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ERLE STANLEY GARDNER

PERRY MASON
brinda al delitto

ARNOLDO MONDADORI EDITORE

IL GIALLO MONDADORI
SETTIMANALE – N. 596 • 3 LUGLIO 1960 – 7307 LIG – NUOVA SERIE
titolo originale: the case of the daring decoy
traduzione di Giuseppe Gogioso
copertina di Carlo Jacono.
(c) 1960 arnoldo mondadori editore

IL CASO DELL’AUDACE «SIRENA»


è uno dei «mystery» che sarà tramandato nella storia del giallo come il «piatto forte» di quel cuoco
mirabile che è Gardner. I «sottocuochi» che in verità manipolano gli ingredienti di questo «piatto
forte gardneriano» sono personaggi collaudatissimi come Perry Mason, Dello Street e Paul Drake, i
quali hanno il compito di far andare i bocconi di traverso al Procuratore Distrettuale Hamilton
Burger per la gioia del vostro difficile palato di intenditori d’un giuoco intellettuale sottile. Quando
II Mandarino si è trovato tra le mani il caso della misteriosa «voce telefonica» che si chiama
Rosalind non ha esitato a inserirlo nella sua serie di gialli estivi, che – alla sesta tappa – riscuotono
un lusinghiero e unanime consenso da parte di tutti i lettori.

Editore: Arnoldo Mondadori – Direttore respons. Alberto Tedeschi – Pubblicazione registrata presso
il Tribunale di Milano n. 3669 del 6 marzo 1965 – Redazione e amministrazione: Arnoldo
Mondadori Editore, via Bianca di Savoia 20, Milano

PERRY MASON BRINDA AL DELITTO


personaggi principali

PERRY MASON Avvocato


DELLA STREET Segretaria di Mason
PAUL DRAKE Investigatore privato
JERRY CONWAY Presidente della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento
della California e del Texas
GIFFORD FARRELL Ex-viredirettore della Società
EVANGELINE FARRELL Moglie di Farrell
ROSALIND CALVERT (Rose) Dattilografa di Farrell
NORTON B CALVERT Marito di Rosalind
TRAGG Tenente della Squadra Omicidi
HOLCOMB Sergente della Squadra Omicidi
HAMILTON BURGER Procuratore Distrettuale
KLINTON Dewitt Magistrato

1
Jerry Conway aprì il giornale alla sesta pagina. C’era il solito trafiletto. Come capitava ogni
giorno, ormai, da una settimana, a metà della pagina si leggeva:
“UNIONE PER LA SALVAGUARDIA DEGLI AZIONISTI”.
Sotto, l’invito non era modificato di una virgola:

“Azionisti della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas, non
intendevate fare una speculazione con l’impiego del vostro denaro? Non volevate guadagni per voi, i
vostri figliuoli, i vostri cari?
“Che cosa ne avete tratto alla fine?
“Avete goduto di un primo puro colpo di fortuna, ma che cosa fa, ora, Jerry Conway, per voi?
Assicura che sta incrementando gli affari, che sta costruendo, che sta consolidando le fondamenta su
cui poggiare i vostri investimenti, ma gli esperti non sono di questo parere; affermano che Jerry
Conway sta covando un uovo e null’altro.
“Avete il diritto di pretendere che il vostro denaro renda, di ottenere fatti concreti. Voi volete
profitti, subito, quest’anno, l’anno prossimo e quello successivo, non tra dieci o venti anni.
“Mandate la vostra procura a Gifford Farrell, all’Unione per la Salvaguardia degli Azionisti, e,
solo allora, con Giff Farrell al timone, vedrete che le acque cominceranno a chiarirsi.
“Farrell darà risultati e non promesse. Farrell garantisce azioni e non progetti campati in aria,
conclusioni e non fantasticherie, fatti concreti e non speranze.”

Conway posò il giornale. L’articolo, lo riconobbe lui stesso, avrebbe convinto molte persone. Ed
era anche offensivo.
Secondo l’Unione per la Salvaguardia degli Azionisti, che la Società per lo Sviluppo e lo
Sfruttamento della California e del Texas si fosse affiancata al Consorzio Montagne era stato un
semplice colpo di fortuna.
Dopo l’accordo, Jerry Conway avrebbe potuto ripartire grossi dividendi e aumentare il capitale,
invece aveva preferito impiegare il denaro in altre imprese, importanti quanto il Consorzio
Montagne.
Gifford Farrell, sin dall’inizio, aveva svolto un’attività deleteria, e, dopo una burrascosa seduta del
consiglio direttivo, era stato messo alla porta. Adesso era passato dalla parte degli azionisti e cercava
di togliere a Conway il controllo della società.
Chi c’era alle sue spalle? Di quale denaro si valeva, per pagare la pubblicazione del trafiletto?
Conway avrebbe voluto sapere non solo questo, ma anche come reagire.
Anzitutto, il piano fondamentale di Conway doveva svilupparsi alla chetichella. Appena i suoi
progetti fossero stati capiti, il prezzo delle proprietà che si proponeva di acquistare sarebbe salito alle
stelle.
Conway non poteva propalare i suoi progetti, però intendeva parlarne alla prossima riunione.
Contava che gli azionisti presenti, cioè i più forti, sarebbero stati con lui. Ma i minori? Quelli che
avevano versato solo pochi dollari nelle varie iniziative? Quelli che pretendevano profitti e azione?
Avrebbero tenuto duro, o rilasciato la procura a Farrell?
Dall’esame dei libri, risultava che gli azionisti minori erano in numero sufficiente per prendere il
controllo della società, se avessero agito di comune accordo. Se Farrell avesse potuto valersi delle
loro procure, sarebbe stato in grado di vincere la battaglia. Però, se gli inviti pubblicati sul giornale
non gli avessero apportato più del sessanta per cento di adesioni, e se Conway, durante la riunione,
fosse riuscito a mantenersi favorevole la maggioranza dei capitalisti, tutto sarebbe andato bene per
quest’ultimo.
Comunque, si trattava di due grandi punti interrogativi ai quali, per il momento, Jerry Conway non
poteva rispondere.
Intascò il giornale e spense la luce dello studio. Si dirigeva alla porta, quando il telefono squillò.
Tornò indietro, perché adesso rispondeva a tutte le telefonate. Non voleva correre il rischio
d’indisporre qualcuno degli azionisti minori, che poteva chiedere spiegazioni, e solo il cielo sapeva
quanti di loro avrebbero telefonato! Intendeva spiegare che una società in procinto di acquistare
importanti lotti petroliferi non poteva sciorinare i suoi progetti sul giornali, e che le azioni
sottoscritte un anno prima erano più che raddoppiate di valore. Se Giff Farrell sosteneva che si era
trattato d’un “puro colpo di fortuna” per il quale Conway non aveva alcun merito, lui, Conway, ne
rideva ed era certo che di simili colpi di fortuna ce ne sarebbe stato più d’uno. Se, invece, gli
azionisti minori si fossero accodati a Farrell, la società avrebbe finito con l’essere depredata a favore
d’una stretta cerchia di eletti.
- Parla Jerry Conway - disse, dopo aver sollevato la cornetta.
La voce di una donna che udì all’altro capo del filo lo incuriosì. Era a un tempo calda e melliflua,
e Conway ebbe l’impressione di averla già sentita.
- Signor Conway, debbo vedervi. Ho notizie di carattere riservato, che potrebbero avere grande
importanza per voi.
- Sarò in ufficio domattina alle nove.
- No, no. Non posso venir lì.
- Perché?
- Sono sorvegliata.
- Che cosa suggerireste, allora?
- Dobbiamo vederci a quattr’occhi, in un posto che nessuno conosca e dove non si possa essere
disturbati.
- Volete dirmi dove?
- Sì. Nell’autocampeggio Apex, Boulevard Sunset. Prendete un villino a vostro nome. Lasciate la
luce spenta e la porta non chiusa a chiave, aspettatemi fino a mezzanotte sonata e…
- Desolato – la interruppe Jerry. – Niente da fare.
- Perché?
- Stasera ho altri progetti.
- E domani sera?
- Lo stesso. Temo di non potervi accontentare neanche domani sera.
- Avete paura di me?
- In questo momento, è peggio che se vivessi in vetrina.
- Sentite. Non posso trattenermi di più. Mi chiamo… be’, diciamo Rosalind. Debbo vedervi. Ho
notizie delle quali dovreste esser messo al corrente, nell’interesse degli azionisti, vostro e della
Società. Giff ha più procure di quanto non crediate. E’ un antagonista molto pericoloso, per voi.
Occorre che sferriate la controffensiva.
- Mi dispiace – rispose Conway – ma non posso discutere questo argomento per telefono, né
tramite stampa. Gli azionisti devono fidarsi di qualcuno, se non vogliono colare a picco. Nell’anno in
corso, i loro investimenti sono più che raddoppiati di valore, con la mia amministrazione. Ho tutte le
ragioni di credere che continueranno a salire e…
- Non affannatevi a dirlo a me – lo interruppe la voce. - Io lo so. Farrell è un furfante. Cerca di
ottenere il controllo della Società per poter avere, coi suoi accoliti, il mezzo pulito di maneggiare i
beni degli altri a proprio vantaggio. Non mi fiderei a restare due secondi a cinquanta centimetri da
lui. Per questo, voglio passarvi le notizie di cui sono in possesso.
- Non potete comunicarmele con una lettera? – domandò Conway, incuriosito.
- No. Non posso – rispose la donna, in tono impaziente. – Se sapeste quello che so io, vi
rendereste conto del pericolo che corro solo a parlarvi.
- Che pericolo correte?
- Di essere uccisa – rispose la donna con collera, riagganciando bruscamente.
Conway indugiò alla scrivania qualche minuto, dopo aver posato la cornetta sul supporto. Quella
voce aveva qualcosa di convincente.
Comunque, doveva andar cauto. Negli ultimi quindici giorni, erano stati fatti sei o sette tentativi di
metterlo in cattiva luce. Se fosse andato in un autocampeggio, permettendo che una giovane donna
lo raggiungesse nell’oscurità, e, poi, qualche minuto dopo, fosse capitata la polizia… Neanche per
sogno! Era un rischio che non poteva correre. La minima pubblicità sfavorevole, in quel momento,
sarebbe tornata a suo danno.
Indugiò un quarto d’ora, poi spense di nuovo la luce, chiuse accuratamente la porta e scese con
l’ascensore.

Il giorno successivo poco dopo le undici, la segretaria di Conway annunciò: - Al telefono, c’è una
donna che dice di chiamarsi Rosalind. Non vuol dare altro nome, e insiste che sapete chi è. Vuol
parlare con voi e dice che è importante.
- Passatemela.
Conway sollevò la cornetta, e di nuovo udì la voce modulata di Rosalind. Come la volta
precedente, ebbe l’impressione di conoscerla, ma non riuscì a darle un nome.
- Buon giorno, signor Conway.
- Buon giorno, Rosalind.
- Sapete di essere pedinato?
Jerry esitò.
- Mi sono già chiesto se qualcuno non si occupi un po’ troppo dei miei movimenti.
- Siete sorvegliato da un investigatore d’una di quelle agenzie che si valgono, occorrendo, anche
di furfanti della peggior specie. State attento a quel che fate.
- Grazie dell’avvertimento.
- Comunque – continuò Rosalind – “dobbiamo” vederci. Sto pensando al modo di mettermi
direttamente a contatto con voi. Uno degli uomini che vi pedina è un investigatore privato non
pericoloso. Ma l’altro, un certo Baker detto “Camera a gas”, è un pistolero prezzolato.
Guardatevene! Girate armato?
- Neanche per sogno!
- Procuratevi il porto d’armi. Non faticherete a riconoscere l’investigatore, ma per Baker è un altro
paio di maniche. In questo momento, circola con un’auto nera ammaccata, dalla targa contorta. Non
avete possibilità di cavarvela, con lui.
“Quella gente mira ai propri fini ed è sleale. Voi mirate a difendere la vostra posizione per
mantenervi la maggioranza e agite senza compiere azioni scorrette, come loro.
“Non dite ad anima viva che siete stato avvertito da me. Non dovevo farvi conoscere il mio nome,
ma ho voluto mettere le carte in tavola.” Jerry Conway inarcò le sopracciglia, pensoso.
- Volete dirmi che genere di notizie avete da darmi?
- Potrei dirvi quante procure hanno e, se promettete di non tirarmi in ballo, potrò anche dirvi i
nomi di quelli che le hanno rilasciate. Comunque, se trapela qualche notizia in proposito, sapranno
da che fonte viene, e io sarò in pericolo.
- Che genere di pericolo? Se volete una ricompensa…
- Non dite sciocchezze! Mi ricompenserebbe “Camera a gas” e… Oh, ohi Uno scatto del telefono
chiuse la conversazione.
Jerry Conway aveva materia sulla quale sbizzarrirsi. A mezzogiorno, fece una quantità di giri
oziosi con l’auto, senza perdere di vista il retrovisore. Non riuscì ad accertare se fosse seguito, ma
cominciò a preoccuparsi. Aveva l’impressione di correre un pericolo.
Capiva che avrebbe dovuto arrischiare e trovarsi con Rosalind. Se lei possedeva le notizie cui
aveva accennato, queste erano, per lui, d’inestimabile importanza. Conoscendo i nomi di quelli che
avevano rilasciato le procure, poteva correre ai ripari e convincerli a restargli fedeli.
Rosalind ritelefonò poco dopo le due, e questa volta la sua voce aveva il tono di una preghiera
disperata.
- Debbo darvi quelle notizie, affinché possiate agire come richiede il caso, o la società andrà a
rotoli.
- Che cosa volete, di preciso?
- Darvi le informazioni, e soprattutto impedire a Farrell e ai suoi accoliti di rovinare la società.
Voglio proteggere chi ha onestamente impiegato il suo denaro, e… e voglio anche regolare i conti
con qualcuno.
- Con chi?
- Fate funzionare il cervello.
- Ascoltate. Potrei mandare qualcuno, in mia vece, a un incontro con voi, e…
Una risata della donna lo interruppe.
- Quest’affare lo tratto con voi, e con voi in persona, uomo di punta della società. Non mi fido di
nessun altro. Se la vostra eccessiva cautela v’impedisce d’incontrarvi con me per avere quelle
notizie, debbo pensare che quanto dice di voi Farrell sia la pura verità.
Conway si decise bruscamente.
- Richiamate fra un quarto d’ora. Non posso prendere un impegno cosi, su due piedi. Potete?
- Sì.
Conway chiamò la segretaria.
- Signorina Kane, la donna che parlava con me al telefono richiamerà fra un quarto d’ora.
Dovremo prendere accordi per incontrarci, ma sarà un incontro sul quale dovrà essere mantenuto il
più assoluto segreto.
“Voglio che intercettiate il colloquio e che stenografiate esattamente quello che diremo. Cosi, in
caso di necessità, potrete ripetere testualmente la conversazione.” Eva Kane non si sorprendeva mai
di nulla, e prendeva le cose con calma competenza professionale.
- Volete che stenografi quello che dice “lei” o che prenda nota dell’intera conversazione?
- Stenografate l’intera conversazione e trascrivetela subito per essere in grado di ripeterla, anche
sotto giuramento, se necessario.
- Benissimo, signor Conway.
La segretaria si ritirò.
Quando il telefono squillò, dopo quindici minuti, Conway passeggiava irrequieto per la stanza.
Balzò alla scrivania e sollevò la cornetta.
- Si?
- Una donna, Rosalind, dice che aspettate la sua telefonata – disse la voce di Eva Kane.
- Siete pronta, signorina Kane?
- Sì, signor Conway.
- Passatemi Rosalind.
- Signor Conway? – domandò la voce di Rosalind.
- Rosalind?
- Sì. Allora?
- Sentite: voglio parlare con voi, ma debbo prendere delle precauzioni.
- A che proposito?
- Per non finire in trappola.
Rosalind fece una risatina amara.
- Non avete figli, siete scapolo e avete trentasei anni. Non dovete rispondere a nessuno delle
vostre azioni. Che trappole temete?
“La sera, alle cinque e mezzo precise, l’investigatore che vi sorveglia lascia il servizio e un altro
lo sostituisce per la notte, senza prendere contatto col primo. Talvolta, il secondo ritarda e forse lo fa
di abitudine. Alle cinque e trentuno lasciate l’ufficio con l’auto. Prendete il Boulevard Sunset,
direzione ovest, e svoltate a Vine. Quando sarete nell’Hol1ywood Boulevard, svoltate a sinistra,
andate a Ivar e prendete a destra. Cercate di oltrepassare i semafori nel momento in cui passano al
rosso e tenete d’occhio il retrovisore ogni volta che svoltate, per cercar di assicurarvi che non siete
seguito. Credo che riuscirete a cavarvela.”
- E dopo?
- Ascoltatemi bene. Quando sarete assolutamente certo di non essere seguito tornate in Boulevard
Sunset. Nel bar Impero, all’angolo di La Brea Street, ci sono tre cabine telefoniche. Entrate in quella
più lontana dalla porta, e alle sei e un quarto precise sonerà il telefono. Rispondete.
“Se sarete riuscito a seminare chi vi sorveglia vi sarà detto dove andare; nel caso contrario, il
telefono non sonerà.”
- Pare di essere in pieno romanzo giallo – osservò Conway, con una certa irritazione. – In fondo,
se avete notizie che…
- Siamo peggio che in pieno romanzo giallo. Volete o no l’elenco degli azionisti che hanno già
dato la procura a Farrell?
- Certo.
- Allora fate quello che vi ho detto.
Rosalind riagganciò.
Cinque minuti dopo, Eva Kane entrò nello studio con la sua aria impersonale di efficiente
segretaria e porse un foglio dattilografato a Conway.
- Una copia della conversazione.
- Grazie.
Eva si voltò, s’incamminò alla porta, poi si fermò e tornò alla scrivania. – Non andate, signor
Conway!
Jerry la guardò, sorpreso.
- Scusatemi – disse la ragazza, precipitando le parole come se temesse di essere interrotta. – So
che non gradite che s’interferisca nelle faccende d’ufficio e che mi considerate solo un dente
dell’ingranaggio… ma è umano. So che cosa state passando e vorrei vedervi uscire vittorioso.
Conosco quella voce, e…
Eva balbettò ancora qualche parola, poi tacque, come se il suo meccanismo vocale si fosse
inceppato.
- Non sapevo di essere tanto inaccessibile – protestò Conway.
- Non lo siete! M’avete frainteso. Ma siete sempre così impersonale!… Cioè, vi limitate alle sole
parole richieste dal lavoro… So di parlare fuori proposito, ma, ve ne prego, non ascoltate gli assurdi
suggerimenti di quella donna!
- Perché?
- È un tranello.
- Come lo sapete?
- Logico. Per farvi avere delle informazioni, non ha che da metterle in una busta, scrivere nome e
indirizzo e imbucare nella cassetta postale più vicina.
Conway ristette pensoso.
- Tanto mistero… tutto quel maneggio… È una trappolai - concluse Eva.
- Non posso permettermi di rinunciare a quelle informazioni – osservò Conway, grave.
- Volete dire che andrete?
- Andrò – rispose Jerry, ostinato. – Che cosa avete detto, di quella voce?
- Sono abituata ad ascoltar voci al telefono perché ho fatto la telefonista per due anni. In quella,
c’è qualcosa… Non vi pare d’averla già udita?
Conway corrugò la fronte.
- Ora che me lo domandate… sì. C’è qualcosa, nel modo di staccare le parole, più che nel timbro.
Eva Kane annuì.
- La conosciamo. E’ una persona che ha già avuto che fare con l’ufficio. Voi le avete già parlato.
Maschera la voce… il timbro. Però non può cambiare la battuta, il suo modo di staccare le parole. La
conosciamo entrambi, e questo m’insospettisce ancora di più. Perché mentisce? Cioè, perché
nasconde la sua vera identità?
- Giusto. Ma andrò lo stesso – dichiarò Conway. – Le sue informazioni sono d’importanza vitale.
Non posso correre il rischio di rinunciare al gioco, con una posta del genere.
Eva Kane riassunse l’atteggiamento di segretaria impersonale.
- Benissimo, signor Conway.
E lasciò lo studio. Conway regolò l’orologio, che aveva al polso, sul segnale orario della radio e,
quando scoccò il minuto prestabilito, andò all’auto e si avviò seguendo le istruzioni di Rosalind.
Oltrepassò un semaforo proprio nel momento in cui cambiava colore, ed ebbe l’impressione che la
macchina che lo tallonava volesse seguirlo, quando fu bloccata dal fischio dell’agente di servizio al
traffico.

Dopo questo, Conway proseguì senza ulteriori incidenti e cinque minuti dopo le sei entrava nella
cabina telefonica del bar.
Alle sei e dodici il telefono squillò e Conway rispose.
- Signor Conway? – domandò una gorgheggiante voce femminile.
- Sì. Siete… non siete Rosalind?
- Non perdete tempo in chiacchiere. Rosalind deve prendere le sue precauzioni per liberarsi di chi
sorveglia lei. Vi darò istruzioni. Siete pronto?
- Sì.
- Benissimo. Appena avrete riagganciato, tornate nella vostra auto e andate al Redfern Hotel.
Presentatevi col nome di Gerald Boswell e dite che aspettate una lettera. L’impiegato ve la darà.
Ringraziatelo e non dategli mancia. Ritiratevi in un angolo dell’atrio e aprite la busta. Troverete le
altre istruzioni.
La donna riagganciò senza salutare.
Conway usci dalla cabina, tornò all’auto e partì per l’albergo Redfern.
- C’è una lettera per Gerald Boswell? – domandò all’impiegato.
Questi lo guardò perplesso, e per un momento Conway temette che gli chiedesse un documento
d’identità, ma l’indugio fu momentaneo. L’impiegato prese un pacchetto di lettere e le fece passare.
- Boswell – ripeté meccanicamente mentre scorreva gii indirizzi delle buste. – Nome?
- Gerald.
L’impiegato gli porse una busta. Conway senti un tuffo al cuore. La busta era di carta grossa, ben
chiusa e sembrava piuttosto pesante. Poteva contenere l’elenco degli azionisti che avevano mandato
la procura a Farrell.
Conway si appartò in un angolo dell’atrio, sedette in una delle poltrone consunte, come se
aspettasse qualcuno, e sbirciò i presenti. C’erano, una donna di mezza età che leggeva il giornale, un
tizio dall’aria annoiata, dimesso, che risolveva un cruciverba, e una ragazza che pareva in attesa e
che apparentemente si occupava solo di guardare la porta d’ingresso.
Conway tirò fuori il temperino, tagliò la busta e ne trasse il contenuto.
Fu seccato di vedere che si trattava di pezzi di giornale di nessun interesse, tagliati della misura
della busta, ma poi, in mezzo ai ritagli, trovò una chiave col dischetto ovale di ottone che diceva:
“Redfern Hotel – 729-VII.”
Se avesse ascoltato il suggerimento del proprio buonsenso, avrebbe lasciato perdere, ma, solo a
pensarci, ebbe 1'impressione che fosse un darsi per vinto. L’ideatore del piano aveva contato sulla
psicologia. Una volta indotto a fare cose inconsulte, Conway non avrebbe desistito. Ormai era
imbarcato in un’avventura che non avrebbe neanche preso in considerazione, se avesse riflettuto
prima.
Rimise i ritagli di giornale nella busta, gettò tutto nel cestino dei rifiuti e s’avviò all’ascensore.
Tutto considerato, sarebbe salito e avrebbe bussato alla porta.
La ragazza che prestava servizio nell’ascensore era completamente assorta in una rivista a fumetti.
Diede un’occhiata distratta a Conway e riabbassò lo sguardo.
- Settimo – disse Conway.
L’ascensore si fermò al settimo piano, e lui uscì nel corridoio. Prima ancora che si fosse orientato,
la cabina riparti per il pianterreno.
L’albergo aveva un aspetto di semirispettabllità. Abbastanza pulito, tappeti e passatoie di qualità
piuttosto scadente e illuminazione scarsa.
Conway trovò la porta 729 e bussò.
Nessuno rispose, e lui bussò di nuovo. La chiave che aveva in mano era un invito. Il pensiero di
infilarla nella serratura e di entrare nella stanza la vinse su quello di mettersela in tasca e scendere,
rinunciando a risolvere il mistero della camera e ad avere l’elenco degli azionisti passati nel campo
avversario.
Infilò, quindi, la chiave nella serratura. La stanghetta scattò docile e la porta si aprì.
Conway entrò nel salottino di un appartamento di due stanze. La porta che doveva dare nella
camera da letto era chiusa.
- C’è nessuno?
Silenzio.
Conway richiuse la porta del corridoio e diede un’occhiata in giro. Sperava che tutto facessi parte
d’un piano escogitato per fargli avere i documenti senza metterlo a contatto con la persona che
avrebbe effettuato la consegna.
Non vide nulla che gli interessasse, nel salottino, e guardò pensoso la porta della camera da letto.
Vide muovere la maniglia e un istante dopo una donna, in sottoveste corta di pizzo nero e calze,
entrò, richiudendo l’uscio alle proprie spalle. Canticchiava e, in apparenza, non aveva visto Conway.
La ragazza aveva un asciugamano sui capelli e il viso coperto fino alla gola da uno strato di fango
brunastro: una maschera di bellezza. Le sue forme erano conturbanti.
Conway ristette a guardarla impalato e sconcertato. Poi, a un tratto, lei lo vide.
Per un attimo, Conway pensò che avrebbe gridato, invece la ragazza restò a fissarlo a bocca
aperta. La maschera di fango la rendeva irriconoscibile e lasciava vedere solo gli occhi e il rosso
delle labbra.
- Chiedo scusa – esclamò con foga Conway, avvicinandosi. – Lasciate intanto che vi spieghi. Voi
non siete Rosalind, vero?
La ragazza rispose aprendo appena le labbra perché il fango le impediva di parlare con
naturalezza.
- Sono Mildred. Rosalind è la mia compagna di camera. Voi chi siete? Come siete entrato?
Doveva avere ventisei o ventisette anni. Era ben tornita e con tutte le curve più seducenti in
mostra.
Conway ebbe l’impressione di trovarsi alla presenza di quella giovane donna in
quell’appartamentino d’albergo, per circostanze assolutamente irreali, come se partecipasse a una
rappresentazione teatrale di dilettanti, sostenendo una parte che non riusciva a capir bene, al cospetto
di un’attrice che cercava di suggerirgli quello che doveva fare.
- Come siete entrato? – ripeté la ragazza, sempre con la stessa voce confusa.
- Rosalind mi ha dato la chiave. Dovevo incontrarmi qui con lei. Sentite, Mildred: non abbiate
timore. Non vi farò nulla. Andate a vestirvi, io aspetterò Rosalind.
- Ma perché Rosalind vi avrebbe dato la chiave? Non ha mai fatto nulla di simile. Io… Pensate un
po’ a quello che ho provato arrivando qui seminuda e trovandoci un estraneo. Come posso sapere se
ve l’ha data Rosalind? A ogni modo, chi siete?
- Dovevo trovarmi con lei. Ha certi documenti da consegnarmi, e sono venuto a prenderli.
- Documenti? Ahi… Aspettate, che guardo.
La ragazza andò alla scrivania, e a Conway sembrò di nuovo un’attrice che sostenesse la propria
parte. Abbassò il piano del mobile, rovistò nell’interno e, tutt’a un tratto, si udì l’inconfondibile
scatto dei cane di una rivoltella che viene portata in posizione di sparo; poi, prima ancora che si
rendesse conto di quanto stava succedendo, Conway vide la bocca dell’arma rivolta contro di lui: il
dito malfermo della ragazza si muoveva nervosamente sul grilletto.
- Ehi, siete matta? – esclamò. – Spostate quell’aggeggio, potrebbe sparare!
- Alzate le mani!
- Per l’amor del cielo, non fate la sciocca! Avete messo l’arma in posizione di sparo e la più
piccola pressione sul grilletto… Abbassate quella rivoltella! Non voglio farvi del male.
La ragazza fece un passo avanti, sempre con la rivoltella puntata.
- Alzate le mani! – intimò di nuovo, in tono che rasentava l’isterismo. – Finirete in prigione.
La sua mano tremava visibilmente, però il dito era sempre sul grilletto.
Conway attese che la ragazza avanzasse di un altro passo, valutò la distanza e all’improvviso le
afferrò il polso con la mano sinistra e la rivoltella con la destra. Il pugno della ragazza non oppose
molta resistenza, e lui non ebbe difficoltà a deviare la canna dell’arma e a mettere il pollice sul cane
alzato.
Dopo essersene impossessato, abbassò il cane con cautela e la intascò.
- Siete una stupida! Potevate uccidermi. Non ci avevate pensato?
- Non fatemi del male! Se mi promettete di non uccidermi, farò tutto… Non fatemi del male! La
mia borsetta è nella scrivania. C’è tutto il mio avere. Prendetelo, ma per favore non… non…
- Piantatela! Stavo per spiegarvi, non avete capito? Volete ascoltarmi?
- Non uccidetemi! – continuò la ragazza. – Farò tutto quello che volete, purché non mi uccidiate.
Conway si decise a un tratto. – Me ne vado. Non avvicinatevi al telefono per cinque minuti e
limitatevi a dire a Rosalind che sono stato qui. Avete capito?
La ragazza si lasciò cadere in una poltrona, col volto inespressivo per la maschera di fango che la
copriva.
Conway uscì dalla stanza e si affrettò verso la scala. Scese due piani, e dal quinto chiamò
l’ascensore.
L’attesa gli parve un secolo. Quando entrò nella cabina, si accorse che aveva il fiato grosso e il
cuore in gola.
La ragazza dell’ascensore passò la gomma che masticava da un lato all’altro della bocca, e con la
mano sinistra spostò la leva per la discesa, senza alzare gli occhi dal romanzo a fumetti.
- Siete sceso dal settimo a piedi?
Conway maledisse la propria stupidità e non rispose. La ragazza lo sbirciò, ma non alzò la testa
dalla pagina.
Senza preoccuparsi di consegnare la chiave del 729 all’impiegato, Conway usci dall’albergo e si
precipitò alla propria auto. Solo dopo essersi seduto al volante e aver avviato il motore si rese conto
che aveva la pistola in tasca.
Tirò fuori la 38 che gli gonfiava la giacca con l’idea di metterla nello stipetto del cruscotto, e, per
precauzione, apri il tamburo.
C’erano sei cartucce, e una aveva l’impronta del percussore.
Conway richiuse il tamburo e fiutò la bocca della canna.
L’odor della polvere esplosa di recente gli giunse inconfondibile.
Conway fu sopraffatto dal panico. Infilò la pistola nello stipetto del cruscotto e partì velocemente.
Fermò al primo distributore, balzò dall’auto e corse nella cabina telefonica a sfogliare l’elenco
degli abbonati.
Non trovò il numero di casa di Perry Mason, ma c’era il numero da chiamarsi nelle ore in cui gli
uffici dell’avvocato erano chiusi.
Jerry Conway compose il numero e la voce di un magnetofono echeggiò al suo orecchio: “Se
avete urgenza di comunicare con l’avvocato Perry Mason per un motivo urgente, date nome,
indirizzo e motivo all’Agenzia d’Investigazioni Drake: l’avvocato si metterà in contatto con voi
appena possibile.”

2
In casa di Perry Mason, la soneria del telefono, il cui numero non era indicato sull’elenco, squillò
petulante.
Solo due persone conoscevano quel numero: Della Street, la segretaria dell’avvocato, e Paul
Drake, il titolare dell’Agenzia d’Investigazioni private.
Mason, che stava per uscire, sollevò la cornetta.
- Perry – disse la voce di Paul Drake – c’è un problema che solo tu puoi risolvere.
- Di che cosa si tratta?
- Hai seguito la campagna per le procure degli azionisti della Società per lo Sviluppo e lo
Sfruttamento della California e del Texas?
- Ne ho una vaga idea. Ho visto i trafiletti nel giornali di questa settimana.
- Ho il presidente della società, Jerry Conway, su un’altra linea. Parla da un posto pubblico a
moneta e sembra in orgasmo. Ritiene d’esser stato messo nel sacco e vuol vederti subito.
- D’esser stato messo nel sacco come? Persecuzione, tentata corruzione o…
- Non lo sa neanche lui, però è in possesso di una pistola, e l’arma è stata usata da poco.
Naturalmente, per telefono, mi sono limitato a domandargli il puro indispensabile, ma la storia che
mi ha ammannito è abbastanza fuori dell’ordinario e può interessarti. Vuole un’azione immediata, e
non bada a spese… purché siano ragionevoli, ben inteso.
- Una pistola, hai detto?
- Appunto.
- Come l’ha avuta?
- Dice d’averla presa a una donna.
- Dove?
- Nell’appartamentino d’un albergo.
- Quella donna, era stata portata là da lui?
- Pare di no. Dice che aveva la chiave dell’appartamentino, che la donna è comparsa e gli ha
puntato l’arma contro. Pare che accarezzasse il grilletto un po’ troppo nervosamente, e che lui l’abbia
disarmata. Solo dopo abbandonata la scena, avrebbe notato che l’arma era stata usata di recente, e
ora teme d’essere in trappola.
- Che storia balorda!
- Lo penso anch’io! Per il caso che lo becchino, prima che racconti una storia cosi incredibile,
qualcuno dovrebbe almeno suggerirgli di raccontare fandonie più plausibili.
- Che ciascuno mediti le proprie menzogne, Paul.
- D’accordo. Però tu potresti fargli notare le pecche della sua.
- Può sentirci parlare?
- No.
- Digli che versi mille dollari d’acconto. In questo caso, verrò.
- Aspetta all’apparecchio. Gli parlo sull’altra linea.
Un momento dopo, Mason riudì la voce di Drake.
- Pronto, Perry?
- Sì?
- Conway ha detto che è pronto a versarne duemila. Muore di spavento.
- Benone. Digli di venire da te e fagli firmare un assegno di mille dollari. Tieni un paio d’uomini
sotto mano, per il caso che ce ne sia bisogno. Vengo.
Mason riagganciò, spense la luce, uscì e salì in macchina.
Quando l’avvocato entrò nello studio dell’investigatore, Jerry Conway balzò in piedi.
- Temo che mi abbiano attirato in una trappola, avvocato Mason – esclamò – e non so fino a qual
punto la faccenda sia grave. Però… Be’, la lotta per le procure mette in ballo interessi enormi, e i
miei avversari sono disposti a tutto… senza esclusione di colpi.
Drake gettò un assegno sulla scrivania.
- Conway ha rilasciato questo come acconto.
- Hai un paio d’uomini pronti? – domandò Mason.
Drake fece un cenno di assenso.
L’avvocato prese una sedia, la voltò, vi sedette a cavalcioni, incrociò le braccia sulla spalliera e
fissò il nuovo cliente.
- Avanti. Raccontate.
- Non abbiamo tempo da perdere – osservò Conway, nervoso. – Tutto quello che è successo…
- Preferisco non imbarcarmi negli affari alla cieca, e non perderete tempo, raccontandomi l’intera
storia. Sbrigatevi.
- Tutto è cominciato con una telefonata.
- Di chi?
- Di una ragazza che ha dichiarato di chiamarsi Rosalind.
- L’avete mai vista?
- Credo di no. Anzi, non saprei.
- Perché, non sapreste?
- Stasera, ho visto una ragazza che ha affermato di essere la compagna di camera di Rosalind e…
e temo…
- Lasciate perdere quello che temete, e continuate con la storia. Non prendete le cose alla larga:
datemi i particolari.
Conway raccontò l’intera storia e Mason ascoltò, con le braccia conserte sulla spalliera della
sedia, il mento sui polsi e gli occhi socchiusi. Non interruppe con domande e mantenne
un’espressione attenta.
- Dov’è la pistola? – chiese, alla fine.
Conway trasse l’arma di tasca e la porse all’avvocato, ma questi non la toccò.
- Aprite il tamburo.
Conway esegui.
- Voltate la pistola e mettete il tamburo in piena luce.
Conway voltò l’arma.
- Togliete la cartuccia esplosa.
Conway estrasse il bossolo.
Mason si chinò a fiutare la canna e il bossolo.
- Benone. Rimettete a posto la cartuccia e la pistola in tasca. Dov’è la chiave dell’appartamento
dell’albergo?
- L’ho qui.
- Datemela.
Conway passò la chiave a Perry Mason che la osservò un momento e la intascò.
- Tu verrai con me, Paul.
- E io? – domandò Conway.
- No. Voi resterete qui.
- Che cosa debbo fare della pistola?
- Nulla.
- Non dovrei informare la polizia?
- Per ora, no.
- Perché?
- Perché non sappiamo ancora a che cosa si vada incontro. Parlateci della donna dell’albergo.
- Che cosa volete sapere ancora di lei?
- Era davvero spaventata o fingeva?
- Le tremava la mano che impugnava la pistola.
- Quando è comparsa era in sottoveste corta, avete detto?
- Sì.
- Valeva la pena di guardarla?
- Perbacco!…
- Non pareva imbarazzata?
- Aveva paura.
- Questo è un altro paio di maniche. Era imbarazzata o no, per la divisa che sfoggiava?
- Direi… direi solo spaventata. Non ha neanche fatto l’atto di… di coprirsi.
- Età?
- Dai venti ai trenta.
- Bionda, bruna o rossa?
- Aveva la testa avvolta in un asciugamano. Si poteva vedere solo dal collo in giù.
- Occhi?
- Non potrei dirne il colore.
- Anelli?
- Non ci ho badato.
- Dove ha preso la pistola?
- Stando alle apparenze, nella scrivania.
- Poi?
- Si è comportata come se temesse un’aggressione o qualcosa del genere. Voleva che prendessi il
suo denaro, e implorava che non le facessi del male.
- Vi è sembrato che parlasse con la voce che aveva Rosalind al telefono?
- No. Pareva che la maschera di fango gliela alterasse. Non poteva muovere bene le labbra. Sapete
com’è, con quelle cure di bellezza. Impastava le parole… come le persone che parlano nel sonno.
“Ormai, conosco la voce di Rosalind, anzi ho l’impressione d’averla già udita altre volte. La
ragazza dell’albergo non staccava le parole come quella che aveva parlato, con me al telefono.”
- Credete davvero che la ragazza dell’albergo non fosse Rosalind?
- Credo proprio che non fosse lei.
- Non ne siete sicuro?
- Non sono sicuro di nulla.
- Aspettate qui fino a quando non mi farò vivo – concluse Mason mentre faceva un cenno a Drake.
– Andiamo, Paul.
Si alzò e uscì, seguito dall’investigatore.
- La mia auto o la tua? – domandò Paul Drake, mentre aspettavano l’ascensore.
- La mia. E’ giù.
- Dirai chi sei?- chiese Drake quando giunsero all’albergo Redfern, mentre Mason cercava dove
lasciare la macchina.
L’avvocato scosse la testa.
- Resterò fra le quinte. Va’ tu al banco, e domanda se c’è qualche lettera per il signor Boswell. –
Drake corrugò la fronte, e Mason continuò: – Così sapremo se l’impiegato ricorda che Conway è
andato a chiedergli la stessa cosa. Se ricorda, ti guarderà sospettoso e ti rivolgerà delle domande. In
questo caso dirai chi sei e vedremo il da farsi.
- E se non ricorda?
- Se non ricorda, farai qualche chiacchiera con lui, affinché non dimentichi il tuo volto, cosi, se
qualcuno gli domanderà di identificare la persona che si è presentata a cercare la corrispondenza di
Boswell, farà confusione.
- E se Boswell fosse in albergo?
- Prima telefoneremo, chiedendo di parlare con Gerald Boswell; dalla risposta del centralino,
sapremo se è in albergo. Se non c’è, andremo a dare un’occhiata al 729.
- A quale scopo?
- Per vedere la ragazza dalla maschera di fango.
I due uomini entrarono nell’albergo e si diressero alle cabine telefoniche. Mason domandò di
Gerald Boowell, camera 729, ma dalla stanza non giunse risposta.
- Fatti sotto, Paul. – E gli diede la chiave.
Drake andò al banco e attese.
L’impiegato alzò gli occhi dal registro sul quale era chino e guardò l’investigatore.
- Lettere per Boswell? – domandò Drake.
- Nome?
- Gerald.
L'impiegato si avvicinò al casellario, prese un pacco di lettere e si mise a sfogliarle.
Tutt’a un tratto desistette e guardò Drake.
- Siete già venuto poco fa, vero, signor Boswell? Non vi ho dato una lettera?
L’investigatore sogghignò.
- Mettiamola così: domando se c’è qualche lettera giunta dopo.
- Non c’è, ne sono certo - rispose l’impiegato. – Vi ho già consegnato quella, e…
- D’accordo. Che cosa è arrivato, dopo?
- Nulla.
- Siete sicuro?
- Sì.
- Guardate meglio.
L’impiegato riprese a sfogliare il pacco di corrispondenza poi riportò lo sguardo su Drake,
dubbioso.
- Scusate, signor Boswell, avete modo di farvi riconoscere?
- Certo.
- Posso vedere?
Drake esibì la chiave del 729 e la gettò sul banco.
- 729 – lesse l’impiegato.
- Esatto – confermò Drake.
L’impiegato controllò il registro.
- Scusate, signor Boswell. Volevo solo essere sicuro. Se fosse sopraggiunta qualche lettera sarebbe
nella casella. Non c’è niente… Avete mandato qualcuno, prima, a chiedere?
- Io? – fece Drake, con aria sorpresa.
L’impiegato annuì.
- Non dite sciocchezze! - continuò l’investigatore. – Sono capace di sbrogliarmela da solo anche
per ritirare la mia corrispondenza.
- Non vi ho dato una lettera, poco fa?
- Contenuta in una busta di carta grossa, scura.
Il viso dell’impiegato assunse un’espressione di sollievo.
- Per un momento, ho temuto d’aver commesso un errore. Molte grazie.
- Prego.
Drake riprese la chiave e s’avviò a chiamar l’ascensore. Mason lo seguì e si unì a lui.
La ragazza della cabina non alzò gli occhi dall’immancabile romanzo a fumetti, quando
l’ascensore fermò al pianterreno.
Mason e Drake entrarono e la cabina cedette sotto il nuovo peso. La ragazza chiuse la rivista,
lasciando il dito fra le pagine per tenere il segno.
La copertina mostrava una donna poco vestita che discorreva con un uomo in abito da sera.
- Piano?
- Settimo – rispose Drake.
La ragazza si mise bruscamente a masticare come se mentre leggeva avesse dimenticato la gomma
che aveva in bocca.
- Che cosa leggete? – le chiese Drake.
- Una rivista – rispose lei, alzando gli occhi.
- Un po’ spinta! – osservò l’investigatore.
- Quale legge mi vieta di leggere quello che mi pare?
- Nessuna.
- Potrete comprarla al chiosco dei giornali per venticinque cents, se vi interessa.
- M’interesserebbe – ammise Drake – ma non vale venticinque cents.
La ragazza lo fulminò con un’occhiata. Distolse gli occhi, fece il broncio e fermò la cabina.
- Settimo!
Mason e Paul Drake uscirono nel corridoio.
La ragazza trattenne la cabina al piano e ristette a osservare i due uomini riflessi nello specchio
dell’ascensore.
- La ragazza ci osserva - avvertì Drake sottovoce. – Andiamo lo stesso al 729?
- Certo.
- S’interessa di noi.
- Meglio.
Mason si fermò alla porta contraddistinta dal numero 729 e bussò due volte.
Nessuno rispose.
Drake mostrò la chiave e sbirciò l’avvocato.
Mason annui e l’investigatore infilò la chiave nella serratura e aprì.
Il battente si spostò senza rumore sui cardini oliati.
Nella prima stanza, la luce era accesa, ma non c’era nessuno.
Mason entrò, seguito da Drake, e chiuse la porta.
- C’è nessuno?
L’avvocato non ottenne risposta. Si avvicinò alla porta socchiusa che dava nella camera da letto e
bussò. Attese un momento, non ebbe risposta e spinse il battente, poi bruscamente indietreggiò.
- Ci siamo, Paul. Abbiamo trovato.
Drake gli andò vicino.
Il corpo della ragazza giaceva di traverso su uno dei letti gemelli della camera, col braccio sinistro
e la testa che penzolavano al lato opposto del letto. Una cascata di capelli biondi scendeva verso il
pavimento lungo il braccio. La ragazza indossava un’attillata camicetta di lana azzurra e il sangue
che era spicciato da una ferita d’arma da fuoco, a sinistra, sul petto, vi aveva fatto una macchia
sfumata purpurea. Aveva il braccio destro alzato, come per riparare il viso da un colpo, e la morte
aveva fissato quella posa grottesca. La gonna corta, scompigliata, lasciava vedere le gambe, fasciate
di nailon, piegate in su con le caviglie incrociate.
Mason si chinò sul corpo, tastò il polso e premette lievemente il braccio destro sollevato.
Perplesso, girò intorno al letto e andò a toccare il braccio sinistro che si mosse all’attaccatura della
spalla.
- Santo Cielo, Perry! – esclamò Drake. – Siamo nei pasticci. Dobbiamo riferire alla polizia. Non si
può farne a meno.
Mason continuò a guardare il cadavere, pensoso.
- Va bene, Paul. Riferiremo.
L’investigatore si diresse immediatamente all’apparecchio telefonico.
- Di qui no! – sibilò l’avvocato – E neanche subito.
- Dobbiamo – insistette Drake. – Altrimenti ci accuseranno d’occultamento di prove e di
favoreggiamento. Bisogna consegnare Conway, e lasciare che…
- Consegnare Conway? Che cosa ti viene in testa? Conway è mio cliente.
- Ma è dentro nella faccenda sino al collo!
- Come lo sai?
- Lo ammette lui stesso.
- Neanche per sogno! A quanto sappiamo, non c’erano cadaveri, nella stanza, quando è andato via,
e questa non è la ragazza che ha lasciato qui. Se lo fosse, si sarebbe vestita dopo che lui è andato via.
- Che cosa intendi fare?
- Andiamo.
- Senti, Perry: non dimenticare che ho una licenza e che possono ritirarmela. La polizia…
- Non preoccuparti. Il direttore d’orchestra sono io, e tu agisci su mie istruzioni. Assumo tutte le
responsabilità. Vieni.
- Dove?
- Alla cabina telefonica più vicina, dalla quale si potrà parlare senza essere ascoltati da orecchie
indiscrete. Prima, però, sarà meglio dare un’occhiata in giro.
- No, Perry, no! Non si deve toccar niente. Lo sai.
- Si può guardare, però, la porta della stanza da bagno è socchiusa. In nessun luogo si scorgono
bagagli e indumenti. Conway ha detto che la ragazza era in sottoveste e che ha affermato di essere
compagna di camera di Rosalind. Questo appartamentino sembra disabitato.
- Andiamo, Perry, per l’amor del Cielo! – implorò Drake. – E’ una trappola. Se ci colgono a
razzolare qui, non ne usciremo più. Anche se dicessimo che avremmo telefonato, ci riderebbero sul
naso; ma che cosa succederebbe se ci pescassero sul posto?
Mason apri il battente di un armadio.
- Non dovevo portarti con me, Paul.
- Puoi dirlo!
L’armadio era vuoto.
- Benone, Paul, scendiamo nell’atrio per telefonare. Questa è una trappola, d’accordo. Andiamo.

Drake seguì Mason all’ascensore. La ragazza della cabina, quando arrivò, sedeva sullo sgabello,
con le gambe accavallate e, fino al punto più su del ginocchio che si vedeva, belle.
Teneva gli occhi sulla rivista, ma sembrava maggiormente interessata della posa che non della
lettura.
Diede un’occhiata a Mason e a Paul Drake quando entrarono nella cabina, chiuse la rivista,
lasciando il dito fra le pagine per tenere il segno, e riportò la propria attenzione sull'investigatore.
- Pianterreno? – domandò.
- Pianterreno – rispose Mason.
La ragazza continuò a osservare Paul Drake per tutto il tempo della discesa, ma l’investigatore,
assorto nel propri pensieri, non se ne rese conto.
Mason attraversò l’atrio, entrò in una delle cabine e compose il numero di Della Street.
Quasi all’istante, Della rispose.
- Siete vestita? – domandò l’avvocato.
- Più o meno.
- Bene. Saltate in auto e andate nello studio di Paul. Ci troverete un tizio che si chiama Conway.
Fatelo sparire dalla circolazione.
- Come?
- Sistematelo dove volete, ma non all’albergo Redfern.
- Qualcos’altro, capo?
- Assicuratevi che si iscriva nel registro col suo vero nome. Capito?
- Sì, capo.
- Bene. Ora fate attenzione. Quel tale ha sentito una voce di donna, per telefono, che aveva un
modo di staccare le parole tutto suo particolare e ritiene di conoscerla. La voce era contraffatta, ma
c’era qualcosa nel tempo delle battute che aveva già sentito prima e che gli era familiare.
“E’ importantissimo che identifichi quella voce. Stategli appresso, fatelo pensare fino a liquefarsi
il cervello: debbo avere una risposta.”
- Che cosa debbo dirgli, per spiegare il mio intervento?
- Ditegli che agite su mie istruzioni. Mi raccomando: deve ricordarsi di chi è quella voce.
- Bene. E’ tutto?
- Tutto. Sbrigatevi, perché il tempo stringe. Dopo averlo sistemato, venite in ufficio.
- Dove siete, adesso, capo?
- All’albergo Redfern.
- Non potrei raggiungervi lì?
- No. E non cercate di raggiungermi in nessun posto. Mettete il tizio fuori di circolazione, poi
andate in ufficio e, se non ci sono, aspettatemi.
- Benissimo, capo. Parto.
Mason riagganciò, introdusse un’altra moneta nell’apparecchio e chiamò la Centrale di Polizia.
- La Squadra Omicidi, per favore.
Un attimo dopo, fu in comunicazione.
- Parla l’avvocato Perry Mason.
- Un momento. C’è il sergente Holcomb. Ve lo passo.
- Oh, ohi - Pronto, avvocato Mason? - disse la voce del sergente Holcomb, in tono cortese. – Che
cosa posso fare, per voi, stasera?
- Una piccola cosa: andate all’Albergo Redfern, stanza 729 e date un’occhiata al corpo della
ragazza che giace di traverso su uno del letti della camera. Mi sono ben guardato dal toccare
qualcosa, ma ritengo che sia morta.
- Dove siete, in questo momento?
- In una delle cabina telefoniche dell’atrio dell’Albergo Redfern.
- Siete stato in quella camera?
- Certo. Non sono indovino, e, se vi segnalo che c’è un cadavere, vuol dire che l’ho visto.
- Perché non avete telefonato dalla camera?
- Per non pasticciare le impronte. Ho preferito scendere e telefonare dall’atrio.
- Ne avete parlato a qualcuno?
- A voi.
- Bene. Fra due minuti arriverà lì un’autoradio, poi verrò io.
- Vi aspetteremo. La camera è chiusa a chiave.
- Come siete entrato?
- Con la chiave.
- Che cosa avete detto?
- Che sono entrato usando la chiave.
- Di chi è la camera?
- E’ assegnata a un certo Gerald Boswell.
- Lo conoscete?
- Per quello che ne so, non l’ho mai visto in vita mia.
- Come avete avuto la chiave, allora?
- Mi è stata data.
- Aspettatemi lì – insistette Holcomb.
Mason riagganciò e tornò da Paul Drake.
- Be’… ormai non ci resta che aspettare – disse, e andò a sedersi in una grossa poltrona di cuoio.
Drake indugiò un momento, poi finì col sedersi anche lui nella poltrona vicina, visibilmente poco
entusiasta.
L’impiegato, da dietro il banco, li guardò pensoso.
Mason accese una sigaretta e ne trasse una lunga boccata.
- Che cosa diamine potrò dire? – chiese Drake.
- Parlerò io – rispose Mason.
Aspettavano da meno di cinque minuti, quando si aprì la porta ed entrò un agente di polizia in
divisa, che si diresse al banco e scambiò qualche parola con l’uomo addetto, il quale, spaventato,
indicò Mason e Paul Drake.
L’agente si avvicinò ai due uomini.
- Avete segnalato voi un cadavere? – domandò a Mason.
- Esatto.
- Dov’è?
- Camera 729. Volete la chiave?
Trasse di tasca la chiave e la porse all’agente.
- L’Omicidi ha detto che aspettiate qui. Io, intanto vado di sopra.
- Benone. Aspetteremo.
- Siete Perry Mason?
- In persona.
- Quello chi è?
- Paul Drake, investigatore privato.
- Come avete scoperto il cadavere?
- Abbiamo aperto la porta e siamo entrati – spiegò Mason. – Dobbiamo raccontarvi tutta la storia
adesso, o salite per evitare che qualcuno alteri le prove.
- Non allontanatevi – ingiunse l’agente, poi afferrò la chiave e si precipitò all’ascensore.
L’impiegato parlò con aria eccitata alla ragazza del centralino telefonico, la quale si affannò subito
con le spine.
Mason schiacciò il mozzicone della sigaretta nel portacenere.
- Dovremo raccontare tutta la storia – osservò Drake.
- Tutto quello che “sappiamo”. Non siamo tenuti a far supposizioni. Quello che sappiamo, e basta.
- E dire il nome del nostro cliente?
- Del “nostro” cliente? Del “mio”, dirai. Per te, non è nulla. Il tuo cliente sono io.
Mason andò al banco dell’ufficio, prese una busta, la indirizzò a se stesso al proprio ufficio,
l’affrancò e si diresse alla cassetta postale.
Drake lo raggiunse.
Mason prese l’assegno di mille dollari rilasciato da Conway, lo mise nella busta, la chiuse e
imbucò.
- Perché? – domandò l’investigatore.
- A qualcuno potrebbe venire l’idea di fermarmi e perquisirmi. Anche il sergente Holcomb
arriverebbe a connettere l’assegno con la nostra venuta al Redfern.
- Non mi va.
- Che cosa?
- Di non fare il nome di Conway.
- Perché? Conway non ha ucciso nessuno.
- Come lo sai?
- Lo ha detto lui.
- Ha la pistola.
- Che pistola?
- Quella con la quale è stato commesso l’assassinio.
- Come sai che sia l’arma del delitto?
- Deve esserlo.
- Ti ho già detto che non siamo tenuti a far supposizioni o conclusioni: dobbiamo dire quello che
sappiamo, a meno che non si tratti di notizie protette dal segreto professionale.
- Ci faranno cantare.
- A me, no.
- Troveranno Conway nel mio studio.
Mason scosse la testa.
- Ah!… è così! – esclamò Drake. – Ora capisco perché hai fatto la prima telefonata!
L’avvocato sbadigliò e accese un’altra sigaretta.
- Non devi far congetture, quando parli con la polizia, Paul. Devi dare solo fatti. A loro, non
interessa altro.
Drake fece scricchiolare le nocche delle dita, nervoso.
- Avete segnalato voi che c’è un cadavere nella stanza 729? – domandò l’impiegato,
avvicinandosi.
- Certo! – rispose Mason, fingendosi stupito per la domanda. – Abbiamo trovato un cadavere e, se
non erro, queste cose devono essere riferite alla polizia.
- Il signor Boswell era con voi, quando lo avete trovato?
- Boswell? – ripeté Mason stupito.
L’impiegato indicò Paul Drake.
- Non si chiama Boswell - osservò Mason.
- Mi ha detto lui che si chiama cosi – dichiarò l’impiegato in tono accusatore.
- Niente affatto – sostenne Mason. – Vi ha chiesto se c’erano lettere per il signor Boswell.
- E io l’ho pregato di farsi riconoscere – replicò l’uomo, con aria indignata.
- Gli avete chiesto di farsi riconoscere, e lui ha posato sul banco la chiave del 729. Avete
controllato il registro e avete visto che il 729 è assegnato a Boswell. Come identificazione, vi è
bastato e non avete chiesto documenti. Lui non ha detto di chiamarsi Boswell.
- Mi ha indotto a credere che parlavo col signor Boswell.
- Male. Lo sbaglio è vostro.
- L’ho pregato di farsi riconoscere come Boswell.
- No. Gli avete chiesto se aveva “modo” di farsi riconoscere.
- Questo è un cavillo… e lo sapete.
- Cioè?
- Io volevo sapere chi era. Volevo vedere qualche documento d’identità.
- Allora dovevate chiedergli un documento e insistere che ve lo mostrasse. Inutile che cerchiate di
renderci responsabili dei vostri errori.
- La camera è registrata al nome del signor Gerald Boswell e quello è l’uomo che ha dichiarato di
essere Boswell e che ha ricevuto una lettera dalle mie mani.
- Siete sicuro? – domandò Mason.
- Certo che sono sicuro, - Non lo eravate poco fa.
- Lo ero.
- Allora perché gli avete chiesto se aveva modo di farsi riconoscere?
- Volevo essere sicuro che fosse la stessa persona.
- Allora “non” eravate sicuro?
- Non intendo subire un interrogatorio da voi.
- Ripensateci – sogghignò Mason. – Forse ancor prima che ci abbiate ripensato vi troverete al
banco dei testimoni. E allora, subirete un “vero” interrogatorio.
- Chi siete?
- Perry Mason
- L’avvocato Perry Mason? - 1’impiegato pareva sbalordito.
- In persona.

La porta dell’atrio si spalancò e il sergente Holcomb, seguito da due agenti in borghese, si slanciò
verso l’ascensore. Vide il gruppetto formato da Mason, Drake e l’impiegato, e piegò da quella parte.
- Buona sera, sergente - disse Mason, cordiale.
- Come siete impegolato nella faccenda, Mason? – latrò il poliziotto, senza preoccuparsi di
rispondere al saluto.
- Nell’interesse d’un cliente, sono andato al 729 per un accertamento.
- Nell’interesse di chi?
- Di un cliente.
- Benone. Lasciamo perdere i giuochi di parole. Si tratta di assassinio. Chi è il cliente?
Mason scosse la testa.
- Informazione confidenziale.
- Non potete nasconderlo. Diverreste favoreggiatore, se cercaste di coprire un assassino.
- Quell’uomo non è un assassino.
- Come lo sapete?
- Lo so. E, per giunta, è mio cliente. Non sono obbligato a dire i nomi dei miei clienti a nessuno.
- Non potete occultare delle prove.
- Non occulto nessuna prova. Appena entrato nella stanza, ho visto un cadavere, e l’ho subito
segnalato alla polizia.
- Scusate, sergente – intervenne l’impiegato. – Il suo cliente è quest’uomo.
- Non dite stupidaggini! – rispose Holcomb, sprezzante. - E’ l’investigatore privato che lavora per
conto di Mason. Mason lo ha chiamato dopo aver saputo che c’era stato un assassinio.
- Mi dispiace, sergente - ma non è cosi.
- Come lo sapete?
- Prima di tutto, è l’uomo che ha la chiave della camera. L’ha fatta ritirare dalla sua segretaria, ed
è venuto diverse volte a chiedere se c’erano lettere.
- Ehi! Un momento! – esclamò Holcomb, rivolto a Drake. – Di che cosa si tratta?
- Quel tipo è scemo – rispose Drake.
- Come vi chiamate? – domandò Holcomb all’impiegato.
- Bob King.
- Benone. Raccontatemi la faccenda della camera.
- E’ stata fissata verso le due. Una ragazza è venuta al banco e ha detto che era la segretaria di
Gerald Boswell e che questi voleva un appartamentino per una giornata. Sarebbe arrivato tardi e
salito direttamente, però lei voleva vedere che le stanze andassero bene. Poiché il signor Boswell
non aveva bagagli, lei avrebbe pagato in anticipo e ritirato la chiave. Anzi, ha voluto due chiavi.
- Andateci piano – esclamò Holcomb. – State dando informazioni troppo preziose.
- Me le avete chieste voi. Che cosa ci vedete, di prezioso?
Holcomb accennò a Mason.
- Le beve addirittura.
- Be’… le avete domandate voi.
- D’accordo, ma ora basta… Un momento: parlatemi di Paul Drake.
- È venuto verso le sei e mezzo e mi ha chiesto se c’era una lettera per Boswell. Ho passato le
buste del casellario e gliel’ho data.
- Conteneva la chiave? – domandò Holcomb.
- Può darsi. A quanto ricordo, era una busta pesante, di carta grossa, piena di carte.
- E l’uomo a cui l’avete data era Paul Drake?
- Credo… sì; era lui.
- Che cosa ha fatto dopo?
- E’ salito in camera, ma non gli ho badato molto. Sembrava una persona tranquilla e rispettabile,
e l’alloggio era stato pagato in anticipo.
Holcomb, con una piroetta, si voltò verso Drake.
- Che cosa dite, voi?
Drake esitò.
- Rispondo io, per Drake - intervenne Mason. – Credo che ci sia confusione d’identità.
- Macché confusione d’Egitto! Drake è venuto qui per qualche lavoretto che vi sta a cuore. La
ragazza si è fatta fuori nella stanza e lui vi ha dato l’allarme. – Holcomb si rivolse all’impiegato. –
Non è rimasto di sopra, vero?
- Non saprei. Non ho fatto attenzione. E’ tornato, più tardi, a domandare se c’erano lettere, e
questa volta l’ho guardato bene. Questi due signori erano insieme, e, a quello che voi chiamate
Drake e che si è spacciato per Boswell, ho chiesto se non gli avevo già consegnato una lettera.
- Potremmo non riuscire a costringere Mason a svelare il nome d’un cliente, ma sappiamo
benissimo come prendere un investigatore privato per fargli dire quello che sa su un assassinio.
- Vi ripeto, sergente – insistette Mason – che c’è confusione d’identità.
- Sciocchezze! Andrò a dare un’occhiata alla scena. Troveremo delle impronte digitali, e se ci
sono le vostre…
- Siamo entrati in quelle stanze. Non è il caso di discuterlo. Ed è stato quando abbiamo scoperto il
cadavere.
- Drake era con voi?
- Si.
- Eravate venuti insieme?
- Esatto.
- Che cosa è la storia che racconta King sulle lettere chieste da Drake?
- In parte, è vera. Avevamo motivo di credere che l’appartamentino fosse registrato a nome di
Boswell, e Drake ha chiesto se c’erano lettere a questo nome. Però non ha mai detto di essere
Boswell.
- La faccenda mi pare poco plausibile – dichiarò Holcomb.
- Restate qui tutti e due. Io salgo, ma non andate via: voglio farvi delle altre domande.
Holcomb si avviò all’ascensore.
- Attaccati al telefono, Paul - disse Mason – e cerca di mettere insieme una mezza dozzina del tuoi
giannizzeri e un paio di belle donne, se ti è possibile.
- Posso, ma vorrei sapere che cos’hai in mente di fare.
- Voglio proteggere il mio cliente.
- Parlavo di me.
- Lascerò che ti tiri fuori del pasticcio.
- Come?
- Permettendoti di dire tutto quello che sai.
- Anche il nome del tuo cliente?
- Non posso tenerlo fuori da questa faccenda. Si è gettato in trappola a capofitto, e non mi resta
che cercare di guadagnar tempo.
- Quanto?
- Qualche ora.
- A che cosa può servirti?
- Non lo so. Va’ al telefono e raduna i tuoi uomini.
Drake si precipitò in una delle cabine telefoniche dell’atrio.
Mason accese una sigaretta e si mise a camminare su e giù, pensoso.
Un momento dopo, uno dei sostituti del magistrato inquirente entrò nell’atrio seguito da due
agenti in borghese e da un fotografo della polizia.
Il sergente Holcomb tornò al pianterreno, che Drake aveva appena finito di telefonare.
- Avanti! – esclamò il sergente. – Che cosa sapete della faccenda?
- Solo quanto abbiamo già detto – rispose l’avvocato. - Siamo entrati nella camera, abbiamo
trovato il cadavere e siamo corsi a telefonarvi.
- Lo so, lo so, ma prima di tutto ditemi per quale strano caso siete andati in quella camera.
- Agivo nell’interesse d’un cliente.
- D’accordo. Chi è il cliente?
- Non posso dirvi il suo nome se lui stesso non mi autorizza.
- Allora, fatevi autorizzare.
- Lo farò, ma per il momento è impossibile. Potrò mettermi in contatto con lui solo domani
mattina abbastanza presto.
- Be’, non potete intralciarci in un caso simile. Essere avvocato è una cosa, ed essere
favoreggiatore è un’altra.
- Io non intendo intralciare nessuno. Non posso propalare le confidenze d’un cliente, che può
voler parlare lui stesso, e mi occorre il tempo di mettermi in comunicazione con lui.
- Ditemi chi è, e penseremo noi a farlo parlare.
Mason scosse la testa.
- Non posso dirvi il suo nome senza il suo permesso. Verrò col mio cliente domattina alle nove
nell’ufficio del Procuratore Distrettuale. Il mio cliente potrà essere interrogato, e io lo assisterò e ne
tutelerò i diritti. Però posso dirvi una cosa, sergente: non c’erano cadaveri, quando lui ha lasciato
l’appartamentino. Per conto mio, mi aspettavo di trovarci qualcun altra
- Chi?
- Una donna.
- Quella che è stata uccisa?
- Credo di no.
- Sentite, Mason: dobbiamo parlare con quel tizio, chiunque sia.
- Domattina alle nove – rispose l’avvocato, reciso.
Holcomb lo fulminò con un’occhiataccia.
- Potrei trattenervi come teste indispensabile.
- Di che cosa? – domandò Mason. – Ho detto tutto quello che sapevo. Dei suoi affari personali, il
mio cliente parlerà lui stesso. Se volete fare il duro, farò il duro anch’io, e ritirerò l’offerta di portare
il mio cliente dal Procuratore Distrettuale.
- Benone – sbottò Holcomb, incollerito – fate come volete, ma ricordatevi che lo considereremo
non collaborazione. Portate pure il vostro cliente alle nove: non gli useremo certo dei riguardi.
- Non sappiamo che cosa farcene, dei vostri riguardi; ci basta che rispettiate i nostri diritti, e io so
quali sono… Andiamo, Paul.
Mason voltò le spalle al sergente Holcomb e, seguito dall’investigatore, lasciò l’albergo.

3
Le otto e mezzo erano appena scoccate, quella sera, quando Mason e Drake uscirono
dall’ascensore e s’inoltrarono nel corridoio dov’erano i loro uffici.
L’avvocato lasciò Drake davanti alla porta illuminata dell’Agenzia e prosegui. Svoltò l’angolo,
andò alla porta sulla quale era scritto: “Perry Mason – Avvocato”, introdusse la chiave nella serratura
e aprì.
Della Street era seduta alla sua scrivania e leggeva un giornale.
La ragazza lasciò cadere il foglio sul pavimento e raggiunse l’avvocato ancor prima che avesse
richiuso la porta.
- Capo, di che cosa si tratta? E’… è un assassinio?
Mason annuì.
- Chi ha trovato il corpo?
- Noi.
- Male!
- A chi lo dite! – convenne Mason passandole un braccio intorno alle spalle e dandole qualche
colpetto rassicurante. - Capita sempre a noi, di scoprirli.
- Chi è?
- Pare che nessuno lo sappia. Una ragazza piuttosto attraente, distesa di traverso su un letto. Dov’è
il nostro cliente?
- Al sicuro.
- Dove?
- Ricordate il Gladedell Motel?
Mason fece un cenno d’assenso.
- Il gerente ci conosce, e…
- Avete parlato con lui in persona?
Della scosse la testa.
- Siamo andati là insieme, ma mi sono fatta lasciare dal signor Conway a un centinaio di metri
dall’autocampeggio. E’ andato da solo, si è iscritto col proprio nome, è tornato con la macchina e mi
ha portata al più vicino posteggio di tassi. Occupa il villino numero 21. Sono tornata col tassi perché
non ho voluto usare la mia auto: temevo che qualcuno prendesse il numero mentre era in sosta vicino
al Motel.
- Che ne dite, di Conway?
- E’ uno scapolo simpatico e sembra una persona per bene. Si interessa dei propri dipendenti, e
deve sapere il fatto suo.
“Giff Farrell ha lavorato con lui per un paio d’anni, poi Conway lo ha aiutato a diventare
vicedirettore. Ha impiegato un anno, ad accorgersi che si scaldava una serpe in seno. Farrell
diffondeva notizie tendenziose sul conto suo, pescava notizie riservate negli schedari e ne usava per
creargli delle difficoltà. In effetti, faceva tutto il possibile per mettere Conway nei pasticci. Quando
Conway se ne è reso conto, lo ha messo alla porta. Farrell si era preparato per mesi, ed è riuscito
anche a metterlo in cattiva luce presso i dirigenti della società. Aveva preso nota di tutto quello che
andava succedendo, e credo che ci siano stati del consigli di direzione molto burrascosi.”
Mason annuì.
- E’ mancato poco che Farrell riuscisse nel suo intento – continuò Delia – e ci sarebbe riuscito, se
Conway non avesse potuto contare sulla lealtà di una delle segretarie. Così, ha potuto dimostrare che
Farrell passava notizie riservate alla concorrenza, con lo scopo di screditare i suoi programmi.
“Quando tutto fu chiaro, il consiglio di direzione scacciò Farrell, il quale ha aspettato il momento
buono per scatenare la sua campagna.
“Ho lavorato Conway, mentre andavamo al Motel, per fargli ricordare di chi fosse la voce delle
telefonate. Sostiene che era contraffatta nel tono, ma che lo stacco fra una parola e l’altra gli è noto,
però non sa a chi affibbiarla con certezza.
“Gli ho raccomandato di continuare a pensarci e di telefonare a Drake se arriverà a concludere
qualcosa.
“La sua segretaria, Eva Kane, è stata telefonista ed è abituata ad ascoltare le voci per telefono.
Afferma che quella era la voce di qualcuno che conoscono entrambi.”
- Be’, andrò a far due chiacchiere con Conway. Sarà meglio che ora torniate a casa, Della.
La segretaria sorrise e scosse la testa.
- Resterò a vigilare la fortezza. Telefonatemi se vi occorre qualcosa. Mi terrò su a forza di caffè.
Mason oltrepassò gli uffici illuminati della direzione del Gladedell Motel, e andò a fermarsi
davanti al villino numero 21, accanto all’auto di Conway.
Questi aprì la porta, ma non si espose alla luce.
- Entrate, Mason – invitò dall’interno.
L’avvocato entrò e richiuse la porta.
Conway indicò la poltrona all’ospite e sedette sulla sponda del letto.
- Le cose si sono messe male? – domandò.
- Parlate a bassa voce – lo ammoni Mason. – Le villette sono contigue e hanno le pareti sottili. Sì,
le cose vanno male.
- Molto?
- Assassinio.
- Assassinio! – ripeté Conway, allibito.
- Attento! Abbassate la voce.
- Mio Dio!
- Avreste dovuto capirlo. Non vi avrei fatto nascondere, se le cose non si fossero messe al peggio.
- Ho capito che andavano male… ma non avrei mai pensato… Chi è stato ucciso? Farrell?
- No. Una donna.
- Una donna?
- Esatto. Una donna. Giovane. Adesso ditemi se l’avete mai vista e pensateci bene. Una bionda sul
ventisei o ventisette anni, occhi azzurri, bella, forse un po’ troppo formosa. La vita pare sottile, ma
tutto il corpo abbonda di curve. Indossava una camicetta di lana celeste, che probabilmente intonava
con il colore degli occhi.
Conway pensò un momento, poi scosse la testa.
- Non mi dice niente… a meno che non sia la ragazza che ho visto. Aveva una sottoveste corta di
pizzo nero. Nei suoi occhi c’era un balenio che poteva derivare dal fatto che aveva il volto coperto di
fango scuro. Ricordo che il bianco dei suoi occhi luccicava.
- Quante donne giovani conoscete? La descrizione non calza a nessuna?
- Sentite, Mason – rispose Conway, spazientito – ho una ventina d’impiegate e di prim’acchito
non posso accollare la descrizione a nessuna di loro. Dite che era bella?
- Molto.
Conway ristette ancora pensoso, poi scosse di nuovo la testa.
- Cercate un po’ di connettere la descrizione con la voce.
- Cercherò.
- Diamo un’occhiata alla pistola.
Conway porse l’arma all’avvocato che la esaminò e scrisse il numero di matricola nel taccuino.
- Cercherete di scoprire di dove viene? – domandò Conway.
- Sì. C.48809. Parlatemi un po’ della vostra segretaria. Dove abita?
- Eva Kane. Cloudroft Apartments.
- Domattina alle nove dovrete venire dal Procuratore Distrettuale per raccontare la vostra storia.
- Io?
Mason annuì.
- Che cosa racconterò?
- Sarò con voi. Passerò a prendervi alle otto e ve lo dirò strada facendo.
- Dove ci troveremo?
- Qui.
- Non potrei tornare a casa?
Mason fece un cenno di diniego.
- Perché? – domandò Conway. – Non riusciranno a mettermi a fuoco tanto presto. Ho bisogno di
uno spazzolino da denti, un pigiama, un rasoio, una camicia pulita…
- Andate in un emporio che sia aperto di sera e comprate quello che vi occorre. Del pigiama e
della camicia potrete fare a meno.
- Credo che non mi potrebbero individuare anche se andassi a casa.
- Perché? Vi hanno teso una trappola, e non sappiamo quando sarà fatta scattare. Può darsi che
l’interessato aspetti tre o quattro giorni, prima di dar l’imbeccata alla polizia per farvi arrestare,
pensando che tre o quattro giorni di silenzio peggiorino la vostra situazione, come può darsi che
sappia che vi siete rivolto a me, e decida di farvi pizzicare prima che io abbia la possibilità di
scoprire come stanno le cose.
- Che cosa potrete fare, per domattina alle nove, Mason? Nulla!
- Lo dite voi. Lavorerò l’intera nottata. Voi andate a comprare quanto vi occorre, tornate qui e
restateci.
- Devo tenere io la pistola?
- Tenetela voi e custoditela con cura.
- Perché? Ah, si, capisco. Se cercassi di sbarazzarmene, farei il giuoco dei miei nemici e mi
metterei nelle loro mani.
- Esatto. Sarebbe come se vi confessaste colpevole. Voglio che raccontiate la vostra storia fino al
momento in cui siete partito dal Redfern con l’auto.
- Dovrò fermarmi lì?
- Certo. Non dite dove avete passato la notte, né che cosa avete fatto: sono affari vostri che non
riguardano nessuno. Ho detto alla polizia che vi porterò dal Procuratore Distrettuale domattina alle
nove, e vi ci porterò.
- Sapete che cosa significa per me? Se non riesco a convincere la polizia, e se mi accusano d’aver
ucciso quella ragazza, sono spacciato agli occhi degli azionisti.
- Naturale. Per che cosa credete che vi abbiano teso la trappola?
- Non riesco a convincermi che si tratti d’una trappola.
- Non riuscite a convincervene? E’ chiaro come la luce del giorno, maledizione! Una ragazza
seminuda che impugna una pistola, la punta su di voi con mano tremante, cammina verso di voi e
“continua ad avvicinarsi a voi”!
- Be’, che cosa c’è di strano?
- Tutto! Una ragazza in quelle condizioni, che avesse preso un’arma nella scrivania, avrebbe
indietreggiato puntandovela contro e ingiungendovi di uscire dalla stanza. Macché! Vi dice di alzare
le mani e si avvicina a voi, puntando l’arma con mano tremante.
- Ritenete che fosse l’arma del delitto?
- Sono maledettamente certo che era l’arma del delitto! E con ogni probabilità scoprirete che la
ragazza assassinata era una tale che possedeva l’elenco degli azionisti che avevano rilasciato la
procura.
Conway ci pensò un momento.
- Si, era senz’altro una trappola e ci sono cascato. Tuttavia, Mason, ho la netta sensazione che ci
fosse della sincerità, nella donna che ha detto di chiamarsi Rosalind. Sono convinto che, se
riuscissimo ad andare al fondo delle cose, scopriremmo che… Chi sa se la ragazza che è stata uccisa
non è proprio Rosalind?
- Con dieci probabilità contro una. Quella ragazza vi ha detto che era la compagna di camera di
Rosalind, e che l’appartamento era suo. Le stanze erano assolutamente spoglie di tutto: non un paio
di calze, un abito, una valigia: nulla.
- Ma questo particolare non dà maggior valore all’idea della trappola? Non potremmo spiegare al
Procuratore Distrettuale che ci sono stato attirato con l’inganno?
- Certo che potremmo, ma poi dovremmo provarlo. Tutto dipende dal fatto che si riesca a scoprire
qualcosa che sostenga la vostra storia. Cosi come la raccontate, è assurda.
- Ma io dico la verità! - esclamò Conway.
- Lo so, ma il Procuratore Distrettuale sarà freddo, ostile e scettico, e non gli andrà a genio che vi
siate rivolto a un avvocato invece che alla polizia. Per giunta non sappiamo ancora fino a qual punto
siete impegolato nella trappola.
- Credete che ci sia di peggio?
- Certo, che ci sarà di peggio! Però, non riesco a spiegarmi alcune cose.
- Che cosa?
- Se fossero partiti con l’idea di mettervi in mezzo con un assassinio, avrebbero proceduto
diversamente. Se la combriccola di Farrell non temeva il rischio di un delitto, sarebbe stato più
semplice uccidere voi e farla finita.
“Stando agli indizi, si direbbe che avessero progettato di farvi finire in chissà quale trappola, e che
invece, in un modo per ora inspiegabile, si siano trovati con un cadavere tra le braccia e costretti a
darsi da fare per rigirar le cose in modo che l’accusa di omicidio ricadesse su di voi. Quando si
agisce in fretta, è facile commettere degli errori, e se ne hanno commesso anche uno solo, può darsi
che siamo noi a dar lo sgambetto a loro.”
- So che mi considererete un cretino, Mason, ma non riesco a togliermi l’impressione che
Rosalind fosse sincera, che avesse davvero le informazioni che voleva darmi e che si trovasse in
pericolo. Ha detto Lei stessa che arrischiava la vita, passandomi quelle informazioni.
- Questo regge – osservò Mason. – Se non fosse stata legata con Farrell in qualche modo, non
avrebbe potuto avere le informazioni. Se era legata con lui e in procinto di piantarlo, tutto poteva
succedere.
Un sorriso illuminò tutt’a un tratto il volto di Conway, che fece schioccare le dita.
- Che cosa c’è? – fece Perry Mason.
- Mi è venuta un’idea. Perché dovrei restar qui seduto a girare i pollici, mentre loro si danno da
fare per mettermi in mezzo? Perché non potrei infinocchiarli col loro stesso giuoco?
- Cioè? – domandò Mason.
- Lasciate che ci pensi un momento.
- Le idee possono essere ottime, però dobbiamo essere del tutto certi che non vi portino a fare
qualcosa di controproducente. Quello che avete fatto sinora torna a tutto vostro danno. Lasciamo
stare le cose come sono.
Conway tacque un momento, poi sbottò: - Maledizione, Mason! Farrell c’è dentro fino al collo.
Deve averla uccisa lui, quella ragazza, e…
- Un momento – lo interruppe l’avvocato. – Non cominciate a pensare all’antidoto prima di sapere
esattamente qual è il veleno, e quanto ne avete ingerito.
- Vi dico che ne sono sicuro – insistette Conway, eccitato. – Quella ragazza, Rosalind, era sincera,
terrorizzata. Mi ha detto che aveva paura di essere uccisa… Farrell ha scoperto quello che lei stava
per fare.,.
- Pensate che l’abbia uccisa lui?
- No. Però credo che sia stato “Camera a gas”… quel Baker, o qualche altro duro della
combriccola. Farrell, spaventato, ha fatto in modo da accollare l’assassinio a me.
- Può valer la pena di controllare – riconobbe Mason - e vorrei riesaminare l’argomento con voi,
ma finora è solo un’idea.
- Farrell ha cercato di mettermi nel sacco, e…
Conway s’interruppe.
- Be’?… – lo incitò Mason.
- Lasciate che ci pensi.
- Benone, pensateci, ma non arrischiate una mossa fino a quando non saprò come stanno le cose a
vostro riguardo. Intanto, telefonate alla vostra segretaria e avvertitela che andrò a parlarle.
- Debbo informarla di quello che è successo?
- No. Non ditele nulla. Non ditele neanche dove siete. Limitatevi ad avvertirla della mia visita,
precisando che sono il vostro avvocato e che deve collaborare al massimo.
- Bene. Sarà meglio che io mi muova: ho un sacco di cose da fare.
Perry Mason lo guardò insospettito.
- Quali cose?
- Telefonare alla mia segretaria, andare per gli acquisti…
- Quanta energia, tutt’a un tratto!
- Quando debbo fare qualcosa, lo faccio subito.
- Bene. Cominciate dal telefonare alla vostra segretaria. Ditele che sarò da lei fra un quarto d’ora.
- Ci rivedremo domattina alle otto?
- Alle otto in punto. E fate colazione, prima. Non voglio che affrontiate a stomaco vuoto le
emozioni che vi procurerà l’interrogatorio.
4
Lasciato l’autocampeggio, Mason si fermò alla prima cabina telefonica e chiamò Paul Drake.
- Il cadavere è stato identificato, Paul?
- Ancora no.
- C’è un lavoretto, per te.
- Che cosa?
- Voglio risalire alle origini di una pistola.
- Matricola?
- C.48809 – Smith & Wesson.
- Non sarà facile, a quest’ora.
- Non ti ho chiesto se sarà facile. Ho detto che voglio risalire alle sue origini.
- Non hai cuore, Perry!
- Ne ho anche troppo. Ti avevo pregato di tenere degli uomini a portata di mano: falli lavorare.
- Ti lascerai vedere?
- Fra un’ora o due.
Mason riagganciò, andò ai Cloudcroft Apartments e sali a bussare alla porta di Eva Kane.
L’uscio si aprì quasi all’istante.
- Signorina Kane?
- Si. Avvocato Mason?
- In persona.
- Accomodatevi, prego. Il signor Conway mi ha annunciato la vostra visita, poco fa.
Mason entrò nel tipico appartamento di una sola stanza, nella quale un’ampia porta a specchiera
nascondeva il letto ribaltabile. Qua e là, si scorgeva qualche tocco personale, ma quasi tutto era di
serie.
- Sedete, avvocato Mason. Che cosa è successo?
- Che cosa intendete dire con “che cosa è successo”?
- Sapevo che il signor Conway sarebbe andato a quell’appuntamento, e l’avevo anche pregato di
rinunciare. Presentivo che sarebbe accaduto qualcosa di terribile. Che cosa? Il signor Conway mi ha
detto che non era a casa e che non poteva dirmi dove si trovava.
- Per il momento, si è tolto dalla circolazione. Domattina alle nove, andremo insieme dal
Procuratore Distrettuale.
- Dal Procuratore Distrettuale?
L’avvocato annuì.
- Perché?
- Qualcuno è stato ucciso.
- Ucciso?
- Assassinato.
- Chi?
- Non lo sappiamo. Una giovane donna. Bionda, occhi azzurri, vita piuttosto sottile, ma generosa
di forme. Aveva circa… diciamo ventisette anni. Occhi azzurri e camicetta di lana celeste… Vi
dicono nulla?
- Mi dicono troppo, avvocato. Conosco molte ragazze alle quali la vostra descrizione calzerebbe.
Come è andata? È la donna che il signor Conway doveva incontrare? Quella che diceva di chiamarsi
Rosalind?
- Non lo sappiamo. Non ho tempo di darvi molte informazioni: debbo fare troppe cose, prima
delle nove di domattina. Voi, Invece, dovete dare delle informazioni a me. A proposito di quella
voce, se ho capito bene, c’era qualcosa di familiare per voi.
La ragazza fece un cenno d’assenso.
- Benone. Pensateci un poco.
- Ho già cercato di pensarci. Sono… sono cosi preoccupata per il signor Conway! Temo… Oh,
avevo l’impressione che si trattasse di una trappola!
- Lo amate molto?
Eva Kane distolse subito gli occhi e arrossì.
- E’ molto simpatico. Comunque, non incoraggia le relazioni personali, in ufficio. E’ sempre
cortese e comprensivo, ma… Be’, non è come il signor Farrell.
- Com’è, Farrell?
- Farrell! – esclamò la ragazza con improvviso disgusto nella voce.
- Com’è? – insistette Mason. - E’ diverso da Conway?
- Diversissimo!
- Non lambiccatevi il cervello per Conway, e pensate a quella voce, se volete essergli utile. Dovete
cercar di connettere quella voce con qualcuno.
Eva Kane scosse la testa.
- Ci ho pensato e ripensato, ma, chissà perché, non riesco a stabilire a chi può appartenere quella
voce. Talvolta mi par d’esserci arrivata, di averne il nome sulla punta della lingua, e invece…
Niente! Mi sfugge.
- Cerchiamo di arrivarci seguendo un certo sistema. Rosalind, aveva promesso di consegnare
l’elenco degli azionisti che avevano mandato la procura a Farrell.
La ragazza annuì.
- Tuttavia – continuò Mason - è servita anche come esca per la trappola tesa a Conway. Da quanto
ci risulta ora, tanto come esca quanto come offerente d’informazioni genuine, deve essere, o essere
stata, in stretto contatto con Farrell.
“Se era l’esca, non poteva essere che uno strumento di Farrell, perché lui e i suoi accoliti
desiderano che Conway finisca nei guai. D’altro canto, se agiva in buona fede, doveva anche avere
la possibilità di accedere alle informazioni, e soltanto un’impiegata molto vicina a Farrell poteva
averla.” La ragazza fece un altro cenno d’assenso.
- La voce era femminile - riprese Mason. – Vi sembra che fosse di una donna giovane?
- Credo, anzi ne sono convinta.
- Farrell ha intimità con qualche donna giovane?
Eva scoppiò a ridere.
- Il signor Farrell è intimissimo con tutte le donne giovani che gli capitano. Allunga volentieri le
mani, e ha certi occhi… Non si accontenta di una donna, vuole delle donne… Non s’accontenta di
una capanna e un cuore: vuol soddisfare il proprio egoismo, divertirsi.
- E’ difficile destreggiarsi, quando si lavora per lui?
- Dipende dai punti di vista. Ad alcune ragazze, i modi di Farrell vanno a genio.
- E’ sposato?
- Sì, ma, a quanto ne so, si è separato un mese fa.
- Che tipo di donna è, sua moglie?
- Simpaticissima. Lei… All’improvviso, la ragazza trattenne il fiato e sgranò gli occhi, – Eccola,
avvocato Mason! Eccola!
- Che cosa?
- La voce, la voce! Rosalind! Era la voce di Evangeline Farrell!
- Un momento. Ne siete certa?
- Sì, sì! Lo sapevo, che c’era qualcosa… ho parlato molte volte, con lei, per telefono, quando il
signor Farrell lavorava con noi. Proprio lei aveva la singolare caratteristica di prender fiato dopo una
parola, di pronunciarne subito dopo quattro o cinque con rapidità, di fare un’altra pausa e di
rimettersi di nuovo a parlare in fretta.
- Non ha cercato di contraffare la voce al telefono?
- Sì. La voce era contraffatta. Era… Oh, melodiosissima, seducente, melliflua… ma quella
caratteristica è inconfondibile. Era Evangeline Farrell.
- Non vive col marito?
- A quanto mi risulta, sono separati. E’ stato… oh, un mese fa circa, mi pare. Ne hanno parlato
anche i giornali. Un cronista di pettegolezzi ci ha intessuto un articolo. Lei ha piantato il marito, e…
Che cosa sia successo, non saprei, ma credo che non abbia chiesto il divorzio; forse vorrà
riconciliarsi.
- Sapete dove abita?
- Avevano un appartamento piuttosto pretenzioso. Credo che sia andata via lei.
- Senza divorzio?
- Mah! Direi di sì.
- Come potrei avere l’indirizzo della signora Farrell?
- Dovrebbe essere nella nostra rubrica, perché è azionista della società. Per la faccenda delle
procure, ho fatto l’elenco dei nomi e degli indirizzi di tutti gli azionisti, e ne ho una copia sempre
con me.
- Come mai è vostra azionista?
- Una parte degli emolumenti del signor Farrell, quando era con noi, gli veniva corrisposta in
azioni che lui ha fatto intestare alla moglie.
- Quando le ha ricevute, o come risultato di un aggiustamento patrimoniale?
- Quando le ha ricevute. Farrell, per abitudine, intesta ogni proprietà ad altre persone. Comunque,
sua moglie, dopo la separazione, ha scritto a proposito di quelle azioni, e nella lettera c’era
l’indirizzo.
- Volete darmelo?
Eva si scusò, andò alla scrivania, sfogliò una grossa rubrica e tornò tenendo il segno della pagina
col dito.
- Holly Arms.
- Conosco il posto – dichiarò Mason. – Abita là?
- Sì. Volete telefonarle?
- No – decise Mason dopo averci pensato un momento. - E’ meglio che io la colga di sorpresa.
Tante grazie, signorina Kane.
- Posso fare qualcos’altro per… per esservi d’aiuto?
- Mi avete già aiutato molto.
- Se il signor Conway telefonasse, posso dirgli che credo di aver riconosciuto la voce?
- Non ditegli nulla, specialmente per telefono. Non sapete chi può ascoltare. Grazie ancora,
signorina Kane.

5
Mason sollevò la cornetta del telefono interno, nell’atrio della casa-albergo.
- La signora Farrell, per favore.
La ragazza dei centralino sembrò perplessa.
- Scusate, sono già passate le dieci. La signora…
- Aspetta la mia telefonata.
- Benissimo.
Un momento dopo, all’altro capo del filo si udì una voce femminile che non era più quella della
telefonista.
- Pronto?
- Sono un avvocato, signora Farrell. Dovrei vedervi per una cosa della massima importanza.
- Rappresentate mio marito?
- No, nel modo più assoluto.
- Quando vorreste vedermi?
- Subito.
- Subito? Ma è impossibile!… Il vostro nome, per favore?
- Mason.
- Siete Perry Mason?
- Esatto,
- Dove vi trovate?
- Nell'atrio.
- Siete… C’è qualcuno, con voi?
- No.
- Potrei sapere perché volete vedermi?
- Preferisco non parlarne per telefono, ma vi assicuro che è un argomento della massima urgenza e
che può esservi utile.
- Benissimo. Volete salire, avvocato Mason? Sono in pigiama: leggevo, vorrei…
- Salirei immediatamente, col vostro permesso.
- Bene. Salite.
Mason prese l’ascensore, percorse il corridoio e suonò all’appartamento della signora Farrell. La
porta fu aperta quasi all’istante da una fenomenale rossa che indossava un pigiama viola, di seta
cinese, ricamata a grossi dragoni d’argento. Nell’appartamento fluttuava aroma di profumi orientali.
- Avvocato Mason?
Mason annui.
- Fortunatissima – disse la signora, tendendo la mano. - Accomodatevi.
Mason la seguì nel soggiorno.
La luce era attenuata, e, là dentro, aleggiava un’atmosfera volutamente misteriosa.
La chiazza più luminosa della stanza proveniva dal paralume di seta di una lampada a stelo che
irradiava la sua tenue luce su una poltrona lunga imbottita e sontuosamente ricoperta di seta
damascata, e su uno sgabello.
Un libro aperto giaceva alla rovescia sul tavolino accanto allo schienale della poltrona.
- Sedete, avvocato.
La signora Farrell si sdraiò sulla poltrona e prese un interminabile bocchino d’avorio scolpito, che
conteneva una sigaretta fumata a metà.
- Di che cosa volete parlarmi, avvocato? – chiese, dopo aver aspirato una lunga boccata di fumo.
- Della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas, e della campagna
che si è scatenata per le procure.
- Oh, si! Posso chiedervi perché v’interessano queste cose?
- Rappresento Jerry Conway.
- Oh!
- Perché volevate parlargli?
- lo? Volevo parlare al signor Conway?
- Esatto.
- Conosco il signor Conway – dichiarò Evangeline Farrell, pesando le parole – lo apprezzo e ho
molta fiducia in lui come uomo d’affari, ma non mi è mai venuta un’idea simile. Sapete, immagino
che sappiate che vivo separata da mio marito.
“Sono in attesa di presentare istanza di divorzio per… Be’, sarò franca, avvocato: siete uomo di
legge e capirete. I motivi, talvolta, dipendono dagli accordi economici esistenti fra i coniugi.”
- Il patrimonio in ballo è considerevole?
- Secondo i punti di vista. Gifford Farrell è uno speculatore, un individuo che arrischia.
Dovrebbero esserci montagne di danaro, ma il suo avvocato sostiene che c’è pochissimo.
- Comunque, vostro marito è uomo di grandi capacità?
- Sì. Affronta i grossi affari con grandi mezzi.
- Allora – osservò Mason, sottolineando le parole – dovrebbe interessarvi che vinca la battaglia
per le procure.
- Che cosa ve lo fa pensare?
- Se vince, finanziariamente c’è tutto da guadagnare, per voi.
Evangeline Farrell aspirò una lunga boccata, soffiò il fumo, ed esitò a rispondere.
- Direi che è una conclusione abbastanza ovvia, avvocato Mason. – Tolse il mozzicone dal
bocchino d’avorio e lo gettò nel portacenere.
- Posso offrirvi qualcosa?
- Subito, no. Mi dispiace d’avervi importunata a quest’ora. Se mi date l’informazione che mi
occorre, tolgo subito il disturbo.
- Non so se posseggo l’informazione che volete, avvocato, però… Rappresentate il signor
Conway, avete detto?
- Sì.
- E siete venuto per incarico suo?
- Sì.
- Che cosa volete sapere?
Mason si chinò verso di lei.
- Perché avete offerto a Jerry Conway l’elenco degli azionisti che hanno rilasciato la procura a
Gifford Farrell, proprio mentre tentavate un accomodamento finanziario con vostro marito cercando
di trarne quanto più possibile?
- Che cosa dite, avvocato!
- Sapete benissimo che cosa dico. Rispondete alla mia domanda e spiegatemi perché avete
contraffatto la voce, spacciandovi per una qualsiasi Rosalind.
La signora Farrell lo guardò coi grandi occhi grigio-ardesia.
- Allora? – insistette Mason.
- Come potete pensare una cosa simile?
- Andiamo! – si spazientì Mason. – Avete telefonato, e si fa presto a stabilire la provenienza di una
comunicazione. Lo sapete.
- Ma non ho usato il mio telefono!
Evangeline Farrell si morse le labbra.
Mason non aggiunse parola e fissò la donna intensamente.
- Be’, ci sono cascata! – fu il commento di lei.
Mason continuò a tacere.
- Benone. Parlerò. Sono azionista della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California
e del Texas, e posseggo un considerevole numero di azioni, che rappresentano suppergiù tutto il mio
patrimonio. Se mio marito assume il controllo della società, nel giro di due anni i titoli non varranno
il costo della carta sulla quale sono stampati. Se Jerry Conway mantiene la presidenza, le azioni
continueranno a aumentar di valore.
- Allora, tenete per Conway?
- Tengo per Conway. Però bisogna che non si risappia. Debbo evitare tutto quello che potrebbe
tornar comodo agli avvocati di Gifford, perché lo ritorcerebbero a mio danno. Come avete scoperto
che ho telefonato io?
- La storia è lunga, ed è successo qualcosa che rende importante di stabilire il fatto. Un’altra
domanda: perché avete mandato Conway all’albergo Redfern?
- Io l’avrei mandato al Redfern?
- Sì.
Evangeline Farrell scosse il capo.
- Si, ce lo avete mandato - insistette Mason. – Gli avete anche suggerito il modo di seminare chi
poteva sorvegliarlo. Alle sei e un quarto, gli avete telefonato e detto…
- Che cosa gli avrei detto, alle sei e un quarto?
- Gli avete detto di andare al Redfern e di domandare se c’erano lettere per Gerald Boswell.
La donna prese il bocchino d’avorio e lo rigirò nervosamente fra le dita.
- Non gli avete detto così? – la incalzò Mason.
- No, avvocato. Non so nulla del Redfern, né ho detto al signor Conway che ci andasse,
- Che cosa gli avete detto?
Lei esitò perplessa.
- Credo che farete il vostro interesse, confidandomelo, signora Farrell.
- D’accordo. Pare che siate abbastanza al corrente, e conterò sulla vostra discrezione. Mi
mettereste nei guai, se lasciaste anche solo sospettare a Gifford quello che ho fatto.
- Raccontate.
- Volevo passare a Conway le informazioni di cui sono in possesso. Ho l’elenco delle persone che
hanno rilasciato la procura a mio marito, cioè ho la cartacarbone dell’elenco, e questa sarebbe del
massimo valore, per lui.
- Perché non gliel’avete mandata per posta?
- Perché temevo che qualcuno venisse a saperlo. Se si accertasse una cosa simile, e se mio marito
provasse che io ho passato l’elenco al suo avversario, in tribunale avrei la peggio.
- E che cosa volevate fare?
- Volevo complicare le cose mandando Conway in qualche posto per un appuntamento che sapesse
un po’ di mistero. Poi gli avrei detto per telefono che l’elenco era stato lasciato nella sua auto mentre
lui aspettava. Volevo creare un complesso di mistero che lo convincesse che ero molto vicina a
Gifford e terrorizzata. Insomma, volevo agire in modo da coprire la mia pista, affinché non
sospettasse mai di me.
“Ho cercato due volte di combinare l’appuntamento, e stasera Conway doveva sbarazzarsi di chi
lo pedinava, andare in una delle cabine telefoniche di un bar e aspettare che alle sei e un quarto gli
telefonassi.”
- Avete telefonato?
- Sì, ma non ha risposto.
- Dite la verità?
- Dico la verità.
- Non lo avete chiamato per dirgli di andare al Redfern a chiedere una lettera per Gerald Boswell?
Evangeline scosse la testa.
- Non so nulla del Redfern. Ho già sentito nominare quell’albergo, ma non so neanche dove si
trovi.
- Scusate se insisto, ma ho bisogno d’esser certo che diciate la verità.
- Dico la verità, anche se non sono obbligata a confidarmi con voi e a subire un interrogatorio.
Non ho obblighi verso il signor Conway, e tanto meno verso di voi.
- Forse ne avete verso voi stessa.
- Che cosa volete dire?
- Per vostra norma, stasera, al Redfern, è stata assassinata una donna, e Conway è andato
nell’appartamento in cui è stato trovato il cadavere. Lo aveva mandato là qualcuno che gli ha
telefonato nel bar dove aspettava le vostre istruzioni.
- Ah, è andata “così”?
- Che cosa?
- Mi è sfuggito di mano. Qualcuno deve avergli telefonato qualche minuto prima di me. Ho
chiamato un paio di minuti prima delle sei e un quarto e ho trovato la linea occupata. Ho richiamato
alle sei e un quarto precise e nessuno ha risposto; ho insistito e ha risposto una voce d’uomo. Ho
domandato se parlavo col signor Conway, ma era uno dei baristi. Mi ha detto che non c’era nessuno
che aspettasse la mia chiamata, che un uomo era stato nella cabina qualche minuto prima, e che era
andato via.
Mason trasse di tasca il portasigarette e lo tese a Evangeline.
- Grazie. Fumo solo le mie – rispose la donna, e rifiutò il fuoco che l’ospite le porgeva,
accendendo col fiammifero staccato da una bustina che poi gettò sul tavolino.
Mason, invece, usò il proprio accendisigaro.
- E allora? – domandò.
- Il telefono di Conway è controllato da qualcuno, il mio, no. Comunque, telefonavo da apparecchi
pubblici a gettone. Capite com’è andata? Volevo che lui non fosse seguito, e nessuno doveva sapere.
Ma le conversazioni erano intercettate. La sua segretaria, forse? Che cosa ne sapete, di lei?
- Pochissimo.
- Sarà meglio che indaghiate, perché qualcuno mi ha preceduto con la telefonata che lo ha spedito
al Redfern. Io volevo dirgli di incontrarci in una sala da cocktail a un centinaio di metri dal bar, ma
volevo essere ben sicura che non lo pedinassero.
- Avete l’elenco degli azionisti che hanno rilasciato la procura?
- Certo che l’ho!
- Come lo avete avuto?
Evangeline fumò un momento pensosa, poi si alzò con mossa lesta e flessuosa.
- Vi confiderò tutto, avvocato Mason.
L’avvocato non fece commenti.
Lei andò a una libreria e prese un atlante.
- Quando una donna si sposa – disse – vuole un uomo per sé sola, vuole la sicurezza e la casa.
Cerca un compagno sul quale fare affidamento.
Mason annuì.
- Avrei dovuto conoscere meglio Gifford Farrell, prima di sposarlo. E’ un donnaiolo, non sa che
farsene di una casa e di una sola donna. Per giunta, non dà alcun senso di sicurezza. È un temerario,
uno speculatore, uno sportivo.
La signora Farrell aprì l’atlante e ne trasse una fotografia che porse a Mason.
Di prim’acchito, lui credette che la donna fosse nuda, ma, alla seconda occhiata, vide che
indossava un minuscolo costume “bikini” color carne.
Mason studiò la figura voluttuosa, e tutt’a un tratto allontanò la fotografia dagli occhi come per
metterla a fuoco, poi si alzò e la espose alla luce diretta della lampada.
Evangeline rise, piano.
- Mi pare che voi uomini siate tutti uguali. Porta un “bikini” color carne, avvocato Mason, non è
nuda. E’ “vestita”!
- Ho visto – rispose lui asciutto.
- Però avete dovuto guardarla due volte.
Mason annuì.
- Infatti.
La fotografia mostrava una giovane bionda, dalle curve ben tornite. Secondo ogni apparenza, era
la stessa ragazza che Mason e Drake avevano trovato, morta, sul letto dell’albergo Redfern.
- A quanto pare, conoscete bene questa donna – osservò l’avvocato. Lei rise di nuovo.
- Credo che la conosca meglio mio marito.
Mason alzò le sopracciglia, con aria interrogativa.
Evangeline gli porse un pezzo di carta stampata. Il ritaglio proveniva da una rivista, e mostrava
una donna ben tornita, in “bikini”. In un angolo dell’avviso pubblicitario, a grossi caratteri, era
scritto: “Lei lo adorerà”; sotto, a caratteri più piccoli, si leggeva: “E, per questo regalo, adorerà voi.
Compratele questo intimo costume da bagno, stupendo, personalissimo…”.
L’avviso proseguiva, valutando le virtù dello specialissimo “bikini”.
- Evidentemente, mio marito ha fatto tesoro dell’annuncio, ha comprato il costume e ha convinto
quella ragazza a metterselo.
Mason continuò a osservare la fotografia, pensoso.
- Affinché lo sappiate, avvocato Mason, il “due pezzi” glielo ha regalato per l’occasione… Be’,
sarò caritatevole e dirò che glielo ha regalato per l’occasione, e basta. La trovate proprio così
attraente da dover continuare a guardarla estatico?
- Scusate. Cercavo di rendermi conto dello sfondo.
- E’ una fotografia scura e sfocata. Temo che non ci riuscirete, avvocato Mason. Comunque, se
osservate il disegno del tappeto sotto i tacchi alti delle scarpe, che mettono in risalto la bellezza delle
gambe, noterete che è caratteristico. Tanto perché lo sappiate, posso dirvi che quel tappeto si trova
nella camera da letto di mio marito. Tutto considerato la fotografia dev’essere stata fatta un paio di
mesi fa, mentre io ero a New York.
- Capisco.
- Mio marito – continuò Evangeline, amara – è un accanito fotografo dilettante. Ha scattato quella
e altre due foto della ragazza. Evidentemente voleva conservarne il ricordo.
- E come ne siete venuta in possesso?
- Ho trovato la macchina fotografica di mio marito, che di solito teneva nello studio, in un cassetto
del comò della sua camera. La macchina era carica e risultavano scattate tre fotografie. Ho tolto la
pellicola e l’ho sostituita con un’altra, girandola fino al numero quattro, affinché mio marito non
s’accorgesse della sostituzione. Allo sviluppo, non vedendo uscir nulla, Gifford avrebbe pensato che
qualcosa non fosse andato, al momento in cui le aveva scattate.
- Ho capito – commentò Mason, asciutto. – C’erano altre due foto, nella pellicola?
- Sì – rispose la donna, calcando le parole: – Prese in piena luce, con “piena” esposizione della
modella.
Lui si sforzò di parlare in tono disinteressato.
- Mi domando se siete riuscita a individuare la modella.
- L’ho individuata.
Mason inarcò le sopracciglia. Evangeline spiegò: - E’ Rose M. Calvert. L’“M” sta per Misletoe,
“Vischio”, se v’interessa, credetelo o no. Suo padre, a quanto credo di sapere, ha insistito per
imporle questo secondo nome, che, dalle apparenze, risulta appropriato.
“Rose Calvert era impiegata degli agenti di cambio di mio marito e, credo, della Società per lo
Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas. Mio marito ha l’occhio clinico, in fatto di
donne, e Rose Calvert… Be’, l’avete vista nella foto.”
- Lavora sempre per l’agenzia di cambio?
- No. E a quanto mi consta, abita in un rione signorile: Lane Vista Apartments, numero 319. Però
credo che sia solo uno dei trespoli sul quali l’uccellino si posa di tanto in tanto. A quanto ne so io, vi
riceve la posta e ci va per cambiare gli abiti. Faccio sorvegliare il luogo da alcuni giorni.
- Avete altre due foto?
- Sì.
Mason restò in attesa, ma Evangeline Farrell scosse la testa.
- No, avvocato Mason. Dimostrano una progressiva intimità. Quella ragazza non ha il minimo
pudore, ed espone le sue grazie agli uomini e alle macchine fotografiche con troppa disinvoltura.
- Io sono a prova di bomba - dichiarò Mason.
- Io, no.
Mason studiò il volto della ragazza nella foto.
- Gli uomini sono tutti uguali – osservò di nuovo la Farrell, con un accenno d’amarezza nella
voce. – Guardatela bene, avvocato Mason, finché siete in tempo! Quelle curve ben tornite fra dieci
anni saranno un ammasso di ciccia.
- Credo che abbiate ragione – convenne, lui, restituendo la foto e sbirciando macchinalmente
l’interlocutrice.
Evangeline rise.
- Io non sono dello stesso genere, avvocato Mason, e non ne faccio mistero. Che cosa ne direste di
bere qualcosa?
- Se proprio insistete…
- Che cosa preferite? Scotch o Bourbon?
- Scotch. Con una spruzzatina di selz.
- Vado a prenderlo. Non consumate la foto con gli occhi, mentre sarò in cucina. Può servirmi.
Come la rossa usci dalla stanza, Mason si precipitò a prendere l’atlante nel quale era stata riposta
la fotografia. Lo sfogliò, ma non trovò le altre.

Si era appena seduto, che la signora Farrell rientrò con un vassoio e due bicchieri.
Mason ne prese uno e lo espose controluce.
- Mi pare che sia alquanto robusto – osservò.
- Lo è, e lo meritate. Vi confesso che sono una vostra ammiratrice, avvocato Mason. Seguo
sempre i vostri processi col massimo interesse, e mi piace il vostro modo di procedere.
- Grazie.
Evangeline alzò il bicchiere.
- Al delitto! – brindò Mason.
- A noi due! – esclamò la rossa, fissando l’ospite e toccando il suo bicchiere.
- Sarei curioso di sapere come vi siete procurata le informazioni che avete offerto a Conway –
disse Mason, quando la signora Farrell fu di nuovo distesa sulla poltrona.
- Oh, non è stato difficile! Dopo aver individuato e localizzato Rose Calvert, mi sono interessata
del suoi andirivieni. Qualche giorno fa, si è asserragliata in casa per scrivere a macchina, ed è stata
una delle pochissime volte che vi si è fermata per un certo tempo.
“Come ho già detto, facevo sorvegliare il posto da un’agenzia d’investigazioni private, e l’uomo
di fazione ispezionava ogni tanto il cestino dei rifiuti del corridoio, con la speranza che Rose Calvert
facesse qualche errore e gettasse via i fogli scritti e lacerati. Cosi, avremmo potuto sapere che cosa
scriveva quella ragazza. Le cose sono andate bene. Rose Calvert dattilografava per conto di mio
marito documenti riservatissimi, doveva farne molte copie perché, tutte le volte che batteva un
nuovo foglio, cambiava la cartacarbone.
“Sapete che, sulla cartacarbone, resta impresso quello che è stato battuto, leggibilissimo se il
foglio viene usato una sola volta.
“Rose Calvert ha buttato via la cartacarbone che aveva adoperato, e l’investigatore me l’ha
portata: i fogli mostravano nitidissimo quello che la signora Calvert ha dattilografato per mio
marito.” - La “signora”Calvert?- domandò Mason.
- Esatto: signora. E’ sposata e divisa dal marito, che abita fuori città.
- Sapete dove?
Evangeline scosse la testa.
- Ho sentito nominare il posto, ma non lo ricordo. Nei dintorni di Riverside, mi pare. Volete
vedere la cartacarbone, avvocato Mason?
- Grazie.
Evangeline Farrell posò il bicchiere e si alzò con mossa studiata. Andò alla scrivania, apri un
cassetto e tirò fuori parecchi fogli neri.
- Sono i fogli che hanno servito per la prima copia. Batteva l’originale in sette copie.
Naturalmente c’erano tutti i duplicati, ma li ho scelti con cura.
- Ne avete fatto una copia normale?
- Non ne ho avuto il tempo, però ho fatto fare la copia fotografica. Al signor Conway volevo dare
questa serie di fogli di cartacarbone, che è la prima e, già che siete qui e lo rappresentate, la do a voi.
- Grazie.
- Non c’è di che – rispose Evangeline, dando un’occhiata maliziosa a Mason. – In contraccambio,
dovete fare qualcosa per me, avvocato.
- Che cosa?
- Dovrete coprirmi. Vorrei che nessuno, e tanto meno il signor Conway, venisse a sapere di dove
provengono questi fogli di cartacarbone.
- Fidatevi di me. E ora, io chiedo un favore a voi. Permettetemi di telefonare.
- L’apparecchio è in camera da letto. Accomodatevi pure.
Mason posò il bicchiere, andò nella camera e, parlando a bassa voce, chiese la comunicazione col
Gladedell Motel.
Quando l’ebbe avuta, disse che voleva parlare con l’ospite del villino 21.
Dopo qualche secondo, una voce all’altro capo del filo annunziò che il villino non rispondeva.
Mason ringraziò e rimise la cornetta sul supporto, poi tornò nel soggiorno. Evangeline Farrell era
sdraiata sulla poltrona: il suo bel corpo risaltava sotto i ricami d’argento del pigiama.
- Telefonato?
- No. Non rispondono.
- Non c’è fretta. Proverete di nuovo… dopo.
Mason sedette, prese il bicchiere, bevve un sorso e guardò l’orologio.
- E’ seccante.
- Siete diventato impaziente – osservò Evangeline Farrell, con lo sguardo beffardo – e non vedete
l’ora di aver finito il vostro scotch. Adesso che avete avuto le informazioni e i documenti che
volevate, dimostrate chiaro che vi preme solo di andarvene. Sono cosi poco attraente, io?
- No, lo siete anche troppo, ma io ho molto lavoro da sbrigare in nottata.
Evangeline inarcò le sopracciglia.
- In nottata?
- In nottata – confermò Mason.
- Speravo, già che eravate qui, che avremmo potuto conoscerci meglio.
- E se vostro marito vi facesse sorvegliare? Potrebbe provare che ricevete degli uomini, la notte.
La rossa scoppiò a ridere.
- Non per niente siete avvocato. Fatemi un favore, Mason: non dite a nessuno chi era Rosalind.
Conto sulla vostra discrezione.
- Non dovrò parlare neanche delle fotografie, immagino.
- Per un certo tempo, almeno.
- Che cosa intendete fame?
- Quando avrò divorziato, farò un po’ di pubblicità alla signora Calvert. Se le piace di esibirsi, sarà
servita a dovere.
- Mi sembrate piuttosto vendicativa – osservò Mason. - La odiate perché vi ha sedotto il marito?
- Neanche per sogno! Ce l’ho con lei da donna a donna, perché… non saprei come dire… perché
col suo contegno ci svalorizza tutte. E, prima che io abbia finito, Rose Calvert rimpiangerà d’aver
conosciuto Gifford Farrell. – Evangeline fece una risata. – Non guardatemi cosi, avvocato. Ho gli
artigli come i gatti, e posso essere molto pericolosa, se li tiro fuori. Amo la gente o non l’amo. Le
mezze misure non mi vanno.
Mason si alzò.
- Mi dispiace, ma debbo lasciarvi.
Lei si alzò di scatto e gli porse la mano.
- Non cerco di trattenervi. Vedo che non volete proprio restare. Buona notte.
Mason si fermò nell’anticamera per arrotolare i fogli di cartacarbone.
- Buona notte… e grazie.
- Tornate quando volete, avvocato Mason.

6
Mason si fermò a un telefono pubblico e chiamò Paul Drake.
- Niente sulla pistola, Paul?
- No, perbacco! Abbiamo appena cominciato.
- Il cadavere è stato identificato?
- Finora, no. La polizia brancola nei pressi dell’albergo senza risultati.
- Io sono su una pista, Paul, e penso che dovrò correre dei rischi.
- Ne corri sempre.
- Sempre no; spesso.
- Be’, è la stessa cosa… se non peggio.
- Secondo la legge delle probabilità, non è peggio. Ora ascoltami: vado ai Lane Vista Apartments,
da una certa Rose Calvert, appartamento 319. Affinché tu lo sappia, probabilmente sarà la
coimputata nel procedimento di divorzio che la moglie di Gifford Farrell intenterà.
- Che cos’hai, in vista, Perry?
- Nulla. Per ora è più un presentimento che altro. Il problema è che ai Lane Vista può esserci un
investigatore privato che tiene d’occhio la donna. Puoi mandare un tuo giannizzero per esplorare i
luoghi e cercar d’individuare il collega?
- Certo. E che cosa dovrà fare, se lo individua?
- Sarò là tra mezz’ora. Tanto al tuo uomo quanto a me, per andarci basta un quarto d’ora. Gli do
un altro quarto d’ora per ispezionare i dintorni.
- Non posso garantirti nulla. I miei uomini sono in gamba, ma tu non puoi dire come stanno le
cose…
- Lo so – interruppe Mason. – Non pretendo l’impossibile; mi basta sapere se il posto è sotto
controllo.
- E se lo è?
- Voglio saperlo.
- Bene. Il mio uomo sarà sul posto in un quarto d’ora. Ne ho uno, di là, molto in gamba. Manderò
lui.
- Mi conosce?
- Di vista. Non ti mancherà.
- Benissimo. Fra mezz’ora, fermerò l’auto a un centinaio di metri dai Lane Vista e andrò verso il
portone. Digli che mi avvicini e mi faccia il suo rapporto. Riuscirà?
- Certo.
- Fino a che ora ti fermerai in ufficio, Paul?
- Probabilmente ci sarò tutta la notte o, per lo meno, fino a quando non ci sarà qualcosa di
definito.
- Benone. Ritelefonerò.
- Bada a quello che fai – lo ammonì Drake. – Se sul posto c’è un investigatore in gamba, ti
riconoscerà alla prima occhiata.
- Ecco perché voglio sapere se c’è qualcuno.
Mason riagganciò, guardò l’ora, l’annotò e tornò all’auto. Fermò a un bar, indugiò a bere due
caffè, pagò, andò al telefono, chiamò il Gladedell Motel, e questa volta Jerry Conway rispose.
- Dove eravate?
- Fuori. Perché?
- Ho chiamato e non avete risposto.
- Ah! Sono stato a fare acquisti: sapone, rasoio, spazzolino da denti… Che cosa volete?
- Credo di avere l’elenco completo degli azionisti che hanno rilasciato la procura, e mi pare che
non ci sia da essere entusiasti. Ci vedremo domattina. Tenete duro.
Mason riagganciò, rimontò in auto e andò a fermare a un centinaio di metri dai Lane Vista
Apartments. Scese e si diresse, lungo il marciapiede, al portone.
A circa metà percorso, un’ombra si staccò dal muro e gli si mise a fianco.
- Agenzia Drake – disse l’uomo senza voltare la testa.
- Bene. Svoltiamo l’angolo. C’è qualcuno?
- Uhm…
Svoltarono e s’inoltrarono nel primo vicolo laterale.
L’uomo si fermò, trasse di tasca un portacarte e una minuscola torcia elettrica e consegnò la
propria tessera a Mason.
L’avvocato controllò.
- Bene. Com’è la situazione?
- Conosco il tizio. E’ dell’agenzia Simons & Wells.
- Vi ha notato?
- Diavolo! Sono andato a finirgli sotto il naso!
- Gli avete parlato?
- Certo, io conosco lui e lui conosce me. Ce la siamo data a intendere a vicenda, poi ha finito col
dirmi che è qui per una certa Rose Calvert. Pare che il secondo nome della ragazza sia Vischio. –
L’agente di Drake rise. – Che razza di nome!
- Bene. E’ in casa?
- Pare di no. Non si è vista in tutto il pomeriggio. Ieri c’era. Stamattina, un po’ prima delle dieci,
ha fatto venire un tassi, ha caricato una montagna di valigie ed è partita.
- E’ filata?
- Può darsi, con tutto quel bagaglio! Il mio collega dice che, nella cassetta della posta sull’uscio
del suo appartamento, c’è una lettera.
- Il vostro amico ha provato per caso a sonare il campanello?
- No. Ha preso servizio che la ragazza era già andata via e aspetta che torni. Avrà il cambio all’una
dopo mezzanotte. Ha cominciato stasera alle cinque.
- Avete visto la lettera nella cassetta?
- No. Me ne ha parlato il mio collega.
- Gli avete detto perché siete qui?
- Gli ho accennato a un altro caso, ma credo che non l’abbia bevuta.
- Che cosa dice, della lettera?
- La busta è indirizzata a Rose M. Calvert, e in un angolo c’è indicato il mittente: Norton B.
Calvert, 6831, Washington Heights, Elsinore.
- Avete dato un’occhiata alla lettera?
- No, diamine! Non voglio seccature, io. Quello che so, me lo ha detto il mio amico.
- Il francobollo è regolarmente annullato?
- Timbro postale di Elsinore. Ieri.
- L’indirizzo della busta è a penna o dattilografato?
- A penna.
- Mittente Norton B. Calvert, eh?
- Sì
- Chi è il marito? Il figlio?
- Non saprei. E’ troppo giovane per avere un figlio che viva già lontano da casa. Dev’essere sul
ventisette, piuttosto meno che più.
- Sapete com’era vestita?
- Sì. Camicetta di lana celeste, attillata, gonna blu e scarpe dai tacchi alti.
Mason assimilò la notizia in silenzio.
- Vi dice niente? – domandò l’uomo di Drake.
- Credo di sì. – Mason guardò l’orologio da polso. – Mi è venuto un dubbio. Com’è l’indirizzo di
Elsinore?
- 6831, Washington Heights.
- Vediamo un po’: un’ora d’auto per Corona, poi una trentina di minuti per Elsinore. Giusto?
- Credo di sì. Se mai, sbagliate di poco.
- Telefonate a Paul e ditegli che tenga duro finché non mi farò vivo. E che mandi Della Street a
casa. Credete che il vostro amico vi connetterà con me?
- Senza dubbio. Muore dalla voglia di sapere che cosa faccio qui, e, da quando siete apparso, ha
certo tenuto occhi e orecchi bene aperti. Vi ho lasciato avanzare un poco, prima di avvicinarvi, ma
sono sicuro che si è messo in modo di vederci. Andrà via all’una dopo mezzanotte, per il caso che
vogliate tornare senza che lui vi veda. Può darsi che la donna sia in casa, a quell’ora.
- Benone. Tornate da lui e restate a guardare il posto, cosi il vostro collega non potrà dire che lo
avete piantato in asso appena sono comparso io. Quando andrà via, all’una, aspettate una diecina di
minuti per esser certo che non torni, e poi rientrare in agenzia.
- Se lei tornasse?
- Non tornerà.
- Siete sicuro?
- Sicurissimo. Se tornasse, non avrebbe alcuna importanza. Volevo solo evitare che
quell’investigatore capisse i miei progetti.

Mason lasciò l’agente di Paul Drake, ripartì con l’auto, si rifornì di carburante al primo
distributore e prese la statale.
Di tanto in tanto, guardava l’orologio. Nonostante le due tazze di caffè, aveva sonno. Fermò a
Corona per berne ancora una tazza e ripartì.
Quando giunse a Elsinore, trovò la città addormentata. Solo la stazione di polizia e la caserma dei
vigili del fuoco erano illuminate.
Mason girovagò cercando di orientarsi, poi finì col trovare un’auto che s’era appena fermata nel
vialetto d’accesso di una casa.
- Dov’è per favore, Washington Heights? – domandò.
- Proseguite diritto fino al viale, svoltate nella laterale di destra e salite la collina. La seconda
strada a sinistra è Washington Heights.
- Grazie.
Individuò il numero 6800 di Washington Heights, ma non vide il 6831, e dovette tornare indietro a
cercarlo. Era una villetta un po’ all'interno rispetto alla strada.
Scese lasciando le luci di posizione accese, e s’inoltrò sul vialetto inghiaiato che portava
all’ingresso della casa.
Un cane del vicinato si mise a latrare con insistenza, e una voce seccata finì col gridargli di
smetterla.
L’avvocato salì i pochi gradini della porta e cercò il pulsante del campanello. Non riuscì a trovarlo
e si decise a bussare.
Non ebbe risposta e bussò una seconda volta.
All’interno si udì uno scalpiccio di piedi nudi. Il cane riprese a latrare in crescendo, poi smise
tutt’a un tratto.
Sulla porta si accese la luce e il battente si spostò quel tanto che consentiva la catena di sicurezza.
- Chi è? – domandò una voce d’uomo.
- Sono un avvocato. Vorrei parlarvi.
- Di che cosa?
- Di vostra moglie.
- Di mia moglie?
- Sì. Di Rose Calvert. È vostra moglie, vero?
- Fareste meglio a chiederlo a lei, di chi è moglie!
- Scusate. Non voglio discutere, sulla porta, di cose che il vicinato non deve sentire. Sono venuto
espressamente da Los Angeles a quest’ora perché si tratta di un argomento importantissimo.
- Non m’interessa. Spero che Rose finirà col metter giudizio. In questo caso, tanto meglio.
Altrimenti, renderò la vita difficile a lei e a quel bel tomo che l’ha ipnotizzata. Punto e basta.
L’uomo fece per chiudere la porta.
- Un momento! – esclamò Mason. – Non voglio farvi delle proposte: mi basta solo qualche
informazione.
- A che scopo?
- E’ importante.
- Per chi?
- Per voi, forse.
L’uomo esitò, poi si decise, - Bene. Vi farò entrare. Ma non è l’ora di tirar giù dal letto un povero
diavolo per chiedergli informazioni.
- Non l’avrei fatto se non fosse urgente.
- Che cosa c’è, d’urgente?
- Non ne sono ancora certo, e non vorrei turbarvi inutilmente. Non rappresento vostra moglie, né
alcuno che sia connesso coi fatti che vi riguardano. Vorrei qualche informazione, e forse posso darne
a voi.
- Entrate.
La catena fu tolta e la porta si spalancò.
L’uomo aveva i capelli neri arruffati e i piedi nudi. Indossava un pigiama a righe. Era alto, magro,
sui trentadue anni.
- Venite pure avanti – disse sbadigliando.
- Grazie. Sono Perry Mason. Mi sto occupando di un caso per il quale m’occorrono informazioni
di vostra moglie.
- Siamo separati. Forse avete sbagliato indirizzo.
- No. Voglio parlare con voi.
- Non ho molto da dirvi, sul conto suo, tranne che vuol divorziare.
- Non avete bambini?
L’uomo scosse la testa.
- Siete sposati da molto tempo?
- Da due anni e mezzo. Ditemi di che cosa si tratta e scusatemi se sono stato scortese. Mi avete
svegliato di soprassalto.
- Ho qualcosa da dirvi, ma prima voglio essere proprio certo di parlare con la persona giusta. Ci
vorrà un po’ di tempo: quindici o venti minuti. Volete indossare qualcosa?
- Mi butterò una coperta sulle spalle.
L’uomo andò in camera da letto e tornò avvolto in una coperta.
- Sedetevi – disse.
- Mica male, questo villino - osservò Perry Mason, prendendo una delle sedie intorno al tavolo.
L’uomo fece un gesto di sconforto.
- L’ho preso in affitto ammobiliato. Dopo la rottura, per un po’ ho avuto la speranza che Rose
tornasse, ma ora…
- Abitavate qui, con lei?
- No. Ci sono venuto tre mesi fa, subito dopo la separazione.
- Che professione esercitate?
- Gestisco un distributore.
- Vi rincrescerebbe dirmi com’è andato il vostro matrimonio e perché avete rotto…
- No. Siamo partiti bene, ma è durata poco. Lei era impiegata in un’agenzia di cambio e io facevo
il viaggiatore di commercio. Abbiamo convissuto un paio di mesi, poi ci siamo sposati.
“Non voleva bambini subito, e abbiamo deciso di attendere continuando a lavorare tutti e due.
“Poi è morto un mio zio e mi ha lasciato un discreto gruzzolo: sessantamila dollari al netto delle
tasse. Ho subito pensato che potevamo cominciare a metter famiglia.”
- Quanto vi resta di quel denaro?
Calvert strinse le labbra.
- Tutto.
- Bravo!
- Se l’avessi ascoltata, non avrei più un cent. È stata una delle cose che ci hanno messo in urto. Lei
voleva darsi alla bella vita, viaggiare, comprare abiti, insomma fare tutto quello che si può far col
denaro.
“Io volevo metterlo da parte per investirlo in qualche buon affare. Volevo mettere su qualcosa in
proprio, che lei non lavorasse più e che avesse dei bambini.”
- E che cosa è successo?
- Tutto è proceduto come al solito, ma io mi sono accorto che l'andamento matrimoniale non era
più lo stesso. Rose è notata dagli uomini e lo gradisce.
- Che cosa vi ha portato alla rottura?
- Un uomo. Un certo Gifford Farrell.
- Quello della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas?
- Proprio lui.
- Da quanto tempo conosceva vostra moglie?
- Non saprei. Credo che la colpa non sia stata tutta sua, e che lei lo abbia incoraggiato. Farrell è
come Rose, un mezzo avventuriero poco tagliato per il lavoro, che gira in auto potenti, che spende in
abiti, che non guarda un paio di scarpe se costa meno di venti dollari.
- E ora vostra moglie vuol divorziare?
- Sì.
Mason tirò fuori il portasigarette.
- Vi dispiace se fumo?
- No, anzi fumerò anch’io. Sono un fumatore accanito… da quando abito qui.
Calvert spinse davanti all’avvocato un portacenere colmo di mozziconi.
- Ahi Un momento! Vado a vuotarlo.
Andò in cucina, tornò col portacenere vuoto, guardò le sigarette che Mason offriva e fece un
cenno di diniego.
- Scusate, ma preferisco le mie.
- Avete qualche fotografia di vostra moglie? – domandò l’avvocato mentre accendeva.
- Certo.
- Volete farmele vedere?
- Perché?
- Voglio essere assolutamente certo che parliamo entrambi della stessa donna.
Calvert fissò un momento l’avvocato, aspirò una boccata, soffiò il fumo dalle narici e si alzò per
passare nell’altra stanza e tornare con due fotografie, nei rispettivi portaritratti, e un album.
Mason studiò le due fotografie, poi sfogliò l’album. Da almeno mezza dozzina di quelle immagini
fu virtualmente sicuro dell’identificazione.
- Mi dispiace d’essere proprio io a darvi la notizia, Calvert. Non posso essere “assolutamente”
certo, ma lo sono “praticamente”, che vostra moglie è stata coinvolta in una tragedia avvenuta
qualche ora fa.
Calvert saltò su come una molla.
- Un incidente automobilistico?
- Un assassinio.
- Un assassinio?
- L’hanno uccisa.
Per qualche secondo, Calvert stette assolutamente immobile, poi piegò la bocca ai due angoli e
aspirò di nuovo a lungo il fumo della sigaretta.
- Ne siete certo, avvocato Mason?
- Assolutamente, no; ma credo che il cadavere che ho visto sia quello di vostra moglie.
- Dove l’avete vista?
- Su un letto dell’albergo Redfern. Indossava un’attillata camicetta di lana celeste su una gonna di
colore analogo.
- La camicetta gliel’avevo regalata io lo scorso Natale, Le donava. Hanno preso la persona che…
- No. Credo di no.
- Era molto intima con quel Farrell, e aveva paura di sua moglie.
- Perché?
- Non saprei. Credo che l’avesse minacciata, e so che la temeva.
- Eravate separati senza speranza di riconciliazione?
- Per la verità, non mi ero mai rassegnato. Speravo sempre che capisse la ragione e tornasse. Ecco
perché son venuto qui. Per il momento, gestisco un distributore, ma ho buone probabilità di rilevare
un negozio da queste parti. Come potrei assicurarmi che si tratta proprio di mia moglie?
- Se era il suo cadavere, è probabile che fra poco qualcuno si metta in contatto con voi. E’ sempre
aleatorio, effettuare un’identificazione in base alle fotografie.
Calvert gettò la sigaretta.
- Come siete finito qui? Come mi avete trovato?
- C’era una lettera nella cassetta della posta di vostra moglie, col vostro indirizzo nell’angolo in
alto a sinistra. Volevo vedere qualche sua fotografia, e ho pensato che potevo rivolgermi a voi.
- Avete visto… il corpo?
Mason annuì.
- Non si era più fatta viva, con me, da un mese e mezzo, e mi aveva appena scritto che voleva
andare a Reno per il divorzio.
- Vi aveva scritto se lei e Farrell progettassero di sposarsi?
- No. Solo che voleva divorziare: si sarebbe stabilita a Reno per ottenere il divorzio senza fastidi,
e mi chiedeva di collaborare.
- Come intendeva che “collaboraste”?
- Voleva che nominassi un avvocato e che comparissi in tribunale. Si sarebbe risparmiato tempo.
Alle spese, avrebbe pensato lei.
- E voi, che cosa avete risposto?
- Che avrei collaborato. Poi, ci ho ripensato e ho cambiato idea. Quando siete capitato a tirarmi
giù dal letto, mi ero appena addormentato folle di rabbia. Avevo deciso di non facilitare il legame fra
lei e quel Farrell. – Calvert si torse le mani nervosamente. – Siete proprio sicuro, avvocato Mason?
- Non al cento per cento, ma credo che la donna che ho visto sia vostra moglie.
- Che cosa faceva, all’albergo Redfern?
- Non saprei.
Calvert si alzò bruscamente.
- Scusatemi, avvocato Mason. Vi ho dato tutte le informazioni che volevate, e ora… Be’, non me
la sento di continuare a discorrere… Credevo di poter fare a meno di lei, ma nello stesso tempo
speravo che tornasse. Chiudete la porta, quando uscite.
Raccolse la coperta che gli era scivolata giù dalle spalle, corse nella camera da letto e sbatacchiò
l’uscio.
Mason si alzò, spense la luce e si avviò a tentoni alla porta. Mentre usciva, nel silenzio della casa,
udì i singhiozzi disperati che provenivano dalla camera da letto.

L’avvocato richiuse la porta e scese i gradini.


Il cane della casa vicina ringhiò e ricominciò a latrare; di nuovo un’autoritaria voce maschile lo
zittì.
Mason salì al volante e riprese la strada per Los Angeles.
A Corona, fermò per telefonare a Paul Drake.
- Parla Perry. Novità?
- Nulla d’importante.
- Il cadavere?
- Non è ancora identificato. Pare che nessuno la conosca.
- Nient’altro?
- Ha telefonato Holcomb. Voleva sapere dove poteva rintracciarti.
- Che cosa gli hai detto?
- Che non sapevo dov’eri, ma che intendevi andare dal Procuratore Distrettuale domattina alle
nove.
- Della?
- Le ho detto che andasse a casa, ma non ha voluto neanche sentirne parlare, e si è ancorata alla
macchinetta del caffè. Che diavolo fai a Corona?
- Preparo una bomba. Ora senti, Paul: c’è qualcosa da fare.
- Che cosa?
- Controlla il Redfern e vedi se ci sono state partenze, dal settimo piano, fra le sei e le otto di ieri
sera. Se ce ne sono state, fa’ occupare le rispettive camere dai tuoi agenti.
- Non potresti dirmi i numeri delle camere? Si solleverebbero meno sospetti…
- Non far lo scemo! Manda un po’ del tuoi tirapiedi in albergo. Saranno appena arrivati con
l’aereo, non vogliono andare troppo in alto, ma abbastanza per non sentire eccessivamente i rumori
della strada e preferirebbero il settimo. Poi, che si mettano a fare i difficili finché non ottengono la
stanza che vogliamo.
- Sei diretto qui?
- Sì. Hai saputo qualcosa della pistola?
- Ancora no. Rovistiamo.
- Movetevi!
- Sai che ora è?
- Certo. Adesso ti dirò qualcos’altro, per tua norma. In mattinata, ci assalirà un nugolo di
poliziotti. Se vogliamo far qualcosa, dev’essere prima delle nove.
- Ho dieci uomini al lavoro, e dovrebbero scoprire qualcosa. Tenterò anche con l’albergo, dove ho
già un paio di ragazzi che offrono da bere, distribuiscono mance generose e cercano di far cantare il
personale.
- Magnifico, Paul. Forse ne trarremo qualcosa. Sarò da te fra un’ora.

7
Quando Mason uscì dall’ascensore diretto al proprio ufficio, i suoi passi echeggiarono nel
corridoio del palazzo silenzioso. Infilò la chiave nella serratura e aprì la porta.
Della Street, che era sprofondata in una delle grandi poltrone di cuoio, i piedi su una seggiola e le
gambe coperte dal cappotto, sussultò.
Appena vide Mason, sorrise.
- Buon Dio! Mi ero messa comoda, e sono partita senza accorgermene.
“Nella macchinetta, c’è il caffè, ma temo che ormai sia freddo e senza sapore. L’ho fatto verso
mezzanotte. ”
- Paul non vi ha detto di andare a casa?
- Mi ha detto che voi avevate telefonato che andassi a casa. Ma ho preferito aspettarvi.
- C’è nulla da mettere sotto i denti, prima di bere il caffè?
- Frittelle. Buonissime. Le ho prese nel bar di sotto a mezzanotte. Temo d’essere impresentabile.
Si lisciò la gonna, s’aggiustò i capelli e sorrise.
- Novità?
- Un sacco, Della. Telefonate a Paul Drake e ditegli che venga, se vuole caffè, frittelle e
chiacchiere.
Mason apri l’armadio del lavandino, si lavò e si asciugò energicamente. Della preparò le tazze, e
l’aroma del caffè si diffuse nella stanza.
Bussarono alla porta nel solito modo convenuto, e la ragazza andò ad aprire.
- Salve, Paul. Novità? – domandò l’avvocato.
- Poche. E tu?
- Il cadavere sarà identificato entro mezz’ora.
- Come lo sai?
- Ho preparato una bomba che non tarderà a esplodere.
- Cioè?
- Il corpo è di Rose Calvert. Suo marito, Norton B. Calvert, abita a Elsinore, gestisce un
distributore e passava i giorni nella speranza che la moglie tornasse. In questo momento, dovrebbe
essere alla stazione di polizia di Elsinore a convincere quei bravi funzionari che ha buoni motivi di
credere che sua moglie sia stata assassinata. Finiranno col telefonare alla polizia di qui, che
connetterà la sua descrizione della moglie con la morta del Redfern, e l’identificazione sarà un fatto
compiuto.
- Non scopriranno che siete andato da lui? – domandò Della Street preoccupata.
- Certo. E schiatteranno di rabbia, perché si metteranno in mente che li ho menati per il naso a
proposito dell’identificazione.
- Allo stato delle cose, sarebbe una conclusione logica.
- Sì, e proprio per questo decideranno d’imbarcare il mio cliente. Però non sanno chi è e
indagheranno su Rose Calvert. Rovisteranno, scopriranno che da alcune settimane lei era molto
intima con Gifford Farrell e concluderanno che il mio cliente è proprio lui. È probabile che lo
arrestino con la solita urgenza e sconsideratezza.
“Hai saputo niente, della pistola, Paul?”
- Ancora no. Avremo qualche risultato con maggior facilità alla riapertura degli uffici. Comunque,
aspetto notizie da un momento all’altro.
- Bevete il caffè mentre è caldo – intervenne Della.
Mason prese una delle tazze, mangiò una frittella e bevve un sorso di caffè bollente.
- Ne avevo proprio bisogno – sospirò. – Debbo rimettermi in forma: alle nove, sarò alle prese con
un Procuratore Distrettuale furioso e con un nugolo di poliziotti che a quell’ora saranno convinti di
essere stati presi in giro.
Il telefono squillò.
- Sarà per voi, Paul – disse la segretaria.
L’investigatore posò la tazza e sollevò la cornetta.
- Pronto?… Sì, sì, parla Drake… Ripeti… Aspetta un attimo. – Si rivolse alla ragazza. – Prendete
nota, per favore, Della: Pitcairn, Armi e Sport… Data?… Due settembre, tre anni fa. Benone. –
L’investigatore riagganciò. – Ecco la provenienza della pistola, Perry. Non so se la notizia ti servirà.
- Perché?
- L’arma è stata comprata dalla Società California e Texas perché il cassiere potesse
eventualmente difendersi. La firma d’acquisto è del cassiere, ma l’ordine è stato passato dalla società
ed è firmato da Conway. A quanto pare, la pistola porta proprio a lui.
Mason tacque un momento, poi sorrise.
- Porta direttamente a Gifford Farrell. A quell’epoca, lui apparteneva alla società ed era
funzionario di direzione.
- Che cosa credete che sia successo? – chiese Della.
- Gifford Farrell – disse Mason, in piedi, con la tazza in una mano e una frittella nell’altra – ha
litigato con l’innamorata, probabilmente dopo aver scoperto che lo tradiva. Ha perso la testa e ha
sparato. A meno che Rose Calvert, tradita da lui, non si sia uccisa. Comunque, Farrell controllava il
telefono di Conway e sapeva dove questi sarebbe andato alle sei e un quarto per ricevere le ultime
istruzioni. Ha colto l’occasione e gli ha fatto telefonare alle sei e dodici da una donna. Conway ha
preso il messaggio per quello giusto, senza badare al piccolissimo anticipo sull’orario stabilito. In
pratica, ha funzionato come un missile radiocomandato: a un certo punto della sua traiettoria ha
captato un segnale e dirottato in conformità.
- Non dimenticare che, tanto Farrell quanto Conway, avevano accesso alla pistola – osservò
Drake.
- Tanto meglio! A meno che…
- A meno che cosa? – domandò la segretaria.
- A meno che Conway non faccia il furbo, e… No. Non farebbe una cosa simile. Però, non ho
controllato il numero della pistola, quando me l’ha mostrata la prima volta, e mi sono limitato ad
annotarlo quando me l’ha di nuovo fatta vedere nel motel… Ma tutto andrà bene. Alle nove,
andremo dal Procuratore Distrettuale. Per ora, non possono imbastire un’accusa a carico di Conway,
e non si arrischieranno a tentarlo. Hai potuto scoprire qualche partenza dall’albergo, Paul?
- Dal settimo piano, fra le sei e le nove, ce n’è stata una sola.
- A che ora?
- Alle sei e cinquanta.
- Chi era?
- Una donna, Una certa Ruth Culver.
- Camera?
- 728.
- Dov’è rispetto al 729?
- Di fronte. Adesso è occupata da uno del miei uomini, che si muoverà quando glielo diremo noi.
- Che cosa sai, della Culver?
- Dai venti ai trenta, capelli castani, molto bella… Una stranezza: ha preso la camera alle dieci del
mattino e l’ha lasciata alle sette di sera dello stesso giorno.
- Non ha spiegato perché lasciava la camera a quell’ora?
- Ha detto che le avevano comunicato da San Diego che suo padre si era gravemente ammalato.
- Bagagli?
- Parecchi.
- Indaga presso la Società dei Servizi Aerei per San Diego, Paul. Vedi se, fra i passeggeri, c’è stata
una Ruth Culver.
- Senti, Perry, non insegnarmi il mio mestiere! Questa è roba da principianti. L’impiegato
dell’albergo dice che la ragazza è partita via terra.
Mason fini di mangiare la frittella e tese la tazza alla segretaria per avere un altro caffè.
- Posso fidarmi del tuo giannizzero del 728, Paul?
- Puoi fidartene fino a quando la polizia non lo tartasserà. Nessuno del miei uomini può
permettersi il lusso di tener testa agli agenti. Debbono lavorare.
- Come si chiama, l’uomo del 728?
- Fred Inskip.
- Mi conosce?
- Credo di no.
- Telefonagli e digli che andrò da lui verso mezzogiorno. Che non chiuda la porta a chiave. Voglio
dare un’occhiata alla camera… Ah!… La polizia razzola ancora per l’albergo?
- Ha sloggiato dopo aver messo i sigilli al 729. – L’investigatore guardò Mason che prendeva
un’altra frittella. - Invidio il tuo stomaco, Perry. Il mio è rovinato da nottate di salsicce e caffè
stantio. Se il caffè fosse caldo e fatto di fresco, ne berrei meno.
- Perché non compri una macchinetta elettrica per fartelo di volta in volta?
- Cedimi Della, e la compero subito.
Mason fece una risatina.
- Non dirlo neanche per scherzo, Paul. Corri il rischio che io ti uccida. Telefona a Inskip e digli
che mi aspetti verso… be’, verso le dieci o le undici.
Drake posò La tazza e prese il telefono.
- Il signor Inskip, camera 728, per favore – disse, dopo aver composto il numero. – Si, so che è
tardi, ma aspetta la mia telefonata.
Un momento dopo, ebbe la comunicazione.
- Fred, parla Paul. Non faccio nomi per prudenza, ma ti avverto che un amico verrà da te verso le
dieci. Non chiudere la porta a chiave… Benone. - Riagganciò. – Non dimenticare, Perry, che il
sergente Holcomb ha cercato di te. Telefonagli.
- A quest’ora? Sarà a letto, e disturberei il suo placido sonno.
- Un’altra cosa, Perry. Ricordati che Inskip non potrà esimersi dal rispondere alla polizia, se verrà
interrogato. Gironzolando per l’albergo, corri il rischio che qualcuno ti riconosca.
- D’accordo. Ma non importa se vengono a sapere che sono stato là, dopo che me ne sarò andato.
M’interessa appena che qualche furbacchione non telefoni alla polizia per avvertirla che sono dal
cliente della camera 728. Sarebbe prematuro.
- Per non dir peggio – osservò Drake asciutto. – Della, fate il favore di togliermi quelle frittelle di
sotto gli occhi. Mi tentano, e avrei mal di stomaco per una settimana, se cercassi d’imitare il vostro
vorace principale.
- Mi pare che sia ora di togliere la seduta, Della – dichiarò Mason. – Che ne direste di andarvene a
casa?
- Che cosa farete, voi?
- Andrò a radermi e a far la doccia, poi cercherò di dormire un paio d’ore. Alle otto devo essere da
Conway.
- Benissimo. Allora andrò a casa.
- Non perdete tempo a mettere in ordine, qui. Lo farete in mattinata. Andiamo, adesso. Scenderò
con voi e vi metterò in auto.
Porse il soprabito alla ragazza, poi tutti e tre lasciarono lo studio.
- Vai a casa anche tu, Paul? – domandò l’avvocato mentre si avviavano per il corridoio.
- Sacripante, no! Debbo restare per le eventuali telefonate. Ne faccio troppe, di notti bianche, e
proprio per questo ho lo stomaco rovinato.
- Be’, domattina non avrai che poche sciocchezzuole da sbrigare, e senza premura. Ormai, credo
di avere tutti gli elementi in mano. La visita al Procuratore Distrettuale avverrà per pura forma, e…
Ehi! Un momento, Paul! La polizia, a quest’ora, dovrebbe già avere identificato il cadavere.
Informati un po’.
- D’accordo. Sentiamo in ufficio.
Mason e Della entrarono con lui nell’agenzia.
- Niente di nuovo, sull’assassinio dell’Albergo Redfem? - domandò l’investigatore alla telefonista
di turno.
- No. Solo la comunicazione che vi ho passato prima.
- La morta è stata identificata?
- Per quel che ne sappiamo, no.
Drake guardò Mason.
- L’amico era molto giù di morale – disse questi. – Sono certo che ha ricevuto un brutto colpo, ma
ritenevo che a quest’ora sarebbe già stato in contatto con la polizia.
- Può averlo fatto, e possono non avermelo ancora comunicato. Il cronista d’un giornale mi tiene
al corrente e mi telefona subito dopo aver dato le notizie in redazione, ma se vuole l’esclusiva, non
mi informerà prima che il giornale sia uscito; comunque, di solito mi avverte subito.
- La polizia ormai saprà, ma non avrà ancora propalato la notizia – osservò Mason. -
Probabilmente vorranno che il marito proceda prima alla formale identificazione, e, inoltre, vorranno
anche sentire l’amico della morta. Spedirò Della a casa e rientrerò anch’io. Arrivederci, Paul.
Mason prese la segretaria a braccetto e l’accompagnò all’auto.
- Non mi va che andiate in giro sola a quest’ora, Della.
- Sciocchezze! Sarò a casa in un baleno, capo. Non preoccupatevi. Non è la prima volta che sto
fuori di notte per lavoro.
- Lo so, e preferirei che non accadesse mai.
Della Street posò una mano su quella dell’avvocato.
- Grazie del pensiero, capo. State tranquillo. Chiuderò i cristalli e le portiere e mi fermerò solo a
casa.
- Vi seguirò Della, cosi vi vedrò arrivare sana e salva.
- Neanche per sogno. Avete bisogno di riposo. Buona notte.
Della avviò il motore, accese i fari e partì.
Mason balzò nella propria macchina e segui l’auto della ragazza. Un momento prima che
arrivassero, la sorpassò e andò a fermare davanti al portone.
Della posteggiò l’auto, scese e raggiunse l’avvocato.
- Non dovevate! – esclamò. Poi, con voce più bassa, chiamò: – Capo!
- Si? – rispose Mason sporgendosi dal finestrino.
- Quando un uomo accompagna una ragazza a casa ha diritto a una ricompensa.
Prima che lui capisse il senso della frase, Della gli scoccò un lungo bacio sulle labbra, poi corse al
portone, apri e scomparve.

8
Le otto erano passate da cinque minuti quando Mason fermò davanti al villino 21 del Gladedell
Motel.
Jerry Conway era già ad aspettarlo.
- Tutto bene? Vi seguirò con la mia auto.
- Dobbiamo parlare – disse Mason. – Lascerò la mia macchina a un centinaio di metri
dall’ingresso, sulla strada, e rientreremo in città con la vostra.
- Volete che venga io, con voi?
- No. La polizia vorrà perquisire la vostra auto.
- Perquisirla? Ci ho trovato qualcosa che mi dà a pensare.
- Che cosa?
- Era sotto il sedile anteriore, dove non si penserebbe a guardare che una volta in due anni.
L’elenco dattilografato degli azionisti che hanno rilasciato la procura a Farrell.
- Fate vedere.
Conway porse all’avvocato quattro fogli dattilografati, tenuti insieme con un gancetto.
- Erano in una busta e sistemati in modo da far apparire che erano stati nascosti là perché non
venissero trovati.
- Come ci sono finiti?
- Non saprei. Possono averceli messi in qualsiasi momento.
- Mentre la vostra auto era davanti all’albergo Redfern?
- In quel momento, o mentre era davanti al bar dove ho aspettato la telefonata, o mentre era ferma
in qualsiasi altro posto.
- Di solito, chiudete la portiera a chiave?
- No. Mi limito a portar via la chiave dell’accensione.
- Avete esaminato l’elenco?
- Più o meno. E’ un po’ troppo “bello”.
- Che cosa volete dire?
- Troppo rassicurante. Gli azionisti che avrebbero rilasciato la procura, sono i minori e, per la
maggior parte, i soliti scontenti. Avrebbero rilasciato la procura a chiunque, anche se non ci fossero
stati gli avvisi sul giornale.
- Che percentuale rappresentano?
- Sì e no il diciassette per cento della totalità.
- Sull’elenco, c’è la data?
- Sì: quella di due giorni fa.
- Avete maneggiato molto questi fogli?
- Un po’. Perché?
- Avrete annullato la possibilità di conoscerne la provenienza.
- Che cosa volete dire? Non credo che si possano rilevare le impronte digitali sulla carta.
- Talvolta sì… coi vapori di iodio.
- Ho maneggiato poco la busta.
- Temo che l’elenco sia uno dei particolari della trappola. Lasciamo perdere e partiamo. Vi metterò
al corrente delle notizie. Avete fatto colazione?
- Certo. Piuttosto presto, perché ho dormito poco.
- A chi lo dite! - Eravate in pensiero? - domandò Conway, in allarme.
- Ho lavorato. Andiamo.
- Perché pensate che il mio elenco sia un particolare della trappola?
Mason prese i fogli di cartacarbone dalla borsa.
- Date un’occhiata a questi e capirete subito.
- Dove li avete presi? - domandò Conway.
- Dalle fauci d’un leone.
Conway espose i fogli di cartacarbone in piena luce e li esaminò un momento.
- Se questo è l’elenco reale, Mason – finì col dire – io sono a terra.
- È brutto?
- Pessimo.
- Potrebbe essere un elenco falso – osservò Mason - Ma non credo.
- Che cosa dovrò fare, di quello che ho trovato nell’auto?
- Lo darete al Procuratore Distrettuale, dicendogli che lo avete trovato rovistando nella macchina.
Non sapete di dove proviene, perciò potrete raccontargli tutta la storia. Comunque, la polizia
perquisirà la vostra auto.
- Dovrò parlare dei fogli di cartacarbone?
- Siete matto? Vi procurereste il biglietto di sola andata per la galera.
- Siete misterioso, Mason, lo sono vostro cliente.
- Appunto per questo, sono misterioso. Vi tirerò fuori dai ginepraio, ma a modo mio.
- D’accordo. Vado ad avvertire la direzione che parto. Intanto, uscite con la vostra macchina,
passerò a prendervi.
- Benone. Abbiamo tempo.
Mason dovette percorrere più di cento metri prima di trovare uno spazio di sosta. Scese, prese la
borsa, chiuse le portiere a chiave e andò incontro all’auto di Conway.
- Temo che quelle inserzioni abbiano fatto più danno di quanto pensavo – osservò il finanziere,
preoccupato per la faccenda delle procure. – Dove avete preso quel fogli di cartacarbone, Mason?
- La storia è lunga, e non abbiamo tempo di parlarne. Pensate invece alla visita che dobbiamo fare
al Procuratore Distrettuale, a quello che dovrete raccontargli, e non dimenticate i giornalisti che vi
salteranno addosso come cavallette.
- Per Farrell, sarà il cacio sui maccheroni – osservò Conway, amaro.
- Non siatene troppo sicuro. Credo che anche lui avrà i suoi fastidi.
- Come?
- Gli ho messo un paio di bombe a scoppio ritardato sotto il sedere. La polizia non lo ha ancora
reso di dominio pubblico, ma credo che la morta sia già identificata.
- Chi è?
- Una certa Rose Calvert, che lavorava in un’agenzia di cambio.
- Rose! – esclamò Conway.
- La conoscevate?
- Certo. Lavorava in un’agenzia di cambio della quale sono cliente. Credo che si sia licenziata due
o tre mesi fa.
- Avevate una relazione con lei?
- Scherzate? E’ sposata, Mason.
- Non avete mai avuto appuntamenti, con lei?
- No.
- Vi piaceva?
- Perché no? Piaceva a tutti. Era bella e lo sapeva.
- Benone. Ora, ditemi la verità. Avete cercato di scambiare la pistola?
- Che cosa volete dire?
- So che il giochetto vi tentava. Avevate l’impressione d’esser stato messo nel sacco a opera di
Farrell, e probabilmente avete pensato che, se vi foste disfatto della pistola sostituendola con
un’altra, non avrebbero mai potuto provare che quella che avete preso alla ragazza era l’arma
omicida.
- E’ stato appunto il mio pensiero.
- Benissimo. Che cosa avete fatto?
- Nulla. Siete il mio avvocato e mi sono attenuto alle vostre istruzioni.
- Non avete sostituito la pistola?
- No.
- Però la tentazione vi è venuta?
- Credo di sì.
- In un caso del genere, non si può dire che cosa sia meglio fare. Se sostituite la pistola, mettete gli
altri nell’imbarazzante posizione di non poter testimoniare sulla sostituzione se non ammettendo la
loro colpevolezza.
“Il buon esito della loro macchinazione sta nel fatto di portarvi a raccontare una storia
inverosimile per spiegare il possesso della pistola e dell’elenco degli azionisti che qualcuno deve
aver preso a Rose Calvert.
“Se ci aggiungete il fatto di aver chiesto una lettera sotto falso nome al Redfern, quello di essere
stato in una camera dove più tardi si è trovato un cadavere e quello d’essere entrato nella stanza con
una chiave di cui non potete spiegare il possesso, mettete insieme un magnifico complesso d’indizi
che vi accollerà una bella accusa d’assassinio di primo grado.»
- Rabbrividisco solo a sentirvi.
- Non preoccupatevi troppo, perché il punto debole c’è!
- E sarebbe?
- Vi hanno costretto a impossessarvi della pistola omicida, e se ne conosce la provenienza.
- Di dove proviene?
- L’avete comprata voi.
- Cosa?…
- L’avete comprata voi - ripeté Mason – o, per lo meno, ne avete autorizzato l’acquisto.
- Siete matto? Non avevo mai visto quella pistola in vita mia.
- Può darsi, però qualche anno fa il cassiere vi ha convinto che aveva bisogno di un’arma per
difendersi, e voi ne avete autorizzato l’acquisto.
- Perbacco! Avete ragione. Adesso mi ricordo; però non ho mai visto la pistola: ho solo firmato
l’ordine. L’ha comprata lo stesso cassiere.
- Dov’è, adesso, il cassiere? – domandò Mason.
- E’ morto otto o dieci mesi dopo l’acquisto della pistola.
- Mentre Farrell era nella società?
- Mi pare di si.
- E la pistola?
- Non saprei.
- Non l’avete cercata?
- Caspita, Mason! La società ha opzioni su terreni petroliferi sparsi in tutto il Texas. Io cerco di
trovare il petrolio, quando si può arrischiare… e non ho tempo di preoccuparmi di ciò che resta nella
scrivania d’un cassiere morto.
- Esatto. Ecco il punto debole. Farrell aveva accesso alla pistola quanto voi, e quando verrà
connesso con la morta, si troverà in una posizione molto delicata. E’ stato visto in giro con quella
donna, l’ha fotografata nuda, e sua moglie stava per citarla come coimputata nel procedimento di
divorzio.
- Oh, oh! – esclamò Conway.
- Perciò, se la vostra coscienza è pulita, e se non avete sostituito la pistola dal momento in cui
siete uscito dagli uffici di Drake a quello in cui ho segnato il numero di matricola, credo che potrò
tirarvi fuori dal pasticcio. Il Procuratore Distrettuale non avrebbe prove sufficienti per procedere
contro di voi.
Conway guidò per un certo tempo in silenzio.
- Mason, badate di non sottovalutare Farrell – fini col dire. – Non è uno stupido, e ha tanta
intelligenza da farvi restare a bocca aperta. E’ inoltre scaltro, ingegnoso, e sa rigirare le cose a
proprio vantaggio.
- Conosco il tipo – rispose Mason. – Non temete.
- Come dovrò comportarmi, col Procuratore Distrettuale?
- Raccontate la verità fino al momento in cui dirò basta, e lasciate fare a me per il resto.

9
Alle nove in punto, Mason apri la porta dell’anticamera degli uffici della Procura Distrettuale e
cedette il passo a Jerry Conway.
- Perry Mason e il signor Conway – disse alla segretaria che sedeva a una scrivania. – Avevo
promesso di venire alle nove col mio cliente, che deve essere interrogato. Annunciateci.
- Un momento – rispose la segretaria, sollevando la cornetta del telefono. Parlò nel microfono e
soggiunse: – Potete andare, avvocato Mason. Conoscete già la strada. L’ultima porta a sinistra del
corridoio.
Mason e Conway s’avviarono.
Hamilton Burger, il Procuratore Distrettuale, era alla scrivania di fronte alla porta. Con lui c’erano
il tenente Tragg della Squadra Omicidi, un agente in divisa e Alexander Redfield, perito di balistica
della polizia.
Le bobine del magnetofono posate su un angolo della scrivania si svolgevano lentamente.
- Buon giorno, signori – salutò Burger. – Il colloquio sarà registrato. Credo che non farete
obiezioni.
- Neanche per sogno! – rispose Mason.
- Grazie. Affinché ne siate informati, vi dirò pure che nella stanza c’è un microfono e che la
conversazione sarà stenografata.
- Benissimo. Ecco il signor Gerald Conway, mio cliente - presentò Mason.
- Accomodatevi. Volete dirmi qual è la vostra professione, signor Conway? – domandò Burger.
- Sono presidente della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas.
- A quanto ho capito, ieri sera avete avuto motivo di consultare l’avvocato Mason.
- Sissignore.
- Ricordate a che ora?
- Poco prima delle sette, mi pare.
- Come vi siete messo in contatto con l’avvocato Mason?
- Ho consultato l’elenco telefonico, ho chiamato il numero di notte e sono stato indirizzato
all’Agenzia d’Investigazioni Drake, che ha avvertito l’avvocato.
- Che cosa volevate, dall’avvocato?
- Volevo parlargli di un incidente capitatomi all’albergo Redfern.
Burger sbirciò Mason, sospettoso.
- Permettete che il vostro cliente racconti l’intera storia?
- Certo.
- Benissimo. Continuate.
Conway parlò delle misteriose telefonate con le quali gli era stato offerto l’elenco degli azionisti
che avevano rilasciato la procura a Gifford Farrell, delle proprie esitazioni e della decisione
d’accettare l’appuntamento della misteriosa Rosalind.
Disse che aveva incaricato la propria segretaria di stenografare l’ultima conversazione telefonica,
che si era attenuto alla lettera alle istruzioni avute, e riferì la telefonata ricevuta mentre aspettava
nella cabina del bar. Poi cominciò a parlare della visita al Redfern.
- Un momento – Intervenne Mason. – Vorrei fare un paio di domande.
- Dopo – disse Burger. - Prima voglio sentire tutta la storia.
- Scusate, ma debbo fare un paio di domande per stabilire l’esatta portata della storia. A proposito
dell’elemento tempo, signor Conway, avete detto che il telefono ha squillato alle sei e un quarto?
- Esatto.
- Quando ha squillato, di preciso?
- Qualche minuto prima dell’ora stabilita.
- Che importanza ha? – domandò B urger.
- Può averne molta, come dimostrerò più avanti – spiegò Mason. – Un’altra cosa, signor Conway:
quando vi è giunta la chiamata, nella cabina del bar, ha parlato una donna o un uomo?
- Una donna.
- Era la stessa voce che conoscevate già? In altre parole, era la voce della donna che si era
presentata a voi come Rosalind?
- Mi pare di no, e, più ci penso, più sono convinto che non lo fosse.
- Credo che il mio cliente non si renda conto dell’importanza di questo particolare, signori. In
effetti, la donna che diceva di chiamarsi Rosalind doveva telefonare al signor Conway alle sei e un
quarto, per indicargli dove andare a prendere le notizie che gli stavano a cuore, ma quando ha
chiamato la cabina, alle sei e un quarto precise, non ha avuto risposta. Il signor Conway aveva già
ricevuto false istruzioni e stava recandosi all’albergo Redfern.
- Perché qualcuno gli avrebbe dato false istruzioni? – domandò il tenente Tragg.
- Lo vedrete voi stessi. Continuate, signor Conway e raccontate che cosa è accaduto.
Conway raccontò come era andato all’albergo, come aveva avuto la busta che conteneva la chiave
dell’appartamentino 729, come era entrato dopo aver bussato inutilmente, e come aveva avuto la
tentazione di tornare indietro.
Con drammatica semplicità, descrisse l’avventura con la donna dalla maschera di fango nel
minimi particolari e insistette sul panico da cui era stato colto quando si era accorto che l’arma da lui
presa alla ragazza era stata usata da poco. Questo lo aveva indotto a rivolgersi a Perry Mason.
- Che cosa vi ha consigliato di fare, l’avvocato Mason? - domandò il Procuratore Distrettuale.
Mason intervenne con un garbato sorriso.
- A questo punto, signori, la storia del mio cliente finisce. C’è solo da aggiungere che, nell’auto,
ha trovato l’elenco degli azionisti che hanno rilasciato le procure. Questo elenco, che ora vi darò,
porta la sigla di Conway in ogni pagina e. vicino a essa, ho apposto anche la mia.
“L’auto del mio cliente è dabbasso, e lo riferisco per il caso che la polizia voglia perquisirla.
“Il mio cliente non ha nulla da dire su quanto è successo dopo che si è messo in contatto con me,
ma io sono pronto a rispondere a tutte le domande in proposito. Sapete benissimo che i consigli di un
avvocato al cliente non costituiscono prova, e che nessuna domanda dovrebbe essere rivolta a questo
riguardo.” Burger divenne paonazzo.
- Come cittadino, siete soggetto alla legge come chiunque altro. Se cercate di occultare l’arma con
la quale è stato commesso un assassinio…
- Un assassinio? – ripeté Mason.
- Un assassinio! – latrò Burger. – E proprio con quella pistola!
- Ma io non lo sapevo! Non sapevo che ci fosse un assassinio di mezzo e tanto meno lo sapeva
Conway. Il signor Conway sapeva di essere venuto in possesso di una pistola in circostanze che gli
hanno fatto sospettare d’esser caduto in una trappola e mi ha incaricato d’indagare. Io ho indagato.
- E per indagare, siete andato in quella camera e avete scoperto un cadavere! – esclamò Burger.
- Esatto.
- Perciò sapevate che la pistola era l’arma del delitto!
- No davvero! “lo” non sapevo che era l’arma del delitto e non lo so neanche “ora”.
- Come diavolo non lo sapete? Lo saprebbe anche un bambino di due anni, e voi siete tutt’altro
che stupido! Dov’è la pistola?
Conway trasse l’arma di tasca e la porse al Procuratore.
- E’ carica – avvertì.
Burger diede un’occhiata alla pistola e poi la passò a Redfield.
Il perito di balistica la guardò, aprì il tamburo, osservò la cartuccia esplosa, prese un punzone e
contrassegnò le altre cartucce secondo la posizione che vi occupavano.
- Ora voglio sapere che cosa è successo ieri sera – dichiarò Burger. – Voglio sapere dov’è stato
quest’uomo stanotte.
- Che c’entra? – domandò Mason.
- C’entra, e molto. Si è dato alla fuga.
- Si è dato alla fuga?
- Sapete benissimo che è così. Non crediate che la polizia sia del tutto stupida, Mason. Abbiamo
saputo di Conway poco dopo che è stato identificato il cadavere, e abbiamo scoperto che ieri sera è
venuto nel palazzo in cui avete gli uffici e che si è recato da Paul Drake. Un’ora dopo, circa, è
arrivata la vostra segretaria, Della Street, e quasi subito Conway è sceso, seguito a breve distanza da
lei. Le coincidenze sono ovvie. Avete telefonato a Della Street che togliesse il vostro cliente dalla
circolazione.
- E perché l’avrei fatto togliere di circolazione?
- Perché non fosse interrogato.
- Allora perché l’avrei portato qui stamattina?
- Perché ora avete messo insieme una storia.
- Mi dispiace, signor Procuratore Distrettuale, ma il vostro sospetto non è giustificato dal fatti.
Nessuno si è dato alla fuga. Il signor Conway ha giudicato che fosse scomodo, per me, stare a
contatto con lui in casa sua, durante la notte. Dovevo indagare e accertare fino a che punto era stato
attirato in trappola. Perciò gli ho suggerito un posto dove sarebbe stato più facilmente reperibile e
dove avrei potuto telefonargli senza disturbar nessuno e senza attirare l’attenzione di chi poteva
essere malintenzionato contro di lui.
“Affinché lo sappiate, signori, il signor Conway era al Gladedell Motel, villino 21, e lo troverete
registrato col suo nome. Una persona che prende alloggio in un motel registrandosi col proprio
nome, dopo esserci andato con la propria auto, della quale indica il vero numero di targa, non
fugge.”
- Benone. Allora perché avete tenuto celata una prova fino alle nove di questa mattina?
- Che prova?
- La pistola, quella che ho consegnato a Redfield. L’arma del delitto.
- Non credo che sia l’arma del delitto. Sapevo che non sareste stato in ufficio fino alle nove, e ho
provveduto affinché il signor Conway si presentasse il più presto possibile. Siamo arrivati che gli
uffici erano appena aperti e ritengo che non sia difficile provare che voi siete arrivato più presto del
solito solo perché volevate interrogare il mio cliente.
- Chiacchiere! Dovevate dare l’arma alla polizia ieri sera, e lo sapete.
- Perché avrei dovuto dare l’arma alla polizia?
- Perché con quella pistola era stato commesso un assassinio.
- Oh, spero di no! Le cose si complicherebbero.
- Volete dire che non sospettavate che fosse l’arma del delitto? – chiese Burger, beffardo.
- Come potrei sapere che è l’arma del delitto? Nessuno mi ha detto come quella donna è morta. La
polizia mi ha invitato a girare al largo da quella camera, e non mi ha confidato i risultati delle
indagini. La ragazza è stata uccisa con una pistola?
- Con una pistola. E l’arma è quella che voi avete occultato per tutta la notte.
Redfield si raschiò la gola.
- Permettete che dica una cosa, avvocato Burger?
- No. Voglio spiegazioni solo dall’avvocato Mason.
- Non ho spiegazioni da dare – dichiarò questi – perché non ammetto il vostro punto di vista. Non
so se quella sia l’arma del delitto. Ritengo che si sia tentato di mettere il mio cliente nei pasticci
facendogli prendere un’arma che aveva sparato chissà come, e ho cercato d’informarmi sulla pistola
e sulla sua provenienza.
- Ci siete riuscito? – domandò il Procuratore.
- Certo. E se v’interessa, la pistola è stata comprata circa tre anni fa dalla Società per lo Sviluppo e
lo Sfruttamento della California e del Texas, per difesa del cassiere.
“Vi assicuro, signori, che ho faticato assai, a procurarmi in nottata le informazioni che stamattina
potevano tornarvi utili.”
- Ieri sera siete andato a Elsinore.
- Esatto.
- Perché?
- Perché ho pensato che il signor Norton B. Calvert, che abita là, potesse identificare la morta.
- Benissimo – esclamò Burger, sarcastico. – Diteci per quale ragionamento intuitivo avete pensato
che quel signore potesse illuminarci sull’identità della morta.
- Avvocato Burger, risponderò a questa domanda solo se affermate che la rivolgete in forma
ufficiale e che, come cittadino e legale, ho il dovere di rispondere.
- A che cosa mirate, Mason?
- A proteggermi. Confermate di formulare la domanda ufficialmente?
- La formulo ufficialmente.
- Benissimo. Ritenevo possibile, se il mio cliente fosse stato attirato in una trappola (e badate,
signori, lo antepongo un “se”, e non affermo che sia stato messo in trappola), che la trappola potesse
avere un nesso con la campagna per l’accaparramento delle procure degli azionisti della Società per
lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas.
“Con tale prospettiva, stanotte ho fatto delle indagini e ho saputo che Gifford Farrell aveva un
particolare interesse per Rose M. Calvert. Ho anche accertato che la descrizione della ragazza
corrispondeva a quella della morta, che avevo visto nella stanza del Redfern, e ho deciso di andare
dal marito di Rose M. Calvert per vedere se aveva qualche fotografia di lei. Dal mio disturbo, potevo
trarre importanti notizie.”
- Questo sarebbe il motivo per il quale vi siete recato a Elsinore? – domandò Tragg, tutt’a un tratto
incuriosito.
- Esatto.
- Come avete avuto il suo indirizzo?
- Mi era stato riferito che nella cassetta della posta di Rose Calvert, al Lane Vista Apartments,
c’era una lettera indirizzata a lei, e che sulla busta era indicato il mittente: Norton B. Calvert. 6831
Washington Heights, Elsinore.
- Come avete saputo che c’era quella lettera? – domandò Burger.
- Mi è stato riferito.
- Da chi?
- Da un investigatore privato.
- Che aveva letto la lettera? – domandò Burger.
- No, avvocato. Penso di no. Credo che a sua volta fosse stato messo al corrente da un altro
investigatore che sorvegliava la casa per incarico di un’altra persona interessata.
- Per incarico della signora Farrell? – chiese Tragg.
- Non ho detto questo, tenente. Non ho fatto nomi. Mi limito a spiegarvi che cosa mi ha indotto a
recarmi a Elsinore. Mi è stato ordinato di rispondere a una domanda e cerco di dare informazioni, ma
non faccio accuse di sorta. Mi limito a esporre il mio ragionamento.
- Be’, pare che abbiate avuto una brillante ispirazione o intuizione o telepatia – osservò Burger
beffardo. – il corpo era quello di Rose Calvert, però non lo abbiamo saputo che alle sei di stamattina.
E’ evidente che avete avuto la notizia parecchie ore prima e che vi siete ben guardato dal
comunicarcela.
- Non avevo alcuna notizia - ritorse Mason. – Ho visto alcune fotografie e ho notato che c’era
della somiglianza. Ho detto al signor Calvert che temevo che sua moglie fosse stata vittima di una
tragedia, e ho ritenuto che si sarebbe affrettato a stabilire la circostanza rivolgendosi alla polizia.
“Comunque, considerate la mia posizione. Non potevo dire che Rose Calvert era stata assassinata
mettendomi al rischio di sbagliare e di vedermela presentare viva e vegeta.
“Effettuare l’identificazione di un cadavere sul fondamento di fotografie istantanee è molto
arrischiato e voi, tenente, lo sapete benissimo.”
- Quanti scrupoli, tutt’a un tratto! – esclamò Burger.
- Voglio essere sicuro, quando affermo qualcosa – ribatté Mason.
- Però, non dite la verità sul come avete scovato l’indirizzo del marito – osservò Burger.
- Perché?
- Nella cassetta della porta non c’erano lettere.
- A me è stato detto che una lettera c’era.
- Non c’era.
- Mi dispiace, ma l’indirizzo… Vi dico che una lettera doveva esserci.
- Redfield – disse Burger, spazientito, rivolto al perito di balistica – andate a esaminare la pistola,
sparate qualche proiettile di saggio, e stabilite che è l’arma del delitto. Sarà già qualcosa. Perché non
vi movete?
Redfield non accennò ad alzarsi.
- Mi permettete di dire qualcosa, signor Procuratore Distrettuale?
Burger perdette la pazienza.
- Che cosa diavolo volete dire? E’ la seconda volta che v’intromettete.
- Senza riuscire a parlare.
- Se avete qualcosa da dire, ditelo e fatela finita. A me preme che andiate a esaminare quella
pistola.
- Questa pistola non è l’arma del delitto. La pallottola che ha ucciso Rose Calvert è stata sparata
da una Colt che ha sei rigature sinistrorse nella canna. Per vostra norma, questa è una Smith &
Wesson e ha cinque rigature in senso opposto.
“Ho saputo che non può essere l’arma del delitto nello stesso momento in cui il signor Conway
l’ha mostrata.”
- Che cosa? – latrò Burger.
Il tenente Tragg si alzò a metà, poi tornò a sedersi.

Mason si mantenne impassibile e fissò Conway.


Burger indugiò per assimilare la notizia. – Ah, è così? – sbottò all’improvviso. – Il solito vecchio
gioco dei bussolotti! Mason ha sostituito l’arma del delitto e ne ha fatto esibire un’altra, partendo dal
presupposto che nessuno può demolire la storia del suo cliente senza la testimonianza della morta,
alla quale l’arma è stata presa… Tipico di Perry Mason!
- Protesto! – esclamò Mason.
- Protestate pure, che il diavolo vi porti! – berciò il Procuratore. – Ho già visto troppi imbrogli, da
parte vostra, e ...
- Un momento – lo interruppe Mason. – Non dite sciocchezze. Qualche volta, ricorro ad azioni un
po’ spregiudicate per stabilire una testimonianza, ma non ho mai sostituito l’arma di un delitto, né ho
mai suggerito a un cliente di mentire.
- Balle!
Subentrò un momento d’imbarazzante silenzio che parve doversi prolungare all’infinito, poi,
all’improvviso, Burger afferrò la cornetta del telefono.
- Portateci Gifford Farrell.
Un istante dopo, l’uscio si aprì e il sergente Holcomb introdusse la persona richiesta.
Farrell era sulla trentina, alto, di corporatura atletica, elegante. Volto abbronzato, baffetti sottili,
sopracciglia e occhi neri, basette piuttosto lunghe. Indossava una giacca sportiva a quadri marrone su
pantaloni di lanetta diagonale.
- Conoscete il signor Conway? – domandò Burger.
Farrell sorrise.
- Certo. Come state, Jerry?
- Buon giorno, Giff – borbottò Conway.
- E questo è l’avvocato Perry Mason – continuò Burger - che vi accusa d’aver cercato di mettere
in trappola il signor Conway.
Il sorriso scomparve dalle labbra di Farrell, che guardò l’avvocato con occhi ostili.
- Non ho detto nulla di simile – precisò Mason. – Ho solo fatto notare che il mio cliente poteva
essere vittima di una montatura.
- Avete detto che la trappola poteva essere connessa con la lotta per le procure degli azionisti della
Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas.
- Infatti. E confermo, se si tratta di una trappola, che può anche essere possibile (badate, signori:
dico “che può anche essere possibile”) che il signor Farrell ci abbia lo zampino.
- Ecco! – esclamò Burger.
- Quello che dite non mi garba – dichiarò Farrell, senza togliere gli occhi di dosso all’avvocato.
Questi lo squadrò dall’alto in basso.
- Nessuno ha chiesto se vi garba o no.
Farrell avanzò verso di lui, che non si mosse.
- Un momento! – lo trattenne Burger.
Farrell si fermò.
- Farrell – continuò Burger – che cosa sapete della pistola che tre anni fa è stata comprata per il
cassiere della società?
Farrell corrugò la fronte e passò lo sguardo da Mason a Burger.
- Temo di non saperne nulla, avvocato Burger.
- Ripensateci bene. La pistola è stata comprata, e, a quanto ho capito, data al cassiere che…
- Sapete chi ha firmato l’ordine d’acquisto? – lo interruppe Farrell, - Il signor Conway dice che
probabilmente lo ha firmato lui.
- Ho detto che non escludo di averlo firmato io – corresse Conway.
Un sorriso scoprì di nuovo i denti di Farrell.
- Signori, avete la risposta.
- Mi risulta che conoscevate la ragazza che è stata trovata morta all’albergo Redfern, signor
Farrell – disse Mason.
Lo sguardo di Farrell divenne impudente.
- E con ciò?
- La conoscevate piuttosto intimamente?
- E’ un’accusa?
- E’ una domanda.
- Non sono obbligato a rispondere alle vostre domande. Risponderò solo a quelle che mi
rivolgeranno la polizia e il Procuratore Distrettuale.
- Rose Calvert lavorava per voi? – domandò Burger.
- Sissignore. Eseguiva un lavoro molto riservato, per il quale non mi serviva una comune
stenografa. Volevo una persona estranea al miei affari e fidata, e ho scelto la signora Calvert. Chissà
come, è trapelato che eseguiva lei quel lavoro, e qualcuno ha tentato di ottenere notizie per conto del
signor Conway, il quale, del resto, le offriva cinquemila dollari per la copia del lavoro che
dattilografava. Si trattava dell’elenco degli azionisti che mi avevano rilasciato la procura, e la
Calvert ha rifiutato.
- Menzogne! – esclamò Conway, inviperito. – Non le ho mai parlato… per lo meno di quel lavoro.
E non sapevo che lo facesse!
- Me lo ha detto proprio lei – ribatté Farrell.
Il Procuratore Distrettuale guardò Conway.
- E’ assolutamente falso - affermò quest’ultimo. – La conoscevo solo come impiegata dell’agenzia
di cambio che faceva operazioni per me e per la società. Al massimo, ho scambiato qualche
chiacchiera con lei, come chiunque avrebbe fatto in simili circostanze. Non l’ho mai avvicinata per
altri motivi.
- E voi, signor Farrell? - domandò Mason.
- Conduco io l'inchiesta, avvocato Mason – gli ricordò Burger.
- Per il caso che v’interessi - dichiarò Mason – il marito di Rose Calvert afferma che Gifford
Farrell la conosceva bene, anzi troppo bene.
- Falso! – esclamò Farrell.
- Le mie relazioni con Rose Calvert, anche se amichevoli, erano solo d’affari.
- Le avete mai regalato abiti? – domandò Mason.
- Mai, e chi lo afferma è un maledetto bugiardo.
- Allora io ho parlato con un maledetto bugiardo che afferma che le avete regalato un costume da
bagno “bikini”. Lo avete ordinato per posta, dopo aver letto un’inserzione pubblicitaria, e non
occorre che lo confermiate perché lo proverà l’ordinazione stessa.
Farrell apparve sorpreso e stornò subito lo sguardo da Mason. Poi tirò il fiato e fece un nuovo
smagliante sorriso.
- Temo, avvocato Mason che di una collinetta facciate una montagna. In effetti, ho ordinato uno di
quei “bikini”, ma per fare uno scherzo a uno dei miei soci. Vi assicuro che il costume non riguardava
Rose Calvert.
- Com’è, allora, che lo ha indossato lei?
- Non è vero!
- D’accordo. Però certe fotografie che le avete fatto nella vostra camera da letto, mentre vostra
moglie era a New York, proverebbero il contrario.
Farrell non riuscì a nascondere la costernazione, e nella stanza scese un cupo silenzio.
- Be’? – latrò Hamilton Burger. – Stiamo aspettando, Farrell.
- Non capisco che cosa vi abbia preso. Sono venuto per aiutarvi a scoprire chi ha ucciso Rose
Calvert e non per subire il controinterrogatorio d’un avvocato che cerca di coprire un assassino
imbrogliando le carte in tavola.
“E’ stato alluso a una trappola, ma mi pare che si cerchi d’intrappolare me. Sarà meglio che chieda
l’assistenza di un legale.”
- Negate d’aver scattato quelle foto? – insistette Mason.
- Andate al diavolo!
Mason sogghignò.
- Il canarino ha cantato, e ora cinguetta.
- Ho parlato a lungo con Farrell, avvocato Burger – intervenne il sergente Holcomb – e mi sono
convinto che è una persona come si deve. Perry Mason, come il solito, cerca d’imbrogliare le cose.
- Non vedo perché si debba perdere tempo in discussioni oziose – troncò Burger. - Conway è
comparso, ha raccontato la sua storia e ha esibito una pistola che sostiene d’aver preso nell’albergo
Redfern. Quella pistola non è l’arma del delitto.
- Non è l’arma del delitto? - domandò Farrell.
Burger scosse la testa.
- Allora ha cambiato pistola! - esclamò Farrell.
- Inutile mettere in mostra l’evidenza proprio a noi – disse Burger, dignitoso. – Conosciamo anche
troppo l’ingegnosità giuridica dell’avvocato Mason, e non ci occorrono commenti.
“Desidero fare altre domande al signor Farrell. L’avvocato Mason e il signor Conway possono
ritirarsi. Se avrò ancora bisogno di sentirli, li avvertirò.” Mason posò una mano sul braccio di
Conway.
- Venite, Jerry.
I due uscirono nel corridoio. Quando giunsero nell’anticamera, un nugolo di giornalisti li circondò
e vividi lampi di flash li abbagliarono.
Conway cercò di farsi largo.
- Prendetela in santa pace, Jerry – suggerì Mason. Poi si rivolse ai giornalisti. – Faremo una
dichiarazione alla stampa. Si è tentato di accollare un assassinio al mio cliente, Gerald Conway. Non
so se, commesso l’assassinio, l’uccisore ha cercato di accollarlo al signor Conway, o se tutta la trama
mira solo a screditare Conway nel momento in cui la lotta per le procure della Società per lo
Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas è al suo apice. Posso, però, raccontare che
cosa è successo, e vi assicuro che desideriamo collaborare con tutte le nostre forze per chiarire il
caso.
- Che cosa è successo? - domandò un cronista.
- Raccontate la storia, Jerry – suggerì Mason.
Conway, accigliato, esitò.
- E’ meglio che la stampa abbia la vostra versione, piuttosto che quella, di seconda mano, di
qualcuno dei presenti nello studio del Procuratore Distrettuale, come Gifford Farrell, che potrebbe
riferirla deformata.
Conway si decise e ripeté la storia ai cronisti, che gli si strinsero intorno stenografando appunti e
rivolgendo domande.

10
Conway riportò Mason, con la propria auto, al Gladedell Motel perché potesse ricuperare la
macchina.
- Non la vedo poi tanto brutta! – esclamò strada facendo. – Come me la sono cavata, Perry?
- Benissimo. Credo che abbiate fatto buona impressione al ragazzi della stampa, e questo conta
molto. È stata una fortuna che abbiate potuto raccontare personalmente la storia al cronisti. Prima
che il Procuratore Distrettuale abbia finito d’interrogare Gifford Farrell e che costui possa essere
intervistato dai giornalisti, quello che avete detto voi sarà pubblicato.
- Valeva la pena di guardare la faccia di Farrell, quando avete parlato del “bikini”!
Mason annuì.
- Naturalmente, il fatto che lui ha regalato il costume da bagno alla ragazza non implica che
l’abbia uccisa.
- Però, potrebbe darsi.
- Non dimenticate, Jerry, che “non” sappiamo se si tratta di assassinio. Potrebbe anche essersi
uccisa. Però non riesco a capire la faccenda della pistola.
- Che cosa volete dire?
- Non era l’arma del delitto.
- Sangue di Giove, non potete immaginare che sollievo ho provato, quando l’ho sentito dichiarare
dal perito di balistica! Basta questo, a scaricarmi di tutti i sospetti.
- Non ne sono certo. E’ una complicazione che non mi spiego e che non mi va a genio.
- Perché?
- Quella ragazza “voleva” che le prendeste la pistola. Non aveva la menoma intenzione di
spararvi. E’ uscita dalla camera da letto vestita in modo da mettervi in netto svantaggio, e, invece di
gridare, ha impugnato la pistola e si è avvicinata a voi con la mano che tremava. Non è il caso di
discuterci: voleva che le prendeste la pistola.
- A ripensarci bene, non sono più tanto convinto che fosse impaurita.
- Proveniva da una stanza che conteneva un cadavere. Ha impugnato una pistola e si è avvicinata a
voi quasi invitandovi a prendergliela.
Conway era evidentemente sollevato.
- Forse, era in orgasmo. Forse, quando ha sparato alla compagna si è macchiata gli abiti di sangue
e voleva cambiarsi. È venuta in quella stanza con l’idea di farlo, in preda al panico, e…
- E vi ha puntato la pistola contro?
- Esatto.
- E perché?
- Temeva che… Forse aveva paura che fossi andato ad arrestarla.
- Non vi ha ingiunto di uscire, ma di alzare le mani. Non ha senso.
- Be’, non importa; ormai, ne siamo fuori.
Mason si astenne da ulteriori commenti e Conway prosegui per un tratto in silenzio.
- Ecco la vostra auto, Mason.
- Un momento! – esclamò l’avvocato. – C’è una macchina della polizia. Passatele accanto
lentamente, Jerry.
Conway rallentò e prosegui.
- Oh, oh – osservò Mason - rastrellano il terreno dell’autocampeggio coi rivelatori di mine.
- Che cosa significa?
- Significa che pensano che abbiate sostituito la pistola e nascosto l’arma del delitto mentre
eravate nel motel. Guardate a sinistra.
Uno dei cercatori aveva lasciato il rivelatore e chiamava gli altri.
Un gruppo d’uomini converse dalle auto verso il cercatore. Per un istante, mentre Conway
passava, Mason ebbe la fugace visione di un uomo che teneva una pistola con qualcosa infilato nella
canna.
Conway azionò i freni.
- Proseguite! Proseguite! - esclamò Mason.
- Quell’uomo ha trovato una pistola.
- Certo, e, per giunta, l’ha trovata nel posto in cui avete ammesso d’aver passato la notte. E’ ora
che mi raccontiate la verità, Conway.
- Che cosa volete dire?
- Che state facendo il furbo. Avete sotterrato la pistola che avevate tolto a quella ragazza e siete
andato a prenderne un’altra in ufficio, per non essere in possesso dell’arma del delitto.
- Non ho fatto niente di simile – rispose Conway scandendo le sillabe, incollerito.
- Proseguite! Se fermate, siamo fritti.
- Non sono un cretino, Mason. Mi sono messo nelle vostre mani, vi ho chiesto consiglio, e…
- D’accordo! D’accordo! Piantatela e lasciatemi riflettere.
- Dove volete che vada?
- Fate il giro dell’isolato e riportatemi alla mia auto. Poi…
L'ululato di una sirena lo interruppe.
- Ci siamo – riprese l’avvocato. – Fermatevi accanto al marciapiede e pensate a quello che
racconterete. Ci hanno individuati.
La sirena era stata azionata per liberare la strada, e l’auto della polizia passò a tutta velocità.
- Portano la pistola al laboratorio per gli esami – spiegò Mason.
- Ma come poteva sapere dov’ero, Farrell, per poter nascondere la pistola sul posto?
- Vi siete preoccupato d’accertare di non essere seguito al Redfern, ma non avete preso la stessa
precauzione nell’uscirne.
- Nessuno mi aveva seguito.
- Se era una trappola, vi aspettavano sul posto e vi hanno seguito quando siete andato all’Agenzia
Drake. Non hanno faticato ad accertare dove avreste passato la notte. Hanno avuto l’astuzia di
mettervi in possesso di un’arma che avreste ritenuto quella del delitto, di farvi agonizzare prima di
decidervi a far qualcosa, e di farvi raccontare al Procuratore Distrettuale una storia che dimostra che
avete sostituito l’arma durante la notte.
Conway indugiò un momento a pensare.
- L’avevo detto, che Farrell è un uomo d’ingegno! – esclamò, amaro.
- La trappola non poteva essere più ingegnosa.
Conway svoltò l’angolo.
- Che cosa facciamo?
- Aspettiamo. Se vi hanno intrappolato come ho detto, dovrò usare tutta la mia abilità per tirarvi
fuori dal pasticcio. Portatemi alla mia auto. Devo mettermi subito al lavoro.
- E io?
- Andate a casa. Vi piomberanno addosso non appena avranno il rapporto del laboratorio di
balistica. Se è l’arma del delitto, nessuno vi eviterà l’accusa d’assassinio di primo grado.
- Che il diavolo mi porti! Avrei dovuto pensare che Farrell non si sarebbe accontentato di una
semplice montatura. Ci ha messo anche il tocco artistico.
- A una cosa, Farrell non ha pensato. Non ha tenuto conto delle fotografie e del fatto che sono in
mano di sua moglie. Ora capisco perché l’ho colto alla sprovvista!
- Che cosa farò, se mi accuseranno di assassinio?
- Lascerete lavorare me.
Conway fermò bruscamente l’auto.
- Non posso proseguire, Perry. Tremo come una foglia. Ormai, ho capito come andrà a finire.
Anche se non mi condanneranno, come presidente della società sarò finito. Le procure cadranno su
Farrell come fiocchi di neve.
- Dominatevi, Jerry. Portatemi all’auto. Non ho tempo da perdere. Se vi metteranno davanti
all’arma del delitto e all’accusa di assassinio, insistete perché il processo sia celebrato prima
dell’assemblea degli azionisti e sostenete che si tratta di una trappola in cui vi hanno attirato per
danneggiarvi nella campagna delle procure.

11
Era quasi mezzogiorno quando Perry Mason fermò l’auto davanti al Redfern.
Comprò un giornale, lo aprì, entrò nell’albergo e attraversò l’atrio col volto nascosto, come se
fosse immerso nella lettura.
- Settimo – dichiarò quando fu nell’ascensore, col giornale sempre spiegato davanti, alla ragazza
della cabina.
L’ascensore partì.
- E il vostro amico? – domandò la ragazza a bruciapelo.
- Cosa?
- Il tizio che si è interessato delle mie letture?
Mason abbassò il giornale e guardò la ragazza con interesse.
- Oh, siete voi! – esclamò. – Che cosa fate, qui?
- Manovro l’ascensore.
- Vedo. Lavorate ventiquattr’ore su ventiquattro?
- Otto. Cambiamo turni ogni due settimane. Questo è il mio turno di giorno: dalle cinque del
mattino all’una.
- Come mi avete riconosciuto?
- Dai piedi.
Mason si guardò le scarpe, pensoso, e l’ascensore fermò al settimo piano.
- Che cos’hanno le mie scarpe?
- Le scarpe, nulla. I piedi.
- Credevo che vi interessasse solo la rivista che leggete.
- Certo. Però noto i piedi della gente.
- Che specialità hanno, i miei piedi?
- Li tenete piantati sul pavimento e un po’ divaricati come se foste pronto a demolire qualcuno a
pugni. Molta gente poggia ora su un piede ora su l’altro, o li posa, alternandoli, sulla sbarra della
parete della cabina. Dovete essere un uomo equilibrato.
- Grazie del complimento. Cercherò di comportarmi in modo più simile a quello della maggior
parte delle persone.
- Non fatelo! - Perché?
- Vi distingue e vi dà un’aria inaccessibile.
Il campanello di chiamata della cabina squillò, un po’ smorzato. La ragazza guardò Mason con
aria sfrontata.
- Dove andate?
- Qui, al settimo.
Il campanello squillò di nuovo.
- Sarà meglio che scendiate – suggeri Mason.
La ragazza rise.
- Ecco la conferma che siete inaccessibile. Avete chiacchierato finora perché non volevate che
vedessi a che camera siete diretto, e, per uscire, avete aspettato che dovessi scendere. Benissimo,
furbone! Arrivederci.
La ragazza sbatacchiò il cancelletto e fece scendere l’ascensore.
Mason andò alla porta 728 e tentò la maniglia. Il battente si apri.
L’uomo che era seduto nella stanza, in una poltrona dalla spalliera regolabile, coi piedi senza
scarpe sul letto e la sigaretta in bocca, guardò Mason e annui.
Mason entrò e richiuse la porta.
- Siete l’agente di Drake?
- Salve – rispose l’uomo, impassibile e circospetto.
L’avvocato si avvicinò all’uomo, che si alzò.
- Voi mi conoscete, ma io non vi conosco – disse Perry Mason.
L’agente tirò fuori il portafogli e mostrò la tessera di riconoscimento.
- Avete ispezionato il posto a fondo? – chiese l’avvocato.
- Ho dato un’occhiata – rispose Inskip. – E’ tutto in ordine.
- Guardiamo insieme. Avete una lampada tascabile?
- Nella valigia.
Inskip andò a prendere la lampada e la diede a Mason, che si chinò per esaminare gli orli del
tappetto logoro lungo le pareti della camera. Ispezionò con cura anche la stanza da bagno.
- Avranno cambiato la biancheria del letto, prima di darvi la camera, no?
- Spero.
- Benone. Guardiamo il letto. Aiutatemi e disfarlo, perché voglio esaminare il materasso.
Tolsero coperte e lenzuola, e Mason passò il materasso millimetro per millimetro.
- Non so che cosa cerchiate – disse Inskip – ma ho sentito dire che la pallottola non ha attraversato
il corpo. La morte è stata istantanea e la ferita non ha sanguinato gran che. II sangue è stato assorbito
dalla camicetta di lana.
- A guardare, non ci si rimette nulla.
- Credete che in questa camera sia accaduto qualcosa?
- Non saprei.
L’avvocato ispezionò gli orli del materasso con la lampadina.
- Datemi una mano, voltiamo il materasso, Inskip.
I due eseguirono.
- Per macchiare il materasso, il sangue dovrebbe aver inzuppato le lenzuola, e le macchie
sarebbero state segnalate – osservò Inskip.
- Lo so, però… Ehi! Cos’è?
- Che il diavolo mi porti!…
Mason e Inskip si chinarono sul materasso e stettero a osservare un piccolo foro rotondo nella
fodera.
- Sembrerebbe il foro di un proiettile che non ha attraversato lo spessore della lana - disse Inskip.
- Cerchiamo.
Mason infilò un dito nel foro.
- Il dito non è lungo abbastanza. Occorrerebbe qualcosa da usare come sonda.
- C’è una gruccia di filo di ferro nell’armadio – disse Inskip – e nella valigia ho un paio di pinze a
cesoia. Porto sempre con me alcuni attrezzi, perché in questo genere di lavori non si sa mai che cosa
può capitare. Farò la sonda.
Inskip tagliò un pezzo del filo di ferro della gruccia e lo infilò nel foro del materasso.
- C’è qualcosa. Sento che il filo urta un corpo duro.
- Piegate un’estremità a gancio – suggerì Mason.
Inskip armeggiò per un po’ con le pinze, poi introdusse di nuovo il filo nel foro del materasso.
- Credo di averlo – disse.
Tirò il filo con cautela, senti una certa resistenza per qualche centimetro, poi il gancio usci dal
materasso.
Inskip trafficò di nuovo con le pinze, chiuse il gancio del filo a occhiello, lo piegò ad angolo retto
e lo introdusse di nuovo nel foro. Rovistò, piegò il filo avanti e indietro, lo girò e riprese a tirare.

Un oggetto metallico emerse dal materasso e cadde sulla rete del letto.
Inskip lo raccolse.
- Calibro 38 – annunciò.
Mason ristette immobile, occhi socchiusi, concentrato.
- Be’? – domandò Inskip.
- Rifacciamo il letto, voltando il materasso com’era. Poi, con la punta d’un temperino, fate un
segno sulla pallottola per poterla in seguito identificare. Sarà meglio che lo facciate sulla base e che
stiate attento a non alterare le striature e le altre caratteristiche.
- E poi?
- Terrete voi il proiettile, senza mai abbandonarlo, qualunque cosa avvenga.
- Un momento. Sarebbe meglio che lo teneste voi, avvocato.
Mason scosse la testa.
- Non posso essere teste, in un caso nel quale rappresento la Difesa. Fasciatelo in un pezzetto di
stoffa e conservatelo.
- E poi?
- Rimettiamo il letto in ordine, e dormiteci su.
- Ma come diamine la pallottola è finita nel materasso?
- Questa è una delle cose che dovremo scoprire – rispose Mason.
- Non dobbiamo parlarne?
- Per ora, no. La polizia ci riderebbe sul naso e proclamerebbe che fabbrichiamo delle prove.
- Parlarne più tardi sarà peggio.
- Lo so. Ecco perché voglio che conserviate voi il proiettile. Che precedenti avete? Siete
investigatore da molto tempo?
- Abbastanza. Sono stato anche vicesceriffo, e ho lavorato a Las Vegas, poi ho preferito fare il
privato.
- Avete mai avuto fastidi? Possono attaccarvi in qualche modo?
- No.
- Benone. Conservate anche la sonda di fil di ferro, cosi potrete mostrarla se occorre.
- Questa pallottola può avere importanza?
- Non saprei. Per lo meno, non so ancora. Preferireste segnalarla alla polizia?
- Sarebbe meglio, avvocato.
- Aspettate fino alle dieci di stasera, comunque. Vorrei parlarne io, prima. Potrete…
- Non perdete tempo in suggerimenti, avvocato – lo interruppe Inskip. – Facciamo cosi: vi ho
detto che dovevo parlarne alla polizia e mi avete assicurato che ci avreste pensato voi. D’accordo?
- Benissimo. Ma non vi ho precisato quando.
- No. Mi avete detto che ne avreste parlato voi e io sono rimasto con la convinzione che ve ne
sareste occupato subito, e non vi ho chiesto che me lo confermaste. Colpa mia. Ho sbagliato.
- D’accordo. Avete commesso l’errore di non farmi precisare quando ne avrei parlato.

12
Il giudice Clinton Dewitt rivolse un cenno al Procuratore Distrettuale.
- Volete fare l’enunciato preliminare, avvocato Burger?
Burger si alzò, avvicinandosi ai giurati.
- Signore e signori della giuria, farò il più breve enunciato preliminare della mia carriera.
“Ci proponiamo di dimostrare che, il sedici ottobre, il prevenuto, Gerald Conway era presidente
della Società per lo Sviluppo e lo Sfruttamento della California e del Texas. Che il signor Conway
era in quel momento impegnato nell’accaparramento delle procure degli azionisti della dinanzi
nominata società in antagonismo con un certo Gifford Farrell, già vicedirettore della società stessa.
Che alcuni annunci pubblicati dal giornali invitavano gli azionisti a mandare le loro procure al signor
Farrell con lo scopo di metterlo in grado di assumere il controllo della società. Che l’assemblea degli
azionisti era fissata a tre giorni da oggi e che, su richiesta dello stesso prevenuto, il dibattimento si
celebra subito affinché il verdetto possa essere pronunciato prima di detta assemblea.
“Ci proponiamo di dimostrare che la defunta Rose M. Caivert era incaricata da Gifford Farrell di
redigere l’elenco riservatissimo degli azionisti che avevano già rilasciato la procura, e che lo
dattilografava.
“Ci proponiamo di dimostrare che, chissà come, il prevenuto aveva appreso che Rose Calvert
dattilografava tale elenco, e che, riuscendo a corromperla, ha cercato di prenderle l’elenco
minacciandola con la pistola e sparandole perché lei ha opposto resistenza.
“Inoltre ci proponiamo di dimostrare che il prevenuto ha dato alla polizia e ai giornalisti una
versione fantastica dei fatti per giustificare la propria presenza nella camera in cui l’assassinio è stato
commesso. Che ha consultato l’avvocato Perry Mason, astuto penalista, molto prima che l’assassinio
fosse noto, e che Perry Mason si è subito messo all’opera nell’intento di escogitare un piano di difesa
efficace.
“Che il prevenuto si è eclissato per tutta la notte prendendo alloggio nel villino numero 21 del
Gladedell Motel e che ha approfittato dell’occasione per sotterrare nell’area dell’autocampeggio la
pistola fatale, una Colt calibro 38, numero di serie 740818, che è risultata, senza dubbi di sorta, come
l’arma che ha ucciso Rose Calvert, ”Ci proponiamo infine di dimostrare che il prevenuto si è recato
all’albergo Redfern, che è entrato nella camera in cui è stato commesso il delitto, dopo essersi
presentato all’impiegato dell’albergo con falso nome e dando a intendere che la giovane donna era la
sua segretaria.
“Ci proponiamo di dimostrare che, per sua stessa ammissione, il prevenuto aveva la chiave della
camera, che vi ha sostato un apprezzabile lasso di tempo e che, quando ne è uscito, è corso a
consultare il proprio avvocato.
“Dimostreremo che il difensore ha conosciuto l’identità della vittima molto prima che la
conoscesse la polizia, e che può avere avuto l’informazione solo dalla bocca del prevenuto.
“Sul fondamento di queste prove, signore e signori della giuria, domanderemo un verdetto di
condanna per assassinio di primo grado.” Burger tornò con ostentata dignità al suo posto.
Il giudice Dewitt sbirciò Perry Mason.
- La Difesa vuol fare il proprio enunciato adesso, o preferisce riservarsi il diritto per più tardi?
- Preferisco farlo adesso. Vostro Onore.
Mason si alzò e si avvicinò alla giuria.
- Col consenso della Corte, signore e signori della giuria, farò anch’io il più breve enunciato della
mia carriera.
“Il prevenuto è accusato d’assassinio di primo grado, e in questo momento è impegnato
nell’accaparramento delle procure che decideranno chi avrà il controllo della Società per lo Sviluppo
e lo Sfruttamento della California e del Texas.
“Ci proponiamo di dimostrare che si è tentato di metterlo in trappola affinché fosse condannato
per assassinio o, comunque, ne traesse tanto discredito da rimetterci il controllo della Società.
“Per intrappolarlo, signore e signori della giuria, bisognava ricorrere o a prove sostenute da falsa
testimonianza o a prove indiziarie, e noi ci proponiamo di dimostrare che, nel caso in giudizio, sono
state usate le une e le altre. Così stando le cose, secondo la legge, se l’Accusa si varrà di prove
indiziarie e se la Difesa potrà contrapporre una ragionevole ipotesi a quella che sostiene la
colpevolezza su dette prove indiziarie, la Corte dovrà farlo presente alla giuria, e la giuria avrà il
dovere di ammettere l’ipotesi della Difesa e di prosciogliere il prevenuto.
“E poiché voi giurati, avete accettato di attenervi alle istruzioni della Corte, e la Corte v’indicherà
qual è la legge, ci aspettiamo un verdetto di proscioglimento.” Mason si diresse al proprio tavolo, e
Burger chiamò il primo teste.
- Sergente Holcomb!
Il sergente avanzò, prestò giuramento e riferì la conversazione da lui sostenuta con Perry Mason
all’albergo Redfern.
- Vi ha spiegato, l’avvocato Mason, che aveva trovato il cadavere? – domandò il Procuratore
Distrettuale.
- Sissignore.
- Che cos’ha detto, in quel momento?
- Mi oppongo – intervenne Mason. – La domanda non è pertinente, perché il prevenuto non era
presente alla conversazione.
- Ha detto, l’avvocato Mason, che agiva nella sua qualità di avvocato su incarico di qualche
cliente, quando ha scoperto il cadavere?
- Sissignore.
- Ha precisato che il cliente era il prevenuto? – domandò il giudice Dewitt.
- No, Vostro Onore.
- Obiezione accolta – decretò il giudice.
- Siete andato nella camera 729, sergente Holcomb? – domandò Burger.
- Sissignore.
- Che cosa avete trovato?
- Il corpo di una giovane donna, morta, sul letto.
- Volete descriverci la posizione del corpo?
- Era disteso di traverso sul letto, quasi supino, col braccio destro sollevato in aria come se
cercasse di proteggere il volto, e…
- Domando che l’ultima parte della risposta sia cassata dal verbale – intervenne Mason - perché si
tratta di una conclusione del teste.
- Si eseguisca – decretò il giudice. – Il teste può descrivere la posizione del braccio, ma non può
dire perché il braccio si trovava in quella posizione.
- Limitatevi a descrivere la posizione del braccio – suggerì Burger, con un sorriso di esultanza,
perché ormai, nonostante la decisione del giudice, ai giurati era stata suggerita l’idea.
Il sergente Holcomb alzò il braccio e mostrò la posizione che aveva quello della morta.
- A che ora siete arrivato all’albergo?
- Nel tardo pomeriggio. Mancavano circa dieci minuti alle otto.
- Potete controinterrogare - disse Burger, bruscamente.
- Il braccio destro si trovava nella posizione che avete indicato? – domandò Mason.
- Sissignore.
- E il braccio sinistro penzolava?
- Si.
- Avete toccato il corpo?
- Ho tastato il polso per accertare che non battesse.
- Di quale braccio? Del destro o del sinistro?
- Del destro.
- Batteva, il polso?
- No.
- Il braccio destro era sollevato nella posizione che avete indicato?
- Sì.
- Poggiava sul viso?
- No, avvocato. Non lo toccava.
- Fra il braccio e il volto, c’era uno spazio?
- Sissignore.
- Il braccio era sollevato in aria quantunque la donna fosse morta?
- Certo – sbottò il sergente Holcomb. – La nota condizione della rigidità cadaverica era in atto.
- Che cosa sapete, della rigidità cadaverica?
- La rigidità cadaverica si manifesta, dopo la morte di una persona, quando il corpo si raffredda.
- Il braccio destro era sollevato e la rigidità cadaverica era in atto? È così?
- Si.
- E il braccio sinistro?
- Penzolava lungo un lato del letto.
- Lo avete toccato?
- Sì.
- Penzolava lungo un lato del letto, dite?
- Sì.
- Vorreste intendere che non era rigido?
- Penzolava. Pendeva dalla spalla.
- Lo avete mosso?
- Leggermente.
- Avete potuto muoverlo?
- Certo. Alla spalla oscillava. Al gomito, non ho cercato di piegarlo.
- Insomma, il braccio si poteva muovere alla spalla, è così?
- Sì.
- Grazie. E’ tutto. Non ho altre domande.
- Il mio prossimo teste sarà Gifford Farrell – annunciò Burger.
Mentre andava con passo misurato al banco dei testimoni, Farrell ostentò un’aria solenne e afflitta.

Le poche donne della giuria si chinarono in avanti per scrutare il magro volto abbronzato. Gli
uomini mantennero un’apparenza più indifferente, però si poté vedere che anche il loro interesse si
era destato.
Hamilton Burger lasciò il compito dell’interrogatorio al proprio sostituto Marvin Elliott.
- Conoscevate la signora Rose M. Calvert, quando era viva? – domandò Elliott.
- Sissignore.
- Era sposata?
- Era sposata e viveva divisa dal marito.
- Sapete se lavorava e che cosa facesse da viva?
- Lavorava per me.
- Con quali mansioni?
- Sono impegnato ad accaparrarmi procure di azionisti della Società per lo Sviluppo e lo
Sfruttamento della California e del Texas, con lo scopo di giungere al controllo della società. La
signora Calvert mi coadiuvava come segretaria, e si occupava delle procure che arrivavano.
Elliott si rivolse a Mason e gli mostrò alcuni fogli dattiloscritti.
- Questo è l’elenco degli azionisti che hanno rilasciato la procura al signor Farrell, e ogni foglio è
firmato da voi e dal prevenuto. Convenite che è l’elenco che avete consegnato al Procuratore
Distrettuale la manina del diciassette di questo mese di ottobre?
- Ne convengo, e aggiungerò qualcos’altro: il prevenuto ha trovato quel fogli sotto il sedile
anteriore della propria auto la sera del sedici ottobre, tardi, e li ha portati la mattina dopo al
Procuratore Distrettuale, dichiarando che potevano costituire una prova e che lui non sapeva come e
quando l’elenco fosse finito là sono.
- Benissimo. Prendiamo atto delle dichiarazioni del prevenuto. Dimostreremo che non
corrispondono alla realtà dei fatti. - Elliott si rivolse a Farrell. - Signor Farrell, guardate questi fogli e
diteci se sapete che cosa sono.
- Sissignore. Si tratta di un elenco che porta la data del quattordici ottobre, e che indica le procure
che ci erano state rilasciate fino a quel giorno.
- Chi deteneva questo elenco
- Rose Calvert.
- Chiediamo che l’elenco sia annesso agli atti, Vostro Onore – dichiarò il Vice Procuratore
Distrettuale.
- Un momento – intervenne Mason. – In proposito, prima, vorrei fare qualche domanda.
- Benissimo – decretò il giudice Dewitt.
- Sui togli che costituiscono l’elenco, ci sono la mia sigla e quella del prevenuto. Ci avevate
apposto qualche segno d’identificazione, signor Farrell?
- No, avvocato. Nessuno.
- Allora, come sapete che è l’elenco che deteneva Rose Calvert?
Il sorriso di Farrell lasciò intendere chiaro che la domanda era prevista.
- L’elenco è falso dalla prima riga all’ultima. Era stato preparato di deliberato proposito e dato a
Rose Calvert: se qualcuno avesse cercato d’impossessarsi, magari con la forza, di quello che lei
dattilografava, avrebbe avuto l’elenco falso, che era stato preparato proprio per questa eventualità.
- L’elenco non riflette la vera situazione di quel giorno?
- No.
- Chi lo ha predisposto?
- L'ho dettato io.
- E lo aveva Rose Calvert, avete detto?
- Sì.
Mason si rivolse al giudice.
- Credo che la dichiarazione del teste in riferimento all’elenco e allo scopo per il quale era stato
predisposto non riguardi il prevenuto; tuttavia, poiché vogliamo far luce sul caso, non domanderemo
che sia cassata dal verbale. Non ci opponiamo a che l’elenco sia annesso agli atti.
- Benissimo – decretò il magistrato. – Si eseguisca.
- Signor Farrell – riprese Elliott – avevate dato istruzioni a Rose Calvert su quanto doveva fare
all’albergo Redfern, il sedici ottobre?
- Un momento! – esclamò Mason. – Mi oppongo. Il particolare non riguarda il prevenuto, a meno
che non si dimostri che era al corrente della conversazione o l’aveva presenziata.
Il giudice Dewitt scosse la testa.
- Obiezione accolta.
- Non ho altre domande da rivolgere al teste – dichiarò Elliott.
- E’ tutto – fece eco Mason.
- Non ho domande di controinterrogatorio.
- Robert Makon King a deporre – annunziò Elliott.
Robert King andò alla poltrona dei testi e prestò giuramento.
- La vostra occupazione? - domandò Elliott.
- Impiegato dell’albergo Redfern.
- Il sedici ottobre, in serata, vi è capitato di vedere un cadavere in albergo?
- Sissignore.
- Chi ve lo ha mostrato?
- Il sergente Holcomb.
- Dov’era, il corpo?
- Nella camera dell’appartamentino 729.
- Avete identificato il cadavere?
- Per nome, no, ma di vista, si.
- Avevate già visto quella ragazza, da viva?
- Sì.
- Dove e quando?
- Era venuta in albergo e aveva domandato un appartamentino al sesto o al settimo piano, di
preferenza al settimo, dichiarando…
- Quello che ha dichiarato non ci riguarda – lo interruppe Mason. – Mi oppongo.
- Interessa per chiarire alcuni fatti che altrimenti si presenterebbero confusi – protestò Elliott.
- Obiezione accolta – sentenziò il giudice. – Domandate che cosa ha fatto la ragazza, Invece.
- Ha dato qualche nome, per avere l’alloggio?
- Ha dato il nome di Gerald Boswell.
- Mi dispiace che non possiate riferire la conversazione – disse Elliott. – Ha pagato in anticipo?
- Sissignore.
- Controinterrogatorio.
- La ragazza aveva dei bagagli, con sé, quando si è presentata? – domandò Mason.
- Non ne ho visti.
- Ha dato il nome di Gerald Boswell e ha pagato in anticipo?
- Sissignore. Ha detto che…
- Un momento – interruppe il giudice Dewitt.
- Vostro Onore, ritiro la mia obiezione a proposito del colloquio – dichiarò Mason. – Il teste può
riferirlo.
- D’accordo – concordò il giudice.
- Mi ha detto che era la segretaria di Gerald Boswell, che voleva fissare un appartamentino per lui,
e che avrebbe pagato in anticipo.
- Ha detto che pagava prima perché non aveva bagaglio?
- Ora che me lo fate notare, credo di sì.
- A che ora?
- Nel pomeriggio, ma non saprei l’ora esatta. Circa le due.
- Siete “certo” che sia stata quella ragazza, a fissare l’appartamentino?
- Certissimo.
- Il vostro ricordo delle fisionomie, però, non è molto buono.
- Al contrario. È buonissimo.
- Non ho altre domande.
- E’ tutto, per ora – disse Elliott. – Interrogherò di nuovo il teste più tardi, su un altro particolare
del caso.
- Mi oppongo a che la testimonianza sia resa a rate – dichiarò Mason. – Mi pare che il teste
dovrebbe essere interrogato subito su tutti gli argomenti che interessano l’Accusa.
- Oh, Vostro Onore! – esclamò Elliott – Verrebbe sconvolto tutto il nostro procedimento
istruttorio. Prima, dobbiamo produrre il referto dell’autopsia, alcune foto…
- Se la Difesa vuole che l’interrogatorio sia reso senza interruzioni, credo che si guadagnerebbe
tempo – osservò il giudice. – Almeno per quanto riguarda il teste in esame.
- Benissimo – convenne Elliott. – Avete consegnato una busta a qualcuno che vi ha domandato se
c’erano lettere per Gerald Boswell, la sera del sedici ottobre?
- Sissignore.
- A chi?
- All’accusato.
- Al signore che siede accanto all’avvocato Mason?
- Sissignore.
- A che ora?
- Le sei e mezzo circa. Non posso essere più preciso.
- Avete avuto ulteriori colloqui col prevenuto?
- No. Ho parlato col suo avvocato e con un signore che era con lui. Più tardi ho saputo che era
l’investigatore privato Paul Drake.
- Riferite questa conversazione.
- Il signor Drake ha domandato se avevo lettere per Gerald Boswell. Gli ho chiesto di farsi
conoscere e mi ha mostrato la chiave dell’appartamentino 729, poi è salito con l’ascensore.
- Portando la chiave con sé?
- Sì.
- Sapete se è andato nell’appartamento 729?
- Solo perché me lo ha detto lui stesso, dopo.
- Presente l’avvocato Mason?
- Sì.
- Col consenso della Corte - intervenne Mason – non mi oppongo. E poiché è imbarazzante essere
a un tempo stesso difensore e teste, ammetto di essere andato al Redfern col signor Drake, che il
signor Drake ha chiesto se c’erano lettere per Gerald Boswell, che gli è stato risposto di no, che gli è
stato chiesto di farsi riconoscere, che ha esibito la chiave del 729, che è salito con me
nell’appartamentino, che abbiamo trovato il cadavere di quella giovane donna sul letto e che lo
abbiamo segnalato alla polizia.
- Benissimo. Ecco semplificate le cose! – esclamò El1iott
- Un momento – dichiarò Mason. – Ho qualche domanda da rivolgere al teste.
“Quando il signor Drake vi ha domandato se c’erano lettere per il signor Boswell, signor King, gli
avete risposto di avergli già consegnato un messaggio, nel pomeriggio, vero?
- Diffidavo un poco, e…
- Non vi ho chiesto se diffidavate, ma che cosa gli avete detto.
- Sì. Credo di avergli detto qualcosa di simile.
- E ora affermate d’aver consegnato quella lettera al prevenuto?
- Be’, ho avuto la possibilità di pensarci…
- E di dare un’occhiata al prevenuto?
- Anche.
- Tuttavia, il sedici ottobre, mentre i vostri ricordi erano molto recenti, avete detto a Paul Drake
che gli avevate rimesso una lettera poco prima. È vero o no?
- Può darsi che lo abbia detto, sì.
- Se avete potuto sbagliare confondendo Paul Drake col prevenuto, non è possibile che possiate
aver fatto altrettanto con Rose Calvert, e che sia stata un’altra donna, a fissare l'appartamento 729?
- No, avvocato. Sono positivo e non lascerò che m’imbrogliate le idee.
- Grazie. È tutto.
- Dottor Klinton C. Malone – chiamò Elliott.

Il dottor Malone, avanzò, prestò giuramento e dichiarò di essere il perito settore che aveva
praticato l’autopsia sul cadavere di Rose Calvert.
Descrisse la ferita, e la direzione del proiettile. Affermò che la morte era stata quasi istantanea, che
era uscito pochissimo sangue e che il colpo era stato sparato a bruciapelo.
- Avete stabilito l’ora del decesso? – domandò Elliott.
- Ho fissato la morte fra le sei e un quarto e le sette pomeridiane del sedici ottobre.
- Avete reperito il proiettile?
- Sissignore. E l’ho passato all’esperto di balistica, Alexander Redflield, che assisteva all’autopsia.
- Controinterrogatorio.
- Quando avete praticato la necroscopia? – domandò Mason.
- Il diciassette mattina, verso le sette.
- Cominciate sempre a lavorare cosi presto, dottore?
- No, avvocato. Sono stato chiamato appositamente dal Procuratore Distrettuale, che voleva un
referto il più presto possibile.
- A che ora siete stato chiamato?
- La sera prima, verso le dieci.
- Perché non avete praticato l’autopsia la sera stessa?
- Non c’era tanta urgenza. Il Procuratore Distrettuale voleva il referto per le nove della mattina
dopo, e io ho proceduto alla necroscopia in tempo utile.
- La rigidità cadaverica era in atto, quando il corpo è stato trovato?
- A quanto ne so io, sì.
- Quando comincia a manifestarsi, la rigidità cadaverica?
- Dipende da diversi fattori.
- Potete spiegarmi, alla buona, quando comincia?
- No. Molte autorità in materia non sono concordi. Su persone decedute in particolari condizioni
di eccitazione o di turbamento può svilupparsi quasi all’istante, specie se la morte è stata preceduta
da uno sforzo fisico.
“Nel caso in esame, affermerei che esistevano condizioni per le quali la rigidità cadaverica ha
potuto manifestarsi con notevole rapidità.” - Nel determinare l’ora della morte, avete considerato
l’estensione della rigidità cadaverica?
- No. L’ho stabilita con l'esame del contenuto gastro-intestinale.
- Sapevate a che ora l’ultimo cibo era stato ingerito?
- L’ora della morte può essere stabilita con relativa esattezza. In questo caso la morte è
sopravvenuta circa due ore dopo l’ingestione dell’ultimo pasto.
- Vi è stato detto quando la donna aveva fatto l’ultimo pasto?
- Sì.
- Allora, avete preso un “sentito dire” come base?
- Certo, avvocato Mason. Non ho potuto avere informazioni dirette, e non ero stato a tavola con
quella ragazza. Ho dovuto per forza riferirmi a quello che mi è stato detto.
- Avete considerato la lividità cadaverica?
- Cominciava a manifestarsi. Comunque, avvocato Mason, non ho visto il corpo nel momento in
cui è stato trovato. I primi esami sono stati effettuati dal medico dell’ufficio del magistrato
inquirente.
- La ferita indicava tanto la possibilità d’un suicidio quanto quella d’un assassinio, vero?
Il dottor Malone esitò un istante.
- No, avvocato, no.
- Perché?
- Dalla posizione della ferita dalla traiettoria del proiettile è virtualmente impossibile che una
donna non mancina possa tenere la pistola in quell’esatta posizione, e se avesse tenuto la pistola con
la sinistra, la posizione sarebbe stata scomoda e non naturale. Comunque, abbiamo sottoposto le
mani della defunta ai consueti esami chimici, e nulla ha indicato che avessero sparato armi da fuoco.
- Grazie. È tutto.
Elliott chiamò il dottor Reeves Garfield, medico addetto all’ufficio del magistrato inquirente, che
dichiarò di essere andato sulla scena del delitto meno di un’ora dopo la scoperta del cadavere. Aveva
fatto prendere le fotografie d’uso e svolto le prime indagini, poi aveva assistito all’autopsia. Anche
lui concludeva per un decesso avvenuto fra le sei e un quarto e le sette pomeridiane.
- Controinterrogatorio – disse Elliott.
- Il corpo era vestito, quando lo avete visto?
- Sì.
- Presentava rigidità cadaverica?
- Parziale, direi.
- Cioè?
- La rigidità inizia dal mento e dalla gola, invade il corpo verso il basso gradatamente e
lentamente, e scompare seguendo il medesimo ciclo.
- L’inizio si manifesta entro un periodo di tempo fisso?
- No. Varia assai più di quanto in genere non si ammetta. Dipende molto dalle circostanze. Io, per
esempio, ho visto un caso in cui la rigidità è stata quasi istantanea.
- Per quale ragione?
- In seguito a un violento sforzo fisico e a un turbamento emotivo che era in atto al momento della
morte. Ho visto anche un caso in cui la rigidità era quasi totale a mezz’ora di distanza dalla morte.
- In circostanze normali, si manifesta più lentamente?
- Oh, sì. Molto lentamente.
- Avete detto che il corpo presentava una parziale rigidità. Eravate presente quando il cadavere è
stato rimosso?
- Sì.
- Come si presentava, la rigidità, in quel momento?
- Era spezzata.
- Che cosa volete dire?
- Quando una persona muore – spiegò il dottor Garfield – i muscoli sono rilassati, la testa può
essere voltata con la massima facilità, e si possono flettere gli arti. Poi, dopo un certo periodo di
tempo, variabile a seconda delle circostanze, la rigidità si manifesta e invade tutto il corpo.
- Poi?
- Dopo un certo periodo di tempo, i muscoli cominciano di nuovo a rilassarsi e la rigidità
scompare.
- Che cosa avete voluto dire, rispondendo che la rigidità era spezzata?
- Ecco, anche in piena rigidità, gli arti possono esser mossi, con la forza; in tal caso, la rigidità si
spezza, viene a cessare, e in quel punto, non torna più.
- Non è un fatto, dottore, che quando avete visto il corpo, il braccio destro era rigido, mentre non
era altrettanto per il sinistro?
- Non direi così – rispose il dottor Garfield. – Direi invece che non esisteva rigidità nella spalla
sinistra.
- Però in quella destra esisteva?
- Il braccio e la spalla destri erano completamente rigidi. Il braccio era sollevato a pochi centimetri
dal viso e abbastanza rigido da restare in quella posizione.
- Grazie, dottore. Ora, un’altra domanda: è possibile che la morte sia sopravvenuta più presto, nel
pomeriggio?
- Be’…
Il dottor Garfield esitò.
- Continuate – insisté Mason.
- Ho riscontrato alcune condizioni che rendevano perplessi: lo sviluppo della rigidità e della
lividità cadaverica, e una leggera diversità di colore della pelle del fianco sinistro.
- A che cosa era dovuta quella diversità di colore?
- Non posso pronunciarmi con sicurezza, e preferirei non discuterne, perché potremmo arrivare a
conclusioni prive di significato.
- Però, esisteva una diversità di colore della pelle?
- Non la chiamerei una vera e propria diversità di colore, ma una lieve tinteggiatura riscontrabile
solo in alcuni punti. Abbiamo concluso, dopo averne discusso, che la cosa non aveva un vero e
proprio significato, tanto più che il contenuto gastro-intestinale dava precisi indizi, sufficienti a
stabilire l’ora del decesso.
- Avete esaminato il contenuto gastro-intestinale voi stesso?
- Sì.
- Potete determinare quando è avvenuta la morte, in rapporto al momento in cui era stato ingerito
l’ultimo cibo?
- Direi da due ore a due ore e mezzo dopo.
- Allora pensate che la ragazza abbia pranzato verso le quattro e mezzo del pomeriggio?
- Stando alle apparenze, sì. La cucina ha mandato il pranzo in camera alle quattro e mezzo: patate
al forno e tacchino arrosto. Abbiamo trovato residui di questi cibi nello stomaco, mescolati a residui
di altri contorni che la cucina dell’albergo forniva col tacchino arrosto.
- Naturalmente, avrete indagato.
- Certo.
- E che cosa avete concluso, dottore?
- A proposito dell’ora della morte?
- No. Del contenuto gastrico in rapporto ai cibi mandati alla vittima.
Il teste esitò.
- Be’? – sollecitò Mason.
- E’ difficile che mi pronunci senza riferirmi a cose sentite dire. E’ stato facile controllare le
ordinazioni: tacchino arrosto con contorno di patate al forno. La defunta aveva anche ordinato degli
asparagi. Del tre cibi abbiamo trovato residui nello stomaco.
- C’era anche qualcos’altro? – domandò Mason.
- Sì: piselli.
- Che non erano nei piatti mandati alla vittima? Potevano provenire da altra fonte?
- C’erano – affermò il dottore Garfield, positivo. – Non erano nel conto del pranzo, ma sono stati
serviti. Tutto il personale dell’albergo ammette che possono non essere stati indicati per una svista.
- Non ha firmato, la vittima, il conto del pranzo?
- No, avvocato. Ha pagato alla consegna.
- Ci proponiamo di dimostrare il contenuto del pasto mandato dalle cucine dell’albergo - dichiarò
Elliott – e risulterà che i piselli sono stati aggiunti da un cameriere inesperto che ha trascurato
d’indicarli sul conto. Non ci sono dubbi, su quanto è successo.
- Col consenso della Corte - osservò Mason – mi oppongo alla dichiarazione dell’Accusa, che
afferma non esserci dubbi su quanto è successo. L’Accusa in tal modo avanza delle conclusioni.
- Cercavo solo di abbreviare il controinterrogatorio del teste, per risparmiar tempo alla Corte ed
evitar confusione di indizi nella mente del giurati – protestò Elliott.
- Un momento, signori - disse il giudice Dewitt. – Nonostante il poco tempo occorso per
l’insediamento della giuria, è giunta l’ora del rinvio pomeridiano. La Corte si ritira fino alle dieci di
domattina. I giurati sono diffidati a discutere il caso, a permettere che ne sia discusso in loro
presenza e a esprimere opinioni al riguardo, prima che il caso stesso sia sottoposto al loro giudizio.
“Il prevenuto rimane in stato d’arresto.
“La Corte si ritira.” Mason rivolse un sorriso rassicurante a Conway.
- Credo che li abbiamo in pugno, Jerry.
- Non vedo come – osservò Conway. – Credo, invece, che saremo sconfitti.
- Che cosa volete dire?
- La nostra unica speranza stava nel costringere Farrell a mostrarsi nella sua vera luce, agli occhi
dei giurati. Ne è venuto fuori a bandiere spiegate.
Mason fece una risatina.
- Volete dire che non l’ho sottoposto a un controinterrogatorio abbastanza stringente?
- Dirigete voi la musica, Mason. Però, vi renderete conto da solo di quello che è successo. La
testimonianza di Farrell è un fatto compiuto, e lui non ne ha tratto il minimo imbarazzo. Perché non
avete insistito sulle relazioni che aveva con quella ragazza e sulle fotografie?
- State tranquillo. Se verrà il momento di farlo, non esiterò. E, allora, Gifford Farrell perderà tutta
la sua baldanza.
- Speriamo. Comunque, una cosa è certa per ora. Ho completamente perso il controllo della
società.

13
Mason, Paul Drake e Della Street erano riuniti nello studio dell’avvocato.
- Qualche novità su Farrell, Paul? – domandò Mason.
- Niente, sacripante! E’ più lindo del sole.
Mason inarcò le sopracciglia.
- Senti Paul: chi ha montato la trappola deve averlo fatto con la complicità di una donna piuttosto
giovane, bella e dotata d’una corporatura che non le dispiaceva di mettere in mostra.
“La ragazza che ha lasciato l’albergo deve essere la donna che Conway ha visto nel 729, la donna
che gli ha dato la pistola e che è la chiave del complotto.
“Farrell è in suo pieno potere, e lei deve esserne infatuata. Lui non può lasciare che lei si raffreddi
e si faccia venire dei rimorsi di coscienza: perciò, deve vederla.”
- Sarà – osservò Drake - ma Farrell è più che circospetto. Non esce di casa che per affari e,
secondo ogni apparenza, è molto scosso per la morte di Rose Calvert. Doveva esserle affezionato.
- Sciocchezze! S’incontra con l’altra donna da qualche parte… Potrebbe essere una delle sue
impiegate.
- Le abbiamo passate tutte al setaccio, Perry, e in ufficio ho pile di rapporti sul conto loro. Potrei
dirtene tante, su ciascuna, che se lo sapessero morirebbero di preoccupazione. Credimi… Se Gifford
Farrell si fosse valso di una sua impiegata, l’avremmo sicuramente scoperta.
- La scopriremo quando il procedimento prenderà una piega più scottante.
- A proposito, come vanno le cose, Perry?
- Procedo con tanta circospezione. che l’Accusa non si è ancora resa conto della mia ipotesi.
Capirà domani.
- Che il corpo era stato mosso?
- Esatto. Il cadavere dev’essere stato, per un certo tempo, sul fianco sinistro. Abbastanza a lungo
perché cominciasse a manifestarsi sulla parte appoggiata la lividezza cadaverica. La rigidità,
probabilmente, è sopravvenuta in fretta, col braccio destro piegato in su e il sinistro teso e discosto
dal corpo. Quando il cadavere è stato deposto su quel letto, si è reso necessario spezzare la rigidità
della spalla sinistra, affinché il braccio penzolasse con una certa naturalezza. Se fosse stato lasciato
com’era, sospeso a mezz’aria, proteso fuori del letto, chiunque avrebbe capito che il cadavere era
stato spostato.
“Bob King mentisce con spudoratezza per fare il gioco dell’Accusa, ma non se la cava molto
brillantemente.
“Come te la sbrogli con la ragazza dell’ascensore, Paul?”
- Fenomenale! E’ uno dei migliori incarichi che io abbia mai assunto. In gamba, la piccola, anche
se continua a masticare gomma senza fermarsi mai.
- Ti ha detto qualcosa?
- Tutto quello che sa. Potrei dirti tanto sul Redfern e sul suo personale da farti venire i capelli
dritti. E posso dirti che la donna che ha fissato il 729 non aveva bagagli, ha pagato anticipato proprio
per questo motivo. Pensavano che volesse ricevere degli uomini, e avevano deciso di cacciarla sui
due piedi, non appena se ne fossero accorti.
Mason si alzò e si mise a passeggiare per lo studio.
- C’è qualcosa di strambo, Paul. La posizione del corpo, sul letto, è stata cambiata. Perché? E
perché, qualcuno ha sparato nel materasso della camera 728?
“La pistola è stata premuta contro il materasso per ridurre il rumore dello sparo. Se si preme
un’arma contro il corpo d’una vittima oppure contro un materasso, la detonazione può sembrare lo
scoppio d’un sacchetto di carta.” - Ma perché avrebbero cambiato la posizione del corpo? – chiese
Drake. – Perché il giochetto delle pistole?
- Dobbiamo scoprirlo. Domani comincerò a sciorinare questi particolari di fronte alla giuria,
l’Accusa dovrà occuparsene e la sua barca si metterà a far acqua.
- Tanto da far prosciogliere Conway?
- Lo spero. Ma mi preoccupa di più l’opinione pubblica che pronuncerà il proprio verdetto:
colpevole, anche se non provato. E Conway non si tirerà più su.
- Non è tipo da saper affrontare colpi duri – osservò Drake.
- Non sa lottare. Si scoraggerà e getterà la spugna. Combatte come un demonio nel campo degli
affari, ma, se si tocca la sua integrità, crolla.
“Resta a contatto con la tua ascensorista, Paul, e… A proposito, come diavolo si chiama?” -
Myrtle Lamar.
- Non vi prenderà mica sul serio, eh, Paul? – chiese Della Street. – Le infrangereste il cuore.
Paul Drake ridacchiò.
- A Myrtle? Ha il cuore di caucciù.
- Potreste sbagliare – osservò la ragazza. – Probabilmente, dietro una patina di cinismo esterno è
una ragazza estremamente sensibile. Non levatele tutte le illusioni, Paul.
- Non posso levargliene, perché non ne ha. Comunque, mi è utile. Sa che le spremo il cervello per
trarne qualcosa che può esserci sfuggito, e fa di tutto per aiutarmi. Sapeste quanto mi ha detto,
sull’albergo! E su quel miserabile leccapiedi di Bob King. E’ capace di fare qualunque cosa, per
accaparrarsi il favore delle autorità.
Mason ricominciò a passeggiare per la stanza.
- Il guaio è che mi manca una donna – esclamò. – E questa donna non può essere svanita nell’aria.
Non può essere scomparsa dalla vita di Farrell, e Farrell non può averla lasciata perdere.
“Domani comincerò con le domande imbarazzanti. L’Accusa non è abituata a tener testa ad
avvocati esperti di medicina legale, perché la maggior parte di loro la considera una materia
accessoria e non si preoccupa di approfondirla. In questo caso, le deposizioni del medici sono della
massima importanza, e hanno profili particolari.
“Però mi manca quella donna.” All’improvviso s’interruppe e si fermò.
- Che cosa c’è, capo? - chiese Della.
Mason indugiò alcuni secondi prima di rispondere.
- In un processo d’Investigazione, Paul – disse l’avvocato parlando adagio – il primo sbaglio è
d’imbastire una teoria e cercar di farla quadrare coi fatti. Bisogna avere elasticità di mente, e dai fatti
trarre le conclusioni.
- Be’, che cosa ci sarebbe di sbagliato? – chiese Drake.
- Tutto. Fino dall’inizio ho riflettuto sotto l’influsso di Jerry Conway. Mi ha detto che si trattava
d’una trappola escogitata da Farrell, che la linea telefonica del suo ufficio era controllata e che
Farrell lo aveva attirato nel pasticcio.
- Plausibile – osservò Drake. – Ci è noto che qualcuno si è intromesso nel programma che
Evangeline Farrell aveva progettato per Conway. La Farrell voleva accertare che Conway non fosse
pedinato, e poi gli avrebbe fissato un appuntamento per dargli i documenti.
“Gli doveva telefonare nel bar, alle sei e un quarto, ma qualcuno l’ha preceduta di un paio di
minuti, e…”
- …e noi abbiamo concluso frettolosamente che era stato un complice di Farrell! – precisò Mason.
- Perché no? L’imbroglio stesso, la sostituzione delle pistole, il seppellimento dell’arma del
delitto… tutto dimostra una diabolica ingegnosità, e…
- Mi è venuta un’idea, Paul – lo interruppe Mason. – Domattina va’ a prendere la tua Myrtle
Lamar e portala in tribunale. Falla assistere al dibattimento, seduta al tuo fianco.
- Quella ragazza lavora, Perry.
- Le notificherò la citazione a comparire come teste della Difesa, cosi dovrà venirci. Comincio a
vedere qualcosa, Paul.
“Inskip ti dà del filo da torcere, hai detto?”
- Si. Pensa di occultare una prova che la polizia dovrebbe avere, ed è preoccupato. Quando ti
deciderai a chiamarlo a deporre, la polizia vorrà sapere perché non l’ha informata.
- Lascia che dia l’informazione, Paul.
- Che cosa vuoi dire?
- Spediscilo alla polizia. Dica che gli rimordeva la coscienza e che non ce l’ha fatta più a resistere.
Sa che ho un asso nella manica: il foro scoperto nel materasso della camera 728. Consegni la
pallottola che abbiamo estratto dal materasso. Redfield la esaminerà e stabilirà che è stata sparata
con la Smith & Wesson consegnata da Conway al Procuratore Distrettuale.
- Andrà benissimo, per Inskip, ma ti metterà a bagno, Perry. Vorranno sapere che cosa cercavi di
fare.
- Magnifico! Concorda coi miei piani.
- E che cosa succederà?
- L’Accusa crederà di capire che cosa armeggio, e domani chiederà tempo per confutarlo. Credo
che il dottor Garfield sappia il fatto suo. Comincerò a palesare le mie idee, Burger si spaventerà e
cercherà di guadagnar tempo.
- Ma non hai voluto anticipare tu il procedimento, per poter chiudere il caso prima dell’assemblea
degli azionisti?
- Lo so, lo so. Ma c’è ancora tempo. Telefona a Inskip e digli che vada a spifferare tutta la storia
alla polizia.
- Tutta la storia?
- Tutta. Poi va’ a trovare Myrtle Lamar, e domattina portala in tribunale. Comincio ad avere una
chiara idea delle cose, e mi sembra logica.

14
La giuria è presente – annunciò il giudice Dewitt - e il prevenuto è in aula. Al momento del rinvio,
ieri, il dottor Reeves Garfield era al banco dei testimoni. Volete riprendere il vostro posto, dottor
Garfield?
Il dottor Garfield ubbidii.
- Riportate la vostra attenzione sull’alterazione nel colore della pelle che avete notato sul fianco
sinistro del cadavere – gli disse Mason. - Potete dirci qualcosa di più in proposito?
- Si notava appena, e solo in piena luce. Era una lievissima colorazione livida sulla pelle.
- Direste che non aveva nessun particolare significato, in campo medico, dottore?
- Non direi mai che un fenomeno riscontrato su un cadavere, in un caso di assassinio, non ha
significato.
- C’è stata una discussione per stabilire se il fenomeno aveva o no un “reale” significato?
Burger balzò in piedi.
- Vostro Onore, mi oppongo.
II fatto che si sia discusso in proposito non interessa. La Corte è qui per giudicare il prevenuto e
non per stabilire quali argomentazioni siano intervenute per determinare certi particolari di carattere
medico.
- Obiezione accolta.
- C’è stata una discussione tra voi e il dottor Malone, sul significato di quell’alterazione di colore?
– continuò Perry Mason.
- Stessa obiezione – latrò Burger.
Il giudice indugiò un momento a riflettere.
- Obiezione accolta – finì col decretare.
- Non è forse vero – domandò Mason – che quella lieve alterazione di colore può dipendere dal
fatto che il corpo è rimasto adagiato sul fianco sinistro per un apprezzabile periodo di tempo, dopo la
morte? Non è forse vero che quella colorazione può essere dovuta a un principio di lividezza
cadaverica, e che in un caso simile, anche se il corpo viene spostato, la colorazione non scompare?
- E’ possibile.
- Vi si è mai presentato un caso nel quale si notasse un pronunciato sviluppo di ‘rigidità
cadaverica nel braccio e nella spalla destra senza che fosse manifesta nella spalla sinistra, a meno
che questo non dipendesse dal fatto che la rigidità era stata spezzata da un intervento estraneo?
- No.
- Ritenete che la rigidità della spalla sinistra fosse stata spezzata?
Il teste si dimenò sulla poltrona a disagio, e lanciò uno sguardo disperato ad Hamilton Burger.
- Mi oppongo – esclamò il Procuratore Distrettuale. – La domanda è tendenziosa, richiede una
conclusione da parte del teste.
- Obiezione respinta – decretò il giudice Dewitt. – Il teste è un competente e può esporre la sua
opinione. Risponda alla domanda.
- E’ mio parere – disse il dottor Garfield, lentamente - che la rigidità cadaverica sia stata spezzata.
- Ed è anche vostro parere che la posizione del corpo sia stata modificata dopo la morte e prima
che voi la constataste nella camera 729 dell’albergo Redfern?
Il dottor Garfield indugiò a lungo, e quando rispose lo fece a malincuore.
- Sì. Il mio parere è questo.
- Grazie, dottore. È tutto.
- Nessun’altra domanda - disse Elliott.
Burger sembrava inquieto e preoccupato. Si chinò verso il sostituto e gli mormorò qualcosa, poi si
alzò e lasciò l’aula in punta di piedi.
- Il prossimo teste sarà il tenente Tragg – annunciò El1iott.
Tragg avanzò e prestò giuramento. Parlò con calma, modo insolito rispetto al consueto tono
sbrigativo e incisivo che assumeva al banco dei testimoni.
Riassunse quanto era stato detto nella riunione avvenuta il diciassette ottobre nello studio del
Procuratore Distrettuale, presente il prevenuto assistito dall’avvocato Perry Mason, e, su richiesta di
Elliott, riferì le dichiarazioni di Conway quasi parola per parola.
La deposizione di Tragg finì alle undici e mezzo.
- Potete controinterrogare - disse Elliott.
- Nessuna domanda – dichiarò Mason.
Elliott si morse le labbra e chiamò il teste successivo: l’agente in divisa che era stato presente
nell’ufficio di Hamilton Burger durante la riunione descritta da Tragg.
A mezzogiorno, quando la Corte rinviò al pomeriggio, l’agente non aveva ancora ultimato la
propria deposizione.
- Che cosa è successo? - bisbigliò Conway a Mason. - Sembrano impantanati.
- Sono preoccupati – rispose l’avvocato, bisbigliando a sua volta. – Non badateci.
I giurati lasciarono l’aula e Mason raggiunse Paul Drake, Della Street e Myrtle Lamar che stavano
chiacchierando seduti nello spazio riservato al pubblico.
Myrtle Lamar spostò la gomma che masticava da una parte all’altra della bocca e sorrise.
- Salve – disse Mason. - Come va?
- Un po’ noiosa, la mattinata! - rispose la ragazza. – Perché mi avete citata? Stasera dovrò
lavorare, e invece volevo dormire per poter rifarmi bella.
- Non avete bisogno di dormire, per questo. Venite, ragazzi. Andiamo a fare una visita.
- Non ho né il viso né gli abiti adatti – osservò Myrtle - e muoio di fame.
- Andremo anche a pranzo - promise Mason.
Raggiunsero la macchina dell’avvocato e partirono.
- Dove andiamo? – chiese Drake.
- Poco lontano – rispose Mason, guardando l’orologio.
Fermò l’auto davanti alla casa nella quale abitava Evangeline Farrell, e dall’atrio telefonò alla
rossa.
- Signora Farrell – disse, quando ebbe Evangeline in linea – debbo vedervi subito per una
faccenda di considerevole importanza.
- Non sono in abito da ricevere.
- Indossate qualcosa. Devo tornare in tribunale, e salgo subito.
- Be’, venite.
Mason fece un cenno ai suoi compagni e si diresse all’ascensore.

La signora Farrell, in vestaglia, aprì la porta ed emise un’esclamazione di sorpresa.


- Non mi avevate detto che eravate in compagnia, avvocato!
- Scusate. Non ci ho pensato. Ho molta premura, perché alle due dovrò essere in aula.
- Ma…
- Offriteci qualcosa da bere. Si tratta di una faccenda importante.
Evangeline Farrell esitò un momento, poi decise.
- Benissimo.
- Posso aiutarvi? – chiese Della.
- Oh, scusate – disse Mason. – Ho dimenticato le presentazioni.
Presentò i compagni, omettendo le rispettive professioni salvo per Della Street, che presentò come
sua segretaria.
Sempre un po’ perplessa, Evangeline Farrell passò in cucina.
- L’avete mai vista? – domandò Mason a Myrtle Lamar.
- Mi pare. Se potessi guardarle meglio i piedi, ne sarei sicura. Vorrei vedere le sue scarpe.
- Andiamo a guardarle.
Mason si diresse alla camera da letto, apri la porta e fece segno a Drake di raggiungerlo con
Myrtle Lamar.
La ragazza dell’ascensore si mostrò riluttante, ma Drake le passò un braccio intorno alla vita e la
trascinò con sé.
- Sai quello che fai, Perry? – domandò l’investigatore.
- No. Ma ho un presentimento. – L’avvocato aprì l’armadio. – Ecco le sue scarpe, Myrtle. Vi
dicono qualcosa? Un momento! Forse non ce n’è bisogno. Guardate questo.
Introdusse un braccio nell’armadio e tirò fuori una valigia che aveva le iniziali “R.C.” - Che cosa
avete in mente di fare? – domandò una voce fredda e incollerita.
Mason si voltò.
- Per il momento, esamino il bagaglio che avete asportato dal Redfern, signora Farrell, e questa
ragazza, che prestava servizio nell’ascensore dell’albergo il giorno dell’assassinio, darà un’occhiata
alle vostre scarpe per vedere se riconosce quelle che portavate. Ha la particolare abitudine di
osservare i piedi della gente.
Evangeline Farrell avanzò indignata, poi, di botto, si fermò.
- Diamo un’occhiata al contenuto della valigia, Paul – disse Mason.
- Non potete! Non ne avete il diritto!
- Giusto – riconobbe Mason. – Se volete la maniera forte, l’avrete. Telefona alla Squadra Omicidi,
Paul, e di’ agli agenti che vengano col mandato di perquisizione. Aspetteremo che arrivino.
Evangeline Farrell ristette immobile, con un’espressione di estremo sgomento negli occhi.
- Preferite parlare? – chiese Mason. – Abbiamo il tempo limitato, signora Farrell.
- Parlare di che cosa? – domandò la rossa cercando di farsi coraggio.
- Dell’appartamentino 729 e del fatto che vi siete spacciata per la segretaria di Gerald Boswell
quando lo avete fissato.
“Raccontateci come avete sparato a Rose Calvert, che occupava la camera 728, quello che avete
fatto dopo, come avete portato il cadavere per il corridoio… Avete fatto tutto da sola o qualcuno vi
ha aiutata?
- Non potete incolparmi di cose simili. Non… Non so di che cosa parliate.
Mason andò al telefono e sollevò la cornetta.
- Aspettate! – strillò Evangeline. – Aspettate. Aiutatemi.
Mason posò la cornetta sul supporto.
- Va bene. Parlerò. Vi racconterò l’intera storia. Sono terrorizzata per quanto è successo, ma non
l’ho uccisa io. Non l’ho uccisa!
- Chi è stato, allora?
- Gifford.
- Come lo sapete?
- Dev’essere stato lui. Non può essere stato che lui. Avrà creduto che Rose facesse il doppio gioco.
Immagino che mi abbia seguita e che sapesse della mia presenza nell’albergo.
- Lasciate perdere le supposizioni e ditemi che cosa è successo. Ho i minuti contati.
- Volevo dare a Conway l’elenco degli azionisti che avevano rilasciato la procura a Gifford, ma
volevo farlo in circostanze che convincessero mio marito che la sua amichetta lo aveva tradito. Lei
era al Redfern, camera 728; dattilografava, e sentivo battere i tasti perché la lunetta della porta era
aperta. A proposito della cartacarbone, vi ho detto la verità.
- Perché avete fatto tutto questo? Perché avete preso l’appartamentino 729?
- Non volevo che Conway perdesse il controllo della Società.
- Perché? Avrei creduto che i vostri interessi fossero diversi. Potete sperare di trar denaro da vostro
marito solo se ottiene…
- Ve l’ho già detto – lo interruppe Evangeline. – Sono convinta che la società acquisterà valore
sotto il controllo di Conway. Sono convinca del contrario se il controllo passerà a Gifford.
- Benone. Che cosa avete fatto?
- Sapevo che mio marito era invischiato con Rose Calvert, e l’ho seguita nell’albergo, dove
alloggiava col nome di Ruth Culver.
- Aveva già dato questo nome altre volte? – domandò Mason, interessato.
- Sì. In due alberghi. Posso dirvene i nomi.
“Mentre era in quegli alberghi, mio marito le portava i dati opportuni e lei batteva a macchina gli
elenchi degli azionisti. Un giorno, ha lasciato una copia dell’elenco nell’auto, e, poiché la macchina
non era chiusa, me ne sono impossessata. Solo in seguito mi sono resa conto che era una trappola e
che c’ero cascata: l’elenco era falso, e loro speravano che tranquillizzasse Conway.”
- Continuate.
- Volevo far avere l’elenco a Conway senza che ne conoscesse la provenienza, e gli ho telefonato
contraffacendo la voce e spacciandomi per Rosalind. Gli ho anche dato a intendere che era pedinato
per renderlo più cauto e nascondere meglio la mia identità. Anche il pistolero Baker, “Camera a gas”,
è stata una mia invenzione.
- Bene. Continuate. Che cosa è successo?
- Mi sono decisa a fare l’investigatore dilettante e mi sono appostata nei paraggi
dell’appartamento di Rose Calvert per seguirla. Volevo sapere che cosa faceva e dove andava.
“Il sedici mattina è andata al Redfern e ha preso la camera 728 col nome di Ruth Culver.
“Un paio di volte, durante la mattinata, sono salita con l’ascensore e ho percorso il corridoio. L’ho
sempre sentita battere come una forsennata sui tasti, e ha smesso solo a mezzogiorno e mezzo,
quando le hanno portato il pranzo.
“Avevo tutti i vantaggi, perché io la conoscevo mentre lei non sapeva chi fossi. La conoscevo
dalle fotografie in bikini e da quelle nuda, in più avevo seguito Gifford quando era andato a casa
sua.” - Che cosa è successo, all’albergo? – domandò Mason, guardando l’orologio.
- Mancavano circa dieci minuti alle due, quando Rose è scesa nell’atrio per uscire. Ha gettato la
chiave sul banco ed è andata via. L’impiegato stava facendo qualcosa, e io ne ho approfittato per
avvicinarmi e prendere la chiave, ma prima che potessi allontanarmi, lui mi ha domandato che cosa
volevo. Ho risposto che ero la segretaria di Gerald Boswell, incaricata di fissare un appartamentino a
suo nome. Ho soggiunto che, siccome non c’erano bagagli, avrei pagato in anticipo e che il signor
Boswell sarebbe giunto in serata. Ho voluto due chiavi, una per me e una per il signor Boswell.
“L’impiegato non ha fatto obiezioni. Ho detto che preferivo un piano né troppo alto né troppo
basso, il settimo, possibilmente. Era libero il 729 e l’ho fissato, poi sono salita e mi sono messa in
ascolto. Il 729 era proprio dirimpetto al 728. Ho lasciato la porta socchiusa e ho spiato. Rose Calvert
è tornata alle due e mezzo. ”
- Non avevate voi la sua chiave?
- Sì, ma sapete come va. Le chiavi si perdono facilmente, e l’albergo ne ha sempre più d’una.
Rose ha certo detto d’aver lasciato la chiave uscendo, e l’impiegato gliene ha dato un’altra.
- Che cosa è successo, dopo?
- Rose non ha più dattilografato, e proprio allora ho pensato che l’elenco che avevo fosse
incompleto o addirittura falso.
“Sono uscita per telefonare a Conway, perché non volevo usare gli apparecchi dell’albergo, ho
fatto qualche acquisto e gli ho telefonato di nuovo, poi sono tornata nel 729 e ho ripreso a spiare.”
- Un momento. Fissiamo l’elemento tempo. Alle due e mezzo eravate in albergo.
- Sì.
- Rose Calvert è tornata a quell’ora?
- Esatto.
- Poi siete scesa a telefonare a Conway?
- Sì, due volte. Fra una telefonata e l’altra, sono andata a prendere una boccata d’aria e a fare
qualche commissione.
- A che ora siete rientrata?
- Non ho guardato l’ora.
- Pazienza. Che cosa è successo?
- Per un po’, sono stata dietro la porta a origliare, ma non ho sentito niente. Verso le tre e mezzo,
ero nella stanza da bagno e ho udito un colpo, come se avessero bussato alla porta che dava nel
corridoio.
“Paralizzata dal terrore, ho pensato che avessero scoperto che sorvegliavo Rose, e, li per lì, sono
rimasta come inebetita. Poi, ho assunto un’aria innocente e sono andata ad aprire. Non c’era
nessuno. Mi sono sporta a guardare nel corridoio, e stavo per richiudere la porta quando ho sentito
l’uscio di fronte che si apriva. Ho guardato, e… e…”
- Avanti! – esclamò Mason con un accenno di eccitazione nella voce. – Che cosa è successo?
- E’ uscito Gifford.
- Gifford Farrell? Vostro marito?
Evangeline annui.
- Continuate.
- Subito non ci ho badato, perché sapevo e non era la prima volta che vedevo. Ho chiuso la porta e
ho lasciato passare un po’ di tempo, poi ho riaperto e teso gli orecchi. Nella camera di fronte non si
udiva nessun rumore.
“All’improvviso mi sono chiesta se Rose non era andata via. Sono uscita dall’albergo, ho
telefonato e ho domandato la camera 728.
“Nessuno ha risposto. La ragazza del centralino mi ha spiegato che il cliente doveva essere uscito,
mi ha chiesto se volevo lasciar detto qualcosa, e io ho risposto che avrei richiamato.
“Tornata in albergo, sono andata a bussare al 728. E poiché nessuno rispondeva, ho aperto con la
chiave della quale mi ero impossessata.”
- Che cosa avete trovato?
- Rose Calvert giaceva morta sul letto, e ho subito capito che cos’era il colpo di prima: mio marito
le aveva sparato, e… con la mia pistola.
- Con la vostra pistola?
- Con la mia pistola. L’ho riconosciuta all’istante. L’aveva comperata la Società per lo Sviluppo e
lo Sfruttamento della California e del Texas per il cassiere, che abitava in periferia. Il poveretto è
morto qualche mese dopo l’acquisto dell’arma, e Gifford l’ha data a me.
- Come l’avete riconosciuta?
- La mettevo sotto il cuscino quando dormivo, e una volta è caduta. Per mascherare la leggera
scalfittura del calcio, l’avevo tinta con un po’ di smalto per le unghie.
“Naturalmente non avrei notato la piccola tacca rossa se non avessi visto Gifford che usciva dalla
camera. Quando mi sono resa conto di quello che era accaduto a Rose, ho subito pensato alla pistola
e l’ho riconosciuta. ”
- Da quanto tempo aveva quell’arma, vostro marito?
- Mi sono separata da lui e non ho preso la pistola. Era in casa…
- Capisco. Che cosa avete fatto?
- Ho deciso di lasciare le cose come stavano e di andarmene dall’albergo al più presto. Sono uscita
nel corridoio e mi sono trovata in trappola.
- Che cosa volete dire?
- Proprio in quel momento, è passata una cameriera che mi ha guardata e mi ha detto: “È la vostra
camera, quella?”
- E voi?
- Ho pensato che sapesse che era di Rose, e ho risposto che era la camera di una mia amica, la
quale mi aveva dato la chiave perché l’aspettassi. Poiché tardava, sarei scesa e le avrei lasciato un
biglietto.
- La cameriera vi ha creduto?
- No. Dalla sua occhiata, ho capito che pensava che fossi una ladra, però non ha detto nulla, forse
per non aver fastidi. Ma io ero in trappola. Appena il cadavere di Rose Calvert fosse stato scoperto,
mi avrebbero connessa col delitto. Colta dal panico, sono andata all’ascensore, e, quando ho visto
che la cameriera entrava in un’altra camera, sono corsa nel 729 e mi sono buttata su una poltrona,
più morta che viva. Non sapevo come cavarmela.
- E che cosa avete fatto?
- Dopo essermi spremuta ben bene il cervello, mi è venuta un’idea. Non dovevo lasciare che
trovassero il cadavere di Rose Calvert nella camera 728. Se potevo trasferire il corpo nel 729 e
lasciare l’albergo come Ruth Calvert, tutto sarebbe andato per il meglio. Se il cadavere veniva
trovato nel 728, la cameriera si sarebbe ricordata di me, mi avrebbe descritta, e più tardi
riconosciuta. Sapevo che la polizia poteva risalire all’origine della pistola, ma se risultava che non
era avvenuto nulla di anormale nel 728 e che l’assassino era l’inquilino del 729, sarebbe finita su una
pista falsa.
- E allora?
- Ho anche pensato di far apparire che il delitto era avvenuto molto più tardi del vero. Ho aspettato
che il corridoio fosse deserto e sono andata nella camera 728 e far le valigie. Rose aveva
dattilografato, e nel cestino dei rifiuti c’era tutta la cartacarbone che aveva usato. L’ho conservata, ho
visto che riproduceva esattamente il lavoro che lei aveva eseguito usando sempre un foglio nuovo, e
l’ho portata con me.
“Sono tornata nel 729 e ho telefonato per sapere che cosa avessero da mangiare.
“Mi hanno risposto che era tardi, ma che avrebbero potuto servirmi del tacchino arrosto: ho detto
di portarmelo.
“Un cameriere è salito quasi subito col cibo, ho pagato e gli ho dato una buona mancia perché si
ricordasse di me, però ho cercato di lasciargli vedere il mio viso il meno possibile.
“Ho mangiato e ho telefonato che mandassero a ritirare le stoviglie.”
- E poi?
- Poi, all’improvviso, mi sono ricordata che era quasi l’ora in cui Jerry Conway sarebbe partito per
recarsi a prendere l’elenco.
“In origine avevo pensato di telefonargli nel bar per dirgli di andare a ritirare un messaggio che gli
avrei lasciato in un dato albergo. In quel momento, mi è balenato l’idea che potevo prendere due
piccioni con una fava… e con arte, anche.”
- E allora?
- Dopo aver fatto ritirare i piatti, sono andata in una profumeria e ho comprato una scatola del
fango che noi donne usiamo per le maschere di bellezza. Sapevo che, spalmandolo sul viso, mi sarei
resa irriconoscibile.
“Da un apparecchio a gettone, ho telefonato alla cabina del bar dove Conway aspettava, e ho
avuto la malizia di anticipare di qualche minuto sull’ora fissata. Come Rosalind, avevo sempre usato
una voce melliflua e modulata. Questa volta ho usato tono più basso, e…”
- Sbrigatevi – la interruppe Mason, guardando di nuovo l’orologio. – Il tempo passa, non abbiamo
più che pochi minuti.
“Avete lasciato voi la busta con la chiave per Conway?
- Sì.
- Poi che cosa avete fatto?
- Gli ho accollato l’assassinio, avvocato Mason. Ritenevo che potesse cavarsela meglio di me. Ha
danaro per gli avvocati, posizione…
- Ditemi con esattezza che cosa avete fatto.
- Jerry Conway mi avrebbe riconosciuta, perché mi aveva vista molte volte. Ho spalmato il fango
sul viso, ho coperto i capelli con un asciugamano e mi sono tolto il vestito.
- Perché?
Evangeline Farrell sorrise maliziosa.
- Sapevo che un uomo non si sarebbe troppo concentrato sul mio viso, se gli avessi offerto
qualcosa di meglio da guardare.
- Dal come sono andate le cose, il ragionamento non era sbagliato. Quando è venuto Jerry, il
cadavere era nel 729?
- No, no. Non potevo correre quel rischio, e volevo che Conway prendesse la pistola.
“Ha seguito le mie istruzioni per filo e per segno e, quando mi ha vista comparire nella stanza, è
rimasto a bocca aperta. Mi sono spacciata per la compagna di camera di Rosalind, ho finto d’aver
paura, ho impugnato la pistola dopo averla presa nella scrivania, e ho lasciato che la mia mano
tremasse. Conway era troppo spaventato per fare qualcos’altro: si è limitato a strapparmi l’arma di
mano e a svignarsela.”
- Poi?
- Mi sono lavata il viso, ho indossato di nuovo il mio abito, ho aspettato che nel corridoio non ci
fosse nessuno, sono andata a prendere il cadavere, e… Oh, avvocato Mason, che cosa atroce!.
- Avete potuto trasportare il corpo?
- Sono forte, e da ragazza ho fatto un corso d’infermiera. Quando ho attraversato il corridoio, ho
passato i più brutti istanti della mia vita, ma ho avuto fortuna. Naturalmente qualcuno poteva
sorprendermi… Be’, ho corso il rischio e ce l’ho fatta! Avevo lasciato le due porte aperte e ho gettato
il cadavere sul letto del 729, poi sono corsa a chiudere il 728 e son tornata a sistemare un po’ meglio
il corpo. Dopo, sono passata di nuovo nel 728 per accertarmi di non aver trascurato nulla.
“E’ stato allora che ho trovato l’altra pistola.”
- L’altra pistola?
Evangeline annuì.
- Sotto il letto.
- E che cosa avete fatto?
- L’ho messa nella cappelliera, poi ho passato la camera millimetro per millimetro per essere
sicura che tutto fosse a posto.
- E dopo?
- Sono tornata nel 729 per il tocco finale. Il cadavere aveva cominciato a irrigidirsi, e si vedeva
lontano un miglio che era stato gettato sul letto anziché esserci disteso come avrebbe dovuto essere.
Gli ho piegato il braccio sinistro a forza, in modo che penzolasse, e ho spostato la testa affinché i
capelli cadessero lungo quel braccio, poi ho chiuso la porta, sono passata nella camera 728 e, con
perfetta calma, ho telefonato all’ufficio dell’atrio domandando del facchino perché volevo partire.
- Ve lo hanno mandato?
- Sì, e ho lasciato l’albergo col bagagli di Rose. E poiché Rose occupava la camera solo dal
mattino, ho spiegato che mio padre era in punto di morte a San Diego, e che andavo da lui. Ho anche
precisato che un amico mi avrebbe portata là con l’auto. Ecco tutto.
- Non basta – disse Mason. – Parlatemi dell’altra pistola.
- La sera stessa siete venuto qui a farmi delle domande. Ricordate che mi avete chiesto di usare il
telefono? Nel palazzo, c’è il centralino dal quale passano le comunicazioni.
“Non sapevo come sistemare la pistola, e, quando mi avete lasciata, ho chiesto che numero avete
chiamato. Ho telefonato a quel numero e mi ha risposto il Gladedell Motel. Sono piuttosto rapida, di
pensiero, e ho subito domandato se il signor Jerry Conway alloggiava là. Mi hanno risposto che
occupava il villino 21, e che, se volevo, mi avrebbero dato la comunicazione. Ho detto di no, che mi
bastava solo di saperlo.
“Ho aspettato la mezzanotte e sono andata all’autocampeggio. La macchina di Conway era
davanti al villino 21. Ho messo il falso elenco degli azionisti sotto il sedile anteriore e sono passata
nell’appezzamento dietro il villino. Avevo portato una zappetta da giardino, e me ne sono servita per
sotterrare la seconda pistola. In quel momento, non sapevo quale delle due pistole fosse stata usata
per commettere l’assassinio, ma pensavo che, se le cose si fossero messe come speravo, avrei potuto
fare una telefonata anonima alla polizia, dicendo che abitavo vicino al motel e che avevo visto una
persona sotterrare qualcosa nel recinto.
- Così, volevate che Conway fosse riconosciuto colpevole di assassinio, per…
- Avvocato Mason – troncò Evangeline, sostenendo lo sguardo dell’avvocato – mio marito mi
aveva coinvolta nell’assassinio e, credetelo, dal come erano andate le cose non avevo via di scampo:
potevo finire condannata a vita, o nella camera a gas. Non me la sarei mai cavata: l’assassinio era
stato commesso con la mia pistola e m’avevano vista uscire dalla camera che conteneva il cadavere.
Se fossi riuscita a far accollare il delitto a Conway, in modo che la polizia non cercasse un altro
assassino, lui, ne ero assolutamente certa, con un avvocato in gamba se la sarebbe cavata abbastanza
facilmente.
“Credo d’aver commesso dei reati, e ora mi avete intrappolata. Non so come abbiate fatto a
scoprire tutto, e mi rimetto a voi.” Mason guardò l’orologio.
- Bene. Non posso perdere altro tempo. Paul Drake vi notificherà seduta stante una citazione a
comparire come teste della Difesa. Eseguisci, Paul.
Paul Drake scrisse il nome su un modulo di citazione già firmato, e lo notificò a Evangeline
Farrell.
Della, che aveva stenografato l’intera conversazione, guardò Mason e gli fece un cenno per
confermargli che tutte le dichiarazioni erano trascritte.
- Andiamo – disse l’avvocato. – Dobbiamo tornare in tribunale.
- Dimenticate qualcosa – intervenne Myrtle Lamar.
- Che cosa? – domandò Mason.
- Che sono sempre più morta di fame.

15
Paul – disse Mason mentre, in auto, tornavano al Palazzo di Giustizia – abbiamo avuto una bella
lezione sull’importanza delle prove indiziarie.
- Cioè?
- La prova indiziaria è la migliore che esista, ma bisogna stare bene attenti a non interpretarla in
modo errato.
“Considera quella presentata dal cibo nello stomaco. I medici non esitano e proclamare che la
morte è avvenuta a neanche due ore dall’ingestione del cibo, e poiché sanno che, alla donna del 729,
è stato portato il cibo verso le quattro e mezzo del pomeriggio e che logicamente ha mangiato a
quell’ora, fissano il decesso come avvenuto sulle sei e trentacinque o quarantacinque, cioè nell’ora
esatta in cui Jerry Conway era nell’albergo.
“C’è solo un particolare insignificante, che non quadra. La cucina dice che alla donna non erano
stati serviti dei piselli, ma nello stomaco della morta ce ne sono. Tutti prendono per oro colato
l’eventualità della dimenticanza, dello sbaglio del cameriere che ha preparato il vassoio del pranzo e
che ha omesso di indicarli nel conto. In realtà, questo, è l’indizio più importante di tutto il
procedimento, perché dimostra che la donna trovata morta nel 729 non può essere quella che ha
ordinato il cibo servito alle quattro e mezzo.”
- Be’, ora sappiamo che cosa è successo, ma come diavolo riuscirai a provarlo? La giuria non
crederà alla storia della signora Farrell… o ci crederà?
- Dipende dalle altre prove che potremo produrre, e da chi ha ucciso Rose Calvert.
- Che cosa vuoi dire?
- Il fatto che Evangeline non considera è che Giff Farrell abbia voluto far apparire che la morte di
Rose fosse un suicidio. Farrell è entrato nella camera, ha trovato il cadavere, ma non ha visto ombra
di pistola. L’assassino l’aveva spinta col piede sotto il letto senza accorgersene… Se non l’ha fatto di
deliberato proposito.
- Credi che Gifford Farrell non sia l’assassino?
- Le prove indicano che non lo è. Perché avrebbe ucciso Rose Calvert, poi, sparato un colpo sul
materasso con un altra pistola affinché nell’arma ci fosse un bossolo esploso, l’avrebbe lasciata sul
pavimento vicino al cadavere?
- Per implicare la moglie.
- Non capisci niente. Se avesse voluto implicare la moglie, non avrebbe portato un’altra pistola, e
non l’avrebbe lasciata sul posto.
- Può darsi che non sapesse che ce n’era già una.
- Ammettiamo che non lo sapesse, però, se avesse ucciso Rose, avrebbe dovuto sapere che c’era,
perché è la pistola con la quale Rose è stata uccisa.
- Oh, oh. Ora capisco.
- Perciò, Farrell è finito vittima delle circostanze. Ha cercato di far passare il delitto per un
suicidio, probabilmente aveva la pistola con sé, ha sparato nel materasso e ha lasciato l’arma sul
pavimento accanto al letto.
“Se Evangeline non fosse stata invasa dal panico, avrebbe capito che Gifford cercava d’inscenare
il suicidio. Gifford poteva dire alla polizia che la pistola era della società, che l’aveva data lui a Rose
per sua difesa, che la ragazza, in una crisi di scoraggiamento si era uccisa. Invece Evangeline,
quando ha scorto la pistola dopo aver visto il marito che lasciava la camera e sentito il colpo alla
porta (che poteva benissimo essere stato il colpo sparato da Farrell nel materasso) è stata colta dal
panico, ha subito pensato che il marito cercasse di accollarle l’assassinio, e ha fatto il suo pasticcio. ”
- E poi avrebbe cercato di far ricadere il delitto su Conway?
- Esatto.
- Potrai buttare tutto all’aria, sacripante – esclamò l’investigatore. – Ma c’è un guaio, Perry: lo fai
troppo spesso, e tutti lo sanno. La giuria penserà che si tratta d’un imbroglio escogitato per far
prosciogliere il tuo cliente. Se non puoi portare quel maledetto impiegato dell’albergo a riconoscere
che è stata Rose Calvert a fissare il 729, spacciandosi per la segretaria di Gerald Boswell, sei fritto.
- Ecco perché spiattellerò tutto quello che è davvero accaduto.
- Non andiamo a pranzare? – domandò Myrtle Lamar.
- Ci andrete per vostro conto, Myrtle – rispose l’avvocato.
- Che cosa?
- Vi daremo il danaro per il miglior pranzo che possiate consumare in città, ma noi, ora, abbiamo
altro da fare.
- Non era questo che m’avevate promesso – ribatté la ragazza imbronciata. – Paul doveva portarmi
a pranzo, e voglio andarci con lui.
- Ma io devo tornare in tribunale – spiegò Drake.
- Non è vero. Non avete a che fare col processo! Sarebbe meglio che continuaste a tenermi
d’occhio. So troppe cose, ora.
- Ma io voglio vedere che cosa accadrà all’udienza.
- Non accadrà gran che – dichiarò Mason. – Subito, per lo meno. Il Procuratore Distrettuale sarà
impantanato e cercherà di scoprire qualcosa per spiegare la pallottola trovata nel materasso. Vorrà
provare che l’ho sparata io, e non vedrà l’ora che deponga Inskip, con la speranza di coinvolgermi
come favoreggiatore.
“Conta pure che non si muoverà finché gli sarà possibile, e questa volta sono propenso a dargli
corda, perché voglio approfittare del tempo che passa per scoprire come sono andate le cose.
“Qualcuno ha ucciso Rose Calvert e voglio sapere chi è stato.” - Non perdere di vista il fatto che
potrebbe essere stata la signora Farrell. Aveva la camera nel corridoio, dirimpetto a quella di Rose,
detestava la ragazza, è stata vista uscire dalla sua camera dalla cameriera… Perbacco, Perry, non
lasciare che ti metta due fette di prosciutto sugli occhi raccontandoti una storia che, in fondo, mira
solo a metterla fuori del pasticcio!
- Ci ho già pensato.
- Inoltre – continuò Drake – ha sotterrato la pistola omicida nel terreno del motel - Sacripante! Più
ci penso e più le cose mi sembrano logiche. Deve averla uccisa lei.
- Ci sono delle prove in contrario.
- Quali?
- Le prove indiziarie – disse Mason.
- Cioè?
- Perché si è fatta prendere l’arma del delitto da Conway invece di quella che Gifford aveva
lasciato sul posto per far apparire il suicidio?
Drake si pizzicò il lobo dell’orecchio.
- Maledizione, Perry! Questo caso non riesco a capirlo. Le cose procedono troppo in fretta, per
me. Dove debbo portare Myrtle?
- In qualche ristorante non troppo lontano dal tribunale.
- Lasciaci qui. C’è un posticino ottimo, e, quando avremo finito di pranzare, verremo al Palazzo di
Giustizia con un tassi.
- Sarà bene che tu ti tenga fuori circolazione fino a quando le cose non si saranno un po’ schiarite
– raccomandò Mason, frenando.
Drake e Myrtle scesero.
- E’ una ragazza un po’ subdola – osservò Della Street quando ripartirono. – Speriamo che Paul
non si lasci infinocchiare.
- Speriamo che la cucini a dovere.
- Che cosa volete dire, capo?
- Per quel che ne sappiamo, Della, Myrtle può essere l’assassina. Tutti quelli che erano
nell’albergo possono esserlo.
- Bob King compreso?
- Bob King compreso.
- Vorrei che gli torceste il collo, capo. Comunque, la penso come Paul: la signora Farrell è tanto
impegolata nella faccenda, che…
- D’accordo, però è proprio questo che ci riporta alle prove indiziarie: se l’avesse uccisa lei,
avrebbe dato l’arma giusta a Conway.
- Che cosa hanno scoperto, a proposito dell’arma del delitto?
- Non mi hanno fatto confidenze, però ho saputo per vie traverse che non hanno elementi al
riguardo, perché è stata rubata in un negozio diciotto mesi fa, con un’altra mezza dozzina di pistole.
“Neanche mezz’ora dopo il furto, la polizia ha scorto un’auto con un gruppo di giovinastri che
procedevano a forte velocità. Erano le tre del mattino e hanno fermato la macchina dopo averle dato
la caccia per un bel pezzo. I giovinastri, dopo l’arresto, hanno ammesso che, durante la corsa,
quando si sono visti inseguiti dalla polizia, hanno gettato dai finestrini tutto quello che avevano in
macchina. Si trattava appunto di quella mezza dozzina di pistole, di tre o quattro fucili calibro 22,
d’un grosso quantitativo di munizioni e di alcuni pugnali a serramanico. La polizia ha recuperato
tutto, meno un paio di pistole e di pugnali. Chissà chi, allora, si è impossessato di quella che oggi è
l’arma del delitto.”
- Be’, vi attaccate troppo alle prove indiziarie – osservò Della Street – che possono portare a
diverse soluzioni.
- Esatto: ne danno due o tre, ma i fatti non quadrano.
“Il problema, in questi casi, non sta nella prova, ma nel ragionamento col quale s’interpreta la
prova stessa… e il problema che mi assilla in questo momento sta nei piselli che si trovavano nello
stomaco della vittima. Sono l'indizio più significativo di tutto il caso, e il diavolo mi porti se lo
trascuro e se lo considero il semplice errore di un cameriere.
“Dovrei controinterrogare quel cameriere e fargli positivamente dichiarare se nel vassoio mandato
al 729 c’erano o non c’erano i piselli. Questo particolare dovrebbe essere il fulcro del caso.
“Comunque, nello stomaco della morta i piselli c’erano, ma tutti li considerano il semplice errore,
di nessuna importanza, d’un cameriere.”
- Se volete, ora che sapete quello che macchina il Procuratore Distrettuale, potete rigirare le cose
come vi pare.
- Sì, ma debbo essere sicuro del fatto mio.
Mason fermò nel posteggio del Palazzo di Giustizia e giunse nell’aula, al proprio tavolo, un
istante prima che entrasse la Corte.

- Al banco dei testimoni, c’era un agente di polizia - ricordò il giudice Dewitt.


Elliott si alzò in piedi.
- Col consenso della Corte – disse – vorrei ultimare l’interrogatorio del teste.
- Benissimo – dichiarò il giudice.
Le domande di Elliott indicarono chiaro che venivano rivolte solo per guadagnar tempo.
Dieci minuti dopo la ripresa dell’udienza, in punta di piedi, Burger entrò nell’aula seguito da
Alexander Redfield, il perito di balistica.
Redfield andò a sedere tra il pubblico, e Burger, ripreso posto al tavolo dell’Accusa, si chinò a
bisbigliare qualcosa al proprio sostituto.
L’espressione del Procuratore Distrettuale era beata.
Elliott ascoltò quello che gli disse Burger e fece un cenno d’assenso.
- E’ tutto – annunciò. – Non ho altre domande da rivolgere al teste.
- Nessuna domanda di controinterrogatorio – dichiarò Mason.
Hamilton Burger si alzò in piedi.
- Frederick Inskip a deporre!
Inskip avanzò e prestò giuramento. Burger traspirava soddisfazione da tutti i pori.
- Signor Inskip – esordì - qual è la vostra professione?
- Investigatore privato.
- Che cosa facevate, il sedici e il diciassette di questo mese di ottobre? In quei giorni, eravate alle
dipendenze di Paul Drake?
- Sissignore.
- Su quale caso lavoravate?
- Sull’assassinio avvenuto all’albergo Redfern.
- Sapete chi era il cliente di Paul Drake?
- Sì: l’avvocato Mason.
- Come lo sapete?
- Ero stato avvertito per telefono che l’avvocato, nella sua qualità di nostro cliente, mi avrebbe
raggiunto.
- Raggiunto? Dove?
- Al Redfern.
- Intendete dire che facevate indagini nell’albergo Redfern?
- Sissignore. Dopo l’assassinio, mi era stato ordinato di andare là e di prendere la camera 728.
- Perché la 728? Lo sapete?
- Non mi era stato precisato.
- La 728 non è proprio di fronte alla 729?
- Esatto. È di fronte, sull’altro lato del corridoio. La 729 è un appartamentino.
- Capisco. Come avete fatto a ottenere la camera 728?
- Un momento – intervenne il giudice Dewitt. – Non so se la domanda sia pertinente, il fatto è
accaduto dopo l’assassinio, e, a quanto capisco, si tratta di una conversazione avvenuta fra Paul
Drake e uno dei suoi dipendenti, non in presenza del prevenuto.
- Ma ci proponiamo di dimostrare, Vostro Onore – protestò Burger – che la conversazione è
conseguenza delle istruzioni impartite dall’avvocato Mason, che agiva come legale del prevenuto.
Il giudice Dewitt sbirciò Mason.
- La Difesa non si oppone?
- No, Vostro Onore. Vogliamo che siano resi noti tutti i fatti che possono chiarire alla giuria quello
che è successo.
- Benissimo. Se non ci sono obiezioni da parte della Difesa, la Corte permetterà questa fase della
testimonianza.
- Com’è andata? – domandò Burger a Inskip.
- Paul Drake mi ha telefonato in albergo per avvertirmi che l’avvocato Mason, per il quale
lavorava, sarebbe venuto da me. Dovevo lasciare la porta non chiusa a chiave affinché l’avvocato
potesse entrare senza bussare.
- Ora, spiegateci come vi siete fatto assegnare la camera 728.
- Oh, facile! Ho detto che volevo una camera non troppo alta e non troppo bassa. Mi è stata offerta
la 519, ma ho detto che il piano non mi andava e che ne preferivo uno più alto. Mi hanno proposto la
728, e l’ho fissata.
- Dopo la telefonata, che cosa avete fatto?
- Mi sono accertato che la porta non fosse chiusa a chiave.
- E che cosa è successo?
- Verso le undici o le undici e mezzo, mi dispiace di non poter essere più preciso perché non ho
badato all’ora, la porta si è aperta ed è entrato l’avvocato Mason.
- Vi riferite alle undici circa della mattina del diciassette ottobre?
- Sissignore.
- Che cosa è successo quella mattina?
- L’avvocato Mason ha voluto vedere i miei documenti per accertarsi che fossi l’agente di Drake,
poi mi ha chiesto se avevo ispezionato la camera e se avevo una lampada tascabile.
- L’avevate?
- Sì.
- Poi?
- L’avvocato Mason ha ispezionato la camera con cura e poi mi ha detto di aiutarlo a disfare il
letto. Ha esaminato il materasso, me lo ha fatto voltare e, nella fodera, ha scoperto il foro d’un
proiettile.
Un mormorio si alzò dal pubblico che assisteva al dibattimento.
- Il foro d’un proiettile? - ripeté il giudice Dewitt, chinandosi in avanti.
- Sissignore.
- Come sapete che era il foro di un proiettile? – chiese il magistrato, tagliente.
- Ho aiutato l’avvocato Mason, e abbiamo tirato fuori il proiettile.
- Come avete fatto? – domandò Burger.
- Ho tagliato un pezzo del filo di ferro da una gruccia per abiti, e ho fatto una specie di sonda con
la quale, dopo alcuni tentativi, l’ho estratta. Prima avevo tastato col filo nel foro, e avevo sentito che
nella lana c’era un corpo duro.
- E che cosa ne avete fatto, di quel proiettile?
- L’ho conservato io.
- Lo avete segnato per poter identificarlo?
- Sissignore. Dietro suggerimento dell’avvocato Mason.
- Guardate questa pallottola e diteci se è quella che avete estratto dal materasso.
Il teste esaminò il proiettile.
- E’ quella.
- Sapete come l’avvocato Mason fosse a conoscenza del foro nel materasso?
- Nossignore.
- Però vi ha lasciato capire che nel materasso poteva esserci qualcosa?
- Sissignore.
- Vi ha detto di disfare il letto e di voltare il materasso?
- Sissignore.
- Poi vi ha indicato il foro?
- Sissignore.
- E’ tutto – annunciò Burger, con un sorriso di esultanza.
- Nessuna domanda – dichiarò Mason.
Burger sembrò un po’ disorientato dall’atteggiamento di Mason.
- Alexander Redfield – chiamò il Procuratore Distrettuale.
Alexander Redfield salì al banco dei testimoni.
- Guardate il proiettile identificato dal teste Inskip – invitò Burger. – Sapete con quale pistola è
stato sparato?
- Sissignore. Con la Smith & Wesson, numero C 48809.
- La pistola che è già stata annessa agli atti?
- Sissignore.
- Si tratta dell’arma della quale il prevenuto Conway ammette di essere stato in possesso?
- Sissignore.
- Allora, nel caso in esame, ci sono due proiettili e due pistole?
- Sissignore.
- C’è una Colt, numero 740818?
- Sissignore.
- E un proiettile sparato con questa pistola?
- Sissignore. Quello fatale.
- Il proiettile che vi ha consegnato il perito settore, e che ha cagionato la morte di Rose Calvert?
- Sissignore.
- L’altro proiettile è quello che poco fa avete identificato come sparato dalla Smith & Wesson C
48809, già annessa agli atti e identificata per quella consegnata alle autorità dal prevenuto, il quale
afferma che gli è stata puntata contro nella camera 729 e che avrebbe preso alla misteriosa donna da
lui descritta?
- Sissignore.
- E’ tutto – dichiarò Burger.
- Nessuna domanda di controinterrogatorio – disse Mason.
Il giudice Dewitt lo guardò accigliato.
- Vorrei richiamare Robert King – disse Burger.

King avanzò e tornò al banco del testimoni.


- Avete già prestato giuramento, signor King. Volete dirci che cosa indica il registro dell’albergo, a
proposito della camera 728?
- E’ stata assegnata a Ruth Culver, verso le dieci del mattino, il diciassette ottobre.
- Che ne è stato, di Ruth Culver?
- Ha lasciato l’albergo verso le sette di sera del giorno diciassette. Ha pagato il conto a me.
- Controinterrogatorio! – disse Hamilton Burger.
- Avete visto Ruth Culver, la mattina, quando si è presentata in albergo? – domandò Mason.
- No, avvocato.
- Non eravate di servizio?
- No.
- Allora, per quello che ne sapete, la donna che ha lasciato la camera 728 può non essere stata la
stessa che l’aveva presa in affatto.
- So che era la donna della camera 728.
- Come lo sapete?
- Ha pagato il conto, e uno del nostri uomini di fatica le ha portato giù i bagagli.
- Bene. Sapete che era una donna che lasciava la camera 728, però non sapete se era la stessa
donna alla quale la 728 era stata assegnata, vero?
- Be’, quando è arrivata non l’ho vista. Non ero di servizio.
- A quanto sapete per vostra personale conoscenza, la donna alla quale era stata assegnata la
camera 728 poteva essere Rose Calvert, il cui cadavere è stato trovato nella camera
dell’appartamentino 729. Non è cosi?
- Vostro Onore – intervenne Burger – mi oppongo. La domanda è tendenziosa, e mostra chiaro che
la Difesa si afferra a una pagliuzza.
- Infatti – concordò il giudice Dewitt. – La domanda è tendenziosa.
- Col consenso della Corte – ribatté Mason – la domanda è logica. Le iniziali di Ruth Culvert e
Rose Calvert sono identiche. Le valigie che sono state ritirate dalla camera 728 e portate dabbasso
avevano il monogramma “R.C.”
- Vostro Onore – berciò Hamilton Burger – mi oppongo alla dichiarazione e la considero una
scorrettezza. Faccio notare alla Corte la speciosa, artefatta natura delle affermazioni della Difesa, che
ora si mostra nella sua vera luce.
“Il prevenuto ha ammesso di essere stato in possesso della Smith & Wesson dalle sei e mezzo
circa della sera fino al momento in cui l’ha consegnata alle autorità, la mattina del diciassette
ottobre.
“Il prevenuto ha consultato Perry Mason come avvocato, e può darsi che gli abbia anche
consegnato l’arma. Per lo meno, ne ha avuto l’opportunità.
“L’avvocato Mason, saputo che al settimo plano dell’albergo, In serata, si era resa libera una
camera, ha avuto tutta la possibilità di prenderla in affitto e di sparare un colpo nel materasso; poi ha
ordinato a un investigatore di farsi assegnare la camera e di trovarcisi, affinché lui, Perry Mason, la
mattina dopo, potesse fare la commedia di ‘scoprire’ il proiettile nel materasso.
“Questa condotta della Difesa, contraria all’etica professionale, rende l’avvocato un
favoreggiatore…”
- Ehi, un momento! – latrò il giudice, accompagnando il richiamo con un colpo di mazzuolo. –
Non facciamo accuse del genere in questo momento, signor Procuratore Distrettuale. Vi siete
opposto alla domanda definendola tendenziosa, ma, dopo la successiva dichiarazione dell’avvocato
Mason, la Corte non la ritiene più tale. La Difesa si limita a domandare al teste una cosa logica: se il
teste non ha visto la persona che ha fissato la camera 728, quella persona poteva essere anche la
ragazza che, in seguito, è stata trovata morta.
“Se volete dimostrare chi era la persona che occupava la camera 728, e se lo ritenete importante,
la Corte suggerisce che chiamiate quella persona a testimoniare. Qualora, poi, non possiate farla
comparire, e qualora si tenti di dimostrare che la persona della camera 728 era la stessa persona il cui
cadavere è stato trovato al 729, potete produrre il registro dell’albergo, e un perito calligrafo stabilirà
le eventuali differenze di scrittura.”
- In questo caso, Vostro Onore – ghignò Mason – il perito dovrà dichiarare che la Ruth Culver che
ha firmato il registro nel prendere la camera 728 era proprio la Rose Calvert, il cui cadavere è stato
trovato nella camera 729.
- Vostro Onore! – urlò Burger. – Protesto! La dichiarazione è fuori luogo e scorretta!
- Be’ – osservò il giudice - non è il caso di agitarsi tanto. In fondo, l’argomento è ovvio. A
proposito, avete controllato il registro dell’albergo, signor Procuratore Distrettuale?
Burger divenne paonazzo.
- No, Vostro Onore: non ce n’era bisogno. Non abbiamo ritenuto che, per confutare le fallaci teorie
che avrebbe avanzato la Difesa, fosse necessario controllare le calligrafie delle persone che hanno
preso alloggio nell’albergo Redfern durante la mattinata del sedici.
- Se non aveste voluto prevenire la Difesa, perché avreste fatto comparire il teste Inskip?
- Per dimostrare la tattica della Difesa.
- Procediamo – invitò il giudice Dewitt – ma astenetevi da personalismi. Se fossi in voi, signor
Procuratore Distrettuale, baderei solo al procedimento e confuterei le argomentazioni della Difesa
con le testimonianze, ove occorresse. E’ sempre pericoloso voler prevedere le mosse dell’avversario,
e controproducente.
“Continuate il controinterrogatorio, avvocato Mason.”
- Ho finito, Vostro Onore.
- Il teste successivo – ordinò il giudice.
- Norton Barclay Calvert, marito della vittima – annunciò Burger. – Signor Calvert, avanzate e
prestate giuramento.
Per un momento non comparve nessuno, e il cancelliere dovette ripeterne l’appello ad alta voce
per farsi udire anche fuori dell’aula, poi la porta si aprì e Norton Calvert entrò e si diresse al banco
del testimoni.
- Vi chiamate Norton Barclay Calvert e siete il coniuge sopravvivente di Rosa M. Calvert?
- Sissignore.
- Avete identificato il corpo di Rose Calvert, quando lo avete visto all’obitorio?
- Sissignore.
- Quando avete saputo che vostra moglie era morta?
- Col consenso della Corte, mi oppongo – intervenne Mason. – Non ha importanza, agli effetti del
dibattimento, che il teste dica quando ha appreso che sua moglie era morta.
Il giudice Dewitt annuì.
- Un momento! – esclamò Burger. – Prima che la Corte decreti, vorrei essere ascoltato.
- Certo, signor Procuratore Distrettuale.
- Con l’interrogatorio del teste, intendiamo dimostrare che il teste medesimo ha saputo, nelle
prime ore del mattino, che sua moglie era stata assassinata. Ciò, molto prima che la polizia
conoscesse l’identità della vittima. Ci proponiamo di dimostrare che è stato avvertito dall’avvocato
Mason, il quale agiva come rappresentante del prevenuto, e che solo quest’ultimo, che l’aveva
uccisa, poteva avergli comunicato l’identità della vittima.
Il giudice sbirciò Mason.
- Questo sembrerebbe presentare la situazione sotto un profilo diverso, avvocato Mason.
- Come può provare, il Procuratore Distrettuale, che solo il mio cliente può avermi comunicato
l’identità della vittima?
- Lo proveremo con deduzioni – affermò Burger.
- Non mi garba che si imbastisca una discussione sull’argomento – osservò il giudice Dewitt –
tanto più in presenza della giuria. Ritengo che la deposizione del teste sia sufficiente a chiarire le
cose, e respingo l’obiezione.
- Quando avete saputo che vostra moglie era stata assassinata? – ripeté Burger.
- Il diciassette ottobre, verso l’una del mattino.
- Dove?
- A casa mia. A Elsinore.
- Come lo avete saputo?
- Me lo ha detto l’avvocato Mason.
- L’avvocato Perry Mason, che rappresenta la Difesa in questo procedimento?
- Sissignore.
- Precisiamo, a scanso di equivoci. Avete saputo che vostra moglie era morta da una dichiarazione
di Perry Mason, il quale, all’una del mattino del diciassette ottobre, a Elsinore, vi ha precisato che
era stata assassinata?
- Sissignore.
- Controinterrogatorio!
- Ricordate a che ora sono giunto a casa vostra? – domandò Mason.
- Mi pare che mancasse un quarto all’una.
- Sapete a che ora sono andato via?
- Verso l’una e un quarto. Vi siete fermato circa mezz’ora, direi.
- Non vi ho detto che pensavo che vostra moglie fosse stata assassinata dopo che ne avevo
guardato le fotografie?
- Vi ho mostrato le sue fotografie, ma sembravate sicuro, altrimenti non sareste venuto a trovarmi
a quell’ora.
Burger sogghignò.
- Teste, astenetevi dal discutere con la Difesa – intervenne il giudice. – Limitatevi a rispondere
alle domande.
- Sissignore, mi avete detto così – corresse Calvert – però mi avete tirato giù dal letto in piena
notte per dirmelo.
- Vi ho svegliato?
- Sì.
- Dormivate?
- Ero nel primo sonno.
- A che ora eravate andato a letto?
- Alle nove e mezzo o le dieci.
- Vi eravate addormentato facilmente?
- Certo.
- Avete dormito fino al mio arrivo?
- Sì.
- Non vi eravate alzato neanche per fumare?
- No.
- Sapete che un accanito fumatore, appena si sveglia accende la sigaretta?
- Certo.
- Ciò nonostante, dopo avermi fatto entrare, avete aspettato cinque minuti buoni prima di
accendere una sigaretta, vero?
- Non… non ricordo. Ero… Non ricordo.
- Non vi ho detto, signor Calvert, che avevo avuto il vostro indirizzo da una lettera che avevate
scritto a vostra moglie?
- Non ricordo. Ho ricevuto una brutta scossa, e non ricordo bene che cosa mi avete detto in
proposito: so appena che siete venuto a dirmi che mia moglie era stata assassinata.
- Avevate scritto a vostra moglie, vero?
- Mi oppongo – intervenne Burger. – L’interrogatorio è stato limitato alla conversazione avvenuta
tra il teste e l’avvocato Mason. La domanda è impropria.
- E’ propria, per dimostrare l’atteggiamento del teste e la sua possibile ostilità – osservò il giudice
Dewitt. – Non vedo che motivo ci sia per opporsi.
- Rimaneggerò la domanda, attenendomi, nel formularla, alle norme – dichiarò Mason. - Signor
Calvert, non mi avete “detto” che avevate scritto a vostra moglie?
- Non ricordo. Credo di sì.
- E non è un fatto che vostra moglie, Rose Calvert, vi aveva scritto per dirvi che voleva recarsi a
Reno per divorziare?
- Sì.
- Che voleva che vi faceste rappresentare da un avvocato per facilitarle le cose?
- Sì.
- Quando ho sonato il campanello, quel mattino del diciassette ottobre, e vi ho detto che ero
avvocato e che volevo parlarvi di vostra moglie, non mi avevate risposto che non eravate disposto a
consensi di sorta e che non avreste fatto nulla per facilitare il divorzio?
- Sì.
- E non avete detto che avevate risposto alla lettera che lei vi aveva scritto precisando tale vostro
punto di vista?
- Credo di sì. Sì.
- Non vi ho detto che la vostra lettera era nella cassetta sulla porta dell’appartamento di vostra
moglie?
- Non ricordo.
- Oh, si che ricordate!
“Non siete andato alla polizia di Elsinore, per accertare se vostra moglie era stata davvero
assassinata, fino a un’ora piuttosto tarda del mattino del diciassette, per il semplice motivo che vi
eravate reso conto tutt’a un tratto che la lettera spedita a vostra moglie avrebbe diretto i sospetti su di
voi. In quella lettera le dicevate che l’avreste uccisa piuttosto che lasciarla sposare con un altro,
vero?» Il teste guardò Mason con subitanea ostilità e scosse lentamente il capo.
- No. Non le dicevo niente di simile.
- Nello stesso momento in cui vi ho detto che era nella cassetta, avete capito che la lettera
rappresentava un indizio contro di voi, e siete corso a ricuperarla prima di chiedere alla polizia che
s’informasse sulla sorte di vostra moglie.
- Non è vero! Mason inarcò le sopracciglia e girò gli occhi nell’aula per guardare le espressioni
dei presenti.
In quel momento, la porta si apri e Paul Drake, con Myrtle Lamar, entrò nell’aula.
- Col consenso della Corte – riprese Mason – noto che Myrtle Lamar è un aula. Vorrei che la
signorina Lamar si avvicinasse a me e che il teste si alzasse.
- Per quale ragione? – domandò Burger.
- Myrtle Lamar – spiegò Mason – presta servizio nell’ascensore dell’albergo Redfern, e ha un suo
sistema per identificare la gente. Volete avvicinarvi, signorina Lamar?
Mason andò ad aprire il cancelletto della balaustrata che separava l’emiciclo dallo spazio riservato
al pubblico.
- Da questa parte, prego.
- Mi oppongo – berciò Hamilton Burger.
- Per quale motivo? – domandò il giudice.
- Non può interrogare due testi contemporaneamente.
- Difatti, la cosa non sta così – osservò il giudice. – A quanto ho capito, la Difesa vuol procedere a
un’identificazione.
- Col consenso della Corte – disse Mason – ritengo di dover dare una spiegazione alla Corte stessa
e all’Accusa. Pare che la signorina Lamar usi studiare i piedi della gente che porta in ascensore. Ho
notato che il teste ha la peculiare abitudine di tenere il piede destro voltato ad angolo acuto. Ho
anche notato che calza scarpe del tutto particolari, usate di solito da quelli che lavorano nei
distributori per non scivolare sull’olio e perché la benzina rovinerebbe quelle normali. – Si rivolse al
teste: -Alzatevi, per favore.
Calvert si alzò.
- Un momento, un momento – strillò Burger, respingendo la poltrona e precipitandosi verso
Calvert. – Voglio vedere.
- Ora, signor Calvert – osservò Mason. – Noto che tenete la punta del piede destro diritta davanti a
voi. La tenete sempre cosi?
- Certo.
Myrtle Lamar scoppiò a ridere.
- Non è vero – affermò con voce chiara. – Non dimenticherò mai quelle scarpe. Quando non ci
bada, tiene il piede destro con la punta verso l’interno. Ora lo tiene così apposta.
- Silenzio! – urlò il giudice. – Non dovete far dichiarazioni, per il momento, signorina Lamar.
Siete stata chiamata solo per procedere a un’identificazione. Tornate al vostro posto fra il pubblico. Il
teste può sedere.
- Vostro Onore, mi oppongo – latrò Burger. – Chiedo che tutte queste dichiarazioni siano cassate
dal verbale, e considerate come non fatte quelle…
- La mozione è accolta - decretò il giudice. – L’avvocato Mason, naturalmente, potrà chiamare la
signorina Lamar a deporre, se lo desidera, ma le dichiarazioni testé fatte saranno cassate dal verbale.
Mason invitò Calvert a sedere, ristette a guardarlo con occhi scrutatori, poi si rivolse a lui in tono
non privo di simpatia.
- Amavate vostra moglie, vero, Calvert?
Calvert annuì.
- Avevate l’impressione di non poter vivere senza di lei. Volevate che tornasse a voi?
Il teste non rispose.
- E avevate deciso che, se non potevate averla per voi, nessun altro l’avrebbe avuta. L’avreste
uccisa e vi sareste ucciso con lei, ma i vostri nervi hanno ceduto e non avete avuto il coraggio di
togliervi la vita.
Il teste si dimenò sulla poltrona, a disagio, torse le labbra, represse un singhiozzo e poi riprese il
controllo di sé.
- Col consenso della Corte - dichiarò Mason – ho l’impressione che il momento sia più che
insolito. Chiedo dieci minuti di sospensione per potermi intrattenere con alcuni testi.
- Mi oppongo – protestò Burger.
- Vi è assolutamente necessaria una sospensione, in questo momento, per intervistare i vostri testi,
avvocato Mason? - domandò il giudice.
- Sì, Vostro Onore. La signora Farrell faceva sorvegliare l’appartamento di Rose Calvert da
un’agenzia d’investigazioni. Non posso dire con sicurezza a che ora gli agenti si siano dati il cambio,
la sera del sedici ottobre e la mattina del diciassette, ma spero che uno di essi possa confermare
d’aver visto il teste che è andato a recuperare la lettera da lui scritta, affinché la polizia non la
trovasse durante le indagini, a identificazione del cadavere avvenuta.
- Vostro Onore, mi oppongo a simili dichiarazioni fatte in presenza della giuria - dichiarò Burger.
– E’ tutto un imbroglio della Difesa…
- Che il rappresentante dell’Accusa si astenga da personalismi – latrò il giudice Dewitt. – La Corte
ha già manifestato la propria contrarietà a proposito di dichiarazioni del genere fatte in presenza
della giuria, ma la Difesa, in questo momento, risponde a una domanda rivolta dalla stessa Corte
perché l’Accusa si è opposta alla sospensione. La Corte, date le particolari circostanze, ritiene equa
la mozione e sospende l’udienza per dieci minuti.
Mason si affrettò a raggiungere Paul Drake nello spazio riservato al pubblico.
- Fa’ tener d’occhio Calvert, Paul.
- Perry, sai benissimo che gli agenti che sorvegliavano l’appartamento di Rose hanno smesso
all’una e mezzo del diciassette mattina, e che nessuno ha potuto vedere Calvert quando ha preso la
lettera…
- Al poker – disse Mason sottovoce – talvolta si punta forte e si ha solo una coppia in mano.
Mettiti al lavoro e fa’ sorvegliare Calvert. Credo che pensi di squagliarsela.
Calvert, che si dirigeva con aria sorniona verso la porta, si trovò tutt’a un tratto a faccia a faccia
con Myrtle Lamar.
- Sapete benissimo – esclamò la ragazza – che vi ho fatto salire io, con l’ascensore, al settimo
piano il giorno dell’assassinio, e che vi ho riportato dabbasso un poco più tardi. Quando siamo giunti
al settimo, mi avete domandato…
All’improvviso, Calvert respinse la ragazza e corse alla porta dell’aula per svignarsela nel
corridoio.
- Fermalo! – gridò qualcuno. – Fermate quell’uomo!
Due giovani del pubblico lo afferrarono, e lui cercò di svincolarsi, ma sopraggiunsero due agenti
che lo ridussero all’impotenza.
In men che non si dica, Calvert si trovò coi polsi ammanettati dietro la schiena.
Nell’aula e nel corridoio scoppiò un vero pandemonio.

16
Mason, Della Street, Paul Drake, Jerry Conway e Myrtle Lamar, calmatosi il tumulto che era
scoppiato dopo che il giudice aveva dato istruzioni ai giurati perché emettessero un verdetto di
proscioglimento a favore di Jerry Conway, e dopo che Calvert era stato trasferito alle prigioni, si
trattennero a discorrere nell’aula.
- Come hai capito quello che era successo? – domandò Paul Drake all’avvocato.
- La soluzione era semplicissima e matematica, e si è concretata nel mio cervello con lentezza,
fino a scaturire tutt’a un tratto.
“Il patologo stabiliva che Rose era morta almeno due ore dopo aver ingerito il pranzo, ritenendo
che il pranzo le fosse stato servito alle quattro e mezzo. In realtà, sapevamo dalla signora Farrell che
il pranzo, a Rose, era stato servito verso mezzogiorno e tre quarti, e questo fissava la morte alle due e
tre quarti, ora in cui la signora Farrell era uscita per telefonare a voi, Conway.
“All’improvviso, ho ricordato che avevo detto a Calvert di averlo localizzato per l’indirizzo del
mittente scritto sulla busta della lettera che si trovava nella cassetta della posta di Rose. La polizia ci
aveva dichiarato che, quando aveva perquisito il posto, nella cassetta non c’era nessuna lettera. Dopo
che ho parlato della lettera a Calvert, lui si è mostrato affranto e ha insistito perché lo lasciassi solo.
Ero sicuro che sarebbe andato alla polizia di Elsinore quasi subito, e invece non lo ha fatto. È andato
solo più tardi, quando poteva aver avuto il tempo di correre a ritirare la lettera.
“Tutto il resto non è stato che una sequela di colpi tirati alla cieca a fondati sul curioso sistema
d’identificazione usato da Myrtle.”
- Be’ – disse Conway – spero che vorrete partecipare alla prossima assemblea degli azionisti, per
raccontare voi stesso tutta la storia. Verrete?
Mason annuì.
- Comunque, con quello che è successo – soggiunse Conway – credo che Farrell non potrà più
riuscire nei suoi intenti.
Mason si rivolse a Paul Drake e rise.
- Hai già offerto un ottimo pranzo a Myrtle Lamar. Credo che ora le spetti una cena anche
migliore.
Gli occhi di Myrtle Lamar divennero subito duri e calcolatori.
- Mi spetterebbe anche qualcosa di più – osservò. – Da tanto tempo desidero una pelliccia…
Conway scoppiò a ridere, divertito.
- Compratele la pelliccia, Perry, e aggiungetene l’importo nella nota delle spese.

FINE

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