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CAPITOLO 1: DEFINIRE LA STORIA MODERNA

1. Moderno. Per storia si intende: 1. Tutto ciò che è accaduto nel passato 2. Lo studio e la
narrazione di ciò che è accaduto nel passato. Per moderno si intende, invece, un aggettivo che
deriva dall’avverbio “modo” che significa “ora, adesso, il tempo presente”, quindi stando al
significato letterale, significa storia di ora o del presente, la storia contemporanea. La storia
moderna non è altro che lo studio del mondo moderno quale si è venuto via via sviluppando dal
momento in cui l’idea stessa di modernità è nata.
2. Antico, Medioevo, Moderno. Medioevo, cioè età di mezzo (476-1492), è qualsiasi epoca o tempo
della storia fra quel che viene prima e quel che viene dopo, quindi tutta la storia può essere
definita come un perenne medioevo, una continua transizione dal prima al poi. Il medioevo era
dunque il lungo interludio millenario tra l’antico e l’età moderna, ossia il periodo posto fra l’età
antica e l’età presente, che per gli umanisti del ‘400 era l’età moderna. L’antico e il moderno
rappresentavano il positivo; il medioevo rappresentava il negativo, l’idea di medioevo come età
oscura fra quella antica e quella moderna finì con l’abbracciare l’intero campo della vita sociale,
infatti il medioevo nell’Illuminismo, poco più tardi, è oggetto della più completa svalutazione. Nella
vita morale è il segno della superstizione e del fanatismo religioso; nell’ordine politico è la
dissoluzione dello stato dinanzi alla chiesa e al feudalesimo; nell’ordine sociale è il regno delle
disuguaglianze; nell’ordine giuridico vi dominano il privilegio e l’immunità.
La prima concezione di modernità era di ordine prettamente estetico: artistico, letterario, con il
ritorno delle lettere e arti al grado di eccellenza nell’età antica. I moderni, infatti, sentono il bisogno
di ritornare all’antica purezza con l’imitazione degli antichi. Gli antichi a loro volta imitavano la
natura che era considerata perfetta. Imitare gli antichi voleva quindi dire imitare la natura
(perfezione). Gli illuministi invece decisero di andare oltre, di smettere di imitare gli antichi poiché gli
uomini del presente hanno una conoscenza superiore a quella degli uomini del passato. Secondo
Cartesio i veri antichi erano i moderni in quanto avevano vissuto di più, quindi avevano una visione
più ampia della storia.
Lo stesso Lutero utilizza una triade sul piano della vita religiosa per la sua riforma:
- Età apostolica e patristica, parte iniziale della storia cristiana, l’età della purezza e autenticità.
- Età della chiesa di Roma, cioè della corruzione
- Età di Lutero e riformatori, ritorno al vero evangelismo
3. Moderno e Contemporaneo. La distinzione tra moderno e contemporaneo è più semplice, perché
con il termine contemporaneo è indicata l’ultima parte della storia moderna, quella più vicina a
noi. Il punto terminale del medioevo e il punto di partenza dell’età moderna è il 1492 (scoperta
dell’America) [1313->1453->1492]; il punto terminale dell’età moderna e il punto di partenza
dell’età contemporanea è il 1815 (Congresso di Vienna, sconfitta di Napoleone, riassetto dell’ordine
europeo) [1713->1748->1789].
4. Moderno e contemporaneo: la scuola. Nei programmi scolastici la durata di età moderna e
contemporanea è stata più volte modificata. In generale però si considera età contemporanea,
l’ultima parte della storia moderna, cioè quella più vicina a noi e che quindi dovrebbe essere
meglio conosciuta. Fino agli anni 40 del 900 la distinzione tra storia moderna e contemporanea
non esisteva nell’università. Da quando sono nate le prime cattedre di storia contemporanea,
allora l’università italiana ha adottato il criterio scelto dalle scuole secondarie. A tale scelta si sono
poi uniformate generalmente tutte le altre università europee. Tuttavia la si definisca moderna o
contemporanea, essa si presenta come un unico blocco temporale che come ogni altro blocco,
necessita di essere diviso in diverse fasi.
5. Moderno e postmoderno. Le caratteristiche principali del moderno sono: l’idea di progresso e
l’idea dell’uomo che attraverso la ragione e la capacità scientifica possa dominare la natura. l’idea
di modernità non è stata inventata dagli storici, non è nata dopo rispetto alla modernità e al
mondo che definiamo moderno; è nata invece dal corso storico stesso, come interpretazione di
sviluppi, quale espressione di come gli sviluppi erano sentiti e di come ci si atteggiava rispetto ad
essi. A dirsi moderni sono state le generazioni che in quel mondo e in quell’epoca hanno vissuto
essendone fin dall’inizio consapevoli e protagoniste, e hanno assunto l’iniziativa di tale
denominazione. Per cui l’idea di modernità non è un’idea postuma ma prodotta e sviluppata da
quell’epoca e da quel mondo. Il postmoderno: la sua essenza è la critica della modernità, cresciuta
insieme con lo sviluppo progressi vo della stessa idea di modernità. In seguito questo termine
cominciò a trasferirsi dal campo artistico e letterario a quello di più ambiziose implicazioni
filosofiche. Esso sarebbe caratterizzato da: sfiducia nei macrosaperi onnicomprensivi e legittimati,
la realtà non è unità ma molteplice e sfaccettata, rinuncia a concepire la storia come processo
universale e necessario che porti al progresso.
6. Periodizzare. Periodizzare significa individuare tempi, ritmi, fasi, epoche ecc nella corrente
ininterrotta del corso della storia. La storia infatti è un continuum, un’onda segue l’altra, è tutto
ed è indivisibile. Momenti in cui il corso storico si articola:
- Nell’ Europa meridionale, mediterranea: la durata il peso, il significato della storia antica sono
stati fortissimi. Anche il concetto di medioevo è nato nella sezione occidentale e l’idea di
modernità era nata come idea di un tempo in cui recuperare l’eccellenza della storia antica
imbarbarita dai tempi bui del medioevo.
- Nell’Europa germanica, dal Reno alla Scandinavia: l’antichità era di quei popoli considerati dai
Romani, barbari e ai quali si faceva risalire la caduta di Roma. Soltanto dall’epoca di
Carlomagno l’area germanica si era andata via via omogeneizzando a quella neolatina.
- Europa balcanica: nella penisola balcanica il medioevo non è un tempo buio, qui l’impero
romano continuò a vivere e con esso l’antichità greca e romana.
In altre parti del mondo, per esempio per gli arabi e l’islam, quelli che in Europa occidentale vennero
considerati tempi bui medievali, per loro furono i secoli della grandezza e della piena classicità. In
seguito al 18 sec. il rapporto tra mondo europeo ed extraeuropeo si andò svolgendo in un predominio
europeo: modernizzazione ed europeizzazione sono andate coincidendo. La modernità, prima di
nascere come idea degli storici, è nata come percezione del proprio tempo e il termine moderno ha da
sempre avuto una connotazione positiva. Staccarsi dalla tradizione ed entrare nella modernità è
ancora, all’inizio del 21esimo secolo, il problema dell’umanità.

CAPITOLO 2: QUANDO E COME SI APRE LA STORIA MODERNA

L’età moderna non nasce con un fatto unico, ma con una serie di eventi che si susseguono, quindi
con un processo relativamente lento.
1. Umanesimo e Rinascimento agli inizi dell’età moderna. All’inizio dell’età moderna si colloca
la dottrina umanistica del rifiorimento delle lettere e delle arti. Il termine Rinascimento è inteso
come rottura con la precedente civiltà medievale, come idea di rinascita, inizialmente sul terreno
delle lettere e delle arti, poi ampliata fino a comprendere tutti i campi della vita civile. Grazie al
rinascimento cambia l’idea dell’uomo che diventa un attore protagonista nella storia. L’uomo è
inoltre considerato come una cerniera che unisce la vita materiale con la vita spirituale. Il mondo
in generale è visto sotto una luce diversa, non più come macchiato dal peccato originale, ma
come un mondo il cui destino dipende unicamente dall’uomo razionale.
Umanesimo e rinascimento solo in astratto possono essere considerati separatamente e quindi
l’Umanesimo come una corrente di pensiero che giudica l’uomo in base alla sua eccellenza,che
mette in evidenza il senso dell’individuo, il Rinascimento come un moto culturale e sociale di più
ampia portata.
2. Colombo. La scelta di prendere il 1492 come data d’inizio dell’età moderna non è sbagliata per
un motivo preciso. Si dice che già i vichinghi avessero scoperto l’America, ma poco importa se si
tiene conto delle basi su cui poggia il viaggio di Colombo: l’ipotesi scientifica della rotondità della
terra, largamente contestata da tutti. In realtà però Colombo non scoprì la via per le Indie (la sua
meta), egli in base a dei calcoli dei geografi arabi del tempo aveva calcolato una lunghezza della
circonferenza terrestre inferiore di 1/3-1/4 a quella reale; se tra le coste spagnole, dalle quali è
partita la spedizione, e le coste indiane non ci fosse stata l’America, le navi non avrebbero potuto
affrontare un viaggio così lungo. Poco dopo la navigazione di Colombo la via delle Indie fu trovata
dal portoghese Vasco da Gama nel 1498. Si cominciò così a capire che la terra scoperta da
Colombo era un’altra, e nel 1507 il Nuovo Mondo ricevette il suo definito nome di America, la
terra di Amerigo Vespucci, navigatore fiorentino che aveva esplorato le coste americane e aveva
fornito carte e ampi resoconti dei suoi viaggi. Fu, poi, Ferdinando Magellano, tra il 1519/1521, a
realizzare la prima circumnavigazione del globo terrestre partendo dalla spagna. Così nel breve
giro di 30anni, per la prima volta nella storia si rivelava la vera struttura fisica e geografica
complessiva della Terra.
3. Guerre d’Italia e sistema degli Stati europei nell’età moderna. Guerre d’Italia: un ciclo bellico
che in poco più di una trentina di anni determinò il quadro della grande politica europea nell’età
moderna. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e per tutto il Medioevo, in Europa vi
furono 3-4 macro-aree storiche:
- Impero romano d’Oriente, l’impero bizantino, durò fino al 1453 quando Costantinopoli fu
conquistata dai turchi ottomani;
- Africa settentrionale → corone di Castiglia e Aragona, 1492;
- Europa orientale → Russia moderna;
- Europa occidentale fra la Scandinavia, la penisola iberica e la Sicilia, le isole britanniche e i
territori polacchi e lituani → zona religiosa cristiana cattolica con papato romano e chiesa
cattolica. Il Sacro romano impero restaurato da Carlo Magno e il Papato romano rivendicavano
un’unità politica del mondo cristiano ma l’impero sopravviveva unicamente come organizzazione
politica del mondo germanico, titolare di diritti anche nell’Italia centro-settentrionale.

L’Europa occidentale aveva una pluralità di sistemi regionali:c’era una regione iberica, una
francese, una britannica, una germanica composta dal Sacro Romano Impero, una italiana, una
scandinava e una danubiana e baltica. Si scontravano, ma si formavano anche relazioni e
coalizioni brevi che si scioglievano appena superate le circostanze → non esiste ancora un
sistema di stati stabili e neanche una tradizione politica-diplomatica.
Con la grande impresa italiana di Carlo VIII di Francia nel 1494-1495 si dà avvio al moderno
sistema degli Stati europei, segna il momento in cui l’Europa occidentale passa da una pluralità
di sistemi regionali ad un unico sistema continentale che si sarebbe poi trasformato in un
sistema mondiale. Sistema di stati: organismo formato da stati, i quali sono uniti in uno stretto
rapporto (regolare, continuo, intenso) tanto che i cambiamenti di uno interessano di
conseguenza anche tutti gli altri stati si instaura quindi una solidarietà di destini da cui tutti
dipendono in base alle scelte operate da ogni singolo stato.
Fine XV sec. l’Europa occidentale era matura per una trasformazione della pluralità dei suoi
sistemi regionali in un solo sistema, infatti nella metà del 15 secolo sembra che tutti i sistemi
regionali abbiano raggiunto un equilibrio interno → si assiste anche ad una grande ripresa
economica, demografica e sociale dopo la lunga depressione provocata dalla peste nel 1348;
poteri statali rafforzati. Diventa un’Europa più organizzata e più forte e allo stesso tempo le
scoperte americane allargano gli orizzonti delle nuove generazioni europee.
La sensazione delle nuove circostanze doveva essere già ben presente ai contemporanei, vedi
azione di Carlo VIII. Rivendicava i diritti da lui pretesi sul Regno di Napoli, con un criterio nuovo,
cioè il sovrano francese si premurò di prendere contatto con tutte le potenze europee che
avrebbero potuto attaccare la Francia e con tutte quelle che potessero avere interessi in Italia e
su Napoli. Per ottenere neutralità e poter svolgere la sua azione in Italia:
- Fece molte concessioni territoriali a varie potenze;
- Pagò anticipatamente il suo debito politico;
Iniziata la campagna in Italia, le altre potenze, anche quelle compensate, reagirono all’iniziativa
di Carlo VIII, coalizzandosi contro di lui → Francia troppo potente, coalizione antifrancese.
Costrinsero Carlo VIII a rinunciare a Napoli, anche se la monarchia francese ritenterà l’impresa
sotto Luigi XII. Le guerre d’Italia si sarebbero successivamente trasformate in lotta e guerre per il
predominio o equilibrio d’Europa.
Concerto di potenze: fasi alterne di egemonia e primato di una delle grandi potenze del
continente, oppure di equilibrio frale potenze. Le fasi di equilibrio possono essere bipolari, in cui
due contendenti sono due grandi potenze, o multipolari; possono essere bipolari e multipolari
anche nelle fasi di egemonia.
Tendenza al principio di equilibrio: una norma fondamentale della grande politica europea. Si è a
lungo pensato che l’origine fosse nell’esperienza italiana del 15 sec, quando nessuno degli Stati
regionali affermatisi nella penisola si rivelò in grado si assumere un’ egemonia duratura, o anche
nelle lotte europee di potenza nei secoli 16 e 18 e in particolare lo fanno risalire all’iniziativa e ai
criteri della politica inglese, interessata a tenere a freno le potenze continentali e a impedire
situazioni di egemonia.
Ciò che importa è la tendenza europea a riluttare a ogni riduzione forzata a una maggiore unità:
il pluralismo è un carattere originale e originario dello spirito europeo.
4. Europa e mediterraneo. La prima globalizzazione. Declassamento area mediterranea: il
Mediterraneo era stato per millenni il mare di civiltà tra le più avanzate del mondo: base storica
della formazione dell’Europa nei secoli dell’alto medioevo. Con l’irruzione degli ottomani nel
mediterraneo, e la costruzione del loro potente impero, lesero il predominio europeo; tuttavia
subirono un arresto quando nel 1751 le potenze cristiane distrussero a Lepanto la flotta
ottomana: si dà luogo ad un equilibrio che vedeva un pieno dominio ottomano nel bacino
orientale e un sufficiente controllo spagnolo nel bacino occidentale. Alla fine del 16 sec, era
evidente che ormai l’area nordatlantica si avviava a diventare la più importante nei traffici
mondiali. Il mediterraneo alla fine del 17 sec diviene commercialmente di ridotto ambito.
Su questa base venne anche realizzandosi quella che potrebbe essere definita come la Prima
globalizzazione dell’economia mondiale, o più correttamente, Mondializzazione della navigazione
e dei traffici. I suoi caratteri fondamentali sono:
- La mondializzazione si produsse per iniziativa europea, coincise con l’affermazione del primato e
dominio europeo nel mondo moderno.
- Formazione di un mercato mondiale in cui lo scambio ineguale fu fin dall’origine il tipo di
scambio universalmente praticato.
- Affermazione del capitalismo moderno.
- Importanza del capitalismo finanziario, decisivo nell’economia in sviluppo.
- Nel carattere internazionale assunto così dall’economia moderna, la parte principale è assunta
dal commercio.
- Rapporto particolare tra Europa e il resto del mondo, come un rapporto tra centro e periferia.
- La logica del dominio politico che condiziona anche i rapporti economici tra Europa e resto del
mondo.
- Formidabile sviluppo tecnico-scientifico dei paesi europei.
Tra i più avanzati paesi extraeuropei: Cina, in quel periodo zona di massimo sviluppo, anche
tecnologico, fuori dall’Europa. Si è giunti a riportare ai cinesi il primato in quasi tutte le materie che
hanno formato il quadro di progressi della scienza e tecnica e perfino nella navigazione oceanica.
5. La riforma protestante. Quello religioso è sicuramente uno dei fattori che intervennero nel
determinare il panorama storico dell’età moderna. Nel 1517 Lutero opera una nuova divisione
sul piano religioso. Già allora in Europa vi erano due confessioni cristiane: quella cattolica
(occidente) e quella ortodossa (oriente), separate fondamentalmente nel 1054. Lutero, con la sua
riforma colpì la cristianità occidentale, la Chiesa era un’istituzione corrotta e corruttrice (è l’era
del nepotismo; pratica della vendita delle indulgenze: il papato metteva a disposizione dei fedeli
una serie di concessioni di perdono per i peccati commessi in cambio del pagamento di somme
di denaro proporzionate ai peccati). Il punto più innovatore e determinante della posizione di
Lutero fu subito percepito nella sua sostanziale vanificazione della funzione del clero e della
chiesa, per cui il rapporto tra il fedele e Dio non ha bisogno di mediazioni. Il fedele è il suo
sacerdote , il rapporto con Dio è esclusivamente individuale. Lutero conservava il battesimo e
l’eucarestia. I cattolici erano intransigenti, e Lutero fu scomunicato, dovette subire anche la
reazione imperiale, nonostante molti principi tedeschi si convertirono al protestantesimo. La
storiografia attribuì a Lutero il ruolo di iniziatore e fondatore della libertà di coscienza e del
senso della soggettività dell’uomo nel mondo moderno. Carlo V, come reazione imperiale, decise
di risolvere il problema con le armi; il Papato con varie decisioni e, specialmente, con l’istituzione
della Congregazione della Santa Inquisizione, come una sorta di corte suprema nella lotta contro
l’eresia, il riconoscimento della Compagnia di Gesù, che avrebbe procurato al papato una milizia
fedelissima, e la convocazione del Concilio di Trento che inaugurò la Controriforma. Il nome
stesso lascia intendere che questa azione di rinnovamento e riorganizzazione sia nata solamente
in risposta al protestantesimo; in realtà, i movimenti e le tendenze riformatrici della chiesa già
prima di Lutero o in parallelo con lui, non ebbero mai un effetto di trascinamento decisivo nel
dare alla Chiesa il volto di riformatrice di se stessa, come invece accadde a protestantesimo
ormai dilagato. Infatti, la lotta alla Riforma protestante fu il suo massimo collante ideologico e
disciplinare, sicché Lutero rimase a lungo l’emblema del pessimo dei mali per la coscienza
cattolica. La controriforma si concentrò sull’esigenza di un disciplinamento della vita morale,
sociale e religiosa dei cattolici per essere controllati dalla Chiesa. Si può quindi parlare di una
Riforma Cattolica e non solo di una controriforma.
È dunque l’insieme di questi elementi, politici, economici, sociali e anche religiosi che delineò la
modernità. Fu l’opera consapevole degli europei dai quali il moderno fu pensato e voluto,
immaginato e realizzato. Fu l’iniziativa delle generazioni europee susseguitesi da allora in poi
sulla scena della storia.

CAPITOLO 7: LA PIENEZZA DELLA MODERNITA’


E LA MODERNITA’ DEL POSTMODERNO
1. La matura pienezza della modernità. La pienezza della maturità del moderno si manifestò nell’800
con un impeto che andò accelerando nel corso del secolo e acquistando una forza intrinseca non più
pianificabile o dominabile dall’uomo, che ne fu promotore e protagonista, ma anche, per alcuni versi,
vittima. [Critica della modernità: automaticità del processo e la spirale in cui essa avrebbe trascinato
il soggetto umano nel processo stesso rispondono all’ordine psicologico - sociale in cui nasce la
spinta stessa alla critica alla modernità per la sua supposta non più governabile automaticità.] Ciò
che si alimenta nella modernità è la progressiva certezza dell’uomo di potersi spingere sempre più
avanti sulla strada della tecnica e della scienza, di raggiungere sempre più nuove e straordinarie
mete.
2. Rapporto Europa – Mondo. Il grosso dell’espansione europea avvenne dalla metà del 19 secolo in
poi, in quella fase della storia europea e mondiale che si suole definire Imperialismo.
Il punto di partenza è la scoperta dell’America. Da allora in poi l’Europa acquisì un predominio sul
resto del mondo, sia in senso politico che economico. Tra il 16 e 18 sec il predominio mondiale si
tradusse nella formazione di alcuni imperi europei: spagnolo, portoghese, francese, inglese, olandese.
Questi imperi costituirono nelle Americhe e in Australia anche spazi di popolamento da parte degli
europei (cioè abitate da coloni), nacquero una serie di nazioni europee fuori d’Europa, via via sempre
più riluttanti al mantenimento della sovranità europea su quelle terre. → vedi rivoluzione dei coloni
inglesi d’America contro l’Inghilterra e la seguente formazione degli Stati Uniti e guerra
d’indipendenza fra 1776 e 1783; separazione del Brasile dal Portogallo; rivolte dal 1809 delle colonie
spagnole dal Messico, al Cile e all’Argentina. Si ebbe un processo di decolonizzazione: nel giro di
pochi decenni si formarono una ventina di nazioni latinoamericane, oltre a quelle anglosassoni degli
Stati Uniti e del Canada; ma tutte rivelavano il loro carattere europeo. In Asia e Africa vi fu
ugualmente la formazione di imperi europei e costituirono pure spazi di popolamento. Il sorgere e il
declinare del dominio europeo fu accompagnato da un conflitto di culture e di tradizioni sia in paesi
che potevano vantare al riguardo titoli antichi (in Cina, India e Giappone ecc), sia in paesi come in
Africa dove non sussistevano aspetti particolari. Processo di europeizzazione: in alcuni paesi
l’apertura al modello europeo fu il frutto di una scelta data dalla propria volontà di porsi al livello di
quelli che apparivano su tutti i piani più avanzati; è il caso del Giappone, il modello più riuscito di
adozione del modello europeo. Ciò spiega come nel 20 secolo la globalizzazione fosse, in pratica, una
europeizzazione e come al concetto di Europa si sia sempre affiancato il concetto di Occidente.
3. Tematica tradizionale della storia moderna. I temi da ricordare sono:
- Lo sviluppo dell’Umanesimo e del Rinascimento in quanto avvio del moto che avrebbe portato
all’affermazione del razionalismo, tratto eminente del pensiero moderno.
- La rivoluzione scientifica (Copernico, Keplero, Newton, Galilei ecc)
- La scoperta dell’America (Colombo) e la prima circumnavigazione del globo (Magellano) e la
successiva acquisizione di una prospettiva geografica mondiale
- Formazione di un mercato mondiale con relativa navigazione e rete commerciale; rivoluzione
commerciale e rivoluzione dei prezzi
- Il primo delinearsi nel mondo europeo di un nuovo concetto della relatività e del pluralismo
culturale
- Il decollo, con le “guerre d’Italia”, del moderno sistema degli Stati europei
- Le vicende di questo sistema di stati e le sue fasi di equilibrio ed egemonia
- La formazione di grandi imperi coloniali; prima espansione ed emigrazione transoceanica degli
europei; sistema mondiale di Stati
- Frattura religiosa dell’Europa occidentale → protestantesimo
- Nel 17 sec “plenilunio delle monarchie” e si concreteranno nella forma classica dell’ancien regime
- La disputa sugli antichi e sui moderni e la costruzione della coscienza del moderno
- La crisi della coscienza europea e l’avvio e lo sviluppo dell’illuminismo
- La fase delle grandi rivoluzioni in Europa e anche fuori, da quella americana e da quella francese
fino a quelle del 1848, con il superamento istituzionale e giuridico, politico e sociale dell’ancien
regime
- L’assetto dell’Europa tra il 1848 e 1871
- Le prospettive europee e mondiali nel 1870 e le prime proiezioni delle linee di sviluppo dell’età
definita contemporanea
4. Conferma e problemi. Le forme del moderno sono molteplici e si conferma che la modernità non
ammette un evento, ma un processo; non è riconducibile a una data, ma uno sviluppo: non è un
“fatto”, ma una serie storica di “fatti”.
→ la critica alla modernità, sia sul piano ideologico e teorico, sia sul piano storico e storiografico, fa
parte essa stessa dello sviluppo del moderno; la critica a una forma o ad aspetti particolari della
modernità.
→ il processo del moderno è un processo “aperto”: irreversibile e globale, aperto nel senso che il
moderno è in continua evoluzione e anche in continua evoluzione sono le sue forme e le singole loro
versioni.
5. Periodizzazione. In particolare viene contestato il concetto di Rinascimento, il cui valore di apertura
di una nuova epoca è negato: esso non segnerebbe un vero avvento dello spirito critico, e, quindi, un
avvio della scienza moderna. C’è un disconoscimento del concetto di Rinascimento e termini come
razionalismo, laicismo e individualismo non sono visti nascere dal Rinascimento ma vengono invece
posti in rapporto con altri momenti posteriori della storia europea. Negazione per la Riforma luterana
ugualmente considerata da tempo come una grande data iniziale della storia moderna. Si dice, molto
più caratterizzante sia la catastrofe demografica del 14 sec che aveva decimato la popolazione
europea e, sul piano economico, la rivoluzione che a metà del 18 sec dava avvio allo sviluppo
dell’economia industriale. Infine è la rivoluzione francese a essere richiamata quale analogo inizio di
una civiltà politica ben altrimenti moderna di quella che contraddistingue il Rinascimento.
→ la rivoluzione francese ed americana chiudono l’esperienza dell’ancien regime e quindi sono il
segno della vera e propria modernità.
→ la conclusione è che il vero inizio della modernità si ha alla fine della ripartizione scolastica che
colloca i termini cronologici della storia moderna tra il 1492 e il 1815.
La delimitazione e caratterizzazione tradizionale dell’età moderna non viene contestata soltanto sul
piano dei fatti, ma anche su quello dei principi che l’avrebbero animata. Da un lato, si dice che essa
sia stata ispirata da una concezione della modernità come idea di libertà, di ragione, di democrazia e
di progresso; dall’altro lato, la concezione tradizionale si sarebbe dimostrata debole di fronte
all’avvento di nuove esigenze critiche e culturali e di fronte all’affermazione delle scienze sociali.
È incongruente il rilievo secondo cui la modernità non avrebbe mantenuto tutte le promesse e gli
annunci del concetto che se ne ha, per cui libertà, democrazia e altri valori appaiono parzialmente
realizzati o negati nel mondo moderno: quasi che la storia sia il regno delle realizzazioni compiute e
perfette di idee e valori, ma invece la storia è un faticoso cantiere in cui niente è realizzato (continuo
work in progress). Lo storico è compenetrato della mentalità, degli interessi e delle idee di tutto
quanto comporta il suo tempo; la riuscita del lavoro dello storico si misura da come e quanto egli, nel
subire il condizionamento del proprio tempo, si elevi al di sopra di questa soglia e consegua una
visione storica che parli per sempre a uomini di altri tempi, diversamente condizionati.
In conclusione, i secoli dal 14 al 18 non possono essere considerati prenatali dell’età moderna; essi
sono già la modernità nel suo dispiegarsi che non è immediato o istantaneo, ma un lungo processo
di formazione ed elaborazione delle novità. Quando si parla di inizio della modernità ci si riferisce
all’insieme di tali novità: dalle armi di fuoco, alla stampa, alla geografia, sistema stati europei e
sistema mondiale degli stati, caduta dell’ancien regime e riforma protestante, la rivoluzione
scientifica.
6. Fine del moderno, un nuovo moderno, un moderno ancora più moderno. È stato affermato che
la modernità e storia moderna coincidono, nel senso che il tempo di questa storia è lo stesso tempo
del sorgere e svilupparsi di quel concetto. La domanda che Galasso pone è se nel corso di questo
“blocco epocale” si siano profilati elementi innovativi tali da configurare l’alba di un nuovo periodo
storico, che si possa sviluppare in continuità oppure in opposizione al moderno; la possibilità
sussiste se si pensa ad una serie di elementi:
- Lo spostamento del centro della potenza, della ricchezza e, in gran parte, della cultura mondiale
fuori dell’Europa; crisi della coscienza europea di propria superiorità storica e culturale rispetto
a tutto il resto del mondo.
- L’inizio dell’era atomica, suicidio collettivo, ma anche disponibilità di un tipo di energia tale da
potenziare oltremodo e da trasformare qualitativamente la capacità produttiva e operativa
dell’uomo.
- Inizio dell’esplorazione spaziale.
- La rivoluzione informatica e la comunicazione in tempo reale, con tutte le problematiche dei
nuovi mezzi di comunicazione, tra cui quella del “villaggio globale” ossia di una piena
correlazione comunicativa e sociale fra tutti i luoghi e fra tutti i popoli del mondo.
- I “miracoli” non solo delle scienze medico-chirurgiche (terapie e protesi) ma anche della biologia,
della genetica, dell’ingegneria genetica (vegetale animale e umana), aldilà di ogni precedente
frontiera della ricerca scientifica.
- I grandi movimenti di popolazione.
- L’economia della globalizzazione.
- La questione dello “sviluppo sostenibile”, incremento dei consumi di risorse terrestri e dell’usura
dell’ambiente naturale. Di conseguenza, ci si porta a chiedere fino a che punto l’ambiente e le
risorse terrestri possano sostenere la sfida di un’umanità incapace di regolare il suo sviluppo.
Non è che ci sia un senso di una conclusione finale dell’epoca moderna apertasi con Colombo. È
il senso di una svolta clamorosa, radicale, di continuità concettuale con l’età moderna quale
comunemente viene intesa sa più secoli a questa parte. Quel che verrà fuori sarà un nuovo
moderno, caratterizzato dall’essere ancora più moderno, ossia, un supermoderno, una
prosecuzione potenziata della modernità.
Postmoderno: può assumere lo stesso senso dell’espressione “postindustriale” che, correttamente
intesa, non allude a un modo di produzione economica che subentri a quello industriale, bensì al
modo di produzione industriale nella forma che esso assume dal momento che lo sviluppo
tecnico-scientifico ha messo a sua disposizione una strumentazione che ne ha profondamente
modificato le procedure tecniche e organizzative; e nello stesso tempo anche il contemporaneo
può pragmaticamente e utilmente distinguersi dal moderno.