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Salvatore Settis

ARCHITETTURA E DEMOCRAZIA

Capitolo 1 – Tre guerre, tre costituzioni. Germania, Spagna, Italia.

Che cosa intendiamo per “paesaggio”? Possiamo distinguere il paesaggio da altre nozioni come “territorio” o
“ambiente”? La definizione di paesaggio è essenzialmente estetica (il paesaggio da vedere), oppure va intesa
come fondamentalmente etica/etologica (il paesaggio in cui vivere?)
Di chi è il paesaggio di una città, di una valle, di una regione, di un paese? Appartiene particella per particella
ai singoli proprietari terrieri. Il paesaggio è teatro della democrazia, ovvero paesaggio da vivere e non solo da
vedere. Esso non incarna solo i valori collettivi, e non può essere svilito a soli interessi individuali.
Rapporto tra paesaggio e patrimonio culturale: stretto accoppiamento tra paesaggio (prevalentemente non
urbano) e i monumenti del patrimonio culturale (prevalentemente urbano). Non solo i musei ma anche piazze.
Il paesaggio, al contrario, in un senso che include anche quei paesaggi urbani che vanno sotto il nome di centri
storici, è tipicamente un concetto relazionale: non solo si applica a vaste porzioni di territorio, ma intende l’aria
cui si riferisce come un tutto.
Costituzione italiana, art. 9

“la repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il
patrimonio storico e artistico della nazione.”

Per riassumere la costituzione è stata la prima al mondo a porre paesaggio e patrimonio tra i principi
fondamentali dello stato, ma essa ebbe in Germania e Spagna due precedenti molto significativi. Tra il 1919 e
il 1947, tre grandi paesi europei hanno ritenuto di dover conferire rango costituzionale alla tutela del paesaggio
e del patrimonio artistico. Sono le urgenze del presente che ci spingono a rileggere le vicende del passato non
come mero accaduto di dati ma come memoria vivente delle comunità umane. Che cosa dovremmo fare per
salvare l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio artistico? Dovremmo riferirci ad un sistema di valori che collochi
ambiente, paesaggio e patrimonio entro una cornice garantita, quella delle comunità umane, dei loro diritti e
delle loro organizzazioni sociali e politiche. Non dobbiamo vedere queste conoscenze come marginali, ma come
grandi tendenze del nostro tempo. Come Borromini aveva ben capito, l’architetto non opera con sola ragione
estetica, né sulle sole “esigenze del committente”, ma con l’etica e la deontologia del proprio mestiere. Mestiere
che ha un forte e capillare impatto sulla vita di tutti, incide sull’ambiente urbano e sui paesaggi, indirizza e
determina la qualità della vita quotidiana – modifica in meglio o in peggio – le dinamiche della società civile.

Capitolo 2 – men and nature

Per ragioni di funzionalità, il principio della tutela dei paesaggi e del patrimonio storico, artistico e culturale si
è venuto insediando in un numero crescente di costituzioni. Questo importante sviluppo giuridico e culturale,
tuttavia, non ha cancellato la contrapposizione tra “città” e “paesaggio”. Essa è molto forte in alcuni paesi come
l’America, in cui l’occupazione intensiva del territorio, con la conseguente realizzazione di agglomerati urbani,
è un fatto relativamente recente. Il “paesaggio incontaminato” assume il ruolo identitario della nazione. Anche
nei paesi europei, dove il territorio è segnato dalla presenza urbana e dalla storia. La distinzione tra città e
paesaggio è sempre stata avvertita come determinante. In Italia, il paesaggio, plasmato dell’uomo nei secoli è
un paesaggio storicizzato, in piena continuità con quello di quadri e affreschi. Concezione di veduta, categoria
concettuale applicabile ad un dipinto o ad uno scorcio di paese. La veduta è una cerniera tra città e campagna.
In termini di percezione del territorio, la contrapposizione fra gli agglomerati urbani, con il loro addentrarsi di
case ed edifici pubblici di varia connotazione, e il paesaggio più o meno libero da costruzioni, resta un dato
primario nel discorso pubblico sulle politiche del territorio. Questa contrapposizione è determinata da un
formidabile e onnipresente paradigma interpretativo: l’opposizione tra natura e cultura. Quello naturale risulta
dominante, anche nei paesaggi più fortemente forgiati dalla millenaria presenza umana. Mentre le
architetture, e in particolare quello della città, emergono come innesti culturali in un contesto naturale che essi
hanno modificato nel tempo. L’opposizione natura/cultura rifiuta la responsabilità di giudicare uno per uno gli
interventi dell’uomo sul paesaggio, e li considera a priori un peggioramento della condizione naturale. Contro la
ragione e contro la storia, colloca l’uomo al di fuori della natura e non al suo interno. L’architettura però non
si oppone alla natura ma ne fa parte così come la specie uomo appartiene al regno animale. La
contrapposizione natura-cultura va sconfitta ricorrendo alla storia, all’arte e al diritto: la lettura storica dei
paesaggi e delle città, intrecciata con la storia sociale ci insegnerà che il nostro patrimonio culturale è una
creazione naturale della specie uomo. L’intima fusione di paesaggio e patrimonio culturale, in quanto si estende
alle architetture città comprese, contraddice radicalmente l’idea di cultura nemica della natura. Ci invita invece
ad articolare la nostra percezione del paesaggio, delle architetture, delle città, mediante un riferimento
comune ai principi di interesse generale. Lo spazio naturale è anche uno spazio sacro. L’architettura urbana
(la forma della città), si fa finestra privilegiata sul mondo, organizza la memoria culturale, crea gerarchie, fissa
valori, imprime nella mente perfino le storie del mito. La pretesa che il diritto romano comprendesse
potenzialmente anche principi orientati alla protezione dell’ambiente e del paesaggio fu di estrema
importanza nella battaglia del paesaggio, per due temi in particolare: il carattere e la proprietà dei beni comuni,
come l’acqua, le strade, il litorale. Persino l’interconnessione tra spazi rurali e urbani si fonda su una tradizione
che risale all’antica Roma. Il forte legame tra monumenti pubblici e il paesaggio o l’ambiente, ha una lunga
preistoria. La lezione dei paesaggi antichi, ricca di tensioni e contraddizioni, ci insegna che l’opposizione natura-
cultura dev’essere ripensata in termini di continuità fra l’uno e l’altro dei suoi poli, e che tra architettura e
paesaggio può esservi una calcolata armonia. Ci insegna la necessità e la forza della legge, quale nasce dalle
buone pratiche della cittadinanza, per prevedere e arginare ogni possibile catastrofe. Ci insegna che
l’architettura non va né fatta né vissuta solo all’ombra dei principi estetici, ma illuminata da una forte
preoccupazione etica orientata al bene comune.

Capitolo 3 – confini difficili

Che differenza c’è tra paesaggio rurale, montano, urbano?


In che cosa si distingue il paesaggio il paesaggio dal territorio e dall’ambiente?
Art. 9 Costituzione: paesaggio: competenza del Ministero dei Beni Culturali e delle sue articolazioni territoriali,
(le soprintendenze).

titolo V Costituzione:

- Territorio: competenza della regione e dei comuni.


- Ambiente: competenza di stato e regioni.
- Paesaggio rurale: politiche agricole.

in passato, nella tradizione giuridica tra città e campagna, si presentava un confine netto e definito tra città e
campagna. La cinta delle mura costituiva questo limite, contrapponendo come ancora tendiamo a fare “città” a
“campagna”, parlando di “centri storici” o “paesaggio”. Quel che oggi devasta la nostra città, è l’esplosione della
forma della città, il naufragio dei suoi confini esterni (come le mura), e l’insorgere di linee di frattura interne (i
nuovi ghetti e le nuove povertà, ma anche le gated communities dei ricchi). Siamo di fronte allo scontro tra
retorica conservazionista dei centri storici e dei grattacieli.

- Urban sprawl: collage di suburbi, nuova forma dominante del paesaggio italiano. Disordinata
conurbazione la cui propagazione spontanea vanifica la distinzione (un tempo chiara e operativa) tra
centri e periferie.
- Gentrification: La distinzione tra centro storico e suburbi diventa un confine tra classi sociali, indica
l’insediarsi della borghesia nelle aree urbane, con il vantaggio di renderle più confortevoli e lo
svantaggio di espellere le classi meno abbienti.

Mentre la città si espande senza limiti, l’urbanizzazione comporta spesso l’impoverimento di chi cercava in
città una vita migliore. Alle origini della città industriale fu la fabbrica a innescare la densificazione delle
abitazioni, mirata a ridurre la distanza tra casa e luogo di lavoro per massimizzare la produzione. Moltiplicando
quel processo, anche le megalopoli di oggi rispondono ad un progetto di massimo sfruttamento del singolo in
funzione della produttività d’insieme. Mentre la città orizzontale cresce su sé stessa e inghiotte la campagna, si
formano intorno una moltitudine di segmenti residuali, né buoni per l’agricoltura né buoni per abitarvi, una zona
grigia, una terra di nessuno.

- Terzo paesaggio/zona grigia: uno “spazio dell’indecisione”, ma anche dell’insicurezza, dello stress
individuale e sociale. È in queste zone grigie che si insediano le minoranze etniche e religiose, le nuove
povertà, gli immigrati, gli emarginati, gli esclusi. Tutto ciò genera divisione e ribellione.

La transizione da città a paesaggio, che perfino nelle città murate non era vissuta come barriera, ma come una
cerniera, cede il passo a confini intra-urbani caratterizzati da una mercificazione dello spazio in estensione
(megalopoli) e in altezza (vertical sprawl dei grattacieli) moltiplicando le zone grigie/terzo paesaggio. Il libro di
Lefebvre aveva ambizioni assai maggiori: lanciava l’idea dello spazio urbano come proiezione dei rapporti
sociali e con essa un progetto di riflettere sulla città come sfida fondamentale nella costruzione del futuro. La
campagna (il paesaggio), proprio perché marginalizzata, diventa il necessario contraltare e complemento di
ogni discorso sulla città. Alla mercificazione dello spazio Lefebvre oppone una politicizzazione dello spazio
urbano, recuperando un concetto politico inteso come polis. Il diritto alla città è un bisogno sociale, radicato
in un forte fondamento antropologico, che include la memoria della città storica.

Capitolo 4 – Eine zweite natur, l’architettura tra città e campagna

La riflessione sulla città storica, può servire a rigettare l’idea di una inesorabile omogeneizzazione del mondo
secondo un nuovo modello urbano caratterizzato da:

- verticalizzazione delle architetture


- le megalopoli: intese come città senza confini esterni (urban sprawl)
- nuovi confini intraurbani (new urban divisions): che riservano ai più abbienti i quartieri più moderni e
sicuri, regalando ai meno abbienti i ghetti urbani, gli slums, quartieri in crescente rovina.

Il pensiero unico di questo modello orizzontale con clusters di architetture verticalizzate e con segregazioni
interne basate sul censo. In fortissimo contrasto con tutto ciò, la città storica dimostra che la ricchezza della
forma-città sta tutta nella sua diversità, che include le differenze che caratterizzano ciascuna città dalle altre. Il
legante tra campagna e città, natura e cultura sono i fini civili, intesi come tessuto civico legato alle piazze di
città e alle valli e colline.

- Seconda natura: si fa riferimento al costruito di tipo elaborato come un groviglio di edifici, mura,
strade, che si insinuano tra chiese e torri. Il mestiere dell’architetto ha un ruolo specifico in questa
trattazione, si basa sul saper fare, conoscenza che si apprende nel tempo. L’imitazione dei buoni
modelli diventa seconda natura. Si definisce una sintonia naturale con l’ordine normativo della virtù,
intesa come risposta a bisogni sociali, corrispondente al senso comunitario della polis.
- Per prima natura invece si fa riferimento alla prima antropizzazione della forma del paesaggio naturale.

Che cosa è l’enorme invasione di gigantesche periferie, lo sprawl urbano che divora i suoli agricoli, l’infinita
distesa di edifici di scarsa qualità che ci circonda?
Le brutte periferie non sono architettura ma edilizia. Edilizia è l’esito di un costruire senza regole, architettura
una forma di arte che nel costruire tiene conto di altri parametri, prevalentemente estetici. Il confine intra-
urbano, si differenzia anche attraverso questo concetto.

Capitolo 5 – teatro della democrazia

Morfologia del paesaggio, intesa come forte relazione con chi vi abita. Una tale concezione considera come
primario l’equilibrio fra le comunità umane e la natura, in funzione della salubrità dell’ambiente, dell’equità e
dell’interesse del genere umano. Divenuto ministro della pubblica istruzione nel 1920, Croce promosse la prima
legge italiana di tutela del paesaggio (Dlgs. 788/1922) dove il riferimento a vedute e panorami, che assimilava
il paesaggio ad un quadro, veniva arricchito da precedenti nel diritto romano. La tutela radica la protezione
del paesaggio e del matrimonio monumentale nell’orizzonte dei diritti dei cittadini. Offre una delle possibili vie
d’uscita. Ma come progettare un nuovo modello urbano che possa rispondere a istanze di equità, di giustizia
e democrazia? Che possa collocarsi non al margine ma nel cuore stesso dell’orizzonte dei diritti dei cittadini e
delle comunità? Si pongono a contrasto due visoni opposte del futuro della città, e dunque anche del mestiere
dell’architetto: il primo concetto riguarda un’idea di prosperità generalizzata che dovrebbe avvenire attraverso
l’urbanizzazione per mezzo della forma-città che si traduce in un’accanita fra le città, fatta di grattacieli sempre
più alti, iconic architecture, costosi alberghi, grandi centri commerciali. Questa nuova immagine urbana deve
essere preconizzata e/o riversata in city branding. L’agglomerazione urbana fa della dimensione in quanto tale
un fattore che innesca il successo delle grandi città. Il successo di una città non dovrebbe misurarsi dalla sua
grandezza né dalla sua capacità di competere con altre di egual dimensione, ma piuttosto dalla sua capacità di
distribuire al proprio interno beni e servizi che possano garantire la vita civile del più gran numero possibile dei
suoi cittadini. Con le new urban divisions, (basate sulla classe sociale e sul censo), i confini della città sono
diventati confini nella città. Il mestiere dell’architetto, è fortemente coinvolto in quanto esso ha non solo una
dimensione strettamente professionale ma anche un profilo etico e politico.

A.C.