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Storia geologica e paesaggi

della rift valley in Etiopia


Una meraviglia naturale generata dai processi di
separazione continentale e formazione di nuovi oceani

Giacomo Corti Edizioni CNR


Piero Manetti

Pacini
Editore
Scienze
Supervisione
Manuela Faella

Referenze fotografiche
Luca Lupi, Centro di Documentazione e Studi sulla Dancalia Italiana – www.dancalia.it
Afar Rift Consortium: www.see.leeds.ac.uk/afar
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© Copyright 2012 Edizioni CNR - Pacini Editore

ISBN per Edizioni CNR: ISBN 978-88-8080-132-0


ISBN per Pacini Editore: 978-88-6315-402-3

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3

Sommario

Prefazione CNR ............................................................................................................................................. pag. 5. 5

Premessa ........................................................................................................................................................... » 7

1. Introduzione................................................................................................................................................... » 9
1.1. Le grandi rift valleys dell’Africa orientale........................................................................................ » 9
1.2. La rift valley etiopica........................................................................................................................ » 13
1.2.1. Geografia e fisiografia........................................................................................................... » 13
1.2.2. Attività vulcanica e sismica.................................................................................................... » 20
1.2.3. Paleoantropologia.................................................................................................................. » 30
1.2.4. Breve storia delle ricerche geologiche.................................................................................. » 34

2. Evoluzione geologica della rift valley etiopica............................................................................................. » 39


2.1. I “trappi” etiopi e il sollevamento degli altopiani........................................................................... » 39
2.2. Le fasi iniziali del rifting: la formazione della rift valley................................................................ » 46
2.3. Le fasi di maturità del rifting: l’abbandono delle grandi scarpate e la formazione delle faglie ..
interne alla rift valley........................................................................................................................ » 57
2.4. Le fasi tardive del rifting e la rottura delle placche continentali................................................... » 69
2.5. Dopo la rift valley: un nuovo oceano in Africa orientale.............................................................. » 76

3. Paesaggi geologici della rift valley etiopica.................................................................................................. » 81


3.1. La depressione dell’Afar................................................................................................................... » 81
3.2. Main Ethiopian Rift.......................................................................................................................... » 89
3.2.1. Parte settentrionale................................................................................................................ » 89
3.2.2. Parte centrale......................................................................................................................... » 97
3.2.3. Parte meridionale................................................................................................................... » 113
3.3. La scarpata occidentale e l’altopiano etiopico................................................................................ » 129
3.4. la scarpata orientale e l’altopiano somalo...................................................................................... » 146

glossario............................................................................................................................................................. » 156

bibliografia citata................................................................................................................................................ » 159

Ulteriori approfondimenti bibliografici............................................................................................................. » 160


5

Prefazione

Il libro di Giacomo Corti e Piero Manetti sulla geologia CNRS francese negli anni ’70, rappresentano il risultato di
dell’Etiopia propone una sintesi delle attuali conoscenze queste attività.
acquisite dalla comunità scientifica internazionale sull’e- Dagli anni ’90, in seguito a una stretta collaborazione dei
voluzione delle rift valleys negli ultimi anni. Tale evolu- ricercatori italiani con l’Università di Addis Abeba, l’at-
zione rappresenta uno dei principali processi tra quelli che tività di ricerca italiana ha ricevuto un nuovo impulso,
modellano la superficie terrestre e causano la rottura di confrontandosi e integrandosi con le attività svolte da vari
continenti e la formazione di nuovi oceani, fenomeni a cui gruppi di ricerca internazionali. Nella prima parte del libro
sono associati importanti risorse energetiche e minerarie e sono illustrati i risultati di queste ricerche, presentati con
rischi (es. vulcanico, sismico) con ricadute globali. un taglio divulgativo ma anche attraverso schede tecniche
Il libro fornisce un quadro delle ricerche a partire dalle in cui i vari argomenti sono affrontati in maniera più spe-
prime spedizioni esplorative nel XIX secolo, cui parteci- cialistica. Nella seconda parte, gli autori presentano gli
parono anche esploratori e geologi italiani. Nel XX se- aspetti più paesaggistici della rift valley e delle aree circo-
colo, a partire dagli anni ’50, il CNR ha stanziato fondi stanti, per sottolineare come l’evoluzione geologica abbia
per incentivare studi e ricerche sulla geologia della rift creato ambienti che rendono l’Etiopia unica da un punto di
valley in Etiopia, coinvolgendo in particolare i centri di vista naturalistico.
studio di Firenze, Padova e Pisa. Le opere cartografiche La lettura del libro invoglierà gli amanti della natura a vi-
monumentali pubblicate sotto l’auspicio del CNR, come sitare questa parte di Africa per coglierne “la sensazione
la Carta Geologica dell’Etiopia e della Somalia del 1973 e dello spazio, con l’ampiezza degli orizzonti, la solitudine,
varie carte della Dancalia pubblicate in collaborazione col la limpidità dell’aria sugli altipiani”.
Ringraziamenti
L’idea di questo volume è nata da una iniziativa del Consiglio di noi (PM) nelle ricerche sulla rift valley etiopica che sono poi conti-
Nazionale delle Ricerche per divulgare le ricerche condotte all’in- nuate con la collaborazione di Sandro Conticelli, Alba Santo, Simone
terno dell’Ente. A Manuela Arata, coordinatrice di tale iniziativa, va Tommasini (Università di Firenze), Massimo Gasparon (University of
il nostro ringraziamento per averci dato l’opportunità di trasformare Queensland, Australia), Francesco Mazzarini (INGV, Pisa), Roberto
i nostri dati scientifici in qualcosa di fruibile da un pubblico più Mazzuoli (Università di Pisa), Andrea Orlando (CNR-IGG, Firenze)
ampio. e Giampiero Poli (Università di Perugia). Ringraziamo i colleghi con
Un particolare ringraziamento va al dr. Tsegaye Abebe la cui cono- i quali continuiamo l’attività di ricerca in Etiopia: Andrea Agostini,
scenza della geologia della rift valley è risultata fondamentale durante Marco G. Benvenuti, Federico Sani (Università di Firenze), Samuele
molte missioni di ricerca in territorio etiopico e stimolante per la ste- Agostini (CNR-IGG, Pisa), Marco Bonini (CNR-IGG, Firenze) e
sura di questo libro. Melody Philippon, Dimitrios Sokoutis, Ernst Willingshofer (Università
Desideriamo inoltre ringraziare i numerosi colleghi con i quali ab- di Utrecht, Olanda). Ringraziamo inoltre il prof. Ernesto Abbate
biamo svolto missioni di ricerca in Etiopia e con i quali abbiamo (Università di Firenze) per aver letto e commentato questo volume e
raccolto importanti dati scientifici che hanno contribuito, come te- Valerio Acocella, Luca Lupi, Derek Keir e Mauro Rosi per aver fornito
stimoniato dalle numerose pubblicazioni internazionali, a migliora- prezioso materiale fotografico. Ringraziamo infine il dr. Antonio Zioli
re le conoscenze sulla rift valley etiopica. In particolare ringraziamo del Museo nazionale Antartide di Siena per la realizzazione del sito
i proff. Mario Boccaletti (Università di Firenze) e Angelo Peccerillo internet www.mna.it/mer, nel quale vengono riportati e aggiornati i
(Università di Perugia), con i quali è iniziato il coinvolgimento di uno risultati delle nostre ricerche in Etiopia.

Questo libro è dedicato al ricordo del prof. Fabrizio Innocenti, che con passione e rigore scientifico ha fortemente contribuito allo studio del
vulcanismo della rift valley etiopica, stimolandone l’analisi delle relazioni con le caratteristiche deformative legate al processo di estensione e
rottura continentale. Sotto la sua supervisione scientifica, uno di noi (GC) ha svolto la tesi di dottorato presso l’Università di Pisa, attraverso
la quale è iniziato il suo coinvolgimento nello studio dell’evoluzione geologica della rift valley etiopica.
7

Premessa

Nel 1987 uno degli autori (Piero Manetti), continuando diventata per noi un libro vivente sul quale è scritto,
una tradizione di ricerche geologiche in Africa orien- oltre a una complessa storia geologica, l’intera evolu-
tale che ha visto impegnati per quasi un secolo nu- zione dell’uomo, dal suo inizio più di 3 milioni di anni
merosi geologici fiorentini, compì una prima missione fa ai nostri giorni.
scientifica visitando la regione di Addis Abeba. In se- Le bellezze dei paesaggi, modellati dall’evoluzione ge-
guito le ricerche proseguirono e altre missioni furono ologica, ci hanno spinti a scrivere questo volume che,
effettuate insieme a colleghi dell’Università di Firenze, partendo dalla storia dell’evoluzione della rift valley,
Pisa, Perugia, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, vuole condurre il lettore attraverso spazi e orizzon-
dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e ti che è difficile immaginare anche in un periodo in
del Geological Survey dell’Etiopia. Nell’ambito di que- cui le immagini si rincorrono via cavo o via satellite.
ste ricerche, nel 1999 Giacomo Corti iniziò la sua tesi Attraverso ambienti naturali unici che, come descrit-
di dottorato per studiare, attraverso esperimenti di la- to più di 70 anni fa nella Guida dell’Africa Orientale
boratorio, i meccanismi di formazione delle zone di Italiana della Consociazione Turistica Italiana del
estensione continentale (rift valley) prendendo come 1938, mantengono un fascino particolare, legato alla
esempio quella etiopica. Con la tesi di Corti le rela- “sensazione dello spazio, con l’ampiezza degli oriz-
zioni tra fasi di apertura e attività vulcanica in Etiopia zonti, la solitudine, la limpidità dell’aria sugli altipiani
furono oggetto di uno studio approfondito che portò che permette una eccezionale visibilità; a ciò si ag-
a comprendere meglio l’evoluzione di queste grandi giunga lo spettacolo sempre nuovo delle albe e dei
cicatrici della crosta terrestre. In parallelo, i dati di la- tramonti, talora meravigliosi per giuochi di luci e di
boratorio furono affiancati da studi e ricerche di cam- colori, dei cieli carichi a suo tempo di nubi spettaco-
pagna che negli anni ci hanno portato a visitare gran lose e delle notti africane incantevoli per lo splendore
parte della rift valley etiope, degli altopiani circostanti vivissimo delle stelle. Anche le piogge, così irruente,
e delle grandi scarpate tettoniche. Mano a mano che repentine e torrenziali, con l’improvviso gonfiarsi dei
nuove zone venivano esplorate, l’Etiopia ci appariva fiumi e l’allagamento delle campagne, costituiscono
come un trattato di geologia e geografia a cielo aper- uno spettacolo nuovo e impressionante”.
to, dove albe e tramonti coloravano il paesaggio. Era
La grande rift valley MR
dell’Africa Orientale GA
20°N
Af

Et

Ke
Ta
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Ma 10°N
Ok

Equatore

10°S

20°S

30°S

0 500km

10°E 20°E 30°E 40°E 50°E


Fig. 1. Topografia dell’Africa orientale (modello digitale del terreno ricostruito da dati NASA, SRTM-Shuttle Radar Topography
Mission, http://www2.jpl.nasa.gov/srtm/index.html). La grande rift valley che taglia da nord a sud il continente è evidenziata,
nel ritaglio in alto a sinistra in cui le varie lettere ne indicano i differenti settori: Af, Afar; Et: Etiopia; Ke, Kenya; Ma, Malawi; Ok,
Okavango; Ta, Tanganica. Altri simboli: GA, Golfo di Aden; MR, Mar Rosso.
9

1. Introduzione

La rift valley africana è una delle principali attrazioni altre aree del mondo è successo milioni di anni fa con
naturalistiche del mondo, nota nell’immaginario la formazione di oceani come l’Atlantico o il Pacifico, è
collettivo per ospitare una biodiversità unica e tuttora in atto in Etiopia, fornendo un’occasione unica
per essere considerata –  per le importanti scoperte per delineare in modo approfondito l’evoluzione di
paleoantropologiche  – la culla dell’umanità, ossia il uno dei principali processi in grado di modificare la
luogo in cui si è evoluta e diversificata la nostra specie morfologia del nostro pianeta.
negli ultimi milioni di anni. Caratterizzata da un sistema
di valli lineari che si estende per migliaia di chilometri,
la rift valley è una grande linea di frattura nella 1.1. Le grandi rift valleys dell’Africa orientale
superficie terrestre (rift in inglese significa spaccatura,
rottura) che si allarga progressivamente nel tempo, Nella definizione originaria di John Walter Gregory
lacerando il continente africano nella sua porzione del  1894 una rift valley (o fossa tettonica) è “una
orientale. Essa costituisce una meraviglia geologica valle lineare con pareti parallele e quasi verticali,
dove vulcanismo, terremoti e fratturazione della sprofondata per azione di una serie di faglie parallele”.
crosta terrestre sono le manifestazioni più superficiali La tipica morfologia è caratterizzata da un fondovalle,
delle enormi forze tettoniche che modellano il nostro con larghezza variabile dai 30 ai 100 km, separato da
pianeta. Le grandi fratture che costruiscono le rift imponenti scarpate, che possono variare in altezza da
valleys rappresentano infatti uno stadio iniziale qualche centinaio a qualche migliaio di metri, rispetto
nei processi che portano alla rottura di una placca a circostanti altopiani. Archetipo di tale morfologia è
continentale, alla sua separazione in nuove placche la rift valley dell’Africa orientale, dove il concetto è
e alla formazione di un nuovo bacino oceanico tra di stato originariamente introdotto. In questa regione,
esse. È un processo che rappresenta uno degli aspetti il sistema di fosse tettoniche si estende in direzione
più importanti nell’evoluzione della Terra: oltre al circa meridiana dalla depressione dell’Afar, dove la rift
valore scientifico, tali fenomeni presentano infatti una valley africana si congiunge ai due rami oceanici del
notevole rilevanza sia sociale, dovuta ai rischi geologici Mar Rosso e del Golfo di Aden, fino al fiume Zambesi,
come quelli sismici e vulcanici, che economica, in Mozambico (Figg. 1, 2). In un’accezione più ampia,
legata alla presenza di giacimenti minerari, di energia la rift valley si può far proseguire ancora più a nord
geotermica e di idrocarburi. La comprensione dei a includere i bacini oceanici de Mar Rosso-Golfo di
processi di formazione ed evoluzione delle rift valleys Aden, il Mar Morto, fino al nord della Siria, a formare
assume inoltre un grande valore a livello planetario: il cosiddetto sistema di rift Afro-Arabico.
infatti, la tipica conformazione morfologica di queste La parte settentrionale della rift valley africana si
grandi linee di fratture è presente anche in altri sviluppa principalmente in territorio etiopico e
pianeti del sistema solare come ad esempio Marte, secondariamente –  all’interno della depressione
dove la Valles Marineris –  con i suoi 4000  km circa dell’Afar – interessa i territori di Gibuti ed Eritrea (Fig.
di lunghezza (circa un quarto della circonferenza 2). Verso sud, il sistema di rift valleys africane si divide
del pianeta), 700  km di larghezza e i circa 7  km di in due rami nella regione a nord del Lago Vittoria. Il
profondità – rappresenta il sistema di rift più grande ramo orientale si sviluppa in Kenya e Tanzania; ad
di tutto il sistema solare. esso è associata la maggiore montagna d’Africa, il
Rappresentando il luogo ideale per la comprensione Kilimangiaro (5895  m slm) in Tanzania e altri rilievi
della dinamica della rottura continentale e “culla maggiori come il monte Kenya (5199  m slm) nello
dell’umanità”, la rift valley africana ha da sempre attratto stato omonimo, tutti di origine vulcanica. Il ramo
l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il occidentale interessa i territori di Uganda, Repubblica
settore etiopico, in particolare, riveste un’importanza Democratica del Congo, Ruanda, Burundi, Zambia,
strategica in quanto registra tutte le diverse fasi evolutive Tanzania, Malawi e Mozambico; ad esso è associato il
del processo di separazione continentale. Tutti i diversi monte Ruwenzori (5110 m slm), che a differenza dei
stadi (dalle fasi iniziali fino alla completa rottura e alla maggiori rilievi del ramo orientale non è di origine
formazione di nuova crosta oceanica) sono esemplificati vulcanica. Il ramo occidentale comprende una serie
da diversi settori della rift valley, rendendo l’Etiopia un di grandi laghi tra cui il Tanganica e il Malawi: la
laboratorio naturale unico per analizzare l’evoluzione rift valley ospita infatti la maggior parte dei laghi
e la dinamica della rottura dei continenti. Ciò che in dell’Africa orientale, fatta eccezione per il lago Vittoria
10 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

le cui acque si trovano in un bacino localizzato tra i prime osservazioni di Suess, il geologo ed esploratore
due rami della rift valley. britannico John Walter Gregory introdusse nel  1894
Il primo a riconoscere la presenza e l’importanza di una la definizione di rift valley (una definizione del tutto
zona di frattura continua nell’Africa orientale è stato simile al graben di Suess) e nel suo classico libro The
il geologo austriaco Eduard Suess nel 1891. Pur non Great Rift Valley del  1896 ne delineò in dettaglio la
avendo mai messo piede in Africa, Suess – basandosi su natura geologica (Fig. 4). In particolare, analogamente
informazioni raccolte durante le numerose spedizioni a quanto ipotizzato da Suess, anche Gregory identificava
esplorative del XIX  secolo e in base alla cartografia nelle forze estensionali applicate alla crosta terrestre le
che mostrava la presenza di grandi laghi con una cause della formazione delle faglie responsabili dello
tipica morfologia allungata – propose che la fascia di sviluppo della rift valley. Nella sua visione, tali forze
laghi lunghi e stretti si trovasse all’interno di sistema derivavano da un ampio sollevamento regionale,
di valli sprofondate, che egli chiamò graben, limitate processo al quale era inevitabilmente legato uno
da fratture (brüche) parallele dal Mar Rosso allo stiramento della crosta in grado di causarne la frattura
Zambesi (Fig. 3). Nella visione di Suess, la formazione e determinare – analogamente al collasso della chiave
di questi sistemi di fratture poteva essere spiegata di volta di un arco – lo sprofondamento di un blocco
“solo dall’azione di forze tensionali [crostali], dirette crostale a forma di cuneo sotto la rift valley, secondo un
perpendicolarmente all’andamento delle spaccature e concetto che era già stato proposto circa 50 anni prima
rilasciate da rottura improvvisa”. Pochi anni dopo le (nel 1827-1829) dal geologo francese Élie de Beaumont

20 °

ERITREA
Khartoum
CIAD Asmara

N‘Djamena GIBUTI
SUDAN Gibuti
Addis
Abeba
REPUBBLICA
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ETIOPIA
CENTRAFRICANA
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REPUBBLICA Kampala KENYA Mogadiscio
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DEMOCRATICA
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DEL Nairobi
RUANDA
CO

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OCEANO INDIANO
Bujumbura
BURUNDI
Kinshasa Dodoma Victoria
Zanzibar
REPUBBLICA SEYCHELLES
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DI
TANZANIA
ANGOLA Moroni
COMORE
Lilongwe
ZAMBIA MALAWI Tromelin
Lusaka (Francia)
R

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CA

Harare IC MAURITIUS
AS
B

Antananarivo
ZIMBABWE
M

AD
ZA

Port Louis
NAMIBIA 20°
MAG
MO

BOTSWANA Reunion
(Francia)
Windhoek Gaborone
Pretoria
Maputo
Mbabane
SWAZILAND
Bloemfontein
Maseru
SUD LESOTHO
AFRICA
Citta’ del Capo 0 500 1000 km

Fig. 2. Mappa politica dell’Africa orientale con in rosso la rift valley.


Introduzione 11

Fig. 4. Il sistema di rift valleys africane secondo John Walter Gregory, nel 1920.

per spiegare la formazione della Valle del Reno (Fig. 5).


Sebbene molti studi successivi abbiano delineato in modo più
approfondito i meccanismi che portano alla formazione delle rift
valleys, il concetto di fossa tettonica controllata da stiramento
crostale proposto da questi primi autori è rimasto valido nel tempo.
Movimenti crostali ricavati da misure geodetiche e molti altri tipi di
analisi geologiche e geofisiche (come illustrato di seguito per la rift
valley etiopica) confermano infatti come le rift valleys siano delle
grandi fratture che si allargano progressivamente nel tempo, come
risultato del progressivo allontanamento tra due placche tettoniche.
In una visione più ampia, infatti oggi sappiamo che la formazione di
una rift valley rappresenta una fase iniziale nel complesso processo
di estensione e rottura delle masse continentali: le fratture, brüche o
rift nei continenti rappresentano i primi segni della loro separazione
e anticipano la formazione di un nuovo bacino oceanico tra di esse.
Il processo è legato al movimento divergente di placche all’interno
della litosfera sopra la sottostante astenosfera in lento moto convettivo
(Fig. 6). La rift valley rappresenta la risposta primaria e più superficiale
di tale divergenza e alla conseguente applicazione di forze tensionali
all’interno delle placche, che si manifesta con la formazione di sistemi
di faglie normali. Queste sono fratture con spostamento verticale della
superficie terrestre che accomodano l’allontanamento delle placche e
determinano lo sprofondamento del blocco di materiale crostale che si
trova tra di esse (in accordo con le intuizioni di Suess, Gregory e altri
autori del XIX secolo) (Fig. 6). Grandi sistemi di faglie normali danno
quindi luogo allo sprofondamento del fondovalle rispetto ai circostanti
Fig. 3. Il sistema di rift valleys africane secon- altopiani e formano le imponenti scarpate tettoniche che bordano la rift
do Eduard Suess, nel 1891. valley. Questi movimenti tettonici danno luogo a una diffusa sismicità
12 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Fig. 5. L’ipotesi sollevamento regionale come meccanismo di formazione della Valle del Reno secondo l’ipotesi di De Beaumont
del 1829.

e vulcanismo, fenomeni che sono tipicamente associati fluido, e successivamente formalizzato nella teoria della
con lo sviluppo delle rift valleys africane. “tettonica delle placche”. Queste complesse interazioni,
La formazione delle rift valleys è quindi una conseguenza le loro espressioni superficiali (es. vulcanismo, sismicità,
delle complesse interazioni tra dinamica delle placche topografia) e la loro variazione nel tempo in un processo
litosferiche e dinamica del mantello, in un processo già che porta allo smembramento delle masse continentali,
intuito da Alfred Wegener, che aveva ipotizzato la deriva sono esemplificate in modo unico in Etiopia.
delle masse continentali al di sopra di un substrato più
CROSTA
LITOSFERA
MANTELLO
ASTENOSFERA

Fig. 6. La formazione della rift valley avviene in risposta all’al-


lontanamento delle placche e all’applicazione di forze tensio-
nali all’interno della litosfera terrestre. In profondità, il processo
Scarpata
Altopiano
tettonica genera un assottigliamento del mantello e risalita astenosferica.
Rift
Nelle porzioni più rigide e superficiali si formano due sistemi
valley di faglie normali, fratture con spostamento verticale che acco-
modano lo sprofondamento di un cuneo crostale rispetto alle
aree circostanti. In questo modo si forma la rift valley, e i grandi
sistemi di faglie normali ai suoi margini formano le scarpate
tettoniche che la separano dagli altopiani. Il progressivo allon-
tanamento delle placche determina il movimento lungo le faglie
normali ai margini che accomoda lo spostamento relativo dei
Faglia
normale blocchi crostali che costituiscono gli altopiani (moto relativo ver-
so l’alto) e il fondo della rift valley (moto relativo verso il basso).
Introduzione 13

1.2. La rift valley etiopica fa da raccordo tra la rift valley africana e i bacini
oceanici del Mar Rosso e del Golfo di Aden. Il limite
1.2.1. Geografia e fisiografia1 sud, corrispondente alla parte settentrionale della
Il settore etiopico del sistema di rift valleys dell’Africa depressione del lago Turkana, è invece caratterizzato
orientale si estende per circa 1000  km in direzione da una conformazione tettonica molto complessa,
NE-SO dalla depressione dell’Afar, a nord, fino alla essendo la rift valley sostituita da una serie di bacini
depressione del lago Turkana a sud (Fig.  7). Esso si separati da piccole catene montuose, che si estendono
sviluppa per più di 10° di latitudine, da circa 15° a su un’ampia regione di circa 300 km che caratterizza
circa 4° nord; quasi interamente contenuta in territorio la zona di sovrapposizione tra la porzione etiopica e
etiopico, la depressione tettonica sconfina in Eritrea quella keniota del rift africano (Fig. 7).
nella sua parte settentrionale e in territorio di Gibuti La tipica morfologia della rift valley è sviluppata
nella porzione nord-orientale, mentre a sud termina in nel cosiddetto Main Ethiopian Rift (Rift etiopico
corrispondenza del Kenya settentrionale. principale), un settore di circa 500  km di lunghezza
La parte settentrionale del rift etiopico corrisponde che dal limite meridionale della depressione dell’Afar
alla depressione dell’Afar (o della Dancalia) un’ampia (latitudine circa 9°40’N) raggiunge la Regione dei laghi
zona triangolare di sprofondamento tettonico che Abaya e Chamo (latitudine circa 5°30’N) (Fig.  7). In
questo settore, la fossa tettonica larga mediamente
80 km separa l’altopiano etiopico a ovest da quello
1
In questo libro per la nomenclatura delle varie regioni dell’Etio- somalo a est (Figg.  7, 8). Questi altopiani si trovano
pia si fa riferimento a criteri geologici, seguendo la suddivisione a quote generalmente maggiori di 2000-2500  m slm,
adottata da Mohr (1983) e illustrata in Corti (2009). Per un approfon- ma numerose sono le cime che raggiungono i 4000 m
dimento sulla terminologia geografico-politica e su come questa sia
di altezza; tali rilievi corrispondono normalmente a
cambiata nel tempo in virtù dei cambiamenti storici cui la regione è
andata soggetta il lettore può far riferimento a Mohr (2009) e Lupi imponenti edifici vulcanici e culminano nei monti
(2009). Simien, nella parte nord dell’altopiano etiope, la cui

La rift valley nei pressi del vulcano Fantale.


14 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

35°E 40°E Yemen 45°E


0 200km

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Fig. 7. Topografia dell’Etiopia (modello digitale del terreno ricostruito da dati NASA-SRTM). Come evidenziato nel ritaglio in basso
a destra il cosiddetto Rift etiopico è suddiviso nel Main Ethiopian Rift (Rift etiopico principale) e nella depressione dell’Afar. La rift
valley separa l’altopiano etiopico da quello somalo.
Introduzione 15

vetta più elevata, il Ras Dashan (4.549 m), rappresenta l’altopiano etiopico dalla depressione dell’Afar, a nord-
la quarta montagna più alta d’Africa2. Entrambi gli est di Addis Abeba, dove in pochi chilometri si passa
altopiani sono fortemente incisi da grandi fiumi, la cui dai 3000-3500 m circa dell’altopiano a quote inferiori
azione erosiva ha portato alla formazione di imponenti ai 1000 m nel fondo della depressione (Fig. 8).
e spettacolari canyons. Il più importante di questi fiumi Il fondo della rift valley si trova a quote che sono
è il Nilo Azzurro, che ha origine sull’altopiano etiopico molto variabili. In genere le quote del fondovalle
e che a Karthoum, in Sudan, si unisce al Nilo Bianco aumentano gradualmente spostandosi dalla parte
formando il Nilo. L’incisione dell’altopiano da parte meridionale del rift verso nord fino alla cosiddetta
del Nilo Azzurro ha portato alla formazione, a nord Regione dei laghi, dove il fondo della depressione
di Addis Abeba, di gole che raggiungono profondità raggiunge le quote massime intorno ai 1700 m slm
fino a circa 1600  m, comparabili al Grand Canyon (Fig. 8). Spostandosi ulteriormente verso nord, la rift
degli Stati Uniti occidentali. Altri fiumi di rilievo, che valley ridiscende regolarmente verso la depressione
hanno creato imponenti incisioni, sono il fiume Omo dell’Afar, dove in aree molto estese essa giace al di
e il Tacazzè, nell’altopiano etiopico, e il fiume Wabi sotto del livello del mare (la superficie del lago di
Shebele, nell’altopiano somalo (Fig. 7). Asal, che fluttua intorno ai 155 m sotto il livello del
Gli altopiani sono separati dal fondo della rift valley mare, rappresenta il punto più basso del continente
e dalla depressione dell’Afar da imponenti scarpate africano). Sul fondo della rift valley sono localmente
di origine tettonica in prossimità delle quali si passa presenti dei rilievi montuosi che possono innalzarsi
rapidamente dalle quote elevate degli altopiani al fino a quote maggiori di 2000  m; tali rilievi sono
fondovalle. I dislivelli che caratterizzano tali scarpate quasi esclusivamente costituiti da edifici vulcanici,
possono raggiungere e superare i 2500  m, come ad fatta eccezione per la catena montuosa dell’Amaro,
esempio nel caso della grande scarpata che separa nella parte meridionale del rift, costituita quasi
interamente da rocce metamorfiche del basamento
cristallino. Unico fiume di rilievo che caratterizza il
2
In molte carte (e anche in alcuni articoli scientifici recenti) si fondo della rift valley l’Awash, che dall’area a ovest
riporta erroneamente la quota di 4620 m determinata nel 1840 dagli di Addis Abeba scorre verso la depressione dell’Afar
ingegneri militari francesi Ferret e Galinier (i primi a salire sulla
vetta e a determinarne la quota), ma successivamente ricalcolata in fino a sfociare nel lago Abbe al confine tra Etiopia
modo più accurato. e Gibuti (Fig. 7).

La Piana del Sale, nella depressione della Dancalia (foto Stéphane Sagon da Panoramio).
16 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

SO Altopiano etiope NE
4000m
3500m
3000m
2500m
2000m
1500m
Depressione dell’Afar
1000m
500m
1 0m
100km 200km 300km

Altopiano etiope Rift Altopiano somalo


NO valley SE
3000m
2500m
2000m 1
1500m 2
1000m
2 500m
100km 200km 300km

Rift Altopiano somalo 3


O valley E
3000m
2500m
2000m 4
1500m
1000m
3 500m
100km 200km 300km

S Turkana Regione dei laghi Afar N


2000m
1500m
4 1000m
500m
250km 500km 750km

m slm

4000

3000

2000

1000

Fig. 8. Profili topografici perpendicolari (1, 2, 3) e paralleli (4) al Rift etiopico. In basso è mostrata una rappresentazione tridimen-
sionale della rift valley ottenuta dall’elaborazione di dati topografici NASA-SRTM.
Introduzione 17

Annual Rainf ll
Lago Addis Abeba
Precipitazioni annue (mm)
91 - 500 30 350
501 - 1,000
25 300
1,001 - 1,500
20 250
1,501 - 2,000

Prec, mm
Temp, °C
2,001 - 2,500 15 200

10 150

5 100
AFAR
0 50

I II III IV V VI VII VIII IX X XI XII


Mesi

ADDIS
ALTOPIANO ABEBA
ETIOPE
FT
RI
N
IA
OP

ALTOPIANO
HI

SOMALO
ET
IN
MA

UN-OCHA
0 150 300 450 KM
© 2006. By OCHA - Ethiopia\I.M.Unit

Fig. 9. Distribuzione delle precipitazioni in Etiopia, con grafico dell’andamento annuale delle precipitazioni e della temperatura
ad Addis Abeba (fonte: United Nations Office for the Coordination of the Humanitarian Affairs).

La grande variabilità di quote che si riscontra tra gli rendendo questa regione desertica e uno dei luoghi
altopiani e la rift valley contribuisce a una notevole meno ospitali della terra.
variabilità climatica che a sua volta si riflette anche in Le piogge in Etiopia e nel Corno d’Africa sono legate
notevoli differenze di habitat naturale. Gli altopiani allo spostamento verso nord della zona di convergenza
sono generalmente freschi e relativamente piovosi intertropicale, e principalmente concentrate nei
(temperature medie annue intorno ai 15-20°C e mesi estivi spostandosi progressivamente da
precipitazioni intorno ai 1000-1500  mm, anche se sud verso nord. L’orografia e in particolare la
variabili da ovest verso est) e presentano varietà di presenza dell’altopiano etiopico giocano un ruolo
vegetazione e quindi di habitat animale. La rift valley fondamentale nella distribuzione delle precipitazioni,
è invece caratterizzata da temperature superiori che infatti variano sensibilmente da ovest verso est,
(medie annue intorno ai 25-30°C) e precipitazioni tra altopiano etiopico e somalo (Fig.  9). Le piogge
inferiori (generalmente al di sotto dei 1000 mm), e un infatti sono essenzialmente legate all’arrivo degli
ambiente tipico di savana. Gli estremi climatici sono alisei che nell’area giungono come venti da SO e
rappresentati dai rilievi montuosi degli altopiani trasportano l’umidità facendola ammassare contro
dove, alle quote più elevate (>3700-4000 m), il clima i rilievi dell’altopiano etiopico. Questi agiscono da
può diventare di montagna, molto freddo e ventoso barriera orografica che raccoglie la maggior parte
(nevicate regolari si hanno sulle cime dei monti delle precipitazioni e inibisce la circolazione zonale
Simien), con vegetazione costituita principalmente limitando la quantità di aria umida che riesce a
da muschi e licheni. All’estremo opposto, vi sono le penetrare verso est. Come descritto di seguito, si
zone depresse come la depressione dell’Afar dove ritiene che il sollevamento dell’altopiano etiopico,
le temperature sono estremamente elevate (fino alterando la circolazione zonale e conseguentemente
a 50°C) e le precipitazioni praticamente assenti, innescando variazioni climatiche, abbia avuto un
18 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

La gola del Nilo Azzurro, a nord di Addis Abeba.

La rift valley nei pressi di Asela.


Introduzione 19

L’altopiano etiopico nei pressi di Kombolcha (foto Rita Willaert da Flickr).


45°E

20 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

35°E 40°E
0 200km
Dallol

Dalla Filla

Erta Ale Dubbi

Nabro

Dabbahu

Manda-Inakir
Manda Gargori

Ardoukôba

Dama Ali

10°N

Fantale
Kone
Debre Zeit

Boseti
Gedemsa
Tullu-Moye
Butajira
Aluto
Tepi

Tosa Sucha

Vulcani recenti

5°N
Fig. 10. Distribuzione dei vulcani olocenici (età inferiore a 10mila anni) in Etiopia.

ruolo fondamentale nell’evoluzione degli ominidi in Almeno 19 edifici vulcanici presenti all’interno del Main
Africa orientale. Ethiopian Rift hanno testimonianze di attività durante
l’Olocene (età inferiore a 10000 anni) e alcuni di essi
1.2.2. Attività vulcanica e sismica hanno testimonianze storiche di eruzioni (Fig.  10).
L’Attività vulcanica e sismica sono l’espressione Questo è ad esempio il caso del vulcano Fantale, nella
parte settentrionale della rift valley, una cui eruzione ha
più evidente dei processi di deformazione attivi ai
provocato durante il XIII secolo la distruzione di una
margini delle placche litosferiche; essi rappresentano
chiesa e di un villaggio nelle immediate vicinanze; una
i principali rischi geologici legati ai processi che successiva eruzione di lave basaltiche è stata descritta
modellano la superficie terrestre. Per questo, la rift nel 1810. Analogamente, colate di lave basaltiche sono
valley e le zone circostanti sono caratterizzati dalla state eruttate nella prima metà del XIX secolo da piccoli
presenza di numerosi edifici vulcanici, molti dei quali centri vulcanici posti in prossimità della caldera di
sono tuttora attivi o comunque di età molto recente, e Kone. Più a sud, alcune colate di ossidiane provenienti
da diffusa attività sismica. dai fianchi del vulcano Aluto, nella Regione dei laghi,
Introduzione 21

38° 40° Haledebi


10°
38°Vulcani 40° Haledebi
10°
Vulcani

Addis Abeba Bora


Addis Abeba Bora

Aluto
Aluto

Corbetti
Corbetti

10 km
10 km

5
Aluto 5 Haledebi
Spostamento della superficie (cm)

20 Aluto Haledebi
Spostamento della superficie (cm)

20
Fig. 11. Deformazione di quattro vulcani nel 0
0
Main Ethiopian Rift basata sull’analisi di immagini
satellitari (ENVISAT) (modificato da Biggs et al., -5
-5
5
2011). In ognuna delle immagini riportare sulla 5
Bora
Bora
destra, la serie di strisce colorate (frange) indica 20 0
uno spostamento del terreno di 2.8  cm nella li- 20 0
nea di osservazione del satellite, avvenuto tra -5
5
acquisizioni successive. In basso sono riportate, -5 Corbetti
5
per ognuno dei quattro vulcani, le serie temporali Corbetti
0
della deformazione dal 2004 al 2010: le aree
0 0
colorate in arancio indicano i periodi di solleva- -5
0 2004 2006 2008 2004 2006 2008 2010
mento, mentre le aree in verde indicano i periodi -5
di abbassamento del terreno. 2004 2006 2008 2004 2006 2008 2010

sono state datate a circa 2000  anni dal presente; il Come nel caso di Aluto, in altri vulcani del Main
vulcano (come molti altri nella regione) è caratterizzato Ethiopian Rift (Corbetti, Bora, Haledebi) recenti
attualmente da una forte attività fumarolica ed è soggetto analisi di immagini satellitari hanno evidenziato
periodicamente a episodi deformativi che indicano una periodici episodi di sollevamento e deformazione
significativa attività del sistema magmatico. Analisi di legati a iniezioni di magma in camere magmatiche
immagini satellitari hanno infatti messo in evidenza superficiali (Fig.  11). Sebbene non caratterizzati
rapidi episodi di sollevamento dell’edificio vulcanico da eruzioni storiche, questi vulcani sono quindi
fino a 10-15  cm nel 2004 e nel 2008 (Fig.  11), legati caratterizzati da periodiche risalite di magma verso
all’immisione di magma in una camera magmatica la superficie potenzialmente in grado di portare a
posta a bassa profondità (circa 2.5 km). La circolazione eruzioni future.
di acque calde nel sottosuolo legata all’attività vulcanica La maggior parte dei vulcani in Etiopia si trova
di Aluto è attualmente sfruttata per la produzione di nella depressione dell’Afar, dove circa 30  edifici
energia attraverso la centrale geotermica di Aluto- hanno testimonianze geologiche di attività e/o sono
Langano posta in prossimità del vulcano. caratterizzate da eruzioni storiche o attuali. Tra i
22 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il vulcano Fantale, nella parte settentrionale del Main Ethiopian Rift.

vulcani attualmente attivi, l’Erta Ale è famoso per vulcano Nabro, al confine tra Eritrea ed Etiopia, che
essere caratterizzato, nella caldera sommitale, da un non aveva testimonianze di attività storica. L’evento
lago di lava basaltica in continua attività da almeno è stato caratterizzato da attività esplosiva e da colate
120 anni. Sullo stesso allineamento vulcanico dell’Erta di lave, con piccole eruzioni che si sono manifestate
Ale, il vulcano DallaFilla ha dato origine nel  2008 a anche in centri vulcanici circostanti (Afambo, Sireru).
una delle maggiori eruzioni mai avvenute in territorio Attività molto recente è anche quella del vulcano
etiopico in tempi storici. Attualmente in attività è anche Ardoukôba, che ha prodotto lave da un piccolo cono
il vulcano Dabbahu, la cui attività – associata anche a eruttivo nel  1978. Altri di esempi di vulcani di cui
forte sismicità – è iniziata nel settembre del 2005 con si hanno documentazioni storiche di attività sono il
una piccola eruzione di ceneri e pomici e ha dato luogo Dallol (il cui cratere più recente si è formato durante
successivamente ad altre quattro piccole eruzioni, un’eruzione nel  1926), il Manda-Inakir (con colate
l’ultima delle quali avvenuta a maggio del  2010. A laviche associate a una eruzione nel  1928 o 1929),
giugno del  2011 ha prodotto una forte eruzione il l’Alayta (con una imponente colata documentata

Recente cono di scorie in prossimità


della caldera di Kone, nella parte set-
tentrionale del Main Ethiopian Rift.
Introduzione 23

nel  1907). Il vulcano Dubbi, che si trova in Eritrea storici. Tale eruzione, che ha creato 19 piccoli crateri
in prossimità della costa del Mar Rosso, ha emesso sulla cima del vulcano, ha portato alla distruzione
prodotti esplosivi nel maggio 1861, dando luogo alla di due villaggi nelle vicinanze e alla morte di circa
maggiore eruzione mai documentata in Africa in tempi 100 persone. Le ceneri dell’eruzione sono cadute fino

Il lago di lava all’interno del cratere del vulcano Erta Ale (foto Luca Lupi).
24 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Fessure associate con l’eruzione di pomici del settembre 2005 presso il vulcano Dabbahu, nella depressione dell’Afar (foto Afar
Rift Consortium).

a 300 km dal vulcano, mentre le colate di lava prodotte Generalmente i forti terremoti sono associati a sciami
in una fase successiva dell’eruzione (nell’ottobre 1861) sismici che possono durare alcuni mesi, come nel
si sono spinte fino a 22 km dal vulcano, raggiungendo caso della crisi sismica di Kara Kore, sulla scarpata
la costa del Mar Rosso. Precedenti colate che avevano occidentale della depressione, che nel maggio-
raggiunto la costa sono documentate per lo stesso settembre del 1961 ha prodotto più di 3500 terremoti
vulcano intorno all’anno 1400. Altre eruzioni storiche con magnitudo maggiore o uguale a 3.5 e magnitudo
documentate sono quelle del vulcano Dama Ali massima stimata in 6.5. Altra sequenza sismica di
(che è considerato come probabile responsabile di forte intensità è quella del marzo-maggio del  1969,
un’eruzione descritta nel  1631) e quelle avvenute che ha provocato la distruzione della cittadina di
nell’area di Manda Gargori, dove orme umane sono Serdo, nella regione centrale dell’Afar; la sequenza
state osservate in un deposito di ceneri vulcaniche. produsse circa 250 eventi di magnitudo maggiore o
La rift valley dell’Etiopia è caratterizzata da diffusa uguale a 3.0, almeno 12 con magnitudo maggiore di
attività sismica, che è tipicamente rappresentata da 5 e quattro forti terremoti con magnitudo massima
terremoti di piccola e moderata intensità (magnitudo intorno a  6. Analogamente, una sequenza di forti
generalmente uguale o inferiore a 5-5.5) (Fig.  12); terremoti ha interessato il 20-21  agosto 1989 l’area
evidenze dell’attività sismica degli ultimi 150  anni di Dobi nella regione centrale della depressione: in
hanno mostrato come eventi di magnitudo più elevata questa caso, un primo terremoto di magnitudo 6.2 è
sono meno diffusi. Buona parte dell’attività sismica è stato seguito, nelle 40 ore successive, da 14 terremoti
localizzata all’interno o nei dintorni della depressione con magnitudo maggiore di 5, due dei quali hanno
dell’Afar: in questa regione si hanno eventi che raggiunto magnitudo  6.1 e 6.3. L’attività sismica è
hanno raggiunto e superato magnitudo 6 (Fig.  12). spesso localizzata in prossimità di centri vulcanici e
Introduzione 25

B C

Immagini satellitari dell’eruzione del vulcano Nabro del


Giugno 2011 (MODIS Rapid Response Team, NASA-GSFC).
a) Immagine del 13 Giugno che mostra il pennacchio di gas
vulcanici che si propaga in direzione nord-NO; b) immagine
del 15 Giugno che mostra un particolare della nube vulcanica;
c) immagine a falsi colori del 24 Giugno nella quale si può
chiaramente riconoscere la zona eruttiva all’interno del cratere
principale.
45°E

26 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

35°E 40°E
0 200km

DOBI
1989

DABBAHU
2005-10

SERDO
1969
KARA
KORE
1961

10°N

SUD-EST
ETIOPIA
1906

SUD-OVEST
ETIOPIA
1985-87

Terremoti (Magnitudo)

2 3 4 5 6

5°N
Fig. 12. Sismicità in Etiopia e regioni circostanti dal 1960 a oggi (modificata da Keir et al., 2006). Sono anche riportati gli epi-
centri dei due terremoti che hanno caratterizzato l’altopiano somalo nel 1906.

associata a eruzioni, come mostrato dalla sequenza per oltre due mesi. Questo evento è stato localizzato
sismica (con eventi di magnitudo massima fino a 5.5) in una regione dell’altopiano somalo a circa 100 km a
che nel 2005 ha interessato la regione di Dabbahu in est della rift valley e ha prodotto danni e risentimenti
concomitanza con attività vulcanica. soprattutto nell’area intorno al lago Langano. Terremoti
Meno diffusa è la sismicità all’interno della rift valley significativi hanno interessato la regione meridionale
nella Regione dei laghi e nella parte più meridionale,
della rift valley, con eventi con magnitudo maggiore
sebbene numerosi terremoti siano stati registrati in
di 6 riportati nel  1928 e 1937 nel bacino di Chew
queste aree e negli altopiani circostanti (Fig. 12). Anche
in questo caso vi sono eventi che hanno raggiunto e Bahir. Più recentemente l’area è stata interessata da
superato magnitudo 6, come ad esempio il terremoto una sequenza sismica nel  1985-1987, con almeno
del 25 agosto 1906, a cui è attribuita una magnitudo quattro forti terremoti che hanno raggiunto magnitudo
6.5 e preceduto da un altro evento con magnitudo 5.8 massima 6.3 e che hanno provocato importanti danni
e seguito da una sequenza di aftershocks che è durata in numerosi insediamenti urbani della zona.
Introduzione 27

Rotture nel terreno avvenute a seguito della sequen-


za sismica di Dobi (da Jacques et al., 2011).

La rift valley etiopica: georischi e georisorse

La formazione delle rift valleys e la rottura dei continenti rivestono un’importanza socio-economica notevole,
sia per i rischi geologici che le georisorse associate a questo processo geodinamico. Rischio vulcanico e
sismico rappresentano i due georischi principali: sebbene, come descritto nel paragrafo 1.2.2, la maggior parte
dell’attività sismica e vulcanica abbia prodotto un impatto sociale relativamente limitato (sia come perdite
di vite umane sia come danni a edifici e infrastrutture) dal momento che generalmente hanno coinvolto
aree scarsamente popolate o con assenza di grandi centri urbani (es. Afar, Sud Etiopia), il livello di rischio
geologico legato a tali processi rimane infatti molto elevato. Alcuni autori hanno suggerito come terremoti
con magnitudo fino a 7 siano possibili, con una frequenza stimata intorno agli 80-100 anni, all’interno della
rift valley e nelle aree circostanti. Inoltre, eruzioni esplosive di notevoli proporzioni sono state riconosciute
nel record storico e geologico di alcuni vulcani e si presume quindi che tali imponenti eruzioni possano
ripetersi in un futuro prossimo.
La caldera di Awasa, ad esempio, sebbene poco conosciuta è considerata un esempio di “supervulcano”
ossia un edifico in grado di produrre gigantesche eruzioni vulcaniche, tali da modificare radicalmente
il paesaggio locale e avere ripercussioni (come ad esempio influenze sul clima a scala globale). Grandi
28 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

centri urbani come la stessa capitale Addis Abeba (con 5.000.000 di abitanti stimati, secondo un rapporto
dell’Agenzia Nazionale per il Turismo per il Ministero degli Affari Esteri) o altre città localizzate nella rift valley
(come Nazret, Awasa, Arba Minch) ma anche negli altopiani circostanti (ad esempio Dire Dawa, Macallè)
sono localizzate all’interno o in prossimità di tali aree a elevato rischio sismico e/o vulcanico. Il notevole
incremento urbano e demografico e la generale bassa qualità di molti edifici nei centri urbani rappresentano
altri importanti fattori in grado di elevare ulteriormente il rischio legato ai processi geologici in molte aree
dell’Etiopia. Parallelamente al rischio sismico e vulcanico, esistono altri rischi geologici minori legati al rifting
e alla conseguente attività vulcanica. Uno di essi è lo sviluppo di imponenti fratture nel terreno che hanno
ripetutamente creato problemi a strade, abitazioni e altre infrastrutture in varie aree del fondo della rift valley.
Una tipologia di fratture comprende strutture che si sviluppano durante eventi tettono-magmatici come
risposta all’estensione ed all’intrusione di magma, e sono quindi associate a terremoti e/o eruzioni
vulcaniche. Altre fratture invece sono più enigmatiche e si formano in depositi sedimentari non consolidati,
tipicamente a seguito di forti piogge e talvolta associate a flussi sotterranei di acqua. In alcuni casi si è
ipotizzato che tali strutture siano originate come piccole crepe nel terreno legate a processi tettono-
magmatici (come ad esempio il sollevamento del terreno dovuto al riempimento di camere magmatiche
in profondità, vedi paragrafo 1.2.2), poi ampliate repentinamente (per il crollo delle pareti e la rimozione
di materiale da parte di acqua corrente) durante eventi di forte pioggia. Entrambe le tipologie di fratture
possono raggiungere notevoli dimensioni – con lunghezze di diversi km, larghezze di qualche metro e
profondità che possono superare i 20 m – e rappresentano quindi un rischio geologico di pericolosità non
trascurabile.
Una delle principali risorse associate al processo di estensione è la possibilità di sfruttare il calore prodotto
dai sistemi vulcanici per la produzione di elettricità, attraverso centrali geotermiche. In Etiopia, vari studi
sono stati condotti per esplorare lo sfruttamento della geotermia, sia in Afar che nel Main Ethiopian Rift.
Tali studi sono culminati con la costruzione nel 1999 della centrale pilota di Aluto-Langano, che rappresenta
l’unica centrale geotermica del paese che produce 7 Mw di energia anche se tuttora non è sfruttata a pieno
regime. Altre aree presentano comunque interesse da un punto di vista geotermico e sono tuttora in corso
ulteriori indagini per valutarne le potenzialità. In alcune aree, inoltre, il calore terrestre e la presenza di

Fratture nel terreno prodotte a seguito dell’evento magmatico di Dabbahu, in Afar, nel settembre 2005 (da Afar Rift Consortium).
Introduzione 29

Fratture nel terreno prodottesi dopo forti piogge tra Ziway e Meki.
38° 40°
10°
Centrale geotermica
in produzione
sorgenti di acqua calda proveniente dal sottosuolo Aree di potenziale
interesse geotermico
sono sfruttati a scopo ricreativo: è il caso ad esempio
Vulcani
delle piscine termali di Sodore o di Ambo.
Associata al processo di rifting e allo sviluppo
di bacini sedimentari è anche la presenza di Addis Abeba
idrocarburi. Per questo, alcune regioni dell’Etiopia
sono attualmente esplorate da varie compagnie
internazionali che conducono indagini su sequenze
sedimentarie mesozoiche, come quelle del bacino
di Anza (nel sud del paese), del Nilo Azzurro (nella
parte occidentale) o nell’altopiano di Harar (nella
zona sud-orientale).
Infine, sebbene importanti risorse minerarie (come 8°
oro e platino) siano localizzate all’interno del
basamento cristallino in aree esterne alla rift valley,
vi sono comunque mineralizzazioni attualmente
sfruttate o con potenziale di sfruttamento anche
lungo tutta la depressione tettonica. È il caso dei
depositi salini da tempo sfruttati in varie zone della
rift valley, come ad esempio a Dallol, in Afar, che
nel cratere di El Sod, nel sud della fossa tettonica.
Più recentemente depositi auriferi associati ad
attività idrotermale in prossimità di complessi
Aree di principale interesse per la produzione di energia ge-
vulcanici sono stati scoperti in Afar, sottolineando otermica nella rift valley etiopica. In verde è riportata anche
le grandi potenzialità di questa regione per la la localizzazione della centrale di Aluto-Langano (da Biggs
ricerca di oro. et al., 2011).
30 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

1.2.3. Paleoantropologia ni usati probabilmente per combattere, come ancora


Il sistema di rift valleys africane reppresenta un am- oggi fanno molte scimmie. Sempre nella media val-
biente unico per comprendere l’origine e l’evoluzio- le dell’Awash, in prossimità dell’area denominata di
ne dell’uomo. Resti di parti scheletriche e di eviden- Aramis, sono stati ritrovati, a partire dall’inizio degli
ze culturali di ominidi sono stati infatti recuperati in anni ’90, reperti fossili di Ardipithecus ramidus, data-
molte località all’interno dei bacini che compongo- ti a 4.4 milioni di anni fa. Gli ardipitechi, sebbene in
no il sistema di rift dell’Africa orientale in Etiopia, continuità filogenetica con il genere Homo e quindi
Kenya, Tanzania, Uganda, Zaire. Per questo la rift in senso evolutivo nostro diretto antenato, avevano
valley africana è considerata la “culla dell’umanità”. caratteristiche anatomiche (come ad esempio le ossa
L’associazione tra ritrovamenti paleoantropologici delle articolazioni superiori) molto vicine ai Primati
e rift valleys africane non è casuale, dal momento non umani; si tratta in effetti di una specie molto
che l’attività vulcanica e tettonica responsabile del- prossima alle scimmie, nell’aspetto come nelle abitu-
la formazione di queste depressioni tettoniche e la dini. Nel 2009, studi sui resti parziali dello scheletro
contemporanea sedimentazione hanno creato condi- (cranio, denti, pelvi, mani e piedi) di Ardipithecus
zioni ideali per la proliferazione della vita e la pre- ramidus femmina (chiamata “Ardi”), di peso intorno
servazione di resti fossili animali e vegetali. I bacini ai 50 chili e di altezza di circa 120 centimetri, hanno
formati dal processo di rifting hanno infatti creato rivelato come tali ardipitechi fossero potenzialmente
un ambiente caratterizzato dall’abbondanza di ac- in grado di camminare in forma eretta sul terreno. La
qua, cibo e da un clima favorevole. Dopo la morte, presenza di un alluce mobile nel piede indica inve-
organismi animali e vegetali sono stati rapidamente ce come tali ominidi utilizzassero tutti e quattro gli
sepolti al di sotto di depositi sedimentari e vulcanici, arti per arrampicarsi sugli alberi, con una capacità
preservandoli così da predatori ed agenti atmosferi- di deambulazione molto più primitiva dei successi-
ci. I sedimenti e le rocce vulcaniche hanno fornito i vi ominidi. Denti meno specializzati di quelli delle
componenti chimici necessari per la preservazione moderne scimmie, suggeriscono invece come questi
dei reperti organici durante il processo di diagene- ardipitechi fossero onnivori.
si; i resti fossili sono stati poi esposti in superficie Gli ardipitechi si ritiene che precedano, nella linea
in tempi più recenti da processi erosivi e tettonici. evolutiva che porta al nostro genere, gli australopite-
Condizioni climatiche variabili hanno interagito con chi, la cui prima specie – l’Australopithecus anamen-
attività vulcanica e tettonica nel controllare l’evolu- sis – ha testimonianze in Etiopia intorno a 4.1 milioni
zione degli ominidi: infatti, il progressivo inaridimen- di anni fa. I ritrovamenti di fossili di A. anamensis
to climatico culminato intorno a 2-3 milioni di anni in territorio etiopico sono avvenuti recentemente,
fa (legato secondo alcune ipotesi al sollevamento nel  2006 (i primi ritrovamenti sono quelli del  1965
dell’altopiano etiopico) ha favorito la trasformazione in Kenya), a solo una decina di chilometri dal luogo
da ambienti di tipo foresta a quelli di ampie savane in cui sono stati rinvenuti i fossili di Ardipithecus ra-
dove la pressione selettiva ha portato al progressivo midus. Tali ritrovamenti suggeriscono uno sviluppo
passaggio da ominidi primitivi a individui via via più relativamente rapido dall’Ardipithecus all’Australopi-
simili all’attuale Homo sapiens sapiens. thecus in questa regione dell’Africa. Gli australopi-
Alla rift valley etiopica, e in particolare alla depres- techi anamensis, a differenza dei loro predecessori,
sione dell’Afar, sono associati moltissimi ritrovamenti hanno caratteristiche che sono più direttamente ri-
di fossili di ominidi, che fanno pensare che questa conducibili a quelle umane; essi rappresentano una
area abbia rappresentato una zona cruciale per il sorta di transizione tra gli antichissimi ardipitechi, e
processo di ominazione negli ultimi milioni di anni le forme “perfette” di australopiteco, rappresentate
(Fig.  13). Alcune località rivestono un’importanza dal successivo Australopithecus afarensis, rinvenuto
unica nelle ricerche antropologiche: basti pensare, ad in prossimità dello stesso sito lungo il corso del fiu-
esempio, alla media valle dell’Awash i cui resti fossili me Awash. Il fatto che fossili di Ardipithecus rami-
testimoniano l’intera storia evolutiva degli ominidi, dus, Australopithecus anamensis e Australopithecus
da 6 milioni di anni a oggi (Figg. 13-14). Tra i ritro- afarensis siano stati rinvenuti in strati sedimenta-
vamenti più importanti vi sono i resti di quelli che ri successivi nella stessa area lungo il medio corso
probabilmente rappresentano i più antichi antenati dell’Awash sembrano comprovare una precisa suc-
diretti dell’uomo, gli ardipitechi, vissuti tra circa 7 e cessione evolutiva.
4.4 milioni di anni fa e che si ritiene che rappresen- All’Australopithecus afarensis appartiene il più fa-
tino l’anello di congiunzione tra la scimmia e l’uo- moso fossile di ominide rinvenuto in Etiopia, ossia
mo. In particolare, fossili di Ardipithecus kadabba “Lucy”, i cui resti fossili furono scoperti nel 1974 da
datati tra i 5,77 e 5,54 milioni di anni sono stati ri- un team di ricerca coordinato da Donald Johanson
trovati nel 2001-2002 nell’area di Asa Koma, lungo il nella località archeologica di Hadar. I resti com-
margine occidentale del medio fiume Awash. Questi prendevano il 40% dello scheletro di una femmina
ominidi avevano una postura eretta, la dimensione adulta dell’età apparente di 25  anni, di altezza in-
di un odierno scimpanzé e possedevano lunghi cani- torno a 1 m e dal peso compreso tra i 29 e i 45 kg,
45°E

Introduzione 31

35°E 40°E
Buya
0 200km

Gona
Hadar

Middle
Awash

10°N

Kesem-
Kebena
Chorora

Melka
Kunture

Gademotta

Gadeb
Bilate

Konso
Lower
Omo
5°N Fejej

Fig. 13. Principali località con ritrovamenti di ominidi in Etiopia (da Woldegabriel et al., 2000).

vissuta intorno a 3.2 milioni di anni fa. Alcune ca- conducessero ancora una vita in parte arboricola,
ratteristiche anatomiche, come i denti, erano molto salendo e spostandosi sugli alberi per cercare rifu-
simili a quelli umani, mentre il cranio –  con una gio dai predatori, per raccoglierne frutti o per tra-
capacità cranica tra i 375 e i 500  cm3  –  risultava scorrere la notte. Questo tipo di locomozione “mi-
ancora scimmiesco. La forma di alcune parti dello sta” era ben adattato a un ambiente fatto di foreste
scheletro come l’osso pelvico, il femore e la tibia e praterie, ai margini di aree paludose. La perdita
lasciano pensare che questa specie fosse bipede. dell’alluce mobile nel piede indica un progressivo
Ritrovamenti successivi hanno permesso di confer- spostamento verso la vita sul terreno, alla conquista
mare come l’australopiteco fosse in grado di cam- di habitat naturali sempre più diversificati che inclu-
minare in posizione eretta, anche se non di correre, dono gli spazi aperti della savana. L’australopiteco
e hanno suggerito come, pur essendo perfettamente non era capace di costruire utensili, ma utilizzava
adatta alla locomozione bipede, Lucy e i suoi simili ciottoli per scopi semplici come spezzare o percuo-
32 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Ardipithecus ramidus Australopithecus afarensis


“Ardi” “Lucy”
(4.4 milioni di anni fa) (3.2 milioni di anni fa)

Homo habilis
(2,3 milioni di anni fa)

Australopithecus garhi
(2.5 milioni di anni fa)

Ardipithecus kadabba
(~5.5 milioni di anni fa)
Awa h
s

Australopithecus anamensis e
m
Fiu
(4.1 milioni di anni fa)

Homo sapiens
Homo erectus (150000 anni fa)
(1 milione di anni fa)

Fig. 14. Principali ritrovamenti di ominidi in Afar.

tere; inoltre si ritiene che facesse una vita sociale e caratterizzato da ominidi con molari e premolari più
vivesse in un gruppo formato da adulti e giovani. In piccoli, dalla struttura più esile e da gambe lunghe,
base alla forma dei denti, si pensa che l’Australopi- con dimensioni cerebrali che aumentano fino alle
thecus afarensis avesse un’alimentazione onnivora, nostre attuali. A questo ramo appartiene l’Australopi-
basata sulla raccolta di vegetali, uova e semi e sulla thecus africanus, che mostra caratteristiche interme-
caccia di piccoli animali. die tra afarensis e il successivo genere Homo (con-
Successivamente, compaiono altri australopitechi che siderato per molto tempo come l’anello mancante
si differenziano in due diverse vie evolutive. Un ramo tra uomo e scimmia) e dovrebbe appartenere anche
del genere Australopithecus (come ad esempio l’Au- l’Australopithecus garhi, i cui resti sono stati ritrovati
stralopithecus aethiopicus e l’Australopithecus boisei nel 1997 nella penisola di Bouri, sempre nella media
vissuti in Africa orientale o l’Australopithecus robu- valle dell’Awash. Tale ominide, sebbene caratterizza-
stus vissuto in Africa meridionale) si specializza in to da un cranio piccolo (circa 450 cm3) ed altre ca-
una dieta vegetariana, di tuberi e altre risorse vege- ratteristiche (ad esempio molari e premolari grandi)
tali dure, sviluppando una possente muscolatura per tipico degli australopitechi, aveva alcune morfologie
l’occlusione e denti grandi e massicci. L’altro ramo è tipiche del successivo genere Homo (esempio denti
Introduzione 33

Ardipithecus
Gona Hadar
Australopithecus
Homo
sh

a
Fi u m e A w
Aramis

Asa Koma Penisola


di Bouri

Burka Lago
Yardi
ash
Aw
me
Fiu

Fig. 15. Principali ritrovamenti di ominidi nella media Valle del fiume Awash (da Gibbons, 2009a).

incisivi e canini); si pensa che tale ominide potesse do una capacità intellettuale oltre che manuale. Con
anche utilizzare primitivi utensili3. una capacità cranica di circa 700 cm3, alto 1,2-1,5 m,
L’Etiopia offre anche numerose testimonianze della tale ominide viveva nella savana ed era onnivoro. Una
storia successiva dell’evoluzione umana relativa al ge- grande varietà di ritrovamenti di fossili ricondotti al
nere Homo, che si è differenziato dall’australopiteco genere Homo fanno pensare che in parallelo all’Ho-
intorno a 2,5  milioni di anni fa. La prima specie del mo habilis, altre specie popolassero l’Africa orienta-
genere Homo, l’Homo habilis, sebbene molto simile ai le (come ad esempio l’Homo rudolphensis i cui resti
suoi diretti predecessori viene già ritenuto uomo per sono stati rinvenuti in Kenya settentrionale); tuttavia
le sue abilità manuali: era infatti in grado di creare è possibile che i vari ritrovamenti ricondotti ai primi
rudimentali utensili di pietra per la caccia, dimostran- esemplari di Homo siano semplicemente indicativi di
una grande variabilità all’interno di un’unica specie,
l’Homo habilis appunto. In Etiopia, una mascella rite-
3
Recentemente sono stati portati alla luce, nel sito sudafricano di nuta appartenere all’Homo habilis è stata ritrovata nel
Malapa, resti completi e ben conservati  di cinque individui, appar- sito di Hadar, nella valle dell’Awash; datata a 2.3 milio-
tenenti probabilmente a una stessa famiglia, che sono stati attribuiti
a un nuovo ominide, l’Australopithecus sediba, vissuto circa due mi-
ni di anni fa, rappresenta il reperto fossile più antico
lioni di anni fa. L’analisi approfondita di due degli scheletri ritrovati associato con questa specie. Altri resti di habilis sono
ha messo in evidenza come tale ominide presenti una sorprendente stati rinvenuti nella parte meridionale dell’Etiopia, nel-
combinazione di tratti che lo rendono molto vicino sia all’uomo che la valle del fiume Omo.
all’australopiteco, spingendo i suoi scopritori a considerarlo come
il più probabile candidato a rappresentare l’anello mancante fra L’Homo habilis (o una delle specie contemporanee)
Australopithecus e i primi esemplari del genere Homo. ha dato luogo, intorno a 1,5 milioni di anni fa, all’Ho-
34 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

FOSSILS OF THE HUMAN FAMILY HOMO H. floresiensis


Indonesia
H. heidelbergensis
Europe
Kenyanthropus platyops?
Kenya
H. habilis H. erectus H. neanderthalensis
Sub-Saharan Africa and Asia Europe and Asia
SAHELANTHROPUS Africa
AUSTRALOPITHECUS ? H. sapiens
ARDIPITHECUS Au. anamensis Au. garhi Au. rudolfensis Worldwide
Kenya, Ethiopia Ethiopia Eastern Africa
S. tchadensis Ar. kadabba Ar. ramidus
Toumaï Ethiopia Ardi Au. afarensis
Chad Ethiopia, Kenya Lucy
Ethiopia, Au. africanus Au. robustus
Tanzania Taung Child South Africa
South Africa
ORRORIN
7 Million Years Ago

1 Million Years Ago


Au. bahrelghazali ?
O. tugenensis Abel
Millennium Man Chad
Kenya Au. aethiopicus Au. boisei
Eastern Africa Eastern Africa

Today
6

2
Miocene Epoch Pliocene Epoch Pleistocene Epoch Holocene Epoch

Fig. 16. Evoluzione degli ominidi a partire da circa 7 milioni di anni (da Gibbons, 2009b).

mo erectus, caratterizzato da altezza fino a 2 m, capa- dato luogo a una sua sottospecie, il moderno Homo
cità cranica di 800-1200 cm3, peso fino a più di 70 kg, sapiens sapiens in grado, intorno a 60-70 mila anni fa,
e una maggiore capacità di lavorare la pietra e altri di colonizzare i vari continenti sostituendosi a ondate
materiali rispetto ai suoi antenati. Esso infatti costruiva successive ad altre popolazione con caratteri più pri-
ripari e utensili elaborati, che permisero di sviluppare mitivi (come ad esempio, l’Homo neanderthalensis o
tecniche di caccia più raffinate con le quali abbattere Uomo di Neandertal in Europa). A ulteriore supporto
prede anche di grandi dimensioni. L’Homo erectus fu il di questa teoria vi sono recenti scoperte nell’area di
primo ominide a scoprire il fuoco ed il primo a uscire Buya, in Eritrea, da parte di un team di ricercatori
dall’Africa. Resti di Homo erectus di circa un milione nell’ambito del “Progetto Internazionale Buya” (cui
di anni sono stati rinvenuti nella penisola di Bouri, in partecipano tra l’altro le Università di Firenze, Padova,
associazione con i resti di ardipiteco e australopiteco Roma La Sapienza e Torino). In tale area infatti sono
descritti sopra. stati ritrovati, nel 1995 e successivamente nel 2010, vari
E sempre nella stessa area, nella località di Herto, sono reperti fossili di Homo erectus datati intorno a 1 milio-
stati ritrovati fossili del successivo Homo sapiens, da- ne di anni fa che presentano, oltre che a caratteristiche
tati intorno a 155,000 anni fa. Questo ominide, con tipiche della specie, dei tratti più evoluti riconducibili
capacità cranica intorno a 1450 cm3 e altezza di 1,7- più direttamente ad Homo sapiens, facendo così pen-
1,8  m, rappresenta il vero progenitore dell’uomo at- sare che la via evolutiva verso l’uomo moderno fosse
tuale, con caratteristiche anatomicamente moderne, già intrapresa in Africa in questo periodo.
simili a quelle attuali. La storia della transizione tra
Homo erectus e il successivo Homo sapiens è a oggi 1.2.4. Breve storia delle ricerche geologiche4
oggetto di grandi controversie. In particolare, due te-
orie sono state proposte per spiegare tale transizione. Come in altre parti dell’Africa orientale, le prime sco-
L’“ipotesi dell’origine unica”, o “fuori dall’Africa”, pro- perte sulla rift valley etiopica risalgono alla prima
pone che gli uomini moderni si siano evoluti in Africa metà del XIX secolo, quando varie spedizioni esplora-
e che siano poi migrati all’esterno sostituendo quegli tive e scientifiche da parte di europei (principalmente
ominidi derivanti da Homo erectus che erano in altre francesi, inglesi, italiani, tedeschi) si sono succedute
parti del mondo. L’“ipotesi multi regionale”, invece, in Etiopia e nel Corno d’Africa. Spinte dalla voglia di
propone che gli uomini moderni si siano evoluti, al- scoprire una terra scientificamente sconosciuta o da
meno in parte, da popolazioni di ominidi indipendenti interessi di tipo coloniale, tali spedizioni sono state
derivanti da Homo erectus migrato in varie parti del spesso effettuate in condizioni di estrema difficoltà,
mondo. La teoria più accreditata è quella dell’origi- ostacolate oltre che da condizioni ambientali avverse
ne unica, supportata soprattutto da dati molecolari: la
comparazione del DNA di individui della specie uma-
na di diverse etnie e regioni suggerisce, infatti, che 4
Una descrizione molto accurata delle esplorazioni e dello svilup-
tutte queste sequenze di DNA si siano evolute mole- po delle conoscenze geologiche nel Corno d’Africa nel XIX e prima
metà del XX secolo è riportata nel libro di Mohr (2009), al quale il
colarmente dalla sequenza di un antenato comune. In
lettore interessato è reindirizzato per avere un resoconto molto più
questa visione, l’Homo sapiens si sarebbe differenziato approfondito sulla storia delle molte spedizioni che hanno interes-
da quello erectus in Africa; successivamente avrebbe sato la rift valley etiopica e le regioni limitrofe.
Introduzione 35

(caldo, mancanza di acqua, malattie come malaria o sistema di valli bordate da grandi faglie lineari più a
dissenteria e presenza di molti animali selvaggi5) da nord fino alla bassa valle dell’Omo, in territorio etio-
situazioni politiche molto instabili o dalla ferocia delle pico. Le osservazioni di Von Höhnel furono di grande
popolazioni locali (come ad esempio in Afar), che in ispirazioni per Eduard Suess che, basandosi di esse
molti casi hanno portato allo sterminio dei compo- e su molte altre informazioni derivanti da spedizioni
nenti delle spedizioni. Malgrado ciò, questi esploratori precedenti in varie parti dell’Africa orientale, fu il pri-
hanno fornito le prime descrizioni geologiche di vaste mo a identificare la presenza di una zona di frattura
regioni fino ad allora inesplorate, riportando le prime continua nell’Africa orientale. Tuttavia, il settore etio-
descrizioni – spesso molto accurate – dei terreni che pico di questo sistema di fratture era all’epoca ine-
caratterizzano le regioni del Corno d’Africa; esse han- splorato e – in assenza di informazioni – Suess poté
no inoltre contribuito fortemente all’individuazione solo speculare che il sistema di faglie identificato da
dei lineamenti geologico-strutturali dell’Etiopia e delle Von Höhnel in Etiopia meridionale si congiungesse
regioni limitrofe. con la valle tettonica ipotizzata da Johnston e Aubry
Già nel 1842 l’inglese Charles Johnston aveva fornito allo sbocco meridionale dell’Afar. Anche John Gregory
una prima descrizione del settore etiopico della rift arrivò a ipotizzare l’esistenza di una grande rift val-
valley africana, sebbene la stessa sia stata poi formaliz- ley africana nel 1894, ma solamente 25 anni più tardi
zata solo 50 anni più tardi da Suess e Gregory. Giunto avrebbe pubblicato una mappa del settore abissino
nella parte meridionale della depressione dell’Afar, della stessa (The Abyssinian sector of the “Great Rift
dove questa si chiude a formare quella che ora cono- Valley”) (Fig. 17).
sciamo come rift valley etiopica, Johnston aveva avuto Le rivelazioni di Suess portarono a un rinnovato im-
l’impressione di trovarsi di fronte a una valle formata peto di ricerca destinato ad ampliare notevolemen-
non per erosione ma per rottura crostale: la valle del te le conoscenze geologiche (questo soprattutto in
fiume Awash – con pareti nette e molto ripide – sem- Kenya e nell’area del lago Tanganica, nella neo-for-
brava risultare da una violenta spaccatura, che ave- mata colonia tedesca Deutsch-Ostafrika). In Etiopia,
va separato i due altopiani ai lati, una volta contigui. rimaneva ancora da definire il legame tettonico tra la
Osservazioni condivise anche dal francese Alphonse zona meridionale e l’Afar, sebbene alcune spedizio-
Aubry, il quale – durante una spedizione del 1884 – ni avessero individuato episodi di vulcanismo recen-
aveva ipotizzato da un lato una origine tettonica per la te e grandi bacini lacustri all’interno di valli bordate
scarpata occidentale dell’Afar, dall’altro una sua prose- da scarpate, come ad esempio il lago Abaya, allora
cuzione verso sud, in Etiopia centrale. denominato Margherita in onore della regina d’Italia,
Grande sviluppo alla conoscenza delle rift valleys fu descritto per la prima volta da Vittorio Bòttego durante
portato, pochi anni più tardi (nel 1887-1888), da una una spedizione del 1896. Questo legame fu ipotizza-
spedizione guidata dal conte ungherese Samuel Teleki to nello stesso anno dal mineralogista svizzero Ulrich
e comprendente come comandante in seconda il te- Grubenmann che, in una descrizione della geologia
nente navale Luwig Ritter von Höhnel. La spedizio- dell’Etiopia basata sull’analisi della letteratura esisten-
ne, dopo aver seguito e cartografato il settore kenia- te, fece il primo riferimento esplicito al settore etiopi-
no della rift valley (la cui parte centrale era già stata co della rift valley. Egli infatti, probabilmente ispirato
descritta dall’esploratore e naturalista scozzese Joseph dalle osservazioni di Suess, descrisse l’esistenza di un
Thomson nel  1883), proseguì a nord entrando nella profondo graben che tagliava gli altopiani dell’Etiopia
parte meridionale dell’Etiopia e individuando due la- dall’angolo sud-occidentale della depressione dell’A-
ghi precedentemente sconosciuti, il lago Turkana (che far, a nord, fino alla bassa valle dell’Omo, a sud. Pochi
fu chiamato lago Rodolfo in onore del principe austro- anni dopo, nel 1900-1901, una spedizione guidata dal
ungarico Rodolfo d’Asburgo-Lorena) e il lago Chow barone Carl von Erlanger e Oscar Neumann attraversò
Bahir (che fu chiamato lago Stefania, in onore di sua da nord a sud la rift valley etiopica. Neumann fu il
altezza imperiale l’arciduchessa consorte del principe primo esploratore con grande interesse geologico ad
Rodolfo). Von Höhnel (geologo per diletto) confermò osservare la rift valley in tutta la sua lunghezza, deline-
la presenza nel Kenya centrale di una valle limitata andone con dettaglio il suo intero sviluppo (Fig. 18) e
da grandi faglie lineari, con all’interno una sequenza stabilendo la natura vulcanica recente del fondovalle.
di bacini lacustri isolati, di faglie e di fessure molto I campioni petrografici della spedizione furono analiz-
recenti (già descritta da Thomson) ed estese questo zati dal mineralogista tedesco Maximilian Weber che
nell’appendice al suo lavoro petrografico descrisse in
maniera estremamente accurata la struttura della rift
5
Spedizioni in Etiopia dell’inizio del 1900 descrivono la rift valley valley etiopica, bordata da scarpate di faglie che si
come popolata con abbondanza da elefanti, leoni, giraffe, rinoce- sviluppavano in maniera continua dalla valle Sagan a
ronti e altri animali di grossa taglia, la cui presenza “in molte zone, sud, attraverso i bacini dei laghi Abaya, Awasa e Shala,
naturalmente lontane dalle grandi vie” è sottolineata anche nella
fino alla valle del fiume Awash e al margine sud-occi-
Guida Turistica dell’Africa orientale Italiana della Consociazione
Turistica Italiana (1938). Oggi quasi tutti gli animali di grossa taglia dentale dell’Afar a nord.
sono praticamente estinti in quasi tutto il territorio etiopico. Terminate queste prime spedizioni esplorative, il nuovo
36 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Fig. 17. Carta del setto-


re etiopico della grande
rift valley africana di John
Gregory del 1920.

secolo vide numerose spedizioni geologiche da parte di tedesco Hans Reck nel  1930 e resa più accurata dal
università europee e dei governi nelle colonie dell’Africa belga Paul Fontainas nel 1937. Gregory nelle sue carte
orientale, spedizioni poi interrotte bruscamente identificava un blocco delle Alpi Dancale, interpretato
dalla prima guerra mondiale. In Eritrea ad esempio, come sollevato rispetto ai bacini del Mar Rosso e
queste ricerche portarono ad ampliare notevolmente dell’Afar. Analogamente nel  1924, Paolo Vinassa de
la conoscenza geologica, come testimoniato dalla Regny, geologo all’Università di Parma, pubblicò una
spedizione del geologo Giotto Dainelli e del geografo monografia con carta geologica a colori, intitolata
Olinto Marinelli del 1905-1906 che delinearono Dancalia, nella quale identificò il blocco delle Alpi
in modo approfondito la geologia della regione Dancale come un blocco crostale isolato tra le rocce
includendo la parte settentrionale della depressione vulcaniche recenti dell’Afar e del Mar Rosso. Nel 1931
dell’Afar e descrivendo accuratamente molti vulcani egli descrisse il margine occidentale di tale blocco
attivi. Gli anni del primo dopoguerra videro nuovo come marcato da una faglia che deformava anche i
interesse nell’analisi della distribuzione delle faglie depositi quaternari. Successivamente, nel  1938, il
responsabili della genesi della rift valley etiopica. John tedesco Rudolf Schottenloher produsse una carta delle
Gregory pubblicò nel 1920 un aggiornamento del suo faglie principali associate alla porzione etiopica della
lavoro del 1896, in cui la carta topografica dell’intero rift valley (Fig. 20); tale carta, mostrava in modo molto
rift africano ora includeva anche le scarpate bordiere dettagliato alcuni aspetti principali della deformazione
del settore etiopico e della depressione dell’Afar (Fig. associata al rifting in Etiopia. In particolare: la
4). Queste scarpate furono poi mappate come vere e presenza di un’ampia zona di deformazione nella
proprie faglie dal tedesco Erich Krenkel in una carta parte meridionale dell’Etiopia con una serie di bacini
del  1925 (Fig.  19), carta a sua volta riprodotta dal paralleli anche a ovest della rift valley, la biforcazione
Introduzione 37

Fig. 18. Morfologia della rift valley etiopica come riportata Fig. 19. Carta delle faglie del rift etiopico di Erich Krenkel del
da Oscar Neumann nel 1901. 1925.

della fossa tettonica in prossimità delle montagne all’interno della depressione dell’Afar, portarono
Amaro, e la presenza di una zona di faglia estesa all’identificazione all’interno di essa di fasce lineari
in direzione circa est-ovest all’interno dell’altopiano di vulcani e faglie che si estendevano verso sud in
etiopico all’altezza di Addis Abeba. direzione della rift valley etiopica, e fornirono una
Da notare come in Etiopia fu paradossalmente descrizione della struttura del margine sud-orientale
l’invasione italiana6 a riavviare un periodo di dell’Afar, già studiato dai francesi Pierre Teilhard de
progresso nella ricerca geologica nell’area. La tragedia Chardin e Maurice Dreyfuss in una spedizione del
dell’occupazione italiana vide la nascita di alcuni lavori 1928-1929. Teilhard de Chardin riconobbe inoltre
fondamentali nella geologia del Corno d’Africa, come la continuità dei sedimenti mesozoici e dell’esteso
la memoria del 1938 sulla missione geologica in Tigrai vulcanismo oligocenico tra Etiopia, Somalia e
di Giovanni Merla e Enzo Minucci (dell’Università di Arabia: la loro separazione attuale richiedeva quindi
Firenze) che presentava carte geologiche ottenute gli spostamenti delle masse continentali ipotizzati
dall’analisi di fotografie aeree e con l’ausilio di da Alfred Wegener nella sua teoria della deriva dei
carte topografiche di precisione. In tale memoria continenti. Ipotesi che trovava anche conferma nelle
si identificavano delle valli con fagliazione molto ricerche del responsabile di una delle esplorazioni
recente lungo la scarpata occidentale dell’Afar. Con geologiche coordinate dell’AGIP, il Prof. Michele
l’occupazione italiana molte prospezioni geologiche Gortani, il quale in una pubblicazione (presentata
della fine degli anni  ’30 furono anche coordinate nel  1944 ma poi ritardata dalle vicende del secondo
conflitto mondiale fino al  1950) concludeva che
dall’AGIP, per la ricerca di risorse petrolifere. Tali
la formazione dell’Afar e delle rift valleys africane
esplorazioni identificarono la densa fagliazione
“possono invocare solamente le teorie basate sulla
mobilità delle masse continentali”. Eredità del periodo
coloniale in Etiopia e in Africa orientale in generale
6
La conquista dell’Impero d’Etiopia da parte delle forze italiane
furono importanti sintesi sulla geologia del Corno
avvenne nel 1936, dopo sette mesi di combattimenti contro le forze
etiopi. Il 9 maggio 1936 l’Etiopia veniva annessa ai territori dell’Afri- d’Africa, come quelle di Giuseppe Stefanini e Giotto
ca orientale italiana, denominazione ufficiale dell’Impero coloniale Dainelli, e molti dati delle esplorazioni petrolifere
italiano in Africa orientale e comprendente anche l’Eritrea (prima dell’AGIP che sarebbero stati poi pubblicati molto
colonia del Regno d’Italia in Africa, in cui l’occupazione italiana
successivamente (negli anni  ’70) da Giovanni Merla
iniziò nel 1869 e che nel 1890 fu dichiarata ufficialmente colonia) e
la Somalia Italiana (che fu un protettorato italiano dal 1889 al 1905 e colleghi. In particolare, allo Stefanini (che già
e ufficialmente colonia dal 1905). nel  1922 in occasione del XIII Congresso Geologico
38 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

valley. Tra esse spiccano le ricerche dell’irlandese Paul


Mohr, che negli anni Sessanta ha illustrato –  secondo
una visione tuttora valida – la distribuzione delle faglie
e del vulcanismo della rift valley. Risultano inoltre di
notevole importanza le sintesi di dati geologici riportati
nella Geological Map of Ethiopia and Somalia (alla scala
1:2.000.000), coordinata da Giovanni Merla e pubblicata
(nel  1973, con le relative note illustrative pubblicate
nel 1979) dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, e nella
Geological Map of Ethiopia (sempre alla scala 1:2.000.000),
compilata di V. Kazmin e pubblicata nel 1973 (con le note
illustrative pubblicate nel  1975). Nello stesso periodo
si sviluppano le ricerche del gruppo italo-francese del
CNR-CNRS in Afar che portano a delineare in dettaglio
la strutturazione vulcano-tettonica dell’area (si vedano ad
esempio i numerosi lavori scientifici di Franco Barberi,
Jacques Varet e colleghi). L’aumento delle conoscenze
sulla geologia dell’Africa orientale porta a inquadrare la
zona di raccordo tra Mar Rosso, Golfo di Aden e rift
valleys africane nel quadro più ampio della tettonica
delle placche e dei processi di separazione dei continenti
Fig. 20. Carta delle faglie principali associate al rift etiopico di e formazione di nuovi bacini oceanici.
Rudolf Schottenloher del 1938. Al grande incremento della conoscenza hanno
attivamente partecipato ricercatori italiani di varie
università (principalmente Firenze, Padova, Pisa, Roma)
Internazionale era stato chiamato a fare parte della e del Consiglio Nazionale delle Ricerche che, oltre che
commissione per la preparazione della carta geologica a importanti scoperte scientifiche (ad esempio i vari
in scala 1:5.000.000 dell’Africa con il compito di ritrovamenti di resti di Homo erectus effettuati nell’area di
coordinare i dati dell’Eritrea, Somalia ed Etiopia) si Buya in Eritrea), hanno portato – attraverso collaborazioni
deve un lavoro generale sulla geologia dell’Etiopia
con istituzioni locali – anche alla formazione di personale
occidentale (del  1933) e una prima carta geologica
altamente specializzato in varie istituzioni di ricerca del
di sintesi dell’Africa orientale (del  1936) corredata
Corno d’Africa (come l’Università di Addis Abeba o il
di note illustrative. Successivamente, Giotto Dainelli
Servizio Geologico dell’Etiopia).
pubblicò nel  1943 la “Geologia dell’Africa orientale”
In anni ancora più recenti le ricerche sul rift etiopico,
(in quattro volumi e con una carta in scala 1:2.000.000
sfruttando tecnologie sempre più avanzate (ad esempio:
dell’intero Corno d’Africa), che rimane un’opera
immagini satellitari o modelli digitali del terreno)
monumentale che sintetizza l’immensa mole di dati
scientifici disponibili (in varie lingue) per una regione e una logistica sul terreno molto più agevole, sono
estremamente vasta. Tra la moltitudine di argomenti proliferate e si sono via via diversificate, chiarendo
trattati, in tale lavoro Dainelli indica l’Afar e la rift ancora maggiormente le varie fasi evolutive del
valley etiopica come il risultato della subsidenza di rifting, delineandone notevoli differenze in vari settori
un altopiano originariamente continuo formato nella della rift valley e fornendo – attraverso l’acquisizione
parte sommitale da immense colate di lava; egli inoltre di nuovi, accurati dati geofisici  – una visione
interpretò la fagliazione come inizialmente distribuita tridimensionale del processo. A ciò hanno contribuito
su ampie aree e poi progressivamente focalizzata recenti progetti multidisciplinari internazionali, come
in regioni molto strette, concetto che rimane tuttora il progetto EAGLE (The Ethiopia Afar Geoscientific
valido). Lithospheric Experiment) i cui risultati hanno permesso
Questi pionieristici lavori, che ebbero una diffusione di definire la struttura profonda della crosta e della
limitata soprattutto perché scritti in italiano, hanno gettato litosfera, le relazioni con la struttura superficiale e
le basi per la moderna analisi della geologia del Corno di comprendere l’importanza delle interazioni tra
d’Africa e della rift valley etiopica, portata avanti da deformazione e magmatismo durante il rifting e
numerose missioni scientifiche prevalentemente italiane, la rottura continentale. Interazioni che l’analisi “in
francesi e inglesi che si sono succedute nella seconda diretta” di un recente episodio sismico ed eruttivo al
metà del XX secolo. In questa nuova fase delle ricerche vulcano Dabbahu in Afar ha permesso di osservare
scientifiche si sviluppano infatti vere e proprie pietre (anche attraverso sofisticate misure satellitari) con un
miliari della storia della conoscenza geologica della rift dettaglio mai verificato in precedenza.
39

2. Evoluzione geologica della rift valley etiopica

La storia geologica della rift valley etiopica inizia in- 2.1. I “trappi” etiopi e il sollevamento degli
torno a 45 milioni di anni fa, nell’Eocene, e può esse- altopiani
re sintetizzata in alcune principali fasi evolutive che,
come di seguito illustrato, esemplificano l’evoluzione La prima fase legata alla formazione della fossa tettoni-
dei fenomeni di estensione e rottura delle placche ca dell’Etiopia è caratterizzata da un’intensa attività vul-
continentali. Esse comprendono: una prima fase di in- canica, iniziata nell’Eocene (intorno a 45 milioni di anni
tenso e diffuso vulcanismo basaltico (i cosiddetti “trap- fa nel sud dell’Etiopia), che ha portato alla formazione
pi” etiopi), concomitante con l’inizio del sollevamento dei cosiddetti “trappi” (Figg. 2.1.1, 2.1.2). I trappi sono
degli altopiani etiopico e somalo; la formazione della costituiti da numerose colate prevalentemente basalti-
rift valley e delle imponenti scarpate tettoniche che la che, con subordinate rioliti, che complessivamente rag-
separano dagli altopiani; una fase tardiva di vulcani- giungono spessori medi di 500-1500 m, ma che posso-
smo e deformazione all’interno della depressione, che no arrivare in alcune aree a 3000 m. I trappi attualmente
anticipa la rottura continentale e la formazione di un occupano un’area di circa 600.000 km2, che compren-
nuovo bacino oceanico. de gran parte degli altopiani etiopico e somalo, parte

Sedimenti recenti
(Pleistocene-Olocene)

* Rocce vulcaniche
* RIFT (Pleistocene-Olocene)
** Rocce vulcaniche
** (Pliocene-Pleistocene)
** *
* ** Rocce vulcaniche
* * (Miocene-Pliocene)
*
* Basalti tipo “trappi”
* *
* (Eocene-Miocene)
*
* Graniti
* * (Oligocene-Miocene)
PRE-RIFT

* Rocce sedimentarie
* * (Paleozoico sup-Eocene)
Rocce del basamento cristallino
(Neoproterozoico )

Vulcani
** * (Pleistocene-Olocene)
*
* Faglie
*
* Laghi
* *
* *
* *
***
* *
*
*
* *
*
*
* *

*
*
*
N

300 km *

Fig. 21. Carta geologica dell’Etiopia (modificata da Geological Survey of Ethiopia, 1996).
40 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Rocce vulcaniche del rift


(Miocene-Olocene)
Basalti tipo “trappi”
(Eocene-Miocene)

Laghi

300 km

Fig. 22. Estensione del vulcanismo Terziario in Etiopia. I prodotti vulcanici sono suddivisi in basalti tipo trappi e vulcanismo asso-
ciato al rift in senso stretto.

dell’altopiano yemenita e del territorio di Gibuti, e che


Simien
rappresenta una delle più estese zone vulcaniche del [30.4 &
18.7 Ma]
pianeta Terra. Si stima che l’area inizialmente interes-
sata da questa attività vulcanica (prima che parte delle
rocce sia stata erosa) sia stata di circa 750.000 km2, con
un volume di materiale vulcanico eruttato intorno ai
Lago
300.000 km3. Le colate basaltiche hanno ricoperto una Tana
sequenza di rocce più antiche, le cui età variano dal Guna
[10.7 Ma]
pre-Cambriano al Cretaceo. La successiva erosione di
questa spessa pila di colate laviche ha in molte aree
formato una tipica morfologia a gradini nel profilo dei
versanti, dal quale deriva il termine “trappi”, parola Choke
[22.4 Ma]
svedese che significa “scala”.
La messa in posto di queste numerose colate basaltiche è Guguftu
[22.3 Ma]
avvenuta prevalentemente attraverso fessure vulcaniche,
Nilo
con i tassi eruttivi più alti tra 45 e 25 milioni di anni fa e Az
zu
con picchi di massima intensità intorno a 32-30 milioni rr
o
di anni fa. Secondo alcune teorie questa intensa attività
vulcanica sarebbe responsabile –  attraverso la massiva
immissione di gas e polveri nell’atmosfera – di importanti
variazioni climatiche, innescando il passaggio a climi più
freddi e secchi e determinando l’avanzamento della ca- 100km Addis
lotta glaciale Antartica, l’abbassamento del livello marino Abeba

(il più importante del Terziario) e anche un calo della Fig. 23. I grandi vulcani di età compresa tra i 30 e i 10 milioni
biodiversità ed estinzioni di specie. Successivamente a di anni dal presente che formano i maggiori rilievi montuosi
questo picco di attività eruttiva prevalentemente fessu- dell’altopiano etiopico (modificata da Kieffer et al., 2004).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 41

rale, il vulcanismo è continuato (anche se con volumi etiopico e somalo, elevandosi fino a più di 2000 m al di
minori) attraverso eruzioni da grandi vulcani a scudo, in sopra di essi ed essendo caratterizzati da una base con
un ampio periodo di tempo che va dai 30 ai 10 milioni diametro fino 50-100 km (come ad esempio i sopracitati
di anni fa. Questi vulcani formano alcuni tra i più im- monti Simien che arrivano a più di 4500 m di quota, ma
ponenti rilievi montuosi che caratterizzano gli altopiani anche i monti Guna, Choke, Guguftu; Fig. 23).

I trappi etiopi nella valle di un affluente del Nilo Azzurro presso la chiesa di Debre Libanos. I trappi sono le imponenti colate basal-
tiche tabulari che si vedono nella parte alta del versante; in basso, di colore più rossastro, sono le rocce sedimentarie mesozoiche
sulle quali le colate basaltiche si sono deposte.

La tipica morfologia dei trappi etiopi nell’area di Lalibela.


42 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Brevi cenni sulla geologia precedente alla formazione della rift valley

Le imponenti colate basaltiche che formano i trappi etiopi sono deposte al di sopra di una sequenza di rocce
più antiche, che si sono formate a partire dal pre-Cambriano. Tali sequenze sono composte da rocce meta-
morfiche che formano un basamento cristallino pre-Cambriano e da sovrastanti sedimenti marini mesozoici.
La storia geologica dell’Etiopia precedente al rifting Terziario può essere riassunta in alcune principali fasi.
La prima fase corrisponde a eventi deformativi legati alla cosiddetta orogenesi pan-africana, che ha generato
vaste catene montuose in seguito alla collisione tra la parte orientale e quella occidentale del supercontinente
Gondwana. L’attuale regione del Corno d’Africa era compresa nella parte settentrionale di tale orogene, dove
vari eventi di piegamento, compressione e metamorfismo hanno dato origine a sequenze di rocce metamor-
fiche estremamente piegate e deformate e composte da marmi, gneiss, quarziti.
Alla fase di convergenza e compressione, segue una lunga fase di stasi tettonica durante la quale i rilevi
montuosi sono stati interessati da due fasi glaciali durante l’Ordoviciano, intorno a 500 milioni di anni fa, e il
Carbonifero, intorno a 300 milioni di anni fa. In questa fase di tranquillità tettonica, queste catene montuose
sono state erose e smantellate completamente formando il basamento cristallino sub-pianeggiante sul quale
si depositano tutte le sequenze rocciose successive. A questo smantellamento segue infatti la deposizione
a partire dal Permiano e poi durante tutto il Mesozoico di varie sequenze di sedimenti prima continentali e
successivamente marini, all’interno di bacini sedimentari disposti con direzione NO-SE (ossia circa perpen-
dicolari all’attuale rift valley etiopica).

Sezione geologica schematica dell’area di Kella (modificata da Abebe et al., 2005). Dal basso verso l’alto si osservano le
rocce metamorfiche del basamento cristallino, i sedimenti mesozoici e le sovrastanti rocce vulcaniche terziarie.

Localizzazione dell’attuale regione dell’Etiopia all’interno del supercontinente Gondwana (da Corti, 2009).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 43

Questi eventi sono stati successivamente seguiti da locali eventi compressivi che terminano nel Paleogene a
cui segue l’inizio del rifting con la deposizione dei “trappi” etiopi.
Le rocce del basamento cristallino sono principalmente esposte in Etiopia occidentale e settentrionale e nella
parte meridionale della rift valley mentre le sovrastanti successioni sedimentarie mesozoiche sono princi-
palmente esposte in Etiopia orientale, sud-orientale e settentrionale, e affiorano nella loro completezza in
corrispondenza della gola scavata dal Nilo Azzurro tra Addis Abeba e Debre Marcos (vedi itinerario 9 nel ca-
pitolo 3 di questo volume). Solo un piccolo affioramento di queste sequenze precedenti alla storia geologica
del rifting è presente all’interno della rift valley etiopica, alla base della scarpata occidentale in prossimità
del villaggio di Kella.

L’attività vulcanica dei trappi etiopi è avvenuta con-


temporaneamente (o poco prima) all’inizio di un’in-
tensa fase di sollevamento generale del territorio
etiopico che ha portato alla formazione degli alto-
piani etiopico e somalo. Tali altopiani sono parte del
cosiddetto African Superswell (mega-rigonfiamento
africano), una regione a topografia anormalmente
elevata che comprende sia gli altopiani dell’Africa
orientale (Etiopia, Kenya, Tanzania), che l’altopiano
del Sudafrica (la topografia anomala coinvolge inol-
tre anche il fondo dell’Oceano Atlantico sud-orienta-
le) (Fig. 24). La presenza di questi sterminati altopia-
ni fa sì che la maggior parte del continente africano
si trovi a una quota superiore ai 1000 m, rappresen-
tando così il continente con altitudine media più ele-
vata. La topografia anomala del continente africano
risulta dal sollevamento degli altopiani rispetto alle
regioni circostanti avvenuto durante il Terziario. In
Etiopia, gli altopiani si sono sollevati di circa 2  km
negli ultimi 30 milioni di anni circa, anche se tuttora
non sono chiare le modalità di questo sollevamento.
È infatti possibile che il sollevamento sia avvenuto in
un periodo intorno ai circa 20-30 milioni di anni fa,
e che già a partire da 20 milioni di anni gli altopiani
avessero l’attuale fisiografia. Al contrario, altre ipotesi
Fig. 24. L’area a topografia elevata all’interno del continente
suggeriscono come il sollevamento, sebbene iniziato
africano corrispondente al cosiddetto African Superswell (me-
molto lentamente intorno ai 30 milioni di anni, possa ga-rigonfiamento africano).
essere avvenuto principalmente a partire da 6 milioni
di anni fa.
È stato ipotizzato come il sollevamento degli alto- L’importante fase di vulcanismo di tipo trappico (ini-
piani possa aver avuto influenze sulla circolazione ziata intorno ai 45-30  milioni di anni) e il solleva-
atmosferica portando a una modificazione del clima mento degli altopiani (iniziata intorno ai 30  milioni
dell’Africa orientale. In particolare, la creazione di di anni) sono generalmente precedenti alle prime
questi rilievi montuosi avrebbe dato luogo a barriere fasi di formazione della rift valley iniziate intorno ai
orografiche in grado di inibire la circolazione zonale 25 milioni di anni in Afar e successivamente (dai cir-
di aria umida, causando l’instaurazione di climi più ca 10 milioni di anni) nel Main Ethiopian Rift. Questa
aridi e determinando il passaggio da vegetazione di sequenza di eventi indica l’influenza di un pennac-
tipo foresta a vegetazione prevalentemente erbosa in chio di mantello caldo (mantle plume) al di sotto
ambiente di savana. L’adattamento a questa variazio- della litosfera nella genesi delle forze tensionali che
ne negli habitat naturali avrebbe avuto un ruolo pri- hanno guidato l’estensione delle placche litosferiche
mario negli andamenti evolutivi degli ominidi dell’A- in Africa orientale e la conseguente formazione della
frica orientale. rift valley.
44 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

La formazione della rift valley africana e la dinamica del mantello profondo

Le forze tensionali responsabili dell’estensione continentale sono generalmente riferite a due modelli oppo-
sti: il rifting passivo e il rifting attivo. Nel rifting passivo, le placche sono sottoposte a forze tensionali che si
originano ai loro margini: questo avviene ad esempio quando una placca entra in subduzione e viene stirata
al suo interno dalle forze derivanti dal suo trascinamento verso il basso all’interno del mantello. In questo
caso, le forze tensionali deformano e assottigliano la litosfera generando una risalita passiva di materiale
caldo profondo e una sequenza temporale tipica di eventi che comprende la iniziale formazione di una
depressione tettonica seguita da vulcanismo e sollevamento locale delle aree circostanti al rift. Nel rifting
attivo, invece, le forze tensionali sono generate all’interno della placca dalla risalita di una mantle plume,
ossia un “pennacchio” di materiale caldo dal mantello che impatta la base della litosfera e tende ad allargarsi
al di sotto di essa. In questo caso, l’anomalia termica derivante dalla risalita di questo materiale caldo e la
sua decompressione, che a sua volta dà luogo a fusione parziale con produzione di notevoli quantità di
magma basaltico, determina una sequenza di eventi opposta alla precedente. Essa consiste in un’iniziale fase
di diffuso vulcanismo tipo trappico e sollevamento di ampie regioni, seguita dalla formazione di una rift val-

Rappresentazione sche-
matica dei processi di
rifting passivo e attivo.

Sequenza evolutiva di
un pennacchio di man-
tello (mantle plume). Il
pennacchio si origina
come instabilità ter-
mica nelle profondità
del mantello, al limite
nucleo-mantello o alla
discontinuità presen-
te alla profondità di
660  km (sinistra): si
tratta di materiale più
caldo e meno denso
del materiale circostan-
te che tende a risalire
all’interno del mantello
(centro). Quando impat-
ta la base della litosfe-
ra, la mantle plume genera vulcanismo e sollevamento; la sua espansione tende a generare forze tensionali nella litosfera
soprastante e la sua successiva deformazione con formazione della rift valley.
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 45

Rappresentazione schematica dei due pennacchi di mantel- Evidenze geofisiche dell’esistenza di un super-pennacchio
lo che sono stati ipotizzati in prossimità della depressione di mantello sotto incontinente africano. L’esistenza del super-
dell’Afar e del rift del Kenya (modificato da Chang e Van pennacchio è suggerita dalla presenza di un’anomalia ne-
der Lee, 2011). gativa a larga scala nella velocità di propagazione delle
onde sismiche che indica la presenza di materiale più cal-
do e meno denso di quello circostante. Questa anomalia
si origina al limite nucleo-mantello sotto il Sudafrica e risale
ley. La manifestazione superficiale del pennacchio all’interno del mantello fino ad arrivare a basse profondità
sotto l’Etiopia come mostrato dalle rappresentazioni bidimen-
di mantello in risalita, con sollevamento regionale
sionale (a) e tridimensionale (b) mostrate in figura (modificate
e presenza di diffuso vulcanismo, si chiama “punto da Ritsema et al., 1999; Simmons et al., 2007).
caldo” (hot spot).
La cronologia degli eventi che caratterizza la rift val-
ley in Etiopia, con la presenza di esteso vulcanismo e
(di almeno parte) del sollevamento degli altopiani prima di importanti movimenti tettonici, suggerisce come le
forze tensionali responsabili del rifting possano essere legate alla dinamica profonda del mantello, e in parti-
colare alla risalita di un “pennacchio” di materiale caldo dal mantello profondo (rifting attivo). Questa ipotesi,
già avanzata negli anni ’70, è supportata sia da analisi geochimiche delle rocce vulcaniche che compongono
i trappi etiopi, sia da recenti analisi geofisiche a grande scala che hanno evidenziato la presenza di zone
anormalmente calde all’interno del mantello riconducibili a strutture di tipo mantle plume. Tuttavia non esiste
attualmente consenso sul numero di mantle plumes che si troverebbero al di sotto del rift africano e sulla loro
localizzazione. Generalmente si ritiene che esistano almeno due pennacchi mantello all’interno del mantello
“superficiale” (fino a circa 400  km di profondità), uno localizzato in prossimità della depressione dell’Afar
(Afar plume) e un altro al di sotto del Kenya (Kenya plume). In una delle ipotesi più accreditate attualmente
si ritiene che tali pennacchi si originino come effetti secondari da un mega-pennacchio sotto il continente afri-
cano (African superplume o South African superplume) che, partendo dalla base del mantello terrestre (a una
profondità di circa 2900 km) in corrispondenza del Sudafrica, risale obliquamente sotto il continente africano
verso nord. Nella sua risalita verso la superficie, questo mega-pennacchio darebbe origine a pennacchi minori
più superficiali, corrispondenti appunto alle plumes dell’Afar e del Kenya. Secondo analisi molto recenti, un
altro mega-pennacchio sarebbe attualemente presente sotto la parte occidentale del continente africano (la
cosiddetta West African superplume), dando origine più in superficie ad altri pennacchi minori responsabili del
vulcanismo recente in alcuni massicci isolati come l’Hoggar o il Tibesti. Tuttavia, il legame tra le plumes minori
all’interno del mantello più superficiale e i mega-pennacchi profondi è tutt’ora oggetto di grande discussione.
46 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

2.2. Le fasi iniziali del rifting: la formazione


della rift valley

La formazione di una rift valley rappresenta il primo


episodio legato all’allontanamento delle placche conti-
nentali. In risposta alle forze tensionali all’interno delle
placche, infatti, si formano sistemi di faglie normali che
Rift
determinano lo sprofondamento del fondovalle rispetto valley
ai circostanti altopiani dando luogo a imponenti scarpate
tettoniche. Poiché si sviluppano al bordo della depres-
sione tettonica, queste grandi faglie normali sono dette
“bordiere” (Figg. 25, 26). In Etiopia, la formazione delle
faglie normali e lo sprofondamento della rift valley sono
avvenute in prossimità di una zona di debolezza all’in-
terno della litosfera continentale, debolezza ereditata da Faglia
cicli tettonici precedenti e corrispondente a una fascia normale
Scarpata
tettonica
di collisione di età pre-Cambriana (precedente a circa Altopiano

550  milioni di anni fa) localizzata tra due domini più Rift
valley
resistenti rappresentati dagli attuali altopiani etiopico e
somalo. L’attivazione dei sistemi di faglie normali e la Riempimento
vulcanico e
sedimentario
formazione delle rift valleys non avvengono contempo-
Rigetto
raneamente in tutta l’estensione del rift etiopico: si tratta verticale
in realtà di un processo asincrono che inizia precoce-
mente nella parte settentrionale (Afar) e diviene via via
Faglia
più giovane procedendo verso sud. In Afar le prime fasi normale
deformative avvengono infatti nell’Oligocene, a partire
da circa 25 milioni di anni fa, in relazione all’inizio dell’al- Fig. 25. Evoluzione della rift valley nelle fasi iniziali della sua
lontanamento delle placche araba e africana. In questa formazione.
fase inizia la formazione delle faglie normali che borda-
no la depressione, e che sono orientate circa nord-sud
nel margine occidentale (grandi scarpate tettoniche che propagarsi verso sud determinando l’inizio della tettoni-
separano la depressione dell’altopiano etiopico) e circa ca distensiva a circa 6-7 milioni di anni nella Regione dei
est-ovest nel margine sud-orientale (scarpate che sepa- laghi (scarpate di Asela-Langano e di Fonko-Guraghe) e
rano la depressione dall’altopiano somalo). Nel Main successivamente nella porzione più meridionale (scar-
Ethiopian Rift, invece, si ritiene che la deformazione inizi pate di Chencha, delle montagne Amaro e bacini circo-
a circa 10-12 milioni di anni nella parte più settentrionale stanti) (Fig. 27). In questo settore, la tettonica distensiva
(scarpate di Sire-Arboye e del fiume Kessem), per poi e la formazione della rift valley avvengono in seguito

Faglie: 0 50km
bordiere Mar Rosso
(maggiori)
r
be

bordiere
n ko

(minori)
interne
ata A

Principali
segmenti
a rp

magmatici
Quaternari Erta Ale Fantale
Sc

Centri
eruttivi
Caldere

Dabbahu
Golfo di
Aden e
b oy Faglie:
Ar bordiere
a ta
(maggiori)
p
ar
bordiere
Sc
(minori)
L. Koka interne
(Wonji)
G Kone Vulcanismo
Quaternario
Centri
Boseti eruttivi
Caldere

Fig. 26a. Carta strutturale della depressione dell’Afar (modifica- Fig. 26b. Carta strutturale della parte settentrionale del Main
ta CNR-CNRS, 1971, 1975; Geological Survey of Ethiopia, Ethiopian Rift (da Corti, 2009).
1996).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 47

0 50km
Debre Zeyt

lam
L. Awasa

Se
re
e L. Koka

ge
h
ag

di A
ur
lG

ta
rpa
de

L. Abaya
ta

Sca
Bacini
pa

L. Ziway di Gofa
ar
Sc

Butajira Bacino
Gedemsa L. Chamo
Galana

ela
ko

As
Fon

Bacino Montagne
no-
L. Langano
Chamo Amaro
a di

ga
L. Abijata
Lan

Faglie:
rp at

bordiere
L. Shala (maggiori)
a di
S ca

Faglie:
bordiere L. Turkana bordiere
rp at

(minori) (maggiori)
interne Rift del
bordiere
(Wonji) Ririba (minori)
S ca

Vulcanismo interne
(Wonji)
Quaternario
Vulcanismo
Centri Quaternario
eruttivi Centri
Caldere 0 50km eruttivi
L. Awasa

Fig. 26c. Carta strutturale della parte centrale del Main Fig. 26d. Carta strutturale della parte meridionale del Main
Ethiopian Rift (da Corti, 2009). Ethiopian Rift (da Corti, 2009).

all’allontanamento della placca


somala rispetto a quella africa-
na. Nel Main Ethiopian Rift, le

m
se
faglie normali e le relative scar-

s
Ke
pate tettoniche hanno orienta-
e
m
l fiu
zioni che variano gradualmen- de
ata
rp
te da NE-SO nella parte setten- Sc
a

trionale a circa nord-sud nella


parte meridionale (Fig. 7).
Nelle prime fasi evolutive, qua-
si tutta la deformazione legata
all’allontanamento delle plac- ghe
ye

ra
Gu
bo

che avviene in prossimità delle -


Ar

ire
l

a di S
de

grandi scarpate tettoniche, che a rpat


ata

Sc
sono generalmente caratteriz-
Scarp

a
sel
zate da una notevole estensio- -A
ko

no
on

ne laterale, come ad esempio


ga
iF

an
ia d

nel caso della faglia di Fonko,


iL d
l
Fag

al bordo occidentale della rift


pata

valley nella Regione dei laghi,


Scar

che raggiunge i 75 km di lun-


ghezza (Fig. 27). Lungo queste
strutture il moto di divergenza
si riflette in notevoli movimen-
am
Sel

ti verticali con conseguente


re

progressivo approfondimento
ge
A

della fossa tettonica: in queste


di
a
nch

ta

condizioni, la rift valley viene


rp a
he

via via riempita da materiale iC


Sca
d

principalmente vulcanico e
a
atrp

secondariamente da sedimen-
aro
Sca

Monti Am

ti di tipo fluviale, lacustre e/o


evaporitico. Se le grandi faglie
normali si sviluppano su en-
trambi i margini della depres- Fig. 27. Principali scarpate tettoniche all’interno del Main Ethiopian Rift.
48 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Morfologia delle grandi faglie


normali del margine orientale del
Main Ethiopian Rift.

NordOvest SudEst

4 Altopiano Etiope Altopiano Somalo

2 Vulcano Boseti

0
km

-2

-4
0 50 100 150 km

Ovest Est
Altopiano Somalo
Altopiano Etiope
4
Regione dei laghi

0
km

-2 Fig. 28. Sezioni geologiche at-


traverso la parte settentrionale
-4 (in alto) e centrale (in basso) del
0 50 100 150 km Main Ethiopian Rift (da Corti,
2009). Si noti la conformazione
asimmetrica del bacino nella par-
Rocce vulcaniche del rift Faglie (la freccia indica
(Miocene-Olocene) il senso di spostamento) te settentrionale, e la forma più o
Basalti tipo “trappi” Apparato vulcanico meno simmetrica della depressio-
(Eocene-Miocene) (rappresentazione schematica)
ne nella parte centrale.

sione tettonica, lo sprofondamento è uniforme su tutta stanze. Recenti indagini geofisiche condotte nella parte
la rift valley e la sua geometria in sezione è simmetrica settentrionale del Main Ethiopian Rift hanno evidenziato
con una tipica forma trapezoidale (Fig. 28). Al contrario, la presenza di una depressione tipicamente asimmetrica,
se solo uno dei margini è caratterizzato dalla presenza con sprofondamento massimo in prossimità del margi-
di grandi faglie normali, lo sprofondamento maggiore è
ne sud-orientale della rift valley dove si è accumulato
localizzato in prossimità di questo margine e la rift valley
uno spessore fino a 5 km di materiale vulcanico e se-
diviene asimmetrica e assume una tipica forma a cuneo
o triangolo (Fig. 28). Vari studi sulla rift valley africana dimentario (Fig. 28). Più a sud, in corrispondenza della
hanno messo in evidenza come settori con geometria Regione dei laghi, si passa invece a una depressione più
simmetrica si alternino normalmente a settori asimme- simmetrica con entrambi i margini (Guraghe, Asela) ben
trici e come, in questi ultimi, il margine con le faglie sviluppati (Fig. 28).
normali più sviluppate possa variare anche su brevi di- L’attività delle grandi faglie normali bordiere e la man-
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 49

canza di deformazione significativa all’interno della mano le scarpate tettoniche. A testimonianza di ciò,
depressione nelle prime fasi di rifting fanno sì che terremoti storici con magnitudo maggiore di 6  sono
la sismicità associata alla divergenza delle placche sia stati registrati con epicentro nelle aree poste ai margini
principalmente localizzata ai margini della depressio- della rift valley, principalmente nella Regione dei la-
ne. I terremoti sono infatti prodotti dallo scivolamento ghi, nella parte meridionale del Main Ethiopian Rift e
relativo dei blocchi lungo le faglie normali che for- in limitate porzioni delle scarpate ai margini dell’Afar,

a
Faglie bordiere di Sire

Sire

NE SW

scarpata di faglia

breccia di
faglia depositi colluviali

depositi colluviali

ignimbrite
pia
no
di
pia

fag
no

ignimbrite
lia
di
fag
lia

Fig. 29. Vista panoramica del sistema di faglie bordiere di Sire (in alto). Le frecce nere e la linea tratteggiata indicano il piano
di faglia illustrato nelle fotografie in basso; le frecce grigie indicano la traccia di un’altra faglia bordiera presso l’abitato di Sire.
La grandi frecce bianche indicano il piegamento del blocco ribassato delle faglie normali verso le strutture stesse. Le fotografie in
basso illustrano come il piano di faglia interessi dei depositi colluviali datati tra 5.000 e 38.000 anni dal presente (da Agostini
et al., 2011).
50 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Particolare di una faglia normale del margine orientale del Main Ethiopian Rift.

dove i movimenti delle faglie normali lungo le gran- Tanganica, Kivu, Edward, Albert e più a sud del lago
di scarpate tettoniche sono tuttora molto importanti Malawi, dove numerosi sismi con magnitudo fino a 7
(Fig.  29). Altri esempi di questi processi sismogene- sono stati registrati lungo le grandi faglie che bordano
tici si hanno in varie zone del rift africano, come ad la rift valley.
esempio nel ramo occidentale nella zona dei laghi

La localizzazione delle rift valleys

In genere i sistemi di faglie normali e le risultanti rift valleys


non sono distribuite casualmente sulla superficie terrestre ma
rappresentano vere e proprie “crepe” nelle placche litosferiche
che, “come le fratture tensionali in un muro in mattoni gene-
ralmente si impostano nella malta tra i mattoni, inizialmente
seguono i percorsi più deboli all’interno del materiale pre-esi-
stente” (in the same way that tensile cracks in the side of a brick
building generally follow the mortar between bricks, rifts ini-
tially follow the weakest pathways in the pre-rift materials; da
Versfelt e Rosendhal, 1989). Le rift valleys quindi tendono a lo-
calizzarsi in prossimità di zone di debolezza presenti all’inter-
no delle placche tettoniche, evitandone i nuclei più resistenti
(come ad esempio i cratoni, le parti più rigide, antiche e stabili
della litosfera continentale). Le zone deboli sono generalmente
ereditate da cicli tettonici precedenti e possono corrispondere,
ad esempio, a vecchie zone di collisione localizzate tra blocchi
litosferici più rigidi.
In Etiopia la rift valley si è sviluppata in corrispondenza di una
Tipico andamento della fratturazione in un
zona debole coincidente con una fascia di collisione pre-cam- mezzo anisotropo: la frattura si propaga nel
briana tra due domini più resistenti rappresentati dagli attuali pavimento seguendo il materiale più debole
altopiani etiopico e somalo. evitando i blocchi più rigidi e resistenti.
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 51

Sviluppo della rift valley etiopica all’interno di una regione


di debolezza localizzata tra due blocchi resistenti, corrispon-
denti agli altopiani etiopico e somalo.

Più a sud, la grande rift valley africana segue vecchie


catene orogeniche (sempre di età pre-cambriana) e
Sviluppo dei rami occidentale e orientale del sistema rift val-
si divide in due rami (orientale, corrispondente alla ley dell’Africa orientale lungo zone deboli che circondano il
rift valley del Kenya della Tanzania, e occidentale, cratone della Tanzania, corrispondente a un blocco litosferi-
corrispondente alla rift valley dei laghi Tanganica, co molto vecchio e resistente.
Kivu, Edward e Albert) per evitare il nucleo più resi-
stente rappresentato dal cratone della Tanzania. Altri
esempi di sistemi di rift continentali che si impostano in zone deboli accanto a nuclei più resistenti compren-
dono il sistema di rift del lago Baikal in Russia (che si forma al bordo meridionale del cratone siberiano),
il sistema di rift Antartico occidentale (che si sviluppa al bordo del cratone Antartico), il sistema di rift di
Shanxi, in Cina (che si imposta al margine orientale del blocco rigido di Ordos).

Scarpata di faglia normale nei pressi di Asela.


52 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Dinamica delle placche litosferiche in Africa orientale

L’evoluzione della rift valley africana


è strettamente legata a una complessa
dinamica delle placche litosferiche che
caratterizzano l’Africa orientale.
La formazione della depressione dell’A-
far, assieme alla formazione dei bacini
oceanici del Mar Rosso e del Golfo di
Aden, risulta dall’allontanamento in di-
rezione circa NE-SO della placca araba
nei confronti della placca africana. Tale
moto, iniziato presumibilmente intor-
no ai 25-30 milioni di anni fa, continua
tutt’oggi a una velocità di circa 20 mm/
anno.
Più a sud, nel Main Ethiopian Rift,
l’evoluzione del rifting è controllata
dall’allontanamento della placca soma-
la rispetto a quella africana. In questo
caso, il moto relativo dovrebbe essere
iniziato intorno ai 10 milioni di anni fa;
attualmente le due placche maggiori si
stanno allontanando a una velocità di
circa 4-6  mm/anno, in direzione circa
est-ovest. A sud dell’Etiopia, in corri-
spondenza della rift valley del Kenya e
di quella del lago Tanganica-Malawi, la
configurazione tettonica si complica e
altre placche minori (Victoria, Rovuma,
Lwandle) si interpongono tra le due
placche maggiori. Il moto relativo di Cinematica delle placche in Africa orientale; le frecce indicano i moti delle
queste placche minori rimane comun- placche misurati attraverso sistemi GPS (Global Positioning System) in un si-
que un allontanamento in direzione stema di riferimento in cui la placca africana è considerata fissa (modificato
da Stamps et al., 2008).
circa est-ovest rispetto alla placca afri-
cana.
Attualmente, la giunzione tripla (os-
sia il punto di incontro) delle placche
principali araba, africana e somala gia-
ce in una zona strutturalmente molto
complessa all’interno della depressione
dell’Afar, alla latitudine ~11.5° N: a sud
di tale latitudine la deformazione è gui-
data da una divergenza circa est-ovest
tra la placca africana e quella somala,
mentre più a nord la tettonica è guidata
dall’allontanamento in direzione circa
nord-est/sud-ovest della placca araba
da quelle africana-somala.
Un’altra caratteristica del rifting con-
trollata dalla dinamica delle placche in
Africa orientale è la generale propaga-
zione della deformazione estensionale
dall’Afar verso sud. Questa caratteristi-
ca, osservata peraltro anche nella rift
valley del Kenya e in quella del lago Dinamica delle placche nel triangolo dell’Afar con posizione del punto triplo
Tanganica-Malawi), è da attribuire al Arabia-Africa-Somalia (modificato da Wolfenden et al., 2004).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 53

Moto della litosfera africana rispetto alla sottostante astenosfera e rispetto ai pennacchi di mantello, che rimangono in posizio-
ne fissa (il moto è indicato dalla freccia nera). Tale movimento determina una propagazione della deformazione verso sud, e
un rifting che è via via più giovane procedendo nella stessa direzione.

movimento della litosfera rispetto ai sottostanti pennacchi di mantello. In questo processo, mentre i pennac-
chi rimangono in posizione fissa, la litosfera delle diverse placche e microplacche si sposta al di sopra di essi
verso nord, determinando età via via più giovani della rift valley procedendo verso sud.

In profondità, la risposta all’allontanamento delle plac- non associati a importanti faglie normali, rimane tut-
che si manifesta con un assottigliamento della litosfera, tora enigmatica. È stato suggerito come la loro forma-
con conseguente risalita della sottostante astenosfera zione sia da mettere in relazione con una migrazione
e formazione di liquidi magmatici per la sua fusione di magma in profondità al di sotto degli altopiani; la
parziale. Le fasi iniziali della deformazione delle plac- risalita verso la superficie del magma sarebbe stata poi
che litosferiche e della formazione della rift valley sono favorita da una fratturazione sub-verticale della crosta,
infatti accompagnate da esteso vulcanismo che è distri- in prossimità di zone di debolezza preesistenti. Aree
buito all’interno di tutta la fossa tettonica e nelle zone di vulcanismo e deformazione fuori dalla rift valley
circostanti (Figg. 21, 30). La risalita di magma dalle pro-
fondità avviene essenzialmente attraverso le grandi fa-
glie bordiere che costituiscono delle zone permeabili
della crosta terrestre che consentono il passaggio del
Faglie

bordiere (maggiori)
bordiere (minori)
magma. Alcuni dei principali centri vulcanici si loca-
Prodotti vulcanici
lizzano quindi ai bordi della rift valley, lungo queste
grandi faglie bordiere, mentre altri centri eruttivi si lo-
da 10 a 2 Milioni di anni

calizzano all’interno della fossa tettonica in prossimità


di faglie minori. Questa fase dà luogo a eventi vulcanici
di immense proporzioni, che portano alla formazione
di enormi caldere nel fondovalle. È il caso, ad esem-
pio, dell’eruzione del cosiddetto Munesa crystal tuff, un
deposito ignimbritico di circa 2000 km3, generato circa
3.5 milioni di anni fa dall’esplosione cataclismica di una
enorme caldera (dal diametro stimato di circa 30 km)
oggi sepolta sotto il sistema di laghi Ziway-Shala.
Un numero più limitato di grandi centri vulcanici si
sviluppa inoltre al di fuori della rift valley negli al-
topiani circostanti (principalmente su quello somalo) 0 20 40km

dando luogo al cosiddetto vulcanismo fuori asse (off-


axis volcanism) (Fig. 31). La presenza di questi grandi Fig. 30. Distribuzione di faglie e vulcanismo nella parte set-
centri vulcanici al di fuori della rift valley principale, tentrionale del Main Ethiopian Rift nelle fasi iniziali del rifting.
54 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Altopiano etiope

Badda
Chilalo

nge
Ra
a
lam
Rift Valley Chike

Ga
Kaka

Hunkuolo

Altopiano somalo

Fig. 31. Principali vulcani fuori asse dell’altopiano somalo.

Particolare del sistema di faglie del margine di Asela.


Evoluzione geologica della rift valley etiopica 55

caratterizzano l’altopiano somalo a est della Regione dine di Addis Abeba, si sviluppa con direzione circa
dei laghi, e l’altopiano etiopico nell’area del lago Tana est-ovest dal margine occidentale della rift valley verso
e lungo una fascia di vulcani e faglie che, alla latitu- il confine con il Sudan.

Il vulcanismo della rift valley

L’evoluzione tettonica della rift valley


etiopica è caratterizzata da intenso vul- 14 Guraghe - Anchar
Addis Ababa
Fonolite
canismo iniziato intorno a 45  milioni Nazret
Gash Megal

di anni fa e tuttora attivo in vaste aree. 12 Wachacha


Trachite
Bofa Tefri-fonolite

Successivamente alla prime fasi di vul- Chilalo


Akaki
10 Trachi-
canismo prevalentemente basaltico che Na2O+K2O
Chefe Donsa
Zikwala
Fono-
tefrite
andesite

porta alla formazione dei voluminosi 8


Bora Berrichia
Wonji Trachi-
andesite
“trappi” etiopi, l’estensione continentale Tefrite/Basanite
basaltica

è marcata da prodotti vulcanici che pre- 6


Trachi-
basalti Riolite
sentano una composizione sia basaltica
che riolitica, formando una associazione 4
Dacite

Andesite
di prodotti basici (poveri in SiO2) e acidi
Andesite
(ricchi in SiO2) nota col termine di vul- 2 basaltica
Picro-
basalto Basalto
canismo bimodale. I prodotti acidi, che
0
dominano volumetricamente nelle fasi 40 45 50 55 60 65 70 75 80
iniziali e intermedie del rifting, derivano SiO2
generalmente da stratovulcani (ad esem-
pio Boseti, Fantale) caratterizzati da una Diagramma TAS (alcali totali-silice) utilizzato per la classificazione delle
prominente morfologia (dovuta alla alta rocce magmatiche, che mostra la composizione delle vulcaniti della parte
settentrionale del Main Ethiopian Rift (da Abebe et al., 2005).
viscosità delle lave acide, che determina-

L’estensione continentale porta allo sviluppo di faglie normali che bordano una rift valley nelle porzioni più superficiali della
crosta, mentre in profondità il processo si accompagna a una risalita dell’astenosfera in conseguenza del generale assotti-
gliamento della litosfera continentale. La risalita astenosferica determina una sua fusione parziale per decompressione con
formazione di fusi magmatici che risalgono verso la superficie dando luogo a camere magmatiche a varie profondità nella
crosta che a loro volta alimentano edifici vulcanici in superficie.
56 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

no la formazione di versanti molto


inclinati) e da esplosioni di caldere
di notevoli proporzioni (ad esem-
pio Munesa, Gademotta, Kone,
Gedemsa, O’a) che danno luogo a
estesi depositi di ignimbriti rioliti-
che, estremamente diffuse nel Main
Ethiopian Rift nel periodo tra 7 e Variazione della quantità di vulcanismo basaltico lungo un profilo in direzione
circa nord-sud in Afar (da Bastow e Keir, 2011). Si noti l’aumento dei basalti fes-
2-3 milioni di anni dal presente. Al
surali dalla porzione meridionale dell’Afar (caratterizzata da uno stadio di rifting
contrario i prodotti basici derivano continentale avanzato) alla parte settentrionale della stessa depressione (che si
normalmente da fessure eruttive, da ritiene essere nello stadio di formazione di un nuovo oceano). Prodotti vulcanici
piccoli coni di scorie e da grandi costituiti prevalentemente da magmi basaltici ad affinità oceanica caratterizzano
vulcani a scudo (ad esempio l’Erta ad esempio la catena vulcanica dell’Erta Ale, considerata una porzione di dorsale
Ale e altri vulcani in Afar), con am- oceanica esposta in superficie (vedi paragrafi successivi).
pie basi e bassa pendenza dei fian-
chi per la fluidità delle lave basaltiche. L’associazione acida-basica può essere presente anche all’interno di
uno stesso sistema vulcanico, come nel caso della catena dell’Erta Ale, dove all’omonimo vulcano a scudo
basaltico con morfologia molto attenuata è associato il Dallafilla, prominente cono vulcanico caratterizzato
dall’estruzione di lave siliciche molto viscose.
La presenza del vulcanismo bimodale, in cui i termini intermedi tra questi due estremi composizionali basici-
acidi sono subordinati, è uno degli aspetti tipici, ma meno compresi, del rifting continentale. In generale si
ritiene che i prodotti basaltici si formino per fusione dell’astenosfera legata alla diminuzione di pressione che
si ha durante la sua risalita verso profondità via via minori in risposta all’assottigliamento della litosfera indotto
dai processi di estensione. Questi magmi basaltici si formano alla base della litosfera, a profondità intorno ai
60-80 km, e nel risalire verso la superficie possono ristagnare in grandi camere magmatiche all’interno della
crosta continentale, dove raffreddano e si differenziano producendo magmi (e relativi prodotti) intermedi e
acidi. Con il progredire dell’estensione e dell’assottigliamento litosferico, la risalita dei magmi basici verso la
superficie avviene sempre più facilmente, limitando così lo stazionamento all’interno della crosta continentale
e determinando un progressivo incremento del vulcanismo basaltico che tende infatti a prevalere nelle fasi di
rottura continentale e nel successivo sviluppo di un nuovo bacino oceanico.

Vulcanismo e deformazione al di fuori della rift valley: il lineamento vulcano-tettonico di


Yerer-Tullu Wellel e il lago Tana

Sebbene la quasi totalità del-


le deformazione associata
all’estensione continentale
sia localizzata all’interno del-
la rift valley, parte di essa si * **
*
è sviluppata anche all’ester- ** *
* *
Addis
* *
no in strutture che interessa- * Abeba
no gli altopiani. Questo è il
*
* * *
caso ad esempio dei cosid-
detti vulcani fuori asse, svi-
luppatesi sull’altopiano so-
malo, nel Pliocene.
Deformazione e vulcani-
smo interessano anche parte
dell’altopiano etiopico. Un

Edifici vulcanici (asterischi) e fa-


glie (linee tratteggiate) all’interno
del “lineamento vulcano-tettonico
di Yerer-Tullu Wellel” (da Corti,
2009).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 57

esempio caratteristico è il cosiddetto “lineamento


vulcano-tettonico di Yerer-Tullu Wellel”, un alline-
amento di grandi vulcani e faglie minori che, alla
latitudine di Addis Abeba, si sviluppa con direzio-
ne circa est-ovest dal margine occidentale della rift
valley verso il Sudan. Questo sistema di fratture e
vulcani, lungo circa 700 km e largo circa 80 km, si
è molto probabilmente impostato lungo una zona
di debolezza presente sotto l’altopiano etiopico.
Strutturalmente molto complesso (perché formato
da molte strutture minori con direzione e cinematica
diverse), esso è caratterizzato da una generale mi-
grazione verso est dell’attività vulcanica, con i vulca-
ni più vecchi localizzati verso il confine col Sudan e
quelli più recenti (come il vulcano Yerer, nei pressi
di Addis Abeba) in prossimità della rift valley. Dati
geofisici mostrano come a questo sistema di strut-
ture corrisponda, in profondità, la presenza di un
mantello tuttora molto caldo e parzialmente fuso.
Principali strutture deformative dell’altopiano etiopico (da
Altra area di deformazione dell’altopiano etiopico è Corti, 2009).
la regione del Tana, dove un’importante area vulca-
nica si sviluppa a partire dal tardo Miocene fino al
Quaternario. Numerose faglie normali, con direzioni variabili, producono lo sprofondamento di un ampio
bacino occupato dal lago Tana, uno specchio d’acqua poco profondo (profondità massima intorno ai 14 m)
con superficie di circa 3150 km2 a una quota di circa 1780 m slm. A questa deformazione si accompagna
diffuso vulcanismo molto recente a prevalente carattere basaltico: tale attività vulcanica ha avuto un ruolo
determinante nella formazione del lago Tana, che deriva infatti dallo sbarramento della valle del Nilo Azzurro
da parte di una colata basaltica lunga circa 50 km, avvenuto intorno a 10.000 anni fa. Anche in questo caso,
si ritiene che la deformazione sia dovuta alla presenza di una linea di debolezza all’interno dell’altopiano
etiopico.

2.3. Le fasi di maturità del rifting: l’abbandono sono generalmente poche, molto lunghe e caratte-
rizzate da imponenti scarpate tettoniche, le secon-
delle grandi scarpate e la formazione delle
de danno luogo a densi “sciami” di numerose faglie,
faglie interne alla rift valley generalmente corte e con scarpate poco sviluppate
(Fig. 34). Analogamente a quanto osservato per l’at-
Con il procedere dell’allontanamento delle placche, tivazione dei sistemi di faglie normali e l’iniziale for-
si osserva un’importante variazione nello stile della mazione della rift valley, anche la migrazione della
deformazione. Mentre nelle fasi iniziali del rifting la deformazione dai bordi al centro della depressione è
deformazione avviene principalmente ai bordi della asincrona nei vari settori del rift etiopico. Il processo
depressione lungo le faglie normali bordiere, col pro- infatti è probabilmente iniziato intorno a 15 milioni
gredire dell’estensione la fagliazione tende a divenire di anni fa nella depressione dell’Afar, solo intorno
via via più localizzata all’interno della depressione ai 2  milioni di anni fa nella parte settentrionale del
principale. In particolare, l’attività delle grandi faglie Main Ethiopian Rift, mentre nella parte centrale la
bordiere e con essa l’approfondimento della depres- migrazione è nelle sue fasi iniziali e nel settore meri-
sione tettonica, tende a diminuire nel tempo, e tali dionale del rift si ritiene che tale cambiamento nello
strutture tendono a essere sostituite da faglie che si stile deformativo non sia ancora iniziato. Il periodo
formano nel centro della rift valley (Figg.  32, 33). di tempo in cui la deformazione è principalmente
Queste faglie, dette in modo generico “faglie inter- localizzata ai bordi della rift valley sembra quindi
ne”, nel Main Ethiopian Rift sono denominate faglie diminuire procedendo da nord verso sud, dai circa
“Wonji”, nome derivato dalla piantagione di canna 10-15 milioni di anni della depressione dell’Afar fino
da zucchero omonima in prossimità della caldera a meno di 5-7 milioni di anni nella parte meridionale
Gedemsa dove queste faglie sono particolarmente del Main Ethiopian Rift.
evidenti. La variazione nello stile deformativo è sot- La variazione nello stile della deformazione è ac-
tolineata anche da una netta differenza morfologica compagnata anche da una variazione nella distribu-
tra faglie bordiere e faglie interne: mentre le prime zione dell’attività vulcanica (Fig. 33). Infatti, mentre
58 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Scarpata
tettonica
detti “segmenti magmatici” (Fig.  35). Tali segmenti
Altopiano magmatici caratterizzano sia la depressione dell’Afar
Rift
valley che la parte settentrionale del Main Ethiopian Rift
(Figg.  35, 36), dove l’ampiezza dell’area interessa-
ta dall’attività vulcano-tettonica si riduce dagli 80-
100 km delle prime fasi dell’estensione ai 15-20 km
delle fasi più tardive della separazione continentale.
Studi geofisici effettuati nella parte settentrionale
della rift valley etiopica mostrano come un’intensa
risalita di magma interessi tutta la litosfera continen-
tale: in pratica si ha continuità di materiale magma-
tico da circa 70 km di profondità fino alla superficie.
Altopiano Tali studi evidenziano inoltre la presenza di piccole
Rift
valley camere magmatiche a profondità di pochi chilome-
tri sotto i principali vulcani collegate, attraverso frat-
ture riempite da materiale magmatico fuso, a corpi
magmatici parzialmente solidificati e di notevoli di-
mensioni a profondità generalmente comprese tra
10  km e 20-25  km. Ancora più in profondità, altre
fratture riempite da magma collegano questi corpi
con le zone di produzione dei magmi a profondità
intorno ai 70  km (Fig.  37). Anche in questa fase
Faglie
tardiva, il vulcanismo all’interno dei segmenti mag-
interne
matici può essere caratterizzato da eventi eruttivi
Fig. 32. Evoluzione della fagliazione all’interno della rift valley di notevoli proporzioni legati a esplosioni che for-
nelle fasi avanzate di rifting. mano grandi caldere. È il caso ad esempio della
caldera di Gademotta, localizzata nella parte cen-
trale del Main Ethiopian Rift e caratterizzata da un
diametro dell’ordine dei 25-30  km, formata, analo-
bordiere (maggiori) gamente alla caldera legata al Munesa Crystal Tuff,
Faglie

bordiere (minori)
Wonji
da una esplosione di notevoli proporzioni, avvenuta
Prodotti vulcanici
intorno a 1,3  milioni di anni fa. Altri edifici calde-
da 2 Milioni di anni al presente

rici, formati in seguito ad eventi esplosivi di grandi


proporzioni sono diffusi in tutto il Main Ethiopian
Rift (ad esempio le caldere di Kone-Birenti, con dia-
metro di circa 10  km; Gedemsa, con diametro di
circa 8 km, O’a, con diametro di circa 15 km; Awasa,
con diametro di circa 30-40 km). La formazione di
queste grandi caldere è associata a fasi di intensa
attività vulcanica, come quella verificatasi intorno
a 200.000-300.000 anni dal presente nella porzione
centrale del Main Ethiopian Rift (Fig. 38).
Come nella fase iniziale di rifting, i prodotti vulcani-
ci mantengono una tipica composizione bimodale,
0 20 40km
anche se nelle fasi più avanzate di attivazione delle
faglie interne tende ad aumentare la componente
Fig. 33. Distribuzione della fagliazione e del vulcanismo nel- basaltica, che aumenterà poi ulteriormente nella
le fasi avanzate di rifting nella parte settentrionale del Main fase di rottura delle placche fino poi a predominare
Ethiopian Rift. nella fase di formazione di un nuovo ambiente oce-
anico. L’aumento della componente basaltica è ad
esempio visibile nella depressione dell’Afar dove la
nelle prime fasi di rifting il vulcanismo è diffuso in maggiore sequenza vulcanica che copre circa due
tutta la rift valley, con la successiva attivazione delle terzi della depressione è rappresentata dalle cosid-
faglie interne l’attività vulcanica tende a localizzarsi dette Serie Stratoidi (“Afar Stratoid Series”), una se-
all’interno della depressione. Si assiste quindi a una quenza spessa fino a 1500  m di colate basaltiche
migrazione verso l’interno della depressione sia del- plioceniche-pleistoceniche, caratterizzate da spes-
la deformazione che del magmatismo in aree a in- sore individuale variabile tra 1 e 6 m e derivanti da
tensa e localizzata attività vulcano-tettonica, i cosid- una diffusa attività fessurale.
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 59

a b

b
~300m

c
d
~10m

Fig. 34. Diversa morfologia delle faglie bordiere (a, b) e delle faglie interne Wonji (c, d) (da Corti, 2009).

Misure geodetiche effettuate nella parte settentrionale rispondenti ai segmenti magmatici; solo una porzione
del Main Ethiopian Rift confermano come nelle fasi minore della deformazione interessa le aree limitro-
tardive del rifting continentale quasi tutta la defor- fe e le grandi scarpate tettoniche. Anche la sismicità
mazione associata alla separazione tra placca somala diviene localizzata prevalentemente all’interno della
e africana sia localizzata al centro della rift valley, in rift valley. Il monitoraggio di dettaglio dell’attività si-
prossimità di aree molto strette (circa 15-20 km) cor- smica nel periodo ottobre 2001 - gennaio 2003 effet-
45°E

60 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

35°E 40°E
0 200km
Dallol

Dalla Filla

Erta Ale Dubbi

Dabbahu

Manda-Inakir
Manda Gargori

Ardoukôba

Dama Ali

10°N

Fantale
Kone
Debre Zeit

Boseti
Gedemsa
Tullu-Moye
Butajira
Aluto
Tepi

Tosa Sucha
Segmenti magmatici
Vulcani recenti

5°N
Fig. 35. Vulcani recenti e principali segmenti magmatici nel Main Ethiopian Rift e in Afar.

tuato nell’ambito del progetto internazionale EAGLE nica subordinata rispetto alle faglie che interessano
(Ethiopia-Afar Geoscientific Lithospheric Experiment) il fondo della depressione, le grandi faglie bordiere
nella parte centro-settentrionale del Main Ethiopian dominano ancora il paesaggio della rift valley duran-
Rift mostra infatti come la maggior parte dei terre- te le fasi tardive del rifting. I terremoti associati alla
moti avvenga in prossimità dei segmenti magmatici, deformazione in queste fasi più avanzate del rifting
con sequenze sismiche localizzate prevalentemente continentale sono generalmente meno profondi e di
vicino ai maggiori centri vulcanici (Fig. 39). Una par- minore intensità rispetto che quelli che caratterizza-
te minore della deformazione avviene comunque an- no le fasi inziali: questo perché in queste più tardive
che in prossimità delle grandi faglie bordiere, come fasi del processo la rottura di una crosta sottile e resa
suggerito dalla presenza di importante sismicità nella più calda – quindi poco resistente – dall’importante
scarpata occidentale dell’Afar testimoniata sia dalla magmatismo genera un minor rilascio di energia ri-
sequenza sismica di Kara Kore del 1961 sia dal mo- spetto alla deformazione della crosta spessa, fredda
nitoraggio di dettaglio del progetto EAGLE (Fig. 39). e resistente che caratterizza le prime fasi del rifting
Da notare come, sebbene presentino un’attività tetto- (Fig. 40).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 61

Fantale

Kone

Boseti

Fantale

Kone

Boseti

Fig. 36. Immagine satellitare (in alto) e modello digitale del terreno (in basso) dei segmenti magmatici nella parte settentrionale del
Main Ethiopian Rift. Le foto illustrano le diverse tipologie di manifestazioni vulcaniche presenti nella zona: fissure eruttive in pros-
simità di un grande apparato centrale (in alto a sinistra); piccolo cono di scorie (al centro a sinistra); caldera (al centro a destra);
grande stratovulcano (in basso a destra).
62 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

0 Piccole camere magmatiche


superficiali sotto i principali
vulcani
5
Fratture riempite da magma in
Crosta
km risalita
superiore
10
Profondita’ (km)

15
Grandi camere magmatiche
profonde parzialmente solidifi-
cate sotto i principali segmenti
magmatici
20

Crosta
25 inferiore

Fig. 37. I sistemi di trasporto e imma-


Mantello Magma in risalita dal mantello gazzinamento del magma al di sotto dei
segmenti magmatici.

Time
scale
S Period of quiescence
Lake Shala Dormant N
fumarolic
Present-day

Hydrothermal
activity
Explosive phases
at 1.54 and 0.23 ka Obsidian flows
2 (Gebiba, O-itu Woshe)
5.6

Particularly explosive
post-caldera phase
(Abernosa pumice)
21

30 (ka) Corbetti parasitic Tulu Billa Alutu parasitic


silicic activity basaltic eruption silicic activity
Fase di intenso
0.15 vulcanismo
0.18
"O'a ignimbrites"
0.20

~0.24

0.30 Corbetti Caldera O'a Caldera Alutu Caldera


0.33

0.57 Initiation of sedimentation in the Abijata Main Basin

1.05
1.30
Gademotta Caldera
~1.60 Initiation of the Wonji Fault Belt along the entire MER

3.5 (Ma) "Munesa Crystal Tuff"

Munesa Caldera
Location Lake Awasa Corbetti Caldera O'a Caldera Lake Abijata Lake Langano Alutu Caldera Lake Ziway
Awasa Caldera Lake Shala Gademotta Caldera

Fig. 38. Evoluzione del vulcanismo nella Regione dei laghi dal Pliocene medio all’attuale (da Le Turdu et al., 1999).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 63

Earthquake magnitude
Fig. 39. Sismicità nel Main Ethiopian Rift
registrata dal progetto EAGLE (da Keir et
al., 2006)

H
FASI INIZIALI: Litosfera

-Grandi terremoti (M fino a 7) Porzione rigida


della litosfera
ai bordi della rift valley
-Profondita’ fino a 30-40 km

H
FASI AVANZATE:
Litosfera

-Terremoti meno forti (M fino a 6) Porzione rigida


della litosfera
al centro della rift valley
-Profondita’ generalmente <10 km

Fig. 40. Intensità e profondità dei terremoti nelle diverse fasi del rifting continentale. Nelle fasi iniziali, la rottura di una litosfera
fredda e resistente dà luogo a terremoti profondi (fino anche a 30-40 km) e molto forti (magnitudo fino a 7) che si sviluppano
prevalentemente lungo le grandi faglie bordiere. Col procedere dell’estensione, il riscaldamento della litosfera determina un suo
indebolimento, con una diminuzione dello spessore dei livelli più rigidi: in queste condizioni i terremoti, localizzati principalmente
lungo le faglie interne, sono più superficiali (ipocentri nei primi 10 km di profondità) e caratterizzati da minore intensità (magnitudo
tipicamente non superiore a 5.5-6) rispetto ai sismi generati dalle grandi faglie bordiere nelle fasi iniziali del rifting.
64 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

10 Milioni di anni in 10 minuti: l’evoluzione della rift valley riprodotta in laboratorio

Attraverso moderne tecniche sperimentali è possibile riprodurre complessi processi geologici come la
formazione di una catena montuosa o di una rift valley in laboratorio. La “modellizzazione analogica”
è infatti una tecnica sperimentale attraverso la quale la complessa evoluzione dei processi geologici è
riprodotta in laboratorio a una scala sia temporale che geometrica ridotta. Con tale tecnica, processi che
si sviluppano su scale geometriche che variano da chilometri a centinaia o migliaia di chilometri e che si
sviluppano per milioni o decine di milioni di anni sono riprodotti in laboratorio attraverso esperimenti
in cui modelli di dimensioni decimetriche o al massimo metriche sono deformati su scale temporali che
variano dai minuti a qualche giorno al massimo. I modelli a scala ridotta permettono quindi di poter
osservare e analizzare un processo geologico durante la sua evoluzione, ovviando quindi a uno dei
maggiori problemi dell’analisi dei processi geologici: la possibilità di osservare solamente lo stato attuale
della geologia di un’area, senza poter avere una indicazione diretta degli eventi che hanno portato al
suo sviluppo.
I modelli sono costruiti con materiali in grado di riprodurre le principali caratteristiche deformative
delle rocce che compongono in natura i vari livelli della litosfera continentale; essi sono poi deformati
con opportune attrezzature in grado di simulare le forze che agiscono nei sistemi naturali. Forze e
caratteristiche dei materiali sono opportunamente ridotte in modo da ottenere un modello sperimentale
che sia una replica realistica del processo geologico in esame. In tal modo è possibile investigare
l’influenza di determinati parametri (ad esempio resistenza dei materiali, velocità della deformazione,
geometria del sistema, ecc.) durante un determinato processo geologico.
L’evoluzione della rift valley etiopica è stata riprodotta e analizzata attraverso esperimenti effettuati
con un sofisticato apparato deformativo, una centrifuga di grandi dimensioni disponibile presso il
laboratorio della sezione di Firenze dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale
delle Ricerche. Gli esperimenti sono costruiti in modo che 1 cm nel modello rappresenti circa 15 km
in natura: un modello di dimensioni in pianta di 15 x 15 cm e di spessore di circa 4 cm simula quindi
un’area naturale di circa 200  km e uno spessore di circa 60  km. Materiali come sabbia, silicone e

Centrifuga ad alta capacità utilizzata per la deformazione dei modelli analogici. a) vista frontale della centrifuga e b) det-
taglio del rotore interno. Il modello è posizionato a un lato del rotore; al lato opposto del rotore è posto un contrappeso.
Durante l’esecuzione dell’esperimento la rotazione genera un campo di forza centrifuga (FC) al quale è sottoposto il modello.
Quest’ultimo è alloggiato all’interno di una scatola in plexiglas e confinato da una serie di spaziatori che vengono progressi-
vamente rimossi prima che il modello sia introdotto in centrifuga. Sottoposto al campo di forza centrifuga il modello si espande
fino a occupare tutto lo spazio libero, simulando le forze di estensione che agiscono in natura.
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 65

Fotografie dall’alto che illustrano l’evoluzione progressiva di un modello analogico (modificata da Agostini et al., 2009).
Analogamente a quanto ipotizzato per la rift valley africana, il processo di estensione tra due placche continentali in labora-
torio mostra una iniziale formazione di sistemi di faglie normali ai margini di una rift valley in approfondimento progressivo.
Con l’aumentare dell’allontanamento tra le placche, la deformazione migra dai bordi al centro della depressione, con l’inizio
della formazione di faglie interne alla rift valley (estensione 21 mm, corrispondenti a circa 31.5 km in natura). Un ulteriore
allontanamento tra le placche determina uno sviluppo maggiore di queste faglie interne, mentre le bordiere tendono a diminuire
di importanza.

plastilina sono utilizzati in laboratorio per riprodurre il comportamento dei vari livelli che compongono
la litosfera terrestre (crosta, mantello) e la sottostante astenosfera. I modelli, alloggiati in una opportuna
scatola di deformazione, sono inseriti in centrifuga e sottoposti alle forze centrifughe derivanti dalla
rotazione e dal conseguente aumento del campo gravitazionale. In pochi minuti, i modelli si estendono
sotto la spinta della forza centrifuga che simula le forze tensionali che guidano l’allontanamento delle
placche in Africa orientale. Ciò che ne risulta è la formazione di una rift valley “in miniatura”, la cui
rapida evoluzione rispecchia quanto avvenuto in natura nel corso di milioni di anni, permettendone così
di studiarne le caratteristiche deformative in dettaglio.
66 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Vista tridimensionale della superficie del modello a differenti stadi evolutivi ottenuta attraverso l’elaborazione di scansioni laser
(modificata da Agostini et al., 2009). Si noti ancora una volta l’iniziale formazione della rift valley e il suo approfondimento
progressivo seguito, nelle fasi più avanzate dell’estensione, dalla migrazione della deformazione sulle faglie interne alla rift
valley.

Fig. AM4. Vista in sezione di un modello analogico all’inizio della deformazione (in alto), nello stadio intermedio di sviluppo
della rift valley (al centro) e nello stadio più avanzato di formazione delle faglie interne (in basso). A sinistra è riportata la foto
in sezione del modello, mentre a destra è riportata l’interpretazione strutturale. Modificata da Corti et al. (2010).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 67

L’evoluzione dei bacini lacustri della Regione dei laghi: da un antico megalago ai laghi attuali

La Regione dei laghi occupa la porzio-


ne centrale della rift valley etiopica, e
include quattro bacini lacustri princi-
pali: Ziway, Langano, Abijata e Shala
Tali laghi formano un sistema idrogra-
fico chiuso, o endoreico, che manca di
emissari. I tre laghi più settentrionali
(Ziway, Langano e Abijata) sono tra
loro connessi da una rete fluviale su-
perficiale, mentre il sistema di drenag-
gio nel sottosuolo è diretto verso il lago
Shala, che si trova alla quota inferiore
(1558 m).
Il lago Ziway è il più elevato (1636 m)
e il più esteso (con un’area di circa
440  km2), e raggiunge una profondità
massima di 9 m. Il lago Langano si trova
invece a una quota di 1582  m, copre
un’area di circa 240 km2 e ha una pro-
fondità massima di 48 m. Il lago Abijata,
situato a una quota intorno ai 1573 m,
registra una profondità massima di 9 m
e una estensione di circa 170  km2. La
superficie ricoperta dall’acqua e la pro-
fondità massima dei singoli laghi sono
Vista satellitare dei principali bacini lacustri della Regione dei laghi, con
molto sensibili alle variazioni climati- indicate le due strutture calderiche di O’a e Gademotta.
che e periodi protratti di siccità pos-
sono variare (anche sensibilmente) tali
caratteristiche (ad esempio la profondi-
tà del lago Abijata è diminuita di ben
5 m come conseguenza del periodo di
siccità del  1984-1988 e, in minor mi-
sura, a causa dell’estrazione di acqua
per la produzione di trona). Questi tre
laghi sono tipicamente allungati come
le faglie della rift valley, e possono de-
finirsi come tettonicamente controllati.
Al contrario, il lago Shala deve la sua
forma allungata in direzione circa est-
ovest al parziale controllo di una cal-
dera vulcanica; a causa di tale control-
lo, il lago è molto più profondo degli
altri (257  m), e copre un’area di circa
330  km2. Anche il lago Awasa, più a
sud, occupa la porzione centrale di una
grande caldera; esso si trova a una quo-
ta di 1708  m, e copre un’area di circa
130  km2 raggiungendo una profondità
massima di circa 10 m.
La storia geologica di questi bacini la-
custri riflette, come tutta la storia della
rift valley, l’interazione tra vulcanismo
e fagliazione, cui è sovraimposta una
forte influenza dovuta alle variazioni Variazione del livello delle acque nella Regione dei laghi durante l’Olocene
climatiche. La formazione dei bacini (modificata da Benvenuti et al., 2002).
68 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

lacustri, nel Pliocene-Quaternario, è stata in-


fatti controllata dalla locale subsidenza legata
all’attività di faglie normali e dalla formazio-
ne di grandi caldere nei periodi di parossismo
dell’attività vulcanica. Questi ultimi eventi, in-
fatti, hanno dato luogo a caldere con diametro
fino a 30  km come nel caso della caldera di
Munesa (oggi sepolta sotto il sistema di laghi)
o di Gademotta, i cui margini sono tuttora vi-
sibili tra i laghi Ziway e Shala. Anche la cal-
dera di O’a, attualmente occupata dalla parte
centrale del lago Shala, si è formata in seguito
a una imponente eruzione durante una fase
di intensa attività vulcanica intorno ai 250.000
anni dal presente.
Negli ultimi 100.000 anni (tardo Pleistocene-
Olocene) la storia di questi bacini lacustri è
stata fortemente condizionata dalle importan-
ti variazioni climatiche che hanno interessato
questa regione, determinando un’alternanza
tra fasi più umide e fasi più aride riflesse in no-
tevoli innalzamenti e abbassamenti del livello
delle acque, secondariamente modulati anche
da eventi vulcanici e tettonici. In particolare,
la storia geologica mostra come almeno due
fasi di importante espansione lacustre abbia-
no caratterizzato la Regione dei laghi nel tardo
Pleistocene-Olocene. La prima fase ha portato
alla formazione del cosiddetto “megalago”, un
unico ampio lago esteso su quasi tutta la zona
centrale della rift valley; sebbene caratterizza-
ta da periodi più aridi con relative fluttuazioni
del livello delle acque, la fase del megalago ha
caratterizzato la Regione dei laghi per almeno
80.000 anni, da circa 100.000 anni fino a cir-
ca 20.000 anni dal presente. Successivamente,
l’ultimo massimo glaciale würmiano ha portato
all’instaurarsi di condizioni più aride alle lati-
tudini tropicali, che hanno portano al notevole
ritiro delle acque e alla quasi completa essi-
cazione di alcuni bacini lacustri. A partire da
circa 10.000 anni dal presente il ritorno a con-
dizioni più umide ha permesso una nuova fase
di innalzamento del livello delle acque che ha

Dall’alto verso il basso: immagine satellitare dell’area


del vulcano Fantale e del lago Metahara; variazio-
ne del livello delle acque del lago dal  1973 fino
al  2002; variazione di precipitazioni (R), evapora-
zione (E), temperatura (T) e livello delle acque (WL)
dal  1976 al  2002 (modificata da Goerner et al.,
2009). Da notare come, su un breve intervallo tem-
porale, la variazione del livello delle acque sia impor-
tante mentre le condizioni climatiche siano costanti, a
supporto di un’influenza dell’attività vulcano-tettonica
sull’evoluzione del lago.
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 69

portato alla formazione di un nuovo grande lago (il cosiddetto “macrolago”) comprendente tutti e quattro i
principali laghi attuali. Tale lago, sebbene di grandi dimensioni, non ha tuttavia raggiunto le dimensioni del
megalago tardo pleistocenico probabilmente a causa di un controllo tettonico, con lo svuotamento legato
all’attività di faglie nella parte settentrionale del bacino. La fase del macrolago, sebbene anch’essa caratteriz-
zata da notevoli oscillazioni del livello delle acque, è perdurata fino a circa 5000 anni fa. Da questo momento,
l’instaurarsi di condizioni più aride ha portato a un nuovo generale abbassamento del livello dei laghi e,
nell’intervallo tra 5000 e 3000 anni dal presente, alla probabile completa essiccazione di alcuni laghi, come
testimoniato ad esempio nel lago Ziway dalla presenza di una paleo-valle fluviale attualmente sommersa che
ne testimonia la completa essicazione in un recente passato geologico. La fase di riduzione del livello delle
acque successiva ai 5000 anni dal presente, sebbene interrotta da almeno un innalzamento intorno a 2000-
2500 anni fa, ha portato all’attuale configurazione dei bacini lacustri, con i quattro laghi principali della parte
centrale della rift valley che rappresentano quindi dei residui dell’esteso lago tardo pleistocenico-olocenico.
Altri laghi minori della rift valley mostrano importanti variazioni del livello delle acque che non sono control-
late da variazioni climatiche ma bensì dall’attività vulcano-tettonica. È il caso, ad esempio, del lago Metahara
(o Beseka), in prossimità del vulcano Fantale, che ha visto un costante innalzamento delle acque negli ultimi
40 anni a dispetto di variazioni climatiche locali praticamente nulle. L’aumento nel volume delle acque del
lago è stato ricondotto a un maggiore apporto di acqua da parte di sorgenti calde sommerse, apporto a sua
volta incrementato da movimenti sulle faglie principali in grado di aumentare la permeabilità e quindi faci-
litare la circolazione sotterranea.

2.4. Le fasi tardive del rifting e la rottura delle causa la completa rottura delle placche continentali,
placche continentali alla loro separazione e alla formazione di un nuovo
oceano tra di esse.
Con la localizzazione dell’attività vulcano-tettonica In particolare, la forte risalita di magma localizzata nei
negli stretti segmenti magmatici all’interno della rift segmenti magmatici, che si accompagna alla forte atti-
valley inizia la fase finale del rifting in cui la forte inte- vità tettonica legata alla presenza di numerosi sistemi
razione tra processi magmatici e processi deformativi di faglie normali, porta a un progressivo indebolimen-

Colate di lava dalla caldera sommitale dell’Erta Ale.


70 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

0 km 100

crosta

Intrusione mantello
localizzata

NO MAGMA MAGMA
Resistenza Resistenza
0 800 MPa 0 800 MPa
0 0
Profondità (Km)

Profondità (Km)
crosta crosta
20 20

40 mantello 40 mantello

60 60

80 80
Earthquake magnitude

Fig. 41. Interazione tra deformazione, magmatismo e indebolimento litosferico durante le fasi di magma-assisted rifting. La forte
risalita di magma localizzata porta a un indebolimento della litosfera. In figura tale indebolimento è mostrato dai cosiddetti profili
di resistenza della litosfera con la profondità: in tali profili l’area contrassegnata in verde è proporzionale alla resistenza totale della
litosfera. Si noti come l’area in verde, e quindi la resistenza, sia molto minore in presenza di fusi magmatici. L’indebolimento porta
a una localizzazione della deformazione che, a sua volta, porta a una maggiore risalita di magma e così via in un processo in
grado di autoalimentarsi e di portare alla rottura e separazione definitiva delle placche.

to della litosfera. La perdita di resistenza è dovuta sia che determina la separazione definitiva delle placche
al riscaldamento dei materiali che compongono la li- (Fig.  41). A questo punto i segmenti magmatici ini-
tosfera stessa, dal momento che più caldi sono i mate- ziano a funzionare come dei veri e propri segmenti
riali meno sono forti (il cosiddetto indebolimento ter- di dorsale medio-oceanica, caratterizzati da una com-
mico), sia all’interposizione di materiale fuso e quindi plessa interazione tra fagliazione e risalita di magmi
molto debole tra due placche più rigide che, unita- e in cui la notevole eruzione di magmi dà luogo alla
mente alla presenza di fratturazione diffusa, conduce produzione di crosta basaltica ad affinità oceanica.
a una “perdita di contatto” tra di esse (il cosiddetto La comprensione delle complesse interazioni tra de-
indebolimento meccanico). formazione e magmatismo durante le fasi di rottura
In queste condizioni si ha il cosiddetto magma-assi- continentale è stata possibile grazie all’analisi di detta-
sted rifting, ossia rifting aiutato dal magma, un pro- glio e con moderne tecniche di monitoraggio di gran-
cesso in cui l’indebolimento magmatico porta a una di eventi tettono-magmatici, come quello registrato a
localizzazione e amplificazione della deformazione. A Dabbahu, in Afar, a partire dal settembre 2005. Grazie
questo punto il processo è in grado di autoalimentar- a queste analisi sappiamo che, analogamente a quanto
si, in quanto la deformazione localizzata e amplificata avviene nelle dorsali oceaniche, alla fine del rifting il
dal magma è a sua volta in grado di determinare una magmatismo tende a diventare molto più importan-
maggiore risalita di magma e così via, in un crescendo te della deformazione tettonica (fagliazione, frattu-
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 71

Erta Ale

Tat’Ale

Alayta

Fig. 43. Propagazione della dorsale oceanica del Mar Rosso


(linee rosse) e del Golfo di Aden (linee gialle) all’interno della
depressione dell’Afar. La propagazione di questi due bracci
oceanici all’interno dell’Afar è stata accompagnata – negli ul-
timi 11 milioni di anni – dalla rotazione del blocco delle Alpi
Dancale in senso antiorario, come mostrato nel riquadro in alto
Fig. 42. Le catene vulcaniche Erta Ale, Alayta, Tat’Ale viste dal a destra (modificato da Reilinger e McClusky, 2011).
satellite (immagine Virtual Earth).

Piccole faglie normali in prossimità del vulcano Afdera, sullo sfondo.


72 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

razione) nel guidare l’allontanamento delle placche. in superficie (Fig.  43). Tali segmenti sono legati alla
La maggior parte della deformazione, infatti, avviene propagazione verso sud del Mar Rosso, bacino ocea-
attraverso l’intrusione di magma basaltico all’interno nico giovane e tuttora in sviluppo in cui la formazio-
della crosta superiore (generalmente nei primi 10 km ne della crosta oceanica è iniziata nella parte centro-
di profondità), processo cui è associato un rilascio di settentrionale a partire da 4-5 milioni di anni fa ed è
energia praticamente asismico. Sciami sismici (con proseguita verso sud, propagandosi a ovest del blocco
terremoti di moderata intensità) associati agli eventi crostale delle Alpi Dancale a formare i segmenti di
tettono-magmatici sono legati a limitati fenomeni di dorsale incipiente dell’Afar settentrionale. Un proces-
fagliazione e fratturazione della crosta; il rilascio di so simile è avvenuto nella regione di Gibuti, in cui i
energia attraverso sismicità è comunque subordinato segmenti tettono-magmatici di Asal-Ghoubbet rappre-
rispetto ai processi asismici di intrusione magmatica. sentano un’incipiente di dorsale oceanica legata alla
Questi complessi processi di interazione tra magma- propagazione verso SO del Golfo di Aden. In questo
tismo e deformazione, legati a un forte aumento del caso, la formazione della prima crosta oceanica nel
vulcanismo basaltico, caratterizzano la parte setten- Golfo di Aden è avvenuta già intorno a 16.5 milioni di
trionale della depressione dell’Afar, dove i vulcani anni fa, e la dorsale si è propagata verso ovest entran-
come l’Erta Ale, Alayta, Tat’Ale (Fig.  42) rappresen- do nella depressione dell’Afar intorno a 700 mila anni
tano dei segmenti di dorsale medio-oceanica esposta dal presente.

Anatomia di un evento vulcano-tettonico: l’episodio di rifting di Dabbahu, Afar

La formazione delle rift valley avviene su scale


temporali di milioni di anni, periodo in cui le plac-
che continentali si allontanano relativamente a ve-
locità molto basse, intorno ai circa 5-10 mm/anno.
Tuttavia, questo processo non è continuo ma pro-
cede a scatti, con brevi periodi di forte attività tet-
tonica e magmatica in cui si registrano importanti
movimenti relativi delle placche, che si alternano
a periodi molto più lunghi di relativa stabilità del-
le placche in cui l’attività tettonica e vulcanica è
molto ridotta o assente. Nei periodi di stabilità si
ha l’accumulo di energia che viene quindi rilascia-
ta attraverso improvvisi episodi di deformazione
caratterizzati da terremoti e intrusione di magma.
Uno di questi eventi tettono-magmatici è recen-
temente iniziato in Afar, dove a partire dal  2005
numerosi terremoti legati a intrusione di magma
40°00'E 40°30'E 41°00'E
a cui è seguita attività vulcanica si sono registrati 13°00'N
lungo il segmento tettono-magmatico di Dabbahu-
Manda Hararo. Questo evento è stato monitorato 2005 and 2007 eruptions
con moderne tecniche di analisi (indagini satellita-

Dabbahu-
In alto: Geometria superficiale del dicco intruso nel settem- Gab’ho
volcanic
bre 2005 (linea rossa) e terremoti associati (cerchi colora- complex
ti). Le stelle rosse indicano i vulcani Gabho (G) e Dabbahu 12°30'N
(D). A: Alayta; EA: Erta Ale; TA: Tat’Ale (da Wrigth et al.,
2006). In basso: meccanismi focali dei terremoti avvenu-
ti nell’evento tettono-magmatico di Dabbahu nel periodo Ado’Ale
volcanic
compreso tra il 4 settembre e il 4 ottobre 2005, sovraim- complex
posti a una elaborazione di immagini satellitari in cui ogni
serie di strisce colorate (frange) corrisponde a una defor-
mazione del terreno di 2.6 cm. Le stelle rosse indicano i km

siti dell’eruzione acida del 2005 (a nord) e delle eruzioni 0 5 10


12°00'N
fessurali basaltiche del 2007-2009 (al centro-sud) (da
Eruption Modeled dike location Earthquake epicenter
Ebinger et al., 2010).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 73

Effetti superficiali dall’evento tettono-magmatico di Dabbahu (da Afar Rift Consortium).

ri, sismicità locale, GPS) che hanno permesso di ricostruire con un dettaglio senza precedenti la cronologia e
le caratteristiche dinamiche delle interazioni tra magmatismo e deformazione che avvengono nelle fasi finali
di rottura continentale.
L’evento è iniziato con una sismicità intermittente registrata in prossimità del complesso vulcanico di
Dabbahu-Gabbo a partire da aprile 2005. La sismicità è cresciuta di intensità a partire dal settembre 2005,
con un terremoto di magnitudo 4.5 il 4 settembre e un altro evento di magnitudo 5.0 il 14 dello stesso mese.
Dopo una breve pausa, l’attività sismica è ripresa il 20 settembre con una sequenza di più di 400 terremoti
(di cui più di 200 con magnitudo maggiore di 3.5) registrati nelle due settimane successive in un’area ri-
stretta in prossimità di Dabbahu. Gli eventi sismici hanno registrato una frequenza massima tra il 24 e il 26
settembre, con tremori pressoché continui e un evento principale di magnitudo 5.6. Contemporaneamente
è avvenuta una piccola eruzione lungo una fessura di circa 500 m sul fianco del vulcano Dabbahu mentre
si verificavano movimenti lungo numerose faglie normali e aperture di fessure lungo tutto il segmento mag-
matico di Dabbahu-Manda Hararo, in un’area lunga (circa 65 km) e stretta (circa 5 km) a SE del complesso
vulcanico. Movimenti su faglie e fessure hanno dato luogo a una repentina apertura del rift di circa 10 m,
come registrato da misure satellitari.
Successivamente, almeno 14  eventi di intrusione di magma sono stati riconosciuti nell’area dal settembre
2005. Ognuno di questi eventi magmatici è stato accompagnato da picchi di sismicità e fratturazione su-
perficiale localizzati in ristrette aree al di sopra delle intrusioni di magma. Gli eventi tettono-magmatici
successivi a quello principale del settembre 2005 hanno contribuito a una apertura variabile tra meno di un
metro e circa 3 metri e mezzo del rift. Alcuni eventi sono stati accompagnati da eventi vulcanici superificiali.
Un’eruzione fisurrale, accompagnata da attività sismica e deformativa è avvenuta nell’agosto 2007, con la
formazione di numerosi coni di scorie e colate di lave basaltiche spesse diversi metri. Un’altra eruzione di
lave basaltiche da fessure lunghe fino a 4-5 km è avvenuta a fine giugno del 2009, seguita da una piccola
colata di lava nel maggio 2010.
Le analisi di dettaglio e le modellizzazioni dei dati ottenuti dal monitoraggio dell’evento attraverso imma-
gini satellitari e l’installazione di strumentazioni GPS e reti simiche locali, hanno messo in evidenza come
questi eventi tettono-magmatici siano stati guidati dall’intrusione di magma proveniente da camere magma-
74 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

40°30'E 41°0'0"E
tiche situate al centro del seg-
mento magmatico, a profondità
maggiori di 5-10  km. A partire
da questa camera magmatica il
magma si inietta nel segmento
di rift tra i due vulcani attra-
verso dicchi sub-verticali lun-
Dabbahu
ghi diversi chilometri e larghi
solo pochi metri. Nell’evento
principale del settembre 2005
12°30'N 12°30'N
si stima che all’interno del seg-
mento magmatico di Dabbahu
circa 2.5 km3 di magma sia sta-
to iniettato attraverso uno o più
Badi
dicchi sub-verticali nei primi
10 km della crosta per una lun-
ghezza corrispondente a circa
60-70  km e per una larghezza
AVC
massima intorno ai 10 m. I dic-
chi successivi sono tutti carat-
terizzati da volumi di magma e
dimensioni minori.
Sia per l’evento principale del
settembre 2005 che per le in-
trusioni successive la messa in
Finto
posto del magma è avvenu-
ta generalmente a profondità
12°0'N
maggiori di 2-3  km; più in su-12°0'N
Epicenters: Seis-UK seismometer
perficie l’allontanamento repen- 2005 IPGP seismometer
tino dei blocchi crostali di quasi June 2006 Continuous GPS site
July 2006
dieci metri ai lati del dicco ha August 2007
November 2007
provocato una serie di fessure e March 2008
faglie, anch’esse estese per tutto July 2008
October 2008
il segmento tettono-magmatico. February 2009
Durante l’evento del 2005, mo- 0 5 10 20
N Semera
km
vimenti fino a 3 m sono stati os-
servati lungo singole faglie. Alla Distribuzione degli epicentri
40°30'E
dei terremoti nel segmento di Dabbahu-Manda Hararo
41°0'E
fagliazione e fratturazione della dall’ottobre 2005 al febbraio 2009, differenziati (come da legenda) a seconda
crosta ai lati e al di sopra dei del periodo. AVC: complesso vulcanico di Ado’Ale. Semera è la capitale dell’Afar.
dicchi durante la loro messa in Modificata da Ebinger et al. (2010).
posso è legata la sismicità che
caratterizza gli eventi tettono-
magmatici; tipicamente l’attività
sismica tende a migrare lateral-
mente seguendo la propagazio-
ne laterale del dicco, un proces-
so che avviene in un periodo di
tempo di poche ore o al massi-
mo di pochi giorni, in cui si os-
serva il massimo della sismicità.
Analisi geodetiche e sismologi-

L’eruzione fessurale del giugno 2009


(da Afar Rift Consortium).
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 75

che dei singoli eventi suggeri-


scono come circa il 90% dell’e-
nergia accumulata dall’allonta-
namento della placche maggiori
sia stata rilasciata asismicamente
durante la risalita e messa in po-
sto del magma attraverso i dic-
chi; la quantità di energia rila-
sciata attraverso attività sismica
legata al movimento lungo le
faglie o l’apertura di fratture è
subordinata. Durante gli eventi
tettono-magmatici la dinamica
del rilascio di energia e dell’as-
sociata sismicità è molto diversa
da quella osservata negli eventi
puramente tettonici: in questi
ultimi, l’energia è quasi total-
mente rilasciata attraverso un
terremoto principale di grande
intensità, generato dal presso-
ché istantaneo movimento dei
due blocchi di una faglia, segui-
to poi da uno sciame di terre-
moti minori (aftershocks) il cui
contributo al rilascio di energia
è generalmente trascurabile.
Negli eventi tettono-magmatici,
invece, manca un terremoto di
grande intensità, e la sismicità
è caratterizzata da sciami sismi-
ci con un numero maggiore di
eventi distribuiti su intervallo
temporale normalmente più
ampio; l’energia è rilasciata in
un periodo di tempo maggiore
(ore, giorni) in cui avviene la
messa in posto del dicco.
Si stima che eventi tettono- Movimenti verticali (sinistra) e orizzontali (centro) associati all’evento tettono-mag-
magmatici simili a quello attual- matico del settembre 2005 ottenuti dall’analisi di immagini satellitari. Destra: faglie
mente in corso a Dabbahu si attivate durante l’evento di rifting principale. Modificata da Grandin et al. (2009).
siano verificati nella zona ogni
400  anni circa, e che tali even-
ti siano la caratteristica risposta Evento di Manda-Hararo Complesso vulcanico
della litosfera all’allontanamento Settembre 2005 Ado’Ale
Dabbahu
relativo tra le placche maggiori. Eruzione
Sebbene con alcune differenze Gab’ho
minori, la cronologia e dinamica
degli eventi che hanno caratte- ?
rizzato l’episodio di rifting di ?
10 km

? ?
Dabbahu è molto simile a quan- ?
Propagazione del dicco
to osservato tra il 1975 e il 1984 km
80 Camera magmatica
in Islanda settentrionale, dove
Proiezione in superficie del dicco
un episodio di rifting analogo è
avvenuto in un tratto di dorsa- Ado’Ale volcanic
le medio-atlantica in corrispon- Rappresentazione schematica tridimensionale.
complex Modificata da Ebinger et al. (2010).
b Dabbahu
denza del vulcano di Krafla. In Da’Ure vent
D
G
Gab’ho 10 Dike
m opening
0
10 k m

km Mogi source
76 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

questo caso, circa 9 m di apertura e di allontanamento delle

Quota (m)
placche sono stati ottenuti attraverso 20 successive intrusioni
di magmi basaltici attraverso eruzioni fessurali. Calcoli mo- O E
dellistici e la similitudine con questo evento islandese sug- Esagerazione
geriscono che l’evento tettono-magmatico di Dabbahu possa verticale: 20x

continuare ancora per qualche anno e che le eruzioni possano


aumentare di intensità nei prossimi anni. La similitudine nella
dinamica deformativa e magmatica degli eventi di Dabbahu e
della dorsale medio-atlantica in Islanda conferma inoltre come

Profondita’ (Km)
i segmenti tettono-magmatici in Afar si stiano attualmente
comportando come centri di espansione oceanica incipienti.

Rappresentazione schematica dell’intrusione del dicco in profondità e


associata fagliazione in superificie durante l’intrusione del settembre
2005. Modificata da Grandin et al. (2009). Distanza (Km)

Movimenti delle faglie dovuti all’evento del 2005 (da Afar Rift Consortium).

2.5. Dopo la rift valley: un nuovo oceano in so nord della placca araba determinerà una ulteriore
Africa orientale propagazione dei domini oceanici del Mar Rosso e del
Golfo di Aden, che tenderanno a unirsi formando un
L’ulteriore evoluzione del processo di rifting in Africa unico bacino oceanico in cui la creazione di nuova cro-
orientale porterà verosimilmente a una completa rior- sta oceanica in prossimità di un lungo sistema di dorsali
ganizzazione delle placche maggiori e una sostanziale medio-oceaniche contribuirà ad aumentare la separa-
variazione della morfologia superficiale e dell’estensio- zione tra Arabia e Africa-Somalia (Fig. 44). L’unione tra
ne dei bacini oceanici nell’area. L’allontanamento ver- i bacini oceanici del Mar Rosso e del Golfo di Aden
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 77

avverrà all’interno depressione dell’Afar, in prossimità


degli attuali segmenti di dorsale incipiente come l’Er-
ta Ale; questi tenderanno a sprofondare progressiva-
mente, spinti verso il basso dal peso dei grandi volumi
di prodotti magmatici via via raffreddati e solidificati,
permettendo ad ampie aree attualmente emerse della
depressione dell’Afar di essere progressivamente inva-
se dalle acque marine (Fig. 44). In questo processo, il
blocco delle Alpi Dancale sarà inglobato all’interno del-
la placca araba, dal momento che la propagazione della
dorsale oceanica avviene lungo l’asse della depressione
dell’Afar e non nella parte meridionale del Mar Rosso.
Più a sud, sebbene il rifting sia meno avanzato che
in Afar, il processo di separazione continentale Africa-
Somalia porterà, sebbene in tempi più lunghi, alla for-
mazione di un nuovo braccio oceanico in Africa orien-
tale (Fig.  44). Tale nuovo oceano, continuo dal Mar
Rosso-Golfo di Aden fino al Mozambico, separerà la
Fig. 44. Possibile geometria dei bracci oceanici e delle plac-
parte posta a est della rift valley dalla restante parte oc-
che tettoniche nel Corno d’Africa tra 10 milioni di anni. La pro-
cidentale dell’Africa. Inizialmente, questo braccio oce- iezione della posizione della placca araba, delle Alpi Dancale
anico avrà caratteristiche simili a quelle del Mar Rosso, e della geometria della dorsale oceanica nel Mar Rosso-Golfo
un oceano “giovane” ancora in sviluppo, caratterizzato di Aden è ripresa da Bosworth et al. (2005). La proiezione nel
da settori in cui la transizione tra rift continentale a Main Ethiopian Rift è invece basata sull’estrapolazione dello
rift oceanico è tuttora in atto (Fig. 45). L’ulteriore pro- sviluppo attuale dei segmenti magmatici.

Rift Valley (Africa Orientale)

Bacino oceanico in formazione (Mar Rosso)


2 2

1 3

4 Bacino oceanico sviluppato (Golfo di Aden)


3

Bacino oceanico maturo (Oceano Atlantico)


Dorsale
Margine medio-oceanica Margine
passivo passivo
Sedimenti Crosta
oceanica
4

Fig. 45. Rappresentazione schematica dell’evoluzione del processo di estensione continentale. Il processo inizia con lo stadio
iniziale di sviluppo della rift valley, come esemplificato in Africa orientale; prosegue con un bacino oceanico in via di sviluppo, ca-
ratterizzato da crosta oceanica larga fino a 80 km ma non continua su tutta la lunghezza del bacino, come esemplificato dal Mar
Rosso; evolve in un bacino oceanico ben sviluppato, con crosta oceanica larga più di 100 km e continua su tutta la lunghezza del
bacino, come nel caso del Golfo di Aden; e infine porta alla formazione di un bacino oceanico in piena maturità, caratterizzato
da crosta oceanica con larghezza fino a più di 1000 km limitata ai margini da una coppia di ampi margini passivi, come nel
caso dell’Oceano Atlantico.
78 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

gressivo allontanamento tra le placche porterà poi a no potrebbe acquisire caratteristiche e dimensioni simili
uno stadio ancora più evoluto, esemplificato dall’attuale all’Oceano Atlantico, un oceano “maturo” che da più di
Golfo di Aden, che attualmente presenta caratteristiche 100 milioni di anni si sta evolvendo da condizioni ana-
oceaniche ben sviluppate in tutta la sua lunghezza. In loghe a quelle attualmente esistenti nel Mar Rosso e nel
uno stadio ancora più avanzato, il nuovo oceano africa- Golfo di Aden (Fig. 45).

Dalle grandi rift valley alla formazione di nuovi oceani:


la separazione dei continenti vista dall’esempio etiopico

La storia geologica del rift etiopico esemplifica la progressiva evoluzione del processo di estensione delle
placche continentali, dalle fasi iniziali di formazione della rift valley fino alla rottura continentale e formazio-
ne di un nuovo bacino oceanico, come illustrato schematicamente di seguito.
I primi eventi tettono-magmatici di rifting attivo, generati da un pennacchio di materiale caldo in risalita
all’interno del mantello, determinano l’emissione di grandi volumi di basalti (tipo “trappi”) più o meno coin-
cidenti con il sollevamento della regione all’interno della quale si imposta successivamente la rift valley. Tali
eventi possono essere contemporanei all’inizio della separazione delle placche (come nel caso del movi-
mento Africa-Arabia responsabile della formazione della depressione dell’Afar) o precedere (anche di molto)
l’inizio dell’allontanamento tra le placche (come nel caso dello spostamento Africa-Somalia responsabile
della formazione del Main Ethiopian Rift); il vulcanismo basaltico può anche essere assente in quei rift che
si formano senza azione di mantle plumes profonde (ossia nel cosiddetto rifting passivo).
L’inizio della separazione delle placche determina la formazione di sistemi di faglie normali che generalmen-
te si localizzano lungo zone di debolezza pre-esistenti nella litosfera continentale. Il movimento di queste
grandi faglie normali favorisce lo sprofondamento della rift valley dando luogo alle grandi scarpate tettoni-
che che separano il fondovalle dai circostanti altopiani. Lo sprofondamento della depressione tettonica pro-
segue man mano che l’allontanamento delle placche aumenta, determinando inoltre l’accumulo di materiale
sedimentario e/o vulcanico al suo interno; in parallelo, la litosfera continentale si assottiglia determinando
la risalita della sottostante astenosfera e la produzione di magma per decompressione. Queste prime fasi di
rifting sono accompagnate da diffuso vulcanismo, distribuito all’interno della rift valley ma anche in limitate
porzioni dei circostanti altopiani (dando luogo al cosiddetto vulcanismo fuori asse, off-axis volcanism). La si-
smicità, in queste fasi precoci del rifting, è tipicamente localizzata ai bordi della depressione, dove terremoti
anche molto forti (magnitudo fino a 7) e profondi (epicentri fino a 30-40 km di profondità) possono essere
prodotti dal movimento lungo le grandi faglie normali. In Etiopia, questo stadio evolutivo è esemplificato
dalla rift valley nella Regione dei laghi e nella sua parte più meridionale, dove la deformazione attuale è
principalmente localizzata ai margini della depressione in prossimità delle grandi scarpate tettoniche. Altre
porzioni del sistema di rift africano sono esemplificative di questo stadio iniziale del rifting continentale,
come le rift valleys del ramo occidentale (ad esempio i laghi Tanganica e Malawi) e quelle che caratterizzano
la Tanzania.
Un ulteriore aumento della separazione tra le placche determina una variazione nello stile deformativo, con
l’attività delle grandi faglie normali bordiere che inizia a essere sostituita da una deformazione al centro della
depressione. Si formano così sistemi di faglie interne alla rift valley e la subsidenza della depressione diminu-
isce con la diminuzione dell’attività lungo le grandi faglie bordiere. Il progressivo assottigliamento della lito-
sfera determina una continua produzione di magma dall’astenosfera in risalita sotto la depressione; in queste
fasi il vulcanismo non è più distribuito su tutta la depressione ma si localizza lungo sistemi di faglie interne,
formando i cosiddetti “segmenti magmatici”. La quasi totalità dell’attività tettonica e vulcanica è concentrata
lungo questi segmenti, dove – a causa della maggiore interazione con i magmi in risalita – i terremoti diven-
tano meno forti (magnitudo generalmente inferiore 6-6.5) e meno profondi (ipocentri a profondità massime
intorno ai 10 km). Questo stadio evolutivo è esemplificato dalla parte settentrionale del Main Ethiopian Rift
e nella parte meridionale della depressione dell’Afar. Più a sud, la rift valley in Kenya è un altro esempio di
questo stadio di rifting.
Non appena la fagliazione e il vulcanismo si localizzano all’interno dei segmenti magmatici si sviluppa una
forte interazione tra questi due processi che ha come effetto principale quello di indebolire (sia termicamente
che meccanicamente) la litosfera continentale. In queste condizioni la deformazione si localizza ulterior-
mente, portando a un incremento nella produzione di magmi in risalita che a loro volta indeboliscono ulte-
riormente le placche, determinando così un processo in grado di autoalimentarsi e portare alla separazione
definitiva tra le placche. La deformazione all’interno dei segmenti magmatici avviene con una complessa
interazione tra fagliazione (con associata sismicità con terremoti di moderata intensità con magnitudo gene-
Evoluzione geologica della rift valley etiopica 79

Vulcanismo di tipo “Trappi”


FASI INIZIALI DEL RIFTING

Rift
valley

-Formazione della rift valley


-Attivita’ delle faglie normali ai bordi
della depressione
-Approfondimento progressivo
della rift valley

Faglie
interne

-Inizio della fagliazione


al centro della rift valley
ROTTURA CONTINENTALE

-Progressiva riduzione dell’attivita’


delle faglie normali ai bordi
FASI AVANZATE E

della depressione

Segmenti
magmatici
ts
Faul

ts
Faul
dary

dary
Boun

Boun

-Localizzazione dell’attivita’
vulcano-tettonica
al centro della rift valley
-Forte indebolimento termo-meccanico
della litosfera
-Rottura delle placche continentali
al centro della rift valley
OCEANIZZAZIONE

Formazione di nuova
crosta oceanica

Evoluzione progressiva del processo di estensione delle placche continentali, come esemplificato dal rift etiopico.

ralmente inferiore a 5.5-6) e intrusione di magma (deformazione prevalentemente asismica), come documen-
tato in Afar settentrionale. In questo stadio i segmenti magmatici iniziano a comportarsi come vere e proprie
dorsali medio-oceaniche in grado di produrre la crosta basaltica che caratterizza i fondali oceanici. Si forma
così un nuovo bacino oceanico bordato da una coppia di margini passivi in progressivo allontanamento via
via che nuova crosta viene prodotta dalla risalita e messa in posto di magma in prossimità della dorsale.
In conclusione, la storia geologica della depressione tettonica etiopica documenta la transizione da una
morfologia iniziale dominata da grandi faglie normali e approfondimento della rift valley a fasi più avanzate
e finali caratterizzata invece da una crescente importanza dei processi magmatici e da una forte interazione
tra tettonica e magmatismo. Questa forte interazione è in grado di determinare la rottura delle masse conti-
nentali, iniziando la produzione di crosta oceanica e portando alla formazione di nuovo oceano tra le due
placche di neoformazione, in una sequenza tipica che comprende il passaggio da rift valley continua a scala
continentale (Africa orientale), a iniziale formazione di dorsali-oceaniche isolate (Afar settentrionale), a baci-
no oceanico giovane ma discontinuo (Mar Rosso), a un oceano completamente sviluppato (Golfo di Aden),
fino a un oceano esteso e maturo (Oceano Atlantico).
80 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Yemen

Erit n
rea
a
Sud
Eritrea
Etiopia

rea
Erit
uti
Gib

lia
Gibuti

ma
Etiopia

So
Etiopia
Sudan

10

2 Som
a
Etio lia
pia
3
11
4
12 13
5
6
14

7
an
Sud
ya
Ken

8
Etiopia
Kenya
nda
ya
Uga
Ken

Fig. 46. Aree in cui sono descritti i tipici paesaggi geologici della rift valley.
81

3. Paesaggi geologici della rift valley etiopica

Come illustrato nei paragrafi precedenti, la storia ge- 3.1. La depressione dell’Afar
ologica dell’Etiopia ha determinato una tipica confor-
mazione morfologica, caratterizzata dalla presenza di La depressione dell’Afar costituisce la parte settentrio-
grandi scarpate tettoniche che separano la rift valley nale del rift etiopico e corrisponde all’area di raccordo
dagli altopiani circostanti, e di imponenti strutture ge- tra la rift valley e i bacini oceanici del Mar Rosso e
ologiche, quali ad esempio edifici vulcanici e faglie.
del Golfo di Aden. Quest’ampia zona triangolare di
Questi ingredienti geologici, unitamente alle sensibili
sprofondamento tettonico è caratterizzata da una to-
variazioni climatiche imposte dalle marcate variazioni
pografia molto attenuata, con il fondovalle che giace
altimetriche, danno luogo a una moltitudine di pae-
in vaste aree al di sotto del livello del mare (fino ai
saggi unici all’interno della rift valley etiopica. Alcuni
esempi di essi vengono di seguito illustrati, attraverso circa -155 m della superficie del lago di Asal). I cen-
una serie di itinerari che esemplificano, in un quadro tri vulcanici principali rappresentano gli unici rilievi
complessivo anche se sicuramente non esauriente, i (che si elevano fino a 1000  m di quota) all’interno
differenti aspetti geologici e paesaggistici dell’Etiopia. della depressione, fatta eccezione per i rilievi montuo-
Tali esempi sono suddivisi, seguendo un criterio geolo- si delle Alpi Dancale, costituite da rocce sedimentarie
gico illustrato nei paragrafi precedenti, in Depressione mesozoiche e basamento cristallino, che separano la
dell’Afar, Main Ethiopian Rift e Altopiano somalo ed depressione dancala dal Mar Rosso.
etiopico; il Main Ethiopian Rift è stato ulteriormente L’Afar è caratterizzato da clima desertico, con tempera-
suddiviso nei tre diversi settori: settentrionale, centrale ture estremamente elevate (fino a 50°C) e precipitazio-
e meridionale. ni praticamente assenti: con una temperatura media

Asmara

Erit Mar Rosso


r
Adua Etio ea
Adigrat pia

Axum Dallol
1

Macallè

L. Giulietti Assab

Erta Ale
ea
itr

ti
Er

bu

2
Gi

Lalibela 1

18
2
18 Golfo di
GIBUTI Aden
1
ti

2
bu

Dessiè
Gi
lia

Kombolcha
ma
ia
So
iop
Et

1 18

Gewane 0 50km
Addis Abeba Awash/Nazret La depressione dell’Afar.
82 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Immagine satellitare della de-


pressione dell’Afar (immagin
Nasa Earth Observatory).
L’area è caratterizzata da
un’intensa fratturazione,
che dà luogo a una serie
di piccoli graben, ossia de-
pressioni limitate da faglie
normali, e da un voluminoso
vulcanismo rappresentato da
due caldere (una piccola, a
sinistra, e una più grande, a
destra) e da colate di lava
basaltica visibili, in scuro,
nella porzione dell’immagine
in alto a destra.

Vulcano centrale
Vulcano centrale
Coni di
Coni di scorie
scorie
00
Alu Principali
Dalaffilla Principali
fratture
fratture

100
Trachiti e
Trachiti e rioliti
rioliti
100

-100
0
0
-100 Trachiti
Trachiti

Basalti recenti
Basalti recenti
Bora Le Ale Lave basaltiche
basaltiche della
della
Lave
catena vulcanica
catena vulcanica
assiale (<1.2
assiale (<1.2 Ma)
Ma)
Depositi
Depositi
100
sedimentari
sedimentari
100

00

11000
0

Erta Ale
00
220
000
33000
0
200
200

4400
100

00
100

5500

Colate
Colate di
di lava
lava recenti
00

recenti
settentrionale
settentrionale

fuori
fuori della
della caldera
caldera
Rift

Bordo
Bordo della
della caldera
Rift

caldera
Principali
Principali fratture
fratture

500
500
Lago di lava attivo

33000

Hayli
0

N Gubbi
00

200
200
00
m
mee

100
100
Alebbagu
RRii iioonnaa
rriidd
fftt llee

10 km 1 km
km
1

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata dalla catena vulcanica
dell’Erta Ale (ridisegnata da Barberi et al., 1972; Acocella, 2006).
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 83

Attività vulcanica all’interno dell’Erta Ale.

annua di 34,6 gradi registrata tra il  1960 e il 1966, littica, con orientazione circa NNO-SEE e dimensioni
l’area di Dallol è considerata il luogo più caldo del di 1600x700 m; un’altra più ampia caldera, anch’essa
mondo. allungata secondo il trend della catena vulcanica e di-
La depressione dell’Afar è caratterizzata da una densa mensioni di 3100x1800 m, è localizzata a SE dalla cima
associazione di faglie normali e fessure tensionali e da del vulcano. La caldera sommitale è famosa per i laghi
numerosi edifici vulcanici che, nelle cosiddette catene di lava che ospita in due crateri nella sua parte setten-
vulcaniche assiali della parte settentrionale della de- trionale; tali laghi sono stati attivi intermittentemente
pressione, rappresentano dei veri e propri segmenti di durante l’ultimo secolo. Il vulcano è inoltre caratteriz-
dorsale oceanica esposta in superficie. Per il paesag- zato da eruzioni fessurali recenti sui suoi fianchi.
gio desertico e la vegetazione praticamente assente, Diversi altri edifici vulcanici sono presenti nella catena
scarpate di faglie e prodotti vulcanici sono spettacolar- vulcanica dell’Erta Ale: tali vulcani sono caratterizzati
mente esposti all’interno della depressione. da una attività fumarolica molto intensa e dall’emissio-
ne di colate di lava molto recenti. È il caso ad esempio
La catena vulcanica dell’Erta Ale del Dalaffilla, un piccolo vulcano alto circa 300 m ca-
La catena vulcanica dell’Erta Ale è un complesso vul- ratterizzato da versanti molto acclivi che conferiscono
canico allungato in direzione NO-SE con una lunghez- all’edificio una tipica forma conica. La forma del vulca-
za massima di circa 80  km, una larghezza massima no e la presenza di versanti molto acclivi, non usuale
intorno ai 40  km e una elevazione di alcune centi- per gli edifici vulcanici della catena dell’Erta Ale, sono
naia di metri rispetto alla piana circostante. Esso è dovuti all’emissione di lave siliciche molto viscose che
caratterizzato dalla presenza di densi sciami di faglie non hanno la capacità di fluire facilmente dal cen-
normali e di colate laviche principalmente basaltiche tro di emissione. Colate di lava basaltiche sono invece
con subordinati prodotti evoluti trachitici e riolitici (es. presenti intorno al vulcano, lungo fessure regionali
Dallafilla). La catena vulcanica dell’Erta Ale è di par- sub-parallele all’allineamento della catena vulcanica.
ticolare interesse per la comunità scientifica interna- La più recente eruzione del vulcano Dallafilla è avve-
zionale: per le caratteristiche vulcano-tettoniche e la nuta nel 2008, quando colate di lava sono uscite dal
presenza di prevalenti basalti ad affinità oceanica, essa versante occidentale e nord-occidentale del vulcano;
è infatti considerata uno dei rari esempi di porzione di si tratta di una delle maggiori eruzioni mai avvenute in
dorsale medio-oceanica esposta in superficie. territorio etiopico in tempi storici.
L’Erta Ale, che dà il nome alla catena vulcanica, è il Altro esempio è il vulcano Hayli Gubbi, l’edificio più
vulcano più attivo d’Etiopia. È un vulcano a scudo meridionale della catena dell’Erta Ale. Si tratta di un
basaltico caratterizzato da una caldera sommitale el- vulcano a scudo caratterizzato dalla presenza di nu-
84 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

L’Erta Ale visto da nord con il vulcano Hayli Gubbi sullo sfondo.

L’anello di tufo denominato Maarà, poco a sud della catena dell’ErtaAle (foto Luca Lupi).
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 85

1010km
km

NN
Dallol
Dallol
-1 -1
00 00
-10
-10
0
0
0
0

Lago
Lago
Asale
Asale
Gada
GadaAle
Ale
-10 -10
0 0

Silt, argille
Silt, e sabbie
argille e sabbie
della
delladepressione
depressione
Lago
Lago
Evaporiti
Evaporiti della
della depressione
depressione
Bachili
Bachili
Conglomerati,
Conglomerati, sabbie,
sabbie, argille,
argille, calcari
calcari
deidei bordi
bordi della
della depressione
depressione
-100-100 Gessi
Gessideidei
bordi
bordi
della
della
depressione
depressione

Trachiti
Trachiti e rioliti
e rioliti

Trachiti
Trachiti
0
0

0 0

Basalti
Basalti recenti
recenti
Lave
Lave basaltiche
basaltiche della
della
100
100

catena
catena vulcanica
vulcanica
assiale
assiale (<1.2
(<1.2 Ma)
Ma)
Vulcano
Vulcano centrale
centrale
Coni
Coni di di scorie
scorie
Faglie
Faglie e fratture
e fratture

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata della Piana del Sale e
del vulcano Dallol (ridisegnata da CNRS-CNR, 1971).

merose fessure eruttive e allineamenti di coni di scorie dotti vulcanici) che nella Piana del Sale si estendono
che hanno dato luogo a colate molto recenti che han- per circa 600 km2, raggiungendo spessori variabili da 1
no raggiunto le sponde del Lago Giulietti (o Afrera) a 3 km, e che sono tuttora oggetto di sfruttamento da
più a sud. A testimonianza dell’età recente dell’attività parte delle popolazioni locali. I depositi sono localmen-
vulcanica, la parte distale di una di queste colate co- te coperti dai prodotti vulcanici recenti, come le colate
pre un deposito sedimentario della Piana di Giulietti di lava emesse dal vulcano Gada Ale –  il centro più
datata a 8200 anni dal presente. settentrionale della catena vulcanica dell’Erta Ale – che
ricoprono le evaporiti della Piana del Sale in prossimità
La Piana del Sale del lago Asale. Le colate basaltiche di questo vulcano
La Piana del Sale è un’ampia area posta a una quota sono di età olocenica; attualmente il vulcano è interes-
di 120 m sotto il livello del mare a nord della catena sato da intensa attività fumarolica, mentre un piccolo
vulcanica dell’Erta Ale, caratterizzata dalla presenza di lago caratterizzato da sorgenti calde è presente all’inter-
estesi depositi evaporitici. La formazione di tali depositi no del cratere sommitale.
è legata all’alternanza di periodiche invasioni delle ac- Circa 40 km a NO della catena dell’Erta Ale la Piana del
que del Mar Rosso e successive fasi di disseccamento, Sale è marcata dalla presenza del vulcano Dallol, caratte-
in una sequenza di eventi controllata dallo sprofonda- rizzato da un complesso di crateri di esplosione freatica
mento tettonico e dalle fluttazioni climatiche del livello che rappresentano i centri eruttivi subaerei con elevazio-
del mare, unitamente alla messa in posto di colate di ne più bassa della Terra (si trovano a una quota variabile
lave dai grandi centri vulcanici (ad esempio, la defini- tra gli 80 e i 120 m sotto il livello del mare). Il più recen-
tiva interruzione della comunicazione con le acque del te di questi crateri si è formato durante un’esplosione
Mar Rosso è avvenuta, circa 30 mila anni fa, oltre che a nel 1926. Dallol è caratterizzato dalla presenza di nume-
causa dei movimenti tettonici, in seguito ad imponen- rose sorgenti calde e centinaia di piccoli geyser peren-
ti colate di lave emesse dal vulcano Alid all’estremità nemente attivi che emettono soluzioni di sali sciolti dalle
settentrionale della depressione nell’area del Golfo di sottostanti evaporiti e che formano vaste incrostazioni i
Zula). Le alternanze di invasioni marine e disseccamen- cui caratteristici colori (giallo, bianco, rosso) sono dovuti
to si sono succedute più volte nel Pleistocene e hanno a principalmente alla forte presenza di zolfo, ossido di
portato alla deposizione di notevoli spessori di evapori- ferro, di vari altri minerali e forse alghe e batteri termofili.
ti (in prevalenza depositi di sale con associata anidride, Sono inoltre presenti molte fumarole che anch’esse dan-
sali di potassio e magnesio, con intercalazioni di pro- no luogo a tipiche incrostazioni.
86 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Le pozze calde del vulcano Dallol (foto Luca Lupi).

Croste saline nelle pozze calde (foto Luca Lupi).


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 87

Lo spettacolo dei colori nelle pozze di Dallol (foto Luca Lupi).


88 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il Catherine Ash Ring, posto nella terminazione settentrionale della catena dell’Erta Ale (foto Gilberto Silvestri, Panoramio).

ITINERARIO 1
I vulcani della parte settentrionale dell’Afar

La parte meridionale della catena vulcanica dell’Erta Ale è raggiungibile attraverso una strada asfaltata di
recente costruzione che dalla zona di Serdo, nell’Afar centrale, prosegue verso nord fino alle sponde del lago
Giulietti (all’abitato di Afrera). Serdo è raggiungibile dalla capitale attraverso la strada n. 2 (via Kombolcha) o
dalla parte settentrionale della rift valley attraverso la strada n. 18 (via Nazret-Awash). Quest’ultima si svilup-
pa lungo la media valle del fiume Awash, nota per i numerosi ritrovamenti paleoantropologici, e prosegue
poi, dopo essersi ricongiunta con la strada n. 2, verso Gibuti attraverso l’Afar centro-meridionale; tale strada
costeggia, circa 30 km a SO di Serdo, l’area geotermica di Tendaho.
La strada che da Serdo prosegue verso il lago Giulietti attraversa un tipico paesaggio caratterizzato da nume-
rose faglie normali e graben e, soprattutto avvinandosi al lago, numerosi edifici vulcanici recenti. L’intensa
attività tettonica dell’area è marcata da una notevole sismicità che ha portato, in un recente passato, a eventi
di notevole intensità come la sequenza sismica del marzo-maggio del 1969, con quattro forti terremoti con
magnitudo massima intorno a 6 che hanno provocato la distruzione di Serdo.
Dal lago Giulietti la catena dell’Erta Ale si raggiunge attraverso strade secondarie, mentre l’accesso al cratere
sommitale avviene attraverso un trekking lungo le pendici del vulcano. Proseguendo ancora verso nord su
strade sterrate si giunge alla Piana del Sale e da qui al Dallol.
L’area di Dallol-Erta Ale è comunque accessibile anche dall’altopiano etiopico attraverso strade che scendono
verso la depressione dalla strada principale n. 1: una di queste raggiunge la Piana del Sale dall’abitato Agula,
circa 20 km a nord di Macallè.
A causa delle condizioni climatiche estreme, della non sempre facile interazione con le popolazioni locali e
della lunghezza degli spostamenti la depressione dell’Afar è un luogo difficile da visitare. In particolare, l’area
della catena vulcanica dell’Erta Ale e della Piana del Sale sono ritenuti tra i luoghi meno ospitali sulla Terra.
È generalmente consigliato far riferimento a agenzie di viaggi specializzate per effettuare escursioni nell’area.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 89

3.2. Main Ethiopian Rift Awash, che dall’altopiano etiopico a ovest di Addis
Abeba scorre verso NE fino a entrare nella depres-
Il Main Ethiopian Rift si estende per 500 km di lun- sione dell’Afar.
ghezza, dal limite meridionale della depressione Il Main Ethiopian Rift settentrionale è caratterizzato
dell’Afar a nord fino alla depressione del lago Turkana da segmenti magmatici ben sviluppati al centro della
a sud: esso è caratterizzato dalla tipica morfologia di rift valley, marcati da intensa fagliazione e importan-
rift valley, una depressione di ~80 km che separa gli te vulcanismo quaternario. Unitamente alla presenza
di faglie bordiere e scarpate tettoniche prevalente-
altopiani etiopico e somalo. Il Main Ethiopian Rift
mente inattive ed erose queste caratteristiche fanno
può essere suddiviso in tre diversi segmenti, che sono
supporre come questo settore si trovi attualmente in
marcati da caratteristiche geologiche, vulcanologiche
una fase tardiva del processo di rifting, con i seg-
e morfologiche ben distinte, che a loro volta riflettono
menti magmatici (ad esempio Boseti, Kone, Fantale)
una diversa evoluzione del processo di rifting.
che rappresenterebbero un stadio iniziale di sviluppo
di dorsali oceaniche (precedente a quello che carat-
3.2.1. Parte settentrionale terizza le catene vulcaniche dell’Afar settentrionale).
Il Main Ethiopian Rift settentrionale si estende dal- Il paesaggio geologico in questo settore del rift è
la depressione dell’Afar alla regione del lago Koka. quindi caratterizzato da un fondovalle marcato da
In questo settore la rift valley si allarga progressiva- imponenti edifici vulcanici e grandi depressioni cal-
mente dai circa 40-50  km dell’area nei dintorni di deriche, associati a densi sciami di faglie normali dal
Nazret fino ai 150-200  km della parte meridionale rigetto verticale limitato (al massimo poche decine
dell’Afar; parallelamente il fondovalle scede di quo- di metri) e spesso accompagnati da affioramenti di
ta regolarmente verso nord, da circa 1600-1700  m piccoli coni di scorie.
slm fino ai circa 500  m della parte meridionale del
triangolo dell’Afar, mentre gli altopiani si trovano a Il vulcano Boseti, le caldere di Kone e il vulcano Fantale
quote variabili tra i 2500-3000 m dell’altopiano etio- Il vulcano Boseti è un imponente rilievo vulcanico
pico e i circa 2000-2500 m di quello somalo. I cen- localizzato a circa 15 km a NE dell’abitato di Nazret,
tri vulcanici principali rappresentano gli unici rilievi che si eleva per un massimo di circa 1000 m dalla pia-
montuosi all’interno della rift valley, elevandosi fino na circostante. Esso è in realtà formato da due edifici,
a più di 1000 m rispetto alla depressione circostante. Boseti-Gudda e Boseti-Bericcia, che fanno parte di
In questo settore la rift valley è percorsa dal fiume un allineamento vulcanico che si estende in direzio-

Afar
r
be
nko

18
ata A

Dire Dawa
a rp
Sc

Fantale
Dire Dawa

4
18 4

Awash
4

4
Addis Abeba

Metahara
Debre Zeyit 4

y e
4 bo
Mojo 4
Welenchiti
Kone Ar
a
Nazret
at
a rp
Sc
Shashamene/Kenya

Boseti
Dera
6 Lago
Koka
0 50km La parte settentrionale del
Asela Main Ethiopian Rift.
90 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Depositi lacustri e ignimbriti N


0000
Coni di scorie
1122
Lave basaltiche 4 km
Ignimbriti
Rioliti e trachiti

0
13 0
1155
0000 Rioliti, trachiti e ignimbriti
1133
0000
Basalti del margine
1144
0000 Caldera
Faglia
Fiume

1200
1155
0000
130
Bariccia
0

116600
00 2200 0000 Gudda
0000 1155

sh

a
Aw
0000 e
1155
m

Fiu
113300
00
00

1144
0
14 0

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica del vulcano Boseti (modificata da
Kurz et al., 2007).

Fantale
ji
Won
lie

Lago
Fag

Kone Metahara
ji
Won
lie
Fag

Boseti

sh
wa
eA Immagine satellitare
um

(Landsat TM) della


Fi

parte settentrionale del


Main Ethiopian Rift,
con indicati i principali
edifici vulcanici. Si noti
l’allinemanto dei princi-
pali centri eruttivi lungo
fessure parallele alle
faglie Wonji.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 91

Il complesso vulcanico di Boseti.

ne NNE-SSO lungo una fessura legata a un segmen- prodotto colate recenti di ossidiane con associati pro-
to delle faglie Wonji. Il Boseti-Gudda è un vulcano dotti piroclastici (pomici, ceneri). Le fessure che con-
composito, caratterizzato da una attività iniziale che nettono i due centri vulcanici hanno eruttato delle
ha dato luogo principalmente a spesse colate di lave lave basaltiche di età preistorica ed entrambi gli edi-
trachitiche e subordinati basalti, seguita da lave rio- fici vulcanici sono in uno stadio fumarolico. Al Boseti
litiche ed eruzioni esplosive che hanno portato alla è associata una numerosa serie di coni vulcanici di
formazione di una caldera i cui resti sono visibili nel ridotte dimensioni ed eruzioni fessurali che seguono
versante nord-occidentale del vulcano. L’attività suc- l’allineamento NE-SE delle faglie che tagliano il fon-
cessiva al collasso calderico è caratterizzata da colate do della rift valley.
e duomi di ossidiana e voluminosi flussi di lava rio- Il complesso vulcanico di Kone (conosciuto anche
litica originate da fessure parallele alle faglie Wonji, col nome di Gariboldi), localizzato a circa 60  km a
con subordinate pomici e ceneri. Boseti-Bericcia ha NE di Nazret e circa 30 km a SO del vulcano Fantale,

Sedimenti
13
00

Coni di scorie

Lave basaltiche
1400
1200
Depositi piroclastici
(non consolidati)
Depositi piroclastici
(consolidati)
Duomi riolitici
1300 Lave riolitiche
Kone
1300

Korke Lave trachitiche


1500
Bordo di caldera
1400 Faglia

N
.4
an

d
a

Birenti
S tr
00
1300

14

5 km
1 40 0

0
130

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica del complesso vulcanico di Kone
(da Rampey et al., 2010).
92 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Particolare del margine della caldera di Kone (o Gariboldi).

è composto da una serie di almeno otto caldere con chitiche e riolitiche; l’unità più diffusa è un tufo salda-
associati prodotti piroclastici riolitici e trachitici, co- to legato al collasso calderico. Caratteristica peculiare
late di lava trachitica, duomi di lava riolitica e nume- di tale tufo, diffuso sulle pianure attorno all’edificio,
rose colate di lave e coni di scorie basaltiche. Kone è la presenza di numerose cavità circolari chiamati
(o Gariboldi) rappresenta attualmente l’area calderica blister, alte più di un metro e caratterizzate da diame-
di maggiori dimensioni della parte settentrionale del tri che vanno da circa 2 m a circa 100 m. Tali cavità
Main Ethiopian Rift con un’ellisse di circa 5 x 7.5 km, rappresentano vescicole eccezionalmente larghe for-
orientata in direzione est-ovest. Il bordo della calde- matesi da fuoriuscite di gas dal tufo quando questo
ra principale si eleva di circa 100 m rispetto al fon- non si era completamente solidificato. L’attività suc-
do; nella porzione orientale, questa grande caldera cessiva al collasso calderico è caratterizzata da colate
si sovrappone ad un’altra piccola caldera (caldera di di lave trachitiche e di ossidiana eruttate da centri
Korke). Resti dei margini di un’altra caldera di di- localizzati sia all’interno della caldera, sia da centri
mensioni ancora maggiori (caldera di Birenti) sono satelliti sui fianchi del vulcano e nelle aree circostanti.
osservabili a SE della caldera di Kone. I bordi delle Due eventi vulcanici in epoca storica sono documen-
caldere sono tagliati da una serie di faglie e fessu- tati per il vulcano Fantale: nel XIII secolo una colata
re che seguono il trend regionale a direzione circa ha distrutto una chiesa e una città Abissina a sud del
nord-sud. I prodotti più recenti sono rappresentati vulcano, mentre nel 1820 delle colate di lava basaltica
da duomi di lave riolitiche e da basalti eruttati nella sono state eruttate da una fessura lunga 4 km nel fian-
prima metà del XIX secolo nella zona compresa tra co meridionale e all’interno della caldera principa-
la cadera di Kone e la più piccola caldera di Korke. le. Eruzioni storiche e una intensa attività fumarolica
Il vulcano Fantale è un imponente stratovulcano ca- documentata sui fianchi della caldera evidenziano lo
ratterizzato da una caldera sommitale ellittica, di circa stato di attività attuale del Fantale.
2.5 x 4.5  km e con profondità massima intorno ai
300 m. L’attività eruttiva è rappresentata da lave e su-
bordinati prodotti piroclastici, con composizioni tra-

La piccola caldera di Korke.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 93

Particolare delle lave basaltiche all’interno della caldera di Korke.


94 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Vista del vulcano Fantale dal lago Metahara (o Beseka) (foto Flickr.com).

ITINERARIO 2.
I vulcani della parte settentrionale del Main Ethiopian Rift

La parte settentrionale della rift valley etiopica è facilmente raggiungibile dalla città di Nazret, che a sua
volta può essere agilmente raggiunta da Addis Abeba attraverso la strada n. 4. Da Nazret si procede sempre
sulla strada n. 4 in direzione NE, verso la depressione dell’Afar. Il paesaggio è subito dominato dai rilievi del
vulcano Boseti, sulla destra rispetto alla strada, le cui pendici sono raggiungibili attraverso strade forestali
dalla strada principale e dall’abitato di Welenchiti. Proseguendo verso NE la strada attraversa, tra le località
di Feto e Harbona, il segmento magmatico di Boseti, caratterizzato in quest’area da vari coni di scorie, faglie
normali e colate basaltiche. Proseguendo ancora sulla strada n. 4, e dopo aver oltrepassato ulteriori faglie
normali, coni e colate basaltiche, si giunge in prossimità della complesso vulcanico di Kone, localizzato a
circa 60 km da Nazret. La strada attraversa la zona di sovrapposizione tra due caldere, la grande caldera di
Kone, a sinistra, e la più piccola caldera di Korke, a destra. Dalla strada si possono ammirare bellissimi pa-
norami, soprattutto della caldera di Korke, mentre è possibile camminare attorno alla caldera di Kone attra-
verso sentieri che ne percorrono il bordo. In tutta l’area sono inoltre presenti e ben visibili numerosi coni di
scorie basaltiche molto recenti. Proseguendo per circa altri 30 km sulla strada n. 4 si giunge in prossimità del
vulcano Fantale, che domina il paesaggio sulla sinistra della strada. Numerose colate di lava, coni di scorie,
fessure eruttive e blisters sono osservabili da varie strade sterrate secondarie che si dipartono dalla sinistra
della strada principale; sul fianco meridionale del vulcano e all’interno della caldera è possibile osservare le
colate di lava scure eruttate nel 1920. Proseguendo sulla strada principale si attraversa il lago Metahara (o
Beseka) prima di giungere all’omonimo centro abitato; la strada, che corre praticamente al livello delle acque
del lago, offre degli scorci bellissimi sul vulcano Fantale e sulle colate laviche circostanti. Il vulcano si trova
all’interno del Parco Nazionale dell’Awash, uno dei parchi più visitati di tutta l’Etiopia.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 95

5 km Depositi lacustri
Lave basaltiche recenti
N *
Trachiti recenti
della caldera principale
800
*
Ossidiane
* * Rioliti
*
1000 Trachiti chiare
Rioliti, trachiti e tufi
Tufi
0
150
1100
Fantale Trachiti scure
* Lave basaltiche
* * *
* Caldera
* Faglia
Cono di tufi
*
**
1000 * Cono di scorie

* Centro eruttivo
Fessura eruttiva
* *
*
* Lake Fumarola
Beseka Sorgente calda
*

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica del vulcano Fantale (da Kidane et
al., 2009).

Recenti colate di ossidiana nella parte orientale della caldera Piccoli blister nei depositi di tufo che circondano il vulcano
sommitale di Fantale. Fantale (sullo sfondo).

Cono in prossimità del Fantale (sullo sfondo).


96 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Primo piano di una fessura eruttiva in prossi-


mità del vulcano Fantale.

Blister di grandi dimensioni in prossimità di


Fantale, utilizzati in alcuni casi come rifugio
sia da animali che dalle popolazioni locali.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 97

3.2.2. Parte centrale Langano, Abijata e Shala) che costituiscono un bacino


Il Main Ethiopian Rift centrale si sviluppa dal lago idrografico chiuso la cui evoluzione è stata fortemente
Koka al lago Awasa, intorno alla latitudine ~7° N. In controllata dall’interazione tra vulcanismo e fagliazio-
questo settore una rift valley larga tra i 70 e i 100 km ne, cui si aggiunge una forte influenza delle variazioni
separa gli altopiani etiopico e somalo, posti a quote climatiche. Le fluttuazioni di tali bacini lacustri han-
intorno ai 2500-3000 m, dal fondovalle che giace me- no fortemente modellato il paesaggio della cosiddetta
diamente intorno ai 1600-1700  m slm. Quest’ultimo, Regione dei laghi.
come in settori del rift, è caratterizzato dalla presenza
di importanti rilievi montuosi, costituiti esclusivamente
da edifici vulcanici. I maar di Debre Zeyit e il vulcano Ziquala
La presenza di faglie interne non ben sviluppate, il L’area di Debre Zeyit (o Bishoftu) è caratterizzata da
minor vulcanismo quaternario e l’assenza di ben defi- una moltitudine di centri vulcanici recenti, costitui-
niti segmenti magmatici, unitamente a faglie bordiere ti principalmente da maar, coni di scorie basaltiche
tettonicamente attive, fanno supporre come il Main e coni di tufi di età tardo pleistocenica-olocenica. I
Ethiopian Rift centrale si trovi attualmente in una fase maar sono depressioni di origine freatomagmatica,
intermedia di sviluppo del processo di rifting. originate da esplosioni dovute al contatto tra magma
Il paesaggio geologico in questo settore del rift è ca- e acqua superficiale o di falda. A differenza di altri
ratterizzato dalla presenza di grandi scarpate bordiere, edifici vulcanici, i maar sono tipicamente delle strut-
in cui l’azione di estese faglie normali ha causato un ture con poco rilievo topografico, cavità nel terreno il
grande sprofondamento del fondovalle rispetto ai cir- cui fondo depresso rispetto al piano di campagna è
costanti altopiani. Analogamente a quanto osservato normalmente occupato da un lago. Esse si formano al-
per la parte settentrionale della rift valley, associazioni lorché il magma viene a contatto con acqua della falda
di imponenti edifici vulcanici, grandi caldere e scia- o superficiale dando luogo a notevoli quantità di com-
mi di faglie normali caratterizzano il fondovalle; tut- posti volatili che tendono ad aumentare notevolmente
tavia, in questo settore lo sviluppo di questi segmenti il potenziale esplosivo dell’eruzione. Infatti, la forma-
tettono-magmatici è molto più limitato che nel settore zione dei maar e dei coni di scorie è legata allo stesso
settentrionale. La storia geologica della porzione cen- evento vulcanico: la differenza è dovuta soltanto a un
trale della rift valley ha inoltre portato alla formazione diverso rapporto tra acqua e magma. È probabile che,
di vari bacini lacustri (i quattro principali sono: Ziway, a differenza dei coni di scorie, i maar si siano formati

Addis Abeba 0 50km


Wenchi
7
Debre Zeyit
Awash/Afar

4
Mojo 4
Nazret
Ziquala Lago
Koka
7

Dera
7 6
Jimma

Meki

Butajira Gedemsa
Lago Chilalo
Ziway Ziway Asela

Aluto
Lago 6
Fonko Abijata Lago
Langano
Lago
Hosaina Shala Munesa

Shashamene
Montagne Bale

Lago
Awasa
Awasa Dodola
La parte centrale del Main Ethiopian
Soddo Yabelo/Kenya Rift.
98 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Copertura alluvionale
2200
Depositi lacustri
Yerer
Coni di scorie basaltiche
21

Lave basaltiche
0

0
200
0

Depositi freatomagmatici
0 0
19
Prodotti piroclastici riolitici
Lave riolitiche
con associate ossidiane
2000
Trachiti (Monte Ziquala)
Debre Zeyit
Basalti
(formazione di Akaki)
Trachiti (Monte Yerer)
Bede
Gebabe Depositi piroclastici
19
00
Basalti
(formazione di Bofa)
Basalti
1800
(formazione di Addis Abeba)

0 0 Cratere
18
Faglia
Bekojo Cono
0 Duomo
17
0
Ziquala
N
2000

5 km
L. Koka

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica del campo vulcanico di Debre Zeyit
(modificata da Abebe et al., 2005).

Fenicotteri all’interno del Green Lake. Il vulcano Ziquala visto da nord (foto vitke, Panoramio).

Il maar di Guda con sullo sfondo il monte Yerer, imponente edificio vulcanico di altezza superiore ai 3000 m a composizione
trachitica (con subordinati basalti) ed età compresa tra 3.3 e 3.9 milioni di anni (nella parte sommitale è presente un cono di
scorie più recente e meglio conservato con associate colate basaltiche). Questo imponente rilievo domina il paesaggio a nord-est
di Debre Zeyit.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 99

Vulcano Yerer

Guda

Hora
Debre Zeyit
Bishoftu
Vulcano
Bede Gebabe

Green Lake

Colata di Bekojo

Vulcano Ziquala

Immagine satellitare (Landast TM) del campo vulcanico di Debre Zeyit e delle aree circostanti.

in un ambiente lacustre capace di fornire abbondante alla formazione dei maar conferma un’attività molto
acqua al sistema, come indicato anche dalla presenza recente (poche decine di migliaia di anni) del campo
di sedimenti lacustri intercalati costantemente ai depo- vulcanico di Debre Zeyit.
siti freatomagmatici. Nell’area sono riconoscibili alme- A SO di Debre Zeyit si trova il vulcano Bede Gebabe,
no 12 maar di diametro generalmente intorno a 1 km che corrisponde a un complesso edificio vulcanico di
e profondità fino a più di 100  m. Di questi, cinque forma quasi circolare che si eleva per circa 400 m dal-
sono occupati da laghi permanenti; i laghi Bishoftu, la piana circostante formatosi intorno a 350 mila anni
Hora e Guda, localizzati all’interno dell’agglomerato dal presente. La morfologia è caratterizzata dall’occor-
urbano di Debre Zeyit, rappresentano la principale renza di diverse caldere coalescenti che danno luogo
attrazione turistica dell’area. Il ritrovamento di artefat- a un’ampia depressione risultato di numerosi collassi
ti umani inglobati nei depositi freatomagmatici legati vulcano-tettonici, il più grande dei quali si è prodotto
100 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il maar di Bishoftu, localizzato all’interno dell’abitato di Debre Zeyit.

nel lato occidentale del complesso. Il vulcano è com- coni basaltici si trovano sui fianchi del vulcano e nelle
posto principalmente da spessi depositi piroclastici immediate vicinanze. Le numerose ossidiane lavorate
pomicei, con colate laviche subordinate; caratteristica che si trovano sparse nei dintorni di Debre Zeyit, pro-
peculiare è la presenza di duomi e colate di ossidia- babilmente provengono dalle colate di ossidiana del
ne che fuoriescono dal bordo del collasso calderico vulcano Bede Gebabe.
meridionale. Un cono di scorie basaltiche occupa A circa 25 km a SO di Debre Zeyit si trova il vulcano
l’interno della depressione principale; numerosi altri Ziquala, un vulcano isolato dalla forma conica molto

Il lago Verde (Green Lake), che si trova a circa 5 km a sud di Debre Zeyit, rappresenta il più bell’esempio di maar nella zona,
la cui particolare bellezza è anche legata al colore delle acque e alla presenza di numerosi volatili (come ad esempio gruppi di
fenicotteri rosa) al suo interno. Sulle scarpate della depressione è possibile osservare una sequenza di livelli piroclastici (tufi) e lave
basaltiche che poggiano su rocce riolitiche che corrispondono alle pendici nord-orientali del vulcano Bede Gebabe. Al contatto tra
queste ultime e i sovrastanti livelli piroclastici e lave è possibile rinvenire – all’interno di un paleo suolo – materiale litico (ossidiane)
lavorato. La parte sommitale piroclastica corrisponde all’evento freatomagmatico che ha generato il cratere attuale.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 101

ben preservata, che si eleva per più di 1000  m dal- ne satelliti sono riconoscibili nei settori meridionali e
la piana circostante raggiungendo una quota di cir- nord-orientali dell’edificio vulcanico. Le datazioni su
ca 3000  m slm; questo imponente edificio conico è questo vulcano hanno fornito età che variano dai circa
ben visibila da ampi settori del fondovalle del Main 1.3 milioni di anni della base fino agli 0.8 milioni di
Ethiopian Rift centrale. Il vulcano è composto da lave anni della parte sommitale.
trachitiche con intercalati rari livelli piroclastici della Nell’area compresa tra i vulcani Ziquala e Bede
stessa composizione; la bassa fluidità delle lave ha Gebabe è presente un altro piccolo campo vulcani-
conferito al vulcano la tipica forma con pareti ripide e co caratterizzato da coni di scorie basaltiche e colate
base poco estesa. Alla sommità, il vulcano è caratteriz- di lava preistoriche. Un bellissimo esempio di cono
zato da un cratere dal diametro di circa 1.5 km, al cui di scorie basaltiche da cui è fuoriuscita una colata di
interno è presente un lago (lago Dembel). Tale cratere lava molto fluida che raggiunge una lunghezza di circa
rappresentava la principale via di alimentazione delle 5 km si trova a sud del vulcano Bede Gebabe in pros-
colate laviche, sebbene altre bocche di alimentazio- simità del villaggio di Bekojo.
102 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il maar di Hora.

ITINERARIO 3.
Il campo vulcanico di Debre Zeyit e le aree circostanti

L’area di Debre Zeyit è facilmente raggiungibile dalla capitale; si trova infatti sulla strada n. 4 che collega la
capitale alla rift valley. Procedendo da Addis Abeba, a circa 20 km a SE della capitale, si incontrano – in lo-
calità Akaki Beseka – i piccoli coni vulcanici da cui derivano i basalti di Akaki. Questi coni, di età compresa
tra 2 e 2.9 milioni di anni, sono legati alle fasi iniziali di apertura in questo settore del rift. Sulla sinistra è
possibile osservare l’imponente sagoma del Monte Yerer, il quale è difficilmente raggiungibile attraverso una
strada forestale dalla località Dukem; dalla sua cima si può ammirare un magnifico paesaggio sia sull’area ur-
bana di Addis Abeba che sulla depressione e i laghi vulcanici di Debre Zeyit. Procedendo sempre verso SE si
giunge in breve tempo a Debre Zeyit, i cui laghi vulcanici (Bishoftu, Hora, Guda) sono localizzati all’interno
della città stessa e sono quindi facilmente raggiungibili, sia a piedi che con automezzo, dalla strada princi-
pale n. 4. è generalmente possibile effettuare camminate intorno ai bordi dei crateri e scendere all’interno
di essi fino al livello del lago. Il lago Verde (Green Lake) si trova invece a circa 5 km a sud di Debre Zeyit,
ed è raggiungibile (con fuoristrada o a piedi su strade minori) partendo dalla sponda meridionale del lago
Bishoftu o dalla strada n. 4 a sud dell’aeroporto militare. Il vicino vulcano Bede Gebabe è raggiungibile nel
suo versante settentrionale dall’abitato di Debre Zeyit, da cui dista circa 8 km, lungo la strada che da Debre
Zeyit porta in direzione del lato meridionale del vulcano Ziquala. Proseguendo su questa strada si giunge al
villaggio di Bekojo in prossimità del quale è possibile osservare una colata di lava molto fluida lunga circa
5 km fuoriuscita da cono di scorie basaltiche a sud del vulcano Bede Gebabe. A circa 25 km a SE di Debre
Zeyit si trova il vulcano Ziquala, la cui cima è raggiungibile a piedi o in fuoristrada dal lato settentrionale
del vulcano (villaggio di Wember Maryam). Nel cratere si trova il lago di Dembel, ritenuto sacro dai monaci
del monastero di Maryam; le acque del lago sono inoltre ritenute curative come testimoniato dai numerosi
pellegrini che visitano questa zona specialmente a marzo e ottobre quando si tengono grandi festeggiamenti.
Dalla cima è possibile ammirare un panorama cha spazia dall’area urbana di Addis Abeba, ai laghi di Debre
Zeyit, fino alla rift valley nelle Regione dei laghi.
Per raggiungere le località al di fuori della strada principale è sempre bene informarsi sulle condizioni delle
strade minori, dal momento che normalmente esse sono in pessime condizioni e inutilizzabili ad esempio
dopo forti piogge.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 103

Paesaggi vulcano-tettonici in prossimità della caldera se faglie “Wonji” che prendono il nome dalla piantagio-
di Gedemsa ne di canna da zucchero localizzata nella parte orientale
L’area posta a est del lago Koka, e a circa 20 km a SO di della caldera. La caldera è caratterizzata da fianchi molto
Nazret, è caratterizzata da una fortissima interazione tra acclivi, che si elevano per circa 100-200 m rispetto alle
vulcanismo e fagliazione, con molti edifici vulcanici che aree circostanti, costituiti principalmente da colate di
si sviluppano in stretta correlazione con i densi sciami di lave riolitiche con subordinati pomici e ignimbriti di età
faglie normali che interessano il fondo della rift valley. tardo pleistocenica. Vulcaniti tardo pleistoniche-oloceni-
Tra gli edifici vulcanici spicca la caldera di Gedemsa, che si trovano all’interno della caldera e sono costituite
caratterizzata da un diametro di circa 10 km con allunga- da duomi e lave riolitiche, depositi di pomice e da coni
mento in direzione circa est-ovest. È tagliata da numero- basaltici; una debole attività fumarolica è descritta in al-

Copertura alluvionale
Depositi lacustri
16
00
00

Wonji Coni di scorie


16

Sugar basaltiche
Plantation
Lave basaltiche
L. Koka Prodotti piroclastici
Gedemsa riolitici
Lave e duomi riolitici
17
00

Depositi
freatomagmatici
Lave e duomi
1600 1700
di ossidiana
Lave trachitiche
Depositi piroclastici
Basalti
Bericcio (formazione di Bofa)
Caldera
00
18
18
00 17
00
Faglia
Cratere
19
Cono
00

Bora Duomo
00
Fessura
20

Tullu Moye

Iteya
N
2200 5 km

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica dei dintorni della caldera di
Gedemsa (modificata da Abebe et al., 2005).
104 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

meno due località all’interno di Gedemsa. Wonji sono i vulcani Bora e Bericcio, che si trovano
Sullo stesso fascio di faglie Wonji sorge il vulcano Tullu tra i laghi Koka e Ziway, a ovest del Tullu Moye. Si
Moye, localizzato a circa 20 km a sud di Gedemsa. Si tratta di due edifici che si elevano rispettivamente
tratta di un piccolo centro vulcanico che si eleva per di circa 350 e 500  m rispetto alla piana circostante;
circa 250  m rispetto al fondovalle circostante e pre- a essi sono associati numerosi centri eruttivi minori
senta un cratere sommitale di circa 700 m di diametro. e limitate eruzioni fessurali preistoriche. Entrambi i
Questo edificio, intensamente fagliato dal sistema delle vulcani sono costituiti prevalentemente da pirocla-
Wonji, è costituito principalmente da pomici e ceneri, stiti acide (ceneri e pomici) che, solo nel caso del
alternati a lave trachitiche e riolitiche. Fessure sui fian- vulcano Bora, sono associate a subordinate colate di
chi del vulcano hanno prodotto colate di lave riolitiche lave riolitiche. Tutta l’area è caratterizzata inoltre da
all’inizio del XX  secolo, mentre una spessa colata di numerose fratture aperte nel terreno che sono il ri-
ossidiana è stata eruttata circa due secoli fa nel versan- sultato dell’intensa attività tettonica della rift valley.
te settentrionale lungo una importante fessura eruttiva Recenti analisi di immagini satellitari hanno eviden-
dalla quale sono state eruttate altre colate di ossidiana ziato periodici episodi di sollevamento e deforma-
a circa 5 km a nord-est di Tullu Moye. A causa dell’e- zione in un’area posta tra i vulcani Bora-Bericcio e
levata viscoità dei magmi acidi, queste colate non sono Tullu Moye: in particolare un sollevamento di circa
state in grado di fluire significativamente dal centro di 3 cm è stato registrato nel 2004, seguito da una lieve
emissione, formando così dei corpi ellittici o subcirco- subsidenza seguita poi da un nuovo sollevamento di
lari in prossimità della fessura eruttiva. Colate basaltiche più di 5 cm tra il 2008 e il 2010; entrambi gli episo-
preistoriche, molto probabilmente emesse dalle stesse di di sollevamento sono legati a iniezioni di magma
fessure, sono contemporanee o leggermente successive in una camera magmatica superficiale posta tra gli
alle ossidiane. Nella stessa area affiorano inoltre depo- edifici di Bora-Bericcio e Tullu Moye. L’area è quindi
siti ignimbritici legati al collasso di un edificio calderico caratterizzata da una significativa attività magmatica
più vecchio (caldera di Haya) il cui margine orientale è in profondità, con la migrazione e risalita di magma
tuttora preservato nell’area di Iteya-Tullu Moye. verso la superficie potenzialmente in grado di porta-
Meno intensamente deformati dall’azione delle faglie re a future eruzioni.

Lago
Koka
Piantagione di zucchero
Wonji
onji
lie W
Fa g

sa
Caldera di Gedem

5000m

Immagine satellitare della caldera di Gedemsa e delle aree limitrofe (immagine Virtual Earth). Sia all’interno che all’esterno della
caldera sono presenti numerosi centri vulcanici, interessati dalla presenza di numerose faglie Wonji (si noti l’omonima piantagione, in
verde); anche il bordo della caldera, nella sua porzione orientale, è tagliato dalle faglie normali che appartengono al sistema Wonji.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 105

ITINERARIO 4.
Vulcano-tettonica nei dintorni della caldera di Gedemsa

L’area di Gedemsa-Dera è situata a circa 20 km a SO di Nazret e si può raggiungere da questa città attraverso
la strada n. 8 in direzione di Asela. La strada costeggia nella prima parte la piantagione di Wonji, sulla destra,
mentre sulla sinistra si sviluppa il campo vulcanico di Sodore caratterizzato dalla presenza di sorgenti termali
sfruttate turisticamente. Oltrepassato il fiume Awash e giunti all’abitato di Dera il panorama verso ovest è
dominato dal bordo rialzato della caldera di Gedemsa che è raggiungibile da strade secondarie sterrate che
attraversano la piantagione di Wonji.
L’associazione tra faglie Wonji e vulcanismo recente è la caratteristica principale dell’area compresa tra la
caldera di Gedemsa e il vulcano Tullu Moye. Quest’area è raggiungibile attraverso una strada non asfaltata
che è possibile imboccare, sulla sinistra, dalla strada n. 8, circa 10 km dopo l’abitato di Dera. Questa strada,
che prosegue fino a giungere sulle sponde meridionali del lago Koka poco a nord del complesso vulcanico
di Bora-Bericcia, attraversa un’area dove è possibile osservare molte faglie normali che tagliano o comun-
que sono strettamente associate a numerose strutture vulcaniche quali coni di scorie, colate riolitiche, colate
basaltiche, dicchi.
Procedendo ancora verso sud sulla strada n. 8, si costeggia il bordo della vecchia caldera di Haya e
il complesso vulcanico di Tullu Moye, posto a ovest dell’abitato di Iteya e raggiungibile attraverso
strade secondarie.
Ancora più a ovest si trovano i vulcani di Bora e Bericcio, che sono raggiungibili da strade secondarie
sterrate dalla strada n. 6, che porta verso la Regione dei laghi, prima dell’abitato di Meki, tra i laghi
Koka e Ziway.

Cald 200m
era di
Gedemsa
nji
Wo
lie
Fa g

Colate
di ossidiana
a
ay
H
di

ra
lde
Ca
onji
lie W

2500m
Fa g

TULLU MOYE
Iteya

Immagine satellitare (da Google Earth) dell’area compresa tra Immagine satellitare (da Google Earth) di un cono di scorie e
la caldera di Gedemsa e il complesso vulcanico di Tullu Moye. relativa colata basaltica tagliate da una faglia normale appar-
L’area è interessata dalla presenza di un denso sciame di faglie tenente al sistema di Wonji. Nella parte bassa dell’immagine
Wonji, cui sono associati molti prodotti vulcanici come coni di è visibile la strada sterrata che porta alle sponde del lago
scorie e lave basaltiche, e colate di ossidiana. Tre di queste Koka e che permette di ammirare le strutture vulcano-tettoniche
colate (indicate nell’immagine) sono localizzate in prossimità dell’area compresa tra la caldera di Gedemsa e il complesso
della stessa fessura vulcanica che dà luogo al vulcano Tullu vulcanico di Tullu Moye.
Moye.
106 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Piccole faglie normali che interessano coni di scorie a sud di Gedemsa.

Il fondo della rift valley nella Regione dei laghi tali bacini possono essere definiti come tettonicamen-
La Regione dei laghi occupa la porzione centrale del- te controllati in quanto le loro acque vanno a riempire
la rift valley e costituisce una importante attrazione delle depressioni causate dal movimento di faglie nor-
naturalistica nota soprattutto per la notevole varietà mali. Diversamente, il lago Shala, orientato in direzio-
di uccelli (fenicotteri, pellicani, cicogne, aironi, anatre, ne circa est-ovest e caratterizzato da una profondità
ecc.) che ospita. Questa regione è composta da quat- molto maggiore (circa 260 m) è di origine vulcanica: le
tro laghi principali – Ziway, Langano, Abijata e Shala – sue acque riempiono una depressione causata dall’e-
ai quali si unisce, più a sud, il lago Awasa. I laghi splosione di una grande caldera. Anche il lago Awasa,
Ziway, Langano e Abijata sono tipicamente allungati più a sud, occupa la porzione centrale di una grande
come le faglie della rift valley e sono caratterizzati da caldera. Tutta l’area è caratterizzata dall’affioramento
una bassa profondità delle acque (inferiore a 50 m): di depositi lacustri biancastri o grigio chiari, affioranti
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 107

Faglie normali e piccoli edifici vulcanici a sud di Gedemsa.

principalmente all’interno di incisioni fluviali o cave, fessure con direzione NNE-SSO, anche se esistono an-
che rappresentano dei residui delle fasi di maggior che allineamenti est-ovest. Aluto è costituito da piro-
estensione dei bacini lacustri. clastiti acide, con subordinate colate riolitiche, spesso
L’area compresa tra i laghi Ziway e Langano è domina- ossidianacee. Gran parte dell’attività vulcanica è molto
ta dal vulcano Aluto, uno stratovulcano caratterizzato recente; l’ultimo evento significativo, avvenuto circa
da una base allungata in direzione circa N-NO/S-SE 2000  anni fa, ha prodotto una colata di ossidiana e
con un diamentro intorno ai 10-15 km. Come molti al- pomici. Analisi di immagini satellitari hanno messo in
tri vulcani descritti in precedenza, Aluto è intimamente evidenza un rapido episodio di sollevamento dell’e-
legato alla presenza di faglie e fratture dirette circa dificio vulcanico di più di 15 cm nel 2004, seguito da
N-NE/S-SO. L’edificio è caratterizzato dalla presenza di subsidenza e poi da un nuovo sollevamento di cir-
numerosi piccoli crateri, generalmente allineati lungo ca 10  cm nel  2008; tali processi sono collegati alla
108 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il vulcano Bericcio visto dal fondo della rift valley.

risalita di magma in una camera magmatica posta a è molto probabilmente dovuta a un effetto di subsi-
poca profondità (circa 2.5 km) sotto l’edificio. Il vulca- denza dovuta all’intrusione di magma in profondità.
no è quindi caratterizzato da una significativa attività All’interno di questa baia è presente una piccola isola
magmatica, come inoltre testimoniato dall’attuale con- (Edo Leki), conosciuta anche come Isola del Geyser,
siderevole fase fumarolica e dalla presenza di molte perché nel  1906 in seguito a un forte terremoto si
sorgenti calde. formò una colonna di acqua e vapore che raggiunse
L’attività vulcanica recente caratterizza inoltre un’am- più di 25 m di altezza. L’attività del geyser è diminu-
pia area a NE di Aluto, in prossimità della sponda ita nel tempo e attualmente l’area è semplicemente
orientale del lago Ziway, dove sono presenti coni di caratterizzata dalla fuoriuscita di acque calde all’in-
scorie e colate di età olocenica e preistorica. Alcuni terno di una piccola depressione circolare. Numerose
centri eruttivi formano 5  piccole isole all’interno del sorgenti calde si trovano lungo le linee di costa della
lago Ziway. Una di queste, che ospita un monastero, piccola isola.
è costituita da un cono di scorie tagliato dalle faglie Densi sciami di faglie interessano le aree circostanti al
del sistema Wonji che danno luogo a un graben largo lago Langano e in particolare le sponde nord-orientale
circa 700  m; l’isola è caratterizzata da varie sorgenti (dove alcune faglie Wonji controllano lo sviluppo di
calde localizzate lungo le spiagge che la circondano. bacini lacustri minori) e meridionale, e la fascia di ter-
A sud di Aluto, l’attività vulcano-tettonica è presente ra che separa il Langano dal lago Abijata. Quest’ultimo
anche nell’area del lago Langano. In particolare, la presenta numerose testimonianze del progressivo
zona compresa tra le sponde settentrionali del lago restringimento dei bacini lacustri nel tempo, rappre-
e l’Aluto è caratterizzata dalla presenza di fumarole sentate da antiche spiagge concentriche che caratte-
e numerose sorgenti calde, indicative di una impor- rizzano principalmente l’area settentrionale del lago.
tante anomalia termica sotterranea che viene sfrut- Il ritiro del lago, sebbene controllato dai cambiamenti
tata per la produzione di energia geotermica nella climatici, è enfatizzato dall’estrazione di trona.
centrale pilota di Aluto-Langano. La forma particolare Come ricordato in precedenza il lago Shala è ospitato
della sponda settentrionale del lago, con la presen- all’interno di una delle più grandi caldere della rift
za di una baia di forma sub circolare (North Bay o valley etiopica (la caldera di Shala o O’a), caratterizza-
O’itu –  che significa acque calde in lingua oromo), ta da forma ellittica con asse maggiore (di orientazio-
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 109

0 0
16
L. Ziway

Coni di scorie
e lave basaltiche
Depositi lacustri e fluviali
Piroclastiti e
colate riolitiche
160
0
Lave e duomi riolitici
00
18

L.
Abijata Ignimbriti della rift valley
L.
Langano Vulcaniti dei margini
della rift valley

17
00 L. Shala
Bordo di caldera
Faglia
00
20
300
0

N
L. Awasa
1700
20 km

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata della Regione dei laghi
(modificata da Benvenuti et al., 2002).

ne circa est-ovest) che raggiunge una dimen-


sione di circa 25 km. La caldera è caratterizzata
da pareti verticali, che si elevano di circa 150-
200 m rispetto al fondo; i bordi sono interessati
da alcune faglie Wonji, con orientazione varia-
Aluto
bile tra NNE-SSO e nord-sud. L’esplosione della
caldera avvenuta intorno a 250  mila anni ha
portato alla deposizione di due depositi ignim-
britici che hanno ricoperto vaste aree. L’attività
Langano Rhomboidal
successiva a tale esplosione è rappresentata in- Centrale geotermica pilota
di Aluto-Langano
Harubua
Fault System
vece da coni di tufi, coni di scorie e colate ba-
saltiche dell’Olocene in prossimità della spon- North Bay
da sud-occidentale del lago Shala. Attualmente
l’attività è caratterizzata da numerose manife-
stazioni idrotermali e fumarole che si trovano
intorno al lago preferenzialmente lungo faglie.

Immagine Landsat del Lago Langano e del vulcano


Aluto, con indicata la posizione delle principali fu-
marole (cerchi) e sorgenti idrotermali (quadrati) (da Le Lago Langano
Turdu et al., 1999). Da notare l’intensa fagliazione
nell’area nord-orientale del lago, caratterizzata da un
complesso sistema di strutture che prende il nome di
Langano Rhomboidal Fault System (Sistema di Faglie
Romboidali di Langano). Queste faglie danno luogo
a imponenti scarpate che separano l’area di fondo-
valle, in cui si trovano sia il lago che il vulcano Aluto,
dall’altopiano somalo. Altre faglie normali significative
interessano le sponde meridionali del Langano e con-
trollano lo sviluppo di piccole baie e promontori in
quest’area.
110 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il lago Langano con la sagoma del complesso vulcanico di Aluto sullo sfondo.

Il piccolo lago Harubua, in prossimità delle sponde settentrionali del lago Langano, a est della North Bay. Lo sviluppo del lago è
controllato dalla presenza di una piccola faglia normale, marcata dalla scarpata che delimita le acque nella parte a sinistra della
foto.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 111

Più a sud, il lago Awasa si trova all’interno di un’al- Sul margine nord-occidentale di questa grande calde-
tra grande caldera caratterizzata da dimensioni di circa ra, si è impostata una caldera più recente (caldera di
30x40 km. La caldera ha avuto origine da una gigante- Corbetti), di minori dimensioni (larghezza intorno ai
sca esplosione, avvenuta probabilmente nel Pliocene. 15 km). Associati alla caldera di Corbetti esistono due
112 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

centri vulcanici (Chabbi e Urij) che hanno dato luogo a da periodici episodi di deformazione rilevati in base
pomici e ossidiane molto recenti, probabilmente di età all’analisi di immagini satellitari. Queste ultime hanno
preistorica. Attualmente l’area è caratterizzata da intensa infatti messo in evidenza un sollevamento di circa 5 cm
attività fumarolica, concentrata soprattutto nei versanti tra il 2009 e il 2010 in un’ampia area in prossimità della
orientali dei rilievi, e una recente attività deformativa caldera.
legata alla risalita di magma in profondità è suggerita

Un fenicottero in prossimità delle sponde del lago Langano.

Scarpata legata all’azione di una faglia normale in prossimità del complesso alberghiero di Bekele Mola, sulle sponde meridionali
del Langano.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 113

ITINERARIO 5.
La Regione dei laghi

La Regione dei laghi è facilmente raggiungibile da Addis Abeba attraverso la strada n. 6 che dall’abitato di
Mojo attraversa tutta la rift valley in direzione di Shashamene e poi del Kenya. Circa 10 km dopo Mojo, la
strada costeggia il lago Koka, bacino artificiale limitato a nord da una diga costruita nel 1960 per irrigazione
e produzione di energia idroelettrica che blocca il corso del fiume Awash. Oltrepassato il lago Koka il pae-
saggio è dominato verso SE dal complesso vulcanico di Bora-Bericcia. Giunti all’abitato di Meki, circa 60 km
a SE di Mojo, la strada costeggia la sponda occidentale del lago Ziway, le cui rive sono raggiungibili da varie
strade secondarie.
La strada prosegue verso SO costeggiando il grande edificio vulcanico di Aluto, sulla sinistra, prima di giun-
gere a Bulbula e attraversare il fiume omonimo che collega le acque del lago Ziway con quelle del lago
Abijata. In prossimità di Bulbula sono ben evidenti le sequenze di depositi lacustri che caratterizzano tutta
la Regione dei laghi. Oltrepassato il fiume, sempre dall’abitato di Bulbula attraverso una strada sterrata sulla
sinistra rispetto alla strada principale n. 6 (seguendo l’indicazione “Geothermal Power Plant”), è possibile
giungere alla sponda settentrionale del lago Langano. Ques’area è caratterizzata dalla presenza di molte sor-
genti calde e di colate di ossidiana che scendono dalle pendici meridionali dell’Aluto: alcune sorgenti calde
si trovano proprio sulle rive del lago, mentre proseguendo sulla strada sterrata e risalendo le pendici del
vulcano è possibile lambire una di queste colate di ossidiana. Da strade secondare nell’area di North Bay è
inoltre possibile raggiungere il piccolo lago di Harubua, bacino lacustre controllato da alcune faglie normali
del sistema di Wonji. Sempre nella zona è presente la centrale geotermica pilota di Aluto-Langano.
Proseguendo oltre Bulbula la strada n. 6 scorre tra i laghi Langano e Abjiata, entrambi raggiungibili da strade
secondarie. Attraverso una di queste strade, che conduce al complesso alberghiero di Bekele Mola (attual-
mente chiuso) sulla sponda meridionale del Langano, è possibile osservare alcune delle numerose faglie che
caratterizzano questa porzione della rift valley: una di esse, che si trova sul lato nord-occidentale della strada,
determina la formazione di una imponente scarpata (di altezza massima fino a più di 70 m) che delimita il
bacino lacustre.
La strada n. 6 prosegue verso sud costeggiando il lago Shala, separato da una striscia di terra larga poco più
di 3 km dal lago Abijata; ques’area è sede del Parco Nazionale dei laghi Abijata-Shala, ottimo punto di acces-
so ai due bacini lacustri e alle numerose manifestazioni idrotermali che li caratterizzano.
Ancora più a sud, la strada n. 6 prosegue verso Shashamene e poi, ancora verso SE, verso Awasa e il lago
omonimo, di facile accesso da molte strade secondarie. Le numerose numerose sorgenti calde che caratteriz-
zano l’area sono sfruttate a scopo termale a Wondo Genet, sul margine orientale della caldera.

3.2.3. Parte meridionale caratterizzata da una deformazione molto complessa,


Il Main Ethiopian Rift meridionale si estende infine legata all’interazione dei rift dell’Etiopia e del Kenya,
dal lago Awasa fino alla porzione settentrionale del- che si distribuisce su una regione più ampia, larga
la depressione del Turkana, al confine tra Kenya ed fino a circa 300 km.
Etiopia. In questo settore la topografia diviene pro- Questo settore meridionale del Main Ethiopian Rift è
gressivamente più complessa procedendo da nord caratterizzato dall’assenza di fagliazione interna alla
verso sud. All’altezza del lago Awasa e della parte depressione, scarso vulcanismo quaternario e da una
settentrionale del lago Abaya, è presente una tipica forte attività tettonica delle faglie bordiere, elementi
rift valley larga intorno ai 60-70 km in cui il fondoval- che suggeriscono come esso si trovi attualmente in
le si trova a quote variabili tra i 1100 e i 1700 m slm uno stadio iniziale del processo di rifting. Di conse-
mentre i circostanti altopiani variano tra i 1800/2000 guenza, il paesaggio geologico è dominato da gran-
e i 3000 m, con le quote maggiori poste in prossimi- di scarpate bordiere, alte fino a più di 1000-1500 m,
tà dell’altopiano somalo. Procedendo verso sud, la e isolati complessi vulcanici che caratterizzano il
rift valley è divisa in due bracci diversi dalle monta- fondovalle e le zone ai margini della depressione.
gne Amaro, imponenti rilievi costituiti da basamen- Come nel caso del Main Ethiopian Rift centrale, l’in-
to cristallino che si elevano di circa 1500-2000 m ri- terazione tra tettonica e vulcanismo ha portato alla
spetto al fondovalle circostante. Il ramo occidentale formazione di due importanti bacini lacustri, il lago
della rift valley ospita la prosecuzione meridionale Abaya (il più esteso della rift valley etiopica) e il lago
del lago Abaya e l’altro bacino lacustre di Chamo. In Chamo, che caratterizzano questo settore del rift per
questa area sono inoltre presenti depressioni tettoni- oltre 100 km di lunghezza.
che a ovest della rift valley principale: l’area è infatti
114 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

La caldera di Awasa (con al centro il lago omonimo) e la più piccola caldera di Corbetti (in alto a sinistra) viste dal setellite (im-
magine Virtual Earth).

La rift valley nei dintorni di Soddo L’area è caratterizzata dalla presenza di altri com-
La regione di Soddo, sul margine occidentale della plessi vulcanici recenti, come lo stratovulcano rioli-
rift valley, è caratterizzata dalla presenza di un den- tico di Chiracha, a NE del Lago Abaya e circa 40 km
so sciame di faglie normali cui è associato un campo a est di Soddo, di probabile età pre-olocenica, e
vulcanico quaternario (campo vulcanico di Soddo o il campo vulcanico del fiume Bilate posto a NE di
della zona settentrionale del lago Abaya) marcato dal- Soddo, nei dintorni del fiume omonimo. Questo
la presenza di un’ampia caldera Quaternaria (Caldera complesso vulcanico è caratterizzato da maar con-
di Hobicha). L’attività vulcano-tettonica è particolar- tenenti piccoli laghi (Budamada, Tido, Bode Ameda)
mente evidente nell’area a est e SE della caldera, dove e coni di tufi di età pleistocenica e probabilmente
numerosi coni di scorie e colate basaltiche, con su- olocenica. Anche quest’area, che sorge in prossi-
bordinati duomi riolitici e colate di ossidiane, sono mità di un edificio vulcanico più vecchio (vulcano
tipicamente allineati e deformati dalle principali faglie Duguna) è attualmente caratterizzata da sorgenti
normali. I prodotti vulcanici sono di età pleistocenica- calde e fumarole.
olocenica e in alcuni casi gli edifici vulcanici sono ca-
ratterizzati da attività fumarolica; molte sorgenti calde
sono presenti alla terminazione meridionale del cam-
po vulcanico, in prossimità delle sponde settentrionali
del lago Abaya.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 115

per Hosaina per Shashamene/Addis Abeba


Lago
Awasa
Awasa

Soddo
Lago
Abaya

Dilla

6
Arba Minch

Negele
Lago

per Somalia
Chamo

Monti Amaro
6

Agere
Mariam

Konso

Yabelo
Chow 6
Bahir

6
Lago Et
i
Turkana Ke opia 0 50km
ny
a per Kenya

La parte meridionale del Main Ethiopian Rift.

Campo vulcanico
2000

del Bilate
Depositi lacustri
e fluviali
20
00 Trachiti e rioliti

Caldera Pomici e tufi


Hobicha
Doguna Colate basaltiche
Piroclastiti
della rift valley
1500

Soddo
Vulcaniti dei
margini
della rift valley

Bordo di caldera
00
15
Faglia
Campo Chiracha
vulcanico Centro eruttivo
di Soddo Maar
00
12

N
Lago
Abaya 20 km

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata dell’area di Soddo
(modificata da Ethiopian Mapping Agency, 1981).
116 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Allineamento di tre piccoli coni scorie lungo sistemi di faglie normali (rappresentate dalle piccole scarpate visibili in basso) nel cam-
po vulcanino a sud di Soddo. A destra dell’immagini sono visibili le pendici della caldera di Hobicha con, sullo sfondo, l’edificio
vulcanico di Damota che sovrasta l’abitato di Soddo.

Cono di scorie tagliato da una faglia normale a sud di Soddo.

Altro piccolo centro vulcanico all’interno del campo vulcanico del fiume Bilate.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 117

Sorgenti calde a nord del lago Abaya. Imponente colata di ossidiana a sud di Soddo. La colata è
molto recente e questo edificio vulcanico è attualmente caratte-
rizzato da attività fumarolica sulla cima.

Piccolo centro vulcanico sul versante settentrionale del vulcano Doguna.


118 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il maar di Budamada.

Il maar di Bode Ameda, con al centro un piccolo cono di scorie con relativa colata basaltica.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 119

Il maar di Tido.
120 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Cascate in prossimità del lago Abaya, a sud di Soddo, formatesi per erosione fluviale di alternanze di ignimbriti e colate basal-
tiche.

ITINERARIO 6.
I dintorni di Soddo

La città di Soddo, circa 300 km a sud di Addis Abeba, è raggiungibile dalla capitale o attraverso la strada n. 9,
che scorre sul margine occidentale della rift valley, o dalla rift valley stessa, immettendosi sulla strada n. 41
dalla strada n. 6 in prossimità di Shashamene.
Proseguendo la strada n. 9 in direzione del Lago Abaya e di Arba Minch, il paesaggio è dominato sulla sinistra
dalle pendici della caldera di Hobicha e dei numerosi centri vulcanici del campo vulcanico di Soddo. Diverse
strade sterrate conducono verso quest’area caratterizzata dall’associazione di centri eruttivi e faglie normali e
alcune di esse proseguono inoltre verso oriente e raggiungono il vulcano strato di Chiracha.
Circa 25 km oltre Soddo, la strada n. 9 attraversa diverse piccole scarpate e avvallamenti dovuti a una serie
di faglie normali appartenenti al sistema che più a nord prosegue all’interno del campo vulcanico di Soddo.
Proseguendo ancora verso sud la strada n. 9 costeggia il lago Abaya, scorrendo all’interno del piccolo lembo
di terra che separa le acque del lago dalla scarpata occidentale della rift valley, caratterizzata dalla presenza
della spessa sequenza di colate basaltiche che caratterizzano i trappi etiopi.
Circa 6 km a NE di Soddo, dalla strada 41 poco prima dell’abitato di Dolbo è possibile immettersi sulla destra
su una bella strada sterrata dalla quale è possibile attraversare tutta la rift valley fino al lago Awasa e alla città
omonima offrendo degli scorci bellissimi sul fondovalle in questo settore. Questa strada risale le pendici del
vulcano Duguna, che sovrasta il campo vulcanico del Bilate, per poi ridiscendere verso il fondo della rift
valley in prossimità del fiume Bilate. Circa 20 km dopo aver attraversato il fiume, la strada costeggia il lato
meridionale della caldera di Awasa e attraversa il sistema di faglie normali che ne deformano il bordo prima
di immettersi sulla strada n. 6 a sud della città omonima.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 121

Le 40 sorgenti di Arba Minch e il “Ponte di Dio” Numerose faglie normali tagliano il campo vulcanico
La città di Arba Minch è localizzata in prossimità del in direzione circa nord-sud e danno luogo a imponen-
lembo di terra che separa i laghi Abaya e Chamo. ti scarpate all’interno del Ponte di Dio che possono
Questa striscia di terra, nota come Tosa Sucha (“Ponte raggiungere e superare i 100 m di altezza. Numerose
di Dio”), corrisponde a una piccola catena di centri sorgenti sono associate a queste faglie, e in particolare
eruttivi che attraversa il fondo della rift valley tra il alla faglia che delimita a oriente il terrazzo su cui Arba
margine occidentale (corrispondente alla scarpata di Minch è costruita. La città prende proprio il nome da
Chencha) e la propaggine settentrionale delle monta- queste numerose sorgenti di acqua: Arba Minch in
gne Amaro. Questo complesso vulcanico è caratteriz- amarico significa “quaranta sorgenti”.
zato dalla presenza di un gruppo di coni di scorie che Più a sud la rift valley continua con una tipica morfo-
ha prodotto delle colate di lave basaltiche in tempi logia caratterizzata da scarpate marginali molto pro-
molto recenti; è possibile che alcuni di questi centri nunciate, in particolar modo a ridosso delle montagne
eruttivi siano stati attivi in tempi storici. Alcuni coni Amaro che si elevano fino a circa 2000 m rispetto al
di scorie formano delle piccole isolette che si trovano fondovalle; in questa regione il vulcanismo recente di-
nella porzione settentrionale del lago Chamo. venta praticamente assente.

Lago Copertura
Abaya alluvionale
Basalti del
3000

Ponte di Dio
HA
NC

Ignimbriti
1200
HE

00
00 12 Basalti e trachiti
IC

miocenici
30

Rioliti oligoceniche
TA
PA

Ponte di
Arba Basalti oligocenici
AR

Dio
Minch
SC

Basamento
3000

cristallino
0

0 0
0

12
12

Faglia
2000

Lago
Chamo Centro eruttivo
1400

0
120

RO

N
A
2000

M. AM

100
0
10 km

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata dei dintorni di Arba
Minch (modificata da Bonini et al., 2005).

Il lago Abaya e il Ponte di Dio.


122 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Lago Abaya

Lago Abaya
Arba
Minch

Arba
Minch

Nechisar
plains

Nechisar
plains

Lago Chamo
Lago Chamo

N Ponte di Dio S
N Ponte di Dio S
Lago Abaya
Lago Abaya Lago
Lago Chamo
Chamo

In alto: immagine satellitare (immagine da Yahoo Sat) del Ponte di Dio, il lembo di terra che separa il lago Abaya dal lago Chamo.
In basso: foto del Ponte di Dio. I triangolini indicano le scarpate generate da piccole faglie normali e presenti nell’area (da Bonini
et al., 2005).
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 123

Il lago Abaya (foto ElMent, da Panoramio).

Il lago Chamo visto dal Ponte di Dio. Le piccole isolette a destra nella foto corrispondono a piccoli coni di scorie del campo
vulcanico di Tosa Sucha.

ITINERARIO 7.
I dintorni di Arba Minch

Arba Minch, circa 450 km a sud di Addis Abeba, è raggiungibile da Soddo attraverso la strada n. 9 che co-
steggia il lato occidentale del lago Abaya. Il campo vulcanico di Tosa Sucha e le faglie che lo interessano
si trovano quasi interamente all’interno del parco Nechisar e sono osservabili dalla strada che porta alle
Nechisar plains (pianure di Nechisar), caratterizzate dalla presenza di numerosi animali quali zebre, gazzelle
e antilopi. Le 40 sorgenti che danno il nome alla città di Arba Minch si trovano anch’esse all’interno del parco,
vicino all’ingresso principale.
La strada n. 9 prosegue verso sud fino alla città di Konso offrendo dei bellissmi scorci sulla parte meridionale
della rift valley e sulle montagne Amaro. È inoltre possibile, da Konso, proseguire in direzione di Yabelo se-
guendo un’ottima strada sterrata che attraversa i bacini che si trovano a sud delle montagne Amaro. A Yabelo
è posibile ritornare verso il lago Abaya e la porzione centrale della rift valley seguendo la strada n. 6 verso
nord, in direzione di Agere Maryam e Dilla, sul lato orientale delle montagne Amaro.
124 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

La rift valley a sud del lago Chamo con le montagne Amaro sullo sfondo.

Un duomo riolitico a SE di Konso.

Le vulcaniti di Mega e il cratere di El Sod circa 150  m e contiene al suo interno un piccolo
L’area di Mega, in Etiopia meridionale in prossimità lago, dalle acque scurissime, sfruttato dalla locale
del confine col Kenya, è caratterizzata da un’atti- popolazione Borana per l’estrazione di preziosi sali.
vità vulcanica marcata dalla presenza di numerosi Caratteristica delle lave basaltiche (e di alcuni pro-
centri eruttivi, molti dei quali probabilmente attivi dotti freatomagmatici e piroclastici) nei dintorni di
durante l’Olocene. I centri eruttivi sono rappresen- Mega è la presenza di molti xenoliti, ossia frammen-
tati principalmente da maar e coni di scorie, con ti di roccia “strappati” dalle lave in profondità dal
associate colate di lava basaltica; questi edifici sono materiale litosferico all’interno della quale esse risa-
tipicamente allineati in direzione circa NE-SO, come livano e poi portati in superficie durante le eruzioni.
molti altri campi vulcanici all’interno del rift etiopi- Molti di questi xenoliti rappresentano porzioni di
co. Il maar più grande di tutta l’area è il cratere di mantello superiore provenienti da profondità fino
El Sod (Soda), che è profondo più di 400 m e largo a 80  km, e sono costitute da frammenti di lherzo-
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 125

15
0 0

100
0

16
0 0

1500
900

800

700

800

N
5 km

Dilo

Gorei

El Sod

Mega

Modello digitale del ter-


reno (dati Nasa, Shuttle
Copertura sedimentaria
Eti Megado Radar Topography
o
Vulcaniti (Pleistocene-Olocene) Ke pia Mission) e carta geo-
ny
a
Vulcaniti (Pliocene-Pleistocene)
logica semplificata dei
Basamento cristallino
dintorni di Mega (mo-
Faglia normale dificata da Orlando et
Centro vulcanico
al., 2006).

Foto di uno xenolite di mantello (area chiara) all’interno delle


lave basaltiche di Megado (porzione scura esterna). Lo xeno-
lite è una porzione di mantello superiore, costituito in questo
caso da una lherzolite (roccia composta in prevalenza da oli-
vina, i cui cristalli sono in verde nella foto), strappata e portata
in superficie dalla lava durante la sua risalita dalla profondità.
La larghezza dello xenolite è di circa 5 cm.
126 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

El Sod

Mega

Immagine satellitare (Virtual Earth) del campo vulcanico di Mega. Da notare la notevole quantità di centri eruttivi presenti nell’area
(il cratere di El Sod si trova in alto a destra); le colate di lava più recenti sono marcate da una colorazione più scura.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 127

Dilo

Ririba

Immagine satellitare (Virtual Earth) del campo vulcanico nei pressi di Dilo, circa 70 km a ovest di Mega. Il campo vulcanico, è
associato a un sistema di faglie normali (visibile al centro dell’immagine) che caraterizza il rift del Ririba.
128 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il maar di Soda (foto Gusjer, da flickr.com).

liti (roccia costituita principalmente da olivina con rea nei dintorni dell’abitato di Dilo, circa 70  km a
subordinati pirosseni e altri minerali) e pirosseni- ovest di Mega. Il campo vulcanico, di probabile età
ti (roccia costituita principalmente da minerali del olocenica, è caratterizzato da un allineamento in di-
gruppo dei pirosseni e subordinata olivina). rezione NE-SO ed è associato a un sistema di faglie
Altri coni di scorie e maar (alcuni dei quali con normali che marca una delle porzioni più giovani e
profondità massime fino a 200 m) caratterizzano l’a- meno sviluppate del rift etiopico, il rift del Ririba.

ITINERARIO 8.
I dintorni di Mega

L’abitato di Mega si trova sulla strada principale n. 6, circa 100 km a nord del confine col Kenya e circa
650 km a sud di Addis Abeba. Per la sua posizione sulla strada n. 6, l’abitato è facilmente raggiungibile dalla
rift valley, anche se il viaggio richiede tempo e almeno una sosta intermedia è necessaria.
Il cratere di El Sod si trova a circa 20 km a NE di Mega ed è raggiungibile attraverso una buona strada che
partendo dalla strada n. 6 a circa 15 km a nord di Mega prosegue verso oriente. Giunti in prossimità del cra-
tere è possibile scendere a piedi al suo interno e osservare i locali Borana che immergono nelle acque scure
del lago sul fondo del cratere per estrarre i pregiati sali.
Strade sterrate secondarie conducono da Mega verso sud in direzione di Megado dove è possibile osservare
numerose colate basaltiche, alcune delle quali contenenti bellissimi inclusi di mantello. Da Megado è poi
possibile raggiungere con difficoltà l’abitato di Dilo.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 129

3.3. La scarpata occidentale e l’altopiano grandi corsi fluviali che hanno portato alla formazione
etiopico di spettacolari canyons, come la gola del Nilo Azzurro
che raggiunge profondità fino a circa 1600 m. Queste
La rift valley nel suo margine orientale è bordata da incisioni hanno portato all’esposizione del basamento
imponenti scarpate tettoniche come la scarpata orien- cristallino e delle sequenze di sedimenti esozoici che
tale dell’Afar, e varie scarpate nel Main Ethiopian si trovano al di sotto dei trappi etiopi.
Rift, come ad esempio quelle di Ankober, Guraghe
o Chencha. L’altopiano si trova generalmente a quote L’altopiano etiopico da Addis Abeba al lago Tana
maggiori di 2000-2500 m slm, ma è caratterizzato da un L’altopiano etiopico a nord di Addis Abeba permette
rilievo molto variabile per la presenza sia di imponenti di osservare i prodotti della lunga storia evolutiva che
rilievi che di notevoli incisioni fluviali. I maggiori rilie- ha preceduto il rifting Terziario, le imponenti sequen-
vi, che culminano con i 4549 m dei monti Simien, sono ze dei trappi e recenti episodi di vulcanismo e defor-
costituiti da grandi vulcani a scudo, espressione del mazione al di fuori della rift valley. L’area del monaste-
vulcanismo che ha interessato l’area successivamente ro di Debre Lybanos permette di osservare, grazie alla
alla messa in posto delle sequenze trappiche. Le forti notevole incisione fluviale, la sequenza dei trappi (il
incisioni dell’altopiano risultano invece dall’azione di cui spessore nell’area è di qualche centinaio di metri),

Macallè

Monti
3 Simien

Gondar
1

Lago Lalibela
Debre
Tana Tabor
Waldia

Bahar Dar Gashena

Dessiè Kombolcha
Injibara

Choke
3
1
Debre Marcos Kara Kore

F. Nilo
Azz
urr
o Debre
3 Sina
Fiche
Debre Termaber
Lybanos
Afar

3 Megezez
Gambela

Nekemte
5
5 Addis Abeba
43
Wenchi
Mojo
Nazret
he
ag
ur
G

Butajira

7 Kibet
Jimma
Fonko
Hosaina

Soddo Shashamene Dodola L’altopiano etiopico.


130 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Sedimenti recenti
(Pleistocene-Olocene)
Lago Rocce vulcaniche
Tana (Pleistocene-Olocene)
Rocce vulcaniche
(Pliocene-Pleistocene)
Bahir Dar
1000
Rocce vulcaniche
2000 (Miocene-Pliocene)
Basalti tipo “trappi”
(Oligocene-Miocene)

M. Rocce sedimentarie
Choke (Paleozoico sup-Eocene)
Rocce del basamento cristallino
00
20

(Neoproterozoico )

Debre Marcos
200
0
Faglie

100
Laghi
0
Fiche

200 km N
1500

Nekemt

Carta geologica dell’area compresa tra Addis Abeba e il lago Tana (semplicata da Geological Survey of Ethiopia, 1996).

L’altopiano etiopico poco a nord di Addis Abeba.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 131

N S 4000m slm

Dejen Gohatzion
Nilo Azzurro 3000

2000

1000

livello del mare

Lave stratoidi (Trappi etiopi)

Calcari massivi con marne intercalate (Calcari di Antalo)

Gessi e argilliti con intercalati arenarie e calcari marnosi (Abbay Beds)

Arenarie rosse con intercalate argilliti e conglomerati (Arenarie di Adigrat)

Basamento cristallino

Sezione geologica delle gole del Nilo Azzurro lungo la strada n. 3 che conduce a Debre Marcos (da Mohr, 1971).

La valle del Nilo Azzurro vista dal lato meridionale lungo la strada n. 3. Nella parte sommitale affiorano i basalti della serie trap-
pica, mentre in basso affiora tutta la serie sedimentaria triassico-cretacica.
132 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il camino vulcanico (neck) di Injibara.

che sovrastano i sedimenti mesozoici pre-rift (ricono- Medio). Tutta la serie, dalla parte inferiore (arenarie di
scibili per il diverso colore, più rossastro rispetto ai Adigrat) a quella superiore (calcari di Antalo), indica
trappi). La sequenza di questi sedimenti è esposta lun- una progressiva transizione da ambiente continentale
go la strada che scende all’interno della gola del Nilo (con deposizione di arenarie) ad ambiente marino via
Azzurro verso il ponte sull’omonimo fiume. Al di sotto via più profondo (con deposzione di sedimenti calcarei
dei trappi, dall’alto verso il basso è possibile osserva- e marne). Eventi tettonici successivi alla deposizione
re una serie di calcari marini – talvolta con selce – e dei calcari di Antalo hanno portato a un sollevamento
marne (calcari di Antalo, di età riferibile al Giusassico generalizzato dell’area e all’esposizione in superficie
Superiore), che sta sopra una sequenza di argilliti e dei sedimenti marini, sopra i quali si sono poi depo-
sottostanti gessi, con subordinate siltiti e calcari dolo- sti nell’Oligocene le colate basaltiche dei trappi. Su
mitici (i cosiddetti strati di Abbay, Abbay Beds, di età queste ultime, in alcune aree dell’altopiano si formano
riferibile al Giusassico Medio), che a sua volta sovrasta a partire da circa 15 fino a circa 5 milioni di anni im-
una serie di argilliti e arenarie continentali (arenarie di ponenti vulcani a scudo, conosciuti come formazione
Adigrat, di età compresa tra il Triassico e il Giurassico di Termaber; tra di essi, il monte Choke domina il pa-

Piccolo cono di scorie presso Tilili nelle cui scorie sono presenti xenoliti peridotitici.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 133

Le cascate del Nilo Azzurro in prossimità di Tissiat, alcuni chilometri dopo l’inizio del suo lungo percorso dal lago Tana.

esaggio a nord di Debre Marcos. Tra questa località e di questo sbarramento si origina il Nilo Azzurro, che
il lago Tana, un esteso campo vulcanico composto da incide tutto l’altopiano etiopico prima di scorrere ver-
colate di lava basaltica, coni di scorie e neck (porzioni so nord fino a confluire nel Nilo Bianco all’altezza di
di condotti magmatici esposti in superficie dall’erosio- Karthoum in Sudan. Oltre che dal vulcanismo recen-
ne) di età quaternaria ricopre sia i prodotti dei trappi te, l’area del lago Tana è caratterizzata dalla presenza
che i prodotti della formazione Termaber. In alcuni di numerose faglie normali che delimitano tre diver-
coni di scorie in prossimità di Injibara e Tilili sono se depressioni tettoniche. Fagliazione, vulcanismo e
presenti abbondanti xenoliti peridotiti provenienti dal vari episodi di sollevamento e abbassamento dell’area
mantello sottostante. Una di queste colate di basalti è sono messi in relazione con la presenza di un pennac-
responsabile dello sbarramento di un vecchio corso chio di mantello in risalita sotto l’altopiano etiopico.
d’acqua che ha dato luogo al lago Tana; dall’incisione

ITINERARIO 9.
Da Addis Abeba al lago Tana

Da Addis Abeba la strada n. 3 permette di spostarsi verso nord all’interno dell’altopiano etiopico. Dall’inizio
della strada si può raggiungere la cima di Entoto, nella parte nord della città, dove sono presenti varie chiese
e da dove è possibile ammirare uno splendido panorama sulla città e sull’altopiano a nord. Proseguendo
verso nord, a circa 100 km dalla capitale, è possibile raggiungere, con una deviazione di circa 4 km verso
oriente dalla strada principale, le chiese di Debre Lybanos, uno dei luoghi sacri dell’Etiopia; nella valle
sottostante è possibile avere uno sguardo d’insieme sulle sequenze trappiche e i sedimenti mesozoici. Sia
i trappi che le successioni sedimentarie sono splendidamente esposte lungo la strada tortuosa che scende
all’interno della gola del Nilo Azzurro, poco oltre l’abitato di Fiche, e che dopo quasi 1500 m di dislivello
porta al ponte sul fiume. Risalendo sul versante opposto della valle si giunge a Debre Marcos, circa 80 km
a NO del ponte sul Nilo Azzurro e circa 300 km da Addis Abeba, il cui paesaggio è dominato a nord dalle
pendici del monte Choke. Proseguendo oltre Debre Marcos si giunge dopo 130 km a Tilili e poi dopo ul-
teriori 10 km a Injibara; ancora più a nord, dopo aver attraversato tutto il vulcanismo quaternario di questa
parte di altopiano, si giunge a Bahar Dar, sulle sponde meridionali del lago Tana, a circa 550 km da Addis
Abeba. Da qui è possibile raggiungere la sorgente del Nilo Azzurro, le cascate di Tisisat e i vari monasteri
sulle isole del lago Tana.
134 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

La parte nord-orientale dell’altopiano etiopico: da trappica e importanti strutture tettoniche che caratte-
Addis Abeba a Dessiè rizzano la scarpata verso il fondovalle nella parte nord
Nell’altopiano etiopico a NE di Addis Abeba sono pre- del Main Ethiopian Rift e in Afar.
senti i trappi etiopi nelle loro diverse articolazioni, i A circa 80 km a NE di Addis Abeba, il paesaggio è do-
grandi vulcani a scudo che si impostano sopra la serie minato a est dal vulcano Megezez, un edificio vulcani-

Lalibela

3000

* Sedimenti recenti
1000

(Pleistocene-Olocene)
Wegel Tena

Rocce vulcaniche
(Pleistocene-Olocene)
Kutaber Rocce vulcaniche
(Pliocene-Pleistocene)
3000 Dessie Rocce vulcaniche
Kombolcha (Miocene-Pliocene)
Basalti tipo “trappi”
(Oligocene-Miocene)
Rocce sedimentarie
(Paleozoico sup-Eocene)

Kara Kore Vulcani


* (Pleistocene-Olocene)
Faglie
00

* N
10

Debre
100 km
3000

Sina

*
Carta geologica della porzione settentrionale dell’altopiano etiopico (semplicata da Geological Survey of Ethiopia, 1996).

La valle del Bascillo.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 135

La sequenza dei trappi all’interno della valle del Bascillo.

co di circa 10 milioni di anni caratterizzato da prodotti poi dato luogo ai bacini oceanici del Mar Rosso e del
prevalentemente basaltici. In continuità col vulcano Golfo di Aden.
Megezez, si trova più a nord il vulcano Termaber che Le scarpate tettoniche presenti, gli altopiani e le cosid-
dà il nome a tutta l’attività vulcanica successiva alla dette “Ambe” (il termine amba in amarico indica una
messa in posto dei trappi etiopi e precedente all’inizio montagna dalla cima piatta) presenti nell’area sono
del vulcanismo legato al rifting. Gli edifici vulcanici composte dalle successioni trappiche. Esse compren-
si trovano sul bordo della scarpata di Ankober, che dono una sequenza più antica, affiorante nei fondo-
delimita la parte nord del Main Ethiopian Rift, dove valle e frequentemente tiltata, composta principalmen-
recenti studi geofisici hanno evidenziato una notevo- te da basalti alterati (basalti di Ashangi) su cui riposa-
le attività sismica, con decine di piccoli terremoti re- no due gruppi di sequenze vulcaniche sub-orizzontali,
gistrati nell’ambito di un progetto internazionale tra una inferione basaltica (basalti di Amba Aiba) e una
ottobre 2001 a gennaio 2003. La scarpata è caratte- superiore prevalentemente riolitica (rioliti di Amba
rizzata, più a nord, da valli lunghe e strette di origi- Alaji) che chiude il ciclo trappico.
ne tettonica (i cosiddetti graben o bacini marginali):
una delle più sviluppate di queste valli è ubicata tra
Kara Kore e Kombolcha, che è stata luogo di una di-
struttiva sequenza di terremoti tra maggio e settembre
del 1961. Questi graben marginali, talvolta occupati da
laghi (come a esempio il lago Hayk subito a nord di
Dessiè), caratterizzano gran parte della scarpata occi-
dentale della depressione dell’Afar. Lungo la scarpata
sono presenti numerosi dicchi, a direzione prevalente
nord-sud, di età variabile tra  15 e circa  65 e milioni
di anni, che indicano che l’area è stata ripetutamente
interessata da eventi deformativi durante il Terziario.
Dicchi analoghi sono stati descritti in Yemen, testi-
moniando una continuità spaziale tra placca araba e
africana prima della separazione continentale che ha L’altopiano etiopico nei pressi di Dessiè.
136 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Faglia normale al bordo di un bacino marginale ubicato lungo la scarpata a nord di Dessiè.

ITINERARIO 10.
La parte nord-orientale dell’altopiano etiopico

La zona nord-orientale dell’altopiano etiopico è raggiungibile da Addis Abeba attraverso la strada n. 1. Nei
primi 200 km circa la strada costeggia la scarpata nord del Main Ethiopian Rift, e si sviluppa in prossimità
degli edifici vulcanici di Megezez e di Termaber, ques’ultimo localizzato a sud dell’abitato di Debre Sina.
Proseguendo per altri 90 km si giunge all’abitato di Kara Kore, entrando nel fondo pianeggiante del bacino
marginale che termina dopo ulteriori 95 km a Kombolcha. Da questa località è possibile scendere attraverso
la strada n. 2 verso la depressione dell’Afar (vedi itinerario 1): fino a Bati la strada si sviluppa attraverso la
scarpata principale del rift, permettendo di osservare sia le principali strutture tettoniche che i numerosi dic-
chi basaltici che tagliano la scarpata. Proseguendo invece verso nord sulla strada n. 1 si giunge dopo circa
20 km a Dessiè e ancora più a nord, dopo circa 120 km, a Waldia. Da qui, prendendo la strada che porta a
Debre Tabor e al lago Tana si raggiunge dopo circa 100 km l’abitato di Gashena; da quest’ultimo è possibi-
le, spostandosi verso sud su una strada sterrata ma in buone condizioni, scendere all’interno della valle del
Bascillo, affluente del Nilo Azzurro, dove la sequenza trappica è visibile in tutta la sua interezza (dalle rioliti
dell’Amba Alaji, ai basalti di Amba Aiba fino ai basalti tiltati e alterati di Ashangi). Alternativa per giungere alla
valle del Bascillo è prendere la strada sterrata che da Dessiè conduce a Kutaber e dopo circa 100 km giunge
a Wegel Tena. Proseguendo invece verso nord da Gashena si può raggiungere la città di Lalibela, famosa per
le chiese scavate nelle rocce piroclastiche appartenenti a un cono di scorie della sequenza trappica.

Il lago Hayk, poco a nord di Dessiè.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 137

damento della rift valley che prende il nome di li-


neamento vulcano-tettonico di Yerer-Tullu Wellel o
YTVL (Yerer-Tullu Wellel volcano-tectonic lineament).
Si tratta di un sistema tettono-magmatico caratterizzato
dall’allineamento di faglie normali e numerosi centri
eruttivi che si sviluppano in direzione est-ovest per
una distanza di più di 500  km, dalle zone prossime
alla rift valley nell’area di Addis Abeba-Debre Zeyt
fino all’area di Tullu Wellel, in prossimità del confine
col Sudan. Il lineamento tettono-magmatico compren-
de 15  vulcani centrali principali (come ad esempio
Yerer, Wechacha, Wenchi) a cui sono associati cen-
tri di emissione minori. Tali vulcani sono concentrati
intorno alla latitudine 8°45’N, e sono generalmente
caratterizzati da predominanti lave basaltiche, con su-
bordinati prodotti acidi (trachiti, ossidiane, piroclasti-
ti). Il vulcanismo del lineamento YTVL si è sviluppato
in un lungo periodo tempo nel Miocene-Pliocene: gli
edifici vulcanici più vecchi, datati intorno ai 12 milioni
di anni, si trovano nella parte occidentale del linea-
mento mentre i prodotti divengono progressivamente
più giovani procedendo da ovest verso est a testimo-
nianza di una migrazione verso oriente dell’attività
vulcanica nel tempo.
Il complesso vulcanico di Wenchi rappresenta un ti-
pico esempio di vulcanismo associato alla YTVL. Il
La chiesa di Bete Giorgis (Chiesa di San Giorgio). vulcano, che si eleva di circa 900 m rispetto all’alto-
piano circostante, presenta almeno tre strutture cal-
deriche di collasso concentriche, la più grande delle
quali è allungata in direzione circa est-ovest con una
La caldera di Wenchi e il lineamento vulcano-tettonico larghezza massima di circa 8 km. Un lago è racchiu-
di Yerer-Tullu Wellel so all’interno di queste strutture di collasso sommitali.
Lave e prodotti piroclastici caratterizzano questo com-
Un’importante attività vulcanica ha caratterizzato la
plesso vulcanico, che si ritiene essere tuttora attivo:
parte centrale dell’altopiano etiopico in prossimità di un ultimo impulso vulcanico viene fatto risalire a circa
una zona di deformazione traversale rispetto all’an- 1400 anni fa, mentre l’area è caratterizzata da manife-
138 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Modello digitale del terre-


no (dati Nasa, Shuttle Radar

20
Topography Mission) e carta

00
1500
geologica semplificata del li-
neamento di Yerer-Tullu Wellel
2000
(modificata da Geological
2500
Survey of Ethiopia, 1996 e
25
00
Abebe et al., 1998).
00
20
10 1500
00

20
00
00
20

Nekemte *
* *
* Yubdo ** * Menagesha
Tullu Konchi Ijaji * Ambo *
* Wellel *Dabena *
Wenchi Wechacha * *
* Gibat
***
* * *
Arjo
* *

*
Sedimenti recenti Rocce sedimentarie
(Pleistocene-Olocene) (Paleozoico sup-Eocene)

Rocce vulcaniche
Rocce del basamento cristallino N
(Neoproterozoico )
(Pleistocene-Olocene)
Rocce vulcaniche Vulcani del lineamento
(Pliocene-Pleistocene) *
Rocce vulcaniche
Yerer-Tullu Wellel 100 km
(Miocene-Pliocene) Faglie
Basalti tipo “trappi” Laghi
(Oligocene-Miocene)
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 139

stazioni geotermiche e numerose sorgenti, sia calde Badda e il Dendi; quest’ultimo presenta due principali
che fredde, che contengono grandi quantità di gas. collassi calderici che si intersecano producendo una
Tra di esse, vi sono le sorgenti dell’acqua minerale depressione allungata in direzione NO-SE attualmente
Ambo, imbottigliate nell’omonima cittadina a nord di occupata da un lago. Più a ovest continua l’allinea-
Wenchi, che rappresenta l’acqua minerale più famosa mento di vulcani con la presenza di vari edifici (Gibat,
dell’intera Etiopia. Ijaji, Konchi, Arjo, Nekemte) la cui età varia dai 5 ai
Il vulcano di Wenchi fa parte di una serie di importanti 7 milioni di anni; l’allineamento è chiuso dal vulcano
complessi vulcanici che si trovano a circa 100  km a Tullu Wellel, in prossimità del confine sudanese, mes-
SO di Addis Abeba e che includono anche il Rogghe so in posto intorno a 12 milioni di anni.

L’altopiano Etiopico in prossimità del complesso vulcanico di Wechacha (sullo sfondo).

La caldera di Wenchi.
140 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Particolare della faglia normale di Ambo.

Allineamento di duomi a nord di Nekemte.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 141

ITINERARIO 11.
Da Addis Abeba a Nekemte

L’area di Ambo e della caldera di Wenchi sono facilmente raggiungibili da Addis Abeba attraverso la strada n. 5
che prosegue in direzione ovest verso Nekemte. A circa 15 km a ovest della capitale, si incontra il complesso
vulcanico di Wechacha; dall’abitato di Menagesha, è possibile raggiungere la bellissima foresta omonima che si
sviluppa sul versante occidentale del cratere e che è parte di un parco nazionale. Proseguendo verso occidente
si giunge, a circa 100 km da Addis Abeba, all’abitato di Ambo, punto di accesso alla caldera di Wenchi che si
trova circa 35 km a sud di Ambo. La caldera, occupata da un lago al cui centro c’è un’isola con una chiesa, è
raggiungibile attraverso strade secondarie; è possibile scendere verso il lago anche con cavalli che possono
essere noleggiati dal piccolo villaggio sul bordo del cratere. La strada n. 5 prosegue poi verso ovest in direzio-
ne di Nekemte dove sono presenti i centri vulcanici più vecchi legati alla YTVL, come la dorsale vulcanica in
prossimità del villaggio di Ijaji, a circa 200 km da Addis Abeba, dove sono visibili numerosi duomi e porzioni
di camini vulcanici (neck) erosi. Giunti a Nekemte, a circa 320 km da Addis Abeba, il paesaggio a nord della
città è caratterizzato dalla parte più occidentale della serie trappica attraversata da numerosi duomi e neck più
recenti. Da Nekemte, attraverso la strada che porta a Gambela è possibile raggiungere la località di Yubdo dove
alla fine degli anni ’30 del secolo scorso era presente una importante attività mineraria per l’estrazione di platino
nei suoli associati a un corpo ultramafico del basamento precambrico.

La grande scarpata di Hosaina-Guraghe e il campo giungendo una lunghezza totale di circa 75 km. Nella
vulcanico di Silti-Butajira sua porzione centrale la faglia disloca un vecchio edi-
I dintorni dell’abitato di Butajira, a circa 100 km a SO ficio vulcanico, di età probabilmente tardo pliocenica:
di Addis Abeba, offrono la possibilità di osservare due in tale area il rigetto verticale della faglia raggiunge (e
tra i maggiori sistemi di faglie normali che caratterizza- localmente supera) i 1000 m. Analisi geologiche di ter-
no l’intero Main Ethiopian Rift. Il sistema di faglie del reno testimoniano come sia la faglia del Guraghe che
Guraghe, in prossimità dell’abitato, dà luogo a una del- quella di Fonko-Hosaina deformino depositi molto re-
le maggiori scarpate tettoniche del rift. Tale scarpata si centi, del Tardo Quaternario (post- 30 mila anni), e si
presenta come un grande anfiteatro, formato da faglie ritiene che queste strutture siano tutt’ora in attività e
arcuate, con una altezza superiore ai 1000 m (dai circa potenzialmente in grado di dar luogo a forti terremoti
3300-3500 m dell’altopiano fino ai circa 2000-2200 m nell’area (con magnitudo fino a >6).
del fondovalle). Poco più a sud, la faglia di Fonko- L’attività recente ad attuale dei sistemi di faglie è inol-
Hosaina rappresenta la faglia normale più imponente tre testimonia dal forte controllo che queste strutture
cartografata all’interno del Main Ethiopian Rift, rag- hanno sull’andamento locale della rete idrografica. La

Coni di scorie
e lave basaltiche
2000

Depositi lacustri e fluviali


gh
ra

Piroclastiti e
Gu

Butajira colate riolitiche


Lave e duomi riolitici
00
25

3000

0
200

Ignimbriti della rift valley


0 Vulcaniti dei margini
della rift valley
0
25
0
200

Kibet
Faglia
Centro eruttivo

18
00
N
00
16

Fonko
20 km
0
200

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata della scarpata di
Hosaina-Guraghe e dei dintorni di Butajira (modificata da Benvenuti et al., 2002; Abebe et al., 2005).
142 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

detrito

ignimbriti

ignimbriti

detrito
Piccolo graben ignimbriti
riempito da
detriti

piani di faglia

Caratteristiche deformative della faglia del Guraghe (sinistra) e particolare dei piani di faglia che separano delle ignimbriti dal
detrito più recente (da Agostini et al., 2011).

faglia di Hosaina-Fonko, ad esempio, ha determinato lago e l’impaludamento sono da mettere in relazione


la deviazione di piccoli fiumi e la locale formazione al movimento di una serie di faglie normali, poste a
di piccoli laghi in prossimità dell’altopiano etiopico. est, che ha determinato il sollevamento di un blocco
Altro esempio di interazione tra sviluppo di faglie di materiale che, a sua volta, ha sbarrato il corso del
normali e idrografia locale si trova a SE dell’abitato fiume nella sua corsa dall’altopiano verso il fondovalle
di Fonko, dove il fiume Bilate forma un ampio lago in direzione circa nord-sud. Nel tempo, il fiume è riu-
circondato da vaste aree paludose: la formazione del scito ad erodere il blocco in sollevamento e a formare

Piccolo lago sull’altopiano etiopico controllato da una faglia normale (la cui piccola scarpata è visibile sulla sinistra del lago)
appartente al sistema di faglie bordiere di Fonko-Hosaina.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 143

Drenaggio verso
O-OSO
Laghi dovuti alla
presenza della faglia

Drenaggio verso
S-SSO

ion io
ale
reg nagg
Dre

N
Deviazione del drenaggio
verso il fiume Bilate

Controllo della faglia di Hosaina-Fonko sull’andamento dell’idrografia nell’altopiano etiopico (da Agostini et al., 2011). Il movi-
mento lungo la faglia ha determinato sia la deviazione locale del piccoli corsi d’acqua verso il fiume Bilate sia la formazione di
piccoli laghi a causa dell’azione di sbarramento generata dalle scarpate di faglia.

una piccola valle, profonda circa 20  m, attraverso la occupato da un bellissimo lago permanente. Alcune
quale il fiume attualmente esce da quest’area depressa colate, sono di probabile età preistorica. A SO dell’abi-
e continua la sua corsa verso sud. tato di Kibet è presente una colata di lava di probabile
L’area di Butajra è inoltre caratterizzata da un vulcani- età preistorica fuoriuscita da un cono di scorie basal-
smo recente (campo vulcanico di Silti-Butajira), costi- tiche: la lava si è incanalata – come un fiume – all’in-
tuito principalmente da maar, coni di scorie e colate terno di una piccola valle per fuoriuscire in prossimità
basaltiche di età tardo pleistocenica-olocenica, che della scarpata formata da una piccola faglia, a creare
forma un’area allungata per circa 80 km in direzione una sorta di “cascata” solidificata.
NE-SO. Tale attività vulcanica mostra molte analogie
con quella del campo di Debre Zeyit, anche se nell’a-
rea di Silti-Butajira i coni di scorie sono gli edifici vul-
canici più rappresentati, mentre i maar sono più rari;
uno di essi (Ara Shetam), di diametro massimo intorno
agli 800  m e profondità massima di circa 100  m, è
144 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Area
sollevata
Azione di sbarramento
da parte delle faglie

Formazione di un laghetto e di am-


pie paludi nel corso del fiume Bilate
a causa dell’effetto di sbarramen-
to dovuto al sollevamento legato
all’azione di una serie di piccole
faglie normali.

La terminazione settentrionale della faglia di Fonko-Hosaina (la scarpata di faglia è visibile sulla sinistra della foto).

La rift valley vista dalla scarpata del Guraghe.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 145

Il maar di Ara Shetam, nei pressi di Butajira (foto Mark Esbester, da Panoramio).

ITINERARIO 12.
La grande scarpata di Hosaina-Guraghe
e il campo vulcanico di Silti-Butajira
L’area di Butajira è facilmente raggiungibile da
Addis Abeba in poche ore di viaggio seguendo
la strada n.  9; la strada scorre in direzione NE-
SO parallelamente al margine della rift valley, alla
base della scarpata tettonica che la separa dall’al-
topiano etiopico. Giunti in prossimità di Butajira
il paesaggio è dominato verso NO dall’imponente
faglia normale del Guraghe. È possibile percorrere
la scarpata utilizzando una strada sterrata, in otti-
me condizioni, che risale l’altopiano circa 10 km a
SO dall’abitato7; una volta giunti sull’altopiano, a
una quota intorno a 3400 m slm, è possibile am-
mirare una bellissima vista sulla rift valley e sulla
scarpata, sopra la quale spesso volteggiano nume-
rose grandi aquile.

7
A novembre 2011 era in corso la costruzione di una nuova
strada in grado di connettere l’altopiano del Guraghe con il
fondovalle nei pressi Butajira.

Immagine satellitare e vista tridimensionale della colata di


lava basaltica a SO di Kibet (immagine Google Earth).
Nell’immagine in alto, è ben visibile la colata in tutta la esten-
sione: essa è fuoriscita dal cono di scorie in basso a sinistra
e si è incanalata all’interno di una piccola valle fluendo verso
NE. La colata fuoriesce da questa piccola valle in prossimità di
una scarpata, formata da una faglia normale, visibile nell’im-
magine in basso. Allo sbocco della valle la colata forma una
piccola cascata e una conoide come un vero e proprio fiume
solidificato.
146 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Proseguendo sulla strada n. 9 sempre in direzione SO è possibile osservare i vari coni vulcanici che carat-
terizzano il vulcanismo dell’area di Butajira. Piccoli coni di scorie sono ben visibili dalla strada principale,
mentre un bellissimo esempio di maar riempito da lago (Ara Shetam) è visibile a circa 8 km a SO di Butajira,
a est della strada principale dalla quale dista meno di 1 km.
Rimanendo ancora sulla strada n. 9, si prosegue verso SO in direzione di Hosaina. Sulla destra il paesaggio
è ancora dominato da una scarpata tettonica, corrispondente in questo caso alla faglia di Fonko-Hosaina.
Una volta giunti all’abitato di Hosaina si può proseguire la strada n. 9 verso nord, costeggiando ancora l’im-
ponente scarpata della faglia di Fonko-Hosaina ma in questo caso sul lato più elevato; dalla strada, che si
sviluppa su quote generalmente comprese tra i 2500 m e i più di 3000 m slm, si possono ammirare bellissimi
paesaggi sulla rift valley. Proseguendo verso nord la strada giunge in prossimità della spettacolare scarpata
del Guraghe, che è possibile ridiscendere dalla strada sterrata molto ripida indicata all’inizio.

Cono di scorie fotografato dalla strada n. 9 poco a sud dell’abitato di Butajira.

3.4. La scarpata orientale e l’altopiano somalo rosi vulcani fuori asse. Questi edifici, principalmente
sviluppati a est della Regione dei laghi, danno luogo
Il paesaggio del margine orientale della rift valley è do- a imponenti rilievi che culminano con i 4377  m dei
minato da varie scarpate tettoniche, le principali delle Monti Bale.
quali sono – da nord a sud – quella di Harar, al mar-
gine sud-orientale dell’Afar, e quelle di Arboye, Sire e La grande scarpata di Asela-Langano
Asela-Langano, nel Main Ethiopian Rift. A sud del lago Il margine orientale della rift valley, nel settore compre-
Langano, il bordo della depressione tettonica manca so tra Asela e il lago Langano, costituisce un’area unica
di grandi faglie normali e un pendio regolare raccorda all’interno del rift per la spettacolarità dei numerosi si-
il fondovalle con l’altopiano etiopico. Quest’ultimo è stemi di faglie normali che ne caratterizzano il paesag-
caratterizzato da notevoli incisioni fluviali (come ad gio e che formano una scalinata naturale che raccorda
esempio quella del fiume Wabe Shebele) e da nume- l’altopiano somalo con il fondovalle. Le singole faglie
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 147

Afar

Dire Dawa

4
Harar

Addis Abeba

Nazret

Meki

Chilalo
Asela
Galama

Kaka
Shashamene Dinsho
Kofele Robe
Dodola Goba
Awasa 8
Montagne
Bale

Dola Mena

Yabelo/Kenya Kenya L’altopiano somalo.

00
22
Olgocho
Kulumsa

L. Ziway
Asela
00
17

M.
0

00
350

35
Chilalo
Golja
L’altopiano somalo.
3000
00
20

Aluto
ge

Faglie romboidali
a Ran

di Langano
25
00

Galam

L.
Langano
Kersa
00
16

Bekoji

N Depositi lacustri e fluviali


Piroclastiti e
colate riolitiche
Vulcaniti dei margini
della rift valley
20 km Faglia
Coni di scorie Ignimbriti della rift valley
e lave basaltiche Lave dei vulcani fuori asse

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata della scarpata di Asela-
Langano e aree limitrofe (modificata da Benvenuti et al., 2002; Abebe et al., 2005).
148 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Particolare del sistema di faglie che caratterizza l’area di Asela.

possono dar luogo a imponenti scarpate che raggiun- prossimità dell’area a NE del lago Langano, la geome-
gono altezze massime di 300-400  m di altezza e lun- tria delle faglie diventa più complessa in quanto molte
ghezze che possono raggiungere e superare i 20 km. Le strutture tendono a variare localmente la loro direzio-
faglie si sviluppano prevalentemente in direzione circa ne curvando fino ad acquisire una geometria a S o Z,
NE-SO e sono normalmente molto lineari; tuttavia, in formando il cosiddetto sistema di faglie romboidali di

Il sistema di faglie che caratterizza l’area di Asela.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 149

Particolare dell’imponente scarpata formata dalla faglia di Golja.

Langano (Langano Rhomboidal fault system). il lago Ziway: i resti di un vecchio alveo fluviale abban-
Analogamente a quanto osservato per la faglie del donato testimoniano come i movimenti verticali legati
Guraghe e di Fonko-Hosaina, il movimento sulle faglie all’azione di una faglia normale abbiano causato la de-
normali del margine orientale della rift valley ha deter- viazione del fiume verso NE, e l’impaludamento di vaste
minato importanti influenze sull’andamento idrografico aree nella parte di terreno in abbassamento.
locale. Tipico esempio di questa interazione si ha lungo Anche per il sistema di strutture che caratterizza il mar-
il corso del fiume Katar, che scorre dall’altopiano verso gine di Asela-Langano vi sono testimonianze geologiche
150 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Una cascata lungo una scarpata di faglia del margine orien- Il complesso sistema di faglie che dà luogo a una particolare
tale. forma romboidale nell’area a NE del lago Langano visto dal
satellite (immagine Virtual Earth).

di movimenti molto recenti, avvenuti nell’Olocene suc- più di 1500 m rispetto all’altopiano circostante e rag-
cessivamente a 7 mila anni circa. Anche in questo caso giungendo quote maggiori di 4000 m. La sua cima è
si ritiene che queste faglie siano potenzialmente in grado caratterizzata da una caldera sub circolare di diametro
di dar luogo a forti terremoti con magnitudo superiore intorno ai 5 km da cui sono fuorisciti prodotti costi-
a 6-6.5. tuiti principalmente da lave trachitiche e basaltiche. Il
Il margine orientale della rift valley, in prossimità di vulcano è stato attivo principalmente nel Pliocene e
Asela e Langano è associato a una attività vulcanica un’attività minore è proseguita successivamente fino
recente, che si sviluppa principalmente nel fondovalle a esaurirsi intorno a circa 1,3 milioni di anni fa. Altro
in prossimità della sponda orientale del lago Ziway. imponente edificio vulcanico fuori asse è la Galama
Tale attività, caratterizzata da coni di scorie e colate Range, una catena vulcanica lunga quasi 70  km, ca-
di lava basaltica di età olocenica-preistorica, ha dato ratterizzata da quote generalmente superiori ai 3500-
luogo a circa 80 centri eruttivi, alcuni dei quali forma- 3600 m, che raggiungono i più di 4000 m nella parte
no piccole isole all’interno del lago. Altro vulcanismo settentrionale in prossimità del monte Badda, a est del
importante è quello che dà luogo ai cosiddetti vulcani Chilalo. Anche in questo caso, la catena vulcanica è
fuori asse, imponenti edifici vulcanici che si sono svi- costituita da colate di lave trachitiche e basaltiche fuo-
luppati sull’altopiano somalo in prossimità delle faglie riuscite da fessure eruttive sub-parallele all’andamento
di Asela-Langano. Tra di essi, il vulcano Chilalo domi- della rift valley, attive principalmente nel Pliocene fino
na il paesaggio in prossimità di Asela, elevandosi per a circa 2 milioni di anni dal presente.
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 151

L.
Ziway Fiume Kata
r

Vecchio alveo
abbandonato Palude di
del fiume Katar Shetemata

ium
F

eK
ata

Faglia responsabile
r

della deviazione del Katar


e dell’impaludamento

Immagine satellitare (Virtual Earth) che mostra il corso attuale del fiume Katar, che scorre dall’altopiano prima di immettersi nel lago
Ziway. L’immagine mostra un’ampia area paludosa, nota come palude di Shetemata, che il fiume attraversa lungo il suo corso;
è inoltre visibile un vecchio alveo fluviale abbandonato caratterizzato da numerosi meandri. L’abbandono di questo meandro è
da mettere in relazione con i movimenti sulla faglia normale indicata in rosso nello schema in basso a sinistra. In particolare, il
movimento ha determinato il sollevamento del blocco a ovest della faglia e l’abbassamento del blocco di materiale a est della
stessa; a loro volta, questi movimenti verticali hanno causato l’abbandono del vecchio alveo e la deviazione del fiume verso NE,
e l’impaludamento di vaste aree nella parte di terreno in subsidenza.
152 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Il vulcano Chilalo e la parte settentrionale della Galama Range visti dall’altopiano somalo.

ITINERARIO 13:
le grandi faglie normali lungo la scarpata di Asela-Langano

Asela, 150 km a SE di Addis Abeba, è raggiungibile dalla capitale attraverso la strada n. 4 fino a Nazret e poi
attraverso la strada n. 8 che da quest’ultima città si dirige verso sud. Circa 10 km prima di Asela, la strada
sterrata (ma in buone condizioni) che dall’abitato di Kulumsa scende verso Olgocho, in prossimità del fiume
Katar, permette di osservare uno spettacolare sistema composto da numerose faglie normali. La più marcata
è la faglia di Asela, con una scarpata alta circa 300-400 m e con una notevole continuità laterale, che viene
costeggiata dalla strada per quasi tutta la sua lunghezza. Tantissime altre faglie minori rendono quest’area
una delle più belle all’interno del rift per l’osservazione dei sistemi faglie normali. A queste strutture sono
associati anche diversi centri vulcanici, alcuni dei quali si possono osservare sulla strada prima di giungere
a Olgocho. Dalla stessa strada si domina inoltre la palude di Shemata, formata dal fiume Katar per l’azione
di sbarramento di una faglia normale. Oltre Olgocho, la strada sterrata prosegue verso ovest e permette di
attraversare la rift valley a nord del lago Ziway, prima di reimmetersi sulla strada principale n. 6 in prossimità
dell’abitato di Meki.
A sud di Asela l’altopiano somalo, caratterizzato da imponenti edifici vulcanici, è osservabile attraverso la
prosecuzione meridionale della strada n. 8, che si dirige verso Bekoji (alla terminazione sud della Galama
Range) e poi verso Dodola, o da una strada più occidentale che da Asela si dirige verso l’abitato di Kersa. Da
quest’ultima strada, oltrepassato il ponte sul fiume Katar, inizia una strada sterrata che porta verso occidente
all’abitato di Golja, oltrepassato il quale il paesaggio è caratterizzato da numerosi esempi di bellissime faglie
normali. La strada prosegue verso le sponde meridionali del lago Ziway, attraversando ancora numerose
faglie normali e centri vulcanici recenti. Da Golja è inoltre possibile, seguendo strade minori che si dirigono
verso sud, accedere all’area caratterizzata dalla presenza delle faglie romboidali di Langano.
Oltre Kersa la strada che giunge da Asela prosegue verso occidente, scendendo lungo una scarpata di faglia
fino ad arrivare alla piana del lago Langano. La strada offre bellissimi scorci sul lago e sui sistemi di faglie
romboidali fino a giungere sulle sponde meridionali del lago, attraversando numerose piccole faglie normali

prima di re-immettersi sulla strada principale n. 6 (vedi monte Kaka più a sud. Altri edifici sono invece di pic-
itinerario 5). cole dimensioni e costituiscono piccoli coni di scorie
basaltiche sparsi sull’altopiano, la cui attività si è pro-
L’altopiano somalo e le montagne Bale lungata anche durante il Pleistocene.
L’altopiano somalo in prossimità della parte centrale Tra i principali rilievi vulcanici, le montagne Bale do-
del rift è caratterizzato dalla presenza di numerosi ap- minano il paesaggio nella porzione centrale dell’alto-
parati vulcanici, tipici esempi di vulcanismo fuori asse piano somalo. Esse costituiscono un imponente edi-
sviluppatosi sugli altopiani circostanti la rift valley. ficio di diametro basale di più di 40 km, che si eleva
Molti di questi vulcani sono degli imponenti edifici per quasi 2000 m rispetto ai rilievi circostanti, dai circa
che sono stati attivi principalmente nel Pliocene e che 2500 m dell’altopiano fino a i più di 4377 m del monte
attualmente formano rilievi che si elevano fino a più Tullu Demtu. La morfologia dei rilievi è stata influen-
di 1500  m rispetto all’altopiano circostante, come ad zata, oltre che dall’intensa attività vulcanica, dall’azio-
esempio i già descritti Chilalo e Galama Range o il ne erosiva di corsi d’acqua ma anche di ghiacciai che
Paesaggi geologici della rift valley etiopica 153

hanno occupato le aree più elevate nell’antichità. Il Il vulcanismo delle montagne Bale è rappresentato
risultato è una morfologia aspra, tipicamente monta- principalmente da lave basaltiche e trachitiche, emes-
na, anche se la porzione sommitale è occupata da un se da diversi centri eruttivi che hanno dato luogo a
vasto piano (Sanetti plateau) che si sviluppa a una colate talvolta imponenti, che possono raggiungere
quota media intorno ai 4000  m. Le montagne sono lunghezze massime intorno ai 15 km. Le eruzioni che
popolate da varie specie animali endemiche, come il hanno portato alla costruzione di questo edificio vul-
lupo etiopico (il canide più raro del mondo), il nyala canico sono avvenute negli ultimi 2 milioni di anni.
di montagna o numerose specie di uccelli.

4000

4000
N
3000

200
0 20 km

Trachiti (Quaternario)

Basalti (Quaternario)

Trachiti (Pliocene)

Sanetti Basalti (Miocene superiore)


plateau
Ignimbriti (Miocene inferiore)
Tullu Demtu
Basalti tipo trappi (Oligocene)

Calcari (Mesozoico)

Basamento (pre-Cambriano)

Harenna Faglia

Modello digitale del terreno (dati Nasa, Shuttle Radar Topography Mission) e carta geologica semplificata delle Montagne Bale
(modificata da Berhe et al 1987).

Il Sanetti plateau, nella porzione sommitale delle montagne Bale (da Panoramio).
154 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Tipico paesaggio dell’altopiano somalo con, sullo sfondo, il vulcano Kaka.

ITINERARIO 14:
le montagne Bale

Il modo più semplice di raggiungere le montagne Bale è attraverso la strada n. 40 che da Shashamane, nella
parte centrale della rift valley, conduce verso est immettendosi sulla strada n. 8 che continua in direzione del
confine con la Somalia. Una volta lasciati Shashamene e giunti sull’altopiano somalo oltre l’abitato di Kofele
il paesaggio è dominato a nord dai rilievi di vulcani fuori asse, come il vulcano Kaka, mentre alcuni piccoli
coni di scorie basaltiche sono osservabili ai lati della strada.
Proseguendo verso oriente, una volta oltrepassata Dodola, si abbandona la morfologia attenuata dell’altopia-
no per salire sulle pendici settentrionali delle montagne Bale. La montagne fanno parte di un parco nazionale
il cui ingresso è situato in prossimità della cittadina di Dinsho, lungo la strada n. 8, dove si trova anche la
sede principale del parco. Per raggiungere la porzione più elevata di questo complesso montuoso la via più
semplice è dall’abitato di Goba, circa 15 km a SO di Robe, dal quale una strada in ottime condizioni permette
di salire dai circa 2700 m della città fino al Sanetti plateau, un’esteso altipiano posto a circa 4000 m di quota
dal quale si può proseguire fino ai 4377 m di del monte Tullu Demtu. La strada che attraversa il Sanetti pla-

Le montagne Bale viste da NO.


Paesaggi geologici della rift valley etiopica 155

Immagine satellitare delle imponenti colate di lava che caratterizzano la parte occidentale delle montagne Bale (immagine Virtual
Earth)

teau, che detiene il primato di strada più alta di tutto il continente africano, prosegue verso ovest e poi sud,
scendendo le pendici sud-occidentali delle montagne Bale attraverso la foresta di Harenna verso l’abitato di
Dola Mena più a sud.
Il modo più classico per osservare le montagne Bale è invece attraverso trekking organizzati che normalmen-
te partono e terminano da Dinsho.
Glossario

Acido. Magma o roccia magmatica caratte- della crosta terrestre nel quale si accumula alla differente composizione del sottostante
rizzata da un alto contenuto di silice (più il magma, generalmente a qualche chilome- mantello (peridotitico).
del 63%). tro di profondità sotto un edificio vulcanico
Deriva dei continenti. Teoria di Alfred
Aftershock. Evento sismico di piccola
Camino vulcanico. Condotto attraverso il Wegener secondo la quale masse continen-
magnitudo che avviene successivamente
quale il magma risale dalla camera magma- tali, più leggere e rigide del materiale sotto-
e nella stessa area di un evento sismico
tica in superficie. stante su cui galleggiano, avrebbero subito
principale. Di solito gli aftershocks si pre-
traslazioni notevoli attraverso i tempi geo-
sentano in sciami di numerosi eventi la cui Carbonifero. Nella scala dei tempi geologi-
logici, separandosi da una primitiva massa
intensità tende a diminuire nel tempo. ci è il quinto dei sei periodi in cui è suddivi-
continentale detta Pangea. La separazione
so l’era Paleozoica, compreso tra circa 360 e
Amba. Termine amarico che indica una avrebbe dato luogo all’attuale configurazio-
circa 300 milioni di anni dal presente.
montagna dalla cima piatta. ne di oceani e continenti.
Cenere (vulcanica). Prodotto vulcanico pi-
Anidrite. Roccia sedimentaria formata da Dicco. Corpo magmatico generalmente
roclastico molto fine (dimensioni medie mi-
solfato di calcio anidro (anidride) in seguito stretto e lungo ad andamento prossimo al
nori di 2 mm) che si forma durante violente
all’evaporazione di acque salate. verticale che attraversa e taglia trasversal-
eruzioni esplosive.
mente le stratificazioni di rocce adiacenti.
Ardipiteco. Ominide vissuto tra circa 7 e Si forma quando il magma risale in fratture
Cono di tufo. Cono con fianchi relativa-
circa 4 milioni di anni fa. pre-esistenti o ne crea di nuove facendosi
mente ripidi costituito dall’accumulo di ma-
Argillite. Roccia sedimentaria composta da teriale piroclastico a grana fine tipicamente strada attraverso le rocce circostanti, per poi
materiale fine di dimensioni inferiori a 0.004 prodotto da attività esplosiva generalmente solidificarsi riempiendo tali fratture.
millimetri. legata all’interazione del magma con acqua.
Differenziazione dei magmi. Processo di
Astenosfera. Porzione del mantello supe- Cono di scorie. Cono costituito dall’accu- raffreddamento e cristallizzazione che av-
riore a composizione peridotitica con tem- mulo di brandelli di magma piu’ o meno viene generalmente all’interno delle camere
perature più elevate degli strati soprastanti grossolani (scorie) che ricadono intorno al magmatiche e produce magmi a composi-
e caratterizzata da comportamento fluido su cratere dopo essere stati lanciati in aria du- zione diversa.
scale di tempi geologici. rante l’attività moderatamente esplosiva. Le
scorie possono saldarsi l’una all’altra se la Dorsale medio-oceanica (o Dorsale ocea-
Australopiteco. Ominide vissuto tra circa loro temperatura è ancora sufficientemente nica). Zona di espansione dei fondi oceanici
4 e circa 2 milioni di anni dal presente, che elevata quando cadono al suolo. caratterizzata dalla risalita di magmi il cui
si ritiene diretto antenato del genere Homo. raffreddamento dà origine alle rocce gene-
Cratone. Nucleo rigido, antico e stabile ralmente basaltiche che formano la crosta
Basalto. Roccia vulcanica composta essen- di un continente, ossia un’ampia porzione oceanica. La dorsale si snoda sui fondali
zialmente di plagioclasio e pirosseno con di litosfera continentale che non ha subito oceanici per una lunghezza complessiva
minore quantità di olivina. grandi modificazioni geologiche e che è pari a circa 60.000 km, occupando una su-
sopravvissuta alla separazione e successiva perficie pari al 10% di quella complessiva
Basamento cristallino. Porzione della cro-
riunione delle masse continentali per centi- terrestre. È un margine di placca divergente.
sta continentale formata essenzialmente da
naia di milioni di anni.
antiche rocce metamorfiche. Duomo. Accumulo di lava in forma di cu-
Cretaceo. Nella scala dei tempi geologici, pola sopra la bocca eruttiva o una frattura
Basico. Magma o roccia magmatica caratte-
è il terzo periodo dell’era Mesozoica, com- crostale.
rizzata da un contenuto di silice compreso
preso tra circa 145 e circa 65 milioni di anni
tra 45 e 52%. Endoreico. Bacino imbrifero senza emissari
dal presente.
Bimodale (composizione). Si riferisce a all’interno di vaste aree continentali, dove
Crosta terrestre. (oceanica, continentale). generalmente si formano laghi.
una associazione di rocce magmatiche in
Strato più esterno della terra solida, che ha
cui predominano rocce basiche e acide con Eocene. Nella scala dei tempi geologici, è
spessori variabili tra 5 e 60  km. La crosta
scarsità di termini intermedi. la seconda delle epoche che compongono
è divisa in crosta continentale e oceanica.
Blister. Cavità presente in depositi piro- La crosta continentale presenta spessori che il Paleogene, il primo periodo dell’Era ceno-
clastici o lave che rappresentano vescicole sono generalmente attorno ai 35 km (per la zoica, ed è compresa tra circa 56 e circa 34
eccezionalmente larghe formate per la pre- crosta stabile) ma che possono raggiungere milioni di anni dal presente.
senza di sostanze gassose. anche 70 km in corrispondenza delle cate- Evaporite (deposito evaporitico). Roccia
ne montuose; essa è caratterizzata da una sedimentaria formata dalla deposizione di
Calcare. Roccia sedimentaria composta pre- composizione prevalentemente granitica
valentemente da carbonato di calcio, talvolta sali minerali disciolti nelle acque a causa
e una bassa densità relativamente a quella dall’evaporazione che riducendo il volume
può contenere anche dolomite (carbonato del mantello sottostante. La crosta oceani-
di calcio e magnesio). Quando la dolomite di acqua fa aumentare la concentrazione dei
ca presenta spessori massimi generalmente soluti al di sopra del valore massimo di sa-
raggiunge il 30% si hanno calcari dolomitici. intorno a 10 km e una densità comparabile turazione, con conseguente precipitazione
Caldera. Ampia depressione di forma cir- a quella del mantello sottostante in quanto dei sali.
colare che solitamente si forma dopo un’im- costituita prevalentemente di rocce ultra-
ponente eruzione vulcanica in seguito allo basiche e basiche. La base della crosta è Faglia. Frattura di una massa rocciosa ac-
svuotamento della camera magmatica. marcata da una discontinuità geofisica ca- compagnata da uno spostamento relativo
ratterizzata da un aumento nella velocità di dei due blocchi separati. Il piano della frat-
Camera magmatica. Serbatoio all’interno propagazione delle onde sismiche dovuta tura che separa le masse rocciose si chiama
157

piano di faglia. A seconda del tipo di movi- gli attuali continenti dell’emisfero meridio- litosferica fortemente assottigliata e fagliata
mento sono divise in normali, trascorrenti, nale. che costituisce il raccordo tra litosfera con-
inverse. Nelle faglie normali il blocco di ma- tinentale e oceanica. Un margine passivo
teriale che sta sopra il piano di faglia (detto GPS, Global Positioning System. Sistema
rappresenta una fase successiva al rifting
tetto) si muove verso il basso; nelle faglie di posizionamento satellitare che fornisce la
continentale e si forma quando i margini del
inverse il tetto si muove invece verso l’al- posizione di qualsiasi località sulla superfi-
rift, assottigliati dai processi di estensione
to, e la faglia accomoda un raccorciamento cie terrestre.
e fagliazione, sono separati dalla creazio-
crostale. Una faglia si dice trascorrente se il Graben. Termine proveniente dalla lettera- ne di crosta oceanica dal nuova centro di
piano è verticale con spostamento orizzon- tura scientifica tedesca che indica una fossa espansione formatosi lungo l’asse principale
tale relativo delle masse rocciose. Tali faglie tettonica. di divergenza. Il margine è comunemente
sono distinte in destre o sinistre; il senso è coperto da spesse sequenze sedimentarie,
determinabile ponendosi sulla linea di faglia Hot spot. Manifestazione superficiale di un ed è detto passivo perché normalmente non
e osservando il senso della dislocazione del pennacchio di mantello in risalita, con sol- è associato ad attività sismica o vulcanica e
blocco roccioso che si ha di fronte. Le fa- levamento regionale e presenza di diffuso non corrisponde a margine di placca.
glie che controllano la formazione delle rift vulcanismo.
valley sono le faglie normali che vengono Marmo. Roccia metamorfica composta pre-
Idrotermale (sorgente). Zona di cui fuori- valentemente da carbonati derivanti dalla
dette bordiere se si trovano ai margini della
escono acque geotermicamente riscaldate. trasformazione di rocce sedimentarie calca-
depressione tettonica e formano le grandi
scarpate che la delimitano dai circostanti al- Ignimbrite. Particolare tipo di deposito ree o dolomitiche.
topiani, oppure interne se invece interessa- saldato di colata piroclastica di alta tempe- Marna. Roccia sedimentaria clastica a grana
no solo il fondovalle. ratura contenente strutture vetrose di forma fine composta da argilla e carbonato di cal-
lenticolare chiamate “fiamme”. Le ignimbriti cio e/o magnesio.
Fessura. Frattura aperta, beante. In ambien-
possono coprire superfici di decine di mi-
te vulcanico, una fessura di considerevole Mesozoico. Nella scala dei tempi geo-
gliaia di chilometri quadrati.
estensione può mettere in comunicazione ca- logici è l’era che avuto inizio alla fine del
mere magmatiche con la superficie terrestre, Intermedia. Magma o roccia magmatica Paleozoico, intorno a 250 milioni di anni dal
permettendo eruzioni tipicamente allineate con un contenuto in silice tra il 52 e il 63%. presente, e terminata intorno a 65 milioni
lungo la fessura stessa.
Lherzolite. Roccia magmatica ultramafica a di anni fa.
Fossa tettonica (v. Rift valley). grana grossa composta dal 40 al 90% di oli- Metamorfismo. Processo di trasformazione
vina con una rilevante presenza di pirosseni della struttura minerale di una roccia dovuta
Freatomagmatica (eruzione). Esplosione
e altri minerali. a variazioni di temperatura o pressione, o
originata dal contatto tra magma e acqua
superficiale o di falda. Litosfera. Porzione più esterna e rigida all’effetto di fluidi. In questo modo si forma-
del nostro pianeta, composta dalla crosta no le rocce metamorfiche.
Fumarola. Manifestazione vulcanica se-
terrestre e dalla parte più superficiale del Miocene. Nella scala dei tempi geologici, è
condaria caratterizzata da emissione rapida
sottostante mantello. Essa è caratterizzata da la prima delle due epoche che compongo-
o violenta di gas, vapori ed eventualmente
un comportamento rigido su scale di tempi no il Neogene, il secondo periodo dell’Era
ceneri vulcaniche.
geologici ed è suddivisa in diverse placche cenozoica. Il Pliocene è compreso tra circa
Gesso. Roccia sedimentaria composta da in moto relativo (v. tettonica delle placche). 23 e circa 5.3 milioni di anni dal presente.
solfato di calcio idrato (gesso) di origine
Maar. Depressione circolare spesso occu- Modellizzazione analogica. Tecnica speri-
evaporitica.
pata da un lago, caratterizzata da bordi con mentale che permette di simulare processi ge-
Geyser. Tipologia di sorgente di acqua cal- scarso rilievo topografico. La depressione ha ologici in laboratorio, attraverso la costruzione
da caratterizzata da periodici potenti getti di un’origine freatomagmatica. e deformazione di modelli a scala ridotta.
acqua e vapore. Il nome deriva da Geysir
che è il nome della più nota manifestazione Magma-assisted rifting (rifting aiutato Neck. Porzione di antico condotto vulcani-
islandese. dal magma). Processo, che si sviluppa prin- co esposto in superficie dall’azione di agenti
cipalmente nelle fasi finali del rifting che erosivi. Si forma quando le rocce magmati-
Geotermia. Disciplina che studia l’insieme precedono la rottura continentale, in cui che del condotto sono più resistenti all’ero-
dei fenomeni naturali coinvolti nella produ- grandi quantità di magma si mettono in po- sione delle rocce circostanti, dando luogo a
zione e nel trasferimento di calore prove- sto nella litosfera in estensione, portando a tipici rilievi sub cilindrici.
niente dall’interno della Terra. un suo importante indebolimento cui segue
una forte amplificazione e localizzazione Nucleo terrestre. Parte più profonda della
Geodesia. Disciplina che si occupa dello
della deformazione. In queste condizioni, la Terra al di sotto 2900 km composta preva-
studio delle dimensioni e della forma della
deformazione localizzata e amplificata è a lentemente da ferro e nichel e caratterizzata
Terra nella sua globalità e dei suoi aspetti di
sua volta in grado di determinare una mag- da elevata pressione e temperatura. Sulla
carattere gravitazionale. Essa si occupa an-
giore risalita di magma, dando luogo a un base di dati geofisici si ritiene che la parte
che di determinare gli spostamenti relativi di
processo che è in grado di autoalimentarsi esterna del nucleo sia liquida mentre quella
porzioni di crosta terrestre.
e di determinare la separazione definitiva interna sia solida.
Giunzione tripla. Area in cui convergono delle placche continentali.
Off-axis (vulcanismo). Vulcanismo che si
tre margini di placche diverse.
Mantello. Porzione della terra solida com- sviluppa sugli altopiani circostanti la rift
Giurassico. Nella scala dei tempi geologi- presa tra la crosta e il nucleo. Avente uno valley, generalmente nelle fasi iniziali del
ci, è il secondo periodo dell’era Mesozoica, spessore di circa 2970  km, rappresenta processo di estensione continentale.
compreso tra circa 200 e circa 145 milioni di l’84% in volume dell’intero pianeta. Il man-
Oligocene. Nella scala dei tempi geolo-
anni dal presente. tello ha una composizione chimica di una
gici, è la terza e ultima delle epoche che
peridotite e una mineralogia che varia in
Gneiss. Roccia metamorfica che si forma a compongono il Paleogene, il primo periodo
profondità con l’aumento della temperatura
grande profondità per la trasformazione di dell’Era cenozoica, ed è compresa tra circa
e della pressione. Una discontinuità geofisi-
rocce originarie (protoliti) ricche di quarzo 34 e circa 23 milioni di anni dal presente.
ca posta a circa 660 km di profondità separa
e feldspati (come ad esempio graniti o are- il mantello superiore da quello inferiore. Olivina. Minerale silicatico ferromagnesia-
narie).
co formato da una soluzione solida tra due
Mantle plume (v. pennacchio di mantello).
Gondwana. Supercontinente del pre-Cam- termini estremi puri uno magnesiaco (for-
briano dalla cui frammentazione sono nati Margine passivo. Porzione di una placca sterite) e uno ferrifero (fayalite).
158 Storia geologica e paesaggi della rift valley in Etiopia

Olocene. Nella scala dei tempi geologici, è Pomice. Termine applicato a lave estrema- terizzata dalla presenza di numerose faglie
la seconda delle due epoche in cui è suddi- mente vescicolate e molto leggere, di colore normali e fessure superficiali, cui sono asso-
viso il Quaternario, di età compresa tra circa chiaro e composizione generalmente acida. ciati numerosi centri vulcanici normalmente
12.000 anni dal presente e l’attuale. allineati lungo la direzione delle strutture.
Pre-Cambriano. Detto anche Archeozoico, In profondità, i segmenti magmatici sono
Ominazione. Insieme dei processi evolutivi nella scala dei tempi geologici è il periodo caratterizzati dall’intrusione di magma che,
che, a partire dal terziario, hanno portato compreso tra la formazione della Terra (in- sotto forma di dicchi e camere magmatiche,
alla formazione dell’Homo sapiens. torno a circa 4.9 miliardi di anni fa) e circa interessa tutto lo spessore della litosfera.
545 milioni di anni dal presente.
Ordoviciano. Nella scala dei tempi geolo- Siltite. Roccia sedimentaria composta pre-
gici è il secondo dei sei periodi in cui è sud- Quaternario. Il Quaternario è il terzo e valentemente da materiale fine di dimensio-
diviso l’era Paleozoica, compreso tra circa ultimo dei tre periodi che compongono ni comprese tra 0.063 e 0.004 millimetri.
490 e circa 440 milioni di anni dal presente. l’era del Cenozoico. Ha inizio alla fine del
Pliocene, intorno a 2.6  milioni di anni dal Sismogenetico (processo). Processo che ti-
Orogenesi. Processo geologico attraverso il
presente ed è tuttora in corso. picamente avviene per il rapido scorrimento
quale si generano le catene montuose.
tra i due blocchi di una faglia che dà luogo
Quarzite. Roccia metamorfica o sedimen- a terremoti.
Ossidiana. Termine utilizzato per un vetro
taria composta prevalentemente di quarzo.
vulcanico spesso scuro, massivo e con frat-
Stratovulcano (anche vulcano a strato).
tura concoide. Rift. Termine inglese che indica una frat- Edificio vulcanico caratterizzato da fianchi
tura, spaccatura e che viene utilizzato per acclivi, costruito da lave viscose alternate
Paleogene. Nella scala dei tempi geologici,
è il primo dei tre periodi in cui è suddiviso indicare un luogo in cui la crosta terrestre e a prodotti piroclastici. L’alta viscosità dei
l’era Cenozoica, ed è compreso tra circa 65 la litosfera vengono separate sotto l’azione liquidi magmatici non permette alle colate
e circa 23 milioni di anni fa. di forze distensive. laviche di percorrere grandi distanze prima
Rift valley (fossa tettonica). Valle caratte- del raffredamento formando così edifici dal
Pangea. Nome dato al supercontinente che rilievo accentuato.
si ritiene includesse tutte le terre emerse rizzata da andamento lineare e pareti quasi
della Terra durante il Paleozoico e l’inizio verticali formata per lo sprofondamento di Strength profile (Profilo di resistenza).
del Mesozoico. una porzione di crosta terrestre a causa di Curva che indica la variazione della resi-
un sistema di faglie normali che si formano stenza di un materiale con la profondità.
Pennacchio di mantello (Mantle plu- generalmente durante i processi di rifting
me). Diapiro di materiale caldo che risale continentale. Subduzione. Processo che avviene nelle
dall’interno del mantello terrestre grazie alla zone di collisione tra due placche litosfe-
spinta idrostatica dovuta alla minore densità Rifting. Processo attraverso il quale le plac- riche quando una placca scorre sotto l’altra
rispetto al materiale circostante. Il pennac- che continentali sono sottoposte a forze e viene trascinata in profondità all’interno
chio si origina come instabilità termica nelle estensionali che ne determinano la defor- del mantello, dove viene progressivamente
profondità del mantello, al limite nucleo- mazione ed eventualmente la rottura. Da un riassorbita.
mantello o alla discontinuità presente alla punto di vista genetico il rifting è detto attivo
se le forze tensionali sono generate all’inter- Terziario. Nella scala dei tempi geologici il
profondità di 660  km. Quando il pennac-
no della placca continentale, tipicamente a Terziario (o Cenozoico) è un’era che avuto
chio in risalita impatta la base della litosfera
causa della risalita di un pennacchio di man- inizio alla fine del Mesozoico, intorno a 65
tende ad allargarsi al di sotto di essa e a
tello che impatta la base della litosfera e ten- milioni di anni dal presente, ed è tutt’ora in
provocarne un sollevamento generalizzato
de ad allargarsi al di sotto di essa. Il rifting è corso.
accompagnato da diffuso vulcanismo.
invece detto passivo se le placche sono sot- Tettonica delle placche (o tettonica a
Permiano. Nella scala dei tempi geologici toposte a forze tensionali che si originano ai zolle). È il modello di dinamica della Terra
è l’ultimo dei sei periodi in cui è suddiviso loro margini, come ad esempio nel caso in in grado di spiegare, in maniera integrata,
l’era Paleozoica, compreso tra circa 300 e cui una placca entra in subduzione e viene i processi che interessano la porzione più
circa 250 milioni di anni dal presente. stirata al suo interno dalle forze derivanti dal esterna del nostro pianeta e che ne mo-
Piroclastico Termine generico attribuito a suo trascinamento verso il basso all’interno dellano la morfologia, come distribuzione
tutti i materiali frammentati emessi durante del mantello. di attività sismica e vulcanica, orogenesi,
l’attività vulcanica esplosiva. rifting, distribuzione geografica delle fau-
Riolite. Roccia vulcanica acida composta
ne e flore fossili durante le ere geologiche,
Pirosseni. Minerali silicatici calcio-ferroma- da minerali silicatici quali quarzo, feldspati
ecc. In base a questa teoria, che ha parzial-
gnesiaci che cristallizzano sia nel sistema e biotite con una pasta di fondo microcri-
mente inglobato la precedente teoria della
cristallografico rombico (ortopirosseni) che stallina o vetrosa.
deriva dei continenti, la porzione esterna e
in quello monoclino (clinopirosseni). Satellite (di centro eruttivo). Piccolo cono rigida della Terra, la litosfera, è suddivisa in
Pirossenite. Roccia intrusiva ultramafica vulcanico formatosi generalmente sui fian- diverse “zolle” o “placche” maggiori e nu-
composta quasi interamente da uno o più chi di un vulcano principale a seguito della merose placche minori che si trovano al di
pirosseni. loro fratturazone durante la risalita del mag- sopra della sottostante astenosfera che ha
ma. un comportamento fluido su scale di tempi
Placca litosferica. Porzione rigida in cui geologici. Le placche tettoniche si posso-
è suddivisa la litosfera il cui continuo mo- Sciame sismico. Sequenza di numerosi ter- no muovere sopra l’astenosfera e collidere,
vimento modella la superficie terrestre (v. remoti che si susseguono in una determi- scorrere l’una accanto all’altra o allontanar-
anche tettonica delle placche). nata area e che possono perdurare per un si fra loro, determinando in questo modo
lungo intervallo di tempo. la modificazione dell’estensione e forma di
Pleistocene. Nella scala dei tempi geolo-
gici, è la prima delle due epoche in cui è Selce. Roccia sedimentaria a grana fine continenti e oceani nel corso della storia
suddiviso il Quaternario. Il Pleistocene è composta prevalentemente da quarzo; si della Terra. La convezione nel mantello sot-
compreso tra circa 2.6 milioni di anni e circa trova spesso sotto forma di noduli o liste to la litosfera più rigida sarebbe il motore in
12.000 anni dal presente. normalmente entro rocce carbonatiche. grado di provocare lo spostamento relativo
delle placche. Una delle verifiche principali
Pliocene. Nella scala dei tempi geologici, è Segmento magmatico (o segmento tetto- della teoria è il riconoscimento dell’espan-
la seconda delle due epoche che compon- no-magmatico). Area interessata dalla forte sione dei fondali oceanici, confermata dallo
gono il Neogene, il secondo periodo dell’Era interazione tra magmatismo e deformazione studio delle anomalie magnetiche rilevate
cenozoica. Il Pliocene è compreso tra circa all’interno della depressione tettonica. Tale in prossimità della dorsale medio-atlantica.
5.3 e circa 2.6 milioni di anni dal presente. area, tipicamente stretta e allungata, è carat- Tali anomalie risultano distribuite in fasce
Glossario 159

simmetriche, lungo i due lati delle dorsali Triassico. Nella scala dei tempi geologici, sima estensione della glaciazione (massimo
oceaniche, e l’analisi della loro cronologia è il primo periodo dell’era Mesozoica, com- glaciale wurmiano) avvenne approssimati-
dimostra che l’età geologica dei basalti sul preso tra circa 250 e circa 200 milioni di vamente 18.000 di anni fa.
fondale oceanico aumenta, in ciascun lato, anni dal presente.
allontanandosi dalla cresta della dorsale. Vulcano a strato (v. stratovulcano).
Trona. Carbonato acido di sodio biidrato,
Trachite. Roccia vulcanica consistente es- che si forma per cristallizzazione da soluzio- Vulcano a scudo. Edificio vulcanico carat-
senzialmente di feldspati alcalini (sanidino) ni alcaline sature, in seguito a una intensa terizzato da fianchi con pendenza mode-
in pasta di fondo microcristallina o vetrosa. evaporazione. rata, costruito dall’eruzione di lava fluida
che tende a costruire enormi coni a bassa
Trappi. Termine che può essere usato per Tufo. Roccia piroclastica contenente più del pendenza, in quanto la sua scarsa viscosi-
una sequenza vulcanica prevalentemente 75% di cenere. tà le consente di scorrere agevolmente sul
basaltica. Attualmente il termine più utiliz- terreno fino ad arrivare a molti chilometri di
zato, sinonimo di trappi, è plateau basaltico Ultramafico. Roccia o corpo roccioso con- distanza prima di raffreddare.
che indica un vasto accumulo di colate la- tenente più del  90% di minerali ferro ma-
viche sub orizzontali eruttate probabilmente gnesiaci (olivina, pirosseni, anfiboli). Xenolite. Frammento di materiale crostale
da fessure in rapida successione su scala o mantellico strappato dalle profondità e
Wurm. Più recente periodo glaciale avve- trasportato in superficie da magmi in risalita.
regionale. nuto nel Pleistocene tra 110.000 anni fa e
terminato intorno a 10.000 anni fa. La mas-

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