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Recensione: “RISONANZA”e
“ISTINTO DI RIBELLIONE” dei C.R.P.
– se memoria diviene suono
3 febbraio 2016 Recensione Andrea Ciolino, ANPI, Associazione Partigiani,
Chiara Gasperini, Francesco Ricciu, Gianmarco Caselli, Giorno della Memoria, Lucca,
Luciano Caselli, Marco Puccinelli, Michele Barsotti, Palazzo Ducale, Partigiano
La performance sonora di Gianmarco Caselli con il C.R.P., Collettivo Rivoluzionario Per-
manente che ha visto Caselli a�iancato da Andrea Ciolino, Michele Barsotti, Francesco
Ricciu si è tenuta al Congresso di Sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani do-
ve si parla, prima di tutto di cosa significa essere Partigiani oggi.

Gabriele Olivati con la sua riflessione mette in luce il rapporto tra antifascismo, resistenza,
patriottismo. Dire che essere partigiani significa essere antifascisti è assolutamente ridutti-
vo. L’antifascismo era la particolare forma che i partigiani hanno assunto in quel preciso
momento storico, quando coloro che limitavano la libertà erano i fascisti. Essere partigiani
significa anche essere patriottici, ma non certo nel senso di un becero nazionalismo quanto
nella determinata volontà di vivere in un Paese libero accanto a tanti altri Paesi ugualmen-
te, profondamente liberi, per poi essere in grado di trovare insieme unità nella libertà, nel
rispetto reciproco, nella condivisione, nella pace, nel dialogo, nello scambio.

Essere partigiani significa sapersi proteggere da ciò che oggi minaccia la libertà. 

Quando qualcosa viene posto e immaginato come più importante della stessa democrazia
allora c’è una minaccia concreta, reale, tangibile. Olivati continua individuando questa mi-
naccia nelle leggi del mercato globale, nella di�usione dell’idea di essere immersi in un si-
stema economico che sovrasta, impera, determina, a prescindere, come un ineludibile
quanto impersonale diktat.

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C.R.P., Lucca, by Marco Puccinelli, 2016

.                                                                                           
                   

Altri interventi pongono l’accento su rischi e possibilità che il nostro nuovo contesto sociale
presuppone, aprendo una porta nuova sull’inclusione.  Chi viene a vivere in Italia ha biso-
gno di sapere cosa ha contraddistinto il nostro passato, quali strenue difese si siano attiva-
te per proteggere una libertà minacciata. La proposta concreta è quella di creare occasioni
di scambio e di conoscenza. Una chiave per costruire un terreno di valori condiviso. Cono-
scere la storia vuol dire conoscere gli uomini e ciò costituisce sempre, per tutti, la possibilità
di acquisire nuove prospettive personali e sociali. La nostra storia può essere uno strumen-
to per conoscere la libertà, quella libertà che il terrorismo dilania in chi lo porta avanti e in
chi lo subisce.

In questo contesto si è inserita la performance di Gianmarco Caselli con altri 3 musicisti:


con due pezzi scritti appositamente e dedicati a Luciano Caselli, “Risonanza” e “Istinto di
Ribellione”, fuse insieme in un unico brano davanti a un pubblico che ha visto la partecipa-
zione di tanti giovani e anche di tanti studenti.

La sperimentazione sonora di questi musicisti è in grado di creare immagini vivide di me-


moria. Messaggi sonori che nell’ascoltatore rendono quegli anni vicini, le emozioni attuali,
vissute con partecipazione personale e non più persi nel passato.

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C.R.P., Lucca, by Marco Puccinelli, 2016

La vita giovane e serena di persone che si sono trovate a dover fronteggiare un nemico in-
di�erente ai loro sogni e ai loro progetti. Atmosfere cupe e gravi di canti armonici e note
basse interrompono l’atmosfera creata da flauto e pianoforte. Suoni metallici ritmati come
le catene di una schiavitù, di un assoggettamento che si fa minaccia concreta. Metallo an-
che come moneta. Urla trattenute, dignitoso lamentarsi davanti alla morte e alla fatica tro-
va la sua forza in un “Istinto di Ribellione” che si fa parola annunciata con determinazione.
In sottofondo non mancano le atmosfere di vecchie canzoni alla radio inframezzate dagli
annunci del Duce e la guerra. Annunci e voci che atterriscono per la loro perentorietà. Tragi-
ci, assurdi annunci di guerra. Carte si accartocciano, fogli vengono strappati. Un sospiro fi-
nale accanto al suono del metallo ci indica che tutto è passato ma che non dobbiamo ab-
bassare la guardia, mai, il metallo è ancora lì, come catena, moneta, nella sua fredda du-
rezza.

In queste due composizioni la musica classica contemporanea si incontra con atmosfere


della ricerca industriale berlinese più sperimentale.

A conclusione, il racconto di Luciano Caselli, partigiano novantacinquenne che racconta in


prima persona la sua esperienza.

Link del video:


https://youtu.be/o6OcW3GDjH4

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C.R.P., Lucca, by Marco Puccinelli, 2016

Chiara: come nasce questa collaborazione con l’ANPI?

Gianmarco: l’ANPI mi ha chiamato per realizzare l’intervista video a Luciano Caselli, che è
mio prozio, e che mi aveva  raccontato questa incredibile storia del suo passato del quale
siamo tutti molto orgogliosi. A quel punto è nata l’idea di realizzare anche la performan-
ce con il C.R.P. Inizialmente era nato “Risonanza”, il brano per pianoforte, oggetti metalli-
ci e sospiro, poi, quasi da sé, è nato anche “Istinto di ribellione”, un pezzo più sperimen-
tale, con l’elettronica, il coro e gli oggetti metallici.

Chiara:  la musica e la storia, quale rapporto?

Gianmarco: uno degli obiettivi del C.R.P. è proprio quello di divulgare attraverso la musi-
ca eventi storici “scomodi” o semplicemente ricordarli: credo sia importante avvicinare
le nuove generazioni alla storia grazie anche alla musica. In questo caso si è unita anche
la componente “familiare” di Luciano che ha reso il tutto ancora più a�ascinante e coin-
volgente.

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C.R.P., Lucca, by Marco Puccinelli, 2016

Chiara: cosa è importante ricordare?

Gianmarco: è importante ricordare che la libertà va conquistata ogni giorno, che non si
deve far finta di credere che vada tutto bene in un sistema in cui comunque è fortissimo il
nepotismo e il clientelarismo, che esistono altre forme di costrizione, che dittatoriali non
sono, ma che sono presenti fortemente nella nostra società politica, lavorativa, sociale in
un sistema in cui ai giovani che cercano occupazione, in alcuni casi, si chiede prima che
lavoro fa loro padre. Ma si devono ricordare anche storie passate, quelle della gente co-
mune: la storia non è stata fatta solo da coloro di cui leggiamo nei libri,  ma il più delle
volte sono state le persone comuni, che con il proprio coraggio e i propri sacrifici hanno
fatto la storia, anche se non compaiono nei libri. E non per questo le loro azioni sono sta-
te meno importanti, anzi.

Chiara: la libertà è minacciata ormai, lo sappiamo, cosa ne pensi di quanto accaduto


ai Musei Capitolini pochi giorni fa?

Gianmarco: ho pensato che fosse una notizia di “Lercio.it”.

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C.R.P., Lucca, by Marco Puccinelli, 2016

Intervista: GIANMARCO CASELLI


“Oltre”
9 ottobre 2015 Intervista arte, composizione, Conservatorio Lucca,
Fondazione Puccini, Gianmarco Caselli, Lucca, musica, musica sperimentale, Vaga
Gianmarco Caselli, è un artista lucchese per nascita, cosmopolita per indole, premiato
dal Rotary Club Lucca e Rotaract nel 2012 come “Grande talento Lucchese”.

Il suo impegno artistico si riversa in svariate attività: dal mondo dell’insegnamento scola-
stico formale, (è insegnante di lettere nella scuola secondaria superiore), a quello della
ricerca e della musica:  Gianmarco Caselli è anche uno sperimentatore, studioso,  giorna-
lista e  premiato autore di poesie e racconti.

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Gianmarco Caselli, backstage di “Pupille”

Negli ultimi anni  si è distinto sempre più, soprattutto, come pianista e compositore.

Provando a definirla, la musica di Gianmarco Caselli si caratterizza per una ra�inata fu-
sione di elettronica e strumenti tradizionali, poiché non esaurendosi in una sperimenta-
zione fine a se stessa, autoreferenziale, e se vogliamo, superata, cerca invece accordi e
punti di contatto tra il presente e il passato, creando futuro.

Negli utlimi anni le sue composizioni hanno ottenuto riconoscimenti in concorsi interna-
zionali e si sono distinte in prestigiosi Festival, (Carnegie Hall di New York, Centre de Cul-
tura Contemporània de Barcelona, Berlino, Kiel, Città del Messico, California, Istituti Ita-
liani di Cultura di Amsterdam, Copenaghen, Amburgo, Londra, Uruguay, Argentina).

Ideatore e direttore artistico del LUCCA UNDERGROUND FESTIVAL che si propone di di-


vulgare l’arte, lontana da luoghi comuni, necessità, cliché. Il Festival, quest’anno ha in-
detto anche un Contest per racconti Horror che in giuria vede nientemeno che il direttore
di Splatter e la giornalista Valeria Ronzani, direttrice di Words In Freedom e chiuderà il
cartellone con Gary Brackett, Direttore Artistico di The Living Theatre Europa.

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Gianmarco Caselli, by Elena Fiori

Per una esaustiva conoscenza della sua formazione e delle sue svariate collaborazioni e
attività rimandiamo ai siti dove è possibile ottenere informazioni anche sui suoi concerti,
performances e molto altro.

http://www.gianmarcocaselli.it/

http://www.associazionevaga.it

Da qui è possibile ascoltare Gianmarco Caselli, elettronica e oggetti vari 


Irene Russolillo, danza, in “Genetica I – Omaggio a Cage” di G. Caselli

https://www.youtube.com/watch?v=QGs3Zv0gbKM

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Gianmarco Caselli, “Pupille”, by Marco Puccinelli

Il punto di vista di Gianmarco attraversa due mondi: quello dell’arte, come critico, fruito-
re consapevole e compositore e quello dell’educazione, come insegnante di scuola.

Per questo, è per noi particolarmente prezioso avere la fortunata opportunità di poter
conversare con lui, soprattutto in questo periodo unico della sua vita, visto che è diventa-
to papà da pochissimi giorni.

CHIARA: questo blog è dedicato all’infanzia che incontra l’arte. Alle storie d’amore
tra bambini e arte, bambini che seguendo un certo cammino, sempre diverso, sem-
pre inedito, una volta grandi, possono definirsi artisti. Gianmarco, vuoi raccontarci
la tua storia? Che bambino sei stato e quando hai incontrato la tua “Beatrice?”

GIANMARCO: nella mia famiglia non ci sono stati musicisti, ma cultura, soprattutto lette-
raria, sì. Il mio primo contatto con la musica quando ero piccolo è stato come quello di
tanti altri bambini con una tastierina Bontempi, poi mia madre ascoltava De André. Ho
cominciato ad appassionarmi agli ascolti della musica classica quando avevo circa nove
anni grazie anche alla professoressa di musica che avevo alle scuole medie. Da piccolo,
però, non c’erano occasioni di ascolto e avvicinamento alla musica per bambini, sotto
questo punto di vista c’è più attenzione ora. Successivamente, ai tempi del liceo mi sono
avvicinato ancora di più a De André, al rock e soprattutto ai Pink Floyd e al punk. Il mio
percorso musicale non è stato perciò assolutamente un percorso né regolare né spetta-
colare.

CHIARA: c’è chi dice che un artista, nel profondo di se stesso, si esibisca, ogni volta,
per una persona in particolare. Anche per te è così?

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più libero dallo sforzo di a�ermarmi ho cominciato a rivolgermi a un’entità indefinita.
Successivamente ho scritto e scrivo brani pensati per esecutori specifici o dedicati ad al-
tre persone ma non sono mai stato autoreferenziale: intendo dire che ho sempre cercato
di scrivere musica che fosse in grado di comunicare. Non mi piacciono quegli artisti estre-
mamente concettuali che parlano solo a se stessi o a un’élite specifica di ascoltatori.

Gianmarco Caselli, Premiazione al Rotary Club Lucca

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formula nova e antica”. Oggi è più di�icile?

GIANMARCO: di certo è molto di�icile esserlo oggi in Italia. Noi veniamo da un periodo,
quello che va dagli anni ’60 agli anni ’80, in cui molti artisti potevano essere ciò che vole-
vano, e questo, oggi, ci fa sentire molto di più il peso di una società in cui molte realtà de-
dicate all’arte contemporanea sono costrette a chiudere o a vivere di volontariato mentre
lo stato dovrebbe incentivarle e sostenerle. C’è stato un imbarbarimento culturale, a mio
avviso pianificato, che ci ha fatto tornare indietro di almeno 60 anni. È come se certe spe-
rimentazioni non fossero mai state fatte, e molti artisti sono costretti, per tirare a campa-
re, a non poter esprimere se stessi. Penso con amarezza a quanti musicisti si trovano a
eseguire in concerto le solite musiche di compositori certamente grandiosi e famosissi-
mi, ma pur sempre del passato, senza possibilità di portare in tournée un programma di
musica contemporanea perché verrebbe snobbato. Quando dico che siamo tornati indie-
tro di almeno 60 anni, penso proprio a questo: una volta che ho scritto un pezzo in stile
John Cage in occasione del suo anniversario, ho sentito i commenti di alcune persone di
questo tipo: “Oh, anche io saprei fare musica così.”

Perché le persone hanno dimenticato Cage, Stockhausen, anzi, molti non sanno proprio
chi siano. Del resto, tanti non conoscono neppure la storia del nostro paese. In compenso
conoscono i nomi dei partecipanti ai talent show. La libertà, e spesso anche l’intelligenza
e la cultura, come la storia ci ha insegnato, continuano spesso a essere purtroppo sinoni-
mo di isolamento e incomprensione. Io, comunque, non la vivo così e sono contento che
tante persone apprezzino la mia musica.

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Gianmarco Caselli, Berlino, Tacheles

CHIARA: leggendo critiche e recensioni riguardanti le tue composizioni e i tuoi spet-


tacoli, per definirti, ricorre spesso l’aggettivo, “geniale”. Tu sei anche un professore
di scuola secondaria superiore: credi che ci siano stili educativi che più di altri pos-
sono far emergere il genio creativo degli studenti?

GIANMARCO: ovviamente mi fa piacere l’aggettivo “geniale” e spero di meritarmelo. Per


quel che riguarda l’insegnamento, le nuove tecnologie hanno introdotto un nuovo lin-
guaggio con relative tecniche di comunicazione e apprendimento di cui non si può non
tenere conto. Ma queste non bastano. Penso sia essenziale far esprimere i ragazzi, fargli
interpretare e selezionare i tanti input da cui sono bombardati, e farli lavorare possibil-

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CHIARA: anche in ambito artistico si corre il rischio dell’autoreferenzialità e come se
non bastasse, in Italia, la percentuale di chi va a vedere spettacoli teatrali o ad ascol-
tare concerti è bassissima. Pensi che la scuola possa fare qualcosa per questo?

GIANMARCO: certo! Fosse per me, essendo in un paese che è la patria dell’opera lirica e
una delle maggiori mete artistiche del mondo, la storia della musica e la storia dell’arte
dovrebbero essere obbligatorie e presenti con più ore in tutte le scuole. C’è anche da dire
che la cultura è sempre in mano ai soliti noti da anni e anni, non vengono coinvolti i gio-
vani neppure nei quadri dirigenziali delle associazioni che organizzano eventi: con quale
faccia poi queste associazioni pretendono che, quando allestiscono spettacoli di qualsia-
si tipo, i giovani ci vadano? Il discorso vale sia in ambito locale che nazionale, ovviamen-
te.
Per l’autoreferenzialità vale quel che ho detto alla tua seconda domanda, e gli artisti au-
toreferenziali solitamente finiscono dimenticati come è giusto che sia per coloro che par-
lano solo a se stessi.

Gianmarco Caselli, “Pupille”, by Andrea Del Testa

CHIARA: l’insegnamento della musica, in Italia, ma non solo, è davvero limitato e in-
su�iciente. Il sistema scolastico, per la sua struttura, consente che uno psicologo,
per esempio, o un medico, un educatore, un insegnante, etc… possano laurearsi a
pieni voti ignorando completamente gran parte del nostro patrimonio culturale mu-
sicale. Ciò influisce sulla società e sull’idea di essere umano che circola nella co-
scienza comune?

GIANMARCO: certo. E il risultato è un pubblico disposto ad ingoiare tutto ciò che passa il
convento purché non sia sperimentale e si fermi storicamente a Wagner.

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Gianmarco Caselli, by Elena Fiori

CHIARA: per quanto tu scriva musiche per pianoforte atmosferiche, il tratto più ca-
ratterizzante della tua musica è l’elettronica sperimentale e l’utilizzo di oggetti,
spesso metallici, in scena. Quanto è rimasto nella tua arte di quando eri bambino?

GIANMARCO: ho sempre cercato di utilizzare l’elettronica in un modo un po’ diverso dal


solito. Certamente a volte posso scrivere una musica che sembri più tradizionale, ci può
stare. Io, personalmente, e mi riallaccio alla tua terza domanda, non seguo assolutamen-
te alcuna regola. Cerco ogni volta di fare quello che voglio. In questo mi sento molto vici-
no a quello che fanno i bambini: è come se ogni volta volessi scoprire un mondo nuovo
anche nell’utilizzo degli strumenti. Con l’elettronica posso creare tantissimi suoni che in
natura non esistono, poi da almeno una decina di anni sono abituato a portarmi un regi-
stratore in tasca, a raccogliere i suoni del mondo e poi rielaborarli per costruirci nuove
sonorità , ma anche a prendere oggetti come pentole, forchette e quant’altro, e suonarli
dal vivo.

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Gianmarco Caselli, “Pupille”, by Marco Puccinelli

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