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LE PMI COME VOLANO DELL’ECONOMIA?

1. DEFINIZIONE DI PMI E RELATIVA FUNZIONALITÀ

“La categoria delle microimprese, delle piccole imprese e delle medie imprese (PMI) è
costituita da imprese [autonome] con meno di 250 occupati, il cui fatturato annuo non
supera i 50 milioni di euro oppure il cui totale di bilancio annuo non supera i 43
milioni di euro”1

È questa la definizione che emerge nel maggio del 2003 dall’art.2 tratto dall’allegato alla
raccomandazione, relativa la definizione delle piccole imprese, stilato dalla Commissione
Europea. Attraverso questa definizione, entrata in vigore il 1°gennaio 2005, l’Unione Europea
si è dotata di uno strumento pratico mediante il quale individuare, secondo un criterio comune
a tutti gli Stati membri, la categoria delle piccole e medie imprese, ovvero, di quella serie di
società per le quali la Commissione Europea ha stabilito la varazione di fondi ad hoc e
programmi di sostegno, preclusi deliberatamente alle grandi imprese. La ragione per cui si è
giunti a fornire una definizione tale è da attribuire alla necessità da parte dell’Unione Europea
di individuare quelle imprese, che in virtù della propria natura, richiedono un tipo di
assistenza diversa da quella normalmente fornita alle grandi aziende. Le PMI difatti, si
ritrovano a doversi confrontare in misura maggiore con i fallimenti del mercato, rendendo
ardua la competizione con gli enti maggiori. L’impossibilità di avere accesso a fondi o risorse
è una delle principali cause dei fallimenti, poiché rende difficoltoso perseguire un percorso di
innovazione e ricerca, nonché rispettare le sempre più numerose norme ambientali. Inoltre, a
causa della modesta struttura di questo tipo di imprese, vi sono anche ingenti impedimenti
dovuti a capacità di gestione limitate, bassa flessibilità nel mercato del lavoro e scarsa
conoscenza delle opportunità di espansione internazionale, che, in un contesto economico che
ormai viaggia verso la globalizzazione2, possono rappresentare insormontabili ostacoli alla
crescita. Limitare la necessità di giungere ad una definizione unica delle PMI d’Europa ad un
mero bisogno di individuazione univoca delle imprese destinatarie di fondi e programmi di
sostegno, tuttavia, è alquanto riduttivo. Il bisogno ha radici più profonde, che si iniziano ad
instaurare già nel 1996, laddove si sviluppa una prima definizione di PMI con l’obiettivo di
perseguire regole comuni, che potessero agevolare il proliferare di queste realtà all’interno del
mercato unico europeo. L’esigenza di classificare le piccole medie imprese nasce dalla
consapevolezza che queste all’epoca, rappresentando il 90% delle imprese europee e dando
impiego ai 2/3 dei lavoratori3, rappresentassero “il motore dell’economia europea”, pertanto
fossero una realtà da salvaguardare con norme mirate4, possibili solo grazie ad un corretto
inquadramento delle imprese realmente bisognose di sostegno.
Osservando i dati odierni relativi alle piccole-medie imprese (mostrati nel prossimo capitolo
in Fig.2), noteremo come l’evoluzione di queste realtà abbia effettivamente dato ragione
all’interpretazione dell’epoca, poiché emerge chiaramente come, ancor oggi ed in misura
maggiore, le PMI siano la forza trainante dell’economia europea.

1
Estratto dell’art. 2 dell’allegato della raccomandazione 2003/361/CE.
2
“Guida dell’utente alla definizione di PMI” della Commissione Europea
3
Chiara Mauri, “Marketing per le PMI: strategie e casi”, II edizione, Milano, Egea, p.1 (2011).
4
Https://quifinanza.it/pmi/cosa-sono-pmi/108197/
Figura 15

Company category Staff headcount Turnover Or Balance sheet total


Medium-sized < 250 ≤ € 50 m ≤ € 43 m
Small < 50 ≤ € 10 m ≤ € 10 m
Micro < 10 ≤€2m ≤€2m

Ad un’attenta analisi della definizione fornita all’interno della raccomandazione e della Fig.1,
(nella quale osserviamo un’ulteriore distinzione tra medio, piccole e micro imprese all’interno
della categoria PMI) emerge come la Commissione Europea, per perseguire il proprio
obiettivo, abbia deliberatamente deciso di adoperare criteri dimensionali che facessero
riferimento a fatturato, numero di dipendenti e totale di bilancio, piuttosto che soffermarsi su
distinzioni qualitative inerenti il genere di attività o la natura no-profit, familiare o artigianale
delle imprese. L’unico vincolo qualitativo in essere riguarda l’indipendenza dell’impresa, la
quale, per poter ottenere lo status di PMI, è obbligata a rientrare nella categoria “impresa
autonoma”, ovvero non essere associata, collegata o posseduta da imprese più grandi, le quali
potrebbero essere fonti di ulteriori risorse significative. Alla luce di ciò, risulta evidente come
la distinzione tra le piccole-medio imprese e le aziende maggiori sia piuttosto complessa, non
limitandosi al mero controllo dimensionale delle aziende, ma richiedendo un’analisi puntuale
ed accurata dei singoli casi aziendali, in maniera tale da garantire il rispetto dei parametri
stabiliti per l’ottenimento della condizione di PMI6.
In ultima analisi, si ricorda come l’atto, pur avendo intenti unificatori all’interno dell’UE, non
risulti essere vincolante per gli Stati membri, i quali possono quindi appellarsi o meno alla
definizione suddetta. Il rischio di una mancata applicazione della definizione comporterebbe
un’erogazione di fondi e programmi incoerente tra UE e Stati membri, pertanto, seppur non
vincolante, l’UE tramite le proprie principali istituzioni, quali la Banca europea, la
Commissione ed il Fondo per gli investimenti, invita gli Stati membri ad attenersi e
comportarsi in maniera conforme alla norma.

2. BREVE STORIA DELLE NORMATIVE INERENTI LE P.M.I.

Figura 27

5
Http://ec.europa.eu/growth/smes/business-friendly-environment/sme-definition/
6
“Guida dell’utente alla definizione di PMI” della Commissione Europea.
7
Https://ec.europa.eu/docsroom/documents/32581/attachments/16/translations/en/renditions/native
I dati in Fig.2, riferiti all’anno 2018, mostrano l’importanza delle PMI nel contesto nazionale ed in
quello europeo. Queste realtà, difatti, rappresentano rispettivamente il 99,9 % ed il 99,8 % delle
imprese presenti nel panorama italiano ed in quello europeo. Tutto ciò è frutto di un profondo
cambiamento che negli ultimi decenni ha particolarmente interessato l’UE, nello specifico è
l’effetto dei cambiamenti inerenti le politiche commerciali europee, che hanno condotto
all’abolizione di barriere protezionistiche tra gli Stati membri ed al miglioramento della
circolazione delle merci nel contesto europeo, favorendo lo sviluppo delle piccole-medio imprese.
L’attenzione dell’Europa verso le PMI si iniziò a manifestare nel 1983, anno in cui fu indetto
“l’Anno Europeo per l’artigianato e le PMI”. È la prima iniziativa del genere intrapresa dagli Stati
Membri e fu finalizzata a sensibilizzare i cittadini europei ed a richiamare l’attenzione dei governi
su tale tematica8.
È, tuttavia, il 16 novembre 1990 la data che segnò in maniera definitiva l’inizio del mutamento. In
questa data, infatti, venne redatta “La politica industriale in un contesto aperto e concorrenziale”,
un documento della Commissione indirizzato al Parlamento europeo, attraverso il quale veniva
rivisto il concetto di intervento pubblico e si promuoveva l’obiettivo di realizzare un contesto
imprenditoriale favorevole al funzionamento del mercato, alla ricerca, allo sviluppo tecnologico e
alla formazione delle risorse umane9.
Nel giugno del 2000 fu invece promulgata la “Carta Europea delle PMI” nella quale furono
stabilite raccomandazioni ed azioni ad hoc per le piccole-medie imprese. Il documento, approvato
dal Consiglio europeo di Santa Maria da Feira il 20.6.2000, individuava, come aree di
miglioramento e di intervento:
-la promulgazione di legislazioni migliori;
- l’educazione all’imprenditorialità;
-un miglioramento della rapidità e dell’economicità di creazione d’impresa;
-un miglioramento dell’accesso alle reti informatiche;
-il perseguimento di risultati migliori da parte del Mercato Unico;
- l’aumento della capacità tecnologica delle piccole imprese;
- l’uso di modelli efficaci di e-business e sviluppo di servizi di qualità;
- l’ottenimento di una rappresentanza più forte ed efficace delle piccole imprese a livello nazionale
ed europeo.10
Gli obiettivi indicati portarono alla nascita di iniziative, opportunamente coordinate dalla
Commissione Europea, ed a proposte di altre istituzioni, come l’OCSE, che si attennero agli
obiettivi individuati e caratterizzarono i principali programmi d’Europa fino al 2005.
A questi strumenti si affiancò la “Strategia di Lisbona”, promossa nel marzo del 2000, attraverso la
quale venne individuato l’obiettivo di rendere l’economia europea “la più competitiva e dinamica
del mondo”, obiettivo, tuttavia, destinato a fallire a causa della crisi che si sarebbe scatenata nel
2008.11
Nel giugno del 2008 fu introdotto lo “Small Business Act” per l’Europa (SBA), questo atto,
attraverso dieci principi, guidava la progettazione e l’attuazione di politiche a livello comunitario,
promuovendo nello specifico lo sviluppo delle PMI, e fronteggiando i principali ostacoli a tale
obiettivo attraverso il motto “Pensare anzitutto in piccolo” 12.
Nonostante gli ottimi presupposti lo SBA, purtroppo, non ebbe un successo globale negli Stati
membri a causa della disparità di condizioni interessante gli Stati Europei.
Ad oggi il documento di riferimento per le politiche imprenditoriali è il Piano di Azione
Imprenditorialità 2020. Questo piano individua i seguenti sei ambiti di intervento:

8
http://www.politicheeuropee.gov.it/it/istituzioni-europee/anni-europei/
9
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:51990DC0556&from=EN
10
http://www.bankpedia.org/index.php/it/90-italian/c/18984-carta-europea-per-le-piccole-imprese
11
http://www.cnaviterbocivitavecchia.it/anniversario-trattati-unione-europea-25-marzo-19572017-60-anni-di-europa-
per-le-pmi/
12
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=LEGISSUM:et0001&from=IT
- l’accesso a finanziamenti, per il quale, ai fini di una semplificazione della componente fiscale e
dell’ottenimento di finanziamenti, si è posto l’obiettivo di rafforzare gli strumenti finanziari
esistenti e creare un mercato europeo della micro - finanza;
-la garanzia di supporto per le imprese nelle fasi cruciali di sviluppo, partendo dal presupposto che,
stando ai dati, circa il 50% delle aziende falliscono entro i primi cinque anni di vita;
-il sostegno allo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ed alle start-up
che fanno del web e del rafforzamento di tali competenze il proprio obiettivo;
- l’agevolazione al trasferimento di imprese nel contesto europeo, mediante il sostegno
all’estensione dei mercati e l’abolizione di eventuali ostacoli normativi ed economici;
-la concessione di una seconda opportunità agli imprenditori finiti in bancarotta;
-la semplificazione amministrativa13.
Uno dei primi traguardi raggiunti mediante questo piano è stata l’istituzione del programma
“Horizon 2020” attraverso il quale l’UE ha stanziato finanziamenti atti a favorire una crescita
oculata e sostenibile delle imprese, a perseguire lo sviluppo di tecnologie e risorse, ridurre la
povertà europea, nonché perseguire innovazioni auspicabilmente in grado di ridurre le emissioni di
CO2.14
Il problema dell’innovazione che, attraverso questo programma si cerca di affrontare, ha da sempre
rappresentato un ostacolo per la crescita delle PMI le quali spesso, mancando di fondi e
intraprendenza, non riescono a perseguire un percorso di innovazione. Nello specifico l’Italia, ancor
oggi, è l’emblema di questa mancanza, difatti nel 2016 solo lo 0,17% del fatturato delle imprese, è
stato reinvestito in programmi di Ricerca e Sviluppo.15 Negli ultimi anni, tuttavia, si è assistito ad
un’inversione di tendenza e come mostrato in Fig.3 il numero di investimenti da parte delle PMI sta
crescendo, probabilmente anche in virtù della raccolta dei primi frutti relativi ai programmi di
politica e sostegno europeo suddetti, facendo ben sperare per il futuro.

Figura 316

13
http://asbl.unioncamere.net/index.php?option=com_content&view=article&id=444:piano-dazione-qimprenditorialita-
2020q&catid=134:politica-dimpresa&Itemid=203
14
https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/sites/horizon2020/files/H2020_IT_KI0213413ITN.pdf
15
https://www.bancaifis.it/wp-content/uploads/2018/03/MWPMI-_Marzo-2018_h15.00.pdf
16
https://know.cerved.com/wp-content/uploads/2018/11/PMI-2018-intero.pdf
3. L’ESEMPIO ENERGY WAY

L’Energy Way è un’azienda che nasce nel 2013 come Start Up. Questa PMI si occupa di Data
Management applicato a diversi settori quali il settore energetico, ceramico e delle GDO. Oggi
questa azienda vanta più di 200 clienti nel territorio modenese, ai quali fornisce servizi per
l'ottimizzazione dei processi aziendali, frutto della collaborazione con multinazionali come Google
e IBM, le quali permettono loro l’ accesso a librerie specializzate17.
L’Energy Way si è distinta nell’ultimo anno per aver vinto il premio Open Innovative PMI 2018, un
premio indetto per celebrare quelle PMI che rappresentano la spina dorsale del sistema economico e
produttivo nazionale e che operano nel campo dell’innovazione tecnologica. Il premio le è stato
attribuito in quanto l’Energie Way è riuscita ad introdurre innovativi metodi di analisi miranti la
trasformazione di dati numerici in informazioni da offrire al management della clientela. L’Energie
Way è un’azienda esemplare, in quanto incarna al meglio lo spirito imprenditoriale che dovrà
caratterizzare l’Italia nel prossimo futuro. A testimonianza di ciò, il fatto che questa PMI, nel solo
2017, abbia ottenuto una crescita del fatturato del 77% (1,5 milioni di euro, a fronte degli 891 mila
euro del 2016) ed abbia investito il 3% di tale somma in Ricerca e Sviluppo, discostandosi da quella
che è l’attitudine nazionale, poco propensa all’innovazione ed agli investimenti di supporto ad essa,
ed evidenziando come, ormai anche in Italia, le PMI debbano intraprendere un percorso simile per
poter sperare di recuperare terreno sulle controparti europee.

4. CONCLUSIONE

Alla luce di quanto osservato attraverso dati, esempi e normative, si può concludere che, ad oggi, le
piccole-medie imprese rappresentano una realtà in forte ascesa. Come visto, queste, negli ultimi
decenni, grazie a normative ad hoc e programmi di sostegno, si sono potute sviluppare e rinnovare
dando impiego alla maggioranza dei lavoratori europei, un traguardo ragguardevole che, agli albori,
era difficile addirittura immaginare potesse essere perseguito da realtà simili. Le PMI oggi possono
essere considerate il volano dell’economia e sono destinate ad esserlo per lungo tempo ancora,
anche perché un fallimento di queste realtà causerebbe un collasso dell’economia, un esito di una
tale gravità che l’Ue, attraverso opere di salvaguardia, si guarda bene dal rendere possibile.

17
https://www.energyway.it/chi-siamo/