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Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI

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RETI IN REGIME STAZIONARIO


 L’analisi delle reti in regime stazionario si occupa dello studio
(soluzione) di reti elettriche costituite da resistori, generatori di
tensione costante (ad es. accumulatori) e generatori di corrente
costante che operano in regime stazionario (la fase transitoria di
inserzione si considera terminata).
 Pertanto in reti di questo tipo tutte le tensioni e le correnti dei
vari lati della rete sono costanti nel tempo (u(t)=U; i(t)=I).
 Nell’analisi delle reti elettriche si presentano situazioni che, dal
punto di vista generale, hanno notevole importanza per
semplificare lo studio: la connessione serie e parallelo di bipoli.
 Quindi verranno dapprima esaminati semplici circuiti che
evidenziano questo tipo di connessione e si effettueranno una
serie di considerazioni sulla possibilità di semplificare i circuiti
in esame sfruttando le caratteristiche particolari di tali
connessioni.

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Capitolo VII 1
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Bipoli connessi in serie


 Due generici bipoli (resistori, generatori) si dicono connessi in
serie quando hanno un morsetto connesso ad uno stesso nodo
comune (N) al quale non sia collegato nessun altro bipolo, gli
ulteriori morsetti dei due bipoli potranno essere connessi a due
nodi (A, B) di una generica rete.

 I due morsetti connessi alla rete di sinistra (nodi A, B) possono


essere considerati come i morsetti di un bipolo equivalente alla
serie dei due bipoli (bipolo serie) che può essere identificato
attraverso la sua caratteristica esterna e cioè il legame tra la
tensione ai capi del bipolo (US) e la corrente entrante dal
morsetto A ed uscente dal morsetto B (IS).
 La caratteristica esterna del bipolo serie può essere facilmente
dedotta applicando le due leggi di Kirchhoff al bipolo serie:
I S  I1  I 2 (LKC al nodo A ovvero B) (7.1)
U S  U1  U 2 (LKT tra i lati A - N ed N - B) (7.2)
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Capitolo VII 2
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 Quindi il risultato che abbiamo ottenuto ci dice che il bipolo serie


(equivalente alla serie dei due bipoli B1 e B2) ha una caratteristica
esterna che si ottiene sommando le tensioni dei due bipoli mentre
la corrente è quella che percorre i due bipoli in serie. Il risultato
può essere visualizzato graficamente.

 Si deve osservare che non è sempre possibile effettuare la


connessione di due bipoli (in particolare per i generatori ideali):
ad esempio due generatori ideali di corrente, che impongano
correnti differenti (J1  J2) non possono essere connessi in serie
perchè la (7.1) non potrebbe essere verificata (incoerenza fisica
dovuta al modello del generatore ideale).
 Se i due bipoli sono due resistori R1 ed R2 dalle (7.1) e (7.2), e
dalle caratteristiche esterne dei due bipoli (legge di Ohm), si
ottiene:
U S  U1  U 2  R1 I1  R2 I 2  R1  R2 I S (7.2.1)
RS  U S I S  R1  R2 (7.2.2)
 Cioè la serie di due resistori si comporta come un resistore
equivalente serie, di resistenza pari alla somma delle resistenze
dei due bipoli (come si può verificare sul grafico).
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Capitolo VII 3
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Collegamento serie E-R


 Un caso particolare di connessione serie che riveste notevole
importanza è la connesione di un generatore ideale di tensione e
di un resistore.

 In questo caso le due leggi (LKC e LKT) applicate alla serie


portano a:
I S  I1   I 2 (LKC) (7.3)
U S  U1  U 2  E  RI 2  E  RI S (LKT) (7.4)

 Il risultato ottenuto ci dice che il bipolo complessivo si comporta


come un generatore (segue la convenzione dei generatori) e si
può inoltre notare che la (7.4) coincide con la caratteristica
esterna del generatore reale (vedi cap. IV eq. 4.6), pertanto
questo è il modello circuitale del generatore reale di tensione.

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Capitolo VII 4
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Resistori in serie
 La procedura vista per la determinazione del bipolo serie (bipolo
equivalente) a due bipoli connessi in serie può essere estesa ad
una generica connessione serie di n bipoli. In particolare la
connessione serie di n resistori è il caso di maggior interesse.

 Applicando la LKC (ripetutamente ai vari nodi) si ha che:


I S  I1  I 2    I k    I n (7.5)

 Mentre da LKT (sull’anello) si ottiene:

U
n

U S  U1  U 2    U k    U n  k (7.6)
k 1

 Sostituendo alle tensioni dei bipoli le singole caratteristiche


esterne dei bipoli resistivi (legge di Ohm) si ottiene:

R I
n

U S  R1 I1  R2 I 2    Rk I k    Rn I n  k k (7.7)
k 1

 Combinando la 7.7 con la 7.5 si ha:


n
 n
U S   Rk I S   Rk I S  RS   Rk 
k 1 k 1
n

k 1
US
IS
(7.8)

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Capitolo VII 5
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 Cioè il bipolo serie equivalente al collegamento serie di n


resistori è un resistore di resistenza pari alla somma delle
resistenze dei singoli bipoli.
 Dalle precedenti relazioni si può dedurre che la tensione
applicata agli estremi di una serie di resistori si ripartisce tra
gli stessi in modo proporzionale alla loro resistenza. Infatti la
tensione ai capi del generico resistore della serie è pari a:
US Rk
U k  Rk I k  Rk I S  Rk  US (7.9)
R
n
RS
l
l 1

 La relazione appena ottenuta è detta formula del partitore


resistivo di tensione. Nel caso di due soli resistori si ha:
R1 R2
U1  U S U2  US (7.10)
R1  R2 R1  R2

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Capitolo VII 6
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Bipoli connessi in parallelo


 Due bipoli (B1, B2) si dicono connessi in parallelo quando i
morsetti sono a coppie connessi in due nodi comuni (A, B) che
possono a loro volta essere connessi ad una rete qualsiasi.

 I due morsetti A e B di connessione dei due bipoli possono a loro


volta essere considerati come morsetti di un bipolo parallelo
equivalente attraverso l’identificazione di una caratteristica
esterna (UP, IP).
 Anche in questo caso la caratteristica esterna del bipolo
parallelo equivalente può essere valutata utilizzando LKC e
LKT. Con la convenzione generica degli utilizzatori si avrà, per
il parallelo di figura, che:
U P  U1  U 2 (LKT sulle due finestre della rete) (7.11)
I P  I1  I 2 (LKC ai nodi A ovvero B) (7.12)

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Capitolo VII 7
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 Quindi la caratteristica esterna del bipolo parallelo di due bipoli


(B1, B2) si ottiene sommando le correnti dei due bipoli mentre
la tensione resta comune. Anche in questo caso la caratteristica
esterna si può ottenere per via grafica sommando le
caratteristiche esterne dei due bipoli (con assi invertiti).

 Anche nel caso del collegamento parallelo non è detto che tutti i
bipoli possano essere connessi in parallelo: ad esempio due
generatori ideali di tensione (E1, E2) non possono essere
connessi in parallelo in quanto non rispetterebbero la (7.11).
Anche in questo caso la spiegazione è l’incoerenza fisica dovuta
al modello del generatore ideale.
 Se i due bipoli sono due resistori R1 ed R2 dalle (7.11) e (7.12) si
ottiene:
I P  I1  I 2  G1U1  G2U 2  G1  G2 U P (7.13)
IP
GP   G1  G2 (7.14)
UP

 Cioè la conduttanza equivalente al parallelo di due resistori è pari


alla somma delle conduttanze dei due resistori.
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Capitolo VII 8
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Collegamento parallelo J-R


 Il duale del collegamento serie E-R è il collegamento parallelo
tra un generatore ideale di corrente (corrente impressa J) ed un
resistore (conduttanza G). Anche questo caso ha una
significatività specifica.

 Considerando lo schema di figura si ha che dalle (7.11) e (7.12)


discendono:
U P  U1  U 2 (7.15)
I P  I1  I 2  J  GU 2  J  GU P (7.16)

 Il risultato ottenuto ci dice che il bipolo complessivo si comporta


come un generatore (segue la convenzione dei generatori) e si
può inoltre notare che la (7.16) coincide con la caratteristica
esterna del generatore di corrente reale (vedi cap. V eq. 5.3),
pertanto questo è il modello circuitale del generatore reale di
corrente.

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Capitolo VII 9
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Resistori in parallelo
 La procedura vista per la determinazione del bipolo parallelo
(bipolo equivalente) a due bipoli connessi in parallelo può essere
estesa ad una generica connessione parallelo di n bipoli. In
particolare la connessione parallelo di n resistori è il caso di
maggior interesse.

 Con riferimento alla rete di figura si ha che LKT applicata alle


varie finestre della rete implica che:
U P  U1  U 2    U k    U n (7.17)

 Mentre da LKC si ottiene:

I
n

I P  I1  I 2    I k    I n  k (7.18)
k 1

 Sostituendo alle correnti nei bipoli le singole caratteristiche


esterne dei bipoi resistivi (legge di Ohm) si ottiene:

G U
n

I P  G1U1  G2U 2    GkU k    GnU n  k k (7.19)


k 1

 Combinando la 7.19 con la 7.17 si ha:


 
  G
n n n
I
IP  GkU P   Gk U P  GP  P  (7.20)
  UP
k
k 1  k 1  k 1
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Capitolo VII 10
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 Cioè il bipolo parallelo equivalente al collegamento parallelo di


n resistori è un resistore di conduttanza pari alla somma delle
conduttanze dei singoli bipoli.
 Dalla 7.20 si può anche dedurre che la resistenza equivalente del
resistore parallelo è:

1 n 1
RP  1    (7.21)
GP  k 1 Rk 
 Dalle precedenti relazioni si può ricavare inoltre che la corrente
globale che fluisce in un parallelo di resistori si ripartisce tra
gli stessi in modo proporzionale alla loro conduttanza. Infatti
la corrente che fluisce nel generico resistore del parallelo è pari
a:
IP Gk
I k  GkU k  GkU P  Gk  IP (7.22)
G
n
GP
l
l 1

 La relazione appena ottenuta è detta formula del partitore


resistivo di corrente (duale di quello serie di tensione). Nel caso
di due soli resistori in parallelo si ha:
G1 G2
I1  I P I2  IP (7.22)
G1  G2 G1  G2

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Capitolo VII 11
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Reti di Resistori
 Quanto precedentemente esposto riguardo ai collegamenti serie
e parallelo di resistori porta ad ipotizzare che in generale si possa
affermare che una rete comunque complessa costituita da soli
resistori (rete passiva) possa essere “vista” da una coppia di
morsetti (porta) come un unico bipolo con caratteristica esterna
definita dalla classica legge di Ohm:

U  Re I I  GeU (7.23)

 Dove Re e Ge sono la resistenza e la conduttanza equivalenti della


rete passiva. Naturalmente ovvii esempi di resistenza e
conduttanza equivalente ad una rete passiva sono i casi della serie
e del parallelo di resistori.
 Esistono altre topologie di collegamento di resistori per le quali
è possibile determinare delle equivalenze viste da una porta
della rete combinando opportunamente equivalenti serie e
parallelo sino a ridurre l’equivalenza ad un solo resistore
connesso alla porta di osservazione (vedi semplificazione del
circuito).
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Capitolo VII 12
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Trasformazione stella-triangolo
 Esistono delle configurazioni topologiche che non permettono
di ridurre la rete ad un resistore equivalente utilizzando le sole
equivalenze serie/parallelo.
 Queste situazioni particolari si incontrano quando la rete
contiene gruppi di resistori collegati a triangolo () ovvero a
stella (Y) (vedi figura).

 Situazioni di questo tipo possono essere brillantemente risolte


utilizzando la cosidetta trasformazione stella-triangolo ovvero
triangolo-stella. Cioè una rete di resistori connessa a triangolo
può essere trasformata in una rete di resistori connessa a stella
(equivalente dal punto di vista delle tensioni e delle correnti ai
tre morsetti della rete). Ovviamente esiste anche la
trasformazione inversa da stella a triangolo.
 Si dimostra che la trasformazione triangolo-stella si ottiene
sostituendo ai tre resistori connessi a triangolo una stella di
resistori le cui resistenze sono:

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Capitolo VII 13
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 RAB RCA
R 
 A R R R
 AB BC CA

 RAB RBC
(  Y )  B
R  (7.24)
 RAB  RBC  RCA
R  RBC RCA
 C RAB  RBC  RCA

 Analogamente si dimostra che i resistori del triangolo


equivalente alla stella di tre resistori sono:
 RA RB  RB RC  RC RA
R
 AB 
RC

 RA RB  RB RC  RC RA
(Y   )  BC
R  (7.25)
 RA
 R  RA RB  RB RC  RC RA
 CA RB

 Se le tre resistenze del collegamento stella sono tra loro uguali (o


viceversa) anche le tre resistenze del collegamento triangolo
equivalente sono tra loro uguali e pari a:
R = 3R  R = R3 (7.26)
 A titolo di esempio riportiamo una rete che non potrebbe essere
trasformata in un bipolo equivalente senza la trasformazione
stella-triangolo.

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Capitolo VII 14
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Capitolo VII 15
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Metodi di analisi delle reti lineari


 Abbiamo visto che l’analisi (studio, risoluzione) di una rete
elettrica consiste nel determinare tutte le correnti e le tensioni,
assumendo note:
 le caratteristiche esterne dei bipoli contenuti nella rete
(i dati relativi ai generatori sono nelle caratt. est.);
 la struttura (topologia) delle connessioni dei bipoli.
 Disponendo delle suddette informazioni è possibile descrivere
matematicamente la rete utilizzando le due leggi di Kirchhoff
(LKT, LKC).
 Abbiamo anche visto che la descrizione matematica della rete
uitlizzando le procedure di tipo sistematico basate sulla teoria
dei grafi porta facilmente a sistemi risolutivi di dimensioni
ragguardevoli (l lati  2l equazioni) che comportano procedure
estremamente laboriose per la soluzione (utilizzo di eleboratori
elettronici).
 Esistono però procedure di analisi che permettono, su reti di
complessità limitata, di arrivare a determinare la soluzione del
problema trasformando il sistema complessivo in sotto-sistemi di
più semplice soluzione. Nel seguito presenteremo i più
significativi:
 Metodo di sovrapposizione degli effetti;
 Metodo delle correnti di anello (o correnti cicliche o di
Maxwell);
 Semplificazione della rete.

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Capitolo VII 16
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Metodo di sovrapposizione degli effetti


 Il teorema (principio) di sovrapposizione degli effetti si basa
sull’assunto che la rete in esame sia una rete lineare, in tal caso
è possibile considerare separatamente gli effetti dei generatori
sommando poi i risultati ottenuti.
 Formalmente l’enunciato del teorema afferma:
In una rete lineare:
ogni tensione di lato è uguale alla somma delle tensioni che
ciascun generatore ideale produce nel lato quando sono
annullate le grandezze impresse da tutti gli altri generatori ideali
ogni corrente di lato è uguale alla somma delle correnti che
ciascun generatore ideale produce nel lato quando sono
annullate le grandezze impresse da tutti gli altri generatori ideali
 Cioè gli effetti di ciascun generatore ideale sono analizzati
singolarmente rendendo “inefficaci” (passivando) gli altri
generatori ideali.
 Un generatore ideale di tensione è reso passivo (non produce
tensioni ovvero correnti nei lati della rete) quando viene messo
in condizione di non erogare (cioè messo in corto circuito).
Quindi si sostituisce ad ogni generatore di tensione un corto
circuito.
 Un generatore ideale di corrente è reso passivo (non produce
tensioni ovvero correnti nei lati della rete) quando viene messo
in condizione di non erogare (cioè interrompendo il suo lato).
Quindi si sostituisce ad ogni generatore di corrente un circuito
aperto.
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Capitolo VII 17
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 A titolo di esempio si consideri il circuito di figura comprendente


due generatori ideali, uno di tensione ed uno di corrente.

 L’applicazione del principio di sovrapposizione degli effetti


conduce a considerare i due circuiti (a) e (b):

 a) ottenuto passivando il generatore ideale di corrente,


cioè sostituendo il bipolo generatore di corrente con un
bipolo circuito aperto;
 b) ottenuto passivando il generatore ideale di tensione,
cioè sostituendo il bipolo generatore di tensione con un
bipolo corto circuito.
 La rete (a) è a questo punto facilmente risolvibile in quanto il
circuito si è ridotto ad un generatore ideale di tensione in serie a
due resistori, quindi correnti e tensioni sui resistori si possono ad

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Capitolo VII 18
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esempio ottenere sostituendo dapprima la resistenza serie in


luogo delle due resistenze:
E E
I S   I 1E  I 2 E   (7.27)
RS R1  R2

 Le tensioni ai capi dei resistori si possono facilmente ricavare


sfruttando le formule del partitore resistivo di tensione:
R1 R2
U1E   E U2E  E (7.28)
R1  R2 R1  R2

 La rete (b) è anch’essa facilmente risolvibile in quanto si riduce


ad un parallelo di due resistori con un generatore ideale di
corrente. Per cui si calcolano le correnti nei due resistori
sfruttando la regola del partitore resistivo di corrente:
R2 R1
I1J  J I2J  J (7.29)
R1  R2 R1  R2

 Mentre le tensioni ai capi del parallelo dei resistori si possono


calcolare utilizzando la conduttanza equivalente del parallelo:
J J RR
U P  U1 J  U 2 J    1 2 J (7.30)
GP G1  G2 R1  R2

 È ora possibile calcolare tensioni e correnti effettive nei due


resistori sommando gli effetti dei due generatori:
E R2 JR  E
I 1  I 1E  I 1 J    J 2 (7.31)
R1  R2 R1  R2 R1  R2

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Capitolo VII 19
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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R1 RR R JR  E 
U1  U1E  U1 J   E 1 2 J  1 2 (7.32)
R1  R2 R1  R2 R1  R2
E R1 E  JR1
I2  I2E  I2J   J (7.33)
R1  R2 R1  R2 R1  R2
R2 RR R E  JR1 
U2  U2E  U2J  E 1 2 J  2 (7.34)
R1  R2 R1  R2 R1  R2

 Nota bene: la sovrapposizione degli effetti non vale per il calcolo


delle potenze che sono termini quadratici, dove compaiono
pertanto termini misti tra le due soluzioni. Ad esempio la potenza
dissipata dal resistore R1 è:
P1  U1 I1  U1E  U1J I1E  I1J  
(7.35)
U1E I 1E  U1 J I 1 J  U1E I 1 J  U1 J I 1E

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Capitolo VII 20
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Metodo delle correnti di anello (o correnti


cicliche o di Maxwell)
 Il metodo delle correnti di anello assume come incognite
(variabili indipendenti) una corrente fittizia per ogni anello
(teoria dei grafi) definibile nella rete in esame. Tale corrente è
detta corrente di anello (o corrente ciclica):
“essa percorre tutti i lati dell’anello, ed essi soltanto,
richiudendosi su se stessa”.
 Per le reti planari la scelta più semplice è quella di utlizzare i
contorni delle finestre della rete come anelli. Il verso delle
correnti cicliche deve essere uguale per tutte le correnti cicliche
(orario ovvero anti-orario), in tal modo la corrente in un ramo
comune a due anelli (corrente effettiva) si ottiene sempre per
differenza tra le due correnti cicliche degli anelli in oggetto.

 Per sviluppare il metodo consideriamo inizialmente reti che


comprendano, come sorgenti, soltanto generatori ideali di
tensione.
 In questo caso si avrà che per ogni anello si utilizza LKT per
scrivere l’equazione di maglia:
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Capitolo VII 21
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 ponendo a primo membro il prodotto della corrente di


maglia per tutte le resistenze comprese nell’anello
sottraendo a questi termini la somma dei prodotti delle
resistenze comuni ad altre maglie per le rispettive
correnti;
 a secondo membro la somma algebrica delle tensioni dei
generatori ideali di tensione presenti nella maglia con
segno dipendente dalla convenzione dei generatori
(positivo se fanno circolare corrente concorde con la
corrente di maglia).
 Per esemplificare la procedura si consideri la rete elettrica di
figura: rete planare con “tre finestre”.

 Pertanto si assumono come correnti di anello le tre correnti IA1,


IA2 ed IA3. Applicando le regole pratiche precedentemente
descritte si costruiscono le tre equazioni di maglia dei tre anelli:
R1  R2 I A1  R2 I A2  E1  E6

R2  R3  R4 I A2  R2 I A1  R4 I A3  E3  E4 (7.36)
R I  R I  E  E  E
 4 A3 4 A2 4 5 6

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Capitolo VII 22
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Risolto il sistema (7.36) e determinate le tre correnti di anello è


poi possibile valutare le correnti effettive nei rami (e dalle
correnti le tensioni utilizzando LKT ed Ohm):
I1  I A1 I 2  I A2  I A1 I 3  I A2
(7.37)
I 4  I A3  I A 2 I 5  I A3 I 6  I A3  I A1

 Le correnti fittizie di anello sono correlate alle correnti effettive


dalle seguenti relazioni (sulla rete di figura):

𝐼1 = 𝐼𝐴1 𝐼𝐴1 = 𝐼1
𝐼2 = 𝐼𝐴2 − 𝐼𝐴1 𝐼𝐴2 = 𝐼1 + 𝐼2
𝐼3 = 𝐼𝐴2
𝐼4 = 𝐼𝐴3 − 𝐼𝐴2 𝐼𝐴3 = 𝐼4 + 𝐼3
𝐼5 = 𝐼𝐴3
𝐼6 = 𝐼𝐴3 − 𝐼𝐴1
 Sostituendo le relazioni che legano le correnti effettive a quelle
fittizie, nella 1^ equazione relativa all’anello 1 (prima finestra
della rete), otteniamo:
(𝑅1 + 𝑅2 )𝐼𝐴1 − 𝑅2 𝐼𝐴2 = 𝐸1 − 𝐸6
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Capitolo VII 23
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(𝑅1 + 𝑅2 )𝐼1 − 𝑅2 (𝐼1 + 𝐼2 ) = 𝐸1 − 𝐸6


 Sviluppando i prodotti:
𝑅1 𝐼1 + 𝑅2 𝐼1 − 𝑅2 𝐼1 − 𝑅2 𝐼2 = 𝐸1 − 𝐸6
 Eliminando i termini uguali ed opposti e trasferendo tutti i
termini a secondo membro si ha:
𝑈1 𝑈2

𝐸1 − 𝑅 ⏞
1 𝐼1 + 𝑅2 𝐼2 − 𝐸6 = 0

 Cioè l’applicazione di LKT alla prima maglia della rete.


 Analogamente, effettuando le sostituzioni delle correnti di anello
nelle altre due equazioni di anello si ottengono le altre due
equazioni LKT rispettivamente sulla seconda e terza maglia della
rete (le tre finestre della rete).
 Inoltre dai legami tra le correnti effettive e le correnti di anello si
può facilmente verificare che le condizioni imposte da LKC ai
nodi sono automatiche rispettate dalle correnti di anello, ad
esempio se verifichiamo LKC al nodo in alto della rete di figura:
𝐼1 + 𝐼2 − 𝐼3 = 0
 Sostituendo i legami tra le correnti effettive e quelle di anello si
trasforma in:
𝐼𝐴1 + (𝐼𝐴2 − 𝐼𝐴1 ) − 𝐼𝐴2 = 0
 Si vede pertanto che la relazione imposta da LKC è
automaticamente rispettata dalle correnti di anello.

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Capitolo VII 24
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Pertanto possiamo affermare che il metodo delle correnti di


anello è del tutto equivalente al metodo generale basato
sull’applicazione delle leggi di Kirchhoff, producendo però,
attraverso una sostituzione di variabile, il sistema risolutivo di
minime dimensioni (LKC sulle finestre della rete).
 Se nella rete sono presenti generatori ideali di corrente è ancora
possibile utilizzare il metodo introducendo opportuni correttivi.
Si devono distinguere due situazioni:
 Nella rete sono presenti generatori ideali di corrente
in parallelo ad un resistore: in questo caso il bipolo
parallelo è di fatto assimilabile ad un generatore reale di
corrente che può essere facilmente trasformato in un
generatore ideale di tensione in serie al resistore (vedi
cap. V eq. 5.3).
 Nella rete sono presenti generatori ideali di corrente
che non hanno in parallelo un resistore: in questo caso
si suppone di conoscere la tensione ai capi del generatore
di corrente e lo si tratta alla stregua di un generatore di
tensione, naturalmente questa assunzione introduce una
nuova incognita per ogni generatore ideale di corrente
non trasformabile: quindi dovranno essere inserite
ulteriori equazioni (vincoli) per completare il sistema.
 A titolo di esempio consideriamo la rete di figura che comprende
due generatori ideali di corrente non trasformabili.

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Capitolo VII 25
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Utilizzando il metodo delle correnti cicliche si possono


identificare tre equazioni corrispondenti ai 3 anelli (finestre della
rete):
R1  R6 I A1  R6 I A3  E1  U 2  E6

R3  R4 I A2  R4 I A3  E3  E4  U 2 (7.38)
R  R I  R I  R I  E  E  U
 4 6 A3 6 A1 4 A2 6 4 5

 Abbiamo introdotto due nuove incognite che sono le tensioni U2


ed U5, supposte note, ai capi dei due generatori ideali di corrente.
Dovremo pertanto aggiungere due equazioni che debbono
introdurre l’informazione relativa alle sorgenti di corrente (note):
I  I  J

A2 A1 2
(7.39)
I   J
A3 5

 Ottenendo quindi un sistema di 5 equazioni in cinque incognite.

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Capitolo VII 26
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Semplificazione della rete


 In molti casi non è necessario effettuare lo studio complessivo
della rete e cioè determinare correnti e tensioni in tutti i lati della
stessa, l’obiettivo potrebbe essere la determinazione dei
parametri in una zona ovvero in un solo lato della rete. In questi
casi può essere utile procedere alla semplificazione della rete
sfruttando le equivalenze serie, parallelo, stella-triangolo.
 Tale procedura si basa su di un concetto generale già utilizzato,
e cioè la proprietà di poter osservare la rete attraverso una porta
(generalizzazione del concetto di equivalenza).

 Considerando la generica rete riportata in figura si può osservare


che se si è interessati ai parametri nella sotto-rete di sinistra, la
rete di destra può essere semplificata in un semplice bipolo (se
costituita da soli elementi resistivi).
 A titolo di esempio consideriamo la rete riportata in figura. Se
siamo, ad esempio, interessati al valore della corrente erogata dal
generatore, e non siamo interessati al dettaglio di tensioni e
correnti nei vari lati della rete, si può procedere alla
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Capitolo VII 27
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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semplificazione della parte di rete che stà alla sinistra della porta
identificata.

 La procedura di semplificazione della rete è la seguente:

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Capitolo VII 28
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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R ''' G
I 2  I X '''  I X ''' 2
R  R2 G  G2

R2 G '''
I  I X '''
'''
 I X '' '
R  R2 G  G2

I 3  I ''  I '''

R'
I4  I3
R' R4
R4
I '  I3
R' R4

 Proseguendo con lo stesso schema si possono determinare tutte


le correnti dei diversi lati della rete.

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Capitolo VII 29
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Generatori equivalenti
In base a quanto precedentemente esposto le tecniche di
semplificazione delle reti si applicano a porzioni di rete, che
possano essere isolate ad una porta, composte da soli resistori (reti
passive). Questa limitazione può essere superata introducendo una
serie di teoremi delle reti lineari che permettono di operare su
porzioni di rete che contengano anche generatori.
 Tali teoremi sono noti con il nome di:
 Teorema di sostituzione
 Teorema di Thévenin
 Teorema di Norton
 Formule di Millmann.

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Capitolo VII 30
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Teorema di sostituzione
 Il teorema di sostituzione afferma che:
“Il generico lato di una rete lineare in regime stazionario può
essere sostituito da un generatore ideale di tensione di valore pari
alla tensione del lato stesso, ovvero da un generatore ideale di
corrente di valore pari alla corrente del lato stesso. Nella rete
così modificata le tensioni e le correnti degli altri lati della rete
non risultano alterate dalla trasformazione.”
 Pertanto se del lato della rete di figura è nota la tensione UAB
ovvero la corrente che lo percorre I, il teorema di sostituzione ci
permette di sostituire al lato considerato uno dei due generatori
ideali di figura e la restante parte di rete non “si avvede” della
sostituzione.

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Capitolo VII 31
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Teorema di Thévenin
 Il teorema di Thévenin è relativo ad una trasformazione della
rete che sostituisce ad una porzione di rete contenente
componenti attivi (generatori) un generatore reale di tensione
equivalente.
 L’enunciato del teorema afferma che:
“Una rete lineare tra due nodi A e B (porta) è equivalente ad un
generatore reale di tensione la cui f.e.m. (Eeq) è pari alla tensione
a vuoto (U0) della rete vista dalla porta AB, e la cui resistenza
interna (Req) è pari al rapporto tra la tensione a vuoto (U0) e la
corrente di cortocircuito (Icc) alla porta AB.”

 La resistenza equivalente della rete alla porta può essere


calcolata rendendo la rete passiva cioè azzerando gli effetti dei
generatori ideali di tensione e di corrente presenti nella rete: cioè
sostituendo con un cortocircuito un generatore di tensione e con
un circuito aperto un generatore di corrente.
U  Eeq  Req I
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Capitolo VII 32
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Ad esempio per la rete di figura, comprendente un generatore


ideale di corrente ed uno di tensione, si ha:
R2 E  R1 J 
Eeq  U 0  (7.40)
R1  R2
R1 R2
Req  (7.41)
R1  R2

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Capitolo VII 33
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Teorema di Norton
 Il teorema di Norton è duale rispetto al teorema di Thévenin è
cioè relativo ad una trasformazione della rete che sostituisce ad
una porzione di rete contenente componenti attivi (generatori)
un generatore reale di corrente equivalente.
 L’enunciato del teorema afferma che:
“Una rete lineare tra due nodi A e B (porta) è equivalente ad un
generatore reale di corrente, la cui corrente impressa Jeq è pari
alla corrente di corto circuito Icc della rete vista dalla porta AB, e
la cui conduttanza equivalente Geq è pari al rapporto tra la
corrente di corto circuito e la tensione a vuoto U0 alla porta AB.”

 Anche nell’equivalente di Norton la conduttanza equivalente può


essere facilmente calcolata rendendo passiva la rete come nel
caso di Thèvenin.
I  J eq  GeqU

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Capitolo VII 34
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 A titolo esemplificativo consideriamo nuovamente la rete di


figura, l’equivalente di Norton della rete ai morsetti AB è:

E
J eq  I cc  J (7.42)
R1
1 1
Geq   (7.43)
R1 R2

 Ovviamente la corrente che percorre la resistenza R1 nella rete b)


è pari al rapporto tra la fem del generatore e la resistenza stessa
ed è rivolta verso l’alto. La corrente Icc si può poi calcolare
applicando LKC ad uno dei due nodi A ovvero B. Il secondo
resistore nella rete b) non è percorso da corrente: è in parallelo
ad un bipolo cto.cto per cui la tensione ai capi di R2 è nulla.

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Capitolo VII 35
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Formula di Millmann
 Permette di definire un generatore reale di tensione equivalente
ad una rete costituita da lati collegati tutti in parallelo. È
facilmente deducibili dall’applicazione delle LKT ed LKC alla
rete in esame.
 Ad esempio la rete di figura può essere sostituita da un
generatore equivalente di tensione con f.e.m. e resistenza
equivalenti pari a:


n
Ei

Ri 1
Eeq  i 1
Req  (7.44)
R 
n n
1 1
i 1 i i 1
Ri

 Qualora siano presenti su uno ovvero più lati generatori ideali


di corrente (non riducibili) i termini a numeratore corrispondenti
saranno costituiti dal valore della corrente impressa dal
generatore sul lato, mentre a denominatore, e nella formula della
resistenza equivalente, non compaiono i valori delle eventuali
resistenze presenti sul lato in serie al generatore di corrente.

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Capitolo VII 36
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 La formula di Millmann può essere facilmente ricavata


applicando alla rete a “due nodi” LKT ed LKC. Consideriamo la
porzione di rete di figura, di cui vogliamo valutare la tensione a
vuoto 𝑈𝐴𝐵 : la rete può essere “vista” (teorema di sostituzione)
nella versione con un generatore ideale di tensione, con fem pari
alla tensione 𝑈𝐴𝐵 , connesso alla porta a cui si vuole valutare la
tensione a vuoto.

 Applicando la LKC al nodo A (ovvero B), si ha (nel lato fittizio


non circola corrente in quanto il generatore ha la stessa tensione
che la parte restante di rete produce alla porta AB):
𝐼1 + 𝐼2 + 𝐼3 + ⋯ + 𝐼𝑛 = 0
 Ipotizzando di conoscere la tensione alla coppia di nodi A-B (in
realtà incognita), in base al teorema di sostituzione, si possono
considerare separatamente i diversi lati della rete sostituendo la
parte restante di rete con un generatore ideale di tensione.
 Applicando LKT alle diverse maglie costituite da uno dei lati e
dal generatore fittizio introdotto in base al teorema di
sostituzione, scriviamo:

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Capitolo VII 37
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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𝐸1 − 𝑈𝐴𝐵
𝐸1 − 𝑅1 𝐼1 − 𝑈𝐴𝐵 = 0 ⟹ 𝐼1 =
𝑅1

𝐸𝑛 − 𝑈𝐴𝐵
𝐸𝑛 − 𝑅𝑛 𝐼𝑛 − 𝑈𝐴𝐵 = 0 ⟹ 𝐼𝑛 =
𝑅𝑛
 Sostituendo le correnti così valutate nella prima relazione (LKT),
otteniamo:
𝐸1 − 𝑈𝐴𝐵 𝐸2 − 𝑈𝐴𝐵 𝐸𝑛 − 𝑈𝐴𝐵
+ +⋯+ =0
𝑅1 𝑅2 𝑅𝑛
 Lasciando a primo membro i termini noti, si ottiene:
𝐸1 𝐸2 𝐸𝑛 1 1 1
+ +⋯+ = 𝑈𝐴𝐵 ( + +⋯+ )
𝑅1 𝑅2 𝑅𝑛 𝑅1 𝑅2 𝑅𝑛
 Da cui ricaviamo la tensione incognita alla porta AB:
𝐸1 𝐸2 𝐸𝑛 𝐸
+ + ⋯ + ∑𝑖 𝑖
𝑅 𝑅2 𝑅𝑛 𝑅𝑖
𝑈𝐴𝐵 = 1 =
1 1 1 1
+ + ⋯ + ∑𝑖
𝑅1 𝑅2 𝑅𝑛 𝑅𝑖

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Capitolo VII 38
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Nel caso in cui su uno o più lati siano presenti dei generatori
ideali di corrente non riducibili (senza un resistore in parallelo),
il procedimento si modifica lievemente. Supponiamo che la rete
sia quella di figura (anche in questo caso aggiungiamo il
generatore fittizio che non scambia corrente con la rete):

 Applicando lo stesso procedimento scriviamo LKC al nodo A


(ovvero B):
𝐼1 + 𝐼2 + 𝐼3 + ⋯ + 𝐼𝑛 = 0
 La corrente che scorre nel lato 3 è nota e pari a 𝐼3 = −𝐽3 .
Effettuando la stessa sequenza di operazioni per le diverse
maglie costituite da uno dei lati con il generatore equivalente di
tensione, scriveremo una serie di relazioni che legano le diverse
correnti che scorrono nei lati alle fem dei generatori di tensione
presenti sui lati ed alla tensione alla porta A-B.
 L’equazione per il lato 3 non è però necessaria in quanto la
relativa corrente è nota. Per cui avremo, sostituendo le relazioni
ottenute dall’applicazione ripetuta di LKT, nella relazione
ottenuta da LKC:
𝐸1 − 𝑈𝐴𝐵 𝐸2 − 𝑈𝐴𝐵 𝐸𝑛 − 𝑈𝐴𝐵
+ − 𝐽3 + ⋯ + =0
𝑅1 𝑅2 𝑅𝑛
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Capitolo VII 39
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Per cui otteniamo:


𝐸1 𝐸2 𝐸𝑛
+ − 𝐽3 + ⋯ +
𝑅 𝑅2 𝑅𝑛
𝑈𝐴𝐵 = 1
1 1 1 1
+ + + ⋯ +
𝑅1 𝑅2 𝑅4 𝑅𝑛
 Dove a numeratore per il lato 3 non compare un rapporto tra fem
e relativa resistenza bensì il valore della corrente impressa dal
generatore di corrente ideale presente sul lato 3 e, a
denominatore, non compare la conduttanza relativa al lato 3
(naturalmente tale conduttanza non è presente neppure nel
calcolo della resistenza equivalente alla porta A-B).

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Capitolo VII 40
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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FORMULA DI MILLMANN PER LE RETI A DUE NODI


 Nel caso in cui la rete da analizzare sia una cosiddetta “rete a due
nodi” (cioè costituita solo da lati tutti tra loro in parallelo), ad
esempio consideriamo la rete di figura:

 Le incognite della rete sotto esame sono le correnti e le tensioni


indicate. Notiamo che la tensione alla coppia di nodi A-B può
essere valutata sfruttando la formula di Millmann per il calcolo
della tensione a vuoto (coincidente, nel nostro caso, con la
tensione incognita):
𝐸1 𝐸3
− + 𝐽4 − 𝐽5
𝑅1 𝑅3
𝑈𝐴𝐵 =
1 1 1 1
+ + +
𝑅1 𝑅2 𝑅3 𝑅6
 Determinata la tensione incognita alla coppia di nodi AB,
applicando ripetutamente il teorema di sostituzione considerando
uno dei lati e sostituendo la restante parte di rete
con un generatore ideale di tensione, si ottiene:
applicando LKT e legge di Ohm si ha:
𝐸1 − 𝑈𝐴𝐵
𝐸1 − 𝑈𝐴𝐵 − 𝑅1 𝐼1 = 0 ⟹ 𝐼1 =
𝑅1
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Capitolo VII 41
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Per il secondo lato si avrà la rete di figura:


applicando LKT e legge di Ohm si ottiene:
𝑈𝐴𝐵 − 𝑅2 𝐼2 = 0
𝑈𝐴𝐵
𝐼2 =
𝑅2

Sul quarto lato, dove la quantità incognita è la tensione ai capi


del generatore di corrente:
applicando LKT e legge di Ohm, si ha:
𝑈𝐽4 − 𝑈𝐴𝐵 − 𝑅4 𝐽4 = 0
𝑈𝐽4 = 𝑈𝐴𝐵 + 𝑅4 𝐽4
E così via sugli altri lati della rete, per cui avremo:
𝐸3 + 𝑈𝐴𝐵
𝐼3 =
𝑅3
𝑈𝐽5 = −𝑈𝐴𝐵 + 𝑅5 𝐽5
𝑈𝐴𝐵
𝐼6 =
𝑅6

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Capitolo VII 42
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Rendimento e massimo trasferimento


 Il rendimento di un generatore elettrico (generatore reale di
tensione) è definito come il rapporto tra la potenza che il
generatore eroga e la potenza generata.

 Consideriamo un generatore reale di tensione come quello in


figura connesso ad un utilizzatore (carico) rappresentato da un
resistore Ru. In base alle convenzioni utilizzate (generatori ed
utilizzatori) si ha che la tensione e la corrente ai morsetti del
generatore sono pari a:
E Ru
I U  Ru I  E (7.45)
Ri  Ru Ri  Ru

 La potenza scambiata dai due bipoli (erogata dal generatore ed


assorbita dal carico), è pari a:
Ru
P  UI  E2 (7.46)
Ri  Ru 2

 La potenza generata dal generatore e quella dissipata nello stesso,


sono invece:
E2 Ri
Pg  EI  Pd  Ri I 2  E2 (7.47)
Ri  Ru Ri  Ru 2

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Capitolo VII 43
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Naturalmente la conservazione delle potenze impone che le tre


potenze così definite siano legate dalla conservazione della
stessa:
Pg  Pd  P (7.48)

 Quindi in base alle considerazioni effettuate si ha che il


rendimento del generatore è pari a:
P Pg  Pd P Ru
   1 d  (7.49)
Pg Pg Pg Ri  Ru

 Si vede pertanto che per un dato generatore (E, Ri) tutte le


grandezze in gioco nella rete (I, U, Pe, Pg, Pd, ) vengono a
dipendere solamente dalla resistenza dell’utilizzatore (Ru) per cui
la rete elettrica può essere caratterizzata in funzione della
resistenza dell’utilizzatore.
 In particolare, si ha che la resistenza potrà variare tra  (circuito
aperto  I  0 ) e 0 (corto circuito  I  I cc ). Tale dipendenza
pùò essere riportata in grafico ottenendo risultati del tipo
riportato in figura.

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Capitolo VII 44
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Le varie curve riportate sono ottenute da:


 Curva  U  E  Ri I e   1  Ri I E I E  1 Ri  Ru 
 Curva  Pg  EI
 Curva  Pd  Ri I 2
 Curva  Pe  EI  Ri I 2
 L’andamento della diverse curve può essere anche descritto in
funzione dei valori delle due resistenze:
𝑅𝑢
𝑈= 𝐸
𝑅𝑖 + 𝑅𝑢
𝑅𝑢
η=
𝑅𝑖 + 𝑅𝑢
𝐸2
𝑃𝑔 =
𝑅𝑖 + 𝑅𝑢
𝑅𝑖
𝑃𝑑 = 𝐸2
(𝑅𝑖 + 𝑅𝑢 ) 2

𝑅𝑢
𝑃𝑒 = 𝐸2
(𝑅𝑖 + 𝑅𝑢 ) 2
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Capitolo VII 45
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Massimo trasferimento di potenza


 Se si vuole determinare quale è la configurazione circuitale che
assicura il massimo trasferimento di potenza al carico
(condizione di adattamento del carico) si deve determinare
quale è il valore di Ru che renda massima la potenza erogata
(7.46) a parità di generatore utilizzato.
 Si può facilmente ricavare che tale situazione si ottiene per
Ru  Ri , cioè quando la resistenza dell’utilizzatore è uguale alla
resistenza interna del generatore. Si può inoltre osservare dal
grafico  che per tale condizione il rendimento del generatore
è pari ad   0,5 (50%, come era ovvio!). In figura sono riportati
altri grafici che mostrano l’andamento della potenza erogata e
del rendimento al variare di Ru.

 Le considerazioni effettuate sono particolarmente significative


nella fase di trasporto dell’energia elettrica. In particolare, il
modello più semplice per rappresentare il ciclo generazione-
trasporto-utilizzazione dell’energia elettrica è quello riportato
in figura.
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Capitolo VII 46
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Cioè un generatore ideale di tensione (generazione), un bipolo


resistivo (la linea di trasporto) ed un bipolo resistivo
(utilizzatore).
 Come si vede il modello è sostanzialmente equivalente a quello
di un generatore con la sua resistenza interna connesso ad un
carico resistivo. Quindi valgono tutte le considerazioni effettuate
precedentemente.
 Il risultato precedentemente ottenuto, relativo al massimo
trasferimento di potenza, non è certamente accettabile in quanto
significherebbe dissipare una energia equivalente a quella resa
al carico!
 Pertanto nella distribuzione di energia (dove i generatori non
sono i componenti più costosi) è conveniente lavorare con
rendimenti di trasmissione elevati (tendenti ad 1) accettando di
non massimizzare la potenza trasmessa, cioè con Ru  RL .

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Capitolo VII 47
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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Rendimento in un sistema generatore-linea-utilizzatore


 Consideriamo il sistema generatore-linea-utilizzatore di figura. I
valori delle diverse grandezze
sono:
𝐸 = 24𝑉
𝑅0 = 1,5Ω
𝑅𝑙 = 0,5Ω
𝑅𝑢 = 10Ω
 Applicando LKT e legge di Ohm alla maglia determiniamo la
corrente che circola:
𝐸 24
𝐼= = = 2𝐴
𝑅
⏟0 + 𝑅𝑙 + 𝑅𝑢 12
𝑅𝑖

 Possiamo pertanto calcolare le diverse potenze in gioco:


𝑃𝑢 = 𝑃𝑒 = 𝑅𝑢 𝐼 2 = 10 ∙ 22 = 40𝑊
𝑃𝑙 = 𝑅𝑙 𝐼 2 = 0,5 ∙ 22 = 2𝑊
𝑃𝑑 {
𝑃0 = 𝑅0 𝐼 2 = 1,5 ∙ 22 = 6𝑊
𝑃𝑔 = 𝐸𝐼 = 24 ∙ 2 = 48𝑊

 Pertanto il rendimento del generatore sarà:


𝑃𝑒 𝑃𝑔 − 𝑃𝑑 𝑃𝑒
𝜂= = =
𝑃𝑔 𝑃𝑔 𝑃𝑒 + 𝑃𝑑
40 48 − 8 40
𝜂= = = = 83,33%
48 48 40 + 8
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Capitolo VII 48
Corso di ELETTROTECNICA – Parte I: CIRCUITI
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 Come atteso, il risultato ottenuto mostra che nel caso 𝑅𝑢 > 𝑅𝑖 , il


rendimento del generatore tende a valori elevati (nel caso in
esame la resistenza dell’utilizzatore è cinque volte più grande di
resistenza interna + resistenza di linea).
 E’ da notare che la massima potenza erogabile dal generatore è
pari a:
𝐸 2 242
𝑃𝑚𝑎𝑥 = = = 288𝑊
𝑅𝑖 2
 Molto maggiore della potenza effettivamente erogata.
 Se consideriamo la stessa rete con una resistenza dell’utilizzatore
uguale alla resistenza interna (𝑅𝑢 = 𝑅𝑖 ), cioè il caso che realizza
il massimo trasferimento di potenza al carico. Avremo:
𝐸 24
𝐼= = = 6𝐴
𝑅
⏟0 + 𝑅𝑙 + 𝑅𝑢 4
𝑅𝑖

 Le potenze in gioco saranno invece:


𝑃𝑢 = 𝑃𝑒 = 𝑅𝑢 𝐼 2 = 2 ∙ 62 = 72𝑊
𝑃𝑙 = 𝑅𝑙 𝐼 2 = 0,5 ∙ 62 = 18𝑊
𝑃𝑑 {
𝑃0 = 𝑅0 𝐼 2 = 1,5 ∙ 62 = 54𝑊
𝑃𝑔 = 𝐸𝐼 = 24 ∙ 6 = 144𝑊

 Per cui il rendimento del generatore sarà:


𝑃𝑒 𝑃𝑔 − 𝑃𝑑 𝑃𝑒 72
𝜂= = = = = 50%
𝑃𝑔 𝑃𝑔 𝑃𝑒 + 𝑃𝑑 144

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Capitolo VII 49