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Allium

sativum L.
Famiglia:
Alliaceae
Parti
Utilizzate:
Bulbilli
(spicchi)

Descrizione e origine dell'aglio


L'aglio è un' erbacea perenne con
foglie carnose di colore verde-grigio,
teste fiorali arrotondate. La parte
sotterranea è formata da numerosi
piccoli bulbi (bulbilli) che crescono in
gruppo a formare la ben nota “testa
d’aglio”. È di origine mediorientale e
dell’Asia centrale.
Principi attivi di riferimento
dell'aglio
Ci sono numerosi composti solforati
responsabili del caratteristico odore
dell'aglio. Tra questi l’alliina (1%) la
quale in presenza dell’enzima allinasi
(liberato dai tessuti cellulari quando si
schiaccia l’aglio) viene convertita in
allicina, uno dei principali principi attivi.
Attività principali
L'aglio ha un effeto polipemizzante,
espettorante, antisettico, leggero
ipotensivo, antiossidante.
Uso dell'aglio
L'utilizzo dell'aglio ha effetti beneifici in
generale per la circolazione soprattutto
come preventivo dei fenomeni
arterosclerotici. L'aglio può
contribuire a mantenere bassi i grassi
nel sangue. Usato tradizionalmente
nelle infezioni delle prime vie aeree e
nelle affezioni catarrali.
Odore caratteristico dell'aglio e
pregi dei suoi principi attivi
L’Aglio, come accade per molte spezie,
è molto amato o molto odiato a causa
del cattivo odore che induce nell’alito.
Tuttavia se si ha l’accortezza di
assumere i preparati d’aglio a stomaco
vuoto con abbondante acqua si riduce
di molto questo fenomeno. Infatti
utilizzando questa procedura l’aglio
arriva rapidamente all’intestino dove i
suoi principi attivi vengono
rapidamente assorbiti. È quando viene
masticato o permane a lungo nello
stomaco che si avvertono invece in
modo più evidente i suoi “effetti
collaterali”.
D’altro canto i principi attivi dell’aglio
vengono assorbiti molto bene e
tendono a diffondersi in tutto
l’organismo. Una parte rilevante di
questi infatti passa nel sangue,
raggiunge i polmoni e viene esalata
attraverso la respirazione. Questo è il
motivo per cui svolge un’attività
benefica non solo sulla circolazione
sanguigna, ma anche sul sistema
respiratorio e sulle prime vie aeree.
Uso prolungato per il massimo
beneficio
È certamente da considerarsi una
pianta officinale/spezia e per il suo
effetto benefico sull’apparato
cardiovascolare è indicato nell’uso
prolungato (a dosaggi bassi equivalenti
a circa uno spicchio al giorno o
preparati che forniscano 6-10 mg/die di
alliina o 3-5 mg di allicina/die). Per uso
prolungato si intende molti mesi o anni.
Alga Bruna

Fucus
vesiculosus L.
Famiglia:
Fucaceae
Parti
utilizzate:
Tallo
Descrizione e origine dell'alga
bruna
Alga bruno-verdastra alta circa 60-90

cm. Il tallo dell'alga bruna(ovvero l’alga

stessa) è coriaceo, ristretto alla base,

sviluppato in fronde a forma di

ventaglio, biforcate alla sommità.

Presenta nelle fronde rigonfiamenti-

vescicole (da cui vesiculosus) piene di

aria. L'alga bruna cresce sulle coste sia

europee che del nord America.

Principi attivi di riferimento


dell'alga bruna
Tracce di diversi minerali, in particolare
iodio (0,03-0,2%) di cui una parte si
trova legato a proteine o amminoacidi.
Polisaccaridi di diverso tipo quali acido
alginico (circa 12%). Polifenoli (circa
15%).
Attività principali dell'alga bruna
L'alga bruna è un 'agente dimagrante,
stimola la funzionalità tiroidea,
demulcente (lenitivo).
Uso dell'alga bruna
L'alga bruna viene utilizzato
principalmente nel sovrappeso per
stimolare il metabolismo.
Può essere utilizzato come integratore
di iodio.
Note
L'alga bruna è da evitare
nell'ipertiroidismo e nei problemi
cardiaci ad esso associati.
Alghe nell’alimentazione
L’uso alimentare delle alghe ha origine
antica ed è particolarmente diffuso
ancora oggi in oriente. Tra le edibili più
comuni ricordiamo l’Alga Nori
(Porphyria), la Kombu (Laminaria), la
Wakame (Undaria).
Integratori di iodo
È stato dimostrato che lo iodio presente
nelle alghe è ottimamente
biodisponibile pertanto queste risultano
un’ottima alternativa al sale iodato in
particolare in chi segue una dieta
iposodica.
A proposito dell’assunzione adeguata di
iodio ricordiamo che da uno studio
dell’OMS (Organizzazione Mondiale
della Sanità) l’Italia rientra nel gruppo
delle regioni con un consumo carente
di iodio. Quindi un utilizzo moderato di
quest’alga non è in generale da temere
anzi è consigliabile purché si abbia
l’avvertenza di non assumerne
quantitativi eccessivi. Si suggerisce di
assumere con integratori circa il 30%
(45 mcg/die) dell’ RDA di iodio (135
mcg/die).
Ananas

Ananas sativus
Schult. F.
(Ananas
comosus L.)
Famiglia:
Bromeliaceae
Parti Utilizzate:
Gambo del frutto

Descrizione e origine dell'ananas


L'ananas è una pianta perenne con
foglie coriacee disposte in rosetta. Il
fiore porporino si trasforma
successivamente per dare il ben noto
frutto. L'ananas è originaria
dell’America centrale, ma oggi è
coltivata in tutte le regioni tropicali del
mondo.
Principi attivi di riferimento
dell'ananas
Diversi enzimi collettivamente
conosciuti come bromelina (enzimi
proteolitici).
Attività principali dell'ananas
L'ananas è un frutto con proprietà
antinfiammatoria, antiedemigena e
digestive.
Uso dell'ananas
L'ananas viene usata negli inestetismi
della cellulite e nella ritenzione idrica,
come antinfiammatorio.
Note
Per l’attività proteolitica della bromelina
si sconsiglia l’uso in caso di ulcera
peptica.
Un buon frutto per digestione e
diuresi
Il succo d’ananas è tradizionalmente
utilizzato come tonico digestivo e
diuretico. Infatti sebbene sia il gambo
la parte più ricca di principi attivi essi
sono in parte presenti anche nel frutto
maturo (circa 20 mg di vitamina C per
100 g di frutto, e carotenoidi che sono
responsabili del colore giallo della
polpa). Il succo ed il frutto sono ricchi
di acidi organici che lo rendono non
sempre tollerabile a chi ha lo stomaco
delicato, in questi casi gli estratti del
gambo oltre che essere normalmente
più attivi possono essere preferibili.
Artiglio del diavolo

Harpagophytum
procumbens
D.C.
Famiglia:
Pedaliaceae
Parti Utilizzate:
Le radici
secondarie
tuberiformi

Descrizione e origine dell'artiglio


del diavolo
L'artiglio del diavolo è un'erbacea
perenne con fusti striscianti che si
originano da una spessa radice
primaria dalla quale si dipartono radici
secondarie tuberiformi. Ha foglie
verde-grigio irregolarmente lobate, e
fiori tubulari gialli e violetti. I frutti
sono tipicamente provvisti di spine
(“artigli”) e sono la causa del singolare
nome della pianta. L'artiglio del diavolo
è originario del sud Africa. La maggior
parte della droga deriva da raccolta
spontanea, ma sono in corso colture
sperimentali. Fu per la prima volta
introdotta in Europa nel 1953.
Principi attivi di riferimento
dell'artiglio del diavolo
Glucosidi iridoidi tra cui il principale è
l’arpagoside.
Attività principali dell'artiglio del
diavolo
L'artiglio del diavolo è un'
antinfiammatorio, antireumatico,
debolmente analgesico, tonico-amaro.
Uso dell'artiglio del diavolo
L'artiglio del diavolo è utilizzato nell'
artrosi, dolore articolare, osteoartriti,
mal di schiena. Per stimolare la
digestione e l’appetito in virtù dei
principi attivi fortemente amari.
Note
Non indicato in caso di bruciore allo
stomaco, o ipersecrezione acida.
L'artiglio del diavolo: Una pianta
dalla multiattività
Si tratta di una pianta estremamente
interessante ed oggetto di forte ricerca
scientifica in particolare per l’attività
antinfiammatoria dovuta a principi
attivi quali l’arpagoside. È una pianta
che mette ben in luce la tipica
multiattività degli estratti vegetali.
Infatti in questo caso si presta ad un
doppio utilizzo a seconda del dosaggio
utilizzato. Bassi dosaggi sono infatti più
che sufficienti, grazie ai principi attivi
amari, per stimolare una digestione
rallentata (vedere anche monografia
sul Carciofo). A dosaggi più elevati
invece entra in gioco l’attività
antinfiammatoria utile in particolare per
i disturbi che interessano le
articolazioni.
A conferma di quanto le conoscenze
tradizionali abbiano informato la ricerca
moderna ricordiamo che nella medicina
tradizionale africana l’Artiglio del
diavolo viene utilizzato nei disturbi
digestivi, come amaro, e anche per le
sue proprietà antinfiammatorie.
Bardana
Arctium
lappa L.
Famiglia:
Composita
e
Parti
Utilizzate
: Radice

Descrizione e origine della bardana


La bardana è una robusta erbacea
biennale (può raggiungere 1,5 m) con
larghe foglie. La bardana ha teste
fiorali porporine ed arrotondate che
sono circondate da piccoli uncini
(brattee) che li fanno attaccare
facilmente ai vestiti. È originaria
dell’Europa e successivamente è stata
introdotta nel nord dell’Asia e nel nord
America.
Principi attivi di riferimento della
bardana
Olio essenziale, composti acetilenici,
acidi fenolici tra cui gli acidi
caffeilchinici.
Attività principali della bardana
La bardana è una pianta depurativa,
diuretica blanda, lassativa blanda.
Uso della bardana
Usata tradizionalmente come
depurativo, prevalentemente in caso di
irritazioni ed eruzioni cutanee (es.
acne, foruncoli, dermatiti),
secondariamente anche come
depurativo coadiuvante in caso di
reumatismi.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Compositae.
Il concetto di depurativo
La Bardana è considerata una della
piante detossificanti più importanti non
solo della nostra tradizione erboristica,
ma anche di quella cinese. Il concetto
di depurativo è ricorrente nella
tradizione erboristica di tutto il mondo.
Tuttavia se il concetto e lo scopo
risultano intuitivi, ovvero quello di
supportare la capacità dell’organismo di
eliminare sostanze endogene ed
esogene tossiche, non è semplice
tradurlo in termini scientifici, almeno
con le attuali conoscenze.
È noto ed evidente che il carico di
xenobiotici (sostanze estranee) che
introduciamo nel nostro organismo è
piuttosto rilevante e sono altrettanto
noti (almeno in parte) i meccanismi
attraverso i quali queste sostanze
vengono eliminate o gestite. Nei casi
dove le sostanze introdotte siano
liposolubili e difficilmente processabili
dal nostro organismo esse vengono
stoccate nel tessuto adiposo. Per le
altre, l’attività principale di
detossificazione/trasformazione è
svolta dal fegato. I metaboliti prodotti
da questa trasformazione vengono poi
eliminati principalmente attraverso
l’intestino o i reni, in base alle loro
caratteristiche di solubilità. Quindi, in
sintesi, l’idea di supportare l’attività di
detossificazione epatica ed i principali
organi emuntori appare più che
sensata. Alcune piante hanno attività in
questo senso piuttosto ben supportate
(si pensi al Carciofo, al Cardo mariano,
alla Curcuma etc.) altre come nel caso
della Bardana, nonostante
l’importantissimo uso tradizionale, non
sono state ancora oggetto di intense
ricerche.
Riteniamo che per molte piante
classificate depurative (tra cui anche la
nostra Bardana) a parte le attività
classiche prima citate rimanga
comunque ancora molto da scoprire.
Non è affatto impensabile che
l’efficienza e quindi l’efficacia
dell’attività depurativa possa, ad
esempio, dipendere da un’influenza
sulla circolazione, sul sistema
immunitario oppure da attività tissutali
o cellulari specifiche ancora non note.
In parte oggi sono già noti precisi
meccanismi cellulari in grado di
“detossificare” un ampio numero di
sostanze estranee. In attesa che questi
sviluppi gettino ulteriore luce
sull’attività dei depurativi, la Bardana
rimane una pianta ad elevatissima
tollerabilità e con un notevole
curriculum d’uso tradizionale che ne
giustifica gli usi citati nella scheda
sintetica.
La Bardana e il Velcro
Una notizia curiosa sulla Bardana
riguarda i suoi capolini ricurvi, utilizzati
per la dispersione dei semi della pianta
attraverso gli animali (dispersione
zoocora): tali capolini, attaccandosi ai
vestiti, sembra abbiano ispirato
l’invenzione del sistema di chiusura apri
e chiudi: il Velcro.
Biancospino

Crataegus
monogyna Jacq.
(Lindm.)
Famiglia:
Rosaceae
Parti Utilizzate:
Sommità fiorite

Descrizione e origine del


biancospino
La specie Crataegus comprende arbusti
e piccoli alberi (fino a 10 m), con foglie
lobate, e rami spinosi. I fiori sono
bianchi e tipicamente rilasciano dei
particolari composti denominati
ammine che fungono da attrattori per
gli insetti impollinatori. Ai fiori seguono
dei frutti rossi. È originario dell’Europa
e dell’Asia.
Principi attivi di riferimento del
biancospino
I principi attivo del biancospino sono la
procianidine di cui le più importanti
sono le procianidine oligomeriche (circa
3%), flavonoidi quali vitexina, ed
iperoside.
Attività principali del biancospino
Protettivo del cuore e circolazione,
antiossidante, ipotensivo, rilassante.
Uso
Disturbi cardiovascolari di origine
nervosa. Supporta e protegge le
funzioni cardiache e circolatorie. Nella
tendenza alla pressione alta. Quale
rilassante. In generale come protettivo
dell’apparato cardiovascolare.
Note sul biancospino
Il biancospino può avere una possibile
interazione sinergica con farmaci
digitalici, betabloccanti, ed altri
antipertensivi (in generale se si
assumono farmaci per la pressione o la
circolazione, consultare il medico).
La pianta che fa bene al cuore
Il Biancospino, oggi, pianta molto
conosciuta ed utilizzata, in realtà ha
raggiunto il suo successo relativamente
da poco. Fu infatti solo verso la fine del
‘900 che alcune ricerche di medici
americani proseguite poi dal medico
francese Leclerc portarono a
diffonderne in modo significativo l’uso.
Sebbene gli studi moderni la
caratterizzino come principalmente
indicata in disturbi dell’apparato
cardiovascolare, tuttavia l’uso
tradizionale come pianta rilassante
resta uno dei più noti. Recentemente
anche la ricerca ha iniziato a compiere i
primi tentativi per comprendere e
sostanziare tale attività.
Tra le piante rilassanti risulta
ovviamente quella più indicata nei casi
dove fenomeni come la palpitazione o
un leggero aumento della pressione
arteriosa sono causati da un periodo
particolarmente stressante e per
questo motivo da alcuni viene infatti
definita la “Valeriana del cuore” .
Borragine

Borago
officinalis L.
Famiglia:
Boraginaceae
Parti
Utilizzate:
Olio ricavato
dai semi

Descrizione e origine della


borragine
La borragine è una robusta erbacea
annuale alta 20-70 cm, pubescente
(i.e. dotata di peli) con ampie foglie
ovali. Fiorisce da Maggio a Settembre. I
fiori della borragine sono portati su
lunghi peduncoli, e sono di colore blu-
celeste. Originaria del sud Europa e
della regione del Mediterraneo.
Principi attivi di riferimento della
borragine
L’olio ricavato dai semi si caratterizza
per un elevato contenuto di acidi grassi
essenziali (omega-6 ed omega-3) in
particolare acido gammalinolenico circa
21%, acido linoleico 30- 40%, ed oleico
circa 15%.
Attività principali
Gli acidi grassi polinsaturi sono
componenti fondamentali delle
membrane cellulari ed importanti
precursori di molte sostanze
(prostaglandine, leucotrieni etc.)
responsabili della regolazione di molte
funzioni biologiche.
Uso della borragine
Integrazione dietetica di acidi grassi
essenziali (omega-6, omega-3).
Sindrome premestruale. Dermatiti.
Una pianta utilizzata anche in
cucina
Le foglie di borragine sono ancora oggi
utilizzate per alcune preparazioni
culinarie tipiche di alcune regioni
italiane. Sia le foglie che i fiori hanno
un delicato sapore che ricorda il
cocomero. I fiori per questo motivo si
possono utilizzare sia per decorare
insalate o per la preparazione di
cocktail.
Gli usi tipici della borragine
L’olio di borragine è ricco di acidi
grassi omega 3 ed omega 6 (si veda
anche olio di pesce). Come viene
discusso nella monografia dell’olio di
pesce queste sostanze sono utili nel
modulare alcune riposte infiammatorie
nel nostro organismo. Nel caso della
borragine (ed anche dell’enothera) essa
risulta specifica per i disturbi del ciclo
femminile caratterizzati da dolore
(dismenorrea) e nelle dermatiti. Nel
caso della dismenorrea, l’olio di
borragine potrebbe essere utilmente
associato ad altre piante quali ad
esempio il Partenio (Tanacetum
parthenium) e nella dermatite alla
bardana.
Camomilla

Chamomilla
matricaria L.
Famiglia: Asteraceae
(Compositae)
Parti Utilizzate: Capolini
Descrizione e origine della
camomilla
Pianta erbacea annuale, alta fino a 40
centimetri, a fusto eretto e ramificato
con foglie bipennatosette e fiori raccolti
a formare capolini dal lungo peduncolo.
Alla periferia del capolino ci sono i
fiori femminili bianchi e ligulati,
mentre al centro si trovano quelli
tubulosi di colore giallo. La
Camomilla cresce spontanea in tutto il
continente europeo, si trova
comunemente nei luoghi erbosi, lungo
le strade campestri e le siepi e fiorisce
da Maggio a Settembre.
Principi attivi di riferimento della
camomilla
I capolini della camomilla contengono
un olio essenziale (0,5-1,5%) costituito
principalmente da camazulene e alfa-
bisabololo; derivati flavonici quali
apigenina-7-glucoside (0,5% circa),
cumarine (erniarina e umbelliferone),
acidi fenolici e polisaccaridi (fino al
10%).
Attività principali della camomilla
La camomilla ha attività
antinfiammatoria, antispasmodica,
antimicrobica, antiulcerogenica,
cicatrizzante e blandamente sedativa.
Uso della camomilla
Tradizionalmente utilizzata come
blando sedativo la camomilla è
indicata nel trattamento sintomatico
dei disturbi gastrointestinali quali
spasmi minori, distensione epigastrica,
flatulenza ed eruttazione.
Esternamente si può utilizzare nelle
lievi infiammazioni ed irritazioni
cutanee e della mucosa, comprese
cavità orale e gengive (colluttori),
tratto respiratorio (inalazioni) e aree
genitali e anali (bagni e unguenti).
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famigli adelle Compositae (Asteraceae).
La camomilla non è solo "pianta
della buona notte"
La camomilla è forse la pianta
officinale più presente nella dispensa
delle nostre case: il suo infuso
profumato e fumante è così legato ai
nostri ricordi serali da farcela
considerare per antonomasia "pianta
della buona notte". Ma tanto è antica e
familiare che non ci rendiamo conto
della sua importanza come pianta
officinale. Nel Papiro di Ebers (ca. 1550
a.C.) è documentato il suo uso fin dai
tempi degli Egizi, viene descritta
costantemente negli antichi erbari, è
stata utilizzata da Ippocrate,
Dioscoride, Galeno, Paracelso e così
via, sino ai nostri giorni. In realtà la
Camomilla è importante per le
proprietà antiinfiammatorie ed
antispastiche esercitate sull'apparato
digerente, e queste unite a quella di
conciliare il sonno, ne fanno un rimedio
prezioso anche per l'infanzia. Spesso
infatti sono proprio disturbi come le
piccole coliche, così frequenti in tutti i
bambini, ad impedire un buon sonno.
Sempre per l'azione antiinfiammatoria
e lenitiva i preparati a base di
Camomilla vengono anche molto
utilizzati nell'uso esterno, in modo
particolare nei casi di lievi
infiammmazioni e irritazioni cutanee
(come alcune forme di dermatiti
comuni) e della mucosa, comprese
cavità orale e gengive e il tratto
respiratorio (inalazione). I composti
responsabili dell'attività farmacologica
della Camomilla sono concentrati nel
capolino, comunemente definito fiore
della camomilla. In realtà questo è
una infiorescenza che raccoglie i due
fiori veri della Camomilla: i fiori
tubulari gialli che formano il ricettacolo
dalla caratteristica forma conica e i fiori
bianchi ligulati (ligule) che sono
posizionati verso l'esterno
dell'infiorescenza e costituiscono i
cosidetti petali. Nel capolino le
sostanze attive hanno una particolare
distribuzione. L'olio essenziale ricco in
α-bisabololo, sesquiterpeni ciclici
eterei, oltre a cumarine, esteri e
azulene che si forma dalla
decomposizione della matricina durante
il processo di estrazione (distillazione in
corrente di vapore) e che dona all'olio
una colorazione blu è contenuto
nell'intero capolino e in modo
particolare nei fiori tubulari gialli,
mentre le ligule sono la porzione del
capolino più ricca in flavonoidi
(apigenina, luteolina). Separando le
ligule dal resto del capolino si possono
ottenere quindi estratti particolarmente
ricchi in flavonoidi e caratterizzati da
un elevato profilo di sicurezza.
Carbone Vegetale

Carbone
vegetale
Descrizione e origine del carbone
vegetale
Il Carbone vegetale è ottenuto da
legno dolce come tiglio, pioppo o salice.
Se ne ricava una polvere nera, leggera,
inodore ed insapore.
Attività principali del carbone
vegetale
Il carbone vegetal ha un'Attività
adsorbente. Il Carbone ha una elevata
capacità di assorbire diverse sostanze
dal tratto digerente.
Uso del carbone vegetale
La polvere di Carbone vegetale si
impiega nelle dispepsie
gastrointestinali, con prevalenza di
fermentazioni e formazione di gas,
nelle diarree di varia natura. Può
essere utile anche in caso di “alito
cattivo” dovuto a difficoltà digestive.
Note
Si consiglia l’assunzione di preparati a
base di Carbone vegetale distanziata
da quella di farmaci (almeno due ore),
in quanto potrebbe interferire con il
loro assorbimento.
Le proprietà del carbone
Oggi una scienza emergente è la
zoofarmacognosia, un modo nuovo
di studiare e conoscere le proprietà
delle piante attraverso l’osservazione di
come queste vengano utilizzate dagli
animali per i loro problemi di salute. Il
Carbone vegetale ci fornisce un
esempio concreto di questo tipo di
metodologia di ricerca. Infatti alcuni
studiosi riferiscono che delle scimmie
(le Red Colobus) sono solite mangiare i
frutti del mango assieme a del carbone
di legna che recuperano nella foresta in
zone che hanno subito incendi. Qual è
il motivo di questa curiosa abitudine? Il
Carbone sembra essere in grado di
legare le sostanze tanniche presenti nel
frutto e che altrimenti renderebbero
meno digeribili le proteine di cui il
mango è ricco.
Le proprietà assorbenti del carbone
quindi non sono oggi note solo
all’uomo, ma probabilmente da molto
tempo anche ad alcuni animali.
Carciofo

Cynara
scolymus L.
Famiglia:
Compositae
(Asteraceae)
Parti
utilizzate:
Foglie

Descrizione e origine del carciofo


Il carciofo è un' erbacea perenne
robusta che raggiunge l’altezza di 2 m.
Ha foglie grandi, composte, di colore
verde grigio-argenteo, cospicue teste
fiorali di colore porporino. Si tratta del
comune ortaggio di cui, a scopo
alimentare si mangiano i fiori non
ancora sbocciati, e a scopo medicinale
le foglie. Originario dell’Europa, ora
ampiamente coltivato.
Principi attivi di riferimento del
carciofo
I principi attivi del carciofo sono gli
acidi caffeilchinici, quali acido
clorogenico.
Attività principali del carciofo
Il carciofo è un epatoprotettore, tonico
epatico, coleretico, colagogo, amaro
tonico, ipocolesterolemico, diuretico,
depurativo.
Uso del carciofo
Il carciofo è utile nei disturbi digestivi
(quali mal di stomaco, nausea,
sensazione di sazietà, flatulenza) e
disturbi epatobiliari. Coadiuvante di
una dieta povera di grassi nel
trattamento delle dislipidemie
(colesterolo e trigliceridi elevati) da
lievi a moderate.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Compositae. In caso di
calcoli biliari assumere solo sotto
controllo medico.
Buono non solo a tavola
È uno degli ortaggi più antichi infatti
viene coltivato sin dai tempi dei greci e
dei romani. Mentre si utilizzano a scopo
alimentare il fiore e parzialmente il
gambo (molto ricco di sostanze
prebiotiche quali l’inulina), a scopo
medicinale si utilizzano le foglie (molto
amare).
Attività delle sostanze amare
Le piante ricche di principi attivi amari
sono ben note per la loro attività
digestiva, si pensi alla Genziana, o
all’Artiglio del diavolo citato
precedentemente o appunto al
Carciofo. Quando le sostanze amare
entrano in contatto con appositi
recettori (recettori dell’amaro) presenti
sulla lingua stimolano, si ritiene per via
nervosa-riflessa, un aumento sia delle
secrezioni digestive che
probabilmente della motilità intestinale.
In altri termini: attivano la digestione.
In caso di disturbi digestivi, quali
digestione lenta, pesante, vanno
idealmente assunti prima dei pasti,
circa 15-30 minuti. Sebbene le
preparazioni liquide o in generale
quelle che permettono un contatto con
i recettori dell’amaro, siano quelle più
efficaci, chi non sopporta o non
gradisce l’amaro può comunque
assumere queste piante anche in altre
forme (capsule etc.). Infatti, gli efetti
delle piante amare assunte in questo
modo sono ancora sufficienti per
aiutare e stimolare i processi digestivi.
Cardo Mariano
Silybum
marianum (L.)
Gaertn.
Famiglia:
Compositae
Parti Utilizzate:
Frutti maturi
(impropriamente
chiamati semi)

Descrizione e origine del cardo


mariano
Il cardo mariano è un' erbacea biennale
alta fino a 2 m, con foglie verde scuro
con caratteristiche macchie bianche
lungo le venature, margini spinosi.
Capolino fiorale porporino attorniato da
spine. I frutti (acheni) sono marroni o
neri e lunghi circa 6 mm. È originaria
del sud Europa, nord Africa, e Asia
occidentale.
Principi attivi di riferimento del
cardo mariano
Miscela di flavolignani denominata
silimarina, di cui uno dei componenti
principali (50%) è la silibina.
Attività principali del cardo
mariano
Epatoprotettore, tonico epatico,
antiossidante, coleretico.
Uso
Come protettore e tonico del fegato.
Antiepatotossico-depurativo. Digestivo.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Compositae.
Le benefiche attività del cardo
mariano
L’attività del Cardo mariano sul
fegato è notevole. La silimarina è stata
molto studiata ed in effetti mostra
essenzialmente tre attività: è in grado
di stabilizzare le membrane cellulari
delle cellule epatiche rendendo più
difficile alle sostanze tossiche
penetrarvi, ha un’importante attività
protettiva nei confronti dei radicali
liberi ed infine stimola la sintesi
proteica nelle cellule epatiche
favorendone la rigenerazione. Per
questi motivi si utilizza il termine di
tonico epatico intendendo un’azione
ampia sul fegato, diretta a supportarne
e a difenderne la funzionalità.
Carota

Daucus carota
L.
Famiglia:
Umbellifearae
Parti Utilizzate:
Radice (estratto
oleoso delle
radici)
Descrizione e origine della carota
La carota è un'erbacea annuale o
biennale con radice carnosa (la
coltivata). Il fusto è eretto, striato e
ramoso, raggiunge i 40-90 cm; le foglie
sono alterne frastagliatissime, i fiori
bianchi o rosei in ombrella.
Principi attivi di riferimento della
carota
Carotenoidi in particolare il beta-
carotene. Proantocianidine, acidi grassi.
Attività principali
Antiossidante
Uso della carota
L'uso della carota è frequente come
integrazione dietetica di precursori
della vitamina A come il beta-carotene.
Ricordiamo che il beta-carotene al
contrario della vitamina A non può dare
problemi di tossicità da accumulo, in
quanto il nostro organismo lo converte
lentamente e l’assorbimento intestinale
si riduce proporzionalmente alla sua
assunzione. I carotenoidi sono
composti antiossidanti ritenuti
importanti per la loro attività
protettiva.
Il “Colore giallo” – I carotenoidi
Il colore come indicatore della presenza
di principi attivi di particolare valore
negli alimenti, è oramai un concetto
che negli ultimi anni è stato
diversamente ed ampiamente
utilizzato. In effetti è solo
recentemente che gli alimenti hanno
iniziato ad essere considerati non solo
come “contenitori” di vitamine, minerali
e ovviamente proteine, grassi,
carboidrati, ma anche per la presenza
di numerosi composti il cui valore per
la nostra salute viene evidenziato ogni
giorno di più. Molti di questi importanti
composti sono proprio quelli che danno
colore agli alimenti, in particolare frutta
e verdura. Tra questi ricordiamo ad
esempio i polifenoli, le antocianine del
mirtillo, e appunto i carotenoidi il cui
colore, a seconda del tipo va dal giallo
al rosso. Tutta la frutta e la verdura che
mostra questi colori di norma contiene
dei carotenoidi, ne sono un esempio il
melone, il peperone, ma anche il
pomodoro con il suo rosso licopene ed
ovviamente la carota.
Sono composti dotati di diverse
proprietà tra le quali un’importante
attività antiossidante. Sono
generalmente liposolubili e nel caso
della carota, il beta-carotene tende ad
accumularsi nella pelle. Un consumo
abbondante di carote infatti produce
una colorazione aranciata
dell'epidermide che torna
assolutamente normale quando il
consumo diviene normale. La loro
struttura chimica e la capacità di
accumularsi alla “superficie” dei viventi,
siano essi piante o animali, rende i
carotenoidi degli importanti
fotoprotettori.
Il beta-carotene nell’uomo si converte
a livello della mucosa intestinale in
retinolo (vitamina A), è quindi più
precisamente un precursore della
vitamina A.
Carvi

Carum carvi L.
Famiglia: Apiaceae
Parte utilizzata:
Frutti
(impropriamente
chiamati semi)

Descrizione e origine del carvi


Il carvi è una pianta erbacea perenne
alta sino a 1 metro, presenta foglie
finemente incise e piccoli fiori
pentameri bianchi o rosei raccolti in
ombrelle composte. Appartenente alla
famiglia delle Apiaceae il Carvi cresce
spontaneo nei luoghi erbosi incolti, nei
prati in montagna, ai bordi delle strade
e nei fossi rurali di tutta Europa.
Coltivato ampiamente in Germania,
Olanda, Polonia, Spagna e Nord Africa
viene raccolto prima della completa
maturazione dei semi, poichè in tale
momento si ha il massimo contenuto di
olio essenziale. Il Carvi è conosciuto
anche con il nome di Cumino tedesco o
Kummel.
Principi attivi di riferimento del
carvi
La droga del Carvi è costituita dai frutti
che contengono il 3-7% di olio
essenziale composto in gran parte da
(+)-carvone, (+)-limonene ed altri
terpeni. Contiene inoltre il 10-18% di
olio, prevalentemente costituito dagli
acidi grassi petroselinico (30-43%),
linoleico (34-37%), oleico (15-25%) e
palmitico (4-5%); il 20% di proteine; il
20% circa di carboidrati; flavonoidi.
Attività principali
Stomachica, digestiva, carminativa,
antispasmodica, galattogoga.
Uso del carvi
Il carvi è consigliato nei disturbi gastro-
intestinali caratterizzati da spasmi,
flatulenza, gonfiore. Coliche flatulente
nei bambini.
Note sul carvi
É possibile utilizzare l'olio essenziale di
Carvi nei bambini piccoli con coliche
gassose applicando esternamente
sull'addome un olio composto dal 10%
di olio essenziale in olio base (es. olio
di oliva).
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere)
Un seme molto usato in cucina
anche per la sua azione
carminativa
L'origine del nome Carvi può essere
trovata in un adattamento linguistico
del termine arabo Karwaia adoperato
dalle popolazioni orientali per indicare
proprio questa pianta che utilizzavano
per la preparazione del curry. Già dal
medioevo quindi si conosceva il Carvi e
lo si utilizzava in medicina come
carminativo e digestivo e in cucina
come aromatizzante. In effetti i frutti
del carvi sono uno dei carminativi più
affidabili e potenti (per il meccanismo
d'azione dei carminativi vedere la
scheda del Finocchio) con una
altrettanto importante azione
stomachica prodotta dall'olio essenziale
che favorisce la funzionalità dello
stomaco nel suo complesso. L'uso del
Carvi come aromatizzante diventa
importante soprattutto presso le
popolazioni tedesche che adoperavano
e utilizzano tuttora questi semi
(conosciuti anche come "anici dei
Vosgi") come spezia per aromatizzare
pani, dolci e formaggi e per migliorare
la digeribilità di alimenti che possono
causare flatulenze (in particolare
il cavolo). Il Carvi è inoltre uno dei
principali ingredienti nella preparazione
di liquori e acqueviti note con il nome
di Kummel. Queste sono in grado di
migliorare la tollerabilità di molti cibi, in
particolar modo quelli grassi.
Centella

Centella
asiatica (L.)
Urban
Famiglia:
Umbelliferae
Parti Utilizzate:
Parti aeree

Descrizione e origine della centella


La centella è un' erba strisciante,
perenne, di luoghi umidi, fusti sottili,
foglie semplici ed arrotondate, fiori
incospicui. Originaria della fascia
pantropicale si trova in ampie parti
dell’Africa, Madagascar, nord e sud
America, Asia e Australia.
Principi attivi di riferimento
Saponine triterpeniche quali
asiaticoside, e madecassicoside con i
loro rispettivi agliconi: acido asiatico e
acido madecassico. Diversi polifenoli e
composti ad attività antiossidante.
Attività principali
Trofodermica, protegge i capillari,
combatte il gonfiore alle gambe
(antiedemigena), tonica nervina.
Uso della centella
La centella viene usate per trattare
problematiche come gambe pesanti,
cattiva circolazione venosa, cellulite,
come tonico cerebrale (importante uso
tradizionale nella medicina ayurvedica).
L’erba delle tigri e la tradizione
indiana
La Centella era chiamata anche erba
delle tigri, in quanto si racconta che i
felini feriti fossero soliti rotolarsi sulla
pianta per favorire la guarigione delle
ferite. Nella medicina ayurvedica la
Centella viene suggerita nel
trattamento delle malattie della pelle,
dell’ulcera dovuta a stress e come
tonico-nervino utile per supportare la
memoria e funzioni cognitive. Anche se
quest’ultima attività è poco nota, in
realtà diversi studi scientifici ne stanno
verificando con successo la veridicità.
Centella e tessuto connettivo
Oggi l’applicazione principale tuttavia è
ancora quella in ambito circolatorio e
della funzionalità del tessuto
connettivo. L’attività trofodermica
citata nella scheda fa riferimento
proprio alla capacità della Centella di
intervenire sul recupero (entro certi
limiti) della funzionalità del tessuto
connettivo agendo sia sul microcircolo
che su altri componenti del tessuto
stesso. Questo è essenzialmente il
motivo del suo uso per il benessere
delle gambe sia che si tratti di
inestetismi della cellulite che di
circolazione venosa non ottimale.
Echinacea

Echinacea
pallida (Nutt.)
Nutt.
Famiglia:
Compositae
Parti Utilizzate:
Radice

Descrizione e origine
dell'echinacea
L'echinacea è un'erbacea perenne con
fusti corti e non ramificati, foglie strette
in rosetta basale. Il sottile stelo fiorale
dell'echinacea può essere alto fino ad
un metro e porta un singolo capolino
con petali (fiori ligulati) porpora chiaro
e ricadenti. Originaria degli Stati Uniti,
oggi ampiamente coltivata.
Principi attivi di riferimento
dell'echinacea
Derivati caffeoilici quali echinacoside,
olio essenziale, ed altri composti.
Attività principali
Immunomodulante (sostiene l’attività
del sistema immunitario),
antinfiammatoria.
Uso dell'echinacea
L'echinacea viene usata come
coadiuvante e nella prevenzione delle
infezioni ricorrenti del tratto
respiratorio superiore (es. raffreddore,
mal di gola etc.).
Note sull'echinacea
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Compositae.
Echinacea e Indiani d’America
I primi occidentali ad accorgersi delle
proprietà dell’Echinacea sembra siano
stati i coloni che, nel continente
americano, avevano osservato gli usi
che ne facevano i nativi indiani
d’America. L’etnobotanico Moermann
nel suo monumentale lavoro sugli usi
delle piante da parte dei Nativi
Americani riporta numerosi utilizzi, per
citarne alcuni: la tribù dei Cheyenne
utilizzava la radice masticata per il
raffreddore, la decozione per problemi
articolari e reumatici, e come
applicazione esterna in caso di febbre;
l’Echinacea veniva utilizzata anche in
diverse infezioni, malattie dei denti e
gengive, mal di gola etc. (utilizzi
analoghi si ritrovano anche nelle tribù
Crow, Dakota, Sioux). Da questi usi è
evidente il legame che lega l’Echinacea
a problemi caratterizzati da
infiammazione e infezioni.
Quale Echinacea?
Nel mercato italiano si incontrano altre
due specie di Echinacea: E. angustifolia
radice e l’E. purpurea radice o parti
aeree. Tutte le Echinacea hanno
analoghi utilizzi.
L’attività immunomodulante o di
supporto del sistema immunitario
L’Echinacea, negli ultimi tempi, ha
assunto un ruolo centrale per quanto
riguarda le soluzioni di problemi che
interessano le prime vie aeree. Questo
suo successo è dovuto in parte alla sua
efficacia supportata da diversi
interessanti studi e dall’altra dalla
peculiarità della sua azione. Essa infatti
svolge un’attività di supporto generale
delle difese immunitarie. Tecnicamente
si dice che supporta l’attività del
sistema immunitario aspecifico come
ad esempio l’attività fagocitica delle
cellule bianche. Per questa sua azione
di supporto molto ampia e generale è
indicata nelle molteplici problematiche
che interessano le prime vie aree, in
particolare: raffreddore, forme
influenzali etc. Può essere utilizzata
come preventivo, ma anche al bisogno,
magari in associazione con altre piante
o sostanze naturali più specifiche: ad
esempio come la Propoli nel mal di
gola, oppure con piante balsamiche
(Eucalipto, Pino, Grindelia, Timo)
quando sono interessate le cavità
nasali, o le prime vie aeree.
Eleuterococco

Elutherococcus
senticosus
(Rupr. et
Maxim.) Maxim.
Famiglia:
Araliaceae
Parti Utilizzate:
Radice e rizoma

Descrizione e origine
dell'eleuterococco
L'eleuterococco è un arbusto legnoso
con fusti eretti, foglie composte, e fiori
incospicui. È originario dell’Asia
nordorientale. Appartiene alla stessa
famiglia del Ginseng e viene anche
chiamato Ginseng siberiano.
Principi attivi di riferimento
Lignani quali eleuteroside E e B4, altri
fenilpropanoidi quali eleuteroside B.
Attività principali
dell'eleuterococco
Adattogeno, immunomodulante, tonico.
Uso dell'eleuterococco
Debolezza, esaurimento sia fisico che
mentale, stanchezza, perdita della
concentrazione, nella convalescenza.
Uso suggerito: 6 settimane di
trattamento seguite da 2 settimane di
interruzione.
Note
Sconsigliato in caso di ipertensione.
Stress e piante adattogene
Se un livello moderato di stress è
ritenuto salutare, capace di tenerci
“vivi”, attivi, quando è troppo intenso e
soprattutto cronico ha effetti negativi
prima sulla nostra qualità di vita poi
sulla nostra salute. Alcune piante
permettono al nostro organismo di
rispondere in modo più efficiente allo
stress, in altre parole migliorano la
nostra capacità di adattamento: si
tratta appunto delle piante adattogene.
Questo termine fu coniato proprio per
spiegare l’attività di queste piante che
sfuggiva a tentativi di classificazione
più precisi. Il loro effetto è ampio e
difficilmente riducibile a meccanismi
identificabili con precisione.
Tra le piante adattogene più comuni
ritroviamo: il Ginseng (Panax ginseng),
l’Eleuterococco, la Whitania (Withania
somnifera), la Schizandra (Schizandra
chinensis), la Rhodiola (Rhodiola
rosea). Sebbene tutte siano di aiuto nel
migliorare la nostra risposta allo stress
si differenziano sostanzialmente per
altre caratteristiche.
La specificità dell’Eleuterococco
L’eleuterococco, ad esempio, tra le
adattogene è quello che maggiormente
supporta anche l’attività del sistema
immunitario. Si differenzia dal Ginseng
per un’attività meno stimolante ed è
quindi maggiormente tollerato da chi
mostra un’eccessiva sensibilità al
Ginseng. Può essere più indicato per
chi ha un lavoro sedentario, ma che
richiede uno sforzo intellettuale, oppure
in chi è soggetto a frequenti raffreddori
a causa dell’abbassamento delle difese
immunitarie prodotte dallo stress.
La soluzione finale contro
stanchezza e stress?
Certamente le piante adattogene
possono essere di grandissimo aiuto,
tuttavia non possono in alcun modo
sostituire il riposo. Situazioni di stress
cronico non sono condizioni accettabili.
È necessario prima o poi riposarsi per
recuperare pienamente equilibrio ed
efficienza psicofisica. Le piante
adattogene possono comunque essere
di grande aiuto sia in prossimità che
durante un periodo che si prevede
essere o è già stressante, oppure
possono essere altrettanto utili per
agevolare un più rapido recupero, ma
come detto non possono sostituire il
riposo. Detto questo l’uso delle piante
adattogene può essere relativamente
prolungato (fino a tre mesi,
eventualmente a cicli come indicato
nella scheda).
Elicriso
Helichrysum
italicum (Roth)
Famiglia:
Asteraceae
(Compositae)
Parte utilizzata:
sommità fiorite

Descrizione e origine dell'elicrisio


Il genere Helicrysum è costituito da
oltre cinquecento specie, distribuite tra
l'area del Mediterraneo, il continente
africano, l'Asia e l'Australia. La più
diffusa in Italia è quella
dell'Helichrysum italicum pianta
erbacea perenne, densamente
ramificata con fusto eretto e foglie
lineari. I fiori prevalentemente tubulari
sono di colore giallo intenso, riuniti in
capolini che formano densi corimbi
all'apice dello scapo fiorale. La pianta
vive nei luoghi pietrosi aridi e sabbiosi,
nei greti fluviali dal mare alle zone
collinari. Fiorisce da maggio a
settembre.
Principi attivi di riferimento
dell'elicrisio
I componenti attivi più importanti
dell'elicrisio sono:sono flavonoidi
(isoquercitrina, naringenina, apigenina,
tiriloside, luteolina) e altri polifenoli
come gli acetofenoni; cumarine; olio
essenziale, acido caffeico, acido
ursolico e fitosteroli.
Attività principali
Antinfiammatoria, antiossidante,
antibatterica.
Uso dell'elicrisio
Per uso interno nel trattamento
sintomatico della tosse, bronchite acuta
e cronica aspecifica, infiammazioni
catarrali delle vie respiratorie.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Asteraceae (Compositae).
L'elicrisio: L'erba del sole
Sole e oro sono le parole che
compongono il nome di questa pianta e
richiamano sia il colore dei suoi capolini
sia l’habitat sassoso e assolato delle
zone costiere e della media collina
nell’area Mediterranea. Sin
dall’antichità è noto il suo utilizzo per le
esigenze respiratorie. In Italia risulta
di particolare interesse la rassegna
clinico-statistica delle osservazioni
del Dottor Leonardo Santini, medico
condotto della Garfagnana che
partendo dal fatto che l'Elicriso era
utilizzato con ottimi risultati in
veterinaria ne documentò l'efficacia e la
sicurezza d'uso anche nelle affezioni
acute e croniche dell'apparato
respiratorio umano. Con sorpresa
osservò che i pazienti che
presentavano anche sindromi
artrosiche e artritiche, psoriasiche e
ittiosiche, miglioravano non solo dal
punto di vista respiratorio ma anche
negli aspetti dermatologici e articolari.
A distanza di qualche decennio
le proprietà antiinfiammatorie
dell'Elicriso sono state confermate da
studi in vitro e in vivo, evidenziando
che questa pianta potrebbe essere
utilizzata in tutte le patologie dove
l'infiammazione svolge un ruolo
primario. Oltre all'azione sulla
funzionalità dell'apparato respiratorio,
come espettorante e bechico, vengono
segnalate per l'Elicriso anche proprietà
diaforetiche, analgesiche,
antireumatiche e antiallergiche.
L'azione antiinfiammatoria dell'Elicriso
sembra essere dovuta principalmente
alla componente flavonoidica per
effetto sinergico di più meccanismi
d'azione tra cui molto importante
l'attività di scavenger dei radicali liberi
(in modo particolare i flavonoidi e tra
questi il tiriloside).
Enothera
Oenothera
biennis L.
Famiglia:
Onagraceae
Parti
Utilizzate:
L’olio estratto
dai semi

Descrizione e origine dell'enothera


L'enothera è un'erbacea biennale, nel
primo anno presenta foglie raccolte a
formare una rosetta basale e uno stelo
fiorale che può raggiungere 1,5
m entro il secondo anno. I fiori ampi,
gialli e tubulari si aprono la sera e sono
impollinati dalle falene. I semi
numerosissimi si formano in capsule
oblunghe. È originaria del nord
America.
Principi attivi di riferimento
dell'enothera
L’olio è ricco di acidi grassi essenziali:
circa 8-14% di gamma-linolenico
(GLA) e 60-80% linoleico.
Attività principali
Gli acidi grassi polinsaturi sono
componenti fondamentali delle
membrane cellulari e importanti
precursori di molte sostanze che
agiscono come modulatori delle
funzioni biologiche quali
prostaglandine, leucotrieni etc.
Uso dell'enothera
L'enothera viene usata come
Integrazione dietetica di acidi grassi
essenziali. Sindrome premestruale.
Dermatiti.
Altri usi dell’olio di enothera
L’Enothera assieme alla Borragine, ai
semi di Ribes nero e a quelli di
Cannabis sono tra le piante più note
per la ricchezza di acidi grassi
essenziali della serie omega 3 ed
omega 6 ( si veda anche monografie
dell’Olio di pesce e Borragine). Questi
oli oltre che per la loro attività quando
assunti internamente sono anche
ampiamente utilizzati nei cosmetici,
normalmente per le loro proprietà
nutritive ed emollienti cutanee. I
bellissimi fiori gialli, ricchi di
mucillagini, venivano utilizzati
similmente a quelli di malva come
antitussivi.
Equiseto

Equisetum
arvense L.;
E. maximum
L.
Famiglia:
Equisetaceae
Parti
Utilizzate:
Parti aeree
(fusti sterili)

Descrizione e origine dell'equiseto


La famiglia dell’equiseto era già
presente nel Carbonifero (245- 380
milioni di anni fa) ed è considerata un
relitto dell’evoluzione delle piante
terrestri. All’inizio della primavera
produce un tipico fusto fertile con coni
marroni portanti spore. In estate
invece è caratterizzato da fusti sterili
verdi, alti fino a 0,5 m, con numerosi
nodi con tipiche ramificazioni ad
ombrella. Originario delle regioni
temperate del nord America, Europa ed
Asia.
Principi attivi di riferimento
dell'equiseto
Minerali (circa 15%) principalmente
acidi silicici e silicati. Flavonoidi
principalmente glicosidi della
quercitina, isoquercitina.
Attività principali
Diuretico, astringente, emostatico,
remineralizzante.
Uso dell'equiseto
L'equiseto è diuretico.Viene usato nelle
infiammazioni e infezioni leggere del
tratto genitourinario. Remineralizzante.
Un alleato delle vie urinarie
Viene utilizzato principalmente come
diuretico, soprattutto quando assunto
in forma di decotto o di estratti titolati
in flavonoidi. Le sue caratteristiche lo
rendono un utile rimedio sia in caso di
ritenzione idrica che per il drenaggio
delle vie urinarie. Per questo è
tradizionalmente utilizzato sia come
utile coadiuvante per ridurre le recidive
di cistite che per il benessere della
prostata. Preparati ricchi della polvere
o estratti titolati in silicio invece si
possono considerare degli utili
integratori di questo elemento.
Sebbene il silicio non sia oggi
considerato un minerale essenziale nel
senso che non compare normalmente
nelle tabelle nutrizionali, diverse
evidenze ne stanno supportando
l’importanza per il benessere del
tessuto connettivo, di cui un esempio
classico sono unghie, capelli, e tessuto
osseo.
Una carta vetrata vegetale
Chi ha avuto occasione di cogliere
l’equiseto avrà notato passando le dita
sul fusto una certa capacità abrasiva.
In effetti essa è conseguenza proprio
dell’accumulo di acido silico e derivati
nei suoi tessuti. Questa caratteristica
veniva sfruttata per levigare finemente
sia il legno che il metallo in ambito
artigianale.
Escolzia
Eschscholtzia
californica Cham
Famiglia:
Papaveraceae
Parti utilizzate:
Sommità fiorite

Descrizione e origine dell'escolzia


L'escolzia è una piccola pianta
erbacea alta da 40 a 50 centimetri con
fusti sdraiati e diffusi a cespuglio e
foglie glauche, alterne e molto incise. I
fiori sono costituiti da 4 petali obovati,
di colore giallo intenso più scuro
alla base. L'escolzia è originaria della
California, cresce in zone aride e
sabbiose, è divenuta spontanea anche
in alcune zone dell'Europa centrale e
viene ampiamente coltivata anche
come pianta ornamentale sia in
America che in Europa.
Principi attivi di riferimento
dell'escolzia
Alcaloidi, in particolare protopinici
(protopina, criptopina) e pavinici
(escholtzina e californidina).
Attività principali
Spasmolitica, rilassante muscolare,
ansiolitica, sedativa, analgesica.
Uso dell escolzia
L'escolzia viene usata nel trattamento
dell'insonnia di lieve e media gravità.
Il Papavero della California
Eschscholtzia è il nome attribuito ad un
papavero trovato in California dal
botanico inglese David Duglas per la
Royal Horticultural Society alla fine del
1700 nell'ambito di un lavoro di ricerca
che aveva come scopo l'introduzione di
nuove specie di fiori nei giardini reali
d'Europa. La pianta ebbe pertanto
molta fortuna per il bell'aspetto dei
suoi fiori gialli, la fioritura di lunga
durata e perchè era relativamente
facile da coltivare. In tempi più recenti
però si è cominciato a considerare
anche le sue possibili indicazioni
terapeutiche dato che era noto che sia
le popolazioni indigene della California
che i primi coloni utilizzavano
ampiamente i germogli ma anche le
foglie della pianta oltre che come
alimenti anche come analgesico per
mal di testa e di denti, come sedativo e
per l'uso esterno in cataplasmi contro
le ulcere. Questo certamente non
sorprende perchè l'Escolzia appartiene
alla famiglia delle Papaveraceae e come
tale contiene numerosi alcaloidi (i più
rappresentati sono quelli del gruppo
della protopina) che hanno
evidenziato in studi in vitro e in vivo
attività spasmolitica, sedativa
e ansiolitica. La protopina inoltre
evidenzia anche azione coleretica e
anfocoleretica cioè è in grado
di modulare la secrezione biliare.
Quando si utilizzano estratti
caratterizzati da tutto il
fitocomplesso l'effetto dell'Esclozia è
leggero, certamente più di equilibratore
generale che di narcotico, non presenta
effetti secondari nè di depressione nè
fenomeni di assuefazione. Per questo
motivo oggi viene ampiamente
utilizzata in preparati ad azione
sedativa/rilassante soprattutto in
associazione con altre piante medicinali
quali Valeriana, Melissa, Passiflora
e Luppolo e anche per i bambini.
Fegato di Merluzzo

Gadus
morrhua L.
Parti
Utilizzate:
Olio del
fegato
Descrizione e origine del fegato di
merluzzo
Dal fegato fresco dei merluzzi si estrae,
per azione del vapore, un olio di colore
giallo paglierino, di odore e sapore
caratteristici.
Principi attivi di riferimento del
fegato di merluzzo
Vitamina A e D. Acidi poliinsaturi con
prevalenza acido palmitoleico. aaa
Attività principali
Integrazione vitaminica in particolare A
e D.
Uso del fegato di merluzzo
Il fegato di merluzzo viene usao in
casi di Ipovitaminosi A e D; ritardi della
crescita; benessere tessuto osseo (per
la vitamina D). L’importante contenuto
di vitamina A può renderlo utile per
migliorare la visione notturna
(emeralopia). L’elevato quantitativo di
acidi grassi polinsaturi lo rende utile
anche nelle dislipidemie.
Note
La vitamina A al contrario del beta-
carotene si accumula nell’organismo,
quindi non eccedere nell’uso del
prodotto e rispettare la RDA
(Recommended Daily Allowance o dose
giornaliera consigliata).
Olio di fegato di merluzzo:
l’assunzione
Molti hanno ricordi forse non felici a
riguardo dell’Olio di Fegato di Merluzzo.
Magari, da bambini, sono stati costretti
a prenderne molti cucchiai. Il forte
odore e il sapore non proprio gradevole
certamente richiede una certa dose di
buona volontà, almeno se lo si vuole
assumere come nel passato con il
cucchiaio. Oggi i preparati in capsule
riducono di molto questo problema. A
sua discolpa va tuttavia ricordato che la
ricchezza in vitamina D ed A lo rende
un’integratore molto interessante visto
che con pochi grammi di prodotto si
copre sostanzialemente la RDA di
queste importanti vitamine.
Fieno greco

Trigonella
foenum-
graecum L.
Famiglia:
Fabaceae
Parti
Utilizzate: Semi

Descrizione e origine fieno greco


Piccola erbacea annuale (fino a 0,5m)
con foglie trifogliate, fiori gialli
incospicui nell’ascella fogliare. I frutti
sono lunghi e sottili, spesso incurvati. I
semi di 3-5 mm. Originaria della
regione del Mediterraneo, Africa nord-
orientale ed Asia occidentale.
Ampiamente coltivata.
Principi attivi di riferimento
Saponine steroidee. Polisaccaridi
mucillaginosi composti
prevalentemente da galattomannano.
Trigonellina. Olio volatile.
Attività principali
Ipoglicemizzante,
ipocolesterolemizzante, demulcente,
nutritivo.
Uso del fieno greco
Il fieno greco viene usato nel controllo
della glicemia, inappetenza, come
coadivuante nel controllo della
ipercolesterolemia da lieve a moderata.
Anche una buona spezia
Il Fieno Greco assieme alla Curcuma, al
Cumino ed altre spezie è uno degli
ingredienti che spesso si ritrovano nel
Curry, la nota miscela di spezie
utilizzata frequentemente in molte
ricette indiane. In India oltre che il
seme viene utilizzata, per aromatizzare
diverse preparazioni culinarie, anche la
pianta.
Gli usi tradizionali nei vari paesi e nelle
diverse medicine tradizionali sono
molti, tuttavia vi è un certo accordo
sull’uso in casi di affaticamento, nei
disturbi gastrici (bruciore, gastriti),
nella perdita dell’appetito, come
galattogeno. Gli usi maggiormente
supportati da studi moderni sono quelli
riportati nella scheda.
Finocchio
Foeniculum
vulgare Miller
subsp. vulgare
var. dulce
Famiglia:
Umbellifereae
Parti Utilizzate:
Frutti essiccati
(spesso
erroneamente
chiamati semi).

Descrizione e origine del finocchio


Il finocchio è un’erba perenne, eretta,
alta fino ad 1,5 m. Il picciolo fogliare si
avvolge attorno al fusto principale, le
foglie sono finemente divise, dando
l’impressione di piume. I fiori sono
piccoli, gialli e raccolti in tipiche
ombrelle. Originaria della regione del
Mediterraneo viene ampiamente
coltivata. La specie maggiormente
utilizzata a scopo medicinale è il
finocchio dolce (Foeniculum vulgare
subsp. vulgare var. dulce).
Principi attivi di riferimento del
finocchio
Olio essenziale caratterizzato da
anetolo; diversi glicosidi idrosolubili.
Attività principali
Carminativo, digestivo, antimicrobico,
espettorante, (diuretico).
Uso del finocchio
Il finocchio è usato nei disturbi
dispeptici quali lievi affezioni
gastrointestinali caratterizzate da
gonfiore, spasmi e flatulenza. Catarro
del tratto respiratorio superiore.
Note
Ipersensibilità ad altre piante della
famiglia delle Umbellifereae
(Ombrellifere).
Le piante carminative, che cosa
sono?
Carminativo è un aggettivo che
accompagna spesso diverse piante
officinali utili per varie affezioni
digestive. A quanto pare questo
termine ha origine antica,
probabilmente risalente all’epoca
medievale nella quale possedeva
l’accezione di “purgare”, nel senso di
eliminare le “ventosità”. Oggi con
questo termine praticamente si fa
riferimento a quelle piante e a quei
rimedi in grado di eliminare il gonfiore
addominale e ridurre le sensazioni
dolorose o di pienezza che spesso si
accompagnano alla presenza di gas nel
canale digerente. Quali piante
appartengono a questo gruppo? La
gran parte sono piante aromatiche che
si caratterizzano per la presenza di
componenti volatili: oli essenziali. Tra
queste ricordiamo le più comuni: Carvi
(Carum carvi), Cumino (Cuminum
cyminum), Coriandolo (Coriandrum
sativum), Anice verde (Pimpinella
anisum), Cardamomo (Elettaria
cardamomum), Menta piperita (Mentha
piperita) , ma anche Zenzero (Zingiber
officinale), Camomilla (Matricaria
chamomilla) ed ovviamente il
Finocchio.
Come funzionano le piante
carminative?
Studi recenti stanno gettando
maggiormente luce sul loro modo di
agire che appare straordinariamente
complesso e vario. Senza entrare in
eccessivi dettagli, per prima cosa
osserviamo che sono in grado di essere
di aiuto sia che il gonfiore sia dovuto
ad aria nello stomaco che nell’intestino.
È esperienza di molti che l’uso di
queste piante nel giro di pochi minuti
(circa 5-15) sia in grado di produrre
eruttazione con rapido sollievo, dovuto
all’eliminazione dell’aria dallo stomaco.
Nell’intestino invece, queste piante
producono effetti molto più complessi e
si pensa che la componente aromatica
a contatto della mucosa intestinale sia
in grado di produrre sia effetti di
stimolo che rilassanti, la motilità
intestinale, con il risultato complessivo
di facilitare l’eliminazione dei gas e/o
diminuire la sensazione di gonfiore. In
alcune piante sono stati scoperti in
effetti principi attivi ad attività opposta:
alcuni stimolanti la muscolatura ed i
movimenti intestinali ed altri rilassanti
(spasmolitici). Tuttavia questo non è il
solo modo attraverso cui svolgono la
loro azione benefica. Esse infatti, oltre
agli oli essenziali, contengono numerosi
altri composti attivi (quali i flavonoidi).
L’infuso di Finocchio ha un colore giallo
piuttosto intenso (i flavonoidi sono
spesso gialli). Questi composti hanno
generalmente attività antinfiammatoria
che proprio per il Finocchio è stata
recentemente dimostrata. Alcuni studi
inoltre stanno evidenziando la capacità
di queste piante di supportare l’attività
degli enzimi digestivi. Agevolare il
potere digestivo porta come
conseguenza una almeno parziale
riduzione del carico di sostanze
fermentabili nel colon con ovvia
riduzione anche della formazione di
gas. Alcuni componenti dell’olio
essenziale inoltre hanno attività
antisettica, mentre alcune piante
(notoriamente la menta) hanno anche
una rilevante attività colagogo-
coleratica (ovvero stimolano la
produzione e deflusso della bile). Perciò
complessivamente le piante
carminative agiscono in modo molto
ampio sulla funzionalità del tratto
digerente.
Non solo per stomaco e intestino
L’olio essenziale del Finocchio e
dell’Anice verde vengono ben assorbiti
dall’intestino e una percentuale
rilevante entra nel circolo sanguigno
fino ad arrivare anche all’apparato
respiratorio dal quale vengono espulsi.
Questo è il motivo alla base dell’attività
espettorante di queste piante.
Inoltre non possiamo dimenticare
l’attività diuretica citata nelle schede.
Molti tra coloro che hanno provato un
infuso di semi di Finocchio avranno
certamente sperimentato direttamente
quest’attività che si pensa possa essere
legata ad una frazione dell’olio
essenziale che passa nelle vie urinarie
stimolando la diuresi.
Il Finocchio e i bambini
Il Finocchio è una della piante più
tollerabili a nostra disposizione e trova
infatti un uso molto diffuso nelle coliche
gassose del bambino.
Garcinia
Garcinia
cambogia Desr.
Famiglia:
Clusiaceae
Parti Utilizzate:
Epicarpo del
frutto (ovvero non
la polpa, la
scorza).

Descrizione e origine della garcinia


La garcinia è una pianta legnosa che
cresce spontanea nell’India
meridionale, Indocina, Cambogia e
Filippine.
Principi attivi di riferimento della
garcinia
Il principi attivi della garcinia sono gli
acidi organici tra cui in particolare
l’acido idrossicitrico.
Attività principali
Riduzione della sintesi di acidi grassi e
lipidi; riduzione del deposito di lipidi nel
tessuto adiposo; riduzione
dell’appetito.
Uso della garcinia
Sovrappeso, ipercolesterolemia ed
ipertrigliceridemia.
Attività del principio attivo: acido
alfa-idrossi citrico
In alcuni studi si è osservato che
questo acido organico è in grado di
inibire la citrato liasi, un enzima
responsabile della conversione dei
carboidrati in lipidi. L’effetto
complessivo è quello di interferire con
la biosintesi e l’accumulo di grassi. In
effetti alcuni studiosi ritengono per
questo motivo che la Garcinia possa
essere di aiuto nel sovrappeso e
dislipidemie particolarmente in persone
con diete ad elevato contenuto di
carboidrati.
Germe di Grano
Triticum
aestivum L.
Famiglia:
Graminaceae
Parti Utilizzate:
Olio ottenuto dal
germe del chicco
di frumento

Descrizione e origine del germe di


grano
Il Germe di Grano è costituito dalla
fogliolina embrionale del chicco di
frumento.
Principi attivi di riferimento
Vitamina E (principalmente α-
tocoferolo). Octacosanolo. Acidi grassi
polinsaturi (55-60% acido linoleico).
Attività principali
Antiossidante, integratore di acidi
grassi polinsaturi. Accresce la
resistenza fisica.
Uso del germe di grano
Il germe di grano viene usato come
integrazione dietetica di vitamina E. A
sostegno di un’intensa attività sportiva.
La ricchezza del Germe di grano
Se il Germe di grano è così prezioso
perché prima dobbiamo toglierlo dal
grano per poi riassumerlo come
integratore? Come tutte le sostanze
naturali ricche di acidi grassi polinsaturi
tende ad essere pittosto delicato
ovvero deperibile. Gli acidi grassi
polinsaturi infatti sono facilmente
soggetti a fenomeni di ossidazione che
li portano ad irrancidire. In effetti vi
sono ancora delle farine in cui è
presente almeno una parte di Germe di
grano, con esse si prepara un pane
assolutamente delizioso, tuttavia hanno
lo svantaggio di possedere una
scadenza piuttosto breve e
questo rende più difficile la loro
commercializzazione.
Ginkgo

Ginkgo
biloba L.
Famiglia:
Ginkgoace
ae
Parti
Utilizzate
: Le foglie

Descrizione e origine del ginkgo


Il ginkgo è considerato un fossile
vivente, ha mantenuto le sue
caratteristiche morfologiche per circa
200 milioni di anni. Grande albero (alto
fino a 35 m) presenta coni maschili e
femminili che crescono su alberi
separati. Le foglie hanno la tipica forma
a ventaglio con una incisura sulla punta
(bilobate). I coni femminili hanno una
parte esterna carnosa maleodorante, la
parte più interna invece è edibile. È
originario della Cina. Introdotta in
Europa del XIII sec. È oggi pianta
ornamentale diffusa in parchi e
giardini.
Principi attivi di riferimento del
ginkgo
Terpeni e flavonoidi sono i composti
principali, in particolare terpenlattoni e
ginkgoflavonglucosidi.
Attività principali
Antiossidante, favorisce la corretta
circolazione in tutti i tessuti, stimolante
circolatorio, supporta le funzioni
cognitive (memoria etc.).
Uso del ginkgo
Il ginkgo viene utilizzato per migliorare
la circolazione arteriosa in generale, e
in particolare la microcircolazione,
come nel caso di gambe pesanti. Utile
nel sostenere la memoria e la
concentrazione, sia nel giovane che
nell’anziano.
Note
In caso di uso di farmaci
anticoagulanti, e antiaggreganti
utilizzare gli estratti di Ginkgo
solo sotto controllo medico.
Ginkgo: Un’efficacia conosciuta da
millenni
L’etnofarmacologo Dr. Fleurentin ci
ricorda che la prima menzione del
Ginkgo come pianta medicinale viene
fatta risalire al I sec a.c. ed è presente
in un testo fondamentale della Medicina
Tradizionale Cinese (MTC). Viene
classificato come pianta utile nello
stimolare la circolazione e “l’energia
polmonare” facendo riferimento all’uso
in caso di asma e tosse. La parte
principalmente utilizzata nella MTC è il
frutto, tuttavia successivamente anche
in conseguenza degli usi e ricerche
europee anche le foglie sono entrate
nel novero dei possibili rimedi.
Il fitocomplesso del Ginkgo è stato
oggetto di molti studi e tra questi ne
ritroviamo alcuni che illustrano
interessanti fenomeni di sinergia. In
particolare estratti nei quali sono
presenti contemporaneamente classi
differenti di principi attivi (terpenlattoni
e ginkgo-flavon-glucosidi) hanno
un’attività superiore¹ a quella di
estratti in cui sono stati isolati e
miscelati solo alcuni ginkgolidi.
1. In particolare gli studiosi testarono
l'attività anti-PAF (piastrin aggregating
factor)
Ginseng

Panax ginseng
C.A. Meyer.
Famiglia:
Araliaceae
Parti
Utilizzate: La
radice

Descrizione e origine del ginseng


Il ginseng è una piccola pianta
perenne presenta un singolo fusto che
emerge ogni anno da un corto rizoma il
quale si forma a sua volta da una
radice carnosa. Ha foglie composte
palmate, fiori bianchi e frutti rosso
brillante. Originario delle foreste
dell’Asia orientale, viene coltivato in
Cina, Russia, Corea, e Giappone.
Principi attivi di riferimento del
ginseng
Saponine triterpeniche tra cui diversi
ginsenosidi.
Attività principali
Adattogeno, tonico, immunomodulante,
supporto delle capacità cognitive.
Uso del ginseng
Il ginseng viene utilizzato in casi di
debolezza, esaurimento sia fisico che
mentale, stanchezza, perdita della
concentrazione; durante la
convalescenza per recuperare più
rapidamente le energie.
Note
Di norma ben tollerato, in caso di
sovradosaggio potrebbe dare
eccitazione, in questo caso ridurre
opportunamente il dosaggio. Evitare in
caso di ipertensione. Se si assumono
farmaci anticoagulanti (quali Cumadin)
e inibitori della monoammino ossidasi,
consultare il medico prima
dell’assunzione.
“L’uomo radice”
Ginseng in cinese significa “uomo
radice” facendo chiaramente
riferimento alle caratteristiche
antropomorfe della sua radice, che
similmente a quella della mandragola
ricordano la forma del corpo umano.
Il ginseng: Il Re degli Adattogeni
Forse una tra le piante più conosciute.
Tra gli adattogeni (vedi discussione
sull’ Eluterococco) è certamente quello
vissuto come più forte. In effetti la sua
attività di stimolo è piuttosto evidente
e facilmente percepibile. È una pianta
particolarmente indicata a chi, a causa
dello stress, si trova in uno stato di
stanchezza e prostrazione sia fisica che
mentale. Tuttavia ricordiamo che la
sensibilità individuale è molto variabile
pertanto qualora l’effetto di stimolo
risulti eccessivo è opportuno ridurre il
dosaggio. Va comunque detto che per
certi versi l’effetto stimolante,
immediatamente percepibile, è l’attività
più superficiale ed in realtà meno
interessante di questa pianta. Il
Ginseng agisce profondamente sul
nostro organismo ed è l’uso prolungato
che in effetti migliora in modo più
sostanziale la nostra capacità di
rispondere allo stress o ci permette di
recuperare più facilmente il nostro
stato di salute nella convalescenza.
Ovviamente si tratta sempre di un uso
che non deve superare i 2-3 mesi.
Glucomannano

Amorphophallus
konjac Koch.
Famiglia:
Araceae
Parti Utilizzate:
Polisaccaridi
estratti dalla
radice tuberosa

Il glucomannano: Descrizione e
origine
Il glucomannano è una pianta
singolare che si sviluppa da un tubero
che assomiglia ad una mela gigante. In
primavera emerge un’infiorescenza che
può raggiungere il metro di altezza. In
molti paesi asiatici il tubero viene
utilizzato nell’alimentazione (dopo
accurata cottura). È spontanea nelle
Filippine, Vietnam, Cina e Giappone.
Principi attivi di riferimento del
glucomannano
Glucomannano ovvero un polimero
costituito da glucosio e mannosio.
Attività principali
Riduzione del senso di fame ed
assorbimento intestinale.
Ipolipemizzante, ipoglicemizzante,
lassativo.
Uso del glucomannano
Il glucomannano viene utilizzato nel
controllo del peso corporeo,
iperlipidemia, controllo della glicemia
(nel diabete non insulino dipendente),
nelle stipsi. Assumere con abbondante
acqua. Si tratta infatti di una fibra
molto viscosa che rigonfia fino
ad a 200 volte il suo peso in acqua.
Assumere prima dei pasti.
Note
Possibile riduzione dell’assorbimento di
farmaci somministrati
contemporaneamente. Si suggerisce
quindi di assumere eventuali farmaci
almeno 30 minuti prima dell’assunzione
di Glucomannano oppure dopo due ore.
Fibre che assorbono acqua
Il Glucomannano è un esempio tipico
(assieme allo Psillio) di fibra in grado di
“rigonfiarsi” a contatto con l’acqua.
Oggi si preferisce parlare più
precisamente di capacità di legare
l’acqua più che di rigonfiamento. È
sufficiente versare acqua su queste
fibre per notare come la soluzione
diventi lentamente piuttosto viscosa. Lo
stesso effetto viene prodotto dal
Glucomannano nello stomaco.
L’aumento di viscosità e l’acqua legata
produce una certa sensazione di
sazietà che può essere di aiuto nel
mangiare con più moderazione. In
questo caso va quindi assunto subito
prima di mangiare con uno o due
bicchieri d’acqua. L’assunzione di acqua
è molto importante per il
funzionamento corretto di queste fibre.
Si garantisce in questo modo la
corretta idratazione e funzionalità della
fibra. La loro attività non si esaurisce
nello stomaco, ma prosegue
nell’intestino e poi nel colon. Il loro
effetto viscosizzante e l’acqua
trattenuta nel lume intestinale le
rendono utili in particolare sia nel
controllare i picchi glicemici che nel
dare consistenza alle feci, favorendo il
transito intestinale. Il controllo dei
picchi glicemici è un ulteriore modo di
ridurre la tipica fame che subentra a
metà giornata e spesso dovuta ad
un’alimentazione povera di fibre e ricca
di alimenti ad elevato indice glicemico.
Grindelia
Grindelia
robusta Nutt.
Famiglia:
Asteraceae
Parti Utilizzate:
Sommità fiorite
(capolini)

Descrizione e origine della


grindelia
La grindelia è originaria delle regioni
paludose della California e del Nord del
Messico la Grindelia è una pianta
perenne, erbacea, che tende ad
assumere l’aspetto di un cespuglio alto
50-60 centimetri. Ha una radice a
fittone e fusti ramosi, le foglie sono
intere, allungate a margine seghettato.
I fiori sono capolini di colore giallo
acceso. La parte utilizzata della pianta
è costituita dalle sommità fiorite
(capolini) caratterizzate da
un’abbondante secrezione gommo-
resinosa, che ricopre le sommità poco
prima della fioritura e forma uno
spesso strato sui capolini chiusi. Questo
ha fatto meritare alla grindelia il nome
inglese di gum weed.
Principi attivi di riferimento della
grindelia
I principi attivi di riferimento della
grindelia sono contenuti nella resina
balsamica dei fiori e sono costituiti
principalmente da acidi diterpenici
come l’acido grindelico e altri composti
polifenolici; i composti acetilenici quali
matricarianolo e matricarianolo
acetato; flavonoidi come koempferolo-
3-metiletere e vari eteri e metil
quercetine; saponine triterpeniche e
sapogenine; ci sono poi gli acidi
fenolici, circa il 5% di tannini e lo 0,2%
di olio essenziale.
Attività principali
Espettorante, bechica, protettiva,
antispasmodica e antiinfiammatoria.
Uso della grindelia
La grindelia viene utilizzata
prevalentemente per il trattamento
delle tossi produttive e dei catarri delle
prime vie respiratorie.
La grindelia: Un valido aiuto per la
tosse
Le popolazioni indigene della California
utilizzavano la Grindelia per le
proprietà espettoranti, anticatarrali,
sedative della tosse, spasmolitiche e
lenitive per le irritazioni della gola, ben
prima che i Gesuiti e i primi coloni
iniziassero ad occuparsene e a
favorirne l’ingresso nella medicina
ufficiale. La Grindelia è iscritta nella
Farmacopea degli Stati Uniti fin dal
1882 e nella Farmacopea Francese dal
1908. Molto interessanti gli studi
farmacologici più recenti che spiegando
in parte il meccanismo d’azione
rendono sufficientemente ragione del
suo uso tradizionale consolidatosi negli
secoli.
Il meccanismo d’azione della Grindelia
è complesso, mediato dai suoi vari
costituenti (resine, saponine, olio
essenziale) e si esplica a differenti
livelli della tosse. Questo è molto
importante perché rappresenta un
ottimo esempio di come una pianta
singola grazie alla varietà dei
componenti del suo fitocomplesso
possa essere utile per intervenire su
fenomeni caratterizzati da meccanismi
fisiopatologici complessi come la tosse.
Le saponine della Grindelia ad esempio
sono utili per favorire l’espettorazione
grazie alla loro azione eccito-secretrice
e di fluidificazione delle secrezioni
bronchiali. Esse sono in grado di
provocare una lieve irritazione della
mucosa gastrica che determina uno
stimolo indiretto (probabilmente
mediata dal nervo vago) del riflesso
muco-ciliare inducendo la produzione di
secrezioni bronchiali più fluide (muco
regolazione). Inoltre le saponine
venendo a contatto con il muco per la
loro capacità di abbassare la tensione
superficiale, lo rendono più fluido e
facilmente eliminabile.
Le resine invece sono composti che per
le loro caratteristiche adesive e
filmogene, costituiscono per la pianta
una barriera protettiva contro l’ingresso
di agenti aggressivi, quali i parassiti. È
proprio questa loro peculiarità ad
essere sfruttata nel trattamento della
tosse, infatti aderendo alla mucosa le
resine esplicano su di essa la stessa
funzione protettiva che è loro specifica
nelle piante che le sintetizzano. Queste
sostanze sono in grado di formare un
film protettivo sulle mucose che
impedisce o riduce il contatto degli
agenti irritanti (virus, polvere, pollini,
batteri ecc..) sulla mucosa.
I flavonoidi e i composti fenolici
esplicano il loro effetto contrastando
l’infiammazione tramite la modulazione
dell’elastasi leucocitaria, un marker
dell’infiammazione. La produzione
sregolata di elastasi leucocitaria nel
sito dell’infezione (mucosa del
retrobocca ed epitelio respiratorio)
stimola una eccessiva produzione di
muco, danno epiteliale ed una
riduzione della frequenza del battito
ciliare (tosse).
La tradizione infine attribuisce alla
Grindelia un’attività spasmolitica
bronchiale per la quale però sono meno
conosciuti i meccanismi di azione.

Guaranà

Paulinia
sorbilis
Mart.
Famiglia:
Sapindaceae
Parti
Utilizzate: I
semi

Descrizione e origine del guaranà


Il guaranà è una pianta rampicante
con foglie composte, fiori incospicui
gialli, frutti rosso brillante che
contengono semi sferici marroni.
Originaria del sud America; coltivato in
Brasile.
Principi attivi di riferimento del
guaranà
I principio attivo del guaranà è la
metilxantine tra cui quella prevalente è
la caffeina. È considerato il prodotto più
ricco in caffeina e ne contiene circa
dalle 3 alle 5 volte di più del caffè.
Ricco anche di composti fenolici 12%
quali le procianidine oligomeriche che
rallentano l’assorbimento della caffeina
producendo un effetto più duraturo
rispetto al caffè.
Attività principali
Stimolante delle funzioni cognitive
(attenzione e memoria), cardiotonico,
diuretico.
Uso del guaranà
Il guaranà è utile nel caso di
affaticamento e per promuovere
l’attenzione. Coadiuvante nel
sovrappeso per stimolare il
metabolismo.
Note
Come per il caffè non è adatto in chi è
già sovraeccitato.
Solo caffeina?
La caffeina è sicuramente tra i
composti del Guaranà quello più
studiato ed anche quello considerato
più rappresentativo per valutare
l'attività biologica di questa pianta
medicinale. Alcuni studi mostrano che
la caffeina del Guaranà nell'organismo
viene rapidamente assorbita in modo
non dissimile dalla caffeina pura.
Ci sono anche altre piante che
contengono quantità apprezzabili
di caffeina tra queste, oltre al Guranà,
le principali sono il The e il Caffè.
Viene quindi spontaneo chiedersi se c'è
equivalenza nell'attività biologica di
queste piante. Chi ha utilizzato le
diverse piante potrebbe infatti aver
notato delle sottili differenze. Spesso
viene riportato che l’effetto stimolante,
ad esempio del caffè, venga avvertito
in tempi brevissimi e che
successivamente diminuisca altrettanto
rapidamente (circa in 40 minuti),
mentre l’effetto del Guaranà spesso
viene soggettivamente avvertito come
più prolungato nel tempo. Ad un primo
esame dei dati a disposizione, la
tentazione sarebbe quella di affermare
che le queste piante possano
(ovviamente a parità di dosaggio di
caffeina) avere attività equivalenti
anche se si manifestano in maniera
leggermente differenti. Tuttavia, in
mancanza di maggiori approfondimenti
scientifici è preferibile esercitare
prudenza ed astenersi da tali
asserzioni.
d'altra parte i fitocomplessi delle tre
piante e le rispettive preparazioni
restano certamente molto differenti e
distinti, sebbene fortemente
caratterizzati dalla presenza della
caffeina e derivati. Pertanto l’effetto
biologico complessivo delle tre piante
potrebbe in effetti essere differente.
Ad esempio nella discussione, a
seguire, sul The verde risulterà
evidente come l’attività del suo
fitocomplesso sia fortemente
caratterizzata oltre che dalla caffeina
anche dai polifenoli. Quindi anche per il
Caffè e Guaranà l'identificazone di altri
composti e future ricerche potrebbero
modificare la nostra visione sulla loro
attività biologica complessiva.
Gymnema
Gymnema
sylvestris
(Retz.) Schultes
Famiglia:
Asclepiadaceae
Parti Utilizzate:
Le foglie

Descrizione e origine della


Gymnema
La gymnema è un rampicante legnoso
di grande dimensioni, le foglie sono
opposte, ellittiche, i fiori piccoli e gialli.
Ha il suo habitat nell’Asia orientale e
nella parte nord e occidentale
dell’India.
Principi attivi di riferimento della
gymnema
Saponine denominate
gimnemosaponine ed acido gimnemico.
Attività principali
Antidiabetico, ipoglicemizzante,
ipocolesterolemizzante, riduttore del
peso.
Uso della gymnema
La gymnema viene utilizzata per
ridurre l’appetito e l’introito calorico.
L’azione ipoglicemizzante può essere
utile nel diabete mellito (ovviamente di
tipo II ); in quest’ultimo caso l’uso va
protratto per molti mesi.
Note
Consultare il medico prima di associarlo
a farmaci ipoglicemizzanti.
Il caratteristico effetto della
gymnema
Si tratta certamente di una pianta
molto singolare, infatti una delle sue
peculiarità è quella di rendere
completamente insensibili i recettori
del dolce nella bocca. Quest’effetto è
presente solo se si masticano le foglie
o in alternativa si “assaggiano” altri tipi
di estratti. L’effetto desensibilizzante
perdura per circa 1 ora ma la durata
può essere soggettiva. Comunque
l’attività della Gymnema sulla glicemia
non dipende tanto o solo da questo
singolare effetto ma anche da altri
meccanismi. Non è infatti essenziale,
se si desidera beneficiare degli effetti,
assumere prodotti liquidi o comunque
agire direttamente sui recettori del
dolce presenti nella bocca.
Anche gli usi tradizionali nella medicina
Ayurvedica la vedono indicata nel
diabete e nella glicosuria (presenza di
glucosio nelle urine).
Iperico
Hypericum
perforatum L.
Famiglia:
Clusiaceae
Parti
Utilizzate:
Sommità fiorite

Descrizione e origine dell'iperico


L'iperico è un' erbacea perenne alta
circa 60 cm con piccole foglie
punteggiate di ghiandole visibili
chiaramente come puntini translucenti,
da cui il nome botanico perforatum. I
fiori sono gialli ricchi di numerosi stami
e con i petali anch’essi punteggiati di
piccole ghiandole scure.
Principi attivi di riferimento
dell'ipperico
Ipericina, iperforina, flavonoidi.
Attività principali
Antidepressiva, rilassante.
Uso dell'iperico
L'ipperico è utilizzato per curare la
diminuzione del tono dell’umore
(depressione lieve - moderata).
Note
Se si assumono farmaci consultare il
medico prima di utilizzare l’Iperico.
“Fuga demoni”: un’antica
definizione dell'iperico
Le informazioni storiche sull’uso
dell’Iperico sono numerosissime dal De
Materia Medica di Dioscoride fino ad
oggi. È curioso come anticamente tra le
virtù che gli venivano attribuite vi era
anche quella di “Fuga demoni”. Alcuni
autori in effetti vedono in questa
definizione antica i primi accenni a
quella che poi è diventata l’attività
principale e riconosciuta dell’Iperico
ovvero quella di riequilibrio del tono
dell’umore.
È certamente una delle piante più
studiate negli ultimi anni ed in effetti,
vista la sua efficacia, ne sono stati
ricavati anche dei farmaci-vegetali
antidepressivi da utilizzarsi nella
depressione media-moderata. In
ambito salutistico vi sono oggi diversi
preparati a cui si riconosce un
importante uso sia nella depressione
lieve che come coadiuvante
dell’equilibrio emotivo (ESCOP, 2003).
Va ricordato che l’Iperico sebbene sia
di provata efficacia in generale ha
bisogno di tempo per arrivare al
massimo dell’attività. Sono necessari
circa 15 giorni 1 mese per avvertire il
massimo del beneficio.
Non solo tono dell’umore
È difficile dire se l’Iperico sia in effetti
una pianta particolarmente generosa o
se sia solo stata studiata più di altre.
Comunque siamo convinti che nel
prossimo futuro verranno validati
numerosi altri utilizzi, infatti diversi
studi preliminari evidenziano
interessanti attività antivirali,
antinfiammatorie, antidolorifiche etc.
Un altro preparato che già oggi viene
ampiamente utilizzato ad uso esterno è
il ben noto Olio di Iperico. Non si tratta
di olio ricavato dall’Iperico quanto
dell’infusione della pianta in olio
(spesso di girasole). Il preparato
assume una meravigliosa colorazione
rossa dovuta ai componenti (ipericina)
di cui sono ricche le ghiandole presenti
nei fiori e nelle foglie. Chi dovesse
incontrare l’Iperico in campagna potrà
con due dita schiacciare un fiore e
vedrà come esse si coloreranno di viola
(colore che si avrà poi difficoltà a far
andar via!). L’olio di Iperico, dicevamo,
viene utilizzato esternamente
principalmente nelle bruciature, ed in
tutti i casi di irritazione della pelle.
Lievito di Birra
Saccharomyc
es cerevisiae

Descrizione e origine del lievito di


birra
Si tratta di lievito che grazie a
particolari tecniche di essicazione
mantiene intatti tutti i fattori
nutrizionali.
Principi attivi di riferimento
Proteine di alto valore biologico ricche
in aminoacidi essenziali. Carboidrati.
Vitamine in particolare del gruppo B.
Sali minerali ed oligoelementi.
Attività principali
Integrazione di vitamine e minerali.
Azione benefica sulla pelle ed annessi.
Azione tonica generale.
Uso del lievito di birra
Stanchezza, convalescenza, stress
psico-fisico. Problemi della pelle quali:
acne, pelle grassa, dermatite. Fragilità
di unghie e capelli.
Il Lievito di birra per la
panificazione e non solo!
Il lievito in oggetto è un microrganismo
a cui dobbiamo diverse cose, come ad
esempio la fermentazione alcolica
attraverso la quale gli zuccheri presenti
nel malto si trasformano in alcol etilico.
Ovviamente stiamo parlando della
produzione della birra. Non solo, lo
stesso lievito viene utilizzato anche
nella panificazione. In questo caso è
l’amido della farina che viene utilizzato
dal lievito. La lievitazione del pane è
dovuta alla produzione da parte del
microrganismo di anidride carbonica
che letteralmente gonfia dall’interno la
forma di pane.
Per quanto riguarda la nostra salute il
Lievito di birra è molto ricco di vitamine
di varia natura, come indicato nella
scheda, e risulta quindi un’ottima fonte
naturale di queste. Le vitamine del
gruppo B in particolare sono importanti
per sostenere diversi processi
metabolici da cui l’uso in caso di
stanchezza etc.
Melissa

Melissa
officinalis
L.
Famiglia:
Lamiaceae
Parti
Utilizzate:
Le foglie

Descrizione e origine della Melissa


La melissa è un'erbacea perenne alta
fino a 0,9 m, fusto angolare a sezione
quadrata, foglie venate e rugose
opposte. Fiori di colore dal bianco al
crema. Originaria delle regioni del
Mediterraneo orientale ed Asia minore.
Principi attivi di riferimento
Olio essenziale responsabile del
caratteristico odore limonato,
flavonoidi, glicosidi monoterpenici,
fenilpropanoidi tra cui in particolare
l’acido rosmarinico.
Attività principali
Carminativa, spasmolitica, sedativa
leggera.
Uso della melissa
La melissa è efficace per curare la
tensione, irrequietezza, irritabilità.
Trattamento sintomatico dei disturbi
digestivi caratterizzati da spasmi di
lieve entità.
La melissa: Una pianta dalle
proprietà rilassanti
Tra le piante rilassanti la Melissa è una
di quelle più indicate nei disturbi
digestivi che possono dipendere dalla
tensione nervosa. È classicamente
considerata infatti una pianta di
transizione che si colloca a metà tra i
digestivi e i rilassanti, avendo le
proprietà di entrambi.
Miglio

Panicum
miliaceum
(L.)
Famiglia:
Graminaceae
Parti
Utilizzate:
Frutti
(cariossidi)
Descrizione e origine del miglio
Il miglio è un' erbacea annuale con
stelo nodoso e ramificato alto 80 - 130
cm. Le foglie sono lanceolate; la
spighetta fertile forma una pannocchia
molto aperta. È originaria dell’Asia,
attualmente coltivato anche in Italia.
Principi attivi di riferimento
Sali minerali (magnesio, fosforo, ferro,
silicio); vitamine (B1, PP); proteine ad
elevato valore biologico.
Attività principali
Integrazione di Sali minerali, vitamine
ed altri principi nutritivi.
Uso del miglio
Il miglio è utile nella fragilità di unghie
e capelli.
La ricca composizione del miglio
Sebbene non sia oggi usatissimo in
cucina in realtà è stato per molto
tempo uno dei cereali fondamentali per
la sopravvivenza dell’uomo. Le sue
proteine sono ritenute più complete di
quelle dei cereali più utilizzati quali il
frumento o il riso. A parte le vitamine e
i minerali citati nella scheda, il miglio è
ricco anche di silicio il quale è un
minerale particolamente importante
per il tessuto connettivo al quale
unghie e capelli appartengono (vedi
anche mongrafia Equiseto).
Mirtillo

Vaccinium
myrtillus L.
Famiglia:
Ericaceae
Parti
Utilizzate:
Bacche

Descrizione e origine del mirtillo


Il mirtillo è un piccolo arbusto (fino a
0,8 m) con piccole foglie dentate, fiori
bianchi a forma di campana, e bacche
blu-porpora. È originario delle regioni
fredde temperate del emisfero Nord.
Comune in Europa, ma anche in Asia e
nord America.
Principi attivi di riferimento
Antocianine (esprimibili come
delfinidina cloruro).
Attività principali
Vasoprotettivo, antiedemigeno,
antiossidante, antinfiammatorio,
astringente.
Uso del mirtillo
Trattamento coadiuvante nei disturbi
venosi (gambe pesanti, vene varicose).
Coadiuvante nel trattamento della
diarrea. Come antiossidante. Utile per il
benessere della vista.
Note sul mirtillo
Dosi molto elevate possono interferire
con farmaci anticoagulanti o
antiaggreganti.
Le diverse specie di mirtillo
Sotto il nome generico di mirtillo si
possono in realtà trovare diverse
specie. Quella più ricca di principi attivi
è in effetti il Vaccinium myrtillus che in
Italia è diffuso nelle zone collinari e di
montagna (1200-2000 metri). Tra gli
altri più comuni ricordiamo: V.
corymbosum (mirtillo americano):
produce dei frutti molto più grandi di
quello del mirtillo comune e ha una
polpa di colore chiaro piuttosto che
viola intenso. È tranquillamente edibile
tuttavia ha un contenuto inferiore di
principi attivi.
V. angustifolium, V. myrtilloides: sono
altre due specie che si possono trovare
in commercio. V. macrocarpon
(cranberry): I frutti sono edibili,
piuttosto aciduli (ricchi di acido citrico e
altri composti). Sono utilizzati
principalmente in caso di cistiti.
V. oxycoccos (wild cranberry o mirtillo
palustre): in Italia presente nel Nord-
Est, in torbiere a sfagni e paludi acide.
Utilizzato similmente al precedente.
Olio di Pesce

Olio di pesce
Descrizione e origine dell'olio di
pesce
Olio estratto da pesci ricchi di grassi
quali salmone, pesce azzurro, tonno e
sardine.
Principi attivi di riferimento
dell'olio di pesce
Acidi grassi poliinsaturi della serie
omega-3 quali EPA (acido
eicosapentaenoico) e DHA (acido
docosaesaenoico).
Attività principali
Attività ipolipemizzante (abbassa i
grassi nel sangue). Migliora la
funzionalità di tutte le membrane
cellulari.
Uso dell'olio di pesce
L'olio di pesce viene usato in
dislipidemie e prevenzione dei disturbi
cardiovascolari.
Lo sapevi che...
Gli Eschimesi, popolo che consuma
rilevanti quantità di pesci “grassi”,
hanno un basso rischio cardiovascolare.
In effetti oggi si sa che gli acidi grassi
insaturi della serie omega 3 sono molto
utili per mantenere il nostro sistema
vascolare in buone condizioni. Sono
denominati essenziali in
quanto l'organismo non è in grado di
produrli, così come avviene per le
vitamine, ed è quindi necessario
assumerli con l’alimentazione ed
eventualmente con integratori. Una
volta ingeriti sono assorbiti attraverso
l’intestino ed entrano nella circolazione
che li distribuisce a tutte le cellule.
Infatti questi acidi grassi entrano
letteralmente a far parte nelle nostre
pareti cellulari cambiandone in meglio
la struttura. Quando si dice “siamo ciò
che mangiamo” in questo caso risulta
estremamente vero. Quanto detto è
anche il motivo per cui la loro attività è
cosi ampia. Non solo sono benefici per
l’apparato cardiovascolare ma sono in
grado di influenzare numerosi processi
fisiologici. Possono essere utili per
controllare numerosi processi
infiammatori, ad esempio articolari o
nella dismenorrea (si veda anche
Borragine ed Enothera).
Un sapore difficile
È noto che l’olio di pesce non è da tutti
tollerato per il suo “aroma”. Viene
riportato che per favorire
un'assunzione meno problematica può
essere utile riporre l’olio di pesce in
freezer.
Passiflora

Passiflora
incarnata L.
Famiglia:
Passifloraceae
Parti
Utilizzate:
Parte aerea

Descrizione e origine della


passiflora
La passiflora è una pianta rampicante,
perenne, ramificata. Con foglie lobate,
alterne e lungamente picciuolate. I
fiori, di 4-6 cm, sono caratteristici con
cinque petali ed una corona di filamenti
di colore rosso violaceo. È frequente
nelle regioni meridionali dell’America
del Nord e del Messico. Viene coltivata
anche in Italia.
Principi attivi di riferimento
Flavonoidi come la vitexina ed
isovitexina.
Attività principali
Rilassante.
Uso della passiflora
La passiflora è utile per chi ha delle
difficoltà ad addormentarsi,
irrequietezza, irritabilità, tensione
nervosa.
Le benifiche azioni della passiflora
La Passiflora tra le piante rilassanti è
molto versatile per la sua notevole
tollerabilità. Come riportato nella
scheda ha principalmente un effetto
rilassante, ma il suo utilizzo non
dovrebbe essere limitato solo a quando
si è tesi o si ha difficoltà a dormire.
Infatti l’uso di una pianta rilassante
come la Passiflora si può
accompagnare a rimedi più specifici, ad
esempio quando la tensione nervosa è
alla base di disturbi quali le
palpitazioni, dispepsia nervosa o
intestino irritabile. Vi è un consolidato
uso tradizionale anche in caso di
dismenorrea, anche se in questo caso è
opportuno associarla a rimedi più
specifici (es. Partenio: Tanacetum
parthenium sommità).
È una pianta adatta anche per i
bambini. In questo caso è
particolarmente opportuno utilizzare
prodotti specifici con un dosaggio
adeguato all’età.
Piantaggine

Plantago
lanceolata L.
Famiglia:
Plantaginaceae
Parte
utilizzata:
Foglie
Descrizione e origine della
piantaggine
La piantaggine è una pianta erbacea
perenne, con rosetta basale costituita
da foglie lineari-lanceolate,
parallelinervie e scapi fiorali alti fino a
60 centimetri che terminano in spighe
cilindriche singole costituite dalle
caratteristiche infiorescenze
marroncine, poco
appariscenti. Caratteristici sono gli
stami sporgenti, di colore bianco-
giallognolo. La Piantaggine cresce
spontanea ai margini delle strade, nei
campi incolti e nei pascoli dell'Europa
centrale e settentrionale e nel Nord
Africa.

Principi attivi di riferimento


I componenti caratteristici della
piantaggine sono i polisaccaridi
mucillaginosi (2-6,5%), glicosidi iridoidi
(2-3%) in particolare aucubina e
catalpolo e feniletanoidi (3-8%) quali
acteoside, isoacteoside e
plantamajoside.
Attività principali della piantaggine
antiinfiammatoria, emolliente,
spasmolitica, antitussiva.
Uso della piantaggine
La piantaggine è utile per i catarri delle
vie respiratorie. Infiammazioni lievi e
temporanee della mucosa orofaringea.
Il Medicamento del Viandante
La Piantaggine è una pianta da sempre
presente nella vita quotidiana delle
persone e data la sua facile reperibilità
necessariamente è entrata a far parte
delle pratiche mediche popolari. Il
nome deriva dal termine latino Planta
per la forma delle foglie che ricordano
la pianta del piede ma anche per l'uso
che ne facevano i viandanti. Questi
avevano l'abitudine di applicare le
foglie fresche direttamente sulla cute
lesionata dal cammino oppure la
utilizzavano anche come antidoto
contro i morsi di serpenti e scorpioni. È
stata usata in Europa sin dai tempi dei
Greci e dei Romani, documentazioni del
suo uso si trovano anche nei testi di
Plinio il Vecchio (ca 23-79 d.C.). Oggi è
inserita nelle Monografie dell’ESCOP e
nella Farmacopea Ufficiale tedesca. La
piantaggine è indicata per trattare la
tosse associata alle bronchiti ed alle
infezioni delle prime vie aeree e per
uso topico per trattare stati irritativi ed
infiammatori della cute. La droga è
rappresentata dalle foglie, ma vengono
utilizzate anche le parti aeree raccolte
al tempo della fioritura o le sommità
fiorite. Tra i componenti funzionali da
rimarcare l'attività delle mucillagini
(circa il 6,5%) con indice di
rigonfiamento non inferiore a 6,
costituite principalmente da
polisaccaridi, presumibilmente un
ramnogalatturonano, un
arabinogalattano un glucomannano. Le
mucillaggini della Piantaggine hanno
azione emolliente e lenitiva che
esplicano grazie alla loro capacità di
legare una notevole quantità di acqua e
di generare geli fluidi (idrocolloidi): a
contatto con la cute o con le mucose
formano un film sottile, elastico,
trasparente, che è in grado di cedere
acqua alla superficie di queste strutture
biologiche. Le mucillagini
possono cedere acqua ai tessuti, senza
sottrarla, anche in condizioni di
temperatura ambientale elevata, bassa
umidità, secchezza e stati irritativi.
Assicurano pertanto una continua
idratazione delle mucose, delle
superfici epiteliali e delle secrezioni che
queste producono. I risultati di studi
clinici e farmacologici sembrano
confermare l'attività emolliente,
espettorante, lenitiva e spasmolitica
della Piantaggine giustificandone l'uso
nel trattamento sintomatico della tosse
e delle infezioni respiratorie delle prime
vie aeree. Considerando l'ottima
tollerabilità ne viene raccomandato
l'uso nel trattamento della tosse,
specialmente nei bambini. Molto
interessante ricordare che sebbene gli
usi citati siano quelli sui quali oggi c'è
un maggior accordo
scientifico, tradizionalmente la
piantaggine viene utilizzata in maniera
molto ampia ad esempio nelle
condizioni irritative dell'apparato
gastrointestinale e vie urinarie. In
effetti recenti studi sembrano iniziare a
supportare anche queste attività.
Pilosella

Hieracium
pilosella L.
Famiglia:Co
mpositae
Parti
Utilizzate
Sommità

Descrizione e origine della pilosella


La pilosella è una piccola erbacea,
perenne (5-25 cm). Le foglie sono
distribuite in una tipica rosetta basale e
si caratterizzano per una forma a
spatola e per la presenza di densi peli,
da cui il nome. Dalla rosetta si diparte
un unico stelo che porta un unico
capolino (fiore) giallo zolfo, simili ma
meno aranciati di quelli del tarassaco.
È ampiamente diffusa dal piano al
monte e predilige prati aridi, brughiere,
pendii sassosi.
Principi attivi di riferimento della
pilosella
Umbelliferone (nella sua forma
eterosidica), derivati orto-idrossi
cinammici, flavonoidi, triterpeni.
Attività principali
Diuretico
Uso della pilosella
La pilosella è utile per il drenaggio delle
vie urinarie e nella ritenzione idrica.
Un po’ di storia della pilosella
Sin dal 1500 in effetti è stata utilizzata
per problematiche connesse o alle vie
uriniarie o alla necessità di eliminare
l’acqua in eccesso. Un certo aumento
del volume dell’urina e dell’eliminazione
del tasso di urea del sangue a seguito
dell'assunzione di Pilosella viene
riportato da alcuni medici quale il noto
Leclerc.
Piante medicinali e diuresi: il
problema della diversa sensibilità
È noto che la sensibilità individuale
all’effetto diuretico delle piante
officinali è molto variabile. Accade
infatti che talune persone notino un
effetto consistente sulla diuresi, altre
molto meno. In parte questo dipende
da un’attività diuretica, delle piante
usualmente utilizzate, che
normalmente è moderata, dall’altra da
fattori ancora non chiariti.
Fortunatamente abbiamo a
disposizione numerosissime piante
drenanti per cui molto spesso è
sufficiente fare qualche tentativo per
trovare la soluzione più adatta nel caso
specifico. Tra le principali piante
drenanti ricordiamo: Verga d’oro
(Solidago virgaurea), Orthosiphon
(Orthosiphon stamineus), Tarassaco,
Finocchio, Ginepro (Juniperus
communis), Sambuco (Sambucus
nigra), Spirea (Filipendula ulmaria),
Ortica (Urtica dioica), Gallium aparine,
Gramigna etc.
Ribes Nero
Ribes
nigrum L.
Famiglia:
Grossular
iaceae
Parti
Utilizzate
Le foglie

Descrizione e origine del ribes nero


Il ribes nero è un'arbusto che può
raggiungere l’altezza di 2 m con foglie
profondamente lobate, venate
reticolarmente e doppiamente dentate.
I fiori bianchi portati in corti grappoli
sviluppano bacche marrone-nero.
Originario dell’Europa centrale e
orientale.
Principi attivi di riferimento del
ribes nero
Flavonoidi quali isoquercitina e rutina.
Numerosi altri composti polifenolici.
Attività principali
Diuretico, antinfiammatorio,
antiossidante.
Uso del ribes nero
Il ribes nero è un coadiuvante nel
trattamento dei disturbi reumatici.
Come diuretico nella ritenzione idrica.
La generosità del Ribes nero
Il Ribes nero è una delle tante piante
particolarmente generose. Ci mette a
disposizione almeno tre importanti
prodotti: i frutti, le foglie e le gemme. I
frutti sono molto ricchi di composti ad
attività antiossidante (es. vitamina C,
antocianosidi, flavonoidi) e
sono possono essere consigliati come
alternativa al più costoso mirtillo.
Tuttavia il gusto è più asprigno di
quello del mirtillo e non adatto a tutte
le digestioni. Il Dr. Fleurentin,
presidente della Società di
Etnofarmacologia Europea, ci ricorda
che curiosamente il Ribes era
sconosciuto ai Greci, Romani ed Arabi
tanto che si dovette attendere il XII
secolo prima di avere qualche
informazione sulle sue proprietà
medicinali. In un testo del 1614
Forestus osserva che la decozione
produsse un’importante diuresi in un
paziente con grosse difficoltà. Nel XIV
secolo altri autori lo raccomandavano
nei reumatismi. Avvicinandosi ai nostri
tempi, Leclerc lo suggerisce tra gli altri
ancora nei reumatismi e per stimolare
la sudorazione.
Tra le piante ad attività diuretica viene
citato tra quelle più indicate per
mantenere ottimale la pressione
sanguigna. Sia le foglie che le gemme,
infine, sono inoltre suggerite nelle riniti
allergiche per la loro attività
antinfiammatoria.
Tarassaco
Taraxacum
officinale Weber
ex Wigg.
Famiglia:
Compositae
Parti Utilizzate
Radice

Descrizione e origine del tarassaco


Il tarassaco un'Erbacea perenne con
radice carnosa a fittone e foglie
tipicamente dentate, disposte a
rosetta. Capolini fiorali gialli solitari su
steli non ramificati e vuoti. I piccoli
semi sono dotati di un caratteristico
pappo a forma di paracadute per
facilitarne la dispersione con il vento.
Originario dell’emisfero boreale.
Principi attivi di riferimento
Diversi lattoni sesquiterpenici, diversi
glucosidi, derivati dell’acido caffeico,
potassio.
Attività principali del tarassaco
Diuretico, coleretico, leggero lassativo,
antireumatico.
Uso del tarassaco
Recupero della funzionalità epatica e
biliare, dispepsia, inappetenza.
Come depurativo generale, nella
ritenzione idrica, dispepsia disturbi
della pelle ed articolari.
Note sul tarassaco
Attenzione in caso di calcoli biliari.
Alimento o pianta officinale?
Il Tarassaco è una tipica pianta che
illustra come sia labile il confine che
separa l’alimento dalla pianta officinale.
Le sue foglie sono tipicamente
utilizzate in insalata specialmente in
primavera. Sono amare e mangiate
come prima cosa a tavola stimolano e
preparano una buona digestione. Il
nome popolare “piscialetto” o in
francese “pissenlit” allude chiaramente
ad una delle proprietà più spiccate delle
foglie, dovuta in buona parte all’elevato
contenuto di potassio, ovvero quella
diuretica. Tale proprietà è presente
anche nella radice, sebbene in minor
grado. Quest’ultima infatti ha un effetto
più spiccato sulla funzionalità epatica
ed in generale sulla digestione, come
riportato nella scheda.
Tra le piante tradizionalmente utilizzate
come depurativa può essere quella da
scegliere in caso di disturbi reumatici o
articolari. In effetti viene ancora oggi
suggerita anche per questi disturbi
sebbene solo come complemento a
piante più specifiche. Alcuni studi in
effetti evidenziano una certa attività
antinfiammatoria del Tarassaco e nel
futuro è possibile che la ricerca
sostanzi maggiormente questo
particolare tipo di utilizzo.
The Verde
Camellia
sinensis (L.) O.
Kuntze
Famiglia:Theace
ae
Parti Utilizzate
Le foglie

Descrizione e origine del the verde


Il the verde è un grande arbusto che
di norma viene tagliato ad 1,5 m per
facilitare la raccolta; foglie lucenti, fiori
bianchi. Originaria dell’Asia meridionale
ed orientale. Si ottengono
commercialmente tre tipi di the: il the
nero (fermentato ed essiccato), il the
verde (trattato col calore e
rapidamente essiccato), il the oolong
(semifermentato). La fermentazione è
dovuta a diversi processi di ossidazione
che cambiano il colore del the, la sua
composizione e il suo aroma.
Principi attivi di riferimento del the
verde
I principi attivi del the verde sono la
caffeina (circa 2-4%), altre
metilxantine, e fino al 30% di composti
fenolici quali ad esempio
l’epigallocatechingallato.
Attività principali
Stimolante (per la caffeina e
metilxantine), antiossidante (per i
polifenoli), diuretico.
Uso
Come stimolante. Nel sovrappeso, nella
ritenzione idrica, come antiossidante
per ridurre gli effetti negativi dei
radicali liberi.
La differenza tra the verde e the
nero
Un aspetto che a volte risulta poco
chiaro è la differenza tra The verde e
The nero. In particolare viene a volte
domandato se è vero che il The verde
non contiene teina/ caffeina. In effetti
come si vede dalla scheda il The verde
contiene caffeina (un minimo del 2%) e
più o meno nella stessa quantità del
The nero. La pianta è assolutamente la
stessa così come la parte raccolta che
sono generalmente le foglie, l’unica
evidente differenza è che il The nero
subisce un processo di fermentazione.
Il The verde si ritiene abbia un più
spiccato potere antiossidante anche se
quello del The nero non è trascurabile.
Osservazioni sul tempo di infusione
È interessante osservare cosa accade
durante un’infusione di The verde.
Un’infusione breve, da 30 secondi ad
un massimo di 2 minuti, porta ad una
bevanda lievemente colorata e con un
altrettanto delicato aroma e gusto. Se il
tempo di infusione si prolunga fino ad
esempio a 10 minuti, il colore diventa
più scuro giallo intenso/giallo brunato
ed il gusto diventa meno delicato e
notevolmente più astringente. È
evidente che nel primo caso, infusione
breve, si estraggono pochi polifenoli
(tra cui tannini dalle
proprietà astringenti), che invece
abbondano nel secondo caso. Per
quanto riguarda la caffeina invece essa
viene estratta molto bene già con una
breve infusione.
Quali conclusioni possiamo trarre da
queste osservazioni? Un’infusione
breve estrae già efficientemente la
maggior parte della caffeina e pochi
polifenoli, quindi avrà effetto
stimolante e poco antiossidante,
un’infusione lunga invece avrà maggior
attività antiossidante pur rimanendo
stimolante.
Quindi se si desidera assumere il The
verde per le sue proprietà
antiossidanti, l’infusione dovrebbe
essere prolungata, tuttavia non troppo
da rendere la bevanda poco gradevole.
Uncaria
Uncaria
tomentosa
DC.
Famiglia:Rub
iaceae
Parti
Utilizzate
Corteccia della
radice o del
fusto

Descrizione e origine dell'uncaria


L'uncaria è un rampicante legnoso e
spinoso che può raggiungere l’altezza
di 60 m. Gli steli fiorali sono modificati
e servono alla piante per arrampicarsi.
Foglie semplici opposte, fiori color
crema disposti in grappoli arrotondati.
Il nome popolare “unghia di gatto”
deriva dalla forma uncinata delle spine
che ricordano appunto le unghie del
felino. Originaria delle regioni sud
tropicali e del centro America.
Principi attivi di riferimento
dell'uncaria
Alcaloidi ossindolici sono i maggiori
principi attivi.
Attività principali
Immunomodulante, antinfiammatoria,
antiossidante.
Uso dell'uncaria
L'uncaria viene utilizzata in generale
come antinfiammatorio in particolare
nei disturbi infiammatori delle
articolazioni.
Utile anche per sostenere le difese
immunitarie.
Una pianta dai diversi usi
Le attività che oggi le sono riconosciute
hanno una forte sovrapposizione con gli
usi riportati nella Medicina Tradizionale
Peruviana nella quale l’Uncaria viene
suggerita nei disturbi caratterizzati da
infiammazione, quali appunto quelli
articolari nonché nella convalescenza,
negli stati di debilitazione.
Uva Ursina

Arctostaphylos
uva-ursi (L.)
Spreng.
Famiglia:Ericace
ae
Parti Utilizzate
Le foglie

Descrizione e origine uva ursina


L'uva ursina è un piccolo arbusto
sempreverde tappezzante. Le foglie
sono coriacee, tonde-ovali. Porta gruppi
di fiori con petali bianco-verdastri o
rosati. I frutti sono rossi, lucidi. Si
trova prevalentemente nel Nord Europa
dove è più o meno comune. In Italia
risulta una specie relativamente rara
sulle Alpi e rarissima sull’Appennino.
Principi attivi di riferimento
Uno dei composti più importanti è
l’arbutina, sono presenti anche quantità
rilevanti di tannini.
Attività principali
Diuretico, antisettico delle vie urinarie,
astringente.
Uso dell'uva ursina
Infezioni del tratto urinario inferiore
(cistiti) senza complicazioni.
Perchè il nome “Uva Ursina”?
Il frutto era un cibo molto amato dagli
orsi da cui il nome sia latino che
comune.
Osservazioni sull’uso dell'uva
ursina
L’indicazione d'uso dell’Uva ursina è
molto specifica: la cistite. Risulta un
rimedio particolarmente indicato, non
tanto nelle forme molto acute e a
rischio di complicanze, dove
probabilmente il trattamento antibiotico
potrebbe essere considerato, quanto
nelle forme più moderate ed
eventualmente in chi è facilmente
soggetto a questo disturbo ai
primissimi sintomi. L’uso normalmente
non dovrebbe essere superiore alle 2
settimane, tempo più che sufficiente
per capire se l’Uva ursina è la soluzione
adatta. Durante la sua assunzione è
indicato aumentare il consumo di acqua
(almeno 1,5 litri/die) ed anche
l’alcalinizzazione delle urine che si può
ottenere utilizzando ad esempio un po’
di bicarbonato durante l’assunzione.
Il colore delle urine
Quando si assume l’Uva ursina le
urine normalmente si colorano di scuro,
segno che i principi attivi sono passati
nel tratto urinario ed hanno svolto la
loro azione.
Valeriana
Valeriana
officinalis L.
Famiglia:Val
erianaceae
Parti
Utilizzate
Rizomi e
radice

Descrizione e origine della


valeriana
La valeriana è un'erbacea perenne
eretta, con rizomi striscianti aromatici,
radici abbastanza carnose, fusto vuoto,
foglie composte e piccoli fiori bianchi o
rosa disposti in grappoli dalla sommità
appiattita. Originaria dell’Europa e
dell’Asia, mentre è naturalizzata nel
nord America.
Principi attivi di riferimento
Olio essenziale, contenete in particolare
l’acido valerenico.
Attività principali
Rilassante, spasmolitica.
Uso della valeriana
La valeriana si una in generale per
ridurre la tensione nervosa e nella
difficoltà ad addormentarsi.
Note sulla valeriana
Controindicata nei bambini sotto i 3
anni. Può indurre sonnolenza quindi
evitarne l’uso (fino a 2 ore prima)
prima di guidare la macchina.
La Valeriana: Un rilassante
naturale
Il nome Valeriana si pensa derivi dal
latino valere ovvero star bene, essere
sano, in allusione alle proprietà
medicinali della pianta. Ha una
tradizione d’uso importantissima e
diversi studi moderni che ne validano
l’attività essenzialmente rilassante. In
alcun modo va pensata alla stregua di
un “farmaco” induttore del sonno. La
sua attività rilassante sebbene sia
percepita rapidamente raggiunge il
massimo in circa 1 settimana, 10
giorni. È una pianta che molto
opportunamente viene definita essere
in grado di “migliorare l’esperienza
soggettiva del sonno” o di permettere
un sonno maggiormente riposante. In
effetti non è certo una soluzione
sufficiente nei casi di insonnia difficile
per la quale l’approccio deve essere più
ampio. La Valeriana come peraltro
anche le altre piante rilassanti viste
(es. Passiflora, Melissa), possono in
realtà essere utilizzate anche da chi
non ritiene di avere problemi di sonno.
Possono essere particolarmente utili
assunte ad esempio prima di coricarsi
durante
periodi particolarmente stressanti,
come nella preparazioni di esami, o
nella consegna di progetti importanti o
altre situazioni della vita che sappiamo
generano inevitabile tensione. Il riposo
quasi certamente sarà migliore e più
rigenerante. Per la Valeriana, vengono
riportati dei casi di effetto paradosso
(invece che rilassare genera
agitazione), ma sono rari e di certo non
tali da indurre a non provare una delle
principali e più importanti piante
officinali della nostra flora. A parte
l’effetto rilassante generale può essere
anche utile in chi soffre di disturbi del
digerente caratterizzati da qualche
dolore, come in certi casi di “colite”
(più propriamente colon irritabile)
ovviamente associata a rimedi più
specifici, come carminativi, prebiotici o
altro secondo il caso.