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La macroeconomia:

il modello di Keynes
Obiettivi
l comprendere il significato di domanda aggregata
l comprendere le leggi del modello economico keynesiano e saperlo interpretare

1. LA VISIONE STORICA
John Maynard Keynes (Cambridge 1883 - Firle, Sussex, 1946), economista bri-
tannico, eÁ considerato uno dei piuÁ grandi economisti del XX secolo ed il padre
della macroeconomia. La sua opera principale, la Teoria generale dell'occupa-
zione, dell'interesse e della moneta (il titolo originale eÁ The general theory of
employment, interest and money, 1936), eÁ l'opera nella quale egli pone le basi
per una teoria basata sul concetto di domanda aggregata (sigla AD, acronimo
del termine inglese Aggregate Demand).
Con questo termine, il cui significato verraÁ approfondito nel corso di questa
esposizione, si intende la domanda totale di beni e servizi formulata da un si-
stema economico nel suo complesso in un certo periodo temporale.
Per essere compresa, la teoria economica di Keynes va collocata nel periodo
storico in cui nasce, cioeÁ verso la fine degli anni '30 del Novecento, in conco-
mitanza con la Grande Depressione del '29.
Prima di allora la visione economica classica era imperniata su alcuni punti di
riferimento che possiamo cosõÁ sintetizzare:
l il mercato, lasciato libero, tende sempre a raggiungere autonomamente l'e-
quilibrio, nel senso che l'offerta dei beni eÁ sempre in grado di generare una
equivalente domanda che porti all'allocazione completa dei beni stessi
l lo Stato non deve mai intervenire nel sistema con manovre di tipo economi-
co, in quanto queste potrebbero ostacolare il mercato stesso provocando
squilibri occupazionali e di efficienza produttiva.
La crisi del '29 sconvolse questa visione e gli economisti si resero conto che il
mercato non poteva regolarsi da solo e portare alla piena occupazione; una va-
sta parte della popolazione era infatti disoccupata e ridotta alla fame.
E' in questa situazione che nasce la teoria di Keynes che ritiene dannoso il non
intervento dello Stato che, soprattutto in periodi di crisi, dovrebbe invece soste-
nere l'economia con politiche adeguate con il fine di accrescere la domanda
sia dei consumatori che delle imprese. In sostanza, per Keynes:
l le crisi economiche nascono da una scarsa domanda sia da parte dei con-

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sumatori per i beni di consumo, sia da parte dei produttori che non effettua-
no abbastanza investimenti
l cioÁ provoca un calo dell'occupazione che, a sua volta, provoca un ulteriore
calo dei consumi.
Dal circolo vizioso che si instaura si puoÁ uscire solo con un intervento dello
Stato che puoÁ agire secondo due direzioni:
l con una politica monetaria
l con una politica fiscale, promuovendo la costruzione di opere pubbliche,
aumentando i servizi per l'istruzione, la difesa, l'assistenza sanitaria.
Keynes sostiene che la manovra piuÁ efficiente eÁ quella relativa alle politiche
fiscali, in quanto con questo tipo di interventi lo Stato puoÁ aumentare la do-
manda aggregata di beni e portare alla piena occupazione con la ripresa dei
consumi.

2. IL MODELLO KEYNESIANO E LE SUE LEGGI


Nella formulazione piuÁ semplice di questo modello, il tempo viene considerato
suddiviso in periodi di durata finita costante (per esempio l'anno) e, nell'ambito
di un determinato periodo, si assumono come ipotesi le seguenti relazioni:
1 il consumo durante il periodo preso in considerazione dipende dal reddito
del periodo stesso
2 il risparmio eÁ la differenza tra reddito e consumo
3 l'investimento eÁ costante nel tempo
4 in ogni periodo di tempo il risparmio eÁ sempre uguale all'investimento.
Cerchiamo di tradurre in relazioni matematiche le precedenti leggi analizzan-
do le funzioni di consumo, risparmio e investimento relativi ad un particolare
periodo.

La funzione di consumo
Il consumo C eÁ funzione del reddito Y e, se cresce il reddito, cresce anche il
consumo; si puoÁ poi ipotizzare che la domanda di consumo sia proporzionale
al reddito, in quanto, all'aumentare della ricchezza nazionale, cresce anche il
tenore di vita e, di conseguenza, anche le necessitaÁ dei consumatori che quindi
spendono di piuÁ. Esiste inoltre una soglia minima di consumo C, al di sotto del-
la quale non si puoÁ scendere e che rappresenta la componente autonoma di
consumo detta anche consumo di sussistenza; ogni persona, infatti, per vivere
Figura 1a
ha alcune necessitaÁ irrinunciabili quali per esempio il cibo e i vestiti. Tale com-
ponente eÁ quella che corrisponde ad un reddito uguale a zero.
Il modello matematico piuÁ adatto a rappresentare questa situazione eÁ quindi
una retta come quella in figura 1a, la cui equazione si esprime con la relazione

C ˆ cY ‡ C

Il coefficiente angolare c di questa retta viene detto propensione marginale al


consumo (PMC) e, poiche si suppone che un consumatore non possa spendere
piuÁ del suo reddito, c deve essere un valore compreso tra 0 e 1:

0<c<1 consumo in funzione del reddito

2 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


Esso rappresenta la frazione di reddito destinata al consumo ed esprime quindi Figura 1b
l'aumento C del consumo in rapporto all'aumento Y del reddito (figura
1b):
C

Y
Per esempio un valore di c uguale a 0,52 indica che il consumatore spende per
le sue necessitaÁ E 0,52 per ogni euro guadagnato, cioeÁ il 52% del suo reddito.

La funzione di risparmio
In base alla seconda legge, il risparmio S eÁ la differenza tra il reddito Y e il con-
sumo C; esso eÁ quindi reddito non consumato, cioeÁ mancata spesa.
Il risparmio si esprime quindi mediante la relazione

SˆY C cioeÁ SˆY …cY ‡ C † ! S ˆ …1 c †Y C

il cui grafico eÁ una retta.


Figura 2
Il parametro …1 c †, che ne rappresenta il coefficiente angolare, viene detto
propensione marginale al risparmio (PMS) e, come c, eÁ compreso tra 0 e 1;
esso rappresenta la frazione di reddito destinata al risparmio ed eÁ complemen-
tare della propensione marginale al consumo.
La quantitaÁ negativa C, che eÁ l'opposto del consumo di sussistenza, rappre-
senta la componente autonoma del risparmio che si ha quando Y ˆ 0. In altre
parole, in assenza di reddito si ha un risparmio negativo, cioeÁ si creano dei de-
biti.
La rappresentazione grafica di questa retta eÁ in figura 2.
Riferendoci all'esempio precedente, se la PMC eÁ 0,52, la PMS eÁ
1 0,52 ˆ 0,48; questo significa che su ogni euro di reddito, 48 centesimi so-
no destinati al risparmio. risparmio in funzione del reddito

La funzione di investimento
La domanda di investimento proviene dalle imprese che, per produrre i beni
domandati dal consumatore, deve sostenere spese per i siti logistici, l'ammo-
dernamento degli impianti, i sistemi informatici, le nuove tecnologie, la ricerca,
nonche il personale. Si puoÁ supporre che le imprese investano in modo propor-
zionale al reddito, quindi maggiore eÁ il reddito dell'impresa, maggiore eÁ la quo-
ta di investimento.
Figura 3
Il grafico che ne risulta eÁ percioÁ simile a quello della funzione di consumo ed eÁ
rappresentato da una retta come quella in figura 3, che diventa una retta oriz-
zontale nel caso di investimenti costanti.
Tuttavia, la maggior parte delle aziende investe capitali non propri, ma che
vengono prestati dalle Banche e dagli Istituti di Credito; gli investimenti hanno
quindi un costo che eÁ dato dal tasso di interesse i a cui i capitali vengono ero-
gati. Il tasso di interesse, a sua volta, non eÁ costante, ma eÁ determinato dal mer-
cato della moneta; ricordiamo che l'offerta di moneta eÁ determinata dalla Ban-
ca Centrale (per il nostro Paese la Banca d'Italia e la Banca Centrale Europea).
La domanda di investimento eÁ alta quando il tasso d'interesse eÁ basso, diminui-
sce se il tasso aumenta; il suo grafico ha quindi un andamento decrescente e
puoÁ essere rappresentato da una retta di coefficiente angolare negativo la cui investimento in funzione del red-
equazione si esprime con la relazione dito

Iˆ hi ‡ I con h > 0

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Il valore I rappresenta l'investimento a tasso nullo; il valore h, che eÁ l'opposto Figura 4
del coefficiente angolare, viene detto avversione marginale all'investimento e
indica di quanto diminuisce la richiesta di capitale da investire per ogni au-
mento del tasso di interesse:
I

i
Il grafico di questa funzione, dovendo essere i > 0 e non potendo avere inve-
stimenti I negativi, deve essere interamente contenuto nel primo quadrante del
sistema di riferimento ed ha quindi un andamento del tipo indicato in figura 4.
In tale figura il valore i  rappresenta il massimo tasso di interesse applicabile e
al quale corrisponde un investimento nullo. In altre parole eÁ il tasso oltre il qua-
le nessuna impresa eÁ disposta ad investire. investimento in funzione del tas-
Per esempio, nell'equazione I ˆ 1200i ‡ 400: so di interesse

l l'investimento a tasso nullo eÁ uguale a 400


l h ˆ 1200 e significa che ogni aumento di un punto percentuale (da i a
i ‡ 0,01) del tasso di interesse provoca una diminuzione di 12 unitaÁ di ri-
chiesta di investimento
l il tasso massimo di interesse si ottiene per I ˆ 0, cioeÁ eÁ la soluzione dell'e-
1
quazione 1200i ‡ 400 ˆ 0, vale a dire i ˆ ˆ 0,3 che corrisponde ad un
3
tasso di circa il 33,3%. Figura 5
La Banca Centrale, poi, puoÁ far aumentare o diminuire la domanda di investi-
mento variando l'offerta di moneta (figura 5):
l un'offerta maggiore implica maggior capitale disponibile per le imprese che
saranno invogliate ad aumentare i propri investimenti; la curva di I quindi
trasla verso l'alto
l un'offerta minore implica meno capitale disponibile e quindi un abbassa-
mento delle richieste di denaro e dei conseguenti investimenti; la curva di
I trasla verso il basso.
Nel modello di Keynes, la legge n.3 prevede che gli investimenti siano costanti;
dunque
IˆI
Figura 6
In un diagramma reddito-investimento potremo rappresentare questa legge con
una retta parallela all'asse delle ascisse (figura 6).
In conseguenza di cioÁ, la legge n.4, che prevede che il risparmio sia uguale al-
l'investimento, si esprime con la relazione:

SˆI

La domanda aggregata e le quattro leggi


Nel modello economico di Keynes la domanda aggregata si compone di alcuni
elementi:
n la domanda dei beni di consumo C da parte dei consumatori
n la domanda dei beni di investimento I da parte delle imprese
n la spesa pubblica G prodotta dallo Stato.
Non consideriamo in questo modello semplificato l'esportazione netta che eÁ da-
ta dalla differenza tra esportazioni ed importazioni (positiva oppure negativa).

4 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


La domanda aggregata AD, che rappresenta anche il reddito nazionale, cioeÁ il
PIL, si puoÁ quindi esprimere mediante la seguente relazione:
AD ˆ C ‡ I ‡ G
Se non consideriamo la spesa pubblica G, cioeÁ non teniamo conto dell'inter-
vento dello Stato, l'espressione della domanda aggregata si semplifica e si
esprime con la relazione
C ˆ cY ‡ C
AD ˆ C ‡ I cioeÁ AD ˆ cY ‡ C ‡ I
IˆI
Siamo di nuovo di fronte ad una retta di coefficiente angolare c (PMC) nella
quale la somma delle due costanti C e I rappresenta la componente autonoma
della domanda aggregata, vale a dire la parte di domanda aggregata che esiste
anche con un reddito nullo, mentre il fattore cY rappresenta la componente
della domanda aggregata che dipende dal reddito.
Posto E ˆ C ‡ I, la legge della domanda aggregata si esprime quindi con la re- Figura 7
lazione
AD ˆ cY
|{z} ‡ |{z}E
dipende dal reddito comp: autonoma

e il suo grafico eÁ in figura 7.


Le quattro leggi che caratterizzano il modello di Keynes si possono quindi
esprimere mediante le relazioni:

1 il consumo durante il periodo preso in considerazione dipende dal reddi-


to nel periodo stesso: C ˆ cY ‡ C
2 il risparmio eÁ la differenza tra reddito e consumo: S ˆ …1 c †Y C
3 in ogni periodo di tempo il risparmio eÁ sempre uguale all'investimento:
SˆI
4 l'investimento eÁ costante nel tempo: IˆI

3. LA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO:
LA CROCE KEYNESIANA

Nella teoria keynesiana eÁ la domanda aggregata che genera il reddito e la pro-


duzione, che qui diventano sinonimi; si ha quindi un equilibrio quando la do-
manda aggregata eÁ uguale al reddito (produzione); in formula: Figura 8
AD ˆ Y
In un diagramma reddito-domanda aggregata, questa equazione eÁ la bisettrice
del primo quadrante (retta in blu in figura 8); si ha quindi un punto di equilibrio
quando la funzione della domanda aggregata AD ˆ cY ‡ E interseca tale bi-
settrice.
Il punto P rappresenta dunque il punto di equilibrio; la sua ascissa Y  configura
il valore del reddito nazionale di equilibrio (o della produzione).
Il valore di Y  si ottiene risolvendo rispetto a Y l'equazione Y ˆ cY ‡ E; si ot-
tiene cosõÁ che:
1
Y ˆ E
1 c condizione di equilibrio

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Il reddito di equilibrio dipende quindi:
1
l dal coefficiente che, a sua volta, dipende dalla propensione margina-
1 c
le al consumo c
l dalla componente autonoma della domanda aggregata E.

Analizziamo meglio il grafico di figura 8.


Valori minori di Y  comportano un eccesso di domanda in quanto la retta della
domanda aggregata (in rosso) risulta "maggiore" della bisettrice (in blu); in que-
sto caso i produttori avrebbero convenienza ad aumentare la produzione fino
ad arrivare in Y  .
Viceversa, valori maggiori di Y  comportano un eccesso di offerta rispetto alla
domanda (che eÁ piuÁ "bassa" rispetto alla bisettrice); i produttori avrebbero quin-
di convenienza a diminuire la produzione fino ad arrivare in Y  .
Dunque Y  eÁ il solo valore di reddito in grado di assicurare equilibrio stabile.
Un altro modo di trovare il punto di equilibrio si basa sull'applicazione della Figura 9
terza legge, cioeÁ uguagliando risparmio e investimenti; dobbiamo quindi con-
frontare le due equazioni (figura 9)

S ˆ Y …1 c† C e SˆI

Il punto di equilibrio Y  eÁ la soluzione dell'equazione Y …1 c† C ˆ I, cioeÁ:


1
Y ˆ  …I ‡ C †
1 c

Avendo posto in precedenza E ˆ I ‡ C, ritroviamo evidentemente la stessa so-


luzione.
condizione di equilibrio
Questa seconda interpretazione dell'equilibrio keynesiano ci permette di defi-
nire quello che viene chiamato il paradosso del risparmio.
Supponiamo che la propensione marginale al risparmio (PMS, cioeÁ il coeffi- Figura 10
ciente 1 c) aumenti; questo implica che la curva del risparmio diventi piuÁ ri-
pida (figura 10). Il punto di equilibrio si sposta allora verso sinistra e cioÁ com-
porta una diminuzione del reddito complessivo e quindi anche del PIL.
In sintesi: se per un singolo cittadino il risparmio eÁ buona cosa, per la colletti-
vitaÁ, e quindi per il sistema economico, un eccessivo risparmio puoÁ diventare
un problema e condurre alla recessione.

4. LA SPESA PUBBLICA
Y2* Y1*
E IL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO

Nel modello analizzato, l'equilibrio economico non indica necessariamente


piena occupazione, in quanto il reddito di equilibrio potrebbe non impiegare
tutta la popolazione attiva; il reddito di piena occupazione eÁ quindi in generale
maggiore di Y  . In questi casi lo Stato deve intervenire, come abbiamo giaÁ det-
to, con politiche monetarie e fiscali.
Secondo Keynes le politiche fiscali di spesa pubblica sono le piuÁ efficaci in
quanto, aumentando la domanda aggregata, attraverso per esempio le spese
per le infrastrutture, la difesa, la salute, l'istruzione e cosõÁ via, aumenta anche
l'occupazione.

6 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


CioÁ si deduce anche dall'osservazione del grafico in figura 11 nel quale eÁ rap- Figura 11
presenta la domanda aggregata senza la spesa pubblica (eÁ la funzione
AD ˆ C ‡ I in rosso) e con la spesa pubblica G (eÁ la funzione
AD ˆ C ‡ I ‡ G in verde); nella stessa figura in colore blu eÁ rappresentata la
bisettrice che permette di individuare il punto di equilibrio.
Notiamo subito che Y  si sposta verso destra; cioÁ comporta, tra le altre cose,
anche una maggiore occupazione. La politica fiscale di spesa pubblica di un
Paese eÁ quindi utile in periodi di recessione e in situazioni di disoccupazione.
Per esempio, se la domanda aggregata di un sistema economico eÁ espressa dal-
1
la funzione AD ˆ Y ‡ 120, ed in questo caso il punto di equilibrio eÁ
3
Y  ˆ 180, e se la piena occupazione si raggiunge per Y ˆ 270, lo Stato deve
intervenire con una spesa G che possiamo calcolare in questo modo:
1
- aggiungiamo alla domanda aggregata la spesa G: AD ˆ Y ‡ 120 ‡ G
3
1
- scriviamo la condizione di equilibrio: Y ˆ Y ‡ 120 ‡ G
3
- imponiamo che la soluzione di questa equazione
1
sia il nuovo punto di equilibrio: 270 ˆ  270 ‡ 120 ‡ G
3
- troviamo il valore di G: G ˆ 60

Osserviamo poi che, di solito, un aumento della spesa pubblica, aumentando il


reddito complessivo, ha ripercussioni anche sui consumi che, normalmente,
aumentano. L'introduzione della spesa pubblica nel modello comporta quindi
un'espansione dei consumi che fa crescere ulteriormente la domanda aggrega-
ta. In sintesi, la domanda aggregata cresce molto di piuÁ di quanto eÁ il valore di
G.
La relazione che esprime la variazione del reddito in funzione della variazione
della spesa pubblica si esprime con la relazione
1
Y ˆ  G
1 c
1
Il parametro , essendo c compreso tra 0 e 1, eÁ un numero maggiore di 1
1 c
e quindi Y eÁ maggiore di G. Tale parametro prende il nome di moltiplica-
tore del reddito:
1
moltiplicatore ˆ
1 c

Per esempio, se la domanda aggregata di un sistema economico eÁ espressa dal-


1
la relazione (in milioni di euro) AD ˆ 200 ‡ Y e lo Stato interviene con una
4
spesa pubblica G ˆ 30 abbiamo che:
1 1 1 4
l cˆ , quindi il moltiplicatore del reddito eÁ ˆ ˆ
4 1 c 1 3
1
4 4
l Y ˆ  30 ˆ 40
3
Il reddito complessivo aumenta quindi di 40 milioni di euro.

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APPROFONDIMENTI
L'INTERVENTO DELLA TASSAZIONE
Lo Stato interviene nel sistema economico mediante la spesa pubblica G che fa incrementare il consumo
e l'occupazione, ma anche mediante le imposte sul reddito T .
Il saldo di bilancio SB dello Stato eÁ dato dalla differenza tra le uscite dovute alla spesa pubblica e le en-
trate dovute alla tassazione:
SB ˆ G T
Si ha un disavanzo quando le uscite sono maggiori delle entrate, un pareggio quando sono uguali, un
avanzo quando sono minori:
> 0 disavanzo
SB ˆ 0 pareggio
< 0 avanzo

L'inserimento della tassazione comporta una variazione del modello di Keynes in quanto il reddito Y
complessivo deve essere diminuito della tassazione T ; il reddito diminuito, che indichiamo con Yd , eÁ
quindi espresso dalla relazione:
Yd ˆ Y T

Se supponiamo che la tassazione sia proporzionale al reddito (si tratta di una realtaÁ semplificata non ri-
spondente per esempio al sistema di tassazione in Italia), allora T si puoÁ esprimere con la relazione:

T ˆ tY ‡ T

dove t rappresenta l'aliquota fiscale proporzionale al reddito (quindi 0 < t < 1) e T eÁ la tassazione di ba-
se. Di conseguenza:
Yd ˆ Y tY T ! Yd ˆ Y …1 t † T

Anche la funzione di consumo, che dipende dal reddito, subisce delle variazioni e deve essere ridefinita
nel seguente modo:
 
C ˆ kYd ‡ C cioeÁ C ˆ c Y …1 t † T ‡ C ! C ˆ c …1 t †Y cT ‡ C

La domanda aggregata eÁ quindi definita dalla relazione:


AD ˆ C ‡ I ‡ G cioeÁ AD ˆ c …1 t †Y cT ‡ C ‡ I ‡ G

Tenendo presente che nel modello di Keynes si suppone che gli investimenti siano costanti, l'espressione
cT ‡ C ‡ I ‡ G eÁ anch'essa una costante che possiamo indicare con P; la funzione della domanda ag-
gregata diventa quindi:
AD ˆ c …1 t †Y ‡ P

Analogamente a quanto detto in precedenza, il punto di equilibrio eÁ il valore Y  soluzione dell'equazione


c …1 t †Y ‡ P ˆ Y cioeÁ:
1
Y ˆ P
1 c …1 t †
1
Il coefficiente rappresenta il moltiplicatore del reddito in presenza di tassazione:
1 c …1 t†

1
moltiplicatore ˆ
1 …
c 1 t†

8 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


1
Per esempio, con gli stessi parametri dell'esempio di pag. 7 precedente, cioeÁ c ˆ ˆ 0,25 e t ˆ 0,4 (tas-
4
1
sazione del 40%), il moltiplicatore assume valore ˆ 1,176 che eÁ inferiore al preceden-
1 0,25…1 0,4†
4
te (che valeva , cioeÁ 1,33).
3
Una spesa pubblica G ˆ 30 comporta in questo caso un aumento del reddito pari a
4Y ˆ 1,176  30 ˆ 35,28.
In conclusione, se la tassazione eÁ necessaria in quanto lo Stato deve avere delle entrate, una tassazione
eccessiva rischia di vanificare l'intervento della spesa pubblica come soluzione a problemi di recessione.

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I concetti e le regole
Il modello di Keynes e le funzioni che lo caratterizzano
Il modello keynesiano si basa sul concetto di domanda aggregata (AD), che rappresenta la domanda totale di beni e
servizi formulata da un sistema economico nel suo complesso in un arco di tempo stabilito.
Viene descritto tramite alcune funzioni:
l la funzione di consumo che si esprime con la relazione lineare: C ˆ cY ‡ C
In essa il coefficiente angolare c viene detto propensione marginale al consumo (PMC) e soddisfa la condizione
0 < c < 1, mentre C rappresenta il consumo di sussistenza.
l la funzione di risparmio che si esprime con la relazione lineare: S ˆ …1 c †Y C
In essa il coefficiente angolare 1 c viene detto propensione marginale al risparmio (PMS) e soddisfa la condizio-
ne 0 < c < 1, mentre C rappresenta la componente autonoma del risparmio.
l la funzione di investimento che si esprime con la relazione lineare: I ˆ hi ‡ I
In essa il coefficiente h > 0 rappresenta l'avversione marginale all'investimento e I indica l'investimento a tasso nul-
lo.

Le leggi del modello


Nella sua forma piuÁ semplice, il modello di Keynes si esprime con la relazione: AD ˆ C ‡ I
che, tenendo conto del significato delle sue componenti C e I, diventa: AD ˆ cY ‡ E
dove E eÁ la componente autonoma data dalla somma C ‡ I.
Le variabili che fanno parte del modello sono legate dalle seguenti leggi:
1 il consumo durante il periodo preso in considerazione dipende dal reddito del periodo stesso: C ˆ cY ‡ C
2 il risparmio eÁ la differenza tra reddito e consumo: S ˆ …1 c †Y C
3 in ogni periodo di tempo il risparmio eÁ sempre uguale all'investimento: SˆI
4 l'investimento eÁ costante nel tempo: IˆI

L'equilibrio del modello corrisponde alla situazione in cui la domanda aggregata eÁ


uguale al reddito; il punto di equilibrio si raggiunge quindi quando vale la relazio-
ne AD ˆ Y , cioeÁ nel punto
1
Y ˆ E
1 c

L'intervento della spesa pubblica


Per garantire la piena occupazione, che non eÁ certa in situazioni di equilibrio economico, l'equazione del modello si
modifica mediante l'inserimento della spesa pubblica G da parte dello Stato:

AD ˆ C ‡ I ‡ G
1
In questo caso, la variazione di reddito viene espressa dalla relazione: Y ˆ  G
1 c
1
Il parametro viene detto moltiplicatore del reddito.
1 c

10 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


La macroeconomia:
il modello di Keynes
N.B. Salvo indicazioni specifiche, negli esercizi che seguono gli importi in denaro sono espressi in unitaÁ con-
venzionali di moneta.

IL MODELLO KEYNESIANO E LE SUE LEGGI


RICORDA
n Le funzioni fondamentali del modello keynesiano sono le seguenti:
l la funzione di costo C ˆ cY ‡ C
Á la propensione marginale al consumo e C e
dove c e Á il consumo di sussistenza
l la funzione di risparmio S ˆ …1 c †Y C
dove 1 Á la propensione marginale al risparmio e
ce Á la componente autonoma del risparmio
C e
l la funzione di investimento Iˆ hi ‡ I
Á l'avversione marginale all'investimento
che nel caso di investimenti costanti diventa I ˆ I, dove h e
l la funzione della domanda aggregata AD ˆ C ‡ I

n Le quattro leggi che caratterizzano il modello di Keynes si possono esprimere mediante le relazioni:
1 C ˆ cY ‡ C il consumo dipende dal reddito
2 S ˆ …1 c †Y C Á la differenza tra reddito e consumo
il risparmio e
3 S ˆI Á uguale all'investimento
il risparmio e
4 IˆI Á costante nel tempo
l'investimento e

Comprensione

1 Enuncia le leggi che esprimono il modello economico di Keynes.


2 Il consumo eÁ funzione:
a. del risparmio b. dell'investimento c. del reddito d. della domanda aggregata
3 La propensione marginale al consumo eÁ un valore:
a. minore di 1 b. positivo minore di 1 c. maggiore di 1 d. positivo
4 Indica quali fra i seguenti valori possono rappresentare la propensione marginale al consumo:
a. 1,2 b. 0,77 c. 4,6 d. 0,2
5 Se la propensione al risparmio eÁ 0,43 significa che per ogni 100 unitaÁ di moneta di reddito ne vengono
destinate al risparmio:
a. 43 b. 0,43 c. 57 d. 0,57

Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES 11


6 La componente autonoma del risparmio eÁ una quantitaÁ:
a. positiva b. negativa c. positiva minore di 1 d. maggiore di 1
7 Indica quale delle seguenti affermazioni eÁ vera.
a. PMC ‡ PMS ˆ 0 b. PMC ‡ PMS ˆ 1
c. PMC ‡ PMS > 1 d. 0 < PMC ‡ PMS < 1
8 La funzione di investimento:
a. eÁ crescente se la variabile indipendente eÁ il reddito Y
b. eÁ decrescente se la variabile indipendente eÁ il tasso di interesse i.
Spiega perche le precedenti affermazioni sono entrambe vere.
9 Se l'investimento I eÁ rappresentato da una funzione lineare del tasso i, cioeÁ I ˆ hi ‡ I, l'avversione
marginale all'investimento eÁ rappresentata:
a. dal coefficiente angolare della retta
b. dall'opposto del coefficiente angolare della retta
c. dal parametro I
d. dal tasso massimo applicabile.
10 Spiega che cos'eÁ la domanda aggregata e indicane le componenti fondamentali.

Applicazione

11 ESERCIZIO GUIDA
In un sistema economico ad un reddito Y ˆ 400 corrisponde un consumo C ˆ 500, mentre ad un red-
dito Y ˆ 800 corrisponde un consumo C ˆ 750. Troviamo la funzione di consumo, rappresentiamola
in un diagramma YC e determiniamo la propensione marginale al consumo (PMC) e il consumo di
sussistenza di questo sistema.

Si tratta di determinare la retta che passa per i punti A…400, 500† e B …800, 750† :

C 500 Y 400 5
ˆ ! Cˆ Y ‡ 250
750 500 800 400 8
5
La PMC eÁ uguale a , quindi minore di 1; l'equazione trovata eÁ quin-
8
di idonea a rappresentare una funzione di consumo.
Il consumo di sussistenza eÁ pari a 250.
Osserviamo che, in alcuni punti come per esempio in A, il consumo eÁ
superiore al reddito in quanto si deve tener conto del consumo di sus-
sistenza pari a 250, uguale per qualsiasi situazione di reddito.

Risolvi i seguenti esercizi determinando la funzione di consumo note le informazioni indicate; rappre-
sentala graficamente e individua la PMC e il consumo di sussistenza.
 
12 Y1 ˆ 300 C1 ˆ 300 Y2 ˆ 450 C2 ˆ 400 C ˆ 2 Y ‡ 100
3
 
13 Y1 ˆ 120 C1 ˆ 170 Y2 ˆ 280 C2 ˆ 290 C ˆ 3 Y ‡ 80
4
 
14 Y1 ˆ 450 C1 ˆ 360 Y2 ˆ 810 C2 ˆ 440 C ˆ 2 Y ‡ 260
9

12 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


 
3
15 c ˆ Y1 ˆ 400 C1 ˆ 310 C ˆ 3 Y ‡ 160
8 8
 
1 1
16 c ˆ Y1 ˆ 712 C1 ˆ 388 C ˆ Y ‡ 210
4 4
 
2
17 c ˆ Y1 ˆ 420 C1 ˆ 264 C ˆ 2 Y ‡ 96
5 5
 
18 C ˆ 95 Y1 ˆ 210 C1 ˆ 185 C ˆ 3 Y ‡ 95
7
 
19 C ˆ 100 Y1 ˆ 360 C1 ˆ 300 C ˆ 5 Y ‡ 100
9
 
20 C ˆ 340 Y1 ˆ 840 C1 ˆ 900 C ˆ 2 Y ‡ 340
3

La funzione di risparmio

Risolvi i seguenti esercizi determinando la funzione di risparmio note le informazioni indicate; rappre-
sentala graficamente e individua la PMS e la componente autonoma del risparmio.
 
21 Y1 ˆ 180 S1 ˆ 10 Y2 ˆ 240 S2 ˆ 30 Sˆ 1Y 50
3
 
22 Y1 ˆ 300 S1 ˆ 120 Y2 ˆ 450 S2 ˆ 210 Sˆ 3Y 60
5
 
5
23 c ˆ Y1 ˆ 960 S1 ˆ 80 Sˆ 1Y 80
6 6
 
3
24 c ˆ Y1 ˆ 720 S1 ˆ 350 S ˆ 5 Y 100
8 8
 
25 C ˆ 86 Y1 ˆ 630 S1 ˆ 54 S ˆ 2 Y 86
9
 
26 C ˆ 105 Y1 ˆ 550 S1 ˆ 60 Sˆ 3 Y 105
10

La funzione di investimento

Determina la funzione di investimento assumendo il tasso di interesse i come variabile indipendente e


note le informazioni indicate; rappresentala graficamente e individua l'avversione marginale all'investi-
mento. Per ciascuna funzione determina poi il massimo tasso applicabile.

27 i1 ˆ 0,08 I1 ˆ 610 i2 ˆ 0,15 I2 ˆ 50 ‰I ˆ 1250 8000i; 0,1563Š

28 i1 ˆ 0,05 I1 ˆ 490 i2 ˆ 0,12 I2 ˆ 35 ‰I ˆ 815 6500i; 0,1254Š

29 h ˆ 2500 i1 ˆ 0,05 I1 ˆ 629 ‰I ˆ 754 2500i; 0,3016Š

30 h ˆ 3420 i1 ˆ 0,08 I1 ˆ 90 ‰I ˆ 363,6 3420i; 0,1063Š

31 I ˆ 380 i1 ˆ 0,06 I1 ˆ 176 ‰I ˆ 380 3400i; 0,11176Š

32 I ˆ 640 i1 ˆ 0,03 I1 ˆ 505 ‰I ˆ 640 4500i; 0,14222Š

Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES 13


LA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO: LA CROCE KEYNESIANA

Comprensione

33 La condizione di equilibrio economico nel modello keynesiano si ha quando:


a. AD ˆ Y b. AD ˆ C c. AD ˆ S d. C ˆ I
1
34 Se la componente autonoma della domanda aggregata eÁ uguale a 100 e PMC ˆ , il reddito di equili-
5
brio eÁ uguale a:
a. 100 b. 20 c. 500 d. 125
35 Il paradosso del risparmio afferma che:
a. non conviene risparmiare
b. l'eccessivo risparmio frena l'economia
c. eÁ necessario risparmiare molto per far crescere l'economia
d. il risparmio non influenza la crescita dell'economia.

Applicazione

36 ESERCIZIO GUIDA
2
La domanda aggregata di un sistema economico eÁ espressa dalla relazione AD ˆ Y ‡ 900. Deter-
5
miniamo il reddito di equilibrio.

Il reddito di equilibrio eÁ quello per il quale AD ˆ Y , cioeÁ eÁ il valore di Y soluzione dell'equazione:


2
Y ‡ 900 ˆ Y
5
Risolvendola troviamo che eÁ Y  ˆ 1500.

37 ESERCIZIO GUIDA
3
La funzione di consumo di un sistema economico eÁ C ˆ 350 ‡ Y e si sa che il reddito di equilibrio eÁ
5
uguale a 1200. Troviamo il valore dell'investimento ed esprimiamo la funzione della domanda aggre-
gata.

La domanda aggregata ha equazione AD ˆ C ‡ I


3
cioeÁ nel nostro caso AD ˆ 350 ‡ Y ‡I
5
3
L'equazione che daÁ reddito di equilibrio eÁ 350 ‡ Y ‡ I ˆ Y
5
3
e deve essere soddisfatta da Y ˆ 1200 350 ‡  1200 ‡ I ˆ 1200
5
Risolvendo l'equazione ottenuta rispetto a I troviamo che deve essere I ˆ 130
3
La funzione della domanda aggregata eÁ di conseguenza: AD ˆ 350 ‡ Y ‡ 130.
5

38 Determina il reddito di equilibrio nei seguenti casi:


2
a. la domanda aggregata di un sistema economico eÁ espressa dalla relazione AD ˆ Y ‡ 500
7

14 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


1
b. la domanda aggregata di un sistema economico eÁ espressa dalla relazione AD ˆ Y ‡ 200.
5
‰700; 250Š

39 In un sistema economico la quota costante di investimenti eÁ I ˆ 250 e la funzione dei consumi eÁ


C ˆ 4 Y ‡ 100. Trova il punto di equilibrio del sistema. ‰1750Š
5
40 Il reddito di equilibrio di un sistema economico eÁ Y  ˆ 560 e si sa che la funzione di consumo eÁ espressa
3
dalla relazione C ˆ Y ‡ 200. Determina la quota costante degli investimenti. ‰150Š
8
3
41 La funzione della domanda aggregata di un sistema economico eÁ AD ˆ Y ‡ 588; in seguito a un
10
maggiore investimento, il punto di equilibrio si sposta dal precedente valore a 860. Trova l'equazione
della funzione della domanda aggregata dopo l'aumento della quota di I. ‰14Š

42 La propensione marginale al consumo di un sistema economico eÁ uguale a 0,65, la quota di investimen-


to eÁ 145. Se il punto di equilibrio del sistema eÁ Y  ˆ 520, quanto vale il consumo di sussistenza e qual eÁ
 
la funzione della domanda aggregata di questo sistema? 13
C ˆ 37; AD ˆ Y ‡ 182
20
43 In un sistema economico, il consumo di sussistenza eÁ uguale a 80 e la quota costante di investimento eÁ
100; se il reddito di equilibrio eÁ uguale a 450, determina la propensione marginale al consumo e scrivi la
 
funzione della domanda aggregata. 3 3
cˆ , AD ˆ Y ‡ 180
5 5

LA SPESA PUBBLICA E IL MOLTIPLICATORE DEL REDDITO


RICORDA
1
l Á la propensione al consumo di un sistema economico, il coefficiente
Se c e viene detto moltiplica-
1 c
tore del reddito; nella teoria keynesiana, esso rappresenta l'indice di espansione del reddito in seguito
all'intervento della spesa pubblica G.
1
L'incremento di reddito e Á dato dalla relazione Y ˆ  G.
1 c

Comprensione

44 Se la propensione al consumo di un Paese eÁ uguale a 0,58, il moltiplicatore del reddito eÁ uguale a:


a. 2,38 b. 1,38 c. 0,42 d. 1,72
45 Se lo Stato di un Paese interviene con una spesa pubblica G ˆ 100 e se la propensione al consumo eÁ
uguale a 0,32, l'incremento del reddito eÁ circa:
a. 100 b. 320 c. 147 d. 313

Applicazione

46 ESERCIZIO GUIDA
In un sistema economico la funzione della domanda aggregata eÁ espressa dalla relazione
5
AD ˆ Y ‡ 400; trattandosi di una situazione di sottooccupazione, lo Stato interviene con una spesa
9

Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES 15


pubblica G ˆ 120. Tale quota eÁ sufficiente a garantire la piena occupazione se il reddito di piena oc-
cupazione eÁ Y ˆ 1200? In caso contrario, quale dovrebbe essere la spesa dello stato?
Con l'intervento dello Stato la funzione della domanda aggregata diventa:

5 5
AD ˆ Y ‡ 400 ‡ 120 ! AD ˆ Y ‡ 520
9 9
5
Troviamo il punto di equilibrio: Y ˆ Y ‡ 520 ! Y  ˆ 1170
9
La spesa non eÁ quindi sufficiente a garantire la piena occupazione.
Troviamo il valore necessario al raggiungimento di questo valore:

5 5
AD ˆ Y ‡ 400 ‡ G ! Y ˆ Y ‡ 400 ‡ G
9 9
5
L'equazione deve essere soddisfatta per Y ˆ 1200 : 1200 ˆ  1200 ‡ 400 ‡ G
9
400
da cui ricaviamo che deve essere G ˆ , cioeÁ circa 133,34 (abbiamo indicato il valore per eccesso
3
in quanto quello per difetto si trova ancora al di sotto del reddito di piena occupazione).

47 Il reddito di piena occupazione di un Paese eÁ Y ˆ 870; se la funzione della domanda aggregata eÁ


1
AD ˆ Y ‡ 500, quale deve essere la spesa pubblica per portare il reddito di equilibrio alla piena oc-
6
cupazione? ‰225Š

48 Il reddito di piena occupazione di un Paese eÁ Y ˆ 960 e viene raggiunto con una spesa pubblica
 
G ˆ 160; qual eÁ la propensione al consumo di questo Paese? 5
6
3
49 La funzione della domanda aggregata di un Paese eÁ AD ˆ Y ‡ 500 e il reddito di piena occupazione si
8
raggiunge con una spesa pubblica G ˆ 80. Trova tale reddito. ‰928Š

50 In un sistema economico la componente autonoma della domanda aggregata eÁ 750 e il reddito di equi-
librio eÁ Y  ˆ 1250; per garantire la piena occupazione, lo Stato pensa di intervenire con una spesa pub-
blica G ˆ 90. E' sufficiente tale intervento se il reddito corrispondente eÁ Y ˆ 1380? Quale dovrebbe es-
sere la spesa adeguata per ottenere l'obiettivo?  
‰intervento superiore alle necessita; e sufficiente G ˆ 78Š

51 ESERCIZIO GUIDA
3
La funzione della domanda aggregata di un Paese eÁ AD ˆ Y ‡ 200; se la spesa pubblica aumenta
5
della quantitaÁ G ˆ 100, di quanto aumenta il reddito?
3
Dobbiamo calcolare il moltiplicatore del reddito tenendo presente che eÁ c ˆ :
5
1 1 5
ˆ ˆ
1 c 1 3 2
5
5
L'aumento del reddito eÁ quindi: Y ˆ  100 ˆ 250
2

52 Calcola l'aumento del reddito nei seguenti casi:


1
a. c ˆ G ˆ 20
6

16 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS


5
b. c ˆ G ˆ 60
9
2
c. c ˆ G ˆ 82 ‰24; 135; 114,8Š
7

APPROFONDIMENTI L'intervento della tassazione

53 ESERCIZIO GUIDA
13
La funzione della domanda aggregata di un Paese eÁ AD ˆ Y ‡ 90; se la propensione al consumo eÁ
32
5
, qual eÁ il livello di tassazione?
8
13 5
Dall'equazione della domanda ricaviamo che c …1 t† ˆ e sappiamo che c ˆ ; per trovare t
32 8
dobbiamo risolvere l'equazione

5… 13 7
1 t† ˆ ! tˆ
8 32 20
che corrisponde ad una tassazione del 35%.

54 La funzione della domanda aggregata di un Paese eÁ AD ˆ 12 Y ‡ 85; se la tassazione eÁ del 32%, qual eÁ
25  
la propensione al consumo di quel Paese? 12
17

55 La propensione al consumo di un Paese eÁ 4 e la tassazione eÁ del 25%. Se P ˆ 520, qual eÁ il reddito di


5
equilibrio? ‰1300Š

Per la verifica delle competenze


1 In un sistema economico la funzione di consumo eÁ espressa dalla funzione C ˆ 4 Y ‡ 100 e la quota
5
fissa di investimento eÁ pari a 100. Calcola:
a. la funzione di risparmio
b. la funzione della domanda aggregata
c. il reddito di equilibrio  
d. il moltiplicatore del reddito. a: S ˆ 1 Y 100; b: AD ˆ 4 Y ‡ 200; c: 1000; d: 5
5 5

2 L'economia di un Paese eÁ caratterizzata dalle seguenti funzioni:


funzione di consumo: C ˆ 400 ‡ 0,4Y
investimenti: I ˆ 500
spesa pubblica: G ˆ 300
Calcola:
a. la funzione della domanda aggregata
b. il reddito di equilibrio
Supponendo poi che il reddito di piena occupazione sia 2200, calcola la spesa pubblica che lo Stato
deve ulteriormente sostenere per garantire la piena occupazione.
‰a: AD ˆ 0,4Y ‡ 1200; b: 2000; c: 120Š

Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES 17


3 Un Paese che ha una componente autonoma del risparmio uguale a 150, ha una propensione margi-
nale al risparmio pari a 7 . Gli investimenti ammontano a 800 unitaÁ di moneta e in tale situazione lo
12
Stato decide di intervenire con una spesa pubblica di 400 unitaÁ di moneta per garantire la piena occu-
pazione. Determina:
a. la funzione di consumo
b. la funzione della domanda aggregata  
c. il reddito di piena occupazione. a: C ˆ 7 Y ‡ 150; b: AD ˆ 7 Y ‡ 1350; c: 3240
12 12

Soluzioni esercizi di comprensione

2 c. 3 b. 4 b., d. 5 a. 6 b.
7 b. 9 b. 33 a. 34 d. 35 b.
44 a. 45 c.

18 LA MACROECONOMIA: IL MODELLO DI KEYNES Q ISTITUTO ITALIANO EDIZIONI ATLAS

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