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Fondazione Istituto Gramsci

Ragione e ragion di Stato


Author(s): Paolo Alatri
Source: Studi Storici, Anno 19, No. 3 (Jul. - Sep., 1978), pp. 657-666
Published by: Fondazione Istituto Gramsci
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/20564573
Accessed: 14-01-2017 19:20 UTC

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Note critiche

RAGIONE E RAGION DI STATO


Paolo Alatri

Dovendo trattare delle lumi2res in Europa, Roland Mortier ha dichia


rato di trovarsi di fronte a un problema delicato, consistente nel cercare
di dare unita e sinteticita a un movimento che invece, nei vari paesi
d'Europa, ha ritmi di sviluppo e di fioritura e persino orientamenti e
contenuti notevolmente diversificati. << Se e difficile - ha scritto -
sistemare in una visione globale Marivaux e Sade, Voltaire e Rousseau,
Prevost e Restif, Fontenelle e Diderot, oppure Lessing e Lichtenberg,
Wieland e Herder, tanto maggiore diventa la perplessita dello storico
se vuole integrare Pope e Gibbon, Feij6o e Cadalso, Genovesi e i Verri,
Potocki e Radichtchev >>. Ed ha perciO avvertito che e necessario << con
servare una coscienza molto netta del carattere fluttuante del nostro
oggetto (il secolo dei lumi) e far emergere dialetticamente le correnti che
l'uniscono e insieme le forme diverse che esso ha assunto all'interno di
ogni cultura, e a maggior ragione nel quadro d'insieme delle culture
europee >>; perche << non e possibile, senza gravi conseguenze negative,
assimilare lumieres, Aufklarung, illuminismo, prosvechennya al livello
ideologico, ne e possibile situarli nella stessa fascia cronologica, e nep
pure nel medesimo quadro secolare >> '. E al Colloquio internazionale
su <<Voltaire e la Germania>>, svoltosi dal 18 al 21 maggio 1978 a
Mannheim per iniziativa di quella Universita e della << Societe frangaise
d'etude du xvjjje siecle >>, l'esame ravvicinato delle lumieres francesi
e dell'Aufklkrung tedesca ha fatto emergere le caratteristiche profonda
mente diverse che animano i due movimenti illuministici, legati a speci
fici contesti politici, economici e ideologici, che a loro volta affondano
le radici in due tradizioni nazionali differenti.
Certo, in Francia la coscienza di vivere in un << sie'cle de lumie'res >> si e
formata fin dagli inizi del '700, si e rafforzata dopo la meta del secolo
con Voltaire, con Diderot, con d'Alembert e con gli enciclopedisti, ed
e diventata la divisa e il programma di lotta del gruppo << filosofico >>.
Gia in Inghilterra, dove pure il libero pensiero aveva posto le radici

1 Roland Mortier, Diversit? des ? Lumi?res ? europ?ennes, ? Cahiers d'Histoire des


Litt?ratures Romanes ?, Sonderdrucke, Heft 3, Carl Winter-Universit?tverlag, Heidel
berg 1977.

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teoriche e ideologiche dello stesso illuminismo poi sviluppatosi in Fran


cia, 'e piu raro sentire i contemporanei parlare della loro epoca come di
un'<< enlightened age >>, e in Germania Kant dichiarera esplicitamente
che si e ancora lontani dal vivere << in einem aufgeklirten Zeitalter >>.
Si puo dunque constatare che la posizione del pensiero definito << illu
minato >> si presenta in Francia in modo singolare e che sarebbe arbi
trario volerne trarre delle conclusioni valide a livello europeo.
Tanto piu evidente questo problema si presenta quando si tratti di
esaminare e illustrare, non piu soltanto i vani movimenti illuministici
nazionali, ma l'intero << secolo dei lumi >>. E cio perche, malgrado il
titolo con cui il '700 viene comunemente indicato e definito, << lumi ?
e secolo XVIII non coincidono, non s'identificano, non si possono so
vrapporre senza forti residui che fuoriescono da tale eventuale identifi
cazione e sovrapposizione. Nel secolo XVIII, non solo sono fortemente
presenti le pratiche magiche e le credenze occultistiche, cioe manifesta
zioni di irrazionalismo, ma piu in generale razionalita e irrazionalismo si
combattono senza posa, e senza che si possa dire che la prima finisca col
riportare una sostanziale vittoria; che anzi, proprio verso la fine del
secolo, le manifestazioni di irrazionalismo s'infittiscono e acquistano mag
giore spessore.
Dando notizia di un inedito << Libro maledetto >> del '700, cioe di un
manuale dell'arte magica analogo a quella serie di trattati di cui, gia
allora, fece collezione Antoine-Rene d'Argenson marchese di Paulmy,
Aurelio Rigoli ha giustamente osservato di recente che l'individuazione
e lo studio di questi filoni irrazionalistici settecenteschi serve non sol
tanto a spiegare figure come quelle di Casanova e di Cagliostro e mo
vimenti settari come quello tanto importante della Massoneria, ma an
che a restituire al secolo XVIII un volto storico piu reale; e chi, attar
dandosi su un invecchiato schematismo fatto di immagini stereotipate,
si ostinasse ad accreditare l'immagine di un Settecento caratterizzato
esclusivamente dalla chiarezza e distinzione delle idee, di un Settecento
disposto a riconoscere soltanto i diritti sovrani della Ragione, di un
Settecento fondamentalmente empirista, non si porrebbe nella migliore
delle prospettive e delle condizioni per intendere quel secolo che fu,
si, dei lumi, ma anche uno dei pi dilaniati dall'alternativa tra mistero/
irrazionalita e chiarezza/razionalismo e che rimane altrettanto credulo
e avido di meraviglia quanto lo era stato il Medioevo, che i << filosofi >>
assunsero come simbolo di oscurantismo e di tutto cio che si trattava
di combattere e di abbattere2. Paul Huson ha scritto che nel diciotte
simo secolo le logge massoniche ed ermetiche si diffusero e it potere
della Chiesa si ridusse considerevolmente 3; ma bisogna aggiungere che
anche nell'ambito della stessa religione cattolica si diffusero movimenti,
come quello dei convulsionari francesi, che s'ispiravano a dottrine di

2 AureMo Rigoli, Magia e etnostoria, Torino, 1978.


3 Paul Huson, II dominio della magia ?era, Roma, 1971. Il corsivo ? nostro.

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carattere mistico e orgiastico, in netto contrasto con la cauta disciplina


ecclesiastica, dalle cui gerarchie quelle pratiche di culto furono infatti
aspramente combattute. Tutto il secolo e percorso dal contrasto tra
illuministi e illuminati: un contrasto, sia detto tra parentesi, che crea
malintesi linguistici nel passaggio dall'italiano al francese e viceversa,
appunto perche gli illuministes non sono affatto, al di la delle Alpi, gli
uomini dei lumi, ma, al contrario, quelli che noi chiamiamo gli illuminati,
cioe i seguaci di dottrine che nei modi piu diversi si oppongono al ra
zionalismo dominante. Ed e poi anche da vedere se il razionalismo sia
veramente dominante: lo e certamente presso gli spiriti piu alti, quelli
ai quali noi guardiamo perche le loro opere sono ancora vive, da Mon
tesquieu a Diderot, da Voltaire a Condorcet, da Lessing a Kant; ma e
assai dubbio che il razionalismo fosse dominante, anche nella Francia
del '700.
Non deve dunque ingannarci il titolo che Albert Soboul, Guy Lemar
chand e Michele Fogel hanno dato alla loro opera sul secolo XVIII, di
cui e uscito, in due volumi, il primo tomo, relativo alla prima meta del
periodo considerato 4. La ricca problematica che il secolo presenta per una
sua definizione e ben presente agli autori, i quali, nel loro sforzo di ab
bracciare in un possente quadro d'insieme l'intero panorama settecentesco
europeo (con sortite anche extraeuropee), si sono guardati dall'esau
rirlo nello sviluppo dei <<lumi >>. Certo, come gia riconosceva Roland
Mortier, le grandi linee del pensiero si organizzano, nel XVIII secolo,
attorno ad alcuni concetti unificanti, relativi a una nuova visione del
mondo. Sia pure in momenti cronologicamente diversi, questa specificita
dell'epoca e stata avvertita dagli spiriti migliori: il movimento illumi
nistico potrebbe caratterizzarsi come una razionalizzazione del cosmo,
come un rovesciamento del rapporto tradizionale fra trascendenza e im
manenza, come un emergere e un fiorire dello spirito critico e individua
lista, come un tentativo d'instaurare la felicita mediante una migliore
organizzazione della societa, come una piu esatta conoscenza dell'uomo
e un piu frequente ricorso alle tecniche nuove. Analogamente, Soboul
sottolinea come, ancora rinserrato nelle sopravvivenze dell'eta feudale,
erede di strutture apparentemente immobili, il secolo XVIII, ultimo del
l'Ancien regime, si libera a poco a poco dal vecchio ordine e si apre
su un mondo allargato dal pensiero critico e dal progresso scientifico;
e anche se molti elementi frenanti persistono ancora cosi nell'ordine
sociale come in quello delle mentalit"a, la societa subisce un profondo
sommovimento, i quadri giuridici scricchiolano, le tenebre si diradano,

4 Albert Soboul, Guy Lemarchand, Mich?le Fogel, Le si?cle des Lumi?re, Tome I,
L'Essor (1715-1750), voll. 2, Presses Universitaires de France, Paris, 1977. A. So
boul, ehe ha assicurato la coordinazione e Tunit? del lavoro, ha redatto Ylntrodu
zione, il libro II (La philosphie des Lumi?res) e la Conclusione, e, in collaborazione
con M. Fogel, il libro III (Etats et soci?t?s dans la premi?re moiti? du XVIIIe si?
cle)', G. Lemarchand ha redatto il libro I (L'?lan du si?cle. L'?largissement du
monde et l'expansion de l'?conomie europ?enne).

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l'ordine nuovo e in gestazione, l'Europa << s'impegna nella modernita >>.


La sua modernita si definisce attraverso una rivoluzione della conoscen
za, un mutamento intellettuale e un nuovo spirito scientifico, la mate
matizzazione progressiva del reale e del sapere, i progressi della tecnica,
infine la fede ragionata nella superiorita dell'uomo inventore e creatore.
Ma se si applica questo schema alla realta ideologica dell'Europa set
tecentesca, non si puo fare a meno di ammettere che la sua diffusione
e ineguale e poco omogenea, dal punto di vista sia geografico che cro
nologico; e questa asincronicita nello spazio e nel tempo si complica
ulteriormente per la molteplicita interna a ciascuno dei contesti nazio
nali. Inoltre il movimento intellettuale, guardando al quale si possono
stabilire quei fondamentali avanzamenti, non raggiungeva che delle elites,
minoranze aristocratiche e alto-borghesi. L'antico sistema di valori e di
istituzioni persisteva tenace, e non mancava di difensori, anche a livello
teorico. Pur se il clero fu, nel corso del secolo, guadagnato in parte alle
idee nuove, nell'insieme esso non cesso di costituire, nei suoi rapporti
con le masse popolari, il baluardo piu efficace della tradizione. La strut
tura sociale aristocratica e gerarchizzata, che sostanzialmente si conservo
per tutto l'Ancien regime, manteneva nei sudditi un complesso d'infe
riorita che comportava rassegnazione e rispetto, del resto comandati
dalla religione e imposti con la forza da uno Stato autoritario e intol
lerante.
Se poi dal livello ideologico e letterario passiamo a quello piu pro
priamente politico, l'Europa della ragione si trova a dover fare continua
mente i conti con l'Europa della ragion di Stato; ed e quest'ultima,
e non la prima, malgrado i belletti di cui alcuni sovrani vollero inci
priarsi, a dominare negli accadimenti politici concreti, nei rapporti in
ternazionali e nella stessa direzione dei diversi popoli da parte dei ri
spettivi governi. Va anzi rilevato - e gli autori non mancano di farlo
- che proprio in Francia, dove piu impetuoso si sviluppo il movimento
<< filosofico >>, le lumieres furono piu che mai incapaci di penetrare i
centri di potere', mentre qualche maggiore risultato concreto fu reali7
zato nell'Austria di Maria Teresa e di Giuseppe II e perfino nei regni
borbonici di Napoli e di Sicilia.
Con queste premesse di carattere metodologico e generale, gli autori
costruiscono un'opera che, anche per le sue caratteristiche strutturali,
prende un posto privilegiato nel panorama della produzione storiografica.
Alludo in primo luogo alla completezza del quadro, della quale gia si
puo avere un'idea dai titoli dei tre libri in cui questo primo tomo si
articola; e poi alla ricchissima e assai aggiornata bibliografia che ac
compagna, capitolo per capitolo e paragrafo per paragrafo, lo sviluppo
dell'opera. La ricchezza delle indicazioni bibliografiche non e che la spia

5 Cfr. Furio Diaz, Filosof?a e politica nei Settecento francese, Torino, 1973 2; Id., Per
una storia illuministica, Napoli, 1973. Mi permetto di rinviare anche al mio volume
Parlamenti e lotta politica nella Francia del '700, Bari, 1977.

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dell'estremo approfondimento di ogni sezione dell'opera, nella quale


gli autori non si accontentano di tracciare le linee maestre e generali
dello sviluppo economico, politico, intellettuale e culturale del secolo,
ma forniscono dati precisi e dettagliati, con una informazione larghissi
ma, tanto che ciascuna sezione puo essere considerata come una trat
tazione specializzata: il che e assai raro in opere di sintesi come que
sta. Compito dello storico, afferma Soboul all'inizio del libro II, e tra
l'altro di chiarire i rapporti tra la realta sociale, economica e politica:
il che poi significa allacciare le mentalita e le idee ai bisogni e alle pres
sioni della societa.
Ora, se Diderot, in una celebre lettera del 3 aprile 1771 alla principessa
Dashkoff, definiva il carattere del secolo individuandolo nello spirito di
liberta, fin dal 1740 Federico di Prussia, scrivendo a Christian Wolff,
che e uno dei maggiori rappresentanti dell'Aufklirung tedesca, preci
sava: ? I filosofi devono pensare coerentemente e spetta a noi di agire
coerentemente. Essi devono istruire il mondo col ragionamento e noi
con l'esempio. Essi devono scoprire e noi praticare >>. Che e gia una de
finizione del dispotismo illuminato, tale almeno quale lo concepirono i
sovrani: i << filosofi >> confinati nella sfera del pensiero, l'azione riser
vata ai monarchi. E fu proprio l'Aufklarung tedesca a costituire questo
strumento nelle mani del potere politico, questo modo specifico e par
ticolare di esercizio dell'assolutismo. Il quale, pero, se ne servi secondo
una logica di potenza, che ben poco aveva a che fare con le prospet
tive aperte dalle lumieres. Di qui quella contrapposizione tra ragione e
ragion di Stato che percorre, caratterizzandolo, il secolo XVIII. Cosi'
dopo avere, nel libro II, illustrato partitamente, in tutte le sue arti
colazioni, la << filosofia dei lumi >>, Albert Soboul e Michele Fogel, nel
libro III, affrontano il tema degli Stati e delle societa% nella prima meta
del '700. Dall'Inghilterra all'Olanda e alla Francia, dai domini asbur
gici alla Prussia, dalla Spagna e dal Portogallo all'Italia 6, dagli Stati
nordici alla Russia e alla Polonia, dalle Americhe ai paesi dell'Islam,
gli autori percorrono in lungo e in largo il mondo civile, per ciascuna
delle sue parti, e per le interrelazioni, disponendo in bell'ordine dati
e riflessioni, in modo da farne emergere un quadro articolato ma al
tempo stesso unitario. Non si puo non concepire ammirazione per uno
sforzo cosi vasto e cosi riuscito di squadernare per il lettore una realta
complessa e varia, senza tuttavia dispersioni e frantumazioni fuorvianti.
Nel campo delle relazioni internazionali, che hanno tanta importanza
(non dimentichiamo che quello della poclitica estera era il settore pri
vilegiato negli Stati d'Ancien regime, tanto che il massimo Consiglio di
governo francese, il Conseil d'en hauit, si occupava esclusivamente di

6 Per quanta riguarda ci? che ha a che fare con TItaMa, dobhiamo lamentare che
neppure un'opera accurata come questa abbia saputo evitare Tinconveniente tanto
consueto nei Mbri francesi, quello cio? di citare in modo scorretto nomi e titoM
di Mngua itaMana.

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quella che era appunto considerata << la grande politica >>, cio'e la poli
tica estera), Alberto Soboul e Michele Fogel mettono I'accento sugli
imperativi economici che le dominano, anche quando sono mascherati
dalle querele dinastiche e dai conflitti territoriali. Si affrontano cosi le
maggiori potenze, Inghilterra e Province Unite, Spagna e Francia, Au
stria, Svezia e Russia. Da quei conflitti, dal modo in cui venivano risolti,
con nuovi equilibri internazionali, dipendevano i progressi non soltanto
del capitalismo commerciale, ma anche del capitalismo industriale in
formazione, elementi che Guy Lemarchand mette a fuoco con rara
competenza e con straordinaria ricchezza di dati nella prima parte del
l'opera. Di conseguenza, quei conflitti tendevano, nel XVIII secolo, ad
estendersi oltre i confini dell'Europa, a investire le colonie americane e
i domini tropicali delle Antille, dell'India e dell'Indocina.
Proprio nel campo della politica estera si palesa in modo clamoroso quel
ritardo nell'evoluzione delle mentalita su quella delle strutture da cui
gli studiosi del XVIII secolo sono colpiti, appunto perche si tratta di
un secolo che ha compiuto una << rivoluzione negli spiriti >>: ora, si di
rebbe che quella rivoluzione non abbia influito sulle diplomazie, rimaste
ancorate a una concezione tradizionale dei rapporti internazionali e de
gli elementi che costituiscono la forza di una nazione. II solo mutamen
to degno di rilievo - anche se si tratta di un grande rilievo - e rap
presentato dal fatto che alle rivalita" europee tradizionali si sommano
ora i nuovi conflitti intercontinentali sugli oceani e nelle colonie, per
quello sfruttamento commerciale e per quella preponderanza economica
che, come si e detto, allarga nel '700 il teatro delle operazioni. Cosicche,
in definitiva, l'immobilita era soltanto apparente, mentre poi matura
vano in profondit"a delle trasformazioni decisive.
Questi due volumi di Albert Soboul, Guy Lemarchand e Michiele Fogel
intendono abbracciare soltanto la prima meta del secolo. In realt"a, gli
autori non riescono sempre a tener fede a tale proposito, e numerose
sono le pagine dell'opera in cui ci si affaccia, e persino ci si inoltra, nella
seconda meta del '700. Cio era inevitabile, e tanto pivi lo era nella
parte dedicata all'espansione economica, commerciale e demografica, te
mi questi che si svolgono su un terreno in cui soltanto i processi di
lungo termine sono misurabili e valutabili. Del resto, la frattura al
1750, se ha qualche plausibilitai (perche e dalla meta del secolo che data
la maggiore fioritura illuministica, mentre la pace di Aix-la-Chapelle del
1748, al termine della guerra di successione austriaca, conferisce all'Eu
ropa un assetto sostanzialmente rimasto stabile fino alla Rivoluzione
francese), non puo celare la continuita e l'unita di un secolo come quello
XVIII, anche se esso va ridotto ai termini cronologici fissati al 1715
dalla morte di Luigi XIV e al 1789 dalla riunione degli Stati generali.
La divisione in due tomi (e ci auguriamo che il secondo sia presto pub
blicato) corrisponde percio prevalentemente a un criterio di comodo
editoriale, tanto piu cogente in questo caso in quanto l'opera, cosi come

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S63 Ragione e ragion di Stato

e stata concepita e realizzata, non poteva non assumere proporzioni im


ponenti.
Fisionomia assai diversa per struttura, mole e carattere ha L'Europe
<? absolutiste >> di Robert Mandrou 7, che l'autore ha scritta destinandola
alla storia d'Europa in sei volumi in corso di pubblicazione presso una
casa editrice di Berlino, dove e stata tradotta e in parte ritoccata rispet
to all'originale per tener conto delle esigenze di un pubblico tedesco.
Intanto, l'opera di Mandrou ha un diverso taglio cronologico, dato che
abbraccia il periodo 1649-1775; e poi non si propone quella completezza
ne quell'utilizzazione di ricerche sistematiche, estese a tutti gli aspetti
della realta storica, che fanno una delle caratteristiche dell'opera di So
boul e dei suoi collaboratori. Mandrou afferma esplicitamente quali sono
state le sue intenzioni: scrivere un'opera tagliata in modo da essere let
ta facilmente e discussa, che presenti un'interpretazione globale del di
venire europeo lungo un po' piu di un secolo, che offra al lettore una
chiave, in parte nuova, per la comprensione di quel periodo; non una
tesi universitaria contenente le << pezze d'appoggio > delle posizioni ivi
sostenute, anche se 'e stata preparata mediante minuziose ricerche d'ar
chivio condotte soprattutto nelle due Germanie. Una sintesi, quindi, che
anzi l'autore definisce << audace >> proprio perche una materia cosi ricca
e stata contenuta in un volume di mole non eccessiva.
Colpisce che quel contrasto tra ragione e ragion di Stato, che gi"a abbia
mo visto emergere, come peculiare del XVIII secolo, nell'opera prece
dentemente esaminata, torni qui addirittura indicato nel sottotitolo
(Raison et raison d'Etat). L'autore rileva che se in francese (come del
resto in italiano) ci si deve affidare, per esprimere tale contrasto, a un
gioco di parole, nessuna ambiguita ne confusione esiste invece nella lin
gua tedesca, dove i due concetti sono espressi con due termini diffew
renti: Vernunft, la ragione ragionante, la ragione dei << filosofi >; e
Staatsriison, che indica appunto la ragion di Stato nel senso classico del
l'espressione. Ma, aggiunge Mandrou, tra ragione e ragion di Stato si
stabilisce una sottile dialettica, nella misura in cui l'esercizio della ra
gion di Stato e calcolo, vale a dire precisamente ratio, e percio la ragione
ragionante puo essere parte essenziale nella definizione stessa della ra
gion di Stato. :t cio che spiega e legittima la messa a punto sul dispo
tismo illuminato nella terza parte del libro, intitolata: << La ragione sa
rebbe ragion di Stato? >>. L'autore perviene a quest'ultima parte del suo
lavoro, in cui balzano sulla scena Federico di Prussia e ICaterina di Rus
sia, Maria Teresa e Giuseppe II, Carlo III e Leopoldo, Luigi XV e
Giorgio III, dopo aver dedicato la prima parte alla definizione di come
vengono precisandosi, tra la fine del '600 e il principio del '700, i due
principali modelli politici e istituzionali europei, quello francese e auello
inglese, e la seconda parte alle esperienze concrete che di tali modelli
si fecero in Europa, nel senso che il modello << louisquatorzien ?>, gia

7 Fayard, Paris, 1977.

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approntato tra fine '600 e primo '700, viene applicato e difeso, a par
tire dalla morte del Re Sole, per tutto il secolo, fino alla rivoluzione;
ed e l'Inghilterra della casa di Hannover a presentare in atto, agli occhi
degli altri paesi, la monarchia della << gloriosa rivoluzione >> di Gu
glielmo III.
Fino al 1740, infatti, i due Stati occidentali che piu nettamente avevano
razionalizzato il loro sviluppo negli ultimi decenni del secolo XVII, non
avevano ancora fatto scuola in Europa al punto da suscitare una vo
lonta d'imitazione. Cio a causa delle contestazioni che, all'interno stesso
di ciascuno dei due Stati, vengono mosse ai rispettivi modelli: l'assolu
tismo francese attraversa una crisi dopo la morte di Luigi XIV, anzi gia
negli ultimi anni del suo regno, per continuare poi ad essere messo
in discussione dall'opposizione dell'aristocrazia, di spada e di toga; il
parlamentarismo inglese sembra interessare, al di fuori dell'isola britan
nica, piu per la sua potenza economica e commerciale che non per le
sue forme istituzionali, mentre i gravi difetti e limiti del sistema e
della pratica parlamentare suscitavano aspre polemiche entro il mondo
politico e civil.e britannico; inoltre il modello inglese era difficilmente
esportabile su un continente in cui non esistevano le condizioni eco
nomiche e sociali per legittimare l'adozione di un regime omologo. Sol
tanto il modello francese proteva trovare una eco favorevole: non gi'a nei
paesi di borghesia sviluppata, alla ricerca di un'altra formula, e neppure
presso quelle aristocrazie continentali gia da lungo tempo integrate in
strutture politiche che riconoscevano loro il primo posto nella gerar
chia sociale, ma presso principi e sovrani affascinati dall'onnipotenza di
cui la monarchia francese sembrava dar l'esempio e che sognavano per
i loro Stati un assetto forte e sufficientemente efficace per svolgere una
grande politica in Europa. Ecco perche, a partire dal quarto decennio
del secolo, avanza una generazione di << despoti illuminati >>, che domi
nano la scena per tutta la seconda meta del '700. Negli anni '40 la svolta
nella storia europea e segnata dal duplice cambiamento di sovrano a
Berlino e a Vienna, nonche dal rinnovamento del personale politico che
segue poco dopo tanto a Londra quanto a Parigi; mentre su tutto il
travaglio con cui la situazione si evolve, emerge la parte presa dai pen
satori politici nello sforzo di riformare e rimodellare le strutture sociali,
politiche e civili. Ma poiche qualunque innovazione decisa dai sovrani
e imposta ai loro sudditi presuppone un rafforzamento dell'apparato sta
tale, l'eta dell'assolutismo illuminato e in primo luogo, al livello delle
strutture istituzionali, l'eta dell'assolutismo (donde il titolo che Mandrou
ha dato al suo libro). Tanto piu che questi sovrani si battono gli uni
contro gli altri - e la guerra di successione austriaca e quella dei sette
anni sono i due maggiori conflitti del secolo - per ingrandire i loro
domini, il che implica un rafforzamento delle finanze pubbliche e un
aumento degli effettivi militari e degli armamenti, e quindi una piu
forte presa del potere sulle popolazioni.
II termine cronologico fissato al 1775 appare percio, proprio alla luce

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565 Ragione e ragion di Stato

di questo disegno interpretativo, di puro comodo, dettato da motivi edito


riali di suddivisione della storia d'Europa pubblicata dalla casa editrice
tedesca, piu che da ragioni intrinseche. Lo stesso Mandrou riconosce che
a quella data non si conclude nessuno dei processi che egli ha esaminato
ed esposto nel suo lavoro, e tanto meno l'opera di Federico, di Caterina
e di Giuseppe, che sono i maggiori protagonisti della terza parte del suo
libro. Semmai si puo dire che la spartizione della Polonia nel 1772 simbo
leggia bene il fallimento degli intenti riformatori dei << filosofi >> e il trionfo
della ragion di Stato sulla ragione, e che nel quindicennio circa che ancora
scorrera fino alla convocazione degli Stati generali in Francia precipitano
gli elementi di quel processo rivoluzionario che porra definitivamente ter
mine all'eta dell'assolutismo.
Su questo dramma del disegno riformistico cullato dai << filosofi >>, Man
drou scrive una pagina, in cui possiamo dire che si riassuma il punto
al quale e giunta la storiografia, dopo tanto fiorire di studi, di ricerche
e di riflessioni sull'affascinante secolo XVIII. << Non e certamente pos
sibile negare - leggiamo nella conclusione generale dell'opera - che la
discussione filosofico-politica ha rimesso in causa tutto cio che si e
convenuto chiamare l'Ancien regime: ne e possibile mettere in discus
sione le trasformazioni sociali suscitate dallo sviluppo capitalistico nella
maggior parte dei paesi europei. Ma ad attenersi alle prese di coscienza
esplicite, ne l'apocalisse ne la felicita dei popoli vengono annunciate
come prospettiva vicina da coloro stessi che elaborano le utopie piu
audaci. Un'Europa nuova e senza dubbio in gestazione, e la passione
delle riforme che non si e ancora spenta ne indebolita, come lo sara
negli anni '80, ben prova che i sovrani e i loro personali politici si
preoccupano di trovare gli elementi di un nuovo equilibrio. Pur con
servando le fondamenta tradizionali della societa feudale-assolutista, essi
si sforzano di consentire, anzi di favorire lo sviluppo commerciale e
<< industriale >>, cioe di mantenere un equilibrio di cui lo Stato - in quan
to apparato di governo - sarebbe il primo beneficiario, e al tempo
stesso l'arbitro supremo. I contemporanei sono stati colpiti da questo
rafforzamento della potenza politica e delle giustificazioni ideologiche
che il personale politico, coi sovrani alla testa, ha tenuto a darne; ed Ze
proprio in tal senso che essi hanno spesso confuso, con la complicita
di filosofi talvolta male informati e talaltra volontariamente autoillusi,
l'esercizio politico della ragione con le tele di ragno che reggono la
ragion di Stato >>.
Ma l'assolutismo illuminato non poteva reggere a lungo per un motivo
fondamentale, e cioe che i sovrani non potevano risolvere la qujadratura
del cerchio della crescita capitalistica nel seno ed entro le strutture
istituzionali della societa feudale, con le cui ragioni di fondo quei
principi rimasero sempre solidali. Di fronte a un'evoluzione che avreb
be fatalmente implicato una trasformazione radicale e globale dell'ordine
tradizionale, quei sovrani, arbitri assoluti, non se la sentirono di met
tere tutto in discussione, comprese le basi ideologiche sulle quali si

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666 Paolo Alatri

fondava il loro potere e la loro stessa funzione. Percio anche i monarchi


che piu tennero a farsi passare per illuminati, dovettero limitarsi a
qualche ritocco nel campo amministrativo, finanziario, giudiziario, la
sciando pero intatto l'ordine sociale. << Sovrani filosofi, - cosi riassu
me il suo pensiero Mandrou, con una formula efficace nella sua icasticita
- essi hanno praticato una filosofia politica ben precisa, quella della
ragion di Stato >>. Ma del vulcano che ribolliva sotto i loro piedi, i con
temporanei non ebbero, nel complesso, coscienza: non certo i sovrani,
ma neppure i << filosofi >>, che fino all'ultimo puntarono e sperarono in
una riforma pacifica delle istituzioni, mentre la rivoluzione stava per
spazzarle via. Mandrou, alludendo alla situazione europea nel 1775,,
chiude il suo libro con una frase che non a caso ha dato il titolo a un
recente film storico francese, ambientato nel periodo della reggenza di
Filippo d'Orleans: << La festa dei grandi continua per qualche anno an
cora >>.
Molto piu attento agli aspetti piu strettamente politici e diplomatici
che non ad altre componenti della storia europea, Mandrou non manca
tuttavia, sia pture incidentalmente, di trattare del capitalismo commer
ciale in espansione o della resistenza della tradizione alle spinte innova
trici della << filosofia >>. Ma questi temi compaiono nel libro di Mandrou
piiu che altro in funzione di una individuazione delle caratteristiche dello
Stato, quale si stabilisce generalmente in Europa nel periodo trattato. A
partire dal periodo iniziale si configurano, in realta, due tipi o modelli
statali, i cui contorni sono ormai precisati ai primi del '700: lo Stato
assoluto alla francese e la monarchia liberale all'inglese. Chiunque legga
le gazzette o osservi gli intellettuali in viaggio per 1'Europa (e si sa
quanto il << grand tour >> sia stato allora, oltre che di moda, di utile
stimolo alle riflessioni politiche), prende coscienza di tale alternativa,
sulla quale piu tardi si costruisce tutta una teoria dell'organizzazione so
ciale. Ma le due realta in presenza l'una dell'altra interreagiscono l'una
sull'altra: di qui la complessita" della storia europea del secolo XVIII.
Non si tratta soltanto di due tipi di reggimento politico; si tratta an
che, connessi, del diritto divino tradizionale di fronte al diritto elabo
rato da assemblee rappresentative, i quali a loro volta mettono capo a
diversi modi di concepire il destino stesso dell'uomo. Se dunque la
<< filosofia >> porta alla politica, la politica, a sua volta, riporta alla << fi
losofia >>.
Come si vede, le due opere, quella di Albert Soboul e dei suoi collabo
ratori e quella di Robert Mandrou, possono essere utilmente lette in pa
rallelo; e credo che vadano anche parimenti apprezzate, malgrado il loro
assai diverso carattere, per le non poche coincidenze di fondo nelle
interpretazioni dei fondamentali elementi costitutivi della storia d'Eu
ropa nel XVIII secolo.

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