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Il libro

La Terra sta per essere colpita da un cataclisma naturale e l'O nnipotente si risolve
finalmente a occuparsi dell'umanità, per lui solo una insignificante briciola di un cosmo
infinito e multiforme. Chiama dunque a consulto i grandi pensatori di tu i i tempi, da
Pitagora a N ewton, da D emocrito a Galileo e Laplace, da A ristarco a Einstein e Hubble
da A ristotele a D arwin, oltre ad alcuni scienziati viventi, perché lo aiutino a risolvere la
situazione riassumendogli le geniali intuizioni e le straordinarie imprese sperimentali
che hanno trasformato l'astronomia da una fantasia filosofica in una delle branche della
scienza che più testimonia il potere raggiunto dall'intelletto umano.
A 400 anni dalle scoperte di Galileo e di Keplero, A ndrea Frova accompagna i le ori
lungo un'avventura millenaria che, nel rispondere ai grandi quesiti sull'universo, non
cessa di interrogare la ragione sulle nostre origini e il nostro destino. E coglie lo spunto
per una critica appassionata di quegli a eggiamenti dogmatici e irrazionali che sempre
hanno frapposto ostacoli all'avanzamento della scienza, alla libera emancipazione dello
spirito umano, al vivere civile.

Il cielo stellato sopra di me,


e la legge morale dentro di me.
Immanuel Kant

L'autore
A ndrea Frova insegna Fisica generale presso l'Università di Roma “La S apienza”. Ha
pubblicato numerosi lavori scientifici e testi nel se ore della Fisica della materia. Per
questa collana ha scri o vari libri, dei quali il più noto è Perché accade ciò che accade,
giunto alla dicio esima edizione, e il più recente S e l'uomo avesse le ali (2007, vincitore
del Premio Galileo 2008).
Andrea Frova

IL COSMO E IL BUONDIO

Dialogo su astronomia, evoluzione e mito


Proprietà letteraria riservata © 2009 RCS Libri S.p.A., Milano
ISBN 978-88-17-02743-4 Prima edizione BUR Saggi settembre 2009
Per conoscere il mondo BUR visita il sito www.bur.eu.
Privilegio dell'età avanzata è poter raccontare
ciò che la vita ci ha fatto comprendere
senza dover mentire o rispettare le convenzioni.
L'autore è grato a Mariapiera Marenzana per una le ura critica del manoscri o e a Elvira
Modugno per il prezioso lavoro redazionale. Ringrazia anche Carlo Baroni, Carlo
Bernardini, S ilvano Fuso, Mario Guglielme i, Claudio Maggi, Franca Pacher, Fabrizio
Picchio, Rita Serafini, per aver letto il testo o parti di esso, fornendo utili suggerimenti.
Personaggi principali

(I personaggi viventi sono fru o di invenzione, ma esprimono emblematicamente punti


di vista diffusi nell'ambiente scientifico contemporaneo.)

Arnaldi Edoardo, XX sec., fisico italiano


Anassagora di Atene, V sec. a.C, filosofo greco, scuola ionica
Anassimandro di Mileto, VI sec. a.C, filosofo greco, scuola ionica
Apollonio di Perga, III sec. a.C, matematico e astronomo greco
Aristarco di Samo, III sec. a.C, astronomo greco, scuola di Alessandria
Aristotele, IV sec. a.C, filosofo greco
Binder Francis, vivente, fisico statunitense
Binetti Fausto, vivente, fisico italiano
Bode Johann Elert, XVIII-XIX sec, astronomo tedesco
Brahe Tycho (Ticone), XVI sec, astronomo danese
Bruno Giordano, XVI sec, sacerdote e filosofo italiano, giustiziato dall'Inquisizione
Buffon Georges Louis Leclerc conte di, XVIII sec, scienziato e cosmologo francese
Cameron Alastair Graham Walter, XX sec, astrofisico statunitense
Cartesio Renato (René Descartes), XVII sec, scienziato e filosofo francese
Colombo Cristoforo, XV sec, esploratore e navigatore italiano
Cooper Earnest, vivente, astrofisico gesuita
Copernico Niccolò, XV-XVI sec, astronomo polacco
Corma Carlo, vivente, fisico italiano
Darwin Charles, XIX sec, naturalista inglese
De Bellis Giorgio, vivente, astrofisico e cosmologo italiano
Dirac Paul, XIX sec, fisico e matematico britannico
Einstein Albert, XIX-XX sec, fisico tedesco
Epicuro di Samo, IV-III sec a.C, filosofo greco, fondatore della propria scuola
Eraclide Pontico, IV sec. a.C, filosofo greco, platonico
Eratostene di Cirene, III sec a.C, astronomo greco, scuola di Alessandria
Eudosso di Cnido, IV sec. a.C, matematico e astronomo greco, platonico
Filolao, V sec. a.C, filosofo e astronomo greco, scuola pitagorica
Foucault Jean Bernard Léon, XIX sec, fisico francese
Halley sir Edmond, XVII-XVIII sec, astronomo inglese
Hooke Robert, XVII sec, fisico e astronomo inglese
Huygens Christiaan, XVII sec, fisico olandese
Ibn al-Shatir, XIV sec, astronomo siriano
Jameson Nicholas, vivente, biologo genetista britannico
Keplero (Johannes Kepler), XVI-XVII sec, astronomo e matematico tedesco
Kremer Lewis, vivente, astrofisico statunitense
Galilei Galileo, XVI-XVII sec, scienziato e divulgatore italiano, perseguitato dalla
Chiesa
Giovanni di Gamala, I sec, rivoluzionario esseno, crocifisso dai romani
Laplace Pierre Simon marchese di, XVIII-XIX sec, matematico e astronomo francese
Leibniz Gottfried Wilhelm, XVII-XVIII sec, filosofo e matematico tedesco
Lucrezio (Tito Lucrezio Caro), I sec. a.C, poeta e filosofo latino
Marelli Donata, vivente, astrofisica italiana
Melenkov Modest, vivente, biochimico statunitense
Mister O, al secolo l'Onnipotente, alias Buondio
Newton sir Isaac, XVII-XVIII sec, fisico britannico
Oresme Nicola, XIV sec, pensatore parigino e vescovo
Paley William, XVIII sec, arcidiacono, filosofo e teologo inglese
Parmenide di Elea, VI-V sec. a.C, filosofo greco, scuola eleatica
Piazzi Giuseppe, XVIII-XIX sec, abate, astronomo italiano
Piola Giuseppe, vivente, fisico italiano
Platone, V-IV sec. a.C, filosofo greco
Ponzio Pilato, I sec, prefetto romano in Giudea
Saporetti Dario, vivente, alto prelato
Secchi Angelo, XIX sec, padre gesuita, astronomo
Talete di Mileto, VII-VI sec. a.C, filosofo e matematico greco, scuola ionica
Teofrasto, IV sec. a.C, filosofo greco, aristotelico
Tolomeo Claudio, II sec, matematico e astronomo greco, scuola di Alessandria
Urbano VIII, XVI-XVII, papa, già cardinale Maffeo Barberini
Venchi Adriano, vivente, filosofo della scienza italiano
Introduzione

Q ua rocento anni sono trascorsi da quando Galileo puntò il telescopio verso il cielo e
diede l'avvio all'astronomia sperimentale moderna. E da quando Keplero scrisse le prime
equazioni della meccanica celeste, aprendo la via all'astronomia teorica. Entrambi - per
usare un'immagine cara a N ewton - si issarono sulle spalle dei grandi scienziati che li
avevano preceduti, primi fra tu i A ristarco nell'antichità e Copernico in tempi a loro più
vicini. Ma anche di tanti altri pensatori, che a raverso i millenni avevano proposto
fantasiosi modelli del sistema solare o dell'universo, modelli in massima parte smentiti
dalla storia, ma talvolta cara erizzati da geniali intuizioni e straordinarie imprese
sperimentali, come la misura di Eratostene del raggio della Terra, o l'osservazione di
Ipparco della precessione degli equinozi, responsabile della diversa durata delle stagioni.
N ell'A nno dell'A stronomia, che è anche bicentenario della nascita di D arwin, mi è parso
interessante rivedere i successivi passaggi che, a partire dai caldei, hanno consentito di
trasformare quella che all'inizio era una sorta di fantasia filosofica frammista al mito, alla
religione e alla divinazione astrologica in una delle branche della scienza che da un lato
più ha testimoniato del fantastico potere dell'intelle o umano, e dall'altro più ha fornito
informazioni sulle origini e sui destini del cosmo e degli esseri viventi che vi dimorano.
Un'evoluzione che è avvenuta nell'arco ristre o di qualche migliaio di anni, un nonnulla
sulla scala delle ere geologiche. S orgono tante domande: chi fu il primo a parlare di
sfericità del nostro pianeta? Chi a suggerire, come spiegazione dell'alternarsi del giorno e
della notte, la rotazione della Terra attorno all'asse? E chi ne diede la prova sperimentale?
Chi per primo si rese conto dell'inclinazione del piano dell'ecli ica, descrivendola
corre amente? Chi compilò il primo accurato catalogo stellare? Chi inventò la meridiana
e l'astrolabio? Q uando si cominciò a utilizzare l'ombra di un'asta per studi accurati dei
movimenti del S ole e della Luna? Chi tentò per primo di misurare con un certo successo
le dimensioni di questi corpi celesti e le loro distanze dalla Terra? Chi parlò per primo di
atomi e di aggregazione della materia? Chi inventò i deferenti e gli epicicli? E quando nel
lontano passato si cominciò a parlare dell'ellitticità delle orbite planetarie?
N on meno interessante il dopo-Galileo, un periodo di qua ro secoli soltanto durante il
quale dai timidi e contrastati passi del S eicento si è arrivati, a raverso l'opera geniale di
Laplace e le basilari scoperte di Einstein, di Hubble, e di tanti altri fisici, ai grandi
risultati del N ovecento: una plausibile descrizione della nascita e dell'evoluzione del
sistema solare, e l'evidenza di un universo in espansione dall'iniziale Big bang, un
universo la cui età può essere determinata con precisione e il cui stadio embrionale è
stato letteralmente fotografato.
È inevitabile, nel percorrere questo tracciato millenario, porsi domande anche sulla
comparsa della vita e sull'evoluzione delle specie, piccolo inserto nella più vasta e
onnicomprensiva evoluzione dell'universo, o magari della molteplicità degli universi. E
poi sulla realtà dell'anima, o infine su chi gestisca questo cosmo multiforme in continua
trasformazione, o sia magari a esso connaturato. D omande che usualmente vengono
giudicate di natura religiosa, sopra u o per il fa o che, almeno fino a oggi, non hanno
trovato risposte scientifiche. S ul piano conoscitivo, infa i, nulla può dirci se abbia una
qualsivoglia necessità o ragione di esistere quel D io postulato dalle religioni, che non
solo avrebbe creato le nostre anime e il mondo tu o, ma con esso continuerebbe a
interagire quotidianamente entrando nella vita di ognuno di noi.
I n questo libro ho fa o dell'O nnipotente il protagonista della vicenda. Figurarsi un D io,
diceva N ie sche, è la cosa più naturale che un essere umano possa fare: come
legi imare altrimenti la fugace comparsa dell'uomo sulla scena dell'universo e come
a ribuirle un significato? Come appropriarsi di un boccone di eternità, che prolunghi
l'esistenza individuale oltre i suoi invalicabili confini? Il mio Onnipotente si immedesima
con le leggi di natura, usa il raziocinio, rifiuta sdegnosamente i ruoli e le funzioni che gli
uomini gli hanno affidato, e mal tollera coloro che sfru ano il suo nome e l'idea del
divino a fini di potere e di dominio sulle coscienze.
N egli anni più recenti della mia vita - uscito per limiti di età dai laboratori nei quali ho
giocato tante magnifiche partite di scienza e dove ho capito cose sulle quali, in gioventù,
non avevo avuto il tempo di documentarmi e meditare - ho scri o alcuni testi di
divulgazione scientifica sugli eventi del vivere quotidiano. A nche questo libro sulla storia
dell'astronomia e sull'evoluzione del cosmo e delle specie viventi ha fini divulgativi, solo
che si allontana dalle vicende quotidiane per toccare argomenti meno tangibili. I quali,
benché possano apparire lontani dalla scienza, con essa invece si intrecciano da sempre.
Per fare un esempio, esistono ancora oggi i sostenitori del creazionismo, descri o in
modi più o meno sofisticati, da quello o uso e cieco - e sovente interessato - dei
tradizionalisti, a quello più subdolo e so ile dei fautori del «disegno intelligente».
Esistono ancora oggi pseudoscienziati che pretendono di dimostrare tramite la scienza
l'esistenza del magico e del soprannaturale.
I n tempi in cui c'è chi non si perita di affermare la supremazia della fede sulla ragione,
sento come un dovere morale il rendere partecipi altri di quanto ritengo di aver
compreso delle cose del mondo nel corso della mia vigile e movimentata esistenza.
S uppongo che Galileo, ove avesse avuto libertà di esprimere i suoi più intimi
convincimenti, avrebbe tra o infinito piacere dal fare lo stesso. Per questo di lui ho fa o
un altro protagonista della vicenda, quale effe ivamente è stato nella storia del nostro
pianeta.

Andrea Frova

Roma, settembre 2009


Io non ho detto, né ardirei dire, che alla natura e a Dio
fusse impossibile il conferir quella velocità, che voi dite,
immediatamente; ma dirò bene che de facto la natura
non lo fa; talché il farlo verrebbe ad esser operazione
fuora del corso naturale, e però miracolosa.

Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi1


Prologo
Un perfetto pendolo di Foucault
I segreti del pendolo

N ell'anno 2009, chi avesse desiderato vedere in opera il più sofisticato pendolo di
Foucault esistente sulla Terra avrebbe dovuto recarsi a Roma dove, nella chiesa di S an
Roberto Bellarmino, ne era stato allestito un esemplare dalle prestazioni superlative. I l
2009 era stato designato dall'A ssemblea delle N azioni Unite A nno I nternazionale
dell'A stronomia, a celebrazione del quarto centenario delle scoperte celesti di Galileo al
telescopio e della pubblicazione delle prime due leggi di Keplero. I l pendolo era stato
proge ato appunto per la speciale ricorrenza. La sua collocazione nella chiesa intitolata a
uno dei persecutori di Galileo conferiva all'iniziativa cara ere di sfida alla resistenza del
Vaticano nei confronti del progresso scientifico e sopra u o dei suoi riflessi sulla vita
civile. I ndispensabile per la realizzazione del pendolo era stato il sostegno di monsignor
Barbolini, che nella parrocchia di S an Bellarmino godeva di grande influenza: egli aveva
appoggiato l'idea fin dall'inizio, aveva vinto le resistenze del locale parroco e si era dato
da fare per raccogliere i fondi necessari. I nutile dire che Barbolini era un prete scomodo,
sempre aperto al nuovo, disponibile a difendere il ragionevole e il giusto, pronto a
criticare le posizioni retrive della Curia vaticana. Tanto che vi era chi si chiedeva, da parte
sia laica sia clericale, per quali insondabili motivi volesse e potesse ancora indossare la
tonaca.
I l pendolo era stato costruito da un gruppo di giovani fisici dell'Università La S apienza,
guidati da Fausto Bine i, brillante ricercatore, convinto anticlericale, promotore di una
le era al re ore in cui 67 scienziati avevano espresso disappunto per l'invito a papa
Ra inger a intervenire con un discorso ufficiale all'inaugurazione dell'A nno A ccademico
2007-2008. N ell'imminenza della visita, la le era era finita sui giornali, sollevando ogni
genere di strumentalizzazioni.2 L'iniziativa era valsa a Fausto la nomea di fisico antipapa,
molti messaggi di odio e persino una minaccia di morte. A ll'impresa del pendolo Fausto
si era dedicato col massimo puntiglio, anche perché gli era parsa una degna risposta agli
attacchi subiti.
Per la costruzione dello strumento era stato preso a modello un esemplare in miniatura,
realizzato dallo stesso Fausto all'interno del D ipartimento di Fisica ai tempi in cui era
stato studente, ogge o che marciava senza inconvenienti da almeno una decina d'anni.
Come ogni pendolo di Foucault che si rispe i, anche questo presentava una lenta
rotazione del piano di oscillazione a orno alla verticale, descrivendo l'intero giro in 36
ore, tempo cara eristico della latitudine di Roma. Bine i aveva illustrato il proge o circa
un anno prima, di fronte a una vasta platea di studenti, ricercatori e curiosi diversi, nella
grande aula del D ipartimento intitolata al nome di Edoardo A rnaldi, il padre della fisica
italiana del dopoguerra. D opo aver illustrato i canali a raverso i quali l'opera sarebbe
stata finanziata, e aver sollecitato un applauso a beneficio di monsignor Barbolini, Fausto
Binetti era entrato nei particolari tecnici.
BINETTI: I l comportamento del pendolo di Foucault è una prova dire a della rotazione
terrestre. L'oscillazione del pendolo avviene sempre in un medesimo piano perché non ci
sono forze trasversali agenti su di esso, se costruito a regola d'arte. L'unica forza presente
è il peso e questo, essendo perpendicolare al suolo, non può causare spostamenti laterali.
La Terra invece va girando so o il pendolo. Ma poiché di questo movimento non
possiamo avvederci perché, come diceva Galileo, ne siamo parte, per noi è inevitabile
attribuire quanto si osserva al pendolo stesso.
VOCE DAL PUBBLICO: Quando fu realizzato il primo pendolo di Foucault?
BINETTI: La prima esibizione pubblica ebbe luogo nel febbraio del 1851 nella stanza della
meridiana dell'O sservatorio di Parigi. Q ualche se imana più tardi, Foucault pose in
opera il suo pendolo più celebre, quello appeso alla cupola del Pantheon di Parigi,
costituito da un filo lungo 67 metri con appesa una boccia di 28 chili. S essantase e, come
noi firmatari della famosa lettera!
VOCE DAL PUBBLICO: Quanto impiega il piano del pendolo a fare un giro completo?
BINETTI: S e il pendolo si trovasse a uno dei poli, è del tu o intuitivo che il suo apparente
giro avverrebbe esa amente nel tempo richiesto dalla Terra per fare una completa
rotazione sul suo asse, ossia 24 ore. S e il pendolo si trova a latitudini inferiori, il tempo si
allunga. Qui a Roma è di 36 ore, una volta e mezzo più che al Polo.
VOCE DAL PUBBLICO: Puoi spiegare il motivo di questo sorprendente comportamento?
BINETTI: La meccanica ci dà una semplice formula che perme e di calcolare il periodo di
rotazione in funzione della latitudine. Vi prego di dare un'occhiata alla figura che
proie o. Guardate per cortesia il triangolo re angolo che ha come ipotenusa b (eguale al
raggio terrestre) e come cateto verticale a:
La latitudine λ dipende dal rapporto a/b.

in trigonometria, la latitudine, ossia l'angolo al vertice λ, è esprimibile in termini del


rapporto a/b? 3 Vi risparmio la dimostrazione, ma potete fidarvi: il periodo risulta essere
pari a 24 ore divise per a/b. Come potete vedere, a/b vale 1 ai poli, dove il periodo di
rotazione è appunto di 24 ore, e diventa sempre più piccolo man mano che ci si avvicina
all'equatore. Lì tocca il valore zero e il periodo di rotazione tende all'infinito, in sostanza
il piano del pendolo sme e di ruotare. Per darne una spiegazione più particolareggiata,
dovrei introdurre il conce o di forza di Coriolis, una forza che agisce sui corpi in moto in
un sistema rotante; quella che, ad esempio, ci fa perdere l'equilibrio se camminiamo sul
piano di una giostra in moto. Q uanto alla giostra-Terra, chiamiamola così, essa fa deviare
i corpi a destra della loro traie oria nell'emisfero N ord e a sinistra nell'altro, come
testimoniano le trombe d'aria e i tornadi. N el caso del pendolo, la forza agisce sulla
boccia oscillante.
VOCE DAL PUBBLICO: L'importante è sapere cosa dobbiamo aspettarci qui a Roma.
BINETTI: A lla latitudine della chiesa di S an Bellarmino, il rapportoa/b vale esa amente
2/3. D ividendo 24 per questo valore si perviene appunto a un periodo di rotazione di 36
ore esa e. Ciò significa che un angolo di 10 gradi (dei 360 del giro completo) viene
descri o dal piano del pendolo in un'ora, quindi il pendolo ruota di 1 grado ogni 6
minuti. Per quanto de o della forza di Coriolis, nel nostro emisfero la rotazione ha luogo
in senso orario, nell'emisfero meridionale antiorario.
VOCE DAL PUBBLICO:Che cosa rende il vostro pendolo superiore ai tanti altri esistenti al
mondo?
BINETTI: Q uesto pendolo ha le cara eristiche necessarie per un funzionamento quasi
perfe o, giacché l'a rito dell'aria sarà reso molto debole mediante l'impiego di una
boccia di grande massa - una sfera di ferro cromato pesante 20 chili. Q uanto al filo di
sospensione, non abbiamo potuto usarne uno troppo lungo - come sarebbe stato
desiderabile per rallentare il moto e ridurre ulteriormente il frenamento dell'aria - a
causa del limitato spazio verticale a disposizione. La cupola è modesta, anche se
guadagneremo qualcosa sfru ando il lucernario. A bbiamo allora ado ato una lunghezza
di 24,83 metri, in modo che il periodo di oscillazione completa nei due sensi sia eguale a
10 secondi precisi, un bel valore intero e comodo per la misurazione.4
VOCE DAL PUBBLICO:Ci sarebbe voluta la cupola di S an Pietro o di qualche altra grande
basilica!
BINETTI: Con 60 metri di filo l'oscillazione completa avrebbe richiesto sui 15 secondi e
mezzo, non è poi una grande differenza. Ma proseguiamo: la parte bassa del pendolo è
prote a contro eventuali correnti d'aria da un grande cilindro in plexiglas trasparente
fissato al pavimento. La base del cilindro è poi circondata da una robusta ringhiera in
metallo, alla quale i visitatori potranno appoggiarsi in tutta sicurezza.
UNO S TUDENTE: Ma ci sarà comunque un residuo d'a rito della boccia contro l'aria: alla
lunga non farà fermare il pendolo?
BINETTI: Una certa perdita di energia è inevitabile, non esiste il moto perpetuo. I l
problema sarebbe sorto anche con un filo più lungo.
VOCE DAL PUBBLICO: È per questo che siete ricorsi all'ausilio di una forza magnetica...
BINETTI: S ì, abbiamo usato un espediente di comune impiego nei pendoli museali: il
sistema sarà controllato tramite un ele romagnete collocato a livello del pavimento.
Prima di ogni passaggio della boccia di ferro per la verticale, l'ele romagnete verrà
a ivato per un breve istante in modo da darle un piccolo stra one, quanto basterà per
restituirle l'energia perduta per a rito, e garantire il mantenimento dell'ampiezza di
osculazione.
UNO S TUDENTE: Come potete escludere disturbi derivanti da eventuali imperfezioni
costru ive - che so, una non perfe a simmetria circolare - che potrebbero alterare la
traiettoria del pendolo, per esempio dandole un andamento ad anello?
BINETTI: Problema affrontato e risolto. I l pendolo sarà sogge o anche a un secondo
artificio, questa volta di natura meccanica: sarà controllato da un anello di Charron,
capace di garantire il mantenimento rigoroso della traiettoria in un piano.
UNO S TUDENTE: Un dispositivo del genere c'è già anche nel pendolino che avete allestito
anni fa. I n alto, vicino al punto di a acco, il filo del pendolo passa a raverso un anello di
metallo. È questo l'anello di cui parla?

Anello di Charron (a sinistra) e pendolo completo di Fausto Binetti (a destra).

BINETTI: Esa o, prima di giungere a fine corsa, il filo ba e sul bordo del foro circolare e
ciò garantisce un ritorno lungo il tragi o di arrivo, senza deviazioni. S arà difficile per voi
vedere l'anello di Charron, perché è molto piccolo e verrà posto alla sommità del
lucernario. Ma non vi ho de o ancora tu o. La cara eristica veramente unica al mondo è
che un sistema a microonde, del tipo che si usa nei GPS , perme erà di identificare
istante per istante la posizione della boccia. Ciò consentirà non solo di fare una precisa
misura del periodo di oscillazione, i famosi 10 secondi, ma anche del tempo impiegato
dal piano del pendolo per ruotare di un certo angolo.
VOCE DAL PUBBLICO: Quanto è grande quest'angolo?
BINETTI: A bbiamo scelto mezzo grado: poiché occorrono 6 minuti per descrivere 1 grado,
come ho già detto, il tempo in questione sarà di 3 minuti esatti.
UN PROFESSORE: Come verrà informato il pubblico di questi dati?
BINETTI: Le misure verranno esibite in cara eri cubitali su un display alfanumerico a luci
verdi collocato proprio sopra l'altare, in modo che si possano vedere da qualsiasi punto
della chiesa. S ul display si leggerà anche la velocità di rotazione della Terra, espressa
come eventuale deviazione in percento dal suo valore normale.
VOCE DAL PUBBLICO: Per curiosità, quant'è il valore «normale»?
FAUSTO: La Terra ruota di 360° in 24 ore, cioè 1440 minuti. Basta dividere gradi per minuti
e si trova 0,25, cioè 1/4 di grado al minuto. I l calcolo viene fa o dal computer sulla base
dei tempi le i. A l display si accompagnerà un grande schermo recante un'immagine
televisiva del pendolo in movimento.
VOCE DAL PUBBLICO:A che velocità di traslazione corrisponde qui a Roma una tale velocità
angolare?
BINETTI: I l conto è presto fa o: velocità di rotazione angolare per il raggio del parallelo di
Roma. Viene sui 1110 km/h, poco inferiore alla velocità del suono in aria.
STESSA VOCE: È un bel viaggiare, e nemmeno ce ne avvediamo!
GIORNALISTA: Si potranno seguire gli eventi anche dall'esterno?
BINETTI: A ltri display verranno sistemati alcuni metri sopra il lucernario della cupola, così
che il tempo misurato sarà leggibile da varie parti della ci à, sopra u o se si farà uso di
un binocolo stando ai piani alti degli edifici. S i leggeranno tre valori, in altre anti
riquadri: minuti, secondi e centesimi di secondo. A d ogni le ura, idealmente si
dovrebbero avere 3 minuti sul primo riquadro del display, zero secondi e zero centesimi
sugli altri due riquadri rispe ivamente. A orno al dato dei centesimi, in base alle stime
fa e, ci aspe iamo però, a causa di minuscole irregolarità del sistema, una flu uazione
che dovrebbe mantenersi entro il centesimo di secondo, in più o in meno. Q uanto alla
velocità di rotazione della Terra, la sua le ura potrà corrispondentemente deviare al
massimo di una parte su 20.000 circa, in più o in meno, per essere esa i di ±0,0056 per
cento.
PRES IDE DI S CIENZE:Ma come fate a escludere che i vostri trucche i - ele romagnete,
anello di Charron e chissà quali altre diavolerie - non producano alterazioni sul corre o
funzionamento del pendolo?

I quattro display alfanumerici del pendolo in una lettura ideale.

BINETTI: I nostri interventi non introducono alcuna componente di forza che agisca
trasversalmente al moto della boccia e, come ho già avuto modo di dire, ciò garantisce
che il tempo di rotazione non venga influenzato in alcun modo.
PRESIDE: Francamente mi sembrate troppo ambiziosi, non riuscirete a fare misure così
precise.
BINETTI: Io invece credo che tutto funzionerà, si tratta di fisica.
PRESIDE: C'è qualcosa di particolare che vi proponete di misurare sfru ando il
comportamento del pendolo?
BINETTI: I l pendolo fu realizzato da Foucault come dimostratore della rotazione terrestre.
Ebbene, a parte l'obie ivo primario di realizzare un pendolo pressoché perfe o, noi
intendiamo misurare la velocità di rotazione della Terra istante per istante e verificare
che nel tempo essa non varia, salvo il lentissimo rallentamento che ha luogo a causa
dell'energia cinetica persa dalla Terra per effe o dei moti mareali. Q uesti sono dovuti
all'azione gravitazionale della Luna e del S ole sulla parte liquida della Terra e
comportano, a causa degli a riti, un consumo di energia e un corrispondente
frenamento.
PRESIDE: Ma quanto è grande questo effetto delle maree?
BINETTI: Le stime danno 1 secondo al secolo, vale a dire poco più di un quarto di
decimillesimo di secondo al giorno.
GEOLOGO: Vale a dire che al tempo dei dinosauri il giorno era più corto di qualche ora.
BINETTI: Corre o. Con la nostra precisione di un centesimo di secondo che, come tu i
potranno constatare, si media praticamente a zero nell'arco della giornata...
PRESIDE: Zero esatto non potrà mai esserlo...
BINETTI: Poco ci manca. N ei test preliminari, la media effe uata in un dato giorno
differiva da quella di altri giorni al più per 1 decimillesimo di secondo. D unque, dicevo,
con una tal precisione riteniamo di poter verificare il sudde o rallentamento in modo
approssimato già entro un paio di se imane, e arrivare a una misura molto precisa nel
giro di mesi.
PRESIDE: Un risultato davvero stupefacente... mi è difficile credere che possiate arrivare al
successo. Auguri...
Inaugurazione e trionfo

I fa i avrebbero smentito, diversi mesi dopo, lo sce icismo del preside. Con il pendolo
installato nella sua sede definitiva di S an Bellarmino, Bine i e i suoi colleghi poterono
controllare che le flu uazioni nelle singole misure stavano effe ivamente entro il limite
a eso del centesimo di secondo in più o in meno. Verificarono anche che, da un giorno
all'altro, la media delle le ure effe uate nelle 24 ore deviava dai 3 minuti esa i per non
più di un decimillesimo di secondo, la precisione annunciata. Tale eccellente ripetitività
delle misure era dunque non soltanto una testimonianza dell'altissima qualità costru iva
del dispositivo, ma anche, cosa di cui nessuno avrebbe dubitato, della costanza della
velocità di rotazione terrestre sui tempi in gioco.
L'inaugurazione del pendolo, avvenuta il 20 se embre, giorno presumibilmente vicino a
quello della prima osservazione del volto lunare da parte di Galileo, era avvenuta con
l'interesse di una modesta parte della popolazione, quella motivata da curiosità
scientifica. I quotidiani ne avevano parlato meno di quanto l'evento avrebbe meritato.
S olo alcuni giornali gli avevano dato un certo risalto, brevemente richiamando anche la
storia del pendolo di Foucault e da esso traendo lo spunto per raccontare le disgrazie in
cui erano incorsi gli scienziati che, contro la tradizione, avevano osato rifiutare
l'immobilità della Terra postulata dai filosofi aristotelici, nonché la centralità del nostro
pianeta nell'universo: dalla condanna per empietà dell'antico A nassagora di Atene alle
minacce nei confronti di N iccolò Copernico, al martirio di Giordano Bruno, all'abiura di
Galileo Galilei. I politici erano completamente assenti, ecce o un delegato del sindaco e
un funzionario di secondo piano del Ministero dell'I struzione. Le autorità vaticane,
invitate per rispe o della forma, non avevano ritenuto opportuno presenziare perché, in
aggiunta alla loro abituale diffidenza nei confronti della scienza, avevano ravvisato
nell'iniziativa - e a ragione - un carattere provocatorio.
N on mancava invece, com'era logico, monsignor Barbolini, promotore e finanziatore
dell'intera impresa. C'era qualche altra persona in abito talare, i pochi amici di Barbolini
che lo avevano sostenuto lungo tu o il percorso e un paio di astrofisici gesuiti,
collaboratori di padre Earnest Cooper, già esperto scientifico del Vaticano, che aveva da
poco perduto l'incarico a seguito di un articolo scri o in difesa dell'evoluzionismo
darwiniano, nonché delle sue sistematiche pronunce progressiste. Cooper stesso aveva
mandato un messaggio di augurio, scusandosi di non poter intervenire per il fa o di
trovarsi relegato negli Stati Uniti.
N ella chiesa erano presenti centinaia di persone, molte accalcate contro la ringhiera di
protezione del pendolo, altre che seguivano le operazioni da lontano, tenendo gli occhi
sul grande schermo. Bine i, dopo aver illustrato al microfono i principali aspe i del
pendolo e le particolarità che gli astanti avrebbero dovuto osservare, spinse con estrema
delicatezza la boccia fino a circa mezzo metro dalla verticale, punto estremo della
traiettoria, poi la lasciò libera di entrare in oscillazione.
A d ogni passaggio della boccia per la verticale si accendeva una lampadina gialla: era il
segno che, grazie a sistemi fotoele ronici di sincronizzazione, l'ele romagnete si
a ivava per un istante, imprimendo una debole spinta alla massa ferrosa del pendolo.
Tu o appariva funzionare corre amente, si tra ava solo di a endere che il piano di
oscillazione compisse l'attesa rotazione di mezzo grado e poi i display avrebbero esibito il
tempo impiegato.
Furono minuti in cui gli astanti rimasero con il fiato sospeso, fissandosi l'un l'altro con
sguardi di intesa. S arebbe stata la prima volta che, nel volgere di pochi minuti, si sarebbe
potuto avere una dire a percezione della rotazione della Terra e dedurne in modo
istantaneo la velocità. Ricordando che il periodo di oscillazione del pendolo era di 10
secondi e che il tempo previsto per una rotazione di mezzo grado era di 3 minuti, ossia
180 secondi, come aveva so olineato Bine i nella sua presentazione, tra ogni coppia di
misure successive il pendolo doveva compiere 18 oscillazioni.
D opo la sedicesima oscillazione, nella chiesa cominciò a levarsi un brusio, inizialmente
debole, poi sempre più distinto man mano che le ultime due oscillazioni andavano
compiendosi. Q uando il pendolo ebbe completato il suo dicio esimo tragi o, sul display
sopra l'altare comparvero come d'incanto le seguenti cifre:

nel pieno rispe o delle previsioni degli esperti. Meno di un centesimo di secondo in
eccesso e una velocità di rotazione della Terra corrispondentemente più bassa di quella
prevista dello 0,0044 per cento: un vero nonnulla, un'inezia che comunque avrebbe
dovuto mediarsi a zero a giro completato, in modo analogo all'errore nei tempi.
Un fragoroso, irrefrenabile applauso accompagnò la presa di coscienza del successo,
anche da parte di chi non sospe ava quanto difficile fosse realizzare un pendolo di
Foucault, pur di prestazioni assai più modeste. Gli adde i ai lavori sanno che una
apprezzabile e continua variazione nella velocità di rotazione del piano del pendolo viene
solitamente acce ata come un ineludibile dife o, purché il pendolo si comporti bene
quanto al tempo richiesto per il completamento dell'intero angolo giro.
I l risultato o enuto era apparso così straordinario da suscitare l'entusiasmo più
immediato anche dei profani. N ell'ora che seguì il display continuò le sue gratificanti
le ure: sempre 3' 0" seguiti da +0,6, -0,4, -0,9, +0,5 centesimi e via dicendo, senza che mai i
centesimi di secondo uscissero dalla gamma tra -1 e +1. I l successo era semplicemente
favoloso.
Le acclamazioni si rinnovavano non meno intense a ogni successiva le ura, non solo
dentro la chiesa, ma anche nella piazza antistante e in vari altri punti della ci à. Q ualche
stazione radio di minor rango era collegata all'evento, cosicché le notizie si propagavano
rapidamente anche alla periferia di Roma e in varie parti d'I talia e d'Europa. C'era poi,
per il pubblico sullo scenario mondiale, più di un sito internet che riportava i dati del
display in tempo reale. N on che i radioascoltatori o i navigatori sintonizzati su quei siti
fossero in grande numero, ma gli interessati - fisici, astronomi, ingegneri, persone
scientificamente preparate - potevano ricevere le notizie in diretta.
N el tripudio del momento, chi mai avrebbe anche lontanamente potuto sospe are che di
lì a poco questa splendida realizzazione della tecnica sarebbe stata il messaggero di
catastrofici eventi?
Reazioni del pubblico

Trascorse qualche mese e il pendolo di S an Bellarmino non fallì un colpo, a raendo visite
di turisti e di gruppi scolastici sempre più numerose. Le file all'esterno della chiesa
divennero lunghissime, tanto che fu necessario organizzare un sistema di prenotazioni e
allestire una trasmissione video che consentisse l'osservazione del pendolo anche da
casa. L'incredibile perfezione del funzionamento in breve tempo acquistò una risonanza
mondiale e anche i più sce ici dove ero profondersi in lodi e avanzarono o imistiche
previsioni circa le esperienze scientifiche che si sarebbero potute disegnare sfru ando le
sofisticate proprietà del pendolo.
I media formularono ipotesi fantasiose, non sempre scientificamente impeccabili. Ci fu
chi osservò che il pendolo - ove ulteriormente perfezionato - sarebbe stato uno strumento
ideale per stabilire eventuali minime variazioni dell'inclinazione dell'asse terrestre e
della durata del giorno, effe i che si erano avuti per esempio al tempo del maremoto -
meglio ricordato come tsunami — che nel dicembre 2004 aveva tragicamente colpito il
S udest asiatico. A ltri notarono che l'impa o di un meteorite contro il suolo terrestre
sarebbe stato facilmente rivelato dal pendolo, sia a raverso l'impulso trasmesso nell'urto
al corpo rotante del pianeta, sia per il conseguente incremento di massa terrestre e
relativa perdita nella velocità di rotazione. Gli appassionati di maree arrivarono persino a
chiedersi se, ove si fosse ancor più affinata la precisione dell'apparecchiatura, si sarebbe
potuto seguire il comportamento delle maree a raverso la continua, seppur minima,
variazione del momento d'inerzia del globo terracqueo che nasceva dagli spostamenti
delle masse oceaniche.5
Con meno sforzi di fantasia, fu riportato l'argomento di Fausto Bine i che il pendolo
avrebbe costituito un rapido e raffinato metodo di misura del perenne allungamento
della durata del giorno conseguente al continuo alternarsi dei massimi e dei minimi di
marea. Fu anche menzionato che qualsiasi tipo di variazione geomorfologica - come la
nota deriva dell'inclinazione dell'asse magnetico terrestre nel tempo - si sarebbe potuta
rilevare con prontezza, e così i fenomeni di origine sismica e fors'anche taluni effe i
legati al progressivo riscaldamento del pianeta, che in quegli anni veniva collegato
all'eccesso di produzione di anidride carbonica. Per esempio, lo scioglimento dei ghiacci
polari avrebbe determinato un gonfiamento delle acque preponderante nelle zone
equatoriali, in quanto, per la loro maggiore velocità associata alla rotazione terrestre, esse
erano sogge e a una più intensa spinta centrifuga verso l'esterno. Ciò avrebbe
aumentato il momento di inerzia del globo, producendo una diminuzione di velocità di
rotazione e un allungamento del giorno e della no e. I l pendolo avrebbe costituito un
modo assai sensibile, alternativo ad altri in uso, di monitorare istante per istante un tal
genere di effetti.
Un aspe o confortante, tu 'altro che da so ovalutare, era l'affidabilità e la
riproducibilità di comportamento che il pendolo mostrava di garantire. Gli eventi di
natura - il sorgere del S ole e della Luna, l'alternarsi dei massimi e dei minimi di marea, il
susseguirsi delle stagioni - erano in qualche modo meccanismi scontati, sul cui
ripresentarsi puntualmente non si potevano nutrire dubbi. I l pendolo invece era un
prodo o dell'uomo e la norma era, almeno in I talia, che di rado, se non mai, ciò dava
motivi di fiducia.
D ifficile descrivere la soddisfazione di Fausto Bine i dopo un così lungo periodo di
funzionamento impeccabile della sua creatura. N iente, nella sua ricca esperienza di
studio e di lavoro, l'aveva gratificato tanto quanto il successo conseguito con il pendolo di
S an Bellarmino e con il galvanizzante responso dell'opinione pubblica. N el Paese si era
avuto un discreto rifiorire di interesse per la scienza, sopra u o nelle scuole, circostanza
particolarmente cara a Bine i, che nei giovani riponeva le sue poche speranze in un
futuro migliore. E tu avia, giorno dopo giorno, egli faticava a credere che le cose
potessero proseguire in modo così liscio, così perfe o, senza che un qualche disastro si
profilasse d'improvviso all'orizzonte, senza che una mano vendicativa intervenisse a
colpire il suo pendolo di Foucault, emblema della sfida che egli aveva lanciato contro
coloro che si dicevano i portavoce di D io. S e qualcosa può andare storto, andrà storto,
diceva la prima delle «leggi di Murphy», così spesso verificata nell'ambito della
sperimentazione scientifica. Finora per il pendolo la legge era stata disa esa, ma quanto
a lungo ancora?
Un disastro annunciato

I ntorno alle ore undici e un quarto del 17 gennaio 2010 - qua rocentesimo anniversario
di una delle prime osservazioni da parte di Galileo Galilei dei satelliti di Giove6 - la chiesa
di S an Bellarmino era affollata come al solito da gruppi di turisti e scolaresche, le cui
rispe ive guide si adopravano nel descrivere il funzionamento del pendolo e di tu i i
suoi pregi. Finalmente, dopo tanti giorni dalla raggiunta celebrità del pendolo, aveva
deciso di essere presente il nuovo re ore della S apienza, accompagnato da re ori di altri
atenei italiani e dal Ministro dell'I struzione. La circostanza aveva a irato un certo
numero di giornalisti a ivi nel se ore della divulgazione scientifica, noti scienziati, come
il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, nominato dal governo uscente
malgrado la calunniosa campagna fa a nei suoi confronti per aver firmato la le era al
re ore dei 67; o Giorgio Franchi, il fisico teorico italiano più stimato sulla scena
mondiale, due volte candidato al premio N obel, anche lui so oscri ore della le era. E
poi vari protagonisti della dida ica, della ricerca e della divulgazione scientifica. Erano
presenti l'illustre astrofisica D onata Marelli e il padre gesuita che aveva occupato il posto
del giubilato Cooper presso la Santa Sede. Anche lui astrofisico e anche lui, a dispetto del
perseverante ostracismo della Curia, assertore dell'evoluzionismo globale e del Big bang,
il grande “botto”, oltre che avverso a qualsivoglia forma di creazionismo.
L'ultima le ura del display, fotografata da numerosi visitatori, era stata 3' 0" +0,8, cioè
all'interno della norma. La successiva, a esa da un numero altre anto grande di
fotografi, del tu o inaspe atamente strabordò, seppur di poco, fuori dall'intervallo
regolare di flu uazione dei centesimi di secondo, corrispondentemente indicando un
lieve aumento della velocità di rotazione terrestre:

La deviazione era invero minuscola sicché, sebbene per mesi non si fosse mai,
assolutamente mai, verificato qualcosa del genere, tu i coloro che notarono l'anomalia
pensarono a una mera fluttuazione, dovuta a chissà quale momentanea perturbazione.
«I n guardia» gridò Fausto Bine i al microfono, cercando di sovrastare il brusio di fondo
«è successo qualcosa di molto bizzarro che merita tu a la nostra a enzione. Mi
raccomando, tenete gli occhi fissi sui display per le prossime letture!»
N ella chiesa il rumore crebbe d'improvviso e l'aspe ativa per la successiva rilevazione
divenne generale. Trascorsero così - a molti parve con particolare lentezza - i fatidici 3
minuti che separavano tra loro il cambio di immagine sul display. Q uando questo arrivò,
la gente prese a vociferare, come colpita da una lu uosa verità. I l display infa i, in quella
le ura e in quelle che seguirono, riportò numeri che sembravano aggirarsi sempre più
nella zona dei centesimi di secondo negativi, andando spesso al di là del valore limite di -
1, fino a che, dopo qua ro le ure, non si spostò addiri ura so o il -2 indicando una
ormai inequivocabile deriva verso tempi accorciati e velocità di rotazione terrestre
marcatamente salita oltre le normali fluttuazioni.

D a più parti si levavano domande del genere: «Ma non sarà il pendolo che si è
guastato?», «N on saranno i vostri accorgimenti contro l'a rito a dare fastidi?», «E
quell'anello di Charron, non si starà logorando?» O anche: «Che qualcuno abbia sabotato
il pendolo durante la no e?» Bine i decise che bisognava me ere subito le cose in
chiaro. A fferrò il microfono e quasi gridò: «S ignori, nessuna ipotesi che a ribuisca
l'effe o rilevato a un malfunzionamento del pendolo può essere valida. I n proposito,
credevo di essere stato esplicito: la rotazione del piano del pendolo è solo ed
esclusivamente il risultato del moto della Terra. Guasti o alterazioni del nostro sistema
avrebbero prodo o effe i diversi, come l'uscita della traie oria del pendolo dal piano,
oppure una riduzione dell'ampiezza di oscillazione, o altro ancora. Ma non una
variazione graduale e continua della velocità di rotazione, unica devianza che stiamo
osservando. E quanto al sabotaggio - la prima ipotesi che anch'io ho fa o - non riesco a
convincermi che non debba valere anche per essa lo stesso discorso».
È facile immaginare quale baraonda si produsse dopo il chiarimento di Bine i, sia
all'interno della chiesa, sia sulla piazza antistante, come anche in tu i i luoghi della ci à
da cui si potevano leggere le cifre sui display sopra il lucernario. S i mise in moto anche
una fi a rete di telefonate tra coloro che seguivano la vicenda sul web, alla radio o con
altri mezzi ancora. Le successive rilevazioni, a ese in uno stato di ansia crescente, non
fecero che aggravare la situazione, poiché i centesimi di secondo continuavano a
retrocedere in modo inesorabilmente regolare, senza accennare a inversioni di tendenza.
D opo circa 1 ora il display esibì per i centesimi i valori -5,6, dopo 3 ore -14,3, dopo 5 ore -
22,9 e via di seguito, mentre la velocità di rotazione terrestre continuava parallelamente a
crescere, raggiungendo, all'ultima le ura riportata, un valore superiore a quello normale
quasi dello 0,13 per cento.
A lcune persone avevano tirato fuori calcolatori piccoli e grandi e sulla base delle
osservazioni avevano stimato per estrapolazione l'effe o nell'arco della giornata,
arrivando a previsioni che sarebbe stato poco definire allarmanti. S i trovarono quasi tu i
d'accordo nel prevedere che, a una sola giornata di distanza dalla prima osservazione
dell'anomalia, il display avrebbe dovuto fornire le seguenti letture vale a dire che, con una
velocità di rotazione così aumentata, il giorno si sarebbe accorciato di oltre 8 minuti. Un
effe o gigantesco. L'indomani, in uno stato di allarme che aveva ormai assunto
dimensioni mondiali, fu possibile verificare che tali previsioni erano pericolosamente
vicine al vero, e lo stesso si ripete nei giorni che seguirono.

La costernazione generale raggiunse livelli spasmodici, e geologi, fisici, astronomi,


ingegneri di tu o il mondo si bu arono sul problema con l'urgenza che il caso
richiedeva. S ulla base del numero dei dati delle prime 15 ore, furono presto formulate
equazioni che prevedevano sviluppi futuri catastrofici, nel caso il fenomeno fosse
proseguito con le stesse modalità del primo giorno. Molto presto i giornali riportarono
due curve, l'andamento in crescita della velocità di rotazione della Terra e
l'accorciamento della durata del giorno. Le chiamarono, con giornalistica enfasi, le curve
dell'agonia della Terra e del genere umano. Le curve erano interpretabili in termini di un
aumento nel tempo della velocità di rotazione angolare della Terra con legge
esponenziale. Vale la pena di riportarle qui di seguito e discuterne le implicazioni, anche
se esse si illustrano da sé a una semplice occhiata.
Velocità di rotazione della Terra e durata del giorno previste per 120 giorni,
intervallo dopo il quale la durata del giorno risulta dimezzata.

Vi sono però alcune conseguenze dei fenomeni che non appaiono così immediate e di cui
è importante evidenziare qualche de aglio per rendersi conto della drammatica
emergenza di cui il pendolo di S an Bellarmino era stato l'inesorabile messaggero.
Conviene riprendere alla le era un commento in proposito pubblicato dal principale
quotidiano romano: «Le curve dicono semplicemente questo: la prima, che la rotazione
della Terra va accelerando in modo sempre più rapido, e ciò significa che, se per alcuni
giorni gli effe i saranno relativamente poco eclatanti, nel senso che la velocità di
rotazione terrestre non si allontanerà troppo da quella normale di 0,25 gradi/minuto, nel
giro di qualche mese la situazione andrà precipitando verso un quadro catastrofico. D opo
120 giorni, circa qua ro mesi, la velocità di rotazione sarà esa amente raddoppiata. Tu i
i corpi della Terra, a cominciare dalle persone, dall'acqua, dall'aria stessa, peseranno
sempre meno per effe o della crescente spinta centrifuga impressa dal meccanismo
rotatorio, la quale fa opposizione alla gravità. L'atmosfera, quindi, diverrà gradualmente
più rarefa a alle basse quote a vantaggio delle alte. A bbiamo interrogato in proposito il
giovane professore Fausto Bine i, proge ista del pendolo di Foucault, e abbiamo avuto
le seguenti indicazioni. La riduzione di peso si sa essere, in condizioni normali, pari allo
0,34 per cento all'equatore, dove la spinta centrifuga è massima. Tale riduzione cresce con
il quadrato della velocità di rotazione, cioè molto rapidamente. A soli qua ro mesi
dall'inizio del processo essa sarà tale da alleggerire di fa o il peso dei corpi, sempre con
riferimento all'equatore, un po' più dell'1,3 percento, come dire che una persona di 50 kg
perderà oltre 650 g di peso. A più lungo andare, se tu o dovesse continuare come è
iniziato, in linea teorica si potrebbe arrivare all'assenza di peso, una condizione eguale a
quella degli astronauti in orbita. Basterebbero un paio d'anni. I n tal caso i corpi non
saranno più tra enuti sulla Terra, e si disperderanno nell'immensità dello spazio, a
cominciare dall'atmosfera che respiriamo».
I l quotidiano così proseguiva: «A lla luce di ciò, non è difficile immaginare i problemi
colossali che potrebbero sorgere durante questa evoluzione verso la catastrofe finale. N el
vicino futuro, l'intero modo di vivere, di nutrirsi, di respirare, di lavorare degli uomini
andrebbe mutando di continuo, divenendo sempre più arduo, e lo stesso varrebbe per
tu i gli animali, i vegetali, i fenomeni naturali, e via dicendo. Q uesti effe i si
avvererebbero con un certo ritardo per le latitudini maggiori, ma prima o poi avrebbero il
loro corso ovunque. S alvo forse ai poli, dove la forza centrifuga è nulla, ma dove,
d'altronde, è impensabile di poter ammucchiare tu a la popolazione del mondo e
mantenerla in vita. C'è poi il messaggio, assai più allarmante, che viene dalla seconda
figura, e cioè che la durata del giorno va accorciandosi di continuo, praticamente
dimezzandosi dopo qua ro mesi soltanto. Un alternarsi di luce e buio sempre più
precipitoso che, indipendentemente da tu i gli altri guai sopra menzionati, me erebbe a
dura prova i ritmi circadiani degli esseri viventi, animali e vegetali. Che cosa
succederebbe delle coltivazioni? Q uali mutamenti si innescherebbero negli animali
adibiti al nutrimento dell'uomo? Gli esperti da noi consultati confidano che è del tu o
improbabile che mai si arrivi a tanto, e affermano che il dimezzamento della durata del
giorno è del tu o impensabile, poiché il cataclisma cui stiamo assistendo dovrà per forza
esaurirsi in modo spontaneo in tempi ragionevoli, assai più brevi di qua ro mesi, come
di norma avviene anche per i più sconvolgenti fenomeni naturali».
I principali quesiti che a questo punto si ponevano erano almeno qua ro: qual era la
causa di questo processo catastrofico? S arebbe prima o poi andato in esaurimento? C'era
un modo per gli uomini di intervenire e controllare il fenomeno, possibilmente
arrestandolo in tempo, prima che si giungesse alla distruzione del genere umano? E
comunque, per quanto tempo gli esseri viventi sarebbero sopravvissuti a queste drastiche
alterazioni di comportamento biologico e ambientale? Tu i i governi e tu e le istituzioni
della Terra abbandonarono ogni altro proge o tecnico o scientifico in corso e investirono
interamente le risorse disponibili nello studio del nefasto meccanismo che stava
minacciando di annichilare la dimora degli uomini.
Un rovello per gli scienziati

D i tu e le questioni che si erano aperte, soltanto la prima ebbe una parziale risposta,
nata più da discussioni qualitative, spesso fa e a ruota libera, che da solide teorie o da
investigazioni sperimentali. A lcuni scienziati avanzarono l'idea che la Terra fosse
sogge a a una riduzione del suo momento d'inerzia nel tempo. Per la legge di
conservazione del momento angolare del globo terracqueo 7 - legge fondamentale della
fisica per un sistema isolato - la velocità di rotazione doveva corrispondentemente
crescere, come avviene allorché una pa inatrice o una ballerina accostano le braccia al
corpo riducendo così il proprio momento d'inerzia. Un effe o che sarebbe ancora più
evidente se le braccia della pa inatrice si volatilizzassero d'improvviso, ossia della
materia posta fuori dall'asse di rotazione sparisse senza lasciare traccia. Ebbene, se un
qualche effe o del genere avesse interessato parte della Terra, questa avrebbe
necessariamente accelerato.
Fu riportato che il giorno stesso dell'inizio del comportamento anomalo del pendolo ben
tre imbarcazioni che navigavano in pieno oceano Pacifico erano risultate disperse. N ei
giorni successivi alcune altre, in quella stessa area, non avevano più dato segni di
esistenza. I noltre, rapide incursioni aeree avevano rilevato in quella zona una strana
anomalia, e precisamente una presenza di radiazione gamma con densità ne amente più
elevata della media. Tanto che molto presto erano state date disposizioni, sia alle navi sia
agli aerei, di tenersi molto alla larga da quella specie di «triangolo delle Bermude».
Per sorprendente che potesse apparire, sbucarono allora alcuni fisici, seguaci di un
popolare scienziato, il professor Giuseppe Piola, noto presso il pubblico televisivo per il
forte feeling per l'antimateria8 e per la profonda e molto esibita devozione religiosa, a
suggerire che una specie di antiasteroide, un asteroide costituito appunto di antimateria,
fosse stato ca urato dalla Terra in una zona non abitata, quale appunto il centro di un
oceano. Peraltro, senza che alcuno strumento sismico avesse rilevato l'evento — e qui
stava la parte più stupefacente dell'ipotesi - né che si fossero prodo e immediate
alterazioni nel moto della Terra. Q uasi come se il meteorite si fosse accostato alla Terra e
vi fosse penetrato calandosi so o le sue acque nella maniera più soffice possibile, senza
produrre effetti assimilabili a un urto tra due corpi.
Era decisamente folle credere a un evento naturale di tal fa a, ma in fin dei conti - si
chiedevano in tanti - chi aveva mai assistito all'urto di materia e antimateria su scala che
non fosse quella ultramicroscopica delle particelle elementari all'interno dei grandi
acceleratori? S i poteva veramente presumere di conoscere così bene questo tipo
d'interazione da poter bu are a mare una descrizione del genere? S i poteva escludere
che il meteorite fosse avvolto in un involucro etereo, una specie di bo iglia immateriale,
magari un campo di natura sconosciuta agli uomini, capace di ritardare e minimizzare la
sua possibile interazione con l'esterno?
S i tra ava evidentemente di pure fantasticherie, espressione di paura e speranza - la
maggioranza degli scienziati so olineava l'impossibilità di eventi del genere per
fondamentali leggi di conservazione in fisica delle alte energie - ma se questo
meccanismo veniva acce ato, allora ciò che stava accadendo poteva essere riassunto
come segue. I l blocco di antimateria aveva iniziato a inghio irsi un po' alla volta la
materia terrestre, cominciando da quella che era in conta o con l'involucro esterno del
meteorite e successivamente a profondità sempre maggiore. Tale processo si svolgeva
come avverrebbe per una goccia d'acido assai corrosivo, sul tipo dell'acido fluoridrico,
che venisse versata nel cavo della mano. O ssia una vera e propria inarrestabile erosione
del materiale sano, che nel caso in questione avrebbe comportato una riduzione della
massa superficiale della sfera terrestre e, quindi, una riduzione del suo momento
d'inerzia, con un conseguente aumento della velocità di rotazione. Per qualche
insondabile motivo, tale effe o doveva avvenire in modo estremamente lento, come se il
contatto tra materia e antimateria fosse quasi del tutto impedito.
N aturalmente, dalla zona dove materia e antimateria si annichilavano a vicenda, doveva
irraggiarsi una certa quantità di radiazione gamma: punto questo a favore del modello di
Piola, dato che, proprio nella zona dell'oceano dove erano scomparse le imbarcazioni,
un'a ività del genere era stata in effe i riscontrata. Rimaneva però inspiegabile come il
blocco di antimateria non avesse in alcun modo influito sul momento d'inerzia
complessivo del pianeta all'a o della collisione, rivelandosi solo all'istante in cui aveva
cominciato a divorarsi la Terra.
Un'ipotesi alternativa alla collisione con un antimeteorite, che forse avrebbe potuto
giustificare l'apparente assenza di effe i legati a un violento urto iniziale, ma anche la
lentezza con cui il fenomeno si svolgeva, aveva di nuovo a che fare con l'antimateria. S i
suggeriva in questo secondo caso che una piccola corrente di antiatomi, in forma di
so ile pennello o filamento proveniente dallo spazio, investisse la Terra con continuità,
mantenendo in vita un debole processo di annichilazione della materia, come avverrebbe
per un fuoco cui fosse impedito di spegnersi con l'apporto di dosi limitate di nuovo
combustibile. Ma perché ciò avrebbe dovuto avvenire sempre in un solo e preciso punto
del globo, indipendentemente dal fa o che la Terra era in rotazione? S i poteva dare il
caso che la sorgente di antiatomi fosse sulla Terra stessa, magari su un atollo disabitato
sperso nell'oceano Pacifico. E allora, non si sarebbe già dovuta avvertire la presenza di
tale flusso di antimateria esaminando l'atmosfera nei paraggi della zona interessata? D i
nuovo, niente più che idee da fantascienza.
N on era difficile, partendo dalla variazione della velocità angolare, fare una stima della
massa che doveva scomparire in un dato intervallo di tempo. Un aumento di velocità
rotazionale dello 0,59 per cento, quello che si produceva in un giorno, implicava
un'equivalente diminuzione del momento d'inerzia e, con qualche approssimazione,
della massa. Q uindi, essendo la massa della Terra eguale a 6000×1018 tonnellate (6000
miliardi di miliardi), la perdita di massa in un giorno doveva essere di 35,4×10 18
tonnellate, qualcosa come 4×1014 tonnellate al secondo (400.000 miliardi!). Q uale
spaventoso processo avrebbe dovuto essersi posto in a o perché un valore così alto della
massa potesse annichilarsi in un ba er di ciglia, svanire le eralmente nel nulla! N on era
davvero possibile crederci, anche per coloro che prestassero fede alla categoria degli
eventi prodigiosi.
A ltri studiosi, meno fissati sul conce o di antimateria, avevano invece suggerito che
all'interno della Terra si fossero per qualche motivo a ivati dei regolari spostamenti di
materia fusa pesante dal so osuolo equatoriale verso l'interno, e di materia leggera, forse
gassosa, in senso opposto - un po' come delle bolle d'aria che salissero in superficie - col
risultato di far aumentare la massa terrestre nei pressi dell'asse di rotazione e di
diminuirla ai bordi: ciò avrebbe influito dire amente sul momento d'inerzia,
gradualmente riducendolo. N aturalmente, postulare la presenza di gigantesche cavità
piene di gas, racchiuse all'interno del nucleo ferroso della Terra, era un'ipotesi facilmente
smentibile, ad esempio con misure accurate di campo gravitazionale nei vari punti del
pianeta. S i sarebbe dovuto tra are allora di una grande quantità d'aria in fase distribuita
che risaliva alla superficie, lasciando percolare all'interno i metalli fusi. Ma questo
avrebbe dovuto agire sul pendolo anche a raverso variazioni locali di gravità,
presumibilmente irregolari, a meno che tu o il processo non avvenisse in modo
rigorosamente sferosimmetrico. Q uasi inutile dire che i veri esperti accoglievano queste
conge ure con divertito sce icismo. I nsomma, una situazione piena di lati oscuri, che
ricordava in qualche modo la vicenda della fusione fredda di alcuni anni prima, rivelatasi
in seguito un colossale buco nell'acqua. S olo che qui i fa i c'erano e stavano so o gli
occhi di tutti.
Una posizione affa o differente fu presa da una nota analista della televisione di S tato, la
quale ipotizzò che tu o il male derivasse da certi esperimenti che erano in corso al CERN
di Ginevra, il laboratorio europeo dove, nella grande macchina acceleratrice a cavallo tra
S vizzera e Francia, si facevano collidere tra loro particelle di energia elevatissima. Uno
degli intenti era quello di ricreare le condizioni a raverso cui era passato l'universo in
tempi vicinissimi al Big bang, cioè alla sua nascita. Veniva realizzata una condizione nella
quale le particelle, che in seguito si sarebbero legate tra loro per formare atomi e
molecole, si trovavano ancora in uno stato di plasma, in termini giornalistici una specie
di «brodo» primigenio.
N el 2008, un nuovo acceleratore di particelle, noto come LHC L ( arge H adron Collider),era
stato messo in grado di far scontrare tra loro fasci di protoni lanciati a velocità
estremamente vicina a quella della luce, ossia la massima velocità possibile. S ulla stampa
si erano levate voci a prospe are i pericoli cui avrebbe potuto andare incontro la Terra
ove tali esperimenti avessero preso un indirizzo imprevisto. S i ipotizzava ad esempio la
possibile generazione di un buco nero, che in breve tempo - qualche anno - avrebbe
risucchiato in sé l'intero pianeta, e chissà che altro ancora. Ecco - dicevano certi «esperti»
intervistati dalla condu rice del programma - in quel laboratorio deve essere accaduto
un serio incidente senza che ne sia stata data notizia all'opinione pubblica, peggio, agli
stessi governi dei Paesi coinvolti. E stiamo assistendo all'avvio del mortale processo di
inghiottimento.
Malgrado le immediate e perentorie smentite dei più noti scienziati, so olineanti il fa o
che esperimenti del genere erano già in via di sviluppo da anni senza che si fossero
riscontrati inconvenienti, un coro di anatemi si era levato contro la scienza e le sue
presunte malefa e: erano stati tracciati paralleli - del tu o ingiustificati - con il vecchio
incidente occorso alla centrale termonucleare di Chernobyl in Ucraina e con
inconvenienti minori registrati in altri centri di ricerca nucleare. «Q uesta è la volta che i
fisici faranno pagare il costo delle loro ricerche a tu o il genere umano» era stato il
commento riassuntivo di quella frangia di ecologisti che talvolta finivano per spingersi al
di là della ragionevolezza. D a tali sviluppi mediatici, le persone comuni erano rimaste
ulteriormente scosse e una sorta di universale isteria si era impadronita di loro.
Una rivista che si occupava di spionaggio e di grande criminalità internazionale elaborò
l'idea della sorgente di antimateria posta sulla Terra stessa, suggerendo, sulla falsariga
dei film di J ames Bond, l'agente 007, che un'organizzazione del genere Spectre, guidata da
un genio del male, avesse approntato un acceleratore di particelle molto simile a quello
di Ginevra, ma assai più potente, e che fosse riuscita a me erlo in funzione a tempo di
record, dando effe ivamente origine a un buco nero. Restava soltanto da a endere, in
sintonia con i copioni della serie di 007, che da qualche parte giungessero segnali di un
rica o nei confronti del mondo intero. N emmeno la fantasia di I an Fleming, l'inventore
di Bond, aveva mai concepito una macchinazione tanto complessa e diabolicamente
criminosa.
Altre reazioni

Gli operatori del mondo della magia e dell'occulto si scatenarono, proponendo ogni sorta
di interpretazioni paranormali, del genere che viene offerto in certe trasmissioni
televisive di stampo pseudoscientifico. S i mossero anche i portavoce delle religioni, i
quali rispolverarono l'antica do rina di papa Urbano VI I I , quella «veramente angelica
do rina» che aveva finito per me ere nei guai il povero Galileo. Essa suonava così: «D io
può far accadere i fenomeni naturali per cause e con modalità diverse da quelle cui
perviene la ragione umana, quindi soverchia arditezza sarebbe se si volesse limitare e
coartare la divina potenza e sapienza a una sua fantasia particolare». Era una
rimasticazione di vecchie idee di Tommaso d'A quino. Ma non v'è da stupirsi che, nello
stato di tremenda agitazione in cui il genere umano versava in quelle giornate, simili
affermazioni, che già qua ro secoli prima avevano fa o fremere d'indignazione lo
scienziato toscano (il quale se ne era fa o beffe nel suo D ialogo sopra i massimi sistemi),
potessero venir accolte con molto favore dalle grandi masse. Tanto più che i reggenti
della Chiesa ca olica non se n'erano mai distaccati in modo ne o e sincero, anzi,
mostravano di esserci più affezionati che mai.
S uperfluo dire che voci sparse sia agli alti che ai bassi ranghi della Chiesa - la Curia da
S an Pietro e i parroci dai loro pulpiti - parlavano della giusta punizione divina per
un'umanità che aveva lasciato deperire i valori dello spirito e della morale in nome del
materialismo, della ragione e della libertà di coscienza. I l mo o papale era: troppa
scienza non sorre a dalla fede, quindi una scienza non-scienza. Variazione sul tema: una
scienza senza D io può condurci alla catastrofe. Una simile interpretazione in chiave
preternaturale, poi, apriva spazio alla speranza che lo stesso O nnipotente, come si era
tolto lo sfizio di produrre questo lu uoso evento, altre anto facilmente avrebbe potuto
decidere di fargli prendere una piega meno tragica, se non addiri ura di arrestarlo.
Q uindi pregare, pregare e ancora pregare. Gli uomini - manco a farlo apposta lo aveva
de o proprio Léon Foucault - desiderano credere nell'inverosimile, e le circostanze del
momento si prestavano alle chimere più folli. E in parallelo a questa generale perdita del
senso della realtà, dappertu o nel mondo, sopra u o in quello ca olico, cominciarono a
piangere statue di Madonne, a sanguinare mani e piedi di santoni vari, a moltiplicarsi gli
ogge i cui affidare la propria salvezza, dalle stoffe con raffigurazioni di volti venerati,
alle reliquie di santi, ai portafortuna delle più svariate concezioni. Persino in una
situazione così allarmante, ci furono coloro che riuscirono ad accumulare discrete
ricchezze.
Ma intanto la deriva procedeva inesorabile e l'intera compagine degli scienziati si trovava
a lavorarci sopra tanto alacremente quanto infru uosamente. Circa il resto della
popolazione, ormai informata in tu i i de agli e perciò terrorizzata, quando gli effe i
dell'accelerazione terrestre cominciarono a farsi sentire in modo tangibile, ci fu chi
cominciò a compiere azioni forsennate e gesti inconsulti, in una sorta di crescente pazzia
colle iva, taluni arrivando persino a comme ere suicidio, magari dopo aver sterminato i
propri familiari. È sorprendente come l'uomo non si disperi affa o per il trovarsi a
esistere, ma sia terrorizzato dall'idea di dover far ritorno al grande insieme cosmico dal
quale è stato temporaneamente enucleato.
I l povero Bine i, come ideatore del pendolo di S an Bellarmino, in qualche modo se ne
faceva una colpa personale, anche se, ove lo si fosse voluto tirare dentro, lui aveva
semmai il merito di aver creato i presupposti perché l'allarme venisse tempestivamente
ge ato. Per quel poco cui ciò poteva essere servito, stante l'assenza, a molto tempo ormai
dall'inizio della vicenda, di una qualsivoglia comprensione scientifica del fenomeno e,
dunque, di un'idea su come porvi riparo.
Esausto, dopo alcuni giorni consecutivi di lavoro insonne con i suoi colleghi e altri fisici
dell'università, Bine i rientrò a casa sua, si lasciò cadere sul le o accanto alla sua
compagna Laura, già assopita, e subito sprofondò nel sonno. N on si era neanche accorto,
aprendo la porta del suo appartamento nella fioca luce del giroscale, che sul lato esterno
era stato appeso un cartello dove, in grossolani cara eri gotici, si leggeva un nuovo tipo
di minaccia:

Esimio dottore, dai prati e dai boschi di Germania


stiamo facendo raccogliere fascine di legna secca per lei.
1.
Il celeste dibattito
L'Onnipotente, alias Mister O

O ccorsero un certo numero di ore prima che i messi dell'O nnipotente, inviati fin nei più
reconditi luoghi di sepoltura della Terra, riuscissero a riunire tu i gli invitati nel posto
dove avrebbero incontrato l'Essere S upremo. E occorse ancora un bel po' di tempo prima
che, tra schiamazzi, gomitate e spintoni di ogni genere, tu i si accomodassero nelle
poltrone distribuite nella zona di cielo dove stava per avere inizio la consultazione.
L'ambiente era pervaso da una soave e dolcissima musica, appena perce ibile, che
poteva ricordare certe inebrianti melodie di S chubert, ed era prodo a da strumenti
dall'indefinibile timbro, un timbro che stava a mezzo tra gli archi e gli o oni, tra questi il
corno in particolare, strumenti non mai uditi da orecchie mortali.
A ll'estremo della platea si ergevano qua ro grosse colonne d'oro finemente istoriate,
sulle quali poggiava una specie di pia aforma, in realtà qualcosa di simile a un tappeto
di nuvole. S opra di essa si ergeva un baldacchino di velluto rosso cosparso di pietre
preziose che cangiavano colore da istante a istante. I l baldacchino proteggeva un enorme
sedile, di fa ura talmente sontuosa da non poterne dare una seppur limitata descrizione.
Emanava un'intensa luce, una luce particolare sconosciuta a tu i gli astanti, una luce
azzurra tendente ora verso il verde smeraldo, ora verso il viole o, circostanza piu osto
curiosa dal punto di vista della fisica. Tu i gli occhi erano fissati con ammirazione su
questa specie di inconcepibile monumento. A ristotele non seppe tra enersi dal
mormorare all'orecchio del suo allievo predile o Teofrasto, che aveva preso posto
accanto a lui: «Ho visto troni migliori».
Aveva appena terminato il suo bisbiglio che sussultò di spavento, perché d'improvviso
sul trono si materializzò una maestosa figura. N on era dato capire che forma avesse,
salvo il fa o che irradiava tu 'intorno una vivida luce, dai colori vari e indefinibili, mai
stabili, i quali alteravano completamente il blu del cielo ma anche l'oro delle colonne e
l'azzurro anomalo del trono. S olo verso l'alto la nube luminosa diveniva gradualmente
più oscura, culminando in un nero assoluto. Era un corpo che irradiava luce o era
un'entità fa a essa stessa di luce? Q uando iniziò a parlare, fu chiaro a tu i che non di
un'illusione o ica si tra ava, bensì di una presenza fisica reale. I credenti non ebbero
alcun dubbio che fosse proprio lui in prima persona, l'O nnipotente, il S ignore
dell'universo. Gli atei e gli agnostici, che costituivano la grande maggioranza della platea,
si trovarono invece a chiedersi, con grande sgomento, di quale impensabile sogno fossero
divenuti parte.
ONNIPOTENTE: Vi diamo il benvenuto. La ragione per cui vi abbiamo qui convocati è che
sul capo degli a uali abitanti della Terra pende un'enorme calamità, sulla quale è stata
richiamata la Nostra attenzione.
U n mormorio corse per l'uditorio, con gli astanti che si lanciavano l'un l'altro sguardi
interrogativi, come se alcuni dei presenti non fossero informati e altri si premurassero di dare
spiegazioni.
ONNIPOTENTE: È indispensabile che ci comunichiate tu e le conge ure fa e, a raverso i
millenni, per spiegare il funzionamento dell'universo. Ci riferiamo in particolare a quel
piccolo angolo dove S ole e Terra si rincorrono da qualche miliardo di anni. D esideriamo
inoltre sapere che cosa vi siate figurati sul come e sul perché della vostra esistenza di
esseri pensanti. N ei qua ordici miliardi di anni da che è nato il vostro universo, gli
abbiamo dedicato pochissima attenzione, meglio dire nessuna.
Un forte mormorio di generale meraviglia si levò nuovamente.
ONNIPOTENTE: Ci occorre ogni tipo di informazione. S iamo reputati onnipotenti, fa o che
ci pare invero già discutibile, ma tanto meno siamo onniscienti o onnifacenti. N ient'altro
che leggende. A l contrario, siamo piu osto inoperosi, per essere esa i del tu o inerti,
specie nella cura dei piccoli dettagli finiti del cosmo.
L'O nnipotente tacque per alcuni istanti, come in cerca delle parole ada e per rivelare agli
uomini certe sue recondite preoccupazioni. Voi riprese a parlare scandendo le parole.
ONNIPOTENTE: Prima o poi doveva accadere anche sulla Terra: è spuntata la vita, come già
altrove nel cosmo. Ma il fa o che l'allarmante fenomeno che si è innescato sul vostro
pianeta abbia seguito di poco la comparsa della vostra specie di esseri pensanti desta in
Noi molta preoccupazione.
ARISTOTELE: C'è stato in mezzo un intervallo di decine di migliaia di anni...
ONNIPOTENTE: Appunto, un niente sulla scala dei tempi cosmici.
ARISTOTELE: Mi scusi, Onnipotente, non riesco a cogliere il nesso.
ONNIPOTENTE: I l nesso potrebbe esserci, e avrebbe immediate conseguenze sul nostro
agire. I l problema centrale è questo: N oi siamo fortemente in dubbio se tentare di
arrestare il fenomeno distru ivo che ha colpito la Terra, garantendovi così la
sopravvivenza.
ARISTOTELE: Un dubbio alquanto bizzarro...
ONNIPOTENTE: Per niente: N oi ci a iveremo soltanto se ci convinceremo che non siete voi
stessi gli artefici del vostro male e che, una volta messa in sesto la Terra, vi a ende un
futuro migliore e non un inesorabile declino.
D i nuovo un mormorio, questa volta ancor più concitato, percorse l'uditorio. L'O nnipotente diede
l'impressione di studiare a entamente la reazione della platea, poi riprese a parlare con tono
deciso. N el fra empo la musica di so ofondo era divenuta più vigorosa, scandita, e aveva
assunto un moderato cara ere di marcia, dove il timbro degli o oni risultava ora prevalere,
quasi una successione di squilli di tromba sovrapposti a una linea bassa di corno. A Bine i venne
alla mente un brano di Musica sull'acqua di Haendel.
ONNIPOTENTE: S ilenzio, silenzio per favore. A ncorché la N ostra eterna indifferenza nei
vostri confronti ci sia connaturata, viste le circostanze intendiamo esaminare la
possibilità di un mutamento nelle N ostre a itudini. N oi abbiamo dato realtà all'universo
senza alcun obie ivo in mente. Ci siamo sempre tenuti in disparte. Ma oggi dobbiamo
prendere a o che è minacciata la sussistenza di una specie vivente, una specie che, da
qualche millennio a questa parte, si è posta alla ricerca delle leggi che regolano il cosmo.
A ività da N oi non praticata e, dobbiamo confessare, persino insospe ata. Potreste
essere voi stessi i responsabili del meccanismo anomalo che affligge il vostro pianeta. È
solo da voi, quindi, e nel vostro interesse, che possiamo a enderci un ausilio. E se alla
fine la Terra dovesse comunque perire, vogliamo che resti memoria dei passi che hanno
segnato la vostra evoluzione dalla materia inanimata. Q ualcuno ha dei commenti?
Nessuno? Nemmeno lei, signore, che si è pronunciato in precedenza?
ARISTOTELE: Nulla da aggiungere.
ONNIPOTENTE: Bene, vi diremo cosa ci a endiamo da voi: tu i i particolari e tu e le
opinioni, per quanto obsolete oggi possano apparire. N on abbiate fre a, qui dove siamo
il tempo non scorre. A esaminare l'intera scienza astronomica nella storia dell'uomo, con
i miti e le fantasie a essa collegati, impiegheremo meno di quanto occorra sulla Terra per
un ba ito di ciglia. 9 A bbiamo esteso l'invito anche ad alcuni viventi: la professoressa
D onata Marelli, che è persona candida e sincera, ma sopra u o molto obie iva; il
professor Carlo Corma, guru del pensare scientifico; padre Earnest Cooper, esimio
gesuita e scienziato. E altri ancora, come l'astrofisico Giorgio D e Bellis, che ha fotografato
la nascita dell'universo, il filosofo della scienza A driano Venchi, e poi Fausto Bine i, il
giovane scienziato che ha costruito il celebrato pendolo e che, durante un agitatissimo
sonno, ha fatto in modo di coinvolgerci negli eventi..
BINETTI (balzando in piedi, tra la sorpresa e l'imbarazzo): I o ho fa o questo? E come, di
grazia?
ONNIPOTENTE: Le basti la N ostra parola. I nviteremo in seguito altri scienziati ancora in
vita, se l'argomento lo richiederà. Ci duole invece non essere riusciti a rintracciare gli
studiosi del cielo del tempo degli antichi babilonesi, sumeri ed egizi, e lo stesso dicasi
per gli indiani e i cinesi, i cui studi, apprendiamo, risalgono addiri ura a cinquemila anni
fa.
ARISTOTELE: Le interessa anche l'astrologia?
ONNIPOTENTE: S appiamo che nei tempi antichi astrologia e astronomia sono state
affrontate come due facce della stessa medaglia, e spesso dalle medesime persone. Ma ci
risulta che l'astrologia è del tutto inservibile ai fini di qualsivoglia problema...
BINETTI (intervenendo con decisione): Q uand'anche le predizioni astrologiche avessero
qualche valore, esse vengono la e sulla base di antichi testi, dove le costellazioni si
trovano spostate rispe o a quelle a uali a causa della precessione degli equinozi, la
quale fa lentamente mutare il cielo stellato sopra di noi.10
ONNIPOTENTE: Precessione degli equinozi... avrete la bontà di parlarcene al momento
dovuto...
BINETTI: Naturalmente.
ARISTOTELE: Tu avia non si può negare che l'astrologia è stata causa della nascita
dell'astronomia. Un impellente desiderio degli esseri dotati di coscienza è stato sempre
quello di conoscere il futuro e di andarlo a cercare negli astri. Ciò ha contribuito non
poco a far progredire la conoscenza delle stelle e dei loro moti nei cieli.
ONNIPOTENTE: Ci viene assicurato che l'astrologia è stata presa sul serio da scienziati di
primo piano fino a pochi secoli fa. 11 E che la pratica medica stabiliva delle
corrispondenze fra astri e parti del corpo umano.
BINETTI: Tu e fandonie. L'astrologia fu introdo a nei templi dai sacerdoti dell'antichità
allo scopo di incantare le folle e di dominarle. I nsomma, fu una colonna portante delle
religioni. E persino oggi c'è chi si giova dell'astrologia per racimolare denaro
indebitamente, rigirando i dati astronomici a piacimento per far uscire quello che serve
allo scopo. Con le religioni, è tra le affezioni più diffuse delle specie pensanti.
ONNIPOTENTE: Bando all'astrologia, allora. D a chi cominciare dunque? Vogliamo aprire il
diba ito con il signor Talete, grande geometra che fu primo nella storia a guardare gli
astri con occhio pragmatico? S i trova tra i presenti? A h ecco, una mano alzata: parli pure,
signor Talete, ma prima di iniziare il suo resoconto, e questo varrà per tu i, dica per
favore in modo forte e chiaro nome, scuola e provenienza.
D urante l'ultima fase dello scambio di parole, la musica che pervadeva l'ambiente aveva
gradualmente ripreso il cara ere di sublime e sommessa melodia, quasi a segnare il ritorno di
un clima più discorsivo. Talete avanzò fin quasi a raggiungere la posizione dell'O nnipotente.
Sull'attenti, in guisa di alunno che risponde all'interrogazione del maestro, iniziò a parlare.
La preistoria: cinesi, babilonesi, et al.

TALETE (con voce profonda): I l mio nome è Talete, sono nato a Mileto, sono il padre della
scuola ionica.12 Ho proposto modelli celesti che, almeno in qualche grado, erano basati
sul moto di corpi fisici, anziché pensati come manifestazioni di animali mitologici o
divinità e parto delle superstizioni. O gge i preternaturali, insomma. Banale per gli
uomini d'oggi, ma rivoluzionario verso la comprensione dell'universo come sistema
ordinato.
ONNIPOTENTE: D ivinità, mitologie, superstizioni, insomma il preternaturale, lei ha de o: ci
vuole chiarire meglio?
TALETE: È quando gli uomini a ribuiscono cose ed eventi all'azione di influenze esterne
alla realtà che non fanno parte dell'accessibile.
ONNIPOTENTE: I l poco decoroso avvio dell'astronomia di cui si diceva... Prima di illustrarci
la concezione dell'universo della sua scuola, vuole essere tanto cortese, signor Talete, di
ricapitolare quanto vi ha preceduto nel tempo?
TALETE: I nomi dei primi astronomi della storia sono stati dimenticati. Come è stato de o,
agli inizi il legame tra studi del cielo e pratiche religiose era indissolubile. A stronomia,
astrologia, credenze religiose erano fuse assieme: per lo più praticate dai sacerdoti, solo
molto più tardi passarono ai pensatori e ai filosofi.
ONNIPOTENTE: Babilonesi, caldei, egiziani; si riferisce a loro, naturalmente...
TALETE: A nche ai lontani cinesi. Tu i si dedicarono principalmente alla misura del tempo
affidandosi alle lunazioni, al sorgere e al calare del S ole, in qualche caso al moto dei
pianeti. Un secondo grande problema fu quello dell'orientamento nei viaggi di terra e di
mare: esso fu affrontato studiando il moto del S ole e la posizione delle stelle nella volta
celeste, oggi chiamata anche firmamento.
ONNIPOTENTE: D al latino firmus, o fermo, qualcosa che appare immobile, immutabile... o
sbaglio?
TALETE: N on sbaglia, perché le stelle mantengono rigidamente le loro posizioni relative,
pur sorgendo e calando allo stesso modo del S ole. Una circostanza che avrebbe dovuto
significare molto circa il meccanismo della rotazione della Terra, e che invece non fu
tenuta in considerazione per millenni, fino al signor A ristarco di S amo,13 cui tu avia
nessuno volle prestare attenzione.
ONNIPOTENTE: Gli argomenti a favore dell'immobilità della Terra erano tanti e molto forti,
è intuibile. Ce ne parlerete a tempo debito. Proceda, per favore.
TALETE: Per potersi orientare con le stelle occorreva saperle riconoscere. Per questo si
iniziò a riunirle in costellazioni, individuandovi delle figure, cui furono dati nomi di
animali, di ogge i, persino di dei. Poiché gli uomini hanno la tendenza a mitizzare tu o
ciò che si presenta inaccessibile, alle costellazioni furono a ribuiti speciali significati,
connessi ai destini dei viventi.
ONNIPOTENTE: E da qui nacquero quelle forme di superstizione che sono l'astrologia e le
religioni.
TALETE: Ma il vizio portò con sé una virtù: la spinta a catalogare gli astri con cura
crescente e a definirne sempre meglio le proprietà. Primi passi della vera scienza
astronomica, avulsa da chimere.
ONNIPOTENTE: Curiosa occorrenza: al contrario di oggi, un tempo la religione fu utile alla
scienza. A quando farebbe risalire, signor Talete, il primo documento astronomico-
astrologico della storia a voi nota?
TALETE: Che io sappia, un documento del genere data a orno al 2300 a.C. e fu ritrovato in
Caldea, regione corrispondente alle pianure della Mesopotamia.
ONNIPOTENTE: PUÒ essere più esplicito circa la sigla a.C?
TALETE: A i miei tempi non esisteva. Una notevole parte degli uomini della Terra ha in
seguito fissato come data di riferimento per il conteggio degli anni quella della nascita di
un personaggio che compare in certi scri i di cara ere religioso, Gesù Cristo. La sigla
a.C. sta per avanti Cristo, mentre d.C. sta per dopo Cristo. D i me, tanto per esemplificare,
si dice oggi che sono nato nel 625 a.C.
ONNIPOTENTE: D obbiamo scusarci della dimenticanza, in realtà ne eravamo già stati messi
al corrente. Sicché questo 2300 a.C. corrisponderebbe a circa 4300 anni fa.
TALETE: Corre o. I caldei, in Babilonia, costituivano probabilmente la casta sacerdotale.
Essi erano in grado di predire le eclissi totali o parziali di Luna, avendo accertato la
periodicità di ciascun particolare tipo di eclisse, che è di 18,031 anni, ossia 18 anni e circa
10 giorni. A tale periodicità fu dato il nome di ciclo di S aros.14 S apevano anche descrivere
i movimenti dei pianeti, incluso il loro moto retrogrado, che tu avia non si provarono a
spiegare. Erano tempi in cui non ci si ponevano interrogativi scientifici, ci si limitava alla
pura e semplice acquisizione di dati.
ONNIPOTENTE: Moto retrogrado, di che stranezza si tratta, per cortesia?
TALETE: Pianeti che appaiono invertire il senso della loro traie oria nel cielo. Presumo che
questo bizzarro effetto sarà oggetto di discussione in questa sede.
ONNIPOTENTE: E le eclissi di Sole, anche quelle erano note ai babilonesi?
TALETE: Naturalmente, e la loro predizione aveva un'importanza ancora maggiore.
ONNIPOTENTE: Lei ha de o che i caldei non cercarono spiegazioni alle loro de agliate
osservazioni. N on è strano, visto che gli esseri umani, o almeno i più sagaci, hanno nel
sangue la tendenza all'investigazione?
TALETE: S emplice. I babilonesi avevano molti dei e trovavano naturale associare uno di
essi a ogni cosa o evento. Così c'era un dio diverso che governava le diverse parti del
cielo, quelle della Terra, quelle degli oceani. Precise leggi, le leggi di natura, guidavano le
azioni degli dei, ed esse non potevano che condurre verso l'ordine e l'armonia, giacché a
nessun dio era permesso agire in maniera conflittuale con i suoi pari.
ONNIPOTENTE: Esempi di questi dei?
TALETE: Per ragioni non troppo arcane, i babilonesi associavano i loro dei al S ole, alla
Luna, ai pianeti e alle varie costellazioni. E ciò bastava a soddisfare la loro embrionale
forma di curiosità.
ONNIPOTENTE: Ci dà qualche notizia in più sugli egizi?
TALETE: Gli antichi egizi avevano un corredo astronomico simile a quello dei babilonesi,
salvo un numero minore di dei. Credevano, come i babilonesi del resto, che terre e cielo
non fossero esistiti da sempre, ma fossero stati tra i da un'acqua primordiale che in
potenza conteneva tu o, anche le stelle. La loro venerazione per il N ilo li spinse a
inventarsi uno «spirito dell'acqua» che avrebbe operato ogni trasformazione. Rispe o ai
babilonesi, gli egizi abbozzarono dunque un primitivo modello dell'universo. Ma siamo
stati noi greci i primi a cercare di descrivere la stru ura e l'ordine del cosmo so raendoli
una volta per tutte agli umori e alle scelte degli dei.
ONNIPOTENTE: Ce ne parlerà più avanti. Lei ha fatto riferimento anche ai cinesi.
TALETE: L'antica astronomia cinese è rinomata in tu o il mondo per la sua precisione. Già
4500 anni fa essi facevano osservazioni assai accurate sui moti del S ole e della Luna,
avendo a disposizione grandi osservatori astronomici fa i costruire dai vari successivi
imperatori. I quali, per l'importanza che a ribuivano alle osservazioni astronomiche, li
vollero eretti nelle immediate vicinanze di ogni nuovo palazzo leale che veniva costruito.
ONNIPOTENTE: Ci può riferire qualcuno dei loro risultati?
TALETE: A orno al 1000 a.C, il principe Chou-kong e i suoi astronomi, da misure della
lunghezza dell'ombra di uno gnomone stabilirono l'inclinazione dell'ecli ica 15 e le date
dei solstizi d'estate e d'inverno.16
ONNIPOTENTE: Ha detto gnomone?
TALETE: SÌ, è l'asta verticale di una meridiana, o orologio solare, antesignano di tu i gli
strumenti di osservazione astronomica inventati dall'uomo. I n quegli anni i cinesi
descrissero anche la comparsa della supernova - un'esplosione stellare - da cui trasse
origine la nebulosa del Granchio. I cinesi arrivarono persino a me ere a punto strumenti
per la determinazione delle distanze angolari degli astri.
ONNIPOTENTE: I nteressante che si desse già tanto peso, in epoca così remota, ai segreti del
cielo.
TALETE: Gli eventi celesti erano considerati di estrema importanza perché erano legati alla
persona dell'imperatore, ritenuto di origine divina. Lo stesso valeva in altri territori
dell'estremo O riente, come il Giappone e la Corea. Gli astronomi cinesi erano capaci, già
qua ro millenni orsono, di calcolare le eclissi di S ole per un luogo determinato, avendo
accertato che ogni particolare tipo di eclissi aveva la stessa periodicità di quelle della
Luna, ossia 18 anni e 10 giorni.
ONNIPOTENTE: Ma come riuscivano a formulare previsioni del genere?
TALETE: N on certo con i calcoli, ma con l'esperienza di generazioni di astronomi che li
avevano preceduti e che di volta in volta avevano annotato la data e l'aspe o del
fenomeno su tavole e d'argilla. Purtroppo la maggior parte dei loro dati andò perduta
quando, nel 213 a.C, Q in S hi Huang, primo imperatore della Cina unificata, quello stesso
che volle a guardia della sua tomba il famoso esercito di terraco a di Xian, fece bruciare
molte opere classiche scri e prima dell'unificazione del Paese. La conoscenza delle
eclissi di S ole da parte dei cinesi era dunque superiore a quella di noi greci, anche a
quella che molto più tardi fu raggiunta dal grande Ipparco.
ONNIPOTENTE: Quanto più tardi?
TALETE: S ui duemila anni. Tale competenza, in Cina, era stata una necessità. Gli
astronomi reali, infa i, erano ritenuti dire amente responsabili, pena la vita, delle loro
predizioni di eclissi di Luna o di S ole o di altri eventi eccezionali concernenti la sfera
celeste, come i transiti di comete.17 Le eclissi di Sole erano di estrema importanza, perché
il S ole rappresentava il re del Celeste I mpero, ed erano accompagnate da solenni
cerimonie religiose. La mancata previsione ge ava la popolazione nello sgomento e
me eva a repentaglio l'infallibilità e la sovranità dell'imperatore. S i narra che due
astronomi dell'imperatore Chang Kang furono mandati a morte per non aver saputo
prevedere un'eclissi di Sole.
ONNIPOTENTE: Si erano ingarbugliati con il ciclo di Saros.
TALETE: Evidentemente. Comunque, la paura di sbagliare aveva reso gli astronomi
imperiali molto abili nel trovare giustificazioni fantasiose alla loro incapacità. Per
esempio, usavano l'espediente di predire un numero di eclissi maggiore del giusto,
vantandosi poi, se queste non avevano luogo, di averle scongiurate con riti propiziatori.
ONNIPOTENTE: E le costellazioni? Come vedevano i cinesi le costellazioni?
TALETE: O vviamente tu e figurazioni diverse dalle nostre, testimonianza dello sviluppo
indipendente delle due civiltà. Come diverse erano l'arte astrologica e quella presagistica.
D elle loro costellazioni ci è ben nota quella del D ragone, divenuta simbolo nazionale, che
anticamente conteneva la stella polare. S empre a orno all'anno 1000 a.C, i cinesi
proposero una descrizione dell'universo - la teoria nota come Hin Tian - in cui cielo e
Terra erano sferici e finiti, con la seconda immersa nell'acqua che delimitava la parte
inferiore del cielo. Un modello che assomiglia parecchio a quello proposto da noi della
scuola ionica secoli più tardi. Benché, va detto, fossimo ignari del precedente cinese...
ONNIPOTENTE: N e sa qualcosa, signor Talete, di ciò che avveniva nel nuovo continente,
dall'altra parte del globo?
TALETE: N on molto, ma mi è stato riferito che le popolazioni dell'A merica Centrale pare
abbiano avuto un'evoluzione di poco successiva a quella degli assiri e dei babilonesi. S i
ritiene che i primi maya fossero già in grado di usare lo gnomone e di determinare le
date degli equinozi e dei solstizi. Le loro osservazioni erano facilitate dal fa o che, alla
latitudine del Messico meridionale, nel solstizio d'estate le ombre erano assenti, perché il
Sole passava esattamente allo zenit. Si direbbe che abbiano fondato le loro conoscenze su
salde basi matematiche. I maya conoscevano bene cinque pianeti - Mercurio, Venere,
Marte, Giove e S aturno - e i loro movimenti. S apevano già, inoltre, che la Via La ea altro
non è che un ammasso di stelle, una scoperta che è stata ascri a molto più tardi a Galileo
Galilei.18 I l S ole, la Luna e i pianeti erano divinizzati, cosicché religione, superstizione e
osservazioni astronomiche si fondevano assieme.
ONNIPOTENTE: Per loro come per tutti i popoli antichi.
TALETE: A ntichi... magari! Q uesto continua a essere vero, a quanto pare, anche presso una
buona percentuale degli a uali viventi, ad onta del lavoro fa o da noi scienziati
attraverso i millenni.
ONNIPOTENTE: A parte la sua Grecia, di cui ci parlerà alla
fine, del resto dell'Europa che cosa può riferirci?
TALETE: I monumenti rituali di S tonehenge in I nghilterra
- complesso di massicci megaliti accuratamente allineati
che si fanno risalire alla tarda età della pietra19 -
suggeriscono uno stre o parallelo con la storia dei maya,
in quanto essi servivano anche, con una certa probabilità,
a prevedere solstizi ed equinozi, oltre che eclissi solari e I megaliti di Carnac in Bretagna.

lunari. Lo stesso si può dire dei resti di Carnac nella


Francia bretone e di vestigia simili sparse in altre regioni. Le osservazioni celesti,
insomma, erano praticate da tu i i popoli dell'antichità. I n modi indipendenti ma
paralleli.
ONNIPOTENTE: Lei ci sta svelando che N oi siamo gli unici ad essere rimasti all'oscuro di
tutto...
TALETE: N on era nelle mie intenzioni... Le osservazioni di quei popoli antichissimi erano
poco sistematiche e, giova ripeterlo, venivano sempre spiegate in termini mitologici.
Tengo a dire a chiare le ere che la vera scienza dell'astronomia è nata ed è stata
sviluppata solamente nell'ambito delle civiltà mediterranee, nel mio Paese in primo
luogo.
ONNIPOTENTE: Grazie, signor Talete.
TALETE: Dovere.
Talete e i protogreci

ONNIPOTENTE: Ci sembra giunto il momento di venire allora agli antichi greci.


Cominciamo con la descrizione del sistema proposto dalla vostra scuola ionica, o scuola
di Mileto.
TALETE: È sulla base dei molti dati astronomici accumulati, sopra u o quelli del periodo
assiro-babilonese tra il VI I e l'VI I I secolo a.C, che noi tentammo le prime formulazion
della stru ura del mondo. È da lì, forse, che imparammo a dare all'acqua tanta
importanza. Lei sa, però, come siamo fa i noi greci, un po' come gli italici: quante sono le
teste, tante sono le opinioni. La nostra visione, dunque, non era affa o univoca. Per me e
per il mio allievo A nassimene20 la Terra aveva forma di scodella o di pia o poggiato
sull'acqua, e l'acqua era appunto la sostanza che dava origine a tu e le cose. I l più
importante dei miei discepoli, A nassimandro,21 la pensava invece un po' diversamente.
Poiché si trova qui presente, vorrei che fosse lui a illustrare il suo personale modello.
ONNIPOTENTE: A lei la parola, signor A nassimandro, non servono ulteriori credenziali,
basta la presentazione fatta dal suo maestro.
ANASSIMANDRO: Per me la Terra aveva una forma diversa, quella di una tozza colonna
cilindrica ed era immersa fino a una certa profondità in un fluido speciale, in qualche
modo simile all'acqua, che chiamai ápeiron. Tale fluido era sprovvisto di confini, era
illimitato e indefinito. Posso dire, senza timore di essere smentito, che il mio ápeiron
rappresentava il primo conce o di infinito della storia. D all'ápeiron traevano origine tu e
le cose per separazione degli opposti, ad esempio il fuoco e l'acqua, il caldo e il freddo, il
secco e l'umido, la luce e il buio. L'eterno divenire delle cose risiede nel fa o che ognuna
cerca di sostituirsi alla sua contrapposta. A lla fine tu o si ricombina allo stato originale.
Ho qui con me uno schema del mio sistema che può rendersi utile alla comprensione, se
perdonerete la circostanza che, per ovvie esigenze grafiche, la parte fluida vi appare
limitata. La volta celeste che sovrasta la Terra, racchiudente l'aria, è invece effe ivamente
di dimensione finita.
TALETE: Evvia, A nassimandro, cerca di essere più obie ivo: non è facile distinguere ciò
che è farina del tuo sacco e ciò che proviene da altri miei allievi. Per esempio, è comune a
tu a la scuola di Mileto l'idea che la Terra fosse al centro del sistema e immobile per il
fa o di trovarsi a egual distanza da qualsiasi cosa, idea in seguito ado ata da Platone e
Aristotele.
Schema di massima dell' universo secondo Anassimandro della scuola ionica di Talete.

ANASSIMANDRO: Tengo a dire, tu avia, che io fui il primo a concepire un modello


meccanico del mondo. Un sistema in movimento, dove le stelle, il S ole e la Luna
descrivevano cerchi a orno alla Terra, mantenendosi fissi su cilindri via via più esterni
che ruotavano con differenti velocità.
ONNIPOTENTE: Sarà stato il primo nel suo genere, ma a Noi pare un po' semplicistico.
ANASSIMANDRO: La mia rappresentazione, benché migliore delle precedenti della nostra
scuola, era alquanto rozza. Ma desidero ribadire il punto chiave, e cioè che a me va
ascri o il merito della prima concezione di spazio illimitato, senza confini. D alla
sostanza fluida che lo pervade le cose si differenziano grazie ai reciproci contrasti e
movimenti. Per me il nostro mondo non è il solo nel cosmo: quest'ultimo è una sorta di
oceano con sparsi qua e là infiniti mondi simili al nostro.
ONNIPOTENTE: Rimarchevole suggerimento...
ANASSIMANDRO: SO che nei millenni a seguire su questo punto molto si è diba uto... Ho
anche coniato una frase sul conce o di infinito, che forse la riguarda da vicino, signor
O nnipotente: «O gni cosa o è principio o deriva da un principio; ma dell'infinito non c'è
principio, perché questo sarebbe un suo limite».
ONNIPOTENTE: A nche questo, se non erriamo, verrà de o e ripetuto a N ostro riguardo
molti secoli più tardi.
ANASSIMANDRO: Fui anche colui che introdusse lo gnomone in Grecia. Con l'ombra dello
gnomone di una meridiana - il dispositivo, ce ne ha parlato il signor Talete, era stato già
in uso presso cinesi, babilonesi ed egizi per la misura del tempo - feci veri e propri
esperimenti, determinando l'altezza del S ole sopra l'orizzonte a mezzogiorno, e notando
che variava continuamente al trascorrere delle stagioni. Conclusi che l'asse del cerchio
percorso dal S ole nel corso dell'anno era inclinato rispe o all'asse della volta celeste,
insomma stabilii l'obliquità dell'eclittica.
ONNIPOTENTE: S cusi se la interrompiamo, signor A nassimandro, ma il suo maestro Talete
ci ha appena de o che gli astronomi cinesi l'avevano misurata mezzo millennio prima di
lei...
ANASSIMANDRO: A nche qui ritrovai, senza saperlo, quanto già noto agli antichi cinesi. Ma
credo di essere stato davvero il primo a suggerire che il fulmine e il tuono sono fenomeni
legati a interazioni della materia, anziché a cause divine.
ONNIPOTENTE: Ci sembra che sulla scia del suo maestro lei abbia fa o un bel po' di
strada...
TALETE: Piano... qualche volta prese dei bei granchi. Un tuo sbaglio - dico bene,
A nassimandro? - fu per esempio di ritenere che la Luna fosse dotata di luce propria. Per
te, tu i gli astri, Luna compresa, sarebbero stati delle specie di ruote fiammeggianti che
si rendevano visibili a raverso aperture, un po' come appare luminoso lo sbocco di un
flauto se ci si guarda dentro.
ONNIPOTENTE: Immagine pittoresca ma alquanto campata in aria!
TALETE: E avevi anche creduto di poter stabilire dei valori - del tu o cervellotici, in verità -
per le distanze della Luna e del Sole da noi!
ANASSIMANDRO: Va bene, talvolta ho esagerato, ma per progredire occorre saper osare.
ONNIPOTENTE: M emento audere semper, ha scri o qualcuno laggiù sulla Terra. S aremmo
curiosi di sapere chi è stato il primo a capire che lo splendore della Luna è dovuto al fa o
che essa riceve luce dal Sole.
TALETE: Modestamente, lo avevo affermato io stesso, ma A nassimandro era un allievo
estroso cui sovente piaceva allontanarsi dalla traccia del maestro. Come fui io a capire
che le eclissi solari sono dovute all'interposizione della Luna tra la Terra e il S ole, e che
quelle della Luna sono causate dall'ombra proiettata dalla Terra.
ONNIPOTENTE: Eh via, lei stesso ci ha de o che queste cose erano già state capite in tempi
più antichi sia dai cinesi, sia dai caldei...
TALETE: N on ne avevamo informazione, ripeto, abbiamo dovuto riscoprirle daccapo...
Come è avvenuto ai pitagorici in fa o di armonia e scale musicali, già individuate dai
cinesi migliaia e migliaia di anni prima...
ONNIPOTENTE: S coprire e riscoprire più volte le medesime cose! D avvero folle per il genere
umano...
TALETE: Visto il suo totale disinteresse nelle cose terrene, signor O nnipotente, abbiamo
dovuto cavarcela con i nostri mezzi. O ggi il mondo della scienza è progredito, il sapere
avanza in modo collettivo...
ONNIPOTENTE: Chissà, forse abbiamo sbagliato... forse, lavorando insieme, avremmo
potuto costruire un mondo migliore e avremmo più elementi per impedire la rovina della
Terra. Bene, ci sembra che gli esponenti della scuola di Mileto abbiano concluso, chi
desidera adesso prendere la parola?
Pitagora, Aristotele ed Eratostene

FILOLAO (levandosi in piedi): Credo che tocchi a me. Mi chiamo Filolao, sono nato a
Crotone22 e ho militato nella scuola pitagorica,23 venuta dopo Talete e i suoi
contemporanei e discepoli della scuola ionica. La nostra scuola fu in seguito chiamata
«italica» da A ristotele. S u questo punto, debbo dirlo, capita ch'io mi trovi una tantum
d'accordo con quel filosofo: «italica» mi piace assai perché tengo molto alla mia origine
calabra, anche se gli anni della maturità li ho trascorsi in quel di Tebe.
ONNIPOTENTE: S e non erriamo, lei è stato il primo e unico ad aver lasciato qualcosa di
scritto sulla concezione del mondo di quella scuola...
FILOLAO: D iscutibile fissazione quella di Pitagora di vincolare i seguaci al segreto circa le
nostre idee: se non ci fossi stato io a prendermi carico di divulgare alcune notizie, ben
pochi meriti ci verrebbero oggi riconosciuti.
ONNIPOTENTE: Bene, signor Filolao, ci sono stati importanti progressi nella comprensione
dell'universo nel periodo che va dal signor Talete a voi italici?
FILOLAO: Relativamente pochi, signor Onnipotente.
ONNIPOTENTE: S ia de o una volta per tu e: signor O nnipotente è troppo elaborato e poco
aderente al vero. Per favore appellatemi semplicemente Mister O , come è d'uso ovunque
nel cosmo. Perché pochi progressi?
FILOLAO: Come lei desidera, Mister O . Ho de o pochi progressi perché i filosofi che sono
venuti in mezzo si sono lasciati andare a fantasticherie, spesso molto poetiche, ma
lontane dallo spiegare quanto si osserva nell'universo. Un fautore della Terra pia a fu
Senofane.24 Essa sarebbe estesa senza confini e anche l'aria che la sovrasta sarebbe
illimitata. Le stelle, il S ole e la Luna si accendono e si spengono in alternanza ogni
ma ina e ogni sera, nel senso che spariscono e si riformano, il S ole rinascendo ogni volta
come agglomerazione di particelle ignee.
ONNIPOTENTE: Fantasie davvero!
FILOLAO: S econdo S enofane, la Luna brilla di luce propria e la Terra ha avuto origine
dall'acqua, divenendo poi fango e infine materia solida. A nche Eraclito di Efeso25 era in
favore di una Terra pia a, solo che tu e le cose su di essa sarebbero derivate non
dall'acqua ma dal fuoco e in esso si ridissolverebbero in un ciclo in continuo divenire. Poi
è venuto un siciliano, Empedocle,26 le cui idee sono pure fantasticherie, peraltro
complicate, che non merita nemmeno tentare di esporre...
ONNIPOTENTE: C'è il signor Empedocle? N on vediamo alcuna segnalazione. Continui lei,
allora, signor Filolao.
ANASSAGORA (anticipando Filolao): Un momento, ritengo sia il momento giusto per dire
la mia. Mi chiamo A nassagora,27 ateniese, e sono stato senza ombra di dubbio il primo a
introdurre il conce o di una Mente che ha prodo o l'universo dal caos originario,
ponendo in rotazione la materia, senza alterarla, fino a che ha formato le parti come oggi
ci appaiono. I n pratica ho ge ato il seme da cui sono nate le idee di D emocrito di A bdera
e la concezione di Epicuro dell'universo costituito da un'infinità di mondi, ripresa poi da
Giordano Bruno.
ANASSIMANDRO: Piano, piano, caro A nassagora, l'universo infinito è un'idea che hai tra o
da me...
ANASSAGORA: Vero, ma io l'ho spinta molto più a fondo... S arei tentato di dire che nella
mia visione sono contenuti in nuce anche il meccanismo di Cartesio sull'aggregazione dei
mondi e persino l'universo di Laplace: ossia l'intera vicenda di quello che gli uomini
d'oggi chiamano Big bang, la grande esplosione iniziale.
ONNIPOTENTE: Eh là là, il Big bang del vostro universo, un evento che ci è stre amente
connesso, un evento che potremmo considerare parte di N oi! N on le pare di correre un
po' troppo, signor Anassagora? Ogni cosa a suo tempo.
ANASSAGORA: N essuno meglio di lei, Mister O , dovrebbe poter apprezzare la portata di
questa mia divinazione!
ONNIPOTENTE: Dica pure, ma non si dilunghi.
ANASSAGORA: S econdo me, inizialmente c'erano l'aria (pesante e oscura) e l'etere
(luminoso e leggero), poi l'aria si condensò in acqua, che successivamente si trasformò in
terra e infine in solida pietra. A nche per me la Terra era pia a, ma era sostenuta dall'aria
e non dall'acqua come avevano affermato quelli della scuola ionica. Le stelle sono parti
della Terra staccatesi che restano lontane grazie alla rapida rivoluzione dell'etere igneo, il
quale le rende luminose per a rito. Ritenevo la Luna in parte infuocata e in parte fredda
come la Terra. Quanto alle eclissi, ho espresso una visione simile a quella degli ionici.
FILOLAO: Certo che le invenzioni di A nassagora sono ben fantasiose, si capisce perché sia
finito in disgrazia presso i potenti! E pur vero che lo scarso patrimonio di dati disponibili
rendeva le diverse proposte del tu o arbitrarie e non verificabili. Ci sono state
descrizioni non meno bizzarre da parte di D iogene di A pollonia28 e di A rchelao,29
basterà ricordare che quest'ultimo era convinto che la Luna fosse più grande della Terra!
Credo che si possa parlare di totale indifferenza verso la «filosofia scientifica».
Atteggiamento che noi pitagorici abbiamo decisamente mutato.
ONNIPOTENTE: Veniamo alle vostre cose, allora.
FILOLAO: N oi siamo partiti dall'osservazione che il giorno è lungo 24 ore, che la Luna
impiega 29 giorni a completare il ciclo delle sue fasi30 e che l'anno dura 365 giorni. Inoltre
abbiamo considerato che tu a la volta celeste cambia fisionomia nel corso della no e,
ma muta anche nei diversi mesi dell'anno. Abbiamo poi sposato l'idea del nostro maestro
che la Terra ha forma sferica, e non tanto di scodella, di pia o, o di tozza colonna
cilindrica, come avevano bizzarramente affermato quelli della scuola ionica.
TEOFRASTO (alzandosi in piedi e facendo ampi gesti col braccio): Chiedo la parola per
mozione di priorità. Sono Teofrasto,31 discepolo di A ristotele. Veramente su quest'ultimo
punto c'è chi sostiene - e io sono tra quelli - che voi pitagorici non siete stati i primi a
parlare di Terra sferica, ma che diversi altri pensatori, e in particolare Parmenide di Elea,
vi hanno preceduto. I l signor Parmenide lo può confermare di persona, visto che si trova
qui accanto a me.
PARMENIDE: I l mio nome è Parmenide,32 sono considerato il massimo esponente della
scuola eleatica, e sono vissuto circa mezzo secolo prima di Filolao. N on saprei definire le
priorità. Ricordo di aver portato, circa la sfericità della Terra, numerosi argomenti: primo,
che le stelle variano la loro altezza sull'orizzonte quando ci si sposta lungo un meridiano;
secondi), che i viaggiatori provenienti da Paesi lontani raccontano di diverse durate del
giorno nei diversi luoghi; terzo, che la forma della Terra, per ragioni di simmetria, non
può differire da quella dell'universo, essendo questo costituito da una serie di gusci
sferici concentrici dove stanno immersi il S ole, la Luna e tu i gli astri; e inoltre che la
Terra deve stare nel loro centro, visto che non cade né da una parte né dall'altra.
TEOFRASTO: A questi argomenti, il mio maestro A ristotele ha aggiunto quello della forma
circolare dell'ombra proie ata dalla Terra nello spazio, come si desume dall'osservazione
delle eclissi di Luna, dove il confine tra la parte in ombra e quella illuminata dal S ole
appare un arco di circonferenza.
FILOLAO: Eh no, mi perme o di dissentire! S e si guarda alle date, si vede che Pitagora
nacque un mezzo secolo prima di Parmenide. Q uanto da me riferito ha radice nel suo
pensiero. Q uesta falsità, messa in giro da voi aristotelici, conferma che non ci avete mai
accordato il credito dovuto: mi consta che nei suoi scri i A ristotele non fa nemmeno il
mio nome. Purtroppo della sfericità della Terra abbiamo parlato soltanto inter nos, per
quella nostra sciocca regola di non rendere pubbliche le nostre scoperte.
ONNIPOTENTE: Comunque sia, bisogna amme ere che riconoscere la sfericità della Terra è
un gigantesco passo avanti per chi, come voi umani, ci sta sopra. O ccorre una
straordinaria capacità di astrazione dall'osservato prossimo e tangibile, occorre rifiutare
la realtà che si presenta alla vista.
COLOMBO (alzando una mano per parlare): S ono Cristoforo Colombo, italiano, colui che,
partendo dall'Europa, ha riscoperto l'A merica in tempi vicini.33 Q uando mi proposi di
raggiungere le I ndie facendo la circumnavigazione del globo, ci fu chi mi prese per
pazzo. E dire che erano trascorsi ben due millenni da Pitagora! L'uomo scopre e
dimentica, dimentica e deve riscoprire, sembra un destino inesorabile. S i dice che la
storia è maestra, ma spesso, purtroppo, non ha scolari.
ONNIPOTENTE: Dianzi qualcuno ha affermato che nella vita moderna non è più così...
MARELLI (facendo segno di volere intervenire): Chiedo scusa se mi introme o: mi chiamo
D onata Marelli e sono un'astrofisica. Purtroppo, fa a salva la scienza, a questo riguardo
nella maggioranza delle a ività umane non si sono fa i miglioramenti. S i continuano a
ripetere in eterno gli stessi errori.
ONNIPOTENTE: Parole poco incoraggianti, signora. Lei non fa che suggerire che la
conoscenza non vi ha reso più saggi...
MARELLI: Q uanto più speditamente avanzerebbe il benessere dell'uomo, se si sapesse
dare valore alla memoria storica!
FILOLAO (a voce alta, in modo da coprire quella della Marelli): Vorrei ricondurre il
discorso su Talete e soci. Circa la stru ura del mondo, quei filosofi di scuola ionica
sostenevano che la Terra è immobile e sta al centro dell'universo. S i può essere più
sprovvisti di criterio? D el resto, a proposito di memoria storica, persino A ristotele ha
preso lo stesso abbaglio, ed erano passati secoli.
ONNIPOTENTE: S i a enga ai fa i, signor Filolao, e lasci stare i suoi giudizi sulle persone.
Molti di coloro che sono qui convenuti sarebbero pronti a dire lo stesso di lei.
FILOLAO: Mi scuso, signor O nnipotente... anzi no, come vuole essere chiamato? Mister...
Mister O . A llora: noi pitagorici ponevamo al centro dell'universo il Fuoco Centrale,
immobile e anima del mondo, come in seguito vorrà chiamarlo Platone. A orno ad esso
girano, percorrendo orbite circolari da occidente a oriente, ma con diverse velocità, tu i i
corpi celesti: ossia, andando dal più vicino al più lontano, A ntiterra,34 Terra, Luna, S ole, i
cinque pianeti conosciuti - Venere, Mercurio, Marte, Giove, S aturno. Q ueste orbite
poggiano su sfere concentriche; la sfera più esterna essendo quella delle stelle che
diciamo fisse, ossia la sfera celeste. S ul fa o che l'ordine sia proprio questo, non tu i i
pitagorici avevano la stessa idea: c'era chi diceva che il S ole e la Luna si trovano in ordine
invertito, chi non era d'accordo sulla posizione dei pianeti, ma sul fa o che la Terra sia la
più vicina al Fuoco Centrale la pensavamo tu i allo stesso modo. E ciò per un'o ima
ragione...
ONNIPOTENTE: Ci perdoni, ma facciamo fatica a seguirla. Potrebbe farci un piccolo schema
del suo complicato universo?
FILOLAO (iniziando a tracciare il disegno ondeggiando le mani nel vuoto): I l S ole impiega
un anno a fare il giro completo a orno al Fuoco Centrale, la Luna 29 giorni e mezzo e la
Terra uno solo, mantenendo sempre la faccia da noi abitata in direzione opposta al
centro dell'orbita. I n questo modo, essendo la velocità della Terra assai maggiore di
quella del S ole, nel suo moto essa lo sorpassa circa 365 volle mentre quello fa un solo
giro, per il che lo vediamo - in apparenza - sorgere a oriente e tramontare a occidente
altre ante volte in un anno: quando nella rivoluzione terrestre il S ole ci sta di fronte per
noi è giorno, quando invece siamo dalla parte opposta del Fuoco Centrale, non più in
vista del S ole, è no e. S imili argomenti si applicano alla Luna e alla sfera stellare più
esterna, la quale non ruota o ruota assai più lentamente delle altre, così lentamente da
apparire quasi immobile.

Schema di massima - a mezzogiorno - del sistema a sfere concentriche secondo i pitagorici, nella
versione di Filolao. Al di là della sfera più esterna, sede dell'Olimpo e degli elementi di perfe a
purezza, le stelle, si estende lo spazio vuoto, infinito.
ONNIPOTENTE: Di grazia, come spiegate le stagioni?
FILOLAO: Facile, semplicemente l'orbita del S ole non sta nello stesso piano che contiene il
nostro equatore - e mi scuso se nel disegno non sono riuscito a evidenziarlo - che è come
dire che l'asse terrestre risulta inclinato rispe o alla perpendicolare all'orbita solare, in
un modo che varia sensibilmente nel corso dell'anno.
ONNIPOTENTE: È l'effe o che, prima di lei, A nassimandro ha citato come obliquità
dell'eclittica, già noto agli antichi cinesi?
FILOLAO: Sì, quello.
ONNIPOTENTE: E ne eravate al corrente?
FILOLAO: Certamente, noi facevamo tesoro delle conoscenze pregresse. Tornando al mio
discorso, in ciascun punto della Terra, i raggi del S ole cambiano corrispondentemente
angolo di incidenza. D 'estate il S ole appare più alto sull'orizzonte e i giorni si allungano,
d'inverno avviene l'opposto. D ue volte all'anno si hanno gli equinozi, ed è quando il
giorno e la notte hanno eguale durata.
ONNIPOTENTE: Ci perdoni, lei prima ha parlato di Terra sferica, lì vediamo due mezze
sfere, la Terra e l'Antiterra. Che stranezza è mai questa?
FILOLAO: Mi perdoni, Mister O , ma non mi sembra il caso di fare simili distinguo. D irei
che si tra a più che altro di una questione di estetica: in effe i molti di noi, e io sono tra
quelli, preferivano pensare a due sfere del tu o integre. D opotu o, il nostro maestro
riteneva la sfera la più perfe a e bella delle figure solide. N on è necessario che sia una
sfera unica dimezzata, ciò che è indispensabile è la presenza dell'Antiterra.
ONNIPOTENTE: Vale per tu i i pianeti? Una ben curiosa circostanza che quando un pianeta
si forma venga gemellato da un antipianeta. S arebbe una specie di regolarità in un
processo evolutivo peraltro incontrollato, com'è quello che ha permesso alla materia
inanimata di trasformarsi anche in forme viventi, o addiri ura pensanti, come siete voi.
Comunque sia, mi sa spiegare perché questo curioso ogge o che chiamate A ntiterra
sarebbe tanto essenziale?
L'Antiterra e il quadrato magico

FILOLAO: Per tre o imi motivi. Primo, perché occorreva qualcosa che si interponesse tra
noi e il Fuoco Centrale, nascondendolo alla nostra vista: l'A ntiterra gira insieme a noi,
chiudendoci sempre la visuale. Secondo motivo, perché serve a spiegare certe eclissi della
Luna, che la Terra da sola non giustifica. Terzo, perché i corpi celesti in movimento, se si
toglie l'A ntiterra, sarebbero soltanto nove, e non dieci - contando come uno,
naturalmente, la sfera delle stelle fisse. Per la verità, questo è un rilievo fa oci da
Aristotele, sempre pieno di supponenza per il nostro operato.
ONNIPOTENTE: Ma la sfera delle stelle fisse non dovrebbe essere immobile?
FILOLAO: Contrariamente a quanto ha affermato qualcuno, noi italici non consideravamo
la sfera delle stelle come ferma, bensì sogge a a un piccolo e lento spostamento. I l quale,
per inciso, è quasi certamente da porre in relazione con la precessione degli equinozi...
ARISTOTELE (sollevandosi ri o sulla punta dei piedi, senza presentarsi): S uvvia, signor
Filolao, mi sembra che lei adesso stia esagerando... la precessione degli equinozi è stata
scoperta quattro secoli dopo di lei dal signor Ipparco...
FILOLAO: Lo so, quello che ha gettato le basi del sistema geocentrico...
ARISTOTELE: ... da me ispirato, e perfezionato trecento anni più tardi da Tolomeo...
ONNIPOTENTE: N on è il caso di vantare i propri meriti, tanto più quando la storia ne ha
fa o giustizia. Piu osto, riprendiamo il discorso del 10, che ci pare più suggestivo. Ci era
stato preannunciato che i pitagorici avevano questa strana fissazione del 10.
FILOLAO: I l 10 è un numero perfe o perché rappresenta la
somma dei primi qua ro numeri interi. Essi formano un
quadrato magico di ordine 4, dove le somme lungo tu e le
linee, tutte le colonne e le due diagonali danno sempre 10.
ARISTOTELE (sempre senza presentarsi): Mi perme a di
rilevare, signor Filolao, che il suo è un quadrato magico sui
Il quadrato di Pitagora.
generis. A rigore, un quadrato magico perfe o di ordine n -
ossia con n righe per n colonne - richiede che vi si trovino n2 numeri interi diversi, quelli
che vanno da 1 a n2, disposti in modo tale che la somma lungo tu e le linee, tu e le
colonne e le due diagonali deve avere sempre lo stesso valore, de o costante magica, o
somma magica. I l quadrato che lei ha esibito, essendo di ordine 4, dovrebbe includere 16
numeri tra loro diversi. I nvece fa uso di 4 soltanto, e li reitera; col risultato che, ancorché
l'eguaglianza della somma sia rispe ata, il suo valore è 10 anziché 34, come dovrebbe in
un quadrato magico perfetto.
ONNIPOTENTE: Oh bella, come fa a dare quel numero con tanta prontezza?
ARISTOTELE: C'è una semplice formula, facilmente ricavabile: la somma magica è data da S
= n(n2+l)/2. Tenuto conto che n può assumere qualsiasi valore tranne 2, per n = 3, 4, 5, 6, 7,
8... essa dà rispettivamente 15, 34, 65, 111, 175, 260....
ONNIPOTENTE: Ma quanti sono i quadrati magici che si possono costruire per un dato
ordine, diciamo, il 4?
ARISTOTELE: Non è facile crederci, addirittura 880!
ONNIPOTENTE: Ci è stato riferito che un quadrato di ordine 4 compare sulla facciata della
cattedrale La Sagrada Familia a Barcellona. La sua somma magica però non è 34, bensì 33.
Come si spiega?
BINETTI: 33 anni è l'età a cui morì Cristo, il personaggio di cui le abbiamo de o. I l
quadrato magico di cui lei parla è il quadrato di S ubirachs, ed è fasullo. L'autore è ricorso
a un trucco: ha utilizzato il quadrato che appare nell'incisione La melanconia, di A lbrecht
D ürer, che invece è perfe o e ha somma 34; in esso ha però abbassato di una unità
qua ro numeri - 11, 12, 15 e 16 - in modo da far uscire il numero 33. I l quadrato, così,
viene ad avere dei numeri ripetuti e non è più perfe o, come si vede subito dalle figure
che vi presento.

A sinistra: quadrato magico di Dürer (ruotato di 180°); notare che si hanno anche diversi gruppi
di quattro celle che danno la somma magica. A destra: fotografia dello pseudo-quadrato magico
di Subirachs sulla facciata della Sagrada Familia.

ONNIPOTENTE: D avvero esilarante. N on è facile accorgersi dell'artificio, se non si è messi


sull'avviso.
ARISTOTELE: I n ogni caso, mi dica, signor Filolao, perché prendere il 10 e non il 6, somma
dei primi tre, o il 15, somma dei primi cinque? Q uel rifiuto a usare numeri maggiori del 4
ha condo o voi pitagorici a costruire una scala musicale diatonica piena di dissonanze,
che scompaiono soltanto se per le frequenze delle note viene incluso anche il 5, come ha
proposto Tolomeo qualche secolo più tardi.35
MARELLI: Chiedo scusa se mi introme o... Lei ha ammesso in certo qual modo che l'idea
dell'A ntiterra vi è piaciuta perché porta a dieci il numero dei pianeti. N on potevate
supporre, signor Filolao, che in seguito sarebbero stati scoperti altri pianeti e satelliti,
così da rendere il dieci completamente inadeguato?
FILOLAO: Beh sì, avremmo dovuto immaginarlo...
ONNIPOTENTE: A N oi sembra più plausibile che abbiate scelto il dieci come numero
perfe o perché tale è il numero delle vostre dita. Ebbene, le dirò che su altri pianeti
l'evoluzione delle specie ha prodo o esseri con o o o dodici dita, talvolta sedici. Ci
piacerebbe che la natura avesse limitato anche voi a o o dita: che fine avreste fa o fare
all'A ntiterra? Cerchiamo di essere seri. Ma chi è laggiù che insiste ad alzare la mano?
Parli pure, purché abbia pertinenza con il sistema di Filolao.
PLATONE: È pertinente, riguarda le distanze da noi dei vari corpi celesti, ossia i raggi delle
loro orbite, e le armonie che essi generano, secondo i pitagorici, nel loro moto circolare...
ONNIPOTENTE: Le spiace fare la sua presentazione, signore?
PLATONE: D imenticavo: mi chiamo Platone,36 sono stato il principale maestro di
A ristotele. N el mio M ito di Er ho suggerito che, lasciando da parte le stelle fisse, i raggi
delle orbite dei corpi mobili, pianeti e S ole, ovvero le distanze dalla Terra, stanno nella
progressione 1, 2, 3, 4, 8, 9, 27, vale a dire quella delle prime qua ro potenze del 2
intercalate dalle prime tre potenze del 3. D a questi valori si può derivare la scala
musicale e definire l'armonia delle sfere celesti...
ONNIPOTENTE: Q ueste sue scelte, davvero, ci sembrano ancora più arbitrarie dello schema
del signor Filolao. Lei è stato contagiato dalla mania pitagorica dei numeri. S i tra a di
pura cabala e, le dirò, comincia a seccarci un poco. Che cosa ha da dire quell'altro signore
che si è già espresso numerose volte in incognito e continua a tenere il braccio sollevato?
Faccia la cortesia di dire il suo nome e la sua appartenenza...
ARISTOTELE: Ma signore, non mi ha riconosciuto? S ono A ristotele, il più grande filosofo
dell'antichità.37 Mi sono formato ad Atene nell'A ccademia di Platone, poi ho fondato e
diretto la scuola Peripatetica presso il Liceo. Ho avuto seguaci per moltissimi secoli...
ONNIPOTENTE: Ah, anche troppi secoli, a quanto ci consta...
ARISTOTELE: D esidero assicurarla che condivido in pieno il suo punto di vista: quella
ridicola storia dell'A ntiterra è una delle trovate dei pitagorici che non mi hanno mai
convinto.
ONNIPOTENTE: In effetti...
ARISTOTELE: I l fa o che si inventino un'altra Terra opposta a questa è la prova del loro
assurdo metodo di lavoro: ricercano le ragioni e le cause senza tener conto delle
osservazioni, e riconducono a forza i fenomeni a certe loro visioni, meglio dire fissazioni,
col fine di armonizzarli in un insieme ordinato. S e riscontrano delle lacune nei rapporti
numerici delle cose, le riempiono in maniera arbitraria per far quadrare il sistema. Pensi
a quella ridicola pretesa che i corpi celesti in movimento producano suoni armoniosi. Per
far corrispondere le frequenze dei suoni agli intervalli musicali - mi riferisco al discorso
accennato dal mio maestro Platone - piazzano i pianeti nello spazio a loro comodo, ora
qui, ora lì, ignorando le distanze suggerite dai dati astronomici a disposizione.
ERATOSTENE (a voce altissima): I l mio nome è Eratostene di Cirene,38 e credo di avere
qualche titolo a parlare perché sono il primo ad aver misurato il raggio terrestre. Lei,
signor A ristotele, con tu e le sue benemerenze, farebbe bene a tacere, visto che due
secoli dopo la morte di Pitagora giurava ancora che la Ferra è immobile e al centro
dell'universo, e bla e bla e bla!
ARISTOTELE (quasi strillando, paonazzo in volto): N essuno è infallibile, ed è dagli errori
che spesso nasce la conoscenza! Credo di aver dato sufficienti contributi al sapere da
potermi permettere uno sbaglio!
ERATOSTENE: A lei pare uno sbaglio di poco conto, con tu e le informazioni che aveva a
disposizione?
A ristotele: Lei, piu osto, signor Eratostene, che altro ha fa o, oltre a stimare il raggio
terrestre? Che poi... non ci voleva molto, se si ha la fortuna di trovarsi a una latitudine
dove il S ole a mezzodì non proie a ombre! I o ne feci una stima approssimata senza
avere quel vantaggio!
ONNIPOTENTE: Calma, calma, qui si va trascendendo. Prima che il signor Filolao venga alle
conclusioni, gradirei sentire da Eratostene come ha determinato il raggio terrestre: ci ha
messo in curiosità il commento di A ristotele che la cosa gli è venuta facile perché si
trovava in Egitto.
ERATOSTENE: I n effe i non c'è voluto un grande sforzo. N el giorno del solstizio d'estate,
nella ci à di S iene, oggi chiamata A ssuan, a mezzogiorno i corpi sono privi di ombra
perché il S ole si trova esa amente sulla loro perpendicolare. N ello stesso momento ad
Alessandria - situata sullo stesso meridiano di Siene ma più a nord - l'ombra degli oggetti
c'è e si misura, come ho potuto agevolmente fare con quella del locale gnomone.
ONNIPOTENTE: Chiaro che, se la Terra fosse pia a, questa differenza non ci sarebbe, dal
momento che i raggi del Sole pervengono ovunque sulla Terra paralleli tra loro.
ERATOSTENE: Corretto.
ONNIPOTENTE: E invece cosa trovò?
ERATOSTENE: D al rapporto tra la lunghezza dello gnomone e quella della sua ombra
dedussi subito che l'angolo formato dai raggi solari ad A lessandria rispe o alla
perpendicolare al suolo è di 7,2 gradi, anziché zero come a S iene. Avendo stimato la
lunghezza dell'arco di circonferenza compreso tra le due ci à in circa 890 chilometri,
rispe ando la proporzione tra 7,2° e i 360° dell'angolo giro ricavai la circonferenza
terrestre in 44.500 chilometri.
ONNIPOTENTE: N iente male, ha sbagliato solo del 10 per cento in eccesso, se la memoria
non ci inganna.
ERATOSTENE: È proprio così.
ONNIPOTENTE: Grazie, signor Eratostene, e complimenti. O ra riprendiamo il discorso di
Filolao: vorremmo capire meglio questa faccenda dell'Antiterra.
FILOLAO: D ite quello che volete sui numeri, ma resta il fa o che, senza l'A ntiterra, da una
parte o dall'altra della Terra, magari andando ai suoi bordi, il Fuoco Centrale si dovrebbe
pur vedere. E invece chi si è recato nei Paesi dell'estremo N ord parla di no i e giorni
lunghi molti mesi, ma mai di Fuoco Centrale.
ONNIPOTENTE: Onestamente, che necessità c'era del Fuoco Centrale?
FILOLAO: I l Fuoco Centrale era fuori discussione, altrimenti da dove prenderebbe mai il
S ole la luce che riversa su di noi? E come potrebbe la Luna offrirci quella luce cinerea che
vediamo nella sua parte oscura non esposta ai raggi del S ole? E da dove trarrebbe origine
tutto il fulgore azzurro del cielo?
ONNIPOTENTE: N on si me a a fare della poesia, signor Filolao, rammenti che qui abbiamo
obiettivi precisi.
ARISTOTELE: È stata fatta una seria obiezione allo schema di Filolao...
FILOLAO: Lo so, lo so: le dimensioni apparenti del S ole avrebbero dovuto cambiare
durante il giorno, perché varia la sua distanza da noi, e lo stesso varrebbe per la Luna di
no e: grandi sopra la nostra testa e piccoli all'alba e al tramonto. Vero, anche un
bambino sa che questo non accade, a parte modesti effe i di ingrandimento dei dischi
quando sono prossimi all'orizzonte.39 È proprio per questo che noi italici ci siamo
convinti che il raggio orbitale di Terra e Antiterra sia alquanto più piccolo degli altri.
ONNIPOTENTE: Dal suo disegno non si direbbe...
FILOLAO: I l mio disegno non è in scala: in effe i tale raggio deve pensarsi come minuscolo
in rapporto a quello delle orbite di S ole e Luna. Come conseguenza, la nostra distanza
dai due corpi varia poco durante le ventiqua r'ore, in modo che le loro dimensioni
apparenti restano pressoché immutate. Mi si perdoni se una volta ancora so olineo che
siamo stati i primi, noi italici, a concepire la Terra in movimento anziché fissa al centro
dell'universo.
ONNIPOTENTE: Confessiamo la nostra ignoranza in merito, ma a N oi sembra - ci corregga
se sbagliamo - che lei abbia fa o much ado about nothing, un grande affare di nulla, come
dice il vostro massimo scri ore. S e avete osato far muovere la Terra, perché non avete
allora identificato il S ole con il Fuoco Centrale, risolvendo così tu i i problemi in un
colpo solo? Bastava solo pensare che la sorgente primaria di luce fosse il Sole stesso.
FILOLAO: S e crede alla mia parola, Mister O , sappia che un sospe o del genere io lo ebbi,
ma nel me ere le cose per iscri o mi resi conto che l'idea era troppo ardita, ci avrebbe
posto in balia dei nostri oppositori. Erano tanti e non a endevano altro che di scatenarsi
contro di noi. Far muovere la Terra lungo un cerchio era già un a o abbastanza
rivoluzionario.
ONNIPOTENTE: È ben curioso che tu i i suoi predecessori, la scuola ionica, la scuola
eleatica, e anche A ristotele e pensatori venuti secoli e secoli dopo di lei, abbiano
affermato che la Terra è al centro dell'universo e il S ole le gira a orno. L'ipotesi appena
formulata ha molto più senso, tanto che è venuta in mente persino a profani come N oi.
Un momento... laggiù c'è un signore con folta barba bianca che si agita per avere la
parola.
Persecuzione di Galileo

GALILEI: I l mio nome è Galileo Galilei, da Pisa. S ono quell'infelice scienziato che nel
S eicento fu so oposto dalla Chiesa ca olica romana a ogni sorta di angherie per aver
tentato di porre chiarezza nella questione di cosa si muove, se il S ole o la Terra.40 Per
offrire alla Chiesa una ragionevole via di scampo alla biblica fallacia del S ole che si
arresta nel suo giro a orno alla Terra, ho spiegato che la Bibbia, il Vecchio Testamento,
destinato in origine a gente rozza e primitiva, non andava preso alla le era. N arrava cose
assurde, come uomini che vivono o ocento anni o procreano a duecento, Giona che viene
vomitato incolume su una spiaggia dalla balena che lo ha inghio ito e tenuto tre giorni
nella pancia, S ansone che uccide mille filistei con una mascella d'asino, il S ole che si
arresta in mezzo al cielo. Eppure dicono che quel libro sia stato ispirato da lei...
ONNIPOTENTE: Bibbia, Vecchio Testamento? I nvenzioni di voi abitanti della Terra. S aremo
sinceri, ci disturba assai il fa o che abbiate preteso di immischiarci nelle vostre terrene
faccende. Peggio ancora, se è vero quanto ci è stato riferito, che ci abbiate dipinto come
un essere vendicativo e crudele.
GALILEI: S crissi, in una delle mie Le ere Copernicane:41 «... se bene la S cri ura non può
errare, potrebbe nondimeno talvolta errare alcuno dei suoi interpreti ed espositori, in
vari modi, tra i quali uno sarebbe gravissimo e frequentissimo, quando volessero
fermarsi sempre nel puro significato delle parole, perché così vi apparirebbero non solo
diverse contraddizioni, ma gravi eresie e bestemmie ancora; poi che sarebbe necessario
dare a I ddio e piedi e mani e occhi, e non meno affe i corporali e umani, come d'ira, di
pentimento, d'odio, e anco talvolta l'obblivione delle cose passate e l'ignoranza delle
future».
ONNIPOTENTE: N obile tentativo ed elegante argomentazione, signor Galilei. Ma le sue
parole «... se bene la S cri ura non può errare» sembrano dar credito in qualche modo
all'infallibilità di quel testo, un'infallibilità divina...
GALILEI: Gli estensori della Bibbia sapevano bene che invocare la ragione come fonte dei
loro prece i non avrebbe funzionato, occorreva dar loro la forza di una provenienza
divina.
ONNIPOTENTE: Che lei finse di accettare...
GALILEI: I n vita, sull'esistenza di D io, per prudenza ho sempre a entamente evitato di
pronunciarmi...
ONNIPOTENTE: La vostra è una storia che si ripete: simili fantasticherie abbondano anche
sugli altri pianeti abitati sparsi per il cosmo.42 O gni genere di forma vivente e cosciente,
anche in tu o difforme da voi umani, si è costruita miti analoghi al vostro. S i direbbe che
lo sviluppo della coscienza porti con sé l'irresistibile bisogno di credere nell'inverosimile.
A dispetto della potenza cui sono pervenute le vostre facoltà di raziocinio...
GALILEI: Proprio per questo, Mister O . La tendenza acquisita a spiegare il mondo in
termini di scopi e di intenzioni fa sì che interpretiamo tu o ciò che ha cara ere ordinato
e complesso come dovuto a una causa agente. Q uando tale nesso non è stato ancora
individuato, molti tra noi, digiuni di scienza, avvertono la necessità di saltare alle
conclusioni appellandosi a inverosimili chimere.
ONNIPOTENTE: S i direbbe che nel vostro cervello vi siano stru ure cognitive che, di fronte
al mistero, mal si ada ano a pervenire a conclusioni sensate... Ed ecco il sorgere delle
credenze preternaturali.
GALILEI: È per questo motivo che la verità, per essere stabilita, deve sempre comba ere
contro miti ed errori, talvolta molto accreditati, con effe i funesti per coloro che si
adoprano a farla conoscere... Ma lei diceva, Mister O , che nell'universo ci sono altri esseri
simili a noi...
ONNIPOTENTE: S ì, esistono miliardi di sistemi simili al vostro piccolo mondo solare.
Purtroppo ovunque, proprio come sulla Terra, ci sono o ci sono stati individui che hanno
costruito imperi sopra la N ostra presunta esistenza, chiamandoli religioni. E ne hanno
assunto in esclusiva la gestione. S econdo lei, perché sembra funzionare sempre e
ovunque?
GALILEI: Perché i viventi non possono acce are una vita che abbia un termine, che sia
soltanto un veloce transito per l'esistere. E trovano conforto nel pensiero che a
proteggerli vi siano entità soprannaturali.
ONNIPOTENTE: D unque la vera aberrazione è l'autocoscienza. Avete acquisito la vita, ma
vivete con la consapevolezza che siete destinati a perderla. S olo scopo del nascere, il
morire: condizione inacce abile, che può allontanarvi dal vero, costringervi a
un'esistenza nutrita di mistificazioni... Forse avremmo dovuto uscire dalla nostra
suprema imperturbabilità e prendere delle misure alla prima comparsa della coscienza,
arrestandone lo sviluppo.
GALILEI: Ma io le chiedo, Mister O , avrebbe lei potuto contravvenire alle leggi della
natura? Esse sono inderogabili, e lei non è un'entità distinta dalla natura, è la natura
stessa. I o non ho mai osato esprimermi in modo tanto esplicito perché i censori della
Chiesa mi stavano addosso.
ONNIPOTENTE: Lei passa per essere stato un leale accolito della Chiesa cattolica...
GALILEI: Una leggenda che ha fa o comodo ai miei persecutori. La Chiesa, non potendo
sconfiggere la mia verità, ha trovato più conveniente appropriarsi di me. Ma giudichi lei:
come avrebbe potuto il mio pragmatismo scientifico conciliarsi con il dogmatismo di una
dottrina religiosa? La mia ragione ne sarebbe uscita mortificata.
ONNIPOTENTE: Per quanto riguarda i N ostri poteri lei ha probabilmente ragione:
sospe iamo che anche la N ostra volontà sia parte dell'ordine naturale delle cose... Però,
non abbiamo mai avuto occasione di metterla alla prova.
Cartesio e l'esistenza di Dio

CARTESIO (chiedendo la parola): Mi chiamo René D escartes,43 e vengo dalla grande


Francia. I o ho provato a dimostrare la sua esistenza, Mister O , con tre famosi argomenti,
in primo luogo quello ontologico.
ONNIPOTENTE: N on si riferirà a quello di A nselmo d'A osta, ossia che l'esistenza è implicita
nel concetto stesso di perfezione...
CARTESIO: ... e che quindi esiste un'entità superiore in quanto espressione dell'idea che
l'uomo ha di perfetto. Esattamente quello.
ONNIPOTENTE: Un bel sofisma, non c'è che dire. E gli altri due?
CARTESIO: S ono corollari del primo. A nzitu o, l'idea di D io non può essere un prodo o
della mente dell'uomo, che è imperfe a, né può giungere dall'esterno, egualmente
imperfe o. Poi, essendo l'uomo consapevole della propria imperfezione, non può essere
stato lui l'artefice di quelle idee di perfezione che ha nella mente, altrimenti avrebbe
assegnato codeste prerogative a se stesso.
ONNIPOTENTE: D i bene in meglio... A chi ha l'animo pregiudizialmente favorevole questi
argomenti possono apparire profondi, in realtà non sono nemmeno superficiali. Parola
del vostro Nietzsche.
CARTESIO: A questo punto non oso più porle la domanda che avevo in mente.
ONNIPOTENTE: Vada avanti, coraggio...
CARTESIO: E lecito supporre, come affermano le religioni, che lei ha in mente un Giudizio
Universale, in cui alcuni saranno condannati e altri premiati?
ONNIPOTENTE: NO, per carità. S ta a voi e alle vostre coscienze di esseri pensanti giudicare
come ciascuno ha impiegato la propria vita. L'evoluzione vi ha dato gli elementi per
comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Avete il cielo stellato sopra di voi e una
legge morale dentro di voi, come diceva il vostro Kant. E ci sono costumi sociali e leggi
pubbliche che questa legge morale sanciscono. N oi siamo estranei alla vostra condo a.
Perciò, niente Giudizio.
CARTESIO: Dunque non saremo giudicati.
ONNIPOTENTE: S e organizzassimo il Giudizio cui lei ha accennato, saremmo i primi a dover
essere condannati per la disa enzione che abbiamo avuto per le vostre vicende. Essa ha
consentito la proliferazione di disgrazie e sofferenze.
CARTESIO: Le chiederei di me ere bene in chiaro a quale genere di evoluzione fa
riferimento...
ONNIPOTENTE: Credevamo di essere stati espliciti: l'esplosione della vita e lo sviluppo della
coscienza..
La grande illusione

DARWIN (dalle prime file): Chiedo scusa se interloquisco. Io sono Charles Darwin, il padre
della teoria evoluzionistica delle specie.44 Mi si conceda un commento alle parole di
Cartesio. I o ho affermato, Mister O , che della sua esistenza non v'è prova alcuna; ma che
è sufficiente, affinché gli uomini credano in lei, il costante inculcarne l'idea nelle menti
non ancora del tu o sviluppate dei bambini: ciò produce un effe o così forte e duraturo,
da diventare per loro difficile liberarsene quanto per una scimmia disfarsi della sua
istintiva paura del serpente.
BINETTI: I n linguaggio moderno potremmo pensare a un virus che infe a
irrimediabilmente un computer...
CORMA (sollevando un braccio e chiedendo con decisione la parola): S ono Carlo Corma,
fisico italiano, vivente. I o ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di agnostici, ma
capisco bene che la maggior parte di coloro che hanno subito il danno infantile di un
catechismo quale che sia, non se ne può più liberare. O , se crede di essersene liberata,
conserva una specie di intossicazione permanente del sangue.
ONNIPOTENTE: N on le sembra, professor Corma, di esprimersi in maniera eccessivamente
acre e perentoria?
CORMA: Cercherò di spiegarmi meglio. Con intossicazione intendevo l'incapacità di
sorprendersi di parole e riti che sono mera finzione. E inoltre la disponibilità ad acce are
con leggerezza che tra comandamenti dogmatici e leggi della società civile possa esservi
compatibilità; che addiri ura, in qualche religione, arrivino a coincidere. Per non dire
della compatibilità più inverosimile, quella tra scienza e fede: si arriva a non salvare
nemmeno il principio di non-contraddizione nella sua forma più elementare, ossia che A
non è non-A.
DARWIN: D irò di più. Ho il sospe o che in ogni individuo che si affaccia alla soglia della
vita, ossia al momento in cui diviene autocosciente, alberghi un innato ateismo. Ateismo
in senso ampio, che vale per ogni credenza, ogni mito, ogni forma di a eggiamento privi
di una solida giustificazione. È l'effe o plasmante dell'ambiente che fa fiorire questi moti
dell'animo, rendendoli talmente impellenti da farli apparire istintivi.
CARTESIO: I o non lo credo, la tendenza verso il preternaturale è esistita da sempre, è più
antica della filosofia e della scienza.
DARWIN: PUÒ darsi, ma è altresì vero che da sempre sono esistiti coloro che ne hanno
tratto profitto.
CARTESIO: Che uno creda in D io o ne dubiti, che uno creda nella verità rivelata dalla
Chiesa o ne dubiti, io penso che la religione costituisca comunque, per una larga parte
dell'umanità, un fa ore positivo, una garanzia di resistenza contro il male e contro le
tendenze egoistiche dell'individuo.
DARWIN: Per proteggersi da questi istinti distru ivi è sufficiente che l'uomo capisca che è
nel suo stesso interesse non essere nocivo per gli altri. E ove ciò non bastasse, le società
umane hanno le leggi civili su cui far leva.
CARTESIO: Per i semplici, per gli ingenui, per gli umili, la religione costituisce una forza
consolatoria, che aiuta a superare le avversità, ad andare incontro al proprio infelice
destino.
CORMA: Lei ha detto per i semplici...
CARTESIO: Che sono la maggioranza. La religione può spingere a fare del bene, ad
acce are dei sacrifici, può guidare verso la re itudine. E poi ci sono gli incerti e gli
insicuri: molti non sono abbastanza forti da assumersi la responsabilità delle scelte che
operano, e sentono l'esigenza di una remissione dei loro peccati. E ai semplici, agli umili,
agli incerti, ai disinformati si aggiungono gli indifferenti, gli amanti del quieto vivere, i
tradizionalisti, i conformisti, gli opportunisti. E tu i insieme formano un popolo
immenso, del quale io stesso faccio parte.
ONNIPOTENTE: Ci sarà, anche chi ha fede per motivi più elevati, altrimenti lo spaccato della
specie umana che state tracciando, signori, è davvero desolante...
MARELLI: I l signor Cartesio si riferiva alla maggioranza, evidentemente. I l peggio è che i
gestori delle religioni pretendono di imporre le loro convinzioni anche a chi se ne è
affrancato. Una verità che si presenta come di origine divina non può essere posta in
discussione. Con le dovute eccezioni, per fortuna.
ONNIPOTENTE: Gli scienziati, per esempio. S ono questi che lei ha in mente, vero signora
Marelli?
MARELLI: Certo loro più che altri.
VENCHI (dal centro dell'uditorio, alzandosi in piedi lentamente): Chiedo venia se mi
introme o. S ono A driano Venchi, e opero nell'ambito della filosofia della scienza.
S igmund Freud si chiedeva se l'abbandono del mito religioso sia per molti qualcosa di
sopportabile, se sia conveniente, cioè, togliere agli uomini le loro speranze, anche
quando si è convinti, a buon diritto, che talune sono prive di senso.
ONNIPOTENTE: Quali per esempio?
VENCHI: Per esempio che esista un'anima immortale, o che i corpi alla fine risorgano, o
che ci sia un premio per i giusti e un castigo per i malvagi. O gni tentativo di eliminare di
punto in bianco la religione con regole o leggi sarebbe un'impresa assurda e disperata,
causa forse addirittura di drammi.
DARWIN: Freud infa i sosteneva che sarebbe indispensabile un'educazione irreligiosa, e
anche questa non sempre funzionerebbe a causa di altre influenze ambientali...
Il concetto di Dio

DARWIN: C'è una domanda, Mister O , che desidero porle. E lei, in certo senso, è parso
incoraggiarmi... O ra che lei appare qui dinnanzi a me, provo una curiosità irresistibile di
conoscere la verità circa la sua natura.
ONNIPOTENTE: Una domanda che ci attendevamo.
DARWIN: Ebbene?
ONNIPOTENTE: Un punto va messo subito in chiaro: nessuno ha titolo ad affermare la
Nostra esistenza.
CARTESIO: Nessuno? Nemmeno noi, qui, adesso, che ci troviamo di fronte a lei?
ONNIPOTENTE: Nemmeno voi.
CARTESIO: Ma noi la vediamo, la sentiamo parlare.
ONNIPOTENTE: A voi può sembrare, come siete convinti di udire la N ostra voce. Ma N oi
non parliamo, N oi non appariamo. Chiunque affermi la N ostra esistenza, o ci a ribuisca
ruoli e qualità, agisce in modo scorretto, non essendovi alcun modo di smentirlo.
CARTESIO: S upponiamo che questa persona sia in buona fede, che creda a quanto afferma,
esistenza e funzione di Dio.
ONNIPOTENTE: Commette un atto di presunzione.
CARTESIO: Quindi pecca se crede in lei, non pecca se si astiene dal pronunciarsi.
ONNIPOTENTE: I l peccato non esiste, esiste l'errore. S ì, chi crede nel D io creato dagli
uomini sbaglia. Perché, signori, così come veniamo rappresentati, Noi non esistiamo!
CARTESIO: Tengo a dire, Mister O , che nelle mie prove della sua esistenza, mai ho tentato
di indovinare come lei fosse o potesse essere, né mai ho asserito che lei avesse un
qualsivoglia rapporto con le nostre vite.
ONNIPOTENTE: N oi siamo lo spazio e il tempo, il presente e il futuro, siamo l'evoluzione
spontanea e naturale dell'universo, siamo anche il Big bang che ha dato vita al vostro
mondo. S iamo l'essenza stessa del cosmo, siamo la sua globalità. Conteniamo insieme il
tu o e il nulla. N oi siamo ciò che è, N oi siamo l'esistente. E siamo al contempo ciò che
non è, siamo l'inesistente. Per questo nel cosmo ci chiamano Mister O , ossia «mistero».
Forse voi, uomini dotati d'intelligenza, sapreste addurre chiarimenti...
GALILEI: Se non è in grado di decifrarsi da sé, Mister O , come possiamo avere un'idea di lei
noi, minuti frammenti del cosmo?
ONNIPOTENTE: Voi studiate, esplorate. L'aspirazione al conoscere è una tendenza
irresistibile della vostra mente. N oi siamo all'opposto: N oi semplicemente sussistiamo, e
di nulla ci curiamo.45 A nche se ora, dobbiamo riconoscerlo, voi cominciate ad accendere
la N ostra curiosità. Per esempio, potreste spiegarci la differenza tra l'esistere e il non
esistere? E che cosa c'è là dove nulla esiste? Che cosa c'era prima che lo spazio che
alloggia il cosmo cominciasse ad esistere?
MARELLI: Sono interrogativi che hanno sempre tormentato le menti dei filosofi.
BINETTI: S econdo la relatività di Einstein, nel nostro universo non esiste un “prima” del
Big bang: il tempo non fluiva allorché lo spazio era assente, esso non aveva alcun
significato. Come non si può parlare di eventi che accadono nell'universo senza ricorrere
alle nozioni di spazio e tempo, così non ha senso parlare di spazio e tempo prescindendo
dall'esistenza dell'universo.
ONNIPOTENTE: A ffermazione difficile da comprendere... L'esistente non è solo il vostro
universo, N oi abbiamo ragione di ritenere che ci sia una pluralità di universi, diciamo un
multiverso.
MARELLI: Ha ricordi, Mister O , di che cosa la teneva occupato prima della comparsa di
questo nostro universo?
ONNIPOTENTE: La parola ricordo per N oi non ha senso. È legi imo pensare che ci dessimo
da fare con altri Big bang.
Incompatibilità tra scienza e fede

GALILEI: Troppe domande senza risposta. Ecco uno dei perché delle mitologie. Esse si
sono spinte fino a creare di lei una varietà di raffigurazioni, Mister O , spesso
contraddi orie... N elle religioni terrestri lei compare per lo più a nostra immagine e
somiglianza.
ONNIPOTENTE: A nche altri esseri intelligenti nel cosmo ci hanno rappresentato con le loro
fattezze, tapiro, scarabeo...
MARELLI: C'è almeno un'eccezione: la se a che ha fondato - da noi, sulla Terra - il
Pastafarianesimo, la religione del Flying Spaghe i M onster, il Mostro degli S paghe i
Volanti, senza prendersi sul serio e senza coltivare mire di potere.
ONNIPOTENTE: A parte quest'eccezione, nessun senso dell'umorismo, che invece è il sale
dell'universo.
MARELLI: Il riso mette in fuga la paura e senza la paura la fede non sopravvive.
BINETTI: Tu i siamo liberi di negare pubblicamente l'esistenza del mostro
spaghe iforme, oppure della Teiera Celeste di Russell46 o dell'I nvisibile Unicorno Rosa
di più recente invenzione, ma siamo tacciati di sacrilegio se neghiamo l'esistenza del D io
delle grandi religioni.

Il Mostro Volante di Spaghetti in stile michelangiolesco

ONNIPOTENTE: Ma non se l'affermate, che pure è pretesa maggiore!


BINETTI: N egare D io è affermazione che viola il dominio del sacro, ed è avvertita come
offensiva per chi crede. Ma non vale il viceversa, i non credenti sono tolleranti.
ONNIPOTENTE: Piuttosto, signor Binetti, cos'è la Teiera Celeste di Russell?
BINETTI: Bertrand Russell scriveva: «S e io sostenessi che tra la Terra e Marte c'è una teiera
di porcellana in rivoluzione a orno al S ole su un'orbita elli ica, nessuno potrebbe
contraddire la mia ipotesi, purché io specifichi che la teiera è troppo piccola per essere
rivelata. Ma se io aggiungessi che - non essendo la mia asserzione confutabile - dubitarne
sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe a buon
diri o che sto dicendo un'idiozia. S e però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata
in libri antichi, insegnata ogni domenica come sacra verità e instillata nelle menti dei
bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di
eccentricità e porterebbe il dubbioso all'a enzione dello psichiatra in un'età illuminata o
dell'Inquisitore in un tempo antecedente».47
MARELLI: Monsieur Cartesio ha spiegato come per molte persone il sentimento religioso
sia motivo di gratificazione e di conforto. I l guaio è che la fede ha generato mostri, ha
prodo o le industrie del soprannaturale, che fanno di lei non solo il Creatore
dell'universo, ma anche colui che detta le regole del vivere dispensando premi o castighi.
ONNIPOTENTE: Una forte leva di potere.48
GALILEI: La proibizione più esercitata dai gestori del soprannaturale è quella della
conoscenza. Ogni conquista dello spirito umano è sempre temuta e perseguitata.
MARELLI: Coltivare il dubbio, come fa la scienza, è per la religione un a eggiamento
peccaminoso, esiziale.
ONNIPOTENTE: S e la scienza non conosce verità assolute, ci pare che la ricerca scientifica
non solo non abbia bisogno della religione, ma debba rige arla tout court. Ci
domandiamo: non è d'obbligo, allora, per un vero scienziato essere agnostico?
CORMA: S olo relativamente. È una questione di laicità, di confini tra immanente e
trascendente. O ccorre amme ere che la scienza non cancella il sacro. Lo scienziato è
anche un essere umano e come tale è libero di porsi domande sul perché e sul senso
della sua presenza nel cosmo, e pertanto è libero di nutrire una fede o meno. I n tu a
sincerità, però, il mio aforisma è «o si pensa o si crede».49
ONNIPOTENTE: D unque i dogmi e le verità rivelate non sono conquiste dello spirito, ma
sconfi e. E allora anche voi scienziati meritate un rimprovero: dovreste sentire l'obbligo
di una ba aglia anticlericale, ancor più che laica, dovreste sentirlo quasi come un
impegno civile.
MARELLI: Giusto, infa i il dramma del signor Galilei, benché in forme diverse e a enuate,
continua a riproporsi su altri fronti della scienza. I n campo genetico e sociale, ad
esempio.
ONNIPOTENTE: Che cosa consente alla chiesa una tale impudenza?
CORMA: La religione, rispe o alla scienza, è avvantaggiata per molte ragioni: la scienza
non mira a dare subito spiegazioni complete e definitive. O pera sui de agli, non rischia
di cadere nell'arbitrio dell'assolutismo. La scienza è galileiana. A ltri approcci, magici,
mitici o religiosi che siano, invece abbracciano tu o, sono applicabili a ogni campo e
danno conto dell'origine, del presente e persino del futuro dell'universo.
ONNIPOTENTE: Postulare ciò che gli uomini desiderano, invece di indagare in cerca della
verità, offre gli stessi vantaggi del furto nei confronti del lavoro onesto. N on ci è chiaro
allora perché gli uomini dovrebbero sentirsi virtuosi nell'accogliere approcci assiomatici.
CORMA: La predilezione del cervello umano per la forma assiomatico-dedu iva rispe o a
quella indu iva era uno dei crucci di Bertrand Russell. La prima è una modalità
deresponsabilizzata di apprendimento; la seconda è una modalità di ricerca e scelta che
implica coinvolgimento individuale e assunzione di responsabilità.
ONNIPOTENTE: Chiaro allora che fede e scienza sono sostanzialmente incompatibili. S e mai
dovessimo prendere posizione, non avremmo dubbi da che parte schierarci.
MARELLI: La sua scelta, Mister O , la rende grato anche all'ateo più convinto, quale io mi
faccio sempre vanto di essere.
ONNIPOTENTE: A nche se, amme iamolo, un mondo popolato da soli saggi sarebbe
ingovernabile. Ci chiediamo, signora Marelli, come lei possa definirsi atea convinta,
quando persino tra i suoi colleghi scienziati qualcuno sembra non rifiutare una N ostra
forma di esistenza, di un genere o dell'altro.
MARELLI: Risponderò con un grande pensiero di J oseph Conrad:50 «I l mondo dei vivi,
quale è, non è certo privo di meraviglie e misteri... che influenzano le nostre emozioni e
la nostra intelligenza in modi così inspiegabili da giustificare quasi il conce o della vita
come di una condizione incantata. N o, sono troppo saldo nella mia consapevolezza del
meraviglioso per essere sedo o dal preternaturale, che... è qualcosa di artefa o, costruito
da menti insensibili agli intimi piaceri del nostro rapporto con i morti e con i vivi, nella
loro incalcolabile moltitudine; una dissacrazione delle nostre più tenere memorie;
un'offesa alla nostra dignità. Q uale possa essere la mia naturale modestia, non si
abbasserà mai a cercare un aiuto alla mia immaginazione in quelle vane fantasie comuni
a tutte le epoche che valgono da sole a riempire di indicibile tristezza chi ama l'umanità».
ONNIPOTENTE: Splendide parole...
MARELLI: I n ogni modo, quando dico di essere atea non intendo negare l'esistenza di un
D io, tanto quanto non potrei affermarla, ma solo che si può vivere egregiamente
facendone a meno.
ONNIPOTENTE: A proposito di atei, dubbiosi o convinti che siano, vorremmo tornare su un
punto precedente. S i è visto chiaramente che le prove di Cartesio a sostegno della N ostra
esistenza non approdano a nulla. Una curiosità: c'è mai stato qualcuno che ha tentato di
provare la Nostra inesistenza?
Epicuro e Lucrezio

GALILEI: A lmeno due pensatori dell'antichità. Uno è Epicuro, il più grande ateo e
materialista della civiltà greca. Egli preannunciò quanto lei oggi, Mister O , ha
ripetutamente asserito, e cioè la sua estraneità agli eventi del mondo. E poi Lucrezio, il
poeta latino che ha lasciato ai posteri autentici germi di scienza.
ONNIPOTENTE: Ci sono questi signori? Potrebbero farsi avanti?
EPICURO: Epicuro di Samo,51 presente, fondatore della filosofia che da me prende il nome.
Ho tracciato regole che perme ono all'uomo di amministrarsi in modo saggio e
gradevole, senza nuocere a sé e agli altri. Regole fondate sul buon senso, non su prece i
divini.52 Circa la sua inesistenza, Mister O , ho proposto un banalissimo argomento, quasi
una burla, che tu avia mi assicurano essere stato preso sul serio da molti miei posteri,
anche in tempi odierni.
ONNIPOTENTE: E quale sarebbe questo suo giochetto?
EPICURO: Parte dalla considerazione che il mondo è pieno di mali - odi, deli i, mala ie,
pestilenze, crudeltà, guerre. N el tempo che mi occorre per dire queste poche parole, la
quantità complessiva di sofferenza inferta al mondo è inimmaginabile. A ffrontai il
problema chiedendomi se D io sa o non sa che il male esiste. Ebbene, mi dissi, ci sono tre
possibilità. La prima è che lo sappia, potrebbe estirparlo, ma non vuole: allora sarebbe
crudele e perverso, il che lo rende inammissibile. La seconda è che lo sappia, vorrebbe
estirparlo, ma non gli riesce: un D io del genere non sarebbe onnipotente, circostanza di
nuovo inammissibile. La terza è che invece non sappia che il male esiste, e allora sarebbe
cieco e ignorante, il che è non meno inammissibile.
ONNIPOTENTE: Eh via, davvero è un gioche o di parole. I l massimo che arriva a dimostrare
non è tanto la N ostra inesistenza, quanto la N ostra indifferenza. Verità addiri ura
banale, per chiunque si soffermi a pensare. E il signor Lucrezio?
LUCREZIO: I l signor Galilei ha già accennato alla mia opera.53 Mi limito a recitare un
pensiero che ho scri o nel poema D e rerum natura: «I l principio che va posto sopra ogni
altro è che nulla nasce dal nulla per l'intervento di una potenza soprannaturale (nella mia
lingua, ex nihilo nihil)». La paura che a anaglia i mortali e che li rende schiavi delle
religioni trae origine dal fa o che essi osservano eventi che non capiscono, a ribuendoli
quindi alla potenza divina. È soltanto avendo salda la convinzione che nulla può essere
creato dal nulla che potremo arrivare all'obie ivo della nostra ricerca, il quale dimostrerà
che ogni evento ha una sua causa motrice, senza bisogno di interventi divini.
ONNIPOTENTE: Ma la causa prima dove viene spinta, indietro all'infinito? L'infinito esiste,
dunque. Mistero per voi, ma mistero anche per Noi...
Il dubbio tormenta Cartesio

CARTESIO: Presumo che monsieur Lucrezio la veda in modo analogo sull'esistenza


dell'anima. Per me essa è puro pensiero e sopravvive all'estinzione della vita corporale:
anche questa sarebbe allora un'invenzione degli uomini?
ONNIPOTENTE: Gli uomini hanno fatto tutto da sé...
LUCREZIO: O ccorreva una motivazione alla loro fugace comparsa sullo scenario
dell'universo, occorreva illudersi con una parvenza di immortalità. N ella propria anima
gli uomini credono di riconoscere una componente soprannaturale, un superamento
della loro animalità...
CARTESIO: E allora, come possiamo noi defunti trovarci qui al suo cospe o, Mister O , se
siamo divenuti polvere e nient'altro? Come può avvenire che io mi senta ora un sogge o
pensante, e dunque esistente, come quando il mio corpo era integro?
ONNIPOTENTE: S appiamo che lei ha tracciato una ne a separazione tra mente e corpo - res
cogitans e res extensa - rendendo improponibili, per secoli, le scienze della mente. Pessimo
servizio. A N oi sembra ovvio che la mente cessi di operare con la fine delle funzioni
materiali. Muore il corpo individuale, muore la relativa anima. N on esisteva prima della
nascita, non esisterà dopo la morte.
CARTESIO: Per lei è dunque perfe amente adeguato, direi quasi una verità scientifica,
considerare deceduto un individuo quando la sua attività cerebrale cessa.
ONNIPOTENTE: Ma naturalmente, un individuo non esiste se non è in grado di pensare.
Però continua a sussistere nell'insieme cosmico...
CARTESIO: E in quale modo, di grazia?
ONNIPOTENTE: Voi sussistete nell'insieme cosmico con le vostre azioni e le vostre idee, che
fanno parte della sua storia, una storia dove il tempo è immobile, dove l'istante e
l'eternità sono indistinguibili.
CARTESIO: N elle sue parole, ogni cosa al mondo, anche ciò che ha parvenza di libero
spirito, risponde a leggi che la avviano a un destino necessario. Le inderogabili leggi
della natura. E il libero arbitrio, allora? Come lo spiega se ogni nostro giudizio e ogni
nostra scelta sono l'esito di un insieme di meccanismi fisici, chimici e, come direbbero i
miei colleghi d'oggi, neurali?
ONNIPOTENTE: Meccanismi che operano solo secondo la vostra natura, innata che sia o
plasmata dal vissuto. Tutto è determinato dal rapporto causa-effetto, niente è libero.
CARTESIO: E quali meriti e colpe ci toccano allora se tu o è già scri o nell'eterno presente
del cosmo?
ONNIPOTENTE: Voi non siete responsabili di niente - né colpevoli, né meritevoli - siete
soltanto recipienti che accolgono storie già scritte.
MARELLI: Le basta sapere, monsieur Cartesio, che i neuroscienziati d'oggi sono in grado di
accertare sperimentalmente che ogni nostra scelta è fa a, a livello dei circuiti cerebrali,
molto prima che ne diventiamo consapevoli?
CARTESIO: S ono sempre stato un cultore del dubbio: nulla deve essere acce ato per vero
se non è confortato dall'evidenza. N ostro compito è dissolvere il dubbio. Q ui, di fronte a
lei, Mister O , tu o mi appare stravolto, la mia testa è piena di confusione. Finirò per
dover dubitare del dubbio stesso...
Eppur si muove

GALILEI: Mi pare che abbiamo tergiversato a sufficienza, è il momento di riportare il


discorso sull'astronomia. Mi segua bene, Mister O : per tenere la faccia sempre volta verso
l'esterno dell'orbita, come ha disegnato Filolao, la Terra, mentre ruota a orno al Fuoco
Centrale, è costre a a piroe are simultaneamente su se stessa. E a fare un giro completo
ci deve me ere esa amente lo stesso tempo che impiega a percorrere l'orbita che le è
stata assegnata, dunque 24 ore.
FILOLAO: A nche questo aspe o lo tenemmo in ombra, ho già spiegato... i nostri
competitori. In seguito però il nostro Iceta mise le cose bene in chiaro.54
GALILEI: Essenziale negligenza. Q uesto piroe are della Terra perme e di concludere che
ciò che conta è la sua rotazione a orno al proprio asse e che per spiegare l'effe o
dell'alternarsi di giorno e notte il moto del Sole non è necessario.
ONNIPOTENTE: La conclusione era così scontata...
GALILEI: Come ha intuito lei stesso, Mister O , pensare che il cielo stellato cambi
fisionomia nel corso della no e perché si muove tu o insieme a orno a noi, invece di
prendere a o che è la Terra a ruotare sull'asse, sarebbe come salire sulla cupola del
duomo di Firenze e sostenere, quando giriamo il capo per cogliere il panorama circolare,
che sia invece la ci à, tu a intera, a ruotarci a orno! Ma in questa sede non voglio
prendermi meriti che non ho: già Buridano e anche O resme,55 dopo A ristarco, avevano
asserito che è assai più convincente amme ere la rotazione della Terra piu osto che un
moto velocissimo di tu e le sfere celesti. La natura non fa sprechi, gli eventi naturali
seguono sempre la via più semplice e conveniente!
COPERNICO (chiedendo con una certa foga la parola): Mi presento, sono N iccolò
Copernico,56 il polacco che ha fa o rivivere le idee di A ristarco, completando la
descrizione del suo sistema del mondo. N e ho dato dimostrazioni di cara ere razionale e
matematico.
ONNIPOTENTE: Un esempio?
COPERNICO: Come si poteva acce are il fa o che la Terra stesse al centro, quando taluni
pianeti sono da noi veduti più vicini al S ole e altri più lontani? Ma credo di individuare il
signor A ristarco nel vecchio che siede alle mie spalle: è stato chiamato il Copernico
dell'antica Grecia - perdonate l'involontaria immodestia - quindi suggerisco di tributargli
un bell'applauso.
ARISTARCO (alzandosi lentamente, posto in evidente imbarazzo dal convinto ba imani
seguito alle parole di Copernico): Grazie, signori. S e lo dice il signor Copernico... Per
millenni il mio lavoro è rimasto sepolto e ignorato... Ma non si interrompa per me, signor
Copernico, lei ha notizie più fresche.
COPERNICO: D 'accordo. Q uanto alla rotazione della Terra sul proprio asse, il signor
Teofrasto avrebbe affermato che un altro pitagorico, I ceta di S iracusa, era arrivato a
dichiararne la necessità, proprio per l'argomento esposto dal signor Galilei.
FILOLAO: È quanto avevo preannunciato...
COPERNICO: Conferma, signor Teofrasto?
TEOFRASTO: SO soltanto che il signor Cicerone, l'oratore romano, mi ha tirato in ballo. Mi
me e in bocca parole che avrei ripreso testualmente da I ceta: «volgendosi e ruotando
a orno al suo asse con estrema velocità, la Terra fa sì che si producano tu i gli effe i che
avrebbero luogo se, restando immobile la Terra, si muovesse il cielo». Per essere sincero,
nemmeno ricordo dove l'ho scritto.
COPERNICO: Ma circola anche un'opinione, a ribuita a Ezio,57 secondo cui Ecfanto58 ed
Eraclide Pontico59 «fanno muovere la Terra non di moto progressivo ma rotatorio, come
una ruota montata su un asse, da O vest a Est, intorno al proprio centro». D escrizione
piuttosto esplicita.
ONNIPOTENTE: Dove sono questi signori? Confermano?
ERACLIDE PONTICO: Eraclide Pontico, membro dell'A ccademia di Platone: presente. S ì, è
vero, io ho affermato a chiare le ere che per spiegare la no e e il giorno non occorre far
girare la Terra a orno a un altro corpo, basta che essa ruoti a orno al proprio asse. E
tu a la descrizione dei moti celesti viene di molto semplificata. Ecfanto fu un
personaggio nei miei scritti, forse persona reale.
ONNIPOTENTE: Ma lei è vissuto prima o dopo di Filolao?
ERACLIDE PONTICO: Un secolo dopo.
TEOFRASTO: Dunque lei sarebbe grosso modo contemporaneo di Iceta.
ONNIPOTENTE: A bbiamo capito: il quadro del signor Filolao va completato con i successivi
affinamenti di Iceta, pure lui pitagorico. Diciamo bene, signor Filolao?
FILOLAO: È così.
ONNIPOTENTE: Con l'importante contributo parallelo di Eraclide Pontico. S e nessuno ha
niente in contrario, concludiamo che sono stati gli italici - alias pitagorici - i primi, allo
stesso tempo di Eraclide, ad aver affermato la rotazione terrestre. A parte, naturalmente,
i soliti cinesi e babilonesi, che li hanno preceduti di millenni. Meglio che non siano stati
rintracciati, altrimenti chissà che baraonda. Questione sistemata.
FILOLAO: Ringrazio il signor Teofrasto per l'obie ività e il signor Galilei per aver sollevato
la questione.
GALILEI (con sarcasmo): Beh, a me invece pare che la confusione sia ancora totale. S e il
signor Filolao fa suo il punto di vista di I ceta riferito da Cicerone, per cui la sola
rotazione terrestre basta perché «si producano tu i gli effe i che avrebbero luogo se,
restando immobile la Terra, si muovesse il cielo», allora mi deve spiegare come la
mettiamo con il ciclo lunare, o con il volgere dell'anno. Occorrono altri moti.
FILOLAO: S i calmi, signor Galilei, ci si riferiva esclusivamente al ciclo diurno. S ono stati gli
storici medievali ad ascrivere a noi anche l'idea di una Terra orbitante attorno al Sole.
ONNIPOTENTE: S i segga, signor Galilei, per favore la sme a di interrompere, lasci parlare
gli altri.
GALILEI: Mi scusi, Mister O , ma certe affermazioni confuse, mal suffragate
dall'osservazione sperimentale o dal ragionamento logico, mi fanno ribollire il sangue... a
me sono costate care.
ONNIPOTENTE: S appiamo, signor Galilei, sappiamo che lei è l'inventore del metodo
scientifico: «le sensate esperienze e le necessarie dimostrazioni», diciamo bene?
GALILEI: SÌ, nello spirito di Francis Bacon,60 per il quale è il connubio della mente con
l'universo ciò che permette all'uomo di interrogare la natura e imparare a controllarla.
COPERNICO: Vorrei anzitu o scusarmi se, come ispiratore del signor Galilei, ho qualche
responsabilità nelle persecuzioni di cui è stato ogge o. Concordo con lui sulla critica ai
pitagorici: è assolutamente chiaro che l'idea di una Terra orbitante a orno al S ole non gli
è mai passata per la testa. Del resto Filolao lo ha ammesso...
GALILEI: Eppure fu anche sulla base di quella errata nozione medievale che accolsi di
slancio la teoria copernicana. Mi dissi: i pitagorici hanno stabilito le regole basilari
dell'armonia musicale, tema a me caro, perché avrebbero dovuto errare in fa o di
armonia del mondo?
COPERNICO: Per la verità storica, il primo a notare che Venere e Mercurio orbitano a orno
al S ole e non alla Terra fu Eraclide Pontico. Fu lui quindi ad aprire la via al sistema
eliocentrico. Ma Eraclide non era pitagorico, bensì platonico.
ERACLIDE PONTICO: I nfa i. I pianeti Venere e Mercurio li ho seguiti con cura. N el loro
moto a orno al S ole, che accompagnano lungo il suo cammino, essi ci mostrano dei
movimenti retrogradi, dei ritardi e degli arresti, con una specie di tracciato a corona. N on
possono essere veduti di no e perché, come il S ole, stanno so o l'orizzonte; li vediamo
soltanto nella penombra in prossimità di alba e tramonto, quando l'astro sta so o
l'orizzonte e l'orbita dei due pianeti si estende sopra di esso. La Terra rimane sempre
esterna alle loro orbite, che le si collocano a lato.
GALILEI: N on è facile capire perché non abbia esteso questo comportamento anche agli
altri pianeti, quelli esterni all'orbita terrestre.
ERACLIDE PONTICO: Qualche idea in tal senso la ebbi...
GALILEI: ... ma per un'esplicita formulazione del sistema eliocentrico c'è voluto Aristarco.
ONNIPOTENTE: Torniamo al dunque, signori. Ci pare che A ristotele abbia da dirci altre
cose.
Eudosso, il genio delle sfere

ARISTOTELE: Grazie, signore, sono ansioso di esporre la mia visione per intero, visto che
finora sono stato fatto oggetto soltanto di malcelata irrisione...
ONNIPOTENTE: N on abbia timore, anche se prima non siamo stati pronti a riconoscerla, la
sua fama è pervenuta sino a Noi.
ARISTOTELE: N e ero certo. E tu avia, prima di me dovrebbe avere la parola il signor
Eudosso,61 il cui sistema delle sfere omocentriche ha costituito la base del mio.
ONNIPOTENTE: Giusto. I l signor Eudosso è pregato di evitare troppi de agli: ci hanno de o
che il suo sistema è di una complicazione tremenda...
EUDOSSO (a voce bassa): Riconosco di essermi fa o prendere la mano dal fascino della
geometria, senza interrogarmi sulla realtà delle cose. Ma non ho ignorato i dati e le
osservazioni astronomiche sul moto dei pianeti, che ho raccolto durante il mio soggiorno
in Egi o. I l mio modello riesce a darne ragione: spiega bene le loro variazioni di
latitudine e di longitudine giro dopo giro, i tempi di rivoluzione dei pianeti a orno alla
Terra, e sopra u o i punti di stazionamento e i movimenti retrogradi di Venere e di
Mercurio di cui ci ha parlato Eraclide.
ONNIPOTENTE: La sua provenienza, non dimentichi, forte e chiaro. Non la sentiamo bene...
EUDOSSO: La mia ci à natale è Cnido. N el descrivere il sistema delle sfere omocentriche,
introdussi un meccanismo separato per ogni pianeta. N on più una sfera delle stelle fisse
che si trascina appresso le sfere minori del S ole, della Luna e dei pianeti. S orprende che
quest'ultimo sistema sia poi sopravvissuto fino al Medioevo.
ONNIPOTENTE: Oltremodo interessante, ma per ora altrettanto poco chiaro...
EUDOSSO: D unque, secondo la mia scuola i pianeti giravano grazie ai moti rotatori di un
certo numero di sfere concentriche, una interna all'altra, opportunamente imperniale su
assi di diversa inclinazione. O gni sfera ha la sua velocità, costante nel tempo, ogni
pianeta ha la sua famiglia di sfere; il centro di tu o è la Terra, che resta immobile. Le
traie orie dei pianeti nascono dalla composizione dei moti delle varie sfere. Per farmi
capire meglio, traccerò un piccolo schema, come ha fa o il signor Filolao. A llora, mi
segua signore, anzi, Mister O : il pianeta sia il punto P posto sull'equatore della prima
sfera; grazie alla rotazione di questa a orno all'asse passante per i suoi poli A e A ', fissati
alla seconda sfera, il pianeta descrive il cerchio tra eggiato, di diametro PP'. Tale moto è
causa del movimento diurno - alternanza del giorno e della no e - con periodo di 24 ore.
Contemporaneamente la seconda sfera ruota con velocità differente a orno all'asse
passante per i poli B e B', fissati alla terza sfera, e in tal moto trasporta con sé i poli A e A .
Così è anche per la terza sfera rispe o alla seconda, mentre la quarta sfera, alla quale
sono fissati i poli C e C' della terza, è immobile, in quanto sede delle stelle fisse. Mi
diverte chiamare «disastrate», ossia senz'astro,62 le sfere ausiliarie che non recano il
corpo celeste, ma soltanto i poli delle sfere interne.

Sistema di Eudosso-Callippo: movimento complesso di un singolo pianeta P grazie alla


compenetrazione di qua ro sfere omocentriche, le tre interne ruotanti con velocità diversa
rispettivamente attorno agli assi AA', BB', CC'.

ONNIPOTENTE: La seguiamo con un certo sforzo, signor Eudosso...


EUDOSSO: O ra tu o le diverrà chiaro. I l moto complessivo del pianeta P nello spazio,
risultante da tante rotazioni diversamente combinate, è estremamente vario; con una
scelta opportuna dei raggi delle sfere, delle loro velocità e delle inclinazioni degli assi, si
può render conto in modo de agliato della traie oria osservata per ciascun pianeta.
Poiché i pianeti noti al mio tempo erano cinque, e per dar conto dei moti del S ole e della
Luna mi è bastato far ricorso a tre sfere soltanto, e infine me ne è servita una sola per le
stelle fisse, il numero totale delle sfere impiegate è di ventise e. I l mio seguace
Callippo,63 cui va il merito di aver poi convinto A ristotele del mio modello, ne aggiunse
altre sei per scopi particolari, cui non è il caso qui di accennare nei dettagli.
COPERNICO (alzando un braccio): O gni sfera è definita con tre parametri, raggio,
inclinazione dell'asse, velocità di rotazione. Con 33 per 3 parametri, uguale 99, si può far
venir bene qualsiasi cosa: ma che poi le faccende, nella realtà, stiano proprio in questo
modo resta tu o da dimostrare, anzi col senno di poi sappiamo che non stanno affa o
così!
ONNIPOTENTE: Però è una stru ura elegante, pur se a N oi pare ancor più intricata di come
avevamo supposto. Prenderemo per buona la parola di Eudosso che, se si analizza in
dettaglio il comportamento dei singoli pianeti, le cose tornano!
COPERNICO: Tornano. Posso garantire che tornano, almeno in relazione ai dati lacunosi di
quel tempo. Non a caso il signor Aristotele ha adottato lo schema di Eudosso.
ONNIPOTENTE: Va apprezzato che lei, signor Eudosso, non abbia preteso di fornirci un
quadro della realtà, ma solo un metodo meccanico-matematico per descriverne i
comportamenti...
GALILEI (interrompendolo bruscamente): È esa amente ciò che duemila anni più tardi -
dico duemila - il cardinale Bellarmino64 voleva farmi acce are allorché sostenevo la realtà
del moto della Terra e l'immobilità del S ole. Un'ipotesi matematica doveva essere,
secondo lui, solo un'ipotesi utile per tra are il problema. N on capiva che la scienza, ai
miei tempi, aveva i mezzi per andare al di là delle semplici ipotesi matematiche e poteva
dare una descrizione reale del mondo, seppur passibile di revisioni. Fino a qual punto
una mente sottile può farsi obnubilare dal dogmatismo!
COPERNICO: S ia chiaro che è lungi da me il voler giustificare l'operato di Bellarmino, ma
non va dimenticata una frase del marchese di Laplace, qui presente: “I l peso
dell'evidenza per una asserzione straordinaria deve essere proporzionato alla sua
stranezza”. N el S eicento A ristotele era il verbo da due ininterro i millenni, mentre
Aristarco, smarrito nei meandri dell'antichità, costituiva una rara anomalia.
ONNIPOTENTE: Se il signor Laplace è presente, ha un commento?
LAPLACE (dal fondo, sollevando un braccio): S ì, in effe i ho scri o qualcosa del genere,
ma non come critica a monsieur Galilei, per lui ho solo ammirazione. Preciso che il mio
nome è Pierre S imon, e che ho ricevuto il titolo di marchese di Laplace solo dopo la
restaurazione postnapoleonica dei Borboni.65
ONNIPOTENTE: Ah bene, in seguito la ascolteremo volentieri.
COPERNICO: Tengo a dire che il signor Eudosso è stato il primo a introdurre un approccio
scientifico nell'astronomia, cercando riscontri quantitativi per il suo modello teorico,
senza svolazzi poetici nello stile di Platone.66 D opo Eudosso tu o è cambiato, molti
hanno cercato di stare alla larga dalle fantasticherie...
ONNIPOTENTE: È affascinante constatare con quale rapidità voi uomini siate progrediti nel
tempo: assenti per miliardi di anni, in un microscopico frammento temporale siete
comparsi, avete acquisito coscienza e spalancato finestre sul sapere. E siamo appena
all'inizio della storia... La parola torni ad Aristotele, il celebrato maestro.
Aristotelici abbagli

ARISTOTELE: HO colto nelle sue parole, Mister O , una punta di sarcasmo. E vero,
sull'universo qualche svista l'ho commessa... Mi chiedo come ho potuto sostenere che il
sistema di Eudosso era vero e reale, non già un modello matematico. E come ho potuto
profondere tanto impegno ad argomentare l'immobilità della Terra, quando gli italici ed
Eraclide ne avevano già decretato la rotazione.
GALILEI: L'immobilità della Terra... ha fa o girare a vuoto il cervello dell'umanità per
intere epoche.
ARISTOTELE: M ea culpa. S ono persino arrivato a sostenere che la Luna non ruota su se
stessa perché ci mostra sempre la stessa faccia, quando l'argomento porta a concludere
giusto il contrario. Troppa metafisica... mi reputavo un naturalista, ma in talune
circostanze ho smarrito il contatto con la realtà.
FILOLAO: Più che di sviste, diciamo che si è trattato di cantonate!
GALILEI (restando seduto, quasi parlando a se stesso): Prese sul serio per due millenni!
A ncora ai miei tempi non si me evano in discussione. E il signor A ristotele ha evitato di
menzionare il suo abbaglio più clamoroso, quello che ha paralizzato l'avanzamento delle
conoscenze...
ONNIPOTENTE: E sarebbe?
GALILEI: L'aver affermato che esiste un sistema di riferimento privilegiato per la quiete.
N on solo in relazione al sistema Terra, ma all'intera meccanica. Ciò ha determinato le più
assurde e incrollabili convinzioni, prima fra tu e che non si possa avere moto in assenza
di una forza agente. Per Aristotele, l'avanzamento per inerzia non esisteva...
CARTESIO: Eh via, monsieur Galilei, anche lei ha enunciato il principio d'inerzia con
qualche sbavatura. La versione corre a e definitiva è opera mia. Q uanto a monsieur
A ristotele, bene la sua autocritica. Ma non si può ignorare la sua affermazione di
principio che per fare scienza occorre la sperimentazione. N é si può disconoscere che i
suoi scri i rappresentano il primo tentativo di sistematizzare il patrimonio delle
conoscenze scientifiche del tempo. Peccato che, con la sua capacità di sistematizzazione,
A ristotele abbia esercitato un'insana a razione sulla mentalità medievale, accumulando
troppa autorità e finendo per tarpare il libero pensiero e l'immaginazione.
Newton, Cartesio, Galileo e l'inerzia

NEWTON (con fare molto autorevole): Mi chiamo I saac N ewton,67 ho vissuto in I nghilterra
e sono lo scopritore della legge di gravitazione universale. I meriti del signor A ristotele
sono fuori questione, la sua capacità di sistematizzazione, il suo dare grande rilievo
all'esperienza. Tant'è che lo stesso signor Galilei, pur negatore anch'egli della visione
peripatetica, ha fa o propri questi aspe i. Tu avia, mutati i tempi, ne ha tra o risultati
spesso opposti e più proficui, tanto che è considerato il padre della scienza, come ha ben
sentenziato il nostro anfitrione. N aturalmente Galileo ha fa o leva su generazioni di
pensatori, come è stato per me stesso.
CARTESIO: È noto che lei, sir N ewton, ha sempre avuto un certo debole per gli italiani. N oi
francesi non abbiamo niente da imparare da nessuno; se abbiamo un punto debole,
semmai, è proprio quello di assomigliare un poco agli italiani.
GALILEI: Molto direi, concordo con questa sua autocritica, monsieur Cartesio.
CARTESIO: I nostri meriti non sono inferiori a quelli della scuola galileiana. I n qualche
caso, poi... quel voler a ribuire a Galileo e non a me la paternità del principio di inerzia,
come lei ha fa o, illustre signor N ewton... Ma come, di grazia, il signor Galilei
condivideva l'idea aristotelica che il moto circolare fosse il moto perfe o, in quanto senza
principio né fine; e, più grave ancora, che fosse un moto inerziale, ossia non assogge ato
a forze ! Provi, il signor Galilei, a far girare a orno a se stesso una pietra senza una corda
che le impedisca di sfuggire alla sua mano!
NEWTON: È sicuro di quanto dice del signor Galilei?
CARTESIO: Eccome! L'equazione della dinamica che lei stesso ha scri o, sir N ewton,
mostra che il moto circolare non può essere inerziale, perché in assenza di una forza che
costringa la traie oria a fle ersi di continuo, il corpo partirebbe per la tangente. A causa
della sua errata convinzione, il signor Galilei mise assieme quel grande pasticcio che è la
sua teoria delle maree.
GALILEI: Ammetto, fu l'errore mio più grande...
NEWTON: Una le ura più approfondita dei lavori di Galileo mi avrebbe forse portato a
una maggiore obie ività... Tu avia lo scienziato veramente utile al progresso è quello
che unisce all'immaginazione un grande rigore di ragionamento e che sopra u o è
mosso dal desiderio di penetrare le cause dei fenomeni, non negando i suoi errori ove li
riconosca. I l signor Galilei, tanto quanto monsieur Cartesio, certo possiede queste
prerogative.
CARTESIO: Apprezzo questo suo riconoscimento, sir Newton.
NEWTON: La differenza tra voi due? Galileo rimane indubitabilmente il fondatore del
metodo sperimentale. Lei, signor Cartesio, è stato più filosofo, ma certo non ha fa o
quello straordinario numero di osservazioni fisiche e astronomiche che a lui sono
riconosciute.68
ONNIPOTENTE: Come mai, con tanti sistemi contrastanti proposti nel corso della storia, i
quali non approdavano a nulla, la considerazione che per conoscere la natura fosse
necessario indagarla sperimentalmente è sfuggita a tanti filosofi di rara intelligenza? E
perché, dopo gli incerti passi di Aristotele, ci sono voluti millenni per arrivarci?
NEWTON: L'intelligenza dell'uomo, ossia la facoltà di osservare, comprendere, ragionare e
proporre, si è affinata incessantemente nel corso degli ultimi due millenni. D alla
mescolanza di sapore mitologico di scienza e filosofia, siamo pervenuti a scindere ciò che
è dimostrabile e verificabile, la conoscenza scientifica, da ciò che permane nel dominio
dell'opinabile, il sapere letterario e filosofico e i credi fideistici.
LAPLACE (sempre dal fondo): C'è una considerazione che sorge spontanea dalle parole di
sir N ewton. A biforcazione avvenuta - scienza da un lato e filosofia e le eratura dall'altro
- per i due campi non valgono i medesimi principi. Una grande opera di pensiero
umanistico ha come limite solo il talento dell'autore, verrà le a con eguale interesse in
tutte le epoche e, lungi dall'offuscarsi nel tempo, potrà addirittura aumentare di valore.
ONNIPOTENTE: E la scienza invece?
LAPLACE: La scienza invece, proprio come la natura, non ha limiti, e può arricchirsi
all'infinito per i contributi delle generazioni successive. N on essendo possibile tornare
indietro, questi ultimi sono validi soltanto se superano l'opera che li ha ispirati, con
l'effe o di oscurarla. Essa acquista così un significato prevalentemente storico e
documentaristico.
ONNIPOTENTE: I n pratica lei ci sta dicendo che il N ostro volerci far descrivere l'intera
vicenda delle conoscenze astronomiche a raverso i millenni è cosa perfe amente inutile
e vana.
LAPLACE: N on lo penso affa o, Mister O , al contrario. La salita verso una verità sempre
più alta esige il passaggio a raverso gradi di complessità e di articolazione via via
maggiori. A ltrimenti sarebbe come un pianista che volesse eseguire una fuga di Bach a
molte voci senza aver prima imparato a fare scale e solfeggi. Forse sarà diverso per lei che
è l'O nnipotente... A nche se io, contro ogni apparenza, continuo a essere sce ico circa la
sua esistenza.
ONNIPOTENTE: A gli effe i pratici, lei fa benissimo. A nche se, chissà, a seguito di
quest'emergenza planetaria la N ostra a enzione per i piccoli fa i del cosmo potrebbe
destarsi. E allora nessuno potrà arrogarsi il diritto di parlare a Nostro nome.
BINETTI: Se Dio è assente, si può fargli dire e fare ciò che si vuole...
CARTESIO: Per i cristiani D io non è mai stato assente, anzi ha inviato sulla Terra il proprio
figliolo, facendolo uomo, per redimerci dai nostri peccati a raverso la sua morte e
resurrezione...
ONNIPOTENTE: Un N ostro figliolo!? N essun'altra specie vivente del cosmo è arrivata a
esprimere tanta presunzione nei N ostri confronti. S i vada alla ricerca di questo signore e
lo si conduca davanti a Noi.
MARELLI: Difficile che lo rintraccino...
ONNIPOTENTE: Impossibile, direi...
La Chiesa secondo Marelli

MARELLI: Chi fonda una religione tiene conto del fa o che credere vuol dire accogliere
cose lontane dal credibile. O si pensa, o si crede, secondo il motto del collega Corma...
ONNIPOTENTE: S ignora Marelli, ritiene sia questa una delle ragioni dell'ostilità che le
Chiese in genere incontrano da parte dalle persone più acculturate?
MARELLI (con fare rassegnato, benché venato di risentimento): La Chiesa ca olica è
un'istituzione che, nel corso dei secoli, ha sempre fa o resistenza al progresso. O ggi non
meno che nel passato, tanto che giunge a condizionare le scelte nella vita pubblica e
privata.
ONNIPOTENTE: Come si è arrivati a questo?
MARELLI: Con una miriade di quotidiane azioni che sono divenute ormai parte del tessuto
sociale.
ONNIPOTENTE: ECCO, a questo si è già accennato. Ma nei dettagli?
MARELLI: I n primis, l'insegnamento della religione nelle scuole di stato, quasi fosse una
regolare componente del sapere. Ciò è comune ad altri Paesi dove c'è una religione
preponderante.
CORMA: Poveri Freud e D arwin, i quali auspicavano un insegnamento irreligioso! O gni
intrusione negli insegnamenti che non sia a cara ere storico-fenomenologico dovrebbe
essere ritenuta «corruzione». Tu o all'opposto, alcune prescrizioni che una mente
articolata considererebbe assurde sono pianamente acce ate, ad esempio la presenza di
simboli della fede nelle aule scolastiche e in altri luoghi pubblici...
BINETTI: Pochi Paesi soggiacciono tanto quanto il nostro a simili condizionamenti.
ONNIPOTENTE: Vuole spiegarsi meglio?
FAUSTO: I l rapporto tra S tato italiano e Vaticano non è di equa reciprocità. I l secondo vive
in parassitaggio rispe o al primo, eppure interviene negli affari italiani, ad esempio nel
giudicare criminali talune leggi dello Stato.
ONNIPOTENTE: In che senso parassitaggio?
BINETTI: Gli italiani spendono per mantenere la Chiesa una quantità di denaro che supera
quella già altissima del carrozzone politico-amministrativo.69 N egli altri Paesi ca olici
non è così.
ONNIPOTENTE: Possiamo supporre che il suo Paese riceva questo «maltra amento
privilegiato» perché il papa risiede a Roma.
MARELLI: S ta di fa o che la maggioranza acce a l'esistenza della religione organizzata
senza chiedersi quale danno può derivarne alla propria libertà e a quella delle future
generazioni.
Irreperibilità di Cristo

ONNIPOTENTE: Ma insomma, questo N ostro ipotetico figliolo gode almeno di veridicità


storica?
MARELLI: Per quanto mi consta, non esiste una vera evidenza storica di un personaggio
che abbia operato nel modo descri o dai Vangeli consacrati, e che possa essere
assimilato a Gesù Cristo. N essuno degli storici del tempo, come Filone A lessandrino, o
di poco successivi, come Plutarco, Tacito, Plinio, Svetonio, Cassio Dione, Giuseppe Flavio,
ne ha mai parlato in modo abbastanza esplicito da costituire prova, e mai se ne è avuta
notizia scri a prima di almeno un secolo dopo il tempo in cui Cristo sarebbe nato. S i sa
solo che nel 116 d.C, a proposito dei cristiani di Roma, Tacito afferma che essi derivano il
loro nome da quello di Cristo, ma le sue notizie in merito a questa figura sono pressoché
nulle. Una menzione del nome Cristo si trova in una le era del 112 d.C. inviata da Plinio
il Giovane all'imperatore Traiano. N el libroAntichità giudaiche di Giuseppe Flavio,70 si
trova però un personaggio reale che, più di altri, pare somigliargli: i suoi inviati, Mister O,
lo hanno localizzato.
ONNIPOTENTE: Ah, bene, ora avremo finalmente delle spiegazioni. Venga, venga, signor...
GIOVANNI: Gli storici si riferiscono a me con il nome di Giovanni di Gamala, de o il
N azireo o N azoreo, figlio di Giuda il Galileo, di discendenza davidica. A ppartengo alla
comunità degli Esseni, una se a ebraica dedita a pratiche di ascetismo, che predicava
regole di solidarietà ed eguaglianza tra gli uomini non troppo lontane dalle idee del
vostro moderno filosofo Karl Marx. Mio padre generò vari figli, tu i capi della resistenza
contro i romani, tra i quali io fui il più anziano e il più conosciuto.71
ONNIPOTENTE: E che fece, esattamente, per divenire tanto celebre?
GIOVANNI: Tentai di rovesciare il potere di Roma per realizzare il Regno di I sraele
promesso da Dio.
ONNIPOTENTE: Noi non abbiamo mai fatto promesse ai viventi di qualsivoglia pianeta...
GIOVANNI: Q uesta era la tradizione biblica... Fa o sta che fui arrestato, torturato e
crocifisso, fine riservata a coloro che erano riguardati come ribelli. Soltanto a loro.
ONNIPOTENTE: Non vediamo alcun nesso con Noi medesimo...
GIOVANNI: Presso alcuni studiosi moderni72 si è venuta formando la convinzione che fu
probabilmente il mio personaggio, o uno simile, a ispirare la figura di Gesù Cristo,
costruita dai fondatori della cristianità e presentata come quella del figlio di Dio.
MARELLI: Ma la questione dei miracoli, l'alterazione del nome...
GIOVANNI: Una possibilità è che la mia figura sia stata fusa assieme a quella di un
individuo quasi leggendario, tale Yeshua ben Panthera (o Pandira), un abile mago e
illusionista dedito ad azioni prodigiose sulle pubbliche piazze, il quale visse parecchi
anni più tardi. Fu da Yeshua che scaturì il nome Gesù, al quale fu posto accanto quello di
Cristo, ossia «l'Unto». E si pretese anche che fosse nato a N azareth, una ci à che a quel
tempo sembra non esistesse nemmeno.
MARELLI: Ma tu o il resto, nascita prodigiosa, morte e resurrezione, promessa di un
ritorno alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti?
GIOVANNI: Fantasie. La mescolanza delle due figure, la mia e quella di Yeshua, risulta in
perfe a sintonia e continuità con le «divine incarnazioni» dei precedenti culti pagani e
misterici, da cui deriva quasi tu i gli aspe i essenziali. S i pensi all'Horus degli egizi, al
Krishna degli induisti, al Mitra indopersiano.
MARELLI: Ma lei, signor Giovanni, è mai risorto?
GIOVANNI: Magari! Posso garantire di essere stato ucciso in modo irreversibile.
MARELLI: La tradizione dice che dell'uccisione del Cristo furono responsabili anche i suoi
connazionali ebrei, e che la condanna provenne dai sacerdoti del Sinedrio.
GIOVANNI: La maggioranza dei miei conci adini aveva paura a mostrare solidarietà verso
noi comba enti, ma non avrebbe di certo auspicato la nostra eliminazione. Fu Ponzio
Pilato a mandarmi sulla croce, con i ribelli era spietato.73
ONNIPOTENTE: Ma Ponzio Pilato non è qui...
PILATO: NO, no, sono presente, sono venuto seguendo le orme di Giovanni di Gamala.
ONNIPOTENTE: N on certo in termini amichevoli, c'è da supporre... A llora, di quanto ha
detto Giovanni, conferma tutto?
PILATO: Eccome se confermo. Q uel ribelle ci sollevò contro centinaia di teppisti. Q uando
andammo ad arrestarlo, era circondato da un vero e proprio ba aglione, armato di spade
e coltelli. Mi fecero fuori dodici centurioni, prima di arrendersi. N on era il caso di essere
caritatevoli, l'ho fa o crocifiggere seduta stante, senza neanche un processo, e con lui
alcuni dei suoi degni compari.
ONNIPOTENTE: Si tratta di un caso unico?
PILATO: Ma che dice! N e ho avuti per le mani parecchi che, in un certo arco di tempo,
hanno subito la medesima sorte.
ONNIPOTENTE: E tra loro ce n'era uno che portava il nome di Gesù Cristo?
PILATO: N on che io ricordi, ma tra i tanti... Però mi pare che ci fosse qualcuno con un
nome del genere che aveva fondato una comunità religiosa.
MARELLI: A llora, Mister O , non v'è alcun motivo di supporre che questo personaggio, o
altro equivalente, abbia avuto qualcosa a che vedere con lei, né che lo abbia preteso, e
nemmeno dichiarato. I testi sacri gli hanno cucito addosso una fama di appartenenza al
divino, come è sempre avvenuto per i capostipiti di religioni più antiche, e magari anche
di talune moderne.
SAPORETTI: Un momento, un momento, finora abbiamo ascoltato una sola voce, ma non si
fanno processi senza un avvocato difensore. Come uomo di Chiesa, mi corre l'obbligo di
portare argomenti in contrario...
ONNIPOTENTE: Lei chi sarebbe, di grazia?
SAPORETTI: Sono Monsignor Dario Saporetti, in missione ufficiale per il Vaticano.
ONNIPOTENTE: Questa è una sorpresa...
SAPORETTI: Preme o che se la storicità di Cristo non è provata, non lo è nemmeno la sua
inesistenza. A bbiamo a che fare con delle interpretazioni. L'a uale papa ha scri o vari
libri sulla figura di Gesù Cristo,74 dove dichiara, sono le sue parole, di aver «voluto fare il
tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il “Gesù storico” in
senso vero e proprio. I o sono convinto che questa figura è molto più logica e dal punto di
vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti
confrontare negli ultimi decenni. I o ritengo che proprio questo Gesù - quello dei Vangeli
- sia una figura storicamente sensata e convincente. S olo se era successo qualcosa di
straordinario, se la figura e le parole di Gesù avevano superato tu e le speranze e le
aspe ative dell'epoca, si spiega la sua crocifissione e si spiega la sua efficacia... N on è più
logico che la grandezza si collochi all'inizio e che la figura di Gesù abbia fa o saltare
tu e le categorie disponibili e abbia potuto così essere compresa solo a partire dal
mistero di Dio?».
MARELLI: S arò schie o, ma a me pare che un leader rivoluzionario abbia una probabilità
non minore di essere giustiziato. D el resto, tu o il discorso è basato sui Vangeli, lo dice
lui stesso...
SAPORETTI: I qua ro Vangeli, tra i tanti disponibili, che la Chiesa dopo lunghi studi e
accurati confronti ha deciso di adottare, non possono che raccontarci la verità.
MARELLI: Manomissioni a parte, e ce ne sono state tante...
SAPORETTI: Comunque va notato che il papa rifugge dai luoghi comuni e dai pregiudizi -
come la riduzione di Cristo a un appia ito personaggio umanitario, un Gesù buonista
che mai biasima o condanna, un Gesù che poco ha a che fare con la realtà - e indaga a
fondo il dato evangelico e la tradizione della Chiesa, continuando a sostenere lo sguardo
anche quando la riflessione diventa scomoda e pericolosa, fino all'inevitabile
sconvolgimento provocato dall'apparire di quella bellezza che è la rivelazione.
ONNIPOTENTE: Ascolto con molto interesse... Un'opera di notevole impegno...
MARELLI: La definirei piu osto un lodevole sforzo di dimostrare l'indimostrabile: la
storicità dei Vangeli... apprezzo di più l'onestà intelle uale del parroco di campagna che
si rifugia nei misteri della fede.
SAPORETTI: Lei bestemmia, signora Marelli! Legga il libro: si tra a di un testo profondo,
molto meditato anche se necessariamente sintetico, che proviene da una vita di
riflessioni e di studi a tu o campo. Un libro da leggere e rileggere, con il testo dei
Vangeli a fianco, per poter intravedere il grandioso proge o che contiene.
Un'introduzione a un'avventura intelle uale e umana entusiasmante: infelici quelli che
non sono in grado di accorgersene!
MARELLI: Le assicuro di essere felice e serena lo stesso!
ONNIPOTENTE: Va bene, ringraziamo il signor Giovanni di Gamala e Monsignor S apore i.
N oi siamo con la signora Marelli, anche se talvolta si esprime con un po' di animosità.
Vorremmo chiarire ancora un punto. A nche se le storie su cui la Chiesa ca olica ha
costruito il suo potere non sono ben acclarate, si può almeno dire che, con tu e le risorse
che assorbe, si rende in qualche modo utile al genere umano, o almeno a coloro che in
essa confidano?
Utilità delle religioni

MARELLI: Le religioni non sopravviverebbero a lungo, nel mondo moderno, se


continuassero a soggiogare la gente, come hanno fa o per secoli. N on è più tempo di
roghi e di poteri assoluti. N on è più tempo di coscienze asservite. La Chiesa oggi, almeno
in linea di principio, deve me ere in pratica alcune delle virtù che predica. Così, a livello
dei credenti e del clero minore, umiltà, carità e buoni sentimenti vengono raccomandati e
per lo più esercitati.
CARTESIO: Mi spiace dover prendere ancora una volta la parte dell'avvocato difensore. I l
papa nel 2000 si è rivolto solennemente ai fedeli chiedendo scusa e perdono per gli errori
e i crimini commessi dalla Chiesa nel corso della sua esistenza...
MARELLI: Certo, dalle crociate alle inquisizioni, alle persecuzioni di ebrei, di minoranze, di
dissidenti, alle torture e alle esecuzioni, alla riscossione di tasse per la remissione di
colpe anche gravissime.
ONNIPOTENTE: Concludendo?
MARELLI: Concludendo, io stessa, che pure soffro l'oppressione clericale quasi come un
malessere fisico, esiterei a dire che il bilancio tra il bene e il male prodo i nei secoli dalla
cristianità debba considerarsi negativo. Le Chiese hanno promosso, sul fronte culturale,
innumerevoli capolavori nell'arte e nell'archite ura, pensi soltanto alle ca edrali, alle
moschee, ai templi distribuiti nel mondo. Essi sopravviveranno a chi li ha voluti e
costituiranno un duraturo patrimonio per l'umanità.
ONNIPOTENTE: Però si direbbe che voi umani non sappiate realizzare il bene senza che si
porti appresso almeno altrettanto male...
MARELLI: A ggiungo ancora questo. I o sono sempre stata marxista, ma debbo riconoscere
che, senza il cristianesimo, il marxismo forse non sarebbe esistito, o sarebbe stato
diverso. I l messaggio di Cristo, chiunque lo abbia messo insieme, ha costituito il seme
antico della filosofia di Marx.
ONNIPOTENTE: In che senso?
MARELLI: N el senso che io vedo il marxismo come un aggiornamento della parola di
Cristo ai tempi moderni, alla società industrializzata...
CORMA: Sarebbe bastato l'illuminismo...
MARELLI: A nche quello ha a into al cristianesimo... Come la rivoluzione francese, del
resto. Non si suole parlare di radici cristiane della civiltà occidentale?
VENCHI: Comunque, anche senza essere credente, non posso ignorare il fa o che a favore
dell'esistenza di una religione, e inevitabilmente di una Chiesa che l'amministri, gioca il
fatto che la maggioranza degli uomini vi resta aggrappata come a un salvagente...
ONNIPOTENTE: Va bene, va bene, abbiamo afferrato il concetto...
Paganesimo e monoteismi

ARISTARCO: Come uomo dell'antichità, vorrei fare una considerazione sui temi sollevati
dalla professoressa Marelli.
ONNIPOTENTE: La preghiamo, dica pure.
ARISTARCO: Non sempre l'avanzare del tempo comporta progressi. Se nella scienza l'uomo
ha fa o passi da gigante, nel rapporto con le divinità è avvenuto il contrario. Q uasi che,
quanto più imparava, tanto più l'uomo sentisse l'esigenza di una mistica remota e
ingiustificabile. Q uant'era più gioioso e innocente il nostro O limpo, dove gli dei
impersonificavano le risorse dell'uomo e le ricchezze della natura! Usando i nomi dati
loro dai romani, che forse sono più familiari a molti di voi, Minerva dea del sapere,
Venere dell'amore e della bellezza, Cerere delle messi, Mercurio dio dell'informazione,
Marte della guerra, N e uno del mare, Vulcano del fuoco, A pollo delle arti, e poi le Muse
e le Parche, e quant'altro. Un innocuo politeismo che seguiva la molteplicità degli eventi
naturali con una molteplicità di competenti divinità. Quasi un gioco...

Venere e Cupido di Lorenzo Lotto

ONNIPOTENTE: Tutto in bene, allora?


ARISTARCO: Le nostre religioni non sospingevano l'uomo verso una vita di paure - paura
della morte, paura del peccato, paura della diversità - ma lo confortavano nel godimento
dei beni fisici e intelle uali di cui disponeva. N on lo incoraggiavano all'odio e
all'intolleranza, e partecipavano alle sue vicende non come giudici severi, bensì come
compagni, dotati delle sue stesse limitazioni e debolezze. E naturalmente i sacerdoti
delle credenze pagane avevano funzioni molto meno ambiziose di quelle del clero
monoteista, non condizionando con dottrine codificate i comportamenti umani.
CORMA: Avevano un potere assai più limitato. L'avvento dei monoteismi, infa i, è stato
propiziato dalla possibilità dei loro gestori di esercitare un'azione terrena di potere, la
riscossione di tributi, la scelta dei leader politici.
ONNIPOTENTE: Lei pensa allora, signor Corma, che con il rifiuto delle religioni forse
scomparirebbero l'intolleranza, la violenza, la diffidenza, la privazione di libertà grandi e
piccole?
CORMA: Q uesta è una prospe iva che per ora dobbiamo limitarci a vagheggiare. È certo,
però, che con la scomparsa delle religioni gli uomini avrebbero più sereno accesso a
molte delle felicità elementari umane.
ONNIPOTENTE: E nei confronti della scienza, come vi ponevate?
ARISTARCO: I l paganesimo non ha mai guardato alle scienze come a una spina nel fianco,
alla maniera dei monoteismi.
CORMA: I monoteismi debbono fare propria la verità: se i portavoce di D io offrono una
descrizione del mondo, preparata con certi intenti, questa deve sostituirsi
all'osservazione e alle relative interpretazioni.
ONNIPOTENTE: Erano in molti a credere negli dei del paganesimo?
ARISTARCO: A credere non molti, come oggi del resto. L'uomo odierno, senza alcuna
riflessione in proposito, quasi un automatismo, si fa un vanto di aver «superato» il
paganesimo con le religioni monoteistiche. E in esse v'è chi milita con durezza e
intolleranza, cosicché l'esistenza delle religioni ha assunto aspe i minacciosi per la
libertà e per la pace dei singoli, come per quella delle comunità e dei popoli stessi.
ONNIPOTENTE: Caro signor A ristarco, anche voi avevate oracoli e sibille. Eravate pur
sempre uomini, come avreste potuto essere esenti dai mali che traggono origine dalle
superstizioni e dai richiami al soprannaturale? Essi restringono gli spazi per una
realizzazione libera e razionale della condizione umana. D i tu e le specie, gli esseri
pensanti sono i più sventurati, giacché finiscono per non saper godere dei tesori messi a
disposizione dalla natura, sia dentro che fuori di loro.
ARISTARCO: I tempi cambiano, e la storia descrive dei cicli.
Io qualche fiducia nel futuro del genere umano continuo a serbarla.
ONNIPOTENTE: A N oi è bastato quanto è uscito dalle vostre bocche per concludere che, per
ognuna delle vigili menti qui presenti, esistono decine di esseri coscienti disposti a farsi
asservire totalmente.
ARISTARCO: Troppo severo, signore...
ONNIPOTENTE: Chissà, forse giungeremo a pensieri meno scoraggianti al termine di questa
nostra seduta. Ma non credete, signori astronomi, che abbiamo sconfinato troppo dai
nostri discorsi scientifici? La invitiamo, signor Filolao, a riprendere il suo intervento,
diciamo così, tecnico, che è rimasto sospeso a mezz'aria.
Il ritorno di Aristotele

FILOLAO (dal fondo): Tornando al signor A ristotele, vorrei che si analizzassero meglio i
suoi conce i metafisici, l'importanza della parola, la scarsa a enzione alla realtà dei
fa i... Uno che si chiede, come ha lasciato scri o,75 «Perché le cose calde si raffreddano
di più al sole che all'ombra?» avrebbe o no dovuto destare qualche sospetto?
GALILEI: Per me la sua questione più folle è quella delle navi: «Perché le navi vanno più
velocemente dall'alto mare a terra che da terra all'alto mare?» O quell'altra simile:
«Perché le navi al largo galleggiano meglio che dentro un porto?»
ONNIPOTENTE (sbirciando su un foglio): A nche quel voler cercare sempre ciò che è
«secondo natura»: secondo natura per chi, signor A ristotele? La sua domanda «Perché gli
uomini con i denti radi hanno in genere una vita corta?» non mi sembra un capolavoro di
a enzione ai fa i di natura... N é lo è «Perché con un occhio solo si vede più
distintamente che con due?» Le ha scritte veramente queste amenità, sì o no?
ARISTOTELE: Colpa dei miei discepoli, signore... mi hanno fatto dire le cose più insensate.
ONNIPOTENTE: A ppunto, come diceva il signor Cartesio: troppa autorità e poca logica. Ma
prosegua, signor Aristotele...
ARISTOTELE (visibilmente risentito): Cinquantacinque sfere omocentriche, tante sono stato
costre o a proporne affinché il modello potesse avere una realtà meccanica. Ventidue
sfere «rea ive», oltre alle trentatré di Eudosso e Callippo, che reagissero all'azione
trascinante delle sfere di ciascun pianeta nei confronti delle altre.
ONNIPOTENTE: Che marchingegno! E tutto questo pur di non far ruotare la Terra!
ARISTOTELE: O ggi mi percuoto il pe o. Ma posso avanzare anche dei meriti. Per esempio,
ho comba uto l'assurdità degli italici che fosse il Fuoco Centrale, anziché la Terra, a stare
al centro dell'universo perché era materia più nobile.
ONNIPOTENTE: Ma questo non è certo un merito.
ARISTOTELE: È vero, ma la mia idea ebbe il pregio di dimostrare che gli italici facevano
un'astronomia «a priori», dove tu o doveva ada arsi alle aspe ative. I n questa
circostanza, come in tanti altri se ori dell'umano sapere, io sono stato più aderente ai
fatti, a ciò che realmente vediamo.
GALILEI (con impeto): Ma quali fa i, signor A ristotele! Lei ha fa o sempre belle
dichiarazioni di intenti, ma talvolta ha chiuso gli occhi sulla realtà; lei si è fa o prendere
la mano dalle leggende... pensi solo alle sue strampalate navi!
ONNIPOTENTE: N on continui a interrompere, illustre signor pisano, lasci finire il suo
collega o saremo costretti a farla accompagnare all'uscita.
GALILEI: Chiedo scusa...
ARISTOTELE: A ltro mio merito è di aver argomentato la sfericità della Terra: lo è perché la
sfera è la forma più perfe a e comunque la si faccia ruotare occupa sempre la medesima
porzione di spazio. O, se preferisce, la sfericità nasce dal fatto che tutta la materia tende a
convergere verso il suo centro, affollandosi a orno ad esso in modo di necessità
simmetrico. Per la sua collocazione simmetrica a orno alla Terra, sferico è anche
l'universo. Ho confermato queste idee di principio con l'osservazione sperimentale: la
sfericità della Terra - e così pure della Luna - si evincono dall'osservazione del profilo
delle ombre proiettate durante le fasi lunari e le eclissi.
ONNIPOTENTE: Suvvia, si tratta di considerazioni abbastanza scontate...
ARISTOTELE: N on ai miei tempi, signore. E poi ho smentito un'altra ridicola idea di
Pitagora, quella dell'armonia celeste generata dagli astri in moto. Pitagora era un gran
bugiardo oppure non ci stava con la testa. I corpi celesti non viaggiano come sassi
lanciati a raverso l'aria, i quali sibilano per l'a rito. S e così fosse, dovremmo percepire
un frastuono immenso, visto che si tra a di corpi grandi e in numero elevatissimo. Che
sia l'assuefazione fin dalla nascita a non farcelo sentire, come sostengono gli italici, è
semplicemente gro esco! I o osservai che i pianeti e le stelle sono fissati alle sfere
eudossiane e sono queste a volgersi su se stesse in maniera del tu o silenziosa perché
non disturbano il mezzo in cui si trovano immerse. Esse vi scivolano dentro senza
produrre urti.
ONNIPOTENTE: Ma le sfere eudossiane non sono una realtà...
ARISTOTELE: Ai miei tempi non era dimostrabile.
ONNIPOTENTE: È vero che la scienza progredisce grazie agli errori fa i nel passato, ma
questa sua argomentazione ci pare un po' stiracchiata. E che altro, ci dica...
Universo finito o illimitato?

ARISTOTELE: HO proposto un sistema di universo sferico finito, limitato, con la Terra


immobile al suo centro.
ONNIPOTENTE: A bbiamo sentito da A nassimandro che per molti altri, prima e dopo di lei,
l'universo è infinitamente esteso... E stato citato Epicuro, ad esempio. Giacché si trova qui
con noi, come la pensava in proposito, signor Epicuro?
EPICURO: I spirato da D emocrito,76 mi ero figurato che il nostro mondo, contenente la
Terra e tu i i corpi celesti, non fosse altro che una parte a sé stante dell'universo. Ero
convinto che i mondi fossero infiniti in numero, come pure che un mondo potesse
nascere all'interno d'un altro mondo, o nello spazio interposto tra mondi diversi. Per me,
l'infinità dell'universo, diciamo la molteplicità dei mondi, era una necessità, in quanto il
cosmo non può avere nulla al di fuori di sé e quindi non presenta limiti. L'infinità
dell'universo va di pari passo con l'infinità degli atomi e del vuoto. E ovunque può
esistere la vita, e forse deve.
ARISTOTELE: I O ero invece contrario alla pluralità dei mondi, come lo era il mio grande
maestro Platone, cui qui è stata tolta la parola. E i motivi erano forti. Primo, l'unicità del
centro dell'universo; secondo, l'uniformità di cara ere degli elementi che costituiscono la
materia; e, terzo, la necessità che ogni corpo possegga una superficie, la quale gli
impedisce di essere illimitato.
EPICURO: E il cielo?
ARISTOTELE: A nche il cielo non poteva essere che uno e uno solo, e contenersi in giusti
confini. La sfera delle stelle fisse era appunto il contenitore dell'universo, il suo recinto. Il
quale non poteva avere un raggio infinito, giacché un tale corpo non avrebbe potuto
ruotare a orno alla Terra, posta al centro: le sue parti estreme avrebbero infa i dovuto
viaggiare a velocità inconcepibili.
EPICURO: Ma oltre questi fantomatici confini che cosa ci metteva, il vuoto?
ARISTOTELE: O ltre i confini, nulla o, se vogliamo, l'etere. I l vuoto, non avendo realtà
materiale, di fatto non esiste, è una mera parola. La parola etere, appunto.
EPICURO: Lei gioca con i termini, non è buona filosofia... I l mio punto di vista, comunque,
rifle eva quello di grandi pensatori, A nassimandro, A nassagora e i pitagorici. E ciò che
più mi rende fiero è che Giordano Bruno, molti secoli dopo, lo ha ripreso e perfezionato.
ONNIPOTENTE: In che senso lo ha perfezionato?
EPICURO: D ovremmo farcelo spiegare da Bruno stesso, poco fa l'ho visto girovagare ai
margini del nostro consesso.
ONNIPOTENTE: S i cerchi di rintracciare il signor Bruno, e lo si conduca presso di N oi.
Intanto...
Platone (interrompendo, ma con qualche esitazione): Intanto credo che potrei aggiungere
alcune parole, visto che prima non ho avuto modo di esprimermi...
ONNIPOTENTE: Ci scusiamo con lei se siamo stati un po' bruschi, signor Platone. Va bene,
ma intanto trovateci Bruno...
Platone: S ì, anch'io vedevo l'universo come un tu o ordinato, un kosmos, dove il gioco
apparentemente casuale dei componenti è invece sogge o al potere di una mente
ordinatrice, il Demiurgo. Egli modella il mondo da una materia preesistente, informe e
caotica. N on creazione dal nulla, quindi, ma azione di ordinamento verso un modello
ideale che non si raggiunge mai perché la materia non è completamente plasmabile e
oppone resistenza al suo modellatore.
ONNIPOTENTE: Un'idea come un'altra, dettata da una fervida immaginazione...
ORESME (alzando due braccia): Un momento, un momento, chiedo la parola prima che si
cambi argomento. I o avevo delle opinioni su che cosa possa trovarsi all'esterno del
confine dell'universo aristotelico...
ONNIPOTENTE: Lei chi è, scusi?
ORESME: Nicola Oresme, studioso presso l'Università di Parigi e poi vescovo di Lisieux.
ONNIPOTENTE: A h, quell'O resme che, con Buridano, aveva difeso la rotazione terrestre,
come ci è stato riferito dal signor Galilei. Complimenti...
ORESME: A ppunto. I o, a differenza di A ristotele e Tommaso d'A quino,77 non ho avversato
l'idea della pluralità dei mondi.
ONNIPOTENTE: Tommaso d'Aquino... non si trova qui?
ORESME: NO, non ha ritenuto opportuno intervenire. Tommaso è stato il fondatore del
sistema filosofico cristiano. Per lui l'ordine perfe o del mondo poteva conciliarsi soltanto
con la sua unicità, perché l'esistenza di altri mondi implicherebbe la rottura di quell'unità
organica e ordinata che cara erizza il nostro. Tommaso disse che all'esterno
dell'universo fisico possono albergare solo enti immutabili e immateriali, e cioè D io e gli
angeli, i quali, non avendo un corpo, non sono collegabili ad alcun luogo, quale che sia.
ONNIPOTENTE: Curiose congetture... E lei che cosa obietta alle parole di Tommaso?
ORESME: Ho affermato che al di fuori della sfera delle stelle fisse dovrebbe esserci uno
spazio vuoto infinitamente esteso, per il semplice fa o che D io, ove lo volesse, potrebbe
crearci un qualsivoglia corpo solido e ivi porlo in movimento. Un altro mondo per
esempio. E allora tale vuoto non sarebbe che D io stesso, perché egli comprenderebbe
tale mondo in sé, senza necessità di creare nuovo spazio, né di assoggettarsi a mutazioni.
ONNIPOTENTE: Chiarisca meglio, per gentilezza, non abbiamo afferrato il concetto.
ORESME: Riassumo: oltre il cielo c'è uno spazio vuoto incorporeo, diverso da qualsiasi
spazio reale e materiale che conosciamo. Esso è infinito e indivisibile ed è l'immensità di
Dio, esso è Dio stesso. Esso è lei, dunque, Mister O.
ONNIPOTENTE: Eccoci debitamente incorniciati.
ORESME: Mi piace constatare che l'immagine che ho dato di lei è vicina a quella che, in
questa sede, lei stesso ci ha lasciato intravedere.
ONNIPOTENTE (con una punta di ironia): S orprende che genie del XI V secolo abbia tra o
tante conclusioni sulle fa ezze del cosmo e di N oi stessi niente sapendo della nascita,
della natura e dell'evoluzione dell'universo. Q uesta è religione, non scienza, e nemmeno
filosofia... ah, ecco, il signore che sta arrivando dovrebbe essere Giordano Bruno. Venga
pure, davanti a Noi, in questa sede il suo nome è risuonato più e più volte.
La pluralità dei mondi

BRUNO: Sono io, infatti. Inutile dunque che descriva la mia lugubre vicenda.78 Me ne stavo
in disparte proponendomi di tacere, tanto ancora mi rode l'animo il pensiero di essere
stato inviato al rogo da personaggi così poco degni. I l mio principale ispiratore in tempi
non lontani - a parte gli antichi A nassimandro, A nassagora, D emocrito, Epicuro e
Lucrezio - fu N icola Cusano,79 colui che prese una decisa posizione contro il credo di
A ristotele. S econdo Cusano lo spazio non è racchiuso nella sfera delle stelle fisse, ma si
estende senza limiti, essendo popolato da innumerevoli mondi.
ONNIPOTENTE: Senza limiti, disse, non universo infinito?
BRUNO: S econdo Cusano, in natura il conce o geometrico di infinito non ha senso reale.
Per lui il solo infinito è D io, nel senso di Essere trascendente, unico vero centro e vera
circonferenza dell'universo. I l mondo dunque è tu o «implicito» in D io. Un altro
pensatore che mi ispirò fu Thomas D igges, mio contemporaneo:80 egli affermò che la
sfera delle stelle fisse si estende su una grande profondità, probabilmente senza confini.
La «gloriosa corte di Dio», così egli chiamò l'universo stellato.
ONNIPOTENTE: Una visione che a N oi pare sensata, quella di Cusano, e più ancora quella di
Digges. E la sua parte?
BRUNO: I O ho tolto un po' di misticismo alle idee di Cusano. Ho criticato il suo
opportunistico distinguo tra cosmo infinito e cosmo senza limiti: non vedevo motivi, che
non fossero meri sofismi, perché l'universo non dovesse essere infinitamente esteso e
riempito ovunque in modo uniforme di stelle, costituenti altre anti sistemi solari, con
pianeti abitati probabilmente non dissimili dal nostro. S e non vediamo questi pianeti, è
per la loro piccolezza e la loro distanza. E infa i gli astronomi moderni ne stanno
scoprendo un numero sempre più grande!
ONNIPOTENTE: E come l'ha messa con il mondo copernicano?
BRUNO: A cce ato, ovviamente, ma con allargamento a un cosmo dove i S oli sono in
numero infinito. I l mio spazio non è più quello aristotelico suddiviso in terrestre e
celeste, ossia materia - terra, acqua, aria e fuoco - ed etere. Tu i i mondi del mio cosmo
sono composti dai qua ro elementi materiali presenti sulla Terra e tu i hanno un loro
centro e direzioni proprie di alto e basso che si dipartono da esso.
ONNIPOTENTE: E l'etere aristotelico, il fantomatico sostituto di quel vuoto che non doveva
esistere?
BRUNO: I l vuoto è una presenza reale, in quanto può contenere atomi, corpi e sistemi
stellari. Per queste mie idee, al tempo rivoluzionarie, mi viene oggi riconosciuto il merito
di aver gettato le basi del pensiero cosmologico moderno.
ONNIPOTENTE: E per queste stesse sue idee, allora, pagò con la vita.
COPERNICO: Tu i noi scienziati del tempo temevamo gli strali della Chiesa, ca olica o
protestante che fosse. S olo tra gli inglesi, dopo la mia morte, ci fu chi si schierò con
Bruno senza esitazione, a cominciare dai miei seguaci William Gilbert81 e Thomas
Harriot.82 I o preferii non esprimermi apertamente sulla molteplicità dei mondi, anche
perché nutrivo dei dubbi.
ONNIPOTENTE: E gli altri grandi del tempo?
COPERNICO: Galileo si comportò come me, benché abbia motivo di credere che con l'idea
di Bruno simpatizzasse non poco. Ma per prudenza mai, nemmeno nelle le ere private,
toccò l'argomento e osò fare il suo nome. Cartesio se la cavò rispolverando il distinguo di
Cusano tra universo infinito e indefinitamente esteso. Keplero, invece, l'infinità dei
mondi la avversò decisamente, scrivendo che il solo pensiero di quella «disgustosa
filosofia» lo faceva inorridire, poiché essa portava ad aggirarsi in un'immensità senza
confini, senza centro e perciò senza alcuna posizione determinata.
MARELLI: I n compenso uno storico francese del N ovecento, Koyré, ha scri o di Bruno: «La
sua concezione è così potente e così profetica, così razionale e così poetica insieme... Essa
ha così profondamente influenzato la scienza e la filosofia moderne, che non possiamo
non assegnare a Bruno un posto di primo piano nella storia della mente umana». Raro
per un francese lodare così un italiano!
ONNIPOTENTE: N on possiamo che compiacercene. I nsomma, si può concludere che a quel
tempo i cristiani - gerarchie ca oliche in primis — erano in linea di massima schierati
contro la pluralità dei mondi, gli agnostici a favore. Con qualche eccezione.
MARELLI: È chiaro che le due credenze - fede religiosa e pluralità dei mondi - erano da
ritenersi tra loro pressoché incompatibili. Come poteva un cristiano acce are l'idea che
l'O nnipotente dovesse lasciare la cura di tu o il resto del cosmo e venire a morire sulla
Terra, nella persona di suo figlio, perché una donna aveva disubbidito e mangiato una
mela? L'alternativa era che in tu i i mondi abitati, nella creazione senza confini, fosse
accaduto qualcosa di equivalente. Ma allora il suo presunto figliolo avrebbe dovuto
essere sempre in viaggio da mondo a mondo, in una successione senza fine di faticose
crocifissioni e successive resurrezioni.83
ONNIPOTENTE: Ma com'è andata nei secoli seguenti?
MARELLI: Col tempo e con il progresso delle conoscenze sulla costituzione dell'universo -
di identica natura chimica in tu e le sue parti - le adesioni all'idea della pluralità dei
mondi andarono crescendo, prima timidamente, poi in modo aperto. Grazie sopra u o
all'impulso dato in tal senso dai soliti inglesi e francesi - tra loro anche membri del clero -
sempre più avanti di noi italiani. A nche da parte ca olica, ci fu chi, come il padre gesuita
A ngelo S ecchi nell'anno 1877, si espresse senza remore. Vale la pena di interpellarlo
direttamente...
ONNIPOTENTE: Ci illustri la sua posizione, padre Secchi, siamo molto incuriositi...
SECCHI (avvicinandosi all'O nnipotente): Mi chiamo A ngelo S ecchi,84 appartenni
all'O sservatorio del Collegio Romano dei Gesuiti. Ebbene sì: non mi pareva più possibile,
dopo l'avvento degli studi spe roscopici sulle proprietà della materia sparsa
nell'universo, eguale dappertu o, 85 conservare l'antica idea di una posizione privilegiata
del nostro S ole e dell'unicità dell'uomo come essere vivente nel cosmo. N on si poteva
commettere di nuovo un errore come quello fatto con Galileo.
ONNIPOTENTE: Scrisse qualcosa in proposito?
SECCHI: Tra le cose che scrissi c'era anche questa affermazione, che due secoli prima
sarebbe stata giudicata eretica: «I l creato che contempla l'astronomo non è un semplice
ammasso di materia incandescente: è un prodigioso organismo in cui dove cessa
l'incandescenza della materia comincia la vita. Benché questa non sia penetrabile ai suoi
telescopi, tu avia, dall'analogia del nostro globo possiamo argomentarne la generale
esistenza negli altri. La costituzione atmosferica degli altri pianeti che in alcuni punti è
tanto simile alla nostra, nonché quella delle stelle simili al nostro S ole, ci persuadono che
que' corpi, o sono in uno stadio simile al presente nel nostro sistema, o percorrono taluni
di quei periodi che esso già percorse, o è destinato a percorrere».
ONNIPOTENTE: E i suoi superiori non intervennero a censurarla?
SECCHI: Q ualche fastidio lo ebbi, un po' come padre Cooper, il mio collega gesuita ancora
vivente.
ONNIPOTENTE: A endiamo con curiosità le più recenti acquisizioni in merito. Ma ora
dobbiamo riprendere il discorso interrotto con il signor Aristotele. Siete d'accordo?
Ancora Aristotele

ARISTOTELE: Grazie, Mister O , in effe i non avevo finito. Un'altra mia scoperta è che i
pianeti sono molto più vicini a noi delle stelle fisse.
ONNIPOTENTE: Da che cosa lo ha arguito?
ARISTOTELE: D alla circostanza che non li vediamo tremolare, a differenza delle lontane
stelle, per le quali la nostra vista è debole e incerta.
CARTESIO: D ovrebbe aver appreso, signor A ristotele, che la spiegazione di questo
fenomeno o ico è tu 'altra, e precisamente che le disomogeneità termiche
dell'atmosfera fanno percorrere ai raggi un cammino tortuoso, reso instabile dalle
turbolenze, il che produce l'impressione che la sorgente di luce vibri e fiammeggi.
ARISTOTELE: Perché non varrebbe per i pianeti?
CARTESIO: Q uesto fenomeno è importante solo per sorgenti così lontane da apparirci
puntiformi, com'è il caso delle stelle, dalle quali è come se provenisse un unico raggio. E
poco visibile invece nel caso dei pianeti e meno ancora della Luna, a noi vicini, giacché
l'apparente maggior estensione della loro superficie fa sì che le oscillazioni dei molti
raggi da noi ricevuti, le quali avvengono a caso in tu e le direzioni, tendano a mediarsi a
zero.
ARISTOTELE: N on avrei avuto nessuna difficoltà a trarre conclusioni in tal senso se fossi
vissuto duemila anni più tardi! D el resto, è quello che pensa di me il signor Galilei, non è
vero?
GALILEI: È quello che amavo dire ai suoi discepoli peripatetici quando mi
contrapponevano le sue teorie: se vivesse nel nostro tempo, riba evo, si schiererebbe
dalla mia parte. Ma dopo quello che le ho udito dire oggi, ho cominciato a nutrire qualche
dubbio.
ARISTOTELE: Lei mi fa torto, signor Galilei. Mi perme o di ricordarle il mio argomento
contro la rotazione terrestre, dimostratosi poi falso, ma ben degno di rispe o sul piano
formale. La Terra non può ruotare per il fa o che il moto naturale di ogni sua parte è
dire o verso il suolo - come si vede dalla caduta dei gravi - ovvero verso il centro della
Terra e dell'universo. Per muoversi, la Terra dovrebbe essere sollecitata da una forza, ma
in tal caso il moto prima o poi si esaurirebbe. I gravi, invece, se lanciati verso l'alto,
ricadono nel punto da dove sono partiti, si rifiutano, cioè, di essere allontanati dal centro
della Terra. Perciò è impossibile che la Terra, o parte di essa, possa essere rimossa dal
suo centro, quindi spostarsi.
GALILEI: Ecco, vede dove l'ha portata il non credere alla possibilità del moto in assenza di
forza!
ONNIPOTENTE: Già.
GALILEI: Pensi soltanto alla sua idea, sopravvissuta fino a che io non l'ho messa in ridicolo,
di suddividere lo spazio in due zone, quella interna alla sfera lunare, dove sono presenti i
qua ro elementi costituenti la materia e dove tu o è disordine, imperfezione,
mutamento; e quella esterna, dove si ha soltanto materia celeste pura, stabile e
incorruttibile, che nulla scambia con il mondo terreno.
TALETE: Poiché mi è stato affidato il compito di riferire sulle civiltà più antiche, riprendo
la parola per confrontare la visione di A ristotele e della cristianità con quella dei cinesi,
che anticipa ipotesi sorte molto più tardi in O ccidente e più vicine alle concezioni
cosmologiche moderne. S econdo i cinesi dei primi secoli dopo Cristo, l'universo era
infinito, illimitato e vuoto, e al suo interno galleggiavano i corpi celesti. La diversità è che
le sue varie parti erano in comunicazione tra loro e si influenzavano reciprocamente,
come accade tra gli organi del corpo umano. I l Cielo e la Terra erano intimamente
connessi in un intreccio indissolubile. Tu o l'universo si evolveva, animato da un'energia
vitale in costante circolazione nelle sue infinite forme manifeste.
ARISTOTELE: A me pare che, per le nozioni del mio tempo, io abbia sbagliato soltanto
nell'acce are la bizzarria che tu e le stelle, ben più numerose dei pianeti, siano gestite
da una sola sfera, partecipando quindi a un solo moto, mentre per ogni singolo pianeta
ho ritenuto di dover ricorrere a molte sfere: complessità dei moti a compensazione
dell'esiguo numero di corpi celesti! N on posso prendere su di me le colpe di coloro che
sono venuti millenni più tardi.
Aristarco, il Copernico dell'antichità

ONNIPOTENTE: A bbiamo capito, signor A ristotele, lei è piu osto irriducibile! Le


concediamo che erano i primi passi nell'astronomia. Ma ora vorremmo sentire qualcosa
di ciò che oggi voi terrestri ritenete più rispondente alla realtà. A bbiamo sentito
collegare i nomi di A ristarco e di Copernico: vuole aggiungere qualcosa, signor A ristarco,
visto che tra tanti favoleggiatori dell'antichità ci sembra l'unico che ha saputo vederci
giusto? Ed è in grado di spiegarci come mai per duemila anni le sue brillanti idee sono
rimaste sepolte sotto una montagna di miti e di fantasie?
ARISTARCO: Premesso che a mio sostegno c'erano osservazioni astronomiche provenienti
dai caldei, a me è sembrato logico che il S ole, per la sua grandezza e per la luce e il calore
che generosamente ci elargisce, avesse ben maggiore importanza della Terra, piccolo
corpo freddo simile agli altri pianeti. Così ho ritenuto più probabile che il S ole fosse al
centro e i pianeti umilmente gli girassero a orno su orbite più o meno circolari. I nutili e
sciocche tu e le complicazioni che, per tenere la Terra al centro, erano state introdo e da
Aristotele e dai suoi ottusi seguaci.
ONNIPOTENTE: Lei spiegò anche il susseguirsi delle stagioni...
ARISTARCO: A ltre anto chiaro mi parve che il susseguirsi delle stagioni si potesse
spiegare con un'inclinazione dell'asse terrestre rispe o al piano dell'orbita a orno al
Sole. La misurai con notevole precisione, superiore a quella di tutti coloro che mi avevano
preceduto. E infine ritenni probabile che le stelle fossero immobili, o almeno tali dal
nostro punto di osservazione.
ONNIPOTENTE: Ci scusi, ma perché non le fu obie ato che, se la Terra descriveva un'orbita,
le stelle del cielo avrebbero dovuto cambiare posizione durante il corso dell'anno?
ARISTARCO: Certo che mi fu obie ato, ma io controba ei che la distanza delle stelle era
talmente più grande del diametro dell'orbita terrestre, che effe i del genere non
potevano rendersi osservabili. I l signor A rchimede,86 il brillante siciliano un po' più
giovane di me, ha garantito con la sua testimonianza che l'idea del S ole al centro, e in
particolare questa contro-obiezione, fu opera del mio pensiero.
ONNIPOTENTE: Ma se lei aveva tanti argomenti validi e difficili da contrastare, le ripetiamo
la domanda, come avvenne che sulle sue idee calò l'oblio per così tanti secoli?
TOLOMEO (alzandosi e chiedendo la parola): Posso tentare io una risposta. S ono Claudio
Tolomeo,87 colui che il signor Galilei ha lodato a proposito della scala musicale di
massima armonia. Ho scri o un libro, l'Almagesto, dove ho tra ato di astronomia. Mi
ba o il pe o e mi cospargo il capo di cenere. Purtroppo, ho avuto più fiducia nel grande
maestro I pparco che non in A ristarco e in coloro che ne avevano convalidato l'opera
come Seleuco di Seleucia.88 Così ho preso una decisa posizione geocentrica.
ONNIPOTENTE: Perché Ipparco?
TOLOMEO: Perché I pparco non solo era autore di importanti scoperte, ma anche perché il
suo sistema geocentrico si appoggiava a eccellenti rilevazioni astronomiche dei caldei.
ONNIPOTENTE: Ma quei dati non erano gli stessi che avevano spinto A ristarco a me ere il
Sole al centro?
TOLOMEO: Erano gli stessi.
ONNIPOTENTE: Qui si rigirano le cose secondo il proprio comodo.
TOLOMEO: Le stesse osservazioni si possono proporre con più modelli teorici differenti.
I pparco aveva dato accurate descrizioni del moto del S ole e della Luna, e della diversa
durata delle stagioni. Come poteva errare un maestro della trigonometria che aveva
scoperto la precessione degli equinozi e aveva fa o previsioni esa e sulle eclissi di Luna
e di S ole? E che, osservando le prime, aveva saputo misurare la longitudine di un luogo?
Uno che molti consideravano il padre della scienza astronomica perché, con i limitati
mezzi del tempo, aveva compilato un catalogo stellare con 1080 stelle, 89 dando di ognuna
latitudine e longitudine sulla sfera celeste, nonché la luminosità? L'inventore
dell'astrolabio?90 Uno le cui scelte avevano alle spalle l'autorità di Aristotele?
COPERNICO: Q uanto alla trigonometria, A ristarco non era da meno: nel suo tra ato Sulle
dimensioni e distanze del Sole e della Luna ci dà una splendida applicazione di quella
tecnici. Fu in errore soltanto perché non possedeva strumenti che misurassero gli angoli
con la precisione necessaria.

Misurazione di Aristarco delle distanze della Terra dal Sole e dalla Luna.

ONNIPOTENTE: S ignor A ristarco, ci vuole mostrare come ragionò per arrivare alle distanze
in questione?
ARISTARCO: Volentieri, Mister O . D unque, quando Terra, S ole e Luna sono in quadratura,
ossia la Luna ci appare illuminata per metà, si ha il triangolo che ho appena disegnato.
L'angolo a è retto, l'angolo b vale poco meno di 90°. D alla misura degli angoli si ricavano i
rapporti tra i cateti e quelli dei cateti rispe o all'ipotenusa. I o trovai che la distanza tra
Terra e Sole era 19 volte maggiore che quella Terra-Luna...
COPERNICO: Cioè circa venti volte meno di quanto realmente non sia...
ARISTARCO: D ove i evidentemente fare un grosso errore nella valutazione di quanto
l'angolo b differiva da un angolo re o. A rrivai comunque a dare il corre o rapporto tra la
distanza Terra-Luna e il diametro terrestre.
Deferenti ed epicicli di Apollonio

ONNIPOTENTE: N on abbiamo sentito citare da nessuno il signor A pollonio,91 il quale ci


dicono abbia fornito contributi basilari agli astronomi venuti dopo di lui. Vorremmo che
ci illustrasse le sue idee.
APOLLONIO (con evidente soddisfazione): Come desidera, Mister O : il mio nome è
A pollonio e sono originario di Perga. Fui sopra u o un matematico, ma il mio lavoro si
correla stre amente con le orbite planetarie. I nfa i, essendo a conoscenza delle
anomalie riscontrate nel moto dei pianeti lungo le loro orbite - moto occasionalmente
retrogrado e di quando in quando con arresti e variazioni di velocità - ipotizzai che le
orbite fossero sì circolari, ma eccentriche, cioè non avessero tu e un unico centro.
Considerai anche l'eventualità di una combinazione di «deferenti» ed «epicicli». Le orbite
eccentriche, che avevo proposto per i tre pianeti superiori Marte, Giove e S aturno, furono
poi adottate e generalizzate da Ipparco.
ONNIPOTENTE: Mai sentiti nominare deferenti ed epicicli...
APOLLONIO: Per epiciclo si intende una piccola circonferenza avente il centro sul
perimetro di un cerchio più grande, che chiamo deferente. L'orbita di un pianeta allora
risulta dalla composizione del suo moto circolare lungo l'epiciclo con quello del centro di
quest'ultimo sul deferente. Per chi osserva dalla Terra, tale moto complessivo descrive
bene quello apparente dei pianeti nella volta celeste.
ONNIPOTENTE: Sia così gentile da fare un paio di disegni chiarificatori.
APOLLONIO: L'accontento subito: qui a sinistra il moto di un pianeta lungo un'orbita
eccentrica rispe o alla posizione della Terra; a destra un moto epiciclico che per esempio
è capace di spiegare l'apparente moto retrogrado di un pianeta come appare visto dalla
Terra.
A sinistra un'orbita eccentrica. A destra il meccanismo degli epicicli e dei deferenti.

ONNIPOTENTE: Ci occorrono maggiori delucidazioni...


APOLLONIO: N el caso dell'orbita eccentrica a sinistra, il pianeta si muove con velocità
uniforme a orno al centro della sua orbita circolare; però, visto dalla Terra, sembra
viaggiare con velocità variabile, massima nel punto A in cui si trova più vicino ad essa, e
minima nel punto B, dov'è più lontano. Tra parentesi, se nel disegno si sostituisce il
pianeta con il S ole, si ha nient'altro che il sistema geocentrico di I pparco, il quale del mio
lavoro ha fa o ampio uso. Veniamo ora al disegno dell'epiciclo a destra: allorché il centro
dell'epiciclo scende verso il basso e il pianeta invece sul perimetro dell'epiciclo sale verso
l'alto, il moto composto può apparire per qualche tempo invertito, ovvero retrogrado, con
un momento di arresto. Tale possibilità dipende, naturalmente, dalle velocità (uniformi)
con cui si muovono il centro dell'epiciclo e il pianeta sull'epiciclo stesso. Va da sé che la
seconda debba essere abbastanza superiore alla prima.
ONNIPOTENTE: Assai chiaro, anche se un po' complicato! Meglio gli epicicli o gli eccentrici?
APOLLONIO: Gli epicicli si applicano in qualsiasi caso, tanto ai pianeti inferiori, Mercurio e
Venere, più vicini al S ole di noi, quanto a quelli esterni. I noltre forniscono una visione
più immediata delle retrogradazioni e dei punti di stazionarietà. Gli eccentrici invece
funzionano solo per i pianeti esterni. Q uesta differenza avrebbe dovuto farmi meditare
su chi gira a orno a chi, in particolare dopo il lavoro di A ristarco, invece evitai di pormi
domande in merito. I miei risultati, per fortuna, non sono andati perduti grazie al signor
Tolomeo che li ha ripresi nel suo Almagesto.
ONNIPOTENTE: S ignor I pparco,92 ci vuole illustrare perché, per spiegare il moto del S ole
attorno alla Terra, ha dovuto far ricorso all'orbita eccentrica di Apollonio?
Revival geocentrico

I PPARCO: Molto semplice, se la Terra si fosse trovata al centro dell'orbita, la durata delle
stagioni sarebbe stata sempre la stessa, per ovvie ragioni di simmetria. A ltrimenti
avremmo dovuto pensare che il S ole cambiasse velocità lungo il suo percorso, cosa che in
un moto circolare avrebbe suscitato ogni forma di obiezioni. L'eccentricità invece mi
permise di spiegare come avvenga che gli intervalli tra equinozi e solstizi siano tra loro
diversi e quindi le stagioni abbiano durate differenti: il S ole, visto dalla Terra, percorre i
90° dall'equinozio di primavera al solstizio estivo in 94 giorni e mezzo, quelli da questo
all'equinozio autunnale in 92 giorni e mezzo, quelli sino al solstizio d'inverno in 88 giorni
e 1/8, gli ultimi 90° in 90 giorni e 1/8, per un totale di 365 giorni e un quarto. Tu o si
rende immediatamente chiaro nel diagramma che ora traccerò, mutuandolo appunto da
Apollonio.

Spiegazione di Ipparco della diversa durata delle stagioni sulla base di un'orbita
eccentrica. I solstizi si hanno il 21 giugno e il 21 dicembre, gli equinozi il 21 marzo e
il 23 settembre.

S econdo i miei calcoli, per andare d'accordo con le misurazioni, la distanza tra la Terra e
il centro dell'orbita doveva essere 1/24 del raggio dell'orbita solare, e l'angolo formato
dalla congiungente Terra-centro orbita con la congiungente degli equinozi doveva valere
circa 65,5 gradi. I n verità, le cose mi sono andate meno bene con la Luna, ma a
perfezionare il mio lavoro è poi intervenuto il signor Tolomeo, con le sue grandi idee...
ONNIPOTENTE: Già, al signor Tolomeo abbiamo riservato poco spazio. Vorremmo
chiarimenti su queste sue grandi idee, come le ha definite il signor I pparco. S i faccia
avanti, signor Tolomeo...
TOLOMEO: Ai miei tempi si richiedevano tavole che dessero le posizioni di tutti i pianeti in
modo più preciso di quanto fin allora disponibile. A do ai gli epicicli e i deferenti, e
anche gli eccentrici come erano stati introdo i da A pollonio e I pparco. Ma ancora la
precisione non era sufficiente e sopra u o i calcoli erano complessi. A llora pensai a un
nuovo conce o, da usare al posto degli eccentrici, quello del «punto equante», nient'altro
che il punto simmetrico alla Terra rispe o al centro dell'orbita planetaria, e assunsi che
da tale punto si dovesse vedere il pianeta orbitare - apparentemente - a velocità costante.
ONNIPOTENTE: I l che volle dire amme ere - per la prima
volta dall'antichità - che il moto realmente implicava una
velocità variabile del pianeta lungo l'orbita circolare. Ci
volle del coraggio...
TOLOMEO: S ì, ma con l'aiuto dell'equante i calcoli divennero,
a mio modo di vedere, più semplici e più precisi. Preferirei
non entrare nei de agli per non tediarla, Mister O . Con il
senno di poi, avevo fa o qualcosa nella direzione delle
orbite elli iche che fu presa, tanti secoli più tardi, dal
signor Keplero: la Terra e il punto equante in un certo senso Il punto equante di Tolomeo. Dalla
Terra, il pianeta appare più lento
erano analoghi ai fuochi delle sue ellissi. S e al posto della quando passa sopra il punto equante,
Terra avessi messo il S ole, ci sarei andato proprio vicino. più veloce quando passa sotto.
N on ci voglio pensare! La mia collocazione finale dei corpi
celesti fu nell'ordine Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno, stelle fisse.
ONNIPOTENTE: È riuscito a fare una stima della dimensione dell'universo?
TOLOMEO: Bravo. Avendo suddiviso l'universo in strati, ciascuno di essi riservato a uno
dei corpi celesti, ciò fu possibile. I l raggio dell'universo risultò circa 20.000 volte più
grande del raggio della Terra, vale a dire a orno ai 120 milioni di chilometri, valore
superiore a tu i quelli sin allora proposti. Traccerò anch'io uno schizzo del mio sistema,
so olineando che c'è una ne a differenza tra i pianeti interni e quelli esterni all'orbita
descri a dal S ole: i centri degli epicicli di Mercurio e Venere risultano sempre allineati
lungo la congiungente Terra-S ole, mentre i raggi relativi agli epicicli di Marte, Giove e
S aturno si mantengono sempre paralleli a de a congiungente. Ricompare il diverso
comportamento tra i pianeti interni ed esterni, che anch'io, come Apollonio, sottovalutai.
ONNIPOTENTE: È un disegno diabolico, non siamo sicuri di capirlo...
TOLOMEO: S arebbe come dire che il giro di ciascuno dei tre pianeti esterni a orno al
centro del proprio epiciclo avviene in perfe a sintonia con il giro del S ole a orno alla
Terra...

Illustrazione schematica del sistema tolemaico: i deferenti sono in tra o continuo, gli
epicicli punteggiato.

ONNIPOTENTE: ... come altre anti orologi sincronizzati. O ra ci è più chiaro. Lei ha
disegnato un cerchio che corrisponde alla sfera delle stelle fisse. Che cosa c'è al di fuori
di essa?
TOLOMEO: N ulla, per me l'universo terminava lì, l'universo era finito, come sosteneva
Aristotele.
ONNIPOTENTE: C'è un punto che ci disturba: se si guarda il suo disegno ci si accorge che la
Luna, percorrendo il suo epiciclo, varia la sua distanza dalla Terra, dunque a voi terrestri
dovrebbe apparire ora grande, ora piccola. N on vorrà farci credere che è quanto si
riscontra.
TOLOMEO: N o, questo non avviene. Lei, Mister O , ha colto bene il punto debole del mio
modello. N on era perfe o, ma furono tanti gli astronomi che l'ado arono, trascurando
questa deficienza. La quale, invece, avrebbe dovuto darmi da pensare...
ONNIPOTENTE: Chi si contenta gode...
La scienza islamica

I BN AL-SHATIR (alzandosi e prendendo la parola con risolutezza): Mi chiamo I bn al-S hatir


e provengo da D amasco.93 Prima che si passi ad altro, desidero me ere in risalto alcune
perplessità degli astronomi islamici sul sistema del signor Tolomeo.
ONNIPOTENTE: Islamici?
I BN A L-SHATIR: A ppartenenti a una confessione diversa da quella cristiana... I cristiani
non sono tutto nel mondo, ad Allah piacendo.
ONNIPOTENTE: Allah?
I BN A L-SHATIR: I l nostro D io: non so quanto abbia a che fare con lei, Mister O . I n ambito
cristiano, Tolomeo è stato ado ato acriticamente per quindici secoli, ma da parte
islamica l'espediente del punto equante è parso sempre una grande assurdità.
I nacce abile per principio, giacché costringe i pianeti ad accelerare e rallentare il loro
moto lungo l'orbita; più inacce abile ancora perché si discosta parecchio da quanto
osservato.
ONNIPOTENTE: Non le saranno piaciute nemmeno le orbite eccentriche...
I BN A L-SHATIR: Per carità! Come alternativa, ho utilizzato, ove indispensabile, doppi
epicicli. I ntorno al 1350, ho sviluppato un modello per il moto della Luna nel quale la
dimensione del nostro satellite rimane costante e non raddoppia come nella visione
tolemaica. I moti dei pianeti li ho descri i senza alcun equante e alcun eccentrico. Ma
debbo riconoscere che mi ha ispirato una schiera di filosofi e astronomi islamici, i quali
per mezzo millennio si sono adoprati a far piazza pulita dell'equante.
ONNIPOTENTE: Ci riassume velocemente, per favore?
I BN A L-SHATIR: Benché il sistema tolemaico fosse grosso modo acce ato dalla
maggioranza di noi, già nel I X secolo Thabit ibn Q urrah (Tebizio)94 aveva evidenziato le
sue non poche incongruenze con la realtà osservata. E nel XI I secolo Muhammad ibn
Rushd (Averroè)95 aveva sostenuto che il modello di Tolomeo poteva sì salvare le
apparenze, ma che solo un sistema dell'universo a orbite concentriche era accettabile.
ONNIPOTENTE: E il doppio epiciclo che ci ha annunciato?
I BN A L-SHATIR: S ubito dopo il tempo di Averroè, N asir al-Tusi96 era riuscito a escogitare,
tramite l'introduzione appunto di due epicicli sul deferente, un'alternativa all'equante
che impiegava esclusivamente moti circolari uniformi.
ONNIPOTENTE: Per i suoi tempi, quindi, lei era avanti rispetto ai colleghi europei...
I BN AL-SHATIR: D i molto. I miei modelli rappresentavano una vera svolta nell'astronomia,
sia perché differivano completamente da tu i i precedenti, che poco si discostavano dal
sistema di Tolomeo, sia perché si preoccupavano di raggiungere, caso per caso, un
migliore accordo con le osservazioni sperimentali.
ONNIPOTENTE: A lquanto interessante. I l cristianesimo ha dunque esercitato un freno
maggiore alla libera inventiva dei filosofi. Ci sono riflessi del suo lavoro sui sistemi
proposti nei secoli successivi dagli astronomi cristiani?
I BN A L-SHATIR: S i, ci sono. Le mie soluzioni geometriche sono servite anche al signor
Copernico per eliminare l'equante di Tolomeo. La sua descrizione del moto della Luna, in
termini di moto circolare con epicicli, è molto simile alla mia. Avrei potuto arrivare agli
stessi suoi risultati per l'intero sistema solare, se avessi ardito di più e non avessi
commesso l'errore di acce are la Terra come immobile, schiacciato, come A pollonio,
Ipparco, Tolomeo e tanti altri, dal peso della tradizione aristotelica.
ONNIPOTENTE: È così, signor Copernico?
COPERNICO: Non ricordo bene, ma è possibile.
I BN A L-SHATIR: La aiuto io, signor Copernico. I diagrammi del suo sistema eliocentrico
sono quasi identici, persino nelle marcature, a quelli del mio sistema geocentrico. I n
I talia già dal Medioevo circolava una copia del mio tra ato Kitab nihayat al-sul fi tashih
al-usul. Lei ha semplicemente ada ato i miei risultati al suo sistema eliocentrico,
operazione quasi banale...
ONNIPOTENTE: Ci chiarisca bene il suo sistema, allora, signor Copernico.
Copernico e Tycho Brahe

COPERNICO: Che il giro di ciascuno dei pianeti esterni a orno al centro del rispe ivo
epiciclo avvenga in sincronia con il giro del S ole a orno alla Terra, come ci ha
graficamente illustrato il signor Tolomeo, è qualcosa che sa di magico e deve aver dato
dei bei gra acapi agli astronomi che hanno acce ato quel sistema. Ma se si me e il S ole
al centro e si trasforma la Terra in un pianeta, tu o si spiega in modo semplice. I nfa i, la
necessità di quella sorprendente sincronia deriva dall'aver trascurato che noi terrestri
osserviamo tutto da un luogo che non è fermo, bensì orbita intorno al Sole.
ONNIPOTENTE: Nient'altro che questo?
COPERNICO: Nient'altro che questo!
KEPLERO (alzando la mano per intervenire): Tu avia, cari signori, desidero ricordarvi che
nessuna combinazione di epicicli e deferenti, né un'orbita eccentrica, né l'impiego degli
equanti può mai condurre al comportamento esa o, come previsto dalle mie traie orie
elli iche a orno al S ole! I potesi difficile da acce are rispe o alla perfe a eleganza di
un'orbita circolare! Ma funziona. È questo il criterio principale che ha guidato le mie
scelte. Chiedo scusa, dimenticavo di presentarmi...
ONNIPOTENTE: N on occorre, crediamo che tu i sappiano chi è lei, signor Keplero, e qual è
la sua provenienza. Tra poco le daremo la parola, ma intanto vorremmo che il signor
Copernico, che già ci ha intra enuto su vari aspe i, giungesse finalmente a parlarci del
suo sistema.
COPERNICO: A nch'io ebbi i miei problemi con i capi della Chiesa luterana. Q uando la mia
opera sul sistema eliocentrico venne pubblicata,97 il curatore A ndreas O siander ritenne
opportuno scriverne una prefazione che poi, non essendo firmata, fu a ribuita a me
stesso. Vi si diceva che io non sostenevo che la rotazione della Terra a orno al S ole fosse
qualcosa di reale, proponevo soltanto un modo più semplice e comodo di tra are il
problema matematicamente. I n realtà bastava leggere il contenuto del libro con
attenzione per trarre l'impressione opposta... e Lutero se ne avvide.
GALILEI: Come se ne avvide il cardinale Bellarmino... Ma io ribadisco: la natura è economa,
opera sempre nel senso di realizzare i fenomeni nel modo più semplice e meno
dispendioso. S e la matematica nel sistema di Copernico è una semplificazione rispe o a
quella del tolemaico, allora si può scomme ere che la natura opti per il primo, lasciando
da parte il secondo.
COPERNICO: D i più ancora, molti fa i sconcertanti che si presentano in un'impostazione
geocentrica, i moti retrogradi di alcuni pianeti, ad esempio, scompaiono nel mio sistema.
Per A pollonio avrebbe dovuto essere la chiave di tu o. I pianeti si dividono
semplicemente in due gruppi, quelli interni all'orbita terrestre, Venere e Mercurio, e
quelli esterni, Marte, Giove e S aturno. I l fa o che i primi due, al contrario degli altri, non
siano visibili di no e, ma solo all'alba e al crepuscolo, diventa del tu o scontato se si
amme e che essi orbitano a orno al S ole. I loro periodi sono di 7 mesi e mezzo e di 88
giorni rispe ivamente. O gni pianeta ha un suo particolare periodo, che dipende
dall'ampiezza dell'orbita intorno al S ole, ossia dalla sua distanza media dall'astro. I n
ragione crescente di tempo di rivoluzione troviamo, dopo Mercurio e Venere, Terra,
Marte, Giove, S aturno. Come illustra il grafico che, seguendo coloro che mi hanno
preceduto, mi affretto a tracciare qui nel vuoto.

Il sistema copernicano

ONNIPOTENTE: Ci darebbe la sua versione dei moti retrogradi?


COPERNICO: Ce ne ha già parlato il signor A pollonio. Comunquerepetita iuvant. S i tra a di
effe i apparenti, dovuti alla circostanza che certi pianeti, giudicati dalla Terra, che è a
sua volta in moto, durante la loro orbitazione a orno al S ole possono dare
occasionalmente l'impressione di procedere in senso contrario agli altri. S i pensi a due
carri che descrivano cerchi concentrici nello stesso verso, uno però più veloce dell'altro.
S e il carro lento procede inizialmente davanti a quello veloce, prima o poi avviene il
sorpasso. A un osservatore esterno, fermo, la scena appare come l'ho descri a; ma a chi
sta sul carro più veloce, ove non si rendesse conto di essere in moto (come sappiamo che
avviene per noi sulla Terra), il carro più lento prima del sorpasso sembrerà procedere in
avanti, dopo il sorpasso sembrerà invece allontanarsi all'indietro. Lo stesso avviene se
dalla Terra si guarda Marte, che viaggia più lentamente di noi su un'orbita esterna alla
nostra: nel momento in cui lo sopravanziamo, esso ci sembra retrocedere rispetto a noi.
ONNIPOTENTE: Davvero illuminante!
COPERNICO: E naturalmente nel momento in cui si passa dal moto concorde al moto
apparentemente discorde, Marte si mostra per breve tempo fermo, diventa perciò
stazionario. Ecco spiegati tanti misteri che hanno costituito il rovello degli astronomi
antichi: tu e le retrogradazioni e le stazionarietà dei pianeti diventano prevedibili con
grande esa ezza. N ella mia visione i pianeti formano un sistema coerente: la distinzione
tra pianeti inferiori e pianeti superiori diventa fi izia e osservazioni che prima
apparivano sconcertanti si rivelano del tutto naturali.
ONNIPOTENTE: Mirabile rovesciamento di prospettiva...
COPERNICO: S i potrebbe forse collocare questa meravigliosa lampada, che tu o illumina,
in una posizione migliore? D a dove lo pongo io, il S ole, come assiso su un trono regale,
governa la corte dei pianeti che gli si muovono a orno in cerchio. Prima di chiudere, se
mi è permesso, vorrei rendere omaggio al signor Galilei, che del mio sistema fu il più
coraggioso e determinato sostenitore. Senza di lui, chissà...
ONNIPOTENTE: Q uesto Galilei... Prima di chiudere, dica invece: lei è d'accordo con quanto
de o dal signor A ristarco sul fa o che, pur muovendosi la Terra, le stelle appaiono
sempre nelle medesime posizioni relative perché sono molto lontane da noi?
COPERNICO: Lontane, lontanissime, credo assai più di quanto gli stessi A ristarco e
Tolomeo non avessero ipotizzato.
TYCHO (con fare alquanto circospe o): Credo sia giunto il momento perché io mi
presenti: sono Tycho Brahe,98 danese. Vorrei osservare che l'ipotesi del signor Copernico
di stelle lontanissime lascia un vuoto immenso, incomprensibile, tra il pianeta più
esterno e le stelle. Come se il S ole e i pianeti occupassero un angolino remoto, ignorato
da tu i. Le stelle poi, per apparire nondimeno così ben visibili e brillanti dovrebbero
avere dimensioni gigantesche, superiori a quelle del S ole. Fu principalmente questa
considerazione che mi indusse a optare per il mio nuovo sistema con Terra immobile al
centro dell'universo...
ONNIPOTENTE: S ulla lontananza delle stelle, per quanto remote le abbiate collocate, esse si
estendono su distanze ben maggiori della più ardita delle vostre fantasie. È lecito
supporre che gli astrofisici moderni ne abbiano di belle da raccontare.
COPERNICO: Comunque l'idea di Tolomeo che l'universo avesse un confine, già ai miei
tempi appariva arbitraria...
ONNIPOTENTE: Lei il povero Tolomeo lo ge a a mare. Ma su questo punto dell'estensione
dell'universo torneremo quando parleranno astronomi più vicini all'oggi. I ntanto, visto
che ha preso la parola e ha nominato il suo sistema, signor Tycho, vuole parlarcene
adesso? Giusto per completezza, giacché ci pare che Copernico non abbia lasciato spazio
ad alternative.
TYCHO: D isegnerò anch'io il mio sistema, che differisce da quello di Copernico solo per il
fa o che tu o gira a orno al S ole ad esclusione della Terra, la quale costituisce il centro
dell'intero sistema. Fui indo o a questa scelta anche per salvare la centralità dell'uomo
nell'universo, fatto che allora stava tanto a cuore alla cristianità.
GALILEI: N on è un caso che il sistema di Tycho fosse preferito dai gesuiti del Collegio
Romano, tra cui si annidavano certi miei persecutori. S e l'uomo è l'ogge o centrale
dell'universo, il suo Creatore non può non occuparsi di lui...
ONNIPOTENTE: S ignor Galilei, che cosa non va nel sistema del signor Tycho rispe o a
quello di Copernico?

Il sistema ticonico: il Sole gira a orno alla Terra, con tu i gli altri pianeti, sia interni che
esterni, orbitanti attorno ad esso. La Luna si muove soltanto su un'orbita terrestre.

GALILEI: È un ibrido che complica inutilmente le cose, costringendo per esempio a


reintrodurre l'intrico degli epicicli, che con Keplero si sono rivelati del tu o inutili.
Basterebbe un semplice cambio del punto di osservazione per passare dal sistema di
Copernico a quello di Tycho, solo che le equazioni nella cornice di Tycho divengono
alquanto più complesse. N e riparlerò dopo che sarà intervenuto il signor Keplero,
giacché le sue conclusioni metteranno tutto in chiaro.
ONNIPOTENTE: Si faccia avanti dunque il signor Keplero.
Keplero: le orbite ellittiche

KEPLERO: La ringrazio, Mister O . Per la platea dirò che il mio nome è J ohannes Kepler99 e
la mia patria è la Germania.
S ono colui che ha scri o le tre leggi che regolano il moto dei pianeti a orno al S ole. Esse
sono basate sulle accurate osservazioni dei moti planetari fa e dal signor Tycho Brahe, in
particolare di Marte. D a queste misurazioni si evincono due cose: prima, che le velocità
dei pianeti nel loro giro a orno al S ole non sono costanti e, seconda, che quanto più
l'orbita è ampia, tanto più lungo è il tempo necessario a percorrerla. N on mi sembra il
caso qui di enunciare le mie leggi, oggi sono note anche ai bambini.
ONNIPOTENTE: NO, no, prego signor Keplero, desideriamo sentirle dalla sua viva voce.
KEPLERO: Mi gioverò anch'io di un semplice disegno. A llora, prima legge: i pianeti
descrivono orbite elli iche, di cui il S ole occupa uno dei fuochi. Per amore della verità,
dirò che il suggerimento di orbite elli iche proviene dal geniale A ristarco, o almeno così
afferma Plutarco. Conferma, signor Aristarco?
ARISTARCO: Confermo, anche se adesso non saprei ricordare bene i motivi che mi spinsero
a fare tale ipotesi.

Orbite elli iche di Keplero. Per ogni pianeta l'area spazzata (in grigio) cresce
proporzionalmente al tempo impiegato a descriverla.

KEPLERO: La seconda legge afferma che le aree spazzate dal segmento che unisce ogni
pianeta al S ole sono proporzionali ai tempi necessari a tracciarle. La terza, che c'è una
dire a proporzionalità tra i cubi degli assi maggiori delle ellissi e i quadrati dei periodi
di rivoluzione (rapporto tra le due potenze 3:2). Le prime due sono leggi verificate dalle
osservazioni astronomiche disponibili fin dall'antichità. La terza legge merita qualche
parola di commento, perché...
ONNIPOTENTE: Perché, signor Keplero?
KEPLERO: Perché mi diede qualche gra acapo. Q uando vi giunsi ero certo che il rapporto
delle potenze fosse maggiore di 1:1 e minore di 2:1, ma all'esa o valore 3:2 pervenni
soltanto a raverso un'analogia musicale. Q uel rapporto mi sembrò plausibile perché era
eguale a quello che in musica correla le frequenze delle note nel bicordo consonante di
quinta giusta, do-sol. Mi dissi: se l'O nnipotente è un perfe o costru ore meccanico, deve
essere anche un perfe o musico, quindi deve aver fa o scelte coerenti. I l che non sarà un
argomento profondamente scientifico, ma indica come talvolta l'intuizione e la fiducia
nell'armonia del Creato possano sostituirsi a un serio approccio rigorosamente
scientifico...
ONNIPOTENTE: Ma che dice, signor Keplero, non ci faccia sorridere...
«Riabilitazione» di Galileo

GALILEI: Per fortuna la verifica si rese disponibile grazie ai dati di Tycho Brahe. S u questa
linea mistica, lei, Keplero, si spinse ben oltre: sposò persino l'idea pitagorica della musica
delle sfere celesti, che era già stata messa in burla da A ristotele. Lei fece di peggio, fece
addiri ura corrispondere le velocità (variabili) dei pianeti alle note musicali emesse, così
da farne uscire delle melodie...
KEPLERO: Musica mentale, Herr Galilei, non certo musica udibile. Musica concepita come
ideale corrispondenza alla perfezione dei meccanismi celesti. Lei, d'altra parte, non ha
mai risposto alle le ere che le inviavo esponendole le mie leggi: una discussione in
merito sarebbe stata proficua per entrambi. S i sarebbe accorto che le mie predizioni sulle
posizioni dei pianeti erano trenta volte più precise di quelle dello stesso Copernico. Ha
so ovalutato, più grave ancora, l'osservazione fa a il 7 novembre 1631, due anni prima
del suo processo, da Pierre Gassendi100 di un passaggio di Mercurio davanti al S ole, che
rispecchiava perfe amente una mia predizione. GA LI LEI : A mme o di non aver dato il
giusto peso ai suoi messaggi. I l fa o che l'Università di Padova non la volle per coprire la
ca edra che era stata la mia mi spingeva a diffidare... E poi, il suo spirito era troppo
incline al magico, come del resto lei stesso ci ha testé rivelato. A d esempio, compilò
calendari di oroscopi astrologici...
KEPLERO: Però mi pronunciai in modo chiaro sul fa o che ritenevo l'astrologia una
spaventosa superstizione. D el resto anche lei, signor Galilei, fece oroscopi. GA LI LEI :OL
amme o, ne feci qualcuno per opportunità politica e per arrotondare il magro stipendio
con cui dovevo mantenere parecchi familiari, anche lontani, che vivevano a mio carico.101
KEPLERO: Tu i abbiamo le nostre some da portare: io dove i dedicare anni a difendere
mia madre dall'ingiusta accusa di stregoneria.
GALILEI: C'era dell'altro. I n verità ero anche disturbato dalle complessità matematiche nel
lavoro di Keplero e in particolare dal conce o di orbite elli iche, convinto com'ero che il
moto perfe o fosse quello circolare. I suoi risultati avrebbero certo dato un sostanziale
conforto al sistema solare copernicano di cui ero divenuto fautore.
ONNIPOTENTE: E allora, scusi, perché non se ne è giovato?
GALILEI: Ritenevo, sbagliando, che bastasse l'osservazione delle fasi di Venere, simili a
quelle della Luna, per dimostrare l'impossibilità del sistema tolemaico. Q uesta
negligenza mi rese più vulnerabile allorché fui preso di mira dalla Chiesa.
KEPLERO: Come poteva, nell'I talia della Controriforma ca olica, illudersi che questo non
avvenisse?
GALILEI: I ngenuità, tanto solida era la mia fiducia nella forza della ragione e tanta cura
avevo messo nel mostrare ossequio all'autorità della Chiesa e ai suoi dettami.
KEPLERO: La forza delle mie equazioni e dei dati di Tycho le avrebbe evitato l'accusa di
non avere prove per le sue affermazioni, di non essere dunque stato fedele al suo stesso
metodo, come ancora oggi la Chiesa sostiene, dico bene o sbaglio, esimio padre Cooper?
COOPER (dal posto che occupa proprio alla sinistra di Keplero): Trovandomi ancora tra i
viventi, occorre che mi presenti nei de agli. S ono un padre gesuita, per molti anni
principale esperto scientifico del Vaticano per l'astrofisica. Mi sono dimesso da qualche
tempo per contrasti con l'ala ecclesiastica conservatrice...
ONNIPOTENTE: Lei dunque, signor Cooper, sarebbe una sorta di dissidente. D ica, dica... ci
incuriosisce...
COOPER: S ì, è come afferma il signor Keplero. I l problema riguarda la scienza in generale,
ma in modo emblematico anche la figura di Galileo. D iversi anni fa la Chiesa ha assunto
un'iniziativa di revisione del processo con il solenne proclama che mai più si sarebbe
dovuto ripetere, in ambito di scienza, un errore tanto grave come quello commesso con
Galileo.102
ONNIPOTENTE: Lodevole intenzione, se le parole erano sincere...
COOPER: Purtroppo le conclusioni sono state diverse: alla fine si è giunti in pratica a
condannare Galileo una seconda volta, o almeno a biasimarlo: Galileo era un litigioso e
ha avuto quello che si meritava, considerati i tempi. Q uanto a impiego della ragione, la
Chiesa si sarebbe comportata in modo più galileiano dello stesso Galileo, perché il
modello eliocentrico non era sostenuto da prove sperimentali.
ONNIPOTENTE: Come se l'assenza di prove per un modello nuovo rendesse
automaticamente valido quello vecchio, pur esso privo di verifiche!
COOPER: Ma abbiamo appena sentito dal signor Keplero che le prove c'erano, e che furono
ignorate. Condanna quindi ragionevole e giusta, ribadisce la Chiesa alla fine del
N ovecento: perciò nessuna abrogazione della sentenza, nessuna riabilitazione, né di
Galileo, né della Chiesa stessa.103
ONNIPOTENTE: D unque neanche oggi è stato riconosciuto il criterio fondamentale che
l'errore era nel fare il processo per una questione di opinioni: perseguitare chi la pensa
diversamente, qui sta il crimine. E pretendere poi di farlo in nome N ostro, arrogandosi il
diritto di processare per eresia...
Rotazione terrestre: le prove di Foucault

ONNIPOTENTE: Vorremmo levarci una curiosità, prima di procedere oltre. I l signor Galilei
ricordava che chi abita la Terra non può accorgersi della sua rotazione. S i può sapere se
di essa esistono prove dirette e incontrovertibili?
FOUCAULT (facendo ampi segni con il braccio): S ì, io ne ho messe a punto due, quella del
pendolo che porta il mio nome, e quella del giroscopio.
ONNIPOTENTE: Lei sarebbe?
FOUCAULT: Il mio nome è Léon Foucault,104 sono uno scienziato francese dell'Ottocento.
ONNIPOTENTE: È vero, del pendolo dovremmo sapere, dato che la N ostra a enzione è stata
risvegliata proprio dalle sue attuali bizzarrie. Ce ne parli, ce ne parli...
FOUCAULT: S upponiamo di avere una pia aforma in rotazione, sulla quale è montato il
sostegno di un pendolo. A ll'equilibrio, il pendolo stia sulla verticale che passa per il
centro della pia aforma. S e il punto di fissaggio del filo è realizzato a dovere, il filo non
riceve stimoli torsionali. A llora, per quanto possa apparire strano, il pendolo non risente
dell'effe o rotatorio della pia aforma e mantiene la propria oscillazione sempre in uno
stesso piano. O almeno questa è la scena come verrebbe descri a da un osservatore che
si trovasse a lato della piattaforma.
ONNIPOTENTE: Se l'osservatore sale sopra la piattaforma, per lui le
cose cambiano, naturalmente...
FOUCAULT: O ui, tous va changer. L'osservatore, se non ha punti di
riferimento esterni alla pia aforma, non si accorge di ruotare
assieme ad essa, proprio come avviene a noi sulla Terra.
Guardando il pendolo, allora, egli crederà che sia questo a
cambiare continuamente il proprio piano di oscillazione, con un
movimento rotatorio all'indietro a orno alla verticale. E dovrà Se la pia aforma è posta in
presumere che il pendolo, per ruotare, debba essere rotazione, il piano di
assogge ato a una forza trasversale. Tale forza non è reale, è oscillazione del pendolo non
cambia.
soltanto apparente - essa non esiste per il precedente
osservatore fisso - e si chiama forza complementare o forza di Coriolis.
ONNIPOTENTE: Capiamo dove vuole arrivare... la pia aforma è la Terra in rotazione. S e noi
vediamo, stando sulla Terra, che il piano di oscillazione di un pendolo ruota nel tempo
attorno alla verticale, abbiamo la prova che è la Terra a ruotare su se stessa. È corretto?
FOUCAULT: C'est parfait, Monsieur O.
ONNIPOTENTE: Mister O, la prego...
FOUCAULT: Mister O , mi scusi. Ed è appunto questa la dimostrazione della rotazione
terrestre che io ho fornito facendo oscillare un pendolo appeso alla cupola del Pantheon
di Parigi. Esperimento non facile, le assicuro, altri hanno fallito.
GALILEI: N on è il caso che io ne meni vanto, visto che mi è sfuggita la vera origine
dell'effe o, ma posso assicurare di aver notato che il grande pendolo che tenevo appeso
fuori della finestra del mio studio all'Università di Padova non manteneva sempre la
stessa traie oria: dopo un certo tempo essa appariva cambiata, lo constatarono anche i
miei studenti...
ONNIPOTENTE: Q uindi, signor Galilei, lei aveva la prova della rotazione terrestre proprio
so o il naso e non se n'è accorto! N on ha degnato di studio le orbite di Keplero, alla
rotazione del pendolo non ha prestato a enzione, dicevano che lei faceva affermazioni
senza prove... che abbia peccato di negligenza è fuori questione. N aturalmente questo
non giustifica le vessazioni cui fu so oposto. Che condanne dovremmo subire allora N oi,
secondo la logica dei suoi persecutori? N oi che abbiamo trascurato di seguire le vicende
dell'universo, lasciando che falsità, delitti, cataclismi e guerre vi proliferassero?
GALILEI: E la sua seconda prova della rotazione terrestre, monsieur Foucault? S ono
curioso...
FOUCAULT: I l giroscopio. È quasi una banalità: un massiccio cilindro viene posto in
rotazione sul proprio asse. I n assenza di forze applicate, per la conservazione del
momento angolare, l'orientamento dell'asse non può mutare nel tempo.
ONNIPOTENTE: Il momento angolare?
FOUCAULT: LO stesso di cui abbiamo parlato in relazione alla rotazione della Terra. Le
ricordo che si chiama così un ve ore che ha come valore il prodo o del momento
d'inerzia per la velocità di rotazione e come orientazione quella, appunto, dell'asse
stesso.
ONNIPOTENTE: Ebbene?
FOUCAULT: Ebbene, se per esempio me iamo in rotazione il giroscopio puntando il suo
asse in una data direzione, diciamo una particolare stella, tale puntamento si manterrà
nel tempo e noi, stando sulla Terra che gira, vedremo che l'intero giroscopio ruota,
proprio come avviene con un girasole nei confronti del Sole.
GALILEI: Anche questo fenomeno, sfortunatamente, sfuggì al mio studio...
ONNIPOTENTE: Troppo occupato con le cose in grande, come prova della rotazione
terrestre: maree, venti alisei... ma non era lei che aveva suggerito di fissare l'a enzione
sui piccoli eventi, spesso forieri di grandi e inaspe ate verità? Come ha lasciato scri o,
per cortesia?
GALILEI: HO scri o, e davvero lo credo, che «anco da cose comuni, direi in certo modo vili,
si posson trarre notizie molto curiose e nuove, e bene spesso remote da ogni
immaginazione». Ma talvolta me ne sono scordato.
FOUCAULT: A ppunto... il pendolo, il giroscopio... ci sono voluti duecento e passa anni dal
suo tempo perché qualcuno li valorizzasse.
Urbano VIII si giustifica

GALILEI: Comunque, né le prove di Keplero, né queste ultime mi sarebbero servite a


molto: io fui perseguitato per ragioni ben più fondamentali che non la questione di come
si muovano il S ole, la Terra e i pianeti. Fui perseguitato per aver posto in discussione il
principio di autorità, il sapere fondato sulla tradizione o sul dogma, la verità assoluta,
insomma, per aver dimostrato l'importanza della critica ragionata e della
sperimentazione.
ONNIPOTENTE: Pesanti capi d'accusa da cui difendersi...
GALILEI: E infa i non esitarono per la condanna finale a tirar fuori documenti per me
falsi, secondo i quali vent'anni prima io avrei preso un impegno con il cardinale
Bellarmino di fare riferimento al sistema copernicano solo come utile metodo
matematico per tra are i moti celesti. Avrei dunque tradito una solenne promessa, io
dico, mai fatta. La mia condanna fu un atto di mera affermazione di potere.
URBANO VI I I (chiedendo la parola con una certa irruenza):Mister O , illustri signori
astronomi, scuserete questa mia intrusione,105 non essendo io uno degli invitati.
ONNIPOTENTE: Oh, bella! E come è arrivato sin qui?
URBANO VI I I: HO avuto indicazioni dagli astronomi del mio tempo. Come papa allora
regnante e parte in causa nella condanna di Galileo, ho ritenuto di dover intervenire e
dare delle giustificazioni...
ONNIPOTENTE: Lei sarebbe dunque uno di quei signori che vengono definiti N ostri
rappresentanti in Terra, nonché il principale artefice della persecuzione di Galilei. N on
giustificazioni dovrebbe fornirci, signor papa, soltanto un interminabile mea culpa.
URBANO VI I I: I l signor Galilei ci darà a o che noi gli abbiamo sempre elargito grande
benevolenza, prima di divenire papa, e anche dopo. Ma eravamo accusati dai cardinali
spagnoli di proteggere gli eretici, e in modo minaccioso e violento dal Borgia, che
intendeva scalzarci dal seggio papale. E, proprio in quel momento delicato, Galileo
commise l'errore di farsi beffe di noi e della nostra «celeste do rina», me endola in
bocca, nel Dialogo, a quello sciocco di S implicio. Che potevamo fare? Per salvarlo dal
rogo, dovemmo pretendere da lui una completa abiura. E si ebbe soltanto una condanna
simbolica. D i lui avevamo grande stima, anche se non possiamo dire che il suo spirito
ribelle, il suo abito di mettere in discussione tutto, il suo fingere una devozione nei nostri
confronti che mascherava la sua scarsa stima per noi e per chi seguiva i nostri de ami...
S i considerino poi i tempi: quali giudici della Chiesa possedevano le nozioni necessarie
per capire che il sistema copernicano, tanto rivoluzionario, potesse avere elementi di
verità, e che quello tolemaico, con quasi due millenni di vita, fosse dubitabile? A
quell'epoca, le barriere poste dalla percezione illusoria dei sensi non erano state
superate...
GALILEI: N on sia risibile, signor papa. Lei aveva ricevuto moniti da persone di grande
intelle o che la me evano in guardia contro l'errore che stava per comme ere nei miei
confronti. Ricorda per esempio Niccolò Fabri di Peiresc?106
URBANO VIII : Non ricordo...
GALILEI: Glielo rammenterò io. Le fece giungere a raverso il cardinale suo nipote
Francesco Barberini una supplica in cui affermava che un'azione contro di me avrebbe
potuto un giorno essere comparata alla persecuzione di S ocrate e della sua sapienza,
tanto esecrata da tu i nel mondo e in patria dai discendenti stessi di coloro che l'avevano
ordita.
ONNIPOTENTE: O ra basta con questi amari discorsi, restituiamo la parola al signor Keplero,
che non ci ha ancora de o una cosa della massima importanza: perché S ole e pianeti si
mantengono su orbite così precise senza mai deviare dal loro moto e imboccare ro e di
collisione?
Di nuovo Keplero

KEPLERO: È stato difficile trovare una risposta. Ho pensato: se vogliamo far curvare una
carrozza è necessario costringere i cavalli a deviare dal percorso re ilineo, cosa che essi
o engono premendo con i loro zoccoli sul terreno e inducendo su di sé una forza
centripeta, ossia dire a verso il centro della traie oria. Herr Gilbert107 ha proposto che la
Terra sia un grande magnete sferico, ruotante sul proprio asse. S arebbe la forza ad esso
associata che causa la caduta dei corpi sulla Terra. Ebbene, se ciò vale anche per il S ole,
allora ho pensato che sia una forza magnetica ad a rarre i pianeti e a mantenerli su
traiettorie incurvate.
ONNIPOTENTE: Ma i pianeti non cadono sul Sole...
KEPLERO: A ppunto, come i cavalli e la carrozza. I pianeti non sono fermi, ma sono lanciati
in corsa, e la forza può soltanto operare nel senso di curvarne la traie oria, non di farli
cadere sul S ole. Più lontani i pianeti, più debole la forza esercitata dal S ole. E una forza
che può mutare con la posizione del pianeta, giustificando così le variazioni di velocità
lungo l'orbita.
ONNIPOTENTE: Una forza tra corpi celesti, dunque: lei è il primo a introdurla. Ma per poco
che N oi ne capiamo, quest'estensione delle forze tra calamite a forze che agiscono nel
sistema solare ha l'aria di essere poco credibile...
KEPLERO: E infatti, chi venne dopo di me...
ONNIPOTENTE: I l signor N ewton, intende... cioè colui che ha spiegato le cose a puntino. Ma
prima di ascoltarlo, si dovrebbe dare la parola al signor Cartesio, il filosofo che crede di
avere le prove della Nostra esistenza: lo vediamo agitarsi da qualche tempo...
CARTESIO: Hanno parlato tu i delle loro concezioni, indipendentemente dal merito.
Monsieur Galilei, che non è mai andato a fondo su nessun problema, che si è perduto in
mille digressioni, è stato al centro dell'a enzione. Un po' di spazio anche a noi francesi,
parbleu...
ONNIPOTENTE: S appiamo, sappiamo quanto poco lei simpatizzasse con lo scienziato
italiano. E sappiamo anche come la polemica la spinse talvolta, signor Cartesio, a
estremizzare le cose...
L'universo di Cartesio

CARTESIO: N on si può dire,, Mister O , che la mia concezione di un universo


indefinitamente esteso e ovunque uniforme fosse una forma di estremizzazione. N oti
bene, ho precisato universo indefinitamente esteso, e non infinito, termine che riservo
esclusivamente a lei. A l contrario, io ritengo di essere avanzato, sulle orme di Bruno,
verso la realtà com'è vista al giorno d'oggi.
ONNIPOTENTE: D obbiamo dire che certe so igliezze, come la differenza tra l'universo
profondo senza confini di Cusano, l'universo indefinitamente esteso di Bruno, e quello,
sempre indefinitamente esteso, ma non infinito, che lei sta proponendo, ci è proprio
difficile afferrarle. Per non dire dei più antichi che vi hanno preceduto con ipotesi non
meno vaghe.
GALILEI: S ono d'accordo. I l discutere di problemi ai quali non si può dare risposta è privo
di senso. A ncor più, il voler assegnar centro a un universo, di cui non si sa né si può
sapere quale sia la figura, è impresa a mio parere totalmente vana.
CARTESIO: Lasciatemi chiarire meglio. La molteplicità di aspe i so o cui si presenta la
materia estesa dipende solo dalla sua suddivisione in parti e dal movimento relativo tra
esse. Tu e le parti sono a conta o e, muovendosi, interagiscono e si urtano. Materia e
spazio sono una sola cosa. N on esistono vuoti all'interno della materia, il vuoto è
conce ualmente assurdo, ciò che sembra vuoto è in realtà riempito di materia fluida, ad
esempio aria. I n questo quadro meccanicistico, ho stabilito dei limiti alla sua azione,
Mister O, perché lei è immutabile o, se vogliamo, vive nell'eterno presente.
ONNIPOTENTE: Si spieghi meglio, per gentilezza...
CARTESIO: I o le a ribuisco l'iniziale creazione della materia estesa e il conferimento ad
essa del movimento; le affido anche il compito di conservare in essere la materia stessa e
la quantità di moto di cui è dotata.108 La sua immutabilità esclude interventi straordinari
per alterare l'ordine naturale dei processi meccanici. N iente miracoli, niente sovversioni
delle leggi di natura.
ONNIPOTENTE: Fin qui lei ci pare convincente. E quali sarebbero, secondo lei, le leggi di
natura?
CARTESIO: Le mie sono tre, e sono leggi di conservazione. La legge di inerzia: in mancanza
di interazione con altre parti, ogni parte conserva il suo stato di moto. Poi, la legge di
conservazione del movimento, per cui la quantità di moto complessiva di due corpi che
collidono non può variare da prima a dopo l'urto. La terza legge, infine, afferma che ogni
corpo tende a muoversi in linea re a. E in base a questi principi che l'universo è passato
dal caos originario all'ordine cosmico.
ONNIPOTENTE: Ci dia il suo punto di vista circa questa evoluzione dell'universo, dato che
non ci siamo presi la briga di seguirla.
CARTESIO: HO tirato un po' a indovinare, partendo dalle antiche idee di D emocrito. I l
quale, purtroppo, non sembra essere tra i presenti.
ONNIPOTENTE: S iamo stati informati che D emocrito ha preferito non intervenire al
diba ito: afferma che la scienza moderna lo ha scavalcato di troppo per non provare un
certo imbarazzo.
GALILEI: I nvece sarebbe stato applaudito sia per la teoria atomistica, sia per le sue
anticipazioni sulle fa ezze della Luna e della Via La ea, da me osservate duemila anni
più tardi. E pensare che non disponeva dei miei strumenti di osservazione...
ONNIPOTENTE: PUÒ riferire lei stesso per sommi capi, signor Galilei, la concezione di
Democrito?
GALILEI: Volentieri, visto che ne condivido la filosofia. S econdo D emocrito, l'universo è
riempito di atomi. Le loro collisioni producono un moto circolare o vorticoso, che li
coinvolge tu i. I mondi nascono dalla casuale aggregazione di atomi, senza interventi
soprannaturali. Essi sono in continuo mutamento e sono infiniti. La Terra è nata dal
raccogliersi al centro di un involucro primitivo costituente il nostro mondo, mentre lo
spazio tra Terra e cielo è riempito da fuoco e aria. I l S ole e la Luna, per D emocrito, sono
più piccoli della Terra. Le macchie sulla Luna sono ombre di monti e valli (io stesso
confermai tale ipotesi duemila anni dopo, grazie al telescopio). A nche la mia
osservazione che la Via La ea è costituita da una molteplicità di stelle di debole intensità
fu anticipata da D emocrito. Poiché negò l'immortalità dell'anima come il suo maestro
Leucippo, Democrito fu perseguitato con l'accusa di essere materialista.
ONNIPOTENTE: Anche su questo punto avete vissuto esperienze analoghe, ci pare...
GALILEI: I nfa i, io fui ogge o di una denuncia anonima presso il S ant'Uffizio per le idee
atomistiche espresse nel Saggiatore. Mi accusarono di “eresia eucaristica”.
ONNIPOTENTE: Eresia eucaristica? Può chiarire meglio?
GALILEI: Preferirei evitarlo, le toglierei quel poco di fiducia che lei sembra conservare nei
confronti del genere umano... Forse la parola dovrebbe tornare al signor Cartesio.
CARTESIO: Grazie, monsieur Galilei. Riprendiamo il discorso sullo spazio, piu osto.
D unque, esso è riempito di particelle, le quali ruotano sia intorno al proprio centro, sia le
une a orno alle altre, dando luogo a un numero immenso di vortici ci. A ll'opposto di
D emocrito, io ho assegnato a lei, M ister O, l'a o originario
di dare movimento a questo universo di particelle. Per
condensazione a orno a determinati centri si formano i tre
elementi terra, fuoco e aria, e poi, dalla loro ulteriore
definizione, prende forma il sistema solare. Esso è
costituito da un grande vortice centrale, il S ole, e da vortici
minori, i pianeti, che gli ruotano a orno. I gravi cadono
sulla Terra e sugli altri pianeti perché a ra i nei rispe ivi
vortici. A ltri sistemi come quello solare esistono in tu o lo
spazio, quindi il Sole è una normale stella come le altre.
HUYGENS: S ono Christiaan Huygens,109 vengo d'O landa e
sono noto per essere il principale sostenitore della luce
come fenomeno ondoso e non corpuscolare, quale lo Schema dell'universo vorticale di
descriveva sir N ewton. I n veste di cosmologo, non ho gran Cartesio (dai Principia Philosophiae
del 1644). I circole i rappresentano il
che da raccontare, ma voglio rivolgere alcune critiche ai
centro di altrettanti vortici.
colleghi che mi hanno preceduto.
ONNIPOTENTE: Parli pure, il dibattito comincia a farsi interessante...
HUYGENS: Uno è Keplero. S i coglie chiaramente, nella visione di un mondo finito -
seppure molto più grande della sfera di A ristotele e Tolomeo - e centrato a orno al S ole
e ai suoi pianeti, l'intenzione di far apparire il nostro astro il più importante
dell'universo. S iamo nel puro misticismo. L'altro è Cartesio: come si possono concepire
dei vortici così vicini, così addossati insieme, senza soluzione di continuità? N on v'è
dubbio, invece, che essi devono essere molto distanziati, così che i loro moti rotatori non
interferiscano e non si influenzino catastroficamente, per esempio inghio endosi l'un
l'altro. Gli argomenti di Cartesio sulla formazione dei pianeti, insomma, sono così poco
significativi che c'è da chiedersi come un uomo di genio abbia potuto concentrare i suoi
sforzi nel me ere assieme simili bamboccerie. O ltre quelle, già udite, relative
all'esistenza di Dio.
ONNIPOTENTE: I nvero ci stavamo domandando la stessa cosa. Q uest'analisi del signor
Cartesio è pittoresca, ma manca di concrete giustificazioni.
CARTESIO: Era difficile spingersi più avanti. A nch'io, come Copernico, mi sono
preoccupato di presentare la mia visione come qualcosa di ipotetico e vago, non
corrispondente di necessità alla realtà delle cose. A nche perché con la Chiesa occorreva
prudenza. La fine di Bruno...
ONNIPOTENTE: E mai possibile che voi umani, con quel cervello che vi ha collocato al di
sopra di tu o, non abbiate saputo far trionfare la ragione e i suoi valori, la sua legge
morale, la sua forza, lasciandovi sopraffare da tante chimere?
CARTESIO: I n tu a sincerità, io stesso ho assai dubitato di essere nel giusto. Come è stato
con le prove dell'esistenza di Dio.
GALILEI: N ondimeno ci si è avventurato. Come ha potuto credere in qualcosa di cui non
possedeva alcuna evidenza, lei che, proprio come me, si è de o convinto che l'uomo deve
farsi guidare dall'esperienza e dalla ragione?
CARTESIO: POSSO spiegare. I o non sono mai stato un eroe, non volevo correre il rischio che
la mia filosofia aderente ai fa i - dunque una filosofia molto vicina alla sua, monsieur
Galilei - potesse pormi in luce di eresia. Così feci la scelta, come uomo, di aderire ai
costumi, conservando la religione tradizionale e seguendo le opinioni moderate, e fui
assai più prudente di lei nel pubblicare le mie concezioni.
GALILEI: Eh via, formulare prove di ciò di cui si dubita!
ONNIPOTENTE: S o o certi aspe i, lo amme a, signor Cartesio, si è rivelato moralmente
debole.
BINETTI: Un po' come Blaise Pascal.
ONNIPOTENTE: Blaise Pascal?
BINETTI: Avrà sentito della sua «scommessa» se credere o non credere in D io. D isse che se
scegliamo di comportarci come se ci fosse un Dio e, arrivati alla fine, scoprissimo che non
c'è, non sarebbe un gran problema. Ma se facciamo la scelta opposta, e alla fine risultasse
che invece D io esiste, perderemmo la beatitudine eterna. D unque la strategia migliore
per Pascal è vivere come se D io esistesse. D 'altronde, è così che ragiona la maggioranza
dei credenti.
ONNIPOTENTE: D avvero gustosa, questa «scommessa»! Ma se N oi fossimo come il D io che
gli uomini si sono figurato, e dovessimo quindi comminare pene e beatitudini eterne,
cominceremmo col dannare quel genere di credenti, poiché hanno fa o una poco nobile
scelta di convenienza.
La gravitazione: Newton e Halley contro Hooke

NEWTON: A nch'io in età avanzata divenni un convinto credente, non posso negarlo, ma
non per opportunismo. Comunque è argomento personale che non desidero diba ere in
questa sede. Preferirei tornare alla visione geometrico-meccanica dell'universo di
monsieur Cartesio. La sua concezione incentrata sui vortici, amico mio francese, è
pre amente qualitativa: lei non è in grado di prevedere assolutamente niente circa la
disposizione e i movimenti delle parti che descrive. N essuna ipotesi quantitativa sulle
forze che le muovono, nessuna possibilità di vedere «dentro» le interazioni che tu o
a ivano e tu o controllano. Mirabili sforzi, i suoi, come quelli di tu i i pensatori che
l'hanno preceduta nei secoli, di individuare le leggi dei movimenti celesti; ma rimane da
illustrare come la mente dell'uomo si è elevata fino al principio generale da cui tu o
deriva, la gravità.
CARTESIO: I o ho scri o che la gravità non è altro che un'affezione fisica e reciproca tra i
corpi in virtù della quale essi tendono a unirsi.
NEWTON: A ppunto, qualcosa di molto generico. Meglio allora il signor Keplero, anche se
non ci ha visto giusto circa il cara ere delle forze agenti. S ulla possibilità di forze di
natura magnetica, e sulla loro dipendenza dalla distanza dei corpi, abbiamo discusso a
lungo nella Royal S ociety di Londra. Uno dei più a ivi fu Robert Hooke,110 al quale
chiederei di esporre le sue idee che in qualche modo condussero alle mie.
ONNIPOTENTE: A noi risulta che lei e il signor Hooke eravate come cane e gatto, soprattutto
per quella disputa sul comportamento ondulatorio o corpuscolare della luce, se
ricordiamo bene. A che si deve questa apertura?
NEWTON: S ulla Terra avevo un cara ere alquanto stizzoso, ho bisticciato con molte
persone, praticamente con tu i, incluso l'astronomo reale Flamsteed, che pure mi aveva
fornito preziosi dati, e il grande filosofo e matematico tedesco Go fried Leibniz.
Desidero fare ammenda. E poi mister Hooke sulla natura ondulatoria della luce aveva una
buona dose di ragione, lo ammisi già prima di morire.
ONNIPOTENTE: Parli il signor Hooke, allora.
HOOKE: S ono Robert Hooke, fisico, membro della Royal S ociety di Londra. A ll'inizio ero
convinto che l'a razione tra due corpi fosse talmente forte da rendere possibile una
misura della dipendenza dell'a razione dalla distanza tra Terra e ogge i semplicemente
variando la loro altezza dal suolo.
ONNIPOTENTE: A che altezze fa riferimento, di grazia?
HOOKE: S alii ad esempio sul punto più alto dell'abbazia di Westminster per provare che
un ogge o pesava meno che a livello del suolo. N aturalmente non trovai alcuna
differenza, ma arrivai a esprimere delle leggi che riguardavano i corpi celesti. La prima
delle mie leggi è che essi non solo a raggono le proprie parti costituenti, ma si
attraggono anche reciprocamente.
ONNIPOTENTE: Lei intende dire che lo stesso tipo di forza che tiene assieme un dato corpo
si esercita anche tra corpi differenti?
HOOKE: Precisamente. La mia seconda legge nasce dal principio di inerzia: i corpi isolati
si muovono in linea re a, ma quando sono assogge ati all'azione di una forza piegano le
loro traie orie in cerchi, ellissi, o altre curve. Terza legge: la forza in gioco è tanto più
intensa quanto maggiore è la vicinanza dei corpi. N on mi espressi mai circa la formula
che legava forza e distanza, ossia se la forza fosse inversamente proporzionale alla
distanza o a una qualche potenza della stessa. I n realtà, propendevo per una dipendenza
quadratica, ma preferii non diffondere le mie convinzioni per non essere copiato e
magari scavalcato da altri...
ONNIPOTENTE: Per esempio da chi?
HOOKE: Per esempio dal giovane Halley, astronomo assai brillante, cui ne avevo
accennato. Era un po' troppo dalla parte di sir Isaac Newton...
ONNIPOTENTE: Non è così che si fa buona scienza.
HOOKE: Lo so bene, ma N ewton aveva una certa tendenza a impossessarsi delle idee
altrui senza darne riconoscimento. A nch'io faccio ammenda, e per dimostrarlo gli
restituisco la parola.
NEWTON: Una bella ma ina del 1684 sir Halley venne da me e mi pose la domanda: quale
sarebbe l'orbita di un pianeta se la forza che lo a rae verso il S ole diminuisse con il
quadrato della distanza tra i due? I o, in precedenza, mi ero fa o qua ro conticini,
partendo dalla mia legge fondamentale della dinamica - forza eguale massa per
accelerazione - e mi era venuta fuori subito un'ellisse, con il S ole in uno dei fuochi. Era
stato sufficiente stabilire la condizione di equilibrio delle due forze in gioco, quella di
a razione verso il S ole e quella centrifuga che agisce su un corpo in moto incurvato,
come l'aveva descri a il professor Huygens. Q uando lo riferii a sir Halley, cominciò a
saltare dalla gioia!
HOOKE: S arebbe bastato considerare il moto del pianeta come un moto accelerato su una
traie oria non re ilinea, in quanto so oposto a una forza a ra iva, dire a verso il
centro dell'orbita e inversamente proporzionale al quadrato della distanza dal S ole. Era la
sola forza reale, quella che contava. L'inclusione della forza centrifuga diventa necessaria
soltanto se come punto di osservazione del fenomeno si sceglie il pianeta in rivoluzione
attorno al Sole, anziché il Sole stesso, e questa è un'inutile complicazione.111
NEWTON: N on scaldiamoci subito. N ei due approcci, il risultato è identico ma, sul piano
del realismo, mantenersi a bordo del pianeta e solidali con esso mi sembrava più
aderente all'esperienza che viviamo. Piu osto il problema è quello di chiarire la natura
della forza a ra iva che si esercita tra i due corpi, e qui lei, mister Hooke, non ha fornito
alcuna ipotesi.
HOOKE: I ntanto noto con soddisfazione che lei ha condiviso la mia conge ura che la forza
attrattiva sia legata al reciproco del quadrato della distanza...
NEWTON: N on ci voleva molto, se devo essere sincero. Q uando sir Halley venne da me io
già avevo le idee chiare in proposito, ma non ne avevo parlato per le stesse ragioni da lei
addo e... troppi spioni in giro. D iciamo che la visita di Halley mi fece capire che era il
momento di uscire allo scoperto prima di venir spogliato della priorità.
HOOKE: Damn... lei è incorreggibile! La verità è che fui io a mandarle Halley per cercare di
stanarla... Vuole una prova che io ero più avanti? Lei riteneva ancora che la forza fosse
esercitata dal S ole sul pianeta e che non valesse il viceversa, quando io già una decina
d'anni prima avevo parlato di a razione reciproca tra i due corpi... Eppure sin dal 1610 il
signor Galilei aveva scoperto i qua ro principali satelliti di Giove e da parecchi anni i
signori Huygens e Cassini112 alcuni di quelli di S aturno. S e questi pianeti esercitano
un'a razione sui loro satelliti, perché non l'eserciterebbero anche sul S ole? E che dire
della coppia Terra-Luna, con le maree che appaiono dipendere appunto dalle forze
attrattive lunari?
NEWTON: La sua vena polemica si è tu 'altro che estinta, mister Hooke. Ci sarà pure un
motivo per cui sono stato chiamato il «divino N ewton», non crede? Ebbene, dopo la visita
d i sir Halley ho messo nero su bianco e ho parlato di a razione universale. Universal
attraction, lo ripeto con forza. Avevo esitato a pronunciarmi perché mi ero de o: se per
definire il moto si debbono considerare simultaneamente tu e queste forze, quale mente
umana può arrivare a tracciare delle leggi esatte?
HOOKE: Insomma, il suo ritardo sarebbe dipeso dall'esigenza di maggior perfezione...
NEWTON: A ppunto, ha de o bene, mister Hooke. I o non amavo, come ha fa o lei, bu are
fuori ipotesi abborracciate, basate sull'intuito, senza una rigorosa disamina di tu i i pro
e di tutti i contro. Io, prima di pronunciarmi, scavavo a fondo...
HOOKE: A nche tra le mie idee, perdiana, non oserà negarlo. I dee abborracciate quanto
vuole, ma fui io, sempre dieci anni prima, a proporre che si dovessero identificare la
forza di a razione tra corpi celesti e quella che qui sulla Terra fa cadere i sassi al suolo,
cioè il peso.
NEWTON: Vero, e io in seguito ho dovuto acce are questa sua intuizione. Ma prima ho
ritenuto di dover fare qualcosa di più preciso. E l'ho fa o confrontando il peso di un
sasso sulla Terra e la forza di attrazione della Terra sulla Luna.
ONNIPOTENTE: È riuscito a fare una cosa del genere!?
NEWTON: S emplice. Prima ho dimostrato che l'a razione della Terra sul sasso è
equivalente a quella che la massa della Terra eserciterebbe se venisse concentrata
interamente nel suo centro (col sasso mantenuto a distanza pari al raggio terrestre). Poi
ho dedo o la forza che la Terra esercita sulla Luna dal comportamento orbitale di
quest'ultima, sempre dalla mia equazione fondamentale. I nfine, facendo idealmente
riferimento a un sasso di massa pari alla Luna, ho fa o il rapporto tra le due forze F e
quello dei reciproci dei quadrati delle due distanze D in gioco, ossia del centro del sasso
e del centro della Luna dal centro della Terra. Ebbene, i due rapporti sono risultati
identici:

indicando che le due forze, quella che fa cadere il sasso e quella che fa orbitare la Luna
a orno alla Terra, hanno assolutamente la stessa natura! Conclusi che la forza che si
esercita reciprocamente tra due corpi risulta proporzionale al prodo o delle loro masse
diviso per la loro distanza al quadrato. E questa appunto la mia legge di gravitazione
universale.
ONNIPOTENTE: Ci lasci esprimere, signor N ewton, la N ostra ammirazione per questa sua
geniale verifica. Fin dove è arrivato con le sue constatazioni?
NEWTON: S piegato gli effe i di marea dovuti all'azione gravitazionale del S ole e della
Luna, spiegato la precessione degli equinozi per la stessa causa oltre al fa o che la Terra
non è una sfera perfe a ma risulta schiacciata ai poli, ciò che la fa comportare come una
trottola...113 E naturalmente gli astronomi che sono venuti dopo di me hanno impiegato i
miei risultati per rendere conto di una molteplicità di effe i più so ili, come ha ricordato
in precedenza la professoressa Marelli.
ONNIPOTENTE: Vediamo, signor N ewton, se siamo in grado di riassumere i tra i essenziali
delle sue scoperte in fa o di gravitazione. D unque, i movimenti osservati per i corpi del
sistema solare - il S ole, i pianeti e i loro satelliti - indicano che tra essi esiste una
reciproca a razione, proporzionale alle masse e inversamente proporzionale al quadrato
delle distanze tra i loro centri. D i più: i fenomeni di gravitazione sulla superficie della
Terra dimostrano che questa a razione non vale solo per le masse dei corpi celesti, ma
anche per quelle di qualsiasi ogge o, e si applica fino ai singoli atomi che li
costituiscono. I n sostanza, si può pensare a un satellite come a un corpo che fosse
lanciato a una velocità così elevata da continuare a girare a orno al pianeta che lo a rae
senza mai arrivare a toccare terra. Come se ci cadesse impiegandoci un tempo infinito.
NEWTON: La sua descrizione è perfe a, Mister O . Ma mi lasci confessare, tu o avrei
potuto immaginare tranne che nozioni del genere dovessero esserle impartite.
ONNIPOTENTE: PUÒ vedere da sé, signor N ewton, come gli umani di N oi non sanno niente.
C'è un particolare che ci turba, lei dovrebbe fornirci dei chiarimenti. Come possono
esercitarsi delle forze tra corpi lontani, corpi che non si toccano, non si urtano... Prima
avevamo l'universo di Cartesio, pieno zeppo di roba, ora abbiamo un universo più o
meno vuoto con pochi ogge i sparpagliati qua o là, e che pure sono tra loro così
fortemente interagenti da condizionarsi reciprocamente il moto. Ha una spiegazione,
signor Newton?
NEWTON: N on credo proprio, Mister O , si tra a di un drammatico problema. La
gravitazione universale c'è, perché le sue conseguenze sono reali e so o gli occhi di tu i,
ma la sua origine per me rimane un rebus. Mi è giunta notizia che in tempi alquanto
successivi alla mia epoca, è stata trovata una risposta. N on sta a me illustrare un quadro
di cui non conosco le fattezze. Forse la professoressa Marelli...
MARELLI: Verrà il momento di chiarire anche questo aspe o, per quanto la comprensione
non possa mai dirsi definitiva.
NEWTON: A nch'io ho commesso un errore, e riguarda proprio lei, Mister O . Q uello di
assegnarle un ruolo assai più importante di quello che lei si è attribuito. Io avevo ritenuto
che la perfezione e la stabilità del sistema solare dipendessero da suoi precisi interventi:
le orbite sono disposte su piani quasi paralleli, tu i i pianeti avanzano nella stessa
direzione, i due pianeti più grandi, che avrebbero potuto creare non pochi fastidi, sono
collocati in posizione marginale, ai bordi del sistema. Tu avia, la presenza delle
reciproche forze a ra ive avrebbe dovuto spingere gradualmente il sistema verso uno
sbilanciamento. S ono giunto a credere che sua cura, Mister O , fosse quella di intervenire
regolarmente per impedire al sistema di disequilibrarsi. E lo stesso pensavo dell'universo
tutto.
ONNIPOTENTE: Come si possono costruire miti sulla perfezione e sulla bellezza della
natura, attribuendo loro implicazioni inesistenti!
LEIBNIZ (con voce roboante, interrompendo l'O nnipotente): Mi presento, sono il filosofo
tedesco Gottfried Leibniz114 e finora ho taciuto per evitare di rinverdire i litigi che in vita
ebbi con Herr N ewton, su questo e su altri argomenti. A nch'io, come lui, fui credente,
benché un po' meno fissato sui temi dell'aldilà. Mi sento spinto a intervenire perché mi è
giunta notizia che oggi si parla, in ambienti antievoluzionisti, di «disegno intelligente».
Bene, vorrei fare ammenda dei miei errori confessando che fui il primo a suggerire una
tale eventualità.
ONNIPOTENTE: Si discuterà a fondo anche di questo. Ma intanto, lei che cosa propose?
LEIBNIZ: I o rifiutai subito l'idea newtoniana che D io abbia costruito un universo dife oso
al quale deve porre rimedio intervenendo di quando in quando. Per me D io era un
orologiaio perfe o che fin dal primo istante aveva realizzato un mondo destinato a
evolvere nella maniera in cui si è evoluto. Una proge azione, perciò, lucida e
determinata, un intelligent design come si usa dire oggidì nella lingua in cui Herr N ewton
ama esprimersi.
NEWTON: Mai de o che gli interventi occasionali di D io fossero una specie di emergenza
per tappare le falle di un orologio costruito male. A nche quelli, per me, erano previsti
nella pianificazione iniziale. D unque non vedo soverchia differenza tra i nostri punti di
vista. D a quanto stiamo apprendendo, era più vicino al vero monsieur Cartesio, con il suo
D io immutabile e indifferente. O persino monsieur Laplace, senza nemmeno la parvenza
di un Dio.
L'adorazione dei magi: sopra il te uccio transita la cometa di Halley vista da
Giotto nel suo passaggio del 1301.

ONNIPOTENTE: I l signor Laplace ci spiegherà meglio quando verrà il suo turno. A ndiamo
avanti, chi è il prossimo?
HALLEY: S ono l'astronomo cui sir N ewton e mister Hooke hanno accennato. Credo mi sia
lecito puntualizzare che la vi oria del sistema newtoniano su quello cartesiano fu
proprio conseguenza di una mia predizione, quella della cometa che apparve, dopo la
mia morte, nel 1759. Ma ciò che più conta, era che si tra ava della ricomparsa di una
cometa che in precedenza era passata già tre volte a intervalli di tempo circa eguali. 115
Tali passaggi sarebbero stati predicibili, nei minimi particolari, con l'applicazione delle
formule di I saac N ewton che conducevano a orbite elli iche assai allungate, e ne davano
pertanto un'ineccepibile conferma.
ONNIPOTENTE: S trabiliante intelligenza, la vostra, minute briciole pensanti del cosmo. Che
cosa dobbiamo a enderci per i tempi successivi, visto che il progresso, come andiamo
constatando, accelera in modo esponenziale? Ci sembra opportuno a questo punto
allentare la tensione concedendoci quello che voi, nei vostri congressi, chiamate coffee
break, anche se qui di caffè non ne troverete punto. A tra poco, allora.
2.
Il sommario dell'Onnipotente
Le pecche degli aristotelici

ONNIPOTENTE: Prima di passare alle conoscenze più recenti, vorremmo verificare se


abbiamo capito nel modo corre o l'ordine delle scoperte e chi ne ha il merito. D unque,
fateci provare e non esitate a correggerci se sbagliamo. Che la Terra è sferica lo avete
scoperto circa 500 anni prima del presunto arrivo sulla Terra di Gesù Cristo. La sfericità
della Terra è da a ribuire a Pitagora e ai suoi discepoli e, forse con un lieve anticipo, a
Parmenide di Elea. Bravo Eratostene con la sua misura del raggio terrestre dalla
lunghezza delle ombre, bravo davvero. Che la Terra ruoti a orno al proprio asse lo
hanno affermato alcuni tardi pitagorici, tra cui spicca il nome di I ceta, e il platonico
Eraclide Pontico, e forse altri ancora, rimasti oscuri. Certe idee nascono simultaneamente
in menti e scuole diverse: è il cara ere corale della scienza, abbiamo avuto ampio modo
di coglierne il senso.
Veniamo adesso al sistema solare. È indubitabile che, malgrado l'avviso contrario dei
pitagorici, per lungo tempo la Terra è stata ritenuta ferma, anche dall'esimio A ristotele.
I dea davvero triviale, scopertamente antropocentrica, incredibile che sia stata acce ata
per duemila anni.
ARISTOTELE: La scienza è sempre in divenire, quando si scoprono gli errori di chi ci ha
preceduto, nemmeno a lei, Mister O, è consentito passare dall'ammirazione al biasimo.
ONNIPOTENTE (dopo una breve meditazione): E vero, ci siamo lasciati trascinare dallo
sdegno, ce ne scusiamo. N on è giusto riversare su di lei le colpe di coloro che hanno
tenuto in vita la sua visione a fini di potere o di controllo delle coscienze. Padroni tu i di
restar fedeli alla propria concezione di una centralità della Terra per quanto a iene alla
dignità umana, ma non di volerla imporre agli altri anche sul piano scientifico, e in
particolare di farlo con la forza o il rica o. Ci rivolgiamo sopra u o al signor Urbano
VIII, al secolo Maffeo Barberini, e ai suoi epigoni.
URBANO VI I I (visibilmente contrito): S ono costre o a ripetermi: io vissi in epoca oscura e
dove i agire in condizioni di necessità. I miei epigoni, come li chiama lei, Mister O ,
stanno vivendo in tempi in cui i valori della libertà individuale e della dignità dell'uomo
hanno acquisito ben altra rilevanza. S e io dovessi ripercorrere oggi l'esperienza di allora,
sono sicuro che saprei condurmi diversamente...
ONNIPOTENTE: I suoi successori, a quanto sembra, testimoniano il contrario: gli errori
vengono ribaditi, talvolta aggravati. Perché tanta miopia?
MARELLI: Potrebbe non essere miopia. La scienza domina nella ricerca del vero, le
religioni si sono incaricate della gestione dell'inverosimile...
Fuggevole comparsa dell'eliocentrismo

ONNIPOTENTE: Torniamo all'astronomia, argomento per N oi di maggior interesse. Ci è


piaciuto il signor A ristarco, il quale neanche cent'anni dopo Eudosso ha avuto il coraggio
di andare contro l'universale idea di una Terra fissa al centro dell'universo.
ONNIPOTENTE: Finalmente, con A ristarco, un sistema con il S ole al centro. O ltre a quella
sua geniale misura delle distanze tra Terra, S ole e Luna.Chapeau. Eraclide Pontico,
scoprendo le orbite di Venere e Mercurio a orno al S ole, ha fornito ad A ristarco lo
spunto essenziale: di lui abbiamo già richiamato vari altri meriti - Terra in rotazione e
fors'anche una possibilità di sistema eliocentrico - quindi ha la N ostra ammirazione,
come A pollonio, punto di riferimento per molti astronomi, in particolare inventore delle
orbite eccentriche, degli epicicli e dei deferenti.
Lo stesso vale per il signor I pparco, il quale, malgrado il suo passo indietro rispe o alla
visione eliocentrica di A ristarco, è stato probabilmente il più grande astronomo greco, in
quanto autore di straordinarie imprese, come previsioni delle eclissi, invenzione
dell'astrolabio, misura esa a del tempo di circolazione della Luna e sopra u o
precessione degli equinozi, effe o che, abbiamo appreso, consegue alla lenta rotazione
dell'asse terrestre sulla superficie di un cono.
Q uanto al signor Tolomeo, cose di valore ne ha fa e molte, ma quel suo ribadire e
perfezionare un sistema ormai superato dalla geniale intuizione di A ristarco, precedente
di ben qua ro secoli, ce lo fa collocare solo poco al di sopra dei filosofi aristotelici di
epoca galileiana... Poche cose ci hanno disturbato maggiormente dell'ostinazione con cui
gli esseri umani hanno scritto e riscritto la storia...
TOLOMEO: Ma il mio Almagesto, Mister O ... se non lo avessi composto, ben poco si sarebbe
conservato del sapere antico... E il mio equante, così ardito e utile nella semplificazione
dei calcoli... E la musica, io ho fatto meglio di Pitagora quanto a esigenze dell'armonia...
ONNIPOTENTE: D obbiamo riconoscere che anche lei ha vari meriti, invero nient'affa o
trascurabili. E ora veniamo a Copernico: chapeau anche per lui. I n tempi difficili, ha
saputo sfidare tu o e tu i, a cominciare da Lutero. E un riconoscimento anche a I bn al-
S hatir per avergli suggerito il metodo, o almeno cosi è parso. Tycho invece ci ha deluso,
perché non si è accorto - come crediamo di aver capito - che la sua cosidde a nuova
teoria era simile a quella di Copernico, da essa differendo solo per il sistema di
riferimento ado ato. Una differenza fisicamente insignificante, di esclusivo cara ere
matematico. Diciamo bene, signor Galilei?
Relatività galileiana

GALILEI: Circa l'equivalenza dei sistemi di Copernico e di Tycho,Mister O , lei ha de o


benissimo. N aturalmente occorre scrivere le equazioni del moto in modo corre o, come
ci sono state illustrate da Keplero. N ella cornice di Tycho, esse divengono però alquanto
più complesse. D i un moto si possono dare diverse descrizioni a seconda del sistema di
riferimento in cui ci si pone per osservarlo. Come ho già de o, non esiste un sistema
privilegiato in fa o di quiete assoluta. S ono stato proprio io a scrivere le equazioni che
perme ono di trasformare le grandezze fisiche quando si passa da un sistema di
riferimento a un altro, tanto che oggi esse vengono chiamate trasformazioni galileiane.
D'accordo, professoressa Marelli?
MARELLI: Certamente. N emmeno il sistema copernicano può essere visto come vero in
assoluto. Lo stesso S ole non è fermo, ma viaggia nello spazio insieme ai suoi pianeti,
ruotando a orno al nucleo della nostra galassia, distante da noi circa 28.000 anni-luce, 116
e quest'ultima a sua volta si muove nel processo espansivo dell'intero universo che è
seguito al Big bang. Il Big bang...
ONNIPOTENTE: A lt, del Big bang parleremo a tempo debito, signora Marelli. Prosegua nel
suo ragionamento, per favore.
MARELLI: È legi imo parlare soltanto di movimenti relativi tra i corpi. La loro descrizione
può essere fa a da più punti di osservazione, ciascuno nelle proprie condizioni di
movimento, e ciò che fa preferire una descrizione ad altre è soltanto la sua minor
complessità matematica.
ONNIPOTENTE: Un po' alla volta tu o ci sta divenendo chiaro. N on vi conviene utilizzare la
Terra come punto di osservazione, perché ciò vi costringe a fare acrobazie per descrivere
le orbite dei pianeti. Ma allora ci chiediamo: è mai possibile che secoli di diatribe sulla
bontà del sistema copernicano rispe o al tolemaico si riducano a una mera questione di
praticità?
MARELLI: O h no, c'è un principio di fondo sul quale Tolomeo ha errato, ma non hanno
errato Copernico, Keplero e Galileo: Tolomeo ha affermato che la Terra è immobile al
centro dell'universo, gli altri che chi è in posizione centrale è il S ole, ma a enzione, non
centrale rispe o all'universo, ma soltanto al suo sistema planetario. E questo è
sostanzialmente vero, ed è la ragione per cui le Chiese cristiane si sono schierate contro
Copernico e Galileo: l'uomo relegato in un angolino dell'universo, fuori dall'interesse
primario dell'occhio di D io. Bruno finì sul rogo per questa precisa ragione, figurarsi, con
la sua infinità dei mondi...
ONNIPOTENTE: E sull'ellitticità delle orbite che cosa si dice al giorno d'oggi?
MARELLI: D a N ewton in poi sappiamo che le leggi di Keplero non sono esa e: ciascun
pianeta sente anche l'azione gravitazionale degli altri pianeti, la quale impedisce loro di
seguire orbite perfe amente elli iche. E per lo stesso motivo anche la seconda legge,
quella sulle aree eguali spazzate in tempi eguali, non è rigorosa. D 'altra parte nel
S eicento non era possibile accorgersi né dell'una né dell'altra anomalia, giacché gli
strumenti di osservazione non erano abbastanza precisi.
ONNIPOTENTE: Ci consta che il signor Tycho, pur ingenuo in campo teorico, abbia tu avia
svolto uno splendido lavoro di osservazione sperimentale, che si è mostrato di grande
aiuto per Keplero e preziosissimo per gli sviluppi successivi dell'astronomia. D a Galileo
in poi, il lavoro sperimentale appare complemento indispensabile a quello teorico, quindi
a Tycho Brahe è dovuto un giusto riconoscimento.
TYCHO: Grazie, Mister O, le sono debitore...
ONNIPOTENTE: E adesso è la volta di Keplero. Ci ha toccato quella sua mistica di un
Creatore che è perfe o meccanico, geometra e musico. I dea gratificante, ma non
rispondente alla N ostra natura. Però le sue leggi orbitali... di nuovo chapeau. Peccato che
il signor Galilei non abbia saputo trarre vantaggio dal lavoro di Keplero nella ba aglia
contro i suoi persecutori. A nche a Keplero il N ostro plauso per essere stato tra i
fondatori della scienza moderna; e la N ostra simpatia per tu o ciò che gli fece patire la
Chiesa luterana processandogli la madre per stregoneria. D imenticavamo i meriti di
Eudosso, che al suo tempo - come ci ha garantito il signor Copernico - introdusse negli
studi astronomici il primo approccio autenticamente scientifico, quasi un antesignano di
Copernico, Keplero e Galileo.
FILOLAO: Vorrei ribadire, se mi è concesso, che già noi pitagorici la Terra l'avevamo fa a
muovere - ricorda, Mister O? - l'avevamo fatta girare attorno al Fuoco Centrale...
ONNIPOTENTE: Ma a orno al Fuoco Centrale facevate girare anche il S ole, invece di unire i
due in un solo corpo, com'era più logico: avete usato male la ragione. C'è voluto Eraclide
Pontico perché si facesse un passo avanti, anche se il suo pensiero precorreva più il
modello di Tycho Brahe che non quello di Copernico.
GALILEI: I l problema è che per millenni ci si è accaniti a non voler capire che chi sta sulla
Terra, condividendo con essa il suo movimento, non ha nessun modo per accorgersene.
Chi viaggia stando sulla stessa mia carrozza a me appare fermo!
ONNIPOTENTE: S appiamo quanto lei ha dovuto penare per spiegare che con la Terra ruota e
avanza solidalmente tu o ciò che sta su di essa, o si trova contenuto nella sua atmosfera.
Ci sono stati riferiti i suoi begli esempi in proposito, come quello degli uccelli sospesi
nell'aria. Può riferirci testualmente le parole che usò nei suoi scritti?
GALILEI: Dal D ialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, reciterò a memoria: «Q uando gli
uccelli avessero a tener dietro al corso de gli alberi con l'aiuto delle loro ali, starebbero
freschi; e quando e' venisser privati dell'universal conversione, resterebbero tanto
indietro, e tanto furioso apparirebbe il corso loro verso ponente, a chi però gli potesse
vedere, che supererebbe di assai quel d'una freccia... Ma la verità è che... quello che
mantiene inalterato cotal moto ne gli uccelli, è l'aria stessa per la quale e' vanno vagando,
la quale, seguitando naturalmente la vertigine della Terra, sì come conduce seco le
nugole, così porta gli uccelli ed ogn'altra cosa che in essa si ritrovasse pendente: talché,
quanto al seguir la Terra, gli uccelli non v'hanno a pensare, e per questo servizio
potrebbero dormir sempre».
ONNIPOTENTE: La sapevamo poeta, signor Galilei, ora la scopriamo anche umorista... «per
questo servizio gli uccelli potrebbero dormir sempre»! Le spe a, ça va sans dire, un
applauso generale.
GALILEI: Questo mi ripaga di tante mortificazioni...
Gli ispiratori di Cartesio

ONNIPOTENTE: Passiamo al signor Cartesio e alla sua concezione dell'universo. Magari non
troppo realistica, ma piena di fantasia. D imentichiamo le cosidde e prove della N ostra
esistenza, che non gli fanno troppo onore. S appiamo che ha altri meriti nella matematica
e nell'o ica, meriti dei quali non abbiamo avuto occasione di parlare. I l suo ruolo nella
scienza è degno d'encomio.
GALILEI: Monsieur Cartesio ha avuto importanti ispiratori...
ONNIPOTENTE: A h, quale dimenticanza! Un riconoscimento va al signor D emocrito di
A bdera - mi spiace che non sia intervenuto - che non solo ha spinto Cartesio sulla via
dell'aggregazione dei mondi, ma ha precorso lo stesso Galileo di duemila anni su alcuni
aspe i del cielo! E ha intuito con straordinario anticipo la natura corporea e mortale
dell'anima. Bravi coloro che lo hanno ispirato, A nassimandro e A nassagora, così come
quelli che ne hanno raccolto l'eredità, ossia Epicuro, Lucrezio, Cusano e infine Bruno. A
quest'ultimo spe a, come a Galilei, un plauso unanime, che lo ripaghi delle crudeli
torture inflittegli dalla Chiesa.
BRUNO: Mi sono confortato auspicando che i miei giudici abbiano finito col pagare un
prezzo più alto del mio.
ONNIPOTENTE: D i solito è ciò che accade a chi male opera. E perveniamo ora a N ewton, cui
si può solo rimproverare il cara ere poco docile, e poi Hooke, Halley e Leibniz. Per
N ewton non esistono parole adeguate a descrivere i suoi meriti. Propongo una standing
ovation. Q uanto a Hooke, a lui una speciale citazione per avere, seppure in modo un po'
confuso, ge ato il seme da cui N ewton ha fa o crescere la pianta; e a Halley per avere
definitivamente provato la superiorità dell'universo newtoniano su tu o ciò che lo ha
preceduto; infine, anche a Leibniz per i suoi grandi contributi al progresso delle
conoscenze, soprattutto in matematica.
LEIBNIZ: Danke, Mister O, ma non ero il solo, anche Newton e prima di noi altri...
ONNIPOTENTE: A l signor N ewton vorremmo ancora chiedere che cosa ne pensa della
possibile finitezza dell'universo, come ce l'ha presentata il signor Tolomeo. A N oi
sembra che l'a razione gravitazionale non perme erebbe alle stelle di starsene fisse su
una sfera, senza attrarsi e convergere verso il centro della stessa...
Ancora sulla pluralità dei mondi

NEWTON: Lei ha visto giusto. E infa i - facendo mia l'idea di coloro che avevano creduto
nella molteplicità dei mondi, in particolare del mio connazionale Thomas D igges -
proposi che le stelle fossero in numero infinito e si estendessero in profondità nello
spazio siderale. I n tal caso ciascuna di esse sarebbe gravitazionalmente a ra a sia verso
il centro, sia verso l'esterno, con un effe o di compensazione. Ciò garantirebbe la
stabilità della volta stellata.
ONNIPOTENTE: Perché questo sia possibile, occorre pensare a un universo infinitamente
esteso e uniformemente riempito di stelle.
NEWTON: S ì, è esa amente ciò che scrissi nel 1693 in una le era a Richard Bentley,117 che
aveva chiesto la mia opinione in proposito.
ONNIPOTENTE: I l signor Galilei perdonerà queste N ostre futili disquisizioni... S econdo lei
quindi, sir N ewton, l'ipotesi corre a non è quella di A ristotele e Tolomeo di un universo
limitato, racchiuso nel guscio delle stelle fisse, bensì quella di un universo infinitamente
esteso, che ribadisce e rafforza analoghi conce i già espressi da N icola Cusano e
Giordano Bruno e prima di loro, come abbiamo sentito, da vari filosofi greci?
MARELLI: È venuta l'ora di chiarire questo punto. L'ipotesi corre a non è nessuna di
queste, perché tu e assumono che l'universo sia immutabile, fermo; ciò che per il
momento la scienza è in grado di proporre con una certa sicurezza è che invece l'universo
sia in continua espansione, come avremo modo di sentire dal signor Hubble, colui che
per primo ha descritto il meccanismo.
ONNIPOTENTE: Certo che la concezione dell'universo a forma di celeste, confinata sfere a,
è assai meno elegante di quella di un universo che almeno tende verso lo sconfinato.
Molti sono stati già lodati per aver concepito quest'idea a raverso i tempi. I n proposito,
vorremmo aggiungere un riconoscimento al signor Huygens, anche per il pragmatismo
dimostrato nelle critiche a Cartesio e a Keplero.
ORESME: N on credo di essere stato da meno dei signori testé nominati, Mister O . A nch'io
ho preso le distanze dal mondo chiuso di Tolomeo, affermando che oltre il cielo c'è uno
spazio vuoto incorporeo, diverso da qualsiasi spazio reale e materiale che conosciamo.
ONNIPOTENTE: Quel vuoto che lei ha fatto coincidere con Noi stessi, ricordiamo bene?
ORESME: Sì, appunto.
ONNIPOTENTE: D a buon vescovo, lei si è fa o prendere la mano dai miti religiosi. Ma
sappiamo che ha avuto non pochi meriti scientifici di altra natura, tra cui quello di
anticipare Galileo su alcuni concetti. Quindi, va bene, un encomio anche a lei.
ORESME: Gliene sono grato, lo spartirò con Buridano.
Astronomia, vetta dell'umana mente

ONNIPOTENTE: Cerchiamo adesso di trarre delle conclusioni. D iremmo che oggi ben poco
di quanto si è cercato di spiegare nel corso di due millenni è rimasto in piedi, tranne
naturalmente il metodo scientifico di Galileo Galilei, alcuni spunti di Renato Cartesio e le
grandi scoperte di I saac N ewton sulla gravitazione. A bbiamo tu avia stabilito alcuni
fa i fondamentali. E cioè che l'astronomia è passata da una fase prevalentemente
osservativa, dall'antichità fino a Copernico, a una fase propositiva di meccanismi
operanti, la quale con Keplero è diventata quantitativa; a una fase infine in cui vengono
chiarite le cause motrici dei movimenti celesti. Tale progresso si è reso possibile grazie
all'impegno e alla devozione di una schiera di uomini che a raverso i secoli sono stati
sorre i da una nobile curiosità e hanno profuso il loro impegno spesso a costo del loro
quieto vivere e talvolta della loro incolumità. La scienza, almeno così ci pare, è un
monumento all'intelligenza dell'uomo e alla sua aspirazione alla verità e alla giustizia. I l
suo graduale affinamento a raverso le generazioni, come si è segnatamente manifestato
nell'astronomia, è la più grande impresa compiuta dal genere umano. Q uesto abbiamo
voluto esprimere distribuendo le Nostre modeste espressioni di apprezzamento.
LAPLACE (con entusiasmo): N ei miei libri, Mister O , ho lasciato scri e parole quasi
identiche alle sue. E ho so olineato che in astronomia la grandezza delle scoperte fa
sublime contrasto con la piccolezza della base dalla quale abbiamo operato per misurare
i cieli.
ONNIPOTENTE: Ma ora le dolenti note. D obbiamo prendere a o che una schiera ben
maggiore di esseri umani ha ostacolato questo degnissimo sforzo, proponendo do rine e
superstizioni false e inverosimili o prestandosi a credere in esse ciecamente, senza far
uso dell'intelle o di cui l'evoluzione delle specie li ha dotati. Malgrado i meriti delle
persone qui presenti, il giudizio che ci siamo formati sull'operato del genere umano è
dunque complessivamente negativo. Possiamo a ragione supporre che voi lo
condividiate.
GALILEI: N on saremo certo noi scienziati, Mister O , a prendere le difese dell'irrazionalità
che governa la Terra...
ONNIPOTENTE: E con questo ci pare di avere concluso il sommario, per quello che potrà
servire, augurandoci di aver colto i punti essenziali dei discorsi affrontati.
D imenticavamo di ringraziare in modo speciale Talete e Filolao, che sono stati subissati
di domande. S e abbiamo commesso delle sviste, siate così cortesi da riprenderci...
N essuno ha qualcosa da obie are? N on ci sono precisazioni? E allora passiamo agli
sviluppi più recenti. N on prima di esserci concessi un secondo coffee break, che vi
preghiamo di contenere nei giusti limiti di tempo.
3.
Tempi moderni
Laplace, ovvero un sistema senza Dio

ONNIPOTENTE: Vogliamo provare a indovinare? S comme eremmo che il primo


approfondimento sia stato quello di cercare quanto di vero ci fosse nell'idea del signor
Cartesio circa la conglomerazione di materia caotica primordiale a orno a nuclei di
condensazione. Ci pare poi degna di nota l'osservazione del signor N ewton che i pianeti
si muovono in modo notevolmente ordinato, con le orbite più o meno complanari,
circostanza che egli benignamente a ribuisce alla N ostra mano, laddove N oi nemmeno
ce ne eravamo accorti. Chi desidera prendere la parola?
LAPLACE (alzandosi dal fondo e avanzando fino a essere in piena luce): Credo sia venuto il
momento di illustrare il mio lavoro. Posso dire di essere colui che ha dato il contributo
principale al perfezionamento del sistema newtoniano, dimostrando che le orbite di
Keplero, inclusi i loro piccoli scarti, sono ben spiegate nel suo ambito e sopra u o si
mantengono stabili senza bisogno di interventi divini. I n fa o di gravitazione, ho
ipotizzato la possibilità del collasso gravitazionale e l'eventuale esistenza di buchi neri
dai quali la luce non può emergere,118 concetti divenuti familiari solo di recente.
ONNIPOTENTE: A h, ecco perché la chiamano il N ewton francese... Ma a N oi risulta che lei
fu anche un egregio matematico...
LAPLACE: LO fui, ma non intesi mai la matematica come una disciplina fine a se stessa,
piu osto come uno strumento utile per la ricerca scientifica e per problemi pratici. N on
curai mai l'eleganza o la simmetria nei procedimenti matematici. Tu avia è ben vero che
alla matematica attribuii sempre un valore primario nella costruzione della scienza.
ONNIPOTENTE: E infa i scrisse: «Q uelli che s'innamoran di pratica sanza scienza, son come
'1 nocchiere, ch'entra in navilio sanza timone o bussola, che mai ha certezza dove si
vada».
LAPLACE: Vero, ma ho preso la frase da Leonardo da Vinci.
ONNIPOTENTE: Torniamo al suo perfezionamento della meccanica newtoniana e alla
Nostra esclusione dallo scenario; ci interessa in particolar modo...
LAPLACE: I lavori pubblicati da sir N ewton contenevano tortuosi procedimenti geometrici,
del tu o inada i a render conto degli effe i più so ili e de agliati dell'interazione
gravitazionale tra i pianeti. A ltri scienziati, quali Eulero e La-grange, hanno fornito
contributi alla spiegazione di una molteplicità di effe i minori che intervengono nel
sistema solare, effetti a Newton sconosciuti...
ONNIPOTENTE: Per esempio?
LAPLACE: S tranezze, anomalie, come un'accelerazione del moto di Giove e una
decelerazione di quello di S aturno, rilevate dal solito Tycho Brahe, impareggiabile
scrutatore dei cieli. Poi un'accelerazione della Luna, accertata da sir Halley. E altre piccole
variazioni nella forma, nell'orientamento e nell'eccentricità delle orbite elli iche dei
pianeti che, se non avessero avuto un cara ere periodico, avrebbero portato a lungo
andare allo sfascio del sistema solare.
ONNIPOTENTE: Effe i che, è intuibile, lei ha fa o risalire alle reciproche azioni
gravitazionali tra i vari pianeti e satelliti...
LAPLACE: N on soltanto. A nche a interazioni con comete, ossia con corpi celesti che si
riaffacciano nei pressi del sistema solare a lunghissimi intervalli di tempo. Tanto per
esemplificare, capii che il comportamento strano di Giove e S aturno aveva un periodo di
ben 900 anni e si poteva correlare con particolari posizioni dei due pianeti rispe o al
S ole. L'accelerazione della Luna era conseguenza della variazione dell'elli icità
dell'orbita terrestre, e anche, come si scoperse più tardi, del rallentamento della
rotazione terrestre per l'energia persa in attrito nei moti mareali.
ONNIPOTENTE: Lei è noto per l'idea di una possibile nascita del sistema solare da una
primitiva nebulosa, ipotesi che nelle linee generali, ci dicono, rimane valida ancor oggi:
ce ne parli, s'il vous plaît.
LAPLACE: D irò subito che lo spunto iniziale mi venne da uno scri o di I mmanuel Kant.119
S ono partito dall'ipotesi che all'inizio ci fosse una massa globulare di gas e polveri
incandescenti in rotazione su un asse. Una nebulosa relativamente appia ita, lenticolare,
per effe o della forza centrifuga, la quale è tanto più elevata quanto più ci si approssima
al piano equatoriale. A causa di un graduale raffreddamento e delle forze interne di
gravità, la nube gassosa si è gradualmente contra a e il suo nucleo centrale si è
addensato fino a formare il S ole. Man mano che la nube si contraeva, per la legge di
conservazione del momento angolare, aumentava la sua velocità di rotazione.
ONNIPOTENTE: Q uella stessa conservazione del momento angolare che proprio ora fa
accelerare la rotazione terrestre, creando l'allarme che ci ha indotto a convocarvi qui.
LAPLACE: A causa dell'aumento della velocità di rotazione, all'equatore della nebulosa la
forza centrifuga giunse a superare la forza di gravità che la teneva assieme, causando il
distacco di un anello, anch'esso in rotazione. Per condensazione dei gas e delle polveri
a orno a un particolare centro di nucleazione, questo anello si trasformò gradualmente
in una massa sferoidale, vale a dire un pianeta, talvolta addiri ura solidificandosi. I l
protrarsi della contrazione gravitazionale e della solidificazione del nucleo centrale ricreò
le condizioni per il distacco di un secondo anello e la nascita di un altro pianeta.
ONNIPOTENTE: Così questo fenomeno, ripetendosi più volte, ha dato origine all'a uale
sistema planetario.
LAPLACE: Taluni pianeti sono rimasti nella fase gassosa, altri sono arrivati alla
solidificazione.
ONNIPOTENTE: E il nucleo centrale, divenuto il S ole, ha continuato a ruotare a orno al
proprio asse...
LAPLACE: Esa amente, e impiega circa 25 giorni a compiere un intero giro. Mi riferisco
alla rotazione presso l'equatore, giacché, non essendo solido, il S ole non ruota come un
tutto unico, ma si muove più lentamente presso i poli.
ONNIPOTENTE: E i satelliti dei pianeti?
LAPLACE: N ella mia descrizione, i satelliti si sarebbero formati per condensazione, dovuta
a graduale raffreddamento, di parte dell'atmosfera che circondava i pianeti. È
significativo che il loro moto di rotazione avvenga con lo stesso periodo del moto di
rivoluzione a orno ai rispe ivi pianeti, cosicché essi rivolgono loro sempre la stessa
faccia. So però che oggi si fanno ipotesi differenti...
ONNIPOTENTE: Elementi tangibili a sostegno del suo modello, signor Laplace?

La formazione di un pianeta secondo Laplace:

1. Nebulosa in rotazione;
2. distacco di un anello;
3. condensazione dei gas verso un nucleo;
4. formazione di uno sferoide compatto rotante sul proprio asse.

LAPLACE: I l mio modello, che può essere meglio compreso se cerco di tracciarne un
disegno qui nell'aria, si ispira in certo senso a S aturno, il quale con i suoi anelli sembra
presentare un tal genere di processo allo stadio iniziale.
Un altro elemento che porta acqua al mio mulino è l'esistenza degli asteroidi, ossia le
migliaia di piccoli pianeti che girano intorno al S ole in una fascia compresa fra le orbite
di Marte e Giove: potrebbero essere i frammenti di un anello che non ha fa o in tempo
ad aggregarsi sino a formare un pianeta intermedio.120
ONNIPOTENTE: PUÒ il suo modello, signor marchese, spiegare la rotazione dei pianeti, e
parimenti quella dei satelliti, attorno al loro asse?
LAPLACE: Certamente. Basta osservare che durante la condensazione dell'anello, la
materia più interna e più vicina alla nebulosa generatrice viaggiava con minor velocità di
quella più esterna, dato che entrambe avevano la medesima velocità angolare.
N ell'aggregarsi a formare lo sferoide finale, tale differenza di velocità ha portato, rispe o
al centro del pianeta, a un moto dire o all'indietro della faccia rivolta verso il S ole e a un
moto dire o in avanti della faccia opposta, in pratica una rotazione a orno all'asse del
pianeta con il medesimo senso di girazione del moto orbitale. Ciò appare evidente dalla
mia illustrazione grafica.
ONNIPOTENTE: Molto soddisfacente. Ma vorremmo che ci precisasse, di grazia, in che cosa
differisce il suo sistema da quello di Kant.
LAPLACE: La mia protonebulosa era calda e in rotazione, quella di Kant fredda e immobile.
Poi la formazione dei pianeti: tu i insieme e quindi coevi secondo Kant, uno alla volta
nel mio modello, quindi quelli esterni più vecchi di quelli interni.
MARELLI: Mi perme o un'obiezione. S e il marchese di Laplace avesse provato a valutare la
velocità di rotazione del nucleo della nebulosa avrebbe trovato che era insufficiente a
causare il distacco degli anelli. I noltre non era difficile supporre che, anche volendo
amme ere la possibilità di tale distacco, i gas costituenti, roventi com'erano, si sarebbero
dispersi piu osto che aggregarsi a formare dei pianeti. N on a caso agli inizi del
N ovecento la teoria di Laplace non godeva più di alcun credito, ed erano sorti modelli
alternativi. Riterrei utile un approfondimento di questa problematica.
ONNIPOTENTE: Potremo tornare sull'argomento quando il signor Laplace avrà finito la sua
dissertazione. I ntanto vogliamo esprimere il N ostro compiacimento per il fa o che egli
non abbia sentito la necessità di coinvolgerci nel suo meccanismo, il quale, in modo
evidente, è un'evoluzione del tutto autonoma.
LAPLACE: A nche N apoleone fu colpito da questo fa o, quando gli descrissi il mio lavoro.
Eravamo in rapporti buoni e piu osto ravvicinati, giacché mi aveva nominato senatore
malgrado la mia pessima riuscita nelle vesti di Ministro degli I nterni. «S ignor Laplace -
mi disse - lei ha scri o questo grande libro sulla fondazione dell'universo senza
menzionare una sola volta il suo Creatore.» «N on ho avuto bisogno di fare quest'ipotesi»
gli risposi.
ONNIPOTENTE: Lei è il primo ad aver affermato apertamente questa semplice verità.
LAPLACE: È anche per questo che la storia mi dipinge come un convinto assertore del
determinismo: dalla conoscenza delle posizioni e delle velocità di tu e le componenti
dell'universo a un dato istante si è potenzialmente in grado di predire ogni ulteriore
sviluppo. N on occorrono interventi divini, non ci sono fenomeni che non si mantengano
nei binari su cui si sono avviati.
ONNIPOTENTE: D a ciò prende forma il vero compito della scienza, quello di essere uno
strumento di predizione. Finalmente discorsi sensati, dopo certe misticherie che
abbiamo udito persino da Keplero, Cartesio e N ewton. Grandi cervelli, ma spiriti deboli.
Ci vuole raccontare come lei si è espresso nei suoi scri i a proposito di questo suo
determinismo?
LAPLACE: Possiamo considerare lo stato a uale dell'universo come l'effe o del suo
passato e la causa del suo futuro. Un intelle o che a un determinato istante dovesse
conoscere tu e le forze che me ono in moto la natura, e tu e le posizioni di tu i gli
ogge i di cui la natura è composta, se questo intelle o fosse inoltre sufficientemente
ampio da so oporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un'unica formula i
movimenti dei corpi più grandi dell'universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale
intelle o nulla sarebbe incerto e il futuro, proprio come il passato, sarebbe evidente
davanti ai suoi occhi.
ONNIPOTENTE: Ma questo è impossibile: per determinare tu i gli eventi in ogni singolo
istante, un tale intelle o dovrebbe disporre di una capacità di calcolo senza limiti. Voi
umani avete grandi facoltà di miglioramento, ma a questo non potrete arrivare...
LAPLACE: I ndubbiamente. N ella realtà delle cose, molti eventi si collegano con il sistema
globale in maniere sconosciute, e allora gli uomini tendono a farli dipendere dal caso o
da cause immaginarie. È la loro inesorabile tendenza verso il preternaturale. Ma queste
cause immaginarie diminuiscono di pari passo con l'allargamento dell'orizzonte delle
conoscenze, e una dopo l'altra scompariranno di fronte alla vera scienza, che in esse
riconosce soltanto l'espressione della nostra ignoranza circa le cause vere.
ONNIPOTENTE: D'accordo con la sua analisi.
LAPLACE: I teologi di allora, parlando a suo nome, erano di avviso contrario.
ONNIPOTENTE: Immischiandoci con la finitezza, ci hanno svilito.
LAPLACE: Le dirò, Mister O , l'ipotetico intelle o che ho descri o, in grado di prevedere il
futuro sulla scorta degli eventi passati e di gestire una quantità infinita di informazioni,
superiore quindi ai limiti umani, è stato visto dai miei posteri come un demone, il
demone di Laplace, appunto.
ONNIPOTENTE: Gli uomini di Chiesa traggono particolare soddisfazione dal fare
riferimento ai demoni. I l demone, il nemico di D io. Lei pensa che verrà un giorno in cui il
suo demone risponderà a tutti gli interrogativi?
LAPLACE: A h, no di certo. I n verità, al di là del discorso di principio, io non ho creduto e
non credo che l'umanità potrà mai arrivare a completare il processo conoscitivo globale:
la conoscenza non è un processo convergente. Essa sarà sempre in divenire, e nessuno
perverrà mai a mettere il punto fermo. Per questo la scienza è immortale.
MARELLI: N aturalmente la scienza non cerca la spiegazione ultima del mistero
dell'esistenza, la chiave che apra tu e le porte, la formula che racchiuda tu i i saperi. La
scienza fa quel che può e risponde fin dove può, senza impacci di trascendenza: essi
costituirebbero un tradimento della sua missione. La questione della spiegazione ultima,
semmai, riguarda la filosofia.
Poincaré e il caos dinamico

POINCARÉ (chiedendo la parola dal fondo con ampi ondeggiamenti del braccio): A ltolà...
non vorrei che Mister O rimanesse con l'impressione che lo stre o determinismo del
marchese di Laplace fosse un fatto acquisito, anche solo in linea di principio.
ONNIPOTENTE: Lei chi sarebbe, di grazia?
POINCARÉ: Chiedo venia, mi chiamo Henry Poincaré.121 Mi duole dover contraddire il mio
illustre connazionale, di cui apprezzo i molti meriti. Ma oggi il suo a eggiamento
farebbe sorridere. La visione deterministica è caduta in disgrazia con la scoperta dei
fenomeni caotici, di cui sono stato il primo a parlare. Lei, caro marchese di Laplace,
implicitamente assunse che piccole variazioni nei dati introdotti nelle equazioni del moto
sortissero piccole variazioni nei risultati.
LAPLACE: Infatti.
POINCARÉ: Ebbene, nel tra are il problema di un sistema dinamico a molti corpi che si
a raggono reciprocamente, qual è il sistema solare, io ho mostrato che minime
differenze nelle condizioni iniziali possono condurre a differenze enormi nelle soluzioni
delle equazioni del moto. Gli scienziati d'oggi, grazie alla potenza dei computer, hanno
effe uato calcoli complessi per i quali ai miei tempi non sarebbe bastata una vita. E
hanno constatato la notevole entità di tali effe i. Lei capisce, Mister O , che, essendoci
sempre una certa imprecisione nei dati di partenza, il moto del sistema può divenire
pressoché indeterminato. Tanto che in termini moderni si suole parlare di «caos
dinamico».
ONNIPOTENTE: È in grado di fare degli esempi concreti?
POINCARÉ: Ma naturalmente: esempi di caos sono vari pianeti, Mercurio, Venere, Terra,
Marte. N on si può mai determinare in modo esa o in che posizione si trovino. I miei
colleghi di fine N ovecento hanno calcolato che un'incertezza nella posizione della Terra
di soli 10 metri - una vera inezia - produce dopo 100 milioni di anni un'indeterminazione
di ben 1 milione di chilometri, tre volte la distanza Terra-Luna! Altro che predire il futuro
dell'universo! Va da sé che ogni tentativo di dimostrare la stabilità di un sistema, in
particolare quello solare, è senza senso. Le sarà giunta la famosa domanda: «Può il
battito d'ali di una farfalla a Tokyo scatenare un uragano nei Caraibi?»
ONNIPOTENTE: Ci spiace, mai sentita. E allora, se si innesca un'instabilità di tipo caotico,
che cosa ci si aspetta che avvenga?
POINCARÉ: Le farò un caso che si incontra con una certa frequenza, la caduta di meteore
sulla Terra. Prenda uno dei tanti asteroidi che orbitano nella fascia tra Marte e Giove e
supponga che per un'occasionale flu uazione esso esca di poco dalla sua orbita. L'azione
gravitazionale di un pianeta, in primo luogo il vicino Marte, può modificare la sua
traie oria, spingendolo a vagare caoticamente tra i corpi del sistema solare. A lla fine
andrà a sbattere da qualche parte, su un pianeta o sul Sole stesso.
ONNIPOTENTE: Ne sono mai caduti sulla Terra?
POINCARÉ: Per nostra fortuna, i piccoli meteoriti bruciano rapidamente al conta o con la
nostra atmosfera. Nel caso di corpi più grandi, è possibile che il bolide possa raggiungere
il suolo e produrre disastri, come avvenne 65 milioni di anni fa quando l'impa o di un
asteroide del diametro di 10 chilometri nel golfo del Messico provocò l'estinzione dei
dinosauri e distrusse i tre quarti delle forme viventi.
ONNIPOTENTE: Veramente straordinario, quasi impensabile. E vi aspe ate che un
cataclisma del genere possa ripresentarsi?
MARELLI: Risponderò io. Certo che può riaccadere, per non dire di possibili scontri con
comete, di cui finora si è taciuto. N on per niente esercitiamo uno stre o e continuo
controllo sull'eventualità di tali eventi. A desso, per esempio, un asteroide di circa 400
metri di diametro, che abbiamo chiamato A pophis, vaga impazzito per il sistema solare e
potrebbe venire a collidere con la Terra nel 2036. Probabilità? Bassina, diciamo 1 su
45.000. Ma se avvenisse produrrebbe un cratere di alcuni chilometri e profondo mezzo,
con effetti distruttivi su un raggio di 100.
ONNIPOTENTE: Prima o poi, dunque, qualcosa del genere accadrà. E allora addio specie
umana. Ma ci scusino, signor Poincaré e signora Marelli, potremmo tornare al concreto,
ossia al discorso iniziato dal signor Laplace? Vorremmo che sui pianeti ci spiegasse
alcune cose ancora, ad esempio perché certi sono solidi e altri gassosi.
Di nuovo Laplace

LAPLACE: È mia opinione che la notevole diversità di composizione tra i «pianeti rocciosi»
(Mercurio, Venere, Terra, Marte) e i «giganti gassosi» (Giove, S aturno, Urano e N e uno)
sia dovuta alle differenti condizioni fisiche presenti nelle varie zone della nebulosa
protoplanetaria, cara erizzate da temperature più alte vicino al centro e più basse in
periferia. Tali diversità avrebbero favorito la concentrazione delle sostanze meno volatili
nelle regioni prossime al futuro S ole, e di quelle maggiormente volatili nelle regioni più
lontane.
ONNIPOTENTE: E come si spiega il fa o che i pianeti ruotano su se stessi, ma con velocità
che possono essere molto diverse tra loro?
LAPLACE: SU questo punto debbo riferirmi a nozioni che sono venute in tempi successivi
al mio. I l momento angolare globale della protonebulosa si è conservato durante la
formazione dei pianeti...
ONNIPOTENTE: Non era soggetta a forze esterne...
LAPLACE: Corre o. A givano nondimeno forze interne le quali, durante i primi stadi del
processo, hanno determinato fenomeni di ridistribuzione del momento angolare tra le
varie parti della protonebulosa, ad esempio con la nascita di vortici localizzati aventi
velocità di rotazione tra loro anche molto differenti, i quali sarebbero stati gli embrioni
dei pianeti successivamente formatisi. È difficile risalire ai meccanismi de agliati che
hanno dato l'avvio a questi moti rotazionali - oggi si parlerebbe di spin a orno all'asse -
ma si può dire che essi presentano una certa sistematicità, in quanto i “pianeti rocciosi”
ruotano più lentamente e i “giganti gassosi” più velocemente.
ONNIPOTENTE: È in grado di darci un'idea delle differenze?
LAPLACE: I l giorno su Giove dura un po' meno della metà di quello terrestre, mentre
quello di Mercurio è oltre 170 volte più lungo. Un fa o curioso è che, mentre per la
rivoluzione a orno al S ole tu i i pianeti si muovono nello stesso senso, diciamo
antiorario - com'è logico data la loro origine - e lo stesso vale per i moti orbitali della
Luna, dei satelliti di Marte e di quelli maggiori di Giove e S aturno, quanto a rotazione sul
proprio asse ci sono delle differenze.
ONNIPOTENTE: E sarebbero?
LAPLACE: D ue pianeti, Venere e N e uno, ruotano in senso opposto al loro moto di
rivoluzione - quindi in senso orario - mentre tu i gli altri pianeti ruotano in modo
concorde, vale a dire antiorario. N on si può quindi affermare che, contrariamente a
quanto ci si poteva attendere, nel sistema solare tutto gira nel medesimo verso.
ONNIPOTENTE: Oh, questa è bella!
LAPLACE: La rotazione retroversa di Venere e N e uno, i quali in origine dovevano
comportarsi come gli altri pianeti, è nata probabilmente dal violento impa o dei due
pianeti con altri corpi celesti in transito, unico modo possibile per un'inversione del
momento angolare.
ONNIPOTENTE: Una specie di ceffone sul viso...
LAPLACE: Appunto, un ceffone che, come si dice, ti fa voltare dall'altra parte...
ONNIPOTENTE: Piuttosto, lei ha nominato pianeti di cui finora nessuno ha parlato...
LAPLACE: Vero, dei pianeti più esterni, Urano fu scoperto nel 1781 da Herschel,122 e
N e uno nel 1846, quindi dopo la mia morte, dall'astronomo berlinese Galle.123 Costui
l'aveva cercato perché, secondo un brillante teorico inglese, J ohn A dams,124 le equazioni
di N ewton ne prevedevano l'esistenza sulla base di certe anomalie riscontrate nell'orbita
di Urano.125
ONNIPOTENTE: O ssia non bastava tener conto dell'azione gravitazionale del S ole e di tu i i
pianeti conosciuti...
LAPLACE: I nfa i. Era necessario pensare che Urano fosse in qualche modo sogge o a
un'ulteriore forza di origine sconosciuta. N el corso degli anni, sono poi saltati fuori i
pianetini126 e centinaia di asteroidi, tu i situati a una distanza intermedia tra Marte e
Giove, la «cintura asteroidale», e ogni sorta di briciole; insomma chi più ne ha più ne
metta.
ONNIPOTENTE: Vorremmo trovare un modo di ricordarci l'ordine in cui sono disposti i
pianeti a partire dal Sole.
BINETTI: I n inglese c'è una frase a: «M y Very Educatetd M other J ust Served U p N ine Pizzas»
dove le lettere iniziali di ogni parola corrispondono all'iniziale del rispettivo pianeta.
ONNIPOTENTE: E precisamente?
BINETTI: M ercury, Venus, Earth, M ars, J upiter, Saturn, U rane, N eptune, Pluto.Plutone è
l'ultimo scoperto, recentemente declassato a pianetino. Per usare tu e iniziali italiane si
potrebbe dire: «Mi Vedo Tanto Misero Girando Senza Una Nuova Parrucca».
MARELLI: A enzione, Mister O , questa frase non potrà utilizzarla per l'eternità: ad
esempio, non le sarebbe servita molti milioni di anni fa perché, secondo una recente
ricerca, per i primi 650 milioni di anni di vita il sistema solare avrebbe avuto un aspe o
molto diverso da oggi: i pianeti sarebbero stati più vicini al S ole e forse diversamente
ordinati. I n particolare, vi sono motivi per ritenere che Urano e N e uno si trovassero
scambiati di posto.
ONNIPOTENTE: Terremo presente per il futuro.
La sequenza di Titius-Bode

MARELLI: Visto che siamo in argomento, merita dire qualcosa di più sulle distanze dei vari
pianeti dal S ole. S i tra a di una faccenda bizzarra che dovremmo farci raccontare da uno
dei protagonisti, per esempio il signor Bode.
ONNIPOTENTE: C'è il signor Bode?
BODE: Presente. Mi chiamo J ohann Bode127 e sono nato in Germania. Ho preso le mosse
da una stupefacente osservazione fa a, negli anni a orno al 1766, da un mio
connazionale, l'astronomo J ohann Titius.128 S e per fissare un riferimento prendiamo
come unità di misura la distanza media Terra-S ole, o unità astronomica, le distanze
medie dei vari pianeti dal Sole sono:
Mercurio 0,4 Marte 1,6 Urano 19,6
Venere 0,7 Giove 5,2 Nettuno 38,8
Terra 1 Saturno 10,0

Ebbene, Titius si rese conto che tale successione — senza gli ultimi due pianeti, i quali
non erano ancora stati scoperti - poteva essere generata da una particolare formula. N on
starò a illustrarla, giacché io stesso in seguito la perfezionai, tanto che oggi si suole
parlare di legge di Bode o al più di Titius-Bode. La mia formula, empirica, è la seguente:
D(n) = 0,4 + 0,3 × 2n
dove D è la distanza dal Sole e n è il numero d'ordine del pianeta.129
ONNIPOTENTE: Intende che per n vanno presi i numeri interi da 1 in su?
BODE: Nein, non funzionerebbe. O ccorre prendere n=–∞ per il primo pianeta, Mercurio, in
modo da rendere nullo il secondo addendo a destra nell'equazione;130 n = 0 per il
secondo, Venere, in modo da renderlo eguale a 0,3;131 e n eguale a valori interi per i
successivi pianeti, tu avia escludendo il 3. Precisando meglio, 1 per la Terra, 2 per Marte,
4 per Giove, 5 per S aturno, 6 per Urano e 7 per N e uno. Ebbene, questa rice a genera
essenzialmente le distanze corre e. Q uando, pochi anni dopo, Herschel scoprì Urano, la
nostra formula riceve e un grande impulso, giacché anche la sua distanza corrisponde a
quella prevista, ossia 0,4 + 0,3 × 26 = 19,6.
ONNIPOTENTE: Un risultato alquanto sensazionale. I l numero 3, che lei ha saltato,
dovrebbe corrispondere a un pianeta tra Marte e Giove. Come la mettiamo?
BODE: A quella distanza c'è la cintura asteroidale, composta di pianetini ed asteroidi,
sogge i tra loro a frequenti collisioni. I n particolare Cerere, il primo ad essere scoperto.
Lo osservò l'italiano Giuseppe Piazzi quando era in cerca, come un gran numero di altri
astronomi, del pianeta mancante nella mia sequenza. D ovrebbe essere lui stesso, seduto
qui accanto a me, a illustrare il lavoro.
ONNIPOTENTE: Benissimo, prego signor Piazzi, a lei la parola.
PIAZZI: I l mio nome è Giuseppe Piazzi e, benché nato nell'estremo N ord italiano, fui
dire ore del Reale O sservatorio A stronomico di Palermo.132 D urante un soggiorno a
Londra, riuscii a procurarmi dal famoso costru ore di strumenti J esse Ramsden un
formidabile telescopio, per mezzo del quale mi proponevo di compilare un nuovo,
grande catalogo stellare. La no e di capodanno del 1801 stavo osservando la
costellazione del Toro, quando notai una piccola stella fin allora sconosciuta. Mi resi però
conto, nelle no i successive, che essa variava la sua posizione rispe o al firmamento
delle stelle fisse e che quindi doveva essere un corpo appartenente al sistema solare,
ossia un pianeta o qualcosa del genere.
ONNIPOTENTE: Già, i pianeti si chiamano così perché si spostano rispetto al firmamento. La
parola in greco vuol dire vagante, diciamo bene?
PIAZZI: D ice bene: vagante, vagabondo. Verso la metà di febbraio l'ogge o, che chiamai
Cerere, divenne però inosservabile poiché raggiunse una posizione troppo vicina al S ole.
I nviai i miei dati a vari colleghi, tra cui Bode, in quanto sospe ai che quel pianeta potesse
essere l'anello mancante nella sua sequenza. N on fu facile ritrovare la stellina dopo il
passaggio presso il S ole ma, grazie alle predizioni teoriche di Gauss,133 la sua orbita fu
individuata e risultò corrispondere proprio al numero non utilizzato n = 3. I l fa o più
interessante è che gli altri pianetini e asteroidi scoperti dopo Cerere risultarono tu i
collocati su orbite grosso modo equidistanti dal Sole, con n circa 3.
ONNIPOTENTE: S embrerebbe logico pensare a un unico pianeta fa o a pezzi per qualche
evento catastrofico...
PIAZZI: È una delle possibilità, ma gli astronomi moderni hanno preferito optare per il
meccanismo opposto, ado ando la vecchia ipotesi del signor Laplace che si tra i di un
pianeta il quale, a differenza degli altri, non è riuscito ad aggregarsi.
ONNIPOTENTE: A h già, il modello del signor Laplace per la nascita dei pianeti... Ma per
quale ragione?
PIAZZI: A causa delle notevoli forze esercitate da Giove sui frammenti presenti nell'anello
a suo tempo staccatosi dal nucleo della protonebulosa solare. Forze che, facendoli
collidere tra loro violentemente, ne impediscono il compattamento.
Così, invece di un solo pianeta col valore di n = 3, tra Marte e Giove c'è una miriade di
corpiccioli separati.
ONNIPOTENTE: D unque questa formula di Titius-Bode si regge piu osto bene. Ci sono
ragioni fisiche dietro di essa?
BODE: Q ui sta l'autentica meraviglia: potrebbe tra arsi di una pura e semplice
coincidenza numerica, piu osto che di una vera regola. A lmeno per quanto consta a me.
E infa i, quando N e uno fu finalmente trovato, la sua distanza dal S ole risultò essere
soltanto 30, alquanto inferiore al 38,8 previsto dalla mia formula.
MARELLI: Per dirla tu a, si dovrebbe aggiungere che c'è chi pensa che la legge di Titius-
Bode possa derivare dire amente dai meccanismi di formazione planetaria. E c'è anche
chi invoca certi effe i de i di «risonanza orbitale», i quali darebbero luogo a regioni
a orno al S ole prive di orbite stabili a lungo termine. Ma su questo non è il caso di
addentrarci.
ONNIPOTENTE: Non può lasciarci così in sospeso...
MARELLI: Bene, ci sono delle relazioni tra i periodi di rivoluzione dei pianeti o di loro
satelliti che ricordano gli effe i di risonanza della fisica dell'atomo o dell'armonia
musicale. Per esempio, nel caso dei pianeti, troviamo che tra Giove e S aturno il rapporto
dei periodi è molto vicino a 2/5, tra Urano e N e uno a 1/2, tra S aturno e Urano 1/3, tra
N e uno e Plutone 2/3. Tra i satelliti di S aturno, Titano e I perione sono nel rapporto 3/4,
I perione e Giapeto 3/4, Titano e Giapeto 1/5, mentre le coppie Mima-Teti e Encelado
D ione sono in risonanza 1/2.134 Così molti satelliti sono in risonanza sincrona 1/1 con i
rispe ivi pianeti, cioè i loro tempi di rotazione e di rivoluzione sono eguali, ovvero essi
mostrano al pianeta sempre la stessa faccia. È il caso ben noto di Terra-Luna, come dei
satelliti di Marte Phobos e D eimos, e di molte delle lune di Giove e S aturno. S i parla di
risonanza spin-orbita, proprio come in fisica atomica. È stato scri o, con bella immagine:
«il moto dei pianeti e satelliti è governato da un ritmo semplice e affascinante, che porta
le coppie a danzare seguendo delle regole ben definite, come i passi di un valzer: 5 giri di
Giove si accompagnano a 2 di Saturno, 4 di Titano a 3 di Iperione, e così via».135
ONNIPOTENTE: S uggestivo, nondimeno a N oi pare che, più verosimilmente, la legge di
Titius-Bode sia soltanto un bel gioche o. Gioche i a parte, possiamo concludere, signor
Laplace, che nel meraviglioso sistema disegnato da N ewton, e da lei perfezionato, ogni
cosa ha trovato spiegazione?
LAPLACE: N on esa amente, almeno un de aglio è rimasto insoluto, ed è lo stravagante
comportamento di Mercurio: ad ogni giro orbitale il suo perielio «precede», ossia si
sposta in avanti, più di quanto prevedibile dalle equazioni di N ewton (precisamente di
circa 1 grado ogni 10.000 anni). L'effe o, per la verità, è alquanto piccolo. Per spiegarlo
occorreva introdurre un ulteriore pianeta, cui fu dato il nome di Vulcano, il quale però
risultò introvabile. La causa dell'anomalo comportamento era infa i tu 'altra. S arà bene
che ne parli un fisico moderno, poiché si tra a di scienza che va ben al di là delle
conoscenze del mio tempo.
ONNIPOTENTE: Allude alla relatività del signor Einstein?
LAPLACE: Per l'appunto. Chi meglio di lui può illustrare il caso?
EINSTEIN (dalla prima fila, quasi davanti all'O nnipotente): J ust a moment, sarò felice di
intervenire in proposito quando avremo esaurito il problema della nascita del sistema
solare. Intanto, mi presento: il mio nome è Albert Einstein,136 sono di origine tedesca e la
mia fama è legata alla scoperta della relatività: relatività ristre a, che si applica ai
fenomeni che si svolgono con velocità uniforme, e relatività generale, che invece
interviene quando c'è accelerazione. Parlerò di queste teorie in connessione con l'origine
della forza di gravità.
ONNIPOTENTE: Precisazioni non necessarie: ci è stato assicurato, signor Einstein, che il suo
lavoro è ben vivo nella mente di tu i. Ma che cosa desidera dire sull'origine del sistema
solare, prima di chiarirci il misterioso comportamento di Mercurio?
Il sistema solare: modelli catastrofici

EINSTEIN: S i è de o che la visione del marchese di Laplace è emblematicamente una


visione evoluzionistica. A nche se oggi vengono accreditate descrizioni che con essa
hanno molte similitudini, lungo gli anni ha avuto degli alti e dei bassi. Per esempio, si è
scontrata con il punto di vista cosidde o catastrofico, di cui fu primo proponente il
signor Buffon. S uppongo che sia qui presente, quindi se Mister O è d'accordo lo inviterei
a illustrare l'argomento in prima persona.
ONNIPOTENTE: C'è il signor Buffon?
BUFFON (ponendosi in piedi con fare sussiegoso): M e voila, messieurs. S ono un naturalista
francese e il mio nome è Georges Leclerc, conte di Buffon.137 S ì, io ho avanzato ipotesi
alquanto differenti da quella che monsieur de Laplace ha elaborato, basandosi sul
modello originario di I mmanuel Kant. La mia idea era che un sistema planetario
nascesse dallo scontro di due corpi distinti, due stelle. N el caso del sistema solare,
proposi che la Terra e gli altri pianeti si fossero formati da materia uscita dal S ole in
seguito a una catastrofica collisione con un corpo celeste, che ritenni essere una cometa.
LAPLACE: Poco probabile, dato che una cometa ha per lo più una massa alquanto piccola...
Difficile che il Sole ne risentisse così drasticamente.
BUFFON: I nfa i, questo fu il punto sul quale presto mi contraddissero. Comunque, il
discorso può valere per una collisione del S ole con un'altra stella di adeguate dimensioni.
S upponendo che i due corpi si urtino di striscio, la reciproca a razione gravitazionale,
invero enorme al momento dell'urto, potrebbe strappare da ciascuno di essi pezzi di
materia che nel tempo si condenserebbero a formare i pianeti: questi rimarrebbero nei
dintorni della stella dalla quale si è staccata la materia che li ha generati. D a tale evento
trarrebbero origine contemporaneamente due sistemi planetari, nella fa ispecie il
sistema solare e quello della seconda stella.
LAPLACE: S e mi è permesso fare delle critiche, ci sono due argomenti che me ono in crisi
questo tipo di meccanismo. Primo, è ragionevole ipotizzare che collisioni di tal genere
siano alquanto rare, di conseguenza i sistemi planetari nell'universo sarebbero assai
pochi... che so... facendo una rapida stima, forse una decina. N essun astrofisico oggi
accetterebbe un'ipotesi così restrittiva.
ONNIPOTENTE: Possiamo garantire che nell'universo i sistemi planetari si contano a
migliaia...
LAPLACE: Grazie, Mister O . S econdo, se l'origine del nostro sistema solare fosse stata il
risultato di un urto catastrofico, il Sole dovrebbe avere un'età maggiore dei pianeti che gli
stanno intorno. Mi è stato confermato poco fa da madame Marelli che al giorno d'oggi una
tale eventualità può essere decisamente esclusa. I o ritengo piu osto che, in caso di
validità della mia teoria, la maggior parte delle stelle avrebbe intorno a sé dei sistemi
planetari e la nostra Via La ea sarebbe affollata di pianeti, alcuni dei quali aventi le
stesse cara eristiche della Terra. I noltre tu i i corpi presenti in un sistema planetario
nato nel modo che si è detto dovrebbero avere più o meno la stessa età.
EINSTEIN: S ono d'accordo. Però è stato osservato che anche la sua teoria, così come lei l'ha
formulata, caro Laplace, presenta un bel po' di lati deboli. Cito il più importante: il 98 per
cento del momento angolare del sistema solare risiede sui pianeti, benché la loro massa
costituisca una minima parte del sistema. S e il S ole e i pianeti si fossero formati dalla
stessa nube di gas in rotazione, il momento angolare della nube si sarebbe dovuto
ripartire in modo più equo fra i vari componenti e non nel modo che vediamo, ossia con
il S ole che gira lentamente, troppo lentamente, a orno al proprio asse. Perché nel
formarsi degli anelli quasi tu o il momento angolare è stato trasferito ad essi e solo in
così piccola misura è rimasto legato al Sole?
ONNIPOTENTE: Peccato, la descrizione del signor Laplace ci pareva così elegante...
LAPLACE: Faccio notare che, con successivi aggiustamenti, alla fine si è giunti a una
descrizione della nascita del sistema solare che presenta forti analogie con quella da me
proposta.
EINSTEIN: Alla fine, ma è stato necessario un bel po' di tempo...
ONNIPOTENTE: Vorrebbe, signor Einstein, riassumere per noi questi successivi sviluppi del
modello di Laplace? Ci pare importante...
EINSTEIN: Lascerei alla professoressa Marelli questo compito, visto che si tra a di materia
di sua competenza.
ONNIPOTENTE: Signora Marelli?
Il sistema solare: modelli evolutivi

MARELLI: Eccomi. Ma prima sento l'obbligo di dirle chiaro e tondo, Mister O , che della sua
realtà staccata dall'esistente, o meglio, separabile da esso, non riesco a persuadermi. D a
che sono arrivata qui, infatti, mi sto arrovellando per capacitarmi delle circostanze.
ONNIPOTENTE: Non si preoccupi più del necessario...
MARELLI: Bene, starò al gioco. Eravamo alle due correnti, quella evoluzionistica di Laplace
e quella catastrofistica di Buffon. A gli inizi del N ovecento, a causa delle varie obiezioni,
l'ipotesi laplaciana della nebulosa era soccombente, e non si vedevano miglioramenti
capaci di renderla acce abile. Fu deciso a quel punto di accantonarla e riesumare le
teorie catastrofistiche, adeguandole con opportuni corre ivi. A lcuni, 138 invece di parlare
di collisioni, considerarono la possibilità del passaggio a breve distanza dal S ole di
un'altra stella che avrebbe prodo o su di esso un poderoso effe o di marea, provocando
l'espulsione di grandi masse di materiale, le quali furono chiamate «planetesimi» e si
aggregarono successivamente a formare i pianeti e gli asteroidi.
ONNIPOTENTE: E questo spiegherebbe l'eccesso di momento angolare dei pianeti?
MARELLI: S ì, sarebbe stata l'accelerazione impressa dalla stella di passaggio a fornire ai
planetesimi il momento angolare in eccesso, indipendentemente dal comportamento del
corpo centrale. D ue scienziati britannici, J eans e J effreys,139 formularono un'ipotesi di
poco differente, nella quale si postulava non tanto un passaggio ravvicinato dei due astri,
quanto una collisione di striscio ad altissima velocità. A nche questi meccanismi non
resiste ero ad analisi quantitative: se tu o si fosse svolto con tali modalità, il sistema
solare non avrebbe mai potuto esistere.
ONNIPOTENTE: Un bel vicolo cieco, visto che anche il modello evoluzionistico sembrava
aver fallito. L'impressione che ne possiamo trarre è che la scienza si muovesse a tentoni.
MARELLI: S iamo ancora lontani dalla fine, se mai vi si potrà pervenire. Furono fa i vari
altri tentativi nell'o ica catastrofica. I l signor Hubble ad esempio, che mi aspe o
interverrà nel diba ito, avanzò l'ipotesi di un evento catastrofico a carico di una stella
doppia.
ONNIPOTENTE: Stella doppia?
MARELLI: Le stelle doppie - de e anche binarie - sono numerosissime. S i tra a di una
coppia di astri che ruotano uno a orno all'altro. S e l'incontro con un corpo di passaggio
fosse avvenuto con l'ipotetica stella compagna del S ole invece che con esso, i materiali
staccatisi durante la collisione avrebbero potuto possedere già dall'inizio il momento
angolare richiesto. D iverse varianti furono proposte a questa teoria. I l fisico svedese
Alfvén,140 che qui a orno non vedo, ha suggerito che il S ole nel suo viaggio a raverso lo
spazio abbia ca urato atomi ionizzati che si sono raccolti in anelli aventi il corre o
momento angolare, trasformatisi alla fine in pianeti alla maniera di Laplace. La Via
La ea contiene numerose nuvole di gas e polveri, ed è quindi probabile che molti sistemi
planetari possano essersi formati in questa maniera. A nche tali teorie, d'altra parte, non
reggevano a una serrata analisi critica. A lla fine, falliti tu i i tentativi innovatori, prevalse
la tesi più antica e primitiva della caotica nebulosa primordiale.
ONNIPOTENTE: E allora, si torna all'evoluzionismo, come del resto non era difficile
preventivare...
MARELLI: I nfa i. Fu il tedesco von Weizsäcker a proporre, nel 1944, un nuovo modello,
de o della «turbolenza». 141 Egli dimostrò teoricamente che una nebulosa in origine
sferica, so o l'azione combinata di gravità e a rito interno, avrebbe assunto ben presto
la forma di un disco lenticolare con un addensamento centrale che lentamente avrebbe
potuto evolvere verso la formazione di una stella. A lla periferia si sarebbero create delle
turbolenze secondarie che avrebbero sviluppato vortici e so ovortici ciascuno dei quali
avrebbe successivamente dato vita a pianeti e satelliti.
ONNIPOTENTE: Ci avviciniamo alla conclusione, si direbbe...
MARELLI: Un momento. I l modello di von Weizsäcker fu perfezionato dallo statunitense
Kuiper,142 per il quale il sistema solare potrebbe essere il risultato della degenerazione di
un sistema binario,143 la cui seconda massa, anziché condensarsi in una singola stella, si
sarebbe sbriciolata. S uccessivamente, un processo di aggregazione avrebbe portato alla
formazione di pianeti e satelliti. D urante la fase di raffreddamento di questi corpi, si
sarebbe verificato un processo di sedimentazione che avrebbe trasferito i materiali più
pesanti al centro lasciando quelli più leggeri in superficie, con una notevole perdita di
massa verso lo spazio esterno. I pianeti, in origine, sarebbero stati dunque alquanto più
grandi delle dimensioni a uali. E siamo così arrivati, finalmente, alle conoscenze
odierne.
ONNIPOTENTE: Finalmente, cominciavamo a perdere interesse. Bisogna ben dire che su
questo problema vi siete rotti le ossa...
MARELLI: I o passerei la parola al signor Cameron, il quale ha avuto un ruolo importante in
questi passi conclusivi, in particolare con la sua proposta rivoluzionaria sull'origine della
Luna.
ONNIPOTENTE: A h, bene, non se ne è parlato molto finora. S ignor Cameron, è stato
chiamato in causa, si faccia avanti per cortesia, in modo che si possa sentirla bene.
CAMERON: I l mio nome è A lastair Cameron e sono un astronomo di origine canadese che
ha operato negli S tati Uniti.144 This is my idea: al centro del sistema si è ammucchiata la
maggior parte della massa, con bassa velocità di rotazione, mentre tu 'intorno si sono
raccolti gas, polveri e piccoli frammenti rocciosi, con alta velocità di rotazione. È da
questo involucro esterno che si sarebbe originata l'aggregazione dei pianeti, avendo
come nucleo eventuali asteroidi più grandi.
ONNIPOTENTE: Meccanismo che non funzionò per la fascia degli asteroidi, come aveva
ipotizzato il signor Laplace.
CAMERON: S ì, è così. I pianeti esterni - Giove, S aturno, Urano e N e uno - hanno potuto
tra enere buona parte dell'idrogeno e dell'elio originali grazie alle loro notevoli masse e
alla maggiore distanza dalla fonte di calore. I pianeti di dimensioni minori, invece, così
come i loro satelliti e gli asteroidi, hanno conservato solo il loro nucleo roccioso,
accresciutosi per effetto del bombardamento da parte di frammenti minori.
ONNIPOTENTE: Questo vale in particolare per la vostra Terra...
CAMERON: Exactly. D opo che polveri e gas si addensarono e dopo che potenti venti stellari
soffiarono via gran parte dell'involucro gassoso, ebbe luogo il bombardamento meteorico
che arricchì il pianeta di elementi pesanti e portò alla fusione dell'intera massa. Poi
all'interno della massa fusa, per effe o della gravità iniziò un processo di segregazione
che condusse alla formazione di una leggera crosta solida galleggiante sul so ostante
materiale fluido e più pesante.
ONNIPOTENTE: E l'atmosfera?
CAMERON: I vapori inizialmente intrappolati nelle rocce cominciarono a liberarsi grazie
sopra u o alle frequentissime eruzioni vulcaniche. Fu così che si formò la primitiva
atmosfera terrestre, la quale poi subì delle trasformazioni chimiche indo e dall'energia
dei fulmini o dei raggi solari. S i formarono dei composti organici dai quali, in un
momento successivo, trassero origine gli organismi viventi. Le prime, rudimentali forme
di vita consumavano vari materiali, tra cui il solfuro di idrogeno generato dai vulcani, e
liberavano ossigeno. Conseguenza di ciò fu che l'atmosfera si modificò gradualmente
fino alla composizione a uale, consentendo forme di vita superiore in una miriade di
varietà.145
ONNIPOTENTE: Tu o molto sensato, ma siamo in a esa della rivoluzionaria storia della
Luna...
CAMERON: La mia idea sulla formazione della Luna, per quanto spinta, è oggi acce ata da
quasi tu i i cosmologi. S econdo me, la Luna fu creata dall'impa o contro la Terra di un
altro pianeta, grande come Marte. I l gigantesco urto avrebbe scagliato nello spazio
circostante una quantità di detriti, i quali successivamente confluirono a formare il
nostro satellite. D ebbo dire che, quando la mia ipotesi fu pubblicata, era il 1976, suscitò
ilarità, ma in seguito un'accurata simulazione al computer la confermò possibile.
ONNIPOTENTE: Ma oltre alla simulazione al computer, ci sono reali evidenze di questo
spettacolare fenomeno che ha interessato voi terrestri così da vicino?
CAMERON: O h sì, vi sono varie prove indire e di cui citerò quella che viene dalle rocce
raccolte sulla Luna durante la missione A pollo - lei saprà che gli uomini sulla Luna ci
sono sbarcati già da diversi decenni. Esse contengono la stessa composizione isotopica
dell'ossigeno che si ritrova sulla Terra.146 Vuol dire molto, poi, il fa o che sulla Luna non
sia presente l'acqua, evidentemente spazzata via nella collisione tra pianeti. Purtroppo ci
sono anche aspetti che non quadrano perfettamente, c'è ancora parecchio da investigare...
ONNIPOTENTE: Q uesta vicenda del vostro minuscolo sistema solare sembra quasi un
romanzo giallo... Ma è il momento di chiedersi: abbiamo sin qui ricavato delle nozioni
utili allo scopo che ci vede qui riuniti?
La platea fu percorsa da un vivace mormorio, ma nessuno chiese la parola. Si alzò allora Albert
Einstein.
Il mistero di Mercurio

EINSTEIN: HO l'impressione di no, ma reputo nondimeno opportuno non lasciar fuori


alcun de aglio. Q uindi, facciamo un passo indietro e rivolgiamo l'a enzione alle
stranezze di Mercurio. Le orbite dei pianeti prede e dalla mia relatività generale sono in
realtà quasi identiche a quelle classiche calcolate da sir N ewton, ma così non è nel caso di
Mercurio.
ONNIPOTENTE: Il quale ha un'orbita assai più allungata degli altri pianeti...
EINSTEIN: L'orbita allungata lo porta molto vicino al S ole, dove si trova so oposto a effe i
gravitazionali più intensi. La mia teoria prevede per esso una precessione anomala del
perielio, ossia una rotazione dell'asse maggiore dell'ellisse orbitale a orno al S ole più
grande rispe o a quanto a eso dalla teoria newtoniana come conseguenza delle
perturbazioni gravitazionali degli altri pianeti: traccerò uno schema. Lo scarto
menzionato dal marchese di Laplace, e misurato nel 1915, costituisce la prima verifica
sperimentale della relatività generale.

Rotazione dell'asse maggiore dell'orbita in tre passaggi successivi di Mercurio per il perielio.

ONNIPOTENTE: E gli altri pianeti, che fanno gli altri pianeti?


EINSTEIN: I n tempi più recenti sono stati osservati scarti anche per gli altri pianeti,
ancorché enormemente più piccoli di quello di Mercurio.
ONNIPOTENTE: D unque il progresso in fa o di conoscenze del cosmo è stato enorme e va
sempre accelerando.
EINSTEIN: Right, M ister O : come altri processi di natura, anche il progresso delle
conoscenze presenta una crescita esponenziale. S i è appreso più nell'ultimo secolo che
non nelle migliaia di anni che l'hanno preceduto. I n tempi sempre più brevi l'uomo
impara a controllare ciò che lo circonda, e purtroppo la maggior parte delle volte ne fa un
uso smodato se non pernicioso. A rmi nucleari, consumismo forsennato, pauroso
inquinamento. E le guerre? O gni futura guerra sarà più distru iva della precedente:
arriveremo forse ad annientare l'intera specie umana, un autogenocidio. S tiamo
infrangendo i margini che garantiscono la nostra conservazione.
ONNIPOTENTE: Lei sta lanciando preoccupanti segnali di allarme, signor Einstein, dei quali
sarebbe bene fare tesoro. Ma lei è qui per parlarci della sua interpretazione della gravità,
quindi la richiamiamo al tema.
Einstein: gravità e onde gravitazionali

EINSTEIN: La mia teoria della relatività ristre a non si occupava degli effe i associati alla
gravità. L'idea newtoniana - ribadita anche da monsieur de Laplace - che l'a razione
gravitazionale tra due corpi, seppur lontani, si eserciti istantaneamente anziché
trasme ersi con una velocità finita, era per me inacce abile. Perciò, dopo la
pubblicazione della relatività ristre a, lavorai per giungere a una formulazione più
ampia che rendesse conto della gravità. N acque così - era il 1915 - la teoria della relatività
generale. Uno dei modi so o i quali intenderla è che, in presenza di massa, lo spazio-
tempo relativistico - quello dove le due entità sono intimamente connesse - non è più
piano, bensì distorto, incurvato.
ONNIPOTENTE: Incurvato?
EINSTEIN: Yes! Pensi allo spazio geometrico tridimensionale a noi familiare: in esso un
corpo sogge o a gravitazione - ad esempio la Luna nel campo della Terra - si muove
lungo una traie oria incurvata: la circostanza viene a ribuita, nella meccanica
newtoniana, all'esistenza di una forza a ra iva. N ella nuova teoria, invece, il moto va
inteso come un moto re ilineo che però ha luogo in uno spazio-tempo
quadridimensionale incurvato, seguendo il tragitto più corto, ossia una geodetica.
ONNIPOTENTE: Confessiamo di avere in testa una bella confusione...
EINSTEIN: È difficile cogliere questo conce o se lo spazio geometrico è tridimensionale,
meno se è bidimensionale, tipo superficie del mappamondo. I l tragi o più breve che
porta da una ci à a un'altra - la geodetica - non può essere una re a, bensì un arco di
circonferenza lungo il cerchio massimo che passa per le due ci à. Gli aerei, per
minimizzare la durata del volo, seguono tragi i del genere: per andare dall'I nghilterra
alla California, ad esempio, sorvolano il Polo Nord.
ONNIPOTENTE: Vorremmo capire meglio, magari con un'illustrazione, se vuole essere così
gentile...
EINSTEIN: C'è un modo elementare per visualizzare la situazione: basta pensare a una
membrana tesa, al centro della quale sia poggiata una boccia capace di produrre un
avvallamento. S e si lancia una sfere a sulla membrana, essa non avanza in linea re a
ma, a causa del declivio, descrive una traie oria che piega a orno alla boccia, come se
fosse, per così dire, attratta da essa.
ONNIPOTENTE: Ci sono prove di questa curvatura dello spazio?
EINSTEIN: S i sa che la luce, nello spazio libero e omogeneo, si propaga in linea re a. N on è
così nello spazio incurvato: lo dimostra il fa o che dalla Terra, durante un'eclisse di S ole,
è possibile vedere stelle che si trovano dietro l'astro. Un raggio che parta dalla stella in
direzione opportuna, allorché transita nelle vicinanze del S ole, piega la sua traie oria e
può arrivare al nostro occhio.

Rappresentazione dell'effetto di attrazione gravitazionale come avvallamento della superficie su cui si muove un corpo.

ONNIPOTENTE: Cerchiamo di seguirla immaginando una possibile traie oria per la luce
che le permetta di “aggirare” il Sole...
EINSTEIN: Una traie oria come quella che ho appena disegnato. N aturalmente la
posizione apparente della stella per l'osservatore terrestre sarà spostata a lato del S ole.
Un modo equivalente di descrivere il fenomeno è dire che la luce è sogge a all'a razione
gravitazionale del S ole - in parole semplici: la luce ha un peso - e quindi la direzione di
avanzamento di un raggio luminoso si incurva proprio come accadrebbe per una massa,
ad esempio un meteorite.
ONNIPOTENTE: Lei ha de o di non credere all'idea newtoniana che l'a razione
gravitazionale tra due corpi possa esercitarsi in modo istantaneo. Ma quanto ci ha
raccontato, benché dia una ragionevole spiegazione dell'origine della forza di gravità,
non chiarisce quella sua perplessità.
EINSTEIN: O ccorre aggiungere qualche de aglio. O gni forza a noi nota si esercita tramite
lo scambio, fra i due corpi interagenti, di un'entità energetica, una sorta di “messaggero”.
Le forze meccaniche si esercitano a raverso scambi di onde meccaniche, le forze
ele romagnetiche a raverso scambi di onde ele romagnetiche, o fotoni. La mia
concezione della gravità conduce dire amente all'esistenza di onde gravitazionali, anche
se, a onor del vero, non manca chi ne rifiuta l'esistenza.
ONNIPOTENTE: Può farci capire meglio il parallelo?
EINSTEIN: Per questo, avrei piacere di dare la parola a un collega italiano che mi siede a
fianco e che, tra i suoi tanti meriti, ha avuto molto a cuore il problema delle onde
gravitazionali.
ONNIPOTENTE: Di chi si tratta?
EINSTEIN: Edoardo A rnaldi, colui che nell'ultimo dopoguerra ha rifondato la fisica
italiana.147
ONNIPOTENTE: Benvenuto, signor Amaldi, ci spieghi tutto.
AMALDI: HO lavorato a Roma e sono stato allievo e poi il principale collaboratore di Enrico
Fermi. I l mio interesse nelle onde gravitazionali è maturato negli ultimi anni della mia
esistenza, che si è chiusa nel 1989, quando avevo 81 anni. S i tra a di questo. Come una
carica ele rica in accelerazione genera nello spazio onde ele romagnetiche, così una
massa in accelerazione produce onde gravitazionali. S upponiamo che un ogge o dotato
di massa si trovi in movimento accelerato o addiri ura sia sogge o a un'esplosione: la
curvatura dello spazio nei suoi dintorni viene inevitabilmente alterata e tale
modificazione si ripercuote a distanza come un'onda, senza mai rallentare o fermarsi.
ONNIPOTENTE: N on vediamo bene la diversità fisica tra l'onda emessa da una massa che
esplode o da una corda in vibrazione. Entrambe perturbano il mezzo circostante.
AMALDI: Un'onda gravitazionale può essere pensata come una vera e propria fluttuazione,
ovvero un incresparsi, della curvatura dello spazio, una flu uazione che si propaga a
distanza. N on si tra a quindi di un'onda che, al trascorrere del tempo, avanza nel modo
noto ad esempio per le onde sonore, dove si ha un'oscillazione di particelle a orno alle
loro posizioni di equilibrio. I n un'onda gravitazionale è lo spazio-tempo stesso a entrare
in oscillazione! Al passaggio dell'onda, un osservatore vedrebbe le distanze tra gli oggetti
e le loro dimensioni aumentare e diminuire ritmicamente.
ONNIPOTENTE: Lei, caro signor A maldi, ci sta me endo davvero in difficoltà. Q uali
potrebbero essere delle situazioni in cui vengono generate onde gravitazionali?
AMALDI: S istemi stellari che dovrebbero eme ere forti onde gravitazionali sono quelli
binari, dove due stelle nane o due stelle di neutroni oppure due buchi neri orbitano l'uno
attorno all'altro reciprocamente.
ONNIPOTENTE: I n linea di principio, non dovrebbe anche il sistema Terra-S ole perdere
energia generando onde gravitazionali, col risultato finale che la Terra sarebbe
inghiottita dal Sole?
AMALDI: Però tale energia è così minuscola che occorrerebbe un tempo miliardi di volte
maggiore dell'età del nostro universo affinché ciò possa avvenire. D a questo punto di
vista possiamo vivere in tutta tranquillità.
ONNIPOTENTE: Altri casi?
AMALDI: Una supernova è un'importante fonte di onde gravitazionali.
ONNIPOTENTE: S upernova, bella parola, già usata in precedenza, che tu avia a N oi non
dice molto. Si potrebbe avere un chiarimento prima di proseguire?
AMALDI: Una supernova è l'esplosione di una stella di massa piu osto grande, almeno
dieci volte quella del S ole, cara erizzata da un'elevatissima luminosità - sino a un
miliardo di volte quella del S ole - che si ritiene possa dar origine a nuove stelle nella volta
celeste. La luminosità decade esponenzialmente in un centinaio di giorni, periodo nel
quale il colore della stella continua a cambiare. A l posto della stella originaria rimane un
residuo compatto, come una stella di neutroni o addirittura un buco nero.
ONNIPOTENTE: Ma ne esplodono tante di queste supernove?
AMALDI: NO, sono un fenomeno infrequente: penso che in duemila anni di storia ce ne
siano state sì o no sei. N e abbiamo avuta una nella Grande N ube di Magellano nel 1987,
due anni prima della mia morte. S ulla Terra ce ne accorgiamo per la pioggia di neutrini
che ci investe. Possiamo studiare le supernove anche dalle tante onde che eme ono,
visibili, X e radio.
ONNIPOTENTE: Pericoli per la Terra dallo scoppio di una supernova?
AMALDI: N essuno, si tra a di eventi così lontani da noi... La Terra perirà quando il S ole si
gonfierà fino ad avere un raggio che raggiunge Marte, inghiottendoci.148 Ciò, ovviamente,
se il meccanismo innescatosi in questi giorni non ne decreterà una fine prematura.
ONNIPOTENTE: Conce i affascinanti, tu avia vorremmo che non si perdesse di vista il
discorso sulle onde gravitazionali...
AMALDI: Una supernova comporta l'espulsione, a velocità di migliaia di chilometri al
secondo, degli strati esterni della stella di partenza, con spargimento nello spazio
circostante di nubi di polveri e di gas, quali idrogeno, elio e altri elementi chimici. S e non
erro, la supernova osservata da Keplero e da molti astronomi nel 1604, la quale rimase
visibile per circa un anno, servì a Galileo per convincersi della non immutabilità delle
sfere celesti pretesa dagli aristotelici...
GALILEI: I n effe i, fu a seguito di quell'evento, da me osservato di persona benché con
qualche giorno di ritardo, che mi persuasi definitivamente della necessità di rige are la
concezione aristotelica-tolemaica, la quale era fondata sull'idea di un cielo immutabile...
AMALDI: Ma una supernova ancora più luminosa era stata vista nel 1572 e studiata
accuratamente da Tycho Brahe. Di quella non era al corrente, signor Galilei?
GALILEI: La seconda, come ho detto, la vidi di persona...
AMALDI: S i ritiene che una supernova sia un cataclisma così violento - difficilmente
immaginabile dalle nostre menti - da generare importanti onde gravitazionali.
ONNIPOTENTE: Ma ci sono esperimenti che hanno provato la reale esistenza di queste
onde?
AMALDI: Purtroppo no: una verifica dire a dell'esistenza delle onde gravitazionali a
tu 'oggi non è ancora disponibile. Eppure esse ge erebbero luce su tanti misteri
dell'universo che le onde comunemente usate nell'esplorazione degli spazi stellari non
possono svelare. Le onde gravitazionali hanno infa i una cara eristica peculiare che le fa
distinguere da tutte le altre.
ONNIPOTENTE: Quale caratteristica?
AMALDI: Per la loro stessa natura, esse a raversano la materia senza venire diffuse o
assorbite, quindi riescono a penetrare in regioni vietate a ogni onda di diverso cara ere.
Esse potrebbero fornire ad esempio la prova dire a dell'esistenza dei buchi neri e una
messe di informazioni sulle stelle di neutroni e sulle supernove. Q uanto meno,
rappresenterebbero un'evidenza definitiva della validità della relatività generale, la quale
annovera ancora un ristretto numero di scettici.
ONNIPOTENTE: Già, Einstein ha detto che c'è chi non ci crede ancora...
AMALDI: Una ba uta che proviene da quella sponda recita: «le onde gravitazionali si
propagano alla velocità del pensiero»!
ONNIPOTENTE: Q uali sarebbero le tecniche per rivelare le onde gravitazionali? E se sono
affidabili, perché finora nessuna ha funzionato?
AMALDI: Le forze gravitazionali sono enormemente più deboli di quelle
ele romagnetiche, ciò che rende arduo il compito di captarle. D ata la piccolezza degli
effe i prevedibili - persino l'onda dovuta alla fusione di due buchi neri, raggiunta la
Terra, sarebbe quasi imperce ibile - è necessario disporre di rivelatori fantasticamente
sensibili.
ONNIPOTENTE: Un esempio concreto?
AMALDI: Una tipica onda gravitazionale di passaggio presso di noi farebbe contrarre un
ogge o lungo un metro di appena 10 -20 m, vale a dire una parte su cento miliardi di
miliardi.
ONNIPOTENTE: Non è facile farsi un'idea concreta di tale proporzione.
AMALDI: D iciamo che sarebbe come il diametro di un atomo, e anche meno, in paragone
alla distanza Terra-S ole. Misurare una deformazione tanto minuscola è impresa quasi
sovrumana.
ONNIPOTENTE: E allora?
AMALDI: I l primo metodo di largo impiego fu quello di una barra metallica molto
massiccia - de a barra di Weber - posta in levitazione magnetica per renderla insensibile
a vibrazioni spurie: all'arrivo dell'onda la barra vibra e le sue minime deformazioni
vengono rivelate da speciali dispositivi a base di supercondu ore. La sensibilità
purtroppo non è abbastanza alta e finora non si sono avuti risultati. Un metodo più
sensibile è un sistema interferometrico basato su un fascio di luce laser, di lunghezza
complessiva pari a qualche chilometro (così almeno nel proge o VI RGO installato a
Pisa). La struttura è tipicamente quella di un interferometro di Michelson, dove un raggio
laser viene sdoppiato in due raggi. Q uesti sono avviati su cammini formanti tra loro un
angolo di 90° e, tramite specchi, sono riflessi all'indietro in modo da risovrapporsi e dare
luogo a interferenza o ica su uno schermo. S e i tragi i percorsi sono eguali, i due raggi
arrivano in fase tra loro e si sommano, dando luogo a un massimo di intensità.
ONNIPOTENTE: Ma al sopraggiungere di un'onda gravitazionale le cose cambiano...
AMALDI: A l sopraggiungere di un'onda gravitazionale i due tragi i dovrebbero variare di
poco la loro lunghezza, ma non nello stesso modo, così che tra i due fasci si
introdurrebbe una differenza di fase e le condizioni di interferenza sullo schermo
dovrebbero cambiare, causando una diminuzione di intensità luminosa. I nutile dire che
questo genere di misure è fortemente condizionato dal rumore di fondo, traffico stradale
e ferroviario, e in particolare dai più trascurabili movimenti sismici. S ta di fa o che
anche con percorsi assai lunghi per ora non si è misurato niente.
ONNIPOTENTE: I nsomma un fiasco su tu a la linea, si direbbe. D obbiamo credere che il
signor Einstein ha sbagliato di grosso? C'è del vero nelle battute degli scettici?
AMALDI: Dubito proprio, deve essere una questione di insufficiente sensibilità.
ONNIPOTENTE: E allora - lo chiediamo alla signora Marelli - che cosa si ha in mente di fare
per il futuro?
MARELLI: N el proge o Lisa - previsto per il 2018 - si realizzerà un gigantesco
interferometro di Michelson spaziale. Gli specchi saranno posti su satelliti diversi lontani
tra loro 5 milioni di chilometri, in modo che i percorsi dei raggi laser diventino migliaia
di volte più lunghi degli a uali, e di altre anto aumentino le variazioni di distanza che ci
si attendono al passaggio dell'onda gravitazionale. Dovrebbe funzionare.
ONNIPOTENTE: Ma a proposito di futuro, che cosa si sa dire su quello del sistema solare?
MARELLI: N on avrà vita lunga. S i formò a orno ai cinque miliardi di anni fa, e comincerà a
morire - non è difficile fare una previsione teorica - tra altri 5 miliardi di anni. Come ha
spiegato il signor Einstein, sarà quando nel nucleo del S ole la fusione dell'idrogeno in
elio, che genera l'energia di cui viviamo, si affievolirà per esaurimento del combustibile
di partenza. A quel tempo il S ole in agonia comincerà a gonfiarsi divenendo una gigante
rossa, centinaia di volte più grande di come è adesso.
ONNIPOTENTE: Che apocalisse!
MARELLI: I ntanto, però, i pianeti si saranno allontanati dalla stella per effe o della sua
riduzione di massa, la quale comporterà una diminuzione del campo gravitazionale. Ma
non si può escludere che nondimeno vengano ca urati all'interno dell'atmosfera solare,
anche questo un o imo motivo per la loro morte, nel caso la riduzione di energia vitale
non vi avesse già provveduto. I l S ole poi si rimpicciolirà nuovamente per effe o del
processo di conversione dell'elio in carbonio e ossigeno. L'astro si ridurrà a un freddo
blocco carbonioso. A ltri fenomeni seguiranno, ma intanto la vita sulla Terra si sarà
estinta da lungo tempo...
ONNIPOTENTE: N on pensa, signora Marelli, che le specie viventi avranno avuto modo di
trasferirsi in zone meno disastrate del vostro universo?
MARELLI: I o lo escluderei. Per quanto ne sappiamo oggi, i sistemi stellari più vicini con
pianeti dove forse la nostra vita, con qualche ada amento, potrebbe continuare distano
almeno 50 anni-luce. Per esempio, la stella 47 U rsae M ajoris ha due enormi pianeti con
cara eristiche simili alla Terra. A nche facendo delle ipotesi sfacciatamente o imistiche,
le difficoltà del volo interstellare sono insormontabili. A ffinché abbia una durata
compatibile con gli esseri viventi, il viaggio deve essere compiuto a velocità prossima a
quella della luce, ossia 300.000 km/s. E anche così, per raggiungere la 47 U rsae M ajoris
occorrerebbero cinquant'anni.
ONNIPOTENTE: Ci vorrà un bel po' di energia!
MARELLI: Pur supponendo di riuscire mai ad avvicinare tale vertiginosa velocità,
eventualmente con un fantascientifico motore ad annichilazione materia-antimateria,
servirebbe un'energia pari al consumo odierno dell'intera Terra esteso per migliaia e
migliaia di anni ! I mpresa impossibile. L'alternativa per salvare la specie umana sarebbe
di costruire una nave spaziale che ha in sé tu e le risorse per mantenere in vita
generazioni dopo generazioni, la quale vagasse per lo spazio a bassa velocità fino ad
incontrare un pianeta da colonizzare. Migliaia di anni?
ONNIPOTENTE: I l problema sulla Terra è immediato, occorre trovare una soluzione in
tempi brevi...
MARELLI: Per il momento, le spiegazioni scientifiche avanzate non approdano a nulla.
ONNIPOTENTE: Resta ancora molto da approfondire: il meccanismo del Big bang e ciò che
esso ha innescato, l'esplorazione dell'universo in cui vivete e i suoi confini, la molteplicità
degli universi, la materia e l'antimateria. A lla fine di questo nostro diba ito le idee
diverranno più chiare.
MARELLI: Io ho seri dubbi in proposito...
Il collasso gravitazionale

ONNIPOTENTE: Mai rinunciare prima di aver esplorato ogni de aglio. Perché non partire
dall'accenno del signor Laplace al collasso gravitazionale e ai buchi neri? Chi desidera
raccontarci questi particolari?
EINSTEIN: Credo che mi tocchi d'ufficio... D unque, un collasso gravitazionale è la
progressiva compressione di un ogge o celeste per effe o delle forze di gravità che si
esercitano tra le sue particelle. Ciò avviene quando la pressione che agisce verso l'esterno
del corpo - generata ad esempio dai processi interni di fusione nucleare di idrogeno in
elio che causano emissione di energia ele romagnetica 149 non è più in grado di
controbilanciare le forze di gravità. I l collasso gravitazionale è alla base della formazione
delle principali strutture dell'universo.
ONNIPOTENTE: Per capire meglio, può fare un esempio semplice di equilibrio tra una
pressione interna e una forza comprimente?
EINSTEIN: Un palloncino gonfiato: la pressione del gas pompato al suo interno fa
equilibrio alla forza elastica della gomma posta in tensione.
ONNIPOTENTE: Ah, ecco la connessione con il sistema descritto dal signor Laplace...
EINSTEIN: I nfa i: partendo da un'iniziale distribuzione uniforme della materia, successivi
collassi avrebbero originato una varietà di stru ure. S cendendo dalle più complesse alle
meno complesse, si sarebbero creati ammassi di galassie, ammassi stellari, stelle e infine
pianeti.
ONNIPOTENTE: Un punto non ci è chiaro: che cosa rende possibile, all'interno della stella, il
processo di fusione nucleare, quello che impedisce il collasso totale della stella?
EINSTEIN: Consideriamo la nascita di una stella dalla graduale contrazione di una nube di
materia interstellare. La forte pressione meccanica che si avrebbe nel nucleo della stella
provocherebbe un aumento di temperatura di milioni e milioni di gradi: è proprio questo
surriscaldamento che innesca il processo di fusione dell'idrogeno in elio. S i genera allora
una forte pressione di radiazione dire a verso l'esterno, la quale fa resistenza alla
contrazione. A llorché le due spinte si bilanciano, si parla di equilibrio idrostatico: la
stella si stabilizza e mantiene il diametro che ha raggiunto durante la fase evolutiva che
ho descritto.
ONNIPOTENTE: S e abbiamo ben capito, tu o ciò esclude che si possano avere stelle con
massa al di sotto di un certo minimo.
EINSTEIN: Esatto.
ONNIPOTENTE: E poi il processo di combustione nucleare non può durare in eterno...
EINSTEIN: Yes, le stelle hanno una vita limitata nel tempo. Q uando la sorgente di energia
interna si avvicina all'esaurimento, dopo un'eventuale fase di gigante rossa, il nucleo
stellare va incontro a un nuovo meccanismo di collasso gravitazionale. La vita della stella
corrisponde allo stato di equilibrio temporaneo tra i due collassi gravitazionali, quello
che ha fatto nascere la stella e quello che ne sta decretando la fine.
ONNIPOTENTE: Che cosa resta dell'astro, dopo il secondo collasso?
EINSTEIN: Diciamo dei “cadaveri stellari”. Vi sono più possibilità, a seconda della minore o
maggiore grandezza iniziale della stella. Per stelle di massa inferiore o paragonabile a
quella del S ole, lo stadio evolutivo finale è quello di nana bianca, dove sono le forze
repulsive tra gli ele roni, liberatisi dai nuclei atomici, a fare opposizione alle forze
compressive gravitazionali, portando a una nuova condizione di equilibrio stabile. 150 N el
tempo, le nane bianche si raffreddano, finendo per spegnersi. Ci sono poi le stelle di
neutroni: nascono da stelle di diametro maggiore, dove le forze gravitazionali sono così
elevate da sopraffare la repulsione tra gli ele roni. Q uesti si combinano con i protoni
dando luogo a neutroni ed è ora la resistenza dei neutroni alla reciproca
compenetrazione che agisce da forza repulsiva. 151 È chiaro che una stella di neutroni, che
può avere tipicamente un diametro di 10 chilometri e una massa un po' maggiore di
quella del Sole, è caratterizzata da una densità di materia spaventosamente alta.152
ONNIPOTENTE: Ordine di grandezza?
EINSTEIN: La stessa che si ha nei nuclei atomici, dove i protoni e i neutroni sono addossati
gli uni agli altri, ossia qualcosa che si avvicina al miliardo di tonnellate per centimetro
cubo. La Terra, rido a ai soli neutroni, diventerebbe una palla di un centinaio di metri di
raggio! Una stella di neutroni può nascere da una nana bianca che ad esempio raccolga
materia da un'altra nana bianca con cui si trovi a formare un sistema binario.
ONNIPOTENTE: Ma vi sono stelle con masse ben maggiori di quella del Sole...
EINSTEIN: S e l'agglomerato sta abbastanza sopra la massa del S ole, il collasso diventa
ancora più drammatico. Le forze gravitazionali sono così elevate da non incontrare
apprezzabili forze antagoniste e il collasso non si ferma alla stella di neutroni, ma
prosegue fino a formare un buco nero stellare. L'a razione gravitazionale di un buco
nero è talmente elevata da non consentire la fuoriuscita di alcuna forma di materia o di
energia, in particolare luce, ed è da questo fa o che deriva il suo nome. I l buco nero non
può essere visto, la sua esistenza può essere dedo a esclusivamente dagli effe i che esso
produce su eventuali corpi che gli stanno attorno.
ONNIPOTENTE: Ma come possono sussistere tali corpi, se il buco nero inghiotte tutto?
EINSTEIN: Un corpo sopravvive se si trova a debita distanza dal buco nero. I nfa i, secondo
la mia relatività generale, esso ca ura solo ciò che viene a trovarsi entro un certo raggio,
detto orizzonte degli eventi.
ONNIPOTENTE: Come si stabilisce il valore di tale raggio?
EINSTEIN: Facendo riferimento alla velocità di fuga della luce dal buco nero, come se
questa fosse un missile lanciato appunto alla velocità della luce.153
ONNIPOTENTE: E quale sarebbe la sorte di un corpo che penetrasse all'interno
dell'orizzonte degli eventi?
EINSTEIN: N oi non siamo in grado di conoscere alcun meccanismo e alcuna proprietà della
materia all'interno dell'orizzonte degli eventi. Tu avia possiamo dire che qualunque
ogge o che vi penetrasse sarebbe destinato a raggiungere rapidamente il punto di
densità infinita e la fine del tempo.
ONNIPOTENTE: I n tu a franchezza: nutriamo una certa rilu anza per questa faccenda dei
buchi neri, ci suona poco credibile. Avete prove sperimentali di buchi neri nelle
vicinanze del sistema solare?
EINSTEIN: N elle vicinanze no, ma ci sono ragioni per ritenere che un sistema formato da
un buco nero e da una stella normale, orbitanti a orno al comune centro di gravità, sia
presente nella costellazione del Cigno, a 10.000 anni-luce dalla Terra. Un buco nero
supermassiccio dovrebbe trovarsi al centro della Via La ea, con una massa che potrebbe
arrivare a qua ro milioni di volte quella solare. Esso si rivela, come ho già avuto modo di
dire, a raverso i raggi X e le radioonde che vengono emessi dalla materia situata nei suoi
paraggi e soggetta alla sua influenza.154
ONNIPOTENTE: Ha detto supermassiccio?
Rappresentazione artistica di un disco di materia polverosa in rotazione a orno all'orizzonte
degli eventi di un buco nero. Il disco finirà per essere ca urato dal buco nero, causandone
l'accrescimento.

EINSTEIN: N on è un buco nero normale, di quelli che traggono origine dire amente dal
collasso gravitazionale di una stella o di un ammasso stellare, di cui ho già parlato. Un
buco nero supermassiccio è un buco nero che si è accresciuto gradualmente grazie
all'inglobamento di altri corpi celesti o buchi neri. Per solito, maggiore è la massa
complessiva di una galassia, maggiore è la massa del buco nero supermassiccio che sta
nel suo centro.
ONNIPOTENTE: N on ci sono ragioni di temere che il vostro sistema solare prima o poi vada
a far parte di quel buco nero?
EINSTEIN: Molto più poi che prima! Poiché esso dista da noi circa 28.000 anni-luce, il suo
campo gravitazionale, da queste parti, è del tutto trascurabile.
Mister O si fa buco nero

ONNIPOTENTE: S e lor signori hanno un po' di pazienza, N oi vorremmo provare a lasciarci


trascinare in un tal genere di collasso. D ev'essere assai emozionante e sopra u o
istruttivo. Provvederemo poi a recuperare la Nostra presente sembianza...
EINSTEIN: S i fermi, la scongiuro, Mister O , non è il momento di darsi alla sperimentazione
cosmica...
ONNIPOTENTE: S tia tranquillo, signor Einstein, la prego: ci sentiamo piu osto fiduciosi di
poter gestire tutto ciò che avviene seguendo leggi di natura.
EINSTEIN: Sarei curioso di sapere come...
ONNIPOTENTE: Basta che prendiamo la decisione di essere un buco nero, tutto qui.
EINSTEIN: Ma allora, scusi l'impertinenza, Mister O , se lei si sente così sicuro di potere
tu o, tu o e subito, tu o pur di volerlo e purché non vada contro le leggi di natura,
perché ci ha qui riuniti a riferirle de agli per lei insignificanti? D ovrebbe potersene
appropriare con un semplice atto di volontà...
ONNIPOTENTE: Vi ho già spiegato che per N oi il tempo non scorre... Le vostre conoscenze
sono maturate nel tempo, si sono accumulate in sequenza, sono cresciute una sull'altra...
S e non ci vengono riferite con ordine, esse si sovrappongono tu e in un solo istante, può
immaginare la confusione. S uvvia, signor Einstein, questa faccenda del collasso
gravitazionale ci intriga assai, non possiamo resistere oltre alla tentazione di infilarci
dentro un buco nero. Si va.
I n un tempo più breve di un istante, la maestosa, indefinita, evanescente figura, fa a di luce
multicolore, che per tu o il tempo della discussione era rimasta issata sopra il trono, scomparve
assieme ad esso, fondendosi interamente in un microscopico punto, del tu o invisibile. N essuno
dei presenti ebbe modo di rendersi conto del fenomeno, perché tu i furono istantaneamente
risucchiati verso quel punto, finendovi conglobati. Fu silenzio totale, fu buio totale. Q uanto durò
questo stato di irreale realtà? Forse nemmeno un a imo. A un dato istante la scena tornò
esa amente quella di prima, con tu i i convenuti assisi nelle stesse poltrone che avevano
occupato in precedenza e l'arcana figura dell'O nnipotente di nuovo alta sul trono, nella sua
posizione dominatrice.
ONNIPOTENTE: Fa o, è stata veramente un'esperienza emozionante: tu i insieme in un
unico punto. Raramente nel passato ci eravamo trovati così densificati, raramente
avevamo sentito la N ostra onnipotenza spingersi a tali livelli di concentrazione.
Presumiamo che voi, di ciò che è accaduto, non vi siate neppure accorti...
EINSTEIN: Confesso di aver temuto che fosse giunta la fine per tu i, lei incluso, Mister O .
I n linea teorica io so ciò che è avvenuto di noi, ma effe ivamente non ne ho avuta la
minima percezione.
ONNIPOTENTE: Che cosa si aspettava, signor Einstein?
Spaghettificazione generale

EINSTEIN: D ovremmo aver subito una «spaghe ifícazione». A ppena lei, Mister O , si è
trasformato in buco nero, tu i i corpi nel suo raggio di azione si devono essere allungati
a dismisura, per il fa o che le parti più vicine al centro di a razione si sono trovate
so oposte a una forza gravitazionale spaventosamente maggiore di quelle più lontane. E
l'effe o è divenuto sempre più marcato man mano che venivamo trascinati all'interno del
buco nero. Era questo ciò che io più temevo. O gni singolo atomo del nostro corpo, ogni
singolo nucleo dei nostri atomi è stato spaghe ificato: come avremmo mai potuto
tornare a essere noi stessi? Peggio ancora quando siamo giunti al centro del buco nero,
perché in quel punto l'intensità delle forze a ra ive è divenuta infinita - noi fisici
parliamo in tal caso di singolarità - e siamo stati letteralmente disintegrati.
ONNIPOTENTE: Che intende per singolarità, signor Einstein?
EINSTEIN: S i tra a di una regione dello spazio-tempo in cui le variabili fisiche, quali la
densità, le forze a ra ive e la pressione diventano infinite. I n una singolarità
gravitazionale - o se volete singolarità cosmica - anche la curvatura dello spazio-tempo
diventa infinita e la mia teoria della relatività generale cessa di valere.
ONNIPOTENTE: Ah, forse adesso qualcosa cominciamo a capire...
EINSTEIN: I n realtà quello che succede in questo limite di singolarità cosmica è del tu o
sconosciuto, ci vorrebbero teorie quantistico-relativistiche che includano il principio di
indeterminazione, teorie a tutt'oggi appena abbozzate.155
ONNIPOTENTE: Può rinfrescarci la memoria sul principio di indeterminazione?
EINSTEIN: I n fisica quantistica il principio di indeterminazione afferma che non è possibile
conoscere simultaneamente la posizione e la quantità di moto di un dato ogge o. 156 Tale
principio è un ingrediente fondamentale dell'universo in cui viviamo. Poiché la relatività
generale è una teoria “classica”, essa non lo include, e perciò non può dire in che modo
l'universo sia cominciato: in presenza di singolarità, infa i, tu e le leggi della fisica
classica perdono validità. Una situazione che si riscontra appunto nel buco nero o all'a o
del Big bang...
ONNIPOTENTE: Q uesto perché, come ci è stato spiegato, anche il Big bang è un punto di
singolarità - massa infinita concentrata in un punto - del tu o analogo ai buchi neri.
Corretto?
EINSTEIN: N on del tu o, c'è una differenza ed è connessa con il grande mistero della
freccia del tempo, ossia con il fa o che il tempo appare scorrere in un'unica direzione. I n
parole semplici, mentre è chiaro che si può sempre tornare al punto di partenza, non si
può invece “ripassare” per un istante precedente. Mi spiego meglio: i due tipi di
singolarità - quello iniziale, Big bang, in cui lo spazio-tempo e la materia vengono creati, e
quello finale, buco nero, in cui spazio-tempo e materia vengono inghio iti - non sono
semplicemente esa e inversioni temporali l'uno dell'altro: vi sono fra essi differenze
geometriche che in qualche modo consentono una distinzione ogge iva fra passato e
futuro. Gli studi sulle singolarità gravitazionali potrebbero condurci a chiarire il
problema della freccia del tempo.
ONNIPOTENTE: Mi perdoni, signor Einstein, ma la sua relatività generale non lo chiarisce?
EINSTEIN: La relatività generale non lo può fare perché, ripeto, la teoria entra in crisi
quando si penetra nel dominio della fisica quantistica, ossia in vicinanza delle
singolarità, dove domina il principio di indeterminazione. L'asimmetria temporale insita
nelle stru ure del Big bang e di un buco nero potrebbe risiedere proprio in alcuni
complessi e sconosciuti processi di natura quantistica. S olo una nuova teoria unificatrice
ci perme erà di fare dei passi avanti nella nostra comprensione dell'universo. A ltrimenti
esso resterà un grande mistero, come quello di Dio.
ONNIPOTENTE: E lecito supporre che lei, signor Einstein, sarebbe incline a identificare il
N ostro Essere con una singolarità cosmica tipo Big bang? O eventualmente con una
molteplicità di esse o, più in generale ancora, una successione senza fine di Big bang,
nonché di eventi contrari che gli si contrappongono?
EINSTEIN: È un bel pensiero, ma non sarò io a proporre un tal genere di assimilazione...
ONNIPOTENTE: Capiamo la sua prudenza, ma la tentazione è forte.
EINSTEIN: Solo una tentazione.
ONNIPOTENTE: Piu osto, lei ha parlato di processi di natura quantistica e di
indeterminazione con una certa disinvoltura. Ma è a questo proposito che lei disse: «D io
non gioca a dadi». Ha cambiato idea? Ha abbandonato quel solido spirito deterministico
che aveva ereditato dal signor Laplace?
EINSTEIN: Il senno di poi... come rifiutare certe evidenze...
ONNIPOTENTE: Comunque lei ci sta dicendo che vi sono cose che ancora non sapete...
EINSTEIN: I l raggiungimento della conoscenza assoluta è impossibile. Ma vorrei che lei mi
togliesse una curiosità. N on tanto come lei si sia organizzato per trasformarsi in un buco
nero - chi in qualche modo contiene il Big bang nella propria essenza è ragionevole che
possa farlo - quanto come ha fa o a disfarlo, questo buco nero, giacché dalla mia teoria
tale possibilità non è prevista. A l massimo un buco nero può «evaporare» nel nulla
generando luce, come ha suggerito S tephen Hawking,157 ma ciò richiede tempi
lunghissimi, superiori all'età del nostro universo.
ONNIPOTENTE: A bbiamo provato in diverse maniere usando la forza della volontà, ma
senza successo, tanto che a un certo punto anche N oi abbiamo cominciato a nutrire dei
timori. Poi abbiamo provato a invertire la freccia del tempo, facendolo fluire alla rovescia,
e ha subito funzionato. N on sapremmo dire perché, ma ha funzionato. A bbiamo rimesso
a posto la freccia del tempo non appena lo scenario è tornato ad essere quello di prima.
EINSTEIN: I ncredibile, lei ha realizzato un processo che, nel nostro universo, va contro le
leggi di natura...
DARWIN: I ncredibile davvero, perché ciò ha implicato il rovesciamento del meccanismo
evolutivo, fatto per me inaccettabile.
EINSTEIN: S tupefacente, una devoluzione delle specie! Comunque, sul piano della fisica,
ardo dalla voglia di sapere se la nostra spaghe ificazione ha avuto luogo e come è
apparsa a lei.
ONNIPOTENTE: Eccome se ha avuto luogo, abbiamo avuto modo di osservarla molto bene, e
con essa il graduale oscuramento verso il rosso della vostra carnagione, fino al momento
in cui avete perduto ogni visibilità.
EINSTEIN: S ono molto soddisfa o, poiché anche questo aspe o è una conseguenza della
mia teoria. Però dovrebbe essere osservabile solo stando all'esterno del campo
gravitazionale del buco nero. Mi riesce impossibile capire come lei abbia potuto, Mister
O, fare tale osservazione standosene nel bel mezzo.
ONNIPOTENTE: S iamo o no l'O nnipotente? Tu avia lei ci ha messo in curiosità... vuole
spiegarci meglio, per cortesia, come dovrebbero andare le cose?
EINSTEIN: Un osservatore esterno e lontano che guardasse un ogge o in avvicinamento al
buco nero, lo vedrebbe rallentare, scurirsi e virare verso il rosso man mano che si
avvicina all'orizzonte degli eventi. L'effe o è noto come spostamento gravitazionale
verso il rosso, in inglese gravitational red shift: la luce perde energia - cioè cala di
frequenza - allorché viaggia in un campo gravitazionale crescente, effetto particolarmente
forte nel caso di un campo generato dal buco nero. Q uando l'ogge o, che intanto si sta
spaghettificando, attraversa l'orizzonte degli eventi, scompare alla vista.
ONNIPOTENTE: Capito. Evidentemente N oi siamo sempre ovunque, anche se a voi, in
questo momento, può sembrare che ci troviamo al vostro cospe o. Così possiamo essere
al contempo buco nero e osservatore lontano.
EINSTEIN: La sua celebrata ubiquità...
ONNIPOTENTE: Prima di concludere, caro signor Einstein, dato che lei appartiene a una
comunità differente da quella cristiana, vorremmo che ci chiarisse meglio il suo pensiero
in fa o di fede religiosa. N on crediamo che avrebbe de o “D io non gioca a dadi” se non
avesse avuto una seppur vaga idea dell'esistenza del soprannaturale.
EINSTEIN: Con la parola Dio intendevo la natura.
ONNIPOTENTE: Non è mai stato esplicito a questo proposito...
EINSTEIN: S cusi se debbo correggerla, ad esempio scrissi in proposito una le era al
filosofo Eric Gutkind, membro della mia comunità, quella ebraica, il quale mi interrogò
in proposito. La lettera è stata resa pubblica di recente.
ONNIPOTENTE: Ne ricorda il contenuto?
EINSTEIN: Yes, almeno alcune frasi. Ripeterò conce i già espressi da vari colleghi qui
presenti. S crivevo: “La parola di D io è per me nient'altro che l'espressione della
debolezza degli uomini, la Bibbia una collezione di rispe abili ma primitive leggende
che sono alquanto infantili. N essuna interpretazione può cambiare questo mio punto di
vista. Per me la religione ebraica, come tutte le altre, è l'incarnazione di superstizioni”.
ONNIPOTENTE: Lei avrebbe anche scri o: «La scienza senza religione è zoppa, la religione
senza scienza è cieca». N on le pare che l'asserzione contrasti con quanto ci ha appena
ricordato?
EINSTEIN: D a un lato, nei confronti della religione ho cercato di essere più benevolo
possibile, volendo riconoscerne il ruolo storico e sociale. È la posizione che tenne anche il
signor Galilei. D all'altro lato, non ho dubbi che la religione senza la scienza non possa
approdare a nulla. Sigmund Freud diceva: «Sarebbe un'illusione credere di poter ottenere
da altre fonti ciò che la scienza non è in grado di darci».
ONNIPOTENTE: Passiamo adesso al Big bang, questo evento
che sembra parte essenziale del N ostro Essere, e alla
successiva evoluzione dell'universo. S iamo ansiosi di
saperne di più. Chi tra i presenti, signor Einstein, è la
persona più adatta a illustrarci l'argomento?
EINSTEIN: S enz'altro mister Hubble,158 che ha avuto in
proposito un ruolo decisivo.
ONNIPOTENTE: La parola al signor Hubble, allora.
La galassia a spirale M74 fotografata
dal telescopio spaziale Hubble (HST).
Età e dimensioni dell'universo

HUBBLE: Mi presento: sono Edwin Hubble, statunitense. Ho proposto un metodo per


«prendere le misure dell'universo» che è stato chiamato legge di H ubble. Per questa mia
scoperta, il grande telescopio spaziale che dal 1990 è in orbita a 600 chilometri dalla
Terra, ha preso il mio nome. Lo si indica anche con la sigla HST.159
ONNIPOTENTE: Ci parli della sua scoperta...
HUBBLE: I ntorno al 1929, mentre ero intento a catalogare le galassie dell'universo e a
studiarne le emissioni luminose,160 notai che esse si allontanano continuamente da noi e
che la loro velocità di allontanamento è proporzionale alla distanza. Rilevai anche, con
grande meraviglia, che esse si allontanano l'una dall'altra obbedendo alla stessa regola.
ONNIPOTENTE: Come è possibile?
HUBBLE: S uccede un po' come per le uve e in un pane one che sta lievitando. Q ualsiasi
uve a vede le altre allontanarsi tanto più in fre a quanto più le sono distanti. Tale
comportamento indica che l'universo non è statico, come si è sempre creduto, ma si trova
soggetto a un'espansione isotropa.
ONNIPOTENTE: Scoperta piuttosto sensazionale, ci sembra...
HUBBLE: I o ritengo che questo cara ere dinamico dell'universo avrebbe dovuto essere
compreso secoli prima, per esempio da sir I saac N ewton sulla base delle sue leggi.
Bastava approfondire un po' i ragionamenti per rendersi conto che un universo
stazionario non poteva sussistere.
ONNIPOTENTE: Q uesto è stato già precisato... I l signor N ewton, infa i, faceva affidamento
su di Noi!
HUBBLE: I nvece persino Einstein si oppose all'evidenza di un universo in espansione,
benché fosse coerente con la sua stessa relatività generale. Preferì inventarsi una
fantomatica forza agente in senso antigravitazionale. Un solo scienziato, il russo
A leksandr Fridman,161 acce ò l'idea dell'universo in espansione e predisse proprio ciò
che io poi trovai.
ONNIPOTENTE: Una rivoluzione tardiva, ma pur sempre una rivoluzione...
HUBBLE: I n effe i dal meccanismo espansivo si traggono suggestive informazioni. S i
determinano, ad esempio, l'età dell'universo e il suo raggio.
ONNIPOTENTE: E che valori si trovano?
HUBBLE: Età intorno ai 13,7 miliardi di anni, raggio 13,7 miliardi di anni-luce, vale a dire
oltre 1023 km, che sono 100.000 miliardi di miliardi di chilometri.162 Preciso che tale
raggio non dice quanto sia grande l'universo, dice semplicemente qual è il confine ultimo
dell'universo da noi osservabile.
ONNIPOTENTE: In che senso, da noi osservabile?
HUBBLE: N el senso che non siamo in grado di sapere alcunché di ipotetiche regioni che si
trovassero oltre tale raggio. Con esse non v'è modo di comunicare, né interagire, giacché
si vedrà tra un momento che le informazioni da lì provenienti dovrebbero trasme ersi,
per raggiungerci, a una velocità superiore a quella della luce, cosa impossibile. I l raggio
così determinato rappresenta dunque l'orizzonte cosmico. Per quanto ne sappiamo,
l'universo potrebbe anche estendersi all'infinito.
ONNIPOTENTE: E come si arriva ai valori da lei annunciati?
HUBBLE: N el 1924, scopersi che la galassia in cui ci troviamo non è solitaria, ma è una di
tante, separate da immense distanze di spazio vuoto. D ebbo dire che un'ipotesi del
genere, in modo presumibilmente intuitivo, fu già avanzata dal qui presente signor
Galilei. Le galassie, oggi sappiamo, sono miliardi. E ognuna è costituita da miliardi di
stelle: la nostra da sola ne annovera almeno 200 miliardi.
ONNIPOTENTE: Ci può dare un'idea, signor Hubble, delle dimensioni delle galassie e delle
distanze che le separano?
HUBBLE: Le loro dimensioni stanno tra 10.000 e 200.000 anni-luce, ed esse sono separate da
milioni di anni-luce. I n pratica sono delle isole, ognuna un universo a sé, che a noi può
apparire come un singolo punto luminoso. Tornando al mio discorso. Fui in grado di
stimare la distanza delle galassie più lontane basandomi sull'intensità della luce che
eme ono, avendo calibrato la relazione intensità-distanza su stelle vicine appartenenti
alla nostra galassia, per le quali la distanza può essere misurata con il metodo della
parallasse annuale.
ONNIPOTENTE: Che cosa sarebbe il metodo della parallasse annuale?
HUBBLE: I l metodo della parallasse annuale si basa sulla misura degli angoli so o cui una
stella è vista da due punti estremi dell'orbita della Terra a orno al S ole. S i ha un
triangolo isoscele dove la base è il diametro dell'orbita e l'angolo al vertice è la differenza
tra i due angoli di visuale (la sua metà si chiama angolo di parallasse). La distanza Terra-
stella è il lato del triangolo e si calcola con la trigonometria dalle precedenti due
grandezze. Estendendo la relazione trovata tra distanza e intensità alle galassie, per le
quali l'angolo di parallasse sarebbe troppo piccolo per essere misurato, ho potuto
ricavare con una certa approssimazione la distanza di tutte le galassie visibili.
Misura della distanza di una stella con il metodo della
parallasse annuale.

ONNIPOTENTE: A N oi pare impresa ancor più difficile la determinazione della loro velocità
di allontanamento dalla Terra. Come l'ha misurata?
HUBBLE: Poiché l'universo è in espansione, tu e le lunghezze in esso contenute sono in
continua crescita. A llora la luce proveniente dalle galassie lontane ci perviene con
lunghezze d'onda maggiori di quando è stata emessa, dato che per arrivare alla Terra
deve viaggiare per un lungo tempo, subendo un progressivo «stiramento». La luce
emessa da galassie via via più lontane si sposta dal bianco verso il rosso, poi
nell'infrarosso, infine nelle microonde. 163 S i parla di red shift cosmologico, da non
confondere con il red shift gravitazionale di Einstein.
ONNIPOTENTE: Ci è chiara la differenza...
HUBBLE: N on ho ancora finito di spiegare. Per giungere a noi, la luce emessa da una stella
deve a raversare l'atmosfera che le appartiene e ciò comporta, nello spe ro che ci
perviene, l'a enuazione di talune componenti cromatiche, in stre a dipendenza dalla
composizione gassosa incontrata. I n sostanza, delle righe nere sullo sfondo iridato. Per
nostra fortuna la fisica e la chimica non cambiano se si va in giro per l'universo, nel senso
che ciascun gas assorbe le stesse precise componenti cromatiche che assorbe sulla Terra.
ONNIPOTENTE: I l vostro universo è fa o ovunque della stessa pasta, come ci spiegava
padre Secchi... vero padre?
SECCHI (con autorevolezza): Credo si possa dire con una certa sicurezza che almeno una
parte delle stelle possono essere, come il nostro S ole, fonti di sostentamento e di energia
per sistemi di mondi adatti allo sviluppo di organismi viventi.
Righe di assorbimento da parte dell'atmosfera di una stella: a sinistra, stella
immobile rispetto alla Terra; a destra, stella in allontanamento.

HUBBLE: È appunto questa universalità delle cara eristiche righe di assorbimento di ciascun
gas - il suo spe ro - che ci perme e di stabilire la composizione gassosa dell'atmosfera di
una stella. S i scopre tu avia un fa o straordinario: quanto maggiore è la distanza della
stella, tanto più lo spe ro di uno stesso gas si trova spostato verso il rosso. D al red shift
cosmologico osservato si risale alla velocità di allontanamento della galassia eme itrice.
Ho così potuto verificare che quanto più alta è la velocità della galassia, tanto più lontana
essa si trova.
ONNIPOTENTE: Ci sembra una discreta indicazione sperimentale del meccanismo del Big
bang.
HUBBLE: I nfa i, e fu proprio sui miei dati che anni più tardi George Gamow164 introdusse
l'idea del Big bang. La proporzionalità tra distanza percorsa e velocità suggerisce che le
galassie fossero inizialmente tu e concentrate in un unico punto, un punto di singolarità
cosmica, e che in seguito al Big bang abbiano dato luogo all'espansione dell'universo,
avendo ciascuna una velocità propria, più o meno grande, ma sempre e comunque
inferiore a quella della luce.
ONNIPOTENTE: Un'esplosione, insomma.
HUBBLE: N on esa amente. I l Big bang non fu un'esplosione del genere che conosciamo
sulla Terra, quelle che, partendo da un centro ben preciso, proie ano materia fino a
invadere una parte sempre maggiore dell'ambiente circostante. S i tra a invece di
un'esplosione che si verificò simultaneamente ovunque, riempiendo fin dal principio
tu o lo spazio, e nella quale ogni particella di materia cominciò ad allontanarsi
rapidamente da ogni altra particella.
ONNIPOTENTE: N on siamo sicuri di aver capito bene la differenza: dobbiamo intendere che
là dove l'espansione non è ancora pervenuta lo spazio non esiste?
HUBBLE: S i può pensarlo, ma in realtà non abbiamo ancora una risposta. O ra torniamo ai
miei dati. Essi hanno permesso di ricavare un fa ore di proporzionalità tra la velocità e la
distanza raggiunta, vale a dire che se la velocità è doppia, la distanza risulta doppia, e
così via. Tale fa ore è stato chiamato dai miei colleghi costante di Hubble e viene
indicato con H, l'iniziale del mio nome. Si scrive cioè
v=Hd
dove v è la velocità della galassia e d è la sua distanza. A llora, poiché il tempo trascorso
dal Big bang - che poi viene ad essere l'età dell'universo - è espresso dal rapporto d/v,
distanza/tempo, esso risulta valere 1/H. A lla luce delle più recenti misure, basate
sopra u o sull'osservazione di esplosioni stellari del tipo supernove, l'età dell'universo
risulta valere attorno ai 13,7 miliardi di anni, come ho anticipato.
ONNIPOTENTE: E al raggio dell'universo che lei ha definito osservabile come si perviene?
HUBBLE: Moltiplicando l'età dell'universo per la velocità della luce, la massima possibile
per una galassia. Ciò porta a 13,7 miliardi di anni-luce, appunto.
ONNIPOTENTE: S bagliamo, o in un certo senso lei ha ridato valore all'universo confinato di
Aristotele e Tolomeo?
HUBBLE: Mi perdoni, ma lei sbaglia, Mister O . La Terra è al centro dell'orizzonte cosmico,
ma questo non è un confine di tipo fisico, è solo un confine conoscitivo... La mia legge
non dice nulla riguardo ai confini dell'universo: essa varrebbe in un qualunque punto di
esso, anche se quest'ultimo fosse infinitamente esteso. E comunque quello di A ristotele
era un cosmo stabile e immobile, creato a un dato istante e rimasto sempre identico a se
stesso, oppure esistito da sempre.
ONNIPOTENTE: Evidentemente era di conforto credere ciecamente in un universo
immutabile ed eterno, dove le vostre presunte anime sarebbero confluite dopo la vita
terrena.
CORMA: Francis Bacon diceva: “S e un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi;
ma se si accontenta di iniziare con qualche dubbio, arriverà alla fine a qualche certezza”.
Questo è il modo in cui la scienza opera e continua a progredire.
BINETTI: A l contrario delle religioni, il cui obie ivo - e interesse - è di conservarsi
immutate. Ciò che conta per noi scienziati, quindi, è di lo are contro i pregiudizi, la
malafede, l'ottusità, le superstizioni, anche quando l'età e la tradizione le hanno innalzate
al rango di religioni. O pporsi all'ingerenza del potere ecclesiastico nella vita politica,
sociale e culturale di un Paese è un nostro dovere civile, secondo la raccomandazione
dell'Onnipotente.
MARELLI: Tra le credenze infondate, i culti sono i più insidiosi perché, facendo leva sul suo
nome, Mister O , si sono vestiti di grande decoro. S i sono accreditati a raverso i secoli a
tal punto che è divenuto imprudente contrastarli. Per esempio, il bel termine
anticlericale usato dall'O nnipotente viene oggi visto come un segno di arretratezza
intellettuale.
CORMA: I o direi qualcosa in più: non comprendo come ci si potrebbe dire scienziati
quando si lasciasse spazio a verità precostituite, reti che imbrigliano la ragione.
ONNIPOTENTE: A che servirebbero, per salvare la Terra agonizzante, menti obnubilate da
credi aprioristici e non stimolate dal fascino dell'indagine? N essun burocrate del
soprannaturale avrebbe alcunché da insegnarvi.
MARELLI: Lei mi piace, Mister O, quasi quasi sono tentata di venerarla un poco...
Nascita ed espansione dell'universo

ONNIPOTENTE: Benché, a quanto pare, in N oi si compendino il Big bang e tu i i fenomeni


che lo riguardano, siamo lontani dall'avere un'idea delle sue modalità. Q uanto ne sapete
voi terrestri?
MARELLI: C'è almeno un grande problema irrisolto, e cioè il disaccordo tra le modalità di
espansione dell'universo oggi conosciute e le predizioni della relatività generale. Secondo
i calcoli del russo Fridman, la relatività indica tre possibilità. La prima è che l'espansione
dell'universo sia in continuo rallentamento e vada verso un arresto, seguito da una fase
di contrazione e un ritorno alle condizioni iniziali, meccanismo che viene chiamato Big
crunch, ovvero grande implosione. Tale comportamento si avrebbe se la densità media
della materia siderale, indicata con il simbolo Ω, fosse superiore a un certo valore critico
che per comodità fisserò al numero 1. Dunque Ω > 1.
ONNIPOTENTE: Perché solo se la densità media supera un dato limite?
MARELLI: Perché allora le stelle sarebbero alquanto vicine tra loro e le forti reciproche
a razioni gravitazionali ne frenerebbero la corsa, con l'effe o, prima o poi, di invertire il
meccanismo di espansione.
ONNIPOTENTE: Scusi se l'abbiamo interrotta...
MARELLI: Una seconda evenienza è che l'espansione continui rallentando sempre, ma
senza mai arrivare a un'inversione della tendenza, anzi arrestandosi solo dopo un tempo
infinitamente lungo, ossia mai: così avverrebbe se la densità media fosse eguale proprio
alla densità critica, Ω = 1.
ONNIPOTENTE: Mi scusi, ma se agisce solo una forza a ra iva, com'è quella gravitazionale,
l'effe o di frenamento si avrebbe comunque, seppure in modo più blando. Q uesto
significa che deve entrare in gioco anche una forza che spinge le galassie verso l'esterno e
che risulta dominante quando, a bassa densità, le a razioni gravitazionali tra le galassie
sono deboli.
MARELLI: I nfa i a questo proposito abbiamo già udito che Einstein, quando ancora
l'universo era ritenuto stazionario, aveva dovuto postulare l'esistenza di una sorta di
campo di antigravità, che egli chiamò costante cosmologica, come se nell'universo fosse
presente un'energia «oscura», non rilevabile, origine di un effe o repulsivo tra le
galassie. S enza un campo di antigravità, l'universo avrebbe avuto la sola possibilità di
contrarsi, e quindi non sarebbe sussistito a lungo o non sarebbe nemmeno nato.
ONNIPOTENTE: Una volta accertato dal signor Hubble che le galassie sono lanciate in un
moto espansivo, non si dovrebbe più sentire l'esigenza di un campo antigravitazionale...
MARELLI: Ma non tutto scorre così liscio.
ONNIPOTENTE: Vorremmo verificare se abbiamo compreso bene. D ovrebbe essere un po'
come quando si lancia un corpo verso l'alto. La gravità lo fa prima rallentare fino
all'arresto e infine lo fa ricadere al suolo. Ma se la velocità è abbastanza alta e la
gravitazione invece debole, esso sfugge all'attrazione terrestre e continua la sua corsa.
MARELLI: Che è poi la condizione che ci rende possibile l'inviare missili nello spazio... C'è
infine una terza possibilità, e cioè che l'espansione delle galassie avvenga sempre
rallentando, ma meno efficacemente di prima, per cui la velocità di allontanamento non
va mai a zero, nemmeno dopo un'eternità. Ciò avverrebbe se l'a razione gravitazionale
fosse assai debole, dunque nel caso in cui la densità delle stelle fosse so o quella critica,
Ω < 1.
ONNIPOTENTE: E come sarebbe la conformazione dell'universo in corrispondenza dei tre
casi detti?
MARELLI: N ei tre casi, la distorsione dello spazio-tempo dovuta agli effe i gravitazionali
della materia sarebbe differente, e l'universo avrebbe altre ante diverse conformazioni.
N el primo caso - alta densità - l'universo avrebbe curvatura positiva, ossia sarebbe chiuso
su se stesso, con estensione finita, un po' com'è, se per semplificare ragioniamo in due
dimensioni, la superficie di una sfera, che è finita pur senza avere un confine, un bordo.
Percorrendo tu o l'universo non si uscirebbe mai fuori di esso, ma ci si ritroverebbe nel
punto di partenza. N el secondo caso - densità critica - esso avrebbe curvatura nulla, vale
a dire piano come una tavola: la sua estensione sarebbe infinita e la sua geometria
euclidea. N el terzo caso - bassa densità - avrebbe curvatura negativa, sarebbe cioè a
forma di sella, ovvero aperto, con estensione di nuovo infinita.

Traie orie percorse nella descrizione bidimensionale di un universo (a) chiuso (curvatura positiva), (b) piano
(curvatura nulla) e (c) a sella (curvatura negativa).

ONNIPOTENTE: Che intende per geometria euclidea, visto che si tratta dello spazio-tempo?
MARELLI: Q uello che chiamiamo spazio-tempo euclideo è del tu o analogo alle superfici
bidimensionali di Euclide, salvo il fatto di avere quattro dimensioni anziché due.
ONNIPOTENTE: E il tempo com'è, finito o infinito?
MARELLI: Tu e e tre le possibilità contemplate da Fridman convergono all'indietro verso il
Big bang. A bbiamo de o che lì esse cessano di essere valide, in quanto il Big bang
comporta una singolarità, dove la curvatura dello spazio-tempo diventa infinita. Ciò
significa che, quand'anche ci fosse stata una storia antecedente al Big bang, noi non
potremmo risalire ad essa. Per converso, essa non avrebbe avuto conseguenze sul dopo
Big bang: quindi, a tu i gli effe i, il tempo dell'universo a noi conosciuto va contato a
partire dal Big bang, ha inizio con esso.
ONNIPOTENTE: E quale dei tre casi da lei citati si applicherebbe al vostro universo?
MARELLI: La densità materiale dell'universo da noi dire amente osservata è alquanto
inferiore al valore critico, circa il 4 per cento soltanto. D unque dovrebbe valere il terzo
caso, Ω < 1. I nvece da recenti esperimenti, di cui mi aspe o si parlerà in seguito, si sono
avuti due risultati imprevisti. Primo, si rileva che l'espansione, a partire da 5 miliardi di
anni dal Big bang, ha iniziato addiri ura ad accelerare. Lo si deduce dal confronto tra le
galassie più vicine e quelle più lontane. La luce delle galassie più lontane è stata emessa
in un'epoca remota, per cui il loro spostamento verso il rosso è relativo a condizioni di
universo ancora giovane. Ebbene, tale spostamento risulta meno marcato di quanto ci si
a enderebbe dal confronto con le galassie vicine, suggerendo che in tempi del lontano
passato la velocità di espansione fosse minore.
ONNIPOTENTE: Come si può giustificare questa accelerazione dell'espansione?
MARELLI: Per esempio rime endo in gioco la vecchia idea einsteiniana di un'energia
«oscura», ignota, la quale agisce nel senso di respingere le galassie l'una dall'altra. Ma ci
sono anche altre possibilità, ancora poco esplorate.
Varie possibili conformazioni dell'universo. 1-3: dalla teoria della relatività; 4: da recenti informazioni.

ONNIPOTENTE: PUÒ gentilmente rappresentare con una figura le qua ro eventualità che ha
descritto, le tre teoriche e quella oggi ritenuta più probabile?
MARELLI: S enza difficoltà. Mi riserbo di chiarire in seguito perché scrivo «inflazione
iniziale» in prossimità del Big bang.
ONNIPOTENTE: E il secondo risultato imprevisto?
MARELLI: D ati indire i sulla densità dell'universo indicano che essa è molto prossima al
valore critico Ω = 1, anziché solo il 4 per cento di esso ricavato dalle misure dire e. A llora
bisogna amme ere che oltre a un'energia «oscura», sia presente anche una massa
«oscura» che sfugge ai nostri strumenti di osservazione. 165 I llustrerò con un semplice
diagramma quello che oggi pensiamo essere la composizione dell'universo.
Presumibile composizione dell'universo.
Il periodo inflazionano

ONNIPOTENTE: D ovrebbe ancora spiegarci, circa la prima figura che ha tracciato, che cosa
significa «inflazione iniziale».
MARELLI: Vi sono ragioni per credere - secondo un'ipotesi avanzata da A lan Guth166 - che
all'inizio dell'espansione cosmica ci sia stata una fase inflazionaria, ossia abbia avuto
luogo una rapidissima accelerazione. I n un intervallo di tempo estremamente breve,
praticamente nullo, l'universo si sarebbe ingrandito di 1000 miliardi di miliardi di
miliardi di volte, cioè 1 seguito da trenta zeri.
ONNIPOTENTE: Sarebbe a dire?
MARELLI: S arebbe a dire che da un ogge o più piccolo di un protone si è portato alla
dimensione di un'arancia. A l termine della fase inflazionaria, l'universo avrebbe
raggiunto una temperatura di molti miliardi di gradi, dopo di che sarebbe iniziata
l'espansione regolare, accompagnata da un graduale raffreddamento. Eviterei di dare una
spiegazione elementare di questi fenomeni, giacché il modello si basa sulla confluenza di
molte considerazioni teoriche; a parte il fa o che so o vari aspe i le idee non sono
ancora molto chiare, anzi piuttosto controverse.
ONNIPOTENTE: Eh no, signora Marelli, lei non può lasciarci in sospeso, dopo aver così
stimolato la Nostra curiosità.
MARELLI: N on mi è facile spiegare con parole semplici. D unque, per comprendere
l'essenza della teoria inflazionaria, è necessario partire dal conce o di vuoto. S econdo la
teoria quantistica, se nel vuoto è presente dell'energia, questa può avere delle
flu uazioni e materializzarsi dando origine a particelle. Ciò significa che lo spazio-tempo
può crearsi dal vuoto grazie a «fluttuazioni quantistiche».
ONNIPOTENTE: Ma il vuoto non è la stessa cosa del nulla?
MARELLI: N on mi riferisco al vuoto aristotelico, bensì al vuoto quantistico, che è cosa ben
diversa.
ONNIPOTENTE: È lecito presumere che la differenza tra il vuoto classico e il vuoto
quantistico stia nel fatto che quest'ultimo contiene energia?
MARELLI: Esa o. L'energia, presente in forma di onde ele romagnetiche, fa sì che, per il
meccanismo che ho chiamato flu uazione quantistica, coppie di particelle e
antiparticelle continuino a prodursi e ad annichilarsi vicendevolmente.
ONNIPOTENTE: Ebbene?
MARELLI: A llo stato primigenio dell'universo, si aveva un vuoto in condizioni di
instabilità, cara erizzato da un eccesso di energia non spesa. Tale eccesso di energia
avrebbe causato un'enorme pressione tendente a produrre effe i repulsivi opposti
all'a razione gravitazionale. L'ipotesi di Guth è che una flu uazione quantistica dello
spazio-tempo abbia generato un minuscolo universo-bolla, e che l'enorme antigravità
risultante sia riuscita a gonfiare la bolla in modo esplosivo, facendo espandere l'universo
a velocità in rapida crescita. La teoria inflazionistica perme e di spiegare diverse
evenienze che non si concilierebbero con un Big bang puro e semplice.
ONNIPOTENTE: Le cose si complicano...
MARELLI: La fase inflazionarla - mi si consenta di non entrare nei de agli - suggerisce che
la densità dell'universo debba essere molto vicina a quella critica, e che esso sia
omogeneo, isotropo e sopra u o piano, cioè euclideo. Laddove il Big bang, come già ho
menzionato, prevedeva un universo molto incurvato, oltre che disomogeneo. L'inflazione
ci offre poi un altro regalo: essa sarebbe stata sede di piccole flu uazioni quantistiche le
quali, ingrandendosi a dimensioni cosmiche, avrebbero costituito i nuclei formativi della
struttura galattica dell'universo.
ONNIPOTENTE: Sia più esplicita, per favore...
MARELLI: I n parole povere, la materia scaturita dal Big bang, formata in prevalenza di
idrogeno ed elio, incominciò quasi subito a perdere la sua omogeneità e a suddividersi in
centinaia di miliardi di condensazioni indipendenti, ognuna delle quali avrebbe originato
altrettanti sistemi isolati, quelli che oggi chiamiamo galassie.
ONNIPOTENTE: D unque l'universo sarebbe passato da uno stato iniziale omogeneo più
ordinato a uno stato grumoso e disordinato, abbiamo capito bene?
MARELLI: Esa amente. E ciò in ossequio al secondo principio della termodinamica,
secondo il quale un sistema isolato evolve sempre dall'ordine al disordine o, ciò che è lo
stesso, va sempre accrescendo la propria entropia. Una conseguenza della freccia del
tempo.
ONNIPOTENTE: E l'energia, come si è evoluta l'energia globale dell'universo nel tempo?
MARELLI: Capisco il suo personale coinvolgimento. Risponderò con una considerazione di
S tephen Hawking che a me pare suggestiva.167 Egli sostiene che una delle conseguenze
del meccanismo inflazionano è che l'energia globale dell'universo è esattamente zero!
ONNIPOTENTE: Zero!?
MARELLI: Zero, zero. E ciò, malgrado il numero di particelle nell'universo sia enorme,
qualcosa che si scrive come 1 seguito da o anta zeri. Esse traggono origine dall'energia
primordiale, che possiamo pertanto riguardare come generante, ossia positiva. D 'altra
parte, la materia è continuamente impegnata ad a rarre se stessa: un sistema di due
corpi materiali ha meno energia se essi sono vicini piu osto che lontani, in quanto per
allontanarli occorre vincere la loro a razione gravitazionale. Possiamo dire allora che, in
un certo senso, al campo gravitazionale è associata un'energia negativa, legante. Ebbene,
si può dimostrare matematicamente che, se l'universo ha una densità circa uniforme
nello spazio, questa energia negativa è eguale a quella positiva rappresentata dalla
materia. Dunque il totale è zero.
ONNIPOTENTE: O gni universo, quindi, potrebbe essere nato da una casuale flu uazione
a orno allo zero, una flu uazione del vuoto. Una flu uazione che è andata ampliandosi
anziché estinguersi. Per fare un rozzo parallelo è come avere due numeri eguali, uno
positivo e uno negativo. Tenuti separati sono due entità, messi insieme si annullano a
vicenda, sme ono di esistere. S iamo un po' sgomenti, a che cosa si riduce allora il N ostro
Essere?
MARELLI: Certo, capisco, scoprirsi assimilabile allo zero è sconcertante. Ma è uno zero che
ridonda di energia, un'energia eterna, indistru ibile, che contiene in sé potenziali
universi, che può farli nascere o annichilarli all'infinito. È ben altra cosa dal nulla! Un D io
così posso accettarlo anch'io, pur atea convinta come sono.
Il ruolo dell'Onnipotente

ONNIPOTENTE: È questa l'ultima parola della vostra scienza?


MARELLI: S arò sincera, si deve usare molta cautela: le conclusioni cui siamo pervenuti
scaturiscono dalla ragione e dalla matematica, ma corrono pericolosamente sul filo che
separa la scienza dalla filosofia e dalla metafisica. E poi l'astrofisica ha posto almeno tanti
interrogativi quanti è riuscita a risolverne.
ONNIPOTENTE (meditabondo, dopo un lungo silenzio): È chiaro che solo la scienza può
dipanare questi misteri, destando stupore e ammirazione ad ogni passo in avanti.
Vorremmo riprendere il discorso sullo zero di Hawking, perché non ci convince del tu o.
Come conciliarlo, ad esempio, con il fa o che l'universo continua a ingrandirsi, e dunque
la densità della materia va diminuendo? E che in altri universi paralleli potrebbe
accadere l'opposto?
MARELLI: Q uesto si avrebbe in un'espansione normale, in un pane one che lievita. Ma
non in un meccanismo di espansione inflazionaria. Il doppio di zero è sempre zero, e così
il triplo di zero. S e l'universo raddoppia di dimensione, la teoria inflazionaria dice che
raddoppiano tanto l'energia positiva quanto quella negativa, in modo che la somma si
annulla sempre e il principio di conservazione dell'energia totale non viene violato. I n un
certo senso, «l'universo è un pasto gratuito», diceva Guth, l'ideatore della teoria
dell'inflazione.
ONNIPOTENTE: E il Nostro ruolo, allora?
MARELLI: Già, il suo ruolo, Mister O : è quanto molti tra noi si domandano. Pensi a un caso
ancora più estremo, quello di un universo che avesse una densità anche di poco superiore
a quella critica, tale da renderlo chiuso su se stesso, limitato ma senza confini. Esso
sarebbe completamente autonomo e non risentirebbe di alcuna influenza esterna. N on
sarebbe mai stato creato e non verrebbe mai distru o. D i esso si potrebbe dire soltanto
che è.
ONNIPOTENTE: Che è, e basta: proprio ciò che all'inizio avevamo affermato di N oi stessi.
Ora però non sappiamo se dirci soddisfatti o sempre più confusi...
MARELLI: Un po' com'è per noi, insomma. S e cominciamo a ragionare, dobbiamo
rinunciare a pronunciarci. E più impariamo, più crescono i punti interrogativi.
ONNIPOTENTE: Un po' com'è per voi che pure ci avete meditato sopra per migliaia di anni.
Pertanto non resta che fidarci del signor Hawking. Possiamo dire che quasi tu o torna,
allora, con il modello inflazionano?
MARELLI: NO. L'inflazione ha tante belle facce, ma non è ancora una teoria del tu o
provata, perché molti de agli non funzionano, o perlomeno costringono a fare
assunzioni poco giustificate. D iciamo che molti cosmologi credono oggi che l'inflazione
sia corre a nelle sue linee generali, ma che molti aspe i vadano approfonditi.
Personalmente, confesso di non essere affatto entusiasta del modello inflattivo.
ONNIPOTENTE: Voi uomini avete avanzato mirabili conge ure, avete fa o incredibili
quanto rapidi progressi, siete stati capaci di svelare segreti di eventi che vi hanno
preceduto di miliardi di anni. Perché un giorno non dovreste riuscire a raccontare per
intero l'avventura dell'universo?
MARELLI: D ubito fortemente che sapremo mai raccontare per intero l'avventura
dell'universo. Tanto per cominciare, la stessa teoria della relatività dovrà essere riveduta.
È anche possibile che finora non sia stata capita bene.
ONNIPOTENTE: Eppure voi umani avvertite profondo il desiderio di sapere perché siete qui
e da dove venite, chi ha reso possibile la vostra esistenza e quella del mondo...
MARELLI: Un desiderio cui dobbiamo rassegnarci di non poter dare risposta...
ONNIPOTENTE: Anche la Nostra identità ci rimane alquanto oscura...
Un universo ciclico

MARELLI: E allora le dirò che recentemente alcuni colleghi hanno proposto, in alternativa
al modello del Big bang, un universo ciclico.
ONNIPOTENTE: Universo ciclico? Di che si tratta...
MARELLI: Ebbene, c'è qualcuno che avanza le seguenti ipotesi: primo, lo spazio e il tempo
sono esistiti da sempre in un ciclo senza fine di nascite di materia ed energia, espansioni
con accelerazione, poi arresti e successive contrazioni, per dar luogo a nuove nascite, su
periodi di migliaia di miliardi di anni.168 Q uindi tanti bang - senza effe i inflazionari -
che si alternano ad altre anti crunch, il tu o in uno spazio e in un tempo illimitati,
eterni...
ONNIPOTENTE: A llora il Big bang del vostro universo non sarebbe un inizio, non
segnerebbe per voi l'avvio del tempo, sarebbe solo un passaggio...
MARELLI: Certo. Q uesto nuovo modello risponde ad alcuni punti non chiariti nella teoria
del Big bang, per esempio affida all'energia oscura un ruolo essenziale, quello di rifornire
l'universo di materia e radiazione nella transizione tra crunch e bang. Però apre altri
interrogativi: c'è stata una prima singolarità che ha dato l'avvio al ciclo? Q ual è il destino
finale dell'universo? Che pensare della freccia del tempo nella fase tra i crunch e i bang?
ONNIPOTENTE: Cara signora, lei ci sta disorientando. Limitiamoci al Big bang, per favore,
visto che l'ultima congettura ha l'aria di essere ancora piuttosto vaga.
MARELLI: Restiamo al Big bang.
ONNIPOTENTE: S ia tanto gentile da darci un ultimo chiarimento: esiste qualche prova
dire a delle trasformazioni alle quali l'universo che voi oggi avete davanti agli occhi ha
sottostato durante la sua esistenza?
Fotografare l'universo embrionale

MARELLI: Una fotografia.


ONNIPOTENTE: Diamine! Una fotografia?
MARELLI: SÌ, l'universo è stato fotografato poco dopo la sua nascita, ad opera di un gruppo
di ricerca guidato da un mio giovane collega, il professor Giorgio D e Bellis.
L'esperimento, effettuato in Antartide, è stato chiamato BOOMERanG.
ONNIPOTENTE: Come fotografato? Come poco dopo la sua nascita?
MARELLI: Vedo che D e Bellis è seduto poco lontano da me, quindi invitiamolo a
raccontarci i particolari in prima persona.
ONNIPOTENTE: S iamo felici che un brillante, giovane astrofisico sia presente tra noi. Ci
dica, signor De Bellis...
DE BELLIS : S ono docente di cosmologia presso il D ipartimento di Fisica dell'Università di
Roma La S apienza. La mia, anche se per ovvie ragioni ha trovato molta eco nella stampa,
non è che una delle tante fini ricerche che vi si svolgono.
MARELLI: Troppo modesto!
DE BELLIS: Bene. I l signor Hubble ha in precedenza accennato al fa o che dalle galassie
lontane riceviamo luce con grandi lunghezze d'onda, perché tu e le dimensioni
nell'universo si sono allungate nel corso dell'enorme viaggio della luce fino a noi. D alla
materia ancora più remota riceviamo luce con lunghezze d'onda che dal visibile sono
passate addiri ura alle microonde. Essa si chiama radiazione cosmica di fondo e proviene
uniformemente da tu a la volta celeste. 169 L'occhio non la vede - e per questo il cielo di
no e è nero - ma, usando sensori per microonde, si può fare una fotografia delle sorgenti
che l'hanno emessa. Provi a immaginare, Mister O , quando tale emissione deve essere
avvenuta...
ONNIPOTENTE: Caro giovano o, siamo pronti ad amme ere la N ostra infinita
disa enzione, ma non siamo così distra i da non aver colto subito le implicazioni del
meccanismo espansivo. D ato il tempo che ci impiega la radiazione emessa a giungere a
voi, è impossibile vedere come sono fa e, adesso, le regioni lontane. Per le galassie ai
confini dell'universo, l'emissione deve riguardare un tempo molto prossimo al Big bang,
tenuto conto che la radiazione ha avuto bisogno di un tempo di poco inferiore, se non
quasi eguale, alla durata del viaggio di allontanamento delle galassie dalla nascita
dell'universo.
DE BELLIS: Esa amente, possiamo fare soltanto dell'archeologia dell'universo: più si
guarda lontano e più si va indietro nel tempo. S i fanno cioè foto “in differita”. Le dirò la
data esa a: le foto riguardano un istante che risale a 380.000 anni dopo il Big bang, un
intervallo minuscolo, un ba ito di ciglia, in confronto all'età dell'universo. Che a quel
tempo era mille volte più piccolo, mille volte più caldo e un miliardo di volte più denso di
oggi.
ONNIPOTENTE: E che struttura aveva?
DE BELLIS : N on si erano ancora formate le galassie, ma esisteva già la materia, molto
omogenea, che le avrebbe successivamente formate.170
ONNIPOTENTE: Perché non si sono fatte foto prima dei 380.000 anni da lei citati?
DE BELLIS : Perché prima l'universo era troppo caldo e quindi costituito da particelle
ionizzate, ele roni e protoni, le quali lo rendevano opaco alle microonde da fotografare.
La radiazione più antica che si riesce ad osservare è quella proveniente dalla fase in cui
l'universo era sceso a una temperatura sui tremila gradi.
ONNIPOTENTE: Bravi, è il caso di dire che state me endo l'universo a nudo... Come si
presentava questo universo embrionale poco dopo il Big bang?
DE BELLIS : L'immagine della radiazione cosmica di fondo o enuta da BO O MERanG rivela
nitidamente le stru ure presenti allora nel cosmo, per la precisione zone «più calde» e
zone «più fredde», che si manifestano rispe ivamente come macchie chiare e scure di
dimensioni angolari - viste da Terra - di circa un grado, il doppio della Luna piena. Tali
macchie si sono poi evolute, grazie all'azione aggregatrice della gravità, negli a uali
super-ammassi di galassie. Ciò significa che l'universo, nelle sue fasi primordiali, era
molto più semplice e omogeneo.
ONNIPOTENTE: Altre informazioni?
DE BELLIS : La dimensione delle macchie osservate ha
permesso di risalire a un valore abbastanza preciso della
densità globale di massa presente nell'universo. Essa è
risultata essere pari al valore critico citato dalla
professoressa Marelli - vale a dire Ω = 1 - di cui solo una
piccola parte in forma di materia ordinaria e sei volte
tanta di materia che non interagisce con la luce, una
«materia oscura» di origine ignota - forse particelle
Immagine dell'universo a 5 miliardi di
elementari ancora da scoprire - ma della quale si vede anni dalla sua nascita. Ogni punto
ben chiara l'influenza sui moti delle stelle e delle corrisponde a decine di galassie.
galassie. Poi c'è l'energia oscura di cui ha parlato la
collega Marelli, ma su di essa vorrei evitare di addentrarmi.
ONNIPOTENTE: Ci pare che basti, non intendiamo spingerla verso posizioni dogmatiche
che sappiamo aborrite da voi scienziati.
DE BELLIS : Grazie, Mister O , in effe i mi piace
mantenermi su terreni solidi. Voglio però so olineare
che proprio dall'esame delle fotografie dell'esperimento
BO O MERanG si trae la fondamentale nozione, già
anticipata dalla professoressa Marelli, che l'universo è
euclideo, ossia piano, e non curvato su se stesso. O ssia
quello previsto dalla teoria inflazionaria e non quello
proposto dal semplice processo del Big bang, il quale non
Un'immagine artistica del cosmo a molti
universi.
fa previsioni al riguardo, anzi mostra delle inconsistenze.
ONNIPOTENTE: S iamo noi a esserle grati, signor D e Bellis.
Prima di passare ad altro, vorremmo capire meglio la portata della scoperta dell'universo
in espansione. S ignor Hubble, vuole riprendere il discorso di come stavano le cose prima
che spuntasse l'idea del Big bang?
Buia è la notte

HUBBLE: A bbiamo ascoltato tante interpretazioni, anche talune che sembravano


anticipare in modo qualitativo il meccanismo del Big bang e della susseguente evoluzione
dell'universo. Penso a Cartesio, a Laplace... Però, come ho già avuto modo di dire, in tu i
i casi l'universo era sempre descri o come stazionario, finito o infinito che fosse, a parte
possibili trasformazioni delle sue parti interne.
ONNIPOTENTE: E questo quadro non la soddisfaceva...
HUBBLE: Certo che no. Già molti avevano evidenziato una curiosa circostanza. Avendo
un'idea del numero di stelle presenti nel firmamento, miliardi di miliardi, in pratica
infinite, c'era da a endersi che ogni punto della volta celeste fosse popolato da almeno
una stella, più o meno lontana da noi, sicché il cielo avrebbe dovuto apparire non meno
luminoso di no e che in pieno giorno. O gni punto del cielo, infa i, dovrebbe brillare
come la superficie della stella. I nvece il cielo di no e è in prevalenza nero. Q uesta
inspiegabile circostanza fu chiamata paradosso di O lbers,171 dal nome dell'astronomo
che nel 1823 sollevò il problema.
KEPLERO: Mi conceda, già ne parlai io stesso molti anni prima. D issi che questo era un
argomento a favore di un universo limitato, con un numero di stelle finito.
HALLEY: Se è per questo, anch'io ne discussi prima di Olbers, e anche l'astronomo svizzero
de Cheseaux, deceduto prematuramente.172
HUBBLE: Mi scuso per non avervi citati. S ta di fa o che questa discrepanza è il criterio
fondamentale che perme e di escludere che il nostro universo possa essere infinito,
eterno e stazionario. D el resto, che esso abbia avuto un inizio e debba probabilmente
avere una fine è già implicito nella teoria della relatività generale, come hanno
dimostrato gli inglesi Stephen Hawking e Roger Penrose.173
ONNIPOTENTE: Un momento... se lei perme e, visto che N oi crediamo di aver imparato
qualcosa, vorremmo provare a trarre le conclusioni. Lei ha parlato di degradazione della
luce emessa dalle galassie in allontanamento, del suo scadimento in radiazione cosmica
di fondo, avente un'infima energia, tanto da so rarsi alla vista. La degradazione non
avverrebbe se le stelle fossero ferme a distanza fissa da voi. A llora avreste appunto un
cielo sfolgorante. I nvece, le stelle che inviano radiazione visibile al vostro occhio sono
poche, solo quelle che viaggiano lentamente, quelle che si sono allontanate di meno dal
momento del Big bang...
HUBBLE: Corre o. Riesce, Mister O , a porre la questione in termini più quantitativi? N el
caso dell'immobilità delle stelle, intendo, per cui da tutte ci perverrebbe luce bianca...
ONNIPOTENTE: N on vorremmo fare una magra figura. La prego, continui lei signor
Hubble...
HUBBLE: S upponiamo che la distribuzione delle stelle sia più o meno uniforme in tu o lo
spazio e fissiamo l'a enzione su un involucro sferico di stelle a distanza R da noi. La
perdita di intensità luminosa che si ha quando R cresce - essa è inversamente
proporzionale a R2 - è compensata in modo esa o dal maggior numero di stelle in gioco,
il quale invece aumenta come la superficie interessata, quindi come R2...
ONNIPOTENTE: ... allora tu i gli involucri, qualsiasi sia R, fanno pervenire sulla Terra la
medesima intensità luminosa. Q uesto, però, se le stelle lontane si comportano tal quale
le stelle vicine...
HUBBLE: Cosa che non è174. Le stelle che contano sono soltanto una modesta frazione,
quelle la cui luce è poco degradata. Vedo con piacere che lei comincia ad appassionarsi al
ragionamento scientifico...
ONNIPOTENTE: N on ci è facile formare una mentalità articolata dopo miliardi di anni di
disattenzione.
HUBBLE: S i capisce, l'intera storia della scienza è stata una graduale presa di coscienza che
gli eventi non accadono in un modo arbitrario, ma che rifle ono un certo ordine
naturale. E compito della scienza è stato quello di afferrarne il senso.
ONNIPOTENTE: D a tu o questo nostro dissertare abbiamo almeno tra o un quadro chiaro
di che cosa è scienza e che cosa non lo è. Q ualunque teoria, ipotesi e principio che non si
accordi con i fatti non ha diritto di cittadinanza nella scienza.
MARELLI: Tu avia molti tendono a respingere la razionalità, perché richiede sforzo,
riflessione, disponibilità a modificare certe inclinazioni istintuali. I n una parola, è una
conquista non accessibile a tutti.
ONNIPOTENTE: Trarremo la conclusione che, se la razionalità ha fa o progredire l'uomo,
l'emotività incontrollata è stata talvolta responsabile delle principali sciagure: razzismo,
ideologie, nazionalismo, fanatismo religioso, oscurantismo. E sopra u o guerre e
uccisioni. Pacifismo e tolleranza sono possibili soltanto là dove domina la ragione.
U n forte applauso seguì le ultime parole dell'O nnipotente il quale, assumendo vivide
colorazioni rapidamente cangianti e mandando alcune scintille a mo' di piccoli fuochi d'artificio,
diede vista di esserne particolarmente compiaciuto.
La minaccia dell'antimateria

ONNIPOTENTE: S ignori, vi ringrazio molto per il caloroso responso, ma debbo ricordare che
avete, anzi abbiamo commesso una grave negligenza, quella di non aver fa o alcun
cenno all'antimateria, che pure, come alcuni tra voi sulla Terra ipotizzano, è una delle
possibili fonti della tragedia in a o. Chiediamo anzitu o che aspe o abbia questa
famigerata antimateria. Chi vuol rispondere?
PIOLA (chiedendo la parola con ostentata autorevolezza): S ono un fisico italiano vivente,
uno dei massimi esperti in fa o di antimateria. A lla domanda di Mister O risponderò che
un ogge o è visibile quando da esso ci pervengono dei fotoni, vale a dire delle onde
luminose, emesse o riflesse. Ebbene, entrambe le due specie ci inviano fotoni. Q uindi
materia e antimateria ci appaiono identiche. S e ci fosse una lontana galassia costituita
interamente di antimateria, dalla luce che eme e non sapremmo distinguerla da una
galassia di materia normale.
ONNIPOTENTE: E dov'è allora la differenza?
MARELLI: Ritengo che su questi argomenti sia preferibile ascoltare il signor D irac,175 che
fu il primo, a orno al 1930, a ipotizzare teoricamente l'esistenza di una antiparticella,
nella fa ispecie l'antiele rone, o ele rone positivo, o positrone. È a buon diri o
considerato il padre dell'antimateria.
ONNIPOTENTE: Benissimo, che il signor D irac sia presente è per N oi un'autentica fortuna.
Prego, si avvicini ed esponga.
DIRAC: I l mio nome è Paul D irac, nacqui in I nghilterra, ma dopo gli studi mi trasferii
negli S tati Uniti. Ringrazio la signora Marelli per la fin troppo benevola presentazione.
Comincio col ricordare che una particella è cara erizzata da una serie di proprietà, in
primo luogo la massa e la carica ele rica. Per ogni particella, esiste una corrispondente
antiparticella, ossia una particella che ha la sua stessa massa, ma le cui altre proprietà,
pur eguali in valore, hanno segno opposto. I l mio positrone, ad esempio, ha carica
ele rica positiva, uguale però in valore assoluto a quella dell'ele rone. L'antiparticella
del protone, de a antiprotone, ha invece carica ele rica negativa. Una particella come il
fotone, che non ha né massa né carica, è di fa o indistinguibile dalla propria
antiparticella. Q uando un'antiparticella incontra la corrispe iva particella, entrambe si
annichilano.
BINETTI: Per darle una rozza idea di ciò che avviene, Mister O , può pensare alla
sovrapposizione tra una fotografia e la sua negativa. Poiché quest'ultima presenta
annerimenti esa amente complementari a quelli della prima, il risultato è la scomparsa
dell'immagine.
ONNIPOTENTE: Interessante esemplificazione...
BINETTI: Vale per quel che vale...
ONNIPOTENTE: E tra loro, come si comportano le particelle di antimateria tra loro?
DIRAC: I n modo simile alle particelle di materia. Combinando un antiprotone con un
antiele rone, per esempio, è possibile o enere atomi di antiidrogeno. S i dice perciò
antimateria ogni aggregato di antiparticelle. Fu proprio nel discorso che tenni alla
consegna del premio N obel che suggerii la possibile esistenza di un universo nuovo, un
universo costituito di antimateria.
PIOLA: Vorrei so olineare che in questo se ore anch'io ho avuto una parte rilevante: in
gioventù, al CERN di Ginevra guidai un gruppo che accertò l'esistenza dell'antideutone,
ossia del nucleo dell'antideuterio, formato da un antiprotone e un antineutrone, primo
esempio di aggregazione di antiparticelle. Ma il N obel non mi è stato assegnato,
suppongo perché sto antipatico a molti...
DIRAC: È vero, ma lei fece la sua scoperta nel 1965, quando sulle antiparticelle si sapeva
quasi tu o. 176 Credo che dopo tre N obel assegnati per scoperte di antiparticelle, un
quarto sarebbe sembrato eccessivo. S e mi concede una facezia, forse avrebbe ricevuto il
premio N obel se fosse riuscito a dimostrare il contrario, e cioè che l'antideutone non
esisteva.
PIOLA: La battuta ha fatto il suo tempo...
ONNIPOTENTE: Polemiche a parte, signori, parlateci del meccanismo per cui se una
particella e un'antiparticella vengono a contatto si annichilano a vicenda...
DIRAC: I n tale circostanza le loro masse si convertono in radiazione ele romagnetica,
tipicamente raggi gamma. Per fortuna nel nostro universo predomina di gran lunga la
materia ordinaria, e ogni antiparticella che vi facesse la sua comparsa verrebbe
rapidamente tolta di mezzo, senza produrre apprezzabili alterazioni ambientali.
ONNIPOTENTE: Credevamo di aver capito dal discorso della signora Marelli sulle
flu uazioni del vuoto quantistico che materia e antimateria si fossero prodo e
simultaneamente e in quantità eguali. Che fine ha fatto allora l'antimateria?
DIRAC: Per quanto riguarda il nostro universo, la materia sembra essere favorita nella
competizione con l'antimateria. E probabile che, ai primordi, materia e antimateria
fossero presenti in uguali quantità, ma poi, in un intervallo di tempo brevissimo dopo il
Big bang, l'antimateria è stata in qualche modo emarginata. Probabilmente, un leggero
squilibrio in favore della materia ha fa o sì che quest'ultima non venisse completamente
azzerata, rendendo possibile la formazione di un universo stabile, che è quello in cui
viviamo.
ONNIPOTENTE: Ma dov'è finita la controparte della materia che ha formato il vostro
universo?
DIRAC: A ltrove nel cosmo potrebbero esistere universi di antimateria. Bisogna però dire
che la fisica di questi fenomeni non è ancora del tu o compresa, resta moltissimo da
capire. S coprire le radici di questa imperfezione cosmica, di questa lieve asimmetria tra
materia e antimateria, è uno dei compiti fondamentali della moderna astrofisica e
cosmologia.
ONNIPOTENTE: Ma nell'a uale vicenda della Terra si ipotizza che notevoli quantità di
antimateria in un modo o nell'altro riescano a penetrare all'interno del vostro universo di
materia ordinaria...
DIRAC: E infa i dirò subito che io non a ribuisco il minimo credito alle ipotesi che si
stanno facendo sulla Terra. S i possono produrre quantità esigue di antimateria negli
acceleratori di particelle, dove si fanno collidere particelle di altissima energia allo scopo
di generare coppie particella/antiparticella. N el 1997 al CERN furono creati i primi atomi
di antiidrogeno, in numero di circa 50.000. Ciò comporta, tu avia, enormi dispendi di
energia. Q uantità molto maggiori di antiparticelle vengono prodo e all'interno del S ole e
di tu e le stelle, dove a causa dell'elevatissima temperatura sono possibili reazioni
nucleari che danno luogo ad antimateria. A ntiparticelle possono essere create anche per
effetto del bombardamento della nostra atmosfera da parte dei raggi cosmici.
ONNIPOTENTE: Raggi cosmici?
DIRAC: I raggi cosmici primari che giungono sulla Terra sono composti precipuamente da
protoni e da nuclei di elio di elevata energia. Collidendo con gli atomi di ossigeno e di
azoto dell'atmosfera, perdono la loro energia, la quale in parte ricompare come massa di
nuove particelle e antiparticelle. Fu proprio dallo studio dei raggi cosmici che nel 1932
Carl A nderson confermò l'esistenza della prima antiparticella, il positrone, da me poco
prima teorizzata.177
ONNIPOTENTE: D obbiamo dunque escludere il ruolo dell'antimateria, se l'illustre signor
D irac lo liquida con tanta sicurezza. A N oi incompetenti sembrava una strada
promettente...
DIRAC: Strada invece non percorribile...
Tre sul podio

ONNIPOTENTE: Prima di passare a nuovi argomenti, vorremmo, come già fa o per gli
astronomi del lontano passato, ricordare con gratitudine coloro che hanno operato dopo
N ewton, avendo finalmente in mano le leggi fondamentali del moto. N ell'ordine
abbiamo sentito, per limitarci ai più importanti, Laplace, Foucault, Bode, Piazzi, Buffon,
S ecchi, Poincaré, Einstein, A rnaldi, Hubble, Cameron e D irac. Già in precedenza aveva
preso la parola il signor D arwin. Hanno integrato i discorsi anche alcuni scienziati
viventi, in particolare la signora Marelli, che definire persona preziosa è poco, e il signor
D e Bellis, colui che in certo senso è riuscito a scrutare dentro di N oi - ci si conceda l'uso
di questa colorita espressione per la fotografia del neonato universo. N on daremo giudizi
sugli scienziati viventi qui convenuti, malgrado i loro meriti. Ma agli altri che abbiamo
nominato spe ano riconoscimenti adeguati, tanto quanto a coloro che li hanno preceduti
nella storia.
LAPLACE: Grazie, ma io non ne sento particolare necessità.
EINSTEIN: Sono d'accordo con monsieur de Laplace.
DARWIN: Anch'io.
ONNIPOTENTE: Voi tre siete proprio coloro a cui più desideravamo esprimere il N ostro
apprezzamento. Ci avete affascinato. Vi preghiamo di non interrompere questo N ostro
piccolo rituale, che ci è utile sopra u o come ripensamento di quanto ci è stato riferito
ed eventuale spunto per chiarimenti. Cominceremo dal signor di Laplace. I l primo
scienziato a proporre un plausibile universo che funziona senza D io, il primo a dare una
chiara formulazione della nascita dei sistemi solari. Confessiamo anche che, a onta delle
belle idee del signor Poincaré sul caos deterministico e il suo gustoso riferimento al
ba ito d'ali di una farfalla a Tokyo che può scatenare un uragano nei Caraibi, il
determinismo di Laplace trova in N oi, magari ingenuamente, un sincero simpatizzante.
N oi tendiamo a vedere le cose all'ingrosso. Q uanto alla sua replica a N apoleone, vale
tanto quanto la sua opera scientifica. Grande applauso, spero da parte di tu i. A nche i
meriti di Poincaré, naturalmente, non vanno disconosciuti.
POINCARÉ: Per essere franco, mi sarei atteso da lei un giudizio meno tiepido.
ONNIPOTENTE: S i accontenti: secondo la sua teoria, da un giudizio tiepido può scaturire un
uragano di applausi. Poi D arwin, il N ostro beniamino, una di quelle menti che sanno
produrre, in apparenza con ovvie constatazioni, i più grandi rivolgimenti, spalancando
una nuova problematica. N on ci sembra che si possano proporre alternative alla sua
teoria evoluzionistica, senza suonare almeno un po' ridicoli. Ma ne riparleremo: a N oi
stessi piacerà ricevere maggiori de agli e sicure prove della teoria di D arwin. Ci pare
doveroso tributargli una standing ovation. O ra Einstein: inutile riassumere la sua opera
gigantesca, basterà dire che la relatività generale ha trovato una motivazione per le forze
gravitazionali, altra enorme rivoluzione del sapere umano. S tessa ovazione unanime che
a Darwin.
DARWIN: Mi imbarazza aver ricevuto un riconoscimento pari a quello di mister Einstein. I o
ho fatto delle ipotesi su base indiziaria, lui su immaginifiche ma solidissime teorie...
ONNIPOTENTE: Tanto più meritevole l'aver colto la verità da piccoli indizi, quasi ovvi, ma
che in precedenza erano stati universalmente ignorati. A h, dimenticavamo il signor
Foucault, genio della dimostrazione empirica, il primo ad aver verificato in modo dire o
la rotazione della Terra, non solo con il pendolo, ma anche con il giroscopio. Uomo con i
piedi per terra, rappresentativo di una scienza sperimentale che dovrebbe godere di
onori non meno di quella speculativa. Perché rappresenta l'esa o contrario del
dogmatismo, l'opposto dei credi fondati sull'abitudine e sulla tradizione. A nche a
Foucault un riconoscimento di peso, un caloroso applauso generale, come al signor
Laplace. E sia lode al signor A rnaldi, per aver realizzato grandi obie ivi in un Paese,
come l'I talia, dove il pensare scientifico è tenuto in scarsa considerazione. Vive
congratulazioni ai signori Buffon, Cameron, Piazzi e S ecchi, che hanno dato contributi
importanti, anche se non del tu o originali, o non risolutivi. E infine abbiamo due altri
grandi, il signor Hubble, geniale scopritore dell'espansione dell'universo, e il signor
D irac, teorizzatore dell'antimateria. A nche a loro un plauso unanime, da estendere al
signor Gamow, purtroppo assente, la cui idea del Big bang ha aleggiato tra noi durante
gran parte del dibattito.
U n secondo applauso, ancora più fragoroso del precedente, seguì le parole dell'O nnipotente. Egli
se ne mostrò oltremodo compiaciuto, ripresentando le folgoranti mutazioni di colore che gli
astanti già avevano avuto modo di osservare. Q uesta volta esse furono accompagnate da squilli
di tromba che tessero una frase musicale inebriante - genere a acco della seconda sinfonia di
Mahler - definibile soltanto di celestiale magnificenza.
4.
Astronomia, evoluzione e religione

ONNIPOTENTE: S ignori, ci sentiamo gratificati dal vostro plauso, ma siamo piu osto N oi a
dover applaudire i vostri magnifici contributi alla comprensione del mondo. N ei nostri
conversari abbiamo visto che ogni società del lontano passato ha avuto una propria
concezione cosmologica. N ella maggioranza dei casi, questa concezione era un impasto
di tre ingredienti principali: anzitu o le credenze religiose, poi l'ambiente - clima, eventi
naturali - e infine l'influenza degli astri sulle vicende e sui destini dei mortali. Le cose
sono mutate man mano che la conoscenza scientifica è andata perfezionandosi.
DARWIN: I o penso che lo sviluppo delle conoscenze scientifiche sia un esempio egregio
della teoria evoluzionistica applicata alle risorse della mente.
ONNIPOTENTE: S iamo ammirati della potenza cui l'evoluzione delle specie ha condo o il
vostro intelle o. I l magnifico quadro dei progressi compiuti dalla scienza astronomica, la
più elevata delle scienze naturali, dovrebbe far perdonare al genere umano le sue
debolezze, in primo luogo l'astrologia e le superstizioni, le quali nei tempi più antichi si
erano impadronite del suo pensiero, ma che oggi ci aspe eremmo definitivamente
eradicate. Purtroppo così non è: le narrazioni di Epicuro, Galileo, Laplace, Corma, Bine i
e Marelli ci hanno rivelato che l'emancipazione dalla schiavitù del misticismo e della
superstizione vale solo per quella piccola parte degli umani che possiede un'adeguata
articolazione mentale e una grande affezione per l'ambiente naturale che li ospita. A
guidare le scelte degli uomini, intervengono miti molto più spesso di quanto non sarebbe
auspicabile. Persone relativamente acculturate accolgono teorie pseudoscientifiche da
contrapporre ai progressi della scienza, allorché essi si scontrano con le “verità”
tradizionali. I l caso Galileo, certo, ma che dire del “disegno intelligente” che guiderebbe
l'evoluzione dell'universo? Questa, ahiNoi, è una storia d'oggidì.
Il disegno intelligente

ONNIPOTENTE: Ci viene riferito che, da quando la scienza ha essenzialmente ridicolizzato i


resoconti biblici, dalla parte dei “credenti” si stanno costruendo ipotesi creazionistiche
più raffinate. I n esse, N oi non verremmo più descri i come una specie di bricoleur che
me e assieme i pezzi di una macchina - quasi che l'universo non avesse avuto una sua
vicenda evolutiva - bensì come un più intelligente progettista che nel suo atto creativo già
contempla fin nei minimi de agli tu e le trasformazioni del marchingegno che ha posto
in essere. N oi saremmo alquanto curiosi di sapere qualcosa di più in merito. Per
esempio, c'è dietro qualche giustificazione scientifica?
MARELLI: S e perme e, Mister O , prendo la parola un'altra volta. La questione sta tu a
nella cosidde a anima, ossia quell'insieme di funzioni - coscienza, pensiero, memoria,
intuizione, ragionamento - che si a uano a raverso i processi fisici e chimici in opera nel
nostro cervello. Funzioni che, apparendo troppo elevate per potersi ritenere l'esito di
un'evoluzione spontanea della materia, incoraggiano a supporre un intervento
soprannaturale, o almeno un proge o originario che prevedeva, a un dato momento
dell'evoluzione delle specie, un salto di qualità, l'arrivo di una facoltà superiore.
DARWIN: S e io fossi un neuroscienziato d'oggidì, farei l'ipotesi che i circuiti del cervello
producono stati molto complessi, non descrivibili in termini tradizionali. E che è proprio
questa realtà che trasforma gli stati mentali - diciamo, per usare un termine chiesastico,
che li «transustanzia» - dando loro qualità che li rendono in apparenza immateriali. S ono
convinto che col tempo tu o ciò verrà messo in chiaro, non c'è che da a endere la
maturazione di una vera e propria scienza della mente.
ONNIPOTENTE: Ma la questione si sarebbe potuta porre a livello della comparsa della vita
sulla Terra, fenomeno già di per sé mirabile. A cce ano i fautori del disegno intelligente
che questa sia stata una variante evolutiva della materia inanimata?
MARELLI: N o, è proprio da qui che cominciano. Q uanto all'anima, Mister O , lei stesso ha
de o che il nostro io «spirituale» non esisteva prima che nascessimo. A nzi, aggiungo io,
non esiste neanche nel neonato, almeno finché non si realizzano le connessioni
sinaptiche tra neuroni. E non esisterà dopo la nostra morte. Tale e quale il corpo.
ONNIPOTENTE: Effe ivamente un ga o adulto ha più personalità di un umano con pochi
istanti di vita.
MARELLI: Tanto a me basta. N on dirò altro, né intendo entrare in un diba ito con chi
eventualmente verrà a sostenere il punto di vista, diciamo così, spiritualistico. I voli
pindarici non mi sono mai piaciuti.
ONNIPOTENTE: A bbiamo provveduto a far intervenire, benché all'ultimo momento, e ce ne
dogliamo, colui che per primo ha elaborato il cosidde o disegno intelligente. 178 S i tra a
del reverendo William Paley179 che, all'inizio dell'O ocento, riuscì a far sorgere alcuni
dubbi persino nella mente del signor Darwin.
DARWIN: I was young, non avevo ancora meditato a fondo sulla problematica. I n seguito
mi sono ba uto decisamente sul fronte opposto. Benché non mi sia facile capacitarmi di
un universo che sia un cieco risultato del caso, trovo che non esista alcuna evidenza,
proprio nessuna, che esso sia il prodo o di un qualsivoglia genere di proge o, e
tantomeno di natura benevola.
ONNIPOTENTE: Non tema, signor Darwin, in lei abbiamo piena fiducia.
PIOLA (interrompendo con tono sdegnoso): Mi sono già presentato, sono il fisico italiano
esperto di antimateria, che da giovane ha fornito alla scienza contributi paragonabili per
numero e qualità a quelli di Galileo.
GALILEO: Dubito che questa sia più di una sua personale affermazione.
PIOLA: Ne sono così convinto da averlo scritto e sottoscritto.
GALILEO: LO so, purtroppo.
PIOLA: Tengo a chiarire che non solo non appartengo ai firmatari della le era ostile al
papa, ma che per quelle persone, e il professor Corma in primis, ho espresso
pubblicamente il mio disprezzo. S inora non mi sono pronunciato molto, perché la mia
mente, affli a dall'età e dalla pena per le bestemmie udite, era come tramortita. N on mi
sarei mai aspe ato che l'O nnipotente arrivasse a svalutare se stesso in maniera tanto
avvilente.
CORMA: Perché non riferisce a Mister O le esa e parole da lei pronunciate nei confronti
dei docenti romani dopo l'episodio del papa?
PIOLA: Pronto a ripeterle qui. Ho de o che non sono veri scienziati e che dovrebbero
vergognarsi. S cienziati taroccati, nullità, i quali parlano di scienza ma non hanno mai
fa o una scoperta o inventato qualcosa. S ono degli ignoranti, che non hanno nemmeno
capito che cosa è la scienza e come è nata. Vivono in uno stato di inconsistenza cerebrale.
CORMA: A ffermazioni temerarie, basta guardare le firme: molte celebrità internazionali, e
certo tu e di difensori della ragione, anche tra coloro che professano una fede religiosa.
D ue hanno sfiorato il N obel... se fossero stati francesi o anglosassoni anziché italiani, il
premio non gli sarebbe stato negato. N oi italiani siamo tra ati da parenti poveri. Lei
piuttosto...
PIOLA: C'è una grave supponenza culturale in chi crede che la ragione possa spiegare
tu o e sempre. E la supponenza del laicismo e dell'illuminismo, è la supponenza della
cultura dominante atea, di cui lei è noto rappresentante. La ragione va bene, ma non
tutto si può analizzare sotto i lumi dell'intelletto.
CORMA: Vero, ma dove non arriva l'intelle o occorre fermarsi, non è degno di noi bu arci
sulle invenzioni.
ONNIPOTENTE: Va bene, signor Piola, ha de o la sua. A giudicare dalle facce a orno a lei,
non si direbbe che il suo punto di vista incontri molti consensi. Piu osto, ci illustri il
motivo che l'ha spinta a parlare, dopo il suo sdegnato silenzio.
PIOLA: Riguarda D arwin. Mi sono sempre ba uto e mi ba erò fino alla morte contro
l'idea che l'evoluzione delle specie possa includere la comparsa degli esseri umani. Essi
rappresentano le sole creature nell'universo che hanno avuto il privilegio di saper
decifrare la logica di Colui che ha fa o il mondo. D i lei cioè, Mister O , benché con le sue
parole sembri voler negare tale ruolo. Chissà perché questo vezzo, mi sono chiesto.
A nche dei grandi come Benede o Croce e N iccolò Tommaseo si espressero con orrore
circa l'idea che l'uomo e la scimmia fossero imparentati.
CORMA: S e all'inizio la rivoluzione darwiniana può aver trovato la cultura di stampo
umanistico impreparata a concezioni troppo rivoluzionarie - e questo spiega i Croce e i
Tommaseo - è difficile trovare scuse di sorta per gli scienziati che, oggi, continuano a
prestarsi alla causa di frange religiose oscurantiste, fiancheggiandole nella loro patetica
resistenza al darwinismo.
PIOLA: La teoria evoluzionistica di D arwin e del codazzo di pseudoscienziati che l'hanno
accolta non è vera scienza, scienza nel senso galileiano della parola. N on può essere
compendiata in equazioni, non può essere verificata in modo convincente, si fonda solo
su indizi vaghi e controvertibili. E poi voglio affermare, a voce più alta possibile, ancora
questo: la scienza è libera di investigare, ma non di dare per verità affermazioni che
vadano contro verità di ordine più elevato. A d esse deve inchinarsi. Così fece sempre
Galileo, che arrivò alle sue grandi scoperte interrogando D io, il D io dei cristiani. E
quando fu giudicato in errore, accettò di abiurare...
GALILEI (piu osto piccato, con voce quasi distorta dall'ira): Eh no, ora lei esagera, signor
Piola: non le è permesso di travisare la verità e abusare delle mie disgrazie in maniera
tanto smaccata. I o credo di aver illustrato a più riprese - non era qui lei, mi scusi? - le
difficoltà con cui mi dovevo scontrare.
PIOLA: Ero presente, ma ho cercato fino all'ultimo di evitare uno scontro con lei. I o sono
pragmatico, credo nella filosofia politica degli anglosassoni: if you cannot beat them, join
them.
GALILEI: Ma lei non ha una virgola in comune con me! I o ho scri o che in materia di
fenomeni della natura la fede deve cedere il passo alla ragione. La sua amata Chiesa
afferma il contrario, ossia che quando la scienza perviene a conclusioni in disaccordo con
la fede deve riconoscersi in errore. È per conciliare queste due opposte visioni che siete
costretti a falsificare il mio pensiero...
PIOLA: La sostanza delle cose ha un'importanza relativa...
GALILEI: Per lei, non per me, la sua condotta lo prova...
DARWIN (facendo mostra di ignorare lo scambio di ba ute tra Piola e Galileo): I l
reverendo Paley era già in contraddizione con se stesso. Ecclesiastico, apologeta del
cristianesimo e al contempo filosofo utilitarista.
ONNIPOTENTE: A bbiamo anche convocato - mi scuso di nuovo per averlo fa o tanto tardi -
uno scienziato odierno, Francis Binder, uno dei pochi fisici, se non l'unico, che si è
schierato a favore del disegno intelligente. A difesa del punto di vista della scienza, è
stato invitato un altro fisico ancora in vita, Lewis Kremer. Q uesti tre ospiti non sono al
corrente dei discorsi finora svoltisi. D unque vi chiediamo di usare modi civili se
contraddiranno le informazioni che vi abbiamo fornito sul N ostro conto. Cominciamo
dal signor Paley, il cui arrivo ci è stato appena annunciato. Venga avanti, vuole
riassumere in brevi parole la sua filosofia?
PALEY: Buongiorno, O nnipotente. Fui un alto prelato inglese e mi occupai di teologia e
filosofia utilitaristica. N el mio libro più noto, scrissi che la natura di D io si può
comprendere facendo riferimento alla creazione. I ntrodussi una metafora che è poi
divenuta una delle più famose nella filosofia della scienza, quella dell'orologiaio.
ONNIPOTENTE: N on è questa un'idea che risale al signor Leibniz, come lui stesso ci ha
riferito prima che lei arrivasse, e a quanto sembra anche al signor Newton?
PALEY: I l mio ragionamento è così semplice che tu i possono proporlo, e nondimeno è
inoppugnabile. Q uando ispezioniamo un orologio ci rendiamo conto che le sue
numerose componenti sono state messe assieme per uno scopo, che sono state realizzate
e accomodate al fine di produrre un movimento, e che tale movimento è regolato in
modo da segnare l'ora e il giorno. S e le diverse parti fossero state costruite in forma
differente, o collocate in ordine diverso, non si sarebbe o enuto nessun movimento,
oppure si sarebbe o enuto un movimento inservibile per l'uso voluto. La conclusione
che se ne trae è che l'orologio deve aver avuto un costru ore, cioè che, a un dato tempo e
in un dato luogo, deve essere esistito un artigiano che l'ha realizzato con un ben preciso
obiettivo. Il che comporta sia la sua progettazione, sia il suo montaggio.
ONNIPOTENTE: L'orologio non è un organismo vivente, è incapace di trasformazioni...
PALEY: Gli organismi viventi sono ancora più complessi degli orologi, a un livello che va
ben al di là di ogni possibile computo. Come spiegare le straordinarie capacità di
ada amento degli animali e delle piante, se non acce ando che un proge ista
intelligente li abbia creati? I lineamenti del disegno sono troppo avanzati per realizzarsi
spontaneamente, essi richiedono una mente programmatrice. E questa mente è Dio.
ONNIPOTENTE: Quale Dio, si può sapere?
PALEY: Il Dio della cristianità, of course.

Meccanismo di orologio.

ONNIPOTENTE: Q uindi lei afferma, in pratica, che c'è un D io più autentico di altri. Un D io
più Dio...
PALEY: È ciò che asseriscono tu e le religioni per il loro D io. Ma solo la nostra ha delle
prove...
ONNIPOTENTE: Quali prove?
PALEY: Mi si consenta di concludere il mio ragionamento. S e D io ha posto tale cura nel
proge are anche i più semplici e insignificanti organismi, si può ben ritenere che egli
dedichi un'a enzione ancor maggiore al genere umano! N on v'è dunque alcun motivo di
temere che D io possa dimenticarci, trascurarci, ignorarci. N on certo il D io della
cristianità.
ONNIPOTENTE: N on staremo a ripeterci su questo punto, se lo faccia spiegare da chi ha
avuto modo di ascoltarci quando ne abbiamo parlato. È sorprendente come lei, signor
Paley, sia tanto convinto di affermazioni così opinabili! A da amento, lei dice.
A da amento è appunto la parola chiave: ada amento implica trasformazioni non
progettate, al contrario, asservite alle esigenze. Che ne pensa, signor Darwin?
La parola a Darwin

DARWIN: You are quite right. D opo un breve iniziale apprezzamento delle idee di Paley -
anch'io in gioventù, come studente del Christ's College a Cambridge, avevo subito un
forte condizionamento religioso - ho conservato della sua filosofia esa amente e soltanto
quel termine fondamentale: ada amento. Che io ho chiamato selezione naturale. La
quale si applica a ogni sistema in divenire, dall'universo primordiale che nel tempo si
organizza in una molteplicità di forme, alla materia che si rende gradualmente più
capace di far fronte alle insidie dell'ambiente circostante, che impara a inserirvisi con
maggior agio e maggior profi o, acquisendo organi sempre più potenti, dall'orecchio che
sente, all'occhio che vede, su su fino all'autocoscienza. La stru ura delle cose rifle e le
funzioni che esse svolgono.
PALEY E PIOLA (pressoché all'unisono): Quali verifiche si hanno di quanto lei afferma?
DARWIN: I genetisti odierni ne hanno scovate a decine. S i può anzi concludere che più una
popolazione è in grado di ada arsi al suo ambiente, più alte saranno le possibilità che
questa diverga in una nuova specie. Un solo esempio, per farla breve. S cienziati
canadesi180 hanno verificato che, spostando alcuni inse i dal loro habitat a un altro, essi
cambiano colore, primo passo, questo, di un processo di speciazione, ovvero comparsa di
una specie diversa da quella di origine. Con il tempo, la selezione naturale, la quale
agisce anche su altre cara eristiche che favoriscono l'ada amento dell'inse o alla nuova
pianta da colonizzare - per esempio la capacità di rendere innocui alcuni composti
chimici tossici prodo i dal vegetale - completa il processo: alla fine, la specie originaria e
la nuova saranno così diversificate da non poter più dar luogo a prole feconda.
PALEY: Bah... L'occhio che lei stesso ha citato è sistema di ben altra complessità: ecco la
meravigliosa macchina che mi ha spinto ad assimilare la creazione dell'uomo alla
costruzione di un orologio. È estremamente improbabile, direi impossibile, che esso
possa essersi assemblato da sé.
DARWIN: È vero che la comparsa simultanea di tu i gli elementi che costituiscono una
stru ura biologica complessa sarebbe estremamente improbabile. E infa i non è andata
così. La struttura attuale è il risultato di una graduale trasformazione.
PALEY: N on credo che le specie animali avrebbero nemmeno avuto il tempo, nell'arco
della loro esistenza, di arrivare alla perfezione dell'occhio per naturale evoluzione. Più
delle sue personali opinioni e dei suoi insignificanti esempi, mister D arwin, a me sembra
importante il fa o che le mie idee ispirino ancora oggi i movimenti del nuovo
creazionismo.
DARWIN: Per uno scienziato che sostiene il disegno intelligente ce ne sono migliaia e
migliaia che lo considerano scienza-spazzatura, a cominciare dal gesuita astrofisico
Earnest Cooper, qui presente. Le principali associazioni scientifiche nel mondo hanno
definito il disegno intelligente pseudoscienza.
PALEY: Vedo che non ha trovato niente da rispondere sull'occhio...
DARWIN: L'occhio... l'occhio, guarda caso, è l'organo emblematico dell'evoluzione delle
specie.181 I l tempo per la messa a punto dell'occhio dei vertebrati, a partire da una
singola cellula sensibile alla luce, c'è stato, eccome. È bastata una minima parte del
tempo trascorso dalla comparsa della vita sulla Terra, un periodo che al più si è esteso
per mezzo milione di anni.182 N on solo, ma oltre all'occhio dei vertebrati se ne sono
prodotti in parallelo una cinquantina di tipi differenti negli invertebrati.
PALEY: Lei non mi ha convinto affa o: so che gli scienziati odierni descrivono la retina
come una incredibile stratificazione di elementi, ciascuno incaricato di svolgere la sua
parte nel tradurre la luce in impulsi nervosi dire i al cervello: fotorece ori, cellule
orizzontali, cellule bipolari, cellule amacrine, cellule gangliari, assoni, nervo o ico e via
dicendo. E in più di celle gangliari ce ne sono ben quindici tipi, ciascuno dei quali elabora
il segnale in modo diverso e lo invia ad aree differenti del cervello...
DARWIN: Vedo che è bene informato, ma lei ha dimenticato che la stratificazione, nei
vertebrati, avviene nell'ordine opposto a quello logico da lei citato. Lei potrà sostenere
che probabilmente ciò è dovuto all'esigenza dei fotorece ori di trovarsi a conta o con
l'epitelio pigmentato della retina e con i vasi sanguigni.
PALEY: Infatti.
DARWIN: Ma si tra a di una notevole complicazione, giacché per giungere ai fotorece ori
la luce deve a raversare tu i gli strati antistanti, fa o che comporta tre inconvenienti:
che gli strati devono essere trasparenti; che il nervo o ico, per dirigersi al cervello, deve
passare per un foro nella retina e ciò è causa di una macchia cieca; e infine che può
verificarsi il distacco della retina, non essendo essa adeguatamente radicata. Perciò
l'occhio, semmai, può dirsi l'emblema di un «disegno assai poco intelligente».
PALEY: Questa poi...
DARWIN: Vuol sapere la ragione di questo sbaglio? La verità è che l'occhio umano si è
formato evolvendosi da quello di un nostro minuscolo antenato, dove era soltanto un
insieme di cellule sensibili alla luce, poste so o una pelle trasparente. Più fortunato il
calamaro, con un occhio simile al nostro, ma nel quale l'ordine è quello corre o e la
retina è ben ancorata al fondo grazie alle fibre nervose. 183 Perché vede, reverendo Paley,
la nascita e l'evoluzione della vita sono uno dei più fantastici e incredibili avvenimenti
del cosmo, come ci hanno chiarito le parole di mister Cameron relative alla
trasformazione dell'atmosfera.
PALEY: Prendiamo le sogliole allora, non vorrà sostenere che hanno tu i e due gli occhi
dalla stessa parte perché uno se ne è andato a spasso nel tempo, finendo per collocarsi
sullo stesso lato dell'altro. Tanto che la sogliola, per poter vedere stereoscopicamente, è
costretta a nuotare standosene appiattita sul fondo marino...
DARWIN: Bravo lei, questo si chiama me ere il carro davanti ai buoi. Ma lo sa che sono
stati ritrovati vari fossili di esemplari della famiglia delle sogliole, vissuti una
cinquantina di milioni di anni fa, in cui gli occhi stavano in posizioni intermedie e il
cranio era corrispondentemente deformato? I l loro modo di nuotare è de ato da
esigenze di mimetizzazione e precede l'evoluzione dell'occhio. Ecco, lei ha scovato un
altro magnifico esempio di progressivo ada amento della specie! Un altro anello fino a
poco tempo fa ritenuto mancante.
EPICURO: L'ultimo commento del signor D arwin mi spinge a ribadire per i nuovi venuti le
mie considerazioni sull'impossibilità di conciliare un Dio artefice di tutte le cose non solo
con certe ovvie malformazioni, come la stru ura capovolta della retina, ma sopra u o
con l'enormità delle storture, ingiustizie e crudeltà che albergano nel mondo degli esseri
viventi. In sostanza con la globale indifferenza che ostenta nei nostri confronti.
PALEY: La sua obiezione è quella che mi è stata mossa da sempre. Ma io rispondo, primo,
che il Creatore potrebbe aver lasciato delle imperfezioni nel suo proge o per ragioni
artistiche, o per me erci alla prova, o per altri scopi a noi insondabili. S econdo, che
comunque le cose belle e le gioie della vita sono in numero maggiore di quelle crudeli...
EPICURO: I n altre parole che D io è più spesso buono che ca ivo... S econdo gli umori,
insomma. Mi lasci dire... chi si contenta gode.
DARWIN: POSSO raccontare qual è la ragione per cui cessai di credere nell'esistenza di un
D io come quello dei cristiani, quel D io misericordioso che si vuole partecipe delle
vicende del mondo?
ONNIPOTENTE: Siamo oltremodo curiosi di sentirla...
DARWIN: N on potei persuadermi che un D io onnipotente avesse volutamente creato degli
inse i, come la vespa scavatrice, i quali inie ano le loro uova all'interno del corpo di altri
animali - bruchi, cavalle e - in modo che le sue larve possano cibarsene. Peggio ancora,
che inie ano il loro veleno in ogni ganglio nervoso dell'individuo parassitato, tanto da
paralizzarlo senza ucciderlo, garantendo così del cibo sempre fresco. Certo, per la vespa è
una situazione molto comoda. S econdo me quest'esempio, come mille altri che potrei
fare, è la prova che la natura segue il suo corso senza intenzioni di sorta, senza fare sconti
a nessuno.
KREMER (alzando la mano per intervenire): Mi chiamo Lewis Kremer, sono cosmologo e
astrofisico. S ono contento di avere l'opportunità di intervenire contro la pseudoscienza
dei creazionisti, che mi disturba in modo particolare. I l riferimento alla natura merita un
commento. La natura non è crudele, è solo spietatamente noncurante. È una dura
lezione, che gli esseri umani si rifiutano di imparare. N on si acce a che gli eventi della
nostra vita siano privi di scopo, che si sia al mondo senza una finalità... Mostrate all'uomo
un qualsiasi ogge o o processo e sarà quasi impossibile che resista alla tentazione di
chiedere: a quale scopo? La scienza può rispondere alla domanda “come?”, ma niente ha
da dire sulla domanda “a quale scopo?” Ciò spalanca le porte a discipline alternative che,
senza provarlo, si autoqualificano capaci di rispondere.
ONNIPOTENTE: Vorremmo che il signor Binder ci ragguagliasse su quanto si dice
oggigiorno su questo benedetto disegno...
MARELLI: Gli stessi esperti della Chiesa, pur senza acce are che l'anima sia un prodo o
dell'evoluzione naturale, tendono a considerare il disegno intelligente qualcosa di poco
sostenibile...
ONNIPOTENTE: Ma a N oi consta che è difeso da parecchi gruppi, specialmente negli S tati
Uniti. Q uindi siamo curiosi di sapere che cosa hanno escogitato questi gruppi... prego
signor Binder.
Binder e Kremer: fede contro scienza

BINDER: I n sostanza ado iamo la visione del reverendo Paley, tranne che portiamo
argomenti scientifici, senza limitarci alla semplice presunzione dell'indispensabilità di
un progettista intelligente, l'orologiaio dell'universo.
ONNIPOTENTE: E quali sarebbero gli argomenti scientifici?
BINDER: A nzitu o criteri di cara ere probabilistico: sono gli argomenti più forti.
N aturalmente, come scienziato, non posso che essere conscio dell'assurdità della
creazione secondo la leggenda biblica, e purtu avia credo che la vita non si sarebbe mai
prodo a dalla materia prebiotica - e lo stesso dicasi per lo spirito dalla materia vivente -
senza una precisa e intenzionale azione informatrice. I nfa i, se le costanti universali che
sono alla base della fisica dell'universo avessero valori anche minimamente diversi da
quelli che conosciamo, noi non saremmo qui, la vita non si sarebbe potuta sviluppare.
KREMER: Lei in pratica afferma un principio antropico forte, secondo il quale l'universo in
cui viviamo sarebbe, tra gli infiniti possibili, il solo compatibile con l'esistenza di un
essere pensante come l'uomo. Oppure ho capito male?
BINDER: Ha capito correttamente.
KREMER: Ma questo non esclude che altri esseri pensanti siano presenti altrove nel nostro
universo e non esclude che vi siano altri universi dove i valori cui lei si riferisce siano un
po' differenti, e forme di vita diverse si siano originate.
MARELLI: La nostra ignoranza sui processi chimici che sono all'origine delle forme di vita
a noi non familiari richiede una buona dose di prudenza nel porre restrizioni sull'origine
di esseri viventi. Perché escludere forme di vita in un liquido diverso dall'acqua, per
esempio ammoniaca?
KREMER: E sopra u o il suo principio antropico forte, doctor Binder, non implica che il
tu o debba essere stato proge ato. E avvenuto una volta e quindi era nell'ambito delle
possibilità naturali.
BINDER: Un discorso che lascia il tempo che trova...
KREMER: Preciserò il conce o usando parole di S tephen Hawking, il quale, purtroppo, a
causa della sua infermità, è assente da questo consesso.184 S econdo un principio
antropico debole, in un universo che è grande (o infinito) nello spazio e nel tempo, le
condizioni per lo sviluppo della vita intelligente si possono trovare solo in certe regioni
limitate. Gli esseri intelligenti ivi presenti non dovrebbero perciò stupirsi nel constatare
che la regione dell'universo dove essi vivono soddisfa le condizioni essenziali per la loro
esistenza. È un po' come il caso di un ricco che, vivendo in un quartiere di lusso, non vede
alcun segno di povertà.
BINDER: Chiacchiere... I o continuo a ritenere che nessuno scienziato che esaminasse le
straordinarie coincidenze e la fantastica serie di accidentalità che hanno portato alla vita
e all'intelligenza - così come alle leggi della natura più in generale - potrebbe evitare di
concludere che tu o è stato deliberatamente proge ato. A ltrimenti ci troveremmo di
fronte a una mostruosa sequenza di eventi accidentali, tu i coordinati e convergenti
verso un preciso fine...
KREMER: La matematica insegna che, per quanto improbabile un evento possa risultare, si
può renderlo quasi inevitabile se il numero delle opportunità disponibili tende
all'infinito. E questo appunto è accaduto.
MARELLI: Il radioastronomo americano Frank Drake ha fatto dei calcoli per stimare quante
civiltà possono esistere o essere esistite nella sola nostra galassia. Ebbene, che il
professor Binder lo voglia o no, si arriva a un valore di ben 600!185
KREMER: Comunque, lo sa lei, doctor Binder, che già nel 1953 i chimici americani Urey e
Miller riuscirono a produrre in laboratorio degli amminoacidi, i ma oni costituenti delle
proteine, facendo avvenire delle semplici scariche ele riche in una miscela di metano,
acqua, ammoniaca e idrogeno? E lo sa che oggi si è in grado di sintetizzare
artificialmente macromolecole di D N A ? E che amminoacidi e altre molecole organiche
sono stati reperiti anche negli spazi interstellari della nostra galassia?
BINDER: I discorsi probabilistici non mi convincono: io rifiuto di acce are l'idea che un
giocatore di dadi possa, ad ogni lancio, risultare sempre vincitore, senza pensare che i
dadi siano stati adeguatamente preparati. La probabilità, senza trucchi, sarebbe del tu o
inesistente. Perché l'evento della vita si rendesse possibile, era necessario che nella
materia fosse iscri a la tendenza a evolvere fino al livello di complessità che occorre per
la vita e, a ragione ancor maggiore, per lo stadio successivo di vita cosciente. Q uanto ai
risultati di laboratorio, non mi sembra che significhino molto, tra andosi di
manipolazioni artefatte: gli eventi di natura sono altra cosa.
ONNIPOTENTE: S iamo d'accordo con il signor Kremer nel ritenere che, se l'evento vita si è
verificato, esso era un fa o contemplabile in natura. Le basta se le diamo la N ostra
parola che N oi non abbiamo proge ato un bel nulla? Che tu o avviene seguendo leggi
naturali? Ci è venuto a noia dover ribadire questo concetto...
BINDER: Well then, dirò allora cosa penso. I o ardisco fare l'ipotesi che lei si inganni,
signore: mi sembra logico supporre che la sua natura trascendente la faccia agire senza
prendere a o di quanto proge a e promuove negli anfra i finiti dell'universo. E dirò
anche questo: sono convinto che la vita finirà per riempire l'intero universo e ne
assumerà il controllo, diventando essa stessa onnipotente. E che, per poter sopravvivere,
acquisterà sempre maggiori conoscenze, diventando infine onnisciente. Grazie alla
fusione tra uomo e computer, potranno nascere entità pensanti colle ive, al limite prive
di forma corporea, così intelligenti da toccare livelli divini.
MARELLI: Una prospe iva ancora più mostruosa, per l'umanità, di quanto non fossi
arrivata a figurarmi.
BINDER: Eppure questo, a mio avviso, è il vero fine ultimo del disegno intelligente, un fine
progettato al momento del Big bang, forse in modo non avvertito dallo stesso Creatore...
KREMER: Le parole del professor Binder suonano un po' come fantascienza e un po' come
religione. D ue passioni del genere umano che, d'altronde, sono facce di una stessa
medaglia.
BINDER: Q uanto lei dice non mi trova contrario. La vita onnipotente e onnisciente
dell'estremo futuro si può effettivamente identificare con Dio.
ONNIPOTENTE: La signora Marelli si è de a sce ica sulla possibilità per l'uomo di popolare
altre parti dell'universo. Come pensa che avverrà, signor Binder, l'invasione dell'universo
da parte della vita?
BINDER: A raverso intelligenze artificiali e sonde spaziali miniaturizzate, capaci di
riprodursi e moltiplicarsi autonomamente. La fisica odierna già perme erebbe, a una
tecnologia leggermente più avanzata della nostra, di costruire un'astronave in grado di
arrivare all'altro capo dell'universo.
KREMER: Mio caro Binder, lei scrive libri che vengono incensati da taluni teologi e credenti
solo perché pretendono di fornire una dimostrazione scientifica dell'esistenza di D io,
addiri ura del D io dei cristiani. I n realtà fa solo una tremenda confusione. A sentirla,
qui, oggi, lei suona al più come un normale panteista, che di cristiano non ha alcunché...
BINDER: A l contrario, io ho dimostrato l'assoluta verità del D io delle S acre S cri ure e del
cristianesimo.
KREMER: A me risulta che la sua più perentoria affermazione, stando ai suoi scri i, è che
D io non è altro che la singolarità cosmologica della relatività einsteiniana, il celebrato Big
bang. Che relazione ci sarebbe con il D io casalingo delle religioni, quello cui i credenti si
rivolgono nelle preghiere, quello che premia e punisce?
BINDER: I o ho provato scientificamente che la singolarità cosmologica è proprio il D io
giudaico-cristiano, e solo quello, perché è costituito dalla Trinità, una cara eristica che si
riconosce anche nella singolarità cosmica.
KREMER: My gosh... questa non l'ho mai sentita.
PIOLA (esplode, come incapace di tra enersi): Lei, caro professor Kremer, affronta i
problemi superficialmente, fa come tanti altri scienziati i quali, essendo atei, quando si
imba ono in qualcosa che va contro le loro convinzioni fingono di non vederla.
D obbiamo acce are le implicazioni delle leggi fisiche, quali che siano. S e esse implicano
l'esistenza di Dio, allora Dio esiste.
KREMER: La maggioranza degli scienziati è atea, diciamo meglio agnostica, proprio perché
lo studio gli ha insegnato a vedere la reale sostanza delle cose...
BINDER: Le dispiacerà sentirlo, ma io ho dimostrato che la nascita di Cristo da una
vergine, la sua resurrezione, i suoi miracoli, l'assunzione corporea in cielo, sua e della
Madonna, sono fenomeni fisicamente possibili.
KREMER: Le sue affermazioni sono perlomeno temerarie...
BINDER: La resurrezione si può spiegare in termini di una «bariogenesi ele rodebole» che
si verificherebbe per effe o tunnel quantistico ele rodebole, processo coinvolgente
neutrini e antineutrini.
PIOLA (esibendo entusiasmo): Ipotesi notevole...
BINDER: S e processi del genere non si sono mai verificati in natura è perché finora non si
sono mai realizzate le necessarie condizioni di energia estremamente elevata.
KREMER: Ma se finora non si sono mai realizzate...
BINDER: Tranne che con Cristo, il quale era Dio stesso, e aveva poteri divini...
KREMER: Logica ferrea! C'è stato appena spiegato da Giovanni di Gamala che
dell'esistenza storica di Gesù Cristo si può legi imamente dubitare, e lei dà per scontato
che fosse addirittura Dio !
BINDER: S i documenti meglio... E mi lasci spiegare: io ho proposto che Figlio e Padre
abbiano indo o il multiverso - la pluralità dei mondi - a concentrare l'energia delle
particelle costituenti il corpo di Gesù sul Gesù del nostro universo. Un campo di
sphaleron - non tenterò nemmeno di spiegare il significato di questo termine che
appartiene alla fisica delle particelle, giacché nessuno dei presenti mi seguirebbe -
avrebbe allora, in una frazione di secondo, smaterializzato il suo corpo in neutrini e
antineutrini; dopo di che l'energia trasferita in questo mondo sarebbe rientrata nei
mondi da cui proveniva. I l processo inverso, ossia la materializzazione di neutrini e
antineutrini in un altro corpo, avrebbe dato luogo alla resurrezione. Le dirò di più,
questo meccanismo accredita anche l'autenticità della Sindone...
KREMER: O la mia mente è del tu o annebbiata, o lei è in totale malafede, oppure in preda
a vaneggiamenti...
BINDER: Padrone di credere ciò che vuole. S ta di fa o che, in base alle mie ipotesi, è
possibile affermare che la religione cristiana è un ramo della fisica...
KREMER: Come on, un ramo della fisica! Ho le o un'affermazione del genere a chiusura di
un recente libro e ne sto ancora ridendo di cuore.186 Comunque, quanto all'invasione
dell'universo da parte della vita, le faccio notare che anche la più atea delle teorie
evoluzionistiche potrebbe contemplare un esito finale che assomiglia a quello da lei
descri o, aspe i preternaturali a parte. Come la vita è esplosa sulla Terra e vi si è
ampliata, passando per gradi dallo stadio vegetativo al pensiero cosciente, così è
legi imo conge urare che i futuri stadi evolutivi potrebbero varcare i confini della Terra.
Ma io a una vicenda così estesa nel tempo non credo proprio.
BINDER: Why, please?
KREMER: Perché il genere umano, almeno quello della Terra, provvederà a garantirsi una
rapida estinzione. Sembra già avviato a farlo...
ONNIPOTENTE: Q uali motivi la spingono a pensare in modo così catastrofico, signor
Kremer?
KREMER: S ono convinto che il destino degli esseri dotati di coscienza è di arrivare
all'autoannichilazione in tempi relativamente brevi. La loro capacità di progresso è
troppo rapida, e le loro brame troppo smisurate e intrise di egoismo, perché gli uomini
non facciano in modo di distruggere il loro stesso habitat. L'esistenza della specie umana
è limitata a un arco di poche migliaia di anni.
ONNIPOTENTE: I potesi coerente con la N ostra basilare convinzione, da molti di voi
condivisa, che l'autocoscienza, nel panorama dell'universo, si presenti come un'anomalia,
un aspe o aberrante dell'evoluzione. Consci di vivere essendo destinati alla morte: un
pensiero che riesce angosciante persino a Noi...
KREMER: La mia è un'ipotesi come tante altre, certo assai più sostenibile di quelle esposte
dal professor Binder. A d esempio spiega perché non ci sono e non ci sono mai state
comunicazioni con altre specie nell'universo, nemmeno tramite onde radio:
semplicemente queste altre specie sono comparse in altri momenti della lunga vita
dell'universo e, in relazione a quella scala, si sono subito estinte.
ONNIPOTENTE: S u queste prospe ive catastrofiche del signor Kremer, che ha da dire,
signor Binder?
PALEY: Vedo con disappunto che il professor Binder non ha molti argomenti da
contrapporre a quelli di Kremer. Dubito che egli sia un appropriato difensore del disegno
intelligente, ha la tendenza a fantasticare, confondendo le idee a se stesso e agli altri.
Vorrei che fosse invitato a difendere il disegno intelligente qualcuno che ne sappia porre
in risalto gli autentici pregi.
ONNIPOTENTE: A chi sta pensando?
PALEY: A l biochimico Modest Melenkov, il quale ha sostenuto la scientificità del disegno
intelligente davanti a un tribunale statunitense.187
ONNIPOTENTE: Niente in contrario. Qual è stato l'esito del processo?
PALEY: Purtroppo è stata emessa una sentenza sfavorevole al signor Melenkov, una
sentenza davvero miope e ingiusta.
KREMER: Venga pure Melenkov, vengano altri sostenitori del disegno intelligente, no
problem. Potremo toccar con mano che si tra a di una posizione pre amente religiosa,
specchio delle loro convinzioni. I l giudizio del tribunale citato dal reverendo Paley è
basato sulla constatazione che il disegno intelligente non rispe a i parametri che
differenziano il metodo scientifico da altri strumenti di conoscenza. Esso pretende infa i
di ridefinire la scienza in modo che incorpori elementi di soprannaturale. N ella sua
sostanza, è un a acco in profondità ai valori della scienza. Un a acco particolarmente
insidioso, in questi tempi di ritorni mistici, in cui l'approccio laico desta diffidenza o
paura, e ragione e scienza sono viste come avversari da comba ere. 188 Per questo è
indispensabile che gli scienziati lo contrastino.
DARWIN: I o stesso avevo dimostrato la falsità di tali idee. Avevo messo in risalto che, a
tu i gli effe i, il disegno intelligente altro non è che un tentativo di negare la teoria
evoluzionistica. O meglio, di accettarla dopo averla debitamente inquinata.
KREMER: D i fa o, quindi, un involontario riconoscimento della sua straripante validità.
A ltrimenti loro sarebbero ancora lì, fermi alla mitologia dell'antica Bibbia e alle sue
favole, come le definiva Giordano Bruno.
DARWIN: O ggi idee del genere rinascono perché le negazioni e le insinuazioni di dubbi
sul sapere avanzato si fanno strada più facilmente delle teorie serie e verificate, in
particolare se chi le me e in circolo, e sopra u o chi le accoglie, non dispone di
competenze adeguate. È l'antico vantaggio delle ciarlatanerie sulle argomentazioni
scientifiche. I l danno per la diffusione della conoscenza è enorme, perché vengono
rimessi in gioco nodi che agli esperti sembravano ormai definitivamente sciolti.
KREMER: Per esempio, la teoria del disegno intelligente è riuscita a diffondere con
successo l'idea che l'evoluzione sia un fa o scientificamente controverso. Troppa gente,
ahimè, la pensa ormai così. Tra le prerogative della scienza ci sono quelle di richiedere
verifiche e di fare previsioni. Entrambe sono presenti nella teoria evoluzionistica,
nessuna delle due nel disegno intelligente.
PIOLA: Mi duole rilevare che le mie sono state parole gettate al vento...
KREMER (senza scomporsi): N essun problema a che il disegno intelligente venga
insegnato durante le lezioni di religione - a parte il fa o che esse non dovrebbero trovar
posto nelle scuole - o persino nelle lezioni di storia, ma non deve entrare nello studio
della biologia.189 Q uando, poco tempo fa, nel Kansas fu proposto di introdurre nelle
scuole l'insegnamento del disegno intelligente accanto a quello dell'evoluzionismo,
trento o premi N obel di tu e le discipline scientifiche firmarono un accorato appello in
senso avverso. S o oscrissero queste parole: «I l disegno intelligente è fondamentalmente
non scientifico; non può essere messo alla prova come teoria scientifica perché il suo
assunto centrale è che intervenga un agente soprannaturale».
ONNIPOTENTE: Questo in America, e in Europa?
KREMER: N el 2007 l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha votato una
risoluzione contro i pericoli del creazionismo nell'istruzione, dove tra l'altro è de o: 190
«L'obie ivo è di me ere in guardia contro alcuni tentativi di far passare una fede come
una scienza... N on c'è motivo di contrapporre fede e scienza, ma è necessario impedire
che il credo si opponga alla scienza... Il Consiglio d'Europa è consapevole dell'importanza
dell'insegnamento delle tradizioni e delle religioni. I n nome della libertà di espressione e
del credo individuale, le idee creazioniste e le altre opinioni teologiche possono essere
valide come complementi dell'educazione culturale e religiosa, ma non possono
pretendere rispe abilità scientifica... L'A ssemblea pertanto raccomanda a tu i gli S tati
membri di difendere e promuovere la conoscenza scientifica... di renderla a raente... di
opporsi fortemente all'insegnamento del creazionismo in termini di disciplina scientifica
sullo stesso piano dell'evoluzione e fuori dall'ambito della religione...».
PALEY: Lei, professor Kremer, mi sembra oscurantista. I l disegno intelligente può essere
utile almeno come elemento di dibattito filosofico, come stimolo all'analisi critica.
KREMER: N on sono affa o d'accordo. S e si vuol parlare di controversie a fini educativi,
bisogna pensare a quelle vere, non a controversie fi izie. S arebbe come passare il tempo
a discutere l'evidenza che gli asini non volano.
ONNIPOTENTE: Lei ha legato il disegno intelligente al fondamentalismo religioso. Ma chi
altri lo sostiene?
KREMER: Gruppi di potere, naturalmente, e gruppi politici che hanno dire i interessi.
O ltre al vasto pubblico che non sa pressoché nulla di scienza e preferisce cullarsi nella
credenza che ci sia una teoria alternativa a quella dell'evoluzione, una teoria che gli
permette di salvare Dio.
ONNIPOTENTE: Noi non abbiamo nessun bisogno di essere salvati dagli uomini.
KREMER: Mi riferisco al D io dipinto da loro, non a quello che, sebbene mi costi fatica
credere alle apparenze, sta di fronte a noi.
ONNIPOTENTE: Dunque anche lei, adesso, non esclude una Nostra possibile esistenza.
KREMER: La questione non mi tocca: nella vita reale non mi sembra affa o necessario
porsi il problema. La vita scorre in modo del tu o indipendente dall'aver dato una
risposta a questo interrogativo.
GALILEI: È quanto ho affermato nei miei scri i: «Mai volli indagare quel che D io poteva
essere o fare, ma quello solo che Egli ha fatto, il libro della natura...».
KREMER: Le farà piacere apprendere, signor Galilei, che ho scri o al papa una le era in
cui gli spiegavo che l'evoluzione delle specie non è necessariamente antireligiosa, giacché
si limita a descrivere un meccanismo naturale. Raccomandavo che la Chiesa ca olica non
facesse un enorme passo all'indietro, aprendo un contenzioso tra teologia e scienza, e
ripetendo così il grave errore fa o con lei molti anni prima. N ella le era contestavo
anche l'affermazione di un cardinale amico del papa, secondo il quale l'evoluzionismo e
la teologia ca olica non sono compatibili. S piegavo che scienza e fede non si escludono
reciprocamente. Come lei ha de o in modo egregio, signor Galilei, il metodo scientifico è
un insieme di tecniche investigative dei fenomeni che opera senza presupporre
l'esistenza o la non esistenza del preternaturale.
COOPER: È quanto sostenevo anch'io ma, essendo gesuita, ho dovuto pagarne lo scotto...
KREMER: Padre Cooper! N oto con piacere che anche lei è fra i presenti. Le dirò, stando a
certe dichiarazioni ufficiali, ho motivo di sperare che la mia le era abbia avuto qualche
effe o. Ma poiché la controversia non accenna a spegnersi, temo che la Chiesa rimarrà
vincolata a posizioni antiscientifiche.
PALEY: Lei, dear mister Kremer, è un irriducibile scientista. A ribuisce alla scienza un
valore assoluto, dimenticando che ci sono spazi del pensiero umano - filosofia, religione,
spiritualità - con cui la scienza non ha niente a che vedere. Un materialista, ecco che cos'è,
perdoni la schie ezza. E come tanti suoi degni colleghi, un materialista nutrito di
pregiudizi anticlericali.
KREMER: Premesso che non esistono pregiudizi anticlericali, ma solo scelte anticlericali,
devo riconoscere che per alcuni scienziati ciò che non è scienza ha scarsa importanza. I o
non sono di quest'idea. Ma occorre che le due facce - scienza e non-scienza - rimangano
ben separate, con aree di azione differenti, dai confini ne i e non opinabili. E dalla loro
commistione che sono nati tanti mali della storia...
ONNIPOTENTE: Da Leucippo a Democrito, da Anassagora a Bruno, da Galileo a Cooper, casi
che insegnano...
KREMER: È perciò importante avere chiaro cosa debba restare dominio esclusivo della
scienza, sopra u o considerando le sfide che oggi ci troviamo a fronteggiare: dalle
questioni della biogenetica, al riscaldamento globale, all'esaurimento delle risorse
energetiche, alla sovrapopolazione della Terra. Per non dire della calamità che ora ci
minaccia, motivo di questo nostro trovarci qui riuniti. S u questi temi, un papa ha diri o
di esprimersi, ma né di più né di meno che ogni altro ci adino sprovvisto delle
necessarie competenze. D 'altra parte, come ha ben de o il filosofo Ludwig Wi genstein,
la religione non ha più alcunché da dire in tema di scienza.
Melenkov, biochimico emarginato

ONNIPOTENTE: È arrivato intanto il signor Melenkov ed è stato messo al corrente dei nostri
discorsi. Avrà la parola dopo che il signor D arwin ci avrà ricapitolato i criteri che hanno
guidato le sue scelte. S i potrà vedere se sul piano scientifico il “disegno intelligente”
risulta all'altezza dell'evoluzionismo.
DARWIN: I l mio percorso è stato emblematicamente scientifico. S ono partito
dall'osservazione delle somiglianze tra le specie viventi, ho ipotizzato che avessero
un'origine comune, ho verificato quest'ipotesi su molte specie e ho proposto il
meccanismo della selezione naturale. Esso favorisce, sotto l'influenza dell'ambiente, certe
mutazioni casuali nel patrimonio genetico piu osto che altre, e precisamente quelle che
facilitano la sopravvivenza. D unque «caso più necessità». N el tempo che è seguito, il mio
modello è stato affinato e verificato dalla ricerca biologica, oggidì anche con splendide
sperimentazioni virtuali fa e al computer. Ci tengo a rammentare al ca olico professor
Melenkov che, per quel che vale, il papa che era in carica nel 1996 ha affermato
testualmente: «N uove conoscenze conducono a non considerare più la teoria
dell'evoluzione una mera ipotesi». Prego, tocca a lei, mister Melenkov.
MELENKOV: I l mio nome è Modest Melenkov, sono un biochimico e collaboro con il
D iscovery I nstitute di S ea le, una fondazione cui fanno riferimento i principali fautori
del «disegno intelligente». I l nostro movimento ha preso vigore dopo la pubblicazione
nel 1991 del libro D arwin on Trial, cioè «D arwin so o processo», del giurista Philip
J ohnson. Lo scopo è quello di avanzare un'alternativa scientifica positiva al naturalismo
ateo e materialistico delle teorie predominanti. Ci proponiamo di elaborare una visione
scientifica che sia coerente con il credo dei cristiani.
PIOLA: O pera altamente meritoria, professor Melenkov, di cui si avverte una forte
esigenza.
KREMER: Baloney, fanfaluche, mister Melenkov non fa che confermare quanto a noi laici
pare ovvio, e cioè che si sta cercando di conciliare il diavolo e l'acqua santa.
MELENKOV: Mi lasci finire. I l nostro programma di ricerca scientifica è di investigare gli
effetti delle cause intelligenti, non le cause intelligenti di per sé.
KREMER: D a che esiste la teoria del disegno intelligente, non è stato proposto alcun test
rigoroso che perme a di identificare tali effe i... N essun articolo che sostenga con prove
o verifiche il disegno intelligente è mai comparso su un qualsivoglia giornale scientifico,
anche il più modesto...
MELENKOV: La scientificità di un tema non può essere giudicata dalla presenza di
pubblicazioni su riviste definite scientifiche dagli oppositori di quel tema. A nostro
giudizio, chi manca di scientificità siete voi. Ma come si può definire scientifico un
a eggiamento che nega il «disegno intelligente» appellandosi a un'evoluzione derivante
dal caso e dalla necessità? S i tra a piu osto di un oltraggio all'intelligenza dell'uomo.
D ate a noi dei dogmatici: cosa siete voi, allora, che difendete una scienza ostinatamente
chiusa alla ricerca filosofica e teologica?
KREMER: Credo che non sia nemmeno il caso di replicare...
MELENKOV: La vedo in difficoltà, non può negarlo... Man mano che la teoria
evoluzionistica si è allargata cercando di spiegare un maggior spe ro di fenomeni, noi
abbiamo fornito sempre nuovi esempi a riprova del fa o che i sistemi complessi
implicano di necessità un proge ista. D all'occhio siamo passati ai sistemi biochimici, al
meraviglioso mondo delle macchine molecolari e dei ba eri, all'informazione portata dal
D N A , la quale non può ridursi a semplice fisica o chimica. I o stesso ho introdo o il
concetto di «complessità irriducibile», un pilastro del disegno intelligente.
KREMER: Conosco questo sofisma...
MELENKOV: LO conosce ma non l'ha capito, altrimenti non lo chiamerebbe così. S i ha una
«complessità irriducibile» quando un sistema composto da numerose parti tra loro
interagenti è tale che la rimozione di una sola di esse comprome e la sua funzionalità.
A sserisco che la selezione naturale non potrebbe creare sistemi di complessità
irriducibile perché la loro funzione si rende possibile soltanto quando tu e le parti sono
assemblate.
KREMER: E facile obie are a tale asserzione. Primo, non è de o che tu e le parti di un
sistema siano state necessarie fin dall'inizio, il sistema poteva avere una funzionalità
diversa o rido a; secondo, l'evoluzione può procedere alterando parti preesistenti o
talvolta persino rimuovendole, piu osto che aggiungerle; terzo, il proge ista di un
sistema di “complessità irriducibile” dovrebbe essere almeno altre anto complesso, il
che semplicemente sposterebbe il problema un passo più in là. Considerazione
addirittura banale, quest'ultima, che si applica a tutte le forme di fede in ruoli divini.
MELENKOV: Sia così cortese da farmi un esempio a proposito della prima obiezione.
KREMER: A nche limitandoci ai soli vertebrati, perché l'occhio avrebbe dovuto vedere fin
dalla sua prima nucleazione in modo altre anto perfe o di quanto fa oggi? Avrebbe
potuto essere un banale sensore luminoso che dava soltanto una vaga percezione della
luce, senza rilevare le immagini. Perché non tu i gli animali hanno un occhio realizzato
al meglio? Certi non vedono i colori, altri hanno una scarsa acutezza visiva. Peraltro ve ne
sono alcuni, come molti uccelli acquatici, i quali possono vedere nitidamente sia in acqua
che in aria, prerogativa a noi mancante. Via, caro Melenkov, non è un caso se quasi
nessuno scienziato ha dato credito a questa sua presunta “complessità irriducibile”.
MELENKOV: A mme o che il numero degli scienziati, anche credenti, che oggi si oppone al
darwinismo è esiguo...
KREMER: Dica meglio: quasi inesistente...
MELENKOV: ... ma sono sicuro che andrà presto crescendo. Mi conforta il fa o che oltre il
50 per cento della popolazione statunitense si dice convinto che l'uomo è stato creato da
D io già nella forma a uale. I l problema per un biologo, oggi, è che se si dichiara contro
l'evoluzione naturale delle specie si trova a dover fronteggiare l'emarginazione e
intimidazioni varie da parte della comunità scientifica, e se è giovane me e a repentaglio
la carriera.
KREMER: Come on, mister Melenkov, lei sa bene che questo non è vero, è solo una comoda
forma di vi imismo. È capitato a lei, nella sua facoltà accademica, dove tu i l'hanno
messa da parte, peggio che se avesse sostenuto che gli asini volano... Eviti di
generalizzare, per favore.
MELENKOV: I l modo come voi tacciate tu i i sostenitori del disegno intelligente di
creazionismo religioso è un ottimo esempio di discriminazione aprioristica.
KREMER: Con questo genere di argomenti portate acqua al mulino di chi vi critica.
MELENKOV: E l'anello mancante, allora, questo non è un argomento solido? L'evoluzione
ha demarcato due specie ben distinte tra loro, quella delle scimmie e quella dei primi
ominidi. Come spiega, signor Kremer, che tra i reperti fossili non si è trovato nulla di
intermedio tra le due?
KREMER: I o sono un astrofisico, quindi la mia risposta a Melenkov non sarà da esperto.
Comunque non mi tiro indietro. I ntanto vedo con soddisfazione che lei amme e
un'evoluzione quanto meno dall'ominide all'uomo odierno, e non è poco. Mi sa dire quali
anime rudimentali avevano le prime specie di ominidi? Lo sa, per esempio, che un
recente studio di migliaia di sequenze di D N A rivela che animali dalla forma simile non
sono necessariamente imparentati?
MELENKOV: Non tergiversi, mi risponda per favore sull'anello mancante...
KREMER: È una vecchia leggenda dura a morire. S e ne parlava quando l'evoluzione veniva
interpretata come un processo graduale e progressivo. Le conoscenze a uali indicano
invece che un molteplice susseguirsi di speciazioni e di estinzioni crea continue fioriture
di specie. Cambiamenti ada ativi si alternano a cambiamenti casuali, non derivanti da
processi di selezione. Q uesti ultimi sono forse ancora più frequenti dei primi. I noltre, a
periodi di cambiamento graduale se ne frappongono altri di rapido mutamento, nei quali
la gradualità viene scompaginata.
MELENKOV: Per esempio?
KREMER: Per esempio è probabile che il passaggio da scimmia a uomo sia avvenuto
repentinamente, grazie alla mutazione genetica che ha dato al secondo la facoltà di
linguaggio, un impulso poderoso allo sviluppo della mente. L'uomo è l'unico animale a
possedere questo strumento.
MELENKOV: S arò io adesso a dire baloney! S ono ipotesi ad hoc, ipotesi che si ada ano ai
vostri preconcetti.
KREMER: Wait a moment... I n ogni caso, l'argomento dell'anello mancante ha tu a l'aria di
andare svanendo, visto che si hanno sempre più notizie di ritrovamenti intermedi. N e
cito uno solo, quello da poco avvenuto nella Rift Valley in A frica equatoriale, considerata
il crogiolo dell'uomo. Lì sono stati ritrovati i più antichi fossili dei nostri progenitori, ossa
che datano almeno a sei milioni di anni fa, cioè un milione e mezzo di anni prima del
fossile etiopico che, fino a ieri, rappresentava il nostro antenato più lontano.
MELENKOV: N on sapevo... io sono un biochimico... sono però in grado di portarle
argomenti fisici, entrando nel suo ramo di competenza. E o no un dato di fa o che, se le
costanti fondamentali della fisica fossero di poco differenti da quello che sono, il cosmo
sarebbe drammaticamente diverso, per esempio non si potrebbero avere le galassie?
KREMER: Q uesti argomenti non si prestano a verifiche sperimentali, per cui non hanno
peso scientifico. Il fatto che un evento sia poco probabile o difficile da immaginare non lo
rende impossibile. La professoressa Marelli ci ha ricordato che, dal punto di vista teorico,
nel cosmo potrebbero esserci centinaia di pianeti con cara eristiche ada e all'insorgenza
di una forma di vita.
MELENKOV: E io lo nego recisamente. Comunque c'è l'argomento dell'entropia.
L'evoluzione di un sistema da meno complesso a più complesso e ordinato comporta una
diminuzione di entropia. Ma la seconda legge della termodinamica afferma che
un'evoluzione spontanea può solo avvenire con un aumento del disordine e quindi
dell'entropia. Gli esseri viventi, perciò, senza un intervento esterno ordinatore, non
potrebbero né nascere, né crescere.
KREMER: Lei farebbe meglio, professor Melenkov, a non uscire dal suo se ore di
competenza, se ne ha uno. I suoi discorsi mi ricordano quelli di un tale che imputava
l'origine del vento all'agitazione dei rami degli alberi. La seconda legge della
termodinamica si applica ai sistemi isolati, e gli esseri viventi non lo sono, in quanto
assorbono energia da fonti esterne, cibo, luce solare. Q ueste ultime, come
compensazione, accrescono la loro entropia e ciò avviene in misura tale che l'insieme del
vivente più l'ambiente esterno rispe i la legge fondamentale. S e l'ordine aumenta in un
singolo organismo, esso diminuisce nel sistema complessivo Terra-Sole.
MELENKOV: Vedo che avete sempre la risposta pronta, prefabbricata...
ONNIPOTENTE: A N oi invece la risposta è parsa illuminante. Vediamo... l'evoluzione
cosmica avanza per progressivi aumenti del disordine ma, nell'insieme caotico, esistono
fenomeni di capovolgimento locale della seconda legge della termodinamica, i quali
portano allo sviluppo di stru ure altamente organizzate, come sono quelle biologiche. La
vita quindi è solo fru o del continuo apporto di entropia negativa, ovvero immissione e
utilizzo di energia proveniente dall'esterno.
KREMER: A pennello, Mister O , finiremo per conferirle un do orato! L'evoluzione
darwiniana può essere vista come un duello tra l'entropia negativa, organizzante, e quella
positiva, disorganizzante. Q uanto a Melenkov, se ci tira sul terreno della scienza, le
risposte non mancheranno mai. Perché non lascia perdere la pretesa di dare una veste
scientifica al suo misticismo? D ica che la fede in lei è più forte della ragione, e sarà nel
suo diritto. Ma allora cambi mestiere.
MELENKOV: HO capito, meglio che me ne torni sulla Terra, dove almeno c'è gente semplice
e pulita che ci dà credito. Qui le cose per noi stanno ancora peggio... E io ho altro da fare.
KREMER (borbottando tra sé e sé): The hell with this guy...
ONNIPOTENTE: S i accomodi pure, signor Melenkov, lei è la conferma personificata
dell'incompatibilità tra fede e scienza. Q uanto a N oi, desideriamo me ere in chiaro un
punto: se davvero l'uomo l'avessimo proge ato, l'avremmo fa o migliore di quanto non
sia. E non solo sul piano morale - i suoi limiti e dife i sono stati già messi in evidenza -
ma anche sul piano fisico: materiali più resistenti, memoria più salda, strumenti di
locomozione più efficienti, e via dicendo. Che ne direste ad esempio di un bel paio di ali,
di ossa in fibra di carbonio, di denti al titanio, di un cuore di riserva? «D isegno idiota»
sarebbe un termine più ada o ai magri risultati o enuti. Ci si risparmi questa colpa che
davvero non abbiamo, nulla avendo disegnato.
Le missioni spaziali

ONNIPOTENTE: Ci sono ancora due temi che vorremmo approfondire: primo, dopo tanto
diba ere sull'unicità o pluralità dei mondi, quale ritenete essere l'effe iva stru ura del
cosmo? S econdo, siete in grado oggi di spingervi nei meandri dell'universo e verificare le
ipotesi e le osservazioni fatte da Terra?
MARELLI: Benché sia quasi fuori discussione che forme di vita extraterrestre esistano, non
ci sono evidenze sperimentali. Gli UFO provenienti da altri mondi sono, naturalmente,
una risibile leggenda. Q uesta mancanza di conta i può essere spiegata in molte maniere,
che non starò a elencare.
ONNIPOTENTE: E sulla pluralità dei mondi?
MARELLI: La maggioranza degli scienziati sono convinti che il nostro Big bang, con il suo
avvio inflazionistico, non sia stato che uno dei tanti possibili. Trova credito l'idea di
A ndrei Linde191 secondo cui esistono altre regioni del cosmo dove si presenterebbero
condizioni favorevoli a processi del genere. Essi potrebbero dar luogo a una molteplicità
di universi, persino a universi che nascono all'interno di altri universi già formati.
ONNIPOTENTE: Questo ci riconduce all'antica congettura di Epicuro...
MARELLI: D iciamo che combacia con l'antica fantasia di Epicuro. I nsomma, noi vivremmo
in un multiverso, nel quale gli universi individuali si formano caoticamente, come le bolle
di una schiuma d'acqua saponata. O vviamente ogni universo può avere valori differenti
dei parametri fisici fondamentali e differenti leggi fisiche che lo regolano, e dunque
essere del tu o dissimile dal nostro e dagli altri. Benché i maggiori scienziati del nostro
tempo - Richard Feynman, Leon Lederman, Murray Geli-Mann, S tephen Hawking, Ph
A nderson, per citarne solo alcuni - siano piu osto convinti della stru ura a molti mondi,
deve restare chiaro che si tra a solo di ragionevoli conge ure, e che discorsi scientifici
inoppugnabili possono essere fa i esclusivamente in relazione all'universo che vediamo
e abbiamo imparato a conoscere.
ONNIPOTENTE: Q uanta strada avete percorso ! E quanta articolazione nelle vostre ipotesi! E
dire che solo duemila anni sono trascorsi dall'ingenuo universo dell'antichità: se il
diavolo esistesse, dovremmo concludere che siete più abili di lui!
MARELLI: Eh via, Mister O , non esageri con i complimenti, adesso! Rimane ancora un
numero grandissimo di cose non spiegate... A nzi le cose non spiegate diventano sempre
più numerose e più imperscrutabili di quelle che abbiamo capito.
ONNIPOTENTE: Ci faccia un esempio...
MARELLI: Resta un grande mistero che cosa siano i gamma bursts, improvvise piogge di
raggi gamma di altissima intensità che ci colpiscono circa una volta al giorno per durate
da secondi a minuti. I gamma si estinguono rapidamente, ma si accompagnano ad altre
radiazioni ele romagnetiche - raggi X, ultraviole i e luce visibile - le quali perdurano
tanto più a lungo quanto minore è la loro energia. Una debole componente luminosa è
ancora visibile anche a giorni di distanza dall'evento.
ONNIPOTENTE: Lei ha detto di altissima intensità, quanto alta, per avere un'idea?
MARELLI: L'energia emessa in un singolo burst può superare di cento volte quella generata
dal S ole nell'intera sua esistenza, miliardi di anni. S i è potuto stabilire che le onde
provengono da una lontanissima galassia, distante da noi oltre o o miliardi di anni-luce -
il che spiega perché qui da noi ne giunga solo una minima parte - ma nulla si è appreso
sulla loro origine.
ONNIPOTENTE: Un'altra curiosità. Voi avete osservato, pensato, teorizzato, e ancora
osservato, pensato, teorizzato. Avete studiato le stelle a raverso ogni genere di
spe roscopia, con luce visibile, con raggi X e gamma, con onde radio e microonde, avete
analizzato ogni genere di raggi cosmici, ele roni, neutrini, mesoni e via dicendo. Ma le
mani, nell'universo, ce le avete mai messe? Avete mai raggiunto qualche sua parte che
non sia la Terra su cui vivete?
MARELLI: N on è al corrente dei satelliti artificiali senza equipaggio che abbiamo fa o
orbitare a orno ai vari pianeti, e delle sonde spaziali che li hanno fotografati da tu e le
angolazioni, degli sbarchi di uomini sulla Luna - ben quaranta anni orsono - e degli
atterraggi di capsule su Marte e su Venere?
ONNIPOTENTE: Era facile supporlo, con tu e le leggi che avete scoperto e sapete applicare.
Qualche notizia ci è giunta, ma la nostra disattenzione...
MARELLI: N el 1989 fu lanciata la sonda spaziale Galileo, con lo scopo di studiare da vicino
Giove e i suoi satelliti. Giunse su Giove sei anni più tardi e rivelò che, so o la crosta
ghiacciata dei satelliti Europa e Callisto ci sono oceani d'acqua. N el 2003 la missione fu
chiusa lanciando il veicolo spaziale ad alta velocità nell'atmosfera di Giove in modo che il
calore lo disintegrasse.
ONNIPOTENTE: Perché una scelta del genere?
MARELLI: Bruciando avrebbe evitato di contaminare i satelliti gioviani con ba eri di
provenienza terrestre.
ONNIPOTENTE: Altre sonde?
MARELLI: A decine. I n precedenza erano state lanciate le sonde spaziali Pioneer 11, nel
1973, destinata a studiare Giove e S aturno, poi Voyager 1 e
Voyager 2, entrambe nel 1977, le quali hanno fornito
immagini ravvicinate di Giove e dei suoi satelliti, nonché
dei pianeti esterni. Voyager 2, per esempio, ha proseguito il
suo viaggio verso Urano e N e uno. N el 1997 è partita la
sonda Cassini, la quale ha scaricato la capsula Huygens su
Titano, il satellite più grande di S aturno. La capsula ha
rivelato che la sua atmosfera è costituita di metano, anziché
d'aria, ma che nondimeno Titano presenta una grande
somiglianza con la Terra. Evito di elencare tante altre
missioni per non tediarla.192 A ggiungo che è appena stata
lanciata la sonda Keplero, con lo scopo di andare alla ricerca
di pianeti simili alla Terra - e quindi forse abitati - in certe
Le qua ro lune dì Giove - Io, Europa,
regioni della nostra galassia. N e rivelerà la presenza dalla Ganimede e Callisto - in un
perdita di luminosità della rispe iva stella quando i pianeti montaggio di foto provenienti da più
le passano davanti. E sarà in grado di determinarne le sonde spaziali.
orbite e le caratteristiche fondamentali.
ONNIPOTENTE: Analizzando delle eclissi parziali, dunque...
MARELLI: Eclissi parziali anche debolissime, giacché la sonda è in grado di accorgersi di
un calo nell'energia luminosa di una parte su cinquantamila. N egli ultimissimi tempi
sono partite due sonde di fabbricazione europea, Planck e Herschel, messe in orbita da
un unico ve ore e destinate a investigare le origini dell'universo. Planck è il più potente
telescopio a microonde mai costruito, Herschel il più grande telescopio a infrarossi a
singola lente mai lanciato nello spazio. N ell'impresa di Plank è coinvolto D e Bellis, che
ritiene si possa fotografare la «radiazione fossile» dell'universo primordiale in modo
assai più accurato che nell'esperimento BO O MERanG. E di poter trovare prove a
sostegno del modello inflazionarlo. I l proge o Herschel è stato invece concepito per
studiare alcuni degli ogge i più freddi dello spazio, misurando spe ri ele romagnetici
per la maggior parte inesplorati, con l'obie ivo di ricavare informazioni sui primi istanti
della formazione delle stelle.
ONNIPOTENTE: I nsomma, state ficcando il naso un po' dappertu o, e che naso! Avremmo
una domanda: come sono possibili viaggi tanto lunghi?
MARELLI: Un comune espediente è sfru are il cosidde o effetto fionda, un effe o che per i
profani ha davvero dello stupefacente. Dovrò fare uso di qualche termine tecnico...
ONNIPOTENTE: N on abbia timore, ormai anche N oi cominciamo a masticare qualcosa di
fisica...
MARELLI: Bene, allora. L'effe o fionda sfru a il passaggio di una sonda spaziale nelle
vicinanze di un ogge o molto più massiccio, come un pianeta, per aumentarne la
velocità. In gergo internazionale si parla di fly-by, ossia passaggio a volo ravvicinato.
ONNIPOTENTE: Mi scusi, ma la conservazione dell'energia non implicherebbe che la sonda,
a grande distanza dal pianeta, abbia, tanto in avvicinamento quanto in allontanamento,
la medesima energia cinetica, e quindi subisca soltanto una deviazione, un piegamento
della traiettoria?
MARELLI: Q uesto se il pianeta fosse immobile. Esso invece ruota su se stesso e inoltre
viaggia a grande velocità lungo l'orbita solare. S e la sonda si avvicina al pianeta da dietro
(rispe o al suo senso di movimento), l'a razione gravitazionale del pianeta fa sì che una
certa quantità del suo momento angolare sia trasferito alla sonda, come se i due corpi
fossero quasi venuti a collisione. La sonda, in certo senso, subisce una “frustata” e la sua
velocità assoluta, cioè la velocità misurata rispetto al Sole, diventa maggiore.
ONNIPOTENTE: Mi scusi, ma il pianeta non ne risente, non rallenta?
MARELLI: I l pianeta ovviamente perde un po' di energia, ma data l'enorme differenza tra le
due masse, tale effe o è trascurabile. Un po' come se una mosca sfiorasse un'automobile
in corsa: per la mosca sarebbe bufera, l'auto non se ne accorgerebbe nemmeno.
ONNIPOTENTE: È corretto pensare che il meccanismo debba essere progettato con la dovuta
sincronia dei moti, che cioè la sonda incontri il pianeta nel punto giusto al momento
giusto?
MARELLI: O vviamente. E ciò implica che le sonde debbano essere lanciate entro intervalli
di tempo ben definiti, de i «finestre di lancio». S e la sonda, invece, avvicina il pianeta in
senso contrario al suo movimento, l'effe o fionda può essere usato per fini opposti, ossia
per provocare un frenamento della sonda.
ONNIPOTENTE: E questo trucco della fionda viene usato spesso?
MARELLI: O ggi quasi tu e le sonde che vengono lanciate nello spazio usano l'effe o
fionda, anche a ripetizione. Le prime a sfru arlo sono state Voyager 1 e Voyager 2, della
quale le illustro subito la traie oria. La più recente Cassini-Huygens lo ha utilizzato due
volte con Venere (nell'aprile 1998 e nel giugno 1999), più uno con la Terra e uno con
Giove.
L'itinerario di Voyager 2, indicante le fiondate ricevute nel passaggio presso qua ro pianeti.
Dalla data del lancio, avvenuta il 5 se embre 1977, la sonda ha raggiunto una distanza di
circa 13 miliardi di chilometri. 193

ONNIPOTENTE: E un esempio di frenamento?


MARELLI: Per entrare nell'orbita di Giove, nel 1995 la sonda Galileo utilizzò l'azione
frenante del satellite Io.194
ONNIPOTENTE: E c'è chi pretende - ci riferiamo al signor Paley e soci — che marchingegni
tanto sofisticati li avremmo proge ati N oi stessi all'a o della nascita dell'universo!
Lasciateci dire, signori del disegno intelligente, avete cervelli tanto rudimentali, quanto
so ili sono stati quelli degli astrofisici e degli ingegneri spaziali nel congegnare simili
raffinatezze!
5.
Il Buondio in azione

GALILEI: La mia impressione è che da questo consesso siano uscite tante belle notizie,
moltissime e per me inusitate e nuove, ma essenzialmente nessuna ai fini di una
soluzione dell'emergenza che a anaglia il nostro pianeta. Tu avia una mezza idea in
testa ce l'avrei. E non richiede di tirare in ballo questo misterioso ruolo dell'antimateria
che alcuni vanno invocando sulla Terra e che il signor Dirac ha escluso senza appello.
ONNIPOTENTE: Dica, dica, signor Galilei, siamo tutt'orecchi, come si usa dire tra voi umani.
GALILEI: I o proverei ad abbandonare lo spazio e me ere il naso dentro la Terra. S e
qualcuno fosse così cortese da illustrarmi la sua conformazione interna...
La struttura della Terra

MARELLI: Con piacere. S eguiamo lo schema che ora traccerò, andando un po' a memoria.
La Terra, come altri pianeti a lei simili, è fa a a strati, con densità crescente dalla
superficie al nucleo centrale. Varie considerazioni di cara ere sia sperimentale, studio
delle onde sismiche, sia teorico, indicano che alla superficie, a parte l'acqua degli oceani,
si ha una crosta solida di rocce silicee. Poi viene il cosidde o mantello superficiale, il
quale si estende sino a circa 650 chilometri di profondità e comprende alla base uno
strato di magma vulcanici di costituzione basaltica, formato da rocce parzialmente fuse.

Stratificazione della Terra.

I l mantello inferiore ha uno spessore di quasi 2000 chilometri ed è fluido, a causa


dell'elevata temperatura dovuta ai processi combustivi in a o. D opo un so ile strato
intermedio, che definisce un rapido aumento di densità, si incontra la parte esterna del
nucleo, costituito da metalli fusi - in prevalenza ferro e nichel - con viscosità inferiore a
quella del mantello sovrastante.
GALILEI: E legittimo supporre che questi fluidi siano soggetti a moti di convezione?
MARELLI: O vviamente sì. S ono i loro moti, combinati con la rotazione dell'intero globo, a
dare origine al campo magnetico terrestre.
GALILEI: E il nucleo centrale, infine?
MARELLI: I l nucleo centrale torna a essere solido, non perché la temperatura sia minore,
essa anzi vi raggiunge il valore massimo, sui 6000 gradi, bensì perché la pressione
gravitazionale esercitata dalla massa soprastante può arrivare a milioni di atmosfere e ciò
innalza il punto di fusione sopra la temperatura locale, il contrario di quanto avviene per
acqua e ghiaccio. Soddisfatto, signor Galilei?
GALILEI: Molto chiaro. N el S eicento, cose del genere non si potevano neanche
conge urare... anche se, che ci fosse un campo magnetico terrestre, era già ben chiaro a
tutti.
ONNIPOTENTE: Allora, signor Galilei, ora che conosce il pianeta, quale sarebbe la sua idea?
L'ipotesi di Galileo

GALILEI: HO appreso che esistono forme di energia ben diverse da quelle note ai miei
tempi, cioè la gravitazionale, la nucleare e quant'altro. Mi ha colpito in modo particolare
il discorso del signor Einstein sulla contrazione gravitazionale. N ei casi stellari illustrati,
ad essa si oppone la pressione interna associata alla fusione di idrogeno in elio, oppure la
pressione dovuta a forze di repulsione - invero per me alquanto misteriose - tra particelle
elementari che si trovino costre e a stare a distanze troppo ravvicinate. Ho afferrato i
concetti?
BINETTI (ammirato): Per essere uno scienziato del Seicento!
GALILEI: Bene, la descrizione della parte interna della Terra - in stato di fluido ad altissima
temperatura - suggerisce che anche in questo caso ci sia una pressione dire a verso
l'esterno che si oppone al tentativo delle particelle costituenti il pianeta di confluire verso
il suo centro. È stato appena spiegato che la pressione vicino al nucleo è effe ivamente
piu osto elevata, tanto da impedire la sua liquefazione. I potesi: se le cause di questo
forte riscaldamento, per me insondabili, si fossero poste in condizioni di rapida
estinzione e la Terra si restringesse per effe o di una contrazione gravitazionale? A nche
questo meccanismo avrebbe l'effe o di ridurre il momento d'inerzia - se non ho
frainteso, a parità di massa esso dipende dal quadrato del raggio terrestre - e dovrebbe
dunque causare un aumento della velocità di rotazione.
EINSTEIN: Mirabile tentativo signor Galilei, ma improponibile. Meno proponibile ancora
delle ipotesi cervellotiche che gli scienziati stanno facendo adesso sulla Terra. Per
almeno due ragioni: prima ragione, la massa della Terra è troppo piccola perché si
possano avere apprezzabili effe i di contrazione gravitazionale. Come tu i sappiamo, la
forza di gravità cresce con la massa del corpo a raente e, per un collasso gravitazionale, è
stato de o in precedenza, occorre una massa che si avvicina a quella del S ole, dunque
a orno alle 300.000 volte maggiore di quella della Terra. S econda ragione, la pressione
conseguente a processi combustivi di semplice natura chimica, senza contributi nucleari,
è piu osto debole, non ci sarebbe da a endersi importanti alterazioni se essa a un dato
istante dovesse indebolirsi.
GALILEI: N on si potrebbe allora pensare che l'effe o sia associato alla riduzione di volume
che si ha quando la parte liquida, raffreddandosi, va solidificando? A l contrario del
sistema acqua/ghiaccio, i metalli allo stato solido occupano meno spazio che da fusi.
EINSTEIN: S ì, questo dovrebbe avvenire, ma non mi parrebbe un effe o abbastanza
importante da causare l'accelerazione osservata per la Terra.
ONNIPOTENTE: Peccato. Comunque lei, signor Bine i, ha in mano strumenti ada i a fare
un veloce calcolo in base ai dati a disposizione...
BINETTI (iniziando a premere tasti su un piccolo calcolatore): Vediamo... la dipendenza dal
quadrato del raggio della Terra dovrebbe garantire una notevole sensibilità. Ecco,
prendiamo l'aumento di velocità angolare rilevato a 24 ore dall'inizio del fenomeno, che
sappiamo essere pari circa allo 0,6 per cento. N ell'ipotesi del signor Galilei la massa
terrestre rimane sostanzialmente invariata, quindi la riduzione del raggio terrestre
dovrebbe essere dello 0,3 per cento circa, vale a dire a orno ai 20 chilometri! Un bello
sprofondamento della superficie con tu o ciò che vi sta sopra, non c'è che dire! N ulla del
genere si è verificato.
ONNIPOTENTE: Gradiremmo una conferma delle stime del signor Bine i... Che ne dice la
signora Marelli?
MARELLI: Così, a occhio, direi che ci siamo.
ONNIPOTENTE: D obbiamo allora rinunciare anche a questa possibilità, come, a quanto
pare, a tutte le ipotesi ventilate dai vostri colleghi sulla Terra.
EINSTEIN: Mi scusi, Mister O , se irrompo nel discorso con un pizzico di malizia. È un bel
po' che mi chiedo: interessanti tu i questi discorsi che oltretu o, stando alle sue parole,
non ci prendono tempo. Ma a che servono, quando lei ha la facoltà di produrre un evento
con un puro e semplice a o di volontà? I n vita ho sempre affermato che, al momento
della creazione, chiamiamola così, l'O nnipotente non avesse scelta. Ma lei ci ha dato
un'importante dimostrazione, quella di potersi tramutare in un buco nero limitandosi a
prendere la decisione di esserlo. Q uindi, la scongiuro, provi a deliberare l'arresto
immediato dell'accelerazione terrestre.
ONNIPOTENTE: D ubitiamo fortemente di avere simili prerogative: siamo troppo
trascendenti rispe o ai de agli finiti dell'universo per poterli tenere so o controllo.
D iceva bene il signor Galilei quando affermava che N oi potremmo fare anche
l'impossibile, ma che di fa o non lo facciamo mai. S emplicemente non è nelle nostre
facoltà, punto. Come avete potuto constatare, già il ritorno dallo stato di buco nero - dove
pure eravamo coinvolti in prima persona - è stato problematico. Forse più di quanto non
vi abbiamo lasciato supporre. Non vorremmo rischiare un fiasco totale...
PALEY: I o mi rifiuto di credere alla sua dichiarazione di impotenza, signor O nnipotente. E
ritengo che questo tentativo ci sia dovuto, dopotu o lei è responsabile della nostra
esistenza.
ONNIPOTENTE: Lei creda pure ciò che vuole, non cambierà la realtà. Comunque, chi altro
tra i presenti condivide quanto il signor Paley pretende da Noi?
M olte braccia si alzarono, quale subito, quale con un certo ritardo. Solo alcuni degli scienziati
che avevano dichiarato apertamente il loro convinto agnosticismo scossero la testa, visibilmente
scettici.
ONNIPOTENTE: La maggioranza, si direbbe. A N ostra memoria, sarebbe la prima volta
dalla nascita del cosmo che non ci so rarremmo all'incombenza. Va bene, allora, ci
proveremo. Ci proveremo in più maniere, augurandoci che funzioni.
PALEY: S ono certo, Mister O , che lei avrà successo: sarà la prova incontrovertibile che nel
destino dell'universo opera un'intelligenza ordinatrice, contrariamente a quanto lei ha
cercato di far credere agli intervenuti. Continuo a chiedermi perché. S ospe o che lei non
si sia mai interrogato, prima d'oggi, sul suo effe ivo ruolo nella vita del cosmo. A bbia
agito, diciamo così, senza mai far mente locale.
ONNIPOTENTE: Non possiamo escluderlo, signor Paley...
EINSTEIN: I n fondo si tra a più che altro di una questione di semantica, il disegno
intelligente potrebbe essere un fa ore implicito nell'evoluzione stessa dell'universo,
come qualcuno ha sostenuto. Una specie di suprema legge di natura, con le sue regole
inderogabili, che finora è stata messa da parte perché non se ne può dare prova, non ha
alcun effe o sulla vita degli individui, non ha implicazioni etiche, an2İ soffoca il libero
arbitrio.
PALEY: Mi consente di dire, mister Einstein, che non ho mai incontrato un agnostico più
cinico di lei?
ONNIPOTENTE: Punti di vista. Per N oi il signor Einstein va invece ringraziato per il suo
sforzo di cogliere tutte le implicazioni.
PALEY: Contento lei, signore... Come intende procedere, se è lecito chiedere?
ONNIPOTENTE: Per quanto abbiamo appreso dall'esperienza fa a col buco nero,
cercheremo di applicare alla realtà terrestre il meccanismo di inversione del flusso
temporale. Una volta che sulla Terra tu o sarà retrocesso fino alla normalità,
concentreremo ogni possibile intento verso un'evoluzione normale, impedendo l'innesco
di meccanismi devianti.
GALILEI: I o dico che ci stiamo avventurando su un terreno assolutamente impercorribile,
quello di forzare gli eventi in senso contrario alle leggi di natura. Non funzionerà.
ONNIPOTENTE: Chissà, forse è legi imo nutrire un barlume di speranza. L'esperimento del
buco nero, come ha rilevato il signor Einstein, ci autorizza a un seppur lieve o imismo. I l
grande progresso delle conoscenze che ha segnato gli ultimi millenni della vostra
effimera esistenza ci lascia sperare che anche a N oi sia dato scoprire un risvolto del
Nostro Essere che ci era finora rimasto ignoto.
Ciò de o, la maestosa e indefinita figura di luce multicolore, che si trovava issata sul trono
dinanzi agli occhi di tu i, prese a variare le sue tinte in maniera molto appariscente. D al pallido
allo sgargiante, da toni più smeraldini a toni prevalentemente violacei, ha sommità nera che la
sovrastava scomparve e riapparve più volte, mentre lo sconcertante azzurro del trono sembrò
gradualmente schiarirsi fino ad assumere la trasparenza di un'acquamarina. N el fra empo, la
musica che avvolgeva l'uditorio aveva perduto il suo tono di soavità ed era divenuta di colpo
imperiosa, drammatica, salendo notevolmente di volume. A Fausto Bine i venne fa o di pensare
che il tema ricordava non poco l'avvio della N ona di Beethoven. Q uando lo scenario tornò ad
essere quello di prima, nessuno dei presenti fu in grado di stabilire quanto era stata la durata
dell'evento.
Buchi nell'acqua

I n parallelo, sulla Terra era avvenuta una serie di fa i straordinari, che nessuno degli
scienziati riuniti a consesso avrebbe immaginato possibili. N el momento in cui l'azione
corre iva dell'O nnipotente era iniziata - in tempi terrestri circa qua ro giorni dopo la
prima rilevazione di dati anomali - la lettura del display era stata la seguente:

vale a dire che il giorno si era già accorciato del 2,4 per cento, ossia durava quasi 35
minuti in meno. Tale valore risultava in perfe o accordo con le drammatiche previsioni
riportate dai giornali. Ma a partire da questa le ura, il display aveva invertito tendenza,
cominciando a segnare graduali decrementi nella velocità di rotazione.
Contemporaneamente, le persone, gli animali e i veicoli avevano cominciato a procedere
all'indietro, gli ogge i caduti a risalire al loro posto, l'acqua a rimontare i fiumi; per farla
breve, tu o si era svolto come si può vedere in una pellicola cinematografica proie ata
alla rovescia. I n qua ro giorni, o giù di lì, il display del pendolo aveva ripreso a segnare
valori nella norma, ossia 3 minuti esatti all'interno del centesimo di secondo. Nella chiesa
di S an Bellarmino il pubblico era tornato ad essere quello presente il giorno del primo
malaugurato evento.
Ma da questo momento in poi, ogni cosa aveva ripreso a funzionare in modo regolare,
come se tu i i fa i avvenuti nell'intervallo di tempo che era stato a raversato nei due
sensi non avessero mai avuto luogo. I l fluire all'indietro del tempo aveva evidentemente
annullato la storia degli ultimi qua ro giorni trascorsi col normale flusso temporale. N on
meno stupefacente fu il fa o che nella chiesa di S an Bellarmino, come ovunque sulla
Terra, nessuno ebbe percezione dell'avventura vissuta, né rimase alcun ricordo dello
straordinario comportamento anomalo del pendolo. L'inversione temporale aveva
annullato ogni traccia di memoria della precedente esperienza.
O gni minimo de aglio si riprodusse esa amente come era occorso nel precedente
svolgersi degli avvenimenti. L'ultima le ura regolare era stata, è opportuno richiamarlo
alla memoria, e al momento giusto tale valore, proprio quello, si era ripresentato sul
display.
N ella chiesa di S an Bellarmino l'andamento del pendolo andava riproponendosi nel
modo più normale e tanto il pubblico locale, quanto quello che seguiva la vicenda da
altre parti della ci à e della Terra, non poteva non nutrire piena fiducia nella corre ezza
delle successive letture. Mesi di attività lo garantivano.
D iversi erano i sentimenti nell'assembramento di astronomi che, insieme
all'O nnipotente, avevano avuto la buona nuova del recupero della normalità. Essi ne
avevano avuto nozione grazie a un display luminoso flu uante sopra le loro teste, copia
di quello reale in azione sulla Terra. N ei tre minuti che trascorsero prima della successiva
le ura, l'agitazione aveva subito un formidabile crescendo. Chi da un lato inneggiava alla
potenza divina, vantando il parziale risultato come prova del ruolo di proge ista
dell'O nnipotente, il quale, lo amme esse o meno, era capace di intervenire
volontariamente nello svolgimento dei fenomeni terrestri. Chi, dall'altro, continuava a
scuotere dubbiosamente il capo, non senza amme ere, tu avia, una certa sorpresa per
quanto stava succedendo. Chi infine si limitava, quasi timoroso di avanzare previsioni, a
un'a esa passiva della le ura seguente, quella che nel precedente corso degli eventi
aveva annunciato l'arrivo della calamità. A llo scadere dei tre minuti - tempo terrestre -
comparvero le seguenti cifre:

vale a dire esa amente, fino al millesimo di secondo, le cifre della prima le ura anomala
nel precedente decorso della vicenda. Un boato l'accolse, e l'O nnipotente stesso non poté
tra enere un improvviso sussulto e uno sprazzo di accecanti bagliori. I ntanto sulla Terra
avevano inizio le medesime reazioni che si erano avute in precedenza. A l principio, dato
che per mesi non si era mai, assolutamente mai, verificato un'anomalia del genere, tu i
pensarono a una flu uazione occasionale, dovuta a chissà quale imponderabile
momentanea perturbazione. Anche Binetti ripercorse lo stesso tracciato:
«I n guardia» gridò al microfono, cercando di sovrastare il brusio di fondo «è successo
qualcosa di molto bizzarro che merita tu a la nostra a enzione. Mi raccomando, tenete
gli occhi fissi sui display per le prossime letture!»
Le successive le ure seguirono meticolosamente la figurazione che agli astronomi
radunati in cielo era già nota, mentre gli abitanti della Terra, ignari di tu o, le accolsero
con la medesima sorpresa e costernazione che avevano segnato il primo passaggio
a raverso quel lasso di tempo. L'O nnipotente, vivacemente incalzato dalle domande dei
suoi ospiti, prese la parola.
ONNIPOTENTE: Che tremendo pasticcio, di fronte a questo fenomeno ci sentiamo
orribilmente impotenti, S i direbbe vincolato a fa ori inelu abili: non deroga da una sua
linea di sviluppo, a onta del fa o che N oi abbiamo concentrato tu a la N ostra energia e
tutta la Nostra volontà su un ripristino dei meccanismi normali.
GALILEI: Io lo avevo detto, io lo sapevo...
ONNIPOTENTE: Lei porta disgrazia, ce lo lasci dire, signor Galilei, lei porta disgrazia a se
stesso e agli altri. C'è qualcuno in grado di suggerire una possibile motivazione?
EINSTEIN: S o di non dire alcunché di nuovo, ma tanto vale... N ella sua esperienza con il
buco nero, lei ha applicato energia e volontà nei confronti di se stesso. E ha avuto
successo. I n questo caso, invece, lei ha cercato di condizionare gli eventi relativi a un
particolare de aglio dell'universo, e soltanto a quello. N el resto dell'universo non ha
operato alcun cambiamento. S i potrebbe inferire che le cause scatenanti della calamità
siano esterne alla Terra, emanino da altre parti del sistema solare, o da più lontano
ancora. In tutta evidenza, esse non sono state rimosse e continuano a operare.
ONNIPOTENTE: L'inversione del fluire del tempo ha funzionato in ambo i casi, ma solo
quassù ha avuto l'effe o desiderato, forse perché qui il tempo non fluisce realmente.
Possiamo prenderne atto, ma questo non basta a risolvere il problema.
EINSTEIN: I o suggerirei di provare a invertire il tempo nell'universo intero, includendo
tu e le sue parti finite e infinite, quindi anche il suo stesso Essere, Mister O . Ci sono dei
rischi, poiché non abbiamo idea di come gli eventi di qua ro giorni sulla Terra possano
sincronizzarsi con il fuggevole istante che cara erizzerà la vicenda qui, presso di noi. Ma
non scorgo valide alternative...
ONNIPOTENTE: È un tentativo che possiamo fare, ma prima vorremmo che tu i voi, cervelli
del passato e del presente, vi impegnaste a meditare sulla scorta delle tante informazioni
che sono circolate, e sopra u o di quanto vi abbiamo rivelato sulle N ostre limitate
prerogative. A giremo secondo il suggerimento del signor Einstein soltanto se ci sarà una
concordanza di vedute.
Le parole dell'O nnipotente diedero immediatamente il via a un generale parlo io, nel quale
nessuno appariva certo di quanto affermava. Trascorse un tempo abbastanza lungo — almeno
nel computo degli orologi terrestri - prima che la discussione scemasse, poco alla volta, fino al
silenzio totale. A questo punto, Galileo ritenne di dover prendere la parola a nome di tutti.
GALILEI: Va bene, mi toccherà assumere di nuovo il ruolo di Cassandra. Ribadisco quanto
ho asserito in precedenza: non ce la faremo mai a forzare la condo a della natura.
Comunque, mi pare assodato che qui nessuno ha qualcosa di diverso da suggerire e che
quindi non resti che affidarci alle mani dell'O nnipotente, sperando che la fortuna lo aiuti
a imboccare un sentiero che non sia incoerente con le regole della natura.
ONNIPOTENTE: Proveremo allora ad applicare il suggerimento di Einstein.
U na volta ancora, l'ammasso di luce variopinta che stava sul trono assunse nuove colorazioni,
talmente abbaglianti che i presenti dove ero distogliere lo sguardo per non rimanere accecati.
Anche la musica, che nel tempo intercorso tra questo e il precedente tentativo dell' O nnipotente
non aveva perduto il suo cara ere drammaticamente tumultuoso, sebbene a un livello alquanto
più basso, crebbe nuovamente di volume, ha durata del fenomeno, come già la volta precedente, fu
impossibile da stabilire.
S ulla Terra, gli avvenimenti si svolsero in modo assai diverso dal precedente
esperimento. I l processo di inversione temporale, invece di prolungarsi per qua ro
giorni, anche sul pianeta richiese la durata di un istante. E ciò aveva comportato una serie
di curiosi effe i. I l pendolo aveva fa o un improvviso balzo all'indietro e dappertu o si
era prodo a una sorta di terremoto che aveva spostato istantaneamente una quantità di
ogge i e di persone. Gli spe atori all'interno della chiesa erano subitamente tornati ad
essere quelli che vi si trovavano qua ro giorni innanzi. Fu come se la Terra avesse subito
un urto frontale contro un corpo estraneo in ro a di collisione, e che questo evento
avesse ricostituito d'improvviso le condizioni ambientali di allora. Ma, fenomeno
straordinario e inspiegabile, niente si era infranto, né si erano riscontrati danni alle
persone. A nche in questa circostanza, come già nella precedente inversione temporale,
nessuno conservò la minima memoria dell'accaduto. D unque cancellazione totale di ogni
vicenda intercorsa.
N ella chiesa di S an Bellarmino, in un tempo pressoché nullo, tu o era rientrato nella
normalità, come se niente fosse successo. Gli occhi erano tornati a volgersi verso il
display, il quale mostrava con perfe a puntualità le solite regolarissime cifre 3' 0" +0,8.
Come sempre, nessuno nutriva preoccupazioni sulle future le ure. I nvece lassù, a orno
all'O nnipotente, ricominciò, più angosciosa di prima, l'a esa per la successiva le ura.
Due minuti e 56 secondi, due minuti e 57... 58... 59... ed ecco che il display scattò, esibendo
ancora una volta l'ormai famigerato valore anomalo e il consueto esecrabile incremento
di velocità:

Era chiaro che il nefasto fenomeno si accingeva a ripresentarsi a raverso le esa e


modalità del passato.
Si alzò allora, al cospe o dell' O nnipotente, un frenetico vocio, quasi un generale grido di
disperazione, che fece traballare la nube di luce come una fiamma sul punto di spegnersi. Per un
a imo, il nero che ne coronava la sommità sembrò pervaderla tu a, ha musica tacque
d'improvviso. Tu i gli scienziati, per l'amore che nutrivano verso la Terra, il genere umano, la
natura e le sue leggi, erano rimasti paralizzati. D opo un lungo e angoscioso silenzio, parlò di
nuovo l'Onnipotente.
ONNIPOTENTE: N on abbiamo parole per giustificare quanto sta avvenendo. S iamo stati
capaci di o enere inversioni temporali sia localizzate, sia cosmiche, meccanismi che
prima di questo incontro non solo non avevamo sperimentato, ma mai neanche
vagamente preso in considerazione. A bbiamo concentrato tu o il nostro volere nel senso
di impedire la deviazione perversa, ma è palese che il N ostro potere in tal senso è nullo.
I l processo evolutivo dell'universo avviene in maniera inderogabile. I l signor Galilei
aveva ragione. Come N oi stessi sospe avamo, non abbiamo il potere di «disegnare»
niente, la N ostra onnipotenza è tale soltanto se ci muoviamo nell'ambito delle leggi di
natura.
PALEY: S e la legge naturale davvero la vincolasse, lei sarebbe come noi umani, anzi
peggio, sarebbe uno schiavo, Mister O . I nvece lei non ha fa o altro che dare prova di una
totale e nobilissima mancanza di presunzione, e questo è indice di qualità sovrumane. I o
rimango della convinzione che ci sono delle alternative da lei non ancora esplorate. S ono
sicuro che, prima o poi, riuscirà a individuarle e a venire a capo dell'emergenza.
EINSTEIN: Insisto, Mister O, lei ha dato prova di sapersi trasformare in un buco nero...
ONNIPOTENTE: La formazione di un buco nero è un fenomeno naturale, potrebbe avvenire
spontaneamente...
Il verdetto dell'Onnipotente

EINSTEIN: I o non mi rassegno, io sono certo che se lei è stato in grado di invertire la freccia
del tempo - o qualcosa di molto simile, comunque sia, non un'azione da poco - lei deve
poter escogitare altri interventi per sanare il dramma del nostro pianeta. A lungo non ho
creduto nella meccanica quantistica, ma poi l'ho acce ata e suppongo sia venuto il
momento di far leva su di essa.
ONNIPOTENTE: A che si riferisce, di grazia?
EINSTEIN: Mi riferisco al principio di indeterminazione, che lascia aperti molti spiragli. I l
suo intervento, nel secondo caso, si è a uato in un tempo essenzialmente nullo anche
sulla Terra, un tempo in cui i parametri che cara erizzano il movimento delle particelle
costituenti la materia - la velocità in primo luogo - si dilatano fino a divenire del tu o
indeterminati. È mai possibile che la concatenazione degli eventi, all'interno di
quell'istante, non possa venir mutata? Presumo che lei debba scavare più a fondo dentro
di sé per trovare il punto di attacco. Imparare un po' di fisica quantistica, ad esempio...
ONNIPOTENTE: Lei chiede troppo, signor Einstein. I n pratica lei pretende, per un fenomeno
di portata cosmica, che N oi esercitiamo un controllo su ciò che avviene a livello delle
singole particelle atomiche costituenti la materia. E questo lei vuole che N oi facciamo
all'interno di un intervallo temporale pressoché nullo, dove tu o è completamente
indefinito, e allo stesso tempo infinito, come ci pare di aver compreso dalle sue stesse
parole. Forse ci sbagliamo e non abbiamo capito niente, ma ciò non fa che rendere la
questione ancora più imperscrutabile. N on abbiamo alcuna idea di come procedere, visto
che da voi non sono arrivati lumi, né sembra che stiano per arrivare...
EINSTEIN: E allora, Mister O, lei condanna la Terra e i suoi abitanti a una fine precoce.
ONNIPOTENTE: A scolti bene ciò che stiamo per dirle, signor Einstein. N essuno sviluppo
naturale può definirsi precoce. N on era lei che affermava che gli uomini, dopo
un'eventuale guerra nucleare, sarebbero tornati all'età della pietra e avrebbero ripreso a
vestirsi con pelli di leopardo e a combattersi con sassi e bastoni?
EINSTEIN: L'ho de o, e non penso che sia un'eventualità remota, anzi, lo ritengo un futuro
alquanto probabile.
ONNIPOTENTE: Q uindi lei non ha fiducia nei suoi simili. S i trova d'accordo con il signor
Kremer, il quale pensa che prima o poi essi arriveranno alla demolizione del pianeta e
all'autoannientamento.
EINSTEIN: Vorrei non doverlo pensare, ma mi riesce piuttosto difficile.
ONNIPOTENTE: E allora perché si dispera tanto che questo avvenga per il processo che si è
innescato sulla Terra? È un prodo o naturale dell'evoluzione, come lo è stato la
comparsa di voi esseri pensanti. Ci saranno sempre, altrove, lontano dalla Terra, entità
equivalenti a voi umani e i fenomeni che voi avete conosciuto rivivranno in altre lande
del cosmo.
EINSTEIN: Non vedo come questo possa esserci di consolazione...
ONNIPOTENTE: ECCO emergere anche in lei, signor Einstein, l'egoismo proprio di voi
umani, il male peggiore dell'autocoscienza. Che vi ha portato a presumere di potervi
impossessare della natura, di asservirla ai vostri scopi, invece che esserne parte
integrante e docile. Che vi ha spinto ad acce are l'oppressione e lo sfru amento di pochi
su molti. Che vi ha indo o a nutrire immotivate paure e a inventarvi assurde credenze,
superstizioni, illusioni. Che ha favorito il trionfo dei valori dell'apparire e non dell'essere,
delle vacue parole e non dei fa i. Che vi ha reso prede del pregiudizio, dell'ingiustizia,
dell'intolleranza, dell'aggressività. Che vi spinge di continuo a scelte errate, fino a lo e e
guerre fratricide.
EINSTEIN: Non mi reputo così miserabile e di certo non tutti gli uomini sono di tal fatta.
ONNIPOTENTE: Riconosciamo che la maggioranza di voi qui presenti si è dimostrata al di
sopra di queste miserie. Ma sono molti di più quelli che sono pronti a seguire
supinamente i de ati più assurdi. A dispe o di ciò, N oi ci siamo lasciati commuovere
dalla sorte funesta che a ende la Terra e abbiamo persino tra o piacere - perché
negarlo? - dal conta o ravvicinato con voi, briciole animate del cosmo. E abbiamo tentato
in vari modi di alterare il percorso evolutivo dell'universo. A bbiamo fallito, occorre
prenderne a o. E allora diciamo: che la Terra con i suoi esseri viventi perisca adesso,
giacché questo destino si presenta inelu abile. D 'altra parte, un ulteriore sviluppo della
coscienza vi porterebbe, ancor più che nel passato, a vivere di miti e di illusioni, di beni
senza valore destinati a perire, di vuote azioni il cui solo scopo è di riempire lo stillicidio
dei giorni che si susseguono nelle vostre esistenze.
MARELLI: Lei riecheggia quanto già affermava George Wells nel secolo scorso, e cioè che la
storia diviene sempre più una gara tra educazione e catastrofe.
ONNIPOTENTE: La drammatica verità è che l'educazione non cresce in proporzione alle
esigenze della sopravvivenza, né alle conoscenze scientifiche. S e l'uomo finora ha
imparato a controllare la natura, ora dovrebbe imparare a controllare se stesso. E invece
fa esattamente il contrario.
MARELLI: A ll'esito lu uoso dell'avventura che si sta vivendo sulla Terra ero già preparata.
Una sola idea mal sopporto, ed è che spariremo dal cosmo senza essere riusciti a scoprire
quale dannato meccanismo stia dietro a questa dannata accelerazione terrestre.
ONNIPOTENTE: A nche N oi, signora, avremmo desiderato raggiungere almeno questa
consapevolezza. Q uel tanto di curiosità e di gusto dell'investigazione che siete riusciti a
instillare in N oi - una delle vostre poche doti positive di animali coscienti - ci fa sentire
fortissimo il peso della Nostra limitata onnipotenza.
MARELLI: C'è un altro aspe o che lei, Mister O , non ha creduto opportuno rilevare: ed è la
possibile sopraffazione del genere umano da parte di una nuova specie che si è
velocemente sviluppata nelle ultime decine di anni: la specie dei computer, ormai
ampiamente superiori all'uomo in fa o di potenza di memoria ed elaborazione di dati, e
forse destinati, un giorno, a sopravanzarlo anche per intelligenza, coscienza, volontà. E se
dell'uomo svilupperanno anche l'aggressività, non esiteranno ad annientarlo.
ONNIPOTENTE: N on c'è speranza che i computer finiscano per integrarsi col cervello
umano, potenziandolo, vincolandolo ad approcci più razionali? Forse un giorno non ci
sarà distinzione fra voi e i computer, perché in essi riverserete memoria, personalità,
sentimenti. La morte fisica potrebbe divenire irrilevante: continuerete a vivere nel
software. N on distinguerete più la realtà virtuale da quella fisica, eliminerete vecchiaia,
malattie, fame, inquinamento.
MARELLI: E comunque un'alternativa estremamente pericolosa e altre anto distru iva nei
confronti della nostra specie.
ONNIPOTENTE: Riassumiamo. I l potenziale offerto dal possesso di una coscienza vi ha
proie ato in pochi anni più avanti di ogni sostenibile sviluppo: scienza e cultura vi
hanno fornito grandi mezzi per dominare le risorse della natura, a cominciare dalla
durata della vostra vita. Purtroppo non è la cultura a guidare gli stadi della vostra
evoluzione: nella maggior parte delle a ività umane il metodo scientifico non viene
applicato, evidentemente non si sa o non si vuole farlo. A nzi, i tentativi di screditare la
scienza sono in continuo aumento, perché vincerà chi saprà meglio ado are il
meccanismo di regalarvi illusioni.195
MARELLI: Lo prova il fa o che un gran numero di individui non crede nella possibilità di
formulare un'etica che prescinda dal trascendente.
ONNIPOTENTE: S iete stati incapaci di prevedere le gravi conseguenze alle quali lo sviluppo
tecnologico vi avrebbe portato. Basta a qualificare la vostra inadeguatezza il fa o che, in
un momento in cui sul vostro capo pende la minaccia delle armi nucleari, non fermate le
guerre.
MARELLI: Per tacere che vi sono Paesi, anche tra quelli più progrediti, dove si applica
ancora la tortura e la pena di morte.
ONNIPOTENTE: I Paesi ricchi, di fa o, non estendono a quelli poveri i benefici derivanti dal
progresso tecnologico. Se fosse la vostra cultura a guidare l'evoluzione del genere umano,
avreste provveduto in tempo a limitare drasticamente l'aumento di popolazione, in modo
che la pressione dell'uomo sull'ambiente non arrivasse a prospe arvi l'esaurimento delle
risorse del pianeta e il suo graduale avvelenamento. Vi impossessate di tu o ciò su cui
riuscite ad allungare le mani, come se ogni bene fosse disponibile in quantità e per tempi
illimitati.
Flebili voci di speranza

J AMESON (chiedendo garbatamente la parola): Mi chiamo N icholas J ameson e sono un


genetista inglese. I n tu i questi discorsi si è assunto implicitamente che l'evoluzione
dell'uomo prosegua più o meno al ritmo che abbiamo conosciuto finora. Ma ci sono
o ime ragioni per ritenere che invece si sia raggiunto un livello sopra il quale sarà
difficile spingersi, e allora, chissà, forse potrebbe cominciare un nuovo genere di
evoluzione, un'evoluzione verso la saggezza.
DARWIN: I n effe i la sua è un'osservazione plausibile, credo si debba meditarla. N el
mondo d'oggi, grazie ai progressi delle tecnologie e della medicina, la selezione naturale
basata sulla maggior capacità di sopravvivenza di un individuo si è fortemente attenuata.
J AMESON: A ppunto, nei Paesi sviluppati la vita si è allungata a dismisura, gli uomini sono
capaci di procreare a un'età in cui il loro sperma si è indebolito. Un tempo, mediamente,
a quell'età sarebbero già stati so oterra. E la mortalità infantile? Q uasi scomparsa,
possono sopravvivere anche esseri minorati e avere una discendenza. I n generale,
condizioni di vita assai più agevoli, niente a che fare con la lotta per la sopravvivenza.
ONNIPOTENTE: Un arresto dell'evoluzione dell'uomo sarebbe in tal caso un toccasana. Ma
N oi crediamo che voi due, signori D arwin e J ameson, stiate peccando di o imismo. N on
siamo a conoscenza, infa i, di rallentamenti evolutivi in nessuna parte del cosmo.
Q uanto a voi terrestri, in tempi recenti sul piano del bene comune non si è visto nessun
progresso: sostanziale mantenimento delle classi e sperequata, per non dire iniqua,
distribuzione della ricchezza; completa inadeguatezza nel tra amento riservato agli
anziani, agli indigenti, alle famiglie colpite da calamità; incapacità di garantire qualsiasi
forma di eutanasia o di misura sociale che vada contro gli interessi dei centri di potere
oppure non incontri l'approvazione delle gerarchie religiose.196
KREMER: N on abbiamo fa o altro che agire secondo gli sviluppi che la natura ha disposto
per noi, dei quali non siamo responsabili...
ONNIPOTENTE: N oi non facciamo questioni di responsabilità, né di colpa: si tra a solo di
circostanze di fa o. E allora concludiamo: nella sua controversa complessità, tu o
sommato la vita sul vostro pianeta farà bene a sparire fin d'ora, e per sane cause naturali.
I nutile tenervi in vita perché si accresca il fardello di iniquità e di infelicità che vi
opprime. La generazione odierna vivrà un periodo di angoscia tremenda, ma a quelle
future - quelle che non verranno - sarà risparmiata la crudele esperienza dell'esistere.
Così vuole la natura e così, nella N ostra limitata onnipotenza, siamo costre i a volere
Noi stessi.
VENCHI: Di fronte a tanto catastrofismo, condiviso nientedimeno che dall'Onnipotente, mi
sento in obbligo - col diri o che deriva dalla mia tardissima età - di riprendere la parola
in difesa del progresso del genere umano. S ia chiaro, non mi sono mai piaciuti i
catastrofisti, una specie che purtroppo si annida spesso nel mondo degli scienziati...
ONNIPOTENTE: Il pessimismo della ragione...
VENCHI: Per essere benevoli. S pesso si tra a di esibizionismo, di convenienza o di
un'irresistibile vocazione ad additare stati di decadenza ambientale, politica e morale.
Sembra essere la caratteristica precipua degli intellettuali...
ONNIPOTENTE: A Noi sembra che lei coltivi delle illusioni, signor Venchi...
VENCHI: Mi lasci finire... A ncor meno mi sono piaciuti gli o imisti ad oltranza, quelli che,
come ci ha illustrato il professor Binder, vedono per noi un futuro di superuomini - una
sorta di transumanesimo - che ci porterà a confonderci sempre più con D io. La verità è
che, come sempre nella storia dell'uomo, oscilliamo tra la speranza e la disperazione, in
una drammatica situazione di incertezza. Vorrei allora richiamare l'a enzione sul fa o
che si possono elencare centinaia di aspe i della vita del nostro pianeta che, a raverso
gli anni, sono progrediti sempre e ininterro amente, magari passando a raverso
occasionali alti e bassi. L'uomo d'oggi è migliore di quello di ieri e quello di domani
troverà modo, come hanno poc'anzi auspicato i professori D arwin e J ameson, di superare
quello di oggi.
ONNIPOTENTE: Lei purtroppo non ci ha convinto, signor Venchi, sebbene in quanto dice
possa esserci del vero. N oi siamo propensi a credere che si tra i del canto del cigno
dell'umanità. Fino a un istante fa, N oi non sapevamo quasi niente di voi umani, ora è
come se avessimo sollevato una pietra e so o di essa avessimo scoperto un brulichio di
vermi. A bbiamo ragione di credere, ci perdoni il signor Venchi, che chi di voi ha occhi
per vedere e cervello per pensare non possa non trovarsi d'accordo con le motivazioni che
ci hanno spinto verso la N ostra risoluzione finale. E allora, buona fortuna a voi, signori,
vi siamo grati per la collaborazione prestata. O ra riconfluite nell'insieme cosmico, i
viventi dietro agli strumenti e ai computer, i defunti nei loro sepolcri. Che i primi
impieghino saggiamente almeno questo scorcio di sopravvivenza che si prospe a alla
Terra agonizzante. N oi stiamo per rientrare nella N ostra sempiterna indifferenza alle
vicende dell'universo. Lasceremo che si svolgano senza interferire, al più augurandoci
che la natura cambi idea e risparmi il vostro pianetino. Ma una cosa possiamo dire di
avere appreso: ora conosciamo in quali circostanze, nel futuro, faremo invece di tu o per
intervenire. E sarà ogni volta che, in qualche parte del cosmo, compariranno i sintomi del
sorgere di nuove coscienze.
NEWTON: Perché, di grazia, questa eccezione?
ONNIPOTENTE: Nella speranza forse vana di poterli soffocare sul nascere.
Ciò de o, il grande involucro luminoso che si era definito l'O nnipotente si eclissò d'improvviso,
lasciando gli astanti nell'oscurità più oscura, ha musica tacque all'istante e subito fu come se in
quella zona del cosmo, dove si era tanto diba uto e coltivato speranze senza costru o veruno,
fosse subentrato il nulla.
Epilogo

Q uella stessa no e - sulla scala dei tempi terrestri - il quotidiano incremento della
velocità di rotazione terrestre, come per incanto, prese a ridursi rapidamente di entità, e
tese asintoticamente a zero nel giro di pochi giorni. L'accorciamento finale del giorno
non superò i due secondi, quanto nel corso dei due secoli precedenti era stato, in senso
inverso, quello dovuto all'effetto del frenamento imposto dall'altalena delle maree.
La folla dei credenti, riecheggiando vedute dei suoi referenti morali, avanzò subito
un'ardimentosa teoria: la vicenda era stata un segno di D io, un ammonimento
dell'O nnipotente contro la crescita esponenziale del malvivere del genere umano. S e non
si fosse rafforzata la fede, messa a repentaglio dal dilagare dei valori atei e materialistici,
insomma, del cinismo spietato della ragione, la Terra sarebbe stata punita con catastrofi
di entità sempre più spaventosa.
A l professor Giuseppe Piola, colui che per primo aveva avanzato l'ipotesi di un
meccanismo di annichilazione materia-antimateria, fu assegnato un prestigioso premio
dall'A N FI , l'A ssociazione N azionale dei Fisici I taliani. N on perché il suo meccanismo s
fosse dimostrato valido, ma per la ragione precipua che intratteneva stretti rapporti con il
Vaticano e il potere politico. I n particolare perché si era sempre prodigato nella difesa
del conce o, caro alle gerarchie ecclesiastiche, che scienza e religione non possono
trovarsi in contraddizione, perseguendo entrambe il medesimo scopo, la ricerca della
verità. A lla Chiesa era andato a genio il suo argomento che la teoria evoluzionistica di
D arwin mancasse dei cara eri essenziali della scienza galileiana. E che egli avesse
dipinto, in un suo libro, Galileo come un ca olico devoto, le cui scoperte erano state
possibili in quanto ispirate da D io stesso. Tanto che nella chiesa di S anta Maria degli
A ngeli a Roma era stata allestita, nell'imminenza dell'A nno dell'A stronomia, una mostra
galileiana con titolo eguale a quello del sudde o libro, e riecheggiante tu e le insensate
tesi in esso contenute.
S i potrebbe pensare a una contraddizione tra questa «simpatia» di provenienza clericale
nei confronti di Galileo e l'ambigua «riabilitazione» di qualche anno prima. Ma talvolta,
so o la spinta delle circostanze, le posizioni possono mutare in fre a. Cos'era accaduto?
Primo, la cosidde a riabilitazione era costata alla Curia aspre critiche;197 secondo, la
Chiesa stava lanciando pesanti sfide alla ragione e alla laicità sul terreno della genetica e
delle scienze umane e sociali. Una riappacificazione con Galileo, meglio ancora, una sua
appropriazione da parte ca olica, quasi un'elevazione dello scienziato a stendardo della
fede, non costava nulla e agiva nel senso di compensare e di mascherare in parte le nuove
e più a uali ba aglie antiscientifiche del Vaticano. Era persino circolata voce di una
possibile beatificazione di Galileo, ciò che avrebbe segnato, in I talia, una definitiva
disfa a della laicità della scienza e una gravissima falsificazione storica, oltre che un
manifesto oltraggio alla memoria del grande uomo.
E Fausto Bine i? L'ultimo episodio terreno in cui si è visto in azione è stato allorché,
distru o dalla stanchezza dovuta a giorni e no i di continua ba aglia contro la calamità
che affliggeva la Terra, era crollato nel proprio le o accanto a Laura. D ormì molte e
molte ore come in preda a un anestetico. A l risveglio, accendendo la radio che teneva sul
comodino, la prima cosa che udì fu la meravigliosa notizia che la tendenza della Terra ad
accelerare aveva cominciato ad a enuarsi, lasciando supporre che sarebbe giunta a una
finale scomparsa. S i lasciò andare a scandire lentamente, con sollievo, un'elaborata,
soave, tonificante litania di bestemmie.
«Ma allora» si disse «il convegno celeste non è stato che un orribile sogno».
Q uell'O nnipotente così reale e percepibile, così presente e vivo, quasi davvero esistesse,
quasi fosse un'entità scindibile dall'universo. E allo stesso tempo così disinteressato alle
vicende del cosmo, così incapace di esercitare un qualsivoglia controllo sulla natura.
Q uell'O nnipotente che aveva decretato senza farsi eccessivo scrupolo l'estinzione del
genere umano. E i misteriosi fenomeni accaduti alla rovescia, senza che alcuno sulla
Terra ne avesse percezione? E le tante ardite verità lassù enunciate in piena libertà, senza
remore, fa o inusitato in materia di religione? E quei defunti così vitali e così pronti a
schierarsi dietro le loro antiche scelte? E quei suoi colleghi - A rnaldi, Marelli, Corma, D e
Bellis, Piola, Kremer, Venchi, Cooper - così straordinariamente vicini ai personaggi che
Fausto aveva frequentato e ben conosceva? Tu o così implausibile eppure tu o così ricco
di verosimiglianza! «S e non stessi sentendo con le mie orecchie che la vicenda ha preso
una piega tu a diversa» mormorò «avrei difficoltà a capacitarmi dell'irrealtà di quella
fantasmagorica esperienza.»
La radio proseguiva il notiziario so olineando il fa o che, come nessuno scienziato al
mondo aveva capito l'origine del perverso fenomeno, nessuno scienziato sembrava ora in
grado di formulare proposte su quale evento potesse aver causato l'inversione di
tendenza. L'ipotesi di un a o di terrorismo internazionale, avanzata fin dal principio,
quasi per scherzo, dalla rivista di spionaggio, acquistava ora un certo credito. La
macchina criminosa - concepita da un'organizzazione spietata, capace di superare in
abilità e mezzi finanziari gli scienziati del CERN di Ginevra - avrebbe potuto essere
sfuggita al controllo, ingoiando i suoi stessi proge isti e manovratori con tu e le
apparecchiature. Lo speaker si mostrava o imista sul fa o che, nel giro di alcuni giorni,
o al massimo se imane, analizzando a fondo la dovizia di dati e di informazioni
disponibili, gli scienziati, coadiuvati dai servizi di controspionaggio del mondo intero,
avrebbero saputo trovare una spiegazione a tu o l'accaduto. I n fondo, la storia era
costellata di eventi che a tu a prima erano parsi inspiegabili, ma che nel tempo la
scienza aveva via via chiarito, rendendoli alla fine nozioni di pubblico dominio.
S vegliò Laura e insieme corsero al computer, aprendo uno dei siti dove erano riportati in
tempo reale i dati del pendolo. N essun dubbio: a partire dalle ore piccole della no e, i
valori che erano apparsi sul display mostravano una perentoria e sistematica evoluzione
nel senso di una graduale a enuazione del catastrofico meccanismo. Tu o stava
rientrando nella normalità, con un piccolo, insignificante, accorciamento del giorno cui
gli uomini si sarebbero prontamente adeguati. S olo allora, Fausto si rese conto che per le
strade di Roma le automobili filavano a clacson spiegati, quasi come era accaduto anni
prima quando la squadra di calcio che porta il nome della capitale aveva vinto lo
scude o. E una volta tanto non trovò motivo di lanciare le consuete maledizioni che
riservava alle orde dei tifosi in simili circostanze.
Glossario

Anello di Charron: espediente meccanico per garantire che la traie oria di un pendolo si
mantenga piana.
Anno-luce: misura di distanza spaziale, pari a 9,461 × 1012 km. Corrisponde a oltre 63.000
unità astronomiche, ossia distanze medie tra la Terra e il Sole.
Antimateria: materia costituita da antiparticelle, le quali hanno la stessa massa delle
corrispondenti particelle elementari, ma ogni altra proprietà, come la carica, di segno
opposto.
Antiterra: corpo che i pitagorici interponevano tra la Terra e il Fuoco Centrale,
nascondendolo alla vista degli uomini.
Apeiron: introdo o da A nassimandro di Mileto, era un fluido speciale illimitato, nel quale
si sarebbe trovata immersa la Terra.
Asteroidi: migliaia di piccoli pianeti distribuiti in una fascia orbitante a orno al S ole a
una distanza compresa fra Marte e Giove.
Buco nero: se una stella ha una massa alquanto superiore a quella del S ole, essa so ostà a
un collasso gravitazionale che, non incontrando forze antagoniste comparabilmente forti,
procede sino alla formazione di un buco nero. L'attrazione gravitazionale di un buco nero
è talmente elevata da non consentire la fuoriuscita di alcuna forma di materia o di
energia, in particolare luce, ed è da questo fatto che deriva il suo nome.
Ciclo di Saros: secondo gli antichi, intervallo di tempo dopo il quale si ripresenta ogni
determinato tipo di eclissi, sia solare che lunare. Esso vale 6585 giorni, ossia 18,031 anni.
D urante un ciclo di S aros si hanno 29 eclissi di Luna e 41 eclissi di S ole. S tudi moderni
indicano che il ciclo di Saros non è esattamente ripetitivo.
Collasso gravitazionale: se la massa di un corpo celeste è abbastanza elevata, essa subisce
una contrazione gravitazionale, che si arresta allorché la pressione interna alla stella la
controbilancia. Tale pressione può nascere dalle reazioni nucleari - caso delle stelle di
massa piccola, quale il S ole - o da effe i repulsivi tra gli ele roni (nane bianche) o tra i
neutroni (stelle di neutroni).
Effe o fionda: specie di «frustata» impressa su una sonda spaziale nel suo passaggio
presso un pianeta, con l'effetto di alterarne la traiettoria e di aumentarne la velocità.
Energia cinetica: energia di movimento di un corpo, cresce con la sua massa e il quadrato
della velocità.
Entropia: dà una misura del grado di disordine di un sistema. Come conseguenza del
secondo principio della termodinamica, le trasformazioni spontanee in un sistema
isolato comportano sempre un aumento di entropia del sistema.
Entropia negativa: si dice dell'energia fornita dall'esterno a un sistema per aumentare il
suo grado di ordine.
Equinozi: date in cui giorno e no e hanno eguale durata. Uno in primavera e uno in
autunno.
Fondo cosmico: radiazione nella regione delle microonde che proviene uniformemente da
tutto lo spazio.
Forza di Coriolis: forza che agisce sui corpi che si muovono in un sistema rotante,
incurvandone la traiettoria.
Freccia del tempo: il fa o che il tempo sembra scorrere in un'unica direzione, per cui
passato e futuro non sono intercambiabili.
Fuoco Centrale: fonte di luce e calore che i pitagorici ponevano fisso al centro
dell'universo.
Fusione nucleare: reazione nucleare in cui qua ro nuclei di idrogeno si fondono a formare
un nucleo di elio, con emissione di due neutrini, due antiele roni, ed energia
elettromagnetica sotto forma di due fotoni gamma.
Gamma bursts: improvvise piogge di radiazioni ele romagnetiche di altissima intensità,
all'inizio prevalentemente raggi gamma, che colpiscono la Terra circa una volta al giorno
per durate da secondi a minuti. La sorgente si trova in una lontana galassia, distante da
noi oltre 8 miliardi di anni-luce.
Gigante rossa: stadio iniziale dell'invecchiamento di una stella, cara erizzato da enormi
dimensioni della stessa e da una temperatura superficiale relativamente bassa,
corrispondente all'emissione di luce tendente al rosso. Tale stadio viene raggiunto dopo
l'esaurimento dell'idrogeno che alimenta la fusione nucleare all'interno della stella.
Giroscopio: massa cilindrica ruotante a orno al proprio asse. Per la conservazione del
momento angolare, in assenza di forze agenti sul corpo l'asse di rotazione mantiene un
orientamento fisso.
Gnomone: asta verticale di una meridiana, o orologio solare.
I nclinazione dell'ecli ica: angolo formato dal piano equatoriale terrestre con il piano che
contiene l'orbita di un pianeta attorno al Sole. Per la Terra esso vale 23° 27'.
Inflazione: fase iniziale di espansione accelerata dell'universo dopo il Big bang, durante la
quale la sua estensione sarebbe aumentata di un fattore gigantesco.
Legge di gravitazione universale: F = GmM /r2, dove F è la forza con cui due corpi si
a raggono a vicenda, m e M le loro masse e r la distanza che separa i loro baricentri. La
forza è diretta lungo la congiungente dei due centri.
Limite di Chandrasekhar: il massimo valore della massa di una stella del tipo nana bianca
oltre il quale il collasso gravitazionale condurrebbe a una stella di neutroni. Tale limite è
circa una volta e mezzo la massa del Sole.
Momento angolare (o momento della quantità di moto): il momento angolare di un corpo (in
rotazione a orno a un asse passante per il baricentro) è un ve ore orientato come l'asse,
con valore eguale al prodo o tra il momento d'inerzia del corpo, calcolato rispe o
all'asse stesso, e la velocità di rotazione angolare. Legge di conservazione fondamentale:
in un sistema non sogge o a forze, il momento angolare non può subire variazioni, né in
valore, né in orientazione.
M omento d'inerzia: proprietà di un corpo che cara erizza la sua risposta all'azione di
forze tendenti a porlo in rotazione (funzione analoga a quella della massa per forze che
tendono a traslarlo). Per una sfera, se calcolato rispe o a un asse che passi per il centro,
esso vale: 2mr2/5, dove m è la massa e r il raggio.
N ane bianche: sono stelle dove le forze che bilanciano quelle gravitazionali sono quelle
repulsive che si esercitano tra gli ele roni. E lo stadio evolutivo finale di una stella che
abbia massa paragonabile a quella del S ole. La dimensione tipica di una nana bianca,
raggiunta la stabilità, è quella del nostro pianeta, quindi la sua densità è enormemente
più alta di una stella normale.
Neutrino: particella elementare neutra di massa estremamente piccola. Tipici processi in
cui si producono neutrini sono la fusione nucleare e l'esplosione di una supernova.
N ucleo atomico: parte centrale dell'atomo, costituita da protoni, carichi positivamente, e
neutroni, privi di carica, de i colle ivamente nucleoni. Tipiche dimensioni del diametro
di un nucleo sono nella regione del femtometro (10-15 m). La densità di un nucleo è
attorno a 2,3 × 1011 kg/cm3.
O rizzonte degli eventi: distanza minima da un buco nero a cui un corpo (o un raggio
luminoso) può giungere senza venire irreversibilmente inghiottito.
Parallasse: determinazione della distanza di una stella dalla misura degli angoli so o cui
viene vista da due punti diversi di osservazione.
Periodo di oscillazione del pendolo: tempo necessario per compiere un'intera oscillazione
nei due sensi. Per piccole oscillazioni, cresce con la radice della lunghezza del filo e non
dipende né dalla massa della boccia né dall'ampiezza di oscillazione.
Precessione degli equinozi: variazione lenta ma continua dell'orientamento dell'asse di
rotazione della Terra rispe o alla sfera ideale delle stelle fisse. L'asse ruota a orno alla
verticale, descrivendo un cono.
Pressione di radiazione: pressione che si esercita su un corpo investito da radiazione
ele romagnetica. Un noto esempio dell'effe o di tale pressione si ha nell'incurvamento
della coda delle comete indotto dalla luce del Sole.
Principio di indeterminazione: principio della fisica quantistica che stabilisce che non è
possibile conoscere simultaneamente la posizione e la quantità di moto di una data
particella, né il tempo e l'energia della particella. S e la prima variabile è perfe amente
nota, la seconda è totalmente indeterminata.
Protonebulosa: ammasso di polveri incandescenti in rotazione, dal quale può trarre origine
un sistema planetario.
Quadrato magico: griglia di numeri tu i diversi tra loro, disposti su n righe per n colonne,
tale che la somma lungo ogni riga, ogni colonna e ogni diagonale dia sempre lo stesso
valore, e precisamente n(n2+1)/2, con n detto ordine del quadrato.
Q uantità di moto: prodo o della massa di un corpo per la sua velocità. S i tra a di un
ve ore orientato come la velocità stessa, il quale, in assenza di forze agenti sul corpo, si
conserva nel tempo.
Radiazione ele romagnetica: onde di propagazione del campo ele romagnetico, che
spaziano dalle onde radio ai raggi gamma, passando per i raggi infrarossi, la luce visibile,
gli ultravioletti e i raggi X.
Radiazione gamma: radiazione ele romagnetica di altissima frequenza (ed energia) che
viene emessa, ad esempio, nelle reazioni nucleari o nell'annichilazione di materia e
antimateria.
Raggi cosmici: particelle di elevata energia, in prevalenza protoni e nuclei di elio,
provenienti dallo spazio. Collidendo con gli atomi di ossigeno e di azoto dell'atmosfera,
consumano la loro energia, la quale in parte ricompare come massa di nuove particelle e
antiparticelle.
Red shift: in italiano “spostamento verso il rosso”. È un aumento della lunghezza d'onda
di una data radiazione ele romagnetica al punto di ricevimento (ovvero una
diminuzione della frequenza e dell'energia dei fotoni), rispe o al valore che ha alla
sorgente. I n cosmologia, il red shift può aversi per almeno due diversi effe i fisici: azione
di un campo gravitazionale decrescente, oppure espansione cosmica, la quale comporta
un aumento di tutte le lunghezze del sistema. L'effetto opposto si chiama blue shift.
Singolarità gravitazionale (o cosmica): punto dello spazio-tempo in cui il campo
gravitazionale assume un valore infinito. I nfinita è anche la densità e così la curvatura
spazio-temporale. N el modello del Big bang, l'universo che conosciamo avrebbe avuto
inizio a partire da una singolarità gravitazionale.
Solstizi: date in cui il S ole raggiunge rispe ivamente la massima e la minima altezza
sopra l'orizzonte. Uno in estate e uno in inverno.
Spazio-tempo: insieme di tu i i possibili eventi nell'universo. O gni suo punto è
cara erizzato dalle tre coordinate spaziali (che ne individuano la posizione), più quella
temporale (che definisce l'istante). Tale punto rappresenta pertanto un evento.
Stelle di neutroni: stelle nelle quali le forze di contrazione gravitazionale sono
controbilanciate dalla resistenza che i neutroni oppongono alla reciproca
compenetrazione (si parla di pressione di degenerazione). Una stella di neutroni può
avere un diametro di 10 chilometri e una massa un po' maggiore di quella del S ole, e ha
una densità comparabile a quella dei nuclei atomici.
Stelle doppie (o stelle binarie): coppie di astri sogge i a reciproca a razione gravitazionale,
che ruotano uno a orno all'altro. S ono molto numerose, circa un quarto del totale delle
stelle conosciute. N el 10 per cento dei casi si può tra are anche di stelle triple,
quadruple, e oltre.
Supernova: esplosione di una stella di massa non inferiore a dieci volte quella del S ole,
cara erizzata da un'elevatissima luminosità - sino a un miliardo di volte quella del S ole -
che si ritiene possa dar origine a nuove stelle nella volta celeste. I l fenomeno comporta
l'emissione di una grande quantità di neutrini.
Unità astronomica: distanza media tra Terra e Sole.
Velocità di rotazione angolare: angolo descri o da un corpo in rotazione nell'unità di
tempo. Per la Terra essa è pari a 360 gradi/giorno, ovvero 0,25 gradi/minuto. A lla
latitudine di Roma, tale valore corrisponde a una velocità di traslazione dei corpi che
stanno alla superficie terrestre eguale a 1110 km/h.
Vuoto quantistico: il vuoto classico è inteso come assenza di materia e di energia e
corrisponde all'idea intuitiva del vuoto. N on ha realtà fisica. I l vuoto quantistico è invece
sede di energia ele romagnetica la quale perme e, grazie ad effe i di flu uazione
quantistica, processi fisici in cui coppie particella-antiparticella vengono continuamente a
crearsi e annichilarsi.
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Leopardi Giacomo, Storia dell'astronomia dalla sua origine fino all'anno MDCCCXIII,
Book Time, Milano 2008.
Lilla Mark, The Stillborn God: Religion, Politics, and the Modem West, Knopf Publishing
Group 2007.
Rigutti Mario, Storia dell'astronomia occidentale, Giunti, Firenze 1999.
Russo Lucio, La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna,
Feltrinelli, Milano 2001.
Schiaparelli Giovanni, Scritti sull'astronomia antica, Tomo II, Mimesis Edizioni,
Milano 1998.
1)
La frase fu aggiunta a penna dall'autore su una delle sue copie personali. ↵
2)
La cerimonia aveva poi avuto luogo il 17 gennaio 2008, tu avia in assenza del papa. Infa i, a causa di
ventilate proteste studentesche, egli aveva deciso di rinunciare alla visita, facendo leggere ad altri il suo
discorso. I firmatari della le era al re ore avevano subito un linciaggio nazionale. In compenso avevano
ricevuto migliaia di messaggi di solidarietà da tu o il mondo. Un giornalista, Aldo Colonna, aveva dedicato il
suo libro Catechismo anticlericale - Castelvecchi, Roma 2008 - ai «magnifici 67 che ci hanno indicato la
strada». E un gruppo di fisici della S IS S A di Trieste, in una de agliata le era, aveva preso le loro difese,
chiarendo per i non adde i ai lavori i termini della questione
(<http://ulisse.sissa.it/pagina/Ured080129p001>). ↵
3)
La relazione trigonometrica è sin λ = a/b, dove la sigla “sin” rappresenta la funzione seno. ↵
4)
Il periodo di oscillazione di un pendolo è dato da 2π volte la radice quadrata del rapporto tra la lunghezza L
del pendolo e l'accelerazione di gravità g, che a Roma vale 9,803 m/s². In formula: T = 2π√(L/g). ↵
5)
Il momento d'inerzia di un corpo rispe o a un asse di rotazione cresce
con la massa ma dipende anche dalla forma. A parità di massa globale del
corpo, il momento d'inerzia è tanto più piccolo quanto più la massa si
trova concentrata nelle vicinanze dell'asse di rotazione. Così, il corpo a
sinistra ha un momento d'inerzia minore di quello a destra.

6)
S criveva quel giorno Galileo nel Sidereus Nuncius: «... una sola stella orientale distava da Giove min. 3;
parimente una occidentale, distante da Giove min. 11. La orientale appariva il doppio maggiore della
occidentale, né altre v'erano che queste due». ↵
7)
Il momento angolare è dato dal prodo o tra il momento d'inerzia della sfera terrestre (rispe o all'asse di
rotazione) e la sua velocità di rotazione angolare. Per un sistema isolato, ossia non sogge o a forze esterne, il
momento angolare deve conservarsi. Allora lo spostamento di massa dai bordi verso il centro comporta una
diminuzione del momento d'inerzia e di conseguenza un aumento della velocità di rotazione. ↵
8)
L'incontro di materia e antimateria comporta la loro reciproca annichilazione con la produzione di energia.
Questa di norma si manifesta so o forma di radiazione gamma, ovvero onde ele romagnetiche di frequenza,
e pertanto energia, assai elevata. ↵
9)
Un'esauriente le ura è offerta da: Storia dell'astronomia di Cambridge, a cura di M ichael Hoskin, Rizzoli-Bur,
M ilano 2001. Un semplice e gradevole testo sull'argomento è Il cielo so o la Terra di E ore Perozzi, Edizioni
Lapis, Roma 2005. ↵
10)
La precessione degli equinozi è un movimento della Terra che fa cambiare in modo lento ma continuo
l'orientamento del suo asse di rotazione rispe o alla sfera ideale delle stelle fisse. L'asse terrestre presenta una
rotazione a orno alla verticale, descrivendo un cono in modo simile all'asse di una tro ola lanciata un po'
obliquamente. Ciò è conseguenza della forma sferica leggermente appia ita del pianeta e delle forze
gravitazionali, o forze di marea, della Luna e del Sole, che agiscono sul rigonfiamento equatoriale nel verso di
riportarlo sul piano dell'ecli ica. La precessione fa sì che l'asse compia un giro completo ogni 25.765 anni, nel
corso dei quali la posizione delle stelle e delle costellazioni sulla volta celeste continua a mutare. Poiché Luna e Sole
si muovono l'una rispe o all'altro, la forza agente sulla Terra varia nel tempo, per cui la precessione degli
equinozi non ha un andamento del tu o regolare, bensì leggermente oscillante avanti e indietro, un effe o che si
chiama nutazione. ↵
11)
Il riferimento è in particolare a Keplero. ↵
12)
Talete di Mileto nacque circa nel 625 a.C. e morì attorno al 547 a.C. ↵
13)
Aristarco di S amo, vissuto tra il 310 e il 230 a.C, era circa venticinque anni più vecchio di Archimede.
Appartenne alla scuola di Alessandria, fondata dalla dinastia dei Tolomei, regnante in Egi o dopo la morte di
Alessandro Magno. ↵
14)
Il ciclo di S aros vale anche per il S ole: durante un ciclo di S aros avvengono 29 eclissi di Luna e 41 eclissi di
S ole. I caldei notarono che, una volta verificatosi un determinato tipo di eclissi, in uno stesso luogo la
successiva si sarebbe verificata dopo 6585 giorni. Questo numero veniva tramandato in segreto ed era
considerato «magico». Da studi più recenti si sa che il ciclo di S aros non è esa amente ripetitivo, ma presenta
piccole anomalie. ↵
15)
Il piano equatoriale terrestre non è parallelo al piano dell'ecli ica, o piano che contiene l'orbita del pianeta
attorno al Sole, ma forma con esso un angolo di 23°27' noto appunto come inclinazione dell'eclittica.


16)
I solstizi d'estate e d'inverno si hanno quando il S ole raggiunge rispe ivamente la massima e la minima
altezza sopra l'orizzonte. ↵
17)
E stata trovata una striscia di seta arrotolata lunga un metro e mezzo, che si data al IV secolo a.C, sulla quale
sono riportati 29 disegni di comete. ↵
18)
La forma discoidale della Via La ea fu suggerita da Thomas Wright - astronomo, matematico e archite o
inglese, 1711-1786 - alla metà del S e ecento e confermata alcuni decenni più tardi da William Herscheł. Oggi
si sa che ha forma a spirale, costituita da un nucleo centrale a raversato da una stru ura a forma di barra,
dalla quale si dipartono i vari bracci della spirale. La Via La ea ha un diametro di circa 100.000 anni-luce e
uno spessore, nella regione dei bracci, di circa 1000 anni-luce. Essa contiene qualche miliardo di stelle. ↵
19)
Molti archeologi ritengono che il complesso di Stonehenge sia stato costruito tra il 2500 e il 2000 a.C. ↵
20)
Anassimene di Mileto (586 a.C. circa - 528 a.C). ↵
21)
Anassimandro di Mileto (610 a.C. circa - 546 a.C. circa). ↵
22)
Filolao nacque nel 470 a.C. e morì nel 390 a.C. Contemporaneo di S ocrate, fu il pitagorico che mise per
iscritto le concezioni della scuola. ↵
23)
Pitagora nacque a S amo a orno al 575 a.C, si spostò poi a Crotone nel 540 e morì circa nel 490 a.C. Non
lasciò nulla di scri o. Per lui il numero è tu o, non rappresenta soltanto le relazioni tra le cose, ma la sostanza
stessa. Tu o in natura è regolato da relazioni tra numeri, dai moti celesti all'armonia musicale. La leggenda
vuole che fosse il solo a sentire, per le sue doti eccelse, l'armonia delle sfere celesti, che invece sfugge ai
comuni mortali per effetto di assuefazione. ↵
24)
Senofane di Colofone nacque circa nel 570 a.C. e morì quasi un secolo più tardi. ↵
25)
Eraclito di Efeso visse attorno al 500 a.C. ↵
26)
Empedocle di Agrigento visse a orno al 450 a.C. È considerato il padre delle qua ro «radici» della materia,
aria, acqua, terra e fuoco. Il cambiamento era il risultato di due forze - amore e contesa - che agivano su de i
elementi. Combinandosi e separandosi in vari modi, questi davano luogo alla diversità della natura ma anche
al meraviglioso caos della vita. La sua filosofia è reminiscente della concezione confuciana-taoista cinese
dell'universo, dove due forze contrastanti, lo yin (ombra, passività e disgregazione) e lo yang (luce, a ività,
creazione), garantivano l'evolvere e il trasformarsi degli elementi. Confucio visse circa un secolo prima di
Empedocle, ma la sua filosofia fu introdo a in Europa solo nel XVI secolo dal missionario gesuita M a eo
Ricci. ↵
27)
Anassagora di Atene nacque circa nel 500 a.C. Forse un allievo di Anassimandro, fu condannato per empietà
(era amico di Pericle e i suoi nemici vollero colpire quello condannando il filosofo per crimini contro la
religione). Morì in esilio a Lampsaco nel 428 a.C, quasi precorrendo la vicenda di Galilei! ↵
28)
Diogene di Apollonia, contemporaneo di Anassagora, fu l'ultimo filosofo della scuola ionica. ↵
29)
Archelao, probabilmente discepolo di Anassagora, visse nel V secolo a.C. ↵
30)
S i tra a in buona approssimazione del mese sinodico, ossia il tempo che occorre alla Luna per ritrovarsi nella
medesima posizione rispe o al S ole. Esso vale in effe i 29 gg, 12 h, 44', 2,8": fu misurato da Ipparco con un
solo secondo di errore. ↵
31)
Teofrasto visse nel IV secolo a.C. Conobbe Aristotele quando questi si trovò a dirigere una scuola a M itilene
sull'isola di Lesbo e divenne il suo principale collaboratore. Diresse la scuola Peripapetica fondata da
Aristotele e fu autore di una storia dell'astronomia in sei volumi. ↵
32)
Parmenide di Elea nacque in Campania presso Capo Palinuro a orno al 515 a.C. e visse sino al 450 a.C. Fu
forse allievo di S enofane di Colofone. Negò l'esistenza di un creatore esterno alla materia, affermando che ciò
che esiste, ossia l'Essere, è immutabile, eterno, unico, immobile senza inizio e senza fine, e che i mutamenti
del mondo fisico sono soltanto illusori. ↵
33)
Cristoforo Colombo (1451-1506), esploratore e navigatore italiano. ↵
34)
Nulla a che vedere con l'antimateria, qui si tra a piu osto di una «controterra» che si muove solidalmente
con la Terra e per questo dai suoi abitanti non può essere veduta. ↵
35)
Andrea Frova, Armonia celeste e dodecafonia, Rizzoli-Bur, Milano 2007, cap. 5. ↵
36)
Platone, nato ad Atene il 427 a.C. circa, morto nel 347 a.C. ↵
37)
Aristotele nacque nel 384 a.C. a S tagira e morì nel 322 a.C. a Calcide in Eubea, dove si era rifugiato a seguito
della reazione antimacedone scoppiata in Atene dopo la morte di Alessandro M agno, di cui probabilmente
era stato maestro. S crisse di astronomia nel secondo dei qua ro libri De coelo e in parte nei qua ro libri
Meteorologica. ↵
38)
Eratostene nacque a Cirene (Libia) nel 276 a.C. circa e morì ad Alessandria d'Egi o nel 194 a.C, dove
appartenne all'omonima scuola. Celebre per la prima valutazione sperimentale del raggio terrestre dalla
lunghezza dell'ombra dello gnomone della meridiana in Alessandria. ↵
39)
Questo effe o è ben noto e si spiega come dovuto alle proprietà del nostro sistema occhio-cervello di definire
la grandezza percepita degli oggetti in rapporto allo scenario in cui si trovano inseriti. ↵
40)
Una preziosa ed esauriente biografia galileiana è: M ichele Camerota, Galileo Galilei, S alerno Editrice, Roma
2004. ↵
41)
Tre le ere scri e da Galileo a padre Castelli, alla Granduchessa Cristina di Lorena e a Pietro Dini per
dissuadere la Chiesa dall'assumere, nel suo stesso interesse, posizioni troppo perentorie contro il sistema
copernicano e a non prendere alla le era le affermazioni di cara ere scientifico contenute nella Bibbia (si
veda, ad esempio, Andrea Frova e M ariapiera M arenzana, Parola di Galileo, cap. 11, Rizzoli-Bur, M ilano
1998). Papa Leone XIII, nell'enciclica del 1893 intitolataProvidentissimus Deus, pur senza mai nominare
Galileo, assunse una posizione circa la relazione tra interpretazione biblica e indagine scientifica eguale a
quella espressa nelle Lettere Copernicane. ↵
42)
Oggi si ritiene - se ne riparlerà nel capitolo 4 - che siano centinaia i pianeti che potrebbero assomigliare alla
Terra e che si trovano a orno a stelle analoghe al S ole. Un'esauriente storia del pensiero umano in fa o di
mondi abitati si trova nel libro di Annibale Fantoli, Extraterrestri. Storia di un'idea dalla Grecia a oggi,
Carocci, Roma 2008. ↵
43)
René Descartes (Cartesio), nato a La Haye-Descartes nel 1596 e morto a S toccolma nel 1650, fu il padre del
razionalismo continentale. ↵
44)
Charles Robert Darwin, naturalista inglese, vissuto tra il 1809 e il 1882. Nel 1856 si accinse a compendiare le
sue vedute, già in parte rese pubbliche in precedenti lavori, nel celebre tra ato L'origine delle specie, testo che
apparve in stampa nel 1859, aprendo nuovi orizzonti alla genetica e alla biologia. E importante ricordare che
prima di quest'ultima data, Alfred Russell Wallace, naturalista inglese (1823-1913), fece pervenire a Darwin
un manoscri o dove venivano esposte idee molto simili alle sue. Probabilmente si tra ò solo di una
straordinaria coincidenza. S u un punto Wallace divergeva da Darwin e da altri sostenitori dell'evoluzionismo:
era uno spiritualista, credeva cioè in un'origine non-materiale dell'anima. Nel 1871, Darwin scrisse un altro
libro, divenuto famoso, The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex,specie di seguito della precedente
opera. ↵
45)
In queste autodefinizioni, l'Onnipotente parafrasa pensieri di Richard Dawkins, etologo e biologo
evoluzionista britannico, ateo militante: «Poiché la Natura, una Natura senza cervello e senza cuore nulla mai
saprà e di nulla si curerà...» (da Il fiume della Vita, Rizzoli-Bur, M ilano 2008). In merito ai miti della religione,
è d'obbligo leggere anche il suo L'illusione di Dio, Mondadori 2007. ↵
46)
Bertrand Russell (1872-1970), filosofo, logico e matematico inglese. Autorevole esponente del movimento
pacifista. L'argomento riferito da Fausto Bine i è tra o da un articolo intitolato «Is There a God?»,
commissionato (ma mai pubblicato) da una rivista nel 1952. ↵
47)
A beneficio degli sce ici, sul tema evocato da Fausto Bine i sono stati scri i diversi libri. Tra i più recenti e
significativi: M ichel Onfray, Tra ato di ateo-logia, Fazi, Roma 2005; Eugenio Lecaldano,Un'etica senza Dio,
Laterza, Bari 2006; M aurizio Ferraris,Babbo Natale, Gesù adulto, Bompiani, M ilano 2006; Piergiorgio
Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani, Longanesi, Milano 2007; Antonio L. Campillo e Juan I. Ferreras,
Corso accelerato di ateismo, Castelvecchi, Roma 2007; Christopher Hitchens,Dio non è grande. Come la
religione avvelena ogni cosa, Einaudi, Torino 2007; S am Harris,La fine della fede, Nuovi M ondi M edia,
Bologna 2006 e Le era a una Nazione cristiana, Nuovi M ondi Edizioni, Bologna 2008. Più datato, ma con una
firma importante: Bertrand Russell, Perché non sono cristiano, Longanesi, Milano 2006. ↵
48)
Si legga ad esempio Il potere dei papi di Lill Rudolf, Laterza, Bari 2008. ↵
49)
Può essere utile la le ura di Uscire dal gregge, di Raffaele Carcano e Adele Orioli, Luca S assella Editore, Roma
2008. ↵
50)
Joseph Conrad, Nota dell'autore in La linea d'ombra - Una confessione, Garzanti, Milano 2007. ↵
51)
Epicuro di Samo, 341-270 a.C. ↵
52)
S u questo conce o si legga il libro dell'ex vescovo di Edinburgo, Richard Holloway, Una morale senza Dio.
Per tener fuori la religione dall'etica, Ponte alle Grazie, Firenze 2001. ↵
53)
Tito Lucrezio Caro, poeta e filosofo latino, nacque nel 98 a.C. e morì nel 55 a.C. ↵
54)
Il pitagorico Iceta, talvolta citato come Niceta, visse tra il 400 e il 335 a.C. circa. ↵
55)
Jean Buridan (1295-1358) e Nicola Oresme (1325-1382), studiosi dell'Università di Parigi, il primo ne fu
anche rettore, il secondo divenne in seguito vescovo di Lisieux. ↵
56)
Niccolò Copernico (1473-1543) studiò all'Università di Cracovia e fu per diversi anni in Italia, studiando a
Bologna, poi insegnando a Roma. Ricevette un dottorato in diritto canonico a Ferrara nel 1503. ↵
57)
Ezio, teologo ariano morto a Costantinopoli nel 367 a.C, fu fondatore di una setta religiosa radicale. ↵
58)
Ecfanto, personaggio oscuro, probabilmente solo un interlocutore nei dialoghi scritti da Eraclide Pontico. ↵
59)
Eraclide Pontico fu un filosofo greco vissuto circa tra il 390 e il 310 a.C. Essenzialmente contemporaneo di
Eudosso di Cnido e di Iceta. ↵
60)
Francis Bacon (1561-1626), filosofo britannico, uno dei padri della rivoluzione scientifica e tecnologica. ↵
61)
Eudosso di Cnido nacque in Asia M inore intorno al 408 a.C, e morì intorno al 355 a.C, fu quindi quasi
contemporaneo di Platone. Introdusse l'anno bisestile. ↵
62)
In greco anastroi, secondo quanto riporta Simplicio, commentatore di Aristotele. ↵
63)
Callippo di Cizico, nato probabilmente intorno al 370 a.C., fu allievo di Polemarco di Cizico, che a sua volta
era stato allievo di Eudosso di Cnido. Morì intorno al 300 a.C. ↵
64)
Il cardinale Roberto Bellarmino, già inquisitore nel processo di Giordano Bruno, fu fa o santo nel 1930 da
papa Pio XI, dopo i ripetuti rifiuti di M ussolini, allora capo del governo, a far abba ere il monumento a
Bruno, inaugurato nel 1889 in Campo de' Fiori in Roma. È in quell'occasione che fu ere a la chiesa di S an
Bellarmino. L'epitaffio del grande inquisitore recita: «La mia spada ha sottomesso gli spiriti superbi». ↵
65)
Pierre S imon (1749-1827), figlio di modesti agricoltori e divenuto in seguito marchese di Laplace, fu un
grandissimo matematico e astronomo francese. S crisse il celebre Tra ato di meccanica celeste in cinque
volumi. Di interesse storico il suo Compendio di Storia dell' astronomia, pubblicato in italiano da Feltrinelli nel
1953. ↵
66)
Come già de o, Platone e Eudosso furono praticamente contemporanei. Nel suo Timeo, Platone offre una
descrizione del sistema geocentrico dell'universo tanto alata quanto poco originale e quantitativa: «Dio lo fece
tondo e sferico, in modo che vi fosse sempre la medesima distanza tra il centro e le estremità... e gli assegnò
un movimento, proprio della sua forma, quello dei se e moti. Perciò fece che esso girasse uniformemente,
circolarmente, senza mutare mai di luogo... e così stabilì questo spazio celeste rotondo e moventesi in
rotondo». ↵
67)
Sir Isaac Newton, passato alla storia come «il divino Newton» per i suoi straordinari meriti scientifici, nacque
nel 1642, anno della morte di Galileo, e morì nel 1727. Fu presidente della Royal S ociety of London. La sua
opera più nota è del 1687 e si intitola Philosophiae naturalis principia mathematica. ↵
68)
S ul lavoro di Galileo si veda la selezione antologica commentata: Andrea Frova e M ariapiera M arenzana,
Parola di Galileo, Rizzoli-Bur, Milano 1998. ↵
69)
Curzio Maltese, La questua, Feltrinelli, Milano 2008. ↵
70)
Giuseppe Flavio (ebraico Joseph ben M a hias), nato a Gerusalemme nel 37 d.C. circa e morto a Roma nel
100 d.C. circa, storico romano di origine ebraica. Il suo libro Antichità giudaiche, scri o nel 93 d.C. circa, è
una lettura utile a chi voglia approfondire l'argomento. ↵
71)
Gamala o Gamia era la patria degli zeloti, legati appunto a Giuda il Galileo. Erano i più accaniti partigiani
dell'indipendenza politica del regno ebraico, nonché difensori dell'ortodossia e dell'integralismo ebraici.
Erano considerati dai romani alla stregua di terroristi. ↵
72)
Per un'analisi storica: Giancarlo Tranfo, La croce di spine, Chinaski, Roma 2008. Una discussione analoga è
disponibile in rete: La favola di Cristo di Luigi Cascioli, <http://www.luigicascioli.it/>. S i veda anche: Emilio
Salsi, Giovanni il Nazireo de o “Gesù Cristo” e i suoi fratelli, <h p://www.vangeliestoria.eu/> (risposta al libro
Gesù di Nazaret di Joseph Ra inger). Per una possibile le ura realistica dei Vangeli: S ergio Castronovo,Il
maestro di Matteo, Pironti, Napoli 2007. ↵
73)
Ponzio Pilato fu prefetto della provincia romana della Giudea tra gli anni 26 e 36 d.C. ↵
74)
Joseph Ra inger, In cammino verso Gesù Cristo, S an Paolo Edizioni, Roma 2004;Gesù di Nazaret, Rizzoli,
Milano 2007. ↵
75)
S ono questioni sollevate nei Problemata (M aria Fernanda Ferrini, Aristotele. Problemi, Bompiani, M ilano
2002), opera effe ivamente compilata, secondo taluni storici, non tanto da Aristotele in prima persona,
quanto piuttosto da filosofi successivi di scuola aristotelica. ↵
76)
Democrito di Abdera, Tracia (460-circa 360 a.C), filosofo greco, padre dell'atomismo. ↵
77)
Tommaso d'Aquino (1224-1274), uno dei grandi Dottori della Chiesa. ↵
78)
Filippo Bruno (1548-1600). Frate domenicano con il nome di Giordano, fu ordinato sacerdote e riceve e il
titolo di maestro in teologia. Accusato di eresia dai suoi superiori, girovagò per l'Europa con l'intento di
sfuggire al processo. Tradito da amici, finì nelle mani dell'Inquisizione romana. Nell'anno 1600, dopo un
processo durato se e anni, nel quale baldamente si rifiutò di ritra are le sue convinzioni filosofiche e
cosmologiche, fu arso vivo. Tra le sue molte opere, La cena delle ceneri e De l'infinito, universo e mondi,
ambedue nel 1584. ↵
79)
Nicola Cusano (1401-1464, nome originale Nikolaus Krebs) fu un cardinale, filosofo, matematico e
astronomo tedesco, poi naturalizzato italiano. ↵
80)
Thomas Digges (1546-1595), astronomo inglese e divulgatore scientifico, nel 1576 scrisse il testo Perfetta
descrizione degli orbi celesti, come prefazione a un libro astronomico del padre Leonard. ↵
81)
William Gilbert (1544-1603), scienziato inglese, pioniere del magnetismo. ↵
82)
Thomas Harriot (1560-1621), matematico, astronomo e filosofo inglese. ↵
83)
La M arelli riprende in parte un pensiero di Thomas Paine (1737-1809), intelle uale e rivoluzionario
statunitense, che compare nella sua celebre opera The Age of Reason. ↵
84)
Angelo S ecchi (1818-1878), padre gesuita, astronomo e dire ore dell'Osservatorio del Collegio Romano.
S ostenne la probabile pluralità dei mondi in più scri i, tra cui l'opera Le stelle. Padre S ecchi fu il primo a fare
una classificazione degli spe ri solari in base al colore della luce emessa, e quindi alla temperatura della
sorgente. ↵
85)
70 per cento di idrogeno, circa 27 per cento di elio, il 2-3 per cento costituito da tu i gli altri elementi, quasi
ridotti al rango di «impurità». ↵
86)
Archimede di Siracusa visse tra il 287 e il 212 a.C. circa. ↵
87)
Claudio Tolomeo, della scuola di Alessandria, vissuto tra il 100 e il 170 d.C. circa, recuperò per il rapporto di
frequenza della terza maggiore do-mi il valore 4/5, che dà al bicordo la massima consonanza. La scala
tolemaica diventerà nel M edioevo la cosidde a scala naturale, ma sarà introdo a nella musica colta soltanto
nel XVI secolo, con l'utilizzo anche del numero 6 per la terza minore mi-sol (5/6), dal veneziano Gioseffo
Zarlino (1517-1590). ↵
88)
S eleuco di S eleucia (II secolo a.C.) viene citato da Plutarco come colui che fornì una dimostrazione del
sistema eliocentrico di Aristarco. ↵
89)
Oggidì un buon catalogo stellare, ad esempio quello dell'osservatorio Harvard a Cambridge, nel
Massachusetts, elenca 350.000 stelle. ↵
90)
L'astrolabio - parola derivante dal greco che significa «prendo gli astri» - è uno strumento che collega il
tempo alla posizione di S ole, Luna, pianeti e stelle. Può anche determinare l'ora locale conoscendo la
longitudine, o viceversa. Fu usato per misurare il tempo prima dell'invenzione dell'orologio. Per molti secoli,
fino all'avvento del sestante, fu uno strumento di navigazione. ↵
91)
Apollonio di Perga visse tra il 262 e il 190 a.C, quindi circa un secolo dopo Eraclide Pontico. La sua morte
coincide con la nascita di Ipparco. Fu un grande matematico che studiò le sezioni coniche e diede loro i nomi
di ellisse, parabola, iperbole. È possibile che, sulle orme di Eraclide Pontico, sia stato Apollonio a perfezionare
l'anticipazione del sistema di Tycho Brahe, compromesso tra il sistema tolemaico e quello copernicano.
Poiché Apollonio operò subito dopo Aristarco, ci sarebbe una specie di parallele nei ruoli antichi di Aristarco
e Apollonio con quelli più moderni di Copernico e Tycho. Alcuni ritengono tuttavia che tale merito non sia di
Apollonio ma di altri studiosi del periodo compreso tra Eraclide e Apollonio stesso. ↵
92)
Ipparco di Nicea, o di Rodi, visse circa nel periodo 190-120 a.C. S i ritiene possibile che Ipparco abbia
soggiornato in M esopotamia allo scopo di apprendere i metodi astronomici dei babilonesi. Quanto alla
precessione degli equinozi, Ipparco aveva stimato un periodo di 36.000 anni. I dati su cui si era basato
venivano da Aristillo e Timocari, vissuti a orno al 300 a.C. e tra i primi nella scuola di Alessandria a fare
osservazioni celesti. ↵
93)
Ibn al-Shatir (1305-1375), filosofo e astronomo arabo, attivo nella moschea di Damasco. ↵
94)
Thabit ibn Qurrah (Tebizio, 836-901), matematico e astronomo islamico, nacque nell'a uale Turchia, ma
operò a Baghdad. ↵
95)
M uhammad ibn Rushd (Averroè, 1126-1198), grande scienziato, medico, giurista e filosofo islamico, nacque
in Andalusia. ↵
96)
Nasir ai-Din al-Tusi (1201-1274), scienziato, filosofo, astronomo islamico, fondò e diresse il grande
osservatorio astronomico di Maragha in Iran. ↵
97)
De rivolutionibus Orbium Coelestium, 1543. ↵
98)
Tycho Brahe (Ticone), astronomo danese, nato nel 1546 e morto nel 1601. ↵
99)
Johannes Kepler, astronomo e matematico tedesco, nacque a Weil der S tadt nel 1571 e morì a Regensburg
nel 1630. S ua madre fu so oposta a processo per stregoneria. Le sue due prime leggi furono pubblicate in
Astronomia Nova nel 1609, oltre vent'anni prima del processo a Galileo, la terza in Harmonices Mundi nel
1618. ↵
100)
Pierre Gassendi (1592-1655), francese, filosofo, scienziato, astronomo. ↵
101)
S ul fare oroscopi da parte di Galileo si legga: Andrea Albini, Oroscopi e cannocchiali. Galileo, gli astrologi e la
nuova scienza, Avverbi Edizioni, Roma 2008. ↵
102)
S crive Lando M omi in Le radici della vergogna (pubblicato in proprio, Verona 2008) p. 79-81: «Il 12 marzo
2000 papa Giovanni Paolo II, nella basilica di san Pietro, circondato dai suoi cardinali, si è rivolto ai fedeli
chiedendo scusa e perdono al mondo: per gli errori e orrori commessi dalla Chiesa in duemila anni di
esistenza, dalle crociate all'inquisizione, dalle ostilità verso gli Ebrei, alle persecuzioni nei confronti dei non
allineati, senza dimenticare i diri i umani calpestati, i soprusi, gli occhi chiusi e le bocche cucite durante
l'Olocausto...». ↵
103)
Per dettagli si veda: Annibale Fantoli, Il caso Galileo, Rizzoli-Bur, Milano 2003. ↵
104)
Jean Bernard Leon Foucault (1819-1868) è stato un fisico francese celebre sopra u o per l'invenzione
dell'omonimo pendolo, oltre che per un metodo di misura della velocità della luce. ↵
105)
Urbano VIII (1568-1644), già cardinale Maffeo Barberini, salì al soglio pontificio nel 1623. ↵
106)
Nicolas Claude Fabri de Peiresc (1580-1637), grande umanista, astronomo, naturalista e mecenate francese.

107)
William Gilbert (1544-1603), inglese, medico e studioso di scienze naturali. ↵
108)
La quantità di moto di un corpo in meccanica classica è eguale al prodotto della della massa per la velocità. ↵
109)
Christiaan Huygens (1629-1695), fisico olandese, dimostrò anche che la forza centrifuga cui è sogge o un
corpo in moto su una traie oria in incurvata è proporzionale al quadrato della sua velocità di avanzamento di
divisa per il raggio di curvatura. Fu colui che riconobbe nell'aspe o anomalo di S aturno, già riportato da
Galileo, il carattere di anello. ↵
110)
Robert Hooke (1635-1703), londinese, fu curatore degli esperimenti della Royal S ociety of London. Da
bambino soffrì di un devastante vaiolo che lo segnò per sempre nel fisico e nel carattere. ↵
111)
S ono i due approcci, rispe ivamente inerziale e non-inerziale, con cui si possono calcolare le orbite celesti: il
primo corrisponde a porsi in un ideale sistema di riferimento assoluto, privo di accelerazione; il secondo, nel
sistema di riferimento del pianeta, soggetto ad accelerazione centripeta. ↵
112)
Giovanni Domenico Cassini (1625-1712), scienziato e astronomo italiano, che dal 1669 operò a Parigi presso
Luigi XIV, il Re S ole. Osservò qua ro delle lune di S aturno (delle dicio o oggi note) e scoprì la divisione negli
anelli di S aturno, a lui appunto intitolata. Rilevò la rotazione di Giove e M arte a orno al loro asse. In suo
onore, sono stati chiamati con il suo nome due crateri rispe ivamente sulla Luna e su M arte e una regione
del satellite Giapeto (o Iapetus) di Saturno. ↵
113)
Tale schiacciamento era noto dal 1671 quando il francese Jean Richer aveva constatato che il periodo di un
pendolo era diverso a Parigi e nell'isola di Cayenne, in Guyana, suggerendo che il campo gravitazionale nei
due luoghi fosse di poco diverso. ↵
114)
Go fried Wilhelm Leibniz (1646-1716), filosofo e matematico tedesco. Leibniz viene generalmente
accreditato, assieme a Isaac Newton, dei maggiori contributi allo sviluppo del calcolo infinitesimale, con
particolare riferimento al calcolo integrale. ↵
115)
La stessa cometa era stata vista in precedenza negli anni 1531, 1607 e 1682. Halley non cita le successive
apparizioni del 1835, 1910 e 1986, né precedenti passaggi, di cui si ha notizia a partire dal 259 a.C. Per
esempio, si ritiene che sia la stessa cometa a figurare in un arazzo che rappresenta la conquista dell'Inghilterra
da parte dei Normanni del 1066, e anche a essere dipinta, nel suo transito del 1301, nell'affresco L'adorazione
dei magi di Gio o nella Cappella degli S crovegni a Padova, (si veda, ad esempio, M argherita Hack,L'amica
delle stelle, Rizzoli-Bur S cienza, M ilano 2007, p. 260). Non tu e le comete mostrano la regolarità di quella di
Halley. M olte hanno un comportamento caotico, con variazioni delle loro orbite dovute a forti azioni
gravitazionali che nascono da incontri ravvicinati con i grossi pianeti. ↵
116)
Merita ricordare che fu Immanuel Kant, ispirandosi a un precedente lavoro di Thomas Wright, a proporre nel 1755
che la nostra galassia fosse una nebulosa che ruota a orno a un centro nascosto nel profondo della distribuzione
stellare. Il Sole descrive una rivoluzione completa a orno al centro della galassia in poco più di 200 milioni di
anni. Ciò significa che dalla sua formazione, avvenuta circa 5 miliardi di anni fa, il Sole ha compiuto oltre 20
rivoluzioni galattiche. ↵
117)
Richard Bentley (1662-1742), filologo e teologo inglese. ↵
118)
In realtà Laplace riferisce come sua idea originale un'ipotesi formulata dodici anni prima dall'inglese John
M icheli (1724-1793). Costui, nel 1784, aveva scri o che una stella con raggio 500 volte maggiore di quello del
S ole avrebbe richiamato su se stessa, per gravità, tu a la luce emessa. Un tale corpo avrebbe potuto essere
rivelato solo per la sua azione gravitazionale sul moto di altri corpi esterni ad esso. Ancor prima di lui, Kant
aveva ventilato la possibilità di buchi neri affermando: «S e l'a razione agisce sola, tu e le parti della materia
dovrebbero avvicinarsi sempre più, e diminuirebbe lo spazio che occupano le parti unite, di modo che alla
fine confluirebbero in un solo punto matematico». ↵
119)
Immanuel Kant (1724-1804), filosofo tedesco, pubblicò la sua ipotesi «nebulare» nella Storia universale e
teoria del cielo del 1755. ↵
120)
Laplace ha illustrato questo processo evoluzionistico per il vasto pubblico in Esposizione del sistema del mondo
del 1796. ↵
121)
Henry Poincaré (1854-1912), matematico e filosofo francese. S crisse I nuovi metodi della meccanica celeste,
trattato in tre volumi. ↵
122)
Wilhelm Herschel (1738-1822), organista e astronomo dile ante tedesco, costru ore di eccellenti telescopi,
visse e operò a Bath in Gran Bretagna. In realtà Urano era stato già individuato dall'astronomo reale John
Flamsteed 91 anni prima, ma era stato scambiato per una stella! ↵
123)
Johann Gottfried Galle, 1812-1910. ↵
124)
John Couch Adams, 1819-1892. ↵
125)
Anche il francese Urbain Jean Le Verrier (1811-1877) viene accreditato della scoperta di Ne uno, per essere
stato colui che, battendo sul tempo Adams, aveva attirato l'attenzione di Galle sul problema. ↵
126)
Plutone, scoperto da Clyde Tombaugh presso l'Osservatorio Lowell in Arizona nel 1930, è stato inizialmente
considerato il nono pianeta, ma nel 2006 è stato declassato a pianetino. S i trova oltre Ne uno e dista dal S ole
quasi 40 volte più di noi. ↵
127)
A Johann Elert Bode (1747-1826), astronomo tedesco. ↵
128)
A Johann Daniel Tietz (o Titius) (1729-1796), astronomo tedesco. ↵
129)
A Esistono altre formule, oltre a quella di Bode, che conducono a risultati alquanto simili. ↵
130)

A Essendo 2 –∞ = 0. ↵
131)

A Essendo 2 0 = 1. ↵
132)
Giuseppe Piazzi (1746-1826), abate-astronomo valtellinese. ↵
133)
Carl Friedrich Gauss (1777-1855), grande matematico tedesco, direttore dell'Osservatorio di Göttingen. ↵
134)
Ricordiamo che nella scala musicale il rapporto 2/3 è quello della quinta perfe a, 3/4 della quarta perfe a,
1/2 dell'ottava e così via. ↵
135)
Alessandra Celletti ed Ettore Perozzi, in Meccanica celeste: il valzer dei pianeti, CUEN, Napoli 1996, p. 53. ↵
136)
Albert Einstein (1879-1955), fisico tedesco, naturalizzato svizzero. ↵
137)
Georges Louis Leclerc, conte di Buffon (1707-1788), naturalista, matematico, biologo e cosmologo francese.
Di lui Charles Darwin, riferendosi alla selezione naturale, scrisse: “È il primo autore che in tempi moderni ha
trattato la materia con spirito scientifico”. ↵
138)
Furono, nel 1905, gli americani Forest Ray M oulton (1872-1952), astronomo, e Thomas Chrowder
Chamberlin (1843-1928), geologo. ↵
139)
James Hopwood Jeans (1877-1946) e Harold Jeffreys (1891-1975). ↵
140)
Hannes Olaf Alfvén (1908-1995). ↵
141)
Carl Friedrich barone von Weizsäcker (1912-2007), fisico e filosofo tedesco. ↵
142)
Gerard Peter Kuiper (1905-1973), astronomo statunitense di origine olandese (nome originale Gerrit Pieter).

143)
Un sistema binario è costituito da due corpi celesti sogge i a reciproca a razione gravitazionale, che ruotano
attorno al comune centro di massa. ↵
144)
Alastair Graham Walter Cameron (1925-2005), astronomo e astrofisico canadese. ↵
145)
Una descrizione de agliata del sistema solare è disponibile in Ordine e caos nel sistema solare, UTET, Torino
2007, di Alessandra Celle i ed E ore Perozzi; o anche in un loro precedente testo: Meccanica celeste: il valzer
dei pianeti, CUEN, Napoli 1996. ↵
146)
L'ossigeno è costituito da tre specie atomiche diverse (isotopi stabili), rispe ivamente di massa atomica 16 (la
più abbondante), 17 e 18, tutte aventi nel nucleo 8 protoni, ma rispettivamente 8, 9 e 10 neutroni. ↵
147)
Edoardo Amaldi (1908-1989), fisico italiano. Fece parte del celebre gruppo dei «ragazzi di via Panisperna», il
quale produsse, so o la guida di Enrico Fermi, risultati fondamentali nella fisica del nucleo. Ricoprì varie alte
cariche, tra cui quella di Presidente dell'Accademia dei Lincei. ↵
148)
Ciò avviene in una fase iniziale dell'invecchiamento delle stelle, allorché la reazione di fusione di idrogeno in
elio cessa di aver luogo all'interno dell'astro per esaurimento del primo elemento, mantenendosi a iva solo in
un involucro più esterno. Ciò porta la stella ad espandersi divenendo molto luminosa, ma raffreddandosi,
così da emettere radiazione sul versante del rosso. In questo stadio la stella viene detta «gigante rossa». ↵
149)
S i tra a in questo caso della cosidde a pressione di radiazione. In un gas la pressione è dovuta agli urti tra
atomi, qui essa può essere vista come dovuta all'azione di fotoni. ↵
150)
Il valore più alto della massa di una nana bianca, oltre il quale il collasso porterebbe a una stella di neutroni, è
1,44 volte la massa solare ed è noto come limite di Chandrasekhar. ↵
151)
Qui, come pure nel caso in cui la forza derivi dalla repulsione tra ele roni, si parla di pressione di
degenerazione. ↵
152)
Una stella di neutroni magnetizzata e rotante si chiama pulsar ed eme e onde radio a intervalli regolari, come
farebbe un faro luminoso in rotazione. ↵
153)
Dalla meccanica si calcola facilmente che il raggio dell'orizzonte degli eventi è eguale alla radice quadrata di
2Gm/c², dove G è la costante di gravitazione, m è la massa del buco nero e c è la velocità della luce nel vuoto.

154)
Un potentissimo telescopio virtuale, o enuto combinando le informazioni degli osservatori di Hawaii,
Arizona e California, ha permesso di osservare da vicino la radiosorgente Sagi arius A. S i ipotizza che le
radiazioni provengano da un disco di materia attratto vorticosamente verso il buco nero supermassiccio posto
al centro della Via Lattea. ↵
155)
È de a distanza di Planck quella al di so o della quale gli effe i quantistici sulla relatività generale diventano
importanti. Essa vale circa 10-36 m, ossia un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo
di metro. ↵
156)
Il principio fu enunciato dal fisico teorico Werner Heisenberg nel 1927 e si applica a qualsiasi coppia di
variabili coniugate, come posizione e quantità di moto, oppure energia e tempo. Esso stabilisce che, quanto
più precisa è la misura di una delle due variabili, più indeterminata diviene quella dell'altra. ↵
157)
S tephen William Hawking, nato a Oxford nel 1942, è un astrofisico britannico. Pur essendo condannato
all'immobilità dalla sclerosi laterale amiotrofica, insegna e fa ricerca all'Università di Cambridge. Autore
dell'eccellente testo divulgativo Dal Big bang ai buchi neri, Rizzoli-Bur, Milano 2007. ↵
158)
Edwin Powell Hubble (1889-1953) è stato un astronomo e astrofisico statunitense. ↵
159)
Acronimo di Hubble space telescope. HS T ha seguito di un anno la messa in orbita di altri importanti satelliti
astronomici, COBE, americano e Hipparcos, europeo. ↵
160)
Le osservazioni più recenti perme ono di individuare galassie fino a una distanza di 12 miliardi di anni-luce,
per un numero totale di circa 100 miliardi, corrispondenti a 10 22 stelle (10.000 miliardi di miliardi). ↵
161)
Aleksandr Fridman (1880-1925), matematico e cosmologo russo. ↵
162)

Un anno-luce è una distanza pari a 9,461 × 1012 km e corrisponde a oltre 63.000 unità astronomiche, ossia
distanze tra la Terra e il Sole. ↵
163)
Il primo a osservare uno spostamento verso il rosso nell'emissione di una stella, per la precisione S irio, fu
l'inglese William Higgins (1824-1910). Egli lo a ribuì all'effe o Doppler, secondo il quale la radiazione
emessa da una sorgente in allontanamento risulta abbassata in frequenza. Per la stella fu stimata una velocità
di allontanamento di 48 km/s. ↵
164)
George Gamow (1922-1968) fu un fisico ucraino naturalizzato americano. ↵
165)
Dan Hooper, Il lato oscuro dell'universo, Dedalo, Bari 2008. ↵
166)
Alan Harvey Guth (nato nel 1947) è un fisico teorico e cosmologo statunitense. Guth mostrò che un certo
numero di transizioni di fase - ossia cambiamenti nello stato di aggregazione della materia - potevano aver
avuto luogo nei primissimi istanti di vita dell'universo dopo il Big bang. Precisamente, in un intervallo di
tempo di 10 -32 secondi, una regione dello stato caotico originario potrebbe essersi gonfiata (in inglese to
inflate, «gonfiare», da cui il termine «inflazione») così rapidamente da perme ere la formazione dell'universo
osservabile. ↵
167)
Stephen W. Hawking, Dal Big bang ai buchi neri, Rizzoli-Bur, Milano 2007, p. 152. ↵
168)
Paul J. Steinhardt e Neil Turok, Universo senza fine - Oltre il Big bang, Il Saggiatore, Milano 2008. ↵
169)
Il fondo cosmico a microonde - noto anche come «radiazione fossile» - fu osservato per caso da Arno Penzias
e Robert Woodrow Wilson nel 1965. Lavorando a un'antenna ricevente presso i laboratori della Bell
Telephone, essi scoprirono la presenza di un «rumore di fondo» indipendente dalla direzione del cielo
osservata. Fisici dell'Università di Princeton (K. R. Dicke, P. J.E. Peebles, P. G. Roll and D.T. Wilkinson) lo
spiegarono in termini della radiazione proveniente dall'universo primordiale. ↵
170)
In rete si possono reperire interessanti video di astronomia, anche in relazione a questa tematica, ad esempio
nel sito <http://www.cosmored.it/video.html> ↵
171)
Heinrich Wilhelm Olbers (1758-1840), astronomo tedesco. ↵
172)
Jean-Philippe Loys de Cheseaux (1718-1751), astronomo svizzero. ↵
173)
Roger Penrose (1931), fisico-matematico e filosofo britannico. ↵
174)
È interessante notare che lo scri ore inglese Edgar Allan Poe si era cimentato con il paradosso di Olbers,
dandone una spiegazione non troppo lontana da quella corre a, seppure ingenua. Nelle sue parole (A prose
poem del 1848): «S e la compagine delle stelle fosse senza fine, il cielo presenterebbe una luminosità uniforme,
tipo quella mostrata dalla Via La ea, perché non vi sarebbero punti in cui non esiste una stella. Il solo modo
per comprendere le zone oscure che il telescopio ci mostra in tante direzioni, è quello di supporre che esse
corrispondano a stelle talmente lontane che la loro luce non può raggiungerci». ↵
175)
Paul Adrien M aurice Dirac (1902-1984), fisico e matematico britannico, padre dell'antimateria, viene
annoverato tra i fondatori della fisica quantistica. Insignito del premio Nobel nel 1933. ↵
176)
L'antiprotone fu scoperto da Emilio S egrè e Owen Chamberlain a Berkeley nel 1955, e per questo vinsero il
premio Nobel per la fisica nel 1959. L'antineutrone fu rivelato l'anno seguente, sempre a Berkeley, da Bruce
Cork. ↵
177)
Carl David Anderson (1905-1991), fisico statunitense, anche lui insignito del Nobel. ↵
178)
Traduzione le erale dell'inglese intelligent design, termine coniato dai suoi ideatori. De o anche, e più
propriamente, «progetto intelligente». ↵
179)
William Paley (1743-1805), inglese, arcidiacono di Carlisle, apologeta del cristianesimo e filosofo utilitarista.
Nel 1802 espose la sua concezione nel libro Natural Theology: or, Evidences of the Existence and A ributes of the
Deity, Collected from the Appearances of Nature. Fu esponente della teologia naturale che per un paio di secoli
dominò il pensiero in Inghilterra. Essa era ritenuta scientificamente importante perché poneva la questione
fondamentale di come possa esservi la vita e di come essa funzioni. ↵
180)
Patrik Nosil e colleghi dell'Università della British Columbia. Essi hanno studiato l'inse o stecco, il cui colore
dipende dalla pianta che lo ospita. L'inse o non può volare e la sua sopravvivenza, ovvero la probabilità di
sfuggire ai predatori, dipende da quanto bene riesce a mimetizzarsi. ↵
181)
La biologia molecolare negli ultimi anni ha permesso di comprendere i meccanismi genetici che portano alla
formazione dell'occhio. S i sa ad esempio che il gene pax, che ne regola lo sviluppo, è così simile in specie
anche molto lontane, da essere intercambiabile. Per esempio, inserendo nel genoma di un moscerino il gene
pax umano, il moscerino sviluppa un nuovo occhio perfettamente funzionante. ↵
182)
Da una simulazione al computer effe uata dagli scienziati svedesi Dan Nilsson e S usanne Pelger, assumendo
le condizioni più sfavorevoli alle mutazioni. ↵
183)
Paola Bressan, Il colore della luna. Come vediamo e perché, Laterza, Bari 2007. ↵
184)
Stephen W. Hawking, Dal Big bang ai buchi neri Rizzoli-Bur, Milano 2007, p. 146. ↵
185)
Si veda, ad esempio, M. Hack, L'universo nel terzo millennio, Rizzoli Bur, Milano 2007, p. 114. ↵
186)
S i può ridere con Kremer leggendo Frank J. Tipler,La fisica del cristianesimo, M ondadori, M ilano 2008, cap.
VIII. Attenzione, però: per non cascare nelle trappole, occorre avere competenze di fisica avanzata. ↵
187)
Processo di Harrisburg, Pennsylvania, del 2005, talvolta citato anche come Dover Trial. ↵
188)
Approfondite argomentazioni sul tema si leggono in S ilvano Fuso, I nemici della scienza. Integralismi filosofici,
religiosi e ambientalisti, Dedalo, Bari 2009; o anche in Gilberto Corbellini,Perché gli scienziati non sono
pericolosi. Scienza, etica e politica, Longanesi, M ilano 2009. Un precedente libro sul tema è di Enrico Bellone,
La scienza negata. Il caso italiano, Codice, Torino 2005. ↵
189)
Stati americani, a cominciare dal Texas, stanno rivedendo gli standard di insegnamento per eliminare dai libri
di testo scolastici le frasi che negli ultimi vent'anni hanno favorito l'insinuarsi del creazionismo nelle lezioni di
biologia. ↵
190)
Risoluzione ado ata nella seduta n. 35 del 4 o obre 2007 sulla base del Documento 11375 del 12 giugno
2006 (Relazione del Comitato sulla Cultura, Scienza ed Istruzione). ↵
191)
Andrei Linde (1948), fisico teorico e cosmologo russo, attualmente residente negli USA. ↵
192)
I le ori interessati possono consultare altri libri come: Storia dell'astronomia di Cambridge, a cura di M .
Hoskin, Rizzoli-Bur, Milano 2001; Ettore Perozzi, Il cielo sotto la Terra, Lapis, Roma 2005. ↵
193)
Si veda ad esempio il sito <http://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_2>. ↵
194)
Per dettagli si veda ad esempio il sito web <http://www2.jpl.nasa.gov/basics/bsf4-l.html>. ↵
195)
Vladimiro Giacchè, La fabbrica del falso - Strategie della menzogna nella politica contemporanea, Derive
Approdi, Roma 2008. ↵
196)
L'Italia è stata teatro, proprio di questi tempi, di almeno due emblematici casi di spietatezza di marca cattolica
integralista nei confronti di persone precipitate in condizioni di sopravvivenza disumana, Piergiorgio Welby
ed Eluana Englaro, e dei loro infelici familiari. ↵
197)
Si veda ad esempio il già citato Annibale Fantoli: Il caso Galileo, Rizzoli-Bur, Milano 2003. ↵