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LA CODA DEL LUPO - 1° cap.

(SVILUPPI SUL CASO "MOSTRO DI FIRENZE ")

IL TITOLO DI QUESTO SECONDO RACCONTO RIPRENDE L'IMMAGINE CHE


CHIUDE " I MOSTRI A QUATTR'OCCHI" OSSIA QUELLA DEL "LEPRE"
TRASFORMATO NELLA MENTE DI SVEVA DEFINITIVAMENTE IN "LUPO".

Quasi venti anni sono strascorsi ormai da quando Sveva ha cessato di frequentare Morty e da
quando sembrava terminata la serie degli efferati duplici delitti del mostro di Firenze.
Acqua ne è passata sotto i ponti traballanti che dovevano essere quotidianamente attraversati
dalla donna inquieta e sofferente ma ancora disposta a vivere con la stessa intensità, la stessa
generosità, la stessa voglia di lavorare e di amare.

Trovare un punto fermo dove, con pazienza, ricucire gli strappi degli affetti lacerati, trovare
nuovi amici, ricostruirsi una credibilità occupandosi ancora dei pittori, dei poeti, parallelamente
però ad altre attività che le permettessero di stare più vicino alla vecchia madre e ai suoi figli.

Nei rari momenti di relax, la voglia di seguire l’attualità sulla stampa o sul video per mantenere
contatti con l’esterno e la curiosità di informarsi sugli sviluppi del caso “mostro”, al quale, nel
frattempo, si erano aggiunti i così detti “compagni di merende”.

Pertanto, scorrevano sotto i suoi occhi le varie notizie di nuove indagini, con nuovi testimoni,
con arresti e sentenze più o meno definitive.

Un ventaglio di personaggi sospetti i quali avrebbero avuto in qualche modo a che fare col
“mostro” o con “i mostri”! ( Perché adesso non si parlava più di un unico individuo ma
addirittura di un “gruppo” ben organizzato di mandanti ed esecutori!)

Parecchi altri casi giudiziari per nuovi efferati delitti che a Sveva sembrava potessero essere
collegati per alcune particolari caratteristiche agli omicidi fiorentini.

A partire da altre uccisioni di coppiette eseguite all’estero, ( vedi ad esempio in Francia e in


Grecia, per citare le zone più vicine all’Italia) ; quindi la tragica scomparsa della nipote di
“Miranda”, (ex fidanzata del Pacciani) , trovata carbonizzata con il figlioletto nella sua piccola
utilitaria.

In seguito la morte orrenda di due “sardi” probabilmente legati al caso “Mostro”, anch’essi
incaprettati e dati alle fiamme!…E una scia di altri scomparsi tra i sospettati o i sospettabili
Su una scomparsa in particolare, Sveva aveva riflettuto a lungo: quella di un medico perugino
quasi coetaneo di Morty , che sarebbe stato poi ritrovato nel lago Trasimeno, dopo il mistero del
ripescaggio nello stesso lago di un secondo annegato, che i familiari del medico avrebbero
inizialmente riconosciuto come il proprio congiunto.

La donna si era spesso chiesta se il Lupo , che molte volte aveva espresso il proposito di recarsi a
Perugia a trovare un suo diretto superiore, divenutogli anche molto amico nel periodo in cui
svolgeva servizio militare nel corpo dei carristi, avesse avuto la possibilità di conoscere in quella
città anche il suddetto medico;

o se magari quest’ultimo potesse essere stato addirittura la stessa persona (Maggiore o Capitano
– Sveva non ricordava bene…), il quale aveva concesso permessi di congedo al Lupo in
occasione di alcune mostre di pittura, giustificandoli come “PREMI” , per la bravura dimostrata
dal medesimo nel “tiro al bersaglio”!

Erano pensieri e supposizioni che a volte impedivano a Sveva di prendere sonno, specialmente
nelle lunghe notti d’inverno, quando ella dormiva da sola nel retro del suo laboratorio di
artigianato, in una scomoda brandina collocata dietro ad una tenda e soffocata sotto una fila di
abiti da riparare.

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Si, perché la scelta di prendere in affitto un piccolo locale arredato con pochi mobili ed oggetti di
buon gusto, (presi in prestito da alcuni amici antiquari), dove ella poteva tenere esposto anche
qualche dipinto donatole da persone riconoscenti... - come pure collages piuttosto interessanti di
produzione propria - le concedeva di sbarcare il lunario lavorando con la sua vecchia macchina
da cucire collocata dietro ad un paravento, oppure sferruzzando maglioni per qualche signora
benestante che desiderava lavori fatti a mano.

Allo stesso tempo, lì aveva anche la possibilità di incontrare conoscenti o clienti che avevano le
sue stesse idee, con i quali poteva parlare di poesia e d’arte, condividere gioie e dolori…….

Aveva trovato quel piccolo fondo all’incrocio di due vie piuttosto centrali ma non molto
congestionate dal traffico; due vetrine che formavano un angolo retto, due manichini (un
bambino ed una fanciullina), qualche bambola degli anni ’30 – ‘40 rivestita con abiti fastosi, una
culla di vimini ricoperta di tessuto bianco adornato di pizzo traforato e contornata da gladioli
bianchi….

Sveva lavorava anche nelle ore di chiusura del negozio e trovava pure il tempo di scrivere
poesie. La sua vena sembrava inesauribile e non poche erano le segnalazioni che i suoi versi
ottenevano quando partecipava a qualche concorso letterario.

Era l’anno 1990. La sua vita avrebbe potuto essere abbastanza serena se non ci fossero stati i
soliti problemi della madre molto anziana e dei figli ormai cresciuti che reclamavano la propria
indipendenza!
A volte, guardando fuori attraverso le vetrine, aveva visto camminare il Lupo sul marciapiede
dell’altro lato della strada, quasi sempre in compagnia di qualche femmina particolare, sul genere
della madre di lui. Probabilmente cugine, più anziane, molto sofisticate.

Altre volte egli passava di lì con la vecchia macchinina grigio argento e con Tartarughina a
bordo!
E sempre guardava dentro il negozio con la coda dell’occhio; sembrava quasi che agisse di
proposito, per farsi notare, credendo di farle dispetto.

Invece Sveva pensava soltanto che mai, nemmeno una sola volta dal dicembre del 1985, quando
era andata personalmente a fare la sua denuncia alla Squadra Speciale Anti Mostro di Firenze, ed
aveva quindi spedito agli inquirenti alcuni lavori originali di Morty piuttosto compromettenti,
aveva ricevuto un benché minimo segnale da qualcuno degli “addetti ai lavori” che scagionasse il
sospettato o ne confermasse il coinvolgimento in quel caso che, per Sveva, sembrava complicarsi
ogni giorno di più.

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Il 9 settembre di quello stesso anno, Sveva, scorrendo le pagine di un quotidiano che raccontava
come il padre di una delle vittime del mostro si stesse rovinando economicamente, per pagare
investigatori privati che ancora non erano riusciti a trovare una qualsiasi prova per incriminare
definitivamente qualcuno dei sospetti - e ne trascriveva un accorato appello di aiuto rivolto a
quanti “sapevano qualcosa”che potesse servire ad aprire almeno uno spiraglio sulla probabile
identità dell’assassino,- si sentì scossa e coinvolta a tal punto che decise di scrivere a quel
genitore disperato.

Era una giornata grigia, che non prometteva molti clienti, e la donna velocemente stese un
“memorandum” riguardante Morty, corredandolo di fotografie e di fotocopie e mettendo in
evidenza tutte le coincidenze che ella aveva scoperto durante le frequentazioni con il suddetto
individuo e che riguardavano spostamenti, viaggi all’estero, contatti con persone facoltose dedite
al sadomasochismo, al sesso di gruppo, alla pedofilia e persino alla magia nera.

Un documento buttato giù sulla macchina da scrivere senza badare alla forma e con molte
aggiunte e correzioni manuali;
ma Sveva lo spedì così, senza trovare il tempo di trascriverlo , raccomandando al destinatario di
non consegnare quel materiale alla polizia.

Il motivo di questa richiesta conseguiva dal fatto che ella più di una volta aveva cercato invano
di contattare la Squadra Speciale Antimostro per avere notizie in merito alla sua deposizione del
dicembre 1985, che sembrava ormai inesistente e, specialmente, dopo gli interrogatori subiti in
seguito da altri due Marescialli dei carabinieri che avevano agito in autonomia, uno dei quali le
aveva sottratto persino alcuni scritti ed immagini relative al caso, con la promessa di restituirle il
tutto dopo aver fatto le relative fotocopie.

Invece, anche questa volta, forse perché Sveva aveva rivelato loro il nome di un politico molto
influente che proteggeva la famiglia di Morty, quei probabili indizi si erano come volatilizzati.

Da sottolineare inoltre , in calce alla lettera spedita dalla donna, la dichiarazione di essere
disposta a consegnare in seguito anche altre immagini originali, se il destinatario lo avesse
creduto opportuno, solo e direttamente nella mani di costui, senza pretendere assolutamente
ricompense di alcun genere.

Passarono alcuni giorni prima che Sveva, preoccupata per lo strano silenzio sia del telefono
come della stampa, che niente di nuovo segnalava di notevole a carico del “mostro”, trovasse su
un quotidiano un’ampia dichiarazione di quel genitore sopra menzionato, nella quale egli si
rallegrava che “dopo lunghi cinque anni di vane supposizione e di molte chiacchiere,” finalmente
aveva avuto notizie da una persona che sembrava in possesso di elementi molto significativi per
una decisiva svolta del caso.

Sveva era felice e, convinta di aver ridato un po’ di entusiasmo a quell’uomo e a sua moglie,
ormai quasi rassegnati a dover rinunciare a qualsiasi speranza di trovare l’assassino della loro
unica figlia, attendeva con ansia una comunicazione, che non arrivò; anzi, curiosamente,
nemmeno sui giornali uscì più una parola sull’accaduto.

Così, dopo un po’, assai titubante, la donna si decise ad usare il telefono, per contattare anche a
voce quella disgraziata famiglia ed ebbe risposta dalla madre, la quale affermò di aver ricevuto il
materiale che però “ormai” era già in mano ai “poliziotti”, dai quali avevano avuto ordine
tassativo di non parlare con chicchessia e in particolar modo proprio con Sveva .

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Incredibile! Come? Ella si era esposta per loro così tanto da mettere in gioco la propria sicurezza
e si sentiva negare persino una telefonata!
Era troppo per il carattere impetuoso della donna, la quale, dopo qualche giorno, decise di
richiamare, sperando questa volta di trovare il padre.

Invece fu di nuovo la signora a rispondere; ma disse soltanto che erano stati convocati ad una
riunione della polizia in San Giovanni Valdarno, insieme ad altri genitori dei ragazzi uccisi,
e in quella occasione era stato intimato loro di consegnare qualsiasi documento relativo alle
indagini. Quindi ribadì che non poteva dirle di più e che desiderava non essere “disturbata”.

Sveva era furibonda. Voleva andare più a fondo. Le sembrava impossibile che queste persone
che ella aveva cercato di aiutare tanto disinteressatamente le voltassero le spalle in una maniera
così scortese e si sentiva veramente tradita.

E lo fu ancora di più quando, dopo un breve lasso di tempo, vide entrare nel suo negozio due
individui in borghese che si qualificarono “poliziotti”, senza però mostrare il tesserino.
Erano di statura media, tendente al piccolo, vestiti con abiti per niente ricercati, anzi ; uno
portava una camicia di flanella a quadrettoni e l’altro un giubbetto corto forse di pelle finta.

Anche i capelli non erano curati e il più scuro dei due, li aveva piuttosto lunghi, come la barba ed
i baffi.

Con atteggiamento molto brusco, tentarono subito di intimorirla chiedendole perché fosse tanto
accanita contro una certa persona (e alludevano a Morty) da accusarla di avere a che fare col
“Mostro”ed esternare le proprie convinzioni fino a cercare di coinvolgere anche i genitori di una
delle vittime.

Ma Sveva, molto decisa e convinta che i due non fossero affatto poliziotti, semmai investigatori
privati o scagnozzi di qualcun altro, li mise velocemente a conoscenza di ciò che evidentemente
nemmeno immaginavano, ossia di aver debitamente denunciato già da tempo il Lupo per
motivazioni piuttosto serie e di aver cercato di aiutare i due sventurati coniugi di cui sopra
unicamente spinta dalla palese sofferenza dimostrata soprattutto dal padre.

La constatazione che i due pseudo poliziotti non avevano impressionato per niente la donna, in
un certo senso li aveva spiazzati; quindi non seppero aggiungere altro che –“Comunque stia
molto attenta, perché se non la smette, sarà sicuramente denunciata per MOLESTIE”.-

“Bene – rispose Sveva - vorrà dire che da oggi in poi penserò esclusivamente alla sicurezza della
mia famiglia! Aveva ragione mio zio quando diceva di stare attenti mentre si lava il c… all’asino
a non prendere calci in faccia! Tanti saluti al Mostro e a chi vi manda!”-

E, da quel giorno, ella cercò veramente di pensare ad altro, anche perché un acre odore di guerra
che giungeva dal golfo Persico, faceva dolere il cuore di Sveva, consapevole di avere due figli
maschi che avrebbero rischiato di essere richiamati sotto le armi.

Per lei, che aveva vissuto la seconda guerra mondiale da bambina e al passaggio del fronte,
all’età di sette anni, aveva dovuto abbandonare la sua casa per fuggire con i genitori in
montagna, dove aveva provato la fame, la paura, il terrore per i bombardamenti e per le
incursioni delle S.S. , era spaventoso soltanto pensare che i suoi figli e la sua bella figlia
ventenne potessero ritrovarsi ad affrontare addirittura un conflitto nucleare!
La guerra del Golfo - 2° cap.
IL 17 GENNAIO 1991 , SCOPPIAVA LA 2a GUERRA DEL GOLFO

Iraq contro Kuwait e Emirati Arabi . Un conflitto legato ai forti interessi economici derivanti
dalle estrazioni e dal mercato del petrolio “greggio”.

Già dal 2 agosto 1990 l’ONU aveva condannato l’Iraq, decretando il blocco economico, navale
ed aereo a seguito dell’occupazione del Kuwait da parte dell’esercito iracheno.

E il giorno 15 gennaio - giovedì - alle ore 0,30 ( ore 19 di New York), una coalizione
internazionale sotto la bandiera dell’ONU , comandata dagli Stati Uniti d’America, dà inizio
all’operazione “tempesta nel deserto” la più grande battaglia aerea e tecnologica della storia, nel
corso della quale verranno usate perfino armi chimiche e batteriologiche.

I potenti missili CRUISE, colpiscono i primi bersagli alle ore 05,05 e un inferno di fuoco si
scatena contro l’Iraq.
500.000 sono gli uomini coinvolti nella battaglia, dove si conteranno più di 300.000 morti.
Al conflitto, partecipa anche l’Italia, con 28.000 soldati e otto aerei da combattimento
TORNADO, uno dei quali sarà abbattuto.

Il 25 gennaio, gli iracheni incendiano i pozzi petroliferi nel Kuwait, che continueranno a bruciare
per mesi.

38 giorni di una guerra incredibile, 38 notti durante le quali Sveva rimane incollata davanti alla
T.V. per i notiziari non-stop di canale 5, tremando e piangendo per tutti gli orrori che una guerra
comporta in ogni caso, specialmente a carico dei più deboli ed innocenti, bambini, vecchi,
malati; e pregando il Signore che quell’inferno non durasse a lungo.

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Quando, finalmente, sembrò scongiurato il pericolo che il conflitto potesse allargarsi ancora e le
ansie di Sveva si allentarono, le preoccupazioni della donna imboccarono ben presto altre
direzioni, dato che si prospettò l’urgenza di trasferire la vecchia madre non più autosufficiente,
dalla sua casa di campagna ad una pensione privata nei pressi del laboratorio artigiano.

Questo in un primo momento, perché nel giro di tre anni, furono addirittura quattro i
cambiamenti di residenza della poveretta, la quale, nonostante Sveva tralasciasse spesso la
propria attività per seguirne da vicino le vicende, era molto irrequieta e non si adattava
facilmente alle regole delle varie “case protette”.

In più, la salute della nostra protagonista , lasciava molto a desiderare e la fatica e i pensieri non
le giovavano , costringendola a strappare con i denti un minimo di tempo per curare alla meglio i
propri acciacchi.
Normale che si dedicasse pochissimo all’informazione sullo svolgimento delle indagini per
quanto avveniva nel frattempo a Firenze ed in particolare nei dintorni ; luoghi dove si presumeva
fosse nascosta la famosa pistola usata dal “Mostro” o dove si potevano scovare nuovi indizi.

Da tempo si parlava di una “villa dei misteri”, frequentata da un giro sospetto di persone
danarose e di artisti equivoci, alcuni dei quali stranieri, - che vi soggiornavano anche per lunghi
periodi - e gli inquirenti avevano scavato non poco nell’ambiente trovando tracce interessanti.

In più, i sospetti si erano accentrati su un contadino, certo Pietro Pacciani, già condannato per
aver ucciso in gioventù l’amante della propria fidanzata Miranda, ed aver scontato in carcere
tutta la pena, prima di contrarre matrimonio con una sempliciotta di nome Angelina, con la quale
aveva messo al mondo due figlie, a quel tempo già ragazzine.

Su quest’ultimo pendeva pure l’accusa di avere stuprato addirittura anche le due bambine, delle
quali avrebbe abusato ripetutamente.
E anche per questo fatto era già stato condannato.

Tant’è che,durante i mesi di aprile e di maggio 1992, la casa di Pacciani venne accuratamente
perquisita ; e dopo la casa si passò all’orto, dove, guarda caso, si rinvenne anche, ben nascosto ed
arrugginito, perfino un bossolo della famigerata pistola, un’ altro pezzo della quale, smontata ed
accuratamente avvolta in un ritaglio di stoffa a fiorellini era già stato fatto trovare in precedenza -
sempre nell’orto medesimo - da una persona che aveva spedito alla polizia una lettera anonima.

Nell’abitazione di Pacciani si recuperarono pure le due giacche da sera inizialmente attribuite ai


due ragazzi tedeschi uccisi nel 1983, blocchi di carta da disegno acquistati in Germania, con il
prezzo sul retro scritto a lapis in lingua tedesca, alcuni porta-sapone di plastica rosa , anche
questi di fabbricazione tedesca: inoltre, alle pareti erano appesi quadri e disegni non eseguiti dal
contadino ma da pittori professionisti, uno dei quali, sicuramente , era uno degli stranieri
frequentatori della “villa dei misteri “.

E a Sveva tutti questi oggetti erano familiari, come se li avesse già visti e toccati più volte, ma
non in sogno o nella fantasia!
I blocchi da disegno sembravano identici ai tanti ammonticchiati uno sull’altro sul tavolino dello
studio di Morty, a Z; i portasapone di plastica rosa eguali ai due bene in vista nel bagno di
Morty; le due giacche, una di velluto rosso e l’altra nera, erano come quelle che Morty aveva
dichiarato di aver lasciato in regalo a un “amico di Firenze” perché, - egli diceva,- gli erano
diventate strette.

Perfino lo straccetto a fiori, nel quale era involtato il pezzo della pistola e che, si disse era uguale
ad altri stracci presenti nel garage di Pacciani, era come quelli che Morty teneva nel cassettino
del cruscotto della sua auto, ritagliati, -affermava,- da una vecchia camicia da notte di sua madre.

E i quadri appesi in casa del contadino di Mercatale, e che Sveva credette di riconoscere come
quelli che faceva Morty, sembrava che invece fossero stati dipinti da uno di quei pittori stranieri
di cui si parlava sopra, ben noto al Lupo ,
il quale aveva detto a Sveva di lui : “Un giorno sono stato a trovarlo nel suo studio, sulla via per
Bologna, vicino a Modena.. Sai, fa delle cose molto simili a quelle che faccio io e ci siamo
scambiati anche alcuni dei nostri lavori per ricordo.”

Così, tornando indietro con la mente, a Sveva riaffioravano dei particolari ai quali, forse, non
aveva prestato molta attenzione.
Ad esempio, a proposito delle giacche regalate agli amici di Firenze, avendogli la donna
domandato chi fossero questi amici, dopo un attimo di imbarazzo il Lupo aveva chiesto a Sveva
se per caso conosceva un certo Vanni, magro e mingherlino..

Quindi aveva cominciato a raccontare di un altro uomo che , in passato, quando la famiglia
Scorpio partiva da T per passare le vacanze nella fattoria della zia di Vinci, veniva da Firenze col
biroccio ed il cavallo per caricare le valige ed i bagagli che poi riportava a casa Scorpio a fine
stagione.

(Che fosse per caso il Pacciani, che da giovane aveva il carro col cavallo ed abitava ancora dalle
parti di quella famosa zia?)

Dopo questi ricordi ed alcune considerazioni, Sveva non si impegnava più di tanto e correva
avanti e indietro con la morte nel cuore dal suo laboratorio alla casa di riposo, dove la mamma
mandava segnali sempre più allarmanti sulle proprie condizioni di salute.

Era il 16 gennaio 1993 quando Pacciani venne arrestato.


ANIMALI AMMAESTRATI E NON
Con l’arresto di Pacciani, che già aveva ricevuto nell’ottobre 1991 un avviso di garanzia per gli
omicidi del “mostro”, si era messo in moto un grandissimo spettacolo da circo equestre dove si
alternavano numeri di pagliacci, animali ammaestrati e non , saltimbanchi di ogni genere e di
ogni età.

Squallidi personaggi che recitavano farse da bordello sollazzando magistrati, inquirenti , legali e
giornalisti, i quali, con aria di sufficienza, ma in realtà sogghignando sotto i baffi, provocavano
gli attori a fornire spiegazioni e risposte oscene, al limite della decenza e a volte addirittura
demenziali.

E, quando iniziò il processo, il 1° novembre 1994 , nelle prime trasmissioni televisive che
riguardavano l’argomento, vedendo da vicino sugli schermi televisivi le sembianze di tutti coloro
che erano coinvolti in quella sporca faccenda e ascoltando le loro voci, Sveva si convinceva
sempre di più di assistere ad una traballante ed orrida commedia piena di equivoci e depistaggi.

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Era stato un periodo terribile per la nostra protagonista; la madre della quale se n’era andata a
novantasei anni, all’inizio del 1994 , dopo estenuanti mesi di sofferenze, dovute anche
all’accanimento terapeutico usato su di lei dai medici dei diversi ospedali nei quali era stata
ricoverata.

Sveva aveva smesso addirittura di lavorare ed era stata costretta ad abbandonare anche
quell’ultimo sereno rifugio che si era costruita e dove aveva nutrito speranze come sempre
disilluse, non essendo più in grado di pagare l’affitto del locale.

Si era ritirata a vita privata, confortata dall’affetto di un uomo più anziano di lei, vedovo, che le
aveva offerto ospitalità e compagnia e ormai, le uniche occasioni per incontrare gli amici erano
le mostre di pittura, alle inaugurazioni delle quali solitamente veniva invitata, o la presentazione
di qualche nuovo libro.

Pochi viaggi, qualche vacanza estiva sui monti della Garfagnana, tra i laghi di Vagli e di
Gramolazzo , la dolce quiete dei boschi di Sillano, i meravigliosi gelati "ai frutti di bosco" del
"Carpe Diem" e i prati verdi del Pradarena.

Il corpo sempre più pesante ; la mente sempre più stanca.

Non c’era più la voglia di organizzare alcunché né di combattere per ottenere risultati che
avevano perduto completamente importanza.

Tante le ore, specialmente d’inverno, trascorse davanti al televisore, dove ogni tanto,
riapparivano le immagini del Pacciani che si proclamava ”un povero agnelluccio indifeso” e
degli “amici di merende” : Mario Vanni e Giancarlo Lotti.

Personaggi assolutamente improbabili come “mostri”, secondo Sveva, ma credibilissimi come


guardoni e manutengoli ; “capri espiatori” manovrati da un pericoloso e danaroso mandante -(il
vero assassino) - il quale avrebbe offerto loro un grosso vantaggio economico in cambio di una
“confessione di colpevolezza”.

Sempre meglio questo di una morte certa, come era successo per i sardi morti incaprettati e
bruciati e per la nipote di Miranda!

Infatti, mentre Pacciani, - che mai aveva confessato ed era già stato assolto il 13 febbraio ’96, -
era ammalato e in attesa di un nuovo processo - poiché la Cassazione aveva cancellato la
sentenza precedente, - venne sicuramente ucciso nella sua casa di Mercatale da qualcuno che ,
approfittando del suo grave mal di cuore, se ne servì per ammazzarlo prima che potesse
raccontare tutta la verità..(22 febbraio 1998)

E cosa dire del secondo amico, Giancarlo Lotti, che al contrario si era autoaccusato,
evidentemente per mettersi al sicuro, ed era stato arrestato il 2 gennaio 1997 e condannato a 26
anni di pena?
Anch’egli morirà stranamente e immaturamente nella primavera del 2002.

(Ricordiamo fra le tante trasmissioni TV "Un giorno in Pretura" - Aprile 2002)

L'unico forse riuscito a scamparla fu Mario Vanni, condannato all’ergastolo ed ancora in vita, ma
che attualmente fa nuove rivelazioni e ritratta altre cose, sotto l’influenza di vecchi amici loschi,
che vanno a registrare in carcere le sue senili e svanite affermazioni con l'autorizzazione di
chissà chi...

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A proposito dell’anno 2002, cosa ricompare sulla cronaca nel mese di giugno, riguardante il
nostro “mostro”?

A Sveva quasi schizzarono gli occhi fuori dalle orbite leggendo della riesumazione del corpo di
quel medico perugino che sembrava fosse affogato nel Trasimeno, Francesco Narducci, la morte
del quale le aveva creato non pochi sospetti su una probabile relazione di amicizia con Morty!

Quindi, ancor di più, quando il 20 dicembre - sempre del 2002 -


vennero resi noti gli esiti delle perizie eseguite sul corpo dello stesso medico, che attestavano
essere egli deceduto per “asfissia meccanica violenta da costrizione del collo”.

Risultava infatti che egli, scomparso nell'ottobre 1985, all’atto del ritrovamento, in realtà non
fosse in acqua ma su un isolotto - e ”incaprettato”, alla stessa maniera di altre persone di cui
abbiamo già detto sopra ; uccise perché coinvolte nella storia del serial killer.
L’operazione di riesumazione era stata richiesta dalla Procura di Firenze, e precisamente da
Michele Giuttari, attualmente capo del GIDES.

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Sarà per gli occhi scuri e le sopracciglia dritte, o per i capelli lisci pettinati all’indietro, Michele
Giuttari somigliava tanto a quel giovane “Dottore” che era presente alla S.A.M. il giorno in cui,(
agli inizi del dicembre 1985), Sveva era andata a sporgere denuncia contro il Lupo, ed aveva
mostrato molto interesse per le dichiarazioni della donna; ed ella provava una forte simpatia
verso di lui ogni qual volta lo vedeva apparire in TV.

Anche se adesso era grassoccio e con i capelli brizzolati, venti anni fa poteva essere stato magro
e snello, non vi pare?

Così Sveva provò a telefonare a Firenze, chiedendo di poterlo contattare; ma ogni volta
rispondeva una voce femminile dicendo che “il Dottore “ era occupato. Avrebbe voluto
chiedergli che fine avessero fatto le varie missive da lei spedite dopo quel fatidico giorno,
contenenti anche immagini che ella aveva ritenuto importanti per convalidare le proprie
affermazioni – ( era arrivata anche la ricevuta di ritorno !) - o se conosceva l’esito dei vari
interrogatori ai quali l’avevano sottoposta i “Marescialli” che avevano agito in autonomia!

Tutto inutile; aveva lasciato il proprio numero di telefono chiedendo di essere richiamata ma
nessuno la cercò più.

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Allora ella ricominciò a studiare con maggiore attenzione i “memory” di Morty, ora che aveva
tempo a disposizione, traducendo dall’inglese tutte le parole e le frasi contenute in quei lavori,
capovolgendo le immagini per scrutarle da ogni lato, prestando più attenzione a tutti i numeri
inseriti, sicuramente non a caso.

E sempre scopriva qualcosa di nuovo, qualcosa che la faceva tremare e le fermava il fiato in
gola! Oltre alla testa distorta e alla bocca urlante dell’autore, raffigurato sempre come il
“Mostro” , a volte quasi emergente da un orrendo feticcio peloso, altre con la svastica nel cranio
ed i colpi di pistola uno sulla guancia destra e un altro sotto l’orecchio sinistro, - i punti
nevralgici dove egli dava il “colpo di grazia” alle vittime,- altre ancora mentre cercava di
esprimere visivamente le sensazioni provate prima o dopo i delitti usando spesso ON oppure
AUT o ancora REPEAT…..

Un’altra cosa tremenda, l’aver usato anche le immagini delle vere vittime, se pure in maniera
anomala o parziale, per raccontare le reali sofferenze delle stesse, procurate dalle aberrazioni di
un cervello malato! .

Ci sono poi alcune foto, somigliantissime alla Dottoressa Della Monica, vicino alla quale egli ha
collocato una piccola cassetta per la corrispondenza, con appoggiato sopra un seno di donna
reciso.

Come mai, se questi lavori di Morty sono stati eseguiti nel 1984, c’era già raffigurata la donna
alla quale il Mostro ha inviato per posta una parte del seno della ragazza francese, uccisa nel
1985?
TRASFERIMENTO IN TOSCANA
Intanto, Sveva era venuta a sapere che il Lupo si era fatto trasferire in Toscana, forse a causa
della morte del padre, per non lasciare la madre sola, o per altri motivi personali.

Pertanto insegnava in una città vicina a T e andava avanti e indietro con il treno.

Anche Sveva aveva da poco cambiato abitazione, quindi era più difficile che si potessero
incontrare, anche per caso.

L'ultimo episodio buffo che le avevano raccontato sul suo conto, era di qualche anno prima,
quando un conoscente comune disse di averlo visto sul sagrato di una chiesa di T mentre litigava
con la Tartarughina e schiacciava bestemmie a voce alta, finché la sua compagna l'aveva preso a
schiaffi.

Lui, da buon masochista, felice per per i ceffoni, l'aveva abbracciata e nell'impeto erano ruzzolati
ambedue dalla scalinata della Chiesa per finire sdraiati sul ghiaino della piazza a baciarsi come
forsennati.

Nemmeno per quanto riguardava l’attività pittorica di Morty, a parte qualche immagine a colori
apparsa su Eco d’Arte moderna, Sveva non aveva più visto qualcosa che potesse piacerle, come
se egli avesse perduto non solo la fantasia ma addirittura la voglia di esprimersi con i colori, la
voglia di vivere.

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Nel 1997, a T. si era ricostituito un gruppo di pittori e poeti, al quale apparteneva anche Sveva, la
quale, in virtù delle passate esperienze, riusciva a farsi prestare da un Ente pubblico gli ambienti
per le riunioni e per le manifestazioni , unitamente ad ottenere qualche contributo per stampare
depliants o piccoli fascicoli di poesia.

Le persone che componevano il gruppo, erano dotate di una particolare sensibilità che si
dimostrava specialmente ogni qualvolta c'erano situazioni difficili da superare insieme,
avvenimenti che toccavano un po' tutti, come ad esempio l'attentato alle torri gemelle di New-
York dell'11 settembre 2001.

In quell'occasione, i poeti si erano presentati con alcune proprie liriche dettate dall'emozione e
dall'orrore provocato da quel terribile avvenimento, ed era stata bellissima quella corale
partecipazione di anime, il sentirsi veramente fratelli.

La donna, nonostante i mille problemi di salute, aveva bisogno di questi rapporti per non sentirsi
definitivamente spenta,
tanto più che, dopo tragedie di questo genere, per molto tempo non riusciva più a scrivere
nemmeno un verso.

Perciò si era impegnata molto in questo suo ruolo di pubbliche relazioni e aveva organizzato
interventi notevoli che avevano radunato un gran numero di persone nella Sala dell’Ente, con
grande soddisfazione della presidenza.

Era un impegno saltuario, che aveva però ridato entusiasmo a Sveva facendola sentire ancora
“utile” e considerata . Tutto ciò fino al l’anno 2002, quando cominciò a prospettarsi il rischio
che, una volta o l’altra, si vedesse arrivare all’improvviso qualche presenza indesiderata, ora che
il Lupo era rientrato definitivamente nella propria abitazione .

Infatti, non passò molto tempo prima che egli giungesse a programmare una mostra personale
proprio nella sala dove si riuniva l’associazione di Sveva e cominciasse a frequentare l’ambiente
con la scusa di preparare il catalogo. Ella si incrociò con lui un paio di volte e, fortunatamente,
era in macchina, mentre il Lupo stava camminando a piedi.

Ma fu tanto il rigetto che ella provò nel vederlo, che decise immediatamente di abbandonare
anche quell’incarico che la teneva in vita, maledicendo il destino che continuava a mettere sulla
sua strada un individuo così disgustoso.

Possibile che costui se ne andasse ancora in giro, libero di insegnare e di mostrare in giro la sua
faccia e le sue aberranti creazioni senza che qualcuno si accorgesse di quanto poteva ancora
nuocere, specialmente per gli alunni del liceo artistico in cui svolgeva la propria attività?

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Sveva usciva ogni volta dalle proprie esperienze con le ossa rotte, ma anche in questa occasione
era sopravvissuta.
I legami con i suoi figli erano più stretti, adesso; a costo di grandi sacrifici aveva di nuovo una
“famiglia”.

Era riuscita , lavorando con il computer, a realizzare il grande sogno di creare qualcosa di
veramente importante per ricordare il proprio padre, pubblicando un magnifico sito-internet
a suo nome; ed anche per conto proprio aveva pubblicato poesie e racconti in internet, accolti
con molto interesse dai numerosi ed affezionati visitatori.

Forse Dio , per farle dimenticare tutto il male che aveva tentato più volte di annientarla, le aveva
fatto arrivare, in una notte di blackout, (buio totale,) uno splendido nipotino, la luce dei suoi
occhi stanchi.
Valeva ancora la pena di vivere!

E così, tra la casa, i figli, il bambino, il computer e tutti i malanni che si trascinava dietro, Sveva
trascorreva i suoi giorni, che passavano comunque molto velocemente, sperando di poter
trascorrere con tranquillità almeno l’ultima parte della sua vita.

Le moltissime cose successe nel 2002, però, tante delle quali rimaste in sospeso, fra cui anche la
riapertura del caso "Narducci" con un possibile collegamento al Mostro di Firenze, avrebbero
potuto costituire un motivo di preoccupazione.

E non sapeva che, nel 2004, un altro ciclone stava per abbattersi sopra di lei e che ancora non era
giunto il momento di abbassare la guardia.
5 ° cap. - Da un messaggio su internet a un
volto in T.V.
Il 9 luglio del 2004, mentre Sveva leggeva svogliatamente su internet la posta a lei indirizzata,
trovò uno strano messaggio che la sorprese non poco e, dato il tono piuttosto esaltato della
missiva, la lasciò piuttosto perplessa.

Il testo della e-mail era il seguente:

"Ho sentito un tremito....."

Ciao Sveva, spiegarti chi sono é difficile, sicuramente le nostre sofferenze si capirebbero tra di
loro meglio, e più velocemente.
Ho un sito, www...it - visitami e così mi vedrai.
Sveva, lo chiedo al tuo cuore, perché é stato il mio cuore a vibrare, quando ho letto i tuoi versi
dedicati al mostro di Firenze. Vogliamo insieme, stroncare questa scia di sangue, che sotto forme
diverse, continua?

Tu sei una persona ispirata, dammi un segno, mi adeguerò alle tue


indicazioni, ma se questo mondo deve continuare a mostrare ai nostri figli la bestia nascosta che
é nell'essere umano, noi che "sentiamo", dobbiamo agire, e riportare quell'arcobaleno nel
cielo...... mi aiuti?

(Firma del mittente)


(Omettiamo il nome della giornalista, molto conosciuta anche se non iscritta all'albo)

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Il mese di luglio rappresentava “l’incubo” per Sveva, da quando aveva dovuto rinunciare alle
vacanze in alta Garfagnana poiché le quote oltre gli 800 metri le procuravano problemi al cuore;
così, il messaggio di cui sopra la colse in un momento molto critico, costretta a rimanere sempre
in casa per la difficoltà di camminare senza indossare il busto, fradicia di sudore, affranta per la
stanchezza di dovere comunque provvedere alle necessità familiari, desiderosa soltanto di
starsene il più possibile sdraiata sul letto o sul divano a farsi vento con un giornale o con il
ventilatore sempre vicino.

Ormai da qualche anno, cercava di sbrigare tutti gli impegni prima che arrivasse il grande caldo,
consapevole che, in caso contrario, avrebbe dovuto rimandare ogni scadenza come minimo ad
ottobre!

Però rispose al messaggio , innescando un susseguirsi di telefonate chilometriche che la


giornalista, quotidianamente ed anche più volte al giorno, le faceva.
Dato l’argomento scottante delle conversazioni, Sveva la invitò a darsi una calmata, perché
assolutamente non desiderava mettere al corrente della cosa il suo anziano compagno o i figli che
erano spesso in casa, ritenendo, giustamente, che a distanza di tanti anni, avrebbe potuto
compromettere nuovamente i rapporti familiari a fatica recuperati.

E, se poi per caso fosse stata messa pubblicamente in piazza per rivangare dichiarazioni che in
definitiva erano già state dette e sottoscritte a chi di dovere, non si sarebbe mai presentata in
un’aula di tribunale né tanto meno in qualche trasmissione radiofonica o televisiva.

L’unica cosa che Sveva avrebbe gradito, semmai, era poter conferire in privato con Michele
Giuttari, che la giornalista affermò di conoscere bene, assicurandole pure che avrebbe cercato di
organizzare quanto prima un incontro a tre con il magistrato in una località facilmente
accessibile,non lontana dall’abitazione della nostra protagonista.

La Signora era molto impaziente ; avrebbe voluto partire subito per sapere di più, per vedere con
i propri occhi il materiale in possesso di Sveva e cercava di coinvolgerla al massimo non
comprendendo le difficoltà della donna che non poteva e non voleva ricevere gente in casa,
annusando nell’aria odore di tempesta

Era anche un periodo in cui la famiglia si trovava economicamente a terra.


Un vero problema arrivare in fondo al mese con la misera somma rimasta a disposizione per le
spese strettamente ndispensabili; figuriamoci se si dovevano mettere in conto oneri
supplementari per rimuovere uno strato di polvere infetta che avrebbe potuto mettere a rischio
persino la vita di tutti i componenti del nucleo familiare!

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Seguì un periodo di silenzio e Sveva pensava che la giornalista fosse andata in ferie, come aveva
accennato. Già si stava rilassando, quando ebbe nuovamente notizie che capovolgevano in un
certo senso la situazione.

La Signora raccontò che i suoi rapporti con Giuttari si erano guastati, per cui l’incontro con lui
non si poteva più combinare; però si dichiarava molto interessata a mandare avanti la faccenda
per conto proprio e chiedeva di poter vedere lo stesso il materiale ed eventualmente ritirarlo per
studiarselo con comodo.

Sveva non era entusiasta di come si prospettava la situazione: non avrebbe mai lasciato che una
estranea si appropriasse di cose che potevano avere un valore grandissimo, per quello che
contenevano ed esprimevano..

Ebbe però la debolezza di promettere alla Signora che, con calma, quando sarebbe stata meglio e
in grado di poter uscire per fare le fotocopie di tutti i documenti in suo possesso, avrebbe cercato
di riordinare il tutto in successione cronologica e avrebbe scritto pure una specie di relazione per
spiegare il significato che ella aveva attribuito ad ogni singola immagine.
La giornalista ancora insisteva per mettere fretta a Sveva, che fu irremovibile e quando le spedì
per posta il plico che aveva preparato pazientemente, all’indirizzo che ella le aveva indicato, era
già trascorsa la prima decade di settembre.

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Sveva pensava che la giornalista sarebbe stata abbastanza accorta nel gestire la situazione in
modo da non coinvolgerla direttamente e, sapendo bene che esistono delle leggi a tutela del
diritto d’immagine, mai avrebbe sospettato che ella potesse approfittarsi di tutto quel materiale
scottante per pubblicare il tutto sul proprio sito internet.

In più, usava contemporaneamente brani tratti dal sito di Sveva dopo averli manipolati e
contraffatti, con l’aggiunta di particolari inesistenti, partoriti soltanto dalla sua fantasia e
fingendo addirittura di riportare “interviste”, rilasciatele direttamente da quell’ingenua fonte di
notizie che le stava offrendo l’opportunità di costruirsi un formidabile scoop.

Durante le lunghe telefonate che continuavano a susseguirsi tra le due donne, Sveva le
raccomandava invano di stare attenta, perché le sembrava che l’altra avesse imboccato una strada
troppo pericolosa ed era ormai consapevole che in quel modo l’avrebbe costretta ad esporsi
pubblicamente, una volta che Morty avesse visto le proprie immagini e avesse voluto sporgere
denuncia contro qualcuno.

Ma l’altra le rispondeva di non preoccuparsi : “Dai la colpa a me, se qualcuno ti viene a cercare!
Preoccupati piuttosto di trovarmi dei possibili contatti tra Morty e (….) oppure con (….)…”
E si riferiva quasi sempre a persone nobili o famose.

Mentre Sveva era convinta che vi fossero altre cose più importanti su cui investigare, come ad
esempio se e dove Morty e il Narducci potevano essersi conosciuti - e se erano stati insieme nel
corpo dei carristi al tempo del servizio militare.

Era diventato un chiodo fisso, per la donna, arrivare a sapere la verità ; e a questo punto
dell’inchiesta sul medico di Perugia, poteva essere fondamentale accertarsi di questi particolari!

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Invece a Sveva risultava, da quanto aveva potuto leggere sul sito della giornalista, che ella
addirittura avesse diverse volte incolpato dei delitti del “mostro” altre persone, tutti personaggi di
spicco ed abbastanza riconoscibili, in una sorta di onnipotente follia, senza preoccuparsi
minimamente delle conseguenze.

E riflettendoci sopra, Sveva si domandava anche come mai, questa, se in effetti aveva davvero
altri “sospetti” che più si avvicinavano all’idea che si era fatta del “proprio” mostro, continuava a
mettere in pericolo, oltre sé stessa e la propria famiglia, anche persone estranee , trattando senza
un motivo ben preciso e così alla leggera argomenti tanto pericolosi.
In certi momenti, Sveva era proprio sconcertata da questi tentativi della donna di trovare “per
forza” un colpevole, allo scopo poter uscire da una situazione che le doveva stare tanto “stretta”,
da farla sembrare quasi un’ape impazzita dietro il vetro di una finestra chiusa.

Per questo, i timori di Sveva crescevano, giorno dopo giorno, fino a tramutarsi in paura e quindi
in panico, allorché seppe che il materiale da lei spedito era ormai già stato presentato dalla
giornalista alla Procura di Perugia e che il suo nome era già stato fatto, per cui doveva soltanto
aspettarsi di essere sicuramente contattata dagli inquirenti di quella zona, dato che il Dott.
Giuttari, al momento, non essendo più nelle grazie della suddetta Signora , forse sarebbe rimasto
all'oscuro di questa vicenda ancora per un po'.

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Durante l'anno in corso,(si parla sempre del 2004), dopo il gravissimo attentato dell’11 marzo in
Spagna, con 10 bombe che avevano provocato 198 morti e 1500 feriti su 4 treni di pendolari, il
globo aveva continuato a girare, sconvolto e dilaniato da milioni di drammi quotidiani, dalla
guerra in Iraq alle altre guerre, razziali o religiose che fossero, o legate agli interessi economici
dei governi o dei privati.

E gli innocenti continuavano a morire a grappoli, senza alcuna via di scampo, come mosche
prese in trappola dalla carta moschicida; e venivano ammucchiati nelle fosse comuni, scavate in
fretta, con le baionette ancora sanguinanti, nel ventre della terra, madre di tutti noi, giusti ed
assassini.

Essa riaccoglieva quei figli che le venivano restituiti squartati, fatti a pezzi, irriconoscibili,
bruciati delle fiamme dell’odio dei fratelli; ma forse un giorno!...quel giorno si sarebbe ribellata
allo scempio ed avrebbe dato segnali tremendi!

Bastava che qualcuno come Osama Bin Laden, dirigesse il suo indice sempre puntato verso una
qualsiasi località del mappamondo per scatenare un nuovo inferno.

E, di rimando, altri capi di stato accettando la sfida, mandavano a morire migliaia di soldati e
centinaia di operatori sociali e sanitari, pronti a sacrificare la propria vita per accogliere tra le
braccia tutte quelle anime, che sospese, quasi galleggiati sul troppo sangue versato, erano in
attesa di volare verso il cielo.

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Sveva, sofferente com'era per le proprie grane personali, non ce la faceva più a sopportare tutto
questo orrore ; c’era stato un breve periodo, fra il settembre e l’ottobre, nel quale l’abbassamento
della temperatura atmosferica con i primi acquazzoni, le aveva ridestato qualche lieve speranza
di serenità.

Ed era riuscita a scrivere perfino un paio di poesie, pensando soprattutto al nipotino che compiva
il primo anno di età e cominciava a camminare per casa con le scarpine “gialle come le foglie
delle ortensie”…

Solo il bambino riusciva a farla sorridere ancora….

Ma ora era di nuovo un' anima in pena e non riusciva più nemmeno a dormire, sapendo che in
casa già sospettavano che le stesse succedendo qualcosa di strano, per le ore che perdeva al
telefono e lo sguardo sempre assente, con la preoccupazione dipinta in faccia!

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Si trovava in questa situazione quando, una sera, mentre il telegiornale trasmetteva gli ultimi
aggiornamenti sul caso Narducci, l'immagine di costui apparve ingrandita sul video;
il volto in primo piano, illuminato, con i capelli lisci e l'aria vagamente sorniona...e il cuore di
Sveva ebbe un sussulto, perché, per la prima volta dopo 19 anni dalla morte di questo giovane
medico , si accorse di averlo conosciuto veramente!

E ricordò che appena lo aveva visto nella realtà, immediatamente aveva notato la sua
straordinaria somiglianza con l'attore cinematografico Klaus Maria Brandauer, tanto da aver
pensato per un momento che si potesse trattare proprio di lui.

Sveva si trovava, quel giorno del luglio 1985, all'inaugurazione della Mostra di Morty, che ella
gli aveva organizzato a T., in un palazzo di proprietà dell'Ente pubblico.

I visitatori non mancavano di certo ed erano molto interessati, ma il Lupo, agitatissimo, andava
continuamente avanti e indietro affacciandosi fuori dall'entrata della grande sala , a volte
spingendosi fino sulla piazza davanti all'edificio, tralasciando i suoi doveri di cortesia verso le
persone presenti.

A Sveva, che gli chiedeva spiegazioni per tutto quel via vai,
aveva risposto che aspettava un amico che veniva "da fuori" e non conosceva le strade ed il
luogo preciso della mostra ; perciò era in ansia per lui, dato il ritardo.

Finalmente, dopo l'ennesima uscita, il Lupo rientrò euforico insieme ad un giovane un po' più
basso di lui, indubbiamente molto interessante come persona, ma in un abbigliamento poco
adatto per la giornata piuttosto torrida. (Indossava infatti una maglietta marrone con il collo a
"lupetto", sotto ad un giaccone tipo impermeabile, più o meno della stessa tinta).

E fu mentre i due, chiacchierando animatamente fra loro, si avvicinavano al tavolo dove la donna
stava distribuendo i cataloghi, che ella notò la somiglianza con Brandauer.

Tant'è che, dopo la breve presentazione che il Lupo volle fare dell'amico, rimproverandolo
perché era arrivato in motocicletta
"da lontano" ed aveva lasciato il casco fuori, sul sellino della moto, Sveva, curiosa, aveva
domandato subito se "quel bel ragazzo" fosse per caso un "attore".

“No…no…non è un attore…e nemmeno un pittore!” – Aveva risposto Morty ridendo –“LUI non
ha niente a che fare con il mondo dell’arte!”

L’altro era arrossito e taceva. E Sveva, curiosa, cercava ancora di sapere quale mestiere facesse;
ma fu sempre il Lupo a rispondere –“LUI è un medico!”

“Allora è il tuo medico”, insisteva la donna, continuando a guardare “la strana coppia”; Morty
gasato come non mai e l’altro che faceva il timido!

“No…no…lui non ha un ambulatorio…è più uno scienziato, un chimico…lui fa ricerche,


esperimenti…!” – A questo punto l’altro si inserì finalmente nella conversazione, spiegando che,
purtroppo, il suo lavoro era piuttosto monotono e lo costringeva a rimanere in una stanza molte
ore di seguito, senza alcuna fantasia o possibilità di svago:”Quasi fossi un operaio a una catena
di montaggio!…” – disse. E rise.

Le poche parole dette dall’amico a Sveva, avevano fatto ingelosire il Lupo, il quale si rivolse
verso di lei esclamando: -“Mi sembra di capire che LUI ti piace molto!…Ma guarda che LUI è
sposato, ed anche con una ragazza giovane e bella! Perciò non farti illusioni, eh!”

Vedendo come si stava mettendo la cosa, Sveva, imbarazzata, cercò di abbozzare, salutando
nuovi arrivati e dedicandosi ad altre mansioni. I due amici fecero insieme il giro della sala
principale e delle altre due stanze, per osservare e commentare i quadri, quindi sempre insieme,
uscirono dal palazzo.

Dopo un po’, Morty rientrò da solo e andò a parlottare con i suoi genitori; poi, prima della
chiusura della mostra, venne a sedersi vicino a Sveva.

“Come ti sembra che sia andata questa inaugurazione?” – Gli chiese lei, soddisfatta per i
lusinghieri commenti che aveva potuto ascoltare direttamente dai visitatori.- “Sei riuscito a
vendere qualcosa?”

“Ma, per ora no, a parte un lavoro tra quelli plastificati, quelli esposti al centro della sala!”-
Il Lupo accompagnò Sveva a vedere qual’era il quadro in questione ed ella rimase esterrefatta.
“Chi è quello sciagurato che ha avuto il coraggio di acquistare una cosa del genere...magari per
appendersela in casa!?”-

L’immagine scelta, faceva parte di un trittico, costituito da tre immagini identiche ma colorate
con colori diversi. Si trattava di una giovane donna, sdraiata sopra un lettino, con le braccia e le
gambe allargate a formare una X , con mani e piedi legati agli angoli del letto e “intubata”, cioè
con tubi introdotti nei vari orifizi del corpo.

La posizione sempre adottata dal Mostro di Firenze per riconsegnare le sue povere vittime
femminili agli occhi del mondo!
E il Lupo rispose senza battere ciglio: “Un mio amico…quello che è venuto a trovarmi! A LUI è
PIACIUTA!”

Alla fine della mostra, quando il Lupo e Sveva andarono a ritirare i quadri, quello venduto
all'amico era ancora sul cavalletto. - "Vedi, aveva detto che tornava a prenderlo!
Invece non si è più fatto sentire! Mi toccherà portarglielo di persona!" - Esclamò Morty cupo in
viso e sembrava molto irritato.
Da un terremoto in famiglia a uno tsunami -
6° cap.
La sorpresa di Sveva, quell’immediato susseguirsi di ricordi inattesi per l’immagine vista in
televisione, aveva provocato in lei l’effetto di una bomba, ed ella si sentiva come frantumata,
disintegrata, dispersa.

L’anello mancante che le serviva per chiudere definitivamente quella brutta storia vissuta dalla
primavera dell’83 al dicembre dell’85, adesso era nelle sue mani, anzi, nella sua testa e stava
soltanto a lei saperlo usare nel modo giusto. Ma il tremito che la scuoteva e il pulsare del sangue
nelle tempie e la sua assenza di volontà , le impedivano di prendere veramente coscienza della
situazione.

Così, dopo una notte insonne e tormentata, non potendosi confidare con i suoi familiari, commise
la fesseria di telefonare alla giornalista romana, per comunicarle quanto era avvenuto. Ella
sembrò molto soddisfatta di quanto Sveva le raccontava, ma anche questa volta l’unica cosa che
seppe fare fu sbattere subito in internet la notizia, gonfiata ed arricchita di particolari inesistenti e
in più con riferimenti che ne rivelavano piuttosto chiaramente la fonte.

Tradita ancora una volta nelle sue attese, consapevole ormai di non potersi aspettare aiuto da
chicchéssia, quando, dopo pochi giorni le giunse telefonicamente una convocazione dalla
Procura di Perugia, ella si lasciò andare e si confidò con un membro della sua famiglia dal quale
attendeva un po’ di conforto.

Ma fu un terremoto quello che si scatenò tra le anguste mura della piccola casa, e fu tutto un
gridare, un agitarsi, un accendersi di sentimenti per troppo tempo trattenuti, scatenati
principalmente dalla “paura”.

La paura da parte dei figli di poter perdere la madre, invalida e sempre in cura da molti anni, che
poteva in qualsiasi momento andare incontro a complicazioni coronarie. La paura di venire loro
stessi coinvolti in un’inchiesta giudiziaria, che avrebbe potuto danneggiare la loro vita, già per
molti versi difficile e ingrata! La paura di poter essere presi di mira da quell’essere immondo
detto Mostro, che ancora infettava la terra andandosene in giro con sembianze umane!

Così anche i fili del telefono divennero bollenti e Sveva, per amore, dovette giurare che mai più e
per nessun motivo si sarebbe messa in comunicazione con la giornalista e fu costretta a
comunicare alla Procura di Perugia di non poter assolutamente presentarsi davanti al magistrato
per fare la sua deposizione sul caso Narducci, per motivi di salute.

Era il mese di novembre, languivano i giorni nei rossi tramonti e svolazzavano per strada le
foglie brunite dai primi freddi.
Sveva venne nuovamente contattata da una gentile dottoressa perugina e trovò la maniera giusta
per poter essere ascoltata dagli inquirenti, senza subire eccessivi traumi.
Ha continuato per un po’ a seguire con attenzione lo svolgimento delle indagini sul caso di cui
sopra, a posto con la coscienza per aver compiuto il proprio dovere ma cercando anche di non
toccare più l’argomento entro le mura domestiche, con la speranza di poter passare almeno un
Natale tranquillo.

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Di solito, nel mese di dicembre, dovremmo tirare le somme di tutto quanto è stato fatto durante
l’anno e cercare di mettere almeno la bilancia in pari, se non riusciamo proprio a farla andare giù
dalla parte del BENE.

Tutti dovrebbero essere più buoni: gli avari più spendaccioni, i linguacciuti meno chiacchieroni, i
ladri generosi verso il prossimo e così via…. perché ogni piccola creatura umana che nasca sulla
terra trovi ad accoglierla un mondo migliore e l’anno nuovo che verrà porti la pace, la fraternità,
il rispetto per i propri simili , la libertà...

Sveva aveva letto in internet che, in Italia, con un decreto pubblicato sulla GazzettaUfficiale del
12 agosto 2004, si era dato ufficialmente il via ad una missione umanitaria di stabilizzazione e di
ricostruzione in Iraq, al fine di fornire sostegno al Governo provvisorio iracheno, soprattutto
nell’assistenza alla popolazione, - nell’ambito degli obiettivi delle Nazioni Unite - , con la
direzione in loco della missione affidata al capo della rappresentanza diplomatica italiana, per
una somma di 20.925.066 euro.

In seguito, era stata decretata una proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali
fino al 31 dicembre 2004, per una spesa di 284.984.563 euro, relativa alla partecipazione di
personale militare alla missione in Irak.

E Sveva ricominciava a sperare che la guerra potesse terminare presto, anche se l’8 dicembre
c’era stata di nuovo una recrudescenza nella distruzione di chiese cristiane; prima una chiesa
armeno-ortodossa di Mosul , poi, dopo soltanto due ore,una chiesa caldea di Al Tahira.

Centinaia di cristiani, erano stati costretti a fuggire, rifugiandosi nello Stato federale Kurdo, nel
nord dell’Iraq, per scampare alle persecuzioni e ai continui attentati terroristici .

Ogni giorno la RAI trasmetteva programmi relativi a scoppi di auto-bomba imbottite di esplosivi
e ad attentati portati a termine da kamikaze di tutte le età, ma specialmente giovanissimi.

E l'Italia figurava sempre al primo posto nelle graduatorie stilate dagli esperti come soggetta al
rischio di attentati.
Era uno strazio continuo.

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Sveva spesso si sorprendeva a pregare, cosa che prima succedeva di rado, solo in casi di estrema
gravità ; pregava per i suoi cari, per il mondo intero, perfino per il Lupo, rimasto orfano da poco
anche della madre, alla quale era stato legato profondamente, pur se in maniera non del tutto
normale.

Cosa avrebbe combinato, adesso, da solo? La donna aveva sentito dire che ultimamente si era
dato perfino all’esoterismo e che, nello scantinato della scuola dove insegnava, erano stati trovati
resti di animali, forse usati per le “messe nere”!
Però, forse si trattava soltanto di voci, mandate in giro da qualche suo nemico!

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Ella si stava preparando ad un Natale ancora più povero di quelli precedenti.


Aveva fatto la spesa come la faceva ogni sabato, cioè per due giorni consecutivi, con un
panettone ed una bottiglia in più; e sarebbe rimasta sempre in casa, considerando che i suoi
dolori artritici si erano accentuati ed accusava una tosse insistente.

Ma rifletteva sui milioni di persone che anche quel giorno sarebbero morte di fame e di sete in
tutto il mondo e si sentiva comunque privilegiata, di avere un tetto sotto il quale poter continuare
a muoversi e a dormire, per riposare il suo cervello stanco a causa dei troppi pensieri.

In quel periodo c’era stato anche un lutto nella parentela della donna e se ne preannunciavano
altri, tra gli anziani fratelli del suo compagno. La tristezza era ormai di casa, a parte le rare
occasioni di poter frequentare il nipotino , un piccolo angelo scatenato ma dolcissimo!

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Il 25 dicembre passò, fortunatamente, bene o male ma senza tragedie in famiglia.


Sveva avvertiva però una strana sensazione; era presente in lei un’inquietudine come quando si
aspetta qualcosa che dovrebbe giungere da un momento all’altro ma non sappiamo di cosa si
tratti.

Se ne andò a dormire con un senso di oppressione sul cuore e si ridestò con il televisore ancora
acceso.
Nel frattempo, qualcosa era successo al largo di Sumatra, in Indonesia, alle ore 7,58 (ora
locale?).

La terra si stava ribellando alla malvagità degli uomini, come Sveva aveva sempre temuto.

A circa 10 chilometri di profondità, nell’Oceano indiano, in una zona ad alta attività sismica, una
grave scossa di terremoto aveva rotto l’equilibrio tra 4 placche terrestri in contatto tra di loro,
due delle quali , quella indiana e quella birmana, scivolate l’una sotto l’altra, avevano messo in
moto una sezione di circa mille chilometri di lunghezza, sollevando di conseguenza il fondale
marino da 15 a 30 metri verso l'alto.
Questo movimento aveva creato un’ enorme colonna d’acqua, che una volta giunta in superficie
aveva generato l’ onda dello “tsunami”.

Una “muraglia” liquida viaggiante a una velocità stimata dai 400 agli 800 chilometri orari, che si
era abbattuta sulle coste di tutte le isole e delle penisole che aveva incontrato; avrebbe corso fin
dove sarebbe potuta arrivare, cioè fino all'Africa, dove sarebbe giunta dopo 6 ore dal terremoto
iniziale.

Il televisore di Sveva era ancora acceso, quando le prime notizie arrivarono in una trasmissione
speciale, che prometteva ulteriori prossime comunicazioni; le località più spesso menzionate
erano : la Thailandia, lo Sri Lanka ,le Maldive, le coste meridionali dell'India...

Tutti, da tutto il mondo, hanno potuto vedere e sentire quello che le reti radiofoniche e televisive
hanno trasmesso quasi senza interruzioni per giorni e giorni, sull’immane catastrofe che ha
cancellato o modificato completamente la vita di milioni di persone.

Sarebbe inutile tentare descrivere con poche parole l’immensità di un evento di cui nemmeno le
immagini possono far comprendere la dimensione. La disperazione dei sopravvissuti va ben oltre
l’umana immaginazione.

Inizialmente impietrita dal dolore Sveva si era accorta, con il passare delle ore, che pure la sua
povera anima lacerata era stata portata via dal riflusso di quell’onda gigantesca, inghiottita da un
oceano sulle rive del quale, i sui sogni di ragazza, la vedevano “medico senza frontiere”, a curare
i piccoli abitanti dell’India, ancora misteriosa e selvaggia.

Non esistevano allora “i paradisi del sesso” dove gli occidentali vanno per abusare dei bambini
ed arricchire mediatori bastardi, dove centinaia di fanciulli spariscono ogni anno senza lasciare
traccia, destinati ad essere venduti come schiavi, avviati alla prostituzione o, peggio ancora, ai
procacciatori di organi umani.

Le stupende isole dell’Oceano indiano erano in seguito divenute la meta preferita per un certo
tipo di persone, principalmente uomini, che della razza umana avevano ormai soltanto le
sembianze;
cannibali, che oltre alla tenera carne dei piccoli, usavano per i loro lerci interessi le loro
purissime anime profumate di gigli…

Ma lo tsunami, generato dal cuore della terra in quella mattina del 26 dicembre , dopo la
ricorrenza della nascita del Redentore, nel tempo delle vacanze dalle scuole e dagli uffici per i
danarosi viaggiatori, affluenti da tutto il mondo, migliaia di quei bambini destinati a finire tra le
mani degli "orchi", se li era riportati via, mentre raccoglievano conchiglie sulla spiaggia, per
qualche frazione di tempo divenuta “infinita”, senza dare loro nemmeno il tempo di accorgersi di
quello che stava per succedere.

I loro piccoli corpi, addormentati per sempre, impigliati tra rami di corallo e verdissime alghe,
non conosceranno più la malvagità dell’uomo, non sentiranno più la fame o la sete, non saranno
più costretti dai loro genitori-padroni ad elemosinare , non dovranno combattere con le armi dei
grandi le guerre inventate da qualche “senza Dio”.

L’anima di Sveva, che se n’è andata per sempre con loro, si aggira sui fondali ed accarezza loro i
capelli scomposti, riassetta i loro abitini strappati dell’urto dell’onda, prende tra le braccia quelli
che ancora non hanno trovato uno spazio giusto per il loro riposo e li adagia piano piano, dopo
averli baciati delicatamente sulla fronte.

Mentre l'involucro che fu il suo corpo, ormai svuotato e grinzoso , si aggira per casa come un
robot, svolgendo le solite faccende di sempre, tentando di togliere la polvere che si accumula
negli angoli e sopra gli armadi, ogni giorno di più.
cap. 7° - LA STORIA INFINITA
In una pagina del quotidiano "IL TIRRENO", di venerdì 17 giugno 2005, (DA NOTARE LA
DATA ! ), un articolo di Francesco Nocentini sul Mostro di Firenze, inizia così:

"L'ex farmacista fiorentino è di nuovo nel mirino"

Sembra proprio una presa in giro, con tanto di rima, per il povero lettore sprovveduto che da
vent'anni attende di sapere, una buona volta, chi sia veramente questo "mostro inafferrabile"!

E, andando avanti nella lettura, troviamo:...

-"E' dal 2002 che l'inchiesta fiorentina s'incrocia con quella del PM di Perugia Giuliano
Mignini, che ha riaperto il fascicolo sulla morte di Narducci.

Il magistrato sostiene che non morì annegato ma strangolato:


il cadavere riemerso il 13 ottobre '85 era di un altro uomo; la
famiglia avrebbe organizzato lo scambio delle salme per occultare lo scandalo.

Scandalo che sarebbe esploso se si fosse scoperto che Narducci era in contatto a San Casciano
con i presunti mandanti dei delitti del Mostro (fra cui Calamandrei) e che era stato ucciso
perché stava per rivelare ciò che sapeva.

I nuovi sviluppi si basano soprattutto sulle migliaia di carte dell'inchiesta fiorentina: la notte
dell'ultimo delitto del mostro ( a Scopeti di San Casciano), Calamandrei sarebbe tornato a casa
con ferite al volto e agli arti.

E la macchina di Narducci, una Citroen verde, sarebbe stata vista proprio da quelle parti.
Non solo. I due si conoscevano: secondo alcune testimonianze partecipavano a festini con
prostitute.

La testimone M.P. ha riconosciuto alcuni dei protagonisti dei festini: Pacciani, Vanni, Narducci,
Calamandrei e Francesco Vinci, uno dei sardi che, all'inizio degli anni '80, furono accusati (e
poi scagionati) per i delitti.

....L'ex farmacista ha 61 anni, vive ancora a San Casciano, nella casa sopra la farmacia, isolato
da tutto il paese.....

Sempre a proposito di Calamandrei, nei giorni precedenti l'articolo di cui sopra, la TV aveva
comunicato che il P.M. di Perugia Dott.Mignini avrebbe interrogato il farmacista il giorno 13 del
prossimo luglio a Torino.

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A Sveva sembra molto strano che, dopo aver trovato la soluzione del mistero di un'amicizia tra
Morty e Narducci e averla comunicata a chi di dovere, con tutte le altre informazioni precedenti
che, più chiare di così non potrebbero essere state, ancora non sia stato riscontrato un legame tra
il Lupo e gli altri "amici" di bagordi.

Eppure qualcuno dovrebbe averlo notato da quelle parti, tanto più che poco prima del delitto
Rontini, era stato con il padre in pieno giorno a visitare la casa di Giotto (e, forse, anche quella di
Machiavelli!). Un tipo stravagante come lui non sarebbe passato inosservato, con il profilo da
uccello predatore e quei teschietti argentati dappertutto!

Comunque c'è ancora tempo, prima che si arrivi ad una conclusione, qualsiasi essa sia. Il guaio
maggiore è che sta arrivando il grande caldo e durante il periodo estivo le idee tendono a
squagliarsi come il gelato!

Sono già trascorsi quasi sei mesi dalla data dello tsunami e Sveva, che da allora non ha più
scritto un solo verso, sembra ancora scioccata.

Un ulteriore trauma è stato per lei anche la morte di Papa Wojtyla , forse pure lui troppo provato
dalla tragicità degli ultimi eventi; una pena impossibile da sopportare, per la sua età e nelle sue
condizioni di salute.

Quel poco spirito che rimane di Sveva rischia dunque di squagliarsi definitivamente; perciò a
volte dobbiamo ripetere cose già dette nel racconto dei "Mostri a quattr'occhi", - (e di questo ci
scusiamo con i nostri lettori)- per rinfrescare i suoi ricordi, cercando di stimolarne la memoria,
sempre più labile.

Per il momento, se non ci saranno novità, conviene tenere la "coda del Lupo" in naftalina, ché
non prenda le tarme, ed attendere con fiducia il 13 luglio!

continua con la pubblicazione di alcuni brani riguardanti la nuova inchiesta a carico di


Francesco Calamandrei da parte delle Procure congiunte di Perugia e di Firenze.

Da UMBRIAjournal.com - 13/07/2005
Calamandrei si è avvalso della facoltà di non rispondere

"Omicidio in concorso con esecutori allo stato ignoti":


l'indagine della magistratura perugina sulla morte del gastroenterologo Francesco Narducci,
registra l'accusa mossa dal PM.Giuliano Mignini nei confronti del presunto mandante
dell'omicidio, il farmacista di San Casciano in Val di Pesa Francesco Calamandrei.
Questi è indagato anche dalla magistratura fiorentina pure come mandante degli otto omicidi
del mostro di Firenze.

Oggi Calamndrei -giunto in procura poco prima dell'arrivo del pm. Mignini e del collega
Michele Giuttari, capo della speciale squadra anti mostro - si è avvalso della facoltà di non
rispondere.
Calamandrei era accompagnato dal suo difensore, avvocato Gabriele Zanobini. Due quindi gli
avvisi di garanzia per Calamandrei: a Firenze e a Perugia in due complesse indagini
collegate............

In particolare il pm. Mignini ha cercato di sapere da Calamandrei se conoscesse o meno il


gastroenterologo Narducci, cosa più volte respinta dall'ex farmacista. Era stato Mario Vanni ,
l'unico sopravvissuto dei "compagni di merende" a legare il nome di Calamandrei a quello di
Francesco Narducci; così come un barista che aveva fatto riferimento a sfoghi della moglie del
farmacista toscano.

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A questo punto, andando avanti con la lettura, Sveva scopre anche il Calamandrei pittore e
scultore - guarda caso - che :
".....per la malattia ha smesso di dipingere, la sua grande passione".
"Non ce la fa - raccontano i conoscenti - non ha la forza per dedicarsi ai suoi quadri, inquietanti
e materici, ombrosi come lui".

"Ma quante analogie hanno con il Lupo tutti questi indagati ; quel Morty che nessuno ha ancora
pubblicamente interrogato,
ma che forse ha conosciuto e frequentato davvero tutti quanti,
e continua ad andarsene in giro sghignazzando a più non posso!"
pensa Sveva sconsolata.

Andiamo un po' a vedere se in internet c'è qualcosa su Calamandrei pittore!


E trova un testo di Giulio Serafini, pubblicato sul sito
PITTORI IN FIRENZE, nel quale viene fatta un'accurata analisi critica del modo di fare Arte da
parte di Calamandrei.

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Meglio sarebbe stato intitolare questo capitolo : "Le storie infinite" - invece che "La storia
infinita "- se vogliamo parlare anche dei gravissimi fatti accaduti a Londra il 7 luglio e che ieri,
21 luglio si sono ripetuti, pure se in tono molto minore.

Gli inglesi, popolo abituato a reprimere i proppri sentimenti, soprattutto in pubblico, avevano
cercato di sminuire in ogni modo la qravità degli attentati terroristici del giorno 7, alzando, oltre
che sipari di stoffa davanti alle povere vittime straziate recuperate dalla metropolitana, anche e
soprattutto veli di pietosa compostezza e di finta indifferenza che non fornissero agli assassini
troppi motivi per esultare, o almeno non più di quanto le loro menti contorte avessero ipotizzato
per loro .

Così ci hanno riprovato, forse pensando che, come la goccia che scava la roccia, un attentato
oggi, uno domani, pure la compassata Inghilterra avrebbe prima o poi avrebbe piegato le
ginocchia!
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23 luglio 2005

Nuovo attentato terroristico a SHARM EL SHEIKH, in Egitto, sulle coste del MAR ROSSO. Un
grande e rinomato albergo, il Ghazala Gardens Hotel di Naama Bay, pieno di turisti provenienti
da tutta l'Europa e soprattutto dall'Italia, è stato quasi completamente distrutto da una macchina
imbottita di esplosivo.

Una prima macchina era già scoppiata nel bazar, una comunità di uomini soli in arrivo da tutto
l'Egitto e da molti paesi arabi, riuniti lì per motivi di lavoro e molto frequentato , seminando
paura e morte .

Una terza bomba , forse contenuta in uno zainetto, ha sconvolto la via del lungo mare , chiamata
Via della pace.

Come per Madrid e l'Inghilterra, la regia sembra proprio quella di Bin Laden, anche se gli
esecutori materiali dovrebbero essere manovalanza locale, diversi gruppi indipendenti tra di loro.

Per il momento, si contano 90 morti e duecento feriti.


Molti ancora i dispersi. Era da poco passata la mezzanotte,
( in Italia), di una calda serata che preannunciava ore tranquille per numerose giovani coppie e
intere famiglie in vacanza.

Anche lì, come a Londra, si è cercato di nascondere lo scempio


ricoprendo velocemente la struttura semidistrutta dell'albergo con grandi teloni e tentando di
tenere lontano i curiosi, ma lo strazio dilaga comunque da ogni parte, attraverso il pianto di
coloro che sono rimasti e che non scorderanno mai più.

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E' comprensibile che, con tutte queste catastrofiche notizie,


abbiamo dimenticato di comunicarvi le ultime novità in merito all'inchiesta Narducci-Mostro di
Firenze.

Era infatti sulla stampa di alcuni giorni orsono che è stato sollevato un conflitto di competenze
tra la magistratura di Perugia e quella fiorentina, la quale ha richiesto al Dott. Mignini tutti gli
atti riservati relativi al caso.

Sembra logico che, andando avanti con questo passo, purtroppo non arriveremo tanto presto ad
una conclusione!
E forse il Lupo, anche quest'anno, si godrà indisturbato le sue solite vacanze sado-culturali,
magari all'estero, scodinzolando in qualche località sconosciuta anche ai terroristi, dove poter
dare sfogo indisturbato a tutti i suoi istinti perversi!
UN' ARAGOSTA BLU - 8° cap.
Mercoledì - 3 agosto 2005

L'inchiesta Narducci rimane a Perugia

Dal quotidiano IL TIRRENO (CRONACA TOSCANA) si legge:

"Resta alla procura di Perugia l'inchiesta per l'omicidio sulla morte di Francesco Narducci. Lo
ha stabilito la procura generale della Cssazione, risolvendo così il conflitto di competenza
sollevato dal pm perugino Giuliano Mignini, dopo che i magistrati fiorentini impegnati nelle
indagini sui presunti mandanti del mostro avevano chiesto la trasmissione di tutti gli atti
riguardanti l'indagine sulla scomparsa del gastroenterologo............"

Sono giorni bollenti questi, anche per le notizie che continuamente arrivano da tutte le parti a
bombardare i nostri poveri cervelli surriscaldati.

Sveva, asciugandosi il sudore che le scende dall'attaccatura dei capelli, ha accennato un mezzo
sorriso ( amaro, però) leggendo il giornale ed ha sospirato: "Speriamo in bene!...

Che non succeda come sempre..che tutti i salmi finiscano in gloria!"

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A proposito, pochi giorni fa, guardando la TV, se ne era uscita con questa esclamazione:
Un’aragosta blù!?…..Non immaginavo proprio che esistessero, le aragoste blù, anche se, con
tutti i prodotti chimici che quotidianamente vanno a finire in mare, è comprensibile che i
molluschi ed i pesci possano cambiare colore."

Dopo che il telegiornale aveva fatto vedere alcune tristissime immagini provenienti dall’India,
colpita da un’ennesima tragedia dovuta alle terribili alluvioni e agli allagamenti degli ultimi
giorni, con 1000 morti già accertati e tutto il resto ancora da definire, ella aveva spalancato gli
occhi mostrando finalmente un vivo interesse positivo. (Menomale!)

L’avevano mostrata , l'aragosta, specificando che aveva appena otto anni di vita e informando
che un’aragosta blù nasce solitamente ogni duemila esemplari per così dire normali, proprio di
quelli color “aragosta” per intenderci.

Se ne stava lì sul video, messa di traverso con un terzo del corpo immerso nell’acqua e il
rimanente ben visibile sulla sabbia bagnata, timida , immobile e con gli occhi sporgenti e
diffidenti.

La curiosità aveva spinto la nostra protagonista, - che per ovvi motivi di "carenze pecuniarie" che
voi già conoscete, non ha mai avuto a che fare con queste paradisiache creature, né vive né
morte,- a cercare notizie su internet per documentarsi un po', ed aveva scoperto su Mareinitaly
cose interessantissime , scritte da Hadar Omiccioli:

“Gli occhi caleidoscopici dell’aragosta” sono posti sopra una specie di periscopio mobile e,
ingranditi, assomiglierebbero ad un coloratissimo caleidoscopio. Sono composti da migliaia di
ricettori: mille faccette quadrate che dirigono la luce alla parte posteriore dell’occhio.Si
pensava che ogni faccetta recettoriale vedesse un’immagine completa. Adesso sappiamo che il
campo di visione è diviso, formando un mosaico di quadratini…

Altre informazioni, sul medesimo sito, le forniva Chiara Angeloni, raccontando che una specie di
aragosta americana, la “Panulirus argus”, portata anche a centinaia di chilometri dal suo luogo di
origine , riesce a ritrovare esattamente la strada di casa pur senza avere nessuna conoscenza del
territorio o tratto di mare da percorrere.

Questa sorprendente capacità , è stata provata con un esperimento, catturando nelle acque della
Florida, alcuni piccoli esemplari di palurinus argus e trasferendoli, all’interno di contenitori
sigillati, in acque distanti almeno 12 km dal punto della loro cattura .

Qui, le piccole aragoste, estratte dai contenitori e disposte liberamente in una gabbia, hanno
cominciato ad orientare i loro movimenti nelle direzione del luogo di provenienza.
Pare che ciò derivi dal senso del campo magnetico che queste particolari specie di animali
posseggono.

Da fonti diverse, altre notizie trovate sempre su internet, rivelavano che le aragoste possono
campare anche fino a cento anni e possono raggiungere la lunghezza di 50 centimetri.

“Che miracoli ci regala la natura!”aveva esclamato Sveva commossa e sorridente, ritrovando per
un momento l’espressione intenerita che riserva di solito soltanto al nipotino.

“ Sarebbe bello inventare una fiaba da raccontare al bimbo, dove magari la nonna potrebbe
essere stata, in una vita precedente, una grande e vecchia aragosta blu, catturata e costretta a
vivere dentro un acquario…”

E già progettava di riprendere in mano la penna e di creare qualcosa di nuovo per divertire il
piccino, entusiasta come una bambina di fronte a queste realtà fino ad ora a lei sconosciute;

ma, dopo alcune ulteriori fantasticherie procuratele da queste notizie meravigliose, la donna si è
trovata sotto gli occhi la ricetta “aragosta alla catalana” dove si consiglia , per ottenere una vera
squisitezza, di lessare l’aragosta viva in acqua salata, per circa 25 minuti….

E vi lascio immaginare, qual è stato il risultato.

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Un'altra cosa che ha sempre sconvolto Sveva è la disperazione di quegli stranieri che cercano a
tutti i costi di emigrare in Italia e mettono a rischio tutti i loro averi e la propria vita, affidandosi
ad ambigui personaggi che li imbarcano sulle così dette "carrette del mare".

E' di questi giorni l'ultima di queste tragedie :168 immigrati, quasi tutti eritrei e partiti dalla
Libia, sono sbarcati di notte a Linosa dopo un viaggio di sei giorni.

Essi hanno raccontato ai soccorritori, che un'altra imbarcazione, con almeno 130 clandestini a
bordo, si era trovata in gravi difficoltà per il mare in tempesta, dichiarando di aver visto cadere in
acqua molte delle persone imbarcate.

La seconda carretta risulta dispersa, nonostante le ricerche effettuate anche con il mare mosso.

Quello che in questi casi colpisce di più é che, pur avendo la consapevolezza che, una volta
raggiunta l'Italia, saranno rimandate velocemente ai loro paesi di origine, queste povere anime
sballottate ritenteranno ancora e ancora, fino all'ultimo respiro, dato che ormai in patria non resta
per loro alcuna speranza di sopravvivenza.

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Intanto, il 5 agosto, appare sulla stampa e sul video, la minacciosa dichiarazione del luogotenente
di Bin Laden, l'egiziano Ayaman Al Zawahiri, il quale promette nuove stragi in Inghilterra, negli
Stati Uniti e in altri paesi della "coalizione crociata" se non saranno ritirate velocemente le truppe
straniere dall'Iraq.

L'immagine del medico egiziano, diffusa in tutto il mondo da Al Jazira, ce lo presenta quasi
come un profeta, autoritario e determinato; una persona sicuramente in grado di esercitare un
forte ascendente su molti giovani vissuti nell'ignoranza e nella supestizione, tanto da poterli
indurre ad arruolarsi nelle file dei prossimi kamikaze.

Quante vite tragicamente spezzate andranno ancora ad infoltire le già sterminate legioni di anime
grigie che vagano senza riposo
e senza meta nel mondo delle ombre?

Quante famiglie di brava gente saranno ancora distrutte e disonorate da un figlio o una figlia, che
si daranno la morte per togliere ad altri la vita, plagiati da uno pseudo "profeta"
come Al Zawahiri o qualche altro collaboratore di Bin Laden?

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Ultime notizie sul "mostro di Firenze!"

Dal sito internet www.lagiustainformazione.it, risulta che il 18 agosto, alle ore 21,15 - nel
PALAWOLKSWAGHEN di CORTINA , durante la trasmissione televisiva "Serata in giallo"
condotta da Irene Pivetti,si parlerà del Mostro di Firenze.

Saranno presenti alla serata anche il criminologo Francesco Bruno e l'investigatrice Gabriella
Carlizzi, da sempre antagonisti sull'argomento. Speriamo di vederne e di sentirne
delle belle!

Per chi, come Sveva, si è persa lo spettacolo delle Stelle di San Lorenzo, potrebbe essere una
compensazione osservare "scintille" di fuoco incendiare in diretta la barba dell'imperturbabile
Prof. Bruno, mentre l'impetuosa e ridondante Sig.ra Carlizzi, da tempo esclusa da altre
trasmissioni sempre relative al "Mostro", cercherà sicuramente di recuperare il tempo perduto
con le proprie ingarbugliate, fantasiose e "indicibili verità"! (Scritto dalla medesima Carlizzi.)

(Purtroppo però, almeno per il momento, non ci risulta che la serata di cui sopra rientri nelle
programmazioni televisive dei
prossimi giorni , né delle reti nazionali né di quelle private più conosciute.)
VACANZA IN GARFAGNANA.-CAP. 9°
Dopo cinque lunghi anni trascorsi nella banale routine di tutti i giorni, senza mai staccare la
spina, come si suol dire in certi casi, finalmente Sveva è tornata per qualche giorno di vacanza
sui monti della Garfagnana.

Commossa e felice nel rivedere la verde sinfonia delle ampie vallate, l’oro dei prati scoscesi
dove fioriscono i cardi violacei o bianchi e lucenti come stelle, le scure abetaie, dense d’ombra e
di mistero, le mucche al pascolo con i vitellini, le caprette saltellanti e ribelli, i torrenti che, dalle
fonti del Serchio, scendono impetuosi e limpidi tra enormi sassi di pietra e lussureggiante
vegetazione lacustre, le maree di felci alte quasi due metri, che il vento fa ondeggiare come
masse compatte d’acque oceaniche e profonde…..

E l’aria frizzante della sera, che dilata i polmoni e fa pulsare il sangue nelle vene…e le notti
ammantate di silenzio, rotto soltanto dal cri-cri di qualche grillo solitario….

Gli enormi castagni di Metello, la strada che da via Pradarena porta a Dalli Alto, le faggete
punteggiate dalle colorate “colombine" o dalle banche “lattare”, i gialli “galletti” smerlati, che si
affacciano qua e là tra spianate di mirtilli, il riservato e profumato “porcino”, più in alto, su,
vicino alle vette!

E le siepi di more e di lamponi, i fiori azzurri come il cielo…e la raccolta di “spinaci selvatici”
dal sapore di asparagi, che nascono nei pressi delle vecchie stalle abbandonate!

E ancora il colore e l’incantesimo dei laghi, a Vagli e a Gramolazzo o il laghetto di Ponte Cosi,
più in basso, vicino a Castelnuovo…; e la chiesetta di Villette di San Romano, incastonata nella
roccia, visibile dalla strada…

Questa è la Garfagnana che Sveva si portava nel cuore da quando, per la prima volta, ancora
abbastanza energica per fare escursioni nei boschi oltre i mille metri di altitudine, si arrampicava
senza problemi a scoprire ogni giorno nuovi sentieri, nuovi piccoli torrenti , nascosti dalla
vegetazione…rischiando di non trovare più la strada di casa, prima che il sole scendesse dietro le
alte cime delle Apuane, rosate o bianche di marmo.

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Purtroppo però il tempo si è guastato all’improvviso, con un forte acquazzone seguito da una
fitta nebbia, che ha seppellito in una bambagia grigiastra la grande casa a Capanne di Careggine,
dove era ospite Sveva, nascondendo ogni cosa.

E il giorno seguente, si è reso necessario accendere il caminetto, dato il sensibile calo della
temperatura; ma è stato bello comunque sentirsi tanto vicino alla fiamma quanto vicino al cielo,
schiaritosi a poco a poco, fino ad offrire un morbido tramonto rosa e celeste, di rara bellezza.
Una vacanza breve, ma resa ancora più dolce dalla presenza dei figli di Sveva e dalla visita del
nipotino, come al solito vivacissimo protagonista di una domenica indimenticabile.

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Nel frattempo, ancora drammi e disastri in tutto il mondo, dalla “striscia di Gaza” alla caduta di
molti aerei carichi di passeggeri, dalle alluvioni e le inondazioni nel centro Europa agli ormai
purtroppo “quotidiani “attentati terroristici soprattutto in Iraq e in Palestina…..

E del “mostro” di Firenze, che si dice?

Sveva non ha seguito le trasmissioni condotte dalla Pivetti, poiché l’unico apparecchio televisivo
della casa in montagna era “requisito” dai giovani che avevano giustamente ben altre preferenze,
che non fossero delitti o tragedie collettive!…..

E nemmeno sui quotidiani reperibili nella zona, vi erano riportate notizie a proposito.

Così, al suo ritorno, è andata a consultare il sito “lagiustainformazione.it”, convinta che la


Carlizzi avesse senza dubbio scritto tutto, anzi “più del tutto”, di quanto è successo nelle due
serate previste per il 18 ed il 22 agosto.

Come si aspettava, ha constatato che niente di nuovo o di importante ai fini della soluzione del
caso è arrivato ad aprire un benché minimo spiraglio di luce nell’intricato labirinto dei mille
depistaggi, che ancora stravolgono le motivazioni, i tempi e gli impulsi assassini di un “unico”
omicida, il quale ha usato un’unica pistola e ha seguito un unico, logico disegno, preparato con
cura e , purtroppo, con grande intelligenza.

Se poi esistessero veramente i mandanti, andrebbero trovati nella cerchia delle amicizie di quel
particolare personaggio che ancora sembra nascondersi dietro le sue importantissime protezioni,
elargitegli da managers, politici e forse perfino “ecclesiastici” la cui "buona fede" potrebbe
essere stata, fino ad oggi, sapientemente e furbescamente ingannata.

E intendiamo quel "Lupo", già "Leprotto", già Falchetto" ecc..ecc... che ancora non compare tra
gli indagati, a dispetto
di quanto egli abbia dimostrato più volte di avere commesso
in realtà.

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C'è un investigatore privato che da molto tempo segue le inchieste ed i processi legati al mostro
di Firenze e la pensa quasi esattamente come Sveva.

Il suo nome è Davide Cannella, della Falco Investigazioni, con sede a Lucca.
Egli, in uno scritto del 15 dicembre 2004, pubblicato in internet, dopo aver ripercorso varie
vicende in cui racconta in maniera ironica avvenimenti legati ai nomi dei compagni di merende e
relative "donnine", compagne di bagordi, che avrebbero anche affermato di aver conosciuto
Francesco Narducci , fa una sosta per riflettere ed afferma:

"C'è una cosa della quale non ho mai avuto dubbi, ed è che l'intera indagine è priva di ogni
minima logica e di un minimo buon senso.

Nella storia del mostro di Firenze, pochi sono i punti fermi su i quali bisogna affidarsi. Il primo
è quello che la pistola Berretta calibro 22 è sempre stata la stessa per tutti i delitti.
Delitti che iniziano nel lontano 1968.

Se è vero che quella pistola che ha sparato nel 1968 era in possesso di Stefano Mele, come egli
stesso ebbe a dichiarare al processo dov'era imputato dell'omicidio di sua moglie Barbara Locci
e del suo amanta Antonio Lo Bianco, mi si vuol spiegare una volta per tutte come ha fatto a
passare nelle mani di Pietro Pacciani?

Nessuno fino ad ora ce lo ha mai detto, anzi la mitica SAM, ora ribattezzata GIDES, ci ha
provato in ogni modo. Il risultato è sempre lo stesso: niente di niente, trito e ritrito con NIENTE!

Probabilmente Stefano Mele non ha mai sparato a nessuno e le pistola è sempre stata nelle mani
del suo legittimo proprietario e cioè IL VERO MOSTRO DI FIRENZE.

Soltanto lui poteva avere la pistola nel lontano 1968 e solo lui ha potuto sparare a Barbara
Locci e a Antonio Lo Bianco, cosa che ha continuato a fare fino al mese di settembre del 1985,
anno in cui ha firmato il suo ultimo capolavoro, con l'uccisione dei due ragazzi francesi.

Forse è stato anche un amante di Barbara Locci, anzi probabilmente è stato un amante mancato
e deriso da Barbara Locci per la sua impotenza.

Forse la sua furia omicida è nata proprio dopo aver tentato inutilmente di possedere fisicamente
la Barbara Locci.

La sua impotenza, dal basso del suo corpo si sarebbe "elevata" verso la sua testa e il suo
cervello, trasformandosi in una potentissima, lucida sete assassina.

Sete di vendetta e odio sordo verso le donne e verso gli uomini normo-dotati.

La sua mente deve essere letteralmente scoppiata quando si è accorto che non sarebbe mai
riuscito a possedere una donna in un modo normale.

Nel 1974, dopo aver osservato furtivamente due ragazzi che si appartavano e si avviavano a fare
l'amore, ha sceso un altro gradino della scala del suo inferno.

Uscito dal buio dei cespugli, sparava ai poveri Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore.
Non contento, pugnalava la ragazza con 96 pugnalate al pube.
La profanava a spregio con un tralcio di vite.

Pareva che egli volesse dire: "Io non ho una vita sessuale normale...Non posso avere una donna
come te, quindi ti posseggo lo stesso ma in modo diverso...anzi, volevi fare all'amore ma ora non
potrai più farlo con gli altri, dopo di me...Io sarò il tuo ultimo uomo, per sempre."

Questa è la vera natura del mostro di Firenze; altro che compagni di merande "commercianti"
facenti parte di una setta assetata di sangue!

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Per Sveva, questa di Davide Cannella è una tesi delle più probabili, anche se la pistola Berretta
cal. 22 potrebbe benissimo essere stata raccolta dal mostro, dopo l'uccisione della Locci.

Acquattato nel buio a fare il guardone, come era solito fare negli anni della giovinezza, allorchè
andava a trascorrere le estati nella casa di campagna della zia, abitante a Vinci, poteva aver visto
tutto e, magari, avrebbe potuto anche riaccompagnare il bambino che si trovava addormentato
nell'auto con i due amanti, dato che mai si è saputo chi lo avesse riportato fino alla soglia di casa.

Come invece, la pistola potrebbe essere riaffiorata dopo uno dei numerosi incendi che egli
appiccava nei campi della zona, per
causare scompiglio tra i contadini che lo avrebbero inseguito poi con le forche...
Da buon masochista, il pericolo lo eccitava sempre enormemente!
Forse anche di più che il guardare le coppie di innamorati, abbracciati in una automobile.

L'ipotesi, poi, che la pistola fosse andata a finire nelle mani del "Vampa" reggerebbe, se in
effetti, come pensa Sveva, egli fosse stato veramente l'uomo col barroccio che portava le valigie
della famiglia Scorpio avanti e indietro, da e per Vinci, durante le vacanze estive!

Considerando inoltre che, in casa del Pacciani, sono state trovate anche le giacche che Morty
affermava di aver regalato agli "amici di Firenze" e, in più, i porta-sapone rosa e gli album da
disegno provenienti dal camper dei due ragazzi tedeschi, sarebbe pure plausibile che Morty gli
avesse affidato la pistola "in custodia".

Infatti, quando da Sveva gli fu chiesto se possedeva una pistola, egli aveva risposto con
decisione: "Sì, ma non la tengo
qui!" intendendo per "qui" la località dove egli normalmente risiedeva.

E allora, bisognerebbe anche dedurne che, ogni qual volta il Lupo


avesse deciso di "uccidere", il Pacciani ne sarebbe stato al corrente. Sempre che Morty non
avesse anche le chiavi di casa del Vampa o il libero accesso al garage o all'orto, dove, in seguito,
per merito di una lettera anonima, furono ritrovati un proioettile ed un pezzo della famosa
Berretta.

Del resto, senza le indicazioni fornitegli dal Vampa o da Vanni, come avrebbe potuto il
"mostro", proveniente da fuori, arrivare così velocemente sul posto di incontro delle varie
"coppiette" e svolgere i suoi "programmi" di morte in un lasso di tempo variabile da 12 minuti ad
un massimo di mezz'ora, compresi i tempi necessari alle "escissioni" e alla "messa in posa" delle
povere ragazze, disposte ogni volta con gambe e braccia allargate , in forma di X ?

Da tenere presente che i tempi dei vari delitti sono indicati con sufficiente chiarezza nelle
immagini create nel 1984 dal Lupo e che già sono in possesso degli investigatori e della polizia!

(Quando poi il Lupo partiva per le sue escursioni omicide dalla Versilia, aveva la necessità di
essere per forza a casa entro la mezzanotte, altrimente la madre lo avrebbe lasciato fuori dalla
porta|)

Su altre cose, Sveva concorda pienamente con Cannella, poichè la motivazione primaria dei vari
omicidi, parte proprio dalla consapevolezza di Morty di non essere capace, in situazioni
"normali", di possedere una donna, specialmente se giovane e inesperta.

Dal momento che, proprio la "MADRE", ne aveva sempre condizionato le scelte mettendogli
vicino donne molto più grandi di lui, che poi allontanava traumaticamente dal figlio quando
accadeva che egli se ne innamorasse, si era creata in lui la convinzione di non potere più
raggiungere l'appagamento sessuale, se non attraverso scenari di violenza e, specialmente,
tramite la vista del sangue.

Forse, anche per questo, egli, durante l'anno scolastico, cercava di introdursi nei bagni delle
allieve per cercare
i tampax o i pannolini delle ragazze in mestruazione, adducendo come scusa che desiderava
riprodurne "il colore esatto" per
utilizzarlo nelle proprie creazioni pittoriche!

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Così, tra il dire e il fare, siamo arrivati al settembre. Ormai i nostri lettori sanno quanto Sveva
non riesca più a sopportare il caldo estivo, soprattutto in agosto, quando è già molto provata dai
due mesi precedenti. Per di più, quest'anno, l'ottavo mese ha lasciato dietro di sé una larga scia di
lutti e disperazione.

Sicuramente, quelli che hanno fatto parlare maggiormente, sono: l'uragano Katrina che ha colpito
il golfo del Messico , devastando la Louisiana , il Mississipi e l'Alabama e principalmente le città
di New Orleans, Biloxi e Gulfport.

Una immensa tragedia che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti e che influirà negativamente
sull'economia nazionale americana per moltissimi anni ; senza poter ancora conoscere, sia pure
approssimativamente, il numero delle vittime; dato che alcune zone sono ancora completamente
sommerse.

L'altro terrificante episodio, riguarda la strage in Iraq, voluta e rivendicata da Al Quaida, di oltre
mille pellegrini fra i più di un milione che si erano recati in visita alla moschea di Al Kazimiya.
Diffondendo tra di loro la voce che alcuni kamikaze erano mescolati alla folla e si sarebbero fatti
esplodere e sparando colpi di mortaio tra la gente, é stato seminato il panico che ha spinto molti
di questi poveretti a gettarsi giù da un ponte sul fiume Tigri, calpestando tutti gli altri che ancora
resistevano sulla strada.

Sono morti suprattutto bambini, le scarpette dei quali sono rimaste ammucchiate per terra, nello
spazio fra le due spallette del ponte: centinaia e centinaia di paia di scarpe.

E di bambini ancora si è parlato, per i corpicini di neonati rinvenuti negli ultimi giorni di agosto
nei cassonetti della spazzatura.

Come ci possiamo meravigliare di tutto questo "male" che si è così diffuso in ogni parte del
mondo, se addirittura le madri sono le prime ad uccidere i propri figli!
SVEVA E L'AUTUNNO - cap.10°
Settembre, la dolce stagione dei ricordi… e dei ritorni.
Sveva, un anno fa, scrisse una poesia dedicata all' autunno, la stagione da lei più amata, che ogni
anno la riporta alla vita, dopo le sofferenze estive; ed ora la ripropone in questo spazio, per chi
abbia il piacere di leggerla ancora una volta:

Settembre, vestibolo di autunno,


dolce stagione dei ricordi
che ogni anno mi riporta la vita
con le timide nebbie della sera.

Non più gli acuti fari sciabolanti


mi feriscono gli occhi nel ritorno
e i contorni sfumati delle cose
lasciano spazio alle immagini vive
della testina d’oro di Federico
che zampetta per casa
con le scarpine, gialle
come le foglie delle ortensie.

Il muschio vellutato
è un richiamo alla sosta silenziosa
tra il profumo di alloro e di limone,
sotto l’ombrello verde della mimosa
nell’angolo più fresco del giardino.
E la pioggia notturna sul pitosforo
frusciando e sgocciolando
concilia i miei sogni irrequieti.

E’ ancor presto per vortici


di foglie roteanti
maculate di rosso, giallo e bruno
che la danza del vento per le strade
porterà ad ammucchiarsi sulle soglie.
L’ uva è ancora fra i tralci
e i fichi stanno appesi al ramo
col pendulo richiamo
della goccia argentata.

L’attesa della vendemmia,


tra nugoli di moscerini
e il colore del vino che verrà...
l’attesa di una tregua
per il troppo dolore
tra fiumi di sangue versato
più rosso del vino novello.

Purtroppo, le speranze di Sveva anche per quest'anno sono state deluse.


Come sono corsi via questi mesi!

Pensare che Federico, il 28 settembre compie due anni .


Chiacchiera come una cincia e la nonna è rimasta stupita e commossa nel sentirsi dire da quel
soldino di cacio:- "Nonna, te impai ciubito tutto!"( traduzione:tu impari subito tutto!)

"Meglio sarebbe stato s'io fossi stata un po' più dura di comprendonio! Sicuramente avrei patito
meno!"
E' stata la risposta di Sveva.

xxx

Appena poche settimane e già si sono attenuati gli echi delle ultime terrificanti tragedie dovute
alle devastazioni nel golfo del Messico dell' uragano Katrina , ed alle inondazioni nel Giappone e
in Francia causate da eventi similari;

sono ormai divenuti di “routine”i quotidiani attentati terroristici, normalmente rivendicati da Al


Quaida, che provocano centinaia e centinaia di morti, ed anche la commemorazione della caduta
delle “torri gemelle “ di New-York, l’11 settembre, non ha avuto la risonanza che molti si
sarebbero aspettati.

E’ strano come anche le più grandi e sconvolgenti disgrazie, possano arrivare ad essere
considerate come un’abitudine, quando ogni singolo individuo si sente diventato ormai tanto
fragile da non poter reggere più a quest’andazzo e spenge inorridito il televisore o allontana dal
tavolo il giornale quotidiano, rifugiandosi in un angolo del proprio egoismo, dovuto all’istinto di
sopravvivenza!

Si vanno a cercare siti ombrosi , profumi di bosco o di spiagge solitarie, rumori sommessi,
sussurri, fruscii quasi impercettibili tra le erbe umide dei prati… Tutto quello che ci rigenera e ci
consola.. che ci faccia sentire di nuovo “umani”;

che ci faccia riscoprire che può esistere ancora un “DIO”…; che l’AMORE non è
definitivamente morto, che l’albero della vita può ancora dare germogli…

Giorni fa, gridando :- "Basta!...Ora basta!..." - Sveva è salita in macchina per fare un giro nella
zona del lago di Massaciuccoli, ancora in parte incontaminata , proprio per riscoprire se ancora
valga la pena di continuare a combattere , se resta ancora qualcosa di “vergine” e di “pulito” da
lasciare ai propri figli, ai nipoti…
Le grandi distese di girasoli, ormai disseccati e penduli, con il capo annerito dal troppo sole,
sembravano stuoli di madri vedove e orbate dei figli ancor prima di vederli crescere; immobili
nella calura, in attesa di non si sa cosa, sentinelle rinsecchite dal dolore e dalla sete.

Nei viottoli secondari, sedute di traverso su vecchie sedie impagliate, ragazze di colore a cosce
nude in attesa di clienti; altre, ai bordi della strada polverosa, contattavano camionisti di
passaggio.

Cantieri per costruzioni di capannoni industriali, iniziati da poco, sempre ai margini della via,
con mucchi di materiali ammassati alla rinfusa a cielo aperto….

xxx

Sì, tutto questo...ma ancora resistono, lontano, file di scuri cipressi che sfidano il cielo azzurro e
limpido, case coloniche sorridenti tra alberi da frutta e campicelli coltivati e rigogliosi, canali
erbosi e sereni che scorrono liberamente tra le canne ed i falaschi ; luoghi dove puoi distenderti
sull’erba in solitudine a contemplare il volo degli uccelli o , di notte, le stelle…

Dove Sveva, da giovane, veniva a sdraiarsi sugli argini con l’amato a guardare la luna e a curare
le sue “ferite”d'amore con la fresca rugiada della notte.

xxx

Dal 5 settembre u.s., quando della catastrofe Katrina si parlava ancora come di “ Un cimitero a
cielo aperto, migliaia i morti” – (dal quotidiano IL TIRRENO) – per la prima volta, il governo
federale USA azzardava un bilancio della tragedia, mentre proseguivano episodi diffusi di
sciacallaggio con stupri, omicidi e linciaggi e da ogni parte si levavano aspre contestazioni alle
massime autorità americane, principalmente dirette al presidente Bush.

Così, l’attenzione della stampa e delle radiotelevisioni invitate chiaramente a sminuire la gravità
della situazione ed alleggerire la cappa di piombo calata su New Orleans si è spostata su altri
obiettivi, più terra terra, alla portata di tutti e che, almeno in Italia, come il gioco del calcio,
riescono a distogliere “la massa” da pensieri più razionali e costruttivi.

Parliamo della “ politica”, intesa però come “gioco di parte”, che coinvolge tutti coloro che
hanno “interessi economici da tutelare”o debbono usufruire delle “immunità parlamentari” per
nascondere attività poco pulite.

E le prime pagine e le testate dei telegiornali, si aprono quotidianamente sulle piccole beghe
personali tra l’uno e l’altro presidente di partito, tra presunte “invenzioni” vecchie di decenni
tirate fuori da un cassetto ormai in disuso, tanto per alzare un polverone, ed altre idee magari
nuove ma senza senso, che però hanno il pregio di farci conoscere a fondo le “qualità” di coloro
che dovrebbero (ahimè) rappresentare degnamente il popolo italiano.
Succede allora che, la maggioranza delle persone prive di risorse, alle quali sia stata preclusa
anche la ricchezza interiore creata dalla la fantasia e dalla poesia (le quali hanno il potere, in casi
estremi, di salvarci la vita,) e che si affidano fiduciose a uomini e donne appartenenti a una fascia
privilegiata, votati dal popolo per il bene del popolo, si sentano tanto disorientate e tradite da non
sapere più come andare avanti .

Schiacciate da una parte dalla gravità degli eventi naturali, dall’altra dalla malvagità, dalla
stupidità e dall’indifferenza dei potenti, perdono ogni speranza nel mondo intero...

Per cui, lasciate sole con i loro problemi, arrivano a soluzioni inaspettate ed irreversibili,
sterminando la propria famiglia prima di dirigere un’arma anche verso sé stesse..

Anche queste persone sicuramente, prima di arrivare a tanto, avranno gridato : - ”


Basta!…basta!…” - con tutto il fiato che avevano in gola , senza trovare consolazione, senza una
mano che si tendesse verso di loro per porgere un aiuto.

Magari mentre Bush giocava a golf e Berlusconi contava davanti allo specchio quanti capelli gli
fossero già ricresciuti.

Mercoledì 28 settembre 2005 – Federico compie due anni

Quanti regali! Troppi! Sveva guarda con preoccupazione le stanze della piccola casa di suo
figlio, ingombra degli scatoloni colmi di giocattoli, e la fila dei piccoli camions di plastica
parcheggiati sul marciapiedi del cortiletto esterno.

La mamma di Federico arriva insieme ad una amica ed ambedue hanno le braccia cariche di
vassoi contenenti ogni ben di Dio che appoggiano sul tavolo dell’ingresso-tinello, dove sono
collocate le sedie nel poco spazio disponibile, per le molte persone che sicuramente
interverranno.

Il bambino è eccitatissimo; si arrampica sopra il tavolo per afferrare ogni cosa e corre da una
stanza all’altra, da un giocattolo all’altro, creando non poca confusione.

Quando giungono i primi invitati, Sveva se ne va, consapevole di essere un fastidioso ingombro,
piena di problemi che le impediscono di partecipare con allegria a questo tipo di ricevimenti e
timorosa che l’imbrunire cali ben presto lungo la via del ritorno, creandole difficoltà nella guida
della piccola utilitaria.

Forse dentro di sé nasconde anche la sofferenza che le provoca il pensiero di quanti altri bambini
come Federico, ma non fortunati come lui, avrebbero potuto essere resi felici, almeno per un
giorno, con uno solo di quegli oggetti o di quei dolciumi che il piccolo aveva ricevuto tutti
insieme e che non avrebbe certamente apprezzato, sia per la troppo tenera età, come per ovvie
ragioni di limitatezza di spazio e di tempo .

xxx
Spera di rivederlo presto il nipotino, senza troppa gente intorno, con calma e serenità, per quanto
sarà possibile essere sereni, in una situazione mondiale tanto disastrosa e in un’Italia a
catafascio,dove la gente viene quotidianamente presa per i fondelli da chi finge di esultare di
fronte ad una realtà di povertà crescente, di malasanità conclamata, di nevrosi collettive, di
scarsa cultura e di una inesistente libertà, schiavi come siamo divenuti dei mass-media sempre
più invadenti.
>/span>

xxx

Intanto uragani e tifoni continuano ad imperversare, in America, in Giappone, in Cina, in Corea e


di nuovo in India, distruggendo ed uccidendo più di quanto non lo faccia una guerra cruenta e
senza alcuna probabilità di prossimi armistizi; anzi, più passano i giorni e più si acuiscono gli
scontri e le azioni terroristiche.

xxx

Nemmeno del “mostro di Firenze” o del caso “Francesco Narducci” si parla più, se non per
dichiarare che la morte del medico perugino rimarrà sicuramente impunita e che la procura di
Firenze farà del suo “mostro” quello che crederà opportuno : cioè un bel nulla, dato che
evidentemente dovrebbe rimangiarsi tutto quanto è stato detto e fatto fino ad oggi.

E chi comprerebbe o leggerebbe più i numerosi libri in circolazione scritti da emeriti letterati,
giornalisti, psicologi o investigatori, se venisse fuori che il famigerato killer è in verità una
persona completamente diversa da tutte quelle fino ad oggi investigate o semplicemente
segnalate e descritte nei suddetti racconti?

Persino Gabriella Carlizzi dichiara di voler abbandonare le sue investigazioni per darsi alla
politica!

Visto e considerato che anche la furbissima volpe della favola, non riuscendo ad arrivare all’uva
della pergola, ritenne più conveniente cambiare proposito giustificandosi con l’affermare
che:“Tanto, quell'uva non era matura!”

(Dovrebbe essere successo proprio di questi tempi, in “attesa della vendemmia!”)

xxx

LE NOTIZIE QUI A SEGUITO RIPORTATE SONO STATE TRATTE DAL


QUOTIDIANO “IL TIRRENO”

Il mese di ottobre è iniziato con altri gravissimi attentati kamikaze nell’isola di Bali.
Tre i terroristi che hanno colpito in due ristoranti di Jambaran Beach , paradiso turistico
dell’isola , e in uno di un centro commerciale di Kuta.
Molti i morti e circa centocinquanta i feriti. Anche questo attentato ha le solite caratteristiche di
quelli rivendicati da Al Quaida.

A seguire, nuovi uragani , alluvioni e terremoti continuano ad infierire in diverse zone del
pianeta, dall’America al Giappone, a diversi paesi asiatici, compresi India e Pakistan, come se la
terra rispondesse alla violenza degli uomini con le peggiori catastrofi naturali.

A città del Guatemala, il 5 ottobre, il passaggio dell’uragano Stan, che ha colpito anche El
Salvador, il Messico e il Nicaragua, ha provocato gigantesche frane di fango, staccatesi dalle
montagne a causa delle piogge torrenziali.

Nel villaggio di Panabaj i morti sono già almeno1400 . La cittadina di Santiago Atitlan è stata
sommersa quasi completamente da un mare di fango, pietre e terra, sceso dal fianco del vulcano
Toliman.

In alcuni punti, il fango ha raggiunto 12 o 13 metri di altezza. Forse 3000 i sepolti sotto il fango.
Fortissime piogge si sono accanite particolarmente contro gli abitanti di San Marcos.

La mattina del giorno 8, un terremoto di magnitudo 7,6 della scala Richter ha scosso i paesi della
valle dell’Indo.

.L’epicentro, nella zona contesa del Kashmir, l’altopiano chiamato “Tetto del mondo”.
Interi paesi scomparsi. I morti accertati sono già più di 20.000 e oltre 42.000 i feriti; ma alcune
zone risultano ancora isolate.

400 bambini hanno perso la vita nel distretto di Manshera, nel Pakistan nord-occidentale, per il
crollo degli edifici scolastici e, in alcuni villaggi, è stata cancellata un’intera generazione.

Il resto del mondo si mobilita per correre in aiuto ma, chiaramente, saranno gocce d’acqua in un
deserto. Le forze degli “uomini di buona volontà” non bastano più per arginare il dolore e
l’orrore di queste situazioni.

L’immensità di queste tragedie travalica ogni umana immaginazione.

xxx

Sveva è sempre più triste in questo panorama infernale , anche perché il nipotino si è ammalato
ed ha avuto la febbre altissima, oltre 40 gradi.

Sembra trattarsi di una semplice influenza, ma la nonna non dorme la notte per il timore che
l’episodio possa ripetersi, dato che il bambino è molto irrequieto e non si riesce a tenerlo a letto.

La donna si sforza di fingere tranquillità, soprattutto con gli estranei, ma il battito accelerato del
cuore e le fitte dolorose alle tempie, sono sintomi di una situazione preoccupante, per lei che
vorrebbe correre più spesso ad abbracciare quel piccolino, divenuto pallido e irritabile!
Vorrebbe fargli da scudo contro ogni genere di malanni; proteggerlo contro tutto e tutti; essere
per lui un indistruttibile baluardo dove le frecce del male vadano a spuntarsi contro la dura
roccia.

Invece è solamente una debole, traballante ed ingombrante “nonnona”, divenuta troppo sensibile
e che non regge più il peso di questo mondo infame!

Per un certo periodo, aveva smesso pure di sognare, la notte.


Ora, invece, ha persino degli incubi nei quali migliaia di polli e di tacchini la sommergono,
starnazzando a più non posso, mentre presenze umane con il volto coperto da mascherine
protettive la inseguono, agitando grandi sacchi di plastica dove potrebbero rinchiuderla insieme
ai polli.

Ci mancava pure la minaccia dell’influenza aviaria, la così detta SARS, a dare il colpo di grazia
alla povera Sveva, stretta nell’angolo del suo “ ring” familiare, dove ogni giorno deve combattere
una sfida diversa, cercando disperatamente di rialzarsi ogni volta da terra prima che scocchi il
fatidico gong!

Una notizia abbastanza recente, che riguarda il caso Narducci - Mostro di Firenze, riporta che è
stata rimandata al 4 novembre
prossimol'udienza per "incidente probatorio" che avrebbe dovuto tenersi a Perugia lo scorso 7
ottobre.

Ma quale importanza ha ormai questa notizia confrontata con la più recente rivelazione che
quantifica in 50.000 i morti della tragedia in Parkistan e in 62.000 i feriti, senza sapere quanti
sono i dispersi?

E avere la consapevolezza che sta crescendo in maniera incredibile il numero dei bambini
dimenticati dalle madri o dei neonati abbandonati fuori o dentro i cassonetti delle immondizie?

O vedere quasi ogni giorno gettare a mare clandestini di ogni età


dagli scafisti delle "carrette del mare", senza che qualcuno riesca ad arginare definitivamente
questa vergogna?

xxx

Alcune sere fa, Sveva ha assistito alla trasmissione televisiva di Canale 3, "Un giorno in pretura"
"ULTIMO ATTO" - nella quale veniva ripresentata per l'ennesiva volta una sequenza dei
"processi-farsa" fiorentini che hanno condannato prima il Pacciani e poi i compagni di merende.

Lo squallore dei personaggi, sia degli accusati quanto dei testimoni ed il "balletto" degli avvocati
e dei giornalisti
presenti in sala per accaparrarsi il posto "d'onore" vicino agli
imputati, allo scopo di essere ripresi dalle telecamere, era veramente allucinante.
xxx

Sveva è ormai convinta che l’inchiesta fiorentina sia praticamente conclusa e che niente di nuovo
possa essere più preso in considerazione, nemmeno se fosse un elemento talmente eclatante da
poter capovolgere completamente il verdetto.

Però, prima di dichiararsi sconfitta, vuole aspettare il risultato dell’udienza per l’incidente
probatorio, fissata per il 4 di novembre dalla Procura di Perugia, che ancora dovrà chiarire alcune
cose in merito alla morte di Francesco Narducci..

Se anche quest’ultimo atto dovesse considerarsi definitivo e servisse a seppellire per sempre una
verità che , purtroppo, non è ancora mai arrivata allo scoperto, Sveva si arrenderà per delusione,
per stanchezza e per destinare le pochissime forze rimaste a qualcosa che ne valga la pena.

Questa volta, cesserà veramente di lottare ed il “Lupo”, che invecchiando avrà sicuramente
perduto un po’ di pelo, ma non il vizio, continuerà ad uccidere nelle notti di luna nuova o durante
i pomeriggi assolati delle vacanze estive, quando il troppo caldo gli darà alla testa allentando la
sua capacità di auto-controllo e la vista delle giovani coppie innamorate, con le ragazze discinte
ed i piedi nudi (soprattutto i piedi nudi) scatenerà la sua furia di sado-masochista semi-
impotente.

Poi, come sempre, compiuto lo scempio, partirà per andare a perdersi temporaneamente in paesi
lontani, lasciando che la sua coda lunga e pelosa segni sulla spiaggia o sulla polvere della strada,
tracce raffiguranti teschi, tibie, stelle a cinque punte, svastiche…e tanti, tanti numeri; dal numero
8, che ricorre più spesso, ad altri numeri chiave, dei quali nessuno ha “ voluto” mai comprendere
il significato ( anche se sarebbe stato facilissimo capire l’arcano!).

E questo, nel timore di dover accettare un’evidenza che avrebbe potuto turbare le coscienze di
chi aveva “già condannato” altri individui, i quali , per depistare le indagini, forse avevano
ricevuto semplicemente denaro o, più probabilmente, minacce di morte.
UNA CODA CHE SI ALLUNGA - cap.11
Come Sveva aveva annunciato nel 10° capitolo di questa storia, ieri, 4 novembre 2005, sono
riprese le udienze legate all’incidente probatorio per il caso “ Francesco Narducci – Mostro di
Firenze”.

Pertanto, senza alcuna introduzione a questo EPILOGO, che, a Dio piacendo, dovrebbe essere
l’ultima parte del racconto “La coda del Lupo”, ci addentriamo nell’argomento , sperando
almeno in uno spiraglio di verità e di giustizia che possa chiudere onorevolmente questa “novella
dello stento”.

Dalle prime notizie giunte su internet, apprendiamo che l’udienza si è svolta a porte chiuse,(
anche se molti giornalisti erano in attesa fuori dalla sala,) e che la prossima data per la
prosecuzione delle udienze è stata fissata per il 18 novembre.

A volere questo procedimento, è stato il pm di Perugia Dott. Mignini, sembra per avere la
possibilità di interrogare ulteriormente alcuni testimoni i quali, o per l’età avanzata o per motivi
di salute, potrebbero avere trovato difficoltà a presentarsi in altre circostanze.

Uno tra gli argomenti più importanti, quello relativo alla perizia eseguita sul corpo ritrovato nel
lago Trasimeno ed attribuito a Narducci , che non era del tutto compatibile con un’altra perizia
eseguita da un secondo perito.

Poi sono stati interrogati uomini appartenenti al Corpo dei Carabinieri che furono presenti al
ritrovamento del cadavere e un pescatore che partecipò alle ricerche e al ripescaggio del
medesimo.

In aula erano anche la vedova di Francesco Narducci e la giornalista-investigatrice Gabriella


Carlizzi, la quale, pur essendo sottoposta agli arresti domiciliari presso la sua residenza di Roma,
ha voluto a tutti i costi essere presente.

Convinta com’è che lo svolgimento dei procedimenti in atto


debba dipendere esclusivamente dalle indagini svolte in tutti questi anni dalla medesima; senza
considerare quante persone siano state dalla stessa denunciate in tempi diversi proprio per voler
dimostrare che ognuna di queste era il“vero” mostro di Firenze.

I testimoni che, per il momento, dovrebbero ancora essere interrogati, potrebbero essere 14.
Pensiamo dunque che dovrà passare ancora un po’ di tempo, prima di scrivere definitivamente
un’ultima parola sull’argomento.

Nel frattempo Sveva, stanca di dover raccontare soltanto disgrazie, cerca di sfruttare queste belle
giornate di sole accudendo le piante nel suo giardino, privato ahimè dell’immenso albero di
mimosa che dava fastidio ad un vicino bisbetico; ora che pure la vite americana sta perdendo le
ultime foglie, dai colori incredibili, screziate di un giallo, di un rosa e di un rosso che nemmeno
il più emozionante dei tramonti ha mai saputo fondere insieme in questa maniera veramente
superba!

xxx

14 novembre 2005

Mentre Sveva cerca di ritrovare un minimo di serenità tra le piante del proprio giardino,
Gabriella Carlizzi, agli arresti domiciliari da ben 17 giorni, si è recata a Perugia, con mezzi
propri, per tentare di riacquistare la libertà, limitatale soltanto pro-forma; probabilmente per
concedere al Dott. Mignini, da molto tempo sottoposto a subire giornaliere pressioni e invasioni
telefoniche o tramite fax dalla medesima, un po' di intimo raccoglimento prima di lasciarsi
andare a prendere una qualsiasi decisione.

Come se uno dovesse muoversi mentre un'altra persona lo tira per le maniche o per i calzoni, o
addirittura gli si attacca
alla cinghia dei pantaloni o lo afferra per i capelli....sì, perché la Carlizzi è come una piovra, che
una volta acchiappata una preda con un tentacolo, se si taglia quello , la riafferra con altri tre!

E usa tutti i pretesti ed i mezzi possibili ed immaginabili per mettersi sempre in evidenza,
spaziando dall'esoterismo alla massoneria, dalla rosa rossa alle messe nere, dalla religione al
crimine, dalle minacce all'invalidità e le malattie; ed ora anche alla politica...ecc..ecc..

Altro che il prezzemolo in tutte le salse! Questa ambirebbe addirittura al ministero dell'interno o
a quello della giustizia!
Sono cose serie ed importanti, che non si possono ottenere solo per vantate amicizie personali, o
passeggere simpatie, sventolate sempre energicamente dalla Carlizzi quasi fossero bandiere
sbattute da una tempesta di vento del deserto.

xxx

A proposito, le ultime notizie riguardanti la suddetta signora che apprendiamo dal sito
www.lagiustainformazione.it,
ci informano sul fatto che la medesima, dopo aver presenziato all'udienza davanti al Tribunale
del Riesame, che doveva esprimersi sulla eventuale revoca della misura cautelare a cui è stata
sottoposta, ha saputo che il pm di Perugia Dott. Mignini ha presentato richiesta al Gip De
Robertis di ordinare una perizia psichiatrica proprio a suo carico.

Detta perizia dovrebbe valutare se la stessa sia capace di intendere e di volere , il suo grado di
pericolosità sociale, e soprattutto se sia in grado di partecipare alle prossime udienze fissate per
l'incidente probatorio.

Domenica 20 novembre
Fissata per venerdì 25 novembre la terza udienza dell'incidente probatorio riguardante il caso
Narducci.

Continueremo a tenervi informati sull'argomento.

26 novembre

Siamo in attesa di conoscere gli esiti ottenuti dalla deposizione dell'Avv. Fioravanti messo a
confronto con Gabriella Carlizzi.

29 novembre

Il confronto tra la Carlizzi e Fioravanti, sembra essersi concluso con un abbraccio tra i due ma,
mentre alla prima sono stati revocati gli arresti domiciliari, sono scattati invece per
l'Avv.perugino Alfredo Brizioli, (già coinvolto nelle indagini collegate all'inchiesta sul presunto
omicidio del Narducci,) su disposizione del gip di Perugia, Marina De Robertis.

In un articolo di Francesco Nocentini, pubblicato sul Tirreno del 30 novembre, si legge che
nel provvedimento, chiesto dal pm G. Mignini, si ipotizzano vari reati, dalla calunnia alle
violenze a pubblico ufficiale, a quello di avere turbato la regolarità di un servizio pubblico.

Brizioli avrebbe cercato di influire su diversi testimoni, tra cui due pescatori del lago Trasimeno,
dove Narducci fu ritrovato morto.

Secongo il gip, l'avvocato era a conoscenza di particolari della vita del Narducci piuttosto
anomali e inquietanti, ed avrebbe attuato una grave azione di inquinamento degli indizi,
attraverso condotte criminose.

Apprendiamo inoltre dal TG 3 che la Procura di Perugia ha acquisito tutti gli scritti disponibili di
Pietro Pacciani relativi al caso "mostro di Firenze" e dovrà anche esaminare due pistole calibro
22 che sono state inviate alla stessa Procura, ma ancora non sappiamo da chi.

Per chi volesse approfondire l'argomento, si consiglia di cliccare :www.umbriajournal.it

xxx

Dopo la terza udienza dell'incidente probatorio, svoltasi a Perugia il 2 dicembre ultimo scorso, da
un altro giornale ( Il Messaggero - Umbria) apprendiamo in data 8/12 che è entrato a far parte
dell'indagine anche il giornalista Mario Spezi , implicato forse in merito alle due pistole inviate
alla procura Perugina, non sappiamo esattamente a quale titolo.

Sappiamo invece che lo Spezi era già stato denunciato da Gabriella Carlizzi, la quale era andata a
frugare nei trascorsi della famiglia e soprattutto del padre musicista di costui, attribuendo al
giornalista un ruolo fondamentale nell'inchiesta.

Al momento , le due persone maggiormente indagate, come mandanti dell'omicidio del medico
Narducci, potrebbero essere sempre il farmacista di San Casciano Val Di Pesa - Francesco
Calamandrei - e proprio Mario Spezi, del quale si conosce anche una telefonata sospetta fatta ad
Umberto Nannucci, capo della procura di Firenze, in merito al caso di cui sopra.

xxx

Ci risulta che l'ultima delle udienze relative all'incidente probatorio si è svolta a Perugia
l'antivigilia di Natale. Ci sono stati nuovi interrogatori ma non è stata ancora raggiunta alcuna
conclusione definitiva.

xxx

Domenica 5 febbraio 2006 - DAL QUOTIDIANO "IL TIRRENO"

Un' intera pagina, intitolata "Misteri toscani", riguarda la presentazione di un nuovo libro di
Michele Giuttari sul "mostro di Firenze".

Secondo Sveva, la parte più interessante di questo servizio giornalistico è sicuramente quella che
segue un secondo titolo a metà pagina, in neretto e su 4 colonne, dove si parla di "Prove sparite,
tracce non seguite."

Stupefacente venire a conoscenza che ."C'era il gruppo sanguigno del killer, forse anche i suoi
capelli..." Come c'erano altri indizi importantissimi riguardanti il gruppo sanguigno
dell'assassino ( o degli assassini - dato che si trattava di gruppo A e di gruppo B). E pure i famosi
guanti di gomma da chirurgo sembrano anche quelli scomparsi.

L'articolo di cui sopra, evidenzia quindi il proprio contenuto specificando :" Trent'anni di colpi
di scena, teoremi sballati, depistaggi ed errori investigativi clamorosi".

Un'altra clamorosa notizia è che anche in America, nell'Illinois, durante gli anni 1981 - 82- 83,
erano stati compiuti molti delitti seriali del tutto simili a quelli di Firenze.

Gli assassini, dei quali quattro sono stati arrestati e condannati, facevano parte di un gruppo di
ragazzi chiamato " I Chicago Rippers".

Anch'essi mutilavano le loro vittime e nascondevano i feticci per usarli in riti satanici ed
esoterici.

Questo periodo corrisponderebbe in parte, vedi il caso, all'anno in cui anche il nostro amico
Lupo, in compagnia della sua amica sadica milanese, si era recato durante le vacanze estive in
America, soggiornandovi per circa 2 mesi e frequentando locali sado-masochisti.(Agosto e
settembre 1982).

Da ricordare che, in quel tempo, portava i capelli lunghi ed i baffi alla "mefisto", e si fece radere
tutto al suo ritorno in Italia, nei primi giorni del mese di ottobre .
xxx

13 MARZO 2006

Ultime notizie sull’inchiesta NARDUCCI – MOSTRO DI FIRENZE.

Da parecchi giorni si leggono su quotidiani e riviste notizie riguardanti il MOSTRO di Firenze,


dopo la presentazione del nuovo libro di Michele Giuttari, le nuove perquisizioni in casa di
Mario Spezi e l’iscrizione all’albo degli indagati di Douglas Preston, noto scrittore americano di
gialli e giornalista, molto legato a Spezi per aver collaborato con lui in varie occasioni, l’ultima
delle quali la stesura di un libro non ancora presentato ufficialmente, sempre riguardante la lunga
storia dei delitti seriali attribuiti al “Mostro di Firenze”.

Pertanto, allungandosi la fila degli indagati, non si vede ancora la fine di questa angosciosa
trafila giudiziaria che presenta in prima linea ancora la Procura di Perugia seguita da quella di
Firenze, pronte a rimbalzarsi la palla ad ogni passo.

Per quanto riguarda il nostro LUPO, solo un breve accenno di cronaca che riporta la
supposizione di qualcuno che lo voleva addirittura “affittuario” della fattoria di Vinci della zia
paterna al medico Narducci.

Molto improbabile, dato che lo stabile ci risulta fosse inagibile avendo preso fuoco, per
l’ennesima volta, già prima che il Lupo ritornasse al nord per la riapertura dell’anno scolastico,
immediatamente dopo l’omicidio della coppia francese, nel settembre 1985.

xxx

LUNEDI'8 MAGGIO 2006

Carissimi lettori, avevamo sperato di concludere questo racconto


prima dell'estate, invece le ultime vicende riguardanti le procure di Perugia e di Firenze si sono
già dilatate per l'incipiente calura e le ultime notizie apprese dalle cronache più recenti inseguono
personaggi ormai noti che, non sapendo più cosa inventare, cercano di rinnovare questa
lunghissima storia costruendosi addirittura nuovi "indizi", in combutta con pregiudicati e persone
di malaffare, tentando di creare trappole
al fine di mettere in difficoltà i vari magistrati che si occupano dell'argomento, dirottandoli verso
percorsi tortuosi e senza uscita.

A Sveva, questi tentativi di depistaggi, onestamente non interessano più, anche se le voci che si
alzano da ogni parte per difendere o denunciare sono piuttosto influenti.

Nella sua mente e nei suoi ricordi visivi, ella ritrova in ogni occasione elementi che sempre
hanno un collegamento con le sue convinzioni.

Attenderà ancora nuovi sviluppi, se ci saranno, prima di esprimere le proprie considerazioni


sull'arresto e il successivo rilascio di Mario Spezi, anch'esso nelle grazie del padre del nostro
Lupo e al quale, tramite la redazione della "Nazione", la medesima aveva inviato, a suo tempo,
alcune delle immagini create dal nostro protagonista (corredate da notizie al riguardo), senza
però ricevere un benché minimo segnale.

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ULTIMISSIME NOTIZIE DEL 12/06/2006

COLPO DI SCENA A PERUGIA NEL CORSO DELL'ULTIMA UDIENZA


DELL'INCIDENTE PROBATORIO SUL CASO " NARDUCCI - MOSTRO DI FIRENZE"

Dal sito www.lagiustainformazione.it di Gabriella Carlizzi, apprendiamo che la suddetta, nel


corso dell'ultima udienza dell'incidente probatorio, ha prodotto le immagini di alcune vittime del
mostro mentre morivano, fotomontate dentro uno strano apparecchio tenuto da una mano...

Tutti i difensori si sono opposti all'acquisizione degli atti..


ma, dopo due camere di consiglio, il Gip Marina De Robertis ha decretato che i documenti
prodotti dalla Carlizzi fossero inerenti ai temi principali dell'incidente probatorio e, non essendo
anonimi, venissero acquisiti dal Tribunale.

Riteniamo che si tratti delle fotocopie delle immagini realizzate dal protagonista della nostra
storia, il nostro Lupo, che ci auguriamo possano essere prese finalmente in considerazione per
quello che significano veramente.

La Carlizzi comunica inoltre di essere stata condannata, nel frattempo, dalla Corte di Cassazione
ad una pena di un anno e sei mesi con i benefici di legge, essendo ritenuta colpevole di aver
calunniato l'ex Capo della Criminalpol Nicola Cavaliere.

Attendiamo ulteriori sviluppi di queste vicende, che potrebbero


influire notevolmente sul proseguimento dell'inchiesta.

xxxxxxxxx 1 GIUGNO 2007 xxxxxxxxxx

Carissimi ed affezionati lettori,


dopo qusi un anno di forzata inattività dovuta alla frattura del gomito destro, che non è ancora
completamente guarito, Alberta Rossana riprende questo racconto con la cronaca di notizie
piuttosto recenti, riguardanti principalmente la Pocura di Firenze.

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Risale appena a due giorni fa un trafiletto quasi invisibile in fondo ad una pagina del TIRRENO,
che cerchiamo di riprodurre fedelmente:

MOSTRO DI FIRENZE - Chiesto rinvio a giudizio per Giuttari e Mignini


La Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per Michele Giuttari, che ha indagato sulle
vicende del mostro di Firenze, e per il pm perugino Giuliano Mignini, titolare delle indagini sulla
morte, nel 1985, del medico umbro Francesco Narducci.
Giuttari e Mignini son indagati per abuso d'ufficio.

Sveva riflette amaramente sull’accaduto, chiedendosi il perché di questo accanimento contro due
persone che, almeno in questi ultimi tempi, sembrano essersi maggiormente esposte in prima fila
allo scopo di sbrogliare definitivamente l’intricata vicenda del mostro di Firenze.

E’ pur vero che contrasti tra i due ve ne sono stati, direi forse anche “scontri”, ma l’intelligenza
di entrambi e soprattutto l’integrità morale dimostrata in molte occasione da Mignini non
dovrebbero aver dato motivo di arrivare a tanto.

Non molto tempo fa, un altro articolo apparso sulla cronaca annunciava un’udienza pubblica
fissata per il 27 settembre prossimo, allo scopo di giudicare con rito abbreviato l’ex farmacista di
San Casciano, Francesco Calamandrei.

Egli avrebbe pagato Pacciani per ottenere parti di corpi femminili asportate dalle vittime e
sarebbe stato presente al duplice omicidio del 1985 agli Scopeti.

Se ricordate, Sveva, in questo ultimo capitolo, aveva già presentato il Calamandrei come artista,
sottolineando che la sua pittura presentava molte affinità con quella del nostro Lupo, rivelando
anche la personalità dell'autore, piuttosto torbida e cupa.

Sarebbe importante riuscire a scoprire se i due si siano conosciuti o frequentati, cosa che Sveva
ritiene possibile, avendo sicuramente veduto il farmacista in qualche mostra da lei organizzata o
semplicemente visitata, quà e là per la toscana!

Ed inoltre, come farmacista, egli avreppe potuto essere uno dei clienti fiorentini del marito della
sadica amante del Lupo, importante venditore e manager di una grossa produzione di SALI, dato
che i sali servono per preparare ricette ma anche a conservare materiali organici facilmente
deteriorabili!

Questo signore, del quale non facciamo il nome, aveva la buona abitudine di venire
personalmente a Firenze a trovare "i clienti piu affezionati" e, passando dalla Versilia, era solito
prelevare il Lupo dalla sua abitazione, durante i fine settimana e quando stava in vacanza dalla
mamma, e trainarselo dietro per andare a gozzovigliare nel territorio tanto caro al "mostro".

UNA NOTIZIA BOMBA che consente a Sveva di rivedere con occhi ancor più lucidi tutto
quanto ha raccontato fino ad oggi, sia nel testo de "I MOSTRI A OUATTR'OCCHI" come
in ouello de "LA CODA DEL LUPO", le è giunta telefonicamente da un fotoreporter molto
informato.

Si dà per certo che il LUPO, ancor prima di conoscere Sveva,


abbia allestito una propria mostra nientemeno che a Scandicci, il titolo della quale era
"RED IN THE NIGT" o " RED NIGHT" ; tra le opere presentate, spiccavano quelle
raffiguranti giovinette urlanti, dai lunghi capelli sciolti, in piedi sotto una grande luna
piena.

In primo piano, un benzinaio o qualcosa di simile,con una lampada in fronte ed un tubo o


un bastone in mano, dall'aria minacciosa.

La didascalia apposta sotto l'immagine annunciava:"E IO COSI'TI UCCIDO".

La cosa più strana è che, dopo oltre due anni di frequentazioni assidue con Sveva, alla quale
aveva raccontato morte e miracoli
di tutta la sua vita, il Lupo non avesse MAI accennato a questa mostra, che pure sembra fosse
abbastanza importante per la carriera dell'artista.

Evidentenente egli era conscio che potesse rappresentare un pericolo, ed aveva preferito
coscientemente di tacere.

Sveva però ricorda benissimo che, nella prima edizione di un catalogo in bianco e nero,
presentatole dal Lupo, c'erano queste immagini di ragazze sotto la luna, ma nella seconda
edizione
dello stesso catalogo, erano state tolte.

In base a queste considerazioni, Sveva chiude questo EPILOGO al quale darà un'altro titolo sul
sommario per proseguire poi il racconto, in altro modo.

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28 LUGLIO 2007

BINGO ! Sveva ha visto giusto ! Qualcosa si sta muovendo !


Seguite attentamente il prossimo capitolo.

(continua)
IL LUPO E' ALLA FINESTRA
28 LUGLIO 2007 – Consigliamo ai lettori, prima di leggere quanto segue, di andare a rivedere
attentamente la seconda parte del capitolo X° e l’intero capitolo XI° de “IL MOSTRO A
QUATTR’OCCHI”.Anche quì sono in parte riportate cose già dette, ma possono servire ad
affrontare le altre novità dell’argomento con maggiore consapevolezza ed obbiettività.

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Sono trascorsi ormai ventitré anni dall’assassinio di Pia Rontini e Claudio Stefanacci, uccisi
barbaramente dal “mostro di Firenze “ la Domenica 29 luglio 1984, mentre stavano facendo
l’amore dentro una piccola panda azzurra, parcheggiata in località Boschetta, a circa quattro
chilometri da Ponte a Vicchio, su un viottolo di campagna senza sfondo.

Sulla sinistra un dirupo scosceso e avvolto in una folta macchia, a destra un campo di erba
medica.
L’auto era con la parte anteriore voltata verso l’asfalto, pronta a ripartire , a circa sessanta metri
dalla strada per tornare a casa.

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Oggi pertanto è la vigilia di un importante anniversario per il Lupo, che certamente avrà vissuto
altri anniversari delle sue orrende stragi nella massima eccitazione, organizzando festeggiamenti
ogni volta, compiacendosi di averla sempre fatta franca fino ad ora, prendendosi gioco, come
voleva lui, del mondo intero.

Sì, perché la sua convinzione è sempre stata quella di essere un genio, fornito di una intelligenza
superiore, di una furbizia eccezionale, di una velocità ineguagliabile, di una mira con la pistola
da campione di tiro a segno, di una destrezza impagabile nell’usare il taglierino, acquisita
incidendo il linoleum per ricavarne gli stampi per i suoi quadri, in parte fatti anche con
l’aerografo e poi distrutti , forse perché potevano costituire una prova a suo carico.

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“In futuro saranno le donne a comandare e a fare figli con i robot ; io sono almeno cento anni
avanti rispetto a tutti voi e so esattamente cosa dovrà accadere .Io sono un uomo-robot e come
tale devo comportarmi!”

Così era solito dire, mentre scarabocchiava su qualsiasi foglio o biglietto a portata di mano, ganci
da macellaio con brandelli di carne sanguinolenta o macchine lancia-frecce ed altre cose del
genere.

Convinto tanto da potersi definire un Dio con la pistola, autorizzato a creare una nuova razza di
super uomini, che fossero generati non dall’amore ma da un meccanico atto sessuale, ottenuto
introducendosi nella femmina solo al culmine dell’orgasmo provocatole da un altro uomo,
considerato un semplice manovale, da uccidere subito dopo, senza dargli il tempo di depositare
nell’utero dell’amata il suo seme di piccolo, stupido, romantico borghese.

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Nel primo anniversario della morte di Pia Rontini, il 29 luglio 1984, un vastissimo incendio
doloso scppiò a partire dalla costa livornese, nei pressi di Castiglioncello, poi di Montenero e
Colle Salvetti, fino a raggiungere quasi le località delle campagne fiorentine bazzicate dal
“mostro".

E fu come se qualcuno avesse voluto cancellare da tutta quella zona qualsiasi indizio rimasto
lungo il cammino del LUPO, che ogni anno, di quei tempi, quasi giornalmente percorreva quelle
strade per accompagnare o andare a trovare la madre , ospite di un pensionato di suore , le quali
accoglievano signore per un soggiorno al mare.

Sveva, pensierosa, mentre guardava quelle fiamme divampare sullo schermo del televisore, si
chiedeva quanti sigarini lanciati ancora accesi dal finestrino di una macchina sarebbero serviti
per provocare quel danno, che avrebbe certamente elettrizzato un certo tipo di individuo, a caccia
di sensazioni tanto forti da poter sostituire il ricordo dei due giovani, quasi ancora degli
adolescenti, e soprattutto dei grandi e luminosi occhi innocenti della ragazza spalancati per il
terrore!

“Che bella maniera, proprio adatta al Lupo, sarebbe stata di festeggiare un’anniversario! “
ripeteva Sveva fra sé e sé, mentre lacrime miste a sudore le scorrevano lungo le guance.

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Oggi la luna è nuova, come allora; il caldo intenso dà alla testa e fa pulsare forte le vene sulle
tempie del mostro, come allora.

Incendi dolosi distruggono migliaia di boschi , in tutta Italia, quindi, per il LUPO, non
dovrebbero più costituire un elemento diversivo, semmai una cosa ripetitiva e monotona.

Come avrà deciso allora di commemorare le sue giovanissime vittime, i loro corpi straziati, colti
caldi e fragranti nell’amore, le loro grida disperate, il panico, gli occhi grandi di Pia, spalancati e
imploranti?

Ah, già, domani sarà impegnato a mettersi in ghingheri, con anelli e collarini e inventarsi uno
spettacolo che richiami su di lui la simpatia e la curiosità del pubblico, quando le sale della
grande mostra collettiva che lo ospita saranno stracolme di gente per l'inaugurazione.

Sarà più difficile per lui farsi notare e diventare primo attore, ma ha già provveduto a
propagandare ampiamente l’avvenimento , contattando personalmente individui non solo
interessati alle opere d’arte, ma anche e soprattutto al Lupo “possibile mostro”, sollecitando
contatti ed interviste che possano scagionare i sospetti su di lui, che si definisce soltanto un
interprete dei vari stati d’animo dell’inafferrabile assassino delle coppiette.
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Sveva lo chiamerebbe semmai “precursore”, dal momento che moltissimi dei suoi assemblaggi
di immagini relative ai delitti del mostro di Firenze, anticipano di gran lunga eventi che
sarebbero successi anche a distanza di tempo.

Vediamo ad esempio, tra le tante, l’immagine di un seno femminile appoggiato sopra una
cassetta della posta, con accanto un volto di donna, somigliantissimo al magistrato Silvia Della
Monica!

La quale ricevette la famosa busta con un pezzetto del seno di Nadine, la ragazza Francese uccisa
nel 1985, più di un anno dopo la consegna del Lupo a Sveva dell’album di assemblaggi
fotografici di cui sopra.

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Per Sveva è molto strano però che il Lupo voglia mettersi alla finestra, perché tutti lo vedano,
proprio adesso che le inchieste sul mostro di Firenze stanno avvicinandosi alla fine, per
esaurimento di “cervelli pensanti”.

Sarà forse perché il Lupo si sente meno protetto, ora che non ha più i genitori che ne ricoprivano
le malefatte; e il pensiero che uno dei sospettati, quel Calamandrei farmacista che verrà chiamato
di nuovo a settembre per un nuovo interrogatorio e, ufficialmente, dovrebbe essere rimasto
l’ultimo a
subire una condanna, possa, per sviare i sospetti su di sé, dirigerli verso un altro individuo, che
sente tanto simile per carattere ed attitudini e che, certamente,avrebbe tutte le carte in regola per
sostituirlo dietro le sbarre del carcere, deve dargli certamente qualche preoccupazione.

Così cerca di farsi nuovi proseliti, innamorati dell'horror, magari contattandoli nel corso delle sue
mostre, forse anche per farsene scudo, che siano in grado di testimoniare pure il falso per
coprirlo ,all'occorrenza.

E chi ci dice che il povero Calamandrei non sia destinato ad uscire definitivamente di scena
prima del 28 settembre p.v., come Pacciani o Narducci o qualcun'altro dei famosi compagnetti?

Magari proprio per mano di qualche giovane assetato di sangue fresco, che , incoraggiato
dall'incapacità di chi esercita la giustizia, voglia emulare le gesta di questo irraggiungibile ma
fantasioso assassino?

Pensare che basterebbe fare solo un nome, per far saltare il coperchio di questo calderone dove,
da anni, viene messo a bollire un po' di tutto, nonostante ci sia ,fin dall'inizio,
qualcuno che sa ma ha sempre taciuto per convenienza o per paura.

E anche Sveva, consigliata e ammonita più volte da queste stesse persone a "lasciar perdere",
deve necessariamente limitarsi ad una frase di convenienza .
Pertanto:"Chi vivrà...vedrà!"

CONTINUA

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comunicato del 28 febbraio 2009

ALBERTA ROSSANA RIPRENDE LA PROPRIA ATTIVITA'

Carissimi lettori, finalmente ritrovo un po’ di tempo per riprendere con voi l’argomento che tanto
vi stava a cuore e a proposito del quale mi avete inviato moltissime domande.

Con molto dispiacere, non ho potuto darvi mai risposta a causa di impedimenti riguardanti la
salute mia e dei miei familiari.

Attendevate ansiosamente gli sviluppi dell’inchiesta e dei procedimenti a carico dei protagonisti
degli omicidi del MOSTRO DI FIRENZE, ma io ho dovuto lasciarvi ancora prima che si
concludesse il processo del farmacista Calamandrei, interrotto tragicamente per la morte del suo
figlio maschio.

Infatti, egli e' stato trovato su una panchina di un giardino pubblico, strafatto di droga, acquistata
(sembra) da lui medesimo, (accompagnato però da un altro individuo di sesso maschile, rimasto
purtroppo sconosciuto).

Avevo anticipatamente espresso i miei dubbi sul fatto che il farmacista potesse arrivare vivo alla
data del processo, fissata per il 28 settembre dello scorso 2008, come potete leggere nell’ultima
parte del capitolo de “LA CODA DEL LUPO”, ( capitolo intitolato “IL LUPO ALLA
FINESTRA”) e il fatto che, guarda caso, il figlio sia stato trovato morto proprio la stessa mattina
in cui il sospettato avrebbe dovuto ascoltare la sentenza, non mi ha trovato per niente
impreparata.

Quale avvertimento sarebbe stato più efficace di un “probabile omicidio” o magari del “suicidio
indotto” di un figlio per chiudere definitivamente la bocca al farmacista, che ha ancora una
famiglia da tutelare, formata da una figlia sposata e con prole?

E questi sono gli argomenti sui quali vorrei che i miei lettori si soffermassero momentaneamente
per riflettere!

Mi auguro di poter continuare il discorso al più presto.