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GRANDANGOLO

VOLTA
L'ERA DELL'ELETTRICITà

CORRIERE DELLA SERA


GRANDANGOLO

SCIENZA

FISICA, MATEMATICA, CHIMICA

PROTAGONISTI E SCOPERTE
15

VOLTA
L’ERA D E L L ’E L E T T R IC IT À
a cura di Gianluca Lentini

CORRIERE DELLA SERA


Grandangolo Scienza
Voi. 15 - Volta. L’era dell’elettricità

© 2016 RCS MediaGroup S.p.A., Milano

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Edizione speciale per Corriere della Sera pubblicata su licenza di O ut o f Nowhere S.r.l.
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LE STORIE DEL CORRIERE DELLA SERA n.6 dei 8/2/2017


Direttore responsabile: Luciano Fontana
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Sede legale: via Rizzoli 8, 20132 Milano
Reg. Trib. N. 176 del 13/06/2016
ISSN 2531-5609

Responsabile area collaterali Corriere della Sera: Luisa Sacchi


Editor: Martina Tonfoni, Fabrizia Spina

Focus e pagine scelte di Gianluca Lenóni


Ideazione e introduzioni di Giorgio Rivieccio
Concept e realizzazione: O ut o f Nowhere Srl
Impaginazione: Marco Pennisi & C. Srl
Biografìe a cura di Cristiana Pulcinelli
Coordinamento editoriale: Michele Riva
Redazione: Flavia Fiocchi
Indice

Il fermento della conoscenza 7

PANORAMA
Il personaggio 13

Il suo tempo 27

Cronologia 34

FO CUS
d i Gianluca L en tini

L’importanza di Volta 43

Le opere scientifiche 51

La fortuna e gli influssi 89

Pro e contro 109

Le applicazioni pratiche 121

A P P R O F O N D IM E N T I
Pagine scelte 134

Glossario 144

Leggere, vedere, visitare 149


IL FERMENTO DELLA CONOSCENZA

Una diffusa tradizione storiografica ha visto quel secolo che


va dai prim i decenni del Settecento ai prim i dell’Ottocento
vale a dire tra la morte di Isaac Newton ( 1727) e la scoperta
dell’induzione elettromagnetica da parte di Michael Fara­
day (1831) — come un’area grigia, senza eclatanti scoperte
e imponenti realizzazioni; in altri termini, con l ’assenza di
ciò che è detta “scienza dura” (hard Science). A l contrario,
quei cento anni si sarebbero caratterizzati come urìepoca di
“scienza molle” (soft Science), cioè nella quale i risultati speri­
mentali risultano più evanescenti e meno aderenti al rigore e
a l metodo scientifico. In realtà, a partire dagli ultimi decenni
questa visione è sempre meno seguita e, come ha giustamente
osservato lo storico statunitense delle idee George Rousseau
in un suo famoso libro del 1980, il Settecento fu piuttosto
un’epoca d i «fermento della conoscenza». Basti pensare alla
rivoluzione chimica d i Lavoisier, un enorme passo avanti
concettuale che aprì l ’era moderna in questo campo.

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La stessa cosa è accaduta negli studi sull’e lettricità e il
protagonista ne fu Alessandro Volta. Per tutta la seconda
metà del secolo, il dibattito su questo fenomeno impalpabile
e sconosciuto aveva dominato gli scambi di esperienze fra
gli scienziati e furoreggiava anche nei salotti; sono rimasti
famosi gli esperimenti con cui l ’a bate Jean-Antoine Nollet,
peraltro fisico di vaglia, faceva provare alle dame parigine
il brivido di una scossa elettrica provocata da un dispositi­
vo caricato di elettricità statica. In particolare, discussioni
anche molto aspre si intrecciavano a livello europeo tra i
sostenitori della teoria d i Luigi Galvani, scopritore della
cosiddetta elettricità animale con i suoi esperimenti sulle
rane morte che muovevano le zampe (in realtà gli anfibi
erano rivelatori, non produttori, di un’elettricità prodotta
dallo stesso fenomeno poi utilizzato da Volta per la sua p i ­
la), e quanti invece erano convinti che il misterioso “fluido
elettrico” dovesse essere in grado di manifestarsi nel contatto
fisico tra la materia inerte. Tra questi ultimi cera, appunto,
10 scienziato comasco.
Volta aveva intuito che l ’e lettricità dovesse essere legata,
a livello microscopico, ai singoli metalli e a ciò che definì
11 bro “stato elettrico” —poi chiamato potenziab - e dopo
lunghi esperimenti realizzò la famosa p ib , b prim a sorgen­
te di ebttricità stabile, continua e disponibib a comando.
Era nata l ’era dell’elettricità, undici anni dopo l ’era della
chimica aperta da Lavoisier.
M a il contributo d i Volta in questo campo non si limitò
alla pila e agli esperimenti. Il fisico italiano dette anche

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la prim a formulazione matematica relativa a ll’elettricità,
con la legge che metteva in relazione la quantità di carica,
la capacità e la tensione di un condensatore (termine da
lui coniato e usato ancora oggi): Q = CV. Inoltre, definì
l ’u nità di misura della tensione, p oi battezzata volt in suo
onore, razionalizzando così la nuova scienza ormai libera
dalle pastoie fantasiose del passato. Infine, fu il prim o a ca­
pire che l ’elettricità poteva, in teoria, essere trasmessa molto
velocemente a qualsiasi distanza, facendo l ’esempio di un
dispositivo di sparo posto a Milano e comandato via cavo
da Como. Si tratta di un concetto chiave, a ll’origine di tutto
ciò (telegrafo, telefono, radio, televisione ecc.) che poi l ’elet­
tricità avrebbe effettivamente permesso. Lo scienziato coma­
sco anticipò così di due secoli anche la famosa affermazione
dell’informatico statunitense Nicholas Negroponte, secondo
il quale nella società di oggi bisogna spostare sempre più bit
(cioè impulsi elettrici) e sempre meno atomi.
G.R.

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PANORAMA
IL PERSONAGGIO

er quattro lunghi anni, don Filippo e donna Mad­


P dalena aspettarono pazientemente e con una cer­
ta ansia che il figlio proferisse la sua prima parola, ma
niente: Alessandro non apriva bocca. Poi arrivò un “no”
detto in modo deciso che sollevò un po’ gli animi, ma
solo temporaneamente: dovevano passare ancora molti
mesi prima che il bambino parlasse in m odo fluente.
Quando cominciò, verso i sette anni, fu però una sor­
presa: velocemente riguadagnò il tempo perso mostran­
do un’intelligenza fuori del comune.
Alessandro Volta era nato a Com o il 18 febbraio
1745. Il padre, Filippo, veniva da una famiglia nobile e
aveva trascorso undici anni come novizio presso i gesuiti
per poi sposare Maddalena dei conti Inzaghi da cui aveva
avuto sette figli (ma forse addirittura nove, secondo alcu­
ne fonti). Fino a quasi tre anni d’età Alessandro, ultimo
nato, fu cresciuto dalla sua balia, Elisabetta Pedraglio, e

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La pila di Volta. Foto Istituto Lombardo-Accademia di Scienze e lettere, Milano.

dal marito, Lodovico Monti, fabbricante di barometri e


termometri, a Brunate, piccolo paese nella provincia di
Como. Quando tornò nella casa dei genitori, le condizio­
ni economiche della famiglia già non erano buone poiché
Filippo spendeva più di quanto potesse permettersi. Alla
morte del padre, Alessandro, che aveva poco più di sette
anni, andò a vivere con la mamma e le sorelle in casa di
uno zio, il canonico Alessandro, che si prese cura di loro.
I fratelli maggiori invece furono affidati a un altro zio,
l’arcidiacono Antonio, che li avviò alla carriera ecclesia­
stica. Alessandro studiò in casa fino a tredici anni, poi
entrò in un collegio dei gesuiti. Fu lì che scoprì Virgilio e
Lucrezio, che ammirava in modo particolare, e imparò a
scrivere un latino fluente. Il francese invece lo studiò da
solo, giungendo a scriverlo e parlarlo perfettamente. Col­
pito dalla sua pronta intelligenza, il gesuita padre Bonesi
tentò di convincerlo ad entrare nell’ordine, ma lo zio si

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oppose ferm am ente e decise di cambiargli scuola, iscri­
vendolo al seminario Benzi dove finì la sua formazione.

A diciassette anni Alessandro esce dal semi­


nario. Lo zio vorrebbe che studiasse legge,
ma lui non ha intenzione di seguirne i consigli.
Lo interessano i fenomeni naturali, le scienze.

U na passione che condivide con uno studente di teologia


più grande di lui, conosciuto in seminario: Giulio Cesare
G attoni. G attoni viene da una famiglia benestante e può
comprare i libri e i semplici strum enti che servono per gli
esperimenti. Alessandro approfitta della biblioteca dell’a­
mico e anche del gabinetto di scienze naturali che Gattoni
si è fatto costruire in casa e per alcuni anni la sua forma­
zione avviene da autodidatta. D a solo affronta i difficili
testi scientifici. D a solo conduce esperimenti con i pochi

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mezzi a disposizione (un pezzo di zolfo, un po’ d ’ambra,
una pezza di lana, un bastoncino fritto nell’olio per otte­
nerne l’isolamento elettrico) sul tem a che più lo appassio­
na: l’elettricità. D a solo com pone 500 esametri in latino
in cui racconta le ultime conquiste della scienza. D a solo
si arm a di carta e penna e scrive lettere ai più im portanti
studiosi dell’epoca esponendo i suoi dubbi e le sue teorie.
H a ventiquattro anni quando scrive la sua prim a m e­
m oria scientifica: D e vi attractiva ignis electrici ac pha.no-
menis inde pendentibus e la invia a G iovanni Battista Bec­
caria, professore di fisica a Torino. È il 1769. La seconda
m em oria è del 1771, si intitola Novus ac simplicissimus
electricorum tentam inum apparatus, ed è indirizzata all’a­
bate Lazzaro Spallanzani, naturalista e professore dell’U ­
niversità di Pavia. Le sue idee com inciano a circolare, m a
Alessandro ha bisogno di un lavoro. Scrive così a Carlo
di Firmian, governatore della Lom bardia austriaca, per

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De vi attrattiva ignis elettrici { Sulla forza attrattiva det fuoco elettrico, e sui fenomeni
ad esso correlati). Mem oria epistolare di Volta a Giovanni Battista Beccaria,
con il quale lo scienziato com asco p olem izzò in merito alla natura dell’elettricità,
istituto L o m b a rd o -A c ca d e m ia di Scienze e lettere.

chiedere un impiego adatto alle sue capacità. Nel 1774


viene nominato “reggente” delle Regie scuole di Como,
ma l’incarico non durerà a lungo: l’anno successivo Volta
mette a punto l’elettroforo perpetuo, un’invenzione ac­
colta con ammirazione dal mondo scientifico, e Carlo di
Firmian lo promuove professore di Fisica sperimentale
nelle scuole di Como. N on male per un autodidatta.

Negli anni successivi Volta continuerà la sua at­


tività di ricerca sperimentale sull’elettricità che
10 porterà a mettere a punto apparecchi come
11 condensatore e la bilancia elettrometrica e
a sperimentare fenomeni di attrazione e indu­
zione elettrostatica.

La sua curiosità per i fenomeni naturali lo porterà a


scoperte anche fuori dal campo di ricerca per cui og-

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Schem a della pila in una lettera di Volta inviata nel 1800 al naturalista inglese Jo se p h Banks,
presidente della Royal Sociely, Istituto L o m b a rd o -A c ca d e m ia di Scienze e lettere.

gi è più noto. N el 1776, durante una passeggiata in


barca lungo i canneti di Angera, sul lago Maggiore, si
mette a frugare nel fondo m elm oso con un bastone e
vede delle bolle che salgono in superficie e si disper­
dono nell’aria. Riesce a intrappolare le bolle di gas in
alcune bottiglie e dimostra che facilmente prendono
fuoco. L’anno successivo pubblica a Milano le Lettere
sull’a ria infiammabile nativa delle paludi. Alessandro
ipotizza che quest’aria scaturisca dalla decomposizio­
ne di sostanze animali e vegetali. Un’aria infiammabile
davvero importante che i posteri chiameranno “meta­
no”. La scoperta darà una svolta ai suoi studi sul com ­
portamento dei gas, portandolo a risultati eccezionali.
Sempre nel 1777, Volta mette per la prima volta piede
fuori dalla sua patria. Va in Svizzera: Neuchàtel, Lo­
sanna e poi Ginevra dove incontra Horace-Bénédict
de Saussure e Jean Sénébier, due importanti naturalisti

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con cui rim arrà sempre in contatto. Il viaggio di ritorno
lo p orta in Francia: a Ferney incontra Voltaire e con lui
discute di arte e letteratura. M entre attraversa la Savoia,
la sua attenzione è attirata da certi tuberi m arroni che
i contadini tirano fuori dalla terra e che poi m angiano
arrostiti o bolliti. Sono le patate, la cui coltivazione non
è ancora diffusa in Lom bardia, m a che Volta porterà
con sé nel suo viaggio di ritorno per farle conoscere ai
suoi conterranei.
E il 1778 quando, nella lettera indirizzata a de Saus­
sure Sulla capacità dei conduttori elettrici, Volta in trodu­
ce accanto al concetto di “capacità elettrica” quello di
“tensione elettrica”, oggi definito anche “differenza di
potenziale elettrico”. Nello stesso anno viene chiam ato
a ricoprire la cattedra di Fisica sperim entale all’univer­
sità di Pavia, l’università dove insegna Spallanzani, che
Volta am m ira a tal p u n to da avergli dedicato uno dei

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suoi prim i scritti, m a che di persona si rivela dotato di
un carattere piuttosto difficile.

Le lezioni del fisico comasco sono tanto af­


follate da indurre l’imperatore Giuseppe II a
ordinare la costruzione di un nuovo “teatro
fisico”, oggi chiamato “Aula Volta”.

Oltre che uom o dotato di genio, sembra che Alessandro


fosse anche di bell’aspetto. «Era di persona alta, ben confi­
gurata, di portam ento grave e pieno di quella maestosa ne­
gligenza, che è propria di un’attenzione, che consacrata a
grandi meditazioni non vede altro a sé d’intorno», scriveva
Tommaso Bianchi, autore di una biografia dello scienziato
pubblicata poco dopo la sua morte.* E sembra fosse anche
un piacevole conversatore, richiesto nei salotti della nobil-
* T. Bianchi, D ella v ita d e l conte Alessandro Volta p a trizio comasco, C. Pietro Ostinelli, Como 1829

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Volta presenta la pila a Napoleone.
Olio di Giuseppe Bertini, 1891, Tem pio Vottiano, Como.

tà comasca e corteggiato dalle figlie di quella stessa nobiltà.


Pure, fino a oltre quarantanni non si legò a nessuna don­
na. La prima che scaldò il suo cuore fu una cantante ro­
mana: Marianna Paris. Lo scienziato per lei perse la testa.
Dal 1788 al 1792 la loro relazione fu intensa e contrastata.
Alessandro pensava di sposarla, ma l’opposizione della sua
famiglia e in particolare di suo fratello Luigi, diventato sa­
cerdote, lo fece desistere dal suo proposito.
Lasciata Marianna, Alessandro si dedica anima e
corpo a confutare le tesi di Luigi Galvani, professore di
Anatomia all’Istituto delle scienze di Bologna. N el 1791
Galvani aveva divulgato, con l’opuscolo D e viribus elec-
tricitatis in motu musculari commentarius, la teoria del
fluido elettrico animale. Lavorando sulle rane, lo scien­
ziato ipotizzò l’esistenza di una “elettricità intrinseca
all’animale” che produce la contrazione dei muscoli, che
sarebbero dei “serbatoi” di elettricità. Ma Volta, dopo un

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iniziale entusiasm o per le idee di Galvani, presto passò
a una com pleta opposizione: per lui la contrazione dei
muscoli della rana era dovuta solo ai due metalli con cui
erano in contatto. Per lunghi anni «Alessandro conduce
la suprem a delle sue battaglie, volta a smantellare, giorno
per giorno, esperienza per esperienza, l’ipotesi dell’elet-
tricità animale sostenuta dal Galvani e a sostituirla con
quella che vede in azione, nei fenom eni presentati dalle
rane, la “elettricità com une dei fisici”».*
La disputa diventerà un vero e proprio scontro. A
Bologna sorge una società il cui scopo è di com battere
le idee di Volta, a Pavia ne sorge un’altra con lo scopo di
dem olire le ricerche di Galvani.

In tutta Europa si scontrano due fazioni: chi


sta con Volta, chi con Galvani.
* M. Azzi Grimaldi, L a v ita e i tem p i d i A lessandro Volta, Mursia, Milano 1961

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H Tempio VoLtiano a Como.

Superato il dolore per la perdita di Marianna, nel 1794


Alessandro sposa Maria Teresa Pellegrini, nobildonna
comasca, dalla quale avrà tre figli: Zanino, Flaminio e
Luigi Tobia.
N el frattempo la rivoluzione francese sta cambiando
il m ondo, anche se a Com o la vita prosegue più o meno
nello stesso modo di sempre. N el 1796 però comincia la
campagna d’Italia di Bonaparte e a maggio i francesi en­
trano a Com o. A Volta viene chiesto di rendere omaggio
a Napoleone anche a Milano, ma alcuni prendono male
la visita e il professore viene accusato di voler far trasfe­
rire l’università da Pavia a Milano. Volta reagisce chie­
dendo di essere collocato a riposo, ma senza successo.
N el 1799 l’università di Pavia viene chiusa dopo l’ar­
rivo in Lombardia degli austro-russi. Volta non si sco­
raggia e prosegue le sue ricerche in casa finché, alla fine
dell’anno, mette a punto la sua invenzione più famosa:

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£ £ Q U E S TO È IL GRAN PASSO D A ME F A T T O
S U LLA FINE DEL 1799, PASSO CHE MI H A
C O N D O T T O BEN T O S T O A L L A C O S TR U Z IO N E
DEL N U O V O A P P A R A TO S C O TE N TE .* 9 9

L’apparato scotente di cui parla Volta verrà poi chiama­


to organo elettrico artificiale, successivamente apparato
elettromotore a colonna o a pila, e rimarrà infine nella
storia con il semplice nome di “pila”. L’invenzione ver­
rà annunciata ufficialmente nel 1800 con una lettera
alla Royal Society. L’anno successivo Volta va a Parigi
per presentare la pila e lo farà il 7 novembre all’Institut
de France, di fronte a Napoleone Bonaparte in perso­
na. Napoleone è entusiasta e propone di assegnargli una
medaglia d’oro, una donazione e un vitalizio. Nel 1801,
Volta viene nominato membro dell’Istituto Lombardo-
* A. Volta, O pere, edizione nazionale, voi. II

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Accademia di Scienze e lettere, fondato da Napoleone
sul modello dell’Institut de France, con la missione di
conservare e diffondere la conoscenza scientifica e lette­
raria. Nel 1804 sarà nominato presidente dell’Istituto.
N el 1805 l’imperatore lo nomina membro della Legion
d’onore, nel 1809 senatore del Regno d’Italia e nel 1810
conte, con il titolo trasmissibile alla discendenza diretta.
Quattro anni dopo, a soli diciotto anni, muore il figlio
Flaminio, un evento dolorosissimo: «La perdita del pove­
ro mio figlio Flaminio mi sta tanto a cuore, che non avrò
più giorni lieti», scrive in una lettera indirizzata al nipote.
D opo la pila, l’attività di Volta rallenta finché, nel
1819, si ritira a vita privata, dividendosi tra Com o e la
casa di campagna di Camnago. E lì, in campagna, che
Alessandro muore il 5 marzo del 1827 all’età di 82 anni.
Camnago diventerà Camnago Volta in suo onore.

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IL SUO TEMPO

el 1745, quando Volta nacque a Com o, la città si


N trovava sotto il regno di Maria Teresa d’Austria.
La Lombardia infatti era passata agli Asburgo nel 1714,
dopo oltre centocinquant’anni di dom inio spagnolo.
Alla metà del secolo, finite le guerre di successione per
i regni di Spagna, Austria e Polonia, l’Europa acquistò
una certa stabilità politica.
Soprattutto con Maria Teresa e suo figlio Giuseppe II
in Austria, Federico II in Prussia e Caterina II in Russia,
si afferma il dispotismo illuminato, il governo assolu­
tista di un monarca che tuttavia seguiva i “lumi della
ragione”, secondo le idee propugnate da Voltaire.

I monarchi illuminati promuoveranno impor­


tanti riforme nell’ambito dell’amministra­
zione pubblica. In Lombardia questo signi­
ficherà, ad esempio, l’introduzione del ca-

27
tasto fondiario e dell’istruzione elementare
obbligatoria.

Anche l’Università di Pavia, dove Volta entrò come do­


cente nel 1778, conosce una rinascita grazie all’opera di
riforma di Maria Teresa d’Austria e di suo figlio Giusep­
pe II nella seconda metà del XVIII secolo. L’anno de­
cisivo per la sistemazione dell’ateneo è il 1771. Maria
Teresa e il figlio Giuseppe, associato al trono dal 1765,
dopo essersi occupati delle università di Vienna, Praga,
Graz, Innsbruck, Friburgo, si dedicano a quella pavese.
E allora che si approva il “Piano di direzione, discipli­
na ed economia” con un dispaccio deH’imperatrice. Il
piano fa parte di una riforma complessiva della società
civile secondo alcuni principi propri del dispotismo il­
luminato, primo fra tutti che l’operare del sovrano fosse
vincolato al compito di provvedere alla “felicità dei po­
poli”. In particolare, Maria Teresa insiste sull’importanza
dell’applicazione delle scienze per ottenere questo scopo:
«Conoscendo noi quanto sia importante di promuovere
l’applicazione delle scienze e persuasa che, a misura de’
progressi che quelle fanno in uno Stato, va crescendo la
pubblica felicità de’ suoi abitanti, poiché una più illu­
minata cognizione de’ propri doveri di buon cristiano,
cittadino e suddito mantiene e aumenta in ciascuno la
premura di soddisfare a medesimi e di provvedere più
utilmente ai diversi bisogni della vita civile [...] fu nostra
sollecitudine di provvedere tanto l’Università di Pavia

28
quanto le scuole Palatine di Milano di molti valenti pro­
fessori e di accrescere il numero delle cattedre in quelle
scienze specialmente delle quali lo studio è più utile».*
La riforma universitaria rientrava in un più vasto
progetto di riforma dell’istruzione. N el 1774, ad esem­
pio, l’imperatrice introdusse l’istruzione primaria obbli­
gatoria dai sei ai dodici anni e finanziò le spese della
pubblica istruzione con i beni requisiti alla Compagnia
di Gesù, che era stata soppressa precedentemente. «Do­
vevano esservi tre tipi di scuola: la Normalschule, isti­
tuita in ogni Land; la Hauptschule, almeno una in ogni
distretto; la Trivialschule, una in ogni paesino e in ogni
parrocchia rurale. Tutti i bambini dei due sessi doveva­
no frequentarla tra i sei e i dodici anni. In campagna,
i bambini fino agli otto anni dovevano frequentare la
scuola estiva, da Pasqua alla fine di settembre, mentre
quelli tra gli otto e i dodici frequentavano la scuola in­
vernale, dal 1° dicembre al 31 marzo, in m odo da poter
dare una mano nei lavori agricoli estivi. C ’erano speciali
corsi di ripasso: due ore ogni domenica dopo la messa,
per i giovani fra i tredici e i venti anni».**
Quali erano invece le novità introdotte nell’istruzio­
ne superiore?

Innanzitutto fu sancito che solo le università


avrebbero potuto garantire il titolo di laurea,

* D a L o ta rio a M a ria Teresa, a cura di G. Fusi, Industria Grafica Pavese, Pavia 2004
** E. Crankshaw, M a ria Teresa d ’A u stria . V ita d i u n ’im peratrice, Mursia, Milano 1982

29
esautorando i collegi professionali o riservati
alla nobiltà; la chiamata dei professori doveva
avvenire per fama e valore scientifico; si eli­
minavano alcuni insegnamenti a favore di una
didattica moderna, d’impronta sperimentale.

All’ateneo di Pavia arrivarono nuovi docenti: Lazzaro


Spallanzani, che insegnava Storia naturale e che creò
anche un museo dedicato alla sua materia, Lorenzo Ma­
scheroni, docente di algebra e geometria, Alessandro
Volta, per il quale fu creata la cattedra di Fisica speri­
mentale benché non avesse una formazione universita­
ria, Antonio Scarpa, chirurgo anatomista e medico. In
questo contesto di rottura con la tradizione si può legge­
re anche la laurea a Maria Pellegrina Amoretti, conferita
nel 1777, terza donna a laurearsi in Italia, quando in
molte altre università era considerata ancora cosa scon­
veniente anche solo l’ingresso delle donne negli atenei.
Come in altri Stati dell’Impero Asburgico, anche in
Lombardia già dal 1767 si manifesta la volontà di Ma­
ria Teresa di intervenire sulla struttura del sistema degli
ordini religiosi regolari. Questo ebbe delle conseguen­
ze anche sull’organizzazione dell’università. L’aula del­
le lauree, successivamente chiamata aula Foscolo, è del
1775: prima della riforma le lauree venivano conferite
nel palazzo del vescovo. Maria Teresa e Giuseppe II vol­
lero così ricondurre le cerimonie all’autorità imperiale
sottraendole a quella della Chiesa.

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Proseguendo sulla strada aperta dalla madre, Giu­
seppe II dopo il 1780 procede alla chiusura di molte
parrocchie, conventi e monasteri. Una pratica che fa­
vorirà la conversione d’uso di alcuni edifici in strutture
universitarie e servizi per la città. N el 1783, ad esempio,
viene inglobato nel complesso dell’università di Pavia
il monastero del Leano per realizzare un terzo cortile.
Tra il 1785 e il 1787 vennero costruite in questa nuova
struttura un nuovo teatro anatomico (aula Scarpa) e il
teatro di fisica (aula Volta). Ampliare le aule rientrava
nel programma di divulgazione del sapere. La riforma,
ad esempio prevedeva che «nelle scuole di anatomia,
ostetricia, chirurgia, filosofia morale, matematica e fisi­
ca sperimentale si sostituisca l’uso della lingua italiana
a quello della latina, per rendere più esteso il vantaggio
ad ogni classe di persone». Inoltre si prescriveva che i
profèssori di anatomia, botanica, chimica, fisica spe­
rimentale e storia naturale tenessero settimanalmente
“pubbliche ostensioni” (lezioni con esperimenti aperte a
tutti). L’università venne strutturata in quattro facoltà:
filosofia, legge, teologia, medicina. La facoltà di filosofia
era propedeutica alle altre e comprendeva gli insegna-
menti di storia d’Italia, matematica, logica e metafisica,
filosofia morale, matematica elementare, fisica generale,
fisica sperimentale (la cattedra di Volta), storia naturale.

Ma la fine del secolo è ancora piena di novi­


tà. Nel 1789, l’assalto alla Bastiglia è l’evento

31
che dà il via alia rivoluzione francese. Gli anni
Novanta saranno segnati dagli avvenimenti
francesi, anche nei territori dove vive Volta.

La Lombardia dal 1796 infatti diventa zona d’influen­


za francese con la creazione della Repubblica Cisalpina.
N el 1805 entra a far parte del Regno d’Italia, il cui re
è lo stesso Napoleone. In questo modo beneficia delle
riforme attuate da Napoleone attraverso la promulga­
zione del codice civile (1804): soppressione dei privilegi
nobiliari, uguaglianza dei cittadini davanti alla legge,
tutela della libertà personale e del diritto di proprietà,
introduzione del matrimonio civile e del divorzio.
Anche l’Università di Pavia seguirà le vicende della
politica: il 28 aprile del 1796, in seguito alla disfatta
degli austriaci nella guerra contro la Francia e all’armi­
stizio firmato dai piemontesi, chiude improvvisamente.
Riaperta dopo pochi mesi sotto il governo francese (con
i docenti divisi al loro interno tra i favorevoli e i contrari
al nuovo ordine), verrà richiusa nel 1799 quando Au­
stria e Russia battono l’esercito francese, entrano nella
Repubblica Cisalpina e ripristinano il vecchio ordine.
N el 1800 però Napoleone riprende in mano la situazio­
ne e anche l’università pavese riapre.
N el 1808 le università si vedono riconoscere il m o­
nopolio dell’insegnamento da Napoleone. Anche se
«[...] per ora prosperarono soltanto quelle che già prima
della costituzione dell’università esistevano come scuole

32
speciali di medicina e di diritto. [...] l’insegnamento di
alto livello scientifico continuava a svolgersi fuori delle
università».* A Pavia, durante l’età napoleonica arrivaro­
no Vincenzo M onti e Ugo Foscolo a ricoprire la catte­
dra di eloquenza (anche se l’incarico di Foscolo fu pre­
sto soppresso da Napoleone stesso) e Gian Dom enico
Romagnosi per quella di diritto civile.
D opo il Congresso di Vienna, nel 1815, la Lombar­
dia, tornata sotto l’Austria, attraversa un periodo di crisi
delle proprie istituzioni culturali e scientifiche, dovuto
al rigido controllo esercitato dall’autorità politica per il
ripristino dell 'ancien régime. Ma Alessandro Volta, dopo
aver già ridotto il proprio impegno scientifico negli anni
precedenti, dal 1819 si ritira a vita privata nelle sue case
di Com o e Camnago, dove le voci del mondo arrivano
attenuate.

* Louis Bergeron, Napoleone e la società francese , Guida, Napoli 1981


MONDO PENSIERO

1744 M oham m ed Ibn Saud fonda il prim o 1748 Esce Lo spirito delle leggi, considerato
Stato saudita, le m ira to di Dir'iyya. l'opera principale del filosofo e politico
francese C h a rle s -L o u is de M o nte­
1756-1763 Ha luogo la Guerra dei Sette squ ie u , iniziatore d e lla politica della
Anni, con la quale l’Inghilterra e la separazione dei poteri e della divisione
Prussia escono vittoriose a danno di del lavoro. Le sue idee saranno alla
Francia, S pagna, Austria e Russia. In base della Costituzione am ericana.
co nseguenza di ciò, la Francia perde
le sue colonie nordam ericane a favore 1750 Inizia la pubblicazione di Aestethica,
d e ll’Inghilterra. saggio del filosofo tedesco Alexander
Gottlieb Baum garten, che di fatto fonda
1757 Con la Battaglia di Plassey (Bengala) gli questa nuova disciplina a rtistico -filo -
inglesi danno form alm ente inizio alla sofica, definita dall'autore « la scienza
loro dom inazione in India dopo anni di della conoscenza se n sitiva ».
attività com m erciale sotto gli auspici
1759 II filosofo francese Franpois-Marie Arouet
della East India Com pany.
(Voltaire) pubblica il rom anzo filosofico
Candido, una satira dell'ottim ism o che
1762 Caterina II "la Grande" diviene zarina di
prende le m osse dal devastante terre­
Russia. Estenderà il territorio russo e
m oto di Lisbona del 1755. Attacca so­
com pirà alcune riform e politico-sociali prattutto l’ottim ism o filosofico di Leibniz,
di stam po illum inistico, circondandosi secondo il quale «vivia m o nel m igliore
di im portanti esponenti della cultura dei m ondi possibili», e il «razionalism o
europea, com e il m atem atico Eulero. in gen u o » diW olff.
1775 Ha inizio la Guerra d'indipendenza am e­ 1762 Escono due saggi del filosofo Je a n -
ricana con le battaglie di Lexington e Jacques Rousseau: Il contratto sociale ed
Concord. Émile, o delt’educazione, nel quale prefi­
gura una nuova società in grado di ristabi­
1776 I tredici Stati Uniti d ’A m erica so ttoscri­ lire «n e l diritto l'uguaglianza naturale fra
vono la Dichiarazione d'indipendenza gli u om in i» e si occupa dell’educazione
dall'Inghilterra. dei cittadini rivolta agli stessi ideali.
1778 II navigatore inglese Jam es Cook scopre 1776 II filosofo ed econom ista scozzese Adam
le iso le Hawaii. Smith pubblica l'Indagine sulla natura e te
cause della ricchezza delle nazioni, la sua
1783 La Guerra d'indipendenza am ericana ha opera più importante, considerata il primo
term ine con il Trattato di Parigi, con cui lavoro che affronta nel suo com plesso i
l'Inghilterra riconosce l'indipendenza del­ principali aspetti della m acroeconom ia,
le ex colonie britanniche in Am erica. e ricco di riferimenti filosofici e politici.

1788 Prim o insediam ento perm anente euro­ 1781 Im m anuel Kant pubblica la Crilica della
peo in Australia a Sydney. Ragion Pura, la prim a delle tre Critiche.

34
L E T T E R A T U R A E A R TI SC IE N Z A ED ES PLO R AZIO NI

1750-1820 Questi decenni segnano l'apogeo 1761 II m edico Giambattista Morgagni pubblica
del Grand Tour, i viaggi di studio degli un testo in cui per la prima volta vengono
intellettuali europei in Italia e in Grecia, descritte le m alattie cardiocircolatorie,
nel clim a del neoclassicism o che risco­ com e l'aneurism a dell'aorta, la sclerosi
pre la cultura e l'arte classica rom ana delle coronarie, l'angina pectoris e il
e greca. Il culm ine del Grand Tour sarà blocco cardiaco. Il testo è basato su 640
rappresentato dal Viaggio in Italia di autopsie condotte personalm ente.
Johann W olfgang von Goethe (1817). Grazie a un cronom etro m arino ideato
dall’inglese John Harrison viene risolto
1751 II filosofo francese Denis Diderot (1713- definitivam ente il problem a della de­
1784) e il matem atico Jean le Rond term inazione esatta della longitudine in
d'Alembert (1717-1783) iniziano la pubbli­ qualsiasi luogo della Terra.
cazione dell' Encyciopédie, la prima opera
di divulgazione del sapere rivolta a tutti, 1769 II barbiere inglese Richard Arkw right
una vera e propria "rivoluzione culturale". brevetta il filatoio m eccanico. La m ac­
china com incia così a sostituire l'uom o
1752 II dram m aturgo Carlo Goldoni scrive La nell'industria più diffusa dell'epoca,
Locandiera, la sua opera più nota, che provocando som m osse popolari.
apre la strada alla com m edia m oderna
Il francese Nicholas Cugnot costruisce
pur rifacendosi all'antica tradizione ita­
il prim o veicolo a m otore, un carro per
liana della com m edia dell’arte. L’archi­
il trasporto dell'artiglieria a tre ruote,
tetto Luigi Vanvitelli inizia la costruzione
della Reggia di Caserta, ultim a grande m osso da un m otore a vapore.
realizzazione del barocco italiano.
1777 II chim ico francese Antoine Lavoisier
1759 Franz Joseph Haydn com pone la Sinfonia elabora la teoria scientifica sut pro­
n. 7, considerala il prim o esem pio com ­ cesso della respirazione, basato sul­
piuto della form a sinfonica m oderna, l'assorbim ento di ossigeno ed em is­
che era stata già prefigurata nel 1730 sione di anidride carbonica. Sem pre
dai lavori del com positore Giuseppe Lavoisier applica queste conoscenze
Sam m artini. per determ inare il m eccanism o fisico
della com bustione, elim inando defi­
1763 Lo sto rico d e ll'a rte tedesco Jo h a n n nitivam ente l'erronea e diffusissim a
Joachim W inckelm ann pubblica la Storia credenza fondata sul flogisto. Nel 1789,
dell'arte dell'antichità, opera che rappre­ Antoine Lavoisier pubblicherà il prim o
senta il contributo teorico più im portan­ trattato di chim ica m oderna, scevra
te all'arte neoclassica. dalle antiche concezioni alchim istiche.

1764 II filosofo e giurista Cesare Beccaria 1781 Lo scozzese Ja m e s Watt perfeziona il


pubblica Dei delitti e delie pene, co n­ m otore a vapore e inventa il regolatore
tro la tortura e la pena di m orte, che centrifugo, che perm ette al m otore di
influenzerà tutto il m ondo occidentale, autoregolarsi. È la prim a applicazione
e i sistem i giuridici di m olti Paesi. nella storia di un controllo autom atico,

35
MONDO PENSIERO

1789 La presa della Bastiglia a Parigi segna 1789 II filosofo e giurista britannico Jerem y
l'inizio della R ivoluzione francese. Bentham pubblica l'Introduzione ai prin­
cìpi della morale e della legislazione
1793 II re Luigi XVI e la regina Maria Anto­ fondando l'utilitarism o, che teorizza
nietta vengono ghigliottinati a Parigi. Ha qualunque tipo di libertà individuale, re­
inizio il periodo del Terrore instaurato da ligiosa, com m erciale, utile ad aum entare
Robespierre. la felicità degli esseri viventi, anim ali
com presi.
1799 II Direttorio, regim e seguito al Terrore,
viene sovvertito da Napoleone Bonapar- 1791 L’autore politico inglese Tho m a s Paine
te che con un colpo di Stato instaura il pubblica la prim a parte dei Diritti dell'uo­
Consolato, divenendone prim o console. mo, testo fondam entale nell'afferm azio­
ne dei diritti dell'individuo al di là di ceto,
1801 Si form a il Regno Unito di Gran Bretagna ricchezza, stato sociale.
e Irlanda con un solo sovrano e un solo
parlam ento. I cattolici sono esclusi dal 1794 Nei suoi Fondamenti dell'intera dottrina
diritto di voto. della scienza il filosofo tedesco Johann
Gottlieb Fichte si pone com e il fondato­
1804 Haiti dichiara la sua indipendenza dalla re dell'idealism o tedesco, che supera la
Francia: è la prim a nazione di popola­ filosofia kantiana afferm ando che ta re­
zione nera a ottenere l'indipendenza dal altà non è qualcosa di esterno all’uom o,
colonialism o europeo. m a il prodotto della sua libera attività
Napoleone trasform a il Consolato in un spirituale. Fichte teorizzerà anche la
im pero, autoproclam andosi im peratore superiorità della Germ ania incitando i
dei francesi. Nello stesso anno prom ul­ tedeschi a opporsi alle invasioni napo­
ga il suo Codice legislativo, al quale si leoniche.
ispireranno m olte nazioni europee.
1800 In Scozia l'imprenditore Robert Owen dà
1805 Nella Battaglia di Trafalgar il com an­ inizio alle sue riforme Sociali nell'ottica
dante-inglese Horatio Nelson sconfigge di una prima forma di socialism o. Nono­
la flotta franco-spagnola. stante il fallimento delle sue utopistiche
riforme, Owen verrà considerato il fonda­
1812-1815 Dopo la disastrosa Cam pagna di tore del m ovim ento operaio britannico.
Russia, Napoleone è costretto all'e­
silio all'Elba; poi riprende il potere 1807 Nella Fenomenologia dello spirito Georg
nel periodo dei Cento Giorni m a viene W ilhelm Friedrich Hegel, considerato il
sconfitto definitivam ente a W aterloo m assim o rappresentante dell'idealism o
dalle forze inglesi di W ellington. Viene tedesco, espone la sua filosofia stori­
m andato in esilio a Sant'Elena, dove cista e idealista fondata sullo sviluppo
m orirà nel 1821. della conoscenza um ana attraverso una
Al Congresso di Vienna le cinque potenze dialettica basata su una posizione, una
vittoriose (Inghilterra, Germ ania, Austria, opposizione e una com posizione.

36
L E T T E R A T U R A E A R TI S C IE N Z A ED ESPLO R AZIO NI

1774 Jo hann W olfgang von Goethe pubblica / da m olti ritenuta l'evento che segna la
dolori del giovane Werther, sim bolo del nascita della cibernetica.
m ovim ento S lu m und Drang, precurso­ L'astronom o tedesco W illiam Herschel
re del rom anticism o tedesco. scopre il pianeta Urano.

1776 Lo storico inglese Edw ard Gibbon pub­ 1783 Vola a Parigi il prim o aerostato con
blica il prim o volum e delta Storia del un equipaggio um ano. Viene costruito
declino e della caduta dell'Impero ro­ dai fratelli francesi Jacques Etienne e
mano, che diventerà il testo storiogra­ Jo se p h-M ich el Montgolfier, e ba a bordo
fico di riferim ento fino al XX secolo. due persone.

1782 Lo scultore Antonio Canova apre il suo 1786 L'am ericano John Fitch brevetta il prim o
studio a Rom a, dove eseguirà le sue battello a vapore funzionante.
opere che rappresentano il vertice della
scultura neoclassica. 1791 L'Assemblea Nazionale francese istituisce
Viene pubblicata la tragedia Saul, rite­ il sistema m etrico. Per la prim a volta vie­
nuta il capolavoro di Vittorio Alfieri, au­ ne form ulato un insiem e di pesi e m isure
tore che tra l’altro precorre le tem atiche collegati tra toro destinato a rappresen­
del Risorgim ento italiano. tare il sistem a "universale".

1785 Donatien Alphonse-Franpois de Sade, 1794 L'am ericano Eli W h itn ey realizza la
scrittore e filosofo francese che resterà m acchina sgranatrice del cotone, che
noto per incarnare il libertinism o nelle avrebbe cam biato la storia. Grazie ad
sue form e estrem e nonché l'illu m in i­ essa le piantagioni di cotone si m olti­
sm o più radicale, scrive in carcere Le plicano negli Stati del Sud e la schiavitù
120 giornate di Sodoma. dei neri riprende vigore.

1787 W olfgang Am adeus M ozart com pone il 1796 It m edico inglese Edw ard Jenner effet­
Don Giovanni, considerato l’apice della tua la prim a vaccinazione della storia.
sua produzione operistica. E un'arm a concreta contro le m alattie
infettive.
1792 La filosofa e scrittrice in g lese M ary
W ollstonecraft, m adre dell'autrice di 1798 Lo scienziato inglese Henry Cavendìsh
Frankenstein, pubblica la Rivendicazione determ ina il valore della costante di
dei diritti della donna, opera che fonda di gravità terrestre.
fatto il m ovim ento femminista.
1800 Alessandro Volta annuncia l'invenzione
1795 Ludw ig van Beethoven com pie la sua della pila elettrica.
prim a apparizione pubblica a Vienna
eseguendo il suo Concerto per piano­ 1804 L'inglese Richard Trevithick realizza la
forte e orchestra n. 2, che in realtà fu il prim a locom otiva a vapore, poi perfe­
prim o a essere com posto. zionata da George Stephenson.

37
MONDO PENSIERO

Prussia e Russia) sulla Francia napoleo­ 1810 Viene fondata l’Università di B erlino.
nica ridisegnano gli Stati europei. Tra i suoi docenti o studenti ci saranno
Hegel, Schopenhauer, M arx e Bism arck.
1819 II generale e uom o politico venezuelano La struttura dell’università tedesca di­
Sim on Boli'var libera la Nuova Granada venterà un m odello che ispirerà molte
(oggi Colom bia, Venezuela ed Ecuador) università m oderne.
dal dom inio spagnolo. Viene eletto pre­
sidente della Colom bia. 1818 II filosofo tedesco A rth u r S ch o p e n ­
ha uer pubblica // mondo come volontà
1820 Nascono le società segrete in Italia, e rappresentazione, in cui espone il suo
fondate su valori patriottici e liberali, pensiero "pessim ista" che, influenzato
organizzatrici di m oti popolari contro le anche dalle religioni orientali, celebra
m onarchie. A Napoli nasce la Carbone­ il prim ato delta natura contro lo spirito,
ria (G uglielm o Pepe), che si estende in dell'irrazionalism o contro il razionali­
Sicilia e poi nel Lom bardo Veneto (Silvio sm o, subordinando conoscenza e ragio­
Pellico, Pietro M aroncelli) contro gli ne alla volontà, in un m ondo perm eato
Asburgo, in Em ilia (Ciro M enotti). I m oti solo da «d olo re e noia». La filosofia di
vengono duram ente repressi e i toro Schopenhauer avrà un’influenza fon­
protagonisti uccisi o incarcerati. dam entale sugli sviluppi del pensiero
nell’Otto-Novecento e in particolare su
1822 La Grecia proclam a la repubblica e la Nietzsche e Freud.
sua indipendenza dalla Turchia. Il Brasile
acquista l'indipendenza dal Portogallo. 1830 Esce, anonim o, Pensieri sulla morte e
l'immortalità del filosofo tedesco Ludw ig
1824 II M essico diviene una repubblica, tre Feuerbach, che si distacca dalla sinistra
anni dopo aver dichiarato la sua in d i- hegeliana conducendo una profonda
pendenza dalla Spagna. critica alla religione ed elaborando una
filosofia um anistica, dì ispirazione m ate­
1831 Giuseppe M azzini fonda a M arsiglia la rialistica, che influirà m olto su Karl Marx.
Giovine Italia.

1833 N e ll’Im pero brita n n ico viene abolita la


sch ia vitù.

1837 Vittoria di Hannover diviene regina di


Gran Bretagna e in seguito im peratrice
delle Indie. Ha inizio l'era vittoriana,
contraddistinta da una rigida m oralità
nei costum i e dallo sviluppo della po­
litica im perialistica inglese.

38
L E T T E R A T U R A E A R TI S C IE N Z A ED ESPLO R AZIO NI

1799 In Egitto viene scoperta la Stele di Roset­ 1808 L’inglese John Dalton annuncia la teoria
ta che, grazie all'opera di Jean-Frangois atom ica, secondo cui ogni elem ento,
Cham pollion, perm etterà di decifrare i solido, liquido o gassoso, è com posto da
geroglifici egizi. particelle che chiam a atom i (dal greco
indivisibili) ricordando la stessa ipotesi
1801 Bonaparte attraversa le Alpi è il prim o form ulata 2000 anni prim a dal filosofo
dei dipinti del francese Ja cque s-Lo u is greco Dem ocrito.
David che celebrano il futuro im pera­
tore e rappresentano una delle più alte 1818 II m e d ico fra n ce se R e n é -T h é o p h ile
testim onianze della pittura neoclassica. Laennec a n n un cia l’in ve n zio n e dello
stetoscopio.
1808 Jo hann W olfgang von Goethe com pone
la prim a parte del Faust, poem a dram ­ 1820 II danese Hans Christian Oersted sco ­
m atico ritenuto uno dei capolavori della pre il fe n o m e n o d e ll’e le ttro m a g n e ­
letteratura europea. Goethe influirà pro­ tism o, aprendo l’era che porterà alle
fondam ente anche sulla filosofia tede­ rivoluzio narie invenzioni della dinam o,
sca di Schelling, Hegel e Nietzsche. del m otore elettrico e delle ra d io tele -
co m unicazio ni.
1825 Alessandro M anzoni pubblica I promessi
sposi, considerato la form a più co m piu­ 1824 II francese Sadi Carnot pubblica la legge
ta del rom anzo italiano nonché, per l’uso base della term odinam ica.
di una lingua nazionale, un m odello fon­
dam entale per la successiva letteratura. 1828 II tedesco Friedrich W ohler annuncia
la sintesi di una sostanza organica
1832 Giacom o Leopardi term ina di com porre (urea), da m aterie prim e inorganiche,
lo Zibaldone, opera nella quale risulta dim ostrando che gli esseri viventi sono
centrale il tem a dell’infelicità costitu­ costituiti dalle stesse sostanze che
tiva dell'essere um ano, intesa com e com pongono la m ateria inerte senza
legge di natura alla quale nessun uom o che ci sia bisogno del "soffio vitale".
può sottrarsi.
1829 II m atem atico russo Nikolai Lobacevskij
1844 II com positore francese Hector B erlioz elabora la geom etria non-euclidea, che
p u bblica il Grande trattato di strumen­ stravolge i concetti espressi dal m ate­
tazione e orchestrazione moderne, che m atico greco Euclide. Il concetto di geo­
influirà profondam ente sulla m usica m etria euclidea, autoevidente, che forni­
sinfonica tardorom antica. sce l’unica "vera" descrizione del m ondo,
viene com pletam ente scardinato, com e
faranno un secolo più tardi Godei con
la m atem atica ed Einstein, il quale m o­
strerà che l'universo è non-euclideo, in
quanto la materia curva lo spazio, con
curvature diverse da punto a punto.

39
FOCUS
L'IMPORTANZA DI VOLTA

opo un lungo silenzio, del quale non prove-


rò nemmeno a discolparmi, ho il piacere di
comunicarvi, Signore, e attraverso voi alla Royal So­
ciety, alcuni risultati impressionanti ai quali sono arri­
vato perseguendo nelle mie esperienze con l’elettricità
eccitata dal semplice contatto reciproco tra metalli di
tipo differente, e persino attraverso il contatto di altri
conduttori ancora differenti tra loro, sia liquidi, sia con­
tenenti qualche umore, al quale devono propriamente
il loro potere conduttore». E il 26 giugno 1800 quando
gli occhi di Sir Joseph Banks, presidente della Royal So­
ciety, si posano sulle prime parole della nuova lettera del
Signor Alessandro Volta, professore di Filosofia naturale
all’Università di Pavia e membro della Royal Society.
La lettera Sull’elettricità generata dal mero contatto tra
sostanze conduttrici di natura diversa, scritta in francese
a Como, nel Milanese il 20 marzo dello stesso anno e da

43
cui è tratto il testo citato, contiene la descrizione della
pila elettrica, l’invenzione rivoluzionaria con la quale il
filosofo naturale comasco avrebbe contribuito a fondare
fisicamente l’elettricità, a unificare sostanzialmente fi­
sica e chimica, a innescare una rivoluzione senza pre­
cedenti nella storia della chimica e, in ultima analisi, a
imbrigliare e a mettere a disposizione dell’umanità una
delle interazioni fondamentali della natura.
La pila di Volta è concepita in un m omento stori­
co scientificamente fecondissimo, un periodo in cui,
in particolare, illustri sperimentatori e teorici (chimici
e filosofi naturali, com’era costume all’epoca definire i
fisici) mettevano la testa e le mani in una varietà an­
cora nebulosa di fenomeni elettrici, al tempo concepi­
ti come evidenze di “diverse elettricità” (l’elettricità da
sfregamento o triboelettricità, l’elettricità atmosferica,
l’elettricità animale): lo statunitense Benjamin Franklin
aveva sperimentato sulla propria pelle la potenza dell’e­
lettricità atmosferica con il suo parafulmine, il francese
Charles-Augustin Coulom b aveva pubblicato la propria
legge sulla forza elettrostatica a seguito degli esperimen­
ti con la bilancia di torsione, l’inglese Henry Cavendish
aveva studiato nel segreto e nel silenzio la composizione
deU’aria attraverso combustioni elettriche, gli olandesi
Pieter van Musschenbroek e Martin van Marum aveva­
no ideato la bottiglia di Leida, il primo oggetto speri­
mentale in grado di immagazzinare carica elettrica e di
scaricarla in m odo potente e roboante, e in Italia Luigi

44
Galvani stava sbalordendo il mondo con gli incredibili
movimenti, generati da fenomeni elettrici, che osserva­
va nelle gambe delle rane.

Chimici, filosofi naturali, matematici e anato­


misti affrontavano singoli fenomeni elettrici
e si interrogavano sulla natura delle elettri­
cità e sulla possibilità di dar loro una base
matematica.

La strada della sperimentazione e quella della costruzio­


ne teorica ed epistemologica avanzavano con invenzio­
ni tecnologiche e teorie fisico-chimiche spesso in fiera
competizione tra loro.
La visione più comune deH’elettricità, all’epoca, era
quella di un fluido di tipo newtoniano (secondo, in
particolare, le opere del tedesco Franz Aepinus e Henry
Cavendish), che agisce nell’attrarre sostanze non elettri­
che o nel respingere sostanze elettriche e che può essere
eccitato per sfregamento, nei mezzi elettrici o conduttori,
o per contatto, nei mezzi non elettrici (secondo la catego-
rizzazione che aveva ideato la scuola francese, da Charles-
Fran^ois de Cisternais du Fay a Jean-Antoine Nollet).
La natura di questa forza non era chiara, né era chia­
ra la causa dell’azione della stessa: Aepinus e Cavendish
precederanno Coulomb nel parlare di una forza at­
trattiva agente in m odo universale, con una possibile
dipendenza dell’intensità della stessa dal quadrato del-

45
la distanza. Alessandro Volta, nel suo primo scritto a
tema elettrico destinato a Giovanni Battista Beccaria,
parlerà di una forza attrattiva agente in ragione delle ca­
ratteristiche intrinseche dei corpi, ma la distinguerà da
una forza propriamente newtoniana, legata alla massa
e all’inverso del quadrato della distanza, e sarà sempre
attento a non speculare su teorie generali di difficile spe­
rimentazione pratica.
Volta è dunque pienamente parte di questo fecon­
do m omento scientifico, corrisponde e si incontra con
i principali scienziati dell’epoca e si pone al centro più
o meno volentieri delle principali dispute scientifiche: è
attore tenace nella polemica contro gli anatomisti della
scuola bolognese di Galvani, propugnatori dell’esisten­
za dell’elettricità animale (o fluido galvanico), mentre è
protagonista riluttante nella disputa tra l’inglese Joseph
Priestley, assertore della teoria chimica del flogisto, il
principio di infiammabilità che era ritenuto uno degli
elementi fondamentali e imponderabili della natura, e
Antoine-Laurent de Lavoisier, che arriverà a fondare la
moderna chimica degli elementi, priva di flogisto.

L’approccio voltiano al problema filosofico


naturale posto dall’elettricità è eminente­
mente sperimentale.

Lo scienziato comasco insiste infatti sulla via privilegia­


ta delle «mille e variate sperienze», variate per incrementi

46
e approssimazioni successive e ripetute fino ad ottenere
un campione significativo di risultati e fino a una sod­
disfacente resa del suo apparato sperimentale: «Il princi­
pale di questi risultati, che si può dire comprenda tutti
gli altri, è la costruzione di un apparecchio che asso­
miglia, per i suoi effetti, ossia per le sensazioni che è in
grado di far provare nelle braccia eccetera, alle bottiglie
di Leida, e meglio ancora alle batterie elettriche debol­
mente caricate, che qui però agiscono senza fermarsi o
nelle quali la carica, dopo ogni esplosione, si ristabilisce
da sé stessa».
La pila gode, nelle parole di Volta, di una carica in­
consumabile e di un’azione sul fluido elettrico che è
perpetua e rassomiglia, in ultima analisi, all’organo elet­
trico naturale delle torpedini o delle anguille, una rasso­
miglianza tale che Volta propone, per la sua invenzione,
il nom e di «Organo elettrico artificiale».
L’apparecchio è di preparazione e d’uso molto faci­
li: Volta impila dischetti di zinco e di rame (nella ver­
sione più comune della sua pila: lo scienziato comasco
produrrà diverse configurazioni della propria pila, sia
utilizzando metalli diversi, come il piombo e l’argento,
sia disponendo i dischetti in una corona di tazze, colle­
gandoli a recipienti pieni d’acqua) delle dimensioni di
un pollice o di una moneta, intercalati da dischetti di
cartone o di pelle, o di qualsivoglia materiale spugnoso,
ben imbevuti d’acqua salata: la struttura della colonna
vede, dal basso all’alto, un dischetto di zinco, uno di

47
rame e un «dischetto umido», sopra il quale riprende il
posizionamento di un dischetto di zinco, uno di rame, e
di un dischetto umido, fino a 20-30 elementi massimo
per colonna, onde garantirne il mantenimento in posi­
zione eretta.
Volta osserva sperimentalmente, spesso toccando
con le proprie mani, la generazione e il passaggio di
elettricità nel proprio apparato sperimentale. Nelle sue
parole, discerne l’eccitazione dell’elettricità generata dal
contatto tra metalli diversi: la diversità dei metalli in­
staura un «disequilibrio motore» per il fluido elettrico in
essi contenuto e ne permette il passaggio dall’uno verso
l’altro. La pila è, dunque, un apparecchio elettromoto­
re, nel quale il contatto tra metalli di natura diversa in­
staura una tensione in grado di eccitare il movimento
dell’elettricità. Volta utilizza in prima persona il termine
tensione che, accompagnato dall’aggettivo “elettrica”,
sarebbe diventato sinonim o di “voltaggio”.
Quello che Volta aveva creato è una cella galvanica (o
cella voltaica, è curioso constatare ancora la coesistenza
di questi due termini), il cuore della moderna batteria
elettrica, un apparecchio in cui l’energia chimica, legata
al diverso potenziale di riduzione dei metalli, a sua volta
connesso alla struttura atomica dei diversi metalli e alla
capacità più o meno spiccata di cedere o attrarre elettro­
ni da legame, viene convertita in energia elettrica.
M ettendo a disposizione della comunità scientifica,
nelle parole della lettera a Banks, «l’apparecchio di cui

48
vi parlo e che senza dubbio vi sbalordirà», lo sperimen­
tatore Volta giunse a dare una svolta fondamentale al­
le ricerche sull’elettricità e a indurre un cambiamento
sostanziale nella tecnologia e nelle teorie scientifiche
dell’epoca. E dunque, nelle sue parole in una lettera del
1775 all’illustre chimico Joseph Priestley: «Mettiamolo
ormai alle prove, e veggiamo come gli effetti corrispon­
dono alle promesse».

49
LE OPERE SCIENTIFICHE

a massima parte della produzione scritta di Alessan­


L dro Volta consiste in memorie e in lettere: attraver­
so queste ultime, in particolare, lo scienziato comasco
intratteneva relazioni con i principali scienziati e dell’e­
poca, italiani o “oltremontani”, e con le principali istitu­
zioni scientifiche europee. Nelle Memorie e nella sua no­
tevolissima produzione epistolare è possibile ricostruire
passo per passo l’evoluzione del suo pensiero e della sua
tecnica: pensiero e tecnica, ragionamento e sperimen­
tazione, sono due aspetti concatenati e impossibili da
scindere per lo scienziato comasco, moderno uomo di
scienza nella sua visione della prevalenza dell’osservazio­
ne della natura e della sperimentazione sulla speculazio­
ne. E attribuita ad Alessandro Volta la frase:

IL LIN G UAG G IO D ELL’ESPERIENZA È PIÙ


A U TO R E V O L E DI T U T T I I R A G IO N A M EN TI;

51
I F A T T I P O SSO N O DISTRUGGERE I NOSTRI
RAZIOCINI!, NON V IC E V E R S A .9 9

L’attitudine aperta e cordiale di Alessandro Volta, il


suo rigore e la sua chiarezza, resero inoltre facilmente
leggibile, consultabile e replicabile la sua opera in tutta
Europa: in questo senso, Volta non potrebbe essere più
diverso da alcuni suoi illustri contemporanei come Ca-
vendish e Priestley, l’uno per la riservatezza estrema, da
alcuni ritenuta segno di un’evidente fobia sociale, che lo
porterà a non comunicare né pubblicare alcune scoper­
te rivoluzionarie nell’ambito della chimica e della stessa
teoria dell’elettricità, e l’altro per l’attitudine altezzosa e
l’approccio dogmatico e teoretico che prevaleva spesso
rispetto a una rigorosa sperimentazione.
Volta è uom o di sperimentazioni e di relazioni uma­
ne, di invenzioni e di viaggi, che ha dimestichezza nello
scrivere in latino, in italiano e in francese, e che coltiva
con piacere profondo la possibilità di essere parte del
fecondo clima di profonda innovazione della seconda
metà del XVIII secolo e dell’inizio del XIX.
Dirà di lui Georg Christoph Lichtenberg, fisico e
scrittore dell’Università di Gottinga: «Volta ha una gran­
dissima conoscenza e una grande abilità di farne uso, è
sopra ogni cosa un raisonneur, un “uomo di ragione”».
Considerata inoltre l’importanza, la varietà e gli ef­
fetti delle invenzioni e delle sperimentazioni di Ales­
sandro Volta, è quindi indispensabile trattare anche

52
gli strumenti inventati dallo scienziato comasco come
parte imprescindibile della sua opera, del suo con­
tributo e della sua eredità. La produzione scritta di
Alessandro Volta, in particolare per quanto concerne
le lettere, è inoltre notevolissima: nel seguito verran­
no trattate soltanto le principali opere dello scienziato
comasco, quelle particolarmente sostanziali per il loro
carattere innovativo, o quelle in cui per la prima volta
lo scienziato comasco presenti un concetto chiave della
sua visione scientifica o uno strumento da lui ideato o
perfezionato.
In ordine di tempo, la prima lettera a tema elettrico
di Alessandro Volta è quella redatta in latino, nel 1769,
e inviata a Giovanni Battista Beccaria, intitolata D e vi
attrattiva ignis elettrici, acphaenomenis independentibus
(Sulla forza attrattiva del fuoco elettrico, e sui fenomeni
ad esso correlati): in questa memoria epistolare un Ales­
sandro Volta ventiquattrenne prende posizione contro
raffermato professore torinese, a sua volta molto inte­
ressato ai fenomeni elettrici, riguardo la natura dell’elet­
tricità, rifiutando il concetto beccariano dell’elettricità
«vindice», un concetto che vedeva la «rivendicazione»
del proprio fluido elettrico da parte di corpi di diversa
elettricità se messi a contatto tra di loro, in una visione
preliminare e parzialmente distorta del concetto di in­
duzione elettrostatica.
In questa lettera Volta afferma che tutti i corpi pos­
siedono elettricità («la forza attrattiva del fuoco elettri-

53
co»), in proporzione tale da essere in equilibrio elettri­
co, come dai risultati osservabili a seguito degli esperi­
menti sullo sfregamento. Q uando i corpi sono portati
in contatto l’uno con l’altro questo equilibrio muta e
se ne instaura uno nuovo (quel «disequilibrio motore»
che sarà principio chiave della pila e in generale della
teoria elettrica voltiana): una perturbazione dell’equi­
librio elettrico avviene durante il progresso dell’azione
chimica.
La forza elettrica, per Volta, è una forza connessa alle
caratteristiche intrinseche dei corpi e agisce in perpe­
tuo, ma non è newtoniana nel senso di dipendere da
una massa e dall’inverso del quadrato di una distanza.

Nel suo scritto a Beccaria, Volta ammette


inoltre, da sperimentatore accorto, la neces­
sità di nuovi esperimenti che comprovino la
sua teoria, e sostiene che anche l’elettricità
atmosferica, studiata da Beccaria stesso e
da Benjamin Franklin, debba rispondere al­
le stesse leggi universali che governano ogni
altra forma di elettricità.

È del 1775 la prima lettera di Alessandro Volta a Jo­


seph Priestley, uno scritto che inaugurerà una lunga e
feconda relazione di colleganza e amicizia personale tra
i due eminenti scienziati. In quest’opera, Volta presenta
a Priestley il suo elettroforo perpetuo: «Io vi presento

54
un corpo che una volta sola elettrizzato per brevissim’o-
ra, né fortemente, non perde mai più l’elettricità sua,
conservando ostinatamente la forza vivace dei segni a
dispetto di toccamenti replicati senza fine».
L’elettroforo perpetuo di Volta, considerato la pri­
ma macchina elettrostatica a induzione, si compone di
una piastra metallica di ottone (o di legno dorato, o
di peltro), definita «scudo» e dotata di un manico iso­
lante, e di una piastra di forma e dimensioni analoghe
di materiale non conduttore, chiamata «schiacciata»
o «stiacciata» di mastice. Se si carica la stiacciata per
strofinamento e si avvicina lo scudo, la prima induce
il «fluido elettrico» sulla superficie del secondo: questo
procedimento, considerata la natura non conduttrice
del mastice, garantisce una grande durevolezza della ca­
rica sulla stiacciata, e la possibilità di ricaricare lo scudo
«in modo perpetuo». Nelle parole di Volta a Priestley,
l’elettroforo descritto conservava la carica, inalterata, da
oltre un mese. L’elettroforo, notevole per l’entità e la
durata degli effetti elettrici, è un precursore della pila
com e strumento in grado di immagazzinare e di pro­
durre elettricità.

LA SCOPERTA DEL METANO

D el 1777 sono le lettere di Alessandro Volta Sull’a ria


infiammabile nativa delle paludi, nelle quali viene pre-

55
sentata la scoperta del metano, riconosciuto da Volta
nelle paludi costiere dell’area del lago Maggiore: «La
scoperta che ho fatto nel mese di settembre scorso di
questa specie di aria infiammabile che si nasconde in
quantità prodigiosa sul fondo delle acque dormienti e
nel fango delle paludi».
La scoperta del metano è di particolare rilievo per
gli esperimenti di Volta sulla combustione delle arie
attraverso un innesco di tipo elettrico, in quanto il
metano entrerà presto nelle sperimentazioni voltiane,
nonché per il contributo di Volta alla stechiometria e
alla chimica moderna, nell’approccio quantitativo e
incrementale alla sperimentazione in campo chimico e
nell’intuizione delle proporzioni definite tra i reagenti
in una reazione, o combinazione come si sarebbe detto
all’epoca, chimica.
In particolare, negli esperimenti di combustione
del metano (con la produzione della sua caratteristica
fiamma bluastra) con altre “arie”, Volta nota come una
misura di «aria infiammabile» nativa delle paludi bruci
completamente da otto a dieci misure di aria, producen­
do «aria fissa» (anidride carbonica, C 0 2) e acqua.
Volta mancò di riconoscere l’importanza della pro­
duzione di acqua, ma contribuì comunque a fondare la
moderna chimica stechiometrica attraverso l’approccio
quantitativo alla sperimentazione sulla combustione
delle arie.
Interessante è, nuovamente, l’atteggiamento scien-

56
tifico assolutamente moderno di Alessandro Volta,
esplicitato anche negli esperimenti con il metano: la
spiegazione data ai fenom eni osservati non è che la più
plausibile, considerati i dati osservativi, ed è di per sé
falsificabile, ossia è vera sino a prova contraria.
Gli esperimenti sulla com bustione delle arie, e la
particolare attenzione di Alessandro Volta alla «respi­
rabilità» delle arie, condussero lo scienziato comasco
a perfezionare l’eudiometro, strumento dedicato allo
studio della salubrità o respirabilità delle arie.
Strumenti analoghi all’eudiometro voltiano erano
già utilizzati da Joseph Priestley stesso e dal chimico
Marsilio Landriani, ma la struttura moderna, nonché
l’effettivo utilizzo sperimentale e l’innesco elettrico
dell’eudiometro si devono ad Alessandro Volta.
Diverse sono le configurazioni dell’eudiom etro
studiate e sperimentate dallo scienziato com asco, ma
nella sua struttura più com une l’eudiom etro è costi­
tuito da un tubo di vetro, con un’imboccatura chiusa
da un turacciolo di mastice attraverso cui penetra­
no due elettrodi ed una aperta posta in un recipiente
contenente acqua. L’aria infiammabile delle paludi da
analizzare viene posta nell’eudiom etro, insiem e con
aria (che, com e è noto, è essenzialm ente un m iscu­
glio di azoto e ossigeno, per il 78% e il 21% rispet­
tivam ente) e la com bustione viene innescata grazie
alla scintilla prodotta dai due elettrodi: veniva così
osservata la «scomparsa» di parte di entrambe le arie,

57
la produzione di «aria fissa» e il conseguente innalza­
m ento del livello dell’acqua.
La presenza di acqua nell’apparato sperimentale e il
mancato riconoscimento della composizione chimica
reale dell’aria impedirono ad Alessandro Volta di giun­
gere alla comprensione della composizione dell’acqua,
che non sfuggirà pochissimi anni dopo ad Antoine-
Laurent de Lavoisier il quale utilizzerà, al posto dell’ac­
qua, il mercurio.
Volta lamenterà più tardi, esplicitamente, il fatto di
non aver avuto abbastanza mercurio a disposizione per
arrivare alla medesima conclusione di Lavoisier.

Il Volta di quel periodo storico è, però, fer­


mamente flogistonista e ben persuaso dell’i­
dea, di cui l’amico e stimato collega Joseph
Priestley era uno dei massimi esponenti,
dell’esistenza di un imponderabile principio
di infiammabilità.

Lo stesso flogisto è uno dei protagonisti della lettera al


reverendo padre Barletti, professore a Pavia, del 1777,
lettera in cui chiarisce all’interlocutore la propria po­
sizione sulle arie infiammabili e sul ruolo del flogisto
nelle stesse. Volta sposa il ruolo del flogisto nelle fiam­
me e nell’infiammabilità delle arie sostenuto da «l’in­
comparabile nostro Priestley», e prende apertamente
posizione contro «i Francesi», nella fattispecie da La-

58
voisier, che stava per rivoluzionare la chimica sia eli­
m inando la necessità del flogisto, sia avvicinandosi di
m olto alla reale com posizione dell’aria (che il chimico
francese leggeva com e «acido nitroso», e che il chimico
inglese, con Volta, vedeva addizionata di «terra»), an­
cor prima che dell’acqua: «E qui accordandogli che la
sua teoria è diversa da quella di Priestley, gliel’abban-
dono volentieri, aspettando ch’egli medesimo l’abban­
doni un giorno, costretto dai fatti decisivi, che contro
la sua pretesa si vanno ogni giorno moltiplicando».
E significativa, in questa lettera, anche la trattazione
della meteorologia elettrica e l’accenno a fenomeni cele­
sti quali le meteore, lette da Beccaria e dalla sua scuola
come fenomeno eminentemente elettrico, e da Volta co­
me fenomeno legato all’interazione di elettricità e aria
infiammabile. La trattazione dei fenomeni meteorologici
e celesti evolverà, in Volta, nei dieci anni successivi, e sarà
trattata a partire dalle lettere a van Marum del 1787-88.
E del 1777 anche l’invenzione voltiana della pistola
elettroflogopneumatica («Ridete pure», dirà Alessandro
Volta, «ma non spaventatevi di tale nome»), presentata
in un primo momento con il nome di pistola elettrico-
aereo-infiammabile proprio nella lettera al Reverendo
Barletti. La pistola venne sviluppata dallo scienziato co­
masco nel contesto dei suoi studi circa la combustione
delle arie, a seguito del perfezionamento dell’eudiometro
e dell’ottenimento di combustione e scintille in un reci­
piente di vetro.

59
La pistola, detta anche «bombarda» dallo scienziato
comasco, era costituita da un recipiente di vetro con­
tenente «aria deflogisticata» (ossigeno, o più com une­
mente semplice aria) e «aria infiammabile» (idrogeno,
oppure metano), e la combustione era innescata dai
due elettrodi contenuti nel recipiente e collegati all’e­
sterno, l’uno tenuto in mano e l’altro collegato a un
elettroforo caricato.
Innescando elettricamente la pistola elettroflogo-
pneumatica, Volta fu in grado di ottenere forti detona­
zioni e l’espulsione del turacciolo di sughero che chiu­
deva lo strumento. Tra le «belle idee di esperienze sor­
prendenti» che Alessandro Volta ha in mente con la sua
nuova invenzione, immagina di innescare uno sparo a
M ilano con una pistola caricata, a Com o, da una botti­
glia di Leida: «Ma se il fil di ferro fosse sostenuto alto da
terra da pali di legno qua e là piantati es. gr. da Com o
fino a Milano; e quivi interrotto solamente dalla mia
pistola, continuasse e venisse in fine a pescare nel canale
del naviglio, continuo col m io lago di Como; non credo
impossibile di far lo sbaro della pistola a M ilano con
una boccia di Leyden da me scaricata in Como».

CONDENSATORI, ELETTROMETRI ED ELETTROSCOPI

N el 1778 Volta indirizzò a Horace-Bénédict de Saussu­


re, fisico e geologo svizzero, una lettera intitolata Osser-

60
vazionì sulla capacità, de conduttori elettrici e sulla com­
mozione che un semplice conduttore è atto a dare eguale a
quella d i una boccia di Leida, nella quale lo scienziato
comasco discute della capacità dei conduttori elettrici e
la mette in relazione con la geometria e con la tensione
elettrica degli stessi.

È nella lettera a de Saussure che Volta di­


scute della relazione di proporzionalità di­
retta tra carica da una parte (o «quantità di
fluido e le ttrico ») e il prodotto tra capacità
e tensione elettrica, fatto che rappresenta
uno dei principali contributi dello scienzia­
to comasco alla concettualizzazione del­
l’elettricità.

N el m edesimo scritto Alessandro Volta descrive e bat­


tezza il condensatore, attribuendosi in realtà la paterni­
tà di uno strumento che, in diverse varianti, era in uso
già dalla metà del XVIII secolo, e del quale è difficile
comprendere il reale inventore.
Il condensatore voltiano verrà presentato in m odo
esaustivo nel 1780 in una M emoria alla Royal Socie­
ty intitolata D el modo di rendere sensibile la p iù debole
elettricità sia animale che artificiale: «Un apparecchio,
che, portando a uno straordinario ingrandimento i
segni elettrici fa sì che osservabile diventi e cospicua
quella virtù che altrimenti per la estrema sua debolezza

61
sfuggirebbe ai nostri sensi [...] Ma io amo meglio di
chiamarlo Condensatore della elettricità, per usare un
termine semplice e piano, che esprime, ad un tem po, la
ragione ed il m odo dei fenom eni di cui si tratta.»
Il condensatore voltiano è com posto da due dischi
conduttori, detti armature, su uno dei quali è applica­
to uno strato isolante. Lo scienziato comasco procede
a caricare il disco inferiore e a indurre, conseguente­
mente, una carica di segno opposto in quello superio­
re: messo a terra, lo strumento permette di accumulare
carica elettrica o, nelle parole di Alessandro Volta, di
«condensarla», ossia di trattenerla e conservarla quasi
racchiusa in uno spazio piccolo e ristretto.
Alessandro Volta intrattiene un rapporto epistola­
re cordiale e proficuo anche con l’inventore e speri­
mentatore olandese Martin van Marum. Nelle lettere
a van Marum del 1786-1787 emerge la comunanza di
approccio sperimentale dei due scienziati e un’analoga
capacità di inventare e mettere alla prova strumenti di
indagine scientifica innovativi, nonché il gusto verace
della sperimentazione e dell’invenzione. Van Marum
era in particolare noto per aver portato nei Paesi Bassi
la teoria chimica di Lavoisier, e per aver ideato e perfe­
zionato il Grande Generatore Elettrostatico: alimenta­
to da piatti in rotazione generanti elettricità statica per
sfregamento e da una batteria di bottiglie di Leida, il
Grande Generatore Elettrostatico era in grado di pro­
durre le scintille più grandi e tonanti dell’epoca. «Io ho

62
ricevuto», scriverà Volta, «il primo aggiornamento su­
gli esperimenti fatti con la Vostra Macchina Elettrica,
e l’ho letto con avidità».
La scuola neerlandese di sperimentatori e di inven­
tori era apprezzata in tutto il m ondo sin dall’invenzione
del prototipo di condensatore elettrico, la bottiglia di
Leida, ad opera di Pieter van Musschenbroek (e contem ­
poraneamente e in m odo indipendente da Edward von
Kleist in Germania) nel 1745. Sia van Musschenbroek
sia von Kleist sbalordirono davanti alla capacità delle
bottiglie di Leida di conservare elettricità statica e di
rilasciarla, in modo tonante e potentissimo, quando
«messe a terra».
Von Kleist affermava di essere stato sbattuto dall’al­
tra parte della stanza da una scossa elettrica liberata da
una bottiglia di Leida, e che per nessuna forza al m on­
do, «nemmeno per il trono di Francia», desiderasse ri­
petere l’esperienza.
Nelle lettere a van Marum Alessandro Volta trattò
dell’eudiometro, degli esperimenti di Henry Cavendish
sulle scintille elettriche e sulla generazione per combu­
stione di «acido nitroso» e «aria deflogisticata» (intese
come azoto e ossigeno rispettivamente). Oltre all’eudio­
metro, Volta tratterà con van Marum di altre due sue
invenzioni, l’elettrometro (in particolare, il suo elettro-
metro a pagliuzze) e l’elettroscopio.
L’elettrometro a pagliuzze rappresenta un raffina­
m ento dovuto a Volta dei precedenti m icroelettrome-

63
tri, ed era volto a misurare con precisione crescente
l’elettricità presente in corpi debolm ente carichi: lo
strumento era com posto da due pagliuzze in contat­
to, nella parte superiore, con un corpo conduttore
terminante in una sfera; la parte inferiore del con­
duttore è poi contenuta in un recipiente di vetro: in
assenza di carica, le due pagliuzze pendono l’una ac­
canto all’altra; in presenza di carica le due pagliuzze si
allontanano di un angolo direttamente proporzionale
alla carica elettrica del conduttore: l’angolo poteva
essere misurato con una scala tracciata sul vetro dello
strumento.
L’elettroscopio (e in particolare, l’elettroscopio
con condensatore) era invece uno strumento che si
proponeva di misurare elettricità così deboli da non
poter essere rilevate neppure attraverso l’elettrometro
a pagliuzze. Simile nella struttura all’elettrometro a
pagliuzze, l’elettroscopio presenta nella sua parte su­
periore l’armatura di un condensatore, spesso in rame,
anziché una sfera metallica; un’altra armatura, dotata
di manico e messa a terra, è coperta da un mezzo iso­
lante e può essere tenuta vicina all’armatura collegata
alle pagliuzze. In una situazione di estrema vicinan­
za delle armature, separate solo dall’isolante, si carica
l’armatura superiore con una carica m olto debole e si
osserva che le pagliuzze si discostano in maniera tra­
scurabile; allontanando l’armatura superiore, però, a
parità di carica dim inuisce la capacità del condensa-

64
tore, e conseguentem ente aumenta la tensione (o il
voltaggio), che viene registrato in un sensibile allonta­
nam ento delle pagliuzze.
L’elettroscopio con condensatore sarà inoltre l’og­
getto di un’epistola di Alessandro Volta al matematico
bergamasco Lorenzo Mascheroni, anch’egli professore a
Pavia, nel 1799.

L’ELETTRICITÀ ATMOSFERICA

Elettrometro a pagliuzze ed elettroscopio sono, inoltre,


gli strumenti protagonisti di tre lettere sulla meteorolo­
gia elettrica di Alessandro Volta del 1787-1788 a Georg
Christoph Lichtenberg: «In oggi ho da intrattenervi a
lungo di cose concernenti l’Elettricità naturale od atmo­
sferica, e a farvi parte singolarmente d’un m io ritrovato,
o artifizio, picciolo in sé, ma di grandissimo uso, e van­
taggio per le osservazioni di tal genere».
Così come della cosiddetta elettricità animale, lo
scienziato comasco si occupa con dedizione anche
dell’elettricità atmosferica, arrivando ad affermare, nel
suo Discorso sugli istrumenti meteorologici del 1793, «E
ben mi par degna questa bella parte di Scienza, che più
di tutto occupi ogni Studioso della naturai Filosofia».

Volta era molto interessato al modo di misu­


rare l’elettricità presente nell’aria, anche nel

65
curioso tentativo di ridurre la presenza di ful­
mini in un temporale.

Presentò in tal senso a Lichtenberg strum enti e spe­


rim entazioni volti a misurare la quantità di elettrici­
tà atmosferica anche quando è m olto debole. Pochi
anni prima della lettera, l’i l settembre del 1784, un
bolide era entrato in atmosfera ed era risultato vi­
sibile dalle Alpi O ccidentali a M ilano: il fenom eno
fu osservato da A nton Maria Vassalli, professore di
filosofia al C ollegio Reale di Tortona e allievo, per
quanto concerne le scienze fisiche, di G iovanni Bat­
tista Beccaria.
N ella visione beccariana le meteore avevano na­
tura del tutto elettrica, analoga quindi a veri feno­
m eni atmosferici elettrici quali i fulmini: nonostante
vi fossero visioni contrarie, che propendevano per la
natura chimica delle meteore, legata alla com bustione
di «arie infiammabili» quasi sempre presenti in atm o­
sfera, la velocità dei bolidi, il loro bagliore e il boato
simile a quello del tuono facevano ritenere a Beccaria
e ai suoi discepoli che altro non fossero che peculiari
m anifestazioni dell’elettricità in atmosfera.
Vassalli mandò la sua m emoria sulla meteora del
1784 ad Alessandro Volta, che la accolse con interes­
se, ma con un parere fortemente discorde sulla natu­
ra della meteora e dei bolidi atmosferici in generale:
anziché vedere nel fenom eno una manifestazione di

66
elettricità atmosferica, lo scienziato comasco affermò
di vedervi «tutti i segni di una reale com bustione di
un materiale infiammabile».
D el 1793, e sempre nel contesto degli studi più
em inentem ente chim ici di Volta, è la M emoria intito­
lata D e ll’uniforme dilatazione d ell’a ria p e r ogni grado
d i calore, cominciando sotto la temperatura del ghiaccio
fin sopra quella d ell’e bollizione dell’a cqua, pubblicata
negli Annali di Chim ica di Luigi Valentino Brugna-
telli, in cui Alessandro Volta espone le proprie, con­
clusioni circa le relazioni tra temperatura e volum e
dell’aria a seguito dei suoi esperimenti in un sistema a
pressione costante.
In questa memoria lo scienziato comasco ripro­
duce gli esperimenti sulla dilatazione dell’aria di pre­
decessori quali il m edico e chim ico irlandese Adair
Crawford e Jean-André D elue, arrivando a raffinare,
fino a definirla correttamente, la loro stima del co-
efficiente di dilatazione isobarica dell’aria (per ogni
increm ento di 1 °C, l’aria si espande di un 1/270 del
suo volum e) e provando l’errore di quanti, com e l’in­
gegnere militare scozzese W illiam Roy, propendevano
per una dipendenza del tutto irregolare della dilata­
zione dell’aria sottoposta a riscaldamento.

Nel 1793 arriverà inoltre ad anticipare il gran­


de scienziato francese Joseph-Louis Gay-
Lussac nella definizione della legge della

67
uniforme dilatazione dei gas, se riscaldati a
pressione costante.

LA POLEMICA SULL’ELETTRICITÀ ANIMALE

D el 1792 è la prima M emoria sull’E lettricità Animale,


opera particolarmente interessante per comprendere
l’evoluzione del pensiero di Alessandro Volta: appena
venuto a conoscenza degli esperimenti di Luigi Galva­
ni e del suo Commentarius intitolato D e viribus elec-
tricitatis in motu musculari (Sulle forze dell’elettricità
nel m ovim ento muscolare), Volta fatica a trattenere
l’entusiasmo per i mirabili risultati di colui che, curio­
samente, sarebbe di lì a poco diventato il principale, se
non l’unico, “nem ico” dello scienziato comasco.
Galvani aveva osservato il m ovim ento delle gam­
be delle rane, morte e decapitate, se collegate a una
sorgente di elettricità: nella configurazione originale
dell’esperimento di Galvani, l’animale m orto era col­
legato a un parafulmine, durante un temporale. Gal­
vani, perseguendo nelle sue sperimentazioni, osserva
però che le zampe di rana si m uovono anche senza
porsi nella condizione pericolosa di farle “alimentare”
da un fulm ine, ma anche semplicem ente m ettendo a
contatto m uscoli e nervi con un arco metallico.
Volta definisce le scoperte di Galvani «una di
quelle grandi e lum inose scoperte, che meritano di

68
far epoca negli annali delle scienze fìsiche e m ediche,
non tanto per ciò che ha in se stessa di nuovo e di
mirabile, quanto perché apre un largo campo di ricer­
che non m en interessanti che curiose, e di utilissime
applicazioni.»
Lo scienziato comasco sposa appieno, all’inizio del
1792, l’esistenza di una elettricità animale vera e ge­
nuina, un’elettricità che «eccitasi di per sé negli organi
viventi senza indurvene punto di straniera», un’elet­
tricità che appartiene a tutti i corpi, «a sangue caldo e
a sangue freddo» e che discende dall’«organizzazione
medesima» dei corpi, mantenendosi persino quando
le membra sono recise. Meravigliosi sono gli effetti di
questa elettricità animale: sono visibili vive e robuste
contrazioni nelle gambe delle rane, quando attraverso
un arco bimetallico si m ette in contatto un nervo con
i m uscoli delle gambe stesse, «gagliardi movimenti»
analoghi a quelli che si osserverebbero applicando ai
resti dell’animale un’elettricità «artificiale, senza punto
impiegar questa né debole né forte».
Volta giunge persino a negare esplicitamente il ruo­
lo dell’arco conduttore, o deferente, nell’eccitazione
di questa elettricità, descrivendo il suo ruolo come,
al più, di «riequilibratore» dello squilibrio elettrico
presente tra nervo e m uscolo, fatto «noto a chi abbia
anche solo leggier tintura della Scienza elettrica». Le
parole di Alessandro Volta sono sbalorditive alla luce
dell’evoluzione successiva del suo pensiero: «Dobbiam

69
dunque presumere, che in tale stato di elettricità, os­
sia di sbilancio del fluido elettrico nelle relative parti
trovinsi naturalmente costituiti codesti organi dell’a­
nimale, se il semplice arco conduttore dà luogo alle so­
pradette contrazioni del muscolo: che dico presumere?
Dobbiam avere la cosa per certa [...]».

La ripetizione degli esperimenti di G alva­


ni porta però Alessandro Volta a cam bia­
re posizione sull’elettricità animale m olto
rapidamente.

Già nell’estate del 1792, pochi mesi dopo la pubblica­


zione della M emoria, lo scienziato comasco giunse ad
accumulare una serie di esperienze con parti di ani­
mali ed archi di diversa natura dal rigettare del tut­
to l’esistenza di un’elettricità animale indipendente
e genuinam ente insita nei tessuti animali: le gambe
delle rane, lungi dall’essere generatori di elettricità,
ne divengono nella visione voltiana meramente dei
rivelatori e l’importanza dei metalli diversi nella gene­
razione dell’elettricità stessa verrà generalizzata e am­
pliata fino a comprendere sostanze conduttrici diverse,
ivi inclusi i mezzi um idi, per giustificare i m ovim enti
delle gambe delle rane se a contatto con un arco m o­
nometallico. La reazione contro il galvanismo sarà,
per Volta, veemente e completa quanto era stata la sua
adesione allo stesso.

70
Nel 1795, nella Lettera a l Cavaliere Banks della
R o y a l So cie ty, Alessandro Volta prende chia­
ramente posizione contro l’esistenza di una
elettricità animale e a favore dell’esistenza di
un’elettricità eccitata dal contatto reciproco
tra metalli diversi.

La lettera a Banks del 1795 è particolarmente signifi­


cativa per due ragioni principali: in primo luogo, Volta
enuncia in questa lettera la sua teoria, maturata grazie
alle sperimentazioni almeno in parte innescate dalla di­
sputa con Galvani, sui «metalli come motori di elettri­
cità dotati ciascuno di forza differente, secondo la spe­
cie del metallo» e che la rottura dell’equilibrio dovuto
al contatto tra metalli diversi inciti il fluido elettrico a
percorrere, come un torrente continuo, tutto il «circolo
conduttore» per ristabilire l’equilibrio perduto.
I metalli sono, nelle parole di Volta a Banks che già
rispecchiano in nuce quanto gli scriverà riguardo alla
pila cinque anni più tardi, al tempo stesso condutto­
ri e motori o meglio, divengono conduttori laddove si
produca «un tale contatto eterogeneo» (simile a quan­
to accade a seguito dello sfregamento). Nella lettera a
Banks si osserva il pensiero voltiano giunto ormai alla
concettualizzazione completa del suo principio di dise­
quilibrio motore, e assai prossimo a far materializzare
questo principio nella costruzione della pila.
U n secondo aspetto importante della lettera del

71
1795 è, una volta ancora, l’insistenza di Alessandro
Volta sull’importanza della sperimentazione per trarre
conclusioni sul funzionamento dei fenomeni natura­
li: nell’affermare l’inesistenza dell’elettricità animale,
lo scienziato comasco afferma che «nessuna esperienza
ancora prova [l’esistenza di] una scarica elettrica prove­
niente dagli organi dell’animale» e che, al contrario, il
principio del disequilibrio motore innescato dal contat­
to tra metalli di natura diversa, «l’ho provato attraverso
tante esperienze diverse». Appropriatamente, Volta si
scusa del ritardo della sua risposta al Cavaliere Banks
perché, prima di rispondere, ha voluto ripetere tutte
le esperienze «fino a soddisfazione». N el 1794 la Royal
Society, di cui Alessandro Volta era membro dal 1791,
aveva conferito a Volta la medaglia d’oro di Copley sia
proprio per la sua interpretazione dei fenomeni galvani­
ci sia come riconoscimento più generale dei suoi meriti
scientifici.
Nella scia della lettera a Banks del 1795, di partico­
lare interesse è la Lettera del cittadino comasco non nomi­
nato a Giovanni Aldini, del 1798. La lettera anonima,
ma unanimemente e senza dubbi attribuita ad Alessan­
dro Volta, presenta le istanze dello scienziato comasco
con una veemenza e un velo di sarcasmo che è impos­
sibile individuare nel resto della produzione voltiana e
propugna la superiorità giustificata dalle reiterate prove
sperimentali dell’esistenza dell’elettricità generata dal
contatto tra metalli diversi, e l’inesistenza, a dire del

72
«cittadino comasco non nominato» non corroborata da
fatti altrettanto solidi, dell’elettricità animale, [...] come
dalle sue sperienze in mille modi variate è stato indotto
a sospettare fin dapprincipio, ed a credere e sostenere in
progresso con ogni maniera di argomenti il sullodato
Volta; e come, venendo con lui, tengono oggi la più
parte de’ Fisici, massime oltramontani.»
N on vi è ruolo né spazio alcuno per un’elettricità che
sia vero fluido animale, ma meramente per la medesima
elettricità, generata dal contatto tra metalli o sostanze
diverse, che si manifesta attraverso il movimento che es­
sa stessa innesca nei muscoli degli animali. Le esperien­
ze inoltre, secondo Alessandro Volta, non devono essere
soltanto «mille», ma anche sufficientemente variate («e
non una o due») in m odo da esplorare un campione
significativo di configurazioni.
E inoltre nella lettera all’Aldini che lo scienziato, o
m eglio, il «cittadino comasco non nominato», m en­
ziona la sua classificazione caratterizzata da condutto­
ri di prima classe (metalli) e di seconda classe (mezzi
umidi): pur nel suo riconoscere i conduttori umidi
com e conduttori di seconda classe, Volta non arriva
a comprendere il ruolo della soluzione acquosa, o in
generale di un mezzo um ido, nel passaggio di elettrici­
tà, ossia non arriva a ipotizzare il ruolo chim ico della
soluzione nel facilitare e nel permettere il passaggio
dell’elettricità.
La disputa con i galvanisti include in sé, in nuce, una

73
disputa contemporanea e assai più longeva: quella tra
l’elettricità per contatto, così com e teorizzata e speri­
mentata da Alessandro Volta, e l’elettricità cagionata da
reazioni chimiche, una disputa che riguarderà da vici­
no il funzionamento della pila che Volta si apprestava
a presentare in una lettera alla Royal Society, e che non
sarebbe stata definitivamente risolta fino alla metà del
diciannovesimo secolo.

LA NASCITA DELLA PILA

Nel 1800 Volta giunge alla scrittura della let­


tera più importante della sua carriera scien­
tifica, quella che lo avrebbe definitivamente
consegnato alla storia e con la quale avreb­
be donato all’umanità uno strumento per
generare energia elettrica in modo stabile e
affidabile.

Si tratta della lettera Sull’e lettricità generata dal mero


contatto tra sostanze conduttrici di natura diversa de­
stinata al Cavaliere Joseph Banks della Royal Society,
nella quale presenta «l’organo elettrico artificiale», la
cui configurazione è ispirata all’organo elettrico natu­
rale delle torpedini e delle anguille elettriche, e la cui
concettualizzazione e realizzazione è connessa alle spe­
rimentazioni legate alla disputa con Luigi Galvani e la

74
scuola dei galvanisti di Bologna, che condurranno Volta
a consolidare le proprie convinzioni circa il ruolo del
«disequilibrio» generato dal contatto tra metalli diversi
come motore dell’elettricità.
Interessante è, in primo luogo, proprio la formula­
zione del titolo della lettera: benché Volta presenti uno
strumento in cui il «disequilibrio motore» è generato
dal contatto tra metalli diversi, lo scienziato comasco fa
riferimento a sostanze di tipo diverso, generalizzando il
concetto: nel 1800 la disputa con i galvanisti, com in­
ciata otto anni prima, è già arrivata a un punto piut­
tosto avanzato e maturo, in cui in un duello di esperi­
m enti provati, riprovati e smentiti con Luigi Galvani e
Giovanni Aldini, Volta era arrivato ad ammettere che
il «disequilibrio motore» viene innescato da sostanze
conduttrici di tipo diverso se messe a contatto, ivi com ­
presi alcuni mezzi umidi, e non soltanto da metalli di
tipo diverso.
Nella lettera a Banks, Volta scrive: «Sì, l’apparecchio
di cui vi parlo, e che vi meraviglierà senza dubbio, non
è che l’accozzamento di un numero di buoni condut­
tori di differente specie, disposti in un certo m odo, 30,
40, 60 pezzi, o più, di rame, o meglio d’argento, appli­
cati ciascuno ad un pezzo di stagno, o, il che è m olto
m eglio, di zinco, e un numero uguale di strati d’acqua,
o di qualche altro umore che sia miglior conduttore
dell’acqua semplice, com e l’acqua salata, la lisciva, ecc.,
o dei pezzi di cartone, di pelle ecc., bene imbevuti di

75
questi umori: questi strati interposti a ogni coppia o
combinazione dei due metalli differenti, una tale suc­
cessione alternata, e sempre nel medesimo ordine, di
queste tre specie di conduttori, ecco tutto ciò che co­
stituisce il m io nuovo strumento; che imita, com e ho
detto, gli effetti delle bottiglie di Leida, o delle batte­
rie elettriche, procurando le medesime com m ozioni di
queste [...]».

L’analisi sperimentale di Volta si concentra


sugli effetti fisici che l’organo elettrico ar­
tificiale, seguendo la prima denominazione
della pila da parte dello scienziato comasco,
è in grado di far provare sensibilmente allo
sperimentatore, analoghi alle scosse genera­
te da una bottiglia di Leida.

Volta descrive gli effetti dell’organo elettrico artificiale


su tutti i suoi sensi, dalla vista, al tatto, all’odorato, al
gusto, mettendo letteralmente mani, occhi, lingua in
serie con la pila, e annotando effetti e reazioni sul suo
corpo. Trovandosi ad avere a che fare con un «fluido
imponderabile», che lo sperimentatore comasco non
può osservare direttamente o pesare, Volta decide di
misurarne gli effetti attraverso un elettrometro (l’elet­
trometro di Tiberio Cavallo, da lui stesso modificato e
raffinato) e attraverso gli effetti letteralmente tangibili
sulle sue stesse membra.

76
Così scrive: «Procedendo in tal m odo, io posso già
ottenere un piccolo pizzicore, o leggera comm ozione, in
una o due articolazioni di un dito tuffato nell’acqua del
catino, quando tocco, con la lama impugnata nell’altra
mano, il quarto o il terzo paio di piatti; toccando poi il
quinto o il sesto e via via gli altri fino all’ultimo piatto,
che forma la testa della colonna, è curioso provare come
le com m ozioni aumentino gradatamente di forza. Ora
questa forza è tale che io arrivo a ricevere da una tale
colonna, formata da 20 paia di piatti (non di più), delle
com m ozioni che prendono tutto il dito, e lo colpisco­
no pure assai dolorosamente, se esso è immerso da solo
nell’acqua del bacino; e si estendono (senza dolore) fino
al polso e anche fino al gom ito, se la mano è immersa
in grande parte, o del tutto, e si fanno sentire anche al
polso dell’altra mano».
N on è casuale inoltre l’attenzione di Volta al mondo
animale, strettamente connessa all’interesse provato ver­
so i fenomeni di elettricità animale, e concentratasi sui
fenomeni più evidenti di elettricità presenti nella fauna,
quelli riscontrati nei pesci elettrici com e torpedini o an­
guille. La struttura a dischi della pila di Volta è analoga
alla struttura dell’organo elettrico degli elettrofori, che
presenta cellule discoidali, definite elettrociti, disposte
in serie in un muscolo o in un tessuto nervoso evolutosi
allo scopo. L’«accozzamento» di trenta o quaranta dischi
richiama gli elettrociti discoidali in serie e permette a
Volta di investigare contemporaneamente la struttura

77
generatrice di elettricità nei pesci, e il principio genera­
tore della medesima elettricità. Così prosegue:
«A qual elettricità dunque, a quale strumento de­
ve essere paragonato questo organo della torpedine,
dell’anguilla tremante ecc.? A quello che io ho costruito,
secondo il nuovo principio di elettricità che ho scoperto
qualche anno fa, e che le mie esperienze successive, so­
prattutto quelle che mi occupano presentemente, han­
no così bene confermato, ossia che i conduttori sono, in
certi casi, anche motori di elettricità, nel caso di mutuo
contatto tra essi, di differente specie ecc.; a questo appa­
recchio, che io ho chiamato Organo elettrico artificiale
e che, essendo in fondo la stessa cosa dell’organo natu­
rale della torpedine, gli rassomiglia anche per la forma,
come ho già esposto».
La concettualizzazione del «disequilibrio motore» è
ormai matura in Alessandro Volta; il conduttore è an­
che motore di elettricità, laddove conduttori di natura
differente si trovino a contatto fra di loro: Volta osserva
la «tensione», o lo sforzo che il fluido elettrico com ­
pie laddove un disequilibrio venga a crearsi a causa del
contatto tra metalli di natura diversa: in questa visione
vi è un richiamo di quell’elettricità «vindice» di G io­
vanni Battista Beccaria in termini di slancio e di sforzo
compiuto dal fluido elettrico in ragione della natura del
corpo in cui è contenuto e in questo, ossia nell’inevita­
bile mancanza della conoscenza della struttura atomica
della materia, vi è più di un’eco, almeno dal punto di

78
vista meramente lessicale, di quel m ondo delle attra­
zioni e delle repulsioni tra materiali e specie chimiche
che permeava la cultura dell’epoca e il cui vocabolario
avrebbe a sua volta definitivamente permeato, nel suo
complesso, l’elettromagnetismo.

«A ttra zio n e » e «repulsione», che diven­


teranno il fulcro del capolavoro di Johann
Wolfgang von Goethe Le affinità elettive,
pubblicato nel 1809, sono concetti che na­
scono come descrizioni di fenomeni e sen­
timenti umani e che vengono estesi ai feno­
meni naturali.

Diversamente dalla teoria del Beccaria, però, l’elettri­


cità voltaica non è volta alla restaurazione, alla riven­
dicazione di un presunto equilibrio nel fluido elettrico
all’interno di un singolo corpo, ma è attrazione perpe­
tua, e in grado di essere imbrigliata e messa a disposizio­
ne dell’umanità attraverso uno strumento tecnologico
come la pila. Volta, che rifiuta ogni ruolo all’elettricità
come «fluido vitale», manca naturalmente di spiegare
come funzionino esattamente gli elettrociti, le cellule
dell’organo elettrico della torpedine, e opta per un’ipo­
tesi di lavoro che ben si sposa con quanto la sua spe­
rimentazione lo aveva portato a concettualizzare, ossia
che gli elettrociti siano a loro volta dei conduttori dissi­
mili posti a contatto.

79
Ciò avviene, scrive, «perché tutto il resto, voglio di­
re l’incitamento e il m ovim ento dato al fluido elettrico,
non è che un effètto necessario del suo organo parti­
colare, formato, com e si vede, da una serie numerosis­
sima di conduttori, che io ho tutto il fondam ento di
credere abbastanza differenti tra loro per essere anche
motori di fluido elettrico, nei loro contatti reciproci, e
di supporli disposti nel m odo conveniente per spinge­
re questo fluido con una forza sufficiente dall’alto in
basso, o dal basso in alto, e determinare una corrente
capace di produrre la com m ozione ecc., subito, e ogni
volta, che tutti i contatti e le com unicazioni necessarie
abbiano luogo».
Volta manca inoltre di cogliere il ruolo essenziale
dei dischetti umidi, «conduttori di seconda specie», nel
permettere e favorire il passaggio del fluido elettrico: os­
serva e descrive ampiamente l’Effetto cui avrebbe dato il
nome, quello legato al mero contatto tra metalli di na­
tura diversa, ma non può che mancare di comprendere
il ruolo, eminentemente chimico, del mezzo umido esi­
stente tra due diversi metalli, un ruolo che, paradossal­
mente, è almeno intuito dalla scuola dei galvanisti.
«Tutto ciò fa vedere (per dirlo qui di passaggio)» scri­
ve ancora Volta a Banks «che se il contatto dei metalli
tra loro in qualche punto soltanto basta (essendo tutti
degli eccellenti conduttori) per dare libero passaggio a
una corrente elettrica mediocremente forte, non è la
stessa cosa per i liquidi, o per i corpi imbevuti di liqui­

80
do, che sono conduttori molto meno perfetti, e che, di
conseguenza, hanno bisogno di un ampio contatto con
i conduttori metallici, e ancora più tra di loro, perché il
fluido elettrico possa passare con abbastanza facilità, e
perché esso non sia troppo ritardato nel suo corso, spe­
cialmente quando esso è mosso con pochissima forza,
com e nel nostro caso».
Le applicazioni della pila di Volta permetteranno di
indagare assai più in profondità il ruolo del mezzo um i­
do nel passaggio dell’elettricità, a cominciare dall’ap­
plicazione che concepiranno, pochissimi mesi dopo
la ricezione della lettera alla Royal Society, il chimico
W illiam Nicholson e il chirurgo Anthony Carlisle, che
scomporranno l’acqua in ossigeno e idrogeno grazie
all’utilizzo della pila di Volta [scoprendo così il feno­
m eno dell’elettrolisi - ndr] fino al lavoro di Humphry
Davy, che scomporrà una grande varietà di specie chi­
miche nei loro componenti fondamentali applicando
loro, in ambiente acquoso, fluido elettrico generato da
una pila.
Nicholson, e ancor più Davy, saranno i primi pro­
tagonisti della disputa decennale sulle ragioni del fun­
zionamento della pila elettrica e, più in generale, sul
ruolo delle reazioni chimiche nella generazione e nel
passaggio di elettricità rispetto al ruolo del contatto tra
materiali dissimili. La disputa si innescherà a distanza
di tempo nei decenni successivi, come la pistola elet-
troflogopneumatica avrebbe dovuto esplodere un colpo

81
a Milano se innescata a Com o, e arriverà a chiarire il
ruolo delle reazioni chimiche, in particolare quelle che
avvengono in un liquido, nella generazione di elettricità
(vedi il capitolo La fortuna e gli influssi).

IL PRETESO FLUIDO GALVANICO

D el 1801 è la Lettera sull’identità delfluido elettrico col


preteso fluido galvanico, in cui Alessandro Volta riassu­
m e le ragioni che, dopo anni di variate esperienze, lo
hanno portato definitivamente a identificare il preteso
fluido galvanico con il fluido elettrico. La lettera co­
m incia in maniera inusuale per lo scienziato comasco
ma quasi da articolo scientifico moderno, indicando
le ragioni, «le difficoltà», che ancora consentono il
permanere di dubbi circa l’identità tra i due fluidi e
la «strana idea» dell’esistenza del fluido galvanico: la
mancanza o la debolezza di alcuni segni elettrici, lo
strano comportam ento debole di alcuni «conduttori
di prima classe», e i marcati cambiamenti chim ici che
«non si vede com e attribuir si possano a quella così
debole elettricità».
Volta procede poi a enumerare gli esperimenti in
grado di superare tali difficoltà, partendo dalla necessi­
tà di misurare esattamente la debole elettricità presen­
te in un apparato galvanico, richiamando le procedure
da lui stesso consolidate in un decennio di esperimenti

82
sul preteso fluido galvanico: «Ho addotte in uno degli
antecedenti Scritti le ragioni, che ho avuto fin dap­
principio per credere, e le m olte che si aggiunsero in
sèguito, in un coi più chiari indizj, per sostenere che
il così detto fluido od agente galvanico altro non è che
il vero e genuino fluido elettrico. H o fatto sentire che
queste ragioni e indizj sono così evidenti e dimostra­
tivi, che sarebbe egli e una pertinacia, e un vero scan­
dalo il voler ancora negare una tale identità, o il solo
dubitarne; e che suona male per fino l’espressione di
Elettricità Galvanica introdotta da alcuno, non che il
nom e che m olti vorrebbero ritenere di agente, o fluido
galvanico. Ma passi per i nom i e le parole, purché si
convenga nella cosa. N on dubito che tutti ne conver­
ranno alla fine.»
Nella Lettera si può leggere una sorta di compendio
del pensiero voltiano giunto a sua piena maturazione,
con un richiamo ai suoi strumenti, la chiave per la com ­
prensione e la riproduzione della generazione e del pas­
saggio di elettricità (l’elettroforo, il condensatore, l’or­
gano elettrico artificiale o pila, l’elettrometro), al suo
approccio gradualistico e incrementale, alla «tensione
di elettricità» che è analoga nel m ondo organico e in
quello non organico.
In un’affermazione dal suono apparentemente m ol­
to moderno, Alessandro Volta giungerà anche a scrivere
«or dunque fino a qual segno viene sbilanciato il fluido
elettrico, diminuito cioè nell’argento, ed accresciuto

83
nello zinco? Fino al punto di produrre in questo una
tensione di elettricità per eccesso, od in più (El. +), e in
quello una di elettricità per difetto o in meno (El. - ) ,
eguali l’una e l’altra ad 1/60 circa di grado del m io elet­
trometro a paglie sottili.» Benché i segni + e - ricordino
proprio l’attuale struttura e configurazione delle pile
di oggi, per Volta essi rappresentavano semplicemente
l’eccesso o il difetto di fluido.

LA TENSIONE ELETTRICA

D el 1802 è un’altra lettera di Alessandro Volta a Mar­


tin van Marum in cui lo scienziato comasco, al rien­
tro dal suo viaggio in Francia e in Svizzera, durante il
quale aveva presentato la pila all’Accademia di Francia
davanti agli occhi di Napoleone Bonaparte, ricevendo­
ne premi e riconoscimenti, approfondisce alcuni aspetti
riguardo il funzionamento della sua invenzione, certo
che van Marum, come già in una lettera precedente,
abbia già avuto m odo di replicare con successo i suoi
esperimenti.
Così scrive: «Concludiamo che la rapidità della cor­
rente elettrica e di conseguenza la forza della com m o­
zione [nel senso di forza motrice - ndr] che si avverte,
è in ragione composta della tensione elettrica e della li­
bertà o facilità di passaggio in tutte le parti della catena
o circuito. [.'..] La facilità di passaggio del fluido elettri-

84
co dipende dalla permeabilità o facoltà conduttrice dei
dischi umidi di cartone, di panno e simili, interposti tra
queste coppie metalliche.»
Se la velocità della corrente elettrica è certamente
connessa alla tensione, o alla differenza di potenziale
come equivalentemente si definisce oggi, essa è anche
legata alla facilità di passaggio: se l’elettricità è un flu­
ido, è possibile parlare della permeabilità del mezzo
umido che si frappone tra le coppie metalliche esatta­
mente come si parla della permeabilità di un terreno al
passaggio dell’acqua.

Di quegli stessi anni saranno le prime e im­


mediate applicazioni deila pila di Alessandro
Volta.

La pila verrà messa alla prova immediatamente da


W illiam Nicholson e Anthony Carlisle nell’elettrolisi
dell’acqua nello stesso anno 1800, e da Humphry Davy
quasi immediatamente dopo. Le applicazioni, più in
generale, saranno innumerevoli (vedi il capitolo Le ap­
plicazioni pratiche).
U n gran numero di sperimentatori, inoltre, si im ­
pegnerà presto a modificare la pila di Volta e a m iglio­
rare la sua applicabilità a diverse condizioni sperimen­
tali: uno di questi è l’abate Giuseppe Zam boni, fisico
e inventore che, nel 1812, costruirà la pila a secco,
un apparato elettromotore del tutto privo di elementi

85
umidi quali i dischetti imbevuti dell’organo elettrico
artificiale di Volta.
Lo scienziato comasco scrive una lettera a Zamboni
nel 1812 Sopra una nuova p ila da lei costrutta, d i cui
mirabili e non p iù visti erano gli effetti. La pila a secco di
Zamboni risulta «mirabile» non già perché presenti ef­
fetti diversi da quelli già riconosciuti attraverso la pila di
Volta, ma perché presenta effetti più duraturi e vistosi:
«e quindi mi han colle loro pile tanto ingrandite supe­
rato di gran lunga mano, se non nelle ricerche d’elettro­
metria, giacché nulla più insegnano tali pile formate di
un sì gran numero di gruppi, di quello dimostrano le
mie più picciole, e comode, e dirò anche più costanti,
più esatte, e più comparabili ne’ loro effetti; ma nella
novità di alcuni fenomeni vistosi, e sorprendenti, quali
sono la perenne tensione non ad un grado, o due sola­
mente, come riuscì a me».

Uno strumento quale la pila a secco e l’insie­


me delle pile che saranno presto sviluppate
diventeranno poi indispensabili per arrivare
a comprendere, negli anni e nei decenni suc­
cessivi, il reale funzionamento della pila e la
vera natura e origine di una grandezza quale
la tensione elettrica.

Dagli sviluppi di diverse tipologie di pile si aprirà un di­


battito acceso almeno quanto la disputa tra Volta e Gal-

86
vani e assai più duraturo, incentrato sulla questione se
l’apparecchio che senza dubbio aveva sbalordito il Ca-
valier Joseph Banks funzionasse unicamente attraverso
il «disequilibrio motore» per contatto, oppure dovesse i
suoi risultati impressionanti anche a un genere ancora
poco compreso di reazione chimica.

87
LA FORTUNA E GLI INFLUSSI

osì Alessandro Volta scriveva al Journal de Physi-


C que nel 1776, nella Lettera sull’a ria infiammabile
nativa delle paludi:

G IUD IC H ER ETE V O I, SIGNORE, SE IL


SUC C ESSO C O M P LE TO IN T U T T E LE MIE PROVE
SIA S U F FIC IE N TE OPPURE NO: FIN O A D O R A
IO N O N D EFINISCO LA MIA SPIEGAZIO N E
A LTR IM E N TI CHE PLAUSIBILE, E CHE PUÒ BEN
ESSER S M E N TITA D A A LTR I F A T T I. 9 9

Una delle citazioni attribuite ad Albert Einstein vuo­


le che il padre della relatività abbia definito la pila di
Volta come «la base fondamentale delle invenzioni fisi­
che»; di certo, la pila di Volta ha imbrigliato e messo a
disposizione dell’umanità una delle interazioni fonda-
mentali della natura, la forza elettrica, permettendo la

89
generazione stabile e affidabile di quell’elettricità che,
fino all’opera dello scienziato comasco, era disponibile
soltanto in m odo avventuroso sotto forma delle scariche
tonanti e pericolose da maneggiare del parafulmine di
Benjamin Franklin o dei generatori elettrostatici, ideati
nei Paesi Bassi e culminati con la bottiglia di Leida e il
Grande Generatore Elettrostatico di van Marum.

Una svolta scientifica e tecnologica di por­


tata analoga all’imbrigliamento della forza
elettrica avverrà soltanto quando, a partire
dalle scoperte dei coniugi Curie sulla radio-
attività tra la fine del XIX e l’inizio del XX
secolo, il progresso tecnologico legato alla
seconda guerra mondiale condurrà il gruppo
di ricerca diretto da Enrico Fermi negli Stati
Uniti ad imbrigliare la forza nucleare.

L’opera di Alessandro Volta ha rappresentato il punto


di svolta fondamentale per lo studio e la comprensio­
ne dei fenomeni elettrici, in particolare in termini di
fondazione fisica dell’elettricità. I contributi di Volta,
però, vanno ben oltre la teoria elettrica in tutte le sue
declinazioni e abbracciano sia altre discipline scientifi­
che, in particolar modo la chimica, cui viene data una
base fisica e la sostanziale unificazione con la fisica stes­
sa, sia l’approccio scientifico ed epistemologico in sen­
so ampio: non soltanto i risultati impressionanti delle

90
esperienze voltiane hanno generato effetti notevoli sulla
fisica e sulla chimica del tempo, ma anche il m odo stes­
so di Alessandro Volta di concepire la scienza e fattività
sperimentale ha avuto effetti importantissimi sui suoi
contemporanei e sui suoi successori.
La fortuna e gli influssi di Volta sono in massima par­
te attribuibili a due fatti fondamentali: sia l’approccio
sperimentale del filosofo naturale comasco, che lo indu­
ceva a costruire strumenti innovativi per portare avanti
le proprie sperimentazioni e a registrarle per iscritto con
cura certosina, spiegando con accuratezza la costruzione
dell’esperimento e i diversi passaggi di ogni esperienza,
sia l’attitudine e la facilità alle relazioni e ai contatti in­
terpersonali con i maggiori scienziati dell’epoca.
L’approccio sperimentale e la chiarezza di pensiero e
di scrittura resero facilmente replicabili gli esperimenti
di Volta, in particolare grazie al suo approccio graduali­
stico e incrementale alla sperimentazione fisica, secondo
cui i diversi passaggi dell’esperimento erano scanditi da
incrementi successivi, di dischi di metallo in una pila,
di calore nello studio dell’espansione di un gas, o di
quantità di elettricità negli studi sulla combustione. Le
esperienze voltiane non sono soltanto mille, ma anche
variate, in modo da affrontare un numero sufficiente-
mente ampio di casi da far giungere lo sperimentatore
«a soddisfazione».
Un simile approccio è moderno e particolarmente
innovativo per l’epoca, e distingue Volta da suoi illustri

91
contemporanei quali Joseph Priestley e Giambattista
Beccaria, scienziati noti e apprezzati ma meno propensi
a una sperimentazione variata, intensa e rigorosa secon­
do i canoni moderni.
L’attitudine e la facilità nei rapporti interpersonali fe­
cero inoltre di Volta un gradito corrispondente e ospite
per i principali scienziati dell’epoca, da Laplace a van
Marum, da Lavoisier a Priestley, dai Bernoulli a Jean
Sénébier; e lo resero un collega stimato i cui studi meri­
tavano la massima attenzione e diffusione.

L’opera di Volta era, dunque, al contempo fa­


cile da leggere, da replicare e ben dissemina­
ta in tutta Europa.

LA TEORIA DELL'ELETTRICITÀ

L’impatto di Alessandro Volta sulla teoria dell’elettricità


in tutti i suoi aspetti è ben manifestato dal fatto che il
Sistema internazionale di unità di misura abbia dedica­
to allo scienziato comasco il volt (V), come unità di m i­
sura del potenziale elettrico, nonché del voltaggio, ossia
della differenza di potenziale elettrico. La differenza di
potenziale elettrico viene anche definita con il sinonim o
di tensione elettrica, facendo uso cioè del termine uti­
lizzato per la prima volta dallo stesso scienziato comasco
per descrivere la medesima grandezza fisica.

92
N ei suoi primi studi sull’induzione elettrica, feno­
meno noto e studiato in particolare negli esperimenti di
Coulom b della fine del XVIII secolo, Volta paragonò il
manifestarsi di un’elettricità indotta da un corpo cari­
co in un conduttore all’espansione di un gas riscaldato,
in cui il fluido elettrico vedeva aumentare non la sua
quantità, ma la sua forza espansiva o, appunto, la sua
tensione, in ragione della forza e dell’estensione della
sfera d’attività del corpo carico. La tensione è quindi
da intendersi, secondo Volta, come lo sforzo compiuto
dal fluido elettrico per spingersi fuori dal corpo carico e
portarsi sulla sua superficie.
A partire dagli esperimenti legati alla pila, verrà poi
spiegata come la manifestazione del «disequilibrio» ge­
nerato dal contatto tra metalli diversi, il vero motore
dell’elettricità. Volta definisce inoltre sperimentalmen­
te, attraverso la sua bilancia elettrometrica, l’unità di
misura della tensione, il Grado fondamentale, ossia «la
trentacinquesima parte di quella tensione che fa lievita­
re il piattello dal piano deferente 12 grammi di peso»: il
Grado fondamentale equivale ad odierni 13,350 V.
Connessa al concetto di tensione, è voltiana anche la
definizione sperimentale della relazione fisica tra «quan­
tità di elettricità» (oggi si direbbe quantità di carica),
tensione e capacità: negli studi sul suo condensatore
Volta osservò la proporzionalità diretta tra quantità di
elettricità e il prodotto tra tensione e capacità.
In termini di carica, Volta conservava il concetto già

93
di Benjamin Franklin di corpo «caricato positivamen­
te», ossia dotato di un eccesso di fluido elettrico, e corpo
«caricato negativamente», ossia che presenta una carenza
di fluido elettrico: la carica era dunque da intendersi in
senso letterale com e espressione della quantità di fluido
elettrico presente in un corpo; l’induzione elettrostatica
o il contatto (tra corpi, e tra metalli diversi in partico­
lare) generava, secondo Volta, in un corpo il «disequili­
brio motore» che si manifestava nella tensione elettrica.
Com e Franklin, Volta non riconosceva cariche diverse,
positive o negative secondo la visione moderna, o fluidi
elettrici diversi, ma solo corpi caricati positivamente o
negativamente. In questo, la sua visione è m eno moder­
na di quella delle «due elettricità» di du Fay, resinosa e
vetrosa, che indicavano rispettivamente «elettricità po­
sitiva» e «negativa».
In termini di capacità, Volta invento e raffinò l’ap­
parato sperimentale del condensatore: inventò in par­
ticolare il condensatore a dischi e l’elettrometro con
condensatore, e studiò la relazione esistente tra quantità
di elettricità, capacità e caratteristiche geometriche del
condensatore; la capacità di un condensatore aumenta
all’aumentare della superficie dei suoi dischi, e dim inu­
isce all’aumentare della loro distanza, un altro concetto
corretto e assolutamente moderno.

È interessante notare come Volta, nel suo


consueto approccio sperimentale, incremen-

94
tale e gradualistico, e provando ad avvicina­
re e allontanare i dischi di un condensato-
re, si interrogasse anche sul ruolo dell’aria
tra loro, arrivando ad abbozzare il concetto
di resistività dell’aria e del suo inverso, la
conduttività.

Sulla conduttività Volta osservò l’importanza di di­


stinguere tra oggetti di diversa capacità conduttiva, re­
sponsabili della velocità o della lentezza nel passaggio di
fluido elettrico, e arrivò a definire la scala degli «elettro-
motori», distinguendo i metalli che utilizzava nelle di­
verse versioni della costruzione della sua pila a seconda
della loro capacità di ricevere o dare fluido elettrico, in
una definizione ante litteram del potenziale di riduzione
(standard) di una specie chimica.
Massima capacità di ricevere fluido elettrico fu at­
tribuita allo zinco, seguito da stagno e ferro, massima
capacità di cedere fluido fu attribuita all’argento: oggi
misuriamo questo potenziale di riduzione, naturalmen­
te, in volt, e lo definiamo come l’attitudine di una spe­
cie chimica a acquisire o perdere elettroni, in ragione
della propria struttura atomica.

È tuttora nota come effetto Volta la differen­


za di potenziale elettrico che si instaura al
contatto tra due conduttori di diversa natura
ma alia medesima temperatura.

95
Questa tensione è esclusivamente legata alla diversa na­
tura dei due conduttori e non alla loro forma o all’esten­
sione della superficie a contatto.
Pure il concetto di resistenza dell’aria è particolar­
mente interessante perché inserisce Volta anche nel di­
battito circa l’azione a distanza delle forze, come la forza
elettrica; teorizzatori dell’azione a distanza puramente
newtoniana (in ragione dell’inverso del quadrato della
distanza) saranno Aepinus e Cavendish prima e più tar­
di Coulom b e Laplace: Volta, che pure di primo acchi­
to fu attratto dall’eleganza matematica della relazione,
che richiamava le leggi di New ton, poi se ne distanziò,
privilegiando la via maestra della sperimentazione e la
cautela nel non utilizzare concetti che faticava a provare
sperimentalmente.
Questa stessa cautela, anch’essa figlia del lavoro at­
tento e concreto dello sperimentatore Volta, lo pose al
centro, suo malgrado, di una delle dispute più impor­
tanti della chimica dell’epoca, quella tra propugnatori
dell’esistenza del flogisto, il principio o fluido di in­
fiammabilità, e suoi avversari. Laddove invece Volta si
sentiva particolarmente forte della propria esperienza di
sperimentatore, la cautela lasciava spazio ad un’irruenza
per lui inconsueta: la disputa con Luigi Galvani lo testi­
monia chiaramente.
Galvani e i galvanisti propugnavano al tempo l’esi­
stenza della cosiddetta elettricità animale o fluido galva­
nico, che ritenevano di osservare nelle gambe delle rane,

96
o di altri animali morti, se toccate con una pinzetta,
0 arco, bimetallico: la scuola dei galvanisti attribuiva i
movimenti delle gambe delle rane alla presenza di un
fluido galvanico prodotto dal cervello, condotto nei
nervi e immagazzinato nei muscoli delle stesse, arrivan­
do a estendere l’esistenza di questa speciale elettricità a
tutte le forme viventi.
In un primo m om ento Volta apprezzò il lavoro di
Galvani e si disse entusiasta della scoperta; ben presto,
però, Volta arrivò a riprodurre gli esperimenti di Gal­
vani, utilizzando come strumento sperimentale persino
1 suoi stessi occhi e la sua stessa lingua, e arrivò a com ­
prendere l’inutilità della presenza di muscoli o nervi per
spiegare la generazione dell’elettricità, che invece era ge­
nerata, secondo Volta, semplicemente dal contatto tra i
metalli diversi dell’arco bimetallico.
Un ulteriore influsso del lavoro di Alessandro Volta è
quindi l’unificazione tra fluido galvanico e fluido elettri­
co, che valse allo scienziato comasco alcune idee fonda-
mentali sulla costruzione della pila, per l’appunto appa­
rato che genera elettricità attraverso il contatto tra metal­
li diversi, nonché uno dei suoi pochissimi «nemici».
Benché sostanzialmente risolutiva per la controversia
con la concezione dei galvanisti sull’esistenza di un’elet­
tricità animale in senso stretto, l’invenzione della pila e
la concezione voltiana di elettricità per contatto tra me­
talli e materiali dissimili ingenerarono un’ulteriore con­
troversia duratura, quella tra i propugnatori dell’elettri-

97
cità per contatto, definiti anche “contattisti” e quanti
tendevano a privilegiare il ruolo del mezzo umido per
la generazione e/o il passaggio dell’elettricità. Le prime
ricerche su questa elettricità “chimica” si devono a G io­
vanni Valentino Mattia Fabbroni, naturalista, agrono­
mo e politico fiorentino, che interpretò nel 1792 i fe­
nomeni galvanici come manifestazioni di pure reazioni
chimiche. L’influsso della pila, e l’acceso dibattito sul
ruolo delle reazioni chimiche in un mezzo umido, sa­
ranno trattate nel prossimo paragrafo riguardante l’am­
pio spettro degli influssi dell’opera di Alessandro Volta
sulla chimica.

L’UNIFICAZIONE DI FISICA E CHIMICA

Il confine tra fisica e chimica è oggi labile e indistinto, in


particolare per quanto concerne la struttura della mate­
ria e le forze fondamentali della natura; l’opera di Volta
ha contribuito proprio a questa unificazione sostanziale
di fisica e chimica, donando di fatto una fondazione fi­
sica alla chimica e permettendo una rivoluzione senza
precedenti in quella scienza che, al tempo, era consi­
derata meramente come la pratica della combinazione
delle sostanze.
Il Trattato di Chimica Elementare di Lavoisier, pub­
blicato nel 1789, è considerato come il primo testo m o­
derno di chimica: la classificazione proposta dallo scien-

98
ziato francese prevedeva 33 sostanze semplici divise in
quattro gruppi (gas, metalli, non metalli, terre), e con
la presenza di “luce” e “calorico” elencati come sostan­
ze imponderabili fondamentali. Al tempo si dibatteva
sull’esistenza e sul ruolo dei cosiddetti elementi o fluidi
imponderabili, letteralmente «non pesabili», come com ­
ponenti fondamentali della natura: tra questi la luce,
il calorico (o principio del calore, introdotto da Lavoi­
sier), il fluido elettrico stesso, l’eventuale fluido galva­
nico e il flogisto, principio (o fluido) fondamentale di
infiammabilità.
L’esistenza e il ruolo del flogisto nei processi di com ­
bustione rappresentava uno dei principali dibattiti in
seno alla chimica, e vedeva su fronti opposti proprio La­
voisier, teorizzatore dell’inesistenza del flogisto, e Prie­
stley, propugnatore della sua esistenza e del ruolo del
flogisto nei processi di combustione. Volta era apprez­
zato corrispondente di entrambi ed era particolarmente
interessato al problema in ragione dei suoi studi sulle
«arie» e, più nello specifico, sulla loro respirabilità.
Il termine «arie» era, all’epoca, uno dei modi più uti­
lizzati per definire i gas: le principali arie oggetto di inve­
stigazione erano l’aria infiammabile (oggi la chiamiamo
idrogeno), l’aria deflogisticata (ossia priva di flogisto: la
conosciamo più semplicemente come ossigeno) e l’aria
fissa (a noi nota come anidride carbonica): a queste arie
le campagne sperimentali di Volta aggiungeranno l’aria
infiammabile nativa delle paludi, attualmente nota co-

99
me metano (C H 4); la scoperta del metano nelle paludi
del Lago Maggiore, presentata da Volta nel 1776, è tra i
contributi più diretti dello scienziato comasco alla chi­
mica moderna.
Volta fu un attento e interessato sperimentatore sulle
arie: i suoi esperimenti sull’espansione termica dell’aria
e del vapore lo videro sia correttamente scoprire il coef­
ficiente di espansione a pressione costante dell’aria (per
ogni incremento di 1 °C, l’aria si espande di circa 1/270
del suo volume), sia abbozzare nel 1793 quella che sa­
rebbe diventata la prima legge di Gay-Lussac nel 1802,
ossia la legge sull’uniforme dilatazione dei gas con l’in­
cremento della temperatura.
Gli esperimenti sulla respirabilità delle «arie», attra­
verso lo studio della combustione delle stesse innescata
dall’elettricità, resero inoltre Volta arbitro della disputa
sul flogisto che Volta, naturalmente, non riusciva ad os­
servare e pesare direttamente nelle proprie sperimenta­
zioni: la cautela e la deferenza nei confronti di Priestley,
nonché l’abitudine di Volta ad avere a che fare con un
altro imponderabile, il fluido elettrico, di cui osservava
gli effetti ma che non poteva pesare direttamente, pe­
rò, impedirono a Volta di prendere immediatamente le
parti di Lavoisier, che pure aveva tentato di arruolare il
fisico naturale comasco tra le schiere degli antiflogisto-
nisti, con l’invio del suo Traité nei 1789.
Volta reagisce in maniera cauta e quasi timorosa alla
lettura del Trattato di chimica elementare di Lavoisier:

100
«La teoria di Lavoisier necessariamente implica l’elimi­
nazione del flogisto dalla chimica, l’esistenza e il ruolo
del quale sono stabiliti da moltissimi altri fenomeni».
Il filosofo naturale comasco fu per sua indole e per
sua formazione portato ad accettare lungamente i risul­
tati delle teorizzazioni e degli esperimenti di Priestley,
e indotto a perseguire in una sperimentazione che teo­
rizzava e implicava, una volta ancora, un passaggio gra­
duale ed incrementale anche tra le arie, con aria deflo-
gisticata che passava ad aria fissa sino a passare ad aria
infiammabile con l’aggiunta incrementale di calore e a
seguito di combustione, favorita in special m odo dalla
somministrazione di elettricità.

Volta vedeva una forte analogia tra i passag­


gi fisici di stato (da liquido a vapore/gas), e i
passaggi chimici nella natura delle sostanze:
da aria deflogisticata (O ), ad aria fissa (C 0 2)
ad aria infiammabile (H ) attraverso la som­
ministrazione di calore, ancora una volta so­
prattutto di origine elettrica.

L’approccio e il retroterra epistemologico e sperimentale


voltiano condusse lo scienziato comasco a mancare la
scoperta della composizione dell’acqua: Lavoisier ave­
va, con Cavendish, M onge e Meusnier, dimostrato che
l’acqua era il risultato della combustione tra aria deflogi­
sticata (O) e aria infiammabile (H) già nel 1782; Volta,

101
seguendo Priestley e sperimentando con l’eudiometro,
in un primo m omento asserisce che l’acqua è un ele­
mento semplice e indivisibile, ed è una componente di
aria deflogisticata (acqua + calore) e aria infiammabile
(acqua + flogisto).
Scriveva: «Penso che l’acqua non sia un composto di
aria infiammabile e deflogisticata, ma un elemento sem­
plice, o più semplice delle due arie, e che sia contenuto
in queste»; l’ipotizzare che l’acqua fosse già contenuta
in ossigeno e idrogeno come elemento semplice, e lo
sperimentare la loro combustione spesso già in presen­
za di acqua, come nell’eudiometro, condussero Volta a
non giungere alla scoperta della composizione dell’ac­
qua, e a prenderne coscienza con un umano e profondo
rammarico non appena la reale composizione dell’acqua
divenne parte del consenso scientifico.

L’influsso di Volta nella scoperta della com­


posizione dell’acqua, e nella conseguente
eliminazione del flogisto dalla nascente chi­
mica elementare, fu comunque sostanziale.

Lavoisier aveva assistito agli esperimenti di Volta nel


1781, che avevano provato come per ottenere una com ­
pleta combustione tra aria deflogisticata e aria infiam­
mabile occorra una parte della prima (O) e due parti
della seconda (H 2), così come aveva osservato che una
completa combustione di aria infiammabile delle paludi

102
(metano), brucia completamente con 8 o 10 parti di
aria comune (di cui l’ossigeno è 1/5 in concentrazione),
producendo aria fissa ( C 0 2) e acqua: di nuovo, questo
approccio sperimentale gradualistico e incrementale fu
sostanziale per fondare quantitativamente la sperimen­
tazione chimica, dando l’abbrivio a Lavoisier per i suoi
esperimenti alla base della moderna stechiometria, ossia
il calcolo delle proporzioni tra reagenti e prodotti in una
moderna reazione chimica.
Questo innovativo approccio sperimentale fu stru­
mentale inoltre nella definizione di due leggi fondamen­
tali della moderna chimica quantitativa, che incorpora­
rono il concetto rivoluzionario secondo cui le sostanze
chimiche si possano combinare tra di loro solo secon­
do proporzioni definite e immutabili, ossia la legge di
Proust sulle proporzioni definite del 1806 e la legge di
Dalton sulle proporzioni multiple del 1808.
La potenza messa a disposizione dalla pila elettri­
ca, inoltre, risultò essenziale sia per la scomposizione
dell’acqua in ossigeno e idrogeno, ad opera di Nicholson
e Carlisle (1800), sia nella separazione e nella scoperta
di moltissimi elementi chimici di importanza fonda-
mentale, dal sodio, al potassio, al calcio, al magnesio, in
particolare grazie all’opera indefessa di Humphry Davy,
presentata alla Royal Society nel 1806 (vedi il capitolo
Le applicazioni pratiche).
Davy e N icholson saranno inoltre tra i principali op­
positori della mera spiegazione “per contatto” della ge-

103
nerazione dell’elettricità: i due scienziati, insieme a Car-
lisle, furono tra i primi entusiasti utilizzatori della pila
di Volta, che applicarono alle loro ricerche nella chimica
degli elementi. In ragione però delle loro sperimentazio­
ni con mezzi liquidi, e in particolare con l’acqua, Davy
e Nicholson cominciarono a domandarsi se la spiega­
zione dell’esistenza di un disequilibrio motore legato al
contatto tra metalli diversi fosse sufficiente a spiegare
quanto osservavano nella generazione e nel passaggio di
elettricità.
Ponendosi nella scia della spiegazione chimica ipo­
tizzata da Fabbroni, che vedeva anche il naturalista ed
esploratore tedesco Alexander van H um boldt tra i suoi
propugnatori, Davy e Nicholson produssero diversi
esperimenti in cui la presenza di un solo metallo e di
un mezzo umido garantiva comunque il passaggio di
elettricità.
Davy arrivò a costruire una pila usando un singolo
metallo e due liquidi differenti, mostrando comunque il
potere elettromotore del suo apparato, e a provare anche
come l’applicazione della pila di Volta, con dischetti in
ferro e rame, all’acqua ingenerasse una carica positiva
nella pila stessa, mentre l’applicazione della stessa pila
a una soluzione di solfato di potassio causasse una ca­
rica negativa nella pila in ferro-rame, provando così un
effetto attivo e diretto del tipo di liquido coinvolto e
dipendente dal tipo di liquido stesso.
In risposta agli esperimenti di Humphry Davy, Volta

104
fece valere tutto il prestigio che l’invenzione della pila
gli aveva conferito, sia affermando di aver già tenuto
conto dell’efFetto «di mera comunicazione» fornito da
un mezzo liquido posto tra due metalli, sia parlando
degli effetti chimici osservati da Davy come di effetti
secondari delfelettricità voltaica, ossia generati dal pas­
saggio dell’elettricità stessa e non essi stessi generatori di
elettricità.

Tale era il prestigio di Alessandro Volta e la


deferenza di Davy nei suoi confronti, che il
chimico inglese presto si convertì al cosid­
detto contattismo, arrivando ad affermare
che gli effetti elettrici dei liquidi da lui os­
servati erano comunque trascurabili a para­
gone degli effetti ingenerati dal contatto tra
metalli diversi.

Per due decenni dopo l’invenzione della pila, e a seguito


della veloce conversione di Humphry Davy al contatti­
smo, in pochi osarono nuovamente mettere in discus­
sione la prevalenza assoluta dell’elettricità per contatto
nello spiegare il funzionamento della pila voltiana: nel
1816 anche il fìsico e matematico francese Jean-Bapti-
ste Biot confermò, utilizzando la bilancia di torsione di
Coulomb, l’indipendenza della generazione di elettrici­
tà dal liquido utilizzato nell’esperimento.
Bisognerà attendere il 1821 per la prima sfida im-

105
portante alla concezione voltiana di elettricità per con­
tatto da parte del fisico francese Antoine-César Bec­
querel [nonno di Antoine-H enry Becquerel, scopritore
della radioattività - ndr] a seguito dell’invenzione del
galvanometro elettromagnetico sviluppato dal chimi­
co tedesco Johann Schweigger e da lui perfezionato:
Becquerel, anch’egli pienamente contattista all’inizio,
osservò che, collegando un sistema composto da una
coppa di platino riempita di acido e da potassa tenuta
da pinzette di platino, con la coppa e le pinzette colle­
gate al galvanometro da fili di platino, quando la po­
tassa veniva immersa nell’acido l’ago del galvanometro
si muoveva mostrando l’acido caricato positivamente
rispetto alla potassa.
A partire da questo esperimento, Becquerel si con­
vinse (correttamente) che il contatto tra metallo e li­
quido era altrettanto “generatore” del contatto tra due
metalli, benché non arrivò a definire la generazione di
elettricità come meramente connessa a una reazione
chimica. Grazie a questo esperimento seminale, pochi
anni più tardi Becquerel giungerà, insieme con il figlio
Alexandre-Edmond, a scoprire l’effetto fotovoltaico,
ossia la produzione di elettricità che si ha quando un
elettrodo è immerso in un liquido conduttore ed espo­
sto a una sorgente di luce. L’effetto fotovoltaico, la cui
scoperta fu innescata a sua volta dall’invenzione della
pila voltiana, è naturalmente alla base dei moderni pan­
nelli fotovoltaici.

106
In ragione dell’influsso fondamentale avuto da Vol­
ta sulla scienza, è curioso e interessante infine osservare
come il nome di Alessandro Volta riecheggi oggi non
solo negli ambiti più moderni della produzione di ener­
gia, ma anche negli ambiti più all’avanguardia della spe­
rimentazione sulla struttura della materia e sulle leggi
fondamentali della natura, attraverso l’elettronvolt (eV),
definito come l’unità di energia acquisita o persa da un
elettrone che si muova in una differenza di potenziale
elettrico di 1 V: l’elettronvolt (in particolare attraverso
i suoi multipli, il megaelettronvolt M eV e il gigaelet-
tronvolt GeV) è, storicamente, stato ideato come unità
di misura idonea a descrivere il comportamento delle
particelle subatomiche nell’ambito della fisica delle alte
energie negli acceleratori di particelle.

107
PRO E CONTRO

Joseph Priestley (1733-1804). Il rapporto tra Ales­


sandro Volta e Priestley, filosofo naturale, chim ico,
educatore, pedagogista e teologo inglese, membro del­
la Royal Society e, per la parte più produttiva della
sua vita, della Warrington Academy [fondata nel Lan-
cashire dai cosiddetti Dissenzienti dalla Chiesa d’In­
ghilterra e attiva dal 1756 al 1782], è multiform e ed
interessante.
Priestley, di dodici anni più anziano di Volta, si tro­
vava al culmine della sua carriera nel m om ento in cui
lo scienziato comasco stava per raggiungerlo ed era, da
più parti, considerato com e la persona di riferimento
per la teoria elettrica e per la chimica in generale. Più
eclettico e a suo agio nella comunicazione scientifica ri­
spetto al più introverso, ma rivoluzionario Cavendish,
Priestley si era distinto per gli studi sulla carbonatazio­
ne dell’acqua (fino alla scoperta/invenzione dell’acqua

109
gassata) e in particolare per la scoperta dell’aria deflogi-
sticata, ossia dell’ossigeno, grazie agli esperimenti sotto
vetro con dei topolini.
Lo stesso Lavoisier, che darà all’ossigeno il suo n o­
me attuale e con il quale Priestley intrattenne la lun­
ga querelle sull’esistenza del flogisto conclusasi con la
piena vittoria del francese, riconobbe a Priestley, che
del resto era membro dell’Académie des Sciences sin
dal 1772, la prevalenza della sua esperienza e della sua
fama, e gli si rivolgeva con una deferenza da allievo
a maestro. Q uantom eno nella parte iniziale della loro
relazione epistolare.
L’approccio di Priestley, filosofo naturale e teologo,
non potrebbe essere più diverso da quello di Volta,
nel far prevalere la speculazione e la teoria alla speri­
mentazione. Priestley era senz’altro anche un apprez­
zato sperimentatore, ma era assai m eno m etodico e
certosino, e assai m eno avvezzo a dare la precedenza
ai risultati della sperimentazione anche a scapito della
teoria. Lavoisier perse presto la pazienza con l’atteg­
giamento di Priestley, e andò per la sua strada riu­
scendo, infine, a “deflogisticare” la chimica; Volta non
abbandonò mai l’illustre collega, della cui conoscenza
e stima si vantava e si fregiava, e con il quale intratten­
ne sempre una relazione cordiale e rispettosa, e accettò
anche con una certa difficoltà di vederlo sbugiardato
da Lavoisier: prese ciò che poteva delle esperienze del­
lo scienziato inglese, in particolare sulla com bustione

no
delle arie, e le riprodusse ampliandole con il suo stile
sperimentale innovativo.
«Io spero che voi persevererete», scrisse Priestley a
Volta dopo aver ricevuto la lettera sulla scoperta dell’a-
ria infiammabile nativa delle paludi, il metano, «e non
dubito, in un campo così fruttuoso, e con una genialità
così felice, che continuerete a fare scoperte di valore.
Sarò sempre lieto di sapere dei vostri successi».

Luigi Galvani (1737-1798), Giovanni Aldini (1762-


1834) e i galvanisti. «Ma credete voi, m io caro Aldini,
credete anche oggi di buona fede, che questa sia un’elet­
tricità animale in senso vero e proprio, cioè originaria
e attiva dagli organi, mossa internamente dalle stesse
forze vitali, come ha preteso già Galvani, ed altri co­
me lui, e il medesimo si sforza pur ancora di sostenere,
nell’ultima sua Opera pubblicata mesi sono? Io per me
credo, e tengo costantemente, che sia anzi un’Elettrici­
tà meramente artificiale, ed estrinseca, mossa cioè dal
contatto mutuo dei conduttori, onde vien formato il
circolo, i quali sieno diversi tra loro».
Le parole citate provengono dalla Lettera di un cit­
tadino comasco non nominato a Giovanni Aldini, fisico
e docente di diritto, e nipote del m edico, fisiologo e
anatomista bolognese Luigi Galvani. La lettera è uni­
versalmente attribuita ad Alessandro Volta stesso, e ci
rivela alcune caratteristiche inattese dello scienziato
comasco: una certa veemenza nel difendere le proprie

ili
posizioni scientifiche, forte delle sue «sperienze in mille
m odi variate», e persino la capacità di ricorrere a mezzi
che oggi farebbero un po’ sorridere, quali lettere anoni­
me dirette ai suoi detrattori in cui l’autore, l’altrimenti
rigoroso e impeccabile uom o di scienza e di relazioni
sociali, loda se stesso.
La disputa tra Alessandro Volta e Luigi Galvani e i
suoi discepoli è nota e si incentra sul fenomeno della
presunta elettricità animale o fluido galvanico che la
scuola galvanista affermava di osservare toccando le
gambe delle rane con un arco bimetallico.
All’estremo opposto, la visione del legame tra elettri­
cità e vita condusse in particolare Giovanni Aldini a ef­
fettuare esperimenti raccapriccianti con cadaveri, e con
almeno un cadavere di un criminale ucciso a Londra a
seguito di una condanna a morte (tale George Foster,
nel 1803): con l’alimentazione di una pila voltiana, Al­
dini ottenne il movimento delle palpebre, del petto ed
anche di un braccio e di una mano.
Il fenomeno dei cadaveri “galvanizzati” terrorizzò
l’Europa, ed è considerato alla base dell’idea del capola­
voro di Mary Shelley, Frankenstein o II moderno Prome­
teo (1818), in cui la “creatura” del dottor Frankenstein
riceve la vita grazie a una scarica elettrica.
La presenza del fenomeno della galvanizzazione dei
cadaveri rappresentava una sfida inedita anche per la re­
ligione: se l’elettricità era dunque anche un fluido vitale
che poteva essere fornito nuovamente a corpi privi di

112
vita, quali implicazioni vi erano per le anime dei de­
funti che potevano tornare in vita grazie alla somm i­
nistrazione dell’elettricità o che avrebbero potuto farlo,
apparentemente, sempre più facilmente grazie ai nuovi
strumenti tecnologici come la pila? Il problema intri­
gava Luigi Galvani in prima persona e poneva serissimi
problemi teologici all’epoca.
La disputa proseguì lungamente, con i galvanisti che
mostrarono il movimento dei muscoli delle rane anche
se toccate da un arco monometallico o di carbone: Vol­
ta dubitò della composizione monometallica dell’arco
utilizzato a Bologna e poi propose che l’arco m onom e­
tallico fosse in contatto con due liquidi di composizione
diversa, e salvaguardò così l’assunto fondamentale della
sua elettricità per contatto, arrivando a dimostrare l’e­
quivalenza tra fluido galvanico e fluido elettrico.
In realtà, la verità stava nel mezzo: benché Alessan­
dro Volta avesse ragione sulla natura del «disequilibrio»,
o della differenza di potenziale elettrico, come motore
dell’elettricità, i galvanisti avevano correttamente assun­
to il ruolo cruciale del mezzo umido come conduttore
di elettricità, e correttamente inferito l’esistenza di un’e­
lettricità muscolare, che Volta negava e che oggi è alla
base dell’elettrofisiologia.
La risonanza di questa disputa, ma anche il forte le­
game scientifico esistente tra Volta e Galvani e le in­
tersezioni tra le loro diverse teorie, sono stati adegua­
tamente catturati quando fu deciso di battezzare, sulla

113
Luna, due crateri molto prossimi tra loro proprio con i
nomi di Volta e Galvani.

Napoleone Bonaparte (1769-1821). La vita e l’opera


di Alessandro Volta si intrecciano con l’ascesa al potere
e le conquiste territoriali di Napoleone, generale nel­
la prima campagna d’Italia del 1796-1797, poi primo
presidente della Repubblica Italiana preunitaria, nuovo
nome assunto dalla Repubblica Cisalpina, nel 1802.
Napoleone entrò a Com o nel 1796 e Volta, su invito
della municipalità, si recò a rendergli omaggio e a pro­
mettere la fedeltà di C om o alla Repubblica Francese.
Volta era già noto in Francia in ragione della sua lunga
corrispondenza con scienziati francesi, nonché della
sua visita a Parigi all’Institut de France del 1782, cul­
minata con la dimostrazione dei suoi esperimenti con
l’eudiometro a Lavoisier, i quali finirono per ispirare
definitivamente il padre della chimica moderna sulla
reale com posizione dell’acqua. Agli scienziati france­
si erano pienamente note, al tem po, le opere voltiane
sui gas, che tanti effetti avevano avuto sulle ricerche
sull’espansione dei gas di Joseph-Louis Gay-Lussac,
nonché i lavori voltiani sulla scoperta del metano, e
naturalmente l’interesse dello scienziato comasco per i
fenom eni elettrici.
Napoleone mostrò profonda stima e deferenza nei
confronti di Alessandro Volta: lo nom inò dapprima
(1801) uno dei delegati della Repubblica Cisalpina

114
nei Comizi per la formazione della Repubblica Italiana
(1802-1805), poi membro del Consiglio generale del
Dipartimento del Lario ( 1802) e, nell’anno successivo,
anche Magistrato prò acque e strade: è interessante no­
tare che è proprio di quegli anni la realizzazione di una
delle principali strade di accesso a Com o, che tuttora
viene chiamata “la Napoleona”. Alessandro Volta sarà
poi, inoltre, senatore del neonato Regno d’Italia (nuova
incarnazione della Repubblica Italiana) dal 1809 e poi
conte nel 1810, con titolo trasmissibile alla prole.
Oltre alle cariche pubbliche, Napoleone mantenne
il ruolo di docenza di Alessandro Volta all’Università
di Pavia: benché lo scienziato comasco volesse abban­
donare l’attività didattica, Napoleone gli chiese (e ot­
tenne) il mantenim ento dei suoi impegni, e l’organiz­
zazione di corsi di laboratorio presso l’Università dal
1806 al 1809.
Fu del 1797, inoltre, la fondazione da parte di Na­
poleone a Milano dell’Istituto Lombardo-Accademia di
Scienze e lettere, modellato sull’Institut de France e di­
viso in quattro accademie (tra cui l’Académie des Scien­
ces): è del 1802 la nomina dei primi trentuno membri
dell’Istituto Lombardo, tra cui Alessandro Volta, Vin­
cenzo M onti, Antonio Scarpa; nel 1804 Alessandro
Volta venne nominato primo Presidente dell’Istituto,
con il compito di presiedere le sedute. L’Istituto Lom­
bardo-Accademia di Scienze e lettere conserva tuttora
la collezione dei manoscritti di Alessandro Volta, da cui

115
è stata tratta una parte significativa delle Pagine scelte di
questo volume.
Napoleone invitò l’institut de France a ospitare nuo­
vamente Alessandro Volta nel 1801, per una presenta­
zione della pila cui il Primo Console della Repubblica
assistette personalmente, contestualmente alla presen­
tazione dell’opera dello scienziato comasco sull’identità
tra fluido elettrico e fluido galvanico: la presentazione
suscitò l’entusiasmo del sovrano, che propose (e, natu­
ralmente, ottenne) che a Volta venisse conferita la me­
daglia d’oro, un vitalizio, e il titolo di membro straniero
dell’Académie des Sciences.
Curiosamente, la presenza di Napoleone aggiunse un
altro tassello alla querelle scientifica tra Alessandro Volta
e Luigi Galvani: mentre il comasco prestò giuramento
e si coinvolse pienamente nella politica napoleonica in
Italia, l’anatomista bolognese si rifiutò di prestare giura­
mento alla Repubblica Cisalpina e fu spogliato dei suoi
titoli e delle sue prerogative accademiche, fino a morire
in povertà nel 1798.

Antoine-César Becquerel (1788-1878) e i chimisti. La


spiegazione voltiana del contatto tra metalli (e/o mate­
riali) diversi per giustificare la generazione di elettricità
da parte di una pila, e la controversia decennale che in­
generò tra contattisti puri e propugnatori di un’ipotesi
chimica della generazione di elettricità, inducono anche
a considerare Antoine-César Becquerel come un “nemi-

116
co” di Alessandro Volta, benché la disputa tra i due, per
ragioni anagrafiche e per il rispetto e la deferenza di Bec­
querel nei confronti dello scienziato comasco, sarà assai
meno intensa di quella tra Volta e la scuola bolognese
dei galvanisti.
Antoine-César Becquerel, fisico e ingegnere laurea­
to all’Ecole Polytechnique, si interessò presto ai feno­
m eni elettrici, e in primo luogo all’elettricità generata
dalla pressione, seguendo gli studi del mineralogista
francese René Just Haùy, il padre della moderna cri­
stallografia.
Becquerel, pur assolutamente “contattista” all’inizio
delle sue sperimentazioni con la pila voltiana, finirà per
riconoscere il ruolo chiave delle reazioni chimiche che
avvengono nel mezzo umido, osservando in particolare
come liquidi diversi, se messi a contatto con elettrodi
di un medesimo metallo, generano comunque un «di­
sequilibrio motore» che può essere misurato da un elet­
trometro o da un galvanometro, rendendo evidente sia
il ruolo del liquido nella generazione di elettricità, sia
la dipendenza dell’intensità dell’elettricità prodotta dal
tipo di liquido utilizzato.
In particolare, proprio perché non riusciva ad os­
servare la produzione di elettricità in presenza di un
qualsivoglia liquido, o di un qualsivoglia miscuglio tra
due liquidi, Becquerel non arriverà in un primo m o­
m ento a concludere che ogni elettricità da contatto sia
in realtà dovuta a una reazione chimica. Lo scienziato

117
riuscirà poi, con il figlio Alexandre-Edmond, a scoprire
l’effetto fotovoltaico, arrivando di fatto a congiungere
le sue ricerche sul ruolo della pressione sulla genera­
zione di elettricità con quelle sul ruolo di una reazione
chimica, e provando definitivamente la generazione di
elettricità da un singolo elettrodo immerso in un liqui­
do conduttore.
La disputa tra contattisti e “chim isti” dell’elet-
tricità si protrarrà fino alla metà del XIX secolo e si
concluderà con un sostanziale pareggio, quando gli
esperimenti dei Becquerel, così com e quelli di altri
fisici quali soprattutto lo svizzero Auguste de La Ri­
ve, il fisico Stefano Giovanni Marianini, il chim ico
tedesco-svizzero Christian Friedrich Schònbein e il
m atematico e fisico francese Gabriel Lamé, fino natu­
ralmente all’inglese M ichael Faraday e alla sua gene­
ralizzazione elettromagnetica, condurranno di fatto a
fondere i due aspetti in un’unica teoria di generazione
della forza elettromotrice, attraverso l’instaurarsi di
una differenza di potenziale e il manifestarsi di una
reazione chimica.
Sarà di de La Rive la conclusione secondo cui il
contatto, di per sé, non produce corrente elettrica se
non avviene una reazione chimica; Marianini sottoli­
neerà il rafforzamento della polarità dell’uno o dell’al­
tro elettrodo in ragione del tipo di liquido in cui essi
sono immersi e teorizzerà in generale 1’“eterogeneità”
com e sorgente unica; Schònbein ridefinirà il concetto

118
di “attività chimica”, andando a sottolineare l’impor­
tanza della tendenza di una specie chimica ad entrare
in una reazione anche senza risultati immediatamente
visibili; Lamé affermerà la necessità sostanziale di con­
giungere teoria del contatto e teoria chimica.

119
LE APPLICAZIONI PRATICHE

e applicazioni pratiche dell’opera di Alessandro


L Volta sono semplicemente innumerevoli e sono,
naturalmente, legate in particolare all’invenzione prin­
cipe dello scienziato comasco, la pila elettrica, che ha
rivoluzionato la tecnologia mettendo a disposizione
dell’umanità una sorgente stabile e affidabile di ener­
gia elettrica. Le ricadute tecnologiche dello strumento
in grado di produrre un flusso stabile ed affidabile di
elettricità sono state rivoluzionarie in tutti i campi in
cui viene utilizzata l’elettricità, dalle telecomunicazio­
ni alla tecnologia dell’informaziohe, a cominciare dal
telegrafo elettrico fino allo smartphone, dall’ingegneria
meccanica e biomedica, dal m otorino di avviamento al
pacemaker, ai trasporti, con lo sviluppo delle tramvie
elettriche e dei treni alimentati da elettricità fino alle
missioni spaziali.
La più evidente applicazione pratica dell’opera di Vol-

121
ta è, ovviamente, nella moderna pila o batteria elettrica
che, tra le altre cose, valse ad Alessandro Volta la presen­
za sulla banconota da 10.000 lire italiane fino al 2001.
La pila è un generatore di tensione elettrica portatile e
uno strumento in grado di convertire energia chimica in
energia elettrica: il nome “pila” (che, per un periodo di
tempo, è concorrente al termine “colonna”) discende evi­
dentemente dai dischetti metallici impilati da Alessandro
Volta, mentre il nome batteria si deve invece a Benjamin
Franklin, che aveva disposto nel 1748 delle bottiglie di
Leida in una disposizione in serie che ricordava le batte­
rie di cannoni disposte a protezione di un forte, ottenen­
done una configurazione analoga e altrettanto tonante.
Moltissime sono le pile che hanno seguito l’originale
voltiano, via via modificandolo e perfezionandolo: dalla
pila a secco [cioè che non usava liquidi - ndr] di Giusep­
pe Zamboni nel 1812 che porterà all’invenzione della
pila zinco-carbone [introdotta a fine Ottocento e rimasta
inalterata per un secolo, fino alla diffusione delle pile al­
caline - ndr] , alla pila del chimico inglese John Frederic
Danieli applicata ai campanelli elettrici nel 1836, alla
pila dell’inglese William Robert Grove (1838) perfezio­
nata dal tedesco Robert Bunsen che alimenterà i telegrafi
americani, fino alle pile del Ventesimo secolo alimentate
a mercurio, poi ad ossido d’argento, poi al litio.
Uno sviluppo successivo e fondamentale di queste pi­
le, definite “primarie” perché destinate a scaricarsi, sarà
l’invenzione della pila ricaricabile nel 1859 [l’accumula-

122
tore elettrico del francese Gaston Planté ndr]. Uno de­
-

gli innumerevoli, e dei più importanti, utilizzi della pila


elettrica è oggi in ambito medico, in particolare nel pace­
maker per la regolazione del battito cardiaco e nei defi­
brillatori portatili o semiautomatici, alimentati a batteria.
L’opera di Volta ha avuto però notevolissime applica­
zioni pratiche anche in campi apparentemente non im ­
mediatamente riconducibili alle principali applicazioni
tecnologiche della pila e degli altri strumenti voltiani.
U n illustre ed entusiasta utilizzatore della pila di
Volta fu anche l’eclettico chim ico e inventore inglese
Humphry Davy. Questi, nella sua Lezione Bakeriana
[ciclo di conferenze annuali della Royal Society tenute
ancora oggi - ndr] del 1806 intitolata On some Che­
mical agencies o f electricity (Su alcune azioni chimiche
dell’elettricità), si mostrò un utilizzatore capace della
pila di Volta e della procedura dell’elettrolisi e arrivò
a isolare alcuni elementi chimici fondamentali dai sa­
li, in particolare dai solfati, in cui si trovavano legati;
Davy isolò lo stronzio (Sr), il calcio (Ca), il bario (Ba) e
il boro (B) dai loro solfati, e poi il potassio (K), il sodio
(Na) dai loro idrossidi, e ancora il magnesio (Mg) e il
cloro (Cl).

Le scoperte di Humphry Davy, oltre a isolare


per la prima volta nella storia alcuni elemen­
ti chimici fondamentali, dapprima conosciuti
unicamente attraverso i loro composti, permi-

123
sero alla chimica di avanzare nella comprensio­
ne del ruolo della forza elettrica nei composti.

Davy parlò espressamente di «energia elettrica positiva e


negativa» in cui Falcale, che riceve elettricità dal metallo,
appare positivo (ione di calcio, di sodio, di potassio ecc.)
e l’acido, che cede elettricità al metallo, appare negativo.
Davy fu anche uno dei fondatori, nel 1807, della Ge-
ological Society di Londra: le sue scoperte finirono infatti
per avere un’influenza importante anche sulle storia della
geologia, in particolare per quanto concerne la compo­
sizione e l’origine delle rocce; le serie mineralogiche di
sodio, potassio, magnesio, calcio sono componenti fon­
damentali della crosta terrestre, insieme con l’alluminio
(Al), che Davy stesso cercò di isolare dalfallumina nel
1808, con il silicio (Si) che Davy trattò solo nel suo com ­
posto S i 0 2 (silice), e naturalmente con l’ossigeno e l’i­
drogeno battezzati con i loro nomi moderni da Lavoisier.
L’elettrolisi dell’acqua, possibile grazie alla disponi­
bilità di una sorgente stabile e affidabile di energia elet­
trica come la pila, permise quindi il definitivo ricono­
scimento d o la produzione dei principali elementi della
crosta terrestre, con le uniche eccezioni del ferro (Fe),
che era noto dall’antichità, e del titanio (Ti), ottenuto
nella sua forma pura solo nel 1910.
In un curioso parallelismo astronomico, le scoperte
dei nuovi elementi chimici dell’inizio del XIX secolo si
accompagnarono alle scoperte di nuovi e inattesi ogget-

124
ti del Sistema Solare, gli asteroidi: il 1° gennaio 1801
l’astronomo Giuseppe Piazzi scoprì Cerere, il principale
degli asteroidi e classificato al tempo come nuovo piane­
ta; due anni dopo, il chimico tedesco Martin Heinrich
Klaproth isolò con l’elettrolisi una nuova terra rara, che
chiamò cerio (Ce), dedicandola al nuovo corpo celeste.
Pochi anni prima, l’uranio (U) isolato da Klaproth
stesso, era stato dedicato al pianeta scoperto otto anni
prima dall’astronomo britannico di origine tedesca W il­
liam Herschel: anche la storia dell’uranio sarebbe stata
legata, da Henri Becquerel, a un fenomeno fisico nuo­
vo, la radioattività, il cui studio avrebbe aperto la strada
all’imbrigliamento della forza nucleare.
Tornando sulla Terra, una delle applicazioni più
immediate e rivoluzionarie della pila fu nello sviluppo
delle telecomunicazioni, ed in particolare nelle speri­
mentazioni sul telegrafo elettrico. La comunicazione a
distanza era particolarmente importante per Napoleone
Bonaparte e per le sue campagne belliche, che al tempo
facevano uso in massima parte del sistema di segnala­
zione semaforica a distanza ideato dal francese Claude
Chappe nel 1792.
Il sistema di segnalazione semaforica di Chappe era
in sostanza un sistema ottico, in cui le diverse posizioni
assunte da pale poste in cima a una torre e mosse da una
carrucola rappresentavano lettere che potevano essere
lette, e replicate, dalla stazione successiva: è evidente
come un simile sistema, benché sfruttato alle sue massi-

125
me potenzialità da Napoleone stesso, fosse chiaramen­
te limitato dalla geografia e dall’orografia del terreno,
e troppo vincolato a una distanza massima possibile di
lettura tra due torri diverse.
Alessandro Volta aveva ipotizzato, pur senza mai
metterlo in pratica, un esperimento che appare come
precursore dell’idea del telegrafo elettrico quando pro­
pose di collegare con un cavo un elettroforo situato a
Com o ad una pistola elettrica situata a Milano, provo­
cando uno sparo a 50 km di distanza.
L’idea del telegrafo elettrico verrà pienamente svilup­
pata dal medico tedesco Samuel Thomas von Soemmering
nel 1809, che fece uso dell’elettricità fornita in modo sta­
bile e affidabile dalla pila di Volta: la telegrafia elettrica si
svilupperà poi nello spazio di pochi decenni, proprio in
ragione delle sue immediate applicazioni belliche, con il
codice Morse inventato nel 1837, il primo cavo transat­
lantico posato nel 1866 e il collegamento telegrafico con
l’Australia completato nel 1872.
D i pari passo con la telecomunicazione andò, nell’O t­
tocento, anche l’ingegneria dei trasporti: nel 1837 ad
Aberdeen, in Scozia, venne costruito il prototipo di loco­
motiva elettrica, alimentata da celle galvaniche (o celle vol­
taiche: curiosamente, ancora oggi il doppio nome persiste),
con il primo trasporto passeggeri in un treno trainato da
una locomotiva elettrica nel 1879 a Berlino [opera dell’in­
gegnere e industriale tedesco Werner von Siemens —ndr\.
N el 1880 a San Pietroburgo, invece, fo messo in fun-

126
zione il primo tram passeggeri elettrico. Odierne invece
sono le automobili elettriche, anch’esse alimentate da
batterie ricaricabili e il cui ruolo si attende diventi sem­
pre più importante nel futuro per mitigare le emissioni
di gas clima-alteranti da trasporti.

Il lavoro di Georg Simon Ohm, che fece uso a


sua volta della pila voltaica, fu alla base dello
sviluppo dei moderni circuiti elettrici.

È del 1827 la Legge di Ohm, probabilmente scoperta in


precedenza ma mai pubblicata da Henry Cavendish, con
la quale il fisico e matematico tedesco stabilì la propor­
zionalità diretta tra la differenza di potenziale (o voltag­
gio) applicata ad un conduttore e l’intensità di corrente
prodotta, attraverso la resistenza del conduttore stesso:

A F = .fa-

dove A F è la differenza di potenziale elettrico (poi espres­


sa in volt), R la resistenza del conduttore (poi espressa in
ohm) e i l’intensità di corrente (poi espressa in ampere).
Il fisico e matematico tedesco Gustav Kirchhoff
completò nel 1845 le leggi relative a semplici circuiti
elettrici chiusi.
L’utilizzo della pila voltaica per produrre elettricità
in m odo stabile e affidabile permise inoltre, nel 1820,
al fisico e chimico danese Hans Christian 0rsted di no-

127
tare come l’ago di una bussola fosse influenzato dalla
presenza o assenza di corrente elettrica in un cavo posto
nelle sue vicinanze: le sperimentazioni di 0rsted furo­
no, insieme con quelle di Gian D om enico Romagnosi
(che pubblicò, però, solo in italiano), le prime osserva­
zioni scientifiche sulle relazioni esistenti tra elettricità e
magnetismo, e posero le basi per il lavoro del francese
André-Marie Ampère, dell’inglese Michael Faraday e
dello scozzese James Clerk Maxwell, e per la concettua­
lizzazione moderna dell’elettromagnetismo.
Ampère pose le basi della moderna elettrodinamica,
mostrando in particolare che due cavi elettrici l’uno vi­
cino all’altro si attraggono o respingono a seconda della
direzione in cui scorre la corrente in ciascuno e arrivan­
do a teorizzare l’esistenza di una molecola, che chiamò
«molecola elettrodinamica», che fosse l’elemento base
sia delfelettricità sia del magnetismo, in un concetto
analogo, in sostanza, che precorre quello dell’elettrone.
La carriera scientifica di Faraday prese avvio proprio
come assistente di Humphry Davy, con un ruolo in par­
ticolare nella scoperta del cloro. Faraday, facendo uso
di una pila di Volta costruita utilizzando delle monete,
scompose poi per via elettrolitica il solfato di magnesio.
Faraday è, però, soprattutto noto per i suoi esperimen­
ti sull’induzione elettromagnetica e per la costruzione di
apparati a spire metalliche in cui osservò le relazioni esi­
stenti tra la corrente passante in una spira, la presenza di
un magnete e l’induzione di una corrente nell’altra spira.

128
La legge dell’induzione elettromagnetica di
Faraday fu pubblicata nel 1832 e rappresen­
ta la fondamentale concettualizzazione del
legame esistente tra flusso elettrico e flusso
magnetico.

Fu espressa in particolare in termini di un cambiamento


nel tempo di flusso magnetico che induce una corrente
elettrica.

Il fisico scozzese James Clerk Maxwell genera­


lizzerà la relazione tra il 1861 e il 1862, come una
delle equazioni base della prima “unificazione”
della fisica, stabilendo il legame complessivo
tra campo elettrico e campo magnetico.

Fino all’opera di 0rsted e Romagnosi, nonché alla con­


cettualizzazione operata da Ampère, Faraday e Maxwell,
la comprensione del magnetismo risultava ancor più
complessa di quella dell’elettricità, e anche la visione
del magnetismo come imponderabile “fluido magne­
tico”, alla stregua del “fluido elettrico”, era complicata
dal fatto che, mentre l’elettricità produce chiari effetti
esterni tangibili come le scosse, i boati e le scintille, il
magnetismo presenta come unico effetto visibile e tan­
gibile l’attrarsi o il respingersi dei poli di un magnete, e
il movimento dell’ago di una bussola.
Con l’invenzione della pila elettrica e della pistola

129
elettroflogopneumatica Alessandro Volta ha contribu­
ito anche all’invenzione dei moderni sistemi di accen­
sione, dal m otorino di avviamento al motore a com ­
bustione interna. Il motorino di avviamento, uno dei
componenti base del motore a combustione interna
stesso, è tuttora alimentato da batterie che provvedono
a fornire l’energia elettrica necessaria per l’avviamento
della combustione interna.
Ricadute successive, sempre nell’ingegneria meccanica,
dell’opera di Volta saranno il motore elettrico (a corrente
continua) e la dinamo, i primi esemplari dei quali sono
attribuiti a Michael Faraday e ad Antonio Pacinotti, e più
avanti il motore a corrente alternata (e l’alternatore), basa­
ti sul lavoro di Faraday e dello statunitense Joseph Henry
degli anni Trenta del Diciannovesimo secolo, e perfezio­
nati da Galileo Ferraris e NikolaTesla intorno al 1885.

Meno nota è l’invenzione voltiana della lucerna


ad “aria infiammabile” che, alimentata dal gas
scoperto da Volta stesso, il metano, era in gra­
do di fornire una flebile luce per qualche ora.

Benché la lucerna stessa risultasse poco utile, il prin­


cipio dell’utilizzo di un gas infiammabile per produrre
energia, luce o calore, al posto dell’olio, più frequen­
temente usato all’epoca, è alla base dell’accendi-lume
elettrico prima e dell’accendino poi.
Interessante notare come l’umile pila di Alessandro

130
Volta sia il mezzo principale per alimentare in modo
affidabile e continuo le attrezzature sulla Stazione Spa­
ziale Internazionale e per permettere le missioni spaziali:
i pannelli fotovoltaici alimentano le pile ricaricabili che
garantiscono l’alimentazione stabile e il funzionamento
degli oggetti prodotti dall’uom o che più si sono avven­
turati lontano dal nostro pianeta.
Nata dagli esperimenti sull’organo elettrico della tor­
pedine a Como, la pila di Volta e le sue discendenti hanno
portato l’uomo a fotografare Plutone, a esplorare stabil­
mente la superficie di Marte, a rendere abitabile una Sta­
zione Spaziale posta tra 330 e 450 km di altezza dalla su­
perficie terrestre, e naturalmente l’hanno accompagnato a
mettere piede sulla Luna, per poi permettergli il rientro.
Per celebrare l’impatto di Alessandro Volta sulla sto­
ria della scienza e della tecnologia, la città di Com o gli
ha dedicato il Tempio Voltiano, in occasione del cente­
simo anniversario della morte del suo figlio prediletto. Il
Tempio ospita una parte della collezione degli strumen­
ti voltiani, in particolare quelli scampati al grande in­
cendio dell’Esposizione del 1899, avvenuta in occasione
del primo centenario della lettera sulla pila.
A questo omaggio si è aggiunto quello dell’architetto
Daniel Libeskind che, nel 2015, ha dedicato la scultura
The Life Electric ad Alessandro Volta: la forma della scul­
tura richiama una A e una V e la forma della pila, e trova
posto sulla diga foranea di fronte al porto di Como.

131
•APPROFONDIMENTI
PAGINE SCELTE

L’A TTRAZIONE DEL FLUIDO ELETTRICO


Alessandro Volta discute con Beccaria l’esistenza di una forza elettrica
distinta dalla forza di attrazione universale, ma propria di ogni cor­
po in ragione delle sue proprietà specifiche. Queste forze differiscono
dall’universale perché non sono proporzionali alla massa e dipendenti
dall’inverso del quadrato della distanza, benché una simileformulazione
matematica sia elegante.

Quando dico che l’attrazione del fluido elettrico si manifesta ovun­


que, tu capisci abbastanza, Uomo illustrìssimo, ciò che voglio dire:
precisamente che non segue quell’attrazione universale, che è propor­
zionale alla massa, e decresce in ragione del quadrato delle distanze,
per la quale certamente i corpi sono attratti verso il centro, e i pianeti
sono trattenuti nelle loro orbite.
[...] Oltre a questa forza generale, che produce perciò fenomeni ge­
nerali, e dalle cui leggi è composto il Macrocosmo, si osservano altri
tipi di attrazione in ognuno dei corpi, e nelle loro parti, i quali produ­
cono in questi proprietà specifiche, da cui anche fenomeni particolari
traggono origine.

A . Vòlta, “D e vi a ttra ttiva ignis elettrici, acp h a en o m en is independentibus", 1769, Dissertatilo


epistolaris ( Cartellario voltiano, classe L, n. 1), consultata presso Istituto Lom bardo-Accadem ia d i
Scienze e lettere, traduzione in italiano disponibile a l sito web dedicato dell'U niversità d i Pavia
httpdfppp. unipv. itlVoltalPageslPage3.html'

* Questi, e altri testi voltiani, sono stati consultati presso l’Istituto Lombardo-Accademia di
Scienze e lettere, di Milano, che si ringrazia.

134
P A G I N E SCE E

L'ELETTROFORO PERPETUO
Presentazione dell'elettroforo perpetuo a Joseph Priestley, uno strumento
in grado di conservare carica elettrica per oltre un mese. La lettera è
un bell'esempio dell’approccio sperimentale di Alessandro Volta, della sua
precisione e cura certosina e dell’amicizia e stima reciproca con l’illustre
chimico inglese.

Io vi presento un corpo che una volta sola elettrizzato per brevissim’o-


ra, né fortemente, non perde mai più l’elettricità sua, conservando
ostinatamente la forza vivace dei segni a dispetto di toccamenti re­
plicati senza fine.
Mettiamolo ormai alle prove, e veggiamo come gli effetti corrispon­
dono alle promesse.
Non solo per la durevolezza e vera indeficienza dei segni che il nostro
elettroforo ottiene sicuramente il primo vanto; ma per la grandezza
eziandio di questi, e per la qualità.

Lettera d i Alessandro Volta a Giuseppe Priestley, 1 7 7 5 , disponibile, nella sua tra d u zio n e
d a ll’o riginale francese, a l sito web dedicato d e ll’Università d i Pavia http ://p p p . unìpv. it/V olta/
Pages/PageÒ. h tm l

135
PA GINE SCELTE

LA SCOPERTA DEL METANO


Presentazione della scoperta del metano avvenuta nelle paludi costiere
del Lago Maggiore. Primi esperimenti sulla combustione del metano, nel
contesto degli esperimenti di Alessandro Volta sulla respirabilità delle arie.

[...] la scoperta che ho fatto nel mese di settembre di questa specie


di aria infiammabile che si nasconde in quantità prodigiosa al fondo
delle acque dormienti e nel fango delle paludi [...]
[...] quest’aria si accende di norma avvicinando una candela, brucia
di una fiamma blu molto lenta che non è che sufficientemente viva
per affiorare leggermente in superficie [...] ho pensato di dover chia­
mare quest’aria con il nome di aria infiammabile nativa delle paludi.
Giudicherete Voi, Signore, se il completo successo in tutti i miei espe­
rimenti non debba essere sufficiente: e di conseguenza, fino ad ora io
non definirò la mia spiegazione altrimenti che come plausibile, e che
possa ben essere smentita da altri fatti.

A . Volta, “Lettere s u ll’a ria in fiam m a b ile delle p a lu d i a l direttore d el J o u rn a l d e P bysique”, 1 7 7 6


( Cartellario voltiano, classe G, n. 4), consultata presso Istituto Lom bardo-Accadem ia d i Scienze e
lettere, traduzione in italiano a cura d e ll’a utore

136
PAGINE SCELTE

IL CONDENSATORE
Presentazione del condensatore, ed in particolare del condensatore ad
armature mobili separate da una lastra isolata. Nel presentare il suo
raffinamento dell’apparecchio del condensatore, Alessandro Volta stu­
dia come la geometria e la distanza tra le armature ne influenzino la
capacità.

Un apparecchio, che, portando a uno straordinario ingrandimento i


segni elettrici fa sì che osservabile diventi e cospicua quella- virtù che
altrimenti per la estrema sua debolezza sfuggirebbe ai nostri sensi [...]
Ma io amo meglio di chiamarlo Condensatore della elettricità, per usa­
re un termine semplice e piano, che esprime, ad un tempo, la ragione
ed il modo dei fenomeni di cui si tratta.
Conviene prendere un piatto di Elettroforo, che abbia l’incrostatura
di resina assai sottile, a cui non sia stata dianzi impressa alcuna elet­
tricità [...] A questa faccia resinosa si sovrapponga il suo scudo (così
io chiamo la lamina superiore) in modo che non tocchi in alcun
punto l’orlo metallico del piatto; si adatti il filo conduttore dell’elet­
tricità in guisa che lo scudo venga toccato dove che sia da detto filo,
egli solo in un punto, ed in niun modo il piatto. [...] Si lascino le
cose per un certo tempo, finché lo scudo possa aver raccolta compe­
tente dose di elettricità, [...] sottraggasi al contatto del filo condut­
tore lo scudo [...] indi si disgiunga lo scudo dal piatto levandolo in
alto [...] per il suo manico isolante e allora sarà che se ne otterranno
gli aspettati segni cospicui di attrazione, di repulsione [...] si è che
lo strato resinoso importa molto che sia sottile, avendo io sempre
provato che quanto più lo è tanto maggiore dose di elettricità per­

137
PA GIN E SCELTE

mette, anzi fa, che si raccolga entro lo scudo. In qual maniera un


conduttore accostandosi ad un altro, sotto certe condizioni, si trovi
in istato di ricevere una straordinaria quantità di elettricità.

A . Volta, M em oria “D e l m odo d i rendere sensibile la p i ù debole elettricità sia a n im a le che


artificiale”, 1780, in viata a lla Royal Society, traduzione in italiano disponibile a l sito iveb dedicato
de ll’Università d i P avia http:llppp.unipv.itlVoltalPageslPage3.htm l

LA CAPACITA
Presentazione a van Marum delle esperienze fatte con elettrometro ed
elettroscopio, nonché di alcune importanti considerazioni circa il con­
densatore e la sua capacità. Alessandro Volta mostra con il collega speri­
mentatore tutta la sua esperienza e capacità di inventore e di uomo di
laboratorio.

Ho ricevuto la prima prosecuzione delle esperienze fatte con la vostra


grande Macchina Elettrica, e l’ho letta con avidità. [...]
L’effusione copiosa di fluido elettrico nell’aria, sostenuta per un certo
tempo, non altererebbe forse la sua respirabilità? Bisogna verificarlo
con un buon eudiometro. L’evaporazione dell’acqua non aumente­
rebbe forse all’interno di un’aria caricata elettricamente, sia positiva-
mente sia negativamente? [...]
Perché non è soltanto l’intensità che, arrivata a un certo grado
dell’elettrometro, le fa divampare o scatenare spontaneamente, gra­
do di molto inferiore a quello raggiunto dall’elettricità del primo
conduttore. Si può dunque, a forza di aumentare la grandezza di un

138
GINE SC ELTE

conduttore, ridurne la capacità a quella di una bottiglia di Leida,


come ho mostrato nella mia Memoria sulla Capacità di un Con­
duttore.

A . Volta, Tre lettere a V a n M a ru m , 1 7 8 6 -1 7 8 7 , disponibile nell'originale francese a l sito E C H O -


C ultural Heritage O nline, nelle p a g in e dedicate a ll’e lettricità http://echo.m piwg-berlin.m pg.de/
contentielectricity

L'IMPORTANZA DELLA SPERIMENTAZIONE


L’importante concettualizzazione voltiana del disequilibrio motore
come forza incitante il movimento del fluido elettrico, maturata an­
che grazie alle ripetute esperienze volte a confutare l ’esistenza di un
fluido galvanico, o elettricità animale, distinto dall’elettricità. Nuo­
vamente, Alessandro Volta insiste sulla necessità della sperimentazio­
ne attenta e variata quando si voglia arrivare a provare un fenomeno
naturale.

[...] che nessuna esperienza ancora prova (l’esistenza di) una scarica
elettrica proveniente dagli organi dell’animale [...]
[...] metalli come motori d’elettricità dotati ciascuno di forza diffe­
rente, secondo la natura del metallo [...]
Come io sostengo, che la rottura dell’equilibrio, l’incitamento al flu­
ido elettrico a percorrere, come un torrente continuo, tutto il circolo
conduttore, viene dal contatto reciproco tra conduttori differenti
in questo circolo, che sono allo stesso tempo motori, ovvero che lo
divengono laddove si produca questo contatto eterogeneo (simile a

139
PAGINE

quanto accade grazie allo sfregamento), e come ho dimostrato attra­


verso moltissime esperienze diverse [...]

A . Volta, P rim a lettera a l Cav. B a n ks della R o ya l Society, 1 7 9 5 (Cartellario voltiano, classe E,


n. 2 7 -3 4 ), consultata presso Istitu to Lom bardo-A ccadem ia d i S cien ze e lettere

LA DISPUTA CON GALVANI


L’accorato appello alla scuola dei Galvanisti, nello specifico a Giovanni
Aldini, dell’identità tra fluido elettrico e preteso fluido galvanico, in ra­
gione delle conclusioni tratte dalle molte esperienze sperimentali di Ales­
sandro Volta. Interessanti anche i richiami al consenso intemazionale
per l’interpretazione voltiana, e alla scala dei conduttori ideata dallo
scienziato comasco.

[...] tali moti, dico, e sensazioni, tali sorprendentissimi fenomeni,


sono indubitamente occasionati dal fluido elettrico messo in moto,
che invade e stimola quelle fibre sensibili ed irritabili, effetti sono
immediati o mediati di una vera Elettricità.
[...] Ma credete voi, mio caro Aldini, credete anche oggi di buona
fede, che questa sia un’elettricità animale in senso vero e proprio, cioè
originaria e attiva dagli organi, mossa internamente dalle stesse forze
vitali, come ha preteso già Galvani, ed altri come lui, e il medesimo si
sforza pur ancora di sostenere, nell’ultima sua Opera pubblicata mesi
sono? Io per me credo, e tengo costantemente, che sia anzi un’Elettri­
cità meramente artificiale, ed estrinseca, mossa cioè dal contatto mu­
tuo dei conduttori, onde vien formato il circolo, i quali sieno diversi

140
PA GINE SCELTE

tra loro [...] come dalle sue sperienze in mille modi variate è stato in­
dotto a sospettare fin dapprincipio, ed a credere e sostenere in progres­
so con ogni maniera di argomenti il sullodato Volta; e come, venendo
con lui, tengono oggi la più parte de’ Fisici, massime oltramontani.
[...] I metalli, e gli altri corpi che chiamansi conduttori, o deferenti,
[...] questi corpi ha scoperto il nostro Volta, che posseggono altresì la
virtù da niuno prima sospettata in essi, virtù veramente maravigliosa,
d’incitare esso fluido elettrico, toglierlo all’equilibrio e al riposo in cui
trovisi, smoverlo, impellerlo, col semplice venire a mutuo contatto
due di essi di specie diversa.
[...] Insomma codesti organi animali sono, relativamente alla mossa
del fluido elettrico, non già attivi, come sostiene Galvani, ma me­
ramente passivi: e sono al contrario attivi, volerlo o non volerlo, i
conduttori dissimili, massime i metallici.

Lettera a n o n im a d e l Volta a ll’A ld in i sull'elettricità anim ale, 1 7 9 8 (Cartellario voltiano, classe L,


n. 18), consultata presso Istituto Lom bardo-Accadem ia d i Scienze e lettere

LA PILA
Presentazione della pila alla Royal Society, il culmine dell’ingegno e la
summa della concettualizzazione voltiana dell’elettricità da contatto.
Interessante è il richiamo alla struttura della pila come riproduzione
dell’organo elettrico naturale delle torpedini e delle anguille elettriche.

Sì, l’apparecchio di cui vi parlo, e che vi meraviglierà senza dub­


bio, non è che l’accozzamento di un numero di buoni conduttori

141
PAGINE SCELTE

di differente specie, disposti in un certo modo, 30, 40, 60 pezzi, o


più, di rame, o meglio d’argento, applicati ciascuno ad un pezzo di
stagno, o, il che è molto meglio, di zinco, e un numero uguale di
strati d’acqua, o di qualche altro umore che sia miglior conduttore
dell’acqua semplice, come l’acqua salata, la lisciva, ecc., o dei pezzi
di cartone, di pelle ecc., bene imbevuti di questi umori: questi strati
interposti a ogni coppia o combinazione dei due metalli differenti,
una tale successione alternata, e sempre nel medesimo ordine, di
queste tre specie di conduttori, ecco tutto ciò che costituisce il mio
nuovo strumento; che imita, come ho detto, gli effetti delle bottiglie
di Leida, o delle batterie elettriche, procurando le medesime com­
mozioni di queste; [...]
A qual elettricità dunque, a quale strumento deve essere paragonato
questo organo della torpedine, dell’anguilla tremante ecc.? A quel­
lo che io ho costruito, secondo il nuovo principio di elettricità che
ho scoperto qualche anno fa, e che le mie esperienze successive, so­
prattutto quelle che mi occupano presentemente, hanno così bene
confermato, ossia che i conduttori sono, in certi casi, anche motori
di elettricità, nel caso di mutuo contatto tra essi, di differente specie
ecc.; a questo apparecchio, che io ho chiamato Organo elettrico arti­
ficiale e che, essendo in fondo la stessa cosa dell’organo naturale della
torpedine, gli rassomiglia anche per la forma, come ho già esposto.
[...] perché tutto il resto, voglio dire l’incitamento e il movimento
dato al fluido elettrico, non è che un effetto necessario del suo orga­
no particolare, formato, come si vede, da una serie numerosissima
di conduttori, che io ho tutto il fondamento di credere abbastanza
differenti tra loro per essere anche motori di fluido elettrico, nei loro
contatti reciproci, e di supporli disposti nel modo conveniente per

142
PA GI NE SCELTE

spingere questo fluido con una forza sufficiente dall’alto in basso, o


dal basso in alto, e determinare una corrente capace di produrre la
commozione ecc., subito, e ogni volta, che tutti i contatti e le comu­
nicazioni necessarie abbiano luogo.

A . Volta, Lettera alla Royal Society “S u ll’e lettricità eccitata d a l mero contatto tra sostanze
conduttrici d i natura diversa”, 1800, disponibile, nella sua traduzione d a ll’o riginale francese, a l
sito web dedicato de ll’Università d i P avia http:llppp.unipv.itrVoltaJPageslPage3.html

143
G LO S S A R IO

Capacità elettrica riche siano di ugual segno o di segno


Grandezza fisica scalare pari al rapporto opposto. Nel sistem a SI il valore di tali
costante fra la carica elettrica Q distri­ due cariche elettriche elem entari è
buita sulla superficie di un conduttore pari a 1,59 x IO '1’ coulom b.
elettricam ente isolato e il suo poten­
ziale V, dove per potenziale si intende la Coefficiente di dilatazione dell’aria
grandezza fisica la cui differenza di va­ Si intende per dilatazione l’a um en ­
lore, m isurato in due punti distinti dello to del volum e di un corpo, originato
spazio, fornisce la m isura dell'energia d all'innalzam ento della sua te m p e ra ­
necessaria per trasferire l'unità di carica tura. Il coefficiente di dilatazione ter­
elettrica da un punto all'altro. La capaci­ m ica rappresenta la m isura della ca­
tà elettrica si m isura in farad dove: pacità di un corpo di dilatarsi. Nel caso
1 farad = 1 c o u lo m b / 1 volt dell'aria e, più in generale dei gas, dal
m om ento che non possiedono un v o lu ­
Carica elettrica m e proprio ma saturano lo spazio che
Grandezza fisica che identifica la li contiene, più propriam ente si parla
quantità di elettricità contenuta in un di coefficiente di espansione.
corpo. Può assum ere valori sia positivi
(protoni), sia negativi (elettroni); due Differenza di potenziale
corpi carichi elettricam ente con cari­ Prem esso che il potenziale elettrico è
che di segno opposto, si attraggono; definito com e una grandezza V di tipo
se, viceversa, sono carichi entram bi posizionale, ovvero che dipende dalla
con cariche dello stesso segno, la distanza di una carica rispetto alla
forza risultante è di tipo repulsivo. La carica che genera il cam po, spesso
forza con cui i due corpi si attraggo­ abbreviata con l'acrostico ddp, la diffe­
no o si respingono, che dipende dalla renza di potenziale tra due punti di un
quantità di carica elettrica posseduta cam po elettrico, o gravitazionale, rap­
e dalla distanza che li separa, è una presenta il lavoro necessario affinché
forza vettoriale giacente sulla retta le forze del cam po siano in grado di
che congiunge le due cariche e il verso spostare un corpo di carica, o di m assa,
sarà determ inato dal fatto che le ca­ unitaria da un punto all'altro del cam po

144
G LO S S A R IO

stesso. Le ddp si m isurano in Volt e nei che studia le interazioni dei cam pi
suoi m ultipli eia sottom ultipli. elettrom agnetici con la m ateria e in
In un cam po elettrostatico la differen­ particolare con l'elettrone. L'elettrodi­
za di potenziale coincide con la ten­ nam ica quantistica si sviluppò fra gli
sione elettrica presente fra due linee anni venti e trenta del Novecento, a
equipotenziali, in un circuito elettrico opera principalm ente di Enrico Ferm i,
coincide con la caduta di tensione agli dell'austriaco naturalizzato am ericano,
estrem i di un com ponente non attivo prem io N obel nel 1945, W olfgang Pauli,
del circuito stesso. del tedesco W erner Heisenberg, prem io
Nobel nel 1932 e del fisico inglese, pre­
Elettrodinamica m io Nobel nel 1933, Paul Adrien Dirac.
Term ine che va fatto risalire al fisico
francese André M. Am père, cui si de­ Flogisto
vono studi fondam entali sull'elettricità Sostanza ipotetica che si sarebbe li­
al punto che l'unità di m isura della berata dai com posti per com bustione
corrente elettrica ne porta il nom e, l'e­ o per calcinazione, e dei quali avrebbe
lettrodinam ica è la scienza che studia costituito il “principio di infiam m abili­
l'insiem e dei fenom eni connessi a varia­ tà”: un m etallo si sarebbe trasform ato in
zioni, nello spazio e nel tem po, di cam pi ossido perdendo flogisto (oggi reazione
elettrici e m agnetici, e più in generate di ossidazione) e l'ossido si sarebbe tra­
delle interazioni fra cariche in m ovi­ sform ato di nuovo in m etallo assorben­
m ento e cam pi elettrom agnetici. L'ap­ do flogisto (oggi reazione di riduzione)
porto concettuale più significativo dato dal residuo di calcinazione. Un com bu­
a tate scienza è stata l’introduzione del stibile carbonioso avrebbe perso flogi­
concetto di cam po, inteso com e regione sto trasform andosi in cenere. Il flogisto
dello spazio in cui si risente dell'effetto era a volte sostanza, a volte spirito, e
di una forza di tipo elettrico, dovuta alta nessuno riuscì m ai a isolarlo; per di più,
presenza di corpi carichi elettricam ente. questo m isterioso ente poteva avere di
A tale branca della fisica, oggi indica­ volta in volta peso positivo o peso ne­
ta com e elettrodinam ica classica, si gativo. La teoria del flogisto, sviluppata
affianca l'elettrodinam ica quantistica dal tedesco Ernst Georg Stahl alla fine

145
G LO S S A R IO

del Seicento, fu largam ente condivisa Intensità di corrente


fino a quando A ntoine-Laurent Lavoisier G randezza fisica scalare co rrispo n­
non ne dim ostrò l'inconsistenza chia­ dente al passaggio di cariche elet­
rendo la vera natura delle reazioni di triche attraverso una superficie data
ossidazione e di riduzione. n ell’unità di tem po.
La si può rappresentare con l'equazione:
Induzione elettromagnetica /= q/t
Scoperta nel 1831 dal fisico britannico dove Ih l'intensità di corrente, q la quan­
Michael Faraday, costituisce uno dei prin­ tità di cariche elettriche e t il tem po.
cipali fenomeni deH'elettromagnetismo. L'unità di m isura dell'intensità di cor­
Faraday osservò che, m uovendo un m a­ rente è l’am père.
gnete rispetto a una spira, nel circuito si
genera una corrente, il cui verso dipende Legge di Ohm
dal verso del moto e dall'orientamento del Georg Ohm , fisico e m atem atico tede­
magnete. I successivi esperimenti con­ sco, agli inizi del XIX secolo, verificò
fermarono la possibilità di generare all'in­ sp erim entalm ente re sistenza di una
terno di un circuito una corrente indotta proporzionalità diretta fra la tensione
da una variazione di campo magnetico. applicata attraverso un conduttore e la
Fu possibile dunque afferm are che in corrente elettrica risultante. Dai suoi
un qualsiasi circuito elettrico si genera studi derivò quella che oggi è nota
tensione se il circuito è attraversato da com e la Legge di Ohm :
un flusso m agnetico e se tale flusso è indicando con K la differenza di po­
variabile. M atem aticam ente, secondo la tenziale elettrico agli estrem i di un
legge form ulata dal fisico russo Heinrich conduttore, con / l'intensità di corrente
Lenz, la tensione, o forza elettrom agne­ elettrica che lo attraversa e con R la
tica, è pari alla variazione di flusso fratto resistenza caratteristica del condutto­
il tem po nel quale essa si attua. re, si può afferm are che
Il fenom eno per cui viene generata un R - V/l
forza elettrom agnetica indotta m ediante Ohm dim ostrò inoltre che la resistenza
un cam po m agnetico prende il nom e di R di un conduttore dipende dalla sua
induzione elettrom agnetica. lun ghezza, dall'area della sua sezione

146
G LO S S A R IO

trasversale e dalla resistività specifica Resistenza elettrica


del m ateriale di cui è fatto. G randezza dipendente dalle caratte­
ristiche fisiche e geom etriche di un
Potenziale di riduzione (in chimica) conduttore, che definisce il grado della
Il potenziale di riduzione (m eglio defi­ sua capacità di dispersione, sotto for­
nito com e potenziale di redox, dall'in­ m a di energia term ica, di una corrente
glese reduction and oxidation), indicato elettrica passante per esso. L'unità
com e Eh, è una m isura della capacità di m isura della resistenza elettrica è
di una specie chim ica di acquisire elet­ l'ohm indicato con la lettera greca f ì .
troni, m entre con il term ine potenziale In generale possiam o dire che la re­
di ossidazione si m isura la capacità di sistenza varia al variare della te m p e ­
una specie chim ica di cedere elettroni. ratura a causa della variazione della
Le reazioni di ossidazione (perdita di resistività, esistono poi m ateriali che a
elettroni) e riduzione (acquisto di elet­ bassissim e tem perature hanno resisti­
troni) avvengono sem pre contem po­ vità quasi nulla, questi m ateriali sono
raneam ente; una non può avvenire in detti superconduttori.
assenza dell'altra, perché se un atom o
perde elettroni un altro li deve acquisire. Stechiometria
Le reazioni che com portano il trasfe­ Sono raggruppate sotto questo te rm i­
rim ento di elettroni vengono definite ne tutte le tecniche di calcolo quan­
reazioni di ossidoriduzione (redox). titativo correlato allo svolgim ento dei
Queste reazioni sono alla base della processi chim ici. La stechiom etria è
pila che sfrutta questo tipo di reazioni fondata sullo studio e l'applicazione
chim iche per generare energia elettrica. delle leggi ponderali di com binazione,
Un esem pio di tali reazioni, che avve n ­ che perm ettono ad esem pio di stim a­
gono per esem pio nelle pile alcaline re la resa di una reazione chim ica a
zin co -m e rcu rio , è il seguente: partire dal num ero di m oli di prodotto
Zn + 2 OH' — » ZnO + H20 + 2 e' (anodo, ottenuto rispetto al num ero di m oli dei
ossidazione) reagenti di partenza.
HgO + H20 + 2 e '— »• Hg + 2 O H ' (cato­
do, riduzione)

147
LEGGERE, VEDERE, VISITARE

BIBLIOGRAFIA

SCRITTI DI VOLTA

Nuova Voltiana, Studies on Volta and His Times


a cura di F. Bevilacqua e L. Fregonese, Università di Pavia, Hoepli, M ilano 2000,
volum i 1 , 2 , 3 .

Le opere di Alessandro Volta


edizione nazionale, Hoepli, Milano 1918

Elettricità. Scritti scelti


a cura di G. Pancaldi, Giunti, Firenze 1999

Alcune lettere inedite


a cura di P. Riccardi, Zanichelli, Bologna 1876

149
LIBRI IN ITALIANO SU VOLTA

La scienza come invenzione. Alessandro Volta


di G. Dioguardi, Sellerio, Palermo 2000

La vita e i tempi di Alessandro Volta


di M. Azzi Grim aldi, Mursia, Milano 1961

Il professore e la cantante
La grande storia d’amore di Alessandro Volta
di P. M azzarello, Bollati Boringhieri, Torino 2009

Gli strumenti di Alessandro Volta


Il Gabinetto di fisica dell'Università di Pavia
a cura di G. Bellodi, F. Bevilacqua, G. Bonera, L. Falomo, Hoepli, Milano 2002

Della vita del conte Alessandro Volta patrizio comasco


T. Bianchi, Ostinelli, Como 1829

Alessandro Volta. Le onoranze del 1878 all’Università di Pavia


di V. Cantoni, A. Morando, Catalogo della mostra, Silvana Editoriale, Milano 2011

Attualità di Volta nella fisica moderna


Discorso tenuto in occasione della cerim onia di apertura delle manifestazioni
dell'Anno voltiano, Como, 5 m arzo 1977, di E. Arnaldi, Scientia, 112 (1977)

150
Dalla periferia al centro
Pavia e la sua Università nella seconda metà del Settecento
di A. Ferraresi, in Annali di storia pavese, n. 28,2000

MULTIMEDIA

Il Gabinetto di fisica di Alessandro Volta


CD-ROM a cura di L. Falomo, Hoepli, Milano 2003

WEB

http://ppp.unipv.it/Volta/
Università di Pavia, Dipartim ento di Fisica Alessandro Volta, pagine dedicate allo
scienziato com asco

http://echo.mpiwg-berlin.mpg.de/content/electricity
ECHO-Cultural Heritage Online, Max Planck Institute for thè History of Science,
pagine dedicate all'elettricità

http://www.istitutolombardo.it
Istituto Lom bardo-Accadem ia di Scienze e lettere

http://alessandrovolta.it/
Sito dedicato dalla Fondazione Alessandro Volta

151
LUOGHI DI INTERESSE

COMO
Nella centralissima via Volta si trova la casa natale dell’inventore
della pila, sottoposta nell’Ottocento a significative modifiche da par­
te degli eredi.
La Torre G attoni è il luogo nel cui gabinetto fisico il Volta si dedi­
cò all’elettrologia e, intorno al 1765, condusse i primi esperimenti
scientifici.
Vicino a Porta Torre si trova il Palazzo degli Studi, sede del liceo
classico “A. Volta” dove dal 1775 al 1778 lo studioso svolse attività
di ricerca e fu docente di Fisica sperimentale. All’interno del liceo è
tuttora custodita una collezione di strumenti scientifici.
Il Tem pio voltiano, edificato nel centenario della morte (1927), fu
inaugurato nel 1928 e donato dall’industriale comasco, Francesco
Somaini, alla città di Como. È una costruzione di stile neoclassico
che ospita un museo sulle scoperte e le invenzioni di Volta.

PAVIA
All’U niversità d i Pavia sono stati conservati e restaurati circa 750
strumenti della Sezione di Fisica del Museo per la Storia dell’Uni­
versità di Pavia.
L’A ula Volta è l’aula voluta dalfimperatore Giuseppe II per ospitare
le affollate lezioni di fisica di Alessandro Volta
Il cortile d i V olta, chiamato in origine il portico legale, perché cir­
condato dalle aule della Facoltà di Legge, deve la denominazione

152
Dalla periferia al centro
Pavia e la sua Università nella seconda metà del Settecento
di A. Ferraresi, in Annali di storia pavese, n. 28,2000

MULTIMEDIA

Il Gabinetto di fisica di Alessandro Volta


CD-ROM a cura di L. Falomo, Hoepli, Milano 2003

WEB

http://ppp.unipv.it/Volta/
Università di Pavia, Dipartim ento di Fisica Alessandro Volta, pagine dedicate allo
scienziato comasco

http://echo.mpiwg-berlin.mpg.de/content/electricity
ECHO-Cultural Heritage Online, Max Planck Institute for thè History of Science,
pagine dedicate all'elettricità

http://www.istitutolombardo.it
Istituto Lom bardo-Accadem ia di Scienze e lettere

http://alessandrovolta.it/
Sito dedicato dalla Fondazione Alessandro Volta

151
corrente alla presenza della statua di Alessandro V olta scolpita da
Antonio Tantardini nel 1878, in occasione del centenario della no­
mina di Volta a professore di fisica sperimentale a Pavia.

LAZZATE
Il legame di Alessandro Volta con il territorio lombardo è evidente
anche nel borgo brianzolo di Lazzate, dove Volta aveva una casa di
vacanza: il comune, che rivendica l’ideazione della pila nel suo terri­
torio, mostra la stessa pila di Volta sul proprio stemma.

INTITOLAZIONI
Nel 1881 l’unità di misura, nel sistema SI, del potenziale elettrico è
stata chiamata volt in suo onore.
Ad Alessando Volta sono stati intitolati un cratere lunare e un aste­
roide (l’8208 Volta).
La “Alessandro Volta” è una concept car, ovvero un prototipo di au­
tovettura, messa a punto dalla Toyota e dalla Giugiaro, concepita nel
2004 come vettura sportiva elettrica ibrida. Ma i costi erano troppo
alti e non è mai stata prodotta.

153
Finito di stampare nel mese di gennaio 2017

a cura di RCS MediaGroup S.p.A.

presso W l k Grafica Veneta, Trebaseleghe (PD)

Printed in Italy
In un’epoca di fermento della conoscenza, Alessandro Volta
inaugura l’era dell’elettricità, l’ancora poco compreso feno­
meno su cui si interrogavano chimici, filosofi naturali, ma­
tematici e anatomisti del tempo. Dopo lunghi esperimenti
realizza la famosa pila, la prima sorgente di elettricità stabile,
continua e disponibile a comando: un’invenzione rivolu­
zionaria che contribuisce a fondare fisicamente l’elettrici­
tà, a unificare fisica e chimica e a mettere a disposizione
dell’umanità una delle interazioni fondamentali della natu­
ra. Ma il suo contributo non si limita alla pila e agli espe­
rimenti. Volta dà anche la prima formulazione matematica
relativa all’elettricità e definisce sperimentalmente l’unità
di misura della tensione, poi battezzata volt in suo onore,
razionalizzando così la nuova scienza. Infine, è il primo a
capire che l’elettricità può, in teoria, essere trasmessa molto
velocemente a qualsiasi distanza, aprendo così la strada a
una serie infinita di applicazioni (telegrafo, telefono, radio,
televisione) che poi l’elettricità avrebbe permesso.

Gianluca Lentini è geofisico e si o c c u p a d i p ro g e tti a m b ie n ta li e di m o b ilità p e r il


consorzio Poliedra-Politecnico di Milano. Ha fatto parte (2004-2010) del gruppo di
ricerca in climatologia del Dipartimento di fisica dell’Università degli Studi di Milano
e dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, dove si è occupato di cambiamento
climatico e fisica dell’atmosfera. Ha tenuto oltre cento conferenze e seminari sul tema
del sistema terrestre e del cambiamento climatico presso istituti di ricerca e università.
È autore di pubblicazioni scientifiche e divulgative e del libro Gaia. Il pianeta Terra e
il clima che cambia (Feltrinelli).

LE STORIE DEL CORRIERE DELLA SERA


G R A N D A N G O L O S C IEN ZA V O L. 15, V O L TA
P U B B L IC A Z IO N E S E T T I M A N A L E D A V E N D E R S I E S C L U S IV A M E N T E IN
ABBINAMENTO A CORRIERE DELLA SERA O LA GAZZETTA DELLO SPORT
EUR O 5,90 + IL PR EZZO DEL Q U O TID IA N O