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Un'altra differenza teorica fondamentale tra Spinoza e Cartesio è la scelta spinoziana del monismo; Cartesio ha invece concepito tre

sostanze: Dio, la res


cogitans e la res extensa. Spinoza è convinto che può esserci soltanto un'unica sostanza e compie perciò il primo grande tentativo del mondo moderno di
superare i dualismi tipici della filosofia moderna. Spinoza tenta di superare il dualismo di anima e corpo tipico di Cartesio, come poi, più tardi, Hegel e
l'idealismo tedesco tenteranno di superare la separazione tra ragione teoretica e ragione pratica, tra "essere" e "dover essere", tipico della filosofia di Kant.
La conseguenza di questo desiderio di unità di Spinoza è che la sua teoria del rapporto corpo-anima, nonostante sia influenzata dalla scoperta cartesiana
che gli stati della coscienza non possono essere spiegati in termini materialistici, rigetta la soluzione interazionista. Quando parliamo di dualismo di corpo e
anima si può intendere questo concetto in senso lato ed in senso stretto. In senso lato, naturalmente anche Spinoza è dualista, poiché rimane comunque
convinto che l'anima e il corpo appartengano a due sfere diverse e che non sia possibile riferire qualità del mondo corporeo al mondo psichico e viceversa.
Cartesio non era solo dualista in questo senso, ma affermava anche l'esistenza di un'interazione tra corpo e anima. Spinoza non può accettare questa
idea; ritiene infatti che l'interazionismo sia falso perché non è compatibile con i principi di conservazione che la fisica post-cartesiana aveva sviluppato.
Secondo Spinoza infatti, proprio perché res cogitans e res extensa sono così eterogenee, non possono interagire. Già il concetto di "interazione"
presuppone qualcosa di comune; possiamo dire che un corpo interagisce con un altro, ma se non c'è niente di comune tra la res cogitans e la res extensa,
proprio come aveva insegnato Cartesio, non può esserci interazione tra le due. Perciò uno degli obiettivi più ardui di Spinoza è proprio il superamento
dell'interazionismo e quindi la configurazione di una teoria, che deve rimanere dualista, nel senso ampio della parola, cioè insistere cioè sul fatto che res
cogitans e res extensa non possano essere predicati l'una dell'altra, ma che non sia stricto sensu dualista, ovvero interazionista.

E che cos'è il Dio di Spinoza?:Questo è sicuramente uno dei problemi più grandi della filosofia spinoziana. Il Dio di Spinoza ha scandalizzato le persone
pie del suo tempo. Si è detto spesso che Spinoza è in verità un "criptoateista". Ciò contrasta con l'altra critica che a lui fu mossa, quella di essere un
panteista. Nella prima accusa si considera troppo marginale la presenza di Dio nella metafisica di Spinoza, mentre nella seconda la si ritiene, in senso
negativo, onnicomprensiva: credo che entrambe questa critiche non siano completamente corrette. Per Spinoza, da un lato, Dio è la natura, Deus sive
natura; non si può dire però che Spinoza consideri anzitutto la natura come struttura fondamentale, e la identifichi successivamente con Dio. Spinoza parte
da un concetto di Dio che non è così alieno dalla tradizione, ma scopre poi che questo concetto porta alla negazione della trascendenza di Dio rispetto al
mondo: per questo motivo tenta di spiegarlo in maniera più profonda.
Cartesio, tra le varie prove dell'esistenza di Dio che aveva sviluppato nelle Meditazioni, aveva anche accettato la prova ontologica che, come sappiamo, fu
elaborata la prima volta da Anselmo di Canterbury. Spinoza accetta la prova ontologica e, a differenza di Cartesio, che all'inizio della sua filosofia mette il
cogito dell'io finito, considera proprio la prova ontologica dell’esistenza necessaria di Dio, come il fondamento di tutto. In questo contesto Spinoza sviluppa
il concetto di "causa sui"; Dio è causa di se stesso, non è fondato da nient'altro, ma fonda se stesso. Questo concetto di "causa sui" è uno dei concetti più
complessi della metafisica spinoziana. È però un punto di partenza essenziale in Spinoza il riferimento ad una struttura autofondantesi, che non può essere
causa trascendente della natura, ma deve esserne invece causa immanente. Causa trascendente infatti può essere solo qualcosa di finito, che al di fuori di
se stesso ha un'altra cosa finita; se Dio fosse solo causa trascendente del mondo allora questo esisterebbe indipendentemente da Dio. Sarebbe cioè
creato da Dio, ma avrebbe una propria autonoma sussistenza: questo per Spinoza non è possibile. Si può dire che il pathos di Spinoza, nella negazione
della trascendenza di Dio rispetto al mondo, sia, in verità, espressione di una profondissima religiosità che non permette di accettare l'autonomia ontologica
del mondo. Proprio perché il mondo non può avere tale autonomia rispetto a Dio, Dio diventa causa immanente e non trascendente.

Qual è la differenza tra la concezione cartesiana e quella di Spinoza della sostanza?:In Cartesio res cogitans e res extensa sono sostanze, e la parola
"sostanza" designa "ciò che esiste in se stesso"; in Spinoza la tesi fondamentale è proprio che res cogitans e res extensa non sono sostanze. Spinoza non
le chiama res, ma "attributi della sostanza". Può esistere infatti, per definizione, solo un'unica sostanza, che è una struttura autofondantesi; questa
sostanza però si manifesta in diversi attributi: Spinoza crede che gli attributi della sostanza siano infiniti. In questo è molto moderno; mentre per Parmenide,
la cui filosofia ha una profonda affinità con quella spinoziana, l'essere è finito, per Spinoza, che è influenzato dalla definizione, moderna, delle categorie
dell'infinito, la sostanza infinita deve avere infiniti attributi. Ne conosciamo però solo due e solo di questi due si parla: anima e corpo, cogitatio e extensio.
Questi attributi però si manifestano in infiniti modi; ad esempio, questa mia mano è un modo dell'attributo extensio della sostanza. Il fatto che io adesso mi
concentri pensando a Spinoza, o che adesso avrei voglia di mangiare qualche cosa, è un modo dell'attributo cogitatio della sostanza. La sostanza si
articola in infiniti attributi; di essi però possiamo conoscerne solo due ed ogni attributo ha infiniti modi.Proprio in quanto l'extensio è solo uno degli infiniti
attributi della sostanza, si deve dire che non è assolutamente possibile definire Spinoza un materialista, come qualcuno ha fatto. Spinoza è convinto, come
Cartesio, che non si possano comunque spiegare gli atti della cogitatio, della coscienza,

Spinoza e l’ateismo: con lui parliamo di una sorta di panteismo naturalistico, riconducibile ad una sorta di ateismo naturalistico, cosa gia successa in
bruno ma in maniera diversa. Per spinoza infatti il divino si identificava con tutta la realtà naturale e questo atteggiamento non poteva che non portarlo ad
un disprezzo verso le religioni rivelate. Per lui la religione era contraria alla natura . alla luce di questo opera unainterpretazione razionalistica dei testi sacri,
affermando che i miracoli , in quanto sospensione divina delle leggi naturali. Testimonierebbero l’azione di dio contro la propria natura. Cioè una assurda e
irrazionale falsità( ha sganciato l’aspetto materialistico da quello morale). Secondo spinoza il valore dei testi sacri risiede nell’insegnamento morale e nn in
quello scientifico.

lla base del comportamento umano, secondo Spinoza c’è lo sforzo di autoconservazione, che costituisce l’essenza stessa delle cose. Lo sforzo (conatus) di
autoconservazione si esprime nella conservazione del nostro essere (anima e corpo) e nel suo potenziamento. Dallo sforzo di autoconservazione derivano due passioni
fondamentali dell’uomo: la gioiatristezza. L’uomo prova gioia quando sente favorito il proprio sforzo di autoconservazione, così come prova tristezza quando lo sente
ostacolato. La gioia è prodotta dal potenziamento del nostro corpo e della nostra anima, mentre la tristezza è prodotta dalla depressione del nostro essere, dalla mancata
realizzazione di noi stessi.