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ALESSANDRO ROCCATI

INTRODUZIONE
ALLO STUDIO DELVEGIZIANO

SALERNO EDITRICE
ROMA
Copertina:
Libro dei Morti di Ani (partic.; papiro del 1200 a.C.).
London, British Museum.
Elaborazione: Grafica Elettronica, Napoli.

ISBN 978-88-8402-599-9
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Salerno Editrice S.r.l. Ogni abuso sarà perseguito a norma di legge.
A Teresina
e Maria Cristina
INTRODUZIONE

¼a lingua presentata in questo lavoro si identifica con quella che fu


lungamente scritta mediante la grafi.a geroglifica. Tale scrittura ebbe
origine in Egitto in funzione della registrazione - tanto visiva quanto
uditiva - della lingua dominante, che è pertanto antonomasticamente
definita "lingua egizia". Tale parlata fu registrata con due sistemi grafi.ci:
uno "sacro" (i geroglifici, contraddistinti dalla loro natura figurata) e uno
"utilitario" (lo ieratico, che adotta forme non figurate per i segni e costi-
tuisce una demotivazione della scrittura geroglifica). Essa inoltre distinse
tendenzialmente due fasi: quella che diede origine alla scrittura, all'inizio
deLIII millennio a.C., ed una ulteriore che subentrò parzialmente verso
la seconda metà del II millennio a.C. e perciò detta "neoegiziano". Que-
sta fase fu scritta principalmente in ieratico sui papiri, ma introdusse al
livello scritto, accanto ad un livello formale di espressione, anche un
registro informale (umile, colloquiale) e richiese conseguentemente un
profondo rinnovamento della struttura interna della scrittura, che solo
apparentemente assomiglia a quella usata per notare la lingua piu an-
tica.
Del resto la lingua piu antica si divide a sua volta in due tappe suc-
cessive, definite soprattutto da caratteristiche della scrittura. La prima di
esse (detta tradizionalmente ed ambiguamente "antico egiziano") nasce
con la scrittura, che è propriamente una "scrittura di parole" (logografi.a),
quindi ampiamente fonetica e legata direttamente alla pronuncia. Quando
nasce la prima notazione visivo/uditiva della lingua esiste solo il "discorso
(orale)". La concezione di testi scritti in quanto tali- e quindi dei libri- fa
parte di un processo che si sviluppa a partire dalla fine del III millennio
a.C., coinvolgendo anche un cambiamento linguistico, quello che portò al
"neoegizio". Questo processo, qui definito "testualizzazione", porta come
conseguenza la dotazione della scrittura di una attrezzatura grafi.ca atta a
meglio definire la struttura grammaticale ("grammaticalizzazione"). Per
questo motivo si definisce il successivo neoegizio una "lingua testuale"
e la sua scrittura, "scrittura testuale".

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INTRODUZIONE

Al principio del II millennio a.C. il fenomeno della testualizzazione


porta ad una normazione dell'ortografia e ad una grammaticalizzazione
della scrittura in funzione dello sviluppo di un'ampia letteratura scritta
e dell'uso librario. È questa la ragione che consiglia di scegliere partico-
larmente (anche se non esclusivamente) questa manifestazione lingui-
stica, definita impropriamente "classica", a scopo introduttivo (cosi come
arbitrariamente si sogliono trasporre i testi ieratici in geroglifici per
comodità di studio).
Tra le due fasi linguistiche, "egiziana" e "neoegizia(na)", intercorre
però un divario tipologico. Solo la seconda presenta spiccate affinità con
altre lingue storiche del Mediterraneo orientale (tra cui il greco), men-
tre la fase piu antica non ha ancora raggiunto una de~nizione concorde
e soddisfacente tra gli studiosi e, riconosciuta la genericità delle connes-
sioni con altre lingue prossime dell'Africa e dell'Asia, si comprende
nella sua specificità piu per contrasto che per analogia con altre situa-
zioni linguistiche note. Ed è questo uno dei motivi principali di inte-
resse del suo studio, quale testimonianza di un processo del pensiero
umano.
La lingua egizia, nella sua evoluzione culturale, fu usata con continuità
fino a molto tempo dopo la sopravvenuta concorrenza dell'arabo ed era
ancora viva al tempo delle Crociate. Tuttavia, essendo essa scritta non piu
con geroglifici, bensi con un sistema autonomo, anche se lontanamente
derivato dai geroglifici (il demotico), e successivamente con un alfabeto
derivato da quello greco (il copto), esula dai termini che questo lavoro
si è posto. Nondimeno il copto, a causa della grafia piu esplicitamente
fonetica, nonostante le alterazioni sopraggiunte nel tempo, rimane un
importante riferimento di verifica e -confronto.
Vocaboli egizi furono notati casualmente anche con altri sistemi grafici,
principalmente quello cuneiforme nel periodo corrispondente all'uso del
neoegizio, e voci straniere furono citate e inserite nella scrittura (e lingua)
egizia, probabilmente dai tempi piu antichi. La terminologia ripresa dal
greco (geroglifici, ieratico, demotico) ricalca designazioni approssimati-
vamente corrispondenti nella lingua indigena. Copto è alterazione di
aiguptios.

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INTRODUZIONE

La struttura dell'esposizione cerca di conformarsi al carattere della


lingua quale traspare dalla sua analisi, e che differisce notevolmente
dal nostro modo di pensare. !:egiziano attestato dal periodo piu antico
documenta una tipologia linguistica arcaica, fondamentalmente legata
a un'espressione soggettiva. Di qui discende il numero elevato di pro-
nomi personali, alla cui presentazione si è pertanto data la precedenza,
il trattamento sintattico particolare riservato alle parti del corpo (viste
come origine dell'energia del soggetto agente}, la natura del verbo che
è centrata sulle funzioni agenziali. Da un punto di vista grammaticale,
la morfologizzazione delle funzioni è a uno stadio elementare e la base
degli enunciati è eminentemente soggettiva e collegata ai valori lessicali.
Questi ultimi distinguono, in particolare, vocaboli di natura statica da
altri di senso energico o performativo.
Questo profilo della lingua egizia non intende servire da manuale; si
propone però di delineare la struttura quale appare ad un criterio inter-
pretativo attuale, in funzione di un processo storico che non dimentichi
le vicende linguistiche dell'intero Oriente mediterraneo. In particolare è
sembrato importante il nesso con il carattere della documentazione, a
causa delle strette connessioni tra lingua e scrittura, il predominio delle
attestazioni letterarie, la successione di valori diversi portati dall'uso della
scrittura in progresso di tempo. Nello snodarsi di una visione personale
mi è parso piu utile, e vorrei non presuntuoso, raccogliere i frutti di ri-
cerche discontinue, che non cercare di presentare un quadro delle opinioni,
non particolarmente dinamico, o di tratteggiare un risultato dogmatico.
Questi materiali debbono la loro sperimentazione a una lunga attività
didattica, fin dalle lezioni tenute presso l'Università Statale di Milano,
per- iniziativa della professoressa Maria Mayer Modena, e poi all'inse-
gnamento nelle università di Roma e di Torino. La prima stesura è del
1982 (Milano, Unicopli}; una successiva edizione è stata prodotta nel
2002 (Torino, Thélème ), rispetto alla quale la presente è profondamente
rinnovata. Alla stampa hanno contribuito con un aiuto efficace Franco
Aspesi e Vermondo Brugnatelli, e, per quanto concerne i testi geroglifici,
Federico Bottigliengo, mentre da ultimo Emanuele Ciampini si è prestato
ad una lettura critica del lavoro.

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INTRODUZIONE

In appendice è parso opportuno richiamare le corrispondenze tra i


paragrafi. e i luoghi dei manuali e degli studi che provvedono una discus-
sione piu ampia degli argomenti; come i rinvii ad esercizi applicativi che
possono essere utilmente praticati, senza appesantire l'essenzialità della
presentazione. Essa vuole soprattutto essere un invito a guardare oltre
gli stessi strumenti di lavoro che costituiscono una tappa indispensabile
della ricerca.

Torino, 18 giugno 2007


ALESSANDRO RoccATI

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TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI

ACE Reports 8 = N. KANAWATI-A. HAssAN, The Teti Cemetery at Saqqara, Sidney,


Australian Centre for Egyptology, 1996 («Reports», 8), voi. I.
Amduat = E. HoRNUNG, Das Amduat. Die Schrift des verborgenen Raumes, Wiesba-
den, Harrassowitz, 1963.
ASAE 43 = E. DruoToN, Description sommaire des chapelles funéraires de la vt' dynastie
récemment découvertes derrière le mastaba de Mérérouka à Sakkara, in «Annales du
Service des Antiquités de l'Egypte», 43 1943, pp. 487-513.
AssMANN, Sonnenpriester = J. AssMANN, Der Konig als Sonnenpriester, Gli.ickstadt,
Augustin, 1970.
Aswan = Citazione dall'originale.
AuL XII= Ttt. ScttNEIDER, Sinuhes Notiz iiber die Konige: Syrisch-anatolische Herrscher-
titel in agyptischer Oberliefernng, in «Agypten und Levante», XII 2002, p. 257.
Berlino = Aegyptische Inschriften aus den Koniglichen Museen zu Ber/in, Leipzig,
Hinrichs, 1913-1924.
Cairo,] 46048 = H.G. FISCHER, Dendera in the Third Millenium B.C., New York,
Augustin, 1968.
CGC = H.O. LANGE-H. ScttAFER, Catalogue Général des Antiquités Egyptiennes
du Musée du Caire. N°s 20001-20780. Grab- und Denksteine des Mittleren Reichs,
Berlin, Reichsdruckerei, 1902 (1925).
CAMINos, Litera,y Fragments = RA. CAMINOS, Litera,y Fragments in the Hieratic Script,
Oxford, Oxford Univ. Press, 1956.
Cappella Bianca= P. LACAu-H. CHEVRIER, Une chapelle de Sésostris l" à Karnak, Le
Caire, Institut Français d'Archéologie Orientale, 1956.
Coffin T. = A. DE BucK, The Egyptian Coffin Texts, Chicago, Univ. of Chicago
Press, 1935-1962, voli. I-VII.
Deir el-Bahari = Citazione dall'originale.
Firenze = S. BosTJcco, Museo archeologico di Firenze, voi. II. Le stele egiziane del
Nuovo Regno, Roma, 1st. Poligrafico dello Stato, 1965.
GARDINER, Egyptian Grammar = Oxford, Oxford Univ. Press, 195i (continue
ristampe).
GM = F. KAMMERZELL, ../rgj + Pseudopartizip. Bine unmogliche Konstruktion?, in
«Gottinger Miszellen», 67 1983, pp. 57-64.
Hatnub = R. ANTHES, Die Felseninschriften von Hatnub nach den Aufnahmen, Leipzig,
Hinrichs, 1928.

13
TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI

Hesi = N. KANAWATI, The tomb of Hesi: The Teti cemetery at Saqqara, voi. 5, Sidney,
Australian Centre for Egyptology, 1999 («Reports», 13).
Hibis = N.G. DAvrns, The Tempie oJ Hibis in el-Khargeh Oasis, 111. The decoration,
New York, The Metropolitan Museum of Art, 1953.
JEA 33 = H.W. FAIRMAN-B. GRDSELOFF, Texts ofHatshepsut and Sethos I inside Speos
Artemidos, in «Journal of Egyptian Archaeology», 33 1947, pp. 12-33.
JEA 54 = A. RoccATI, Una lettera inedita dell'Antico Regno, in «Journal of Egyptian
Archaeology», 54 1968, pp. 14-22.
JEA 57 = M. G1LULA, Co.flìn Texts Spell 148, in «Journal of Egyptian Archaeology»,
57 1971, pp. 14-19.
JEA 58 = F. JuNGE, Zur Funktion des s(!m.lJr f, in «Journal of Egyptian Archaeol-
ogy», 58 1972, pp. 133-39.
JEA 59 =J.D. RAv, The Form "mtwfr s(!m" in Later Egyptian, in «Journal of Egyptian
Archaeology», 59 1973, pp. 156-58.
Kamose = L. HABACHI, The Second Stela oJ Kamose, Gli.ickstadt, Augustin, 1972.
Louvre = A. GAYET, Musée du Louvre. Stèles de la x1I' dinastie, Paris, Vieweg, 1889.
Naufrago = A. BLACKMAN, Middle Egyptian Stories, Bruxelles, Fondation Egyp-
tologique Reine Elisabeth, 1932.
New York= C.L. RANSOM, The Stela of Menthu-weser, New York, [Gillis Press],
1913.
Oasita = R.B. PARKINSON, The Tale oJ the Eloquent Peasant, Oxford, Griffìth
Institute-Ashmolean Museum, 1991.
Or.Ant. 12 = A. RoccATI, Le iscrizioni della scala, in «Oriens Antiquus», 12 1973,
pp. 23-37.
Or.Ant. 13 = A. RoccATI, Una tomba dimenticata di Asiut, in «Oriens Antiquus»,
13 1974, pp. 41-52.
Papiro Rhind = T.E. PEET, The Rhind Mathematical Papyrns, London-Liverpool,
Hodder and Stoughton-Univ. Press of Liverpool, 1923.
Papiro Bulaq XVIII = A. ScHARFF, Ein Rechnungsbuch des koniglichen Hofes aus der
13. Dynastie (Papyrns Boulaq Nr. 18}, in «Zeitschrift fiir Agyptische Sprache und
Altertumskunde», 57 1922, pp. 51-68.
Papiro Beatty, IV = A.H. GARDINER, Hieratic Papyri in the British Museum, Third
Series, Chester Beatty Gift, London, British Museum, 1935.
Papiro Torino, CG 54003 = A. RoccATI, Papiro ieratico 54003. Estratti magid e rituali
del primo Medio Regno. Catalogo del Museo Egizio di Torino, I. Monumenti e Testi,
to. 2, Torino, Edizioni d'Arte F.lli Pozzo, 1970.
Papiro Westcar = A.M. BLACKMAN, The Sto,y of King Kheops and the Magidans,
Kent,J.V. Books, 1988.

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TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI

Piramidi= K. SETHE, Die altiigyptischen Pyramidentexte, Leipzig, Hinrichs, 1910.


RdE 20 = M. G1LULA, An adjectival predicative expression efpossession in Middle Egyp-
tian, in «Revue d'Egyptologie», 20 1968, pp. 55-61.
RdE 24 = J.-L. DE CENIVAL, Sur la forme sçjmf à redoublement ou mrr f, in «Revue
d'Egyptologie», 24 1972, pp. 40-45 (num. mon. Mélanges dediées a M. Mali-
nine).
RANL 40 = A. RoccATI, La stele di un falegname, in «Rendiconti dell'Accademia
Nàzionale dei Lincei», 40 1986, pp. 225-33.
Rekhmira = N. DE GARIS DAVIES, The Tomb ef Rekhmire at Thebes, New York,
[Plantin Press), 1953.
Roi = M. BAUD-E. DRIOTON, Le tombeau de Roy, Cairo, Institut Français d'Ar-
chéologie Orientale, 1928.
RSO 42 = A. RoccATI, Due lettere ai morti, in «Rivista degli Studi Orientali», 42
1967, pp. 323-28.
Sinuhe = A. BLACKMAN, Middle Egyptian Stories, Bruxelles, Fondation Egyp-
tologique Reine Elisabeth, 1932.
Siut = F.L. GRIFFITH, The Inscriptions of Siut and Deir Rifeh, London, Trubner &
Co., 1898.
Torino, Cat. 1447 = Citazione dall'originale.
Torino, Cat. 1534 = Citazione dall'originale.
Urk. 1 = K. SETHE, Urkunden des iigyptischen Altertums, 1. Urkunden des Alten Reiches,
Leipzig, Hinrichs, 1928.
U rk. IV = K. SETHE, Urkunden des iigyptischen Altertums, IV. Urkunden der 18. Dynastie,
Leipzig, Hinrichs, 1906-1930.
Urk. v = H. GRAPOW, Urkunden des iigyptischen Altertums, v. Religiose Urkunden,
Lepzig, Hinrichs, 1915-1916.
Urk. VII= K. SETHE, Urkunden des agyptischen Altertums, VII. Historisch-biographische
Urkunden des Mittleren Reiches, Leipzig, Hinrichs, 1935.

15
1

PRINCIPI DI SCRITIURA

1. LOGOGRAMMI E FONOGRAMMI

La peculiarità della scrittura geroglifica, cosi come essa fu dapprima


ideata, risiede nello scrivere anzitutto parole, ossia unità lessicali com-
plete, individuate tanto nella loro sostanza semantica, quanto nei suoni
esse.nziali. Ne consegue che inizialmente questa scrittura può scrivere
solo una lingua unica e che la rappresentazione di questa lingua è cosi
intimamente legata alla scrittura predisposta, che questa si presenta come
una proiezione visiva di essa. Questa avviene spesso in senso puramente
fonetico, tanto che i "segni-parola" o logogrammi (lessigrammi) possono
avere o non avere attinenza con l'oggetto rappresentato: "t::... mr (zappa),
'amare'; = i
mr (canale), 'canale'; mr (vaso di latte pendente da una
corda), 'come';~ mr (cesello), 'essere malato'.
Accanto ai logogrammi si sviluppano due categorie di segni:
a) di contenuto prevalentemente fonetico (fonogrammi), che servono
per scrivere elementi grammaticali o morfologici privi di significato e
anche per precisare la lettura (le co~onenti fonetiche) dei logogrammi
(complementi fonetici): ~ m, 'in', = mr, 'amare';
b) di contenuto prevalentemente semantico per chiarire (o ribadire)
il valore lessicale di un logogramma (tassigrammi o determinativi di ca-
tegoria); es.~~ mr, 'amare' (grafia consueta durante la xn dinastia).
Accanto al valore fondamentale i logogrammi possono scrivere, me-
diante un principio di scambio, altri vocaboli che abbiano in comune i
suoni principali, quelli registrati dalla scrittura (metafonia), o i concetti
di base, che li legano ad una stessa idea (metonimia): ad es. per il princi-
pio di metafonia, la stella * serve a scrivere oltre alla 'stella' (sbs), anche
'porta' c-ts (sbs), 'insegnare' *~ (sbs); viceversa per il principio di meto-
!i
nimia la stessa stella può notare 'ora' (wnwt, che in origine si stabiliva
dall'osservazione del cielo notturno), e anche*• * i 'mattina, adorare
al mattino' (dws).

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INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Nel primo caso il denominatore costante è il suono di tre consonanti, e


non il significato che è diversissimo; nel secondo caso il valore del segno
app~e inerente all'oggetto raffigurato.

NoTA BENE. I suoni principali di un logogramma comprendono di norma solo


consonanti {neanche necessariamente tutte le consonanti). Qualità e posizioni
delle vocali non sono in genere considerate, anche se talora si trovano connesse
a un cosiddetto complemento fonetico. Può anche avvenire che lo stesso logo-
gramma rappresenti suoni diversi: o {vaso per liquidi) nw oppure in;j {cesello)
mr oppure sb {distinti in ieratico).

Una delle differenze tra logogrammi e fonogrammi si rivela nella


possibilità, propria soltanto di questi ultimi, di collegare i suoni espressi:
~0 /Jpr-r< (logogrammi); :J~~/i bnms (fonogrammi).

2. CENNI SUL SISTEMA FIGURATIVO

A causa dell'effettiva unione lingua/scrittura, alcuni dei processi sopra


delineati divengono possibili a livello di segno, anche se probabilmente
si debbono riconoscere fasi successive nell'invenzione grafica.

I processi semantici possono esercitarsi:


2.1.
a) sulla forma del segno; ad esempio, un rapporto statico-dinamico:
I mazza J>0 r__: 1~ L a..--... mazza che colpisce
il muro ~ muro che cade o è abbattuto
M involarsi (ps(i)) ~ posarsi (bn(i))
= bacino chiuso, lago (s) =bacino aperto, canale, fiume
(mr)
o (vaso che contiene liquidi) nw acqua corrente (n);
b) su combinazioni di segni che ne nascono, le quali intrecciano i con-
f
cetti relativi in un nuovo simbolo composito: o + - = vaso che versa
acqua, 'bagnare' (w'b); analogamente ~ brocca (bz): fìl brocca da cui si
versa acqua (qbb, 'frescura'): r@o fi
(tre, quattro, cinque) vasi allineati
su un supporto (bnt).

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1 • PRINCIPI DI SCRITTURA

2.2. I disegni con cui si scrivono i geroglifici sono fissati da certe conven-
zioni, che ne definiscono gli schemi secondo principi complessi, comuni
in parte alle regole artistiche. Fissi sono il punto di vista, la posizione,
l'orientamento, le dimensioni relative, eventualmente il colore, con criteri
che mirano a cogliere il carattere dell'oggetto. Le norme sono dovute al
pensiero dominante nel periodo delle origini, che scorgeva nelle figure e
nei sègni (oltre che nei vocaboli) esseri e cose reali, non soltanto la loro
rappresentazione. Molti segni raffigurano esseri animati o loro parti: =
bocca di fronte, j uomo assiso, ~ uomo seduto che si tocca la bocca, .A
gambe che vanno avanti, t\. gambe che tornano indietro (per convogliare
l'idea di un certo movimento), e si adopera una parte per il tutto, cosi
che braccia e gambe divengono indici di animazione, applicabili anche
a simboli con valori fonetici:
a) sul piano semantico:
1/:') braccia che portano scudo e mazza, 'combattere' ("b5)
~ due braccia che remano, 'vogare' (t.zn(i))
_;Th uomo che porta un cesto, 'portare' (f,(i))

~ uomo che regge un bastone, 'battere' (bw(i))


~ braccio che regge un bastone (intercambiabile con il precedente},
'essere forte' (n!Jt);
b) sul piano fonetico:
] il vaso in che cammina = in(i), 'portare'
"Jf' il laccio ! che si muove = it(i), 'prendere'
-"' il lago s che si muove = srn, 'andare'.
7

NoTA BENE. Il braccio .......ll (') può reggere vari oggetti di cui assume i valori,
come 4-Jl (var. &, pane conico), 'dare' (rg(i)); ll-Jl (pane) m, ~ (var. JJ!t), 'ricevere'
(.fzp). Per semplificazione, soprattutto nello ieratico, si sopprime talora l'oggetto
contenuto nella mano oppure si confonde.

2.3. I segni si iscrivono dentro un modulo quadrato astratto, che oc-


cupano sia interamente, sia per metà (orizzontale o verticale), sia per
un quarto:

19
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

In casi particolari si possono alterare le dimensioni di singoli geroglifici.


I segni orientabili guardano in senso opposto alla direzione di lettura,
che è generalmente da destra a sinistra e dall'alto in basso (sempre per
lo ieratico), ma può essere libera entro il modulo quadrato.
Da un punto di vista puramente formale diversi se_wri sono ottenuti
su un tracciato uniforme modificato:~ avvoltoio (5), ~ civetta (m), ~
falco (br), ~ gallina della Guinea (nb).

I segni possono essere differenziati per variazione (= nb:


2,4. = k,
ceste senza e con manico) o per cumulazione (- n: mw aéqua). Vi
sono segni unielementari (= t5 terra) e plurielementari, tra i quali sono
frequenti quelli dati dalla combinazione di tre elementi: LI q colle, M (jw
monte, ~ b5s(t) regione montuosa o desertica fuori dall'Egitto; ~ S5
campagna inondata; r\&iÌ1 o rfli bnt gruppo di vasi.

3. IL SISTEMA FONETICO

La verifica del fonetismo dei logogrammi permette di isolare venti-


quattro "caratteri" che rendono, in modo diverso dalle attuali esigenze
linguistiche, i suoni della lingua, la cui fonologia è peraltro caratteri-
stica per numerose peculiarità, e che, probabilmente almeno in parte,
comportavano differenze di articolazione tra regioni diverse e periodi
diversi. Variazioni locali e temporali sono notate sporadicamente e ar-
bitrariamente:
a) -sfugge la natura esatta di alcune consonanti, che non sembrano
possedere carattere pienamente distintivo (5, i, <, w, [/], b, slz);
b) vi sono suoni notati non sistematicamente o che coinvolgono una
molteplicità di valori, come n (usato anche per I), r (usato anche per d);
c) la notazione vocalica fu talora tentata, specialmente nei suffissi
grammaticali, per mezzo di valori particolari attribuiti ad alcuni dei sud-
detti segni o a gruppi di essi. La ricostruzione linguistica ha accertato
l'esistenza di quattro vocali (a, e, i, u). Nel sistema geroglifico esse non

20
1 • PRINCIPI DI SCRITTURA

sono però in opposizione alle consonanti; del resto queste ultime erano
certamente pronunciate come sillabe, come conferma il fatto che due
consonanti identiche scritte di seguito erano di norma separate da una
vocale (cfr. avanti par. 8}.

3.1. Sotto si danno, secondo un ordine di successione moderno, i carat-


teri rappresentati dal geroglifico unilittero che serve piu comunemente
a designarli, insieme con la loro trascrizione convenzionale nell'alfabeto
latino:

];,. (avvoltoio) molteplici corrispondenze fonetiche: r, I(= O?)


q (canna) suono vocalico (ali, u?) e dittongo (ia/i1)
y qq (due canne) come il precedente, ma usato soprattutto i!!._§ne_diparola
.....D (avambraccio) molteplici corrispondenze: suono faringale (ar. ain) e
dentale (d?)
w i (quaglia) molteplici corrispondenze: u semivocale (ingl. war), u, O (unito
a consonante)
h J (piede) occlusiva labiale sonora (come in it.) o spirante bilabiale
p □ (sedia) occlusiva labiale sorda o aspirata o apicale
f ._ (vipera cornuta) spirante labiodentale sorda (come in it.)
m ~ (civetta) come in italiano
n - (acqua) molteplici corrispondenze: n, I
r = (bocca) molteplici corrispondenze: r, I, d (?)
h ru (cortile) aspirata (ingl. h.ow)
b l (matassa) faringale sorda (ar. ha)
b ® (cesta?} affricata gutturale (ted. ach)
b _, (ventre} affricata palatale (ted. ich?), var. fonematica di /J es
(chiavistello) sibilante sonora? (it. rosa) o z (it. zio)
s (stoffa piegata) sibilante (sorda)
§ = (lago) sibilante palatale (it. scena)
q LI (colle) gutturale apicale

21
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

k = {cesta} occlusiva gutturale sorda {come in it.) o aspirata {come in ted.)


g @ (base di vaso) occlusiva gutturale sonora{?)
t o {pane) occlusiva dentale sorda {com« in it.) o aspirata {come in ted.) o
apicale
f =e, {pastoie) occlusiva palatale sorda {suono intermedio tra e in çena et [ij])
d = {mano) occlusiva dentale sonora {come in it.} {?)
4 7 {cobra) occlusiva palatale sonora {suono intermedio tra gin gelo e d
[dj]).

Questi segni non costituiscono alfabeto perché isolano suoni e non an-
cora fonemi, inoltre non rappresentano tutti i fonemi della lingua e non
possono prescindere dai segni piu complessi (logogrammi), cui spesso si
accompagnano. Mancano inoltre del principio di economia, perché lo
stesso carattere può essere espresso da una molteplicità di segni, 'es. °è/ =
n; = e T= m; \" = w (tutti questi segni dal II millennio a.C.). Alcuni di
essi sono polivalenti, usandosi come logogrammi e fonogrammi, es. =
= r, 'bocca'; = = s, 'lago'; =
= d, 'mano' (4rt).

3.2. Altri segni specificano gruppi di due o tre consonanti, ovvero la


struttura del logogramma che ne è all'origine, scomponibili nei caratteri
sopra indicati. La tabella che segue (vd. p. 23) riporta insieme i valori e le
possibilità di combinazione (esclusivamente a livello di sistema fonetico)
di suoni biconsonantici: ~1~~/]l bnms, 'amico (pari)'.
Anche i segni bilitteri mancano del principio di economia, ma esistono
vari doppioni: t = mr; ~ = mr; o = ìn; + = wn; ~ = l_zm; Y = st; off& = z5; ~
= z?; ~ = z?; ~ = mt, mwt.
Alcuni segni hanno invece doppio valore:== gs e ìm, da cui nasce
nel II millennio il valore m; ~ = ?b e mr; =
= mr e mì; o= nw e ìn. I segni
bilitteri possono essere sostituiti dagli unilitteri (non sempre: es. ~ - ìn,
prep. 'da', non si scrive mai con o), ma non vi è necessariamente identità
di valore (~ =, ::/- 0 i).
Gruppi di segni unilitteri possono a loro volta rendere un suono uni-
co: 0 i tw (= t effettivamente pronunciata),:;: nr e ~ = 5r possono
valere l.

22
C+ i w b p m n r h : s q k t d 4
g, 16 -+
!~ gw~ !bf !s
IQ lw~ lbO lm= ln4:3> lr-=-- 1d Id~
< --Il <5-== (d=
'q~

w i w! f\ w•~ wpV wn~ wr'.S,,., w<JI

bJ b!\. b/1'-

p □ p! Xì.. prn p/JS::l, p<J~


~
m~ m!> ml 2 -
mw- mn= mr= m/11 ms/fl mt= m4 'fìl
n- nl--" nwo nb= nm1 nn:J-+ nr~ n/1\,. ns'7 ndt .,,
2:!
r= rw$:,. rst z(")
!il /llf /Jw-.... 1:rpA /lm o /In'\ /lr 'I /lz ~ /14 f :s
~ /.10 /.Il l /.l'e /_lwt...,IJ 1.1r! 11,~ !:!
. /.I-= b5~ /.In~ /.lrlfil (")
"'
z- zl -ml- z/lm 2:!
si s!6 sw+ sn i skt sd s<Jx ~
s= §5~ swµ sn ~ ss 6 sd'7
~
q 1J qb/9. qs~ qdf

k= uLI kp-=- kmLJ


g@ gn("5f> gs=
te:. t5 ==- ti~ IW~ tp@ lm>F= /r f
t= tlk tz-
d= ds"""

47 <J! i qwM qr'EJ ddff


INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

3.3. Le osservazioni sopra espresse valgono egualmente per i segni che


contengono tre cònsonanti, i quali riflettono un piccolo numero di com-
binazioni possibili. Seguono i principali: ~ = l:ztp; ~ = stp; ~ = n,4m; ~ =
- ' idn·, ] = whm·
sdm . ' = = wdb· - , l = sdb·' ~ = snd· _,lJA = spd·' 1= wss·,x ? = wsh· .,u1 =
wsg; """"' = spr; 8= pr; [ = bnr; 1= wsr; l = nfr; I = n[r; ~ = bpr; = wbs; A = 1
* J t
çf,bs; = sbs; ~ = çj,b<; = zms; O= Bm; = Bb; g= iwn; o' = rwçf,, dsr; ' = <J:,<;
aI = shm
.., , hrp
... , <bs·, Q ... , 1F = imn·, 1!!! = szp·, ~ = grg·, ~1 = wd<·
-i- = <nh· - , ?I = hqs· LJ...-J =
. , (I./\
<hs·
. , = = phr
- , = = ms<·, ll n = mdw- , 6 = hnm·
- fò
, IX = qbh· Nn, = hnt·
. , llflfi!I ... , r- = . ., , td'\
hnr
= dmd·- ' ft = mdd· - '
f = rnp·' ~~ = sms·' ~..LI,, = ssm·, -== = sis.
Tra i fonogrammi vale il principio della cumulazione:]\ m + --:11 m =
~ m; fflt oppure i oppure Jffll- zs, 'protezione'.
4. IL SISTEMA AUSILIARIO

È di duplice ordine:
- a) fonetico: nel III millennio i logogrammi piu complessi sono accom-
pagnati dalla. precisazione delle loro componenti fonetiçhe, mediante
segni unilitteri, che costituiscono pertanto. la verifica concettuale dd
sistema fonetico, e sono poi declassati a complementi fonetici: ~ oppure
~ 8~ h ' l'
0 0 oppure J- o o . tp, tavo a , ecc.;

b) semantico: i principali vocaboli sono accompagnati da indici di cate-


goria (determinativi o tassigrammi), che hanno la funzione di dichiarare
il campo semantico (secondo una visione "culturale").
Esempi:
f
~ funzioni della bocca: ~ ~ mdw, 'parlare', ~ ~ wnm, 'mangiare',
3,:,., ,I(>. zwr 'bere'·
c=:,.J!il ' '
~ divinità: 1 ~ Wsir, 'Osiri', ~j~ Ptb; 'Ptah', ~=~ 1mn, ~on',~~
Qbwty, 'Thot';
~ paesi stranieri:~~ Pwnt, 'Punt';
@ città: f;
Wsst, 'Tebe'.
In seguito alla "testualizzazione" (dalla fine del III millennio a.C.) i
due procedimenti sono semplificati per motivi di ordine estetico e di

24
1 • PRINCIPI DI SCRITTURA

maggiore rapidità e convenzionalità della struttura grafica ("grammati-


calizzazione"), producendo una certa uniformità o ortografia.
Per distinguere la doppia funzione, logografi.ca e fonetica, dei segni
fonografici.--si usa un trattino verticale quando si intende specificare il
valore di logogramma: ~ irt, 'occhio'; -=,... ir, 'fare'. 0t~; 0 ~0 itJ, "--
pi,, .k K hrw l,,bf, 'raggiungi Ra il di della sua festa' (il determinativo di
divinità rfl separa la lettura ideografica del dio Ra dal valore logografico
di 0 come 'giorno'). 1
Si noti che nel caso di elementi morfologici o grammaticali fin dall'ini-
zio vale la pura notazione fonetica.
La scrittura egizia mira soprattutto ad identificare il vocabolo nella
sua accezione; si spiegano cosi grafie parziali o abbreviate (logogram-
mi) per termini comuni o tecnici: : : ~~ rm!(t), 'uomini', +::_ nsw, 're
(dell'Egitto)'.
Alcune grafie serbano probabilmente il ricordo di E"ocedimenti grafici
anteriori alla fissazione del presente sistema, come ~ per Wsir, 'Osiri'.
In ordine di importanza prevale l'indicazione semantica su quella fo-
netica, al punto di alterare l'ordine grammaticale nella scrittura: ìGJ nfr
+ l,,wt = bwt-nfr, 'dimora del dio, santuario'.

5- I VALORI CRIPTICI

Accanto al valore fondamentale (fonetico) taluni segni ricevono una


determinazione semantica frutto di un'analisi secondaria:\ (ns, 'lingua')
può usarsi per mr, 'capo, direttore' ((i)m(y)-r, 'che è nella bocca'); i (nr,
'terrore') = rmt(t) (< rmtt), 'uomini' (r-mt, 'bocca dell'avvoltoio').
Per motivi magico-religiosi possono egualmente usarsi grafie insolite,
tese ad evitare l'apparizione di determinate figure, come :i":;;:'I: per ~ 'il
dio Horo' (cfr. cap. 9, 1.1).
Taluni testi, detti crittografici, fanno uso esteso di questo doppio va-
lore, dovuto all'identificazione della scrittura come base di una scienza
autonoma.
1. Coffin T., v 23 c.

25
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

6. LA SCRITTURA IERATICA

Costituisce una demotivazione della scrittura geroglifica ed evolve nel


II millennio a.C. nel senso di una scrit:tma-libraria. I segni, tendenzial-
mente non figurati, semplificati mediante l'applicazione di elementi
diacritici, sono spesso legati tra loro. Anche se il sistema è correlato alla
scrittura geroglifica, diverse sono le dimensioni relative dei segni, diversa
la disposizi'one, maggiore il numero di elementi che compongono un
vocabolo (a causa della maggiore superficie scrittoria dei papiri}, differenti
i criteri di distinzione tra i segni. Per ragione di studio si suole trascrivere
in geroglifici gli originali ieratici (negli esempi di questo volume indicati
con h}, osservando alcune regole stabilite per convenzione.

NoTA BENE. La lettura fonetica scolastica cli un testo egizio è puramente con-
venzionale e si ottiene inserendo una vocale e tra le consonanti e leggendo s e '
come a, i/y come i, w come u; h, I.i sono trascritte h; b, b = kh; s =sh.

7. IL SISTEMA DI NUMERAZIONE

La numerazione è a base decimale e il relativo sistema di scrittura è


additivo {come il computo}, mancando riferimenti alla struttura lessicale,
che non segue un ordinamento specifico: I unità, n decine,~ centinaia, l
migliaia,~ decine di migliaia,~ centinaia di migliaia, lfr1 milioni (espri-
me anch e una quannta ., m. determmata.
. ) Ad es.: '-\UUUU
"lnnnnlll~~~nnnn1111
~~~nnnnllll
243.688.2

Numero Cardinale Ordinale Collettivo Altti


1 ~
--dw' ij tpy, 'primo' ~ wt:ty, 'unico'

2 &A snwy (duale) rn sn-nw,


'secondo'
(cfr. cap. 3, 4.1)
®O @o
3 ==;,lii !Jmtw ==;:,i?i !Jmt-nw,
'terzo'

2. Urk., 1 167, 13. (segue)


1 • PRINCIPI DI SCRITTURA

Numero Cardinale Ordinale Collettivo Altri

4 :;;;J":sllll/dw "'-Ilo
=Il
i Q--
=1111 e,

fd-nw, 'quarto' lfdt, 'quartina'

5 ~dlw 111O dl-nw, 'quinto' 1111'


Il ,""
dlwt, 'cinquina'

6 ~=r111srs
lii • r=r!lo
Qrll {sls) srs-nw, 'sesto'

7 r";-1//i'sfbw r--11110
~lii I
sfb-nw, 'settimo'

8 ~::1111 bmnw e=ll110


-11111
!Jmn-nw, 'ottavo'

9 0 r7!psgw 0 r7!? ~~psgt,


psg-nw, 'nono' 'enneade'

10 nmgw

20 m'?, duale
di dieci?'

30 :;., m'b~

40 rYYYì ~ 3

100 ~ st {femminile)

1.000 l ,~
10.000 ~gb'

100,000 ~bfn
1.000.000 oppure 11l:1bb
'un gran numero'
(imprecisabile)'

Le frazioni sono solitamente sostituite da un procedimento per indicare


in quante parti è diviso un oggetto, che consiste nel sovrapporre il sostan-
tivo= r, 'parte', al numerale: 1/5. Il sostantivo= gs, 'lato' vale 1/2.
3. Le decine successive sono formate dai plurali delle unità.

27
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

I numeri sono per lo pili segnati in modo simbolico, ma si conosce la


loro lettura. Accanto ai numeri cardinali, che si comportano come nomi
singolari in apposizione, esistono gli ordinali, nomi e attributi. Gli ordinali
dal 2 al 10 si ottengono con la desinenza o '-nw (femm. -nwt), in seguito
con una perifrasi composta dal participio, m/:z, 'che riempie' seguito dal
numero. Vi è inoltre una formazione astratta di collettivi femminili.
Nei libri di conti sono usati diversi simboli particolari, la cui notazione
rientra negli usi tecnici e nel linguaggio specifico. Similmente avviene
per le misure di capacità, di superficie, di lunghezza, di peso. A queste
si aggiunge la cronometria, in particolare il calendario, che si vale egual-
mente di sistemi diversi a base lunare e solare. Il computo civile osserva
J'
una divisione in anni, stagioni, mesi e giorni: f ~ 111 ~ ~ ~~ 0 /:zsbt (?)
3, sbd 2 s}Jt, <rqy, 'anno 3, mese 2 della stagione dell'inondazione, ultimo
giorno (il 30)'.4

8. LA FONETICA DELLA LINGUA

La scrittura egizia trascura le vocali e spesso alcune consonanti, crean-


do grafie "piene" e "difettive". Le lettere pili spesso omesse sono: 1/y,
w,n.
Non vi è alcun segno per indicare I, essa è tuttavia espressa per mezzo
sia di n, sia di r, sia di s, sia di nr e di sr, i diversi modi potendo scambiarsi ,
in un solo vocabolo.
Il valore dei suoni si ricava: a) dalle permutazioni interne; b} dagli
esiti copti (la lingua scritta in caratteri alfabetici); c) da trascrizioni in altre
lingue coeve, particolarmente l'accadico; d) dalla comparazione lingui-
stica; e) dagli impresti ti.
Rispetto alle lingue affini l'egiziano è soprattutto caratterizzato: a) dalla
presenza di laringali (s, /J) e faringali (<, /:z), come gli altri gruppi affini;
b) dalla presenza di palatali (!, 4), come molte lingue africane, tra cui
le cuscitiche; c) dalla possibile presenza di apicali, tipiche delle lingue
semitiche.

4. GARDINER, Egyptian Grammar, p. 201.

28
1 • PRINCIPI DI SCRITTURA

Vi sono certamente modi diversi di articolazione in sviluppi successivi.


Le oscillazioni fonetiche concernono la tendenza delle velari a mutarsi in
palatali (k > t; g > 4): la tendenza delle palatali a diventare dentali(! > t;
<J > d); la tendenza della p a divenire spirante f, la tendenza_di alcune
consonanti a cadere in fine di parola (t, r, n); la tendenza a scomparire
di alcune di esse (i, s).
Si osservano fenomeni di incompatibilità tra /:z e <, che tende a diven-
tare i (una vocale?); /J e I, che tende a diventare<. La w muta spesso in y.
Dalla xn dinastia z e s sono confuse nella scrittura.
Le consonanti doppie sono di norma scritte una volta sola: se appaiono
notate due consonanti eguali è da presumere la posizione di vocali in
mezzo. Vi sono grafie che dichiarano mutamenti fonetici: ri = r > i; tw
indica talora una t terminale che si è conservata nella pronuncia (perché
protetta da vocale o altro). Altre volte i mutamenti fonetici non sono
indicati, ovvero non è indicato il fonetismo etimologico del vocabolo.
I.:inclusione e l'omissione di determinati simboli fonetici (es. y, i finale)
è talora collegata alla struttura sillabica e tonica interna del vocabolo.

NOTA BENE. I simboli! e 4 nell'uso egittologico si discostano dalle notazioni


fonetiche internazionali.

29
2

ELEMENTI REFERENZIALI

1. INDIVIDUANTI: I PRONOMI PERSONALI

Costituiscono una delle categorie più sviluppate della morfologia egi-


zia, e di vitale importanza come referenti nella frase. Se ne distinguono
diverse serie, la cui peculiarità è data dal grado di autonomia d'accento,
che provoca posizioni diverse nella frase, mentre le funzioni si spiegano
all'interno della tipologia ergativa che distingue le azioni effettivamente
compiute. Queste serie stanno tra loro in rapporti di derivazione e sono
qui esposte cominciando dalla piu semplice.

1.1. Pronomi suffissi

Si uniscono indissoh,1bilmente. a sostantivi, verbi (che in egiziano


possiedono natura nominale) o preposizioni. Distinguono tre numeri:
singolare, plurale (derivato dal singolare mediante desinenza -n) e duale
(derivato dal plurale, mediante desinenza-i); e nella 2• e 3• pers. s_ingolare
anche due generi, sdoppiati da un originario genere comune.

Singolare Plurale Duale


1• c. i,~ ~i J -
-,, I 1:f.l
-\\ ;.'!Y

m. = .k
2• ==
_, 111 ./n =
7.fny
f. = .J1
m. ..._ f
3• 1-,1,-, .sn i- .sny
(
I .s

1. La consonante t in tutti i casi è palatalizzazione da k.

30
2 • ELEMENTI REFERENZIALI

NoTA BENE. Il logogramma dell'uomo (i o _A) si trova talora aggiunto a tutte


le serie di pronomi personali, specialmente di 1• pers., tanto al singolare quanto
al plurale. Il pronome di 1• pers. .i nell'Antico Regno non è indicato a causa
della sua natura vocalica, che risulta già compresa nella lettura sillabica della
consonante che lo precede.

Dopo un sostantivo il pronome suffisso assume valore possessivo:


~= pr.k, 'la tua casa' (lett. 'casa tu').
f
Dopo un verbo indica invece il soggetto (agente o paziente): J;. <nb.k,
'tu vivi' (lett. 'vita tu', o simile), ma dopo un infinito transitivo designa
l'oggetto (soggetto paziente) (cap. 6, 5.1.1).
Infine se posto dopo una preposizione il suffisso corrisponde al prono-
me personale retto:,,__ nf, 'a lui'. Si noti che il nesso n.suffisso, a differenza
delle altre preposizioni, è privo pure d'accento e quindi enclitico.
A causa della loro natura i pronomi suffissi non possono stare in testa
di frase, fuorché non si uniscano ad un elemento con la funzione di
supporto:~ i= iw.[n, 'voi' (vd. anche al cap. 4, 2.9, es. con nty).
Il pronome riflessivo è espresso con i corrispondenti pronomi per-
sonali.
I pronomi del singolare provocano alterazioni nella struttura sillabica
dei nomi cui si aggregano; quelli del plurale e del duale solo eventuali
spostamenti d'accento, conseguenti all'enclisi.
I pronomi suffissi del singolare, quando sono aggiunti a sostantivi
duali, nella loro funzione di possessivi, ripetono la desinenza -y del
duale:

1• c. 44i .y

m. =\\
.ky
2•
f. = .[y

..._
m. fy
3•
f. r,, .sy

31
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

1.2. Pronomi dipendenti o enclitici


Si appoggiano ad un elemento precedente (verbo, nome, particella
introduttiva), cui seguono direttamente. Differiscono dai suffissi solo nel
singolare per l'aggiunta originaria di una desinenza -w alle forme maschili
(forse simile all'elemento dimostrativo, cfr. avanti, parr. 2 e 2.1).

1• c. wi (i~w) i, ii, i~
nwi }:i (dopo i suffissi .fn e .sn)

m. !W (k+w) =i
2•
f. fn (<!m <k + m, come in berbero)::(=~
m. sw+i
3•
f. sy, s(y) h I
st lo

Anche in questi pronomi la differenziazione dei generi è palesemen-


te secondaria. La base della 3• pers. è s - anteriore cronologicamente
all'inserimento dif (vd. pron. suffissi) per il maschile-, e il femminile è
ottenuto con l'aggiunta della variante fonematica -y di -w, oppure della
desinenza -t propria della forma femminile dei sostantivi.

re 'egli ama voi'; i::;:::+ i


=
Dopo il verbo i pronomi dipendenti indicano il complemento oggetto
(soggetto paziente); ad es.: ~ ~ "'-- mr f tn, 'egli ama te (donna)' oppu-
nfr sw, 'egli è buono'. Quest'ultima costruzione
è valida limitatamente alla 2• e 3• pers., mentre la 1 • pers. esprime solo il
soggetto agente, ergativo (vd. par. seguente).
Se posto dopo il verbo, il pronome st di 3• pers. femm. può usarsi al
posto del pronome di 3• pers. plur. sn (valore di oggetto/soggetto pa-
ziente), oppure con valore di neutro, 'ciò'.

1.3. Pronomi indipendenti (ortotonici o proclitici)


Si comportano come sostantivi, dei quali ripetono le posizioni nella
frase e possono collocarsi all'inizio della proposizione. Derivano dalle

32
2 • ELEMENTI REFERENZIALI

serie precedenti di pronomi, ma nel singolare si distingue una formazione


arcaica da un'altra analogica piu recente, subentrata alla fine dell'Antico
Regno, in cui i pronomi suffissi si uniscono al tema nt-. Questo tema a
sua volta comprende un elemento iniziale in, clìe in egiziano esiste pure
allo stato isolato (cap. 8, 2) e che è un indice di ergatività: si tratta proba-
bilmente della forma tonica della preposizione enclitica n (cap. 4, 1).
La serie arcaica trova corrispondenze in alcune lingue semitiche (ac-
cadico, eblaitico e sudarabico) e si ottiene dai pronomi dipendenti cui è
aggiunta la desinenza -t.
Il duale è desueto.

Singolare Singolare Plurale


-- ntn
ol 1
1• c. o lnk
= Q1 inn (recente)
1 1

m. =}o Jw( -;;- ntk


= -= ntfn
2•
f =~fmt -
=
0 ntt-
0 1, 1

3•
m. +} swt
0
.:=._ ntf
::r,-, ntsn
f r: stt ::r nts
In testa di frase rivestono il valore di soggetto agente o di predicato (a
seconda che siano tonici o no, ma la scrittura non lo specifica):
,~=J i"- ntf snf, 'suo fratello è lui'; cfr. h riJ ~ Q::.~ h5i.n im.k, 1~

'nostro marito sei tu'.2


Dopo un sostantivo acquistano significato possessivo (complemento
di appartenenza): ~ g. pr ntk, 'la tua casa'. _
Dopo un verbo conservano il valore di soggetto:~~ 0 ~-prt ntsn,
'essi escono' (lett. 'uscire loro').

2. Papiro Beatty IV, r. 5, 1.

33
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

1.4. Formazione analitica del possessivo

Il significato possessivo in egiziano è una funzione dei pronomi per-


sonali. I.:uso predicativo di tale valore si ottiene mediante due perifrasi,
che sono adoperate pure come attributi: 1) i pronomi suffissi si uniscono
a un dimostrativo usato sostantivamente (vd. anche avanti par. 2.1); 2) il
relativo n(y) (che foneticamente non differisce dalla preposizione n) 'che
appartiene a' (cap. 4, 2.5) può annettere i pronomi personali delle tre se-
rie, restando invariabile.

1.4.1. I pronomi suffissi entrano in una costruzione formata da -


n(y) piu il pronome suffisso, seguiti dal relativo t~
imy, 'che è là' (con
valore affine a un dimostrativo, cfr. avanti par. 2.2), il quale, quando la
costruzione è usata come attributo, si accorda nel genere al sostantivo
cui si riferisce (femm. imyt) e rimane invariabile quando la costruzione
assume valore di predicato: 'a me (te, ecc.) appartenente':

Singolare Plurale
1• c. i Q~ n.l-imy, 'mio'
m. :;:Q~ n.k-imy, 'tuo'
2• = !Q~ n.fn-imy, 'vostro'
f ::: Q~ n.f-imy

3•
m. ::= Q~ nf-imy, 'suo' -rl-lQ~ n.sn-imy, 'loro'
f -rQ~ n.s-imy
Esempi:
T~:;:~)J~o prt-brw n.k-imyt, 'l'offerta che ti spetta'; 3

h ::~~r n.k-im(y) s(y), 'essa (la Siria) ti appartiene'. 4

3. Coffin T., 111 224 c.


4. Sinuhe, B 222.

34
2 • ELEMENTI REFERENZIALI

NoTA BENE. La formazione corrispondente con i pronomi dipendenti (n-wi,


ecc.) significa 'io appartengo a', con inversione di rapporti {condizione di
paziente).

1.4.2. Il relativo n(y) si prefigge ai pronomi indipendenti singolari:

1• c. - ~ n ink > = nnk


2•m. - 7: n ntk > 7: ntk
= =
Esempi:
~i:;:~JT-g,,~i0 iw n.k grfi, n ntk hrw, 'tua è la notte, tuo il gior-
no'.5
Il morfema iw introduce il dativo n.k, che da solo è privo d'accento, e
gli conferisce valore attivo ('tu possiedi', cfr. cap. 5, 2.5).

1.5. Espressione del soggetto


Le tre serie di pronomi personali possiedono usi paralleli per designare
il soggetto della frase:
a) QÌ, i T.:rJ ~ iw.i fir sçJm, 'io odo' (variante di sçJm.l);
b) r= Ì, j r .:rJ ~ sk wl fir sçJm, 'io odo';
c) ~ .:rJ ~ ink sç/m, 'io odo'.

2. CONNETTIVI: I DIMOSTRATIVI

I dimostrativi egizi si comportano come nomi e non esiste distinzione


tra pronomi e attributi. Il loro paradigma è costituito da uno schema
regolare in cui gli elementi p (maschile), t (femminile) e n (pluralità)
fungono da basi cui si annettono le determinazioni -n (anafora),-/ (ca-
tafora), -w (non marcato), -? (anafora):

5. Coffin T., 1 254 f = RdE 20, 56.

35
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Sing. m. ~pn ,;:_pf □ l,pw ~;,Ci,p5*


Sing. f. o :_ tf ol, tw i
- tn t?*

Plur. m. Q~ipn Q,;:_ ipf Qo l, lpw


Plur. f. Q~ lptn Q~ lptf Q~ i iptw

Plur. c. ++ nn• :=nr o, i nw• ~n~*

La collocazione è rigorosa: le forme con asterisco precedono i sostantivi,


le altre li seguono, tranne rare eccezioni.
Le forme del plurale che distinguono i generi sono di uso arcaico.
Parimenti si trovano forme ampliate a tre elementi: ~ ~ :l'::;;:I: pfl e {-
pfy (con le altre forme) e o~~~ pwy (solo attributo), ecc.

NOTA BENE. Formato con elementi analoghi è pure l'avverbio di luogo:: Ì fn(y),
'(di, a) dove?', con valore interrogativo, e::;~ '5, 'qui' (cfr. inoltre le particelle
di cap. 8, 3 c).

2.1. La determinazione fondamentale dei dimostrativi egizi concerne


non i concetti di vicinanza e di lontananza, ma di noto e di ignoto, da cui
derivano accezioni particolari: pf è il dimostrativo dell'indeterminazione,
mentre pn serve a indicare l'identità 'stesso, medesimo' (cfr. it. 'tale').
Le forme p5, ecc., esprimono il dimostrativo anaforico di uso sempre
piu largo nel senso di un articolo (cfr. it. 'quel genio di Leonardo', 'la
Roma di un tempo', 'la casa di un calzolaio= una casa di calzolaio'). Per
altri usi di determinativo anaforico, cfr. cap. 4, 2.9 e cap. 6, 11.2.
Le forme di base n- in origine sembrano contenere un'indicazione
avverbiale e si collegano frequentemente al sostantivo, che precedono,
mediante la nota genitivi studiata piu avanti (cap. 4, 2.5).
Le forme p5, t5, n5 possono annettersi i pronomi suffissi a mo' di sostan-
tivi, costruendo un'espressione analitica del possessivo, che si può usare
anche in funzione pronominale predicativa ('il mio', ecc.). In tal caso 5
intervocalico diviene y, essendo notato nella forma p5y.i, p5y.k, ecc.
2 • ELEMENTI REFERENZIALI

Esempi:
? ~ pr pn, 'questa casa';
~~QQ"--Q.::__p5yf it, 'suo padre';
~ } 0 __'.:_ hrw pn, 'il medesimo giorno';
on-- □
<'& ~ ~ ••• - mi ssm pn, 'cosi' (lett. 'nella stessa forma/maniera');
++-ìf1 nn n ntrw, 'questi dèi (di cui si è parlato)';
~ Qi V~~~=~~~ ink wpp pf r pn r< nb, 'io distinguo questo
da quello ogni giorno' 6 (dove si colloca per primo il dimostrativo
cataforico).
Il dimostrativo pw, oltre alla funzione di attributo, si adopera in quella
di predicato, ma in tal caso rimane invariabile. I.:elemento w sembra avere
l'effetto di produrre indeterminazione, come in altri casi (cap. 2, 1.2 e cap.
6, 9.1), togliendo ogni marcatura all'espressione cui si riferisce:
a) come attributo mette in risalto il sostantivo cui si riferisce:
L!;!, QQ~o 'fr. J:ik5y pw, 'o mago'7 (per il derivato tzk5y, da t,k5, e&. cap. 4,

2.1);
b) come predicato invece ha funzione di copula:~ □ 'fr, ink pw, 'sono
io'; ~ 0 'fr. Ì p5 pw ntr, 'questo è dio'.
Inoltre l'elemento 'fr, w può rafforzare nessi predicativi:
i:::i j ~~~
glio oggi di ieri'.8
=r--~nfr-w(y) n.i m hrw pn r sf, 'a me va (è) me-

2.2. Nella frase la collocazione dei dimostrativi avviene il piu vicino


possibile al sostantivo cui sono apposti, dal quale sono eventualmente
separati solo dai pronomi suffissi, e con cui formano unità d'accento.
Di uso corrispondente ai dimostrativi, per posizione, è il sostantivo =
nh, 'totalità, tutto', femminile C:: nbt, plurale maschile =
'fr. nbw.
6. Coffin T., 11119 d.
7. Coffin T., v 114 b.
8. Coffin T., 11 119 1.

37
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Valore dimostrativo ha pure la locuzione avverbiale~~ im, '(che è)


1'
là' nella formula epistolare ~ ~ ~ bsk im, 'questo servo' per designare
il mittente (cfr. sopra par. 1.4.1 e cap. 4, 2.8).

3. INTRODUTTIVI

Sono morfemi che aprono le frasi e tendono a focalizzare l'azione e


l'enunciato, quindi la situazione e l'agente che vi opera. Alcuni sono con-
nessi alle preposizioni, altri a pronomi personali di cui costituiscono forme
(semi)toniche o proclitiche (cfr. cap. 8, 2-3).
3

IL NOME

1. LA FORMAZIONE DEL NOME

La struttura delle parole egizie, sostantivi e verbi, è sostanzialmente


nominale. La formazione delle radici e dei temi è alquanto semplice e
agisce su una base costituita per lo piu da una O' due consonanti o vocali
(monosillabi} oppure tre consonanti (bisillabi}. Suffissi e desinenze sono
molto limitati e virtualmente non esistono parole composte. Limitate sono
pure le possibilità interne di determinazione dei nomi. Questi ricadono
in due categorie che distinguono i generi: maschile (senza terminazioni
particolari} e femminile (terminazione -t, cfr. accadico· -at}. Nei sostanti-
vi maschili raramente appare una desinenza -w di funzione incerta: a} 1
cons. o vocale 7
r, 'bocca', j z, 'uomo (notabile socialmente}', 7 iw,
'isola', ~i~ iw, 'male'; b} 2 cons. gi sn, 'fratello',~ ns, 'lingua',~
bt, 'albero, legno'; c} 3 cons. I~ J
nfr, ~dio',~ b?k, 'servo', ::=ii!J rmt,
'uomo (essere umano}, egiziano', f~ilAA.. J:iflw, 'serpente'.
Fmminili
e : =pt, ··1,n-'ll
·•OO
ae o,◊ o ì:'J snt, 'u•~"'.'Jl
sore ~, ..kà ì:'J mwt, 'dr'~=lj;\
ma e, .JJ'ò O ì:'J
hskt, 'serva', ~ " ntrt, 'dea'.
0

2. IL PLURALE

Il plurale dei sostantivi si ottiene aggiungendo una desinenza -w al tema


(identica all'accadico -u?}: a} maschili: i io ii
snw, 'fratelli',~ i 1:
ntrw,
'dèi'; :-iO:tztw,
'alberi'; b} femminili: gi Jisnwt, 'sorelle',
0 1i"'
Jintrwt,
'dee',~= i Ji bskwt, 'serve',~ Ji mwwt (o mwt?}, 'madri'.
0

Le grafie comportano spesso l'aggiunta di tre tratti (o punti}, che in-


dicano pluralità e che possono rendere superflua l'indicazione fonetica.
Egualmente il plurale può essere espresso mediante triplice ripetizione
del segno o del gruppo di segni: n~ prw, 'case', ÌÌ7 ntrw, 'dèi'.

39
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

NOTA BENE. In alcuni vocaboli la terminazione -t è radicale e non desinenza


del femminile: Q.:._ 11, 'padre' (il segno"--- non si legge): Q.:._~! ityw, 'padri'. La
forma arcaica di,~ l;t, 'cose' ·seguita da suffisso è Q~ ist. Il plurale di -t,:: nsw,
're (dell'Àlto Egitto); suona+~ QQ~i nsyw.

2.1. Il plurale relativo a entità doppie (duale) si ottiene aggiungendo la


desinenza -y (scritta anche con due tratti, per lo piu obliqui/\\) al plurale
dei sostantivi maschili (-wy) e al singolare dei femminili (-ty): ~~'JJJJ
r dwy, '"di'-=-=,,'
pie ; 0 \\, -=-- irty, occhi'.
Anche per il duale esistono grafie logografìche che consistono nella
doppia ripetizione del simbolo. Con ogni probabilità questa desinenza
suonava -a come in accadico.

2.2. I plurali e i duali che concernono insieme nomi dei due generi (ma-
schile e femminile) possiedono talora una forma femminile. Esempi:
\l z5, 'figlio': ~ ~ ~ ~ z5ty, 'i due figli (di Atum)', Shu e Tefenet;
i' 1Ji... 1Ji... -Ji h
l .Jr' Jr' li:[' . mww, ' arttgiano:
. . ' "'1 \~U se. h
))' ,l;f, ' . . .,
. mwt, arttgiam;
=
=-Ji ' ' g :ìtJ '
li:[' rmt, uomo : o 1 1 1 rmft, uom1m;
. .,
ii sn, 'fratello: r;-~"'~~ snwt, 'fratelli (e sorelle)';
\l z5, 'figlio': mr~ il msw, 'figli', lflr~"'IJ! mswt, 'figli e figlie'.
3. FORMATIVI

Un formativo particolare per nomi di luogo o di strumento è dato da


un prefisso m-. Esempi:
~~ <J:,<, 'stare':~ ,~n1
1~ _..-m b5i, 'misurare': ~
m<b<t, 'tomba';
~ KP mb5t, 'bilancia'.

4. ATTRIBUTI

Non esiste una categoria autonoma di aggettivi. In egiziano i nostri


aggettivi sono resi sia con sostantivi sia con verbi (qualificativi). Nume-

40
3 • IL NOME

rose forme verbali hanno un uso attributivo. Gli attributi possiedono la


caratteristica di accordarsi al numero del sostantivo che qualificano, se
questo è maschile, oppure solo al genere, nel caso femminile (ossia non
hanno femminile plurale), e si collocano costantemente in posizione
successiya. Esempi:
j = z nb, 'ogni uomo, ognuno';
1

~ ~' fi fi ~ ~' t!Jnwy wtwy, 'una coppia di grandi obelischi';


;l!~ bmwt nfrt, 'donne belle';
[J-=\Ò,_:
1 1 1--!Jli1p,w ,w, case gran
o ' di' ;

~ii~~ irty wçj5ty, 'occhi sani'.

4.1. Precede invece i sostantivi cui si riferisce, pur concordando con


essi, la locuzione=~~ ky, 'altro', femm: ~ kti, plur. ~~- kywy, con una
terminazione vocalica caratteristica del duale (sopra par. 2.1). Il suo valore
e la sua sintassi l'apparentano ai numerali, e deriva forse da un'antica
designazione del numerale '2'.

5. PARTI DEL CORPO UMANO

Insieme con i vocaboli concernenti la persona (come::~ rn, 'nome')


costituiscono una classe lessicale soggetta a trattamento morfologico e
sintattico particolare: a) preferisce l'annessione di pronomi suffissi perso-
nali e rifiuta altre costruzioni di possessivo; b) _nella struttura della frase
può alterare l'ordine sintattico (cfr. cap. 5, 2.1 e cap. 7, 2.6).
NoTA BENE. È questa una categoria di classe lessicale che mette in risalto i valori
attivi, rispetto a quelli statici, inerti, secondo un'opposizione che pare produttiva
in questa fase di egiziano.

6. SINTASSI DEL NOME

Le funzioni sintattiche del nome egiziano sono rese in vario modo


mediante: a) posizione fissa e caratteristica all'interno della frase; b) pre-

41
IN~RODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

posizioni; c) determinazioni semantiche e morfologiche che indicano la


coerenza con altri elementi a contatto; d) valori statici e dinamici inerenti
al lessico.

NoTA BENE. La grammaticalizzazione dei rapporti è assai limitata, producendo


una prevalenza delle determinazioni semantiche su quelle morfologiche. Una
conseguenza ne è lo sviluppo degli elementi referenziali {cap. 2, 1-2).

6.1. Accostamento di nomi

6.1.1. Nome+ nome (senza accordo). Il rapporto è di apposizione quando il


-=-o n
primo sostantivo è specificazione del secondo: = 5 =1, 01 irtt ds 1, 'latw
brocca 1' = 'una brocca di latte'.
Il rapporto è di appartenenza quando il secondo sostantivo è specifica-
I~
zione del primo: /:zm-ntr (con inversione grafica per motivi di rispetto),
'servo+ dio'= 'servo del dio, sacerdote' (maschile); 1Qc'=; l:zwt-ntr, 'dimora
+dio'= 'dimora del dio, tempio' (di genere femminile);?= pr.k, 'casa+
tu' = 'la casa di te, la tua casa'; ~ ? nbt pr, 'signora della casa (proprietà
familiare)', titolo delle spose principali;~~ nbt pt, 'signora del cielo?,
epiteto delle dee; = nb t5wy, 'signore delle Due Terre (designazione
dell'Egitto)', titolo del faraone;= lii nb ntrw, 'signore degli dèi', riferito
adAmon-Ra.
Quando invece il primo elemento ha valore denotativo, il rapporto
è di limitazione, es. !::;:: ;;;;nfr mnw, 'bello + monumento' = 'bello di
monumento, che ha bei monumenti'.

6.1.2. Nome + nome (con accordo semantico). Il rapporto è di identità, se i


due sostantivi si specificano a vicenda (predicato+ soggetto), es.~+::,_,,
ink nsw, 'io + re' = ' il re sono io' oppure 'io sono il re'. La differenza tra
soggetto e predicato dipenderebbe dal carattere ortotonico (predicato) o
proclitico (soggetto) del primo elemento, ma l'accento non è indicato nella
scrittura. Ad evitare ambiguità con il caso precedente, è possibile inserire
una copula nella specie del dimostrativo (invariabile) pw. Esempi:
3 • IL NOME

.;,,o 1y;,+ :.:_ ink pw nsw, 'il re sono io';


h ?Ll~
I ~ ,,, ~:&o~==~ìì:&=o~
o , , ,_ , I, , h,
. q,w pw mtrw rnw, ' sono (de1') re,
quelli designati per nome (vd. par. precedente)'. 1

- 6.1.3. Nome+ nome (con accordo grammaticale). Qui il secondo elemento agi-
sce da modificatore. Il rapporto è di attributo, che segue il sostantivo:
:~ f\~ :i":;;::"r: /5 ws, '(una) terra lontana'; ~Llr~~ wst qsnt, 'una via dif-

ficile, impervia'; 1:~::i: ntrw <sw, 'gli dèi grandi'.

NoTA BENE. I.:"aggettivo" è sempre in funzione di attributo e mai di predicato,


che è espresso con una struttura verbale.

6.1.4. Nome+ nome (indipendenti). Il rapporto è di parallelismo asindetico:


~~ :=;JlU1..'il cielo e la terra'. Il nesso è però spesso indicato da alcune
preposizioni (br, bnC, m, mi; cfr. cap. 5, 2.6).

6.2. Uso assoluto


I sostantivi sono collocati soprattutto alla fine della frase, ma anche
all'inizio, senza indicazioni particolari, soprattutto in locuzioni temporali,
acquistando un valore avverbiale: ~L::J~~'T tr n !J3wy, 'a sera';
~,J r;Jt, 'in eterno', 'sempre'.

6.3. Posizione

Non vi sono virtualmente limiti all'accostamento di nomi. Esso avvie-


ne però in una successione rigorosa e preordinata, secondo lo schema:
-JI O t"--
. " _ ®= pr.k pn nfr, 'casa + tu + questa + bella' = 'questa tua bella casa'
(sostantivo+ suffisso personale+ dimostrativo+ attributo). I vari elementi
eventuali si porranno costantemente nell'ordine descritto. Esempi:
- e, t"--
'~"'---®~ sntf tn nfrt, 'questa sua bella sorella';

1. Sinuhe, B 221 (cfr. AuL xn, p. 269).

43
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ mdt nbt stst, 'ogni faccenda segreta';


Ì 1~~i~ 1::;:
ntr pn rnpw nfr, 'questo dio rigenerato e perfetto72 ( doppio
attributo oltre al dimostrativo);
=
Q~J~ J~ /fwt-lJ,r nbt Kbn, 'Hathor signora di Biblo'3 (rapporto di
apposizione e di appartenenza, come gli esempi seguenti);
Qc:. ~l'Z.. ~ □ 4'1~ /fwt-lJ,r nbt Pwnt, 'Hathor signora di Punt';4
0 ~= ~ R< nb sl)t, 'Ra signore dell'orizzonte' 5 (da distinguere dal se-
guente);
ÌI~ o ìi'1 ~ ntrw nbw, 'tutti gli dèi'6 (con rapporto di attribuzione);
=
~J~!:if1~~= !~:= Gbb rp< ntrw, Tm nb !)prw, 'Geb principe
degli dèi, Atum signore di manifestazioni';7
ì=l ~or~=+ e:, ffe@ntrnbntrw,Jfr(y)-sfnbNn-nsw, 'il dio signore

degli dèi, Harsafe signore di Eracleopoli';8


~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ink wr zs wr, 'sono io un grande figlio di un grande'9
(rapporto di identità, apposizione e appartenenza);
c. ~Jì=~Jì mwt.k Nwt, 'tua madre Nut', 10 rapporto di apposizione,
meglio che di identità: 'Nut è tua madre'.

2. Coffìn T., 1 15 c.
3. Coffin T., 1 262 b.
4. Coffìn T., 1 204 e.
5. Coffìn T., 1 236 d.
6. Coffìn T., 1 241 f.
7. Coffìn T., v 211 e-f.
8. Coffìn T., v 257 d.
9. Coffìn T., v 60 b.
10. Coffìn T., 1 75 f.

44
4

ELEMENTI CORRELATIVI

1. PREPOSIZIONI

Si uniscono intimamente a un sostantivo o a un pronome suffisso {che


precedono) e possono dipendere dall'uso idiomatico di un verbo {che
seguono); davanti alle &asi fungono da congiunzioni. Non possiedono
significato, ma solo funzioni che sono complementari a nomi tanto pre-
cedenti quanto seguenti. Un'indicazione semantica può essere però fornita
da un sostantivo di collegamento, che dà origine a preposizioni composte.
I.:uso delle preposizioni tende a variare nel tempo, a causa della loro natura
elementare, che si può definire solo con opposizioni di carattere lineare e
puntuale, in modo che si moltiplica l'uso effettivo di poche preposizioni.
Allo stato pronominale normalmente sono dotate di accento autonomo,
tranne n.

indica locativo, strumentale, compagnia, predica-


I~ m
zione; con suffissi diviene Q~ im
è segno del dativo, ma designa anche locativo e
n
temporale
indica direzione, conformità, fine. Con suffissi si
r scrive anche Q= ir
ì)'~e ~s 'dietro'
indica posizione superiore 'sopra' o accostata 'ac-
'i ~r canto', e provenienza 'da'
:?~ indica posizione inferiore 'sotto', anche con valore
!Jr 'portare'

!Jr indica direzione e vicinanza 'verso, presso'


(segue)

45
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

--
@o

~:-
l;ft
bnt
significa riscontro 'secondo'
significa 'davanti, tra'
e:
V-
bn' indica compagnia 'con'
@o.A bt indica penetrazione 'attraverso, per'

~ tp significa 'sopra'
6 r,Jr designa l'origine 'da'
=
'da' (agente) e 24 mi, 'come' (anticamente mr) si
4- in
adoperano solo con sostantivi

Diversi usi delle predette preposizioni sono intercambiabili in certe


1.1.
condizioni. Soltanto alcune entrano in numerosi composti:

m-imt 'tra (due)'; piu tardi =4~ r-imt e anche


1\4~ +~~ imytw
mm 1\1\ 'tra (molti)'
m-qsb _1\LJ~J= 'in mezzo'
m-br-ib 1\i 'in mezzo, dentro'
m-lmw 1\ X7J' o in 'dentro', scritto anche~
m-bnt 1\~:- 'davanti'
m-bsb _1\19, 'davanti', anche ~ 19, r,Jr-bsb
m-br 1\ r 'davanti'
m-bst 'davanti', anche }! ~ br-bst, piu tardi = ~
1\~ r-bst
m-pbwy _1\.1:,11§' 'dietro', anche }! .l:J\ '§' br-pbwy
m-bt _1\;,:.A 'dietro', 'dopo', 'nonostante'
m-' 1\~ 'con'
m-'b 1\~JD 'con
m-ss 1\? 'dietro', anche T? br-ss e=? r-ss
(segue)
4 • ELEMENTI CORRELATIVI

m-bsw(-br)
m-!J,mt ~.t~~l~T)
~
~..L.
-
'piu, oltre a'
'senza'
m-!J,sfw ~4~ 'incontro a'
m-brt-nt ~ ç o- 'per timore di'
=(ì o
m-snd ~~~ 'per timore di', anche ~ n-snq
m-[nt-r ~=
-
o= 'piu di' ùEA 33, p. 28: xv111 dinastia)
m-znt-r ~ -:<==> 'come' (cfr. r-gs)
r-!J,ft-br =®o'R 'davanti', sostituisce m-bsb nella xv111 dina-
.__ I
stia
r-gs = =I 'accanto', anche T~ br-gswy
'R6)
br-tp I I 'sopra', da leggere propriamente br-qsgs

Altre formazioni sono di uso piu raro.

2. NOMI DI RELAZIONE

I..:egiziano, come altre lingue camito-semitiche, può trasformare un


2.1.
sostantivo o una preposizione in attributo, con funzione di pertinenza,
per mezzo della desinenza -y (\\) notata nella scrittura in seguito alla
grammaticalizzazione del II millennio a.C.:
I nfr, 'dio' -1~ nfry, 'divino';
~ m, 'in' - +~ imy, 'che è in', plur. ~~~! imw, femm. t~
imt,
r1X&i:;:: ~ ~· bnty imntw, 'che presiede agli Occidentali (= i morti)', nome
del dio di Abido; il secondo termine deriva da imnt, 'l'Occidente'.

2.2. Per formare sostantivi personificati e indicanti possesso, l'egiziano


dispone dei seguenti mezzi (cfr. cap. 5, 2.5):
.
a) nb + sostantlvo, 1ett. 'padrone di ... ' : ' avent e' : ==c. nb -m,,<t, ' gms
. t o' ;
b) nome di• relazione
• •
sostantlvato: '
~e\\,1:f
che e' a ... ' : ~ ~
m, ty, giusto ;
)< ' • '

e) n(y) + sostantivo, lett. 'che è a .. . ' : - ~ ~ n m5<t, 'giusto'.

47
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLEGIZIANO

Nell'uso attributivo i norrù di relazione concordano con l'antecedente.

2.3. I nomi di relazione consentono di creare nessi attributivi in frasi


dove il sostantivo e espressione avverbiale costituiscono un nesso pre-
dicativo. Esempi:
0 ~ ~ ggR' m 1wnw, 'Ra è in Eliopoli'

0 ~Qfgg Re im(y) 1wnw, 'Ra che è in Eliopoli'.


Sirrùlmente:
Ì 1 ~=~Qfgg ntr pn <s im(y) 1wnw, 'questo grande dio che abita in
Eliopoli'; 1 '

11 : 1Qf l~ ntrw lmw pt, 'gli dèi che stanno in cielo'; 2

Q~ ~ ~ Qf Qg bwt-sr imt 1wnw, 'la Dimora del Principe, che è in Elio-


O

poli';3
Q f} J =~ mw imw t,py, 'l'acqua che è nel Nilo':4 i liquidi e i grani
sono considerati plurali;
r®i-:~ ~,Q¾nn
1 ~gg
bntw itrty m 1wnw, 'i preposti ai due santuari
in Eliopoli';5
r91~,f,~l~ ~1'f1l. zsw brw tmsw.sn, 'gli scribi che sono sulle loro
stuoie'. 6

2.4. Le formazioni sulle tre preposizioni pili frequenti: m, n, r, acqui-


stano funzioni particolari, divenendo ausiliari di espressioni analitiche,
per specificare il rapporto di unione tra sostantivi:
~ ~a l~I r~ \fl ~ (jwt irt.k, 'il male che ti affligge (in rapporto con te,
tuo)';

1. Coffin T., I 78 i-:i-


2. Coffin T., 1 241 b.
3. Coffin T., 1 166 a.
4. Coffin T., 11 42 c.
5, Coffin T., I 236 a.
6. Coffin T., 1 14 c.
4 • ELEMENTI CORRELATIVI

~ ,JilO I ~ ~ i..a'JL li'M • ,. . h


~..w::ff=Jro:;:/jf'j:u r @ wrw nw l)dw, snwt imt ?bgw, 1 grandi c e appar-
tengono a Busiri e la corte che risiede in Abido'.7

2.5. La formazione su n, 'a' ricevette una evoluzione particolare, nel


senso di una nota genitivi. Il suo paradigma, analogo a quelli degli altri
nomi di relazione e degli attributi, è il seguente:

Sing. m.
f.
= n (per ny)
nt
o

Plur. m. i,onw

Esempi:
~ ~ ~I I 1110
~ li' r.r o I tJ@ wrw nw 1wnw, 'i grandi di Eliopoli';8
-..li C)
, 7 ',..7>--
-J-
= s n Kb n, ··1 pmo
~
. di B"blo' ;
<V
1 1 9

~ ~-Jf-;i,f, t? pn n <nbw, 'questo mondo dei vivi'; 10


Y i IIII 'Jr, ~ !?w 4 nw pt, 'i quattro venti del cielo'; 11
~~0
~> J:: =: t
~ ~ 1 rpyt nt mnt,, 'una statua di cera'; 12
i,1:;: i~oi~, ~ 1 inrw nw M, 'verghe d'argento'; 13
~ i' J: j,, ?bt Bbtt nt pt, 'l'orizzonte orientale del cielo';
0
14 Bbtt è il
femminile di Bbty, derivato da Bbt, 'est, sinistra'.

NoTA BENE. Si confronti il diverso valore assunto da bm, 'persona, o sim.' in bm-
nfr, 'addetto (al dio, ecc.)' (cap. 3, 6.1.1), rispetto a bm n nfr, 'la persona del dio (il
faraone)' (cap. 9, 1.2 b).

7. CGC 20410 4-5.


8. Coffìn T., 1 258 e.
9- Coffìn T., 1 268 a.
10. Coffìn T., 1 158 d.
11. Coffìn T., 11 46 f.
12. Coffìn T., 1 63 c.
13. Coffìn T., 1 261 f.
14- Coffìn T., 1 191 d.

49
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

2.6. Alcuni nomi di relazione tratti da preposizioni rivestono senso


passivo in locuzioni come ~ f \\::
imy rnf, 'elenco (in cui è il suo
nome)', J ~ ® \\ bw h
li=...._ _ry.f,, 'luogo m
. cui. e''.

2.7. Sono da notare le grafie che sfruttano l'analogia tra fonetismo del
duale dei sostantivi femminili e quello di alcuni nomi di relazione::§:
s/Jty, 'che è nell'orizzonte' (cfr. Har-akhte).

2.8. Le formazioni tratte da preposizioni possono adoperarsi con valore


referenziale e usarsi avverbialmente in sostituzione dei pronomi personali
di 3• persona:
- n(y), 'perciò'= nf
~~ im, 'là, ne'= imf, im.s, im.sn e il dimostrativo {cap. 2, 2.2).
~ ~ iry, 'rispettivamente' = .sn con valore di possessivo e con preposi-
z1om.
Vi è inoltre j71 1 bn<w, 'insieme'.

2.9. Vi è pure un nome di relazione dotato di valore anaforico che


serve da elemento di unione per le frasi:

-il
e :, -o~:I
-;:, ;;:: nty (m.) .:;: ntt (femm.)
ntw (plur.)
negativo ~ iwty (m.) ~ iwtt (femm.) -:; ~ ! iwtw (plur.)

Questo morfema è capace di trasformare una frase intera in attributo


(es. cap. 5, 2.7). Esso non equivale però ad un pronome relativo, limitan-
dosi ad indicare il nesso tra le frasi senza specificarne la natura. Le frasi
rimangono cosi invariate e il legame tra esse è ulteriormente specificato
per mezzo di un complemento diretto o di preposizioni che riprendono
l'antecedente (pronome di richiamo).

50
5

LA FRASE NOMINflLE

1. STRUTTURA

La frase nominale costituisce la struttura fondamentale della lingua


egizia e deriva dall'accostamento di nomi, le cui funzioni sono precisate
dalla posizione degli elementi e per mezzo di morfemi particolari.

I.:ordine piu consueto è Predicato (Nuovo) - Soggetto (Dato). Nel


1.1.
caso di un pronome personale di 2• e 3• persona si usa la forma dipendente.
Negli esempi seguenti la sottolineatura indica il predicato (ortotonico,
cfr. p. 33). Esempi:
h ~I i\,.~ "-r~ i~~"'"'- G çjb<.i zsf, sin l:znf, 'il mio dito è il suo custode,
l'argilla è il suo contenitore'; 1
~ ~~= ~ ~~ ink zs.k, ink /jr, 'io sono tuo figlio, io sono Horo',2
ossia 'tuo figlio sono io, Horo sono io';
"'~, J J 'W J
O ~ O ink sst, ink Nbt-1:zwt, 'io sono Isi e io sono Nefti';3
=7 = = ink rw, ntk rw, ntt rw, '10• sono un leone, tu (uomo)
o $:.t., -;;-- $:.t., -;;-- $:.t.,
1 1 1

sei un leone, tu (donna) sei un leone'; 4


n"'.ìi~>® i i~-A ink imsbw n nsw pt
0 '.ì1r ~ ~ ~ - +:_~-A ink imsby n nsw n pt, 'io sono un privilegiato
7

del re del cielo';5


!\·:::ti nfr sw, 'egli è buono'.

1. Papiro Torino, 54003 r. 14.


2. Coffin T., 1 296 a.
3. Coffin T., 1 307 g.
4. Coffin T., 1 2.
5- Coffin T., 111 369 a.

51
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Il secondo elemento, oltre che da nomi, può essere costituito da


1.2.
un'espressione avverbiale, in funzione di Dato (Soggetto). Esempi:
o() ~ - @~ ~ I':':J:~ -~ ~
~,-o 1==-@ l = Y .ii 7u~ -~ = t n l)t.k, mw n !J,!J.k, [5w
= .L]

,uj,m n srt.k. 'pane sarà al tuo ventre, acqua alla tua gola, aria profumata
al tuo naso': 6 espressione del concetto di "avere" (vd. avanti par. 2.5);
:::i I.=--
i nn wi J:in<J, 'io non sono con lui'.7

1.3. Il predicato può essere indicato da una particella introduttiva (cap.


8, 2) oppure dalla copula. Esempi:
hQ

h 1\~rCI
sto';9
=~
i~ 1\ ~I iw t m niwt, 'il pane è in città';
:t':;;:"t 1\J7 =
8

mk st <5 m st (i)r(y), 'eccoli qui al loro po-

Qr= i i=~ 1\:-


:t':;;:"t ~ is! wi <5 m t5 pn, '(quando) ero qui in questa
terra' 10 e le varianti:
Qr=i i 1\:- ~ isk wi m t5 pn, 'io sono in questa terra'; 11
i i
Qr== _1\~ □ isk !W m t5 pw, 'tu sei in questa terra'; 12
i
~ 0 -D _1\ ~ rn.k pw <m, 'il !i,!Q ~ è Divoratore'; 13
Ji Mi i bwt Wsir pw, 'è l'orrore di Osiri';
0
0 14

~_A □ i inkpw, 'sono io'. 15

2. LOCUZIONI NOMINALI

Vi sono numerose espressioni che nelle lingue europee possiedono


6. Coffìn T., 1 56 e.
7. Coffìn T., 1 242 d.
8. Papiro Torino, 54003 v. 15.
9. Papiro Torino, 54003 r. 15.
10. Coffìn T., 1 163 b.
11. Coffìn T., 1 164 d.
12. Coffìn T., 1165 i.
13. Coffìn T., 1 51 e.
14. Coffìn T., i 31 e.
15. Coffìn T., v 24 c.

52
5 • LA FRASE NOMINALE

natura verbale o aggettivale, mentre in egiziano sono rese esclusivamen-


te con locuzioni nominali.

2.1. Enfasi del soggetto


Ai concetti di 'stesso', 'spontaneéllllente', 'da solo' corrispondono espres-
sioni significanti lett. '(nel proprio) corpo' messe in apposizione (come
si conviene a termini designanti parti del corpo): a) 7rt;Js (+ suffisso);
b) )d~ m b<w (+ suffisso) ed espressioni simili. Esempi:

5 i~ e 7r:ìiQ i :i1rf ~ rdi.n.i zs.tf t;Js.i iw.i <nb.k(w), 'ho fatto (ho
voluto) che esso (il sepolcro) fosse iscritto da me in persona, quando
ero vivo'; 16
~ 1, 1,::;: i~ t_: ~ ms sf tw m br f ms<, 'ti vede con il suo proprio
volto'. 17

2.2. Espressione della totalità


È esplicitata tanto dal verbo t(w)t, 'essere intero', posto allo stativo in
funzione di attributo, quanto da nomi: a) 2f~=~
mi qd + suffisso 'come la
(sua) forma'; b) = ~ r t;Jr + suffisso (generalmente) 'fino al (suo) termi-
i
ne'; c) ::: ~ nn t;Jr + suffisso 'senza (suo) termine'; d) = /Jff\ r sw + suf-
fisso 'nella (sua) lunghezza'. Esempi:
~- QQ~~~QQ~2 ~~rmry niwtftt (per twt.ti), bzy n sptfmi qd.s, 'éllllato
da tutta la sua città e lodato dal suo nomo intero'; 18
g:;Ar2 ~~T 1wnt r 5W.S mi qd.s, 'tutta Dandara al completo'. 19

2.3. Espressioni comparative o superlative


Sono ottenute le prime mediante la preposizione r, 'piu di', le seconde
con l'uso di espressioni avverbiali indicanti 'molto'. Il superlativo relativo
16. Or.Ant. 13, p. 43.
17. Coffin T.,, 97 h.
18. Or.Ant. 13, p. 43.
19. Cairo,J 46048, 3.

53
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

è reso da locuzioni implicanti una scelta 'tra', ecc.: !::;: :;: 9


~ q,
nfr n.k hrw pn r sf, 'ti vada meglio oggi di ieri'20 (cfr. cap. 2, 2.1).
+g
2.4. Designazione di eventi atmosferici
I nostri verbi impersonali "piove", "tira vento", ecc., sono resi dall'espres-
sione ~ ~ pt m, 'il cielo è con': yi i
f5w, 'vento', /fllJ-.. 1y 5Ìw, 'brezza',
~y rj<, 'bufera, pioggia, neve', h 7+~Y=~~ rsw nbt, 'forte vento
meridionale' .21

2.5. Espressione del possesso


Il nostro "avere" corrisponde all'uso di varie preposizioni, soprattutto
n, '(essere) a', l:m<, '(essere) con'. Si vedano anche cap. 2, 1.4.1 e cap. 4, 1 e
I\ 11= 8.Ll - ~ - ~ '-7>-=
2.2 (es. sopra, par. 1.1): /1J/1J= 0 G= .Rn 5 =MnnM®n- dd.fn n(.i) t
l:,,nqt mw m ntt m-bt.fn, 'datemi pane, birra, acqua di ciò che (cap. 4, 1.1 e
2.8; cap. 3, 1) avete'.22
"Avere" nel senso di 'possedere', 'disporre' è reso da rt® ~ sbm:
rt® ~ = ~~~:;:Q~ QQ 0 sbm.k m prt-brw n.k-imyt, 'tu disponi
dell'offerta che ti spetta'23 (cfr. cap. 2, 1.4.1).

2.6. Specificazione del sindeto

A questo fine possono valere diverse preposizioni:


~Ji:::rac,J
a) /:,,n<: ~1011=~
5st J:zn<Nbt-1:,,wt, 'lsi e Nefti';24 nl:z/:z
l:,,n< rjt, 'in eterno';
b) /:,,r: +e:S:i1RJ1 1 1~ ~~i ~ 1 1 1 wnrjw l:,,r 5pdw, 'bovini e uccelli';25

20. Coffin T., VII 21 b.


21. CAMINOS, Litera,y Fragments, p. 18.
22. ASAE 43, p. 503.
23. Coffin T., 111 224-25 c.
24. Coffin T., II 49 d.
25. Hatnub, 17 7.

54
5 • LA FRASE NOMINALE

c)mi:h ~lT 2Qru~grbmih,w, 'giomoenotte';26 hl~} li~~~2Q=f\


~]~ ~ '~1l'3r1
ws,w mi SW5W, 'ricchi e poveri'.27
V"insieme" è espresso da verbi di unione, come ~ J ~ 5b/J, >J zm5,
~;J dm<},+ m, 5 ~ bnm, 'unirsi a' (esempi al cap. 7, 3.6). Si notino:
~ = 1--Il
M ~ = m r ', 'anche'·,28 =I
.--ci--1 m r w', 'insieme'·, M---DI = --IlI r r ', 'come'·29

2.7. "Quando" e "dove"


Questi nostri avverbi sono espressi da una frase introdotta da un so-
stantivo che indica, rispettivamente, tempo e luogo, come ~ 0 h,w, i
i
'giorno' e J bw, 'luogo', oltre che da preposizioni, che equivalgono
anche alle nostre congiunzioni (m, bft, 'al momento di'). Esempi:
~Ji = g.Q~ m bw nb nt(y).k im, 'dovunque tu sia',lett. 'in (da) ogni
luogo che (tu) sei là (in esso)';30
qi--:!Ji,~1 114~ iwfrb bw 'b'.sn im, 'sa dove stanno', lett. 'co-
nosce il luogo (che) essi stanno in (esso)' (e&. cap. 6, 8.5).31

3. PRONOMI INTERROGATIVI

La costruzione delle interrogazioni è eguale a quella delle frasi affer-


mative, in cui la funzione interrogativa è spesso espressa dalla particella
introduttiva in (cap. 8, 2). Vi è altresi una serie di pronomi:
Jit, ~ m, 'chi?', 'che cosa?'
0i pw, 'chi, che?' comunemente unito a tr
Ool
= ptr
:nQQ Jr~ zy, 'chi?', 'quale?'
26. Papiro Beatty, IV r. 12, 2.
27. Papiro Beatty, IV r. 7, 12.
28. Hesi, tav. 59 A 3, in fine.
29. New York, 12184, 13.
30. Coffìn T., I 41 b.
31. AssMANN, Sonnenpriester, p. 18.

55
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

~cb~ 0 isst, 'che cosa?'


~ wr, 'quanto?'
:=ì~ tn, 'dove?'
I pronomi menzionati sono invariabili rispetto a genere e numero; so-
no semplici sostantivi e precedono altri nomi che li specificano. Esempi:
7f' ~~~:'.:~X ~ sm.k ìrf }:zr z(y) wst, 'su quale via andrai ?';32
f\
= 'Jf" ~i~ twt tr m, 'chi sei?'.33

4. POSIZIONI GERARCHICHE

Nella sequenza di alcuni sostantivi esiste un preciso ordine, determinato


dalla collocazione in ordine decrescente di importanza oppure dall'ordi-
ne di successione naturale: i punti cardinali procedono nell'ordine di t
rswt, 'sud', -=.\ m.,
h 'nord', .O.JC>C>
f ~ i,')bt, 'es t' e F~
Il o 1mnt,
• ' oves t' ; '
7 fo- nsw,
're dell'Alto Egitto' precede~ bìt, 're del Basso Egitto'; ~pt, 'cielo' pre-
cede:; ts, 'terra'; ~JT gr}:z, 'notte' precede ~J,0 hrw, 'giorno' (es.
sopra, par. 2.6 c), ecc.

32. Coffin T., 11 141 e.


33. Coffin T., v 121 e.
6

IL VERBO

1. GENERALITÀ

Nella lingua egizia anteriore {Antico e Medio Regno) la categoria ver-


bale non è nettamente distinta da quella nominale ed è rappresentata
sostanzialmente dal livello lessicale delle "azioni" rispetto alle quali è
messa in risalto la figura "dell'attore". La morfologia si adegua a quella
nominale, come nominale resta il modello della frase cui si conforma la
resa di azioni. Ne consegue un carattere statico dell'espressione e i valori
dinamici sono confinati entro il significato dei singoli lemmi. Sia nel
significato dei verbi sia nell'uso delle singole forme sono messi in evi-
denza valori statici {ad esempio nello stativo) rispetto ad altri dinamici
(ad esempio nei verbi di moto). Alcune caratteristiche sembrano asso-
ciare questa fase di egiziano al modello di una lingua ergativa.

2. FORME DEL TEMA

Vi sono modificazioni per affissi, altre sia intervenendo sui radicali, sia
mutando il vocalismo interno, ma queste ci sfuggono perché la scrittura
le nota solo indirettamente. Queste due possibilità contrappongono i ver-
bi in due categorie: quelli monosillabici (di una o due consonanti) e quel-
li bisillabici (di tre consonanti), mentre i verbi con piu di tre consonan-
ti radicali sono rari e tendono a non flettersi. La differenza principale
consiste nella capacità dei verbi non monosillabici di variare la posizione
delle vocali e l'accento, mentre per lo stesso scopo i verbi monosillabici
sono obbligati a cambiare la qualità della vocale unica intermedia: ~ mn,
'rimanere'; .o~ s(j,m, 'udire'.
Siccome i verbi di tre radicali derivano in parte da verbi monosillabici
con diversi ampliamenti della radice, si riscontrano classi intermedie:
a) verbi geminati (2• e 3• gem.): ripetono l'ultima radicale, es.~ wnn,

57
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

'esistere'. Questi verbi presentano una doppia caratteristica: 1) ortografi-


ca, rispetto alla scrittura delle consonanti eguali, che si notano di norma
solo quando una vocale mediana le separa; 2) strutturale, perché possono
flettersi sia come monosillabici sia come bisillabici;
b) verbi deboli (ultimae infirmae): aggiungono una radicale -i (~~ y), es.
~ )i mri o mr(i), 'amare'. Anche questi verbi hanno due caratteristiche: 1)
ortografica, perché la finale -i (con probabile valore vocalico) è scritta solo
quando si trova in prossimità di altra y, con rare eccezioni; 2) strutturale,
perché in certe forme la -i scompare e si ripete la 2• radicale, in modo
simile (ma non corrispondente) ai verbi geminati. Il nome d'azione di
questa classe esige il morfema del femminile -t;
c) verbi bisillabici la cui prima radicale è una w, es. i i~-O wrjs, 'essere

sano': tale radicale secondaria scompare in qualche formazione che agisce


sulla struttura originaria di verbo monosillabico;
d) verbi bisillabici la cui seconda radicale è s e la terza è i: presentano
anomalie di vocalismo intuibili quasi soltanto dal copto, es. ru ~ .Il hsi,
'scendere'.

NoTA BENE. Vi sono pure verbi costituiti solo .da vocali: ~. i, 'dire', .Il i iwi/ii,
'venire' (nome d'azione femminile).

Il tema verbale può arricchire il significato con due espedienti:


a) premettendo s- (tema causativo):~ mn, 'rimanere': r'=:1
smn, 'far
rimanere fissare'·
, ,
f-;<nh 'vivere': n..Q.-
... , 11
s<nh
-r @ ... , 'vivificare'·~ A~ -Il wds
, 1r~~11 - ,
'esser sano': ri~ srjs, 'risanare, guarire';
b) raddoppiando totalmente o parzialmente il tema (intensivo):'.:='.:= A
mnmn, 'muovere'.
Esistono altri prefissi e suffissi che concernono il lessico e non la mor-
fologia, ma senza chiaro valore (es. n-, b-, d-).

3. SIGNIFICATI

Quanto precede mostra come la nozione di verbo, ossia di entità di-


namica, dipenda dal tipo di azione, che riferisce il contenuto semantico

58
6 • IL VERBO

a gradi diversi di intensità, e distingue particolarmente la transitività e


intransitività del verbo. I verbi di moto risultano dinamici nello stativo
(vd. avanti par.12 e cap. 7, 2.1) e preferiscono nelle altre forme l'uso della
coniugazione perifrastica come oggetto di iri, 'fare', che ha il vantaggio
di comportarsi come un verbo transitivo (vd. cap. 7, 3.1).
Le forme del verbo egizio difettano quindi di indicazioni relative
all'espressione del tempo, dell'aspetto e della voce. I concetti temporali
sono specificati solo occasionalmente e del resto essi risultano da una
somma di nozioni piu semplici, che possono svilupparsi dalle forme
generiche per restringerne l'uso a determinate funzioni. La maggioranza
delle forme appare inoltre indifferente alla diatesi attiva e passiva, anche
se la voce passiva risulta, nei verbi transitivi, soltanto da una messa in
evidenza dell'azione conseguente all'assenza dell'oggetto. Un modo per
specificare la diatesi attiva consiste nel provvedere al verbo un oggetto,
anche pleonastico: !:'1 i, h
~ = 'Jì:, rj,d mdw, 'dire', lett. 'dire parole'; ~ ~
wrj, mdw, 'comandare', lett. 'comandare parole';:!~ rb bt, 'conoscere
(cose)', ecc.
Concetti ausiliari, portati da verbi servili come "potere", "dovere", "vo-
lere" non sono espliciti.
Le forme egiziane distinguono invece: a) l'azione (forme rematiche);
b) l'obiettivo dell'azione (forme tematiche); c) il soggetto dell'azione
(effetto sull'agente= forma statica).
Inoltre esse distinguono: a) azione momentanea e durativa; b) azione
positiva e negativa (solo le forme dinamiche, ossia riferite all'avvenimento:
rematiche e tematiche); c) azione predicativa e attributiva.

4. MORFOLOGIA

La natura del verbo assume un certo numero di forme che tendono ad


essere finite quanto alle persone (distinguendo, secondo i casi, singolare
e plurale o duale, maschile e femminile, le persone dialoganti, ossia 1• e
2a, e quella assente, ossia 3• persona), anche nel caso dell'"infìnito" e del
"participio" (piu esattamente "nome d'azione" e "nome d'attore"). Esse

59
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

possono adoperarsi con valore di predicato oppure di attributo. Quando si


adoperano in senso predicativo, non mostrano concordanza con il genere
e il numero del soggetto; al contrario, nel caso dell'attributo, concordano
solo nel genere per il femminile e anche nel numero per il maschile.
Alcune forme hanno carattere primordiale, altre invece elaborano sfu-
mature accessorie a forme base: le prime si comprendono all'interno
della "coniugazione fondamentale", le seconde mostrano temi ampliati;
vi sono infine "costruzioni derivate" o perifrastiche.
La base predicativa di coniugazione appare costituita da tre forme:
a) forma a carattere lessicale/nominale (s4mf nei diversi tipi); b) forma
precisa, definita quanto all'azione (momentanea e quindi perfettiva o
anche spesso passata) e alla diatesi (attiva e dinamica): s(jm.nf; c) forma
connessa al soggetto di cui indica lo stato (e quindi il risultato e l'effetto
di un'azione): stativo.
Queste tre forme possono essere assimilate a categorie che si ritrovano
in antiche lingue indoeuropee: la forma a) corrisponderebbe al presente,
la b) all'aoristo, la c) al perfetto. Le lingue ergative considerano il soggetto
dei verbi intransitivi (e quindi anche passivi) alla stregua dell'oggetto dei
verbi transitivi ("soggetto paziente").
I.:uso delle forme egiziane è subordinato al concetto di attivo e inatti-
vo, ossia i verbi transitivi privi di oggetto assumono diatesi passiva. I.:uso
delle forme b) e c) è variabile a seconda che si tratti di verbi transitivi o
intransitivi. Vi è un morfema che focalizza l'azione, costituito dalla par-
ticella iniziale iw (cap. 8, 2). I.:uso "attivo" (rematico) della forma s(jm.nf
è incompatibile con i verbi intransitivi, che adoperano lo stativo per là
funzione equivalente (vd. avanti, par. 11).
La tipologia è "attiva" {ossia consente la sola diatesi attiva) nelle frasi che
focalizzano l'obiettivo dell'azione {ossia l'espansione avverbiale) oppure
che sono dipendenti da ntt (cap. 7, 4 b): esse adoperano indifferentemente
le forme s(jmflmrr f e s(jm.nf per tutti i tipi di verbi, esclusivamente con
la diatesi attiva (uso tematico).

NOTA BENE. I.:uso passivo della forma sgmf, qualora essa sia preceduta da iw, è
limitato al solo soggetto nominale, mentre con soggetto pronominale si adopera
lo stativo.

60
6 • IL VERBO

5. CONIUGAZIONE FONDAMENTALE

5.1. Nome d'azione o in.finito

È un sostantivo, che può essere maschile o femminile:


a) è maschile (eguale al tema) per tutti i verbi forti o reduplicati:
2-lit. ~ mn, 'rimanere'
3-lit. 4J ~ s(jm, 'udire'
2-gem. ~ wnn, 'esistere';
b) è femminile (termina in -t) nei verbi deboli e nei causativi formati
su temi monosillabici:
3ae inf ¾~
mrt, 'amare' (da mri)
caus. 2-lit. r~1
smnt, 'fissare' (da mn)
caus. 2-lit. r1~~
snmt, 'nutrire' (da wnm)
il verbo 7? ~ ~ smt, 'andare' (2 lit.).

NoTA BENE. Il copto ha conservato traccia di una varietà di possibili vocalizza-


zioni.

5.1.1. I.:"infi.nito" si comporta come un nome: può entrare in unione


con altri nomi e può annettere pronomi suffissi: questi specificano l'og-
getto (soggetto paziente) con verbi transitivi, es. ¾~"-
mrtf, 'amare
lui' - tranne quando essi siano soggetto di un verbo di cui è specificato
l'oggetto (espresso in tal caso dai pronomi dipendenti per le persone, es.
mrtf sw) -, e il soggetto (paziente) con verbi intransitivi: .h. '!fl".,_ iwtf,
'venire di lui' = 'egli viene, venne': vale come forma finita e narrativa,
ma il verbo costituisce un predicato nominale (= forma tematica); uno
sviluppo di questa costruzione è esaminato nel cap. 7, 3.1. Esempio con
soggetto agente e paziente nominali: t~}=QM) rdit Mntw t~wy
n ity, 'ha dato (lett. 'dare di') Montu le Due Terre (l'Egitto) al sovrano'. 1
I verbi transitivi senza oggetto, usati dopo la preposizione r che confe-

1. Torino Cat. 1447, 5 (vd. Appendice, testo n. 1).

61
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

risce valore prospettivo, assumono diatesi passiva, mentre dopo br restano


attivi (vd. avanti, par. 13.3).
In funzione di oggetto, al posto dei suffissi, si possono anche adoperare
pronomi dipendenti e, nella 3a persona plurale, il pronome sn può essere
sostituito da st che, come i suffissi, segue sempre direttamente l'infinito.

NoTA BENE. I verbi geminati mostrano geminazione nello stato assoluto, ma


nello stato pronominale, a causa di diversa divisione sillabica, la geminazione
scompare, es. if:_ ~ ~ mss, 'vedere': if:_ ~ "-- msf, 'vedere lui'.

5.2. Nome d'attore o participio


Ha un uso affine ai nomi di relazione (cap. 4, 2.1) ed è costruito su
temi senza e con raddoppiamento; oppone forme attive e passive, espli-
citamente differenziate in alcune classi verbali:

Attivo Passivo
3-lit. dJ ~ s(j,m, 'udire' dJ ~ s(j,m, dJ ~ i s(j,mw
2-lit. ~ (j,d, 'dire' ~ ~ (j,ddy, ~ 4d
3-inf.
'=~ mr, 'amare' :;QQ~ mry
~~ mrr ~i~mrrw
~ wn 'essere'
2-gem. - '
~wnn
~l,,~imssw, 'vedere;

NoTA BENE. Nei verbi deboli è notata con alquanta regolarità l'ultima radicale
y, anche nelle forme femminili e plurali. È da notare l'uso attivo e passivo della
forma reduplicata, contrariamente a quanto avviene nella coniugazione con
suffissi, dove essa è solamente attiva. La forma reduplicata vale a sottolineare il
valore lessicale intensivo, iterativo e durativo del verbo.
Le forme attive potevano aggiungere una desinenza -y, che appare soprattutto
nel plurale nella forma di~~}! -yw.

5.2.1. Una desinenza -w si trova raramente anche nelle forme attive,


sia senza sia con raddoppiamento (come nei sostantivi, cap. 3, 1, e nei

62
6 • IL VERBO

pronomi, cap. 2, 1.2). È possibile che essa si connetta con le forme proprie
della coniugazione in -w (vd. avanti, par. 9.1 sgg.). I.:aggiunta della e, -t
nel femminile fa scomparire ogni altra desinenza. Tuttavia la presenza
di una finale -w nell'uso passivo, tanto dopo i temi forti, quanto dopo i
temi reduplicati, porta ad istituire le corrispondenze seguenti:
2-lit. ;:i i çjdw
3-lit. ,rJ ~ i sçjmw

3-inf. gi~ mrrw


2-gem . .;:_~~imssw

5.2.2. Le forme participiali hanno carattere nominale e possono fungere


tanto da predicato quanto da attributo. In questo secondo caso concorda-
no con l'antecedente. I.:oggetto pronominale è espresso da un pronome
personale dipendente. Esempi:
~7 iQ~rf)l-- /jr nçJ itf, 'Horo che protegge suo padre' o 'Horo pro-
tettore di suo padre', 'Harendotef';2
:1;, QQ~ !1 "'-- :1;,~ !1-g i~ 1TI!1 ~! mry niwtf mr niwtf mrrw ntrw
niwtw, 'amato dalla sua città, che ama (amò: amante} la sua città, amato
dagli dèi cittadini':3 la forma mrrw è probabilmente dovuta alla pluralità
del soggetto agente (<<gli dèi»); vd. sotto:
~ ~1 i~ Q= QGrf nisw m 1ti, 'Geref, chiamato Iti';4
~ i,~,Q__~=i :=i,f,ruQQ'jj sbw innw mw, irrw hy, 'gli spiriti che
prendono l'acqua e fanno acclamazioni': 5 si noti che il verbo =,,_ iri,
'fare' di solito non usa complementi fonetici, pertanto la notazione di
",'' si interpreta come indicazione della reduplicazione;
·.i:_~~i ti mssw sw, 'quelli che vedono lui';6
'I i if=i Q~ r tzmww nb bpr im.s, 'ogni falegname esistito in essa

2. Coffin T., 1 2 c.
3. Aswan 1111.
4. ACE Reports 8, tav. 65.
5. Coffin T., 1 4 a-b.
6. Coffin T., 1v 19 g.

63
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

(questa città)':7 il senso passato è conferito dal modo d'azione momen-


taneo inerente al verbo I.J,pr (la cui correlazione durativa è wnn).

NoTA BENE. Nei participi passivi, il pronome suffisso o il sostantivo che segue
hanno il valore di soggetto agente (come dopo i participi di verbi intransitivi):
tale uso coincide con l'uso attributivo delle forme finite semplici (vd. avanti,

geminata: 2 =i
par. 6). Quando il soggetto agente è plurale, il verbo tende ad assumere forma
€1) 1ÌÌ bzzw nfrw, 'lodato dagli dèi' o 'che gli dèi lodano': in tal
caso la terminazione -w si riferisce al soggetto paziente (antecedente), mentre
il raddoppiamento si collega al soggetto agente (la cui pluralità comporta un
valore piu intenso).

5.2.3. Nell'uso predicativo il participio di solito rimane invariato senza


prendere desinenze. La sua sintassi costituisce un'applicazione della frase
nominale. Specialmente i verbi di qualità possono esprimere il sogget-
to (paziente) mediante un pronome dipendente (nella 2• e 3• persona,
mentre per la 1• persona si deve premettere un pronome indipendente:
ergativo): h !:::
0 ~ nfr tw, 'tu starai bene'. 8 Si noti la mutazione fonetica

i
tw da= [W (cap. 2, 1.2).

6. FORME FINITE SEMPLICI

Il tema corrisponde a quello dei nomi d'attore (attivi), al quale si ag-


giunge la specificazione del soggetto. Se il soggetto è un pronome, si
adoperano i suffissi (in modo simile alla specificazione del possessivo
dopo i sostantivi, cfr. pr f, 'la sua casa').

Singolare Plurale
1• c. cfJ~'if sgm.i cfJ ~ ,-;-, sgm.n

m. .:O~=sgm.k
2• cfJ ~ ,~, sçfm.fn
f. .:O~-== sgm.f
(segue)
7. RANL40.
8. Sinuhe, B 31.
6 • IL VERBO

m. ,:tJ~"'--s4mf
3•
f.
,:tJ ~r,-, sg,m.sn
,:tJ~rs(/,m.s

6.1. Verbi geminati e di ultima radicale "i"

Questi verbi rivelano due forme distinte, connesse con particolari


valori:
a) tema senza genùnazione:
~ :fr wn.i ~'i mr.i, e spesso ~44,f mry.i
~ wn.k ~ ~ = mr.k, anche ~44,=mry.k
ecc. ecc. ecc.

NoTA BENE. La i del tipo mr(i) appare scritta di solito nella 1• pers. sing. a causa
della vicinanza di due ii e, per analogia con questa, benché piu di rado, anche
nelle rimanenti e davanti a sostantivo.

b) tema con genùnazione e con raddoppiamento:


= Jl!f wnn.z,
~~ "C....d\~ ,
g .Jl!il Jl!f mrr.z
~= wnn.k ~~= mrr.k
ecc. ecc.

NoTA BENE. La ripetizione della seconda consonante ha natura diversa nelle


due strutture. Nei verbi geminati essa indica soltanto una diversa divisione
sillabica, nei deboli invece il raddoppiamento della seconda radicale compor-
ta la sparizione della terza, ossia della i. Inoltre tali strutture possiedono usi
differenti.
Esisteva una varietà di vocalizzazioni possibili, probabilmente non riconducibili
a funzioni differenziate.

7. FORMA FINITA AMPLIATA

Tra il tema verbale semplice, non geminato, e il soggetto si inserisce


un elemento .n., che produce una forma particolare:
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

~ ~ j sr)m.n.l t .-f:. -
~:iwn.n.l =1:;i!i
~ ~:;:: sr)m.n.k ~-
-=wn.n.k -ci:::__~
mr.n.l
----, l:i:fl ._----, mr.n.k
ecc. ecc. ecc.
NoTA BENE. Si possono produrre confusioni grafiche quando il tema verbale
termina con n, consonante identica all'elemento caratterizzante della forma
s(jm.nf(cfr. cap. 7, 5.6).

Le forme finite predette, ossia il sr)mf semplice, il sr)mf reduplicato e


il sr)m.nf possiedono tanto un uso predicativo quanto un uso attributi-
vo, equivalente ad una proposizione relativa. La forma sr)m.nf dei verbi
intransitivi è incompatibile con la marcatura del soggetto agente (per
mezzo di iw}. La forma sr)mf reduplicata (mrr f) mette in risalto l'obiettivo
dell'azione (forma tematica}: essa quindi è solo attiva.

8. Uso DEI PREDICATI VERBALI E NOMINALI

Le forme anzidette hanno uso universale e si adoperano in proposi-


zioni principali e subordinate. Nella forma piu semplice di sr)mjl'enun-
ciato è del tutto generico, indipendente dall'aspetto e dal tempo, attivo
o passivo: essa rappresenta quindi la situazione. Le altre due forme (cfr.
parr. seguenti} al contrario possiedono soltanto voce attiva ed esprimono
nozioni differenziate. Esempi:
h 't, J ~ ~ 't, 0 ~ ~ :'.: 0 x!1 wbn hrw m irt K, 'il giorno splende nell'oc-
chio di Ra (il sole}';9
n~ -==1 = □ - ~ o ~
h
I' x l1 1 1 = x o l i = s_d 1'bh. w. k, psn mtwt. k, ' sono spezzati. 1. tu01.
i

denti, è soppresso il tuo veleno': 10 detto al serpente;


~~~ Ì bpr.k m nfr, 'diventerai (un} dio': 11 /Jpr esprime azione mo-
mentanea 'passare dal non essere all'essere';

9. Papiro Torino, 54003 r. 19.


10. Papiro Torino, 54003 r. 9-10.
11. Coffin T., 1 12 d.

66
6 • IL VERBO

h ~~= 0
ti ha vista'; 12
r!Y ~ ~ = 0 r!Y m5.f W, m5 tn W, 'tu ha~ visto il Sole e il Sole

]J7~"--:,:t t,,bçJ.fr.f, 'apre la sua bocca'; 13


+~=
h
e=
J:!:!I G1 1= _O wnm.k t.k pn, 'mangia cotesto tuo pane !' 14 con valore
ortativo.

8.1. I verbi geminati

Hanno facoltà di flettersi tanto come 3-lit. quanto come 2-lit. (vd.
sopra, par. 6.1). Quando mostrano un sçJm.f (e i verbi deboli nel caso
equivalente non hanno raddoppiamento), la proposizione ha per lo pili
valore circostanziale, esprimendo un'azione contemporanea e coordinata
a quella principale.

NoTA BENE. Il verbo ~ wnn, 'esistere, essere' (azione durativa} generalmente


possiede aspetto perfettivo, quando si coniuga come 2-lit., ed imperfettivo come
3-lit. {con geminazione}: Qi= 1 1
~ 1~ : : ~ 1lw.k m nfr, wnn.k m nfr, 'sei un
dio, sarai un dio'. 15

8.2. Raddoppiamento e geminazione

Il raddoppiamento dei verbi deboli e la corrispondente geminazione


dei verbi geminati, ma anche a volte la forma semplice, focalizzano l'obiet-
tivo dell'azione e contraddistinguono la forma marcata (tematica).
Esempi:
I~r=~~1\r1-1l~Q t,,« (5WY m55.Sn wl, 'le Due Terre(= l'Egitto)
si rallegrano (quando) mi vedono'; 16
~~ oJ=g~rprr zt r mrr.s, 'una donna esce secondo che essa desi-

12. Papiro Torino, 54003 r. 23.


13. Papiro Torino, 54003 v. 4.
14. Coffin T., 1 11 e.
15. Coffin T., 1 55 b.
16. OrAnt. 12, p. 35, 19.
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

dera', 'uscire di una donna a suo piacere', 17 zt è 'una donna di riguardo':


in tal caso la forma prr equivale a un nome d'azione.

NOTA BENE. Tali forme si trovano regolarmente dopo la congiunzione nty (cap.
4, 2.9 e sopra, par. 4).

8.3. Variazioni tematiche non esplicite o presunte

Alcune classi di verbi, o alcuni verbi con maggior frequenza di altri,


mostrano ampliamenti del tema (vd. avanti, par. 9), che sembrano talora
distinguere una pluralità di funzioni del s(j,mf, in contrasto con il valore
preciso del s<J,m.nf. Quest'ultima forma descrive il processo di un'azione,
ossia si riferisce ad un'azione precisa, che è quindi momentanea in sé, con
tendenza ad esprimere l'aspetto perfettivo riguardo al parlante. Relati-
vamente al tempo può equivalere al passato (il caso piu frequente), ma
anche al futuro. La diatesi è soltanto attiva ed esclude quindi verbi che
implicano uno stato: i verbi intransitivi in genere adoperano il s(j,m.nf
come predicato nominale. Per rendere il predicato verbale in questo caso
si pongono come oggetto del verbo iri, 'fare', che assume valore ausiliare
(cfr. cap. 7, 3.1).
Preceduta dalla negazione, la forma s(j,m.nf assume invece spesso va-
lore durativo unito al concetto di "non potere", apparendo in tale modo
come il contrario del s<J,mf(legge di Gunn, cap. 7, 5). Nelle proposizioni
circostanziali il s<J,mf indica contemporaneità, mentre il s(j,m.nf esprime
l'anteriorità. Esempi:
=~-~i ~~~i.& <~.n.i mm wrw, 'sono divenuto grande tra i
grandi', 18 dove il verbo di qualità 'essere grande' assume valore dina-
mico ('divenire grande');
h ~-I J~='=> 11 dr.n.i st-< nfr, 'ho annientato il maleficio di un
dio';t9

17. Coffin T., 11 255 a = RclE 24, 41.


18. Coffin T. 11 268 e.
19. Papiro Torino, 54003 v. 6-7.

68
6 • IL VERBO

&,= f f f ~H di.n(.i) n.k rnpwt nfzl.i, 'ti do gli anni dell'eternità',20 dove è
notata l'immediatezza specifica (sincronica) dell'azione;
r: A o----<::=~ o~]
I = : ! = I~ . . . A - . ~ ~lr z nb r!J r pn, n mt.nf mt
wbm, 'chiunque conosca questa formula, non morirà di morte ripetu-
ta',21 ir contrassegna il soggetto agente (cap. 8, 2);
==
n .LJ \.-Jl,..f.. ~ --JJIQ. 1.18-a 1.i
I ' = - ~ Jr"';:;"1 1 1fi> 1 11 ar:'1 .i_-11 L1I t'J sqr.n.i wdnt tp-wy 5St bn< Nbt-bwt,
'ho presentato l'offerta (ho offerto il sacrificio) davanti ad Isi e Nefti'.22

8.4. Uso continuativo

Si presenta quando una forma predicativa, di solito nella forma iw


srj,m.nf, è ripresa in proposizioni successive senza la ripetizione dell'in-
dicatore iw (cap. 8, 1.2 e 3.1).

8.5. Uso attributivo


Le forme verbali descritte (srJ,mf senza e con geminazione e raddoppia-
mento, srj,m.nf) possono riferirsi ad un antecedente a guisa di attributi:
a) se l'antecedente è eguale al soggetto, non vi sono modificazioni e
il valore equivale a quello di un participio attivo;
b) se l'antecedente è diverso dal soggetto (e può anche rimanere ine-
spresso), il tema verbale concorda con l'antecedente in genere e numero
a mo' di attributo e il valore equivale a quello di un participio passivo;
la nozione ottenuta collega le due espressioni con un nesso che si tra-
duce mediante una frase relativa. In tale uso il tema non subisce altre
modificazioni, ma nel srj,mf con raddoppiamento, e nei verbi 3-lit. di uso
corrispondente, può annettersi una desinenza -w. Questa ultima forma
rende in particolare le nozioni di durata, iterazione, necessità, mentre le
altre forme mantengono gli stessi valori dell'uso predicativo.

20. Cappella Bianca, 85.


21. Coffin T., 11 47 b.
22. Coffin T., 11 49 d.
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

NOTA BENE. Nell'uso attributivo tutte le forme hanno esclusivamente valore


attivo. Per costruzioni passive è necessario ricorrere ai participi (vd. sopra, parr.
5,2 e 5-2.2).

Singolare (m.) Singolare (f.) Plurale

a) <fJj\,"---sqmf d'J ~--- s(jmtf


d'J l\, i-- s(jmwf, '(che) egli
ode'

:;;~--mrf :;; 0 ~-- mrtf


:;; i~- mrwf, '(che) egli
ama'
b) d'J l\, i--s(jmw f d'J ~ ..__ s(jmt f d'J l\, i-- s(jmw f
gi~--mrrwf g 0 ~--mrrtf g i~-- mrrwf
c) d'J l\,:::: s(jm.nf d'J l\, 0 :=s(jmt.nf <fJ l\, i:::: s(jmw.nf

Qualora queste forme siano determinate da un dimostrativo, questo


si pone come antecedente. Esempi:
"2;' i Q::'.: !:ì:;:: nw irf (jd.n.k, 'questo, che hai detto'; 23

Q~ ~ ~ 0 ~ r7 "-- .tJ.--D l ~ ~ i w' ps<Jf m ;<tz, 'o unico, che splende


quale luna!';24
Qt7~r~7~ =Qru~ in4 /:zr.k sn(jm.k ihf, 'salve, tu {lett. 'sia salutato
il tuo volto') che lenisci il suo dolore';25
~§~:; ~!g= pr.nft5 m r/Jt.nf, 'egli ha fornito la terra con ciò che
sapeva>26 {i verbi di conoscenza derivano il valore durativo da un'azione
momentanea sottintesa: 'avere appreso').
Assai frequente è l'uso negli epiteti:
1;:,,-,_=~==~
\.=li'~ I ~ "'--- mrrw nbf r- 'wyf, 'la cui attività il suo signore ama',
{cfr. cap. 5, 2.6);27
23. Coffin T., 111 334 c.
24. Coffin T., 11 64 b-c; il participio ps(j è in Coffin T., 11 260 c-d.
25. Coffin T., 1 100/101 c.
26. Coffin T., 1 119 a.
27. Urk., vn 60, 16.

70
6 • IL VERBO

=
l~ i:!'.:~
loda';28
111 "'--- bzzw nbf smwt f, 'i cui viaggi (ufficiali) il suo signore

t~f ~~~~ "'---b« niwtfm msf, 'alla cui vista (a vedere il quale) si
rallegra la sua città':29 msf è infinito (vd. sopra, par. 5.1.1);
dl ~i=: d7 ~ i A srjmw nf srjmw, 'che ascoltano quelli che ascolta-
1 1 1

no (i giudici)': nel senso performativo di ascoltare srjm è intransitivo


30

e vuole la preposizione n dopo di sé;


~i=:r::ilt~ □, rjdw nf mdt bspt, 'cui sono dette faccende
segrete'. 31

Si noti in questi esempi la presenza concomitante di due soggetti. pa-


zienti. (l'antecedente e l'oggetto diretto o indiretto del verbo) a fronte di
un soggetto agente espresso o inespresso (ultimo esempio).

9. TEMI AMPLIATI

Esprimono nozioni accessorie alla coniugazione fondamentale, nel


senso delle "coniugazioni derivate" delle lingue semiti.che o dei "modi"
di lingue indoeuropee. Il loro uso è incompatibile con la presenza del
morfema iw. I morfemi attinenti sembrano ricevere anche un uso libero,
come importanti. complementi integrativi della flessione verbale.

9.1. Coniugazione -w

Si ottiene aggiungendo -w al tema: .tO ~ i-.


srjmwf, che si adopera
con valori analoghi a quelli del srjmf con e senza reduplicazione, ma solo
nell'aspetto perfettivo e con funzione tanto verbale quanto nominale.
Né i verbi geminati. né quelli 2-lit. possiedono alcuna coniugazione in
-w. Essa invece è specialmente frequente con i verbi causativi di tutte

28. Louvre, C 1, 8-9.


29. Siut, v tav. 19, 47.
30. Urk., vn 32, 13.
31. Cairo, CG 20539 11 b 4.

71
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

le classi e in particolare quando ad essa segue la preposizione n unita a


pronome suffisso.
Nell'uso attivo denota particolarmente la funzione di "prospettivo" e
ricorre particolarmente come complemento dei verbi di negazione (vd.
es. cap. 7, 5.3): ::;44::=4~ 'jj rdy nfis, 'gli sono date lodi'.32
Nei verbi di ultima radicale i, la desinenza -w si trasforma facilmente
in -i. Voggetto pronominale è espresso da un pronome dipendente.
Per eventuali forme participiali si rinvia sopra, al par. 5.2.1.
È possibile che il morfema iw, che tra i vari usi possiede quello di indi-
care il soggetto agente, sia in origine una estrapolazione dell'elemento ca-
ratterizzante la flessione sg,mwf. Si confronti la separazione dell'affisso -t,
che produce nel tempo un uso di pronome impersonale (sotto, par. 9.2.1).

9.2. Coniugazione -t

Si ottiene aggiungendo -t al tema in tutte le classi verbali: d? ~ ~


s(},mtf, che indica un'azione incompiuta, eventuale e potenziale. Nell'uso
attivo denota particolarmente la funzione di "soggiuntivo": nelle propo-
sizioni oggettive i verbi A i iwi/U, 'venire' e ] ini, 'portare, prendere',
mostrano costantemente il tema ampliato: A ic.iwt, _17: int.

9.2.1. Coniugazione passiva. Dalla fine dell'Antico Regno il suffisso -t


(scritto piu tardi -tw, probabilmente per indicare la sillaba CV, accadico
-ta) si aggiunge alle forme della coniugazione fondamentale e della co-
niugazione in -w, per rendere al passivo nei verbi transitivi i valori attivi
corrispondenti:
a) sg,mf senza raddoppiamento: d? ~~ s(},m.t(w)f, ~~~ mr.
t(w)f
b) sg,mf con raddoppiamento: d? ~~ sg,m.t(w)f, ~~~ mrr.t(w)f
c) sg,m.nf: d? ~,,::__ sg,m.n.t(w)f
d) s(i,mwf: d? ~i~ sg,mw.t(w)f.

32. Coffin T., 1 113 a.

72
6 • IL VERBO

NoTA BENE. Il suffisso -t si aggiunge anche ad altri infissi verbali descritti oltre
(par. 13) per formarne il passivo.

Nel s4mf l'uso della coniugazione -t provoca alcune specializ-


9.2.2.
zazioni funzionali (forma senza raddoppiamento): s4mf si adopera con
valore passivo per lo piu nei confronti del passato (perfettivo e puntuale),
mentre sçjm.t(w)f è riservato al presente/futuro (imperfettivo) nelle frasi
affermative. Nelle frasi negative sçjm.t(w)f costituisce il passivo del s4m.nf
(momentaneo), mentre sçjm.n.t(w)f rappresenta il passivo di s4mf (du-
rativo). Al di fuori di questo uso limitato, la forma s(!m.n.t(w)f possiede
valore tematico analogamente ai verbi intransitivi ('è il fatto che egli è
stato udito'). Esempi:
,::
0
i~~l1 \ 1~~:i ir.n.tw <J:zst ntrw bft 4d.i, 'fu fatto il combatti-
mento degli dèi secondo la mia parola';33
t-:r- f
N. _::_ ,,!_ ~~r r4i.n.t.s n N. pn <nbf im.s, '(il vento del nord)
è stato dato a questo N. perché ne viva';34
n .11 n~= V..u..... - A0
8 ~ "l~~◊~c.i.\l. I
" '

prr.i im m ms< brw n gm.n.tw çjst.i, 'io ne uscivo


(dalla reggia) giusto di voce, e non si trovava(= senza che si trovasse)
un mio addebito':35 si noti il segno'\. (fascio di canne) usato al posto
di Q(canna singola) per designare il pronome di 1• pers. sing.; si noti
anche la forma tematica del primo verbo (sopra, par. 8.2), che focalizza
la seconda frase.

9.2.3. Tutte le forme della coniugazione -t possiedono tanto uso pre-


dicativo quanto attributivo, con la limitazione però che il soggetto sia
eguale all'antecedente. Nell'uso attributivo la forma semplice può mo-
strare terminazioni in -y, e si usa soltanto nella 3• persona:

Sing. m. ~ C."-. s(!,mty.fy


41 \\ \\ var. 41~.:
f. 41 ~~r" s(!,mty.sy c,r
41 ~

plur. c. 41 ~ ~r- s(!,mty.sn

33. Coffin T., IV 194-95 a.


34. Coffin T., 11 391 a-b.
35. Firenze, 2549.

73
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Esempi:
~ e'. zs.tf, 'esso (il sepolcro} è (stato} scritto';36
G>':'QQ □ i i=~~ imsb,i.i pw z nb gdtf, 'è (sarà} un mio onorato
chiunque dica (dirà}: (pane e birra siano a N.}'. 37

9.3. Forma sdmm.J


È una forma caratteristica per il raddoppiamento dell'ultima radicale
nei verbi che normalmente non presentano modificazioni (2-lit. e 3-lit.}.
Ne sono privi i verbi geminati e intransitivi e la sua frequenza è limitata.
Si usa soprattutto in senso passivo. Esempi:
-. ~~5rlQ-J=~~-A-<~~~--ll5ri
Q-~ ~ i1~1-.~~3r IQ-~~i1~1 n n(jr.t bs.i in b(i}kw,
n smm bs.i in ssw, n tir bs.i in skrw, 'la mia anima non sarà presa dai
falchi, la mia anima non sarà afferrata dai porci, la mia anima non sarà
sottratta dai serpenti':38 n4r(i), avendo l'ultima radicale debole, assume
la desinenza passiva -t, smm mostra la geminazione consueta;
-"--- ~ ~~~"=-~-lii n nl:,mmfm-<.i, 'non sarà preso a me'. 39

10. IMPERATIVO

È una forma unica che corrisponde al tema verbale ed esprime soltanto


diatesi attiva. Non possiede distinzioni di genere e forma eventualmente
il plurale con una desinenza -w.

10.1. In questa forma alcuni verbi tra i piu frequenti manifestano


fenomeni di suppletivismo, dovuto al perdurare nell'uso imperativo di
elementi preverbali, molto antichi, per lo piu a base m:

36. Or.Ant. 13, p. 43.


37. ACE Reports 8, tav. 65.
38. Coffin T., 1 397 b-398 a.
39. Coffin T., 11 63 b.

74
6• IL VERBO

a) I rrJ,i, 'dare' imp. Q~~ im


b) .A~ iwi, 'venire' ~Q.Ami
c) 5f' iJi, 'prendere' ~m
d) Q~-.. imi, verbo di negazione ~ (-..) m
e) ~~~ mss, 'vedere' ~Q.-llm40

f) 7f' ~ .A sm, 'andare' Q~ iz.


NOTA BENE. Sebbene piu di rado, occorrono all'imperativo anche i terni di base.

Esempi:
"=s,~= ~= □
= t-.. -=- ,,__. I "'-- rj,d.nf dg m r pf, 'disse: guarda di grazia questo!';41
@

h rr7li\Q~ s/.14 ir.k, 'splendi tu!'; 42

h Q~ ~ i~ )i im n.i irty.i, 'dammi i miei occhi'; 43

h~.A::; =:i~J:i:Jg:: J:i'& 0 J m(i) r.J r.i mwt.i sst snt.i Nbt-
b,wt, 'vieni tu a me, madre mia Iside e sorella (= zia) mia Nefti!'; 44
~~Qg~ 11 : 1ms ir.Jn /jr nJrw, 'guardate Horo, voi o dèi!':45 la pre-
posizione r + suffisso serve a specificare il soggetto agente e anche a
mettere in evidenza il genere e il numero, e si colloca eccezionalmen-
te (cfr. cap. 7, 2) subito dopo il verbo. Altrimenti questa indicazione,
di soggetto, genere e numero, può risultare da altri elementi prono-
minali, qualora vi siano:
~9f J-=~~9~=
:'.:J= Jz Jw b,r isb.k, (i)m Jw b,r imn.k
::1:: 9f &:: 9,=
J= JzJnb,risb.J, (i)mJn b,rimn.J, '(uomo/donna)
levati alla tua sinistra, poniti sulla tua destra!'; 46

40. Per lo più con aggiunta di suffissi di 2• pers.: ~ ~ mk, ~ ~ mt, ~ ~ mtn, con
un significato generico di 'ecco'.
41. Coffin T., II 336 a.
42. Papiro Torino, 54003 r. 24.
43. Papiro Torino, 54003 v. 14.
44. Papiro Torino, 54003 v. 19.
45. Coffin T., 11 222 d.
46. Coffin T., , 6 b.

75
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

r ~ □ s(j,m mdw pn, 'ascolta(te) questo discorso';47


,f}

~Jro,,~iit:._~= i )l;r ~ iz zp2bs.i ms twzpf, 'va! va! anima mia,


che ti veda quell'uomo';48
-=
+= = - A wn r.k n.z,• •apnnu
· · ..
I' 49

11. STATIVO

Forma flessiva indicante soprattutto l'esito di un'azione nei confronti


del soggetto (paziente), ossia il risultato perdurante. Esso indica quindi lo
stato (e un'azione in movimento come caratteristica dei verbi di moto)
e ha funzione predicativa. Si vale di desinenze limitate e particolari per
indicare alcune persone, connesse ad elementi pronominali, che costi-
tuiscono caratteristica integrante della forma. A differenza delle altre
forme di coniugazione, che sono distinte da una correlazione di perso-
nalità (le prime due persone opposte alla terza), nello stativo si ravvisa
una correlazione di soggettività, in cui è la 1• persona (singolare) che si
oppone alle altre. Pertanto, nel caso di soggetto nominale, esso si pone
necessariamente come antecedente (vd. cap. 7, 2.1 e 2.6):

Singolare Plurale
1•
fl ~=i )l;r sçjm.kw fl ~ ~ 1-;--1 sçJm.wyn

2• fl ~ ~ sçjm.ti fl ~ ~-:-- sçjm.twny


3•m. -fJ ~ sçjm, var. ~QQ iy fl ~ i sçjm. w(y) (cfr. participio)
f.= 2• = 3• m. oppure sing.

NoTA BENE. Spesso il fonema (vocalico) notato con y (i) non è espresso nella
scrittura. Manca la distinzione dei generi nelle 1• e 2• pers. e nella 3• essa è rudi-
mentale, tradendo la persistenza di condizioni alquanto arcaiche. I verbi deboli
nella 3• m. sing. terminano spesso in -y. Nella 3• m. sing., nel Nuovo Regno, è

47. Cappella Bianca, 85.


48. Coffìn T., 11 110 i.
49. Coffìn T., v 68 h.
6 • IL VERBO

spesso notata una tenninazione -w, probabihnente con valore vocalico, che piu
raramente si trova già nel Medio e nell'Antico Regno (cfr. sopra, 9.1 e 5.2.1). Il
tema si presenta nella forma piu semplice e i verbi geminati possono indiffe-
rentemente flettersi secondo lo schema 2-lit. o 3-lit.

11.1. Lo stativo nei verbi transitivi equivale di solito alla voce passiva,
tranne -alcuni in cui il senso è solo attivo, come :!
rb, 'conoscere', che
riceve un oggetto. Si può paragonare il valore di espressioni aggettivali
italiane come "essere salvo" rispetto ad "essere salvato".
Nei verbi intransitivi (inclusi quelli di movimento) lo stativo rende il
predicato verbale {mentre il s<J,m.nf degli stessi ha valore nominale; vd.
sopra, par. 8.3). Lo stativo si adopera inoltre al posto della forma iw s<J,m(f)
(in cui il soggetto, o forse meglio l'oggetto di un soggetto ellittico, è sem-
pre nominale), con valore passivo quando il soggetto è pronominale. Nel
caso di verbi di moto il modo d'azione risulta quello momentaneo (quel-
lo durativo si ottiene con la costruzione riportata avanti, par. 13.3).

11.2. Lo stativo ha uso tanto predicativo quanto attributivo, ma questo


solo se l'antecedente coincide con il soggetto. In questo caso la funzione
attributiva assume valore determinativo anaforico (cfr. cap. 2, 2.1). La con-
cordanza con l'antecedente si esprime attraverso le desinenze personali.

11.3. Esempi:

=
~..11QQ 1 1~1,1~i+ i~~ °Ì' my m5.fn sw pr m btp
~ . 11 QQ~ 1, r~ ~ ~ °Ì' my m5 .fn s(y) pr.t(i) m btp, 'venite, guardate-
lo(-la) che esce in pace'; 50
h 0 ~ -
J, li'- - 1 10 .J!,. , I..) n, •n01• vediamo
· ·, 51
,=.~1 lr'1 1 1.fil" m,.n tt.wv tutti;
@ 7"--: - niwt f tt(.ti), 'la sua città intera',52 con aplologia della desinenza
non separata da alcuna vocale dal tema;
~~j & 0 f ff tr aJf 2~ var. ~~f /1.i f ff tr "'Jf 2~ mrytdit <nt,(.ti) <J,d.t(i)
0

50. Coffin T., 1 113 b.


51. Papiro Torino, 54003 r. 25.
52. Or.Ant. 13, p. 43 (vd. Appendice, testo n. 4).

77
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

w?s(.ti) snb.t(i) mi K 4t, 'amata e dotata di essere viva, stabile, prospera,


sana come Ra in eterno'; 53
~ f- ~ ir.k <nb.t(i), '(tu) sia vivo'; 54
= ~ ~ -5(- ~ ~ twt ir.k n( .i) <nb.t(i) 4t, 'tu sarai per me vivo in eter-
no•. ss

12. SCAMBIO DI FORME

Come si è notato altoccasione, i valori estremamente generici delle


forme egizie sono talora limitati da particolari usi. Viceversa il significato
portato da forme diverse è a volte cosi simile che queste forme possono
sostituirsi le une con le altre e lo stesso accade con le forme perifrastiche
(vd. par. 13.3). Gli scambi piu frequenti sono:
a) sçjm.f (mr ./) = stativo
b) sçjm.f passivo = sçjmw .f passivo
c) sçjm.f (mrr ./) = sçjmw.f
d) sçJm.f (mrr ./) = infinito
e) sçjm.n.f = infinito.
NoTA BENE. La natura parziale di queste possibilità di scambio precisa altresi i
limiti di sovrapposizione semantica delle rispettive forme. Indicazioni semanti-
che non presenti in queste forme possono essere date con apposizioni esterne
{cap. 7, 3).

13. FORME COMPOSTE

La coniugazione egizia è resa piu varia ed espressiva da un numero


crescente di forme perifrastiche e dall'uso di verbi ausiliari, che saranno
trattati a parte (vd. avanti, par. 13.3). Vuso di talune particelle, infisse o
prefisse, è tuttavia cosi antico e integrato nel sistema che richiede una

53. Deir el-Bahari, Tempio di Hatshepsut; cfr. GM 67, 57.


,v
54. Urk., 202, 10.
55. Cappella Bianca, 73.
6 • IL VERBO

descrizione separata. Si tratta di tre forme, di valore attivo, di cui si può


formare il passivo mediante la coniugazione -t (sopra, par. 9.2.1), le quali
esprimono valori aspettuali o modali solo in senso predicativo:
a) ifl 1\- ks s(jmf o fl 1\I-
s(jm.ksf
="°
~=
® ~
b) ..M-,""--!J,rsgmf o fl_1\~ "-sgm.!J,rf
c) fl 1\ sgm.inf

NOTA BENE. Sg'm.inf potrebbe essere un allotropo del sgm.n.f.

13.1. Queste tre forme possono formare il passivo mediante la coniu-


gazione -t(w): ks sgm.twf, ks.tw sgm.twf o sgm.ks.twf, ecc.

13.2. La forma -!Jr- indica consuetudine ed è preferita nel linguaggio


scientifico (matematica e medicina).
Le altre due forme hanno un valore risultativo, che comporta un nesso
di conseguenza: -ks- riferito al futuro, -in- al passato. Esempi:
h r~~r6~l~~r6~~=
pende, pendi anche tu'; 56
ir gssf !Jr.k gss.k, 'se (la bilancia)

h -=,._[!,]=(W<i'r~;; n !r
=:;)!, 11W ir.!J,r.k 2/3 1/30 zp 10, !Jpr.!J,r 7, 'se
moltiplichi 2/3 per 1/30, fa 7'; 57
n==~~ ,._,.,.__=~~ =~ ==
'J ! -=..M',®o-gL~-..M-, 1 _ ir nfr.n wnn m-!J,t.fn, gd.ks.fn m
r.fn, 'se non avete niente, direte con la bocca'.58

13.3. Una collocazione inversa degli elementi formativi occorre nel-


la costruzione tipo ~l,-~lfl 1\
iwf l:zr sgm (nome d'azione), la quale
possiede valore soltanto predicativo e soltanto attivo (ciò che la distingue
dal s(jmf) e durativa (ciò che la distingue da sgm.nf e stativo). Quando
l'antecedente è identico al soggetto, può darsi, come nello stativo, un va-
lore attributivo.

56. Oasita, B 1 193-94 = JEA 58, 137.


57. Papiro Rhind, 4 =JEA 58, 137.
58. ASAE 43, p. 503.

79
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Essa ammette una variante ~i--=&?~ iw f r sdm (valida per tutti i


tipi di verbi) per specificare un'azione momentanea nel futuro (vd. es. cap.
7, 2.2). Sulla diatesi del nome d'azione vd. osservazione sopra, par. 5.1.1.

NoTA BENE. Si possono confrontare gli usi italiani "stare a sentire" : "stare per
sentire".

Bo
7

SINTASSI DELI:AZIONE

1, SOGGBTTO E PREDICATO

La frase è un enunciato logico in cui di un argomento (soggetto, tema)


si dà una predicazione (predicato, rema). In egiziano essa esiste in forme
alquanto semplici, in cui il soggetto ed il predicato non sono necessaria-
mente indicati in modo esplicito e non sempre è percepibile la differenza.
La frase può essere costituita da puro accostamento di nomi (cap. 5, 1). Si
ritiene che la presenza di particelle introduttive possa marcare il soggetto
di una frase predicativa (es. iw, in; cosi i pronomi personali indipendenti
rivestono piuttosto valore attivo: cap. 8, 2 e cap. 2, 1.3). I vari elementi
della frase che esprime un'azione sono raggruppati in ordine rigoroso
(che ha valenza semantica/morfologica).

2. FRASE ESPRIMENTE AZIONE

Lo schema tipico offre la sequenza: Verbo-Soggetto-Oggetto-Comple-


menti. Il rapporto tra azione e soggetto pare analogo a quello tra sostantivi
con un rapporto genitivale (cfr. pr bsty-<, 'la casa del principe'). Quando
siano però presenti pronomi personali clitici, si osservano fenomeni di
attrazione dei medesimi verso il tema verbale, secondo moduli fissi:
a) :'.:~~-L!€ò rdi QSty-< t n bqr, 'il principe dà pane all'affa-
mato';
500_
,.__~, 8 LI ,,p,. r:d'f
R=ll!:1.1 ,. t n ~"1r, an:amato;'
J.n ' egli dà pane a11•-«

b) ~=~ rdlf n.ft, 'egli gli dà pane';


~+ i-le!~ rdl.f sw n bqr, 'egli lo dà all'affamato';
c) ::=~~ rdi n.f bsty-< t, 'il principe gli dà pane';
:'.:+ i~-lc!€ò rdi sw bsty-< n bqr, 'il principe lo dà all'affa-
mato';

81
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

d) ~ =+
::;=+ ~ rdif nf sw, 'egli glielo dà';
~ ~ rdi nf sw /:z5ty- <, 'il principe glielo dà'.
NoTA BENE. Si osservi come gli elementi clitici modificano l'ordine della frase,
-sopprimendo ogni corrispondenza tra posizione e funzione. Tra le preposizioni
seguite da suffisso, solo n si comporta da clitica. Eccezioni sono l'uso di ir. dopo
gli imperativi (cap. 6, 10.1) e il s(!mf con valore ottativo, e le anomalie provo-
cate dalla presenza di nomi delle parti del corpo (vd. avanti, par. 2.6). Vi sono
elementi avverbiali (cap. 8, 3) che si collocano immediatamente dopo il verbo,
precedendo tutte le altre componenti sciolte della frase.

Gli elementi accessori della frase sono collocati in coda al nucleo cosi
descritto, che essi integrano in modo che il nucleo funzioni semplice-
mente da forma tematica, rinunciando a valenze verbali: pertanto una
frase di questo tipo è necessariamente priva di elementi introduttivi.
Quando c'è una espansione della frase, il nucleo cosi descritto segue la
tipologia accusativa. Esempi:
h ~= +~- ~ ~ dd.k sw n fbw, 'tu la darai (darai, se. la pelle di capra)
al calzolaio', 1 lett. 'il tuo darla (il fatto che tu la dai) è al calzolaio';
~hr-=~~J4=~ 1 I prr.snrptmbikw, '(se) salgono al cielo (è)
1

come falchi',2 lett. 'la loro salita (il loro salire) al cielo è come falchi'.
I.:intera frase d'azione può anche essere considerata un nome ed esse-
re preceduta da preposizioni, che la struttura verbale della nostra lingua
è obbligata a rendere con congiunzioni: si veda la sintassi delle frasi (cap.
8, 1).
Quando il soggetto precede il verbo, e diviene pertanto marcato, la co-
struzione verbale seguente assume carattere predicativo. Se ne possono
distinguere varie manifestazioni, elencate qui di seguito.

NoTA BENE. I pronomi suffissi a preposizioni diverse da n non subiscono l'attra-


zione verso il verbo. Per un'eccezione vd. avanti, par. 2.6.

1. RdE 24, 13.


2. RdE 24, 44 = Coffin T., 111 100.

82
7 • SINTASSI DELL'AZIONE

2.1. Verbo = stativo


Si usa specialmente con nozioni (verbi) di movimento e di qualità.
Esempi:
h r=r~~&-gi ~~r;:; :_ sk smr w<t(y) Sn-k(5)w iy r spt tn, 'l'Amico
unico Senkau è venuto in questo nomo'; 3
h r= !J=~ ~J~ sk br(w).k }_z5b, 'la tua voce è falsa'. 4

2.2. Verbo = infinito (nome d'azione)


In questi casi l'infinito deve esser preceduto da una preposizione locale
e la frase, sempre soltanto attiva, è durativa (cap. 6, 13.3). Esempi:
a) la preposizione è b,r: ff h;;;ff1=:=: A t5 br mnmn, 'la terra trema-
va';5
b) la preposizione= r con qualsiasi verbo rende un'azione momen-
tanea nel futuro: h ~ 1rr, = ~ = ® = ~ J =
iw(.i) r irt r t,bd.k, 'agirò in
modo da punirti'. 6

2.3. Verbo = participio


Valori analoghi al caso precedente, i diversi participi possono scambiar-
si e sono essi stessi connessi con le forme finite. Esempi:
h ~ J~~:;:i"'--lT~ b5k gd tir nbf, f:[ni g,d, 'un servo parla al
suo padrone, Heni dice';7
~rr::~f:~~::2i::: ink sw<b n.k w5t r-b,5t.k m irtt nfr(t), 'io ti
bagno la via davanti a te con latte effìcace'; nota irtt < irtt e nfr con la
8

r pronunciata per la presenza originaria della desinenza femminile -t,


caduta prima del Nuovo Regno (cui risale la citazione).
3. JEA 54, tav. 1v 11-12.
4. JEA 54, tav. 1v 13-14.
5. Naufrago, 60.
6. JEA 54, tav. 1v 18.
7. RSO 42, 328 1, inizio di lettera.
8. Roi, p. 30.

83
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

2.4. Verbo = forma finita

Presenta eguahnente valori corrispondenti alla definizione semantica


delle forme adottate:
a) momentaneo, la forma finita è srj,m.nf o srj,mf:
hl~( 0 r~ □ \JI ~r~ =:::~
=nsw-bitSbtp-ib-r<sbrfrpt, 'ilre dell'Alto e
Basso Egitto Sehtepibra (Ammenemhé I) si allontanò verso il cielo';9
b) durativo, la forma è srJ,mf: h ~~i~~+ )t ~ "- smsw Zs-nht rj,df,
'il conte Sinuhe dice'. 10

2.5. Elementi ausiliari

Le costruzioni anzidette possono essere precedute da varie particelle


introduttive (cap. 8, 2) o da verbi complementari (vd. avanti, par. 3).
Altrimenti la frase può essere messa in evidenza mediante il dimostrati-
vo enclitico: h i~(0 r~ □ \JI ~< D > ~~~~~Qinnsw-bitSbtp-ib-r<pw
rj,sw r sbt, 'il re dell'Alto e Basso Egitto Sehtepibra parti per l'orizzonte'.11
La posizione iniziale può essere occupata dal verbo con lo stesso pro-
cedimento in una costruzione letteraria, applicata ai soli verbi di moto
nella forma smt pw ir.nf (vd. avanti, par. 3.1).

2.6. Frasi includenti parti del corpo

Comportano alterazioni nell'ordine fondamentale di frase, in cui i nomi


delle parti del corpo subiscono un'attrazione verso l'idea verbale:
a) dopo il verbo (rispetto a sopra, par. 2):
1<1J l ~ P I• ; i ì - .
~ - JR .LJ 't Ji' _ .,g, r:.r ,,_ fz.n.l bqsw n /jpr nf, 'ho legato a lui la ver-
ç,....ac,

tebra di Khepri'; 12

9. Sinuhe, R 6.
10. Sinuhe, R 2.
11. Sinuhe, B 36.
12. Coffìn T., 11 37 d.
7 • SINTASSI DELL'AZIONE

~=i ~Q~i-r1-1 dwn.n.i grit.i n.sn, 'protesi loro la mano';


I 13

b) prima del verbo (rispetto a sopra, par. 2.1):


Qi ~~Ol••-l~~ iw /fr ibfn4m
1
Qi ~v'I"'-~~ iw Wsir ibf sw
r,-1
qiq~nno 1 l~QQt!J iw itrty ib.sn btpy br.s, 'il cuore di Horo
è dòlce, il cuore di Osiri è lungo (felice), il cuore dei due santuari
(designazione per l'Alto e Basso Egitto) ne è pago'; 14
c) senza verbo {per designare possesso):
~=,,.~~ ds m brf, 'che ha un coltello nella faccia'. 15

Vd. anche cap. 5, 2.5. Altro esempio cap. 8, 1.5.

3. ACCOSTAMENTO m VERBI

I..:unione di due verbi non comporta automaticamente la connessione


di frasi a causa delle riduzioni semantiche cui sono soggette diverse ca-
tegorie di verbi, per specificare valori aspettuali o avverbiali.

3.1. Verbi che hanno per oggetto un infinito. Indicano valori nomina-
li e aspettuali: a) -=-- iri, 'fare (l'azione di)': concetto di azione; b) AA~
psi, 'aver fatto (l'azione di)': perfettività dell'azione.
Si adoperano al posto delle forme che di per sé mancano di tale no-
zione. In particolare iri ha un uso ampio con i verbi di moto, da cui
nasce una costruzione letteraria al posto dell'infinito semplice {cap. 6,
5.1.1): 7f' ~~ □ i:: smt pw ir.nf, 'egli andò': 'l'andare che egli fece', il
cui passivo suona 7f' ~~ □ i-=--QQ smt pw iry.

3.2. Verbi che reggono un infinito preceduto da preposizione. Si de-


terminano aspetti dell'azione. Esempi:

13. Hatnub, 22 18.


14. Urk., v 134, 8-10.
15. Amduat, 51.

85
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

f\ ~ ~ w5i r, 'finire in': valore momentaneo ingressivo;


= ~~= k5i r, 'avere intenzione di': analogo al precedente.
3.3. Verbi intransitivi collegati alle forme srjmf e srj,mw f. Essi esprimono
nozioni negative (vd. avanti, par. 5.2 e cap. 8, 1.1).

3.4. Verbi transitivi che hanno per oggetto la forma srj,mflmrr f o srj,mwf.
Sono verbi di comando (1 i~
wrj,, 'comandare'), di divieto (~i~ bwi,
'proibire'), di percezione (vedere, udire).

3.5. Verbi collegati alla forma srJ,mflmr f I piu frequenti sono:


a)I rdi, 'fare che', che sostituisce la formazione di causativo s-;
b)-A-;; n zp, 'non restare che', esprime il concetto di 'mai' nell'aspetto
perfettivo e tempo passato (vd. avanti, es. par. 5.3); con riferimento al
..A--
futuro si trova nella forma _ □ o nn zp;
i
c) t,pr, 'accadere che', 'per caso': '!I:, d:._~ti~ i Q~ rdit m5 sw b5k
im, 'fare che lo veda questo servo'; 16 b5k im, lett. 'il servo (che è) là'. 17

3.6. Verbi che stanno in apposizione al verbo principale (verbi servili).


Esprimono diversi aspetti dell'azione, equivalenti a valori avverbiali:
a),~</:,_<, 'stare', provvede senso introduttivo ('allora');
r n
b) ~ srJ,r, 'dormire, essere di notte, essere coricato', dà valore tem-
porale;
c) ~ ~ wrs, 'essere di giorno';
*
d) ~ 0 dw5, 'essere al-mattino', 'pregare';
e) ~ U, 'venire', dà valore incoativo 'cominciare', 'per primo';
f) J!1t. ~ szp, 'ricevere', simile a U;
g) ~ ~ br, 'cadere', esprime azione puntuale 'di botto, all'improv-
viso';
h) ~ rj,r, 'finire', possiede valore terminativo 'alla fine';
16. RSO 42, 328 2-3.
17. Cfr. cap. 2, 2.2 e cap. 4, 2.8.

86
7 • SINTASSI DELL'AZIONE

i) ~ J ~ sb!J ~ ~ dmg + m, 6 ~ bnm e altri verbi di unione servono


a specificare l"insieme'.
Esempi:
-D t~ ~ - 0 ~ <J:,,<.n gd.n R<, 'allora Ra disse'; 18
h ,~-rr~&-,~~ <J_{.n sspd ?l'w, 'furono preparate navi': 19 <J:i<.n

contiene l'indicazione momentanea, sspd quella passiva, in sintonia


con l'azione puntuale (cfr. cap. 6, 9.2.1), e si noti l'allitterazione;
~è-w> ~lw~ ì~~ ìr"~/:lms.kwzms.kwm <smN/:ls, 'abito
(in Egitto) insieme all'Asiatico e al Nubico'; 20

6:: i f l rbnm.n tw <nb wgs snb, '(conduci un'esistenza lunga e bella sulla
terra) insieme con vita, forza e salute'.21

4. VERBI IN DIVERSE FORME

Fungono da elementi introduttivi in casi stilistici o sintattici dove non


sia sufficiente l'uso di particelle:
a) ' ~ <t,,<, 'stare' caratterizza i testi narrativi e si può porre al sgmf o
al sgm.nf, e precede verbi al sgm.nf e al sgmf attivo e passivo, lo stativo
(con verbi di moto). Ha valore passato in tutte le forme, tranne con il
sgmf passivo (valore futuro, conseguenza immediata). Il soggetto può
essere espresso soltanto dopo il verbo principale o ripetuto: in questo
caso la seconda volta è necessariamente un suffisso;
b) ~ wnn, 'essere', produce una serie di casi: 1) wnn sgm.nf si trova
dopo ir, 'se' per le frasi condizionali nel passato oppure esprime il fu-
turo di iw sgm.nf (cfr. cap. 8, 2); 2) wnn sgmfrende l'incompiuto; 3) wn
sgmfrende il compiuto (es. i~~~=!,, mr wnt gdt ir(.i) tp ts, 'come
ciò che si diceva di me sulla terra');22 4) wn.in sgmf diviene forma tipica

18. Coffìn T., n 278 d.


19. Papiro Westcar, 7 9.
20. Kamose, 1 3.
21. Rekhmira, LXIII.
22. ACE Reports 8, tav. 65.
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

della narrazione; 5) iw wn, negativa nn wn, è l'espressione di esistenza


('c'è, non c'è').

NoTA BENE. Il discorso indiretto non esiste in egiziano, ma si ha la citazione


delle parole, introdotta eventualmente da elementi dichiarativi (4d, 'dire'; ntt,
'che', e derivati; cfr. cap. 8, 1.7).

5. LA FRASE NEGATIVA

Tutti gli enunciati finora considerati sono positivi. Ad essi se ne con-


trappongono quasi altrettanti negativi, siccome l'egiziano non possiede
la nozione astratta di negazione. Lo stativo e le forme composte con iw
non possono essere negate. Altrimenti si distinguono: a) costrutti negativi
ottenuti su quelli positivi: isomorfismi; b) costrutti negativi equivalenti a
quelli positivi solo nel significato, ma non nella formazione: controparti;
c) costrutti negativi che non ricalcano quelli positivi né nel significato né
nella formazione: paralleli.

NoTA BENE. Nel caso degli isomorfismi e delle controparti il verbo è trattato
come un nome.

5.1. I.:avverbio di negazione n si adopera per le forme finite della co-


niugazione in frasi principali. Esso non nega però semplicemente il
positivo, bensi la forma contrapposta (isomorfismi) sul piano della cate-
goria dell'aspetto:

n srJ,mf nega sr},m.nf


n sr},m.nf nega sr},mf

NoTA BENE.:=:: .,o~"-- nn sgmfha valore di futuro; n sgm.nfha generalmente


valore tematico (negazione di mrr./); mentre n s(]m.n.twf ha valore di predicato
verbale {negazione di s<]mf/mr f passivo}.

5.2. Le forme nominali della coniugazione, tanto finite quanto infinite,


si negano per mezzo di verbi ausiliari con valore negativo (controparti):

88
7 • SINTASSI DELL'AZIONE

~ tm, 'cessare', nega forme nominali (participi, infiniti, sg,mf con rad-
doppiamento); Q~ imi nega le forme verbali che hanno una funzione
modale (imperativo, srjmf prospettivo, negato anche con n).

5.3. Esempi:
c:::;,.:a:,._~
h -"- L-LJ o,, .fil n rdi irty .i, 'non sono dati i miei occhi';23

r
h ..A.. d? ~=i~~ br n sg,m.n n.i g,b"w.i, 'non mi obbediscono le mie dita'
o 'le mie dita non possono ascoltare'.24

NOTA BENE. La negazione del s(jm.nf comporta spesso un significato di incapacità,


'non potere'. Eselll_fi:
h r=;';;~:: Qr++~~-JJl3r-iQ~ sk n t,pr.n is nn bpr rf n 'n b?k im,
'ora, ciò che avviene contro di lui non avviene certo per mano di questo
servo';25
h Q~;;;;,rJ~ri~-\?li~ =~~~~~~3r-JQ~=~ii
im.k sbgsw z?wtf r tmtf m?? b?k im r n/:1/:t, 'non trascurare la sua custodia, affin-
ché non veda mai (piu?) questo servo':26 tmtf è forma s(jmtf {cap. 6, 9.2);
~ ~ 7r ~ Qr!,!, l tm sm ist,dfµi, 'non camminare {infinito) capovolto':27
ist,dfµi è stativo con prefisso i-, privo di valore morfologico;
h ~ Q~ ~ Q~ = 1-== m izp m Bt, 'non sbranare, non mutilare':28 imperativo
negativo;
h ~lll~iA~LJ~~~l \\J~J~iA~ J3r-"': g,.. m h?w IJ,r
kmt, m IJ,nb?b?w IJ,r b?!J,t, 'non scendere sulla parte scura, non strisciare sulla
parte chiara';29
r =
=:::: ~ QQ ~ ~ n zp iry st IJ,?ty-' nb, 'non lo fece mai alcun principe'.30

23. Papiro Torino, 54003 v. 8.


24. Papiro Torino, 54003 v. 20.
25. RSO 42, 328 r. 6.
26. RSO 42, 328 r. 5-v. 1.
27. Coffin T., 1 1.
28. Papiro Torino, 54003 r. 22.
29. Papiro Torino, 54003 v. 12.
30. Or.Ant. 13, p. 43.
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

5-4, Anche le congiunzioni possono avere isomorfismi negativi.


Esempi:
_,_
o\\iwty, 'che non' è il contrario di nty, 'che', il nesso delle frasi attributive
(elemento referenziale anaforico, cap. 4, 2.9);
i
~ 0 ~ n-mrwt, 'per amore' = 'affinché': -lfl 0
7i
n-msç/wt, 'per odio'
= 'affinché non':
-lfl 7i ~~~i~ !b..{~ n-msç/wt mss wi Stf.t, 'affinché Seth non mi
0

veda'. 31

5.5. La negazione ::: nn nel Medio Regno ha valore predicativo e si


adopera nelle frasi nominali per negare l'esistenza: ::: :fr [:: "-- nn i
wi l:m<J, '(mentre) io non ero con lui'.32

5.6. I.:isomorfismo --"--... ~r... n ... is ... è la negazione del nesso predi-
cativo. Esempi:
-A-= i Q_~ r- -A-~::~ -1\}- n im.sn, n wn.n.k im.sn, 'non sei tra
tw
loro, non sarai tra loro': nell'Antico Regno la negazione non distinta
33 è
graficamente (cfr. cap. 6, 8.1).
-----~~r~ ~ n ink is mt, 'perché non certo (un) morto sono io'.34

5.7. Nelle frasi subordinate si usa nn sç/m quando il soggetto della subor-
dinata negata è lo stesso della principale, n is ... sç/mf quando è diverso.

31. Coffin T., vn 171 g.


32. Coffin T., 1 242 d.
33. Piramidi, 251 d.
34. Coffin T., Il 18 W.

90
8

SINTASSI DELLE FRASI

1. STRUTTURA DEL DISCORSO

Al pari dei nomi, le frasi possono essere tra loro indipendenti o subor-
dinate e in particolare assumere le funzioni di sostantivo, di attributo, o di
avverbio. Queste condizioni possono essere indicate dal senso (significati)
oppure essere espresse da elementi esterni (morfemi).

1.1. Una distinzione chiara tra frasi principali e subordinate è fornita


dalle frasi negative: mentre le frasi principali sono negate con gli avverbi
di negazione, le frasi subordinate lo sono per mezzo di verbi negativi
(cap. 7, 5.2).

1.2. Le frasi subordinate positive sono distinte dal loro carattere sem-
plice, in cui si distinguono due annotazioni aspettuali:
a) s<J,mf indica contemporaneità (nelle proposizioni circostanziali, e i
verbi geminati preferiscono la geminazione) ed egualmente lo stativo;
b) s<),m.nf specifica l'anteriorità oppure si presenta in strutture paratatti-
che ad indicare una sequenza di eventi (forma continuativa, cap. 6, 8.4).
Esempi:
~A::= 7 j ::'.: ~ i.nf n<J,f IJ,r.f, 'egli è venuto a salutarti', lett. 'il fatto che
è venuto è per salutarti'; 1
5i~e rdi.n.i zs.t(w)f, 'ho fatto che fosse iscritto (il sepolcro)'; 2

h r1"7~~~~~1-lc,c, i1-1I si:,,<), ir.k m5.n tt.w(y)n, 'splendi tu, af-


finché vediamo tutti'. 3

1. Coffìn T., 1 117 b.


2. OrAnt. 13, p. 43.
3. Papiro Torino, 54003 r. 24-25.

91
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

1.3. Tanto vale in dipendenza da verbi particolari (proposizioni ogget-


tive), per cui si adoperano srjmf, srjmw f e l'infinito.

1.4. Vi sono alcune forme verbali che esprimono nozioni modali (srjm.
inf, srjm.br f, s(jm.k~f, cap. 6, 13).

1.5. Le frasi in apposizione sfruttano la facoltà di varie forme verba-


li (sdmf, srjm.nf, stativo, participi) di servire come attributi. Altrimen-
ti le frasi nominali sono introdotte dall'elemento anaforico nty:
h ---D~~~-i 1 ~~1=~~~:t--. <m in z nt(y) qs n rm m bbf,
'inghiottire da un uomo che ha una spina di pesce nel collo'4 (vd. cap.
7, 2.6).

1.6. Le frasi possono essere in parallelismo, per indicare un'equivalenza


dei concetti (modo per esprimere le frasi condizionali e comparative).
In questo caso i verbi possono essere espressi dalla forma srjmwf (cap. 6,
9.1) o preceduti dalla preposizione m.

1.7. Le frasi subordinate sono successivamente introdotte anche da con-


giunzioni, che corrispondono alle preposizioni. Le principali sono:
a) il fine:
-~ i 0
~ n-mrwt, 'per amore', negativo anche -ffi r7 i 0
~ n-msrjwt,
'per odio' (cfr. cap. 7, 5.4);
t!, -=~-~~' n >..,,..~~m111
ib,: t ~ - i ~~:"-'I® 1ft Y~~~ n-mr(w)t wnn.i m
sms(w)f, ib m~.i Wp-w~wt m /:lb(w)f nb, 'affinché io sia nel suo seguito,
si che io veda Upuaut in tutte le sue feste'; 5
b) la contemporaneità e la condizione: ~ m, ~ = ir;
c) la conseguenza: = r;

e) il discorso:= !::ì r rjd, =


d) la causa: ~I /:lr, - n, ~ n-<~t-n;
ntt.

4. Papiro Torino, 54003 v. 16.


5. Torino, Cat. 1534, 7-8 (vd. Appendice, testo n. 3 àga 7).

92
8 • SINTASSI DELLE FRASI

Esempi:
h -r t 7 ~ ~ ~l ~ gi!r l -J'Iìl r!J Q~ -- n snd nl)n snf Stb imf, 'per
timore che (affinché non) suo fratello Seth trionfi di lui';6
h ~ 'i~-=- ~ 'i= Jf n snd spt, n snd nkn, 'per timore della cecità e per
timore del danno (all'occhio)'.7

1.8. Oltre alle congiunzioni esistono elementi con capacità introduttiva e


subordinante, che determinano anche la particolare struttura delle frasi.

2. ELEMENTI INIZIALI

Sono particelle proclitiche che tendono a focalizzare l'azione e l'enun-


ciato, quindi la situazione e l'agente che vi opera:
a) connesse alle preposizioni, con valore focalizzante il soggetto: Q-
in, Q= ir, 1\
m, !, br, ~ k5;
=
b) connesse ai pronomi di 2• persona, con valore ingressivo: r= sk
(Qr= ist), 1\~ mk (es. cap. 5, 1.2; cap. 7, 2.1);
c) l'elemento Q1~ iw e alcuni verbi ausiliari, che in generale tendono
a indicare la situazione e l'agente; nel caso del sdmf e dello stativo deve
obbligatoriamente essere seguito dal soggetto: iwf sdmf e iwf s{Jm. Ancora
f ~ ~ I)?, libw(i), con valore ottativo.
Tutte le particelle sono intercambiabili secondo le funzioni e si adope-
rano egualmente in frasi nominali e verbali. Esiste una correlazione con
i pronomi personali, rispettivamente indipendenti, dipendenti e suffissi.
Alcuni dei predetti elementi si possono inoltre cumulare. Esempi:
4i= ~ T r!J iw.k m ntr, 'sei tu un dio', nota ntr < ntr (cap. 1, 8);
8

Qi~ i =t-~ J r!J iw w{J.n Gbb, 'Geb ha comandato'; 9

6. Papiro Torino, 54003 r. 10.


7. Papiro Torino, 54003 r. 21.
8. Coffìn T., 1 55 b.
9. Coffìn T., 1 8 a.

93
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

Q~ i ~ir 0 iw.i rb,.k(w) st, 'io lo so'; 10


i~~ = bw zwr.k, 'bevi!'; 11
i~ ~)i ~~j bw 5 n.i z5.i, 'avessi mio figlio!'; 12
Q- 0 ~:'.::::+i~~ ~-Q~ ": j ~~"'-- in R' rdi.nf sw m isw
Btt m irtf, 'Ra lo ha dato in cambio di ciò che era stato guastato nel
suo occhio'; 13
:--r-~= i€òr- ntsn mdw.sn, 'essi parlano'. 14

3. ELEMENTI NON INIZIALI

Sono enclitici e la loro collocazione è dopo l'elemento iniziale della


Qr
frase: a) is focalizza il nesso predicativo; 15 b) +
swt,:: ,f, derivati
~Q

dai pronomi personali: avversativi; c) Cl~ bm, (fi ms, ~ 5, ~ grt, ~ tr, f
i
~ rr: 16 asseverativi; d) w negativo. Esempi:
~ L l I ~ @ on]L][J
= <rq.n.i grt iz pn, 'invero ho terminato questa tomba'; 17
::5:. .fil'= I '-I TI-
~:frQr~~~ri 1 I 1~ 1~ 1i0~ lnk is w< m smsw fW R', '(perché) uno
di coloro che ti seguono sono io, o Ra'; 18
t::=i ~:d:'~~ nfr-w&) 5 m55, 'quanto bello è vedere': 19 è possibile

un nesso tra questa particella, che si può scrivere anche n (= l) e gli


elementi dittici dei cap. 2, 2 e 2.1;
hQir'firQ= ~.:: iw ms ir gd.n.k, 'se pensi di .. .': 20 4d vale 'dire' nelle
forme durative e 'pensare' in quelle momentanee.
10. Coffin T., 11 332 c.
11. Coffin T., III 91 d.
12. Coffin T., III 334 d.
13. Coffin T., 11 332 d.
14. Coffin T., 1 39 d.
15. JEA 57, pp. 16-17, cfr. cap. 7, 5.6.
16. Coffin T., 1 387 a.
17. Or.Ant. 13, p. 43.
18. Coffin T., vu 20 m.
19. Coffin T., vu 32 a.
20. Papiro Torino, 54003 r. 11-12.

94
8 • SINTASSI DELLE FRASI

NOTA BENE. Le frasi introdotte dall'elemento~'$, iw (di cui al punto 2 c) ten-


dono ad assumere anche il valore attributivo proprio delle forme semplici che
determina iw. Tale valore attributivo si applica quindi alle forme perifrastiche
riportate al cap. 6, 13.3.

Il morfema ~ ~ iw appare inoltre incompatibile con l'avverbio di ne-


gazione _.,._ n e con altre particelle introduttive, come mk, ntt, ecc., che
richiedono la tipologia accusativa. In tal caso l'assenza di iw provoca la
tipologia accusativa nel verbo.

3.1. Forme continuative: riprendono e sviluppano il valore espresso


dalla forma iniziale: a) imperativo seguito da sg,mf; b) iw sg,m.nf seguito
da sg,m.nf.

95
9

FORME DI PROTEZIONE

1. STRUTTURE PERFORMATIVE

La lingua descritta dispone di strutture "performative", che recano in


essere le forme locutive. La loro esistenza si manifesta egualmente in
procedimenti di difesa, di cui si danno alcuni esempi.

1.1. A livello grafico, in quanto la lingua coincide con la scrittura, si


nota:
a) neutralizzazione di segni, come la mutilazione o l'uccisione (sop-
pressione) di esseri animati: '7 per 7, ~peri,~ per-;
b) sostituzione di grafie perniciose in quel determinato contesto: :l':;;3:
per~ /jr, 'il dio Horo', Q~J per~ ljwt-J:,,r, 'la dea Hathor';
c) gli ultimi due nomi dei faraoni si inseriscono entro una corda pro-
tettiva O, il cosiddetto «cartiglio»: ('1tlflrJ J)J:,,wty-ms, 'Thutmosi (Thot
è nato)'. Il cerchio di corda O (sn) è un simbolo protettivo che si trova
spesso con altri sui monumenti funerari, specialmente l'occhio~ (wgst),
che raffigura l'occhio risanato di Horo (e le cui componenti servono
come simboli frazionari dal II millennio a.C.).

1.2. A livello linguistico si distinguono:


a) espressioni augurali: f ir "n!J, wgs, snb (spesso abbreviati in ".w.s.),
'egli viva, sia prospero e sano' (forme di stativo), che si pospongono
facilmente alla menzione del faraone;= ms" !Jrw, 'giusto di voce, giusti-
ficato' si colloca normalmente dopo il nome dei defunti (che sono stati
approvati nel tribunale di Osiri). Piu anticamente, o in concomitanza,
ricorre l'espressione 'i( nb ims!J, 'possessore di privilegio (o simile)', che
denota un personaggio mantenuto dal sovrano (o dal signore). Si trova
egualmente ]f wJ:,,m "n!J, 'che ripete la vita' (ossia 'che vive ancora'};
9 • FORME DI PROTEZIONE

b) espressioni devianti che evitano di coinvolgere direttamente l'og-


getto di un'azione:
(Anno x) !,,~_ 1
!J,r fim n, 'sotto (presso) la persona di (tale faraone)': bm
è spesso tradotto impropriamente con 'maestà';
~ ::~ tU mss nftw K, 'che vede la presenza di Ra' per significare 'che
vede Ra'; 1

(agire) =?~-]ì r !J,Jt(y) n Wsir, 'contro il nemico di Osiri' per non


dire 'contro Osiri',2 che potrebbe recare offesa;
c) certe espressioni dell'uso orale sono rimaste come antroponimi:
:!+ i~= sd-sw-Imn, 'Arnon lo salvi'; --X:ìJ~i.. sfs-irt-bint, 'che re-
spinge il malocchio'.

1.3. A livello cromatico: talora il colore usato ha valore semantico: a)


il rosso denota entità negative; b) l'azzurro (campitura di geroglifici su
pietra o inchiostro su papiro) conferisce valore vivificante (come il verde
della vegetazione).

2. PuNTEGGIATURA

Nelle epi&!afì. i testi sono talora incasellati mediante riquadri. Ad esem-


pio il segno~ (recinto sacro) circoscrive unità dei Testi delle Piramidi.
I testi manoscritti, specialmente del Nuovo Regno, sostituiscono l'in-
chiostro rosso a quello nero normale per mettere in evidenza l'inizio di
paragrafo, prescrizione. Uno o due tratti possono segnare la fine di un
testo, in seguito sostituiti dal segno __.; (grf,, 'pausa').
La puntuazione, di solito rossa, indica spesso le unità prosodiche, con
puntini rossi collocati sopra la linea della scrittura, piu raramente sotto.

NOTA BENE. Nelle moderne trascrizioni in geroglifici il colore rosso è normal-


mente indicato mediante sottolineatura.

1. Berlino, 7314.
2. Hibis, III 20 North Wall 1. 5.

97
10

CENNI DI NEOEGIZIO

1. LA SCRITTURA TESTUALE DEL NEOEGIZIO

La commistione con grafie proprie della fase precedente (logografi.ca/


grammaticalizzata) dell'egizio non deve nascondere le differenze radica-
li subentrate nella notazione linguistica, le quali si comprendono anche
mediante il confronto con il copto, che offre il vantaggio di una compiuta
notazione fonetica e che presenta affinità con il neoegizio soprattutto
nella sua componente colloquiale. Alcuni dialetti copti, come il cosiddetto
«akhmimico», conservano caratteristiche fonetiche e morfologiche piu
arcaiche degli altri dialetti.
È poi avvertito il carattere composito del fenomeno linguistico:
- mediante l'adozione di registri diversi di espressione anche nella no-
tazione scritta, con cui si confondono eventualmente anche diversità
areali;
- mediante l'identificazione di vocaboli allogeni o ritenuti tali usando
un procedimento particolare di ortografia.

NOTA BENE. Il neoegizio è scritto in prevalenza in ieratico e su papiro, sicché i


caratteri della sua notazione divergono da quelli di una scrittura epigrafica.

2. GRAFIA

Nella notazione grafica si osserva un logoramento dell'antica struttura,


che produce:
- mescolanza di notazioni tradizionali e di indicazioni fonetiche sin-
croniche, con un cambiamento del concetto di scrittura e la coscienza
di realtà altre rispetto all'egiziano;
- prevalenza di aspetti fonetici che mirano a rendere la reale veste
fonetica assunta dai vocaboli, senza vincoli etimologici, ciò che causa
obsolescenza dell'uso dei logogrammi e favorisce l'intercambio degli
10 • CENNI DI NEOEGIZIO

omofoni, non piu distinti dalle componenti semantiche; mostra inoltre


l'ampiezza delle alterazioni fonetiche intervenute, sia pure in modo non
sistematico;
- convenzioni fonetiche atte ad evitare ambiguità con la situazione
tradizionale: es. tw scrive la t, soprattutto finale, quando è conservata nella
pronuncia; y ha valore prevalentemente vocalico; inoltre altri caratteri
ricevono valori nuovi, ad esempio in certi casi si scrive b per nlm, mn
per n;
- obsolescenza dei determinativi che, non avendo piu funzione carat-
terizzante, sono spesso cumulati o usati a sproposito.

3. FONETICA

Si ricavano dalla struttura grammaticale alcuni fenomeni relativi allo


spostamento dell'accento dalla prima posizione, con conseguente caduta
di desinenze e ridefinizione di rapporti grammaticali. Inoltre:
- (riconoscibile solo dal copto} le vocali toniche in sillaba aperta si
allungano, in sillaba chiusa (desinente con consonante} si abbreviano; le
vocali atone sono in progressiva riduzione e, quando il fonetismo del
vocabolo lo esige, tendono a fondersi in un timbro vocalico uniforme.
Le trascrizioni cuneiformi dimostrano che nel II millennio a.C. non sono
ancora avvenute le alterazioni nel colore delle vocali bene attestate dal
copto e danno come tipica terminale la vocale -a;
- (riconoscibile essenzialmente dal copto} si costituisce un accento di
frase, che si sostituisce alla probabile tonicità dei singoli vocaboli; di con-
seguenza, le parole che vengono a trovarsi senza accento (stato costrutto}
subiscono tendenzialmente alterazioni nel vocalismo;
- la 5 risulta completamente sparita dalla pronuncia in quanto tale;
soggette a riduzione sono -t desinenziale e r terminale, se non sono
coperte da vocale o suffisso, n iniziale e terminale in sillabe atone; di
conseguenza quando n continua ad essere pronunciata è talora scritta
doppia;
- la antica e, nei casi in cui possedeva una pronuncia alternativa d, è
ora sostituita dalla scrittura d: =t';;=ì dy, 'qui', per l'antico ::Jt,;,",;3c <5_

99
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

4. MORFOLOGIA

La morfologia del neoegizio è in gran parte costruita con elementi


preesistenti nella lingua anteriore. La conservazione delle forme è però
subordinata ad un'ampia e radicale rideterminazione di valori, che va
oltre ogni possibile analogia con l'uso precedente. Un'effettiva gramma-
ticalizzazione delle funzioni riduce notevolmente il ricorso alla compo-
nente semantica per la determinazione dei rapporti tra gli elementi della
frase.

5. ELEMENTI REFERENZIALI (DIMOSTRATIVI E PRONOMI PERSONALI)

Sono soggetti a riduzione con la creazione di nuove categorie gram-


maticali, che definiscono la funzione degli elementi nella frase:
a) determinazione ed indeterminazione;
b) specificazione delle funzioni nominali: soggetto, appartenenza,
oggetto, movimento;
c) specificazione delle funzioni verbali e sintattiche: tempo ed aspetto,
subordinazione.

6. ARTICOLO E DETERMINATIVI

La serie di dimostrativi ps, ts, ns è l'unica ad essere vitale acquisendo


piena funzione di articolo determinativo, con la specificità dell'indicazione
dei generi e dei numeri dei sostantivi. Essa si colloca come prima dinanzi
ai nomi che determina, come tutte le formazioni che ne derivano:
- la formazione regolare dei possessivi (forme psyf, tsy!, nsyf), eccet-
to per le parti del corpo e altri vocaboli legati alla sfera personale, che
continuano l'antica annessione diretta dei pronomi personali suffissi;
quando il sostantivo è indeterminato, il possessivo si ottiene posponendo
un pronome personale dell'antica serie tonica (cap. 2, 1.3);
- la serie ps, ts, ns, con vocalismi differenziati, che non appaiono rico-
noscibili (se non nel copto), determina i concetti di vicinanza ('questo')
e di lontananza ('quello'). La stessa serie, concordando in genere e nu-

100
10 • CENNI DI NEOEGIZIO

mero con il soggetto, può adoperarsi predicativamente a mo' di copula


(al posto dell'obsoleto pw);
- con valore pronominale, si riscontrano le formazioni p~-n, t?-n, n?-n,
'quello di, quella di, quelli/e di', che sostituiscono le antiche formazioni
relative in -y (cap. 4, 2.1).

7. CARTICOLO INDETERMINATIVO

È wc al singolare, femm. w<t, e nhy n al plurale.

NOTA BENE. Detenninazione ed indeterminazione si ricavano anche dalla natura


di diverse costruzioni. Ad esempio l'elemento nty esprime l'annessione di una
estensione (relativa) solo a sostantivi determinati; altrimenti è sostituito da iwf.

8. PRONOMI PERSONALI

Tutti i pronomi personali noti nell'egiziano classico continuano ad


esistere e a ~onservare per lo meno qualche funzione in neoegizio. Il
pronome suffisso di 3• pers. plur. .sn è sostituito da .w.
I pronomi formati con s (sw, sy, st, sn) sono divenuti omofoni (e privi
d'accento) e si scambiano frequentemente e senza criterio nella scrittura.
Collateralmente si presenta una ulteriore formazione di pronomi
personali prefissi, per specificare il soggetto:

Singolare Plurale
1• c. c,~i tw.i c,~I
-I I tw.n
m. e,~ tw.k e,
2• = c,~111 tw.tn
f. c,~J tw(.t)
m. +~ s(w)
3• ~ s(n)
f. re, s(t)
~t

101
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

9. NOME
Le desinenze che specificavano i generi ed i numeri dei sostantivi
sono in via di sparizione e sostituite, ma non regolarmente, con distin-
zioni vocaliche che non traspaiono nella scrittura. Ad esse si sostituisce
la specificazione portata dall'articolo.
I.:accento di intensità determina inoltre diversi aspetti dei vocaboli a
seconda della loro autonomia:
- stato assoluto, quando il sostantivo porta l'accento ed è sciolto dal
contesto;
- stato pronominale, conseguente all'annessione di un pronome per-
sonale suffisso, che provoca una diversa divisione sillabica e talora spo-
stamenti d'accento;
- stato costrutto, quando il sostantivo si appoggia all'accento del so-
stantivo seguente, di solito per via di un rapporto di appartenenza.

10. ELEMENTI CONNETTIVI

Il rapporto di specificazione è espresso analiticamente mediante la


nota genitivi "n", invariabile.
Il nesso\/ '=:J ns per designare 'appartenente a' (da n{y}-sw, ecc.)
è divenuto invariabile ed è sicuramente atono, profilandosi la perdita
della n iniziale (vd. sopra, par. 3). Altrettanto invariabile è l'elemento di
congiunzione tra frasi nty. . .
La preposizione m (con suffisso~~~ mim.) definisce il complemento
diretto dopo certi verbi.
La preposizione n definisce il complemento indiretto.
Le preposizioni confondono nella pronuncia n e m, distinte solo nello
stato pronominale. La preposizione r davanti a sostantivo è pronunciata
solo come una vocale (onde la sua frequente notazione iw, per omofonia
con la particella introduttiva); la r si conserva davanti a suffisso (ir.).
Le preposizioni (ed espressioni) composte tendono a sopprimere la
preposizione semplice che le forma, a volte probabilmente notata solo
dalla scrittura, ma non pronunciata (il che giustifica l'inclusione erronea
di certe preposizioni).

102
10 • CENNI DI NEOEGIZIO

Il movimento è specificato attraverso una serie di espressioni avverbiali


direzionali, come = ~ 1- J 7 5':
r-bnr, 'fuori', = ~ = r-l_try, 'sopra'.

11. SISTEMA VERBALE

Il neoegizio costruisce una struttura funzionale come verbo (predica-


tiva), per lo piu tratta da precedenti costruzioni perifrastiche. Il tema
verbale è fornito sia dall'infinito (come ora si qualifica il piu antico "nome
d'azione") sia dallo stativo, che assume le caratteristiche di un aggettivo
verbale con tendenza a divenire invariabile, fissandosi nelle desinenze di
3• persona tanto maschile quanto femminile (identica alla 2• persona, cui
si assimila la 1•). La diatesi espressa è generalmente quella attiva (passiva
nello stativo di verbi transitivi).
Forme piu antiche si sono morfologizzate, mutando talora fonetismo
(come il srj,m.nf che sopravvive in un srj,mf diverso da quelli anteriori).
I.:antica forma srj,mf sopravvive nella costruzione retta da dì (dì srj,mf)
che sostituisce l'antica formazione del causativo con prefisso s-.
I.:elemento di appoggio ìw (pronunciato come vocale semplice) divie-
ne fattore di subordinazione (mentre prima significava forse il soggetto
agente). I.:ausiliare wn è all'origine di una forma di imperfetto, di cui di-
viene preformativo.
I.:oggetto dei verbi transitivi è spesso specificato attraverso la preposi-
zione m (ciò che causerà l'obsolescenza della serie di pronomi personali
dipendenti).
Le negazioni ne
-A... ::= J
nn sono affiancate da ~ bw e 1 bn, grafi.e
che celano una pronuncia di base m, con le quali solo parzialmente cor-
rispondono, e da una negazione enclitica scritta ~ ~]:;. ~ iwn5.
Si sviluppano specialmente forme perifrastiche che comportano la
caduta dell'accento in seconda posizione.

NOTA BENE. Il costituirsi delle nozioni di soggetto/oggetto e la specificazione di


funzioni temporali e sintattiche (come la subordinazione) sono altrettanti indici
per determinare la forza della funzione verbale in opposizione alla struttura no-
minale della lingua anteriore.

103
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

12. SCHEMA DEL SISTEMA VERBALE NEOEGIZIO

Il "modo" indicativo provvede la normale forma rematica (predicativa),


distinta in base al tempo.
Il "modo" nominale continua l'uso delle forme tematiche.
Il "modo" sequenziale si usa in una serie di proposizioni coordinate
alla prima (principale).
Il "modo" circostanziale costituisce una modificazione del "modo"
indicativo, provvedendogli una serie di espressioni concomitanti.

Passato Presente Futuro


positivo twl (br) sdm
Indicativo lwfr sdm
sdm./3 {sw) (m)
negativo
bn twl (brlm) sdm bn iwf (r) sdm
bwpwfsdm4
positivo
Nominale
i.irf sdm
negativo idem idem
1) i.lr f tm sdm
2) bn i.ir f sdm lwn?
positivo
Sequenziale mtwfsdm6 (mtwfr sdm) 7
lwf (br) sdm 5
negativo
mtwftmsdm
lwfbr tm sdm
positivo
Circostanziale iwf (brlm) sdm iw iwf(r) sdm
iwsdmf
negativo iw bn sw (brlm)
lwbwpwfsdm iw bn iwf (r) sdm
sdm

3. Da sgm.nf.
4. Da n p?f sgm. Sostituisce bw sdmf (< n srjmf e n sgm.n/).
5. Quando il soggetto è indeterminato, wn ('esistere') sostituisce lw.
6. Da fin' ntf s4m, che a sua volta proviene da fin' sgm ntf.
7. JEA 59, pp. 156-58.

104
10 • CENNI DI NEOEGIZIO

Esempi:8
4, 1

J~o~Qt::fh~QQ1 ~ 1::=lk~QQ IIJ


bwpwy.w msy nf S5 /5y indicativo passato negativo (valore pas-
sivo)
'Non gli era nato (alcun) :figlio maschio'.

4, 6-9
~~= 1\~~~~= =~ ffe~~~QQ~=
Q~-~1=:QQJ~tQQ-e1Q~
~=
Q~-~I~ 1\l ~ ~.t::1\ ~~I
Q~- _1\ □ 1::; it
Q~-~l".]r 1\~ ~I tiQ~
Q~-~I~ ~~QQ-&71\
Qc!, ~~= ~1'71' 1\~1\61~~~=
~~=:=ì-
=~i;Q~i (l]gQ~
Q~-~- ::1\ ~~I~~\\
/Jr ir m-bt p5 IJ,rd <5y
iwf tir fsy r t5yf tp-tiwt sequenziale passato
iw f tir gmti w< n fsm "
iwf m-s5 w< n s <5 circostanziale con valore relativo (an-
tecedente indeterminato)
iw f tir smt tir t5 mit
iwf tir (jd n p5yf s(jm nty r-gsf sequenziale passato
il; p5 nty tir smt m-s5 p5 s <5 indicativo presente
nty m iyt tir t5 mit relativa con antecedente determinato
iwf (tir) rjd nf fsm p5y sequenziale passato

8. I seguenti esempi illustrativi sono tratti dal Racconto del principe predestinato (A.H. GAR-
DINBR, Late Egyptian Stories, Bruxelles, Fondation Egyptologique Reine Elisabeth, 1932).

105
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

'Ora quando il ragazzo crebbe,


sali sul suo tetto
e scorse un cane
che accompagnava un uomo adulto
che camminava per via,
e disse al suo servo che lo accompagnava:
«Che cos'è quel che accompagna l'uomo adulto
che cammina per via?».
E gli disse: «È un cane»'.

5, 5-6
Q= ~~=Q~ =~A ~~r7?;-tQQj~Q~
q0r:: =;;J
ir ps nty iw f r pb, ps ssd n tsy .i srit indicativo futuro
iw.s nf r bmt

'Chi raggiungerà la finestra di mia figlia


l'avrà in sposa'.

6, 2-3

f ~1~1=I~ [ ... )o'?j~lf ~~~j j}


Q'2j~l'7f' ~~ = □ (?QQ~=~~I~

b,snr [bn] tw.i br snt rdwy.i indicativo pres~nte negativo


iw.i b,r smt r pwyt mdi.tn indicativo presente

'Se non avessi male ai piedi


andrei a saltare con voi'.

~A~, ::~~~~r:12;-1u~Ql
6, 7-8

106
10 • CENNI DI NEOEGIZIO

p/:t w< n rmJ ps ssd n tsy.k srl indicativo passato

'Un uomo ha raggiunto la finestra di tua figlia'.

6, 12-13

wsJ:ips R< sgmf (formula)


mtw.tw n/:tmfmdi.i sequenziale presente-futuro
nn lw.l r wnm indicativo futuro negativo
nn iw .i r swri "
iw.i r mt m ts wnwt indicativo futuro

'(Quanto) dura il Sole (Ra),


se me lo si toglierà,
non mangerò (piu),
non berrò (piu),
(e) morirò immediatamente'.

6, 15

wsJ:ips R< sgmf (formula)


mtw.tw r sm(sm)f sequenziale futuro
J:itp ps sw indicativo passato
iw.l mt.k indicativo presente con stativo

107
INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELL'EGIZIANO

'(Quanto) dura il Sole (Ra),


se lo si ucciderà,
(quando) tramonta il sole
sarò morta' (lett. 'dopo che il sole è tramontato sono (nello stato di)
morta').

7, 8

iw.s tir !Jpr tir s?w p?y~s h?y r iqr sp 2 sequenziale passato
lw bn s tir dit pr f r-bnr w< circostanziale presente negativo

'Ed essa si mise a vigilare suo marito moltissimo,


e non lo lasciava uscire fuori solo (stativo)'.

8, 5
o~Qi ~~0~~tr1~~i~~qq~
~~qql~l~~c;,.
ptri di p?y.k ntr w< m n?y.k s?y m rjrt.k indicativo passato

'Ecco, il tuo dio ha posto uno dei tuoi destini nella tua mano'.

8, 12

ptri iw.i r t,?<.k indicativo futuro

'Ecco, io ti lascerò'.

108
APPENDICE
SCELTA DI NOMI DINASTICI DI FARAONI*

1. ~ Ntry-b(t) Zoser
2. ~ Snfrw Snefru
3. (~-)) ljwf-wl Cheope
4. ~ WJ-r< Chefren
5. cgm Mn-ksw-r' Micerino
6. QNill Spss-ksf Shepseskaf
7. Mflj Wsr-ksf Userkaf
8. ~ Ssbw-r' Sahura
9. (0~U) Nfr-lr-ks-r< Neferirkara
10. (!ID N-wsr-r< Niuserra
11. CLJ) 1zzl Isesi
12. (&Qr) Wnls Unis
13. w] Ttl Teti
14. (§ID Ppil Pepi
15. (0~=) Mr.n-r' Mernera
16. ~ 1n-(i)tf Antef
17. (~1'~) Mntw-btp Mentuhotep
18. cq=~~,) 1mn-m-bst Amenemhat
19. c·w~ ) Z-n-wsrt Sesostri
20. ~ 1'b-ms Ahmosi
21. ~ 1mn-/Jtp Amenhotep
22. ~ .[)bwty-ms Thutmosi
23. c~A~,) f:lst-spswt Hatshepsut
24. (Q ~ ~.) slJ-n-itn Akhenaten
25. cq=.wn Twt-'nb-lmn Tutankharnon
26. (~~'t!t) f:lr-m-bb Haremhab

• In questa rassegna di nomi che copre tre millenni, benché i segni siano convenziona!-
mente trascritti secondo i valori di base, è palese la trasformazione della loro funzionalità
nel tempo, specialmente per quanto attiene nomi derivati da altre lingue.

111
APPENDICE

27. C0 iti~BJ R<-ms-sw Ramesse


28. ~~QQ) Stby Sethi
29. e~~ A À SWnq Sheshonq
30. (f\6g) Wsssrkn Osorkon
31. C5.,~A Bsk-n-rnf Boccori
32. (o~~::) Psm/k Psammetico
33. c1~~Q1..b~1.) Qsssysrwss Serse
34. (-=~=] Nbt-nbf Nectanebo
35. (]ii;~~::) s/ksndrs Alessandro
36. (r%.b~) Ph/pws Filippo
37. (~f\~QQr) Ptws/mys Tolemeo
38. cJ=QQ:'.'~J Brnykt Berenice
39. (f,..f\□~t~) Q/wspstrst Cleopatra
40. ( =-QQ-= À Kysrs Cesare
41. Cru~~QQìl) ffirwmy Romano
42. cuqq=) Tbyrs Tiberio

112
ESEMPIO DI TITOLATURA (ABBREVIATA) DI UN FARAONE
(XIX DINASTIA, INIZIO DEL XIII SEC. A.C.)

Jfr k5-n/Jt b'-m-w5st s'nb t5wy


nfr nfr nb t5wy Mn-m5't-r'
S5 R' nb b'w Stby Mr.n-pt/:t di 'nb mi R'

[1) 'Horo Toro-vittorioso Che-appare-in-Tebe, Che-fa-vivere-la-Due-Terre (l'E-


gitto).1 [2) Il dio effettivo, signore delle Due Terre Menmaatra {Stabile-quanto-
alla-Rettitudine-di-Ra).2 [3] Il figlio del Sole (Ra), signore dell'intronizzazione
Sethi (appartenente al dio Seth) Merneptah {Che-Ptah-ha-amato), cui è concesso
di essere (un essere) vivente come il Sole Ra'.3

1. Il primo e più antico titolo del sovrano (la titolatura completa si componeva di cin-
que nomi), che lo identifica al dio del cielo Horo: esso è incluso dentro la raffigurazione
del "palazzo".
2. Il quarto nome dinastico, assunto al momento dell'ascesa al trono.
3. Il quinto nome conferito alla nascita.

113
DOCUMENTI EPIGRAFICI
DEL MUSEO EGIZIO DI TORINO*

3 2 I

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~f,t~45v~A~ rfKm-~~=à~ o~:; ,t<g 0

=~=~.ti~l[~1t~1~~1,i 0 iii)~~,ff?lft

• Le fonti dei testi che seguono sono: 1) Torino, Cat. 1447, da Tebe, fine del regno di
Mentuhotep II (XI dinastia), calcare inciso; 2) Torino, Cat. 1513, da Tebe, regno di Men-
tuhotep II (xi dinastia), calcare inciso; 3) Torino, Cat. 1534, da Abido, regno di Sesostri
I (XII dinastia), calcare inciso; 4) Iscrizione dipinta, da Asiut, Museo Egizio di Torino,
principio della XII dinastia (strappo da muro).

114
APPENDICE

trrtSF~lj~!JG ~~r~t~ 1 o(r~i:::rr1


0

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bsbt 46 i bmw-nfr bmwt-nfr bsw
bswt t,nw t,nwt bn' brdw nb
nw t5-wr 5bg,w rn pw nfr SQ5W.fn m 5bd smdnt (?) m w5g m
bb nb n 5bg,w t,pr n tp-w5t nfrt m rg,t (o rdit) Mntw t5wy n lt(y) Nb-bpt-r' 'nb g,t
btp di nsw Wsir bnt(y)-imntw nb 5bg,w pr nf brw (t bnl.a k5w 5pdw) m t5-wr
5bg,w m st nb s
'b't nfr im.s n mry nsw pw mr btmt Mrw g,df i 'nbw
tpw t5 wnnt(y).s(n) m sms n bnt(y)-imntw n Wp-w5wt mrrw 'nb
msg,g,w bpt w'bw nw nfr '5 bmw-nfr nb n 5bg,w m mrr.fn wnn
(i)m5!).fn br Wsir prr.fn brw stt.fn mw m t bnqt wnnt(y)f(y) m-'.fn
iw g,d.fn !)5
m t !)5 m bnqt !)5 m k5 !)5 m 5pd !)5 m ss !)5 m mnbt !)5 m bt nb nfrt 10
m dd Wsir bnt(y)-imntw n sg,5wt(y) bit smr w't(y) mr btmt Mrw lr
nfr.n wnn
m-'.fn g,d.fn m r.fn m bw nb wnn.fn im m sms n nfr pn ink wnt
mry rmf(t) im5 m mrtf iw di.n(.i) t n bqr bbs n b5y
n-mr(w)t wnn (i)m5!)(.i) br nfr '5

[1) 'Vanno 46. O sacerdoti e sacerdotesse, cantori e [2] cantatrici, danzatori e


danzatrici con tutti i bambini [3] di Abido nel Nomo tinita (Terra grande), è il
nome effettivo che ricordate nella festa del mese e del mezzo mese, nella festa
uag e in ogni [4) festa di Abido che avviene secondo la regola effettiva da quando
Montu ha dato le Due Terre (l'Egitto) al sovrano Nebhepetra, viva in eterno. [si
Un'offerta funeraria di Osin Che è a capo degli Occidentali, signore di Abido,
affinché esca a lui l'invocazione dell'offerta (di pane, birra, tori e uccelli) in
Abido nel Nomo tinita [6) e in ogni luogo in cui il dio stia: per l'amato dal re, il
direttore del tesoro Meru, egli dice: «O vivi [7) che state in terra, che sarete al
seguito (nella processione) di Colui che è a capo degli Occidentali e di Upuaut
(l'Apritore delle vie), che amate la vita [8) e odiate il trapasso, preti del dio grande,
sacerdoti tutti di Abido, se desiderate che sia (9) il vostro privilegio presso Osiri,
fate uscire l'invocazione dell'offerta e versate acqua con pane e birra che avete
con voi, e direte: mille [10] pani, mille (misure di) birra, mille tori, mille uccelli,

115
APPENDICE

mille vasi di alabastro (contenenti unguento profumato), mille vesti, mille cose
buone (11] che dà Osiri Che è a capo degli Occidentali siano al tesoriere regio,
Amico unico, capo del tesoro Meru. Se non avete (12] niente, diteQo) con la
bocca dovunque vi troviate al seguito del medesimo dio, perché io fui invero (13]
uno amato dagli uomini, caro alla sua gente. Diedi pane all'affamato, una veste
all'ignudo, (14) affinché il mio privilegio fosse presso il dio grande,'.

btp di nsw Wslr nb tJdw bnt(y)-lmntw nb ~b<Jw di 1npw 1

tp{y) (Jw/lm(y) wt nb t~ t;Jsr pr brw /Js t bnqt /J~ kJ Jpd !J~ ls mn!Jt t,s bt nb
nfr w'b t n t,sb t,nqt b~mt dsrt Btt kJw r/Jsw sn/r
tir sdt ~pdw t,lpt dfiw stpt t,dt t,zJt prt
hr z~ty hr htp '1 l,Jm /Jt n bwt-ntr tzzt tir l,Jyt s

116
APPENDICE

spst m-b5/:I lmt(y)-imntw m J:,bw nb nw pr Wsir mrrt 5bw


wnm im n (i)m5b br nfr '5 nb pt s'/:1 mnb '5 tp t5 'pr
5bf r brt-nfr (i)m5b /:lm-nfr Qmnn rnf nfr Wp-w5wt-nbt m5' brw g3f
bB nm(i)f pt zm5f t5 r 5b,t imntt i'r f n nfr '5 pr f h5f /:In'
smsw nbw /:ltpt m 5b4w di nf 'wy m nsmt 4d.t nf I m /:ltp in wrw 10
nw 5bgw (i)m5b J:,m-nfr Qmnn rnf nfr Wp-w5wt-nbt m5' brw

[11 'Un'offerta funeraria che dà Osiri signore di Busiri, Che è a capo degli Oc-
cidentali, e che dà Anubi [21 che sta sul suo monte (l'altopiano desertico), Che
è nelle sue bende, signore della terra sacra, affinché esca la voce di mille pani
e (misure di) birra, mille tori, mille uccelli, mille vasi di alabastro e vesti, mille
cose di ogni sorta bi buone e pure, pane della distribuzione, birra versata (?),
la bevanda sacra e latte cagliato (?), tori macellati, incenso [41 ardente, offerte e
provvigioni, pezzi scelti (di carne), la bevanda bianca della Vacca celeste, che
appare [si sul suolo o sulla grande mensa, il mucchio di offerte del tempio che
si debbono accumulare sull'altare (61 nobile davanti a Colui che è a capo degli
Occidentali in tutte le feste del tempio di Osiri, e di cui gli spiriti glorificati
desiderano mangiare, (7) per il privilegiato presso il dio grande signore del cielo,
mummia benefica, grande sulla terra, munito [BI di ciò per cui si è glorificati nella
necropoli, il privilegiato, sacerdote Qemnen, il cui nome effettivo è Upuaut-
nakht (Upuaut è forte), giusto di voce. Possa egli traversare (91 il firmamento,
navigare il cielo, approdare all'orizzonte occidentale, ascendere al dio grande,
salire e scendere con (101 i seguaci, signori di offerte in Abido; gli siano porte le
braccia dalla barca neshemet (di Osiri), gli sia detto «Benvenuto!» dai personaggi
importanti (111 di Abido: il privilegiato, sacerdote Qemnen, il cui nome effettivo
è Upuautnakht, giusto di voce'.

117
APPENDICE

~ d.4'.~ it~~~~~d.~Wd.4t~ji~d.
0

ilg~ e, ~4'.~ f iltt~!:4'.rr~~r~~

btp di nsw Wslr nb t;Jdw t,nt(y)-lmntw n/r •s nb Sbt;Jw di 1


1npw tp(y) t;Jwf lm(y) wt nb ts t;Jsr pr t,rw n (l)mst, •b-ksw t;Jdf l.n(J) m btp r
lz(.i) pn
n (#(.l) lr.n(.l) m f!Jt lmntt nt t?-wr ?bt;Jw r st nbb n t;Jt r rd n n/r sps n/r
•? nb n/rw dmt;J.nf pt;Jt 9 st;Jm mdw bnmmwt br w•rt di btpw nb smsw •s? snt l nf
ntt lwtt l}nt(y}-lmntw k? tS-wr nb im(y}-b?b smsw r p?wt br(y)-tp n/rw t;Jrtw Iw•w s
nbb ity n/rw shm •s n pt bq? n •nl)w nsw ntw n-mr(w )t wnn.i
m smswf il} ms.l Wp-wswt m bbwf nb m nmtwtfnb 4d n(.I) lmnt nfrt 1-w(y) m btp
st, n/r(y) s•t, mnl} n/r rnpw rt, r f mm •nt,w l}nt(y) st nb m
lmnt r bw nt(y) ntr pn im t;Jr-ntt.k i.t(l) m btp pr.t(l) m rl}t.n.k l •n!Jw tp t? mrrw
•n!J msrjt;Jw l}pt m mrr.fn w?b tp t? t;Jd.tn I}? t bnqt n (i)m?IJ • ~ - p r n r•
l}nt(y}-lmntw Wp-w?wt \ 10
sw tfnt t;Jt,wty b,nmw zkr bmn gbb nwt mnw ln-brt lmny mntw ptb lnpw sl}y br-sm•

118
APPENDICE

J:,r-ml:t wngt psgt nt /:tqt J:,wt-/:tr rpyt 5st nbt-J:,wt sbt n (i)m5b 'b-k5w
l,,5 t l,,5 /:tnqt l,,5 k5 l,,5 5pd l,,5 ss l,,5 mnbt n (i)m5b 'b-k5w ms.n Nbt-itf J:,mtf mrtf
bkr nsw J:,m-nfr lfwt-/:tr
Mnfw-/:ttp-'nb z5tf Nfrtw
z5f mr f Mnfw-/:ttp z5f mr f wJ:,m-mswt z5f Ddw Ddw-sbk Z-n-wsrt 15

(1] 'Un'offerta funeraria che dà Osiri, signore di Busiri, Colui che è a capo degli
Occidentali, dio grande signore di Abido, e che dà (2] Anubi, che sta sul suo monte,
che è nelle bende, signore della terra sacra, affinché esca la voce al privilegiato
Abkau, egli dice: Sono venuto in pace a questa mia tomba (3) della mia proprietà
nell'orizzonte occidentale di Abido nel Nomo tinita nella sede dell'eternità e
della perpetuità, alla scala del dio augusto, dio [4] grande, signore degli dèi, egli
ha riunito i Nove Archi, che ascolta le parole del popolo nel distretto che dà
le offerte, signore di seguaci, dalla corte numerosa, cui viene [5] ciò che è e ciò
che non è, Che è a capo degli Occidentali, toro del Nomo tinita (Terra grande)
signore primordiale, piu anziano dei primordi, preposto agli dèi primevi, erede
[6] dell'eternità, sovrano degli dèi, grande potenza del cielo, principe dei vivi, re
degli esistenti, affinché io fossi [7] nel suo seguito, cosicché vedessi Upuaut in tutte
le sue feste e in tutti i suoi viaggi (processioni), e mi dicesse la déa Bell'occidente:
Benvenuto in pace! [8] Spirito divino, mummia benefica, dio ringiovanito, che
conosce la sua formula tra i vivi, a capo di ogni sede nell'[9]0ccidente nel luogo
dove si trova questo dio, perché tu sei venuto in pace, munito di ciò che sai. O
vivi sulla terra, che amate [10] la vita e odiate il trapasso, se desiderate durare sulla
terra, dite: mille pani e (misure di birra) siano al privilegiato Abkau nel tempio
di Ra, Khentimentu ('Colui che è a capo degli Occidentali'], Upuaut, [11] Shu e
Tefenet, Thot, Khnum, Sokar, Hemen, Geb e Nut, Min, Onhuri, Amon, Montu,
Ptah, Anubi, Horo meridionale, [12] Horo settentrionale, Unget, l'Enneade, Neith,
Heqet, Hathor, Repit, Iside, Nefti, Sebet (o Sobek?), per il privilegiato Abkau. (13]
Mille pani, mille (misure di) birra, mille tori, mille uccelli, mille vasi d'unguento,
mille vesti siano al privilegiato Abkau, che ha partorito Nebetitef, la sua moglie
amata, ornamento regio, sacerdotessa di Hathor (14] Mentuhotepankh ('il faraone
Mentuhotep è vivo'], la sua figlia Nefertu, (15] il suo figlio amato Mentuhotep, il
suo figlio amato Uhemmesut ('Ripetizione delle nascite': primo nome di Ame-
nemhat I, fondatore della XII dinastia], suo figlio Dedu, Dedusobek (dio dinastico
della XII dinastia], Sesostri (eponimo del faraone: come si vede, i nomi di questa
famiglia possiedono un programma politico]'.

119
APPENDICE

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nb Z~wt(y) lm~bwy br Wslr nb lmnt m swtf nb b~(ty)-' mr


lsqtt 1np w~b tp t~ mry nlwtf tt(.tl) bzy n sptf ml qd.s
b~(ty)-' 'nw 'rq.n.l grt lz pn rdl.n.l zs.tf (!s.l
lw.l 'nb.k(w) n zp iry st b~(ty)-• [IJpr] m Z~wt(y) 4r rk n/r s
lm~bwy br zmt spst b~(ty)-' 'nw

[1] 'Canno 12, terzo mese della stagione del Raccolto, giorno 12: scrivere questa
tomba del principe, cancelliere regio, capo dei sacerdoti di Upuaut (2] signore
di Asiut, il privilegiato presso Osiri signore dell'Occidente in tutte le sue sedi,
il principe, capo [3] delle bovine (?) di Anubi, durevole in terra, amato dalla sua
città intera e lodato da tutto il suo nomo, (4] il principe Anu. (Dopo che) ho
terminato invero questa tomba, ho fatto che fosse scritta da me in persona, (s]
mentre ero vivo. Non lo fece mai alcun principe esistito in Asiut dal tempo di
dio. (6] Il privilegiato presso la necropoli augusta, il principe Anu'.

120
DOCUMENTI PAPIRACEI
DEL MUSEO EGIZIO DI TORINO*

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brdw mtw.i sm r-1,i?t.tn r t? l,iwt Mn-m?<t-R< '.w.s. mtw.i dlt l,ims.tn lm m ètw?

(1) 'Vanno 29, il secondo mese (della stagione} del Raccolto, giorno 13, all'ingresso
della Tomba. Dichiarazione del capo della polizia Montumose: (2) «Ecco, vi dico
la mia opinione. Andate su, raccogliete (3) i vostri arnesi, e chiudete le vostre
porte, e prendete le vostre mogli (4) e i vostri figli, ed io vi guiderò al tempio di
Menmaatra (Sethi I}, e vi farò stabilire là immediatamente»'.

• A.H. GARDINBR, Ramesside Administrative Documents, London, Oxford Univ. Press,


1948. Dal papiro dello sciopero (Torino, Cat. 1880, neoegiziano, in ietatico).

121
APPENDICE

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m ps hrw Ur f s<},r iw 'wyf is mtw.i tm i.ir
nf sbsyt m ps 'rq n pr-'s '.w.s. im s
[1] ½nno 29, terzo mese (della stagione} del Raccolto. Attraversare i posti di guardia
da parte della squadra, sedersi presso la Tomba, andare (2) a prenderli da parte
dei tre capitani. Dire da parte dell'operaio Mose figlio di Anakhta: «Per (duri} (3)
Amon, per (duri} il re v.f.s., la cui ira è peggiore della morte, (se} mi si porterà
via di qui (4) oggi, andrò (lett. 'andrà'} a dormire (solo} dopo (avere preparato a}
saccheggiare una tomba; se non (lo farò}, [s] mi (lett. 'gli') si infliggerà un castigo
(appunto} a causa del giuramento per il ~aone v.f.u'.

122
APPENDICE

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1fj_~9PP-=9P * 1°~J-P
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r gd n.n bft ml n? m Qn-n? s? Rwt bn• IJ?y s? lfy bn iw.n r iy

123
APPENDICE

kU n nsy.k /:lry iw.w '/:I' /:lr-/:lst-n nsy.w irw ys bn i.ir.n sn s


n /:lqr.n iwns wn-mdl.n wsb •s r 4dti.s ys lr
lwwy m t?y st pr-'s '.w.s. l.n.sn l)r ir tw.n /:lr sm r s{Jm r.w
lw.w /:lr 4d n.n 4d sw m m?'t

(1) ~dare a passare i posti di guardia al fondo del villaggio da parte della squa-
dra, mentre i tre [2] capitani fecero un grande grido verso di loro alla porta del
villaggio. Mandare i due capi e [3) i due sostituti da parte dello scriba della Tomba
Amennakhte a prenderli. Venire da parte del gendarme [4] a dirci cosi, Qenna
figlio di Ruta e Hai figlio di Hui: «non verremo. [s) Dirai ai tuoi superiori che
sono preposti ai loro doveri: «Non abbiamo passato perché [6) abbiamo fame.
Abbiamo una importante faccenda da comunicare [7] nella sede del faraone v.f.u.
Dissero, ora andiamo a sentirli [8) mentre ci dicono: «parla in verità!•'·

4ITT 4-~ll~= ~G)l\.


/ /(PP/11~=-P i~~!~~~llll~~1~f 1:=
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:11~ 1~~,!GJP,i,~~ 1-,i,t A/ /:::111/1~ ~ =
JLPi!=n!,,/l~~~~-
Jl~~::-t-'T1-tZP~-d~L~P/ /~Pt~ ~di
GJP,ZP~ -d~t::iP

124
APPENDICE

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n 'rsy r ps bb-sd ly In bry mgsy Nb-smn ss Psy-nbsy
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is ink ps Jsty dy ys r nbm bn di.i ps Ur ps nty mi-qd.i /Jpr iw
mn m ns snwt r b'wf lw.i di n.tn ps gmw.i lw ss f:lri n ps !Jr br
gd n.sn dy n.tn gs di /Jr iw.i r dni n.tn gs.i

(1] ~ o 29, terzo mese (della stagione) del Raccolto. Venire a nord da parte del
visir Ta quando venne a prendere gli dèi (2) della regione meridionale per il
giubileo regale. Il capo della polizia Nebsemen figlio di Panehsi venne (3) a dire
ai tre capitani ed alla squadra mentre stavano al cancello della Tomba: «Cosi par-
la (4) il visir: "c'è una ragione perché non sono venuto da voi? Non {è che non)
sono venuto perché [s] non èera niente da portarvi! Quanto alla vostra afferma-
zione: 'Non toglierci la nostra razione!' (6) sono forse il visir qui per togliere? Non
darò, ciò che fa chi è come me - succede che (7) non c'è nulla nei granai - ma
vi darò ciò che ho trovato"». E lo scriba della Tomba Hori (8) disse loro: «Vi è
assegnata mezza razione, ed io stesso ve la distribuirò!»'.

125
GLOSSARIO
CONCORDANZE
GLOSSARIO

agente: l'esecutore di un'azione.


anaforico: che si riferisce a qualcosa che precede.
antecedente: il soggetto cui si riferisce una frase, nominale o verbale, in
appos1z1one.
apposizione: vocabolo che si lega a un altro vocabolo senza accordo gram-
maticale.
aspetto: considerazione soggettiva dell'azione in rapporto al suo carattere
compiuto o incompiuto.
attributo: vocabolo che si lega a un altro vocabolo con accordo gramma-
ticale.
cataforico: che si riferisce a qualcosa che segue.
campo semantico: l'insieme degli usi diversi (o connotazioni) che definisco-
no il significato di un vocabolo.
controparte: forme grammaticali corrispondenti per funzione, ma diverse
per struttura.
copula: elemento (di natura nominale o verbale) che unisce (accoppia)
soggetto e predicato.
diatesi: significato del verbo in rapporto alla direzione dell'azione:
- verbi intransitivi: quelli in cui l'azione non esce dal verbo;
- verbi transitivi attivi: quelli in cui l'azione passa sull'oggetto;
- verbi transitivi passivi: quelli in cui l'azione passa sul soggetto;
- verbi stativi: quelli in cui non si considera l'azione, ma il suo effetto
sul soggetto.
durativa: un'azione che si protrae o si ripete nel tempo.
enclisi: fenomeno per cui una parola atona si appoggia a quella precedente
formando con essa un'unità fonetica e talora anche grafica.
ergativo: nella tipologia linguistica, fenomeno per cui il soggetto dei verbi
intransitivi e passivi e l'oggetto dei verbi transitivi sono assimilati (pa-
ziente) in opposizione al soggetto agente dei verbi transitivi attivi.
espansione avverbiale: designa gli elementi che modificano il semplice
enunciato (es. "io esco per andare a scuola").

129
GLOSSARIO

forma tematica: si definisce cosi una forma verbale che funge da sostantivo.
fonogramma: segno che comporta un valore esclusivamente di suono, di
una o piu consonanti, con o senza vocali.
forme finite/infinite: sono dette le forme verbali a seconda che siano o
meno definite dalla specificazione di una persona.
frase: enunciato che contiene un soggetto e un predicato.
geminazione: nei verbi, ripetizione dell'ultima consonante radicale.
ideogramma: segno che si riferisce solo al significato di un vocabolo, indi-
pendentemente dalla sua pronuncia o lettura, che può variare.
inattivo: si dice di un verbo che non comporta un'azione effettivamente
compiuta dal soggetto, ossia di un verbo intransitivo e passivo.
intensivo: valore semantico che esprime una maggiore dinamicità del-
1'azione.
isomo,fismo: forma grammaticale corrispondente ad altra per struttura e
funzione.
logogramma: segno che riproduce un vocabolo sotto il duplice aspetto
della sua pronuncia o lettura e del suo significato, siano essi anche
solo specificati nei loro elementi essenziali.
momentanea: un'azione puntuale, che si svolge effettivamente una sola e
precisa volta.
paziente: clù subisce l'effetto di un'azione.
peifettivo: (aspetto) un'azione considerata nella sua compiutezza, indipen-
dentemente dal tempo in cui si svolge (passato e futuro).
perifrastico: circonlocuzione che esprime in termini analitici un concetto
sintetico.
potenziale: che indica una possibilità.
predicato: ciò che si dice del soggetto.
raddoppiamento: (reduplicazione) nei verbi di ultima (1), ripetizione della
penultima consonante radicale.
rejerenziale: elemento che mette in rapporto diverse parti della frase.
sillaba: una vocale o l'unione di una vocale con una o piu consonanti.
soggetto: l'argomento di cui si parla.
suppletivismo: concorrenza di temi differenti nella costituzione di uno
stesso paradigma verbale o nominale.

130
GLOSSARIO

stato pronominale: alterazione nella struttura di un nome quando riceve


un pronome personale suffisso.
tassigramma: segno che provvede una classificazione.
tonico: che porta l'accento.
voce: (del verbo); vd. diatesi.

131
CONCORDANZE

1. GRAMMATICA

Un'integrazione alla presente esposizione grammaticale è provveduta dall'ope-


ra di GARDINER, Egyptian Grammar. !;utilità attuale di questo manuale, oramai
obsoleto sotto molteplici aspetti anche se tuttora ineguagliato, consiste soprattutto
nella lista dei segni geroglifici, con il dizionario e gli esercizi alle singole lezioni,
oltre ad un elevato numero di esempi. Per agevolarne l'uso, si aggiunge di seguito
la corrispondenza tra i punti rilevanti delle due trattazioni.

CAP. GARDINER, PAR.

cap.1, 7 259 sgg.


cap. 2, 1.1 34
cap. 2, 1.2 43
cap. 2, 1.4 114
cap. 2, 2 110
cap. 3, 2 72 sgg.
cap. 3, 6.1.1 90
cap. 3, 6.1.4 91
cap. 3, 6.2 88
cap. 4, 1 154
cap. 4, 1.1 158
cap. 4, 2.1 79,158
cap. 5, 1 117-27
cap. 5, 1.3 189-90
cap. 5, 2.1 36
cap. 5, 2.2 100
cap. 5, 2.3 50,97
cap. 5, 3 496 sgg.
cap. 6, 5.1 298 sgg.
cap. 6, 5.2.2 353 sgg.
cap. 6, 6.1 441
cap. 6, 7 412 sgg.
cap. 6, 8 422-23, 439 sgg., 448
cap. 6, 8.1 469 sgg.
cap. 6, 8.5 380 sgg.

132
CONCORDANZE

cap. 6, 9.1 341


cap. 6, 9.2 402 sgg.
cap. 6, 9.3 425 sgg.
cap. 6, 10.1 335 sgg.
cap. 6, 11 309 sgg.
cap. 6, 13 428-34
cap. 7, 3.1 392
cap. 7, 3.5 70, 106, 184, 456
cap. 7, 3.6 476-85
cap. 7, 5.1 105,455
cap. 7,5-2 343 sgg.
cap. 7, 5.4 202-3
cap. 7, 5.5 109
cap. 7, 5.6 134, 140, 209, 216
cap. 8, 1.7 222
cap. 8, 2 227-42, 119, 142, 462
cap. 8, 3 245-58

2. ESERCIZI

Benché l'esposizione grammaticale nel manuale del Gardiner si ispiri a criteri


differenti, la maggior parte dell'apparato sussidiario può essere utilmente adope-
rata anche in riferimento alla presente, avvertendo però che nelle frasi sottoposte
si mescolano espressioni che nella precedente trattazione sono state inserite in
un assetto diverso. Con tale avvertenza si confronteranno:

CAP. GARDINER

cap. 1, 7 XX p. 201
cap. 4, 2.9 XVI pp. 154-55
cap. 6, 5.2.2 XXV pp. 291-92
cap. 6, 6 II p. 37
III pp. 43-44
IV pp. 48-49
IX pp. 90-91
cap. 6, 6.1 xxx pp. 361-62
cap. 6, 7 v P· 57
VI pp. 63-64
xp. 99

133
CONCORDANZE

Xl p.107
cap. 6, 8.5 XXVI pp. 309-10
cap. 6, 9.2 XXVII p. 323
cap. 6, 10.1 XXIV pp. 268-69
cap. 6, 11 XXII pp. 242-43
cap. 6, 13.3 XXIII p. 256
cap. 7, 4 XXXII pp. 399-400
cap. 7, s.2 e 5.3 XXXI pp. 380-82
cap. 8, 2 XIX p.190

134
INDICI
INDICE DEI TESTI CITATI

ACE Reports 8, tav. 65 :63, 74, 87 1113 a :72


Amduat, 51 :85 1113 b :77
ASAE 43, p. 503 :54, 79 1117 b :91
AssMANN, Sonnenpriester, p. 18 :55 1119 a :70
Aswan 1111 :63 I 158 d :49
I 163 b :52
Berlino, 7314 :97 I 164 d :52
I 165 i :52
Cairo J. 46048, 3 :53 I 166 a :48
CAM1Nos, Literary Fragments, p. 18 :54 1191 d :49
Cappella Bianca I 204 e :44
73 :78 1236 a :48
85 :69, 76 1236 d :44
CGC I 241 b :48
20410 4-5 :49 I 241 f :44
20539 II b 4 :70 1242 d :52, 90
Coffin T. I 254 f :35
I1 :89 I 258 e :49
12 :51 I 261 f :49
I2C :63 I 262 b :44
1 4 a-b :63 I 268 a :49
16 b :75 I 296 a :51
I 8a :93 I 307 g :51
I 11 e :67 I 387 a :94
112d :66 1 397 b-398 a :74
114 e :48 Il 18 W :90
I 15 C :44 li 37 d :83
I 31 e :52 Il 42 C :48
1 39 d :94 li 46 f :49
141 b :55 1147 b :69
I 51 e :52 11 49 d :54, 69
1 55 b :67, 93 11 63 b :74
I 56 e :52 11 64 b-c ·:70
I 75 f :44 Il 110 i :76
I 63 C :49 Il 119 d :37
I 78 i-j :48 Il 119 I :37
1 97 h :53 11141 e :56
1100-1 e :70 II 222 d :75

137
INDICE DEI TESTI CITATI

Il 255 a :68 JEA 33, p. 28 :47


11 260 c-d :70 JEA 54, tav. 1v 11-12 :83
Il 268 e :68 13-14 :83
11278 d :87 18 :83
Il 332 C :94 JEA57 :94
11 332 d :94 JEA 58, p. 137 :79
Il 336 a :75 JEA 59, pp. 156-58 :104
11 391 a-b :73
111 91 d :94 Kamose, 13 :87
111100 :82
111 224 c-225 e :34, 54 Louvre, C1, 8-9 :70
111 334 e :70
111 334 d :94
111 369 a :51 Naufrago, 60 :83
IV 19 g :63 New York, 12184, 13 :55
IV 194-195a :73
V23 C :25 Oasita, B 1162 :79
V 24 C :52 Or.Ant.
V 31 e :52 12, p. 35, 19 :67
V 51 e :52 13, p. 43 :53, 74, 77, 89, 91, 94
V 60 b :44
v 68 h :76 Papiro Beatty, 1v
v 114 b :37 r. 5, 1 :33
V 121 e :56 r 7, 12 :55
V 211 e-f :44 r.12, 2 :55
V 257 d :44 Papiro Rhind, 4 :79
VII 20 m :94 Papiro Torino, 54003
VII 21 b :54 r. 9-10 :66, 93
VII 32 a :94 r. 11-12 :94
VII 171 g :90 r.14 :51
r.15 :52
Deir el-Bahari :78 r.19 :66
r. 21 :93
Firenze, 2549 :73 r. 22 :89
r. 23 :67
GM67,57 :78 r. 24 :75, 91
r. 25 :77
Hatnub v.4 :67
17 7 :54 V. 6-7 :68
22,18 :85 v.8 :89
Hesi :55 V.12 :89
Hibis, 111 20 North Wall l. 5 :97 v.14 :75

138
INDICE DEI TESTI CITATI

V. 15 :52 Sinuhe
v.16 :92 B 31 :64
v.19 :75 B 36 :83
V.20 :89 B 221 :43
Papiro Westcar, 7, 9 :87 B 222 :34
Piramidi, 251 d :90 R2 :83
R6 :83
RANL40 :64 Siut, v tav. 19, 47 :70
RdE 20, 56 Torino Cat.
RdE24 :62
1447, 5
13 :82 1513 :114
41 :68 1534 7, 8 :92
44 :82 1880 :121
Rekhmira, LXIII :87
Rm,p.30 :83 Urk.
RSO 42,328 I 167 13 :26
r. 1 :83 IV 20210 :78
r. 2-3 :86 V 134 :85
r. 6 :89 VII 32 13 :70
r. 5-v. 1 :89 VII 60 16 :70

139
INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA
DI PAROLE EGIZIE MENZIONATE

a: 45, 54, artigiano: 40.


Abido: 49. ascoltare: 71, 76, 89.
abitare: 87. Asiatico: 87.
accadere: 86. attività (azione): 70.
accanto: 45, 47. attraverso: 46.
acclamazione: 63. Atum: 44.
accompagnare: 106. avere: 54, 79, 94, 106.
acqua: 20, 48, 52, 54, 63. avere fatto: 85.
addebito: 73. avvenire: 89.
addetto: 49. avvoltoio: 25.
adorare (al mattino): 17,
adulto: 106. bacino: 18.
affamato: 81. bagnare: 18, 83.
afferrare: 74. battere: 19.
affinché: 89, 90. bello (essere): 41, 42, 43, 94.
agire: 83. bene: 64.
albero: 39. bere: 24, 94, 107.
alcuno: 89. Biblos: 44.
allontanarsi: 84. bilancia: 40.
altro: 41. birra: 54.
amare: 17, 32, 53, 58, 61, 62, 63, 70, 78. bocca: 22, 39, 67, 79.
amico: 22, 83. bovini: 54.
Amon:24. brezza: 54.
anche: 55. brocca: 42.
andare: 19, 61, 75, 76, 85, 106. bufera: 54.
anima (ba): 74, 76. buono (essere): 32, 51.
annientare: 68. Busiri: 49.
anno: 69.
anno (amministrativo): 28. cadere: 86.
appartenere: 34, 35. calzolaio: 82.
apprendere: 70. cambio: 94.
aprire: 67, 76. camminare: 89,106.
argento: 49. canale: 17, 18.
argilla: 51. cane: 106.
aria: 52. capo: 25.

1. In neretto sono evidenziate le citazioni neoegizie.


INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

capovolgere: 89. Dandara: 53.


casa: 31, 33, 37, 39, 41, 43, 81. danno: 93.
caso: 86. dare: 19, 54, 61, 69, 72, 73, 75, 78, 81, 82, 89, 94-
cecità: 93. davanti: 46, 47, 69, 83.
cento: 27. dea: 39.
cera: 49. dente: 66.
cessare: 89. dentro: 46.
che- (cosa)?: 55,106. desiderare: 67, 68.
chi?: 55. designare: 43.
chiamare: 63. destino: 1o8.
chiara (parte dell'occhio): 89. destra: 75.
chiunque: 69, 74. di: 25.
cielo: 39, 42, 43, 48, 49, 51, 56, 82, 84. di: 49.
cinque: 27. dieci: 27.
cinquina: 27. dietro: 45, 46.
ciò: 32. difficile: 43.
città: 52, 53, 63, 71, 77. dimora: 25, 42, 48.
cittadino: 63. dio: 25, 37, 39, 42, 43, 44, 47, 48, 49, 64, 66,
collo: 92. 67, 68, 73, 75, 93, 1o8.
coltello: 85. dire: 59, 62, 63, 70, 71, 74, 75, 76, 79, 83, 84,
comandare: 59, 86, 93. 87, 88,106.
combattere: 19. direttore: 25.
combattimento: 73. discorso: 76.
come: 17, 46, 47, 55, 78, 82, 87. disporre (di): 54.
cominciare: 86. distinguere: 37.
con: 46, 52, 53, 54. dito: 51, 89.
conoscere: 58, 69, 77. diventare: 66, 79.
contro: 89, 97. divino: 47.
conte (accompagnatore, scorta}: 84. divoratore: 52.
contenitore: 51. dolce (essere): 85.
coricato (essere) : 86. dolere: 106.
corpo: 53. dolore: 70.
corte: 49. donna: 41.
cosa: 40. donna (di riguardo): 67, 68.
cosi: 37. dopo: 46.
cosicché: 92. dormire: 86.
crescere: 106. dove: 36, 55, 56.
cuore: 85. dovunque: 55.
custode: 51. due: 27.
custodia: 89. durare: 107, 1o8.

da: 45, 46. e: 54, 55-


INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

ecco: 52, 75, to8. Geb: 44, 93.


effettivo: 44. giorno: 35, 37, SS, 56, 66.
efficace: 83. giorno (essere di): 86.
Egitto: 42, 61, 67. giudice: 71.
egiziano: 39. giusto: 47, 73, 96.
egli: 30, 32, 51. gola: 52.
elenco: 50. grande (essere): 41, 43, 44, 48, 49, 68.
Eliopoli: 48, 49. guardare: 75, 77-
enneade: 27. guarire: 58.
Eracleopoli: 44. guastare: 94.
esistere: 57, 61, 63, 67.
essa: 34. Harsafe: 44.
essere: 62, 66, 67, 78, 92. Hathor: 44, 96.
essi: 30, 94. Horo: 51, 63, 75, 85, 96.
est: 49, 56.
eternità: 54, 69. ieri: 37, 54.
eterno: 43, 54, 78. immediatamente: tfYl.
impervio: 43.
faccenda: 44, 71. improvviso (ali'): 86.
faccia: 85. in: 17, 45, 47, 52.
falco: 74, 82. incontro: 47.
falegname: 63. inghiottire: 92.
falso: 83. Inondazione (stagione): 28.
fare: 25, 59, 63, 73, 85, 89. insegnare: 17.
fare (che): 53, 86, 91. insieme: 50, SS, 87.
felice: 85. intendere (avere intenzione): 86.
festa: 92. intero: 53, 77.
figlia: to6, 1fY1. invero: 94.
figlio: 40, 44, 51, 94, 105- involarsi: 18.
6.ne (alla): 86. io: 30, 35, 37, 42, 43, 44, 52, 90, 93, 94.
finestra: to6, tfYl. iscrivere: 53, 91.
finire: 86. Isi: 51, 54, 69, 75.
fissare: 58, 61. isola: 39.
fiume: 18.
forma: 37. Khepri: 84.
formula: 69.
fornire: 70. là: 38, so.
forte (esser): 19, 54. lago: 18, 22.
forza: 87. lasciare: to8.
fratello: 33, 39, 40, 93. lato: 27.
frescura: 18. latte: 42, 83.
fuori: 103, to8. legare: 84.

142
INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

legno: 39. molto: 53, 1o8.


lenire: 70. mondo: 49.
leone: 51. monte: 20.
levarsi: 75. Montu: 61.
lingua: 25, 39. monumento: 42.
lisca: 92. morire: 69,107, 1o8.
lodare: 53, 64, 71. morte: 69.
lode: 72. morto: 90.
lontano (essere}: 43. muovere: 58.
loro: 34, 52. mutilare: 89.
lui: 31, 52, 62, 64, 90, 93.
luna: 70. nascere: 105.
lunghezza: 53. naso: 52.
lungo (essere): 85. nave: 87.
luogo: 50, 55, 85. ne: 50, 75.
Nefti: 51, 54, 69.
madre: 39, 44, 75. nemico: 97.
mago: 37. neve: 54.
mai: 86, 89. Nilo: 48.
malato (essere): 17. noi: 30.
male: 39, 48, 106. nome: 41, 43, 50, 52.
maleficio: 68. nomo: 53, 83.
malocchio: 97. non: 52, 80.
mangiare: 24, 67, 107. nonostante: 46.
maniera: 37. nord: 56.
manifestazione: 44. nostro: 33, 34.
mano: 22, 85, 89, 1o8. notte: 35, 55, 56.
marito: 33, 1o8. notte (essere di): 86.
maschio: 105. nove: 27.
mattina: 17. Nubico: 87.
mattino (essere al): 86. Nut: 44.
me: 53, 68, 74, 75, 78, 88. nutrire: 61.
medesimo: 36, 37.
meglio: 37, 54. obbedire: 89.
mese: 28. obelisco: 41.
mettersi (a): 1o8. occhio: 25, 40, 41, 66, 75, 89, 94•
mezzo (in): 46. occidentale: 47.
milione: 27. occidente: 47.
mille: 27. offerta: 34, 54, 69.
mio: 34, 36, 51, 73, 75, 76, 89. oggi: 37, 54.
misurare: 40. ogni: 41, 44, 55, 63.
moltiplicare: 79. ognuno: 41.

143
INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

oltre a: 47. povero (essere): 55.


onorato (privilegiato): 74. pregare: 86.
ora: 17. prendere: 19, 63, 72, 74, 75.
orientale: 49. preparare: 87.
orizzonte: 44, 49, 50, 84. preposto: 48.
orrore: 52. presentare: 69.
Osiri: 24, 25, 52, 85, 97. presenza: 97.
osso: 92. presso: 45.
ottavo: 27. primo: 26, 86.
otto: 27. principe: 44, 48, 81, 89.
ovest: 56. privilegiato (onorato): 51.
privilegio: 96.
pace: 77. profumato (essere): 52.
padre: 37, 40. proibire: 86.
padrone: 47. proprio: 53.
pago (essere): 85. prospero (essere): 78, 96.
pane: 52, 54, 67, 81. proteggere: 63.
parlare: 24, 83, 94. protendere: 85.
parola: 58, 73. Ptah: 24.
parte: 27. punire: 83.
partire: 84. Punt: 24, 44.
pausa: 97.
pendere: 79. quale?: 55.
pensare: 94. quando: 55.
per: 46. quanto?: 56.
perciò: 40. quaranta: 27.
perfetto: 44. quartina: 27.
persona: 49, 97. quarto: 27.
pesce: 92. quattro: 27.
piede: 40, 106. questo: 36, 37, 43, 44, 48, 49, 52, 70, 75, 76,
pino: 49. 83, 86, 89, 100.
pioggia: 54. qui: 36, 52, 99.
piovere: 54.
piu: 47, 53. Ra:25, 44,48,66, 78,8i 94,9i
porco: 74. ragazzo: 1o6.
porre: 75, 1o8. raggiungere: 25,106,107.
portare: 19, 45, 72. rallegrarsi: 67, 71.
posarsi: 18. re: 25, 40, 42, 43, 51, 56, 84.
possedere: 54. respingere: 97.
possessore: 96. restare: 86.
posto: 52. ricco (essere): 55.
potere: 68, 89. ricevere: 19, 86.

144
INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

riempire: 27. solo: 1o8.


rigenerare: 44. sopprimere: 66.
rimanere: 57, 58, 61. sopra: 45, 46, 47, 103.
ripetere: 69, 96. sorella: 39, 43, 75.
risanare: 58, 96. sotto: 45.
risiedere: 49. sottrarre: 74.
rispettivamente: 50. sovrano: 62.
spezzare: 66.
sacerdote: 42. spirito (glorificato): 63.
salire: 82, 106. splendere: 66, 70, 75, 91.
saltare: 106. spontaneamente: 53.
salutare: 70, 91. sposa: 1o6.
salute: 87. stabile: 78.
salvare: 97. stare:40,55, 86,87
sano (essere}: 41, 58, 78, 96. statua (femminile}: 49.
santuario: 25, 48, 85. stella: 17.
sapere: 55, 70, 94. stesso: 36, 37.
sbranare: 89. strisciare: 89.
scendere: 58, 89. stuoia: 48.
scorgere: 106. sud: 56.
scriba: 48. suo: 33, 34, 51, 53, 63, 67, 70, 71, 78, 83, 89, 93,
scrivere: 74. 1o8.
scura (parte dell'ocdùo): 89.
se: 79, 87, 107. tale: 36.
secondo: 26. tavola: 24.
secondo (prep.}: 46, 73. te: 32, 53, 67, 76, 83.
segreto (essere): 44, 71. Tebe: 24.
seguire: 94. tempio: 42.
seguito: 92. terminare: 94.
sei: 27. termine: 53.
sempre: 43. terra:20,42,43,52,56,62, 68, 70, 83, 87
senza: 47. terrore: 25.
sera: 43. terzo: 26.
serpente: 39, 74. tetto: 106.
serpente (della terra}. Thot: 24.
serva: 39. timore: 47, 93.
servo:38,39,42, 83,86,89,1o6. togliere: 107.
Seth: 93. tomba: 40.
signora: 42, 44. totalità: 37.
signore: 42, 44, 70, 71. tra: 46, 54, 68, 90.
sinistra: 49, 75. tramontare: 1o8.
sole: 66, 67, 107, 1o8. trascurare: 89.

145
INDICE DELLE EQUIVALENZE IN LINGUA ITALIANA DI PAROLE EGIZIE

tre: 26. veleno: 66.


tremare: 83. venire: 61, 72, 75, 77, 83, 86.
trenta: 27. venti (num.): 27.
trionfare: 93. vento: 49, 54.
trovare: 73. vento meridionale: 54.
tu: 30, 31, 43, 51, 52, 64, 67, 75, 79, 91. ventre: 52.
tuo: 33, 34, 35, 44, 51, 52, 67, 76, 83, 108. verga: 49.
tutto: 37, 44, 53, 78, 91. verso: 45, 83.
vertebra: 84.
uccello: 54. via: 56, 83, 106.
uccidere: 108. viaggio: 71.
udire: 35, 57, 61, 62. vigilare: 108.
ultimo: 28. vita: 87, 96.
unico: 26, 70, 83. vivere: 58, 73, 96.
unirsi: 55. vivificare: 58.
uno: 26. vivo (essere): 49, 53.
uomo (essere umano): 25, 39, 40. voce: 73, 83.
uomo (notabile): 39, 76, 92, 1o6, 107. vogare: 19.
Upuaut: 92. voi: 31, 32, 76.
uscire: 33, 67, 68, 73, 77,108. volto: 53, 70.
vostro: 34.
vedere: 53, 62, 63, 67, 71, 75, 76, 77, 86, 89,
90, 91, 92, 94, 97. zia: 75.
INDICE

INTRODUZIONE 9

TAVOLA DELLE ABBREVIAZIONI 13


1. PRINCIPI DI SCRITTURA

1. Logogrammi e fonogrammi 17
2. Cenni sul sistema figurativo 18
3. Il sistema fonetico 20
4. Il sistema ausiliario 24
5. I valori criptici 25
6. La scrittura ieratica 26
7. Il sistema di numerazione 26
8. La fonetica della lingua 28

2. ELEMENTI REFERENZIALI

1. Individuanti: pronomi personali 30


2. Connettivi: i dimostrativi 35
3. Introduttivi 38

3. IL NOME

1. La formazione del nome 39


2. Il plurale 39
3. Formativi 40
4. Attributi 40
5. Parti del corpo umano 41
6. Sintassi del nome 41

4. ELEMENTI CORRELATIVI

1. Preposizioni 45
2. Nomi di relazione 47

147
INDICE

5. LA FRASE NOMINALE

1. Struttura 51
2. Locuzioni nominali 52
3. Pronomi interrogativi 55
4. Posizioni gerarchiche 56

6. IL VERBO

1. Generalità 57
2. Forme del tema 57
3. Significati 58
4. Morfologia 59
5. Coniugazione fondamentale 61
6. Forme finite semplici 64
7. Forma finita ampliata 65
8. Uso dei predicati verbali e nominali 66
9. Tempi ampliati 71
10. Imperativo 74
11. Stativo 76
12. Scambio di forme 78
13. Forme composte 78

7. SINTASSI DELL'AZIONE

1. Soggetto e predicato 81
2. Frase esprimente azione 81
3. Accostamento di verbi 85
4. Verbi in diverse forme 87
5. La frase negativa 88

8. SINTASSI DELLE FRASI

1. Struttura del discorso 91


2. Elementi iniziali 93
3. Elementi non iniziali 94
INDICE

9. FORME DI PROTEZIONE

1. Strutture performative 96
2. Punteggiatura 97

10. CENNI DI NEOEGIZIO

1. La scrittura testuale del neoegizio 98


2. Grafi.a 98
3. Fonetica 99
4. Morfologia 100
5. Elementi referenziali (dimostrativi e pronomi personali) 100
6. Articolo e determinativi 100
7. !;articolo indeterminativo 101
8. Pronomi personali 101
9. Nome 102
10. Elementi connettivi 102
11. Sistema verbale 103
12. Schema del sistema verbale neoegizio 104

APPENDICE

Scelta di nomi dinastici di faraoni 111


Ese~pio di titolatura {abbreviata) di un faraone 113
Documenti epigrafi.ci del Museo Egizio di Torino 114
Documenti papiracei del Museo Egizio di Torino 121

GLOSSARIO 129

CONCORDANZE 132

INDICI

Indice dei testi citati 137


Indice delle equivalenze in lingua italiana di parole egizie
menzionate 140

1 49