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DALLA CONOSCENZA ALLA SCIENZA:

LA NASCITA DEL METODO SCIENTIFICO NELL'ANTICHITA'


Quando noi uomini del terzo millennio parliamo di scienza pensiamo
immediatamente al bosone di Higgs, al codice genetico, ai buchi neri e così
via.
A proposito del bosone di Higgs forse non tutti sanno che la denominazione
di particella di Dio, fu il risultato della censura di un editore che cambiò
l'originale denominazione di “goddamn particle”, cioè dannata particella
perché si rifiutava di essere rivelata nei primi esperimenti.. L'editore
trovava il termine offensivo per i ricercatori impegnati negli esperimenti
per rivelarla e così la “godamn particle”, la dannata particella, divenne la
“god particle”, ovvero la particella di Dio.

Una collisione di protoni all' LHC (Large Hadron Collider) l'acceleratore


per ricerca di 27 km di lunghezza al CERN di Ginevra

La struttura ad 'elica del DNA (acido desossiribonucleico)


che contiene le informazioni necessarie a costruire un essere
vivente

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Il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia (Foto
NASA) Gli oggetti biancastri sono meteoriti che stanno
precipitando nel buco nero emettendo lampi di radiazione X

Ma saremmo degli ingrati se non elevassimo anche qualche volta il nostro


pensiero riconoscente a coloro che pazientemente, nel corso dei secoli,
mattone dopo mattone, hanno costruito le fondamenta di quello che ora è
l'altissimo edificio della scienza.
E' questo il concetto ben espresso dal filosofo Bernardo di Chartres
all'inizio del XII secolo dicendo: “Se ho visto più lontano è perché sono
salito sulle spalle dei giganti” pensiero reso famoso perché ripreso come è
noto in una lettera di Newton.
Vogliamo ora delineare sommariamente le tappe fondamentali del cammino
che la mente umana ha percorso a partire dalle semplici società agricole
della preistoria quando si cominciò a contare forse ancora prima che a
scrivere fino alla costruzione intellettuale che chiamiamo “metodo
scientifico”.
E' proprio l'agricoltura che fa sorgere l'esigenza di di contare e misurare
familiarizzando l'uomo con i numeri, anzi con numeri che superino cinque
e dieci, i numeri cui ci invitano facilmente le nostre dita quando, divenute
prensili e articolate, possiamo portarle davanti ai nostri occhi.
Pensiamo al cinque romano rappresentato con la lettera V che è
evidentemente una mano aperta stilizzata, mentre il dieci, la X è costituita
da due V, e quindi due cinque, accostate in verticale, l'una simmetrica
rispetto all'altra, rappresentando quindi un dieci.
E' sempre l'agricoltura con la necessità di misurare le lunghezze, le aree, il
tempo e le stagioni che fa sviluppare ai sumeri, cinquemila anni fa, un

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sistema di numerazione posizionale misto a base 10 e 60 detto
sessagesimale, ancora oggi usato per le misure del tempo e degli angoli..
Ricordo che un sistema è detto posizionale quando le cifre che
compongono un numero hanno un valore diverso a seconda della posizione.
Così nel numero 222 mentre il 2 di destra significa proprio due, il 2
centrale rappresenta un 20 mentre il due di sinistra rappresenta il 200 e ben
lo sappiamo tutti noi che quando leggiamo il numero diciamo duecento
venti due. E' questa convenzione, che porta naturalmente a dover
rappresentare anche lo zero quando una posizione è vuota, che permette di
fare enormi calcoli numerici con estrema facilità.
Mentre il 10 ha la sua motivazione nell'esistenza delle nostre 10 dita ci
chiediamo perché 60?
E' opinione generale che la base 60 sia stata adottata per semplificare i
calcoli ammettendo 60 molti divisori (2, 3, 6, 5, 12, 15) tra i quali il 12 che
divide l'anno in base ai mesi lunari. (da novilunio a novilunio) ed inoltre
essendo sessanta un sottomultiplo esatto di 360 numero vicino ai 365 giorni
dell'anno solare. Infatti sappiamo che gli egiziani dividevano l'anno in 12
mesi da 30 giorni (quindi 360 giorni)
cui aggiungevano 5 giorni speciali dedicati alle loro divinità per arrivare a
365 ed avere un anno solare abbastanza preciso. Si pensa che la divisione
del giorno e della notte in 12 ore sia stata ricalcata sulla divisione dell'anno
in 12 mesi. Il ricordo del periodo di 60 mesi è ancora vivo nel termine
lustro, periodo di cinque anni che corrisponde proprio a 60 mesi mentre il
12 ha lasciato qualche traccia nel sistema monetario inglese e per indicare
una piccola quantità di oggetti (la dozzina) come nel caso ben noto delle
uova.

Il sistema di numerazione sessagesimale babilonese

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Il sistema di numerazione sessagesimale può sembrare complicato ma ha il
vantaggio di rappresentare con pochi simboli numeri molto elevati. Ad
esempio 5 3 50 (ho usato le cifre arabe per comodità ma il risultato non
cambia) interpretato come un numero a base sessagesimale su 3 cifre (ogni
cifra può andare da 1 a 59 come le nostre del sistema decimale vanno da 1
a 9) rappresenta

5-3-50 a base 60 = 5X60X60+3X60+50 = 5X3600+180+50 = 18230.

dove è evidente l'uso del 60 al posto del 10 del sistema decimale cui siamo
abituati. Così abbiamo le sessantine al posto delle decine e 60X60 = 3600
al posto delle centinaia ovvero di 10X10.
Il calendario islamico è ancora oggi basato sull'anno lunare avendo 12 mesi
alternativamente di 29 e 30 giorni per un totale di 354 giorni con una
differenza di ben 11 giorni rispetto all'anno di 365 giorni che è basato sulla
apparente rotazione annuale del sole. Il calendario giuliano, così detto
perché adottato da Giulio Cesare nel 46 a.C. su suggerimento di Sosigene
di Alessandria, astronomo di Cleopatra fu il primo ad adottare l'anno solare.
Il calendario giuliano, adottò come durata l'anno l'anno solare quasi
esattamente mantenendo i cicli delle stagioni sincronizzati con i mesi
mentre ciò non accade col calendario lunare arabo in cui l'anno di 12 mesi
lunari è più corto di circa 11 giorni rispetto all'anno solare e perciò
continuamente in anticipo progressivo rispetto al ciclo delle stagioni
crescendo tale anticipo di 11 giorni ogni anno.

L'anno solare e le stagioni: la rotazione terrestre non ha nulla a che fare con
la rivoluzione intorno al sole
Purtroppo l'anno solare, cioè il periodo con cui la terra compie una
rivoluzione intorno al sole, non è un multiplo esatto del periodo di

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rotazione terrestre, cioè non dura un numero intero di giorni (non c'è nessun
motivo per cui questo debba accadere) ma circa 365 giorni più 6 ore.
Computando dunque l'anno in 365 giorni esatti ogni anno anticiperemmo di
6 ore quindi di un giorno ogni 4 anni (6X4). Di qui la necessità di
correggere ogni quattro anni la durata dell'anno con l'aggiunta del giorno
bisestile per tener conto delle 24 ore saltate. Tale aggiustamento non è
comunque perfetto al minuto ma con l'attuale metodo di introduzione degli
anni bisestili occorrerebbe saltare un giorno solo nell'anno 4905. L'ultimo
aggiustamento sull'anticipo che il calendario giuliano accumulava sull'anno
solare fu fatto da Papa Gregorio XIII nel 1582 con un salto di dieci giorni
ma ancora oggi parte della chiesa ortodossa usa il calendario giuliano
infatti il capodanno corrispondente viene attualmente festeggiato il 7
gennaio.
Ora, avendo noi a disposizione strumenti e orologi (atomici) molto precisi
non si aspetta più che si accumulino ritardi grossi ma si effettuano ogni
capodanno piccolissime correzioni inferiori al secondo tenendo conto
dell'effettiva durata dell'anno solare che, tra l'altro, non è costante
perfettamente ma subisce per vari motivi piccolissime variazioni ogni anno.
Con i numeri a disposizione come simboli scritti cominciano i semplici
calcoli numerici: le somme le moltiplicazioni e le divisioni.
Ma finora si tratta unicamente di regole pratiche senza alcuna pretesa
speculativa.
Il primo che attribuisce ai numeri la capacità. di rappresentare proprietà
della realtà e non solo uno strumento di utilità pratica, è Pitagora di Samo,
una piccola isola vicino alla costa dell'attuale Turchia.

PITAGORA DI SAMO

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Le notizie sulla sua vita e il suo pensiero sono tutte di seconda mano non
possedendo noi scritti integri di Pitagora.
Nato circa nel 570 avanti Cristo a Samo, un'isola non lontana dalla costa
della Turchia, si trasferisce nella Magna Grecia, cioè in Italia, a Metaponto,
ora in provincia di Matera, a poca distanza dal mare, dove fonda una
comunità che ricorda le comunità monastiche facendo della conoscenza dei
numeri e delle loro proprietà quasi una religione. Qui muore nel 495.
Pitagora sostiene la necessità di cibarsi solo di vegetali eliminando l'inutile
strage degli animali a ciò condotto anche dalla sua credenza che l'anima
degli animali non fosse sostanzialmente diversa da quella dell'uomo e dalla
credenza nella metempsicosi ovvero nella trasmigrazione delle anime
anche negli animali.
Per quanto riguarda la geometria è a tutti noto il suo preciso enunciato che
lega i cateti e l'ipotenusa del triangolo rettangolo. Tale proprietà era già
nota alle antiche civiltà (babilonesi, cinesi) ma solo in Pitagora vi è la
chiara enunciazione come la conosciamo oggi che lega numeri e grandezze
geometriche, ma non la dimostrazione, sicuramente successiva che
ritroviamo per la prima volta in Euclide più di due secoli dopo.
Come è noto l'enunciato in forma algebrica è
a2 + b2 = c2
dove a e b sono i cateti e c è l'ipotenusa. Se a, b e c sono numeri interi
costituiscono una terna chiamata pitagorica proprio in onore di Pitagora
Sono terne pitagoriche ad esempio 3, 4 e 5, infatti per i loro quadrati
sussiste la relazione
9 + 16 = 25
oppure 5, 12, 13 per i quali vale analogamente la
25 + 144 = 169
Pitagora, come abbiamo detto, non dimostrò il suo cosiddetto teorema ma
in compenso la sua scuola scoprì l'esistenza di numeri non rappresentabili
come frazione di numeri interi come invece postulava la sua filosofia che
diceva che tutto nella natura è rappresentabile con i numeri interi o naturali,
come si usa dire con lo stesso significato.
L'esistenza di tali grandezze non rappresentabili con i numeri naturali, o i
loro rapporti, è verificabile applicando il teorema di Pitagora per esempio
ad un triangolo rettangolo con i cateti di lunghezza unitaria.
In esso si avrà, applicando il teorema di Pitagora
12 + 12 = 2
dove 2 è il quadrato del numero che rappresenta la diagonale se i cateti
sono di lunghezza 1.
E' evidente che il numero che misura la diagonale non può essere un

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numero intero essendo 12 = 1 e 22 = 4 e non essendoci numeri interi
intermedi. I pitagorici pensarono quindi che la diagonale fosse misurata da
un numero frazionario, ovvero un numero che è il rapporto tra due numeri
interi come 3/4, 15/16 ecc., detti anche numeri razionali. Ma qualcuno della
comunità di Pitagora si accorse che ciò non era possibile. Supponiamo
infatti che d sia m/n con m e n interi. Dovrebbe essere

2 = (m/n)2 ovvero 2n2 = m2

ma è evidente che l'ultima relazione è contraddittoria. Infatti a sinistra 2 è


contenuto un numero dispari di volte mentre a destra può essere contenuto
solo un numero pari di volte essendo, se presente in m, elevato al quadrato.
Nessuna coppia di numeri interi può soddisfare questa relazione.
La tradizione dice che il discepolo che scoprì questa contraddizione fu
espulso dalla scuola o addirittura sarebbe stato lasciato affogare in mare.
Questa scoperta trovò la sua soluzione solo un secolo dopo circa con
Eudosso di Cnido (408 a.C. – 355 a.C ), che introdusse, oltre ai numeri
interi e ai numeri razionali, una terza categoria di numeri che oggi
chiamiamo numeri reali come π o la radice quadrata di due. Il rapporto tra
diagonale e lato è geometricamente determinato, cioè esiste (si traccia
senza difficoltà la diagonale del quadrato) e ci si può avvicinare con la
precisione che si vuole con un numero frazionario ma senza mai
raggiungere la precisione assoluta perché le cifre dopo la virgola non hanno
mai fine. Eudosso accettò che l'insieme dei numeri razionali potesse essere
diviso in due classi lasciando in una tutti i numeri minori del numero
irrazionale considerato e nell'altra, quelli maggiori, in tal modo il numero
era univocamente individuato.
Questi numeri sono oggi noti come numeri irrazionali perché non
rappresentabili con un rapporto (ratio in latino) di numeri interi.
Insieme dei numeri razionali, che comprende anche i numeri interi, e dei
numeri irrazionali costituisce la totalità dei numeri che costituisce l'insieme
dei numeri oggi denominati reali.
Questo problema incontrato dai pitagorici si può dire segni l'inizio della
matematica come costruzione intellettuale teorica.
Un'altra scoperta importante dobbiamo alla scuola pitagorica, anzi secondo
la tradizione allo stesso Pitagora, scoperta che segnò la nascita della teoria
musicale.

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Pitagora con i fabbri e suoi (immaginati) esperimenti sul
suono (miniatura medioevale) con campane e bicchieri.

Si dice che Pitagora trovandosi vicino a fabbri che picchiavano sui loro
ferri da forgiare si accorse che i ferri di massa più piccola davano suoni più
acuti mentre quelli più pesanti davano suoni più gravi. Pitagora allora
ripeté l'esperienza con una corda vibrante scoprendo che se una corda tesa
dà un suono, dimezzandola, mantenendo la stessa tensione, il suono risulta
più alto ma, al nostro orecchio, con la stesso effetto musicale: Pitagora
aveva scoperto l'intervallo di ottava, così detto perché congiunge otto note,
ora diremmo ad esempio, da do a do. Sperimentando ulteriori divisioni
della corda Pitagora si accorse che le note della scala naturale
corrispondevano a rapporti semplici di riduzione della corda. Così 2/3 di
corda, assumendo come do la nota iniziale, davano il sol, 3/4 davano il fa e
così via. Si immagini l'entusiasmo di Pitagora che scopre tali relazioni nella
musica: secondo Pitagora infatti “tutto è numero in natura” ed egli trovava
nella musica conferma di questa sua credenza.
La scala così individuata da Pitagora, detta appunto scala pitagorica, che
utilizza solo i multipli di 2 e 3 fu usata fino alla fine del medioevo, prima di
essere perfezionata ma la storia dell'intonazione musicale, pur affascinante
e che con la scala temperata adottata da Bach rese possibile uno sviluppo
della musica occidentale che non ha eguali nel resto del mondo, costituisce
un capitolo a sé di cui non ci occuperemo.

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LA GEOMETRIA E L'ARITMETICA COME MATERIE
AUTONOME

Per gli antichi greci il patrimonio di conoscenze della realtà non è ancora
diviso in settori specializzati ed è proprio lo sviluppo dell'aritmetica e della
geometria che traccia la prima separazione rispetto alla filosofia che indica
la conoscenza in genere.
Questa prima separazione meglio si comprende quando si risalga al
significato primitivo della parola matematica. In greco µανθανω significa
imparare e quindi µαθηµατικα sono le cose che devono essere studiate e
imparate per essere capite e usate.
Secondo Aristotele il termine ha un significato più generale di quello
attuale comprendendo, oltre all'aritmetica e alla geometria, meccanica,
astronomia, ottica, geodesia (misurazione della terra) e teoria musicale e
questo ci conferma il primitivo significato della parola.
Anche il termine fisica del resto è molto più largo di quello attuale
indicando la scienza che studia la natura detta dai greci filosofia naturale.
Di tale termine è ancora il ricordo nella denominazione del dottorato
americano che dà al diplomato il titolo di Philosophiae Doctor (Ph. D).

L'OSSERVAZIONE DELLA NATURA E LE PRIME IPOTESI

Nel frattempo si sviluppano anche le osservazioni astronomiche con le


prime ipotesi: Talete di Mileto (circa 630-547 a. C.) si accorge che la luce
della luna è un riflesso di quella del sole e scopre che alcuni oggetti celesti
non sono fissi rispetto alle stelle ma si muovo in modo apparentemente
irregolare e per questo li chiama pianeti con parola greca che significa
erranti. Considerando come la vita è collegata all'acqua formula una prima
teoria fisica immaginando che tutta la natura derivi dall'acqua come
elemento primordiale e non come materia manipolata da un dio. In questo
senso l'idea di Talete può essere considerata la prima teoria fisica. Del resto
se consideriamo che nella moderna teoria atomica il componente
fondamentale dei nuclei è il protone, che non è altri che il nucleo di
idrogeno, un componente dell'acqua assieme all'ossigeno, la teoria di Talete
non era del tutto sbagliata.
Dice Nicola Abbagnano, insigne filosofo del XX secolo,
“I filosofi presocratici hanno per la prima volta realizzato quella riduzione
della natura all'oggettività che è la prima condizione di ogni
considerazione scientifica della natura; e questa riduzione è esattamente
l'opposto della confusione tra la natura e l'uomo, che è propria del

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misticismo antico» e, io aggiungo, della confusione tra natura, uomo e Dio.
Ma sono attribuiti a Talete anche diversi teoremi, meglio diremmo
enunciati, letteralmente in greco la parola significa “osservazione”, di
geometria che sembrano a noi ovvi ma che sono espressione delle sue
capacità critiche e analitiche. Ad esempio che due triangoli sono uguali se
hanno uguali un lato e due angoli, che il diametro divide il cerchio in due
parti uguali, che due rette che si intersecano formano angoli al vertice
uguali nel punto d'incontro ecc.

Leucippo di Mileto (470-420 circa a.C.)

Leucippo di Mileto

e il suo allievo Democrito di Abdera (460-360 a.C.) concepiscono, con


un'intuizione che ancora oggi ha dell'incredibile, la teoria atomica che tutti
ormai ben conosciamo ammettendo l'esistenza del vuoto che separa gli
atomi e cercando di spiegare il mondo materiale in modo deterministico
senza alcun riferimento al trascendente. Con termine moderno diremmo
che sono dei materialisti Certo pensano che l'atomo sia indivisibile ma in
fondo non avevano torto perché effettivamente nella maggior parte dei
fenomeni fisici ordinari l'atomo rimane indivisibile e quindi immutabile.

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Con un pensiero che ben si adatta al pensiero teosofico possiamo ricordare
che gli atomi che costituivano il corpo di Giulio Cesare sono ancora
inalterati sparsi nell'ambiente che ci circonda.

LA NASCITA DELLA LOGICA

Ci si chiede a questo punto come sia potuto avvenire il passaggio dalla


osservazione e conoscenza della realtà e della natura, alla scienza dove per
scienza intendiamo la formulazione di ipotesi ben definite, definizioni,
assiomi e l'abilità di dedurne logiche conseguenze che portano alla
conoscenza di verità ben lontane dall'essere evidenti a prima vista col
comune buonsenso.
Molte volte, in passato, io mi ero chiesto come fosse stato possibile che in
Europa si fosse sviluppata una civiltà con frutti tanto superiori rispetto alle
pur notevoli civiltà extraeuropee come la cinese, l'indiana, la giapponese
ecc. e devo ringraziare la società teosofica per avermi dato l'occasione di
rispondere a questa domanda. nel preparare la questa esposizione.
La risposta è in buona parte da individuare nella democrazia.
La πολιs greca è un piccolo stato democratico: i cittadini a pieno titolo (ci
sono anche gli schiavi e gli stranieri senza cittadinanza, detti meteci
(µετεκοι), lo stesso Aristotele era uno di questi essendo nativo di Stagira in
Macedonia) si ritrovano nell'αγορα', la piazza principale della città per
prendere le decisioni che riguardano la comunità e per dibattere anche le
controversie tra cittadini e addirittura decidere le condanne come l'esilio o
la morte (si ricordi la morte di Socrate). Qui i cittadini imparano a parlare
in pubblico per convincere gli ascoltatori e alcuni, più bravi degli altri,
sviluppano capacità dialettiche che gradualmente conducono a sviluppare
la filosofia e la logica fornendo gli strumenti per organizzare ed elaborare
con precisione le conoscenze disponibili accumulate nel corso dei secoli
dall'osservazione della natura e dalle esperienze acquisite nelle varie
attività umane e nell'uso dei numeri.
Le altre civiltà dell'epoca sono tutte tiranniche con re, come inizialmente è
anche in Grecia ai tempi di Omero, satrapi e sovrani di vario tipo e in tali
società non si hanno le condizioni per svilupparsi la retorica e la dialettica
dal cui grembo nasce la logica.
Alla fine del IV secolo, dopo Socrate, Platone e Aristotele i tempi sono
maturi perché sorga una figura di geometra e matematico che giganteggerà
per migliaia di anni a venire: Euclide. Ma forse noi diamo questo giudizio
di Euclide perché abbiamo sue opere mentre la maggior parte degli scritti

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di molte grandi menti greche non ci è pervenuta e noi abbiamo solo una
conoscenza indiretta tramite le citazioni nelle opere che sono sopravvissute.

ALESSANDRIA D'EGITTO

Alessandria viene fondata nel 332 a.C.. Alla morte di Alessandro, che
aveva avuto come istruttore Aristotele, un suo generale, Tolomeo I,
fratellastro di Alessandro, si installa in Egitto rispettando le tradizioni locali
e quindi ben accettato dalla popolazione, continuando quindi la politica di
Alessandro verso le popolazioni sottomesse ma favorendo l'immigrazione
in Egitto di greci e importando la cultura greca. Diverse volte i re della sua
dinastia sposano le sorelle alla maniera dei faraoni. La sua dinastia finirà
con Cleopatra e l'occupazione romana nel 30 a. C. I decreti del sovrano in
questo periodo sono scritti in tre grafie: ieratico, la scrittura sacra più antica
adatta ad essere scolpita, in demotico, che era un geroglifico semplificato
adatto alla scrittura su carta, anzi papiro perché la carta ancora non era
arrivata dalla Cina, e greco e proprio per questo atteggiamento dei Tolomei,
rispettosi delle tradizioni locali, nell'800, utilizzando le scritte trilingui,
come la famosa stele di Rosetta, si potranno decifrare i geroglifici.
Alessandria sotto la dinastia dei Tolomei diventa una fiorente città centro di
industrie, commerci e polo culturale con la fondazione del Museo, dedicato
alla coltivazione delle scienze e delle arti, con annessa la famosa biblioteca
abbinata, sale di studio e insegnamento, l'osservatorio astronomico, il
giardino botanico e sale di anatomia.
E' il sovrano che nomina il sovrintendente della biblioteca che è
un'istituzione dello stato e chiama studiosi, che arrivano da tutto il mondo
greco, vengono stipendiati, per insegnare, studiare interpretare e revisionare
i testi compilando quelle che oggi chiamiamo edizioni critiche. Dobbiamo a
loro la prima edizione critica dei poemi omerici.
L'importanza della lingua greca come lingua della cultura è testimoniata
dalla traduzione della Bibbia dall'antico ebraico al greco nota come
traduzione dei settanta. Essa viene eseguita da un gruppo di ben settanta
studiosi della biblioteca intorno al 100 avanti Cristo e diventa il testo
liturgico per tutti i cristiani di lingua greca.
Si pensi che la traduzione in latino della bibbia dei Settanta, detta Vulgata,
fatta da San Girolamo nel IV secolo dopo Cristo fu testo ufficiale della
Bibbia per la Chiesa Cattolica fino al Concilio Vaticano II.
L'importanza della lingua greca come lingua della cultura continua fino alla
fine dell'impero romano ed è definitivamente annientata solo con la bufera
araba e il famoso incendio della biblioteca di Alessandria.

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Durante tutto questo periodo Alessandria con il museo e la biblioteca, che
arriva a contenere circa settecentomila libri, anzi volumi perché sono rotoli
di papiro, svolge un ruolo paragonabile a quello di una grande università
moderna E' un grande polo scientifico che attira studiosi da tutto il mondo
conosciuto.
Troviamo come frequentatori Euclide che è di Alessandria ma anche
Archimede di Siracusa, Eratostene di Cirene, Aristarco di Samo ecc.

EUCLIDE DI ALESSANDRIA

Euclide di Alessandria

Poco sappiamo di Euclide come di molti altri scienziati dell'antichità e


moltissime opere sono andate perdute ma fortunatamente di Euclide sono
rimasti gli Elementi di geometria con la quale Euclide costruisce il metodo
deduttivo in matematica.
La tecnica dimostrativa che tutti abbiamo imparato alla scuola media con le
familiari dimostrazioni che si concludono con la locuzione “come volevasi
dimostrare” è un'invenzione di Euclide e il suo testo sarà studiato nelle
università fino alla metà del XIX secolo quando per la prima volta si
aggiungerà qualcosa di nuovo con le geometrie non euclidee.
E' tuttavia da pensare che Euclide scriva un trattato così come farebbe un
bravo professore del nostro tempo mettendo insieme tutte le conoscenze
dell'epoca.

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Notevole è poi l'uso che fa Euclide, ma con lui altri scienziati greci come
Archimede delle parole di uso comune definendole con precise proprietà e
facendole quindi diventare precisi oggetti di studio. Ad esempio la parole
trapezio per noi oggi ha un preciso significato geometrico: si ricorderà che
è un generico quadrilatero con due lati paralleli. Ma al tempo di Euclide la
parola τραπεζα significava semplicemente tavola, mensa. E' Euclide che
gli dà un preciso significato geometrico e inventa anche parole ad hoc
come parallelogrammo con opportune definizioni.
Dunque siamo debitori alla civiltà ellenistica non solo del metodo ma anche
del linguaggio scientifico, senza il quale è difficile immaginare la nascita
del metodo poiché è il linguaggio che gli dà la precisione necessaria.

IL FARO DI ALESSANDRIA

Il faro di Alessandria ricostruito in Cina a Shenzhen

Le cognizioni matematiche dell'epoca trovano subito applicazione in quella


che era una delle sette meraviglie del mondo antico: il faro di Alessandria.
Costruito sull'isola di Faro sotto Tolomeo I tra il 300 e il 280 a. C. davanti
ad Alessandria, la sua luce era visibile fino a 48 km di distanza. Da questo
dato si deduce che l'altezza del faro era di circa 184 m. Il faro funzionava

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anche di giorno grazie a specchi di bronzo lucidato che riflettevano la luce
del sole, e di notte con un enorme braciere la cui luce era concentrata in un
fascio, riflessa e mandata a grande distanza con l'uso di specchi parabolici
sagomati su istruzioni dei geometri della corte dei Tolomei. Il faro funzionò
fino ai primi anni del XII secolo quando due terremoti a pochi anni di
distanza lo fecero crollare completamente.
Si pensi che in epoca medievale si tornò a costruire fari, come la lanterna di
Genova nel XII secolo, che però in realtà, come dice la parola, era solo una
lanterna perché la teoria degli specchi parabolici poté essere ricostruita solo
nel XVII secolo essendo andate perdute le necessarie conoscenze
matematiche e solo allora poterono essere costruiti i fari moderni.

ARCHIMEDE
Archimede di Siracusa nasce nel 287 e muore nel 212 a.C.. Forse già il
padre Fidia era astronomo e matematico.
Archimede è un'esemplare figura del periodo d'oro dell'ellenismo. Egli si
occupa di tutte le branche della matematica e della fisica, applica il metodo
di esaustione inventato da Eudosso di Cnido che già abbiamo incontrato
parlando di Pitagora, per calcolare aree di figure piane non regolari
calcolando le aree di poligoni regolari iscritti e aumentando via via il
numero dei lati. Archimede anticipa quindi il concetto di limite. Il suo
metodo di calcolo verrà sviluppato e ulteriormente perfezionato solo nel
XVII secolo con la scoperta del calcolo infinitesimale di Newton e Leibniz.
I suoi studi segnano l'inizio della teoria dei fluidi con le sue scoperte di
idrostatica e dell'ottica e fanno progredire la geometria con il calcolo di
aree di parabole e altre figure non lineari con il metodo di esaustione.

Monumento ad Archimede a Berlino

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E' attribuito ad Archimede l'uso dello specchio parabolico, non sappiamo
con quanto fondamento, per incendiare le navi romane che assediavano
Siracusa. Archimede quindi non era solo un teorico ma applicava le sue
scoperte a macchine per vari usi e progetta argani, carrucole
individuandone le leggi di funzionamento.
Archimede venne ucciso da soldati romani nell'anno 212 durante la presa di
Siracusa.

Il metodo di esaustione di Eudosso di Cnido applicato da Archimede per


calcolare π: aumentando il
numero dei lati dei poligoni inscritti e circoscritti al cerchio il loro
perimetro si avvicina sempre di
più a 2πr. Archimede arriva così a π = 3,1419 con un errore inferiore a 3
su 10.000

LE INVENZIONI E SCOPERTE DEL PERIODO


ALESSANDRINO

Nell'astronomia gli scienziati greci sviluppano le osservazioni delle civiltà


mesopotamiche. Adottano il sistema di numerazione sessagesimale per gli
angoli, di evidente derivazione mesopotamica, ma la loro astronomia da
qualitativa diventa quantitativa con precisi calcoli numerici combinati con
la geometria.
Eratostene di Cirene (276-195 a.C.) calcola la lunghezza del meridiano
terrestre, applicando le ormai avanzate cognizioni di geometria e
trigonometria, arrivando a 252.000 stadi, con un errore, assumendo uno
stadio compreso tra i 155 e i 160 metri, tra il -2,4% e il +0,8% rispetto al
valore corretto.

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Eratostene di Cirene

Qui sotto il mondo conosciuto di Eratostene detto con parola greca


ecumene cioè abitato:

Dicearco da Messina (350-290 a.C.), allievo di Aristotele e della scuola


peripatetica ma più dedito allo studio della natura, aveva già concepito il
sistema di coordinate geografiche (latitudine e longitudine) ortogonali che
viene adottato definitivamente da Eratostene e dai geografi alessandrini.
Dicearco calcola col metodo trigonometrico l'altezza dei monti del
Peloponneso.
La precisione delle osservazioni degli astronomi alessandrini è evidente
quando si consideri che
Ipparco di Nicea (190-120 a.C.) scopre la precessione degli equinozi (il
movimento di oscillazione dell'asse di rotazione terrestre) confrontando i
propri dati astronomici con quelli eseguiti poco più di un secolo prima (290

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Ipparco di Nicea
a.C.) da Aristillo di Samo e Timocari del Museo di Alessandria calcolando
un periodo di 27000 anni per il cosiddetto anno platonico contro i 25800
attualmente accettati.
Secondo quanto riporta Strabone, egli aveva inoltre dedotto l'esistenza di
un continente che separava l'oceano Indiano e l'oceano Atlantico, basandosi
sulle differenze fra le maree del Mare Arabico e quelle delle coste
atlantiche di Spagna e Francia Senza bisogno di caravelle, grazie ad una
semplice deduzione, Ipparco aveva intuito l'esistenza dell'America.
Ad Ipparco è intitolato un cratere lunare.
Aristarco di Samo (310-230 a.C.) sostiene che la terra gira intorno al sole e
su sé stessa, anticipando di quasi 2000 anni l'ipotesi di Copernico e Galileo
che ben dimostrano di conoscerla.
La critica degli astronomi di allora alla teoria di Aristarco fu che se era la
terra che si muoveva le stelle avrebbero dovuto cambiare la loro posizione
nel cielo durante l'anno. La risposta corretta di Aristarco fu che le stelle
erano troppo lontane perché questo si potesse vedere, rispetto alle
dimensioni dell'orbita della terra intorno al sole.
Aristarco tentò anche di misurare la distanza della terra dalla luna e dal sole
ottenendo un rapporto tra le due di circa 20 mentre in realtà è di 400 ma
l'errore è da attribuire unicamente alla scarsa precisione nel valutare gli
angoli dovuta al fatto che le misure avvenivano praticamente ad occhio
nudo.
. Di un planetario costruito da Archimede sulla base di un solo centro di
rotazione per il sistema solare, come ipotizzato da Aristarco, parla
Cicerone. Questo significa che anche Archimede credeva nell'ipotesi
eliocentrica di Aristarco. Da Cicerone apprendiamo che il planetario era
stato portato a Roma da Siracusa dal console Marcello, il conquistatore e

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saccheggiatore di Siracusa che peraltro fu molto addolorato quando seppe
che Archimede era stato ucciso e lo fece seppellire con tutti gli onori

Aristarco di Samo

Aristarco tenta di misurare la distanza del sole in rapporto


a quella della luna

facendo scolpire sulla sua pietra tombale un cono inscritto in un cilindro


per ricordare il famoso calcolo di Archimede del rapporto dei volumi tra i
due solidi..
Cicerone, che ci dà queste notizie, riteneva Aristarco il massimo astronomo
dell'antichità
Ad Aristarco nel 1989 è stato intitolato un asteroide di 18,4 km di diametro
massimo e un cratere lunare porta il suo nome.

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Ma oltre che in matematica e astronomia vi sono anche molte scoperte
applicative di questo periodo.
Forse qualcuno avrà sentito parlare della macchina di Anticitera qui
fotografata:

Il reperto era tutto incrostato di sedimenti marini e a prima vista non si


poteva immaginare che avesse una complicata struttura interna. Databile al
secondo secolo a.C. venne rinvenuto nel 1900 all'interno di una nave greca
affondata presso l'isola greca di Anticitera, a poca distanza dalla costa del
Peloponneso e ci volle più di mezzo secolo perché ne venisse compreso il
funzionamento e fosse ricostruito un esemplare funzionante.

La ricostruzione della macchina di Anticitera al museo archeologico di Atene


Dimensioni 30 X 15X 10 cm circa

Si tratta di un calcolatore meccanico a ruote dentate (sono 27) in pratica

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una specie di orologio, non diverso nel principio di funzionamento dalle
calcolatrici meccaniche degli anni 60, in grado di calcolare i calendari
solare e lunare, le eclissi, le posizioni dei pianeti e le date delle olimpiadi.
E' il primo calcolatore analogico nella storia della civiltà occidentale. Solo
negli ultimi anni esami ai raggi X con la tomografia assiale computerizzata
hanno permesso di poter vederne la struttura interna e ricostruire quindi il
meccanismo.
Bisogna arrivare al XIV secolo perché si comincino a vedere i primi
meccanismi analoghi sulle torri delle città europee per calcolare ore, fasi
lunari ecc.

Erofilo di Calcedonia (335-280 a.C.) è il fondatore della medicina


scientifica. Pratica lo studio dell'anatomia dissezionando animali e
cadaveri, misura le pulsazioni cardiache con orologi ad acqua e
correlandole alla temperatura del paziente, studia l'occhio umano e la
circolazione del sangue. Individua per primo nel cervello l'organo del
pensiero quando Aristotele pensava che servisse a raffreddare il sangue.
Individua i nervi, distinguendoli dai tendini e li differenzia in sensori e
motori. Comprende la funzione delle valvole cardiache e distingue il
sangue arterioso da quello venoso. Moltissimi termini anatomici
attualmente in uso sono stati inventati da Erofilo come prognosi o
aracnoide, epididimo, sistole e diastole, cardiaco, chirurgo ecc.
ecc.
Erone di Alessandria, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, utilizza la forza
del vapore per azionare meccanismi e la pressione dell'acqua per azionare
organi idraulici nonché viti e ruote dentate in complessi meccanismi anche
per macchine da guerra (catapulte di vario tipo). Molti scritti di Erone ci
sono giunti attraverso le trascrizioni arabe.
Tuttavia a detta di alcuni studiosi Erone opera in un periodo in cui la
decadenza della società ellenistica è già cominciata poiché egli dimostra di
conoscere l'uso di viti e ingranaggi ma nelle applicazioni poi ne fa scarso
uso come se tali materiali fossero diventati di difficile reperimento al suo
tempo. L'industria alessandrina decade non essendo più Alessandria il
centro politico e commerciale del Mediterraneo.

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Erone di Alessandria
Claudio Tolomeo (100-175 circa) visse e lavorò anch'egli ad Alessandria
d'Egitto. Astronomo, geografo nel suo libro Trattato matematico che ci
perverrà tramite gli arabi col nome di Almagesto e arriverà in Europa solo
nel XII secolo tradotta dall'arabo in latino, espone le conoscenze
astronomiche dell'epoca riportando probabilmente dati e teorie di Ipparco
di Nicea.

Claudio Tolomeo (100-175 a.C. circa)

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Tolomeo ripudia la teoria di Aristarco che la terra giri intorno al sole e
anche l'idea di un universo infinito. Incastona le stelle in una sfera che
circonda la terra riprendendo l'idea di Eudosso di Cnido e tale visione
dell'universo rimarrà fino alla rivoluzione di Copernico e Galileo che
riscoprono la teoria di Aristarco. Tolomeo adotta il sistema di coordinate
geografiche in gradi ma quando vuol calcolare la lunghezza di un
meridiano adotta un valore errato minore di circa il 30% rispetto a quello
calcolato da Eratostene. Dobbiamo pensare che Tolomeo non fosse più in
grado di calcolare il meridiano terrestre come aveva fatto Aristarco né
quindi la corretta dimensione delle coordinate geografiche. Si sospetta che
sia proprio questo errore di Tolomeo, che col suo Almagesto costituisce la
massima autorità in geografia per tutto il medioevo, ad indurre Colombo ad
una errata valutazione, per difetto, della distanza tra Europa e Cina.
Assistiamo quindi ad una graduale decadenza del livello degli scienziati di
epoca imperiale rispetto al periodo d'oro che abbiamo visto nei secoli IV e
III prima di Cristo.

PERCHE' LA DECADENZA DELLA CIVILTA' ELLENISTICA

Ci si chiede a questo punto come è stato possibile che la cultura scientifica


e tecnologica
ellenistica così avanzata, sia potuta decadere al punto da essere pressoché
dimenticata e che per riscoprire le conoscenze di allora occorra arrivare in
Europa al XV secolo, in particolare per la matematica e la geometria,
fondamentali strumenti del metodo scientifico, al XVIII secolo per la teoria
atomica e l'uso del vapore e addirittura al XIX secolo per far progredire la
geometria di Euclide con le cosiddette geometrie non euclidee
indispensabili strumenti per lo sviluppo della teoria della relatività di
Einstein.
A parere di molti studiosi la causa principale di questa decadenza fu la
perdita dell'autonomia del mondo greco con le conquiste prima della Grecia
(occupazione di Corinto nel 146 a.C.) e poi dell'Egitto (battaglia di Azio 31
a.C,) da parte dei romani.
Marcello Cini già professore di fisica teorica e fisica quantistica
all'Università la Sapienza di Roma ma anche studioso di storia della
scienza, scrive nella sua introduzione al volume di Lucio Russo “La
rivoluzione dimenticata” pubblicato da Feltrinelli nel 2003:
“La raffinata cultura di alcuni intellettuali romani fu resa possibile proprio
dal contatto continuo con la civiltà ellenistica attraverso i greci deportati
come schiavi e i libri e le opere d'arte depredate. Occorsero però diverse

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generazioni. Ma non basta. Anche quando, con l'innalzamento del livello
culturale del “fero vincitore”, gli scrittori romani di epoca imperiale come
Plinio, Cicerone e Seneca arrivano ad interessarsi alla lettura delle opere
scientifiche ellenistiche, non riescono più a seguire la logica delle
argomentazioni e si limitano a suscitare la meraviglia del lettore per le loro
conclusioni inaspettate eliminando i nessi logici e sostituendoli con
connessioni assolutamente arbitrarie.”
Una mia riflessione è che il livello cui era giunta la scienza ellenistica era
tale che le sue conquiste potevano certo talvolta essere utilizzate nelle loro
applicazioni più pratiche da una civiltà prescientifica come era quella
romana ma non potevano essere comprese e sviluppate ulteriormente per
l'assenza di un'educazione adeguata che si può raggiungere solo con
l'apprendimento sotto la guida di un maestro, ovvero solo con istituzioni
scolastiche che non esistono nel mondo romano dove il giovane bene non
viene mandato a studiare nei poli culturali greci, come Alessandria o Atene,
ma viene unicamente istruito da qualche schiavo greco.
Ma riprendiamo la lettura di Marcello Cini:
“Con la conquista romana cessò infatti il rapporto tra scienza e politica,
fallì cioè l'idea dei primi sovrani ellenistici di usare la scienza come
strumento di potere: a questo scopo si rivelarono ben più efficienti
l'organizzazione militare e il diritto.
Il confronto fra Alessandria, all'apice del suo fulgore, e la Roma imperiale è
estremamente significativo. Inoltre nell'Egitto tolemaico non erano
impiegate grandi masse di schiavi: la schiavitù era essenzialmente limitata
all'ambito domestico. La tesi corrente secondo la quale la presenza della
schiavitù “nell'antichità” toglieva ogni interesse al progresso tecnologico è
dunque smentita da questi fatti per quanto riguarda la società ellenistica.
Vale, al contrario, per Roma, che era una città parassita, come risulta sia da
un esame dell'interscambio commerciale (giungono nel porto di Ostia navi
colme di prodotti da tutto l'impero, ma non riparte praticamente nulla) sia
dall'altissimo livello della disoccupazione durante tutto il periodo
imperiale. …[si pensi al “panem et circenses” dispensati al popolo per
tenerlo tranquillo (mia nota)]. A causa del disinteresse dei conquistatori per
la cultura scientifica e tecnologica della società alessandrina la maggior
parte dei testi originali dei suoi scienziati andò perduta. Molte delle loro
teorie e dei risultati delle loro ricerche furono ripresi, riprodotti e riassunti
da autori dell'epoca imperiale, molti dei quali non avevano però più la
possibilità di comprendere fino in fondo gli algoritmi, i ragionamenti e i
calcoli che erano stati impiegati, né quindi di ripetere correttamente gli
esperimenti sui quali quei risultati si fondavano o dai quali erano

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convalidati.... E' accaduto infatti che gli studiosi dell'antichità, appartenenti
nella stragrande maggioranza all'area della cultura umanistica e dunque
privi degli strumenti concettuali per analizzare criticamente i testi rimasti,
hanno attribuito ai protagonisti della rivoluzione scientifica della civiltà
ellenistica il livello relativamente basso dei loro divulgatori, riducendo la
loro statura rispetto alle altezze raggiunte dal pensiero speculativo del
periodo classico “
Per periodo classico si intende il V e IV secolo dai primi filosofi fino ad
Aristotele.
Le scoperte del periodo ellenistico vengono considerate semplici curiosità
prive di importanza applicativa perché non c'è più la cultura necessaria per
comprenderne il significato profondo.
Dobbiamo concludere che quindi fu solo parzialmente vero il detto di
Orazio “Grecia capta ferum victorem coepit”: l'assorbimento della civiltà
greca da parte dei romani fu superficiale e limitato soprattutto alla
letteratura e alla filosofia, materie nelle quali, ai fini di un proficuo studio,
è meno importante la presenza di un maestro che inizi alla comprensione
profonda della materia come è invece necessario nelle materie scientifiche.
Ricordiamo in proposito il significato originario del termine matematica,
precedentemente illustrato, come materia da
Non si ricordano infatti nomi di scienziati romani che abbiano dato un
contributo di alto livello intellettuale nelle materie scientifiche e
ingegneristiche.
In effetti non è l'unica volta nella storia che un popolo guerriero, o come si
usa dire con parola greca, che originariamente significa solo straniero,
barbaro si sovrappone ad un altro di cultura più elevata. Questo si ripeterà
alla caduta dell'impero romano con Unni, Goti, Longobardi e ci vorranno
alcuni secoli per una completa integrazione con i popoli sottomessi.
Un episodio analogo si verificò anche con l'invasione turca sul mondo
arabo che vide schiacciare la raffinata cultura araba che era intimamente
collegata a quella greca e che ci ha conservato tante opere della civiltà
greca e ellenistica.
Possiamo trarre una lezione da tutto ciò ma anche una consolazione: una
civiltà avanzata può decadere se si trova sottomessa, per le sue condizioni
di debolezza militare, a popolazioni di livello culturale molto inferiore, ma
nella nostra epoca fortunatamente non sembra siano possibili invasioni di
popoli guerrieri di civiltà inferiore, salvo che nei sogni dei terroristi
islamici alla Osama Bin Laden. Inoltre stiamo assistendo da più di un
secolo all'omogenizzazione del livello culturale, scientifico e tecnologico di
tutto il mondo, si pensi all'evoluzione dei paesi orientali come il Giappone,

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la Corea del sud, la Cina, l'India nel XX secolo.
Superato il pericolo nucleare incombente durante la guerra fredda, che fece
dire ad Einstein che dopo un'eventuale guerra nucleare la successiva
sarebbe stata combattuta con la clava, possiamo e dobbiamo sperare che il
progresso dell'umanità sia destinato a non fermarsi e a non regredire mai
più.

Immagine dal film “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick che può
rappresentare simbolicamente la famosa frase di Einstein che così sarà
combattuta la guerra successiva alla prima guerra mondiale veramente
nucleare.

Relazione di Renzo Carlo Avanzo


per il gruppo Aurora di Vicenza della Società Teosofica – 19 marzo 2013

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