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Consiglio Nazionale

delle Ricerche

Dipartimento di Fisica
Università di Bologna
Museo di Fisica
Sistema Museale d’Ateneo

Istituto Nazionale
di Fisica Nucleare
Sezione Bologna

storia e tecnologie della comunicazione

ZANDERS

a cura di
giorgio dragoni
Ma sopra tutte le invenzioni stupende,
qual eminenza di mente fu quella
di colui che s’immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi pensieri
a qualsivoglia altra persona, benché distante
per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?

Galileo Galilei: Dialogo sopra i due massimi


sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano,
Firenze (I giornata, 130)
Volume realizzato dall’Ufficio del Presidente del CNR
Immagine e Attività Promozionali

Coordinamento generale: Mario Apice

Ideazione, Progetto e Cura del Volume: Giorgio Dragoni

Progetto grafico: Orfeo Pagnani

Impaginazione: om grafica, roma

Finito di stampare nel mese di Giugno 2002


om grafica - via f. luscino 73 - roma
a cura di
Giorgio Dragoni

storia
e tecnologie
della
comunicazione
MOSTRA INTERATTIVA SULLA STORIA E SULLE TECNOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE REALIZZATA COL PATROCINIO DI:
Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica — Università degli Studi di Bologna — Regione
Emilia-Romagna — Provincia di Bologna — Comune di Bologna — Consiglio Nazionale delle Ricerche — Accademia
Nazionale dei Lincei — Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL — Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna
IN COLLABORAZIONE CON:

Fondazione Guglielmo Marconi

Università
degli Studi
di Bologna

COMITATO SCIENTIFICO
Oreste Andrisano, Mario Apice, Pierangelo Bellettini, Franco Berardi, Paolo Bernardi, Maurelio Boari, Vittorio Boarini, Pier
Ugo Calzolari, Rosaria Campioni, Giorgio Celli, Paolo Cortesi, Gian Luigi Costa, Giovanni Cristofolini, Giuliano Della Valle,
Giorgio Dragoni (coordinatore della mostra e del volume), Angelo Errani, Gabriele Falciasecca, Attilio Forino, Giordano
Gasparini, Antonio Genovese, Giorgio Giacomelli, Paolo Giusti, Roberto Grandi, Roberto Guidorzi, Antonella Huber, Maria
Grazia Ianniello, Vivian Lanzarini, Renato Lenzi, Giuseppe Maino, Carmine Marinucci, Vito Monaco, Stelio Montebugnoli,
Giovanni Morigi, Antonio Natali, Lucia Padrielli, Giovanni Paoloni, Alessandro Pascolini, Stefano Pirani, Giovan Battista
Porcheddu, Mario Rinaldi, Gianluigi Russo, Raffaella Simili, Franco Soresini, Giancarlo Susini, Giorgio Tabarroni, Walter
Tega, Angelo Varni, Ettore Verondini, Laura Villani, Romano Volta, Dino Zanobetti.
COMITATO ORGANIZZATORE
Roberto Amato, Oreste Andrisano, Sanzio Bassini, Maurizio Bigazzi, Pierangelo Bellettini, Fabio Bisi, Andrea Bosi, Annalisa
Bugini, Sonia Camprini, Andrea Conti, Cheti Corsini, Giovanna D'Amia, Franca Di Valerio, Giorgio Dragoni,Cesare
Fontana, Barbara Frentzel-Beyme, Giulia Gandolfi, Giordano Gasparini, Luca Ghedini, Giovanni Gottardi, Loretta
Gregorini, Stefano Gruppuso, Antonella Guidazzoli, Antonella Huber, Vivian Lanzarini, Giuseppe Maino, Marina
Manferrari, Salvatore Mirabella, Vito Monaco, Mauro Nanni, Alessandro Pascolini, Gianni Pasolini, Giuseppe Pavani,
Giovan Battista Porcheddu, Valentina Ridolfi, Roberto Roppa, Raffaella Simili, Silvia Sintoni, Franco Soresini, Sergio
Tamburini, Piero Todesco, Goliardo Tomassetti, Barbara Valotti, Annelisa Veronesi, Laura Villani.
Per la realizzazione informatica e la trascrizione dei testi che compaiono in questo volume si ringraziano, oltre a tutti gli
Autori, le seguenti amiche/i e colleghe/i: Annalisa Bugini, Sonia Camprini, Paola Fortuzzi, Magda Giorgi, Barbara Frentzel-
Beyme Zamboni, Giovanni Lensi e, in particolare e soprattutto, Fabio Bisi. Un ringraziamento, inoltre, per i suoi consigli,
si deve a Luigi Prandstraller. Un sincero ringraziamento al personale e ai funzionari delle Teche Rai: Barbara Scaramucci,
Sandra Eichberg, Barbara Tafuro, Susanna Mieli. Uno agli amici Umberto Cavezzali, Vito Monaco e Mario Rinaldi. Senza
l’appoggio del primo la collaborazione con la Rai sarebbe stata forse impossibile, senza l’aiuto dei secondi la
collaborazione con i Dipartimenti di Ingegneria e con il Cineca molto più difficile. Un sentito ringraziamento, all’allora
Rettore della nostra Università, Fabio Alberto Roversi Monaco e al Direttore Amministrativo, Ines Laura Fabbro, per il
contributo finanziario concesso all’iniziativa. Uno, infine, per avermi offerto un costante sicuro riferimento, al Professor
Attilio Forino, allora Direttore del Dipartimento di Fisica.
Si ringrazia: Progetto Finalizzato per i Beni Culturali del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Istituto e Museo di Storia
della Scienza, Firenze; DEIS, Dipartimento di Elettronica, Informatica, Sistemistica, Bologna; CNIT, CSITE - CNR; CeSIA;
CITAM; LABNET, Napoli; Istituto Tecnico Commerciale Statale; "Crescenzi - Tanari", Bologna; Biblioteca dell'Archiginnasio,
Bologna; Deutsches Museum, Monaco di Baviera; The National Museum of Science & Industry, Londra; Traditionsverein
Fernmelde -\Elektronische Aufklärung Luftwaffe e.V., Treviri; Istituzione Cineteca Comunale di Bologna; Museo del
Gabinetto di Fisica, Urbino; AIRE, Associazione Italiana per la Radio d'Epoca; Consorzio Università - Città di Bologna; ARI,
Associazione Radioamatori Italiani, Bologna; AEI, Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana; Siemens AG,
SiemensForum, Monaco di Baviera; Collezione Cremona, Colleferro, Roma; Agilent Technologies; ASI, Comsat
Laboratories, Eutelsat, Siemens ICN; Sinform; IEEE; Vehicular Technology Communications; Museo della Radio: mille
voci… mille suoni, Bologna; IRA, Istituto di Radioastronomia; Istituto di Geologia Marina; Area della Ricerca CNR,
Bologna; Koinè Sistemi, Torino; The Exploratorium, San Francisco, Usa; Heureka, Vantaa, Helsinki, Helsinki 2000.
i Collezionisti: Francesco Soresini, Filippo Sinagra, Marco Moretti, Nelson Rodriguez, Carlo Pria, Romualdo Gianni, Nerio
Neri, Francesco Cremona, Luigi Foschini, Giovanni Pelagalli, Franco e Susanna Govoni, Luca Liberatore, Maurizio Bigazzi,
Alberto Camellini, Alberto Dani, Carlo e Giovan Battista Porcheddu, Raimondo Aielli.
e i Fotografi: Istituzioni, Enti, Privati che hanno cortesemente contribuito ad arricchire il volume con immagini
fotografiche. Per un ringraziamento individuale e specifico si rinvia alle didascalie delle rispettive immagini. Qui si
ringraziano, in particolare: Gianfranco Artusi, Fabio Bisi, Gianalberto Cigolini (Studio Fotografico, Milano), Giorgio
Dragoni, Antonio Grilli, Carlo Porcheddu, Studio Villani (Bologna), “La Repubblica”, “Il Resto del Carlino”, GEC-Marconi
(Chelmsford, Inghilterra), Science Photo Library, Max-Planck Institute für Radioastronomie (Bonn).
ORGANIZZAZIONE, SEGRETERIA, UFFICIO STAMPA DELLA MOSTRA
TRAIT–D’UNION • Tel. 051 6486.168 - Fax 051 6486.229 • E-mail:traitunion@tin.it
in collaborazione con: Albo Allestimenti Bologna e Viabizzuno Progettiamo la Luce.

FMR
TECHE RAI Franco Maria Ricci
Z A N-

Studio Fotografico
Gianalberto Cigolini, Milano
Arnoldo Mondadori

Museo di Fisica - Dipartimento di Fisica - Sistema Museale d’Ateneo - Università degli Studi, Bologna
indice

8 presentazioni
9 Prefazione, L. Bianco ■ 10 Guardando avanti, P.U. Calzolari ■ 11 Bologna 2000: la Città e
la cultura, G. Guazzaloca ■ 12 Lista degli autori ■ 13 Address given at the opening

ceremony of the Communication Exhibition at the Palazzo Re Enzo, Bologna, P.E. Persson ■ 14
Presentazione e progetto generale della mostra e del volume, G. Dragoni ■ 17 Il veliero,
ovvero le linee espositive della mostra, L. Trebbi ■ 18 La comunicazione nella pittura di
Benedetta Cappa nel Palazzo delle Poste a Palermo, A. Ferretti

indice
20 evoluzione delle comunicazioni: la storia
22 Dai viaggiatori ai cronisti e ai turisti, L. Andalò ■ 24 Il nascere e lo svilupparsi della
comunicazione scritta, P. Bellettini ■ 26 La Bologna curiosa di G.C. Croce, R. Campioni ■ 28
La “chiave del mondo” e la sua ombra, G. D’Amia ■ 30 Onde radio nello spazio, F. Soresini ■
44 Guglielmo Marconi (1874-1937), B. Valotti ■ 46 Le vie della comunicazione elettrica. Dal
telefono alla radio, G.B. Porcheddu ■ 64 Claude Shannon e la teoria dell’informazione,
T. Numerico ■ 69 Heureka, il Science Centre finlandese e i “nuovi” centri di diffusione della
cultura scientifica e tecnologica, A. Bugini, S. Camprini

74 ricerca nel campo delle telecomunicazioni


76 La Rete informatica dell’Università di Bologna, M. Boari, F. Delpino ■ 78 La Rete Garr, il
progetto GRID e le Reti di Ricerca INFN, A. Pascolini ■ 82 Dynamic System Identification,
CITAM, R. Guidorzi ■ 83 La Ricerca presso l’ENEA, S. Gruppuso ■ 86 Gli strumenti della
memoria: informatica e diagnostica fisica per i beni culturali, D. Biagi Maino, G. Maino ■ 94
Le ricerche presso il Centro di Studio per l’Informatica e i sistemi di telecomunicazioni del CNR,
O. Andrisano ■ 98 Il Radiotelescopio di Medicina, R. Ambrosini, S. Montebugnoli, M. Nanni ■
102 Il Progetto 2D, 3D, 4D, Progetto Nu.M.E. Consorzio Università-Città, Bologna 2000,
Cineca, F. Bocchi ■ 105 Navigazione in 4D del NUovo Museo Elettronico della Città di
Bologna, A. Guidazzoli ■ 106 Prima installazione del Baby Reality Center del Cineca, F. Serafini
■ 108 La storia e la ricerca dell’Istituto di Geologia Marina del CNR in Multivisione, M. Ravaioli,

F. Giglio, G. Marozzi, N. Bianchi, F. Bentivoglio, D. Martignani ■ 110 La visualizzazione dei

fondali marini in realtà virtuale, G. Bortoluzzi, T. Diamanti, G. Stanghellini, L. Calori, A. Guidazzoli


■ 112 Il codice a barre, R. Amato

114 comunicazione e ricerca nelle scienze della vita


116 Il Progetto Genoma, G. Della Valle, V. Politi, R. Bernardoni, G. Perini, D. Grifoni ■ 119
Comunicazione e orientamento nelle api, G. Celli ■ 124 Parlarsi con le molecole disciolte negli
oceani, P. Cortesi, O. Cattani, G. Isani, G. Vitali, S. Sintoni ■ 130 Il linguaggio degli ultrasuoni
dei delfini, R. Lenzi, L. Bartoletti, S. Sintoni, P. Cortesi ■ 134 Impatto ambientale dei sistemi di
comunicazione, P. Bernardi, M. Cavagnaro, S. Pisa, E. Piuzzi ■ 136 Internet e net-culture,
F. Berardi

138 ricerca e restauro: il passato parla


140 I metalli: un messaggio dal passato, G.L. Garagnani, V. Imbeni, C. Martini, G. Poli,
D. Prandstraller ■ 141 Una contraffazione antica studiata al SEM, G. Russo ■ 143
Comunicare con il Faraone senza disturbarlo, F. Casali

146 prospettive
148 Una lunga marcia… che continua!, R. Predi ■ 150 Scenari futuri, storia di ieri, R. Simili
B. Cappa,
Sintesi delle
comunicazioni aeree,
Palazzo delle Poste,
Palermo.
Per cortesia di: FMR,
Franco Maria Ricci.

8
prefazione
Il volume che qui presentiamo supera il livello di puro e semplice catalogo che testimonia un’occasione temporanea
qual’è quella di una Mostra – compito questo già di per sé dignitoso e necessario – per assumere il ruolo di un documento che
all’inizio del 2002 ci consegna un quadro di numerose attività nel settore delle comunicazioni e, per certi aspetti, fa il punto su
molte ricerche nel settore delle telecomunicazioni, viste nel loro sviluppo temporale, nella loro evoluzione, nelle loro forme at-
tuali anche più avanzate. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo è stato necessario procedere all’attivazione di numerose
collaborazioni – e al loro coordinamento – con Enti di Ricerca, Istituti Universitari, Musei, collezionisti e, soprattutto, ricercatori
italiani e stranieri.
La vasta latitudine culturale dei temi trattati, la poliedricità degli stimoli da essi suggeriti non possono non avere una
forte valenza formativa e, in generale, didattica. Ben si comprende, quindi, l’ampio spazio destinato nella Mostra (e,quindi, nel
Volume) alla Sezione di Exhibit finlandesi, al Farfare Fisica, ma anche alle Collaborazioni con l’Infn, l’Enea, il Cineca… per citare
solo qualche esempio, oltre, naturalmente, allo spazio riservato alle attività di ricerca coordinate dal CNR.
Un’esigenza culturale imprescindibile ha fatto sì che l’inquadramento generale della Mostra e del Catalogo fosse di
tipo storiografico, ma la parte preponderante è connessa agli aspetti tecnologici contemporanei. È innovativo, crediamo, l’aver
voluto avvicinare ai temi delle tecnologie più avanzate l’esigenza di voler confrontare altri e diversi linguaggi e modi del comu-
nicare, quali quelli delle api, dei pesci, dei delfini, oltre al codice dei codici: la mappa del DNA, il progetto Genoma, ma anche di
oggetti quali monete, reperti d’arte antichi che, comunque, trasmettono un loro messaggio, che ci giunge dal passato, portan-
doci, a volte, sorprendenti informazioni.
La ricerca non ha confini e, quindi, non può sorprendere come un settore della Mostra/Volume sia dedicato anche
alla ricerca di intelligenze extra terrestri.
Il comunicare è indispensabile, ma, a volte, si può avere un’esigenza di voler comunicare solo con qualcuno, non
con tutti. È un’esigenza imprescindibile della nostra vita privata, ma è anche un obbligo in un universo come il nostro in cui la
concorrenzialità è ancora così forte. La sezione che si occupa della crittografia, delle radio spie, del codice Enigma – la cui de-
crittazione è stata alla base dello sviluppo dei moderni calcolatori – illustra specificamente questa dimensione atipica e, per co-
sì dire in negativo – in senso fotografico – del comunicare.
È chiaro che, in un contesto come questo, non poteva mancare la presenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche,
sia a livello istituzionale, sia a livello di Istituti di Ricerca e, in particolare, del Progetto Finalizzato per i Beni Culturali.

Lucio Bianco
Presidente CNR
p resentazioni

9
Insegne Rettorali (XVI sec.) dell’Università
di Bologna conservate in Palazzo Poggi,
Sede del Rettorato.

Tutte le foto di questa pagina sono


dovute alla cortesia dell’Università degli
Studi di Bologna.

guardando avanti
Una Mostra è sempre un’occasione di conoscenza, di stimolo, di crea-
zione di centri di interesse nel pubblico dei visitatori. In particolare ciò è vero per una
Mostra come questa in cui si coniuga il passato (la storia e le prime applicazioni del-
la tecnologia delle comunicazioni) con il presente (la straripante diffusione dei siste-
mi informatici su larga scala) e con il futuro (l’arrembante sviluppo ulteriore della ri-
cerca nel settore delle telecomunicazioni). Rilevante poi ci sembra l’idea di non far
prevaricare gli aspetti tecnologici su quelli umani e apprezzabile l’aver tenuto in con-
siderazione i modi di comunicare tra gli insetti, tra i delfini, con un’apertura verso la
ricerca di intelligenze extra-terrestri.
Una Mostra assolve a molte funzioni di tipo didattico, di interattività
culturale, e questa Mostra si è segnalata particolarmente proprio per questi aspetti.
Basti pensare al grande numero di studenti e di scolaresche da cui è stata visitata.
Purtroppo, essa è un’occasione effimera, di durata temporanea. Questo il suo limi-
te, come quelli precedenti i suoi pregi.
Il Libro che sta vedendo la luce ora avrà il pregio di dare all’effimero una
sua dimensione permanente. Una riflessione scritta sulle telecomunicazioni. Un’oc-
Gonfalone dell’Università casione per riflettere sui numerosi aspetti connessi alla stessa radice del nostro mo-
di Bologna fatto eseguire
do di essere, cioè quello del comunicare. L’occasione è, quindi, importante. Con-
e offerto da un Comitato
di Dame bolognesi nel 1888. sentirà anche a chi non ha avuto l’occasione di visitare la Mostra di prendere con-
Palazzo Poggi, Sede del Rettorato
dell’Università.
tatto con le sue tematiche. Di riflettere sui suoi sviluppi. Di aggiornarsi sulle sue li-
nee di accrescimento, sulle sue innovazioni più recenti.
È già molto. Ma si potrebbe fare persino di più. L’insegnamento, la di-
dattica, la creazione di centri di interesse, la rinascita di un modo di comunicare più
immediato, più diretto tra insegnanti e studenti sono, ormai, un obbligo imprescin-
Sigillo dell’Università dibile della nostra civiltà tecnologica. Il non capire questo punto potrebbe essere pe-
di Bologna impiegato
anche per le Celebrazioni ricoloso per la nostra società stessa. E il calo di frequenze nei corsi di laurea scienti-
del IX Centenario dell’Università
fici o tecnici testimoniano che non si tratta di un pericolo astratto, puramente teo-
(1088-1988).
rico. Si tratta di un pericolo reale.
L’Università, tra i suoi numerosi compiti non può ignorare questo aspet-
to sociale. Molto si sta facendo per affrontare il problema e per risolverlo ma, forse,
si potrebbe fare qualcosa di più. La creazione di una struttura permanente storico-
scientifico-tecnologica, cioè di un museo della scienza e della tecnica innovativo nel-
le sue forme di promozione didattica e nei suoi modi di presentare al pubblico de-
gli studenti, e a quello più generale, il fascino di discipline che permeano la vita con-
temporanea, dovrebbe costituire un obiettivo imprescindibile da attuarsi a favore
della crescita e della diffusione della cultura scientifica.
È un obiettivo in cui crediamo. È un obiettivo che ci proponiamo, e che
speriamo di realizzare.

Pier Ugo Calzolari


Rettore dell’Università degli Studi di Bologna

10
Tutte le foto
di questa pagina
sono dovute
alla cortesia di:
C. Porcheddu.

bologna 2000: la città e la cultura


La mostra Communication ritengo abbia occupato nel panorama delle iniziative di Bologna Città Europea della Cul-
tura del 2000 una posizione di estrema rilevanza. Non solo perché il tema che l’Unione Europea ha voluto assegnare a Bologna
è proprio quello della Comunicazione, considerando l’impegno che in questi anni l’amministrazione civica ha indirizzato allo svi-
luppo della comunicazione pubblica, la tradizione di eccellenza della nostra Università nelle scienze della comunicazione e la pre-
senza di un forte tessuto di associazioni e di imprese attive nel campo delle nuove tecnologie.
Non solo perché Bologna, grazie alla sua posizione geografica centrale, è stata in passato luogo di transito di cul-
ture, merci e uomini, e ora, alle soglie del nuovo millennio, vuole cogliere le opportunità offerte dalle reti informatiche per con-
tinuare a svolgere quel ruolo di crocevia della Comunicazione che la tradizione storica le affida. Ma anche e soprattutto perché
il tema della comunicazione ricopre oggi una centralità strategica. Lo sviluppo delle nuove tecnologie ha radicalmente modifi-
cato il modo di pensare e di apprendere, ha ampliato le possibilità di partecipazione di tutti alla vita culturale e sociale, ha aper-
to inediti scenari, ma nel contempo ha suscitato interrogativi e ha reso necessarie nuove risposte.
Proprio per analizzare a fondo un tema così complesso, Bologna 2000 ha sviluppato in questo ambito un program-
ma di iniziative estremamente ricco ed articolato, che ha visto nella mostra Communication uno dei suoi momenti più alti. Una
mostra che, attraverso i più innovativi strumenti elaborati dalla didattica scientifica, ha illustrato l'evoluzione storica dei sistemi Fontana del Nettuno
del Giambologna.
di comunicazione e i suoi aspetti socio-culturali, analizzando in particolare l'impatto delle nuove tecnologie e le loro implicazio-
ni sul concetto di comunicazione. Una mostra che ha inoltre dimostrato come, per raggiungere risultati così importanti, sia ne-
cessario mettere in campo tutte le forze disponibili attraverso la collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e aziende del setto-
re di livello internazionale.
Il fatto poi che una parte dell’esposizione abbia viaggiato per tutte le nove Città Europee della Cultura costituisce il
coronamento ideale per questo progetto che si prefigge di dare un contributo all'ampliamento delle conoscenze verso i nuovi
strumenti della comunicazione.

p resentazioni
Giorgio Guazzaloca
Presidente di Bologna 2000
Sindaco del Comune di Bologna

In alto:
Basilica di S. Petronio
e Palazzo dei Notai.
in Piazza Maggiore,
Bologna.

Basilica di S. Luca,
Bologna.

11
GARAGNANI, Gian Luca Prof. Ass. di Metallurgia, Dip. di Ingegneria,
Università, Ferrara
GIGLIO, Federico Assegnista Ist. di Geologia Marina, CNR, Bologna
GRIFONI, Daniela Dottorando in Genetica, Univ. di Bologna
GRUPPUSO, Stefano Componente Unità Comunicaz. e Informaz.,
ENEA, Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, Bologna
GUAZZALOCA, Giorgio Pres. di Bologna 2000, Sindaco del Comune
di Bologna
GUIDAZZOLI, Antonella Ing. Resp. del Laboratorio ViS.I.T. (Visual In-
formation Technology Laboratory) CINECA, Centro Interuniversitario
lista degli autori di Calcolo, Bologna
GUIDORZI, Roberto Prof. Ord. DEIS, Dir. del CITAM, Centro Interfa-
coltà per le Tecnologie Didattico – Educative Teleaudiovisive “G.
Marconi”, Univ. di Bologna
IMBENI, Valentina Borsista post doc, Ist. di Metallurgia, Univ. di
AMATO, Roberto Communication Supervisor, Datalogic Spa, Bologna Bologna
AMBROSINI, Roberto Primo Ricercatore, Ist. di Radioastronomia, ISANI, Gloria Ricerc. di Biochimica, Dip. di Biochimica, Univ. di Bologna,
Resp. Gruppo Controllo Interferenze Radio, Membro del Radio LENZI, Renato Corporate Animal Program Manager, Dolphin Disco-
Science Team delle Missioni Cassini, Bologna very, Cancun, Messico
ANDALO’, Learco Pres. dell’Associazione Culturale Erasmo, Imola MAINO, Giuseppe Vice Dir. Div. di Fisica Applicata ENEA, Prof. Incari-
ANDRISANO, Oreste Prof. Ord. di Sistemi di Telecomunicazioni, DEIS, cato di Informatica Generale, Facoltà di Conservazione dei Beni Cul-
Dip. di Elettronica Informatica e Sistematica, Dir. CSITE - CNR, Cen-
p resentazioni

turali, Sede di Ravenna, Univ. di Bologna


tro di Studio per l’Informatica e i sistemi di Telecomunicazione – MAROZZI, Gabriele Tecnico fotografico dell’Ist. di Geologia Marina,
CNR, Univ. di Bologna CNR, Bologna
BARTOLETTI, Luca Resp. Settore Ambiente, Centro per l’Innovazione MARTIGNANI, Davide Collab. esterno dell’Ist. di Geologia Marina,
e lo Sviluppo Economico (C.I.S.E.). Azienda Speciale della Camera di CNR, Bologna
Commercio di Forlì-Cesena MARTINI, Carla Ricerc., Istituto di Metallurgia, Univ. di Bologna
BELLETTINI, Pierangelo Dir. della Biblioteca dell’Archiginnasio del MONTEBUGNOLI, Stelio Dirigente Tecnologo, Resp. della Stazione
Comune di Bologna
Radio - Astronomica di Medicina, Resp. Nazionale del Progetto Ita-
BENTIVOGLIO, Franco Collab. esterno softwarista dell’IGM, Ist. di
liano Search for Extraterrestrial Intelligence, SETI
Geologia Marina, CNR, Bologna
NANNI, Mauro Primo Tecnologo, resp. del Centro di Calcolo e Rete
BERARDI, Franco Saggista – Esperto di Telematica, Consorzio Univer-
Informatica dell’Ist. di Radioastronomia del CNR, Bologna
sità – Città di Bologna
NUMERICO, Teresa Borsista post-doc (in Storia della Scienza a Bari)
BERNARDI, Paolo Prof. Ord. di Microonde, Univ. di Roma “La Sapienza”
presso l’Università di Salerno. Ex Interactive Manager di Turner
BERNARDONI, Roberto Assegnista, Unione Europea, Genetica, Univ.
Broadcasting System, Italia
di Bologna
BIAGI Donatella MAINO Prof. Ass. di Storia del Restauro, Fac. di Con- PASCOLINI, Alessandro Prof. Ass. di Metodi Matematici della Fisica,
servazione dei Beni Culturali, Sede di Ravenna, Univ. di Bologna Dip. di Fisica, Univ. di Padova; Resp. Progetto Speciale Divulgazone
BIANCHI, Nicola Collab. esterno Ist. di Geologia Marina, CNR, Bologna Scientifica, INFN, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare
BIANCO, Lucio Pres. del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche PERINI Giovanni Ricerc. di Genetica, Univ. di Bologna
BOARI, Maurelio Prof. Ord. del DEIS, Univ. di Bologna PERSSON, Per - Edvin Dir. di Heureka, The Finnish Science Centre,
BOCCHI, Francesca Prof. Ord. di Storia Medievale, Univ. di Bologna, Vantaa/ Helsinki
Resp. del Progetto NuME, Nuovo Museo Elettronico PISA, Stefano Ricerc. di Campi Elettromagnetici, Univ. di Roma “La
BORTOLUZZI, Giovanni Tecnico Ist. di Geologia Marina, CNR, Bologna Sapienza”
BUGINI, Annalisa Libero professionista, già Borsista CNR, Collab. del PIUZZI, Emanuele Dott. di Ricerca in Ingegneria Elettronica, Univ. di
Museo di Fisica, Dip. di Fisica, Univ. di Bologna Roma “La Sapienza”
CALORI, Luigi Tecnologo, CINECA, Centro Interuniversitario di Calco- POLI, Giorgio Prof. Ass. di Scienze dei Metalli, Facoltà di Ingegneria,
lo, Bologna; Ist. di Geologia Marina, CNR, Bologna Univ. di Bologna
CALZOLARI , Pier Ugo Rettore dell’Università di Bologna POLITI, Valeria Borsista Unione Europea, Genetica, Univ. di Bologna
CAMPIONI, Rosaria Soprintendente per i Beni Librari e Documentari PORCHEDDU, Giovan Battista Prof. a Contratto di Storia della Scien-
della Regione Emilia-Romagna za e della Tecnica, Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Sede
CAMPRINI, Sonia Borsista CNR, Museo di Fisica, Dip. di Fisica, Univ. di di Ravenna, Univ. di Bologna, Collab. Museo di Fisica - Dip. di Fisi-
Bologna ca, Univ. di Bologna
CASALI, Franco Prof. Ass. di Metodi nucleari di analisi tecnologiche, PRANDSTRALLER, Daria Collab. Tecnico Laureato, Ist. di Metallurgia,
Lab. di Fisica Sanitaria, Univ. di Bologna Facoltà di Chimica Industriale, Univ. di Bologna
CATTANI, Otello Ric. Biochimica, Dip. di Biochimica, Univ. di Bologna PREDI, Renzo Dir. Sistema Museale d’Ateneo, Univ. di Bologna
CAVAGNARO, Marta Ric. di Campi Elettromagnetici, Univ. di Roma RAVAIOLI, Mariangela Dir. sostituto dell’Ist. di Geologia Marina,
“La Sapienza” CNR, Bologna
CELLI, Giorgio Prof. Ord. di Entomologia, Direttore dell’Istituto di En-
RUSSO, Gianluigi Prof. Ass. di Struttura della Materia, Univ. di Bologna
tomologia “G. Grandi”, Univ. di Bologna
SERAFINI, Francesco Collab. esterno del Lab. VIS.I.T. (Visual Informa-
CORTESI, Paolo Prof. Ass. di Biochimica Dip. di Biochimica, Univ. di
tion Technology Laboratory) CINECA, Bologna per conto del Con-
Bologna
sorzio Università-Città di Bologna
D’AMIA, Giovanna Arch., Dott. di Ricerca in Storia dell’Architettura e
SIMILI, Raffaella Prof. Ord. di Storia della Scienza, Dip. di Filosofia,
dell’Urbanistica, Esperta di Storia dell’Architettura Contemporanea
Univ. di Bologna; Coord. Sottoprogetto Museologia e Museografia
e del Design, Milano – Parigi
DELLA VALLE, Giuliano Prof. Ord. di Genetica, Dip. di Biologia Evo- del Progetto Finalizzato Beni Culturali del CNR
luzionistica Sperimentale, Univ. di Bologna SINTONI, Silvia Tirocinio post- laurea in Scienze Biologiche, Dip. di
DELPINO, Federico Astronomo presso l’Osservatorio Astronomico di Biochimica, Univ. di Bologna
Bologna SORESINI, Franco Ex Preside Ist. Radiotecnico “Aurelio Beltrami”, Ex
DIAMANTI, Tiziano Collab. del CINECA e dell’Ist. di Geologia Marina, Funzionario della Magneti Marelli, Olivetti e Honeywell, Consulente
CNR, Bologna del costituendo Museo della Tecnica Elettrica di Pavia
DRAGONI, Giorgio Prof. Ass. di Storia della Fisica, Univ. di Bologna STANGHELLINI, Giuseppe Tecnologo Ist. TESRE (Ist. di Tecnologia e
FERRETTI, Alessandra Insegnante di Disegno e Storia dell’Arte, Liceo Studio delle Radiazioni Extraterrestri), CNR, Bologna
Scientifico “A. Righi”, Bologna TREBBI, Lucia Architetto, Bologna
GANDOLFI, Giulia Collab. Facoltà di Conservazione dei Beni Cultura- VALOTTI, Barbara Curatrice del Museo “Marconi” della Fondazione
li, Sede di Ravenna, Università, Bologna, Borsista Archivio Storico, Guglielmo Marconi, Pontecchio Marconi, Bologna
Univ. di Bologna VITALI, Giovanni Agente tecnico, Dip. di Biochimica, Univ. di Bologna

12
Per-Edvin Persson
Director Heureka
the Finnish Science Centre
Vantaa / Helsinki

address given at the


opening ceremony of the
communication exhibition at the
palazzo re enzo, bologna

focus of the exhibition on the present and the future fits well
into the theme of Helsinki as a European City of Culture: Kno-
wledge, technology and the future.
About 4000 languages are spoken in the world today. The
Ladies and Gentlemen, majority of the languages spoken in Europe belong to the In-

p resentazioni
do-European family of languages. Most of them use the Latin
On behalf of Heureka, the Finnish Science Centre, it is indeed alphabet, as do the fourteen languages that are used simul-
a great pleasure and honour for me to bring our greetings to taneously in the ‘Communication’ exhibition. Even so, the al-
the opening of ‘Communication’ here in the beautiful City of phabets of these fourteen languages look quite different: just
Bologna. While Heureka has been responsible for the produc- the number of different letter signs ranges from twenty to
tion of this exhibition, it is very much a joint European project, thirty-five. This minor detail gives a hint of the challenges in-
in which our partners in all European Cities of Culture have volved in making the exhibition available and enjoyable in
participated. I am particularly grateful for the positive and these fourteen languages.
constructive co-operation that we have had from Professor The Communication exhibition has been an important co-
Giorgio Dragoni and his team here at the Museum of Physics operative effort, even partially ground-breaking from a mu-
in Bologna, and the Bologna 2000 organization. seological point of view. It includes nine partner institutions
‘Communication’ has been planned by a network of mu- ranging from national science centres, technical museums
seums in the Cities of Culture in Europe in 2000. These insti- and natural history museums to regional museums and con-
tutions are the Requien Museum in Avignon, the Bergen Mu- temporary art galleries. It circulates in a modular form, where
seum, the Museum of Physics here in Bologna, the Royal Bel- each partner has had the possibility of influencing the con-
gian Institute of Natural Sciences in Brussels, the Bunkier tents of their version. The size of the exhibition varies from
Sztuki Contemporary Art Gallery in Crakow, Heureka in Van- 250 square meters to 1000 in the different venues. It opera-
taa/Helsinki, the National Technical Museum in Prague, Ice- tes in fourteen languages everywhere. The planning is pro-
land Telecom in Reykjavik, and the Museum of the Galician gressed through an extranet at the Heureka website, accessi-
People in Santiago de Compostela. The exhibition will visit all ble to the partners with a password. Of course, we had direct
these nine institutions - in a modular form - before the end of meetings as well, but an important part of the final commu-
this year. The production process has been led by Heureka nication in the planning process has been through the tech-
with a massive support from Helsinki - European City of Cul- nology we present in the exhibition. After its tour in the Eu-
ture. In addition, the Finnish Ministry of Trade and the Euro- ropean Cities of Culture, we hope to see three versions of the
pean Commission have supported this European joint ventu- exhibition tour in Europe, America and Australia in 2001-
re. Heureka is very grateful for this co-operation. 2002. Negotiations are under way.
Communicating is indeed very human. Human culture is ba- I am very grateful for the wonderful co-operative atmosphe-
sed on languages and the ability to transmit a message to re that has prevailed in this project. My thanks go to our Eu-
another human being. The exhibition deals with communica- ropean partners and today especially to our friends here at Un momento
dell’Inaugurazione
tion in a broad sense, to focus on the possibilities and chal- the Museum of Physics and the Bologna 2000 office. I thank della Mostra,
lenges posed by modern communication technologies. These Helsinki - European City of Culture and its commercial part- 31 agosto 2000,
technologies are changing our idea of the world and our be- ners for their support. I thank Schenker Stinnes Logistics, who Bologna.
Foto di:
haviour. Use of a new technology is based on a social and is the main carrier of the exhibition throughout Europe. I
C. Porcheddu.
psychological learning process. For example, I might mention thank all those who have participated in the planning process
learning to use the on/off-button of a cell phone. Using the of the exhibition, too numerous to list on this occasion. I wish
World Wide Web is becoming part of our everyday lives. The the exhibition the best of success here in Bologna.

Bologna, Palazzo
del Podestà e
Palazzo Re Enzo,
sedi della Mostra.
Foto di:
13 C. Porcheddu.
G. Dragoni

presentazione e progetto generale


della mostra e del volume

PREMESSA conferenze, ecc. Una Mostra che parlerà le principali lingue


p resentazioni

La comunicazione è l’essenza stessa della vita. L’esistenza, la internazionali, arricchita con stazioni multimediali interattive e
sopravvivenza, la vita degli individui non sarebbe pensabile didattiche per capire e partecipare. Realizzata dal Centro di
senza la possibilità della comunicazione. divulgazione scientifica Heureka di Helsinki e dal Museo di Fi-
La Mostra/il Volume tratterrà e illustrerà i modi, i metodi, gli sica dell’Università di Bologna, grazie ad una grande collabo-
strumenti e le tecnologie per la trasmissione, registrazione, razione nazionale e internazionale.
elaborazione, riproduzione del suono, delle immagini e dei La Mostra storico-scientifico-tecnologica Communication, e,
dati. Storia, Scienza e Tecnica? Certo. Ma non solo! La Mo- quindi, il presente Volume si è inserita/inserisce all’interno di
stra/il Volume offrirà molto di più. Gli aspetti umani legati ai un tema generale che l’Unione Europea aveva assegnato per
modi dei comunicare, le rivalità per la priorità delle invenzio- il 2000 a Bologna – insignita del titolo di Capitale europea
ni, successi straordinari di alcuni grandi innovatori. La storia, della Cultura – il tema della Comunicazione. Tema sul quale
lo scenario attuale e quello futuribile. Una particolare atten- sono state organizzate importantissime iniziative culturali a
zione sarà data alle forme e allo sviluppo della tecnologia del- cura dei Professori Umberto Eco e Roberto Grandi.
Il simpatico
cagnolino in la comunicazione: dall’uomo, alle macchine, ai radiotelescopi.
ascolto non Il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione fino ai più sofi- METODOLOGIA
più della tromba sticati sistemi attuali basati sui computer, sui satelliti, su Inte- La Mostra Communication/il Volume è improntata su un di-
de La Voce del
Padrone, ma di met. Gli spazi espositivi saranno caratterizzati da immagini, chiarato intento di superamento di tutte le barriere culturali.
un moderno fotografie, pannelli, stampe, strumenti storici e recenti, pro- Perché, in realtà, comunicare vuol dire proprio questo. Supe-
grammofono, totipi, riproduzioni, documenti da giornali d’epoca, musica e rare gli ostacoli, le barriere linguistiche, culturali, disciplinari
splendido esempio
del design anni sonoro, exhibit interattivi, collage di scene tratte da film, ecc. frapposte al dialogo, e alla comprensione fra gli individui.
Trenta. Lo stesso Un settore speciale della Mostra/del Volume sarà dedicato al Per raggiungere concretamente questo obiettivo e senza vole-
grammofono che ruolo che Bologna ha avuto nella storia della Comunicazione re o potere, peraltro, - visti i limiti di spazio, di tempo, e di sup-
faceva bella mostra
attraverso le grandi figure che ne hanno consentito la straor- porto finanziario della nostra iniziativa - realizzare L’Enciclope-
di sé nel film
Shanghai Express dinaria crescita: primo fra tutti Guglielmo Marconi! dia Generale delle Comunicazioni, obiettivo questo, evidente-
con Marlene Particolare cura sarà data alla possibilità di una profonda com- mente impossibile metodologicamente - si è deciso di proce-
Dietrich.
prensione della Mostra da parte del visitatore, attraverso lo dere ad una impostazione particolare della Mostra/Volume -
Per cortesia di:
C. Pria, Milano. studio dei percorsi tematici, la progettazione dell’attività di- molto diversa dalle usuali, ma anche solite Mostre Tecnologi-
Foto di: F. Bisi. dattica, la scelta delle manifestazioni integrative: proiezioni, che - e che ora illustreremo brevemente. L’allestimento della
Mostra pur essendo fondato sui materiali, sugli oggetti, sugli
exhibit, sulle nuove tecnologie, tende a superare dichiarata-
mente questi confini attraverso la collocazione di questi ogget-
ti in un “ambiente” che ne evochi la storia, l’uso, l’impatto sul-
le società del tempo, la sua influenza sulle epoche successive.
Si tende a realizzare questo obiettivo tramite l’inserimento de-
gli “oggetti” nel loro tempo, attraverso la proposizione di affi-
ches pubblicitarie, di stampe o foto dell’epoca, di manifesti, ri-
tagli di giornali. Chiaro esempio dello stile della Mostra, l’appa-
rato iconografico del presente Volume. Si noti, in particolare, il
Leit motiv del libro, costituito dalle immagini delle tempere di
Benedetta Cappa Marinetti (v. articolo A. Ferretti pp. 18-19)
nella Sintesi delle Comunicazioni del Palazzo delle Poste di Pa-
lermo, ristampate qui per cortesia di Franco Maria Ricci.
L’idea è quella di voler superare il tecnicismo, insito negli og-
getti tecnici, attraverso la comprensione dei motivi della loro
introduzione, l’ambientamento storico e culturale, la spiega-

14
zione semplice, breve, chiara delle loro caratteristiche funzio-
nali - attuata attraverso “brevi introduzioni” e le didascalie Il professor Pier Ugo Calzolari (a destra), da poco
eletto Rettore dell’Università degli Studi di Bologna
agli oggetti. Spiegazioni più particolareggiate saranno ripor- e il curatore della Mostra/Volume durante
tate per temi più difficili o insoliti. Attività didattiche specifi- l’Inaugurazione. Foto di: “La Repubblica”,
che verranno offerte o saranno a disposizione mediante gui- Bologna Cronaca, 1 settembre 2000, p. XI.
de a chi desidererà capire “di più”. La Mostra sarà arricchita
da film, filmati didattici, conferenze, seminari.
Si tenterà di superare una delle tipiche “divisioni” culturali tra
le scienze, le tecniche e la cultura generale attraverso, ap-
punto, questa contestualizzazione storica in cui si fondano in-
sieme i vari aspetti del mondo della comunicazione: dal lin-
guaggio gestuale e verbale, alle soluzioni tecniche della tele-
grafia, alla telegrafia senza fili, alla radio, alla TV, a Internet, qualche pannello, per “immagini”, brevi commenti, oggetti
sino alle nuove avveniristiche, futuribili, tecnologie attuali. Si “simbolo”. Questo vale per i riferimenti a: I. Comunicazione
cercherà di colmare questa “divisione” anche proponendo al Orale; 2. Carta e Strumenti di Scrittura; 3. Comunicazione
Visitatore temi riguardanti il linguaggio degli insetti, dei pesci, scritta; 4. Mezzi di locomozione; 5. Colombi viaggiatori; 6.
dei delfini, o addirittura, il linguaggio del passato, o la ricerca Segnalazione ottica; 7. Foto e Cinematografia. Questa Sezio-
degli “extraterrestri”. Questo, sia attraverso l’analisi di reper- ne sarà realizzata anche grazie alla Collaborazione di vari Col-
ti antichi e attraverso i messaggi che questi oggetti ci inviano, lezionisti, all’aiuto della Mostra Una Città in Piazza, e grazie al
sia attraverso le onde elettromagnetiche che giungono sulla progetto “Giano”, che costituirà un vero e proprio approfon-
Terra captate dai radiotelescopi e che decodificate ci parlano dimento dei temi brevissimamente indicati in precedenza.
di eventi lontanissimi nel tempo, e, forse, di altre Civiltà. In questa Prima Sezione di carattere introduttivo generale - e
È nell’integrazione tra queste diverse realtà che ci auguriamo che rinvia a temi che verranno approfonditi, ma anche a temi
possa risiedere il fascino della nostra Mostra. Essa parlerà per che non è possibile sviluppare - il Visitatore potrà avere una
“esempi”, abbiamo già sostenuto, infatti, che l’enciclopedia prima “immersione” nei modi del Comunicare: dalle forme
dei saperi, seppure in un settore specifico quale è quello del- verbali a quelle scritte, dalla ruota ai mezzi di locomozione
la comunicazione è, metodologicamente, impossibile. tradizionali: velocipede, bicicletta, auto; ad alcuni “mezzi”
Come esempio di queste iniziative ricordiamo, solamente, l’al- tecnici di segnalazione: quella ottica tradizionale, per esem- Un momento
dell’Inaugurazione
lestimento, a Mostra già aperta, dello spazio Baby Reality pio. A questa prima Sezione Introduttiva seguiranno le varie della Mostra.
Center e l’efficacia di una immersione tri-quadridimensionale parti o Sezioni Tematiche della Mostra: Foto di:
in uno spazio virtuale, reso quasi “reale” da elaborate e sofi- C. Porcheddu.
sticate tecniche informatiche e matematiche (v. art. F. Serafi- LA TELEGRAFIA CON I FILI, IL TELEFONO
ni, a pp. 106-107). La Seconda Sezione affronterà il tema della nascita e dello svi-
È questo clima che il Volume ha voluto riproporre in maniera luppo della Telegrafia elettrica e della Telefonia trasmesse at-
però ancor miù meditata e diffusa, più completa, anche più traverso i fili. Strumenti e apparecchi originali saranno affian-
specialistica, ma, comunque, sempre nello spirito di traspa- cati da affiches pubblicitarie, documenti, immagini d’epoca
renza didattica e culturale che ha improntato la Mostra. che ne consentiranno una contestualizzazione e ne recupere-
Resta un rammarico, quello di non aver affrontato – né nella ranno il clima dell’epoca.

p resentazioni
Mostra né nel Volume – un tema fondamentale legato alla
Comunicazione, e cioè quello della falsificazione dell’informa- LA TELEGRAFIA SENZA FILI
zione, della sua manipolazione, un tema così ampio, genera- La Terza Sezione è dedicata alla Telegrafia senza Fili e vedrà
le e diffuso in tutti i settori della vita che meriterebbe un altro documentata la nascita di questa importantissima tecnologia.
Volume – al quale peraltro stiamo lavorando da tempo – e, In questo percorso verrà messo in risalto il ruolo innovativo
forse, un’altra Mostra. avuto da Guglielmo Marconi nel contesto storico del tempo.
La Sezione sarà allestita grazie alla Collaborazione della Fon-
CONTENUTI DELLA MOSTRA dazione Marconi, del Museo di Fisica, del Museo Mille voci…
La Mostra/il Volume si prefigge di fornire una base di rifles- mille suoni, di vari Collezionisti… Così pure vale per altre suc-
sione sul Tema vastissimo delle Comunicazioni. Naturalmente, cessive Sezioni storiche.
come già indicato, è stato necessario procedere ad opportuni
tagli. Queste scelte e l’intero impianto della Mostra verranno Carosello.
presentate qui brevemente. L’impostazione generale e la scel- Celebre rubrica
ta dei materiali per la Sezione di Telecomunicazioni della Mo- della Rai-Tv.
Per circa quindici
stra è dovuta a F. Soresini, G.B. Porcheddu e allo scrivente. anni (1957-71)
l’intermezzo
L’ESPOSIZIONE STORICA pubblicitario
e, quindi,
La Prima Sezione si apre facendo riferimento a temi che NON il mezzo per
potranno essere sviluppati, ma al cui contesto si accenna con la comunicazione
commerciale ma
anche delle mode,
dei gusti, di forme
di persuasione
sintetiche
ed efficaci.

15
A. Bugini, LA RADIO E LA SUA EVOLUZIONE rà collegamenti con radioamatori di tutto il mondo. Per non
S. Camprini, Questa Sezione intende documentare l’Evoluzione della Ra- parlare del Progetto Antartide dell’ENEA che illustra le attività
Catalogo didattico
Communication, dio, non solo dal punto di vista degli sviluppi tecnologici, ma dei nostri ricercatori e le modalità di comunicazione in un con-
CNR, Roma, 2000. anche dal punto di vista del design e dell’impatto culturale. tinente non cablato: l’Atlantide, appunto.
Un ausilio didattico Le radio progettate dai Bugatti, Castiglioni, Caccia Dominio- La Mostra è stata un’occasione di confronto per i grandi temi
agli Exhibit
finlandesi di
ni ne costituiranno un esempio, ma non unica testimonian- dell’International Telecomunication Union: UMTS, cellulari
Heureka, za. Ad esse si aggiunge una bella – forse unica per la sua della quarta generazione, Broad Band…
The Finnish completezza – raccolta di radio prodotte commercialmente La crittografia: Tra tanto comunicare, nasce l’esigenza della
Science Centre.
dalle Compagnie Marconi. Una Mostra, nella Mostra, orga- riservatezza. In questa sezione, da una esposizione di “pezzi”
nizzata per merito di N. Neri e dell’AIRE (Associazione Italia- storici nasce lo spunto per parlare della segretezza della tra-
na per la Radio d’Epoca). La Sezione si chiude con una serie smissione dei dati alla quale quotidianamente ci affidiamo
di apparecchi radio a transistor, anch’essi ambientati tramite (carte di credito, Bancomat, E-mail, acquisti in rete). La sezio-
manifesti e affiches. All’intemo del percorso della radio sa- ne viene allestita grazie alla collaborazione di Istituzioni inter-
ranno allestiti spazi appositi dedicati, in modo specifico, a: nazionali (Science Museum, Deutsches Museum, Siemens
• La produzione commerciale delle società Marconi Museum, Luftwaffè Museum) e nazionali.
• Registrazione e Riproduzione dei suoni Internet: Sarà riservato uno spazio per le Comunicazioni via
• Le Radio Spie Internet. Grazie alla collaborazione con MonrifNet.
• La Crittografia Sezione Didattica a cura del Museo di Fisica, Farfare Fi-
• La Televisione sica: Modelli didattici, repliche di apparati sperimentali stori-
A queste Sezioni si aggiungeranno Magic-box (spazi appositi, ci, strumenti didattici antichi che da anni fanno parte delle at-
con vari altoparlanti e nastri per la riproduzione sonora di tività di diffusione della cultura scientifica promosse dal Mu-
“pezzi” storici dedicati all’ascolto della Radio o alla visione di seo di Fisica di Bologna e dall’Aula Didattica (SMA - Sistema
“episodi” eclatanti delle trasmissioni televisive). I momenti Museale d’Ateneo) verranno presentati al pubblico e agli stu-
p resentazioni

proposti in questo settore renderanno ancora più viva l’im- denti. L’impostazione didattica si fonda sulla base di alcuni
mersione in avvenimenti, socio politici e culturali che hanno principi di tipo interattivo e comunicativo diretto seguiti da
fatto la nostra Storia. Si prevede l’ascolto e la proiezione di anni dal Museo ed esemplificati da alcune mostre e Settima-
spot pubblicitari intesi, esclusivamente, quali mezzi espressivi ne della Cultura Scientifica quali: “Farfarefisica”, “Vedo, pre-
di “comunicazione”. vedo… stravedo”, “Riflettere per osservare”,… Si veda il vo-
lumetto Farfare Fisica, appositamente realizzato (Farfare fisi-
HEUREKA THE FINNISH SCIENCE CENTRE ca, Attività didattica al Museo di Fisica di Bologna, a cura di
La sezione Finlandese costituirà il “cuore” della Mostra e avrà G. Dragoni, Museo di Fisica, Dipartimento di Fisica - Sistema
forte impatto didattico. Per gli specifici exhibit finlandesi si rin- Museale d’Ateneo, Università Bologna, Ufficio del Presidente,
via al volumetto didattico appositamente realizzato per que- CNR, Roma, 2000.
sta occasione (A. Bugini, S. Camprini, Catalogo didattico Conferenze: Si stanno organizzando Conferenze che preve-
Communication, Ufficio del Presidente, CNR, Roma, 2000). dono la presenza di personalità del mondo universitario, del-
la ricerca e, in generale, della comunicazione.
ALTRI MODI E MONDI DELLA COMUNICAZIONE Seminari: Si prevede l’organizzazione di Seminari tecnici te-
Una ampia Sezione sarà dedicata alle ricerche nel mondo del- nuti da: F. Soresini, F. Sinagra, F. Cremona ed altri.
la comunicazione degli animali (insetti, pesci, delfini…) e al- Filmati: In Collaborazione con la RAI TV e la Cineteca Comu-
l’individuazione di possibili Extraterrestri. Si vedano le Colla- nale di Bologna si sta organizzando una proiezione di filmati
borazioni di Celli, Cortesi, Montebugnoli, Della Valle… inerenti la tematica generale del comunicare.
La “voce” dal passato: La Ricerca nel campo del Restauro:
Garagnani, Casali, Russo… Sia alla realizzazione della
Le ricerche più avanzate: L’evoluzione tecnologica, attual- Mostra, sia a quella del Vo-
mente in fase di grande sviluppo, è documentata dalla pre- lume hanno partecipato nu-
senza di tutti i più grandi Enti di Ricerca e da Aziende più al- merose Istituzioni, Enti, Ri-
l’avanguardia nel settore: INFN, CNR, ENEA, UNIVERSITA’ tra cercatori che si ringraziano
cui in primis l’Università degli Studi di Bologna, CINECA,… sentitamente. Per una loro
ITALTEL, DATALOGIC, l’ARI (Associazione Radioamatori Italia- dettagliata elencazione si
ni) ha partecipato allestendo una stazione radio che effettue- veda (a p. 6) il Colophon.

Farfare fisica, Attività didattica al Museo di


Fisica di Bologna, a cura di G. Dragoni,
uno strumento didattico realizzato per i
visitatori della Mostra e del Museo di Fisica.

16
L. Trebbi

il veliero, ovvero le linee espositive


della mostra

Palazzo Re Enzo,
Bologna.
Salone del Trecento.
Veduta d’insieme
della sezione storica
della Mostra.
Foto di: F. Bisi.

Un immenso veliero che naviga sulle onde del tempo, solcan- Il viaggio continua nel Salone del Podestà che ospita tutti gli
do gli oceani del passato, del presente e del futuro. Questo, elementi temporali della storia della comunicazione: dalla Fon-
in sostanza, il filo conduttore dell’allestimento di Communi- dazione Marconi (il passato) al Punto della Didattica, Farfare Fi-
cation, un Leitmotiv che percorre, con elementi diversi, tutte sica, per una sperimentazione dal vivo (il presente), ai 26 exhi-
le sezioni di cui è composta la mostra. bit dalla Finlandia (il futuro). Sull’onda della metafora della na-
Il grande vascello salpa dal Salone del Trecento di Palazzo Re vigazione, le salette adiacenti si ergono a scialuppe e svelano i
Enzo dove, su grandi “barcacce” che rievocano le imbarca- segreti di forme di comunicazione diverse e inedite, tratte dal
zioni più primitive della storia della navigazione dell’uomo, mondo della flora e della fauna, che completano il ciclo della
trovano posto alcuni degli esemplari più significativi degli vita, ricongiungendo l’uomo al mondo che lo circonda e for-
esordi della comunicazione. nendogli ulteriori elementi di studio e di meraviglia.
Le barcacce navigano nella notte del passato, e “trasporta-
no”, in armonia dimensionale, i vari oggetti esposti, sottoli-
neando l’incedere lento delle invenzioni che hanno rivoluzio-
nato il mondo, dalla telegrafia alla radio ai telefoni. Al centro,
quasi come un faro, l’emblema della comunicazione: antenne
a quadro, digradanti nell’altezza e nel diametro, spiegano agli
occhi dell’uomo il percorso delle onde elettromagnetiche.
Lasciando il passato e approdando nel presente nel Salone del
Seicento, la barcaccia si trasforma in un grande veliero, e tra
le sue vele schiude i segreti dei risultati di cui è ricco il nostro
tempo. Disposte attorno ad una sorta di corte, che funge da
ponte della nave, le nuove tecnologie guardano al futuro, gio-
cando sulla trasparenza come simbolo della continuità tra i
p resentazioni

due estremi, ieri e domani. Qui sono gli spazi degli enti che
hanno firmato e firmano il progresso odierno, i computer di-
mostrativi dell’immensità delle applicazioni che l’evoluzione
tecnologica e scientifica ha consentito.

17
A. Ferretti

B. Cappa, Sintesi delle Comunicazioni


telegrafiche e telefoniche (a sinistra) e
radiofoniche (a destra). Per cortesia di: FMR.

la comunicazione nella pittura


p resentazioni

di benedetta cappa
nel palazzo delle poste a palermo
Tra le avanguardie artistiche del Novecento, il Futurismo è Brasile, nel Nord Africa, Egitto, Algeria, la trasvolata sugli Ap-
certamente quella che più ha espresso e rappresentato nei te- pennini e sull’Italia, il viaggio transoceanico in transatlantico
mi proposti, nei materiali, nelle tecniche usate la nuova realtà dai quali trarrà esperienza diretta per molte immagini dei suoi
fornita dai moderni mezzi di comunicazione. quadri.
In una continua ricerca di fusione tra le arti e le nuove con- Vicina alla pittura del maestro, in particolare per la scelta com-
quiste scientifiche, nell’attuazione concreta dell’idea di totali- positiva, e a volte anche alle esperienze astratte e surrealiste
tà dell’arte, l’artista futurista vuole rappresentare una delle per sintesi e ricerca psicologica, aderisce dal manifesto del-
caratteristiche della società moderna: il movimento, da quel- l’aeropittura (1929) a questa nuova corrente del Futurismo,
lo più tradizionale del cavallo in Boccioni, a quello tecnico- caratterizzando sulla base di questa impostazione la sua pro-
meccanico del particolare della ruota della locomotiva e del duzione artistica successiva, in particolare i cinque pannelli di-
treno in Balla, agli effetti delle onde alzate dal motoscafo in pinti da Benedetta nel 1934 sul tema delle comunicazioni per
uno dei quadri di Benedetta Cappa (1897-1977). la sala delle riunioni nel Palazzo delle Poste di Palermo.
A differenza del pittore barocco che dalla terra ha gli occhi L’architetto bolognese Angiolo Mazzoni, dirigente dell’Ufficio
puntati in un cielo immaginario dove su vortici di nubi si af- Tecnico delle Poste e Telegrafi e delle Ferrovie, ci fornisce in
facciano e agiscono figure religiose di santi e di angeli, il pit- questo edificio, alto ventiquattro metri e articolato su quattro
tore futurista dall’alto del cielo, su un veloce aeroplano, vin- piani, un tipico esempio di architettura pubblica del regime
cendo quasi la legge di gravità, ha gli occhi puntati sulla ter- fascista.
ra e così ci rappresenta il paesaggio: terra, mare, e aria in uno Riscontriamo lo stile nella ripresa di elementi classicistici come
spazio cosmico, dove macrocosmo e microcosmo coesistono la monumentalità del colonnato d’ingresso e dello scalone e
fondendosi armonicamente in un tutt’uno, come il piccolo vil- nelle linee architettoniche, così pure nella profusione dei rive-
laggio e l’immensità del mare e del cielo nell’aeropittura di stimenti murari in marmi policromi, grigi e viola all’esterno,
Benedetta Cappa Marinetti. La pittrice, scenografa, ceramista più vivaci all’interno, dove coesistono armonicamente molti
e scrittrice (Le forze umane,1924 – Viaggio di Gararà, 1931 – materiali diversi. Si nota in modo molto evidente questa fu-
Astra e il sottomarino, 1935) sposa nel 1923 Filippo Tomma- sione di elementi cromatici e materici nelle pareti e negli arre-
so Marinetti, conosciuto a Roma nello studio del pittore Gia- di della Sala riunioni al terzo piano dell’edificio dove spiccano,
como Balla di cui era giovane allieva. come finestre aperte sugli infiniti spazi del mondo moderno,
Partecipe e protagonista delle attività del movimento futuri- i 5 pannelli a tempera ed encausto di Benedetta. Le pareti, il
sta, compie numerosi viaggi in Italia e all’estero, in Argentina, lungo tavolo al centro della stanza, i sedili in muratura rivesti-

B. Cappa,
Sintesi delle
Comunicazioni
marittime. Per
cortesia di: FMR.

B. Cappa, Sintesi delle Comunicazioni aeree.


Per cortesia di: FMR.

18
Sala Riunioni del
Palazzo delle Poste
di Palermo. Per
cortesia di: FMR.

ti in marmo rosso fiorito e libeccio di Trapani, le sedie in rame luminoso che le sta accanto, alla forte spinta ascensionale su- B. Cappa, Sintesi
delle Comunicazioni
e marocchino rosso, spiccano sul pavimento a mosaico di pic- scitata dall’immagine. telegrafiche e
cole tessere blu. Nella magia del luogo sembra quasi concre- La stessa funzione, nelle comunicazioni telegrafiche e telefo- telefoniche.
tizzarsi il tema espresso dai grandi pannelli abbinati nella scel- niche, ha il traliccio-antenna inclinato, vera e propria diago- Per cortesia di: FMR.
ta cromatica dei materiali, dei rivestimenti e degli arredi nella nale del quadro immerso in una dimensione cosmico-plane-
stessa architettura della stanza. taria.
Le comunicazioni aeree nella luce luminosa del sole nel cielo E’ però nella sintesi delle comunicazioni radiofoniche dove la
si identificano facilmente con il giallo del soffitto, così le co- ricerca della pittrice, più vicina alla pittura di Prampolini e di
municazioni marittime con il colore azzurro del pavimento, Fillia, diventa pura astrazione simbolica nel gioco formale e di-
quelle terrestri con il rosso dei marmi e le comunicazioni ra- namico degli elementi che costituiscono lo strumento tecnico.
diofoniche e telegrafiche con gli elementi di rame usati negli “Noi canteremo… i ponti simili a ginnasti giganti che scaval-
arredi. cano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i pi-
Nella sintesi delle comunicazioni terrestri, gli alti piloni del via- roscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte,… e il volo scivo-
dotto in primo piano sono linee-forza che collegano la terra e lante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una
il cielo in uno spazio luminoso e rosato. Lo spazio aperto, in- bandiera…”
finito si contrappone al lungo tunnel scavato nella profondità F.T. Marinetti, Fondazione e manifesto del Futurismo 20 feb-
della montagna. braio 1909, Le Figaro, Parigi.
Qui troviamo una costante della pittura di Benedetta: la figu-
ra umana non compare, ma dell’uomo si “sente” la presenza BIBLIOGRAFIA
come invisibile osservatore sospeso nel cielo o tra le onde del G. Bernabei - G. Gresleri - S. Zagnoni, Bologna Moderna
p resentazioni

mare, quasi travolto dall’incombente massa del gigantesco 1860-1980, Patron, Bologna, 1984
transatlantico nelle comunicazioni marittime, ed evidente è AA.VV., Futurismo & Futurismi, a cura di P. Hulten, Bompiani,
l’importanza data all’opera dell’uomo e ai nuovi moderni Milano, 1986
mezzi tecnologici da lui creati. M. de Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Fel-
Come le veloci ali dell’aeroplano tagliano l’aria e il cielo, così trinelli, Milano, 1988
nelle comunicazioni terrestri la terra è perforata dal tunnel gri- AA.VV., Benedetta, fughe e ritorni, presenze futuristiche in Si-
gio, le verdi colline in alto a destra sono trasformate in ripidi cilia, Electa, Napoli, 1998
dirupi dal taglio di una tortuosa, segmentata, astratta strada F.M.R., Le poste del Duce, Giugno-Luglio 1999, n°134, pp.
bianca che contribuisce, compositivamente, insieme al raggio 69-104

19
B. Cappa,
Sintesi delle
Comunicazioni
marittime,
Palazzo delle
Poste,
Palermo.
Per cortesia
di: FMR.

20
e voluzione
delle c omunicazioni:
la s toria

22 Dai viaggiatori ai cronisti e ai turisti — L. Andalò

24 Il nascere e lo svilupparsi della comunicazione scritta — P. Bellettini

26 La Bologna curiosa di G.C. Croce — R. Campioni

28 La “chiave del mondo” e la sua ombra — G. D’Amia

30 Onde radio nello spazio — F. Soresini

44 Guglielmo Marconi (1874-1937) — B. Valotti

46 Le vie della comunicazione elettrica. Dal telefono


alla radio — G.B. Porcheddu

64 Claude Shannon e la teoria dell’informazione — T. Numerico

69 Heureka, il Science Centre finlandese e i “nuovi” centri di diffusione


della cultura scientifica e tecnologica — A. Bugini, S. Camprini

21
L. Andalò

dai viaggiatori ai cronisti e ai turisti

Dietro ai viaggi c’è sempre stato il fascino del mondo, ed una Contemporaneamente, i cronisti locali, cioè i raccoglitori del-
curiosità insaziabile di conoscere e di capire per comunicare. le vicende delle loro città e quindi i testimoni più attenti dei
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

Fin dalle lontananze dei tempi c’è stato chi ha avuto il corag- loro tempi, erano persone che non scrivevano per sé stessi,
gio di solcare i mari o di varcare le barriere delle montagne, di ma, attraverso un rapporto con la gente, avevano per obietti-
affrontare terribili durezze e fatiche oggi impensabili: e ciò vo la comunicazione.
che per questi era allora un viaggio materiale, per gli abitanti Per secoli quei cronisti hanno registrato, interpretato e diffu-
delle città e delle campagne diventava poi informazione. so piccole e grandi notizie, e, assai spesso, non soltanto quel-
Se si ricordano quei protagonisti non è per provare il sapore le della loro città, ma anche le notizie esterne che raccoglie-
storico del passato, ma perché le loro conoscenze sono state vano dai viaggiatori, dai pellegrini, dai commercianti, dagli
alla base di forme primordiali di comunicazione. Anzi, talvol- uomini d’arme.
ta, le esperienze che ci hanno tramandato fanno parte del- Un esempio di duplice valenza di cronisti e comunicatori la si
l’immaginario metropolitano di oggi. può trovare nel caso di due autori forlivesi del secolo XV: Leo-
I viaggiatori, i pellegrini, sentivano come propria casa uno ne Cobelli e Andrea Bernardi, detto Novacula.
spazio fisico che geograficamente andava al di là dell’Euro- In tali scritti c’erano soprattutto gli eventi di Forlì al centro del
pa; cosicché superavano i confini degli Stati per conoscere e mondo, però c’era anche una apertura nel registrare e nel tra-
poi divulgare abitudini di popoli diversi, lingue, usi, informa- smettere le notizie che provenivano dall’esterno.
zioni sugli Stati e sull’organizzazione del potere politico, reli- Nonostante che il Cobelli ed il Novacula dovessero tener con-
gioni, ecc. to di un potere violento, si può dire che in loro più che una

Acquaforte di
G.M. Mitelli, 1692.

22
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria
vocazione per una attività diaristica c’era la tendenza per una
esposizione giornalistica (il Cobelli si distingue anche sotto il
profilo culturale con citazioni persino dalla Divina Commedia).
Poi, attraverso i secoli ci fu l’evolversi dei profili dei viaggiato-
ri; la comodità dei viaggi e lo sviluppo della tecnica della stam-
pa rimpicciolirono il ruolo dei cronisti nell’ambito della comu-
nicazione.
Nell’epoca dei Grand Tour, ovvero dei turisti ante litteram del
Seicento e Settecento, le persone vennero messe in corri-
spondenza, le une con le altre, specialmente attraverso i re-
soconti dei viaggi.
Oggi, siamo giunti alle alte velocità, alle curiosità postmoder-
ne che offrono spostamenti che fanno cambiare gli aspetti
delle immagini e delle emozioni: siamo al gran-turismo di
massa.
È pur vero che esiste ancora la comunicazione parlata o per
immagini casalinghe tra turisti ed amici, ma ci sono, soprat-
tutto, la vivezza e la immediatezza dei filmati e dei documen-
tari televisivi e degli altri mezzi della comunicazione moderna:
una informazione assai spesso effimera.

Acquaforte di G.M. Mitelli, 1690.

23
P. Bellettini

il nascere e lo svilupparsi
della comunicazione scritta

Affrontare il tema della comunicazione scritta nei secoli pas- mostruose, fatti criminali inauditi, terremoti, miracoli) e che
sati significa normalmente focalizzare l’attenzione sul suo cominciarono ad essere stampati fin dalla prima metà del XVI
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

strumento principe, il libro, ignorando i canali alternativi, secolo, gli avvisi periodici (quelli che noi siamo abituati a chia-
spesso ingiustamente considerati ‘minori’, che hanno costitui- mare gazzette) ebbero una loro versione a stampa in Italia so-
to per secoli il mezzo fondamentale di informazione per la lo a partire dalla fine degli anni Trenta del Seicento.
maggior parte della popolazione e che meritano di essere Gli avvisi settimanali a stampa presero il posto – anche se non
analizzati con maggiore attenzione. integralmente – degli avvisi periodici manoscritti pubblici; ri-
Fra le principali tipologie di documenti informativi prodotti in mase comunque, ancora per gran parte del Settecento, un
Età Moderna si possono ricordare: abbondante spazio per la sopravvivenza di avvisi periodici ma-
• i bandi, attraverso i quali veniva assicurata la comunicazio- noscritti segreti, che riportavano per un pubblico elitario e cir-
ne ufficiale del ‘palazzo’ rivolta ai sudditi; coscritto di addetti ai lavori (Segreterie di Stato, diplomatici,
• le filastrocche e le operine della tradizione popolare, il cui cardinali, alta nobiltà) le notizie più riservate e piccanti, noti-
interprete più efficace fu Giulio Cesare Croce (v. p. 26); zie che non era prudente pubblicare e che comunque difficil-
• gli avvisi e le gazzette, che rappresentano i primordi della mente avrebbero potuto superare la revisione censoria e i
comunicazione ‘giornalistica’. controlli a cui le gazzette a stampa erano soggette.
Verso la metà del Cinquecento si afferma, soprattutto a Ve- Un accenno ai redattori di avvisi è in una singolare opera di Giu-
nezia e a Roma, una nuova modalità di comunicazione degli lio Cesare Croce, Il giocondo, et florido convito fatto nelle son-
avvenimenti politico-militari di attualità. Ai tradizionali dispac- tuose nozze del Raffano, et della Rapa. Elencando coloro che
ci e alle relazioni degli ambasciatori vengono ad affiancarsi danno ospitalità alla figlia del Raffano e della Rapa, la Carota,
lettere di avvisi con una periodicità strettamente correlata ad coloro quindi che – nel tono ironico e ammiccante del compo-
un servizio postale ormai sempre più efficiente e collaudato. nimento – sono abituati “a piantar gran carrote tutto l’anno”
Esternamente simili a delle semplici lettere, gli avvisi riporta- (cioè ad ingannare il prossimo), Croce pone “Quei che scrivono
vano, spesso a cadenza bisettimanale, in uno stile scarno e in avisi molto grata hanno costei [la Carota], e gli fan gran carez-
genere alieno da commenti, le notizie pervenute dai principa- ze” (come a dire, sono abituati a buggerare chi si fida di loro).
li centri italiani ed europei. A differenza degli avvisi monogra- Che l’attività di redattore di avvisi fosse considerata poco ono-
fici, che informavano, senza alcuna specifica periodicità, su revole e spesso affine a quella delle spie e dei diffamatori è del
singoli e rilevanti episodi (battaglie, trattati di pace, nascite resto confermato da più parti. Già nel 1572 un papa bolo-
gnese, Gregorio XIII, riprendendo e specificando alcuni prov-
vedimenti dei suoi predecessori, emanava una bolla in cui
stigmatizzava l’attività dei menanti, equiparandoli agli scritto-
ri di “libelli famosi” (cioè infamanti, denigratori e lesivi dell’o-
nore delle persone).

Uno strillone con notizie di guerra, in una


incisione di G.M. Mitelli datata 1684.

24
«È tanta l’infelicità delle cose umane, che non solo i vizi vec-
chi contrastano con pertinacia alla solerzia dei legislatori, ed
anche repressi con pene severe rinascono, ma addirittura di
giorno in giorno ne sopravvengono altri nuovi, sconosciuti ai
secoli passati. Talché a noi, per obbligo ingiuntoci da Dio, toc-
ca di operare nel migliore dei modi per reprimerli fin dal loro
principio, prima che attecchiscano, e per troncarli, per quan-
to possiamo, dalle radici. Essendo pertanto, non molto tempo
fa, emersa una nuova setta di uomini morbosamente curiosi,
i quali propongono, accettano e scrivono ogni cosa riguar-
dante i pubblici o privati affari che venga loro a conoscenza, battito vivacissimo che doveva inevitabilmente trovare il suo
o che per loro libidine inventino, sì del paese come di fuori, sbocco nel lavoro dei torchi tipografici.
mescolando senza alcun ritegno il falso, il vero e lo incerto; in All’inizio del 1796, prima dell’arrivo delle truppe francesi, a
modo tale che di questo si è già istituita un’arte nuova; e la Bologna veniva pubblicato un solo periodico, il bisettimanale
maggior parte di loro, anche per un compenso vile, fatti certi “Gazzetta di Bologna”, che vantava una storia di oltre un se-
piccoli commentari con queste notizie raccolte da vani rumo- colo e mezzo, potendo risalire senza interruzioni fino al 1642.
ri del volgo, senza il nome di chi li scrisse, di qua e di là li spe- Poco più di un anno dopo, nel luglio 1797, a Bologna veniva-
discono, ed anche come mandati prima da Roma in diversi no pubblicati contemporaneamente cinque periodici, e cioè
luoghi, di poi li vendono come ritornati da altri luoghi in Ro- due bisettimanali (la “Gazzetta di Bologna” e “L’Osservatore

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


ma; e non solo si fanno lecito di occuparsi delle cose avvenu- politico”), due trisettimanali (“Il Monitore bolognese” e
te, ma anche di quelle che debbono avvenire presagiscono “L’Abbreviatore degli atti della repubblica italiana e delle no-
stoltamente […]» velle politiche degli altri popoli”) e un quadrisettimanale (“Il
Ma il lavoro degli ‘scrittori’ di avvisi era ormai troppo fun- Democratico imparziale o sia Giornale di Bologna”).
zionale alla diffusione delle notizie, indispensabile per le bu- Nel breve volgere di pochi mesi si era passati dal monopolio
rocrazie e gli apparati diplomatici, necessario al dispiegarsi di fatto dell’informazione di attualità detenuto dalla vecchia
dell’azione politica per essere bloccato da una bolla pontifi- “Gazzetta di Bologna” ad una situazione in cui l’offerta di in-
cia. La prima gazzetta a stampa bolognese (era un settima- formazione era estremamente differenziata, con toni spesso
nale) comparve nel 1642; mentre il primo quotidiano bolo- militanti e battaglieri.
gnese è del 1797. Nell’ottobre 1797 nacque poi “Il Quotidiano bolognese ossia
Come è risaputo, con l’arrivo delle truppe rivoluzionarie fran- raccolta di notizie secrete”, il primo foglio quotidiano bolo-
cesi si assistette un po’ ovunque in Italia ad un’esplosione di gnese, che proseguì fino al 21 settembre 1798 (ultimo giorno
stampati, opuscoli, pamphlet, periodici di ogni tipo, come dell’anno VI della Repubblica Francese), quando dovette ces-
non si era mai sperimentato prima. Una situazione geo-politi- sare la sua attività per la troppo esosa tassa del bollo. Nel me-
ca e militare in velocissimo movimento, il continuo susseguir- desimo giorno cessava anche l’altro quotidiano bolognese nel
si di novità clamorose ed epocali, l’effervescenza con cui fu frattempo nato, e cioè il “Giornale de’ patrioti del diparti-
accolta la libertà di espressione e di stampa, la fine di una ata- mento del Reno della Repubblica Cisalpina” (era nato il 1 giu-
vica costrizione all’autocensura preventiva innescarono un di- gno 1798, meno di quattro mesi prima).

La comunicazione giornalistica era


legata al servizio postale
(incisione di G.M. Mitelli del 1685).

25
R. Campioni

la bologna curiosa
di giulio cesare croce

Nel corso del Cinquecento Bologna fu teatro di rilevanti av- che giungevano in città da varie parti e che erano recepite dai
venimenti politici, basti citare l’incoronazione di Carlo V da più con una certa credulità, è evidenziato anche nei titoli.
parte di papa Clemente VII, avvenuta il 24 febbraio 1530 nel- Con gli Avvisi burleschi, venuti da diverse parti del Mondo, co-
la chiesa di San Petronio cui assistettero i potenti di tutta Eu- se notabilissime, e degne da essere intese il Croce fa il verso al-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

ropa, come attesta la celebre Cavalcata (da San Petronio alla le notizie di avvenimenti politico-militari che pervenivano ma-
chiesa di San Domenico) incisa da Nikolaus Hogenberg, mira- noscritte su fogli portati dai corrieri, con brani di questo tenore:
bile per la ricchezza dei sontuosi costumi e per la precisione Sono giunti gli avvisi come le Mosche si ritireranno per tut-
degli elementi informativi. In età rinascimentale e barocca la ta questa vernata ai Bagni di Lucca e che un gran numero
città rappresentava un crocevia strategico non solo dal punto di frittelle si son messe in punto per andare a campare sul-
di vista politico, come seconda città dello Stato pontificio, ma la riva dell’Olio, per pigliare la tenuta del Pesce fritto …
anche culturale – in virtù del più antico Studio d’Europa, che
ebbe sede nel prestigioso palazzo dell’Archiginnasio allora Con gli Avvisi venuti di quà, di là, di sù e di giù da diverse par-
espressamente costruito – ed economico, coi rinomati pro- ti del Mondo, dove dà ragguaglio delle cose più maravigliose,
dotti della seta e della canapa. che siano successe dall’Anno, che voi sapete, sino al presen-
Non sorprende che in un centro di così intense e articolate re- te. Portati da Bargalisse corriero del Prencipe Cacapensieri,
lazioni vi fosse un forte interesse e consumo di notizie, testi- che è venuto questa notte, ed è smontato alla Fontana di
moniato dall’ampia circolazione di lettere, resoconti e avvisi di Marforio il cantimbanco fa il verso a un altro genere di noti-
ogni genere. La curiosità e la voracità dei “novellisti” (Giu- zie che erano diffuse attraverso avvisi a stampa, sovente mo-
seppe Maria Mitelli li ritrarrà poi mirabilmente in ascolto di un nografici, e che riguardavano eventi prodigiosi, come la na-
lettore ad alta voce di avvisi o in attesa frenetica del corriere scita o l’apparizione di mostri, o avvenimenti calamitosi, qua-
recante le notizie di carattere politico-militare dalle maggiori li incendi, inondazioni e terremoti. Il “dir burlesco” si esplica
città europee) non potevano lasciare indifferente lo sguardo in questo caso nella descrizione di un fenomeno ordinario
di un acuto osservatore della vita quotidiana bolognese come presentato come eccezionale, per il solo fatto di darne noti-
il cantastorie Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto zia: “In Modena, allì 11 del detto [Marzo], venne una nebbia
Acquaforte
di G.M. Mitelli, 1550 – Bologna 1609). tanto fosca che gli orbi non si vedevano l’un l’altro, ancora
circa 1679. L’intento mimetico-giocoso delle operette, dedicate alle notizie che si toccassero insieme”.

26
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria
duzione di serie volta a realizzare velocemente libretti e ven-
tarole di largo consumo e a poco prezzo. Sui diversi fronte-
spizi delle centinaia di opuscoli – prodotti in gran parte nel-
l’officina di Bartolomeo Cochi e dei suoi successori attivi in
Bologna in vicolo San Damiano, all’insegna del Pozzo rosso –
è quasi sempre presente una vignetta silografica che allude al
Gli avvisi stampati rientravano nel genere delle cosiddette contenuto del libretto. Sul frontespizio della Canzone nova, e
“stampe popolari”, che erano distribuite dai venditori ambu- ridicolosa in lode de’ sughi (Bologna, Bartolomeo Cochi,
lanti a poco prezzo nei mercati e nelle strade, e in gran parte 1610) al posto della silografia figura un’ottava dedicata ai let-
erano rivolte alle stesse fasce di pubblico per le quali erano tori con un pressante invito ad acquistare la canzone:
scritte molte composizioni crocesche. La fortuna degli Avvisi Voi, che vi dilettate di mangiare
burleschi del Croce può forse essere spiegata anche come un De’ sughi à tira corpo, e pien budello,
bisogno di alcuni gruppi di lettori e/o ascoltatori di sorridere Quest’operetta venite à comperare
delle proprie debolezze e sdrammatizzare eventi straordinari Dal vostro suiscerato Darinello,
che potevano ingenerare paure e incubi. Che impararete come s’han da fare,
D’altronde il cantimbanco sapeva come conquistare i poten- E di comporli vi darà il modello;
ziali acquirenti e la prima attività promozionale per la vendita Non vogliate restar per cosa alcuna,
dei suoi opuscoli è svolta direttamente accompagnando con Che per quattro quattrin n’haurete una.
la lira la recita o il canto dei suoi componimenti poetici nei
luoghi di maggiore affluenza di pubblico. Anche da questi brevi cenni si coglie come la “cornucopia let-
L’abilità del Croce nel pubblicizzare le proprie creazioni lette- teraria” di Giulio Cesare Croce costituisca una riserva preziosa
rarie è inoltre testimoniata dalla citazione di suoi titoli nel te- cui attingere per abbozzare un vivace ritratto della Bologna di
sto di opere successive; ad esempio, nelle Lodi delle pullite et età controriformistica con particolare riguardo al tema della co-
leggiadre caldirane, ricorda tra le arie cantate dalle filatrici di municazione nella vita quotidiana. Si tratta dell’obiettivo per-
seta proprio alcune sue canzoni. seguito con la mostra “Una città in piazza” che è stata visitata Acquaforte
Si può infine rimarcare una discreta strategia comunicativa sul (Bologna, estate 2000) da varie migliaia di visitatori non solo di G.M. Mitelli,
piano tipografico–editoriale, seppure nell’ambito di una pro- italiani. circa 1680.

27
G. D’Amia

la “chiave del mondo”


e la sua ombra

1.

2.

UN PERCORSO PER IMMAGINI ATTRAVERSO LA STORIA modello di ricevitore in versione da tavolo o consolle, per non
DEL RICEVITORE CIVILE dire di quelle che lo propongono, a scelta, con veste “classi-
Per l’innata facoltà di parola, che finisce col farne quasi una ca” o “moderna”. Non sono rari, a questo proposito, i casi in
presenza animata, la radio è una delle invenzioni che hanno cui il disegno esteriore del ricevitore si piega alle mode stilisti-
maggiormente contribuito a mutare la vita quotidiana nel XX che che si sono avvicendate nel corso del Novecento, dal li-
secolo. E la storia della sua evoluzione formale è uno dei ca- berty all’art déco, dallo “stile Bauhaus” alle tendenze aerodi-
pitoli più avvincenti dell’affascinante epopea del design. Nel namiche degli anni Cinquanta. Talvolta invece il disegno del-
corso di un secolo, in linea con gli adattamenti tecnici e con l’apparecchio è un vero e proprio “pezzo d’autore” affidato
lo sviluppo di nuovi processi produttivi, il radioricevitore di uso alla matita di un celebre designer. Ricordiamo in questo sen-
civile si è infatti adattato ai mutamenti di gusto e ai nuovi ri- so – ma gli esempi potrebbero essere più numerosi – la colla-
tuali di una società in piena trasformazione, cercando di asse- borazione di Carlo Bugatti con la Gaumont, quella di Piero
3. condare le aspettative innescate da una campagna pubblici- Bottoni con la CGE, quella degli architetti Figini e Pollini con
taria tra le più ricche di suggestioni. La voce del padrone, o ancora l’attività, a tutti nota, di Achil-
Se gli apparecchi della fase sperimentale mantengono il loro le Castiglioni e di Marco Zanuso per la Brion Vega.
carattere prettamente tecnico – con gli elementi circuitali Se l’aspetto esteriore risulta essenziale al successo commer-
montati a giorno su di un semplice supporto ligneo – l’allar- ciale di un ricevitore, non si può non tener conto del ruolo
gamento dell’utenza e la diffusione della radio nel panorama fondamentale che vi gioca una ben mirata campagna promo-
domestico portano con sè una crescente attenzione per l’a- zionale. A cominciare dai primi anni Venti assistiamo infatti al-
spetto formale del ricevitore. Mentre la tendenza ad accorpa- la nascita di una cartellonistica specializzata firmata, in qual-
re in un unico contenitore gli elementi funzionali prima di- che caso, da “persuasori occulti” di indubbia fama.
stinti (antenna, altoparlante, alimentatore) induce l’apparec- La scelta operata nel messaggio pubblicitario contribuisce al-
chio a mimetizzarsi con l’ambiente, assumendo le forme di un la popolarità di un apparecchio radio, mentre ne sottolinea la
mobile “in stile”. La radio è in questo modo “acquattata in un semplicità d’uso, la facilità di trasporto o la fedeltà di ripro-
canterano rinascimento, in un credenzone gotico, in un comò duzione sonora. Accanto al manifesto-oggetto (in tedesco
Queen Anne o in una libreria Tudor” – come lamenta la rivi- Sachplakat) che esalta le caratteristiche tecniche e formali del
4. sta ”Domus” nel 1933 – e molte ditte forniscono uno stesso ricevitore, assistiamo infatti a una proliferazione di possibili

5.

6. 7.

28
10.

8. 9.

ambientazioni che spaziano dal pic-nic alla crociera, dal safa- Inutile dire che lo scenario di queste ambientazioni è spesso
ri agli sport invernali, per concludersi con un intero campio- quello di una sontuosa dimora aristocratica. Almeno per tut-
nario riservato all’ascolto domestico. Presentata come il nuo- ta la prima metà del secolo la “chiave del mondo” – come vie-
vo focolare della vita familiare, la radio diviene il fulcro dei ri- ne chiamata la radio in più di una locandina pubblicitaria – è
cevimenti danzanti e delle serate con gli amici, allieta l’ora del infatti uno status symbol prima ancora che un mass-media.
tè ed intrattiene i bambini con le favole della buonanotte.

11. 12.

NOTA GENERALE: I manifesti e le cartoline pubblicitarie originali qui


riprodotte sono stati cortesemente offerti da un Collezionista privato
che si ringrazia.

DIDASCALIE ALLE FOTO 6. Radioricevitore supereterodina RCA per il modello Radiola 17, fine
Radiola a 5 valvole. Pregevole lo anni Venti. Manifesto pubblicitario.
1. Le voci dalla foresta, in una
stile. Per cortesia di: R. Gianni,
suggestiva immagine dei ricevitori 11. Radioricevitore Excelsior 55
Vimercate, Milano. Foto di: F. Bisi.
SITI databile ai primi anni Venti. della Sonora, 1955. È un modello
Manifesto pubblicitario. 7. Anche l’aspetto esteriore della in metallo, bachelite e plastiche
2. Uno dei primi modelli di radio- radio e, soprattutto, del suo policrome con un design fiammato
sveglia (come si evince anche dalla altoparlante, può farsi strumento tipicamente anni Cinquanta. Per
visibilità dell’orologio nel frontale) di propaganda, come in questo cortesia di: R. Gianni, Vimercate,
realizzato in bachelite dalla Philips, ricevitore tedesco della seconda Milano. Foto di: F. Bisi.
1953. Per cortesia di R. Gianni, metà degli anni Trenta. Per
cortesia di: N. Rodriguez, Milano. 12. Radioricevitore Microwatt 9450
Vimercate, Milano. Foto di: Studio
Foto di: F. Bisi. della Philips del 1949. I bordi in
Fotografico G. Cigolini, Milano.
cristallo producono, ad apparecchio
3. “La combinazione ideale”: un 8. Bella immagine di Mario Gros acceso, un effetto di luminescenza.
altoparlante e un ricevitore Philips per il “Giugno radiofonico” del Per cortesia di: R. Ajelli, Milano.
in una locandina di fine anni Venti. 1937. Manifesto pubblicitario. Foto di: G. Cigolini.
Manifesto pubblicitario. 9. Locandina della Philips. La 13. Radio ricevitore della Emerson
4. Locandina pubblicitaria per cuffia diffusione dei radioricevitori civili di gusto tipicamente americano,
di ascolto della Telefunken, 1925 contribuisce alla moda della realizzato in bachelite. È il classico
ca. Manifesto pubblicitario. home-dance, 1930 ca.
modello soprammobile (midget)
Manifesto pubblicitario.
5. Cartolina pubblicitaria dei prodotto dal 1935. Per cortesia di:
10. La radio al centro del focolare R. Gianni, Vimercate, Milano. Foto 13.
modelli Musagete, famosi ricevitori
della Radiomarelli. 1932 ca. domestico, in una locandina della di: G. Cigolini.

29
F. Soresini

onde radio nello spazio


PREMESSA te del manico. A questo punto, toccando con un dito questa
Questo breve excursus sulla nascita e lo sviluppo delle radio- superficie superiore del disco di ottone, si finiva con lo scari-
comunicazioni si riferisce soprattutto al primo cinquantennio carlo facendo disperdere a terra, attraverso il corpo, la elettri-
del XX secolo. Considerando che la Mostra “Communication cità che vi era indotta. Infine, l’elettricità positiva, rimasta sul-
2000” si è svolta a Bologna, si è preferito limitare l’argomen- la faccia inferiore del disco di ottone si distribuiva su tutta la
to alle origini ed ai fondamentali sviluppi delle radiocomunica- superficie di esso. Si otteneva, così, senza bisogno di ricorre-
zioni. Ciò, in relazione al fatto che illustri personalità quali Gal- re ad una macchina elettrostatica a strofinio, una sorgente di
vani, Righi, Marconi, Majorana che vi hanno contribuito sono energia elettrica da poter utilizzare in molti modi e per un
legati, in qualche modo tutti, alla “Alma Mater Studiorum”. tempo relativamente lungo. Volta stesso ne fece una interes-
santissima applicazione per la accensione automatica della
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

GALVANI, VOLTA E LE TELECOMUNICAZIONI sua lampada perpetua ad aria infiammabile.


Il 1999 ed il 2000 sono gli anni che ricordano il bicentenario Necessita fare una parentesi per ricordare che Volta è stato
della pila di Alessandro Volta. “Communication” si svolge al anche un precursore dello studio dell’aria nativa infiammabi-
termine di questa ricorrenza e giunge spontaneo prendere av- le delle paludi: ossia del gas metano. Per dimostrare la pre-
vio dall’opera di questi due scienziati, che hanno dato il via a senza di questo gas, realizzò, nel 1777, la famosa Pistola vol-
esperienze che stanno alla base delle telecomunicazioni. taica che può considerarsi l’embrione del motore a scoppio.
L’elettricità era, al tempo di Volta (1745-1827), oggetto di cu- Ma soffermiamoci sulla pistola voltaica, in quanto l’utilizzo del
riosità e di strano diletto salottiero. Era di moda un gioco di suo scoppio, a scopo di segnalazione, è il motivo per cui Vol-
società: l’elettrizzazione delle persone a mezzo di una mac- ta entra nel campo delle telecomunicazioni. La pistola, realiz-
china elettrostatica a strofinio, come ce lo dimostrano alcune zata o in ottone, o in vetro, assunse svariate forme, ma soli-
stampe dell’epoca. Ma Volta era uno scienziato, e al di là di tamente, la più tipica è quella convenzionale di una vera e
questi interessi mondani, vedeva nell’elettricità statica l’im- propria pistola per sparare. In sostanza si tratta di un reci-
portanza che era giusto collegarvi. A quel tempo, un altro uo- piente da riempirsi di gas, provvisto di una adatta apertura at-
mo di fama eccezionale, Benjamin Franklin (1706-1790), stu- ta a contenere un tappo fungente da proiettile. Facendo scoc-
piva, in America, con i suoi studi e le sue esperienze. Volta, care, all’interno della pistola, una scintilla, mediante la chiu-
prima di dedicare i suoi studi alla realizzazione della pila sura di un circuito elettrico collegato ad una macchina elet-
(1799), si occupava dell’insegnamento della fisica, in genera- trostatica, o ad una bottiglia di Leyda caricata, o ad un elet-
le, e dell’elettricismo in particolare, presso l’Università di Pa- troforo, la miscela gassosa deflagrava producendo uno scop-
via. La prima delle sue scoperte in questo, per allora, nuovis- pio che lanciava lontano il tappo. L’invenzione si diffuse ben
simo settore della fisica, è stato, nel 1775, l’Elettroforo, che presto e ricevette le più svariate applicazioni, da quelle di sva-
consisteva in uno spesso disco composto da un impasto di ce- go a quelle pratiche. Volta - e qui eccoci al dunque - in una
ra d’api e trementina che, strofinato con un panno di lana cal- lettera (conservata all’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di
do o con una pelliccia, si elettrizzava negativamente. Milano) inviata ad un corrispondente, padre Barletti, il 18
Ponendo, in presenza - senza toccarlo - di questo disco iso- Aprile 1777 scrive sulla possibilità di collocare - ad esempio -
lante, un disco di ottone fissato ad un manico di vetro, se ne una pistola ad’aria infiammabile a Milano, e da essa fare par-
otteneva la elettrizzazione per induzione in verso positivo nel- tire un conduttore che arrivasse fino a Como. In questa città
la faccia rivolta al disco isolante e in verso negativo dalla par- si sarebbe potuto provocare lo sparo della pistola, affidando a
questo scoppio un determinato significato prestabilito. Il bel-
lo sta che Volta suggerisce di usare, come conduttore di ritor-
no la terra, facendo pescare, da una parte, un conduttore nel-
l’acqua del Naviglio e l’altro nel lago di Como.
Lasciamo parlare Volta: “…se il fil di ferro fosse sostenuto al-
to da terra da pali di legno qua e là piantati per esempio da
Como fino a Milano e quivi interrotto solamente dalla mia pi-
stola, continuasse e venisse infine a pescare nel canale del Na-
viglio, continuo col mio lago di Como, non credo impossibile
far lo sparo della pistola a Milano con una bottiglia di Leyda
da me scaricata a Como”. Da questa primitiva idea di utiliz-
zare l’elettricità per trasmettere a distanza un’informazione,
prendevano avvio le più svariate proposte.
Agli inizi dell’ultimo quarto del secolo XVIII non si parlava an-
cora nemmeno della telegrafia ottica, che ebbe il battesimo
nel1793, in Francia ad opera dei fratelli Chappe. Si trattava di

Sistemi di segnalazione a distanza impiegati


dall’antichità al Settecento.

30
Planche di
esperienze
galvaniane tratte
da L. Galvani,
De Viribus
Electricitatis in
Motu Musculari
Commentarius,
Tabula V da Pontelegrafo
Opere Edite ed realizzato da
Inedite, Giovanni Caselli
Bologna, 1841; (1815-1891) per
Ristampa anastatica trasmettere scritti
A. Forni Ed., e disegni,
Bologna, 1998. riprodotti per via
elettrochimica
(1864).

un dispositivo di segnalazione a visibilità, base dei successivi Questo nella versione verticale della pila. Unendo un filo con-
sistemi semaforici, usati in marina e nella segnaletica ferrovia- duttore a ciascuno dei dischi estremi, l’uno di rame e l’altro
ria, costituito da braccia meccanicamente posizionabili in di- di zinco, e chiudendo il circuito, si poteva ottenere il fluire di
verse combinate angolazioni, così da fare corrispondere alle una corrente elettrica, da cui il nome di elettricità dinamica.
diverse configurazioni altrettanti significati. A questo punto, siamo nel 1799, si dischiude un nuovo mon-
Ritornando all’uso dell’elettricità troviamo, dopo la proposta do di fenomeni elettrici.
voltiana, i progetti di telegrafi elettrostatici ad opera dello I primi fenomeni ad attrarre l’interesse pratico sono quelli
svizzero Lesage e dell’inglese Ronalds. Sono sistemi, piuttosto elettrochimici. Si scopre l’elettrolisi, ossia la scomposizione
complicati, atti a determinare effetti elettrostatici a distanza, dell’acqua nei suoi componenti, la galvanostegia, la galvano-
allo scopo di segnalare convenzionalmente, con la loro com- plastica, nonché l’utilizzo dell’elettricità per uso medicale. Telegrafo a
binazione, opportune informazioni. La vera e pratica telegra- I primi telegrafi elettrici sfruttano la pila per uso elettrochimi- indice ideato
da Luis François
fia elettrica nascerà solo con l’avvento della pila. co in cui la segnalazione avviene a mezzo della attuazione Clement Breguet
Frattanto, Volta attua una ininterrotta successione di novità della scomposizione dell’acqua a distanza. (1804-1883).
nel campo dell’elettrostatica e ne discute con accademie
scientifiche di tutto il mondo. Abbiamo, così: la citata lampa-
da a gas metano con accensione ad elettroforo, l’eudiometro
per l’esame delle acque, il condensatore, quale perfeziona-
mento dell’elettroforo, per citare solo alcune delle realizzazio-
ni voltiane più significative. Ma a Bologna, nel contempo, nel
1789, il medico Luigi Galvani (1737-1798) scopre il fenome-
no dell’elettricità animale. Questa esperienza, e la sua diversa
interpretazione, conduce Volta a realizzare una svariata serie
di prove che, dieci anni dopo, nel 1799, sbocciano nella mag-
giore delle sue scoperte, la Pila.
Galvani propendeva per l’elettricità di origine animale e Volta
per l’elettricità metallica di contatto. Ambedue avevano la lo-
ro valida ragione. Volta, per dimostrare la sua teoria, crea il
“generatore elettrico a corona di tazze”, e poi la “pila a co-
lonna”. Volta, quindi, non pervenne alla sua scoperta in mo-
do casuale, ma, intravisti i fenomeni derivanti dal contatto
tra i metalli, ne seguì pazientemente la manifestazione fino a
che, aumentando il numero delle coppie metalliche, giunse Ricordiamo i due pionieri in questo settore; John Alexandre
ad ottenere azioni elettriche di notevole intensità e indiscuti- (1802) e Samuel Thomas von Sömmering (1811). Ma solo la
bile evidenza. Il nome di “pila” deriva dal fatto che l’appara- scoperta dei fenomeni elettromagnetici e il loro studio ad
to elettromotore, come Volta lo chiamava, era costituito da opera di Öersted, Ampère, Arago permette di realizzare dei
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

un buon numero di coppie di dischi, uno di rame, l’altro di telegrafi, ad indicazione fugace o scriventi, di pratico utilizzo.
zinco, posti uno sopra all’altro; le coppie di metallo venivano Ogni nazione civile annovera un proprio pioniere e difficile è
separate da strati di panno imbevuto in una soluzione acida. cercare, fra le diverse pretese priorità, la giusta successione
dei meriti. Ricordiamo solo alcuni telegrafi che hanno il me-
rito di essere stati i primi ad essere adottati per uso pratico.
Il telegrafo ad aghi magnetici di Charles Wheatstone (1802-
1875). In esso, gli aghi si spostano in virtù di una corrente cir-
colante attraverso apposite bobine di filo.
Il telegrafo a quadranti indicatori di Louis François Clement
Breguet (1804-1883). In questo caso è un indice, comandato
da un arpionismo mosso dagli impulsi inviati in una elettroca-
lamita, che si sposta sulla circonferenza del quadrante su cui
sono segnate le cifre e le lettere.

Tavola 2 del De Viribus Electricitatis in Motu Muscolari di


Luigi Galvani del 1791. Nell’immagine viene rappresentata una
rana utilizzata da Galvani come rivelatore di onde elettromagnetiche
generate da scariche temporalesche. Si noti la primordiale, ma
efficace, applicazione pratica del concetto di “antenna” e di “terra”.

31
Il Telegrafo
ad ago
ideato da
C. Wheatstone
(1837). Il Telegrafo
Per cortesia di S. Morse
di: Ist. Tecnico (costruzione
Commerciale 1837, brevetto
“Pier Crescenzi- 1854) in cui
Tanari”, la ricezione
Bologna. del messaggio
Foto di: F. Bisi. avviene per
incisione in
codice Morse
di una banda
di carta
scorrevole.

Il telegrafo scrivente nel codice di Samuel Morse (1791-1872). po della radio. Sarebbe però assurdo pretendere di anticipare
È questo l’esempio più pratico di un apparecchio che sarà di di un secolo la nascita teorica (Maxwell) e sperimentale (Hertz)
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

grande diffusione. Siamo nel 1837. Gli impulsi, brevi e lunghi delle onde elettromagnetiche, oppure d’infirmare l’indiscuti-
di corrente, determinati con un apposito tasto, eccitano un bile priorità di Marconi nel farne pratica applicazione.
elettromagnete che comanda la registrazione, di diversa du- Le ricerche di Galvani e di Volta, avevano, infatti, ben diverso
rata, degli impulsi elettrici, sopra un nastro di carta. Oramai il indirizzo e se anche queste loro ricerche ebbero come conse-
telegrafo elettrico è nato. Senza la pila di Volta non avrebbe guenza collaterale il verificarsi di fenomeni radioelettrici, non
potuto esistere. è meno vero che, dell’intima essenza di tali fenomeni, i due
Ricordiamo ora alcune esperienze di Galvani e di Volta che scienziati rimasero completamente all’oscuro. Se, quindi, non
preludono alla dimostrazione dell’esistenza delle onde elet- si possono considerare alla stregua di precursori in questo
tromagnetiche. Se per “radioricezione” intendiamo la possi- senso, poiché ben lontana dalla loro mente era l’intenzione
bilità di palesare, comunque, ai sensi umani l’esistenza di per- specifica di ottenere segnalazioni a distanza per mezzo delle
turbazioni elettromagnetiche nello spazio, la nostra mente è onde elettromagnetiche, è tuttavia incontrovertibile ch’essi
portata a risalire alle mirabili esperienze eseguite da Luigi Gal- effettivamente realizzarono tali trasmissioni, sotto veste inco-
vani e da Alessandro Volta. Galvani, infatti, usando una rana gnita, per mezzo di una macchina elettrica che funzionava da
come “rivelatore” ed un complesso “antenna - terra”, per- trasmettitore e di una rana scorticata che fungeva da ricevito-
fettamente rispondente ai criteri radiotecnici, poteva rivelare re. Dissipato, così, ogni dubbio sulle rispettive posizioni nella
le perturbazioni elettromagnetiche provocate dalle scariche scala delle priorità, ed allontanando il più possibile ogni equi-
atmosferiche o dalle scintille scoccanti allo spinterometro di voco sulla reale portata delle citate esperienze di Galvani e
una macchina elettrostatica a strofinio. E ciò avveniva quasi Volta, le esamineremo dal punto di vista radioelettrico.
un secolo prima che le radio-onde assumessero forma con- Nella tavola, riprodotta dal volume di Galvani, “De viribus
Cassetta cettualmente definita per merito di Maxwell. Basta, infatti, ta- electricitatis in motu muscolari commentarius”, 1791, è rico-
telegrafica campale lora considerare le cose sotto un diverso punto di vista, per noscibile la tecnica seguita nelle sue esperienze d’elettrofisio-
modello 1897. mettere in luce relazioni impensate; la fama di Luigi Galvani logia: nella zona 1 sporge, da sinistra, il conduttore d’una
Impiega un
classico apparato
deriva dall’avere, egli, per primo, aperto i vasti orizzonti sulle macchina elettrica. Sul tavolo, si vedono, in 2, le gambe po-
telegrafico azioni fisiologiche dell’elettricità. Le sue esperienze sulle rane, steriori di una rana scorticata, con i nervi crurali scoperti. Dal-
Morse-Hipp in uso sia col concorso di una macchina elettrica, sia col semplice la relazione di Galvani, risulta che, trovandosi disposta la rana
presso l’Esercito
contatto di un arco bimetallico, ebbero risonanza mondiale. sul tavolo nelle condizioni anzidette, un assistente ne toccas-
Italiano fino alla
Seconda Guerra La confutazione, da parte di Alessandro Volta, dell’interpreta- se per caso col bisturi i nervi scoperti: con grande meraviglia
Mondiale. zione data da Galvani ai fenomeni da lui scoperti, condusse degli astanti, i muscoli dell’animale vivamente si contraevano.
Per cortesia di:
all’invenzione della pila (1799) . L’interesse suscitato dall’elet- Ma ad un altro assistente del celebre medico sembrò che que-
Museo di FIsica,
Dip. Fisica - tricità così detta “galvanica” e le ricerche fisiologiche dei due sta contrazione fosse avvenuta mentre si traeva dal condutto-
Sistema Museale scienziati hanno sempre prevalso sulla considerazione di alcu- re della macchina elettrostatica una scintilla. Grandemente in-
d’Ateneo, ni fenomeni concomitanti, della vera natura dei quali Galvani teressato dallo straordinario fatto, Galvani, che era intento a
Università di
Bologna. e Volta non si resero, né potevano rendersi, conto, ma che tutt’altre ricerche, le abbandonava per dedicarsi all’indagine
Foto di: F. Bisi. hanno particolare sapore di fortuita e curiosa priorità nel cam- del nuovo fenomeno. Ripetuta l’esperienza col medesimo ri-
sultato, gli riuscì di stabilire che per provocare la convulsione
della rana, occorreva toccarne i nervi con un corpo condutto-
re e non con un isolante e che l’effetto veniva magnificato se
i nervi crurali terminavano entro un cilindro di ferro dal quale
si dipartiva un lungo conduttore. Dotato di mirabile spirito in-
dagatore, Galvani continuò le sue ricerche variandone le con-
dizioni sperimentali e, tra l’altro, pensò di tendere un filo me-
tallico attraverso la stanza, isolandolo mediante una sospen-
sione a cappi di seta. All’estremo del filo appese un gancio in
comunicazione metallica con i nervi crurali d’una rana rac-
chiusa nel recipiente di vetro, e le cui zampe erano a contat-
to di una sostanza buona conduttrice dell’elettricità, ad esem-

32
Il Telegrafo stampante ideato
(1854) da David Edward
Hughes (1831-1900).
Per cortesia di: C. Pria, Bollate,
Milano. Foto di: F. Bisi.

esperienze dei due celebri scienziati esiste un’identità sor-


prendente, la quale autorizza a pensare che se l’essenza ve-
ra del fenomeno fosse stata intravista, la radiotelegrafia sa-
rebbe forse nata un secolo prima.

LE ONDE ELETTROMAGNETICHE E LA LORO


DIMOSTRAZIONE SPERIMENTALE IN HERTZ
James Clerk Maxwell (1831-1879), nella sua celebre memoria
“Una teoria dinamica del campo elettromagnetico”, apparsa
pio graniglia di piombo. Messa, quindi, in funzione la mac- nel 1864, espresse matematicamente un possibile modo di
china elettrostatica e trattene le scintille, di nuovo si verifica- concepire il propagarsi degli effetti elettrici e magnetici che

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


vano vive contrazioni delle gambe della rana, per quanto la rappresenta la base teorica delle radiocomunicazioni. La teoria
macchina eccitatrice fosse lontana dal filo. Senza soffermarci di Maxwell fu confermata sperimentalmente nel 1887 da
sulle conseguenze teoriche che Galvani trasse dalle sue sco- Hertz, seguito da Righi nel 1891 e negli anni successivi, non-
perte, è evidente che ci si trova davanti al complesso di con- ché dalle preliminari esperienze realizzate da Branly in Francia,
dizioni sperimentali richieste per una trasmissione di segnali a nel 1893, da Lodge in Inghilterra, nel 1894, e da Popoff in Rus-
distanza mediante le onde elettromagnetiche. Le scariche, sia nel 1895. Ma l’idea di utilizzare onde elettromagnetiche a
notoriamente oscillanti, ricavate dalla macchina elettrica, ge- scopo di comunicare si sviluppò solo, come vedremo, attraver-
neravano delle onde elettromagnetiche, le quali, propagan- so le esperienze di Guglielmo Marconi (1874-1937), iniziate
dosi all’intorno, venivano captate dal filo, rappresentante nel 1895 e proseguite fino alla loro pratica realizzazione.
l’antenna del complesso ricevente. Quale rivelatore, straordi- Heinrich Rudolph Hertz (1857-1894), fu uno scienziato nel ve-
nariamente originale, funzionavano i sensibilissimi nervi cru- ro senso della parola: dedicò la sua intera attività alle scoper-
rali della rana, mentre la graniglia di piombo serviva da “ter- te scientifiche per puro amore della scienza senza pensare a
ra” o, meglio, da “contrappeso”. trarne lucro; e, quantunque abbia avuto vita breve, come l’eb-
Ma non basta, nella sua celebre monografia già ricordata, e be anche breve il precursore dei suoi lavori James Clerk Max-
precisamente nella parte seconda, Galvani descrive pure l’ef- well, aprì alla scienza nuovi, vastissimi, orizzonti. Egli dopo
fetto delle scariche temporalesche. Preparata nel solito modo aver conseguito la laurea a Berlino, all’età di 23 anni fu tosto
la rana, egli ne collega i nervi crurali ad una vera e propria an- assunto come assistente dal suo professore von Helmholtz;
tenna accuratamente isolata e le zampe ad un filo metallico, ma dopo 3 anni fu nominato ordinario di fisica sperimentale
che fa scendere nel pozzo di casa. Qui, la corrispondenza, dal alla scuola tecnica superiore a Karlsruhe, nel laboratorio della
punto di vista radioelettrico è ancora più appariscente. Ad quale fece le sue grandiose scoperte. Vi trovò un paio delle
ogni scarica d’un temporale vicino, la rana accusava, con la cosiddette “spirali di Riess o di Knochenhauer” che erano due
contrazione delle sue gambe, il …«parassita» atmosferico, né spirali isolate con ceralacca e sostenute l’una sopra l’altra per
più, né meno, come un apparecchio radioricevente. Ovvia- mezzo di un perno verticale passante per il loro centro. Scari-
mente, esiste tra quest’ultimo ed una rana scorticata una cando in una di esse una bottiglia di Leyda, notò delle scintil-
spiccata differenza; se si deve, però, badare all’essenza delle le in un piccolo intervallo dell’altra. Era la dimostrazione della
cose, ogni differenza scompare: nervi crurali, coherer, cristal- teoria di Maxwell. Per chiarire meglio la cosa, sostituì alla pri-
lo di galena, tubo elettronico, transistore, hanno compiuto, in ma spirale un conduttore rettilineo, con un intervallo di scari-
ordine di tempo, il medesimo ufficio. ca al centro e due sfere metalliche alle estremità per regolar-
Meno noto è, forse, che, ad un certo momento, Volta fece ne le capacità; ed all’altra spirale sostituì un semplice anello,
anche a meno della rana (Ed. Nazionale delle Opere di A.Vol- provvisto di un intervallo di scarica regolato da un microme-
ta, Vol.1 pag.108) disponendo semplicemente sul tavolo al- tro, e spostabile per poterlo adoperare a diverse distanze. Con
cuni conduttori uno in fila all’altro, a una certa distanza dal- tali apparecchi semplicissimi, che chiamò oscillatore l’uno e ri-
la macchina elettrica, ma non a contatto fra di loro, bensì suonatore l’altro, egli studiò l’azione elettrica a distanza: la
con un leggerissimo intervallo. Ora, avvenne che, traendo le creazione di onde elettromagnetiche e la loro rivelazione fino
solite scariche dalla macchina elettrostatica, egli poté osser- a 12 metri di distanza, la loro riflessione, rifrazione e polariz-
vare, come testimonianza del passaggio del “fluido elettrico” zazione, la loro velocità ed identità con le onde luminose. Stu-
nei conduttori allineati, delle piccole scintille scoccanti nelle diò l’effetto dei dielettrici, la propagazione delle onde nei fili,
interruzioni tra un conduttore e l’altro. Ai nervi crurali della (argomento a cui si era già dedicato un altro scienziato tede-
rana, Volta aveva sostituito un altro rivelatore: la scintilla
stessa che, circa novant’anni dopo, Hertz vedeva scoccare tra
le sferette del “risuonatore elettrico” col quale stabiliva l’esi-
stenza e la propagazione, nello spazio, delle onde elettroma-
gnetiche generate dal suo “oscillatore”. Neppure Volta, che
Spinterometro per
perseguiva il concetto di “atmosfera elettrica”, poteva com- generare onde
prendere di che cosa veramente si trattasse. Perciò non lo si elettromagnetiche
può certo considerare precursore di Hertz; ma tra queste a mezzo della
scarica tra le sfere
metalliche, ideato
da A. Righi
(ca. 1891).
Per cortesia di:
Ist. Tecnico
Commerciale ”Pier
Crescenzi-Tanari”,
Bologna.
33 Foto di: F. Bisi.
“Telefono che si tile strato di polvere metallica. Il tubetto veniva quindi chiuso
ascolta a distanza”,
ideato e brevettato estraendo l’aria per evitare l’ossidazione della limatura. Nel
da A. Righi (1878); 1893 Lodge col suo coherer collegato ad un galvanometro nel
nell’immagine circuito di una pila e con l’aggiunta di un meccanismo ad oro-
l’altoparlante,
prototipo degli logeria, che con leggeri scuotimenti ripristinava la resistenza
odierni dispositivi. elettrica del coherer (decoherizzazione), otteneva la rivelazione
Per cortesia di: delle onde fino a 36 metri di distanza dall’oscillatore. Ed egli
Ist. Tecnico
Commerciale “Pier
stesso affermò, in una sua conferenza del 1894, che coi mede-
Crescenzi-Tanari”, sco, il von Bezold), le scariche elettriche nei gas rarefatti e de- simi mezzi si sarebbero potuti ottenere effetti fino a 700 metri
Bologna. scrisse le sue esperienze in notevoli memorie. al massimo. Tuttavia, com’ebbe ad ammettere più tardi, non
Foto di: F. Bisi.
Nel 1889 fu nominato professore ordinario di fisica all’Univer- aveva mai pensato di sostituire al galvanometro un apparecchio
sità di Bonn, e ripeté i suoi esperimenti perfezionandoli nel la- telegrafico per la ricezione di dispacci.
boratorio di fisica, ma poté attendervi per pochi anni, giacché
nel 1893 si ammalò, ed il 1 Gennaio 1894 morì. Hertz aveva POPOFF
adoperato in genere onde di 9 metri, ma appena installatosi Popoff ripeté, nel 1895, quello che Galvani, più di 100 anni
a Bonn ripeté i suoi esperimenti con onde di 30 cm. Subì al- addietro, aveva fatto utilizzando una rana; infatti, facendo
lora uno di quei patemi d’animo da cui non possono andare uso del coherer, realizzava un dispositivo atto a rivelare per-
immuni neppure i grandi indagatori, giacché un errore di cal- turbazioni elettromagnetiche atmosferiche anche da consi-
colo nella capacità dell’oscillatore, lo portò per un momento derevoli distanze. Il Prof. Popoff dell’Accademia militare di
a conseguenze che parevano mettere in dubbio la teoria di Kronstadt, nell’aprile 1895 fece così conoscere alla Società
Maxwell. Ma fu un dubbio che durò pochi giorni. fisico-chimica russa un apparecchio, per mezzo del quale ot-
teneva la registrazione di scariche elettriche dell’atmosfera.
RIGHI E L’OTTICA DELLE OSCILLAZIONI ELETTRICHE Nel circuito di una pila erano inseriti un coherer e un relé
Le esperienze di Hertz furono immediatamente ripetute nei che, al passaggio della corrente, stabiliva un contatto con un
principali laboratori di fisica, con lo scopo essenziale di con- circuito comprendente una pila ed un’elettrocalamita che
validarle e riempire qualche lacuna. Chi portò in ciò il massi- faceva vibrare un’ancora posta tra la campana e il coherer,
mo contributo è stato il Professor Augusto Righi (1850-1920) a piccola distanza. Ora, se un treno d’onde veniva ad in-
dell’Università di Bologna. Egli modificò l’oscillatore di Hertz: fluenzare il coherer, per esempio in seguito ad una scarica
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

adattandovi sfere più piccole, riscontrò che otteneva onde più elettrica atmosferica, la corrente della pila eccitava il relé. Al-
corte, e giunse fino ad avere onde di 2 cm e 1/2. Per evitare lora, questa attirava l’ancora che, percuotendo la campana,
l’inconveniente già riscontrato da Hertz che le sferette dell’in- determinava un segnale acustico e ricadendo, poi, verso il
tervallo di scarica si ossidavano rapidamente sotto l’azione coherer, lo colpiva e lo decoherizzava, cosicché tutto era ri-
delle scintille, con conseguente modificazione della loro su- portato allo stato di partenza. Oltre a questo risultato, Po-
perficie ed irregolarità negli effetti, le immerse nell’olio di va- poff ne raggiunse un altro di ben maggiore importanza. Lo
selina, ottenendo così onde più uniformi. Migliorò anche il ri- scopo prefissosi, cioè la rivelazione di onde provenienti da
suonatore, realizzando un rivelatore sotto forma di specchio scariche elettriche atmosferiche, gli suggerì l’idea di mette-
argentato, rigato da un gran numero di tratti paralleli, vicinis- re uno degli elettrodi del coherer in comunicazione con la
simi, tracciati con una punta di diamante, o costituiti da una terra e l’altro con l’asta di un parafulmine, o con un filo me-
sola lastrina argentata con una singola interruzione; e più tar- tallico verticale convenientemente sospeso. Spunta, così, in
di un rivelatore a gas rarefatto. Righi non ha pensato, sem- modo efficace, il concetto dell’antenna ricevente, anche se
brerebbe, che le onde che studiava potessero servire come non finalizzata alla ricezione di segnali trasmessi dall’uomo.
mezzo di comunicazione a distanza; ma l’idea nacque accan- La felice idea di applicare l’antenna ad un oscillatore per far-
to a lui ad opera del giovane Marconi. ne un trasmettitore e ad un rivelatore per farne un apparec-
chio ricevente, era invece riservata alla geniale intuizione di
LA RILEVAZIONE DELLE ONDE ELETTROMAGNETICHE Guglielmo Marconi, nella cui mente maturavano, proprio in
CALZECCHI ONESTI, BRANLY, LODGE quell’epoca, idee e propositi, che dovevano portare di colpo
Mentre si attuavano esperienze relative ai fenomeni di propa- dalla semplice ricezione di segnali, alla realizzazione di una
gazione delle onde elettromagnetiche, veniva scoperto e perfe- vera e propria telegrafia senza fili.
zionato un primo rilevatore, il tubetto a limatura, che fu poi
chiamato coherer. Il suo funzionamento era basato sulla pro- PRIMA DELLA TELEGRAFIA SENZA FILI
prietà delle polveri metalliche, scoperta prima da Munck (1835) Prima che si realizzasse la telegrafia senza fili, da parte di Mar-
e poi riscoperta nel 1878 da Hughes, ed utilizzata prima da Cal- coni nel 1895, le telecomunicazioni erano già nate e si erano
zecchi Onesti nel 1884 ed in seguito studiata dal fisico france- notevolmente sviluppate. Portandoci alla fine del secolo XVIII,
se Branly nel 1893 e dal fisico inglese Lodge, sempre nel 1893- vediamo nascere in Francia, per merito dei fratelli Chappe, il
1894. La forma esterna del coherer era quella di un piccolo tu- sistema di telegrafia ottico-semaforica che Napoleone, nel
bo di vetro provvisto, alle estremità, di due elettrodi metallici 1805, prolungherà in Italia con la linea Parigi-Torino-Milano-
molto ravvicinati, tra i quali era leggermente compresso un sot- Venezia. Con la caduta di Napoleone, poco più di dieci anni

34
dopo, tale impianto venne smantellato, ma il Regno di Sarde- lo collegava al trasmettitore. Per la ricezione intercalò il tubo
gna lo sostituì tra Torino, Milano e Genova con il sistema otti- con limatura fra una piastra collegata al suolo ed un condut-
co Gonella. A metà del secolo XIX il telegrafo elettrico venne tore isolato; e cominciò ad ottenere buoni risultati. Celebre il
a sostituire quelli semaforici. Nel 1799, Volta, con la sua pila, suo esperimento di trasmissione di un segnale elettromagne-
aveva realizzato la prima sorgente di elettricità dinamica che tico oltre la collina dei Celestini – fuori dalla visibilità ottica –
consentì di scoprire, tra gli altri suoi effetti, quelli elettroma- dietro la Villa Griffone (1,5 km ca.) residenza della famiglia
gnetici, base di diversi sistemi telegrafici via via escogitati. In Marconi, nel Settembre del 1895. La radiotelegrafia era nata.
Italia, spiccano due nomi di illustri fisici: Magrini e Matteucci. È stato eccepito, che in sostanza Marconi non ha fatto altro
Magrini, col suo telegrafo elettromagnetico, ideato nel 1837, che mettere l’oscillatore di Hertz in posizione verticale, con una
del tutto simile a quello contemporaneamente realizzato da delle sfere a terra. Ed infatti a questo semplice concetto si può
Wheatstone in Inghilterra e diffusosi nel pratico uso. Mat- ridurre il trasmettitore realizzato da Marconi a Pontecchio. È
teucci, che realizza la prima linea telegrafica in Toscana inizia- come dire che per andare in America basta veleggiare dall’Eu-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


ta nel 1847 ed è autore del primo testo italiano sulla telegra- ropa verso occidente…verissimo, ma dopo che Colombo ha
fia. Le reti telegrafiche nazionale e mondiale si svilupparono insegnato la strada. È la ormai vecchia storia dell’uovo.
ulteriormente anche per collegamenti a lunga distanza, quali Marconi non trovando in Italia gli aiuti necessari per dar svi-
quelli con i cavi cablografici sottomarini. luppo alla sua invenzione si recò in Inghilterra, patria di sua
Presto nasce l’idea di poter trasmettere elettricamente la vo- madre dove presentò tosto, all’inizio del 1896, domanda per
ce. Due italiani, il Manzetti di Aosta nel 1864 e Meucci, il fio- il primo brevetto di telegrafia senza fili. Poco dopo essere ar-
rentino profugo all’Avana e poi negli USA, nel 1872 realizza- rivato a Londra, Marconi fu invitato da sir William Preece, in-
no i primi tentativi, ma sarà Bell, nel 1876, che attuerà prati- gegnere capo delle poste inglesi, a dar dimostrazioni della sua
camente il problema. In Italia, i fratelli Gerosa di Milano ne di- invenzione. Egli eseguì esperimenti ad una distanza di circa
verranno i pionieri, dando vita ad una industria (che diverrà la 100 metri, alla presenza delle autorità governative e poco do-
FACE, ora Alcatel) e realizzando la prima rete telefonica di Mi- po, ne eseguì delle altre nella piana di Salisbury, riuscendo a
lano tra il 1881 e il 1883. Anche la telefonia automatica avrà stabilire regolari comunicazioni alla distanza di circa 2 miglia.
origine italiana, quando nel 1884 Marzi, a Roma, installò Nel 1897 telegrafò attraverso il canale di Bristol a distanza di
presso la Biblioteca Vaticana un impianto a commutazione oltre 8 miglia. Telegrafò poi anche attraverso il canale di Wi-
automatica per 10 utenti. Nel contempo si attuano le prime mereux (nei pressi di Boulogne-sur-Mer) e durante queste ul-
esperienze sulle onde elettromagnetiche che porteranno alla time trasmissioni i dispacci furono anche ricevuti a Chelm-
realizzazione della telegrafia senza fili. sford, distante circa 85 miglia. Nel luglio del 1897 Marconi
venne in Italia e diede una dimostrazione della sua invenzio-
L’OPERA DI MARCONI ne al Ministero della Marina, ed altra dimostrazione al Quiri-
Fin dal 1858 l’italiano Sponzilli aveva scritto in una pubblica- nale. Dal 10 al 18 luglio eseguì esperimenti alla Spezia, ove
zione del Genio Militare di Napoli, che un giorno o l’altro si vennero stabilite regolari comunicazioni tra la costa e la co-
sarebbe potuto adoperare una perturbazione dell’etere, ana- razzata S. Martino alla distanza di 16 km. Durante i mesi di
loga a quella luminosa, per comunicare a distanza. E nel 1892 settembre e di ottobre, Marconi, ritornato in Inghilterra fece
sir W. Crookes aveva chiaramente espresso in un articolo pub- nuovi esperimenti nella piana di Salisbury, mentre altri ne ve-
blicato sulla “Fortnightly Review” che si sarebbe potuto un nivano eseguiti a Dover per cura del Ministero delle Poste in-
giorno comunicare a distanza con onde hertziane di diversa glesi. In tale anno, 1897, Marconi stabilì una delle prime leg-
lunghezza. Nel 1895 pensò all’attuazione di tale idea un gio- gi della pratica radioelettrica, affermando che a parità di con-
vane ventunenne, di propositi molto tenaci, che abitava a Bo- dizioni “la portata è proporzionale all’altezza dell’aereo”, cioè
logna, Guglielmo Marconi. dell’antenna.
Marconi per attuare il concetto delle comunicazioni a distan- Nel 1898 la radiotelegrafia fu impiegata alle manovre navali
za senza filo, ricorse dapprima ad un oscillatore del tipo usa- inglesi con buoni risultati fino alla distanza di 60 miglia; nelle
to da Hertz e da Righi che installò nella villa paterna di Pon- manovre del 1899 tre navi inglesi, munite di apparecchi Mar-
tecchio (a pochi chilometri da Bologna), e per ricevitore ado- coni, poterono comunicare fra loro fino alla distanza di 74 mi-
però un rivelatore più sensibile di quelli usati in precedenza: glia nautiche. In quell’anno Marconi si recò in America per di-
un tubetto ripieno di limatura metallica, che era stato ogget- mostrazioni sulla sua invenzione. È noto che questa, mentre Il famoso detector
to di studio da parte specialmente di Branly e di Lodge. Mar- magnetico ideato
da G. Marconi,
coni perfezionò questo tubetto per renderlo ancora più sensi- sperimentalmente
bile ottenendo portate di qualche centinaio di metri. Allora realizzato in una
pensò di modificare il dispositivo trasmittente, e collegò una scatola di sigari
(1902). Copia
delle estremità del circuito secondario della bobina d’induzio-
dell’originale,
ne dell’oscillatore ad una piastra metallica posata a terra e l’al- realizzata da
tra estremità ad un bidone metallico sospeso in alto all’estre- M. Bigazzi.
mità di una pertica. Constatò che la distanza di ricezione au- Per cortesia di:
Fondazione
mentava rapidamente con l’altezza del bidone e con le sue di- G. Marconi.
mensioni; e finì col sopprimerlo, alzando però molto il filo che Foto di: F. Bisi.

35
Uno dei primi ste lotte d’interessi è da notarsi che grandi ed imprevisti osta-
radioricevitori ad
una valvola, per coli si frapponevano alla radiotelegrafia, quale risultato dopo
radiodiffusione, i primi tempi della sua creazione, perché potesse avere un
con ascolto in grande sviluppo. Gli ostacoli provenivano dalle alte monta-
cuffia, prodotto
dalla Società Siti, gne, dalla curvatura della terra, dalla luce solare, nonché dal-
modello Sitisimplex le interferenze, da disturbi atmosferici, dall’evanescenza, dal-
R9 (1924). la radiazione circolare delle onde elettriche. Essi costituivano
Per cortesia di:
R. Aielli, Milano.
dapprima aveva suscitato dubbi e diffidenze, in seguito, din- argomenti potentissimi nelle mani degli avversari, e giustifica-
Foto di: Studio nanzi alla realtà dei fatti, cominciò a trovare numerosi ade- vano lo scetticismo di molti tecnici e la diffidenza dei capitali-
Fotografico G. renti ed a suscitare le speranze di grandi lucri. Quindi fin dal sti verso le radiotrasmissioni. Ma bisogna dire che il genio in-
Cigolini, Milano.
1897 si costituirono potenti organismi per sfruttare i brevetti ventivo di Marconi, il valore dei suoi collaboratori, nonché
presi da Marconi. La prima di tali Compagnie è stata la Wire- quello di parecchi altri tecnici e scienziati, riuscirono ad elimi-
less Telegraph and Signal Ltd. che si costituì nel luglio 1897 nare in gran parte tali inconvenienti. Ed i governi cooperaro-
con un capitale di 100.000 sterline per l’acquisto dei brevetti no non poco allo sviluppo della radiotelegrafia, specialmente
Marconi per tutti i paesi, salvo l’Italia, avendo voluto Marconi in considerazione dei grandi vantaggi che essa offriva alle co-
svincolare la sua Patria dalle interessenze straniere. Il 22 no- municazioni marittime, giacché costituiva il solo mezzo per at-
vembre 1899 fu costituita la Compagnia Marconi d’America; tuarle. Marconi, fin dal 1898, pensò all’opportunità di realiz-
il 2 ottobre 1901 la Compagnie de Telegraphie sans fil di Bru- zare dispositivi sintonici, tali cioè che il ricevitore potesse “ri-
xelles; il primo novembre 1902 la Wireless Telegraph Com- spondere” soltanto a segnali aventi una determinata fre-
pany of Canada; il 24 aprile 1903 la Compagnie française ma- quenza corrispondente a quella del trasmettitore. Si trattava,
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

ritime et colonial de telegraphie sans fil; il 4 agosto 1906 la dunque, di realizzare un fenomeno di risonanza analogo a
Compagnia Marconi argentina; l’8 ottobre 1906 la Russian quello acustico, per il quale un diapason eccitato trasmette,
Company of Wireless telegraph and telephones; il 24 dicem- attraverso l’aria, le sue oscillazioni ad un altro diapason con
bre 1910 la Compagnia Nacional de Telegrafia sin hilos spa- esso accordato. Marconi ottenne questo risultato variando il
gnola. È così, mano a mano, la radiotelegrafia sistema Mar- numero delle spire di un’induttanza accoppiata all’antenna o
coni prese piede in tutto il mondo. Ma ciò non avvenne sen- mettendo un condensatore in serie con essa. Il brevetto Mar-
za lotte, che furono specialmente accanite in Germania e in coni che fu rilasciato il 26 aprile 1900 e che porta il numero
America. Nel maggio del 1897 aveva assistito agli esperimen- 7777, rivendica appunto l’uso di circuiti accordati tanto in tra-
ti di Marconi in Inghilterra il professore tedesco Slaby, il quale smissione, quanto in ricezione, con un accoppiamento indut-
naturalmente fece conoscere al suo governo la possibilità di tivo tra il circuito dell’antenna e quello dell’apparato vero e
comunicare a distanza senza fili. L’anno seguente espose chia- proprio. Fu con apparecchiature di questo genere che Marco-
ramente l’argomento in una conferenza tenuta a Potsdam, al- ni poté ricevere, il 12 dicembre 1901, i primi segnali trasmes-
la presenza del Kaiser e del Re di Spagna. È naturale che il Kai- si da oltre 3000 km, da Poldhu, a Terranova.
ser fattosi un’idea della somma importanza che avrebbe as- Si può dire che l’impiego della radio nelle comunicazioni ma-
sunto la radiotelegrafia abbia tosto pensato ad aiutare lo rittime ha avuto inizio nel 1900, e la prima compagnia di na-
Slaby per creare un sistema tedesco onde non essere sogget- vigazione che la abbia adottata è stata il Norddeutscher Lloyd.
to agli inglesi. A somiglianza della compagnia Marconi ingle- Il 25 aprile di tale anno si costituì anche la “Marconi Interna-
se fu così poi costituita la Telefunken, che fu per diversi anni tional Marine Communication Co” con sede in Londra e Bru-
concorrente della Marconi. Negli Stati Uniti d’America avven- xelles e con agenzie a Parigi e Roma per lo sviluppo del siste-
nero lotte giudiziarie suscitate specialmente dalle compagnie ma Marconi sulle navi. Nello stesso anno l’ammiragliato bri-
dei cavi sottomarini e dalla compagnia che sfruttava i brevet- tannico l’adottò per la marina militare e l’esempio fu poi se-
ti De Forest, concorrente americano di Marconi. A parte que- guito dalle altre Marine. Il battesimo alla radiotelegrafia, per
la salvezza della vita umana in mare, si è avuto nel primo im-
pressionante salvataggio compiutosi in occasione della colli-
sione del grande transatlantico inglese “Republic” col trans-
atlantico italiano “Florida” (1909).
Circa gli ostacoli naturali, bisogna dire che Marconi, contra-
riamente all’opinione di molti, non riteneva che fosse insor-
Radioricevitore a
cristallo di galena, montabile quello della curvatura della Terra. Perciò, nel 1901,
con ascolto in terminato l’impianto in Inghilterra della prima potente stazio-
cuffia, prodotto
ne radio telegrafica, a Poldhu, decise di servirsene per comu-
dalla Western
Electric Italiana nicare con l’America; scelse per queste prove l’isola america-
(1922). Per cortesia na di Terranova, che è la parte occidentale più vicina alla co-
di: R. Gianni, sta inglese, ma distante da questa circa 1800 miglia. Vi si tra-
Vimercate, Milano.
Foto di: Studio sferì nel novembre, lasciando a Poldhu il prof. Fleming per di-
Fotografico G. rigere il compito di questa stazione. Dopo ripetuti tentativi, il
Cigolini, Milano. 12 dicembre, innalzato all’altezza di circa 120 metri un cervo

36
volante sostenente il filo d’antenna, riuscì a sentire con un ri- tilla ad alta frequenza del dott. Chaffèe, ed il sistema De Fo-
cevitore telefonico il ritmo della scintilla di Poldhu, ripetuta tre rest. Ma l’idea di trasmettere oltre ai segnali telegrafici anche
volte. L’evento che stupì il mondo intero, annullava dunque la parola, cosa che con la scintilla non era possibile, fece pre-
l’opinione che la curvatura della Terra costituisse un ostacolo. sto pensare a generatori fondati su altri principi. E dapprima
Alla fine del 1902 fu stabilita una regolare comunicazione fra vennero i generatori ad arco. I primi a trovare un generatore
l’Inghilterra ed il Canadà. Allora il nostro Governo richiese a di tale specie furono gli americani Bell ed Hayes, i quali con-
Marconi l’impianto di una stazione capace di corrispondere statarono che accoppiando induttivamente un circuito conte-
con altre consimili di Europa e d’America. Fu scelta nel set- nente una batteria ed un microfono con un arco voltaico a

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


tembre del 1903 la località di Coltano, presso Pisa. corrente continua, si otteneva da questo la riproduzione del-
Anche l’ostacolo delle alte montagne fu dimostrato essere su- la voce; e costruirono il primo apparecchio ad arco, un foto-
perabile, giacché nel 1902 Marconi, durante una crociera che fono, generatore che serviva a trasmettere la parola. Nel 1900
fece a bordo della R. nave “Carlo Alberto” mentre questa sta- Duddell dimostrò il fenomeno dell’arco musicale: messo in se-
va a Gibilterra riuscì a ricevere da Poldhu attraverso i Pirenei. rie in un circuito un condensatore ed un’induttanza e shun-
L’influenza della luce solare sulle radiotrasmissioni a grande tandole con un arco, notò che in tale circuito si producevano
distanza fu ben precisata da Marconi nel 1903, e da quell’e- oscillazioni elettriche, le quali davano luogo a suoni musicali.
poca egli pensò al modo di ovviare agli inconvenienti, che ne Poulsen nel 1902 pose un arco Duddell in un’atmosfera di
derivavano. Da allora si tennero presenti negli studi e nelle idrogeno (ed anche di altri gas di alta conduttività termica) e
realizzazioni le diverse particolarità della propagazione diurna adoperò un elettrodo positivo raffreddato ad acqua ed un
e di quella notturna; ma nel 1905, per opera specialmente del soffiamento magnetico attraverso l’arco: creò così un poten-
Round, fu constatato che le condizioni notturne e quelle diur- te generatore di oscillazioni ad alta frequenza. Ebbe in tal mo-
ne presentavano differenze tanto meno notevoli quanto più do inizio la radiotelegrafia ad onde continue.
lunga era l’onda utilizzata. Si acuì allora la gara nell’allunga- De Forest ideò poi un arco simile a quello di Poulsen: la diffe-
mento delle onde negli impianti radiotelegrafici. Marconi, nel renza principale era che egli impiegava vapori di alcool in luo-
1909 usando onde superiori ai 5000 metri arrivò persino ad go dell’idrogeno.
ottenere segnali diurni più intensi che quelli notturni. La con- Nel 1914 Fleming brevettò un generatore ad arco, con dischi
venienza di adoperare onde molto lunghe per le grandi co- di carbone in un’atmosfera di acetilene e di idrogeno. Il siste-
municazioni ricevette un’ulteriore conferma nel 1910, quan- ma ad arco parve per un certo tempo aver risolto il problema
do l’Austin ed il Cohen, eseguendo esperienze per conto del- della trasmissione, e parecchie stazioni lo adottarono. Ma es-
la Marina americana, furono indotti a stabilire la ben nota for- so aveva un forte concorrente: il sistema ad alternatore.
mula empirica che porta il loro nome, e che ha servito per di- Fin dal 1906 Fessenden aveva costruito un alternatore ad alta
versi anni come base per il calcolo di grandi stazioni radiote- frequenza; ed in seguito ne ideò altri. Goldschmidt prese an-
legrafiche malgrado che vari scienziati, specialmente il nostro ch’egli brevetti nel 1907 per un alternatore adatto alla pro-
prof. Vallauri, avessero dimostrato che tra i risultati della pra- duzione di correnti ad alta frequenza. Nel 1908 Alexander-
tica e quelli dedotti dalla predetta formula esistevano spesso son, della General Electric Company americana, costruì il suo
notevoli differenze. primo alternatore. E ne costruì altri in seguito che furono
Circa la propagazione delle onde va accennato che fin dal adottati da diverse stazioni.
1902 Kennelly in America ed Heaviside in Inghilterra enuncia- Al principio della grande guerra (1915-18) alcune nazioni, co-
rono l’ipotesi della probabile esistenza di uno strato condut- me l’Italia, si erano date decisamente all’uso del sistema Poul-
tore nell’alta atmosfera, dal quale le onde potevano essere sen; altre, come la Germania, la Francia e l’America avevano
“riflesse” (in realtà sono ripetutamente rifratte), e stabilirono adottati gli alternatori ad alta frequenza: la Germania aveva
anche che esso doveva trovarsi a circa 80 km dalla superficie gli alternatori Telefunken, con moltiplicatore di frequenza, la
terrestre. Il matematico Watson calcolò poi, fondandosi sul- Francia aveva quelli basati sul brevetto Sotour, gli Stati Uniti
l’intensità delle ricezioni, che lo strato ionizzato doveva tro-
varsi a circa 100 km di altezza. Tale strato è poi stato oggetto
di molti altri studi, specialmente dopo le irregolarità riscontra-
te nella propagazione delle onde corte.

I PRIMI GENERATORI DI OSCILLAZIONI


Radioricevitore a
I generatori di oscillazioni furono dapprima dei derivati degli due valvole per
oscillatori di Hertz e di Righi, cioè degli apparecchi a scintilla. radiodiffusione,
prodotto da
Tali apparecchi tennero a lungo il campo, pur con varie modi-
Tonyphone,
ficazioni e perfezionamenti. Si possono citare i più perfezio- modello Two Valve
nati, quelli nei quali si cercò di interrompere o frazionare la (1923). Per cortesia
scintilla, fra cui il generatore a scintilla interrotta di Balsellie, di: R. Gianni,
Vimercate, Milano.
quello a scintilla rotante di Fessenden, lo scaricatore a disco di Foto di: Studio
Marconi, il sistema a scintilla smorzata di Loewenstein, il si- Fotografico G.
stema a scintilla smorzata Telefunken, l’apparecchio con scin- Cigolini, Milano.

37
Radioricevitore supereterodina
a 5 valvole (1938), portatile,
a valigetta, con custodia di
protezione in ferro per uso
militare. Marca: Radione. Radioricevitore
Per cortesia di: R. Gianni, supereterodina a
Vimercate, Milano. cinque valvole
Foto di: Studio Fotografico della Ditta Ansaldo
G. Cigolini, Milano. Lorenz, modello
5V3 (1940).
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

Tipica la “scala
parlante” con il
avevano gli Alexanderson. Marconi era però del parere che nominativo delle
l’alternatore non risolvesse completamente il problema, per- stazioni emittenti.
ché non si prestava a rapidi cambiamenti di lunghezza d’on- Per cortesia di:
R. Aielli, Milano.
da e serviva soltanto per onde lunghissime; e preconizzava Foto di: Studio
che il problema sarebbe stato risolto dall’uso della valvola ter- Fotografico
moelettronica. G. Cigolini, Milano.

I PRIMI RIVELATORI numerosi tipi di coherer: fra essi quello di Robinson oltre a
Il risuonatore di Hertz e gli apparecchi consimili adoperati da- quello del Lodge, un tipo creato dal semaforista della Marina
gli scienziati per i primi studi sulle onde elettromagnetiche italiana Castelli, ed altro del francese Ferrié, che nel 1897 co-
non erano adatti per la radiotelegrafia. Questa fece i suoi pri- struì un coherer a limatura di oro, suscettibile di regolaggio.
mi passi coll’aiuto di un dispositivo basato sul fatto che un tu- Per le esperienze eseguite nel 1901 attraverso l’atlantico Mar-
bo contenente limatura metallica acquista una grande con- coni adoperò un detector del tipo di quelli che erano allora
ducibilità per effetto di azioni elettriche e la perde se sotto- adoperati nella Marina italiana, e vi aggiunse un ricevitore te-
posto ad un urto. Questo fatto fu posto in evidenza nel 1884 lefonico, poiché l’orecchio umano è il ricevitore più sensibile.
dal prof. Calzecchi Onesti del Liceo di Fermo, che lo descrisse Nel 1902 egli però migliorò il rivelatore magnetico, che Ru-
in tre memorie pubblicate dal periodico “Il Nuovo Cimento” therford aveva inventato nel 1895 e prese un brevetto per il
dall’ottobre 1884 al marzo 1885. Quantunque tali memorie suo detector magnetico.
fossero state citate dalle principali riviste scientifiche, e parti- Siccome nemmeno i rivelatori magnetici soddisfacevano trop-
colarmente in Francia dal “Journal de Physique” non ne ven- po alle esigenze, si pensò anche a crearne altri di natura di-
ne a conoscenza il professor Branly dell’Istituto cattolico di Pa- versa. E così vennero alla luce quelli elettrolitici, il primo dei
rigi, il quale nel 1890, cioè sei anni dopo, constatò lo stesso quali è stato ideato dal De Forest. Consisteva in un tubo di ra-
fatto e ritenne di essere il primo ad aver fatto tale scoperta. me contenente una pasta di mercurio, glicerina, acqua ed un
Egli però fu effettivamente il primo a constatare che la lima- po’ di limatura metallica, la quale pasta era posta fra due elet-
tura di ferro si ammassava anche per effetto di una scarica trodi metallici. In essa si formavano strutture cristalline quan-
elettrica che avvenisse nelle sue vicinanze. Diversi fisici studia- do era attraversata da una corrente continua, strutture che
rono tosto il tubetto a limatura metallica, e specialmente sir venivano parzialmente distrutte se la pasta era attraversata da
Oliver Lodge, che introdusse miglioramenti nel dispositivo del correnti pulsanti. Altre forme di rivelatori elettrolitici furono
Branly, lo rese più sensibile e lo battezzò col nome di coherer. create da Ferrié, Schloemich e Vreeland. È anche meritevole di
Radioricevitore
Egli ideò pure un martelletto che, automaticamente, riporta- menzione il rivelatore di S.C. Brown, consistente in una palla
Brownie (1923).
Il ricevitore vero e va la limatura metallica alla primitiva condizione di non con- di perossido di rame fra elettrodi di rame e platino.
proprio è a sinistra duttività, dopo che era stata resa conduttiva. È questo il con- Il problema della rivelazione fece poi un notevole passo in-
con la sintonia gegno di cui si servì dapprima Marconi per le sue esperienze. nanzi nel 1906, quando Dunwoody dimostrò che il carborun-
e il rivelatore a
cristallo di galena. In Francia si è voluto attribuire al professor Branly l’invenzio- dum aveva la proprietà di rettificare le piccole correnti ad alta
Al centro ne della radiotelegrafia, per aver creato il coherer; ma tale as- frequenza, ed inventò il rivelatore a carborundum. Esso fu
l’amplificatore serzione è evidentemente priva di fondamento. La primizia ben presto seguito dal rivelatore a punta di rame e molibde-
microtelefonico;
a destra della scoperta spetterebbe al Calzecchi Onesti; al Branly, poi, no del Prof. Pierce, dal detector “Pericon” di Pickard, forma-
l’altoparlante, in non è mai venuto in mente di servirsi del suo dispositivo per to da pirite e zinco, dal detector “Silicon”, da quello del Bla-
questo caso il ricevere segnali portati da onde hertziane. E si può anche ag- ke a solfito d’acciaio, da quello formato da un contatto fra
modello Dinkie
della Ditta Sterling.
giungere che il coherer non ha avuto un’importanza decisiva tellurio e grafite, chiamato Bronek Cell, da quello inventato
Per cortesia di: R. nella radiotelegrafia, tanto che fu presto abbandonato: altri da Walter nel 1908 e costituito da un filo di tantalio posato
Gianni, Vimercate, principi fisici potevano ben servire per costruire dei rivelatori su mercurio, ed infine da quelli classici a galena, inventati dal
Milano.
di onde elettromagnetici. Però Marconi, adoperandolo nei dr. Eccles, fra il 1909 ed il 1911, ed in seguito da altri perfe-
Foto di: Studio
Fotografico G. suoi primi tentativi, e cercando di renderlo più sensibile, in- zionato. Eccles diede anche la teoria del loro funzionamento.
Cigolini, Milano. dusse altri tecnici a fare altrettanto: vennero quindi alla luce Ma tutti questi rivelatori dovevano passare in seconda linea
con la scoperta della valvola termoionica.

I TUBI ELETTRONICI
La “valvola” è stata il componente che ha fatto fare i più
grandi passi alla radio. La sua invenzione si può annoverare
fra le più grandi scoperte. L’idea della valvola ionica si può di-
re abbia avuto principio nel 1884 quando Edison, rinchiusa
una lastra metallica entro il bulbo di una lampada elettrica ad
incandescenza, fra i due rami del filamento a ferro di cavallo,
osservò che lo spazio vuoto dentro di essa conduceva una
corrente quando il filamento era reso incandescente, e che la

38
Altoparlante
elettromagnetico
a spillo degli Anni
Venti. Per cortesia
di: N. Rodriguez,
Milano.
Foto di: F. Bisi.

corrente passava dalla lastra metallica al filo incandescente,


ma non in senso inverso. Nel 1899 Elster e Geitel osservarono
anche che un filo di platino, immerso nell’ossigeno e posto
nell’aria rarefatta, scaricava più facilmente elettricità positiva
che negativa. Wehnelt nel 1903 utilizzò l’effetto scoperto da
Edison per raddrizzare le correnti alternate, e riconobbe che
la conducibilità dei tubi a gas rarefatti era dovuta all’uscita di
“particelle” dal catodo incandescente, e che specialmente le
leghe metalliche erano atte a tale emissione. Il raddrizzatore
di Wehnelt ebbe poi successive modifiche e perfezionamenti. pure l’importanza della tensione di griglia. Lavori ulteriori di
La “valvola” è stata inventata l’anno seguente. L’inventore Schloemich, Round, Tigerstedt ed altri sulla costruzione della
della prima valvola, quella a due elettrodi (o diodo) è stato il valvola a tre elettrodi condussero alla realizzazione di un ano-
Fleming, che studiò l’effetto Edison dal 1885 al 1890 e fu do cilindrico ed una griglia situata tra il filamento e la placca.
condotto alla conclusione che in una lampadina elettrica vi Nel 1912 un gruppo di case produttrici tedesche, apprezzan-
era emissione di particelle principalmente dal ramo negativo do i lavori del von Lieben sulla valvola, ne acquistò i brevetti.
del filamento, le quali erano cariche di elettricità negativa. Egli A partire dal 1913 si nota una precisa differenza fra le prime
fece questa scoperta molto tempo prima che Joseph John valvole “molli” e quelle nuove “dure”, messe sul mercato,

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


Thomson facesse l’altra, pur essa molto notevole, dell’esi- specialmente in seguito ai lavori del Langmuir sul vuoto. Nel
stenza in un tubo a vuoto molto spinto di particelle più pic- 1914 la Telefunken costruì il primo amplificatore a due valvo-
cole degli atomi: infatti questi dimostrò l’esistenza degli elet- le di bassa frequenza. Avvenuta nel 1913 la scoperta della
troni soltanto nel 1899. Fleming non pensando agli elettroni, “reazione” per merito di Meissner e De Forest, fu anche ri-
ritenne dapprima che tali particelle fossero atomi di carbonio. solto il problema dell’emissione di onde continue (o persi-
Dal 1900 in poi egli, che già aveva preso servizio nella Com- stenti) per mezzo di valvole. Ma la loro costruzione urtò pure
pagnia Marconi, pensando alla rettificazione delle deboli cor- contro le difficoltà inerenti alla necessità di un alto vuoto. Es-
renti alternate ad alta frequenza indotte dalle onde nell’an- se furono superate in seguito ai citati lavori di Langmuir ed al-
tenna cioè al modo di renderle unidirezionali per poter usare la scoperta della pompa molecolare a diffusione avvenuta nel
un galvanometro per rilevarle, fece molti esperimenti per 1915. In tale epoca si è cominciato ad ottenere, per mezzo di
sfruttare in tal senso l’effetto Edison, e finì col creare la valvo- valvole, trasmissioni con rilevanti portate. Le principali ditte di
la rettificatrice a due elettrodi, che brevettò in Inghilterra nel materiali radio diedero da allora vivo impulso alla costruzione
dicembre 1904, ed altrove al principio del 1905. La valvola di apparecchi a valvole; ed i principali tecnici e scienziati, qua-
Fleming rassomigliava un po’ ad un tubo Wehnelt. Essa fu in li Irving, Langmuir, Fleming, Round, Lee De Forest, Marius La-
seguito molto migliorata da Brandes, della Telefunken, che vi tour, Abraham, Barkhausen, Moeller, White, Vallauri, Gutton,
introdusse una cosa di capitale importanza: il campo anodico Armstrong ed altri ne fecero rapidamente progredire la tecni-
generato da una tensione ausiliaria. Brandes prese per questo ca. Si è diminuita la potenza necessaria all’accensione del fi-
un brevetto alla fine del 1905. Benché Fleming abbia poi cer- lamento, si è abbassata la tensione di placca delle valvole ri-
cato di far prendere sviluppo nella radiotelegrafia alle sue val- ceventi; si è aumentata la durata di quelle emettenti. E furo-
vole, migliorandone notevolmente i collegamenti, esse ven- no create valvole speciali, come quelle a catodo riscaldato dal-
nero inizialmente poco adoperate. Si è che soltanto due anni la corrente alternata.
dopo, cioè nel 1907 veniva realizzata in America un’altra val-
vola, destinata a rendere servizi molto migliori, perché oltre al- LA RADIOTELEFONIA
l’anodo ed al catodo aveva il terzo importantissimo elettrodo, Ritornando un po’ indietro, si è accennato che nel 1897 Bell
la griglia. La valvola a tre elettrodi fu creata dal De Forest, che ed Hayes in America constatarono che da un arco a corrente
prese per essa un brevetto nel febbraio, e la chiamò Audion. continua si poteva avere la riproduzione della voce e, crearo-
Dapprima anche la valvola De Forest fu considerata con diffi-
denza: si preferiva per la rivelazione l’impiego del cristallo, il
quale offriva ugual sensibilità di una delle prime valvole a tre
elettrodi, e richiedeva un circuito più semplice. Adottatosi pe-
rò un alto vuoto nel bulbo di vetro e circuiti adatti, le valvole
non tardarono ad affermarsi. La priorità dell’impiego della val-
vola come amplificatore è attribuita a Robert von Lieben, che
ha preso per questo un brevetto nel marzo del 1908. Nel no-
vembre dello stesso anno anche De Forest riconosceva il po-
tere amplificatore dei suoi “Audion” con un brevetto relativo
ad un dispositivo per amplificare deboli correnti elettriche, ma
non dimostrò di ben valutare l’effetto della griglia, mentre in-
vece questo fu ben riconosciuto dal von Lieben, che dimostrò

Altoparlante
elettromagnetico
a spillo degli Anni
Venti. Per cortesia
di: N. Rodriguez,
Milano.
39 Foto di: F. Bisi.
Fonografo Edison
con registrazione su
cilindro cerato (1877).
Per cortesia di: N.
Rodriguez, Milano.
Foto di: F. Bisi.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

potenze equivalenti a potenze di qualche centinaia di kilo-


watt. L’uso di nuovi sistemi di modulazione, come quello a
soppressione della portante e di una delle due bande laterali,
consentì di ottenere ulteriori, notevoli guadagni di potenza.

LE ONDE CORTE
no un fotofono; e che nel 1900 Duddell aveva dimostrato il La gara nell’allungamento delle onde per i servizi radiotele-
fenomeno dell’arco musicale. Con tali scoperte si può dire ab- grafici, si può dire abbia avuto termine nel 1922, quando con
bia avuto inizio la radiotelefonia. Nel 1902 Ruhmer fece nu- varie esperienze eseguitesi si constatò che la ricezione di on-
merosi esperimenti adoperando un arco parlante insieme ad de di 40.000 metri era impossibile a grande distanza, che
un riflettore parabolico. Nel 1913 Koepsel fece delle prove quella di onde di 23.000 era debole, e che invece ottima era
adoperando un arco Duddell. Fessenden fu il primo ad ado- la ricezione con onde di 18.000 m. Si venne allora alla con-
perare un microfono nel circuito antenna. Nel 1906, adope- clusione che non convenissero lunghezze d’onda superiori ai
rando un relais telefonico di sua invenzione, dimostrò la pos- 20.000 m. Ma a quell’epoca, le onde corte già cominciavano
sibilità di collegare una linea telefonica terrestre con una sta- a dimostrare le loro pregevoli qualità. La loro adozione d’al-
zione radiotelefonica. Nel 1907 riuscì a trasmettere bene la tronde s’imponeva per ottenere un maggior rendimento con
parola dalla sua stazione di Brant Rock alla distanza di 200 mi- l’impiego di minor energia, in maniera da avere un minor co-
glia. Nel 1906 il prof. Q. Majorana, adoperando un suo mi- sto, e poter lottare contro le compagnie dei cavi; per poter im-
crofono a liquido, riuscì a radiotelefonare da Monte Mario piantare un maggior numero di stazioni, ed anche per otte-
(Roma) a Trapani, distante 420 km. Nel 1912 riuscì in altre nere un certo grado di segretezza. I dilettanti (radioamatori)
prove alla stessa distanza. Nell’anno seguente il Prof. Vanni, degli Stati Uniti, costretti dalle leggi vigenti poco prima della
adoperando un arco del dott. Moretti (giovane medico roma- guerra mondiale a servirsi solo di onde inferiori ai 200 m co-
no dedicatosi per qualche anno allo studio della radio) e mo- minciarono allora a studiare le onde comprese fra 100 e 200
dulando la emissione con un microfono a liquido telefonò m. Nel 1920 organizzarono una prova transatlantica tra l’A-
soddisfacentemente da Centocelle a Tripoli, distante circa merica e l’Inghilterra ed adoperando con tali onde una po-
1000 km. Il dott. Moretti nel 1912 tentò pure la radiotelefonia tenza inferiore al kilowatt riuscirono a trasmettere e ricevere
col suo generatore ad arco ed un originale microfono; ma, per dall’uno all’altro continente. Contemporaneamente, Marconi
mancanza d’aiuto, non poté perfezionare il dispositivo. Ma la studiava le onde inferiori ai 100 m, che fu poi dimostrato es-
radiotelefonia non è entrata nell’uso pratico che con l’avvento sere le onde corte più pratiche. Mentre nel 1902 diceva scher-
della valvola. Questa le ha poi fatto avere un potentissimo svi- zando “occorre fare i passi più lunghi per andare più lontano”
luppo, rendendola adatta non soltanto per le trasmissioni rela- nel 1916 diceva “va più rapido e più lontano un piccolo cane
tivamente vicine, ma anche per quelle lontanissime. a passi rapidi e corti, che un elefante a passi lenti e lunghi”.
Ricevitore
telefonico Bell a “L’American Telephone and Telegraph Company” tentò nel Nelle sue esperienze degli anni 1916 e 1917 eseguite a Ge-
calamita rettilinea 1915, mediante l’impiego di valvole, la radiotelefonia transat- nova ed alla Spezia adoperò onde da 3 metri in su, ed in ge-
(ca. 1881). lantica dalla stazione marittima di Arlington (Stati Uniti) alla nere di 15 metri. Nelle prove fatte nel 1923 tra una stazione
Per cortesia di:
C. Pria, Bollate, Torre Eiffel di Parigi, e quantunque a quell’epoca si potesse sperimentale situata a Poldhu e lo yacht Elettra provò la lun-
Milano. disporre soltanto di piccole valvole, e di potenza limitata, si ri- ghezza d’onda di 97 metri; nelle prove del 1924 utilizzò on-
Foto di: F. Bisi. uscì a parlare attraverso l’Atlantico. La guerra impedì di con- de di 92, 60, 47 e 32 m. Le prove eseguite con l’onda di 32
tinuare le esperienze per giungere a risultati pratici. Nel 1923 m dall’Inghilterra al Canadà, all’America del Sud ed all’Au-
la predetta compagnia ritentò la prova ed ottenne una comu- stralia dimostrarono che era possibile trasmettere messaggi a
nicazione telefonica abbastanza chiara tra New York e South tali distanze, adoperando soli 12 kW o meno al trasmettitore,
Gate, presso Londra. Questo felice risultato indusse il Mini- anche quando l’intero circolo massimo fra tali località e l’In-
stero delle poste Inglesi a collegarsi con essa e con la Western ghilterra era esposto alla luce diurna. Prove con onde supe-
Eletric per proseguire negli studi. Altri studi furono fatti dalla riori ai 100 m e precisamente di 112 metri furono eseguite nel
Società Marconi e da altre compagnie. I risultati furono così giugno 1923 e mesi seguenti da Adriano Ducati: egli ottenne
felici, che si è potuto impiantare nel 1927 un collegamento
telefonico attraverso gli Oceani. Esso è stato molto favorito
dall’adozione delle onde corte per le trasmissioni a grande di-
stanza e dall’esser stata resa possibile una trasmissione in du-
Ricevitore
telefonico Bell a plex. Da allora in poi i collegamenti si moltiplicarono rapida-
calamita rettilinea mente e, presto, circondarono il Globo. In Italia, il primo col-
(ca. 1881). legamento radiotelefonico intercontinentale diretto si stabili-
Per cortesia di Ist.
va nel 1931 tra Roma e Buenos Aires. La radiotelefonia com-
Tecnico Comm.
“Pier Crescenzi- merciale a grandissima distanza, quando ancora non esisteva-
Tanari”, Bologna. no i satelliti artificiali, fu fatta essenzialmente su onde corte,
Foto di: F. Bisi.
le potenze impiegate in trasmissione arrivano all’ordine di
qualche decina di kilowatt; l’uso di antenne direttive rese tali

Grammofono a manovella con sistema a risonanza


“Klingsor”. Funziona come una slot-machine, con una
monetina. Risale agli Anni Quaranta.
Per cortesia di: C. Pria, Bollate, Milano. Foto di: F. Bisi.

40
una chiara ricezione in pieno mezzogiorno alla distanza di zione telegrafica. Da questo sistema derivò, poi, quello detto
350 km con potenza inferiore ai 10 Watt. Da allora le prove di autodina, o endodina, in cui due circuiti oscillatori accorda-
ad onde corte si susseguirono tra dilettanti dei due continen- ti su frequenze poco diverse, così da produrre battimenti udi-
ti europeo ed americano ed anche con l’Australia; mentre le bili, erano inseriti rispettivamente nei circuiti di placca e di gri-
grandi compagnie radiotelegrafiche, specialmente la “Marco- glia di un unico triodo ed erano tra loro accoppiati induttiva-
ni” installavano grandi stazioni ad onda corta, o sostituirono mente, come nel sistema Round-Marconi (1913) o capacitiva- Apparecchio
gli impianti di vecchie stazioni o vi impiantavano nuovi tra- mente, come nel sistema Alexanderson (1914). A questi siste- telefonico da muro
smettitori e ricevitori per onde corte, in aggiunta agli altri già mi può concettualmente ricondursi il circuito “ultraudion” a batteria locale,
con chiamata a
esistenti. Nel 1928, lo sfortunato volo del dirigibile “Italia” al ideato da De Forest nel 1914. generatore
Polo Nord, dimostrò il valore delle onde corte, utilizzate dal mediante
famoso radiotelegrafista Biagi, che permisero di collegare i NUOVI CIRCUITI manovella.
Tipo v. Bailleux.
naufraghi sulla banchisa con i mezzi di soccorso. Nei primi tempi, i sistemi a eterodina e derivati, che tanto pro- Prodotto dalla
gresso avevano portato nella ricezione telegrafica, furono pu- S.té Ind.lle des
L’UTILIZZO DEI TUBI ELETTRONICI re applicati alla ricezione telefonica mediante i cosiddetti cir- Téléphones,
Francia, attorno al
TRASMISSIONE cuiti omodina, in cui la frequenza locale veniva sintonizzata su
1900. Per cortesia
Il triodo, grazie agli studi di Meissner, Armstrong, Hartley, Col- quella da ricevere così da annullare il battimento. Migliori ri- di: F. e G. Govoni,
pitt, venne generalmente introdotto come generatore di oscil- sultati si ebbero coi ricevitori a super-reazione, proposti dal- Bologna. Foto di:
lazioni persistenti data la sua caratteristica di costituire, op- l’Armstrong nel 1916, nei quali, pur valendosi della grande C. Porcheddu.

portunamente impiegato, una resistenza differenziale negati- amplificazione ottenibile col triodo utilizzato come resistenza
va e quindi in grado, a spese di una sorgente di alimentazio- negativa, si eliminava la possibilità del circuito di autoscillare.
ne, di mantenere sul circuito oscillazioni elettriche, compen- Sul principio della resistenza negativa si idearono molti tubi e
sando, sia l’energia irradiata, sia quella dissipata. Con l’av- circuiti quali il “dinatron”, il “pliodinatron”, il “negatron”,
vento del triodo, tutti i vecchi sistemi di generazione passaro- ecc. Mentre altri circuiti si andavano perfezionando, tra i qua-
no in secondo piano, almeno per quanto si riferiva alle ricer- li quelli a “neutrodina” dell’Hazeltine (1919), e mentre il col-
che sperimentali, malgrado la limitata potenza e la instabilità legamento di più triodi in cascata rendeva sempre più sensi-
di frequenza dei primi tubi. Il primo trasmettitore a valvole en- bili i radioricevitori (ma nel contempo nel complicava le ma-
trava in esperimento in Italia (presso la Marina) nel 1915. Nel- novre di sintonizzazione) andava sviluppandosi il sistema a
lo stesso anno, il triodo venne anche impiegato come amplifi- cambiamento di frequenza, solitamente detto a “superetero-
catore a radio frequenza e si costruirono radiotrasmittenti di dina”. Questo sistema, le cui basi concettuali già si trovano in
una certa potenza disponendo, dopo il generatore, stadi am- brevetti del Meissner e del Round (1913), fu più concreta-
plificatori in cui venivano montate decine di triodi in parallelo. mente studiato e descritto alcuni anni dopo dal Levy (1917),
I vecchi tubi, a scarso rendimento e di potenza relativamente dalla Siemens (1918), e dall’Armstrong (1918). Esso consiste
modesta, vennero sostituiti da tubi a potenza elevata e richie- nel trasferimento della conversione dell’onda portante in arri-
denti uno stadio pilota driver di più modesta potenza. Con vo ad una frequenza intermedia costante. In tal modo si rese
questi nuovi tubi che richiedevano particolari sistemi di raf- più facile la realizzazione di diversi amplificatori accoppiati con
freddamento a circolazione di liquido, si raggiunsero potenze filtri di banda, la cui curva di risonanza offre il miglior compro-
di centinaia di kilowatt. La modulazione salì al 100 % con dis- messo tra le esigenze di selettività e di fedeltà di riproduzione
torsioni trascurabili. La stabilità di frequenza venne dapprima in tutta la banda. L’invenzione del tetrodo (allora noto sotto il
ottenuta ricorrendo ad uno stadio pilota completamente indi- nome di valvola schermata), dovuto a Hull nel 1926 e del pen-
pendente, alimentato da una sorgente autonoma, ed in se- todo, nel 1928, permisero di aumentare la sensibilità dei rice-
guito usando particolari dispositivi stabilizzatori, fra i quali si vitori. La successiva realizzazione di adatti tubi per la conver-
impose subito l’impiego del quarzo piezoelettrico. sione di frequenza, unitamente alla risoluzione del problema
del comando unico, hanno portato, in breve, la supereterodi-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

RICEZIONE na al più alto grado di perfezione, come radioricevitore classi-


L’adozione delle oscillazioni persistenti nella trasmissione ra- co sia nel campo professionale, sia in quello civile.
diotelegrafica, ottenuta dapprima con l’arco Poulsen, poi con La radiodiffusione determinò la “rivoluzione elettronica” por-
gli alternatori ad alta frequenza ed, infine, coi triodi, portò a
nuovi orientamenti nella tecnica dei radioricevitori per rende-
re percettibile nel telefono la manipolazione del segnale tra-
smesso. Un primo sistema, già proposto dal Fessenden nel
1902, fu quello ad eterodina, che trovò, nella proprietà del
triodo, una eccellente realizzazione. Secondo tale sistema il
segnale in arrivo veniva fatto interagire, “battere”, con una
oscillazione, generata localmente da un oscillatore a triodo, la
cui frequenza differiva da 800 ÷ 1000 Hz da quella dell’oscil-
lazione in arrivo, determinando un battimento intelligibile al
telefono in tutte le sue intermittenze dovute alla manipola-

Apparecchio telefonico campale modello 1915, in dotazione all’Esercito


Austroungarico nella Prima Guerra Mondiale. Per cortesia di: Museo di
Fisica del Dip. di Fisica e del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università
degli Studi di Bologna. Foto di: C. Porcheddu.
41
Radio TV Radiomarelli.
Modello RV300 (1939).
Realizzato nella fase
iniziale e ancora
sperimentale del nuovo
mezzo audiovisivo
(analisi tramite
iconoscopio di Vladimir
Kosma Zworykin, e
sintesi mediante
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

cinescopio di Von 2600 m. Verso la fine del 1921 ed il principio del 1922 in
Ardenne). Tecnologia
bloccata poco dopo America il broadcasting - come fu colà chiamato - già susci-
dall’avvio della Seconda tava l’entusiasmo della popolazione, grandi ditte approfitta-
Guerra Mondiale. vano della libertà lasciata dal governo per impiantare stazioni
Per cortesia del: Museo
della Scienza e della
ed i fabbricanti e commercianti cominciavano a fare affari d’o-
Tecnica di Milano. ro per la vendita di apparecchi radioriceventi. In Inghilterra, in-
Foto di: Museo della vece le limitazioni imposte dalla legge ostacolavano ancora lo
Scienza e della Tecnica,
sviluppo della radiodiffusione come del resto in tutti gli altri
Milano.
Stati europei, in cui non era ancora superato il periodo re-
strittivo imposto dalla guerra. Ma nel 1922 le pressioni dei ra-
tando, negli anni ‘20, alla comparsa dei primi radioricevitori dioamatori riuscirono anche là a far sorgere un servizio di
commerciali. L’alimentazione era affidata a batterie di accu- broadcasting. Si costituiva la Società Radiola e poi la British
mulatori per il filamento e di pile per la tensione anodica e Broadcasting Company che impiantò dapprima sei stazioni
l’antenna era generalmente del tipo a telaio. Vi fu poi l’av- trasmittenti portate poi ad 8 alla fine del 1923. In Francia fu-
vento dell’alimentazione in alternata e si diffuse l’uso dell’al- rono di grande impulso alle radiodiffusioni le emissioni della
toparlante, il che favorì, senz’altro in modo cospicuo, lo svi- Torre Eiffel. Nel 1923 iniziò regolari trasmissioni anche una
luppo della radiodiffusione. Attorno al 1930 la tecnica co- stazione parigina dell’Ecole Superieure des Post et Telegraphe,
struttiva dei radioricevitori fece passi da gigante. Fu introdot- con onda di 450 m e contemporaneamente venne organizza-
to l’uso degli chassis metallici, l’alimentatore, che già da qual- ta l’emissione di concerti dalla Società Radiola con una sua
che tempo era in uso, venne incorporato al ricevitore, trovò stazione parigina, adoperante onda dapprima di 1560 m e
posto sul medesimo telaio così come l’altoparlante. La modu- poi di 1780 m. Nell’aprile del 1923 cominciarono a funziona-
lazione di ampiezza che, fino ad un certo momento, rappre- re anche la stazione di Lione con onda di 3100 m e quella bel-
sentava l’unico mezzo utilizzabile in dipendenza delle radio ga di Bruxelles con onda di 1200 m. In Germania vi fu dap-
frequenze utilizzate, con l’avvento di onde molto corte potè prima poca liberalità nel concedere il permesso per l’impianto
essere sostituita col sistema detto a modulazione di frequen- di stazioni radiofoniche, tuttavia in seguito all’esempio fran-
za, con i noti vantaggi di rapporto segnale-disturbo elevato, cese ed inglese fu promosso nel 1923 un certo movimento –
eliminazione delle interferenze delle stazioni adiacenti, stabi- specialmente da parte di ditte costruttrici – per far sorgere le
lità del livello di riproduzione, grande linearità di modulazio- radiodiffusioni. Un certo numero di esse costituì la Rundfunk
ne. La modulazione di frequenza prevista già nel 1901 da Fes- G.m.b.H. di Berlino, cui poi si aggiunsero altre società. In Ita-
senden, fu attuata in pratica da Armstrong nel 1936. lia, come in molti altri Stati la radiodiffusione cominciò a fun-
zionare soltanto nel 1924, quando già in America, Inghilterra
LA RADIODIFFUSIONE e Francia avevano assunto proporzioni grandiose. Sorsero per
Il primo trasmettitore radiofonico a diffusione circolare, della volere del Governo nazionale e per impulso del Ministro delle
potenza di 2 kW fu installato nel 1914 in Belgio; i concerti comunicazioni: si costituì per esse in Roma la Unione Radio-
emessi con una certa regolarità, furono ricevuti da qualche fonica Italiana, che impiantò le stazioni di Milano, Roma e Na-
Tipico esempio centinaio di dilettanti radioamatori. La prima guerra mondia- poli, e si trasformò poi nella E.I.A.R. la quale aggiunse alle sta-
di cellulare.
Come all’epoca di le interruppe tale attività, finché, nel 1919, una stazione in- zioni precedenti quelle di Genova, Torino e Bolzano. Queste
Marconi, un glese, installata sulla Marconi House di Londra, iniziò l’emis- stazioni furono l’avvio della grande rete di radiodiffusione na-
sistema senza fili sione di programmi a diffusione circolare. L’idea di radiodif- zionale sfociata nel Centro Radio Imperiale di Roma del 1938.
ha sconfitto una
tecnologia diffusa fondere notizie in America fu attuata nel 1920 dalla Compa- Venne poi la seconda guerra mondiale e, alla fine di essa, al-
e collaudata. gnia Westinghouse che impiantò una stazione a Pittsburgh la EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) nel 1945 si so-
Per cortesia di: della potenza di 100 watt ed operante su onda di 360 metri. stituì la RAI (Radio Audizioni Italiane).
C. e G.B.
Porcheddu.
Essa aveva essenzialmente lo scopo di annunciare i risultati
Foto di. della elezione del presidente Harding, ma poi fu impiegata LE MICROONDE
C. Porcheddu. per trasmettere notizie varie. Nel 1921 la sua potenza fu au- L’avvento delle onde ultracorte doveva essere ovviamente
mentata a 1,5 kW ma il favore del pubblico le fu acquistato subordinato al progresso tecnico degli apparati relativi. Mar-
soltanto in grazia di un’attiva campagna di stampa. Nel 1921 coni vi contribuì con le famose esperienze attuate a bordo
si è anche deciso a Londra, nella conferenza annuale della dell’“Elettra”, e a S. Margherita Ligure, dal 1932 ed anni suc-
“Wireless Society”, di impiantare una stazione di grande po- cessivi. Questo periodo è dominato da nuove affermazioni
tenza per dare notizie circolari, e fu inaugurata all’Aia una sta- della radio nell’ambito delle comunicazioni a breve distanza
zione olandese, che emetteva regolari concerti settimanali aventi importanza nei campi marittimo, aeronautico e civile.
con potenza di 100 watt, aumentata successivamente a 200. Si è trattato per lo più di ottenere collegamenti sicuri e segre-
Tale stazione si potè sostenere per un certo tempo grazie alle ti con potenze relativamente modeste, fino a sostituire i cavi
sovvenzioni degli amatori inglesi, che si addossarono parte telefonici e telegrafici. Nell’ultimo caso, specialmente per il
delle spese di esercizio. traffico radiotelegrafico e telefonico ordinario, occorreva dis-
Nel novembre 1921 vennero fatte trasmissioni sperimentali porre di antenne di elevato rendimento che potessero con-
anche in Francia dalla stazione della Torre Eiffel con onda di centrare ed orientare l’energia irradiata in un fascio ristretto.

42
Nelle comunicazioni “bilaterali” furono usate antenne che, Società di Fisica di Londra, il fatto che alcuni contatti rad-
salvo le dimensioni, trasferivano nel campo delle onde ultra- drizzatori di galena, potevano, in certe condizioni, generare
corte e cortissime i già noti concetti del riflettore, sia che fos- delle correnti oscillatorie. La scoperta di Eccles destò, a quel
se costituito da cortine piane di dipoli, sia che si applicassero, tempo, un grande interesse, ma tosto, essa, fu lasciata ca-
come nelle esperienze effettuate da Marconi nel Golfo di Ge- dere in dimenticanza, specialmente quando, pochi anni do-
nova, dei riflettori a superficie continua come nelle esperien- po, vennero scoperte le proprietà dell’ “Audion” (primo no-
ze del 1930 e ‘31 sul canale della Manica (Società Standard), me del triodo), la valvola a tre elettrodi. Il transistore può ga-
ed in quelle dello stesso Marconi fra Torrechiaruccia e la sta- rantire tutte le funzioni di un tubo a vuoto, amplificazione,
zione Vaticana di Castel Gandolfo. oscillazione, e funzioni di commutazione impulsive, è poco
Da questa tecnologia nascevano i ponti radio (detti anche costoso, più affidabile, dissipa poco e può essere, mediante
“cavi hertziani”) di cui il prof. Vecchiacchi per l’Italia, fu tra i l’integrazione, ridotto a dimensioni microscopiche. Esso ha,
principali studiosi (1939), e il radar, il cui nome è composto infatti, permesso la realizzazione dei circuiti integrati.
con le iniziali dei vocaboli inglesi RA-dio, D-etecting; A-nd,
R-anging, che significa radio-localizzazione. L’antenna del ra- ET ULTRA
dar emette segnali, impulsi brevissimi, a eguali intervalli di Dopo l’avvento della radiodiffusione, che presto si espanse
tempo, successivamente, secondo tutte le direzioni, nel corso ovunque, anche le radiocomunicazioni a lunga distanza con-
di un rapido giro. Gli echi riflessi dagli ostacoli eventualmen- sentirono alla telegrafia e alla telefonia con onde lunghe pri-
te incontrati in questo giro vengono raccolti e trasformati in ma, e onde corte poi, di superare le più grandi distanze. De-
segnali visibili sullo schermo fluorescente di un tubo a raggi colla timidamente anche la televisione, e le microonde con-
catodici, sul quale si disegna così il profilo circostante al pun- sentono di realizzare i primi ponti radio e, quindi, il radar che
to di stazione. Il primo radar venne realizzato da Watson Watt si aggiunge agli altri mezzi di radioassistenza alla navigazione.
intorno al 1936. Il difficile problema venne anche affrontato L’utilizzo di tubi elettronici si diffonde con l’elettronica in sva-
nei laboratori della Marina Italiana per merito del Prof. Tibe- riatissime applicazioni industriali e medicali. Ma la più eclatan-
rio, e alcune case costruttrici realizzarono i primi modelli in- te realizzazione sarà quella degli elaboratori elettronici, dal

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


torno al 1940. È nota l’importanza avuta dal radar nel corso 1945 in poi, che determineranno il nascere dell’informatica. Te-
della seconda guerra mondiale. Sviluppi impensati deriveran- lecomunicazioni ed informatica, agli inizi della seconda metà
no dalla realizzazione del transistor, che permetterà, fra l’al- del secolo XX, creeranno una nuova tecnologia: la telematica.
tro, l’evoluzione dell’elettronica da “analogica” a “digitale”. Dalla semplice telegestione da terminali connessi ad un ela-
La radio ha trovato infatti nel transistore l’elemento compo- boratore locale, si passa al time-sharing, sistema col quale ter-
nente attivo che, detronizzando i tubi elettronici, ha per- minali di utenti lontani, tramite modem telefonico, si collega-
messo di giungere ad un grado di miniaturizzazione e di au- no ad un grande elaboratore centralizzato, a distribuzione di
tonomia imprevedibili. Ideato nel 1947, il transistore è il ri- tempo, che possono utilizzare come fosse al proprio servizio.
sultato di 10 anni di ricerche orientate specificamente verso Ma il colpo di grazia viene dai personal computer diffusisi col
la messa a punto di un amplificatore, per linee telefoniche, classico PC Apple provvisto di video. Il PC prosegue la sua cor-
allo stato solido allo scopo di cercare di eliminare l’uso dei sa, ed entra, con la diffusione di Internet, nella rete mondiale
tubi elettronici. Il 1° luglio del 1948 il “New York Times” di intercomunicazione globale. La digitalizzazione della co-
diede breve notizia che i “Bell Telephone Laboratories” ave- municazione e della trasmissione telefonica porta alla digita-
vano comunicato l’invenzione di un nuovo componente at- lizzazione di ogni tipo di informazione, basti pensare al CD e
tivo allo stato solido che avrebbe potuto sostituire i tubi elet- alla fotografia elettronica e alle videocamere che soppiantano
tronici. Il pubblico non valutò immediatamente l’importanza la classica pellicola. La facile registrazione di ogni tipo di in-
del ritrovato, mentre il mondo scientifico si rese conto subi- formazione crea banche dati raggiungibili con Internet. Le vie
to dell’enorme valore dell’invenzione che avrebbe determi- di comunicazioni satellitari hanno reso possibile immediate
nato una svolta decisiva nella radio e nella elettronica, in ge- connessioni di tutti con tutti e con tutto. La telefonia cellula-
nerale. Questo nuovo componente attivo allo stato solido re non è più soltanto telefonia, ma un mezzo di comunica-
era il transistor parola risultante dalla contrazione di Trans- zione globale che, parallelamente ai sistemi GPS (che hanno
fer Resistor = resistenza di trasferimento. Erano autori della mandato in pensione i radiotelegrafisti, sì che l’SOS è divenu-
scoperta W.H. Brattain, J.S. Bardeen e W.B. Shockley che, to un ricordo) consente di muoversi sulla faccia della terra con
nel dicembre 1947, erano riusciti a realizzare il primo trans- facilità e sicurezza.
istore funzionante come amplificatore costituito da un cri- Tutto è ormai legato alla radio: diciamo grazie a Marconi.
stallo di germanio e da due elettrodi a punta di contatto.
Questo nuovo componente attivo, che inizialmente era sta-
La miniaturizzazione
to definito “triodo a cristallo”, aveva avuto una gestazione del PC. Uno dei più
durata circa un decennio, ad opera di William Shockley e avanzati esempi di
Alan Holden, sempre dei Bell Laboratories. L’utilizzazione di PC palmare.
Tra l’altro, consente
semiconduttori a scopo di amplificatore ed anche per la ge- la digitalizzazione
nerazione di correnti alternate aveva avuto dei precedenti. diretta di uno
Fu nell’anno 1910 che W.H. Eccles segnalò per primo, alla scritto tradizionale
sullo schermo
senza l’uso di
tastiera.
Assieme al cellulare
rappresenta uno
dei più avanzati
modi del
comunicare. La
prossima frontiera?
43 La Telepatia?
B. Valotti

guglielmo marconi
(1874-1937)

Ci sono stati tre grandiosi momenti nella mia vita di invento- Decisi di trasferirmi in Inghilterra con l’intento di lanciare l’in-
re. Il primo, quando i segnali radio da me inviati fecero suo- venzione su vasta scala. Scelsi l’Inghilterra per diverse ragioni,
nare un campanello dall’altro lato della stanza in cui stavo principalmente perché avevo numerosi parenti ed amici lì e la
svolgendo i miei esperimenti; il secondo, quando i segnali tra- Gran Bretagna era a quell’epoca all’apice del proprio sviluppo
smessi dalla mia stazione di Poldhu, in Cornovaglia, furono finanziario ed industriale. (Guglielmo Marconi)
captati dal ricevitore che ascoltavo a S. Giovanni di Terranova,
dall’altra parte dell’Oceano Atlantico a una distanza di circa Dopo gli incoraggianti esperimenti realizzati nel 1895 a Villa
In alto:
Guglielmo
3000 km; il terzo è ora, ogni qualvolta posso immaginare le Griffone (la residenza della Famiglia Marconi situata nella
Marconi possibilità future e sentire che l’attività e gli sforzi di tutta la campagna bolognese) il giovane inventore andò in Inghilterra
nel 1896 mia vita hanno fornito basi solide su cui si potrà continuare a (febbraio 1896), nazione nella quale poté contare sull’appog-
a Londra.
costruire. (Guglielmo Marconi, dicembre 1935) gio dei parenti irlandesi (in particolare del cugino Henry Ja-
meson Davis) per sviluppare la sua invenzione. Tra i primi con-
La pacifica rivoluzione delle comunicazioni radio, o senza fili tatti, di grande importanza fu quello con William Preece, al-
come si diceva una volta, ha cambiato radicalmente le socie- lora direttore tecnico del General Post Office. In quell’anno,
tà del mondo contemporaneo. Guglielmo Marconi fu l’inizia- Marconi brevettò il suo sistema di telegrafia senza fili. Nel lu-
tore di quella rivoluzione: il suo sistema di telegrafia senza fi- glio del 1897 egli formò una società per sviluppare e com-
li realizzato nel 1895 segnò l’inizio delle radiocomunicazioni. mercializzare il suo nuovo metodo di comunicazioni senza fi-
Grazie alla sua straordinaria capacità di combinare una singo- li. Il nome iniziale della società, The Wireless Telegraph & Si-
lare abilità tecnologica ed un concreto spirito imprenditoriale, gnal Company, fu modificato nel 1900 e divenne Marconi’s
Marconi dedicò tutta la sua vita allo sviluppo della sua inven- Wireless Telegraph Company. La Compagnia Marconi si man-
zione: fu così che, passo dopo passo, Marconi mandò mes- tenne a lungo all’avanguardia nella sperimentazione e nella
saggi radio sempre più lontano. costruzione di impianti per radiocomunicazioni.

Sono convinto che il successo della radiotelegrafia transatlanti-


Villa Griffone
e il Mausoleo ca provò che la telegrafia attraverso lo spazio potesse raggiun-
Guglielmo Marconi. gere qualsiasi punto del piccolo pianeta in cui viviamo e che ciò
avrebbe potuto diventare un’impresa tecnologica abbastanza
semplice, sicuramente alla portata delle nostre possibilità prati-
che ed economiche. (Guglielmo Marconi)

Secondo la fisica di fine Ottocento le onde elettromagnetiche


utilizzate da Marconi potevano propagarsi soltanto in linea
retta. Data la curvatura della terra, un’enorme montagna
d’acqua avrebbe impedito qualsiasi trasmissione tra le due
Guglielmo Marconi
al tavolo della
sponde dell’Atlantico. Marconi - che dava più peso ai suoi
Ricostruzione
eseguita da stazione ricevente esperimenti che alle convinzioni teoriche diffuse - tentò
M. Bigazzi del di Signal Hill, ugualmente. In una giornata storica del dicembre 1901, egli
primo apparato a S. Giovanni di
riuscì a ricevere a San Giovanni di Terranova i segnali trasmessi
in telegrafia senza Terranova, il 12
fili di Marconi. dicembre 1901. da Poldhu (Cornovaglia), sull’altra sponda dell’Atlantico: per

44
Il panfilo “Elettra”,
che fu il laboratorio
galleggiante di
Guglielmo Marconi
negli anni ‘20 e ‘30.

la prima volta, le onde elettromagnetiche avevano attraversa- la divinità della sua origine e del suo fine ultimo, consiste,
to un oceano. Nasceva così l’era delle radiocomunicazioni a penso, nella capacità di scambiare con i suoi simili pensieri,
grande distanza. L’impresa fece grande scalpore e sebbene re- sensazioni, desideri, ideali, preoccupazioni ed anche lamente-
stasse ancora moltissimo da scoprire in merito alle leggi di le! Ogni cosa progettata per facilitare e sviluppare questa ca-
propagazione delle onde radio, essa fu il punto di partenza pacità veramente superiore deve essere - oso affermare - sa-
del vasto sviluppo delle radiocomunicazioni e dei servizi ra- lutata come il mezzo per il progresso dell’umanità e la via per
diomarittimi per la sicurezza in mare verificatosi nei successivi potenziare la tipica peculiarità dell’uomo. Con tutti i nostri at-
quaranta anni. In tale sviluppo Marconi continuò a svolgere triti, gelosie ed antagonismi (inevitabile cronica afflizione del-
un ruolo importante. l’umanità) e malgrado i sanguinosi sconvolgimenti che di tan-
Nel 1919 Marconi acquistò il panfilo Elettra che diventò una to in tanto lo mettono in serio pericolo, l’ideale della pace e
sua frequente residenza e il suo laboratorio viaggiante. I suc- della fratellanza rimane sempre vivo in noi […]
cessi di Marconi nelle comunicazioni a grande distanza erano Nella radio abbiamo uno strumento che ci permette di avvici-
basati all’inizio del secolo sull’uso di onde sempre più lunghe. nare i popoli del mondo, di far sentire le loro voci, le loro ne-
Ma a partire dalla prima guerra mondiale egli ricominciò a cessità e le loro aspirazioni. Il significato di questi moderni
sperimentare con le onde corte, scoprendone i vantaggi. In strumenti di comunicazione è così totalmente rivelato: un po-
particolare, esse permisero l’uso di riflettori attorno all’anten- tente mezzo per il miglioramento delle nostre mutue relazio-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


na rendendo meno intercettabile il segnale trasmesso e ga- ni di cui oggi possiamo usufruire; dobbiamo solo seguirne il
rantendo una maggiore potenza del segnale nella direzione corso in uno spirito di tolleranza e comprensione reciproca,
voluta. In seguito alle importanti esperienze effettuate nel solleciti nell’utilizzare le conquiste della scienza e dell’ingegno
1923 tra Poldhu e la nave Elettra, si affermò il sistema di col- umano per il bene comune.
legamenti ad onde corte a mezzo di stazioni a fascio. L’In- Tratto da: Guglielmo Marconi, Il significato della comunica-
ghilterra e la Compagnia Marconi firmarono un famoso con- zione moderna, radiomessaggio al Chicago Tribune Forum
tratto per la costruzione di una rete di stazioni ad onde corte, dell’11 marzo 1937.
del nuovo tipo a fascio dirigibile, collegante i punti principali
dell’impero britannico. Nel 1926 venne inaugurato il primo Il Museo Marconi, dedicato alle origini e agli sviluppi delle ra-
tronco della rete Inghilterra-Canada e l’anno successivo se- diocomunicazioni, è situato all’interno di Villa Griffone nella
guirono altre stazioni. campagna bolognese. Fu nel solaio di questa Villa che il gio-
Nel 1931 Marconi avviò le sue indagini sulle microonde. L’an- vane Guglielmo Marconi realizzò i suoi primi esperimenti di
no successivo egli fu incaricato dal Papa Pio XI di sistemare un telegrafia senza fili.
collegamento telefonico sperimentale a microonde fra Città Il nuovo allestimento del Museo è caratterizzato dall’integra-
del Vaticano e il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. zione di apparati storici, ipertesti, filmati e dispositivi interatti-
Lo sviluppo delle radiocomunicazioni a microonde è alla base vi: attraverso questi diversi strumenti, il visitatore ha la possi-
della maggior parte dei moderni sistemi radio. bilità di ripercorrere le vicende che hanno caratterizzato la for-
mazione e la vita dell’inventore, di comprendere il funziona-
Noi ora abbiamo raggiunto nella scienza ed arte delle radio- mento degli apparati più interessanti e di conoscere la dina-
comunicazioni uno stadio in cui le espressioni dei nostri pen- mica di alcuni fondamentali sviluppi nel settore delle radioco-
sieri possono essere trasmesse e ricevute pressoché istanta- municazioni.
neamente e simultaneamente, praticamente in ogni punto Si ringrazia per la collaborazione Maurizio Bigazzi, Gabriele
del globo […] La radiodiffusione, tuttavia, con tutta l’impor- Falciasecca, Raffaello Repossi e Tobia Repossi.
tanza che ha raggiunto ed i vasti campi inesplorati che resta-
no ancora aperti, non è - secondo me - la parte più significa-
Il laboratorio del
tiva delle comunicazioni moderne, in quanto è una comuni- giovane Marconi:
cazione a senso unico. la celebre
“Stanza dei bachi”
Un’importanza assai maggiore è legata, a mio parere, alla
di Villa Griffone.
possibilità fornita dalla radio di scambiare comunicazioni Ricostruzione
ovunque i corrispondenti possano essere situati, sia nel mez- di M. Bigazzi.
zo dell’oceano, sia sul pack ghiacciato del polo, nelle piane Per cortesia di:
Fondazione
del deserto oppure sopra le nuvole in aeroplano! […] Marconi.
La peculiarità dell’uomo, la caratteristica che segna la sua dif-
ferenza da e la sua superiorità sugli altri esseri viventi, a parte Tutte le foto di
questo articolo
sono dovute alla
cortesia della
Fondazione
Marconi.

45
G.B. Porcheddu

le vie della comunicazione elettrica.


dal telefono alla radio

In questo contributo ho voluto raccogliere una serie di consi- abbonato era sufficiente fornire il nome dell'interlocutore,
derazioni che hanno legato tra loro alcune delle sezioni espo- perché gli utenti del servizio erano un numero talmente scar-
sitive storiche della mostra Communication. Alcuni dei nostri so da potersi conoscere singolarmente; nel momento dello
quotidiani mezzi di comunicazione, il telefono, la radio, il te- sviluppo del servizio ogni abbonato dovette essere identifica-
lefonino, grazie alle possibilità offerte dall’elettronica digitale to con un numero, le società telefoniche dovettero sviluppare
e dalla comunicazione telematica, hanno trovato numerosi un intervento di pubbliche relazioni estremamente delicato,
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

punti di incontro tanto da diventare sempre più frequente- perché gli utenti si rifiutavano di essere associati ad un nu-
mente un unico strumento multimediale. Trova quindi ragio- mero. Fino alla fine del XIX secolo il telefono rimase comun-
ne anche l’accostamento con la crittografia, una scienza anti- que poco più che una curiosità; molto poco diffuso sia negli
ca quanto l’uomo che, in questa nostra società di comunica- uffici che nelle famiglie. È solo dopo il 1900 che anche i go-
zione elettronica, si è trasformata da disciplina misteriosa a verni si posero il problema di rendere pubblico questo servizio
diffuso strumento di sicurezza della privacy individuale. ritenendolo importante per lo sviluppo economico nazionale.
Particolarmente in Francia e in Italia, si svolse un interessante
LA TELEFONIA FISSA dibattito parlamentare, imperniato sulle ragioni e le modalità
Come per molte grandi invenzioni anche per il telefono esiste che permettessero allo Stato di acquistare dalle società tele-
una lunga, ed irrisolta, polemica riguardante la paternità del- foniche private le infrastrutture per poter trasformare il tele-
la scoperta che coinvolge principalmente lo scozzese, natura- fono in un servizio pubblico. In Italia, come in quasi tutte le
lizzato americano, Alexander Graham Bell (1847-1922) e l’i- nazioni, solo a partire dagli anni Sessanta del XX secolo il te-
taliano Antonio Meucci (1808-1896), con i quali, ad onor del lefono diventerà uno strumento accessibile anche ai ceti so-
vero, dovrebbero essere ricordati molti altri scienziati, tecnici ciali meno privilegiati per poi diffondersi in maniera quasi ca-
ed artigiani che, nel medesimo periodo, ma con minore for- pillare nel decennio successivo, trasformandosi in un insosti-
tuna postuma, diedero importanti contributi al settore. tuibile strumento di comunicazione che solo in questi anni,
In questo scritto ho scelto, peraltro, di non con l’avvento del telefono cellulare, vede insidiare la sua po-
analizzare gli aspetti tecnici dello sviluppo sizione di prevalenza.
del telefono, ma di dare un breve sguardo
ad alcuni aspetti legati alla sua diffusione CRONOLOGIA DELLO SVILUPPO DELLA TELEFONIA PUBBLICA
come mezzo di comunicazione. IN ITALIA
A.G. Bell presentò il suo telefono, nel giu- 1878 Prima sperimentazione ufficiale di telefonia interurba-
gno del 1876, alla Centennial Exposition di na in Italia con un collegamento tra Roma (Quirinale) e
Philadelphia dove, malgrado l’interesse di- Tivoli.
mostrato dall’Imperatore del Brasile, rice- 1881 Viene emanato il D.M. che approva il "capitolato per le
vette una scarsa attenzione da parte del concessioni del servizio telefonico". Vengono accordate
pubblico. Le stesse grandi imprese telegra- 37 concessioni. Gli abbonati al telefono sono circa 900.
Apparecchio fiche, che ormai avevano creato un servizio che copriva tutta 1884 Gli abbonati al telefono sono 8.038. Il servizio interur-
telefonico da
l'America, non credendo in questo nuovo mezzo tecnologico, bano è ancora praticamente inesistente, se si esclude il
tavolo modello
AC 110. Svezia; rifiutarono di acquistare il brevetto loro offerto. Il telefono
1892; LM Ericsson. venne considerato come un oggetto curioso, un giocattolo, e
Per cortesia di: solamente dopo alcuni anni, circa nel 1880, negli Stati Uniti,
C. Pria, Bollate,
Milano. la Western Electric incominciò a investire massicciamente sul-
Foto di: lo sviluppo di questo nuovo mezzo di comunicazione, pen-
C. Porcheddu. sando che potesse diventare uno strumento molto utile, so-
prattutto per gli uffici pubblici e per le imprese. Negli stessi
anni il telefono si diffuse anche in Europa dove presto entrò
anche nelle famiglie appartenenti alle classi più elevate deter-
minando lo sviluppo di una nuova categoria di regole sociali;
ad esempio l'uso dell'apparecchio prevedeva il divieto, alle si-
gnore, di rispondere direttamente perché questo avrebbe po-
tuto metterle in contatto con sconosciuti, quindi, nelle case
dotate di telefono, che all'epoca erano ancora poche centi-
naia, soltanto il maggiordomo era tenuto a rispondere ed a
filtrare le telefonate. All'inizio della sua diffusione, quando si
telefonava e si chiedeva al centralinista di poter parlare con un

Centrale telefonica, modello SB 20+5.


Gran Bretagna, 1930, Diag.
Per cortesia di: F. Cremona,
Collez. “Cremona”, Colleferro, Roma.
Foto di: C. Porcheddu.
Apparecchio telefonico campale, modello 1915.
Germania, circa 1915, Siemens & Halske.
Per cortesia di: F. e S. Govoni, Bologna.
Foto di: C. Porcheddu.

1940/44 La rete telefonica italiana, in precedenza una delle


più moderne del mondo, è quasi completamente di-
strutta. Le conseguenze della guerra si fanno sentire
anche sulla consistenza abbonati che scende a
459.000.
1946/50 L'opera di ricostruzione viene portata avanti a tem-
po di record. Già nel 1949 la ricostruzione è completa
per quanto riguarda sia le 5 Concessionarie che l'Asst,
tratto a brevissima distanza Genova-Sampierdarena. la quale per l'Anno Santo del 1950 può mettere a dis-
Viene istituito, tra Monza e Milano, il primo servizio te- posizione del pubblico la rete nazionale totalmente ri-
lefonico pubblico. costruita ed ampliata del 30% rispetto al periodo pre-
1907 L'utenza italiana del telefono cresce arrivando ad un bellico.
totale di 42.734 abbonati. 1957 Una apposita commissione di studio, istituita su propo-
1913 A Roma viene installata la prima centrale telefonica au- sta del Consiglio Superiore Tecnico delle Telecomunica-
tomatica (che permette cioè di selezionare direttamen- zioni, redige il Piano Regolatore Telefonico Nazionale
te il numero desiderato senza passare per l'operatore) (DM 11.12.57). Il Piano stabilisce le norme fondamen-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


con una capacità di 200 numeri. tali per l'espletamento dei servizi telefonici ad uso pub-
1924 Viene fissata la ripartizione del servizio telefonico in 5 blico gestiti sia dall'Asst che dalle Concessionarie. Nel-
zone territoriali e vengono approvate le Concessioni al- lo stesso anno vengono stipulate nuove convenzioni
le società Stipel, Telve, Timo, Teti e Stet. che prescrivono, tra l'altro, che il capitale azionario del-
1925 Istituita l'Azienda di Stato per i Servizi Telefonici (ASST) le Concessionarie sia in maggioranza di proprietà del-
con il compito di gestire il servizio telefonico interurba- l'Iri. Stipel, Telve e Timo, già controllate da Stet, il cui
no a grande distanza, quello internazionale e di eserci- azionista di maggioranza è l'Iri, soddisfano queste con-
tare una funzione di controllo sulle 5 Concessionarie. dizioni. Teti e Set, invece, ottengono il rinnovo della
Le Concessionarie iniziano la loro attività con la concessione solo dopo l'acquisto dei loro pacchetti di
seguente ripartizione territoriale: maggioranza da parte dell'Iri, che li trasferisce alla Stet.
1ª zona: (Piemonte e Lombardia) alla Società 1964 Viene firmato l'atto di fusione tra Sip, Vizzola, Pce, Pi-
Telefonica Piemontese che diventerà Stipel (Società nerolese di Elettricità, Stipel, Telve, Timo, Teti e Set con
Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda); incorporazione delle società nella Sip che assume la de-
2ª zona: (Tre Venezie,Friuli,Zara) alla Telve (Società nominazione di: Sip-Società Italiana per l'Esercizio Tele-
Telefonica delle tre Venezie); fonico p.a. È l'atto di nascita della Sip che, subentran-
3ª zona (Emilia Romagna,Umbria,Abruzzi e Molise) do alle Concessionarie, gestisce il traffico telefonico
alla Timo (Società Telefonica Italia Media Orientale); sull'intero territorio nazionale. Gli abbonati sono poco
4ª zona: (Liguria,Toscana,Lazio e Sardegna) alla Teti più di 4 milioni con una densità di 8 abbonati ogni 100
(società Telefonica Tirrena); abitanti.
5ª zona: (Italia Meridionale e Sicilia) alla Set (Società 1968 Viene stipulata la Convenzione aggiuntiva tra Ministe-
Esercizi Telefonici). ro delle Poste e Telecomunicazioni e Sip, che assegna
1927 Vengono installati alla Fiera Campionaria di Milano i all'Asst il traffico interurbano svolto tra 37 distretti te-
primi 8 telefoni pubblici a gettone. lefonici ed a Sip il restante traffico interurbano, oltre
1929 La Teti realizza per prima in Italia il servizio automatico ovviamente, al traffico urbano che gestisce in esclusiva.
celere con il quale l'abbonato può ottenere immediata- Il servizio internazionale è invece ripartito tra Asst, con
mente, ma ancora tramite operatore, una conversazio- una competenza per il traffico svolto con tutti i Paesi
ne interurbana. Viene effettuata dalla Stipel la prima co- europei e quelli extraeuropei del bacino del Mediterra-
municazione intercontinentale Italia-Usa (via Londra). neo, ed Italcable (costituita nel 1921) Apparecchio
1931/32 Viene introdotta in Italia dalla Stipel la teleselezio- 1969 Il nuovo assetto consente a Sip di completare l'auto- telefonico campale,
modello 33.
ne con l'attivazione delle prime direttrici a breve di- matizzazione delle centrali urbane. Germania, 1933,
stanza. 1970 Il 31 ottobre viene completata la teleselezione su tutto il varie Aziende.
1933 La crisi economica mondiale del 1929/30 si ripercuote territorio nazionale. L'Italia è il sesto paese nel mondo ad Per cortesia di:
F. e S. Govoni,
anche sulla telefonia italiana, tanto che il Gruppo Sip avere il servizio telefonico completamente automatico
Bologna.
(Società Idroelettrica Piemontese), al quale fanno capo insieme con Repubblica Federale Tedesca, Repubblica Foto di:
le tre Concessionarie Stipel,Telve e Timo, si trova di Democratica Tedesca, Olanda, Svizzera e Hong Kong. C. Porcheddu.
fronte a problemi finanziari. Questi problemi vengono
risolti dall'Iri con la creazione della Stet che rileva dalla
Sip le tre società telefoniche.
1940 Prima che gli eventi bellici della seconda guerra mon-
diale distruggano gran parte degli impianti, gli abbo-
nati al telefono in Italia sono 512.661.

47
Apparecchio
telefonico
automatico da
tavolo. Italia, circa
1936, FACE.
Per cortesia di: C.
e G.B. Porcheddu, wer” in USA, “ragno” in Italia. Modello di grande successo,
Bologna. Foto di:
C. Porcheddu. rimase in produzione per circa 40 anni, e venne raffigurato,
dal 1894, anche nel marchio di fabbrica dell’Azienda.
Questo apparecchio telefonico è il capostipite della seconda
generazione di apparecchi telefonici prodotti dalla Ericsson;
uno dei primi apparati, in tutto il mondo, ad essere caratte-
1973 Attivazione, a carattere sperimentale, nell'area urbana rizzato dal fatto di avere la parte ricevente (il telefono) e la
di Roma del Servizio Radiomobile di Conversazione. parte trasmittente (il microfono) unite tra loro a formare la
1976 La Sip collega il 10 milionesimo abbonato ed il 15 mi- “cornetta”, un dispositivo che rese più comodo l’impiego del-
lionesimo apparecchio telefonico. l’apparecchio e che l’Azienda aveva già impiegato, da alcuni
1985 Il 30 aprile la Sip trasforma la sua denominazione in: So- anni, esclusivamente nei centralini telefonici.
cietà Italiana per l'Esercizio delle Telecomunicazioni S.p.a. L’esemplare esposto è stato cortesemente messo a disposizio-
1986/7 Attivazione di Itapac e della rete Collegamenti Di- ne da: Carlo Pria, Bollate, Milano.
retti Numerici e offerta dei nuovi servizi di Numero Ver-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

de Teleaudioconferenza e Gruppo Chiuso di Utenti. APPARECCHIO TELEFONICO DA MURO A BATTERIA LOCALE


1988 Sip avvia un massiccio piano di investimenti, denomina- Francia; circa 1900; S.te Ind.lle des TÉLÉPHONES, Systeme G.
to "Piano Europa", destinato a portare le telecomunica- Bailleux B.te S.G.D.G.
zioni italiane a livello dei maggiori Paesi europei. Il Piano Classico esempio di apparecchio telefonico da muro che per
prevede investimenti per 44.000 miliardi in 4 anni. il funzionamento impiegava una coppia di pile a liquido con-
1990 A marzo diventa operativo in Italia il Servizio Radiomo- tenute nella cassetta inferiore. Questo tipo di apparecchi, evo-
bile Tacs a 900 Mhz. Gli abbonati ai servizi Sip di Tele- luzione dei modelli pionieristici, rimase in servizio per molti
fonia Mobile passano dai 66.070 del 1989 ai 265.962 decenni, specialmente nelle zone più disagiate dove lunghe li-
di fine 1990. Parte l'offerta dei Servizi Telefonici Sup- nee telefoniche oppure il cattivo isolamento dei conduttori lo
plementari (avviso di chiamata, trasferimento di chia- fecero preferire al sistema a batteria centrale. Per le telefona-
mata, conversazione a tre e telelettura dei contatori) te l’utente doveva chiamare l’operatore della centrale, impie-
resi possibili dalle nuove centrali numeriche. gando il generatore a manovella, ed essere quindi messo in
1991 Viene attivata da parte di Sip la rete Isdn (Integrated comunicazione con l’abbonato desiderato; al termine della
Services Digital Network). Continua il processo di am- conversazione si doveva chiamare nuovamente la centrale af-
modernamento della rete telefonica, con la sostituzio- finché la connessione fosse chiusa.
ne delle centrali elettromeccaniche con le nuove a tec- L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
nologia numerica. messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.
1992 Ad ottobre alla rete radiomobile analogica Tacs a 900
Mhz si affianca il sistema digitale paneuropeo Gsm APPARECCHIO TELEFONICO CAMPALE
(Global System for Mobile communications). Austria; circa 1915; varie Aziende
1993 Sip inaugura la nuova rete commerciale per l'utenza Apparecchio telefonico a batteria locale specificamente pro-
Residenziale e l'utenza Affari minori. Inizia la commer- gettato per un uso militare. Modello standard impiegato dal-
cializzazione dei nuovi servizi di Rete Intelligente. Gli le truppe dell’impero austro-ungarico durante la prima guer-
abbonati al telefono sono oltre 24 milioni con una den- ra mondiale.
sità di 94,8 abbonati residenziali ogni 100 famiglie. Gli L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
abbonati al servizio Radiomobile sono 1.207.000 e la messo a disposizione da: Museo del Dipartimento di Fisica, Si-
Sip è il primo gestore di servizi di Telefonia Mobile in stema Museale d’Ateneo, Università degli Studi, Bologna.
Europa per numero di abbonati. Gli abbonati collegati
a centrali numeriche sono il 56,6% del totale. APPARECCHIO TELEFONICO CAMPALE, MOD. 1915
1994 Il 18 agosto diventa operativa la fusione per incorpora- Germania; circa 1915; Siemens & Halske
zione in Sip di Iritel, Italcable, Sirm e Telespazio. Nasce Apparecchio telefonico a batteria locale specificamente pro-
Telecom Italia. gettato per un uso militare. Modello standard impiegato dal-
1995 Nasce Telecom Italia Mobile. le truppe germaniche durante la prima guerra mondiale.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
Riportiamo qui di seguito una sintetica scheda descrittiva de- messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.
gli apparati esposti in questa sezione della Mostra.
APPARECCHIO TELEFONICO CAMPALE, MOD. SITI-ANZALONE
APPARECCHIO TELEFONICO DA TAVOLO MOD. AC 110 Italia; circa 1915; SITI
Svezia; 1892; LM Ericsson Apparecchio telefonico a batteria locale specificamente pro-
Uno dei più famosi telefoni mai prodotti; l’aspetto particolare gettato per un uso militare. Modello, tra i più diffusi, impie-
lo fece ben presto identificare attraverso una serie di nomi- gato dalle truppe italiane durante la prima guerra mondiale.
gnoli : “tax” (bassotto) in Svezia, “macchina per cucire” in L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
Danimarca, “scheleton” (scheletro) in Australia, “Eiffel To- messo a disposizione da: Carlo Pria, Bollate, Milano.

48
Apparecchio telefonico modello ERICOFON.
Svezia, 1954, LM Ericsson.
Per cortesia di: C. e G.B. Porcheddu,
Bologna. Foto di: C. Porcheddu.

dalla FACE (oggi Alcatel). Uno dei modelli più diffusi nelle abi-
tazioni italiane che venne sostituito, progressivamente, solo
dopo il 1959 con l’introduzione del modello “unificato”.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Carlo Pria, Bollate, Milano.

APPARECCHIO TELEFONICO “ERICOFON”


Svezia; 1954; LM Ericsson
CENTRALE TELEFONICA, MOD. SB 20+5 Progettato da Gösta Thames ed immesso sul mercato nel
Gran Bretagna; 1930; Diag 1954 fu un modello di immediato successo che, per la sua
Le centrali telefoniche sono apparecchiature che collegano tra caratteristica forma, venne soprannominato “ Cobra”. Com-
loro i singoli apparecchi telefonici; il modello esposto, di tipo patto e leggero, pesa quanto una cornetta di un telefono
manuale, permette la connessione di 20 linee a batteria loca- dell’epoca, venne esibito al Museum of Modern Art di New
le e 5 linee a batteria centrale, consentendo fino ad 8 con- York come uno dei migliori esempi di design del XX secolo,
versazioni contemporaneamente. L’apparecchiatura, conte- primo apparecchio telefonico ad essere inserito nelle esposi-
nuta in un armadio di legno, è costituita dal pannello degli av- zioni permanenti. La società Ericsson fin dalla seconda metà
visatori di chiamata e fine conversazione, dal pannello dei degli anni ’30 stava studiando un apparecchio telefonico in
connettori per le linee telefoniche, dal tavolo operatore (con i un unico pezzo; nel 1941 propose un modello verticale (pro-
connettori, le spine di chiamata e di risposta, le leve di com- getto di Hugo Blomberg e Ralph Lysell) e nel 1944 Hans
mutazione) dagli organi di chiamata e di conversazione. Ali- Kraepelin sviluppò un modello orizzontale, l’Unifon. Tuttavia
mentazione : 2 pile da 1,5 V per la conversazione, 1 batteria questi apparecchi telefonici, anche se funzionali ed affidabi-
di accumulatori da 24 V per la chiamata centralizzata. li, non incontrarono il gusto del pubblico tanto da non en-
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente trare nella produzione di serie. Fu solo con l’ Ericofon che si
messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione raggiunse il successo commerciale tanto da produrlo in oltre
“Cremona”, Colleferro, Roma. 2,5 milioni di esemplari, in diverse versioni tutte caratterizza-
te da un ampia varietà di colori. I mercati di maggiore espor-
APPARECCHIO TELEFONICO CAMPALE, MOD. 33 tazione furono, Stati Uniti, Italia, Australia, Brasile e Svizzera.
Germania; 1933; varie Aziende Inizialmente venne commercializzato solo per una clientela
Apparecchio telefonico a batteria locale specificamente pro- istituzionale, tipicamente gli ospedali che, nelle intenzioni

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


gettato per un uso militare. Modello standard, dal caratteri- della Società, lo avrebbero messo a disposizione dei pazienti
stico contenitore in bakelite, impiegato dalle truppe germani- allettati, ma divenne ben presto un oggetto ricercato ed am-
che durante la seconda guerra mondiale. Di particolare signi- bito tanto da essere posto in vendita ai privati dal 1956. Ri-
ficato, la razionalizzazione della produzione attraverso la pro- masto in produzione per oltre un ventennio, l’Ericofon subì
gettazione e la fornitura di sottounità intercambiabili tra loro, frequenti adeguamenti dei materiali alle nuove tecnologie e
anche se provenienti da Aziende diverse, e la diminuzione dei leggeri restyling che però non hanno alterato il progetto ori-
pesi; il contenitore esterno in bakelite, dalla forma caratteri- ginale. Inizialmente la struttura esterna era costituita da due
stica, venne utilizzato, sempre nell’ambito della razionalizza- valve incollate tra loro, ma dal 1958, utilizzando la tecnica
zione della produzione e del contenimento dei costi, anche dell’iniezione, venne prodotto in un’unica conchiglia, acqui-
per accogliere altre strumentazioni di comunicazione e di mi- stando anche una maggiore curvatura del collo; circa nel
sura. La costruzione dell’apparecchio in subunità determina 1967, venne prodotta la prima versione con il tastierino com-
inoltre una maggiore resistenza dell’apparato alle sollecitazio- binatore e nel 1976 una versione speciale per celebrare il
ni dell’uso e una significativa diminuzione dei tempi di ripara- centenario della Ditta.
zione sul campo. Attraverso una serie di accessori poteva es- L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
sere direttamente connesso a centralini telefonici, ad appara- messo a disposizione da: Carlo Pria, Bollate, Milano.
ti radio funzionando come controllo a distanza, ad altri tele-
foni dello stesso modello consentendo anche il reciproco col- CENTRALE TELEFONICA, MODULO DIDATTICO
legamento di linee telefoniche altrimenti indipendenti. Per Italia; circa 1935; FACE
l’impiego in ambienti rumorosi o per lasciare libere le mani Si tratta di un apparato, funzionante, che raccoglie una se-
dell’operatore poteva essere corredato anche da cuffia e la- zione degli elementi costitutivi di una centrale telefonica au-
ringofono. Caratteristiche tecniche: dimensioni: 28X10X21 tomatica meccanica; connesso ad un apparecchio telefonico
cm circa; peso: 5,5 Kg circa. consente di seguire i vari eventi che seguono alla composizio-
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente ne di un numero telefonico. Il complesso, racchiuso all’inter-
messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna. no di una teca espositiva, venne espressamente prodotto con
finalità didattiche. L’esemplare esposto durante la mostra è
APPARECCHIO TELEFONICO AUTOMATICO DA TAVOLO stato cortesemente messo a disposizione da: Museo del Di-
Italia; circa 1936; FACE partimento di Fisica, Sistema Museale d’Ateneo, Università
Apparecchio telefonico da tavolo prodotto, circa nel 1936, degli Studi, Bologna (p. 148).

49
LA TELEFONIA MOBILE zione di tutti gli utenti che all'occorrenza ne selezionano uno
La telefonia mobile come oggi la conosciamo può essere con- libero. Negli Stati Uniti il primo sistema di telefonia mobile dis-
siderata il risultato della evoluzione e della integrazione di due ponibile ai privati venne inaugurato nel 1945 a St. Louis, Mis-
mezzi tecnologici, il telefono e la radio, che, solo apparente- souri; gli utenti avevano la disponibilità di tre canali operanti
mente, hanno percorso strade parallele per un lungo periodo sulla frequenza di 150 MHz. In questi periodi un telefono da
di tempo. Nella realtà questi strumenti di comunicazione so- auto era quasi impossibile da acquistare. L’esiguo numero di
Apparato radio
no l’uno complementare all’altro e la migliore dimostrazione canali disponibili per i radiotelefoni, oltre a limitare il numero
ricetrasmittente
BC-611-F. USA, sta proprio nella diffusione che il “telefonino” ha raggiunto globale di queste installazioni, consentiva solo poche conver-
1945, Electrical trasformandosi, in pochi anni, da status simbol ad oggetto di sazioni simultanee e se a questo aggiungiamo gli alti costi di
Research
uso comune. acquisto e di gestione è facile intuire come il telefono via ra-
Laboratoires Inc.
Per cortesia di: La telefonia mobile, nelle sue diverse espressioni, trova le sue dio costituisse un vero e proprio status symbol. Dopo le prime
F. e S. Govoni, origini certamente nell'ambito della comunicazione militare esperienze pionieristiche, la sperimentazione proseguì fino al-
Bologna. che, dopo le drammatiche esperienze del primo conflitto l'inizio degli anni '80 quando, con le mutate condizioni di mer-
Foto di:
C. Porcheddu. mondiale, si caratterizza come uno dei maggiori motori pro- cato, vennero introdotte vere e proprie reti di telefonia mobile
pulsivi della ricerca in questo settore. aperte ad un potenziale e vasto pubblico di utenti.
Nel 1921 vennero condotte, negli Stati Nei sistemi delle moderne reti radiomobili per rendere dispo-
Uniti, alcune delle prime comunicazioni nibile il servizio ad un ampio numero di utenti, solitamente
radiomobili sperimentali, inizialmente molto superiore al numero delle frequenze disponibili, si im-
con collegamenti unidirezionali tra una piega la tecnica del riutilizzo delle frequenze che si realizza
stazione trasmittente, fissa, e una rice- suddividendo il territorio in “celle”, da cui deriva il nome “cel-
vente, mobile; tra questi degne di un lulare”, cioè in una serie di porzioni di territorio tra loro con-
certo rilievo furono quelle effettuate tigue dotate di stazioni radio che trasmettono su un determi-
presso il Dipartimento di Polizia di De- nato numero di canali. Le frequenze utilizzate nelle varie cel-
troit in cui si utilizzò frequenze vicine ai le sono diverse da quelle limitrofe, per evitare reciproche in-
2 MHz. Tuttavia solamente in seguito terferenze (interferenza cocanale). Il sistema funziona solo se
allo scoppio della seconda guerra mon- il trasmettitore di ciascuna cella utilizza una potenza ridotta,
diale si determinò un ulteriore e dram- in grado di coprire il territorio senza interferire con le altre.
matico avanzamento della ricerca nel L'ampiezza e la forma della cella non sono standard, ma di-
campo delle telecomunicazioni che por- pendono dalla densità di popolazione, dalla presenza o meno
tò alla realizzazione di apparecchiature di ostacoli in grado di impedire la propagazione del segnale,
sempre più compatte ed affidabili. Tra i dalla posizione geografica del trasmettitore.
vari modelli di radiotelefoni, spesso tra Quando l'utente, durante gli spostamenti, passa da una cella
loro molto simili, prodotti dalle varie all'altra, è necessario che il terminale mobile, il telefonino, si
nazioni giova ricordare l’apparato ame- sintonizzi su una nuova frequenza, tipicamente quella ricevu-
ricano BC-611 (v. oltre, foto a fianco) ta meglio tra le frequenze della nuova cella. La procedura, og-
che per il suo aspetto e le caratteristiche gi completamente automatizzata, con la quale si effettua il
Apparato radio di impiego può essere considerato uno dei più diretti prede- cambio di frequenza nel passare da una cella all'altra viene
ricetrasmittente cessori degli attuali “cellulari”; lo stesso nomignolo con cui ve- detta handover.
AN/PRC-6/6.
niva comunemente identificato “handie-talkie”, che ne sotto- Quando il traffico in una cella tende ad avvicinarsi al massimo
Germania, primi
anni ’60, varie linea le elevate caratteristiche di trasportabilità e di impiego, consentito si può operare un ulteriore frazionamento del ter-
Aziende. designerà per molti anni a seguire una intera classe di appa- ritorio, il cell-splitting, ottenendo due o più celle di minori di-
Per cortesia di: recchi radio ricetrasmittenti portatili caratterizzati dal fatto di mensioni, ciascuna delle quali ha, almeno in linea di principio,
L. Liberatore,
Castel Guelfo, essere impugnati e comandati con un’unica mano. lo stesso numero di canali della cella originaria. In pratica una
Bologna. Foto di: Agli inizi degli anni '40, sempre negli USA, furono introdotti piccola cella di un’area urbana può avere il diametro di circa
C. Porcheddu. piccoli sistemi di telefonia mobile, estesi anche ad alcuni set- 2 Km che può aumentare, nelle aree a bassa densità abitati-
tori della vita civile (polizia, vigili del fuoco, trasporti, pronto va, fino a circa 15 Km.
intervento). Si trattava di sistemi che utilizzavano, come sta- Le ricerche che ci hanno portato ad usufruire di questa tec-
zione fissa, un singolo trasmettitore FM operante nella banda
tra i 30 e i 40 MHz e che coprivano appena il perimetro dei
centri abitati consentendo di effettuare chiamate da una au-
tomobile o da un qualsiasi altro mezzo anche durante gli spo-
stamenti. La struttura di questi sistemi rendeva il servizio ac-
cessibile a pochissimi; le limitate frequenze disponibili, infatti,
venivano assegnate direttamente agli utenti, una frequenza
(o canale) per ogni utente, saturandone ben presto la dispo-
nibilità. Solo in un secondo tempo si introdussero sistemi, co-
siddetti di tipo trunked, nei quali tutti i canali sono a disposi-

Apparecchio telefonico modello “Grillo”.


Italia, 1966, Siemens.
Per cortesia di: C. e G.B. Porcheddu, Bologna.
Foto di: C. Porcheddu.

50
maggiori città italiane, Roma e Milano, il sistema venne satu-
rato da una domanda superiore alle previsioni.
Nel 1985 venne presentato al pubblico il sistema radiomobile
RTMS (Radio Telephone Mobile System), progettato ed instal-
lato dalla Italtel per conto della Sip, operante sulla frequenza
dei 450 MHz con 200 canali radio. I terminali erano di tipo
veicolare o portatile e superavano le limitazioni tipiche del si-
stema RTMI; era possibile, infatti, chiamare direttamente gli
abbonati e la comunicazione non si interrompeva quando ci
si spostava da una cella all'altra. Questo sistema di telefonia
cellulare era stato progettato con l'intenzione di servire un
numero di circa 40.000 utenti fino al 1995, anno in cui si pre-
vedeva di aderire al sistema di telefonia mobile digitale euro-
peo, operante sulla banda di 900 MHz (identificato successi-
vamente come GSM). Anche il sistema RTMS ebbe vita breve,
la grande richiesta di questo servizio portò, nel 1990, alla
Apparato Telefonico modello
adozione del nuovo sistema di telefonia mobile ETACS. L’im-
TA-1/PT. USA, 1968, Crown piego di terminali di tipo palmare (i primi veri telefonini) ra-
Controls Corp. gionevolmente economici e l’adozione di abbonamenti con
Per cortesia di: F. e S. Govoni,
tariffe differenziate determinarono la grande diffusione della
Bologna. Foto di: C. Porcheddu.
telefonia cellulare nel nostro paese. La rete E-TACS, attual-
mente ancora operativa, è gestita, in Italia, solamente dalla
Tim-Italia e cesserà di esistere, secondo i dati ufficiali, nel
2008.
nologia cominciarono nel 1947, quando D.H. Ring, dei Bell Nel 1982 la Conférence Européenne des Postes et des Télé-
Laboratories, espose per la prima volta il concetto di “cellula- communications (CEPT), su proposta della Telecom norvegese
re” definendo i punti cardine di questo sistema: le celle, l’- e della PTT olandese, formò un gruppo di studio denominato
handover e il cell-splitting. Solamente alla fine degli anni ’70, Groupe Spécial Mobile (GSM) con lo scopo di studiare e svi-
tuttavia, se ne iniziò la sperimentazione e l’applicazione prati- luppare un sistema radiomobile cellulare digitale, di seconda
ca; un primo servizio commerciale venne avviato in Giappone generazione, comune a tutti i paesi dell’Europa occidentale.
nel 1978. Il primo sistema di telefonia mobile analogica di una Un primo accordo tra i paesi aderenti, portò alla decisione di
certa rilevanza fu l’AMPS (Advanced Mobile Phone Standard) riservare per questo sistema due bande di frequenza: 890-
sviluppato negli USA dai Bell Laboratories e commercializzato 915 e 935-960 MHz. Nel 1987 si arrivò alla stesura di un pro-
nel 1979 a Chigago, poi diffuso in tutti gli Stati Uniti dal tocollo per l’introduzione coordinata del sistema GSM che sa-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


1983. L’equivalente europeo, NMTS (Nordic Mobile Telepho- rebbe divenuto operativo il primo Luglio 1991. Nel 1989 la re-
ne System), apparve per la prima volta nel 1981 in Svezia e sponsabilità del progetto GSM venne trasferita ad un Comi-
poi negli altri Paesi Scandinavi. tato Tecnico della European Telecommunication Standards In-
Successivamente in Inghilterra è stato sviluppato lo standard stitute. In quella sede venne anche ridefinito il significato del-
TACS (Total Access Communication System), una versione del- l’acronimo GSM come Global System for Mobile Communica-
l’AMPS modificata ed apparsa per la prima volta nel 1985. Le tions. Il Comitato Tecnico ha elaborato normative, standard e
caratteristiche iniziali (1000 canali centrati nella banda 890- specifiche tecniche che, pur lasciando spazio a flessibilità e in-
960 MHz) si sono evolute più tardi nello standard E-TACS (Ex- novazioni competitive da parte dei produttori, forniscono una
tended TACS), che assegna 1320 canali nella banda 872-950 sufficiente standardizzazione per garantire l’effettiva interco-
MHz. Questi primi sistemi cellulari vennero sviluppati indipen- municabilità tra le componenti del sistema. Il sistema GSM è
dentemente da ogni nazione determinando una incompatibi- caratterizzato dall’impiego della tecnologia digitale grazie al-
lità che ha limitato l’impiego di questi terminali mobili entro i la quale si possono inviare fax, scambiare dati a bassa veloci-
confini nazionali. tà (9,6 Kbit/sec), scambiare messaggi attraverso il sistema
In Italia il primo servizio di telefonia radiomobile, proposto nel SMS (Short Message System) con l’unica limitazione di un
1973 dalla Sip, era denominato RTMI (Radio Telefono Mobile massimo di 160 caratteri. Il servizio venne commercializzato
Integrato), operava nella banda dei 160 MHz con 32 canali bi- per la prima volta verso la metà del 1991 e nel 1993 esiste-
direzionali, con terminali esclusivamente di tipo veicolare. L’u- vano già 36 reti GSM in 22 paesi. È interessante ricordare che,
tente che desiderava effettuare una chiamata impostava il nu- sebbene il GSM sia stato standardizzato in Europa, non è uno
mero dell’utente con cui voleva parlare ed in centrale un ope- standard esclusivamente europeo essendo stato progressiva-
ratore provvedeva a collegarlo all’abbonato richiesto. La co- mente adottato in oltre 80 paesi sparsi in tutto il mondo e
municazione in corso si interrompeva nel passaggio tra una continua tuttora ad espandersi.
cella e l’altra, non essendo previsto l’handover automatico. Attualmente l’evoluzione della telefonia mobile è da un lato
Pur con questi limiti operativi, dopo alcuni anni, nelle due orientata alla produzione di nuove tecnologie capaci di po-

51
Apparecchiatura radio per agenti speciali,
modello R-301. Gran Bretagna, 1944, varie
aziende. Per cortesia di: M. Moretti, Pesaro.
Foto di: C. Porcheddu.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

tenziare la rete GSM, quali il WAP (Wireless Application Pro- APPARATO RADIO RICETRASMITTENTE AN/PRC-6/6
tocol) ed il GPRS (General Packet Radio Service), dall’altro è Germania; primi anni ’60; varie Aziende
già in fase avanzata di definizione un nuovo standard, l’UMTS Versione europea della originale produzione americana dalla
(Universal Mobile Telecommunication System) la cosiddetta quale si differenzia principalmente per avere la possibilità di
terza generazione dei telefoni mobili, che nelle previsioni do- sintonizzarsi su uno di sei canali prefissati. Per la forma ar-
vrà permettere la nascita di uno strumento multimediale ca- cuata venne soprannominato “banana”. Caratteristiche di
pace di comunicare con qualsiasi angolo del globo attraverso impiego simili al BC-611 (vedi scheda precedente). Caratteri-
la voce, le immagini, i pacchetti di dati, collegandosi diretta- stiche tecniche: copertura di frequenza: da 47 a 55 MHz, sei
mente ad Internet senza bisogno di passare attraverso un per- canali controllati a quarzo. Tipo di modulazione: FM. Potenza
sonal computer. di uscita del trasmettitore: circa 250 mW. Alimentazione: con
Per quanto riguarda la ricerca avanzata nel settore della tele- batteria a secco, entrocontenuta. Dimensioni: circa 36x12x9
fonia mobile si stanno già studiando nuovi sistemi di comuni- cm. Peso: circa 1,5 Kg senza batterie.
cazione, la quarta generazione. Riportiamo qui di seguito una L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
sintetica scheda descrittiva degli apparati a suo tempo espo- messo a disposizione da: Luca Liberatore, Castel Guelfo, Bo-
sti in questa sezione della Mostra. logna.

APPARATO RADIO RICETRASMITTENTE BC- 611-F APPARECCHIO TELEFONICO “GRILLO”


USA; 1945; Electrical Research Laboratoires Inc. Italia; 1966; Siemens
Questo apparato, a destinazione militare, venne inizialmente Apparecchio telefonico molto compatto, all’epoca di design
sviluppato dalla Galvin Manufacturing Corporation, oggi Mo- non tradizionale, progettato da Marco Zanuso e da Richard
torola, nei primi anni ’40 e, solo in un secondo tempo, la sua Sapper, premiato con il Compasso d’oro (1967). Benché non
produzione venne estesa anche ad altre Aziende. Destinato ad sia, in assoluto, il primo telefono in un unico pezzo, tuttavia,
essere impiegato dalle pattuglie in posizioni avanzate per man- per le sue caratteristiche di maneggiabilità, di riduzione degli
tenere i contatti con il resto delle formazioni, il nomignolo con ingombri, di “design” può essere considerato come il punto
cui veniva comunemente identificato “handie-talkie”, ne sot- di passaggio tra il telefono tradizionale ed il “telefonino” pal-
tolinea le elevate caratteristiche di trasportabilità e di impiego mare. Il risultato ottenuto è ancora più notevole se si consi-
e designerà per molti anni a seguire una intera classe di appa- dera che tutto è stato realizzato senza la miniaturizzazione
recchi radio ricetrasmittenti portatili caratterizzati dal fatto di consentita dalla tecnologia elettronica. Giova ricordare come,
essere impugnati e comandati con un’unica mano. Per il suo a conferma della validità della soluzione, la forma a “conchi-
aspetto e le caratteristiche di impiego può essere considerato glia” (due valve tra loro incernierate con un meccanismo a
uno dei più diretti predecessori degli attuali “cellulari”. Carat- molla) caratteristica del “grillo” sia stata ripresa nell’attuale
teristiche tecniche: copertura di frequenza: da 3,5 a 6 MHz, un produzione dei telefoni cellulari palmari.
solo canale controllato a quarzo. Tipo di modulazione: AM. L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
Potenza di uscita del trasmettitore: circa 200 mW. Alimenta- messo a disposizione da: Carlo Pria, Bollate, Milano
zione: con batterie a secco, entrocontenute. Dimensioni: ca.
32x9x9 cm. Peso: circa 3 Kg (batterie comprese). APPARATO TELEFONICO MOD. TA-1/PT
L’esemplare esposto è stato cortesemente messo a disposizio- USA; 1968; Crown Controls Corp.
ne da: Franco e Susanna Govoni, Bologna. L’apparato TA-1/PT è un telefono prodotto per le Forze Arma-
te USA, leggero ed impermeabile è destinato all’impiego cam-
pale in aree di combattimento avanzate. Può comunicare con
qualsiasi telefono o centrale telefonica a batteria locale. Per il
funzionamento è corredato da un generatore a manovella. Ca-
ratteristiche tecniche: peso: circa 1,300 Kg. Distanza massima
raggiungibile: circa 6 Km. Alimentazione: non necessita di ali-
mentazione in quanto fa uso di un microfono elettrodinamico.
Segnalazione di chiamata: visuale o con ronzatore (con possi-
bilità di regolazione del volume o di esclusione).
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.

APPARECCHIO TELEFONICO PORTATILE “CELLULARE”,


MOD. HSX-2LS
Finlandia; fine anni ‘80; NOKIA
L’esemplare esposto è uno dei primi esemplari impiegati in Ita-
lia per il sistema ETACS (Extended Total Access Communica-
tion System); di dimensioni, per l’epoca, ragionevolmente
contenute nell’aspetto ricorda ancora l’apparecchio telefoni-

Antenna goniometrica modello F-2469.


Gran Bretagna, circa 1935, G. Marconi Co.
Per cortesia di: N. Neri, Bologna.
Foto di: C. Porcheddu.

52
Apparecchiatura
radio per agenti
speciali, modello
BP 3.
Polonia-Gran
Bretagna,
circa 1941,
varie aziende.
co da tavolo di produzione coeva. Caratteristiche tecniche: Per cortesia di:
Tecnologia: ETACS. Frequenza di lavoro: 900 MHz. Potenza M. Moretti, Pesaro.
Foto di: C.
del trasmettitore: 4 W. Porcheddu.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Il Telefonino TIM, Bologna.
di effettuare comunicazioni anche su lunghe distanze sfrut-
RADIO PER IMPIEGHI SPECIALI tando le frequenze e le condizioni di propagazione più favo-
Negli anni ’30 del XX secolo la tecnologia delle telecomuni- revoli. Costituito da diverse subunità: complesso ricetrasmit-
cazioni e specialmente delle radiotrasmissioni diventa molto tente, alimentatore in corrente alternata e in corrente conti-
più affidabile e sofisticata. Nella componentistica (in partico- nua, cuffie, tasto telegrafico, antenna filare, una serie di bo-
lare nei tubi elettronici) aumenta la qualità delle prestazioni e bine e quarzi per le diverse frequenze di funzionamento. De-
diminuisce l’ingombro ; anche se la drastica diminuzione del- gna di nota è la tavoletta scanalata, il cosiddetto “pettine”,
le dimensioni si manifesta negli anni ’60 con l’avvento dell’e- che permette, impiegando un particolare puntale conduttore,
lettronica a stato solido (i transistor). Si creano, quindi, le con- di trasmettere i numeri secondo il codice Morse anche ad un
dizioni “tecnologiche” per la realizzazione di apparati per ra- operatore inesperto.
diocomunicazioni sempre più compatti. L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
Il naturale sviluppo di questa tendenza è la produzione di ap- messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione
parati, per l’epoca, di piccole dimensioni che permettano di “Cremona”, Colleferro, Roma.
comunicare via radio a persone che “vivono” (e muoiono) tra-
smettendo informazioni nelle più disparate e difficili situazio- APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI,
ni, gli “agenti speciali” appunto. MODELLO SSTR-1
Si tratta di apparecchiature poco conosciute proprio perché la USA; circa 1940; varie Aziende
destinazione ai Servizi Speciali le ha sempre fatte considerare Si tratta probabilmente della più famosa radio clandestina
come Top Secret, anche oggi, in un’epoca nella quale, in li- usata dagli agenti dell’OSS (Office of Strategic Service) statu-
bera vendita, troviamo apparecchiature che, a parità di in- nitense durante la seconda guerra mondiale. L’apparato ope-
gombro, offrono prestazioni infinitamente superiori. ra in onde corte ed era tipicamente trasportato in una valigia
Durante il periodo della Mostra è stata realizzata una sezio- di produzione comune, così da passare inosservata; a questo
ne specificamente dedicata a questo settore dove sono sta- proposito è risaputo come agli agenti venissero fornite le va-
te esposte “radio in valigia” (erano apparati compatti, ma ligie acquistate dagli europei che, in quegli anni, riparavano
non troppo) prodotte a partire dagli anni ’30 (la radio italia- negli Stati Uniti. Il progetto venne sviluppato da Earl Ander-
na mod.TX0-OC3) fino ad apparati relativamente recenti son, un ricercatore dell’RCA, che definì le dimensioni dell’ap-
quali le stazioni di produzione russa dei primi anni’80 forni- parato per poterlo nascondere all’interno di una pagnotta eu-
te di tutta una serie di accessori che permettono le trasmis- ropea; durante tutto il periodo bellico questa stazione venne
sioni ad alta velocità (più breve è il tempo di trasmissione più continuamente modificata sia nella parte circuitale sia nel de-
è difficile localizzare la trasmittente), in codice, in telegrafia sign per renderla sempre più adatta alla sua particolare desti-
morse anche per inesperti (con i cosiddetti “pettini”), ecc. nazione. L’apparato era noto per la deriva di frequenza che
Sono comunque rappresentati alcuni modelli delle stazioni l’operatore cercava di recuperare spostando, lentamente, lo
radio prodotte, durante la seconda guerra mondiale in Eu- chassis rispetto al contenitore esterno avendo preventivamen-
ropa e USA. A questi apparati si contrappongono i “caccia- te rimosso le viti di fissaggio. Caratteristiche tecniche: RICEVI-
tori”, cioè gli apparati di radiolocalizzazione (o radiogonio- TORE tipo SSR-1. Dimensioni, 9,5”x4”x3”. Peso 5 lbs. Tubi im-
metri), (una scena ricorrente in molti film di guerra è quella piegati, 2/6SG7,6SA7, 6SQ7,6SN7 (prime versioni), 3/7V7,
dell’autocarro tedesco, con quelle strane antenne sul tetto, 7F7, 7Q7 (ultime versioni). MF: 2000 KHz (prime versioni),
che cerca di trovare la spia che trasmette). Di questa sezione 455 KHz (ultime versioni). Copertura di frequenza da 2,7 a 17
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

ricordiamo in particolare tre apparati, un radiogoniometro MHz in 3 bande. TRASMETTITORE tipo SST-1. Dimensioni,
campale Telefunken-OLAP (prodotto in Italia, dietro licenza, 9,5”x4”x3”. Peso 4 lbs. Tubi impiegati, 6L6 nello stadio fina-
negli anni ‘30); la stazione “IMCA 0,4 W” di produzione ita- le. Copertura di frequenza da 3 a 14 MHz in 3 bande. Poten-
liana per microonde (primi anni ’40); il Direction Finding SCR- za in uscita 8-15W. ALIMENTATORE tipo SSP-1. Dimensioni,
504 di produzione USA, un radiogoniometro in valigia usato 6”x3,5”x9,5”. Peso, 10 lbs. Tubi impiegati, 7Z4. Tipo di ali-
dalle spie per localizzare le spie. mentazione richiesta, universale in c.a., 6 V in cc. Tipo SSP-2.
Riportiamo qui di seguito una sintetica scheda descrittiva degli Dimensioni, 4”x3,5”x9,5”. Peso, 7 lbs. Tipo di alimentazione
apparati a suo tempo esposti in questa sezione della Mostra. richiesta,6 V in cc. ALIMENTATORE: tipo SSP-3. Peso, 23 lbs. Fun-
zionamento a termocoppia. L’alimentatore SSP-3 era sopran-
APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI, nominato YTB-1 (Yak Turd Burner). Oltre alle tensioni per il
MODELLO TX0-OC3 funzionamento dell’apparato può essere utilizzato anche co-
Italia; 1940; varie Aziende me carica batteria. ALIMENTATORE: tipo SSP-4. Dimensioni,
Apparecchiatura impiegata dal SIM (Servizio Informazioni Mi- 4”x3,5”x9,5”. Peso, 11 lbs. Tipo di alimentazione richiesta,
litari), operante nel campo delle onde corte, che permetteva universale in c.a.

53
Apparecchiatura radio per servizi speciali,
modello SSTR-1. USA; circa 1940; varie
Aziende. Per cortesia di: F. e S. Govoni,
Bologna. Foto di: C. Porcheddu.

L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente


messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.

APPARECCHIATURA RADIO PER AGENTI SPECIALI, MODELLO BP 3


Polonia-Gran Bretagna; circa 1941; varie Aziende

(AM/MCW/CW). Trasmettitore: copertura di frequenza da 3 a


16 MHz in tre bande, potenza in uscita di circa 20 W.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione
“Cremona”, Colleferro, Roma.

APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI, MOD. SST/G


USA; 1943; varie Aziende
Apparato che ha sostituito il modello SSTR-1, al quale si ri-
chiama nell’aspetto esteriore.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Marco Moretti, Pesaro.

APPARECCHIATURA RADIO PER “AGENTI SPECIALI” MOD. R-301


Gran Bretagna; 1944; varie Aziende.
Si tratta di un apparato ricevente nel quale si è data partico-
lare importanza alla miniaturizzazione dei componenti.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Marco Moretti, Pesaro.

APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI, MOD. RS-6


Apparecchiatura Apparecchiatura radio progettata dai tecnici polacchi rifugia- USA; circa 1952; varie Aziende
radio per servizi ti in Gran Bretagna dopo lo scoppio della seconda guerra Stazione radio operante nel campo delle onde corte, costitui-
speciali, Direction
Finding Set
mondiale, di caratteristiche molto compatte venne impiegata ta da quattro subunità. Venne fornita a diverse agenzie go-
SCR-504. USA; prevalentemente dagli agenti del SIS (Secret Intelligence Ser- vernative statunitensi e tra esse alla CIA (Central Intelligence
1939; varie vice). Assieme al complesso radio AP 4 è uno dei più famosi Agency) e al SAC (Strategical Air Commando) che la impiegò
Aziende.
apparati prodotti da questo gruppo di progettisti. Copertura come dotazione di emergenza per i piloti degli apparecchi
Per cortesia di:
F. Cremona, di frequenza: da 2 a 8 MHz. Potenza in uscita: circa 30 W.
Collezione L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
“Cremona”, messo a disposizione da: Marco Moretti, Pesaro
Colleferro, Roma.
Foto di:
C. Porcheddu. APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI MOD. 3 MK II (B2)
Gran Bretagna; circa 1942; varie Aziende
Si tratta del modello di radio per agenti speciali più diffuso e
conosciuto tra quelli prodotti in Gran Bretagna durante il se-
condo conflitto mondiale, solitamente messo a disposizione
dei gruppi combattenti infiltrati in territorio nemico oppure
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

delle formazioni quali i maquis francesi o i “partigiani” italia-


ni. Questa stazione radio fu progettata, nel 1942, da John
Brown, un ufficiale del Corpo Segnalatori dell’esercito britan-
nico destinato, fin dal 1941, ad un laboratorio di ricerca con
il compito di realizzare nuove stazioni radio per il SOE (Special
Operations Executive); di suo progetto furono anche altre due
famose stazioni radio, la MCR Mk I (Miniature Communica-
tion Receiver), meglio conosciuta come “Biscuit Tin Radio”, e
l’apparato radio A Mk III. Caratteristiche tecniche: Dimensio-
ni: circa 47x34x15 cm, con tutte le subunità collegate per il
funzionamento. Peso: circa 15 Kg. Alimentazione: 97-250 V
in c.a. oppure 6 V in c.c. Ricevitore: supereterodina a quattro
valvole, copertura di frequenza da 3,1 a 15,5 MHz in tre ban-
de, tipo di segnale ricevuto telegrafia e telefonia

Apparecchiatura radio per servizi speciali,


modello RS-6. USA; circa 1952; varie
Aziende. Trasmettitore RT-6.
Per cortesia di: F. e S. Govoni, Bologna.
Foto di: C. Porcheddu.

54
Apparecchiatura radio per servizi speciali, modello R-350 M (OREL). URSS; prima metà anni
’70; varie Aziende. Per cortesia di: Traditionsverein Fernmelde-/Elektronische Aufklärung
Luftwaffe e.V., Trier, Deutschland. Foto di: C. Porcheddu.

B/RB-47E, B/47 ECM, B/RB- 52E. Il progetto venne pratica-


mente realizzato dalla RDR (Radio Development & Research
Corp.) di New York, una società che fornì i prototipi di molte
apparecchiature dell’OSS e della CIA; la produzione di serie
venne invece affidata alla GTE di Waltham e forse ad altre
Aziende del settore. È una stazione di non facile impiego a
causa dei numerosi cavi di collegamento, di alcune macchi-
nose procedure di funzionamento, delle scarse possibilità di
manutenzione campale; limiti, verosimilmente, da imputare
alla scelta di raggiungere la massima miniaturizzazione possi-
bile. Caratteristiche tecniche: RICEVITORE tipo RR-6: dimensioni,
6 3/4”X5”X2 1/4”; peso 3 lbs 2 oz; tubi impiegati, 4/5899;
3/5718; copertura di frequenza da 3 a 15 MHz in 2 bande;
controllo di frequenza a VFO o tramite cristallo; corredato
inoltre di BFO e cristallo di calibrazione. TRASMETTITORE tipo RT-
6: dimensioni, 6 3/4”X5”X2 3/32”; peso 2 lbs 14 oz; tubi im-
piegati, 6AG5, 2E26; copertura di frequenza da 3 a 16,5 MHz
in 2 bande; potenza in uscita: circa 6-10 W. ALIMENTATORE tipo
RP-6: dimensioni, 8 1/16”X4”X2 3/16”; peso 5 lbs 11 oz tu-
bi impiegati, 6X4; UNITÀ FILTRO tipo RA-6: dimensioni, 8
1/16”X4”X2; peso, 3 lbs 11 oz.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.

APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI


URSS; circa 1960; varie Aziende
Impiegata dagli agenti del KGB (Komitet Gosudarstvennoy
Bezopasuosti; il servizio responsabile dello spionaggio all’e- ne consentita dai semiconduttori l’apparecchiatura è costitui-
stero e della sicurezza interna dell’URSS) tra gli anni ’50 e ’60 ta da alcune sottounità (moduli) per favorirne l’occultamento
nell’Europa occidentale e in Asia orientale. Caratteristicamen- e la trasportabilità.
te priva di contrassegni identificativi, nelle modalità costrutti- L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
ve si richiama alla coeva produzione britannica. Come tutte le messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione
radio per servizi speciali prodotte prime della miniaturizzazio- “Cremona”, Colleferro, Roma.

APPARECCHIATURA RADIO, MOD. R-832-M


URSS; 1968; varie Aziende
Stazione radio di bordo per caccia-bombardiere MiG-21-FM
(Fishbed), costituita da una serie di moduli stagni e pressuriz-
zati connessi attraverso una serie di cavi che permettono il
posizionamento all’interno dei limitati spazi disponibili nel ve-
livolo. Caratteristiche tecniche: l’apparato opera in due distin-
te bande di frequenza su venti canali, preselezionati tra i dis-
ponibili, nella banda VHF da 118 a 140 MHz (in 617 canali) e
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

nella banda UHF da 220 a 389,95 MHz (in 3400 canali). Po-
tenza irradiata (con antenna filare di 5 m ed impedenza di 75
Ω) circa 15 W. Ricevitore supereterodina a tripla conversione
di frequenza. La stazione permette di comunicare sia in fonia
(A3) che in telegrafia (F1).
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Traditionsverein Fernmelde-/Elektro-
nische Aufklärung Luftwaffe e. V., Trier, Deutschland.

APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI,


MOD. R- 350 M (OREL)
URSS; prima metà anni ’70; varie Aziende
Tipico esempio di stazione radio per servizi speciali del perio-
do della “guerra fredda”. Si tratta di una serie di apparec-

Apparecchiatura radio per servizi speciali, modello RS-6. USA;


circa 1952; varie Aziende. Ricevitore RR-6.
Per cortesia di: F. e S. Govoni, Bologna. Foto di: C. Porcheddu.

55
Apparecchiatura radio per impieghi speciali,
modello R-147. URSS, circa 1985, varie
Aziende. Per cortesia di: F. e S. Govoni,
Bologna. Foto di: C. Porcheddu.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

chiature che sia nell’aspetto esteriore sia nel progetto si stac- pleto di tasto telegrafico di tipo tradizionale e di un disco com-
cano dalla precedente produzione russa legata alle tecnologie binatore meccanico per la trasmissione di soli numeri ; per le
belliche; vengono fornite di dispositivi per la trasmissione te- trasmissioni ad alta velocità è fornito di un dispositivo per la re-
legrafica ad alta velocità e di sistemi di sintonia automatica gistrazione di segnali in codice su nastro magnetico (burst co-
che permettono di diminuire drasticamente i tempi di tra- de transmitter). Esistono due varianti una per alimentazione in
smissione e, di conseguenza, il rischio di intercettazione e di corrente continua e una per corrente alternata.
disturbo. Questo modello, uno dei più diffusi, venne impiega- L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
to per missioni speciali (Spetznaz) e da truppe regolari per es- messo a disposizione da: Marco Moretti, Pesaro.
sere usato in azioni nelle retrovie nemiche, raccoglie in un uni-
co contenitore metallico la stazione vera e propria, il sistema APPARECCHIATURA RADIO PER IMPIEGHI SPECIALI,
di alimentazione e gli accessori. L’apparato esposto è comple- MODELLO R-147
to di un interessante dispositivo, molto compatto, che svolge URSS; circa 1985; varie Aziende
la funzione di tasto telegrafico, permette la trasmissione in Apparato ricetrasmittente estremamente compatto, destinato
codice Morse ad operatori non esperti e consente la “lettura” all’impiego individuale su brevi distanze in zone avanzate di
di pellicole fotografiche del formato 35 mm preventivamente combattimento. Completamente a stato solido, prodotto con
perforate consentendo la trasmissione, in quest’ultimo modo, tecnologia a “film sottile”. Copertura di frequenza: quattro
di grandi quantità di informazioni in tempi molto brevi. Ca- canali, predefiniti a seconda del modello, tra 44 e 51,8 Mhz.
ratteristiche tecniche: dimensioni circa 35x32x15 cm; peso Tipo di modulazione: FM. Potenza del trasmettitore: circa 130
circa 12,5 Kg; copertura di frequenza: trasmettitore da 1,8 a mW. Alimentazione: batterie ricaricabili (6-7,5 V), oppure con
12 MHz, ricevitore da 1,8 a 7 MHz; tipo di modulazione: tra- batterie a secco (9 V). Distanze raggiungibili: fino ad un Km,
smettitore solo telegrafia (CW) ricevitore telegrafia e telefonia secondo il tipo di antenna impiegato (a frusta o a filo, en-
(CW, MCW, AM); potenza in uscita: circa 10 W; alimentazio- trambe in dotazione). Dimensioni: circa 8x12x5 cm. Peso: cir-
ne: 4 batterie Zn-Ag che attraverso un trasformatore-elevato- ca 700g (compreso accessori e borsa per il trasporto).
re forniscono le alte tensioni per i tubi elettronici. L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente messo a disposizione da: Franco e Susanna Govoni, Bologna.
Apparecchiatura messo a disposizione da: Traditionsverein Fernmelde-/Elektro-
radio per agenti nische Aufklärung Luftwaffe e. V., Trier, Deutschland. RADIOGONIOMETRO CAMPALE, MOD. E 393 N
speciali, modello
R-353 (PROTON).
Italia; 1938; Telefunken-OLAP
URSS, circa 1975, APPARECCHIATURA RADIO PER AGENTI SPECIALI, Apparato radio ricevente che permette la localizzazione go-
varie Aziende. MODELLO R-353 (PROTON) niometrica di una stazione trasmittente. L’apparato radiogo-
Per cortesia di:
URSS; circa 1975; varie Aziende niometrico identifica solamente la direzione e l’origine della
M. Moretti, Pesaro.
Foto di: C. Apparato molto compatto fornito di micro scale di sintonia ed stazione trasmittente, ma non la distanza; per questa ragione
Porcheddu. antenne separate per le sezioni trasmittente e ricevente, com- la localizzazione precisa avviene impiegando almeno tre sta-
zioni contemporaneamente, attraverso il metodo della trian-
golazione. L’apparato poteva essere installato, oltre che in po-
sizione fissa, sia su veicolo sia su aeroplano. L’installazione
completa è costituita da : radio ricevitore, due antenne a qua-
dro, una antenna a frusta, un supporto goniometrico d’an-
tenna, una base di supporto, batterie, accessori. Copertura di
frequenza: da 0,75 a 33,3 MHz in cinque bande.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione
“Cremona”, Colleferro, Roma.

APPARECCHIATURA RADIO PER SERVIZI SPECIALI,


DIRECTION FINDING SET SCR-504
USA; 1939; varie Aziende
Radiogoniometro portatile contenuto in una valigia apposita-
mente costruita, utilizzato per localizzare con precisione sta-

56
Apparecchiatura radio per servizi speciali,
modello TX0-OC3 Italia; 1940; varie Aziende.
Per cortesia di: F. Cremona, Collez. “Cremona”,
Colleferro, Roma. Foto di: C. Porcheddu.

L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente


messo a disposizione da: Nerio Neri, Bologna.

RADIOGONIOMETRO CAMPALE A BREVE RAGGIO, MOD. P 100/2


Germania; seconda metà anni ‘50; Telefunken
Apparato radio ricevente che permette la localizzazione go-
niometrica di una stazione trasmittente. L’apparato, nel design
e nelle caratteristiche radioelettriche, si richiama fortemente
alla produzione anteriore alla seconda guerra mondiale (vedi
scheda relativa all’apparato E 393 N, a p. 56) a dimostrazione
della persistenza e della validità delle soluzioni adottate.
zioni radio trasmittenti clandestine in precedenza identificate Caratteristiche tecniche: ricevitore supereterodina con coper-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


da altri apparati di radioascolto e localizzazione. Impiegato tura di frequenza da 1,5 a 30 MHz in cinque bande; peso cir-
principalmente in aree ad alta densità abitativa dove le stazio- ca 20 Kg (solo ricevitore); dimensioni circa 50x50x50 cm.
ni radiogoniometriche mobili potevano essere, per le loro L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
grandi dimensioni, facilmente identificate. Il funzionamento messo a disposizione da: Traditionsverein Fernmelde-/Elktroni-
sul “campo” è previsto con valigia chiusa, dissimulando l’auri- sche Aufklärung Luftwaffe e. V., Trier, Deutschland.
colare (del tutto simile a quelli usati per ipoudenti) tra gli abiti
e regolando le varie funzioni attraverso i comandi posizionati LA CRITTOGRAFIA
alla base della maniglia di trasporto. Caratteristiche tecniche: L’uomo, nel corso della propria evoluzione, ha dedicato molti
ricevitore supereterodina ad otto tubi; copertura di frequenza sforzi, tecnici e culturali, all’impresa di comunicare, cioè di
da 0,1 a 65 MHz, in 8 bande; tipo di segnale ricevuto: AM e “rendere comuni”, dati e conoscenze, idee e sentimenti, im-
CW; MF: 455 o 910 KHz; alimentazione tramite batterie a sec- magini e rappresentazioni, fino al punto di fare della comuni-
co BB-51 e BB-52; documentazione tecnica: TM 11-862. cazione non solo uno strumento accessorio all’azione, ma una
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente vera e propria “azione comunicativa”. Altrettanto impegno è
messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione stato profuso nel tentativo di tutelare la riservatezza del mes-
“Cremona”, Colleferro, Roma. saggio, cioè di indirizzare la comunicazione solo verso taluni
individui; se tale fine è relativamente facile in un mondo dove
STAZIONE RADIO PER SERVIZI SPECIALI, IMCA 0,4 W la comunicazione è quasi esclusivamente orale, dove messag-
Italia; circa 1943; Imcaradio gio e messaggero si identificano, ben più problematico diven-
Stazione radio ricetrasmittente impiegata dal DICAT (Difesa ta proteggere la riservatezza di una forma scritta di comunica-
Territoriale) di caratteristiche radioelettriche molto interessan- zione. Un testo scritto in un mondo di analfabeti è già un mo-
ti, uno dei primissimi esempi italiani di produzione industriale do per codificare e rendere segreta una comunicazione, ma in
nel campo delle onde ultra corte (VHF); risulta composta da un mondo alfabetizzato il problema del controllo del messag-
tre sottounità: TRASMETTITORE IF 602 - copertura di frequenza : gio si ripropone in maniera più allargata. Intuitivamente il pri-
da 59 a 64,5 MHz in un’unica frequenza preselezionabile e mo modo di mantenere la riservatezza di una comunicazione
controllata a quarzo. RICEVITORE IF 607 - supereterodina a 6 scritta può essere quello di nasconderla, di celarne l’esistenza
valvole, copertura di frequenza: continua da 58,5 a 65 MHz stessa; la steganografia (dal greco Steganós, nascosto e Grá-
in unica banda. ALIMENTATORE IF 21 S - permette il funziona- phein, scrivere) è appunto quella disciplina che studia queste
Macchina
mento dell’intera stazione, contiene inoltre una sezione am- tecniche. Esempi di steganografia sono le “scritture dissimula- crittografica,
plificatrice di bassa frequenza che consente l’ascolto in alto- te” nelle quali il reale messaggio è celato all’interno di un al- modello M-209.
parlante, anche esso contenuto in questa unità. tro dall’aspetto innocuo e differente (tipico esempio ne è l’a- USA; anni ‘40;
Hagelin.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente crostico oppure l’informazione nascosta all’interno di un’im-
Per cortesia di:
messo a disposizione da: Francesco Cremona, Collezione magine digitalizzata) oppure le “scritture invisibili” nelle quali, F. Cremona, Collez.
“Cremona”, Colleferro RM. mediante artifici fisici o chimici, il messaggio viene reso invisi- “Cremona”,
Colleferro, Roma.
bile o difficilmente individuabile (gli inchiostri simpatici, i mi-
Foto di:
ANTENNA GONIOMETRICA, MOD. F-2469 crofilm, i messaggi occultati in micropunto). La steganografia C. Porcheddu.
Gran Bretagna; circa 1935; Marconi Co. non possiede, però, la flessibilità, la rapidità e la sicurezza ri-
Antenna goniometrica di impiego navale, completamente in chieste a molte delle attività umane che quotidianamente im-
bronzo per resistere alla corrosione dell’ambiente marino. Co- piegano il telefono, la radio e, più recentemente, la posta elet-
stituita da una base cubica sulla quale sono fissate un’anten- tronica, mezzi di comunicazione estremamente efficienti per
na a telaio (costituita da due anelli concentrici ed ortogonali superare le distanze, ma che altrettanto efficientemente distri-
tra loro, di circa 80 cm di diametro) ed una antenna a “fru- buiscono l’informazione anche a coloro che non ne sono i le-
sta” verticale (di circa 3 metri di lunghezza) inserita, nella ba- gittimi destinatari. Assieme allo sviluppo delle tecniche stega-
se, all’intersezione dei due anelli. L’impiego dei due tipi di an- nografiche si è quindi sviluppata un’altra branca dei linguaggi
tenna permette di definire la direzione e il verso di provenien- segreti, la crittografia (dal greco Kryptós, segreto e Gráphein,
za del segnale ricevuto. Peso: circa 20 Kg. scrivere), che non si occupa di nascondere l’esistenza del mes-

57
Cifrario (disco cifrante). Italia, XVI sec.
Per cortesia di: Ist. e Museo di Storia della
Scienza, Firenze. Foto di: Ist.e Museo di
Storia della Scienza, Firenze.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

dei messaggi. Nella maggior parte dei casi la tutela della riser-
vatezza della comunicazione stessa è, in maniera solo appa-
rentemente paradossale, secondaria rispetto all’esigenza fon-
damentale di sapere con chi realmente si sta comunicando. La
crittografia, restituendo certezza alla comunicazione, può con-
tribuire alla realizzazione di una società civile basata sulla co-
municazione digitale.

REGOLO CIFRANTE SEMPLICE


Italia; circa 1935
Strumento portatile, simile ad un regolo calcolatore, permet-
te di crittografare un testo per sostituzione monoalfabetica
semplice. Il primo cifrario organizzato di cui si abbia precisa
notizia storica è quello attribuito a Giulio Cesare. Molto sem-
plicemente consiste nel sostituire ogni lettera del testo chiaro
saggio, ma lo trasforma in modo da renderlo incomprensibile con quella che, nell’alfabeto, la segue (o la precede) di un nu-
(cifratura) a chi non conosca le regole per renderlo intellegibi- mero convenuto di posti. Alla luce delle conoscenze di un no-
le (decifrazione). La crittografia è sempre stata una disciplina stro contemporaneo appassionato di cruciverba si tratta di
ambigua e sottaciuta, volutamente confusa tra la scienza, l’ar- una tecnica rudimentale, tuttavia in un epoca di scarsa alfa-
te e la magia; dal XIX secolo, grazie alla letteratura avventuro- betizzazione quale quella di Cesare è verosimile pensare che
sa prima e ai romanzi di spionaggio poi, è entrata nell’imma- questo stratagemma abbia raggiunto il suo scopo. Una ulte-
ginario collettivo come strumento dell’armamentario delle riore complicazione di questo tipo di cifrario è quello di im-
spie, dei cospiratori e degli agenti di oscure potenze straniere, piegare, come nell’apparato a suo tempo esposto, un alfabe-
una visione quasi esclusivamente letteraria e romantica che to cifrato nel quale l’ordine delle lettere non rispetti quello
non rende ragione delle risorse umane ed economiche profu- usuale. Il punto debole resta comunque la stretta correlazio-
se dalle nazioni in questo settore. Negli ultimi anni la critto- ne tra l’alfabeto chiaro e l’alfabeto cifrato; essendo quest’ul-
grafia non è più considerata una tecnica misteriosa ed inavvi- timo unico (sia che lo si utilizzi nella sequenza ordinaria sia in
cinabile, impiegata per scopi militari o per la sicurezza nazio- una arbitraria) ad una determinata lettera del chiaro ne corri-
nale; di fatto la maggior parte di noi usa, talvolta senza saper- sponde sempre una ed una sola del cifrato. Dimensioni: circa
lo, tecniche crittografiche, più o meno evolute, in alcune nor- 30x4x0,7 cm.
mali attività quotidiane: l’acquisto tramite Bancomat o carta di L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
Macchina
crittografica credito e la telefonata di un cellulare GSM ad esempio. Con messo a disposizione da: Francesco Cremona, collezione
Enigma. Germania, l’avvento delle reti mondiali per la comunicazione digitale dif- “Cremona”, Colleferro, Roma.
1937, varie fuse in tutto il globo, e costantemente usate anche da sempli-
Aziende.
Per cortesia di: ci cittadini per lavoro o per diletto, la tutela della riservatezza, CIFRARIO (DISCO CIFRANTE)
Deutsches della “privacy”, può avvenire in modo certo ed efficace sola- Italia; XVI sec.
Museum, Münich, mente attraverso la crittografia. In realtà lo scopo attuale del- Strumento portatile che permette di crittografare un testo
Deutschland.
Foto di: Deutsches
la crittografia è non solo e non principalmente la protezione per sostituzione polialfabetica; è costituito da due dischi me-
Museum, Münich, delle informazioni riservate dagli sguardi indiscreti, le attuali tallici coassiali con incisa una serie concentrica di alfabeti ed
Deutschland. tecnologie consentono infatti di di impiegare le reti di comu- un indice di riferimento mobile. Il disco cifrante è la prima
nicazione e i documenti elettronici alla stessa macchina per cifrare della quale si abbia notizia e la sua in-
stregua dei documenti cartacei tradizionali, dis- venzione viene attribuita all’architetto e umanista italiano
ponendo di una serie di meccanismi che ne per- Leon Battista Alberti. Pur essendo un dispositivo molto sem-
mettano la verifica dell’autenticità; vale la pena plice facilitò in modo significativo la produzione di testi ci-
di ricordare, a questo proposito, che in Italia il frati rimanendo in uso fino al XIX secolo. L’esemplare espo-
“documento informatico” e la “firma digitale”, sto è una versione più complessa e potenzialmente più sicu-
fin dal 1997, sono entrati a far parte del nostro ra dello strumento utilizzato dall’Alberti. Dimensioni: diame-
ordinamento giuridico, equiparati in tutto e per tro del disco esterno circa 10 cm.
tutto al documento cartaceo. Il reale ostacolo da L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
superare in questa nostra società “cablata”, in- messo a disposizione da: Istituto e Museo di Storia della
fatti, è costituito dalla intrinseca mancanza di si- Scienza, Firenze.
curezza nelle reti di telecomunicazione, che si ri-
flette in una incertezza sull’identità dei corri- MACCHINA CRITTOGRAFICA ENIGMA
spondenti e, conseguentemente, sull’autenticità Germania; 1937; varie Aziende
Sicuramente l’apparato crittografico più famoso al mondo,
conosciuto anche dai non addetti ai lavori grazie ai libri e ai
Ringraziamenti film prodotti sfruttando gli aspetti più avventurosi dell’attivi-
Debbo uno speciale ringraziamento al Dott.
Filippo Sinagra che, con grande entusiasmo, ha
messo a mia disposizione le sue profonde
conoscenze in campo crittografico, offrendomi un
sostanziale aiuto per chiarire alcuni degli aspetti
più complessi di questo affascinante mondo.

58
tà di spionaggio durante la seconda guerra mondiale. Il ruolo
Telescrivente
centrale dell’impiego di ENIGMA (e dei tentativi, alleati, di for- crittografica T
zarne la cifratura con il progetto ULTRA) per gli esiti finali del- Tipo 52e (T52e).
la seconda guerra mondiale sono stati solo recentemente Germania; 1944;
Siemens.
messi completamente in luce rendendo di pubblico dominio i Per cortesia di:
documenti riservati ancora esistenti ed autorizzando i super- Siemens AG -
stiti protagonisti a raccontare liberamente le loro esperienze. SiemensForum,
Münich,
Negli anni a cavallo della prima guerra mondiale alcuni pro- Deutschland.
gettisti, l’uno indipendentemente dall’altro, si impegnarono Foto di:
nella costruzione di una macchina che liberasse l’operatore da C. Porcheddu.
lunghe e complesse (e potenzialmente errate) operazioni di ci-
fratura con “carta e matita”; da questi sforzi nacquero anche il disco ha compiuto un’intera rotazione, quello immediata-
alcuni progetti accomunati dall’uso di “rotori scambiatori”, mente di fianco avanza di un passo ed il ciclo riprende. In pra-
tra i quali ricordiamo quelli dell’americano Edward Hugh He- tica la macchina così concepita modifica il suo cifrario ad ogni
bern del 1917, del tedesco Arthur Scherbius del 1918, dell’o- carattere e non riapplica la medesima trasformazione se non
landese Hugo Alexander Koch, del 1919, dello svedese Arvid dopo un numero di caratteri che è dipendente dal numero di
Gerhard Damm del 1919. Tali realizzazioni non ebbero imme- dischi impiegati e dal numero di passi di ogni disco. I rotori
diato successo tanto che per alcuni di essi si trasformarono in possono essere intercambiati tra loro oppure sostituiti con al-
un fallimento commerciale. Solamente dopo alcuni anni, in tri aventi differente cablaggio interno; per aumentare il grado
Germania, durante il faticoso periodo di ricostruzione della di complessità della cifratura, e diminuire conseguentemente
nazione seguito alla disfatta della prima guerra mondiale, i la possibilità di decrittazione dei messaggi, in ogni disco, la re-
vertici militari si convinsero dell’importanza strategica dell’in- ciproca posizione delle due parti coassiali che lo costituiscono
tercettazione e della crittanalisi delle comunicazioni nemiche può essere variata; ciò modifica la struttura delle connessioni
e ritennero quindi necessario dotarsi di apparati che automa- interne determinando una conseguente modifica della cifra-
tizzassero e proteggessero in modo adeguato le proprie co- tura propria del disco. Coassialmente ai rotori è inserito un
municazioni. Nel frattempo Scherbius aveva fondato (1923) la quarto disco “riflettore” (di tipo beta o di tipo gamma), non
“Chiffriermaschinen Aktiengesellschaft” mettendo in produ- ruotante e non visibile ad apparato operativo, che consente di
zione una macchina crittografica, basata appunto sull’impie- utilizzare i contatti dei tre rotori cifranti anche in un percor-
go dei rotori scambiatori, denominata ENIGMA che, dopo so di “ritorno” diverso da quello di “andata”; in alcuni mo-
una serie di verifiche, venne ritenuta la migliore soluzione al delli i riflettori beta e gamma vennero sostituiti da un altro ti-
problema della riservatezza delle comunicazioni e, dal 1926, po di riflettore ruotabile manualmente in fase di settaggio
distribuita, in versione modificata, alle forze armate tedesche. della macchina. Alcuni dischi in dotazione alla Marina milita-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


La macchina ENIGMA è uno dei molti esempi di “macchina a re tedesca vennero modificati inserendo due “denti di arre-
rotori”, una classe di apparati che per decenni ha dominato la sto”. Ad altri tipi si aggiunse un “pannello perturbatore” che
scena crittografica mondiale. La struttura, relativamente sem- inseriva una serie di sostituzioni monoalfabetiche fisse ed in-
plice, si basa appunto su di una serie di “rotori” (cinque tipi dipendenti dai rotori utilizzati, in altri modelli di ENIGMA ven-
diversi, identificati da cifre romane), dischi di spessore discre- ne aumentato il numero di rotori realmente cifranti (fino a 4
to, coassiali ed affiancati l’uno all’altro; ciascun rotore è dota- nei modelli in dotazione all’Abwher, il servizio segreto milita-
to di contatti elettrici (26, quante le lettere dell’alfabeto) su re tedesco), e si previde la possibilità di impiego di un ulterio-
entrambi i lati; nello stesso disco il contatto di un lato è con- re accessorio di sopracifratura denominato ENIGMA- UHR da
nesso a quello dell’altro lato in maniera non sequenziale co- connettersi al pannello perturbatore (vedi più oltre). La defini-
stituendo la cifratura propria del disco. L’impulso elettrico ge- zione della chiave di cifratura inizia con la scelta di quali roto-
nerato dalla composizione della lettera da cifrare (composta ri debbano essere impiegati, di quale reciproca posizione deb-
attraverso una tastiera simile a quella di una macchina per bano assumere coassialmente l’uno rispetto all’altro, di quale
scrivere) passa attraverso la serie di contatti di vari dischi (in posizione debbano assumere, tra loro, le due parti coassiali di
numero variabile nei diversi modelli) emergendo in corrispon- ogni rotore e, per ultimo, quale posizione della circonferenza
denza di una lettera completamente diversa, evidenziata dal- di ogni disco (evidenziato da 26 lettere o coppie di numeri)
l’accensione di una lampadina, che ne costituisce la cifratura. debba coincidere con la linea di riferimento posta all’esterno
I dischi possono ruotare, attorno al proprio asse, a passi dis- del contenitore; le ulteriori possibilità prima elencate non fan-
creti, e sono collegati l’uno all’altro da un meccanismo simile no che aumentare il grado della complessità di questo mec-
a quello dei contachilometri meccanici delle auto, grazie al canismo base. L’apparato ENIGMA permette anche la decifra-
quale, non appena viene premuto un qualsiasi tasto della ta- tura dei messaggi cifrati che vengono composti utilizzando la
stiera, il primo disco, a destra di chi scrive, ruota di una fra- tastiera e sono letti, in chiaro, attraverso la sequenza di lette-
zione di giro (1/26, quanti i contatti dei dischi) modificando la
struttura cifrante della macchina, permettendo, in pratica, di
applicare al successivo carattere una trasformazione diversa,
pseudo-casuale, e che dipende dal settaggio iniziale. Quando Macchina crittografica
Enigma. Germania;
1937; varie Aziende.
Particolare del
“pacchetto” dei rotori
estratto dalla macchina.
Per cortesia di:
F. Cremona, Collezione
“Cremona”, Colleferro,
Roma. Foto di:
59 C. Porcheddu.
Macchina crittografica Nema. Svizzera;
1947; Zellweger AG.
Per cortesia di: F. Sinagra, Mestre,
Venezia. Foto di: C. Porcheddu.

re illuminate. L’esemplare a suo tempo esposto, privo della


cassetta per il trasporto, è un modello a tre rotori e riflettore
ruotabile manualmente in fase di settaggio. Dimensioni: circa
26x28x11 cm (variabili tra i diversi modelli). Peso: circa 8 Kg.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Francesco Cremona, collezione
“Cremona”, Colleferro, Roma.
e il termine della seconda guerra mondiale, fornito, in poche
MACCHINA CRITTOGRAFICA ENIGMA centinaia di unità, dalla Germania. Si tratta, fondamentalmen-
Germania; 1937; varie Aziende te, di versioni civili di ENIGMA, modelli D e K. Sospettando,
Apparato crittografico simile a quello descritto nella prece- con giusta ragione, che tali apparati non garantissero suffi-
dente scheda, si tratta di un modello K caratterizzato dall’a- ciente sicurezza, il governo svizzero provvide a modificare il ca-
vere tre rotori, riflettore fisso e pannello permutatore. Dimen- blaggio interno dei rotori e dei riflettori. Esternamente questi
sioni: circa 26x28x11 cm (variabili tra i diversi modelli). Peso: modelli si differenziano, oltre che per particolari secondari, per
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

circa 8 Kg. la presenza di un pannello ripetitore a lampadine, collegato al-


L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente l’unità principale tramite un cavo, che permette la trascrizione
messo a disposizione da: Deutsches Museum, Münich, del testo ad un secondo operatore. Questi apparati vennero
Deutschland (v. p. 58). sostituiti, nel 1947, dalla macchina crittografica NEMA (vedi
scheda relativa), rimanendo peraltro in uso per traffico a bas-
MACCHINA CRITTOGRAFICA ENIGMA so livello di segretezza fino al 1990. Dimensioni: circa
Germania; 1940; varie Aziende 26x28x11 cm (variabili tra i diversi modelli). Peso: circa 8 Kg.
Apparato crittografico simile a quello descritto nella prece- L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
dente scheda, caratterizzato dall’avere quattro veri rotori ci- messo a disposizione da: R. Gianni, Vimercate, Milano.
franti e ruotanti con movimento realmente odometro, oltre al
disco riflettore di tipo non settabile. Si tratta di un modello in MACCHINA CRITTOGRAFICA MOD. M- 209
dotazione all’Abwher, il servizio segreto militare tedesco. Di- (CSP 1500, C-48, C-38m, C-38M)
mensioni: circa 26x28x11 cm. Peso: circa 8 Kg. USA; anni ‘40; Hagelin
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente Il più diffuso apparato crittografico portatile, completamente
messo a disposizione da un Collezionista che desidera mante- meccanico, a funzionamento manuale con la possibilità di
nere l’anonimato. stampa (su “zona” telegrafica) del messaggio, destinato alla
cifratura e decifratura di messaggi a basso livello di segretez-
ACCESSORIO DI SOPRACIFRATURA ENIGMA-HUR za, tipicamente per un impiego tattico dove la finalità è di
Germania; circa 1944; varie Aziende mantenere la riservatezza delle informazioni per brevi lassi di
Si tratta di un accessorio che permette di sopracifrare (di in- tempo (al limite per poche ore). Progettato dall’inventore ed
serire cioè una ulteriore cifratura) un testo cifrato da ENIGMA. industriale svedese Boris Hagelin (1892-1983) nella seconda
Il principio di funzionamento è il medesimo del pannello per- metà degli anni ‘30, dopo un adeguamento costruttivo al-
turbatore presente in alcuni modelli: una serie di connessioni l’impiego militare, venne prodotto per le forze armate degli
elettriche, fisicamente dei ponticelli di filo metallico, che si in- Stati Uniti d’America ed impiegato in modo massiccio duran-
seriscono nel circuito di cifratura determinando una permuta- te l’invasione dell’Africa nel Novembre del 1942 rimanendo in
zione fissa di solo alcune delle lettere cifrate (impiegando il produzione fino alla fine degli anni ‘60. Si tratta di un’appa-
pannello perturbatore le connessioni utilizzate vengono defi- recchiatura prodotta in grandi quantità (circa 140.000 esem-
nite in sede di settaggio della macchina). L’accessorio ENIG- plari durante la seconda guerra mondiale) molto apprezzata
MA-HUR, una volta connesso al pannello perturbatore, con- dalle truppe USA per le dimensioni contenute, la leggerezza,
sente di variare questo tipo di sopracifratura, in maniera mol- la robustezza e la relativa semplicità d’impiego. Se ne cono-
to semplice e veloce (ogni ora, Hur in tedesco), ruotando una scono due versioni denominate M-209, destinata all’Esercito,
manopola di comando, diminuendo i tempi di modifica ed i e CSP-1500, destinata alla Marina, che differiscono tra loro
possibili errori nel posizionamento delle connessioni. Prodot- per aspetti secondari. La stessa apparecchiatura, con alcune
to in piccole serie negli ultimi mesi di guerra, sembra abbia modifiche e diverse denominazioni, venne impiegata, duran-
avuto uno scarso impiego. te lo stesso arco temporale, anche da altre nazioni quali Italia
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente (Marina militare), Francia, Germania anche se in quantitativi
messo a disposizione da un Collezionista che desidera mante- molto limitati rispetto alla produzione nord americana. Critto-
nere l’anonimato. graficamente il principio di funzionamento è il medesimo de-
gli apparati ENIGMA, salvo che le connessioni elettriche sono
MACCHINA CRITTOGRAFICA ENIGMA sostituite con dispositivi meccanici permettendo di rendere
Svizzera; circa 1940; varie Aziende l’apparecchio più compatto, leggero e meno soggetto ad ava-
Apparato crittografico portatile in dotazione al corpo diplo- rie. La relativa semplificazione della struttura se da un lato ne
matico e alle forze armate elvetiche, tra la fine degli anni ‘30 ha permesso la produzione in grande serie dall’altro ha dimi-

60
nuito la resistenza del testo cifrato ad un possibile tentativo di MACCHINA CRITTOGRAFICA NEMA
forzatura destinando, quindi, l’apparecchiatura ad un impiego Svizzera; 1947; Zellweger AG
esclusivamente tattico. Velocità operativa: circa 30 caratteri Apparato crittografico portatile progettato per sostituire gli
per minuto. Dimensioni: circa 9x19x12 cm. Peso: circa 3 Kg. apparati ENIGMA in dotazione al governo svizzero (vedi sche-
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente da relativa) che non garantivano la sicurezza richiesta. La pro-
messo a disposizione da: Francesco Cremona, collezione “Cre- gettazione di questa nuova macchina (il nome NEMA è l’a-
mona”, Colleferro, Roma. cronimo delle parole NEue MAschine) iniziò nel 1942 ed i pri-
mi due modelli funzionanti vennero sottoposti per le valuta-
MACCHINA CRITTOGRAFICA O.M.I. - NISTRI zioni tecniche nel 1945. La produzione di serie e l’assegna-
Italia; circa 1939; O.M.I. zione ai reparti si ebbe a partire dal 1947; si ritiene, in questi
Apparato crittografico che viene considerato la risposta italia- settori il condizionale è d’obbligo, che siano state prodotti, tra
na all’ENIGMA, con la quale condivide l’impiego dei rotori di versioni operative e per addestramento, poco meno di un mi-
cifratura; se ne differenzia, oltre che per l’aspetto esterno, per gliaio di esemplari. L’apparato NEMA, conosciuto anche come
il peso piuttosto rilevante, l’alimentazione da rete e in corren- “tipo T-D” (da Tasten-Drücker-Maschine), venne ritenuto tec-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


te continua, una maggiore complessità costruttiva dei rotori. nologicamente obsoleto e quindi declassificato nel 1992. L’a-
Consente la stampa del testo su nastro di carta accellerando spetto esterno e le caratteristiche costruttive sono simili a
le procedure di cifratura, decifratura e di verifica del testo. Per quelle degli apparati ENIGMA tanto da esserne considerato, a
rendere più agevole la battitura dei testi, un motore elettrico torto, la versione post-bellica. La cifratura è ottenuta con il si-
provvede ai movimenti dei meccanismi. Il grave limite di que- stema di sostituzione polialfabetica attraverso l’uso di una se-
sto apparecchio era nei contatti elettrici, striscianti, tra i roto- rie di ruote e corone intercambiabili e a più denti di arresto. Il
ri: nel tempo, l’usura e l’accumulo di sporcizia determinavano testo in chiaro da crittare o il testo in cifra da decrittare viene
dei falsi contatti pregiudicando fortemente l’affidabilità del- composto, lettera per lettera, sulla tastiera dell’apparato; il te-
l’apparato; giova comunque ricordare che lo stesso problema, sto cifrato o decifrato viene prodotto, come negli apparati
anche se in misura limitata, si riscontra in tutte le apparec- ENIGMA, lettera per lettera, attraverso l’illuminazione di un
chiature con lo stesso principio di funzionamento. Impiegata pannello a lampadine; utilizzando un connettore multipolare
dalle forze armate italiane in maniera occasionale e disconti- posto sul fianco sinistro della macchina è possibile impiegare
nua, la sua cifratura venne forzata dall’Intelligence britannica o un “pannello a lampadine complementare” (in dotazione)
nel Febbraio 1940. Venne definitivamente posta fuori servizio che permette la trascrizione del testo ad un secondo opera-
nel Settembre 1941, rimanendo disponibile per il mercato ci- tore oppure comandare direttamente una macchina per scri-
vile per qualche decennio. Dimensioni: sola macchina 37 x 42 vere elettrica, un apparato telescrivente, un perforatore Creed
x 17 cm, valigia di trasporto 43 x 48 x 23 cm. Pesi: sola mac- o un trasmettitore Hell. Dimensioni: circa 33x38x15 cm. Peso:
china circa 20 Kg, con valigia ed accessori circa 27 Kg. circa 11 Kg, compreso gli accessori.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Francesco Cremona, collezione “Cre- messo a disposizione da: Filippo Sinagra, Mestre, Venezia.
mona”, Colleferro, Roma.
MACCHINA CRITTOGRAFICA CX-52-M
TELESCRIVENTE CRITTOGRAFICA T Tipo 52e (T52e) Svizzera; 1950; Hagelin
Germania; 1944; Siemens Apparato crittografico portatile, a funzionamento meccanico,
Telescrivente crittografica “on line” prodotta dalla Siemens a di struttura molto compatta e robusta, può essere impiegato
partire dal 1932 (tipo 52a) fino al 1944-45 (tipo 52e), venne sia per il ciframento che per il deciframento. L’apparato è for-
destinata alla trasmissione di messaggi tra alti comandi mili- nito di un meccanismo che stampa contemporaneamente il
tari. Conosciuta dagli Alleati col nome in codice di “stur- testo primario e quello secondario (Primario: il testo in chiaro
geon”, storione. Molti esemplari, sopravvissuti agli eventi bel- quando si cifra, il cifrato quando si decifra. Secondario: il te-
lici (specialmente del tipo 52e), vennero revisionati e utilizzati sto cifrato quando si cifra, il testo chiaro quando si decifra)
per molti anni a seguire e considerati ancora “classificati” sullo stesso nastro di carta per favorire il controllo dell’opera-
(cioè coperti da segreto) nella seconda metà degli anni ’80. Si zione di cifratura o decifratura. Di impiego relativamente sem-
tratta di un’apparecchiatura on-line, il testo in chiaro viene plice possiede una serie di dispositivi che favoriscono il corret-
composto su di una normale tastiera dattilografica, automati- to funzionamento dell’apparecchiatura. I cifrati prodotti da
camente cifrato e trasmesso su di una tradizionale linea tele-
grafica/telefonica; solo raramente vennero impiegati in con-
nessione con apparati radio a causa dei disturbi introdotti nel-
la trasmissione. Crittograficamente sfrutta lo stesso principio
di funzionamento delle macchine a rotori quali l’ENIGMA, ma
ad un maggiore livello di complessità.
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente Unità criptante
messo a disposizione da: Siemens AG – SiemensForum, Mü- mod. TSEC/KW-7.
nich, Deutschland. USA; circa 1960;
N.S.A.
Per cortesia di:
Traditionsverein
Fernmelde-
/Elektronische
Aufklärung
Luftwaffe e. V.,
Trier, Deutschland.
Foto di:
61 C. Porcheddu.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

questa macchina sono, dal punto di vista crittologico, di ele- logare”. In un limitatissimo numero di esemplari è stata pro-
vatissimo livello. Velocità operativa: dalle 30 alle 60 lettere al dotta una versione particolare, denominata modello CD-55
minuto (a seconda dell’abilità dell’operatore). Dimensioni: cir- LUX di colore bianco e con bordature dorate, per la Santa Se-
ca 21x13x11 cm. Peso: circa 4 Kg. de. L’apparecchio è stato, in un momento successivo, modifi-
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente cato (mod. CD-57 RT/CD) per aumentarne il livello di sicurez-
messo a disposizione da: Filippo Sinagra, Mestre, Venezia. za, similmente all’apparato CX-52 OTP, utilizzando un nastro
preforato con funzione di chiave di cifratura. L’apparato è ri-
MODULO AGGIUNTIVO TASTIERA DATTILOGRAFICA MOD. B-52 masto in produzione fino al 1974. Velocità operativa: tra i
(B-621), PER MACCHINA CRITTOGRAFICA MOD. CX-52-M trenta e i quaranta caratteri al minuto. Dimensioni: circa
Svizzera; anni ‘50; Hagelin 13x8x4 cm. Peso circa 680 g.
Il progetto della macchina crittografica CX-52-M è tale che L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
può essere trasformata in una macchina elettrica dattilografi- messo a disposizione da: Filippo Sinagra, Mestre, Venezia.
ca comandata da una tastiera a mezzo della unità elettrica ad-
dizionale B-52 (oppure B-621) e che comprende la tastiera ed UNITÀ CRIPTANTE TSEC/KW-7
il meccanismo di settaggio (con pannello perturbatore) e gui- USA; circa 1960; N.S.A.
da. Quando si richiede alla macchina di operare elettricamen- Sistema criptante, conosciuto col nome in codice di “Ore-
te, viene rimosso il coperchio del contenitore della CX-52-M, stes”, largamente impiegato, sia a livello tattico sia a livello
e la macchina è inserita e fissata nella base del modulo ag- strategico, dall’esercito USA e dalle truppe della NATO fino al-
giuntivo B-52. Con questa costruzione si ha il vantaggio di la fine degli anni ’70; costo, all’inizio della produzione, circa
poter impiegare la stessa macchina indifferentemente nella 4.500 $. Si tratta di un apparato “on line”, completamente
versione a funzionamento manuale oppure elettrico. transistorizzato, destinato a crittare le informazioni trasmesse
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente attraverso apparati telescriventi sia su linee telegrafiche/tele-
messo a disposizione da: Marco Moretti, Pesaro. foniche sia via radio. Composto da due sub-unità principali,
l’apparato ricetrasmittente (KWX-10/TSEC) e l’unità di cifratu-
MACCHINA CRITTOGRAFICA CX-52-OPT (OTT) ra (KWK-7/TSEC). Tipo di funzionamento: sincrono e asincro-
Svizzera; 1952; Hagelin no. Velocità di trasmissione: 60-67-100 Baud. Dimensioni: cir-
Apparato crittografico portatile, a funzionamento meccanico, ca 60x50x50 cm. Peso: circa 40 Kg.
di struttura molto compatta e robusta, versione modificata e L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
migliorata del modello CX-52, reso crittograficamente più si- messo a disposizione da: Traditionsverein Fernmelde-/Elektro-
curo, meccanicamente più semplice ed economico, attraverso nische Aufklärung Luftwaffe e.V., Trier, Deutschland.
l’eliminazione dei rotori (ruote-chiavi), sostituiti con un’unica
chiave formata da un nastro preforato da telescrivente tipo MACCHINA CRITTOGRAFICA ELETTRONICA HC-520
Baudot (a 5 fori) utilizzabile solo una volta, recante la chiave Svizzera; seconda metà anni ‘70; Crypto AG
aleatoria da rinnovarsi periodicamente, che avanza ad ogni Una delle prime macchine crittografiche elettroniche portatili;
lettera. Il mancato inserimento del nastro blocca tutto il mec- di dimensioni molto contenute, nell’aspetto esterno ricorda
canismo così da rendere impossibile il funzionamento della una macchina calcolatrice dell’epoca. Caratteristiche tecni-
macchina. Questa macchina, costruita in piccole serie, è de- che: tastiera con 26 caratteri alfabetici, 10 caratteri numerici,
nominata OTT (One Time Tape) od anche OTK (One Time 14 caratteri speciali, 11 tasti di comando. Display a LCD (cri-
Key). L’impiego di un nastro perforato “usa e getta”, identico stalli liquidi) delle dimensioni di 6x13 cm che permette la vi-
per ogni apparecchiatura che fa parte della stessa rete di co- sualizzazione di 10 caratteri per il testo e 1 carattere per la si-
municazione, ne costituisce contemporaneamente il punto di tuazione interna di servizio. Memoria: 600 caratteri per en-
forza, ma anche l’anello debole; infatti all’esaurimento di un trata di testo. Chiavi: chiave base e chiave di messaggio. Chia-
nastro perforato è necessario provvedere all’invio ad ogni cor- ve base: 1,4x1014 possibilità. Chiave di messaggio: 1,4x1014
rispondente di una nuova copia di nastro utilizzando un cor- possibilità. Periodicità: circa 1053 passi. Temperatura di servi-
riere fidato; l’intercettazione un unico nastro rende completa- zio: da 0 a +50°C. Alimentazione con batterie o carica batte-
mente inaffidabile tutta la rete di comunicazione. rie da rete (100-240 V). Dimensioni: circa 10x25x4 cm. Peso:
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente circa 900g.
messo a disposizione da: Filippo Sinagra, Mestre, Venezia. L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente
messo a disposizione da: Crypto AG, Zug, Suisse.
MACCHINA CRITTOGRAFICA STG-61 (Crypto AG mod. CD-57)
Germania; 1960; Hagelin (su licenza) TELESCRIVENTE CRITTOGRAFICA MOD. Mi 5543
Apparato crittografico meccanico palmare, dalle dimensioni Germania; seconda metà anni ‘50; Standard Elektrik Lorenz
simili a quelle di un pacchetto di sigarette. Il modello STG-61 Telescrivente crittografica con funzionamento “on line”. Per
è la versione tedesca del modello CD-57 prodotto dall’elveti- la cifratura impiega un nastro pre-perforato tipo Baudot, da
ca Crypto AG. Privo del sistema di scrittura per mantenere le usarsi una sola volta, che reca la chiave aleatoria. Il testo ci-
ridotte dimensioni, l’operatore doveva quindi ricopiare lettera frato si ottiene dalla distorsione che la chiave aleatoria produ-
per lettera il testo. Le caratteristiche crittografiche sono com- ce sul messaggio in chiaro; solo chi è in possesso di un iden-
parabili a quelle dell’apparato CX-52 con la quale può “dia- tico nastro pre-perforato può risalire al testo in chiaro elimi-

62
Macchina stenotipica modello Michela.
Italia; fine anni ‘70; Micromegas.
Per cortesia di: Koinè Sistemi, Torino,
grazie alla disponibilità del Dott. A. Camellini.
Foto di: C. Porcheddu.

maticamente le parole velocemente pronunciate, contribuen-


do alla nascita della stenografia meccanica o, con un termine
più attuale, stenotipia. Tali apparecchiature per il loro ingom-
bro e per alcuni loro limiti intrinseci trovarono impiego spe-
cialmente negli Stati Uniti d’America, e quasi esclusivamente
nando, per sottrazione, la distorsione. Dimensioni:60x90x70 in ambienti particolari quali le aule dei tribunali; in Italia le
cm. Peso: circa 50 Kg. macchine per stenotipia, dalla fine del XIX secolo, ebbero im-
L’esemplare esposto durante la mostra è stato cortesemente piego esclusivamente per la resocontazione degli atti parla-
messo a disposizione da: Traditionsverein Fernmelde-/Elektro- mentari. In questi ultimi anni, lo sviluppo dell’elettronica e
nische Aufklärung Luftwaffe e.V., Trier, Deutschland. dell’informatica hanno dato impulso a una nuova generazio-
ne di macchine per stenotipia, di uso più affidabile e che con-
MACCHINA STENOTIPICA “MICHELA” sentono sia la stampa in caratteri stenografici, sia la trasposi-
Italia; circa 1976; Micromegas zione diretta su computer e la trascrizione automatica in ca-
Apparato elettronico a tastiera che permette la composizione rattere comune. Per quanto riguarda la situazione italiana, ol-
di un testo scritto attraverso l’impiego della Stenotipia (un tre che nel Parlamento, la stenotipia è stata recentemente ac-
neologismo che deriva dal greco Stenós, stretto, scarso, poco; cettata dal legislatore come mezzo per la resocontazione giu-
e da Tupos, carattere, colpo, battuta) una tecnica di scrittura diziaria trovando inoltre diffusione anche nelle Amministra-
che può essere considerata l’evoluzione in forma meccanizza- zioni locali, e in tutte quelle situazioni nelle quali sia necessa-
ta della più tradizionale Stenografia. Per un migliore inqua- rio disporre di un resoconto fedele di un intervento o di una
dramento della disciplina ritengo sia necessario fornire una discussione. Tra i vari sistemi italiani di stenotipia proposti de-
breve premessa sul vasto mondo delle scritture veloci. La ste- gno di nota per la sua diffusione è il sistema “Michela” che
nografia (sempre dal greco Stenós e da Grafé, scrittura) può trae la sua origine dagli studi fonografici del professor Anto-
essere definita come una abbreviazione scientifica della scrit- nio Michela Zucco (1815-1886) il quale, dopo aver classifica-
tura, che permette, attraverso l’adozione di regole, di fissare, to gli elementi fonici occorrenti alla formazione di tutte le sil-
più rapidamente della scrittura ordinaria, il pensiero, proprio labe, diede ad ognuno di essi una espressione grafica, un sim-
o di altri, garantendone al contempo, una uguale sicurezza e bolo e un valore numerico. Nel 1863 egli illustrò per la prima
federlà di riproduzione. Lo sviluppo e l’impiego della steno- volta a Milano presso un Congresso pedagogico, un sistema
grafia sono strettamente intrecciati a quelli della scrittura or- di stenografia “a processo sillabico istantaneo ad uso univer-
dinaria. La carenza dei supporti di scrittura e la necessità di sale, mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera”, che
fermare momenti altrimenti irripetibili (citiamo, solo come nelle sue intenzioni era destinato ai ciechi; tale metodo parte
esempio, i discorsi dei grandi oratori) hanno fatto sì che, spe- dallo studio dell’apparato vocale umano e cataloga tutti i suo-
cialmente in epoca classica e medioevale, il saper leggere e ni (fonemi) che questo può produrre stabilendo la corrispon-
scrivere si accompagnassero, usualmente, alla conoscenza denza con altrettanti grafemi. In tal modo è possibile trascri-
della stenografia; le due discipline hanno cominciato ad evol- vere il parlato di qualunque lingua e ripeterlo fedelmente, pur
versi su percorsi diversi dopo l’avvento della stampa a carat- senza capirne il significato. Uno degli allievi del professor Mi-
teri mobili. L’aspetto misterioso delle abbreviazioni, la neces- chela Zucco, suo nipote Giovanni, presentò la nuova macchi-
sità di comunicare salvaguardando la riservatezza del messag- na alla Camera dei Deputati e al Senato del Regno, il quale ul-
gio fecero sì che, specialmente in epoca medioevale e rinasci- timo la adottò ufficialmente per la redazione dei resoconti
mentale, la stenografia sconfinasse nelle scritture segrete e stenografici nel dicembre 1880. L’apparecchiatura venne, in
che con queste venisse, per lungo tempo, confusa; con la for- seguito, presentata anche alla Esposizione Universale di Parigi
mazione delle lingue nazionali e di un diverso clima culturale nel 1890. Il sistema Michela (macchina più metodo) ha rivela-
si crearono i primi sistemi stenografici moderni (secoli XVI e to notevoli pregi soprattutto in fatto di velocità; tuttavia, in
XVII), i quali, staccandosi sempre più dall’empirismo e dall’ar- ambito italiano, il suo impiego è rimasto confinato all’impie-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

bitrio individuali, diedero luogo a nuove e più razionali ridu- go parlamentare.


zioni grafiche. Moltissimi autori, in tutte le nazioni, hanno L’apparecchiatura presentata in figura (v. in alto) è particolar-
partecipato alla elaborazione di questi nuovi indirizzi, cercan- mente significativa perché, primo esempio italiano, segna il
do di raggiungere un ideale metodo che coniugasse velocità passaggio alle versioni computerizzate. Si tratta di un modello
di scrittura con facile leggibilità, razionalità strutturale, facilità di transizione, progettato dalla Micromegas nella seconda me-
di apprendimento ed estetica grafica. Tale pluralità di propo- tà degli anni ‘70, nel quale accanto alla struttura tradizionale
ste può, semplificando, essere ricondotta a tre tendenze prin- della tastiera elettromeccanica venne affiancato un sistema
cipali: i Sistemi Geometrici, nei quali i segni possono essere elettronico che permetteva di trasferire le informazioni ad un
tratti da figure geometriche; i Sistemi Corsivi derivati dalla computer dedicato (mod. Ulisse 32). La macchina esposta ven-
scrittura comune conservandone la struttura fondamentale; i ne impiegata dalla Amministrazione Provinciale di Torino all’i-
Sistemi Misti nei quali vengono impiegati segni comuni ai due nizio degli anni ‘80: primo Ente italiano, dopo il Senato, a fa-
precedenti sistemi. Nei primi anni del XIX secolo, come con- re uso della stenotipia per la verbalizzazione delle attività Con-
seguenza dello sviluppo raggiunto dalla disciplina, e come ri- sigliari. Dimensioni: 38x38x12 cm circa. Peso: 10 Kg circa.
flesso nel campo della scrittura delle ricorrenti invenzioni mec- L’esemplare esposto è stato cortesemente messo a disposizio-
caniche, comparvero le prime macchine dirette a fissare auto- ne da: Koinè Sistemi s.r.l., Torino.

63
T. Numerico

claude shannon e la teoria


dell’informazione

INTRODUZIONE vo lo studio di tutti i meccanismi a retroazione (feedback)


La definizione di informazione come un concetto scientifica- naturali, meccanici o artificiali.
mente e matematicamente determinato è fondamentale per • Lo sviluppo negli anni ’30 del ‘900 della teoria della com-
la costruzione del modello teorico sul quale si basa l’informa- putabilità in logica matematica che doveva avere un ruolo
tica. Tale concetto ha avuto un ruolo importante nella nascita centrale nella definizione dei limiti teorici delle macchine
stessa dei computer; anche se le ricostruzioni della storia dei elettroniche.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

calcolatori elettronici – spesso fondate sulle descrizioni dell’ La definizione di informazione fu l’effetto di uno studio inte-
hardware – non sempre hanno reso giustizia al ruolo teorico grato favorito dall’accelerazione delle ricerche e degli scambi
svolto dalla teoria dell’informazione. degli scienziati durante la II Guerra Mondiale e nell’immedia-
Questo contributo si propone di descrivere l’origine del con- to dopoguerra. La caratterizzazione matematica del concetto
cetto ad opera di Claude Shannon. maturò, però, nel contesto della trasmissione telegrafica e via
La nozione di informazione è il prodotto di una felice intera- radio. Shannon sviluppò la sua teoria dell’informazione lavo-
zione di discipline lontane tra loro1 e per questo è stato diffi- rando ai Bell Labs dell’AT&T e quindi si concentrò sull’aspetto
cile coglierne fino in fondo le potenzialità e i frutti. Ecco una della trasmissione dati su un canale.
breve descrizione dei settori che hanno contribuito alla sua È molto importante chiarire il riferimento teorico-pratico di
formazione. Shannon, considerato che la sua teoria è stata poi usata per
• La termodinamica e la meccanica statistica, con gli studi modellare qualsiasi forma di comunicazione – perfino quella
sulla definizione matematica del concetto di entropia di umana. Lo studioso Walter Ong a proposito del modello po-
Ludwig Boltzmann e Leo Szilard. stale di comunicazione dice: “Questo modello, come è ovvio,
• La nascita del controllo e della comunicazione come una ha qualcosa a che vedere con la comunicazione umana ma,
branca dell’ingegneria elettrica; risultato dell’invenzione se lo si esamina attentamente, ciò è ben poco, esso inoltre
dei mezzi di comunicazione come il telegrafo, la radio e la distorce grandemente l’atto della comunicazione.”2
televisione. L’interpretazione troppo generale della teoria di Shannon è
• Gli studi sulla fisiologia e il sistema nervoso iniziati nell’800 stata favorita dal modo in cui i risultati sono stati presentati
con il lavoro di Hermann von Helmholtz e Claude Bernard dal suo collaboratore, Warren Weaver.
e proseguiti nel XX secolo con il lavoro di Walter Cannon Nell’introduzione al libro sulla teoria matematica della comu-
sui meccanismi di regolazione interna degli organismi vi- nicazione pubblicato un anno dopo l’uscita dell’articolo
venti; tali ricerche si saldarono nella prima metà del ‘900 (1949),3 Weaver definisce il campo di applicazione della teo-
Schema 1. con la cibernetica, la disciplina che si poneva come obietti- ria affermando che: “la parola comunicazione sarà usata qui

LE DISCIPLINE CONNESSE CON L’INFORMAZIONE

Rappresentazione dell’informazione Biologia Molecolare Fisica (Termodinamica,


Teoria dei linguaggi Genetica Meccanica quantistica)
Semeiotica Psicologia Informatica Teorica
Statistica
Economia

Teoria della Teoria della


comunicazione informazione

Trasmissione delle informazioni Biologia classificatoria Elaborazione delle


Ingegneria delle comunicazioni Medicina informazioni
Ingegneria genetica

64
in un senso molto ampio per includere tutte le procedure at- IL CONCETTO DI INFORMAZIONE SECONDO SHANNON
traverso le quali una mente può entrare in relazione con L’obiettivo di Shannon era la definizione di un modello mate-
un’altra. Questo include ovviamente non solo la parola scritta matico di informazione che potesse adattarsi a qualsiasi tipo
e il discorso orale, ma anche musica, le arti della pittura, il tea- di trasmissione da un punto a un altro. Per ottenere il risulta-
tro, il balletto e qualsiasi comportamento umano. In qualche to era necessario trasformare l’informazione in un parametro
contesto potrebbe essere anche desiderabile usare una defi- matematico trattabile in modo assolutamente non ambiguo.
nizione ancora più ampia di comunicazione, letteralmente Il lavoro di Shannon si inscriveva in una tradizione di ricerca
una che includa anche le procedure attraverso le quali un che prima di lui si era concentrata più sugli aspetti pratici del-
meccanismo entra in relazione con un altro meccanismo”.4 la trasmissione dei dati, che sulla definizione di una teoria ge-
Nello schema 15 si possono vedere le relazioni di tutte le di- nerale. Egli si dichiarò debitore nei confronti dei suoi prede-
scipline legate in qualche misura alla teoria dell’informazione cessori H. Nyquist e R.V. Hartley e li citò9 definendoli la base
e della comunicazione delle informazioni ad essa connessa. di partenza della sua teoria.
Per isolare il concetto di informazione era necessario compie-
CLAUDE SHANNON re un passo fondamentale: separare l’informazione dal signi-

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


Il personaggio chiave nella teoria dell’informazione è Claude ficato. Gli aspetti ingegneristici della trasmissione del messag-
Elwood Shannon (1916-2001). Laureato in matematica e in- gio erano del tutto svincolati da quelli semantici relativi all’in-
gegneria elettrica nel 1936 all’Università del Michigan, per terpretazione del messaggio. Egli quindi si concentrò sull’a-
tutta la sua vita tenne fede al suo duplice interesse. Fu poi re- spetto formale della comunicazione che era del tutto indi-
search assistant al MIT6 dove continuò gli studi per il PhD. Qui pendente dal senso del messaggio da trasferire.
fu coinvolto nelle operazioni dell’analizzatore differenziale di Quello che definiva il segnale relativo al messaggio sul canale
Bush, uno dei calcolatori più potenti e importanti in funzione – il suo principium individuationis – era la sua distinzione da
all’epoca, in grado di risolvere equazioni differenziali fino al tutti gli altri messaggi potenzialmente trasmissibili sullo stesso
sesto grado. canale. Maggiore era la capienza del canale, maggiore era il
La sua tesi affrontò e risolse il problema della progettazione di contenuto informativo trasmesso, perché esso annullava la
relè e circuiti elettronici utilizzando il parallelismo di questi con possibilità di trasmettere su quello stesso canale una quantità
la logica booleana. In questo periodo cominciò la sua colla- più elevata di messaggi equiprobabili e concorrenti. La scelta
borazione con i Bell Laboratories di New York, dove aveva tra- di un messaggio rispetto agli altri costituisce il suo valore in-
scorso un periodo già nell’estate del 1937. formativo.
Nella primavera del 1940, Shannon ottenne insieme il master Dopo aver privato l’informazione di ogni connotato semanti-
in ingegneria elettrica e il PhD. in matematica al MIT. Nell’an- co, Shannon si apprestò a definire l’informazione come una
no 1940-41 all’IAS7 a Princeton cominciò a lavorare alla teo- variabile fisica misurabile. Egli scrisse: “Se il numero dei mes-
ria dell’informazione e ai sistemi di comunicazione efficienti. saggi nell’insieme è finito allora questo numero o una qual-
Nel 1941 accolse l’invito del direttore del dipartimento di ma- siasi funzione monotonica di questo numero può essere con-
tematica dei Bell Labs, T.C. Fry e si trasferì stabilmente ai Bell siderata una misura dell’informazione prodotta quando un
Labs per lavorare ai sistemi di controllo delle armi contraeree, messaggio viene scelto da un insieme di scelte che sono as-
dove rimase per 15 anni. solutamente equiprobabili.”10
Ai Bell incontrò molti matematici e scienziati di primo piano
tra i quali: John Pierce, noto per la comunicazione satellitare,
Harry Nyquist che aveva notevolmente contribuito alla teoria
dei segnali, Hendrik Bode esperto di feedback, gli inventori
del transistor: Walter Brattain, William Shockley e John Bar-
deen, oltre George Stibitz che nel 1938 costruì il primo com-
puter a relè e a molti altri.
Nel 1948 pubblicò il famoso articolo “A mathematical Theory
of Communication”.8 Nel 1957 divenne professore al MIT,
pur restando associato ai Bell Labs fino al 1972.
Shannon era un personaggio molto eclettico, e oltre alla teo-
ria dell’informazione, si interessava, fra l’altro, di intelligenza
artificiale. Negli anni ’50 costruì, infatti,un mini topo elettro-
nico, chiamato Teseo che si muoveva in un labirinto cercando
l’uscita con l’aiuto di un magnete (Vedi foto Shannon_To-
po.jpg) e scrisse uno dei primi programmi per giocare a scac-
chi. Fu in contatto con Alan Turing – uno dei pionieri delle
macchine elettroniche a programma memorizzato, oltre che
inventore del concetto di Macchina Universale, interessato an-
che egli all’intelligenza delle macchine.

Claude Shannon con il topo elettromeccanico, chiamato Teseo,


che fu uno dei primi tentativi di insegnare a una macchina ad
apprendere e uno dei primi esperimenti di intelligenza artificiale.
Per la fonte delle immagini di questo articolo si veda il testo.

65
IL MODELLO DI COMUNICAZIONE DI RIFERIMENTO venivano e vengono trasportati i dati, da quelle del telegrafo,
Vedremo tra poco come si misura l’informazione, ma prima è al telefono, fino ad arrivare alla telefonia mobile e Internet, ai
necessario ricostruire il contesto del modello postale di comu- cavi della larga banda oltre ai vari dispositivi di memorizzazio-
nicazione rappresentato nello schema 2 che riproduce quello ne dati come i CD, i DVD – per citare solo i sistemi di trasmis-
proposto da Shannon nel 1948.11 Gli elementi del modello sione dati più famosi.
sono:
• un mittente, fonte del messaggio, PROBABILITÀ, ENTROPIA INFORMATIVA, MISURABILITÀ
• un trasmettitore o codificatore che trasforma il messaggio Nel modello di Shannon l’informazione viene considerata co-
in un segnale trasmissibile, me una qualsiasi grandezza fisica, alla pari di massa o ener-
• un canale di comunicazione, gia. Il modello adotta il linguaggio binario che consente di
• l’eventuale rumore sul canale che disturba la comunicazione, avere ad ogni passo solo due possibilità tra le quali scegliere,
• un elemento ricevente o decodificatore del segnale, garantendo la massima semplicità.
• un destinatario del messaggio. Nasce in questo contesto la nuova unità di misura il BInary di-
La semplicità del modello lo ha reso famoso, ma se guardia- giT (cifra binaria) o BIT, il più piccolo elemento di codice ca-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

mo alle sue caratteristiche è molto improbabile che esso sia in pace di trasmettere informazione, che tanta fortuna avrà nel-
grado di spiegare correttamente ogni comunicazione. Il mo- la scienza dei calcolatori. Shannon fu il primo ad utilizzare l’e-
dello, infatti, ha le seguenti caratteristiche: spressione, anche se la attribuì a J.W. Tukey, un professore del
• è lineare: non è prevista alcuna interazione tra destinatario MIT che collaborò anche con i Bell Labs. Come sempre quan-
e mittente del messaggio al di là della transazione monodi- do si introduce una nuova espressione, essa è il segno che si
rezionale del passaggio di informazione; è alle prese con un nuovo concetto.
• il ricevente e il mittente svolgono ruoli assolutamente ana- Come spiega Weaver nella sua introduzione: “l’informazione
loghi, se si esclude l’inversione delle procedure di codifica- nella teoria della comunicazione è relativa non tanto a quello
decodifica del messaggio; che veramente si dice, quanto a quello che potrebbe essere
• gli unici errori trattabili sono quelli meccanici dovuti a erro- detto”.13
re nella trasmissione a causa del rumore del canale: a meno La misura dell’informazione è una funzione della probabilità
di errori sulla linea, la comunicazione ha sempre successo; che un certo messaggio venga prescelto per essere trasmesso
• non è prevista alcuna rilevanza per l’interpretazione del sui tanti potenzialmente attivabili. L’informazione è un con-
messaggio, né in quanto foriera di errore, né in quanto cetto analogo all’entropia in termodinamica, rappresenta la
centro dell’efficienza ricettiva; misura dell’ordine contrapposto al disordine di tutte le possi-
• il sistema della trasmissione-ricezione è assolutamente rigi- bilità comunicative realizzabili. L’entropia informativa è il con-
do, astratto e atemporale; trario dell’entropia termodinamica: quando l’informazione
• nel modello non è rilevante il contesto in cui la comunica- cresce nel sistema, diminuisce il caos e il disordine. In questo
zione avviene o le intenzioni del mittente.12 senso l’informazione è l’energia necessaria per non far preci-
Il paradigma in questione è, invece, perfettamente adatto a pitare il sistema nella confusione. L’informazione può cresce-
Schema 2. rappresentare la struttura ingegneristica delle reti sulle quali re in due modi:

Information
Source Transmitter Receiver Destination

Message Signal Received Message


Signal

Noise Source

66
Claude Shannon
fotografato nel suo
studio.

in italiano la “a” è molto più frequente della “z” e il gruppo


consonantico “tr” è molto più probabile di “zg”.
Sfruttando la caratteristica struttura della probabilità delle
lingue e la dipendenza di certi eventi linguistici dagli eventi
che li hanno preceduti, è possibile trovare una codifica otti-
male per il linguaggio – cioè una codifica che riduca al mas-
simo il numero di simboli necessari e quindi velocizzi la tra-
smissione. Per esempio per codificare una lingua come l’in-
glese che prevede 27 simboli di cui uno per lo spazio, sareb-
be necessario un codice a 5 bit, ma sfruttando le caratteristi-
che statistiche della lingua si potrebbe arrivare a usare in me-
dia 3,6 bit per lettera.
Shannon lavorò molto nel campo della codifica dei linguaggi
ora meglio noto come compressione dei dati, e dimostrò che
più è efficiente la codifica, maggiore è la complessità e quindi

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


il tempo necessario per definirla ed implementarla nel tra-
• quando le alternative sono tutte perfettamente equiproba- smettitore. Dal punto di vista dell’efficienza pratica dei sistemi
bili e c’è, quindi, la massima incertezza informativa; di codifica era necessario trovare un equilibrio tra il codice mi-
• quando aumenta il numero delle possibili scelte, per esem- gliore per la trasmissione e il suo tempo di implementazione.
pio aumentando il numero dei simboli utilizzabili nel lin-
guaggio prescelto. IL CANALE DI TRASMISSIONE, IL RUMORE E LA
L’informazione è maggiore dove c’è maggiore incertezza co- RIDONDANZA
municativa, diminuisce quando l’area di incertezza è minore Il linguaggio inoltre ha un’altra caratteristica molto rilevante ai
ed è assolutamente assente quando il messaggio non ha nes- fini della trasmissione: la ridondanza. Anche levando più del
suna incertezza ed è completamente vincolato. 50% dei simboli le espressioni dei linguaggi naturali riman-
La misura dell’informazione è definita come: gono comprensibili. La ridondanza linguistica è in contrasto
con l’entropia dell’informazione: più un linguaggio è ridon-
H = – (p1 log2 p1 + ..... + pn log2 pn) dante, meno – a parità di simboli usati – trasmette informa-
zione. Tuttavia Shannon scoprì che questa ridondanza è utile
H = – ∑ pi log2 pi per opporsi al rumore che impedisce la corretta trasmissione
dei segnali sul canale. La ridondanza permette una sorta di
Dove H è uguale all’Entropia informativa ed è la somma del- test sulla trasmissione che consente una maggiore sicurezza
le probabilità dei logaritmi in base due delle probabilità che si del risultato della trasmissione.
verifichi una certa successione di scelte p1….pn.14 Un canale di trasmissione, infatti, ha una capacità teorica (C)
Tale definizione di informazione, pure molto efficace ai fini costituita dalla quantità di segnale trasmissibile dalla fonte al
della costruzione di un modello matematico lascia senza spie- destinatario. L’unità di misura di questa grandezza sono i Bps
gazioni una serie di eventi comunicativi. Per esempio la suc- (Bit per secondo) che sono tuttora usati per misurare la por-
cessione delle cifre di P non hanno nessun valore di comuni- tata di una rete, sia essa una LAN15 o il backbone che con-
cazione, è sufficiente comunicare l’algoritmo attraverso il giunge Milano con New York.
quale calcolarle. Inoltre tutti i teoremi della logica diventano Supponiamo di essere in assenza totale di rumore sulla rete,
completamente privi di contenuto informativo, una volta co- la capacità totale di un canale che permette di trasmettere
municate le premesse e le regole di inferenza. Tali obiezioni 8 bit 16.000 volte al secondo è teoricamente di 128.000
vengono qui solo accennate per mancanza di spazio. Bps. Ma se il canale ha un tasso di errore da rumore del
10% rispetto alla trasmissione, allora la reale capacità del
LA CODIFICA DEI MESSAGGI canale decresce progressivamente e diventa di 67.840 Bps.
E LA STRUTTURA DEI LINGUAGGI Shannon definì con un teorema il livello minimo di insicurez-
Per trasmettere il messaggio attraverso il canale di comunica- za nella trasmissione, qualsiasi sia la codifica di trasmissione
zione è necessaria una procedura di codifica che sia reversibi- adottata. E questo fu uno dei suoi risultati più rilevanti e più
le all’altro capo del canale. Il linguaggio è un processo stoca- attuali.
stico, cioè una successione di simboli che si susseguono sulla
base del verificarsi di certe probabilità. Ma è uno speciale tipo CONCLUSIONI
di processo stocastico, nel quale la probabilità che si verifichi- Concludendo, gli elementi innovativi e ancora validi della teo-
no certe successioni dipende in larga misura dagli eventi pre- ria dell’informazione secondo Shannon sono molti.
cedenti. Tale tipo di processo stocastico è detto catena o pro- • La concettualizzazione della nozione di informazione come
cesso di Marcov o ergodico. Inoltre la distribuzione probabili- separata dal significato e caratterizzata dall’incertezza co-
stica dei simboli non è equiprobabile. Ci sono alcune lettere e municativa;
gruppi di lettere che sono più frequenti di altri. Per esempio • l’identificazione tra informazione e entropia informativa;

67
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

• la creazione di due nuove unità di misura e dei relativi nuo- Shannon C. (1948) A Mathematical Theory of Communica-
vi concetti misurabili: il Bit e il Bps; tion, The Bell System Technical Journal, Vol. 27 pp.379-
• la tensione pratica tra codifica ottimale e il suo costo di im- 423, 623-656, Luglio, Ottobre, il testo dell’articolo è dispo-
plementazione in termini di tempo e la conseguente ne- nibile in rete all’indirizzo: http://cm.bell-labs.com/cm/ms/
cessità di trovare un compromesso efficiente tra questi due what/shannonday/paper.html.
elementi; Shannon C. & Weaver W. (1949)The mathematical theory of
• l’importanza della ridondanza dei linguaggi e il suo uso per communication, (The University of Illinois Press, Urbana);
combattere la tendenza al rumore del canale di trasmissio- Trad. it. La teoria matematica della comunicazione, (ETAS,
ne che impedisce la corretta ricezione del messaggio; Milano, 1971).
• lo sviluppo delle tecniche per la compressione dati e in parti- Slepian D. (1974) (Ed) Key papers in the development of in-
colare quelle dei Bell Labs per la trasmissione audio-video,che formation theory, (IEEE Press. New York).
mantengono un profondo debito intellettuale con Shannon. Sloane N.J.A. & Wyner A.D.(1993) (Eds) Claude Elwood
Nonostante tutti i fondamentali risultati non dobbiamo dimen- Shannon: collected papers, (IEEE Press New York).
ticare che il modello di comunicazione proposto da Shannon Wiener N. (1967) The Human use of Human Beings (Avon,
non è rappresentativo di qualsiasi situazione comunicativa. In New York).Webliografia
particolare non vengono adeguatamente modellate alcune ca- Una presentazione molto interessante dell’attività di Shannon
ratteristiche fondamentali dell’attività comunicativa come: ai Bell Labs.
• la centralità del contesto ai fini della comprensione e della http://www.lucent.com/minds/infotheory/who.html
definizione del messaggio; Una biografia intellettuale interessante di Shannon.
• l’asimmetria del processo interpretativo tra destinatario e http://www.research.att.com/~njas/doc/shannonbio.html
mittente della comunicazione. “Information Theory” Encyclopedia Britannica Online
• l’ambiguità inerente inevitabilmente ad ogni sforzo comu- http://members.eb.com/bol/topic?artcl=106012&seq_nbr=
nicativo. 1&page=p&isctn=1&pm=1
• l’interattività della comunicazione che prevede un continuo Il programma e alcuni articoli dello Shannon Day, organizzato
scambio di ruoli tra i due attori dell’attività comunicativa, dai Bell Labs, il 18 maggio 1998. http://cm.bell-labs.com/
con conseguenze anche sul processo di comunicazione cm/ms/what/shannonday/program.html
stesso.
• la complessità della decodifica e della codifica che non so- NOTE
no attività simmetriche ma processi complessi. 1 Cfr. Aspray W. (1985), p.118.
• la trattazione dell’errore di comunicazione quando sia frut- 2 Cfr. Ong W. (1982) p.176, Trad. It. (1986) p. 242.
to non di cattiva trasmissione, ma di equivoco o di altri ele- 3 Shannon C. Weaver W. (1949)
menti intriseci e non esterni al messaggio stesso. 4 Ivi, p. 3.
Questi limiti nulla tolgono all’opera di Shannon e al suo 5 Lo schema è tratto da Angeleri E. (2000) p.6 con alcune
contributo fondamentale alla definizione di un concetto modifiche.
matematico di informazione trasmessa attraverso un cana- 6 MIT: Massachusetts Institute of Technology.
le di comunicazione. 7 IAS: Institute for Advanced Studies.
8 Shannon C. (1948)
BIBLIOGRAFIA 9 Shannon C. (1948)
Angeleri E. (2000) Informazione significato e universalità, 10 Shannon C. (1948) p.379.
(UTET, Torino). 11 Cfr. Shannon C. (1948), p.380.
Aspray W. (1985) The scientific conceptualization of informa- 12 Vedi per queste osservazioni Cimatti F. (1999) pp. 54-59.
tion: A survey, Annals of Hist. Computing, vol.7, pp.117- 13 Shannon C. Weaver W. (1949), p. 8.
140. 14 Il segno meno è necessario per avere H positivo, perché
Cimatti F. (1999) Fondamenti naturali della comunicazione, in qualsiasi probabilità è misurata da numeri che sono com-
S. Gensini (a cura di) Manuale della comunicazione, Caroc- presi tra 0 e 1 e i logaritmi dei numeri inferiori a 1 sono
ci, Roma, pp. 53-88 in se stessi negativi.
Griffin E. (1997) A first look at communication theory, 15 LAN: Local Area Network.
(McGraw-Hill, New York): Sito Internet: www.afirstlook.
com.
Heims S.(1991) I Cibernetici, (Editori Riuniti, Roma).
McMillan B.(1997) Scientific impact of the work of C.E. Shan-
non, in Proceedings of the Norbert Wiener Centenary Con-
gress, 1994 (Providence, RI), pp. 513-523.
Ong W. (1982) Orality and literacy: the technologizing of the
word, (Methuen, London); Trad. it. Oralità e Scrittura: le
tecnologie della parola, (Il Mulino, Bologna, 1986)

68
A. Bugini
S. Camprini

heureka, i l s c i e n c e c e n t re f i n l a n d e s e
e i “ n u o v i ” c e n t r i d i d i ff u s i o n e d e l l a
cultura scientifica e tecnologica

Apparati e modelli
didattici interattivi
ideati e realizzati
da Heureka:
The Finnish Science
Centre, Vantaa,
Helsinki. Palazzo
del Podestà,
Bologna:
Communication
(1 set-5 nov 2000)
Foto di: G. Artusi

HEUREKA: LA STORIA Furono molte le città che si candidarono per accogliere la


La storia di Heureka inizia con l’organizzazione di una mostra nuova struttura, ma fu la città di Vantaa, a pochi chilometri da
di Fisica tenutasi a Helsinki nel Maggio 1982. L’esposizione fu Helsinki, ad offrirsi di coprire metà delle spese di costruzione
ideata da tre professori universitari – Tapio Markkanen, Han- ed un terzo del budget operativo, con il risultato che nel Gen-
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

nu Miettinen, Heikki Oja – e fu presentata dalla Finnish Physi- naio del 1985 viene stipulato un contratto tra il Finnish Scien-
cal Society, dall’Università di Helsinki, dall’University of Tech- ce Centre Foundation e la città di Vantaa.
nology e dall’European Laboratory for Particle Physics, CERN. Sempre nel 1985 fu indetto un concorso pubblico per la pro-
La mostra, visitata da oltre 20.000 persone, ebbe un grande gettazione dell’architettura della struttura, concorso che fu
successo e fu di stimolo per i tre accademici nell’ideare un vinto da Mikko Heikkinen, Markku Komonen e Lauri Anttila,
progetto dove questo tipo di divulgazione scientifica trovasse con un progetto di nome “Heureka”. Ora il Finnish Science
una sede stabile ed una propria linea di sviluppo, in altre pa- Centre aveva anche un nome!
role un Science Centre. Forti del successo delle iniziative precedentemente svolte, fu
Il 29 Ottobre 1982 veniva pubblicato un documento nel qua- deciso di fare intervenire, alla realizzazione del progetto, un
le si esprimeva l’intento di creare, in Finlandia, la sede di una team di 46 esperti e più di duemila scienziati furono coinvolti
esposizione permanente per la Scienza. nella pianificazione dei contenuti.
Scopo del progetto era quello di definire un piano d’azione, L’intelaiatura della parte principale di Heureka fu completata
di trovare i fondi necessari e di stabilire un luogo per la co- nel Maggio del 1986 ed il progetto del Verne Theatre (una sa-
struzione di un nuovo Science Centre. la a schermo emisferico utilizzata per proiezioni multimediali

69
Centro di cultura scientifica
Heureka (interno), Vantaa,
Helsinki, Finlandia.
Per cortesia di: Heureka.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

ed adibita anche a planetario) fu completato nell’Ottobre del- L’idea primitiva ed originale di esposizione interattiva - priva di
lo stesso anno. I lavori di costruzione iniziarono ufficialmente una collezione storica dalla quale essere supportata - risale al
nel 1987 e la “prima pietra” venne deposta il 27 Ottobre del 1888, anno in cui a Berlino viene inaugurata Urania, che ospi-
1987. I lavori durarono circa un anno e nella primavera del ta un planetario allestito e presentato come una vera e pro-
1989 l’esposizione permanente trovò posto tra le mura di pria sala espositiva. Ma è con il Deutsches Museum (Monaco
Heureka, che venne aperta al pubblico il 28 Aprile 1989. di Baviera), aperto al pubblico nel 1925, che si realizza il pri-
Dall’anno di apertura ufficiale, Heureka, oltre a rinnovare ed mo museo della scienza e della tecnica con l’aspirazione di-
ampliare costantemente la propria esposizione permanente, chiarata di rendere la scienza fruibile a tutti.
ha prodotto mostre temporanee, in modo tale da presentare Il fondatore del Deutsches Museum, Oskar von Miller prende
ai propri visitatori due o tre mostre diverse all’anno. ad esempio il South Kensington Museum di Londra (che più
Gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado rappresenta- tardi prenderà il nome di Science Museum) ed il Conservatoi-
no una grossa percentuale (circa un quarto) dei visitatori di re des Arts et Mètiers di Parigi; il suo è un approccio didatti-
Heureka. Durante i primi tre anni di apertura, 20 000 inse- co completamente nuovo al concetto di museo: rileva l’im-
gnanti hanno avuto la possibilità di usufruire di un prezioso portanza di educare, e divertire insieme. Von Miller progetta
sussidio didattico quale è il Science Centre; materiale didatti- un museo della tecnica accessibile a tutti, una struttura che
co e bollettini informativi (su supporto cartaceo o su Internet) riesca ad avvicinare alla scienza divertendo il visitatore. Una
vengono forniti ai docenti per una migliore fruizione della vi- grande attenzione viene rivolta agli strumenti e agli apparati
sita da parte delle classi. L’interesse per le mostre temporanee storici, cercando però di coinvolgere i visitatori in semplici
organizzate da Heureka travalica i confini finlandesi e, duran- esperimenti e permettendo loro di poter osservare, passo do-
te gli anni Novanta, alcune di queste mostre sono state espor- po passo, processi fisici e naturali simulati “ad hoc”, e debi-
tate in almeno dieci paesi di tre continenti diversi. Questa tamente “frantumati” in semplici passaggi.
struttura occupa quindi un’importante posizione nel mondo Sull’onda del successo del museo tedesco, a Parigi apre, nel
dei Science Centre. Nel 1992, Heureka è diventato il primo 1937, il Palais de la Dècouverte, che diventerà famoso per le
membro non-americano dell’Association of Science-Techno- sue coinvolgenti e a volte spettacolari dimostrazioni al pubbli-
logy Centers (ASTC); inoltre ha ospitato il primo Congresso co. Nel progetto del fondatore, il fisico Jean Perrin (premio
Mondiale dei Science Centre tenutosi nel Giugno del 1996, e Nobel per la Fisica nel 1926), vi era la volontà di “rendere evi-
che ha visto la partecipazione di 500 operatori provenienti da dente il fattore dominante esercitato dalla Scienza sin dall’ini-
Centro di cultura 48 paesi diversi. zio della nostra civiltà e di fare comprendere come non esista
scientifica Heureka nulla di più innovativo della ricerca e della scoperta”.
(esterno), Vantaa, IL SCIENCE CENTRE: LA NASCITA DI UN’IDEA Sarà un fisico americano, Frank Oppenheimer, fratello minore
Helsinki, Finlandia.
Per cortesia di: In realtà, la storia dei Science Centre è cominciata molto tem- di Robert (grande fisico e studioso, celebre per avere coordi-
Heureka. po prima. nato il Progetto Manhattan per la costruzione della prima

70
Heureka, campi estivi, Vantaa,
Helsinki, Finlandia.
Per cortesia di: Heureka.

pubblico dei non addetti ai lavori trova nei Science Centre uno
strumento prezioso.
In questo senso, dunque, è possibile guardare ai Science Cen-
tre come ad una nuova generazione di musei scientifici e tec-
nologici, quasi come all’evoluzione dei musei di tipo più tra-
dizionale.
Anche in Italia, infatti, nonostante il cronico ritardo sui tempi
americani ed europei, a parte i Science Centre tout court (si
pensi, ad esempio: al Laboratorio dell’Immaginario Scientifico
di Trieste e alla Città della Scienza di Napoli, ma anche ad al-
tre numerose ed interessanti esperienze che si stanno conso-
lidando), i musei della scienza e della tecnica più tradizionali
hanno avviato da tempo processi di rinnovamento che si
muovono lungo le linee guida dei Science Centre. Basti citare
bomba atomica), a riunire e ad approfondire le tematiche e le il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano e il Museo di

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


aspirazioni dei fondatori dei musei europei: nasce così l’Ex- Storia Naturale sempre a Milano, o l’Istituto e Museo di Sto-
ploratorium nel 1969, a San Francisco. ria della Scienza a Firenze; anche per questi ultimi tipi di mu-
Frank Oppenheimer comincia, e conclude, la propria carriera seo, ad ogni modo, i casi cominciano a moltiplicarsi.
come ricercatore, proprio come il fratello, ma viene oggi ri-
cordato principalmente per le sue grandi doti di educatore. COMMUNICATION: COMUNICHIAMO?
L’idea dell’Exploratorium prende forma a seguito di un viag- La mostra Communication, l’ultima mostra temporanea na-
gio in Europa, avvenuto nel 1965, durante il quale Oppenhei- ta in casa Heureka, e che qui viene presentata, è appunto una
mer visita i più importanti musei della scienza e della tecnica collezione di exhibit interattivi.
di questo continente. Ne rimane colpito poiché, rispetto alle L’esposizione nasce dalla consapevolezza che la cosiddetta
analoghe strutture statunitensi, questi musei hanno un più “società dell’informazione”, con i suoi iperbolici sviluppi tec-
marcato intento educativo, e lo realizzano in maniera estre- nologici, ha prodotto una rivoluzione paragonabile a quella
mamente efficace. Oppenheimer però va oltre: mette a pun- gutenberghiana. Il modificarsi dei modi di memorizzazione e
to una struttura che supera lo strumento del modello esplica- di trasferimento del sapere ha prodotto, e produrrà in manie-
tivo che si aziona con un bottone o delle semplici simulazioni ra sempre più marcata e permanente, considerevoli muta-
e realizza apparati ad hoc, concepiti in modo tale da presen- menti sociali ed economici. L’esigenza di una maggiore e più
tare fenomeni isolati, controllabili direttamente e dipendenti diffusa comprensione della scienza e della tecnologia diviene
dagli input stessi dei visitatori. Gli exhibit possono essere con- perciò sempre più pressante.
siderati dei grossi giocattoli, mediante i quali la scoperta del- In particolare, può essere significativo il ruolo dei centri di dif-
le leggi della natura diventa un piacevole divertimento, se- fusione scientifica e tecnologica in azioni di contenimento dei
condo una visione dell’apprendimento di tipo esperienziale: la fenomeni di esclusione sociale per quanto riguarda l’accesso
via d’accesso alle leggi e ai fenomeni della scienza deve esse- agli strumenti e ai processi (servizi, relazioni, etc.) basati sulle
re l’esperienza diretta. nuove tecnologie.
I Science Centre fanno molto di più che fornire informazioni Communication vuole essere quindi un contributo allo Heureka, campi
specifiche o una panoramica del progresso scientifico. Il fatto schiudersi di alcuni di quei cancelli elettronici che rischiano, estivi, Vantaa,
Helsinki, Finlandia.
di poter “fare esperienza” invita i visitatori a diventare “più ogni giorno, di essere sempre più dei “respingenti” per un Per cortesia di:
curiosi” e a potere familiarizzare nuovamente con i fenome- numero tutt’altro che trascurabile di persone. Heureka.
ni che avevano smesso di notare o che non avevano mai
capito a scuola.
Dopo una visita ad un museo della scienza, spesso i visitatori
hanno la sensazione di “guardare” alle cose che li circondano
in maniera diversa; la dinamica attuata, e cioè, il coinvolgi-
mento attivo del visitatore, è in grado di innescare meccani-
smi che vanno oltre il semplice apprendere un fatto specifico
o una singola nozione. La funzione degli exhibits, dunque,
non si esaurisce nel compito di stimolare la curiosità del visi-
tatore. Al contrario, essi sono studiati col preciso compito di
servire all’insegnante, nel caso di scolaresche, come validi
punti di appoggio per sviluppare con la classe, in modo non
obbligante, un particolare tema di fisica, di matematica o di
scienze; all’adulto, come punto di partenza per ulteriori,
personali approfondimenti e ricerche.
L’obiettivo di Oppenheimer di avvicinare alla Scienza il grande

71
Heureka, Vantaa,
Helsinki, Finlandia.
Per cortesia di: Heureka.
e voluzione delle c omunicazioni: la s toria

L’esposizione base – gli exhibit preparati da Heureka – ha mondo. Tuttavia la possibilità di incomprensioni rimane estre-
viaggiato e viaggerà attraverso tutte le nove Città Europee mamente elevata.
della Cultura per il 2000. La mostra parla ben 14 lingue: in- La semplice pronuncia delle lettere si differenzia a parità di se-
glese, francese, finlandese, svedese, olandese, tedesco, spa- gno grafico, e persino il cane di un bambino inglese (o tede-
gnolo, italiano, fiammingo, ceco, polacco, islandese, norve- sco) abbaia con un “wuff” mentre quello di un italiano ri-
gese, danese. Nella mostra si incontrano sei grandi aree te- sponde con un “bau”!
matiche, cui fanno riferimento gruppi di exhibit (indicate dai Gli alfabeti (D103)
relativi codici di riconoscimento, ad esempio: D204) Tastiere europee (D104)
I proverbi – Un patrimonio comune agli europei (D107)
PRINCIPI DI COMUNICAZIONE E FATTORI CHE UNISCONO Comunicazione bidirezionale (D108)
Deutsches GLI EUROPEI
Museum, Salone Il tema della comunicazione viene affrontato in senso esteso. PROPAGAZIONE DI UN’ONDA
aeronautico, Tra europei è possibile, infatti, comunicare più facilmente gra- Le future tecnologie per la comunicazione, come pure quelle
Monaco di Baviera,
Germania.
zie alle affinità culturali nei modi di vedere e di interpretare il attuali, sono basate sulle propagazione di onde elettroma-
Per cortesia di:
Deutsches
Museum

Deutsches Museum, veduta aerea sull’Isar, Monaco di


Baviera, Germania. Per cortesia di: Deutsches Museum

72
gnetiche. Gli exhibit offrono un piccolo excursus in pieno am- LINKS
bito fisico: Dove trovare alcuni dei più importanti Science Centre del
Le radiazioni elettromagnetiche (D201) mondo:
Modello ondulatorio (D203) http://www.snl.org/museums/index.html
Le antenne paraboliche (D204) http://erewhon.ticonuno.it/galois/musei/musei.htm
http://www.ecsite.net
ANALOGICO E DIGITALE http://www.exploratorium.edu
La comunicazione tra umano e macchina e tra macchina e http://www.deutsches-museum.de
umano viene raccontata a partire dal codice binario passan- http://www.nmsi.ac.uk
do dalla TV, per arrivare alla riproduzione dei suoni e delle http://www.palais-decouverte.fr
immagini: e in Italia:
Trasmissione analogica o digitale dei suoni (D302) Istituto e Museo di Storia della Scienza (Firenze):
30 copie (D303) http://www.imss.fi.it/indice.html
Il proprio nome tradotto in zeri ed uni (D304) Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”
Digitalizzare un’immagine (D305) (Milano): http://www.museoscienza.org

e voluzione delle c omunicazioni: la s toria


Digitalizzare la propria voce (D306) in particolare, per reperire ulteriori link interessanti:
Cosa significa rappresentazione binaria (D307) http://www.museoscienza.org/musei-it/link.html
Come nasce l’immagine TV (D310) Laboratorio dell’immaginario scientifico (Trieste):
http://www.lis.trieste.it
RETI SATELLITARI, RETI MOBILI E RETI CABLATE Città della Scienza (Napoli): http://www.cittàdellascienza.it
In quanti modi è possibile trasmettere un segnale? Vecchie
idee e nuove tecnologie: BIBLIOGRAFIA
Progettazione della rete cellulare (D403) Rifkin, Jeremy, “L’era dell’accesso, la rivoluzione della new
Satellite geostazionario (D404) economy”, Mondadori, Cles (TN), 2000.
Capacità di trasmissione dati dei cavi (D406) Ceccarelli, Marcello, et al., “Il bambino e la scienza”, Zani-
chelli, Bologna, 1981.
INTERNET: UNA GRANDE RETE MONDIALE Driver, Rosalind, “L’allievo come scienziato?”, Zanichelli, Fi-
La parola più pronunciata dell’ultimo anno: Internet, con renze, 1988.
qualche accenno alle più recenti proposte per portarselo in
casa:
La storia di Internet (D504)
L’importanza dell’ampiezza di banda per la qualità dell’imma-
gine (D505)

LA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE
Che cos’è la crittografia?: l’importanza della segretezza dei
dati nel villaggio globale.
Gli exhibit raccontano anche il ruolo chiave che le nuove tec-
nologie possono svolgere nel superare distanze e difficoltà le-
gate alle disabilità, permettendo così l’accesso agli strumenti
informatici ad un numero sempre maggiore di persone.
Il cellulare GSM come strumento di pagamento (D604)
Sicurezza dei dati (D608)
Manutenzione a distanza dei motori delle navi (D611)
Il sintetizzatore vocale e la società dell’informazione (D612)
Il mouse funziona anche con la testa! (D616)
Gioco della voce (D807)

The Exploratorium, San Francisco,


Stati Uniti d’America. Per cortesia
di: The Exploratorium

73
B. Cappa,
Sintesi delle
Comunicazioni
radiofoniche,
Palazzo delle
Poste,
Palermo.
Per cortesia
di: FMR.

74
ricerca nel campo
delle
telecomunicazioni

76 La Rete informatica dell’Università di Bologna — M. Boari, F. Delpino

78 La Rete Garr, il progetto GRID e le Reti di Ricerca INFN — A. Pascolini

82 Dynamic System Identification, CITAM — R. Guidorzi

83 La Ricerca presso l’ENEA — S. Gruppuso

86 Gli strumenti della memoria: informatica e diagnostica fisica


per i beni culturali — D. Biagi Maino, G. Maino

94 Le ricerche presso il Centro di Studio per l’Informatica


e i sistemi di telecomunicazioni del CNR — O. Andrisano

98 Il Radiotelescopio di Medicina — R. Ambrosini, S. Montebugnoli, M. Nanni

102 Il Progetto 2D, 3D, 4D, Progetto Nu.M.E.


Consorzio Università-Città, Bologna 2000, Cineca — F. Bocchi

105 Navigazione in 4D del NUovo Museo Elettronico della Città di Bologna — A. Guidazzoli

106 Prima installazione del Baby Reality Center del Cineca — F. Serafini

108 La Storia e la Ricerca dell’Istituto di Geologia Marina (CNR, Bologna) in Multivisione


— M. Ravaioli, F. Giglio, G. Marozzi, N. Bianchi, F. Bentivoglio, D. Martignani

110 La visualizzazione dei fondali marini in realtà virtuale — G. Bortoluzzi,


T. Diamanti, G. Stanghellini, L. Calori, A. Guidazzoli

112 Il codice a barre — R. Amato

75
M. Boari
F. Delpino

Ce.S.I.A. (Centro
Servizi Informatici
d’Ateneo) Centro
di Controllo della
rete ALMAnet.

la rete
informatica
dell’università
di bologna
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

ALMAnet è la rete informatica per le applicazioni didattiche deva l’inserimento di ALMAnet in una rete metropolitana a
scientifiche ed amministrative, che connette tutte le sedi uni- larga banda, basata su tecnologia SMDS e gestita in con-
versitarie nella città di Bologna e nelle sedi decentrate. venzione dalla Telecom Italia;
• il secondo, inerente alle sedi decentrate della Romagna
LA RETE D’ATENEO prevedeva la creazione di una dorsale regionale di proprie-
La rete d’Ateneo connette un numero rilevante di strutture tà dell’Università, costituita da collegamenti su ponti radio.
universitarie e precisamente: Bologna 43, Cesena 10, Forlì 10,
Ravenna 7, Reggio Emilia 1, Rimini 2. ALMAnet 1999
Creata nel 1980, ALMAnet è divenuta un progetto d’Ateneo La struttura della rete ALMAnet nel 1999 assume una note-
nell’ambito delle attività per il IX centenario (1988) dell’Alma vole complessità, essendo costituita da una rete regionale,
Mater Studiorum, Magnifico Rettore prof. Fabio Roversi Mo- che collega le varie reti metropolitane nelle città con sedi uni-
naco, come un progetto di rinnovamento tecnologico, patro- versitarie distaccate.
cinato dal pro-Rettore, prof Mario Rinaldi, e gestito da un Co- Inoltre la rete metropolitana di Bologna si articola:
Traliccio per ponte mitato Tecnico Scientifico. • in una sottorete ATM, gestita dalla Telecom Italia mediante
radio.
una convenzione;
ALMAnet 1995 • in una sottorete CDN, che collega con linee dirette nume-
In seguito la rete è andata sviluppandosi sino a collegare tut- riche al Ce.S.I.A. tutte le altre sedi nel capoluogo e che vie-
te le strutture universitarie nella città di Bologna e nelle sedi ne gestita direttamente dal Centro Servizi Informatici d’A-
decentrate di Cesena, Forlì, Rimini, Ravenna e Reggio Emilia. teneo.
Essa ha inoltre mutato valenza passando da una rete tipica-
mente scientifica, che collegava i principali Dipartimenti del- ALMAnet 2000
l’area tecnico-scientifica, ad una rete d’Ateneo, in grado di Il tumultuoso sviluppo di Internet e l’impatto che questo ge-
fornire supporto anche alle applicazioni didattiche ed ammi- nera sulle attività di un moderno ateneo nei campi della ri-
nistrative. Al fine di adeguare l’infrastruttura della rete AL- cerca e della didattica, unitamente alle accresciute esigenze
MAnet alle nuove ed accresciute esigenze dell’utenza, nel dell’amministrazione volta ad offrire sempre migliori servizi
1995 fu predisposto un vasto piano di rinnovamento, artico- agli studenti ed ai suoi uffici rendono la rete informatica
lato in due distinti progetti: un’infrastruttura di vitale e strategica importanza. L’Università
• il primo, inerente all’Area Metropolitana di Bologna, preve- di Bologna inoltre, articolata e compenetrata come è nel ter-

Antenna per
trasmissione dati.

ALMAnet.
Dorsale regionale.
Fascio di
fibre ottiche. 76
Ce.S.I.A.
Apparecchiature
di rete.

Apparati di
telecomunicazioni.

Postazioni di accesso alla rete nelle sale studio.

LA RICERCA SULLE TELECOMUNICAZIONI


NELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA
Sistemi di trasmissione su canale radio ed in fibra ottica. Si-
stemi radiomobili di nuova generazione terrestri e via satelli-
te. Controllo ed ottimizzazione dell’uso dello spettro elettro-
magnetico Elaborazione del segnale. Analisi e dimensiona-
ritorio urbano e regionale, sembra ritrovare nella rete e nei mento delle reti di telecomunicazione. Reti fotoniche. Proble-
servizi che essa offre quell’unità operativa, che la tirannide matiche inerenti alla sicurezza delle reti.
della geografia sembra negarle.
Per l’anno 2000 è stato pertanto approntato un progetto di

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


forte rinnovamento, che farà di ALMAnet una rete a larga
banda. L’elevata velocità di tutti i collegamenti metterà a dis-
posizione degli utenti un’infrastruttura di comunicazione tele- Ce.S.I.A. Tutte le immagini di questo articolo sono
matica all’avanguardia, sulla quale potranno essere impianta- Interconnessioni dovute al Ce.S.I.A. (Centro Servizi
ti servizi innovativi per la didattica, la ricerca e l’amministra- di reti. Informatici d’Ateneo) che si ringrazia.

zione. Teledidattica, certificazioni in linea, laboratori informa-


tici, colloqui con i docenti e con le segreterie, sono solo alcu-
ni dei possibili servizi che verranno attivati e che si aggiunge-
ranno a quelli già esistenti. Tale nuova infrastruttura diverrà
operativa nell’autunno del 2001.
• Almanet è tecnologia: le più moderne tecnologie di comu-
nicazione, dalle fibre ottiche ai ponti radio.
• Almanet è servizi: per la didattica, la ricerca e l’amministra-
zione.
• Almanet è il sistema di comunicazione di un grande ateneo
con 100.000 studenti e sedi in sei diverse città.
• Almanet è gestita dal Centro Servizi Informatici d’Ateneo,
coadiuvato da un Comitato Scientifico di Sviluppo. Laboratorio
informatico.

Apparecchiature
di rete.

77
A. Pascolini

l a r e t e g a r r, i l p r o g e t t o g r i d e l e
r eti di r icerca i nfn
INFN.
I laboratori
nazionali di
Legnaro.
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

L’ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE


L’lstituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è l’ente pubblico
italiano che promuove, coordina ed effettua ricerche speri-
mentali e teoriche per lo studio dei nuclei atomici, delle parti-
celle elementari e di fisica astroparticellare, sia in Italia che
presso i grandi laboratori e centri di ricerca internazionali.
Inoltre, I’INFN ricerca e sviluppa le tecnologie necessarie per
tali sperimentazioni.
Fondato nel 1951, I’INFN è attualmente articolato in:
- 4 laboratori nazionali (i Laboratori Nazionali di Frascati, di
Legnaro, del Gran Sasso ed il Laboratorio Nazionale del Sud RETI DI CALCOLATORI, SUPPORTO INDISPENSABILE
a Catania), PER LA RICERCA
- 19 sezioni e 11 gruppi collegati costituiti presso i diparti- Un carattere distintivo dell’attuale fase della ricerca fisica so-
menti di fisica delle principali università italiane, no le vaste collaborazioni internazionali e l’uso comune di la-
- il CNAF, il centro nazionale dedicato allo sviluppo delle tec- boratori e risorse tecniche distribuiti in tutto il mondo. Un ta-
nologie informatiche e delle reti di calcolatori, a Bologna. le contesto ha forzato lo sviluppo negli ultimi venti anni di tec-
Metodologie, apparati e tecniche della fisica nucleare e sub- nologie avanzate di comunicazione e di collegamento dei
nucleare costituiscono potenti mezzi d’indagine anche per va- computer impiegati per raccolta e gestione dei dati, calcoli
ri altri settori di ricerca, dalla biologia agli studi ambientali, numerici, e comunicazione scientifica.
dalla medicina allo studio della struttura dei materiali; con le Si è andata cosi creando e potenziando una famiglia di reti in-
istituzioni interessate a questi campi l’INFN cura e promuove formatiche interconnesse dalle prestazioni sempre più evolu-
collaborazioni scientifiche. te, che attualmente avviluppa tutto il mondo.
La ricerca avanzata di base produce e richiede tecnologie di Tramite la rete, un ricercatore dalla sua scrivania può colle-
avanguardia. L’INFN ha avuto sempre cura di cogliere le occa- garsi, ad esempio, ad un calcolatore del Fermilab di Chicago
sioni per trasmettere all’industria italiana il patrimonio di com- e lavorare come se fosse fisicamente seduto davanti a quella
petenze acquisite nelle sue attività e di collaborare per nuovi macchina per controllare un apparato sperimentale; oppure,
sviluppi nei campi più avanzati. la rete gli permette di trasferire nel suo calcolatore dati pre-

INFN. I laboratori nazionali.


a sinistra: Frascati.
sopra: Catania

78
Schema dei collegamenti della rete GARR-B: in rosso la dorsale a 155 Statistica dell’impiego dei calcolatori
Mbps, in viola i collegamenti internazionali (155 Mbps o 45 Mbps), nel sistema Condor dell’INFN. Rosso:
in arancione i collegamenti con i nodi di accesso locali (155 Mbps o utilizzazione locale; verde: utilizzazione
34 Mbps). remota; blu: calcolatori non utilizzati.

LA RETE GARR.B A SUPPORTO DELLA RICERCA ITALIANA


La rete GARR (Gruppo Armonizzazione Reti per la Ricerca) uni-
sce dal 1989 tutte le sedi universitarie italiane, i principali centri
di calcolo e le sedi degli enti di ricerca, per un totale di oltre 200
siti, ed è connessa alla rete europea a larga banda “Ten-155”.
GARR-B rappresenta la presente fase potenziata della rete: è
costituita da una dorsale di collegamenti a larga banda ope-
rante alla velocità di 155 Mbps (milioni di bit al secondo) su

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


cui viaggiano più protocolli di rete per garantire la connessio-
ne ad ogni tipo di calcolatore. La realizzazione e la gestione di
senti nei calcolatori del CERN di Ginevra; per elaborare una GARR-B è stata affidata dal Ministro per l’Università e la Ri-
pubblicazione con un collega russo può scambiare messaggi cerca Scientifica e Tecnologica all’lNFN, che ha costituito un
tramite la posta elettronica ed entrambi possono intervenire Network Operation Centre con sede presso il suo centro
contemporaneamente sul testo. CNAF di Bologna. GARR-B favorisce il coordinamento e la col-
Le reti di calcolatori sono diventate un indispensabile stru- laborazione tra le attività di ricerca, a livello nazionale ed in-
mento di lavoro quotidiano ed hanno ulteriormente rafforza- ternazionale, tramite i servizi telematici, compresi anche la ri-
to i vincoli della comunità scientifica internazionale. Tramite le cerca e lo sviluppo nei servizi telematici stessi. GARR-B sta ora
reti scientifiche ogni ricercatore può raggiungere ogni labora- evolvendo in GARR-G, a velocità dell’ordine dei Gbps (miliar-
torio mondiale per mantenere i contatti con la comunità di di bit al secondo), che confluirà nel progetto GEANT (Con-
scientifica. sorzio europeo per la nuova generazione delle reti della ricer-
ca accademica e universitaria) sottoposto alla Comunità Euro-
INFNet, LA RETE INFORMATICA DELL’INFN pea per potenziare la rete internazionale della ricerca europea
INFNet è la rete di calcolatori dell’lNFN, nata nel 1980 per fa- a una banda dei Gigabit.
vorire le comunicazioni tra le varie sedi dell’lNFN, i laboratori Si veda nelle immagini lo schema dei collegamenti della rete
ed i centri di calcolo nazionali ed internazionali. INFNet è sta- GARR-B: in rosso la dorsale a 155Mbps, in viola i collegamenti
ta la prima rete italiana ed è andata espandendosi e poten- intemazionali (155 Mbps o 45 Mbps), in arancione i collega-
ziandosi, arricchita via via di tutti i nuovi strumenti resi dispo- menti con i nodi di accesso locali (155 Mbps o 34 Mbps).
nibili per i servizi in rete. Dal 1989 è integrata nella rete GARR
(Gruppo Armonizzazione Reti per la Ricerca), che unisce tutte
le sedi universitarie italiane, i principali centri di calcolo e le se-
di degli enti di ricerca. Negli ultimi anni si è assistito ad un
enorme sviluppo delle reti di calcolatori: grazie all’esperienza
ed alla competenza maturate in 20 anni, I’INFN partecipa at-
tivamente a numerosi progetti internazionali, attuando im-
portanti sperimentazioni di nuove tecnologie di rete. L’evolu-
zione della rete INFNet è, quindi, una conseguenza di queste
iniziative.

Immagine
d’ingresso del sito
WWW dell’INFN
per la divulgazione
scientifica.

79
ricerca nel campo delle telecomunicazioni
Simulazione di un possibile
evento previsto dagli
esperimenti al nuovo
acceleratore LHC del CERN.

tore scientifico, industriale o commerciale. Per affrontare que-


sti problemi si sta elaborando una nuova strategia, chiamata
GRID (dal termine anglosassone grid per reti elettriche) in
analogia con le reti di distribuzione dell’energia elettrica. La
GRID computazionale si presenta come una risorsa mondiale
globale, in cui supercomputer, grandi batterie di PC, dischi e
altri sistemi di memorie di massa, enormi archivi di dati e di
informazioni sono uniti tra loro da una rete di trasmissione
dati ad alta velocità, diventando strumenti per il lavoro colla-
borativo a distanza.
Tutte queste risorse sono rese disponibili agli utenti, sparsi in
tutto il mondo, in modo trasparente, attraverso un software
di nuovissima concezione che facilita il lavoro distribuito. Le
potenzialità del Web vengono enormemente aumentate per
INTERNET ED IL WORLD WIDE WEB dar modo agli utenti non solo di reperire informazioni, ma an-
Internet è la più estesa interconnessio- che di eseguire calcoli complessi e accedere a grandi archivi di
ne mondiale di reti differenti, ognuna dati con semplici click. Il testo è arricchito dalla seguente im-
adibita a funzioni diverse: ciascuno dei magine: simulazione di un possibile evento previsto dagli
molteplici calcolatori di ogni rete può esperimenti al nuovo acceleratore LHC del CERN (v. a fianco).
colloquiare in modo trasparente con
tutti gli altri indipendentemente dalla CONDOR. PER OTTIMIZZARE LE RISORSE DI CALCOLO
loro collocazione geografica, grazie ad DISTRIBUITE
un protocollo comune di comunicazio- Gli esperimenti di fisica nucleare e delle particelle richiedono
ne chiamato TCP/IP (Transmission Con- enormi capacità di calcolo, e per tale esigenza storicamente si
trol Protocol/lnternet Protocol), che è fatto ricorso a grandi centri di calcolo. La tendenza evoluti-
permette di connettere tra di loro mac- va dei calcolatori in questi ultimi anni è caratterizzata da una
chine di costruttori diversi e con sistemi crescita continua della potenza di calcolo dei singoli PC e
operativi e di rete differenti. Il World workstation e da diminuzione dei costi. Questi due fattori fa-
Wide Web attivo su Internet è un siste- voriscono la distribuzione capillare dei PC per ogni singolo
ma ipertestuale distribuito di ricerca e utente e una configurazione di cluster di PC o workstation per
di raccolta di informazioni. Il progetto singoli esperimenti e progetti di ricerca, tutto ciò comporta
www ha avuto origine nel 1989 nel la- una crescita molto consistente della capacità di calcolo com-
boratorio europeo CERN di Ginevra al- plessiva dell’lNFN ma con utilizzo limitato alle esigenze indivi-
lo scopo di favorire il lavoro dei fisici duali. Per ottimizzare l’uso delle risorse di calcolo distribuite,
delle particelle impegnati in vaste colla- all’università del Wisconsin a Madison (USA) è stato sviluppa-
borazioni internazionali. L’evoluzione to un sistema di calcolo distribuito, chiamato Condor; il CNAF
del www ha caratteristiche esplosive e e la sezione di Bologna dell’lNFN lo hanno quindi adattato al-
la fase di rapida espansione non mostra le esigenze dell’lNFN, configurato su rete geografica ed arric-
segni di rallentamento. chito di nuove funzionalità.
Il principio di funzionamento è fondato Condor è un sistema di calcolo distribuito basato sull’utilizzo
su una struttura di sistema distribuito: da parte di utenti remoti di workstation in rete quando non
determinate applicazioni vengono ese- sono utilizzate localmente. Così si possono soddisfare le sem-
guite in molteplici nodi della rete, in cui pre crescenti esigenze di calcolo attraverso un uso più effi-
sono attivi programmi che eseguono ciente delle risorse esistenti, pur consentendo un accesso
Apparati specifici servizi, senza che l’utente se ne renda conto. La po- prioritario all’utilizzo locale da parte degli utenti dei singoli
sperimentali tenza del www sta nella sua particolare architettura, costrui- gruppi o laboratori. Le risorse dell’lNFN a disposizione del cal-
utilizzati
attualmente al ta su protocolli comuni e su un linguaggio base per la defini-
CNAF (Bologna) zione dei documenti ipertestuali. Il testo è illustrato dalla se-
per i test di guente iconografia: immagine d’ingresso del sito www del-
trasmissione dati
e per l’accesso l’lNFN per la divulgazione scientifica (v. p. 79).
alla rete GARR-B.
DAL WEB ALLA GRID. TRASFORMARE INTERNET IN UN
SOLO ENORME CALCOLATORE PER VINCERE LE NUOVE
SFIDE DELLA FISICA
Gli esperimenti al nuovo acceleratore LHC (Large Hadron Col-
lider) in costruzione al CERN di Ginevra saranno condotti da
migliaia di scienziati di tutto il mondo e richiedono una po-
tenza di calcolo, di raccolta e gestione di dati, e di collega-
menti in rete mai affrontata prima d’ora in nessun altro set-

80
Rivelatore dell’esperimento ATLAS in
costruzione al CERN, che prevede la
produzione di immense quantità di dati,
dell’ordine del petabyte all’anno.

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


colo remoto mediante il sistema Condor comprendono centi- dati, richiedono infrastrutture trasmissive ad altissima velocità
naia di calcolatori in tutt’ltalia. (10 Gbps) e con un elevato numero di nodi (circa 3000). Que-
Alcune immagini a documentazione di queste tecnologie: sta- ste esigenze richiedono uno studio di simulazione e sperimen-
tistica dell’impiego dei calcolatori nel sistema Condor del- tazione di nuove topologie con tecnologie trasmissive basate
l’lNFN: rosso: utilizzazione locale, verde: utilizzazione remota, su fibra ottica e con l’uso di più lunghezze d’onda (WDM, Wa-
blu: calcolatori non utilizzati (v. p. 79, in alto a destra). ve Division Multiplexing). A ciò si aggiungono le problematiche
di calcolo dei futuri esperimenti al laboratorio europeo CERN,
IL CNAF. CENTRO NAZIONALE PER LE TECNOLOGIE le cui caratteristiche principali sono costituite dall’elevato nu-
INFORMATICHE E TELEMATICHE DELL’INFN mero di dati sperimentali (dell’ordine di decine di petabyte, mi-
Il CNAF è un Centro Nazionale dell’lNFN dedicato alla ricerca lioni di miliardi di byte, all’anno) e dal rilevante numero di fisi-
ed allo sviluppo nel campo delle discipline informatiche a sup- ci coinvolti. Tali problemi vengono affrontati con modelli ge-
porto dell’attività di ricerca. La sua sede è a Bologna. rarchici e distribuiti sulla rete a livello geografico. Il CNAF de-
Il CNAF ha curato la progettazione, realizzazione e gestione dica la parte preponderante della sua attività a queste proble-
della rete della ricerca italiana, prima INFNet ed ora GARR; dal matiche con progetti nazionali ed europei.
1998 sta privilegiando iniziative a più ampio spettro, che spa- Il testo è arricchito dalle seguenti immagini: rivelatore dell’e-
ziano dalla sperimentazione di nuove tecnologie trasmissive sperimento CDF, Collider Detector Facility, a Fermilab, presso
allo sviluppo di servizi ed applicazioni avanzate per gli esperi- Chicago, per cui si sta sviluppando un sistema di controllo re-
menti, oltre al coinvolgimento in progetti italiani ed europei moto operativo dall’ltalia (v. sotto); schema dell’esperimento
come DATAGRID. ATLAS in costruzione al CERN, che prevede la produzione di
La sperimentazione delle nuove applicazioni avanzate su rete immense quantità di dati, dell’ordine del petabyte all’anno (v.
geografica viene effettuata dal CNAF in collaborazioni nazio- sopra).
nali ed anche con altre reti della ricerca europee ed interna-
zionali quali ESnet, la rete della ricerca americana. Tutte le immagini di questo articolo sono dovute all’INFN
Rimane comunque rilevante l’attività di servizio che il CNAF (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) che si ringrazia.
svolge a favore di tutta la comunità dei ricercatori INFN, per il
Rivelatore dell’esperimento CDF a Fermilab, presso Chicago, per cui si
supporto e la gestione di strumenti informatici di uso comu-
sta sviluppando un sistema di controllo remoto operativo dall’Italia
ne quali mailing list, who is, usenet news, web server, video- (foto Fermilab).
conferenza… Apparati sperimentali utilizzati attualmente al
CNAF per i test di trasmissione dati e per l’accesso alla rete
GARR-B documentano quanto sostenuto sopra.

IL CNAF E LE NUOVE ESIGENZE DELLA RICERCA


La ricerca in fisica nucleare e delle particelle richiede un uso
della rete che va oltre il servizio tradizionale di Internet defini-
to best effort. Applicazioni cruciali di un esperimento, quali il
controllo remoto - su scala continentale ed intercontinentale -
dei rivelatori di un apparato, hanno bisogno di garanzie di fun-
zionamento e di tempi di risposta adeguati da parte della rete.
A queste esigenze cercano di rispondere i nuovi servizi di rete
cosiddetti di QoS (Quality of service) o “a qualità garantita”
che gestiscono il trafffico in modo selettivo. A questi servizi
vengono associati nuovi strumenti di monitoraggio utilizzati
dalle stesse applicazioni per controllare il funzionamento della
rete e gestire gli eventuali malfunzionamenti. Altri aspetti di un
esperimento, quale il sistema di acquisizione e filtraggio dei

81
R. Guidorzi

dynamic system identification, citam


Molte delle attività svolte presso il CITAM (Centro Interfacol- Communication Technologies) nella teledidattica il CITAM sta
tà per le Tecnologie didattico-educative teleaudiovisive “Gu- sperimentando dall’A.A. 1998/99, presso le università di Bo-
glielmo Marconi”) riguardano il settore delle comunicazioni. logna e di Ferrara, il corso Dynamic System Identification, pri-
Tra queste è possibile ricordare la produzione televisiva effet- vo di lezioni frontali e basato su un tutorato remoto, l’uso di
tuata per conto del Consorzio Nettuno e trasmessa sui cana- ipertesti tecnologicamente avanzati e l’accesso a laboratori
li di RAISAT. virtuali platform-independent.
Il CITAM ha poi promosso il servizio AlmaNews che, dall’A.A. Il CITAM sta anche effettuando sperimentazioni sull’impatto
1997/98, cura le riprese degli avvenimenti più significativi del- delle ICT nell’ambito della didattica tradizionale attraverso l’u-
l’Ateneo e l’inserzione su Internet di tali servizi. so di funzionalità avanzate dei server Web e di tecniche di sin-
Nel settore della applicazione delle ICT (Information and cronizzazione di flussi multimediali navigabili.

Alcune immagini tratte


da AlmaNews, dal corso
in rete Dynamic System
Identification e dal
server del corso di Teoria
dei Sistemi.

82
S. Gruppuso

Centro di
lavorazione laser di
Milano della Riva

la r icerca Techint: processo


di saldatura
effettuato

presso mediante il sistema


di comando e
controllo

l’enea sviluppato da Enea


e Oberon.
Foto per cortesia
di: Enea.

RICERCA E INNOVAZIONE PER LO SVILUPPO gie sviluppate all’ENEA rientrano tra quelle che anche in altri
SOSTENIBILE DEL PAESE paesi vengono considerate critiche, cioè la cui padronanza è
L’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) essenziale per mantenere nel medio e lungo periodo l’effi-
è un ente di diritto pubblico operante nei campi della ricerca cienza e la competitività del sistema produttivo. Il patrimonio
e dell’innovazione per lo sviluppo sostenibile, finalizzata a tecnologico accumulato e la lunga esperienza di collaborazio-
promuovere insieme gli obiettivi di sviluppo, competitività e ne con imprese grandi e piccole sono essenziali per il trasferi-
occupazione e quello della salvaguardia ambientale. mento, l’adattamento e l’applicazione delle tecnologie inno-
L’ENEA svolge altresì funzioni di agenzia per le pubbliche am- vative in funzione delle necessità dell’utilizzatore finale. L’E-
ministrazioni mediante la prestazione di servizi avanzati nei NEA non si rivolge soltanto alle industrie ad alta tecnologia,
settori dell’energia, dell’ambiente e dell’innovazione tecnolo- ma anche a quelle dei settori tradizionali, dove l’iniezione di
gica. In particolare l’Ente: tecnologie avanzate nel processo produttivo può aiutare a

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


• svolge, sviluppa, valorizza e promuove la ricerca e l’innova- mantenere o a sviluppare la competitività sul mercato inter-
zione, anche tramite la realizzazione di impianti dimostrati- nazionale.
vi e di progetti pilota, per le finalità e gli obiettivi dello svi- Le tecnologie sviluppate all’ENEA hanno numerose applica-
luppo sostenibile, nel quadro del programma nazionale zioni in comparti produttivi e servizi molto diversificati. Ad
della ricerca ed in linea con gli impegni scaturenti dalla par- esempio, le tecnologie laser vengono applicate dall’ENEA, in
tecipazione italiana all’Unione Europea e alle altre organiz- collaborazione con diversi partner, per diagnostiche ambien-
zazioni internazionali in tema di energia, ambiente e inno- tali (misura dell’inquinamento dell’atmosfera o delle acque
vazione tecnologica; costiere, rilevazione di inquinanti metallici in campioni solidi,
• sostiene i processi di innovazione del sistema produttivo, in attività fotosintetica di piante e alghe), per applicazioni indu-
particolare delle piccole e medie imprese, anche promuo- striali (metrologia, fotosintesi di polveri, deposizione di pelli-
vendo la domanda di ricerca e di tecnologia in conformità cole di semiconduttori, realizzazione di sensori per gas tossici,
ai principi dello sviluppo sostenibile; taglio di lastre di metalli e di materiali plastici, saldature) e me-
• favorisce il processo di trasferimento tecnologico e delle diche (misure di concentrazione di metano nell’espirato), nel
esperienze positive in campo energetico ed ambientale alle campo dei beni culturali (indagini sull’integrità strutturale dei
imprese, in particolare di piccola e media dimensione e al- monumenti e diagnostica per le opere d’arte), nell’ambito
le pubbliche amministrazioni nell’ambito degli indirizzi na- della fusione nucleare (diagnostiche di plasmi, studi sulla fu-
zionali e dell’Unione Europea; sione a confinamento inerziale).
• fornisce, a richiesta, nei settori di sua competenza e nel-
l’ambito di accordi di programma con i Ministeri dell’Indu- TECNOLOGIE SVILUPPATE DALL’ENEA
stria, del Commercio e dell’Artigianato, dell’Università e Numerose sono le tecnologie sviluppate dall’Enea: Laser, Ro-
della Ricerca Scientifica e Tecnologica e dell’Ambiente, botica, Criogenia, Telerilevamento, Superconduttività, Agro-
nonché con altre amministrazioni pubbliche, supporto tec- biotecnologie, Materiali fotovoltaici, Tecnologie impiantisti-
nico specialistico ed organizzativo alle amministrazioni che, Materiali ceramici avanzati, Fisica e ingegneria della com-
competenti per le azioni pubbliche, in ambito nazionale ed
internazionale, alle regioni e agli enti locali.
Sistema Lidar
L’ ENEA basa la sua attività sullo sviluppo e sull’applicazione di fluorosensore con
tecnologie di punta e innovative, nelle quali ha raggiunto un laser compatto
livello di eccellenza. Lo sviluppo di queste tecnologie viene ef- Nd-YAG sviluppato
dall’Enea,
fettuato prevalentemente nell’ambito di programmi indirizza-
installabile su
ti a obiettivi strategici. Ad esempio, nell’ambito della fusione container mobile
nucleare vengono sviluppate tecnologie avanzate di interesse o imbarcazioni
per campagne di
generale quali la superconduttività e la robotica. Le tecnolo-
monitoraggio
dell’inquinamento
delle acque e dello
stato di salute della
vegetazione
terrestre e marina.
Foto per cortesia
di: Enea.

83
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Una delle stazioni


meteorologiche
presso la base Baia
Terra Nova
progettate,
installate e gestite
dall’ENEA ed
inserite nella rete
del World
Meteorologic
Office.
Foto per cortesia
di: Enea

Stazione Baia Terra Nova, base italiana permanente in Antartide.


La legge 284 del 1985, estesa con la legge 380 del 1991, ha istituito
il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, affidando all’ENEA
il compito di attuarlo, d’intesa con il CNR per i contenuti scientifici,
e di integrarlo con gli obiettivi tecnologici. Il programma è svolto
sotto l’egida del MURST (ora MIUR) e include discipline quali Scienze
della Terra, Fisica dell’Atmosfera, Cosmologia, Biologia, Medicina,
Oceanografia e Scienze Ambientali. Al programma prendono parte
numerose università, altri istituti di ricerca e alcuni ministeri, primo
fra tutti il Ministero della Difesa. Foto per cortesia di: Enea.

bustione, Modelli matematici e calcolo a elevate prestazioni,


Intelligenza artificiale e sistemi esperti, Tecnologie di irraggia-
mento, Trattamento delle immagini, Diagnostica avanzata,
Tecnologie marine, Membrane, Film sottili, Biosensori, Plasmi.
Clima, Metrologia, Processi chimici, Radioprotezione, Fusione
nucleare, Depurazione delle acque, Uso razionale dell’ener-
gia, Industria manifatturiera, Protezione e miglioramento col-
ture agricole, Utilizzo energetico delle biomasse, Trattamento
e recupero dei rifiuti, Caratterizzazione del territorio, Bonifica
aree a rischio, Energie rinnovabili, Ausili per disabili, Mobilità
urbana, Beni culturali, Biomedicina.

ALCUNI CAMPI DI APPLICAZIONE DELLE TECNOLOGIE


SVILUPPATE DALL’ENEA
Un altro esempio di applicazione di tecnologie sviluppate dal-
l’Enea è quello dei calcolatori paralleli: l’ENEA sviluppa uno
dei sistemi di calcolo più potenti in ambito mondiale (di con-
cezione e fabbricazione italiana) e sta mettendo a punto l’ap-
plicazione di questo sistema ad una serie di problemi che van-
Analisi del dipinto “Amor sacro e amor profano” di Tiziano mediante fluorescenza a raggi X. no dalla modellizzazione meteorologica e climatica sull’area
L’adattamento e l’applicazione della tecnica, effettuati dall’ENEA, permettono l’acquisizione di
del Mediterraneo alla simulazione della fabbricazione di ele-
informazioni per lo studio della composizione elementale della zona in esame.
I dati sinora acquisiti (circa 7000 misure eseguite su oltre 200 manufatti) per vari organi del menti in materiale plastico con un processo innovativo; dalla
Ministero dei Beni Culturali, per organismi internazionali e privati, sono stati archiviati su progettazione e protezione di centrali di telecomunicazione
supporto informatico. Foto per cortesia di: Enea. alla classificazione di difetti in laminati metallici.
Nell’ambito dell’Esposizione Communication, l’Ente era presen-
te con due suoi progetti: Antartide (v. oltre) e Giano (v. D. Bia-
gi Maino e G. Maino in questo stesso volume) nei quali si con-
centra in maniera significativa la funzione “comunicazione”.

ITALIA IN ANTARTIDE
Il 1 dicembre 1959, a Washington, venne stipulato tra i 12
Paesi partecipanti all’Anno Geofisico Internazionale (1957-
1958) il Trattato Antartico che, entrato in vigore nel 1961, so-
spende qualsiasi rivendicazione territoriale, lo sfruttamento
delle risorse esistenti e favorisce gli usi pacifici del continente.
Il Governo italiano ha sottoscritto il Trattato Antartico il 18

Particolare fotografico scattato in una


sezione dell’Area Antartide Enea, allestita
presso la Mostra Communication. Foto di:
G. Artusi.

84
Immagine realizzata con la stazione informatica DEA
(Decorazione E Ambientazione piastrelle). Il Progetto DEA, coordinato
dall’Enea, è sviluppato da Danimarca, Spagna, Francia e Italia nell’ambito
del Programma Comunitario SPRINT (Strategic PRogramme for INnovation
and Technology transfer). Il sistema costituisce un apprezzato studio per
la progettazione di piastrelle, per la loro vendita favorita dalla simulazione
fotorealistica dell’ambiente a cui sono destinate e, infine, per la
produzione e gestione di archivi aziendali e cataloghi elettronici.
Foto per cortesia di: Enea.

marzo 1981 e il 10 giugno 1985 il Parlamento ha approvato


la legge n. 284 istitutiva del Programma Nazionale di Ricerche
in Antartide (P.N.R.A.).
Il programma, svolto sotto l’egida del Ministero dell’Universi-
tà e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST, ora MIUR),
prevedeva attività di ricerca per il quinquennio 1985-1991.
L’approvazione successiva di altre leggi di finanziamento del
PNRA ha portato a svolgere finora 15 spedizioni in Antartide
e a ottobre del 2000 è partita la sedicesima. L’ENEA è l’ente
deputato all’attuazione del Programma e ne cura gli aspetti
tecnologici. Per fare questo, all’interno dell’ENEA, è stata
creata una unità di progetto dedicata al programma antartico
italiano, unità che prende il nome di Progetto Antartide.

COMUNICARE DA UN CONTINENTE NON CABLATO


Operare in area antartica o sub-antartica comporta inevitabil-
mente di dover fronteggiare e risolvere un problema strategi-
co fondamentale: le telecomunicazioni. Ci si muove infatti in
un’area vasta circa 1.5 volte l’Europa , in cui molti sistemi con-
venzionali di telecomunicazioni sono inesistenti, irraggiungi-
bili o utilizzabili con fortissimi condizionamenti operativi.
Il continente non è cablato; non ha a disposizione quindi tut-
te quelle facilities a cui siamo normalmente abituati e che fan-
no sì che il resto del pianeta possa essere definito, con un luo-
go comune oramai abusato, un grande villaggio globale.
L’ENEA, attraverso il Progetto Antartide, ha messo in campo
tutte le sue competenze per la progettazione, la realizzazione
e la gestione di un sistema integrato di telecomunicazioni che
fosse in grado di soddisfare qualsiasi esigenza di collegamen-
to: dalle comunicazioni locali ad Internet. Tutto ciò ha com- La tenuta presidenziale di Castelporziano ripresa da satelliti (immagini a destra) e in un
portato l’impiego di risorse umane ed economiche rilevanti e mosaico georeferenziato di rilevamenti aerei (a sinistra) ottenuta mediante una metodologia
di elaborazione ad alte prestazioni sviluppata dall’Enea. Le immagini sono state elaborate
consente oggi al nostro Paese di poter vantare, anche nel set- per conto del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica Italiana, nell’ambito
tore delle telecomunicazioni, la realizzazione, in Antartide, di del Programma di studi ambientali nell’area della tenuta. Foto per cortesia di: Enea.
uno dei sistemi più avanzati dal punto di vista tecnologico.

IL PROGETTO GIANO ed interventi di restauro, anche virtuali. Si viene così a creare


Il progetto Giano (Grafica Innovativa per il patrimonio Artisti- una rete della cultura che coinvolge già molti paesi europei e
co Nazionale e per l’Occupazione giovanile) è un progetto fi- che potrà allargarsi ad ulteriori partecipazioni.
nanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Università e
della Ricerca Scientifica e Tecnologica, con il coordinamento
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

della Divisione Fisica dell’Enea di Bologna. Obiettivo di questo


progetto è lo sviluppo di metodologie diagnostiche ed infor-
matiche multimediali per lo studio, la conoscenza e la conser-
vazione di opere d’arte. In particolare, il progetto comporta la
realizzazione di un sistema informativo in rete (Internet) per la
documentazione di archivi, fonti storiche, biblioteche, musei

Analizzatore di energia degli atomi neutri per la misura della


temperatura degli ioni in macchine sperimentali per ricerche sulla
fusione termonucleare controllata, costruito dall’Enea, per il Large
Helical Device giapponese, su contratto del National Institute for
Fusion Studies di Nagoya. Foto per cortesia di: Enea.

85
D. Biagi Maino
G. Maino

gli strumenti della memoria:


informatica e diagnostica fisica per i beni culturali

IL SETTECENTO: LE ACCADEMIE NELL’ETÀ DEI LUMI nomeno “accademia” vide la massima espansione, che si
LA CORRISPONDENZA SCIENTIFICA, LA PRODUZIONE LIBRARIA giungerà alla collaborazione non più occasionale fra restaura-
E L’ILLUSTRAZIONE COME MEZZO DI COMUNICAZIONE FRA tori e scienziati e ad un nuovo modo di avvicinarsi alle tecni-
SCIENZIATI. L’ENCICLOPEDISMO IN EUROPA che artistiche, attraverso la definizione fisica e chimica dei ma-
Nella seconda metà del Seicento, la vita scientifica trova le for- teriali. Il desiderio di studiare, analizzare la natura formale co-
me di organizzazione che le sono mancate fino a quel mo- me quella materiale di un’opera d’arte per arrivare alla piena
mento per assicurare l’informazione e l’emulazione dei dotti. Il conoscenza di questa era già degli enciclopedisti francesi; l’at-
fenomeno, europeo, discende dai modelli italiani, tenzione di Denis Diderot per le arti del disegno, della quale
così come accade in campo artistico. A Roma, ad sono frutto i commenti delle opere esposte alle mostre orga-
esempio, l’antica Accademia di San Luca acquista nizzate a Parigi tra gli anni 1759 – 1767, i celebri Salons, lo
vitalità ed importanza grazie all’opera di grandi, condusse all’adozione di un linguaggio chiaro e conciso, ana-
eruditi, antiquari, scrittori, artisti soprattutto; di logo a quelle che utilizzava per redigere le voci dell’Encyclo-
spicco, per la storia della conservazione e del re- pédie, con accurate osservazioni tecniche.
stauro, l’opera di Giovan Pietro Bellori che scrisse È dunque in ragione dei presupposti di questo nuovo clima
in difesa del pittore Carlo Maratti, cui si debbono culturale che, quasi allo scadere del Settecento, viene ufficial-
significativi – quanto discussi appunto già all’epo- mente ospitato nel Palazzo del Louvre uno scienziato che ten-
ca – interventi sulle pitture murali di Annibale Car- ta di sfruttare le nuove tecniche fornite dalla scienza per met-
racci (Galleria Farnese), Michelangelo (Cappella Si- terle al servizio di una migliore conservazione e anche di una
stina), Raffaello (Stanze Vaticane: Disputa del Sa- più approfondita conoscenza delle opere d’arte nelle collezio-
cramento, Scuola di Atene; Loggia della Farnesi- ni reali: il fisico Jacques Alexander César Charles. Charles in-
na), per le quali ottenne provvedimenti di tutela ventò nel 1780 il megascopio, uno strumento rudimentale
ed eseguì restauri improntati al principio di rever- composto da una lente convergente che, se esposta ai raggi
sibilità ma giudicati, dai contemporanei e nel di- del sole, proiettava su uno schermo o su un muro l’immagine
Il logo del progetto battito settecentesco, troppo invasivi. Per le più urgenti opera- ingrandita di un oggetto o, nel nostro caso specifico, di un’o-
GIANO zioni di fissaggio volle accanto a sé un tecnico di provata espe- pera d’arte. Una sorta di proiettore, quindi, capace di ingran-
(Grafica Innovativa
per il patrimonio rienza, prefigurando così la divisione di competenze che è alla dire un’immagine in modo tale da poterla studiare nei minimi
Artistico Nazionale base dalla moderna operatività nel campo del restauro, che particolari. Da notare come l’ambizione di inventare una mac-
e l’Occupazione chiamerà a sé, di necessità, lo scienziato. china o uno strumento per la “perfetta” imitazione della na-
giovanile).
Dalla rivalutazione del ruolo delle arti meccaniche che viene tura sia stata fin dall’epoca rinascimentale motivo di interesse
sancito, a metà del Settecento, nelle pagine di quello straor- e studio - teorico, ma soprattutto pratico - da parte di scien-
dinario monumento del sapere che è l’Encyclopédie di Dide- ziati ed artisti. Si ricordi, in sintesi, che fu degli anni subito
rot e D’Alembert discende anche, in Francia come in Italia, precedenti all’invenzione di Charles l’entusiasmo dei pittori
una prima distinzione professionale fra artista e restauratore; per le scoperte sull’ottica, testimoniato dall’utilizzo, ad esem-
sarà comunque all’epoca della piena diffusione delle idee dei pio, da parte di Canaletto della celeberrima camera oscura (o
lumi, nella seconda metà del Settecento, l’epoca in cui il fe- ottica), e del Crespi a Bologna, per non citare i moltissimi di-
pinti che attestano, in tutta Europa, tale concreto interesse
nella pratica artistica. Charles proseguì la tradizione di studi di
ottica e di fabbricazione di strumenti per la visione, esercitata
nel secolo precedente da Galilei e proseguita da Newton e
Huygens; in definitiva è a Charles ed alle sue ricerche condot-
te al Louvre che siamo indirettamente debitori dell’invenzione
della macrofotografia.
Ancora, la grande occasione offerta, a fine secolo, dalla cam-
pagna d’Egitto (1798-1801), permise ad alcuni eruditi ed ar-
cheologi francesi che vi parteciparono di collaborare per la
prima volta “sul campo” con esperti di scienze naturali, di fi-
sica e di chimica. Da questa collaborazione, che per quei tem-
pi costituiva una sorprendente novità, nacque l’opera pubbli-
cata nel 1805 sui Comptes Rendues dell’Accademia delle
Scienze di Parigi dal chimico e accademico francese Jean
Chaptal: La chimie peut-elle servir aux arts?, nella quale lo

Frontespizio, dedica e tavole (n.4 immagini digitali) del Dizionario


delle arti e de’ mestieri di Francesco Griselini, stampato a Venezia
nella seconda metà del Settecento. F. Griselini, Dizionario delle Arti
e de’ Mestieri, Modesto Fenzo, Venezia 1768 e 1770, tomo I e VIII
(già collezione Domenico Levera). Bologna, Biblioteca dei Frati Minori
dell’Osservanza.

86
Immagini digitali di opere del fondo settecentesco
della Biblioteca del Convento dei Frati Minori
dell’Osservanza a Bologna, dal catalogo
multimediale realizzato nell’ambito del progetto
GIANO.

studioso esponeva i vantaggi che la scienza poteva offrire al- ratore, come attestano gli eccellenti risultati ottenuti dal bo-
l’arte, a partire dalle rivoluzionarie scoperte del Lavoisier, che lognese Giuseppe Guizzardi che, formatosi alla scuola di Gae-
aveva posto le basi della moderna chimica. Negli stessi anni in tano Gandolfi, scelse di trascurare la pittura per il campo nuo-
cui Charles avviava le sue ricerche in Francia, al di là della Ma- vo e lucroso del restauro. Il Guizzardi fu uno dei consulenti di
nica e in Germania alcuni scienziati si erano dedicati per la pri- fiducia del conte Giovanni Secco Suardo, grazie al contributo
ma volta all’analisi chimica di importanti reperti archeologici: del quale l’attività del restauratore assunse nell’Ottocento ca-
le antichità cominciavano ad attrarre l’attenzione di grandi in- ratteri autonomi. Il conte bergamasco rispose all’esigenza di
gegni tra i quali l’Alchorn, che nel 1774 a Londra - su ordine dotare quest’attività di una propria sistematicità di metodo,
di re Giorgio III - analizzò chimicamente due spade dell’Età del sottolineando nei suoi scritti l’importanza della formazione di
Bronzo provenienti dall’Irlanda; ancora, Martin Heinrich Kla- tipo interdisciplinare per chi volesse applicarsi al restauro, nel-
proth, padre della chimica analitica, colpito dallo splendore e la consapevolezza dell’utilità di approfondimenti conoscitivi
dalla lucentezza dei bronzi classici, iniziò a studiarne la com- oltre il campo delle pratiche artigianali, per l’acquisizione del-
posizione chimica. Sul finire del XVIII secolo, Klaproth, a quel- le informazioni fisico-chimiche necessarie alla conoscenza del
l’epoca primo professore di chimica dell’Università di Berlino, comportamento dei materiali, sia costitutivi che di restauro,
esaminò antichi reperti in bronzo - soprattutto monete - ri- per poterne attuare in ciascun caso la migliore conservazione
correndo ai metodi della chimica analitica. o applicazione.
In Francia, negli anni in cui il piemontese Giovanni Bedotti edi-
tava il suo De la restauration des tableaux (1837), vennero ul-
L’OTTOCENTO: LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE timate le ricerche che condussero all’invenzione della fotogra-
L’APPLICAZIONE SISTEMATICA DELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE fia, strumento scientifico utilizzato sin da subito anche per stu-
ALL’INDAGINE DEI MANUFATTI DI INTERESSE ARCHEOLOGICO, di storico-artistici. I primi tentativi importanti di fissare peren-
STORICO ED ARTISTICO. LA NASCITA DELLA FOTOGRAFIA nemente le immagini della camera oscura furono intrapresi da
E LA DOCUMENTAZIONE DELLE OPERE D’ARTE Joseph Nicéphore Niepce verso il 1816. Lo studioso sperimen-
L’Inghilterra del XIX secolo fu testimone di una svolta nel rap- tò l’uso di varie sostanze fotosensibili e nel 1822 riuscì a inci-
porto fra la ricerca scientifica e l’indagine storico-artistica. Già dere un’immagine fotografica su una lastra di rame preceden-
ad apertura di secolo - nel colto ambiente scientifico e lette- temente ricoperta con un sottile strato di asfalto ed esposta
rario del paese - domina la figura dello scienziato, inventore, poi alla luce. L’intento di Niepce era quello di ottenere un mez-
nonché poeta dilettante Humphry Davy, che nel 1815 pubbli- zo riproduttivo delle opere d’arte più fedele e più economico
cò un dettagliatissimo studio tecnico sulla natura e sulla ma- rispetto all’incisione. Niepce giunse solo a compiere i primi ten-
nifattura dei colori antichi, sia naturali che sintetici. L’indagine tativi in questa direzione; fu poco dopo la sua morte che il suo
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

scientifica proseguì per tutto il secolo, sui manufatti archeo- collaboratore Jacques Daguerre ideò la tecnica fotografica fon-
logici ad esempio: Percy, Gowland ed altri importanti studiosi data sull’insolubilizzazione di alcuni composti chimici sottopo-
analizzarono antichi materiali trovati durante gli scavi archeo- sti ad una radiazione. I risultati furono sorprendentemente bril-
logici delle colonie romane poste sulla costa britannica (Sil- lanti. Dopo un fallito tentativo di ottenere un sostegno com-
chester, Wroxeter, Caerwent). merciale, l’invenzione della fotografia fu infine spettacolar-
Nel contempo, in Italia, Giovanni Fraboni pubblicò uno studio, mente annunciata con trionfale successo a Parigi nel 1839. La
Il bronzo ed altre leghe conosciute in antico (1810), sulla prima macchina fotografica fu chiamata dagherrotipo così co-
composizione dei metalli trovati nelle tombe etrusche. Tra me le prime immagini - dal nome di Daguerre - e il suo primo
breve, sarà consacrata nei fatti la professionalità del restau- impiego fu la riproduzione di opere d’arte su lastre metalliche.

87
Fotografie digitali ad alta risoluzione di
vetrate medioevali, studiate dall’Enea
nell’ambito delle attività di ricerca del
Progetto GIANO.
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

struttiva per le opere d’arte. La fine del XIX secolo e l’inizio del
XX sono caratterizzate dall’attenzione in tutta Europa per i
metodi di analisi e di restauro di opere d’arte, che condusse-
ro anche alla creazione di laboratori scientifici per la conser-
vazione e lo studio delle opere d’arte. Il primo istituito all’in-
terno di un museo fu quello del Koenigliche Museum di Ber-
lino, voluto da Friedrich Rathgen nel 1888. Le analisi chimi-
che, gli esami a raggi X, le indagini basate sull’utilizzo dei rag-
gi ultravioletti e infrarossi cominciarono ad essere condotte
con regolarità all’interno dei laboratori di restauro dei musei.
La proprietà dei raggi X di attraversare in misura diversa i ma-
teriali costituenti l’opera, sia in funzione della loro natura chi-
mica che del loro spessore, consente di ottenere un’immagine
per trasparenza dell’oggetto indagato e in particolare di ciò
che si trova al suo interno, impressionando quindi una pellico-
la di opportuna sensibilità in funzione della radio-opacità dei
materiali, cioè della loro capacità di assorbire le radiazioni. La
lettura e l’interpretazione dei segni di un’immagine radiografi-
ca costituiscono un’operazione piuttosto complessa che ne-
cessita di continui riferimenti con l’opera originale. La radio-
Nove anni prima, nel 1830, l’ancora rudimentale invenzione grafia può essere paragonata ad una sovrapposizione di im-
di Niepce e di Daguerre era stata presentata all’Accademia magini, le cui trasparenza, traslucidità e opacità variano a se-
delle Scienze con una comunicazione del grande fisico Jean- conda della densità e lo spessore dei materiali radiografati. In
Francois Arago, introdotta dalla lapidaria formula : Messieurs, radiografia, l’originale è sempre in scala uno a uno; per dipin-
la photographie peut-elle oui ou non servir aux Arts? Da que- ti di grandi dimensioni si ricorre il più delle volte ad opportuni
sto fervore di studi e sperimentazioni conseguì nel 1860 la montaggi di più radiografie, convenzionalmente denominati
fondazione, patrocinata da Napoleone III, della prima sede mosaici radiografici. I colori a base di piombo sono quelli più
consacrata a studi di chimica e fisica applicata alle arti presso radio-opachi (la biacca ad esempio); le terre, l’oltremare e i pig-
l’Ecole des Beaux-Arts. Fu chiamato a dirigerla il biologo Louis menti organici, invece, lo sono poco e non compaiono nei ra-
Pasteur, che divenne titolare della cattedra di Scienze e Arti. Il diogrammi. I tessuti non sono radio-opachi; la tela si vede in
celebre scienziato ebbe come primo compito quello di illu- radiografia solamente per il gesso o la biacca che ne riempio-
strare agli artisti il contributo della scienza per una migliore no la tessitura. I disegni preparatori non sono evidenziati dalla
comprensione dei fenomeni legati alla luce ed ai colori, e radiografia, che può dare invece buoni risultati con i tratti inci-
quindi affrontare i problemi dell’invecchiamento e della con- si e riempiti da pigmenti o materiali dell’imprimitura. In Fran-
servazione della pittura ad olio. Pasteur consacrò molti anni cia, dove nel 1931 fu creato il laboratorio scientifico del Louvre,
della sua vita allo studio delle opere d’arte mediante metodi le prime radiografie di opere d’arte vennero effettuate durante
di indagine fisici e chimici; amico del professor Haro, a quel la Prima Guerra Mondiale da Ledaux Lebart, un medico appas-
tempo restauratore al Musée du Louvre, e grande appassio- sionato di pittura. Nel 1920 Cheron, un altro medico, realizzò,
nato egli stesso di pittura, trascorreva molte ore nel museo. in presenza dei conservatori del museo, la prima radiografia di
Per due anni, dal 1860 al 1862, all’Ecole des Beaux-Arts si ap- un dipinto delle collezioni. È in questi stessi anni che i raggi ul-
plicò con i mezzi messigli a disposizione dalla fisica e dalla chi- travioletti e quelli infrarossi vengono utilizzati per la prima vol-
mica a comprendere approfonditamente le tecniche dei mae- ta nei laboratori di restauro.
stri del passato.
In Germania, nel 1869, il chimico Von Bibra registrò tutte le
ricerche effettuate fino ad allora sulle opere in bronzo, vi ag-
giunse le proprie e tracciò un bilancio delle conoscenze. Vide
così la luce a Berlino il primo saggio di paleometallurgia.

IL NOVECENTO E OLTRE: LA TELEMATICA


DAL CINEMATOGRAFO AD INTERNET, LE MODERNE
TECNOLOGIE PER LA DIFFUSIONE DELLE CONOSCENZE.
DAL SUPPORTO MATERIALE A QUELLO IMMATERIALE
(INFORMATICO) PER LA DOCUMENTAZIONE DELLE OPERE D’ARTE.
LE ANALISI DIAGNOSTICHE NON DISTRUTTIVE
Nel 1895, Konrad Roentgen scoprì ad Augusta i raggi X. Per
verificare sperimentalmente questa sua scoperta, scelse di
realizzare la radiografia di un quadro, prima indagine non di-

Il Crocifisso di San Damiano ad Assisi:


riproduzione digitale di un dettaglio
dell’opera ed immagini digitali di esami
diagnostici (particolari dell’opera) con
radiazione infrarossa (IR) ed ultravioletta
(UV), riflessa e di fluorescenza (nella
pagina successiva).
Attualmente queste tecniche di indagine, associate all’uso del Ministero dei Beni Culturali, Enti locali e operatori del settore v. pagina precedente.
computer, consentono l’acquisizione in tempo reale di immagini sia pubblici sia privati. Un esempio di rilievo è rappresentato
utili alla diagnostica, in formato digitale, permettendo la visua- dal progetto internazionale di ricerca GIANO, coordinato dal-
lizzazione delle informazioni durante l’esame dell’opera stessa. l’ENEA di Bologna.

METODOLOGIE INFORMATICHE PER I BENI CULTURALI STRUMENTI INFORMATICI PER LA CATALOGAZIONE


Le applicazioni informatiche e telematiche innovative ai beni E LA DOCUMENTAZIONE. IL PROGETTO GIANO
culturali rappresentano un campo del tutto nuovo, dove solo Il progetto GIANO (Grafica Innovativa per il patrimonio Arti-
da pochissimi anni ci si è cominciati a muovere a livello inter- stico Nazionale e per l’Occupazione giovanile) si propone di
nazionale: il nostro Paese, privilegiato dal poter disporre della realizzare un sistema informatico prototipale, accessibile in re-
più significativa quota del patrimonio storico ed artistico mon- te, per l’archiviazione multimediale ed ipertestuale di opere
diale, può divenire riferimento d’avanguardia. In questo sen- d’arte (dipinti, disegni, stampe, sculture, epigrafi, mosaici, te-
so, un progetto di ricerca nazionale volto alla realizzazione di sti manoscritti e a stampa, ecc.) e di interventi di restauro
una rete scientifica informatica per i beni culturali svolge un (comprensivi delle immagini diagnostiche e delle varie fasi del-
ruolo di importanza non solo nell’introduzione di tecnologie l’intervento stesso), mediante l’utilizzo di tecniche matemati-
innovative, ma anche nella definizione dei relativi standard in che ed informatiche innovative, nonché di metodologie di ela-
difesa di imprescindibili principi-guida, garantendo un indi- borazione di immagini e di simulazioni di realtà virtuale.
scutibile vantaggio alle aziende italiane del settore. Le metodologie informatiche e grafiche innovative (dalla
Si sottolinea il significato della realizzazione in atto di struttu- computer graphics alle simulazioni di realtà virtuale) cui si in-
re e lo sviluppo di metodologie matematiche ed informatiche tende fare ricorso, insieme alle tecniche di realizzazione e ge-
in ragione di: stione di data base multimediali con strutture ad ipertesto, e
• applicazioni alla diagnostica e alla datazione di opere d’arte le applicazioni telematiche su WEB, rappresentano lo stato
e manufatti storici e artistici; dell’arte per le odierne tecnologie informatiche; il loro utiliz-
• archiviazione multimediale; zo in un campo strategico per il nostro Paese, quale quello
• sperimentazione di metodologie innovative nel campo del- dei beni culturali, rappresenta una opportunità e una sfida
l’elaborazione di immagini; imprescindibile.
• definizione di standard in collaborazione con le industrie del GIANO ha come principali obiettivi la progettazione, realizza-
settore; zione e validazione di software applicativo (grafica innovativa,
• formazione professionale e didattica, nel settore della con- simulazioni di realtà virtuale, banche dati relazionali) per l’ar-
servazione e tutela dei beni culturali. chiviazione e la documentazione dei beni culturali di partico-
Questi obiettivi possono essere conseguiti solo grazie alla col- lare rilevanza storica e artistica con metodologie ipertestuali e
laborazione fra Enti nazionali di ricerca, Università e Istituti del multimediali. Nell’ambito del progetto sono state individuate
– a scopo dimostrativo - tre applicazioni principali, ciascuna
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

delle quali ha caratteristiche tipiche di una vasta classe di be-


ni culturali:
• biblioteche ed archivi storici, in particolare nelle Regioni Ca-
labria e Sicilia, di significato per la presenza di documenti
inediti relativi alla presenza di Bisanzio in Italia Meridionale
ed Insulare;
• imaging diagnostico e relazioni di restauro - incluse docu-
mentazioni scritte e fotografiche - relative a beni storici ed
artistici dislocati principalmente nel Meridione;
• mosaici parietali dell’area mediterranea dal IV al XIV secolo.
Il progetto internazionale GIANO è finanziato dall’Unione Eu-
ropea e dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifi-
ca e Tecnologica (ora MIUR); è coordinato dalla Divisione Fi-
sica dell’ENEA di Bologna, con la partecipazione di numerosi

Particolare del Crocifisso di San Damiano


con sovrapposta un’immagine radiografica
digitale.
Alcuni esempi della parte testuale con i
collegamenti alle immagini della base di dati
del fondo settecentesco della Biblioteca dei
Frati Minori Osservanti.
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

istituti universitari, enti di ricerca ed imprese industriali in Ita-


lia, fra cui:
• Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di
Bologna (sede di Ravenna)
• Dipartimento di Fisica dell’Università di Ferrara
• Dipartimento di Fisica dell’Università di Messina
• Dipartimento Patrimonio Architettonico e Urbanistico della
Facoltà di Architettura dell’Università di Reggio Calabria
• Istituto di Tecniche Spettroscopiche del CNR (ITS) di Messina
• Consorzio Ferrara Ricerche
• Franco Maria Ricci Editore, Parma - Milano
• Società di restauro COO.BE.C. e TECNIRECO di Spoleto

Collaborano al progetto GIANO:


per l’ENEA
Giuseppe Maino (responsabile del progetto; coordinatore)
Massimo Berico, Stefania Bruni, Roberta Chiarini, Francesco
Cichetti, Stefano Cini, Riccardo D’Orazi, Stefano Ferriani,
Marcello Galli, Roberto Giampieri, Lorenzo Moretti, Alfio Mu-
sumeci, Carlo Petrella, Carlo Maria Porceddu Cilione, Elio Sa-
bia, Daniele Visparelli, Alberto Zucchini di un elaboratore elettronico e di sfruttare quindi le poten-
per la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali zialità di questo strumento per effettuare operazioni di indi-
dell’Università di Bologna cizzazione, ricerca e recupero di informazioni, aggiornamen-
Donatella Biagi Maino (coordinatore) to dei dati bibliografici, trasferimento delle informazioni su
Silvia Berardi, Luca Ciancabilla, Luigi Colaiacomo, Ilaria Fran- propri files, modificabili ad esempio grazie ad opportuni pro-
cia, Giulia Gandolfi, Roberta Gollini, Emanuela Grimaldi, Silvia grammi applicativi di elaborazione di testi. È stato sviluppato
Guidi, Elena Manservigi, Simona Mazzotti, Barbara Menghi un sistema informatico per la creazione e gestione di una
Sartorio, Marta Mineo, Giuseppina Radicchi, Lorenza Rover- banca dati bibliografica, riferita alla catalogazione del libro
si, Manuela Savioli antico. Questo software è stato sperimentato su una parti-
colare, significativa applicazione rappresentata dal fondo set-
Laboratorio SIGMA per la ricerca sui manufatti tecentesco della biblioteca dei Minori Osservanti di Bologna.
storici ed artistici nella sede ENEA di Bologna – Si è scelto il sistema operativo WINDOWS, poiché disponibi-
Progetto GIANO le su qualsiasi personal computer e quindi tale da consentire
∑ = Sistema Integrato di Grafica, Microscopia ed Analisi; l’elaborazione dei dati anche locale. Il programma prevede la
Gs (GAMMAS) Grafica Avanzata Modellistica, Matematica possibilità di continui aggiornamenti in maniera estrema-
Applicata e Simulazione numerica; mente semplice, mediante la compilazione di schede prefor-
D (DELTA) Datazioni ed Elaborazioni informatiche per Lavora- mate (workforms). È anche possibile aggiungere nuove voci
zioni e Tecnologie Antiche; a quelle originariamente previste che, nella versione attuale
L (LAMBDA) Laboratorio per le Applicazioni della Microscopia mostrata in figura, rappresentano un conveniente sottoinsie-
alle Biotecnologie e alla Diagnostica Artistica. me di quello definito dalla normativa Isbd(a). Il programma si
Le principali articola in campi e sottocampi, anche ripetibili e, a differen-
collaborazioni
internazionali del Una banca dati rappresenta sostanzialmente un modo effi- za di altri software per la creazione di database disponibili in
progetto GIANO. ciente di organizzare dati strutturati sulla memoria di massa commercio, dà la possibilità di stabilire un legame (link) con
siti web sia locali sia in rete, oltre che con archivi fotografici,
bibliografici e diagnostici.

DIAGNOSTICA NON DISTRUTTIVA PER LE OPERE D’ARTE:


ALCUNI RISULTATI DEL PROGETTO GIANO
Indispensabile complemento della ripresa fotografica nel visi-
bile alla conoscenza di opere d’arte, utile anche alla conser-
vazione, è l’acquisizione di immagini nelle bande dell’infra-
rosso e dell’ultravioletto, che consentono di ricavare informa-
zioni sugli strati nascosti del dipinto senza comportare prelie-
vi di campioni della materia pittorica. Fra i mezzi di indagine
non-distruttiva di superficie più comunemente usati si hanno
la lampada di Wood e la fotografia all’ultravioletto che ne de-
riva. La fluorescenza ultravioletta permette di evidenziare co-

90
Sezioni stratigrafiche al microscopio ottico
ed elettronico di campioni prelevati dalla
tavola del Vasari.

me macchie scure le ridipinture. Molti dei materiali pittorici,


antichi e moderni, hanno la proprietà di essere fluorescenti,
cioè emettono luce visibile, quando sono stimolati da radia-
zione ultravioletta. La fluorescenza inoltre cambia, di solito
aumenta, con l’invecchiamento; di conseguenza, sostanze si-
mili anche dal punto di vista fisico-chimico ma utilizzate in
tempi successivi possono presentare sotto la luce di Wood in- verso una procedura informatica di ricomposizione a mosaico
tensità e tonalità di fluorescenze molto diverse, consentendo- delle singole riprese, garantendo immagini globali finali di ec-
ne una migliore individuazione e, in alcuni casi, l’identifica- cellente qualità ed elevatissima risoluzione e precisione. Detta-
zione, in fase preventiva al restauro. I raggi infrarossi comin- gli difficilmente visibili, anche con lenti di ingrandimento, in lu-
ciarono ad essere usati nel campo del restauro solamente a ce visibile, appaiono evidenti dopo l’elaborazione digitale, con-
partire dal 1930, con lo scopo di evidenziare, grazie alla loro sentendo di ottenere informazioni sulla tecnica esecutiva e sul-
capacità di penetrare attraverso la pellicola pittorica, eventua- lo stato di conservazione del dipinto.
li disegni preparatori sottostanti alla pittura. Negli anni ‘60 fu La tavola del Vasari, in fase di restauro a cura del laboratorio

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


sperimentata la tecnica della riflettografia, che individua ap- Marco Sarti di Bologna, si presentava in buone condizioni in
punto, ed in maniera molto chiara, eventuali disegni sotto- ciò che attiene il supporto ligneo. Sullo strato pittorico, inve-
stanti la pittura. Queste tecniche, sia pure imperfette, sono da ce, erano presenti delle microfratture e delle piccole cadute di
considerare indispensabili per la documentazione dello stato colore; di particolare rilievo era l’ossidazione degli incarnati
di conservazione dell’opera d’arte presa in esame preventiva- delle figure, dovuta probabilmente a cause intrinseche al di-
mente ad ogni intervento di restauro e quindi degli interventi pinto stesso, e la presenza di tracce di ritocchi nelle zone che
cui è sottoposta durante le varie fasi d’intervento. Con la tec- avevano subito cadute di colore. Si è scelto di procedere an-
nologia informatica è finalmente possibile sopperire ai difetti che al prelievo dalla tavola di alcuni campioni che, dopo esse-
inevitabili all’attrezzatura, ottenendo la documentazione di re stati preparati adottando le procedure di preparazione de-
immagini il più fedele possibile all’originale: soprattutto, con- finite presso i laboratori della National Gallery di Londra, nel-
frontabile in tempo reale con esso. l’ambito della collaborazione esistente con i laboratori dell’E-
NEA di Bologna, sono stati destinati a due tipi di indagini:
Le indagini sulla tavola di Giorgio Vasari Gesù in casa di Mar- • analisi qualitative (microscopia ottica): stabilire quale sia la
ta, insieme con quelle effettuate sul Crocifisso di San Damia- struttura stratigrafica del dipinto;
no, sono state eseguite con una speciale apparecchiatura por- • analisi chimiche semiquantitative (microanalisi chimiche col
tatile tipo MuSIS 2007, corredata di un sistema di imaging dia- microscopio elettronico a scansione, SEM): determinare qua-
gnostico non invasivo, che opera in tempo reale sulle bande le sia la composizione specifica dei materiali usati dal pittore.
del visibile, del vicino infrarosso e dell’ultravioletto, riflesso e di
fluorescenza, consentendo di verificare direttamente sullo L’immagine ingrandita ottenuta con il SEM può essere regi-
schermo del computer collegato la qualità delle riprese e valu- strata fotograficamente in maniera digitale, consentendo suc-
tare i risultati dell’indagine mentre viene effettuata. Un’ottica cessive elaborazioni. Le analisi qualitative, microanalitiche e
molto sofisticata, combinata all’uso di efficienti sensori e ad al- mediante test istochimico-colorimetrico, condotte su di un
goritmi di elaborazione delle immagini digitali che ne miglio- frammento prelevato dalla tavola del Vasari hanno evidenzia-
rano la qualità e la leggibilità, permette di effettuare le misure to sia il fatto che nella preparazione il Vasari abbia usato col-
con sorgenti luminose fredde e di bassa intensità, non dan- la di coniglio, sia la presenza di tre distinti strati di gesso so-
neggiando minimamente l’opera. L’intera superficie di questa vrapposti all’interno della preparazione pittorica stessa. Se-
in ciascuna banda spettrale può quindi essere ricostruita attra- condo la metodica standardizzata presso i laboratori scientifi-

Ricostruzione Alcuni dettagli della tavola in luce visibile e, a confronto,


‘a mosaico’ delle nella banda IR, che evidenziano differenze rispetto alla
riprese digitali in luce stesura finale.
visibile sulla tavola
del Vasari.

91
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

ci dell’ENEA di Bologna e Faenza, le stesse sezioni che erano go del Cinquecento. Fino al 1996 si riteneva che questo di-
state precedentemente osservate al microscopio ottico sono pinto, acquisito dalle raccolte inglesi nel gennaio del 1860,
state analizzate al SEM, ottenendo risultati che illustrano l’a- fosse una copia, risalente forse all'inizio del XVII secolo, di una
nalisi elementale del vermiglione; appare evidente la compo- tavola, andata perduta, del Gossaert, nota attraverso stampe.
sizione di solfuro di mercurio (HgS), che consente anche una In particolare, due varianti sostanziali nella resa della mano
determinazione semi-quantitativa delle sostanze presenti, e del Bambino e del velo della Vergine lo distinguevano da altre
quindi una possibile caratterizzazione di provenienza dei pig- versioni note e soprattutto dall’incisione del 1589 di Crispijn
menti. In ultimo, tramite la strumentazione digitale tipo MU- de Passe il Vecchio, così da rendere impossibile l'identificazio-
SIS 2007, è stato eseguito un rilevamento completo dell’ope- ne con l’originale del Gossaert. In fase di restauro, presso i la-
ra, tale da garantire una documentazione inalterabile e per- boratori della National Gallery, è stato invece possibile ricono-
manente dello stato della tavola alla data di conclusione del- scere la tavoletta quale prototipo delle successive versioni del
l’intervento di restauro. Tale operazione consentirà, in futuro, tema gossaertiano. Dalle indagini radiografiche condotte sul
un monitoraggio efficace e preciso, il più oggettivo possibile, dipinto si è evinta la perfetta corrispondenza con l'incisione
dello stato di conservazione dell’opera. I risultati ottenuti dal- del 1589, mascherata da interventi successivi alla stesura del-
l’elaborazione delle immagini digitali, soprattutto nelle tre l’opera che ne avevano in parte mutato l’assetto. Anche l'a-
bande del vicino infrarosso, hanno permesso di evidenziare il nalisi dendrocronologica del supporto ligneo ha confermato
disegno preparatorio sottostante il dipinto e, in alcuni casi, la datazione anticipata proposta per via stilistica.
pentimenti e modifiche effettuate dal Vasari. Gli studi sperimentali, compiuti nell’ambito di GIANO presso i
laboratori scientifici della galleria inglese, hanno avuto come
ACQUISIZIONE ED ELABORAZIONE DI IMMAGINI DIGITALI. scopo di rendere visibili distintamente in un'unica immagine
IL RESTAURO VIRTUALE in digitale, grazie al confronto delle immagini digitali prima e
METODI DI ELABORAZIONE DI IMMAGINI PER L’ANALISI dopo la pulitura del dipinto, le ridipinture ottocentesche e la
DI INTERVENTI DI RESTAURO SU DIPINTI versione originale del dipinto fiammingo. Il laboratorio VASA-
Oggetto dei primi studi sperimentali svolti nell’ambito del pro- RI della National Gallery - dedicato all’elaborazione delle im-
getto GIANO in collaborazione con i laboratori scientifici del- magini - conserva in archivio informatico le immagini digitali
la National Gallery di Londra è stata la piccola tavola con la delle opere ospitate nel museo, documentazione dello stato
Vergine e il Bambino di Jan Gossaert, grande artista fiammin- prima, durante e dopo interventi di restauro. La disponibilità
delle immagini digitali ha permesso di sviluppare un metodo
matematico per evidenziare le differenze prima e dopo la pu-
litura del dipinto. È stato quindi predisposto con i colleghi del-
la National Gallery un software, opportunamente adattato
presso il laboratorio GAMMAS del Centro ENEA di Bologna,
per l'elaborazione delle immagini, a partire dalla libreria VIPS
(Vasari Image Processing Software), sviluppata dai ricercatori
inglesi a partire dall'inizio degli anni ‘90. Le immagini riprese
prima e dopo la pulitura sono state sovrapposte osservando
una evidente differenza di tipo cromatico: il restauro ha ri-
mosso la patina di vernice ingiallita, restituendo ai colori bril-
lantezza e luminosità. Poiché questa differenza macroscopica
rende impossibile confrontare le due immagini, per rilevarne
le variazioni morfologiche dovute ai rimaneggiamenti, è stato
necessario elaborarle con opportuni algoritmi matematici. È
stato così possibile distinguere due tipi di differenze:
• “positive” (di colore celeste): mettono in rilievo le parti del
dipinto assenti nella versione antecedente al restauro e ri-
portate alla luce dalla pulitura;
• “negative” (di colore giallo): mostrano i rifacimenti arbitra-
riamente introdotti dal restauro ottocentesco.
Questo metodo ha confermato in maniera quantitativa, le
analisi condotte in precedenza. La procedura matematica co-
sì definita costituisce un primo passo per la messa a punto di
una più sofisticata metodologia di confronto, che può rap-
presentare un valido strumento diagnostico per la verifica,
dunque la più obiettiva, degli interventi di restauro.

La tavola di Jan Gossaert (National Gallery di


Londra) durante la pulitura, con evidenziate
le zone di interesse in falsi colori.

92
Restauro virtuale
di uno dei ritratti
ad acquerello
della Pinacotheca
Bassiana.

“PINACOTHECA BASSIANA” DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA elaborazione delle immagini digitali acquisite, al fine di speri-
Nella seconda metà del Settecento, il custode dell’Orto Bota- mentare un restauro virtuale dei disegni stessi, utile al ricono-
nico di Bologna, Ferdinando Bassi, fece eseguire, dai pittori scimento di uno stato presumibilmente vicino al primitivo. A
dell’Accademia Clementina dell’Istituto delle Scienze, una se- differenza del restauro manuale, che agisce direttamente sul-
rie di ritratti a tema, scelta raccolta che ancor oggi si impone l’opera d’arte, il restauro virtuale è connesso alla manipola-
per eccezionalità nel novero pur ricco delle iconoteche sette- zione dell’immagine digitale dell’opera avendo come fine ul-
centesche. Il botanico volle celebrare la disciplina da lui tanto timo la conservazione materiale di tutte le parti fisiche costi-
amata creando un percorso ideale dei progressi di questa at- tuenti l’opera d’arte quindi che viene affiancata in digitale, se-
traverso la memoria delle effigi di quanti, prima di lui e al suo condo un’interpretazione attualizzata delle proposte di
tempo, di essa scrissero, e creò una collezione che da lui pre- G.B.Cavalcaselle, da una copia che restituisce al pubblico l’as-
se il nome di Pinacotheca Bassiana, che per cronologia si col- setto ottimale.
loca nel settimo decennio del secolo. Gli acquerelli, sebbene Gli interventi di restauro virtuale condotti sulle immagini dei
molto apprezzati nel Settecento, furono obliati col mutare del botanici possono essere classificati in due categorie principali:
gusto nell’Ottocento e recuperati agli studi in tempi recentis- • interventi globali: riguardano gli aspetti colorimetrici delle
simi ad opera di Donatella Biagi Maino, nel corso di ricerche immagini, ovvero le correzioni che si applicano all’intera im-
relative all’estetica perseguita nell’ambito dell’Istituto delle magine al fine di diminuire l’ingiallimento delle carte;
Scienze e sui pittori Gandolfi, tra gli autori dei ritratti, con • interventi puntuali: riferiti a zone circoscritte delle singole
conseguente giusta collocazione nel processo di riqualifica- immagini, hanno lo scopo di eliminare le imperfezioni loca-
zione della cultura artistica accademica del secolo dei lumi. Da li, quali ad esempio macchie, piccole lacune ecc.
segnalare, che le opere sono di proprietà dell’Università degli Le due diverse tipologie di intervento, locale e globale, sono
Studi di Bologna. compendiate nell’illustrazione, in cui le diverse operazioni di
La campagna di acquisizione delle immagini ha avuto un du- elaborazione di immagine concorrono a ripristinarne, nei limi-
plice scopo: la realizzazione di una versione digitale ad alta ri- ti del possibile consentito dalle conoscenze sullo stato del de-
soluzione dell’intera collezione (75 CD-rom), che concede di grado della materia cartacea e del pigmento, e soprattutto
disporre di un archivio permanente, di facile consultazione, dal raffronto stilistico con opere coerenti e dall’analisi filologi-
che restituisce lo stato delle opere al giugno 1999, utile quin- ca, il presumibile aspetto in antico e, in ogni caso, una mi-
di alla verifica della conservazione delle stesse nel tempo, e la gliore leggibilità dell’opera stessa.

ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Dettagli dell’analisi informatica condotta


sulla tavola del Gossaert alla National
Gallery di Londra.

93
O. Andrisano

le ricerche presso il centro di studio


per l’informatica e i sistemi di telecomunicazioni del cnr

LE TELECOMUNICAZIONI MULTIMEDIALI E LA RICERCA generale, processo che si pone l’obiettivo primario di un’effi-
SCIENTIFICA SUI SISTEMI WIRELESS ciente interattività delle comunicazioni tra le sorgenti di infor-
Gli anni recenti sono stati caratterizzati da un vertiginoso svi- mazione e i destinatari.
luppo delle Telecomunicazioni che, attraverso l’evoluzione dei Il settore delle telecomunicazioni multimediali, attraverso lo
sistemi e la loro integrazione, mettono a disposizione dell’u- sviluppo delle tecnologie, siano esse fotoniche o wireless (ter-
tente servizi sempre più sofisticati, secondo una tendenza che restri e satellitari), tenderà a moltiplicare i servizi per quanto
Le telecomunicazioni pone l’enfasi sull’aspetto del put technology to work. attiene a svariati campi di attività, dalle applicazioni commer-
multimediali e la
ricerca scientifica sui Va sottolineata, a questo riguardo, la convergenza che si sta ciali e di assistenza al cittadino, all’intrattenimento, al telela-
sistemi radio dalle delineando tra il mondo delle comunicazioni mobili e inter- voro, alla teledidattica, alla telemedicina, al trasporto intelli-
reti radiomobili net, secondo la quale l’utente mobile, supportato da una tec- gente, basato cioè su sistemi di gestione e comunicazione
terrestri alle missioni
spaziali.
nologia sempre più efficiente e veloce, potrà usufruire di ser- multimediali, ed altro.
vizi multimediali avanzati, indipendentemente dalla propria I sistemi multimediali interattivi pongono l’utente, fisso o mo-
posizione su aree sempre più estese. bile, in condizioni di gestire a distanza il proprio rapporto con
(in basso)
L’evoluzione dei Con il termine “telecomunicazioni multimediali” ci si riferisce un fornitore di servizi o prodotti, consentono di svolgere il
sistemi radiomobili al processo di generazione, elaborazione e trasferimento di proprio lavoro da casa o in viaggio, permettono allo studente
cellulari. immagini fisse e in movimento, di suoni, di grafica e di dati in di beneficiare a distanza dell’azione didattica di un docente
nel modo più completo o di accedere ad un banco di misura
per la verifica delle prestazioni di sistemi e circuiti da pro-
grammare opportunamente. Tutto ciò con un livello crescen-
te di rapidità e di efficienza.
Come già accennato, un’enfasi particolare va attribuita ai si-
stemi radiomobili in tutti i paesi europei, nell’evoluzione ver-
so i sistemi di terza generazione, che potranno offrire appli-
cazioni di velocità e qualità diversificata, secondo gli standard
che si stanno affermando a livello internazionale: UMTS (Uni-
versal Mobile Telecommunication System), e più in generale
IMT 2000 (International Mobile Telecommunications).
Particolare attenzione merita poi un settore, quello del tra-
sporto intelligente (ITS), ancora in fase emergente nelle appli-
cazioni, anche a fronte di un’intensa attività di ricerca svilup-
pata a livello internazionale sin dalla fine degli anni ’80. I ser-
vizi ITS basati sulle Telecomunicazioni trarranno sicuramente
grande beneficio dalla realizzazione dei sistemi radiomobili di
terza generazione, con riferimento a varie classi di servizio,
quali, ad esempio: pagamento del pedaggio automatico, sup-
porto alla guida (consistono nel fornire al guidatore informa-

Temi di ricerca affrontati presso CSITE-CNR, Research field at CSITE-CNR

• Gestione dell’utilizzo delle risorse • Caratterizzazione degli effetti non


radio, Radio resource Management lineari, Nonlinear effects
• Protocolli di Accesso multiplo, characterization
Multiple Access Protocols • Trasmissione digitale, Digital
• Handover Transmission

• Controllo di potenza, Power Control • Stima del canale di trasmissione

94
Attività di ricerca
sviluppata presso
CSITE e CNIT in
collaborazione
con diversi Enti
e Industrie.

Progetto 5% multimedialità MURST-CNR:


convergenza fra reti mobili e internet.

zioni meteo, legate al traffico, ecc.), controllo del traffico (mi-


rano a minimizzare i problemi dovuti alla congestione del traf-
fico), sicurezza alla guida (devono fornire al guidatore infor-
mazioni in tempo reale su possibili situazioni di emergenza,
dovute a nebbia, incidenti, ed altro).
Il percorso organizzato a suo tempo nella Mostra sulle comu-
nicazioni radio multimediali (wireless multimedia communica-
tions), offriva una visione sintetica, e non certamente com-
pleta, delle ricerche che si stanno svolgendo presso l’Universi-
tà di Bologna (Centro di studio per l’Informatica e i Sistemi di
Telecomunicazioni, del Consiglio Nazionale delle Ricerche,
CSITE-CNR, ed Unità di Ricerca del Consorzio Nazionale Inte-
runiversitario per le Telecomunicazioni, CNIT) anche in colla-
Telemisure di sistemi di
borazione con aziende ed altri enti del settore. Nei limiti del telecomunicazioni.
possibile si è cercato anche di fornire una visione didattica del
mondo delle Telecomunicazioni, facendo intravvedere anche
al visitatore inesperto, cosa ci sia “dietro al terminale”.
Si è voluto dunque fornire un’idea delle potenzialità delle te-
lecomunicazioni attraverso le seguenti applicazioni:
• Sistemi di telecomunicazioni per il trasporto intelligente (ITS)
• Sistemi di telemisura
• Reti wireless multimediali
• Sistemi di trasmissioni digitali ad alta velocità
• Sistemi radiomobili di terza generazione (UMTS)
• Rete di laboratori
• Sistemi via satellite
• Sistemi GPRS
• Antenne intelligenti
• Teledidattica
• Sistemi informativi multimediali
Lo scenario descrive le ricerche che sono in corso di svolgi-
mento, con risultati pubblicati a livello internazionale, molte
delle quali sono condotte nell’ambito del progetto 5% Multi-

Laboratorio Nazionale di comunicazioni


multimediali: laboratorio di telemisura.

Progetto 5% multimedialità MURST-CNR:


GPRS (General Packet Radio Service). Sistema di trasmissione dati
e commutazione di pacchetto su rete cellulare GSM.

❮❮ (v. pag. precedente)


Progetto 5% multimedialità MURST-CNR: sistemi radiomobili
multimediali nell’evoluzione verso UMTS.

95
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Progetto pluriennale
finanziato dall’Ateneo
di Bologna: Reti radio
multimediali.

NODO GPRS
Field Trial

WAP LAB
Siemens

GPRS – General Packet Radio Service


Oggi testiamo il futuro – Aprile 2000: Trial
Project a Roma • Sistema completo: parte
radio + rete a pacchetto • Laboratorio WAP
dedicato • Copertura radio di un edificio e
di un centro espositivo • Prove di laborato-
rio • Prove in campo con utenza amica. Terminal
GPRS Server WAP

Radio Base
ROMA
Siemens Information and
Communication Networks S.p.A.

Antenne Adattative –
Stazione Base B La funzione di direttività
Base Station B dell’antenna si adatta
automaticamente alla
posizione geografica
dei mobili attivi.
Tale funzione è
Stazione Base A massimizzata nella
Base Station A direzione dell’utente
servito (linee rosse)
e minimizzata nelle
direzioni degli utenti
interferenti (linee blu),
che utilizzano le stesse
Utente B
risorse in aree
User B adiacenti.

Stazione Base C
Base Station C

Utente C Utente A
User C User A

Siemens Information and


Communication Networks S.p.A.

96
Laboratorio Nazionale di
comunicazioni
multimediali: LABNET,
rete di laboratori per
telemisura del CNIT.

Missioni
scientifiche
dell’Agenzia
Spaziale Italiana
(ASI): Progetto
David.

medialità, finanziato da MURST e CNR, e del progetto plu-


riennale finanziato dall’Ateneo di Bologna nel settore delle re-
ti radio multimediali. Per un maggior approfondimento si rin-
via al sito CSITE, ai seguenti indirizzi: http://www-
csite.deis.unibo.it, http://www-csite.deis.unibo.it/ht5pc/.
La presentazione è infine completata dai contributi proposti
da Agilent Technologies, Agenzia Spaziale Italiana, ComSat,
Eutelsat, Laboratorio di Comunicazioni Multimediali del CNIT
(Napoli), Siemens ICN, Sinform.
Le telecomunicazioni multimediali costituiscono, in conclusio-
ne, una delle aree di rilevante interesse, sia scientifico, sia in-
dustriale nello scenario attuale della ricerca del settore. È
quindi auspicabile un maggior impegno del Governo nel fi-
nanziamento della ricerca nelle aree strategiche dei sistemi di
telecomunicazioni a larga banda, fissi e mobili, per l’incre-
mento della conoscenza, quindi della tecnologia e dei servizi
disponibili, e per un indubbio impulso allo sviluppo e all’eco-
nomia del Paese.

Ricerca basata
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

sul contenuto
nelle basi di dati
multimediali.

97
R. Ambrosini
S. Montebugnoli
M. Nanni

il radiotelescopio di medicina
RADIOASTRONOMIA alla galassia ellittica NGC326. Per saperne di più:
L'astronomia tradizionale è essenzialmente la storia delle stel- http://www.ira.bo.cnr.it
le in quanto esse producono quasi tutta la luce visibile che ci Il radiotelescopio è lo strumento usato dai radioastronomi per
raggiunge dallo spazio. La radioastronomia ci dà una pro- ricevere la debolissima emissione di onde radio da parte di
spettiva radicalmente diversa. Le stelle normali praticamente sorgenti celesti. La ricezione è resa possibile per via dell’uso di
non producono onde radio; il cielo radio invece è dominato grandi antenne, di ricevitori particolarmente sensibili ma so-
dall'emissione della nostra Galassia ed è punteggiato da nubi prattutto perché alcune porzioni dello spettro elettromagneti-
brillanti: le radiosorgenti. Alcune delle più grandi e brillanti co, dalle VHF alle micro-onde, sono state riservate alla radioa-
sono nebulose galattiche, ma la maggioranza si trova molto stronomia: tali bande debbono essere mantenute prive di
più lontano della nostra Galassia. Queste radiosorgenti extra- emissioni terrestri che, se presenti, “accecherebbero” il radio-
galattiche sono associate a galassie distanti e a quasar. telescopio.
La radioastronomia studia l'universo alle lunghezze d'onda ra- I radiotelescopi dell’Istituto di Radioastronomia del CNR di Bo-
dio, nella banda dello spettro elettromagnetico che va dalla logna attualmente operano su diverse bande di frequenza
decina di metri ai millimetri di lunghezza d'onda. Il primo stru- comprese tra 300MHz e 48GHz. I problemi legati alla presen-
Immagine radio
ottenuta con il mento che ha rivelato onde radio provenienti dalla nostra Ga- za di interferenze-radio si riscontrano maggiormente nelle
Very Large Array. lassia fu costruito da Karl Jansky intorno al 1930. Le prime os- bande UHF ed SHF, non lontano dalle fortissime emissioni ra-
servazioni radioastronomiche si propo- diofoniche FM, televisive, radar, telefoniche/cellulari, ponti-ra-
nevano di disegnare una mappa del dio ecc. che usano apparati di trasmissione con potenze mol-
cielo radio e i radioastronomi hanno to elevate e non sempre prive di componenti armoniche o
classificato le radiosorgenti assegnando spurie che ricadono nelle bande radioastronomiche, compro-
ad ognuna di esse nome, posizione ed mettendone gravemente l’uso. Si consideri il confronto tra un
intensità di emissione nella banda ra- segnale radio FM ed uno celeste. Il rapporto fra le loro inten-
dio. I cataloghi prodotti contengono sità vale 1015 (un milione di miliardi)!
decine di migliaia di oggetti. Presso la Stazione Radioastronomica di Medicina (Bologna) è
La costruzione di radiotelescopi sempre operativo un centro per il controllo delle interferenze, dove
più sensibili ha permesso di scoprire e quotidianamente viene verificata la pulizia delle bande ra-
studiare in dettaglio la struttura di un dioastronomiche comprese tra 300MHz e 2500MHz. Il siste-
gran numero di radiosorgenti. Le radio- ma ricevente è costituito da un insieme di antenne direttive,
sorgenti più numerose nello spazio so- fissate su un supporto rotante, posto sulla sommità di una
no sorgenti come la nostra Galassia, torre alta 22 m. Il segnale interferente ricevuto, dopo una am-
nelle quali le onde radio provengono plificazione ed un filtraggio, viene trasferito nel sottostante
dalle braccia a spirale e da altre regioni contenenti stelle gio- centro di ascolto, dotato di strumentazione di misura, che
vani e massicce. Le onde radio sono prodotte nel gas inter- permette di rilevarne la direzione di provenienza e quindi la
stellare quando è violentemente perturbato dalle esplosioni di identificazione. Le emissioni indebite vengono poi segnalate
supernova. La figura in alto a sinistra mostra l'immagine radio all’Ispettorato Regionale del Ministero delle Comunicazioni
Emissione radio
della Galassia ottenuta con il “Very Large Array” della galassia M81, lonta- che provvede a termini di legge. Quando l’identificazione del
ellittica NGC 326. na circa 11 milioni di anni luce dalla Terra. L'immagine mostra segnale non è possibile da una singola postazione fissa, si ren-
l'intensità dell'emissione di idrogeno neutro; il rosso indica l'e- de necessario l’impiego dello speciale furgone attrezzato per
missione radio più forte e il blu quella più debole. Il 99% del- rilievi radio-elettrici, col quale il gruppo tecnico si sposta nei
le radiosorgenti più potenti del cielo è costituito dalle "radio- luoghi più idonei per completare l’accertamento. Tale veicolo
sorgenti classiche". Qui l'emissione è dovuta a elettroni rela- dispone di un sistema di alimentazione elettrica completa-
tivistici intrappolati in campi magnetici. Queste radiosorgenti mente autonomo che permette di avere la strumentazione at-
sono costituite da una componente compatta chiamata nu- tiva anche in condizioni di marcia. Esso è inoltre dotato di un
cleo e coincidente con la galassia o quasar e da due getti che palo estensibile fino all’altezza di 12 m., orientabile manual-
vanno ad alimentare due regioni molto lontane situate ben mente, sul quale si installa il sistema ricevente. L’indicazione
fuori della galassia visibile otticamente. L'energia che alimen- della direzione del puntamento dell’antenna è resa possibile
ta l’intera radiosorgente viene prodotta nel nucleo, in una re- utilizzando sia un sistema di lettura digitale (AD encoder), sia
gione di dimensione di qualche anno luce e viene trasportata
attraverso i getti a distanze di centinaia di migliaia di anni lu-
ce. La figura qui a sinistra mostra la radiosorgente associata

Radiotelescopio Croce del Nord. Vista sul


ramo est-ovest e parte del ramo nord-sud.
Grafico sottostante:
Spettro elettromagnetico: a sin. sono
indicate le radiazioni a bassa frequenza
(onde radio), procedendo verso dx,
all’aumento della frequenza, si hanno le
radiazioni infrarosse, visibili, ultraviolette,
X e Gamma (γ). 98
Mappa dei siti
dei principali
Radiotelescopi
nel mondo.

un sistema visivo, tramite una bussola di precisione. L’esatta


localizzazione del segnale interferente può richiedere diversi
rilevamenti radiogoniometrici.

ASTROFISICA E GEODESIA CON IL VLBI


L'interferometria radio a lunghissima base (VLBI, Very Long
Base Interferometer) è una sofisticata tecnica di osservazione
grazie alla quale è possibile simulare un radiotelescopio gran- Immagine radio del Quasar 3C 216.
de come tutta la Terra. Utilizzando il principio fisico dell'inter-
ferometria e la rotazione terrestre, con un insieme di radiote-
lescopi distribuiti su tutta la Terra è possibile "vedere" le re- SISTEMI DI ANALISI DATI PER RADIOASTRONOMIA Primo risultato
gioni nucleari di galassie e quasar lontanissimi da noi e deter- L’evoluzione della radioastronomia è legata allo sviluppo di nuo- scientifico ottenuto
con il “Correlatore
minarne la posizione con una accuratezza migliore del mille- ve tecnologie in vari campi della fisica. In questi anni l’Istituto di EVN MKIV”
simo di secondo d'arco. A questo proposito si veda la mappa Radioastronomia di Bologna ha realizzato, in collaborazione
del mondo con indicati i radiotelescopi. In questa immagine con i maggiori enti radioastronomici mondiali, il più potente
(in alto a sinistra) del planisfero sono stati indicati i siti dove si correlatore VLBI esistente, cioè un nuovo super-calcolatore de-
trovano le antenne radioastronomiche che fanno parte della dicato alla elaborazione contemporanea dei dati registrati su
rete mondiale di VLBI e i principali centri di elaborazione dati. nastro in 16 radiotelescopi distribuiti sulla superficie terrestre.
Durante una osservazione VLBI un certo numero di radiotele- Nell’immagine (v. sotto a sinistra) si può vedere la sala di con-
scopi (di solito da 10 a 20) osservano simultaneamente lo trollo del correlatore europeo EVN (European VLBI Network) a
stesso oggetto extragalattico. In ciascun osservatorio, il se- Dwingeloo-Olanda: si possono notare le 16 unità nastro per
gnale radioastronomico viene registrato su nastri magnetici e la lettura dei dati registrati presso i vari radiotelescopi. I dati
successivamente viene correlato in appositi centri. letti vengono poi, previa sincronizzazione, inviati alla unità di
Per fornire un esempio si veda l’immagine radio di 3C 216. correlazione (situata in un apposito locale opportunamente
Questa immagine (in alto al centro), un quasar che dista da refrigerato) che effettua l’elaborazione matematica che per-

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


noi circa dieci miliardi di anni luce è un tipico esempio del ri- mette di estrarre le mappe radio della zona di cielo osservata.
sultato di una osservazione VLBI: riusciamo a vedere dettagli Nell’eseguire la correlazione questo super-computer ha una
di una regione vicinissima a quella in cui viene prodotta gran potenza di calcolo comparabile ad un migliaio di computer di
parte dell'energia in tutta la banda dello spettro elettroma- tipo Pentium III.
gnetico. Da questa immagine siamo in grado di dire che l'e- A dimostrazione dell’attività di ricerca a Bologna si veda la
missione radio viene prodotta in una zona nucleare e che si scheda SUIM (Station Unit Interface Module): È una delle di-
propaga nello spazio circostante con velocità assai prossima a verse schede elettroniche del correlatore, progettate e realiz-
quella della luce sotto forma di "getto". Vediamo inoltre che zate dall’Istituto di Radioastronomia. I dati letti da ciascuna
questo getto piega bruscamente a circa 150 anni luce dalla unità nastro (1536 Megabits al secondo), vengono elaborati
regione in cui è stato prodotto, e questo, unitamente ad altre da una SUIM che, dopo avere effettuato un primo controllo
grandezze derivabili dalle osservazioni radioastronomiche, ha sulla qualità dei dati, li invia all’unità di correlazione vera e
portato ad ipotizzare una interazione tra gli elettroni radioe- propria. La necessità di integrare numerose funzioni all’inter-
mittenti ed il gas e campo magnetico interni al quasar. no della scheda, la grossa mole dei dati da gestire e l’alta ve-
Altra importante applicazione è quella che consente di rileva- locità di elaborazione, hanno richiesto l’uso delle più moder-
re i moti delle placche terrestri. Infatti attraverso la tecnica ne tecnologie ed in particolare di circuiti programmabili, tec-
VLBI è stato determinato un insieme di quasar lontani da uti- nologie a montaggio superficiale e schede a circuito stampa-
lizzare come sistema di riferimento inerziale. Diventa possibi- to a 8 strati. Oltre alle 16 schede usate nel correlatore EVN,
le allora misurare i moti relativi tra diversi punti sulla superfi- ne sono state prodotte altre 32 che verranno usate in 2 cor-
cie terrestre. Questo è estremamente importante per seguire relatori attualmente in costruzione negli USA.
i movimenti delle placche terrestri (tettonica). Con questa tec- Come primo risultato scientifico ottenuto con il “Correlatore
Scheda SUIM
nica è possibile ottenere risultati, espressi vettorialmente, do- EVN MKIV” (foto in alto a destra) si può citare il seguente. È (Station Unit
po una serie di campagne osservative. La lunghezza di ogni stata rivelata per la prima volta la presenza di atomi di idro- Interface Module)
vettore è proporzionale alla velocità di spostamento, e la di-
rezione del vettore indica la direzione dello spostamento stes-
so. Per saperne di più: http://www.ira.bo.cnr.it

Sala di controllo
del correlatore
europeo EVN
(European VLBI
Network)
Dwingeloo, Olanda

99
Amplificatore
criogenico.

MODELLO AGLI ELEMENTI FINITI (FEA) DELLA STRUTTURA


Schema di MECCANICA DELL’ANTENNA
funzionamento Il modello matematico permette anche di calcolare le flessio-
di un riflettore ni (elastiche) della struttura, dovute al suo stesso peso, quan-
parabolico.
do l’antenna ruota in elevazione, per inseguire il moto nel cie-
lo delle sorgenti radio. Per compensare questo effetto, ven-
geno a 20 anni luce dal buco nero presente all’interno del nu- gono aggiustati in tempo reale i 1116 attuatori elettromecca-
cleo della galassia NGC 4261, distante dalla terra 100 milioni nici, a cui sono fissati i pannelli di alluminio che costituiscono
di anni luce. L’immagine mostra la sovrapposizione della foto la superficie dello specchio primario.
ripresa con il telescopio spaziale (Hubble), con l’immagine ra- Il modello teorico non è tuttavia sufficientemente accurato
dio del nucleo, ed il grafico che evidenzia la riga di assorbi- per operare fino a 100GHz (λ=3mm). Si prevede di utilizzare
mento alla frequenza dell’idrogeno, ottenute con la tecnica un sistema di metrologia Laser e di altri sensori per conosce-
“VLBI” della zona adiacente al nucleo. Le osservazioni sono re, in tempo reale, la posizione relativa dei singoli pannelli en-
state effettuate con i radiotelescopi di Medicina-Bo e Noto-SR tro 50µ e rispetto a dei riferimenti fissi a terra, per avere la
(Italia), Westerbork (Olanda), Effelsberg (Germania), Torun massima efficienza di riflessione dello specchio e conoscere la
(Polonia) e Jodrell Bank (Gran Bretagna). I dati registrati su na- reale direzione di puntamento dell’antenna.
stro nei suddetti radiotelescopi sono quindi stati correlati ed
analizzati con il nuovo correlatore europeo. Per saperne di più: COME LE SUPERFICI RADIO-RIFLETTENTI
• http://www.ira.bo.cnr.it CNR Istituto di Radioastronomia - CONCENTRANO IN TRE ZONE FOCALI L’ENERGIA
Stazione VLBI di Medicina-Bo DELLA RADIAZIONE INCIDENTE
• http://www-radiotelescopio.bo.cnr.it CNR Istituto di A questo riguardo si veda lo schema in basso, a destra.
Radioastronomia - Radiotelescopio di Medicina-Bo I raggi della sorgente (paralleli, perchè provenienti da distan-
• http://www.jive.nl The Joint Institute for VLBI in Europe za praticamente infinita) sono riflessi dal primario in un unico
(JIVE) Dwingeloo-Olanda. punto (F1). Da qui, se non intercettati da un ricevitore per le
bande di frequenza più basse, proseguono verso il subriflet-
SRT - SARDINIA RADIO TELESCOPE tore, che li ridirige verso (F2), il fuoco Gregoriano, dove una
Il più grande radiotelescopio italiano verrà installato in Sarde- torretta rotante può inserire uno dei ricevitori a frequenze più
gna, 35Km a Nord di Cagliari. Il diametro di 64 metri, le tec- elevate. Infine un sistema di rifocalizzazione con due specchi
niche avanzate di progettazione e la capacità di ricevere se- più piccoli viene utilizzato dai ricevitori a bande intermedie e
gnali radio compresi fra 300MHz e 100GHz ne faranno uno dal sistema di trasmissione per le sonde interplanetarie. Il gra-
degli strumenti europei più sensibili, efficienti e versatili. fico in bianco e nero mostra come una semplice rotazione del-
Oltre alle ricerche di Radioastronomia, SRT contribuirà all’e- lo specchio centrale (inclinato) permette di “puntare” uno dei
Ampolla di un splorazione del nostro sistema solare ed a misure di Radio quattro ricevitori della terza zona focale.
orologio atomico.
Radiotelescopio di Scienza, tramite l’inseguimento di sonde interplanetarie ESA
Medicina (EU) e NASA(USA). RIFERIMENTI ATOMICI LOCALI PER TEMPO E FREQUENZA
(Bologna). Per saperne di più: Programmi di ricerca con risoluzioni di misura estremamente
•http://www.ira.bo.cnr.it/srt/index.html elevate come il VLBI radioastronomico e geodinamico oppure,
•http://www.nrao.edu nel campo spaziale, la ricerca di una evidenza sperimentale di
•http://www.jpl.nasa.gov/cassini/ Onde Gravitazionali, test di relatività generale o lo studio del-
•http://www.jpl.nasa.gov/cassini/Scien- la struttura degli anelli di Saturno, richiedono l’utilizzo di un
ce/MAPS/RSSt.html campione di frequenza e di tempo con caratteristiche assolu-
tamente eccezionali.
SRT utilizzerà due campioni Maser ad Idrogeno a cui si deve
asservire un Oscillatore Criogenico a Zaffiro, per migliorarne la

Schema di funzionamento
delle superfici radio-riflettenti
di un radiotelescopio.

Modello agli elementi finiti (FEA)


della struttura meccanica dell’antenna.

Tutte le immagini di questo articolo


sono dovute alla cortesia dell’Istituto di
Radioastronomia del CNR di Bologna.

100
Schema a blocchi
(semplificato) per
osservazioni SETI, Search for
Extra Terrestrial Intelligence.

ricerca nel campo delle telecomunicazioni


stabilità a corto termine. La duplicazione dei campioni atomi- vantaggioso osservare? Per osservazioni basate a terra la ban-
ci mira a garantire la continuità della scala di tempo locale an- da dello spettro elettromagnetico più adatta è quella radio. In
che in occasione di eventi unici, come gli esperimenti spazia- particolare le frequenze comprese tra 1 e 10 GHz sono le me-
li, o di particolari fenomeni cosmologici. Inoltre il confronto no “disturbate“ dal rumore di origine cosmica. Le onde radio,
diretto fra loro è anche l’unico metodo per verificare, in tem- inoltre, sono caratterizzate dal fatto di potere attraversare re-
po reale, il loro corretto funzionamento. Questa strumenta- gioni dello spazio opache ad emissioni presenti in altre bande
zione è già stata sviluppata presso i laboratori bolognesi, e si dello spettro elettromagnetico. Per questo tipo di ricerca ven-
affiancherà a quella dei principali istituti di metrologia europei gono impiegate le grandi antenne dei radiotelescopi perché
ed internazionali. La scala di tempo locale sarà mantenuta sin- un eventuale segnale, emesso da una ipotetica civiltà extra-
cronizzata con quella del Tempo Coordinato Universale (UTC) terrestre, arriverebbe sulla nostra terra con una intensità in-
con tecniche GPS e distribuita a tutti i possessori di un calco- credibilmente bassa.
latore (anche da casa) via Internet. Fino a che distanza l’attuale tecnologia permette di indagare?
Una ipotetica civiltà extraterrestre ad appena 100 anni luce
ANALISI DEL SITO COME TRASPARENZA ATMOSFERICA che decidesse di inviare un segnale radio in tutte le direzioni
A MICROONDE per farsi sentire, dovrebbe trasmettere con una potenza di
Un sito radioastronomico deve essere caratterizzato da un 66.000.000.000 watt per rendere possibile, sulla Terra, la ri-
basso livello di interferenze da emittenti locali e da una buo- cezione con una antenna di 300 m di diametro collegata ad
na trasparenza dell’atmosfera nelle bande delle frequenze uti- un sensibilissimo ricevitore/analizzatore di spettro. Se la stessa
lizzate dal radiotelescopio. Per tutto il 1999 un radiometro “a civiltà fosse a conoscenza della nostra presenza (cosa estre-
vapor d’acqua” (WVR water vapor radiometer) ha effettuato mamente improbabile), le basterebbe puntare verso la Terra
continue scansioni del cielo dall’Osservatorio di Cagliari (vedi un’antenna parabolica di 300 m di diametro ed inviare un se-
Foto), non lontano quindi dal sito scelto per SRT. Il grafico mo- gnale di appena 3.300 watt per essere rivelato con le stesse
stra come per periodi di tempo considerevoli, in mesi quasi in- apparecchiature del caso precedente. Noi, da terra, non sa-
vernali, l’attenuazione sul segnale radioastronomico può premmo comunque a che frequenza sintonizzarci, dove pun-
mantenersi al disotto di qualche percento, anche a 31GHz. tare le antenne, in che modo ed in quale momento osservare.
Il progetto della misura, raccolta e analisi dei dati è una colla- In base alle considerazioni precedenti, non sarebbe plausibile
borazione fra IRA-Bologna, FUB-Roma, e SAC-Cagliari. chiedere costoso “tempo antenna” per una osservazione di
Per saperne di più: cui non se ne conoscono le modalità operative. L’approccio
• http://www.accessone.com/~thinkman/dimension4 migliore (a basso costo) al programma è quello basato sulla
Programma di sincronizzazione automatica per PC “filosofia” dell’ osservazione SETI, effettuata in parallelo alle Ricevitore 43 GHz,
dispositivo che
• Utclock.bo.infn.it Riferimento di Tempo UTC primario normali attività in corso alla antenna parabolica VLBI della Sta- converte la debole
disponibile anche ora zione Radioastronomica di Medicina-Bo. Una parte del se- energia
• M. Sandri, R. Ambrosini, "Probabilità cumulative e serie gnale radioastronomico viene “convogliata” verso il sistema elettromagnetica in
segnale elettrico, e
temporali di opacità con radiometro WVR da Cagliari per Serendip IV (15 MHz BW @ 24.000.000 di canali) che cerca, lo amplifica.
l'anno 1999", Rapporto Int. IRA 296/00, Gennaio 2000. in quelle condizioni osservative, la presenza di un segnale mo-
nocromatico che, per considerazioni di varia natura, sembra
“SIAMO SOLI NELL’ UNIVERSO?”: IL PROGRAMMA SETI essere il più adatto ad essere impiegato per questo scopo. Lo
La scoperta di nuovi pianeti extrasolari e di molecole prebioti- stesso sistema, inoltre, fornisce preziose informazioni sulla si-
che negli spazi interstellari, induce a pensare che la vita, come tuazione delle interferenze radio che gettano ombre sul futu-
noi la intendiamo, possa essere un fenomeno non unico. ro della radioastronomia.
Il SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) è un programma Per saperne di più:
internazionale che si propone di indagare, con l’ uso di gran- • http://medvlbi.ira.bo.cnr.it CNR Istituto di Radioastronomia
di radiotelescopi, la banda delle microonde alla ricerca di se- - Stazione Radioastronomica di Medicina-Bo Interno della
gnali radio provenienti da eventuali civiltà extraterrestri. Nato • http://www.seti.org camera focale
alla NASA negli anni 60 e sospeso nell’ Ottobre 93, è ora ge- • http://www.seti-inst.edu/game/Welcome.html dell’Antenna
Parabolica di
stito dal SETI Institute che opera in base a donazioni private. • “Seti in Italia”, “Le Scienze”- Aprile 97. Medicina
Attraverso quale finestra dello spettro elettromagnetico è più • “Siamo Soli nell’Universo?”, “Newton” - Giugno 98 (Bologna).

a sinistra:
Radiometro a
vapor d’acqua.

a destra:
Grafico ottenuto
con un Radiometro
a vapor d’acqua a
Cagliari.

101
F. Bocchi

il p rogetto 2D,3D,4D, p rogetto Nu.M.E.


consorzio università-citta, bologna 2000, cineca

LE TRE DIMENSIONI DELLO SPAZIO E QUELLA DEL TEMPO gnalare nella maniera più inequivocabile possibile che si trat-
Oggi le nuove tecnologie informatiche e telematiche permet- ta di ipotesi e non di elementi documentati.
tono di trasferire i risultati delle ricerche non solo per mezzo La costruzione di un modello tridimensionale vettoriale quin-
della stampa, ma anche con veicoli diversi dai libri (CD-rom, di richiede di per se stessa una ricerca estremamente appro-
pagine web). Inoltre permettono di raggiungere risultati che fondita, pena l’insuccesso dell’operazione: la necessità di
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

non si sarebbe mai pensato di raggiungere fino a pochi anni chiudere ogni tassello, di fornire un’immagine complessiva,
fa. Mi riferisco non solo alle applicazioni di base di dati e alla ma con tutti i dettagli al loro posto, anche quelli ambientali,
loro elaborazione mediante programmi di gestione ormai ca- costringe lo studioso ad indagare in tutti i settori, a mettere in
pillarmente diffusi, cui si è accennato in precedenza, ma a campo tutte le metodologie e le risorse umane e culturali
quella che ritengo essere la nuova frontiera della ricerca sulla disponibili, dai rilievi architettonici ai componenti edili, dalle
storia della città, che è data dalla ricostruzione elettronica tri- informazioni sugli andamenti meteorologici ai disastri sismici,
dimensionale dell’habitat urbano e delle sue trasformazioni dalle condizioni dell’illuminazione alle strutture dei materiali e
storiche. Il risultato sarà una città in quattro dimensioni, dove, alla loro reazione all’umidità e all’irraggiamento solare, per
alle tre dimensioni dello spazio, si aggiunge quella del tempo. non parlare delle ricerche storiche vere e proprie che ovvia-
Prima di tutto è necessario dare qualche esempio di quello mente sono alla base di tutto.
che si intende per “ricostruzione elettronica tridimensionale” Queste nuove metodologie consentono anche di raggiungere
e quello che se ne può fare dal punto di vista storico. un risultato che di solito la ricerca storica non riesce a conse-
Il primo elemento da illustrare è la necessità di invertire la guire: la verifica delle ipotesi di lavoro. Valga questo esempio.
marcia cronologica della ricerca: non più dai tempi più lonta- Uno dei momenti più significativi della storia della città è rap-
ni a quelli più vicini, ma è necessario procedere a ritroso nel presentato dagli sviluppi realizzati nel Medioevo e dalla siste-
tempo. Infatti, trattandosi di un sistema visuale che non con- mazione che ogni città ha saputo dare ai servizi. Uno dei temi
sente lacune, che non permette di abbandonare nell’oblio delle ricerche su Bologna, che ha richiamato l’attenzione degli
qualche parte e che non può lasciare spazio all’immaginazio- studiosi, è quello relativo al sistema idrologico. Nel Duecento
ne, è opportuno partire dalla realtà attuale, che possiamo co- era stato messo a punto un sistema di pulizia delle strade ur-
gliere nel suo complesso e nella sua interezza, grazie alla pos- bane che, come dicono gli statuti del 1250 e del 1288, con-
sibilità di “girare” attorno agli edifici e magari di penetrare sentiva di dare l’acqua ad ogni strada per il lavaggio una volta
anche all’interno, se ci sono le fonti e le risorse per farlo. Co- ogni 15 giorni. Si trattava ovviamente di un sistema molto
sì, ottenuta la base geometrica che costituisce lo scheletro del complesso che era condizionato non solo dalle risorse idriche,
modello tridimensionale vettoriale, è possibile mantenere co- ma anche dalla giacitura del terreno urbano, quindi dalle quo-
me riferimento spaziale e strutturale la realtà nota e a passo te altimetriche delle singole strade, nonché dalla qualità della
a passo modificare gli oggetti urbani testimoniati dalle fonti, pavimentazione. A progetto ultimato forse si potrà simulare il
sempre tenendo come base fissa e inalterabile il principio che funzionamento, cosa che consentirà di dare validità alle ipote-
si ricostruisce solo quello che le fonti permettono di ricostrui- si che lo storico avrà proposto nella ricostruzione del modello.
re e se lo storico vuole proporre qualche ipotesi, lo può ov- Se però l’esperimento darà esito negativo, si dovranno percor-
viamente fare, ma solo a condizione che sia in grado di se- rere nuove strade, fare nuovi tentativi, fintanto che i risultati
non saranno soddisfacenti. A quel punto si sarà ottenuto un
prodotto che la comunità scientifica osserverà considerando
che ha superato un test che è tipico delle scienze esatte.
La validità di queste ricerche inoltre non si misurerà solo sul
piano della conoscenza, ma potrà avere anche interessanti ri-
cadute su quello didattico. Continuando l’esempio preceden-
te, se il prodotto realizzato sarà opportunamente trattato, l’e-
ventuale “visitatore” della città virtuale potrà intervenire di-
rettamente per simulare la destinazione delle acque in un
quartiere della città o in un altro, con conseguente valutazio-
ne delle linee di massima pendenza, delle necessità di far sca-
valcare con sistemi idraulici corsi d’acqua da altri corsi d’ac-
qua, tenendo conto dei periodi di siccità e del regime delle
piogge. Si tratta di forme “laboratoriali” di attività didattica
che possono avere molto successo, facendo accettare, insie-
me agli aspetti “ludici” di questo lavoro anche i contenuti

Immagini dalle Demo Mu.V.I.,


Museo Virtuale della vita quotidiana
a Bologna nel XX secolo.

102
nella pagina:
Immagini dalle
Demo del Reality
Center del Cineca,
Bologna

complessi della Storia. Sempre per l’età medievale, ma anche Quello che si vedrà è solo la parte emergente di un grande la-
per l’età moderna e contemporanea, i settori che virtualmen- voro scientifico e di applicazioni informatiche sofisticatissime
te possono essere indagati potrebbero essere molti (sistema che non sono percepite dal "visitatore", ma che sono la base
delle zonizzazioni industriali per garantire la qualità delle ac- dei risultati conseguiti: ogni sia pur minimo segno, disegno e
que e dell’aria; sistema di smaltimento dei rifiuti urbani e in- movimento deriva da ricerche storiche molto approfondite,
dustriali; servizi pubblici messi in atto dai governi locali o da- perché è proprio la qualità della ricerca storica, prima ancora
gli enti ecclesiastici: mulini, scuole, ospedali, illuminazione, delle elaborazioni informatiche, che fa la differenza fra un
bandi, fogne, selciati). È però evidente che tutti questi temi lo prodotto multimediale a larga diffusione, come tanti ce ne so-
storico non li può affrontare da solo, ma ha bisogno di esse- no attualmente in commercio, e il progetto Nu.M.E.
re affiancato da specialisti di altre discipline, anche molto lon- Anche la ricerca storica, nel senso più strettamente scientifico
tane dalla storia, come per esempio l’idraulica, la geologia, la di "attività per addetti ai lavori", riceve un impulso formida-
petrografia. bile da questo tipo di applicazioni. Infatti la necessità di rico-
struire graficamente un edificio o un comparto urbano non
Nu.M.E.: IL MUSEO VIRTUALE DELLA CITTÀ DI BOLOGNA più esistenti porta di conseguenza lo storico ad approfondire
Un esempio applicativo delle metodologie di ricostruzione tri- sempre più le sue ricerche, se vuole evitare lacune nelle rico-
dimensionale di una città, a cui sono aggiunte le trasforma- struzioni. Così, mentre se si scrive o si dice: "in piazza di Por-
zioni avvenute nel tempo, è quello che si sta realizzando a Bo- ta Ravegnana alla fine del Duecento c’erano le case con il por-
logna. Infatti è in via di approntamento il museo virtuale della tico di legno", può essere sufficiente, invece quando si dise-
città, noto con l’acronimo Nu.M.E., Nuovo Museo Elettronico. gna bisogna avere notizia anche delle altezze degli edifici, del
Tutte le città, grandi o piccole, soprattutto all’estero, hanno numero delle colonne, delle aperture nei muri, del tipo di ma-
organizzato un “museo della città”, nel quale vengono rac- teriali. Se poi si ricostruisce tridimensionalmente bisogna an-
colti gli oggetti che si ritiene possano illustrare la storia della che conoscere la forma dei tetti, le parti interne e quelle cor-
comunità e le trasformazioni che la struttura urbana ha subi- tilive, le altezze dei portici e la forma degli intradossi. Tutte
to. Mettere in un museo una città è però molto difficile: di so- queste esigenze contribuiscono in maniera determinante ad
lito si espongono documenti cartacei e mappe, insieme con acuire la ricerca, perché costringono lo storico ad individuare
modellini di edifici e quegli oggetti urbani o quegli arredi ar- nuove fonti, a cercare confronti. Ma se alla fine non sarà sta-
chitettonici che possono essere contenuti in un ambiente to possibile ottenere le notizie che si vorrebbero avere, one-
chiuso. Si tratta di oggetti e di strumenti che servono a far av- stamente sarà lasciata una traccia inequivocabile che indichi
vicinare solo idealmente il visitatore alla città, ma la città nel chiaramente quello che è testimoniato dalle fonti e quello che
suo complesso resta fuori dal museo. Il museo elettronico ha è frutto di ricostruzione ipotetica.
lo scopo di mettere a disposizione del visitatore l’intera città Nella parte di ricostruzione eseguita fino ad ora è presente an-
attuale, ricostruendola nelle tre dimensioni dello spazio. Se ne che lo stato di piazza di Porta Ravegnana al 1294, data in cui
ottiene un ambiente in cui, utilizzando la cloche di manovra, fu redatto uno dei Libri terminorum conservati presso l’Archi-
è possibile passeggiare a terra o volare a mezz’aria o sui tetti, vio di Stato di Bologna, cioè la misurazione di tutti i fronti
per cogliere l’insieme o un particolare. Questa è già una città stradali e delle parti aeree che sporgevano oltre i paletti (ter-
"virtuale", perché ne sono state cancellate le superfetazioni mini) che indicavano la linea di confine fra lo spazio pubblico
(insegne, cartelli stradali, cassonetti, auto in sosta e in movi- della piazza e quello privato delle case. Sono pervenute diver-
mento, ecc.), in modo da restituire al visitatore la vera essen- se redazioni dei Libri terminorum effettuate durante il XIII se-
za urbana. Diventa un museo nel momento in cui alle tre di- colo, rese necessarie dalle periodiche ricognizioni che veniva-
mensioni dello spazio si aggiunge la quarta dimensione, quel- no effettuate per verificare che i termini non fossero stati abu-
la del tempo. La modellazione che ha permesso la ricostru- sivamente spostati. Tali ricognizioni riguardavano gli spazi
zione degli edifici non più esistenti e il sistema di navigazione pubblici delle piazze del mercato e delle mura della città. Per
consentono di far emergere in un ambiente storicizzato quan- necessità di cose il documento riporta misure e indicazioni
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

to del passato è stato distrutto o di far scomparire quanto an- strutturali degli edifici, segnalando con precisione se il termi-
cora non c’era nella fase storica che viene visualizzata. ne era collocato presso il gesso su cui era impostata la colon-
Una “macchina del tempo”, presente nella barra degli stru- na del portico, di quanto sporgeva il "lignamine grosso", cioè
menti, permette al visitatore di scegliere il momento storico in la trave portante il solaio del primo piano, e di quanto spor-
cui desidera fare la sua passeggiata elettronica nella città: so- geva la gronda, se c’erano panche addossate alle pareti o
no già disponibili Piazza di Porta Ravegnana con le torri Asi- banchi di attività commerciali.
nelli e Garisenda e le vie circostanti, dove possono essere evo- Si tratta di un documento di grande rilevanza storica, perché
cate dalla storia la Cappella della Croce (IV-XVIII secolo) e tre da un punto di vista politico segna il grande impegno che
torri medievali abbattute all’inizio di questo secolo, nonché le l’amministrazione pubblica metteva nel difendere gli spazi
mura di selenite che circondavano Bologna a partire dal V se- pubblici dagli abusi, tanto che non si è lontani dal vero ipo-
colo d.C. tizzando che si tratti di un vero e proprio condono edilizio,

103
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

perché, registrando la situazione di fatto, che in quel mo- sullo “sviluppo sostenibile”. Inoltre, essendo ogni edificio
mento era già considerata “storica”, si chiudeva la partita con georeferenziato ed essendo ricostruito con quel rigore nei ri-
il passato, ma erano stati messi in atto gli strumenti per non lievi architettonici e nell’analisi delle fonti storiche di cui si è
consentire più nel futuro incongrue invasioni di spazi pubbli- detto, può consentire anche elaborazioni di tipo diverso da
ci. Dal punto di vista delle trasformazioni storiche di quella quelle della fruizione “culturale”. Sul modello vettoriale delle
parte della città il Liber consente di individuare sufficienti ele- Due Torri - cioè lo scheletro geometrico su cui sono state ap-
menti per realizzare una ricostruzione per ora solo schemati- plicate le foto degli edifici o è stata ricostruita la superficie -
ca, ma che permette, nel confronto con la situazione dei tem- possono essere effettuati i calcoli della staticità, si possono si-
pi successivi già disponibile, di valutare la misura e la dimen- mulare le condizioni di tensione e di tenuta dei materiali in ca-
sione dell’edilizia medievale. Però, per ora, le case della piaz- so di terremoto o di passaggio di mezzi pesanti nelle imme-
za di Porta Ravegnana della fine del Duecento non hanno né diate vicinanze, si può valutare l’impatto del traffico o defini-
porte, né finestre, né comignoli, perché nessuna fonte è sta- re i percorsi delle reti tecnologiche. Tutti questi elementi non
ta reperita che consenta di fare una ricostruzione certa dei potranno che essere validi strumenti per gli amministratori
particolari, mentre è certissimo il posizionamento degli edifici pubblici quando sono chiamati a fare delle scelte che riguar-
e la loro struttura complessiva. La ricostruzione degli edifici è dano gli interventi sul centro storico della città.
georeferenziata (coordinate spaziali: latitudine, longitudine, Il mondo del terzo millennio sarà collegato con reti a larga
altitudine) e si avvale dei controlli incrociati con l’applicazione banda che permetteranno ad un “visitatore virtuale”, seduto
delle metodologie GIS. davanti al suo video non importa dove, di percorrere, grazie a
Proprio per garantire il fruitore di questo prodotto sul rigore Nu.M.E., le strade medievali di Bologna, di ammirare di sotto
scientifico che c’è alla base di tutto, ogni edificio, ogni com- in su, come fece Dante, la torre Garisenda e di restare impres-
parto urbano, ogni singolo elemento è accompagnato dal sionato dalle nubi incombenti, potrà salire sull’Asinelli, ammi-
complesso delle fonti su cui è costruito il modello vettoriale rare Piazza Maggiore com’è oggi e come era nel Duecento,
che consente la navigazione tridimensionale, e che può esse- potrà vedere il contesto in cui ha preso vita l’Università più an-
re richiamato in ogni momento del percorso. Tutto il com- tica del mondo, potrà passeggiare sotto i portici di oggi o sot-
plesso delle fonti storiche accompagna la ricostruzione sia to quelli del passato; sceglierà la propria strada e la propria
sotto forma di struttura ipertestuale, sia sotto forma di richia- epoca a suo piacimento, sperando di vedere, prima o poi, la
mo diretto che può essere effettuato da ogni singolo edificio, città reale.
collegato con database relazionali, nell’ambito delle metodo- Il museo virtuale non è ancora disponibile attraverso Internet,
logie GIS. Però il pregio di questo museo virtuale - o per lo poiché nessuna rete per ora è in grado di veicolare i ‘pesanti’
meno questo è l’obbiettivo di tutti coloro che ci lavorano e di contenuti informatici del progetto. Nu.M.E. è sviluppato per
quanti ne permettono la realizzazione - è quello di essere ac- la parte dell’hardware e del software di navigazione virtuale
cessibile a tutti i livelli di competenza e di preparazione, per- presso il Cineca (Centro di Calcolo Interuniversitario). Gli stu-
ché tutti vi possano svolgere la propria personale chiave di let- di preparatori sono condotti nel quadro delle ricerche pro-
tura. Infatti oltre ad essere un nuovo strumento di ricerca, è mosse dal CNR, Progetto Finalizzato Beni Culturali e dall’Uni-
anche un utile e nuovo mezzo al passo con i tempi, per divul- versità di Bologna. La modellazione degli edifici non più esi-
gare la cultura scientifica (nella fattispecie quella storica e dei stenti è effettuata dal Centro Ricerche di Carpi (Modena). Tut-
beni culturali) e al contempo per stimolare, attraverso i risul- te le attività sono sostenute dal Consorzio Università-Città,
tati delle elaborazioni informatiche, sempre più l'interesse ver- dalla Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna e da Bo-
so l’applicazione di tecnologie che rappresentano e rappre- logna 2000. La metodologia del progetto e i riferimenti bi-
senteranno sempre di più un ambito di lavoro in pieno svilup- bliografici sono reperibili alla pagina di Nu.M.E. del portale
po, come dimostrano tutte le ricerche nell’ambito economico www.storiaeinformatica.it.

Immagini dalle Demo di Nu.M.E.,


Nuovo Museo Elettronico della
città di Bologna.
La Piazza di Porta Ravegnana nel
tempo: 1) oggi; 2) nel XIX secolo;
3) nell’età moderna, fino alla fine del
Settecento; 4) alla fine del Duecento.

104
A. Guidazzoli

navigazione in 4D del nuovo


museo elettronico della città di
bologna

PROGETTARE LA FRUIZIONE VIRTUALE: sulla città che ne arricchiscono la comprensione: è così possi- Ampia veduta
LA CITTÀ IN 4D COME SPAZIO DI SIMULAZIONE bile costruire una città virtuale capace di raggiungere e visua- aerea della città di
Bologna.
Le immagini sono un’interfaccia percettiva. Le tecniche di lizzare i diversi spazi informativi (dimensioni del “mondo”) di
realtà virtuale permettono la rappresentazione di scenari arti- interesse per l’esploratore stesso.
ficiali, scenari reali e di una loro eventuale integrazione. A ta- La costruzione di questa complessa città, per ora quadridi-
le scopo la ricostruzione tridimensionale della città attuale e mensionale, deve perciò compiersi in modo modulare e a di-
delle sue trasformazioni storiche deve essere accompagnata versi livelli di dettaglio per consentire diversi tipi di fruizione: lo-
da strumenti, come la console della macchina del tempo rea- cale (al mondo virtuale) o remota, utilizzando le reti telemati-
lizzata per il dimostratore di Nu.M.E. (Nuovo Museo Elettroni- che. Tale fruizione deve poi soddisfare diversi profili di utenti:
co) della Città di Bologna, per renderne intuiva ed efficace la il ricercatore, l’insegnante, il turista culturale… È per questo
navigazione e l’orientazione. motivo che gli elementi che compongono Nu.M.E., modelli
La fruizione multimediale del museo della città di Bologna av- geometrici, immagini, suoni sono memorizzati a risoluzioni di-
viene nello spazio e nel tempo, attraverso le quattro dimen- verse. Si tratta quindi, in ultima analisi, di modelli simili fra lo-
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

sioni. Il mondo virtuale della città diviene così un vero e pro- ro della città in 4 dimensioni; modelli che propongono, in fun-
prio spazio di simulazione. Il visitatore può essere, se lo desi- zione della capacità di fruizione dell’utente, livelli di approfon-
dera, liberato dal vincolo della gravità, raggiungere punti di vi- dimento diversi, ma pur sempre validati dalla ricerca storica.
sta impossibili nella realtà, godere di viste da edifici inaccessi- La città quadridimensionale può essere visitata sia in modo semi
bili ed essere immerso, durante il viaggio nel tempo, nelle at- immersivo (desktop virtual reality) via Internet (come nel model-
mosfere musicali di epoche diverse od ascoltare i versi di Dan- lo leggero visibile www.cineca.it/v/nume), oppure attraverso una
te ai piedi della torre Garisenda. In futuro lo stesso navigato- modalità completamente immersiva all’interno di un teatro vir-
re virtuale della città, sempre attraverso questo spazio, potrà tuale. L’alta risoluzione infatti, sia nella modellazione geometri-
avere accesso a dati di tipo territoriale, cosa già in parte pos- ca sia nella preparazione delle texture dei modelli, cioè delle im-
sibile nel dimostratore attuale, lanciare simulazioni per valuta- magini digitali che ricoprono lo scheletro del modello tridimen-
zioni di impatto ambientale,visualizzare previsioni meteorolo- sionale, consentirebbe la fruizione del museo della Città anche
giche e flussi di traffico, valutare il comportamento di flussi di in un vero e proprio spazio teatrale virtuale, che avvolge com-
folla attraverso la rappresentazione dei risultati di simulazioni pletamente il visitatore. Tale opportunità, oggi possibile attra-
remote all’interno dell’ambiente ricostruito, il “mondo”. verso tecnologie tipo Virtual Theatre, consente di proporre un
Nu.M.E., il Nuovo Museo Elettronico della Città di Bologna, è vero e proprio spazio fisico in cui un gruppo persone (visitatori,
stato infatti pensato per essere anche un “cancello”, se si cittadini, ricercatori, amministratori, tecnici…) possono navigare
vuole, un’interfaccia cognitiva che apre l’accesso ad altri dati fisicamente nel tempo e nello spazio della città in 4 dimensioni.

105
F. Serafini

prima i nstallazione del b aby reality


center del cineca
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Il laboratorio Vis.I.T. del CINECA di Bologna, in collaborazio- sud-est del mar Tirreno, la simulazione di un tornado, la simu-
ne con il Consorzio Università-Città e l’Università degli Studi lazione della dinamica di una molecola di un farmaco e la si-
di Bologna, ha realizzato la prima installazione di un Teatro mulazione dei legami fisici degli elettroni nel cristallo di ghiac-
Virtuale al di fuori della propria struttura nel corso della mo- cio in situazioni fisiche particolari (ICE10). Le demo, rispetto a
stra “Communication”, tenutasi ad ottobre 2000 a Palazzo quanto presentato fino a quel momento nel Teatro Virtuale del
Re Enzo, in pieno centro a Bologna. CINECA, sono state elaborate in modo che fossero risponden-
La presenza di un Baby Reality Center - così come è stato de- ti alle caratteristiche di un pubblico non specialistico ed etero-
nominato il piccolo Teatro Virtuale allestito nell’ambito della geneo, aggiungendo dell’audio di spiegazione e della musica
mostra - è stata pensata non tanto per offrire una dimostra- di sottofondo diversa per ciascuna demo.
zione sensazionalistica sulla computer grafica, quanto per por- Le modalità di visualizzazione sono state due: esecuzione in
tare alcuni esempi di possibili applicazioni di visualizzazione automatico o navigazione in tempo reale. Ciascuna di queste
computerizzata immersiva in campo scientifico ed umanistico. modalità presenta propri limiti e pregi. L’esecuzione automa-
Non sono stati presentati, infatti, videogiochi o filmati ad ef- tica evita errori tecnici imputabili all’operatore e consente una
fetto, ma dimostrazioni di applicazioni (demo) impiegate abi- migliore gestione ed un totale controllo della demo - con la
tualmente presso i laboratori del CINECA per lo sviluppo di possibilità di realizzare percorsi, sequenze e punti di vista pre-
progetti che utilizzano la grafica immersiva come mezzo di stu- definiti - e la gestione ottimale e sincronizzata dell’audio, sia
dio. Questi progetti spaziano in diversi campi dello scibile uma- di sottofondo sia di commento. Tuttavia la demo, presentata
no: dalla bioingegneria ai Beni Culturali, passando per l’astro- in questo modo, rischia di sembrare un semplice filmato, ca-
fisica, la meteorologia, la chimica, la fisica e l’oceanografia. In ratterizzato per di più da una qualità e da un livello di coin-
particolare, sono state presentate demo sui progetti Nu.M.E. volgimento non paragonabili a quelli a cui è abituato il pub-
(Nuovo Museo Elettronico della città di Bologna), Mu.Vi. (Mu- blico dei documentari televisivi. La navigazione manuale, pur
seo Virtuale della vita quotidiana a Bologna nel ventesimo se- con i suoi limiti rispetto alla versione automatica, mostra me-
colo), Progetto Mummia (ricostruzione virtuale della testa di glio la potenza di calcolo e la mole di lavoro che stanno alla
una mummia partendo da dati Tac della stessa), AstroMD (vi- base di queste realizzazioni, permettendo di interagire in tem-
sualizzazione Multi Dimensionale e processi analitici applicati po reale con l’applicazione. In questo modo, la demo è anche
all’Astrofisica), HipOp (Sistema virtuale di pianificazione di in- più flessibile rispetto alle curiosità e agli interessi specifici del
tervento di sostituzione Hip) ed altre applicazioni, come la ri- pubblico, adattandosi con maggiore facilità al background
costruzione e visualizzazione del suolo sottomarino della parte culturale e all’età degli spettatori.

Immagini dalle
Demo HipOp.

Immagini dalle
Demo Mummia.

106
Immagini dalle
Demo AstroMD.

pianto audio sono collegati l’elaboratore che consente la ge-


stione dell’audio nella scena ed altri apparati esterni come un
radiomicrofono e un lettore CD e MC.
L’esperienza accumulata in occasione della mostra viene oggi
impiegata nella realizzazione di nuovi progetti sull’applicazio-
ni della realtà virtuale, sviluppati al CINECA. Si sta cercando,
infatti, di integrare i due tipi di navigazione e di rendere il tut-
to più coinvolgente, con una prima parte eseguita in auto-
matico, con un percorso predefinito, ed una seconda parte
con navigazione manuale per consentire una spiegazione ad
hoc da parte dell’operatore. Si sta studiando anche la possi-
bilità di usufruire in tempo reale dei database specifici che sa-
ranno realizzati per i diversi progetti.

Il Baby Reality Center realizzato era costituito principalmente


da un super computer grafico Onyx 2 Infinite Reality della Si-
licon Graphics dotato di quattro processori e da 1GB di RAM
e schede grafiche ad alta accelerazione, basato su sistema
operativo IRIX. Un sistema informatico ad alte prestazioni è
fondamentale per calcolare e visualizzare, in tempo reale, ad
ogni cambio di scena, la nuova disposizione.
Il sistema di visualizzazione 3D della Barco (3D Digital Video
Package) è formato da due proiettori LCD BarcoReality SIM 6
e uno schermo passivo non depolarizzante. Ognuno di questi
due proiettori, appositamente allineati, riproduce la stessa
scena sfasata di un angolo di convergenza prestabilito dall’e-
laboratore. Questo sfasamento, grazie anche ad un sistema di
filtri polarizzati è in grado di ricreare la profondità della terza
dimensione. Infatti, ogni proiettore visualizza l’immagine per
un singolo occhio e monta nel sistema di lenti un filtro pola-
rizzatore lineare. Inserendo in un proiettore un filtro con pia-
no di polarizzazione verticale e nell’altro un filtro con piano di
polarizzazione orizzontale, e dotando gli spettatori di speciali
occhiali con lenti polarizzate linearmente, una con piano di
polarizzazione orizzontale ed una verticale, il cervello dello
spettatore riceve due immagini distinte e sfasate di un ango-
lo di convergenza prestabilito, che gli permettono di ricostrui-
re la profondità per la terza dimensione. Le immagini proiet-
tate hanno una risoluzione di 1280 x 1024 pixels.
Il Baby Reality Center era costituito anche da un PC collegato
in remoto per il controllo in caso di blocco sistema e da un im-
pianto audio stereo con mixer, amplificatore e casse. All’im-

Schema di costruzione dell’immagine 3D.


ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Immagini dalle
Demo Integrina.

107
M. Ravaioli
F. Giglio
G. Marozzi
N. Bianchi
F. Bentivoglio
D. Martignani

la storia e la ricerca dell’istituto di


geologia marina del cnr in multivisione
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

L’Istituto di Geologia Marina del CNR, che da oltre trent’anni Area portuale presso la Darsena S. Vitale a Marina di Raven-
si occupa dei mari italiani e delle aree oceaniche, ha come at- na, ma la grossa parte dell’attività viene svolta in mare a bor-
tività primaria lo studio dell’ambiente marino al fine di com- do di Navi Oceanografiche.
prendere come funziona il “sistema Terra” e gli equilibri del L’esplorazione della geologia degli oceani negli ultimi 30 anni
suo ecosistema. ha costituto una grande avventura intellettuale che ha porta-
In occasione del Trentennio della sua fondazione, la storia del- to ad una rivoluzione scientifica culminata con una teoria che
l’Istituto è stata illustrata attraverso un esperimento multivisi- spiega processi quali la deriva dei continenti, la distribuzione
vo dando un esempio di comunicazione intensa ed emozio- della sismicità e del vulcanesimo, il sollevamento di catene
nale, mediante un prodotto integrato tra la storia della ricer- montuose (Alpi, Himalaia, Ande) ecc.
ca scientifica e tecnologica, la fotografia, l’informatica, la mu- Le ricerche di geologia marina non solo aumentano le nostre
sica e la poesia, amalgamati da una regia unica intesa a for- conoscenze di base, ma hanno un’importante valenza appli-
nire un prodotto di divulgazione e informazione rivolto al- cativa. Ad esempio, gli studi sulla geologia, sul vulcanesimo e
l’ambiente scientifico e di massa. sulla sismicità del Tirreno hanno importanti ricadute per capi-
La multivisione si inserisce tra le ultime frontiere della multi- re la geologia delle terre emerse, la distribuzione dei terremo-
medialità. Le potenzialità di questi spettacoli è enorme, già ti, l’origine dei tsunami, il cambiamento climatico e l’inquina-
molti musei stanno sviluppando “aree multivisionali”, che mento marino.
permettono di immergere un visitatore in diversi ambienti, L’Istituto di geologia marina sta tentando di formare una nuo-
consentendo suggestivi “viaggi virtuali”. va generazione di studiosi che possano continuare lo sviluppo
L’Istituto di Geologia Marina, che ha sede a Bologna, è stato di questa disciplina in Italia e mantenerla al livello di quella dei
fondato nel 1968 dal Prof. R. Selli ed attualmente è diretto dal maggiori paesi europei. Le linee di ricerca storicamente con-
Prof. Enrico Bonatti e dalla Dr.ssa Mariangela Ravaioli. L’Istitu- dotte dall’Istituto sono la geologia oceanica, la geologia delle
to si avvale di numerosi laboratori e una Base Operativa in aree mediterranee, la stratigrafia ed il paleoclima del quaterna-

Istituto di Geologia
Marina, CNR,
Bologna.
Foto di: IGM.

Tutte le immagini
in questo articolo
sono dovute alla
cortesia di IGM.

108
Carotiere a gravità per la campionatura
dei fondali marini (N/O Urania, CNR).

Campionatura di sedimenti superficiali con


box-corer in Antartide (N/O Italica/P.MRA).

rio, la geologia ambientale e costiera e lo sviluppo tecnologico.


La conoscenza dei processi fisici, chimici e biologici che rego-
lano l’evoluzione del nostro Pianeta sarà fondamentale nel fu-
turo per assicurare lo sviluppo e la continuazione della vita
sulla Terra. Questa conoscenza dovrà quindi sempre più con-
dizionare ed ispirare, tra le diverse nazioni, politiche ambien-
tali comuni. Poiché le aree emerse rappresentano soltanto un
terzo dell’intera superficie terrestre, è ovvio come lo studio
dell’ambiente marino sia essenziale per capire come funziona
il pianeta Terra. Negli ultimi anni è apparso chiaro che la ri-
cerca nel campo delle scienze della Terra avrà un senso prati-
co, e un futuro, se saprà offrire un approccio olistico agli sfor-
zi che la società dovrà fare sempre più seriamente per rag- Sperimentazione con sismica multicanale.
Sorgenti sismiche Air-gun.
giungere un uso sostenibile delle risorse, una definizione dei
rischi ambientali e delle loro condizioni evolutive.
Per illustrare tale attività si è creato un percorso fotografico
che si sviluppa documentando la vita e l’attività all’interno
dell’Istituto e delle navi oceanografiche, riferendo dei risultati ricerca nel campo delle telecomunicazioni
della ricerca e documentando gli ambienti marini fino ad arri-
vare al lontano Antartide.
La preparazione di una multivisione in ambito scientifico è
complessa e richiede un approccio interdisciplinare e l’incon-
tro di varie competenze: lo scienziato, il fotografo, l’informa-
tico, l’esperto di musica e l’artista.
In questo modo si possono raccontare e documentare i con-
tenuti scientifici e la storia percorsa con sequenze di immagi-
ni in diapositive sincronizzate su diversi proiettori accompa-
gnate da brani musicali che permettono di penetrare il conte-
nuto della rappresentazione con intense emozioni. Il raccordo
tra immagine, musica e colori richiede una sincronia perfetta
che è ottenuta mediante un supporto informatico che collega
e temporizza cadenze musicali, immagini e testo.

109
G. Bortoluzzi
T. Diamanti
G. Stanghellini
L. Calori
A. Guidazzoli

la visualizzazione dei fondali marini


in realtà virtuale

LA VISUALIZZAZIONE DEI FONDALI MARINI IN AMBIENTI mare. Strumenti più sofisticati ed accurati (multibeam) sono
DI REALTA’ VIRTUALE in grado di fornire misure contemporanee su ampie fasce di
Se immaginassimo di eliminare completamente l’acqua dagli fondale, permettendo ad un tempo una migliore copertura
oceani avremmo una visione di un paesaggio fatto di monta- spaziale e una riduzione dei tempi di lavoro.
gne, valli, canali, estese piattaforme, in generale più dolce di L’Istituto per la Geologia Marina del CNR di Bologna ha
quello delle terre emerse, ma anche, in certe zone, più corru- esperienza ormai pluriennale di acquisizione ed elaborazio-
gato e con salti topografici ancora più ampi. Ciò è vero spe- ne di dati multibeam, in Oceano Atlantico ed in Mediterra-
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

cialmente nelle zone di frattura oceaniche, dove si incontrano neo. In particolare, esso ha effettuato un rilievo del Mar Tir-
pareti e montagne che si elevano anche di 8000 m dal fondo. reno, condiderato un piccolo oceano in apertura, ed estre-
Solo la fantasia e l’immaginazione, oppure misure precise del- mamente interessante per le sue fenomenologie vulcaniche.
la topografia dei fondali marini e sistemi raffinati di simula- La fase di acquisizione è durata circa 4 mesi di operazioni in
zione e visualizzazione, ci permettono di effettuare tale ope- nave, mentre la fase di elaborazione ha comportato circa 6
razione, e di “navigare” in un mondo di realtà virtuale. mesi, e, per alcune zone, non è ancora terminata.
La misura accurata della topografia dei fondali comporta lun- Uno dei prodotti di tale elaborazione, effettuata dai colleghi
ghe campagne di ricerca con navi adeguatamente attrezzate dell’IGM D. Penitenti, G. Carrara e P. Fabretti, è stata la crea-
per la prospezione con onde sonore e ultrasonore, che sono zione di un Modello Digitale del Terreno (DTM) del mar Tir-
le uniche in grado di penetrare la colonna d’acqua ed essere reno. Con una procedura di visualizzazione di DTM svilup-
riflesse dal fondo. La registrazione dei tempi impiegati da pata all’IGM, sfruttando strumenti hardware e software
queste onde, in relazione anche ad accurati studi oceano- molto potenti (fra cui le workstations grafiche e i ‘Teatri Vir-
grafici che ne determinano la velocità di trasmissione, forni- tuali’ del CINECA) è possibile effettuare un ‘volo sul Tirreno’,
sce una misura dell’altezza del fondo dal livello medio del in cui si possono ammirare grandi vulcani sottomarini, im-

Tutte le immagini in questo articolo


sono dovute alla cortesia di IGM.

Il fondo del Mar Tirreno.

110
Il vulcano Marsili, Mar Tirreno.

mense pareti franate, lunghissimi can-


yons che da terra portano nelle zone
più profonde materiale di origine con-
tinentale, che viene sepolto o rielabo-
rato. Le figure di seguito riportate so-
no tratte da uno di questi voli. In par-
ticolare, si può ammirare il grande ap-
parato geologico del vulcano Marsili,
fra la Sicilia e Napoli.
Un paesaggio così rivelato non può
che rendere ancora più evidente la na-
tura in continua modificazione della
Terra e contribuire alla conoscenza di
processi geologici fondamentali che
modellano la superficie del pianeta.
Oltre alla presentazione grafica, il soft-
ware e le attrezzature di visualizzazione
saranno utilizzate per altre applicazioni,
fra cui la simulazione e la guida di vei-
coli sottomarini in tempo reale.

Carta batimetrica del Mar Tirreno da rilievi


multibeam. SNG/GNV/
Progetto strategico CNR “Dorsali e bacini di
retroarco”.

ricerca nel campo delle telecomunicazioni

Il vulcano Vavilov, Mar Tirreno.

111
R. Amato

il codice a barre
DATALOGIC: CAPTURE COMPUTE COMMUNICATE dosi nell’utilizzo di svariate soluzioni applicative.
Le tecnologie su cui Datalogic ha basato il suo sviluppo sono Attuare il One-to-One marketing con strumenti efficaci risul-
quelle della Identificazione Automatica e della Raccolta Dati ta fondamentale: nell’ambito del CRM esso svolge un ruolo
(AIDC, Automatic Identification and Data Capture): il codice a chiave in quanto trasforma le informazioni raccolte sulle abi-
barre è sicuramente la forma più nota e popolare al grande tudini d’acquisto di un singolo cliente, in un efficace piano di
pubblico per il suo uso sui prodotti di largo consumo. Datalo- marketing con azioni dirette e personalizzate. Consente di
gic però non si occupa più solo di capture (la cattura, la rac- veicolare informazioni utili, proporre promozioni su misura,
colta dei dati), ma anche di computing (elaborazione dei da- comunicare eventuali miglioramenti nel servizio sollecitati dal
ti) e communication (trasmissione dei dati): lo sviluppo delle cliente stesso e così via, spostando il fattore discriminante dal-
tecnologie dell’hand-held computing (elaborazione dati tra- la mera valutazione di prezzo ai benefici legati alla fruizione
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

mite dispositivi palmari) e della comunicazione dati wireless di servizi tempestivi, efficaci e, soprattutto, plasmati in base
(senza filo, tipicamente a radiofrequenza) sono oggi centrali alle proprie esigenze ed abitudini.
nella strategia di Datalogic. Shopevolution™, grazie alla sofisticata gestione delle infor-
mazioni legate alla Customer Category, dà ora la possibilità
SHOPEVOLUTION™ ad ogni cliente di vivere una esperienza di shopping unica e
LA SPESA VELOCE, PIACEVOLE E SENZA CODE personalizzata sin dal momento in cui entra al supermercato.
Quanto tempo si perde in coda al supermercato? Quanto
tempo si perde poi a svuotare il carrello alla cassa? Troppo!
Il sistema di Self-Scanning Shopevolution™, al contrario, ri-
chiede semplicemente di:
• Prelevare il pratico terminale.
• Leggere il codice a barre di ogni articolo che si desidera ac-
quistare prima di riporlo nel carrello.
• Consegnare il terminale alla cassiera che emetterà imme-
diatamente lo scontrino sulla base dei dati memorizzati du-
rante la spesa.
Nient’altro!
In più il terminale permette di ricevere promozioni personaliz-
zate, di leggere informazioni di vario genere su quel determi-
nato prodotto e di tenere costantemente sotto controllo
quanto si sta spendendo. Shopevolution™ significa quindi
anche più qualità della vita.
La fidelizzazione del consumatore assume oggi, ancor più che
in passato, un valore decisivo nell’ambito
della vendita al dettaglio (Retail) dei pro-
dotti di largo consumo (FMCG – Fast Mo-
ving Consumer Goods), vista la pluralità di
alternative d’acquisto offerte dall’espan-
sione della grande distribuzione e dall’e-
mergere dello shopping on-line.
In questo senso per gli operatori della
grande distribuzione, è strategica l’attua-
zione di politiche volte alla creazione di
valore per il consumatore, di politiche di
marketing personalizzate per il singolo in-
dividuo (Customer Specific Marketing) ed
in generale di una logica che ponga il
cliente al centro del business. Ciò al fine di
costruire e mantenere un distinto vantag-
gio competitivo.
Il Customer Relationship Management
(CRM) interpreta appieno questa filosofia
centrata sul consumatore, concretizzan-

112
sono identificare ad esempio autovetture che escono da par-
cheggi senza autorizzazioni o bambini che si allontanano dai
genitori. In ambito produttivo inoltre questi sistemi consento-
no di inserire in oggetti quali Personal Computer, telefoni cel-
Nel momento in cui il cliente si avvicina al sistema di Self-scan- lulari ecc. tutte le informazioni sul prodotto (data di fabbrica-
ning Shopevolution™ per prelevare il proprio terminale da uti- zione, manutenzione effettuata ecc.) e sul proprietario (nome,
lizzare per lo shopping, sul monitor multimediale gli viene indirizzo ecc.) garantendo la massima qualità di servizio e
presentata una videata personalizzata e un messaggio di ben- maggiore sicurezza.
venuto con il suo nome, un banner gli propone le offerte pro-
mozionali del giorno a lui più indicate ed inoltre gli viene
stampato un coupon personalizzato che può essere, ad esem-
pio, un biglietto per la lotteria di Capodanno, la promozione
di un prodotto private label, un buono sconto, etc.
Shopevolution™ raggiunge il cliente anche quando si trova tra
gli scaffali e sta facendo la spesa. Offre infatti la possibilità di
proporre in diretta, sul display dell’ergonomico terminale di
Self-scanning, azioni di marketing One-to-One come promo-
zioni e consigli per gli acquisti basati sul comportamento d’ac-
quisto del cliente, che Shopevolution™ conosce perfettamen-
te in quanto memorizzato nel proprio database.
Alla fine dello shopping, il cliente non desidera altro che eli-
minare il passaggio che tutti vorrebbero saltare quando sono
al supermercato: la coda alla cassa. Shopevolution™ annulla
infatti i tempi di attesa al check-out consentendo al cliente di
pagare senza dover togliere la spesa dal carrello e senza do-
ver riutilizzare la propria loyalty card in cassa.
Tutte le
@NYWHERE™: I TUOI ACQUISTI COME VUOI, QUANDO immagini
di questo
VUOI E DA DOVE VUOI
articolo
Utilizzando un telefonino WAP o un PDA, è possibile collegar- sono
si al sistema Shopevolution™ presente nel supermercato ed ef- dovute alla
cortesia di
fettuare gli acquisti on-line, in qualsiasi momento della gior-
Datalogic,
nata, senza stress, senza affollamento, senza fretta, senza co- Bologna.
de. Analogamente, restando comodamente a casa, si può in-
viare la propria lista della spesa utilizzando un lettore di codice
a barre collegato a PC. Inoltre, con questa modalità, è possibi-
le richiamare qualsiasi documento Internet senza digitare al-
cun indirizzo bensì leggendo semplicemente uno speciale bar
code presente su quotidiani o pubblicazioni specializzate.
ricerca nel campo delle telecomunicazioni

SMARTACCESS™: LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DEL


CITTADINO
Niente più code! Pagamenti automatizzati! Possibilità di ac-
cedere con lo stesso sistema identificativo a città, parcheggi,
manifestazioni, eventi!
Tutto questo oggi è possibile grazie alla tecnologia Datalogic
basata sulla comunicazione a Radio Frequenza. Non è più ne-
cessario introdurre la tessera in appositi lettori: con un siste-
ma di comunicazione dati a onde radio, il sistema di control-
lo accessi è in grado di rilevare persone, oggetti, automezzi in
maniera automatica, senza errori e istantaneamente.
Questa tecnologia permette anche di realizzare sistemi di si-
curezza per persone e oggetti. Le stazioni di rilevamento pos-

113
B. Cappa,
Sintesi delle
Comunicazioni
telegrafiche e
telefoniche,
Palazzo delle
Poste,
Palermo.
Per cortesia
di: FMR.

114
comunicazione
e ricerca nelle
scienze della vita

116 Il Progetto Genoma — G. Della Valle, V. Politi, R. Bernardoni, G. Perini,


D. Grifoni

119 Comunicazione e orientamento nelle api — G. Celli

124 Parlarsi con le molecole disciolte negli oceani — P. Cortesi, O. Cattani,


G. Isani, G. Vitali, S. Sintoni

130 Il linguaggio degli ultrasuoni dei delfini — R. Lenzi, L. Bartoletti,


S. Sintoni, P. Cortesi

134 Impatto ambientale dei sistemi


di comunicazione — P. Bernardi, M. Cavagnaro, S. Pisa, E. Piuzzi

136 Internet e net-culture — F. Berardi

115
G. Della Valle
V. Politi
R. Bernardoni
G. Perini
D. Grifoni

il progetto genoma

Il Progetto Genoma è probabilmente il progetto più ambi- sta sfida sia stata difficile e, allo stesso tempo, molto stimo-
zioso intrapreso dall’uomo: lo scopo è quello di conoscere la lante. È parso chiaro fin dall’inizio che un progetto di così
sequenza completa di tutto il genoma umano. Il genoma è grandi dimensioni poteva essere portato a termine solamen-
organizzato, all’interno del nucleo di ogni cellula, in struttu- te attraverso sforzi coordinati tra i vari enti di ricerca del pia-
re denominate cromosomi, che nell’uomo sono 23 coppie. neta. Infatti, è con un adeguato grado di sinergia tra i ricer-
Nei cromosomi risiedono i geni, che a loro volta sono costi- catori che si è potuta elaborare la grande massa di dati che
tuiti da DNA (acido desossiribonucleico). Il DNA è una mole- giorno dopo giorno aumentava costantemente. Alla parten-
cola composta di sole quattro basi nucleotidiche (Adenina, za del Progetto Genoma Umano (lanciato dagli Stati Uniti nel
c omunicazione e r icerca nelle s cienze della v ita

Guanina, Timina e Citosina) organizzate in sequenze diffe- 1988) si pensava che la decifrazione integrale del genoma
renti, così formando i diversi geni. Se pensiamo che la lun- umano non potesse terminare prima del 2005; tuttavia, gra-
ghezza totale del DNA contenuto nei 23 cromosomi è di cir- zie alle continue innovazioni biotecnologiche e informatiche,
ca 3 miliardi di paia di basi, possiamo immaginare come que- la data è stata anticipata al 2001. Quello che ci si aspetta dai

PROGETTO GENOMA
Determinazione dell’intera sequenza di nucleotidi
contenuti nei 46 cromosomi umani.
La sequenza è letta e organizzata dal computer.

Le sequenze del DNA di un individuo sano e uno malato


sono immesse nel computer e confrontate
al fine di identificare il gene responsabile della malattia.

Individuazione
del gene
responsabile
della malattia.

116
risultati del Progetto Genoma è di scoprire l’origine di tante gli organismi superiori; una di queste è sicuramente la dis-
malattie genetiche ereditarie, di poter fare progressi nel cam- continuità dei geni; con tale termine si evidenzia che le por-
po della diagnostica molecolare e della terapia genica. Co- zioni codificanti per le proteine, chiamate esoni, sono inter-
noscere la sequenza e la localizzazione dei geni permetterà rotte da sequenze non codificanti, gli introni. Tali sequenze
inoltre di agire in maniera selettiva e mirata anche contro vengono “tagliate” via nel processo della trascrizione e quin-
malattie come il cancro e l’Aids. di, di fatto, ancora non si conoscono tutte le funzioni della lo-
L’ultimo livello di questa indagine biomolecolare è l’analisi del- ro presenza nel nostro patrimonio genetico.
le sequenze ottenute; si cercherà cioè di capire se il fram- Oltre agli introni, nel genoma esiste un’elevata quantità di
mento che è stato analizzato fa parte di particolari regioni re- DNA, spesso costituito da sequenze ripetute, che non viene
golatrici del gene oppure se rappresenta una parte codifican- utilizzato né per la sintesi proteica né per la regolazione del-
te del prodotto proteico finale. A complicare questo tipo di in- l’espressione genica. Il significato di queste regioni non è sta-
terpretazioni intervengono alcune peculiarità del genoma de- to ancora chiarito: secondo alcune ipotesi accreditabili, le se-

Struttura di una cellula animale Struttura di un frammento Meccanismo di trasferimento della


di DNA contenuto informazione genetica dal DNA ad un
nel nucleo cellulare altro acido nucleico -RNA- (Trascrizione)
e da quest’ultimo alla proteina (Traduzione)

c omunicazione e r icerca nelle s cienze della v ita

Mutazioni di un singolo Codice che converte


nucleotide nella triplette di basi in
sequenza della aminoacidi, i mattoni
Cambiamenti nella struttura della beta-globina
beta-globina possono delle proteine
diminuiscono la sua capacità di legare
alterarne la struttura
l’ossigeno e portano alla comparsa di eritrociti
e causare l’Anemia
anomali con la tipica forma a falce
Falciforme

117
c omunicazione e r icerca nelle s cienze della v ita

quenze ripetute potrebbero avere un ruolo, o averlo avuto, un più efficace interscambio tra i vari ricercatori e