origine da quello di destinazione, rimane sempre un legame e il migrante viene visto
come attore.
Questo dà luogo a fenomeni di aiuto reciproco, specie quando invia al paese di origine le proprie
rimesse. Molti attori tenterebbero di usare le rimesse e intercettarle dal punto di vista bancario;
comunque vengano trasmesse, vengono usate più dai destinatari non solo per l’uso privato e benessere
famigliare ma anche per il bene pubblico, es. costruzione di scuole.
Uno degli esempi più significativi si è avuto in Francia, quando si è cominciato a cambiare opinione
sui migranti, considerati ora “agenti di sviluppo”, visto che nei paesi di origine non si sarebbe riusciti
a costruire da soli progetti pubblici, mentre le Ong avrebbero fatto meglio.
Considerando il fallimento delle iniziative pubbliche nei paesi del Sud Africa, la Francia decise di
dare spazio a iniziative private.
In Italia questa politica è iniziata con qualche anno di ritardo rispetto alla Francia; il caso esemplare
è quello di Ghana coop: sorta a Modena con la collaborazione di ghanesi e alcune organizzazioni.
All’inizio il progetto andava bene, perché sembrava quasi un’immagine per il migrante che, in questo
modo, dava una possibilità di sviluppo al paese di origine quanto a quello di destinazione  tre
vincitori: stato di origine, stato di destinazione e migrante stesso.
Alcune difficoltà: intanto problemi riguardo alle rimesse inviate da Ghana coop a Ghanital, succursale
nel paese di origine e rapporto di dipendenza; 2) autorità senegalesi erano preoccupate che Ghana
coop sviluppasse un grande potere polisco, oltre che economico.
L’importanza di Ghana coop si vede anche dal fatto che i soldi erano destinati ad attività economica
ma anche benessere del villaggio di origine e circostanti, quali reparto di ospedale, apertura di scuole,
o impianto di pannelli fotovoltaici.
Anche in questo caso si sono verificati contrasti. La parte ghanese è Ashanti, mentre chi ha gestito
Ghana coop è Fanti, numericamente inferiori. Questo è dovuto al fatto che questi ultimi sono stati più
soggetti a colonialismo inglese e quindi più abituati a pensare secondo la modalità occidentale.
Altro aspetto rilevante è stata la quasi assenza femminile e delle giovani generazioni: la
partecipazione femminile era dovuta al fatto che le donne erano mogli dei leader più attivi della
cooperativa; giovani generazioni, invece, erano poco interessate a un progetto che, secondo loro,
avrebbe dovuto portare a una certa indipendenza e un certo benessere.

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Ghana coop è stata costretta alla chiusura a causa di una truffa e questo ha provocato una chiusura da
parte dei ghanesi nei confronti della comunità.

Integrazioni della prof


In Francia gli immigrati non erano invasori, erano cittadini altrove perché stiamo parlando della fine
recente del colonialismo. In Italia, invece, effettivamente c’è una retorica dell’invasore.
In “Il paese sotto la pelle” c’è un capitolo in cui si parla di idioma e costruzione dell’identità, secondo
un’analisi storica e antropologica.
Il conflitto non è dovuto alla diversa etnia, anche se ovviamente c’era una tensione latente, perché
c0era il problema di capire come gestire la cooperativa. I fanti sono coloro che hanno studiato di più
in questi contesti, che portano anche in immigrazione.
Gli Ashanti che arrivano in Italia nel Duemila sono migranti con lavoro di basso profilo e poco istruiti.
Le donne non sono considerate come dotate di empowerment nel contesto di origine, ma nel paese di
destinazione sì, perché mi dà visibilità e mi fa sembrare un agente dello sviluppo. Ghana coop è
sempre stato un grande mediatore.
Il fare impresa come cooperazione internazionale è un tema nuovo. Lo sviluppo, fino ad allora, veniva
considerato come micro intervento di “utilità pubblica” (noi parliamo di utilità pubblica, ma in Africa
non possiamo parlare in questi termini). In Ghana il lavoro pubblico è lavoro volontario coatto su
terre dei cheef ed è ciò che rimane del lavoro coatto, perché la storia ha lasciato parti di economia
che ritroviamo, seppur trasformati, ancora oggi.
Oggi i migranti parlano quando sono vittime  non hanno diritto di parole e il coinvolgimento di
questi migranti in una cooperazione permette di rivalutarli in un’ottica diversa, come in quella di
coesistenza, anche solo per rendere visibile questa parte della cittadinanza. I ghanesi che hanno fatto
parte di Ghana coop erano tutti cittadini italiani, solo che all’epoca non li vedevamo.
Ghana coop coniugava l’esperienza dell’impresa con quella dello sviluppo, cambiando di segno
quest’ultimo. Ghanital non era una filiale, ma un’altra cooperativa, anche se partecipata da Ghana
coop.
Consiglio per l’esame: supportare teoria con alcuni esempi etnografici.

Articolo Gallo
Ricerca sul campo in un villaggio dell’India meridionale, parte di progetto di dottorato tra parentela
e migrazione  valutazione morale delle rimesse, analizzando da dove proviene e come può essere
usato.
L’area ospita popolazioni eterogenee, divisa in classe e casta. Casta: gruppo sociale chiuso, es. Indù
 categoria ascrittiva e per permanere devi esercitare alcune pratiche di auto-separazione o pratiche
mediate. La ricerca permette di vedere come la migrazione è cambiata e sta cambiando.
L’istruzione spiega come ci sia grande alfabetizzazione, buoni servizi di sanitari, ma bassissimo Pil
e altissima disoccupazione, elementi di cui si dovrebbe occupare lo Stato e non i migranti.
I migranti, quando agiscono, sono agenti di cambiamento, solo che spesso non gli viene data questa
possibilità e, le poche volte in cui questo avviene, i risultati si vedono.
Negli anni Venti molti uomini e donne con istruzione trovano lavoro nelle colonie britanniche e
inviano rimesse a casa, non solo in denaro ma ance istruzione a casa o per invogliare attività
commerciale, sempre ad attività famigliare.
A un certo punto i migranti vengono criticati per le loro scelte, visto che non erano presenti nel
contesto di origine  rimesse incrementano tanto i beni privati quanto per la comunità.
Questo comporta che i migranti si trasformano in operatori culturali. In quegli anni comincia
un’emigrazione di massa, perché si muovono anche coloro che hanno semi specializzazione o nessuna
qualifica  rimesse accorciano le distanze tra élite/caste e a far variare paesaggio e abbigliamento.
La migrazione di massa comincia a costruire case ( per questo varia il paesaggio), le persone
cominciano a mandare i loro figli in scuole costose  creazione di classi miste, in cui si trovano
insieme figli di caste elevate e meno elevate.

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Tuttavia, cominciano a pensare che la permanenza senza genitori possa creare una crisi affettiva e
dubbia moralità, perché questi ragazzi cominiano a creare matrimoni tra caste, e tutto questo non è
assolutamente gradito. Questo si manifesta in scuole e abbigliamento e matrimoni e arrivano critiche
sul modus operandi delle nuove élite.
Molte migranti erano donne, che lasciavano casa e figli per accudire casa e figli di altri, e questo era
inaccettabili.
Anche le vecchie élite facevano così, però ora le rimesse assumono un valore morale diverso a
seconda del paese di destinazione.
In Italia lavoro servile, però sempre più famiglie possono cominciare a vivere come le caste altolocate,
e cercano di trasformare la loro situazione di migranti non qualificati in migranti futuri in posti più
prestigiosi.
Le rimesse fomentano la competizione tra le élite e le destinazioni svalutano alcune rimesse;
migrazione di serie A che rappresenta la moralità familiare e migrazione di serie B che potrebbe
addirittura disgregare la società.
Le donne vedono il denaro come prodotto svalutato dal luogo in cui proviene, perché associato alla
mancanza fisica e di conseguenza morale.
Il denaro diventa quindi amorale in relazione al contesto; può essere corrotto o sostituto della moralità
famigliare, tema già affrontato da Bloch e Perry. Denaro, secondo alcuni, definisce anche la persona.
La comprensione del significato sociale delle rimesse non può essere svelata analizzando solo alla
composizione della società o la geografia della migrazione, ma anche analizzando ciò che la famiglia
è o dovrebbe essere.

Coffee moneys
Nelle coppie, il denaro che viene dalle donne in molti contesti viene considerato sporco, accessorio.
Noi il denaro sporco lo colleghiamo alle mafie.
La rappresentazione del denaro femminile, legato a un denaro extra, accessorio, a cui si può
rinunciare, nel caso dell’articolo di Gallo è legato ai pochi spiccioli necessari per acquistare il caffè,
che è una spesa accessoria.

Testo di Set Holmes: monografia sulla migrazione messicana negli Stati Uniti, specie nel lavoro
agricolo. Questo ci consente di ragionare su alcuni problemi toccati nel corso.
Uno è quello dell’organizzazione del lavoro, gerarchizzazione del lavoro, e ora lo facciamo in campo
agricolo.
Analisi politico-economica è una modalità con cui vengono riproposti alcuni contenuti riproposti
nell’analisi marxiana.
Le migrazioni entrano in quest’ambito perché, quando guardiamo le migrazioni, sono lente con cui
guardiamo aspetti più globali che non riguardano necessariamente i migranti.
Il lavoro di chi raccoglie fragole e lamponi era in origine stagionale, da Messico a Usa solo per il
periodo di lavoro. Tuttavia, a causa di un irrigidimento di confini, le migrazioni sono stabili e i
migranti rimangono nel paese di destinazione perché attraversare il confine è molto pericoloso.
Questi raccoglitori di fragole lavorano moltissime ore, con contratti di lavoro a chiamata, e possiamo
vedere come esista un vertice (imprenditore locale), assistenti amministrative (donne a cittadinanza
statunitense), checkers (coloro che timbrano orario di entrata e di uscita dal lavoro e che controllano
coloro che hanno un contratto basato sulla prestazione), crop amangers (esperti), supervisors (coloro
che controllano).
I checkers a volte sono immigrati di lunga permanenza, ma spesso sono migranti stagionali americani
giovani. Innanzitutto, scelgono giovani poco avvezzi all’empatia. In secondo luogo, sono considerati
lavoratori ideali perché sono istruiti e magari hanno qualche conoscenza di spagnolo, oltre che
inglese. Infine, sono anche coloro che reclamano poco, non è il lavoro della loro vita. I checkers
possono fermarsi. I migranti che lavorano vengono ospitati dall’azienda in un “campo di lavoro”, no
riscaldamento, condizioni limite di lavoro.

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L’etnografia parte dal vertice e non dai lavoratori, il che è abbastanza atipico nella letteratura
etnografica. Altro elemento che dà valore al libro è che è scritto come un romanzo, anche se i dati
sono scientifici.
Le scelte fatte dall’antropologo sono molto chiare: si posiziona a favore dei migranti, lavora con loro,
fa un viaggio con loro, viene arrestato.
Il testo è scritto da un antropologo medico, e in questa sua doppia veste, quando fa un’analisi
dettagliata delle condizioni di salute è consapevole di ciò che sta scrivendo e racconta con dovizia di
dettagli perché i suoi interlocutori di ricerca come mai i dottori non sanno niente.
L’analisi politica ed economica di solito riproduce la gerarchia di potere. Le migrazioni mettono sotto
tensione non solo la nostra idea della democrazia liberale, ma anche altri principi legati al lavoro, alla
salute e all’economia.
Nel caso dei migranti messicani che vivono negli stati uniti, l’analisi che pone non ha un’attenzione
alla storia messicana.
Il testo parla di violenza simbolica nell’accezione di Goudier: processi attraverso cui persone che
stanno in una relazione di vittima-oppressore condividono un linguaggio e una modalità di
rappresentazione di questa rappresentazione per cui entrambi sono complementari. Esempio:
rappresentazione mascolinità, per cui donne sono talmente sottomesse da non essere in grado di
ribellarsi.
Questa è una violenza che si fa fatica ad interrompersi, perché i codici non sono solo impliciti ma
anche condivisi.

Appunti del 9 maggio

Appunti seminario Antropologia economica


Area del lavoro agricolo

Lavoro agricolo e bracciantato; tesi di dottorato sul lavoro agricolo e migrante  reclutamento
formale/informale delle lavoratrici/lavoratori migranti nel settore agricolo, che si regge e sopravvive
grazie ai migranti.
Nel 2012 era da poco tempo scoppiato il caso Losarno, omicidio di braccianti africani, e da lì la
rivolta. Sin dal 2010 molti si sono interrogati su qualcosa che esisteva da molto tempo ma non era
ancora stato portato all’attenzione di accademici, giornalisti e attivisti.
In Italia si forma un gruppo di sociologi e antropologi che si occupa di studiare il lavoro agricolo in
Centro Italia.
Noi ci accorgiamo del lavoro migrante a seguito di eventi luttuosi come quello di Losarno, ma la
presenza di lavoratori migranti all’interno del settore esisteva già in Sicilia e in Calabria negli anni
Ottanta, ma era ancora invisibile. Da Losarno in avanti l’interesse comincia a crescere, e si orienta
nelle campagne del Sud Italia  Campania, Puglia, Sicilia, Calabria.
L’esistenza di un’istituzionalizzazione e informalità del Sud Italia rendeva più semplice e automatico
concentrarsi in quelle zone, ma ovviamente le dinamiche vengono riproposte in altri contesti, come a
Trento o a Salluzzo (anche se lì è più difficile indagare le dinamiche dello sfruttamento a causa della
“finta manodopera legale”).
In America esistevano già diversi studi sul settore del mercato agricolo e sullo sfruttamento dei
migranti.
Ricerca di campo nel sud della Sicilia Orientale, in provincia di Ragusa: territorio abbastanza noto
per la presenza della sericoltura. Fascia trasformata dalla plastica e dalla presenza delle serre, costruite
su paletti di legno e teloni di plastica (sono poche le serre moderne). Vittoria, città della ricerca.
Lì c’era una grande presenza di lavoratori tunisini e rumeni. La dottoranda chiede di poter fare un
periodo di bracciantato agricolo, dichiarando sempre il motivo di ricerca (etnografia dei luoghi di
lavoro), e per poter entrare nel campo l’unico modo è quello di poter lavorarci dentro, pur non avendo
ovviamente alcuna esperienza.

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Periodo da gennaio ad agosto la dottoranda ha lavorato in diverse serre: importante nella prima parte
dell’anno, perché i prodotti vengono coperti e la serra crea un clima che protegge  ciclo di raccolta
continuo; a luglio e agosto si puliscono le serre.
Ovviamente, questo è un processo molto più produttivo dell’agricoltura a campo aperto  territori
vengono sempre attraversati dalla manodopera, che si stanzia per un periodo dell’anno e poi si sposta.
Questo consente di fare ricerche più lunghi ed instaurare rapporti più duraturi con i soggetti
intervistati.
Quando c’è un sistema, che funziona anche bene, è molto più difficile entrare, osservare, capire le
dinamiche dello sfruttamento di manodopera. Solo dall’interno si possono comprendere le anomalie.
La prima anomalia è questo: se gli standard di ritmi produttivi sono così elevati, dall’altra parte le
condizioni di lavoratori agricoli sono rimaste agli anni Sessanta.
Innanzitutto, la costruzione delle serre viene fatta secondo modelli antiquati, risalenti appunto agli
anni Novanta. Ogni anno la plastica viene tolta e buttata, non ci sono forme di riciclo.
In secondo luogo, strumenti e arnesi di lavoro: corpo, forbici e guanti in lattice  questi sono gli
unici strumenti di lavoro. È evidente il divario tra una regione ricchissima, che distribuisce pomodori
per una committenza europea, e condizioni lavorative così misere. Non esistono gli scarponcini di
lavoro, né mascherine, che sarebbero fondamentali per i prodotti chimici usati nelle serre (alcuni
neanche legali).
La letteratura si è concentrata sul distacco tra la distribuzione e la produzione: grande investimento
sulla distribuzione, con costi altissimi di produzione  costo della merce si alza e, di conseguenza,
il costo della produzione/del lavoro si abbassa. Il produttore è strozzato a monte e a valle 
dipendenza del mercato agricolo dai lavoratori migranti e l’aumento del costo della merce e la
dipendenza della distribuzione del prodotto dal mercato europeo (?).

Negli anni Ottanta arrivano i tunisini, mentre negli anni Duemila cominciano ad arrivare anche le
prime lavoratrici donne rumene. Dopo il 2007 si è venuta a creare la presenza di stranieri comunitari
e non comunitari  gerarchia. Il reclutamento spesso o è un passaparola tra lavoratori o, più raro,
con reclutamento informale in piazza, strategico perché sta tra la città e la campagna, e il lavoratore
aspetta il datore di lavoro, che magari quel giorno ha bisogno di due braccia in più.
Crisi dei rifugiati: in Sicilia orientale ci sono tantissimi centri di accoglienza  i datori di lavoratori
adesso vanno lì a reclutare i lavoratori migranti richiedenti asilo.
In agricoltura i pagamenti sono spesso a cottimo, mentre nelle serre sono a giornata. S. Holmes,
metafora del sopra-sotto. Tutti parlavano di lavoratori a giornata, mai come braccianti  il lavoro è
vivo a giornata; i tunisini vengono pagati 30-35£, i rumeni 20-25£, le donne 15£, i richiedenti asilo
10 (così bassi perché sono forniti di “assistenza”). Il costo del lavoro viene deciso anche in base a
dati informali, come provenienza, genere, costo d’affitto, presenza di persone nella casa. Le donne
rumene sono le uniche ad essere impiegate in un lavoro considerato maschile perché pesante 
pregiudizi; inoltre, sono oggetto di molestie continue. La donna nei campi viene considerata come
oggetto del desiderio maschile. I due attributi su cui si fonda il lavoro sono: veloce e pulito.
Diverse qualifiche: lavoro in serra è quello meno qualificato, quello dei magazzini di
confezionamento è medio qualificato, mentre il vivaio è quello più qualificato (lì lavorano molto le
donne perché il lavoro necessita di mani piccole e veloci).
Dalla posizione di un corpo si stabilisce la tua bravura, la tua velocità e, a volte, anche il tuo stato
sociale.

Appunti del 14 maggio

Seminario con l’ospite

Cooperativa di commercio equosolidale a Modica, sotto Tunisi come latitudine. Classica cooperativa
di commercio equosolidale, botteghe in cui si vendono prodotti che vengono da cooperative di

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contadini provenienti dal Sud del mondo. In particolare, prezzo con i produttori che prescinde dal
prezzo di borsa, condizioni di lavoro corrette, no modalità di sfruttamento, ecc.
L’antropologa ha deciso di importare materie prime per il prodotto (cioccolato) e poi lo produce 
da commercianti a produttori. Alle spalle, c’è l’intuizione è l’importanza, a livello di economia locale,
di attivare circuiti di produzione, non solo di commercio.
All’inzio, c’erano situazioni di lavoro irregolare  per comunicare qualcosa di economia etica era
necessario trasformare il commercio in qualcosa di veramente etico. Esiste un comitato che verifica
che i principi del commercio etico ed equosolidale vengano rispettati.
Dinamiche tra l’economia del prodotto e l’economia di vita, quello delle relazioni sociali 
interessante comprendere come queste due parti dell’economia si intreccino tra loro e come la nostra
vita venga a contatto con loro. Ora no, ma l’economia locale era considerata irrilevante e troppo
connessa alla sfera sociale.

Carrier, introduzione al tema del consumo etico.


In Italia si chiama più consumo critico o economia solidale che consumo etico. Carrier scrive da un
contesto anglosassone molto diverso dal contesto italiano, segnato fortemente dal Fairtrade, associato
molto a “il marchio Fairtrade”  si cita un marchio.
Prima cosa: intanto, il consumo etico è quello dei consumatori ed è solo una piccola parte
dell’economia solidale, perché è quasi fondamentalmente i produttori. Se parliamo di consumo etico,
parliamo solo delle scelte dei consumatori, ma mai dei produttori.  Consumo etico nasce quando ci
sono individui atomizzati che compiono determinate scelte sul mercato.
Le scelte applicabili in economia di tipo sociale non si limitano alla scelta di un prodotto sulla base
del marchio attento a ragioni di tipo sociale e ambientale. I vegani ritengono di fare una scelta etica
a favore degli animali. Si possono compiere scelte etiche davanti ai prodotti Libera  prodotti
provenienti da un terreno sottratto alla mafia, non interessano le condizioni di lavoro. Altro esempio:
cooperative sociali, che fanno lavorare i disabili. O economia carceraria -_> progetti di lavoro
all’interno delle carceri italiane, anche se, ovviamente, in numero ristretto.
C’è anche il tema dell’economia mineraria, perché l’estrazione di oro, argento, diamanti, coltan, ecc.,
di solito è all’interno di un circuito di enorme sfruttamento; esistono alcune miniere che gestiscono il
lavoro in maniera un po’ più “corretta/etica”.
Altro ambito che non arriva nel discorso del mercato: finanza etica, turismo, produzione di energia.
Che meccanismi ci sono dietro? Di sfruttamento o rigenerazione dei territori? L’economia solidale si
occupa di tutti questi temi.
La finanza etica non investe soldi in ambiti molto remunerativi, come armi e sostanze tossiche, ma
garantisce ai consumatori l’investimento in attività sociali (es. ambientali, sociali, ecc.). Si tratta di
un discorso di attenzione su persone e territori.
Mentre la logica dei marchi ha a che fare con il marchio, il conseguente registro dei produttori e che
chiunque può fare prodotti acquistando da qualche produttore all’interno del registro, garantendo che
per quel prodotto lì paga secondo le regole del marchio etico. L’organizzazione sociale del mercato
solidale italiana sostiene che abbia più senso che il marchio sia dato all’organizzazione  solo le
organizzazioni iscritte all’albo dovrebbero avere la licenza di produrre in modo etico. Non ha senso
che la Nestlé, ad esempio, faccia un prodotto solidale se poi non corrisponde ai criteri, e lo fa solo
per una questione di immagine.
Il commercio equo italiano prova a spostare il comportamento etico dal consumatore a un livello più
basso, quello delle organizzazioni. Nel commercio equo sono importanti anche le campagne di
informazione dei prodotti.
La differenza tra, ad esempio, la Francia e l’Italia è che, nel primo paese, il commercio equo è
“imposto” dall’alto, mentre nel secondo caso il cambiamento proviene dal basso, dai cittadini; nel
primo caso il commercio equo è collegato alla politica e al governo e quindi lo scenario potrebbe
cambiare da un momento all’altro.

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Entrare in gruppo solidale non è la stessa cosa di entrare in un supermercato  linguaggio esistenziale
e identitario che passa attraverso i beni di consumo. In questo senso, è interessante come da un
discorso di consumo passo alla definizione di chi sono e come voglio dimostrarmi agli altri (Miller).
Genuino clandestino: piccolo gruppo che decide di fare le leggi sul crinale e ha interessi che il cibo
sia buono, non ha senso per loro che non ha senso rispettare certe regole; secondo loro ha senso
“sfidare” il governo, anche perché i prodotti sono sempre stati fatti nello stesso metodo e senza
conseguenze  ti dichiaro in etichetta come l’ho prodotto, te lo vendo, e ti faccio vedere come lo
produco, ma ovviamente è fuori dalla legge.
Progetti legati ai migranti: inserimento di migranti che abitano in Sicilia in progetti agricoli; Riace,
paesino piccolissimo, quasi completamente disabitato, decide di accogliere i migranti, requisendo
case degli ex abitanti  ovviamente si riaprono le scuole e i servizi sanitari e il paese è tornato a
vivere.

Possiamo quindi individuare due filoni all’interno del consumo etico: uno politico, di stampo
identitario (consumo del prodotto etico perché voglio trasmettere qualcosa su di me, sulle mie
convinzioni, sul mio tentativo di cambiare alcune cose); l’altro è il consumo etico come scelta di
marketing. Il primo ha a che fare con il piano sociale, il secondo con l’incremento di vendita o profitti
(in questo caso possiamo collocare la Nestlé o Mc Donald).

Cornice storica
Oggi parliamo di consumo etico perché abbiamo una certa economia  quali sono i presupposti
economici e culturali che ci consentono di parlare di consumo etico? In primis, consumatori. Questo
presuppone l’idea che tutti possono inserirsi sul mercato e acquistare/scambiare prodotti con soldi.
Prima non era possibile perché il mercato era connesso con le sfere sociali. Quindi, in teoria, tutti i
consumatori si pongono sullo stesso piano. La pratica, però, è diversa.
Popolazioni e territori esclusi dalla dimensione commerciale europea vengono inseriti, a partire dal
colonialismo (anche già dal Seicento), ovviamente per trarre profitto.

Un primo elemento di uno dei fornitori del commercio equo di cioccolato a Modica è la richiesta del
prezzo del cacao nella Borsa di New York –> conoscenza del prezzo.
Il commercio equo a Modica, visto da parte degli africani sfruttati, segna un riscatto dal colonialismo.
Il commercio a km 0 è proprio questo: riappropriazione, avvicinamento schiacciante tra il produttore
e il consumatore.

Porsi il problema di cosa sia il consumo etico è utile a comprendere alcune cose e acquisire la
consapevolezza che le scelte del consumatore hanno conseguenze, e il consumatore può scegliere
queste conseguenze.

Discorso sulle filiere


Il progetto è quello di accorciare la filiera e avvicinarsi al produttore  es., di 24£ al produttore devo
distribuirlo nella filiera, e il resto è guadagno.

Appunti del 21 maggio

Seminario: testo su globalizzazione


Idea di micro credito come aiuto nei paesi del Terzo Mondo e in via di sviluppo  sviluppo come
anti sviluppo (esempi del caso egiziano).
Nasce lo sviluppo delle micro imprese dove si tende a dar credito ai bisogni del singolo, al di là quindi
del potere statale, e le Ong mirano a dare finanziamenti alle reti sociali. Identificazione di comunità
e persone come esempi di economia informale.

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Economia informale, secondo l’autrice, non blocca l’economia, ma produce esattamente l’effetto
opposto.
Economia informale e micro imprese sono due facce della stessa medaglia  moneta della micro
informalità, oggetto amorfo. Si tratta di persone, non di edifici o istituzioni formali.
Popolo deve mostrare una determinata realtà per far comprendere che hanno bisogno di questi
investimenti.
In questa catena di scambi ci sono stati elementi che hanno portato al successo delle micro imprese
come processo di emancipazione delle donne.
Adesso non è più solo lo Stato a occuparsi delle persone sotto sviluppate  concetto del capitale
sociale.

Post Washington Council, programma di riforme liberali in 10 punti accettati dall’intero globo, tra
questi:
- Privatizzazione;
- Pareggio del bilancio;
- Liberalizzazione economica e finanziaria.

Poco stato, non è più quello che svolge il ruolo di welfare, e molte persone (people, community, i
vicinati).

Cos’è l’informale’ L’economia informale nasce negli anni Settanta grazie allo studio di Hart sui
migranti Fra Fra. Questi migranti, che arrivano dal Nord del Ghana e che storicamente hanno sempre
migrato verso Sud, specie con l’avvio della grossa produzione del cacao, lavoravano per un periodo.
Quando arrivavano, tendevano a stanziarsi in aree urbane in crescente sviluppo  in questi contesti
si parla di sviluppo economico, umano e urbano.
Hart: quando guardiamo i numeri, moltissime persone scompaiono, perché chi vive nella totale
informalità (vive di espedienti) non paga le tasse, non chiede autorizzazioni e quindi non è censibile.
L’area dell’informale è davvero molto vaga. Se estendiamo tropo l’informalità, questa rischia di
permeare ogni aspetto della vita  tutto diventa illegale, quindi si rischia di confondere le cose.
Quando l’antropologo compie questi studi, da una parte emerge il fatto che ci sono pratiche
economiche mai studiate ed è un potenziale perché le persone riescono a sopravvivere. Ma di questo
dato cosa ce ne facciamo?
Negli anni Settanta era importante rilevarlo in quanto potenziale fattore per lo sviluppo, inteso come
strumento di accesso a tutti, perché si trattava di una prima idea di sviluppo. In quegli anni, la cultura
era considerata un ostacolo per lo sviluppo. Gli antropologi non erano d’accordi: le reti sociali e
culturali possono essere luoghi su cui pensare uno sviluppo più sostenibile.
Oggi è esattamente l’opposto: le persone hanno sviluppato reti sociali in grado di sopravvivere 
sono in grado di cavarsela da soli. Se ce la possono fare da soli, allora togliamo lo Stato: è questo il
concetto di base.

L’informale è tutto ciò che esula dallo Stato, ma anche, per esempio, la signora che vende la colazione
alle persone con il carretto per strada.
Ufficialmente, se io do un micro credito alla signora con il carretto ma non so se vuole fare micro
impresa, quell’impresa ha un problema di base: la signora decide di accedere, ma quello più contento
è l’uomo perché spesso prende i soldi. Questo non è presente solo in contesto africano, ma anche nel
Sud Italia  donne come prestanome. Oggi chiedono alle persone di indebitarsi.
La micro impresa, ufficialmente, ha un consenso allargato: per come sta procedendo la
globalizzazione, bisogna cambiare direzione e c’è un paradigma di scarsità di risorse, in
contemporanea a un insieme di pratiche informali che entrano a far parte dello Stato. Esempio, a
scuola collette di soldi da parte di un genitore per comprare tutto ciò che manca (scuola pubblica) 
pratiche informali, anche se di consumo.

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Ciò che fanno gli antropologi economici è una lettura spostata nel tempo. Consenso trasversale delle
micro imprese. Il linguaggio economico oggi ha pervaso tutto. L’autrice conia il concetto di micro
informalità e micro impresa.
La micro impresa viene “spacciata” per impresa, ma mancano alcune caratteristiche fondamentali; la
micro informalità pone in rilievo il fatto che tutte le volte in cui le persone sono riuscite a sopravvivere
in contesti depravati le stiamo considerando una modalità di sviluppo, ma le stiamo indebitando, non
c’è sviluppo senza certe competenze. La micro informalità fa diventare soggetto economico pratiche
di sopravvivenza.

Capitale sociale: nasce in sociologia. Pugnam, aggregativo: le persone hanno un capitale sociale
perché fanno parte di reti sociali.
La concezione di capitale sociale in antropologia è di Goudier: capitale di informazioni che tiene
fortemente insieme le persone.
Le reti sociali, di per sé, non danno capitale sociale; è una rete che si struttura intorno alle persone, è
qualcosa da dimostrare nel tempo. Quando il capitale sociale è forte nel tempo, allora si può
trasformare.

Se micro impresa è qualsiasi impresa che ha accesso a un credito particolare, l’area dell’informalità
è l’espediente  la micro informalità tiene insieme lo strumento di accesso al credito con una
cosiddetta pratica informale che diventa spazio di mercato.

Politica di aggiustamento strutturale: viene ancora preso in considerazione lo Stato come detentore
di alcuni servizi alle persone  in caso di debito, l a prima soluzione è il taglio drastico dei servizi,
applicate solo in aree del terzo mondo indebitate con il primo; il Washington Post Council ha esteso
questi tagli in dieci punti ad altre aree del globo.

Appunti del 23 maggio

Analisi delle forme economiche in tre forme di società in tre modi: produzione, distribuzione e
circolazione (scambio, potlatch, dono, circolazione dei beni).
Ragionando su rirosre e potere, questi sono due elementi fondamentali dell’antropologia politica. Il
corso si concentra anche sul ruolo dell’etnografia, ossia leggere nelle vite materiali delle persone cosa
noi immaginiamo come neutro, tipo denaro o mercato (luogo di transazione, coincide con l’idea
neoclassica dell’economia). L’etnografia analizza anche l’idea dell’economia.

Contenuti:
- Dono, scambio, moneta;
- Produzione/riproduzione/genere e lavoro;
- Consumo/consumo etico;
- Contemporanerità, riflettendo su rimesse economiche e simboliche e cooperazione allo
sviluppòo;
- Economia informale, micro-impresa;
- Globalizzazione e neoliberismo.

Isole Trobriand: lì Malinowski scrive “Argonauti del Pacifico Occidentale”, è considerata la prima
vera monografia perché osserva lo scambio cerimoniale del Kula e, insieme a questo, venivano
scambiati beni non solo simbolici ma anche di sussistenza e di scambio.
Quando Malinowski comincia a scrivere la sua monografia, cerca (inizi Novecento) di dire che
l’homo economicus non è sempre esistito e che non esiste solo quello  economia è un processo

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storico diverso nel tempo e nello spazio. Ciò che muove lo scambio non è la ricerca di profitto dei
singoli.
Il cerimoniale kula ha profondamente influenzato la storia dell’economia e dell’etnologia.
Differenza tra la scuola strutturalfunzionalista britannica e quella francese: nella prima il
comportamento economico è profonamente studiato. Altre scuole: scuola americana e scuola tedesca.
I materiali etnografici sono quelli su cui Polanyi, che non era un antropologo ma uno storico che ha
influenzato una serie di teorie, ha costruito le sue teorie, ragionando in altri termini.
Improvvisamente c’è uno stacco tra la sfera economica e quella sociale; Polanyi prende tutti i
materiali etnografici per fondare le sue teorie,
uno dei suoi testi di riferimento è “Traffici e Mercati”  bisogna uscire dall’Occidente guardando
cosa sono le pratiche economiche altrove. In antropologia e nella storiografia alcune visioni di
Polanyi vengono considerate romanticizzate; lui lo faceva perché quelli erano i suoi elementi, dato
che non era mai andato sul campo.
Polanyi vuole dimostrare quale sia il nesso tra il formale e il sostanziale. I formalisti sono coloro che
guardano l’economia secondo le regole di costruzione dei processi economici. Negli anni Quaranta i
modelli matematici sembravano essere la grande risposta alla predizione del futuro.
I formalisti continuano a guardare le forme dei comportamenti economici, ma assumono sempre più
l’idea che le scelte siano razionale. I sostantivisti invece non scindono l’economico dal sociale, ma
provano a leggere come i singoli nella storia rileggono le transazioni.

Meillassoux
Il lavoro analizzato era quello agricolo e si guardavano le relazioni in campo agricolo, non solo
monetarie ma anche parentali che si trasferivano sul lavoro.
Meillassoux ufficialmente non sarebbero di antropologia economica, ma apparterebbero alla sfera
classica della parentela.
Attraverso i suoi studi possiamo vedere come anche in quel contesto ci sia una visione ineguale e
gerontografica del lavoro, in cui anziani controllano i giovani e gli uomini le donne.

Mauss
- Prestazioni totali: beni e servizi per stabilire e mantenere relazioni sociali che operano
nell’ambito dell’intera società,
- Hau (maori) Lo spirito del dono che viaggia con il dono stesso;
- Soldi e mercati universali ma non nella forma impersonale del capitalismo industriale.

Mauss prova a ragionare sulla costruzione del dono, coevo alla pubblicazione di Malinowski; i due
si leggono e cambiano anche alcune interpretazioni.
Se Malinowski cercava di dimostrare che l’homo economicus non è un universale culturale ma ha a
che fare con le categorie di tempo e spazio non universalmente applicabile, secondo Mauss esistono
universali culturali e li individuerebbe nella circolazione dei beni. È rivoluzionario perché sta
cercando di comprendere il filo rosso che lega tutti gli esseri umani. Mauss è un antropologo da
tavolino, che usa i materiali degli altri per dimostrare le sue teorie.
Mauss è interessato a comprendere come funziona la circolazione del dono: se il dono passa dal
donatore al donatario, il donatario dev’essere restituito  esiste una dimensione dell’economia fatta
da persone e lo spirito del dono, che porta dentro di sé una caratteristica del donatore, lo aiuterebbe a
dimostrarlo.
Cesura storica: nel Medioevo non ci sono più le circolazioni dei beni, ma le prestazioni totali; tuttavia,
anche queste sono atte a stabilire relazioni sociali durature nel tempo.
Mauss sta dicendo che soldi e mercati esistono in ogni contesto, ma non necessariamente in alcuni
contesti sono legati alla scelta razionale, mentre in Occidente questo avviene sempre, e il motivo è
legato alla storia occidentale.

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Quando si parla di dono, il tema che si pone è quello della reciprocità; Sahlins:
- Reciprocità bilanciata, negativa e generalizzata,
- Distanza in cerchi concentrici da donatore/unità famigliare vs esterno (famiglia nucleare,
parentela, lignaggio, tribù, villaggio, ecc.) maggiore distanza implica tempi diversi di
reciprocità e quantità/qualità dei doni diversi:
- Bilanciata: a partire dalla distanza sociale entro un periodo di breve tempo ci si aspetta la
restituzione del dono, di valore equivalente, rischio rottura del legame;
- Negativa: assoluta mancanza di solidarietà, ciascuno tenta di avvantaggiarsi a spese dell’altro
prevale l’economico, come da noi inteso, sul culturale;
- Generalizzata, massima solidarietà, il valore dei beni scambiati non è quasi preso in
considerazione e il periodo stabilito di restituzione è commisurato alle possibilità di chi ha
ricevuto (es., cibo all’interno della famiglia);
- Ingold e critiche al determinismo di Sahlins.

Le analisi di Sahlins sono state recepite nell’approccio ecologico e culturale dell’economia, in


particolare l’approccio di Ingold. Secondo lui, Sahlins era troppo determinista.

Tutti gli antropologi economici lavorano in parallelo sulle forme economiche e sui legami sociali;
Mauss, però, si concentra anche su moralità, costruzione del contratto sociale e Rousseau aveva
scritto sul tema essenziale del contratto; siamo all’inizio del Novecento.

Bohannan e Dalton:
- Tripartizione della società;
- Protezione della sfera dei diritti sociali.
- 4 funzioni della moneta: scambio, estinzione di un obbligo specifica; tesaurizzazione; misura
dei beni e circolazione degli stessi;
- differenza tra moneta primitiva e capitalista, con funzioni diverse (siamo in Nigeria durante
il colonialismo). Lui sostenne che il colonialismo procurò un disastro perché irrigidì termini
degli scambi. In pieno colonialismo però è vero che circolavano tipi diversi di monete: una
primitiva e una subentrata con il contatto storico. La moneta capitalista veniva usata a scopi
immediata, quella primitiva a scopi particolari, come nei rituali. Cfr. Baruya e la moneta di
sale (Goudelier).

Antropologia del denaro

- seei di etnografie sullo scambio e sul denaro posero l’accento sullo scambio e sulla moneta
da considerare in rapporto a categorie di pensiero native,
- in queste analisi emergeva una spiccata attenzione alla storia ai significati costruiti intorno
alle relazioni commerciali. Al contempo non si applicava al denaro il ruolo di agente di
processi sociali ma al contrario si provava a documentare l’inglobamento del denaro nelle
pratiche socio-culturali e simboliche;
- caso del battesimo delle banconote.

Va bene acquisire denaro, ma se ne acquisisci troppo hai fatto un patto con il diavolo (Tossig); anche
nel nostro contesto culturale la vendita dell’anima al diavolo è collegata con l’accumulo di capitali.
È necessario allora purificare quel denaro accumulato  battesimo della banconota, così poteva
dimostrare che chi acquisisce capitale valoriale appartiene comunque alla società.

Antropologia e lavoro

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Grazie alla scuola di Manchester e poi agli studi di ispirazione marxista di Wallestein e della sua
political economy, attenzione si sposta sui contesti di relazioni sociali circostanti in cui risultano
immersi la fabbrica e i suoi lavoratori e sulle interazioni tra il sistema capitalistico mondiale e le
dinamiche economiche e socio-culturali sociali. Anche grazie alle estese etnografie organizzative,
compiute soprattutto in Sua negli anni Settanta, si consolida uno specifico filone di studi antropologici
che studia il rapporto tra lavoratori, organizzazioni e cultura dell’impresa, che guarda a quell’insieme
di dinamiche, codici, pratiche, rituali, gerarchie, saperi che attraversano i luoghi di lavoro e
strutturano le relazioni produttive, le interazioni con gli altri e i modelli organizzativi.

Studi della Ong e della Freeman, uno dei due testi si concentra maggiormente sulle relazioni sociali.

Consumo/consumo etico

Miller: approccio al consumo di massa come processo di alienazione e omogeneizzazione in cui si


produce una passivizzazione de consumatore sposta l’attenzione su persone e cose come elemento
centrale per la costruzione di identità;

Appadurai presenta invece una lettura culturale delle dinamiche economiche e propone un’analisi del
valore delle cose come risultante di rapporti politici di forze piuttosto che effetto di dinamiche
economiche.

Riferimento al seminario di Sara Ongaro.

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