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PSICOLOGIA GENERALE 2 – LA DECISIONE

L’ALTRA FACCIA DEL RISCHIO


il rischio e la percezione del rischio

RISCHIO
- significato “tecnico” nella teoria delle decisioni: con
“decisioni rischiose” ci si riferisce a quei contesti di
scelta incerta dove sia i possibili esiti sia le loro
probabilità sono noti.
- altra accezione: l’incertezza verso l’avverarsi di una
possibile perdita, anche se il suo grado di probabilità
non è noto (nella realtà molto spesso è così)
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il rischio e la percezione del rischio
In questa seconda accezione il rischio fa
parte delle decisioni e dei comportamenti
di tutti i giorni

Nonostante questo, i modi in cui percepiamo e


reagiamo ai pericoli e ai rischi che ci circondano sono
difficili da prevedere e, molto spesso, difficilmente
comprensibili

La “percezione del rischio” è una particolare forma di


giudizio, ampiamente studiata per i suoi importanti
risvolti applicativi
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il rischio e la percezione del rischio
Il termine “percezione” non è scelto a caso:
fa riferimento a un processo cognitivo
attivo e selettivo: l’individuo elabora le informazioni
che provengono dall’ambiente in cui vive, le seleziona,
le trasforma, per poi organizzarle e dar loro un
significato, giungendo alla costruzione di una personale
rappresentazione della realtà

Il comportamento dell’individuo dipenderà da questo


tipo di rappresentazione
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Nel corso degli studi sulla percezione del rischio sono


state proposte numerose definizioni di “rischio”
PxV

Alcune di queste sono strettamente legate alla teoria


formale delle probabilità e sottintendono la possibilità
di calcolare il rischio in maniera “obiettiva”, attraverso,
ad esempio, una rappresentazione del rischio come il
prodotto della probabilità di una perdita per l’entità
della stessa
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

2 problemi:

-difficoltà di stabilire quale sia “l’unità di misura” del


rischio
-non esiste una posizione univoca per quanto riguarda
il ruolo della probabilità nel calcolo effettivo del rischio
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

In sostanza emerge l’impossibilità di un calcolo obiettivo


del rischio

Es. anche se ci si dovrebbe aspettare che le persone


giudichino allo stesso modo una grossa perdita (con una
probabilità molto bassa che essa si verifichi) e una piccola
perdita (con una probabilità molto alta che la stessa si
verifichi), numerose ricerche dimostrano quanto questo
non corrisponda necessariamente al pensiero e al
comportamento dei non esperti (Bettmann, 1973; 1975;
Slovic, 1967; Slovic, Fischoff e Lichtenstein, 1980)
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Un secondo tipo di definizione focalizza la propria


attenzione sulla percezione “ingenua” (dei non esperti in
logica e in teorie della probabilità) dei rischi (e,
conseguentemente della probabilità degli stessi)

Si tratta, quindi, di teorie descrittive, strettamente


connesse, quindi, ad una visione soggettiva delle
probabilità
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DEFINIZIONI DI RISCHIO

Secondo Yates e Stone (1992) il rischio è determinato dalla


presenza di perdite (losses), dalla rilevanza di queste
perdite (significance) e, infine, dall’incertezza associata a
queste (uncertainty)

L’esperienza del rischio prevede una mancanza di


“controllo percepito” per i soggetti (perceived control)
associato ad un esito ritenuto indesiderabile dagli stessi
(Vlek e Hendrickx, 1988; Yates e Stone, 1992)
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Terza prospettiva: definizioni che fanno riferimento al


processo o meccanismo attraverso il quale si può verificare
per il soggetto l’evento indesiderato

Es. definizione di rischio come “mancanza di controllo”


(lack of controllability)

In questa prospettiva l’incertezza connessa al rischio è


rappresentata proprio dalla mancanza di controllo e di
potere del soggetto, dall’impossibilità di impedire ed
evitare il verificarsi dell’evento dannoso per il soggetto
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Le diverse definizioni di rischio prevedono comunque quasi


sempre la presenza di tre elementi:
-una o più conseguenze associate all’oggetto del rischio,
che possono avere un impatto sull’uomo sia a breve
termine sia a lungo termine
- la probabilità (soggettiva o oggettiva) associata al
verificarsi di queste conseguenze
- il contesto specifico in cui possono manifestarsi tali
conseguenze
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

I tentativi di definire il rischio hanno avuto il merito di


evidenziare la differenza tra rischio oggettivo e rischio
soggettivo

Il primo è qualcosa di calcolabile mediante le leggi della


probabilità, nei casi in cui stime di probabilità obiettiva siano
disponibili

il secondo è rappresentato dalla valutazione individuale e


personale del rischio, che dipende da una numerosa serie di
fattori, non ultime le capacità percettive e cognitive degli
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DEFINIZIONI DI RISCHIO

Una definizione che ha avuto il merito di spiegare in


maniera più ampia il concetto di rischio (e che, da certi
punti di vista, è difficilmente collocabile all’interno di una
delle tre posizioni precedentemente descritte) è quella
proposta da Sandman (1991) secondo il quale il rischio è
dato dalla somma del pericolo e dell’offesa

RISK = HAZARD (pericolo) + OUTRAGE (offesa)


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DEFINIZIONI DI RISCHIO

Con Hazard (pericolo) si intende ciò che causa l’evento


dannoso per il soggetto mentre il termine Outrage (e
questo è il vero contributo innovativo di Sandman), che
può essere tradotto con “offesa” o “danno”, racchiude
tutto ciò che concerne la percezione del rischio da parte
del pubblico dei non esperti, sovente trascurato dalle
teorie dei tecnici (in sostanza, componente oggettiva e
soggettiva)
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Si evidenzia la necessità di mettere in luce la


componente impercettibile (che agisce spesso in maniera
“invisibile”) che determina, nella percezione del rischio,
una divisione piuttosto netta tra il pubblico degli esperti e
quello dei non esperti

può esistere una definizione di rischio valida per tutti i


contesti in cui il rischio entra in gioco oppure è necessario
definire in maniera diversa il rischio a seconda del contesto
preso in esame?
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il rischio e la percezione del rischio
DEFINIZIONI DI RISCHIO

Per Vlek e Stallen (1980), ad esempio, è plausibile che in un


contesto che preveda il verificarsi di una piccola perdita (o
comunque di un danno minimo per il soggetto) associato
ad una probabilità nota il soggetto focalizzi la propria
attenzione proprio su quest’ultima (la probabilità)

diversamente, in presenza di un evento giudicato


gravemente dannoso per il soggetto, associato ad una
probabilità vaga e non ben precisata, è molto probabile che
l’attenzione si sposti sull’entità (size) della perdita
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DEFINIZIONI DI RISCHIO

Altra questione: spiegazione delle numerose differenze


interindividuali riscontrate nella definizione che i soggetti
ingenui danno della loro concezione di rischio (Drottz-
Sjöberg, 1991)

 necessità di conciliare l’esigenza di una definizione


univoca di rischio con l’evidente disomogeneità riscontrata
nelle definizioni fornite dal pubblico dei non esperti
(posizioni differenti in letteratura)
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il rischio e la percezione del rischio
GLI STUDI SULLA PERCEZIONE DEL RISCHIO

A partire dagli anni ’50 gli psicologi hanno cominciato a


studiare i meccanismi intuitivi che le persone attuano per
assimilare e valutare informazioni riguardanti attività o
tecnologie con esiti incerti (Edwards, 1954; Coombs e
Pruitt, 1960; Slovic et al., 1979; Covello, 1983; Renn, 1986)

principale obiettivo: spiegare la rilevanza psicologica che le


informazioni di carattere probabilistico hanno sulla
formazione e il cambiamento degli atteggiamenti e dei
comportamenti corrispondenti
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il rischio e la percezione del rischio
GLI STUDI SULLA PERCEZIONE DEL RISCHIO

Lo studio della percezione del rischio permette di


comprendere come i meccanismi di processazione delle
informazioni di tipo probabilistico dipendano strettamente
dal contesto e dalle caratteristiche individuali dei soggetti
(Renn, 1985, 1989)

percezione del rischio influenzata da numerosi fattori: la


posizione sociale dei soggetti, le credenze culturali, i valori
(Vlek e Stallen, 1981)
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il rischio e la percezione del rischio
GLI STUDI SULLA PERCEZIONE DEL RISCHIO

In direzione opposta rispetto a questo tipo di risultati, è


nato un filone di ricerche volto a studiare quali sono gli
elementi in comune che entrano in gioco nella gestione
individuale dei rischi, indipendentemente dal contesto e
dalle varie differenze individuali

obiettivo: trovare una base comune dalla quale prendono


forma i comportamenti dell’uomo in merito alla gestione
dei rischi per comprendere i meccanismi che sottostanno
la formazione e il cambiamento degli atteggiamenti
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GLI STUDI SULLA PERCEZIONE DEL RISCHIO

2 questioni principali:
- studiare a fondo la discrepanza (rilevata empiricamente)
tra il pubblico dei non esperti e quello degli esperti
sono state condotte molte ricerche aventi come
obiettivo primario quello di conoscere le fonti di
maggior preoccupazione per “il grande pubblico”
(quello dei non esperti)
analisi delle paure più diffuse e, nello stesso tempo,
dei rischi maggiormente tollerati
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- ricerca dei meccanismi psicologici che sono in grado di


spiegare le reazioni (atteggiamenti e azioni) della gente
comune alle situazioni considerate rischiose

la scoperta di particolari “leggi psicologiche” in grado di


influenzare il comportamento della gente può essere di
aiuto per comprendere se esse agiscono in maniera
differente a seconda del corpus di conoscenze dei soggetti
(e, quindi, sono influenzate dalla cultura) o se, addirittura,
sono caratteristiche di un solo tipo particolare di
popolazione
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VARI METODI DI INDAGINE

L’approccio sperimentale al rischio


-metodo tipico dell’economia e della psicologia
-utilizzo di giochi e scommesse fittizie

I soggetti vengono invitati a partecipare a ipotetici “giochi” o


“lotterie”: le informazioni fornite agli stessi riguardano
essenzialmente le possibili conseguenze delle scelte dei soggetti
(espresse in termini di vincite o perdite) e le informazioni
concernenti il grado di incertezza delle conseguenze stesse (espresse
in termini di probabilità degli esiti)
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L’approccio sperimentale al rischio

Il compito dei soggetti è quello di scommettere o di


esprimere la propria preferenza per le varie lotterie,
valutando e comparando la “rischiosità” delle stesse

Punto di forza: semplicità, dato che esiti e probabilità sono


facilmente manipolabili dagli sperimentatori e permettono
la creazione di numerosi contesti di scelta nei quali poter
inserire i soggetti
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L’approccio sperimentale al rischio

Punto di debolezza: ipersemplificazione dei problemi

Principali risultati:
- gli individui utilizzano, il più delle volte, strategie che non
necessariamente massimizzano i propri benefici ma, più
semplicemente, tendono a assicurarsi esiti positivi e ad
evitare eventi molto negativi
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L’approccio sperimentale al rischio

Principali risultati:
-non sono le mere probabilità oggetive a influenzare il
comportamento delle persone bensì il peso soggettivo che
i soggetti attribuiscono alle medesime probabilità
-ruolo delle differenze individuali

Sforzo da parte degli psicologi nel rendere maggiormente


realistiche le situazioni di scelta presentate ai soggetti
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il rischio e la percezione del rischio
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L’approccio psicometrico al rischio

Il parziale fallimento del precedente paradigma


sperimentale, considerato da molti ecologicamente
non valido, spinse alcuni psicologi degli anni Sessanta e
degli anni Settanta alla ricerca di approcci migliori allo
studio del rischio e della percezione e gestione di esso
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L’approccio psicometrico al rischio

Molte ricerche si distinsero per la scoperta di due fattori


che si riteneva fossero maggiormente influenti nella
gestione del rischio: il fattore del rischio temibile (dread
risk), connesso a dimensioni quali la paura, la fatalità
dell’evento, il potenziale catastrofico e la mancanza di
controllo e il fattore del rischio sconosciuto (unknown risk),
caratterizzato dalle dimensioni della familiarità e
dall’incertezza (Slovic, Fishhoff e Litchenstein, 1980; 1985)
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il rischio e la percezione del rischio
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L’approccio psicometrico al rischio

Una delle ipotesi più diffuse consisteva nel ritenere il


primo fattore come quello maggiormente influente
nella percezione e gestione dei rischi da parte del
pubblico dei non esperti, rispetto a quello dei tecnici
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L’approccio psicometrico al rischio

Principale critica: la natura correlazionale degli studi

Quando, infatti, si scopre che una particolare


dimensione del rischio covaria con una determinata
percezione di intensità del rischio stesso, questo dato
può indicare una relazione causale ma non lo fa
necessariamente, poiché potrebbe trattarsi di un
artefatto dovuto alla specifica situazione sperimentale
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L’approccio psicometrico al rischio

Altra critica: il problema della variabilità interindividuale

l’utilizzo di correlazioni tra valutazioni medie di vari tipi di


rischi (dati aggregati) potrebbe celare importanti differenze
individuali e la percezione generale del rischio desunta da
questo tipo di dati potrebbe non essere realmente
rappresentativa ad un livello individuale (Vlek e Stallen,
1981; Kuyper e Vlek, 1984)
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Studi qualitativi

Con l’aiuto di numerose tecniche (intervista, focus e panel


group, questionari con domande aperte, etc.), l’obiettivo
degli sperimentatori consiste nel far emergere attraverso il
contributo creativo dei soggetti stessi, nella maniera più
diretta possibile, il corpo di dati necessario ad una
formulazione di una teoria corretta concernente la
percezione del rischio (Tyszka e Goszczynska, 1993; Green
e Brown, 1980; Slovic, Fischhoff e Lichtenstein, 1984;
Fischer et al., 1991)
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il rischio e la percezione del rischio
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Studi qualitativi

Invece di presentare ai soggetti una lista già pronta


contenente la descrizione di diverse situazioni di rischio
(per poi permettere loro di scegliere tra queste o di
valutare, secondo determinati parametri, le varie situazioni
rischiose), viene chiesto ai soggetti di focalizzare la propria
attenzione verso i rischi e le dimensioni dei rischi che essi
stessi reputano importanti
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il rischio e la percezione del rischio
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Studi qualitativi

Questa impostazione è nello stesso tempo un punto di


forza (in questo modo si esercita una minore influenza
sull’individuazione dei domini principali di rischi da parte
dei soggetti) e un punto di debolezza (in questo modo i
rischi più vicini all’esperienza personale del soggetto
vengono favoriti rispetto a quelli più “sociali” che
riguardano la maggioranza dei soggetti; es. paura di
perdere il lavoro vs. paura degli effetti dell’inquinamento)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le numerose ricerche che sono state


condotte per indagare a fondo il tema della percezione
del rischio hanno permesso di conoscere quali sono gli
aspetti del rischio che vengono maggiormente
considerati dalle persone quando sono impegnati a
valutare la rischiosità di particolari oggetti o azioni
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L’ALTRA FACCIA DEL RISCHIO
le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Il numero atteso di perdite di vita umana


e di perdite di altra natura

Anche se è stato riscontrato che il numero medio di


morti attese in seguito ad un evento rischioso correla
in maniera significativa con la rischiosità percepita della
tecnologia o attività presa in esame, il legame tra
queste due dimensioni risulta essere comunque
piuttosto debole ed è in grado, generalmente, di
spiegare meno del 20% della varianza (Renn e Swaton,
1984)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Il numero atteso di perdite di vita umana


Diamo piu importanza
alle acaratt
e di perdite di altra natura qualitative del
rischio

Contrariamente alle previsioni di buona parte degli esperti,


il pubblico dei non esperti non basa la propria valutazione
del rischio principalmente sulla previsione riguardante il
numero di morti o di perdite generali causate dall’evento
rischioso, bensì tende a dare rilievo a informazioni
concernenti caratteristiche qualitative del rischio, come, ad
es., informazioni riguardanti il timore relativo alle
conseguenze potenziali o informazioni relative alla
possibilità di controllo delle medesime conseguenze
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L’ALTRA FACCIA DEL RISCHIO
le determinanti cognitive della
Prosp tc theory:
percezione del rischio sono meno perto n
re d love per sife
riwxhio
Il potenziale catastrofico

Il potenziale catastrofico del verificarsi di un evento


rischioso incide in maniera rilevante sulla percezione
del rischio: i rischi che hanno una probabilità bassa che
si verifichino, ma che portano a conseguenze molto
negative per i soggetti, vengono percepiti con
maggiore preoccupazione rispetto ai rischi più
probabili ma con conseguenze ridotte o, comunque,
meno rilevanti
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Il potenziale catastrofico

Qualora, poi, il potenziale catastrofico di una


tecnologia o di un’attività qualsiasi sia difficilmente
comprensibile o immaginabile, aumenta in maniera
considerevole la diffidenza e la preoccupazione delle
persone nei confronti della tecnologia o attività stessa
(von Winterfeldt et al., 1981)
Enegia nucleare
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le circostanze del rischio


(caratteristiche qualitative)

la volontarietà del rischio – un rischio provocato (o


comunque innescato) volontariamente dall’uomo viene
valutato in maniera differente rispetto ad un rischio
non programmato (il primo tipo di rischio è quello
valutato in maniera peggiore ed è ovviamente meno
accettato rispetto al secondo)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le circostanze del rischio


(caratteristiche qualitative)

la controllabilità – più un rischio è controllabile meno


viene temuto dalle persone
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le circostanze del rischio


(caratteristiche qualitative)

la dilazione nel tempo delle conseguenze – con


conseguenze disastrose sembra che le persone
preferiscano un rischio che provochi un danno
distribuito nel tempo rispetto ad uno che rilasci in
maniera immediata il proprio potenziale catastrofico;
avviene il contrario con conseguenze meno gravi (e
soprattutto meno note)
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Le circostanze del rischio


(caratteristiche qualitative)

il danno percepito per le generazioni future – gli


individui si sentono, in qualche modo, responsabili per
le generazioni future e temono e combattono, con
grande forza, attività e tecnologie i cui rischi possano
verificarsi nel futuro
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le circostanze del rischio


(caratteristiche qualitative)

familiarità con il rischio – maggiore familiarità


maggiore accettazione

percezione dei benefici – all’aumentare della


percezione dei benefici diminuisce la percezione dei
rischi
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le credenze rispetto alla causa del


rischio

La percezione del rischio è certamente funzione


dell’atteggiamento che le persone hanno nei confronti
delle fonti del rischio, come, ad esempio, le tecnologie,
le attività umane o gli eventi naturali (Otway, 1980)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

Le credenze rispetto alla causa del


rischio

Gli atteggiamenti, infatti, racchiudono al loro interno


una serie di credenze che permettono o
compromettono la giustificabilità di un rischio

 es. la tendenza ad evitare una dissonanza cognitiva


spinge le persone a valutare in maniera differente i
rischi nei quali si imbattono e a comportarsi in maniera
tale da non contraddire le proprie credenze
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

La credibilità delle istituzioni volte


a controllare l’impatto dei rischi

Questo fattore agisce in maniera sostanziale per tutti


quei rischi che vengono presi dalla società senza il
consenso individuale di ogni singolo cittadino e senza
la possibilità da parte di questi ultimi di intervenire sui
rischi attraverso un intervento personale
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

La credibilità delle istituzioni volte


a controllare l’impatto dei rischi

Questo tipo di rischi collettivi vengono generalmente


accettati se le persone hanno la certezza che la
mancanza del proprio controllo individuale sia
compensata dalla presenza di un corretto controllo
istituzionale (Gould et al., 1988; Vlek e Stallen, 1981)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

La credibilità delle istituzioni volte


a controllare l’impatto dei rischi

Ruolo cruciale della fiducia e della percezione di


competenza e correttezza delle istituzioni (Renn e Levine,
1988)

La credibilità di un’istituzione determinata da due fattori:


-percezione e valutazione della condotta passata e
-percezione di flessibilità nell’incorporare nuove
informazioni e nel tener conto della domanda pubblica (il
suo legame con la società)
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le determinanti cognitive della
percezione del rischio

La distribuzione dei rischi e dei benefici

Peso cruciale dell’equità percepita rispetto a rischi e


benefici:

 la non equità determina una minore accettazione


(Kasperson, 1987)