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Ordine

degli Ingegneri della Provincia di Perugia


Auditorium Confindustria – 19 maggio 2016

Cobiax Italia s.r.l. e Incaltiber s.r.l.


I SOLAI A PIASTRA
E LE NUOVE NORME TECNICHE
PER LE COSTRUZIONI NTC2008

IMPIEGO DEI SISTEMI A PIASTRA


NELLA PROGETTAZIONE DEGLI EDIFICI
IN ZONA SISMICA

Prof. Paolo Riva


Dipartimento di Ingegneria e Scienze Applicate
Università degli Studi di Bergamo
paolo.riva@unibg.it
Prof. Paolo Riva
Impiego dei sistemi a piastra 2/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

BIBLIOGRAFIA
1. P.G. Gambarova, D. Coronelli, P. Bamonte, “Linee Guida per la
Progettazione delle Piastre in C.A.” PERI, Patron Editore, Bologna,
2007, 118 pp.
2. R. Favre, J-P. Jaccoud, M. Koprna, A. Radoijcic, “Progettare in
Calcestruzzo Armato – Piastre, muri, pilastri e fondazioni”, Hoepli,
1994, 430pp.
3. R. Park, W.L. Gamble, “Reinforced Concrete Slabs,” John Wiley & Sons,
2000, 716pp.
4. R. Bareš, “Calcolo di Lastre e Piastre,” Maggioli Editore, 2008, 648pp.
5. G.M. Calvi, R. Nascimbene, “Progettare i Gusci,” IUSS Press, 2011

Convegno Organizzato da Incaltiber s.r.l. – Maggio 2016


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Impiego dei sistemi a piastra 3/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

1. INTRODUZIONE

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Impiego dei sistemi a piastra 1. INTRODUZIONE [1] 4/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

• Elementi bidirezionali di spessore contenuto


• Elevata rigidezza, ottima capacità di adattarsi a forme diverse in pianta, esecuzione
veloce
• Comportamento per strutture in zona sismica?

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Impiego dei sistemi a piastra 1. INTRODUZIONE [1] 5/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 1. INTRODUZIONE [1] 6/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 1. INTRODUZIONE [1] 7/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 1. INTRODUZIONE [1] 8/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO 9/129
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2. CALCOLO ELASTICO

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1, 2, 5] 10/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Ipotesi di Kirchoff-Love
- lo spessore della piastra è piccolo (minore di 1/5 della minima luce effettiva);
- gli spostamenti della piastra sono piccoli (minori di 1/5 dello spessore della piastra);
- il materiale è omogeneo ed isotropo, con comportamento elastico lineare;
- il regime deformativo prevalente è quello flessionale (in ogni punto del piano medio, la corda
ad esso normale rimane rettilinea e normale alla superficie secondo la quale si configura il
piano medio dopo l'applicazione dei carichi: ipotesi della normale);
- il piano medio della piastra (posto a metà dello spessore) rimane indeformato, subendo solo
spostamenti verticali;
- la tensione σZ è trascurabile, essendo di 2-3 ordini di grandezza minore dei valori massimi
delle tensioni σx e σy.

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 11/129
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [5] 12/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Azioni Flettenti
Le azioni interne della piastra in un punto sono due momenti flettenti mx, my ciascuno agente
su una faccia dell'elemento di piastra, due momenti torcenti mxy,=myx, agenti sulle facce
ortogonali con uguale intensità, due forze di taglio Vx e Vy in direzione perpendicolare al piano
della piastra, agenti sulle due facce.EUJSVId
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7.1\+
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 13/129
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Equazioni di Equilibrio
Le sollecitazioni vengono ricavate per derivazione della funzione che descrive lo spostamento
del piano medio della piastra:

B rappresenta la rigidezza flessionale della piastra

Le sollecitazioni di taglio sono ottenute attraverso la scrittura di condizioni di equilibrio alla


rotazione attorno agli assi di riferimento x e y

L'equilibrio della piastra implica l'annullarsi (a) della risultante delle forze verticali (tagli e carico
esterno) agenti su ciascun elementino, e (b) dei momenti risultanti rispetto agli assi x e y. Tali
condizioni sono riassunte da un'unica equazione di equilibrio della piastra (equazione della
superficie elastica):

dove p = p(x,y) è il carico distribuito per unità di superficie che agisce sulla piastra.
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 14/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Risolvendo l'equazione della superficie elastica con le dovute condizioni al contorno, si ottiene
lo spostamento w(x,y); da questo poi si ricava la distribuzione delle azioni interne.

In modo perfettamente analogo a quanto definito per gli sforzi principali negli stati tensionali
piani, è possibile definire nel piano medio della piastra le direzioni principali, in corrispondenza
delle quali si annullano i momenti torcenti, e agiscono i massimi e minimi momenti flettenti,
detti principali.
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Condizioni al Contorno

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Piastra Deformata

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 17/129
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Comportamento Piastre
Differenza tra Trave e Piastra

Piastra Quadrata Appoggiata Graticcio di Travi


(momenti proporzionali a (1+ν))

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Equazioni Piastre e Travi

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 19/129
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Equazioni Piastre e Travi

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 20/129
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Esempi di piastre

Momenti flettenti in una piastra quadrata: appoggi continui sui lati (piastra appoggiata su muri
perimetrali). Coefficiente di Poisson ν = 0.3.

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 21/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Piastra rettangolare appoggiata su 4 lati. Coefficiente di Poisson ν = 0.

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 22/129
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Azioni interne e deformata per la piastra quadrata incastrata su 4 lati,


coefficiente di Poisson ν = 0.
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 23/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Azioni interne e deformata per la piastra rettangolare con 4 lati incastrati


(rapporto tra i lati b/a = 1.5). Coefficiente di Poisson ν = 0.1 5.
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 24/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Piastre su Pilastri
• Concentrazione di sollecitazioni in corrispondenza degli appoggi
• Elevate sollecitazioni di taglio in corrispondenza degli appoggi
• Problemi di punzonamento in prossimità degli appoggi
• Soluzione dipendente dalla forma e dimensione in pianta dei pilastri
• necessità di modellare correttamente gli appoggi.

momento Mx, appoggio puntiforme e appoggio di dimensioni pari alla sezione del pilastro
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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 25/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Reazioni vincolari
nelle piastre
(a) Lati ortogonali e angolo
di una piastra rettangolare
semplicemente appoggiata
lungo il contorno; (b)
spostamenti lungo la
mediana e lungo la
diagonale in una piastra
quadrata con vincolo di
appoggio monolatero
(manca lungo l'appoggio
l'effetto di "ancoraggio"); Reazioni di appoggio
(C) azione tagliante (- - - -) e in una piastra
reazione d'appoggio (-) quadrata incastrata al
lungo il contorno di una contorno.
piastra quadrata con
vincolo di appoggio bilatero
(v = 0).

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [1] 26/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica dei Risultati Numerici (Equilibrio)

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 27/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica dei Risultati Numerici (Solaio Infinitamente Esteso)

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 28/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica dei Risultati Numerici (Solaio Infinitamente Esteso)

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 29/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica dei Risultati Numerici (Solaio Infinitamente Esteso)

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 30/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica dei Risultati Numerici (Solaio Infinitamente Esteso)

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Impiego dei sistemi a piastra 2. CALCOLO ELASTICO [2] 31/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Riduzione della luce dovuta


alle dimensioni dell’appoggio

Riduzione del Momento all’Appoggio


dovuto alle sue dimensioni

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 32/129
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3. METODO DEL MOMENTO


NORMALE PER IL CALCOLO
DELL’ARMATURA

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 33/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Metodo del Momento Normale per il Calcolo dell’Armatura


Calcolo di una armatura obliqua rispetto ai piani di sollecitazione dei momenti principali

Convenzioni di segno per i momenti sollecitanti e resistenti per la giacitura


(a) avente normale n, e (b) con normale t

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 34/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Se si considera che il momento resistente dovuto alle armature in direzione x ed y sia solo il
momento normale (momento torcente nullo), si possono calcolare i momenti resistenti nelle
direzioni n e t:

dove mxu ed myu rappresentano i momenti resistenti sviluppati rispettivamente dalle armature
orientate secondo le direzioni x ed y; l’andamento del momento resistente in funzione della
giacitura (individuata dall’angolo ) è mostrato in Figura

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 35/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

per qualunque orientamento di n, il calcolo dell’armatura deve rispettare le seguenti condizioni:

Nel calcestruzzo armato e fessurato sono presenti vari modi di resistere a torsione:
(a) continuità del materiale in zona compressa;
(b) azione spinotto sviluppata dall’armatura tesa in corrispondenza delle fessure;
(c) ingranamento delle facce fessurate.
L’additività di tali modi, pur non presenti simultaneamente con le rispettive massime
resistenze, unitamente al contributo delle armature, permettono di ritenere la seconda
disuguaglianza sempre verificata. Rimanendo solo la prima, si può parlare di criterio
del momento normale nel calcolo dell’armatura nella piastra inflessa.
Il primo passo del metodo consiste nell’individuazione della giacitura più “critica” θcr,
alla quale occorre fare riferimento in fase di progetto dell’armatura.

Con la condizione aggiuntiva (minima armatura):

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 36/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Individuazione della giacitura critica θcr Imposizione dell’uguaglianza tra momento


sollecitante Mnu e momento resistente mnu
sulla giacitura critica θcr

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 37/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Si può dimostrare che per Mxu, Myu > 0 (lembo inferiore teso) le espressioni per il progetto
dell’armatura si presentano nella seguente forma (si veda Gambarova, Coronelli, Bamonte) :

per determinare le armature da disporre al lembo superiore (momento negativo), si hanno le


seguenti espressioni:

Le precedenti espressioni devono essere sempre applicate ad ogni punto della struttura: vi sono
infatti punti nei quali si ha una debole flessione (positiva o negativa) e una forte torsione. Tale
condizione si verifica fintanto che valgono le seguenti diseguaglianze:

In tali casi le armature tese (rispettivamente nelle direzioni x e y) sono richieste dalla torsione.

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Impiego dei sistemi a piastra 3. Metodo del Momento Normale [1] 38/129
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Sintesi del Metodo


• I dati in ingresso sono rappresentati dalle azioni interne
flettenti e torcenti (mxu, myu e mxyu= myxu), ove i momenti
flettenti hanno segno positivo se tendono le fibre inferiori, ed
il segno dei momenti torcenti è irrilevante.
• Al lembo considerato I'armatura non è necessaria se la
flessione produce elevata compressione, in presenza di
debole torsione (m*xu e m*yu < O).
• Al lembo considerato I'armatura è necessaria se nell'una e/o
nell'altra direzione la flessione produce (a) elevata trazione,
oppure (b) debole compressione in presenza di forte torsione
(m*xu e/o m*yu > 0).
• Le azioni interne necessarie al calcolo dell'armatura (mxu,myu
e mxyu) vanno prese con lo stesso segno delle azioni interne
della piastra (mxu,myu e mxyu) nel calcolo dell'armatura al
lembo inferiore, mentre vanno prese con segno opposto nel
calcolo dell'armatura al lembo superiore. In tal modo
vengono sempre considerati positivi i momenti che tendono
I'armatura considerata.
• I risultati (m*xu e m*yu ) rappresentano i momenti resistenti
richiesti all'armatura se il problema è di dimensionamento, e i
momenti sollecitanti I'armatura, se il problema è di verifica.
• Se in fase di dimensionamento m*xu o m*yu risulta nullo, ciò
significa che nella relativa direzione non è richiesta armatura,
che andrà però introdotta secondo il minimo di regolamento.

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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE 39/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

4. METODO DELLE STRISCE

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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE [2] 40/129
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Metodo delle Strisce (Hillerborg)


Il metodo è basato sul Teorema Statico dell’Analisi Limite:
qualsiasi carico, cui corrisponda un campo di momenti atto a garantire l'equilibrio globale e
I'ammissibilità statica è inferiore od uguale al carico ultimo esatto; pertanto qualsiasi carico
ultimo staticamente ammissibile rappresenta un limite inferiore per il carico ultimo esatto. Tra le
soluzioni staticamente ammissibili rientra anche la soluzione elastica.

Il metodo consiste innanzitutto nell’assumere nulli i momenti torcenti:


2
∂ 2 mx ∂ m y
2
+ 2
= −q
∂x ∂x

Questo implica che il carico è portato da strisce nelle direzioni x ed y. Per determinare la
ripartizione, l’equazione precedente può essere scomposta come:
∂ 2 mx ∂ 2my
2
= −α ⋅ q 2
= −(1 − α ) ⋅ q
∂x ∂x
Dato che le equazioni precedenti si riferiscono a singole strisce unitarie, esse possono essere
considerate come travi isolate, per le quali è semplice determinare la distribuzione di momento
flettente.
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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE [2] 41/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempi di distribuzioni
Le dimensioni delle zone e la ripartizione sono lasciate in gran parte all’Ingegnere

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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE [2] 42/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempi di distribuzione

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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE [2] 43/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempi di distribuzione

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Impiego dei sistemi a piastra 4. METODO DELLE STRISCE [2] 44/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempi di
distribuzione

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA 45/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

5. METODO DELLE
LINEE DI ROTTURA
(Yield Line Theory)

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA 46/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Metodo delle Linee di Rottura (Wood - Johanssen)


Il metodo è basato sul Teorema Cinematico dell’Analisi Limite:
qualsiasi carico, cui corrisponda un campo di momenti atto a garantire l'equilibrio globale e la
formazione di un cinematismo di collasso (cioè un meccanismo di collasso cinematicamente
ammissibile) è superiore od uguale al carico ultimo esatto; pertanto qualsiasi carico ultimo
cinematicamente ammissibile rappresenta un limite superiore per il carico ultimo esatto.

Carichi ultimi ottenuti con diversi meccanismi di collasso


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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA[2] 47/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Metodo delle Linee di Rottura (Wood - Johanssen) - IPOTESI


• Il momento flettente unitario lungo le linee di rottura (detto anche "momento flettente limite"
o "momento limite") è costante ed è strettamente correlato al momento di plasticizzazione
dell'armatura. Si ammette che l'armatura abbia una duttilità illimitata, sufficiente quindi a
permettere la formazione del meccanismo di collasso, senza rottura prematura dell'acciaio.
L'ipotesi della costanza del momento normale non è completamente rispettata nelle piastre in
c.a., perché le barre d'armatura vengono generalmente concentrate nelle zone dove sono
massime le tensioni valutate per via elastica-lineare, a scapito delle zone meno sollecitate, e
ciò viene fatto per assicurare un buon funzionamento allo stato-limite di servizio. L'armatura
non è quindi uniformemente ripartita e il momento di plasticizzazione non può che essere
valutato sulla base dell'armatura media per unità di lunghezza di piastra.
• I campi limitati dalle linee di rottura ruotano attorno ad assi che corrono lungo i bordi
appoggiati o incastrati. Nel caso in cui la piastra sia appoggiata a una colonna, l'asse di
rotazione passa sopra di essa
• AII’atto del collasso, le deformazioni elastiche sono piccole in confronto alle deformazioni
plastiche e, di conseguenza possono essere trascurate. Da questa ipotesi e dalla precedente
segue che i campi di una piastra contigui alle linee di rottura rimangono piani e che pertanto le
loro intersezioni (cioè le linee di rottura) sono delle rette o delle spezzate di segmenti rettilinei
• Ogni linea di rottura passa per il punto di rotazione degli assi di rotazione dei due campi di
piastra a essa contigui
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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1,2] 48/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

RIDISTRIBUZIONE
il venir meno di un certo numero di vincoli esterni ed interni a seguito della formazione
progressiva delle linee di plasticizzazione comporta una continua evoluzione del modo di
funzionare della struttura, con impegno via via crescente delle parti non ancora interessate dalla
formazione delle linee di plasticizzazione, e con "ridistribuzione" delle azioni interne.
L'evoluzione ha termine allorchè le linee di plasticizzazione si siano estese fino al contorno della
piastra ed abbiano trasformato la piastra in un insieme di zolle rigide collegate inelasticamente
fra di loro. Il regime statico all'incipiente collasso può essere profondamente diverso da quello
iniziale elastico, come mostra il seguente esempio di una trave incastrata agli estremi.

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1,2] 49/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

IPOTESI – CALCOLO DEL MOMENTO LIMITE

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1, 2] 50/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

CALCOLO DEL MOMENTO LIMITE


Ipotesi di Johanssen (a) - le barre
d'armatura - passando attraverso la linea di
plasticizzazione - non subiscano alcuna
"piegatura", cioè mantengano la direzione,
che esse avevano prima dell'insorgere del
regime fessurativo.
Tale ipotesi trova almeno due
giustificazioni: (a) le linee di
plasticizzazione si ipotizza siano ristrette
bande fessurate attraversate dall'armatura
plasticizzata, per le quali l’apertura di
fessura e trascurabile rispetto al diametro
della barra; (b) l'eventuale riorientamento
della barra può avvenire a prezzo di
inammissibili pressioni localizzate sul
calcestruzzo, sotto le piegature della barra.
Ipotesi comunque conservativa

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1,2] 51/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

SIMBOLOGIA ED ESEMPI

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [2] 52/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Calcolo – Principio dei Lavori Virtuali


si tratta di scrivere l'uguaglianza fra il lavoro virtuale esterno e il lavoro virtuale interno, che
rispettivamente i carichi ed i momenti limite (lungo le linee di plasticizzazione) fanno per gli
spostamenti e le rotazioni conseguenti ad una spostata virtuale del cinematismo di collasso.
L'uguaglianza dei due lavori, in presenza di una spostata virtuale congruente con i vincoli esterni
ed interni del cinematismo, è condizione necessaria e sufficiente per l'equilibrio del sistema, e
quindi permette di formulare il legame fra il carico ultimo ed i momenti resistenti dell'armatura.
Nella scrittura del lavoro interno non appaiono i momenti torcenti e i tagli presenti lungo le
linee di plasticizzazione, perchè esse sono immuni da spostamenti relativi e da rotazioni
torsionali, e quindi i momenti torcenti ed i tagli non possono effettuare lavoro.

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1] 53/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempio – Piastra Rettangolare incastrata oppure appoggiata

Nei casi in esame la configurazione geometrica del cinematismo di collasso dipende da un


parametro incognito (λ1 o λ2); la determinazione del carico ultimo avverrà pertanto attraverso
l'imposizione di una condizione di minimo relativo.

Le due rotazioni θx e θy sono legate allo spostamento δ dalle seguenti relazioni cinematiche:
θx = δ/(λ1 a) e θy = δ/(b/2) = 2 δ/b
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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1] 54/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempio – Piastra Rettangolare incastrata oppure appoggiata


Nel caso di lati appoggiati il lavoro delle forze interne vale:

con k = a/b; sfruttando il fatto che mx+ = 1/2my+ si ottiene:

Nel caso di lati incastrati al lavoro delle forze interne calcolato in precedenza si aggiunge il
contributo dovuto ai due lati incastrati; omettendo gli sviluppi numerici si ottiene:

Il lavoro delle forze esterne può essere calcolato moltiplicando il valore del carico distribuito
per il "volume" sotteso dalla superficie deformata corrispondente al cinematismo di collasso,
composto da una piramide a base rettangolare (di lati 2λa e b e altezza λ, avendo posto per
semplicità λ1=λ2= λ) e da un prisma a base triangolare, avente area di base bδ/2 e
altezza a(1-2λ):

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1] 55/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempio – Piastra Rettangolare incastrata oppure appoggiata


Eguagliando lavoro esterno e lavoro interno si ottiene l'espressione del carico ultimo in funzione
dell'unica incognita λ (con a = kb):

Derivando tali espressioni rispetto all'unica variabile λ ed imponendo la stazionarietà si ottiene:

La precedente espressione evidenzia la dipendenza di λ dal rapporto tra i lati k=a/b;

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Impiego dei sistemi a piastra 5. METODO DELLE LINEE DI ROTTURA [1] 56/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Esempio – Piastra Rettangolare incastrata oppure appoggiata


Il valore di λ decresce all'aumentare del rapporto tra i lati; pertanto per valori elevati di k si
riduce l'effetto dei lati minori ed il collasso tende a manifestarsi con un'unica linea di
plasticizzazione lungo la mediana maggiore. I valori corrispondenti del carico ultimo sono:

Si può dimostrare che, per k ® ¥, il carico ultimo tende ai seguenti valori:

Tali valori del carico ultimo coincidono, rispettivamente, con quelli di una trave semplicemente
appoggiata oppure incastrata alle estremità, nell’ipotesi di momento ultimo in campata uguale a
momento di incastro.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 57/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

6. ACI 318

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 58/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PRINCIPI
• Metodi basati su prove sperimentali e sul comportamento di edifici esistenti
• Validi per piastre bi-direzionali appoggiate su travi oppure su pilastri, sia piene sia a
cassettoni (Waffle Slabs), purché si possa supporre che il vincolo blocchi l’innalzamento
dello spigolo della piastra
• Nel caso di appoggi su pareti, se le pareti si estendono lungo tutto il bordo, si suppone
appoggio rigido, altrimenti le pareti vengono equiparate a pilastri

Drop Panels: ispessimenti in corrispondenza


dei pilastri aventi spessore minimo pari a ¼
dello spessore della piastra e che si
estendono per almeno 1/6 della luce della
campata a partire dall’asse dell’appoggio

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 59/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

SPOSTAMENTI MASSIMI

Spostamenti da calcolare con un momento di inerzia efficace che consideri la


fessurazione, calcolato come:

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 60/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONI E PRESCRIZIONI
• Striscia di Colonna (Column Strip) – è una striscia di progetto con larghezza rispetto
all’asse del pilastro pari al minore tra 0,25l1 e 0,25l2, dove l1 e l2 sono le luci nette della
piastra. Tale striscia include la trave di bordo, se presente;
• Striscia Intermedia (Middle Strip) – striscia compresa tra due strisce di bordo;
• Un pannello di piastra è delimitato dall’asse di pilastri, travi o pareti su tutti i lati.
• L’armatura necessaria a trasferire il momento nei pilastri deve essere concentrata in una
zona che si estende entro 1,5h su ciascun lato del pilastro (h altezza piastra);
• Aperture nelle piastre possono essere inserite nella zona di intersezione di due strisce
intermedie, purché venga mantenuta la quantità totale di armatura prevista per la
piastra piena;
• Nella zona di intersezione tra strisce di colonne, l’apertura non può avere dimensioni
maggiori ad 1/8 di ciascuna striscia ed una quantità di armatura equivalente a quella
interrotta dall’apertura deve essere posizionata su ciascun lato dell’armatura;
• Nella zona di intersezione tra una striscia intermedia ed una di colonna non può essere
interrotta più di ¼ dell’armatura e l’armatura interrotta deve essere posizionata sui lati
dell’apertura.
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Impiego dei sistemi a piastra 61/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Dettagli Costruttivi per Piastre senza Travi di Bordo

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 62/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

METODO DI CALCOLO DIRETTO


• Devono essere presenti almeno tre campate continue in ciascuna direzione (limitazione
legata all’entità del momento negativo di continuità);
• Piastre rettangolari con rapporto tra la luce massima e minima ≤ 2 (altrimenti il
comportamento è essenzialmente monodirezionale nella direzione più corta);
• La luce di campate successive non può differire per più di 1/3 della campata più lunga
(altrimenti il momento negativo potrebbe estendersi oltre la zona per la quale è prevista
l’armatura negativa);
• Le colonne possono risultare disassate per un massimo del 10% su ciascun lato;
• I carichi permanenti sono uniformi e distribuiti su tutto il pannello, mentre i carichi
variabili non possono essere più del doppio dei permanenti (metodo empirico basato su
prove sperimentali di piastre soggette a carico uniforme);

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 63/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

METODO DI CALCOLO DIRETTO


• Il momento totale statico M0 per una campata deve essere determinato su una striscia
delimitata dalle mezzerie di due campi di piastra adiacenti;
• La somma dei valori assoluti dei momenti negativi e positivi deve essere non minore di:
qu l2l 2n
M0 =
8
dove ln è la luce netta della campata nella direzione in cui si calcola il momento e l2 è la
media tra le luci di due campate adiacenti, mentre per campate laterali è la distanza tra il
bordo e l’asse della piastra;
• La luce netta ln si estende tra faccia e faccia di colonne, capitelli, mensole, pareti. In ogni
caso ln ≥ 0,65l1. Colonne circolari o poligonali regolari devono essere trattate come
colonne quadrate aventi la medesima area.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 64/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

VALORI DEL MOMENTO FLETTENTE


• I momenti negativi si riferiscono al bordo del pilastro;
• In una campata interna il momento M0 si ripartisce come:
Momento negativo: 0,65 M0 Momento positivo: 0,35 M0
• In una campata di estremità il momento M0 si ripartisce come:

• Salvo analisi specifiche, l’armatura agli appoggi intermedi deve essere dimensionata per il
momento negativo massimo calcolato sulle campate adiacenti;
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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 65/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

VALORI DEL MOMENTO FLETTENTE


• Le travi di bordo devono essere progettate per incassare il momento negativo della piastra
come momento torcente (Torsione Primaria);
• Un momento negativo pari a 0,3M0 deve essere trasferito ai pilastri di bordo,
concentrando l’armatura entro 1,5h

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 66/129
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MOMENTO FLETTENTE NEGATIVO NELLE STRISCE DI COLONNA


• Le strisce di colonna devono essere dimensionate per resistere la seguente percentuale
del momento negativo interno:

• Le strisce di colonna devono essere dimensionate per resistere la seguente percentuale


del momento negativo esterno:

• Qualora l’appoggio sia costituito da pilastri o pareti che si estendono per più di 3/4l2, il
momento negativo deve essere considerato uniformemente distribuito su l2.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 67/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

MOMENTO FLETTENTE POSITIVO NELLE STRISCE DI COLONNA


• Le strisce di colonna devono essere dimensionate per resistere la seguente percentuale
del momento positivo:

• Per piastre che abbiano travi tra gli appoggi, la porzione di piastra della striscia di colonna
deve essere dimensionata per sopportare la porzione di momento flettente non
sopportata direttamente dalla trave
• Le travi tra gli appoggi devono essere dimensionate per resistere 85% del momento
agente sulla striscia di colonna se αf1l2/l1 ≥ 1.0;
• Per 0 ≤ αf1l2/l1 < 1.0 il momento flettente sulle travi può essere ottenuto per
interpolazione lineare tra 0 e 0,85;
• In aggiunta ai momenti dovuti alle piastre, le travi devono sopportare anche eventuali
carichi concentrati agenti direttamente su di esse.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 68/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

MOMENTO FLETTENTE NELLE STRISCE INTERMEDIE


• La porzione di momento negativo e positivo non sopportato dalle strisce di colonna deve
essere assegnata alle corrispondenti metà delle strisce intermedie
• Ciascuna striscia intermedia deve essere dimensionata per sopportare la somma dei
momenti flettenti assegnata a ciascuna delle sue metà;
• Una striscia intermedia adiacente e parallela ad un bordo vincolato ad una parete deve
essere dimensionato per resistere ad un momento flettente doppio rispetto a quello
assegnato alla metà della striscia intermedia corrispondente alla prima fila di appoggi
interni.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 69/129
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TAGLIO NELLE TRAVI


• Se αf1l2/l1 ≥ 1.0 il taglio di progetto nelle travi deve essere dimensionato considerando
un’area di influenza secondo quanto illustrato in figura;

• Per 0 ≤ αf1l2/l1 < 1.0 il taglio può essere ottenuto per interpolazione lineare tra 0 e 1;
• In aggiunta, le travi devono essere dimensionate a taglio per i carichi che agiscono
direttamente sulle stesse.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 - METODO DI CALCOLO DIRETTO 70/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

MOMENTI NELLE TRAVI E NEI PILASTRI


• Pilastri e pareti monolitici con le piastre devono essere progettati per resistere i momenti
flettenti trasferiti dalle piastre;
• Ad un appoggio interno, gli elementi superiori ed inferiori alla piastra (pilastri e pareti)
devono resistere un momento calcolato secondo l’equazione seguente, e distribuito
proporzionalmente alla propria rigidezza, a meno di analisi più precise:

dove qDu’, l2’ e ln’ si riferiscono alla campata più corta.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 – METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE 71/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE


• Il metodo del telaio equivalente consiste nel rappresentare un sistema tri-dimensionale di
piastre come una serie di telai piani come illustrato in figura.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 – METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE 72/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE


• I momenti flettenti vengono ripartiti tra Strisce intermedie e Strisce di Colonna con i
medesimi criteri utilizzati per il Metodo Diretto
• Per la determinazione della rigidezza della trave equivalente si può utilizzare la sezione di
solo calcestruzzo;
• L’eventuale variazione di rigidezza lungo l’asse della trave deve essere considerata;
• Il momento d’inerzia delle travi equivalenti dall’asse dell’appoggio alla faccia dello stesso
deve essere assunta pari alla rigidezza in corrispondenza della faccia dell’appoggio divisa
per (1 – c2/l2)2, dove c2 e l2 sono misurate in direzione trasversale alla direzione nella quale
si valuta il momento flettente;
• Il momento di inerzia delle colonne al di fuori del nodo può essere basato sull’area di
calcestruzzo;
• L’eventuale variazione di momento di inerzia delle colonne lungo il proprio asse deve
essere considerata;
• Nel nodo, la colonna deve essere considerata infinitamente rigida.

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Impiego dei sistemi a piastra 6. ACI 318 – METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE 73/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

METODO DEL TELAIO EQUIVALENTE


• Quando i carichi variabili sono inferiori a 0,75 volte i carichi permanenti, l’analisi del telaio
può essere condotta assumendo i carchi uniformemente distribuiti ovunque
(implicitamente si ammette un po’ di ridistribuzione);
• Se il carico variabile non rispetta quanto sopra, il massimo momento positivo può essere
determinato considerando i ¾ del carico variabile agente su campate alterne, ed il
momento negativo considerando i ¾ del carico variabile agente su campate adiacenti;
• Comunque il momento flettente non può essere inferiore al caso di carico uniformemente
distribuito ovunque;
• Il momento negativo di calcolo può essere preso alla faccia dell’appoggio di ciascuna
campata.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 74/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

7. PUNZONAMENTO
EC2 (EN 1992-1-1)

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 75/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

INTRODUZIONE
• Il punzonamento può essere determinato da un carico concentrato o da una reazione
agente su un’area relativamente piccola, denominata area caricata Aload di una soletta o di
una fondazione;

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 76/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA


• La resistenza a taglio dovrebbe essere verificata lungo la faccia del pilastro e il perimetro di
verifica u1. Se è richiesta un’armatura a taglio, è opportuno determinare un ulteriore
perimetro di verifica uout,ef laddove l’armatura a taglio non è più richiesta;
• Il perimetro di verifica u1 può essere collocato a una distanza 2,0d dall’area caricata e può
essere definito come in figura. L’altezza utile della soletta è supposta costante e può
generalmente essere assunta pari a:

dove dy e dz sono le altezze utili relative alle armature poste nelle due direzioni ortogonali.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 77/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA


• Perimetri di verifica a distanza minore di 2d dovrebbero essere considerati se la forza
concentrata è equilibrata da una forte pressione (per esempio pressione del suolo su una
fondazione) o da effetti di carichi o reazioni entro una distanza 2d dalla periferia dell’area di
applicazione della forza;
• Per aree caricate in prossimità di aperture, se la minor distanza fra il perimetro dell’area
caricata e il bordo dell’apertura non supera 6d, si ritiene inefficace la parte del perimetro di
verifica contenuta entro le due tangenti tracciate dal centro dell’area caricata fino al
contorno del foro;

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 78/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA


• Nel caso di area caricata vicina a un bordo o ad un angolo, si raccomanda che il perimetro
di verifica sia assunto come indicato nella figura seguente, se questo dà luogo a un
perimetro (escludendo i bordi liberi) minore di quello ottenuto senza considerare il bordo;
• Nel caso di aree caricate situate vicino a un bordo o a un angolo, cioè ad una distanza
minore di d, si raccomanda che siano disposti in ogni caso speciali armature di bordo;

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 79/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA


• La sezione di verifica è quella definita dal perimetro di verifica e che si estende sull'altezza
utile d. Per piastre di spessore costante, la sezione di verifica è perpendicolare al piano
medio della piastra. Per piastre o fondazioni di spessore variabile, come altezza utile si può
assumere quella corrispondente al perimetro dell'area caricata come mostrato in figura;
• Si raccomanda che ulteriori perimetri, ui, all'interno o all'esterno dell'area di verifica di base
abbiano la stessa forma del perimetro di verifica di base.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 80/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA – PIASTRE CON CAPITELLO


• Per piastre con pilastri muniti di capitello circolare per le quali lH < 2,0hH, la verifica delle
tensioni di taglio-punzonamento è richiesta solo sulla sezione di verifica al di là del
capitello. La distanza rcont di questa sezione dal centro del pilastro può essere assunta come:
rcont = 2d + lH + 0,5c
• Per pilastri rettangolari con capitello rettangolare con lH < 2,0d e dimensioni complessive l1
e l2 (l1 = c1 + 2lH1, l2 = c2 + 2lH2, l1 ≤ l2), per il valore rcont può essere assunto il minore fra:
rcont = 2d + 0,56√(l1l2) e rcont = 2d + 0,69 I1

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 81/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DEFINIZIONE PERIMETRO DI VERIFICA – PIASTRE CON CAPITELLO


• Nel caso di piastre con capitello allargato dove lH > 2hH, si raccomanda che siano verificate
entrambe le sezioni, quella nel capitello e quella nella piastra;
• Nel caso di pilastri circolari le distanze dal centro del pilastro alle sezioni di verifica in figura
possono essere assunte uguali a:
rcont,ext = lH + 2d + 0,5c rcont,int = 2(d + hH) +0,5c

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 82/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

VERIFICA A TAGLIO-PUNZONAMENTO
• La verifica a taglio-punzonamento viene svolta alla faccia del pilastro e al perimetro di
verifica di base u1. Se è richiesta l’armatura a taglio, si raccomanda che un ulteriore
perimetro di verifica uout,ef sia trovato laddove l’armatura a taglio non è più richiesta. Si
definiscono le seguenti tensioni di taglio di progetto [MPa] lungo le sezioni di verifica:
vRd,c valore di progetto del taglio-punzonamento resistente di una piastra, priva di
armature per il taglio-punzonamento, lungo la sezione di verifica considerata.
vRd,cs valore di progetto del taglio-punzonamento resistente di una piastra dotata di
armature per il taglio-punzonamento, lungo la sezione di verifica considerata.
vRd,max valore di progetto del massimo taglio-punzonamento resistente lungo la
sezione di verifica considerata.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 83/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

VERIFICA A TAGLIO-PUNZONAMENTO
• Si raccomanda di effettuare le seguenti verifiche:
(a) lungo il perimetro del pilastro, o il perimetro dell'area caricata, si raccomanda che la
massima tensione di taglio-punzonamento non sia superata:
vEd < vRd,max
(b) L'armatura per il taglio-punzonamento non è necessaria se:
vEd < vRd,c
(c) Se vEd supera il valore vRd,c per la sezione di verifica considerata, si raccomanda che sia
disposta l'armatura per il taglio-punzonamento secondo quanto indicato nel seguito
• Il valore da assumere come tensione di taglio di progetto è pari a vEd = Ved/(ui·d) dove:
d è l'altezza utile media della piastra, pari a (dy + dz)/2 con dy , dz altezze utili nelle
direzioni y e z della sezione di verifica;
ui è la lunghezza del perimetro di verifica considerato;
• In presenza di eccentricità della reazione vincolare (presenza di momento non equilibrato)
e di pilastri di bordo, si rimanda a EC2, paragrafo 6.4, per una definizione di vEd e dei
perimetri di verifica
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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 84/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Resistenza a punzonamento di piastre e fondazioni di pilastri prive di


armature a taglio
• La resistenza di progetto a punzonamento [MPa] può essere calcolata come:

fck è espresso in MPa; k = 1 +√(200/d) ≤ 2,0 (d in mm); ρl = √(ρly ⋅ ρlz) ≤ 0,02


ρly, ρlz sono riferiti all’armatura tesa nelle direzioni y e z. Si raccomanda di calcolare i valori
di ρly e ρlz come valori medi prendendo in considerazione una larghezza di piastra pari alla
larghezza del pilastro più 3d su ciascun lato.
σcp = (σcy + σcz)/2, dove σcy , σcz sono le tensioni normali (MPa, positive se di compressione)
nel calcestruzzo della sezione critica nelle direzioni y e z dovute alla presenza di azione
assiale nel piano della piastra, causata o da precompressione o dai carichi agenti.
I valori di CRd,c, νmin e k1 da adottare in uno Stato possono essere reperiti nell’appendice
nazionale. I valori raccomandati sono:
CRd,c =0,18/γc, vmin = 0,035 k3/2 · fck1/2 k1 = 0,1.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 85/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Resistenza a punzonamento di piastre e fondazioni di pilastri prive di


armature a taglio
• Si raccomanda che la resistenza a punzonamento della fondazione di un pilastro sia
verificata lungo il perimetro di verifica distante non più di 2d dal contorno del pilastro. Nel
caso di carico coassiale la forza netta applicata è
VEd,red = VEd - ΔVEd
VEd è la forza tagliante applicata;
ΔVEd è la forza netta rivolta verso l'alto all'interno del perimetro di verifica considerato, cioé
la pressione verso l'alto trasmessa dal suolo meno il peso proprio della fondazione.
vEd = VEd,red/ud

dove: a è la distanza dal contorno del pilastro al perimetro di verifica considerato;


• In presenza di carico eccentrico, vEd deve essere verficato come indicato nell’EC2 (6.51)

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 86/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Resistenza a punzonamento di piastre e fondazioni di pilastri munite


di armature a taglio
• Dove è richiesta l'armatura a taglio, si raccomanda che questa sia calcolata come:
vRd,cs = 0,75 vRd,c + 1,5 (d /sr) Asw fywd,ef (1/(u1d )) sinα
Asw è l’area di armatura a taglio a punzonamento situata su di un perimetro intorno al
pilastro [mm2];
sr è il passo radiale dei perimetri dell’armatura a taglio di punzonamento [mm];
fywd,ef è la resistenza di progetto efficace dell'armatura a taglio-punzonamento, secondo la
relazione fywd,ef = 250 + 0,25 d ≤ fywd [MPa];
d è la media delle altezze utili nelle due direzioni ortogonali [millimetri];
α è l'angolo compreso fra l'armatura a taglio e il piano della piastra.
Se è disposta una sola fila di barre piegate verso il basso, allora al rapporto d/sr può essere
assegnato il valore 0,67.

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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 87/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Resistenza a punzonamento di piastre e fondazioni di pilastri munite


di armature a taglio
• In adiacenza ai pilastri la resistenza a taglio-punzonamento è limitata a un valore massimo:

u0 per un pilastro interno u0 = sviluppo del perimetro del pilastro [mm],


per un pilastro di bordo u0 = c2 + 3d ≤ c2 + 2c1 [mm],
per un pilastro d'angolo u0 = 3d ≤ c1 + c2 [mm];
c1, c2 sono le dimensioni del pilastro;
β definito in funziona dell’eccentricità del carico
Il valore di vRd,max da adottare in uno Stato può essere reperito nell’appendice nazionale. Il
valore raccomandato è vRd,max = 0,5 νfcd dove ν = 0,6 [1-fck/250] [MPa];
• Si raccomanda che il perimetro di verifica lungo il quale l'armatura a taglio non è richiesta,
uout (o uout,ef, vedi figura) sia calcolato come:
uout,ef = βVEd / (vRd,c d )
• Si raccomanda che il perimetro più lontano delle armature a taglio si collochi a una distanza
non maggiore di kd all'interno di uout (o uout,ef), con k=0,5 (valore raccomandato)
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Impiego dei sistemi a piastra 7. PUNZONAMENTO [EC2] 88/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Resistenza a punzonamento di piastre e fondazioni di pilastri munite


di armature a taglio

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 89/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

8. DETTAGLI COSTRUTTIVI
EC2 (EN 1992-1-1)

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 90/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE A FLESSIONE
As,min = 0,26(fctm/fy)bd ≥ 0,0013bd
• Nelle piastre a portanza unidirezionale si raccomanda di prevedere una armatura
trasversale secondaria in quantità non minore del 20% dell’armatura principale. Nelle zone
in prossimità degli appoggi l’armatura trasversale alle barre principali superiori non è
necessaria se non è presente momento flettente trasversale;
• Si raccomanda che il passo delle barre sia non maggiore di smax,slabs pari a:
- per l’armatura principale, 3h ≤ 400 mm, essendo h l’altezza totale della piastra;
- per l’armatura secondaria, 3,5h ≤ 450 mm.
In zone con carichi concentrati o di momento massimo i precedenti valori diventano
rispettivamente:
- per l’armatura principale, 2h ≤ 250 mm;
- per l’armatura secondaria, 3h ≤ 400 mm.
• Per quanto riguarda sovrapposizione delle armature e lunghezze di ancoraggio, si vedano le
regole usuali utilizzate per le travi.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 91/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE A FLESSIONE
• Armatura delle piastre in prossimità degli appoggi:
- In piastre semplicemente appoggiate, si raccomanda che metà dell’armatura calcolata in
campata sia estesa fino agli appoggi e convenientemente ancorata;
- Dove si verifica una continuità parziale lungo un bordo di piastra, ma tale continuità non
è considerata nel calcolo, si raccomanda che le armature superiori siano in grado di
sopportare un momento pari almeno al 25% del massimo momento agente nella
campata adiacente (armatura di congruenza). Si raccomanda che queste armature si
estendano almeno a 0,20 volte la lunghezza della campata adiacente, misurata a partire
dalla faccia dell’appoggio. Si raccomanda che esse siano continue su appoggi intermedi e
ancorate agli appoggi di estremità. Su un appoggio di estremità il momento resistente
può essere assunto pari al 15% del massimo momento nella campata adiacente.
• Se i particolari costruttivi sugli appoggi sono tali da impedire il sollevamento della piastra in
corrispondenza di un angolo, si raccomanda di prevedere una adeguata armatura.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 92/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE A FLESSIONE
• Si raccomanda che lungo un bordo libero (non appoggiato) una piastra contenga armature
longitudinali e trasversali collocate come indicato in figura.
• Le normali armature di una piastra sono utilizzabili come armature di bordo.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 93/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE A TAGLIO
• Si raccomanda che una piastra in cui siano previste armature a taglio abbia spessore
almeno di 200 mm.
• Per la disposizione delle armature a taglio, si applicano il valore minimo e la definizione del
rapporto di armatura utilizzati per le travi, eccetto per quanto di seguito modificato.
• Nelle piastre, se |VEd| ≤ ¹⁄₃ VRd,max, le armature a taglio possono essere realizzate
esclusivamente con armature rialzate o assemblaggi a taglio.
• Il massimo passo longitudinale di insiemi successivi di staffe è dato da:
smax = 0,75 d (1+cot α)
dove α è l’inclinazione dell’armatura a taglio. Il massimo passo longitudinale di barre
rialzate è dato da smax = d.
• Si raccomanda che la massima distanza trasversale di armature a taglio sia non maggiore di
1,5d (distanza massima tra i bracci dell’armatura a taglio).

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 94/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PIASTRE SENZA NERVATURE


Piastra in corrispondenza di pilastri interni
• Si raccomanda che la disposizione delle armature nella costruzione di piastre senza
nervature si basi sul comportamento nelle condizioni di esercizio (distribuzione delle
armature da analisi elastica). In generale ciò comporta una concentrazione di armatura sui
pilastri.
• In corrispondenza di pilastri interni, a meno che non siano eseguiti calcoli più rigorosi in
esercizio, si raccomanda di disporre armature di estradosso di area 0,5At entro una
larghezza pari alla somma di 0,125 volte le larghezze dei pannelli presi su ciascun lato dei
pilastri. At rappresenta l’area di armatura necessaria per sopportare l’intero momento
negativo agente su una larghezza pari alla somma di due metà pannelli prese su ciascun
lato del pilastro (concentrare almeno metà dell’area strettamente necessaria su ¼ della
luce).
• Si raccomanda che in corrispondenza di pilastri interni siano disposte armature inferiori (≥2
barre) in ogni direzione e che tali armature attraversino il pilastro.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 95/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Piastra in corrispondenza di pilastri di bordo o d’angolo


• Si raccomanda che le armature perpendicolari a un bordo libero richieste per trasmettere
momenti flettenti dalla piastra a un pilastro di bordo o d’angolo siano collocate entro la
larghezza efficace be mostrata in figura.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 96/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE PER IL TAGLIO-PUNZONAMENTO


• Dove sono necessarie armature per il taglio-punzonamento si raccomanda che queste siano
disposte tra l’area caricata/pilastro e k·d (k = 1+√(200/d) ≤ 2, con d in mm) entro il
perimetro di verifica oltre il quale le armature per il taglio non sono più necessarie. Si
raccomanda di disporre almeno due serie perimetrali di bracci di cuciture (vedere figura
successiva). Si raccomanda che la distanza dei bracci delle cuciture non sia maggiore di
0,75d.
• Si raccomanda che la distanza dei bracci delle cuciture attorno a un perimetro non sia
maggiore di 1,5d entro il primo perimetro di verifica (2d dall’area caricata), e non maggiore
di 2d per perimetri esterni al primo perimetro di verifica se si ritiene che quella parte di
perimetro contribuisca alla capacità a taglio
• Per barre piegate verso il basso disposte come nella figura b) si considera sufficiente un
unico perimetro di cuciture.

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 97/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 8. DETTAGLI COSTRUTTIVI [EC2] 98/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

ARMATURE PER IL TAGLIO-PUNZONAMENTO


• Dove sono necessarie armature a taglio, l’area di un braccio di cucitura (o equivalente),
Asw,min, è data dall’espressione:

dove:
α è l’angolo compreso tra l’armatura a taglio e quella principale (per esempio, per
cuciture verticali α = 90° e sin α = 1);
sr è il passo delle cuciture per il taglio in direzione radiale;
st è il passo delle cuciture per il taglio in direzione tangenziale;
fck è in MPa.
Nella verifica a taglio si può considerare la componente verticale delle sole armature di
precompressione che passano entro una distanza pari a 0,5d dal pilastro.
• Barre ripiegate che attraversano l’area caricata o passano entro una distanza non maggiore
di 0,25d da tale area possono considerarsi come armature per il taglio-punzonamento
[vedere figura b), precedente]
• Si raccomanda che la distanza tra la faccia di un appoggio, o la circonferenza di un’area
caricata, e l’armatura a taglio più vicina presa in conto in progetto sia non maggiore di d/2.
Si raccomanda che tale distanza sia misurata a livello dell’armatura tesa. Se si dispone una
sola linea di barre piegate, la loro inclinazione può essere ridotta a 30°
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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 99/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

9. IMPIEGO DI SISTEMI
A PIASTRA
IN ZONA SISMICA

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 100/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

GENERALITÀ
• Durante un terremoto significativo, lo spostamento di interpiano (drift) dovrebbe essere
limitato ad un massimo del 2,5%;
• Le piastre non dovrebbero far parte del sistema sismo-resistente, ma devono essere in
grado di sopportare le rotazioni conseguenti al drift di interpiano senza perdite significative
di resistenza nei confronti dei carichi gravitazionali;
• Spesso le piastre piane in zona sismica vengono armate con opportuna armatura a taglio, il
cui progetto richiede che venga determinata la quota parte di momento flettente che deve
essere assorbito dalle piastre. Il momento sismico è la quota parte di momento che viene
trasferito dalle colonne alla piastra a causa dello spostamento laterale.
• Non vi è un consenso su come debba essere stimato tale momento. Ciò è dovuto al fatto
che la variazione di rigidezza di una piastra nei confronti di azioni orizzontali è
estremamente non-lineare. Quindi, il momento sismico stimato varia significativamente a
seconda delle ipotesi fatte da ciascun progettista, e l’armatura a taglio dipende dalla quota
parte di momento che si suppone venga trasferita a causa dell’eccentricità della reazione.
• Un approccio di questo tipo, basato sulla resistenza, generalmente richiede almeno il 50%
di armatura in più di quanto serva per i carichi gravitazionali. Più armatura significa più
rigidezza, il che comporta momenti sismici maggiori a parità di drift, quindi più armatura a
taglio per prevenire il punzonamento.
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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 101/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

GENERALITÀ
• Un modo di superare il problema è stato proposto da Megally and Ghali, che propongono
un limite superiore del momento sismico per la progettazione dell’armatura a taglio,
adottando un momento massimo basato su un multiplo dell’armatura positiva e negativa
esistente nella piastra. Sulla base di sole analisi numeriche, essi sostengono che se la
piastra è in grado di sostenere il momento così definito senza crisi per punzonamento,
allora non vi è problema;
• Un’alternativa ad un approccio basato sulle resistenze sarebbe quello di garantire che le
piastre piane abbiano un’adeguata duttilità. Se fosse possibile garantire alle piastre la stessa
duttilità di pilastri o pareti senza che esse perdano di resistenza, si potrebbero garantire
spostamenti laterali significativi, e quindi assicurare un comportamento affidabile del
sistema;
• Poiché la stabilità del sistema non dovrebbe fare affidamento sul comportamento ‘a telaio’
dell’insieme piastre-pilastri, dato che tali telai diventano rapidamente estremamente
flessibili appena l’armatura delle piastre si snerva in prossimità dei pilastri, sarebbe più
opportuno progettare le piastre affinché siano duttili, anziché progettarle per un momento
sismico di incerta entità.

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 102/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PIASTRE ACCOPPIATE CON SISTEMI A TELAIO SISMO-RESISTENTI


• Nel caso di piastre accoppiate con sistemi a telaio sismo-resistente, le azioni sismiche
vengono affidate al telaio, realizzato da pilastri e travi ribassate. Dal punto di vista della
progettazione sismica governano pertanto le regole dei telai;
• Le piastre vengono progettate per i carichi statici;
• In ogni caso, nella modellazione è bene considerare la presenza delle piastre, le quali si
prendono carico della quota parte di momento non incassato da travi e pilastri.

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 103/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PIASTRE PIANE ACCOPPIATE A PILASTRI SISMO-RESISTENTI


SENZA TRAVI RIBASSATE
• In tal caso, la struttura risulta eccessivamente deformabile, e si hanno problemi sia allo
Stato Limite di Danno (SLD) sia allo Stato Limite di Salvaguardia della Vita (SLV). Tale
soluzione è utilizzabile solo in zone a bassa sismicità, anche nel caso di utilizzo di capitelli;
• Le piastre vengono progettate per i carichi statici;
• Per la combinazione sismica, le piastre si caricano dell’aliquota di momento flettente che
non viene incassato direttamente dai pilastri. È quindi necessario modellare correttamente
la rigidezza flessionale della piastra per una valutazione corretta dell’equilibrio al nodo;
• I problemi principali sono legati al punzonamento (irrilevante se ci sono travi ribassate) ed
alla duttilità della piastra nel nodo pilastro-piastra.

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 104/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PRESCRIZIONI ACI 318


• Piastre bi-direzionali senza travi devono soddisfare a quanto di seguito specificato
• Per nodi piastra colonna di piastre bi-direzionali senza travi, deve essere posizionata
armatura a taglio-punzonamento che garantisca una resistenza Vs non inferiore a
che si estenda per una zona almeno pari a 4 volte lo spessore della piastra, a
meno che sia soddisfatta almeno una delle condizioni seguenti:
• (a) viene garantita la verifica a taglio considerando il momento indotto dallo spostamento,
come descritto in Normativa (paragrafo 1.12.6);
• (b) lo spostamento di interpiano (drift) non eccede il maggiore tra 0,005
[0.035 – 0.05(Vu / φVc)], come mostrato in figura.

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 105/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DUTTILITÀ DI NODI PIASTRA-COLONNA

Disposizione di armatura
che garantisce adeguata
duttilità

Dal punto di vista della duttilità, l’armatura


tradizionale per il punzonamento non è
particolarmente efficace in presenza di
inversione del carico e di comparsa di
fessure a taglio diagonali a causa del
degrado del calcestruzzo sotto carichi ciclici

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 106/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DUTTILITÀ DI NODI PIASTRA-COLONNA

Armatura per duttilità Armatura tradizionale

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 107/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

PIASTRE PIANE ACCOPPIATE A PARETI SISMO-RESISTENTI


• Il controllo degli spostamenti è affidato integralmente alle disposizione delle pareti e dei
vani scala-ascensore, con la piastra che funziona efficacemente come diaframma di piano.
• Le piastre vengono progettate per i carichi statici;
• Se possibile, è comunque suggeribile utilizzare travi ribassate perimetrali per ridurre o
evitare problemi locali di punzonamento nel piano di massima rigidezza della pareti;
• Problemi di duttilità locale e di punzonamento possono essere controllati realizzando lungo
il contorno cordoli opportunamente confinati, così da realizzare delle travi di bordo,
ancorché in spessore della piastra
• I problemi principali sono legati alla duttilità della piastra.

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Impiego dei sistemi a piastra 9. IMPIEGO DI PIASTRE IN ZONA SISMICA 108/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

DUTTILITÀ DELLE PIASTRE PIANE ACCOPPIATE A PARETI


• Per le piastre generalmente si assume che non vi siano problemi di duttilità, e quindi non
sia necessaria una verifica di duttilità, grazie al fatto che la percentuale di armatura è
generalmente modesta, e che il comportamento è comunque biassiale, il che garantisce
che il calcestruzzo sia di fatto sempre confinato. È comunque fondamentale usare acciaio
ad alta duttilità (B450C);
• In realtà, se il drift eccede il 2% circa, ci possono essere problemi di duttilità e
punzonamento locale. Si suggerisce quindi di predisporre opportune armature che
garantiscano maggior duttilità rispetto ai classici connettori per il punzonamento, ad
esempio utilizzando dettagli simili a quelli precedentemente illustrati, oppure utilizzando
staffe che fungono sia da armatura di confinamento, sia da armatura a taglio.

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 109/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

10. ESEMPIO DI EDIFICIO


SISMORESISTENTE A PARETI
CON SOLAI A PIASTRA

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 110/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Vista Speculare Piano Tipo

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 111/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Modello a Elementi Finiti

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 112/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Momenti Flettenti e Armatura Tipo

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 113/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Armature Integrative

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 114/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Armature Integrative

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 115/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Modello a Elementi Finiti per Analisi Sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 116/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Modi di Vibrare e Fattori di Partecipazione

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 117/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Primo e Secondo Modo di Vibrare

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 118/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Terzo e Quarto Modo di Vibrare

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 119/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica Spostamenti allo SLD

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 120/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

Verifica Spostamenti allo SLD

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 121/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 122/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 123/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 124/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 125/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 126/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 127/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 10. ESEMPIO 128/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

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Impiego dei sistemi a piastra 129/129
nella progettazione degli edifici in zona sismica

RINGRAZIAMENTI
Ing. Patrick Bamonte
Ing. Roberto Nascimbene

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