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Premessa: la riflessione teologica su Gesù Cristo

Il teologare e i suoi compiti

Alcuni considerano la teologia, una serie di nozioni distaccate dalla vita, dal modo di pensare della
gente, dai problemi e dalle aspirazioni del mondo contemporaneo. Questa visione è avallata dalla
divaricazione, operata soprattutto nell'epoca moderna, tra cultura ecclesiastica e cultura civile.
ll teologare è un peculiare modo di pensare storicamente condizionato come ogni conoscenza
umana. Anche in teologia, come nelle altre scienze, vi sono persone che pensano e persone che ripetono,
persone che si collocano nella storia con discernimento e responsabilità e persone che eseguono ordini
senza interrogarsi sul valore etico del comando, facendo della cultura un mobilio mentale, una muraglia di
libri che impediscono di guardare "oltre", di accogliere la realtà: è l'ideologia.
La "cultura", invece, è apprendere e utilizzare quell'alfabeto fondamentale, necessario per collocarsi
nella storia in modo propositivo. Quindi attua un processo spirituale che permette di ri-vedere gli schemi
mentali e i relativi contenuti perché non siano veicolo di stereotipi e pregiudizi, ma promuovano un pensare
sempre proteso alla ricerca della verità.
La filosofa Marisa Forcina rappresenta questo processo con la metafora della tenda con cui si
avanza spostando i paletti della propria dimora intellettuale. La persona umana è sempre in cammino, tra il
“già e non ancora”, è nel frattempo in ogni aspetto della sua esistenza, storicamente condizionata. Per
poter camminare è necessario che la via sia illuminata e abbia delle segnaletiche chiare. Sulla via non
sempre tutto è luminoso, spesso bisogna imparare a camminare anche con piccole luci, anche nella
nebbia, vagliando e operando un discernimento per cogliere il vero e accoglierlo. È la concretezza della
condizione umana. Il prenderne coscienza è fondamentale perché ci aiuta a oltrepassare il complesso di
orgoglio di onniscienza e di onnipotenza.
Per crescere è fondamentale maturare nella consapevolezza che siamo in cammino insieme, siamo
parziali. Quindi, dobbiamo coltivarci professionalmente e spiritualmente con costanza, alimentando la
flessibilità del e nel pensare, senza cedere al relativismo e al qualunquismo, ma anche senza cedere alla
presunzione di essere la misura degli altri, la misura di tutte le cose, di essere depositari della verità.
Il criterio per discernere il cammino e di percorrerlo è la costante ricerca della verità e, quindi, la
fedeltà ad essa, quando si presenta alla coscienza. Scrive Simone Weil: «Chiunque chiede del pane a Dio
non riceverà delle pietre. Se a colui che desidera la verità appare un errore, questo è per lui una tappa
verso la verità, e se egli andrà avanti lo vedrà come un errore. Colui che non desidera la verità s'inganna,
ma s'inganna anche recitando il credo» (Quaderni, II, Milano, Adelfi 1985 152).
Il nostro conoscere è come un ri-comprendere il già spingendolo nel non ancora. Alcuni studiosi
paragonano il conoscere all’interpretazione: interpretare la voce dell’essere che si manifesta. Ogni
ricerca parte da un già conosciuto, ma non perfettamente, quindi un conosciuto bisognoso di ulteriori
approfondimenti ed esplicitazioni. Il già conosciuto è la condizione di possibilità dell’interrogarsi.
Bisogna partire da questa situazione reale per non fondare la riflessione su elementi fittizi, per capire
se stessi e gli altri, gli strumenti che si usano e il senso di ciò che si fa, per divenire sempre più persone
che pensano il pensiero e non semplicemente individui che lo ripetono. La filosofa Hanna Arendt segnala
che la società del consumo, al pari delle società dittatoriali, non vuole persone che pensano, ma gente che
esegue ordini senza giudicarne il valore etico.
Nell’intraprendere il percorso del pensare è necessario prendere coscienza di come un problema, un
interrogativo, un fatto sono percepiti e accolti da noi, nell'attuale contesto storico-culturale, non solo
registrandoli, ma giudicandoli.
Ci interroghiamo su una cosa perché ne abbiamo già una certa conoscenza. Non ci interrogheremmo
se la conoscessimo totalmente o se non la conoscessimo affatto. Il già conosciuto costituisce la nostra
precomprensione che è la condizione di possibilità e anche il limite della nostra ricerca. Infatti, se non è
tematizzata, la precomprensione può diventare un pregiudizio che impedisce o disturba la ricerca.
La teologia in quanto conoscenza rispecchia questa struttura umana dinamica, anzi la rende ancor
più evidente quale un'operazione conoscitiva del soggetto credente che è storicamente condizionato.
È necessario, pertanto, nel far teologia chiarire, prendere coscienza previa, del nostro pre-
comprendere la fede. Ci interroghiamo come soggetti che posseggono già le ragioni del credere e ne
accolgono le istanze, le provocazioni, le esigenze. Ci interroghiamo in un determinato contesto storico-
culturale, in dialogo con gli altri cristiani, cattolici e no, con quanti credono in altre religioni, con i non
credenti, con quanti vogliono in qualche modo ascoltarci. Il dialogo più difficile è con gli indifferenti perché
fanno parte di quei sazi di cui parla Gesù “guai a voi sazi, perché avrete fame”. Secondo alcuni
studiosi, gli atei nell’epoca della grande propaganda ateistica a livello mondiale non superavano i 150
milioni, mentre oggi gli indifferenti di tutti i contesti culturali arrivano a più di un miliardo. È sintomatico:
l’indifferenza è una forma di pigrizia e di indolenza spirituali, una forma di parassitismo intellettuale
perché ha smarrisce un tratto peculiare della persona umana che è la curiosità. Curiosità viene dal
Cristologia Spiritualità- Premessa 1
latino cur che significa “perché?”
La consapevolezza circa il teologare come un'operazione dinamica è stata sempre operante in
quanti hanno sottolineato l'inesauribilità della Parola di Dio e il limite della sua comunicabilità alla creatura
umana. Questa coscienza si è espressa in modo tematico nella modernità, soprattutto nel Vaticano II, in
particolare nella Dei Verbum. Il concilio ha dato cittadinanza alla possibilità di una pluralità di teologie, le
teologie in contesto, auspicando un fecondo dialogo tra cultura ecclesiastica e cultura umana.
Parto da una definizione-descrizione approssimativa di Teologia, rileggendola alla luce di alcune
istanze e provocazioni culturali ed ecclesiali, e precisandola in un confronto critico con alcune domande,
prospettive e contenuti emergenti dall'evoluzione delle scienze nella modernità e post-modernità.
La descrizione classica afferma che la Teologia è intellectus fidei, intelligenza della fede, la fede che
cerca la sua giustificazione radicale, organica e sistematica.; quindi è opera del soggetto credente, non
semplicemente del soggetto che possiede una strumentazione tecnica di conoscenze e di nozioni.
Gli elementi essenziali che la costituiscono sono: la natura, l'oggetto, il fine e l'articolazione.
La natura è determinata dalle due realtà: intellectus e fides.
Intellectus, da intelligere (intus-legere/inter-legere), indica un'operazione conoscitiva capace di porre
rapporti di ordine soprattutto razionale con la realtà. È un comprendere nel quale convergono, senza
riduzione, in un rapporto asimmetrico, l'intelligenza e la ragione. Pertanto indica il primato dell’intelligenza
sulla ragione. Nel pensiero filosofico occidentale vi è un progressivo e impercettibile percorso che va dal
primato dell'intelligenza al primato della ragione concepita come ragione storica, determinata in senso
socio-politico, anzi in senso pratico-strumentale.
La Teologia, in quanto intelligere, è un conoscere che va in profondità (intus-legere) e cerca le
connessioni e i rapporti (inter-legere) con la realtà nella quale è compreso anche il soggetto conoscente.
Fides specifica questa conoscenza. Il genitivo “della fede" ha valore soggettivo e oggettivo: è la luce
intellettuale che rende possibile conoscere e indica l'oggetto da comprendere. È, quindi, una realtà molto
complessa che abbraccia la vita del credente in tutte le sue dimensioni. In senso soggettivo è decisione a
credere che in Gesù si manifesta a noi la Verità Assoluta e il senso assoluto delle verità.
Gesù è il compimento della Rivelazione. Egli è la Verità assoluta definitiva, ultima, radicale. Non è la
somma delle verità che raggiungiamo con la ricerca, in quanto le trascende. Quindi non si può imprigionare
nei nostri schemi mentali, ma, Egli, una volta accolto, può e deve mediarsi con la conoscenza attuale della
verità, perché esiste un rapporto originario e strutturale che lega la coscienza umana alla verità, quindi alla
Verità che si manifesta in Cristo.
L'esistenza cristiana si definisce, così, come la vita umana che trova il suo senso definitivo in Gesù
Cristo. Pertanto non è possibile la fede astraendo dalla persona umana, né è possibile senza Gesù.
La contemporaneità tra la creatura umana e Gesù è resa possibile dallo Spirito, in quanto ricorda
Gesù e ci conforma a Lui (Gv 14,15-18.25-26; 16,12-15; 15,26-27;16,7-11).
Il luogo storico sociale dell'incontro con Cristo è la Chiesa, definita, per questo, la memoria di Lui
secondo la dialettica del già e non ancora. Si comprende così come ogni incremento della coscienza
storica umana provochi una revisione della fede in senso soggettivo e ogni approfondimento della fede
oggettiva provochi nel credente una riassunzione, riorganizzazione e riespressione della propria sintesi
esistenziale del Vangelo.
L’humus concreto è l’interpersonalità eucaristica e mariana
Sorge la domanda: come la fede può giustificarsi radicalmente se parte da una decisione?
Oggi sono state superate molte espressioni teoriche e pratiche che pretendono di contrapporre la
fede alla ragione. Nessuno pensa di poter partire da zero, senza presupposti, per giustificare la propria
esperienza e la realtà. Infatti, siamo consapevoli che ognuno è condizionato storicamente da un pre-
comprendere, ogni conoscenza parte da un già conosciuto, ma non perfettamente.
Le scienze umane sempre più evidenziano come siano semplicistiche le proposte antropologiche
che affermano alternativamente il primato dell'intelligenza o della volontà. Infatti la persona umana è
strutturalmente e originariamente aperta al reale, ossia ha la condizione di possibilità di decidersi per esso,
ne intuisce la verità e la bellezza e successivamente ne rende ragione mettendo in atto distintamente
l'intelligenza e la volontà.
Possiamo istituire una proporzione: l’intelligenza sta alla ragione come la libertà sta all’arbitrio.
La fede evidenzia questo complesso dinamismo umano e spinge superare le concezioni riduttive
sulla persona umana, svolgendo un'azione profondamente umanistica. L'esperienza, a volte ambigua e
contraddittoria, rende ragione del fatto che l'intelligenza della fede non limita il conoscere umano, anzi lo
approfondisce, conducendolo alla sua sorgente trascendente.
L’oggetto della Teologia è la fede; essa s’identifica con la Rivelazione culmina in Gesù Cristo. Quindi
oggetto della Teologia è Gesù Cristo quale Rivelatore e Rivelazione del volto di Dio e del volto della
persona umana, fatta a sua immagine.
Da queste precisazioni emergono le finalità della Teologia: finalità intra-ecclesiali ed extra-ecclesiali.
Cristologia Spiritualità- Premessa 2
Le finalità intra-ecclesiali si concretizzano nel rendere ragione della decisione a credere che in Gesù
Cristo si è manifestata la Verità Assoluta e il senso assoluto delle verità; nell'esplicitare le condizioni, i modi,
le esigenze e le dimensioni di questa manifestazione; nel penetrare i suoi contenuti, la loro profonda armonia
e il loro rapporto reciproco; nel giudicare o discernere l’autenticità della fede attuale del cristiano, quindi
della Chiesa, perché sia sempre coerente con l'Evento.
Le finalità extraecclesiali possono essere sintetizzate nel servizio missionario, in quanto la Teologia,
esplicitando le ragioni del credere, propone anche a chi non crede la verità della Rivelazione.
L'itinerario della teologia è complesso. Segnalo quattro momenti fondamentali.(ogni del cammino
sientifico)
Il primo momento, momento previo, è costituito dal tentativo di prendere coscienza esplicita e
riflessa della fede operante in noi e, quindi, nella comunità cristiana attuale. Questa infatti è la fides
quaerens intellectum; è la condizione di possibilità della ricerca.(cosa pensa la gente di Gesù, questo
anche interesa)
Il secondo momento consiste nel confrontare la fede attuale con la fede della Chiesa apostolica,
che, quale comunità dei testimoni oculari e auricolari dell'Evento salvifico, è normativa.(è il momento
biblico)
Il terzo momento comprende la riflessione storica perché ci confrontiamo con la Chiesa primitiva
conservando la continuità della fede con le generazioni che ci hanno preceduti. Il rapporto con le
generazioni passate è giustificato dal fatto che la Chiesa è guidata dallo Spirito, è la comunità nella quale
l'Evento è sempre accolto e comunicato, grazie alla presenza dello Spirito che ne fa memoria e grazie
all’obbedienza della fede.
Il quarto momento è il tentativo di una proposta sistematica, raccogliendo i dati, le istanze, le
provocazioni emerse nei momenti precedenti, organizzandoli in una sintesi sistematica e critica in fedeltà
alla logica della Rivelazione e in dialogo con le istanze della cultura contemporanea.
Gli ambiti della Teologia
La teologia non è una sola scienza, ma un complesso ricco e articolato di discipline che convergono
nella comprensione, assimilazione, comunicazione della fede. Questo sapere è articolato in vari ambiti,
composti essi pure da varie conoscenze, in dialogo con gli altri saperi, specie quelli umanistici
Individuo quattro ambiti :
La Teologia Fondamentale è quella riflessione che va ai fondamenti, alle condizioni di possibilità
radicali. La Divina Rivelazione, giunta a pienezza in Gesù Cristo, è il suo oggetto di indagine peculiare.
La Teologia Positiva studia il dato, positum, della fede, si concretizza nella teologia biblica e storico-
patristica. Le scienze esegetico-letterarie, storico-critiche, ermeneutiche hanno offerto degli apporti allo
sviluppo di questo ambito teologico.
La Teologia Sistematica o Dogmatica è la riflessione dei nuclei fondamentali in cui si articola il
credere cristiano, quindi riflette sulla Rivelazione concentrandosi su un suo aspetto o tema. Fin dai primi
secoli sono stati individuati questi nuclei fondamentali che sono tra loro in rapporto Dio Uno e Trino, Gesù
Cristo, la Chiesa, l'Uomo, la Creazione, le realtà escatologiche.
Attualmente, pur accettando queste articolazioni, si ritiene che la Rivelazione può essere
considerata da moltissimi punti di vista. Così sono emerse non solo le teologie del genitivo, ma anche le
teologie per contesti e per approcci culturali, le teologie per dimensioni, quali ad esempio la teologia
ecumenica, missionaria, laicale ecc.
La Teologia Pratica considera la fede nel suo realizzarsi qui ed ora. Si collocano in questo ambito,
generalmente, la teologia liturgica, la teologia morale, la teologia spirituale, la teologia pastorale.
Circa gli approcci: ogni ambito del teologare può essere considerato da punti di vista diversi, dipende
dai criteri con cui si delineano i campi di indagine. Es. quello ecumenico, femminista, simbolico, ecc. Come
si vede, si possono considerare le scienze teologiche da molti punti di vista, secondo un approccio
olistico o sistemico.

La riflessione teologica su Gesù Cristo


Si colloca nella teologica dogmatica o sistematica, seguendo i criteri epistemologici e metodologici del
teologare. Le sue esigenze scientifiche nel contesto socio-culturale e socio-religioso attuale sono espresse
sinteticamente nella riflessione sulla precomprensione, ossia sul primo momento del teologare un ambito
cristologico

Cristologia Spiritualità- Premessa 3