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La nanotecnologia � un ramo della scienza applicata e della tecnologia che si

occupa del controllo della materia su scala dimensionale nell'ordine del nanometro,
ovvero un miliardesimo di metro (in genere tra 1 e 100 nanometri) e della
progettazione e realizzazione di dispositivi in tale scala.

Il termine "nanotecnologia" indica genericamente la manipolazione della materia a


livello atomico e molecolare e, in particolare, si riferisce a lunghezze
dell'ordine di pochi passi reticolari.[1]
Indice

1 Storia
2 Descrizione
2.1 Approcci
2.2 Nanomacchine realizzate
2.3 Evoluzione tecnologica dal 1995 al 2003
2.4 Evoluzione delle conoscenze fondamentali tra il 1989 e il 2000
2.5 Ulteriori possibili impatti
2.6 Opinioni divergenti
3 Narrativa
4 Note
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni

Storia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della
nanotecnologia.
Rappresentazione al computer di un "ingranaggio" di dimensione nanometrica

Il primo riferimento alla nanotecnologia (non utilizzando ancora questo termine)


risale al discorso tenuto da Richard Feynman nel 1959, intitolato There's plenty of
room at the bottom.[2][3]
Feynman sugger� un modo per sviluppare l'abilit� di manipolare atomi e molecole
direttamente, il cosiddetto scale-down. Il metodo consisteva nel progettare una
serie di macchine utensili in scala 1:10, quindi utilizzarli per sviluppare e
controllare la generazione successiva di utensili, in scala 1:100, e cos� via. Con
il ridursi delle dimensioni, era necessario ridisegnare alcuni utensili, a causa
del fatto che il rapporto tra le varie forze era cambiato (ovvero veniva meno la
condizione di similitudine dinamica). Per dimensioni sempre minori, infatti, il
contributo della gravit� diventa sempre meno preponderante, mentre diventa
determinante il contributo della tensione superficiale e delle forze di Van der
Waals. Feynman tenne conto di tutti questi problemi di scala durante il suo
discorso.

Il termine nanotecnologia fu coniato da Kim Eric Drexler, che lo utilizz� nel suo
libro del 1986 Engines of Creation: The Coming Era of Nanotechnology. Nel quarto
capitolo, Drexler introduce il concetto di autoreplicazione[4]. Come le cellule
costruiscono copie di s� per riprodursi, cos� anche i robot molecolari progettati
dall'uomo potrebbero autoreplicarsi. Come conseguenza, si avrebbe che dopo gli
investimenti iniziali sulla progettazione e costruzione del primo robot molecolare
capace di auto-replicazione, i costi dei successivi robot sarebbero trascurabili.
Questi stessi robot con capacit� generiche (chiamati assemblatori) potrebbero
quindi costruire oggetti pi� specializzati, utilizzando come materie prime per la
produzione: atomi, energia, il progetto software e il tempo.

Ralph Merkle ha comparato l'approccio della chimica con le nanotecnologie al


tentativo di manipolare dei mattoncini assemblabili indossando dei guanti da boxe:
infatti prima dell'avvento della nanotecnologia mancavano strumenti che
permettessero di posizionare un particolare atomo in una determinata posizione (in
modo da legarsi con un altro atomo scelto non a caso), per cui l'unica possibilit�
era nel processare un elevato numero di atomi, in modo che ci fosse una certa
probabilit� statistica di ottenere il risultato sperato. Infatti da una particolare
reazione chimica, si ottengono in genere parecchie specie di prodotti atomici
diversi. Una reazione chimica deve essere quindi seguita da un processo di
filtraggio fisico, in modo da estrarre le specie a cui si � interessati,
separandole dalle altre specie.

Al contrario, i processi nanotecnologici presentano una selettivit� maggiore


rispetto alle metodologie tradizionali. Lo sviluppo della nanotecnologia � legata
al processo di scansione ad effetto di sonda, originariamente sviluppata come forma
di microscopia avanzata sotto il nome di microscopio ad effetto tunnel, e
successivamente affinata fino a produrre una gran variet� di strumenti che sono in
grado di sondare la materia con risoluzioni superiori al miliardesimo di metro e
con la possibilit� di interagire con un singolo atomo (ad esempio traslandolo a
piacere su di una superficie o fissandolo ad essa).

Nonostante i progressi svolti nella produzione di computer, nella miniaturizzazione


dei circuiti e nella manipolazione di singoli atomi, la costruzione di nanomacchine
rimane fino al 2009 allo stadio embrionale. Molti dubitano che un nanorobot ad
autoreplicazione controllata sia possibile e citano la possibilit� di mutazioni,
che rimuovano ogni controllo e che favoriscano lo sviluppo di mutazioni
patogeniche[senza fonte]. I sostenitori ribattono che i batteri, esempi gi�
funzionanti di nanomacchine, sono progettati appunto per mutare velocemente e che
la mutazione pu� comunque essere controllata con tecniche di correzione degli
errori gi� utilizzate nei computer moderni[senza fonte]. Le ricerche in questo
campo hanno portato allo sviluppo di software di simulazione (come NanoCAD).
Descrizione
Approcci
Microelettronica utilizzante elementi della nanotecnologia

La nanotecnologia opera in un ambito d'investigazione multidisciplinare,


coinvolgendo molteplici indirizzi di ricerca, tra cui: biologia molecolare,
chimica, scienza dei materiali, fisica (sia applicata che di base), ingegneria
meccanica, ingegneria chimica ed elettronica, bioingegneria. Pu� essere vista sia
come un'estensione delle scienze esistenti sulla scala nanometrica, che come un
loro "riadattamento". Due sono gli approcci principalmente seguiti in questo
ambito:

approccio bottom-up (dal basso verso l'alto): i materiali e i dispositivi sono


realizzati partendo da componenti molecolari che si auto-assemblano tramite legami
chimici, sfruttando principi di riconoscimento molecolare (chimica
supramolecolare);
approccio top-down (dall'alto verso il basso): i dispositivi sono fabbricati da
materiali macroscopici attraverso un attento controllo dei processi di
miniaturizzazione a livello atomico.

Nanomacchine realizzate
Il motore molecolare a luce pi� veloce esistente "Sunny", capace di 60 000 giri al
minuto, � stato progettato all'Universit� di Bologna dalla squadra del professore
Vincenzo Balzani e pubblicato sulla rivista statunitense Proceedings of the
National Academy of Sciences.[5] Il motore � composto da una molecola filiforme di
circa 6 nm, che funziona da asse di scorrimento per una molecola circolare del
diametro di 1,3 nm. Alla messa a punto di Sunny hanno partecipato Alberto Credi,
Margherita Venturi e lo staff di Fraser Stoddart dell'Universit� della California a
Los Angeles. Pi� o meno lo stesso gruppo che gi� nella primavera del 2004 aveva
annunciato un'altra nanomacchina, un ascensore chiamato "Nanospider" per la sua
forma ad aracnide[6].