Sei sulla pagina 1di 36

Edizioni XII

Garth Ennis. Nessuna pietà agli eroi - versione demo

isbn 978-88-95733-22-7
Copyright (testo) © 2010 Dei rispettivi autori
Copyright (edizione) © 2010 Edizioni XII
Tutti i diritti sono riservati per tutti i Paesi
Copertina e progettazione grafica di collana
di Jessica Angiulli e Lucio Mondini - Diramazioni
Editing di Simone Corà
Impaginazione di Matteo Poropat
Prima Edizione

Sito Web Edizioni XII: www.xii-online.com


collana
China & Grafite

Garth Ennis
Nessuna pietà agli eroi

A cura di
Valentino Sergi

Gallery a cura di
smoky man
Q uesta è una demo che contiene frammenti del

volume completo : l ’ introduzione , la premessa del

curatore , e il primo dei saggi su G arth E nnis .

B uona lettura !
Io quella volta lì avevo 25 anni
di Davide Barzi

Era l’estate del 1997. L’estate irlandese. Affrontavo il mio primo


volo dopo quasi un quarto di secolo con i piedi per terra. Mi immagi-
navo in una storia di guerra pubblicata dalla Fleetway, su un aereo re-
alizzato con dovizia di particolari da Ferdinando Tacconi. La fantasia
mette le ali, soprattutto di fronte alla paura. Undici anni dopo forse
mi sarei rappresentato in War is Hell, ma allora il mio immaginario non
era ancora così corrotto. Andavo verso luoghi che avevo sognato at-
traverso le canzoni dei Pogues, dei Waterboys e dei Clannad, o filtrate
attraverso i primi due album dei Modena City Ramblers. Era l’estate
di Pop degli U2, come testimoniano i baffoni alla The Edge che ho
sfoggiato in quelle sole due settimane e mai più, men che meno in Ita-
lia, ho avuto l’ardire di riproporre. Anni dopo, rivedendo quelle foto e
facendo un altro parallelo musicale, avrei associato quell’audace look
a tu-sai-chi, che invano tentò di imitare il suicidio di Kurt Cobain.
Insomma, il boschetto della mia fantasia era puro e incontaminato
proprio come la verde Irlanda che con altri quattro amici (non fate gli
spiritosi, gli altri non emulavano il resto dei Village People) stavamo
girando in lungo e in largo. Musica, birra (nel mio caso sidro), natura.
Fino alla tappa di Dublino. Fino all’arrivo al negozio Comics di Crow
Street. C’erano, in bella vista, con malcelato orgoglio dei gestori, albi
discretamente disturbanti. Sfogliai venticinque numeri di Preacher, uno
per ogni anno della mia vita. Avevo compagni di viaggio cattolici,
evitai di mostrare loro il contenuto di quegli albi, e soprattutto mi
sforzai di nascondere sotto i baffi (ridicoli, ma in questo caso utili)
il ghigno sardonico. E leggendo quelli l’innocenza era già perduta.
C’era poi una miniserie intitolata Dicks, storia di una cricca di instabili
che mi fece contemplare con uno sguardo diverso anche le persone
con cui stavo trascorrendo le giornate. Me compreso, beninteso. In
quell’ammasso di carta trovai anche una miniserie dal titolo Unknown
Soldier. Dolorosa, profonda, sfaccettata. Incredibile a dirsi, lo sceneg-
giatore era lo stesso delle prime due opere. Ripartimmo per il nostro

5
tour, toccando anche l’Irlanda del Nord, passando forse, chissà, anche
vicino a Holywood, località dove, nel 1970, era nato quel pozzo di
fantasia malata.
In quell’estate, mentre noi vagavamo alla scoperta di Galway, Li-
merick e Cork, il 9 agosto debuttava a livello professionistico quello
che sarebbe diventato il capitano della nazionale irlandese: indossan-
do la maglia dei Wolverhampton Wanderers e segnando una doppiet-
ta al Norwich City, Robbie Keane si presentava al mondo. Sarebbe
anche passato per l’Italia, meglio per l’Inter, nel 2000, ma una società
che stava ancora raccogliendo i cocci della gestione Lippi non seppe
valorizzarlo. Lo sceneggiatore di Holywood (con una L sola, mentre i
fan attendono sempre lo sbarco in pompa magna in quella con la dop-
pia L), invece, in Italia avrebbe avuto decisamente maggior fortuna.
Tanto che oggi, addirittura, è l’Italia a dedicargli una raccolta di saggi.
Perché quel pazzo non ha disturbato solo la mia, di mente. Da allora,
in maniera quasi paranoica, seguii la sua sterminata produzione (il ma-
ledetto è anche estremamente prolifico, oltre che talentuoso) e con me
lo fecero decine di migliaia di persone in tutto il mondo, alcune delle
quali, le più segnate da quegli albi, le trovate in questo libro a cercare
di mettere ordine nel dedalo di storie e protagonisti che il ragazzaccio
in questione ha inanellato in ormai più di vent’anni di carriera. Perché
mai come per le sue creazioni è valsa l’abusata formula “Niente sarà
più come prima”. Con la differenza che, mentre di solito lo si dice dei
personaggi, con lui va inteso nei confronti dei lettori.
Personalmente, devo ammettere che il restante giro d’Irlanda non fu
più lo stesso, dopo aver letto le sue storie. Alla fabbrica della Guinness
mi aspettavo di trovare quei “due idioti da Belfast” di Dougie e Ivor;
dall’alto delle Cliffs of Moher mi immaginavo di cadere, rovinarmi il
volto e vedermelo ricostruito con discutibili risultati da un chirurgo
plastico; il viaggio di ritorno in aereo fu un incubo che nemmeno se
avessi volato con a fianco l’Aquila Fantasma.

Caro il mio Garth Ennis, mi devi la vacanza spensierata che mi hai


tolto nel ’97.

6
Premessa
di Valentino Sergi

Garth Ennis nasce a Holywo-


od, in Irlanda Del Nord, il 16
gennaio 1970, mentre gli attentati
terroristici e la guerriglia urbana
fra cattolici e protestanti spingono
il governo britannico a prendere
provvedimenti durissimi nei con-
fronti della popolazione irlandese
(fino al bloody sunday del 1972). Il
giovane Ennis cresce nel periodo
più drammatico di una vera e pro-
pria guerra civile e questo clima di
tensione influenzerà lo stile e le te-
matiche delle sue storie.
Appena ventenne, dopo un interessante esordio con la casa edi-
trice Fleetway, per cui scrive Troubled Souls e For a Few Troubles More a
puntate sul mensile Crisis – due storie che sviluppano proprio il tema
della questione nordilandese –, e alcuni episodi di Judge Dredd su 2000
ad, sbarca negli usa sostituendo il connazionale Jamie Delano alla
guida di Hellblazer, alzando la qualità della serie e dimostrando subito
le proprie capacità al direttivo dell’etichetta Vertigo (di proprietà della
dc Comics). Ennis diviene ben presto uno degli sceneggiatori più ap-
prezzati dell’editore americano, che gli affida The Demon, anche qui in
sostituzione di un altro inglese: Alan Grant. Ma nonostante la nuova
caratterizzazione del personaggio, più adulta e meno farsesca della
precedente, la serie chiude i battenti con il numero 59, giusto il suc-
cessivo all’ultimo scritto dal giovane irlandese (che, nel secondo An-
nual, crea Hitman, destinato a un maggior successo). Nel 1995, dopo
l’esperienza su Hellblazer e The Demon, e in contemporanea all’uscita
di Goddess – serie scritta poco dopo l’ingresso in dc, ma pubblicata
qualche anno dopo a causa della lentezza del disegnatore britannico

7
Phil Winslade – i tempi sono maturi per tentare un azzardo in coppia
con Steve Dillon: Preacher1.
Le vicende del predicatore scalano le classifiche di vendita con una
velocità sorprendente, a tal punto da mettere la serie a riparo da cen-
sure e sospensioni, e Preacher diviene il titolo di punta della Vertigo.
Inevitabile, ormai, un aumento dei progetti: sempre per dc, nella se-
conda metà degli anni Novanta, lo sceneggiatore irlandese lavorerà a
Hitman, Batman2 e alle mini Unknown Soldier3, Pride & Joy e Bloody Ma-
ry4, ma anche all’esterno del colosso il lavoro non manca, dal crossover
Medieval Spawn/Witchblade (Top Cow Comics) a Dicks (Caliber Press),
passando per la mini Shadow Man (Acclaim Comics) e all’impegno su
The Darkness (ancora Top Cow),
Le storie partorite dalla mente nera dello sceneggiatore di Ho-
lywood divengono ben presto fenomeno di culto per la sua crudezza
e il taglio adulto della narrazione e nel 2000 Marvel Comics affida
all’autore appena trentenne il Punitore, personaggio ormai dato per
spacciato dopo diversi tentativi di rilancio. Ennis riesce nell’impresa
e riporta Frank Castle ai fasti degli esordi; nel frattempo si dedica a
numerosi progetti “minori”, tutti destinati a diventare successi: Just a
Pilgrim, le War Stories, The Pro, Fury...

La lista è ancora lunga, scopritela con noi.

1  Prima però c’è giusto il tempo di una collaborazione con la concorrenza:


The Punisher Kills the Marvel Universe.
2  Alcuni numeri della serie Legends of the Dark Knight.
3  Per l’etichetta Vertigo.
4  Entrambe per l’etichetta Helix.

8
1. Il dito medio di Satana:
la run di Ennis su Hellblazer
di Elvezio Sciallis

L’irlandesissimo Garth Ennis


e l’inglesissimo Constantine si in-
contrano nella non proprio ame-
ricanissima Vertigo/dc Comics in
un momento critico per le rispet-
tive vite e carriere, e finiscono en-
trambi con il farsi un sacco di bene
e segnare a vita quel che poi com-
bineranno in futuro su altri perso-
naggi o in mano ad altri scrittori.
Ennis arriva al Magus della wor-
king class in un momento confuso
e di transizione e ci si aggrappa
come a un’àncora di salvezza. Di-
ventato famoso e assai apprezzato
nel Regno Unito grazie alla produ-
zione di cui vi parleremo in altri
Copertina di Hellblazer n. 41. capitoli (Troubled Souls, True Faith e
© dc Comics/Vertigo.
Judge Dredd), l’autore non si sta più
divertendo a lavorare per 2000 ad1 e scalpita, poco più che ventenne,
per compiere il grande salto transoceanico che durante quegli anni
molti altri autori britannici avevano già compiuto, ovvero andare a
cercare fortuna negli usa, fra le accoglienti braccia di mamma dc. A
Ennis però gli ignari statunitensi propongono, in prima battuta, il Dr.
Fate. Costui è sì un mago, ma di quelli che girano in calzamaglia e
mantello, con un imbarazzante elmo dorato, sempre pronto a volare,

1  “On the whole I didn’t have a particularly happy experience working with
them”. Trad. it.: “In definitiva lavorare con loro non è stata un’esperienza
felice”. Garth Ennis, intervistato da David Carroll su Bloodsongs n. 8,
Implosion Publishing, Orlando 1997, p. 38. [Dove non diversamente
indicato, la traduzione è a cura dell’autore. N.d.C.]

9
recitare buffi incantesimi facendo strambi gesti e combattere il Male
in mutandoni blu e gialli.
Ennis sa come sia impossibile combattere realmente il Male indos-
sando imbarazzanti mutandoni e quando non se ne farà più nulla di
questa offerta il nostro tirerà un sospiro di sollievo, che si trasformerà
in urlo di gioia nel momento in cui Karen Berger lo raccomanderà
per Hellblazer.
La run di Jamie Delano era ormai agli sgoccioli e si cercava un
qualche tipo di svolta che potesse garantire al personaggio maggio-
re visibilità e vendite: alcuni autori propongono sinossi e idee (Mark
Millar e John Smith fra gli altri) e alla fine viene scelto Ennis, al quale
viene affiancato William Simpson ai disegni.
Se l’autore irlandese arriva al personaggio in un momento di in-
soddisfazione e ricerca, Constantine non si presenta in condizioni
migliori. Partito da un’idea di Alan Moore, il warlock proletario ha vis-
suto, durante la quarantina di numeri scritti da Delano, un processo di
caratterizzazione incerto e macchinoso.
Concentrato nel realizzare un commentario sulla situazione socio-
politica dell’Inghilterra degli anni Ottanta, Jamie Delano sacrifica
spesso il cast agli eventi, e sebbene regali alcuni momenti intensi e
pivotali che segneranno il personaggio per sempre (Newcastle e Il sangue
del demone Nergal, per esempio), l’autore pare interessato a donare a
Constantine nulla più di una caratterizzazione standard, strumentale
a far procedere la sua run fra diffuso misticismo, simboli e metafore
ingombranti e un continuo flusso di minipamphlet politici tanto rab-
biosi e onesti quanto, a volte, privi di focus e lucidità. Verso gli ultimi
numeri Delano pare prestare maggiore attenzione al suo anti-eroe, ma
è too little, too late.
La cura di Ennis arriva giusto in tempo, dunque, e all’inizio non
sembra certo una cura, visto che il protagonista della serie si becca
il cancro. Il ciclo chemioterapico di Hellblazer sarà molto lungo, dal
maggio 1991 al novembre 1994 (con un ritorno nel 1998 per le cinque
storie di Figlio dell’uomo): quarantuno numeri, uno special e due storie
brevi nel corso dei quali l’autore irlandese si distacca completamente
dai canoni delaniani e dai suggerimenti mooriani, finendo con lo scri-
vere quello che per molti fan e critici è ancor oggi la migliore gestione

10
del personaggio; gestione che assicura un successo editoriale senza
precedenti per la serie e che porta a Ennis anche due nomination agli
Eisner Award, nel 1993 e nel 1994. Ma, prima di parlare della cura,
occorre esaminare un momento la malattia...

1.1 Abitudini pericolose

Constantine scopre di avere


un devastante, mortale cancro
ai polmoni a pagina 8 della pri-
ma storia di Dangerous Habits
(Abitudini pericolose nell’edizione
italiana2). Ennis sa benissimo
di non avere molto tempo per
conquistare lettori e curato-
ri della testata, quindi cerca di
esordire con il botto e tenta il
tutto per tutto con un ciclo di
cinque storie, disegnate da Wil-
liam Simpson, che gettano le
fondamenta per la sua intera
run della testata. Ma chi è John Illustrazione di William Simpson dal
Constantine per Garth Ennis? n. 41, p. 4. © dc Comics/Vertigo.
Facile: un mago cinico, vestito
in trench, fumatore accanito che ha la bruttissima tendenza a ficcar-
si dentro ogni tipo di guaio soprannaturale e a risolvere il problema
spesso sacrificando le vite dei suoi amici. Non certo una persona gra-
devole, ma un personaggio stupendo da scrivere3.

2  Salvo diversa indicazione, tutte le immagini del capitolo fanno riferimento


ai numeri della serie scritti da Ennis.
3  “A trench coated, chain smoking, cynical magician, who tends to get into
unpleasant supernatural troubles and solves them at the expense of his
friends lives. Not a nice man, but a great character to write”. Garth Ennis,
intervistato da The Comic Collective, «TheComicCollective.com (YouTube
channel)» 2008. <http://www.youtube.com/watch?v=9ifrWA2JPcM>.

11
E proprio l’attenzione al personaggio e non solo alla trama si av-
verte fin dai primi approcci; Abitudini pericolose non è certo il miglior
prodotto sfornato da Ennis, che appare ancora incerto sia nella strut-
tura della tavola che nella distribuzione di dialoghi e sceneggiature e,
pur rispettando l’arte di William Simpson, si sente a disagio nel dover
costruire delle storie per un disegnatore evidentemente poco incline a
determinati personaggi, ambientazioni e tematiche.
Le tavole sono spesso frammentate in un numero di vignette ec-
cessivo, con dei fuori contorno e dei tagli che appesantiscono una
lettura resa già problematica da una narrazione che abusa della voce off
spalmandola in un numero eccessivo di didascalie che occupano uno
spazio importante nella singola vignetta, costringendo un Simpson
già in difficoltà a compiere ulteriori salti mortali. Predomina, inoltre,
una costruzione verticale che, di nuovo, obbliga il disegnatore a scelte
anatomiche dubbie e prevale in generale un fastidioso senso di “rac-
contato invece di mostrato”.
Il bilanciamento fra testo e disegno migliora lungo i cinque albi
ma, a fronte di grandi intuizioni narrative (il doppio affronto al Primo
dei Caduti, le morti dei comprimari che accompagnano il percorso
di “guarigione” del nostro) vi sono alcune incertezze nella definizio-
ne della psicologia del protagonista. Non dimentichiamo che bene o
male si tratta pur sempre di un ventenne che scrive dei pensieri e delle
gesta di un quarantenne: un periodo di assestamento e studio della
situazione è più che comprensibile.
Ennis semina comunque molto bene in questo arco narrativo e
raccoglierà i frutti più avanti: la doppia offesa a Satana darà il via a un
complesso scontro che si dipanerà lungo tutta la gestione e lo sceneg-
giatore presenta e mette in campo alcune delle pedine più importanti
della serie, dall’arcangelo Gabriele del Cambridge Club al demone El-
lie (Chantinelle), oltre ovviamente ai tre fratelli regnanti sull’Inferno.
Si cominciano a delineare anche altri temi e storie dominanti all’in-
terno della sua gestione: dal conflittuale rapporto con il Cristianesimo
(che andrà praticamente a sovrastare e cancellare ogni altro possibile
campo sovrannaturale) fino a un diverso uso della magia e dei rituali
rispetto a quanto proposto da Delano.
L’Hellblazer di Ennis, più che la magia stessa, sfrutta spesso la sua

12
conoscenza di essa, risolvendosi all’atto vero e proprio in casi parti-
colari.
Ultima annotazione, la morte di Brendan permette da un lato la
costruzione di un buon intermezzo dentro la tragedia personale del
cancro di Constantine e, dall’altro, libera totalmente il personaggio
di Kit dal legame con l’amico del biondo divinatore, introducendo
quindi una figura che diverrà molto importante per il prosieguo della
serie.

1.2 L’amore uccide

Il nuovo ciclo di storie si apre con una connotazione psicologica


che stride con il resto del quadro prospettatoci da Ennis: Constanti-
ne, in seguito alla morte (anticipata e prevista) di un anziano appena
conosciuto, cade in depressione per più di un mese, reazione che pare
esagerata rispetto a tutto quel che sappiamo del personaggio e a quan-
to vedremo in seguito.
Si tratta, per quanto concerne l’edizione italiana in volume, di una
forzosa raccolta di alcuni episodi slegati fra loro e di qualità altale-
nante. La vicenda più lunga, che concerne il pub preferito da John
e come questo venga incendiato suscitando la conseguente collera e
vendetta da parte dei fantasmi dei proprietari, è funestata dai brutti
disegni di Mike Hoffman che tira via le tavole regalandoci alcune delle
peggiori caratterizzazioni grafiche dell’intera serie, in particolar modo
per quanto riguarda i volti di John e Kit. Si rafforza comunque il lega-
me fra i due e anche l’impressione che Costantine sia costantemente
seguito dai guai, siano essi di natura soprannaturale o mondana.
C’è anche spazio, con Il Signore delle Danze, per la prima collabo-
razione dello sceneggiatore con Steve Dillon e, pur essendo la storia
poco più che una celebrazione delle feste pagane e del concetto di
amicizia, serve a far notare da subito la straordinaria alchimia che scat-
ta fra i due artisti quando lavorano insieme; la narrazione si fa subito
più fluida, diminuisce drasticamente il numero di vignette per pagina,
didascalie e dialoghi si fanno più rarefatti e meno pesanti e le griglie
diventano più regolari e leggibili.

13
Viene anche introdotto un comprimario, l’arcadico Signore dei
Balli, che tornerà a più riprese: attenta e straordinaria pianificazione o
grande memoria e scaltro opportunismo?

Caduta di tono invece per


quanto riguarda la storia succes-
siva, Vite famose, il primo dei due
incontri di John con il Signore
dei Vampiri. Il ritmo dell’incon-
tro fra i due viene spesso spez-
zato da micidiali dosi di infodump
trasmesse sottoforma di immagi-
ni statiche a pagina intera e am-
morbanti didascalie. La vicenda
comunque rimarca ancora il fatto
che il Primo dei Caduti è diven-
tato un nemico giurato di John
e che cercherà in ogni modo di
vendicarsi, mentre introduce un
nuovo personaggio negativo che
tornerà in un’altra breve e spas-
sosa occasione.
Illustrazione di Steve Dillon, dal n.
Si conferma, con qualche albo
49, p. 17. © dc Comics/Vertigo.
ormai alle spalle, la tendenza di
Ennis a concentrarsi sulle vicende più sociali di Constantine, regalan-
do spazio ai vari comprimari e concentrandosi spesso sui momenti di
dialogo e confronto quotidiano, sovente veicolati attraverso gustose
scenette ambientate nei pub, la vera casa di Hellblazer.

1.3 Sangue reale

Parlavamo di guai che continuano a seguire John ed eccoli puntual-


mente far capolino anche nel ciclo seguente, Sangue reale, che mette
Constantine alle prese con un pericoloso demone che, impossessatosi
di un umano, compie macabri ed efferati omicidi in giro per la città.

14
Illustrazione di William Simpson, dal n. 52, p. 1. © dc Comics/Vertigo.

15
Cresce la confidenza dell’autore con il personaggio ed Ennis si
concede una divertita puntata nei territori della satira sociopolitica,
con una descrizione decisamente sopra le righe di un esclusivo club
per miliardari e potenti nel quale si commettono ogni genere di astru-
se (e talvolta ridicole) deviazioni sessuali e non solo.
Il commentario politico è esasperato dal fatto che l’uomo posse-
duto dal demone è un reale d’Inghilterra (e certe immagini lasciano
ben pochi dubbi sulla sua precisa identità) e fra questa scelta e alcuni
gustosi quadretti ambientati nel club e che coinvolgono altri Reali, il
volume si connota facilmente come uno dei più politici e polemici del
giovane scrittore irlandese. Questo avviene, forse per la prima volta,
a scapito dell’iterazione di John con i comprimari classici della serie,
che vengono talvolta relegati in secondo piano, ma viene nuovamente
rafforzato un personaggio, Niegel (il sensitivo “comunista”), che tor-
nerà anche lui più avanti in alcune occasioni.
Abbiamo di fronte anche il volume più splatter e graficamente
morboso dell’intera gestione, e William Simpson, ormai più rodato
e a suo agio con determinati temi, reagisce splendidamente agli input
dello scrittore mettendo in scena un discreto circo degli orrori, con al-
cune notevoli splash page e vignette che grondano sangue, squartamen-
ti, cannibalismo, fetish, cadaveri spellati, demoni abbarbicati su cervelli
e tanto altro ancora.
Si conferma anche l’iconoclastia, la forte irriverenza e il gusto per
lo sfottio di Constantine, che ovviamente va a nozze quando si tratta
di avere a che fare con politicanti e nobili: non saranno poche le sod-
disfazioni che si toglierà4 in certi divertenti siparietti.
Alcune delle note a margine sparse dall’autore lungo questo arco
narrativo paiono eccessivamente retoriche e melodrammatiche ma si
tratta di difetti minimi totalmente comprensibili data l’età e l’ottima
qualità media del suo lavoro.

4  In una sequenza di Rivelazioni, John lavora di magia per far sniffare a un


reale le ceneri di un suo parente, facendogli credere si tratti di cocaina.

16
1.4 Una scala per il Paradiso

I tempi sono maturi per un


altro contatto fra Ennis e Dil-
lon che avviene nel duetto Fatti
d’argilla/Anima e corpo.
Fosca vicenda di cadaveri
trafugati da una ditta privata
per loschi scopi, la storia offre
per la seconda volta la chiara
prova di quanto i due lavorino
magnificamente insieme.
Sorretto dall’enorme capa-
cità espressiva del tratto di Dil-
lon, che brilla come pochi altri
disegnatori nella grande gamma
di espressioni facciali che met-
te a disposizione dei suoi per-
sonaggi, Ennis deve spendere
meno energia nel rimarcare
didascalicamente emozioni e
pensieri dei suoi protagonisti, e
torna così a rarefare didascalie
e dialoghi, rafforzando trama e
contenuto. Illustrazione di Steve Dillon, dal n. 58,
Grande spazio per Chas p. 22. © dc Comics/Vertigo.
e per il rapporto che lo lega a
Constantine: i due formano una ottima coppia di anti-supereroi5 e
offrono l’occasione ideale per inscenare un insieme assai eterogeneo
di sketch, dai momenti di azione sfrenata a quelli riflessivi passando
ovviamente per gli obbligatori istanti comici.

5  Esilarante la sequenza in cui Chas e John decidono di partire con il


taxi del primo alla volta dell’istituto sede dei macabri accadimenti e Kit
mormora, innestando un ironico metariferimento a Batman e Robin:
“Presto, Chas, prendiamo la Sfigo-mobile!”

17
In Una scala per il Paradiso si narra la vicenda dell’amore fra Tali, un
arcangelo, e Chantinelle, che in seguito Ennis sfrutterà una seconda
volta per dar vita al suo personaggio più noto, ovvero il predicatore
Jesse Custer, protagonista di Preacher. In questa occasione Ennis co-
glie lo spunto per ripresentare, dopo alcuni albi di assenza, la figura
di Satana, e ne approfitta per far sì che John irriti e metta in scacco
il Primo dei Caduti per la terza volta, esasperandone quindi la furia
e la sete di vendetta che, come vedremo più avanti, sfoceranno in
uno showdown leggendario. Ma siamo ancora distanti da quelle vette,
salutiamo per l’occasione William Simpson che cede le redini grafiche
della serie a Steve Dillon, teniamo traccia di Chantinelle che tornerà
ancora molto, molto utile allo scrittore e a Constantine e controlliamo
bene le cinture in vista dei prossimi cicli narrativi, quattro devastanti
volumi che sanciranno una volta per tutte la grandezza dello scrittore
irlandese e la straordinaria efficacia del suo connubio con il disegna-
tore inglese.

1.5 Paura e odio

Siamo arrivati finalmente al momento in cui Garth Ennis innesta


sul serio la quarta e mette in scena un ciclo di storie superbe, che ini-
ziano in questo volume per concludersi molto più in là, ne Il sentiero
ai cancelli dell’Inferno.
E che Constantine sia su tale sentiero non dobbiamo certo aspet-
tare la summenzionata raccolta per capirlo: basta e avanza Paura e odio.
Lo sceneggiatore attua il suo attacco definitivo mettendo bene in evi-
denza i punti deboli di Constantine. In rapida successione il protago-
nista viene fatto passare attraverso tre valori fondanti come Famiglia,
Amicizia e Amore quasi a ricordargli quali siano le cose belle della vita
per le quali vale la pena combattere.
Constantine visita sua sorella e tenta di risolvere un problemuccio
di sua nipote in End of the Line, passa poi attraverso l’obbligatorio
Rubicone degli -anta in Forty, delizioso divertissment nel quale Ennis
si rilassa e concede al pubblico persino qualche inusuale quadretto
con altre importanti figure magiche dell’universo dc (Swamp Thing,

18
Phantom Stranger, Zatanna)6, e sembra davvero regalare al suo per-
sonaggio un breve intervallo, un attimo in cui tirare il respiro prima
che tornino a cadergli addosso valanghe di merda, come direbbe lo
stesso autore.
E così come le cose buo-
ne della vita arrivano da es-
seri umani, anche quelle ter-
ribili provengono dalla stessa
fonte, con i movimenti razzi-
sti che prendono l’iniziativa e
passano a cancellare i valori
positivi elencati nei primi due
episodi del ciclo, uccidendo
amici di John e mettendo in
serio pericolo la vita del suo
amore, Kit.
C’è poco spazio per il
soprannaturale in questa
fosca discesa verso l’odio, ma
Ennis non dimentica di farci
assistere anche alla terribile
caduta di Gabriele (un Illustrazione di Steve Dillon, dal n. 66,
volume caratterizzato quindi p. 23. © dc Comics/Vertigo.
dal movimento dall’alto verso il basso, e non solo metaforicamente),
pianificata da lungo tempo e ora attuata proprio nel momento a più
alta densità di azione di questo arco narrativo.
All’inizio di Paura e odio avevamo un John rilassato, diviso fra tradi-
zionali visite a sua sorella, in compagnia della sua ragazza ed esagerati
festeggiamenti di compleanno: ora, in conclusione della storia, ab-
biamo un Constantine che ha assistito alla tortura e morte di un suo
amico, ne ha delusi altri, ha tagliato le ali a un angelo e ha perso il suo
amore, Kit, che lo lascia.

6  Particolarmente spassosi sia l’incontro con Phantom Stranger, cui il nostro


urina sulle scarpe, che quello con Swamp Thing, sfruttato per far crescere
e seccare una pianta di marijuana.

19
E lui in risposta non perde l’occasione per comportarsi da stronzo
un’ultima volta.
Abbiamo un Garth Ennis in pieno controllo delle sue capacità, che
comincia un po’ alla volta a raccogliere i frutti di quanto attentamente
programmato e seminato in precedenza.
E ha la fortuna di poterlo fare con i disegni di uno Steve Dillon al
massimo della forma, in grado di sfruttare una palette di espressioni
facciali vastissima e che non lesina su sangue e azione. Come già no-
tato in precedenza, ogni volta che i due si incontrano ne guadagna la
resa generale della tavola, la composizione diventa molto più ordinata,
calano di numero baloon e didascalie e si passa a griglie di vignette più
grandi che garantiscono respiro e facilità di lettura.
Per meglio evidenziare tale cambio di marcia possiamo confronta-
re, un esempio fra i tanti possibili, alcuni dati fra una storia di questo
ciclo, disegnata da Dillon, e una appartenente ad Abitudini pericolose,
con tavole di Simpson: in Amici altolocati7 abbiamo un totale di ben
157 vignette – delle quali solo una è splash page – dove troviamo distri-
buiti 171 baloon di dialogo (per comodità ho considerato come unici
quelli non completamente divisi altrimenti il totale aumenterebbe di
parecchio) e 56 didascalie; in Quaranta8, pur ovviamente non dimi-
nuendo il numero delle pagine dell’albo, ci troviamo di fronte a cifre
ben diverse: solo 123 vignette (con due splash page) nelle quali vengono
distribuiti 144 baloon di dialogo e 31 didascalie.
Non sono passati nemmeno due anni e il mix di maggiore presa sul
personaggio e miglior feeling con il nuovo disegnatore ha prodotto un
piccolo miracolo che Ennis, va detto, imputa anche a un cambiamen-
to in certe abitudini personali9.
Ci sono quindi tutte le premesse per l’esplosione che avverrà negli
ultimi cicli della gestione, un crescendo drammatico che non rispar-
mierà nessun tipo di colpo di scena e scaglierà Constantine prima

7  Op. cit. n. 43.


8  Op. cit. n. 63.
9  L’autore, durante un’intervista rilasciata a The Comic Collective, ha
candidamente ammesso che il miglioramento del livello di scrittura è
dipeso anche dall’aver smesso di fumare cannabis mentre scriveva. Op.
cit.

20
sulle strade, a vivere da barbone alcolizzato, poi negli usa a confron-
tarsi con il grande sogno americano e infine a saldare tutti i conti con
Satana in persona. Siamo di fronte al momento migliore di Ennis sulla
testata.

1.6 Amore corrotto

L’abbandono di Kit, causato


dal comportamento di John e
dalla sua incapacità di confessare
il proprio amore in occasione del
confronto finale, porta il nostro
Mago verso abissi mai raggiunti
in precedenza. Colui che pote-
va provocare la morte (diretta-
mente o meno) dei suoi amici e
continuare imperterrito lungo la
sua strada, bevendoci sopra una
pinta e fumando una sigaretta, è
ora letteralmente in ginocchio.
Si tratta del momento più cupo
e disperato, con Constantine
che vaga per strada e vive come
un barbone alcolizzato, non riu-
scendo più a trovare un singolo
motivo per tirare avanti.
Ma anche ridotto in quello
stato, il nostro trova tempo e
modo per mostrare il dito me-
dio all’Inferno, e questa volta
tocca nientemeno che al Primo
vampiro che, in cerca di vendet- Illustrazione di Steve Dillon, dal
ta per il trattamento riservatogli n. 69, p. 17. © dc Comics/Vertigo.
da John tempo prima, si espone
troppo, perde il controllo della situazione e finisce arrostito (e non

21
solo10). Nel mentre, manco a dirlo, Constantine perde un amico che
aveva appena conosciuto, come accaduto all’inizio della gestione di
Ennis. C’è spazio per un flashback (Tainted Love) che sottolinea ancora
di più quanto stia male il protagonista ora rispetto a quando, come
illustrato nella storia, poteva tranquillamente combinare pasticci su
pasticci scappando poi dalla scena con un frettoloso “vaffanculo”.
Ora invece non si scappa più e il valore dell’amore che John non ha
saputo tenere stretto a sé è ulteriormente sottolineato dallo splendido
albo speciale Heartland, tutto incentrato sulla figura di Kit, con ogni
probabilità il miglior personaggio femminile mai uscito dalla penna
di Ennis. Ambientazione per lo più all’interno in un pub, dialoghi
serratissimi e un finale strappalacrime fanno di questo volume uno
dei più significativi dell’intera gestione, nonché l’ennesima sottolinea-
tura della grande abilità dell’autore nel gestire il cast dei comprimari.
Nel finale dell’albo vediamo il ritorno in azione del nostro che prima
viene “svegliato” (in più di un senso) dal fantasma di un aviatore (e
qui Ennis si concede una piacevole digressione verso un altro dei suoi
generi preferiti, ovvero la war story) e quindi, ripulito e sbarbato, salda
i conti con un altro tipo di fantasma, in carne e ossa, proveniente dal
suo passato, in Il confessionale.
Di nuovo complice Steve Dillon, emerge in questa ultima storia,
prepotente e magnetica, la figura di Satana, che viene trattato in modo
ben diverso rispetto alle precedenti caratterizzazioni e diventa subito
uno dei personaggi indimenticabili dell’intera serie. Abbiamo di fron-
te un Satana complesso, molto “umano” sotto certi aspetti e capace di
interessanti metariferimenti e consapevolezze di ruolo. Constantine è
conscio che il confronto, a lungo rinviato, sta avvicinandosi veloce-
mente: dovrà presto pagare la triplice offesa fatta al Diavolo.
La confessione di Satana al prete, per ora tenuta nascosta agli oc-
chi del lettore che ne può solo osservare l’effetto, verrà in seguito
esplicitata nel confronto finale, confronto che permetterà all’autore di
cavarsi qualche sassolino dalle scarpe per quanto riguarda le tematiche
religiose cui da sempre appare interessato (e ferocemente critico).

10  Nella vignetta in apertura del paragrafo si vede Constantine mentre gli
urina sul capo.

22
1.7 La fiamma della dannazione

Stiamo per arrivare al mo-


mento del confronto finale,
un processo innescato nel mo-
mento stesso in cui Ennis aveva
cominciato a scrivere la testata,
accuratamente pianificato e
portato avanti anche quando
al lettore venivano proposte
digressioni e divagazioni. En-
nis, sentendo l’avvicinarsi del
climax, vuole prendersi, prima
dello showdown, una vacanza: e
quale Paese meglio degli usa
per rilassarsi un po’ e tornare
ben temprati e pronti per l’ul-
tima fatica?
Ecco quindi che Constan-
tine vola a New York per il
ciclo più lisergico e simbolista
Illustrazione di Steve Dillon dal n. 73,
dell’intera gestione, un arco di
p. 23. © dc Comics/Vertigo.
storie che sembrano a se stanti,
avulse dal resto della chemioterapia ennisiana: diminuiscono netta-
mente i riferimenti alla religione cristiana in favore di richiami diversi-
ficati sia al voodoo che all’immaginario americano in genere.
La grana della narrazione dell’irlandese diventa qui più grossolana
e prona a un certo tipo di retorica assai usurata (i nativi americani...),
ma l’ottimo lavoro di un Dillon scatenato e qui più libero che in tutto
il resto della serie – nonché certe scelte azzeccate a livello di caratte-
rizzazione psicologica e dialoghi –, mantengono comunque ben alto
il livello qualitativo del tutto, e l’arrivo, nel finale, di Abe “Satana”
Lincoln rinsalda la narrazione riportandoci brutalmente nel cuore del
confronto.
Ottima (e in netto anticipo rispetto a tante altre) la critica alla figu-
ra di Kennedy, zombie “senza cervello” che invece di grugnire parla

23
con il linguaggio morto delle veline e dei comunicati stampa. L’ultima
vignetta, che lo ritrae mentre si allontana, privo di braccia, incapace
di ricordarsi le strofe della canzone, è da antologia del fumetto mo-
derno.
L’affiatamento fra sceneggiatore e disegnatore è ormai completo,
le tavole si risolvono spesso attraverso un’ottima alternanza di rigide
gabbie verticali 3x2 o 4x2, cui seguono pagine più libere con vignette
grandi (quando non splash page), e Dillon sperimenta calcando il piede
sull’acceleratore delle trovate che, in un tipo di storia così libero, di-
ventano talvolta geniali.
Non si lesina sui colpi bassi, sia a livello verbale che grafico, in
quello che è uno degli archi narrativi più feroci dell’intera serie, sebbe-
ne al lettore europeo, magari più smaliziato della media statunitense,
tale ferocia possa sembrare talvolta un po’ bollita e abusata.

Prima di tornare in Inghilterra, c’è spazio anche per un breve e


imprevisto stop in Irlanda, che permette a Constantine di saldare altri
debiti, questa volta con Brendan che, Virgilio-fantasma, lo guida at-
traverso una Dublino notturna sulla quale viene proiettato anche un
flashback riguardante tragici fatti occorsi ai due e a qualche loro amico
tempo prima. Episodio dalla costruzione più complessa del solito,
oltre a dar modo a Ennis di omaggiare la sua Irlanda senza cadere in
isterismi di varia natura, offre anche all’autore la giusta opportunità
per rimettere in scena alcuni dei comprimari della serie in vista del
ciclo conclusivo.

1.8 Il sentiero ai cancelli dell’Inferno

Ed eccoci alla rivelazione, al confronto e climax finale, al punto in


cui Ennis tira le somme e forza tutti noi ad ascoltare la confessione
di Satana.
Confessione cui si arriva attraverso una rete di intrighi, manipola-
zioni, tradimenti e sacrifici che raramente ha trovato pari all’interno
del fumetto popolare targato Vertigo/dc e che Ennis dimostra di sa-
per gestire al meglio fino in fondo: vengono mosse le giuste pedine,

24
Constantine continua a comportarsi secondo le modalità che ormai
conosciamo fin troppo bene e, volente o nolente, mosso dalle migliori
intenzioni o dal più “basso” istinto di sopravvivenza, reca morte e
scompiglio più fra le fila degli amici e collaboratori che fra quelle di
un eventuale Nemico.
Differenziandosi radical-
mente da Delano in questo
ultimo ciclo più che in ogni
altro, Ennis afferma a vive
voce quanto e come l’intera
sua concezione della religio-
ne esposta in questo fumet-
to sia saldamente ancorata e
focalizzata sul Dio Biblico e
solo su esso, con scarsa pa-
zienza e attenzione per ogni
altro tipo di mitologia e nar-
razione (sebbene, ovviamen-
te, personaggi come l’Arca-
dico, che già in precedenza
aveva trovato spazio nelle
vicende, lascino intravedere
spiragli e aperture).
E se Apocalisse deve es-
sere, allora Ennis la mette
Illustrazione di Steve Dillon dal n. 73,
in scena nella sua accezione
p. 23. © dc Comics/Vertigo.
primaria di Rivelazione, e
tale rivelazione viene eseguita prendendo alla lettera, in un modo che
ad alcuni potrebbe parere fin troppo semplicistico, il concetto di Dio
d’amore. Questa figura, durante la lunga confessione satanica, viene
dipinta con buona conoscenza del materiale biblico e prebiblico e,
visto il dirompente risultato finale, si può certo perdonare all’autore
qualche semplificazione di troppo.
Siamo di fronte al ciclo che contiene il maggior numero di morti e
perdite fra gli amici di Constantine – non riusciamo quasi a riprender-
ci fra un lutto e l’altro – e la coppia Ennis-Dillon amministra l’azio-

25
ne serrando la struttura delle tavole, ricorrendo spesso a una griglia
3x2 interrotta occasionalmente da pagine di maggior respiro e libertà
compositiva o da altre tavole dalla struttura orizzontale.
C’è spazio e tempo, in questo volume di chiusura, per ogni tipo di
stratagemma e luogo comune della narrazione popolare, dall’ultimo
incontro con l’amata alla lenta spirale della sconfitta con conseguente
rivincita, dalle varie capitolazioni di alcuni amici fino a certi spiragli di
luce su un futuro che rimane comunque incerto, per arrivare, in modo
tanto scontato quanto obbligatorio e liberatorio, all’ennesimo dito al-
zato nel finale, con il faccione di questo tremendo inglese che, dopo
aver visto morire gran parte delle persone care, si accende l’ennesima
sigaretta (che, lo ricorderete, aveva dato il via alla gestione dello sce-
neggiatore irlandese), sorride guardando in camera e invita tutti quanti
ad andare a nanna, ’fanculo...

1.9 Figlio dell’uomo

E ci piace pensare che sia proprio


quel gesto a segnare la conclusione
del rapporto fra Ennis e Constantine
e non il simpatico ma leggero ciclo
del 1998, Figlio dell’uomo, nel quale
Ennis si diverte, coadiuvato da John
Higgins, a ripercorrere un episodio
del passato di Constantine.
La storia in questione è poco più
che un divertissment, notevole in
alcune battute ma sostanzialmente
ininfluente per quanto concerne bio-
grafia e mitologia del personaggio.
John Higgins ha uno stile partico-
lare, molto caricaturale e deformante
che mal si accorda con il personag-
Copertina di Hellblazer n. 129. gio, finendo per conferire alla storia
© dc Comics/Vertigo. un overload di toni fra il grottesco e il

26
comico che distraggono l’attenzione del lettore da quanto realmente
accade.
Meglio quindi concentrare l’attenzione vuoi su alcuni azzeccati gio-
chi con il tono-colore di certe scene, vuoi su certi momenti di gore
estremo (la demoniaca gestazione su tutti) che costellano un volume
altrimenti poco significativo, sia per il warlock inglese sia per la carriera
dell’autore stesso. Autore che, riagganciandomi a quanto detto all’ini-
zio, tanto ha dato a Hellblazer quanto ha ricevuto: ha portato la serie a
ottimi livelli di vendita e probabilmente salvato il personaggio da un
destino di testata di nicchia, così tipico per certe realtà Vertigo.
In cambio Ennis ne ha ricavato fama, la giusta introduzione negli
ambienti statunitensi e gran parte delle intuizioni in seguito utilizzate
in Preacher.
Si sono incontrati, in sostanza, due gran bastardi, uno inglese e
l’altro irlandese: hanno bevuto qualche pinta insieme, si sono raccon-
tati alcune storie condite da un sacco di parolacce e si sono alla fine
salutati alzando il dito medio, ognuno convinto di aver fottuto l’altro.
E da questo incontro quelli che ci hanno guadagnato più di tutti siamo
noi lettori.
Grazie John, grazie Garth, alziamo il boccale alla vostra!

Bibliografia

• Delano Jamie, AA.VV., Hellblazer nn. 1-24/28-31/33-40, dc Comics/


Vertigo, New York 1988-1991.
• Ennis Garth (intervista), Bloodsongs n. 8, Implosion Publishing, Orlando
1997.
• Ennis Garth (intervista), The Comic Collettive YouTube channel, 2008
<http://www.youtube.com/watch?v=9ifrWA2JPcM>.
• Ennis Garth, AA.VV., Hellblazer nn. 41-83/129-133, dc Comics/Verti-
go, New York 1991-1998. Prima Edizione Italiana: Hellblazer nn. 1-8/17,
Magic Press, Ariccia (Roma) 1996-2004.

27
Se ti è piaciuta questa demo trovi

G arth E nnis . N essuna pietà agli eroi

nelle migliori fumetterie e librerie , oppure a

questo indirizzo sull ’ eshop di E dizioni XII:

www.xii-online.com/valentino-sergi-garth-ennis
Indice della demo

Io quella volta lì avevo 25 anni, di Davide Barzi 5


Premessa, di Valentino Sergi 7
1. Il dito medio di Satana: la run di Ennis su Hellblazer, di Elvezio
Sciallis 9
1.1 Abitudini pericolose  11
1.2 L’amore uccide 13
1.3 Sangue reale 14
1.4 Una scala per il Paradiso 17
1.5 Paura e odio 18
1.6 Amore corrotto 21
1.7 La fiamma della dannazione 23
1.8 Il sentiero ai cancelli dell’Inferno 24
1.9 Figlio dell’uomo 26
Bibliografia
Indice del libro integrale

Io quella volta lì avevo 25 anni, di Davide Barzi 11


Premessa, di Valentino Sergi 13
1. Il dito medio di Satana: la run di Ennis su Hellblazer, di Elvezio
Sciallis 15
1.1 Abitudini pericolose  17
1.2 L’amore uccide 19
1.3 Sangue reale 20
1.4 Una scala per il Paradiso 23
1.5 Paura e odio 24
1.6 Amore corrotto 27
1.7 La fiamma della dannazione 29
1.8 Il sentiero ai cancelli dell’Inferno 30
1.9 Figlio dell’uomo 32
Bibliografia 33
2. Goddess, ovvero l’universo femminile dal punto di vista maschile,
di Sergio Calvaruso 35
Bibliografia 42
3. Dicks, di Simone Corà 45
3.1 Dougie & Ivor  45
3.2 Garth & John 48
Bibliografia  50
4. Preacher, di Cristiana Astori 51
4.1 Soggetto 52
4.2 Tematiche 52
4.2.1 Il suo West 52
4.2.2 Il lato oscuro della medaglia 55
4.2.3 Stile e influenze 57
4.2.4 Comiche violente 60
4.2.5 Il prete, il vampiro e la bounty killer 63
4.3 Citazioni 68
4.4 Sinossi degli albi italiani 70
4.4.1 Texas o morte 70
4.4.2 Fino alla fine del mondo 70
4.4.3 Orgoglio d’America 71
4.4.4 Incontri e addii 72
4.4.5 Guerra sotto il sole 73
4.4.6 Mangiatori di uomini 73
4.4.7 Salvation 74
4.4.8 Inferno sulla Terra 74
4.4.9 Alamo 75
4.4.10 Speciale: Il Santo degli Assassini 75
4.4.11 Speciale: Quei bravi ragazzi 76
4.4.11.1 La storia di Tu-sai-chi 76
4.4.11.2 Quei bravi ragazzi  76
4.4.12 Speciale: Whiskey e cavalli 76
4.4.12.1 Sangue & Whiskey 76
4.4.12.2 Alto in sella 77
Bibliografia 77
5. Meraviglie di scorta, di Marcello Durante 79
5.1 Fury 79
5.2 Thor: Vikings 84
5.3 Ghost Rider 87
5.3.1 La strada per la dannazione 88
5.3.2 Pista di lacrime 94
Bibliografia 98
6. Hitman, di Luigi Siviero 101
6.1. Chi è Hitman 101
6.1.1 Storia editoriale 101
6.1.2 Il personaggio 103
6.1.3 I disegnatori di Hitman 105
6.2 Stile e struttura 106
6.2.1 Hitman nell’universo narrativo dc 106
6.2.2 L’apertura di Hitman a tutte le tematiche di Garth Ennis
 111
6.2.3 Kathryn McCallister e Kathryn O’Brien 112
6.2.4 I tormentoni come aspetto della serialità 113
6.2.5 Un caso di costruzione della tavola: l’infanzia di Natt 115
6.2.6 Il gusto per le citazioni cinematografiche 116
6.3 La guerra 119
6.3.1 Introduzione 119
6.3.2 Iraq 120
6.3.3 Africa 122
6.4. I supereroi 123
6.4.1 Iconoclastia 123
6.4.2 Metanarrazione 126
6.4.3 Batman 128
6.4.4 Eroismo 131
6.5. Etica e politica 133
6.5.1 Premessa 133
6.5.2 Stato, cia e corporazioni 133
6.5.3 Piccole comunità 138
6.5.4 Rivoluzione 145
6.5.5 Il cannibalismo 148
6.5.6 L’amore e l’amicizia 152
Bibliografia  154
7. Frank Castle Anno Uno, di Antonio Rubinetti 157
Postilla: rimediazioni 170
Bibliografia 172
8. Il lato oscuro della forza, di Paolo Parachini 175
8.1 The Darkness, il lato oscuro della triarchia Top Cow 181
8.2 Ennis, Z & Whol, Coney, Lobdell, Jenkins: molte mani, una
sola essenza 187
8.3 The Darkness, la rinascita 208
Bibliografia 211
9. Garth Ennis: La guerra è una cosa mortalmente seria, di
Alessandro Bottero 213
9.1 Cosa leggevano i bambini inglesi?  213
9.2 Da Commando a Ennis: 20 passi nel campo di battaglia 214
9.3 Il Soldato Fantasma: quando tutto è chiaro fin dal principio.
 217
9.4 La guerra è l’Inferno, ma è anche parte della vita 220
9.5 È ancora possibile fare la cosa giusta? 222
9.6 In conclusione: la Storia e le storie 225
Bibliografia ragionata 227
10. The Midnighter: la mezzanotte di Garth Ennis, di Ivan Baio 235
Premessa 235
10.1 Un singolo, interminabile istante di guerra 237
10.2 Lunare come onirico, metafisico 239
10.3 Lo spazio di Batman, il tempo di Midnighter 242
10.4 La questione del ruolo 244
10.5 Breve parentesi sul mantra nel pianeta Terra, nel pianeta
Authority e nel pianeta Ennis 245
10.6 In favore di Garth Ennis 250
10.7 Epiteto in vece di nome 250
10.8 Midnighter vs Garth Ennis 252
10.9 Ennis nella prigione di Ellis 253
Lettera aperta a Garth Ennis 254
Bibliografia 254
11. The Pro, di Giuseppe Palmentieri 257
11.1 Quentin Tarantino e Garth Ennis, Kill Bill e The Pro:
quante analogie! 259
Bibliografia 262
12. L’Anticristo, di Davide Morando 263
12.1 Bloody Mary 264
12.2 Just a Pilgrim 266
Bibliografia 268
13. The Boys, di Max Favatano 269
Domande a Darick Robertson 289
Bibliografia 291
Postfazione, di Valentino Sergi 293
1. I binari del postmoderno 294
2. “Non è macelleria fine a se stessa” 298
Bibliografia 302
Gallery a cura di smoky man 305
Gli autori
Nella stessa collana
- China & Grafite -
I comics e i loro autori, analizzati con gli strumenti giusti
collana diretta da Valentino Sergi
Frank Miller - Matite su Hollywood
di Valentino Sergi

Vuoi parlare di questo libro direttamente con l’autore?


Vieni a trovarci su www.xii-online.com/forum
e se vuoi approfondire l’argomento, scopri l’e-book di
Valentino Sergi sul rapporto Cinema-Fumetto, che compren-
de anche una critica di The Spirit di Frank Miller, su
www.xii-online.com
36

Interessi correlati