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PER UNA BUONA SALA D’ASCOLTO

Come deve essere una sala d’ascolto o una sala audio-video ?


E’ migliore quella rettangolare o quella irregolare ? E’ vero che la stanza a pianta
quadrata è la peggiore ? E quali sono le dimensioni più indicate per avere un suono
senza problemi ? E’ preferibile alta o bassa ? Con pareti di carton-gesso o solidi e spessi
muri di sasso ?
Potrei andare avanti a far domande per una pagina, ma già quelle formulate riescono a
fornire i contorni di ciò che parleremo.
Con questo articolo “pratico” cercheremo di dare risposte “operative” a tutti coloro che si
pongono i suddetti problemi e cioè a tutti, perché per tutti, prima o poi, è necessario farsi
queste domande. Chi lo nega è perché le ha rimosse pensando che ignorare i problemi
sia migliore che affrontarli.
Sono tematiche di interesse veramente generalizzato.
Si ha infatti notizia di alcune sistemazioni incredibilmente cervellotiche di sistemi di
riproduzione audio in ambiente domestico, ma non risulta che nessuno, nemmeno il più
stravagante degli audiofili, ascolti musica con il proprio impianto hi-fi collocato nel prato
antistante l’abitazione o sotto ad un ponte . Quantomeno non lo fa nella stagione
invernale o quando piove. In genere chi ha una casa preferisce ascoltare protetto dal suo
tetto e circondato da rassicuranti pareti.
Purtroppo una stanza, grande o piccola che sia, alta o bassa, tonda o quadrata ha
sempre due problemi di ordine acustico : risonanze e riflessioni.

RISONANZE
Il suono è energia. All’interno di un ambiente chiuso essa viene in parte assorbita dalle
pareti ed in parte fuoriesce. Ma prima che ciò accada si “organizza” e tende a trattenersi
in ambiente per un periodo più lungo di quello che è funzionale alla riproduzione
musicale. L’accumulo organizzato di energia non si distribuisce in modo equilibrato su
tutto lo spettro di frequenze, ma si concentra in particolari aree che vanno a formare le
risonanze proprie di un ambiente chiuso. Ciò crea un elemento di grave turbativa
dell’equilibrio tonale e della resa in termini di articolazione che va sotto i nomi di
rimbombo, “boom”, melma acustica, rumore di fondo della stanza. A certe frequenze il
suono è più forte e più confuso. Indipendente dalla sua forma ogni stanza ha sue
risonanze proprie perché in ogni stanza l’energia tende ad organizzarsi per conservarsi
privilegiando certe frequenze. Ma non basta : poiché nulla si crea e nulla si distrugge, se
l’energia di certe frequenze aumenta deve necessariamente diminuire da qualche altra
parte : le frequenze risonanti succhiano energia alle frequenze limitrofe non-risonanti e
quindi sono causa di cancellazioni.
Cambiando la forma della stanza, spostando muri e pareti, le risonanze non
scompaiono. Semplicemente si distribuiscono in altro modo. Quindi non c’è pianta di
nessuna stanza che può impedire il sorgere di modi di risonanza.
Molti appassionati che desiderano avere un ambiente dedicato all’ascolto o all’audio-
video puntano la loro attenzione sui rapporti dimensionali : solitamente si crede che se
una stanza avesse dimensioni ideali, intese come rapporti fra pareti, il suono sarebbe
perfetto.
Un’altra diffusa opinione è che la stanza migliore è quella con pareti non parallele.
In passato l’idea che l’equalizzatore potesse risolvere i problemi acustici generati dalle
risonanze era assai radicata.
Tutte queste convinzioni sul modo di attenuare o evitare gli influssi malefici delle
risonanze sono semplicemente ERRATE !
Da sempre si è cercato di determinare le perfette misure di una stanza ricercando
rapporti dimensionali attraverso i quali le risonanze fossero ben distribuite lungo lo
spettro audio. Si diceva : poiché le risonanze ci sono, allora facciamo in modo che non
stiano vicine, che non sommino la loro energia nelle stesse aree di frequenze. Da questa
considerazione si è sviluppata la ricerca empirica dei migliori rapporti dimensionali ed è
per queste convinzioni che si è arrivati a concludere che, ad esempio, la stanza cubica è
la peggiore : in essa le risonanze della lunghezza sono eguali a quelle della larghezza e
dell’altezza, perciò le risonanze di questo tipo di stanze hanno energia tripla .
In origine il concetto di fare stanze aventi rapporti dimensionali atti ad una conveniente
distribuzione delle risonanze apparteneva all’arte di fare buone camere di riverberazione.
Esse vengono utilizzate per testare le caratteristiche dei materiali per il trattamento
acustico e devono avere risonanze opportunamente spaziate per poter ottenere risultati
attendibili.
Una camera di riverberazione ha un diffusore posto in un angolo della sala (pavimento-
muro-muro) ed il microfono nell’angolo opposto (soffitto-muro-muro) in modo che tutte le
modulazioni della stanza possano essere stimolate dalla cassa e in modo che il microfono
possa coglierle completamente.
Una sala d’ascolto domestica non è una camera di riverberazione. Le casse quasi mai si
trovano negli angoli e chi ascolta certamente non lo fa ficcando la testa in uno degli
angoli opposti. In una sala di riproduzione audio i diffusori si trovano significativamente
lontano dagli angoli. Da questa posizione essi non possono stimolare tutte le risonanze
della sala, ma solo alcune. Se esse saranno ben spaziate fra di loro dipenderà dalla
posizione dei diffusori. Non vi è nessuna garanzia che una stanza con le qualità di una
camera di riverberazione abbia risonanze ben spaziate quando la cassa viene disposta
lontano dall’angolo..
Stanze con muri non paralleli.
Parlando di risonanze, la stanza con muri non paralleli non possiede alcuna caratteristica
speciale e risolutiva. Avrà sue risonanze proprie da combattere come le stanze con muri
regolari. Anche in questa il risultato finale dipenderà dalla disposizione dei diffusori e del
punto d’ascolto. Inoltre, essendo asimmetrica, creerà qualche problema alla stereofonia.
Equalizzatori.
Gli equalizzatori non modificano la risonanza di una stanza : riescono a variare la forza
di un suono ad una certa frequenza. Quando una stanza viene “equalizzata” un suono
forte viene smorzato, ma la risonanza continua a riempire la stanza ed il suono non
guadagna in articolazione (che è un parametro a cui l’orecchio, rispetto al bilanciamento
tonale, è assai più sensibile ed attento). Inoltre la qualità del suono diretto peggiora per
via del fatto che il segnale audio deve passare attraverso un ulteriore congegno
elettronico.

Indicazioni operative
Qualsiasi stanza ha sue risonanze proprie. In ogni stanza per avere un livello audio di
alta qualità è decisamente importante poter disporre i diffusori ed il punto d’ascolto in
modo consono alle necessità di quella stanza. Meglio quindi una piccola sala dedicata
all’ascolto che una grande dove la posizione dei diffusori è obbligata dalle esigenze
pratiche o di arredamento. Tuttavia, potendo scegliere, la stanza a pianta rettangolare è
migliore di quella quadrata. La peggiore di tutti è la stanza irregolare di forma a “L”.
Dal punto di vista delle risonanze la stanza migliore è quella in cui è possibile muovere
liberamente i diffusori ed il punto d’ascolto alla ricerca della migliore distribuzione
dell’energia delle risonanze e dove è possibile l’impiego di trappole acustiche a larga
banda negli angoli.
I buoni studi di registrazione hanno delle trappole per le basse frequenze incorporate nei
muri in prossimità degli angoli. In una stanza d’ascolto domestica le trappole per i bassi
possono facilmente essere collocate esternamente agli angoli. L’intervento con trappole
acustiche è molto efficace : modifica la forma della risonanza del locale, ne ostacola
l’organizzazione, restituisce articolazione alle frequenze risonanti ed energia alle
frequenze non-risonanti senza intaccare le caratteristiche sonore del suono diretto.

RIFLESSIONI
Le riflessioni possono essere divario tipo : alcune sono utili, altre molto dannose.
Un suono parte da un diffusore e giunge all’orecchio dell’ascoltatore (suono diretto).
Contemporaneamente va a rimbalzare su di una parete per arrivare all’ascoltatore con un
certo ritardo rispetto al suono diretto. Sempre lo stesso suono arriva poi all’ascoltatore
con un ritardo più grande quando è stato riflesso da molte pareti. Il medesimo suono, in
un ambiente molto ampio, può anche arrivare all’ascoltatore con un ritardo così grande da
divenire una eco.
Abbiamo grossolanamente evidenziato come uno stesso suono arriva all’ascoltatore in
quattro tempi diversi. Due di questi casi danno luogo ad effetti positivi, gli altri due sono
dannosi : il primo ed il terzo sono buoni ; il secondo ed il quarto cattivi. E’ evidente che il
suono diretto è positivo com’è chiaro che avere l’eco in una sala d’ascolto è un fatto
palesemente spiacevole.
Ma perché le riflessioni precoci sono negative e quelle che stanno fra queste e l’eco
sono invece positive ? Perché le riflessioni che arrivano all’ascoltatore con un ritardo
inferiore ai 25 millisec. (riflessioni precoci) disturbano pesantemente “l’azione
stereofonica” del suono diretto.
La stereofonia è un’illusione. L’immagine stereofonica è frutto di un inganno. Il nostro
cervello non è capace di distinguere come distinti due suoni che gli arrivano
contemporaneamente oppure entro un brevissimo lasso di tempo. Infatti due suoni emessi
simultaneamente da due diffusori che stanno uno a destra e l’altro a sinistra
dell’ascoltatore non vengono riconosciuti come tali. Il cervello li fonde in un solo suono.
Se hanno pari intensità, quel suono sembrerà provenire dal punto mediano fra
diffusore destro e diffusore sinistro. Se il diffusore di destra suona più forte di quello di
sinistra il suono starà spostato a destra. Oppure se un suono viene emesso con
lievissimo ritardo o con minor energia sembrerà venire da più lontano, si formerà più in
profondità. La stereofonia in sintesi è tutta qui. E’ sostanzialmente questa la sua
caratteristica di diversità con il suono monofonico. E’ con questo sottile gioco di ritardi
temporali e di variazioni di energia fra i due canali dove il “tempo si traduce in spazio”
che si forma l’immagine stereofonica. E’ all’interno di ciò che il suono mantiene il suo
equilibrio. Ma l’energia del suono riflesso che arriva all’ascoltatore con ritardo compreso
entro i 25 millisec. disturba questi equilibri e rompe “il dialogo stereofonico fra i diffusori”.
Questo tipo di riflessioni hanno valore altamente negativo. Invece, il suono riflesso che
giunge all’ascoltatore con un ritardo compreso fra 40 e 80 millisec. ha valore positivo
perché crea ambienza, confortevole sensazione di spazio ed ha una funzione
riequilibrante sull’andamento tonale. Questo tipo di suono riflesso non disturba la
stereofonia.
L’ideale è poter convertire l’energia delle riflessioni precoci in energia che arriva
all’ascoltatore con un ritardo maggiore. Ciò è possibile tramite l’utilizzazione di trappole
acustiche ad azione combinata (assorbimento più diffusione) o di speciali pannelli
diffondenti posti a parete nei punti dove avviene la riflessione.
Alle volte è possibile la riduzione dell’energia riflessa mediante divani o poltrone, tende o
librerie a giorno. Le tende vanno molto bene se collocate alle spalle dell’ascoltatore per il
trattamento delle riflessioni primarie posteriori. Se l’ascoltatore dispone di una distanza di
almeno 50 Cm. dal muro retrostante, anche una libreria piena di libri o dischi messi in
modo sfalsato può essere molto utile. Da evitare nel modo più assoluto i mobili con ante e
soprattutto le vetrine : vibrano e sono molto riflettenti.
Poltrone o divani possono ridurre l’intensità a media frequenza delle riflessioni precoci
laterali (ottenendo al contempo però anche una non desiderabile riduzione di quelle
maggiormente ritardate). Per trovare l’esatto punto di riflessione a muro della riflessione
da attenuare si può ricorrere ad una tecnica di allineamento ottico che si chiama “ricerca
del raggio di luce”. Si dispone una striscia di materiale riflettente sulla parete ; utilizzando
una lampadina in grado di emettere una fascio di luce abbastanza potente e stretto,
seduti al punto d’ascolto, si punta il fascio di luce sulla striscia a muro fino a che il riflesso
della luce non illumina il diffusore. Il punto dove la luce riflette è il punto su cui intervenire.
L’operazione deve essere fatta sui due lati e per entrambi i diffusori trovando così i
quattro punti di riflessione omolaterale e controlaterale.
Ma prima di ogni altra cosa è necessario disporre l’impianto nella stanza in modo
corretto.
Rispetto alle problematiche introdotte dalle riflessioni la cosa più importante di tutte è la
simmetria dei diffusori rispetto all’ambiente d’ascolto e l’equidistanza del punto d’ascolto
dai diffusori. Inoltre, più i diffusori stanno lontani delle pareti e meglio è.
Facciamo un esempio. Se il diffusore di sinistra dista dalla parete laterale di sinistra 50
cm. e il destro dista dalla parete di destra 100 cm. è evidente che un suono che esce con
la stessa intensità dai due diffusori arriverà anticipato e con energia maggiore da sinistra
perché la parete è più vicina al diffusore. L’effetto stereofonico di fusione del suono sortirà
l’effetto indesiderato di creare l’immagine sonora di quel suono non al centro come
dovrebbe essere, ma spostato a sinistra. L’intera immagine sonora di un sistema
collocato nell’ambiente con questa disposizione asimmetrica risulterà slittato a sinistra e
soffrirà di focalizzazione scadente. Altro esempio. Se un diffusore ha dietro di sé un muro
ad un metro e l’altro diffusore ha un vano finestra a 1,30 metri la resa in profondità
dell’immagine sonora e la restituzione delle basse frequenze (e anche delle alte nel caso
di diffusori omnidirezionali o a dipolo) saranno approssimative.
Poiché ascoltiamo musica stereofonica, l’ideale sarebbe poter disporre di una stanza
simmetrica almeno dal punto d’ascolto in avanti : guardando al centro del fronte sonoro,
ciò che l’ascoltatore vede a destra dovrebbe essere speculare a ciò che c’è a sinistra del
suo campo visivo (ciò dovrebbe valere per porte e finestre ed anche per il mobilio : se c’è
una libreria a destra deve esserci anche a sinistra).
Dietro l’ascoltatore invece la simmetria ha meno importanza. Tuttavia è auspicabile che
egli possa disporre di un ampio spazio alle sue spalle in modo da avere una buona zona
di riverberazione. Ne consegue che è preferibile avere il punto d’ascolto lontano (almeno
di un metro) dalla parete alle spalle. Coloro che ascoltano seduti sul divano accostato
alla parete spesso hanno basse frequenze confuse, alti stridenti e cattive frequenze
medie.
Occorre rispettare la simmetria anche nei rapporti fra diffusori e punto d’ascolto e diffusori
e pareti laterali e posteriore. In ordine di priorità :
1) la distanza fra i due diffusori e il punto d’ascolto deve essere identica ;
2) la distanza fra un diffusore e parete laterale deve essere uguale a quella della
distanza fra l’altro diffusore e la parete più vicina ad esso.
3) la distanza fra i diffusori e la parete a loro retrostante deve essere la medesima.
Quando è possibile collocare i diffusori lontano dalle pareti, l’energia delle riflessioni
precoci è minore e migliora il rapporto con il suono diretto.

Da tutto ciò deriva il fatto che, sotto il profilo delle riflessioni, una buona sala d’ascolto è
simmetrica e sufficientemente grande per consentire di tenere i diffusori e il punto
d’ascolto abbastanza distanti dalle pareti. Ma quanto devono essere lontani i diffusori
dalla parete alle loro spalle ? Determinarlo a priori non è molto serio : quanto più
possibile, al fine di ottenere profondità e quanto basta per ottenere una buona risposta
dell’energia delle basse frequenze. E dalle pareti laterali ? Il più possibile, ricercando la
focalizzazione centrale, ma tenendo conto che ad avvicinarli troppo l’estensione in
larghezza dell’immagine sonora e l’ariosità possono soffrire. Ed il punto d’ascolto ? Il più
possibile, ma considerando che avanzandolo o arretrandolo all’interno della sala, le
basse frequenze cambiano e che avvicinandosi o allontanandosi dai diffusori è come
allargare o stringere i medesimi. E’ una questione di equilibri e di rapporti (ed anche di
gusti). All’aperto, se i diffusori distano fra di loro 150 cm ed il punto d’ascolto determina un
triangolo equilatero con essi, dal punto di vista dell’immagine sonora e del bilanciamento
tonale la cosa è del tutto equivalente ad un posizionamento con i diffusori a quattro metri
fra loro con il punto d’ascolto posto alla medesima distanza da essi. In ambiente chiuso in
questi due casi cambia il bilanciamento tonale perché dalle diverse posizioni i diffusori
stimolano risonanze differenti e l’ascoltatore percepisce equilibri che variano in funzione
del punto che occupa nella stanza.

Miscellanea

Muri
Più i muri sono spessi e solidi e meglio è sia per l’impatto delle basse frequenze che per
ottenere un buon isolamento acustico.
Le pareti di carton-gesso vibrano molto e per questo motivo sono fortemente sconsigliate.

Soffitti
A mio parere è meglio avere un soffitto alto piuttosto che uno molto basso. In genere il
classico soffitto con altezza omogenea compresa fra i 270 e 360 cm. va bene e non
necessita di trattamento acustico.
I soffitti a volta sono critici perché fungono da lente acustica convergente : molte
riflessioni finiscono sull’ascoltatore durante il periodo di fusione del suono.
Anche i soffitti delle mansarde sono critici. Tuttavia, al fine di poter disporre di un
autonomo spazio d’ascolto, la mansarda rappresenta una soluzione consigliabile .
In questi casi è preferibile mettere i diffusori nella parte più bassa e ascoltare ponendo il
punto d’ascolto nella parte della stanza che gode della maggior altezza del soffitto.

Pavimenti
I peggiori sono quelli in marmo (estremamente riflettenti) o quelli in moquette
(selettivamente assorbenti). Ottimi quelli in legno. Tuttavia il materiale che costituisce il
pavimento non è un dato particolarmente preoccupante. Nei casi di pavimenti in
mattonelle o in marmo, un tappeto spesso (2-4 cm.) posto fra diffusori e punto d’ascolto
riduce sensibilmente i problemi.

Pareti laterali
Ricoprirle di moquette è un errore. Lasciarle nude anche. Qualche quadro non fa male
purché sia sprovvisto di vetri e disposto simmetricamente. La parete a cui fare più
attenzione è quella dietro ai diffusori. Un buon trattamento acustico di questa parte della
stanza assicura sempre risultati eccellenti. Davanti l’ascoltatore (anche lateralmente,
dalla sua proiezione sulle pareti laterali in avanti) è di rigore rispettare anche la simmetria
dei mobili e degli arredi. La parete dietro l’ascoltatore è la meno critica purché non gli sia
a ridosso : in questo caso è indispensabile il trattamento della zona immediatamente
dietro a lui e degli angoli posteriori.

Porte e finestre
Vibrano. Se è possibile è meglio evitare che le porte siano estremamente vicine agli
angoli o poste esattamente alla mezzeria delle pareti.
Mettere i diffusori davanti ad una porta è sbagliato. Una porta aperta esattamente dietro
l’ascoltatore è invece un fatto positivo (è come trattare le riflessioni precoci posteriori ed
anche le basse frequenze). Se dalla stanza attigua ritorna troppo riverbero, la soluzione è
semplice : una tenda che separa i due ambienti.
Le finestre devono avere i vetri che vibrano il meno possibile e devono chiudere
perfettamente.
Le tende alle finestre dietro ai diffusori devono essere leggere. Quelle alle finestre dietro
all’ascoltatore possono essere più pesanti.

Mobili
In una buona sala d’ascolto sono da evitare vetrine e grossi mobili con ante. Ottime le
librerie aperte o mobili porta-dischi dietro o di lato all’ascoltatore o di fianco ai diffusori
(non dimenticarsi mai di mantenere la simmetria del fronte sonoro davanti al punto
d’ascolto : se ne mettiamo uno a destra ne dobbiamo prevedere uno eguale a sinistra
posizionato in modo speculare).
Se possibile è meglio evitare di collocare tavolinetti fra diffusore ed ascoltatore (sono
comodi per appoggiare cd, libri e quant’altro, ma fanno “pericolosamente” rimbalzare i
suoni alti e medio-alti ).

Mobile rack
La migliore posizione è quella lungo la parete laterale spostata un po’ all’indietro rispetto
alla proiezione a muro dell’ascoltatore. Mettere il rack nel mezzo ai diffusori provoca
effetti nocivi all’immagine sonora (il centro del fronte sonoro è un punto estremamente
critico). Se proprio si è costretti a metterlo lì è preferibile scegliere dei rack bassi.

Subwoofer
Molti sostengono che, essendo le basse frequenze sotto i 50 Hz non direzionali, la
posizione del sub non è critica. Secondo questa concezione, per il subwoofer qualsiasi
collocazione è buona ed equivalente alle altre. Non è così perché, cambiando la sua
posizione nella stanza, varia la tipologia e il comportamento delle frequenze risonanti
eccitate. Quindi, anche la collocazione del subwoofer segue le regole dei diffusori full
range.

Disposizione dei diffusori e del punto d’ascolto nella sala.


In una stanza rettangolare non è obbligatorio mettere i diffusori parallelamente ad una
delle pareti corte. Alle volte si ottengono risultati migliori disponendoli paralleli alle pareti
lunghe . In questo caso è spesso indispensabile il trattamento acustico della parete a loro
retrostante per ottenere profondità, ma le riflessioni laterali rimbalzano così lontane
dall’ascoltatore che i loro effetti hanno scarsa influenza.
Una credenza del mondo dell’ altà fedeltà è che in stanze rettangolari, la distanza fra
diffusore e la parete laterale e fra diffusore e parete retrostante non possa essere la
stessa. Ciò è probabile per stanze a forma quadrata, ma non è regola per le stanze di
altra forma.

Buon lavoro,
Italo Adami