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Karl Marx

(Treviri 1818 – Londra 1883)

Brevi note sul pensiero


politico ed economico

Renato Curreli
vecchi hegeliani (editori delle opere o generazione più anziana)

Dopo la morte di Hegel (1831)

giovani hegeliani (in genere quelli nati dopo il 1800 )

***

Nel 1837 David Strauss, ispirandosi al parlamento francese, coniò


l’espressione DESTRA e SINISTRA hegeliana per indicare l’orientamento
nei confronti della religione e della politica.
Destra: strumenti della filosofia hegeliana per giustificare
i dogmi religiosi. Politicamente conservatrice.

hegelismo

Sinistra: mette in discussione i dogmi religiosi e, in


generale, il residuo religioso della filosofia
hegeliana. Materialismo. Politicamente più
radicale.
Manoscritti economico-filosofici (1844) (26 a)
L’alienazione
L’alienazione come fatto reale, storico, originato da determinati modi di produzione, si
presenta secondo quattro modalità:

1. Il lavoratore è scisso/estraniato rispetto a ciò che il suo lavoro produce, ossia il CAPITALE,
che non solo non è di sua proprietà, ma finisce anche per dominarne l’esistenza e le sue
espressioni.

2. Il lavoratore è scisso/estraniato dalla sua stessa attività: il suo lavoro è forzato da potenze a
esso estranee (capitale/capitalismo). L’uomo non può esprimere se stesso attraverso il
lavoro, che invece lo fa diventare come una bestia, e si illude di poter vivere la propria
umanità nel mangiare, bere e procreare.

3. La SPECIE umana è caratterizzata da un operare libero e creativo, perciò nelle condizioni di


lavoro capitalistiche l’essere umano è alienato nei confronti della propria essenza (das
Wesen).

4. Il lavoratore è scisso/estraniato nei confronti del prossimo. E’ il capitalismo stesso a


separare gli uomini e a generare conflitti tra loro. Concretamente, c’è conflitto tra operai e
capitalisti, operai tra loro, etc. L’intera umanità è in conflitto.
ted.: Entäusserung [o Entfremdung (estraneazione) ]

Estraniare da sé, prendere le


Alienazione distanze da qualcuno o qualcosa

lat.: alienatio-onis, da alienus (appartenente ad altri, non


dei nostri) e alius - ἄλλος (altro, altri)
Jenny e Karl Caroline e Laura, le due figlie maggiori
• Das Kapital inizia con l’analisi della MERCE, cellula fondamentale del
sistema di produzione borghese.

La
Merce = frutto del lavoro dell’uomo che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani

La produzione umana si realizza fin dalla preistoria mediante


la divisione del lavoro.

Nelle società (più) evolute, la divisione del lavoro si fonda su


forme di coordinamento in cui gli individui producono beni
indipendentemente l’uno dall’altro, per POI scambiarli onde
garantirsi la reciproca sopravvivenza.
In questa modalità di produzione, è lo SCAMBIO, il MERCATO, a garantire il
soddisfacimento delle varie esigenze della comunità.

In questa forma di organizzazione – tipica di società più evolute – il prodotto del


lavoro dell’uomo diventa MERCE

La MERCE può essere SCAMBIATA con ALTRE MERCI

Per essere scambiata la merce deve avere :

riguarda la qualità di una merce e consiste nell’utilità, ossia nella


sua capacità di soddisfare un BISOGNO umano (un tavolo ha valore
perché consente di scrivere, mangiare, etc.)

2. Valore di scambio: è l’aspetto quantitativo della merce, la possibilità di misurare


il suo valore rispetto ad altre merci permettendone
eventualmente lo scambio (p.e.: un tavolo vale 4 sedie).
• Il valore di scambio di una merce può essere
espresso tramite tutte le merci presenti sul
mercato: il tavolo può valere 10 libri o un vestito,
etc.

• Qualsiasi merce può assumere il ruolo di unità di


misura di tutte le altre.

• Storicamente si sono scelte come unità di misura


quelle merci che più universalmente si prestano a
tale funzione, come i metalli preziosi (oro, argento).
• Ma è il denaro che diverrà il vero equivalente
universale di qualsiasi merce.

• Perciò si è pervenuti alla moneta coniata, che


diventando unità di misura di una qualunque
merce, ne ha facilitato lo scambio e la circolazione.

• Ma allora: chi stabilisce il valore finale delle merci?


• Marx esclude che le merci possano avere un valore
in sé.

• La società moderna ha la tendenza ad attribuire


valore in sé agli oggetti, occultando il contesto di
produzione da cui derivano, e perciò il lavoro e la
fatica necessari a produrli.

• Tale tendenza è stigmatizzata da Marx come


feticismo della merce.
• Feticismo: (lat. factitium, fatto dall’uomo, non naturale, artificiale,
da factum, fatto; port. Feitiҫo /faitisu/, incantesimo,
sortilegio, oggetto incantato; franc. fetiche.)
Adorazione di un oggetto che si pensa abitato
da uno spirito o una potenza sovrannaturale.
• Quindi il valore di una merce non è qualcosa di
intrinseco ad essa e dato per natura.

• Deve comunque essere qualcosa di comune a tutte


e di socialmente condiviso, tale da permetterne la
circolazione.

• Questo fattore comune consiste nel fatto che le


merci sono tutte prodotte dal lavoro dell’uomo.

• Perciò il valore della merce è dato dalla quantità di


lavoro necessario a produrla.
• Il valore della merce va misurato con il tempo che si
deve utilizzare per produrla.

• Per lavoro si intende il lavoro socialmente


necessario, ossia quello che la società giudica il
tempo medio per produrre una certa merce.
• L’analisi svolta – in larga parte derivata da quelle di
A. Smith e D. Ricardo – vale per il VALORE DI
SCAMBIO della merce, dove si considera la
dimensione temporale e impersonale del lavoro
(restando su un piano teorico o astratto).

• Il VALORE D’USO deriva invece dal lavoro concreto


e differenziato dei singoli esseri umani.
• Il lavoro è perciò distinto da Marx in due tipologie,
cui corrispondono due tipi di valore della merce:

lavoro astratto valore d’uso


e
lavoro concreto valore di scambio
In sintesi:

• la merce è l’unità minima del capitalismo;

• la differenziazione del valore (e del lavoro) – come


abbiamo appena visto – è il fondamento del suo
sistema di produzione.

La produzione crea la merce che, grazie al suo


valore d’uso e di scambio, circola tramite il denaro.
Denaro (der Geld)

• Traduce il valore della merce in prezzo, permettendone la


circolazione e consentendo il superamento del baratto.

• La circolazione delle merci nella sua forma più semplice – tipica


delle società precapitalistiche – è rappresentata dalla formula
M-D-M
(merce – denaro - merce)

In questo caso domina il valore d’uso, che giustifica lo scambio.

P. e. un contadino vende il grano di cui non ha bisogno per sfamarsi con lo


scopo di acquistare un capo di vestiario.
Le due merci sono qualitativamente diverse e il denaro è un semplice mezzo
per la circolazione delle merci
• Nella società borghese – e quindi nelle intenzioni del capitalista – il
denaro viene accumulato e diventa ricchezza di per sé, (processo
della accumulazione capitalistica, der kapitalistisch Akkumulation).

La precedente formula diventa


D-M-D’
(denaro – merce – piùdenaro o plusvalore)

In questo caso si acquistano merci che si rivendono per ottenere altro denaro
ma, alla fine dell’operazione, la quantità di denaro che si è ottenuta è maggiore
di quella che si aveva agli inizi: D’ > D
ll denaro non è più solo il mezzo per la circolazione delle merci, ma è un fine in sé.
L’obiettivo dello scambio non consiste nel soddisfare un bisogno mediante il valore
d’uso di una merce, ma conferire valore al denaro, trasformandolo in CAPITALE.
Il CAPITALE non è destinato a soddisfare i bisogni umani; è destinato, invece, alla
ACCUMULAZIONE.
Nel ciclo capitalista non si produce semplicemente
per consumare quanto si è prodotto (economie pre-capitaliste)

ma

si produce per creare accumulazione di denaro

Schema economie precapitalistiche: M-D-M

Schema economie capitalistiche : D-M-D’


Friedrich Engels
il suo scopo (1820 –1895)

Il capitalista finale è
investe il ottenere più Come si crea
denaro per denaro di questo
ma
produrre quanto aveva PLUSVALORE?
merce, inizialmente
investito.
• Questa nuova ricchezza è generata dal fatto che il capitalista paga al
lavoratore solo una parte del valore che questi ha prodotto.

• Per spiegare a fondo questo fenomeno (D-M-D’, con D > D’), Marx
introduce la nozione di FORZA-LAVORO, intesa come una vera e
propria merce avente – come valore d’uso – la capacità di produrre
Per quale motivo il capitalista agisce in modo valore.
da accumulare ricchezza al di là di quanto • Nel sistema di produzione
sarebbe necessario per il soddisfacimento dei
propri bisogni?
capitalistico, l’operaio vende la
La soluzione che Marx sembra preferire è legata sua forza-lavoro e il padrone la
al meccanismo della CONCORRENZA: essa acquisterà nella misura in cui
obbliga il capitalista a guadagnare sempre di
più per poter REINVESTIRE una buona parte di
essa sarà utile alla sua attività.
quanto guadagnato al fine di reggere o,
eventualmente, vincere il confronto con i suoi
concorrenti .
E’ una legge del mercato che si impone,
sostiene Marx, in maniera coercitiva.
Marx, Jenny, le figlie Eleanor e Laura ed Engels (1864)
• Nel sistema capitalistico la maggior parte degli esseri
umani1 possiede solo la propria forza-lavoro e, per
sopravvivere, deve metterla in vendita.

• Il valore della forza-lavoro non coincide con il valore


prodotto dal lavoro, ma solo con il tempo di lavoro
socialmente necessario alla sua produzione, cioè col
tempo di lavoro necessario a produrre i mezzi di
sostentamento dell’operaio e della sua famiglia.

• Il lavoratore lavorerà un certo numero di ore residue


(extra salario) solo per il vantaggio del capitalista.
________________
1 Fanno eccezione, per esempio, i piccoli proprietari terrieri.
• Si tratta di un PLUSLAVORO dal quale si ricava il
PLUSVALORE: il complesso del valore fornito
gratuitamente al capitalista.

• Il plusvalore è connesso con il PROFITTO. I due


concetti vanno però distinti.

• Per calcolare il profitto è necessario tenere presente


che il costo della forza lavoro non è il solo
investimento del capitalista al fine di realizzare la
produzione.
• Al costo della forza-lavoro va aggiunto quello delle
macchine (mezzi di produzione) e delle materie
prime.

• Il capitale investito dal capitalista va diviso in

costante
• Capitale

variabile
1. capitale costante: è detto così perché il suo valore non varia.
Costituito dai mezzi di produzione e dalla materie prime.
P. es.: il cotone e le macchine per lavorarlo entrano nel valore
finale del prodotto semplicemente trasferendovi il loro valore
iniziale.

2. capitale variabile: è quello investito nella forza-lavoro


(salario).

• Marx definisce COMPOSIZIONE ORGANICA DEL CAPITALE il rapporto


tra queste due grandezze.
• Il plusvalore (Pv) deriva esclusivamente dal capitale variabile (v), il
saggio1 del plusvalore (s) sarà dato dal rapporto di queste due
grandezze:
𝐏𝐯
s=
𝐯
• Il profitto deriva dal Plusvalore – e quindi dallo sfruttamento del
lavoro – ma non coincide con esso e va calcolato in funzione
dell’intero investimento, comprendendo perciò anche il capitale
costante (c). Il saggio del profitto (p) è perciò dato dal rapporto tra il
plusvalore e l’intero capitale investito:
𝐏𝐯
p=
𝐜+𝐯
• Il saggio del profitto (p) è minore rispetto al saggio del plusvalore (s) e
rappresenta il reale guadagno del capitalista.
______________________________________________________

1 Saggio va inteso come rapporto (tra), o anche tasso o grado.


Il saggio del plusvalore esprimerà, dunque, il rapporto (percentuale) tra il plusvalore ottenuto e il capitale variabile
anticipato come salario, mostrando il tasso di sfruttamento dei lavoratori.
Il saggio del profitto esprime (in percentuale) il rapporto tra il plusvalore e la somma del capitale costante e del
capitale variabile.
 Osservazioni sulle dinamiche del sistema capitalistico

• Il sistema di produzione capitalistico, per estrarre maggiore


plusvalore ed accrescere il profitto, ha una continua necessità di
introdurre tutti i moderni ritrovati che possano rendere il lavoro più
produttivo.

• Questa tendenza ha raggiunto un apice con l’avvento dell’ industria


meccanizzata che fa uso, appunto, di macchine al fine di produrre più
merci con un numero relativamente contenuto di operai.

• Le macchine permisero di alleggerire la fatica del lavoro (almeno


apparentemente), consentendo al capitalista di impiegare donne e
bambini, forza-lavoro spesso meno problematica da gestire.
• Ma l’aumento di produzione dovuto alle macchine determinò delle
crisi cicliche di sovrapproduzione.
• Va notato che è l’eccesso di merci, e non la carenza, a creare la crisi
del sistema.
• L’esito funesto di tali crisi è la necessità di distruggere le merci in
eccesso (a dispetto dell’indigenza in cui versano le fasce più povere
della popolazione) e la disoccupazione.
• Ma l’esigenza del costante rinnovamento tecnologico finirà per
produrre un altro pericoloso effetto: la caduta del saggio del profitto.

• La crescita verticale del capitale costante (c) [macchine + materie


prime] rispetto al capitale variabile (v) [quello destinato ai salari]
comporta necessariamente una diminuzione del saggio del profitto
(p).

• Se il capitale variabile (v) resta costante, altrettanto farà anche il


plusvalore (Pv). Ma se contemporaneamente il capitale costante (c)
cresce, allora dovrà diminuire il saggio del profitto (p). Se poniamo
c + v = C, allora avremo
𝐏𝐯
p=
𝐂

formula che mostra come la crescita del capitale costante produca un


profitto più esiguo rispetto al capitale complessivo impiegato.
• Precisato che non sono le macchine in quanto tali a generare il
plusvalore (Pv), dato che questo deriva dal lavoro pagato con il
capitale variabile (v), e che la caduta tendenziale del saggio del
profitto può essere in parte contrastata con specifiche misure (p.e.
con l’acquisto a prezzo inferiore di materie prime all’estero), va però
detto che è proprio in tale caduta tendenziale che Marx scorge il
punto debole di tutto il sistema capitalistico.

• La caduta tendenziale del saggio del profitto, associata alle crisi di


sovrapproduzione e agli effetti collaterali che può creare la libera
concorrenza, pone in seria difficoltà i capitalisti e tende a
determinare un antagonismo sempre più accentuato tra le due classi
opposte della borghesia e del proletariato.

• Va anche considerato che i grandi capitalisti, fagocitando gli


imprenditori messi in difficoltà dai motivi appena ricordati,
tenderanno a trasformarsi in una élite, creando al contempo una
vasta classe di salariati ma anche di disoccupati.
• Saranno proprio tali contraddizioni (viste come vere e proprie
opposizioni dialettiche) a determinare la fine della società borghese e
la presa del potere da parte della classe proletaria.

• Ciò costituisce il fondamento della transizione dal capitalismo al


comunismo.

• Il proletariato è perciò investito "dalla storia stessa" di una specifica


missione: dare avvio a una nuova epoca sociale, politica ed
economica.

La stella rossa : già Marx ed Engels la usarono come simbolo di uguaglianza e unione fra gli uomini .
• .
Renato Curreli
Docente di Filosofia e Storia
Liceo Classico G. Siotto Pintor - Cagliari

Visita il mio sito didattico: https://sites.google.com/view/lo-studio-della-filosofia

Nota: Testi e schemi grafici sono produzioni originali dell’autore. Laddove si facciano citazioni, si cita la fonte con espliciti riferimenti bibliografici. L’origine delle
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