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Mercoledì 17/04 525km

Ore 15:00 partenza da Bolzano, quest’anno è stato un anno difficile per tutta la famiglia,
ognuno per motivi diversi, non vedevamo l’ora di partire. Partiamo con grande entusiasmo
e arriviamo alle 20:20 all’area di sosta gratuita di Porto Potenza Vicentina N 43.361610, E
13.693230
Giovedì 18/04 517km
Questa notte dormo poco e male, così alle 6:15 siamo già in viaggio, Monica dormicchia
ancora un po’ (beata lei). Poco dopo le 8 ci fermiamo in autogrill a fare colazione. Il
navigatore ci fa uscire al casello di Canosa di Puglia, siamo in riserva ma non volevo fare
benzina in autostrada così cerco un distributore fuori ma niente, il navigatore ci fa fare una
strada priva non solo di distributori ma anche di qualsiasi segno umano. Arriviamo a Castel
del Monte completamente a secco e il prossimo distributore è ad Andria, 20km son
improponibili. Parcheggio il furgone e parto in autostop. Arrivare al distributore non risulta
per niente facile, sia perché passano poche macchine sia perché nessuno si ferma a
prendermi (devo avere una faccia poco raccomandabile). All’andata si ferma un pandino
scassato con un anziano fungaiolo che mi porta al distributore. Dopo essermi procurato una
tanica prendo 20€ di diesel e riprendo con il dito alzato. Nessuno si ferma, cerco di fare una
faccia disperata ma niente, alla fine un signore si ferma e facendomi un enorme piacere mi
porta su al furgone. È oramai mezzogiorno quando la situazione si risolve, decidiamo di
andare a visitare subito il castello, si deve parcheggiare lungo la strada e poi si prendi un bus
navetta per il sito. Il luogo è veramente scenografico scenografico
Castel del Monte
luogo di misteri e di
magia, è un
antichissimo edificio
del XIII secolo costruito
dall’Imperatore
Federico II, nonché
uno dei maggiori
luoghi-simbolo della
Puglia. Si trova
nell’attuale frazione
omonima del comune
di Andria, ed è situato
su una collina della
catena delle Murge
occidentali. La nascita
dell’edificio si colloca ufficialmente il 29 gennaio 1240, quando Federico II ordinò che venisse
predisposto tutto il necessario per la sua costruzione non si conosce quasi null’altro, non si
sa se a ideare la costruzione fu Riccardo da Lentini o lo stesso Federico II. Visitiamo il castello
con una guida, brava ma non eccezionale, continua ad esaltare Federico II ed in effetti
sembra una figura interessante, basti dire che organizza una crociata in terra santa dopo
essere stato scomunicato, poi conquista la terra santa senza combattere, con la diplomazia,
questo non va per niente a genio al papa che lo scomunica una seconda volta. Singolare la
struttura di Castel del Monte, con il suo perfetto disegno geometrico che ricorda un intricato
labirinto. Un altro elemento di osservazione è quello dell’ingresso del castello, caratterizzato
da un imponente portale costituito da 2 colonne e da 2 leoni, il primo con lo sguardo rivolto
verso il sorgere del sole al solstizio d’inverno e il secondo con lo sguardo rivolto nella
direzione del sorgere del sole nel solstizio d’estate. Si sono susseguite nel tempo diverse
ipotesi circa un utilizzo alternativo o una finalità completamente diversa da quella di castello
per Castel del Monte. A causa dei forti simbolismi di cui è intrisa, è stato ipotizzato che la
costruzione potesse essere una sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in
cui dedicarsi indisturbati allo studio delle scienze. A causa della sua forma ottagonale, con
altrettanti ottagoni posti in corrispondenza dei vertici della pianta centrale, è possibile
supporre che l'edificio fosse costruito per richiamare la forma di una corona; ciò
spiegherebbe la funzione di Castel del Monte, ovvero un'ulteriore affermazione del potere
imperiale, un monumento. Una chiave di lettura risiede nel numero 8, nel medioevo
rappresentava l’unione dell’infinito DIO con il finito Uomo.
Finita la visita andiamo ad Andria a fare il pieno e a fare un po’ di spesa per poi andare diretti
a Matera sosta all’agriturismo Pantaleone Contrada Chiancalata, 27 75100 Matera
Dove ci facciamo mega grigliata super meritata!!!
Venerdì 19/04 0km

Oggi possiamo svegliarci con calma, dal campeggio parte un bus navetta gratuito alle 9:10
così c’è il tempo per leggere e chiacchierare. Il bus navetta ci scarica nei pressi dell’ufficio
informazioni dove Anna fa la coda per recuperare una cartina e qualche consiglio. Iniziamo il
giro andando verso il Sasso Caveoso, gli scorci che si ammirano sono veramente straordinari,
sotto di noi il torrente e la Gravina che visiteremo domani. Visitiamo Casagrotta, un insieme
di tre ambienti scavati nella roccia dove viveva e lavorava una famiglia, incredibile come
erano organizzati in poco spazio. Poi visitiamo la chiesa di S.Pietro Caveoso, in stile barocco,
bella, sia gli esterni, sia gli interni ma anche la maestosa scenografia in cui è inserita. La sua
costruzione risale al XIII secolo ma fu in seguito variamente rimaneggiato tanto che le ultime
modifiche risalgono al XX secolo, gli interni presentano vari affreschi ed una fonte
battesimale antica, curiosa la cappella dedicata a S.Antonio da Padova dove su uno dei
pannelli in tufo sembra stia bollendo un bambino, in realtà si riferisce ad un miracolo del
santo. Proseguendo in salita per
viottoli arriviamo alla cattedrale in
stile romanico-pugliese, dentro
prendiamo l’audioguida perché
sono così tante le cose da vedere
che ci si perderebbe. Scendiamo il
promontorio per risalire verso il
Sasso Barisano, qua e la ci sono
monumenti moderni in ricordo di
Dalì. Passiamo per la chiesa di
S.Agostino da dove si accede ad una
chiesetta rupestre molto bella,
finita la visita usciamo dalla città vecchia per cercarci un posto dove mangiare. Rientrati
andiamo in piazza Vittorio Veneto e visitiamo l’ipogeo, la visita dura poco ma è molto
istruttiva; sotto Matera c’è uno strato di rocce impermeabili così si formava un serbatoi
d’acqua che nei secoli è stato sempre più allargato. C’erano vari ambienti sotterranei:
depositi, cantine e altro, che sono state abbattute per fare spazio alla preziosa acqua, adesso
non ce n’è tanta e si può visitare a piedi. Usciti visitiamo la chiesa di S.Giovanni Battista per
poi giracchiare qua e là senza una meta precisa.
Matera
Nota con gli appellativi di "Città dei Sassi" e "Città Sotterranea", è conosciuta in tutto il
mondo per gli storici rioni Sassi, che fanno di Matera una delle città ancora abitate più
antiche al mondo. I Sassi sono stati riconosciuti il 9 dicembre 1993, nell'assemblea di
Cartagena de Indias (Colombia), Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, primo sito dell'Italia
meridionale a ricevere tale riconoscimento. Matera è nota anche come città dei Sassi,
proprio per la peculiarità e l'unicità del suo centro storico. Scavati e costruiti a ridosso della
Gravina di Matera, una profonda gola che divide il territorio in due, i Sassi di Matera, rioni
che costituiscono la parte antica della città, si distendono in due vallette, che guardano ad
est, leggermente sottoposte rispetto ai territori circostanti, separate tra loro dallo sperone
roccioso della Civita. Il Sasso Barisano, girato a nord-ovest sull'orlo della rupe, se si prende
come riferimento la Civita, fulcro della città vecchia, è il più ricco di portali scolpiti e fregi che
ne nascondono il cuore sotterraneo. Il Sasso Caveoso, che guarda invece a sud, ubicato in
una lama più ampia e corta, assume vagamente la forma di una cavea teatrale, da cui forse
prende il nome. Al centro la Civita, sperone roccioso che separa i due Sassi, sulla cui sommità
si trovano la Cattedrale ed i palazzi nobiliari. Insieme formano l'antico nucleo urbano di
Matera, dichiarato dall'UNESCO paesaggio culturale. I Sassi di Matera sono un insediamento
urbano derivante dalle varie forme di civilizzazione ed antropizzazione succedutesi nel
tempo. Da quelle preistoriche dei villaggi trincerati del periodo neolitico, all'habitat della
civiltà rupestre (IX-XI secolo), che costituisce il sostrato urbanistico dei Sassi, con i suoi
vicinati, camminamenti, canalizzazioni, cisterne; dalla civitas di matrice normanno-sveva (XI-
XIII secolo), con le sue fortificazioni, alle successive espansioni rinascimentali (XV-XVI secolo)
e sistemazioni urbane barocche (XVII-XVIII secolo); ed infine dal degrado igienico-sociale del
XIX e della prima metà del XX secolo allo sfollamento disposto con legge nazionale negli anni
cinquanta, fino all'attuale recupero iniziato a partire dalla legge del 1986. I Sassi si trovano
su di un enorme banco calcarenitico a circa 150 metri dal livello del torrente, mentre le
colline d'argilla che li circondano ad ovest risultano essere troppo lontane per assicurare
l'approvvigionamento idrico in caso di assedi. Perpetuando un uso documentabile sin dalle
fasi neolitiche, gli abitanti hanno sfruttato a proprio vantaggio la friabilità della roccia e le
pendenze per realizzare un complesso sistema di canalizzazione delle acque, condotte in una
diffusa rete di cisterne e "palombari". Vista in quest'ottica Matera risulta essere uno dei più
antichi e meglio conservati esempi di bio-architettura al mondo. Una breve analisi dei sistemi
insediativi costruiti intorno all'acqua, mostra come di fatto le civiltà e le tradizioni costruttive
più antiche del mondo, abbiano numerosi punti in comune, sebbene secoli e chilometri le
vedano come elementi distinti. Strutture apparentemente semplici e rudimentali si rivelano
come dei prodigi di efficienza tecnica. Le umili tecniche arcaiche, dimenticate dagli stessi
abitanti, acquistano un fascino ed un valore un tempo inimmaginabile.
Ritorno a dormire all’agriturismo
Sabato 20/04 252km
Non senza qualche difficoltà andiamo al parco
della Murgia Materana, all’inizio prendiamo uno
sterrato piuttosto brutto che ci porta ad una
chiesetta rupestre chiusa. Ad un locals chiediamo
informazioni così arriviamo al giusto parcheggio.
La strada chiude alle 9:00 e noi passiamo appena
in tempo. Il sentiero scende verso il fondovalle,
interessanti i canali dell’acqua, a differenza
dell’altro versante qui il terreno è permeabile
all’acqua così hanno dovuto costruire complessi
sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Io e
Monica scendiamo per la gravina dove si possono
trovare varie grotte e una chiesa rupestre. Bello il sentiero, peccato solo che il ponte in fondo è chiuso per
motivi di sicurezza. Tornati alla macchina proseguiamo il nostro viaggio verso sud. Dopo Otranto proviamo a
costeggiare il mare ma la cosa risulta difficile così ci arrendiamo e andiamo diretti a Gallipoli

La città, sede vescovile dal VI secolo d.C., si trova lungo la costa occidentale del Salento, protesa sul
mar Ionio, ed è divisa in due zone ben
distinte: il centro storico, che sorge su di
un'isola di natura calcarea e ha un circuito
di circa 1,5 km, e il borgo nuovo, collegato
all'isola mediante un ponte in muratura
risalente al XVII secolo, caratterizzata da
case basse e vie larghe. Poco prima del paese
ci fermiamo a mangiare in un ristorante di
pesce, tutto buono, clima un po’ ventoso e
freddo ma un pranzo da leccarsi i baffi. Dopo
mangiato andiamo a visitare la città vecchia,
carina con tutte le viuzze che sembra un
labirinto, peccato che la chiesa si chiusa perché devono preparare delle celebrazioni particolari. Finita la visita
proseguiamo fino al campeggio poco prima di Leuca

campeggio Santa Maria di Leuca,


SS 275, km 35.700, 73034 - Gagliano del Capo (LE)
Domenica 21/04 90km
Il campeggio scelto è stata una pessima scelta, ieri
sera c’è stato il karaoke fino a tardi. A dirla tutta io
avrei anche dormito beatamente ma Monica no, così
la mattina era piuttosto assonnata. Partiamo presto
(prima delle 8) per Santa Maria di Leuca
Rinomata località turistica, è il centro abitato posto
più a sud dell'intera provincia, una famosa leggenda
narra che Santa Maria di Leuca sarebbe stata il primo
approdo di Enea. Successivamente sarebbe qui
approdato San Pietro, il quale, arrivato dalla Palestina, iniziò
la sua opera di evangelizzazione, per poi giungere a Roma. Il
passaggio di San Pietro è anche celebrato dalla colonna
corinzia del 1694 eretta sul piazzale della Basilica,
recentemente ristrutturata.
Percorriamo il lungomare incontrando quasi nessuno fino
alla torre poi con la macchina arriviamo alla base della
cascata monumentale, una finta cascata che fanno
funzionare ogni tanto, costruita in epoca fascista per
celebrare la costruzione dell’acquedotto. Un cartello ci
spiega che il suolo essendo calcareo si è con il tempo eroso
diventando permeabile all’acqua ma c’è un’ingressione di
acqua salata che, essendo più densa dell’acqua dolce,
quest’ultima gli galleggia sopra e forma un grande deposito
di acqua freatica. La chiesa non si può visitare perché stanno facendo messa, così dopo una breve
sosta al bar proseguiamo in direzione Castro Marina
Castro Marina o Castromarina (Castru de Sutta in salentino) è un quartiere di Castro, in provincia di
Lecce, e più esattamente di quella parte a quota inferiore che si sviluppa dal livello del mare (area
del porto) fino alla superiore strada litoranea. Conta poco più di 600 abitanti. Decidiamo di visitare
la parte superiore, il paese è in festa, pieno di curiosi ornamenti bianchi, una vecchietta prende
sottobraccio Anna e si fa accompagnare a messa. Il paese è piccolo e piacevole da girare ma basta
poco. Riprendiamo la macchina e proseguiamo verso nord fino a fermarci su di una bella spiaggia
con torretta dove mangiamo, il posto è fantastico, poca gente panorama stupendo. Dopo mangiata
proseguiamo fino al Laghetto di bauxite si trova a
sud di Otranto (posizione geografica 40°07′54″N
18°30′02″E), nei pressi della baia delle Orte. Si
tratta di una cava di estrazione della bauxite,
minerale dal quale si ricava l'alluminio. La bauxite,
estratta per circa un ventennio negli anni '60-'70,
veniva imbarcata nel porto cittadino in direzione
di Marghera dove veniva lavorata. La cava venne
definitivamente abbandonata nel 1976 a causa del
costoso processo estrattivo. La presenza di una
falda freatica, incontrata durante la fase
dello scavo, ha determinato la formazione
di un piccolo laghetto. Luogo veramente
caratteristico grazie al contrasto di colori
accesi. Il blu dell’acqua, il verde della
vegetazione ed in mezzo il rosso e il giallo
del terreno. Finita la visita cerchiamo
parcheggio (non senza qualche difficoltà)
alla vicinissima Otranto, situata sulla costa
adriatica della penisola salentina, è il
comune più orientale d'Italia: il capo
omonimo, chiamato anche Punta Palascìa, a
sud del centro abitato, è il punto geografico più a est della penisola italiana. Dapprima centro greco-
messapico e romano, poi bizantino e più tardi aragonese, si sviluppa attorno all'imponente castello
e alla cattedrale normanna. Sede arcivescovile e rilevante centro turistico, ha dato il suo nome al
Canale d'Otranto, che separa l'Italia dall'Albania, e alla Terra d'Otranto, antica circoscrizione del
Regno di Napoli. Nel 2010 il borgo antico è stato riconosciuto come Patrimonio Culturale
dell'UNESCO quale Sito Messaggero di Pace. Fa parte del club I borghi più belli d'Italia. Entriamo nel
centro e girovaghiamo amabilmente per i vicoletti, arrivati al castello Aragonese decidiamo di
visitarlo, non è niente di che ma vale la pena farsi un giro inoltre è presente una bellissima mostra
fotografica sull’India. Usciti da castello visitiamo la cattedrale, carina, con un pavimento a mosaico
originale del XII secolo, particolare la sala con tutti i teschi dei martiri della dominazione turca.
Riprendiamo la macchina per andare all’area sosta camper Solara (40°14'43.440'' N -
18°26'31.200'' E) ottima scelta, siamo praticamente solo noi e abbiamo a disposizione
anche dei campi da tennis. Non si potrebbe grigliare ma noi chiediamo e gentilmente ce lo
permettono.
Lunedì 22/04 143km

Come al solito facciamo iniziare la giornata troppo presto, d’altronde io e Anna ci svegliamo presto
e dopo un po’ ci stufiamo e vediamo di fare scendere Monica. Alle 8:00 siamo già in partenza e alle
8:30 siamo ad Acaya questo piccolo centro di è un esempio di città fortificata, con schema viario a
maglia ortogonale, dell'Italia Meridionale del XVI secolo. Sfortunatamente all’ora che arriviamo è
tutto chiuso così giriamo in una solitudine surreale incontriamo giusto un cane randagio, troviamo
giusto un panificio/cafetteria dove fare la seconda colazione.
Riprendiamo la macchina e a breve siamo a Lecce: città
d'arte d'Italia, è nota come "la Firenze del Sud", "la Firenze
dell'epoca del Rococò" o "la Signora del Barocco famosa
infatti per la ricchezza e all'esuberanza del barocco,
tipicamente seicentesco, delle chiese e dei palazzi del
centro, costruiti in pietra leccese, un calcare malleabile e
molto adatto alla lavorazione con lo scalpello. Lo sviluppo
architettonico e l'arricchimento decorativo delle facciate è
stato particolarmente fecondo durante il Regno di Napoli
ed ha caratterizzato la città in modo talmente originale da
dar luogo alla definizione di barocco leccese. Nel nostro
girovagare visitiamo nell’ordine:

• Chiesa di S.Angelo conosciuta anche come S.Maria di


Costantinopoli, la tradizione vuole che sia stata edificata
nel 1061 per gli Agostiniani, poi riedificata nel 1663, curiosa
la scritta centrale sorretta da putti.
• chiesa Greca, il suo nome completo sarebbe chiesa di
San Nicolò dei Greci, al suo interno si svolgono funzioni di
rito bizantino
• Basilica di S.Croce, delusione totale, quella che dovrebbe essere la massima espressione del
barocco leccese è in ristrutturazione, visitiamo solo gli interni, belli, interessante la
crocefissione con Gesù culturista.
• Anfiteatro, nemmeno sapevamo dell’esistenza di questa struttura, di epoca augustea
quando Lecce si chiamava Lupiae.
• Chiesa di S.Chiara, la vediamo velocemente solo da fuori.
• chiesa di S.Irene, bella, voluta dai padri Teatini nel XVII secolo, all’interno varie chiese di
pregevole fattura
• piazza Duomo con la cattedrale, veramente
maestosa con interni ricchi di piccoli particolari,
colonne esageratamente scolpite e altari dorati
veramente appariscenti.
• chiesa di S.Matteo, ce l’avevano fortemente
consigliata ma sfortunatamente una coppia ha
pensato bene di sposarsi proprio oggi!
Dopo la faticosa visita alle varie chiese cerchiamo un luogo
dove mangiare con tranquillità per poi proseguire per
Ostuni la Città Bianca del Salento, si trova nella provincia di
Brindisi a più di 200 metri sul livello del mare, sulle ultime
propaggini del territorio della Murgia. Come è facile
immaginare, deve il suo nome Città Bianca al colore di gran
parte delle abitazioni della città, soprattutto del centro
storico. In realtà il motivo per cui è stato scelto il candido
colore bianco non è poetico come osservare da lontano
questa piccola perla del Salento. Infatti, in passato la città
di Ostuni è stata più volte colpita dalla peste e ricoprire i muri con la calce permetteva di igienizzare
la zona e renderla asettica. Il centro storico di Ostuni, definito dai suoi abitanti “La Terra“, un tempo
era completamente dipinto con calce bianca, che oggi è rimasta solo in parte. Le case si arrampicano
sui fianchi scoscesi di un colle e il borgo è caratterizzato da un groviglio di stradine tortuose, un
susseguirsi di piazzette, vicoli e corti. La parte inferiore del
borgo è circondato dall’antica cinta muraria in cui si
incastonano le uniche due entrate della città rimaste
integre: Porta Nova e Porta San Demetrio. C’era un gran
casino di musica, turisti ogni dove e un vento incredibile
che si manterrà per tutta la sera e buona parte della notte.
Finita la visita scendiamo ad Ostuni mare dove c’è un’area
di sosta con proprietari gentilissimi, compreso con il costo
della sosta c’è una bottiglia di vino (molto buono), la
mattina poi gli compreremo un’altra bottiglia e 5 litri d’olio
Martedì 23/04 168km
Come al solito si parte presto, direzione Alberobello
è uno dei 54 siti italiani inseriti dall’Unesco nella
World Heritage List. Il nome deriva dal tardo greco
τρούλος, ovvero “cupola” e indica delle antiche
costruzioni coniche in pietra a secco di origine
preistorica. La pietra usata per le costruzioni era
ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle
Murge. Generalmente i trulli sono unità modulari:
gli ambienti interni sono distribuiti intorno al vano
centrale. Lo spessore delle mura e la scarsa
presenza di finestre assicurano un ottimale equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate.
Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie
concentriche sempre più piccole - le cosiddette “chianche” (all’interno) e le più sottili “chiancarelle”
(all’esterno). Importantissima la chiave di volta, spesso decorata con motivi di carattere esoterico,
spirituale o propiziatorio. Ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto utilizzato per
la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne. I trulli sono un esempio unico di costruzione
antica che sopravvive ed è utilizzata ancora oggi. Arriviamo al paese prima delle 9:00 così iniziamo
il giro quasi in solitudine, pochissimi i turisti così
mattinieri, il luogo è carino ma niente di
eccezionale, troppo turistico per i miei gusti,
anche la chiesa a forma di trullo è una costruzione
moderna fatta evidentemente per i turisti.
Girando per le vie dei trulli quando tutto comincia
ad aprire ci si rende conto che è un enorme
centro commerciale, ogni trullo è un’attività volta
a vendere qualcosa ai turisti. Devo dire che però i
negozianti non sono per niente invadenti, si può
entrare, visitare gli interni, qualcuno ti spiega anche la struttura senza necessariamente comperare
qualcosa. Ritorniamo alla macchina e ci dirigiamo verso la costa a Polignano a Mare bella cittadina
con un centro storico affascinante composto di piccole stradine e con una costa veramente
scenografica, non c’è nulla di particolare, i turisti girano a vagonate ma nonostante ciò si gira
piacevolmente. Qua e là si trovano delle interessanti scritte poetiche che risulta divertente cercarle
per leggerle, il pezzo forte del luogo sono i panorami sulla costa, poco a sud c’è una piccola calletta
dove d’estate sicuramente fanno il bagno. Ripresa
la macchina ci dirigiamo verso nord per fermarci
lungo la costa a mangiare. Ultima tappa della
giornata è Giovinazzo, simpatico villaggio
fortificato, giriamo per le viuzze così, senza una
meta precisa, ci sono parecchie chiese,
apparentemente interessanti, ma tutte chiuse.
Dopo esserci fermati a bere un carissimo caffe
freddo in piazza proseguiamo fino ad un bel
campeggio a Bisceglie
Mercoledì 24/04 166km
Gran dormita questa notte, siamo tutti svegli presto e così siamo i primi ad uscire dal campeggio (il
custode è in difficoltà, non sa come aprirci la sbarra), ci
vuole ad arrivare a Barletta, parcheggiamo vicino al
“colosso di Barletta”, è un’imponente statua bronzea
dell’alto medioevo, cava internamente e alta più di 5m.
Sicuramente rappresenta un imperatore ma non si sa
quale, inizialmente si era ipotizzato Eraclito in seguito
l’idea è stata esclusa, l’ultima ipotesi è che si tratti di
TeodosioII. Nemmeno si sa come sia giunto fino a
barletta, la tradizione vuole che siano stati i Veneziani
durante la quarta crociata, avendola trafugata a Costantinopoli. Visitiamo poi la vicina basilica del
S.Sepolcro, così chiamata perché punto di transito dei pellegrini in terra santa. Fu Raudulphus,
patriarca di Gerusalemme a portare qui nel 1291 un presunto frammento della croce di Gesù. Come
un po’ tutti i villaggi di questa zona il centro storico è un’intricata serie di vicoletti. Visitiamo poi la
cattedrale di S.Maria Maggiore, ubicata nella zona più antica della città sorge su preesistenti
strutture: una necropoli di età Dauno-Romana e due edifici basicali del VI e X-XI secolo. Variamente
rimaneggiata, si considera in stile gotico francese. Dentro stanno facendo messa così la visita è
veloce, sotto c’è la cripta ma Monica si fissa che bisogna vederla alla luce dei telefonini così non si
vede un granché. Vicino c’è il castello, in realtà una fortezza bastionata costruita nel XVI secolo,
all’interno c’è una piccola pinacoteca. Usciti dal castello ritorniamo passando per il famoso luogo
della “Disfida”. Fatto storico che a leggerlo sembra più una curiosità che un episodio importante. I
fatti: inizio XVI secolo, la zona è contesa fra spagnoli e francesi, nel corso di una delle tante
scaramucce dei francesi vengono catturati (in seguito liberati previo pagamento di un riscatto). Nel
corso della prigionia gli spagnoli esaltano la qualità dei soldati italiani (al soldo degli spagnoli), i
francesi si sentono offesi e sfidano (una volta liberati) 10 soldati italiani, questi ultimi vincono la
sfida. Si prosegue verso il Gargano, pranziamo a base di frutti di mare in una spiaggia di Mattinata e
dopo mangiato ci dirigiamo verso la foresta Umbra,
non prima però di aver visitato sul monte Saraceno
una necropoli (una serie di buche nella roccia
calcarea). Superiamo S.Angelo ed entriamo nel
parco della foresta Umbra, cerchiamo un luogo
dove fermarci a dormire, alla fine arriviamo al
rifugio Sfilzi dove chiediamo di poter fermarci a
dormire, gentilmente non ci fanno problemi e a
questo punto per ringraziarli ceniamo al rifugio a
base di pappardelle al cinghiale.
Giovedì 25/04 38km
Nottata terribile, sembrava così bello
dormire in mezzo alla natura ma l’asino ha
ragliato tutta la notte tenendoci svegli.
Verso le 8:00 aprono i cancelli e partiamo
all’esplorazione della Foresta Umbra ha una
superficie di circa 10.000 ettari ed è ubicata
nella parte più interna del promontorio del
Gargano, presenta una geografia
accidentata con rilievi che raggiungono gli
800 metri sul livello del mare e propaggini
che si spingono fino alle coste. La Foresta
Umbra è ricchissima di flora, vanta oltre
2.000 di specie vegetali, ed è la più grande foresta italiana di latifoglie con faggi, che sono dei veri
e propri monumenti botanici, con altezze di oltre 40 metri e diametri superiori al metro. Sono
presenti circa 4.000 ettari di faggeti, querceti di Cerro, con presenza di Farnetto, Leccio, Roverella e
specie nobili quali l’Acero o Palo, il Carpino bianco, l’Acero campestre, l’Acero montano, l’Orniello,
il Tasso e tante altre specie. La Foresta anticamente apparteneva a proprietà feudali,
successivamente fu ceduta ai comuni di Monte Sant’Angelo, Carpino, Ischitella, Vico del Gargano,
Peschici e Mattinata. Nel 1861, dopo la caduta del Regno delle due Sicilie, passò al Demanio del
Regno d’Italia e, con legge 4 marzo 1896 n. 3713, fu dichiarata inalienabile e consegnata
all’Amministrazione Forestale dello stato.
Percorriamo il sentieri che parte dal rifugio, uno sterrato in leggera discesa, bello il bosco ma dopo
un po’ alquanto noioso così decidiamo di tornare alla macchina e dopo essere passati al centro
visitatori (chiuso) parcheggiamo nei pressi di una sosta picnic e ci addentriamo quasi a casaccio nel
bosco. A breve siamo al laghetto d’Umbra, bello ma nulla di stratosferico, ricco di pesci e tartarughe
(e di sapiens visto il vicinissimo parcheggio). Invece di tornare direttamente alla macchina
allunghiamo il giro andando verso un altro laghetto che però non raggiungeremo.

Tornati alla macchina pranziamo per poi scendere sulla costa, troviamo un ottimo campeggio a
Vieste dove ci rilassiamo e io faccio anche un veloce bagno, poi, mentre Monica studia, io e Anna ci
facciamo un giro in paese.
Venerdì 26/04 874km
Anche l’ultimo giorno in Puglia partiamo presto
per non smentirci, parcheggiamo in città e ci
facciamo un giro al centro di Vieste,
caratterizzata da un bellissimo borgo medievale
e dominata da un castello risalente al '200 da cui
godere di un favoloso panorama sul mare. Solita
struttura a cui siamo abituati, piccole stradine in
salita, villaggio arroccato su di uno scoglio,
molto bello e scenografico anche se forse alla
lungo un pelo monotono. Visitiamo la chiesa, la
stanno sistemando per qualche cerimonia
particolare, oggi il clima è ventoso e freddo di gente in giro ce n’è proprio poca. Riprendiamo la
macchina e ci dirigiamo verso Peschici un antico borgo protetto da mura di cinta, non prima però di
fermarci in una pescheria a comprare uno sproposito di frutti di mare. Adesso il vento è calato e fa
caldo, ci sono molti turisti e molti negozietti
sono aperti, si gira piacevolmente senza
visitare nulla di particolare ma esplorando i
viottoli quasi stessimo percorrendo un
intricato labirinto. Anna si lascia andare ad
un po’ di spese prima di riprendere la
macchina. Proseguiamo per la bella strada
costiera per fermarci in riva al mare a
mangiare i frutti di mare, sono così tanti che
facciamo fatica a finirli. Dopo mangiato
inizia il lungo ritorno a casa, ci aspettano
circa 800km di autostrada per fortuna c’è
poco traffico e alle 22:30 siamo a casa.