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Edgard Wallace

Intrigo All'Ippodromo
The Calendar © 1930
Il Giallo Economico Classico - N° 168 - 25 ottobre 1997
ISBN 88-8183-866-4

Personaggi principali
Garry Anson appassionato di ippica
Wenda Panniford amica di Garry
Willie Panniford marito di Wenda
Hillcott maggiordomo
Peter Hipplewayne scommettitore disonesto

1.

- Mi vuoi bene abbastanza da permettermi di tirarti in ballo?


Garry Anson scrutò la splendida creatura che gli aveva posto
l'inquietante domanda.
- Tirarmi in ballo? - ripeté. - Non sono sicuro di aver capito cosa intendi.
Wenda Panniford espresse la sua impazienza con un'alzata di spalle, un
gesto che le era abituale. I bellissimi occhi grigi lo fissarono per un istante.
Mancava una quindicina di giorni all'apertura delle corse ad Ascot e il
giardino di Daneham Lodge era al massimo dello splendore.
Stavano passeggiando su un prato stupendo, parlando di fiori, quando a
un tratto il discorso si era spostato su Willie Panniford, una spina nel
fianco per Garry Anson.
Non gli era antipatico del tutto quel bestione, ubriaco o sobrio che fosse;
tuttavia si chiedeva da tempo cosa Wenda trovasse di speciale nel marito e
cosa l'avesse indotta a sposare lo squattrinato baronetto scozzese.
Fino ad allora si era vantato di conoscere Wenda come le sue tasche:
eppure in quel momento gli sembrava di avere accanto un'estranea.

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- Sinceramente non ti capisco, Wenda. Che cosa intendi per tirarmi in
ballo?
- Willie è geloso di te e quindi tende a credere qualsiasi cosa sul tuo
conto. Se in questo preciso momento andassi da lui e gli dicessi che... -
S'interruppe e si strinse di nuovo nelle spalle. - Be', sai dove voglio
arrivare...
- Pensi che ci crederebbe? Che stupido!
- Non essere sciocco, Garry! - lo redarguì Wenda. - Perché non
dovrebbe? Ci conosciamo da quando eravamo bambini e da allora siamo
rimasti amici. Willie è un ingenuo, capace di credere a qualsiasi fandonia.
Perché dovrebbe dubitare che sia accaduto... stavo per dire il peggio?
Garry Anson era sbigottito. Glielo si leggeva chiaramente negli occhi.
- Mi stai forse dicendo che dovrei stare al gioco e fargli credere che tra
noi due ci sia del tenero? Per l'affetto che ci unisce, non acconsentirei mai
che il tuo nome fosse trascinato nel fango per una causa di divorzio.
Wenda espresse la sua contrarietà con un sospiro.
- Non preoccuparti del mio buon nome, Garry. Il tuo altruismo suona
addirittura offensivo. Mi vuoi bene quanto basta per fare un simile
sacrificio e subirne le eventuali conseguenze?
Garry si passò una mano tra i capelli.
- Come puoi dubitarne? Ma l'idea è diabolica. Non ci sarebbe un modo
per aggiustare le cose...
- Insomma, ci tieni proprio che resti con Willie, vero?
La voce le tremava. Impossibile capire se di dispiacere o di rabbia. Non
si sarebbe mai sognato di offenderla o di farle del male, e bastava l'idea per
metterlo in crisi, perché Wenda Panniford era per lui l'unica donna al
mondo.
- Certo, se proprio lo desideri... Farei qualsiasi cosa per te... Passeresti
dei brutti momenti; ma naturalmente non esiterei un istante, e chissà... Alla
fine potresti accettare di sposarmi...
Lesse lo stupore nel suo sguardo e si pentì di aver parlato.
- Non sarebbe necessario, logicamente - balbettò. - Non è obbligatorio.
Voglio dire, non c'è nessuna ragione per cui dovresti farlo.
- Ma certo che ti sposerei! D'altronde... - Fece una pausa. - Tu mi ami,
non è vero?
Garry l'adorava, ma capì in quel preciso istante, senza ombra di dubbio,
di non amarla come intendeva lei. Per tutti quegli anni erano stati come

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fratello e sorella, amici intimi, tanto che ciascuno dei due confidava
all'altro i propri segreti. O meglio, lui le aveva confidato i suoi. Forse
intuendo il suo imbarazzo, Wenda si affrettò a cambiare discorso.
- Vai a Hurst Park questo pomeriggio? Willie viene con noi. Allora, ci
vediamo lì. Credevo che oggi fossi a Chester, ed è stato un sollievo trovarti
qui.
- Senti, Wenda - riprese Garry, recuperando una certa disinvoltura -
Willie ne ha forse combinata una grossa? So che beve troppo e che
qualche volta è pesante da sopportare, ma in fondo c'è del buono in lui.
- Smettiamola di parlare di Willie - tagliò corto Wenda. - Martedì
partiamo per l'Italia. Al mio ritorno ti voglio parlare seriamente.
Dopodiché cambiò argomento, portando il discorso sul vecchio generale,
che era morto quella settimana.
- Ecco perché non sei andato a Chester. Me n'ero completamente
dimenticata. Poveraccio! Ha lasciato molti soldi, Garry?
- A palate - rispose con un sorriso. - Ah, ecco Molly!
Dall'altra parte del prato una ragazza cercava di attirare la loro
attenzione, agitando le braccia.
- Ci vediamo a Hurst Park.
Un attimo dopo era sparita dalla visuale. Garry, in preda al nervosismo,
continuò a camminare sul prato con la mente in subbuglio. Sapeva che tra
Willie e Wenda non regnava una grande armonia, ma non avrebbe mai
immaginato che la situazione fosse come l'amica gliel'aveva descritta.
Tornando verso casa intravide Hillcott che, dietro un cespuglio fiorito di
lillà, fumava una sigaretta in santa pace. Ormai, abituato com'era alle
insubordinazioni di quell'individuo, non gli veniva neppure in mente di
richiamarlo all'ordine. In ogni caso Hillcott neanche si sognò di
giustificarsi per il fatto che stava prendendosela comoda, invece di stirare i
pantaloni del padrone. In casa di Garry fungeva da maggiordomo, da
cameriere, e in precedenza anche da cuoco. Non poteva sopportare le
cameriere e nutriva un profondo disprezzo per il mondo in generale. Aveva
alle spalle un passato di ladro, che gli era costato qualche anno di carcere,
e in seguito aveva preso servizio da Garry. Dopo essere stato suo
attendente in tempo di guerra, ora era essenzialmente il guardiano della sua
coscienza.
- Lady Panniford verrà a pranzo da noi? - domandò Hillcott,
dimostrando ancora una volta di non saper stare al suo posto. Ormai Garry

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non ci faceva più caso e aveva smesso da tempo di rimproverarlo.
- No, non verrà.
- Peccato! Ci sono i funghi che ho raccolto io stesso.
- Questo significa che probabilmente non camperò fino a stasera.
- Nella vita non si può mai essere sicuri di nulla - replicò il
maggiordomo.
A quel punto Hillcott commentò le notizie che aveva letto sui quotidiani
del mattino, esprimendo la sua opinione su uomini, donne e cavalli e,
senza incoraggiamento alcuno da parte di Garry, portò il discorso su sir
William Panniford.
- Ha saputo di Sua Eccellenza? - domandò, prendendo il piatto della
frutta.
Così il maggiordomo chiamava invariabilmente sir William. Garry non
aveva ancora capito se lo facesse per ignoranza oppure perché si divertiva
a fare dell'ironia.
- No. Che c'è di nuovo? - domandò in tono disinvolto.
- Ieri sera si è sbronzato al Boar Inn con un gruppo di amici. Mi chiedo
se a una persona del suo rango sia lecito riempirsi di birra a quel punto. Ne
discutevo con uno staffiere...
Garry lo raggelò con lo sguardo.
- Ti sarei grato se evitassi di parlare dei miei amici, Hillcott - l'apostrofò.
- Se non le piace come mi comporto, le consiglierei di cercarsi un altro
maggiordomo, capitano - replicò seccamente Hillcott. - Sono un essere
umano e, come tale, libero di esprimere le mie opinioni.
- Dubito che tu abbia qualcosa di umano, ma in ogni caso questo non ti
autorizza a criticare i miei amici - ribadì Garry. - Comunque puoi
andartene alla fine del mese.
- Sono d'accordo - disse Hillcott.
Capitava almeno una volta la settimana che si licenziasse o fosse
licenziato; ma alla fine tutto tornava come prima. Nel pomeriggio, quando
portò a Garry il suo binocolo, era la gentilezza in persona. Senza essere
invitato, si sedette in macchina accanto al guidatore. Garry preferì lasciar
correre. Ormai doveva rassegnarsi a sopportarlo.

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2.

Peter Hipplewayne scorse Garry mentre sbucava fuori dal parcheggio


dei soci e lo intercettò.
- Fa correre il suo cavallo? - chiese.
Garry Anson non nutriva molta simpatia nei confronti di quel suo ex
dipendente. A volte lo trovava addirittura insopportabile.
- Sì, perché?
Peter sorrise. Sempre molto sicuro di sé e dotato di una viva intelligenza
di cui era pienamente consapevole, risultava per questo particolarmente
sgradito.
- Semplice curiosità - rispose, guardandosi attorno. - Pensavo di far
correre Ediphos, ma naturalmente non è in grado di battere il suo.
Garry ritrasse la mano che l'altro non si decideva a mollare.
- Io invece dubito di avere qualche speranza di vittoria - replicò. - Il tuo
cavallo è dato per vincente.
Peter gli lanciò un'occhiata piena di malizia.
- Allora non sarebbe meglio mettersi d'accordo? - domandò. - Se il suo
cavallo non corre, il mio vincerà di sicuro e lei guadagnerà il triplo della
puntata in pochi minuti.
Un proprietario avrebbe potuto tranquillamente decidere di ritirare il
proprio cavallo per sostenerne un altro. Non c'era niente di male, ammesso
che queste e non altre fossero le intenzioni di Peter.
- Va bene, allora non lo faccio correre. Hipplewayne scosse la testa.
- Non sia sciocco. Il suo cavallo deve correre, altrimenti il mio vincerà
una miseria.
Garry lo guardò storto. Se Peter fosse stato un po' meno rozzo, si
sarebbe accorto che il suo sguardo non prometteva niente di buono.
- Cosa mi suggerisci? Di far correre il cavallo per poi ritirarlo dalla gara?
- domandò Garry con una luce sinistra negli occhi.
Peter annuì.
- Che c'è di male? Succede tutti i giorni. Non faccia finta di non saperlo.
Garry si voltò per andarsene.
- Non se ne parla nemmeno - disse. Hipplewayne lo prese per un
braccio.
- Lei è proprio cocciuto, Garry. Se si è troppo onesti, non è possibile

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guadagnare bene alle corse.
- Che io sappia, gli imbroglioni finiscono sempre in miseria - sentenziò
Garry. Peter corrugò la fronte.
- La parola imbroglione non mi piace affatto - mormorò, girando sui
tacchi.
Un'ora dopo Garry stava tentando di risolvere una piccola controversia
con il fantino e quindi non aveva tempo per pensare ad altro. Rimase a
guardare mentre sellavano Rataplan, poi si portò verso l'uscita del recinto
per vedere il cavallo avviarsi al palo di partenza.
Non era una corsa particolarmente importante, ma Garry aveva puntato
cinquecento sterline, una somma notevole per le sue possibilità. Poteva
permettersi il lusso di perderle, ma si chiedeva se non avesse oltrepassato
il margine di sicurezza.
L'idea di aver superato il limite l'infastidiva; eppure preferiva tenere la
mente occupata in queste riflessioni, piuttosto che rimuginare il problema
di Wenda. Ogni volta che ripensava alla loro conversazione di quel
mattino si sentiva tremendamente a disagio.
Uscito dal pesage, si era incamminato verso il cancello quando Wenda
lo chiamò. Garry si voltò e le andò incontro con grande imbarazzo.
Lady Panniford era bellissima. Lo era sempre stata, a quanto ricordava
Garry. Sulla sua persona esistevano due scuole di pensiero: alcuni
ritenevano che avesse un viso perfetto, mentre altri erano più inclini ad
ammirare la perfezione del suo corpo. Bionda, con gli occhi azzurri e la
pelle vellutata, era alta quasi quanto Garry. Aveva la prerogativa di far
sembrare insignificante qualsiasi donna, anche avvenente, che avesse la
sventura di trovarsi al suo fianco. La ragazza che l'accompagnava in quel
momento dava l'impressione di esserne consapevole senza risentirne. A
causa della loro parentela, essendo la cognata di Wenda, era destinata a
starle accanto.
- Allora, sei venuta? - mormorò Garry, accorgendosi subito della
stupidità dell'osservazione.
- Sono venuta a sostenere il tuo cavallo, caro - replicò Wenda con un
sorriso che somigliava a una sfida, come per fargli capire che dell'altro
argomento non intendeva parlare. - Ho appena visto Peter Hipplewayne.
Mi ha consigliato di puntare su Ediphos. È stato carino da parte sua di
farmi guadagnare un po' di soldi. Ma quel cavallo è un favorito e io li
detesto.

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- Allora è probabile che vinca - osservò Garry. - Se hai puntato sul mio,
ti aspetta una delusione. Salve, Molly cara.
Si rese conto soltanto allora della presenza della ragazza, com'era
destino di tutte le fanciulle che si trovassero in compagnia di Wenda
Panniford.
- Dov'è Willie? - Fiato sprecato.
Willie Panniford era, ovviamente, al bar del circolo. Incontrava sempre
qualcuno che manifestava il desiderio di andarci. Poteva essere un
cacciatore come lui, o un soldato del suo reggimento, oppure qualcuno che
aveva conosciuto al Cairo.
Wenda lo prese sottobraccio e s'incamminò verso la pista, mentre Molly
li seguiva. La ragazza aveva un marcato senso dell'umorismo e la sicurezza
di sé che deriva dall'aver raggiunto un'età ragguardevole: a ventun anni,
una fanciulla si sente molto più matura che a diciotto. Wenda cominciava
ad avere dei problemi con lei, perché gli uomini le dimostravano un certo
interesse.
In genere la giudicavano molto intelligente e quasi tutti, all'infuori di
Garry, si rendevano conto che stava passando dalla fase della bellezza
acerba, tipica dell'adolescenza, a quella più appagante che deriva dalla
piena maturità femminile.
Wenda lo prese in disparte.
- Ti ho detto che partiamo per Roma martedì prossimo - bisbigliò. - Ti
spiace se ritardo di un paio di settimane a mandarti l'assegno?
Garry rise e le strinse il braccio.
- Se non me lo mandi subito, Wenda - scherzò - ti farò avere
un'ingiunzione di pagamento. Certo che non mi dispiace! Volevo che
tenessi tu gli interessi di quel denaro, lo sai bene.
Wenda gli dimostrò la propria gratitudine con un sorriso.
- Sei un tesoro - mormorò. - Duecentocinquanta sterline non significano
molto per te, mentre per me, in questo momento, rappresentano una grossa
cifra.
Wenda custodiva un capitale azionario del valore di ventimila sterline,
con una rendita pari al cinque per cento. Si trattava di una misura
precauzionale che Garry aveva voluto prendere in un momento di panico
per la propria situazione finanziaria, essendo conscio del fatto che tendeva
a scommettere troppo. Sarebbe venuto il giorno in cui le corse avrebbero
dovuto giocare un ruolo meno importante nella sua vita e sarebbe stato

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costretto a smettere. Ne aveva discusso con Wenda, che aveva accettato di
custodire le sue azioni e in cambio avrebbe trattenuto la metà degli
interessi.
- Ti raccomando, scrivimi - continuò Wenda. - Non sono stata molto
carina per quanto riguarda il generale, vero?
Era la seconda volta che alludeva alla morte del generale Anson. Garry
lo trovò strano. Wenda aveva avuto occasione di conoscere suo zio, ma
non le era mai piaciuto.
- È stato un ottimo soldato - puntualizzò - e per questo lo ammiravo
molto. Ah, ecco il tuo amico!
Henry Lascarne stava attraversando il prato per raggiungere Wenda. Era
una delle sue rare visite all'ippodromo e probabilmente era venuto dietro
insistenza della ragazza. Nessuno, tranne lei, sarebbe riuscito a convincere
quel giovanotto alto ed elegante a scendere dal suo Olimpo per
confondersi con quella gente volgare che frequentava Hurst Park.
- Stai seguendo le corse da qui, Wenda?
La giovane donna guardò la massa del pubblico e fece una smorfia.
Dalla posizione in cui si trovavano, nella parte alta del prato, avevano
un'ottima visuale della pista, vedevano i cavalli fermi al palo di partenza
ed erano proprio di fronte al traguardo.
- Restiamo qui. Ti dispiace, Henry?
- Io vado nelle tribune - annunciò Garry, incamminandosi.
- Non è stato gentile da parte sua - commentò Henry, torcendo il naso
con aria sprezzante, com'era sua abitudine.
- In quanto a buone maniere, Garry lascia molto a desiderare - convenne
Wenda con un sorriso. - Comunque noi restiamo qui.
Era piuttosto tesa ed eccitata, pensava Molly, a cui non sfuggiva mai
nulla.
- Ho sentito dire che è un forte scommettitore.
- Chi, Garry?
Wenda posò il binocolo e si voltò a guardarlo con aria divertita. - Chi
glielo impedisce? È ricco sfondato.
- Sarà vero?
Era la prima volta che qualcuno metteva in dubbio la ricchezza di Garry.
Wenda spalancò gli occhi.
- Ma certo! - esclamò. - Ha un mucchio di soldi. E tu, Henry, perché non
scommetti? Sarebbe carino da parte tua.

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Henry Lascarne sorrise.
- Scommettere sui cavalli è da sciocchi - sentenziò. - Bisogna essere
tremendamente stupidi per farlo.
Tanta sicurezza era normale, per un giovane di ventiquattro anni.
- Ho visto molta più gente rovinarsi con le scommesse che non...
- Che non in borsa - concluse Molly per lui.
Henry provava antipatia per la ragazza e sapeva di essere ricambiato con
uguale moneta. L'osservazione l'infastidì parecchio, soprattutto perché
aveva colpito nel segno. In conseguenza di un crollo a Wall Street i suoi
titoli avevano subito una svalutazione di oltre centomila sterline. Era stata
una grossa perdita per lui, ma non l'aveva mandato in rovina, dal momento
che il vecchio Lascarne gli aveva lasciato in eredità quasi due milioni al
netto delle tasse. Comunque perdere una simile cifra non gli aveva fatto di
certo piacere.
- Se mi è lecito dirlo...
- Puoi dire tutto quello che vuoi - replicò Molly con la massima calma.
- Non si può paragonare un investimento in borsa con... - I cavalli sono
partiti!
Henry tolse il binocolo dalla custodia e lo puntò di malavoglia sulla
pista. Dietro la sbarra, i cavalli formavano una massa compatta, in cui
spiccavano i colori vivaci delle giacche dei fantini. Lascarne non
distingueva i colori di Garry. Anzi, non aveva idea di quali fossero, benché
gliel'avessero ripetuto un'infinità di volte.
- Qual è il cavallo di Garry? - s'informò Wenda. - Non riesco a vederlo.
Il tono della ragazza era impaziente e le tremavano le mani. Che il
nervosismo le impedisse di individuare il cavallo era comprensibile.
Pur non avendo il binocolo, Molly aveva riconosciuto il cavallo pezzato
di Garry fin dal primo momento.
- È vicino alla sbarra. In terza posizione, mi pare.
- Ma arriverà primo.
Molly si voltò e vide Garry, fermo alle sue spalle.
- Davvero, Garry? Davvero? - domandò Wenda, in preda all'eccitazione.
- Sulla carta ha già vinto - rispose Garry. - L'unica minaccia è costituita
da Ediphos, ma non credo che...
Tacque di colpo e neppure si unì al coro di voci che salutava in Rataplan
il vincitore della corsa, con due lunghezze di distacco rispetto al secondo
arrivato.

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- Che gioia! Che meraviglia! - esclamò Wenda, gli occhi lucidi per
l'emozione. - Ho puntato cento sterline su di lui. A quanto lo davano?
Garry la guardò, sbalordito. Solo pochi minuti prima gli aveva chiesto di
poter rinviare il pagamento delle duecentocinquanta sterline.
- Cento sterline! - esclamò. - Cara, cosa ti è saltato in mente di puntare
una cifra del genere?
Wenda scosse la testa.
- Non essere sciocco, Garry. È evidente che non dispongo di una simile
somma. Qualcun altro ha puntato per me. Non è meraviglioso?
- Già - mormorò Garry, evidentemente contrariato. Wenda ne fraintese il
motivo.
- Si può sapere che ti prende? Tu stesso hai puntato su quel cavallo, e
dopo che un amico si è offerto di scommettere cento sterline per conto
mio...
- Non è questo che mi preoccupa - l'interruppe Garry. - Il fatto è che non
avrei dovuto vincere quella corsa. Prevedo che ci saranno dei problemi.
- Che genere di problemi? - domandò Wenda. - C'è forse la possibilità
che il tuo cavallo venga...
- Squalificato? No. La verità è che avrebbe dovuto vincere Ediphos, se
solo avesse tentato. Me ne sono accorto quando ormai erano quasi al
traguardo.
- Ediphos? - ripeté Wenda, aggrottando la fronte. - È il cavallo che Peter
mi aveva dato per vincente. Ma certo che ha tentato! Altrimenti Peter non
mi avrebbe detto...
Garry scrollò la testa.
- Peter venderebbe anche sua nonna. È un imbroglione, ma stavolta ne
ha combinata una di troppo. Se i commissari sportivi non hanno notato
nessuna irregolarità in questa corsa, significa che sono ciechi. E
solitamente non lo sono.
Aveva visto Ediphos ottimamente piazzato dopo la curva; poi aveva
notato che il cavallo era stato trattenuto di proposito in terza posizione, in
modo da non poter vincere neppure per sbaglio.
Gli spettatori più esperti ne stavano appunto discutendo, quando il
gruppetto di amici si unì alla folla.
All'entrata delle tribune vide il proprietario di Ediphos e chiese a Wenda
il permesso di assentarsi un momento. Lo prese in disparte.
- Questa corsa avrà degli strascichi - disse.

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- Di che genere? - domandò Hipplewayne. - Ha vinto il suo cavallo, no?
- Il problema è che non ha vinto il tuo - ribatté Garry. - Ci sarà
un'inchiesta. Ti consiglio di prepararti psicologicamente ad affrontarla.
- Oh, quante storie! - esclamò; ma Garry lo vide impallidire. - Avevo
dato istruzioni al fantino di scattare quando lo riteneva...
- Ti ho detto che i commissari sportivi ti manderanno a chiamare, vedrai.
- Sciocchezze! - replicò Hipplewayne.
Più tardi Garry s'imbatté in un amico giornalista, da cui ebbe conferma
che sarebbe stata aperta un'inchiesta sulla corsa, poiché i commissari del
Jockey Club avevano riscontrato un'irregolarità.
Non vide Wenda se non dopo l'ultima corsa. La incontrò mentre stava
già salendo in macchina. Nel gruppetto di persone che stavano con lei c'era
anche il marito Willie Panniford, un giovanotto alto, con la tendenza a
ingrassare, che in quel momento non era del suo umore migliore.
- Che posto disgraziato! - si lagnò ad alta voce. - Non so proprio perché
ci vengo. Che razza di amico sei, Garry? Hai un cavallo vincente e
neppure ci avverti.
- L'ho detto a Wenda... - si giustificò Garry; ma tacque di colpo a
un'occhiata dell'amica.
- Che cosa? Lei sostiene che non gli hai parlato del cavallo.
- Oggi proprio non riesci ad afferrare quello che ti si dice, caro -
intervenne la moglie. - Ti ho detto che Garry riteneva di avere un cavallo
vincente, ma non ne era del tutto certo. Non è vero, Garry?
In effetti non era mai sicuro di vincere. In seguito a numerose delusioni,
aveva perso l'ottimismo e la voglia di coinvolgere gli amici. Quando un
proprietario mette a parte qualcuno delle proprie speranze e poi il suo
cavallo non si piazza, spesso si sente rinfacciare la mancata vincita.
- Comunque c'è un bel giro di soldi nell'ambiente delle corse - riprese
Willie. - Avete sentito di quell'Hipplewayne? Ha fermato il suo cavallo di
proposito. Che imbroglione! Dovrebbero cacciarlo via a pedate.
- Willie, caro, stai parlando a voce troppo alta e stai dicendo un mucchio
di stupidaggini - gli fece notare Wenda.
Il marito si voltò a guardarla. Quel pomeriggio al bar doveva aver alzato
parecchio il gomito.
- Non trovi che sia libero di esprimere le mie opinioni...
- Non in pubblico - obiettò Wenda con un sorriso.
Willie si avvicinò all'auto, rimproverò l'autista che l'aveva fatto aspettare

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e se la prese con il poliziotto che lo fermò per lasciar passare il traffico.
L'auto si era già allontanata e Garry aveva ancora l'impressione di sentirne
la voce.
Davanti alla sua Rolls Royce trovò Hillcott che discuteva con l'autista.
- Allora, Hillcott, hai passato una bella giornata? - gli domandò,
porgendogli il binocolo e l'impermeabile.
- Non male - rispose il maggiordomo con aria soddisfatta. - Ho puntato
sul suo cavallo e anche una piccola somma su Ediphos, tanto per stare sul
sicuro. Ma che razza di trovata!
- È stata una grossa stupidaggine.
- Ho visto il vecchio Panniford...
- Quando parli di sir William Panniford, vorrei che lo chiamassi con il
titolo che gli spetta - lo redarguì Willie.
- Mi piacerebbe sapere perché gliel'hanno dato - ironizzò l'ometto. Garry
non insistette oltre e Hillcott salì in macchina a fianco dell'autista, che
puntò verso Ascot e Daneham Lodge.

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3.

Quando Garry si trovava nella casa di campagna il Calendar arrivava


ogni lunedì mattina. In origine portava l'indirizzo di Knightsbridge. La
governante non era molto sollecita nell'invio della posta.
Lacerata la busta, diede una scorsa alla prima pagina e vi lesse un
trafiletto.

I commissari sportivi dello Jockey Club hanno aperto


un'inchiesta riguardo alla corsa di Ediphos a Hurst Park, sulla
base di una presunta irregolarità che sarebbe stata riscontrata
nel corso della gara. Sarà chiamato a risponderne il signor P. H.
G. Hipplewayne, residente in Newmarket Heath, oltre ai titolari
dello Jockey Club.

Con un sospiro, Garry posò il giornale.


- Che razza di cretino!
L'incidente avrebbe comportato l'ostracismo dallo Jockey Club e la
morte sociale per Peter, senza alcuna possibilità d'appello.
Wenda era in Italia. Garry aveva ricevuto una letterina molto divertente
da Molly. Acuta osservatrice, la ragazza era impareggiabile nelle
descrizioni. Garry le voleva molto bene, ma se ne rendeva conto solamente
quando l'Unica Donna non occupava i suoi pensieri. Gli venne in mente
che era stata proprio la cognata ad affibbiarle quel soprannome, non
sapeva se per affetto o per fare dell'ironia.
Adesso che Wenda era in Italia, Garry godeva della riacquistata libertà e
si sentiva in colpa per questo. Era possibile che l'amica avesse parlato in
quel modo del marito in un momento di rabbia per qualche stupidaggine
che aveva combinato lui. Impossibile che facesse sul serio.
Non era mai stato innamorato di lei. Conoscendola da quando era
bambino, ormai dava per scontate la sua bellezza e la sua amicizia e non
aveva trovato nulla da ridire sul suo matrimonio con William Panniford.
Willie, a detta di tutti, era stato uno dei migliori partiti della stagione.
Soltanto il suo agente di borsa e il suo avvocato sapevano che non era
vero. Le persone che non amavano Wenda, ed erano parecchie,
sostenevano che doveva essere stata una grande delusione per lei scoprire

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che il baronetto scozzese aveva una rendita di poche migliaia di sterline
l'anno e che i suoi numerosi terreni erano ipotecati. Ammesso che fosse
vero, Wenda non l'aveva mai confessato.
Quanto a Garry, era convinto che il loro fosse stato un matrimonio
d'amore. Non comprendeva per quale misteriosa ragione una donna
potesse innamorarsi di Willie; però era abbastanza realista da rendersi
conto che, se uomini e donne si fossero sposati soltanto dopo
l'approvazione degli amici, nel mondo sarebbero stati celebrati ben pochi
matrimoni.
Willie beveva e berciava troppo, era allegro in compagnia e soprattutto a
tavola, giocava da campione a squash, ma di solito era noioso da morire.
Ogni mattina leggeva diligentemente gli articoli principali del Morning
Post e faceva suoi i concetti e le opinioni espresse dai giornalisti, per poi
parlarne come se fosse farina del suo sacco. Era convinto che tutti i
problemi legati all'industria potessero essere risolti semplicemente
mettendo al muro i leader laburisti. Era la sua ricetta magica, il rimedio
infallibile per ogni crisi politica. A volte Garry stentava a credere che
Molly fosse sua sorella. In realtà era la sorellastra, poiché il padre si era
sposato due volte.
Capitarono molte cose, mentre Wenda era in Italia. All'apertura del
testamento del generale, le previsioni di Garry riguardo alla distribuzione
delle proprietà degli Anson si rivelarono esatte. A lui spettavano duemila
sterline e una casetta nel Devonshire. La maggior parte dei beni andavano
al cugino di Garry, Jack Anson, un ufficiale di marina con qualche
problema economico, una bella moglie e uno stuolo di figli. Com'era tipico
di Garry, fu ben felice che le cose andassero in questo modo.
Quando, una settimana dopo la pubblicazione del testamento,
Rangemore, un altro cavallo di Garry, vinse la Newbury Cup, gli diede
piuttosto fastidio il fatto che il cronista, confondendo il suo nome con
quello del cugino, pubblicasse la notizia con il titolo: "La fortuna sfacciata
di Garry Anson", facendo riferimento anche alla favolosa eredità.
Comunque non si prese la briga di smentire.
Da Roma gli giunse una lettera a dir poco allarmante. Willie si
comportava sempre peggio, al punto che la situazione era diventata
insostenibile. Wenda doveva avergli scritto mentre era sotto pressione, con
una calligrafia praticamente illeggibile. Garry era molto preoccupato.
Non era lo scandalo legato al divorzio a metterlo in apprensione, né il

Edgard Wallace 14 1930 - Intrigo All'Ippodromo


timore di essere immischiato in quella storia. In fondo aveva il dovere di
aiutare Wenda. Tanti anni di amicizia talvolta possono richiedere dei
sacrifici, e comunque lui l'adorava. Aggrottò la fronte. Proprio non
riusciva a vedere se stesso nei panni di marito. La situazione andava
chiarita, in considerazione di ciò che gli aveva scritto Wenda. Se loro due
si fossero sposati, sarebbe stato costretto a restare lontano dall'Inghilterra
per un anno e a sconvolgere tutti i suoi progetti. C'erano poi altre questioni
di minore importanza da sistemare. Hillcott, per esempio. Non
l'entusiasmava affatto l'idea di mandarlo via, e meno ancora gli piaceva
quella di rinunciare a Daneham Lodge. D'altronde era impensabile
continuare ad abitare a pochi metri da Willie Panniford.
Doveva parlarne con qualcuno. John Dory era in città, ma non avrebbe
capito il problema. Stranamente, Hillcott divenne il custode delle sue
velate confidenze. Un mattino, mentre il maggiordomo stava preparando i
suoi indumenti, Garry si decise a parlare.
- Hillcott, un giorno o l'altro mi sposerò, come puoi immaginare. Il
maggiordomo lo guardò di traverso.
- Succede anche ai migliori di noi - replicò.
Non aveva mai parlato dell'esistenza di una moglie, ma Garry non si
sarebbe meravigliato neppure se gli avesse rivelato di averne più d'una.
- In questo caso mi vedrò costretto a rinunciare ai tuoi servigi.
- Quando desidera - rispose Hillcott, accomodante. - Si tratta di una cosa
imminente, signore?
Per quanto ridicolo fosse, Garry dovette annuire.
- Congratulazioni! - esclamò il maggiordomo in tono cordiale. -
Veramente ho sempre pensato che tra voi due ci fosse del tenero, se posso
permettermi di dirlo.
Garry lo guardò, perplesso.
- Non capisco cosa stai dicendo.
- Alludo alla signorina che sta per sposare, naturalmente - rispose
Hillcott, lisciando la piega dei pantaloni. - La signorina Molly.
Garry sentì balzargli il cuore nel petto. In quell'istante comprese ciò che
inconsciamente sapeva da tempo. Molly!
Per quanto illogico sembrasse, provò uno strano risentimento nei
confronti della ragazza. Da quel momento in poi evitò di pensare a Wenda.
Le settimane che seguirono furono molto intense. A giorni alterni usciva
di casa al mattino prima delle sei per essere a Salisbury verso le otto a

Edgard Wallace 15 1930 - Intrigo All'Ippodromo


veder allenare i cavalli.
Il suo interesse si era concentrato su Rangemore, un baio molto
promettente, che aveva già al suo attivo due ottime corse.
Seduto in sella, osservava da lontano i cavalli che attraversavano il
prato. Al suo fianco c'era Wray, l'allenatore. I quattro animali arrivarono al
galoppo, passarono davanti a loro e proseguirono con Rangemore in testa.
Wray sorrise, soddisfatto.
- Ormai si può dire che ha la coppa di Ascot già in tasca, signor Anson -
commentò.
Garry annuì, pur non essendo del tutto convinto. Gli era già accaduto
molte volte in passato di essere sicuro della vittoria e di aver avuto una
delusione.
- Le risulta che partecipi alla gara una giumenta di nome Silver Queen?
L'allenatore parve contrariato.
- Silver Queen! - esclamò. - Rangemore correrà così forte, che non farà
neppure in tempo a vederlo passare.
Garry sorrise.
- Lei mi sembra un po' troppo ottimista, signor Wray. Mi è stato riferito
che quella giumenta è davvero in gamba.
Wray corrugò la fronte.
- Sì - ammise. - Però non è sicuro che venga ad Ascot. La stanno
preparando per due corse in Francia. Il suo proprietario è francese o belga.
Attualmente si trova all'estero e non rientrerà fino a Natale.
- Verranno ad Ascot, vedrà.
Garry tornò indietro al piccolo trotto, affiancato dall'allenatore, che ora
sembrava pensieroso.
- Preferisco evitare di pensare all'esistenza di Silver Queen - confessò
più tardi, mentre erano seduti a tavola. - È un cavallo formidabile, non c'è
dubbio. Chissà se ha partecipato ad altre gare, oltre ad Ascot?
Mandò il suo domestico a prendere una copia del Calendar, che i due
uomini consultarono insieme.
Il giornale, il cui nome per intero era The Racing Calendar, è una
pubblicazione specializzata che interessa soltanto chi si occupa di corse di
cavalli. Esce una volta la settimana e a vederlo sembra un giornalino di
parrocchia, ma il suo prezzo è sproporzionato: infatti costa uno scellino e
nove pence. Per chi non si occupa di corse è un giornale noioso. Molte
colonne sono occupate soltanto dai nomi dei cavalli e dei loro proprietari,

Edgard Wallace 16 1930 - Intrigo All'Ippodromo


senza informazioni aggiuntive. Per gli appassionati delle corse la
pubblicazione rappresenta un oracolo, che li guida e li aiuta a districarsi in
un mondo a parte, ignoto a chi non è dell'ambiente. Possono scoppiare
guerre, possono alternarsi i partiti politici al governo, possono essere
commessi efferati delitti; ma sfogliando le pagine del Calendar, anno dopo
anno, non si trova il benché minimo riferimento a quel genere di eventi.
Ciò che conta sono i cavalli, i colori della scuderia, il regolamento del
Jockey Club e le eventuali modifiche. Da poco tempo era stato reso
possibile iscriversi alle corse con tre anni di anticipo. Questo significava
che avrebbero potuto partecipare cavalli che non erano ancora nati. Intorno
a queste notizie e a questi avvenimenti ruotava l'interesse dei redattori e
dei lettori del Calendar.
Quella sera Garry ebbe ospite a cena John Dory. Con il suo aspetto
austero e l'incipiente calvizie, Dory aveva l'aspetto dell'avvocato o del
medico, mentre era in realtà uno degli allibratori più quotati nel giro.
- Non sopporto di vederti giocare in quel modo, Garry - disse Dory. -
Non puoi andare avanti così. Ci sono stati persino dei milionari che si sono
rovinati con le corse.
- Non andrò in rovina, sta' tranquillo - lo rassicurò. - Quando avrò
raggiunto il limite...
- Ti fermerai - lo prevenne Dory in tono di scetticismo.
- Non essere severo, John. Non è nella tua natura. Quando sarà il
momento mi ritirerò dal giro, anche se lo farò a malincuore. Non
preoccuparti.
John Dory scelse una pesca con molta cura e la sbucciò senza alzare gli
occhi dal piatto.
- Sei un ingenuo - riprese - e la gente come te finisce sempre per
cacciarsi nei guai.
- Al contrario, sono un proprietario abile ed esperto - lo contraddisse
Garry.
- È l'illusione che vi accomuna tutti - replicò Dory. - Ma non voglio
deprimerti. Come sta lady Panniford?
- Magnificamente. Torna la settimana prossima.
- In tempo per Ascot? Bene.
Il tono di Dory non era entusiasta.
- Wenda non ti è simpatica?
- La tua Wenda e io siamo rispettivamente il signor John Dory e lady

Edgard Wallace 17 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Panniford, l'uno per l'altra. Devo dire che è davvero brava nel far sì che io
stia al mio posto.
Garry scoppiò in una risata.
- Non la capisci - dichiarò. - Non esiste nessuno al mondo come lei.
Nessuno ha il suo senso dell'umorismo e la sua schiettezza. Lo sa il cielo
come abbia fatto a sposare un tipo come Willie Panniford.
Dory alzò gli occhi dal piatto.
- Perché, tu non lo sai?
- Io? Che cosa dovrei sapere?
Dory si strinse nelle spalle e tornò a concentrarsi sulla pesca.
- Molti si chiedono come mai non l'abbia sposata tu.
Garry arrossì. La conversazione stava prendendo una brutta piega.
Comunque sarebbe stato bene eliminare una volta per tutte i pettegolezzi
che circolavano sul conto suo e di Wenda. Si sporse verso Dory. Era molto
serio.
- Tu non capisci il significato e il valore di certe amicizie, John.
Conosco Wenda praticamente da sempre. Eravamo bambini insieme,
siamo cresciuti insieme e abbiamo giocato sotto la stessa quercia. Tra noi
due esiste un vincolo più forte di quello del matrimonio, che esclude
qualsiasi ondata emotiva...
- Quanto sei poetico! - l'interruppe Dory.
- Non essere sciocco. È naturale che lo sia. Un approccio sentimentale
da parte mia avrebbe rovinato tutto. Il matrimonio, intendo. Wenda non me
l'avrebbe mai perdonato, se le avessi chiesto di sposarmi.
Dory finì di mangiare la sua pesca, si sciacquò le dita nella vaschetta, le
asciugò, si alzò da tavola e andò a recuperare il Calendar sotto una pila di
carte. Lo sfogliò per qualche minuto in silenzio e, quando parlò, il discorso
non riguardava i cavalli.
- Lo sai qual è la ragazza più affascinante che mi sia capitato di vedere
in questi ultimi anni? - domandò.
Garry alzò la testa.
- No. La conosco?
- È Molly Panniford - disse Dory, tornando a sfogliare il Calendar.
Era forse un complotto? Sembrava quasi che tutti si fossero messi
d'accordo per buttarlo tra le braccia di Molly. - Si può sapere perché mi
dici questo?
Hillcott entrò in quel momento.

Edgard Wallace 18 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- I Panniford tornano la prossima settimana, signore - l'informò. - Torno
adesso da casa loro. Lady Panniford ha fatto installare una cassaforte
nuova.
- E tu come fai a saperlo?
- L'ho vista - rispose Hillcott, cominciando a sparecchiare. - E che
cassaforte!
- Se lo dici tu, che sei un vero esperto in materia! - esclamò Garry.
- Be', in un certo senso sì - replicò il maggiordomo. - Sarò felice di
rivedere la signorina Molly. Lei è proprio una personcina a modo.
Garry si appoggiò allo schienale della sedia. Dory lo sbirciava con la
coda dell'occhio.
- Certo che è una personcina a modo - convenne Garry con un tono
piuttosto aspro.

Edgard Wallace 19 1930 - Intrigo All'Ippodromo


4.

Pensa che combinazione! A Firenze abbiamo incontrato


Hipplewayne. Non è terribile quello che gli è capitato dopo
quella sfortunata corsa? Pensa, l'hanno cacciato via. Eppure,
Garry, con tutti i soldi che ha, non aveva bisogno di fare ciò di
cui è stato accusato. È stato molto carino nei tuoi confronti. Mi
ha detto che l'avevi avvisato. Adesso è praticamente distrutto.
Beve troppo (lui e Willie sono diventati grandi amici), e gioca
d'azzardo. Quando riceverai questa lettera, Wenda sarà già
tornata in Inghilterra. Io mi trattengo a Parigi per ritirare gli
abiti che le occorreranno ad Ascot, e Willie è rimasto qui per
badare a me. Ti rendi conto? Ma forse tu non riesci a capire
l'assurdità della cosa.

Le lettere di Molly erano sempre gradite. La ragazza si era assunta il


compito di fargli la cronaca di quanto accadeva in famiglia. A volte Garry
aveva il sospetto che tanta alacrità contenesse un velato rimprovero nei
suoi confronti.
Ultimamente aveva pensato molto a lei e quando s'imbatté in Wenda,
alla Victoria Station, rimase di stucco nel sentirsi rispondere: - Molly? Oh,
sta benissimo. Così bene che a volte mi dà sui nervi.
- È una cara ragazza - osservò Garry.
- È una Panniford - tagliò corto Wenda con una nota d'amarezza nella
voce. - Come famiglia, non ha niente di particolarmente entusiasmante. - A
questo punto, rendendosi conto della strana impressione che aveva fatto a
Garry, ritenne opportuno cambiare discorso. - Come va il mitico
Rangemore? Lo sai che sei uno strano tipo, Garry? Passi la vita a trovare
qualcuno da portare ai sette cieli...
- Come per esempio?
- Come la sottoscritta - concluse Wenda con un sorriso.
Mentre l'accompagnava a Sunningdale, stavano percorrendo Great West
Road quando lei gli domandò a bruciapelo: - John Dory è un tuo amico,
vero?
- Sì. Lo conosci?
- Un po' - rispose Wenda, laconica.

Edgard Wallace 20 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Ma non ti è simpatico?
- Non dire assurdità, Garry. Come si fa a provare simpatia o antipatia per
un allibratore?
Dopo aver espresso quest'opinione, Wenda si richiuse in un mutismo che
continuò fino alla collina di Egham.
- Henry viene a stare da noi per tutta la durata delle corse di Ascot -
riprese. - Temo di essere stata un po' precipitosa negli inviti. Pensavo che
Willie sarebbe stato di ritorno, e invece insiste per restare a Parigi con
Molly. Perciò non sarà a Welbury all'arrivo di Henry. Non potresti
ospitarlo tu?
Garry rise di gusto.
- Lo so che ti annoia. Io invece lo trovo piuttosto divertente. Comunque
può trovare alloggio in un albergo.
- No, posso benissimo ospitarlo a Daneham - replicò Garry. - Ho sei
camere da letto e sono sempre libere. Posso mandargli un telegramma, se
credi; ma non capisco per quale motivo non possa venire da te, con tutti i
domestici che hai in casa.
Wenda trasse un sospiro.
- Non lo so... Willie è sempre così imprevedibile. Chissà, forse mi lascio
condizionare troppo dalle convenienze. D'altronde Molly è così puritana...
È una parola che non mi piace, ma si addice alla nostra Molly. -
S'interruppe. - Non mi sono ancora congratulata con te. Sei proprio un
uomo fortunato.
- E non hai ancora visto il mio calendario delle scommesse - scherzò.
Wenda non lo prese sul serio e non replicò.
Garry era salito in macchina con molta apprensione, nel timore che
tornasse a parlargli del divorzio. Se l'aspettava da un momento all'altro.
Per la prima volta in vita sua fu ben felice di depositarla davanti alla porta
di Welbury House.
Tornato a casa, diede ordine a Hillcott di preparare una stanza per Henry
Lascarne. L'ometto sbuffò.
- Immagino che il suo amico sarà felice di trascorrere una settimana in
compagnia di un altro patito delle corse - disse.
Il giorno successivo, al suo arrivo, Lascarne fece la conoscenza di un
nuovo tipo di maggiordomo che, per la verità, non lo entusiasmò affatto.
Gli piacque ancora meno il mattino seguente quando, scendendo a
colazione, trovò Hillcott impegnato in un'accesa discussione con il postino,

Edgard Wallace 21 1930 - Intrigo All'Ippodromo


colpevole di aver suonato il campanello.
- Si può sapere cosa le è saltato in mente? - domandò Hillcott, seccato.
- Ha qualcosa in contrario a lasciare la corrispondenza sotto la porta?
Il postino pescò le lettere dal fascio che doveva ancora recapitare e gliele
porse. - Eravate ancora tutti quanti a nanna? - domandò in malo modo.
- C'è anche una raccomandata. Deve firmare.
Hillcott prese le lettere e le esaminò a una a una, poi firmò per la
raccomandata.
- Potrebbe essere meno scortese - si lamentò.
Il postino perse la pazienza. - Qui a Londra voi domestici non vi alzate
al mattino? - domandò in tono ironico. - E pensare che mia moglie inizia a
lavorare alle sei del mattino.
Hillcott lo raggelò con un'occhiata.
- Lo farei anch'io, se fossi sposato con uno come lei - ironizzò.
Nonostante l'insulto, il postino pensò di trattenersi ancora un po' a
chiacchierare.
- Sa qualcosa? - domandò in tono confidenziale.
- Veramente so tutto - rispose Hillcott, che ignorava il concetto di
modestia.
- Mi riferivo ad Ascot. È vero che arriverà primo il cavallo del
governatore?
- Non lo domandi a me - rispose Hillcott in tono altezzoso. - Vada
piuttosto a comperarsi il giornale.
Il postino se ne andò via brontolando e deprecando la villania di certi
domestici tuttofare. Hillcott si voltò, vide Henry e smise di esaminare i
timbri postali.
- Che zoticone! - esclamò con aria disgustata. - Non c'è niente per lei.
- No. Ho dato istruzioni di spedirmi la corrispondenza a Welbury House.
Hillcott, dovrebbe mandare lì la mia roba, dopo pranzo.
Il maggiordomo non tentò neppure di mascherare il proprio sollievo.
- Ci lascia già? - domandò. Alla risposta affermativa di Henry aggiunse:
- Che peccato! Credevo che avremmo avuto compagnia e invece restiamo
soli di nuovo. - Gli venne un'idea e si affrettò a esternarla. - Non è il caso
che vada a pranzo da loro, sa? Il primo giorno di apertura delle corse di
Ascot vengono sempre tutti qui a mangiare.
Per Henry era una novità.
- Che cos'è, una sorta di rito? - domandò.

Edgard Wallace 22 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Hillcott s'irritò, non conoscendo il significato della parola.
- No, un'abitudine - rispose.
Era davvero un tipo strano, pensò Lascarne. Ignobile come domestico.
D'altronde era normale per Garry assumere alle sue dipendenze quel
genere di persona.
- Dov'è il capitano Anson? - s'informò.
- Sta giocando a golf nel prato - rispose Hillcott. - Gioca da solo e quindi
vince per forza. Vuole il giornale? - domandò, praticamente lanciando il
Times addosso all'ospite sbalordito.
Molly attraversò il prato reggendo un grande mazzo di fiori. Se esisteva
un rito a Daneham Lodge era proprio questo.
Ogni anno, fin da quando era bambina e Garry un giovanottello goffo e
dinoccolato, si assumeva questo compito.
All'inizio l'aveva fatto con un certo imbarazzo, ma in seguito era
diventata una consuetudine.
Entrata nella stanza, notò il malumore di Henry e si guardò intorno con
aria divertita.
- Buongiorno, Hillcott.
- Buongiorno, signorina - rispose il maggiordomo con un sorriso e,
lanciata un'occhiata a Lascarne, raccolse lo zerbino e uscì.
- Salve, Molly - disse Henry. - Ti sei alzata presto, a quanto pare. Tu e
Willie siete arrivati ieri sera o stamattina?
La ragazza si avvicinò alla scrivania, tolse i fiori appassiti dal vaso e li
sostituì con quelli freschi. Aveva un'abitudine che lo irritava, ed era quella
di riflettere a lungo prima di rispondere alle domande, anche le più
semplici.
- Stamattina all'una. Abbiamo preso il treno delle sedici a Parigi. - Lo
guardò. - Come hai dormito in questa casa di peccatori?
Lascarne si strinse nelle spalle.
- Oh, abbastanza bene.
- Strano! - esclamò Molly, ironica.
- Anson è stato molto gentile a ospitarmi - Henry si affrettò ad
aggiungere per mitigare il tono brusco della risposta precedente. - Si
avvicinò alla ragazza. - Anson tiene molto a Wenda, vero? - mormorò.
Più che di una domanda si trattava di un'affermazione; ma
evidentemente Lascarne voleva il suo parere.
- Se tiene molto a lei? - ripeté Molly con una risata. - Ai suoi occhi

Edgard Wallace 23 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Wenda è l'Unica Donna.
Il giovane sorrise, cosa che faceva di rado.
- Non capisco...
- Che cosa?
- Be', ammetto che è una donna affascinante - rispose Henry - ed è un
peccato che sia...
- Sposata con Willie? - domandò Molly, lasciandolo di stucco. - Forza,
dillo pure! Non aver paura di urtare la mia suscettibilità per il fatto che
sono sua sorella. Del resto sono anch'io del parere che abbiano sbagliato a
sposarsi. Comunque oggigiorno è più facile sbarazzarsi di un marito che di
un fidanzato.
Lascarne rimase sbigottito. Non avrebbe mai immaginato che Molly
potesse dire una cosa simile. Ai suoi occhi era ancora una ragazzina.
- Stai forse insinuando che Anson...
- Assolutamente no.
Henry era contrariato. - Chissà se un giorno imparerai a lasciarmi
terminare un discorso? - protestò.
- Non credo che valga la pena di ascoltare i tuoi discorsi fino in fondo -
replicò la ragazza con una risata. Sentì qualcuno entrare nella stanza e si
voltò verso la porta. - Garry! - esclamò.
Lui la fissò con un'espressione così seria e assorta che la fece ridere di
nuovo.
- Si può sapere perché mi guardi come se mi vedessi per la prima volta?
Garry si rese conto in quel momento di vederla sotto una luce diversa.
Era come se Molly fosse una persona nuova, che ancora non conosceva.
Una giovane donna attraente, a cui mancava la maturità della cognata, ma
in compenso aveva un fascino più dolce e discreto. Le si avvicinò e la
baciò affettuosamente sulla guancia, come aveva sempre fatto. Ora però, a
differenza del solito, si sentiva in imbarazzo.
- Vedo che hai già incontrato il nostro amico - disse, indicando Henry
con un cenno del capo.
- È stato gentile da parte tua offrirgli ospitalità - mormorò la ragazza.
Garry si versò un bicchiere d'acqua dalla caraffa. Gli tremava un po' la
mano e non ne capiva il motivo.
- Ci crederesti? Non se la sentiva di dormire una notte sotto lo stesso
tetto con Wenda. La nuova generazione non finisce mai di stupirmi.
Lascarne s'irrigidì.

Edgard Wallace 24 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- L'idea è partita da Wenda - si giustificò - e a mio modo di vedere aveva
ragione.
Era un tipo decisamente formale e questa sua caratteristica, unita a una
certa pomposità, lo rendeva ridicolo.
- Taci! - lo zittì Garry. - Al massimo potresti compromettere una
fanciulla alle prime armi e Wenda non lo è di sicuro.
Hillcott tornò con lo zerbino che aveva scosso nel vialetto in mezzo al
prato. Sulla sua scia arrivò il giardiniere con un diavolo per capello. Gliene
disse di tutti i colori, ma il maggiordomo riuscì a sopravvivere.
- Il Calendar è arrivato? - domandò Garry. Hillcott indicò il tavolo.
- È lì sotto il suo naso. Garry prese il giornale e l'aprì.
- Vai a preparare la colazione.
Molly stava ancora sistemando i fiori nel vaso.
- Riusciresti a vivere senza il Calendari - domandò.
Henry aveva già sentito nominare quel giornale, le cui pagine
interessavano a uno strano genere d'individui.
- Che cos'è? - chiese.
- Ci sono soltanto due tipi di Calendar - rispose. - Il Newgate Calendar
e il Racing Calendar. Riguardano rispettivamente i perdenti del passato e
quelli del futuro. - Lisciò le pagine sgualcite del giornale. - Vai a vedere le
corse? - domandò.
Henry inclinò la testa da un lato.
- Lo spero.
- Bene - mormorò Garry. - Ti darò il nome di un vincente.
- Non scommetto mai sui cavalli - replicò Lascarne in tono altezzoso.
- In questo caso ti darò due nomi, invece di uno.
- Veramente non sono in grado di distinguere un cavallo dall'altro -
ribadì Henry, volendo mettere bene in chiaro che non era tipo da lasciarsi
tentare da certe frivolezze.
- Allora avrai modo di passare una settimana molto interessante e
istruttiva - osservò Garry.
Lascarne si guardò intorno per sincerarsi che Hillcott non fosse presente.
Il maggiordomo era uscito dalla stanza e, cosa strana, stavolta aveva
chiuso la porta alle sue spalle. Essendo molto interessato a tutto ciò che
accadeva in quella casa, Hillcott non si precludeva mai la possibilità di
ascoltare i discorsi degli altri. Non che origliasse alle porte. Faceva
semplicemente in modo che potesse capitare. Ad ogni buon conto,

Edgard Wallace 25 1930 - Intrigo All'Ippodromo


temendo che il maggiordomo potesse ascoltare le sue parole, Henry
abbassò la voce.
- Senti, mi spieghi chi è quel tizio? - domandò.
- Quale tizio? - chiese Garry di rimando.
- Allude a Hillcott - gli spiegò Molly.
- Oh, Hillcott! - esclamò Garry, sforzandosi di restare serio. Parlando del
suo maggiordomo gli riusciva sempre difficile e stavolta, notando
l'espressione di Lascarne, il suo proposito era particolarmente arduo. -
Perché, cosa c'è che non va in lui? Henry esitava.
- Be', è un tipo strambo, non ti pare?
Garry annuì. - Capisco cosa intendi. È piuttosto impertinente. L'hai
notato anche tu?
- Be', sì - ammise Henry.
- Infatti. Non è un buon maggiordomo, ed è per questo che lo tengo con
me. È una sorta di souvenir, un relitto del tempo di guerra. Gli altri si sono
portati a casa per ricordo pezzi di bombe e bossoli che hanno piazzato in
bella mostra sulla mensola del camino. Io invece ho portato Hillcott. Forse
la sua giusta collocazione sarebbe il National War Museum.
Stavolta Henry colse l'ironia della battuta e rise.
- Veramente non capisco...
- È naturale, perché non sai che era il mio attendente. Dicevi di non
approvare la mia abitudine di scommettere sui cavalli; ma il mio vizio
peggiore non è quello, è Hillcott.
- Faceva il maggiordomo anche prima della guerra? Garry scosse la
testa.
- No, il ladro - rispose con la massima calma, facendo sobbalzare Henry
sulla sedia. Il giovane, essendo vergognosamente ricco, si trovava dall'altra
parte della barricata e ai suoi occhi chiunque minacciasse in qualche modo
la proprietà altrui rappresentava un pericolo.
- Un ladro? - ripeté, quasi incredulo.
- Sai, il genere di persone che bazzichiamo noi appassionati delle corse -
rispose allegramente Garry. - La feccia della feccia, ragazzo mio. È un
ambiente marcio e noi ci sguazziamo dentro. Se non riusciamo ad
accaparrarci un ladro come maggiordomo, vogliamo al nostro servizio
almeno un borseggiatore.
- Mi prendi in giro - mormorò Lascarne.
- Ma certo! - intervenne Molly. - Sai bene che gli piace scherzare. Henry

Edgard Wallace 26 1930 - Intrigo All'Ippodromo


si passò una mano tra i capelli.
- Comunque non è molto sveglio - disse, un po' titubante per paura di
offendere l'amico. Dopotutto era un giovane di buona famiglia e i suoi
genitori avevano investito un capitale nella sua educazione.
- In effetti come maggiordomo non vale un granché - convenne Garry.
- Ma come ladro dev'essere stato fantastico.
L'oggetto della conversazione rientrò nella stanza in quel momento.
Aveva la curiosa abitudine di attirare l'attenzione su di sé emettendo una
specie di sibilo, cosa che fece anche in quell'occasione. Considerato che
fissava Henry, era lecito supporre che volesse attrarre la sua attenzione.
- Al telefono - annunciò. - Vuole parlare qui o in anticamera? Lascarne
si guardò intorno, quasi a chiedere aiuto.
- In anticamera - rispose, alzandosi e avviandosi alla porta.
- È lady Panniford - gridò Hillcott dopo che fu uscito. Questa volta
Garry si arrabbiò.
- Hillcott, quante volte devo ripeterti di non fare il nome della persona
che è al telefono?
Il maggiordomo, indignato, cominciò a slacciarsi il grembiule. - Mi pare
che la mia presenza non sia gradita in questa casa, capitano - disse. - Do le
dimissioni.
Garry gli agitò l'indice sotto il naso.
- Non è il tuo turno - disse in tono d'accusa. - Rimettiti il grembiule. Te
ne andrai alla fine del mese.
Hillcott era furibondo.
- È stato lei a licenziarmi, l'ultima volta.
Garry rifletté un istante. - Davvero? Non ricordo. Va bene, accetto le tue
dimissioni.
Molly aspettò che il maggiordomo uscisse dalla stanza per scoppiare in
una risata.
- Sei proprio un bambinone - mormorò.
Ma Garry non l'ascoltava. - Sono sicuro che l'ultima volta è stato lui a
dare le dimissioni - disse, perfettamente serio. - Non dovrebbe
approfittarsene in questo modo.
Molly lo guardò e sorrise, ma un attimo dopo tornò seria di colpo.
Aveva un problema molto più importante da risolvere.
- Che ne pensi di Henry? - domandò.
- Mi cogli alla sprovvista - rispose Garry. - Non so cosa rispondere. -

Edgard Wallace 27 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Fece una pausa. - Che cosa fa per vivere?
- Lavora al ministero della Guerra.
Per Garry non era facile formulare un giudizio su Henry Lascarne.
Esistono uomini che per noi non contano nulla, per quanto importanti
possano essere per se stessi e per altre persone. Al di fuori del loro
ambiente non sono nessuno.
Garry apparteneva al mondo delle corse e, come per tutti quelli che
condividevano i suoi interessi, i cavalli erano la sua unica passione. Non se
ne intendeva di politica, seguiva distrattamente le vicende del mondo
esterno, era un conservatore, gli piaceva bere, andare a caccia e a volte
frequentare i night-club; ma in linea di massima ciò che divertiva gli altri
lo lasciava indifferente.
Anche Henry apparteneva a una cerchia ben definita di persone, ma era
un genere di umanità che Garry non conosceva. Lascarne amava la poesia,
giocava a golf, s'interessava di teatro amatoriale, collezionava cammei ed
era una mezza autorità sull'arte figurativa russa.
- È piuttosto ricco, vero? Molly annuì.
- È proprio questo che mi preoccupa, tutto sommato. Garry aggrottò le
sopracciglia.
- Per quale oscura ragione l'agiatezza del signor Henry Lascarne
dovrebbe turbare la graziosa Molly Panniford? - domandò in tono
melodrammatico.
La ragazza lo guardò con una strana espressione.
- Mi trovi graziosa?
- Sei molto attraente - le assicurò.
- E tu un tipo davvero strano, Garry.
- Per quale motivo? Perché ti ho detto che sei attraente? Non sono di
certo l'unico a pensarlo.
Siccome la conversazione languiva, Garry ne approfittò per aprire il
Calendar e leggere le notizie che gli interessavano.
- Accidenti! - esclamò. - Silver Queen non ha accettato.
- Cosa le avevano proposto?
- Non essere sciocca. Silver Queen è il nome di una giumenta. Non
concorrerà per il Northumberland Plate. Ciò significa che sarò io il
vincitore.
Posò il giornale sulla scrivania, essendosi ricordato all'improvviso di una
domanda che intendeva rivolgere a Molly.

Edgard Wallace 28 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Perché sei arrivata così tardi, ieri sera? La ragazza diede un'alzata di
spalle.
- Abbiamo perso il treno di mezzogiorno - rispose - perché Willie si è
trattenuto troppo al bar.
Si sentiva un verme per averlo tradito, ma dopotutto avrebbe potuto dire
di peggio sul conto del fratello: per esempio che per colpa sua avevano
rischiato di perdere anche l'ultimo treno, che alla Gare du Nord i facchini
avevano dovuto caricarlo di peso nel vagone e che in seguito, a bordo della
nave, era caduto addosso a un passeggero, che per poco non l'aveva preso
a botte. Willie era fatto così: allegro e simpatico alla prima bottiglia,
diventava insopportabile dopo aver dato fondo alla seconda. Garry lo
sospettava, pur non avendo mai avuto occasione di vederlo ridotto così
male.
- Che disgraziato! Wenda non potrebbe intervenire? Stranamente Molly
non pensava mai alla cognata con simpatia, se non quando la vedeva nei
panni di moglie di Willie.
- Come si fa a impedire di bere a un uomo che ne ha voglia? - domandò
a sua volta.
Garry non rispose subito. - Ma perché lo fa? Una volta era astemio. Gli è
forse capitato qualcosa di recente?
La ragazza scosse la testa. Garry si avvicinò, la prese per le spalle e la
guardò negli occhi.
- Tu mi nascondi qualcosa, Molly.
- No, non è vero - mormorò la ragazza a bassa voce.
- E pensare che ha per moglie la donna migliore del mondo - riprese
Garry. - Wenda potrebbe rendere felice qualsiasi uomo.
Mentre lo diceva, scoprì che lui stesso era il primo a dubitarne. Per tutta
la vita non aveva fatto altro che mettere Wenda su un piedistallo. A forza
di esaltarla l'aveva resa quasi inumana.
Molly spiava le sue reazioni.
- Tu l'adori, vero?
- Credo di sì - ammise Garry, quasi con un senso di colpa. Si ricordò a
un tratto di un particolare dimenticato da tempo. - Una volta ho scritto una
poesia ispirandomi a lei - disse. - Te l'ha mai fatta leggere?
Molly scosse la testa. - No, ma sono convinta che l'abbia conservata.
Non butta via mai niente. È un'accaparratrice nata. Garry fece una smorfia,
giudicando la critica fuori luogo.

Edgard Wallace 29 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Ha ragione di esserlo - dichiarò. - Non chiedermene il motivo, perché
non sono disposto a rivelartelo.
- Sei un vero tesoro, Garry - disse Molly. - Ma sei proprio sicuro di
conoscere bene Wenda?
- Cosa intendi dire? - le domandò freddamente.
- La consideri meravigliosa - rispose la ragazza, facendo appello a tutto
il suo coraggio. - Sei convinto che sia buona e generosa...
- Generosa, hai detto? Come potrebbe esserlo, anche se lo volesse? Non
mi pare proprio che Willie nuoti nell'oro.
Nessuno meglio di Molly conosceva la situazione finanziaria del
fratello.
Willie non aveva mai perdonato del tutto al padre di aver diviso il suo
patrimonio in due parti uguali, per lasciarne una a lui e l'altra a Molly. Il
risentimento era aumentato dopo che aveva dilapidato il suo capitale,
salvando soltanto i terreni in Scozia, la rendita che ricavava affittando le
fattorie di sua proprietà e qualche altro bene di scarso valore.
- Guarda che Wenda... - Molly s'interruppe. Esitava, vedendo che Garry
se ne aveva a male. - Guarda che Wenda ha un mucchio di soldi - disse
finalmente.
- Ne sei sicura?
- Ha i dividendi delle azioni e non solo quelli - rispose la ragazza. - Ho
visto i documenti con i miei occhi. Ogni tre mesi incassa un sacco di
quattrini.
- Ne sei sicura? - ripeté Garry.
Molly provò un tuffo al cuore. Se c'era una cosa al mondo che voleva
evitare, era proprio di contrariare Garry.
- Adesso sei arrabbiato con me. Sono stata stupida a parlarti di Wenda.
Stava per voltargli le spalle, ma Garry la trattenne, prendendola per
mano.
- Sei una vera peste - le disse.
"Ha ragione", pensò la ragazza. In effetti era disposta a tutto, pur di
ottenere ciò che desiderava.
- Molly, cara, mi dà fastidio sentirti parlare in quel modo di Wenda. Mi
dispiace soprattutto perché ti voglio bene.
- Dici sul serio, Garry?
- Certo.
- Mi vuoi così bene che ti dà fastidio sentirmi criticare Wenda?

Edgard Wallace 30 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Adesso ti sei offesa e non riesci più a essere obiettiva - l'accusò Garry,
riprendendo la mano che lei aveva ritratto.
- Non è vero - protestò la ragazza, avvicinandosi al tavolo e dando
un'occhiata alla corrispondenza.
- Ti senti offesa perché ti sto facendo la predica. È naturale. - Garry fece
una pausa. - Non c'è niente d'interessante in quelle lettere. Sono soprattutto
conti da pagare.
Molly sorrise.
- Ho saputo del colpo di fortuna che ti è capitato - disse. - L'ho letto sui
giornali quand'ero in Italia.
Garry aggrottò le sopracciglia.
- Ah, alludi all'eredità del generale?
- Esatto. Quanto ti ha lasciato?
Garry si era quasi dimenticato di quella storia.
- Cinquecentomila sterline, se non vado errato, oltre alla casa di
Hereford. Bravissima persona, ma non gli ero molto simpatico.
Molly aveva sbarrato gli occhi.
- Se non gli piacevi, perché ti ha lasciato in eredità tutti i suoi soldi? -
domandò.
Garry era stupefatto.
- Chi ha detto questo? - replicò. - È vero, era scritto sui giornali, ma
credevo che tu sapessi come stanno le cose.
Molly fece segno di no con la testa.
- In ogni modo preferisco non avere quel denaro - riprese Garry. - Le
eredità sono spesso fonte di guai per chi le riceve. Preferisco vincere alle
corse, se posso scegliere.
- Ma allora non ti ha lasciato una fortuna? - chiese Molly.
- Direi proprio di no.
Molly sentiva il cuore batterle all'impazzata. Non aveva osato sperare
tanto. Sapeva di essere egoista, ma non le importava. Grazie all'eredità del
generale, Garry sarebbe diventato un uomo ricco. Non che ora fosse
povero, fortunatamente per lui. Ma se avesse davvero ricevuto tutti quei
soldi, sarebbero accadute delle cose decisamente spiacevoli.
- Eppure tutti sono convinti che tu abbia ereditato una fortuna -
insistette. - Abbiamo letto la notizia sui giornali mentre eravamo a Firenze.
Wenda ti ha persino spedito un telegramma per congratularsi a nome di
tutti noi. Non l'hai ricevuto? Sì, ti è arrivato. Ho visto io stessa la risposta.

Edgard Wallace 31 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Diceva semplicemente: "Grazie, cara."
Garry si sforzò di ricordare, e finalmente riuscì a chiarire il mistero.
- Oh, santo cielo! Adesso capisco. È stato il giorno dopo che ho vinto la
Salisbury Cup con Rangemore. Credevo che vi congratulaste per la
vittoria.
Molly lo fissava, pensierosa.
- Oh, allora non sei diventato miliardario! - esclamò. - E pensare che mi
mettevi quasi soggezione...
Garry non l'aveva mai vista così euforica e non poté fare a meno di
chiedersene la ragione. Ora si rendeva conto pienamente di non conoscere
affatto la piccola Molly e notò per la prima volta che la sua voce era dolce
e musicale e i suoi occhi di un grigio stupendo. La ragazzina di ieri si era
trasformata in una splendida donna. Mentre faceva queste considerazioni,
gli venne in mente la promessa che avrebbe dovuto mantenere e che a un
tratto gli appariva quanto mai sgradevole.
- Ah, ecco Wenda! - esclamò Molly, abbassando il tono di voce come se
gli stesse facendo una confidenza. Garry ne fu felice senza comprenderne
il motivo.

Edgard Wallace 32 1930 - Intrigo All'Ippodromo


5.

Wenda entrò dalla porta-finestra, venendo dal giardino. Sembrava lei


stessa un fiore, grazie all'abito di chiffon a disegni floreali che indossava.
Era davvero bella, su questo non c'era dubbio.
Era proprio la sua avvenenza a rendere più sgradevole il piano, pensò
Garry. La tentazione di non farne nulla era davvero forte.
Guardò oltre Wenda e vide Willie avanzare sul prato con aria scontenta
e colpire con il bastone un fiore che gli dava fastidio. Era tipico da parte
sua prendersela con le cose che generalmente infondono un senso di
serenità e di pace nella gente comune.
Se Wenda rappresentava il fiore, Willie era la gramigna, Garry non poté
fare a meno di pensare vedendolo fermo sulla porta con le mani in tasca,
ad aspettare che la moglie salutasse l'amico.
Willie odiava Garry e al contempo ne aveva paura. Di notte gli capitava
spesso di stare sveglio e, tracannando un bicchiere di whisky e soda dopo
l'altro, immaginava che Wenda e Garry stessero insieme. L'epilogo era
sempre lo stesso: avrebbe steso il rivale con un colpo di pistola e la giuria
l'avrebbe condannato a scontare il minimo della pena, in considerazione
del fatto che il suo era stato un delitto d'onore. Willie non si fermava
davanti a nessun ostacolo: era capace di spiare, di origliare alle porte, di
aprire la corrispondenza altrui.
Tutto gli era lecito, persino rivolgersi agli investigatori privati.
Da quasi tre mesi teneva in tasca la relazione che aveva ricevuto da una
di queste agenzie e avrebbe potuto incastrare la moglie in qualsiasi
momento, ma gliene mancava il coraggio. Ne occorreva parecchio per
affrontare Wenda quand'era in collera. Quella donna aveva la lingua
tagliente, sapeva essere crudele, conosceva i suoi punti deboli e non
esitava ad approfittarne per ferirlo. Perciò Willie teneva la lettera in tasca e
covava la vendetta nei confronti di Garry Anson.
Lo vide sfiorare con le labbra la guancia della moglie. "A guardarli si
potrebbe credere che siano soltanto amici", disse a se stesso. Recitavano
bene la parte. Wenda, poi, era un'attrice nata, come quasi tutte le donne.
- È stato davvero gentile da parte tua ospitare Henry per una notte - stava
dicendo la moglie. - Non sapevo come trarmi d'impaccio. La mia
cameriera è a letto con l'influenza, il signor Johnson era in città e non

Edgard Wallace 33 1930 - Intrigo All'Ippodromo


avevo la minima idea di quando sarebbe arrivato Willie.
L'interessato fece una smorfia. Avrebbe potuto dire la sua, ma non era il
momento adatto.
- Hai una mogliettina che sa essere molto prudente, ragazzo mio - si
congratulò Garry. - Io stesso avevo una mezza idea di venire a Welbury e
di trattenermi una notte.
- Avresti avuto una brutta sorpresa - replicò Wenda con un sorriso. -
Non avrei esitato a lasciarti fuori dalla porta.
Willie, spazientito, si strinse nelle spalle.
- Posso avere un whisky e soda? - domandò.
- Prima di colazione? Non dire stupidaggini, caro.
- Si può fare qualsiasi cosa prima di colazione - obiettò il marito. -
Tranne mangiare.
Prese in mano una mazza da golf di Garry e l'esaminò con aria critica,
poi la posò sul tavolo. Sarebbe stato il momento giusto per un gesto o una
parola di sfida; ma lo trattenne la paura che aveva della moglie. Il suo
guaio era che trattava troppo bene Wenda. Quando sarebbe stato il caso di
attaccarla, diventava mansueto come un agnellino.
Commise lo stesso errore in quel momento.
- Durante la traversata mi è venuto un terribile mal di testa - tentò di
giustificarsi - e quindi non ho bevuto un goccio di whisky. Non è vero,
Molly?
La sorella lo guardò senza animosità.
- No, non hai bevuto un goccio - replicò, sottolineando pericolosamente
l'ultima parola, tanto che Willie ritenne opportuno non insistere
sull'argomento.
Garry suonò il campanello per chiamare Hillcott, che arrivò qualche
istante dopo.
- Porta qualcosa da bere per sir William, per favore.
- Un whisky e soda - precisò Willie. Hillcott annuì.
- Conosco i suoi gusti - disse.
Anche con il maggiordomo Willie avrebbe potuto farsi valere, se non
altro per riprendere la conversazione che si era bruscamente interrotta.
Garry era imbarazzato. Per la prima volta in vita sua si sentiva a disagio
con Wenda. La situazione era piuttosto insolita. Tentò di rimediare
trovando qualcosa da dire.
- Perché ti sei trattenuta a Parigi? - domandò a Molly.

Edgard Wallace 34 1930 - Intrigo All'Ippodromo


La ragazza aveva dovuto trovarsi con Lelong per gli abiti di Wenda e
aspettare che fossero pronti per portarli in Inghilterra. Evitò di aggiungere
che Willie, per qualche oscura ragione, aveva insistito per trattenersi a
Parigi un giorno e una notte più del necessario.
- Sarai elegantissima, vero cara? - domandò Garry a Wenda, ritenendo
del tutto innocuo l'argomento.
La giovane donna gli sorrise.
- Veramente non me lo posso permettere, Garry.
Hillcott ricomparve con una bottiglia e un bicchiere su un vassoio
d'argento. Dopo averlo posato sul tavolo vicino al gomito di Willie, emise
il caratteristico fischio per attirarne l'attenzione e se ne andò.
- Purtroppo siamo al verde - riprese Wenda. - Non è vero, Willie?
- Non importa, cara - replicò Garry, sforzandosi di assumere un tono
scherzoso. - Oggi vinceremo una fortuna e domani fuggiremo insieme.
Willie alzò la testa di scatto.
- A volte non è necessario andare lontano - osservò, sorprendendosi lui
stesso di aver pronunciato quelle parole.
- Che frase sibillina! - esclamò Garry.
- Willie è sempre enigmatico dopo una cattiva traversata - ribatté
Wenda, salutando con un cenno del capo Henry Lascarne, che entrava in
quel momento. Willie intanto si era alzato e stava versandosi da bere.
- La tua osservazione non mi sembra particolarmente felice, Wenda -
protestò, meravigliandosi di nuovo di tanto ardire. - Voglio dire, non sono
il tipo che se la prende per una battuta scherzosa, a patto che sia
intelligente.
- Le battute sulla tua persona non possono mai essere intelligenti, Willie
- replicò seccamente Wenda.
Il poveretto non osò replicare. Si chiuse in un ostinato mutismo, mentre
Henry diceva che era un grande sollievo per lui potersi lasciare alle spalle
il ministero della Guerra e dimenticare i moduli dell'esercito e le
statistiche. Per associazione d'idee il discorso rammentò a Willie un
episodio spiacevole, quando era stato fermato per eccesso di velocità da un
agente zelante, che l'aveva praticamente trascinato in Vine Street.
A questo punto sentì pronunciare una parola che gli fece drizzare le
orecchie. Stavano parlando di soldi, un argomento che non mancava mai di
suscitare il suo interesse.
- Ehi, come hai detto? Che devi cento sterline a Wenda? Per quale

Edgard Wallace 35 1930 - Intrigo All'Ippodromo


motivo?
Garry aveva ritirato quelle cento sterline a Newbury per la vittoria di
Honeywood e aveva ancora le banconote in tasca. Quando scommetteva
per conto degli amici riusciva sempre a spuntarla.
- L'ultima volta che siamo andati insieme alle corse, avevi puntato
cinque sterline e hai perso - disse Garry, rivolto a Wenda. - Ti avevo
promesso che alla prima occasione avrei puntato di nuovo su quel cavallo
per conto tuo, e mi è andata bene.
- Se devi aiutare qualcuno, perché non aiuti me? - domandò Willie. - Lei
guadagna sempre un mucchio di soldi. - Prese il giornale. - Credi che oggi
il tuo cavallo vincerà?
Garry accennò di sì con la testa. Finalmente un argomento di cui poteva
parlare liberamente. Era sicuro che Rangemore si sarebbe fatto onore ad
Ascot. La lettera dell'allenatore, ricevuta quel mattino, traboccava
d'entusiasmo. Tra non molto sarebbe arrivato il fantino.
Non era andato a veder correre il cavallo e perciò aspettava con ansia
Andy Lynn per avere un suo giudizio.
- Ne sono certo - disse.
Fu interrotto dal suono del gong che annunciava che la colazione era
pronta. Hillcott entrò e lo prese in disparte per informarlo che quel mattino
il lattaio non si era fatto vedere e che ci sarebbe stato soltanto un uovo a
testa.
Solitamente Garry era entusiasta di avere gli amici a pranzo in occasione
delle corse ad Ascot. Gli piaceva avere Wenda seduta al suo tavolo,
sopportava pazientemente Willie e provava una soddisfazione quasi
paterna nell'avere accanto la piccola Molly. Ora però era cresciuta e quindi
aveva il diritto di prendere parte alla conversazione. Purtroppo però Garry
era a corto d'argomenti. La situazione era simile a quella in cui viene a
trovarsi chiunque porti una bambina in un negozio di giocattoli e scopra
che legge già i romanzi per adulti. Willie era più insopportabile del solito.
Definirlo sgradevole era un eufemismo. Forse esaltato dal successo del suo
primo tentativo d'insubordinazione, festeggiava l'avvenimento tracannando
un bicchiere dopo l'altro e peggiorando ulteriormente la situazione. Garry
fu ben felice che Hillcott lo chiamasse, dandogli un pretesto per
allontanarsi. Stava per alzarsi da tavola, ma Wenda lo fermò.
- Sbaglio, oppure Hillcott ha detto che è arrivato l'allenatore?
Domandagli se ha saputo qualcosa a proposito delle corse di oggi.

Edgard Wallace 36 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Garry la guardò, visibilmente preoccupato.
- Non avrai intenzione di scommettere, per caso? Wenda rise,
adocchiando Willie con la coda dell'occhio.
- Proprio tu mi fai questa domanda? Perché?
- Mi è venuta in mente una cosa che mi ha detto Willie.
- Veramente non scommetto quasi mai e, quando lo faccio, punto
sempre sui tuoi cavalli.
- Perché lo fai?
Wenda diede un'alzata di spalle.
- Per guadagnare un po' di soldi - mormorò.
- A che ti servono?
La domanda era decisamente ingenua e Garry se ne rese conto.
- Quanto sei stupido! I soldi fanno gola a tutti e per una donna sono
l'unico mezzo che possa garantire l'indipendenza.
- Ma Willie non ti dà...
- Willie mi dà, tu mi dai... - In preda all'irritazione, Wenda aveva alzato
la voce. - Mi avete scambiato per un'opera pia? Vi pare logico che debba
dipendere da quello che mi danno gli altri?
Ancora una volta Garry aveva detto la cosa sbagliata. Molly ascoltava
con evidente interesse.
- La povertà mi fa paura - riprese Wenda. - Non mi va di chiedere il
permesso a destra e a manca prima di fare una certa spesa. No so che cosa
farei piuttosto che trovarmi in quelle condizioni.
- Scommettere sui cavalli non può essere la soluzione giusta - obiettò
Garry.
Wenda si era calmata. - Che altro potrei fare per guadagnare qualcosa? -
domandò. - Hai qualche suggerimento da darmi?
Garry non rispose subito. Era occupato a sturare una bottiglia e Hillcott
lo stava chiamando.
- A volte tendo a fare il saccente - ammise. - Ne parlavo appunto con
Molly, stamattina...
- Sei un tesoro, Garry - l'interruppe Wenda. Il tono era scherzoso e
l'espressione sorridente, ma lo sguardo duro. - Vai dall'allenatore e poi
fammi sapere come stanno le cose - disse.
Garry trovò Andy Lynn e l'allenatore ad aspettarlo nel salotto. Il fantino
aveva provato il cavallo per tutta la mattinata e indossava ancora i
pantaloni da cavallerizzo. Per lui non faceva differenza: che si corresse ad

Edgard Wallace 37 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Ascot o ad Alexandra Park, una gara era una gara e richiedeva il massimo
dell'impegno. Conduceva una vita regolare: a letto alle nove di sera, si
alzava alle sette del mattino per iniziare la giornata lavorativa e spesso
doveva percorrere centinaia di chilometri per essere presente alle riunioni
che precedevano le corse. Mangiava poco per tenersi in forma e
guadagnava al massimo mille sterline. Era un tipo pratico che non si
faceva illusioni e dimostrava di non nutrire un particolare rispetto né per i
suoi datori di lavoro né per i cavalli. A un fantino capita di rado di avere
per le mani un campione. Perciò, come tutti i suoi colleghi, anche Lynn
aveva imparato l'arte d'ingannare i proprietari grazie a una formula fatta di
adulazione e di mezze verità.
- Buongiorno, signor Wray - disse Garry, stringendo la mano
all'allenatore. - Buongiorno, Andy. Allora, com'è andato il cavallo
stamattina?
- Non l'ho mai visto così in forma - rispose Wray. - È forte come un
leone, vero?
Andy Lynn annuì.
- Si è comportato proprio bene. Potrebbe trainare un autobus e vincere
ugualmente. Ho sentito che parlavano tutti di lui.
Dimostrarsi entusiasta non gli costava fatica, perché in effetti diceva la
verità.
Garry sogghignò. - Sarebbe meglio che ne parlassero un po' meno -
disse.
Wray non batté ciglio.
- I favoriti sono una mezza dozzina, capitano. Lo daranno sicuramente
cinque a due. Stavolta intascherà un bel gruzzolo, vedrà se non ho ragione.
Lynn aveva preso da una tasca una copia del Racing Up To Date e stava
sfogliandola.
Garry annuì.
- Proprio così. Non dovrebbero esserci problemi. - Si rivolse al fantino. -
È sicuro di non superare il peso?
- Ieri sono stato ai bagni turchi e sono calato di mezzo chilo. Oggi salto
il pasto.
- Bene. Penso proprio di poter dire che siamo a cavallo. Non credo che
qualcuno ci batterà. Che cosa c'è?
Il fantino leggeva e scuoteva la testa.
- Come la mettiamo con la giumenta? Garry prese il foglio che l'altro

Edgard Wallace 38 1930 - Intrigo All'Ippodromo


stava leggendo.
- Di quale giumenta parla? Di Silver Queen? Dunque hanno deciso di
farla correre?
Quel cavallo era diventato un incubo per Garry. Se la giumenta prendeva
parte alla corsa, non era affatto certo che Rangemore arrivasse primo.
Il problema era più serio di quanto potesse sembrare, perché Garry non
poteva permettersi il lusso di perdere grosse cifre.
Contava sulle corse di Ascot per vincere un po' di soldi, che in quel
momento gli avrebbero fatto comodo. Ma tra lui e il successo c'era Silver
Queen, uno dei cavalli migliori d'Inghilterra.
- Siamo sicuri che parteciperà alla gara? - domandò. Wray non aveva
dubbi.
- Ho parlato stamattina con il suo allenatore. Non riesce a mettersi in
contatto con il proprietario, ma comunque ha deciso di farla correre.
- Allora ci batterà - mormorò Garry, scuotendo la testa.
- Non è detto. Forse, con un po' di fortuna... Garry non era d'accordo.
- Quando scommetto non posso basarmi sulla fortuna, ma soltanto sul
mio giudizio - puntualizzò. - Devo poter vincere una gara anche se la
fortuna non è dalla mia parte. Solo così ho qualche speranza di farcela.
Lynn la pensava esattamente come lui.
- La giumenta è maledettamente in forma. L'ho vista correre la settimana
scorsa e posso assicurarvi che mi ha lasciato a bocca aperta. Harry Dark,
che l'ha spinta al galoppo, mi ha confermato che è favolosa.
La situazione era meno rosea del previsto. Garry appariva perplesso.
- Faccia pure come crede, capitano Anson - disse Wray. - Ma se fossi nei
suoi panni, non mi lascerei sfuggire quest'occasione.
- E se fosse mio - interloquì il fantino - oggi mi accontenterei del quarto
o del quinto posto, riservandomi poi di vincere il Northumberland Plate.
Il suggerimento era da prendere in considerazione, per quanto sballato
potesse sembrare. Nessuno può pretendere l'impossibile dai propri cavalli.
Tra vincere e perdere una gara c'è un'enorme differenza, e talvolta una
corsa particolarmente sfortunata può rovinare la carriera di un corridore.
Garry non sapeva che pesci pigliare. Se quel giorno avesse puntato una
grossa cifra su Rangemore, non era da escludere che il lunedì successivo,
alla resa dei conti, potesse trovarsi in difficoltà. D'altra parte l'idea di
rinunciare ad Ascot gli era insopportabile.
- Non si potrebbe tentare di acquistare la giumenta? - domandò. Wray

Edgard Wallace 39 1930 - Intrigo All'Ippodromo


scosse la testa.
- È fuori discussione. Il proprietario è partito per partecipare a una
battuta di caccia grossa in Congo. È un francese, un certo Bucelle, e mi
risulta che sia pieno di soldi.
Lynn ribadì il concetto già espresso in precedenza.
- Non capisco di cosa si preoccupi, capitano. Non avrà nessun problema
a concorrere per il Northumberland Plate. Rangemore le farà vincere una
fortuna, può starne certo.
- In effetti non è necessario che oggi vinca la gara - convenne Garry.
- A Newcastle sarà il favorito - insistette il fantino. - Con un po' di
fortuna, potrebbero darlo sette a quattro.
Garry era indeciso come non lo era mai stato in tutta la vita.
- Va bene - disse finalmente. - Occupatevi voi di tutto.
Wray tirò un sospiro di sollievo. Riteneva che Garry avesse preso la
decisione giusta, anche se non aveva ritenuto opportuno influenzarlo.
- Stando così le cose - disse - se fossi in lei oggi punterei una discreta
somma su Silver Queen... - Vide la smorfia di Garry e tacque di colpo.
L'allenatore e il fantino erano già andati via e Garry, rimasto solo in
salotto, tamburellava con le dita sul tavolo, cercando di abituarsi alla dura
decisione che si era visto costretto a prendere.
Ormai non poteva più tornare indietro. Aveva dato ordine di non
spingere Rangemore ad Ascot. Praticamente si sentiva un ladro, un
mascalzone, allo stesso livello di tanti imbroglioni che pullulavano nel
mondo delle corse. Anzi, considerato che aveva maggiori disponibilità
rispetto alla maggior parte di loro, in realtà era il peggiore di tutti.
Sentendo dei passi nel corridoio, si voltò e vide Wenda.
Notò che tremava per la collera. Non era difficile immaginarne il
motivo.
- Che problema c'è, cara?
Wenda sospirò, prese una sigaretta, se la mise tra le labbra e si lasciò
cadere sul divano.
- Willie - mormorò. - È decisamente insopportabile. Pensa che è riuscito
a far piangere Molly, cosa tutt'altro che facile. No, non andare, Garry. -
Allungò una mano per fermarlo. - Lascia perdere. Se la prenderebbe anche
con te. Non puoi immaginare le cose terribili che sono venute fuori dalla
sua bocca.
- Ce l'aveva con me? - domandò Garry con un sorriso.

Edgard Wallace 40 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Con tutti, ma ha superato ogni limite parlando del giovane
Hipplewayne.
- Che ha da dire sul suo conto? Wenda si strinse nelle spalle.
- Ha detto che tutti i proprietari di cavalli da corsa sono da disprezzare
come lui, che siete tutti della stessa risma e che neanche tu esiteresti a
fermare il tuo cavallo, se qualcuno ti pagasse per farlo. Si può essere più
maligni di così?
Garry la fissò per qualche istante senza parlare.
- No, non credo proprio - rispose, evasivo.

Edgard Wallace 41 1930 - Intrigo All'Ippodromo


6.

Era tutto vero. Senza volerlo, quell'ubriacone di Willie aveva messo il


dito nella piaga. Garry Anson si rendeva conto di essere come
quell'Hipplewayne, anzi peggio.
Wenda lo guardava in modo strano.
- Non volevo litigare - disse - ma mi sono sentita in dovere di difenderti,
quando ti ha dato del ladro. Purtroppo c'è stata una scenata. Spero che
Hillcott non ne sia rimasto troppo impressionato.
- Non dovevi farlo - mormorò Garry, sentendosi un ipocrita. - La gente
critica i proprietari dei cavalli perché tende a fare di tutta un'erba un fascio
- continuò, sforzandosi di assumere un tono disinvolto. - D'altronde Willie
non ha mai amato l'ambiente delle corse.
- Sono parecchie le cose che Willie non sopporta - replicò Wenda con
una smorfia. - E tra queste ci sono anch'io.
Garry la fissò negli occhi.
- Sei felice? - domandò. Wenda scosse la testa.
- Non molto. Comunque Willie non è sempre così offensivo.
- Che stupido! - esclamò Garry. - Sta buttando via qualcosa che qualsiasi
uomo gli invidia.
Wenda si sfilò la sigaretta dalle labbra.
- Alludi alla mia persona? - mormorò con aria civettuola. - Ne sono
lusingata. Willie è una cara persona - aggiunse - ma sta attraversando un
periodo di crisi.
- Ha un'altra donna? Wenda scosse la testa.
- Non lo so e non lo voglio sapere.
Garry la fissò per qualche istante senza parlare.
- Se anche lo sapessi, sono sicuro che non me lo diresti.
- Non penso che sia questo il problema - ribatté Wenda. - Sono più
propensa a credere che sia geloso di me.
A un tratto Garry fu colto da un dubbio, un sospetto che aveva relegato
in un angolo della mente.
- È al corrente del nostro accordo riguardo al denaro?
- No - rispose Wenda, laconica.
- Puoi dirglielo, se vuoi.
- No, è meglio evitare. Non capirebbe.

Edgard Wallace 42 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Garry camminava avanti e indietro per la stanza, le mani affondate nelle
tasche dei pantaloni. Willie era un problema, ma lo era anche Wenda con i
suoi folli propositi.
Possibile che Willie fosse geloso di lui? L'idea era mostruosa. A meno
che invece...
Guardò Wenda. - Non sarà per caso geloso di Henry? - domandò. - Quel
giovanotto è sempre tra i piedi. Comunque dev'essere una brava persona,
anche se personalmente non lo trovo simpatico.
- Non dire stupidaggini - protestò Wenda. - È poco più di un ragazzo e
Willie non ne è affatto geloso. Semmai è geloso di te.
Garry scosse la testa.
- È un vero peccato.
- Spero che non tornerai a ripetermi per l'ennesima volta che dovrei
avere dei figli, in modo che Willie abbia la mente occupata da altri
pensieri. Non è questo il modo giusto di affrontare il problema. Sei un vero
tesoro, Garry, ma trovo che le tue idee siano piuttosto antiquate. Non hai
molta esperienza in fatto di donne, vero?
- Hai ragione - ammise candidamente Garry. - Mio padre sosteneva che
le donne sono uguali agli uomini, ma con un diverso codice d'onore, e che
sono disposte a compiere enormi sacrifici per cose assolutamente prive
d'importanza.
Wenda aveva spento la sigaretta. Garry gliene offrì un'altra e
gliel'accese. La vedeva pensierosa e se ne chiedeva il motivo.
- Tuo padre aveva torto marcio - disse Wenda - e te lo dimostro subito.
Definiresti te stesso una cosa assolutamente priva d'importanza?
Ecco, il guaio era fatto. Aveva tentato in tutti i modi di evitare
l'argomento, e poi lui stesso le aveva offerto lo spunto per tirarlo in ballo.
Imprecò mentalmente contro se stesso.
- Perché? Non mi dirai che saresti disposta a fare enormi sacrifici per
me? - le domandò, cercando di buttarla sul ridere.
Wenda annuì, seria.
- Non te l'aspettavi, eh? - Si alzò dal divano. - Vedo che non hai nessuna
domanda da farmi. Non sei per niente curioso?
- È stata la curiosità a rovinare tutto nel paradiso terrestre.
- Hai ragione, ma in compenso ha reso molto più interessante la Genesi.
- Fece una pausa. - Comincio a pensare che tutti quei soldi ti abbiano
cambiato in peggio.

Edgard Wallace 43 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non resta che aspettare per capire se è vero oppure no - ribatté Garry.
Wenda andò alla porta, l'aprì e rimase un attimo in ascolto. Willie stava
ancora gridando. La giovane donna richiuse la porta senza far rumore.
- Immagino che ti sposerai quanto prima - disse.
- Cosa te lo fa pensare?
- Molly ti vuole molto bene - rispose Wenda, evitando di guardarlo.
Garry si chiese se parlasse sul serio o facesse dell'ironia. Arrossì suo
malgrado. Che Molly provasse qualche interesse per lui era impensabile.
Sicuramente lo vedeva come un uomo di mezza età. Dopotutto aveva
trent'anni e lei non era che una ragazzina.
- Hai sentito quello che ti ho detto? Dunque Wenda non stava affatto
scherzando.
- Molly ti vuole molto bene - tornò a ripetere. Garry deglutì.
- Me ne vogliono tutti - rispose. - In questi ultimi tempi la mia popolarità
è molto aumentata.
- Perché non ti sposi? - insistette Wenda.
- La mia donna ideale è già sposata.
- Oppure potresti fuggire con la donna che ami.
- Parli di te stessa? - domandò Garry, sempre più imbarazzato. Avrebbe
voluto mantenere la conversazione su un tono più impersonale, e invece si
era lasciato incastrare.
- Come ti salta in mente? - replicò Wenda.
In quel momento la porta si aprì. Garry si voltò e vide Molly. La ragazza
entrò nel salotto seguita dal fratello che, spettinato e rosso in volto,
masticava un sigaro.
- Vieni, Willie - disse Wenda, incamminandosi. - Altrimenti faremo
tardi.
- Si può sapere che fretta c'è?
Quando Willie beveva troppo tendeva ad alzare la voce più del
necessario, proprio come stava facendo in quel momento. Si avvicinò a
Garry e lo guardò fisso negli occhi.
- Voglio darti un consiglio, Anson.
- Anson? - ripeté Garry in tono interrogativo. - Come mai sei così
formale, Willie?
- Ogni tanto non guasta.
Molly intervenne per evitare che la conversazione potesse degenerare.
- Il tuo amato Hillcott viene spesso a Welbury, in questi ultimi tempi -

Edgard Wallace 44 1930 - Intrigo All'Ippodromo


disse.
- Davvero? Cos'è che lo interessa tanto? Molly sorrise.
- Forse Emily, la nuova cameriera.
- Se fossi in te mi affretterei a nascondere l'argenteria - commentò
Willie. - Non capisco proprio come sia possibile tenere un ladro alle
proprie dipendenze. È davvero molto strano.
- Per essere un ladro, Hillcott è molto simpatico - osservò Wenda,
abbozzando un sorriso.
- E soprattutto si rende utile come intermediario - insinuò Willie. Wenda
s'irrigidì e Garry se ne accorse.
- Cosa intendi per intermediario?
- Lo sai perfettamente - rispose il marito - dal momento che parliamo la
stessa lingua, se non vado errato. Qui succedono molte cose che non mi
spiego.
- Naturalmente - disse Garry, perdendo la pazienza. Incurante dello
sguardo gelido di Willie, lo prese per un braccio e lo pilotò verso la porta.
- Torna a casa, piantagrane che non sei altro. Vai a cambiarti d'abito.
Panniford si divincolò dalla stretta.
- Voglio semplicemente chiarire che non sono uno stupido come pensate
- puntualizzò prima di uscire.
Credergli non era facile.
Wenda raggiunse il marito e Garry rimase solo con Molly.
- A volte Willie è pesante da sopportare.
- Già, purtroppo - mormorò la ragazza con la massima calma.
Guardandola, Garry stentava a credere che poco prima il fratello l'avesse
fatta piangere.
Notò che lo fissava con insistenza, come se volesse dirgli qualcosa e non
osasse farlo.
- Che hai? - le domandò.
- Ci sono persone che non valgono assolutamente niente, Garry. Capisci
cosa intendo?
Se non capiva era soltanto perché in fondo preferiva evitarlo. Desiderava
fare bella figura con quella ragazza che ormai non era più una bambina.
Era importante che continuasse ad avere una buona opinione di lui. Meglio
ancora se fosse riuscito a migliorarla.
- Non credo di aver afferrato...
- Io invece credo di sì - lo contraddisse Molly. - Ci sono persone che non

Edgard Wallace 45 1930 - Intrigo All'Ippodromo


valgono nulla, Garry - ribadì. - Purtroppo sono le stesse che spesso
ottengono tutto.
- Ti riferisci a Willie?
La ragazza lo guardò con aria di rimprovero e Garry ci rimase male.
- Vado a cambiarmi. Ti raggiungo più tardi nel tuo box o, se preferisci,
torno qui. Così avrai l'onore di accompagnarmi con la tua auto. La mia
sfacciataggine non ha limiti, vero?
Garry l'accompagnò fuori. In giardino incontrò John Dory, elegantissimo
con il suo abito di ottimo taglio e cappello a cilindro. Non aveva affatto
l'aspetto dell'allibratore.
Molly lo salutò con un sorriso. Le piaceva quell'uomo dai modi bruschi,
che però diceva sempre con estrema franchezza quello che pensava.
- Devo parlarti, Garry.
Aspettò che la ragazza si allontanasse, poi prese l'amico sottobraccio e
s'incamminò verso casa.
- A proposito di Rangemore?
John Dory annuì. Garry notò che aveva l'aria stanca.
- Hai passato una brutta nottata? - domandò. L'amico scosse la testa.
- Una brutta mattinata - rispose. - Problemi in famiglia.
Garry non aveva mai avuto il piacere di conoscere la moglie di John, ma
gli risultava che in casa non regnasse l'armonia.
- Volevo sapere se intendi scommettere su Rangemore. Garry scosse la
testa. - No, neanche un soldo.
Posato il cappello su un tavolo, John iniziò a sfilarsi i guanti con una
flemma irritante.
- Non scommetti sul tuo cavallo? - chiese. - Si può sapere perché?
In quel momento arrivò Henry Lascarne, che non si accorse neppure
della presenza dell'allibratore, forse perché era troppo sconvolto dalla
scenata a cui aveva avuto la sventura di assistere.
- Che peccato! - esclamò. - Alludo a Willie, naturalmente. Basta che
beva un bicchiere di troppo per rinvangare il solito discorso.
- Già, è proprio vero - mormorò Garry, che non aveva nessuna
intenzione di parlare di Willie in presenza di John Dory. - Se non hai mai
conosciuto un allibratore, ora ne hai uno davanti a te. - Gli presentò
l'amico.
- Molto piacere - disse Henry, stringendogli la mano. Dory era molto
diverso dall'idea che si era fatto degli allibratori. Sul suo aspetto non c'era

Edgard Wallace 46 1930 - Intrigo All'Ippodromo


nulla da ridire.
Garry capì che John gli aveva fatto una buona impressione e sorrise.
- Perché non ne approfitti per domandargli il nome del vincitore? È
un'autorità in fatto di corse di cavalli.
John Dory ammiccò.
- La prende in giro. Nonostante il lavoro che faccio, me ne intendo ben
poco di cavalli. Per me sono tutti uguali.
Garry stava cercando un modo per sbarazzarsi del giovanotto. Con il suo
arrivo Hillcott risolse il problema.
- Ho fatto portare i suoi abiti a Welbury - disse a Lascarne.
- Volevo cambiarmi qui - replicò Henry.
- Mi aveva detto dopo pranzo - gli fece notare Hillcott in tono risentito. -
La sua valigia è stata portata via dieci minuti fa dai domestici.
- C'è tempo. Puoi fare con calma - interloquì Garry, conciliante. - Sono
solo cinque minuti di strada. La passeggiata ti aiuterà a mantenere la linea;
ma se non hai voglia di andare a piedi, puoi prendere la mia auto.
Finalmente se ne andò e Hillcott fece altrettanto.
- Non capisco - mormorò Dory. - Davvero non intendi scommettere su
Rangemore?
Garry scosse la testa.
- Lo fai correre? - chiese l'amico.
- Sì, certo.
John Dory si sedette e staccò con un morso la punta di un sigaro.
Sembrava pensieroso.
- Ho visto la tua amica... Scusa. L'ultima volta che l'ho chiamata in
questo modo ti sei adombrato.
- Wenda Panniford non ti è simpatica, vero? Dory accese il sigaro e
intanto rifletteva.
- Per quale motivo non ti piace? - insistette Garry.
- Cos'è che rende simpatica o antipatica una persona ai nostri occhi? -
replicò l'amico. - Potrebbe essere una cosa impalpabile come l'aura, le
emanazioni del corpo percepite dallo spirito. Io sono molto sensibile a
queste cose. Forse ti sembrerà sciocco, ma è così. Per esempio se qualcuno
viene da me ed è assolutamente certo della vittoria del cavallo su cui vuole
puntare...
- Che cos'è? Una specie di sesto senso di voi allibratori?
- È una bella donna - concesse Dory. - E anche una delle più intelligenti

Edgard Wallace 47 1930 - Intrigo All'Ippodromo


che mi sia capitato d'incontrare. Non le piaccio, ma questo non ha nessuna
importanza. Ci sono tante persone rispettabili a cui non vado a genio.
- Stai forse insinuando che Wenda non lo sia? - domandò Garry,
innervosendosi.
- Non ho detto questo, ma semplicemente che non mi piace. Tutto qui.
Comunque, è un discorso stupido. Come ci siamo arrivati? Ah già, stavo
dicendo che ho visto lady Panniford. Ha puntato cinquanta sterline sul tuo
cavallo.
- Santo cielo! - esclamò Garry. - Scommette così forte? Dory si sarebbe
mangiato le unghie.
- Sono un chiacchierone. Dimentica quello che ti ho detto. Comunque di
solito è moderata nelle scommesse, e vince quasi sempre.
- Puoi annullare la scommessa. - Si avvicinò al telefono, alzò la cornetta,
ma cambiò subito idea. - No, è meglio mandare due righe. Preferisco
evitare che le centraliniste vengano a sapere i fatti miei.
Prese l'unico foglio bianco rimasto sullo scrittoio.
- Ti dispiace suonare il campanello, John? C'è un foglio solo ed è pure
sporco!
Scarabocchiò qualcosa, leggendo a voce alta.
Cara, mi sono preso la libertà di annullare la tua scommessa. Il mio
cavallo non vincerà...
- Ti ha dato di volta il cervello? - sbottò Dory. - Non puoi scrivere una
cosa del genere.
Garry sorrise. - Non essere sciocco. Il messaggio è diretto a Wenda.
Dory non si lasciò convincere.
- Il biglietto non serve. Provvederò ben volentieri ad annullare la
puntata.
- Wenda potrebbe consigliare a qualcuno dei suoi amici di scommettere
sul mio cavallo - obiettò Garry, chiudendo la busta.
- Ma non puoi mettere per iscritto una cosa simile - insistette
l'allibratore.
Garry aggiunse un poscritto.
- Che altro le hai detto?
- Di bruciare questo foglio dopo averlo letto, altrimenti per me
potrebbero essere guai seri. Ti va bene così?
John Dory non rispose, limitandosi a guardarlo come se fosse
improvvisamente impazzito. Se c'era una persona al mondo a cui era

Edgard Wallace 48 1930 - Intrigo All'Ippodromo


meglio evitare di mandare un simile messaggio, quella era proprio Wenda
Panniford. Detestava quella donna.
La pensava così da anni, praticamente da quando l'aveva conosciuta.
Eppure Wenda era sempre stata abbastanza gentile con lui, pur trattandolo
con condiscendenza. Ma non era il suo atteggiamento a dargli fastidio. Era
un'abitudine piuttosto diffusa tra le persone di un certo ceto sociale, quella
di guardare dall'alto in basso gli allibratori. L'antipatia che Dory provava
nei confronti della giovane donna aveva radici più profonde.
- Il tuo problema, Garry - disse - è che giudichi la gente come se tutti si
comportassero esattamente come te. Ti ripeto che non puoi mandare un
messaggio di quel genere perché... - S'interruppe di colpo.
Garry si voltò, vide Lascarne e gli fece un cenno di saluto.
- Ti chiedo un favore, Henry. Potresti portare questo messaggio a
Wenda? Stai andando a casa sua, immagino?
Lascarne prese la lettera. Era imbronciato. Doveva essergli capitato
qualcosa che l'aveva messo di malumore. Garry pensò subito a Hillcott, ma
evitò di fare domande.
Dory seguì con lo sguardo il giovanotto fino in giardino, dove lo vide
sparire dietro un cespuglio di rododendri.
- Sei proprio un credulone, Garry - mormorò. - Ho conosciuto solamente
due uomini come te, e sono morti entrambi in miseria.
- Grazie dell'incoraggiamento - mormorò l'amico.
- Non è questo il punto. Il fatto è che non avrei mandato un simile
messaggio neppure al mio migliore amico.
- Comunque Wenda rientra nella categoria.
- Posso essere franco con te?
- A proposito di Wenda?
- No, riguardo al contenuto della lettera.
Garry prese il Calendar e si lasciò cadere sul divano con un sospiro di
rassegnazione.
- Fai parte da molti anni dell'ambiente delle corse - riprese Dory - e
dunque sai bene come funziona. Alcune persone preferiscono intascare
uno scellino sporco piuttosto che un'onesta sterlina.
- E proprio tu te ne lamenti?
- Non mi lamento affatto, visto che campo su quelle persone. Spesso più
sono imbroglioni e più prendono cantonate. Sono gli ingenui come te che
mi preoccupano, perché a volte hanno ragione. Ma adesso spiegami una

Edgard Wallace 49 1930 - Intrigo All'Ippodromo


cosa: come hai allenato quel tuo benedetto cavallo?
Finalmente un argomento che gli era più congeniale.
- L'ho fatto correre con Lanceford e Redmoss.
- Com'è andata?
- Lanceford l'ha perso di vista - rispose Garry con un sorriso d'orgoglio.
- E allora di che cos'hai paura?
- Del francese - rispose Garry con foga.
John Dory sogghignò. - E pensare che i tuoi antenati non hanno avuto
paura di Napoleone Bonaparte! Figuriamoci! Al massimo si batteranno ad
armi pari.
Garry si alzò dal divano.
- Se scommetto devo avere la certezza assoluta di vincere - obiettò. -
Non posso rischiare di perdere ancora.
- Ti è andata molto male ultimamente?
- Diciamo di sì.
- Infatti lo pensavo anch'io. - Dory prese un taccuino da una tasca. -
Garry, sai quanto hai perso con me negli ultimi due mesi?
- Un mucchio di quattrini.
- Ottomilaseicento, per la precisione - precisò l'amico. - Senza contare
che hai giocato anche con altri allibratori.
- Insomma, vuoi proprio demoralizzarmi?
Seguì una pausa, al termine della quale Dory gli rivolse la domanda che
aveva in mente da tempo. - Hai mai fatto quello che ti proponevi, cioè
mettere da parte dei soldi per ogni evenienza, da non usare assolutamente
per le scommesse?
Garry lo guardò a bocca aperta.
- Caspita! La tua memoria è migliore della mia. Non ricordavo di
avertelo detto. Comunque l'ho fatto.
L'amico trasse un sospiro di sollievo.
- Ringraziando il cielo. Mi ricordo che intendevi investire in
obbligazioni al portatore. Le hai date in custodia a qualcuno, immagino?
- Sì, certo.
La risposta era troppo evasiva perché Dory non subodorasse qualcosa.
- Non puoi toccare quei soldi? Garry scosse la testa.
- No, a meno che non la smetta con le scommesse. Dovrò decidermi a
farlo.
Dory gli mise una mano sulla spalla.

Edgard Wallace 50 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Be', non è il caso di fare sciocchezze. Fai correre quel cavallo, e il resto
si vedrà.
Dory non poteva immaginare il tormento di Garry. Meglio sarebbe stato
lasciar cadere l'argomento. Ogni parola suonava come un rimprovero,
perché Garry sapeva che il suo amico diceva cose sensate, e che persino
secondo il codice d'onore degli scommettitori il suo comportamento era
discutibile. Comunque avvertiva la necessità di avere la sua approvazione.
Anche se era un semplice allibratore, gli era molto affezionato.
Ciononostante avrebbe preferito affrontare da solo il problema, e
possibilmente risolverlo in modo soddisfacente.
Quante storie per fermare un cavallo! Succedeva ogni giorno per i
motivi più disparati. Magari non di proposito. Bastava iscriverli a corse
che erano al di sopra delle loro possibilità.
- Vincerò il Northumberland Plate con lui - dichiarò Garry. - Non posso
permettermi il lusso di perdere soldi in questa corsa.
- Punta su di lui oggi - insistette Dory, irremovibile. - No.
- Che ti succede, Garry? - gli domandò l'amico, avvicinandosi. - Non ti
sei mai abbassato a fare certi giochetti. Perché dovresti cominciare ora?
- Quali giochetti? - domandò Garry in tono aggressivo.
- Non hai mai fermato un cavallo. Li hai fatti correre anche quando non
erano in perfetta forma, anche quando sapevi che non avrebbero vinto. Ma
non è mai capitato che ne fermassi uno.
- Non lo sto fermando - protestò Garry. - O forse sì. E con questo? Dory
scosse la testa.
- Non mi aspettavo una cosa simile da te, Garry. Mi sorprendi, devo
ammetterlo.
- È strabiliante! - esclamò il giovane, tornando a sedersi. - Non è facile
stupire un allibratore.
Se c'era una punta di disprezzo nel tono di voce, Dory non la colse.
- Noi due siamo amici - disse. - È per questo che mi meraviglio;
altrimenti me ne infischierei. Ho assistito a molte corse con il cuore il gola,
e probabilmente è la ragione per cui ho perso i capelli. Ma la cosa peggiore
che potesse capitarmi era di veder rubare l'uomo migliore che conosca.
Garry schizzò in piedi.
- Rubare?
- Ti suona male, vero? Ma di rubare si tratta. C'è un sacco di gente che
ha scommesso su quel cavallo. Che cosa intendi fare? Scrivere una lettera

Edgard Wallace 51 1930 - Intrigo All'Ippodromo


a ciascuno di loro per avvertirli che non intendi provare sul serio a vincere
la corsa?
Prese un giornale dalla tasca, l'aprì e lo porse all'amico, dopo aver
trovato la pagina che gli interessava. - Leggi questo paragrafo. L'articolo è
firmato dal miglior giornalista sportivo del momento.
Garry prese il giornale e iniziò a leggere dal punto che gli indicava
l'amico.

Parlerò ora del cavallo che più di ogni altro merita il nostro
rispetto: il suo nome è Rangemore. Gli appassionati delle corse
hanno due validi motivi per puntare su di lui. Il primo riguarda la
genealogia del purosangue, figlio di Swynford e della mitica
Fyne. Il secondo vuole essere un riconoscimento per la sua
indiscutibile onestà: infatti nessuno più di lui meritava di vincere
la Newbury Cup. Le due miglia di pista dell'Ascot Stakes
sembrano fatte su misura per Rangemore. Quanto al
proprietario, il signor Garry Anson, si può soltanto dire che offre
le migliori garanzie di serietà, come ben sanno tutti coloro che in
passato hanno puntato sui suoi cavalli...

Garry posò il giornale sul tavolo.


- Questo dimostra quanto poco ne sanno i giornalisti - osservò.
Le parole erano ben lungi dal riflettere il suo stato d'animo, perché in
realtà Garry aveva già iniziato a fare retromarcia e quello non era che il
suo ultimo debole tentativo di opporsi all'evidenza.

Edgard Wallace 52 1930 - Intrigo All'Ippodromo


7.

Un'interminabile fila di veicoli attraversava Windsor Park con una


lentezza esasperante, mentre la cittadina di Staines rigurgitava di auto di
lusso che procedevano a passo d'uomo verso il ponte. Nel punto in cui la
strada per Ascot si divide da Virginia Water l'ingorgo era ancora più
intricato.
Il mondo intero convergeva ad Ascot. Lucide limousine, vecchie Ford e
automobili prese a nolo occupavano le strade e le viuzze laterali nei
dintorni dell'ippodromo. Le tribune erano già al completo.
La casa di Garry Anson sorgeva in cima a una collina e ciò gli
permetteva d'intravedere attraverso i castagni la strada intasata dalle auto.
Rimase per qualche minuto a guardarla, ripensando all'articolo che aveva
letto sul giornale. Non era un tipo influenzabile, ma quelle parole avevano
colpito nel segno.
- Vuole parlare con Lynn? - domandò Hillcott, affacciandosi sulla porta.
Garry si voltò e lo vide intento a pulirsi le unghie con un fiammifero.
- È qui? - domandò trasalendo, perché stava appunto pensando a lui.
- Le pare che le avrei chiesto se vuole parlargli, se non fosse qui? -
replicò il maggiordomo.
- Lynn è il tuo fantino, vero? - chiese John. Garry annuì.
- Fallo accomodare - ordinò a Hillcott.
- Devo lasciarvi soli?
- No, aspetta - rispose Garry, scuotendo la testa. - Sai già di cosa si
tratta. Tanto vale che tu senta come andrà a finire questa storia.
Dopo che Lynn fu entrato, Hillcott rimase fermo sulla porta,
presumibilmente nella speranza di captare qualcosa.
- A proposito del cavallo... - attaccò Garry. Vedendo il domestico, lo
congedò con un cenno della mano. Hillcott se ne andò controvoglia.
- A proposito del cavallo... - ripeté Garry.
- Sono venuto appunto per parlargliene, capitano Anson - lo prevenne
Lynn. - Le confesso che sono molto preoccupato. - Sbirciò l'allibratore e
tacque. Garry sorrise.
- Stia tranquillo, può parlare liberamente di fronte al signor Dory. Che
cosa la preoccupa?
Lynn scosse la testa.

Edgard Wallace 53 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non so come comportarmi durante la corsa. Ho cercato disperatamente
una soluzione, ma non riesco a trovarne nessuna. Vede, Rangemore ha
l'abitudine di portarsi subito in testa nei primi cinquecento metri. Se
comincio subito a trattenerlo, capiranno che c'è qualcosa che non va. Non è
facile trattenere un cavallo come lui.
- Allora lasci perdere - replicò Garry. Andy Lynn non capì che era un
ordine.
- Non so proprio come fare, davvero. Sa bene com'è quel cavallo. Non
appena trova uno spiraglio per passare, si butta a capofitto e non lo ferma
più nessuno. È il suo modo di correre e non c'è niente da fare.
- Non le resta che assecondarlo - disse Garry. Il fantino sbarrò gli occhi.
- Allora ha deciso di correre per vincere? - domandò. - Bene, mi toglie
un peso dallo stomaco. Tutto sommato è la decisione giusta. Ho riflettuto
molto e sono giunto alla conclusione che potrebbe arrivare primo.
- Non sono molto d'accordo sull'uso del condizionale. Comunque
avverta il signor Wray del cambiamento di programma.
Lynn annuì.
- Anche lui era piuttosto perplesso. Mi ha detto che lei non aveva mai
fatto una cosa simile prima d'ora, e comunque lo sapevo da me. In ogni
modo mi sentivo particolarmente responsabile perché sono stato proprio io
a suggerirle quella scappatoia. Dovevo essere impazzito. Come si può
pensare di fare una cosa del genere ad Ascot...
Garry gli batté una mano sulla spalla e l'accompagnò alla porta. Aveva
fretta di porre fine alla conversazione. Persino l'approvazione di Lynn
suonava alle sue orecchie come un rimprovero.
- È vero - ammise - non l'ho mai fatto prima d'ora e sarà bene non
iniziare neppure. Mi rincresce di aver preso la decisione sbagliata.
Lynn si fermò sulla porta.
- Vincerò l'ultima corsa - dichiarò.
- L'ha già detto - gli fece notare Garry. - Sono sicuro che farà del suo
meglio. Grazie di tutto.
Dopo che il fantino fu uscito, si rivolse a Dory.
- John, amico mio, ti ringrazio di avermi tolto un peso dalla coscienza.
- Era mio dovere darti un buon consiglio, anche se mi costerà un bel po'
di quattrini. E adesso come fai con lady Panniford?
- Lady Panniford? - ripeté Garry. - Che cosa c'entra lei...
- Se non ricordo male, le hai mandato un messaggio pochi minuti fa - gli

Edgard Wallace 54 1930 - Intrigo All'Ippodromo


rammentò Dory.
Garry si batté una mano sulla fronte.
- È vero. Me n'ero dimenticato. Dovrò mandarle Hillcott con un altro
biglietto.
- Ricordale di distruggere il primo - ribadì Dory.
- A quest'ora l'avrà già bruciato - rispose Garry con una risata, suonando
il campanello.
Il maggiordomo arrivò subito, cosa che non mancò d'insospettire Garry.
- Non c'è più carta su questo scrittoio. Vai a prenderla, se non ti dispiace.
Mentre Hillcott si voltava per andarsene, a Garry venne un'idea che
l'indusse a fermare il maggiordomo con un fischio.
Va detto per amore di giustizia che l'atteggiamento di Garry nei
confronti di Hillcott era altrettanto anticonformista di quello del
maggiordomo nei suoi riguardi.
- Aspetta un momento.
Trasse il portafogli dalla tasca, prese una banconota e rimase un attimo
soprappensiero, con la penna in mano.
- Meglio non usare la penna - mormorò. - Dove posso trovare una
matita?
Hillcott frugò in una tasca e gli porse un mozzicone malridotto.
- Eccone una.
Garry scribacchiò qualcosa sul retro della banconota, l'infilò in una busta
e la consegnò al domestico.
- Portala subito da lady Panniford - ordinò. - Mi raccomando di non
perderla e di non sgraffignarla.
Hillcott tese la mano con aria di grande dignità.
- A proposito di sgraffignare... Mi restituisca la mia matita. Poco dopo lo
videro attraversare il prato.
- Che cosa le hai scritto stavolta, Garry? - domandò Dory.
- Che quello di prima era soltanto uno scherzo e che può tranquillamente
scommettere sul mio cavallo, a patto che non esageri con la cifra.
- Che tipo di carta hai usato per scrivere il messaggio? Sembrava una
banconota da cinque sterline.
- A me invece sembrava da cento - lo corresse Garry. Dory scoppiò in
una risata.
- Sei proprio matto, lo sai?
- Sono soldi suoi - puntualizzò Garry. - Glieli dovevo per la scommessa

Edgard Wallace 55 1930 - Intrigo All'Ippodromo


di sabato scorso a Newbury. Avevo in mente di restituirglieli prima che se
ne andasse.
Dory prese il binocolo e il cappello.
- Quanto vuoi puntare oggi sul tuo cavallo?
- Neanche uno scellino. Ho paura che Silver Queen mi faccia perdere.
Non so, forse più tardi cambierà idea, ma per il momento non mi va di
scommettere. Non posso permettermi di buttare via altri soldi.
- Quando potrai, fammelo sapere e verrò a stare qui da te - scherzò Dory
prima di andarsene.
Hillcott arrivò a Welbury in tempo per sentire i postumi di una crisi
domestica. Willie aveva il vizio di alzare troppo la voce, ed essendo il
discendente di una nobile famiglia scozzese, per lui i domestici non erano
esseri umani, ma parte dell'arredamento. Perciò si esprimeva senza
reticenze anche in loro presenza e Wenda non lo sopportava. La giovane
donna si trovava in anticamera quando Hillcott arrivò. Aperta la busta,
trovò la banconota e rimase perplessa; dopo averla girata, lesse ciò che
Garry vi aveva scritto e si calmò. Congedato il maggiordomo, salì le scale
ed entrò nella stanza di Willie senza bussare. Lo trovò davanti allo
specchio, intento a sistemarsi la cravatta.
- Non so se ti sei accorto che poco fa è venuto Hillcott e ti ha sentito
strillare come un'aquila.
- Non me ne importa un accidente. Che mi abbia sentito lui o il tuo
amante, per me fa lo stesso.
Wenda rimase come impietrita.
- A quale dei miei amanti ti riferisci?
- Ad Anson. Lo sai perfettamente. Ne ho le prove...
- Se è vero che le hai, perché non me lo dimostri, invece di parlare a
vanvera com'è tua abitudine?
- Ti piace il buon Garry, vero? Soprattutto perché è ricco, suppongo.
Sarebbe stato un ottimo partito per una come te, Wenda, considerato che
t'interessa tanto il denaro.
- Allora, mostrami queste prove - insistette la moglie.
- A tempo debito - rispose Willie, tornando a guardarsi allo specchio. - E
adesso vattene dalla mia stanza. Avrò pure il diritto di starmene tranquillo.
- Io vado da Garry.
- Naturalmente. Fai pure. Hai bisogno di qualcuno che sappia consolarti
per i dispiaceri che ti dà quel bruto di tuo marito. Ma sta' attenta: uno di

Edgard Wallace 56 1930 - Intrigo All'Ippodromo


questi giorni oltrepasserai il limite, e a quel punto la pagherai cara.
Wenda uscì sbattendo la porta e tornò al piano di sotto.
Molly non era ancora scesa. Wenda aspettò qualche secondo, indecisa
sul da farsi; poi uscì in giardino, l'attraversò e aprì il cancelletto che
separava il loro terreno da quello di Garry.
Giunta davanti alla casa, fece appena in tempo a vedere John Dory che si
allontanava al volante della sua auto.
Trovò Garry seduto sul divano, intento a leggere qualcosa su un foglio.
Alzò la testa, sentendola arrivare.
- Finalmente ti sei sbarazzato di Dory! - esclamò Wenda. - Non sopporto
quell'uomo.
- Perché, cara? Non gli dovrai dei soldi, spero?
- Te l'ha detto lui?
- Non fare la sciocca - rispose Garry ridendo. - Stavo scherzando. - La
guardò con aria d'ammirazione. - Come sei elegante! - Vide la busta che
aveva in mano. - Vedo che hai ricevuto il mio messaggio.
Wenda annuì.
- Sono venuta per questo. Mi spieghi il significato del primo biglietto?
Perché mi hai scritto che il tuo cavallo non avrebbe vinto? - Mentre
parlava, infilò la banconota nella borsetta.
- Per scherzo. Non c'erano altri motivi.
Wenda non era affatto convinta, ma preferì non insistere.
- Non ti prepari? Non manca molto alla prima corsa. Pensavo di darti un
passaggio, se sei d'accordo.
Garry fece segno di no con la testa.
- Starete fin troppo stretti nella vostra auto - osservò. - È meglio che usi
la mia. Dov'è Willie?
Wenda si strinse nelle spalle.
- Passerà a prendermi tra poco - rispose, dando un'occhiata in giardino
per accertarsi che il marito non stesse arrivando. Aveva poco tempo e
perciò doveva andare subito al sodo. Si sedette sul divano accanto a Garry
e gli prese una mano. - Qualsiasi cosa succeda oggi, ti chiedo di avere
molta pazienza con lui. Sono venuta qui apposta per avvertirti.
- Non mi dirai che è davvero geloso di me? - domandò Garry con
evidente imbarazzo. - Che stupido! - esclamò mentre Wenda annuiva.
- Ti ricordi che cosa ti ho chiesto qualche giorno fa?
Garry lo ricordava fin troppo bene. Se fosse stato possibile, ne avrebbe

Edgard Wallace 57 1930 - Intrigo All'Ippodromo


fatto volentieri a meno.
- Allora, sei disposto a farmi quel favore?
- Quale favore? Wenda si spazientì.
- Vuoi aiutarmi a risolvere i miei problemi? E adesso non ripetermi che
non vuoi vedere trascinare nel fango il mio nome. Me l'hai già detto l'altra
volta. Allora, mi fai questo piacere?
Garry tentò di parlare, ma non era facile. Non poteva accettare la
proposta di Wenda. Per quanto strano potesse sembrare, ed estraneo alla
sua natura che non indulgeva nei sentimentalismi, a un tratto Molly era
diventata molto importante per lui.
- In un primo momento potremmo rifugiarci da qualche parte e poi
stabilirci in campagna, magari nella tua casa di Hereford.
- Quella casa non mi appartiene, Wenda. Non l'ho ereditata io, ma mio
cugino, Jack Anson.
Wenda fece un passo indietro.
- Ma come... I giornali dicevano...
- Non sarà la prima né l'ultima volta che riportano una notizia sbagliata -
la interruppe Garry.
Wenda era sbalordita. Niente avrebbe potuto stupirla quanto quella
notizia. Non aveva mai dubitato che il vecchio generale avrebbe lasciato
tutti i suoi beni a Garry e non si era mai preoccupata dell'esistenza di un
altro nipote.
Stava riflettendo sulla triste realtà, quando Willie piombò nella stanza.
Aveva il respiro affannoso come dopo una lunga corsa.
- Allora, intendi farmi aspettare ancora per molto? - le domandò, livido
di collera. - Si rivolse a Garry. - Dal momento che puoi venire a trovare
Wenda quando vuoi, non è necessario che stia sempre qui a casa tua, non ti
pare?
Wenda gli si rivoltò contro come una furia.
- Cerca di non renderti ridicolo - sbottò.
- Infatti hai già provveduto tu. Che cosa credi, che sia cieco o sordo?
- Oh, piantala, Willie! - intervenne Garry, sperando di riuscire a
calmarlo.
- Questa faccenda doveva saltare fuori, prima o poi. Tanto vale
sistemarla subito. - Fece una pausa. - Hotel Adelphi - strillò a un tratto. - Ti
dice niente questo nome?
Si avvicinò a Garry con fare minaccioso.

Edgard Wallace 58 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Veramente no.
- Mai sentito parlare di un uomo e di una donna che all'hotel Adelphi si
facevano passare per il signor e la signora Sundridge?
Molly, sopraggiunta in quel momento, iniziò a protestare a gran voce.
- Tu non immischiarti! - tuonò Willie. - Avresti il coraggio di negarlo,
Anson, che in marzo eri a Liverpool con Wenda?
Garry, incredulo, lo fissava a bocca aperta.
- A Liverpool? - domandò. - Strano posto per una tresca, non ti pare?
- Non puoi negarlo, vero? Sei tu l'uomo che stava con lei.
A quel punto Garry capì. Wenda aveva deciso per lui. Era arrivato il
momento che l'amica aveva programmato con cura per raggiungere i suoi
fini. La sua risposta era scontata. Guardò Molly. La ragazza era tranquilla
e per nulla sospettosa, ma lo fissava con evidente curiosità.
- No, non lo nego - rispose, non appena si fu riavuto dallo stupore.
- Allora eravate proprio voi due! - gridò Willie, puntandogli contro
l'indice.
A quel punto accadde qualcosa d'imprevisto.
- È una bugia! - protestò Wenda con foga. - Come osi dire una cosa del
genere, Garry?
Non sapendo che fare, rimase in silenzio per qualche istante.
- D'accordo, è una bugia - disse finalmente. - Oppure la verità. Fate un
po' come volete.
Willie gli si avventò contro e fece l'atto di mollargli un pugno. Garry gli
fermò la mano.
- Willie, per favore, non fare un'altra scenata! - lo implorò la moglie,
avviandosi alla porta. - Su, vieni via.
- Va bene, vengo subito - disse Willie. Si rivolse a Garry. - Con te ho
chiuso, Anson. Non voglio vederti mai più. Se verrai a casa mia, se ti
troverò lì, sappi che non esiterò a ucciderti.

Edgard Wallace 59 1930 - Intrigo All'Ippodromo


8.

Rimasto solo, Garry si era trattenuto a lungo nella tranquillità della sua
stanza. La voce di Hillcott l'aveva riportato alla realtà.
- Quali pantaloni desidera indossare? - gli aveva domandato. Dopo
essersi cambiato d'abito, Garry era andato all'ippodromo.
Ora la banda stava suonando l'inno nazionale e tutti l'ascoltavano a capo
scoperto. Garry, fermo sui gradini che portavano al suo box, si guardava
intorno, preparandosi a entrare.
Si sentiva infelice e aveva motivo di esserlo. Poco prima aveva
incontrato Wenda. Come Garry aveva previsto, l'incidente di poco prima
non aveva lasciato strascichi; ciononostante non era in vena di parlare con
lei. Ma l'amica lo chiamò e quindi dovette avvicinarsi. La trovò cordiale e
disinvolta come sempre.
- Willie si è rabbonito - l'informò.
- Ho fatto anch'io la figura del cretino, vero? È stata proprio una bella
mattinata.
- È inutile che ti guardi intorno come un'anima in pena: Molly non si è
nascosta dietro di me. Senti, parleremo dopo. Se vedi Willie, cerca di non
saltargli alla gola. È davvero pentito della scenata che ha fatto, te
l'assicuro.
- Dov'è Molly? - le domandò senza preamboli.
- Con il fratello - rispose Wenda, a cui piaceva sottolineare il legame di
parentela.
Poco dopo Garry vide Wray nel recinto. L'allenatore sembrava meno
teso dell'ultima volta.
L'ippodromo di Ascot è un posto molto piacevole, dove s'incontrano
volentieri gli amici. Stranamente la presenza di qualche migliaio di
sconosciuti non riesce sgradita come si sarebbe portati a credere.
Rangemore, portato fuori dalla stalla, fu sistemato in un box. Garry
l'esaminò attentamente e non gli trovò neanche un difetto, neanche un
grammo di troppo. Eppure era un cavallo tranquillo, con un ottimo
carattere, che aveva pochi interessi al di fuori della mangiatoia.
- Non potrebbe essere più in forma - osservò Wray. - Non credo che
Silver Queen sia migliore di lui.
Garry vide Willie in lontananza. Non aveva intenzione di evitarlo, ma

Edgard Wallace 60 1930 - Intrigo All'Ippodromo


neppure di andargli incontro. E aveva ragione, perché Wenda non era stata
del tutto sincera, quando gli aveva detto che il marito si era calmato.
Comunque gli era sbollita l'ira, e quando la moglie lo chiamò in disparte
per parlargli, se non altro si dimostrò disposto ad ascoltarla.
- Se non fai quello che ti ho chiesto, io me ne torno a casa - lo minacciò.
Willie scosse la testa.
- Non ho fatto niente di cui debba scusarmi e perciò ti consiglio di non
insistere. Quanto a pranzare con quel bellimbusto, non se ne parla neanche.
- Va bene. In questo caso io me ne torno a Londra, ma sappi che tra noi
è finita.
Non era la prima volta che pronunciava quella minaccia, e come sempre
ottenne l'effetto desiderato.
- Ho chiesto semplicemente di avere una spiegazione - protestò il marito.
- Che cosa pretendi? Sono un essere umano come gli altri. D'accordo, forse
ho esagerato. Avevo perduto la testa, ma ti voglio molto bene e quindi è
normale che sia geloso. In realtà per te dovrebbe essere un complimento.
- Non pretendo che mi chieda scusa, anche se mi hai offeso in un modo
imperdonabile - replicò Wenda.
Willie diede un'alzata di spalle. Era stato stupido a confessarle di essersi
rivolto a un investigatore privato per farla pedinare. Gliel'aveva detto in un
impeto di rabbia e se n'era pentito subito. Con Wenda finiva sempre lui
dalla parte del torto. L'amava troppo. Era quello il suo guaio. Non faceva
che ripeterselo.
- Comunque all'hotel Adelphi c'era una donna...
- Basta, non voglio più sentire parlare di questa storia. - Anson ha
ammesso che è vero - riprese Willie, ripensando alla confessione di Garry.
- Lo sai com'è fatto: si diverte a esasperare certe situazioni. Purtroppo ha
uno strano senso dell'humour.
Ma Willie non era convinto.
- È un po' strano che abbia ammesso una cosa del genere - insistette. - Io
non confesserei mai di essere stato con una donna, se non fosse vero. E
neppure se lo fosse, a pensarci bene.
- Non me ne importa niente di ciò che diresti o non diresti - tagliò corto
Wenda. Fece una pausa. - Da che parte è saltata fuori quella ridicola storia
di Liverpool?
- Un tizio che conosco mi ha detto di averti visto entrare nell'albergo.
Allora ho cominciato a insospettirmi e a indagare. Sai, sono cose che si

Edgard Wallace 61 1930 - Intrigo All'Ippodromo


fanno d'impulso, sotto la spinta di emozioni violente. Ormai mi conosci
bene, Wenda. Purtroppo per colpa del mio carattere mi sono cacciato
diverse volte nei guai. Ti ricordi di quando...
Wenda non aveva nessuna intenzione di lasciarsi sviare dalle
reminiscenze del marito.
- Vai subito da Garry, Willie! Guarda che non sto scherzando.
- Va bene, come vuoi. - Tacque un istante. - Sai bene che non volevo
assolutamente farti fare la figura della donna poco seria - riprese. -
Purtroppo avevo bevuto un paio di bicchieri a stomaco vuoto e...
- Eccolo che arriva! - l'interruppe Wenda. - Vado a cercare Molly.
Ricordati, Willie: questa è la tua ultima occasione.
Detto questo, se la svignò in fretta e furia, lasciando il marito da solo.
Willie salutò Garry con un cenno del capo.
- Salve, Willie. Sei sobrio?
- Volevo dirti che mi dispiace molto per l'incidente di questa mattina,
Garry.
- Ah, questa è la prova che non sei più sbronzo. Mi fa piacere.
- Vedi, il fatto è che voglio molto bene a Wenda...
- Già, l'ho notato - mormorò Garry, impedendogli di terminare la frase. -
Spero soltanto che te ne abbia dette di tutti i colori.
- Più che chiederti scusa, non so proprio che altro potrei fare per
rimediare.
- Di me puoi dire tutto quello che vuoi - replicò Garry. - Non me ne
importa niente, ma mi dispiace che tu sia così ingiusto con la povera
Wenda. Scusa se insisto, ma sai che sono molto affezionato a tua moglie.
Su, non fare quella faccia! Sai bene cosa intendo dire.
- D'accordo. Mi dispiace - mormorò Willie, stringendo a malincuore la
mano che Garry gli tendeva.
- Ti consiglio di andare al bar e di ordinare un bicchiere di latte, mentre
io vado a puntare sul mio cavallo.
- Fai pure, ma non scommettere anche per me - scherzò Willie nel
tentativo di sdrammatizzare. - Ah, è arrivato il tuo amico.
Garry si voltò e vide John Dory che gli faceva segno di raggiungerlo in
un box vuoto. Stava scorrendo le pagine di un taccuino.
- Dunque, ho puntato milledue a duecentocinque volte, millequattro a
duecentodue volte, milletré a duecentotré volte. Credo che possa bastare.
In totale fanno una bella somma: duemila sterline.

Edgard Wallace 62 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- A quanto lo danno adesso?
John tese l'orecchio e, nonostante il baccano, riuscì a captare la voce che
voleva sentire.
- Jackson lo dà cinque a uno. Ciò significa che potresti ottenere mille a
duecento una mezza dozzina di volte. Una bella quotazione!
- Allora corri a puntare altre mille sterline - disse Garry. Dory lo guardò,
perplesso.
- Non è da te, ragazzo mio. Non hai mai puntato tremila sterline su un
cavallo, e non hai neppure la certezza che vincerà.
- Fai come ti dico, John. Vedrai che andrà tutto bene. Dory esitava.
- Stanno dando la quotazione di Silver Queen. La danno nove a due.
Non ti conviene puntare qualcosa anche su di lei?
Garry scrollò il capo.
- No. Questo sarà il mio canto del cigno.
Udì lo scalpitio degli zoccoli e si spostò per far passare i cavalli, poi
rimase a guardarli mentre andavano al palo di partenza.
- Eccoli, finalmente! Terrace, Waterfield, Silver Queen. Quella giumenta
è uno splendore. È in ottima forma.
- E questo è il mio cavallo - disse Garry, vedendo venire avanti
Rangemore. - Che cosa gli è capitato?
Dory guardò con ammirazione il purosangue. Non aveva mai visto un
cavallo così pieno di sé.
- Va verso il palo di partenza con l'aria del vincitore - osservò.
- Speriamo che arrivi allo stesso modo - replicò Garry, dando una pacca
sulla spalla all'amico. - E ora vai a piazzare la scommessa. Stai trascurando
il tuo lavoro.
Guardò oltre il divisorio. Due box più avanti vide Henry Lascarne e lo
chiamò. Henry si avvicinò con molta calma.
- Allora, Henry, sei elettrizzato? - gli domandò.
- È interessante. Ma gli allibratori fanno troppo chiasso.
- Davvero? - ribatté Garry, fingendosi sorpreso. - Be', prova a farli
tacere, se ci riesci.
- Non ne conosco nessuno - rispose Lascarne, serio. Poi, abbassando la
voce: - Senti un po', cos'è capitato a Willie? Sembra un orso con il mal di
denti.
- A dir poco.
- Ha detto certe cose sul conto di Wenda, che mi hanno fatto venire

Edgard Wallace 63 1930 - Intrigo All'Ippodromo


voglia di prenderlo a pugni.
Garry gli diede una manata sulla spalla.
- Ti ringrazio per averlo pensato - mormorò.
- Inammissibile! Se c'è un animo nobile, una donna...
- Hai ragione - l'interruppe Garry, che non aveva voglia di ascoltare il
panegirico su Wenda. - Ma adesso concentriamoci sulla corsa che sta per
iniziare.
Poco dopo vide Molly. La ragazza lo salutò con un cenno della testa e
passò oltre. La fermò.
- Sei arrabbiata con me? Molly non rispose subito.
- C'è qualcosa che non faresti per Wenda? - domandò.
- Che intendi dire?
La prese per un braccio e la portò nel box. Quando alzò la testa, vide
Wenda guardare dalla loro parte.
- Che cosa intendi esattamente? - ripeté. - Che cos'avrei fatto per lei?
- Lo sai bene - rispose la ragazza in tono pacato. - Perché hai ammesso
di essere stato a Liverpool con lei?
Garry si grattò il mento.
- A dir la verità non c'è una spiegazione logica. Ho agito sull'impulso del
momento.
- Perché te l'aveva chiesto Wenda. Garry la guardò un istante senza
parlare.
- No - disse.
- Sono convinta del contrario. Sei un pessimo bugiardo, Garry. E alla
fine lei ha cambiato idea.
Stavolta non la contraddisse.
- Per quale motivo? - domandò. Molly scosse la testa.
- Non lo so. Di cosa stavate parlando prima del nostro arrivo?
- Non ricordo. Di Willie, forse.
- Per caso le hai detto di non aver ereditato i beni del generale Anson?
Garry annuì.
- Questo spiega tutto - osservò Molly.
- Come fai a dire una cosa così orribile sul conto di Wenda? - ribatté
Garry, incredulo.
- Puoi star certo che non mi sbaglio - insistette Molly. - Quando ha
cercato d'irretirti era convinta che tu fossi miliardario. Se così fosse stato,
avrebbe confessato al marito di avere una relazione con te, avrebbe

Edgard Wallace 64 1930 - Intrigo All'Ippodromo


divorziato e poi... - Lasciò la frase in sospeso.
Garry non credeva alle sue orecchie.
- Devi proprio odiarla - disse a bassa voce.
- Sì - ammise Molly.
- Santo cielo, vuoi almeno spiegarmene la ragione?
- Mi odieresti, se te lo dicessi - rispose la ragazza, guardandolo negli
occhi.
- Hai qualche motivo personale? C'entra qualcosa con Willie?
- Sarà meglio andare, altrimenti rischiamo di perderci l'inizio della corsa
- disse Molly, avviandosi all'uscita.
La vide ricomparire nel box di Wenda pochi istanti dopo.
I cavalli erano fermi al palo. Silver Queen, la giumenta grigia, era
piuttosto nervosa. Voltò le spalle allo striscione e dovette essere riportata
al suo posto. Nel frattempo altri due cavalli si erano girati a loro volta, e
proprio quando cominciava a sembrare impossibile riportarli sulla linea di
partenza, Silver Queen fece un movimento brusco e lo striscione volò via.
Dalla folla si levò un applauso.
Mentre i cavalli stavano per abbordare la curva, Garry si sentì chiamare.
- Un momento! Voglio vedere come si mette la gara. Si voltò, vide
Wenda e la salutò.
- Scusami se ti disturbo.
- Non importa. Devono correre per due miglia e nei prossimi novanta
secondi non accadrà nulla.
- C'era un poscritto nel messaggio che mi hai mandato. Diceva che
volevi parlarmi. Con tutta la confusione che c'è stata dopo, mi sono
dimenticata di chiederti di cosa si tratta.
Anche Garry se n'era dimenticato.
- Ah, sì, può darsi che stasera abbia bisogno di vederti - rispose. - Sarà
un problema, vero?
Wenda scosse la testa.
- Willie torna in città. È invitato a cena dagli Arkwright. - Fece una
pausa. - Perché vuoi vedermi?
- Te lo dirò al termine della corsa.
- Come sta andando, Garry? Non riesco a distinguere i cavalli.
- Il mio è in testa, e dopo di lui c'è quello di lord Kelly. Il gruppo è
rimasto indietro. Davanti c'è Silver Queen, poi Waterfield, Pathan, e quella
specie di ronzino di Basin, il belga. Fleur du Sud, mi pare che si chiami.

Edgard Wallace 65 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Non arriverà mai da nessuna parte.
Wenda rimase un attimo in silenzio.
- Hai puntato molto sul tuo cavallo, Garry? - domandò infine.
- Un capitale - le rispose, abbozzando un sorriso.
- Ti auguro di vincere.
- Non ho grandi speranze - replicò Garry senza staccare gli occhi dal
binocolo. - Fece una pausa. - Dimmi, Wenda, credevi davvero che avessi
ereditato il patrimonio del generale?
Non osava guardarla in faccia nel timore di vedere confermati i sospetti
di Molly.
- Così dicevano i giornali, Garry.
- Sì, lo so, ma mi chiedo se sei rimasta molto delusa, quando hai
scoperto che non ho ereditato.
- Certo che no - rispose Wenda, fingendosi indignata. Garry trasse un
sospiro di sollievo.
- Dovevo immaginarlo - mormorò. - Noi due non siamo mai stati avidi
di denaro.
- Perché? C'è forse qualcuno che sostiene il contrario?
- Be', no, non è questo il punto. Volevo semplicemente dire che forse ci
sarai rimasta un po' male per me.
- Non ti ha proprio lasciato niente?
- Neanche un soldo. - Che mascalzone!
- Veramente non aveva motivo di lasciarmi qualcosa.
I cavalli erano entrati nel Swinley Bottom. Silver Queen correva da gran
campione. C'era anche Rangemore, ma gli occhi di Garry erano fissi sulla
giumenta grigia e sul fantino che la montava. Poco prima del rettilineo
suonò la campanella. Gli occhi esperti di Garry individuavano soltanto due
possibili vincitori. Il cavallo belga non riusciva a recuperare. L'uso del
frustino non ottenne risultati apprezzabili.
John Dory lo raggiunse nel box.
- Per il belga non ci sono speranze - disse.
- Arriverà al traguardo quando la gara sarà già finita da un pezzo -
convenne Garry.
- La maggior parte delle puntate sono esenti dalle tasse - osservò John.
- Per quale motivo?
- Quelli disonesti mi offrivano condizioni migliori. Garry corrugò la
fronte.

Edgard Wallace 66 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non che mi diverta a pagare le tasse, ma non mi va l'idea di evaderle.
Mentre parlavano, il cavallo belga era rimasto tagliato fuori. Waterfield se
la cavava egregiamente, ma non era nessuno in confronto a Silver Queen.
La giumenta dava l'impressione di potersi portare in testa in qualsiasi
momento avesse deciso di farlo.
A un tratto Garry sentì il vocione di Willie.
- Chi è il cavallo in prima posizione, Garry? Non riesco a vedere il tuo.
- È quello che sta davanti, bestione.
Silver Queen correva nella parte interna della pista. Rangemore la
precedeva di una lunghezza.
- Stai vincendo, Garry! - gridò Molly, eccitata dalla gara.
I cavalli affrontarono fianco a fianco l'ultimo tratto della pista. I fantini,
concentratissimi, si stavano impegnando al massimo. Più si avvicinavano
al traguardo, più i due cavalli sembravano incollati.
- Hai già vinto, Garry! - esclamò Dory con voce roca. Sapeva più di
chiunque altro quanto fosse importante vincere per Garry. - Cento a uno
per il tuo.
Garry scosse la testa.
- No, sto per essere battuto - mormorò con un filo di voce. Conosco fin
troppo bene quell'angolazione...
Molly si precipitò nel suo box.
- Garry, hai vinto, sono sicura che hai vinto!
- No, ho perso - replicò in tono rassegnato.
A quel punto venne alzato il numero del primo classificato. Silver Queen
aveva vinto di un'incollatura.

Edgard Wallace 67 1930 - Intrigo All'Ippodromo


9.

Garry abbassò il binocolo che aveva puntato verso il box del giudice.
- Ha vinto per un pelo, eh? Silver Queen è un cavallo favoloso, ma devo
dire che anche il mio si è difeso bene.
Garry quasi non riconobbe il suono della sua stessa voce. John Dory a
stento ritrovò la propria.
- Sì, niente da dire - convenne.
Garry annuì. Rangemore si era dimostrato all'altezza della situazione.
Era già qualcosa.
Wenda si avvicinò e lo prese sottobraccio. C'era qualcosa di meccanico
nel suo gesto. Era come se entrambi recitassero una parte in cui nessuno
dei due credeva. - Oh, Garry, che sfortuna!
- Davvero! Mi dispiace per Rangemore. Ce l'aveva messa tutta.
Comunque ha dimostrato di essere in gamba.
Ogni parola che pronunciava era uno sforzo per Garry. Wenda si stupì di
sentirlo parlare in quel modo e in fondo provava un certo disprezzo nei
suoi confronti, perché riusciva ancora a lodare il cavallo dopo la delusione
che gli aveva dato.
Willie, consigliato da un amico, aveva puntato cinque sterline su Silver
Queen e ora esultava senza curarsi minimamente dei guai di Garry.
- Aspettami fuori, Molly - disse Wenda, dando una leggera pacca sulla
spalla alla giovane cognata, che non sopportava quel gesto e reagì con un
impercettibile moto di ribellione.
- È proprio necessario? - protestò la ragazza.
- Non essere impertinente - replicò Wenda. - Devo parlare con Garry. In
realtà non era affatto entusiasta dell'idea, ma non poteva esimersi.
- Quello che devi dirgli non è adatto alle mie orecchie? - mormorò
Molly. - È per questo che mi mandi via?
Wenda le rivolse un sorriso accattivante, che però lasciò la cognata
indifferente.
- Molly, ogni giorno assomigli di più a tuo fratello. La ragazza rise.
- Oh, Wenda, come puoi dire una cosa simile? Willie ti adora. Rimasto
solo con lei nel box, Garry si sentiva a disagio almeno quanto lei.
- Allora vuoi che ci vediamo, questa sera?
- Credo di sì, ma te lo saprò dire con certezza dopo l'ultima corsa -

Edgard Wallace 68 1930 - Intrigo All'Ippodromo


rispose Garry.
Wenda si sentì sollevata al pensiero di poter rimandare quel momento.
- Vuoi che venga io a casa tua? Sei solo?
- No. Dory resta a cena da me.
- Va bene verso le dieci?
- Sì. Sei sicura che non ti creerà dei problemi?
- Con Willie? - replicò Wenda con un sorriso.
- Comunque può darsi che non sia necessario.
- Non è molto gentile da parte tua. - Poi, abbassando la voce: - Sono
stata odiosa questa mattina, vero?
- Diciamo piuttosto incomprensibile. Wenda sospirò.
- Ero spaventata ed è per questo che mi sono comportata in quel modo.
Devi avermi odiata. Un giorno o l'altro ti spiegherò meglio come stanno le
cose. - Fece una pausa. - Magari stasera, se ci vediamo. Non potresti
sbarazzarti del tuo amico?
- Di John? Sì. Ci aspetta una serata molto noiosa. Dobbiamo controllare
i miei conti. Hai bisogno di me, Molly?
La ragazza aveva fatto capolino con la testa.
- Willie si sta innervosendo - disse. - Ho ritenuto opportuno avvertirti
anche se so che non ti fa né caldo né freddo, Wenda.
Dopo che le due donne se ne furono andate, Garry chiamò Dory.
- Vieni a tenermi compagnia. L'amico era molto depresso.
- Mi sento responsabile di quello che ti è capitato - disse.
- Ti chiami forse Silver Queen? - replicò Garry. - Quella giumenta è
eccezionale. Vorrei poterla acquistare.
- Però anche il tuo cavallo ha fatto una splendida corsa.
- Hai ragione. Non ne ho mai vista una più spettacolare di questa, anche
se mi ha messo in ginocchio.
Garry trascorse il resto della giornata nella confusione e nel baccano
dell'ippodromo. Provava un curioso senso d'irrealtà, pur rispondendo a
tono alle domande che gli venivano rivolte e comportandosi normalmente.
Fece qualche puntata sui cavalli e non ne azzeccò neanche una.
Wenda era stata piuttosto fredda con lui. Molly, al contrario, gli aveva
dato l'impressione di essere sempre presente e partecipe delle sue
disavventure. Un paio di volte gli era sembrato che stesse per dirgli
qualcosa e si fosse trattenuta all'ultimo momento.
Tra una corsa e l'altra si sedettero sul prato a chiacchierare, mentre la

Edgard Wallace 69 1930 - Intrigo All'Ippodromo


banda eseguiva uno dei suoi pezzi.
- Hai perso un bel gruzzolo, vero Garry?
- Purtroppo sì - le rispose con un sorrisetto ebete. - Ma cosa conta il
denaro, quando c'è la salute unita a buone prospettive per il futuro?
Non avrebbe potuto darle una risposta più stupida. Aveva perso un
capitale proprio in un momento in cui non avrebbe potuto permetterselo.
Ma non era soltanto la perdita di denaro a deprimerlo. Aveva la sensazione
che qualcosa d'importante gli stesse sfuggendo di mano e provava una
strana irritazione nei confronti di Molly, come se lei non lo capisse.
Eppure la ragazza faceva del suo meglio per consolarlo e riportarlo alla
realtà. Perché mai se la prendeva con lei?
Soltanto dopo che la ragazza si fu allontanata per raggiungere Wenda
che la stava chiamando, Garry comprese il motivo del suo scontento: era
proprio Molly che rischiava di perdere. Ormai si era fatta donna e perciò
doveva abituarsi a trattarla come tale. Il loro doveva essere un rapporto
alla pari. Anzi, per la verità in qualche occasione gli aveva dimostrato di
essere superiore.
John, che era venuto a cercarlo, lo trovò seduto da solo su una panchina,
di fronte al palco della banda ormai deserto.
- Hai puntato qualcosa in questa corsa, Garry? Dovrebbe vincerla Andy
Lynn.
Garry scosse la testa.
- Veramente non dovrei consigliarti di scommettere, ma in questo caso
andiamo sul sicuro. La quotazione è piuttosto bassa; comunque sono in
parola per una puntata di millecinquecento a mille.
- Non me la sento.
- In questo caso punterò per me stesso.
- No, non volevo dir questo. Sono d'accordo per la scommessa ma, con
la fortuna che mi ritrovo, temo che si metterà male per quel cavallo.
John lo prese sottobraccio e lo riportò davanti alla pista. Seguirono la
corsa in silenzio, incuranti delle grida d'incitamento e degli applausi del
pubblico al termine della gara.
- Be', almeno stavolta hai vinto - mormorò Dory. - Andiamocene a casa.
Devi aspettare qualcuno?
Garry fece cenno di no.
Usciti in strada, aspettarono qualche minuto prima di veder comparire
l'auto di Garry. Hillcott sedeva accanto all'autista. Con il traffico che c'era

Edgard Wallace 70 1930 - Intrigo All'Ippodromo


intorno all'ippodromo, in genere occorreva pazientare parecchio per
recuperare l'auto; ma Hillcott ci sapeva fare con i poliziotti e riusciva
sempre a passare senza perdite di tempo. In certe occasioni era
insostituibile.
- Non ricordo se ho invitato Molly a prendere il tè - disse Garry mentre
passavano davanti alla stazione.
- Non credo proprio. L'ho vista con lady Panniford poco prima di venire
da te. Allora, che cos'hai deciso di fare, Garry?
- In che senso?
- Hai chiuso per sempre con le scommesse, oppure solo
temporaneamente?
Garry rifletté. Cominciava ad avere le idee un po' più chiare.
- Fino a mezz'ora fa ti avrei risposto che ho chiuso per sempre, ma ti
avrei detto una stupidaggine, perché ho le corse nel sangue e non posso
smettere. Ho perso molto, ma non mi sono rovinato. Il danno è relativo,
nel senso che avrò qualche difficoltà nei prossimi giorni, ma la situazione
non è poi così grave. No, domani scommetterò ancora e ritroverò la fiducia
che ho perduto, anche se in questo momento avrei voglia di piangere.
Dory sorrise.
- Fai pure, se serve a farti star meglio. In ogni modo oggi hai iniziato
male la giornata, lo sai, Garry?
- Che cosa intendi dire?
- Che hai cominciato con un litigio, proprio come me. Non so con chi
hai litigato. Quanto a me, ho avuto una discussione con la mia signora, che
in fin dei conti tanto signora non è. E tu? Con Panniford?
Garry si strinse nelle spalle.
- Sono stato uno stupido a litigare con Willie.
- Allora è vero, eh? È un brutto modo d'iniziare la giornata, quando si va
all'ippodromo. Le corse sono, come il golf, un esercizio mentale. Occorre
un equilibrio perfetto e quindi la massima serenità, altrimenti sei spacciato.
Non puoi vincere. Meglio non scommettere e aspettare un momento più
propizio.
Era una bella giornata e la cameriera ne approfittò per servire il tè in un
angolo riparato del giardino. Garry si lasciò cadere sulla poltroncina di
vimini, prese la tazza e mescolò distrattamente.
- Ho fatto una chiacchierata con un commissario di gara, lord
Forlingham - disse John.

Edgard Wallace 71 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Ti stai dando da fare a muovere le pedine giuste, vero?
- Forlingham è una brava persona. Mi ha parlato di te.
- Questo non dimostra affatto che sia una persona per bene - obiettò
Garry.
- Comunque ha parlato di te - ripeté John, paziente. - È un peccato che tu
non sia sposato, mi ha detto.
Era ridicolo, ma Garry ne fu contrariato.
- Sarebbe il caso che Forlingham si occupasse dei fatti suoi - protestò.
- Non essere sciocco. È una persona ammodo e ti ha preso in simpatia.
Se mai dovesse capitarti di doverti difendere da un'accusa, almeno avresti
qualcuno a cui appoggiarti.
Garry trasalì.
- Perché mai dovrei avere la necessità di difendermi?
Dory posò la tazza, scuotendo la testa con aria di rimprovero.
- Hai perduto il senso dell'umorismo? Scherzavo. Possibile che non
l'abbia capito? - Si fece serio di colpo. - Garry, hai messo da parte un po' di
soldi, vero? Ventimila sterline, se non sbaglio.
Garry annuì.
- Chi le ha?
- Un'amica.
- Lady Panniford? - No.
Chissà perché aveva mentito, pensò Garry. Forse perché sapeva che
John Dory detestava Wenda e che i suoi commenti l'avrebbero infastidito.
- Di quanto pensi di poter disporre - continuò John - tenendo conto di
quelle ventimila sterline, dopo che avrai pagato i conti e saldato tutti i
debiti?
Garry rifletté. Possedeva una villa a Firenze, aveva fatto alcuni
investimenti che gli rendevano qualcosa e poi c'era la scuderia. Daneham
Lodge aveva un discreto valore, e così pure i quadri che il padre gli aveva
lasciato in eredità e che non aveva mai voluto vendere per motivi
sentimentali. Li teneva in banca, nella cassetta di sicurezza.
- Trentacinque, quarantamila sterline circa - rispose.
- Potresti vivere bene con quei soldi, a patto di non scommettere. Garry
lo guardò.
- Direi proprio di sì. Ma non ce la farei a... - S'interruppe. Stava per dire
sposarmi. Come gli era venuta in mente una cosa del genere?
- Ma non ti basterebbero per sposarti, vero? - concluse John, come se gli

Edgard Wallace 72 1930 - Intrigo All'Ippodromo


avesse letto nel pensiero. - Non sono sicuro che tu abbia ragione. Conosco
diverse coppie che guadagnano appena quaranta sterline la settimana,
eppure vivono felici. Ce ne sono altre che devono accontentarsi di tre
sterline, ma ce la fanno ugualmente. Se ti mettessi d'impegno,
probabilmente riusciresti a guadagnare un po' di quattrini. Personalmente
non avrei nessuna difficoltà a mettermi in società con una persona come te.
Garry sorrise.
- Non credo che me la caverei bene e comunque il lavoro non mi attira.
Per fortuna non sono ancora sul lastrico e quindi non ho bisogno di
vendere Daneham e neppure di smetterla di scommettere. D'altra parte
cosa dovrei fare? Accontentarmi di un paio di domestici, di un cavallo o
due, e ridurre tutte le spese all'osso?
Seguì una lunga pausa. John Dory si versò un'altra tazza di tè.
- Panniford è ricco? - domandò.
- Willie? Santo cielo, no di certo. In passato stava abbastanza bene, ma
ora non più.
- E Molly?
Garry alzò la testa di scatto.
- Molly Panniford? - ripeté per prendere tempo. Non si era mai
soffermato a pensarci. - Sì, credo che sia messa piuttosto bene. Ha ricevuto
la sua parte di eredità dal padre e un lascito dalla nonna. Perché mi fai
questa domanda?
John prese un sigaro, ne staccò la punta e l'accese.
- Semplice curiosità - disse, alzandosi. - Vieni, fammi vedere i fiori che
crescono nel tuo giardino. Scommetto quattrocento sterline contro un
bottone usato che io conosco i loro nomi e tu no.
Quando arrivò l'ora di andare a tavola, Garry non era più depresso, ma di
ottimo umore.

Edgard Wallace 73 1930 - Intrigo All'Ippodromo


10.

In casa spirava un'aria grama. Wenda era tornata dalle corse di pessimo
umore. Aveva avuto una piccola discussione con Molly e l'arrivo
inaspettato di Willie che, invece di partire subito per Londra, era tornato a
prendere la valigia, non aveva migliorato la situazione.
- Mi sento un po' il re Mida della situazione - disse Willie a Henry
Lascarne, mentre gli offriva il sesto cocktail della giornata. - Ho puntato su
un cavallo vincente, a differenza di Garry Anson. Mi è sembrato giù di
morale, vero cara?
Wenda, seduta sul divano, annusava una boccetta di sali. Non si prese
neppure la briga di rispondere.
- Che beffa! L'esperto di cavalli ha perso un mucchio di soldi mentre il
sottoscritto, che non se ne intende affatto, ha fatto centro. Credo di aver
guadagnato qualcosa come trecento sterline, cara.
- In questo caso puoi restituirmi le cento che ti ho prestato a Parigi -
disse una voce alle sue spalle.
Molly non dimostrava il minimo rispetto per il fratello, quando c'era di
mezzo il denaro.
- Quanta fretta! Gli allibratori non pagano prima di sabato. Certo che sei
proprio taccagna, Molly! E pensare che hai soldi a palate. Soldi che
sarebbero stati miei di diritto, se alla vecchia Maggie McLeod non avesse
dato di volta il cervello.
- Oh, piantala, Willie! - sbottò Wenda. - Sappiamo tutti che Molly è
ricca e tu sei povero, ma preferisco evitare di pensarci e sono sicura che il
discorso non interessa nemmeno a Henry.
Lascarne si sentiva a disagio. Non amava parlare di soldi, soprattutto in
presenza del padrone di casa, che in tre occasioni diverse si era fatto
prestare delle cifre considerevoli, a cui si erano andati aggiungendo
notevoli interessi.
Willie si era già cambiato d'abito e la sua Bentley l'aspettava davanti alla
porta. Andava spesso a cena dagli Arkwright, o almeno così sosteneva. In
realtà il signor e la signora Arkwright erano felicemente separati da alcuni
anni e quest'ultima viveva in un grazioso appartamentino non lontano da
Albert Hall. Le piaceva divertirsi e spesso il suo unico ospite era Willie.
Non più giovanissima, nonostante il passare degli anni aveva conservato la

Edgard Wallace 74 1930 - Intrigo All'Ippodromo


pelle fresca e liscia e una cascata di capelli biondi. Aveva scoperto molti
anni addietro che la vita è una commedia per coloro che si basano sul
freddo intelletto e una tragedia per quelli che si lasciano trasportare dal
cuore. Ma poiché tendeva ad associare il concetto di commedia con i
pagliacci del circo e aborriva ogni sorta di tragedia, aveva imparato a
escludere dalla sua vita il pensiero e i sentimenti ed era perciò una
compagna ideale per Willie.
Henry salì nella sua stanza per non essere costretto a rifiutare un altro
cocktail. Si era cambiato d'abito, ma aveva dimenticato di prendere il
portasigarette. Mentre frugava nelle tasche della giacca che aveva
indossato quel mattino, scoprì che mancava qualcosa e impallidì.
Eppure era sicuro che ci fosse, almeno la sera del suo arrivo a Daneham
Lodge.
Si ricordò di aver infilato il portacarte nella tasca interna del cappotto
grigio e scese di corsa a controllare nell'armadio degli ospiti, ma trovò le
tasche vuote. Si diresse in punta di piedi verso la stanza della servitù. Il
cameriere di Willie aveva anche mansioni di giardiniere. Lo trovò intento a
scolare un bicchiere di birra in compagnia dei domestici, che tacquero di
colpo al suo arrivo.
- No, signore, non ho trovato niente nelle tasche, quando le ho
spazzolato il cappotto. Eppure sto sempre molto attento, perché a volte
capita che qualcuno dimentichi dei soldi. È sicuro che ci fosse il
portacarte?
Henry era certo di averlo portato con sé.
- Può darsi che l'abbia lasciato a Daneham - ipotizzò il cameriere. -
Posso domandare a Hillcott, se lo desidera.
Sentendo pronunciare il nome del maggiordomo, a Lascarne venne
spontaneo pensare ai suoi precedenti di ladro.
- Non importa, grazie - si affrettò a rispondere. - Passerò io più tardi. Dal
corridoio si alzò la voce di Willie. Lascarne rimase per qualche istante
fermo sulla porta ad aspettare che uscisse, prima di lasciare la stanza dei
domestici, che in seguito discussero animatamente, facendo congetture sul
motivo della sua esitazione.
Quando tornò in salotto, Wenda era rimasta sola. Molly era salita nella
sua stanza.
- Non vai a cambiarti? - domandò. Poi, premuroso, aggiunse: - Ti è
passato il mal di testa?

Edgard Wallace 75 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Sì. Dov'eri finito?
- Ho perduto una cosa e sono andato a cercarla. Il suo tono insospettì
Wenda.
- Di che si tratta?
- Del mio portacarte - rispose. Dapprima riluttante, finì poi per vuotare il
sacco.
Wenda lo guardò, terrorizzata.
- Sei impazzito, Henry? Che cosa ti è saltato in mente di portarlo con te?
- So bene di aver fatto una stupidaggine. Ma vedrai che riuscirò a
trovarlo.
- Sei sicuro di averlo avuto con te quando eri a Daneham?
L'arrivo di Molly interruppe il discorso e poco dopo Wenda salì a
vestirsi.
A tavola l'atmosfera era piuttosto tesa e la conversazione lasciava a
desiderare.
Nel tentativo di ravvivarla, Molly iniziò a parlare di Garry, ma scoprì
che l'argomento non interessava a nessuno.
- È un cretino - osservò Wenda. - Era proprio necessario che puntasse
tutti quei soldi su un cavallo? Non può permettersi certi lussi, anche perché
è il genere di persona che si affretta saldare i debiti non appena gli
allibratori gli mandano il conto.
- È naturale, Wenda - commentò la ragazza. - Che altro potrebbe fare?
Wenda diede un'alzata di spalle e portò il discorso su Willie. Secondo lei
non era in grado di guidare un'auto di grossa cilindrata.
- Un giorno o l'altro gli capiterà un brutto incidente e diranno che
guidava in stato di ubriachezza, visto che è sempre sbronzo.
Wenda era solita esprimersi in modo brutale, ma ormai Molly era
abituata e non si lasciava impressionare.
- A che ora sarà di ritorno? - domandò Henry.
- Non prima di domattina. Arriverà qui con gli Arkwright, o almeno con
uno dei due.
- Perché non lo lasci?
Il tono di Molly era così pacato che Wenda non se la prese a male.
- Lasciare Willie? Cosa stai dicendo?
- Non ti converrebbe lasciarlo? - ripeté la ragazza.
- Se lo facessi, chi mi manterrebbe? - replicò Wenda. Molly sorrise.
- Non credo che sarebbe un problema. Se Willie si rifiutasse di passarti

Edgard Wallace 76 1930 - Intrigo All'Ippodromo


dei soldi...
- Me li daresti tu? - l'interruppe la cognata, facendosi paonazza. - Mi
piacerebbe proprio sapere dove vuoi arrivare. Vuoi forse riprenderti tuo
fratello? Se desideri vivere a modo tuo, puoi andartene da questa casa.
- Non vedo perché ti arrabbi tanto - riprese Molly. - Volevo solo essere
gentile. Trovo che Willie sia un essere detestabile. Credo che sia quasi
impossibile vivere con una persona come lui.
- E allora perché resti qui?
- Non lo indovineresti mai - rispose Molly, sorridendo di nuovo.
- Forse per stare vicino a Garry?
- Sì - ammise la ragazza senza ombra d'imbarazzo. - Mi piace stare con
lui. È così divertente, sincero e onesto. Non farebbe mai certe porcherie
come... Come certa gente che conosco. Comunque non è questa la ragione
per cui resto. In realtà rimango per Willie e anche per te.
I loro sguardi s'incrociarono, sfidandosi a vicenda.
- Sei una sciocca, Molly! - esclamò Wenda con una risata che non
convinse nessuno.
Dopo cena uscì in giardino con Henry. Molly li guardava dalla finestra
della sua stanza. Attraverso gli alberi vedeva le luci di Daneham Lodge e
si chiedeva per quale motivo Garry volesse parlare con Wenda quella sera.
L'aveva saputo da Hillcott, che gliel'aveva riferito quand'era venuto a
consegnare il messaggio.
Vide Wenda rientrare in casa da sola, poi la sentì salire le scale e
chiudere la porta della sua camera.
Wenda si era ricordata all'ultimo momento di avere un impegno. Chiuse
le tende, accese le luci e si avvicinò alla testata del letto. C'era un quadro
appeso al muro. Bastava premere una molla perché si aprisse. Dietro c'era
una piccola cassaforte rotonda. Formata la combinazione, Wenda aprì lo
sportello, infilò dentro la mano e prese una manciata di documenti che
gettò sul letto. Li mise in ordine, tenendo in mano il biglietto da cento
sterline che Garry le aveva mandato quel mattino, e infine rilesse il
messaggio. Che stupido era stato a scrivere sul retro della banconota! Per
fortuna aveva usato la matita e quindi si poteva cancellare. Aprì quattro
fogli di obbligazioni da cui erano state staccate diverse cedole, lesse ciò
che vi era scritto, ripiegò i fogli e li rimise nella cassaforte.
Il documento che cercava non era lì. Aveva capito fin dall'inizio che
l'aveva Henry. Che sciocca era stata a non bruciarlo! Chiuso lo sportello

Edgard Wallace 77 1930 - Intrigo All'Ippodromo


della cassaforte, fece ruotare la combinazione e rimise il quadro al suo
posto.
Fuori dalla porta trovò Molly. La ragazza la fissò con aria critica.
- Hai pianto? - le domandò.
- Non dire stupidaggini. Certo che no.
Lasciata la cognata senza aggiungere altro, Wenda scese di sotto e andò
a cercare Henry.

La cena a Daneham non era stata particolarmente piacevole, ma neanche


disastrosa.
- Hai già fatto i conti? - domandò Garry.
- Me ne occuperò dopo mangiato - rispose Dory. - Non illuderti che
qualcuno si dimostri solidale con te, Garry, perché nessuno sa quanto hai
perso esattamente.
- Ti riferisci alla questione delle tasse?
In quel periodo era d'obbligo pagare un'imposta sulle scommesse, che
naturalmente non piaceva a nessuno. Perciò le evasioni fiscali erano
all'ordine del giorno.
L'imbroglio era tutt'altro che difficile. Bastava cambiare le cifre sui
registri, per esempio facendo figurare una puntata da mille sterline come se
fosse da cinque. Gli ispettori fiutavano l'inganno, ma non avevano prove e
se ne andavano con le pive nel sacco.
Non era un comportamento onesto, però era molto diffuso.
Garry l'aveva criticato in diverse occasioni, ma poi aveva finito per
arrendersi. L'unico lato negativo, secondo Dory, consisteva nel fatto che
diventava complicato tenere la contabilità delle scommesse.
La finestra della sala da pranzo era spalancata. Henry, avvicinandosi,
vide i due uomini seduti a tavola e fece segno a Wenda di raggiungerlo. Si
diressero senza far rumore verso lo studio di Garry, ma la porta che dava
sul giardino era chiusa. Henry intravide qualcuno all'interno, pensò che
fosse Hillcott e bussò piano, facendo segno a Wenda di nascondersi. Il
maggiordomo arrivò con una calma irritante.
- Ah, è lei? - brontolò, contrariato.
- Sono venuto perché ho bisogno di parlarle, Hillcott. Ha preparato lei la
mia valigia, stamattina?
Il maggiordomo s'illuminò in volto. Lascarne aveva la fama di essere
generoso con le mance e quel mattino se n'era andato via senza lasciare un

Edgard Wallace 78 1930 - Intrigo All'Ippodromo


segno tangibile della sua riconoscenza.
- Sì, signore - rispose Hillcott. - Ho sistemato tutto io.
- Non ha visto per caso un portacarte rosso nella mia stanza? L'ometto
scosse la testa.
- No.
- Non l'ha trovato neppure in qualche tasca? Hillcott fece cenno di no.
A questo punto aveva perso ogni speranza di ricevere un compenso per i
suoi servigi.
- Comunque io sono daltonico - disse. - Vado ad avvertire il padrone del
suo arrivo.
- No, aspetti - lo trattenne Henry. - Neanche la cameriera l'ha trovato?
- Veramente non sono in buoni rapporti con quella donna - rispose il
maggiordomo con aria di superiorità. - Ma se è per farle un favore, vado a
chiederglielo.
Rimasto solo, Henry iniziò a frugare dappertutto: sotto i cuscini, nelle
tasche delle poltrone, sulla sedia su cui era stato seduto. Wenda, ferma
sulla soglia, l'osservava.
- L'hai trovato? - domandò a bassa voce. - No.
- Quanto sei stato stupido, Henry!
- Mi dispiace molto.
- Non hai pensato che conveniva distruggerla, una cosa del genere?
- Lo tenevo per ricordo.
- Un errore imperdonabile - mormorò Wenda. - Zitto!
A un tratto si udì la voce di Garry. Proveniva dal corridoio.
- Wenda? Non dire assurdità! Non si abbasserebbe mai a fare una cosa
simile. Non ci crederei nemmeno se me lo dicesse un angelo del paradiso.

Edgard Wallace 79 1930 - Intrigo All'Ippodromo


11.

Si sentì il rumore di una porta che si chiudeva. Wenda si affrettò a uscire


in giardino, appena in tempo per non farsi vedere da Garry.
Lascarne prese in mano il primo giornale che gli capitò a tiro. Era il
Calendar. Vedendolo, Garry scoppiò a ridere.
- Salve. Ti stai facendo una cultura?
Lascarne ridacchiò, imbarazzato.
- Il Racing Calendari È un giornale straordinario, vero? - Guardò sopra
la testata. - Costa una sterlina e nove pence. Chi è l'editore?
- Il Recording Angel - rispose Garry, brusco. - Spero che non vi figurerà
mai il tuo nome. - E, notando il sorrisetto di superiorità di Henry: - Lo
ritieni improbabile? Se fossi nei tuoi panni, non ne sarei così sicuro. Molta
gente che non ha nulla a che fare con il mondo delle corse ha letto il
proprio nome su quel giornale, e puoi star certo che non l'ha gradito
affatto.
Henry sfogliava le pagine e non vedeva altro che elenchi di nomi.
- Per me è arabo - commentò.
- Vorrei poter dire altrettanto. Non cercherò di traviare la tua mente
innocente spiegandoti di cosa si tratta. Allora, come stanno i nostri comuni
amici? Si sono ripresi dopo la giornataccia che hanno avuto? Mi hanno
detto che Willie ha vinto un po' di soldi.
- Sì, è vero.
Henry piegò il giornale e lo rimise sul tavolo.
- Stavo dimenticandomi di dirti una cosa. Wenda ti prega di scusarla se
stasera non è venuta, ma ha una terribile emicrania.
- Oh, non importa. Mi rincresce che non stia bene.
- Dice che farà un salto qui domani, prima dell'inizio delle corse dei
cavalli.
- Non quelle dei cani? D'accordo. Comunque dille che non c'è fretta. Ho
un po' di mal di testa anch'io, ma non del genere che un'aspirina possa
curare. Come sta Willie?
Henry fece una smorfia.
- Si è comportato in modo discutibile dopo che è tornato dall'ippodromo,
prima di partire per Londra.
- Dunque, a quanto pare è tornato alla normalità - disse Garry.

Edgard Wallace 80 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Ha cominciato a inveire... Contro di te, per la precisione. Non so se
faccio bene a dirti queste cose. Non mi sembra corretto.
- Non preoccuparti. È stato molto pesante da sopportare? Per Wenda,
intendo.
Henry esitava. Per dire la verità. Wenda era stata più esasperante di
Willie.
- Non molto. Diceva cose assurde, come per esempio che ti sei rovinato
e che dovrai vendere i tuoi cavalli. È ridicolo, naturalmente.
- Meno di quanto possa sembrare. Vedo che è ben informato. Non so da
chi l'abbia saputo, ma posso immaginarlo.
Garry girò la testa verso la porta. John Dory era venuto a prendere il
cappello e il binocolo. Salutò Lascarne con un cenno del capo.
- Me ne vado a casa. È stata una giornata dura.
- No, aspetta un momento. Henry, conosci già il mio allibratore, vero? A
vederlo si direbbe un gran signore, non trovi?
In effetti Henry era rimasto colpito dalla sua eleganza.
- Per essere sincero, ho sempre creduto che gli allibratori fossero... -
L'imbarazzo gli impedì di terminare la frase.
- Malvestiti, forse? - suggerì Dory. - Il fatto è che le tarme mi avevano
rovinato il vestito e perciò ho dovuto farmi prestare quello che indosso.
- Dev'essere un lavoro strano - osservò Henry. - Chissà quanta gente
curiosa vi capita d'incontrare?
John lo guardò freddamente.
- Solo dopo cena, ragazzo mio - rispose, ironico.
In quel momento, con grande disappunto di Henry, ricomparve Hillcott.
- Non l'ha neppure visto - annunciò.
- Chi, e che cosa? - domandò Garry.
- Oh, una cosa che avevo lasciato in giro - Henry si affrettò a rispondere.
- Niente d'importante.
- Ma di cosa si tratta? - insistette il padrone di casa.
- Un portacarte rosso - rispose Hillcott. Garry scosse la testa. - Non l'ho
visto.
- Non ha nessuna importanza - dichiarò Henry, terrorizzato all'idea che
si continuassero le ricerche.
- Se non è importante, lo ritroverai di sicuro - scherzò Garry. - Adesso
Willie dov'è? - domandò.
Henry si asciugò la fronte imperlata di sudore e John Dory, guardandolo,

Edgard Wallace 81 1930 - Intrigo All'Ippodromo


si chiese quale potesse essere il motivo del suo nervosismo.
- È andato in città. È uscito prima di cena.
- La serata dev'essere tutt'altro che divertente - osservò Garry.
- Andranno tutti a letto presto, credo. - Si avviò alla porta. - Di una noia
mortale, questa settimana ad Ascot. Sarebbe stato molto più divertente
trascorrerla giocando.
- A biglie? - mormorò John. Garry fissava i cuscini del divano.
- Dobbiamo assolutamente trovare il tuo portacarte - disse.
- No, non disturbarti. Non ne vale la pena. Non conteneva che qualche
foglio privo d'importanza. Buonanotte.
- Salutami Wenda - disse Garry. - Salve, cara!
A un tratto sulla porta era apparsa Molly. Aveva il respiro affannoso
come se avesse corso.
- Dov'è Wenda? Non è qui?
- No - rispose Garry, sorpreso. Molly si rivolse a Henry. - Dov'è?
- A casa, suppongo - rispose Lascarne, a disagio.
- Credevo che fosse con te. Vi ho visti giù in giardino.
- È lì che l'ho lasciata. Mi ha detto che voleva andarsene a dormire.
- Be', non è in camera sua. - Il tono di Molly era stranamente concitato.
- L'ho vista molto nervosa e giù di morale, da quando è tornata
dall'ippodromo.
- Ha perso molto? - s'informò Garry.
- No, ha vinto. Di solito vincere le solleva il morale.
Garry sorrise. - Forse la troverai fuori in giardino.
- O magari nel frutteto - aggiunse Henry. - Vieni, Molly, ti accompagno.
Buonanotte.
Uscì dalla stanza, ma la ragazza non lo seguì.
- Qualcosa che non va? - le domandò Garry.
- Non lo so - rispose Molly, preoccupata. - Vorrei che Willie non fosse
andato in città.
- È forse per qualcosa che mi riguarda, o comunque ha a che fare con
me?
- No. Ti telefono più tardi. Ti spiegherò tutto. Forse mi sto
preoccupando per niente.
Garry l'accompagnò alla porta e rimase a guardarla finché non fu
scomparsa dalla visuale.
- Chissà di cosa si tratta?

Edgard Wallace 82 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Lady Panniford sarebbe dovuta venire, no? - domandò John.
- Sì, ma pare che abbia l'emicrania. Bene, vedo che hai già sistemato i
conti. Quant'è il totale?
- Quattromilasettecento sterline. Ci sei andato pesante con le
scommesse.
- Ci vediamo domani?
- Non lo so. Può darsi. Comunque temo che la mia carriera di allibratore
sia finita.
- Sciocchezze!
- No, dico sul serio, vecchio mio. - Gli venne in mente una certa cosa di
cui avrebbe voluto parlare a cena e che aveva dimenticato di dirgli. -
Stasera ho incontrato Ferguson, l'allenatore di Silver Queen. L'ho visto in
albergo, poco prima di venire qui. Mi ha detto di avere mandato un
telegramma al proprietario per comunicargli la buona notizia. - Fece una
pausa. - Ci pensi? Quell'uomo è proprietario di un cavallo vincente e forse
non lo sapeva neppure. Probabilmente non ha neanche scommesso sul suo
cavallo.
- Non è forse peggio possederne uno che arriva secondo e scommettere
ugualmente? - replicò Garry.
John rimase qualche istante in silenzio, sforzandosi di trovare un altro
argomento di conversazione. Non se la sentiva di andarsene, lasciando
l'amico in quello stato d'animo.
- Corre voce che intendi vendere i tuoi cavalli - mormorò.
Garry annuì: - L'ha saputo anche Willie. Già, ho chiesto a Harrigan se
vuole comperarli. A quanto pare non sa tenere la bocca chiusa. Vorrei
tenere Rangemore, se possibile. Non me la sento di rinunciare a un cavallo
del suo calibro. Ma tutti gli altri devono andarsene.
John disse che per qualche tempo sarebbe stato opportuno smetterla con
le scommesse.
- Forse per sempre, John - replicò Garry.
- Ti consiglio di dormirci sopra, prima di prendere una decisione del
genere.
Hillcott entrò con un pacchetto di sigarette e le trasferì nella scatola
d'argento. Garry si voltò a guardarlo.
- Hai comperato i fogli per metterli sullo scrittoio, ho visto. Il
maggiordomo annuì.
- Ha trascorso una piacevole giornata? - domandò in tono cordiale.

Edgard Wallace 83 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- No, pessima.
Garry spostò lo sguardo su John Dory.
- D'altronde non potete vincere entrambi, non è vero?
- Ha ragione - convenne John.
- Avevo puntato un paio di sterline su quel cavallo - disse Hillcott. -
Purtroppo non ho mai vinto un soldo in vita mia. Dev'essere una specie di
maledizione. Se punto su un vincente, posso star certo che viene
squalificato. Non credo più in niente, né nei cavalli, né nei fantini.
- Sei un miscredente - scherzò Garry.
- Non è vero - protestò il maggiordomo. - Credo nel totalizzatore.
- Allora è proprio un miscredente - mormorò Dory, recuperando il
cappello e avviandosi verso la porta.
Hillcott stava riordinando il tavolo.
Garry era convinto che fosse uscito dalla stanza, quando sentì il rumore
di qualcosa che cadeva. Si girò.
- Non credo che riuscirò a tenerti ancora, a partire dal prossimo mese -
disse.
- Lei non mi tiene affatto: mi tengo da solo - ribatté il maggiordomo con
aria offesa. - Intende dire che non potrà più pagarmi lo stipendio,
immagino?
Garry annuì.
- È questo il guaio di voi capitalisti - continuò Hillcott. - Credete che gli
stipendi siano una sorta di beneficenza.
- Ti faccio le mie scuse - mormorò Garry in tono contrito.
- Le accetto - replicò il maggiordomo, avvicinandosi alla porta che dava
in giardino e chiudendola a chiave. Guardò le luci e sbadigliò. - Quando
avrò finito di mettere via la roba me ne andrei volentieri a letto, se non le
dispiace. Vuole che spenga le luci?
- Ti pare che possa restare qui al buio? - domandò Garry a sua volta. -
No, le spengo io.
- Sogni d'oro - mormorò Hillcott. In questo modo era solito augurargli la
buonanotte.

Edgard Wallace 84 1930 - Intrigo All'Ippodromo


12.

Essere praticamente ridotti sul lastrico è un'esperienza così devastante da


far quasi perdere l'uso della ragione. Restare senza un soldo ed averne la
piena consapevolezza è una delle disgrazie peggiori che possano capitare
nella vita.
Garry controllò le sue scommesse per la decima volta, annotò il totale su
un foglio di carta, ripassò mentalmente la sua situazione finanziaria e
decise che doveva trovare un rimedio per renderla più stabile.
Sarebbe stata una vita ben monotona senza le corse, e senza Molly. Non
poteva permettersi di fare le cose che ora desiderava maggiormente, perché
non era più padrone di se stesso.
Un uomo è libero soltanto nella misura in cui glielo consente il suo
banchiere.
L'idea era tutt'altro che piacevole, anche se Garry si rendeva conto di
non essere l'unico in quelle condizioni.
La prima volta che bussarono alla porta non se ne accorse. Udì alla
seconda. Guardò fuori attraverso il vetro, vide Wenda e andò ad aprirle.
Prima di entrare, la giovane donna gettò un'occhiata alle sue spalle, come
se avesse paura di qualcosa.
- Chiudi la porta, per favore! - disse in tono concitato.
Garry la guardò senza capire. Non l'aveva mai vista così agitata.
Sembrava aver perduto il controllo e il senso della realtà. Era molto pallida
e tesa.
- Che cosa ti è successo, cara?
A un tratto ebbe paura di sentire la risposta, sospettando che non gli
sarebbe piaciuto ciò che aveva da dirgli.
- Niente - rispose Wenda. - Assolutamente niente.
- Hai l'aria stravolta.
- Non voglio parlare di me, Garry.
Quel Garry era forzato, come se Wenda si sforzasse di dimostrargli una
cordialità che in realtà non esisteva.
- Non hai litigato con tuo marito, spero?
Wenda scosse la testa con un movimento brusco che Garry ricordava di
averle visto fare molte volte e che gli era sempre piaciuto. In quel
momento però gli fece un'impressione molto diversa.

Edgard Wallace 85 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Willie è andato in città, lo sai. - Si avvicinò al divano. - Che cosa
volevi?
- Che cosa volevo? - Si era quasi dimenticato di essere stato lui a
chiamarla.
- Sì, certo. Per quale motivo mi hai chiesto di venire? - domandò Wenda
in tono spazientito.
- Possiamo parlarne un'altra volta. Henry mi ha detto che hai l'emicrania.
A proposito, l'hai visto?
- No - rispose l'amica con aria di sfida. Garry aggrottò le sopracciglia.
- Si può sapere che hai, cara? Qualcosa deve averti turbata. Di che si
tratta?
- Lasciami in pace - sbottò Wenda, stizzita. - Senti, è vero che hai deciso
di vendere i cavalli? - Sì.
- Questo significa che ti sei rovinato?
- Non del tutto, grazie a te. Comunque sono al verde. Oggi ho perso
quattromilacinquecento sterline. Decisamente troppo.
- Che stupido sei stato, Garry! - esclamò Wenda, sedendosi sul divano.
- Se non potevi permettertelo, non avresti dovuto scommettere. Garry
scoppiò in una risata.
- Che frase originale! Come ti è venuta quest'idea? È ovvio che non
avrei dovuto farlo, ma purtroppo ormai...
- Anch'io ho perduto un mucchio di soldi in borsa - l'interruppe Wenda.
- È un peccato che sia successo proprio adesso. - Fece una pausa. -
Naturalmente mi rincresce molto, Garry, che tu abbia perso quel denaro.
Se posso aiutarti in qualche modo...
- Se puoi aiutarmi? - mormorò Garry, sbigottito. - Si può sapere cosa stai
blaterando, Wenda?
Non ottenne risposta.
- Non finisci mai di sorprendermi, lo sai? Anzi, vorrei che mi spiegassi
la faccenda di stamattina. Può darsi che sia stupido, ma non ho ancora
capito quella storia dell'hotel Adelphi. Sarei curioso di sapere cosa volevi
che rispondessi. Credevo di doverti dare man forte, e siccome sono un
gentiluomo, ti ho accontentata.
- Piantala, Garry!
Quella era una nuova Wenda, una delle tante che stava iniziando a
conoscere nelle ultime settimane.
- Wenda, cara, per caso hai litigato con Molly? Hai un aspetto orribile.

Edgard Wallace 86 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Lascia perdere il mio aspetto, per amor del cielo - protestò l'amica,
scattando in piedi. Poi, notando l'espressione sconcertata di Garry, cambiò
atteggiamento. - Mi dispiace, caro. Mi offriresti una sigaretta?
Garry andò a prendere la scatola d'argento.
- C'è qualcuno in casa? - domandò Wenda.
- No. John Dory è tornato in albergo.
Dopo aver acceso la sigaretta, Wenda aspirò qualche boccata in silenzio,
come assorta nei suoi pensieri.
- Allora, vuoi dirmi perché volevi vedermi? - domandò finalmente.
Garry aveva notato che il suo sguardo andava spesso alla porta. Aveva
appena iniziato a parlare, quando lei l'interruppe per dire: - Ascolta! C'è
qualcuno in giardino? Garry si avvicinò alla porta.
- Aspetta! - lo fermò Wenda, uscendo nel corridoio.
Fuori in giardino non c'era anima viva. Garry aspettò qualche istante per
accertarsene, poi richiuse la porta e chiamò l'amica.
- Non c'è nessuno - disse. - Chi pensavi che fosse?
- Chiudi la porta a chiave. Garry l'accontentò.
- Willie è andato in città, hai detto? Wenda assentì.
- Sì, non preoccuparti.
Garry rise. - È una raccomandazione inutile e quasi offensiva. Le diede
il tempo di tornare a sedersi e accendere un'altra sigaretta prima di
riprendere a parlare.
- Vado subito al sodo. Volevo dirti che ho chiuso con le scommesse.
Wenda alzò la testa e lo guardò.
- Allora è vero quello che si dice in giro?
- Non saprei. Il fatto è che sono arrivato a un punto in cui devo smettere
per forza. Sapevo che prima o poi sarebbe stato inevitabile, come ti avevo
detto. - Fece una pausa. - Dunque manterrò la promessa.
- Mi fa piacere - commentò Wenda. - E allora?
Il suo atteggiamento non gli semplificava certo le cose. Garry non aveva
mai sostenuto una conversazione così imbarazzante.
- All'inizio della prossima settimana ti chiederò di prendere accordi con
la tua banca perché mi restituisca il gruzzolo che avevo messo da parte.
Cercherò d'investirlo in modo più oculato che non scommettendo sui
cavalli. Ti è piaciuto il discorso?
Wenda annuì.
- Entusiasmante, ma non capisco dove vuoi arrivare. Garry non afferrò il

Edgard Wallace 87 1930 - Intrigo All'Ippodromo


significato di quelle parole. Wenda si voltò e i loro sguardi s'incrociarono.
- Di quale gruzzolo parli?
Aveva parlato senza enfasi, con un tono che non esprimeva stupore, ma
enunciava un semplice dato di fatto. In un primo momento Garry pensò
che non avesse capito.
- Mi riferisco a quel denaro... Sai... Quelle ventimila sterline... - Prese
posto accanto a lei sul divano. - Ti ricordi che ho acquistato quattro
obbligazioni al portatore del valore di ventimila sterline l'una e te le ho
affidate per avere qualcosa da parte, in modo da poterne usufruire in caso
di necessità? In quell'occasione ti avevo anche promesso che, quando fosse
arrivato quel momento, avrei smesso di scommettere.
- Sì - ammise Wenda - mi ricordo che mi hai dato quattro obbligazioni
del valore di ventimila sterline...
Garry trasse un sospiro di sollievo.
- Ma me le hai regalate - concluse Wenda. - Lo sai bene.
Uno schiaffo gli avrebbe fatto meno impressione. Garry rimase
impietrito dallo stupore.
- Non ti capisco, Wenda. Ti avevo detto di trattenere la metà degli
interessi. Ne abbiamo parlato un'infinità di volte, in questi cinque anni.
La giovane donna scosse la testa.
- Mi dispiace, ma l'ho sempre considerato un regalo, e tale lo considero
tuttora.
Garry si alzò, come riscuotendosi da un sogno. Vista in quella nuova
prospettiva, Wenda gli sembrava irreale.
- Non è un sogno, vero? - domandò. - Ah, ho capito. Mi stai prendendo
in giro.
Wenda scosse la testa e in quel momento Garry riacquistò il senso della
realtà. La nebbia che gli ottundeva la mente iniziò a diradarsi,
consentendogli di vedere la vera Wenda. Non era affatto esaltante.
- Non dirai sul serio? - mormorò, accorgendosi che gli tremava la voce. -
È impossibile! Santo cielo, Wenda! Preferirei regalarti quel denaro,
piuttosto che sentirti parlare in questo modo. Preferirei mille volte perdere
i quattrini, piuttosto che perdere te.
Wenda non replicò.
- Basta, per questa sera chiudiamo l'argomento - riprese Garry. - Sei
sconvolta e io non sono molto in forma. Mi dispiace di averti chiesto di
venire.

Edgard Wallace 88 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Wenda si alzò, scrollandosi di dosso un po' di cenere che le era caduta
sull'abito.
- A me no - disse. - Era giusto sistemare questa faccenda, per quanto
sgradevole potesse essere.
Il suo tono era così freddo e disinvolto che Garry non seppe cosa
rispondere.
- Dunque sei davvero convinta che te li abbia regalati, i soldi che ti ho
affidato cinque anni fa?
- Così avevo inteso.
- No, Wenda. Ti avevo detto semplicemente di tenerli e di restituirmeli
quando ne avrei avuto bisogno, e tu hai accettato.
- Non ricordo che tu abbia detto una cosa del genere.
Garry cominciava ad andare in collera. Non avrebbe mai pensato di
potersi arrabbiare con Wenda.
- Allora, vuoi spiegarmi per quale motivo mi hai mandato la metà degli
interessi del primo anno?
Capì che la domanda aveva colpito nel segno.
- Non ho voglia di discuterne, e non sopporto questo interrogatorio.
Garry l'afferrò per le spalle e la scosse energicamente.
- Ti ha dato di volta il cervello? Voglio quel denaro, ragazza mia. L'hai
forse perduto? O l'ha intascato Willie?
- Non intendo rispondere alle tue domande. Me l'avevi regalato. - Si
divincolò per liberarsi dalla stretta. - Comunque l'ho perduto.
- Come fai a guardarmi negli occhi mentre asserisci una cosa simile?
Non posso crederci, Wenda. Chi ti ha convinto a fare questa
mascalzonata?
La prese di nuovo per le spalle e lei riuscì a liberarsi.
- Non sono affari tuoi - protestò. - Mi avevi regalato quei soldi e perciò
ero libera di farne ciò che volevo.
Garry aveva la sensazione che il mondo gli crollasse addosso. Stentava a
credere che quella cosa stesse realmente accadendo. Eppure, per qualche
oscuro motivo, c'era nella sua disperazione, nella sua collera, nella sua
amara delusione, una sorta di appagamento, un barlume di luce che in
seguito avrebbe colto in tutto il suo fulgore, ma per ora intravedeva
appena.
- Non sai più riconoscere il bene dal male, Wenda? Dammi almeno un
pretesto a cui possa aggrapparmi. Sto perdendo qualcosa di molto più

Edgard Wallace 89 1930 - Intrigo All'Ippodromo


importante del denaro. Almeno parla, cerca di giustificarti. Non restartene
lì impalata, indifferente. Ti ho adorata per tutti questi anni. Rappresentavi
ciò che più contava nella vita. Anche tu mi volevi bene, no? È solo una
questione di soldi, vero? Stamattina mi hai quasi proposto di fuggire con
te. Volevi che ti portassi nella casa di Hereford. Wenda sorrise.
- La casa di Hereford! - esclamò. - Certo che ho corso un bel rischio!
In quel momento Garry capì senza ombra di dubbio che Molly aveva
ragione. Wenda era convinta che avesse ereditato il patrimonio del
generale, e dopo aver scoperto che non era vero aveva cambiato idea. Era
quello il motivo del suo improvviso voltafaccia. Non tentava neppure di
nasconderlo. Dimostrando una sfacciataggine inaudita, non provava un
briciolo di vergogna per essere stata smascherata.
Non le era mai importato nulla di lui né della sua opinione. L'aveva
considerato soltanto una possibile fonte di guadagno.
Era troppo orribile per essere vero. Una volta Garry aveva iniziato a
leggere un romanzo la cui protagonista era una donna come lei.
L'aveva messo da parte, ritenendo la storia inverosimile. Invece quel tipo
di donna esisteva veramente. Non era più Wenda, l'amica che aveva amato
e rispettato; ma una cittadina qualsiasi, per difendersi dalla quale avrebbe
dovuto chiedere l'intervento della legge.
L'idea era così mostruosa da sembrargli ridicola. Eppure era tutto vero.
Wenda Panniford era un nome che sarebbe dovuto apparire su
un'ingiunzione di pagamento da sottoporre all'esame di un tribunale.
- In questo momento non ricordo se ho qualche prova per dimostrare che
ti avevo semplicemente dato in consegna quel denaro - disse - ma credo
che la troverò.
Wenda fece una smorfia.
- Non vorrai denunciarmi, Garry? - Il tono era ironico.
- Farò tutto il possibile per riavere il mio denaro.
Gli tremava la voce. Non aveva la stoffa del creditore incattivito. Wenda
buttò la sigaretta fumata a metà e ne accese un'altra.
- Non credo proprio che mi trascinerai in tribunale.
- Davvero? In questo caso avrai una sgradita sorpresa.
- Ne ho una in serbo anche per te, se continuerai a minacciarmi - disse
Wenda a denti stretti.
- Accidenti, sei una maledetta ladra. Ti rendi conto di quello che hai
fatto?

Edgard Wallace 90 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non sei tanto onesto neanche tu. Soltanto questa mattina volevi
fermare il tuo cavallo, anche se poi non ne hai avuto il coraggio.
Era un colpo basso che non si aspettava, soprattutto perché era la verità.
Garry rimase senza parole. Non riuscì neppure a giustificarsi facendole
notare che si era accorto dell'errore e aveva cambiato idea.
- Domattina incaricherò il mio avvocato di mettersi in contatto con il tuo
legale - dichiarò, fingendosi più risoluto di quanto fosse in realtà.
- Te ne pentirai.
Era una situazione infantile e banale, ma in un momento come quello si
poteva perdonare qualche eccesso anche alla persona più equilibrata del
mondo.
- La mia parola vale quanto la tua - osservò Wenda. - Forse anche di più.
Garry si rese conto di non essere sicuro di sé come prima e comprese che
l'aspetto più increscioso di quella conversazione era l'affronto al suo amor
proprio. Si sentiva offeso come non avrebbe mai immaginato. La decisione
di rinunciare alle scommesse era stata dolorosa, ma non era niente in
confronto a quest'altra prova. Ferito nell'orgoglio. Di questo si trattava.
Non era innamorato di Wenda e ne era ben felice, perché in questo modo
non si sentiva corresponsabile della sua pazzia. Non era un idolo caduto
dal piedistallo, ma soltanto uno specchio che si era infranto.
- Mi rincresce che tu l'abbia presa così male, Garry - mormorò Wenda. -
Non sai perdere, vero?
- Non mi era mai successo di essere derubato - puntualizzò. La vide
arrossire. Uno a zero per lui.
- Ti consiglio di dimenticare quella parola.
A quel punto udirono il rumore di alcune auto che passavano in strada.
Una si fermò. Sentendo suonare il campanello, Wenda si alzò di scatto, si
avvicinò alla porta che dava sul giardino e girò la chiave nella serratura.
- Vai a vedere chi è - disse.
Garry uscì in anticamera. Hillcott era già andato a letto, ma anche se
fosse stato ancora sveglio, non si sarebbe mai sognato di scendere,
soprattutto sapendo che il suo padrone era in casa. Garry sganciò la catena
di sicurezza, fece scorrere il catenaccio e aprì la porta. Con sua grande
meraviglia, si trovò di fronte John Dory.
- Che cosa vuoi?
- Ho una bella notizia da darti. - La voce dell'amico era alterata
dall'emozione. Anche a lui doveva essere capitato qualcosa di strano. -

Edgard Wallace 91 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Prova a indovinare.
- Aspetta un momento, per favore. C'è di là una persona - aggiunse a
bassa voce. Non fu necessario dirgli di chi si trattava. - Torno tra un
secondo.
Garry intendeva porre fine alla conversazione con Wenda, ma trovò lo
studio vuoto e la porta aperta. Fece appena in tempo a intravederla un
attimo prima che scomparisse in fondo al giardino. Chiamò John.
Dory non era un tipo facilmente impressionabile. In genere le sue
reazioni erano moderate, per quanto incredibili fossero le circostanze. In
quel momento però era in preda a una grande eccitazione.
- Ho una magnifica notizia per te - esordì. - Non puoi immaginare quello
che è successo.
Garry si sedette su una sedia.
- Hai sentito la novità a proposito di quel cavallo? - domandò John.
Garry alzò la testa. - Quale cavallo?
- La giumenta... Silver Queen. Che ti succede? Hai perduto la memoria?
Mi riferisco al cavallo che ha vinto la corsa ad Ascot. - Fece una pausa. - A
quanto pare la fortuna non ti ha voltato le spalle.
- Davvero? Finalmente una bella notizia.
John prese una sedia e si sedette.
- Mi hanno telefonato stasera dall'ufficio di Londra. Ero già a letto e
avevo una mezza idea di non rispondere. Ti ricordi di Buselle, il
proprietario di Silver Queen che stava in Africa?
Garry annuì. - Sì, mi ricordo.
- È morto giovedì scorso per insolazione. Garry lo fissava senza parlare.
- E io che c'entro? Mi dispiace molto per lui, anche se non lo conoscevo.
- Non capisci? - domandò John in tono d'impazienza. - Automaticamente
Silver Queen è squalificata.
Garry taceva. Pensava alla sfortuna di quel poveretto. Lo disse a John.
- Sfortuna un accidente! - esclamò l'amico. - Questo significa che ti
ritrovi in tasca più di ventimila sterline che avevi rischiato di perdere,
senza contare il premio.
Garry si passò una mano tra i capelli.
- Ti spiacerebbe ripetere? John annuì.
- La vittoria di Silver Queen è stata annullata per la morte del
proprietario e di conseguenza Rangemore è il vincitore della corsa.
Garry ascoltava in silenzio. Guardandolo meglio, l'amico comprese che

Edgard Wallace 92 1930 - Intrigo All'Ippodromo


la sua aria avvilita non dipendeva dalla perdita di denaro, ma da un'altra
causa.
- Che cosa ti prende? - domandò. Garry scosse la testa.
- Ti è capitato qualcosa di spiacevole?
- Sì, ma preferisco non parlarne.
- Temo che qualcuno ti abbia dato una grossa delusione - azzardò Dory,
scrutandolo attentamente.
- Hai indovinato. Ma adesso versati da bere e non farmi altre domande.
Dory prese la bottiglia del whisky e due bicchieri. Ne riempì uno per sé e
porse l'altro a Garry.
- Anch'io ho avuto dei guai questa mattina, prima di venire da te. Ho
passato uno dei più brutti quarti d'ora della mia vita matrimoniale. Te l'ho
accennato, mi pare.
Garry se ne ricordava perfettamente.
- Sarei indiscreto se ti domandassi che cos'è successo?
- Una donna che mi deve un mucchio di quattrini ha mandato una lettera
molto spiacevole a mia moglie. Anzi, oserei dire che spiacevole è un
eufemismo.
- Per quale motivo? Le hai fatto un torto? Dory scosse la testa.
- Al contrario, le ho fatto molti favori. Il motivo per cui mi odia è un
altro. Hai mai notato che quando qualcuno ti deve dei soldi oppure
t'imbroglia, si comporta come se ti detestasse?
- Sì, forse - rispose Garry. - Ma non capisco perché.
- In realtà è la propria meschinità che non sopporta. Nessuno odia il
prossimo per quello che è, ma per ciò che ciascuno di noi ritiene di essere.
Io e la signora in questione eravamo buoni amici prima che mi sposassi.
Ha mandato a mia moglie una lettera che le avevo scritto molti anni fa.
Garry fece una smorfia. - Le donne sono strane - commentò.
- Hai ragione - convenne l'amico. - Comunque ho imparato la lezione:
mai mandare una lettera a qualcuno se non si è certi che la distrugga. -
Tornò a sedersi. - A proposito, che ne è stato del messaggio che hai inviato
a lady Panniford? Sei sicuro che non l'abbia conservato?
Garry non rispose.
- Lady Panniford è senza dubbio una persona per bene e inoltre siete
molto amici; ma supponi che ci fosse qualche screzio tra voi e che lei
avesse in mano qualcosa di compromettente, come per esempio il
messaggio che le hai mandato...

Edgard Wallace 93 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Già, mi chiedo come si comporterebbe - l'interruppe Garry. Dory
sorrise. - Io ci rinuncio. Ah, le donne! Che Dio le benedica! Si portò il
bicchiere alle labbra e lo vuotò d'un fiato.
Garry non bevve. Dopo che John Dory se ne fu andato, rimase a lungo
seduto sul divano a riflettere, rigirandosi il bicchiere tra le dita.

Edgard Wallace 94 1930 - Intrigo All'Ippodromo


13.

Quella notte Garry dormì male e si svegliò all'alba. Tra gli alberi vedeva
i camini di Welbury e, guardandoli distrattamente, si chiedeva cosa fare.
Per tranquillizzarsi disse a se stesso che probabilmente Wenda aveva
bruciato il biglietto che le aveva mandato. In ogni modo, per quanto
ignobile potesse essere stato il suo modo di comportarsi, non la riteneva
capace di utilizzare il messaggio per fargli del male, ammesso che quel
foglio di carta esistesse ancora.
La cosa migliore da fare era parlarle con calma e convincerla a
restituirglielo. Al pensiero di blandirla per raggiungere il suo scopo, Garry
si sentiva un verme; del resto perché avrebbe dovuto scendere a
compromessi con una persona che si era dimostrata così abietta?
Naturalmente non aveva nessuna intenzione di denunciarla. La questione
sarebbe finita lì. Anzi, era meglio mantenere una parvenza di amicizia.
Non poteva tradire Wenda, e ancor meno la propria follia.
Per una strana coincidenza Fenton, il suo legale, passò a fargli visita
proprio quel mattino. Garry stava trattando per l'acquisto di un terreno di
nove acri confinante con la sua proprietà.
Aveva in programma di ricavarne una piccola fattoria e aveva già
versato una discreta somma come anticipo.
Fenton arrivò all'ora di colazione. Era un tipo brillante e molto
giovanile, che amava impegnarsi in varie attività.
Amante delle corse, non mancava mai di trascorrere una giornata ad
Ascot e aveva solo due rimpianti nella vita: quello di non aver mai fumato
e quello di non essere più in condizione di bere champagne.
Fecero una passeggiata in giardino mentre Hillcott apparecchiava la
tavola.
- Mi sono documentato sul terreno che intendi acquistare - disse
l'avvocato. - Un tale che conosco sostiene che con il maltempo...
- Ho deciso di non farne niente - l'interruppe Garry. - Immagino che non
ci sia possibilità alcuna di farsi restituire la caparra, vero?
- Purtroppo no. Ormai è denaro perduto. Comunque credo che tu faccia
bene a rinunciare. Che cos'è stato a farti cambiare idea?
Garry fece una smorfia.
- Ieri è stata una pessima giornata.

Edgard Wallace 95 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Davvero? Mi dispiace per te, ma ricordati che bisogna essere
ottimisti...
- Oh, smettila! - tagliò corto Garry. - Non sopporto le prediche prima di
colazione.
Fenton indicò Welbury con un cenno del capo.
- Ieri sera ho visto il baronetto in città. Brillo com'era, sembrava tutt'altro
che nobile. Come sta la sua affascinante consorte?
Garry sapeva che il suo amico avvocato non aveva mai avuto simpatia
per Wenda. Era strano che uomini come Fenton e Dory non potessero
soffrire una donna così seducente.
- Attualmente non si può dire che siamo in ottimi rapporti - rispose.
- Una baruffa tra innamorati, eh?
Fenton era un cultore dei piaceri della vita. Niente lo scandalizzava.
Pensava sempre il peggio su chiunque e in genere aveva ragione. Non
credeva nell'amore platonico, anche perché sapeva che il buon Platone
aveva avuto una vita sentimentale piuttosto movimentata.
Garry iniziò a parlare delle sue prospettive per il futuro e, rendendosi
conto che l'amico era davvero in cattive condizioni economiche, l'avvocato
si fece serio di colpo. Il tratto di prato che stavano attraversando era
visibile dalla camera da letto di Wenda. Era seduta davanti alla finestra
della sua stanza, quando li vide passare. Trasalì, riconoscendo Fenton.
Evidentemente Garry non aveva perso tempo. Per un attimo la giovane
donna ebbe paura. Aveva detto di poter dimostrare di averle affidato in
custodia il denaro e forse ne aveva davvero le prove. Wenda si ricordò di
avergli scritto una lettera in cui faceva riferimento alle obbligazioni.
Non era da escludere che Garry riuscisse a farsi restituire i soldi.
Sarebbe stato un brutto colpo per lei, ma ancora più preoccupante era la
prospettiva di finire in tribunale e di essere giudicata da centinaia di
migliaia di persone di cui non le importava assolutamente nulla, ma dalla
cui tacita approvazione derivava la ragione della sua stessa esistenza.
Wenda conosceva Fenton e provava una marcata antipatia per lui, come
per quasi tutti gli amici di Garry. Se si fosse soffermata a riflettere, si
sarebbe ricordata dell'abitudine dell'avvocato di venire ad Ascot il secondo
giorno delle corse. Inoltre era al corrente dell'intenzione di Garry di
acquistare l'appezzamento di terreno. Ma in quel momento non riusciva a
pensare in modo razionale. Le pareva già di vedere Garry che testimoniava
contro di lei e i titoli sui giornali. Avrebbe potuto restituirgli una parte del

Edgard Wallace 96 1930 - Intrigo All'Ippodromo


denaro, perché il resto ormai non c'era più. Per un istante ebbe la
tentazione di andare da lui per supplicarlo di avere pietà; ma rinunciare a
quindicimila sterline era come una pugnalata al cuore. Molly bussò ed
entrò nella stanza.
- Faccio un salto da Garry - l'informò.
- Credo che ci sia Fenton da lui - replicò Wenda, sforzandosi di apparire
disinvolta.
Molly annuì. - Sì, l'ho visto dalla finestra. È anche per questo che voglio
andarci. È un tipo simpatico. Vieni con me? Wenda scosse la testa.
- Non mi va di vedere Garry. È stato molto villano con me, ieri sera.
Molly spalancò gli occhi.
- L'hai visto ieri sera? - domandò.
- Sì - rispose la cognata con aria di sfida. - Mi ha chiesto di andare da
lui. Voleva... Voleva dei soldi in prestito.
Molly aggrottò le sopracciglia.
- Che strano! Sa bene che non nuoti nell'oro. Perché te li ha chiesti?
- Perché è al verde - rispose Wenda con cattiveria. Voleva ferire la
ragazza e capì di essere riuscita nell'intento.
- Al verde? Vuoi dire che ha perso così tanto, ieri? Oh, no, Wenda. È
impossibile. La cosa più curiosa è che li abbia chiesti a te. Sa che ne hai
bisogno, tant'è vero che ti ha sempre aiutata.
- Stai scherzando? Che cosa te lo fa pensare? - Vedendo che Molly stava
per uscire, si affrettò ad aggiungere: - Mi faresti un favore, cara? Non te ne
chiedo spesso.
- Di cosa si tratta?
- Non andare da Garry stamattina. Mi complicheresti le cose.
- Stupidaggini! - replicò la ragazza, uscendo.
Ripensandoci, Wenda fu ben contenta che Molly le avesse disobbedito.
Se non altro avrebbe scoperto cosa stava capitando a Daneham. Forse
Garry l'avrebbe messa al corrente dell'accaduto. No, non era da lui.
Avrebbe continuato a essere leale, anche se aveva infranto i suoi ideali.
Dopo che Molly fu uscita, Wenda scese in giardino e andò nell'orto.
Dall'altra parte, separato soltanto da un lieve dislivello, si estendeva il
terreno di Garry. Vedendo apparire i due uomini, Wenda si nascose dietro
un albero. Era una di quelle giornate calme e senza vento premonitrici di
pioggia, in cui ogni rumore è amplificato.
Garry e il suo avvocato percorrevano il vialetto che costeggiava il prato.

Edgard Wallace 97 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Camminavano in silenzio, e proprio quando arrivarono a portata
d'orecchio, Fenton disse: - Non credo proprio che si riesca a riavere quel
denaro, ma in ogni caso farò del mio meglio per recuperarlo. Immagino
che avrai in mano qualcosa...
Wenda fu assalita di nuovo dalla paura. Se Garry si era già rivolto
all'avvocato, non aveva senso tentare di ristabilire i rapporti.
Conoscendolo, sapeva che era una persona semplice e accomodante, ma
capace anche di essere spietato. Si ricordò di un contrasto tra Garry e un
tale che un tempo era stato suo amico. In quell'occasione si era dimostrato
inesorabile. La durezza di cui dava prova in certe situazioni la terrorizzava.
Tornata in casa, salì in camera sua e chiuse la porta a chiave in attesa del
ritorno di Molly. Mezz'ora più tardi, d'impulso, aprì la cassaforte e ne
trasse una lettera e una banconota. Doveva cancellare il messaggio che
Garry vi aveva scarabocchiato dietro. Rimase un attimo pensierosa, poi
prese un foglio di carta, vi annotò qualcosa e lo mise in una busta insieme
con la lettera. Dopo aver richiuso la cassaforte, scese dabbasso e trovò il
giardiniere. Tremava come una foglia e faceva fatica a parlare. In un primo
momento il brav'uomo pensò che stesse male; poi. sapendo che i ricchi
hanno un debole per i cocktail e tendono a esagerare, decise che aveva
bevuto.
Con la mente in subbuglio, Wenda gli diede istruzioni su ciò che doveva
fare. Il giardiniere nutriva una cieca fiducia nei confronti dei padroni e non
fece obiezioni. Soltanto dopo che si fu allontanato Wenda si rese conto
pienamente della perfidia di cui stava dando prova. Non che ne fosse
pentita. La colpiva soltanto l'inevitabilità della cosa: non essendoci
telefoni, anche se avesse cambiato idea non avrebbe avuto modo di
fermare quell'uomo.
Odiava Garry.
Lo capiva soltanto ora. Per tanti anni l'aveva disprezzato, ma anche
guardato con simpatia. Adesso invece si era accorta di odiarlo e lei stessa
non ne comprendeva il motivo. Forse dipendeva dal fatto che aveva paura
di lui, paura delle rivelazioni che avrebbe potuto fare sul suo conto,
svergognandola agli occhi di tutti. Ma in realtà la ragione principale del
suo odio erano quelle quindicimila sterline; una vera fortuna per chi, come
lei, non aveva mai posseduto una cifra del genere.
Cercò una gomma nello scrittoio del salotto, poi salì in camera, chiuse la
porta a chiave e prese di nuovo la banconota.

Edgard Wallace 98 1930 - Intrigo All'Ippodromo


La scritta non si cancellava. Più strofinava con la gomma e più
diventava evidente. Fu colta da un accesso di collera. Non le restava che
bruciare la banconota, ma l'idea di distruggere un biglietto da cento sterline
era inaccettabile.
Gettò via la gomma e rimise la banconota nella cassaforte. Uscita dalla
sua stanza, si trovò di fronte Molly che saliva le scale.
- Salve!
Il tono della ragazza era disinvolto. Probabilmente non aveva saputo
nulla.
- Ho visto Garry solo per un minuto. C'era Fenton con lui. Deve far
causa a qualcuno?
- Non ne ho idea - rispose Wenda freddamente.
- Vieni all'ippodromo?
La domanda di Molly la colse alla sprovvista. Per quanto la riguardava,
le corse erano chiuse. Ma non aveva altri programmi per quel giorno e
inoltre sapeva che avrebbe trovato Willie ad aspettarla nel loro box.
- Sì. Vado subito a cambiarmi.
- Non c'è fretta. Passi a trovare Garry stamattina? - No.
- Ma allora avete proprio litigato?
- Non dire stupidaggini. Dov'è Henry?
- Non lo so - rispose la cognata. - L'ho visto in strada poco fa. Mi ha
chiesto se esiste una chiesa sassone nella zona. Che cos'è una chiesa
sassone? Non sapevo che Henry fosse così religioso.
- Adesso dov'è?
- Non capisco - continuò Molly. - Forse intendeva una chiesa
prenormanna. Ce n'è forse una sulla strada per Windsor?
Wenda non rispose. Scese le scale e uscì in giardino, riparandosi gli
occhi dal riflesso del sole con una mano. A ovest il cielo era pieno di
nuvole. Il tempo non prometteva nulla di buono. Finalmente vide Henry
nell'orto e lo chiamò.
- Andiamo all'ippodromo. Te n'eri dimenticato?
- Naturalmente no. - Fece una pausa. - È proprio necessario andare nel
box di Anson?
- Non ti è simpatico, vero? Henry scosse la testa.
- Non molto. È un po' troppo alla mano, per i miei gusti. E poi è un
socialista. Frequenta gente strana. Come quell'allibratore, per esempio.
- Non mi va di vedere Garry oggi. Ho avuto una discussione con lui ed è

Edgard Wallace 99 1930 - Intrigo All'Ippodromo


stato a dir poco sgarbato. I Willmott non vengono ad Ascot e mi hanno
offerto il loro box. Possiamo approfittarne.
Henry trasse un sospiro di sollievo.
- Più che volentieri. Sai, non avevo molta voglia di venire all'ippodromo.
È vero che si fanno delle conoscenze, ma le corse mi annoiano e,
insomma...
Non terminò la frase, ma Wenda capì ugualmente cosa intendeva dire.
Molly accettò la novità con rassegnazione. Doveva essere accaduto
qualcosa di grave. Logicamente era curiosa di sapere di cosa si trattasse,
ma comunque aveva fiducia in Garry, ritenendolo pressoché infallibile.
Non era insolito per loro andare direttamente all'ippodromo senza
passare da Daneham Lodge, eccetto il primo giorno delle corse. L'amicizia
che li legava si era andata lentamente raffreddando negli ultimi anni,
soprattutto a causa del carattere ombroso di Willie.
All'inizio della mattinata Garry aveva deciso di non andare alle corse;
poi aveva constatato che quella era una giornata fortunata e aveva
cambiato idea. Fenton era andato a parlare con il proprietario del terreno
che, avendo ricevuto un'offerta più vantaggiosa, aveva acconsentito a
restituire la caparra.
- Quei soldi potranno servire per il pane quotidiano - commentò Garry.
- E per pagare gli allibratori - aggiunse Fenton con una risata.
- Anche loro devono pur vivere.
Dopo aver telefonato a Dory per dargli appuntamento nel suo box, Garry
andò all'ippodromo. Era il giorno della Hunt Cup e le strade erano così
trafficate che bisognava procedere a passo d'uomo. Fu molto seccante per
lui e imbarazzante per Wenda, quando le loro due auto furono costrette ad
avanzare affiancate per un centinaio di metri. L'incidente divertì Molly e
infuriò Henry, che riteneva Garry responsabile, pensando che si divertisse
a farlo arrabbiare.
Garry non aveva intenzione di scommettere, ma in quel giorno
particolare sentiva la necessità di fare qualcosa per togliersi dalla mente lo
spiacevole episodio della sera prima. Mentre si dirigeva verso il recinto,
s'imbatté in un ufficiale del suo reggimento, che era anche un proprietario
di cavalli.
- Ti consiglio di puntare sul mio alla prima corsa, Garry. Non è mai stato
così in forma come oggi.
In un altro momento Garry si sarebbe accontentato di una puntata di

Edgard Wallace 100 1930 - Intrigo All'Ippodromo


dieci sterline. Ma quel giorno si sentiva ottimista, forse per la questione del
terreno, che si era risolta nel migliore dei modi, o perché Silver Queen era
stato squalificato. La vera ragione, che non osava confessare nemmeno a
se stesso, era che adesso avrebbe avuto via libera con Molly. Non
prendeva neanche in considerazione l'idea che la ragazza potesse essere di
parere contrario.
Andò al banco delle scommesse e puntò millecinquecento a trecento sul
cavallo del suo amico. Non era un buon affare, commentò Dory quando
venne a saperlo.
- Avrei potuto farti avere dieci a uno.
- Pazienza! Ormai è andata così.
Il cavallo vinse la corsa. Garry e John pranzarono insieme nella sua
stanzetta dietro i box.
Parlarono di cavalli, di uomini e dei progetti di Garry per il futuro e
fecero pronostici sul vincitore della Hunt Cup. Dopo che si furono
separati, Garry tornò vicino al recinto.
Si era fermato a veder sfilare i cavalli che concorrevano per la coppa,
quando si sentì toccare una spalla. Si voltò e vide un inserviente.
- Le spiace venire con me al pesage, signore?
Garry si stupì. Non correva nessuno dei suoi cavalli. Quel mattino Wray
era tornato a casa sua, nel Wiltshire.
Seguì l'inserviente all'interno della palazzina che ospitava i funzionari
dell'ippodromo e trovò ad aspettarlo uno dei segretari.
- Oh, capitano Anson! - lo salutò con affettata cordialità. - I commissari
di gara desiderano parlarle.
Garry corrugò la fronte.
- I commissari di gara? - ripeté. - Che cosa vorranno dirmi? Mentre
seguiva il segretario, pensò che potesse trattarsi della squalifica di Silver
Queen. Entrato nell'ufficio, vide tre persone.
- Si accomodi, capitano Anson. Chiudi la porta, Willoughby. I tre
commissari di gara presero posto intorno a un tavolo.
- Ci è stata segnalata un'irregolarità piuttosto grave - disse uno di loro. -
Riguarda il suo cavallo Rangemore, che sarebbe stato trattenuto di
proposito durante la corsa di ieri.
Garry sbarrò gli occhi per lo stupore.
- Trattenuto di proposito, voi dite? Ma non avete seguito la corsa?
- Sì, certo. La domanda che le pongo è questa, capitano Anson: ieri,

Edgard Wallace 101 1930 - Intrigo All'Ippodromo


prima di partecipare alla gara, aveva intenzione di far vincere il suo
cavallo, oppure aveva altri propositi?
- Non capisco cosa intenda dire - replicò Garry, dopo il primo istante di
sbigottimento.
- Le spiego subito come stanno le cose. Ci è stato segnalato da una certa
persona, che ha le prove a sostegno della sua tesi, che ieri mattina lei
avrebbe sconsigliato agli amici di puntare sul suo cavallo, perché non
intendeva farlo arrivare primo. C'è una lettera scritta di suo pugno che lo
dimostra.
- La persona in questione è lady Panniford, vero?
I commissari s'interrogarono l'un l'altro con lo sguardo.
- Allora è lei?
- Veramente non lo sappiamo. Al termine delle corse di oggi apriremo
un'inchiesta. Il suo allenatore è qui?
Garry fece segno di no.
- In questo caso è meglio rimandare a domattina - disse un altro
commissario.
La giornata seguente fu un susseguirsi di sorprese e di discussioni che si
protrassero anche per tutta la nottata successiva.
- Deve aver spedito la mia lettera ai commissari sportivi - disse Garry. -
Non c'è altra spiegazione. Evidentemente la denuncia era anonima, e
perciò i commissari non conoscono la sua identità.
- Perché non lo domandi a lei? - suggerì John. Garry alzò il ricevitore e
chiamò Welbury.
Un domestico gli disse che lady Panniford era andata in città e che la
signorina Molly l'aveva accompagnata.
- Non è possibile che abbia fatto una cosa del genere! - esclamò Garry
per l'ennesima volta. - Wenda non è così vile.
- Te l'avevo detto di essere prudente - disse Dory, scuotendo la testa.
- Come potevo immaginare che finisse così? Comunque non sarà
difficile dimostrare che ho le carte in regola, visto che ho scommesso sul
mio cavallo.
- Purtroppo ti sbagli - obiettò Dory. - Nessuna di quelle scommesse è
stata registrata. Anzi, speriamo che i commissari non se ne accorgano.
Vorrei proprio sapere che cos'ha spinto la tua amica a farti questo brutto
scherzo.
- Bah! - esclamò Garry. - Sono giunto alla conclusione di non conoscere

Edgard Wallace 102 1930 - Intrigo All'Ippodromo


affatto le donne, e Wenda meno delle altre. Può anche darsi che sia
innocente. Il responsabile potrebbe essere uno dei suoi domestici, che ha
trovato la lettera e ha fatto questo per pura cattiveria.
John, scettico, scosse la testa.
- Nessun domestico di Welbury farebbe mai una cosa simile. Li conosco
tutti.
Era mezzogiorno. Mancava un'ora e mezzo all'inizio delle corse quando
fu aperta l'inchiesta, che si concluse rapidamente. Il primo a deporre fu
Wray; poi fu il turno del fantino. Ma il testimone più importante non
comparve.
Le prove erano così scarse e inconsistenti da convincere Garry che il
caso si sarebbe chiuso in quattro e quattr'otto. Con sua grande meraviglia,
alla fine fu convocato nell'ufficio dei commissari.
- L'accusa che le è stata mossa è molto grave, e poiché non riteniamo di
essere sufficientemente competenti per esprimere un giudizio, abbiamo
deliberato di affidare il caso ai commissari del Jockey Club, che
prenderanno gli opportuni provvedimenti.
Quando uscì dalla stanza, Garry era demoralizzato. I commissari del
Jockey Club erano la massima autorità nel mondo dell'ippica. Prima che il
caso fosse sottoposto alla loro attenzione, le prove a suo carico avrebbero
acquistato un maggiore spessore e probabilmente sarebbero state
sufficienti per incastrarlo.

Edgard Wallace 103 1930 - Intrigo All'Ippodromo


14.

Trascorse una settimana prima che Garry fosse convocato. Non era
riuscito a mettersi in contatto con Wenda, che era ospite di alcuni amici
all'estero. Gli era venuta la tentazione di mettere al corrente Molly
dell'accaduto, ma poi aveva rinunciato, ritenendo ingiusto scaricarle
addosso i suoi problemi.
Il numero successivo del Racing Calendar conteneva il seguente
trafiletto:

I commissari sportivi di Ascot hanno aperto un'inchiesta sulla


corsa di Rangemore e, non essendo soddisfatti delle spiegazioni
fornite dal capitano Garry Anson, hanno affidato il caso ai
commissari del Jockey Club.

La notizia era stata riportata anche dai giornali della sera. Ora Garry non
poteva più evitare d'informare Molly. Si preparò psicologicamente ad
affrontarne le reazioni, per poi scoprire che la ragazza era partita per
l'Italia, essendosi ammalata una sua vecchia governante che viveva a
Firenze.
Dunque, per fortuna Molly era all'oscuro di tutto.
John Dory era molto teso.
- Non mi avevi detto che le cose stavano mettendosi così male - l'accusò.
- Credevo che i commissari fossero soddisfatti delle spiegazioni che avevi
fornito.
Garry scosse la testa.
- Purtroppo no. Leggi qua.
Gli mostrò il trafiletto sul giornale.
- È terribile! - esclamò l'amico, camminando nervosamente per la stanza.
- Dove devi presentarti per la prossima convocazione?
Garry diede un'alzata di spalle.
- Che importanza ha il luogo dell'esecuzione? A Newmarket, credo. I
commissari si riuniscono solo lì e a Londra, oppure a York e a Doncaster
per i problemi inerenti all'organizzazione. Che differenza vuoi che faccia?
John Dory non rispose.
- Che ne dice Molly? - domandò inaspettatamente.

Edgard Wallace 104 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Credo che non ne sappia nulla. È partita per l'Italia, dove abita una sua
vecchia governante che sta per morire.
- Questa cosa è diabolica! - esplose John. - Come fanno a sostenere che
intendevi trattenere il cavallo?
- Veramente mi era venuta la tentazione di farlo. Le mezze verità sono
peggiori delle frottole. Credo che confesserò ai commissari come sono
andate realmente le cose.
Dory si avvicinò alla credenza, riempì un bicchiere di whisky e lo
guardò in controluce.
- Perché l'ha fatto?
- Alludi a Wenda? Chi può sapere quali pensieri si agitano nella mente
di una donna?
- Forse la sua è stata una ripicca perché avevate litigato. È possibile?
- Non chiedermelo: non ne ho idea.
- Si presenterà a testimoniare, naturalmente - riprese John. - Non può
farne a meno. Mi sembra molto difficile che possano condannarti
basandosi soltanto su quella lettera. Che cosa dicevi nel secondo
messaggio, quello che hai scritto sul retro della banconota?
- Quella è la mia unica speranza di salvezza - rispose Garry. Mi sono già
messo in contatto con la Bank of England perché mi avvertano se
dovessero trovarla. Purtroppo non ho il numero della serie. - Fece una
pausa. - Ti chiedo un favore, John. Se Molly non fosse ancora al corrente
dell'accaduto, preferirei evitare di farle sapere che è stata Wenda a
combinare questo pasticcio.
- Si può sapere perché?
- Non voglio che lo sappia. Tutto qui - rispose Garry, laconico.
Non che temesse di urtare la suscettibilità di Wenda. La sua
preoccupazione era un'altra, e cioè che Molly si convincesse che tra loro
due c'era stato del tenero. Come spiegare altrimenti quella mascalzonata?
Ma nonostante tutto, in considerazione dell'amicizia che c'era stata tra
loro, Garry non voleva rivelare né a Molly né a John Dory che Wenda si
era impossessata del suo denaro. È meno difficile per un uomo confessare
di essere stato malvagio, piuttosto che ammettere di essere stato sciocco. Il
lato più sconcertante della cosa era che, alla luce degli ultimi avvenimenti,
non avrebbe avuto alcuna necessità di chiedere a Wenda di restituirgli le
obbligazioni. Il secondo giorno ad Ascot aveva guadagnato parecchio con
le scommesse. Inoltre aveva saputo che il generale gli aveva lasciato in

Edgard Wallace 105 1930 - Intrigo All'Ippodromo


eredità una somma cospicua, grazie a un codicillo del testamento rinvenuto
tra i suoi documenti. Questo lascito, costituito da un certo numero di azioni
date in custodia a una banca di New York, non intaccava l'eredità del
cugino di Garry.
Ora era abbastanza ricco da potersi permettere di continuare a
scommettere, e benché ventimila sterline fossero una cifra considerevole,
perderle non l'avrebbe mandato in rovina. Purtroppo, per un'ironia del
destino, neppure dopo aver risolto i problemi economici Garry aveva
qualche speranza di realizzare quello che era diventato il sogno della sua
vita.
Due o tre giorni dopo ricevette una lettera dalla segreteria del Jockey
Club, in cui l'informavano che l'inchiesta era stata rinviata per l'assenza di
un testimone importante. In seguito aveva saputo che Wenda era all'estero.
Era stata la paura a indurla a partire. I commissari sportivi pretendevano
che si presentasse a testimoniare sulla veridicità della sua lettera. La
richiesta l'aveva colta alla sprovvista. Non immaginava che fosse
necessaria la sua presenza. Anzi, era convinta che il suo nome non sarebbe
saltato fuori. Soltanto in un secondo tempo si era ricordata di avere usato
una busta su cui era stampato il suo indirizzo. Aveva commesso un errore
imperdonabile, ma ormai il guaio era fatto. Ricevuta la convocazione dei
commissari, aveva inviato due righe di risposta in cui diceva che era
costretta a recarsi all'estero. Quel pomeriggio stesso era salita su un treno
per Parigi.
Arrivata a Firenze il giorno in cui Molly aveva deciso di ripartire,
l'aveva convinta a trattenersi ancora per qualche tempo nella villetta di loro
proprietà. Evitava di farle leggere i quotidiani inglesi nel timore che
scoprisse l'accaduto. Sperava che nel frattempo la storia si appianasse
senza ulteriori conseguenze e rimase spiacevolmente sorpresa quando
ricevette una seconda convocazione da parte dei commissari sportivi.
Molly vide la lettera che incautamente aveva lasciato sul tavolo e,
leggendo l'intestazione, le domandò per quale motivo le scrivessero.
- Oh, è per sollecitare il pagamento del box ad Ascot - mentì Wenda. -
Ho dimenticato di saldare il conto prima di partire.
Molly non le credette ma, sapendo che a volte la cognata preferiva
raccontare frottole piuttosto che prendersi la briga di dare spiegazioni, non
s'insospettì né collegò in alcun modo la lettera con Garry.
In agosto Henry le raggiunse in Italia. Evidentemente i suoi impegni a

Edgard Wallace 106 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Whitehall non erano troppo pressanti, se aveva potuto concedersi il lusso
di prendersi una vacanza. Non faceva altro che lamentarsi per il caldo e le
zanzare. Lui e Wenda presero l'abitudine di andare a Montecatini per le
cure termali e perciò Molly aveva molto tempo libero. Spesso ne
approfittava per scrivere a Garry.

Spero che tu abbia vinto ancora alle corse. Wenda è sempre


così brusca, quando mi capita di nominarti, da farmi supporre
che sia ancora arrabbiata con te. Sarei proprio curiosa di
conoscere il motivo per cui avete litigato. Che ne diresti di venire
a stare da noi per un paio di settimane? Qui fa molto caldo e ci si
annoia, ma in compenso c'è una bellissima piscina in giardino.
Wenda è in partenza per Roma, dove si tratterrà qualche giorno,
e perciò se vieni non sarai costretto a vederla. C'è un bellissimo
albergo a pochi chilometri da qui. Henry fa del suo meglio per
contribuire ad annoiarci. Stamattina si è lamentato per una
buona mezz'ora perché qui è proibita la vendita delle uova
dipiviere. Siccome non le servono nei ristoranti, sostiene che non
c'è niente di buono da mangiare. Willie minaccia di raggiungerci
da un momento all'altro, ma non credo che si spingerà oltre
Parigi. Mio fratello, strano a dirsi, ha anche qualche buona
qualità, ma francamente non ne ho ancora scoperta nessuna.

Garry le rispose con una lunga lettera, ma evitò di parlarle dei suoi guai.
L'inchiesta era stata rinviata un'infinità di volte e c'era chi sosteneva che
avrebbero finito per archiviare il caso. Ma poi accadde che un altro
proprietario di cavalli, un certo Woburn, fosse trascinato davanti ai
commissari sportivi con la stessa accusa mossa a Garry. Era un
personaggio di scarso rilievo nel mondo delle corse. Colto per così dire
con le mani nel sacco, Woburn era stato ammonito; ma a quel punto era
impensabile che decidessero d'insabbiare il caso Rangemore.
Se c'è una cosa su cui il Jockey Club non transige è evitare i favoritismi,
non volendo essere accusato di prendersela con i piccoli proprietari e di
lasciare impuniti quelli più influenti. Perciò era assai improbabile che
chiudessero un occhio sul caso di Garry. Sul Calendar apparve una
seconda notizia:

Edgard Wallace 107 1930 - Intrigo All'Ippodromo


A causa delle difficoltà incontrate nell'accertare la fondatezza
delle accuse relative alla presunta irregolarità riscontrata nel
caso che i commissari sportivi di Ascot hanno affidato ai colleghi
del Jockey Club, l'udienza è stata rinviata a data da destinarsi.

Garry aveva venduto diversi cavalli e messo Rangemore a riposo. Non


gli era preclusa la possibilità d'iscriversi alle corse, ma non era in vena di
affrontare né la solidarietà degli amici, né gli sguardi di curiosità degli
estranei.
Verso la fine di agosto venne a sapere che Wenda stava per tornare e
ricevette una comunicazione da parte della segreteria del Club, in cui
l'informavano che l'udienza si sarebbe tenuta il giorno d'apertura della
riunione di Doncaster, e l'invitavano a presentarsi alle ore dodici di tale
data.

Edgard Wallace 108 1930 - Intrigo All'Ippodromo


15.

Era una fredda mattina di settembre. L'auto di Garry percorse a velocità


moderata Great North Road, costeggiò l'ippodromo e si fermò davanti al
cancello principale, in perfetto orario. A mezzogiorno meno un quarto si
presentò alla segreteria del Club.
Ma per quanto fosse arrivato presto, qualcuno l'aveva preceduto. Un
istante prima che il segretario si affrettasse a chiudere la porta, Garry fece
in tempo a intravedere una donna seduta nel suo ufficio.
- Vedo che lady Panniford è già arrivata - disse.
- Sì, è tornata in Inghilterra ieri mattina. Certo che per lei questo è un
periodo critico, capitano Anson.
Garry assentì.
- Purtroppo è vero. Lady Panniford è venuta da sola?
- Sì - rispose il segretario, meravigliato.
- Pensavo che potesse essersi fatta accompagnare dalla cognata - gli
spiegò Garry. - Ma in effetti lo ritenevo poco probabile.
Il segretario scosse la testa.
- Sono sicuro che è venuta da sola perché l'ho vista alla stazione.
Se per Garry la situazione era spiacevole, per i commissari era tutt'altro
che entusiasmante. Lord Forlingham, il più giovane, entrò nella stanza
dove si sarebbe tenuta l'udienza, si scaldò le mani davanti al camino,
guardò il suo segretario intento a riordinare alcune carte e, non trovando
niente di meglio da dire, osservò che faceva freddo, un particolare su cui
tutti si dichiararono d'accordo.
- È passato un sacco di tempo dalle corse di Ascot - continuò. - Non
sembra nemmeno che sia lo stesso anno.
Alto e allampanato, dotato di una voce cavernosa, era noto per la sua
intransigenza in fatto di moralità e per essere un pilastro della Chiesa.
Viveva in un piccolo castello di sua proprietà, una sorta di oasi in un
deserto di scelleratezza. Aveva alcune convinzioni molto radicate che
costituivano i suoi argomenti preferiti.
Riteneva che soltanto chi voleva le guerre dovesse combatterle, che gli
scioperanti dovessero essere messi al muro, che tutte le donne fossero
come sua madre, cosa che per fortuna non era vera, che le automobili
fossero deprecabili e i telefoni un'invenzione del demonio.

Edgard Wallace 109 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Il commissario più anziano, che arrivò subito dopo, era un uomo di
mondo che trovava divertente la vita. Sir John Garth era propenso a vedere
il lato migliore di ogni persona, peraltro senza farsi eccessive illusioni. Si
sussurrava che avesse alle spalle parecchie storie galanti, e forse era
proprio per questa ragione che sapeva essere molto comprensivo con il
prossimo.
Il terzo commissario, un uomo alto dall'aspetto lindo e ordinato, ex
ufficiale di un reggimento della Guardia, era altrettanto benevolo, ma non
aveva la sua pazienza. Lord Innsbrook avrebbe dovuto intraprendere la
carriera di avvocato, professione nella quale si sarebbe sicuramente
distinto; ma la guerra l'aveva indotto a intraprendere la carriera per la quale
aveva una naturale inclinazione. Integerrimo, era il tipo di persona che
Garry avrebbe scelto come giudice di gara.
- Stavo dicendo che è passato un secolo dalle corse di Ascot - ribadì lord
Forlingham, che diceva raramente cose originali e aveva la tendenza a
ripetersi.
Garth annuì, appese il cappello, si avvicinò al tavolo, sfogliò alcune
carte e guardò dalla finestra la gente che gremiva l'ippodromo.
- Per quale ragione questo caso è stato tenuto in sospeso? - s'informò
lord Forlingham.
Sir John scosse la testa.
- Mio caro amico, ce ne siamo occupati almeno tre volte negli ultimi due
mesi - rispose. - È stato rinviato perché la principale testimone si trovava
in Italia ed evidentemente non aveva fretta di tornare.
Lord Forlingham si grattò il mento.
- Be', può darsi che la signora...
- Le donne hanno il vizio di non essere mai puntuali, purtroppo -
l'interruppe Garth.
Lord Forlingham ponderò attentamente la questione.
- In origine la denuncia era anonima, vero? - chiese.
Garth sorrise. Aveva già risposto almeno una dozzina di volte a quella
domanda.
- Sì, era anonima. Però c'era l'indirizzo stampato sulla busta e da quello
siamo risaliti al nome. Uno stupido errore, visto che la signora voleva
conservare l'anonimato. Quando l'abbiamo chiamata a testimoniare ha
preferito dileguarsi. L'abbiamo convocata diverse volte senza nessun
risultato. D'altra parte, dopo il caso Woburn, non era possibile insabbiare

Edgard Wallace 110 1930 - Intrigo All'Ippodromo


questa storia. Adesso la signora è tornata, vero?
- È di là nel mio ufficio - rispose Rainby, il segretario, alzando la testa
dalle scartoffie.
- Bene - mormorò Garth, risollevato. - Ero proprio curioso di vedere se
si sarebbe presentata. Se non l'avesse fatto, ci saremmo visti costretti ad
archiviare il caso. La stampa avrebbe sollevato un putiferio, ma d'altronde
che cosa potevamo farci?
- Pensavo che la lettera potesse costituire un elemento sufficiente per
decidere - disse lord Forlingham, ben sapendo che in realtà non era così.
- È un caso ingarbugliato - osservò Innsbrook. - Alla base devono
esserci delle motivazioni che noi neppure immaginiamo. Non riesco a
capire dove voglia arrivare lady Panniford.
- Secondo me la vera ragione di questo pandemonio non c'entra affatto
con le corse - commentò Garth ammiccando.
Lord Forlingham corrugò la fronte.
- Lei ritiene che possa trattarsi...
- Di una ripicca - lo prevenne Innsbrook. Forlingham rimase a bocca
aperta per lo stupore.
- Oh, la signora è stata... Voglio dire, erano... per caso? Garth gli diede
una pacca sulla spalla.
- Non usciamo dal seminato, vecchio mio. Siamo commissari sportivi,
non giudici. Ci occupiamo di corse e non di divorzi. Comunque la signora
e Garry erano molto amici.
- Tornando al caso che siamo chiamati a giudicare - riprese Forlingham -
vi faccio osservare che non possiamo ignorare quella lettera.
- Conoscevo molto bene il padre di Anson - mormorò Innsbrook.
- Anch'io - Forlingham gli fece eco. - Era capace di farsi rispettare.
Garry invece è sempre stato troppo tenero.
Garth guardava fuori dalla finestra con aria demoralizzata.
- Questa storia è molto spiacevole - disse.
Forlingham blaterò di nuovo qualcosa a proposito della lettera.
- Posso vederla? - domandò Garth.
Rainby la cercò sotto una pila di carte e gliela porse. Dopo averla riletta,
Garth si lasciò sfuggire un'imprecazione.
- Be', mettiamoci al lavoro. Manca soltanto un'ora all'inizio delle corse.
Il segretario suonò un campanello.
- Forse sarebbe bene vedere prima lady Panniford - protestò Forlingham,

Edgard Wallace 111 1930 - Intrigo All'Ippodromo


ma Garth lo zittì con lo sguardo.
- Faccia entrare il capitano Anson, per favore.
Stavano assolvendo un compito estremamente sgradevole e Innsbrook
non mancò di farlo notare.
- Questo genere di cose fa una cattiva impressione al pubblico. Un uomo
che gode di grande notorietà come Anson... Francamente non lo capisco.
Garth, che da tempo aveva rinunciato a capire perché la gente faceva le
cose più strane, fece un gesto vago con la mano. Bazzicava da troppo
tempo l'ambiente delle corse per meravigliarsi di qualcosa. Però gli
riusciva difficile credere che Garry Anson fosse un imbroglione.
- Qual è la sua situazione finanziaria? Innsbrook fece una smorfia.
- Non lo so. Oggigiorno, con tutte le tasse che ci appioppano, non è
facile valutare le condizioni economiche di una persona. La madre gli ha
lasciato un mucchio di quattrini e credo che anche il padre fosse ricco. Mi
risulta che sia figlio unico. Comunque quando si commette un'azione
disonesta, non è detto che lo si faccia a scopo di lucro. Può darsi che ci si
voglia togliere lo sfizio di turlupinare un'altra persona che, nel nostro caso,
potrebbe essere l'allibratore.
Garry entrò, in apparenza tranquillo ma in realtà con il cuore in tumulto.
Garth gli fece segno di accomodarsi e gli sorrise per infondergli coraggio;
ma Anson conosceva fin troppo bene gli uomini della sua posizione
sociale e perciò non si faceva illusioni. Erano capaci di sorridere dall'inizio
alla fine, per poi comportarsi come quei giudici che, con il sorriso sulle
labbra, condannano il prigioniero alla pena di morte.
Sir John Garth sfogliò alcune carte, tra cui c'era anche la trascrizione
della dichiarazione resa da Garry. Inforcato un paio di occhiali a
stringinaso, alzò la testa e fissò il giovanotto.
- Dunque, lei conosce già il motivo per cui l'abbiamo convocata - esordì.
- Il caso ci è stato assegnato dai commissari sportivi di Ascot, e riguarda la
partecipazione di Rangemore all'Ascot Stakes, la corsa in cui è stato
squalificato Silver Queen.
Garry annuì.
- Il giorno successivo alla gara i commissari di Ascot hanno ricevuto una
segnalazione, secondo la quale il suo cavallo sarebbe stato trattenuto
deliberatamente. La denuncia è comprovata da una lettera che risulta
scritta da lei. Le consentirò di esaminarla; ma non credo che ne vorrà
negare l'autenticità, visto che non l'ha fatto con i commissari di Ascot. Lei

Edgard Wallace 112 1930 - Intrigo All'Ippodromo


è al corrente dell'accusa che le è stata mossa, non è vero?
Garry annuì di nuovo.
- Sì, certo - rispose. - I commissari di Ascot però non mi hanno rivelato
il nome del testimone.
- Dunque lei non sa di chi si tratta? - domandò Garth, guardandolo negli
occhi.
Garry esitava.
- Non ha confidato a nessuno la sua intenzione di trattenere il cavallo? -
incalzò Garth.
- Sarebbe stato stupido da parte mia, dal momento che non intendevo
farlo - rispose Garry.
La risposta era evasiva, ma d'altra parte preferiva evitare di coinvolgere
Wenda, a meno che non vi fosse stato costretto. La sua assurda speranza
era che i commissari si accontentassero della spiegazione che avrebbe
fornito e non si rendesse necessaria la testimonianza di Wenda.
- Ho qui la lettera, capitano Anson - riprese sir John. - Scritta di suo
pugno e indirizzata a una signora. Eviterei di chiamarla, a meno che non
sia indispensabile. Se possibile, è meglio lasciar fuori le donne da certe
storie.
- Già - mormorò Garry. - Lei però non ha esitato a tirarmi in ballo.
- Le leggo la lettera - riprese Garth, prendendo il foglio.

Cara, mi sono preso la libertà di annullare la tua scommessa.


Il mio cavallo non vincerà la corsa, perché sarà trattenuto. Ti
mando un bacio. Garry. P.S. Brucia questo foglio dopo averlo
letto, altrimenti per me potrebbero essere guai seri.

- Allora, che significa esattamente? - domandò Innsbrook. Garry si alzò


e si avvicinò al tavolo dei commissari.
- Non so fino a che punto la sincerità potrà essermi d'aiuto - disse. - Ma
non intendo mentire.
- La sincerità le sarà utilissima - lo rassicurò Garth. - Dica pure. Garry si
umettò le labbra. - Ho scritto io quella lettera - confessò. – Mi rendo conto
che è stata una follia. Comunque era indirizzata a una cara amica, una
donna di cui mi fidavo ciecamente.
- Mi spieghi cosa intendeva dire esattamente - replicò Garth.
- Né più né meno ciò che ho scritto - rispose Garry. - Non tenterò di

Edgard Wallace 113 1930 - Intrigo All'Ippodromo


giustificarmi sostenendo che si trattava di uno scherzo, sia pure di cattivo
gusto. In effetti avevo deciso di trattenere Rangemore nell'Ascot Stakes,
nella speranza di vincere poi il Northumberland Plate. Se vogliamo
considerare le mie intenzioni com'erano in origine, allora sono colpevole,
lo ammetto.
- Apprezziamo la sua franchezza, Anson - disse Garth. - Comunque non
siamo qui per valutare le sue intenzioni, buone o cattive che fossero. A noi
interessano i fatti. Nel nostro ambiente, se dovessimo giudicare in base alle
intenzioni, non avremmo il tempo di occuparci d'altro.
- In seguito ha cambiato idea, decidendo di non trattenere il cavallo? -
domandò Innsbrook.
Garry annuì.
- Per quale motivo?
- Ho seguito il consiglio di un mio ottimo amico. È rimasto allibito,
quando ha saputo cos'avevo in mente di fare.
- E questo quand'è successo? - domandò Forlingham.
- Il martedì all'ora di colazione, vale a dire il primo giorno delle corse.
- Con chi aveva parlato delle sue intenzioni? - chiese Garth. - Forse con
l'allenatore, oppure con il fantino?
- Con nessuno dei due - Garry si affrettò a rispondere.
- Può affermarlo sul suo onore? - domandò Forlingham. Innsbrook,
spazientito, si voltò a guardare il collega.
- Anson non è tenuto a farlo - protestò. - Anche ammesso che ne abbia
parlato con l'allenatore o il fantino, dubito che ora li coinvolgerebbe in
questa storia.
Garth annotò un appunto sul foglio che aveva davanti.
- Quando ha cambiato idea, decidendo di non frenare il cavallo, che
cos'ha fatto per chiarire la situazione con la signora? Suppongo che non
l'abbia lasciata andare all'ippodromo con la convinzione che il cavallo non
potesse vincere la corsa.
Garry si rese conto che Garth gli stava tendendo una mano per aiutarlo a
uscire da quella situazione. Gli aveva offerto una scusa, un alibi per
venirne fuori pulito.
- Le ho mandato un messaggio - rispose. - Due righe scarabocchiate sul
retro di una banconota da cento sterline.
Garth rimase a bocca aperta.
- Erano soldi che le dovevo per una scommessa a Newbury - puntualizzò

Edgard Wallace 114 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Garry.
- Perché non ha usato un foglio qualsiasi? - domandò Forlingham. Era il
tipo di persona che poneva le domande più ovvie, ma non per questo era
meno pericoloso.
- Per combinazione quel mattino sullo scrittoio non c'era neanche un
foglio di carta - rispose Garry - ma anche se ci fosse stato, probabilmente
mi sarei comportato allo stesso modo. L'ho fatto d'impulso, senza una
ragione logica. D'altronde non è la prima volta nella vita che mi capita di
fare qualcosa di bizzarro.
- Ha annotato o ricorda il numero di serie della banconota? Garry scosse
la testa.
- No. Avevo ricevuto quelle cento sterline da un allibratore di Newbury.
Quando scommetto uso sempre i contanti.
I commissari sportivi si consultarono brevemente.
- Che cosa diceva esattamente il messaggio? - s'informò Garth quando
ebbe finito di confabulare con i colleghi.
- Se ben ricordo, che non doveva tener conto di quello precedente e che
poteva puntare su Rangemore. A quel punto ero convinto che avrebbe
vinto.
- Questo cambierebbe le cose - osservò Garth. Data la situazione, l'uso
del condizionale era comprensibile.
- Abbiamo prove sull'esistenza del secondo messaggio? - domandò
Innsbrook.
Il segretario scosse la testa.
- No, niente.
- Veramente sì - lo contraddisse Garth. - Ne ha parlato John Dory nella
sua dichiarazione.
Rainby si scusò, cercò tra le scartoffie e trovò un foglio di carta formato
protocollo, che porse a Garth.
- A questo punto non possiamo evitare d'interrogare la signora - dichiarò
Innsbrook.
- Me ne rendo conto - ribatté Garry.
A un tratto ripensò alla perfidia di Wenda che, nonostante l'affetto che le
aveva dimostrato, dopo averlo derubato non avrebbe esitato a rovinarlo.
Però, insieme al risentimento, Garry provava una strana sensazione di
sollievo, come gli era già capitato in precedenza, perché ora non correva
più il rischio di legarsi a una donna di quella risma.

Edgard Wallace 115 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Garth stava leggendo. Alzò la testa dal foglio.
- Qui risulta che lei ha dichiarato ai commissari di Ascot di aver
scommesso sul suo cavallo.
Garry annuì.
- Be', questo non è difficile da dimostrare - disse Garth. - Se avesse
avuto davvero l'intenzione di trattenere il cavallo, non avrebbe sicuramente
puntato su di lui. A chi si è rivolto per la scommessa?
Garry sudò freddo. Quella era una domanda chiave e dalla risposta che
avrebbe dato dipendeva il suo futuro.
- Mi sono affidato a John Dory - rispose.
Innsbrook conosceva personalmente l'allibratore. Per la verità Dory era
molto conosciuto nell'ambiente.
- Non è presente oggi - riprese Innsbrook - ma abbiamo una sua
dichiarazione. Non è potuto venire perché è stato operato d'appendicite.
- Già - mormorò Garry.
Per fortuna nessuno poteva immaginare che la sera prima lui e Dory
avevano cenato insieme in un ristorantino di Soho.
- Se non sbaglio siete legati da un rapporto d'amicizia - continuò
Innsbrook. Sorrise. - Non si vergogni di ammetterlo. Non è certo l'unico ad
avere un allibratore per amico. Io stesso ho avuto due compagni di scuola
che in seguito sono diventati arbitri di boxe. Allora, è un suo amico?
- Sì - rispose Garry.
- È l'unica prova che ha per dimostrare di aver puntato sul cavallo
risulterebbe dai registri del suo amico?
- Immagino che altri abbiano scommesso come me e che quindi figurino
anche i loro nomi - replicò Garry.
Purtroppo sapeva bene come stavano le cose. Proprio la sera prima
aveva discusso del problema con l'amico. Innsbrook mangiò la foglia.
- A volte capita che gli scommettitori evadano le tasse - disse - e in
questo caso i loro nomi non figurano su nessun registro.
Garry non fece commenti.
- Si rende conto di quanto sia importante per lei dimostrare di aver
puntato sul suo cavallo? - gli domandò Garth.
- Posso dimostrare di aver ricevuto più di ottomila sterline da Dory una
settimana dopo la fine delle corse - disse Garry.
- Questo non prova nulla - replicò il commissario, scuotendo la testa. -
Immagino che abbia scommesso anche su altri cavalli.

Edgard Wallace 116 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Garry assentì.
- Insomma, mi pare di capire che non è in grado di produrre le prove di
aver puntato sul suo cavallo - interloquì Forlingham.
- Solamente quelle che può fornire Dory - rispose Garry.
- Ma il suo amico non è venuto a testimoniare - continuò Garth,
abbozzando un sorriso.
Innsbrook si sporse verso Garry. Era l'unico dei tre commissari di cui
non si potesse mettere in dubbio la rettitudine, ma purtroppo la sua
perspicacia lasciava a desiderare.
- Ammettendo che ci sia del marcio in questa storia, capitano Anson,
converrà con me che l'appendicite del suo amico è proprio capitata a
fagiolo.
Garry sorrise.
- Nessuno si sognerebbe di negarlo - commentò, pensando che forse
qualcuno l'aveva visto la sera prima in compagnia dell'amico.
- Riassumendo - disse Garth - lei sostiene che la mattina dell'Ascot
Stakes aveva deciso di trattenere il suo cavallo perché non vincesse la
corsa, ma poi si sarebbe pentito e avrebbe addirittura puntato su di lui.
Dice inoltre di aver piazzato la scommessa tramite il suo amico John Dory
e di non conoscere i nomi degli allibratori interessati. Al suo arrivo
all'ippodromo aveva già cambiato idea e provveduto a informare lady
Panniford del ripensamento. È così che sono andate le cose?
Garry annuì. I commissari tornarono a confabulare tra loro.
- Facciamo entrare il signor Wray - disse Garth.
Per Garry non fu una sorpresa. Non era la prima volta che Wray si
presentava davanti ai commissari ed era preoccupato quasi quanto lui. Già
una volta era stato sospeso per oltre un mese; ma in seguito, riconoscendo
la possibile ingiustizia di tale provvedimento, gli avevano accordato il
permesso di continuare a fare il suo lavoro di allenatore. Nel mondo delle
corse il guaio era proprio questo: nessuno cadeva da solo, ma trascinava
con sé coloro che gli erano più vicini.
- Il signor Wray è il suo allenatore da alcuni anni?
- Sì - rispose Garry. - È una persona rispettabile, di provata onestà. Vi
prego di credere che il signor Wray non era al corrente delle mie
intenzioni.
Ma lo sarebbe stato se lei avesse messo in pratica il suo proposito -
puntualizzò Innsbrook. - Conosco il signor Wray da molti anni. Ha

Edgard Wallace 117 1930 - Intrigo All'Ippodromo


allenato alcuni dei miei cavalli. - Fece una pausa. - Mi è stato riferito che
ha ritirato i suoi cavalli. Ne ha venduti alcuni? Garry accennò di sì con la
testa.
- Intende chiudere con le corse, qualunque sia l'esito dell'inchiesta?
Garry esitava.
- No. Al contrario, spero di continuare ancora per molti anni. Ma sarete
voi a stabilirlo.
Wray entrò nella stanza. Fece un cenno di saluto a Garry e sorrise a lord
Innsbrook; ma non ottenendo risposta, si fece serio di colpo.
- Buongiorno, signor Wray - lo salutò Garth. - Come lei sa, la presente
inchiesta riguarda la partecipazione di Rangemore all'Ascot Stakes. Che
cosa mi può dire in proposito?
- Niente, signore, tranne che il cavallo ha fatto del suo meglio ma non
abbastanza. Mi è già capitato altre volte. Al mattino corrono come se
avessero il diavolo in corpo e poi al pomeriggio...
- Sì, sì - tagliò corto Garth. - Ce ne intendiamo abbastanza di cavalli per
sapere come si comportano, così come non ignoriamo che se il fantino
riceve istruzioni... Lei gli ha per caso dato ordine di trattenere il cavallo?
- No, signore.
- Ha sentito il capitano Anson impartire istruzioni in questo senso? -
l'interrogò Forlingham.
- No, signore - rispose Wray a voce alta. - Il capitano sarebbe incapace
di fare una cosa del genere.
Innsbrook si sporse sul tavolo.
- Signor Wray, ha visto il capitano prima delle corse?
- Sì, mi pare di sì.
- È andato a casa sua?
- Questo è ininfluente - l'interruppe Garth. - A meno che non fosse
invitato a colazione.
- No, signore - replicò Wray, scuotendo la testa. - Non ho l'abitudine di
far colazione. Prendo solo una tazza di tè e una fetta di pane tostato
quando mi alzo, perché se poi devo montare a cavallo al mattino...
- Be', diciamo dopo colazione, allora - l'interruppe Innsbrook, perdendo
la pazienza. - Ha visto il capitano?
- Dopo il galoppo, signore. Sono andato a dirgli che il cavallo era in
ottima forma. Ne è stato felice. "Punterò una grossa cifra su Rangemore,
signor Wray", mi ha detto.

Edgard Wallace 118 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Avete parlato anche del Northumberland Plate? - s'informò Garth.
Wray rifletté un istante.
- Be', sì. Gli ho detto: "Vincerà il Northumberland Plate anche con un
handicap".
- È tutto? - domandò Garth. - Non le ha parlato della sua intenzione di
trattenere il cavallo?
- Oh, no, signore. Il capitano Anson mi ha detto: "Punterò una grossa
cifra su Rangemore. Vincerai anche il Northumberland Plate con lui,
adesso che Silver Queen è fuori gara".
Wray non aveva ancora terminato di parlare e già si era reso conto
dell'errore commesso, ma ormai non poteva più rimediare. Aveva detto
l'unica cosa che potesse comprometterlo. Garry sentì un tuffo al cuore.
- Ah, capisco - mormorò Garth, aggrottando le sopracciglia. - C'è
qualcosa che non quadra. Lei temeva che Silver Queen battesse il suo
cavallo nel Northumberland Plate, e ha tirato un sospiro di sollievo quando
ha scoperto che non correva. Eppure non si preoccupava del fatto che
potesse batterla all'Ascot Stakes?
Wray non sapeva cosa rispondere. Non particolarmente sveglio, tuttavia
si era accorto del suo sbaglio e non desiderava altro che andarsene al più
presto e nascondersi in qualche posto dove il capitano Anson non potesse
incenerirlo con lo sguardo. In realtà Garry non ce l'aveva con lui.
Evidentemente era destino che le cose andassero in quel modo.
Wray non era che lo strumento di quella forza maligna che stava
trascinandolo sempre più in basso.
- Signor Wray - disse Garth con un sospiro - nel suo desiderio di aiutare
il capitano Anson, lei non ha fatto altro che peggiorare la situazione.
- Lo sapevo che avrei combinato un guaio - disse il poveretto. - Il
capitano Anson è una persona gentile, la migliore per cui abbia mai
lavorato. Ho allenato anche i suoi cavalli, signore, e quindi lei mi conosce.
Posso giurarle che Rangemore ce l'ha messa tutta per vincere quella corsa.
Garth guardò Garry.
- Desidera fargli qualche domanda?
Al suo diniego, congedò l'allenatore, che si precipitò fuori dalla stanza.
Sir John Garth consultò l'orologio.
- Facciamo entrare il fantino - disse. - So che il ragazzo partecipa alla
prima corsa, ma credo che ce la sbrigheremo in fretta. - Si rivolse al
segretario. - Vada a chiamare Andy Lynn.

Edgard Wallace 119 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Il fantino si presentò in tenuta di gara. Era nervoso com'era prevedibile,
dovendo presentarsi al cospetto del supremo tribunale.
Rimase impalato con le mani dietro la schiena, rigirando nervosamente il
frustino tra le dita e fissando i tre uomini che stavano per interrogarlo.
- Lynn, lei ha montato Rangemore all'Ascot Stakes?
- Sì, signore.
- Che istruzioni aveva?
- Istruzioni, signore? Dovevo scattare avanti e tentare di mantenermi in
quella posizione. Se qualcosa andava storto, dovevo cercare almeno di
restare nel gruppo in testa e battere Silver Queen sulla dirittura d'arrivo.
Aveva parlato in fretta, senza neppure una pausa, sforzandosi di
ricordare il discorso che si era preparato in precedenza.
- Non ha ricevuto altri ordini?
- No, signore - rispose.
- Chi le ha dato quelle istruzioni?
- Il signor Wray, l'allenatore.
- Le ha eseguite?
Il fantino tossicchiò.
- Ho fatto il possibile, signore. Silver Queen stava andando meglio di
Rangemore nell'ultimo tratto e ho dovuto usare il frustino per non far
rallentare il cavallo. La giumenta ci ha battuto di corta misura. Sarebbe
stata una lunghezza, se all'ultimo momento Silver Queen non avesse perso
i colpi.
Lynn tacque e ne approfittò per tirare il fiato.
- Mi ascolti bene - disse Garth. - Non ha ricevuto ordine né dal capitano
Anson né da qualcun altro di trattenere il cavallo?
Il fantino scosse la testa.
- No, signore.
- Ciò che voglio sapere è se ha ricevuto istruzioni di non vincere la corsa
- disse Garth, soppesando le parole.
- Assolutamente no, signore. Ho fatto del mio meglio...
Garth l'interruppe con un gesto della mano. - Non lo metto in dubbio.
Ricordo io stesso di averle visto frustare il cavallo e infatti quando l'ha
riportato nel recinto era ancora visibile il segno del frustino. La mia
domanda è un'altra: le è stato o non le è stato suggerito di trattenere
Rangemore?
- No, signore, mai. Garth guardò Innsbrook.

Edgard Wallace 120 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Ha visto il capitano Anson prima della corsa? - domandò quest'ultimo.
Lynn conosceva lord Innsbrook di fama e sapeva che era un osso duro.
Occorreva molta prudenza.
- Sì, signore, quel mattino sono andato a casa sua. L'ho visto due volte.
- Due? La seconda volta è stato lui a mandarla a chiamare? - chiese
Garth.
- No, signore. È stata una mia iniziativa.
Lord Forlingham ascoltava con la massima attenzione.
- La seconda volta il capitano le ha forse detto di aver cambiato idea e
che quindi lei doveva tentare di vincere la gara?
Lynn ebbe un attimo di esitazione. Forlingham non se ne accorse, ma i
suoi due colleghi lo notarono e si scambiarono un'occhiata significativa.
- No, signore - rispose il fantino. - Il capitano ha parlato poco tutt'e due
le volte. A quanto mi risulta, non ha mai tentato di frenare un cavallo in
vita sua.
Garth alzò una mano per interrompere il panegirico.
- Desidera rivolgergli qualche domanda, capitano Anson?
- No, signore - rispose Garry.
Il fantino si affrettò a svignarsela come se quello fosse un posto
maledetto.

Edgard Wallace 121 1930 - Intrigo All'Ippodromo


16.

A Wenda Panniford, seduta nell'ufficio del segretario, ogni minuto che


passava sembrava un'ora. Aveva sentito chiamare i testimoni uno a uno e
atteso il suo turno con una certa apprensione.
Non avrebbe mai immaginato che sarebbe successo un simile
pandemonio, né che un'inchiesta condotta dai commissari sportivi del
Jockey Club potesse creare la stessa sgradevole atmosfera di un tribunale
vero.
Cominciava a pentirsi di aver spedito quella lettera. Se avesse potuto, se
la sarebbe ripresa.
Willie non sapeva tutta la verità. Aveva letto sui giornali che Garry
aveva dei problemi, ma ignorava il ruolo della moglie nella vicenda. Per
rendergli giustizia è necessario precisare che si sarebbe scandalizzato, se
avesse potuto immaginare che Garry era nei guai proprio per colpa di
Wenda.
Quanto a Molly, era quasi un miracolo essere riuscita a nasconderle la
verità. Le aveva fatto credere che l'inchiesta era stata rinviata a tempo
indeterminato. Wenda si chiedeva se fosse presente un giornalista e se la
sua testimonianza sarebbe stata resa pubblica. Lo domandò a un impiegato
che capitò nell'ufficio e si sentì sollevata quando seppe che la procedura
era segreta e che non venivano resi noti neppure i nomi dei testimoni.
Odiava gli ippodromi, odiava le corse dei cavalli, e odiava soprattutto
Garry Anson. E se l'avesse denunciata? Fino a quel momento non si era
mosso, non gli aveva nemmeno fatto mandare una lettera dal suo avvocato.
Forse aspettava di vedere come si sarebbe risolto il caso, e se le cose
fossero andate male per lui, allora si sarebbe deciso ad agire. Restava da
vedere se qualcuno gli avrebbe creduto. Sarebbe stata la sua parola, la
parola di un uomo che aveva tentato di truffare il prossimo, contro quella
di Wenda Panniford.
Effettivamente qualcuno avrebbe preso le parti di Garry, bisognava
riconoscerlo. Aveva fatto un lungo viaggio per raggiungere Doncaster e si
pentiva di non aver chiesto a Henry Lascarne di accompagnarla. Per la
verità non solo non si era offerto di andare con lei, ma aveva anche messo
le mani avanti, dicendole che era prevista una conferenza al ministero della
Guerra a cui doveva assolutamente partecipare. Wenda sospettava che

Edgard Wallace 122 1930 - Intrigo All'Ippodromo


fosse una frottola.
Anche in un momento poco felice come quello che stava attraversando,
non mancava di cogliere il lato comico della cosa: chissà che genere di
conferenza poteva essere, quella per cui si rendeva indispensabile la
presenza di Henry Lascarne?
E se fosse accaduto il peggio? Se Garry l'avesse denunciata? A quel
punto avrebbe sostenuto la tesi che agiva per vendetta, dopo che lei l'aveva
accusato di aver barato ad Ascot.
Stava facendo queste considerazioni, quando sentì uscire il fantino.
- Ora facciamo entrare la signora - disse Garth. - Ricordatevi di
informarla che non è sotto giuramento.
Garry si alzò e si avvicinò al tavolo.
- Mi scusi, signore. Lei ha assistito alla corsa e ascoltato le dichiarazioni
del fantino. Credo che in base a questi elementi si possa escludere che io
abbia tentato di truccare la corsa. Se le fosse possibile prendere una
decisione senza che lady Panniford fosse chiamata a testimoniare, le dico
francamente che preferirei evitarlo. Lei stesso ha ammesso di aver visto i
segni del frustino...
- Non è sotto accusa il cavallo - replicò Garth, scuotendo la testa - e
neppure il fantino. Non possiamo escludere che lei abbia dato ordine di
trattenere l'animale e che le sue istruzioni non siano state seguite. E lei che
dobbiamo giudicare. Ci sono fantini che disobbediscono agli ordini per
fare i propri interessi e vincere le scommesse. Siamo abbastanza uomini di
mondo per sapere che queste cose accadono più spesso di quanto si creda.
Garry tornò al suo posto. Un attimo dopo la porta si aprì e Wenda fece la
sua apparizione. Indossava un abito scuro che metteva in risalto il pallore
del viso, conferendole una certa aria di spiritualità. Rimase in piedi,
evitando di guardare Garry, finché il segretario non le ebbe portato una
sedia. Poi si sedette con le mani in grembo e sostenne lo sguardo di sir
John Garth senza il minimo imbarazzo.
Lord Forlingham invece evitava di guardarla, come se temesse che
bastasse un'occhiata per commettere un peccato mortale.
Garth prese la lettera dal tavolo e gliela mostrò.
- La riconosce? - chiese. Wenda annuì.
- È la lettera che le ha mandato il capitano Anson. Per il momento
preferisco non rivelare come ne siamo entrati in possesso. - Fece una
pausa.

Edgard Wallace 123 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Il capitano era suo amico?
- Sì, eravamo in ottimi rapporti - rispose Wenda a bassa voce.
- Il tono della lettera è confidenziale - continuò Garth. - Se ne potrebbe
dedurre...
- Tengo a precisare che non c'era niente di scorretto nel nostro rapporto -
l'interruppe Garry. - Eravamo come fratello e sorella.
- Ti sono grata della precisazione - mormorò Wenda senza guardarlo.
- Veramente lo faccio per me - replicò Garry. - Ci tengo a conservare la
mia dignità.
- La capisco - approvò Garth sottovoce. - Tornando alla lettera, lady
Panniford, è possibile che si trattasse semplicemente di uno scherzo? Era
già capitato qualcosa del genere in precedenza?
Wenda scosse la testa.
- No. Mi sono meravigliata molto, quando l'ho letta.
- Ha l'abitudine di scommettere alle corse? Wenda rispose
affermativamente.
- Ha puntato su quel cavallo?
- L'avevo già fatto. Il capitano Anson ha visto il signor Dory,
l'allibratore, e gli ha fatto ritirare la scommessa.
- È vero - confermò Garry.
- Questa lettera le è stata consegnata da un amico che aveva trascorso la
notte in casa del capitano e stava trasferendosi da lei?
Wenda annuì.
- Me l'ha data il mattino seguente, prima dell'inizio delle corse.
- Dopodiché ha ricevuto altri messaggi?
- Sì. Nel successivo il capitano diceva di volermi vedere quella sera
stessa. Il messaggio mi è stato consegnato dal suo maggiordomo.
- Non c'era scritto altro? - domandò Innsbrook con aria severa. Wenda
fece segno di no.
- Lady Panniford - intervenne Garth - il capitano Anson sostiene di
averle inviato un messaggio scritto a matita sul retro di una banconota da
cento sterline della Bank of England. Dice che quel denaro le apparteneva,
trattandosi di una somma vinta per suo conto.
Wenda sorrise, incredula.
- Non è vero, forse? - No.
- Nel messaggio scritto sulla banconota le avrebbe detto che la lettera
precedente era uno scherzo.

Edgard Wallace 124 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- No - ripeté Wenda, alzando il tono.
- E che avrebbe potuto tranquillamente scommettere sul cavallo? -
concluse Garth.
Wenda negò ancora.
- Dunque non ha ricevuto la banconota da cento sterline? - No.
Garth non si arrese.
- Dalla dichiarazione rilasciata dal signor Dory risulta che lui era
presente, mentre il capitano Anson le scriveva di puntare pure sul suo
cavallo e che il messaggio è stato annotato su una banconota da cento
sterline con la matita prestatagli dal maggiordomo. È sicura di non averla
ricevuta?
Wenda rise, fingendosi divertita.
- Perché mai avrebbe dovuto darmi quel denaro?
- Il capitano Anson sostiene di aver scommesso su un cavallo a nome
suo, a Newbury.
Wenda scosse la testa.
- Non mi ha mai detto nulla a questo proposito. Garry ritrovò di colpo la
voce.
- Santo cielo! - esclamò. Innsbrook lo zittì con un'occhiata.
- Mi scusi - mormorò Garry. - Non m'importa quello che dice. Ormai mi
aspetto di tutto, ma è quasi incredibile...
- La prego, capitano Anson - l'interruppe di nuovo Innsbrook.
- Glielo chiedo per l'ultima volta - intervenne Garth, fissando Wenda
negli occhi. - Spero si renda conto che dalla sua risposta potrebbe
dipendere il futuro del capitano Anson. Le ha inviato un secondo
messaggio in cui diceva che il primo era stato uno scherzo e che quindi
poteva tranquillamente scommettere sul cavallo?
- No.
Sir John Garth la guardò un istante in silenzio, e quando riprese la
parola, il suo tono era grave.
- Lady Panniford - disse - ci suona molto strano che lei si sia data tanto
da fare per denunciare il capitano Anson ai commissari sportivi,
considerato che eravate ottimi amici. In linea di massima le sue
motivazioni non ci riguardano; ma sta di fatto che, dovendo giudicare
quale dei due testimoni dice la verità, desidereremmo sapere se c'è
dell'astio tra voi.
Wenda alzò il mento con aria di superiorità.

Edgard Wallace 125 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non vedo per quale motivo dobbiate mettere in dubbio la mia sincerità,
dal momento che avete questa lettera. Eravamo amici, è vero, e ammetto di
nutrire del risentimento nei suoi confronti. Il capitano si è comportato in
modo ignobile con mio marito e anche con me.
Garry stentava a credere alle sue orecchie.
- Non desidero aggiungere altro - concluse Wenda.
- Desidera rivolgere qualche domanda alla signora? - gli chiese Garth.
- Veramente vorrei che la signora precisasse in che modo avrei offeso lei
o il marito - rispose Garry con foga crescente. - A meno che la sua fantasia
non si sia esaurita, per quanto fervida possa essere.
- La questione non c'interessa - replicò Innsbrook in tono asciutto.
Wenda fu congedata e Garry fu ben felice di vederla andare via. Si
rendeva conto che le cose si mettevano male per lui. Aveva di fronte tre
uomini per i quali era molto importante far rispettare le leggi che
regolavano le corse dei cavalli. Qualsiasi cosa avesse detto in quel
momento, non avrebbe fatto la minima differenza.
Nonostante questo si aggrappò disperatamente a un'ultima speranza e
colse l'occasione al volo, quando Garth gli domandò se avesse qualche
testimone da chiamare.
- No, ma qui fuori c'è il mio maggiordomo - disse. - Forse non lo
riterrete attendibile, poiché in passato ha avuto dei guai con la giustizia.
Garth annuì.
- Sì, ne siamo a conoscenza.
- Non si è lasciata sfuggire l'occasione di riferirvi anche questo -
commentò Garry con un sorriso. - No, non ho testimoni e non ho altro da
aggiungere a quanto vi ho già detto.
I commissari si scambiarono qualche parola, poi pregarono Garry di
uscire dalla stanza. Dopo che la porta si fu richiusa alle sue spalle, sir John
si alzò, scosse la testa e prese una sigaretta dalla tasca.
- Questo è identico al caso Woburn - disse Innsbrook. Garth non
sembrava convinto.
- Non possiamo incastrare uno e farla passar liscia all'altro - osservò
Forlingham. - C'è di mezzo la lettera.
Innsbrook si passò una mano tra i capelli.
- È probabile che il fantino abbia mentito e, quanto a Wray, non ci sono
dubbi - interloquì Garth.
- Per essere sincero, la storia della banconota da cento sterline mi aveva

Edgard Wallace 126 1930 - Intrigo All'Ippodromo


quasi convinto - riprese Innsbrook. - Quella donna è...
- Mi piacerebbe sapere per quale motivo gli serba rancore - mormorò
Garth.
- È identico al caso Woburn - insistette Innsbrook. - Dobbiamo giudicare
con equità.
Garry fu richiamato nella stanza.
Gli bastò guardare in faccia Garth per capire che gli era andata male.
- Capitano Anson, siamo giunti alla conclusione che lei ha commesso
una grave infrazione al regolamento. Abbiamo preso questa decisione
basandoci sulla prova costituita dalla lettera scritta di suo pugno. Mi
dispiace. Mi consenta di dirle che si è dimostrato molto ingenuo.
Comunque, nell'interesse dell'ippica, non avremmo potuto decidere
diversamente.
Garry se ne rendeva conto. Annuì.
- Lei è bandito da Newmarket Heath e da tutti gli ippodromi sotto la
giurisdizione del Jockey Club.
Mentre usciva dalla stanza, Garry udì la campana che annunciava l'inizio
delle corse. Era il rintocco funebre che segnava la fine delle sue speranze,
delle sue ambizioni, delle sue certezze.

Edgard Wallace 127 1930 - Intrigo All'Ippodromo


17.

Garry uscì dalla palazzina come in trance, senza neppure vedere Hillcott
che l'aspettava fuori, senza curarsi della folla che gremiva lo stadio.
Uscirono in strada e salirono in macchina in silenzio. A Hillcott era bastato
guardare Garry per capire com'erano andate le cose. Si mise al volante,
girò l'auto e puntò verso Londra.
Bandito dagli ippodromi! Garry continuava a ripetersi la frase nella
mente, quasi non ne comprendesse in pieno il significato. In passato aveva
sentito pronunciare quelle parole, ma si riferivano ad altri, a persone poco
rispettabili come Hipplewayne.
Essere bandito dall'ambiente equivaleva a essere tagliato fuori dalla
società. Vedendolo, le persone che conosceva avrebbero attraversato la
strada per evitare di salutarlo.
I segretari dei circoli che frequentava gli avrebbero scritto per invitarlo a
dimettersi. I conoscenti gli avrebbero chiuso la porta in faccia. La vita per
lui era finita, almeno il tipo di esistenza che era abituato a condurre.
Peggio di così non poteva andare. La gente l'avrebbe tenuto alla larga
come un lebbroso. Gli sembrava di essere diventato un uomo senza patria.
Era rimasto così traumatizzato da non soffermarsi a pensare al ruolo di
Wenda in quella storia; nel suo animo colmo di tristezza non c'era posto
per il risentimento. Era la fine di tutto. Poteva considerarsi una sorta di
morto vivente. Avrebbe dovuto rifarsi una vita con altri amici, ai quali
avrebbe dovuto tenere nascosta quella macchia nel suo passato. Forse si
sarebbe visto costretto a cambiare nome. Chissà se Hipplewayne l'aveva
fatto?
Era sconcertante che potesse accadere una cosa simile in un paese
progredito come l'Inghilterra; sbalorditivo che tre uomini avessero avuto il
potere di decidere il suo destino. Non provava rancore neanche nei loro
confronti: aveva infranto le regole, sia pure soltanto con le intenzioni, e
doveva pagarne le conseguenze.
Per un attimo gli venne in mente un espediente che avrebbe potuto
risolvere i suoi problemi; ma era un'idea così deplorevole che si vergognò
subito di averla formulata.
Assorto nei suoi pensieri, non si accorse che erano quasi arrivati se non
quando furono alla periferia di Londra.

Edgard Wallace 128 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Dopo aver spedito Hillcott a Sunningdale in treno, andò in albergo.
Doveva parlare con il suo avvocato.
Aveva saputo da Hillcott che Molly era tornata a Londra quel mattino.
Da chi ottenesse quelle informazioni, Garry non l'aveva mai capito. Forse
dai domestici, dato che aveva fatto amicizia con una cameriera che
prestava servizio a Welbury.
- In quale albergo è scesa la signorina Molly? - gli aveva domandato.
- Non ne ho idea. - Poi, cambiando argomento: - Mi piacerebbe sapere
perché non hanno voluto ascoltare la mia testimonianza. Avevo qualcosa
d'interessante da dire.
- Non credo che sarebbe servito. Ora vai a Daneham. Arriverò questa
sera sul tardi. A proposito, avevo dato appuntamento al signor Dory. Digli
di aspettarmi.
Dunque, Molly era a Londra! Doveva dirle com'erano andate le cose,
prima che lo scoprisse leggendo il giornale. Aveva provato a telefonarle al
numero di Wenda, ma non c'era nessuno in casa. Allora aveva fatto un
altro tentativo, chiamando l'albergo dove talvolta alloggiavano i Panniford,
e aveva scoperto che Molly era partita. Se era andata ad Ascot, l'avrebbe
vista quella sera stessa.
La sua stanza si affacciava su Hyde Park. Una banda suonava in qualche
punto del parco. Mentre Garry guardava dalla finestra, per una di quelle
strane coincidenze che a volte capitano, vide Wenda passeggiare in
compagnia di un uomo che non stentò a riconoscere. Passeggiavano lungo
un vialetto, lei e Henry Lascarne, e discutevano animatamente.
Poco dopo Garry poté parlare con il suo avvocato, a cui affidò l'incarico
di vendere Daneham Lodge.
- È un peccato che non abbia potuto farti rappresentare dal tuo legale -
osservò Fenton.
- Forse è meglio così - obiettò Garry. - Se ci fossero di mezzo gli
avvocati, si andrebbe alle calende greche.
- Che intendi fare?
- Lasciare l'Inghilterra. Potrei coltivare arance in California, o allevare
bestiame nell'Alberta.
- Conosco un tale che ha messo in vendita una fattoria...
- Non essere sciocco - l'interruppe Garry. - Scherzavo. Mi trasferirò nel
continente, e se tra qualche anno ti dovesse capitare d'imbatterti in un
anziano signore che ti parlerà di Rangemore e di Ascot, capirai che è Garry

Edgard Wallace 129 1930 - Intrigo All'Ippodromo


Anson che si è bevuto il cervello.
Quando ebbe finito di parlare con il suo avvocato, partì per Ascot, dove
aveva molte cose da sistemare, quasi tutte spiacevoli. Doveva chiarire le
cose con Molly, concludere certe questioni lasciate in sospeso a Daneham
e lasciare per sempre la casa che amava.

Edgard Wallace 130 1930 - Intrigo All'Ippodromo


18.

Molly era arrivata a Welbury mezz'ora prima della cognata. Aveva


tentato per tutta la giornata di mettersi in contatto con Garry, chiamandolo
da Londra una mezza dozzina di volte, ma senza riuscire mai a trovarlo.
Aveva saputo soltanto quel mattino che aveva avuto dei problemi per
quanto riguardava la corsa di Rangemore ed era preoccupata per lui.
Wenda era rincasata di pessimo umore e, con il pretesto dell'emicrania,
era salita nella sua stanza. Henry, arrivato con lei, non era affatto loquace.
Sempre più preoccupata, la ragazza aveva telefonato di nuovo a
Daneham, e stavolta per fortuna le aveva risposto Hillcott.
- Dov'è il capitano Anson? - gli domandò.
- In città, signorina. Arriverà stasera sul tardi.
- Che cosa significa quella storia pubblicata dai giornali a proposito
dell'inchiesta sulla corsa di Rangemore?
Hillcott non rispose subito.
- Purtroppo è vero, signorina - disse finalmente. - Lo hanno bandito dalle
corse.
- Hillcott, si può sapere cosa stai dicendo?
- È stato bandito dagli ippodromi - confermò il maggiordomo.
- No, non è possibile! - esclamò Molly.
- È la verità - ribadì Hillcott con la voce alterata dall'emozione, un
attimo prima di riagganciare.
Molly non capiva. Hillcott doveva essere ubriaco. Invece era
perfettamente sobrio quando tornò nel salotto, dove c'era John Dory con un
giornale in mano. Il maggiordomo iniziò a sparecchiare, ma smise di
colpo.
- Avrei voluto poter parlare con loro - mormorò. - Invece non mi hanno
lasciato entrare, forse perché sapevano qualcosa.
Dory alzò gli occhi dal giornale e lo guardò.
- Probabilmente avevano paura di lei - scherzò. Hillcott non colse
l'ironia della frase.
- Può darsi - disse con orgoglio. - Ne ho avuti di scontri con i giudici, e
sono sempre riuscito a buggerarli.
John sorrise.
- Non lo metto in dubbio. Ma quando si riprendevano le affibbiavano la

Edgard Wallace 131 1930 - Intrigo All'Ippodromo


solita pena, immagino? Hillcott rifletté.
- A volte capitava - ammise. - Si avvicinò a Dory. - Sa che cos'avrei
detto ai commissari sportivi?
John posò il giornale.
- È meglio che me lo dica lei. Potrei non azzeccare la risposta. Hillcott
assunse un'aria grave.
- Avrei detto: "Io conosco bene la natura umana, e se credete a una
donna come questa piuttosto che al mio padrone, significa che avete
bisogno di uno strizzacervelli".
- Mi scusi, Hillcott, ma non credo che le avrebbero dato una medaglia
per questo. Dory recuperò il giornale e lo tenne in mano per qualche
istante senza leggere nemmeno una riga.
- Dove ha detto di aver lasciato il capitano Anson?
- All'Hyde Park Hotel. Dovrebbe arrivare verso le dieci.
Dory aggrottò le sopracciglia, forse pensando a ciò che aveva passato
Garry quel mattino.
- Come l'ha presa? - domandò.
- Male, ma con il sorriso sulle labbra - rispose Hillcott. Sentì suonare il
campanello e fece un gesto d'insofferenza. Aperta la porta, si trovò di
fronte Molly.
- Hillcott, non può essere vero, quello che mi ha detto per telefono. -
Fece una pausa. - C'è qualcuno in casa?
- Il signor Dory.
Molly lo raggiunse in salotto. Nel suo sguardo c'era una grande tristezza.
- È vero? - domandò semplicemente.
Non era necessario aggiungere altro. Dory sapeva di cosa stava
parlando.
- Temo di sì - rispose.
- Che cosa terribile! Come andrà a finire?
Dory si strinse nelle spalle.
- Probabilmente andrà all'estero.
- Dovrà dimettersi dai circoli che frequenta e rinunciare a molte cose?
John annuì.
- La sua vita cambierà - disse. - Ma prego, signorina, si sieda.
- Come hanno potuto fare una cosa del genere? - mormorò la ragazza. -
In fondo il cavallo ha vinto, o quasi.
- È vero. Purtroppo Garry aveva scritto quella lettera...

Edgard Wallace 132 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Quale lettera? Ha per caso messo per iscritto che il cavallo non avrebbe
vinto la corsa?
- Sfortunatamente sì.
- Come gli è venuto in mente di fare una simile sciocchezza? Qualcuno,
forse un amico, doveva averlo tradito. Chissà, pensò Molly, forse era stato
Hipplewayne. Era piuttosto strano che Garry gli avesse scritto, dato che tra
lui e quell'uomo non c'era una grande amicizia.
- A chi era indirizzata la lettera? - domandò. John Dory la guardò,
allibito.
- Perché, non lo sa?
La ragazza scosse la testa, passando mentalmente in rassegna gli amici
di Garry.
- A lady Panniford - disse John. Molly trasalì.
- A Wenda? - mormorò con un filo di voce. - E lei l'ha mostrata ai
commissari?
Dory assentì.
- Allora evidentemente oggi è andata a Doncaster per testimoniare
contro Garry. - Molly s'interruppe. - Con che coraggio ha fatto una cosa
del genere? - Le tremava la voce come se stesse per piangere.
- Non le ha parlato?
La ragazza fece cenno di no.
- Quando è tornata, è salita subito in camera sua per riposarsi e non è più
scesa. Mi ha detto di essere andata in campagna, ma non ha precisato dove.
Dory le offrì un bicchiere di porto e Molly rifiutò.
- Chi l'ha informata dell'accaduto?
- Ho letto un trafiletto su un giornale della sera. Diceva che era stata
aperta un'inchiesta sul vincitore dell'Ascot Stakes. Non appena mi è stato
possibile ho telefonato a Hillcott, che mi ha detto come stavano le cose. È
proprio sicuro che sia stata Wenda a denunciare Garry?
John ne era assolutamente certo. Aggiunse che non aveva potuto
presentarsi all'udienza e perciò si era inventato un'appendicite.
- D'altronde non avrei potuto fare granché per aiutarlo. Anzi,
presentandomi forse non avrei fatto altro che peggiorare la situazione.
- Mi sembra impossibile che a Garry sia capitata una cosa simile. Non
posso crederci! - esclamò la ragazza. - Quale torto le aveva fatto perché
Wenda si accanisse tanto contro di lui?
- Quale torto gli aveva fatto Wenda, semmai - la corresse Dory.

Edgard Wallace 133 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Che intende dire?
- So per esperienza che non esiste modo migliore per farsi odiare da
qualcuno che prestandogli dei soldi o facendogli un favore. La gente non
sopporta di sentirsi in obbligo.
Molly sapeva che Garry aveva fatto molti favori a Wenda, ma in quel
momento era così agitata da non riuscire a connettere.
Udì il rumore di un motore e trasalì. Poco dopo sentì la voce di Garry e
gli corse incontro. Era pallida e aveva gli occhi lucidi. D'istinto Garry la
strinse tra le braccia e le batté una mano sulla spalla.
Hillcott, fermo in anticamera, assisteva alla scena con aria divertita.
- Vai a prendermi qualcosa da bere - gli disse Garry, riportando Molly in
salotto.
Si sedettero sul divano.
- Oh, Garry, spero che tu non abbia in mente di fare qualche
stupidaggine? - domandò Molly, sinceramente preoccupata.
- Hai paura che mi spari o qualcosa del genere? Sta' tranquilla, non c'è
pericolo. - Si rivolse a John Dory. - Come va l'appendicite? Be', se non
altro c'era un risvolto divertente in questa catastrofe.
- Come hanno potuto condannarti, Garry? - mormorò Molly.
Guardandola, il giovane si sentì scaldare il cuore e come per incanto
dimenticò i dispiaceri.
- No, cara, i commissari hanno fatto il loro dovere - replicò. - Purtroppo
hanno dovuto tener conto della lettera. Non potevano farne a meno.
- Se penso alla cattiveria di Wenda... Che cosa le avevi fatto di male,
Garry?
- Preferirei non parlarne, se non ti dispiace.
Si guardò intorno ed ebbe la strana impressione di trovarsi in un
ambiente estraneo, in una casa che non era la sua.
- Uno di voi due è per caso interessato all'acquisto di una graziosa
villetta, con o senza Hillcott? - domandò.
- Oh, Garry, non avrai deciso di vendere Daneham?
- La casa si trova in una piacevole posizione in mezzo alla pineta,
circondata da quattro acri di terreno coltivabile, eccetera eccetera -
declamò, scimmiottando la mimica di un agente immobiliare.
Molly l'avrebbe acquistata volentieri. Stava per dirlo, ma Garry le lesse
nel pensiero.
- No - disse. - A te non servirebbe una casa come questa. Comunque

Edgard Wallace 134 1930 - Intrigo All'Ippodromo


dovrò trovare una soluzione.
- Che cosa pensi di fare? - chiese Dory, accendendosi un sigaro.
- C'è un'unica cosa che desidero veramente - rispose Garry. - Vorrei
poter essere vicino alla pista e sentire ancora il rumore degli zoccoli dei
cavalli. Invece mi accontenterò di comperare una villetta da qualche altra
parte, forse in Italia. Non sarebbe male.
Sentì suonare il campanello e si girò di scatto.
- Chi può essere a quest'ora?
- Dev'essere Henry Lascarne - rispose, ricordandosi della sua esistenza
soltanto in quel momento. - Mi ha accompagnato.
- Caspita, non avresti dovuto lasciarlo fuori - disse Garry, uscendo
precipitosamente dalla stanza.
Era l'occasione che Molly aspettava con ansia.
- Signor Dory, le spiacerebbe lasciarmi parlare con lui a quattr'occhi? -
domandò. - Solo per qualche minuto.
Dory comprese e decise di trovare un pretesto per andarsene.
- Mi spieghi perché non sei entrato? - domandò Garry a Lascarne,
prendendolo per un braccio e portandolo in casa.
Henry si schiarì la voce.
- Mi rincresce molto per quello che ti è accaduto. Wenda è sconvolta.
Non è vero, Molly?
- E lo chiedi a me? - sbottò la ragazza, arrossendo di collera. Garry non
l'aveva mai vista così arrabbiata.
- Non capisco cosa intenda dire - balbettò Henry. - Non certo qualcosa di
piacevole, a giudicare dal tono.
John Dory colse l'occasione per intervenire. Si alzò e si avvicinò a
Lascarne.
- Sa giocare a picchetto? Henry lo guardò a bocca aperta.
- Non so giocare a carte - rispose.
- Le andrebbe di vedere la collezione di francobolli di Garry? Henry
rifletté, decise che non gli interessava e rispose in questo senso.
- Le piacciono i pesci rossi? - insistette Dory, che non voleva darsi per
vinto. A un tratto afferrò Lascarne per un braccio. - Venga con me - disse.
- Le mostrerò la mia appendice.
La porta della sala da pranzo si chiuse alle loro spalle. Garry scoppiò in
una risata e tornò da Molly.
- Smettila di preoccuparti per quello che è successo. Lo so che non puoi

Edgard Wallace 135 1930 - Intrigo All'Ippodromo


evitarlo, ma cerca di non pensarci. Riuscirò a sistemare le cose, vedrai.
Molly era in piedi davanti a lui, ma non lo guardava. Teneva la testa
bassa.
- Devo dirti una cosa, Garry - mormorò. - Non voglio che tu vada in
Italia, né da qualche altra parte, in mezzo a gente sconosciuta, senza
nessuno che possa badare a te. Dovresti andarci con qualcuno, magari non
con una persona che ami particolarmente, ma che sia simpatica e ti tenga
compagnia senza annoiarti. Sai...
Garry le prese il mento tra le dita, obbligandola ad alzare la testa.
- Non è necessario che tu sia innamorato di quella persona - continuò la
ragazza. - E non devi aver timore di rovinarle la vita, portandola via con te.
Casomai gliela rovineresti lasciandola qui da sola a preoccuparsi. Capisci
cosa intendo?
Garry aveva compreso perfettamente e Molly glielo lesse negli occhi.
- Lo sapevo che avresti capito - riprese. - Mi dispiace darti una
preoccupazione in più, ma non potevo più aspettare. È la prima volta che
una donna ti fa una proposta di questo genere o ti era già capitato?
Garry la guardò e stavolta i suoi occhi esprimevano amore. La baciò
senza parlare; poi l'accompagnò alla porta e rimase a guardarla finché non
scomparve nella notte.
Ecco finalmente qualcosa, o meglio qualcuno, per cui valeva la pena di
lottare.
Molly avrebbe dato la carica anche al più smidollato degli uomini.
Quando John tornò in salotto, intuì subito che qualcosa era cambiato.
- Che cosa c'è, Garry?
- Niente. Ho semplicemente trovato qualcosa per cui vale la pena di
vivere. - E prima che l'amico gli rivolgesse la domanda a cui non intendeva
rispondere, prese un bicchiere e si versò da bere. - È stata una giornata
molto intensa - dichiarò, sforzandosi di assumere un tono disinvolto.
- C'è una cosa che volevo sapere - disse Dory. - Ti è stata utile la mia
testimonianza?
- Come un'unghia incarnita. A momenti bastava quella a incastrarmi,
senza bisogno della lettera di Wenda. Perché diavolo hai piazzato le
scommesse con gente che non registra le giocate?
- Te l'ho già spiegato migliaia di volte, Garry. - Fece una pausa. - Come
va il conto in banca?
- Quel poco che c'è va bene - rispose l'amico.

Edgard Wallace 136 1930 - Intrigo All'Ippodromo


John non sapeva ancora dell'eredità. Con tutto quel trambusto, Garry si
era scordato di parlargliene.
- Non dovresti essere messo tanto male, dopo le vincite e la vendita dei
cavalli.
Garry annuì.
- Mi fa molto piacere - riprese John. - A proposito, hai intaccato il
gruzzolo che avevi messo da parte?
Garry scosse la testa.
- No, non l'ho toccato.
- A chi l'avevi dato in custodia?
- Senti, John, vorrei che la smettessi di farmi domande.
- Scusami.
Seguì un lungo silenzio.
- Non dimenticare che ti devo ancora cinquemilacinquecento sterline.
Ho puntato per te undicimila a mille due volte su Leger. Te l'avevo detto?
Garry scosse la testa.
- Credi che non abbia capito? Ti sei inventato questa storia perché pensi
che abbia dei problemi. Be', allora sappi che non è così e che non intendo
accettare i tuoi soldi.
- Ti avevo detto che se il cavallo fosse stato in forma il giorno della
corsa, avrei giocato per te - insistette John. - Non ti ricordi?
- Non mi hai parlato di nessun cavallo - ribadì Garry - e non ho
intenzione di accettare il tuo regalo. Comunque ti ringrazio del pensiero.
- Un regalo? - ripeté Dory con una risata. - Non essere sciocco. Si è mai
visto un allibratore fare un regalo del genere?
Garry non sentiva ragioni e alla fine John dovette arrendersi.
- Ma perché doveva capitare proprio a te una cosa simile?
- Senti, non parliamone più.
- Se posso fare qualcosa per aiutarti...?
- Non puoi fare niente, purtroppo. Mi hanno sbattuto fuori e questo è
quanto. Mi sembra un incubo. Il mio nome sarà menzionato nel Calendar.
Scriveranno che i commissari sportivi del Jockey Club hanno aperto
un'inchiesta sulla corsa di Rangemore ad Ascot e, ascoltati i testimoni,
hanno deliberato di bandire il capitano Garry Anson da Newmarket Heath
e da tutti gli ippodromi...
- Basta, Garry, falla finita! È stata colpa mia. Sono stato io a insistere
perché puntassi sul cavallo.

Edgard Wallace 137 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Colpa tua? Stai scherzando? No, è stata colpa della lettera. I
commissari, da veri gentiluomini inglesi, non potevano mettere in dubbio
le parole di una signora. Certo, se fosse stato un tribunale vero presieduto
da un magistrato, le cose sarebbero andate diversamente.
- Posso farti una domanda? Forse Wenda ha agito in questo modo per
vendetta, perché l'avevi piantata?
Garry scosse la testa.
- Se così fosse, sarebbe comprensibile. Ma non potevo piantarla perché
tra noi due non c'è mai stato niente. Soltanto un buon rapporto d'amicizia.
No, John, Wenda si è comportata male per una ragione che tu stesso avevi
intuito: perché mi ha giocato un brutto tiro, odia se stessa per averlo fatto e
questo ha determinato un ulteriore motivo di risentimento.
Dory lo guardava fisso e intanto rifletteva. A un tratto ebbe
un'intuizione. - I soldi! - esclamò. - Li avevi dati a lei e non te li ha più
restituiti.
- No - protestò Garry con foga eccessiva.
- Già, dev'essere proprio così - insistette Dory. - Doveva tenerli in
custodia e, quando le hai chiesto di ridarteli, ti ha risposto picche.
- Li ha perduti - mentì Garry. - Senti, non parliamone più. Mi dà fastidio.
- Perduti! - esclamò Dory. - Non ha mai perso niente in vita sua. Quando
perde non paga. Finora mi deve seicento sterline.
- Dici davvero?
- Seicento come minimo. Non ricordo esattamente. Garry lo guardò con
gli occhi sbarrati.
- Il suo vero nome è Insolvente - disse John. - Non c'è pericolo che tiri
fuori i soldi. Quella donna è una strega.
Si avvicinò al tavolo, prese la bottiglia del whisky, scoprì che era vuota
e continuò a fissarla, soprappensiero.
- Certo che ha un bel fegato. Come si fa a dire a una persona: "Ho il tuo
denaro, ma non intendo restituirtelo"? Tu ne avresti il coraggio?
- No, ma conosco diversi scommettitori che lo fanno. Posso avere
qualcosa da bere?
- Certo. Suona il campanello. E pensare che ha finto per tutti questi anni!
- Si batté le mani sulle ginocchia e scattò in piedi. - Come devo
comportarmi?
- Cos'hai fatto finora?
- Ho minacciato di denunciarla, ma naturalmente non l'avrei fatto. Forse

Edgard Wallace 138 1930 - Intrigo All'Ippodromo


si è spaventata ed è per questo che ha mandato la lettera ai commissari.
Non può esserci altra spiegazione.
John era pensieroso.
- Non c'è mai stato... Come dire? Non c'è mai stato niente tra voi due?
Garry rise.
- Complimenti per l'originalità della frase! No. Per quanti difetti possa
avere, è una donna virtuosa. Non ho mai creduto alla storia di Willie a
proposito di quell'albergo di Liverpool. - S'interruppe. - Se avessi preso il
numero di serie di quella banconota!
- Non credi che possa averla portata in banca? - chiese John. Garry ci
pensò sopra.
- Non è da escludere. Potrebbe aver cancellato il messaggio. A un tratto
a Dory venne un sospetto.
- E se l'avesse presa Hillcott?
- No, impossibile - rispose Garry. - Mi fido del mio ladro personale.
Comunque gliel'ho vista in mano. A Wenda, intendo.
La questione di quelle cento sterline lo faceva riflettere. Avida com'era
quella donna, Garry era sicuro che non avesse bruciato la banconota e
inoltre tendeva a escludere che l'avesse messa in circolazione.
- Forse sono stato stupido a non insistere perché Hillcott fosse chiamato
a testimoniare - disse, sedendosi davanti allo scrittoio.
- Finalmente l'ha capito!
La voce era quella del maggiordomo. Come sempre era entrato senza
bussare e senza rivelare la sua presenza. Preferiva, se possibile, ottenere le
informazioni direttamente dalla fonte e a tal fine non esitava a procurarsele
con qualsiasi mezzo.
Garry lo guardò a lungo senza aprire bocca. Riteneva assai improbabile
che i commissari sportivi avrebbero prestato fede alle parole di Hillcott, se
avesse dichiarato di aver consegnato personalmente la banconota a Wenda;
tanto più che lei si era premurata di spiattellare i suoi precedenti con la
giustizia. Ma forse c'era ancora una speranza...
- Hillcott, ti ricordi di quella volta in cui ho scritto un messaggio sul
retro di una banconota da cento? Era il primo giorno di Ascot.
Il maggiordomo annuì. Ricordava perfettamente l'episodio. Non l'aveva
raccontato alla cameriera di Garry, con cui non andava d'accordo, ma ai
domestici di Welbury Hall.
- Sì - rispose. - Le ho prestato la mia matita.

Edgard Wallace 139 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Già, hai ragione.
Dopo essersi frugato in tasca, Hillcott mostrò un mozzicone di matita
non più lungo di cinque centimetri.
- Eccola, è questa - disse. - La possiedo da parecchio tempo. Saranno
quattro anni che la uso per le mie camicie.
- Come hai detto, scusa? - domandò Garry.
- Per il colletto! - esclamò Hillcott. - Lo sa cosa succede quando si porta
una camicia in lavanderia? Ne consegni una nuova e ne ritiri una conciata
da buttar via.
Garry allungò una mano e prese la matita.
- Perciò le marchi con questo lapis? Fammelo vedere.
- Non costano molto - spiegò Hillcott, servizievole. - Al massimo tre
pence. Questo l'ho sgraffignato al lattaio.
Garry ne inumidì la punta, se la passò su un dito ed ebbe un sussulto.
- Guarda un po'. Che te ne pare?
Dory si avvicinò, esaminò il segno blu lasciato dal lapis, ma non capì.
- È una matita copiativa - disse Garry. - Vedi?
- È vero, è indelebile - confermò Hillcott. - È per questo che è durata
tanto.
A quel punto Dory si rese conto dell'importanza della scoperta.
- Santo cielo! - esclamò. - Quindi il messaggio sul retro della banconota
non può essere cancellato.
Era appunto ciò che Garry aveva in mente. Era dai tempi della scuola
che non vedeva una matita copiativa, ma ricordava fin troppo bene di aver
rovinato un libro della biblioteca, usando proprio uno di quei lapis.
- Se non è riuscita a cancellare il messaggio - disse - escluderei che
abbia portato la banconota in banca.
La frase ebbe uno strano effetto su Hillcott, che iniziò a fare gesti
inconsulti e a boccheggiare, come se avesse perso l'uso della parola.
- Che ti succede? - domandò Garry, sbigottito.
- Non l'ha portata di sicuro in banca - rispose il maggiordomo,
ritrovando finalmente la voce. - Scommetto che l'ha messa in cassaforte.
- Quale cassaforte?
Garry conosceva perfettamente Welbury House. Non aveva mai visto
una cassaforte in quella casa. D'altronde Willie e la moglie non
possedevano oggetti così preziosi da doverli nascondere.
- Ha una cassaforte nella sua stanza - rispose Hillcott con la voce

Edgard Wallace 140 1930 - Intrigo All'Ippodromo


tremula per l'emozione.
- Come fai a saperlo? - gli domandò Garry in tono severo. Hillcott parve
imbarazzato.
- L'ho vista - confessò dopo una breve esitazione. Garry, sconcertato, si
passò una mano tra i capelli.
- L'hai vista? Vuoi dire che sei stato nella stanza di lady Panniford?
Il maggiordomo inclinò la testa da un lato. Decise che non era il
momento di scherzare.
- La cameriera mi ha mostrato la casa mentre lady Panniford era fuori -
spiegò.
- Voglio ben sperare - commentò Garry. - E allora?
- L'ho vista - rispose Hillcott. - Non che fosse una novità. Di casseforti
ne ho viste centinaia nel corso della vita, anzi migliaia. Pim, pum, pam!
Garry e Dory si scambiarono un'occhiata.
- Che cosa stai blaterando? - domandò Garry. - Sei forse ubriaco?
- Almeno fosse vero - replicò il maggiordomo. - No, mi riferivo alla
cassaforte, una Weiler. Sono le più diffuse nelle case di campagna. Il
metallo è impermeabilizzato e ignifugo. Ai ladri non occorre scassinarle:
per aprirle basta soffiarci sopra.
Detto questo, ritenendo opportuno dare una dimostrazione pratica, alitò
in faccia a John, che non ne parve affatto entusiasta.
- Dunque sono facili da aprire, vero? - s'informò Garry.
- Facili? Diciamo pure puerili. Sono casseforti a combinazione. Aprirle è
un gioco da ragazzi.
Improvvisamente a Garry venne un'ispirazione.
- Capisco cosa intendi - disse. - La combinazione è a tre cifre, vero?
Hillcott annuì.
- Basta provare trenta combinazioni e la cassaforte si apre per forza.
Ogni volta che s'imbrocca una cifra, ci si accorge perché si sente un clic.
Un tale che conoscevo utilizzava uno stereoscopio, uno di quegli aggeggi
che usano i medici...
- Uno stetoscopio - lo corresse Dory.
- Sì, qualcosa del genere. Basta appoggiarlo alla cassaforte per sentire
quando si trova la prima cifra. Personalmente ce la faccio anche senza.
- Ti è mai capitato di aprirne una nel corso della tua precedente
professione? - s'informò John.
Hillcott sorrise con aria di superiorità.

Edgard Wallace 141 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- È come chiedermi se mi sia mai capitato di aprire una credenza -
rispose. - Certo, ne ho aperte a decine, ma purtroppo non c'era dentro
granché.
Seguì una pausa. Garry guardava Dory, soprappensiero.
- Va bene, Hillcott. Portaci dell'altro whisky.
Il maggiordomo parve deluso. La conversazione aveva preso una piega
interessante e perciò gli spiaceva interromperla. Prese la bottiglia vuota e
uscì, senza chiudere la porta per non precludersi la possibilità di origliare.
Garry attraversò la stanza, avvicinò il battente e tornò accanto a John.
I due amici non ebbero bisogno di parlare. Ciascuno dei due sapeva ciò
che pensava l'altro.
- Che ne dici? - domandò Garry. Dory contrasse le labbra in una
smorfia.
- È un'idea da disperati - sentenziò.
- Adatta a una situazione disperata - replicò Garry.
- Stanotte Wenda dormirà a casa sua? Garry annuì.
- C'è anche Willie?
- Non credo. Se non sbaglio qualcuno mi ha detto che è andato o deve
andare a Londra. Lascarne è l'unico uomo presente in casa. Non credo che
ci si debba preoccupare di lui, con la forza erculea che si ritrova.
- Pensi di mandare Hillcott a fare il... lavoretto? Perdona l'espressione.
- Santo cielo, no! - esclamò Garry. - Non sarebbe giusto.
- Quella donna lo meriterebbe - replicò John.
Ma Garry non si preoccupava affatto di urtare la suscettibilità di Wenda.
Era Hillcott che gli stava a cuore. Con due condanne alle spalle, stavolta
gli avrebbero dato di sicuro l'ergastolo.
- Comunque non credo che accetterebbe di farlo - continuò Dory. Garry
scoppiò a ridere. - Ne sarebbe felice, te l'assicuro. È probabile che abbia
già studiato l'ambiente. Per lui è quasi una seconda natura. John Dory
trasse un sospiro.
- Temo di non valere molto, come ladro...
- Be', sei un allibratore e quindi non c'è molta differenza - scherzò
Garry- Però sono bravissimo a tenere le scale...
Dory si sforzava di buttarla sul ridere, ma non gli riusciva molto bene.
Su richiesta di Garry, suonò il campanello per Hillcott, che ricomparve con
una bottiglia piena.
Il maggiordomo si muoveva con calma, sicuro che Garry gli avrebbe

Edgard Wallace 142 1930 - Intrigo All'Ippodromo


chiesto ulteriori informazioni. Non si sbagliava.
- Hillcott, qual è la stanza di lady Panniford?
- Come, non lo sa? - domandò il maggiordomo in tono incredulo. - Sulla
sinistra, sopra il giardino. Ha due finestre a doppi battenti e un piccolo
spogliatoio davanti. Alla parete della serra è appoggiata una scala a pioli.
Meglio di così!
- Che ti avevo detto? - domandò Garry a John. - È già andato in
ricognizione e conosce la casa da cima a fondo.
- È soltanto una questione di abitudine - si giustificò il maggiordomo. -
Non ho mai pensato di fare qualcosa di male, capitano, mi creda.
- Questo ti fa onore, Hillcott. Dove si trova la cassaforte?
- Sul muro, tra il letto e la finestra. - Fece una pausa, guardando Garry
negli occhi. - Mi basterebbero cinque minuti per far saltare la
combinazione. Ormai le conoscevo a memoria. - Fece una pausa. - Volete
che faccia il colpo?
- No, Hillcott, ti ringrazio - rispose Garry, scuotendo la testa. - Mi
arrangerò da solo.
Si sedette allo scrittoio, prese un foglio di carta e aprì la penna
stilografica.
- Venite a vedere - disse. - Anche tu, John. È una cosa che può
interessarti, soprattutto se dovrai cercare un altro lavoro.
Disegnò in modo approssimativo la pianta della casa.
- Questa è la parte anteriore della casa - disse. Hillcott, chino su di lui,
gli diede le indicazioni necessarie.
- Qui c'è un'altra camera da letto. Qui il pianerottolo, e da quella parte
uno spogliatoio o un bagno. Qui c'è la finestra, e qui l'altra. Qui c'è il letto.
Bello, anche se personalmente non vado matto per i cupidi e le altre
cianfrusaglie.
Garry disegnò il letto.
- E qui c'è la cassaforte - continuò il maggiordomo. - La contrassegni
con una F: sta per facile. Arriva più o meno a quest'altezza. - Si portò una
mano al collo. - È nascosta dietro un quadro.
- Sai per caso cosa rappresenta?
- Nudi femminili. Lo sportello ruota su una cerniera. Si apre così. - A
questo punto diede una dimostrazione pratica, mimando il gesto.
- E se avesse una pistola? - domandò John.
- Non credo proprio - rispose Hillcott. - Se l'avesse, rischierebbe solo di

Edgard Wallace 143 1930 - Intrigo All'Ippodromo


spararsi. Le donne non ci sanno fare con le armi, lo sanno tutti. -
S'interruppe. - Senta, capitano, per me questo lavoretto sarebbe un gioco
da ragazzi.
Garry scosse la testa.
- No. Puoi scordartelo.
- Non è lavoro per un dilettante - insistette il maggiordomo.
- Non sono affatto un dilettante - protestò Garry. - Ormai sono diventato
un delinquente. Adesso dimmi dove sta la scala.
Hillcott gli spiegò che si trovava dalla parte della siepe e gli fece notare
che non l'aveva disegnata.
- E ora dimentica tutta la faccenda - disse Garry.
- Certo - rispose Hillcott, compiacente.
- Non voglio assolutamente che te ne occupi. Il maggiordomo sorrise.
- Non si preoccupi per me: sono un maestro nell'arte di raggirare i
giudici.
- Lo so bene - replicò Garry. - È proprio questo che mi fa paura. Se
qualcuno finirà in prigione, sarò io, o Dory, o entrambi.
- Bella notizia! - esclamò John.
- Non ci andrete affatto - dissentì Hillcott. - Se proprio capitasse, fatevi
mandare a Parkhurst: lì si mangia meglio.
Dory si accese un altro sigaro con mano tremante.
- E Brixton com'è? Preferirei restare in città.
Hillcott, che non aveva un grande senso dell'umorismo, interpretò la
domanda alla lettera. Stava spiegando come si mangiava in quel
penitenziario, quando a un tratto ebbe un colpo di genio.
- Ho capito cosa volete prendere dalla cassaforte: la banconota da cento
sterline. - Garry confermò. - Vado a vedere quando spengono le luci e poi
vi avverto.
- Allora, Hillcott, tu devi restare qui con la cameriera, in modo da avere
un alibi. Chiedile di farti compagnia.
- Preferisco sei mesi di galera! - esclamò il maggiordomo.
- Fai come ti dico - ribadì Garry. - Rassegnati a restare fuori da questa
storia.
- Come dobbiamo vestirci? - domandò John.
La novità della situazione rendeva un po' più allettante il progetto.
Hillcott spiegò che occorrevano guanti e scarpe di gomma.
I guanti erano essenziali per evitare di lasciare impronte e dovevano

Edgard Wallace 144 1930 - Intrigo All'Ippodromo


essere molto leggeri per consentire i movimenti. Servivano anche una
torcia elettrica e un paio di calze pesanti.
- Per indossarle? - domandò John, incuriosito.
- No, per metterle in cima alla scala, in modo che non faccia rumore
quando l'appoggiate al muro. Ma mi raccomando di riportarle indietro: ci
sono le iniziali.
- Occorrerà anche un piede di porco? - s'informò Dory. Hillcott rise di
gusto.
- Un piede di porco! - esclamò. - Non serve neanche un tagliacarte.
Bisogna che vi accompagni, altrimenti non so come ve la caverete con
quella combinazione.
- Guarda come mi tremano le mani - disse Garry a John, dopo che
Hillcott fu uscito dalla stanza.
- Cominciamo bene! - esclamò Dory.
- Mi passerà subito, vedrai. Non è per la paura di rubare, ma per
l'emozione che mi prende al pensiero che domani potrei presentarmi da
Garth e Innsbrook per dimostrare la mia innocenza.
- Domani? Quando esce il Calendari - Domani pomeriggio.
- Pubblicheranno il tuo nome e la notizia che sei stato bandito dagli
ippodromi.
- Non ci sarà - protestò Garry con enfasi. - Farò in modo che non ci sia,
a costo di uccidere qualcuno.
Quando Hillcott tornò in salotto, aveva in mano un portacarte rosso. Per
un attimo Garry pensò che contenesse qualche attrezzo utile per la loro
impresa.
- Stavo per dimenticarmene - disse il maggiordomo.
- Che cos'è? - domandò Garry, curioso.
Hillcott strofinò il portacarte contro il polsino della camicia per togliere
la polvere che vi si era accumulata. Era un'altra deprecabile abitudine del
maggiordomo. Date le circostanze, Garry preferì lasciar correre.
- Si ricorda di Lascarne...
- Il signor Lascarne, certo - lo corresse. - Non ho bisogno di sforzare la
memoria per ricordarmelo, visto che era qui poco fa.
- Si ricorda che Las... che il signor Lascarne ha perso questo, la
settimana delle corse ad Ascot?
Garry aggrottò le sopracciglia.
- Sì, me ne ricordo. L'avevi cercato e non eri riuscito a trovarlo. Glielo

Edgard Wallace 145 1930 - Intrigo All'Ippodromo


restituirò domani. Dov'era?
- Nella credenza del sottoscala.
Mentre Hillcott glielo porgeva, dal portacarte scivolò fuori un foglio.
- Che cos'è? - domandò Garry.
- Il conto di un albergo. Garry lo guardò storto.
- Immagino che qua dentro non ci sia nulla che tu non abbia letto - disse
in tono d'accusa.
- È logico - rispose il maggiordomo. - Altrimenti come farei a sapere che
appartiene a Lascarne?
Garry aprì il foglio e per un attimo lo guardò senza capire. Era il conto
di un albergo di Liverpool, intestato al signor e alla signora Sundridge.
Dopo qualche istante, ricordò la scenata a cui aveva assistito in quella
stessa stanza il primo giorno di Ascot, quando Willie aveva accusato la
moglie d'infedeltà. Il conto era uscito dal portacarte di Lascarne.
- Per la miseria! - esclamò. - Chi l'avrebbe mai detto?
Così grande era il suo stupore, da fargli dimenticare il progettato furto.

Edgard Wallace 146 1930 - Intrigo All'Ippodromo


19.

Il destino gli aveva donato un'arma formidabile, di cui non avrebbe


esitato a servirsi se gliene fosse capitata l'occasione.
Sotto lo scrutinio di Hillcott, Garry si preparò per l'azione che doveva
intraprendere quella sera. Il maggiordomo si era rifiutato categoricamente
di restare a casa. Probabilmente all'atto pratico il suo aiuto si sarebbe
rivelato determinante.
La cosa più ardua fu infilare i sottilissimi guanti di cotone forniti dalla
cuoca. Ce n'erano due paia, uno bianco e uno grigio, ed erano stati
acquistati a Ostenda.
- Strano, vero? Avrei pensato che quella poveretta non avesse mai messo
piede fuori dall'Inghilterra, e invece ha fatto un viaggio di due giorni...
- Risparmiami i particolari sulle follie della cuoca - tagliò corto Garry.
I guanti gli erano un po' larghi, ma potevano andare. Hillcott aveva
trovato due torce elettriche e alcune paia di galosce di gomma. Garry
lasciò accesa un'unica luce nello studio. Dopodiché uscirono in giardino.
La cosa più ovvia sarebbe stata attraversare il giardino, ma Hillcott
suggerì di passare dalla strada.
- Non c'è nessuno in giro a quest'ora della notte. Il poliziotto del paese se
ne va a casa alle nove. Sua moglie aspetta un bambino. La guardia
notturna è passata un quarto d'ora fa. Ho visto i fanali della sua bicicletta.
S'incamminarono in fila indiana. Sulla destra, tra le due case, c'era una
stradina. Passandovi davanti, Garry l'illuminò con la torcia, più che altro
per controllare se funzionava.
- La smetta di accenderla - lo rimproverò Hillcott. - C'è niente da quella
parte?
Garry aveva visto un'auto nella stradina e si era fermato.
- Guarda un po' che meraviglia! - esclamò. - Vieni a dare un'occhiata,
John.
L'auto, fabbricata in Italia, era nuova, con la vernice così lucida da far
supporre che fosse uscita dalla fabbrica soltanto due o tre giorni prima.
Puntata la luce sul contachilometri, Garry scoprì che ne aveva percorsi
poco più di mille.
- Chi è quel pazzo che ha lasciato questo gioiello nuovo di zecca in una
viuzza laterale, con i fari spenti? Sai dirmi chi possiede un'Isotta da queste

Edgard Wallace 147 1930 - Intrigo All'Ippodromo


parti, Hillcott?
Il maggiordomo non l'aveva mai vista prima e ignorava a chi potesse
appartenere. Garry era perplesso. Girò intorno all'auto e vide tre grosse
valigie legate al portabagagli. Sul sedile anteriore c'era un cappotto.
- È strano - mormorò, tornando sulla strada principale.
Mentre cercava di risolvere il mistero, vide una persona avvicinarsi
all'auto. La riconobbe dal suo modo di muoversi e di camminare.
- Voi due tornate indietro e passate dalla porta del giardino - disse. - Io
proseguo da questa parte. Credo che mi abbia visto.
- Chi è? - domandò John.
Garry gli fece segno di allontanarsi e riprese a camminare, dopo aver
acceso una sigaretta. Lascarne si era fermato ad aspettarlo in mezzo alla
strada. Indossava un cappotto con il bavero alzato perché l'aria era fredda.
- Salve. Sei uscito a fare due passi? - domandò. - Io devo arrivare fino ad
Ascot a piedi.
- Credevo che trascorressi la notte qui.
- Non posso fermarmi a dormire. Willie è fuori, in città. Sto andando ad
Ascot per recuperare la mia macchina. Volevo dirti che mi dispiace molto
per quello che ti è successo.
- Se non sbaglio me l'hai già detto, Henry.
Per il momento Garry si era dimenticato della sua disgrazia e avrebbe
preferito che non gliela ricordassero.
- Wenda è sconvolta. Se n'è andata a letto.
- Willie è in città, hai detto? - domandò Garry per cambiare discorso e
non perché gli importasse qualcosa degli spostamenti di Willie.
- Sì. Torna domani. Come mai sei uscito così tardi? Era strano che
Henry s'interessasse alle faccende altrui.
- Una passeggiata dopo cena aiuta a mantenersi in forma - rispose Garry.
Stava per rimettersi in cammino, ma Lascarne lo trattenne.
- Volevo dirti... - S'interruppe, visibilmente a disagio. - Spero che non
mi giudicherai un ficcanaso, ma se le cose non ti vanno molto bene, se hai
dei problemi finanziari... Insomma, chiamami pure se hai bisogno... Di
denaro, intendo.
Era così imbarazzato e così spontaneo che Garry provò un'ondata di
simpatia nei suoi confronti. Henry Lascarne era l'ultima persona al mondo
da cui si sarebbe aspettato un aiuto. Per quanto sembrasse strano, doveva
ricredersi sul suo conto.

Edgard Wallace 148 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Sei molto gentile, Henry. Comunque non ne ho bisogno, non ti
preoccupare.
- Anche se non sono tuo amico... Voglio dire, se non siamo proprio...
- Capisco cosa intendi - l'interruppe Garry, battendogli una mano sulla
spalla. - Mi fa molto piacere che la pensi così e te ne sono grato, ma non
ho bisogno di aiuto, davvero. Praticamente nuoto nell'oro.
- Be', veramente pensavo di chiederti gli interessi - puntualizzò Henry. -
Sai com'è, gli affari sono affari.
Garry scoppiò a ridere.
- Basta così, Henry. Avresti potuto lasciarmi andar via con l'illusione
che tu fossi una persona generosa e invece insisti nel dimostrarmi chi sei
veramente, cioè un usuraio.
Con Henry Lascarne, le sorprese non erano mai finite.
Stava per arrivare a Welbury House, quando udì il motore di un'auto e si
chiese se fosse l'Isotta di poco prima; ma il rumore gli sembrava familiare.
Infatti, mentre gli passava accanto, riconobbe la macchina di Willie e poco
dopo vide i fanali di coda sparire nel viale di Welbury House. La faccenda
cominciava a complicarsi.
Garry proseguì con circospezione. Oltre l'angolo della strada l'aspettava
un'altra sorpresa: l'auto di Willie era ferma nel prato, sotto un grande
castagno. Il radiatore era caldo. Chissà per quale motivo Willie l'aveva
lasciata lì?
Garry riprese a camminare guardandosi intorno, ma non lo vide in giro.
La casa era immersa nell'oscurità. Ora, grazie a Hillcott, sapeva qual era la
stanza di Wenda. La sua finestra era buia, così come quelle del piano
inferiore.
Willie disponeva di una sua stanza personale sull'altro lato della casa,
con un'entrata indipendente. Garry si avvicinò con passo furtivo, ma
neppure lì trovò traccia del passaggio del padrone di casa. Più avanti
s'imbatté in Dory e Hillcott. I tre si fermarono per preparare un piano
d'azione.
- Si direbbe che Panniford abbia fatto una scappata qui per prendere
qualcosa e abbia intenzione di ripartire subito. Ha lasciato la macchina
vicino al cancello.
- Stanotte hanno tutti un gran daffare a lasciare in giro le loro auto -
disse Dory in tono contrariato. Quell'avventura cominciava a dargli sui
nervi.

Edgard Wallace 149 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Dobbiamo rischiare ugualmente - replicò Garry. - Dov'è la scala?
La trovarono dopo una breve ricerca. Era fissata al muro con una catena,
ma Hillcott non ebbe difficoltà a liberarla con l'ausilio di un utensile
ingegnoso che aveva portato con sé. Unendo gli sforzi, i tre uomini la
calarono a terra. Attraversare il giardino schivando i rami degli alberi e gli
angoli della casa non fu impresa da poco. Hillcott dava l'impressione di
avere gli occhi di un gatto. Tenendo una mano sull'estremità della scala
che i due amici reggevano, li guidò senza incidenti dall'altra parte del
giardino.
Dalla casa non proveniva alcun rumore. Hillcott foderò con le calze i
terminali della scala, poi la sollevò e l'appoggiò contro il muro. Una delle
finestre era socchiusa.
- Forza, vada pure - disse a Garry.
Mentre iniziava la salita, il cuore gli batteva all'impazzata, gli tremavano
le mani, aveva la gola secca e le gambe molli. Ogni piolo che saliva gli
costava uno sforzo tremendo.
A metà della scala Garry si fermò a prendere fiato, nella speranza di
riuscire anche a calmarsi. Poi riprese a salire e finalmente, arrivato in cima,
aprì la finestra. Con la testa che gli girava, infilò dentro una gamba e si
calò a terra senza far rumore.
Nella camera di Wenda aleggiava un profumo molto gradevole. Pur non
essendo troppo intenso, Garry aveva l'impressione che gli facesse mancare
il fiato. Rimase qualche istante dietro la tenda, immobile, con le orecchie
tese. Non sentiva altro rumore che il battito del suo stesso cuore. In quel
momento avrebbe rinunciato a tutto ciò che possedeva, per poter essere al
sicuro nella sua casa.
A quel punto gli venne in mente che avrebbe finalmente risolto i suoi
problemi, se avesse trovato la banconota che cercava e ciò gli diede la
carica per continuare.
Ancora nessun rumore. Allungata una mano, tastò il muro e poco dopo
toccò la cornice del quadro. Lo spostò seguendo le istruzioni di Hillcott e
sentì sotto le dita il pomo di ferro della cassaforte.
Si fermò di nuovo, tendendo le orecchie. Silenzio assoluto.
Evidentemente Wenda dormiva. Era strano trovarsi lì, nella stanza di
quella donna che l'aveva tradito, che non aveva esitato a mentire per fargli
del male. Era quasi incredibile.
Orientata la luce della torcia tenuta al minimo verso il disco metallico

Edgard Wallace 150 1930 - Intrigo All'Ippodromo


della cassaforte, iniziò a girare la combinazione, stando attento a percepire
lo scatto che avrebbe sentito non appena avesse azzeccato la prima cifra.
Forse Hillcott aveva un udito più sensibile del suo, perché non sentiva
assolutamente nulla. Aveva già provato venti combinazioni e stava
perdendo le speranze.
A un tratto Garry udì una voce.
- Chi c'è qui?
Era Wenda. Garry rimase immobile, trattenendo il respiro.
- Chi c'è qui? - ripeté la voce, e contemporaneamente si udì cigolare il
letto; poi uno scalpiccio di passi e il rumore inconfondibile di quando ci
s'infila le pantofole.
Garry stava indietreggiando verso la finestra, quando a un tratto si
accese la luce.
Wenda, dall'altra parte del letto, in camicia da notte, lo fissava incredula.
- Garry! - esclamò. - Garry!
La vide guardare la porta, che era chiusa con il catenaccio. Poi Wenda
tornò a posare lo sguardo su di lui e infine sulla sveglia che stava sul
tavolino. Garry notò che la lancetta era puntata sulle quattro e si chiese
quale potesse essere il motivo per cui volesse svegliarsi a quell'ora della
notte.
- Santo cielo! Garry! Che ci fai qui? Stavi tentando di aprire la mia
cassaforte!
Tanto valeva ammetterlo.
- Sì, ci stavo provando - le confessò.
- Che cosa vuoi?
La situazione era così imbarazzante da fargli quasi dimenticare la
ragione per cui era venuto. - I soldi - rispose.
- Quali soldi? - domandò Wenda, aggrottando la fronte.
- Una certa banconota da cento sterline.
Ora Garry cominciava a sentirsi un po' meno sciocco, un po' più sicuro
di sé.
- Non è mai esistita - disse Wenda con un sorrisetto malizioso.
- Non farmi ridere - replicò Garry. Seguì una breve pausa.
- Esci da questa stanza, prima che chiami qualcuno - gli intimò Wenda,
allungando una mano verso il telefono.
- Fai pure, cara, ma sappi che ho tagliato i fili. Non ho trascurato nessun
particolare. E adesso apri la cassaforte!

Edgard Wallace 151 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Devi essere matto!
- No, ti sbagli. Voglio che tu apra la cassaforte e mi mostri quello che
contiene.
Stranamente Garry si sentiva calmo. Wenda aveva perso il primo round
e se ne rendeva conto.
- Se non te ne vai subito chiamo Willie. È inaudito...
- Nei tuoi panni non lo chiamerei. Ti conviene di più aprire la cassaforte.
Wenda guardò ancora la porta e cambiò di colpo atteggiamento.
- Oh, Garry, non essere sciocco. Sei forse ubriaco? Pensa alla figura che
faresti se chiamassi la servitù e facessi venire un poliziotto. Come ti è
saltato in mente di fare una cosa simile? Vieni a trovarmi domattina. Ne
riparleremo con calma.
Garry scosse la testa.
- Preferisco parlare adesso. Domattina quella banconota sarà già stata
bruciata. Ti spezzerebbe il cuore, ma non potresti evitare di distruggerla.
Voglio quella banconota da cento con il messaggio scritto dietro.
Era certo che fosse nella cassaforte, così sicuro da essere disposto a
scommettere la vita. In caso contrario Wenda non avrebbe tentato di
patteggiare. Stava cercando di guadagnare tempo e lo faceva in tutti i modi
possibili, persino fingendo di essergli ancora amica. Ma la finzione non
durò a lungo.
- Non avrai mai quella banconota - disse, inasprendo la voce. - Vattene
al diavolo!
- Avanti, dimmi la combinazione - insistette Garry.
- Smettila con questa storia. Cerca piuttosto di essere ragionevole e
tornatene a casa.
- Voglio vedere cosa c'è in quella cassaforte e non me ne andrò finché
non l'avrò visto.
- Allora resta, se hai proprio deciso. Io intanto chiamo la polizia. Per
tutta risposta Garry si sfilò i guanti e li gettò sul letto.
- Chiamala pure. Quasi mi dispiace di aver tagliato i fili del telefono.
Wenda era furibonda. Stavolta non tentò di nasconderlo. Guardandola,
Garry aveva l'impressione che stesse per avventarglisi contro.
- Sei un imbecille, una bestia!
- Apri la cassaforte!
- Non mi sogno neppure. Avresti dovuto mandare Hillcott a fare questo
lavoro. Lui almeno sarebbe stato attento a non svegliarmi, avrebbe lasciato

Edgard Wallace 152 1930 - Intrigo All'Ippodromo


che lo facesse la sveglia.
- Perché l'hai puntata alle quattro del mattino? Che cos'hai in
programma?
Wenda fece un balzo indietro come se avesse ricevuto uno schiaffo.
- Non la uso mai - si giustificò. - È puntata sulle quattro da quando la
possiedo.
Garry prese la sveglia e stava per esaminarla, ma Wenda gliela strappò
di mano.
- Quanto sei stupido! Devi proprio avere la testa vuota, se credi che
abbia tenuto la banconota nella cassaforte. Me la sono fatta cambiare in
banca.
- Hai cancellato il messaggio prima di consegnarla?
- Certo.
Dal tono di voce sembrava sincera, ma Garry non si lasciò incantare.
- Il messaggio è stato scritto con una matita copiativa - disse - e quindi
era impossibile cancellarlo, come del resto avrai visto tu stessa.
- Vuoi deciderti ad andartene? Se Willie ti trova qui...
- Chiamalo pure, se vuoi. Wenda cominciava ad aver paura.
- Mi stai forse ricattando?
- Sì, esatto - rispose Garry, traendo da una tasca il portacarte rosso. - Lo
vedi questo?
In un primo momento Wenda non lo riconobbe.
- Che cos'è?
- Ti converrebbe metterlo nella cassaforte, quando l'avrai aperta. Qui
dentro c'è il conto di un albergo, l'hotel Adelphi di Liverpool, intestato al
signor e alla signora Sundridge. Un tale lo teneva per ricordo e l'ha
smarrito.
Wenda era impallidita. Se Garry in quel momento avesse potuto sapere
ciò che invece scoprì alcuni giorni dopo, si sarebbe chiesto perché quel
conto d'albergo la terrorizzasse tanto. Forse perché immaginava che lui
l'avrebbe trascinata in tribunale e questo avrebbe sconvolto tutti i suoi
piani per il futuro.
Wenda si avvicinò alla cassaforte e compose le cifre della combinazione.
Stava per infilare la mano dentro, ma Garry le afferrò il polso.
- Faccio io.
Ne trasse diversi fogli uno dopo l'altro. Tra questi c'erano le obbligazioni
che le aveva dato in custodia. Dopo essersele infilate in tasca, continuò la

Edgard Wallace 153 1930 - Intrigo All'Ippodromo


ricerca finché trovò la preziosa banconota con il messaggio sbavato che
Wenda aveva tentato inutilmente di cancellare. Trattenne a stento un grido
di trionfo.
- Bene, e adesso che hai da dire? Qui dentro ci sono le obbligazioni che
sostenevi di aver perso e il messaggio che dicevi di non avere mai
ricevuto.
- Dammi quel portacarte - disse Wenda in tono risoluto.
Per un attimo Garry ebbe pietà di lei, per l'umiliazione che subiva in
quel momento.
- Come hai potuto farlo? - mormorò.
- Dammi quel portacarte, ti ho detto.
Garry prese le obbligazioni dalla tasca e gliele mostrò.
- Qui ci sono quindicimila sterline. Le altre cinquemila le hai spese
senza farti scrupoli. Sei stata sciocca, Wenda. Se volevi dei soldi...
- Se volevo dei soldi! - esclamò la giovane donna, furiosa. - Chi sei tu,
chi credi di essere per potermi giudicare? Ti odio! Ti ho sempre odiato.
Non eri obbligato a darmi il denaro. Sapevi che ero senza soldi, che odiavo
essere povera, che avevo un cretino per marito e mi hai indotto in
tentazione nell'unico modo possibile. Adesso dammi il portacarte e
vattene.
Garry alzò una mano per farle segno di tacere. Aveva sentito un rumore
fuori della stanza, lo scricchiolio di un'asse del pavimento.
- Dove dorme Willie? - domandò a bassa voce.
- È in città - rispose Wenda con un gesto d'impazienza.
- No. Mi ha superato con la sua auto, mentre venivo qui. L'ha lasciata
vicino al cancello.
- Non è vero - mormorò Wenda. - Lo dici per spaventarmi.
- Non essere assurda - replicò Garry, afferrandola per un braccio e
portandola davanti alla finestra, da dove s'intravedevano le luci di
posizione dell'auto tra il fogliame degli alberi.
- Eccola lì.
Il respiro di Wenda si fece affannoso.
- Da quanto tempo è arrivato?
- Da più di mezz'ora. Il radiatore era caldo, quando sono passato. - Ma...
Wenda tacque di colpo e si coprì la bocca con la mano. Garry avvicinò
la testa alla sua.
- Ho visto abbassarsi la maniglia. La porta è chiusa a chiave? - le

Edgard Wallace 154 1930 - Intrigo All'Ippodromo


bisbigliò all'orecchio.
Wenda annuì.
- Wenda, apri questa maledetta porta. C'è qualcuno dentro. Lo so che c'è
un uomo con te.
Era la voce tonante di Willie.
- Apri questa porta, altrimenti la butto giù.
La porta era scossa dai suoi colpi. Wenda, bianca come un lenzuolo,
guardava la sveglia che stava sul tavolino. Soltanto in quel momento Garry
notò che il cassettone era aperto e su una sedia c'erano degli indumenti
piegati.
- Che cosa devo fare?
Garry cercò disperatamente una soluzione.
- Tu, niente - rispose. - Ci penso io.
Andò alla porta e, sotto lo sguardo terrorizzato di Wenda, girò la chiave
nella serratura, fece scorrere il catenaccio e aprì. Willie entrò barcollando,
con la cravatta di traverso, i capelli scompigliati e il viso stravolto dalla
collera.
- Ah, Garry! - urlò. - Garry Anson, eh? L'avevo immaginato.
Sulla sua scia entrò Molly, allacciandosi la vestaglia. Anche lei era
pallidissima.
- Che cosa c'è? Oh, Willie, che succede?
Guardò Garry, incredula, poi Wenda, e infine il suo sguardo si posò
sulla cassaforte aperta. Dal suo sorriso Garry comprese che aveva capito.
- Vuoi sapere che cosa succede? - tuonò Willie. - Puoi vederlo con i tuoi
occhi. - Indicò Garry. - Lo sapevo che questa storia continuava da un
pezzo. Stavolta ti ho beccato.
- Non renderti ridicolo - replicò Garry.
- Pensavate che fossi in città, eh? Eri convinto che mi fossi tolto dai
piedi e ne hai approfittato subito.
Si avvicinò con aria minacciosa. Garry non si mosse.
- Se avessi una pistola ti sparerei, porco che non sei altro. - Spostò lo
sguardo sulla moglie. - Quanto a te, dovresti vergognarti. Sei una poco di
buono, una donnaccia...
Le si avventò contro. Garry lo bloccò, afferrandolo per il bavero e
costringendolo a voltarsi.
- Senti un po', quando avrai smesso di fare l'isterico, forse ti accorgerai
che qualcuno ha tentato di derubarvi. - Indicò la cassaforte.

Edgard Wallace 155 1930 - Intrigo All'Ippodromo


- Non raccontarmi queste...
- Taci! Ci tieni proprio a fare la figura del fesso davanti a tutti? -
mormorò Garry, trascinandolo verso la prova del tentato furto.
Willie guardò la cassaforte, poi la scala appoggiata alla finestra.
- Volevano derubarci? - mormorò, grattandosi la zucca. - E tu come mai
sei qui?
- Sono un buon vicino - rispose Garry in tono disinvolto. A quel punto
Wenda ritrovò la voce.
- Sei soddisfatto? - chiese al marito.
- Voglio sapere perché lui è qui - insistette Willie, puntando il dito
contro l'intruso. - Avanti, spiegamelo.
- Se è per questo, dovresti chiederti anche il motivo per cui John Dory è
qui - rispose Garry, avvicinandosi alla finestra ed emettendo un lungo
fischio.
Dory, rimasto fino a quel momento indeciso sull'opportunità di restare o
scappare, si accostò alla scala.
- Vuoi salire un momento a salutare un mio amico, John? - disse Garry.
Mentre saliva, Dory aveva già davanti agli occhi la terribile visione della
squallida cella di un carcere.
- Ci sono dentro anch'io - furono le sue prime parole. - Ci daranno dieci
anni come minimo.
- Hai visto anche tu il ladro, vero? - gli domandò Garry. - Quando
abbiamo visto la scala contro la finestra, ci siamo precipitati a salire per
dare una mano in caso di necessità.
L'ira di Willie sbollì di colpo. Si avvicinò alla moglie e le mise una
mano sulla spalla.
- Ti chiedo scusa, piccola - mormorò.
Garry prese Molly per un braccio e l'accompagnò alla porta.
- Torna a letto, da brava. Domattina non potremo vederci. Mi aspetta un
lungo viaggio. Domani sera vieni a cena da me, così potremo sistemare le
cose.
Le diede un bacio. Wenda lo vide e abbozzò un sorriso.
- Sono finiti i tempi grami, Garry?
- Spero proprio di sì.
Willie andò ad avvertire la polizia. Era stata un'idea di Hillcott, quella di
tagliare i fili del telefono. Tutto sommato, un'ottima idea. Dopo aver
sentito allontanarsi l'auto di Willie, Garry alzò il portacarte rosso. Wenda

Edgard Wallace 156 1930 - Intrigo All'Ippodromo


allungò la mano per prenderlo, ma Garry aveva un'altra richiesta da farle,
riguardo alla lettera che aveva portato con sé, indirizzata ai commissari
sportivi. Era possibile che, oltre alla banconota, si rendesse necessaria la
confessione di Wenda per scagionarlo. La giovane donna firmò senza
protestare.
- Mi dispiace molto, Garry, che sia accaduto questo. Posso soltanto dire
a mia discolpa che mi sono lasciata prendere dal panico e a quel punto non
ho fatto altro che peggiorare le cose.
Era tranquilla, quasi allegra. Garry se ne chiedeva il motivo.
- Sposerai Molly, vero? Ho sempre pensato che sarebbe finita così. Ti
auguro di essere felice. Non occorre che ti firmi una ricevuta per il
portacarte, vero?
Il tono era ironico.
- Mi accontento di un semplice grazie.
- Perché dovrei ringraziarti?
- Ti ho aiutato a salvare la tua reputazione. Wenda rise forte.
- Mi rincresce di non poterti restituire tutto il denaro, ma credo che la
mia amicizia valesse pure cinquemila sterline. Vedi, ti ho insegnato
qualcosa che ignoravi sul conto delle donne. Quanto a Henry... Sai, gli
sono molto affezionata. Hai visto la sua auto nuova, quella splendida
Isotta?
Garry si era avviato alla porta. Si fermò.
- Perché hai puntato la sveglia alle quattro?
Wenda gli fece cenno di andarsene.
- La curiosità ha portato lo scompiglio nel paradiso terrestre, amico mio.
Garry ripensò a una certa mattinata ad Ascot e rabbrividì.
Sotto trovò gli altri ad aspettarlo. Dory, con le calze in mano e una gran
fretta di svignarsela, e Hillcott piuttosto annoiato. Tornarono a casa
passando dal giardino. Erano quasi le tre del mattino quando finirono di
festeggiare l'evento. L'autista di Garry fermò la Rolls Royce davanti alla
porta.
Mentre s'immettevano nella strada principale, un'auto sfrecciò loro
accanto. Era un'Isotta nuova fiammante, con tre grosse valigie legate al
portabagagli. Erano le quattro e mezzo. Wenda non era tornata a letto, e la
sveglia che avrebbe dovuto suonare alle quattro del mattino per un
impegno importante non le era servita.
Al ritorno da Doncaster, Garry seppe tutta la storia da Molly.

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Aveva fatto una scappata a Londra per prendere il Calendar.
L'inchiostro era ancora fresco di stampa.
- Devono essere partiti subito per il continente, lei e Henry. Willie si è
disperato per almeno un'ora. Chiederà il divorzio, naturalmente.
Dopodiché spero che la signora Arkwright riesca a fare di lui un uomo
migliore. Mi piacerebbe sapere dov'era diretta Wenda. Sarebbe così
imbarazzante incontrarla durante il viaggio di nozze, Garry.
- Da' un'occhiata qui!
Prese il Calendar dal tavolo e glielo mostrò con aria di trionfo. Molly
guardò il giornale. Era lo stesso di sempre, ma sulla prima pagina c'era uno
spazio vuoto, come se all'ultimo momento fosse stata eliminata una
notizia.
- I tipografi hanno dovuto fare gli straordinari, per togliere il trafiletto da
cui risultava che ero stato bandito dagli ippodromi - disse Garry con un
sorriso raggiante. - Credo proprio che questa pagina la farò incorniciare.

FINE

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