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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO

DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, STUDI


UMANISTICI E INTERNAZIONALI: STORIA, CULTURE, LINGUE,
LETTERATURE, ARTI, MEDIA

CORSO DI LETTERATURA TEDESCA

MATRIMONIO BORGHESE NE
I BUDDENBROOK DI THOMAS MANN

Professore Tesina di
LUCA RENZI ARIANNA NEGRIN
INDICE

1. INTRODUZIONE ..................................................................................................... 1

2. L’ISTITUZIONE MATRIMONIALE NE I BUDDENBROOK ............................... 2

3. PARZIALE ASSENZA DI SENSUALITA’ NE I BUDDENBROOK ..................... 4

4. EROS E TANATOS NELLE OPERE DI MANN ...................................................... 5

5. CONCLUSIONI ........................................................................................................ 7

BIBLIOGRAFIA ........................................................................................................... 9
1. INTRODUZIONE

Thomas Mann nacque a Lubecca il 6 Giugno 1875. Suo padre, ricco commerciante, senatore
della antica città anseatica, incarna il rigore e l'efficienza tradizionali dei commercianti protestanti
della Germania del Nord. Sua madre, d'ascendenza tedesca e di nascita brasiliana, rappresenta
l’inclinazione opposta: la fragilità, l'immaginazione, la viva inclinazione per l'arte, in particolare la
musica. Tale contrasto determina alle origini fortemente e definitivamente la struttura intellettuale e
psicologica del bambino, dell’uomo, dello scrittore, come egli riconosce nel discorso Lübeck als
Geistige Lebensform, tenuto proprio nella sua città natale nel 1926. Mann ammette infatti come abbia
ereditato dalla figura del padre das Ethische, che vede alla base della formazione borghese, volta alla
produttività, ma anche al mantenimento dei valori tradizionali, mentre dalla madre ha ripreso il
concetto opposto, ossia das Ästhetische, in cui affondano le radici profonde dell’arte e dell’artista 1.

Nel pieno rispetto dei valori tradizionali borghesi, nel 1905 lo scrittore decise di sposarsi con
una giovane di buona famiglia, Katia Pringsheim, con la quale ebbe sei figli. Figlia di un fisico, Katia
era cresciuta in un ambiente elegante ed aveva dimostrato di poter affrontare brillantemente gli studi,
che abbandonò per dedicarsi alla vita di moglie e madre. Molti biografi, affidandosi ai pochi diari
personali dello scrittore pervenutici, hanno ritenuto che la decisione di sposarsi fosse motivata da un
lato dall’aspetto sociale, poiché Mann stesso ha più volte ammesso alcune difficoltà nel controllare
le proprie tensioni omoerotiche. Egli, infatti, vedeva di buon grado le restrizioni che il matrimonio e
la monogamia gli imponeva. D’altra parte tale unione era importante a livello economico, poiché
garantiva una sicurezza, che permettesse a Mann di vivere della propria scrittura. Mann comunque
vedeva nel matrimonio durata, istituzione, procreazione, avvicendarsi di generazioni e stabilità,
mentre l’amore omosessuale non aveva nulla di tutto ciò. Lo scrittore, inoltre, equiparava questa
istituzione all’arte, poiché entrambe espressioni eterne dello spirito umano (laddove l’amore
omosessuale era equiparato all’estetismo, allo spirito dell’art pour l’art), entrambi fondati su ciò che
chiamava una coraggiosa accettazione della vita. Mann vedeva il matrimonio come un’istituzione
primordiale, creata dagli uomini proprio per sopperire a determinati istinti naturali, non soffocabili.

Nello specifico il matrimonio tra lo scrittore e Katia durò per cinquanta anni, fino alla morte
dell’autore, e si fondava su sentimenti di affetto e rispetto reciproco. “Era un accordo letterario,
finanziario e domestico che sopravvisse valorosamente a meri eventi esterni, Guerre Mondiali,
trasferimenti ed esilio”2.

1
Thomas Mann, Lübeck als geistige Lebensform, p. 387.
2
Vito Victor, Thomas and Katia, «The Hudson Review», Vol. 59, No. 2 (Summer 2006), pp. 262-263 (pp. 255-272).
1
Questa unione non è stata soggetta a molta attenzione da parte dei biografi e studiosi
dell’autore tedesco, in quanto venne vista per lo più come un matrimonio combinato piuttosto che
una vera e propria storia d’amore, di cui lo stesso Mann si fece fautore.

2. L’ISTITUZIONE MATRIMONIALE NE I BUDDENBROOK

Pubblicato nel 1901, I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia è il primo romanzo dello
scrittore tedesco, per il quale egli ha attinto tanto alle proprie esperienze personali, quanto alla storia
della famiglia Mann. Così l’autore ha prodotto la storia di quattro generazioni di una famiglia, anche
se il suo progetto iniziale era quello di occuparsi solo delle ultime due generazioni, antecedenti la
decadenza definitiva di questa famiglia borghese.

Come in ogni famiglia borghese che si rispetti, il matrimonio ricopre un ruolo fondamentale
anche nella famiglia Buddenbrook. Per le famiglie borghesi dell’800 il matrimonio rappresentava un
momento cruciale e la scelta del partner era legata a precise strategie. Era consuetudine sposarsi nello
stesso ambiente sociale, poiché attraverso il matrimonio si consolidava il prestigio della famiglia,
stringendo parentele o legami vantaggiosi. Seguendo poi delle regole precise, il corteggiamento
veniva sorvegliato in modo da tutelare la virtù della futura sposa ed assicurare il giusto contegno da
parte del futuro sposo. Si trattava di un’operazione d’affari di estrema importanza e, perciò, solo
quando il pretendente veniva ritenuto adatto, si poteva passare a contrattare la dote con la quale la
sposa si sarebbe presentata al futuro marito. Una volta conclusi i preparativi necessari, poteva allora
celebrarsi il matrimonio.

Nel rispetto di questa tradizione e visione del mondo, bisogna notare come i matrimoni
contratti dalla famiglia Buddenbrook non siano basati su sentimenti travolgenti e forti passioni. Si
tratta di unioni meditate, rassicuranti e razionali, il cui unico scopo era quello di assicurare un
vantaggio per la famiglia stessa. È stato sottolineato come Mann sembri sconsigliare vivamente un
matrimonio d’amore, in quanto ne consegue inevitabilmente l’infelicità. L’esempio più calzante di
un matrimonio d’amore, che ha portato alla rovina di colui che lo ha scelto, è quello di Gotthold
Buddenbrook. Nato dal primo matrimonio di Johann Buddenbrook Senior, il primogenito della
famiglia perde la madre durante il parto. Questo porta il padre a nutrire sentimenti di antipatia verso
di lui, in quanto trovava in suo figlio la rovina della propria felicità coniugale. Successivamente la
decisione di Gotthold di sposarsi per amore, disobbedendo agli ordini paterni, fa sì che egli venga
allontanato per sempre dalla ditta di famiglia, lasciandolo a capo di una modesta bottega. Nonostante
ciò Gotthold continuerà a rivolgersi spesso al padre, per vedersi riconosciuto ciò che ritiene gli spetti
2
di diritto, ossia una parte dell’azienda di famiglia, che invece alla morte del padre passa
completamente nelle mani Johann Buddenbrook Junior, figlio del secondo matrimonio del
capofamiglia. Questa seconda unione si basa semplicemente sul rispetto reciproco ed era stata dettata
proprio dalla necessità di continuare la stirpe, in modo che l’azienda avesse un erede maschio che se
ne occupasse.

È importante tenere a mente che l’ideale borghese di famiglia, è quello che vede la figura
maschile come dominante. Si tratta, infatti, di una concezione patriarcale dell’istituzione familiare.
In questa ottica, l’uomo veniva visto appunto come il capofamiglia, ossia colui che prendeva la
decisioni, ma anche come il responsabile del sostentamento economico dei propri cari. La donna era,
invece, vista come l’angelo della casa, colei che si occupava delle faccende domestiche, di ricevere
eventuali ospiti ed educare i figli. Non le erano richieste comunque grandi doti intellettuali, in quanto
ci si aspettava che ella sapesse stare al proprio posto.

Cresciuto con tale modello familiare, il console Johann Buddenbrook Junior, detto Jean, sarà il fautore
del primo matrimonio di sua figlia Tony, compiendo però un errore grossolano. «Fermo nelle
tradizioni della famiglia, Jean pensa che il matrimonio della figlia Tony debba regolarsi sugli stessi
principi che regolano il suo proprio e quello da cui egli era nato: rapporti d’affari, non questioni
d’amore (II, i)». 3 Così facendo il console costringe Antonie a rinunciare all’uomo che ama, per
sposare un uomo che si rivelerà essere solamente un cacciatore di dote. Tony è dotata di uno spiccato
orgoglio familiare, che la rende incapace di staccarsi dal senso di appartenenza alla famiglia, «non sa
scegliere l’amore»4, e di opporsi con eccessiva resistenza alla richiesta del padre, per il quale prova
un profondo affetto. Anzi “era piena di profondo rispetto per sé stessa, e il senso d’importanza della
sua persona, che le era familiare, la pervase rafforzato dallo spirito che ora aveva agito su di lei, come
un brivido. «Come l’anello di una catena.» […] era chiamata a collaborare con atti e risoluzioni alla
storia della sua famiglia!”5 Così con un rinnovato spirito di sacrificio volto a salvaguardare il bene
della famiglia, Antonie si lascia convincere ad accettare i fallimentari matrimoni di cui sarà
protagonista.

3
Enrico De Angelis, “Thomas Mann: I Buddenbrook”, in Magris, Claudio (a cura di), Il romanzo tedesco del
Novecento. Dai “Buddenbrook” alle nuove forme sperimentali, Torino, Einaudi, 1973, pp. 7-8.
4
Marino Freschi, “Il risveglio a Roma: I Buddenbrook”, in Freschi, Marino, Thomas Mann, Bologna, Il Mulino, 2005,
p. 37.
5
Thomas Mann, I Buddenbrook (1901), Garzanti, 2003, p. 141.
3
3. PARZIALE ASSENZA DI SENSUALITA’ NE I BUDDENBROOK

Thomas Mann è riuscito attraverso questo suo primo poderoso romanzo a portare alla luce
quello che è lo spirito borghese del suo tempo, che egli racconta come in una fase di decadenza, per
dimostrare l’incapacità di alcuni valori borghesi di evolversi e sopravvivere ad un mondo in continuo
cambiamento. Egli viene, perciò, annoverato tra i grandi autori borghesi del secolo scorso, pur
mostrando delle profonde differenze rispetto ad altri. Se da un lato, infatti, vi sono autori come
Flaubert, il quale non ha difficoltà nel descrivere in modo piuttosto esplicito i sentimenti amorosi e
le fantasie erotiche di alcuni dei suoi personaggi femminili, d’altro canto vi sono autori come Mann
che per l’appunto decidono di omettere completamente tale aspetto. La passione carnale è un aspetto
irrazionale nell’unione di due anime, che Mann ha preferito lasciare nascosto dietro le quinte del suo
grande romanzo.

Bisogna, dunque, sottolineare come ne I Buddenbrook possano contarsi solamente sei baci,
quattro dei quali sono stati ricevuti più o meno gioiosamente da Tony. Quando ancora frequentava la
scuola fu vittima di un tentativo da parte di Hermann Hagenström, che «buttò le braccia intorno a
Tony e la baciò alla cieca, dove capitava, senza raggiungere il viso poiché lei sveltissima trasse
indietro la testa»6. Quando era ormai in età da marito, Antonie vive quello che probabilmente è l’unico
vero amore della propria vita, che rimpiangerà fino alla fine del romanzo. Rifugiatasi nella località
balneare di Travemünde, così da sfuggire ad un suo pretendente, Tony si innamora di un giovane
studente di medicina, Morten Scwharzkopf. Quando i due finalmente trovano il coraggio di
dichiararsi e dopo aver promesso di amarlo per sempre, «lei non rispose, non lo guardò, solo spinse
il busto, piano, un po’ più vicino a lui sul monticello di sabbia, e Morten la baciò lentamente e a lungo
sulla bocca»7. Pur rimanendo fedele alla promessa fatta, Tony non rivedrà mai più il giovane, poiché
è costretta a sposarsi con l’uomo scelto da suo padre: Bendix Grünlich. Sarà, dunque, il suo futuro
primo marito a darle il terzo bacio, che rappresenta il sigillo dell’avvenuto. L’ultimo di questi baci
non viene in realtà ricevuto da Tony. Sposatasi una seconda volta e trasferitasi in Baviera per seguire
il marito, Antonie scopre che il suo consorte la tradisce, poiché lo scopre mentre tenta di baciare la
domestica.

Gli ultimi due baci sopracitati vengono in realtà dati da Thomas Buddenbrook ad una ragazza
di bottega, di cui egli sente di essere innamorato. Poco prima di partire per Amsterdam per affari,
però, il giovane pupillo di casa Buddenbrook si vede costretto a chiudere la sua relazione amorosa,

6
Thomas Mann, I Buddenbrook, op. cit. p. 56.
7
Thomas Mann, I Buddenbrook, op. cit. p. 129.
4
in quanto non accettabile per la propria condizione sociale e poiché obbligato a sposare una donna
all’altezza del nome che porta. Thomas conoscerà la sua compagna per la vita, la giovane Gerda
Arnoldsen, proprio ad Amsterdm. Donna molto bella e abilissima violinista, appartiene ad una ricca
famiglia di commercianti olandesi. L'animo artistico di Gerda non si addice però all'ambiente tedesco,
né a quello della famiglia Buddenbrook; Gerda esce di rado di casa e si svaga solamente con la
musica, passione che trasmette anche al figlio Hanno. Una volta che sia il marito che il figlio sono
morti nulla la trattiene più a Lubecca e decide di tornare ad Amsterdam.

4. EROS E TANATOS NELLE OPERE DI MANN

Se da un lato, Mann sembra non dare importanza alla descrizione del piacere carnale, d’altra
parte egli ricorre spesso al raggiungimento del piacere attraverso la musica. La musica rappresenta,
infatti, uno dei temi portanti nell’opera di Mann, che in particolare rivolge la propria attenzione alla
musica di Wagner. Una musica così travolgente si trova in diverse opere dello scrittore tedesco e
sembra presagire spesso la dicotomia eros e tanatos. Tale dualità, infatti, non viene proposta
solamente ne I Buddenbrook, ma anche in un racconto del 1902, Tristano.

In Tristano, Mann narra l’incontro di due anime affini in un luogo piuttosto peculiare. Si tratta
di un sanatorio in montagna, dove un giovane scrittore in erba, Spinell, si ritira per respirare aria
pulita. Dotato di uno spiccato senso estetico, che gli fa percepire come proprie le bellezze della natura,
lo scrittore rimane affascinato fin dal loro primo incontro, dalla grazia delicata di una giovane donna,
moglie di un uomo d’affari del nord. Spinell riesce a convincere la giovane a suonare per lui il
pianoforte, andando contro le prescrizioni mediche, che le impedivano di sforzare i propri nervi con
l’esercizio dello strumento da lei tanto amato. Ella decide allora di suonare il Tristano e Isotta di
Wagner, spandendo nell’aria le note che narrano un amore difficile, segnato da una tragica fine. Dopo
questa esecuzione la giovane si ammalerà ancor più gravemente e morirà. Mentre i protagonisti del
racconto di Mann non consumano realmente la loro passione, ma semplicemente si lasciano rapire da
questa durante l’esecuzione del pezzo musicale, nella leggenda i due amanti muoiono a poca distanza
l’uno dall’altro, dopo aver vissuto un amore molto ostacolato e difficile. L’idea di due amanti che
muoiono nello stesso momento è stata spesso interpretata come il raggiungimento simultaneo del
piacere. Questa idea viene definita dai francesi la “piccola morte”, in cui si immagina che gli amanti
possano estraniarsi dai limiti che impediscono il loro amore, per arrivare a perdere le proprie
individualità ed immergersi insieme in un momento di intenso ed estatico piacere.

5
Anche ne I Buddenbrook è possibile trovare un momento simile di estati. Hanno, ultimo
componente della prestigiosa famiglia di mercanti, non succederà mai a suo padre nella gestione della
ditta di famiglia. Unico figlio di Thomas e Gerda, egli eredita dalla madre una forte passione per la
musica. A causa di questa peculiarità, egli soffre una forte conflittualità con il padre che non perde
occasione di fargli notare come lui non si impegni abbastanza o non rispecchi il modello di figlio
perfetto che Thomas aveva in mente. Hanno rappresenta la quintessenza della fragilità e completerà
il processo di sborghesizzazione della famiglia Buddenbrook.

Il piccolo Johann non arrivando mai all’età giusta per potersi sposare, sembra essere colui che
incarna alla perfezione all’interno del romanzo la dicotomia eros e tanatos. È un personaggio
estremamente timido, che trova molta difficoltà a parlare e suonare in pubblico, ma che si sente
pienamente libero di esprimere sé stesso solamente quando è al pianoforte. Quasi alla fine di una sua
esecuzione al pianoforte di fronte all’intera famiglia, possiamo leggere:

Cosa sarebbe stata quella risoluzione, quel beatifico e libero inabissarsi nel sì maggiore? Una felicità
senza pari, una soddisfazione di eccessiva dolcezza. La pace! La beatitudine! Il regno dei cieli! ... Non
ancora … non ancora! Ancora un attimo di indugio, di ritardo, di tensione doveva divenire
insopportabile affinché l’appagamento fosse ancora più delizioso… […] Il busto di Hanno si raddrizzò
lentamente, i suoi occhi si dilatarono, le labbra chiuse tremarono, con un fremito aspirò bruscamente
l’aria dalle narici… e poi la voluttà non poté più essere trattenuta. Venne, venne in lui; ed egli non la
rifiutò più. I suoi muscoli si allentarono, esausta e sopraffatta la testa si piegò sulla spalla, gli occhi si
chiusero, e un malinconico, quasi dolente sorriso di ineffabile beatitudine gli sfiorò le labbra, […]8.

Con queste parole, Mann sembrerebbe descrivere il raggiungimento del piacere da parte del
piccolo Hanno, il quale non avrebbe potuto altrimenti vivere un’esperienza tale, se non attraverso la
musica, poiché destinato a morire in giovane età. Secondo molti studiosi il giovane Johann incarna,
infatti, quelle tensioni omoerotiche che anche lo scrittore aveva vissuto. Egli viene descritto come
insicuro ed incapace di instaurare dei rapporti con i propri compagni di scuola, eccetto uno, il piccolo
conte Kai Graf Mölln. Lo stesso Thomas vedeva in quel giovane discendente di una famiglia ormai
decaduta, l’unica speranza che suo figlio abbandonasse quella estrema sensibilità che lo
caratterizzava, per dedicarsi più attivamente agli studi ed al futuro della ditta. Non solo ciò non

8
Thomas Mann, I Buddenbrook, op. cit. pp. 455-56.
6
accadde, ma anzi tra i due giovani si instaurò un legame fortissimo, un’amicizia talmente sentita, che
il giovane conte aveva voluto essere presente negli ultimi momenti di vita del piccolo Hanno.

E poi richiamarono alla memoria quegli ultimi episodi… la visita del piccolo conte cencioso, che si
era aperto quasi a forza la strada verso la stanza dell’ammalato… Hanno aveva sorriso quando aveva
percepito la sua voce, sebbene non avesse più riconosciuto nessuno, e Kai gli aveva baciato
continuamente entrambe le mani9.

5. CONCLUSIONI

Con il suo primo romanzo, lo scrittore di Lubecca riesce a dimostrare come dal punto di vista
sociale la classe dominante nella città era l'aristocrazia mercantile (commercianti e armatori), che con
i suoi affari aveva reso prospera Lubecca fin dal Medioevo. Il ceto nobiliare, di fatto, a Lubecca non
esiste, e infatti non se ne trova alcun riferimento nel romanzo. Questa grande importanza della classe
mercantile spiega anche come i membri delle grandi famiglie tengano moltissimo al rispetto e alla
conservazione del loro buon nome.

Attraverso questo studio è stato, inoltre, possibile notare come la decadenza di una classe
sociale, così fortemente legata al proprio prestigio, fosse già in atto mentre Mann componeva la sua
opera. Egli era, infatti, convinto che alcuni valori non solo non fossero al passo con i tempi, ma non
avevano neanche la forza necessaria per rimanere in vita. In particolar modo è stato affrontato il
problema dell’istituzione matrimoniale, che lo scrittore stesso aveva scelto come fonte di stabilità,
ma il cui carattere di matrimonio combinato non risulta adatto in altre coppie, come dimostra il fatto
che i suoi personaggi sembrano tutti destinati a fallire miseramente nell’impresa.

È inoltre interessante sottolineare come lo scrittore sembri convinto che una società patriarcale
come quella borghese da lui illustrata sia destinata a finire. È stato spesso notato come non sia casuale
la sopravvivenza, alla fine del romanzo, solo del ramo femminile della famiglia. Tony Buddenbrook
rappresenta per questo la cariatide della famiglia, colei che è sopravvissuta a tutte le ingiustizie
matrimoniali che la vita le ha riservato, alla disfatta del proprio patrimonio, ma soprattutto al
decadimento del nome e dell’orgoglio familiare a cui lei tanto era affezionata. Inoltre:

Tony è l’esponente, sempre più convinta, di quella concezione borghese del matrimonio quale unione
di anime, sì, ma in realtà come istituzione a conferma del ruolo sociale del ceto familiare; tuttavia,

9
Thomas Mann, I Buddenbrook, op. cit. p. 682.
7
proprio le sue vicissitudini coniugali stanno a provare l’inadeguatezza dell’istituto matrimoniale in
quanto struttura ambivalente tra soggettività e oggettività, marcata da un’ambiguità che non può essere
più trattenuta dall’ordinamento sociale esterno, e che è uno dei sintomi più vistosi della decadenza
della famiglia tradizionale borghese, oscillante tra norme dell’ordine aristocratico con i matrimoni
combinati d’interesse e il libero amore, inteso quale ideale rivendicazione borghese. L’ideologia della
famiglia traspare nei colloqui tra sorella e fratello senza che però affiori l’aporia, ormai inarrestabile,
che corrode dall’interno l’istituzione matrimoniale.10

Paradossalmente, sopravvive anche Gerda Buddenbrook, moglie del senatore e appassionata


violinista, tornata alla fine nella sua città natale, per poter suonare di nuovo dei duetti con il padre.
Sin dai tempi del collegio femminile, diversamente dalle sue compagne, tra le quali vi era anche Tony
Buddenbrook, ella non è interessata all’idea di sposarsi. Come vuole la tradizione, anche Gerda
finisce per sposarsi, probabilmente non realmente innamorata del marito, come spesso accadeva, con
il quale non sembra condividere nulla. La sua unica vera passione è la musica, di cui il marito non si
intende, come anche lei ha sottolineato. Dopo la morte del marito e del figlio, Gerda non sente,
dunque, di avere più nulla che la leghi o che la spinga a rimanere con la famiglia Buddenbrook. Infatti,
non si era mai davvero inserita nella famiglia Buddenbrook, mostrandosi spesso schiva durante le
riunioni familiari, che comunque cercava in tutti i modi di evitare. Durante tutto il romanzo ella viene
descritta come una donna di bell’aspetto, dai tratti esotici con i suoi lunghi e pesanti capelli rossi, gli
occhi cerchiati da ombreggiature bluastre e una salute nervosa non troppo stabile, che inevitabilmente
la contraddistinguono.

Alcuni studiosi hanno visto in lei un’ipotetica adultera. È stato detto che non vi sono tracce di
passione carnale all’interno del romanzo, ma nel caso di Gerda Buddenbrook e del Tenente von
Throta non vi sono neanche smentite. I due trascorrono interminabili ore insieme, durante le quali
Thomas Buddenbrook si interroga su cosa succeda esattamente tra i due, a causa di lunghi silenzi,
che lo tormentavano. Va comunque sottolineato come Mann approvasse l’amore carnale solo nei
confini del matrimonio, poiché si trattava di rapporti basati sull’amicizia e il rispetto tra chi li
stipulava11. Secondo questa visione, dunque, non sembra poter sussistere tale lettura di una relazione
extraconiugale tra il personaggio di Gerda e del Tenente, anche se comunque non vi è una esplicita
smentita da parte dello scrittore.

10
Marino Freschi, Thomas Mann, Il Mulino (2005), p. 37.
11
David Myers, Sexual Love and Caritas in Thomas Mann, «The Journal of English and German Philology», Vol. 68,
No. 4 (Oct. 1969), p. 594.
8
BIBLIOGRAFIA

De Angelis, Enrico, “Thomas Mann: I Buddenbrook”, in Magris, Claudio (a cura di), Il


romanzo tedesco del Novecento. Dai “Buddenbrook” alle nuove forme sperimentali, Torino, Einaudi,
1973, pp. 3-11.

Freschi, Marino, “Il risveglio a Roma: I Buddenbrook”, in Freschi, Marino, Thomas Mann,
Bologna, Il Mulino, 2005, pp. 33-48.

Mann, Thomas, I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia, trad. it. Di Furio Jesi e di Silvana
Speciale Scalia, Milano, Garzanti, 2003.

Mann, Thomas, “Lübeck als geistige Lebensform”, pp. 376-398.

Myers, David, “Sexual Love and Caritas in Thomas Mann”, The Journal of English and
German Philology, Vol. CXVIII, No. 4, 1959, pp. 593-604.

Victor, Vito, “Thomas and Katia”, The Hudson Review, Vol. 59, No. 2 (Summer 2006), pp.
255-272.

SITOGRAFIA

https://www.tempi.it/matrimonio-omosessualita-prof-galimberti-si-legga-thomas-mann/