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CONVERSAZIONE SULLASTORIA
a cura di UMBERTOLAFFI

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EMILIO GABBA

Sono nato a Pavia il31 marzo 1927 e sono cresciuto in una fami-
glia per tradizione interessata ai problemi della vita storica, culturale,
politica dell'Italia del XIX secolo. Sia la famiglia materna sia quella
paterna, pur con tendenze politiche diverse, erano legate al processo
risorgimentale, sicché io, anche nelle letture che mi venivano sugge-
rite, ho sempre avuto presente la questione dell'identita nazionale.
Non c'e alcun dubbio che queste suggestioni si siano poi riversate nel
mio tentativo di conoscere e di capire anche la storia precedente. Ed
e nata da li, io credo, la consapevolezza, divenuta sempre piu precisa
in me, che le domande, che sorgono dalla lettura di testi antichi,
letterari, epigrafici e monumentali, derivino da un'esigenza pratica
dell'esperienza del proprio tempo. Senza che questo diventi natu-
ralmente una prevaricazione del presente sul passato, non c'e dubbio
che la conoscenza dei problemi del periodo in cui ho vissuto abbiano
influenzato e dato dei suggerimenti per la comprensione da parte
mia, come storico, della storia del passato.

Oggi non c'e piu quella centralita degli studi classici che si era man-
tenuta per tutto l'Ottocento e per la prima parte del Novecento. 11
declino della storia antica in certi ambiti tradizionalmente avanzati
pub sembrare drammatico. Per parte mia, resto convinto che dob-
biamo continuamente insistere sull'importanza della comprensione
della storia, anche antica, per l'approccio e la comprensione delle
realta moderne. Qyesto mi sembra indispensabile.
dP RITRATTI / I

Emilio Gabba
Conversazione sulla storia

Stampato con il con tributo


del Dipartimento di Scienze storiche
del mondo antico dell'Universita di Pisa

Impaginazione, fotolito estampa


Polistampa

@ 2009 Della Porta Editori - ISBN 978-88-96209-02-8


Pisa - Cagliari
www.dellaportaeditori.com
EMILIOGABBA
CONVERSAZIONESULLASTORIA
a cura di UMBERTOLAFFI

dP
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LAFFI. Nella tua lunga e operosa carriera scientifica si possono


distingue re tre fasi: gli anni della tua formazione a Pavia; il
periodo in cui sei stato professore a Pisa; il periodo trascorso
dopo il tuo ritorno a Pavia. Hai compiuto esperienze significa-
tive in altri ambienti culturali, sia in Italia sia all'estero. Vorrei
che tu stesso esponessi, nella prima parte di questa conversa-
zione, come si sono venuti sviluppando i tuoi interessi, quali
eventi e quali persone hanno influito maggiormente sulle tue
scelte, quali problemi hai sentito come piil congeniali alla tua
personalita di studioso, quali aspetti della ricerca hai privi-
legiato, quali risultati ti hanno procurato maggiori soddisfa-
zioni. Nella seconda parte di questa conversazione intenderei
spostare l'attenzione su problemi di carattere metodologico,
per conoscere il tuo pensiero su orientamenti e tematiche del-
la moderna storiografia sul mondo antico e sulle prospetti-
ve della ricerca storica negli anni a venire. Se sei d' accordo,
possiamo iniziare partendo dagli anni della tua formazione.
Come sono sorti in te gli interessi per la storia e in particolare
per la storia antica? Che ricordi hai degli anni giovanili che
hanno preceduto la tua iscrizione all'universita?

GABBA.Ho avuto una notevolissima fortuna in questo aspetto del-


la vita. Sono nato a Pavia il 31 marzo 1927 e sono cresciuto
in una famiglia per tradizione interessata ai problemi della vita
storica, culturale, politica dell'ltalia del XIX secolo. Sia la fa-
miglia materna sia quella paterna, pur con tendenze politiche
diverse, erano legate al processo risorgimentale, sicché io, anche
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nelIe Ietture che mi venivano suggerite, ho sempre avuto pre-


sente la questione dell'identita nazionale. Non c'e alcun dubbio
che queste suggestioni si siano poi riversate nel mio tentativo di
conoscere e di capire anche la storia precedente. Ed e nata da
li, io credo, la consapevolezza, divenuta sempre piu precisa in
me, che le domande, che sorgono dalla lettura di testi antichi,
letterari, epigrafici e monumentali, derivino da un'esigenza pra-
tica dell'esperienza del proprio tempo. Senza che questo diventi
naturalmente una prevaricazione del presente sul passato, non
c'e dubbio che la conoscenza dei problemi del periodo in cui ho
vissuto abbiano influenzato e dato dei suggerimenti per la com-
prensione da parte mia, come storico, della storia del passato.

LAFFI. Gli anni della tua adolescenza li hai trascorsi a Milano?

GABBA.Ho trascorso gli anni della mia adolescenza a Milano. Ho


letto molto, gia nella fase del ginnasio, anche per l'influenza
di mio zio paterno, Luigi Gabba. Astronomo di Brera, docen-
te alle universita di Pavia e di Milano, ma molto interessato
alla letteratura ed alla storia, mi regalava libri di storia moder-
na, di geografia, sulle scoperte geografiche, sul Risorgimento.
Ho studiato in uno dei licei piu avanzati di Milano, illiceo
Manzoni. Nel' 42, a seguito dei bombardamenti sulla citta, che
distrussero anche la casa dove abitavamo, mi trasferii a Pavia,
dove studiai gli ultimi due anni al Liceo Foscolo, un liceo clas-
sico, dove vi era una forte tradizione culturale: basta dire che
vi erano stati professori Enrica Malcovati, Delio Cantimori,
Alfredo Passerini.

LAFFI.Che ricordi hai del tuo liceo e in generale di quegli anni?

GABBA.Non era un liceo solamente provinciale: c'erano infatti gli


esiti di una tradizione. Vorrei introdurre qui una breve, ma cu-
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riosa riflessione. Nella casa di famiglia nella periferia di Pavia,


dove abitai durante gli anni di guerra e dove abito tuttora,
dopo il rientro da Pisa nel1974, e conservata una importan-
te biblioteca appartenuta alla famiglia dalla quale mio nonno
materno eredito parte dei beni (Visconti e Maggi). Erano av-
vocati e amministratori delle proprieta del Monastero di San
Salvatore, e si estinsero agli inizi del XIX secolo. La bibliote-
ca, di carattere giuridico, ricca anche di testi storici e letterari
greci, latini, italiani e francesi, fornisce un'ottima idea della
cultura dell'eta illuministica a Pavia. Fra l'altro, accanto alle
Considérations del Montesquieu, vi e la traduzione italiana
(Pisa 1779-1786) della Istoria della decadenza e rovina del-
!'impero romano del Gibbon, che in parte lessi fra i 14 e 15
anni. Per la stesura della mia tesi di laurea mi servii dell'edi-
zione di Polibio del Casaubonus (Lipsiae- Vindobonae, 1-III,
1763 e 1764), degli Scriptores Rei Rusticae Veteres Latini del
Gesner (Lipsiae, I-II, 1773-1774) e soprattutto della splendi-
da edizione in folio di Cassii Dionis Historiae Romanae, 1-
II, curata dal Reimarus, Hamburgi, 1750-1752. Il precedente
proprietario aveva raccolto nella sua villa iscrizioni medievali
e rinascimentali, provenienti dalle demolizioni ottocentesche
di molte chiese pavesi, e fra esse anche due iscrizioni latine poi
pubblicate da Ettore Pais nel suo Supplementum al CIL, V.

LAFFI.Ti iscrivesti all'Universita durante la guerra e continuas ti


a frequentarla nei primi anni del dopoguerra. In quegli anni
cosi difficili riuscivano a funzionare le universita?

GABBA. Funzionavano malgrado tutte le difficolta evidenti.


Specialmente il periodo universitario '44-'45 con l'occupazio-
ne tedesca e stato di estrema difficolta. Lo svolgimento del-
l'insegnamento non e stato pero condizionato. Non c'era una
forte ideologizzazione nell'insegnamento, anzi si puo dire che
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questo fosse condotto senza una pressione poli tic a diretta. Ad


esempio, Plinio Fraccaro, professore di storia greca e romana,
notoriamente antifascista, rettore nel periodo badogliano, poi
sostituito, non mi risulta ayer avuto dei grossi guai nel periodo
dell'occupazione tedesca; ma il docente di Geografia, Bruno
Castiglioni, fu ucciso il25 aprile 1945 mentre cercava di far da
mediatore fra tedeschi e partigiani. Naturalmente poi le cose
sono cambiate, e con esse evidentemente anche lo spirito con
cui abbiamo frequentato gli anni universitari dopo il '45, che
sono stati di maggiore respiro in tutte le direzioni. Gli studenti
del corso di lettere non erano molti, circa una sessantina, e la
maggioranza erano ragazze. Tutti avevano frequentato il Liceo
Classico, e credo che questo tipo di provenienza si sia mante-
nuta fino al '68-'69. La facolta era una facolta di docenti molto
anziani; un cambio generazionale si e avuto solo con gli anni
Cinquanta. Cio non toglie pero che anche a Pavia vi sia stata
una ricchezza di esperienze culturali molto incisive. Bisogna
tener presente che una parte degli insegnanti, soprattutto del
gruppo classico, non erano mai stati favorevoli al fascismo, an-
che se alcuni erano stati costretti ad iscriversi al partito.

LAFFI. Subito dopo la laurea ti fu data l'occasione di allargare le


tue esperienze culturali in ambienti che hanno esercitato una
significativa influenza sulla tua formazione di storico.

GABBA.Infatti, le mie esperienze culturali sono state fortemente


accresciute dai mesi che ho passato fra il1949 e il1950 presso
l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, fondato da
Benedetto Croce e diretto da Federico Chabod. E stata per me
un'esperienza assolutamente nuova, sia per il contatto con coe-
tanei di provenienza diversa (regionale, sociale, culturale), sia
soprattutto per la ricchezza della proposta culturale, presenta-
ta altresi in maniera nuova. Accanto alle lezioni indimentica-

. .
11

bili dello stesso Croce, la riflessione storico-storiografica che


nasceva dall'insegnamento di Chabod rappresento per me la
vera e propria scoperta della storiografia. Abituato ad un'ana-
lisi filologica-antiquaria (che certamente portava alla storia),
mi trovai dinnanzi ad una ricerca storico-politica sui problemi
della storia e sul perché di essa e quindi sulla stessa compren-
sione dei problemi stessi e della loro presentazione. Chabod
analizzava e spiegava alcuni storici della Rivoluzione Francese
nelle loro premesse culturali, politiche, sociali, che venivano
quindi calate nella narrazione dei fatti. Fino ai primi due de-
cenni del secolo XX praticamente nessuno degli storici italiani
del mondo antico aveva condotto un'analisi storiografica sui
problemi dei quali si occupava: la letteratura e la critica degli
studiosi precedenti erano di regola in funzione del problema
esaminato. Le cose incominciarono a cambiare per l'influenza
delle ricerche storiografiche del Croce, della quale vi sono se-
gni anche nei volumi finali della Storia dei Romani di Gaetano
De Sanctis, e poi naturalmente nella ricerca di Arnaldo
Momigliano, di Piero Treves, e anche di Santo Mazzarino.
Suggestioni del presente sulla riflessione storica non significa-
no né attualizzazione né politicizzazione, ma aiutano a indivi-
duare, sempre nell'esame dei testi, anche un problema storico
antico (contemporaneita della storia). <2.!Iellariflessione e sol-
lecitata e condizionata dalle proprie premesse culturali e dalla
propria partecipazione, piu o meno intensa, alle vicende del
presente. L'ambiente dell'!stituto Croce era intellettualmente,
culturalmente e anche politicamente vivacissimo. I1 problema
meridionale era centrale nelle discussioni, ma non esasperato.
L'impegno civile era fortissimo. Feci allora delle amicizie che
sono durate poi tutta la vita: Marcello Gigante, Ettore Lepore,
Girolamo Arnaldi, Giuseppe Giarrizzo, Emilio Cristiani,
Rosario Romeo. Frequentavo la Biblioteca Nazionale, quella
Universitaria, quella della Facolta di Lettere.
"'"

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LAFFI. Fraccaro era meno incline alla riflessione di carattere teo-


rico-filosofico.

GABBA.11 metodo di Fraccaro era legato profondamente al do-


cumento e a tematiche di tipo politico-amministrativo. Non
e che non ne uscissero riflessioni di carattere, diciamo cosi,
culturale-storiografico, ma naturalmente il nocciolo della
problematica di Fraccaro era di un altro tipo, ovvero politico-
amministrativa, con notevoli punti di attualita. Per esempio,
tutto il problema della storia agraria romana, che e stato poi
sviluppato da Gianfranco Tibiletti, derivava dall'insegnamen-
to di Fraccaro, come pure le mie ricerche sorte come storia
delle istituzioni e della societa militare dell'eta repubblicana.
Fraccaro aveva una visione globale della storia antica. Qyesto
l'ho detto anche nei lavori biografici su di lui: era rimasto fer-
mo all'idea legata alla sua cattedra originaria di storia antica.
Ricordo uno splendido corso sull'interpretazione di Tucidide,
ma ricordo anche un altro corso che ho seguito da assistente
(forse uno dei suoi ultimi) che trattava di storia ebraica. Dal
suo insegnamento sono venuti fuori Piero Meriggi, studioso
della storia dell'Oriente, e altri allievi interessati alla storia de-
gli ebrei.

LAFFI.Che cosa ti spinse a chiedere la tesi a Fraccaro ?Ti propo-


se lui l'argomento o avevi gia maturato un interesse per l'argo-
mento che poi svolgesti?

GABBA.La mia tesi, che fu discussa il30 giugno 1948 ed ebbe 110
e lode (Fraccaro disse non senza un qualche compiacimento:
il Gabba mi cita solo per dire che ho torto), era relativa alle
distribuzioni agrarie per i veterani dell'eta tardo-repubblicana.
E interessante sapere come si svolgevano i lavori di tesi con
Fraccaro. Chiesi a lui la tesi l'anno prima, nei primi mesi del
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1947. La sua risposta fu: occupati dei veterani. Non mi disse


nulla di piu sull'argomento; diversamente da quello che capita
ora, il docente lasciava completamente nelle mani dell' allievo i
modi della ricerca. Fui quindi io che, avendo letto il sesto libro
di Polibio, alcuni frasi famose di Sallustio, alcune notazioni
sulla colonizzazione in Velleio Patercolo, mi misi a ricercare il
passaggio avvenuto alla fine del 11secolo a. C. con Gaio Mario
dalla milizia cittadina all'esercito professionale, e quindi alla
necessita di provvedere poi alla distribuzione di terre per i pro-
letari che si erano arruolati. Qyesto fu il filone fondamentale
di quasi tutte le mie ricerche su! periodo fra 11 el secolo a.C.,
che collegavano la storia sociale romano-italica all'esercito. Il
giorno dopo la laurea, in un cortile dell'universita, incontrai
Fraccaro, il quale mi chiese perché perdevo tempo e non pre-
paravo sulla base della tesi un articolo per la rivista Athenaeum.
Preparai un testo e lo presentai al professore. Appena vide le
pagine mi disse subito: riducilo ad un terzo. Cosi feci. L'articolo
apparve cosi ridotto nell'Athenaeum del 1949 e mi servi per
l'ammissione all'lstituto Croce di Napoli, perché chiaramente
Croce l'aveva letto e mi chiese chiarimenti.

LAFFI. Qyali altri filoni di ricerca ti ha ispirato l'insegnamento


di Fraccaro?

GABBA. Derivano certamente dall'insegnamento del Fraccaro


le indagini che io, come altri allievi della scuola pavese, per
esempio Gianfranco Tibiletti, abbiamo dedicato alla storia
archeologica territoriale e aquella topografica, municipale e
amministrativa, largamente fondate su materiale epigrafico.
Qyesto tipo di indagine conduceva inevitabilmente ad una
sorta di storia locale, non necessariamente erudita (vedi il con-
fronto fra liberta politica e liberta municipale) che ha portato
anche me a storie di municipi e colonie. Per esempio, un feno-

. .
14

meno come la transumanza non e solo un fatto economico e


topografico di storia 10cale. Non vi e per noi antichisti pavesi
necessita di risalire al metodo delle Annales. Si sapeva che vi
era un coinvo1gimento tra storia 10cale e storia sociale eche
poteva venire al caso in discussione il valore della conoscenza
storica generale.

LAFFI.Qyali altri professori di Pavia hanno esercitato un'influen-


za diretta sui tuoi interessi di ricerca?

GABBA.Vorrei ricordare il professore di Ebraico, Padre Giovanni


Rinaldi, che mi suggeri di studiare le iscrizioni greche e 1atine
interessanti il testo biblico, raccolte poi in vo1ume, che fu mo1-
to apprezzato in sede di concorso.

LAFFI. Fu a Pavia che conoscesti il Momig1iano, con il quale si


svi1uppo negli anni successivi un'amicizia molto profonda.

GABBA.Ho conosciuto Arnaldo Momigliano a Pavia verso il


1947. Bisogna premettere che eg1i,allievo a T orino di Gaetano
De Sanctis, aveva collaborato molto con Athenaeum. Non in-
tendo ripetere quanto ho gia detto in piu occasioni sulla sua
posizione cu1turale e politica, neg1i anni Venti a Torino e poi
a Romat, ma e certo che la sua collaborazione con la rivista
aveva un qualche 1egame con la tendenza po1itica del Fraccaro,
che era uno dei pochissimi professori universitari non iscrit-
ti al partito fascista. A causa delle 1eggi razziali Momigliano
perse nel19381a cattedra di Torino (conseguita due anni pri-
ma); noi sappiamo che il Fraccaro ebbe a scrivergli in que1-
la drammatica circostanza. Certamente dopo la guerra, per
qualche tempo, il Momigliano veniva spesso a Pavia dall'In-

E. Gabba, Cultura classicae storiograjia moderna, Bologna, 1995, pp. 393-417.


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ghilterra (credo a partire dal1947). Come ospite del Collegio


Ghislieri teneva lezioni o seminari e portava esperienze cul-
turali nuove per gli ascoltatori italiani (pavesi) del tempo. Si
svolgevano conversazioni libere e semplici dove partecipavano
Bernardi, Fraccaro, Malcovati, Tibiletti. Momigliano era mol-
to interessato ai lavori degli allievi in corso e di qui nasceva-
no suggerimenti e proposte. Fu lui ad invitarmi a preparare
un commento per la Nuova Italia: potevo scegliere tra il pri-
mo libro delle Guerre Civili di Appiano e la Vita di Silla di
Plutarco. Optai per Appiano (si era nel1954). I1 Momigliano
era molto interessato anche all'attivita rettorale del Fraccaro
(come risulta dal necrologio che ne scrisse per i Lincei). Ad
ogni modo i miei rapporti con lui si intensificarono con il suo
passaggio (di cui io fui largamente responsabile) alla Scuola
Normale Superiore di Pisa, avvenuto ne11964, attraverso un
complesso iter burocratico. Le relazioni umane e culturali che
si stabilirono da allora fra noi e la nostra collaborazione scien-
tifica sono testimoniate dallo scambio epistolare che e stato
ricostruito ed analizzato da Francesco De Nicola, Le lettere
di Arnaldo Momigliano a Emilio Gabba. Ricostruzione di
un rapporto culturale (Como, 1998; Biblioteca di Athenaeum
39). Soprattutto rilevante fu l'impegno svolto da entrambi per
rivedere l'impianto della Storia di Roma, edita da Einaudi, e
adeguarlo agli indirizzi della storiografia italiana.

LAFFI. Come il tuo incontro con Momigliano contribui ad am-


pliare i tuoi interessi e le tue prospettive di ricerca?

GABBA.Non c'e dubbio che con le conversazioni con Momigliano


l'orizzonte delle mie prospettive storiografiche si e ampliato,
tuttavia e necessario ricordare che gia anche nell'insegnamen-
to del Fraccaro il rapporto fra la cultura classica e la storio-
grafia e la forza della politica era chiaramente spiegato. Basti

..:.."
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pensare ai suoi lavori su Catone e i Gracchi per la storia della


societa romano-italica del 11 secolo a.C., che si ravvivavano
da precisi interessi di storia del territorio, ed alle ricerche sulla
topografia. Qyesti interessi erano certamente collegati ai pro-
blemi della storia agraria contemporanea.

LAFFI. Fraccaro aveva numerose arnicizie anche all'estero. Molti


di questi studiosi frequentavano Pavia. Qyali personalita han-
no esercitato un' influenza sulla tua formazione?

GABBA.Fraccaro aveva rapporti molto stretti con la storica ame-


ricana Lily Ross Taylor, che era stata a Pavia a tenere delle
conferenze. La Taylor nel1955 era la direttrice della Classical
School dell'American Academy in Rome e riusci ad organiz-
zare delle borse di studio Fullbright. Mentre ero assistente a
Pavia, vinsi una di quelle borse. Fui poi invitato per un altro
mese nel1956 dal successore della Taylor, il professor Mason
Hammond. Fu un anno di eccezionale esperienza, umana e
scientifica, in un ambiente ricchissimo di cultura e di uma-
nita, che mi segno profondamente per il restante della mia
vita. Soprattutto mi apri il mondo scientifico e accademico
americano. Con i membri dell'Accademia feci anche un lungo
viaggio storico-archeologico in Grecia. La biblioteca dell'Ac-
cademia era ricchissima; si poteva lavorare benissimo in ogni
senso, incontrare personalita scientifiche europee e americane
con le quali strinsi rapporti duraturi di amicizia e di collabora-
zione. Devo a questi incontri se fui invitato nel1969 a tenere
due corsi a Philadelphia, Pennsylvania University. Ebbi poi
altri inviti prestigiosi. Fui due volte all'Institute for Advanced
Study di Princeton; fui invitato a tenere le 1homas Spencer
Jerome Lectures (ad Ann Arbor, the University of Michigan,
1985, e all'Accademia Americana a Roma, 1987), che ebbe-
ro come argomento Antiquity in the Historical and Political
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-
Reflections of the Eighteenth Century; e ancor maggior
onore - tenni nel 1980 le Sather Lectures ali'Universita di
California a Berkeley sul tema Dionysius and the History of
Archaic Rome (1991), tradotto in italiano dali'aliieva e collega
Elvira Migliario (Bari 1991). Sono diventato anche membro
dell'American Academy of Arts and Sciences.

LAFFI.Hai menzionato l'invito a tenere le Sather Lectures. E un


onore che e toccato a pochi studiosi italiani.

GABBA.In sostanza fui il primo italiano ad avere questo onore;


dopo di me e toccato allatinista Gian Biagio Conte. Veramente
prima di me c'era stato Momigliano, ovviamente italiano, ma
aliora professore ali'University College di Londra.

LAFFI.Fu un'esperienza che ti impegno moltissimo.

GABBA.Certamente. Infatti mi fu affidato un corso intero, come


quando andai nel '69 a Philadelphia con Robert Palmer. Tenni
cosi due corsi di storia antica.

LAFFI.Q,yal e stato l'arricchimento culturale di questa esperienza?

GABBA.In primo luogo l'aver conosciuto nuove persone. A cio si


devono aggiungere i metodi di insegnamento. Non ultime la
enorme disponibilita bibliografica e la ricchezza di mezzi.

LAFFI. Se non sbaglio, a Pavia avesti i primi contatti anche con


Bickerman.

GABBA. E stata un'altra delle mie fortune. Elias Bickerman era


legato a Bernardi, suo aliievo a Parigi nel '38. Fraccaro era vi-
cino a Bickerman, erano amici, e c'era una stima reciproca.

. .
18

Bickerman diceva che gli Opuscula di Fraccaro valevano di piu


della Storia dei Romani di De Sanctis, mentre Fraccaro diceva
che i lavori di Bickerman, ricordo lo Stato dei Seleucidi, erano
di estrema acutezza. Ho avuto la fortuna di seguire Bickerman
a Pavia e poi a Pisa. Mi invitava sempre a Montecatini, dove
andava in estate. lo poi l'ho fatto venire alla Scuola Normale.
Riconosco a questo grande studioso una visione, anche della
storia imperiale romana, veramente globale, policulturale, po-
liteistica, con interessi verso il cristianesimo.

LAFFI. Una tappa fondamentale nella tua carriera di studioso


fu il trasferimento, ne11958, a Pisa, dove sei rimasto per 16
anni. Anche io arrivai a Pisa nel1958 come studente presso la
Scuola Normale. Seguii il tuo primo corso pisano, che era di
storia romana, sulla storia arcaica di Roma. Ricordo benissi-
mo con quale interesse seguivamo le tue lezioni, che aprivano
prospettive critiche per noi inesplorate.

GABBA.Nel novembre 1958 vinsi il concorso a cattedra con la


titolatura "Storia greca e Storia romana, con esercitazioni di
epigrafia romana": fui secondo all'unanimita della terna, pri-
mo sempre all'unanimita Franco Sartori, che ando a Padova,
terzo a maggioranza Giovanni Forni, che ando ad Urbino. Fui
chiamato alla cattedra di Pisa. Ho tenuto la mia prolusione
ai corsi di storia greca e romana nell'Universita di Pisa il 30
gennaio 1959. Con mio grande piacere il mio maestro Plinio
Fraccaro con tutti i colleghi storici antichisti pavesi in catte-
dra vi hanno assistito. L'argomento verteva sugli storici greci
dell'impero romano, e naturalmente si rifaceva ai miei studi su
Appiano e Cassio Dione. Momigliano scrisse da qualche par-
te che questa prolusione, poi pubblicata nella Rivista Storica
Italiana per sua iniziativa, rappresentava un prograrnma di
lavoro importante. Ho cercato nel resto della mia attivita di
19

studio di proseguire questo indirizzo, sforzandomi di capirne


il valore non soltanto contemporaneo antico ma anche nella
storia culturale del mondo occidentale.

LAFFI. Giungevi a Pisa, professore giovanissimo, con una for-


mazione solida e ampia. Come ti apparve l'ambiente? Qyali
colleghi trovasti e con chi sentivi di avere maggiori affinita
culturali?

GABBA.L'ambiente pisano era un ambiente culturalmente mol-


to vivo. Debbo dire che nella facolta di Pisa mi sono trovato
benissimo, nonostante il corpo docente fosse molto anziano.
Legai parecchio con uno dei colleghi, il professore di sto-
ria medievale, Ottorino Bertolini, ai cui seminari partecipai.
Avevo gia delle liaisons anche a Pavia, ma a Pisa ebbi rapporti
molto stretti con la facolta di Giurisprudenza, specialmente
con la cattedra di storia del diritto romano, da Paolo Frezza a
Feliciano Serrao. Ricordo tra le mie amicizie inoltre il profes-
sore di storia moderna, Armando Saitta, persona intelligen-
tissima, acutissima, che aveva pero degli interessi un po' suoi
particolari, ideologicamente orientati; scrissi inoltre nella sua
rivista Critica storica. Ero in ottimi rapporti, perché aveva una
visione storico-culturale molto ampia, con l'archeologo Silvio
Ferri. Allora molto anziano, aveva partecipato a scavi dalla
Libia al Dodecaneso, a destra e a sinistra. Mi incontravo spes-
so con Sebastiano Timpanaro. Infine un'altra esperienza signi-
ficativa del primo periodo pisano e stata l'aver trovato in voi un
gruppo di persone cresciuto attraverso la riflessione comune
su problemi storici nostri, avendo io sviluppato parecchie delle
mie riflessione portate da Pavia. Tra queste persone, oltre a te
che sei qui presente, ci sono Elettra Candiloro, Paolo Desideri,
Maria Antonietta Giua; ora non mi vengono in mente altri
nomi, ma ce ne saranno altri. Naturalmente la ricerca e l'in-

.
20

segnamento dopo la fase iniziale si sono ampliati e allargati


verso orizzonti molto piu vasti. Riconosco quindi in questo
periodo una conversazione scientifica di livello molto forte.

LAFFI.Pochi anni dopo il tuo arrivo nella Facolta di Pisa fosti no-
minato preside e svolgesti questo incarico per un triennio dal
1964. Ti adoperasti per far chiamare Momigliano alla Scuola
Normale.

GABBA.Si, un elemento fondamentale della mia presidenza e


stata la chiamata di Momigliano in Normale, dietro sua ri-
chiesta e con l'appoggio di Alessandro Faedo e di Gilberto
Bernardini. Dopo che furono risolti i problemi di carattere
burocratico,ricordo una sua frase contenuta in una lettera: sei
l'unica persona in Italia con la quale io posso collaborare.

LAFFI. Fosti preside in un periodo difficile. Cominciarono in


quegli anni a manifestarsi le prime contestazioni studente-
sche, un '68 che a Pisa inizio prima del '68.

GABBA.Fino agli inizi del '67 a Pisa la situazione era tranquilla.


Poi si verificarono con qualche anticipo delle turbolenze, sorte
inizialmente nella Scuola Normale ed estesesi successivamen-
te anche all'Universita. Devo dire con molta sincerita che non
ho mai avuto scontri o contras ti forti con gli studenti, anche
durante tutto il periodo della contestazione. Infatti non ho
mai avuto atteggiamenti di chiusura né di violenza.

LAFFI.A distanza di quarant'anni, come vedi questo periodo del-


la storia italiana, e soprattutto dell'universita italiana?

GABBA.Non c'e dubbio che quegli anni hanno turbato non poco
il sistema universitario prima pisano e poi italiano. C'e un
21

elemento fondamentale che va detto con chiarezza. Siamo


arrivati nel '64-'68, e parlo anche per me stesso, senza esserci
accorti che la societa rappresentata dagli studenti era cambia-
ta. Se al mio arrivo a Pisa gli allievi eran o una cinquantina, in
quel periodo si erano moltiplicati per tre. La cosa piu grave
era la provenienza, che richiedeva un approccio didattico di-
verso. Infatti, mentre negli ultimi dieci anni la situazione e
un po' tornata quella di prima, allora pesava un dato di fatto
a mio pare re imprescindibile: gli studenti avevano una pre-
parazione assolutamente diversa da quella a cui ero abituato,
sia negli studi universitari sia nei primi anni del mio insegna-
mento.

LAFFI. Ci fu anche la liberalizzazione degli accessi.

GABBA.Si, ma la liberalizzazione era una conseguenza del fatto


sociale che gli studenti venivano fuori da una generazione suc-
cessiva all'esperienza della guerra.

LAFFI. A Pisa la Scuola Normale rappresenta una realta istitu-


zionale e culturale con la quale la Facolta di lettere inevitabil-
mente deve rapportarsi. Vuoi parlare dei tuoi rapporti con la
Scuola Normale?

GABBA.I rapporti con la Scuola Normale sono stati sempre otti-


mi. In primo luogo con i direttori Giulio Giannelli, Gilberto
Bernardini, Luigi Arialdo Radicati di Brozolo. Un caro
amico della c1asse di Scienze che ritrovai poi ai Lincei fu il
grande matematico Ennio De Giorgi. Fra i colleghi ricor-
do gli storici Arsenio Frugoni, Furio Diaz, Guido <2!Iazza.
Noi professori della Facolta eravamo chiamati abitualmente
in Normale per fare delle relazioni sulle tesi di licenza e di
perfezionamento.

.
22

LAFFI. Diciamo pero che questo vale per una prima fase. Poi
qualcosa cambio.

GABBA. E necessario fare un breve salto all'indietro, al 1958.


Qyando io fui chiamato nella Facolta di Pisa come professore
di Storia Greca e Romana, la cattedra era vacante e vi era
un incaricato da qualche anno, il Professor Giuseppe Nenci,
proveniente dall'Universita di Torino, dove era stato allievo di
Roberto Andreotti. Il Nenci, che mantenne l'incarico dell'in-
segnamento di antichita greche e romane, era uno studioso di
larga cultura e di molte letture (la sua famiglia era proprietaria
della piu importante libreria di Cuneo); aveva la tendenza a
portare a conseguenze esagerate talune tesi anche interessanti
che pero non erano sempre bene sostenute dai testi. Per questa
ragione non era riuscito in alcuni concorsi. La mia coabitazio-
ne con lui a Pisa fu nel complesso buona ed egli qualche anno
dopo vinse il concorso per la cattedra a Lecce. A conferma
dei nostri buoni rapporti vorrei dire che dopo qualche anno
io sdoppiai con lui la cattedra di Pisa; venuta libera nel1970
la vicedirezione della Scuola Normale, il Nenci fu proposto a
questa funzione dalla Facolta di Lettere.

LAFFI. E negli anni successivi né tu né io fummo piu chiamati in


Normale.

GABBA. Ecosi,ma la responsabilita non e nostra. Devo dire che la


colleganza con la Vicedirezione si ando indebolendo. Il Nenci
esercito un potere largamente autonomo. Se ricordo bene, non
venne mai ai seminari di Momigliano (ne teneva in due pe-
riodi dell'anno), mentre, come ho gia detto, i miei rapporti con
Momigliano erano strettissimi. Ad ogni modo l'insegnamento
del Nenci ebbe una notevole efficacia didattica e non manco
fra Lecce e Pisa di avere alcuni allievi di buona rilevanza.

. I
23

LAFFI. Che cosa altro vuoi ricordare del tuo periodo pisano?

GABBA.Che oltre ad avere avuto ottimi allievi, ho anche rinno-


vato amicizie che si sono rivelate saldissime, come quelle con
Graziano Arrighetti ed Emilio Cristiani, e naturalmente con
il mio successore qui presente.

LAFFI.I1 periodo pisano e stato un periodo molto fecondo. Poi ti


capito l'occasione di tornare a Pavia. Fosti chiamato a coprire
la cattedra che era stata lasciata libera da Tibiletti, trasferitosi
a Bologna.

GABBA.Non ando propriamente cosi. La cattedra che lascio li-


bera Tibiletti fin! attribuita a un'altra disciplina. Era il1971
e aliora non pensai di venire a Pavia, anzi rifiutai anche per
motivi personali. Nel1974 venne restituita a Pavia una cat-
tedra che Pavia aveva ceduto precedentemente ali'univer-
sita della Calabria. Sicche io ricordo che verso la meta di
luglio mi arrivo una telefonata di Bernardi, aliora Preside,
che mi disse: se accetti di venire a Pavia, io intitolerei la
cattedra alia sola Storia Romana. Non voleva infatti toglie-
re l'incarico di Storia Greca gia affidato a Pierluigi Tozzi.
Fu bandita per trasferimento la cattedra di Storia Romana.
lo ho dovuto decidere nel giro di pochi giorni, tant'e yero che
la chiamata mia e stata fatta in un Consiglio di Facolta fra il
16 e il17 agosto. Uno dei motivi che mi indusse ad accettare
fu questo: gia da un paio d' anni ero entrato nella direzione di
Athenaeum, affiancato a Tibiletti. E capii dai discorsi della
Malcovati che se io mi fossi trasferito a Pavia avrei finito per
assumere, come poi ho fatto, la direzione e anche la proprieta
della rivista. Q,yesto mi e servito come giustificazione morale:
mi e sembrato un dovere continuare quella tradizione.
24

LAFFI. Come trovasti 1'Universita che avevi frequentato da stu-


dente e assistente?

GABBA.Devo dire che trovai 1'universita molto buona. I colleghi


erano diversi, anche come provenienza. Illivello dell'insegna-
mento era certamente alto: l'archeo10gia era affidata ad Arturo
Stenico, la storia romana ad Aurelio Bernardi, poi c'erano
Maria Corti e Cesare Segre. Naturalmente era un ambiente
piu ristretto, ma i collegi, Borromeo e Ghislieri, anche se in
modo differente rispetto alla Normale di Pisa, aiutavano a far
crescere un atteggiamento di apertura verso gente che veniva
da fuori.

LAFFI.Mantenesti sempre rapporti stretti con Pisa, per via anche


del dottorato che avevamo in comune.

GABBA. Il dottorato fra le tre Universita di Pisa, Pavia, Perugia


funzionava benissimo. lo rimprovero a tutti voi la scelta di
porre fine a questo consorzio.

LAFFI. Hai ragione nel dire che quel dottorato funzionava be-
nissimo. Sono usciti tanti studiosi che ora sono ricercatori
e professori, nostri colleghi. Ma devo fare una precisazione.
Non fummo noi a decidere di porre fine a quell'esperienza.
Fu il Ministero che di fatto impose con una nuova normati-
va 10 scioglimento di quei consorzi interuniversitari, e fu un
peccato.

GABBA.Come che sia, fu un'esperienza assai positiva, sotto tutti


i profili.

LAFFI. A Pavia continuo la tua riflessione su temi di ricerca che


gia coltivavi durante il periodo pisano. Anche da questo punto

.
25

di vista il tuo trasferimento a Pavia non rappresento uno stac-


co. Ma il tuo impegno nella Societa Pavese di Storia Patria, di
cui diventasti presidente, rafforzava sempre piu il tuo legame
con la tua citta.

GABBA.Sono stato per venticinque anni presidente della Societa


Pavese di Storia Patria. Q,yesto mio incarico esprime un'at-
tenzione alla storia locale intesa come elemento portante della
coscienza cittadina e nazionale. Ho anche diretto gli otto vo-
lumi della Storia di Pavia, edita dalla Societa Pavese e dalla
Banca del Monte, contribuendo inoltre personalmente con la
stesura di vari capitoli sulla fase antica della citta e sulla sto-
riografia cittadina.

LAFFI.Nello stesso tempo la tua posizione nel CNR ti dava modo


di spaziare sulla produzione scientifica nazionale, di cui potevi
meglio conoscere le tematiche e valutarne criticamente l'inci-
denza nel panorama degli studi. Come vedi la tua esperienza
nel CNR?

GABBA.La mia esperienza al CNR come rappresentante della


Storia Antica fu molto interessante e ho cercato sempre di va-
lorizzare gli elementi migliori stampando i loro lavori. Voglio
dire che ho cercato di oppormi ai frazionamenti e di concen-
trare le iniziative intorno a dei punti fermi fondamentali.

LAFFI. Nella tua carriera hai diretto varie riviste scientifiche.


Q,yesto ti ha tenuto in stretto contatto con altri storici e anche
con studiosi di altre discipline.

GABBA.Nel 1963 fui inserito nella direzione collegiale, per il


campo della Storia, della Rivista di Hlologia e di Istruzione
Classica e quando nel1972 ricorse il centenario della Rivista fui
26
r
incaricato della ricostruzione del secondo cinquantennio della
stessa (1922-1972), mentre il primo fu affidato a Sebastiano
Timpanaro. Lasciai la codirezione ne11974, quando passan-
do da Pisa a Pavia assunsi una posizione nella direzione di
Athenaeum (della quale divenni anche 'proprietario' nel1990
per volonta testamentaria della mia indimenticabile maestra
Enrica Malcovati). E inutile che io stia ora qui a ricordare la
tradizione scientifica e culturale di questa rivista, che si lega ai
nomi di Carlo Pascal, Plinio Fraccaro, Gianfranco Tibiletti,
oltre naturalmente della Malcovati. Dal1981 ero stato chia-
mato a far parte, su proposta di Arnaldo Momigliano, del-
la direzione della Rivista Storica Italiana, allora diretta da
Franco Venturi. La mia collaborazione alla Rivista Storica
Italiana risaliva pero gia al 1955 ed era continuata nel1956 e
ne11957: anzi nel1959 pubblicai in essa la mia prolusione pi-
sana Storici greci dell'lmpero Romano da Augusto ai Severi,
che poté apparire il programma di una ricerca a lungo termine.
Rimasi condirettore della Rivista Storica Italiana fino al 1994,
quando per la scomparsa del grande Venturi divenni, dal gen-
naio 1995, direttore responsabile della stessa. I miei rapporti,
sempre eccellenti, con Venturi si erano accentuati negli ultimi
suoi anni ed io penso che la mia successione sia dovuta ad
una sua designazione (forse anche per l'influenza 'postuma' del
Momigliano); inoltre un antichista dava maggiori garanzie di
fronte ad una possibile politicizzazione. Sono rimasto diret-
tore responsabile fino al 2005, quando il peggioramento delle
mie condizioni di salute mi ha costretto a rinunciare.

LAFFI. Nella tua carriera hai ricevuto anche vari riconoscimenti


internazionali.

GABBA.Si, ho ricevuto dei riconoscimenti per il mio lavoro, cioe


delle lauree honoris causa: il4 ottobre 1998 a Digione (dove
27

feci cenno ad una ricerca che avevo aliora iniziato su Charles


de Brosses); il19 ottobre 1998 a Magonza e il28 aprile 2000
a Strasburgo (Université Marc B10ch). Ne12008 ho ricevuto il
premio Cultori di Roma. [L'aliocuzione pronunciata da Jean-
Michel David in occasione del conferimento della 1aurea ho-
noris causa a Strasburgo e la motivazione del premio Cultori
di Roma sono riprodotte in appendice a questa conversazione,
n.d.r.]. Di passaggio diro che sono anche socio della British
Academye dell'Académie des Inscriptions et Belles Lettres;
in Italia dell'Accademia dei Lincei, di quella di Torino e del-
l'Istituto Lombardo.

LAFFI. Mi interessa molto sapere che cosa ritieni che l'Accade-


mia dei Lincei ti abbia dato dal punto di vista cu1turale.

GABBA.La nomina ad Accademico, qualunque siano le vicissitu-


dini che portano a questo fatto, e in definitiva un riconosci-
mento, almeno io come tale 10 interpreto, di un 1avoro dotato
di merito scientifico. Teniamo presente che i miei primi anni
ali'Accademia coincisero con la collaborazione ai vo1umi della
Storia di Roma, edita dali'Einaudi. Naturalmente l'incontro
con nuove persone e un'esperienzaarricchente. Non e pero fa-
cile dire come cio ricada concretamente su1 1avoro che uno
svo1ge. Sicuramente ho guadagnato moltissimo e potrei fare
i nomi di quattro o cinque persone, non solo della classe di
1ettere, la cui conoscenza ha molto accresciuto la mia capacita
di ragionamento.

LAFFI. Potrei chiederti di essere pii1 preciso? Ti chiederei anche


una valutazione pii1 generale su1mo10 che un'accademia come
quella dei Lincei puo svo1gere nell'attuale contesto cu1turale
nazionale e internazionale.
28

GABBA.Una istituzione accademica, con la presentazione di note,


memorie, osservazioni critiche, ha il merito immediato di far
circolare idee, proposte, riflessioni. Certamente l'incredibile
diffusione di riviste specializzate ha ridotto il valore dell'isti-
tuzione, che resta pertanto un riconoscimento pubblico di
meriti e una via di diffusione rapida di notizie.

LAFFI. Direi che possiamo passare alla seconda parte di questa


conversazione. In numero se occasioni la critica ha rilevato gli
aspetti originali della tua opera. Vorrei soffermarmi su alcuni
dei tuoi indirizzi di ricerca. Q!¡ello che colpiva noi studenti
nei seminari che frequentavamo era il tuo approccio ai testi
degli storici antichi.

GABBA.Mi si e sempre posto il problema della lettura dei testi


storici antichi, sia greci che romani, con una premessa che ri-
sale almeno a Guicciardini (Ricordi, 143): «Parmi che tutti
gli istorici abbino, non eccettuando alcuno, errato in questo:
che han no lasciato di scrivere molte cose che a tempo loro
erano note, presupponendole come note. Donde nasce che
nelle istorie de' Romani, de' Greci e di tutti gli altri si desi-
dera oggi la notizia in molti capi: verbigrazia, delle autorita
e diversita de' magistrati, degli ordini del governo, de' modi
della milizia, della grandezza delle citta e di molte cose simili,
che a' tempi di chi scrisse erano notissime e pero pretermes-
se da loro». All'origine i lettori antichi erano soggetti politici
coinvolti nella vita della citta, soprattutto nel mondó greco
(come del resto anche per quanto riguarda la letteratura tra-
gica e comica). Le narrazioni storiche diventano politicamen-
te meno impegnate con sguardi piu ampi nell'eta ellenistica
fino a giungere alla paradossografia. Vi era allora un pubblico
nuovo in un quadro geografico nuovo. Contro la storiografia
drammatica si rivolge l'analisi politica di Polibio con la nuova

. .
29

centralita di Roma nel mondo ellenistico mediterraneo. Una


centralita che e ovviamente alla base non soltanto dell'opera
di Livio ma anche della storiografia greca di eta imperiale, da
Appiano, Cassio Dione, Elio Aristide e Erodiano. L'opera di
Dionigi risaliva alle origini greche di Roma per inserire Roma
nel quadro della storia greca. L'opera di Tacito, fondamentale
per il pensiero politico antico e moderno, era il punto d'arrivo
della storiografia delle guerre civili tra Repubblica e Impero.

LAFFI. Hai ricordato che la tua prolusione nel1959 verteva pro-


prio sugli storici greci dell'impero romano.

GABBA.Devo al commento di Appiano, Bella Civilia 1, affidatomi


dal Momigliano, l'ampliamento delle mie riflessioni. Infatti
ho deciso di passare ad un' analisi piu generale sui cinque libri
delle guerre civili e anche sull'intera opera dello stesso autore.
Era quindi inevitabile una lettura comparata c?n la narrazione
di Cassio Dione, come pure il tentativo di comprensione glo-
bale della storiografia greca dell'eta imperiale.

LAFFI.Un grande interesse hai sempre dedicato anche alla storia


dell'ltalia antica.

GABBA.La mia riflessione storiografica sugli ultimi due secoli


della repubblica parte dalla svolta della guerra annibalica, con
la poli tic a espansionistica romana, nella quale si incominciano
'ad individuare i primi motivi "nazionali", per un coinvolgi-
mento italico, sia militare che politico, fino alla richiesta di
compartecipazione ai vantaggi della nuova situazione storica
delineata da Polibio ad Appiano. Bisogna tenere presente che
l'economia, la Guerra Sociale, il passaggio dai foedera ai mu-
nicipi, si erano largamente appoggiati sulle strutture sociali ed
economiche delle comunita italiche (basti pensare anche al fe-

. .
. -
30

nomeno della transumanza). D'altro canto 10 stato municipale


venutosi a creare dopo la Guerra Sociale si e combinato con
la struttura imperiale e secondo me ha dato un carattere alla
stessa storia d'ltalia. Inoltre 10 svilupparsi dell'esercito profes-
sionale con il formarsi di poteri personali finisce nelle guerre
civili e poi nel principato di Augusto.

LAFFI. Al centro del tuo interesse c'e in particolare il problema


dell'identita nazionale. Fino a che punto ritieni che si possa
parlare di unita nazionale dell'ltalia in eta romana?

GABBA.In alcuni miei scritti ho espresso l'idea che mi sono for-


mato sul modo di intendere la fase antica dell'ltalia unita. lo
nego che vi sia stata una vera unificazione dell'ltalia. Nel mio
libro Italia romana (Como 1994; Biblioteca di Athenaeum
25) questi pensieri coincidono con alcune riflessioni di Andrea
Giardina. Credo che ci sia stata una formazione unitaria la
quale non si e tradotta in un'unita culturale, diciamo pure
spirituale, e sociale dell'ltalia. Al contrario, questa unita si e
verificata nelle province, visto che queste si trovavano sotto
10 stretto controllo di un governatorato (parlo delle province
dell'Occidente romano) che dava direttrici generali. L'ltalia e
rimasta, come e stato visto acutamente dal Denina nel '700,
uno stato composto da repubbliche municipali, e, secondo me,
questa frammentazione, alla quale il governo centrale ha cer-
cato di porre rimedio nel 11 secolo, creando nuove forme di
raccordo, e sempre stata una dimensione peculiare dell'orga-
nizzazione politica dell'ltalia romana. Cio spiega i problemi
di interpretazione quando tra Sette-Ottocento si e passati da
delle teorie cosmopolitiche allo stato nazionale.

LAFFI. All'inizio di questa conversazione hai detto che le tue


riflessioni sul processo risorgimentale ti hanno condotto ad

.
31

avere sempre presente la questione dell'identita nazionale e ti


hanno anche dato dei suggerimenti per la comprensione della
storia dell'Italia nel passato.

GABBA. Senz'altro, 10 confermo. Vorrei insistere sul problema


delle ricadute dell'esperienza contemporanea sulla valutazione
dei problemi antichi. Un esempio e rappresentato dall'emer-
gere di ceti subalterni nell'ambito di uno stato nuovo, come il
regno d'Italia dopo il1861, e come la repubblica italiana, dopo
la seconda guerra mondiale. Ribatto questo punto perché mi
sembr~ che confermi quello che e stata una delle forze della
mia opera, cioe che la riflessione sull'antico e stata sollecitata,
nel bene e nel male, dall'attenzione alle esperienze contempo-
ranee, senza voler con questo creare anacronismi. Mi viene da
sorridere se penso a come anche recentemente mi risulti che
sia ritornata l'interpretazione dei miei studi su Appiano, che
risalgono agli anni '40-'50. In parte dell'Europa, io, avendo
studiato Appiano e le sue guerre civili, ero stato interpretato
come un marxista, visto che Marx e i marxisti avevano analiz-
zato 10 stesso autore, sicché tutti credevano che il sottoscritto
fosse legato alle teorie marxiane.

LAFFI. Mi raccontasti una volta la disillusione di una collega


quando dicesti che non 10 eri.

GABBA.Qyesto conferma il fatto che esiste un'adesione a problemi


contemporanei, ma non alle soluzioni date da una certa política.

LAFFI. Fermiamoci su questo punto, che e molto interessante.


Momigliano affermava nel suo famoso decalogo relativo alle
regole del gioco nello studio della storia antica che in una
ricerca storica i nostri convincimenti e le nostre esperienze
possono insegnare a porre specifiche domande alle fonti, ma

. .
32

non determinano la risposta delle fonti. E un principio meto-


dologico su cui siamo tutti d'accordo. Non credi pero che in
pratica i nostri convincimenti e le nostre esperienze influenzi-
no anche la nostra visione degli accadimenti storici?

GABBA.In un certo senso e inevitabile.Se io a un certo punto mi


pongo il problema agrario all'epoca dei Gracchi e impossibi-
le che su questa mia visione dell'episodio non influiscano le
esperienze che abbiamo vissuto. E inutile negare che alla base
della riflessione storico-politica di Fraccaro vi sia stato un fon-
damento positivistico. Allo stesso modo, e evidente che nella
concezione di De Sanctis c'e una profonda adesione agli aspetti
religiosi. Non puo essere infatti cancellato il peso dell'adesione
alle correnti culturali del periodo in cui ciascuno vive ed opera.
Se uno studioso rimane estraneo ai movimenti culturali del suo
tempo e nella sua ricerca non vi e nessuna ricaduta di essi, verra
fuori una produzione scientifica di un certo interesse antiquario,
che resta, diciamo cosi, statica. Non so se mi spiego.

LAFFI.Qyeste considerazioni evocano il problema dell'obiettivita


di ogni ricostruzione storica. Qyesto problema riguarda gli
storici antichi e gli storici moderni. Come si possono corretta-
mente utilizzare gli autori antichi da questo punto di vista?

GABBA.Farei una premessa. Per 1'utilizzazione corretta di ogni


testo letterario antico, storiografico e non, e preliminarmen-
te indispensabile la determinazione, quando sia possibile, del
pubblico al quale l'autore si rivolge. Si deve inoltre valutare
cosa i lettori antichi leggessero, e, per 1'oratoria, cosa potes-
sero comprendere delle argomentazioni politiche, religiose e
narrative. Teniamo presente che noi abbiamo testi rivolti dal-
1'autore a se stesso, come 10 scritto di Marco Aurelio. Come
studioso della storia antica, ho sempre tentato di capire qua-

. .
33

le realta 10 storico antico volesse investigare e rappresentare.


Lo storico puó essere anche 1'epigrafista o l'artista: grazie alle
loro testimonianze e possibile ricostruire il contesto culturale
nel suo insieme. Ho avuto modo di riaffermare questo mia
convinzione anche di recente, sottolineando che la mia analisi
non si limita alla sola figura di Polibio, ma si allarga ai suoi
destinatari, ovvero coloro ai quali Polibio parlava. Mi sembra
quindi evidente che questi ragionamenti debbano valere sia
per i contenuti della narrazione sia per i modi in cui questa
viene sviluppata. Ho dei dubbi sulla troppa insistita distin-
zione tra storia e antiquaria, distinzione che e diversa per 1'eta
moderna rispetto all'eta antica. In ogni caso l'impianto narra-
tivo deve coinvolgere il problema storico identificato dalle e
nelle fonti documentarie antiche. Naturalmente 1'esposizione
storico-storiografica antica e inevitabilmente valutata dallo
studioso moderno in relazione alle esperienze dirette della sua
eta. Ribadisco la necessita di collocare il problema storico nel
panorama sto rico culturale che ci circonda.

LAFFI. Riconosco che questa e sempre stata la tua impostazione:


ogni storico va calato nel suo tempo; e anche noi siamo figli
del nostro tempo.

GABBA.Come io vivo avvenimenti di un certo tipo, allo stesso


modo Polibio faceva esperienza del mondo romano-ellenistico
del 11secoa.C., cosi come Tucidide della polis e della crisi del V
secolo. E chiaro che su quella base entrambi hanno cercato di
capire la storia e di trasmetterla. Aliora uno scriveva per essere
capito e per trasmettere un insegnamento, perché credeva alla
possibilita della storia di insegnare. Qyello che e fondamen-
tale e riuscire ad interpretare questo modo di trasmettere una
conoscenza. Naturalmente il modello tucidideo era un model-
10 culturalmente e politicamente ristretto. Nell'eta ellenistica

. .
34

si sviluppa in relazione a differenti interessi di un differente


pubblico un altro tipo di storiografia che possiamo indicare
come storiografia romanzata e paradossografia, che e legata a
fattori di storia locale. Come ho mostrato in un mio lavoro, e
propriamente dalla tradizione locale che puo nascere una nar-
razione storica o pseudo-storica che colpisce di piu sentimenti
fantastici e meravigliosi. Ripeto, a me interessa capire perché
gli antichi dicessero certe cose e a che pubblico si rivolgessero.
Q,yesta convinzione e venuta sempre piu amplificandosi. Un
punto, come ho detto piu volte, sul quale sono completamen-
te d' accordo con Santo Mazzarino, eche il Cristianesimo e
quindi i testi e le testimonianze relative ad esso hanno rappre-
sentato una democratizzazione della cultura.

LAFFI. Veniamo alla storia dell'eta piu vicina ai nostri giorni.


Tanto meno per questa eta ci si puo illudere di raggiungere
certezze assolute.

GABBA.Ammettere che ci sia una verita della storia per me e


pericoloso. Per esempio, non si puo negare che nelle tradizioni
antiche a noi giunte vi siano gia presenti delle verita vulgate. 11
discorso che ho fatto io finora diventa quindi un avvertimen-
to: signori miei, io cerco di capire la storia antica sulla base
delle esperienze che io vivo nel presente, eche possono essere
giudicate politicamente; tuttavia, mi sembra che le stesse ac-
quistino una verisimiglianza, non una verita, pur se collocate
in un passato. Per questo ritengo di non poter rifiutare il pas-
sato risorgimentale dei miei e delle loro famiglie, che hanno
combattuto sia con i Savoia sia con Garibaldi.

LAFFI. Se non si puo raggiungere una verita della storia, ogni ri-
cerca storica deve essere un continuo ripensamento, una con-
tinua revisione critica dei risultati raggiunti.

i
35

GABBA. Sono d'accordo.

LAFFI.Ecco, ma esistono secondo te problemi, visioni storiche, stra-


tificazioni vulgate che non richiedono di essere riconsiderate?

GABBA.In che senso?

LAFFI.Nel senso che a volte ci troviamo di fronte a ricostruzioni


storiche che vengono presentate come verita acquisite e im-
modificabili.

GABBA.Si, ma non 10 sono. ~esta, secondo me, e la ricchezza


della storiografia: la possibilita di ripensare, non in termini
di una verita assoluta, ma in termini di una conoscenza del-
l'accaduto che e legata
a certe condizioni spirituali, morali e
politiche contemporanee.

LAFFI.Anche ideologiche?

GABBA.Ideologiche, sicuramente.

LAFFI.E non di rado anche opportunistiche.

GABBA.Si, questo accade evidentemente nell'ambito delle ideo-


logie.

LAFFI. Le ideologie, per 10 me no quelle assolutiste, non servono


quindi gli interessi della storia.

GABBA.Certamente. La ricerca storica ci aiuta a capire come e


perché una «verita» e stata condizionata da un'ideologia.

LAFFI. La storia ci aiuta quindi a relativizzare...

.
36

GABBA.... e a dare il senso della continua caducita e temporanei-


ta di interpretazioni ideologiche.

LAFFI. E guai a pensare che noi siamo arrivati al punto massimo


della ricerca eche noi siamo depositari di una verita storica
che non deve piu essere messa in discussione una volta che e
stata formulata e canonizzata.

GABBA.Chi leggeva nel III secolo a.C. i racconti storici parados-


sografici riteneva che questa fosse la verita.

LAFFI.Tu ti riconosceresti in una qualche precisa tendenza sto-


riografica?

GABBA.lo ritengo di collocarmi in una tendenza che non vor-


rei precisare dal punto di vista filosofico, ma che attiene alla
corrente storicistica. Ho continuato a leggere anche recente-
mente i lavori di Fulvio Tessitore e confesso che ne vengono
fuori storicismi di ogni tipo. Sono lontano tanto dallo strut-
turalismo quanto dall'esistenzialismo. Riconosco l'importanza
delle teorie storiografiche e dei temi di studio delle Annales,
ma credo che non abbiano molto influito sulla mia forma-
zione storica. Non credo nemmeno che l'interesse, diciamo
cosi «geografico» di Tibiletti derivi dalla Scuola delle Annales:
deriva piuttosto dall'insegnamento di Fraccaro sui rapporti fra
uomo e natura. Mi colloco, ripeto, nell'ambito di una struttura
storicistica, pur riconoscendo la pericolosita, che si e verifi-
cata sotto i miei occhi, di certe conseguenze dello storicismo
romantico. Esso infatti ha portato pure al nazismo e a altre
forme del genere. lo ho cercato di valorizzare uno "storicismo
cosmopolitico", e mi hanno insegnato molto le opere e la di-
scussione con Franco Venturi.
37

LAFFI. Fino a che punto ritieni che possa essere utile una ricerca
storica dell' antichita che si fondi su schemi concettuali e mo-
delli interpretativi moderni?

GABBA.Non e mai molto utile perché non riesce a calarsi nella


realta. Noi disponiamo di dati, per esempio, pur con tutto il
rincrescimento che possiamo avere, che non sono sufficienti
a dare un'autonomia alla storia economica. Abbiamo invece
degli elementi precisi per la storia culturale, per la storia reli-
giosa e per la storia poli tic a amministrativa, su cui insisto no
fattori economici. Per questo non regge il modello di Moses
Finley, secondo cui esistono dei modelli interpretativi moder-
ni di carattere eco no mico. Al contrario io so benissimo che ci
sono dei modelli interpretativi antichi di ordine molto diverso,
come !'idea della polis per esempi02. Seguendo le opinioni di
Finley, Oswald Murray finisce per dire che la storia greca non
ha un elemento fondante, visto che si nega la polis come esito
di un processo storico. lo ho scritto in un articol03 come si
debba dare una precisa preferenza agli aspetti politico-cultu-
rali della storiografia antica; naturalmente bisogna capire per-
ché gli aspetti politico-culturali sono legati alla conoscenza ed
alla realta di fattori storico-politici e a motivazioni ideali-mo-
rali, che si traducano nella storiografia. Qyesti motivi ideali
e morali diventano canoni storiografici e non motivazioni di
carattere economico, e per questo nasce la mia opposizione
precisa all'idea di Finley. lo sostengo che per il mondo antico
sarebbe sempre meglio parlare di organizzazione sociale e po-

2 Sulla differenza degli indirizzi storiografici del Vicino oriente e quelli della
Grecia c1assica, si veda il mio contributo Presentazione e scrittura della storia, in
Riflessioni storiograjichesul mondo antico, Como, 2007, pp. 23-26.
3 E. Gabba, Per una discussionesu «Problemi e metodi di storia antica» di Moses L
Finley, in Cultura classicae storiograjia moderna, Bologna, 1995, pp. 345-351.

.
" -
38

litica di una comunita e delle sue istituzioni piu che di un con-


cetto di stato. Naturalmente alcune di queste istituzioni sono
privilegiate nella riflessione antica e sono connesse alle realta
ambientali e locali. Vorrei chiarire meglio questa mia afferma-
zione riportando alcune frasi di un mio articol04: «prendiamo
come punto di partenza la "citta", in quanto essa e la struttu-
ra essenziale della convivenza sociale antica e, in quanto tale,
paradigma del modo di vita civilmente avanzato di contro ad
altre forme di organizzazione e di associazione piu arretrate.
E nel quadro istituzionale e concettuale della citta che la po-
litica e i suoi modi di attuarsi sono al centro della riflessione
storiografica greca (e anche romana). Ne deriva il carattere
politico della storiografia nel suo livello piu alto e, di rifles-
so, la sua funzione politica. Come 1'uomo politico propone ai
suoi concittadini, al momento di scelte politiche, l'analisi della
situazione, le ragioni dello stato presente e gli obiettivi del-
1'azione, cosi 10 storico (che e di regola un politico) dara conto
nella sua opera di queste stesse azioni politiche, quasi ultima
attestazione in favore delle tesi sostenute. Si spiega anche cosi
1'accentrarsi dell'attenzione dello storico, specialmente greco,
sulla realta del presente, gia rilevata da E. Schwartz e ribadita
dal Canfora, in quanto il presente e considerato il momento
piu alto del processo storico, non superabile nel futuro, nel
quale si vedra invece un andamento ciclico dello svolgimen-
to storico. La storia del presente, la comprensione critica del
presente, serviranno, come dice Tucidide 1 22,4, a chiarire il
corso degli avvenimenti futuri, per via delle analogie e delle
somiglianze che tali avvenimenti presenteranno per 1'immuta-
bilita della natura umana. La conoscibilita, quindi, delle azioni
degli uomini diventa validita, per il futuro, dell'insegnamento

4 E. Gabba, Modelli interpretativi nella storiogrtifia antica, in Cultura classicae


storiogrtifia moderna, Bologna 1995, p. 333.
39

di metodo storico-politico ricavato da! presente. Ma questa


validita, legata alla ripetibilita prevedibile della storia nel futu-
ro, ha evidentemente valore anche a ritroso per la stessa fon-
damentale motivazione; si puü, quindi, dalla comprensione e
dall'interpretazione del presente ricavare anche uno schema
interpretativo che serva a capire, interpretare, rappresentare
un passato, che si immagina intelligibile, interpretabile, rap-
presentabile come lo e il presente. Anzi e proprio in quel pas-
sato che si svolgera quella progressione che conduce all'alto
grado raggiunto nel presente, e non superabile. L'idea di pro-
gresso vale nel1a riflessione storiografica antica entro il quadro
del passato, non per quello futuro».

LAFFI. Oggi mi sembra che il problema delle scelte teoriche nel


campo della storiografia non sia di vitale importanza, almeno
per molti storici. Ma questo problema doveva esser molto piu
sentito nel periodo in cui, nei tuoi anni giovanili, frequenta-
vi l'Istituto Croce. Mi hai accennato in qualche occasione a
tue discussioni con Lepore, con il quale hai sempre conserva-
to un rapporto di stima e di affetto. Qyal era la posizione di
Lepore?

GABBA.Avevo conosciuto Lepore all'!stituto Croce negli anni


49-50 e siamo rimasti amici per sempre. Lepore e stato, se-
condo me, continuamente in tutta la sua vita, attentissimo a
tutti gli indirizzi e a cercarne uno che fosse piu vicino alle
esigenze proprie. Purtroppo credo che non sia riuscito a tro-
varIo nel finale. E stato vicino e si e interessato (come anche
Momigliano, ma dico, Momigliano dal punto di "vista esteti-
co") all'esistenzialismo e alle indagini antropologiche, che ha
cercato di agganciare sempre di piu, perché aveva delle vive
curiosita. L'antropologia studia tutto ciü che nella storia e col-
lettivo (anche se, come diceva Marc Bloch, la memoria col-
40

lettiva e poi una trasmissione di pensieri singoli) di contro


alle idee, azioni, accadimenti individuali,cioe comportamenti,
modi di pensare e sentire, etc...; aspetti oscuri nella storia,
realta umane lontane da una volonta consapevolee di coscien-
za riflessa (rinvio, a questo proposito, alle considerazioni di
C. Violante, Le contraddizioni della storia. Dialogo con Cosimo
Damiano Fonseca,Palermo 2002, p. 104).

LAFFI.In effetti, tra gli storici antichi Lepore e stato uno dei piu
coinvolti in problemi filosofici.

GABBA.Gli erano centrali, e l'interpretazione filosofica era la base


della sua analisi storica.

LAFFI.Un'altra stagione di riflessioni e scelte teoriche nel campo


della storiografia e, piu in generale, culturale si e avuta negli
anni '70 del Novecento, quando l'Istituto Gramsci, che eserci-
tava un notevole «appeal» anche nel campo della storia antica,
ispirava tematiche e riflessioni che si richiamavano al pensiero
marxista. Pensi che 1'interpretazione marxista della storia ab-
bia ancora una qualche validita?

GABBA. Emia opinione personale che il pensiero marxista ha avu-


to ed ha una sua validita teoretica che continua e continuera.
Certamente 1'influenza di questo pensiero nella valutazione sto-
rica e storiografica e molto decaduta con 1'89.Evidentemente il
completo ribaltamento di realta politiche legate all'interpreta-
zione marxista della storia ha portato a un declino dell'influen-
za nella storiografia, o una forte riduzione dell'incidenza storio-
grafica di questo pensiero. Non so come andra a finire.

LAFFI. Vorrei ora passare a problemi che riguardano piu diretta-


mente 1'impostazione della tua ricerca storica. Una delle piu

.
41

grandi realizzazioni dello spirito romano e stata l'elaborazione


e la codificazione del diritto. Come vedi il rapporto tra storia
romana e diritto romano?

GABBA.La tendenza fondamentale della storiografia classica, da


Erodoto a Tucidide, Polibio, Livio, Tacito, ricercava nello svol-
gimento della vicenda umana la formazione, la nascita e lo
sviluppo di un organismo statale, nel quale si riconosceva la
struttura politica, amministrativa, eco no mica, culturale e mo-
rale di una comunita. QJ¡esto e stato il modello di un lungo
periodo della nostra storiografia europea, vale a dire la storia
dello stato. E singolare l'osservazione che fece Aldo Ferrabino
a proposito dell'analisi di Momigliano sulla storia del regime
imperiale romano, che Momigliano era arrivato a ripudiare in
una sua interpretazione dell'impero romano la dottrina classi-
ca sullo stato come organo della storicita5. QJ¡esta e una delle
tante ragioni per spiegare lo studio degli aspetti e delle teo-
rie giuridiche che hanno caratterizzato l'indagine della storia
antica. Amministrazione, liberta dei cittadini, rapporti con le
istituzioni, organizzazione della vita politica, teorie a fonda-
mento di queste realizzazioni pratiche sono fondamentali nel-
lo svolgimento storico delle comunita politiche. 11valore e la
validita del diritto romano e stato anche nella continuita della
storia nelle eta medievale e moderna, mi riferisco soprattutto
alla ripresa storico-scientifica dello studio del diritto in rela-
zione alla rilettura critica della storia romana fra Settecento e
Ottocento. Per fare degli esempi dei quali ho avuto esperienza
diretta, basta pensare allo scambio e alla connessione fra storia
e diritto a Pavia di Fraccaro e di Tibiletti, e nel quadro degli in-
segnamenti giuridici, a Pietro Bonfante e a Dario Mantovani.
A Pisa la mia esperienza diretta e stata il mio colloquio conti-

5 E. Gabba, Riflessioni storiograjichesu/ mondo antico, Como 2007, p. 217.

.
42

nuo con gli storici del diritto, Paolo Frezza, Feliciano Serrao,
Carlo Venturini.

LAFFI. Mi viene in mente l'incipit famoso di una comunica-


zione letta nel 1963 da Momigliano in occasione del Primo
Congresso Internazionale della Societa Italiana di Storia del
Diritto6: «immagino che siamo qui per celebrare un avveni-
mento storico di qualche importanza, la fine della storia del
diritto come branca autonoma della ricerca storica». E una
provocazione che per fortuna, dal mio punto di vista, non ha
avuto conseguenze sulla specificita dello studio del diritto ro-
mano come disciplina autonoma.

GABBA.Non c'e dubbio che l'affermazione di Momigliano era


stata volutamente provocatoria.

LAFFI.Tornando al concetto di stato, perché e fino a che punto


ritieni che sia importante nella storia di Roma?

GABBA.Anche durante l'eta repubblicana romana il concetto di


stato, pur nella distinzione tra il centro romano e le comunita
a1leate, fra il centro e i municipi e le colonie, si e espresso con
una forte unita. Nell'eta imperiale la dilatazione del territorio,
specialmente in Italia, ha portato, almeno a me sembra, a una
attenuazione della presenza del potere imperiale, tanto e yero
che i municipi hanno mantenuto una notevole autonomia, e
che gli interventi del potere imperiale sono stati per reprime-
re problemi di ordine pubblico. I tentativi del 11 secolo d.C.
di creare degli organismi intermedi tra i poteri municipali e

6 A. Momigliano, Le conseguenzedelrinno'lJamento
del/astoriadeidiritti antichi,in
«Rivista Storica Italiana", 76 (1964), 133-139 = Id., Terzo contributo al/a storia
degli studi cIassicie del mondo antico, 1, Roma 1966, 285 -302.

L T -1
43

quello imperiale sono falliti. Secondo me, questo e stato uno


degli elementi fondamentali che ha portato ad una sorta di
frammentazione: la provincializzazione dell'ltalia arriva con
Diocleziano. Mentre i rapporti tra il potere imperiale e le pro-
vince sono sempre stati forti, invece in Italia si era mantenuta
e anzi accresciuta una certa forma di autonomia rispetto al
potere centrale. I rapporti erano mantenuti solamente con i
membri della famiglia imperiale.

LAFFI.Nel corso delle tue ricerche sei stato attratto da vari aspetti
della realta storica romana: la lotta politica, 1'amministrazione,
1'economia, la cultura dei ceti dirigenti e numero se altre tema-
tiche. Qyali sono i campi di ricerca che ti hanno coinvolto di
meno?

GABBA.Ho avuto una carenza gravissima, 10 dico con tutta since-


rita, e di questa carenza mi sono reso conto negli ultimi 10-15
anni: l'ayer dato poca rilevanza ai fattori religiosi nello studio
del mondo antico. Qyesta sensibilita sulla possibilita che il
fattore religioso rappresentasse un elemento condizionante
della storia c'era, fra gli allievi di Fraccaro, in Bernardi, c'era
in Garzetti. L'altissimo senso morale che pervade la Storia di
Roma di Albino Garzetti gli deriva, secondo me, oltre che
dalla tradizione, dalla consuetudine con De Sanctis.

LAFFI.Qyesta esigenza di considerare con maggiore attenzione


1'elementoreligioso nella storia antica da che cosa ti e stata
ispirata?

GABBA.Qyesta esigenza si e manifestata a partire dagli stimoli


ricevuti negli ultimi 20 anni. Infatti la storia contemporanea
mi ha fatto rivalutare alcuni aspetti e lati dell'azione e del-
1'esperienza religiosa antica che in passato avevo trascurato.
44

LAFFI. Parli dell'esperienza religiosa in generale, o soltanto del


cristianesimo ?

GABBA.Non soltanto del cristianesimo.Mi riferisco anche al paga-


nesimo, cioe il senso antico di religione. Lo stesso Momigliano
si poneva soprattutto nel finale della sua vita problemi di que-
sto tipo. In uno dei suoi ultimi lavori, Momigliano cercava
di capire quale fosse il senso della religione a Gerusalemme,
ad Atene e a Roma, vale a dire in che cosa credesse la gente
comune.

LAFFI. Ricordo che Momigliano ripeteva che questo era uno dei
problemi piu difficili.

GABBA.Certamente. In primo luogo perché non c'e documen-


tazione precisa, o, se c'e, que sta va studiata in modo diverso,
attraverso le epigrafi, l'archeologia, e i testi letterari. Confesso
che la mia attenzione, rivolta prevalentemente a fatti di carat-
tere politico-militare-amministrativo, ha trascurato l'aspetto
religioso perché, diciamolo pure, i fattori relativi alla religione
sono esclusi sia da Tucidide che da Polibio, mentre sono pre-
senti in Livio, ma come elementi esterni. In linea di massima
per la storiografia antica esiste una riflessione in cui 1'elemento
religioso e degradato a superstizione. Non credo che la gente
comune delle varie popolazioni italiche credesse nelle storie
mitologiche che ci hanno tramandato i testi letterari alti; ave-
vano certamente un senso della religiosita per quanto riguarda
fenomeni atmosferici, ambientali, naturali e tradizionali, ma
non sapremo mai quali furono le credenze dei contadini ro-
mano-italici di fronte a terremoti, alle catastrofi, ai cambia-
menti. Purtroppo ci sono dei fattori che sfuggono o che sono
difficili da cogliere accanto a quelli piu evidenti di carattere
politico e amministrativo, probabilmente perché questi ultimi
45

sono storicamente piu importanti. Ma dopo la Guerra Sociale


la po1itica della municipalizzazione comporto, anche urbani-
sticamente, la creazione di fora e di capitolia con le divinita
romane tradizionali, in funzione unificante.

LAFFI.Nelle grandi contrapposizioni delle guerre civili, per esem-


pio nella guerra civile tra Mario e Silla, un argomento che hai
studiato approfonditamente, ritieni che ci siano anche delle
contrapposizioni di carattere religioso?

GABBA.Q.!¡alcosa c'e, perché quando si 1egge che alcuni tem-


pli finanziavano le guerre civi1i (per esempio, oltre al tempio
Capito1ino, Anzio, Lanuvio, Nemi e Tivoli, Appiano Bella
Civilia 5, 97), vuo1 dire che la classe sacerdotale, vale a dire la
classe politica, aveva assunto una qualche posizione ne1 con-
flitto. Cosa altrettanto importante eche quei templi rappre-
sentavano, insieme ad altri, dei punti di riferimento per vasti
ambiti popo1ari.

LAFFI. Ancora un paio di doman de prima di concludere questa


interessante conversazione. Secondo te, che cosa sopravvive
dell'organizzazione e della cultura del mondo romano ne1-
l'Europa di oggi?

GABBA.Una domanda da un lato difficile, dall'altro, direi, quasi


equivoca. Riconosco nell'organizzazione dello stato imperiale
romano una base decisiva per l'organizzazione e 10 svi1uppo
dell'Occidente europeo, e su questo non avrei nessun dubbio.
Ritengo anche che l'influsso della cultura espressa dag1i ambiti
territoriali romani nell'eta imperiale si sia esteso anche al di la
dei confini, soprattutto nell' ambito germanico. Pero c'e anche
il dato di fatto che una larga parte, soprattutto orientale-meri-
dionale del mondo romano, e stata, non dico spazzata via, ma
46

ridotta da successive invasioni: l'invasione araba ha portato al


ritomo di culture locali, a scapito del1a cultura romana, che si
e manifestata e mantenuta nell'ambito dei territori propria-
mente europei. Gia l'Oriente europeo, soprattutto balcanico,
ha subito dei profondi cambiamenti con le invasioni turche.

LAFFI.Come vedi, in particolare, l'eredita della storia romana sul-


la storia successiva dell'ltalia?

GABBA.In me si e sempre piu radicata un'idea basilare, cioe che


l'organizzazione dell'Italia romana repubblicana, con il fra-
zionamento dei municipi e colonie, inseriti nell'ambito del-
l'impero ecumenico augusteo, ha profondamente influenzato
gli sviluppi successivi della storia d'Italia. Sono inoltre ferma-
mente convinto che la fase romana e alla base della storie na-
zionali del1'Occidente, soprattutto delle province occidentali,
riferendomi alla Francia e alla Spagna. L'ltalia, infatti, con
la pace romana quasi si annul1a nell'universalismo imperiale,
dopo essere uscita dalle guerre civili esautorata del suo ruolo
centrale per Roma: basta pensare che dopo Giovenale non c'e
piu una letteratura latina in Italia, se non fino all'eta cristiana.
Con l'avvento di Augusto cambiano i ceti dirigenti e l'elemen-
to unificante non e piu stata un'organizzazione statale, ma la
figura del principe. lo ho sostenuto questo anche in quell'arti-
colo riprodotto in RiHessioni storiografiche sul mondo antico
(Como, 2007)7. Accenno inoltre alla discussione a distanza
tra Momigliano e Mazzarino sul signmcato dell'esperienza
romana per la storia dell'Occidente8. lo credo che il frazio-

7 E. Gabba,Alcune considerazionisu una identita nazionalenellltalia romana,in


Riflessioni storiograjichesul mondo antico, Como, 2007, pp. 63-71.
8 E. Gabba, Santo Mazzarino eAmaldo Momigliano: due maestri, in Cultura cIas-
sica e storiograjia moderna, Bologna, 1995, pp. 403-417.

.
47

namento politico dell'Italia possa spiegarsi con la mancanza


di un tessuto politico-amministrativo che sapesse coinvo1gere
i municipi italiani in una prospettiva piu generale, e da qui
sono nate tutte le questioni del rapporto fra 1'Italia come na-
zione, fra l'Italia come stato, il problema dell'unita o meno
della storia dell'Italia. Per questo motivo ho cercato anch'io
di fare degli studi, anche se non e stata una tematica decisi-
va, sulla tradizione delle culture 10cali dell'Italia, diciamo cosi,
sottoposte all'organizzazione politica dell'Italia imperiale. lo
insisto su questo argomento perché ritengo che le realta 10cali
abbiano condizionato fortemente 10 sviluppo della storia suc-
cessiva d'Italia. ~esto e un problema estremamente delicato,
e sono persuaso che un'unita della storia italiana deve trovarsi
nella tradizione della cultura classica, affidata al Cristianesimo
e alla Chiesa. ~ello che e stato detto cento volte e che la pre-
senza dello Stato Pontificio non ha favorito la formazione di
uno stato unitario. Tuttavia il Cristianesimo e la Chiesa hanno
trasmesso una cultura classica che rappresenta un elemento
unificante: e una teoria dei neo-guelfi ottocenteschi. Non e
per niente una presa di posizione politica, anzi il contrario; io
sono asso1utamente laico in poli tic a, ma riconosco che la cul-
tura classica e stato un elemento decisivo, e questo e uno degli
aspetti piu interessanti sia di Mazzarino che di Momigliano.
Mazzarino vede il Cristianesimo come una forma di demo-
crazia culturale, mentre Momigliano finisce per dire che la
Chiesa invade ed espropria la struttura imperiale, come si
1egge nell' artico10 Roma dell'Enciclopedia Italiana. Come ha
notato Aldo Ferrabino, Momigliano ha spostato il centro de1-
la storia dallo Stato alla religione; e di qui percio un declino
dell'Italia nella posizione di privilegio nel contesto dell'impe-
ro. Le citta invece rimangono le strutture portan ti: Pompei e
in pie no sviluppo di una campagna elettorale, mentre a Roma
le campagne elettorali non c'erano piu. ~i valorizzo un'idea

.
48

di Guizot, il quale riconosce che, mentre a Roma si assiste al


declino delle istituzioni repubblicane, nell'ambito dei munici-
pi la liberta politica si e sviluppata con il crescere dell'indipen-
denza e dell'importanza delle realta locali, eche, tuttavia, nel
corso dei secoli dell'impero, il declino delle classi medie, sulle
quali la realta municipale si fondava, era la conseguenza ine-
vitabile della politica del governo centrale. <2.!Iestoe un dato
estremamente interessante, perché Guizot 10valorizza ancora
all'epoca della Restaurazione in un saggio che appare un yero
manifesto dell'ideologia liberale borghese9.

LAFFI.Un'ultima questione. A distanza di piu di un secolo opere


di insigni storici antichi, non soltanto Mommsen, continuano
a essere lette, a essere citate nei nostri lavori scientifici, segno
di una vitalita di un pensiero che riusciva a formare le co-
scienze. Come vedi il presente e l'avvenire degli studi di storia
romana, in Italia e all'estero?

GABBA. Adesso la situazione e profondamente cambiata.


L'incidenza di questo indirizzo di studi e largamente in de-
clino, anche se ci sono degli aspetti contraddittori: io vedo
attraverso Atheneaum, per esempio, che negli ultimi sei mesi
saranno usciti 4-5 volumi da Oxford, a parer mio importanti.
E cambiato sicuramente 1'indirizzo della ricerca, ma questo
non vuol dire che non ci sia un certo declino dell'importan-
za dei nostri studi. Ha preso un forte sopravvento una serie
di ripensamenti storico-filosofici, diciamo anche culturali ed
antropologici; certamente non c'e piu quella centralita degli
studi classici che si era mantenuta per tutto 1'Ottocento e per

9 Fr. Guizot, Du régime munieipale dans I'Empire romain, au einquieme siecle de


l'ere ehrétienne, lors de la grande invasion des Germains en Oecident, in Essais sur
l'histoire de Franee, Paris, 1823, pp. 6-39.
49

la prima parte del Novecento. Teniamo presente che questa


centralita c'era gia nell'Umanesimo, ma in modo diverso. Il
declino della storia antica in certi ambiti tradizionalmente
avanzati puo sembrare drammatico.

LAFFI. Che cosa possiamo fare per mantenere vivo l'interesse per
lo studio della storia antica?

GABBA.Siamo noi che dobbiamo continuamente insistere sul-


l'importanza della comprensione della storia, anche antica, per
l'approccio e la comprensione delle realta moderne. Qyesto
mi sembra indispensabile.

LAFFI. Qyesto gia lo facciamo, ma molto dipende anche dalle


politiche scolastiche e universitarie dei governi.

GABBA.Si, pero credo che in qualche modo si riesca a realizzare


qualche cosa, se si valorizzano questi fattori.

LAFFI. Che cosa diresti a un giovane che intraprende ora lo stu-


dio della storia antica?

GABBA.Lo studio di un qualsiasi problema storico, in ogni fase


e aspetto dello svolgimento umano, risponde ad esigenze e a
sollecitazioni personali. La lettura di opere, antiche e moderne,
e lo studio di nuova documentazione sono certamente incisivi,
quando vi sia gia la predisposizione culturale e intellettuale.
Appendice I

Lettera di Plinio Fraccaro a Luigi Russo, su carta intestata:


Universita di Pavia, il Rettore

Caro Russo,

11Dott. Emilio Gabba, riuscito 2° nel concorso di storia greca e


romana per Padova, e mio alunno e aspira a venire a Pisa. Ti assicuro
che il Gabba e uno studioso d'ingegno, preparatissimo, con solida
preparazione filologica. Come uomo, e di una famiglia di studiosi:
il suo prozio fu a lungo professore di diritto civile a Pisa, suo padre
[in realta, suo zio. N.d.R.] era astronomo a Brera. E un gentiluomo,
educato, riguardoso e a posto sotto tutti gli aspetti. Spero che tu
vorrai tenere in considerazione queste assicurazioni che ti do con
piena coscienza. Grazie. Sta bene e spero di vederti presto ai Lincei
o altrove.

Tuo

P. Fraccaro

Pavia, 23/XI/1958

.
Appendice 11

Allocuzione pronunciata in francese da Jean-Michel David,


Professore all'Universita Paris 1 Panthéon-Sorbonne, in onore di
Emilio Gabba il 28 aprile 2000:

Signore,

e aggiungerei, caro Maestro, dal momento che Lei 10 e sempre


stato e 10 e ancora. Comincero infatti con una nota personale che
tutti i presenti mi perdoneranno. Q!¡ando alla fine degli anni '70 ar-
rivai a Roma, giovane Francese, destinato, grazie all' École Fran<;aise,
alle felicita della scoperta della cultura e delle scienza italiane, due o
tre nomi dominavano la storiografia recente dell'Antichita romana,
e tra questi il Suo regnava. Candidamente, Le chiesi un incontro.
Non ci misi molto a ottenerlo e ricordo ancora quella conversazione,
nella quale Lei uso la cortesia di ascoltare i miei tentennamenti di
principiante in un italiano balbuziente che doveva fare un bel po' di
fatica a comprendere. Lei ebbe allora la generosita di farmi parte-
cipe delle Sue riflessioni e di indicarmi qualche pista da esplorare.
Uscivo da questo incontro rinfrancato, evidentemente perché Lei
aveva avuto l'amabilita di mettere a tacere i Suoi interrogativi e di
serbare per Sé ogni perplessita. Non ho mai cessato in seguito di leg-
gerLa e ogni volta che penetravo piu in profondita nella Sua opera,
provavo sempre 10 stesso sentimento: che cosa rimane da dire su di
un argomento che Lei ha gia trattato? Q!¡ale accostamento, quale
argomento impiegare che Lei non abbia gia utilizzato?

1 Suoi lavori infatti sono considerevoli. Lei ha studiato tutta


la Storia della Repubblica romana. In apparenza senza un piano
preordinato, semplicemente perché, partendo da un dato problema
54

e smontando il gioco degli attori della scena sociale e politica, Lei


misura il tempo risalendo la catena delle cause e ripercorrendola in
senso inverso per seguire le conseguenze.

A riconsiderare le Sue pubblicazioni, infatti, e proprio questo


che appare chiaro. Non citen) qui se non le Sue opere principali:
Appiano e la Storia delle guerre civili nel1956, traduzione e com-
mento dei libri 1 e V dello stesso Appiano nel1959 e nel1970,
Esercito e societa nella tarda Repubblica romana nel1973, Del buon
uso della ricchezza nel1988, Dionysius and the history of archaic
Rome nel1991, opera tradotta immediatamente in italiano, L'Italia
romana nel1994 e Cultura c1assicae storiografia moderna nel1995,
senza contare le sintesi da Lei pubblicate nella Cambridge Ancient
History e nella Storia di Roma. La maggior parte di questi libri sono
delle raccolte di articoli che li riprendono tematicamente e forni-
scono cosi dopo alcuni anni di lavoro 10stato del Suo pensiero su di
un particolare campo d'indagine. Infatti Lei segue sempre numerosi
problemi contemporaneamente, non separati e nemmeno connessi,
ma perché la riflessione che Lei porta avanti per uno chiarisce tutti
gli altri che ad esso sono legati. Cosi si definiscono differenti fili, che
cerchero di seguire, anche se evidentemente con qualche schemati-
smo, aff1nché il pubblico che ha meno familiarita con la Sua opera
possa percepirne l'importanza e gli obiettivi in gioco.

Lei ha cominciato alla fine degli anni '40 con uno studio sul-
l'esercito romano alla fine della repubblica. Lei apre cosi tre pro-
blemi, quello del censo e della fiscalita, quello dei veterani e della
concessione di terre e infine quello del ruolo politico che i soldati
svolsero nel contesto delle guerre civili. La seconda via e stata una
delle piu fruttuose. L'ha condotto ad analizzare il modo di con-
cessione delle terre, la catastazione e la questione agraria. Si e cosi
interessato alla transumanza e agli scambi commerciali in Italia. Per
questa via Lei riannodava il filo della fiscalita e arrivava ad affronta-
re il problema dell'arricchimento, che Le permise di scrivere pagine
importanti sulla sua funzione nell'ambito dei valori aristocratici. I1
terzo problema, quello delle guerre civili, La portava a studiare il
contesto politico e culturale della guerra sociale e dello scontro fra
55

Mario e Silla. Poi, non avendo abbandonato la riflessione sul1etra-


sformazioni sociali del1'Italia, Lei ricongiungeva questi due aspetti
nel1'analisi del1'unificazione del1'Italia in un model1o comune, mu-
nicipale, di cittadinanza romana, che si iscriveva sia nel quadro ur-
bano che nel1'ambito del1ecostruzioni giuridiche.

Dal momento che tutte queste ricerche passavano anche attra-


verso uno studio acuto del1e fonti, Lei si interessava agli autori che
fornivano le informazioni. Dovendo comprendere Appiano che era
il primo di questi, lo traduceva e lo commentava. Per gli stessi mo-
tivi, studiava da vicino Dionigi d'Alicarnasso, smontando il sistema
di costruzione del1e sue Antichita romane e del1a sua utilizzazione
per un passato arcaico, temi che erano sorti nel corso del1ediscus-
sioni sul1a fine del1a Repubblica. La storiografia greca di Roma e
divenuta cosi uno dei campi privilegiati del1aSua riflessione. E vero
che nel frattempo un altro centro d'interesse L'aveva appassionato.
Poiché la storia culturale del1a Roma repubblicana si era costruita
in un rapporto imperialista con il mondo orientale, Lei analizzava la
relazione sempre difficile da valutare tra i detentori el1enistici del1a
cultura dominante e gli aristocratici romani che imponevano illoro
potere sul1'Impero. Poi ripercorreva a ritroso il tempo per volgersi alla
storia arcaica di Roma. Chi altri se non Lei poteva cosi dirigere, con
altri studiosi eminenti, la Storia di Roma, questa grande sintesi che
contrassegna l'eccel1enzadel1ascuola storica italiana?

Evocando una tale opera si deve parlare di risultati? Certamente,


essi sono ben presenti: nel1a spiegazione del processo di colonizza-
zione e del1atrasformazione del10spazio rurale in Italia, nel1'esposi-
zione dei meccanismi del passaggio dalla citta-Stato all'Italia unifi-
cata, nel1acomprensione dei comportamenti aristocratici o nel1are-
stituzione del1etradizioni storiche. Ma il Suo successo non si limita
soltanto ai risultati. Ha a che fare soprattutto con l'esemplarita del
Suo metodo. Lei non si accontenta in effetti di farci comprendere
meglio i fatti storici, ci insegna ad analizzarli. Nel1a nostra discipli-
na nel1a quale le informazioni sono cosi frammentarie, Lei non ne
trascura alcuna e fa tutti gli accostamenti che dalla raccolta in serie
portano alla sintesi. Da un articolo all'altro il Suo pensiero evolve, si
S6

completa di riflessioni e di esempi nuovi, senza perdere nulla delle


analisi preceden ti. Con Lei l'aspetto generale non si stacca mai dal
particolare. Ogni punto s'iscrive in una prospettiva storica d'insieme
e la Storia tutta intera si costruisce su queste analisi che riguardano
oggetti precisi. E poiché nessun campo d'indagine Le e estraneo,
sono allo stesso tempo le trasformazioni economiche e sociali e le
mutazioni culturali che costituiscono le une con le altre la trama
delle relazioni di causalita.

Lei non privilegia in effetti alcun tipo di spiegazione. Cio non


era evidentemente ovvio negli anni Sessanta e Settanta, allorché
dominavano due principali modi di spiegazione degli avvenimenti
della fine della Repubblica: o l'analisi politica dei giochi di fazioni
che prevaleva presso gli anglo-sassoni, o un interesse accentuato per
i fatti economici e sociali che era indotto dall'influenza del marxi-
smo. Per Lei, nessuno di questi differenti fenomeni deve a prio-
ri prevalere. 1 Romani della Repubblica restano con Lei gli attori
principali della loro Storia, determinati certo dalle costrizioni che
imponevano loro il tempo e la societa, ma operanti secondo le rap-
presentazioni e le ambizioni che nascevano all'orizzonte della loro
coscienza. Uomini liberi in qualche modo, come Lei che costruisce
questa opera seguendo le grandi linee di cio che Le sembra deter-
minare la condotta degli uomini del passato.

Per finire, accennero soltanto alla Sua carriera. Essa non fa che
tradurre a livello accademico il posto che occupa la Sua riflessione
storica. Lei l'ha quasi interamente svolta nell'Universita di Pavia, la
Sua citta; dove e stato assistente, poi, dopo una prima cattedra a Pisa,
professore a partire dal1974, emerito dal1996. Le universita stra-
niere L'hanno invitato a Oxford, Flladelfia, Berkeley e Princeton. Le
accademie L'hanno accolto: quelle di Milano, di Torino, di Napoli,
dei Lincei a Roma, di Londra, di Berlino e delle Inscriptions et
Belles Lettres a Parigi. Dopo quelle di Digione e di Magonza, l'uni-
versita «Marc Bloch» di Strasburgo onorandoLa si onora e La rin-
grazia per questa opera che fa avanzare la Scienza e il Pensiero.
Appendice 111

I1 «Premio Cultori di Roma» 2008

In occasione delle celebrazioni per la ricorrenza del Natale di


Roma, ha avuto luogo in Campidoglio la consegna, da parte del
Commissario Straordinario Mario Morcone, del «Premio Cultori
di Roma», che ogni anno viene conferito a chi si sia particolarmente
distinto con i propri studi o con le proprie opere aventi come og-
getto Roma.

La designazione della personalita alla guale conferire il premio


e fatta dall'Assemblea dei Membri dell'Istituto Nazionale di Studi
Romani, integrata per l'occasione dai rappresentanti del Ministero
per i Beni e le Attivita Culturali, del Comune di Roma, dell'Unione
Internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell'Arte
in Roma e dell'Unione Accademica Nazionale.

I1 Premio, che guest'anno per l'alternanza prevista dal regola-


mento spettava a un italiano, e stato conferito a Emilio Gabba.

Emilio Gabba, Accademico dei Lincei, membro dell'American


Academy of Arts and Sciences, dell'Istituto Lombardo di Scienze,
Lettere e Arti e delle maggiori societa antichistiche internazionali,
e uno dei maggiori storici antichi della sua generazione, si e formato
alla scuola pavese di Plinio Fraccaro ed inoltre nel crociano Istituto
di Studi Storici di Napoli e nell'Accademia Americana di Roma.
Entrato subito in contatto con la cultura antichistica internazionale,
vi ebbe come interlocutori privilegiati, «amici e maestri dai guali,
con Fraccaro, ho piu appreso», Arnaldo Momigliano, con cui svi-
luppo un sodalizio intellettuale durato oltre un trentennio, ed Elias
58

Bickerman. Diventato a sua volta maestro nelle universita di Pisa,


dove ha insegnato Storia greca e Storia romana dal1958 al 1974, e
di Pavia, in cui ha ricoperto la cattedra di Storia romana dal1974
al 1996, vi ha formato una propria scuola esercitando un notevole
influsso non solo in Italia, ma anche all'estero. 1 suoi interessi, che
sono in pari misura di natura storica e storiografica, hanno prodotto
fondamentali ricerche in campi diversi, tra cui spiccano quelle re-
lative alla formazione, prima in ambito greco e poi nell'annalistica
romana, della tradizione storico letteraria sull'eta regia ed alto re-
pubblicana, vista come frotto di una lunga elaborazione fortemen-
te condizionata da esigenze culturali, politiche ed ideologiche, sui
rapporti tra esercito e societa in eta repubblicana (in particolare in
connessione con la formazione di un esercito professionale ed al
tempo delle guerre civili), sulle trasformazioni cittadine statutarie
e urbanistiche, nonché dell'assetto agrario e dell'economia in Italia
prima e dopo la Guerra Sociale, sulla Sicilia antica, sulla storia giu-
daico-ellenistica, sugli aspetti culturali dell'imperialismo romano.
Molto importanti anche i suoi studi, sia sulla fortuna e incidenza
dell'antico nella cultura europea e sulla storiografia moderna relativa
al mondo antico, sia i suoi interventi nel dibattito tra i vari orienta-
menti storiografici e metodologici, sempre caratterizzati da grande
fermezza, ma anche privi di insormontabili preclusioni ideologiche.
La citta di Roma, grata di tanto e cosi proficuo impegno, e lieta di
poter tributare per esso a questo insigne studioso, aggiungendolo
ai tanti altri meritati riconoscimenti che ha gia ricevuto, il premio
Cultori di Roma 2008.

(da Rassegna d'informazioni delllstituto Nazionale di Studi Romani,


anno 76, luglio-settembre 2008, pp. 1-2)
I
II
~
I
EMILIO GABBA
IMMAGINI
r----
I

Pro/usione nell'Au/a Magna storica di Pisa.


I

Pubb/ico al/a Pro/usione de/3~ gennaio 1959.


~

Laurea h.c. a Digione.


Laurea h.c. a Magonza.
Carag/io 1988, Convegno in onore di Ama/do Momig/iano.

. . .'
Seduta di laurea a Pavia (anni ottanta).
Biblioteca Universita di Pavia, 12 aprile 2007. Societa Pavese di Storia Patria.
Seduta da! Cedant, settembre 2008.
1973. Amaldo Momigliano a Spello nella Chiesa di Santa Maria Maggiore presso
un'acquasantiera ricavata da un'arafigurata romana.
.;,."..

G. Tibiletti sulla cima della torre dell'orologio nel cortile teresiano dell'Universita di
Pavia (1949-50).
GabbaeLaffia colloquio.
1

LJ \\

Gabba e La.fJi all'Universita di Pavia.


76

Qyando l'amico e collega Ettore Cinnella, storico contemporaneista


nella mia stessa Universita, parlandomi dei progetti editoriali della
neonata casa editrice Della Porta, mi manifesto il desiderio di inau-
gurare la collana «Ritratti» con un'intervista a Emilio Gabba e mi
chiese se fossi disposto a interrogarlo io stesso sulla sua formazione
intellettuale, le sue esperienze di storico, i risultati scientifici del suo
lungo operare, accolsi la proposta con piacere. In fondo si trattava di
proseguire, in forma un po' piu sistematica, quegli scambi di pensieri,
opinioni, informazioni che sono sempre intercorsi fra di noi nell'ar-
co di piu di un quarantennio. Alle mie domande di conduttore, nuo-
vo in questo mestiere, Gabba ha fomito risposte essenziali e senza
fronzoli, forse anche nella consapevolezza sottintesa che molte cose
che gli chiedevo me le aveva gia dette in tempi passati.

Ne e uscito questo sobrio ritratto che, cosi com'e, spero interessi non
soltanto ai colleghi antichisti, ma anche a tutte quelle persone di
cultura che vogliono conoscere piu da vicino un grande storico con-
temporaneo.
Umberto Laifi
77

.
Finito di stampare in Firenze
presso la tipografia Polistampa
settembre 2009
~ EMILIO GABBA
~ professore emerito dell'Universita di Pavia, accademico dei
~ Lincei, e uno dei piu grandi studiosi contemporanei del mondo
C2 antico ed ha ricevuto ampi riconoscimenti in Italia e all'estero.
Ha svolto il suo magistero nelle Universita di Pisa e di Pavia. E
autore di opere fondamentali: i suoi interessi spaziano dalla sto-
ria socio-politica ed economica alla storia delle istituzioni poli-
tico-amministrative, dalla storia dei valori culturali delle classi
dirigenti romane alla storia del ruolo dell'esercito nel contesto
delle guerre civili, dalla storiografia greca e latina alla storiogra-
fia moderna sul mondo antico.
Tra le sue opere ricordiamo: Esercito e societanella tarda repubblica
romana, Hrenze 1973; Cultura classicae storiograjia moderna, Bo-
logna 1995, di cui il recente volume Riflessioni storiograjiche sul
mondo antico, Como 2007, costituisce una prosecuzione.

UMBERTO LAFFI
professore ordinario di Storia romana nell'Universita di Pisa,
accademico dei Lincei, e stato alunno della Scuola Normale
Superiore ed e il primo allievo di Emilio Gabba, con il quale
continua a condividere molti degli interessi scientifici. Fin dagli
esordi della sua carriera accademica ha coniugato lo studio della
storia romana con lo studio del diritto. Importanti sono i suoi
studi di epigrafia giuridica.
Tra le sue opere ricordiamo: Studi di storia romana e di diritto,
Roma 2001 (rist. 2004); Colonie e municipi nello stato romano,
Roma 2007.

€ 8,00

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