Sei sulla pagina 1di 8

LE PICCOLE VIRTÙ

Il problema
Molte famiglie vivono in questo momento tempi di speciale
difficoltà tanto nell’ordine affettivo come in quello spirituale: diffidenza,
sfiducia, discussioni, rancori, mancanza di perdono. Può succedere che si
tratti di gravi mancanze morali come infedeltà, menzogna, violenze e forti
discussioni. Ma spesso si tratta di difficoltà d’ordine minore che in alcuni
casi finiscono nel produrre gravi danni, fenditure nell’edificio della
famiglia e perfino dolorose separazioni. Le piccole crepe che si osservano
in una parete, se non si riparano in tempo, fanno crollare l’edificio...
Dove ci sono due persone c’è già sufficiente materiale per una
discussione. Non dobbiamo cercare scuse che non hanno senso: “Il
problema è che pensiamo in modo diverso”; ma dove possiamo trovare due
persone che pensino esattamente uguale in tutto? – “Il problema è che i
nostri temperamenti sono diversi”; ovviamente, poiché non ci sono due
temperamenti né due caratteri esattamente uguali! – “Il nostro problema è
che siamo così diversi”, sì, ma è proprio per quel motivo che si sposarono!;
non ci sono due cose più diverse che una chiave ed una serratura... e
lavorano perfettamente! Inoltre, neanche i gemelli sono psicologicamente
identici!
Con questo si vuol dire che i problemi familiari o comunitari non
sono problemi principalmente psicologici o di temperamento, benché
possano finire col produrre perturbazioni se non si è attenti a lavorare in
tempo per porvi riparo, anche sotto questo aspetto si tratta invece di
problemi spirituali. Detto in un altro modo, la maggior parte dei problemi
familiari e comunitari sono problemi di mancanza di virtù. Sia di ciascun
membro, sia di tutti singolarmente.

La soluzione
Ha questo soluzione? Certo, ed è una soluzione facile da formularsi
bensì difficile fino all’eroismo nel compiersi. Vale però lo sforzo, se la
felicità è il risultato sperato. Questa soluzione è la pratica delle piccole
virtù.
Questa espressione “piccole virtù” è stata presa da San Francesco di
Sales, e colui che la spiegò di modo insuperabile, è stato san Marcellino
Champagnat. Il presente testo è un adattamento di una conferenza che lui
intitolò: “Unico mezzo per stabilire e mantenere l’ordine nella Comunità”.
San Marcellino spiegò il tema partendo dalla esperienza di un
fratello destinato pochi giorni prima ad una comunità religiosa i cui
membri, secondo la sua opinione, erano virtuosi, osservanti di tutte le
regole e desiderosi di santità... si accorse invece con stupore che l’unione
che regnava fra loro non era “perfetta”. La sua sorpresa aumenta quando in
un’altra comunità, dove si recava frequentemente e che lui considerava
composta di religiosi santi più di quelli della propria, riscontra lo stesso
enigma. In altre parole, egli vede da una parte “religiosi virtuosi” e d’altra
numerose “miserie domestiche”, ma non li riesce di azzeccare quale sia il
problema, e in conseguenza, la soluzione di esso.
San Marcellino, uomo di straordinario buonsenso, consultato da
quel fratello per un consiglio, lo conferma assicurandolo che egli non si
sbagliava quando pensava che tutti quei fratelli erano virtuosi e buoni
religiosi. Ed aggiunge: “Potrei accontentarmi dicendoti che si trovano
dovunque piccole miserie e che gli uomini più virtuosi hanno difetti e sono
soggetti a mancanze, perché il giusto, come dice lo Spirito Santo, cade
sette volte al giorno (Prv 24,16), ma preferisco andare a fondo della
questione, trattarla in un modo esauriente e spiegarti il mio pensiero su
questo punto. Si può essere saldamente virtuosi con un brutto carattere; ed
il carattere difficile di un solo fratello basta a perturbare tutta la comunità e
fare soffrire tutti i suoi membri. Si può essere osservanti, pii, gelosi della
propria santificazione; si può, in una parola, amare Dio ed il prossimo,
senza avere la perfezione della carità, cioè senza esercitare le piccole virtù,
che della carità sono i frutti, l’ornato più delicato e la corona; orbene la
mancanza della pratica quotidiana ed abituale delle piccole virtù, questo è
la maggiore e potrei dire l’unica causa delle disunioni, delle divisioni, delle
discordie tra gli uomini”.
Questo è valido anche per un laico. A volte si pensa che possano
bastare le cose principali come: andare a Messa, confessarsi, appartenere
ad un gruppo di preghiera o compiere bene il dovere di stato, e che questo
sia sufficiente a far sparire ogni difficoltà e miseria. Non è però così. San
Marcellino parla delle “piccole virtù” come qualcosa di essenziale e
necessario. Se queste mancano, poco o nulla si otterrà, almeno per il
conseguimento della felicità di ogni giorno!
Ma non è necessario aggiungere che quel religioso che aveva
consultato il santo non sapeva quali fossero quelle “piccole virtù”, perciò il
santo, ne fece un’esaustiva enumerazione e descrizione.

Quali sono le “piccole virtù”?


1ª piccola virtù: l’INDULGENZA che scusa le mancanze del
prossimo, li diminuisce, è sempre pronto a perdonare, benché non possa
pretendere la stessa cosa per sé.
2ª piccola virtù: consiste nella CONDISCENDENZA CARITATEVOLE,
che sembra non rendersi conto dei difetti altrui, delle ingiustizie, delle
mancanze e delle parole poco amabili del prossimo, che tutto sopporta
senza dire niente e senza lamentarsi. Rivestitevi come eletti di Dio, santi e
amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine,
di pazienza, sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se
qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri (Col 3,12-13),
dice San Paolo.
Non dobbiamo dimenticare che la correzione fraterna non abbraccia
tutti i difetti altrui bensì soltanto i difetti gravi. Correggere i piccoli difetti è
compito, invece, dei superiori verso gli inferiori, dei genitori verso i figli,
dei fratelli più grandi verso i più piccoli. Presuppone anch’essa il rispetto
di tutti i passi propri dell’esercizio di questa virtù, vale a dire della
correzione fraterna. Inoltre, ancora dopo avere corretto e rimproverato, è
necessario soffrire e sopportare, perché ci sono difetti che si guariscono
solo con l’esercizio della pazienza e soffrendoli. Si trovano difetti anche
nelle anime virtuose difficili ad essere corretti nonostante gli sforzi, e che
Dio lascia come esercizio di virtù per chi ne va soggetto (umiltà) e per
coloro che vivono con lui (pazienza...).
3ª piccola virtù: la COMPASSIONE, che condivide le pene di quelli
che soffrono per ammorbidirle, che piange con quelli che piangono, che
prende parte ai lavori di tutti ed interviene per alleviarli o sollevarli egli
stesso.
4ª piccola virtù: la SANTA ALLEGRIA, che condivide anche i
godimenti di coloro che sono felici, ma con l’intenzione di accrescerli. San
Paolo ci offre un esempio ammirabile di questa carità che prende tutte le
forme per essere utile al prossimo: mi sono fatto servo di tutti per
guadagnarne il maggior numero; mi sono fatto deboli con i deboli, per
guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a qualcuno.
Tutto io faccio per il Vangelo (1Cor 9,19-22; 2Cor 11,29).
5ª piccola virtù: la FLESSIBILITÀ DI ANIMO che non impone mai a
nessuno le sue opinioni senza motivi molto seri, ma accoglie le cose buone
e razionali che ci sono nelle idee degli altri, ed applaude senza invidia le
buone opinioni degli altri per conservare l’unione e la carità fraterna. È la
rinuncia volontaria dei tentativi personali e l’antitesi dell’ostinazione e
nell’intransigenza nelle proprie idee. Evita le vane discussioni, che non
giovano a nulla, se non alla perdizione di chi le ascolta (2Tim 2,14), dice
lo Spirito Santo. Ma se alcuno dicesse: “io ho ragione, e non posso soffrire
le sciocchezze o gli errori degli altri”, senta la risposta di san Roberto
Bellarmino, dottore della Chiesa: “valgono di più 250 grammi di carità che
cento chili di ragione”. San Giuseppe Calasanzio diceva: “chi vuole pace,
non contraddica alcuno”.
6ª piccola virtù: è la SOLLECITUDINE GENEROSA, che si preoccupa
ad soccorrere le necessità degli altri prima che essi lo chiedano per evitar
loro la molestia di soffrirle e l’umiliazione di chiedere aiuto; la bontà di
cuore che niente sa negare, sempre disponibile a servire, per dare gusto e
gioia a tutti.
7ª piccola virtù: l’AFFABILITÀ che soddisfa i fastidiosi senza
mostrare la più lieve impazienza, è sempre pronta ad accorrere in soccorso
di chi chiede il suo aiuto, istruisce gli ignoranti senza stancarsi e con ogni
pazienza. In una circostanza San Vicenzo de Paoli interruppe la
conversazione che aveva con alcune persone di ceto sociale elevato, per
ripetere cinque volte la stessa cosa ad uno che non la capiva bene,
parlandogli l’ultima volta con uguale tranquillità che la prima. Fu visto
ascoltare senza ombra di impazienza povere persone che si esprimevano
male e a lungo; fu visto, pur essendo sommamente occupato, lasciarsi
interrompere trenta volte in un giorno da persone scrupolose che non
facevano altro che ripetere inutilmente la stessa cosa con differenti termini,
ascoltarli fino alla fine con invincibile pazienza, scrivendo loro a volte di
suo pugno quello che aveva detto loro, e spiegarlo con molta cura quando
non lo avevano capito bene; finalmente, interrompere la preghiera liturgica
delle ore ed il sonno per servire il prossimo.
8ª piccola virtù: il GARBO e la CORTESIA, che prevengono chiunque
e ciascuno nelle dimostrazioni di rispetto, attenzione e deferenza, e che
cedono sempre il primo posto in omaggio ad altri. Gareggiate nello
stimarvi a vicenda (Rom 12,10), dice San Paolo. Le dimostrazioni di stima
e venerazione manifestate con sincerità fomentano l’amore mutuo, come
l’olio serve da alimento al fuoco della lampada, e sostiene la fiamma che
produce la luce; senza questo non c’è unione possibile né carità fraterna.
“Amate – dice san Giovanni Crisostomo –, e sarete amati, lodate gli altri e
sarete lodati; rispettateli e vi rispetteranno; date loro volentieri la
preferenza, e vi presteranno ogni sorta di attenzioni”. Ed aggiungeva san
Marcellino: “Non maltrattate nessuno; non manchino a nessuno le tue
attenzioni; e guardati dal disprezzare qualcuno di coloro che ti circondano,
non mostrarti aspro con lui a causa dei suoi difetti”. Come non ci
arrabbiamo o infastidiamo con la nostra testa quando ci fa male o con un
piede quando ci si gonfia, ma abbiamo cura di esso in modo speciale e lo
facciamo riposare, così dobbiamo fare con quelli che sono come “qualcosa
di nostro”.
9ª piccola virtù: la CONDISCENDENZA che si presta ad esaudire
facilmente i desideri degli altri, si inclina a compiacere gli inferiori, ascolta
le osservazioni e dimostra di apprezzare benché non siano sempre
perfettamente motivate. “Essere condiscendente – dice san Francesco di
Sales – è adattarsi a tutti in quanto lo permette la legge di Dio e la retta
ragione. È essere come una palla di cera duttile, capace di assumere tutte le
forme, presupposto che siano buone; vuol dire non cercare il proprio
interesse, bensì quello del prossimo e la gloria di Dio.
La condiscendenza è figlia della carità, e non bisogna confonderla
con una certa debolezza di carattere che impedisce di rimproverare le
mancanze altrui quando a ciò si è obbligati; questo non sarebbe un atto di
carità, ma piuttosto, alla rovescia, cooperare al peccato di un altro”.
10ª piccola virtù: INTERESSARSI PER IL BENE COMUNE, che porta a
preferire ciò che è utile alla comunità come pure il bene delle singole
persone al proprio tornaconto, e dunque si sacrifica per il bene dei fratelli e
la prosperità della comunità.
11ª piccola virtù: la PAZIENZA, che soffre, tollera, sopporta sempre
ogni cosa, e non si stanca mai di fare il bene, nonostante l’ingratitudine.
Sant’Euquerio, abate, era tanto paziente che portava la virtù fino a
ringraziare quelli che lo facevano soffrire. Sopportate, dunque, con
pazienza le imperfezioni, i difetti ed le importunità del prossimo; tale è la
vera strada per avere pace e conservare l’unione con tutti.
12ª piccola virtù: la STABILITÀ D’ANIMO E DI CARATTERE, per la
quale uno è sempre lo stesso, senza alti e bassi, e non si lascia trasportare
da un’allegria pazza, né dalla collera, né dal fastidio, né dalla malinconia, e
neanche dal cattivo umore; ma rimane sempre buono, allegro, affabile
cercando di accontentare tutti.
Queste sono chiamate le “piccole virtù”. Come si vede sono virtù
“sociali”, cioè di grande utilità a chiunque viva in società con esseri
razionali. Senza di queste “piccole virtù” non si può governare questo
piccolo mondo in cui viviamo e le famiglie vivranno sempre in disordine
ed in agitazione continua. Senza la pratica di queste piccole virtù non è
possibile la pace domestica, che è la maggiore delle nostre consolazioni in
mezzo alle pene che ci affliggono in questa valle di lacrime. Disgraziata la
famiglia nella quale in nessun conto si tengono le piccole virtù, genitori e
figli, giovani ed anziani, vivranno tutti in discordia. Senza l’amore e la
pratica delle piccole virtù, non è possibile che tre fratelli vivano insieme
sotto il medesimo tetto, e, si deve aggiungere “neanche due persone
sposate”. Senza la carità e la pratica delle piccole virtù la casa religiosa e la
casa di famiglia sono come un carcere o come un inferno.
Ed aggiunge San Marcellino: “Volete che la vostra casa sia un
paradiso per l’unione dei cuori? Abbiate grande stima per le piccole virtù e
praticatele fedelmente; esse costituiscono la gioia di una comunità”.

Motivi per praticare le “piccole virtù”


Per finire soffermiamoci a considerare i motivi che abbiamo per
praticare le piccole virtù.
1º motivo: la DEBOLEZZA DEL PROSSIMO. Sì, tutti noi esseri umani
siamo deboli, e da questo sgorgano tanti piccoli difetti. Uno è diffidente e
scruta quanto gli è detto e quanto si fa con lui; un’altro è permaloso,
sempre preoccupato dall’idea che è odiato, che non si lo tiene in
considerazione, e sospetta che si diffidano di lui, ecc. Un terzo è portato
allo scoraggiamento e la più piccola difficoltà lo abbatte, il malinconico
diventa pesante a se stesso ed agli altri. Un quinto scatta come la polvere
da sparo; alla più piccola parola s’infiamma. Finalmente, tutti hanno il loro
punto debole (il proprio tallone di Achille), ognuno è soggetto a molti
difetti ed piccole imperfezioni, che è necessario sopportare e che offrono
continue occasioni di esercitare le piccole virtù. È giusto e ragionevole che
si trattino in modo delicato tutte le cose fragili; si devono, pertanto,
sopportare le fragilità e le debolezze del prossima
2º motivo: la LEVITÀ DEI DIFETTI che si devono tollerare. Mi
riferisco al caso di persone virtuose, o che almeno adempiono i
comandamenti di Dio e le leggi della Chiesa. Veramente la maggior parte
dei difetti che ci fanno perdere la pazienza non sono grandi vizi né difetti
grossolani, bensì imperfezioni, scatti di carattere, debolezze che in nessun
modo ostacolano le persone a vivere la sottomissione, ad essere anime
scelte di grande valore, di virtù solida e di limpida coscienza.
3º motivo: a volte succede che non si tratta neppure di piccoli
difetti, anzi possiamo addirittura parlare di ASSENZA DI VERO DIFETTO. Mi
spiego: molte volte quella parte che ci fa soffrire nel prossimo sono cose in
se stesse indifferenti, delle quali egli non ha alcuna colpa. A volte di
qualcuno ci disturba il viso, la sua fisionomia, il tono della voce, la
configurazione del corpo; oppure ci spazientiamo per le malattie corporali
o morali, che ci ripugnano, ecc. Succede spesso che ad esasperarci siano le
diversità di carattere e la loro opposizione al nostro. Una persona tendi per
natura alla serietà, un’altra alla allegria. Uno è timido, un altro sfacciato.
L’uno è molto lento e si fa aspettare, l’altro è molto attivo ed impetuoso ed
esige che tutto si faccia con celerità... La ragione chiede che viviamo in
pace in mezzo a questa diversità di nature e che ci adattiamo al gusto degli
altri per mezzo della flessibilità, della pazienza e della condiscendenza.
Turbarsi per queste diversità di carattere, sarebbe tanto poco ragionevole,
come l’arrabbiarsi, perché a qualcuno non piace un cibo che invece è di
nostro gusto.
4º motivo:
NESSUNO SI COMPORTA COSÌ PERFETTAMENTE E CON
TANTA PRUDENZA DA PRESUMERE DI NON AVER BISOGNO
DELL’INDULGENZA. Nessuno è tanto perfetto nella virtù della prudenza o
nel comportamento da vivere senza aver bisogno dell’indulgenza degli
altri. Oggi io dovrò sopportare qualcuno e domani toccherà a lui o ad un
altro sopportare me. Sarebbe ingiusto esigere rispetto ed attenzioni e poi
corrispondere con sgarbo ed arroganza!
5º motivo: i VINCOLI CHE CI UNISCONO ALLE PERSONE CHE
DOBBIAMO SOPPORTARE. Non vi sia discordia tra me e te – diceva
Abramo a Lot – perché noi siamo fratelli (Gen 13,8). Quanto più è vero
questo quando ci riferiamo alla famiglia e alle sue difficoltà! Questa sì che
è carne della mia carne ed osso delle mie ossa, dice Adamo riferendosi ad
Eva. E c’è altro! Ci sono situazioni in cui a stringere di più in unità con
nodi di carità si aggiungono lacci di preghiera in vista del comune destino
soprannaturale, ecc. Sono molti i motivi per amare i nostri fratelli, per
servirli e sopportarli con ogni pazienza.
6º motivo: l’ECCELLENZA DELLE PICCOLE VIRTÙ. Diceva san
Marcellino: “Ora mi pento di averle chiamate ‘piccole’, sebbene questa
espressione sia presa di San Francesco di Sales. Possono essere chiamate
piccole perché concernenti oggetti materialmente piccoli: una parola, un
gesto, uno sguardo, una cortesia; per il resto, se si interroga il principio da
cui nascono ed il fine al quale si dirigono, sono molto grandi”.
Parlando di queste virtù e dei frutti che producono in una famiglia
appare più in evidenza che la carità è la prima e più eccellente di tutte le
virtù (cfr. 1Cor 13,1-8). Quella che fa più facile la strada al cielo. Dio
voglia che non cerchiamo mai scuse inopportune per non viverle.