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Mario

Dulude
NUTRIZIONE
CELLULARE
Viaggio alla fonte
delle sostanze nutritive per
vivere meglio e più a lungo
Mario Dulude
Nutrizione cellulare
Titolo originale: De l’alimentation à la nutrition cellulaire
Traduzione di Ilaria Dal Brun
Copyright © 2011 Les Éditions Quebecor
Copyright © 2013 Edizioni Il Punto d’Incontro per l’edizione italiana
Prima edizione originale pubblicata nel 2011 da Les Éditions Quebecor, une compagnie de
Quebecor Media, chemin Bates 7, Montréal, Canada
Prima edizione italiana pubblicata nel giugno 2013
Prima edizione digitale: marzo 2015
Edizioni Il Punto d’Incontro, Via Zamenhof 685, 36100 Vicenza,
tel. 0444239189, fax 0444239266
Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di quest’opera può essere riprodotta in alcuna forma
senza l’autorizzazione scritta dell’editore, a eccezione di brevi citazioni destinate alle
recensioni
ISBN 9788868202187
www.edizionilpuntodincontro.it
Indice
Prefazione
Introduzione
Capitolo 1 Argomentazioni storiche, antropologiche e anatomiche
La dentizione
Il tubo digerente
Il vegetarianismo
Capitolo 2 Suddivisione dei fattori nutrizionali
Calorie
Proteine
Glucidi
Lipidi
Capitolo 3 Le vitamine
Il complesso vitaminico A
Il complesso vitaminico B
Il complesso vitaminico C
Il complesso vitaminico D
Il complesso vitaminico E
Il complesso vitaminico K
La vitamina U
Le antivitamine
Capitolo 4 I sali minerali
Calcio
Ferro
Fluoro
Fosforo
Iodio
Litio
Magnesio
Potassio
Rame
Selenio
Silice
Zinco
Zolfo
Capitolo 5 Le fibre
Fibre insolubili
Fibre solubili
Capitolo 6 La frutta
Frutta oleaginosa
Frutta acquosa e zuccherina
Frutta amidacea
Capitolo 7 Verdura, legumi, condimenti e aromi
Verdura
Condimenti e aromi
Capitolo 8 I cereali
Avena
Frumento
Grano saraceno
Mais
Miglio
Orzo
Quinoa
Riso
Segale
Triticale
Capitolo 9 La germogliazione
Ceci
Erba medica
Fagioli mung
Frumento
Ravanelli
Semi di girasole
Capitolo 10 Le bevande
Bevande alcoliche
Bevande energetiche
Caffè, tè, tisane e infusi
Acqua
Frullati di frutta
Succhi
Capitolo 11 I superalimenti
Gli integratori alimentari
I radicali liberi
Gli antiossidanti
Integratori multivitaminici
Capitolo 12 Assorbimento e assimilazione
Le combinazioni alimentari
Capitolo 13 La chimica alimentare
Additivi elementari: uso e danni per la salute
L’irradiazione degli alimenti
Manipolazione e raffinazione
Il carbone vegetale attivo
Capitolo 14 L’alimentazione secondo…
Una dieta sana
Sovralimentazione
Il digiuno
Le diete dimagranti
Gli alimenti e l’acidità
Gli alimenti e il loro effetto sull’organismo
Capitolo 15 Le malattie dell’uomo moderno
I problemi di salute più diffusi
Disintossicazione/detossificazione
Trucchi e consigli di salute
Conclusione Biodiversità e prospettive per il futuro
Appendice Tabelle di conversione
Glossario
Bibliografia
Nota sull’autore
Questo libro è dedicato a tutti coloro che desiderano migliorare il loro
stato di salute. Vorrei in particolare ringraziare alcune persone che fanno
parte della mia vita e che quotidianamente mi ispirano.
Mia moglie Suzanne per la motivazione, il sostegno e la presenza che
mi offre da oltre vent’anni.
I seguenti conferenzieri, scienziati e ricercatori per avermi ispirato: il
dottor Alexis Carrel, il naturopata Jacques Baugé-Prévost, il dottor Myron
Wentz, il dottor Ray Strand, il dottor Gilles Lapointe e molti altri.
Prefazione
Se esiste un discorso che dobbiamo riprendere e aggiornare a ogni generazione, è proprio
quello della nutrizione.
Conosco il dottor Mario Dulude da quasi vent’anni. Si è sempre interessato
all’alimentazione e soprattutto alla nutrizione. Porta avanti continue ricerche affinché tutti
noi possiamo migliorare il nostro stato di salute attraverso un’adeguata alimentazione. È
giunto al suo secondo libro.
In un’epoca come la nostra, in cui l’industria, la chimica, la radioattività e la
farmacologia si sono notevolmente sviluppate, non è facile sforzarsi di dirigersi verso un
maggior benessere. Sebbene il nostro organismo non riceva più dagli alimenti più comuni
le medesime sostanze nutritive di un tempo, abbiamo sempre la possibilità di compiere
scelte migliori e ricorrere ad altre risorse per nutrire tutte le cellule del nostro organismo.
Questo testo si rivelerà prezioso, perché vi aiuterà in maniera semplice e naturale.
Dott. Micheline Beauchamp, naturopata
Direttrice dell’Istituto di medicina naturale
Introduzione
Perché un altro libro sull’alimentazione? Per due ovvie ragioni. La prima è una
constatazione espressa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui il
trenta per cento dei tumori nei paesi industrializzati è direttamente collegato
all’alimentazione, mentre per i paesi in via di sviluppo la percentuale scende al venti. Più i
secondi acquisiscono il ritmo dei primi, più aumenta il tasso tumorale.
La seconda ragione è data dalla mia osservazione clinica di oltre trent’anni. L’esperienza
ambulatoriale mi ha insegnato parecchio sulle abitudini di vita dei miei contemporanei.
Non mangiamo molto bene e, spesso, ci risulta impossibile sapere da dove proviene il
cibo. Secondo alcune statistiche, mangia davvero bene soltanto una percentuale compresa
tra il due e il cinque per cento.
Lo sapevate che…
• Il nostro modo di alimentarci è cambiato più nel corso degli ultimi cinquant’anni che in diecimila anni.
• L’epidemia di obesità che colpisce il Nord America e i paesi industrializzati corrisponde esattamente all’inizio
dell’età dell’oro dell’alimentazione industriale.

Nel Nord America troviamo sempre meno fattorie e sempre più industrie agroalimentari.
Un gruppetto di multinazionali domina la catena alimentare, dal seme al supermercato. Per
esempio i pomodori, raccolti prima del tempo e maturati con etilene, non presentano le
stesse sostanze nutritive del passato. Inoltre, oggi il pollame raggiunge lo sviluppo
completo in quarantanove giorni anziché tre mesi. Quando vengono inviati al macello, i
polli sono così deboli che si tengono a malapena in piedi.
Al giorno d’oggi constatiamo poi che, durante i festeggiamenti in famiglia, il cibo dato
ai bambini è costituito da bibite gassate, pizzette, hot dog, patatine fritte e alimenti
impanati, mentre gli adulti mangiano filetto. Abituiamo così i bambini fin da piccoli a
mangiar male. Del resto, gran parte della pubblicità alimentare promuove il cibo
spazzatura.
Parecchie famiglie hanno orari molto limitati. Tra lavoro, bambini da andare a prendere
all’asilo o a scuola e attività di ogni tipo, non c’è più abbastanza tempo da dedicare alla
preparazione di pasti sani e nutrienti. Acquistiamo al supermercato alimenti già pronti, che
quasi sempre sono carenti di elementi nutritivi. Nel Nord America, all’incirca il quaranta
per cento delle calorie consumate quotidianamente proviene dai grassi, per la maggior
parte saturi.
La mancanza di freschezza degli alimenti costituisce spesso un problema. Per esempio,
lo stoccaggio degli asparagi causa una perdita di vitamina C pari al novanta per cento
dopo una sola settimana. Il congelamento della carne riduce a oltre il cinquanta per cento
il tenore di vitamine del gruppo B. È quanto succede a tutti gli alimenti immagazzinati,
trattati e trasformati.
Per un’alimentazione utile al nostro stato di salute possiamo fare affidamento su chi ci
governa? No, il governo è al soldo delle industrie che dovrebbe regolamentare.
Occorre inoltre puntare il dito contro la mancanza di attività fisica nei giovani e negli
adulti. In molti rimangono davanti a un videogioco anziché uscire a prendere una boccata
d’aria fresca e fare esercizio. L’attività fisica costituisce il miglior stimolante del
metabolismo. Se praticata con accortezza dalle tre alle quattro volte alla settimana,
rappresenta una garanzia di salute.
Tengo a sottolineare che questo libro non è una raccolta di ricette magiche. La vera
salute non si ottiene sperperando in panacee. La vera salute è frutto di un lavoro
quotidiano. A questo mondo niente è gratis e dobbiamo pagare sempre il prezzo di ciò che
desideriamo. Desiderate la salute? Beh, il prezzo da pagare è lo sforzo… intelligente,
beninteso! Mantenere il corpo in salute costituisce un lavoro personale che deve essere
costante. Ecco perché alcuni incontrano difficoltà a conservare buone abitudini di vita.
Bisogna avere ben chiaro che, a livello di salute, non veniamo puniti per i nostri peccati,
bensì piuttosto dai nostri peccati! Se pensiamo che Dio abbia creato la nostra malattia,
come possiamo rivolgerci a lui per guarirla? La malattia non è una punizione divina, è il
risultato della nostra mancata conoscenza di noi stessi, della nostra natura umana. Non
bisogna “attaccare” la malattia come se si trattasse di un nemico da sconfiggere, bensì
stimolare le forze naturali di guarigione dentro di noi. Per riuscirci, è utile conoscere
alcuni elementi fondamentali chiamati fattori naturali di salute. Ne esistono sei: calore,
aria, acqua, movimento, riposo e alimentazione.
• Assai più che una semplice questione di temperatura corporea, il calore implica anche
quello umano. Essere calorosi significa essere in armonia con se stessi e i propri simili,
essere accoglienti, sorridenti. Del resto, per garantire la trasmissione della vita non
bisogna forse essere “in calore”, vecchia espressione oggigiorno un tantino travisata?
In linea generale, il calore rappresenta il fattore più importante per i neonati. Inoltre,
include il concetto di caloria. Che cos’è la caloria, se non un’unità di energia bruciata dal
nostro organismo? L’energia fornitaci da altri alimenti deriva direttamente dalla luce
solare trasformata in clorofilla nelle piante attraverso il fenomeno della fotosintesi. I
nostri alimenti sono fonte di energia solare!
Bruciamo (combustione senza fiamma) gli alimenti per sostenere la vita e il
rinnovamento di miliardi di cellule che costituiscono l’insieme del nostro essere fisico.
• L’aria è un elemento indispensabile alla sopravvivenza del corpo umano. Possiamo
vivere alcuni giorni senza bere, alcune settimane senza mangiare, ma non più di alcuni
minuti senza aria. È importante evitare il tabacco, i luoghi in cui si fuma e l’aria
inquinata. Perché non approfittare dei momenti liberi per andare a ossigenarsi in
campagna o nel bosco, lontani dalla città? Anche varie tecniche respiratorie favoriscono
il totale rilassamento del corpo. L’ossigeno dell’aria è direttamente collegato all’uso che
le nostre cellule fanno dell’energia.
• L’acqua costituisce più del settanta per cento del nostro organismo e ne assicura il
drenaggio. Con “drenaggio” intendiamo non solo l’evacuazione delle tossine
metaboliche dal corpo umano, ma anche la corretta assimilazione delle sostanze
nutritive. L’acqua pura è quindi la miglior bevanda per tutti.
• “Il movimento” diceva Goethe, “è vita”. Senza il movimento (movimento del cuore,
dei muscoli, del tubo digerente, della circolazione sanguigna e linfatica ecc.), infatti, per
noi non sarebbe possibile nessuna vita metabolica. Muoversi è essenziale e la
sedentarietà delle nostre società cosiddette sviluppate nuoce enormemente a tutto il
metabolismo (digestione, assimilazione ed eliminazione).
• Una volta concluso del sano movimento, riposarsi è più importante che mangiare.
Dopo un allenamento intensivo o un lavoro fisicamente esigente, occorre innanzitutto
pensare a riposarsi. Il sonno è insostituibile, giacché permette al nostro corpo e alla
nostra mente di rigenerarsi.
• L’alimentazione conclude la gerarchia dei fattori naturali di salute. Pur se ultima, non è
per questo meno importante per la salute fisica, mentale e spirituale. Spesso mangiamo
troppo o male. Nelle pagine seguenti vedremo perché e come migliorare questa
situazione.
* * *
Questo libro intende in primo luogo tradurre in parole semplici vari dati scientifici,
rendendoli accessibili per il bene di tutti. Prendiamo in mano la nostra salute!
Lo sapevate che…
Nel Québec l’ammontare dei costi della sanità e dei servizi sociali è passato dal trenta per cento del bilancio
complessivo negli anni Ottanta al quarantacinque nel 2008. La prevenzione costituisce un concreto risparmio al
quale possiamo tutti contribuire correggendo le cattive abitudini di vita.
Capitolo 1
Argomentazioni storiche, antropologiche e
anatomiche
L’essere umano è vegetariano o carnivoro? Ecco una domanda fondamentale che mi è
spesso stata posta dagli studenti dei corsi di medicina naturale. Per sapere di cosa ha
bisogno il nostro organismo per nutrirsi, occorre fare un passo indietro e ripercorrere la
storia della specie umana. Le nostre origini risalgono alla notte dei tempi. I nostri lontani
antenati in origine erano frugivori, cioè consumavano quasi esclusivamente frutta.
Con l’evoluzione e i cambiamenti climatici è sopraggiunto un fenomeno chiamato
adattamento. Le grandi foreste che fornivano ai nostri antenati frutta di ogni tipo hanno
cominciato a ridursi. Ciò ha obbligato l’homo sapiens a spostarsi alla ricerca di cibo. La
bipedia e la posizione eretta che ci caratterizzano sono comparse nel corso dei millenni.
Inoltre, la nostra alimentazione si è fatta più varia. Oltre alla frutta, i nostri avi
completavano il menù con radici, tuberi, verdura, frutta secca e cereali selvatici.
In seguito, i raffreddamenti climatici hanno condotto l’uomo a riscaldarsi grazie al
dominio sul fuoco, ampliando così ulteriormente la varietà alimentare e includendovi la
carne. Si sono dunque prodotti grandi cambiamenti. Oltre alla raccolta, alla caccia e alla
pesca, l’essere umano ha sviluppato l’allevamento degli animali e l’agricoltura. Numerosi
popoli sono diventati seminomadi (allevatori di bestiame) o stanziali (agricoltori). È
accaduto per esempio alle antiche popolazioni del Medio Oriente come i Sumeri, i
Babilonesi e gli Egizi.
L’agricoltura e l’allevamento del bestiame hanno assicurato ai nostri antenati scorte
alimentari. Ciò ha permesso loro di dedicare del tempo alla riflessione, aprendo la strada
non solo a scienze quali l’astronomia, la fisica e l’arte edilizia, ma purtroppo anche alla
guerra.
Prima che l’Impero romano con le sue orge alimentari entrasse in decadenza, numerosi
popoli portavano avanti un’alimentazione pressoché interamente vegetariana (per esempio
i Greci, gli Egizi, gli antichi Romani ecc.). La carne ha cominciato ad abbondare nel
regime alimentare umano soprattutto a partire dall’epoca di Carlomagno, in cui costituiva
di fatto l’alimento principale.
La carne è diventata poi un bisogno essenziale per l’essere umano. È interessante notare
che le popolazioni nutrite in maniera esclusivamente vegetariana risultano in genere meno
resistenti alle grandi epidemie. Inoltre, in tali popolazioni sono osservabili alterazioni
profonde sia sul piano morfologico sia su quello fisico.
Occorre tuttavia capire che anche un’alimentazione in cui la carne è preponderante
genera i suoi problemi. Nelle popolazioni che consumano parecchia carne si nota infatti
una maggior incidenza dei seguenti disturbi di salute: ipercolesterolemia, artritismo,
invecchiamento precoce, obesità, tumori ecc.
Il consumo di carne deve pertanto adeguarsi alla nostra attività fisica. A tal proposito,
possiamo citare il caso degli allevatori argentini, che consumano dai due ai tre pasti al
giorno a base di carne senza subire alcuna conseguenza. La vita all’aria aperta permette
loro di eliminare con facilità le tossine metaboliche prodotte dal consumo eccessivo di
alimenti di origine animale.
Notiamo altresì che gli Inuit, i quali si nutrono principalmente di grassi e oli animali,
non presentano problemi particolari fintanto che vivono in un clima rigorosamente freddo.
Queste popolazioni tuttavia non hanno un’aspettativa di vita molto lunga.
In controtendenza alle ultime constatazioni, possiamo citare popoli in piena salute con
un regime vegetariano al novanta per cento: gli Hunza, i Tibetani e certe regioni del
Giappone, che presentano addirittura un’aspettativa di vita più lunga.
Non è chiaramente pensabile una regola assoluta e valida per tutti gli esseri umani di
qualunque paese. Cionondimeno, possiamo suggerire un regime ad alta predominanza
vegetariana. Pertanto, l’ottanta per cento circa dei nostri alimenti dovrebbe essere di
origine vegetale e il venti per cento circa di origine animale (carne, pesce, latte, uova,
formaggi, yogurt).
Le scelte alimentari vanno compiute a livello individuale, tenendo in considerazione
l’attività fisica, il temperamento e i fattori ereditari.
Ecco alcuni argomenti di carattere anatomico che propendono per un’alimentazione di
tipo onnivoro e quindi varia.

La dentizione
Se paragoniamo la nostra dentizione a quella degli animali carnivori ed erbivori
(vegetaliani), constatiamo che non apparteniamo né completamente alla prima categoria
né alla seconda.
Nei carnivori i canini (zanne) sono molto lunghi, appuntiti, lisci e un po’ ricurvi. Non
servono a masticare, bensì ad afferrare e uccidere la preda. I molari, tutti a punta, riducono
la carne a brandelli; il movimento di triturazione risulta loro assolutamente impossibile.
Negli erbivori, a essere particolarmente sviluppati sono gli incisivi. Servono infatti a
strappare l’erba e le piante. I canini, spesso assai piccoli, non servono all’alimentazione.
Al contrario, i molari sono larghi e smaltati soltanto su un lato. Permettono di frantumare e
triturare gli alimenti.
Nell’essere umano e nei primati, la dentizione è piuttosto uniforme. I canini sono poco
più lunghi degli altri denti. Conserviamo sempre la dentatura dei frugivori, ma per
necessità abbiamo aggiunto la carne alla nostra alimentazione.

Il tubo digerente
Esistono grandi differenze tra uomini, carnivori ed erbivori; osserviamo al riguardo la
seguente tabella.

Carnivori Erbivori Frugivori e umani


Stomaco Piccolo, succhi gastrici molto acidi Enorme (rumine) Medio, succhi gastrici
mediamente acidi
Corto, all’incirca da quattro a cinque Lungo, all’incirca venticinque volte Medio, all’incirca dieci volte la
Intestino
volte la lunghezza del corpo la lunghezza del corpo lunghezza del corpo

Constatiamo dunque che in origine l’essere umano era frugivoro e che poi, per
adattamento, ha modificato l’alimentazione nel corso dei millenni. Possiamo pertanto
adattarci a qualunque tipo di alimento o quasi. L’uomo è onnivoro a predominanza
vegetariana, non carnivora.
Il nostro tubo digerente va dalle labbra all’ano ed è costituito da: bocca, gola, esofago,
stomaco, intestino tenue e colon. Inoltre, due organi collegati alle funzioni digestive
svolgono un ruolo importante durante il processo (e anche dopo la digestione): fegato e
pancreas.
Già a livello delle labbra notiamo un lieve assorbimento degli elementi liquidi. Anche la
lingua svolge un suo ruolo, tuttavia la funzione principale della cavità orale rimane la
predigestione. È infatti qui che comincia la digestione degli alimenti.
Per capire l’inizio di questo processo digestivo, esaminiamo due funzioni importanti ma
spesso trascurate: la salivazione e la masticazione. La salivazione è la produzione di saliva
da parte delle ghiandole salivari. La saliva racchiude un enzima molto potente chiamato
amilasi salivare o ptialina, che permette di digerire gli zuccheri. Una buona insalivazione
consente pertanto di digerire in bocca fino al cinquanta per cento degli zuccheri, da cui
l’importanza di insalivare adeguatamente i carboidrati (o zuccheri complessi come la
pasta, il pane e i cereali).
Per ben impregnarli di saliva, gli alimenti vengono frantumati dalla masticazione,
mescolandosi così all’amilasi salivare. Inoltre, una buona masticazione riduce il lavoro
della digestione, portato avanti dallo stomaco e dall’intestino tenue.
Anche la lingua contribuisce a impastare gli alimenti con la saliva. Serve inoltre a
deglutire (inghiottire alimenti, saliva e liquidi) come pure, ovviamente, a parlare.
Quando gli alimenti sono ben masticati e inghiottiti, l’esofago li riceve, per incanalarli
verso lo stomaco. Un boccone medio impiega tra i quattro e gli otto secondi per
attraversare l’esofago e arrivare nello stomaco; una sorsata di liquido soltanto un secondo.
L’esofago non svolge alcun ruolo digestivo propriamente detto, ma in quest’organo di
natura ritmica ha inizio il movimento peristaltico del tubo digerente. Questo movimento di
amalgamazione serve a mescolare gli alimenti ai succhi gastrici, nonché a far avanzare il
cibo verso gli altri organi digerenti.
Dopo l’esofago viene lo stomaco. Il suo ingresso è bloccato dal cardias, uno sfintere (o
valvola), che impedisce agli alimenti di risalire. Il ruolo principale dello stomaco è la
digestione degli alimenti protidici, che viene effettuata in due maniere: meccanica e
chimica.
La digestione meccanica svolta dallo stomaco richiama la masticazione.
L’amalgamazione qui effettuata serve infatti a mescolare gli alimenti ai succhi gastrici
secreti dalle ghiandole ubicate sulla parete interna dell’organo.
La digestione chimica dal canto suo è un vero e proprio sforzo titanico. Le proteine
vengono scisse in aminoacidi semplici. Il latte caglia un po’, in un processo analogo a
quello dello yogurt.
Lo zucchero e i grassi non vengono attaccati dai succhi gastrici. Inoltre, un’eccessiva
presenza di lipidi può ritardare la digestione delle proteine e favorire una maggior
acidificazione dello stomaco.
Oltre agli enzimi digestivi, lo stomaco produce acido cloridrico, il cui potere di
corrosione è sufficiente a bruciare un tappeto in pochi secondi. Sottoposta continuamente
all’azione di questo acido, la parete interna dello stomaco (mucosa) deve ricostituirsi
all’incirca ogni tre giorni.
Dopo le due, quattro ore necessarie alla digestione di un pasto normale, la poltiglia che
passa nell’intestino tenue non ha assolutamente più l’aspetto che avevano gli alimenti in
precedenza inghiottiti. D’altro canto, nessun alimento è utile all’organismo nella sua
forma originaria. Tutti devono essere digeriti per poter poi venire assimilati. L’intestino
tenue (“tenue” nel senso di sottile) conclude la digestione chimica degli alimenti
principalmente nella prima parte, il duodeno.
Entrano qui in funzione due organi legati alla digestione: il fegato, che secerne la bile
per emulsionare i grassi, e il pancreas, che riversa i succhi pancreatici per digerire i
glucidi, i protidi e i lipidi. Il movimento peristaltico seguita ad amalgamare gli alimenti
per estrarre quanto più possibile le sostanze nutritive in essi racchiuse.
Può ora avere inizio l’assorbimento degli elementi nutritivi: aminoacidi, zuccheri
semplici, goccioline di grassi, vitamine, minerali ed enzimi oltrepasseranno la barriera
intestinale. Se all’inizio abbiamo trovato la lingua, anche qui ritroviamo miliardi di
piccole lingue chiamate villi intestinali. Ciascun centimetro quadrato d’intestino tenue
racchiude tremila villi e un miliardo e mezzo di microvilli. La sua superficie interna è
circa seicento volte più grande di quella esterna. L’intestino tenue produce inoltre delle
secrezioni, ossia pressappoco due litri di muco ogni ventiquattro ore, per facilitare il
transito intestinale. Questo muco è una specie di lubrificante che aiuta a far scivolare il
bolo alimentare.
Allorché gli alimenti hanno percorso l’intestino tenue, è necessario eliminare i residui ed
entra qui in gioco il colon (o intestino crasso).
Oltre alla sua funzione di eliminazione, il ruolo del colon consiste nel recuperare quanti
più liquidi possibile. Quest’azione avviene principalmente a livello del colon ascendente.
Una volta recuperati, i liquidi entrano nel circolo sanguigno proprio come le sostanze
nutritive assorbite dall’intestino tenue, dirigendosi direttamente al fegato. Quest’ultimo è
uno dei laboratori più strabilianti che la natura ci offre. Fa una cernita tra ciò che è utile o
inutile al corpo umano. Può immagazzinare varie sostanze, per esempio glucidi,
aminoacidi, lipidi, vitamine, minerali ed enzimi, per metterli in circolo quando sono
richiesti.
Il fegato è inoltre il principale organo di disintossicazione del corpo umano. Neutralizza
infatti le tossine che consumiamo (alcol, prodotti farmacologici, fumo, caffeina ecc.) e
quelle che produciamo (ossia i residui del normale metabolismo organico).
Il fegato rappresenta l’organo delle mille funzioni. Svolge un suo ruolo nella normale
coagulazione del sangue, nell’attivazione della vitamina D, nella sintesi del colesterolo e
dei trigliceridi, nel metabolismo glucidico (diabete, ipoglicemia) ecc. Non è possibile
vivere senza fegato: è il “cervello” del polo metabolico.
Lo sapevate che…
• Il nostro intestino tratta quotidianamente all’incirca dieci litri di alimenti, liquidi e secrezioni organiche.
• Il fegato è costituito da trecento miliardi di cellule epatiche e ciascuna di esse rappresenta un fegato in
miniatura. Quest’organo è in grado di rigenerarsi da sé, chiaramente entro certi limiti, il che lo rende il più
resistente nel corpo umano.
• La lingua riesce a distinguere soltanto il sapore dolce, salato, amaro e acido. Gustiamo pertanto tutti i sapori
grazie al naso.
• Anche senza stomaco, possiamo comunque avvertire fame.

IL SENSO DEL GUSTO


Il vegetarianismo
L’alimentazione a predominanza vegetariana viene sempre più apprezzata per la
prevenzione di varie malattie degenerative. Ne esistono diverse forme, tra cui alcune sono
più rigide di altre. In linea di massima, il vegetarianismo esclude la carne e il pesce
dall’alimentazione quotidiana. Certi sottoprodotti animali come i latticini e le uova
possono essere inclusi o esclusi, a seconda della tipologia vegetariana. Ecco una tabella
che raffronta vari tipi di vegetarianismo alla dieta mediterranea, composta per l’ottanta per
cento da alimenti vegetali.

Tipo di vegetarianismo Uova Latticini Pesce e frutti di mare


Vegan e crudista No No No
Ovo-vegetariano Sì No No
Latto-ovo-vegetariano Sì Sì No
Dieta mediterranea Sì Sì Sì

Per chi segue il crudismo, l’alimentazione dovrebbe essere costituita per oltre il novanta
per cento da alimenti non cotti. Secondo questa teoria, gli alimenti crudi forniscono al
corpo umano tutti gli enzimi di cui ha bisogno per digerire adeguatamente i cibi senza
attingere alle sue riserve. È tuttavia necessario specificare che non tutti gli alimenti cotti
perdono i loro enzimi e che la cottura facilita la digestione dei prodotti a base di cereali.
La dieta mediterranea è probabilmente una delle più facili da seguire nella quotidianità;
la varietà e la qualità degli alimenti che la compongono la rendono altamente salutare per
molti di noi. Tra le altre cose, è assai apprezzata per la prevenzione delle malattie
cardiovascolari.
Capitolo 2
Suddivisione dei fattori nutrizionali
Calorie
Prima del 1917, la parola “caloria” era utilizzata unicamente nell’ambito della fisica. A
introdurla nel linguaggio popolare è stata Lulu Hunt Peters, editrice della rivista Diet and
Health.
Il termine “caloria” deriva dal latino calor e significa calore. In calorie viene
determinato il valore energetico di un alimento. La caloria costituisce pertanto la quantità
di calore che un alimento è in grado di fornire all’organismo.
Per garantire il buon funzionamento del corpo umano, occorre produrre calore. Per
riuscirci, dobbiamo mangiare. A essere bruciati, un po’ come un ceppo in una stufa a
legna, sono gli alimenti. Questa combustione è svolta principalmente dall’attività
muscolare, ma anche da tutte le funzioni metaboliche delle cellule nel corpo.
Come dimostra la tabella sotto riportata, la maggior fonte di calorie è data dai grassi o
lipidi, con nove calorie per grammo. Al secondo posto si colloca l’alcol, con sei calorie
per grammo, mentre glucidi e protidi forniscono ciascuno soltanto quattro calorie per
grammo. Se dunque tenete sotto controllo il peso, a rigor di logica dovete ridurre lipidi e
alcol. Come però vedremo in seguito, non possiamo fare affidamento unicamente su questi
dati. Una duratura perdita di peso si verifica soltanto correggendo le abitudini alimentari
nel loro complesso.

Lipidi 9 calorie per grammo


Alcol 6 calorie per grammo
Glucidi 4 calorie per grammo
Protidi 4 calorie per grammo
Acqua 0 calorie per grammo

Proteine
Dalla più piccola cellula al più grande tessuto umano, alla base del nostro corpo c’è la
struttura protidica. Le proteine costituiscono i “mattoni” necessari alla costruzione e al
mantenimento dell’edificio umano. Sono essenziali per la costituzione della materia
vivente.
Sappiamo che i muscoli rappresentano la grande riserva di proteine dell’essere umano e
che il sistema muscolare è maggiormente definito nel polo metabolico (dall’addome ai
piedi). Di fatto, è in quest’area del corpo che i muscoli sono più grandi e potenti. Fonti di
proteine sono gli alimenti per eccellenza dell’apparato moto-genito-digerente, con le sue
numerose ramificazioni ritmicomotorie e neuromotorie.
Il corpo umano produce all’incirca centomila tipi di proteine diverse. Ne è costituita più
o meno la metà del peso secco di un essere vivente. Il termine “proteina” deriva dal greco
proteos, che significa “importanza primaria”.
Le varie sostanze biochimiche prodotte dall’organismo a partire dalle proteine ben
dimostrano l’importanza degli elementi protidici:
• l’emoglobina nel sangue trasporta l’ossigeno alle cellule;
• la mioglobina trasporta l’ossigeno nei muscoli;
• l’albumina serica trasporta i grassi nel sangue;
• dalle proteine sono prodotti vari ormoni (per esempio l’insulina);
• gli anticorpi sono proteine grandi;
• dalle proteine si producono gli enzimi.
Le proteine sono costituite da aminoacidi, cioè elementi azotati. Esistono ventidue
aminoacidi, di cui otto non possono essere sintetizzati dal corpo umano. Vanno ricavati
quotidianamente dall’alimentazione. Affinché una proteina venga ritenuta completa, le
sono necessari i seguenti otto aminoacidi.
1. Isoleucina
L’isoleucina è essenziale alla sintesi delle proteine umane. Rappresenta pressappoco il 4%
degli aminoacidi che costituiscono le proteine umane. Contribuisce alla coordinazione
muscolare e alla regolazione della glicemia. Accelera inoltre la cicatrizzazione dei tessuti
ossei, muscolari ed epidermici. Una carenza d’isoleucina genera deficienza fisica e
mentale. Le fonti migliori sono carne, pesce, latte, soia e semi di zucca.
2. Leucina
La leucina possiede proprietà anabolizzanti sull’apparato muscolare. Contribuisce alla
sintesi proteica e limita la distruzione dei tessuti muscolari legata a un intenso lavoro di
muscolazione.
3. Lisina
La lisina svolge un ruolo importante nella crescita. Alcuni animali nei quali è stata indotta
una carenza di lisina presentano, a più o meno lungo termine, ossa mal calcificate. La
lisina stimola l’appetito e migliora le funzioni digestive. La sua carenza genera anemia.
Svolgerebbe inoltre un ruolo nell’ovulazione femminile.
4. Metionina
La metionina svolge un ruolo nella biosintesi delle proteine. Entra in gioco nella
riproduzione e nella longevità cellulare. Questo aminoacido solforato contribuisce alla
salute delle fanere, ossia pelle, unghie e capelli. Garantisce inoltre la protezione delle
cellule epatiche e previene i danni a livello del fegato. Una scarsa presenza di questo
aminoacido in gravidanza è collegata a un maggior rischio di anomalie del tubo neurale
nel feto.
5. Fenilalanina
Quantunque una carenza di fenilalanina sia legata a certe insufficienze mentali, il suo
ruolo principale consiste nel corretto utilizzo della vitamina C da parte del corpo.
6. Triptofano
Nei topi, la carenza di triptofano conduce alla morte. Questo aminoacido svolge un ruolo
fondamentale nella sintesi dell’acido nicotinico (vitamina B3 o PP) da parte
dell’organismo. Nell’essere umano, una carenza genera sintomi di pellagra.
7. Treonina
La treonina costituisce all’incirca il 4% degli aminoacidi presenti nell’organismo. È
essenziale per la formazione dell’elastina e del collagene. Contribuisce quindi allo
sviluppo e al mantenimento delle cartilagini, dei legamenti e della pelle. Svolge inoltre un
ruolo nel corretto funzionamento del sistema nervoso centrale. Le uova costituiscono
un’ottima fonte di treonina.
8. Valina
La valina esercita un effetto stimolante sul metabolismo. È necessaria al mantenimento e
alla riparazione del tessuto muscolare, oltre ad avere un effetto tonico sul sistema
immunitario.
Vi sono altri due aminoacidi talvolta considerati essenziali. Lo sono di fatto per i lattanti e
a volte per gli anziani. Il primo è l’arginina, che costituisce soprattutto un tonico del
fegato. Preponderante nel metabolismo dei protidi, una sua carenza indebolirebbe la
virilità e la totale assenza causerebbe sterilità. Il secondo è l’istidina, essenziale alla
crescita. Svolge un ruolo particolare nella formazione delle nucleoproteine e nella genesi
del sangue ad opera del midollo osseo.
Gli altri aminoacidi non sono meno importanti per il corretto funzionamento del corpo
umano, ma possono essere sintetizzati dall’organismo. Per esempio, la tirosina svolge un
ruolo principale nella produzione di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali.
Contribuisce alla formazione di melanina, una proteina presente nella pigmentazione della
pelle, dei peli e dell’iride oculare. Si constata nelle persone albine un’assenza di melanina.
Comprendiamo quindi un po’ di più l’importanza delle proteine in una dieta equilibrata.
Una carenza protidica può tradursi nei seguenti sintomi: diminuzione del metabolismo di
base, ritardo della crescita, anemia, disturbi ormonali ed enzimatici, scarsa cicatrizzazione
delle ferite, continue infezioni ecc.
Più che il tenore di proteine, è tuttavia importante prendere in considerazione il tenore di
aminoacidi negli alimenti. Infatti, il tenore di proteine non ci offre informazioni sul valore
degli aminoacidi contenuti in un alimento. A essere indispensabili per l’organismo non
sono le proteine, bensì gli aminoacidi che le compongono. Esistono due grandi famiglie di
proteine: animali e vegetali.

LE PROTEINE ANIMALI
Le proteine da fonti animali sono complete, perché contengono gli otto aminoacidi
essenziali. Se non se ne abusa, la carne di buona qualità costituisce una preziosa fonte di
proteine.
Il principale problema dato dall’eccesso di carne consiste nell’alto tenore di purine. Chi
soffre di artrite, gotta e reumatismi dovrebbe ridurre il consumo di carne. Inoltre, se
consumata in grande quantità, risulta sclerotizzante, acidificante, astringente e va a
intasare principalmente fegato e reni.
La carne contiene tra il 15% e il 25% di proteine, tra il 6% e il 20% di lipidi, tracce di
carboidrati (a parte il fegato e la carne equina, che ne possono contenere fino al 2%) e dal
2% al 3% di sostanze stimolanti simili alla caffeina, cioè leucomaine, xantine, creatinine
ecc. Ciò significa quindi che un eccesso di carne può risultare troppo stimolante per
l’organismo e a lungo termine esaurirlo.
Lo sapevate che…
• La carne bianca (pollo, tacchino) è più ricca di nucleoproteine rispetto alla carne rossa.
• Sul piano strutturale, la carne è composta da fibre muscolari, grassi e tessuto connettivo. Deve essere ben
masticata, per aprire le guaine di tessuto connettivo e facilitare così la digestione delle fibre muscolari, ricche di
proteine, da parte dei succhi gastrici.
• Una carne ruvida al tatto proviene da un animale vecchio o patito. La qualità è pertanto dubbia.
• I salumi sono i prodotti animali più indigesti. Sono ricchi di grassi e contengono molti additivi di sintesi per la
loro conservazione.

Modalità di cottura
La modalità di cottura della carne può migliorarne la digestione o renderla più difficile. La
cottura al forno e il lesso con verdure ammorbidiscono la carne e la rendono più digeribile.
La cottura sulla griglia le permette di conservare le qualità nutritive purché la carne non si
bruci, ma la crosta che si forma in superficie la rende più indigesta. La cottura in padella
con il burro e la frittura sono alquanto indigeste. Rimane dubbia la cottura al microonde.
Proteine animali
• Agnello. È una delle carni più digeribili, a patto che il taglio sia magro e cotto in
maniera semplice. Trattandosi di una carne fortificante, spesso l’agnello è consigliato a
sportivi e atleti, tanto più che i tempi di digestione sono meno lunghi del manzo.
• Anatra, oca. Queste carni, ottenute mediante ingrasso o preparati speciali, sono molto
grasse e assai indigeste. Vanno consumate con moderazione e occasionalmente.
• Cavallo. La carne equina è più povera di grassi (all’incirca il 6%) e più ricca di
zuccheri (glicogeno) rispetto al manzo. Si digerisce facilmente; è una carne energetica.
Viene caldamente consigliata in caso di colesterolo elevato e di dieta, in sostituzione di
manzo e maiale.
• Coniglio. Il coniglio è una carne molto facile da digerire e poco grassa. Dal punto di
vista nutritivo, è assai simile al pollo. È altrettanto povera di purine.
• Formaggi. I formaggi costituiscono ottime fonti di calcio e di proteine. Tuttavia, alcuni
vanno consumati in maniera molto moderata, perché sono ricchissimi di grassi. Viene
considerato magro un formaggio con meno dell’8% di grassi. Idealmente, il tenore di
grassi non dovrebbe superare il 2-4%.
• Frutti di mare. Il termine “frutti” non si addice molto a questi alimenti, giacché si
tratta di animali bottinai che vivono nei fondali marini spesso assai inquinati.
Generalmente parlando, sono ricchi di basi xantiniche, quindi relativamente intossicanti,
e non devono far parte del menù quotidiano. Vanno consumati con moderazione, di
stagione e freschissimi, soprattutto ostriche e cozze. Cionondimeno, sono buone fonti di
iodio, potassio, fosforo e oligoelementi. Aragoste e gamberetti sono i meno grassi e i più
ricchi di minerali.
• Kefir. Il latte trasformato dall’azione di questi fermenti stimola la secrezione gastrica.
Il kefir contiene circa il venti per cento di grassi (a seconda del latte utilizzato), il 35% di
proteine, il 20% di lattosio e l’8% di alcol. Alcune persone ne traggono un grande
beneficio, tuttavia altre non sono in grado di tollerarlo. È consigliato in caso di
debolezza digestiva e stipsi cronica.
• Latticini. Il latte di mucca è l’alimento più indicato per i vitelli. Questo non significa
che non bisogna consumarne, bensì che occorre badare a non eccedere con questa “carne
liquida”. Considerata la sua composizione il latte, anche quello umano, è infatti una
specie di carne in forma liquida, il che lo rende più rapidamente assimilabile dal
neonato. L’unico latte davvero adatto ai bambini è pertanto quello materno. Si tratta di
un latte più dolce, più grasso e più facile da digerire rispetto al latte vaccino. Dopo lo
svezzamento, bambini e adulti farebbero meglio a consumare formaggi e yogurt,
essendo questi latticini predigeriti. La fermentazione che subiscono grazie all’azione
degli enzimi li rende più semplici da digerire. Il latte di mucca si colloca in cima alla
lista degli alimenti allergizzanti o in grado di causare intolleranze croniche quali otite,
sinusite, bronchite, gas e gonfiori, diarrea, stipsi ecc. Numerose persone con difficoltà a
digerire adeguatamente il latte vaccino hanno risolto il problema sostituendolo con latte
di capra o di soia. Il latte è oggigiorno pastorizzato e omogeneizzato, il che ne trasforma
le molecole di grasso presenti e le rende meno facili da digerire. Questo non accade con
il latte crudo. Per ulteriori informazioni sull’argomento, invito il lettore a consultare il
testo della dottoressa Carol Vachon Pour l’amour du bon lait, ed. Convergent.
Lo sapevate che…
• Rispetto al latte materno, il latte di mucca contiene più proteine, tre volte più minerali ed è meno dolce.
• I globuli di grasso del latte vaccino sono emulsionati meno finemente di quelli del latte umano.
• La maggior parte dei cinesi è intollerante al lattosio.

• Maiale. La carne di maiale contiene solo il 10% di proteine e oltre il 30% di grassi.
Ricca di purine, è sconsigliata a chi soffre di disturbi epatici. Il maiale va consumato ben
cotto, per evitare intossicazioni alimentari causate dal rapido sviluppo di batteri e
parassiti. Si tratta di una delle carni più putrescibili. Ecco perché in Medio Oriente
esistono tanti tabù al riguardo. Al contrario, il prosciutto cotto è più facile da digerire. I
sottoprodotti del maiale (trippe, lardo e salumi) sono spesso fabbricati con carne di
seconda qualità, in genere affumicata e trattata con sale, spezie e nitrati. Il maiale è
assolutamente sconsigliato a chi soffre di disturbi gastrointestinali, epatici, artrite,
reumatismi, gotta e ipertensione.
• Manzo. È certamente la carne più consumata nel Nord America. Il colore dev’essere
rosso vivo, altrimenti diventa sospetta. Il manzo contiene dal 20% al 24% di proteine e
si digerisce relativamente bene. Tuttavia, non bisogna eccedere. Avvertiamo che non è
particolarmente tollerato da chi soffre di gotta e artrite, come pure da chi presenta una
debolezza renale. Lo stesso dicasi per chi ha problemi d’iperacidità gastrica.
• Pesce. Il valore alimentare del pesce è assai variabile. Quantunque siano da preferire i
pesci magri, non bisogna trascurare che il pesce è ricco di acidi grassi polinsaturi e
pertanto altamente consigliato in una dieta equilibrata. È particolarmente raccomandato
a chi soffre di aterosclerosi, artrosi e gotta. Il pesce di mare è ricco di proteine (dal 15%
al 20%), fosforo e iodio. È tuttavia assai putrescibile e va consumato fresco. Tra i pesci a
carni magre troviamo sogliola, nasello, rombo, luccio, halibut, trota, carpa ecc.; i pesci a
carni grasse sono l’anguilla (28% di grassi), la sardina, il tonno, il salmone, l’aringa, lo
sgombro ecc.
• Piccione. Il piccione costituisce una carne elettiva per chi ha problemi digestivi,
essendo particolarmente magra (all’incirca il 4% di grassi), facile da digerire e molto
tenera.
• Pollo. Ricco di proteine quanto il vitello, il pollo presenta una carne magra (se privo di
pelle) e facile da digerire. La carne più consigliata a malati e convalescenti è il petto di
pollo.
• Selvaggina. La selvaggina offre il vantaggio di essere spesso meno grassa e meno ricca
di tossine rispetto alla carne degli animali da allevamento. Presenta un maggior
contenuto di proteine, ma richiede un tempo di digestione più lungo.
• Tacchino. La carne di tacchino è simile a quella del pollo, ma più grassa.
• Uova. Sì, le uova fanno parte dei prodotti animali, come la carne. Del resto, che cos’è
un uovo di gallina se non un potenziale pollo? L’albume è costituito da ovalbumina allo
stato pressoché puro e conferisce all’uovo la sua ricchezza di proteine. Va notato che
questa parte dell’uovo contiene una sostanza chiamata avidina, la quale inibisce certe
vitamine del gruppo B e riduce in particolare l’attività del calcio nell’organismo. La
cottura neutralizza questa proteina. Anche il tuorlo contiene proteine, ma la sua
principale ricchezza è data dai grassi. Contiene fosfolipidi, indispensabili all’attività
cerebrale (concentrazione e memoria). L’uovo crudo è tollerato soltanto da organismi
robusti, giacché la sua digestione è assai laboriosa. Cotto senza grassi, l’uovo è
relativamente facile da digerire, mentre diventa più indigesto se cotto con burro o
margarina. L’uovo alla coque, in camicia o sodo si digerisce relativamente bene. È
inoltre una buona fonte di ferro, fosforo e vitamina A. Si tratta di un alimento elettivo,
purché sia fresco. In una dieta equilibrata si consigliano dalle due alle quattro uova alla
settimana.
• Vitello. Questa carne contiene il 20% circa di proteine. Il vitello presenta meno tossine
del manzo, ma è più putrescibile. L’allevamento su vasta scala lo rende spesso un
animale anemico. Per ottenere una carne bianca e tenera, i vitelli vengono privati della
luce e del movimento. Perfettamente consigliabile è invece il vitello allevato a foraggio.
• Yogurt. Lo yogurt magro costituisce un’ottima fonte di calcio, proteine e fermenti
lattici. Questi ultimi regolano la flora intestinale, la nostra prima linea di difesa contro le
infezioni. Varie aziende aggiungono allo yogurt altri ceppi di fermenti, aumentando
inoltre la quantità complessiva dei fermenti vivi per porzione. Certe ditte di prodotti di
salute naturale offrono capsule con una maggior concentrazione di fermenti vivi, che
permettono di contrastare efficacemente diarrea e diarrea del viaggiatore. Sono altresì
disponibili fermenti vivi in busta, da aggiungere agli alimenti o allo yogurt per
aumentarne il tenore complessivo.

LE PROTEINE VEGETALI
Contrariamente alle proteine animali, le proteine vegetali non contengono tutti gli
aminoacidi essenziali. Per questo motivo spesso vengono definite incomplete. Chi segue
un’alimentazione vegana deve pertanto assicurarsi di completarle combinando due diverse
fonti di proteine vegetali. Per i non vegetariani, la combinazione tra proteina da fonte
vegetale e proteina di origine animale è ideale.
È sbagliato credere che seguire una dieta vegetariana a lungo termine sia pericoloso. È
sufficiente fare in modo che la complementarietà delle proteine sia rispettata. È tuttavia
utile sapere che le proteine vegetali non sostituiscono completamente le proteine animali e
viceversa. Ciascuna fonte di proteine possiede le proprie particolarità. La cosa migliore
rimane sempre la varietà alimentare.
Ecco un esempio di complementarietà tra proteine:
• legumi e cereali (per esempio fave e couscous);
• cereali e frutta secca (frumento e mandorle, avena e noci);
• cereali e latticini (cereali con il latte o con lo yogurt);
• legumi e carne (manzo e lenticchie, fave e pollo).
La complementarietà delle proteine non è cosa nuova. Vari popoli la mettono in pratica
nelle pietanze nazionali, per esempio:
• Medio Oriente: couscous e legumi;
• Messico: mais e legumi;
• Giappone: riso e tofu (soia);
• India: riso e lenticchie.
Riportiamo a titolo esemplificativo due alimenti vegetali con il rispettivo tenore di
aminoacidi, per illustrare la complementarietà. Gli aminoacidi in scarsa quantità sono in
corsivo.

Mais Fagioli
Triptofano Triptofano
Metionina Metionina
Valina Valina
Leucina Leucina
Fenilalanina Fenilalanina
Treonina Treonina
Isoleucina Isoleucina
Lisina Lisina

Riportiamo di seguito una tabella con varie fonti alimentari e il loro tenore di proteine.
Fonti alimentari Tenore di proteine
Spirulina Dal 70% al 75%
Lievito di birra 55%
Soia 40%
Germe di grano 30%
Fave 25%
Arachidi 25%
Manzo 23%
Pesce (in media) 22%
Nocciole Dal 15% al 20%
Mandorle 18%
Noci 15%
Uovo intero 13%
Albume 12%
Pasta 12%

Glucidi
Il glucosio viene sintetizzato dai vegetali a partire dall’anidride carbonica e dall’acqua. La
reazione richiede inoltre l’interazione dell’energia solare. Lo zucchero è pertanto energia
solare immagazzinata dalle piante.
Elementi nutritivi ed energetici essenziali all’organismo, i glucidi si presentano sotto
diverse forme. È quindi possibile classificarli in due grandi famiglie, gli zuccheri semplici
e gli zuccheri complessi o carboidrati.
Gli zuccheri complessi derivano dai prodotti a base di cereali (cereali per colazione,
farine, pane, pasta), dai legumi (fagioli, lenticchie, fave ecc.) e da certi ortaggi ricchi di
amido come la patata. I succhi digestivi li trasformano in glucosio, affinché possano essere
assimilati e utilizzati dall’organismo.
Gli zuccheri semplici (saccarosio, fruttosio, glucosio) provengono dalla frutta, dalla
verdura, dal miele, dalla melassa e dallo sciroppo d’acero. La denominazione “zuccheri
semplici” non significa che la loro digestione sia più facile, bensì che questi zuccheri
oltrepassano rapidamente la mucosa intestinale e provocano una fortissima reazione nel
pancreas. Vanno consumati con moderazione.
È possibile classificare gli zuccheri in altro modo. In dietetica, infatti, gli zuccheri
vengono suddivisi in tre grandi gruppi presentati nella seguente tabella.

Glucosio
Monosaccaridi Fruttosio
Galattosio
Saccarosio
Disaccaridi Maltosio
Lattosio
Amido
Cellulosa
Polisaccaridi
Chitina
Glicogeno
Per l’analisi degli alimenti sull’etichetta, spesso i glucidi sono suddivisi in zuccheri
(monosaccaridi e disaccaridi), amido e fibre (cellulosa). Pertanto, sull’etichetta la porzione
totale di “glucidi” include zuccheri, amido e fibre, ciascuno con una sua analisi.
Poiché tutti gli ortaggi, i cereali e i legumi contengono zuccheri complessi, non ci
soffermeremo su di essi, se non per rammentare che costituiscono le migliori fonti di
zucchero per il nostro organismo. La loro assimilazione ha luogo progressivamente e non
mette in allarme il pancreas. Vengono quindi meglio utilizzati e ci forniscono tutta
l’energia di cui abbiamo bisogno.
Ecco i vari tipi di zucchero che troviamo sul mercato o negli alimenti già pronti.
• Cellulosa. La cellulosa non viene digerita. È una fibra vegetale che transita nel tubo
digerente e contribuisce allo svuotamento dell’intestino (ne riparleremo più avanti).
• Chitina. La chitina è un polimero simile alla cellulosa, ma costituito da zuccheri
amminici detti glucosamine. Non è uno zucchero propriamente detto. Possiede proprietà
rigeneranti per le articolazioni. Il consumo di glucosamine non sembra ostacolare la
regolazione del tasso glicemico.
• Destrosio. Il destrosio, un monosaccaride, è uno zucchero ricavato principalmente
dall’uva, ma oggigiorno lo si sintetizza dalla fecola del mais. È presente anche nel miele
e nell’amido. Possiede un indice glicemico molto elevato (v. al riguardo pag. 46).
• Fruttosio. Il fruttosio è uno zucchero semplice che proviene principalmente dalla
frutta, ma anche dal miele e da certi ortaggi.
• Glucosio. Il glucosio è uno zucchero semplice presente nella frutta, nel miele, nella
melassa ecc. Il corpo lo produce, in caso di necessità, ricavandolo dal glicogeno. Tutti
gli zuccheri complessi vengono trasformati in glucosio attraverso la digestione. Il
maggior consumatore è il cervello.
• Lattosio. Il lattosio è uno zucchero presente nel latte.
• Maltodestrina. La maltodestrina è prodotta dalla raffinazione del mais o della patata.
Questo zucchero è assai utilizzato negli alimenti e nei piatti pronti. Andrebbe evitato,
perché il suo indice glicemico è molto alto (v. al riguardo pag. 46).
• Maltosio. Il maltosio è uno zucchero ricavato dal malto d’orzo. Rientra nella
fabbricazione della birra.
• Melassa. Sul mercato sono presenti due tipi di melassa: quella dolce e quella forte (o
melassa nera). Quest’ultima ha un sapore meno gradevole della prima, ma il suo tenore
di vitamine e minerali è superiore. Costituisce inoltre un’ottima fonte di ferro. Affinché
sia stabile, la melassa non deve essere stata bollita, perché il procedimento distrugge le
vitamine e gli enzimi in essa racchiusi. Inoltre, spesso viene solforata per conservarla
più a lungo. Questo procedimento rimane dubbio.
• Miele. Il miele è uno sciroppo principalmente composto da zucchero e acqua.
Racchiude vitamine, enzimi e minerali in maggior quantità rispetto allo zucchero
integrale. Il miele naturale, non pastorizzato, è un alimento assai energetico e
predigerito, che svolge inoltre un’azione antisettica. Ecco le proprietà di alcuni tipi di
miele.
– Trifoglio. È un miele diuretico e depurativo; produce altresì un’azione sedativa.
– Millefiori. Miele ambrato molto energetico e stimolante, oltre che diuretico.
– Eucalipto. Amico delle vie respiratorie. È un miele antisettico e stomachico.
– Grano saraceno. Uno dei più tonificanti e ricchi di minerali. Viene raccomandato in
caso di stanchezza e affaticamento.
– Fiori d’arancio. Miele digestivo e calmante.
– Tupelo. È il miele meno dolce, al punto che alcuni ipoglicemici lo tollerano in piccola
quantità.
– Mirtillo. Anch’esso meno zuccherino, è diuretico e lenitivo.
• Saccarosio. Il saccarosio è ricavato dalla canna e dalla barbabietola da zucchero; è lo
zucchero integrale o raffinato. Anche lo zucchero d’acero è saccarosio quasi puro.
Osserviamo che il saccarosio non è né glucosio né fruttosio, bensì una molecola
costituita dall’unione tra una di glucosio e una di fruttosio. Tanto per fornire un
parallelo, l’acqua non è una miscela d’idrogeno e ossigeno, bensì una molecola a se
stante sintetizzata dai due elementi di base.
• Sciroppo d’acero. Il fatto di riscaldare l’acqua d’acero fino a ottenerne uno sciroppo
distrugge le vitamine e gli enzimi contenuti in origine. Lo sciroppo d’acero rimane
tuttavia un’ottima fonte di minerali: calcio, magnesio, potassio, manganese e zinco. In
questo sciroppo troviamo composti fenolici antiossidanti e antinfiammatori paragonabili
a una porzione di broccoli.
• Sciroppo di mais. Lo sciroppo di mais è prodotto dalla fecola del mais. È uno zucchero
di scarso valore per la salute.
• Zucchero bianco. Lo zucchero bianco è in realtà saccarosio puro. Questa sostanza
pressoché pura dal punto di vista chimico è un alimento denaturato, privato di qualsiasi
elemento nutritivo (vitamine, minerali, enzimi) e costituisce una fonte di calorie vuote.
Inoltre, sottrae vitalità e minerali all’organismo. Il prolungato consumo di zucchero
bianco causa una perdita di vitamine del gruppo B, calcio, magnesio, fosforo, rame e
cromo. L’organismo deve attingere alle proprie riserve per utilizzare questa fonte di
energia.
• Zucchero integrale. Questa varietà deriva dalla canna da zucchero. Contiene meno
saccarosio, ma più glucosio e fruttosio. Racchiude inoltre minerali e alcune vitamine del
gruppo B.
• Zucchero integrale cristallizzato. È come lo zucchero precedente, ma il tenore di
vitamine e di minerali è inferiore. Lo zucchero integrale cristallizzato è anche chiamato
“zucchero grezzo”.
• Zucchero invertito. Lo zucchero invertito è una miscela di glucosio e fruttosio,
ottenuta mediante idrolisi del saccarosio (separazione degli zuccheri mediante aggiunta
di una molecola d’acqua). Non cristallizza.
• Zuccheri di sintesi. Da qualche anno sul mercato hanno fatto la loro comparsa i
succedanei dello zucchero. Non si tratta in realtà di zuccheri, bensì di sostanze di sintesi
che conferiscono un sapore dolce agli alimenti. Non ne sappiamo molto sugli effetti
collaterali. È possibile che alcuni siano cancerogeni. La saccarina e il ciclamato
conferiscono un sapore da duecento a quattrocento volte più dolce e l’aspartame fino a
diciottomila volte di più. Le grandi multinazionali dell’industria alimentare li utilizzano
con un solo fine: ridurre i costi di produzione e aumentare così i profitti. Purtroppo, a
scapito della salute dei consumatori.
Perché proviamo una tale attrazione verso lo zucchero? Perché a sole sei ore dalla nascita
l’amore per lo zucchero comincia a svilupparsi attraverso il latte materno, particolarmente
ricco di lattosio. Si produce allora tra il fatto di essere nutriti e il sapore dolce un legame
che durerà per tutta la vita. Il sapore dolce corrisponderà sempre a un’immediata
sensazione di piacere.

L’INDICE GLICEMICO DEGLI ALIMENTI


Fino agli inizi degli anni Ottanta, l’analisi degli zuccheri alimentari si limitava a
classificare le fonti di glucosio in due categorie: zuccheri ad assimilazione lenta e zuccheri
ad assimilazione rapida.
La scoperta dell’indice glicemico di un alimento la dobbiamo al dottor David Jenkins,
professore di scienze della nutrizione presso l’Università di Toronto. Le sue ricerche
dimostrano che i glucidi assorbiti durante un pasto possono modificare la glicemia in
maniera diversa, a seconda degli alimenti consumati. Non basta più semplicemente
analizzare il tasso glucidico di un alimento, occorre valutare le reazioni dell’organismo
dopo l’ingestione di alimenti zuccherini.
Lo studio svolto dal dottor Jenkins ha rivelato fatti interessantissimi. Per esempio, la
pasta provoca una reazione glicemica del cinquanta per cento inferiore a quella del pane
bianco, benché il tenore di glucidi sia equivalente. La ricerca ha permesso di redigere una
scala dell’indice glicemico da zero a cento, dove il glucosio puro rappresenta cento.
L’indice glicemico di un alimento ci comunica la velocità con cui aumenta il glucosio
nel sangue in seguito al suo assorbimento. Certi alimenti ricchi di glucidi si assimilano
quindi più rapidamente di altri, il che produce maggiori variazioni nella secrezione
d’insulina da parte del pancreas. Gli alimenti quali pane integrale, orzo, pasta e riso
vengono digeriti e assimilati più lentamente rispetto al pane bianco, alle patate in purea o
fritte e ai cereali per la prima colazione.
Perché calcolare l’indice glicemico degli alimenti? Principalmente per aiutare chi
presenta problemi di salute come obesità, ipoglicemia, diabete, ipertensione arteriosa,
ipercolesterolemia e sindrome metabolica (v. al riguardo il cap. 15). Per chi è in buona
salute è comunque opportuno includere nell’alimentazione quotidiana questo approccio,
così da evitare di sviluppare le suddette malattie.
Una delle particolarità date dall’alimentazione a basso indice glicemico è che non
comporta regole precise per quanto riguarda la quantità degli alimenti da consumare.
Inoltre, la combinazione di un alimento a basso indice glicemico e di un altro a indice più
elevato favorisce il rallentamento e l’assorbimento di quest’ultimo.
A grandi linee, un’alimentazione a basso indice glicemico implica:
• Limitare il consumo di alimenti raffinati e di farinacei
• Preferire cereali integrali come orzo, riso integrale, fiocchi d’avena
• Consumare pane integrale (segale, frumento, avena)
• Consumare molta frutta e verdura fresca
• Preferire latticini con pochi grassi
• Consumare patate lesse, anziché in purea o fritte
• Consumare legumi
• Per le insalate, usare condimenti casalinghi
Ecco un elenco riassuntivo di alimenti con il loro indice glicemico medio.
• Meno di 15: arachidi, taccole, asparagi, broccoli, cavolfiore, cetrioli, lattuga, peperoni,
pomodori, porri, peperoncino, ravanelli, crusca (frumento e avena), tofu, avocado,
carruba (non dolcificata), aragosta, granchio, pistacchi, pinoli, mandorle ecc.

Germogli di bambù 20 Cioccolato fondente (85% di cacao) 20


Cuori di palma 20 Carciofi 20
Limone 20 Acerola 20
Melanzana 20 Salsa tamari (non dolcificata) 20
Orzo mondo 25 Piselli spezzati 25
More 25 Lenticchie verdi 25
Hummus 25 Lamponi 25
Semi di zucca 25 Fragole 25
Mirtilli 25 Bacche di goji 25
Ceci 30 Pere 30
Rapa (cruda) 30 Pompelmo 30
Frutto della passione 30 Latte di soia 30
Latte (intero o scremato) 30 Aglio 30
Albicocche fresche 30 Semi di girasole 35
Pomodoro essiccato 35 Riso selvatico 35
Quinoa 35 Mele, prugne, pesche 35
Ceci in scatola 35 Piselli 35
Arance, nettarine 35 Semi di lino, semi di sesamo 35
Lievito di birra 35 Fagioli rossi e bianchi 35
Albicocche secche 35 Grano saraceno 40
Burro di arachidi non dolcificato 40 Tahin (burro di sesamo) 40
Riso basmati (integrale) 40 Avena, segale 40
Succo d’arancia senza zucchero 45 Pane di farro 45
Farina integrale di frumento 45 Banana verde 45
Ananas, cranberry 45 Riso integrale 50
Pasta integrale 50 Succo di mela senza zucchero 50
Crusca per la prima colazione 50 Mango fresco 50
Pasta con farina raffinata 55 Creme spalmabili al cacao 55
Ketchup 55 Succo d’uva, succo di mango 55
Orzo perlato 60 Miele 60
Maionese industriale 60 Banana matura 60
Albicocche in scatola 60 Sciroppo d’acero 65
Uva passa 65 Patate al vapore 65
Pane integrale 65 Pane di segale 65
Marmellata 65 Marmellata d’arance 65
Mais in scatola 65 Couscous 65
Barbabietola cotta 65 Ananas in scatola 65
Cereali “light” per la prima colazione 70 Zucchero raffinato 70
Riso bianco 70 Melassa 70
Datteri secchi 70 Croissant 70
Bibite gassate (cola) 70 Patatine in busta 70
Cereali raffinati e con aggiunta di zucchero 70 Focacce dolci e biscotti 70
Fette biscottate 70 Barrette al cioccolato 70
Pane tipo baguette 70 Pane bianco morbido 70
Ciambelle industriali 75 Patate in purea 80
Zucca 80 Popcorn 85
Pastinaca 85 Pane per hamburger 85
Farina raffinata 85 Fiocchi di mais 85
Carote cotte 85 Patatine fritte 95
Fecola di patate 95 Maltodestrina 95
Sciroppo di riso 100 Sciroppo di glucosio 100
Amido di mais modificato 100 Glucosio puro 100
Birra 110 Sciroppo di mais 115

Lipidi
I lipidi sono classificati in due grandi categorie: grassi saturi e grassi insaturi. I primi sono
prevalentemente di origine animale, come il burro e lo strutto; i secondi sono in gran parte
di origine vegetale, per esempio olio di girasole, d’oliva, di soia ecc. Anche il pesce
costituisce una buona fonte di grassi insaturi. Si tratta di acidi grassi, come il glicerolo,
legati ad alcol.
I lipidi rappresentano una riserva energetica di grande importanza per l’organismo
umano. Servono al trasporto delle vitamine A, D, E e K, che sono liposolubili. Alcuni
grassi sono indispensabili al corretto funzionamento delle cellule cerebrali e del sistema
nervoso. Sono i fosfolipidi, presenti in grandi quantità negli oli da prima spremitura. La
lecitina ne costituisce una fonte straordinaria (v. al riguardo il cap. 11). Infine, i lipidi
servono alla produzione del colesterolo sanguigno.
A costituire la qualità del grasso consumato è il tenore di acidi grassi essenziali. Sono
chiamati essenziali perché il corpo non è in grado di sintetizzarli. In passato venivano
chiamati vitamina F, ma di fatto non sono vitamine.
Gli acidi grassi essenziali sono indispensabili al corretto funzionamento del sistema
nervoso, della pelle, delle mucose, degli occhi, delle ghiandole e del cervello, come pure
alla vita cellulare.
Esiste una decina di acidi grassi ritenuti essenziali per la vita umana. Alcuni di questi il
nostro organismo riesce a sintetizzarli, ma non quelli più importanti. Si tratta dell’acido
linoleico, la cui carenza può portare alla morte, dell’acido linolenico e dell’acido
arachidonico.
Una carenza di acidi grassi essenziali provoca i seguenti problemi di salute:
• Problemi cardiovascolari
• Disturbi della circolazione sanguigna
• Turbe del normale sviluppo cerebrale
• Eczema
• Psoriasi
• Cicatrizzazione lenta
• Problemi di fertilità (uomo e donna)
• Patologie infiammatorie quali artrite e reumatismi
• Essiccamento del condotto lacrimale (occhi secchi)
• Alterazione del sistema immunitario (allergie)
• Ecc.
Le migliori fonti di acidi grassi essenziali sono costituite dagli oli da prima spremitura
(lino, enotera, borragine, girasole, oliva, soia, cartamo, germe di grano) e dal pesce
(salmone, sardine, acciughe).
Esistono tre categorie di lipidi:
• Grassi saturi (in genere di origine animale e ricchi di colesterolo)
• Grassi monoinsaturi
• Grassi polinsaturi
Più un olio è saturo, meno è buono per la salute. La saturazione fa sì che l’olio incrosti e
intasi. Se insaturo (monoinsaturo o polinsaturo), è nutriente e assicura la produzione di
colesterolo buono (HDL), come pure una più rapida eliminazione del colesterolo a bassa
densità (LDL). Maggiore è il tenore di grassi monoinsaturi in un olio, più questo è
drenante. Per esempio, l’olio d’oliva facilita lo svuotamento della colecisti. Sull’etichetta
sono presenti preziose informazioni sul tenore di grassi saturi, monoinsaturi e polinsaturi.
Nei supermercati e nei negozi di prodotti per la salute vengono vendute numerose
varietà d’olio. Ciascuna ha la sua particolarità e le sue proprietà. Alcuni venditori
modificano il nome dell’olio che rientra nella composizione del prodotto. Un esempio è
l’olio di cocco, spesso chiamato copra. Si tratta di uno degli oli meno buoni, perché
presenta una carenza pressoché totale di acidi grassi essenziali. È indigesto e favorisce i
depositi di colesterolo. Ecco alcune varietà di oli e grassi.
• Burro. Se non pastorizzato, senza sale né coloranti, il burro è assai migliore della
margarina. Rimane comunque un grasso ricco di colesterolo ma, in quantità moderate,
favorisce il trasporto di certe sostanze nutritive nell’organismo. È necessario utilizzarlo
con moderazione. Il burro è fonte di vitamina A e D.
• Olio d’oliva. È l’olio più facile da estrarre allo stato naturale. L’olio d’oliva costituisce
un ottimo drenante della colecisti. Il regolare consumo contribuisce a prevenire la
formazione di calcoli biliari (sassolini) e favorisce l’eliminazione del colesterolo in
eccesso. Inoltre, è lievemente lassativo. La dicitura “extravergine” indica che è prodotto
da prima spremitura.
• Olio di cartamo. È uno degli oli con maggior quantità di acidi grassi insaturi. Per
contrastare l’ossidazione del colesterolo e la formazione di depositi sulle pareti arteriose,
l’olio di cartamo è uno dei migliori.
• Olio di noci. È uno degli oli con minor contenuto di grassi saturi. È ricchissimo di acidi
grassi essenziali del tipo omega-3 e omega-6. Si consiglia caldamente di consumarlo a
crudo, perché la cottura lo degrada parecchio. È un olio da insalata assai pregiato.
• Olio di palma. Per la sua composizione, l’olio di palma ricorda lo strutto. Non è
assolutamente migliore dell’olio di cocco. È molto indigesto e favorisce la formazione
dei depositi di grasso nelle arterie, soprattutto se idrogenato.
• Olio di semi di zucca. Quest’olio possiede proprietà vermifughe per l’intestino e
antinfiammatorie per la prostata. Contiene acidi grassi insaturi per oltre l’ottanta per
cento ed è ricco di omega-6. Secondo alcune recenti ricerche, l’olio di semi di zucca
avrebbe proprietà antitumorali. La cucurbitacina in esso contenuta, infatti, sarebbe in
grado di bloccare la divisione cellulare delle cellule tumorali.
• Olio di vinaccioli. L’olio di vinaccioli costituisce un’ottima fonte di acidi grassi
essenziali e vitamina E. È particolarmente consigliato a chi soffre di disturbi
cardiovascolari. Quest’olio favorisce la produzione di colesterolo ad alta densità (HDL)
e permette l’eliminazione del colesterolo a bassa densità (LDL). Inoltre, resiste
benissimo al calore della cottura.
• Olio di sesamo. È l’olio che resiste meglio alle alte temperature. Per questo motivo, è
altamente consigliato per le fritture.
• Olio di soia. Quest’olio è simile a quello di girasole. È ricco di lecitina e, per questo
motivo, favorisce l’equilibrio del livello colesterolemico.
• Olio di girasole. È un olio particolarmente leggero e ricco di acidi grassi insaturi. Viene
assai apprezzato come olio di base per condire l’insalata.
• Margarina. La margarina pone in realtà un problema più serio del grasso utilizzato per
la sua fabbricazione. Per ottenere un prodotto allo stato solido partendo da un olio
liquido, è necessario idrogenarlo. Questo procedimento non è consigliabile per la salute
umana, giacché favorisce l’accumulo di ateromi nei vasi sanguigni. L’idrogenazione
produce grassi trans, i quali a lungo termine causano problemi cardiovascolari. I fast
food sono ricchissimi di questo tipo di grassi, tanto che sarebbe più opportuno parlare di
“nefast food”. Secondo uno studio svolto alla facoltà di medicina di Harvard, il regolare
consumo di margarina idrogenata accresce di oltre il cinquanta per cento il rischio di
patologie cardiovascolari nella donna. Attualmente vengono prodotte margarine da oli
vegetali non idrogenati. Sono preferibili, ma nell’uso regolare non dovrebbero sostituire
completamente l’olio da prima spremitura.
* * *
È opportuno non riscaldare gli oli da prima spremitura, perché il calore li degrada
parecchio. Tuttavia, se occorre farlo è bene assicurarsi che l’olio o il grasso utilizzati non
raggiungano il punto di fumo e non anneriscano.
È importante rammentare che i lipidi richiedono un tempo di digestione piuttosto lungo
e che possono ritardare quello di altri alimenti. Costituiscono la maggior fonte di calorie (9
calorie per grammo), ma sono indispensabili al corretto funzionamento dell’organismo
intero.
Dopo aver speso più di duecento milioni di dollari in ricerche per mettere a punto un
grasso senza alcuna caloria, è comparso un nuovo prodotto chiamato Olestra. Si tratta di
un grasso che non viene digerito e passa direttamente nell’intestino: nessun assorbimento,
nessuna caloria. Purtroppo, il prodotto possiede l’incresciosa particolarità di trascinare con
sé tutte le vitamine liposolubili (A, D, E e K), come pure una parte degli acidi grassi
essenziali presenti negli alimenti. Santé Canada ne ha proibito l’uso nel paese.
Per concludere, è utile ricordare la constatazione fatta sui lipidi nell’alimentazione
nordamericana. È presente uno squilibrio tra acidi grassi omega-6, molto abbondanti, e
acidi grassi omega-3, poco abbondanti nell’alimentazione moderna. I primi se in eccesso
esercitano effetti proinfiammatori, mentre i secondi sono antinfiammatori.
Questo squilibrio spiegherebbe il numero troppo elevato di problemi di salute legati a
uno stato infiammatorio cronico, per esempio artrite, reumatismi, asma, diabete,
fibromialgia, ipertensione, psoriasi, patologie cardiache e cerebrovascolari, tumori e molto
altro. Esamineremo il ruolo degli omega-3 al capitolo 11.
SEZIONE DI UN CHICCO DI GRANO
Capitolo 3
Le vitamine
Sulle vitamine è stato scritto un grandissimo numero di testi. Alcuni sono documentati
molto bene, altri le considerano soprattutto una panacea in grado di guarire qualunque
cosa. Certo, le vitamine sono sostanze essenziali alla vita, ma non costituiscono farmaci
miracolosi. Alcune ricerche, mosse da buone intenzioni, hanno arrecato danni
all’argomento perché, in definitiva, una vitamina è una sostanza nutritiva per il corpo
umano, non un farmaco.
Se desiderate ulteriori informazioni sulle vitamine e sui minerali, vi consiglio
caldamente i libri e il sito seguenti:
• Jacques Baugé-Prévost, La santé par les produits de la ruche, ed. Quebecor
(l’argomento viene approfondito con serietà);
• Lyle McWilliam, Comparative Guide to Nutritional Supplements, Northern Dimensions
Publishing;
• The Linus Pauling Institute, sito web dell’università dell’Oregon, che possiede un
centro di ricerca scientifica sulle vitamine e i minerali.
Sottolineiamo la grande polemica tuttora esistente tra vitamine di sintesi e vitamine
naturali. Queste ultime presentano il vantaggio di essere biologicamente più attive e più
facilmente assimilabili dall’organismo umano. Le vitamine di sintesi non sono sostanze
vive e pertanto non possono essere considerate elementi nutritivi. La vitamina E per
esempio viene sintetizzata dall’etere del petrolio. Un sottoprodotto petrolifero non
costituirà mai un alimento per l’organismo umano. In quanto alla sua forma naturale, la
vitamina E deriva dall’olio di germe di grano o di soia da prima spremitura. A voi la
scelta.
È utile sottolineare che una vitamina isolata dal suo ambiente naturale è sempre meno
efficace e la sua assimilazione è più laboriosa. Ecco le principali vitamine, con le loro
fonti e il ruolo svolto a livello metabolico.

Il complesso vitaminico A
Il complesso vitaminico A è ben rappresentato in natura. L’organismo riesce a trasformare
in vitamina A alcuni carotenoidi provenienti dai vegetali. Questi carotenoidi sono definiti
provitamina A e il più importante è il betacarotene.
Da fonti animali, la vitamina A è pronta a essere utilizzata dall’organismo. In questo
caso viene chiamata retinolo, perché è stata scoperta la prima volta nella retina
dell’occhio. Tuttavia, occorre sapere che in questa forma la vitamina A può accumularsi
nel fegato e ad alte dosi diventare tossica. Nell’integrazione è preferibile impiegare la
forma vegetale (betacarotene).
Il carotene, cioè i pigmenti gialli e arancio riscontrabili nella frutta e nella verdura, viene
trasformato dal fegato in vitamina A secondo i bisogni dell’organismo. Il termine
“carotene” viene da “carota”, ortaggio in cui è stato isolato per la prima volta.
La vitamina A (vegetale o animale) è anche chiamata antixeroftalmica, perché previene
la xeroftalmia, la quale si traduce in una ridotta trasparenza della cornea oculare.
Questa vitamina è indispensabile alla salute e al corretto funzionamento dell’occhio.
Possiede inoltre molte altre virtù. Contribuisce alla crescita in generale, svolge funzioni
antinfettive ed è attiva a livello del metabolismo di pelle e mucose.
La vitamina A o il carotene sono caldamente consigliati in caso di debolezza visiva,
prevenzione della cataratta, eczema, psoriasi ecc.
Le migliori fonti di vitamina A vegetale sono carote, albicocche, patate dolci, ortaggi
verdi e gialli in generale; quelle di vitamina A animale sono l’olio di fegato di merluzzo,
l’olio di fegato di halibut, il burro e il latte.
Essendo una vitamina liposolubile, è presente nei grassi. Occorre ricordare che una
cottura troppo elevata la distrugge.
Il fabbisogno quotidiano di vitamina A è stato calcolato a circa 5000 UI (unità
internazionali) o da 1,5 mg a 4,5 mg. Attualmente nel mondo vengono condotti vari
esperimenti sul carotene e le sue funzioni di prevenzione del cancro.

Il complesso vitaminico B
Il concetto di “complesso vitaminico” è stato scoperto contemporaneamente alle vitamine
del gruppo B. Non si tratta infatti di un’unica vitamina, bensì di una famiglia di elementi
simili che tuttavia esercitano funzioni diverse. Sono idrosolubili, cioè si dissolvono in
ambiente liquido.
L’attività vitaminica del gruppo B riguarda principalmente il polo cefalico. La loro
azione è infatti rivolta in primo luogo al cervello e al sistema nervoso, alla pelle e agli
organi di senso. Queste vitamine svolgono altresì un importante ruolo nella produzione di
energia. Ecco le principali vitamine del gruppo B.
• Cianocobalamina (vitamina B12). La vitamina B12 è assai nota per il suo benefico
ruolo in caso di anemia. Contiene cobalto, da cui il nome cobalamina. Esercita un’azione
negli scambi cellulari, nella sintesi del DNA e, ovviamente, nella stabilità
dell’emoglobina sanguigna. Buone fonti di vitamina B12 sono il lievito, il fegato e i
pesci grassi. La diarrea, l’eccesso di alcol, le gravidanze multiple, l’alimentazione vegan
e il fumo possono nuocere al suo assorbimento.
• Nicotinamide (vitamina B3). Conosciuta anche come niacina, niacinamide, vitamina
PP e acido nicotinico, la vitamina B3 contribuisce al trasporto dell’ossigeno. È
indispensabile alla respirazione cellulare. Questa vitamina energetica assicura il
metabolismo dei glucidi. È stata altresì denominata “antipellagra”, perché combatte per
l’appunto la pellagra, malattia caratterizzata da diarrea, dermatite e demenza. La niacina
è indispensabile per una corretta irrigazione sanguigna del cervello, la centrale del
sistema nervoso, da cui la sua importanza. Il nostro organismo è in grado di sintetizzarla
dalle vitamine B1, B2, B6 e dal triptofano (aminoacido). Le migliori fonti di vitamina B3
sono il lievito di birra, il pane integrale, il germe di grano e le noci.
• Piridossina (vitamina B6). La piridossina viene spesso definita vitamina
antidepressiva, grazie all’azione benefica sul sistema nervoso. La sua azione principale è
infatti rivolta ai neurotrasmettitori del cervello. Permette all’organismo di sintetizzare
zucchero da proteine e grassi di riserva. La B6 è necessaria al funzionamento di circa
sessanta enzimi. Le maggiori fonti di piridossina sono il lievito di birra, il germe di
grano e il fegato. Il suo peggior nemico è la luce. Osserviamo inoltre che cottura,
eccesso di alcol, contraccettivi orali e vari farmaci possono nuocere al suo assorbimento.
• Riboflavina (vitamina B2). Si tratta di un pigmento di colore giallo che è stato isolato
nel latticello, da cui il precedente nome di lattoflavina. La sua principale funzione
consiste nell’unirsi ad alcuni enzimi (è un coenzima) per garantire la trasformazione in
energia di protidi, lipidi e glucidi. È utile alla produzione delle cellule tissutali e alla loro
riparazione. Contribuisce al mantenimento delle mucose. I principali sintomi di una
carenza di B2 sono tagli agli angoli della bocca, ulcere orali, infiammazione della lingua
e delle labbra, sensazione di sabbia negli occhi, desquamazione della cute, perdita di
capelli, stanchezza e insonnia. I suoi grandi nemici sono l’alcol, il fumo e i
contraccettivi orali. Le migliori fonti alimentari sono il lievito di birra (da 4 a 5 mg/100
g), il fegato (da 2 a 30 mg/100 g) e il germe di grano. Segnaliamo che è sensibile al
calore e, come tutte le vitamine del gruppo B, solubile in acqua.
• Tiamina (vitamina B1). Questa vitamina viene considerata un alimento per il cervello.
È di beneficio in caso di depressione, irritabilità, perdita di memoria, mancanza di
concentrazione. Si rivela inoltre molto utile in caso di esaurimento nervoso. Le migliori
fonti alimentari di tiamina sono il lievito di birra (15 mg/100 g) e l’estratto di lievito,
come pure riso, pane e cereali integrali. L’eccesso di alcol, di caffè, di antiacidi, il lievito
chimico ecc. nuocciono all’assorbimento della tiamina e contribuiscono a distruggerla.

LE ALTRE VITAMINE DEL GRUPPO B


• Acido folico (vitamina B9). La vitamina B9 favorisce la crescita e la gestazione, per cui
è essenziale per la riproduzione delle cellule fetali. L’acido folico costituisce un
coenzima per la sintesi del DNA e dell’RNA. È utile in certe forme di anemia. Nella
donna in gravidanza una carenza porta a malformazioni del tubo neurale nel neonato,
cosa che causa spina bifida (spina dorsale che non si chiude completamente). Le migliori
fonti di acido folico sono il lievito di birra, il fegato, le verdure, i cereali integrali, le
foglie di spinaci, le banane ecc.
• Acido pangamico (vitamina B15). La vitamina B15 contribuisce alla respirazione
cellulare, riducendo nel contempo l’accumulo di acido lattico nei muscoli. Viene detta
“antistanchezza”, perché aumenta il livello di prestazione fisica negli sportivi. Partecipa
inoltre al metabolismo dei lipidi prevenendo i depositi di grassi in eccesso. Le migliori
fonti di questa vitamina sono il lievito di birra, la crusca di riso, il fegato, i semi di
sesamo e di zucca, le mandorle.
• Acido pantotenico (vitamina B5). La vitamina B5 contribuisce all’elaborazione
dell’acetilcolina, indispensabile nella trasmissione degli impulsi nervosi. Le fanere
(unghie, capelli) e gli epiteli vengono stimolati dalla sua presenza. Garantisce inoltre la
produzione di energia. Grandi fonti di questa vitamina sono i lieviti (birra, vino, torula
ecc.), la soia e il fegato.
• Acido paraminobenzoico (vitamina B10). Nota anche come PABA, questa vitamina
rappresenta un fattore anticanizie di peli e capelli. La si utilizza nei filtri solari. Per uso
interno si dimostra efficacissima per tutti i problemi di pelle, unghie e capelli. Buone
fonti di acido paraminobenzoico sono il fegato, la melassa, le uova, il germe di grano e
il lievito di birra. Quest’ultimo ne racchiude fino a 100 mg per chilogrammo.
• Biotina (vitamina B8). La biotina attiva la sintesi dei grassi a livello epatico e protegge
la pelle. Le migliori fonti sono i lieviti e il fegato.
• Colina. La colina favorisce il trasporto dei grassi, ne impedisce l’accumulo nel fegato e
contrasta la cirrosi epatica. Non è universalmente riconosciuta come vitamina, bensì
piuttosto come fattore lipotropico. Da qualche anno le sono state riscontrate proprietà
protettive a livello vascolare e più precisamente in caso di aterosclerosi. È inoltre un
precursore dell’acetilcolina, un neurotrasmettitore che determina il comportamento
umano. Buone fonti di colina sono il tuorlo d’uovo, le noci, il pesce, la lecitina di soia e i
legumi.
• Inositolo. L’inositolo favorisce l’assimilazione dei grassi e combatte il colesterolo. È
anch’esso un fattore lipotropico. Lo si trova nella lecitina di soia, nei lieviti (birra, vino,
torula) e nel fegato.

Il complesso vitaminico C
Scoperta nel 1932 da Albert Szent-Györgyi, la vitamina C è innanzitutto un potente
antiossidante. Ritarda l’ossidazione cellulare causata dall’azione nociva dei radicali
liberi (v. al riguardo il cap. 12). È essenziale per la maggior parte degli scambi cellulari,
per la corretta utilizzazione degli zuccheri (energia), per la salute dell’apparato osseo,
delle gengive e dei denti. La vitamina C tonifica il sistema immunitario e principalmente i
globuli bianchi, cosa che rende l’organismo più resistente alle infezioni e alle allergie di
qualunque tipo.
Si tratta probabilmente della vitamina più fragile, perché è solubile in acqua; pertanto,
la cottura degli alimenti ricchi di vitamina C ne riduce notevolmente il tenore. Gli
alimenti quali broccoli, peperoni, prezzemolo, limone e agrumi non andrebbero cotti
troppo.
La vitamina C costituisce una famiglia che non include soltanto l’acido ascorbico, ma
anche gli ascorbati (di calcio, di potassio, di magnesio, di zinco), i quali non sono
acidificanti, e i flavonoidi (o bioflavonoidi), meno conosciuti ma altrettanto indispensabili
alla salute.
Tutte queste sostanze sono presenti negli alimenti. Accompagnano la vitamina C e la
rendono più assimilabile dall’organismo umano. I flavonoidi svolgono un ruolo di primo
piano nella resistenza dei capillari (piccoli vasi sanguigni). La loro debolezza e una
possibile carenza di flavonoidi si possono evincere da epitassi, tendenza alle ecchimosi
(lividi) e vene che si rompono facilmente.
Oltre agli alimenti già citati in precedenza, tra le fonti di vitamina C e di flavonoidi
troviamo il grano saraceno, l’acerola (ciliegia originaria del Sud America; 1600 mg/100
g), l’uva nera, il pompelmo ecc.

Il complesso vitaminico D
La vitamina D o calciferolo è indispensabile all’utilizzo del calcio e del fosforo. Questi
due elementi sono essenziali per la salute di ossa e denti. Si tratta di un lavoro svolto in
armonia con tiroide e paratiroidi.
La vitamina D svolge il ruolo di precursore ormonale. È presente sotto forma di
provitamina nella pelle e il sole la trasforma in vitamina D1. L’ergocalciferolo o vitamina
D2 proviene da fonti vegetali, mentre il colecalciferolo è di origine animale. Quest’ultimo
risulta del venticinque per cento più efficace rispetto alla forma vegetale.
Assai rara nei vegetali, la vitamina D si trova in maggior abbondanza negli animali,
soprattutto nell’olio di fegato di pesci quali il merluzzo e l’halibut.
Recenti ricerche hanno dimostrato che la carenza di vitamina D è particolarmente
elevata nel Nord America. Il debole sole durante i lunghi mesi invernali ne è la principale
causa. Inoltre, le popolazioni di origine africana e araba che vivono in Canada e nel nord
degli Stati Uniti ne soffrono parecchio. D’altro canto, in Canada il sessanta, settanta per
cento della popolazione presenta una carenza più o meno marcata di vitamina D.
Alcuni studi epidemiologici su questa vitamina hanno dimostrato che svolge un ruolo
preventivo su alcuni tumori (prostata, seno, colon), perché rallenterebbe la proliferazione
delle cellule anomale. Preverrebbe inoltre alcune malattie autoimmuni come la sclerosi
multipla, il diabete di tipo 1 e le patologie cardiovascolari. Sempre secondo le medesime
ricerche, la quantità giornaliera raccomandata non oscilla più tra le 200 e le 400 UI al
giorno, bensì tra le 1000 e le 2000 UI, soprattutto nei mesi invernali.
Alcuni mettono in guardia dalla potenziale tossicità della vitamina D. Fatti alla mano,
però, non sembrano esserci problemi al di sotto delle 20.000 UI al giorno. Il dosaggio
tossico è pertanto particolarmente difficile da raggiungere.
Una carenza di vitamina D può essere legata o provocare i seguenti problemi di salute:
carenza di calcio e fosforo, osteoporosi, artrosi, artrite, gengivite, depressione stagionale,
problemi di salute dentale e determinati tumori quali quello al seno, al colon e alla
prostata. Ecco alcune fonti alimentari di vitamina D:

Fonti Porzione Quantità


Olio di fegato di merluzzo 15 ml 1350 UI
Salmone selvaggio 100 g da 600 UI a 1000 UI
Salmone da allevamento 100 g da 100 UI a 250 UI
Latte addizionato 250 ml 90 UI
Uova 1 20 UI
Sardine in scatola 100 g 825 UI

Il complesso vitaminico E
La vitamina E o tocoferolo costituisce un potente agente antiossidante. Si tratta di un
ossigenatore del sistema muscolare e del sangue. Tonifica il muscolo cardiaco e attiva la
circolazione sanguigna. Svolge un ruolo importante nella fecondità, sia nell’uomo sia nella
donna. Previene inoltre la formazione di emboli.
Le migliori fonti di vitamina E sono l’olio di germe di grano, il germe di grano, i cereali
integrali, gli oli da prima spremitura (girasole, lino, soia), i semi integrali (sesamo,
girasole) e le noci.
Tra le cause di una possibile carenza di vitamina E troviamo l’alcolismo, la diarrea
cronica e l’uso regolare di lassativi (soprattutto olio minerale).
Recenti ricerche tendono a dimostrarne la benefica azione antiossidante in alcuni casi di
tumore. Inoltre, la vitamina E di sintesi presenta una minor efficacia nell’organismo.
Quella naturale è più attiva a livello cellulare. Per distinguere le due varietà di vitamina E
occorre prestare attenzione all’etichetta del prodotto. La vitamina E naturale è chiamata d-
alfa-tocoferolo, mentre la forma di sintesi dl-alfa-tocoferolo.

Il complesso vitaminico K
La lettera K usata per designare questa vitamina deriva dal danese koagulation. Favorisce
infatti la normale coagulazione del sangue, contrastando le emorragie.
La nostra flora intestinale è in grado di sintetizzarla. Si trova inoltre nei vegetali (K1) e
negli animali (K2). Le fonti vegetali sono quelle più attive. È presente in tutta la verdura,
soprattutto erba medica, prezzemolo e cavolo. La si trova anche nell’olio di soia e nel
burro.

La vitamina U
La funzione principale di questa vitamina è la protezione della mucosa gastrica. È utile in
caso di ulcera del tubo digerente. La lettera U d’altro canto viene dalla parola “ulcera”. Le
maggiori fonti di vitamina U sono erba medica, cavolo, prezzemolo e sedano, che vanno
consumati crudi, perché la cottura la distrugge.
* * *
Per concludere, parliamo di vitaminoterapia. Questo metodo americano, che raccoglie
sempre più seguaci anche tra noi, è molto simile alla farmacoterapia. In genere le grandi
concentrazioni di vitamine costituiscono prodotti puramente chimici, non sostanze
alimentari. In certi casi questo approccio può rivelarsi utile, ma va seguito dietro
supervisione di un terapeuta qualificato. Alla base deve sempre esserci una corretta
alimentazione, con varietà di frutta, verdura, cereali integrali e frutta secca, cui aggiungere
una regolare integrazione di prodotti naturali costituiti da un buon dosaggio ed elementi
indispensabili (v. al riguardo il cap. 11).

Le antivitamine
Per concludere il capitolo e a titolo indicativo, ecco una breve lista di antivitamine, cioè di
sostanze che contribuiscono a eliminare o a neutralizzare nell’organismo le vitamine e i
minerali.
• Alcol: vitamina A, B e C, calcio, magnesio, zinco
• Cloro: vitamina E
• Caffeina: vitamina B e C, calcio, fosforo, magnesio, potassio
• Pesticidi: vitamina A, B, C ed E, calcio
• Agenti conservanti: vitamina A, B, C ed E
• Aspirina: vitamina B e C, calcio, magnesio
• Antiacidi: vitamina A e B, ferro
• Antibiotici: vitamina B e K
• Antistaminici: vitamina C
• Corticosteroidi (cortisone): vitamina A, B, C e D, calcio
• Contraccettivi orali: vitamina B, C ed E, calcio, magnesio
• Diuretici: vitamina B e C, potassio
• Lassativi: vitamina A, B, C, E e K, come pure il complesso di minerali e
oligoelementi presenti nel tubo digerente
Approfondiremo inoltre il ruolo antiossidante di certe vitamine al capitolo 11.
Capitolo 4
I sali minerali
Quantunque l’insieme dei sali minerali rappresenti soltanto il quattro per cento del nostro
peso corporeo, essi rimangono comunque necessari alla salute. Non trasmettono energia
all’organismo, ma la loro presenza è essenziale per varie funzioni metaboliche importanti.
Hanno preceduto la vita sulla terra e l’hanno resa possibile.
Distinguiamo due grandi famiglie di sali minerali: i macroelementi, cioè i minerali
richiesti e presenti in grande quantità nel corpo, e gli oligoelementi, necessari in quantità
molto più ridotta, alcuni dei quali in tracce. Osserviamo inoltre che i minerali sono a volte
strutturali, allorché costituiscono parte integrante delle cellule e dei tessuti umani, e altre
volte funzionali qualora svolgano un ruolo di catalizzatore (enzima) nell’organismo.
Pertanto, calcio e fosforo sono strutturali, essendo parte integrante della massa ossea e
dentale. Lo stesso dicasi per il ferro nell’emoglobina del sangue. La presenza di magnesio
nelle cellule nervose ne garantisce la funzione neurotrasmettitrice degli impulsi nervosi.
Le migliori fonti di minerali rimangono i vegetali perché, per essere assimilabili, devono
essere stati trasformati dalle piante. Anche le fonti animali sono valide, giacché gli animali
si nutrono di piante o dei loro simili che hanno consumato vegetali. I minerali estratti dal
terreno sono assai poco assimilabili dall’organismo umano. Per esempio, la dolomite è
costituita da calcio e magnesio che, benché ridotti in polvere e assemblati in compresse,
rimangono di natura rocciosa.

Calcio
È il minerale più abbondante presente nel corpo umano. Da solo rappresenta la metà del
peso di tutti gli altri minerali messi assieme, cioè all’incirca un chilogrammo del nostro
peso complessivo. Quasi il novantanove per cento dell’elemento calcico si trova nelle ossa
e nei denti. Il resto è suddiviso tra il sangue e i vari tessuti dell’organismo.
Il calcio è indispensabile alla crescita e all’equilibrio acid-obasico del corpo, come pure
alla normale coagulazione del sangue, alla regolazione della frequenza cardiaca, alla
contrazione e al rilassamento dei muscoli.
Le migliori fonti alimentari di calcio sono le laminarie (oltre 1000 mg/100 g), i cereali
integrali, le mandorle (240 mg/100 g), gli ortaggi a radice, i semi di sesamo e di girasole, i
latticini. In questi ultimi, tuttavia, le molecole di grasso sono piuttosto voluminose e
impediscono in buona parte l’assorbimento del calcio. Alcuni studi scientifici tendono a
dimostrare che nei grandi consumatori di latte la carenza di calcio sembra essere più alta
della norma. Le suddette molecole di grasso sarebbero responsabili dell’eliminazione del
calcio presente nel tubo digerente.
Il calcio possiede alcuni nemici: cioccolato, caffè, alimenti grassi, lieviti chimici,
cortisone, aspirina.
Ferro
Il ferro è principalmente presente nell’emoglobina del sangue. È l’elemento indispensabile
al trasporto dell’ossigeno nell’organismo e all’attività di moltissimi enzimi.
Assieme alla vitamina C, il ferro entra in gioco nella produzione di elastina e collagene,
due sostanze essenziali alla salute della pelle, delle mucose e dei tessuti connettivi.
La carenza di ferro si traduce in stanchezza, respiro affannoso e problemi di
metabolismo respiratorio, come pure anemia.
Le migliori fonti di ferro sono gli spinaci, il fegato di vitello, le uova, la verdura e i
legumi. Grandi nemici sono il tè e il caffè.
Va notato che il ferro di origine animale è più assimilabile rispetto a quello di origine
vegetale. Tuttavia, le fonti vegetali contengono vitamina C, che ne aumenta
l’assorbimento. Secondo il Journal of Food Science (novembre/dicembre 1980), dalla
farina raffinata viene sottratto all’incirca il 76% del ferro organico e il ferro inorganico (di
origine minerale) non è assimilabile dall’organismo umano o lo è assai poco.

Fluoro
Il fluoro si trova in gran parte nelle ossa e nello smalto dentale. Rafforza pertanto
l’ossatura e i denti. Sebbene sia indispensabile alla salute, il suo eccesso è tossico. È
necessario fare attenzione alla fluorizzazione artificiale dell’acqua potabile, perché il
fluoro che vi viene aggiunto è inorganico e quindi poco utilizzabile dall’organismo
umano. Secondo ricerche recenti, indurisce le ossa al punto da renderle più fragili, perché
mancano di flessibilità.
Tra gli alimenti ricchi di fluoro organico troviamo i cereali integrali, la frutta fresca, la
verdura, le uova e i semi integrali.

Fosforo
Circa l’85% del fosforo presente nell’organismo si trova nelle ossa e nei denti. Proprio
come il calcio, il suo metabolismo è garantito dalla presenza della vitamina D. Il fosforo è
indispensabile al corretto utilizzo del calcio da parte dell’organismo.
Svolge un ruolo principale nella produzione di energia, giacché assorbe numerosi
elementi quali lipidi e carboidrati, agevolandone così l’utilizzo da parte del sistema
nervoso.
Grandi fonti di fosforo sono il latte, i formaggi, i pomodori, il manzo e tutti gli alimenti
ricchi di proteine.

Iodio
Lo iodio è assai noto per la sua azione benefica sulla tiroide. Di fatto, rientra nella
composizione degli ormoni da essa secreti. La tirossina e la triiodotironina ne sono in
buona parte composte. Questi due ormoni agiscono direttamente sull’utilizzazione degli
alimenti e la loro trasformazione in energia. Inoltre, per gran parte sotto il loro controllo
ricadono il sistema nervoso, cardiovascolare, polmonare e renale.
La tiroide racchiude all’incirca l’80% di tutto lo iodio presente nel corpo umano.
L’insufficienza di quest’oligoelemento produce gozzo, depressione fisica e mentale,
sensibilità al freddo (soprattutto ai piedi e alle mani) e ritardo della crescita.
Le migliori fonti di iodio rimangono i frutti di mare, le alghe marine, il pesce, le cipolle,
i ravanelli e i fagiolini.

Litio
Il litio agisce sulle funzioni cerebrali, principalmente sui neurotrasmettitori che
controllano l’umore. Viene impiegato nel trattamento dei disturbi maniaco-depressivi, per
stabilizzare l’eccessivo divario tra le fasi di euforia e quelle di depressione.
Il concreto fabbisogno rimane da determinare; se in eccesso, provoca tremori, disturbi
renali e stato confusionale.
Il litio organico si trova nei frutti di mare, nelle alghe marine, nella verdura, nei cereali
integrali e nelle barbabietole.

Magnesio
Il magnesio regola il sistema ritmico. È indispensabile alla decontrazione muscolare, il che
ne fa un amico del cuore. Entra in gioco nella produzione di energia ed è ugualmente
essenziale alla corretta trasmissione degli impulsi nervosi.
La formazione di anticorpi richiede una buona quantità di magnesio. Una sua carenza
rischia invece di produrre esaurimento nervoso e muscolare, insonnia, crampi,
nervosismo, depressione ecc.
Il magnesio svolge un suo ruolo anche nella digestione, riequilibrando l’alternarsi di
stipsi e diarrea. È infine un tonico del sistema immunitario.
Le migliori fonti di magnesio sono la verdura, i cereali integrali, le albicocche e l’avena.

Potassio
Il corpo umano contiene tra i duecento e i duecentocinquanta grammi di potassio, di cui il
90% si trova all’interno delle cellule. Il resto è suddiviso nei tessuti intercellulari e nel
sangue.
Il principale ruolo del potassio consiste nell’assicurare, assieme al sodio, gli scambi
metabolici delle cellule; si tratta letteralmente di una specie di pompa sodio-potassio. La
sua azione sui liquidi lo rende ipotensivo. Anch’esso è coinvolto nella produzione di
energia.
I crampi muscolari sono sintomo di carenza di potassio. Essendo indispensabile
all’attività muscolare, rappresenta un buon amico del muscolo cardiaco. Tuttavia,
l’eccesso può produrre carenza di magnesio e, cosa molto più rara, di sodio.
Le maggiori fonti alimentari di potassio sono le banane, l’avocado, le mandorle, la frutta
secca e le alghe marine.
Rame
Il rame è indispensabile al corretto funzionamento del sistema cardiovascolare e alla
produzione di nuovi globuli rossi da parte del midollo osseo. Costituisce inoltre un
antinfiammatorio. La carenza di rame è presente in quasi tutti i casi di artrite.
Gli alimenti più ricchi di rame sono il fegato, le ostriche, le lenticchie e i funghi.

Selenio
Benché al selenio, per il suo ruolo antiossidante, si riconosca un’azione anticancro,
l’eccesso può di fatto favorire il fenomeno della cancerizzazione. “Tutto è veleno e nulla
esiste senza veleno” diceva Paracelso. La salute è unicamente questione di qualità ed
equilibrio.
Nel corpo, il selenio è presente soprattutto nel fegato, nelle ghiandole, nel sangue e nei
muscoli. Assieme alla vitamina E, agisce per contrastare i radicali liberi. Svolge un ruolo
stimolante per le difese immunitarie.
Il selenio protegge il sistema cardiovascolare, rallenta l’invecchiamento cellulare e
contribuisce a combattere l’intossicazione da metalli pesanti.
Lo si trova in buona quantità nei frutti di mare, nei cereali integrali, nelle cipolle, nel
tonno e nei cavoli.
Va notato che la vitamina C ad alte dosi (più di 5000 mg al giorno) ridurrebbe
l’assorbimento del selenio.

Silice
La silice è l’elemento minerale più diffuso sulla terra. Nell’essere umano la ritroviamo
principalmente nelle ossa, nelle cartilagini, nei tendini e nei vasi sanguigni.
La silice è essenziale alla normale crescita e alla rigenerazione dei tessuti cartilaginei e
ossei. Favorisce l’assorbimento e l’utilizzazione del calcio da parte dell’organismo, come
pure dei minerali nel loro insieme. È pertanto rimineralizzante e, a questo proposito, viene
consigliata in caso di artrosi e osteoporosi.
La silice è altresì benefica in caso di tendinite e borsite. Conferisce inoltre una maggior
elasticità ai vasi sanguigni, prevenendo così rotture ed emorragie.
Le maggiori fonti di silice vegetale sono l’equiseto, i cereali integrali, la frutta fresca, la
verdura e le alghe marine.

Zinco
La retina dell’occhio è particolarmente ricca di zinco, come pure il liquido prostatico e gli
spermatozoi.
Lo zinco svolge un ruolo principale nel corretto funzionamento dei globuli bianchi. È un
agente rigenerante, perché contribuisce alla cicatrizzazione delle ferite e alla produzione
ormonale. Rientra nella composizione dell’insulina e concorre all’equilibrio acido-basico
del sangue.
Una carenza di zinco produce automaticamente un abbassamento delle difese organiche,
come pure ritardi nella cicatrizzazione, nello sviluppo sessuale e nella normale crescita.
L’eccesso può tuttavia causare una carenza di rame (v. alla voce “Rame”).
Gli alimenti più ricchi di zinco sono le ostriche, i legumi, il pesce, la frutta e la verdura
fresca.

Zolfo
Lo zolfo è presente in tutte le cellule del corpo umano. Tuttavia, la sua concentrazione è
più alta nelle cartilagini, nelle unghie, nella pelle e nei capelli. Fa inoltre parte di certi
aminoacidi e certe vitamine.
Lo zolfo svolge un ruolo principale nei disturbi cutanei quali acne e psoriasi. In questi
casi, particolarmente efficace si dimostra la cura di succo di rafano nero. Inoltre questa
cura, grazie alla presenza di zolfo, accresce la produzione di lecitina da parte del fegato, il
che riduce il tasso di colesterolo.
Buone fonti di zolfo sono gli alimenti ricchi di proteine come il pollo e il pesce, nonché
la verdura e più in particolare aglio, cipolle, porri e rafano nero.
Ecco alcuni sintomi che possono essere collegati a carenze di vitamine e minerali.
• Anemia: complesso vitaminico C, vitamina B12, ferro, rame.
• Capelli (perdita, grassi, fragili): silice, zolfo, complessi vitaminici A e B.
• Carie dentali: fluoro organico, calcio, fosforo, complessi vitaminici A e C.
• Confusione mentale: calcio, fosforo, magnesio, complesso vitaminico B.
• Crampi: calcio, magnesio (soprattutto se a riposo), potassio, complesso vitaminico E.
• Dermatite: complessi vitaminici A e B, zolfo, zinco.
• Disturbi della vista: complessi vitaminici A, B e C, zinco.
• Disturbi metabolici: iodio, calcio, magnesio, cromo, complesso vitaminico B.
• Ecchimosi: complesso vitaminico C, flavonoidi, silice.
• Emorragie: complessi vitaminici C e K, flavonoidi, silice.
• Espettorazione giallastra: magnesio, complesso vitaminico C, zinco.
• Ferite che non si cicatrizzano: complesso vitaminico C, calcio, silice, zinco.
• Fissurazioni alle labbra: complesso vitaminico B.
• Gengive deboli e sanguinanti: complesso vitaminico C, flavonoidi, silice, coenzima
Q10 (v. al riguardo il cap. 12).
• Gozzo: iodio, calcio, magnesio, vitamina D.
• Inappetenza: complesso vitaminico B, ferro.
• Indurimento del cerume: complessi vitaminici A, B, C ed E, calcio, fosforo,
magnesio, potassio.
• Irritabilità: complesso vitaminico B, calcio, magnesio.
• Muco in gola: magnesio, cloro, zolfo, complesso vitaminico C.
• Occhi sporgenti: iodio, potassio, complessi vitaminici A e B.
• Palpitazioni: potassio, calcio, magnesio, complessi vitaminici B, C ed E.
• Pelle secca: complessi vitaminici A e B.
• Perdita del gusto: complessi vitaminici A e B, zinco.
• Piedi e mani freddi: iodio, ferro, complesso vitaminico C.
• Prurito alle orecchie: silice, complessi vitaminici A e B.
• Prurito durante e dopo la traspirazione: complessi vitaminici A e B, potassio,
magnesio.
• Saliva fetida: zolfo.
• Sapore di grasso in bocca: iodio, manganese, magnesio, complesso vitaminico B.
• Sensazione di bruciore alla pianta dei piedi: ferro, zolfo.
• Sensazione di bruciore alla punta delle dita: silice, complesso vitaminico B.
• Sensazione di sabbia negli occhi: potassio, complesso vitaminico B (principalmente
B2).
• Sterilità: complessi vitaminici B (B6), ed E, zinco, oligoelementi in generale.
• Traspirazione oleosa: magnesio.
• Tremori: complesso vitaminico B, magnesio, calcio, potassio.
• Ulcere orali (afte): complessi vitaminici A e B, calcio, silice, zinco.
• Unghie (salute delle): complessi vitaminici A e B, calcio, silice, zolfo.
Attenzione, queste informazioni vengono fornite a titolo indicativo e non vanno intese in
sostituzione del parere di un professionista qualificato.
Capitolo 5
Le fibre
Le fibre sono zuccheri complessi della famiglia dei polisaccaridi. Contrariamente agli
animali ruminanti come la mucca, il nostro organismo non è in grado di digerire le fibre
alimentari, le quali non hanno pertanto nessun valore nutrizionale. La presenza di fibre
svolge tuttavia due ruoli essenziali nel tubo digerente, giacché aumenta sia il peso sia il
volume delle feci, favorendone l’eliminazione. La crusca di grano per esempio può
aumentare il transito intestinale del quaranta per cento circa.
È importante distinguere due gruppi di fibre: le fibre insolubili (come la cellulosa) e le
fibre solubili (come la pectina). Contrariamente alle fibre insolubili, quelle solubili hanno
la facoltà di dissolversi nei liquidi. Si presentano sotto forma di gelatina. Quantunque non
aumentino il volume delle feci, ne favoriscono notevolmente l’evacuazione.

Fibre insolubili
Le fibre insolubili sono la cellulosa, l’emicellulosa e la lignina. Queste fibre assorbono
l’acqua sino a cinque volte il loro peso. Contrastano molto efficacemente la stipsi, perché
svolgono il ruolo di “spazzini intestinali”.
Grazie alle fibre viene potenziata l’eliminazione del colesterolo e di certi sali biliari in
eccesso. Le fibre inoltre contribuiscono a evacuare certe sostanze tossiche che possono
essere all’origine del cancro al colon e al retto. Una buona fonte di fibre alimentari
nell’intestino favorisce un ambiente propizio allo sviluppo della flora batterica. Le fibre
sono utili per prevenire la diverticolite e le emorroidi.
La cellulosa produce feci più molli e abbondanti, attirando l’acqua nel colon. Le fonti
migliori sono il grano integrale, l’avena, i fagioli, i cavoli, le carote e i broccoli.
Un eccesso di fibre può però generare certi problemi, quali stipsi, gas, gonfiori, perdita
del ferro, del calcio e dello zinco presenti nel tubo digerente.
La miglior fonte di fibre grezze rimane la crusca di grano. Su cento grammi di crusca
troviamo tra il 10% e il 15% delle suddette fibre. I fichi secchi ne contengono dai dieci
agli undici grammi, i legumi dai tre ai sei e il grano integrale all’incirca due. I cereali
integrali sono ottime fonti di fibre.

Fibre solubili
Tra le fibre solubili troviamo gomme, pectine e mucillagini presenti in certi alimenti. Le
fonti migliori sono:
• Frutta: mele, pere, prugne, fragole, lamponi, frutti di bosco in generale
• Verdura: carote, cavoli
• Legumi: fagioli, fave
• Cereali integrali: avena, orzo, segale
• Semi oleaginosi: lino, girasole, sesamo
• Alghe marine
La pectina, le gomme e le mucillagini sono fibre solubili in acqua. Sono principalmente
presenti nelle mele, nell’avena, nei semi oleaginosi (lino, girasole), nelle verdure e nella
frutta fresca in generale.
A grandi linee, le fibre solubili riducono il tasso di colesterolo nel sangue e rallentano
l’assorbimento del glucosio, moderando la secrezione d’insulina. La glicemia ne risulta
quindi meno alterata. Svolgono un’azione benefica in caso di diabete di tipo 2, obesità e
patologie cardiovascolari.
La quantità di fibre da consumare per mantenersi in buona salute viene indicata a trenta
grammi al giorno. Nel Nord America, tuttavia, si stima che il consumo di fibre sia
compreso tra i tre e i quindici grammi soltanto. Mangiando più frutta e verdura è facile
aumentare il consumo di fibre. Per esempio, una mela contiene tra i tre e i cinque grammi
di fibre.
Ecco una tabella che fornisce un’idea delle fonti di fibre. Osserviamo che un alimento
contenente più di quattro, sei grammi di fibre per porzione ne costituisce una fonte
abbondante.

Alimenti Quantità Fibre (g)


Lenticchie 250 ml 10
Ceci 250 ml 11
Fagioli rossi 125 ml 9,5
Fagioli di Lima 250 ml 8
Pasta integrale 250 ml 5
Pasta addizionata di fibre 250 ml 2
Riso integrale 250 ml 3
Riso bianco 250 ml 1
Pane integrale 1 fetta 2
Pane bianco 1 fetta 0,25
Semola d’avena 125 ml 2
Crusca di grano 125 ml 8
Crusca d’avena 125 ml 8
Carote crude 250 ml 4
Cavoletti di Bruxelles 250 ml 6
Broccoli 250 ml 3
Spinaci cotti 125 ml 3
Sedano 125 ml 1
Pere 1 media 5
Mele 1 media 4
Prugne 2 medie 2
Prugne secche 2 2
Fragole 125 ml 2
Datteri 5 4
Fichi 2 4
Banane 1 media 2
Fagioli di soia tostati 175 ml 22
Semi di sesamo 60 ml 6
Mandorle 60 ml 4
Semi di lino 30 ml 3
Noci 60 ml 2
Pistacchi 60 ml 4
Semi di chia 30 ml 4
Nocciole 60 ml 3

Fonte: Fichier canadien sur les éléments nutritifs, 2007

Le quantità di fibre alimentari indicate in questa tabella sono approssimative. Variano in


funzione della provenienza degli alimenti e del momento della raccolta.
Capitolo 6
La frutta
La frutta fresca presenta il vantaggio di depurare e al tempo stesso rigenerare l’organismo.
La cura a base di frutta può essere praticata molto facilmente da chiunque; bambini, adulti
e anziani trarranno tutti vantaggio dai suoi numerosi benefici. Alcuni diabetici e
intolleranti agli alimenti crudi dovranno tuttavia evitare di intraprendere una cura del
genere senza la supervisione di un naturopata. Chi svolge lavori manuali la seguirà
durante i periodi di vacanza.
La frutta fresca non sovraccarica il tubo digerente, il che offre a quest’ultimo un riposo
che non ha spesso. L’acqua della frutta è la migliore che si possa trovare, essendo
biologicamente equilibrata per sua stessa natura. La frutta trasmette l’energia necessaria
per portare a termine le nostre attività quotidiane. Cionondimeno, è utile riposarci un po’
di più, indipendentemente dalla cura che iniziamo.
Sarebbe il caso di dedicare a questa cura una o due giornate al mese, per agevolare gli
scambi metabolici. Questo non impedisce il consumo quotidiano di frutta. Ricordiamo che
per svolgere la cura è preferibile utilizzare frutta da agricoltura biologica, fresca e di
stagione.
Consumare soltanto frutta un giorno al mese è facile. Alcuni obiettano che avranno
fame. In questo caso, consigliamo semplicemente di consumare banane, se necessario,
perché sostengono l’organismo.
Ecco i principali tipi di frutta facilmente reperibili sul mercato, accompagnati dai loro
vantaggi nutritivi e curativi.

Frutta oleaginosa
È così che chiamiamo la frutta grassa, quella il cui tenore di lipidi è elevato (dal 50% al
60% circa). I protidi sono presenti dal 15% al 20% e i glucidi dal 10% al 20%, a seconda
della varietà. La frutta oleaginosa fornisce pressappoco cinquecento, seicento calorie per
cento grammi. Non è pertanto opportuno consumarne in quantità eccessiva. Essendo ricca
di olio, la frutta oleaginosa è un alimento principalmente destinato al sistema
neurosensoriale. Di fatto, cervello, sistema nervoso e pelle hanno un grande bisogno di
acidi grassi essenziali, che si trovano nei grassi di questa frutta. Osserviamo che è
preferibile tritarla man mano che la si utilizza, perché una volta tritata irrancidisce molto
rapidamente. Va conservata sempre al fresco o, meglio, in frigorifero.

ANACARDI
Frutti dell’anacardio, gli anacardi sono originari del Brasile. Attualmente vengono
coltivati in varie aree del pianeta, tra cui principalmente l’Africa.
Ricchissimi di fosforo, magnesio e potassio, gli anacardi contengono anche ferro, calcio
e zinco, nonché vitamina B ed E. Sono ricchissimi di acidi grassi monoinsaturi e vanno
conservati al fresco, perché irrancidiscono presto. Attenzione, la loro digestione è lunga e
laboriosa!

ARACHIDI
Le arachidi fanno anche parte della famiglia delle leguminose. Contengono all’incirca il
50% di grassi e sono piuttosto indigeste, a maggior ragione quando vengono tostate e
salate. Ricche di protidi, sono però molto povere di fibre. Si tratta di un elemento assai
energetico ma di digestione laboriosa. Attenzione, alcuni si dimostrano particolarmente
allergici! Talvolta benigna, l’allergia alle arachidi può dimostrarsi mortale. In quanto al
burro di arachidi, la sua qualità dipende dalla freschezza delle arachidi utilizzate nella
fabbricazione. Attenzione al burro di arachidi contenente zucchero, sale e olio idrogenato:
la sua digestione è ancora più lunga.

AVOCADO
L’avocado è uno dei frutti oleaginosi tra i meno calorici (160 cal/100 g) ed è molto facile
da digerire. Contiene acqua per il 60-70% ed è ricchissimo di potassio (630 mg/100 g),
magnesio (41 mg/100 g) e zolfo (35 mg/100 g). L’avocado è ricco di vitamine idrosolubili
(B, C e PP), ma soprattutto di vitamine liposolubili (A, D ed E). Viene molto utilizzato in
cosmesi. Nella fattispecie, l’olio che ne è estratto viene incorporato a creme, lozioni e latte
per la cura della pelle, perché la nutre e la idrata.

CACAO
L’estrazione del burro di cacao si effettua con presse idrauliche e l’aiuto di solventi, il cui
utilizzo è “tollerato” dalla legge. Occorre inoltre sapere che il prodotto finale, il
cioccolato, contiene caffeina e teobromina. Il cioccolato fornisce circa cinquecento calorie
su cento grammi, contiene più o meno il 65% di zuccheri, il 22% di grassi e il 6% di
protidi. Anche quando è di buona qualità, il cioccolato rimane un alimento energetico e
grasso. Inoltre, poiché è eccitante e genera scorie di tipo urico, va consumato con molta
moderazione. È controindicato nell’alimentazione di chi soffre di artrite, reumatismi,
emicrania e problemi epatici, come pure in caso di obesità.

CARRUBA
Frutto del carrubo, la carruba sostituisce egregiamente il cioccolato, giacché non contiene
teobromina. Inoltre, è ricca di calcio, pectina e zuccheri naturali. Contiene vitamina A e B.
È molto meno grassa del cioccolato, giacché arriva a circa il 2%, contro il 50% di
quest’ultimo.
La carruba è consigliata in caso di diarrea, perché produce una lieve stipsi. Occorre
tuttavia diffidare delle barrette alla carruba in commercio le quali, pur proponendosi come
un surrogato del cioccolato, sono prodotte con olio idrogenato e dolcificate talvolta in
maniera artificiale, per migliorarne il sapore. La polvere di carruba è un buon sostituto del
cacao nelle ricette.
MANDORLE
Le mandorle, frutti del mandorlo, sono apprezzate fin dalla notte dei tempi. Venivano
infatti impiegate comunemente da Egizi, Mesopotamici, Greci, Romani e Galli, per citare
alcune popolazioni. Ricche di potassio e di fosforo, sono anche apprezzabili fonti di
calcio, ferro, magnesio, vitamina B ed E. Le mandorle sono un frutto energetico e un
alimento per i nervi. Sono consumate dagli sportivi, perché una piccola quantità è
sufficiente a dare parecchia energia.

NOCCIOLE
Frutto del nocciolo, la nocciola viene coltivata in Cina da più di cinquemila anni. È ricca
di minerali (calcio, magnesio, ferro, potassio, cloro, zolfo ecc.) e di vitamina A, B ed E.
Tra tutta la frutta oleaginosa è quella che contiene più sostanze azotate (proteine: 15-16%)
e la più facile da digerire. Assai nutriente, è anche energetica e vermifuga.

NOCI
Frutto del noce, la noce è tra gli oleaginosi quella che racchiude più zinco e rame.
Costituisce una buona fonte di minerali in generale e di vitamina A, B, C e P. I suoi grassi
contengono all’incirca l’86% di acidi grassi insaturi, tra i quali anche omega-3. La noce è
un buon vermifugo, un ottimo lassativo dolce e un antiparassitario.
Ai vegetariani si consiglia di includerla nella loro alimentazione, perché è molto
nutriente. La noce è altresì raccomandata in certi casi di dermatosi. È una fonte di
melatonina naturale, il che la rende un alimento che regola i cicli del sonno e della veglia.
Va aggiunto che le foglie del noce hanno proprietà astringenti, tonificanti, depurative e
vermifughe.
Lo sapevate che…
Molto pregiate sono le noci di Grenoble, che per un certo periodo furono le uniche reperibili sul mercato europeo.
La denominazione è stata certificata nel 1938.
È possibile aggiungere noci tritate all’insalata per aumentarne il valore protidico.

NOCI DI COCCO
Il frutto della palma da cocco è ricco di minerali (magnesio, potassio, calcio, ferro ecc.)
ma povero di vitamine. Osserviamo che il latte di cocco contiene una perossidasi (enzima)
analoga a quella della saliva. La noce di cocco è quasi indigesta, perché il suo olio è
ricchissimo di grassi saturi.

OLIVE
Originario del Medio Oriente, non è raro che l’olivo diventi centenario. Simbolo di pace e
di saggezza, era venerato da Egizi, Greci e Romani. Ricchissima di grassi, l’oliva lo è
anche di calorie. Costituisce una valida fonte di calcio e potassio. Contiene molta cellulosa
ed esercita una buona azione lassativa. Drena efficacemente le vie epatiche e biliari.
L’oliva verde non è matura, quella nera invece ha raggiunto la piena maturità.
Quest’ultima è più facile da digerire. La cura a base di olio d’oliva con succo di limone
fresco rimane un grande classico tra i numerosi trattamenti naturali del fegato e della
colecisti. Permette di lottare contro l’accumulo di fango biliare e litiasi (calcoli) nella
colecisti. È tuttavia utile ricordare che la quantità di olio d’oliva impiegata in questa cura è
talvolta esagerata. Si consiglia di non superare i trenta millilitri d’olio alla volta. Alcuni
non tollerano bene questa cura; l’uso quotidiano di olio d’oliva in insalata la sostituisce
quindi egregiamente.

SEMI DI GIRASOLE
I popoli dell’America centrale utilizzano i semi di girasole da cinquemila anni. Assai
nutrienti, sono ricchi di ferro, rame, fosforo e calcio, senza dimenticare la vitamina A, B,
D ed E. Costituiscono una buona fonte di lecitina e pectina.

SEMI DI LINO
Il lino è utilizzato fin dall’antichità per la fabbricazione di tessuti e l’alimentazione umana.
Ricchissimi di fibre solubili e insolubili, i semi di lino sono anche un’ottima fonte di acidi
grassi omega-3, fatto particolarmente raro nei vegetali.
In caso di stipsi cronica, si consiglia l’aggiunta di semi di lino macinati nei cereali per la
prima colazione. Mettendo in ammollo 5 ml di semi di lino interi in una tazza d’acqua
calda e lasciando che si aprano, si forma una gelatina lassativa. Il tutto va bevuto al
mattino, a digiuno.

SEMI DI SESAMO
Se integri, i semi di sesamo sono una delle fonti alimentari di calcio più elevate. Sono
ricchi di ferro, potassio, vitamina B ed E. Costituiscono inoltre una buona fonte di
mucillagini (azione lassativa) e di lecitina (v. al riguardo il cap. 12).
Vanno masticati bene, perché altrimenti rischiano di attraversare intatti il tubo digerente.
Usate i semi di lino, di sesamo o di girasole tritati o macinati per arricchire ricette di
torte, muffin e biscotti.

Frutta acquosa e zuccherina


La frutta acquosa in genere contiene circa l’85% d’acqua, vitamine, minerali, essenze
aromatiche e acidi organici. Questi ultimi, assai presenti nella frutta acerba, tendono a
diminuire notevolmente durante la maturazione. La frutta acquosa costituisce inoltre
un’ottima fonte di antiossidanti (v. al riguardo il cap. 12).
Essendo ricca d’acqua e di zuccheri facilmente assimilabili, questa frutta rappresenta un
alimento ottimale per il sistema ritmico, soprattutto per il sangue e la linfa. Contribuisce al
nutrimento cellulare e al drenaggio del corpo umano. Ecco alcuni frutti acquosi e
zuccherini.

ALBICOCCA
Per digerirla bene, è preferibile consumare l’albicocca freschissima e perfettamente
matura. È ricca di potassio, fosforo, calcio, magnesio, zolfo e ferro. Data la sua ricchezza
di elettroliti, l’albicocca è uno degli alimenti del sistema nervoso. È assai raccomandata
agli intellettuali, che hanno tendenza alla sedentarietà. L’albicocca è anche ricca di fibre
insolubili. La si consiglia pertanto in caso di stipsi e ipercolesterolemia. Consumata venti
minuti prima del pasto, rappresenta un ottimo aperitivo.

ANANAS
L’ananas fresco contiene bromelina, un enzima che attiva la digestione delle proteine e che
costituisce un agente antinfiammatorio. È un vero e proprio aperitivo naturale. Il suo
tenore di zuccheri corrisponde pressappoco al 22%. Il consumo di ananas è raccomandato
anche a chi soffre di artrite, perché quantunque sia classificato come frutto acido, non è
acidificante.

ARANCIA
L’arancia è originaria della Cina. Ne esistono più di cento varietà. Conosciuta per la sua
ricchezza di vitamina C (dai 50 ai 90 mg/100 g di succo), costituisce anche una buona
fonte di carotene e vitamine del gruppo B. Contiene calcio, magnesio, potassio, ferro,
rame e zinco. L’arancia è antiscorbutica, tonica, aperitiva e rinfrescante. I fiori d’arancio
dal canto loro possiedono proprietà lenitive. L’arancia è consigliata in caso di fragilità
capillare, gengivite, problemi cardiovascolari e anche per la convalescenza. È utile
ricordare che si tratta di un frutto acidificante, perché non viene raccolto a maturità
raggiunta. Non deve pertanto rientrare nell’alimentazione quotidiana; dalle due alle
quattro arance alla settimana sono sufficienti. Lo stesso dicasi per i mandaranci.
Osserviamo che il succo d’arancia va consumato freschissimo, perché si degrada
rapidamente. Del resto, lo stesso accade per tutti i succhi freschi.

CILIEGIA
La ciliegia ha un contenuto di zucchero tra il 12% e il 15%; è ricchissima di sali minerali
(potassio, calcio, manganese, ferro, cobalto, rame, zolfo ecc.). Costituisce inoltre una
buona fonte di provitamina A, come pure di vitamina B e C. La ciliegia disintossica e
depura il tubo digerente. Possiede proprietà diuretiche e leggermente lassative. È molto
rimineralizzante e caldamente consigliata in caso d’ipertensione arteriosa, disturbi renali,
stipsi e carenza di vitamina C. Chi soffre di artrite, reumatismi e gotta trae beneficio da un
regolare consumo di ciliegie.

FRAGOLA
Le fragole contengono dal 5% all’8% di fruttosio, uno zucchero assimilabile dai diabetici.
Costituiscono una buona fonte di vitamina C e di potassio. La fragola è un frutto
astringente, diuretico e depurativo. L’estratto di fragola è efficacissimo contro la diarrea.
Ricca di acido salicilico, la fragola possiede proprietà analgesiche. Attenzione, questo
frutto non è consigliato a chi soffre di dermatosi. La fragola provoca talvolta reazioni di
orticaria.
LIMONE
Il limone contiene fino al 90% d’acqua. È ricchissimo di citrato di calcio, di potassio e
sodio. Contiene acido malico e citrico. Si tratta di una buona fonte di vitamina C e di
bioflavonoidi. Il limone depura gli umori. È un prezioso disintossicante per il
temperamento sanguigno, linfatico e bilioso. Questo frutto favorisce le secrezioni
epatopancreatiche, il che lo rende un decongestionante del fegato e un regolatore del
pancreas. Inoltre, l’olio essenziale di limone è ricchissimo di terpeni (terebentene), cosa
che gli conferisce anche proprietà espettoranti. È pertanto consigliato in caso di bronchite
e influenza. Il limone costituisce un ottimo battericida, come pure un attivatore dei globuli
bianchi. È un tonico dei vasi sanguigni e un agente antiscorbuto. Il succo di limone è
efficacissimo in caso di gengivite. In presenza di varici, emorroidi, fragilità capillare,
digestione lenta, nausea, indigestione, debolezza epatica e stanchezza cronica si
raccomanda il succo di limone fresco. Aggiungiamo che un’applicazione di succo di
limone fresco lenisce le punture d’insetto.

MELA
Ricca di elettroliti (calcio, magnesio, potassio, sodio), la mela costituisce un alimento del
sistema nervoso. La pectina in essa contenuta è una fibra solubile di fondamentale
importanza per l’intestino pigro. Inoltre, come le altre fibre alimentari, la pectina combatte
l’eccesso di colesterolo. La mela è un tonico muscolare e nervino; esercita inoltre
un’azione diuretica, depurativa, digestiva e ringiovanente per i tessuti. Viene consigliata a
chi soffre di gotta o artrite, alle persone sedentarie, obese, a chi ha problemi di fegato e
sistema linfatico. Il regolare consumo di mele è associato a una riduzione del rischio di
patologie cardiovascolari, respiratorie come asma e bronchite e del cancro. La mela viene
impiegata in molte preparazioni culinarie. La si consuma come dessert (crostate, torte,
muffin ecc.), in insalata, in composta, in gelatina, sotto forma di succo, sidro e aceto.
Rappresenta inoltre un gradevole infuso caldo per sostituire il tè o il caffè. Possiede
proprietà lassative e astringenti al tempo stesso. Può liberare un intestino costipato e anche
fermare una diarrea. La mela non è certo un frutto proibito!

MIRTILLO
Vi sono vari tipi di mirtillo, originari del Nord America e dell’Europa. Tutte le varietà
possiedono le medesime caratteristiche. Questo piccolo frutto è ricco di acido folico e
potassio. È astringente (utile in caso di diarrea) e rimineralizzante. Viene pertanto
consigliato a chi soffre di artrite, di artrosi e osteoporosi. Il mirtillo contiene mirtillina, una
sostanza che gli conferisce il suo colore e costituisce un potente agente antisettico. Le
foglie e la radice possiedono un potere ipoglicemizzante e sono raccomandate ai diabetici.
Il mirtillo è uno dei frutti più ricchi di antiossidanti (antociani), particolarmente efficaci
nella prevenzione dei disturbi oculari.

PERA
Generalmente di facile digestione, la pera può dimostrarsi indigesta per alcuni stomaci,
che non la tollerano. Contiene l’8% di zuccheri, pectina, vitamina A, B e PP, come pure i
seguenti minerali: calcio, potassio, magnesio, zolfo, zinco, rame, ferro, manganese, iodio.
Questo frutto possiede proprietà diuretiche, rinfrescanti, rimineralizzanti e depurative. La
pera dovrebbe rientrare in qualunque cura di disintossicazione. Inoltre, i suoi zuccheri
sono principalmente costituiti da fruttosio, il che lo rende un alimento tollerato dai
diabetici.

PESCA
Questo frutto dolce e facile da digerire è ben tollerato dallo stomaco fragile. Essendo ricca
di potassio, calcio e magnesio, la pesca è un tonico del sangue e un alimento elettivo per il
sistema nervoso. È altresì diuretica e leggermente lassativa. La si consiglia in caso di
stipsi, iperacidità, acne, foruncoli, artrite e reumatismi.

POMODORO
Originario del Sud America, il pomodoro è un frutto, quantunque spesso venga
considerato e preparato come un ortaggio. Contiene all’incirca il 90% d’acqua ed è ricco
di glucidi (4%), acidi organici (principalmente citrico e malico), minerali (calcio,
magnesio, potassio, rame, zinco), provitamina A e vitamina B, C, PP, E e K. I pomodori
verdi (non maturi) sono molto acidi e alquanto indigesti. Se ben maturi, sono facili da
digerire, purché consumati crudi. La cottura prolungata distrugge certi enzimi, il che rende
il pomodoro assai più acido. Grazie al suo contenuto di amilasi, il pomodoro fresco facilita
la digestione degli amidi e della pasta. Attenzione alla conserva di pomodoro,
estremamente acida e acidificante.

POMPELMO
Il suo nome deriva dalle parole olandesi pompel, che significa grosso, e limoes, limone.
Questo “grosso limone”, frutto per l’appunto del pompelmo, è parente dell’arancia. La sua
ricchezza di vitamina C e di flavonoidi lo rende un ottimo tonico del sistema ritmico. Il
pompelmo è un buon aperitivo e un eccellente depurativo; inoltre, attiva la digestione.
Viene consigliato in caso di fragilità capillare, emorroidi, obesità, digestione lenta,
emorragia.

PRUGNA
Le prugne sono una buona fonte di provitamina A e vitamina C. Sono anche ricchissime di
minerali, soprattutto potassio, calcio, magnesio e ferro. Si tratta di un’ottima fonte di
mucillagini (fibre solubili). Questo frutto costituisce un valido stimolante del sistema
nervoso e trasmette inoltre energia. La prugna possiede un grande potere disintossicante e
lassativo. Per combattere efficacemente la stipsi, la si può consumare al naturale prima dei
pasti, berne il succo centrifugato oppure la forma più attiva, il succo di prugne secche.
Occorre tuttavia fare attenzione, perché quest’ultimo rischia di purgare con violenza
l’intestino.

UVA
Esistono circa millecinquecento varietà d’uva, uno dei frutti più conosciuti al mondo. In
genere l’uva contiene dall’80% all’85% d’acqua, tra il 16% e il 18% di carboidrati e meno
dell’1% di grassi. È un frutto da consumare freschissimo, perché una volta colto non
matura più. Ricchissima di potassio, l’uva costituisce anche una buona fonte di fosforo,
silice, calcio, magnesio e ferro, come pure un’ottima fonte di provitamina A (carotene) e
di vitamina B e C. L’uva contiene fattori vitaminici P, chiamati antociani, che servono a
proteggere il sistema cardiovascolare. È energetica, rimineralizzante, disintossicante,
diuretica, tonica e rivitalizzante. La cura dell’uva, più diffusa in Europa che in America,
compie miracoli nei seguenti casi: emorroidi, ostruzione del fegato e della milza, stipsi
cronica, gotta, intossicazioni, artrite, calcoli biliari, cataratte, piorrea, ulcere gastriche,
psoriasi, acne, anemia, tumori ecc. Per quanto riguarda la disintossicazione prodotta
nell’organismo, questa pratica si avvicina molto al digiuno. È una cura di ringiovanimento
cellulare. Chi è troppo indebolito per intraprendere un vero e proprio digiuno trae
beneficio dalla cura dell’uva. Come per il digiuno, questa cura non andrebbe seguita alla
leggera, senza la supervisione di un terapeuta competente.

Frutta amidacea
La frutta amidacea costituisce un’importante fonte di amido. Si tratta di un valido
alimento di sostegno, perché fornisce zuccheri ad assimilazione lenta. È perfetta per il
lavoro di resistenza, giacché fornisce energia in un lungo arco di tempo. Presenta
un’affinità con il sistema moto-genito-digerente in quanto alimento dell’attività muscolare.

BANANA
La banana è un prezioso alimento energetico. Contiene all’incirca dal 20% al 22% di
zuccheri, dall’1% al 2% di protidi e il 5% d’acqua. I problemi digestivi osservati dopo
aver consumato banane sembrano essere soprattutto legati alla fermentazione dei
carboidrati. La banana va masticata bene e mangiata se possibile da sola oppure mezz’ora
prima di un pasto. Osserviamo che schiacciare una banana due ore prima genera la
trasformazione degli amidi in zuccheri e il frutto diventa così più facile da digerire. Questo
frutto, ricco di vitamina C e B, come pure di provitamina A, racchiude un buon contenuto
di ferro, magnesio e, soprattutto, potassio. La banana è rimineralizzante e andrebbe
consigliata a chi assume regolarmente diuretici, in modo da compensare la perdita di
potassio che questi generano.

CASTAGNA
La castagna, un alimento assai nutriente ed economico, contiene dal 30% al 40% di
zuccheri e dal 4% al 5% di proteine. Può sostituire i cereali in certe ricette. Deve tuttavia
essere ben masticata per facilitarne la digestione.

DATTERI
I datteri sono originari del Medio Oriente. Fin dall’antichità, le palme da dattero
costituivano una buona fonte di energia per i popoli della Mezzaluna fertile. Ricchi di
zuccheri, di fibre solubili e insolubili, i datteri sono anche una buona fonte di ferro e di
rame. Contengono vari antiossidanti, principalmente carotenoidi, come pure enzimi che
contribuiscono a contrastare i radicali liberi. Freschi o essiccati, i datteri presentano un uso
culinario molto vario. Sono particolarmente consigliati a chi è stanco, indebolito e soffre
di stipsi cronica. Per il loro tenore di ferro sono utili agli anemici.

FICHI
Prodotti dal fico comune, i fichi costituiscono probabilmente il più antico frutto coltivato.
L’archeologia ne conferma la coltivazione in Medio Oriente più di undicimila anni or
sono. Esistono oltre ottocento specie di fico. I fichi freschi contengono più del 75%
d’acqua, ma sono altamente deperibili. Una volta disidratati, si conservano a lungo. Sono
una buona fonte di fibre (da 2 g a 3 g/110 g), di carboidrati (circa 28 g), di vitamine del
gruppo B (principalmente B3), di carotene, ferro e potassio. Nella medicina tradizionale
cinese il fico viene utilizzato per combattere la stipsi, favorire l’eliminazione delle tossine
metaboliche e liberare le vie respiratorie. Viene altresì raccomandato ad atleti e sportivi
per accrescere l’energia, come pure ai convalescenti. Freschi o essiccati, i fichi si
utilizzano nelle pietanze, in pasticceria, nelle marmellate, nelle puree e nelle composte,
come pure in certe bevande alcoliche (vengono messi a marinare nel porto o nel whisky).
LE COMBINAZIONI ALIMENTARI
Capitolo 7
Verdura, legumi, condimenti e aromi
Verdura
Anche in questo caso troviamo una tripartizione offertaci dalla natura. Le radici, con una
maggior quantità di minerali, sono legate al sistema neurosensoriale. Questi ortaggi
comprendono carote, pastinache, ravanelli ecc.
Vi sono poi verdure a stelo e foglie, per esempio sedano, cavolo, lattuga, asparagi,
spinaci ecc. In questa categoria rientrano anche i rizomi e i tuberi, che sono steli
sotterranei. Un esempio è dato dalla patata. Quest’ultima costituisce una riserva d’acqua e
zuccheri altamente energetici. Steli, foglie, rizomi e tuberi agiscono in primo luogo sul
sistema ritmico.
Infine, troviamo infiorescenze, frutti o semi, per esempio broccoli, cavolfiori, carciofi
ecc., in stretto rapporto con il sistema moto-genito-digerente.

ASPARAGO
L’asparago è ricco di minerali (manganese, fosforo, ferro, potassio, rame ecc.) e di
vitamina A, B e C. Drena il fegato, i reni, l’intestino e la pelle. È inoltre un buon
rimineralizzante. Attenzione, gli asparagi sono ricchi di purine vegetali; chi soffre di
artrite, reumatismi e gotta deve consumarli con moderazione.

BARBABIETOLA
La barbabietola è una buona fonte di zucchero (almeno il 5%), minerali (potassio,
magnesio, fosforo, silice, ferro, rame, bromo, zinco, manganese, rubidio, litio) e vitamina
A, B, C e PP. È caldamente consigliata a chi presenta anemia e demineralizzazione. È
utilissima alle persone nervose e depresse, perché è molto ricca di potassio e di litio.
Costituisce inoltre un buon tonico epatico. La barbabietola viene consumata quasi sempre
cotta. Perde pertanto in parte i suoi elementi nutritivi. Esistono due buoni modi di
consumarla cruda: grattugiata in insalata o sotto forma di succo centrifugato (v. al riguardo
il cap. 10).

CARCIOFO
Quest’ortaggio è stato scoperto soltanto attorno al Quattrocento. Analogamente al cardo, il
carciofo ha come antenato diretto il cardo selvatico. Benché presenti grandi foglie, non
sono queste a essere consumate, bensì le brattee. Le principali proprietà del carciofo sono i
suoi effetti diuretici e colagoghi. Si tratta infatti di un alimento che depura le vie urinarie e
biliari. A favorire il flusso e l’aumento delle secrezioni biliari è la cinarina in esso
contenuta. Il carciofo racchiude anche una sostanza chiamata inulina, simile all’insulina. È
pertanto assai consigliato ai diabetici. Inoltre, è ricco di potassio, magnesio, sodio, ferro,
zinco e manganese. Per quanto riguarda le vitamine, troviamo i complessi vitaminici A, B
e C. Il carciofo pulisce l’organismo, contribuisce a depurare il sangue e a fortificare il
cuore. È raccomandato a chi soffre di disturbi epatici, gotta, artrite e a chi va soggetto a
calcoli biliari e renali. È utile sapere che alcuni di coloro che soffrono di problemi epatici
non sempre tollerano il carciofo. Osserviamo che le foglie di carciofo si consumano,
essiccate, sotto forma di tisane, capsule gelatinose ed estratto liquido, principalmente per
le proprietà colagoghe.

CAROTA
Questa radice contiene dall’8% al 10% di zuccheri assimilabili dai diabetici, purché non
ne abusino. La sua ricchezza di provitamina A (carotene) è consigliata a chi presenta
disturbi della vista, delle mucose e della pelle. Il dottor Jean Valnet le attribuisce del resto
la definizione di “antietà tissutale e cutaneo”. La carota costituisce un’ottima fonte di
minerali (ferro, calcio, magnesio, fosforo, potassio, sodio, zolfo, rame ecc.). La sua
ricchezza di ferro (dal 4% all’8%) la rende un alimento antianemico. È inoltre amica
dell’intestino, essendo antidiarroica e lassativa al tempo stesso. Contrasta le putrefazioni
intestinali. Costituisce infine un agente cicatrizzante del tubo digerente. Si consiglia la
carota nei seguenti casi: anemia, astenia, diarrea, stipsi, insufficienza epatobiliare, ulcera
del tubo digerente, emorragia gastrointestinale, ritardo della crescita, demineralizzazione,
dermatosi, reumatismi, gotta, invecchiamento precoce ecc.

CAVOLO
Quest’ortaggio viene coltivato in Europa da oltre quattromila anni. Esistono diverse
varietà di cavolo: cavolo verza, cavolo rosso, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles ecc. Il
cavolo verza è quello cui vengono attribuite maggiori proprietà medicinali.
Cionondimeno, sono tutti ricchi di minerali, zuccheri (dal 6% al 10%) e sostanze azotate.
È utile sapere che i cavoli non sono sempre ben tollerati e che sono altresì presenti delle
allergie. Il cavolo è innanzitutto un potente cicatrizzante. Fa praticamente miracoli in caso
di ulcera gastroduodenale. Cicatrizza le ferite in generale. Se ne utilizzano le foglie in
cataplasma o sotto forma di succo. Compie meraviglie sia per uso interno sia per uso
esterno. È utile nei seguenti casi: foruncoli, acne, ascessi, anemia, artrite, reumatismi,
gotta, ustioni, ulcere, cefalea, congiuntivite, contusioni, demineralizzazione, emorroidi,
varici, nevralgia, emicrania, maschere di bellezza, disturbi della vista, herpes ecc.

CETRIOLO
È uno degli elementi che scioglie ed elimina la maggior parte dell’acido urico. È pertanto
diuretico e depurativo. Il cetriolo è ricco di vitamina A, B e C, manganese e zolfo. Proprio
il suo tenore di zolfo lo rende efficace per contrastare i problemi cutanei. Chi non conosce
le maschere, le lozioni e le creme presenti sul mercato, che contengono cetriolo come
elemento astringente? Sottolineiamo che il cetriolo è un frutto (sì, è la parte frutto della
pianta) ricco di erepsina, un enzima che favorisce la digestione delle sostanze protidiche.
Segnaliamo però che sono presenti intolleranze digestive al cetriolo.

CIPOLLA
La cipolla è conosciuta e apprezzata fin dall’antichità per le sue proprietà antinfettive e
tonificanti. Ricca di complessi vitaminici A, B e C, contiene inoltre magnesio, potassio,
ferro, iodio, silice e zolfo. Poiché racchiude principi antibiotici, la cipolla è caldamente
consigliata a chi soffre di raffreddore, influenza e infezioni continue. Costituisce un ottimo
stimolante del sistema nervoso e un potente diuretico. Favorisce l’equilibrio cellulare e
possiede proprietà ipoglicemizzanti. La cipolla è un ottimo espettorante e favorisce anche
le secrezioni, basti pensare alle lacrime che ci fa versare quando la sbucciamo. Infine, per
le sue numerose qualità, spesso viene definita “alimento di vita”. Secondo alcune ricerche
archeologiche, le popolazioni antiche come Egizi, Greci e Romani nutrivano i soldati
includendo nell’alimentazione quotidiana la cipolla, per evitare epidemie.

FUNGHI
Esistono circa centottantamila specie di funghi conosciute. Alcune sono deliziose, altre
velenosissime. Nel complesso, i funghi possono contenere fino al 30% di proteine. Per
questo talvolta vengono definiti “carne vegetale”. Considerata la grandissima varietà di
funghi, ne vedremo qui alcune delle specie più consumate.
Maitake
Il maitake cresce allo stato selvatico in Estremo Oriente, Europa e nelle zone orientali
del Nord America. Secondo la medicina tradizionale cinese, costituisce un adattogeno
che facilita la resistenza allo stress. È un tonico del sistema nervoso e immunitario.
Inoltre, esercita un effetto ipotensivo.
Pleuroto
Esistono diverse varietà di pleuroti. Vengono utilizzati così come sono, in insalata,
oppure saltati o grigliati. A renderli tanto apprezzati è il loro sapore delicato. I pleuroti
contengono dal 15% al 25% di proteine. Sono ricchi di vitamine del gruppo B
(soprattutto niacina e acido folico), C e di potassio. Esercitano un effetto ipotensivo e
possiedono proprietà antitumorali. I pleuroti sono particolarmente utili nella
prevenzione dei tumori intestinali.
Prataiolo
I prataioli o funghi coltivati sono particolarmente ricchi di zinco, ferro, fosforo,
potassio, magnesio, rame, glucidi e, ovviamente, protidi. Costituiscono altresì una
buona fonte di vitamine del gruppo B, ma principalmente di niacina. Rimineralizzanti di
fondamentale importanza, non sono però sempre ben tollerati da chi soffre di
reumatismi e gotta, a causa dell’alto tenore di sostanze azotate. Per la loro ricchezza
protidica, i prataioli sono caldamente raccomandati ai vegani. Li si consiglia in caso di
anemia e di stanchezza, perché costituiscono un buono stimolante fisico e cerebrale.
Reishi
Rarissimo allo stato selvatico, viene oggi coltivato in Asia (soprattutto in Cina), nel
Nord America e nel Québec. Il reishi possiede proprietà tonificanti sul sistema
immunitario e risulterebbe antitumorale. È anche un buon tonico delle vie respiratorie,
del sistema cardiovascolare e del fegato.
Shiitake
Dal giapponese “fungo di quercia”, lo shiitake in Asia viene coltivato da oltre mille
anni. Il suo sapore è pronunciato e va associato ad alimenti di gusto più forte. Lo
shiitake è ricco di vitamine del gruppo B (soprattutto niacina, tiamina e riboflavina) e
proteine (tra il 15% e il 18%). Contiene uno zucchero complesso chiamato lentinano,
che rientra nella fabbricazione di un prodotto farmacologico antitumorale approvato in
Giappone. È un tonico del sistema immunitario e il suo uso in caso di tumore alla
prostata sembra essere assai popolare in Estremo Oriente.

LATTUGA
Esistono diverse varietà di lattuga (gentile, romana ecc.), quasi tutte con lo stesso valore
nutrizionale. Osserviamo che più sono verdi, più sono ricche di clorofilla. La lattuga
contiene vitamina A, B e C, minerali (calcio, potassio, iodio, cobalto, ferro, zinco,
manganese, cloro ecc.), come pure una sostanza chiamata lattucina, che le conferisce
un’azione analgesica e sedativa. La lattuga è pertanto indicata in caso di nervosismo,
insonnia, spasmi nervosi, palpitazioni, demineralizzazione, gotta, artrite e reumatismi.

NAVONE (RUTABAGA)
Questa radice, ricca di minerali (calcio, magnesio, zolfo, potassio, iodio ecc.), di vitamina
A, B e C nonché di zuccheri (dal 5% all’8%), viene spesso ignorata. Eppure, costituisce un
ottimo rivitalizzante e un notevole alimento per il sistema neurosensoriale. Viene
consigliata in caso di demineralizzazione, nervosismo, insonnia, eczema, acne, psoriasi e
artrite. Le foglie di navone si consumano in insalata. Sono ricche di ferro, rame e
clorofilla, il che le rende un buon tonico per il sangue. Il navone si consuma
tranquillamente crudo, grattugiato in insalata.

PATATA
Originario del Sud America, questo tubero si è ricavato un posto in prima fila
nell’alimentazione delle popolazioni europee e americane. Ricca di carboidrati (dal 20% al
22%), la patata è anche un’ottima fonte di potassio. La sua ricchezza di minerali è
direttamente collegata alla qualità del terreno in cui viene coltivata. Inoltre, contiene
vitamine del gruppo B (B1, B6, acido pantotenico, acido folico). Il succo di patata cruda è
indicato in caso di ulcera gastrica e diabete. Attenzione, le patatine fritte contengono una
sostanza chiamata acrilamide che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità,
sarebbe cancerogena.

PORRO
Il porro appartiene alla stessa famiglia dell’aglio e della cipolla. Possiede più o meno le
medesime proprietà. È particolarmente ricco di vitamina C, ferro, silice, zolfo e cellulosa.
Costituisce un tonico nervino, un diuretico, un antisettico intestinale e un buon lassativo.
Viene consigliato in caso di stipsi, ritenzione idrica, anemia, gotta, litiasi urinaria,
insufficienza renale e arteriosclerosi. Il porro si digerisce più facilmente dell’aglio e della
cipolla.

RABARBARO
Il rabarbaro viene utilizzato in medicina naturale principalmente come lassativo. È ricco
non solo di ferro, magnesio, vitamina A, B e C, ma anche di acido ossalico. Quest’ultima
sostanza si trova soprattutto nelle foglie. Tuttavia, consigliamo di non consumarle, perché
possono provocare gravi avvelenamenti. La radice di rabarbaro è utilizzata in varie ricette
di dolci e marmellate. Cionondimeno, trattandosi di un ortaggio molto acido e acidificante,
è consigliabile non abusarne.

RAVANELLO
Esistono principalmente due tipi di ravanello: il ravanello comune (Raphanus sativus) e il
rafano nero (Raphanus niger). Quest’ultimo contiene provitamina B e vitamina C,
numerosi sali minerali (calcio, magnesio, potassio, ferro, zolfo ecc.) e un’essenza solforata
chiamata rafanolo, che favorisce la disintossicazione del fegato come pure della pelle e
delle mucose. La principale proprietà del rafano nero consiste nell’indurre lo svuotamento
della colecisti. È pertanto un colecistocinetico, cioè provoca contrazioni nella cistifellea
affinché possa svuotarsi. Costituisce inoltre un ottimo diuretico e uno dei più potenti
agenti antiscorbuto, grazie alla ricchezza di vitamina C. Lo si raccomanda in caso di litiasi
biliare, insufficienza epatica e renale, bronchite cronica, reumatismi, artrite, gotta, eczema,
psoriasi, intossicazione ecc. Il ravanello dal canto suo possiede più o meno le stesse
proprietà, ma in misura minore. È molto più dolce e può sostituire il rafano nero se
quest’ultimo non è tollerato. Osserviamo che le foglie di ravanello sono ottime in insalata.
Inoltre, contribuiscono alla digeribilità del ravanello stesso.

SEDANO
Il sedano è un potente drenante delle vie urinarie e stimola le ghiandole endocrine
(soprattutto le surrenali). Costituisce un ottimo aperitivo e un valido drenante del sistema
ritmico. La sua ricchezza di minerali (potassio, calcio, manganese, ferro, rame, iodio ecc.)
ne fa un ottimo rimineralizzante. L’uso del sedano come alimento-rimedio è assai vario.
Lo si raccomanda infatti nei seguenti casi: demineralizzazione, anemia, reumatismi, gotta,
artrite, litiasi urinaria, obesità, insufficienza delle ghiandole surrenali, astenia,
sovraffaticamento, inappetenza ecc.

SPINACI
Noti per la loro ricchezza di ferro, gli spinaci sono una grande fonte di minerali e di
vitamine del gruppo B e C. Costituiscono inoltre una buona fonte di clorofilla e
mucillagini. Sono consigliati in caso di anemia, convalescenza e rachitismo. Gli spinaci
non sono raccomandati a chi soffre di reumatismi, artrite e gotta, essendo ricchi di purine
vegetali (ossalati). In cento grammi, racchiudono settecento milligrammi di acido urico. È
preferibile consumarli crudi, perché sono più facili da digerire; d’altro canto, la
concentrazione di purine cresce con la cottura.

TARASSACO
Eh sì, questa “erbaccia” si consuma! Benché troppo spesso disprezzato, il tarassaco è uno
dei migliori drenanti epatici e renali. Questa pianta è ricchissima di vitamina A, B e C, di
minerali (potassio, ferro, magnesio, silice, zolfo, manganese ecc.) e di clorofilla. Contiene
inoltre una sostanza chiamata inulina (come nel carciofo), utile ai diabetici. Le foglie di
tarassaco costituiscono ottime insalate. Vanno consumate giovani, perché più la pianta
cresce, più diventa amara. Le radici di tarassaco fanno miracoli in caso di eczema,
psoriasi, orticaria, acne, artrite e reumatismi. Il tarassaco è un depurativo del sangue, un
potente diuretico (viene chiamato anche con l’eloquente nome di “piscialletto”) e un
drenante della colecisti. In francese esiste un’espressione, “mangiare il tarassaco dalla
radice”, che equivale al nostro “veder crescere le margherite dalla parte delle radici”… ma
forse è il caso di assaporare quest’erba ben prima di arrivare a tali estremi!

LEGUMI
Con la parola “legumi” indichiamo tutte le piante il cui frutto è un baccello. I legumi
costituiscono in un certo senso una via di mezzo tra le verdure e i cereali; si tratta di
concentrati alimentari dal valore nutrizionale assai elevato.
Generalmente parlando i legumi, buone fonti di energia, contengono tra il 20% e il 30%
di proteine e fino al 65% di glucidi, principalmente sotto forma di amido. I grassi
contenuti sono per la maggior parte polinsaturi. Sono altresì ricchi di fibre, in maggioranza
cellulosa, che aiutano a contrastare la stipsi.
I legumi costituiscono un ottimo sostituto della carne, a patto di rispettare la
complementarietà delle proteine. Osserviamo che eccedere con le cattive combinazioni
alimentari favorisce la fermentazione intestinale dei legumi, il che provoca gas, gonfiori e
flatulenze.
È utile associare loro certe verdure ricche di vitamina C (peperoni, broccoli, pomodori),
per favorire l’assorbimento del ferro e del calcio che contengono.
Si conoscono diverse varietà di fagioli, piselli e lenticchie, che fanno tutti parte della
grande famiglia dei legumi; eccone alcune.

AZUKI
Gli azuki sono piccoli fagioli rossi striati di bianco, da consumare cotti o germogliati.
Saporiti e facili da digerire, esercitano un’azione diuretica.

FAGIOLI DI LIMA
Esistono due varietà di fagioli di Lima: giganti e piccoli. Ricchi di minerali, sono pertanto
rimineralizzanti e alcalinizzanti. Facilmente digeribili, si consumano in minestre, stufati,
insalate e puree.

FAGIOLI DI SOIA
Questi fagioli sono molto utilizzati nelle forme più svariate. Contengono un 35% di
proteine, lecitina, vitamine del gruppo B, ferro, fosforo, calcio e potassio. Se germogliati,
sono ricchi di vitamina A, C ed E. I fagioli di soia servono a produrre il tofu, il tamari, il
miso e il tempeh. Vi si estrae l’olio e la lecitina; inoltre, da essi si produce farina, latte e
burro di soia. Parecchi integratori proteici sono a base di proteine di soia. Attenzione, sono
presenti allergie e intolleranze alimentari alla soia, che si traducono principalmente in gas
e gonfiori addominali.

FAGIOLINI
Esistono i fagiolini verdi, ricchi di clorofilla, e i fagiolini gialli, ricchi di carotene.
Ambedue le varietà racchiudono buone fonti di acido folico, vitamina C, silice, calcio e
fosforo. Sono inoltre una fonte di preziosi oligoelementi (nichel, cobalto, rame). I fagiolini
sono depurativi e diuretici. Le fibre agiscono principalmente ripulendo l’intestino. Sono
consigliati a chi soffre di stipsi, reumatismi e gotta. Offrono inoltre un grande aiuto in caso
di obesità e diabete.

FAGIOLI ROSSI
Questa varietà di fagiolo ha la forma e il colore di un rene. Sono utilizzati per minestre,
stufati, puree, insalate e crocchette. Costituiscono un’ottima fonte di proteine.

LENTICCHIE
Si conoscono lenticchie verdi, brune e rosse. Sono estremamente ricche di ferro. Tra gli
esponenti della famiglia delle leguminose, le lenticchie sono le più facili da digerire. Sono
adatte alle donne in gravidanza e durante l’allattamento, perché favoriscono la produzione
di latte (sono galattogene). Si consumano cotte in minestre, puree, insalate o germogliate.

PISELLI
Giacché esistono più di mille varietà di piselli, vedremo soltanto le più note. I ceci sono i
più ricchi di minerali. I piselli gialli costituiscono una buona fonte di carotene e i pisellini
verdi sono i più ricchi di clorofilla. A prescindere dal loro colore, costituiscono un
alimento molto energetico. Possono infatti contenere fino al 60% di carboidrati.
Attenzione, eccedere con i piselli favorisce le fermentazioni intestinali.

Condimenti e aromi
Sul mercato si trovano principalmente tre tipi di condimenti e aromi: da fonti vegetali
(aglio, basilico, timo ecc.), da fonti minerali (come il sale) e ottenuti mediante
fermentazione (gli aceti).

DA FONTE VEGETALE
AGLIO
L’aglio è conosciuto fin dalla più remota antichità. Scavi archeologici in Egitto hanno
infatti permesso di stabilire che all’epoca della costruzione delle piramidi i lavoratori
venivano principalmente alimentati con verdura, cereali, olio e aglio. Quest’ultimo serviva
ad arrestare le epidemie che avrebbero potuto scoppiare in quegli immensi cantieri nei
quali, a quanto si dice, lavoravano per vari anni fino a centomila operai. Il caratteristico
odore dell’aglio è dovuto alla sua essenza, costituita da solfuro di allile. L’aglio contiene
inoltre due sostanze dall’azione antibiotica: allicina e garlicina. È un potente antisettico
intestinale e polmonare. Combatte qualunque tipo di affezione all’intestino e alle vie
respiratorie. Attenzione, l’abuso può scatenare disturbi digestivi. Si dimostra irritante in
alcune persone. La scienza moderna ci conferma quello che sapevamo a livello empirico
da sempre: questa pianta è stimolante, ipotensiva, vermifuga e battericida. Costituisce
inoltre un tonico cardiaco. L’aglio può pertanto trovare una sua utilità in caso d’infezione,
bronchite, tubercolosi, raffreddore, influenza, parassiti intestinali (vermi) e ipertensione
arteriosa. Le donne che allattano dovrebbero fare attenzione, perché talvolta produce
coliche nel neonato.

ALLORO
In passato l’alloro era consacrato ad Apollo, il dio greco della luce, delle arti e della
divinazione. È inoltre simbolo d’immortalità, perché la pianta conserva le sue foglie anche
d’inverno. Gli antichi Romani ne avevano fatto addirittura l’emblema della gloria.
L’alloro è un ottimo stimolante in generale. Lo si ritiene inoltre diuretico, espettorante,
ipotensivo, antispasmodico e antireumatico. A dosi molto alte può diventare tossico. Le
foglie di alloro conferiscono un ottimo aroma a sughi (spaghetti), legumi, zuppe e stufati.

ANGELICA
L’angelica è uno stimolante delle vie digestive. Si utilizza in caso di aerofagia e spasmi
allo stomaco. È inoltre molto utile durante la menopausa e in caso di ciclo mestruale
doloroso.

ANICE
L’anice è uno dei migliori stimolanti digestivi, cardiaci e respiratori. A dosi troppo alte,
rallenta la circolazione sanguigna e provoca congestione cerebrale. È utilizzato in caso di
emicrania digestiva, gas, flatulenze, digestione nervosa e nella donna che allatta, per
aumentare la produzione di latte. Combatte inoltre le coliche del neonato. I semi di anice
sono molto utilizzati in pasticceria, nei dentifrici e nelle bevande alcoliche quali il pastis e
l’ouzo.

BASILICO
Al basilico si riconoscono proprietà antispasmodiche del tubo digerente e toniche in
generale. Compie miracoli in caso di spasmi gastrici, emicrania e gotta. Conferisce un
gradevole aroma a zuppe, insalate, verdura cruda e in particolare ai pomodori. Ne esistono
diverse varietà, tra cui la più rinomata è il basilico al limone.

CANNELLA
Utilizzata nell’antico Egitto per le sue proprietà medicinali, la cannella serviva anche alla
mummificazione, grazie all’azione antiputrefattiva. Trattandosi di una corteccia (parte del
fusto), costituisce un ottimo stimolante per il sistema ritmico. La circolazione sanguigna,
la frequenza cardiaca e la respirazione vengono attivate dalla corteccia dell’albero di
cannella. La cannella possiede inoltre proprietà antisettiche, vermifughe e
antispasmodiche. Si dice che sia anche afrodisiaca. È espettorante e pertanto allevia le
congestioni polmonari, come pure il naso che cola. Recenti ricerche ne hanno dimostrato
le proprietà antinfiammatorie e protettive sulle pareti dei vasi sanguigni. La cannella
accresce inoltre la tolleranza al glucosio ed è quindi consigliata nella prevenzione del
diabete di tipo 2.

CAPPERI
La pianta del cappero, un piccolo arbusto rampicante, ci permette di assaporare il suo
bocciolo. Tuttavia, i capperi acquisiscono il loro caratteristico sapore soltanto quando
vengono marinati in aceto e sale. I capperi possiedono proprietà antiputrefattive e toniche
per il tubo digerente. Accompagnano la maionese, gli antipasti, la pizza, il riso, le insalate,
le salse, la carne, il pesce e il pollame.

CARDAMOMO
Originario dell’India e dello Sri Lanka, il cardamomo possiede un leggero sapore di
canfora e limone. Facilita la digestione e lenisce il mal di stomaco dopo un pasto troppo
abbondante. È particolarmente utilizzato nella cucina indiana e asiatica. Nell’Asia
meridionale è consigliato in caso d’infezione ai denti e alle gengive. La medicina
ayurvedica lo raccomanda caldamente per le congestioni polmonari.

CARVI
Il carvi combatte efficacemente gas e flatulenze. È molto indicato in caso di aerofagia,
spasmi gastrici e dispepsia nervosa. Inoltre, aumenta la produzione di latte dopo la
gravidanza.

CHIODI DI GAROFANO
Originari dell’Indonesia, i chiodi di garofano stimolano lo stomaco ma, a dosi troppo alte,
rischiano di irritarlo. Contrastano i gonfiori e le flatulenze. Possiedono inoltre proprietà
antisettiche, energetiche, antispasmodiche e vermifughe. Sono infine ricchissimi di
antiossidanti.
Lo sapevate che…
I chiodi di garofano fanno miracoli in caso di nevralgie dentali. È sufficiente appoggiarne uno sul dente dolente.
Attenzione, il rimedio non sostituisce la visita del dentista!

CORIANDOLO
Il sapore del coriandolo è dolce e agre al tempo stesso. Si sposa benissimo con i cetriolini
sott’aceto. Profuma inoltre i piatti di pasta. Le sue proprietà sono simili a quelle del carvi e
dell’anice. Il coriandolo è stomachico e antispasmodico, come pure stimolante del corpo e
della mente.

CUMINO
Il cumino possiede le stesse proprietà del carvi. Nell’antichità, i medici egizi e greci se ne
servivano con frequenza, da solo o assieme ad altre erbe, per le sue proprietà digestive, in
particolare in caso di colica. Il cumino combatte la formazione di gas e gonfiori. Rientra
nella composizione di certe miscele di spezie come il curry e il chili. Il cumino viene
utilizzato in varie pietanze, quali minestre, pollame, pesce e certi piatti mediorientali come
il tajin e le salsicce merguez.

CURCUMA
Conosciuta fin dall’antichità, la curcuma è un rizoma essiccato e ridotto in polvere. Ricca
di curcumina, potente stimolante del sistema immunitario, è consigliata a titolo preventivo
contro il cancro al colon. Le statistiche dimostrano che l’incidenza di questo tipo di tumori
è meno elevata nei paesi in cui si consuma regolarmente questa spezia. È utile sapere che
il pepe nero, ricco di piperina, moltiplica la potenza della curcumina. Assai utilizzata nella
medicina tradizionale dell’India, della Cina e della Thailandia, la curcuma è apprezzata
per le sue proprietà antinfiammatorie, antivirali, antibatteriche, antifungine e antitumorali.
In caso di diarrea si raccomanda di aggiungere 2,5 ml di curcuma a 250 ml di riso
integrale, facendoli cuocere assieme. Se la diarrea è di natura batterica, la miscela risulterà
particolarmente indicata. Consumare regolarmente questa spezia può pertanto apportare
molti benefici. Numerose aziende di prodotti di salute naturale hanno incluso la curcuma
nei loro integratori, perché è efficacissima per vari problemi epatici.

CURRY
“Curry” viene dalla parola tamil kari, che significa salsa. Si tratta in realtà di una miscela
di spezie che varia a seconda del paese produttore. Negli ingredienti troviamo
principalmente zenzero, aglio, cipolla, senape, chiodi di garofano, pepe, peperoncino,
finocchio, coriandolo, cardamomo verde o nero, cumino, cannella, curcuma ecc. Il curry
ha un sapore che va dal dolce al piccantissimo, a seconda del peperoncino utilizzato.

DRAGONCELLO
Il dragoncello possiede proprietà antisettiche e antiputrefattive. È stimolante e
antispasmodico al tempo stesso. Ricchissimo di essenze aromatiche, viene ampiamente
utilizzato in insalata, nella verdura cruda e nelle pietanze cotte.

ERBE DI PROVENZA
La miscela è chiamata “erbe di Provenza” perché proviene da questa regione francese ed è
composta da timo, rosmarino, alloro e santoreggia. Si tratta di un ottimo sostituto del sale,
in particolare per condire carne e pesce. Le erbe di Provenza sono squisite negli stufati e
nelle zuppe.

FINOCCHIO
I semi di finocchio possiedono pressappoco le stesse proprietà dell’anice, ma sono più
diuretici. Sono inoltre ipotensivi. Alcuni studi hanno rivelato la presenza di poliacetileni,
che trasmettono al finocchio proprietà antinfiammatorie e antibatteriche. Costituisce una
buona fonte di vitamina C.

NOCE MOSCATA
Frutto dell’omonimo albero, la noce moscata va utilizzata a piccole dosi, perché in eccesso
dà segni d’intossicazione paragonabili a quelli dell’alcol (delirio, allucinazioni, perdita di
coscienza). È raccomandata in caso di diarrea cronica, alitosi e digestione laboriosa.

PAPRICA
Proveniente dalla stessa famiglia del peperone, la paprica è presente in diverse varietà:
dolce, media e affumicata. Attenti all’aggiunta di glutammato monosodico (MSG) nella
paprica affumicata. Ricca di antiossidanti (per esempio betacarotene, quercetina, luteina),
la paprica contiene anche capsantina (antiossidante), una sostanza impiegata come
colorante alimentare rosso. Tonifica il sistema cardiovascolare e in particolare i capillari
dei vasi sanguigni.

PEPE
In passato il pepe veniva utilizzato per mascherare il sapore della carne avariata o frolla. Il
pepe nero è più piccante di quello bianco; in quanto al pepe verde, è semplicemente pepe
non maturo. Questa spezia è tonica, stimolante ed eccitante. Non bisogna abusarne, perché
diventa rapidamente irritante. È preferibile acquistare pepe in grani e macinarlo secondo
necessità, giacché in questo modo rimane fresco più a lungo.

PREZZEMOLO
Il prezzemolo è un tonico del sangue. È particolarmente ricco di complessi vitaminici A e
C, di ferro e di clorofilla. Possiede proprietà depurative, stimolanti e diuretiche. Lo si
consiglia in caso di anemia, gotta, artrite, reumatismi e insufficienza renale.

ROSMARINO
Il rosmarino è particolarmente ricco di vitamina C. È antispasmodico, antisettico, diuretico
e digestivo. Stimola tutte le funzioni e più in particolare quelle epatiche e surrenali.
Contiene canfora, il che lo rende un ottimo antisettico polmonare. Il rosmarino è utilizzato
con successo in caso di emicrania digestiva, bronchite cronica, sinusite, raffreddore,
influenza, debolezza generale e disturbi digestivi. Aroma assai apprezzato, il rosmarino
esalta gli stufati, le grigliate, le zuppe e il pesce. In profumeria il suo utilizzo è molto
antico; rientra nella fabbricazione di profumi, saponi, oli per il corpo e per il bagno.

SALVIA
Il nome “salvia” deriva dal latino salvus, ossia salvo. Erba sacra per numerosi popoli
antichi, la salvia possiede molte proprietà medicinali. Stimola lo stomaco, è diuretica,
antisettica e antispasmodica. Combatte benissimo l’eccessiva traspirazione. Contiene
inoltre un principio estrogeno che regolarizza il ciclo mestruale e le mestruazioni difficili.
La si raccomanda per i fastidi della menopausa, in particolare per ridurre le vampate.
Attenzione, l’olio essenziale di salvia ha azione epilettica e tossica per il sistema nervoso,
anche a dosi lievi. È necessario utilizzarlo con prudenza e soltanto esternamente.

SANTOREGGIA
Quest’erba aromatica possiede come proprietà principale il fatto di combattere le
fermentazioni intestinali. Si accompagna pertanto benissimo ai legumi. La santoreggia è
anche diuretica, vermifuga ed espettorante, come pure un potente tonico per il cervello.

SENAPE
Sul mercato esistono vari preparati a base di senape. In genere, la senape in polvere viene
mescolata ad aceto o mosto di vino. Vi si aggiungono erbe aromatiche (aglio, dragoncello
ecc.) o peperoncino. La senape possiede proprietà aperitive, digestive e antisettiche.
Attenzione, ad alte dosi diventa irritante ed emetica. È dunque opportuno utilizzarla con
moderazione.
Lo sapevate che…
La senape fa parte della famiglia dei cavoli. Conosciamo bene l’efficacia dei cataplasmi alla senape per liberare le
vie respiratorie!

TIMO
Chiunque possieda un giardino dovrebbe coltivarvi una pianticella di timo, perché cresce
molto facilmente e richiede poche attenzioni. Se ne utilizzano le foglie e le sommità
fiorite. Il timo è un potente stimolante fisico e mentale. Costituisce un ottimo rimedio per
il sistema respiratorio e un antisettico di notevole valore. È pertanto consigliato nei
seguenti casi: stanchezza, anemia, tosse, bronchite, asma, problemi intestinali, raffreddore,
influenza e malattie infettive. Il timo resiste bene alle lunghe cotture. Si accompagna a
stufati e zuppe; inoltre, si sposa bene con sughi di pomodoro.

VANIGLIA
Sul mercato la vaniglia è reperibile sotto forma di baccello, estratto liquido, polvere e
zucchero vanigliato. Attenzione, non sempre è pura! Leggete bene l’etichetta. Usata
soprattutto nei dessert (gelati, yogurt, budini, cioccolato ecc.), la vaniglia possiede tuttavia
proprietà curative. È tonica, digestiva, antisettica e, a quanto pare, afrodisiaca.

ZAFFERANO
Allo stato naturale, lo zafferano è di colore arancio; se rosso, può essere stato adulterato
con fiori di cartamo. Costa molto caro, perché per ottenerne all’incirca cinquecento
grammi sono necessari dai settantacinquemila agli ottantamila stimmi. Va notato che
ciascun fiore produce tre stimmi. Lo si ritiene digestivo, stimolante e antispasmodico. Lo
zafferano favorisce il ciclo mestruale. Alcune leggende gli conferiscono proprietà
afrodisiache che non sono mai state confermate. Lo zafferano si sposa bene con le
pietanze arabe e indiane.
ZENZERO
Questo rizoma essiccato viene utilizzato nella preparazione di alcuni spumanti, liquori (il
Benedettino), sciroppi contro la tosse e nella ginger ale, una bibita gassata. Lo zenzero è
un valido stimolante digestivo. Viene impiegato per combattere raffreddore, tosse, dolori
artritici o reumatici e diarrea. Ad alte dosi può dimostrarsi irritante per il tubo digerente.
Lo zenzero possiede la facoltà di ridurre o addirittura di eliminare il mal di viaggio (auto,
aereo, nave). In Estremo Oriente, lo zenzero è considerato un afrodisiaco.

DA FONTE MINERALE
SALE
Occorre aggiungere sale agli alimenti? È una domanda che mi è stata spesso posta. Io
rispondo: in condizioni normali, no. I nostri alimenti contengono sale a sufficienza per
colmare il fabbisogno dell’organismo. Il sodio è indispensabile alla vita delle cellule, ma
l’abuso può dimostrarsi nocivo per la salute. L’eccesso di sale favorisce la ritenzione
idrica nei tessuti, l’ipertensione arteriosa, i problemi renali, la sclerosi dei tessuti ecc.
Esistono due grandi fonti di sale alimentare: quello proveniente dal mare e quello
estratto dalle miniere. Una volta raffinati, questi due tipi di sale costituiscono cloruro di
sodio allo stato pressoché puro, con un potere corrosivo e sclerotizzante. La miglior fonte
di sale rimane quella marina non raffinata, perché contiene altri elementi minerali
indispensabili alla vita, quali calcio, magnesio, potassio, iodio ecc.
Nel reparto aromi troviamo sostituti del sale costituiti da verdure disidratate, con o senza
sale. È preferibile usare questi, anziché il comune sale da tavola.

LE ERBE AROMATICHE AL POSTO DEL SALE


Per ridurre il consumo di sale è possibile utilizzare spezie ed erbe aromatiche fresche o
essiccate. Suggeriamo alcuni aromi che si sposano bene con certi alimenti.
• Agnello. Aglio, aneto, menta, timo, rosmarino, curry, origano.
• Asparagi. Aneto, basilico, erba cipollina, dragoncello, semi di sesamo, noce moscata.
• Barbabietola. Aneto, erba cipollina, zenzero, semi di carvi, rafano, maggiorana.
• Broccoli e cavoli. Basilico, dragoncello, aglio, zenzero, origano, timo, curry, semi di
carvi.
• Carote. Erba cipollina, cumino, dragoncello, zenzero, maggiorana, semi di carvi.
• Couscous. Aglio, aneto, origano, curry, erba cipollina, rosmarino, timo, salvia, menta.
• Fagioli. Aneto, condimenti a base di peperoncino, erba cipollina, dragoncello, origano,
rosmarino, santoreggia, salvia, timo.
• Frutti di mare. Aneto, basilico, curry, erba cipollina, coriandolo, dragoncello,
cerfoglio, chiodi di garofano, origano, timo.
• Funghi. Aglio, aneto, erba cipollina, dragoncello, maggiorana, origano, rosmarino,
basilico.
• Maiale. Aglio, aneto, condimenti a base di peperoncino, rosmarino, salvia, timo,
zenzero, curry, cumino.
• Manzo. Aglio, basilico, origano, maggiorana, timo, curry, cumino, pepe della
Giamaica, condimenti a base di peperoncino.
• Melanzane. Aglio, basilico, origano, salvia, timo, maggiorana.
• Patate. Timo, origano, dragoncello, aglio, erba cipollina, semi di carvi.
• Peperoni. Aglio, erba cipollina, origano, timo, coriandolo, maggiorana.
• Pesce. Aneto, salvia, timo, dragoncello, coriandolo.
• Piselli. Aneto, erba cipollina, santoreggia, basilico, origano, dragoncello, maggiorana.
• Pollame. Aglio, basilico, erba cipollina, dragoncello, zenzero, origano, rosmarino,
timo, salvia, curry.
• Pomodori. Aglio, aneto, basilico al limone, erba cipollina, origano, rosmarino, salvia,
timo, dragoncello, maggiorana.
• Rape. Cannella, zenzero, noce moscata, pepe della Giamaica.
• Riso. Aglio, aneto, erba cipollina, salvia, dragoncello, origano.
• Spinaci. Aglio, basilico, dragoncello.
• Taccole. Aglio, aneto, dragoncello, rosmarino, santoreggia, basilico.
• Uova. Curry, erba cipollina, paprica, cumino, dragoncello.
• Vitello. Aglio, aneto, origano, coriandolo, rosmarino, salvia, timo.
• Zucca e zucchine. Aglio, aneto, basilico, erba cipollina, dragoncello, zenzero,
rosmarino, origano, santoreggia.

CONDIMENTI FERMENTATI
SALSA DI SOIA
La vera salsa di soia è ottenuta mediante fermentazione della soia con lievito, sale e acqua.
Non ha ovviamente nulla a che vedere con le salse di soia industriali, che contengono
caramello, sciroppo di mais, benzoato di sodio, coloranti e aromi artificiali. Il valore
nutrizionale della salsa di soia naturale trova spiegazione nel contenuto di protidi e glucidi
della soia e del lievito. In Giappone le vengono riconosciute le seguenti proprietà
medicinali: tonifica il tubo digerente, ripristina la flora intestinale ed elimina, a quanto
pare, metalli pesanti (per esempio il piombo) e scarti tossici.

ACETO
L’aceto è ottenuto tramite trasformazione dell’alcol in acido acetico ad opera del
Micoderma aceti. L’uso moderato di aceto è consigliato quanto quello del limone, giacché
ambedue costituiscono fonti di acidi organici naturali. Le migliori varietà di aceto
rimangono quelle di vino e di mele. L’aceto bianco industriale è corrosivo per l’organismo
umano e decalcificante. Personalmente, lo uso solo per pulire il pavimento, gli specchi e i
vetri. È efficacissimo! L’aceto bianco contiene acido acetico al 45%, mentre quello di
mele solo al 5%. Quest’ultimo è ricco di minerali, mentre il primo non lo è. L’aceto di
mele e quello di vino hanno proprietà molto simili. Disinfettano l’intestino, combattono
l’artrite e le incrostazioni alle arterie. L’aceto di mele è più ricco di potassio e di sali
minerali rispetto a quello di vino. È pertanto meno acido e più rimineralizzante.
Alcuni aceti di altissima qualità sono millesimati come il vino. È soprattutto il caso
dell’aceto di Modena. A questa definizione appartengono tre categorie o denominazioni:
aceto balsamico di Modena, aceto balsamico tradizionale di Modena e aceto tradizionale
di Reggio Emilia. Prodotti esclusivamente dal mosto di vino cotto, questi aceti vengono
invecchiati in fusti di quercia dai dodici ai venticinque anni. Si distinguono per vitigno,
come i vini.
Capitolo 8
I cereali
Un chicco integrale è composto da tre parti: pericarpo, endosperma e germe.
Il pericarpo è costituito da vari strati di cellulosa, chiamata crusca. La fibra del cereale e
questa guaina ammontano circa al quindici per cento del chicco. L’endosperma è la
principale fonte di carboidrati provenienti da zuccheri complessi. Si tratta della farina che
rimane dopo avere eliminato la crusca e il germe. Il germe, che costituisce all’incirca il tre
per cento del chicco, racchiude vitamine del gruppo B ed E, acidi grassi essenziali e
minerali.
La parola “cereale” deriva dal nome della dea romana Cerere, divinità dell’agricoltura.
Era l’equivalente della dea greca Demetra.
I cereali hanno svolto un ruolo importantissimo nel corso dell’evoluzione umana.
Seguendo la preda, il nomade possedeva l’alimento di sostegno, ossia la carne. In seguito,
diventando stanziale, l’uomo non poteva sempre contare sugli animali da allevamento,
perché questi prima o poi venivano a mancare. I cereali lo hanno aiutato a sostituire la
mancanza di carne.
Vediamo ora alcuni cereali importanti nell’alimentazione umana.

Avena
L’avena è il cereale per eccellenza dei paesi nordici, grazie alle sue proprietà energetiche e
addirittura leggermente eccitanti. Del resto, vari paesi delle regioni fredde (Scandinavia e
Gran Bretagna, per esempio) hanno fatto di questo cereale uno degli alimenti di base.
L’avena favorisce la crescita ed è pertanto raccomandata ai bambini durante lo sviluppo e
agli adolescenti. Stimola la tiroide e contribuisce a regolarizzare tutto il metabolismo.
Viene consigliata ai diabetici, che la tollerano molto bene grazie alle sue proprietà
ipoglicemizzanti. L’avena contiene molte sostanze nutritive, come ferro, potassio, fosforo,
magnesio, calcio, complesso vitaminico B, carotene, acidi grassi essenziali e auxina, un
fitormone che favorisce la crescita.

Frumento
Il frumento è il cereale più coltivato nel Nord America. Purtroppo, non sempre si
selezionano i chicchi in funzione del loro valore nutrizionale, bensì per il rendimento che
producono all’ettaro. Il chicco di frumento è un “uovo vegetale”. L’uovo è avvolto da un
guscio, così come il frumento lo è dalla crusca. L’albumina dell’uovo è qui sostituita dal
glutine. Il grasso fosforato del tuorlo esiste sotto forma di aleuroni nel frumento. I sali
minerali sono più equilibrati e completi nel frumento rispetto all’uovo e, proprio come
quest’ultimo, anche il frumento racchiude un germe. Il frumento integrale contiene circa il
12% di protidi; è ricco di fosforo, calcio, magnesio, complessi vitaminici B ed E.
Racchiude inoltre numerosi enzimi.
La raffinazione e lo sbiancamento della farina di frumento costituiscono un vero e
proprio sacrilegio per l’alimentazione. Se ne ottiene una farina morta, che deve essere
“arricchita” artificialmente. Trattato in questo modo, il frumento ha perduto all’incirca
l’80% del magnesio e il 95% della vitamina E. Il vero pane integrale dev’essere ottenuto
dal chicco integrale macinato a pietra, perché questo non lo surriscalda come fanno i
cilindri metallici a rotazione rapida. Andrebbe preferibilmente lavorato con lievito
naturale, non con lieviti chimici. Il pane integrale contiene le vitamine, i minerali, gli
enzimi e le fibre del chicco. Un pane del genere non si conserva molto a lungo.
Ammuffisce in fretta e ciò dimostra che è un alimento vivo. Il frumento non serve soltanto
a produrre il pane. Viene impiegato anche nella fabbricazione della pasta, di quasi tutti i
prodotti da forno, del couscous, dei biscotti e delle fette biscottate. Se ne utilizzano inoltre
la crusca, il germe e l’olio. Quando il chicco di frumento è germogliato, il suo valore
nutrizionale aumenta. Ecco alcuni diversi tipi di frumento e il loro utilizzo.
• Grano di forza. Grano autunnale, ricchissimo di glutine. È utilizzato per la
fabbricazione del pane.
• Grano duro. La sua farina si utilizza per la fabbricazione della pasta.
• Grano tenero. Grano primaverile o estivo, più ricco di carboidrati. Lo si utilizza come
farina multiuso, soprattutto in pasticceria.
• Farro. È coltivato in Europa da oltre novemila anni. Alcuni lo hanno battezzato “grano
dei druidi”. Questa varietà contiene più proteine, lipidi e fibre rispetto al frumento
comune. Racchiuderebbe oltre dieci volte più magnesio. Anche la sua digestione è più
semplice.
• Kamut. Questa varietà di grano duro si coltiva da ottomila anni in Egitto. Era il “grano
dei faraoni”. Il suo tenore di proteine è più elevato rispetto al frumento comune e il suo
glutine provoca meno problemi digestivi.

Grano saraceno
Il grano saraceno non è un cereale, perché non appartiene alla famiglia delle graminacee.
È infatti il frutto di una pianta della famiglia delle poligonacee. La sua farina contiene
circa il 60% di amido, il 10% di albumina e l’8% di grassi. Il grano saraceno è ricchissimo
di minerali e oligoelementi (calcio, sodio, ferro, fluoro, magnesio ecc.), come pure di
complessi vitaminici B e D. Racchiude parecchia rutina, che previene le emorragie
tonificando i capillari e i vasi sanguigni. La rutina è essenziale per il microcircolo,
soprattutto a livello cerebrale, renale ed epatico. Il grano saraceno viene pertanto
consigliato nei seguenti casi: ipertensione, problemi cardiovascolari, emorragie e aborto
spontaneo. Dobbiamo il nome al fatto che in passato era l’alimento di base degli eserciti
saraceni che hanno invaso l’Europa meridionale verso l’anno 700. Il kasha, grano
saraceno tostato e macinato, è molto diffuso nelle regioni fredde dell’ex Unione Sovietica.

Mais
Il mais è l’unico cereale coltivato originario dell’America. Ricco di sostanze azotate
(proteine), di olio e di carboidrati, il mais costituisce una buona fonte di minerali
(soprattutto calcio e potassio), di vitamine del gruppo B e di carotene. Regolarizza la
tiroide e gli scambi metabolici troppo rapidi. È utile in caso di diarrea cronica provocata
da ipertiroidismo. Va evitato in caso d’ipotiroidismo. Benché un po’ meno equilibrato dal
punto di vista nutrizionale rispetto agli altri cereali, il mais si utilizza spesso come
accompagnamento di numerose pietanze. Precisiamo che il popcorn non fa ingrassare, ma
ciò che ci mettiamo sopra (per esempio il burro) sì.

Miglio
Assieme al mais, il miglio è il cereale che contiene più carotene. Vi troviamo inoltre
calcio, silice, magnesio e ferro. È il cereale più alcalinizzante e va pertanto consigliato a
chi presenta un elevato tasso di acidità. Costituisce inoltre il cereale che provoca meno
ostruzioni; viene suggerito a chi soffre di digestione lenta e laboriosa. Il miglio, meno
allergizzante di tutti, offre il miglior equilibrio a livello di aminoacidi. Essendo ricco di
mucillagini lenitive, lo si raccomanda a chi soffre di stipsi, ulcera gastrica, colite e calcoli
biliari.

Orzo
L’orzo fortifica notevolmente il sistema nervoso ed è amico dei neuroni. Ricchissimo di
calcio e fosforo, contiene anche ferro, magnesio e vitamine del gruppo B. L’orzo è molto
indicato per i diabetici, perché è ipoglicemizzante. Nella donna che allatta, favorisce la
lattazione. Lenisce inoltre il tubo digerente. È consigliato a chi soffre di ulcera gastrica e
duodenale. Nei negozi si trova l’orzo mondo (integrale) e quello perlato. Quest’ultimo è
stato sottoposto a sei operazioni di pulitura, per cui ha perduto le fibre, il germe, la metà
delle proteine, dei lipidi e dei minerali. Da evitare! Il malto d’orzo viene utilizzato per la
fabbricazione della birra e del whisky, ma anche come succedaneo dello zucchero. Con
l’orzo tostato si produce anche un caffè privo di caffeina.

Quinoa
La quinoa è originaria del Sud America. È assai coltivata in Perù e Bolivia. Il popolo inca
l’aveva soprannominata “grano madre” e la considerava sacra. Questo cereale, piuttosto
simile al riso o al couscous, è ricchissimo di fibre e proteine (circa il 16%). Presenta un
equilibrio pressoché completo a livello di aminoacidi. Costituisce inoltre una buona fonte
di carboidrati, calcio e complessi vitaminici B ed E. Di facile digestione, la quinoa
possiede il vantaggio di essere abbinata senza problemi ai legumi, per ottenere proteine
complete. La si consiglia sia ad atleti e sportivi sia a malati e convalescenti. Una volta
cotta, viene usata per preparare dessert e insalate. La si può aggiungere tranquillamente a
zuppe e pietanze cotte. La quinoa cotta si conserva tre o quattro giorni in frigorifero ed è
possibile congelarla.

Riso
In Estremo Oriente il riso costituisce l’elemento principale dell’alimentazione umana.
Quasi metà della popolazione mondiale consuma infatti quotidianamente questo cereale. È
sicuramente il cereale più coltivato al mondo. Poiché possiede proprietà ipotensive, il riso
è uno degli alimenti consigliati a chi soffre d’ipertensione. Combatte inoltre benissimo la
diarrea. Se integrale, è molto nutriente. Sbiancato, il riso perde all’incirca il 75% dei
grassi, più della metà dei minerali (tra cui il 70% di magnesio e il 50% di fosforo) e la
quasi totalità della vitamina B2. Ecco alcune varietà di riso.
• Riso a grani corti. Contiene più glutine, una sostanza collosa. È il riso utilizzato per la
preparazione del sushi.
• Riso a grani lunghi. Contiene poco glutine e si stacca bene, perché è poco colloso.
• Riso basmati. Originario dell’India, questo riso è molto aromatico.
• Riso selvatico. Più ricco di proteine, fibre, vitamine e minerali rispetto al riso comune,
è anche meno ricco di grassi. È più costoso, perché non viene coltivato, bensì raccolto
allo stato selvatico nelle paludi.

Segale
Leggermente lassativa, la segale ha la facoltà di fluidificare il sangue. È molto adatta a chi
soffre di arteriosclerosi. La digestione della segale richiede tuttavia un’abbondante
insalivazione, perché è ricca di carboidrati complessi. Questo cereale è molto energetico.
Contiene grandi quantità di ferro, calcio, niacina e rutina, che rafforza i vasi sanguigni.

Triticale
Questo cereale è un ibrido ottenuto dall’incrocio di segale e frumento. È stato elaborato in
Germania nel 1888, ma la sua coltivazione su vasta scala risale soltanto agli anni Sessanta.
Il triticale ha ereditato dal frumento la grande resa e dalla segale la resistenza al freddo e
alle malattie. D’altro canto, il suo valore energetico è simile a quello del frumento. Il
triticale è ricco di potassio, ferro e niacina. Può sostituire il frumento o il bulgur nelle
ricette, come pure essere aggiunto alle zuppe. È possibile usarlo per il taboulé.
Capitolo 9
La germogliazione
Il germe è vita in azione, nel pieno potenziale di sviluppo. Consumare germogli significa
consumare alimenti vivi, fortificanti e rigeneranti.
Il semplice fatto di far germogliare un chicco ne aumenta la ricchezza di elementi
nutritivi vivi quali carotene, complessi vitaminici B, C, E e K, enzimi e clorofilla. I
vantaggi della germogliazione sono numerosi; eccone alcuni:
• i chicchi non sono costosi e producono parecchio;
• legumi e cereali, una volta germogliati, sono molto più facili da digerire, perché
l’amido si trasforma in zuccheri semplici durante il processo di germogliazione;
• minerali e oligoelementi diventano più assimilabili dall’organismo umano;
• nei paesi nordici sopperiscono alla mancanza di frutta e verdura fresca durante la
stagione fredda;
• una volta germogliati, la percentuale di calorie per volume si riduce (250 ml = circa
quaranta calorie).
È possibile utilizzare gli alimenti germogliati in quasi tutte le pietanze cotte.
Raccomandiamo caldamente di non cuocerli, bensì di aggiungerli dopo la cottura nelle
minestre o in altre vivande (per esempio il chop suey).
In insalata e nei tramezzini, ne aumentano il valore nutrizionale e la digeribilità. È anche
possibile centrifugarli e aggiungerli al succo quotidiano.
Ecco alcuni chicchi, cereali e legumi da far germogliare a casa.

Ceci
I ceci si sposano bene con le insalate. Riducendoli in purea nel frullatore e aggiungendo
un po’ di succo di limone e olio d’oliva, otteniamo un ottimo condimento per l’insalata.

Erba medica
Di sapore amarognolo, i germogli di erba medica sono probabilmente quelli più comuni.
Si accompagnano bene a insalate e tramezzini. Sono molto ricchi di enzimi, cosa che
favorisce la digestione. I germogli di erba medica sono particolarmente ricchi di carotene,
vitamina B12, calcio, iodio e ferro.

Fagioli mung
Una volta germogliati, i fagioli mung presentano un lieve sapore di noci. Si consumano
crudi o sbollentati alcuni secondi, a fine cottura.
Frumento
Il frumento germogliato è più semplice da digerire. Lo si consiglia alle donne in
gravidanza o che allattano, come pure ai convalescenti. È importante masticarlo bene, per
garantire una buona digestione degli zuccheri. Costituisce una valida fonte di complessi
vitaminici A, B, C, E e K. Inoltre, racchiude una grandissima varietà di minerali. Occorre
precisare che, una volta germogliato, il frumento contiene tre volte più vitamina E, sei
volte più vitamina C e dal 20% al 1200% in più di vitamine del gruppo B.

Ravanelli
I germogli di ravanello hanno un sapore piccante che esalta le insalate. Sono ricchi di
calcio e di potassio.

Semi di girasole
Ricchissimi di complessi vitaminici B, D ed E, di enzimi e minerali, i semi di girasole
sono considerati un alimento di sostegno. Sono utili d’inverno, per il loro tenore di
vitamina D. Affinché il loro sapore rimanga gradevole, i germogli di girasole non devono
essere più grandi del seme stesso. Oltre questo stadio, diventano amarissimi.
Tabella dei tempi di ammollo e germogliazione

Chicchi Tempo di ammollo Tempo di germogliazione


Frumento 12 ore Da 2 a 3 giorni
Fagioli mung 12 ore Da 4 a 5 giorni
Erba medica Da 4 a 5 ore Da 3 a 5 giorni
Semi di girasole 8 ore 2 giorni
Ravanelli 12 ore 1 giorno
Ceci 12 ore Da 3 a 5 giorni
Capitolo 10
Le bevande
Bevande alcoliche
L’abuso di alcol costituisce uno stress ossidativo per il cervello e il fegato; distrugge le
cellule epatiche. Indipendentemente dalla bevanda alcolica, è sempre preferibile insistere
sulla moderazione.
Il vino di alta qualità (Grand Cru) offre il vantaggio di essere una bevanda sostanziosa,
perché l’uva con cui è fatto è ricca di sostanze nutritive. Inoltre, il vino rosso contiene
certi tannini che impediscono l’ossidazione del colesterolo, il quale aderisce alle pareti
delle arterie solo quando è ossidato. È ciò che alcuni hanno definito “paradosso francese”.
I francesi consumano grassi in quantità pari agli americani, ma soffrono meno di
arteriosclerosi. Il vino rosso, la qualità dei grassi e meno stress costituiscono tre fattori che
fanno la differenza tra Europa e America.
Il vino rosso è più o meno ricco di resveratrolo (un potente antiossidante), a seconda
delle varietà d’uva utilizzate per la fabbricazione. Alcuni ricercatori considerano il
resveratrolo un fattore antinvecchiamento, cosa un po’ esagerata, ma il punto è che questa
sostanza nutritiva possiede proprietà fisiologiche interessanti per la prevenzione
dell’ossidazione cellulare.
A conclusione di un pasto, il miglior modo di non digerire adeguatamente consiste nel
bere un digestivo. I liquori infatti presentano un tenore di alcol e un livello di zucchero
assai elevati. Il fegato si occuperà innanzitutto di metabolizzare l’alcol e la digestione
verrà ritardata. Avendo una forte tendenza a fermentare, gli zuccheri causeranno
formazione di gas e gonfiori.

Bevande energetiche
Da qualche anno nei supermercati, nei minimarket e nei negozi di prodotti per la salute
hanno fatto la loro comparsa le bevande energetiche. Varie vengono vendute come
“prodotti di salute naturale”. Nel 2006 costituivano già un mercato mondiale da 3,4
miliardi di dollari.
È utile fare una distinzione tra bevande energetiche e bevande per atleti e sportivi.
Queste ultime contengono glucidi ed elettroliti che favoriscono la reidratazione. Le
bevande energetiche sono invece disidratanti e in linea generale impoveriscono
l’organismo. Che cosa contengono? I principali ingredienti sono: caffeina (tra gli 80 mg e
i 170 mg), taurina (un aminoacido, tra gli 800 mg e i 2000 mg), glucuronolattone (un
glucide), guaranà (fonte di caffeina) e qualche vitamina.
Il principale pericolo consiste nel consumare queste bevande assieme ad altre fonti di
caffeina (bibite gassate, caffè, tè, cioccolato ecc.) e ad alcolici. Con questi ultimi, la
disidratazione si accentua.
Secondo Santé Canada, le bevande energetiche possono disidratare, alterare l’equilibrio
degli elettroliti, causare nausea, vomito e irregolarità della frequenza cardiaca.
Negli Stati Uniti, uno studio svolto su individui che consumano sei bevande energetiche
e oltre al mese dimostra che essi presentano un rischio tre volte superiore di adottare
abitudini pericolose quali fumo, droga, abuso di farmaci e di alcol. I soggetti osservati
sembravano inoltre essere più inclini alla violenza.
Esistono tuttavia bevande energetiche utili per la salute. Dal mio punto di vista, la
migliore è costituita da un estratto di foglie di tè verde e tè bianco, ginseng coreano,
rodiola rosa, vitamine e coenzima Q10. È ricca di antiossidanti e presenta un carico
glicemico dalle tre alle quattro volte inferiore alle altre bevande di questo tipo. Questa
bevanda inoltre non contiene aromi artificiali, edulcoranti di sintesi, conservanti o
coloranti artificiali. Viene venduta con il nome di REV3.

Caffè, tè, tisane e infusi


Il caffè esercita un effetto stimolante che può dimostrarsi interessante in piccole quantità
(meno di due tazze al giorno). A basse dosi, la caffeina aumenta la vigilanza e la capacità
di concentrarsi. Rischia però di rivelarsi irritante per certe persone. Il principale
inconveniente della caffeina è che stimola ed eccita il sistema nervoso. Ad alte dosi (oltre
500 mg al giorno) la sua tossicità produce, a medio e lungo termine, agitazione, insonnia,
nausea, ansia, sbalzi d’umore, tremori, ipertensione arteriosa e palpitazioni cardiache. Tra
i grandi consumatori di caffè, dopo l’effetto di euforia compare uno stato depressivo. È
utile aggiungere che la tolleranza alla caffeina varia di molto da un individuo all’altro.
La caffeina non è presente soltanto nel tè e nel caffè. Consumiamo regolarmente diverse
altre fonti di caffeina, spesso in aggiunta a tè e caffè. Le fonti di caffeina più diffuse sono
cacao, cioccolato, noci di cola (presenti in alcuni integratori energetici), bibite gassate a
base di cola e le popolari bevande energetiche.
La decaffeinizzazione di tè e caffè ne riduce il tenore di caffeina. Esistono due
procedimenti. Nel primo, naturale e senza effetti collaterali, la caffeina viene estratta con
acqua, mediante vari ammolli successivi; il secondo viene effettuato con l’aiuto di solventi
(acetato di etile e cloruro di metilene) o anidride carbonica sotto pressione. I residui
chimici non vengono mai del tutto eliminati e gli effetti negativi sulla salute a lungo
termine sono più pericolosi (cancerogeni) della caffeina stessa.
Il tè nero dal canto suo è più subdolo del caffè. I suoi effetti si fanno sentire più
lentamente, ma più a lungo. Inoltre, contiene teina (stessa famiglia della caffeina),
teofillina e teobromina. Queste sostanze sono basi xantiniche particolarmente tossiche. Tè
e caffè sono particolarmente sconsigliati a chi soffre di artrite, reumatismi, gotta e
ipertensione.
Il tè verde è un ottimo infuso, ricco di antiossidanti. È da preferire al tè nero e al caffè,
perché meno ricco di stimolanti. Numerose ricerche scientifiche hanno comprovato le
proprietà protettive del tè verde in certi casi di tumore (soprattutto al colon).
Le tisane sono sempre più popolari, perché sostituiscono in maniera egregia tè e caffè.
Alcune di esse hanno la particolarità di migliorare la digestione. Per esempio, verbena,
anice, finocchio, foglie di carciofo e menta sono consigliati dopo un pasto troppo
abbondante. Occorre tuttavia evitare la menta piperita in caso di reflusso gastrico, perché
ha la tendenza a ridurre l’azione dello sfintere esofageo che chiude la bocca dello stomaco.
L’infuso di timo può sostituire il caffè del mattino. Questa pianta offre il vantaggio di
trasmettere energia, senza gli inconvenienti del caffè.

Acqua
Fattore naturale di salute, l’acqua è indispensabile alla vita. D’altro canto, siamo formati
per oltre il settanta per cento da acqua.
È sicuramente la miglior bevanda. Occorre davvero insistere sul fatto che l’acqua debba
essere quanto più pura possibile? L’acqua di rubinetto, benché giudicata potabile e
accettabile per il consumo, rimane comunque dubbia. All’acqua delle grandi città viene
aggiunto cloro e spesso fluoro, che a lungo termine si dimostrano due veleni per la salute.
La miglior acqua da consumare rimane quella di fonte. Attenzione però alla qualità del
rifornitore!
Cosa dire dell’acqua distillata potabile? È pura al cento per cento. La distillazione
permette di raccogliere unicamente il vapore dell’acqua in precedenza bollita,
condensandolo nuovamente in forma liquida. Quest’acqua di grande purezza da alcuni è
considerata demineralizzante a lungo termine. Tale affermazione non è però provata,
soprattutto quando l’alimentazione è ricca di alimenti vegetali che forniscono una gran
quantità di minerali assimilabili. L’acqua distillata rappresenta un grande aiuto per
depurare l’apparato urinario, purgando delicatamente il filtro renale. Viene caldamente
consigliata in caso di litiasi urinaria.
L’acqua ottenuta per osmosi inversa è buonissima. È simile all’acqua distillata potabile,
ma non risulterebbe demineralizzante a lungo termine. Questo procedimento viene
impiegato nelle navette spaziali, per recuperare i liquidi.
È bene fare attenzione a certi filtri a carboni attivi, che non eliminano completamente
metalli pesanti e batteri.

Frullati di frutta
Per fare squisiti frullati è necessario ricorrere a una centrifuga e un frullatore. Dopo aver
estratto il succo, lo versiamo nel frullatore, quindi vi aggiungiamo una banana e 250 ml di
cubetti di ghiaccio. Frulliamo per qualche secondo e abbiamo ottenuto un ottimo frullato.
Ecco alcune ricette:
1. Una banana, succo di fragole, di lamponi e di mirtilli
2. Una banana, succo di mela, pera e kiwi
3. Una banana, succo di pesca, mango e arancia
4. Una banana, succo d’uva, di mela e di fragole
5. Una banana, succo di papaya, di mango e di ananas
6. 175 ml di yogurt al naturale, fragole fresche, succo d’ananas
Divertitevi a variare i frullati secondo il vostro gusto. Rappresentano spuntini o sostituti
della colazione molto nutrienti.

Succhi
Intendiamo succhi freschi, estratti con la centrifuga. Per quanto riguarda i succhi in
commercio, alcuni sono di ottima qualità e altri poco raccomandabili. È importante
leggere attentamente l’etichetta e scegliere quelli che non contengono zuccheri aggiunti e
sono integri.
Perché estrarre da sé il succo? Per la freschezza e la qualità. Ecco alcuni vantaggi:
• il vantaggio principale è la grandissima digeribilità della frutta e della verdura in
questa forma;
• l’assorbimento delle sostanze nutritive è rapidissimo, tra i venti e i trenta minuti dopo
l’ingestione del succo a digiuno;
• i succhi offrono il vantaggio di essere al tempo stesso ottimi rimineralizzanti ed
eccellenti disintossicanti dell’organismo;
• permettono di consumare alimenti crudi, i cui elementi nutritivi verrebbero in parte
distrutti dalla cottura;
• a chi ha problemi digestivi (come diverticolosi e sindrome del colon irritabile) i
succhi permettono di consumare verdura cruda che altrimenti non potrebbe concedersi.
I succhi possono essere consumati regolarmente. Anche qui come in ogni cosa due fattori
importanti sono la moderazione e la varietà. Dovremmo bere almeno un bicchiere (da 175
a 250 ml) di succo al giorno, meglio se due. È preferibile consumarli circa venti minuti
prima dei pasti, per non mescolarli agli alimenti, il che ne ritarderebbe la digestione e ne
comprometterebbe l’assorbimento. Qualora sia necessario, in caso di difficoltà digestive, i
succhi possono essere diluiti per metà con acqua di fonte.
I succhi sono ricchi di zuccheri naturali e la loro digestione inizia in bocca con la saliva.
È pertanto necessario insalivarli bene e berli lentamente. È sempre preferibile ingerire i
succhi subito dopo l’estrazione, anziché prepararli una o due ore prima. Anche se in frigo,
il succo non si conserva a lungo e si ossida in fretta a contatto con l’ossigeno dell’aria. Un
po’ di succo di limone fresco può però ritardare il fenomeno. È importante lavare per bene
frutta e verdura prima di centrifugarle.
Ecco alcune ricette di succhi in grado di dare un notevole contributo al miglioramento di
certi problemi di salute.
Acidità
• Carota, cetriolo e barbabietola
• Carota, mela e sedano
Acne
• Carota, mela e sedano
• Carota, mela e prezzemolo
• Carota, mela e cavolo
Anemia
• Carota, barbabietola e prezzemolo
• Carota, barbabietola e spinaci
• Carota, barbabietola e sedano
• Uva nera
Artrite
• Carota, mela e sedano
• Carota, sedano e cetriolo
• Sedano da solo
• Sedano e cetriolo
Diarrea
• Carota, mela
Fegato e colecisti
• Carota, barbabietola e mela
• Carota, barbabietola e tarassaco
Gotta
• Carota, mela e sedano
• Carota, sedano e cetriolo
• Sedano e prezzemolo
Problemi cutanei
• Carota, mela e sedano
• Carota, cetriolo e sedano
• Carota, sedano e prezzemolo
• Carota, sedano ed erba medica
Raffreddore e influenza
• Carota, mela e peperone verde
• Pompelmo, arancia e limone
Reni e vie urinarie
• Carota, tarassaco e cetriolo
• Cetriolo e sedano
• Sedano ed erba medica
• Cranberry
Stipsi
• Carota, mela e sedano
• Carota, mela e prugne secche
• Prugne secche da sole
Ulcere gastriche
• Carota e cavolo
• Carota, mela e cavolo
• Carota, cavolo ed erba medica
Vista
• Carota, barbabietola e tarassaco
• Carota, mela e sedano
• Carota da sola
• Mela e mirtilli
Il mix di carota, mela e sedano costituisce un grande classico, perché agisce sull’insieme
dell’organismo. La carota nutre il sistema neurosensoriale, il sedano drena il sistema
ritmico e la mela è un alimento per il sistema moto-genito-digerente.
Frutta e verdura fresca sono inoltre una fonte d’acqua fisiologicamente pura.
Considerando che il nostro corpo è costituito per oltre il settanta per cento da acqua,
diventa essenziale fornirgliene di qualità.
Capitolo 11
I superalimenti
La scienza della nutrizione è la più importante delle scienze mediche.
— DOTTOR MYRON WENTS

Occorre in primo luogo fare una distinzione tra integratori alimentari e integratori
nutrizionali. I primi sono alimenti con un’alta concentrazione di sostanze nutritive e
presentati in capsule, compresse, polvere o estratti liquidi. I secondi sono un concentrato
di elementi nutritivi estratti da alimenti naturali o da processi di sintesi.
Un integratore alimentare non è una vitamina di per sé, bensì una fonte alimentare di
determinate sostanze nutritive come vitamine, minerali ed enzimi. Rimane comunque un
alimento. Gli integratori nutrizionali sono elementi nutritivi concentrati, presentati sotto
forma di compresse o di capsule da aggiungere all’alimentazione di base per evitare e
correggere gli stati di carenza dell’alimentazione moderna.
Né gli integratori alimentari né quelli nutrizionali sostituiscono una corretta
alimentazione, però favoriscono un ottimale apporto di elementi essenziali alla salute.
Eccone alcuni, con il loro ruolo nella nutrizione.

Gli integratori alimentari


ALGHE
Elementi “stelo e foglia”, le alghe ci forniscono già un buon indizio del loro rapporto con
il sistema ritmico. Costituiscono il punto di partenza della vita sul nostro pianeta. A esse è
attribuibile la comparsa dell’ossigeno, grazie alla fotosintesi. Producono all’incirca dal
75% all’80% di tutto l’ossigeno. Costituiscono il tramite tra sole, aria, acqua e terra.
Queste piante marine sono però assai rudimentali. A onor del vero, non possiedono né
fiori, né frutti, né vere foglie. Possono essere minuscole oppure arrivare a cinquanta,
sessanta metri di lunghezza e pesare fino a trecento chili. Attualmente si contano
pressappoco venticinquemila specie di alghe. Che siano d’acqua dolce o marina,
costituiscono fonti di sostanze nutritive molto concentrate.
È opportuno cominciare a consumare le alghe con moderazione, perché si tratta di
alimenti ai quali non siamo abituati. Alcuni popoli, come quello giapponese, ne
consumano da millenni. Per noi è diverso. Inoltriamoci lentamente ma senza indugi in
questa scoperta culinaria.

ALGHE MARINE
Il consumo quotidiano di alghe marine consigliato va da un grammo a dieci grammi.
Arame
Quest’alga bruna proviene dalle coste del Pacifico. Ricchissima di carboidrati, l’arame
trasmette energia al corpo umano. È anche una buona fonte di iodio, clorofilla,
complesso vitaminico B e calcio. Secondo la medicina dell’Estremo Oriente, l’arame
viene utilizzata in caso d’ipertensione e problemi legati alla menopausa. È utile sapere
che ventotto grammi di arame cruda forniscono cinquecento millilitri di alghe cotte.
Quest’alga ben si accompagna a pietanze a base di cereali integrali e di riso, alle insalate
e alla pasta.
Dulse
Quest’alga rossa cresce nei mari del Nord. Di sapore molto salato, è ricca soprattutto di
iodio, sodio, proteine e carotene. Inoltre, contiene una quantità apprezzabilissima di
vitamine e minerali di qualunque tipo.
Hijiki
Quest’alga ci arriva dai mari caldi del sud del Giappone. I giapponesi la consumano in
grande quantità. L’hijiki è una delle alghe marine con maggior contenuto di minerali e
oligoelementi. La grande ricchezza di calcio ne fa un alimento elettivo per chi presenta
demineralizzazione. È inoltre una buona fonte di ferro, vitamine del gruppo B (tra cui la
B12) e clorofilla. Assai utile agli anemici, viene consigliata con successo alle donne in
gravidanza e che allattano. Buona fonte di fibre, l’hijiki è raccomandata a chi soffre di
stipsi. La si suggerisce infine nelle diete dimagranti.
Kelp (fucus)
È una varietà di alghe le cui proprietà sono molto simili alla kombu. Proviene dalle
coste atlantiche del Maine. Viene venduta e consumata principalmente sotto forma
d’integratore alimentare in capsule e compresse. Tonifica la tiroide e il metabolismo
generale. La si consiglia in caso d’ipotiroidismo, obesità, demineralizzazione,
osteoporosi e come sostegno delle ghiandole endocrine.
Kombu
Quest’alga è originaria dei mari freddi a nord del Giappone. Dal punto di vista
nutrizionale, il principale aspetto è la ricchezza di iodio. La si consiglia in caso di
debolezza della tiroide. Racchiude inoltre vitamina A (caroteni), B e C, calcio e
potassio. La kombu compie miracoli in caso di pressione arteriosa bassa, come pure
negli squilibri ghiandolari in generale. Come tutte le altre alghe, costituisce un ottimo
tonico del sangue. Grazie alla sua ricchezza di acido glutammico, la kombu
ammorbidisce gli alimenti con i quali viene cotta e riduce i tempi di cottura. Aggiunta ai
legumi, previene le flatulenze provocate da questi.
Lattuga marina
Quest’alga verde viene consumata da vari secoli nei paesi nordici. A parte i minerali, la
sua maggior ricchezza è la clorofilla. Contiene inoltre una buona quantità di provitamina
A e racchiude dai 15 ai 20 g di proteine su 100 g.
Nori
Quest’alga rossa è assai apprezzata in Giappone. Come la maggior parte delle alghe
rosse, è ricchissima di carotenoidi. Contiene inoltre varie vitamine (B, C e D) e vari
minerali, tra cui il ferro. Molto ricca di proteine, la nori è l’ingrediente di base per la
preparazione del sushi.
Wakame
Quest’alga è ricca di calcio. Contiene pressappoco le stesse vitamine e gli stessi
minerali delle altre. In Giappone la si considera antibatterica e la si raccomanda in caso
di problemi alla pelle, alle unghie e perdita di capelli.

ALGHE D’ACQUA DOLCE


Spirulina e clorella
Queste alghe microscopiche crescono nei laghi dalle acque calde e alcaline. Avrebbero
due miliardi di anni. Sono pertanto all’origine della vita sulla terra. La loro grande
particolarità consiste nel contenere tra il 60% e il 70% di proteine. Sappiamo che la
carne, considerata la miglior fonte di protidi, ne contiene all’incirca il 18%. Inoltre, cosa
rara nei vegetali, contengono gli otto aminoacidi essenziali.
Come le alghe di mare, la loro ricchezza di minerali e oligoelementi è particolarmente
elevata, ma meno di queste. Sono ottimi rimineralizzanti. Altra particolarità, il tenore di
clorofilla si situa tra il 2% e il 3%. L’erba medica, spesso considerata uno degli alimenti
più ricchi di pigmenti clorofilliani, ne contiene soltanto lo 0,2%. Dal punto di vista del
tenore di vitamine, spirulina e clorella sono particolarmente ricche del complesso
vitaminico B e di carotenoidi.
Queste due alghe sono consigliate in caso di anemia, stanchezza fisica e mentale,
depressione nervosa, ipoglicemia. La spirulina è particolarmente apprezzata da atleti e
sportivi. La clorella è un buon tonico del sistema immunitario.
A proposito, la parola “spirulina” viene dal fatto che quest’alga ha la forma di una
piccola spirale. Una spirale nell’infinitamente piccolo e una spirale nell’infinitamente
grande: anche la nostra galassia è una spirale. Come in alto, così in basso, diceva il
famoso Ermete Trismegisto.

CLOROFILLA
La clorofilla è il sangue dei vegetali. Del resto, la sua somiglianza con il sangue umano è
impressionante. Una molecola di emoglobina del sangue umano racchiude un atomo di
ferro, mentre una molecola di clorofilla contiene un atomo di magnesio. La struttura
protidica è disposta nello stesso ordine.
La pianta fabbrica la clorofilla partendo dall’energia solare. È l’unione del cielo e della
terra, come il nostro sangue. Più una pianta è verde, più è ricca di clorofilla. La clorofilla
costituisce un prezioso tonico del sangue e viene usata con successo in caso di anemia.
Molto alcalina, neutralizza efficacemente l’acidità. Viene raccomandata a chi soffre di
artrite, reumatismi, gotta, tendinite e lombalgia.
La clorofilla è anche un potente agente che depura gli umori. In caso d’infezione,
raffreddore, alitosi, problemi urinari e stipsi, è caldamente consigliata. Ricopre un suo
ruolo anche in qualsiasi cura disintossicante.
La si ritrova in diverse forme: compresse, capsule gelatinose, gocce e in flacone, sotto
forma liquida. La clorofilla liquida si assimila più rapidamente ed è spesso più pura. È
preferibile che non contenga alcol o conservanti di sintesi. In media, la posologia per gli
adulti va dai 2,5 ml ai 10 ml al giorno. Nei bambini con meno di otto anni occorre
dimezzare le dosi. La clorofilla può tingere di verde le feci. È normale, non c’è pericolo.

ERBA MEDICA
L’erba medica è una delle piante di terra più ricche di minerali, perché presenta delle
radici che scendono molto in profondità nel suolo. Costituisce inoltre una buona fonte di
proteine e complessi vitaminici B e K. A essere più consumati sono principalmente lo
stelo e le foglie. Ricca di clorofilla, l’erba medica è un tonico del sangue, un diuretico e un
buon depurativo. Il suo altissimo tenore di vitamina K la rende utile in caso di scarsa
coagulazione sanguigna ed emorragie. È rimineralizzante e antiacida. L’erba medica viene
consigliata in tutti i casi di gotta, artrite, reumatismi e lombalgia.

FARINA D’OSSA
La farina d’ossa viene considerata il miglior integratore per lo scheletro, essendo una delle
fonti di calcio più complete. Viene assimilata molto agevolmente dall’organismo umano e
racchiude parecchi oligoelementi.
Purtroppo, attualmente le fonti di farina d’ossa sono spesso contaminate dal piombo. È
molto difficile ottenere un prodotto in cui l’assenza di piombo sia garantita. È pertanto
preferibile assumere integratori di calcio, magnesio e vitamina D prodotti in laboratorio da
fonti purificate e minerali chelati.

GERME DI GRANO
Il germe di grano è la parte del chicco di frumento più ricca di vitamine. È particolarmente
ricca di vitamina E e racchiude inoltre vitamine del gruppo B, fosforo, calcio, magnesio
ecc. Poiché il germe è la vita, il fatto di aggiungerlo agli alimenti li rende più nutrienti. È
importante consumare il germe di grano crudo e non cotto o tostato. Si consigliano cure a
base di germe di grano a chi soffre di anemia, stanchezza, mancanza di tono muscolare e
sterilità (maschile e femminile), come pure alle donne in gravidanza e che allattano.
L’olio estratto dal germe rappresenta la miglior fonte conosciuta di vitamina E. Contiene
inoltre acidi grassi essenziali in buona quantità. Quest’olio è cicatrizzante, tonificante e
rivitalizzante. La sua ricchezza lipidica lo rende un alimento del sistema nervoso e più in
particolare del cervello. Fornisce alla salute della pelle tutti gli elementi essenziali. L’olio
di germe di grano viene raccomandato agli atleti per aumentarne la resistenza fisica e il
recupero dopo lo sforzo. Nelle donne in gravidanza quest’olio favorisce un parto più
facile.

GINSENG
Gli erboristi spesso definiscono, esagerando, la radice di ginseng una panacea e un
afrodisiaco. In proposito, un adagio cinese dice che a chi raccoglie le piante occorrono due
occhi, a chi le vende uno e a chi le assume nessuno. La radice di ginseng costituisce
tuttavia un ottimo tonico del sistema nervoso. Essendo una radice, il ginseng è ricco di
minerali e oligoelementi. Contiene vitamine del gruppo B e una sostanza simile agli
ormoni sessuali.
Lo si raccomanda in caso di esaurimento fisico e mentale, convalescenza, senescenza,
impotenza, problemi neurologici e nervosismo. Il ginseng è un ottimo adattogeno, cioè
permette all’organismo di reagire meglio allo stress della vita.
È preferibile seguire delle cure, anziché utilizzarlo su base regolare, per evitare una
possibile assuefazione. Volendo consumarlo su un periodo più lungo, è opportuno
assumerlo per tre settimane al mese.
Attenzione, per contenere molti elementi nutritivi ed essere davvero attivo, il ginseng
deve avere almeno cinque, sette anni; l’ideale sarebbe da sette a dieci. Poche aziende
garantiscono l’età del loro prodotto.
Esistono diverse varietà di ginseng. Le più efficaci sono quello coreano e il ginseng
rosso della Cina. Il ginseng siberiano e quello americano sono anch’essi molto validi e più
adatti al clima nordico.

GLUCOSAMINA
Il solfato di glucosamina è uno zucchero amminico estratto dal guscio di certi crostacei
(gamberetti e granchi). La glucosamina rientra direttamente nella composizione delle
cartilagini articolari che assorbono in maniera naturale gli shock e la frizione tra le ossa.
Quando le cartilagini si indeboliscono o vengono a mancare, le ossa fanno attrito le une
sulle altre, sgretolando così le estremità ossee; parliamo in questo caso di artrosi.
Secondo alcune ricerche scientifiche, pare che la glucosamina sia in grado di rigenerare
le cartilagini. Per un effetto migliore, la dose di glucosamina dovrebbe essere compresa tra
1500 mg e 2000 mg al giorno, accompagnandola a curcuma, manganese, silice e vitamina
C. L’integrazione di calcio si abbina assai bene al solfato di glucosamina.

LECITINA
Qualsiasi cellula vivente, sia essa vegetale o animale, contiene lecitina. Nell’essere
umano, tutti gli organi vitali ne possiedono in buona quantità. Il cervello per esempio ne è
costituito per il 30% del suo peso secco. Il sistema nervoso ne racchiude all’incirca il 17%
e anche organi come fegato, cuore, reni e surrenali ne contengono in varia misura. Il
fegato è in grado di sintetizzare questa preziosa sostanza, essenziale alla vita cellulare.
Affinché quest’organo possa svolgere il proprio compito, gli occorrono principalmente
colina, inositolo, grassi insaturi e magnesio, che negli alimenti di base vengono eliminati
dalla raffinazione e dai numerosi trattamenti subiti prima di essere messi in commercio.
Costituita da fosfolipidi, la lecitina sostiene il sistema nervoso e il cervello, oltre a
rappresentare un ottimo emulsionante dei grassi. Viene impiegata con successo nel
trattamento dell’ipercolesterolemia. La lecitina ha altresì una sua utilità in caso di angina
pectoris, litiasi biliare, ipertensione arteriosa, esaurimento nervoso, stress, depressione,
angoscia, sclerosi multipla, Parkinson e, ovviamente, arteriosclerosi.
La lecitina si presenta in varie forme: capsule gelatinose, in forma liquida e in granuli (le
ultime due vanno conservate in frigorifero). Nella forma in granuli la lecitina è più
digeribile e quindi meglio assorbita dall’organismo. Pertanto, 45 ml di lecitina granulare
corrispondono a otto o dieci capsule da 1200 mg.
LIEVITI
Sul mercato sono reperibili diverse varietà di lieviti: di birra, di vino, di torula, Engevita
ecc.
I lieviti sono funghi microscopici. In genere, sono tutti assai ricchi di vitamine del
gruppo B e costituiscono ottime fonti di proteine, ferro e oligoelementi. Sono alimenti
molto fortificanti e utili a tutte le funzioni dell’organismo nel complesso. Si suggerisce
l’uso di lieviti alimentari nei seguenti casi: anemia, esaurimento fisico e nervoso,
allattamento, ipoglicemia, diabete, acne, problemi mestruali ecc.
Ecco alcune differenze tra i lieviti:
• lievito di torula: alto tenore di proteine;
• lievito di birra: proteine, vitamine del gruppo B, calcio;
• lievito di vino: contiene più ferro ed è più facile da digerire;
• lievito Engevita: buona fonte di oligoelementi;
• lievito di birra vivo: ricco di vitamine del gruppo B, attiva e rigenera la flora intestinale.
Va consumato rapidamente, perché non si conserva molto a lungo in frigorifero.
Attualmente in commercio esistono lieviti privati del sapore amaro. Sono dolci e più
facilmente consumabili rispetto ai soliti lieviti. In genere, i lieviti sono reperibili in
polvere, compresse, capsule gelatinose e in pasta (il lievito vivo). La forma in polvere è
molto meno costosa e non contiene agenti leganti come le compresse.

OMEGA-3
Dal momento che la nostra alimentazione è assai carente di omega-3 e invece abbonda di
omega-6, è opportuno assumere quotidianamente integratori di omega-3. Grandi fonti di
omega-3 sono l’olio di lino e l’olio di pesce (salmone, sardine, acciughe). Gli acidi grassi
di tipo omega-3 sono particolarmente utili per la salute cardiovascolare e per il buon
funzionamento cerebrale (concentrazione, memoria). Esercitano inoltre un’attività
antinfiammatoria su tutto l’organismo.
Un buon integratore di olio di pesce dovrebbe essere privo di residui tossici come
mercurio, policlorobifenili (PCB) e residui organici. L’azienda produttrice dovrebbe essere
in grado di garantire l’atossicità del prodotto. È inoltre opportuno che vi sia aggiunto un
aroma di limone, per evitare il retrogusto di pesce. Infine, la maggior parte dei
procedimenti di estrazione e purificazione elimina quasi del tutto la vitamina D che l’olio
di pesce racchiude. Un buon produttore di capsule d’olio di pesce aggiunge all’incirca 100
UI di vitamina D alla formula.
Il dosaggio di olio naturale di pesce va dai 1000 mg ai 2000 mg al giorno.

PAPPA REALE
Prodotta dalla secrezione del sistema ghiandolare delle api, la pappa reale è l’alimento
esclusivo dell’ape regina. Permette infatti a una semplice larva di diventare regina, con
una durata di vita che va dai cinque agli otto anni e in grado di deporre centinaia di
migliaia di uova. Segnaliamo che una semplice ape operaia vive soltanto tra i
quarantacinque e i cinquanta giorni, oltre a essere sterile.
Sono state svolte numerose ricerche sulla pappa reale. Nonostante ciò, rimane ancora
poco conosciuta, perché non ha svelato tutti i suoi segreti. Sappiamo che contiene
aminoacidi liberi, glucidi, protidi, lipidi, vitamine (principalmente del gruppo B), minerali,
oligoelementi e sostanze ormonali, tra cui l’acetilcolina.
Le cure a base di pappa reale sono particolarmente indicate in caso di sterilità,
soprattutto femminile ma anche maschile. La si consiglia caldamente per contrastare
l’invecchiamento precoce. È efficacissima in caso di stanchezza, disturbi nervosi, anemia,
mancanza di brio, come pure depressione fisica e nervosa. Costituisce in qualsiasi
momento un buon tonico.
Diffidate tuttavia della pappa reale diluita o contraffatta. Per una buona conservazione,
va venduta in fiale sigillate, capsule gelatinose o vasetti da conservare in frigorifero. Il
peggior nemico della pappa reale è l’ossigeno nell’aria.
Per ulteriori informazioni su polline e pappa reale, vi consiglio la lettura del libro La
santé par les produits de la ruche, di Jacques Baugé-Prévost (ed. Quebecor).

POLLINE
Il polline, ormone maschile dei fiori, costituisce un potente tonico del sistema moto-
genito-digerente umano. Contiene inoltre parecchie vitamine del gruppo B, C ed E, come
pure carotene. Osserviamo che certi pollini contengono fino a venti volte più carotene
rispetto alle carote. La presenza di proteine, carboidrati, fosfolipidi, enzimi e minerali
come ferro, calcio, potassio, silice e magnesio lo rendono un alimento pressoché
completo. Il polline è una buona fonte di rutina (tonico dei vasi sanguigni). Contiene
infine un ormone della crescita e sostanze dalle proprietà antibiotiche.
È preferibile acquistare polline fresco e di stagione. Il prezzo è più abbordabile nella
forma granulare rispetto a quella in compresse. Per una migliore digestione, è preferibile il
polline in granuli. Lo si conserverà in un luogo fresco, al riparo dalla luce.
Il polline è consigliato nei seguenti casi: alterazioni della flora intestinale,
demineralizzazione, rachitismo, anemia, stanchezza cronica, nervosismo, prostatite,
problemi alla vista, sterilità e impotenza.
Per una buona cura di polline si raccomanda di ingerirne 5 ml una o due volte al giorno
per un periodo da uno a tre mesi. Alcuni lo consumano per tre settimane al mese su base
più regolare. Attenzione alle allergie e badate a insalivarlo bene.

I radicali liberi
I primi lavori di ricerca sui radicali liberi li dobbiamo al dottor Denham Harman. La sua
teoria, formulata nel 1954 ma ignorata dalla medicina per una buona ventina d’anni,
affermava che l’invecchiamento precoce era legato all’azione nociva dei radicali liberi
nell’organismo.
Il fenomeno dell’ossidazione permette di produrre energia sotto forma di ATP
(adenosina trifosfato) in ciascuna cellula. Sebbene alcune reazioni ossidative siano
essenziali alla vita (per esempio le reazioni del sistema immunitario), questo importante
processo richiede la presenza di numerosi antiossidanti. Qualunque processo di
ossidazione richiede pertanto un processo corrispondente di riduzione o resistenza
all’ossidazione.
Basandosi sugli studi del dottor Harman, vari scienziati hanno associato l’eccessiva
presenza di radicali liberi nell’organismo non solo all’invecchiamento precoce, ma anche a
oltre un centinaio di malattie degenerative.
L’azione dei radicali liberi salta subito all’occhio quando, per esempio, tagliamo in due
una mela e ne lasciamo una metà esposta all’aria. La superficie del frutto così esposto si
scurisce per effetto dell’ossigeno nell’aria. Tuttavia, se bagniamo la superficie della mezza
mela esposta con del succo di limone (ricco di vitamina C antiossidante), questa scurirà
molto dopo.
Un radicale libero è una molecola instabile che ha perduto uno dei suoi elettroni.
Sottrarrà dunque l’elettrone mancante a un’altra molecola vicina e quest’ultima farà lo
stesso, dando luogo a una reazione a catena. Se una molecola così incompleta è parte
integrante di una nostra cellula sana, la cellula ne risulterà danneggiata e rischierà di
morire o di riprodursi con il radicale libero, fuori controllo, aprendo la strada alla
cancerizzazione.
Il nostro organismo subisce quotidianamente oltre diecimila attacchi da parte dei radicali
liberi. Il processo è oggi detto stress ossidativo. Queste molecole instabili sono dei veri e
propri saccheggiatori cellulari. I radicali liberi pregiudicano il DNA delle cellule,
causando così numerose mutazioni cellulari. Molte sono le fonti di radicali liberi:
l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, gli alimenti raffinati o “zeppi” di sostanze chimiche,
gli additivi alimentari, l’eccesso di sole, l’alcol (qualsiasi forma), il fumo, i farmaci, le
droghe (pesanti e leggere), lo stress ecc.
Ogni giorno il corpo umano produce una serie di enzimi antiossidanti come glutatione,
superossido dismutasi, perossidasi e catalasi. Questi enzimi forniscono elettroni ai radicali
liberi. Tuttavia, non sono sufficienti, ragion per cui è indispensabile la presenza di
elementi antiossidanti nella nostra alimentazione. Purtroppo, l’alimentazione moderna non
fornisce più abbastanza antiossidanti nutrizionali e quindi si è reso necessario ricorrere a
integratori.

Gli antiossidanti
In natura, animali e piante utilizzano e producono numerose sostanze antiossidanti per
proteggersi dallo stress ossidativo. Buoni esempi di antiossidanti sono le vitamine A, C ed
E, il glutatione ed enzimi quali catalasi, superossido dismutasi e alcune perossidasi.
Il termine “antiossidante” si usa per indicare una sostanza che impedisce le reazioni
legate all’invecchiamento cellulare in presenza di ossigeno. In biologia, le prime ricerche
sugli antiossidanti sono state applicate alla riduzione dell’ossidazione degli acidi grassi
insaturi, la quale provoca l’irrancidimento del grasso.
L’ossidazione di protidi, lipidi e glucidi non produce solo energia, ma anche scorie
metaboliche che occorre eliminare. È qui che la presenza degli antiossidanti si rivela
importante. Nell’essere umano lo stress ossidativo è stato chiamato in causa nella
patogenesi di vari problemi di salute. Oltre a rallentare l’invecchiamento, gli antiossidanti
riducono il rischio di sviluppare patologie degenerative quali disturbi cardiovascolari,
degenerazione maculare, fibromialgia, tumori, sclerosi multipla, Parkinson ecc.
Dal punto di vista chimico, un antiossidante è un composto riducente. Agisce in
presenza di un ossidante e lo neutralizza. Gli antiossidanti presenti nell’alimentazione
naturale contribuiscono alla riduzione dei radicali liberi, proteggendo così le molecole
organiche come il DNA o i grassi corporei dall’ossidazione, chiamata in causa quale
elemento scatenante di svariati tumori.
In molti sono ancora convinti che una buona alimentazione fornisca tutte le sostanze
nutritive di cui il corpo ha bisogno. L’alimentazione moderna però non contiene più
antiossidanti a sufficienza. L’agricoltura, con i suoi concimi di sintesi, sottrae agli alimenti
vitamine, minerali e antiossidanti. La trasformazione e la raffinazione rincarano la dose. I
numerosi additivi spesso provocano ulteriori reazioni ossidative, il che rende
l’integrazione quotidiana di vari antiossidanti pressoché essenziale.
Un esperimento condotto dal dottor Paresh Dandona e dai suoi colleghi della Kaleida
Health di Buffalo, Stati Uniti, è particolarmente interessante. Dopo aver servito ad alcune
persone obese e a un gruppo di controllo normopeso un pasto da milleottocento calorie
composto da un hamburger, patatine fritte, una cola e una tortina alle mele, i risultati
dell’analisi sullo stress ossidativo sono stati illuminanti.
Nel primo gruppo, composto da otto individui obesi, è stato riscontrato:
• due ore dopo il pasto: stress ossidativo elevato;
• tre ore dopo il pasto: stress ossidativo elevato.
Nelle persone normopeso i risultati sono stati diversi:
• due ore dopo il pasto: stress ossidativo elevato;
• tre ore dopo il pasto: stress ossidativo ridotto o normale.
Alle stesse persone è stato servito un secondo pasto da milleottocento calorie. Questa
volta, però, era composto da frutta, verdura e alimenti integrali ricchi di fibre. Il risultato?
Due ore dopo il pasto, nessuno dei due gruppi riportava stress ossidativo o reazione
infiammatoria.
L’esito preliminare di questo studio indicava che gli agenti responsabili
dell’alimentazione moderna erano principalmente i grassi saturi e idrogenati, gli additivi
di sintesi e gli alimenti a indice glicemico elevato.
Per ricavare dall’alimentazione elementi nutrizionali a sufficienza, secondo alcuni
esperti occorrerebbe consumare oltre ventimila calorie di alimenti, in modo da ottenere
non il minimo raccomandato per non avere carenze, bensì la quantità ottimale di
antiossidanti per contrastare lo stress ossidativo del mondo odierno.
Numerose malattie hanno alla base un punto in comune: l’azione dello stress ossidativo
sulle cellule umane. Ne esisterebbero più di un centinaio legate allo stress ossidativo.
Eccone alcune: tumori, fibromialgia, diabete, problemi cardiovascolari, sclerosi multipla,
Parkinson, osteoporosi, Alzheimer, obesità, arteriosclerosi, accidenti cerebrovascolari,
artrite reumatoide, cataratta, invecchiamento precoce ecc.
Di stress ossidativi ce ne sono a bizzeffe nel nostro ambiente moderno.
All’alimentazione si aggiungono infatti la presenza di metalli pesanti (piombo, arsenico
ecc.), l’abuso di alcol, il fumo, la mancanza di riposo, l’eccesso di attività fisica, il
regolare consumo di farmaci vari ecc. Ecco alcuni tra i più attivi antiossidanti.

CALCIO
Un buon integratore di calcio dovrebbe sempre includere magnesio, silice e vitamina D.
Questi ultimi tre elementi favoriscono l’assimilazione del calcio e il suo utilizzo da parte
dell’organismo. La silice è un prezioso rimineralizzante. Oltre a preservare la salute di
ossa e denti, il calcio svolge un importante ruolo nell’attivazione e nella produzione di vari
enzimi. È essenziale alla produzione ormonale ed energetica. Esercita inoltre un’azione
nell’equilibrio acido-basico del corpo umano. Un’eccessiva perdita di minerali produce
uno stato d’iperacidità cronica cui sono imputabili svariati squilibri cellulari. L’elevata
acidità offre un terreno propizio a malattie croniche quali artrite, artrosi, tendinite, eczema
e orticaria, per citarne solo alcune.

CAROTENOIDI
I carotenoidi sono sostanze che conferiscono un vivace colore ai vegetali. Attualmente
sono stati individuati oltre seicento pigmenti, le cui sfumature variano dal giallo al rosso.
Secondo le recenti ricerche del dottor Dexter L. Morris, specialista in carotenoidi, questi
sono potenti antiossidanti direttamente chiamati in causa nella lotta contro i tumori e le
malattie cardiovascolari. Le migliori fonti di carotenoidi sono le carote, la zucca, il melone
cantalupo, i peperoni gialli e rossi, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, le patate dolci, la
papaya ecc.
Il betacarotene è un pigmento rossoarancio che l’organismo trasforma in vitamina A a
seconda dei bisogni. È utilissimo per la prevenzione della degenerazione maculare. Il
betacarotene è soltanto uno dei cinquecento carotenoidi conosciuti che favoriscono una
riduzione del livello di colesterolo, come pure del rischio di tumore e di patologie
cardiovascolari. Protegge il tessuto epiteliale (pelle e mucose). Per garantire un sufficiente
apporto di betacarotene occorrono all’incirca cinque porzioni di frutta e verdura fresca al
giorno.
La luteina è uno dei numerosi carotenoidi. Di colore giallo, questo antiossidante
previene la degenerazione maculare. Se ne trova in buona quantità negli spinaci e negli
ortaggi a foglia verde.
Il licopene è un carotenoide presente soprattutto nei pomodori. Risulterebbe più efficace
del betacarotene per bloccare lo sviluppo di certi tipi di tumore, come quello allo stomaco,
al colon, al retto e alla prostata.

COENZIMA Q10
Conosciuto anche come ubiquinone, il coenzima Q10 è essenziale per la produzione di
energia. Le cellule che richiedono parecchia energia (cellule del cuore, del fegato e dei
reni) presentano un livello maggiore di coenzima Q10. Il coenzima Q10 contribuisce alla
respirazione cellulare e una sua riduzione nel corpo è direttamente collegata
all’invecchiamento.
Questa notevole sostanza antiossidante favorisce la produzione di ATP (adenosina
trifosfato), indirettamente coinvolta nella respirazione e nella produzione di energia
cellulare. Contribuisce alla rigenerazione della vitamina E da parte dell’organismo.
Un intenso sforzo fisico, lo stress, il regolare consumo di alcol e tabacco e certi farmaci
come le statine generano una perdita di coenzima Q10. Le formule migliori contengono
anche acido alfalipoico, che favorisce il riciclo del coenzima Q10 ossidato.

ESTRATTO DI VINACCIOLI
L’estratto di vinaccioli è una fonte di antiossidanti assai potenti chiamati proantocianidine,
che hanno costituito l’oggetto di ricerche molto approfondite e si sono dimostrati
particolarmente utili per la resistenza dei capillari sanguigni, la corretta funzionalità
vascolare e il mantenimento del sistema immunitario.
L’attività antiossidante dell’estratto di vinaccioli è venti volte superiore a quella della
vitamina C e cinquanta volte superiore a quella della vitamina E, queste ultime comunque
note per le loro proprietà antiossidanti.

FLAVONOIDI
I flavonoidi sono, tra le sostanze vegetali, i migliori per frenare l’azione nociva dei
radicali liberi sulle proteine dell’organismo e bloccare certi recettori tumorali. Si tratta di
pigmenti di colore rosso, giallo e azzurro presenti nella frutta e nella verdura fresca. Sono
idrosolubili e quindi il corpo li elimina facilmente.
Le migliori fonti di flavonoidi sono gli agrumi (arance, limoni, pompelmi ecc.), le mele,
le cipolle, il cranberry, l’uva nera, il tè verde, il vino rosso, le ciliegie (soprattutto
l’acerola), l’ananas, i broccoli ecc.
Nella famiglia dei flavonoidi, i più potenti sembrano essere le proantocianidine
(antocianidoli). Le troviamo in maggior concentrazione nell’estratto di corteccia di pino e
in quello di vinaccioli, che sembra essere il più attivo. Le proantocianidine migliorano
l’integrità delle fibre di collagene della pelle, agiscono direttamente sull’enzima che libera
le istamine, riducendo così le reazioni allergiche, contribuiscono alla solidità dei vasi
sanguigni agendo sulle fibre di collagene presenti nella membrana cellulare, migliorano la
permeabilità e la resistenza dei capillari, esercitano un’attività antinfiammatoria benefica
in caso di artrite.
Le proantocianidine sono particolarmente utili nei seguenti casi: patologie
cardiovascolari, artrite, reumatismi, fibromialgia, reazioni allergiche, raffreddore allergico
ecc. La formula più efficace sembra essere data da una miscela di estratto di vinaccioli e
vitamina C.
La quercetina è un antiossidante antinfiammatorio molto potente, appartenente alla
famiglia dei flavonoidi. Si tratta di un antistaminico naturale. La si consiglia in caso di
allergia e di diabete, perché favorisce la secrezione d’insulina. È altresì consigliata in caso
di herpes. Svolge un ruolo preventivo e protettivo sul cristallino dell’occhio. Le migliori
fonti di quercetina sono mele, mirtilli, cavoli, buccia d’uva, aglio, cipolla, porri, ginkgo
biloba, pepe di Caienna e tè verde.
L’esperidina è un altro potente flavonoide vasculoprotettivo, usato in caso di varici ed
emorroidi. Recenti ricerche ne hanno dimostrato l’efficacia nell’herpes simplex. La
miglior fonte di esperidina è la buccia degli agrumi (limoni, arance, pompelmi).

PROTEINE DEL SIERO DI LATTE


Nel latte in commercio le proteine del siero di latte vengono purtroppo distrutte,
principalmente dalla pastorizzazione. Queste proteine, presenti nel siero di latte crudo,
sono ricche di precursori del glutatione. Per beneficiarne appieno è preferibile consumare
un estratto di latticello venduto in polvere come integratore alimentare. Il tenore di
cisteina è infatti particolarmente elevato. Alcuni pasti sostitutivi lo contengono.
Varie ricerche indipendenti hanno dimostrato l’efficacia dell’estratto di latticello come
tonico del sistema immunitario. È utile specificare che la maggior parte degli individui
allergici ai latticini può consumare siero di latte in polvere, perché la concentrazione di
lattosio è inferiore all’uno per cento. Al contrario, chi soffre di allergia alle proteine del
latte deve evitare questo prodotto.

RESVERATROLO
Vari studi scientifici hanno dimostrato i potenti effetti antiossidanti del resveratrolo, che si
trova nell’uva nera e pertanto nel vino rosso. È la sostanza alla base del paradosso
francese. I francesi infatti consumano una quantità di grassi pari a quella degli americani
ma, contrariamente a questi, presentano un numero molto inferiore di patologie
cardiovascolari, grazie al regolare consumo di vino rosso. Purtroppo, il vino rosso è
sempre meno ricco di resveratrolo, perché la diffusione dei pesticidi ne riduce il tenore.
In una relazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità rivela che il quotidiano
consumo di alimenti ricchi di resveratrolo può ridurre del quaranta per cento i rischi
cardiovascolari. Il resveratrolo è molto attivo nella lotta contro l’ossidazione delle
lipoproteine a bassa densità (LDL) e inibisce l’aggregazione piastrinica. Riduce quindi i
livelli di trigliceridi e di colesterolo sanguigno, come pure l’endotelina-1, un fattore
ipertensivo. Lo si consiglia pertanto, a titolo preventivo, in caso d’ipertensione arteriosa.
Nuove ricerche indicano che il resveratrolo arresta lo sviluppo delle cellule tumorali.
Inoltre, la Facoltà di medicina di Harvard ha reso pubblico il risultato di una ricerca su
resveratrolo e longevità di certi ceppi di lievito. Pare che i lieviti cui era stato aggiunto il
resveratrolo abbiano visto l’aspettativa di vita aumentare del settanta per cento.
Oltre ai suoi effetti cardioprotettivi, il resveratrolo riduce edemi e infiammazioni,
aggregazione piastrinica e tendenza alla formazione di ateromi nelle arterie. Contribuisce
per di più al mantenimento della massa ossea, garantisce una protezione sul sistema
nervoso e costituisce un agente antietà.
Alcuni integratori vitaminici contengono resveratrolo per una quantità che arriva a
equivalere quella di varie bottiglie di vino rosso. Le uve più ricche di resveratrolo sono il
pinot nero, il merlot, la guarnaccia e la monastrell.

SELENIO
Il selenio è uno dei componenti della glutatione perossidasi che contribuisce direttamente
a neutralizzare i radicali liberi. Favorisce la salute del sistema immunitario. Il
metabolismo ormonale della tiroide viene regolarizzato dalla presenza di selenio. Inoltre,
nuovi studi (secondo il Journal of National Cancer Institute della Harvard University) ne
confermano l’importanza per la salute della prostata; gli uomini con un tasso più elevato
di selenio presentano minor rischio di ammalarsi. Tuttavia, l’agricoltura moderna rende il
terreno molto povero di selenio.

VITAMINA C
La miglior formulazione di vitamina C dovrebbe essere costituita da ascorbato di calcio,
magnesio, potassio e zinco, caldamente raccomandata perché non lascia residui acidi
nell’organismo, se paragonata all’acido ascorbico. Deve inoltre contenere bioflavonoidi di
agrumi, rutina e quercetina, così da massimizzarne l’assimilazione.
La vitamina C che circola nell’organismo si impossessa dei radicali liberi veicolati dal
sangue e dalla linfa. Garantisce un effetto protettivo là dove i liquidi abbondano: sangue,
linfa, vene, arterie, capillari, cuore, cervello, occhi, reni, fegato, milza ecc. La sua azione è
più rapida rispetto a quella di altre sostanze antiossidanti, perché arriva sul posto più
rapidamente.
La vitamina C possiede varie proprietà interessanti. Ritarda l’invecchiamento precoce,
rafforza i capillari (piccoli vasi sanguigni), tonifica il sistema cardiovascolare e quello
immunitario e costituisce un agente protettivo molto efficace contro il cancro.
Un esperimento svolto negli Stati Uniti su 11.300 individui con problemi
cardiovascolari, ai quali erano stati somministrati 300 mg di vitamina C al giorno per dieci
anni, ha concluso che l’integrazione della suddetta vitamina aveva prodotto meno decessi
del previsto.
Le dosi raccomandate dagli scienziati vanno da 600 mg a 1.800 mg al giorno, il che è
ben lontano dalla quantità giornaliera raccomandata, che oscilla tra i 75 e 90 mg. La
vitamina C è un antiossidante potente e, al di sotto dei 3.000 mg al giorno, la regolare
integrazione non produce effetti collaterali nocivi. Un buon dosaggio si situa dunque tra i
600 mg e i 1.200 mg giornalieri.

VITAMINA E
Abbiamo già parlato della vitamina E al capitolo 3. Ricordiamo che questa vitamina è un
potente agente antiossidante, il quale protegge i tessuti adiposi dall’azione nociva dei
radicali liberi. È particolarmente attiva nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.
Impedisce all’LDL (colesterolo a bassa densità) di ossidarsi e aderire alle pareti arteriose.
Negli Stati Uniti è stato svolto uno studio sull’attività preventiva della vitamina E, con
la partecipazione di ottantamila infermiere. Sono state fatte loro assumere 200 UI di
vitamina E al giorno per vari anni. I risultati si sono dimostrati sorprendenti: si è registrata
una riduzione delle patologie cardiovascolari pari a un terzo. La vitamina E entra anche in
gioco nella prevenzione del tumore al seno. Nell’uomo, potenzia l’erezione grazie a una
miglior circolazione sanguigna.
Questa vitamina è attiva se in combinazione con la vitamina C, la quale possiede il
potere di rigenerare la vitamina E ossidata dai radicali liberi. Le dosi terapeutiche vanno
dalle 200 UI alle 1.200 UI al giorno. Il dosaggio va tuttavia prescritto da un terapeuta
qualificato. Il dosaggio preventivo è di 200 UI, mentre la dose ottimale è di 400 UI al
giorno.

Integratori multivitaminici
Dopo trent’anni di prove e di ricerche cliniche sugli integratori nutrizionali, sono oggi
convinto che l’integrazione quotidiana abbia una sua utilità. Varie ricerche indicano che la
nutrizione cellulare mediante integratori nutrizionali fornisce i seguenti benefici:
• un sistema immunitario più vigoroso e resistente;
• un ridotto rischio di soffrire di patologie cardiovascolari;
• un ridotto rischio di sviluppare tumori;
• un ridotto rischio di soffrire di artrite;
• un ridotto rischio di sviluppare patologie degenerative agli occhi (degenerazione
maculare, cataratte ecc.);
• un ridotto rischio di Alzheimer e demenza precoce;
• una significativa riduzione del rischio di sviluppare il Parkinson;
• un ridotto rischio di sviluppare patologie respiratorie croniche (asma, malattie
polmonari ostruttive ecc.);
• un significativo rallentamento di varie malattie degenerative croniche (Parkinson,
Alzheimer, artrite, artrosi ecc.).
È importante capire che gli integratori nutrizionali non sostituiscono una buona
alimentazione di base, bensì la completano fornendo un ottimale apporto di sostanze
nutritive essenziali a ciascuna delle nostre cellule. Dal momento che sul mercato esistono
oltre duemila varietà di integratori nutrizionali, citerò soltanto la formulazione
raccomandata dagli esperti nella ricerca in quest’ambito. I ricercatori che hanno
partecipato alla pubblicazione della Guida comparativa degli integratori nutrizionali
hanno elaborato diciotto criteri per valutare un multivitaminico. Tra questi:
• l’attività biologica del prodotto;
• la biodisponibilità dei minerali;
• l’assimilazione del prodotto;
• l’attività biologica della vitamina E;
• il supporto antiossidante;
• la salute del cuore;
• la salute delle ossa;
• la salute degli occhi;
• la salute del fegato (detossificazione);
• il controllo dell’infiammazione;
• la presenza di fattori lipotropi;
• il profilo dei bioflavonoidi;
• il rischio di tossicità;
• ecc.
Sempre secondo quest’analisi, un multivitaminico non dovrebbe contenere ferro, il quale
nell’uso a lungo termine è spesso responsabile di intossicazioni. Inoltre, la vitamina A può
accumularsi nel fegato e diventare un elemento tossico. È pertanto preferibile che
contenga betacarotene (provitamina A non tossica), anziché vitamina A allo stato puro.
In quanto ai minerali, questi dovrebbero essere chelati colloidali, cioè assorbibili dalla
mucosa intestinale e dalle cellule umane. Non dovrebbero contenere metalli pesanti
(piombo, arsenico ecc.).
Un buon multivitaminico non è in grado di racchiudere tutte le sostanze essenziali alla
salute in un’unica compressa. Proprio come mangiamo tre volte al giorno, sarebbe
opportuno suddividere il dosaggio degli integratori multivitaminici in due o tre dosi, per
assumere le quantità ottimali di ogni elemento rientrante nella composizione del prodotto.
È pertanto opportuno cercare prodotti che presentino la maggior varietà di sostanze
nutritive e la cui posologia richieda varie assunzioni durante la giornata. Alcune aziende
tra le migliori offrono un prodotto suddiviso in due flaconi di compresse: uno per le
vitamine e gli antiossidanti, l’altro per i minerali. Ecco alcuni suggerimenti che
semplificheranno la ricerca di un buon integratore nutrizionale.
• L’integrazione dev’essere quanto più completa ed equilibrata possibile
• Il prodotto deve presentarsi in varie compresse da assumere due volte al giorno
• L’azienda deve rispettare la “buona prassi di fabbricazione”
• L’azienda deve presentare un prodotto di qualità farmaceutica
• L’integratore nutrizionale dev’essere stato testato in maniera indipendente
• È sempre utile diffidare delle campagne pubblicitarie
• Occorre fare attenzione a certe ditte, che aggiungono ai prodotti agenti conservanti,
coloranti, grassi trans ecc.
• Dev’essere sempre possibile contattare l’azienda per telefono o su internet
• Bisogna assicurarsi che essa offra una garanzia sulla qualità dei prodotti
• È importante non acquistare un prodotto basandosi sul prezzo al dettaglio (non
affidate la vostra salute a chi fa l’offerta più bassa!)
Lo sapevate che…
• Gli antiossidanti agiscono in sinergia, da cui l’importanza della varietà alimentare.
• Un buon integratore, ricco di antiossidanti, deve presentare una varietà completa di sostanze nutritive in quantità
ottimali.
• I multivitaminici dovrebbero essere suddivisi in tre categorie: una formula per i bambini (fino a dodici anni),
una per gli adolescenti (da dodici a diciott’anni) e una per gli adulti.

L’assunzione di un integratore nutrizionale dev’essere regolare, così da offrire la massima


protezione. Alcuni affermano che l’integrazione non sia necessaria d’estate. Eppure, è
questo il periodo ideale per trarre vantaggio da un miglior assorbimento e da una maggior
assimilazione, grazie all’aria aperta e al sole. Il periodo invernale rimane comunque quello
di maggiori bisogni nutrizionali.
Offrirsi un integratore nutrizionale è un investimento per la salute. Quante persone
sprecano ogni mese dei soldi per acquistare sigarette, alcol, bibite a base di cola e patatine
fritte, considerando nel contempo costoso l’acquisto di un integratore nutrizionale? Si
tratta semplicemente di reindirizzare le spese verso un investimento per la salute.
Capitolo 12
Assorbimento e assimilazione
Siamo ciò che assimiliamo, non solo ciò che mangiamo.
— M.D.

Tutti sappiamo quanto sia importante digerire bene gli alimenti. È tuttavia ancora più
importante assimilare adeguatamente le sostanze nutritive in essi contenute. Una buona
digestione costituisce un ottimo punto di partenza per qualunque buona assimilazione.

Le combinazioni alimentari
Il concetto di combinazioni alimentari punta innanzitutto a una miglior digestione degli
alimenti, come pure alla massima assimilazione delle sostanze nutritive racchiuse. Senza
adottare posizioni drastiche o assoluto rigore, le combinazioni alimentari possono
dimostrarsi di grande aiuto, soprattutto in caso di digestione difficile. Spesso il semplice
fatto di seguire alcuni concetti di base delle combinazioni alimentari è sufficiente a
correggere i disturbi digestivi più ostinati.
Per stabilire delle combinazioni alimentari valide, occorre in primo luogo classificare gli
alimenti secondo i loro apporti nutrizionali (fonti protidiche, lipidiche, glucidiche) e le
famiglie alimentari. Troviamo frutta dolce, semiacida e acida, ortaggi freschi, farinacei,
meloni, condimenti, aromi e bevande. Certi alimenti possono essere presenti in più di una
categoria.

FONTI PROTIDICHE
Sono alimenti particolarmente ricchi di proteine, che richiedono tempi di digestione
abbastanza lunghi.
• Carne
• Pesce
• Frutta secca a guscio
• Cereali integrali
• Legumi (piselli, fave, lenticchie, fagioli)
• Latticini (latte, formaggio, yogurt)

FONTI LIPIDICHE
Sono alimenti ricchi di grassi che, in grande quantità, rischiano di ritardare la digestione
delle proteine.
• Burro
• Panna
• Formaggi grassi (oltre l’8% di grassi)
• Lardo
• Frutta secca a guscio
• Oli

FONTI GLUCIDICHE
Sono alimenti ricchi di zuccheri. Nel tubo digerente e in presenza di farinacei, hanno la
tendenza a fermentare.
• Frutta
• Frutta secca
• Sciroppi
• Miele
• Sciroppo d’acero
• Melassa
• Zucchero (integrale, bianco, grezzo)

CATEGORIE ALIMENTARI
Frutta dolce
• Banane
• Datteri
• Fichi
• Prugne secche
• Mele Golden Delicious
• Uva passa (sultanina e simili)
• Cetriolo
• Zucca
Frutta semiacida
• Ciliegie
• Mele
• Papaya
• Prugne
• Pesche
• Albicocche
• Pere
• Mirtilli
• Mango
• Uva bianca
• Uva nera
Frutta acida
• Limoni
• Lime
• Pomodori
• Pompelmi
• Ananas
• Arance
• Fragole
• Lamponi
• Kiwi
Meloni
• Cocomero
• Melone cantalupo
• Melone giallo
Osserviamo che i meloni andrebbero mangiati da soli.
Ortaggi freschi
Il termine “ortaggio” è assai ampio e comprende non solo quelli a foglia verde, ma anche
certi ortaggi colorati come i peperoni verdi, rossi, arancioni e gialli.
• Lattuga
• Broccoli
• Sedano
• Prezzemolo
• Cicoria
• Tarassaco
• Cavolo
• Cavoletti di Bruxelles
• Peperoni verdi, gialli, rossi, arancioni
• Porri
• Erba cipollina
• Melanzane
• Foglie di barbabietola
• Spinaci
• Erbe aromatiche
Amidacei
• Cereali
• Arachidi
• Patate
• Barbabietola
• Castagne
• Carote
• Legumi (fagioli, fave, piselli, lenticchie)
• Zucca
Condimenti e aromi
• Pepe
• Sale
• Spezie piccanti
• Aceto
• Condimenti per insalata
• Marinate
È opportuno utilizzare con accortezza i condimenti e gli aromi, perché alcuni possono
rivelarsi irritanti per il tubo digerente.
Bevande
• Acqua
• Succhi di frutta
• Succhi di verdura
• Caffè, tè
• Infusi
• Caffè di cereali
È preferibile non bere durante i pasti, perché i liquidi diluiscono i succhi gastrici e li
rendono meno efficaci nel loro lavoro. L’acqua pura, i succhi (centrifugati di frutta e
verdura fresca) e gli infusi rimangono le bevande migliori per la salute.
Dessert
I dessert quali dolci, gelati, biscotti ecc. sono superflui. Se consumati a fine pasto,
contribuiscono al rallentamento della digestione e hanno la tendenza a provocare gas e
gonfiori. Se avete una digestione lenta, evitate anche i dessert a base di frutta.
Idealmente, la frutta andrebbe consumata dai venti ai trenta minuti prima di un pasto,
come aperitivo.
Capitolo 13
La chimica alimentare
Non possiamo più nasconderlo, la maggior parte degli alimenti presenta carenze, sostanze
di sintesi, manipolazioni. I terreni che producono frutta, verdura, semi, legumi e cereali
sono impoveriti e privi di equilibrio, a causa dell’eccessivo ricorso ai concimi di sintesi.
Gli animali da macello sono nutriti con mangimi provenienti dagli stessi terreni e ricevono
un numero sempre crescente di trattamenti farmacologici, con ormoni della crescita,
antibiotici e vaccini di ogni tipo. Rispetto agli animali che vivono in piena natura, quelli
che arrivano al macello sono spesso anemici.
Gli alimenti sono privi di vitalità e avvelenati dai numerosi pesticidi, fungicidi ed
erbicidi. Vengono trattati con cloro, fluoro, acido fosforico, solfiti. Risultano idrogenati,
invecchiati e spesso rancidi, troppo cotti, troppo salati o surgelati. Vengono loro aggiunti
agenti conservanti, antisettici, antiossidanti, addensanti, edulcoranti ed emulsionanti di
sintesi.
Come se questo non fosse sufficiente, gli alimenti vengono anche aromatizzati
sinteticamente, pastorizzati, omogeneizzati, irradiati (frutta secca a guscio, cereali, frutta e
verdura), maturati con gas, sbiancati, decolorati ecc.
Occorre altresì considerare tutti gli altri veleni che consumiamo, spesso in grande
quantità e su base regolare, come caffeina (tè, caffè, cola, cioccolato, bevande energetiche,
certi farmaci), teobromina (sciroppi per il raffreddore, cacao e cioccolato, tè), nicotina
(tutte le forme di tabacco: sigarette, sigari, pipa) e alcol.
L’avvelenamento dovuto ad abuso di farmaci (ormoni, vaccini, sieri, aspirina,
tranquillanti, cortisone, antistaminici, sedativi, lassativi, raggi X, anestetici, anticoagulanti,
analgesici e antibiotici, questi ultimi formati da “anti”, ossia contro, e “bio”, vita) è
sempre più frequente. Oggigiorno si arriva persino a riconoscere che all’assunzione di
farmaci di sintesi sono imputabili varie migliaia di decessi all’anno nei paesi
industrializzati.
Dopo aver abbozzato un così cupo quadro, non allarmistico bensì realistico, non c’è da
sorprendersi se la maggior parte della popolazione sia così malridotta e priva di vitalità. La
necessità di modificare le abitudini di vita, sociali e alimentari diventa tra le più urgenti.
Innanzitutto è importante leggere l’etichetta prima di acquistare e scegliere i prodotti
migliori per la nostra alimentazione. Nella quotidianità, scegliamo quelli più freschi e più
puri. Chiediamo ai negozianti e ai produttori alimenti meno artefatti e più naturali. Non
vige forse la legge della domanda e dell’offerta? Creiamo dunque la domanda di alimenti
migliori. È questione di benessere individuale e collettivo.
Lo sapevate che…
In media, consumiamo tra i tre e i quattro chilogrammi di additivi alimentari di ogni tipo.

In Canada esistono all’incirca cinquecento e forse più additivi alimentari autorizzati,


utilizzati dall’industria agroalimentare. Nel Nord America e nel resto del mondo ve ne
sarebbero oltre duemilaseicento varietà. Ecco un breve elenco di additivi riscontrabili
negli alimenti.
Tabella degli additivi alimentari

Additivi Nessun pericolo Da evitare Pericoloso


Alluminio X
Carbonato di calcio X
Carotene X
Tartrazina X
Acetato di calcio X
Benzoato di sodio X
Metabisolfito X
Sorbato di potassio X
Nitrato di potassio X
BHA X
BHT X
Acido ascorbico X
Acido citrico X
Acido solforico X
Cloruro di potassio X
Monocitrato di potassio X
Polifosfato di calcio X
Stearato di magnesio X
Solfato di calcio X
Solfato di sodio X
Acesulfame di potassio X
Nitrito di sodio X
Aspartame X
Glutammato monosodico X
Bromato di potassio X
Glicole propilenico X

Additivi elementari: uso e danni per la salute


ACESULFAME DI POTASSIO
L’acesulfame di potassio viene utilizzato come edulcorante artificiale. In bocca possiede
un potere duecento volte più dolcificante del glucosio. Lo troviamo nei panificati e nei
prodotti da forno, nelle bibite gassate, in certe bevande energetiche, nelle gomme da
masticare. Vari studi tendono a dimostrare che potrebbe provocare tumori e problemi alla
tiroide.

BHA E BHT
Il BHA (butilidrossianisolo) e il BHT (butilidrossitoluene) vengono talvolta aggiunti alle
confezioni dei prodotti da forno e delle patatine, per conservarne la freschezza. Anche
certi oli li racchiudono, giacché prevengono l’irrancidimento dei grassi. Questi due
prodotti sarebbero cancerogeni.

GLUTAMMATO MONOSODICO
Questo conservante viene aggiunto soprattutto per la sua capacità di esaltare il sapore
degli alimenti. Lo troviamo in parecchi piatti pronti; dalle minestre in busta alle miscele di
spezie, è utilizzato pressoché ovunque. È direttamente responsabile di certe reazioni
allergiche definite “sindrome da ristorante cinese”, perché la cucina di tali ristoranti ne è
particolarmente ricca. Se consumato regolarmente o ad alte dosi, il glutammato
monosodico causa difficoltà respiratorie, eruzioni cutanee, mal di testa, emicrania, diarrea
e difficoltà digestive talvolta notevoli. Raccomandiamo di evitare questo prodotto.

NITRITO DI SODIO
Conosciuto anche come nitrato di sodio, questo conservante viene inoltre impiegato come
colorante ed esaltatore di sapidità. Lo troviamo principalmente nei salumi, nel prosciutto,
nei wurstel e nella pancetta. Durante la digestione, nello stomaco questo prodotto può
trasformarsi in nitrosammina, sostanza cancerogena. In varie preparazioni alimentari
l’acido ascorbico può benissimo sostituire il nitrito di sodio.
Secondo Statistique Canada, in Canada nel 1979 sono stati utilizzati circa cinquantatré
milioni di chili di additivi di sintesi. In media, ciò corrisponderebbe a 2,3 kg all’anno per
abitante. A distanza di trent’anni, i cambiamenti sono assai pochi, perché anche se
consumiamo più frutta e verdura fresca, facciamo spuntini sani e prestiamo attenzione alla
nostra alimentazione, mangiamo più piatti pronti. Da vari anni sono infatti in netto
aumento le vendite di queste pietanze, che costituiscono le fonti più elevate di additivi
alimentari.
Osserviamo che all’incirca l’ottanta per cento degli additivi alimentari utilizzati è
costituito da sali minerali estratti dal terreno. Questi sali possiedono un potere
sclerotizzante molto alto e a lungo termine favoriscono l’irrigidimento dei tessuti.

L’irradiazione degli alimenti


Come se tutti questi veleni non fossero sufficienti, certi alimenti vengono irradiati per
conservarli più a lungo. L’irradiazione ionizzante è stata utilizzata per la prima volta nel
1909, allo scopo di preservare gli ortaggi dagli insetti. A quell’epoca l’idea era di sfruttare
i raggi X per distruggere gli insetti che colpivano il tabacco. Qualche anno dopo è stato
proposto di impiegare il medesimo procedimento per aumentare i tempi di conservazione
degli alimenti.
Durante la Seconda guerra mondiale, l’esercito americano ha utilizzato questo metodo
per la conservazione degli alimenti consumati dalle truppe all’estero. Nel 1958 la Food
and Drug Administration (FDA) statunitense ha classificato l’irradiazione degli alimenti
come additivo alimentare, per provare che tale metodo era privo di pericoli.
Tuttavia la situazione è cambiata nel 1984, quando la FDA ha autorizzato l’irradiazione
di frutta e verdura a patto che l’esposizione fosse debole e dunque inferiore a 100 krad.
Nel 1985 la FDA ha dato il consenso a questa procedura, che considera priva di pericoli. Il
Canada ha poi seguito l’esempio dei vicini Stati Uniti.
L’irradiazione trasforma gli alimenti in maniera pericolosa. Distrugge il materiale
genetico e fa in modo che l’alimento non possa più riprodursi. Per esempio, le patate
irradiate non germogliano più. Anche la struttura molecolare dell’alimento così trattato
viene modificata; le vitamine non distrutte rimangono comunque trasformate. I topi da
laboratorio nutriti con alimenti irradiati sviluppano serie carenze nutrizionali. Abbiamo
davvero bisogno di un procedimento che genera carenze e apre la porta a vari stress
ossidativi?

Manipolazione e raffinazione
La manipolazione e la raffinazione sottraggono agli alimenti di base una parte importante
del loro valore nutrizionale. Per esempio, la raffinazione del frumento causa la perdita
delle fibre e del germe. Nel germe sono racchiuse varie vitamine del gruppo B ed E, molti
enzimi, minerali e oligoelementi, come pure i preziosi acidi grassi essenziali.
Lo zucchero raffinato al 99,9% ha perduto i suoi minerali, essenziali al metabolismo
glucidico. Il corpo dovrà quindi attingere alle proprie riserve per colmare questa carenza.
In seguito ai numerosi trattamenti (calore, solventi ecc.), gli oli perdono le vitamine del
gruppo A ed E, la colina, l’inositolo, la lecitina e gli acidi grassi essenziali.
Giacché farina, zucchero e olio costituiscono gli elementi di base dei piatti pronti, tali
ingredienti dell’industria alimentare sono diventati fondamentalmente privi di vitalità.
Secondo l’ente agricolo statunitense, il valore nutrizionale degli alimenti si è ridotto del
sessanta per cento negli ultimi cinquant’anni. Il quotidiano consumo di vitamina E
alimentare, tanto per citarne una, veniva stimato a circa 150 UI prima della raffinazione
della farina di grano. Oggigiorno è valutato attorno alle 7,4 UI soltanto, sebbene per vari
esperti il fabbisogno quotidiano sia salito alle 400 UI circa, per far fronte ai numerosi
stress ossidativi della vita moderna.
Gli estremi viaggiano spesso di pari passo. Le industrie alimentari producono alimenti
sempre più vuoti ed è nei paesi industrializzati che ritroviamo i maggiori problemi di
salute legati all’eccessivo consumo. Quando il corpo viene nutrito male, chiede più cibo.
All’intossicazione possono essere collegati diversi problemi di salute. Tra i più diffusi
troviamo: insonnia, stanchezza cronica, diarrea, reumatismi, acne, cellulite, sudorazione
abbondante, cisti, mal di testa, problemi di vista, raffreddori e influenza a ripetizione,
bronchite cronica, allergie, tonsillite, gotta, borsite, stipsi cronica, dolori muscolari, artrite,
cataratte, fegato in sovraccarico, foruncoli (brufoli), alitosi, nervosismo, vomito, sinusite,
rigidità articolari, dermatite, tumori, prostatite.
Spesso, allo stato d’intossicazione si aggiungono problemi di carenze nutrizionali.

Il carbone vegetale attivo


Per far fronte ai numerosi additivi alimentari, la cura a base di carbone vegetale attivo si
dimostra un prezioso alleato. Rimedio numero uno dei centri antiveleno, il carbone
vegetale possiede un enorme potere assorbente (ossia la capacità di un corpo di fissarsi
sulla superficie delle molecole, degli atomi o degli ioni che entrano in contatto con esso).
Il carbone vegetale presenta una superficie assorbente di circa 1 km² per 1 cm³ di polvere
fine. Tossine metaboliche, microrganismi nocivi, prodotti chimici, metalli pesanti e
farmaci vari vengono così catturati durante la cura a base di carbone.
Attenzione, chi sta seguendo un trattamento farmacologico deve informarsi prima di
intraprendere la terapia a base di carbone, perché questa rischia di bloccare del tutto
l’azione del farmaco, contraccettivi orali inclusi.
Il carbone vegetale si presenta in capsule gelatinose o in polvere. La polvere è più
economica ma più difficile da consumare. Il principale inconveniente delle capsule rimane
la grande quantità da ingerire, cioè da un minimo di otto a dodici al giorno per ottenere un
buon dosaggio. Le capsule vendute in farmacia e in erboristeria hanno un contenuto che
varia dai 250 mg ai 300 mg.
Il consumo di carbone vegetale produce feci nere, cosa del tutto normale. Una buona
cura dura da una a tre settimane a seconda dei casi e può essere ripetuta da una a quattro
volte all’anno. Per esempio, i cambi di stagione costituiscono l’occasione di intraprendere
una buona cura preventiva di un paio di settimane.
Il carbone viene usato nei seguenti casi: gas intestinali, gonfiori, colesterolo elevato,
intossicazioni varie, artrite, reumatismi, acne, foruncoli ecc. In certi casi di stipsi, può
dimostrarsi necessario ricorrere a un lassativo leggero.
Capitolo 14
L’alimentazione secondo…
Benché tra i fattori naturali di salute l’alimentazione sia citata per ultima (calore, aria,
acqua, movimento, riposo, alimentazione), rimane comunque importantissima per la salute
individuale e collettiva. Costituisce infatti l’ultimo elemento di quell’insieme dato
dall’igiene di vita.
La salute vera, quella robusta, nasce da abitudini di vita sane e la nostra alimentazione
quotidiana vi svolge un ruolo di primo piano. Questo non significa che non ci si possa
permettere qualche peccatuccio di quando in quando. L’importante è non permetterseli
tutti i giorni. Non ha importanza ciò che si mangia tra Natale e Capodanno, bensì ciò che
si mangia tra Capodanno e Natale. Pensiamoci sopra.
Potremmo dire che portare avanti durante l’anno un’alimentazione sana ed equilibrata
per l’ottanta, novanta per cento del tempo sia perfetto. Tuttavia, occorre prendere in
considerazione le predisposizioni digestive di ognuno.
Alcuni digeriscono molto lentamente, mentre altri assai rapidamente. Un alimento può
dimostrarsi nutritivo in un individuo e mortale in un altro (per esempio le arachidi). “Tutto
è veleno e nulla esiste senza veleno” diceva Paracelso.
È anche importante tenere a mente il seguente fatto: “Non esistono alimenti universali o
panacee alimentari”. Diffidiamo sempre della pubblicità chiassosa, in cui certi alimenti
vengono presentati come rimedi che guariscono qualsiasi problema di salute. Certo, ci
sono alimenti che generano la vita (quelli freschi), alimenti che la mantengono e alimenti
che la pregiudicano (raffinati e colmi di sostanze chimiche). Varietà e frugalità rimangono
comunque consigliabili.
Inoltre, se è importante mangiare e digerire bene, è tassativo assimilare con cura ciò che
si ingerisce. Se infatti un alimento viene digerito ma non ben assimilato, non esplicherà
tutta la sua azione sulla salute del corpo umano.

Una dieta sana


Com’è la dieta sana? Ecco la domanda che mi viene spesso posta sia da chi presenta
disturbi sia da chi sta bene e desidera rimanere in salute. Occorre capire che dieta sana non
significa privazioni e monotonia; alla base c’è la varietà.
Parlando di alimentazione quotidiana non esiste uno standard, un modello adattabile a
tutti. Del resto, anziché parlare di dieta non sarebbe meglio parlare di stile di vita sano o
semplicemente alimentazione sana?
Ecco alcuni semplici cambiamenti che quasi tutti possono mettere in atto per migliorare
l’alimentazione quotidiana:
• sostituire il pane bianco con pane integrale;
• utilizzare farine integrali anziché farina raffinata;
• sostituire la pasta comune con pasta fatta con cereali integrali o alle verdure;
• usare zuccheri naturali (zucchero integrale di canna, miele, sciroppo d’acero,
melassa) anziché zucchero raffinato;
• eliminare il cioccolato, i dolci e i dessert ricchi di zucchero;
• consumare più frutta e verdura fresca (circa cinque porzioni giornaliere di frutta e
cinque di verdura);
• mangiare meno carne (da tre a quattro volte alla settimana), limitare il consumo di
carne rossa e carne di maiale a una volta ogni due settimane;
• consumare più pesce fresco (due volte alla settimana);
• aumentare il consumo di fave e fagioli;
• bere circa un litro d’acqua al giorno;
• evitare di mangiare tra i pasti;
• evitare i fritti;
• evitare di consumare piatti pronti contenenti glutammato monosodico e nitrati
(salumi, carni affumicate, minestre in busta ecc.);
• mangiare in un ambiente calmo e rilassato;
• masticare ogni boccone dalle dodici alle quindici volte;
• seguire un’alimentazione costituita per il novanta per cento da alimenti sani, con un
dieci per cento di “strappi” occasionali.
Occorre altresì considerare:
• un uso moderato di proteine: carni magre come pollo (senza la pelle), pesce e vitello;
• lipidi insaturi: oli da prima spremitura come quello d’oliva, di girasole, di cartamo, di
lino, di soia, di noci ecc. Evitare le fonti di grassi idrogenati e parzialmente idrogenati,
che favoriscono la produzione di lipoproteine nell’organismo. Le lipoproteine
contribuiscono alla formazione di aterosclerosi (ateromi sulle pareti interne delle
arterie);
• un uso moderato di glucidi, controllando l’indice glicemico degli alimenti.
Occorre prendere in considerazione vari fattori importantissimi, quali l’ereditarietà, l’età,
il clima, il temperamento, l’attività fisica, lo stile di vita e l’origine etnica, così da stabilire
correttamente un’alimentazione individualizzata secondo i reali bisogni dell’individuo e
non in virtù di mode passeggere. Ecco una breve panoramica.

L’EREDITARIETÀ
È necessario prendere in considerazione questo fattore di base. Diventa quindi importante
porsi le seguenti domande: “Sono nato sano?”, “I miei genitori hanno sofferto o soffrono
tuttora di malattie gravi potenzialmente ereditarie, come diabete, debolezza epatica,
disturbi renali ecc.?”.
Biologicamente parlando, ereditiamo direttamente non solo dai genitori, ma anche da
miglia di generazioni prima di noi. La presenza nell’individuo di una debolezza ereditaria
coinvolge tutti gli aspetti del metabolismo (digestione, assimilazione ed eliminazione).

L’ETÀ
L’età ha beninteso una sua importanza nella formulazione di una dieta salutistica. Infanzia,
adolescenza, età adulta e terza età costituiscono tappe importanti nella vita di un individuo
ed è fondamentale rispettare la capacità digestiva di ciascuna di queste tappe.
Il bambino e l’adolescente
L’alimento ideale del neonato rimane il latte materno. Il colostro che la madre trasmette
al bambino pulisce e prepara in quest’ultimo il tubo digerente a svolgere per bene il suo
lavoro, oltre a fornirgli anticorpi preziosi. Per il lattante, il latte materno è più idoneo
rispetto al latte in formula.
Infanzia e adolescenza preparano all’età adulta. Nutrire adeguatamente il bambino è
tassativo per assicurarne l’ottimale sviluppo. È necessario inculcare nei giovani il prima
possibile buone abitudini alimentari. Una volta raggiunta l’età adulta, è spesso troppo
tardi per compiere un cambiamento decisivo, perché le cattive abitudini hanno preso
piede da tempo. Con qualche sforzo, tuttavia, è sempre possibile mettere in moto i
cambiamenti necessari.
L’organismo in crescita ha bisogno di un maggior apporto di proteine rispetto a quello
dell’adulto. Attenzione però agli eccessi, perché l’abuso di alimenti protidici nel
bambino rischia anche di causare ritardi della crescita.
Frutta e verdura fresca in abbondanza forniranno le migliori vitamine e dei minerali
facilmente assimilabili. I latticini non vanno disdegnati, ma senza esagerare; il latticino
più indicato è lo yogurt. Se a pranzo dovete preparare un panino, è preferibile cuocere
del petto di pollo a casa anziché usare affettati ricchi di nitriti. A seconda dell’età, un
integratore di vitamine e minerali per bambini completerà una sana alimentazione.
Negli adolescenti, la qualità degli alimenti è più difficile da controllare. È l’età delle
scoperte e l’alimentazione passa spesso in secondo piano. Lo sviluppo, fatto di crescite
improvvise, produce un appetito talvolta smisurato. In altri momenti, lo stesso sembra
scomparire. All’adolescente occorre un buon supporto di elementi nutrizionali. Alcune
aziende di prodotti per la salute hanno capito l’importanza di questa fase dello sviluppo
e hanno elaborato integratori vitaminici adatti agli adolescenti dai dodici ai diciotto
anni.
Nei bambini e negli adolescenti è importante limitare il tempo dedicato al computer,
ai videogiochi e alla televisione. È necessario favorire l’attività fisica e la pratica di uno
sport se possibile all’aria aperta, per ossigenare l’organismo in crescita.
L’adulto
Un adulto sedentario o che svolge una moderata attività fisica dovrà evitare gli eccessi a
tavola, soprattutto alimenti ricchi di grassi saturi e il cui indice glicemico è elevato (più
di 55). L’abuso di carne, di alimenti vuoti (cibo spazzatura), di dessert, di dolciumi e di
alcol va evitato. Sono rari gli adulti che hanno l’accortezza di tenere a freno il loro
appetito. Pertanto, no al cibo in eccesso, che è spesso la principale causa di molti mali.
L’anziano
Nell’anziano la digestione è in genere assai più lenta. Le persone di una certa età
presentano spesso difficoltà di masticazione e il tratto digerente è meno rapido che a
vent’anni. Fegato, pancreas e ghiandole salivari riducono le secrezioni digestive.
Per chi ha superato i sessantacinque anni è preferibile evitare del tutto l’eccesso di
cibo, consumando alimenti che si digeriscono in fretta e bene. Molto indicate sono
frutta e verdura, come pure i prodotti a base di cereali e i legumi, che possono sostituire
la carne. Attenzione, gli anziani spesso presentano intolleranze a certi alimenti.
Alcuni anziani hanno ecceduto con il cibo per tutta la vita, ma non sembrano
soffrirne. Evidentemente hanno ereditato in partenza una resistenza eccezionale dagli
antenati. Molti di quelli che muoiono a ottant’anni avrebbero sicuramente raggiunto in
tutta tranquillità il secolo con uno stile di vita caratterizzato da un po’ di accortezza.
Una buona igiene alimentare e corporea, priva di rigore o intransigenze, permette di
raggiungere un’età avanzata in salute.

IL CLIMA
Varie persone si recano in paesi tropicali alla ricerca di luce e di calore per mitigare
inverni rigidi. In poche ore, si passa da -20°C a +30°C. Il corpo subisce un forte shock e le
conseguenze non sono da meno! Poco importa la destinazione, è sempre necessario
informarsi con cura presso l’agenzia di viaggi sulla temperatura della meta.
I paesi caldi
A livello fisiologico, l’organismo lotta contro l’eccesso di umidità e calore attraverso il
sudore. Chi suda molto subisce meno gli effetti dell’intenso calore, mentre chi non suda
o suda poco sarà più stanco. Ricordiamo i tre importanti principi di base del clima
tropicale:
• evitare di bere troppo alcol;
• evitare di mangiare in eccesso (soprattutto carne e alimenti grassi);
• dare la preferenza a frutta e verdura fresca (attenzione però alla loro provenienza e
alla pulizia con un’acqua potenzialmente contaminata).
Per quanto riguarda quest’ultima raccomandazione, occorre ricordare che nei paesi
molto caldi sugli alimenti non lavati pullula, tra le altre cose, un’ameba che provoca
dissenteria. È importante pulire con cura frutta e verdura prima di consumarla.
L’acqua da bere dev’essere in bottiglia. Più è abbondante la traspirazione, più lo sarà
anche la quantità d’acqua ingerita. È sempre opportuno seguire, nei limiti del possibile,
le buone abitudini alimentari in uso nei paesi visitati, mettendo in pratica la frugalità.
I paesi freddi
In linea generale, in un clima freddo è opportuno aumentare leggermente i lipidi, per
lottare meglio contro le basse temperature (per esempio in un clima polare). In queste
regioni dove il freddo è intenso, l’essere umano per adattarsi ha dovuto consumare più
grassi. Oltre a indumenti adatti al clima, è necessario aumentare l’apporto calorico,
cosicché l’organismo mantenga la sua temperatura.
Occorre altresì assicurarsi un sufficiente apporto di complesso vitaminico D, perché la
luce del sole dura meno e gli indumenti ricoprono quasi tutto il corpo. L’alimentazione
in eccesso viene meglio tollerata durante la stagione fredda, ma è difficile stabilire il
confine di questo eccesso.
L’altitudine
Ad alta quota la mancanza di ossigeno gioca spesso dei tiri. Gli alpinisti che si
avventurano sulle alte vette del Nepal o del Tibet ne sanno qualcosa.
La diminuzione di ossigeno produce un disgusto verso gli alimenti, come pure
intolleranze digestive. L’organismo con carenza di ossigeno riduce la sua capacità di
bruciare le sostanze nutritive. La tendenza alla disidratazione è maggiore perché, ad
altitudini elevate, l’aria è molto meno umida. L’iperventilazione polmonare produce
altresì una perdita d’acqua più abbondante, da cui l’importanza di bere maggiormente.
Si altera inoltre l’equilibrio acido-basico. Ne consegue una perdita delle riserve
alcaline del corpo, il che tuttavia avviene soltanto nei soggiorni molto lunghi.
Per le zone situate ad alta quota, vi sono alcuni principali punti da ricordare:
• consumare alimenti di buona qualità biologica;
• adattare alla perfezione il regime alimentare all’individuo;
• bere acqua a sufficienza;
• evitare qualsiasi forma d’alcol;
• camminare e spostarsi lentamente.

IL TEMPERAMENTO
Conosciamo già i quattro temperamenti d’Ippocrate e cioè: linfatico, bilioso, sanguigno e
nervoso. Ciò che in molti ignorano, tuttavia, è il rapporto tra temperamento e
alimentazione.
Il linfatico
Il linfatico è un soggetto pallido, lento, timido o addirittura pigro, più contemplativo che
attivo, calmo, gran mangione e facilmente bulimico. Deve assumere un cibo più ricco di
carne rispetto al sanguigno e al nervoso, per approfittare maggiormente delle sostanze
stimolanti di cui ha bisogno e che vengono fornite appunto dalla carne. Deve evitare la
stipsi e fare attenzione alla pigrizia epatica. Gli risulterà salutare seguire due volte
l’anno cure di disintossicazione mirate principalmente al fegato.
Nel piatto gli ortaggi devono avere un ruolo di spicco, soprattutto quelli a foglia
verde. La frutta andrà consumata in quantità moderata, ponendo l’accento su quella
dolce o semiacida. Attenzione agli amidi, che in questo temperamento favoriscono
l’aumento di peso. È consigliabile la sobrietà. Occorre inoltre ridurre il consumo di sale.
Il linfatico trarrà grande vantaggio dalla regolare pratica di un’attività fisica, per
mettere in moto gli scambi metabolici.
Il bilioso
Il temperamento bilioso è “muscolare”, con tessuti sodi. È volitivo, padrone di sé,
bilioso e dunque con una tendenza all’insufficienza epatica. Per pulire con cura il tubo
digerente, deve rimanere attivo. L’appetito si regola in funzione dell’attività.
Distinguiamo due tipi di biliosi:
• quello attivo: l’alimentazione dev’essere più ricca di proteine e più o meno ricca di
glucidi;
• quello inattivo: deve ridurre al minimo grassi e zuccheri, senza dimenticare la dose
vitaminica e minerale.
Il bilioso deve rimanere attivo, perché per lui è un imperativo essenziale.
Il sanguigno
Il soggetto sanguigno è un essere molto sensuale, attivo, appassionato, eccessivo e
talvolta aggressivo. La sua più grande debolezza è la fragilità dei vasi sanguigni. È
minacciato dalla gotta e dall’ipertensione arteriosa. Apprezza i piaceri della tavola, ma
il suo nemico rimane la pasticceria. Deve inoltre evitare farinacei e cereali raffinati,
sostituendoli con insalate e verdura fresca. Attenzione anche all’abuso di alcol e caffè.
La carne alla griglia va consumata una volta al giorno, di preferenza a pranzo.
L’individuo dovrà evitare il maiale, gli stufati ricchi di salse e i salumi. Nel suo menù
compariranno regolarmente pesce e formaggio magro (meno del 4% di grassi), insalate
e ortaggi crudi, verdura fresca, frutta fresca dolce e yogurt.
Può dimostrarsi benefico il digiuno, come pure la cura a base di succhi freschi.
Attenzione agli eccessi alimentari e alla tendenza a trascurare la verdura fresca e la
frutta fresca dolce.
Il nervoso
Il nervoso è in genere un soggetto magro, agitato, molto sensibile e malinconico. Assai
intellettuale e talvolta pessimista, è poco portato all’attività sportiva. La sua
alimentazione dev’essere non solo disintossicante e sedativa, ma anche ricostituente.
Deve trattare con riguardo il fegato, il pancreas e i reni. La frutta fresca, il miele e la
melassa, se consumati con moderazione, gli forniranno un combustibile di più rapida
assimilazione, che risparmierà il tubo digerente. Attenzione agli amidi.
Il consumo di frutta e verdura fresca attiverà l’azione disintossicante e sedativa. Vino
e alcol in generale vanno evitati. La bevanda quotidiana dovrà essere l’acqua pura. Un
solo pasto di carne al giorno, tre o quattro volte alla settimana, si dimostrerà l’ideale.
Il soggetto nervoso ha un grande bisogno di alimenti ricchi di fosforo e di calcio, per
la sua attività cerebrale. Gli acidi grassi essenziali, il complesso vitaminico B e il
magnesio si dimostreranno di grande aiuto per sostenere il suo sistema nervoso.
La colazione dovrà essere piuttosto nutriente e di sostegno, mentre per il pasto della
sera leggerezza e frugalità si impongono sul menù.
* * *
Questi tipi di temperamento non sono puri. Occorre ricordare che ogni individuo possiede
le quattro tendenze in misura diversa. Pur tuttavia, in genere uno o due temperamenti
prevalgono.

L’ATTIVITÀ FISICA
Nella nostra società moderna, chi svolge veri lavori manuali o fisici è sempre più raro. I
nostri antenati dovevano lavorare molto intensamente dal punto di vista fisico per
garantirsi la semplice sussistenza. Oggi, con la meccanizzazione industriale, sono rari
quelli che si servono direttamente dei loro muscoli per svolgere un lavoro. Esistono
comunque tre grandi categorie di lavoratori: i lavoratori di concetto, i lavoratori manuali
(lavoro fisico) e gli sportivi di alto livello.
Il lavoratore di concetto
In genere il lavoratore di concetto è più o meno sedentario. La sua quota calorica
dev’essere inferiore a quella del lavoratore manuale. Per fare un confronto, un
impiegato ha bisogno di 2000-2500 calorie al giorno, mentre un taglialegna ne brucerà
circa 4000. La quota protidica sarà quindi più modesta per chi svolge un lavoro di
concetto.
La dose di glucidi sarà variabile, senza eccessi e di buona qualità, in funzione del
lavoro. Dovrà evitare il cioccolato, i dolci, le patatine e le bibite zuccherate, che
provocano reazioni ipoglicemiche le quali si traducono in stanchezza durante il
pomeriggio, mal di testa, tremori e talvolta palpitazioni.
Attenti alla qualità dei lipidi. Come sappiamo, a lungo termine i grassi saturi
favoriscono i disturbi cardiovascolari. Inoltre, i lipidi forniscono molte più calorie per
grammo rispetto a protidi e glucidi. È necessario preferire oli da prima spremitura ed
evitare i fritti.
I fosfolipidi sono importantissimi per l’attività cerebrale. Favoriscono la
concentrazione e la memoria grazie alla loro azione sugli impulsi nervosi. Sono
composti da fosforo e da grassi insaturi. La miglior fonte di fosfolipidi rimane la
lecitina, che si trova in tutti gli oli da prima spremitura, nel tuorlo d’uovo, nelle noci,
nelle mandorle e nei cereali integrali.
Per quanto riguarda le vitamine, il complesso vitaminico B è indispensabile al buon
lavoro del cervello e del sistema nervoso. Occorre evitare l’eccesso di caffè, che a lungo
termine pregiudicherà la salute del sistema nervoso.
Il lavoratore manuale (lavori fisici)
Quantunque molto meno numerosi di un tempo, i lavoratori manuali non vanno
trascurati. In linea generale, bruciano le calorie più in fretta rispetto ai sedentari; inoltre,
eliminano più facilmente di questi ultimi. In caso di riposo prolungato (malattia,
vacanze ecc.), è necessaria un’alimentazione più moderata, soprattutto per quanto
riguarda proteine animali, grassi e alcol in generale.
Quantunque rispetto ai sedentari tollerino meglio gli eccessi alimentari, dovrebbero
rivolgere una particolare attenzione alla qualità delle proteine (carne, legumi) che
consumano. In certi casi, si rende utile una buona integrazione di antiossidanti, per
ridurre lo stress ossidativo legato allo sforzo fisico.
Lo sportivo di alto livello
Distinguiamo generalmente due tipi di sportivi: chi produce uno sforzo molto intenso
ma di durata minore e chi deve risultare attivo per un periodo più lungo. Per esempio, il
primo potrebbe essere uno sprinter e il secondo un maratoneta.
In genere, agli sportivi occorre una razione sufficientemente calorica e azotata. È utile
in questa sede specificare che la tradizionale convinzione secondo cui per essere forti
occorra assolutamente mangiare carne è priva di fondamento. Per esempio i portatori
dell’Asia centrale, che riescono a percorrere all’incirca cinquanta chilometri al giorno
trasportando un carico dai quarantacinque ai cinquanta chili, hanno un’alimentazione
prevalentemente vegetariana.
Mi torna spesso alla mente questa battuta: “Se vuoi diventare forte come un toro, non
mangiare il toro, bensì quello che il toro mangia”.
Il fabbisogno calorico degli sportivi oscilla tra le 3500 e le 5000 calorie al giorno. Per
calcolare il reale fabbisogno quotidiano in calorie, possiamo fare riferimento al peso
dell’atleta in salute, ma soprattutto alla sua massa muscolare.
I lipidi di buona qualità (omega-3, 6 e 9) sono importantissimi per gli sportivi, perché
forniscono fonti e riserve energetiche. I glucidi rimangono fonti energetiche di più
rapido utilizzo. È qui necessario dare la preferenza a frutta, cereali integrali e legumi.
Inoltre, occorre consumare alimenti a basso indice glicemico, per non soffrire di
improvvisi cali di energia.
Per quanto riguarda vitamine e minerali, la razione dev’essere sufficiente a garantire
l’efficacia del lavoro. Particolarmente utili agli sportivi si rivelano i complessi
vitaminici B, C ed E. Minerali e oligoelementi sono essenziali nel loro insieme. Alcuni
produttori di integratori nutrizionali hanno pensato ad atleti e sportivi, creando
vitamine, antiossidanti e minerali in busta sapientemente dosati, da assumere mattino e
sera.
Per atleti e sportivi gli antiossidanti sono particolarmente necessari al recupero dopo
lo sforzo, così da neutralizzare i danni ossidativi legati all’allenamento. Citiamo più in
particolare il coenzima Q10 (si veda al riguardo il cap. 11).
L’atleta non deve trascurare il consumo d’acqua, essendo questa coinvolta nel
trasporto delle sostanze nutritive, come pure nella corretta eliminazione delle tossine
metaboliche. Non dimentichiamo che l’acqua è la fonte e il sostegno della vita. L’acqua
viene anche fornita dalla frutta, dalla verdura, dai succhi e dalle bevande in generale.
Attenzione a caffè, alcol e a certe bevande energetiche ricche di caffeina, il peggior
nemico dell’atleta.
Occorre correggere l’alimentazione a seconda dello sport praticato, dell’intensità e del
numero di volte alla settimana in cui lo si pratica. Possiamo riassumere l’alimentazione
dell’atleta in questo modo:
• sforzo continuo e prolungato: predominanza di lipidi e glucidi;
• sforzo breve e intenso: predominanza di protidi.
Segnaliamo che il recupero è un fattore chiave importantissimo per l’atleta e lo
sportivo. Ancora una volta, nessun alimento è completo da solo. Ciascuno contiene la
sua parte di sostanze nutritive e l’equilibrio si trova nella varietà.
Non è possibile parlare di alimentazione per atleti e sportivi senza fare un accenno ai
molti danni degli steroidi anabolizzanti.
Impiegati per favorire l’aumento della massa muscolare, gli steroidi anabolizzanti
sono anche utilizzati per trasmettere più forza ai muscoli. Il corpo umano fabbrica da sé
i propri steroidi anabolizzanti, gli ormoni maschili, principalmente il testosterone. Il
corpo dell’uomo ne produce quotidianamente tra i 5 e i 12 mg. In chi fa uso di steroidi
anabolizzanti di sintesi, questa quantità si spinge fino ai 50 mg al giorno.
Se in eccesso, gli ormoni di sintesi provocano a lungo termine un certo numero di
effetti collaterali e problemi di salute. Eccone alcuni:
• Riduzione del colesterolo ad alta densità (HDL)
• Aumento del colesterolo a bassa densità (LDL)
• Tendenza alla formazione di emboli
• Aumento della pressione arteriosa
• Maggior rischio di problemi cardiovascolari
• Maggior rischio di problemi cerebrovascolari
• Indebolimento del sistema immunitario
• Riduzione del volume dei testicoli, il che provoca, a breve o lunga scadenza, sterilità
e impotenza sessuale
• Patologie del fegato (tendenza alla sclerosi epatica)
• Problemi gravi e alterazione delle ghiandole endocrine
• Maggior aggressività e irritabilità
Gli steroidi anabolizzanti sono un tranello, perché se in apparenza il corpo sembra
svilupparsi in maniera magnifica, si verifica un crollo delle forze vitali che, a lungo
termine, rischia di condurre alla cancerizzazione e alla morte.
Raccomandiamo agli atleti e agli sportivi che hanno assunto steroidi anabolizzanti di
rivolgersi a un terapeuta qualificato, per minimizzare gli effetti nocivi.

LO STILE DI VITA
A cosa corrisponde uno stile di vita normale? Non è possibile dare una definizione. La
normalità dell’uno non è necessariamente la normalità dell’altro. Cionondimeno, uno stile
di vita relativamente normale richiede un’alimentazione sana e variata, riposo, attività
fisica moderata ma regolare; occorre evitare droghe, tabacco, alcol e farmaci non
strettamente necessari.
L’ereditarietà ci offre molte informazioni sulle capacità digestive ed eliminatorie di una
persona. Per esempio, se il fegato è debole, occorre evitare gli eccessi alimentari e gli
alimenti che generano una digestione più laboriosa per quest’organo. A titolo preventivo,
sarebbe anche utile sottoporsi una o due volte l’anno a una cura per rafforzare il fegato.

L’ORIGINE ETNICA
Le persone di origine africana e delle diverse etnie che ne sono derivate presentano una
natura moto-genito-digerente dominante. Dal punto di vista alimentare, non devono
trascurare la qualità delle proteine nel fabbisogno quotidiano. La capacità di digerire
adeguatamente amidi e carboidrati produce spesso una predisposizione alla sindrome
metabolica, che apre la strada al diabete e all’obesità patologica.
In un clima nordico (America e Nord Europa) sarebbe opportuno, soprattutto in inverno,
assumere un integratore di vitamina D per sopperire alla mancanza di sole.
Le popolazioni di origine asiatica sono di natura piuttosto moto-ritmica. L’accento va
posto sulla qualità degli zuccheri di cui hanno bisogno. Tra le popolazioni dell’Estremo
Oriente notiamo una fortissima tendenza al consumo di tabacco. Questa cattiva abitudine
nuoce loro enormemente.
Infine, tra le persone di origine europea, inclusa buona parte dei nordamericani, occorre
prestare particolare attenzione alla qualità dei lipidi (fonti di acidi grassi essenziali).
Essendo altamente neurosensoriali, sarebbe loro utile evitare l’eccesso di alcol, di caffè e
di qualunque sostanza psicotropa.
* * *
Questi suggerimenti sono molto generalizzati e vanno applicati in funzione di ciascun
individuo. Sia dal punto di vista dell’alimentazione sia da quello della dietetica, il
principio di base consiste sempre nell’individualizzare, non nel generalizzare. Non
esistono cure miracolose per la popolazione nel suo insieme, perché ciascun essere umano
è unico.

Sovralimentazione
La sovralimentazione nel Nord America costituisce uno dei problemi più gravi.
L’eccessivo consumo di alimenti, anche quelli buoni, impone all’organismo un’inutile
fatica digestiva. Spesso ingeriamo i cibi di corsa, troppo in fretta, senza preoccuparci di
quello che mandiamo giù. Sapete quante calorie consumate quando andate al ristorante?
Persino nei ristoranti di migliore qualità è spesso assai difficile conoscere la preparazione
degli alimenti.
Per alcuni il cibo è conforto. Se sono felici mangiano, se sono tristi mangiano ancora. Il
cibo diventa spesso una piccola gratifica. Inoltre, c’è sempre stata la consuetudine di
terminare il pasto con un dessert. Quest’ultimo però è superfluo, serve soltanto ad
aggiungere calorie.
La sovralimentazione è all’origine di numerosi problemi di digestione e sovrappeso.
L’obesità prodotta da questo fenomeno alimenta lo sviluppo di numerose malattie
degenerative quali diabete, arteriosclerosi, artrite, osteoporosi e patologie cardiovascolari.
Sarebbe pertanto opportuno alzarsi da tavola prima di sentirsi completamente sazi.
Occorre mantenere un po’ di appetito, evitare i dessert e riservarli ai giorni di festa.
Il digiuno
Il digiuno è spesso oggetto di discussione. Chi lo critica, con intenzioni più o meno buone,
vede in questa prassi un potenziale pericolo per la salute. Certamente non si digiuna alla
leggera ed è preferibile non digiunare anziché farlo male. È tassativo prepararsi
attentamente e, nel caso di un digiuno prolungato, è preferibile consultare un centro
specializzato in quest’ambito, così da essere seguiti con cura.
La natura intera digiuna e noi siamo probabilmente l’eccezione. I nostri antenati erano
meno infastiditi di noi all’idea di digiunare; del resto, il primaverile periodo di Quaresima
era per loro l’occasione di svolgere una cura disintossicante dell’organismo. Chi poteva la
intraprendeva.
Esistono delle restrizioni al digiuno, per esempio certe malattie degenerative (diabete,
ipoglicemia, demenza ecc.), la quotidiana assunzione di farmaci (anche i contraccettivi) e
un’inadeguata preparazione.
La preparazione al digiuno dev’essere seria. Non si intraprende un digiuno di una o due
giornate senza ridurre la propria razione alimentare. Per i tre giorni che precedono l’inizio
del digiuno è importante limitarsi a consumare frutta e verdura fresca, come pure succhi.
Occorre tassativamente evitare alimenti vuoti, alcol, caramelle e dolciumi, carne e
stimolanti.

Le diete dimagranti
Nel 1982, alcuni ricercatori dell’università Johns Hopkins hanno calcolato che gli
americani avevano investito in oltre ventinovemila teorie, diete, trattamenti, cure e altri
mezzi che favorivano la perdita di peso.
Molte diete studiate per far perdere peso sono venute alla luce negli ultimi
cinquant’anni. Alcune, piuttosto bislacche, sono scomparse con la stessa velocità con cui
sono apparse. Altre sono tuttora in voga, benché a volte generino carenze di sostanze
nutritive. Le diete migliori si basano principalmente sulla qualità dell’alimentazione e in
un secondo tempo sulla restrizione. Una vera dieta ha lo scopo di correggere
un’alimentazione difettosa alla base. Ecco alcune diete e un breve riassunto dei loro effetti
sull’organismo.
La dieta mediterranea
La dieta mediterranea è piuttosto uno stile di vita. Si basa sulle abitudini alimentari
delle popolazioni nell’area mediterranea, principalmente Grecia, Creta e Italia
meridionale. Favorisce il consumo di frutta e verdura fresca, pesce, cereali e olio da
prima spremitura (soprattutto olio d’oliva), con poca carne e latticini. Offre un’enorme
varietà di alimenti ed è poco incline alla pigrizia alimentare.
Se seguita in maniera adeguata, questa dieta permette una sana perdita di peso e una
stabilizzazione duratura. Si consiglia di non consumare più di un farinaceo a pasto e di
bere molta acqua (da uno a due litri al giorno).
Questa dieta ha dimostrato di favorire la riduzione dell’incidenza d’ipertensione
arteriosa e patologie cardiovascolari. L’apporto calorico è davvero lieve e questo
stimola la perdita di peso. La dieta mediterranea sembra offrire buoni risultati nella
prevenzione di certi stati degenerativi come l’Alzheimer e il Parkinson. È la dieta
ideale, perfetta per la vita moderna.
La dieta Mayo
Questa dieta, della durata di due settimane, proibisce zuccheri, grassi, legumi, farinacei
e latticini. L’apporto calorico è situato tra le ottocento e le mille calorie al giorno. A
breve termine non è pericolosa, ma non è equilibrata ed è povera di proteine. Per alcuni
risulta sfiancante e i chili perduti si riacquistano molto velocemente.
La dieta Masson
La dieta elaborata da Robert Masson, terapeuta francese, punta su alimenti che
favoriscono lo sviluppo di energie vitali. Permette un’importante riduzione del lavoro in
eccesso inflitto al tubo digerente. Mira a ridurre la richiesta di energia utilizzata dalla
digestione stessa. L’organismo può quindi servirsi delle sue energie per garantirsi il
processo di autoguarigione.
Questa dieta aiuta inoltre a combattere la tendenza ai fuoripasto e favorisce la varietà
alimentare. Non è pertanto troppo restrittiva. Può essere facilmente adattata a qualunque
individuo in funzione delle tolleranze e dei bisogni di ciascuno.
Colazione. Si consiglia di consumare una proteina abbinata a un cereale; per esempio,
pane integrale con un uovo o un pezzetto di formaggio magro. La proteina può
tranquillamente essere una porzione di carne. A questo pasto si raccomanda caldamente
di evitare zuccheri, miele, marmellate e creme spalmabili.
Pranzo e cena. Ciascuno di questi pasti è costituito da un’unica proteina, con un
amidaceo e delle verdure. Pertanto, verdura cruda in insalata (condimento preparato con
olio da prima spremitura, aceto di mele, succo di limone fresco ecc.) come antipasto,
seguita da una porzione di proteine (carne, pesce, uova o legumi) da servire con verdura
cotta. La porzione di farinacei può essere costituita da patate, riso o pasta. Non bisogna
combinare due farinacei in un unico pasto.
Nella dieta Masson la frutta va consumata come spuntino o aperitivo (da venti a trenta
minuti prima di un pasto). È importante evitare i dolci, il pane e i biscotti.
Questa dieta produce numerosi benefici in caso di muco abbondante, allergie, sinusiti,
tonsillite, asma, bronchite, digestione lenta, obesità e malattie cutanee.
La dieta Montignac
La dieta che Michel Montignac ha elaborato comporta una dissociazione di certi
alimenti (come zuccheri e farinacei) e nel contempo l’eliminazione di alimenti ad alto
indice glicemico (patate, farinacei, cereali raffinati ecc.). Questa dieta è rivolta a chi
desidera perdere peso mantenendo però un’alimentazione assai varia. Il vantaggio
consiste nel fatto che può essere seguita anche al ristorante e permette di imparare a
mangiare meglio. Può essere seguita regolarmente senza rischi di carenze nutrizionali.
Dieta dell’istituto Ippocrate
Più che di una dieta, si tratta di uno stile di vita. L’obiettivo principale è la
disintossicazione del corpo. Si basa sul consumo di alimenti vivi, non tiene conto delle
calorie, non è restrittiva e non genera carenze vitaminiche o minerali.
La dieta dell’istituto Ippocrate è povera di grassi, ricca di carboidrati, di enzimi, di
vitamine e minerali. È costituita da una gran quantità di germogli e bevande a base di
succo d’erba di grano. Incorpora inoltre il principio delle combinazioni alimentari. È
composta per il 75-80% da alimenti crudi e propone inoltre un programma di esercizi
fisici.
Ecco un piccolo riassunto della composizione di questa sana dieta:
• 60% di germogli (da germogliazione) e ortaggi;
• 15% di frutta fresca;
• 10% di semi integrali, noci, cereali e legumi;
• 15% di alimenti vari.
Questa dieta viene principalmente utilizzata con successo in caso di patologie
degenerative gravi e di tumori, ma può essere seguita da quasi tutti, tranne che da chi
soffre di debolezza intestinale come il morbo di Crohn.
La dieta Shelton
Il dottor Shelton, medico igienista, ha basato la sua dieta principalmente sulle
combinazioni alimentari. Lui stesso seguace del digiuno, più che una dieta temporanea
consigliava un’igiene di vita.
Le combinazioni alimentari o dissociazione degli alimenti hanno aiutato molte
persone alle prese con gravi problemi digestivi. È tuttavia opportuno sottolineare che
dissociare gli alimenti nella quotidianità può produrre a lungo termine una debolezza
digestiva. Cionondimeno, per qualche settimana o qualche mese le combinazioni
alimentari offrono riposo al tubo digerente.
La dieta Atkins
La dieta del dottor Atkins si basa soprattutto sul consumo di proteine animali e
l’eliminazione di qualunque alimento glucidico (cereali, legumi, ortaggi, frutta e
latticini ricchi di zuccheri). Permette all’incirca cinquanta grammi di verdura fresca a
pasto. La razione di carne (carne rossa, bianca, salumi, uova, pesce) è molto elevata, ma
frutta e verdura compaiono poco.
Il dottor Atkins era fiero di essere riuscito a “far dimagrire persone che a colazione
mangiavano uova e pancetta, mettevano la panna nel caffè, la maionese sull’insalata e
burro fuso sull’aragosta, che mangiavano costine di maiale, anatra arrosto e carne
affumicata”. Sorge allora la seguente domanda: “Dove va ad accumularsi il grasso in
eccesso?”.
È vero che a breve termine chi segue questa dieta perde peso, perché l’organismo
attinge alle sue riserve per sopperire alla mancanza di sostanze nutritive. Tuttavia, a
medio o lungo termine la dieta favorisce lo sviluppo di malattie cardiovascolari, perché
i grassi saturi alterano pericolosamente la composizione del sangue, cosa che genera un
costante stato d’infiammazione del sistema cardiovascolare. Produce inoltre varie
carenze vitaminiche e minerali.
La dieta Scarsdale
Questa dieta è un regime di dimagrimento di quattordici giorni. Comprende alimenti
assai precisi per ciascun pasto. La colazione pertanto è composta da pompelmo e da una
fetta di pane, il pranzo e la cena alternano carne e pesce, con in più formaggio fresco,
frutta e verdura. Gli unici alimenti vietati sono gli oli.
Questa dieta limita il consumo complessivo di calorie a mille al giorno, troppo poche.
Lo scarso tenore calorico produce sfinimento, stordimento, debolezza e uno stato di
acidosi.
Benché a breve termine sia molto efficace, è piuttosto limitante e non aiuta ad
adottare buone abitudini alimentari.
Le diete a base di frutta
Cura dell’uva. L’ampeloterapia è basata sull’esclusivo consumo di uva. Più che una
dieta si tratta di una cura di disintossicazione.
Dieta Hollywood. Questa dieta permette frutta esotica per dieci giorni consecutivi
dopodiché, due volte alla settimana, un po’ di carne, di pesce e di cereali. È una cura
disintossicante molto efficace, un po’ radicale e che non favorisce abitudini alimentari
migliori.
Le diete a base di pasti sostitutivi
Alcune diete a base di polveri da diluire in acqua o latte sono assai raccomandabili,
mentre altre non lo sono affatto. Ecco come separare il grano dal loglio.
I migliori pasti sostitutivi, che non sono diete di per sé bensì strumenti utilizzati con
l’obiettivo di perdere peso, presentano un indice glicemico basso, cosa che riduce il
forte desiderio di zucchero e la fame tra i pasti. Offrono inoltre spuntini a basso indice
glicemico e orientano la persona verso una migliore alimentazione, consigliandola sugli
alimenti da consumare regolarmente.
Le diete formate da tre pasti al giorno di questo tipo non dovrebbero mai superare i
cinque giorni, perché questa fase permette di ristabilire il pancreas. È possibile
proseguire la cura con due pasti sostitutivi al giorno, includendo verdura cruda e un
pasto completo a cena. Questa seconda fase permette una perdita di peso controllata e
può essere seguita per un mese o due.
La terza fase viene chiamata fase di mantenimento e la si può seguire con regolarità.
Consiste nel rimpiazzare un unico pasto al giorno (idealmente la colazione) con un
pasto sostitutivo o nel seguire un piano alimentare vario e diversificato.
Un pasto sostitutivo dovrebbe fornire all’incirca duecentocinquanta calorie e
contenere fibre, acidi grassi essenziali, vitamine e minerali. La proteina principale è
costituita da soia o siero del latte. Idealmente, non dovrebbe contenere glutine.
• I pasti sostitutivi non devono essere costituiti unicamente da farina di soia, bensì da
isolati di proteine della soia.
• Rappresentano un interessante strumento per correggere e controllare rapidamente la
perdita di peso.
• Attenzione ai sostituti dei grassi “senza calorie” presenti sul mercato fin dagli anni
Novanta, perché sono prodotti a partire da zucchero e acidi grassi. Benché non
forniscano calorie, considerato che non sono assimilabili dal tubo digerente, generano
talvolta crampi addominali e nuocciono all’assorbimento delle vitamine liposolubili
(A, D, E, K). Alcuni studi svolti su animali da laboratorio hanno registrato modifiche a
livello di cellule epatiche, con maggior rischio di cancro.

Gli alimenti e l’acidità


È talvolta difficile stabilire il livello di acidità degli alimenti. Alcuni di quelli ritenuti acidi
non sono necessariamente acidificanti per l’organismo. Occorre sapere che non tutti gli
elementi classificati come acidi vanno evitati. Il corpo umano ha bisogno di certi acidi
presenti negli alimenti. È per esempio il caso dell’acido citrico presente nel limone, che
possiede interessanti proprietà antisettiche.
L’espressione “produce acidità” va presa con le molle. Nell’organismo il tasso di acidità
varia molto poco; per ridurre l’effetto corrosivo degli acidi, che destabilizzano il pH
dell’organismo, vengono utilizzate invece delle basi alcaline. Alcuni, a causa del loro
temperamento più nervoso, tendono ad avere un livello di elementi alcalini meno elevato
di altri. Lo squilibrio acido-basico nell’organismo causa disturbi fastidiosi e a volte gravi.
Andandosi a sommare a un temperamento più nervoso, anche certi stati d’animo
provocano uno squilibrio degli acidi e degli alcali. Insonnia, collera, sovraffaticamento
mentale, frustrazioni e mancanza di attività fisica influenzano l’equilibrio acido-basico del
corpo umano.
Una delle cause alla base dello squilibrio acido è l’alimentazione. In medicina naturale,
gli alimenti vengono classificati in tre principali categorie, secondo il loro tenore di
elementi acidi o alcalini: alimenti acidi e acidificanti, alimenti neutri e alimenti
alcalinizzanti.
Nell’alimentazione moderna, la quantità di alimenti acidi e acidificanti è nettamente
superiore a quella degli alimenti alcalini. Questo spiega perché tanta gente abbia problemi
“di acidità”. Il regolare consumo di alimenti acidificanti a lungo termine minaccia la salute
dell’essere umano. In presenza di un eccesso di elementi acidi, l’organismo si vede
costretto a utilizzare le sue riserve di minerali per neutralizzarli. La maggior riserva di
elementi alcalini è lo scheletro.
Anche la cattiva digestione produce uno squilibrio. L’eccessiva acidità dello stomaco
viene spesso causata da troppi alimenti proteici. Per digerire fino in fondo i protidi, lo
stomaco secerne una maggior quantità di acido cloridrico, che non sempre viene
neutralizzato del tutto, specialmente se l’alimentazione è povera di sostanze alcaline.
Nell’organismo l’acidità si manifesta in vari modi, in funzione delle debolezze di
ognuno. Pertanto, in certe persone un eccesso di acidità rende le articolazioni più sensibili
o addirittura dolenti, sintomo di un principio di artrite. In altre, comparirà stanchezza
cronica o mal di testa. Occorre sapere che con l’età le nostre riserve di sostanze alcaline
diminuiscono. È quindi importante correggere in questo senso l’alimentazione fin dalla
cinquantina.
Ecco alcune manifestazioni che possono essere legate a un eccesso di acidità
nell’organismo:
• Artrite
• Artrosi
• Bruciori di stomaco
• Diarrea cronica
• Mal di testa ed emicrania
• Sete eccessiva
• Stanchezza fisica e mentale
• Difficoltà di concentrazione
• Carenza di calcio e di potassio
• Tendinite
• Borsite
• Bronchite cronica
• Calcoli renali
• Eczema
• Dolori vaghi
• Lombalgia
• Ecc.
Vi propongo un elenco non esauriente degli elementi classificati secondo il loro tenore di
acidità o alcalinità.

ALIMENTI ACIDI
• Frattaglie
• Alcol (qualunque forma)
• Asparagi (presenza di purine vegetali)
• Spinaci (purine vegetali)
• Pancetta, prosciutto, sottoprodotti del maiale
• Maiale
• Manzo
• Bibite gassate tipo cola (acido fosforico)
• Caffè (caffeina)
• Frutti di mare, caviale, gamberetti ecc. (purine)
• Cioccolato
• Frutta: arance, kiwi, mandaranci, pompelmi, mele verdi
• Fritti (incluse le patatine fritte)
• Salame, salsicce, insaccati e salumi in generale
• Dolciumi e biscotti industriali
• Farina raffinata
• Zucchero raffinato
• Aceto di vino bianco e condimenti industriali per insalata
• Patatine in busta
• Pesce affumicato
• Formaggi grassi
• Frutta secca tostata e salata
• Succo d’arancia e altri succhi industriali
• Succo di pomodoro, pomodori verdi, concentrato di pomodoro
• Ecc.

ALIMENTI NEUTRI O LEGGERMENTE ALCALINI


• Aglio, rafano, zenzero
• Mandorle, nocciole
• Semi di girasole e di sesamo
• Frutta: banane, albicocche, fichi, fragole, lamponi, ribes, ananas, uva bianca
• Verdura: ravanelli, rafano nero, carciofi, funghi, scalogno, cipolle, porri, pomodori
• Legumi: piselli verdi e gialli, fagioli di soia
• Riso bianco
• Tapioca
• Segale
• Pesce di acque profonde (salmone, sperlano, trota ecc.)
• Albume d’uovo
• Pollo (senza la pelle)
• Latticini magri (meno del 4% di grassi)
• Ecc.

ALIMENTI ALCALINI
• Frutta: mele, mirtilli, cranberry, ciliegie, limoni, melone e cocomero, pesche, pere,
prugne secche, datteri
• Verdura: peperoni, melanzane, cetrioli, cavoli, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles,
cavolo rosso, cavolo verza, barbabietola, carote, sedano, crescione, indivia, lattuga
(romana, gentile ecc.), tarassaco (foglie in insalata), rape, patate ecc.
• Legumi: fagiolini verdi e gialli, ceci, lenticchie
• Riso integrale
• Grano saraceno
• Avena
• Latte di capra
• Prezzemolo
• Miglio
• Latte scremato e latticello in polvere
• Ecc.

Gli alimenti e il loro effetto sull’organismo


Ecco ora un elenco di alimenti e il loro effetto sull’organismo. Osserviamo che possono
sussistere variazioni da un individuo all’altro in funzione dello stato digestivo o di certe
intolleranze.

ALIMENTI CHE FAVORISCONO LA STIPSI


• Amidi e farinacei (dolce, pasta e pane bianco)
• Biscotti industriali
• Cioccolato
• Cibi fast food
• Patate lesse
• Farina raffinata
• Formaggi
• Latte (soprattutto bollito)
• Carne in generale
• Tè

ALIMENTI CHE FAVORISCONO GAS E FLATULENZE


• Pane bianco
• Farina raffinata
• Pasta (non integrale)
• Pizzette industriali e alimenti vuoti in generale
• Cibi fast food
• Dolciumi
• Salumi
• Fritti in generale
• Latte di mucca
• Formaggi
• Salse grasse
• Fagioli al lardo

ALIMENTI LASSATIVI
• Prugne secche e succo di prugne
• Zucche di vario tipo
• Fichi
• Datteri
• Crusca (frumento, avena)
• Semi di lino
• Psillio
• Olive nere
• Fagioli e piselli
• Mele
• Uva
• Rafano nero
• Rabarbaro

ALIMENTI ANTIDIARROICI
• Riso integrale
• Acqua di cottura del riso integrale
• Miglio
• Carote cotte
• Carrube
• Yogurt al naturale
• Camomilla
• Banane (molto mature)
• Patate (non fritte e senza burro)
ALIMENTI CHE FACILITANO IL LAVORO DEL FEGATO
• Barbabietola
• Carciofi
• Mele
• Tarassaco (foglie)
• Carote
• Limone
• Ravanelli e rafano nero
• Pere
• Uva
• Olive nere
• Olio d’oliva

ALIMENTI DIURETICI
• Cetriolo
• Sedano
• Mele
• Pere
• Uva
• Porri
• Cipolle
• Zucche di vario tipo
• Acqua distillata

ALIMENTI CHE STIMOLANO IL SISTEMA IMMUNITARIO


• Aglio
• Cipolle
• Erba cipollina
• Porri
• Limoni
• Ciliegie
• Pepe di Caienna
• Mirtilli
• Uva
• Timo
• Arance
• Peperoni e peperoncino dolce
• Pomodori
• Prezzemolo
• Curcuma

ALIMENTI PATOGENI
• Alcol
• Pancetta affumicata
• Bibite gassate
• Salumi e insaccati
• Sale da tavola (eccesso)
• Fritti
• Dolci industriali
• Pane bianco
• Farina raffinata
• Zucchero raffinato
• Paté di carne
• Aceto bianco
• Caffè (in eccesso)
• Alimenti vuoti in generale
• Caramelle
• Patatine in busta
• Alimenti pastorizzati (miele, latte ecc.)
Capitolo 15
Le malattie dell’uomo moderno
Non è più un segreto: vari problemi di salute, spesso assai gravi, sembrano colpire
maggiormente i paesi cosiddetti civilizzati. Le due principali cause sono le carenze
nutrizionali e la sedentarietà. Nei nostri paesi industrializzati, non ci muoviamo più a
sufficienza. Eppure, l’attività fisica migliora notevolmente il metabolismo di base
(digestione, assimilazione ed eliminazione), evitandoci di ricorrere ai numerosi prodotti
farmaceutici per riuscire a digerire e a eliminare quotidianamente un’alimentazione che
non è più in grado di sostenerci.
La sedentarietà la troviamo anche nel piatto. Molti mangiano solo quello che
gradiscono, trascurando alimenti che farebbero loro del bene.
A fattori assai noti quali i numerosi tipi d’inquinamento (acqua, terra, aria, farmaci), la
sovralimentazione, la mancanza di riposo, la vita troppo stressante e il sovraffollamento
delle grandi città si aggiunge una cronica mancanza di vitalità negli alimenti a partire dagli
ultimi cinquant’anni, a causa dell’agricoltura moderna.
Ecco un breve elenco di malattie cosiddette dell’uomo moderno, tra cui molte sono
patologie degenerative che potrebbero essere evitate correggendo l’alimentazione
quotidiana:
• Accidenti cerebrovascolari (ACV)
• Acne
• Allergie multiple
• Arteriosclerosi
• Artrite
• Bruciori di stomaco
• Bulimia
• Calcoli biliari (sassolini nella colecisti)
• Calcoli renali (sassolini nei reni)
• Candidosi
• Carie dentale
• Depressione nervosa
• Diabete
• Diarrea
• Eccesso di bile
• Eczema
• Gas e gonfiori
• Ipercolesterolemia
• Ipertensione arteriosa
• Ipoglicemia
• Obesità
• Osteoporosi
• Problemi della menopausa
• Reumatismi
• Ridotta attività del sistema immunitario
• Sclerosi multipla
• Sinusite cronica
• Stipsi cronica
• Tumori
• Ecc.
Questi problemi di salute si riscontrano anche nei paesi del terzo mondo, ma in scala più
ridotta rispetto ai paesi europei e del Nord America. Soffermiamoci su alcuni problemi.

I problemi di salute più diffusi


ACNE
L’acne si manifesta soprattutto con la comparsa di foruncoli, più o meno grandi, sul viso,
sulla schiena, sulle spalle e sulle braccia. Le ghiandole sebacee producono sebo in eccesso
e questo favorisce lo sviluppo di batteri. È utile ricordare ancora una volta che i batteri non
sono la causa principale dell’acne, bensì una delle conseguenze. Essendo dei parassiti,
occorre un terreno idoneo al loro sviluppo, in mancanza del quale morirebbero.
Senza trascurare l’igiene della pelle (lavarsi il viso almeno una volta al giorno), è utile
ricordare che certi alimenti possono stimolare l’acne. Bibite gassate tipo cola, caramelle,
cioccolato, gelati e soprattutto fritti vanno evitati. Occorre in primo luogo porre l’accento
su frutta e verdura fresca, come pure sugli alimenti ricchi di vitamina A e B. È altresì
indispensabile evitare la stipsi.
Due o tre volte alla settimana l’argilla verde, per uso esterno sotto forma di maschera,
aiuta a pulire la pelle. Alcune aziende di prodotti di salute offrono anche maschere
nutritive a base di caolino, mango e burro di karité, che rimuovono le impurità senza
disidratare la pelle.
La cura primaverile a base di foglie di tarassaco (ricche di carotene e di magnesio)
compie miracoli in caso di acne. In alternativa, si dimostrerà assai utile una buona cura
depurativa per fegato, reni e intestino.
ALITOSI
L’alitosi è molto spesso legata a uno stato di stipsi. Le fermentazioni intestinali producono
gas che arrivano al sangue e, da lì, alle vie respiratorie e alla bocca. Talvolta può trattarsi
di problemi alle gengive o ai denti, ma è piuttosto raro, contrariamente a quanto lascia
credere la pubblicità dei prodotti per l’igiene orale (dentifrici, colluttori ecc.).
Una corretta igiene alimentare (frutta e verdura fresca) e una buona fonte di fibre
quotidiane che aiuti la regolarità intestinale sono sufficienti a far sparire l’inconveniente.
In numerosi casi in cui il problema è cronico, è utile depurare il fegato (rafano nero,
carciofo, cardo mariano ecc.). La clorofilla costituisce un buon “deodorante” del tubo
digerente.
In certi casi, si dimostra necessario il ricorso a lassativi. È importante però evitare i
purganti (senna, cascara sagrada ecc.) e preferire miscele di fibre e piante che esercitano
un’azione più dolce, quali psillio, semi di lino, liquirizia, olmo rosso e altea.

ANEMIA
L’anemia è caratterizzata principalmente da intensa stanchezza, pallore, capogiri,
palpitazioni, respiro affannoso, unghie fragili, scarsa libido e cicatrizzazione lenta.
Sollevando la palpebra, nella persona anemica si nota un biancore anomalo.
Sebbene esistano varie forme di anemia, quella più comune si traduce in una carenza di
ferro. Questo stato produce a più o meno lungo termine una riduzione dell’emoglobina,
per cui il sangue non riesce più a trasportare l’ossigeno necessario alle cellule né a
eliminare facilmente l’anidride carbonica dall’organismo. Si manifestano pertanto i
caratteristici tratti di stanchezza e respiro affannoso. Alcune forme anemiche hanno come
causa una carenza epatica.
Si consiglia di evitare gli alimenti che richiedono un tempo di digestione
particolarmente lungo, come grassi saturi, fritti, latticini, carni grasse, caffè e alimenti
raffinati.
Occorre dare enfasi ad alimenti freschi come frutta, verdura, frutta secca, semi e cereali
integrali. Caldamente raccomandati sono gli alimenti ricchi di ferro, di vitamina C e B12.
Eccone alcuni:
• Fegato di vitello (non più di una volta alla settimana)
• Spinaci
• Uova
• Uva nera
• Semi di girasole
• Alga spirulina
• Lievito di birra
• Germe di grano
• Melassa nera
• Prezzemolo
• Barbabietola
• Carote
• Ecc.
In numerosi casi si dimostra indispensabile l’integrazione vitaminica con un buon
multivitaminico, un multiminerale e dell’estratto di vinaccioli con aggiunta di vitamina C.
In qualunque cura atta a combattere l’anemia, il riposo si dimostra uno strumento in più.

ARTRITE E REUMATISMI
Artrite e reumatismi hanno in comune una scarsa eliminazione delle scorie uriche
dall’organismo. Lo stress ossidativo generato da cattive abitudini di vita alimenta uno
stato infiammatorio cronico.
In ambedue i casi è tassativo ridurre il consumo di proteine animali a tre pasti
settimanali ed evitare qualunque forma di grassi saturi (fritti, pasticceria, patatine in busta
ecc.). Occorre eliminare dall’alimentazione quotidiana anche certi alimenti come i salumi,
il cioccolato e il caffè.
È necessario dare spazio ad alimenti alcalini come ortaggi freschi (cavolo, broccoli,
sedano ecc.), radici (carote, rape, barbabietola), frutta dolce (mele, pere, pesche,
albicocche, uva) e cereali integrali. La cura dell’uva (due o tre giorni al mese), quella a
base di succhi di verdura e, in certi casi, il digiuno sotto supervisione fanno molto bene.
Per chi soffre di artrite e reumatismi, il calore si dimostra sempre di grande aiuto. Se non
sussistono controindicazioni, un bagno caldo, la borsa dell’acqua calda o addirittura la
sauna leniscono notevolmente i dolori. L’attività fisica, da principio moderata, e il
massaggio sono caldamente consigliati per attivare gli scambi metabolici.
L’apporto di calcio, magnesio, silice e vitamina D aiuta a colmare le carenze minerali.
Inoltre, un buon integratore di solfato di glucosamina permette la rigenerazione delle
articolazioni.
È importante seguire cure fitoterapiche per eliminare più rapidamente le scorie del
metabolismo. Alburno di tiglio selvatico, estratto di betulla, tarassaco, bardana e gramigna
sono le erbe più indicate.
Alcune piante hanno proprietà antinfiammatorie, in particolare artiglio del diavolo
(Harpagophytum), corteccia di salice e spirea ulmaria. Talvolta vengono definite “aspirina
vegetale”, senza però gli inconvenienti dell’acido salicilico allo stato puro.
Non bisogna trascurare il ruolo del fegato nel metabolismo eliminatorio delle scorie
uriche. Un buon sostegno alle funzioni epatiche viene fornito dall’estratto di cardo
mariano.
Osserviamo che gotta, tendinite e borsite rientrano nella grande famiglia dell’artrite.
Presentano infatti tutte lo stesso fenomeno infiammatorio e la stessa difficoltà
nell’eliminazione delle scorie uriche. Per questi problemi di salute sono valide le
medesime raccomandazioni.

ARTROSI
Lo sapevate che quattro individui su dieci saranno colpiti da artrosi in un momento o
l’altro della vita? L’artrosi è la decalcificazione di una o più articolazioni. La perdita di
materia ossea genera a media o lunga scadenza un blocco e un ostacolo nel normale
funzionamento delle articolazioni. Questa malattia in passato era collegata alla vecchiaia.
Tra le cause dell’artrosi troviamo la sedentarietà, la cattiva alimentazione e il regolare
ricorso a farmaci, come i corticosteroidi.
Per chi è affetto da artrosi risulta tassativo assumere un integratore di calcio, di
magnesio, di vitamina D e di glucosamina. L’odierna alimentazione non fornisce le
quantità di sostanze nutritive necessarie alla rigenerazione articolare. Si consiglia tuttavia
di consumare frutta e verdura fresca, frutta secca e semi integrali per la loro ricchezza di
minerali.
Chi soffre di artrosi dovrà evitare gli alimenti manipolati, come la farina raffinata, lo
zucchero bianco, le bibite tipo cola (la presenza di acido fosforico favorisce la
decalcificazione ossea), i salumi, gli alimenti vuoti e l’alcol. In presenza di un eccesso di
peso sarebbe opportuno prendere in considerazione il dimagrimento, così da alleviare le
articolazioni (v. al riguardo la voce “Obesità”).

ASMA E BRONCHITE
L’asma è principalmente provocata da reazioni allergiche (alimenti, polvere, pollini,
funghi ecc.) e dallo stress. La bronchite è invece dovuta a complicazioni che
sopraggiungono in seguito a influenza o a problemi respiratori mal curati. Cionondimeno,
in medicina naturale ambedue si trattano allo stesso modo.
Va da sé che il fumo è vietato. Per quanto riguarda l’alimentazione, è importante ridurre
i seguenti alimenti: fritti, farinacei, avena, banane, zucchero, alcol, salumi, alimenti
manipolati e alimenti che contengono glutammato monosodico o solfiti.
È necessario porre l’accento su frutta e verdura fresca, alimenti integrali ricchi di fibre,
di complessi vitaminici A e C e di magnesio. Quest’ultimo è particolarmente utile per
ridurre il muco presente nelle vie respiratorie.
Per tutti i problemi legati alle vie respiratorie è preferibile evitare i luoghi fumosi e
polverosi, la presenza di solventi e di vernici, come pure i bruschi sbalzi di temperatura.

CANDIDOSI
La Candida albicans è un lievito microscopico presente nell’intestino degli esseri umani.
Nell’individuo in salute, questo lievito rimane nel tubo digerente. In caso di candidosi,
migra in altre parti del corpo attraverso la circolazione sanguigna e linfatica. I tessuti che
predilige sono le mucose: seni nasali, bronchi, pareti vaginali ecc.
Giacché il lievito del tipo Candida albicans è un fungo, occorre evitare ciò che ne
stimola la riproduzione: alcol, zucchero e lieviti chimici (pane bianco, dolciumi). La
candidosi è sempre segno di una flora intestinale debole.
I principali sintomi di candidosi sono: stanchezza cronica, mancanza di concentrazione,
continue vaginiti, bronchiti, sinusiti, otiti, tonsilliti, dermatiti, gas e gonfiori, stipsi
alternata a diarrea, intenso desiderio di zucchero e di alimenti stimolanti, depressione, certi
disturbi mestruali, abbondante secrezione di muco ecc.
Alcuni prodotti possono generare o alimentare la candidosi: antibiotici, cortisone,
prodotti fermentati (birra, salsa di soia ecc.), aceto e condimenti industriali per insalata.
Il trattamento idoneo a questo tipo di problema ha lo scopo di ridurre il fungo alla fame.
Gli alimenti e i prodotti da evitare sono talmente numerosi che per venirne a capo occorre
una dieta piuttosto drastica. Fortunatamente, alcuni alimenti sono in grado di distruggere e
favorire l’eliminazione di questo lievito. Tra questi l’aglio, la cuticola di psillio, i batteri
attivi o probiotici (Lactobacillus rhamnosus e Bifidobacterium). Si dimostrano di grande
aiuto anche le irrigazioni del colon.
Da qualche anno esistono antifungini naturali a base di estratto di semi d’agrume, che
sono particolarmente efficaci. È preferibile assumerli in forma liquida, perché vengono
assimilati più rapidamente. Occorre sempre seguire la posologia, giacché si tratta di
prodotti molto concentrati.

CARDIOVASCOLARI, MALATTIE
Circa un secolo fa, nel Nord America era difficile individuare casi di malattie
cardiovascolari (MCV). Questo tipo di patologia in seguito è diventato il killer numero
uno, principalmente a causa dei cambiamenti nello stile di vita, nell’ambiente e
nell’alimentazione. In passato le MCV venivano definite malattie dell’anziano. Oggi
anche i bambini sono colpiti da debolezza cardiovascolare. Per esempio, l’arteriosclerosi
(indurimento delle arterie) è già osservabile nei giovani con meno di quindici anni.
Uno studio di diciotto anni sull’invecchiamento svolto a Baltimora fa sapere che
un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di frutta e verdura fresca riduce del 76% il
rischio di morire per una cardiopatia e del 31% il rischio di mortalità per malattie in
generale. Secondo una relazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2003 16,7
milioni di individui sono deceduti per patologie cardiovascolari.
A titolo preventivo e curativo sarebbe opportuno prestare particolare attenzione non solo
alla qualità dei grassi, ma anche a quella dei protidi. L’eccesso di proteine animali (carne,
uova, latticini) e di sale, il fumo e la sedentarietà nuocciono alla salute cardiaca dei nostri
contemporanei.
Per lottare contro l’arteriosclerosi vanno preferiti gli oli da prima spremitura come
cartamo, soia e oliva. Sono altamente raccomandati aglio, cipolle, tarassaco, cavoli,
broccoli ed erba medica, come pure alimenti ricchi di complessi vitaminici C ed E.
L’attività fisica è uno dei migliori tonici per il sistema cardiovascolare. Una quotidiana
passeggiata all’aria aperta della durata minima di mezz’ora è assolutamente indicata.
Idealmente, la pratica regolare (da tre a quattro volte alla settimana) di attività sportive
aiuta notevolmente a rafforzare il cuore.
È inoltre importante evitare eventi stressanti e concedersi il riposo necessario. Alcuni
studi recenti hanno confermato l’efficacia del coenzima Q10 come tonico del cuore.

CELIACHIA
La celiachia è caratterizzata da un’intolleranza al glutine presente in cereali quali orzo,
avena, segale e frumento. Il glutine è la principale componente proteica dei cereali e la
gliadina in esso contenuta costituisce l’elemento tossico che genera reazioni infiammatorie
a livello dell’intestino tenue.
Nell’individuo affetto da intolleranza al glutine si verifica un’atrofia dei villi intestinali,
il che si traduce in un’assimilazione incompleta delle sostanze nutritive presenti negli
alimenti. Questo causa, a più o meno lunga scadenza, varie carenze vitaminiche e
minerali.
I principali segni e sintomi della celiachia sono:
• Addome teso
• Feci molli e nauseabonde
• Diarrea
• Dolori addominali
• Stanchezza
• Depressione
• Anemia
• Demineralizzazione ossea
• Dolori articolari
• Dermatite
• Nei bambini: ritardo della crescita, pallore, irritabilità
L’alimentazione quotidiana non deve contenere cibi che racchiudono glutine, perché anche
a dosi minime questo può scatenare una reazione allergica. È importante leggere
attentamente l’etichetta.
La dieta senza glutine all’inizio è particolarmente difficile, perché oggigiorno parecchi
alimenti lo contengono. Ecco un breve elenco dei principali alimenti da evitare:
• Frumento, avena, orzo e segale
• Pasta a base di farina di grano
• Farina di frumento
• Germe di grano
• Olio di germe di grano
• Couscous
• Malto ed estratto di malto
• Preparati per torte
• Fecola di frumento
• Pasticceria con farina contenente glutine
• Pane bianco e di frumento
• Pane di segale
• Torte
• Biscotti
• Ecc.
È tassativo sostituire la comune farina con farina di riso. Alcuni negozi sono specializzati
nella produzione di pane, torte e biscotti a base di farina di riso. È di grande aiuto tenere
un diario alimentare. In periodo di diarrea, è importantissimo bere acqua a sufficienza.
Va da sé che un buon integratore di vitamine e minerali vari correggerà le carenze
prodotte da questo stato di salute. Gli acidi grassi omega-3 aiutano a rigenerare la parete
intestinale danneggiata. Alcune aziende di integratori nutrizionali offrono ora pasti
sostitutivi senza glutine, che in alcuni casi possono essere una soluzione.
Ulteriori informazioni sulla celiachia e sulla dieta priva di glutine sono reperibili sul sito
dell’Associazione Italiana Celiachia (www.celiachia.it).

DIABETE
Secondo la Federazione internazionale del diabete, il numero di adulti al mondo colpiti da
questa malattia nel 2007 è stato stimato a 236 milioni. Specifichiamo che esistono due tipi
di diabete:
• il diabete di tipo 1 o insulinodipendente, perché il pancreas non produce abbastanza
insulina;
• il diabete di tipo 2 o non insulinodipendente, perché il pancreas produce insulina, ma
quest’ultima non è utilizzabile dall’organismo o lo è poco.
Il diabete di tipo 1 è il risultato di un’ereditarietà carente e compare fin dall’infanzia o
dalla pubertà. Il regolare consumo di alimenti ricchi di zuccheri o a indice glicemico alto
amplifica questo problema di salute (v. al riguardo la voce “Sindrome metabolica”).
Questo tipo di diabete compare nel dieci per cento circa dei malati.
In passato, il diabete di tipo 2 colpiva soltanto gli individui di quarant’anni e oltre;
oggigiorno colpisce anche bambini. Il novanta per cento dei diabetici ne soffre. È
principalmente legato a un’alimentazione troppo ricca di alimenti grassi e a indice
glicemico alto. I sintomi del diabete sono:
• Stanchezza
• Sonnolenza
• Sete intensa
• Minzione frequente
• Fame eccessiva
• Cicatrizzazione lenta
• Sbalzi d’umore
• Formicolio alle dita dei piedi, delle mani o ad ambedue
• Vista annebbiata
• Infezioni agli organi genitali
• Prurito ai genitali e all’ano
• Perdita di peso
• Obesità (per il diabete di tipo 2, soprattutto a livello della vita)
L’analisi della glicemia a digiuno è normalmente inferiore a 5,6 mmol/l di sangue; nel
diabetico, si colloca a oltre 7 mmol/l.
Il diabetico non riesce a tenere sotto controllo la glicemia, perché il pancreas non
produce più abbastanza insulina oppure questa è inefficace. È pertanto importante ridurre
il consumo di zuccheri ad assimilazione rapida come zucchero raffinato, cristallizzato,
miele, sciroppo d’acero, cioccolato, caramelle, dolci ecc. Andrebbero inoltre evitati
stimolanti come il caffè e l’alcol. È opportuno seguire una dieta a base di alimenti a indice
glicemico basso.
L’alimentazione dovrà fornire zuccheri ad assimilazione lenta e indice glicemico basso
(inferiore a 55). È importante variare frutta e verdura, perché così si ricavano antiossidanti
che frenano i danni legati al diabete. Frutta secca e semi integrali sono sempre una scelta
sana.
È essenziale non sottovalutare il ruolo del fegato nel diabete, perché assieme al pancreas
svolge un’azione importante nell’utilizzazione ed eliminazione di grassi e zuccheri. Alcuni
grassi verranno trasformati dal fegato in zuccheri e alcuni zuccheri immagazzinati sotto
forma di grassi (glicogeno). I diabetici presentano spesso difficoltà a metabolizzare i
grassi. Sarebbe pertanto opportuno evitare alimenti ricchi di grassi saturi. Un integratore
di cardo mariano si dimostra un prezioso aiuto per il corretto funzionamento del fegato e il
metabolismo dei lipidi.

DIARREA
Feci liquide passeggere non costituiscono un vero pericolo per la salute. Anzi, dimostrano
che il corpo ha fatto uno sforzo per eliminare sostanze irritanti o tossiche. La diarrea può
essere il risultato di una fermentazione causata da cattive combinazioni alimentari o la
conseguenza di varie giornate di stipsi.
Una diarrea persistente o addirittura cronica in quantità troppo abbondante (più di tre
scariche al giorno) richiede un’attenzione particolare. Occorre assolutamente evitare uno
stato di disidratazione che non tarderà a manifestarsi. Una persona affetta da diarrea perde
molti liquidi; occorre quindi assicurarsi che beva acqua a sufficienza.
Le feci liquide favoriscono una perdita di elettroliti (calcio, potassio, magnesio e sodio).
È allora importante somministrare un’integrazione di minerali alla persona che soffre di
diarrea. Alcuni preparati sono reperibili in farmacia.
Certi alimenti irritanti o che richiedono uno sforzo digestivo vanno vietati, così come i
latticini (tranne lo yogurt al naturale), la carne rossa, il maiale, i salumi, le uova, il
cioccolato, le spezie piccanti, il caffè, gli ortaggi crudi, i dolci ecc.
Occorre dare spazio al riposo alimentare. L’acqua di cottura del riso integrale e il riso
stesso possiedono un’azione astringente e assicurano inoltre la reidratazione
dell’organismo. I batteri dello yogurt permettono di ripristinare la flora intestinale e
stabilizzare l’intestino irritato. Le mele grattugiate senza zucchero, ricche di pectina,
aiutano a riprendere forza. La carruba (non dolcificata) costituisce un ottimo alimento per
combattere la diarrea.
In certi casi, il carbone vegetale attivo può dimostrarsi di grande aiuto, principalmente
se la diarrea è il risultato di un’intossicazione alimentare. Personalmente, preferisco
utilizzare i probiotici sotto forma di integratori, così da stabilizzare l’intestino. Da dieci a
dodici miliardi di batteri attivi per dose, due o tre volte al giorno, si dimostrano sufficienti
a ripristinare la flora intestinale nell’adulto. Un dosaggio di mantenimento in genere va da
sei a dodici miliardi al giorno.

DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE, CON O SENZA


IPERATTIVITÀ (ADD E ADHD)
Troppi bambini sono costretti ad assumere quotidiane dosi di metilfenidato (nome
commerciale: Ritalin) per riuscire a concentrarsi in classe e il loro numero cresce di anno
in anno. Per molti casi esistono soluzioni naturali a questo problema sempre maggiore.
I maschi sono più colpiti delle femmine da ADD e ADHD. La risposta la possiamo forse
trovare nel diverso modo di apprendere e di svilupparsi. L’odierno sistema scolastico tratta
i giovani allo stesso modo. Viene loro richiesto di rimanere seduti senza muoversi per ore
e di concentrarsi su una materia in particolare. Le femmine sono per natura più
disciplinate, più idonee a concentrarsi rispetto ai maschi. Questi ultimi devono muoversi
di più. Ogni giorno a scuola dovrebbe essere presente un momento di attività fisica.
L’esercizio fisico fa molto bene, perché permette ai giovani di bruciare l’energia in
eccesso. La pratica di uno sport favorisce la concentrazione. Tra le migliori attività
sportive, le arti marziali (come il karate) si distinguono perché sviluppano corpo, mente e
anima al tempo stesso. Per quanto riguarda la mente, il karate favorisce notevolmente la
concentrazione.
A livello alimentare, va da sé che occorre ridurre gli alimenti stimolanti come
cioccolato, caramelle, biscotti, dolciumi, gelati e dessert di qualunque genere contenenti
zucchero.
Molti giovani presentano carenze vitaminiche e minerali. Un buon multivitaminico si
rivela sempre benefico. Attenzione agli integratori che contengono zucchero e coloranti
artificiali. Devono essere di origine naturale!
Gli acidi grassi omega-3 (olio di pesce, di lino) e omega-6 (olio di lino, di enotera e di
borragine) sono particolarmente importanti per lo sviluppo e il corretto funzionamento del
cervello.
Alcuni integratori alimentari spiccano particolarmente sugli altri. Tra questi, la miscela
formata da L-teanina (aminoacido), estratto di aringa atlantica selvaggia (fonte di omega-
3) e scutellaria (erba rilassante) è particolarmente valida. Questa miscela va somministrata
al bambino la mattina, prima di andare a scuola. Favorisce notevolmente la concentrazione
e l’attenzione, calmando senza assopire.
Vari ricercatori hanno stabilito un legame tra l’ADD/ADHD e la carenza di acidi grassi
essenziali. Sono pertanto raccomandate le vitamine del gruppo B e la lecitina di soia.

ECZEMA
Lo stress e l’iperacidità costituiscono le due grandi cause dell’eczema. Per quanto riguarda
l’iperacidità, è opportuno evitare la frutta acida (pomodori e sugo di pomodoro, pompelmi,
arance, kiwi ecc.), l’eccesso di proteine (carne e legumi), il caffè, lo zucchero raffinato, le
spezie piccanti, il concentrato di pomodoro, i condimenti industriali per insalata e le
marinate.
Anche lo squilibrio tra acidi grassi omega-3 e omega-6 può essere causa di eczema.
Un’integrazione con olio di pesce (sardine, acciughe), ricco di omega-3, è di grande aiuto.
Per i vegetariani o per chi non lo digerisce, l’olio di lino risulta particolarmente
raccomandato, giacché presenta un equilibrio di acidi grassi omega-3 omega-6.
Alcune aziende di prodotti di salute offrono miscele di oli da prima spremitura
particolarmente utili in caso di eczema. Una buona miscela contiene olio di lino, olio di
girasole, olio di semi di zucca e olio d’oliva, cui vengono aggiunti rosmarino e curcuma.
Un preparato del genere è equilibrato sul piano degli acidi grassi omega-3, 6 e 9.
Gli alimenti ricchi di complessi vitaminici A e B, come pure di calcio, magnesio,
potassio e zinco, aiutano a stabilizzare il livello di sostanze alcaline. Occorre porre
l’accento sulla verdura fresca e sulla frutta fresca dolce (mele, pere, albicocche, uva ecc.).
Nei casi gravi, un bagno cui si aggiungeranno 250 ml di bicarbonato di sodio o argilla
bianca aiuta molto a ridurre il prurito e lenisce la pelle.
Nella neutralizzazione e nell’eliminazione dell’acidità, il ruolo del fegato viene spesso
trascurato. Il cardo mariano è una pianta che depura e rafforza l’attività epatica. Le radici
di bardana e di tarassaco aiutano la pelle a eliminare l’eccesso di acidità.
Dal punto di vista dello stress, un aiuto prezioso è dato da massaggi, rilassamento e
meditazione.

EMICRANIA
Il termine “emicrania” viene dal greco emicranion, che significa “metà cranio”.
L’emicrania è un mal di testa provocato dalla dilatazione o dalla vasocostrizione dei vasi
sanguigni nel cranio. Un’emicrania frequente o occasionale è spesso accompagnata da
disturbi della vista, sensibilità alla luce e agli odori molto intensi, stipsi, nausea e vomito.
L’emicrania può durare da due ore a qualche giorno. Il dolore solitamente si manifesta su
un lato della testa o sopra un occhio. Le cause sono numerose; escludendo l’ereditarietà,
che esercita un grosso peso sulla bilancia, eccone alcune:
• Stress
• Alcol (soprattutto il vino rosso e i superalcolici come brandy, cognac, porto ecc.)
• Squilibri ormonali
• Problemi mestruali
• Certi alimenti scatenanti (caffè, menta, cioccolato ecc.)
• Alimenti contenenti solfiti (birra, vino)
• Alimenti contenenti glutammato monosodico
• Contraccettivi orali
• Problemi epatici
In tutti i casi di emicrania sarebbe opportuno individuare i fattori scatenanti. In alcune
donne i cambiamenti ormonali sono causa di forti emicranie. Parecchie emicranie sono
inoltre provocate da stipsi cronica, insonnia, stanchezza e pigrizia epatica. Anche certi
alimenti come vino rosso, formaggi, tè, caffè, cioccolato, menta piperita, lievito
alimentare, pietanze a base di formaggio e altri possono scatenare un’emicrania.
Si rivela spesso benefico il riposo digestivo (un pasto leggero costituito da una minestra,
un’insalata mista, del riso con verdure). È caldamente consigliato accantonare i salumi e
gli alimenti ricchi di glutammato monosodico e di solfiti. Occorre eliminare dal menù
quotidiano anche i fritti e gli alimenti ricchi di grassi saturi. L’ideale è tenere un diario
alimentare per due o tre mesi, annotandovi tutto ciò che mangiamo e beviamo, come pure
il nostro stato di salute quotidiano.
Assai importanti si dimostrano il rilassamento e il riposo (buon sonno, vacanze). Lo
yoga, il tai chi e le passeggiate all’aria aperta fanno molto bene. Ugualmente benefiche si
dimostrano certe erbe calmanti (camomilla, passiflora, verbena, tiglio ecc.). L’estratto di
vinaccioli, con aggiunta di vitamina C, riequilibra i vasi sanguigni, impedendone la
dilatazione o la costrizione.

FIBROMIALGIA
Secondo recenti ricerche, la fibromialgia colpirebbe tra il due e il sei per cento della
popolazione. Questo problema di salute affligge più spesso le donne che gli uomini; gli
screening medici infatti rilevano una proporzione di quattro a uno. Le persone
maggiormente colpite hanno più di cinquant’anni.
Gli elementi caratteristici della fibromialgia sono dati da dolori generalizzati per almeno
tre mesi consecutivi. Si manifestano sia sopra sia sotto la vita, sul lato destro o sul lato
sinistro del corpo.
Oltre al dolore, in chi soffre di fibromialgia sono presenti diciotto punti dolenti. Se
undici di questi diciotto punti mostrano una reazione dolorosa alla pressione lieve,
possiamo dire senza alcun dubbio che si tratta di un caso di fibromialgia. Per ulteriori
informazioni è opportuno rivolgersi a un naturopata qualificato.
Alcune osservazioni rilevano uno scarso livello di serotonina negli individui affetti da
fibromialgia. È questo il motivo per cui vari medici prescrivono antidepressivi ai pazienti
che ne sono colpiti. Spesso, la persona alle prese con questo problema di salute presenta
anche uno stato depressivo, ansia, emicrania e disturbi intestinali. Questi sintomi
costituiscono inoltre segnali di uno scarso livello di serotonina.
Tra i precursori della serotonina troviamo omega-3, magnesio, complesso vitaminico B
(soprattutto la B6), triptofano (aminoacido) e 5-HTP (5-idrossitriptofano). Queste sostanze
nutritive favoriscono la produzione di serotonina ad opera delle cellule del sistema
nervoso.
In medicina naturale si pone l’accento su una sana alimentazione (frutta e verdura
fresca, cereali integrali, frutta secca e semi integrali) a prevalenza vegetariana (all’incirca
l’ottanta per cento). I seguenti alimenti vanno privilegiati quotidianamente:
• Riso integrale
• Fagioli
• Lenticchie
• Legumi
• Uova
• Yogurt e formaggi magri (con meno del 2% di grassi)
• Pollame (pollo e tacchino)
• Salmone, sardine e acciughe
• Soia
• Melanzane
• Banane
• Cioccolato fondente
È assolutamente necessario escludere fritti, salumi, dolci, patatine, bibite gassate, caffè e
fonti di zuccheri raffinati.
Gli acidi grassi omega-3 sono caldamente consigliati per le loro proprietà
antinfiammatorie e antidepressive. Dato che il magnesio è un naturale rilassante
neuromuscolare, aiuta notevolmente a lenire i dolori.
Nel caso della fibromialgia è utile assumere un buon integratore nutrizionale che includa
antiossidanti. L’estratto di vinaccioli, con aggiunta di vitamina C (non acidificante), calma
le reazioni infiammatorie implicate.
Non bisogna sottovalutare l’importanza di un’attività fisica ben dosata. Per cominciare,
una passeggiata all’aria aperta, un po’ di bicicletta o del nuoto possono dimostrarsi utili
per la salute muscolare. In caso di fibromialgia è sempre preferibile consultare un
terapeuta qualificato, così da ottenere una cura davvero adatta ai vari bisogni che la
persona affetta presenta.
GAS E GONFIORI
Spesso causati da una carenza di bile, gas e gonfiori intestinali possono anche essere
provocati da combinazioni alimentari scorrette. In alcune persone sottoposte ad ablazione
della colecisti, questa situazione è talvolta cronica.
Certi alimenti come i legumi (fave, piselli ecc.) sono più propizi a fermentare
nell’intestino. La combinazione di zucchero e amidacei favorisce quasi sempre questo
stato.
In chi soffre di questo problema raccomandiamo di masticare dalle dieci alle quindici
volte ogni boccone, per facilitare la digestione degli zuccheri che, come abbiamo già visto,
inizia in bocca grazie agli enzimi della saliva. Alcuni infusi (anice, finocchio, verbena
ecc.) aiutano la digestione e impediscono le fermentazioni.
In caso d’insufficienza biliare, boldo, carciofo, rosmarino e cardo mariano costituiscono
ottimi regolatori. La betaina (spesso presentata assieme al cardo mariano) aiuta
efficacemente l’apparato digerente.
Gli enzimi digestivi sono di grande utilità per migliorare la digestione. Presenti
principalmente nella frutta e nella verdura fresca e cruda, svolgono un ruolo fondamentale
nella digestione degli alimenti e nell’assimilazione delle sostanze nutritive. Esistono anche
integratori di enzimi in compresse o in capsule per chi soffre di digestione difficile.

IPERCOLESTEROLEMIA
La parola “colesterolo” spaventa molte persone. In realtà, il colesterolo è uno dei normali
costituenti del sangue. È essenziale alla vita e rappresenta una delle componenti chiave
degli ormoni dello stress e sessuali. Rientra nella fabbricazione di sali biliari e di numerosi
steroidi prodotti dall’organismo. È inoltre un precursore della vitamina D e un elemento di
struttura delle membrane cellulari.
Composto principalmente da lipidi e protidi chiamati lipoproteine, nell’organismo
umano il colesterolo si presenta sotto tre forme: HDL o colesterolo ad alta densità, LDL o
colesterolo a bassa densità e VLDL o colesterolo a bassissima densità.
Contrariamente a quanto in genere si crede, non esistono un colesterolo “buono” e un
colesterolo “cattivo”. Il colesterolo a bassa densità e quello a bassissima densità sono fonti
concentrate di energia per l’organismo. L’eccesso di colesterolo a bassa densità del sangue
sembra essere collegato a due fattori principali, lo stress e la sedentarietà.
Un’alimentazione ricca di colesterolo non sembra ripercuotersi particolarmente sul suo
normale tasso nel sangue. In un individuo in buona salute, il fegato ha l’incarico di
fabbricare ed eliminare il colesterolo in eccesso.
La farmacopea e la medicina moderna insistono nel voler ridurre il livello di colesterolo
nel sangue. In realtà, a essere pericolosa per il sistema cardiovascolare è l’ossidazione del
colesterolo, non la sua presenza.
Per limitare l’assorbimento del colesterolo alimentare si consiglia di consumare fibre,
perché assorbono buona parte dei lipidi presenti nel tubo digerente, riducendo così
l’assorbimento dei grassi da parte dell’organismo. La presenza di antiossidanti alimentari
(frutta e verdura fresca) e l’integrazione con multivitaminici che includano i principali
antiossidanti prevengono l’ossidazione del colesterolo.
Il miglior trattamento naturale per limitare il tasso di colesterolo rimane l’attività fisica
regolare, una buona alimentazione e la riduzione dello stress. Le fibre alimentari
assorbono il colesterolo presente nell’intestino, impedendogli di transitare nella rete
sanguigna. Le fonti di fosfolipidi (oli da prima spremitura, lecitina) sono particolarmente
efficaci per emulsionare il colesterolo nel sangue, che verrà eliminato dal fegato o
utilizzato per essere trasformato in energia.

IPERTENSIONE
Sono varie le cause possibili dell’ipertensione arteriosa. Possono essere di origine
digestiva (sovralimentazione, abuso di sale, di caffè), renale, circolatoria, ma soprattutto
nervosa. Lo stress e un ritmo di vita troppo frenetico costituiscono infatti fin troppo spesso
la principale causa dell’ipertensione.
Dal punto di vista alimentare è opportuno eliminare sale, caffè, tè, cioccolato, spezie
piccanti, alcol e tabacco. Il complesso vitaminico B offre un supporto al sistema
neurovascolare, mentre il complesso vitaminico C rafforza le ghiandole surrenali, spesso
chiamate in causa nell’ipertensione.
Alcune piante calmanti risultano in genere assai utili (tiglio, camomilla, fiori d’arancio
ecc.), come pure l’aglio, universalmente noto per le sue proprietà ipotensive. Benché
l’aglio a dosi normali riduca la pressione sanguigna troppo elevata, non sembra provocare
ipotensione, contrariamente ai prodotti farmacologici.
Alcuni integratori antiossidanti sono noti per la loro azione tonificante sul sistema
cardiovascolare, favorendo nel contempo un abbassamento della pressione arteriosa.
Troviamo il coenzima Q10, l’estratto di vinaccioli e l’olio di pesce, ricco di omega-3.

IPOGLICEMIA
L’ipoglicemia è caratterizzata da un improvviso calo della glicemia. Quantunque sia
opposta al diabete, ne costituisce spesso un segno premonitore che precede quasi sempre il
diabete di tipo 2 (v. al riguardo la voce “Diabete”).
Nell’ipoglicemico, il pancreas reagisce fortemente all’elevata presenza di glucosio nel
sangue. Va da sé che la causa principale di questo problema rimane l’alimentazione.
L’eccessivo consumo di zucchero influenza notevolmente le reazioni pancreatiche. I
principali sintomi d’ipoglicemia sono:
• Forte bisogno di zucchero
• Appetito enorme
• Stanchezza fisica
• Stanchezza mentale
• Sonnolenza
• Sbalzi d’umore
• Vampate di calore
• Tendenza al mal di testa e all’emicrania
• Ronzio alle orecchie
• Fauci asciutte
• Tremori
• Sudorazione abbondante
• Nervosismo
• Confusione mentale
• Brividi
• Estremità fredde
• Tachicardia
• Vertigini
• Perdita di conoscenza
Se la persona presenta più di tre dei sintomi sopra menzionati, è assai probabile che sia
ipoglicemica.
Certi problemi di salute possono essere all’origine dell’ipoglicemia. L’ereditarietà è
sicuramente un fattore di primo piano. Un cattivo funzionamento della tiroide, disfunzioni
epatiche, disturbi cronici della digestione (ulcera gastrica, sindrome del colon irritabile
ecc.) e un’insufficiente produzione di enzimi digestivi possono essere legati
all’ipoglicemia.
La dieta dell’ipoglicemico deve includere protidi di qualità ed essere povera di
carboidrati (controllare l’indice glicemico degli alimenti) e di lipidi.
Poiché spesso presenta notevoli carenze, l’ipoglicemico deve includere un’integrazione
quotidiana di vitamine e minerali. Gli enzimi digestivi si dimostrano spesso benefici in
caso di digestione difficoltosa.

IPOTENSIONE
L’ipotensione è quasi sempre legata a uno stato di grande stanchezza, come pure a carenze
vitaminiche e minerali. Si dimostra spesso efficace una buona fonte di ferro, come il
fegato di vitello. Sono inoltre consigliati i complessi vitaminici B, C ed E. Idealmente, è
più efficace un integratore multivitaminico ricco di antiossidanti.
Alcuni superalimenti come il ginseng, il lievito di birra, il polline dei fiori e la pappa
reale costituiscono ottimi tonici rivitalizzanti. L’attività fisica, preferibilmente all’aria
aperta, aiuta a regolare la pressione sanguigna e arteriosa.

MAL DI TESTA
È opportuno distinguere il mal di testa (o cefalea) dall’emicrania (v. al riguardo la voce
“Emicrania”). Il mal di testa di solito compare in seguito a tensioni muscolari, ansia e
stress. Un lavoro mentale lungo e difficoltoso come lo studio prolungato può causare una
cefalea.
La causa del mal di testa può anche essere data da determinate allergie e intolleranze
alimentari. Gli alimenti ricchi di glutammato monosodico e di caffeina, come pure l’alcol,
hanno la tendenza a causare mal di testa e lo stesso dicasi per la stipsi e la cattiva
digestione. Altri elementi scatenanti sono i cambiamenti ormonali legati al ciclo e alla
menopausa.
In tutti i casi di mal di testa più o meno cronico o ciclico, sarà necessario stabilire una
diagnosi (ricerca delle possibili cause), per poter correggere il problema alla radice.
Una passeggiata all’aria aperta si dimostra spesso benefica per arrestare il mal di testa.
Anche il riposo è salutare, così come l’igiene alimentare. È preferibile evitare i seguenti
alimenti: patatine, bibite gassate, caffè, cioccolato, alcol, salumi ecc., preferendo il
consumo di frutta e verdura fresca.
È utile sapere che la disassuefazione da alcol, caffeina o nicotina può causare mal di
testa talvolta assai dolorosi. In questo caso, si tratta di disintossicazione dell’organismo. È
pertanto opportuno bere molta acqua, per eliminare le sostanze nocive.

MENOPAUSA
Sebbene venga trattata come tale, la menopausa non è una malattia, bensì una normale
tappa nella vita della donna. In linea di massima, non dovrebbe provocare grosse reazioni,
ma soltanto disagi minori. Le intense vampate di calore legate alla menopausa sono un
segno d’intossicazione e di carenze metaboliche. Alcuni alimenti aggravano lo stato:
zucchero, cioccolato, alcol, spezie piccanti, caffè, abuso di proteine animali e
sovralimentazione.
È caldamente consigliato riequilibrare l’alimentazione e dare importanza a frutta e
verdura fresca, cereali integrali, frutta secca, oli da prima spremitura (germe di grano,
girasole, oliva, soia) ecc.
La luce del sole, senza esagerare, e l’attività fisica all’aria aperta (per esempio yoga, tai
chi ecc.) aiutano a ridurre lo stress legato alla menopausa. Anche il rilassamento e il
massaggio diminuiscono lo stress e le vampate di calore.
La vitamina E (olio di germe di grano se sussiste ipertensione arteriosa), l’olio di
enotera, quello di borragine e la salvia aiutano a ridurre i fastidi legati alla menopausa. Le
alghe marine si dimostrano una buona fonte di oligoelementi indispensabili al corretto
funzionamento dell’apparato ghiandolare.
Fate attenzione alla terapia con ormoni di sintesi, che accresce l’incidenza di tumori
(seno, utero) e i rischi di trombosi.
Per evitare la decalcificazione ossea occorre privilegiare verdura fresca, yogurt,
formaggi magri, frutta secca e semi integrali (per un buon integratore di calcio, v. cap. 11).
Attenendosi alle raccomandazioni alimentari, alcune piante rappresentano una naturale
fonte di fitormoni. È preferibile assumere una miscela ben dosata ed equilibrata, piuttosto
che una pianta sola. Ecco un esempio:
• Isoflavoni della soia
• Cimicifuga racemosa
• Agnocasto (Vitex agnus-castus)
• Radice di liquirizia
• Angelica cinese
Si consiglia di assumere questa formula tre volte al giorno per almeno tre mesi. Gli acidi
grassi essenziali omega-3 sono indicati per questo trattamento, così come lo è un buon
multivitaminico di base.
La cura di pappa reale è molto benefica, perché trasmette energia e aiuta a combattere la
stanchezza legata alla menopausa.
Ecco un elenco di alimenti da evitare durante il periodo della menopausa:
• Vino rosso, superalcolici
• Caffè
• Bibite gassate
• Cioccolato
• Caramelle
• Dolciumi
• Carne rossa
• Alimenti contenenti olio di palma
• Burro e margarina
• Salumi
• Spezie piccanti (pepe di Caienna, tabasco, peperoncino piccante)
• Alimenti molto caldi (minestre, caffè, infusi ecc.)
Ed ecco un elenco di alimenti amici della donna in menopausa:
• Soia (ricca di isoflavoni)
• Latte di soia
• Frutta fresca
• Verdura fresca
• Cereali integrali
• Noci e mandorle
• Pesce magro
• Oli da prima spremitura (oliva, girasole, cartamo ecc.)
MESTRUALI, PROBLEMI
La maggior parte dei problemi legati al ciclo mestruale ha come origine un ritmo di vita
alterato. Lo stress, la mancanza di riposo e le carenze nutrizionali sono spesso i veri
colpevoli.
È importante assicurarsi un sufficiente apporto di complessi vitaminici B, C ed E, come
pure di minerali. La vitamina B6 (piridossina) aiuta ad attenuare la sindrome premestruale.
Calcio, magnesio e zinco combattono le mestruazioni dolorose.
Sottolineiamo che gli oli di enotera, di borragine, di lino e di pesce (omega-3)
favoriscono un ciclo mestruale normale. Anche i fitormoni (isoflavoni della soia,
cimicifuga racemosa, agnocasto, angelica cinese ecc.) sono consigliati per regolare il ciclo
mestruale e ridurre i disagi a esso legati.

OBESITÀ
Attribuire la pinguedine all’eccesso di cibo ci illumina tanto quanto attribuire
l’alcolismo all’eccesso di alcol.
— JEAN MAYER

Numerosi prodotti venduti nei supermercati recano la dicitura “a basso tenore di grassi” o
“a ridotto apporto calorico”. Alcune di queste affermazioni sono ingannevoli e creano
confusione. È sempre importante consultare l’elenco degli ingredienti prima di acquistare,
soprattutto biscotti, dolci, patatine e persino yogurt. Spesso infatti contengono zucchero e
farina raffinata, oli idrogenati ricchi di grassi trans che alterano il rapporto tra colesterolo
ad alta densità e colesterolo a bassa densità, causando inoltre carenze di acidi grassi
essenziali. Anche gli yogurt definiti “light” possono contenere gelatina di maiale; inoltre,
alcuni probiotici sono usati per far aumentare di peso gli animali da allevamento (maiali e
polli).
Il trattamento dell’obesità richiede innanzitutto una miglior igiene alimentare e sane
abitudini di vita. È un po’ semplicistico affermare che per perdere peso occorre ingerire
meno calorie di quante se ne brucino. Cionondimeno, la principale causa dell’obesità
sembra essere proprio l’eccessivo consumo di alimenti ad alto indice glicemico. La moda
consistente nell’eliminare i grassi dall’alimentazione ha indotto a precipitarsi su alimenti
ricchi di glucidi. Il risultato di qualche decennio di dieta povera di grassi e ricca di
zuccheri parla da sé: un allarmante aumento dei casi di obesità e di diabete.
È anche vero che alcuni individui obesi soffrono di uno squilibrio della tiroide. Questa
ghiandola, in uno stato d’ipotiroidismo, rallenta tutto il metabolismo, pregiudicando così
l’eliminazione del peso in eccesso.
L’obesità è legata alla sindrome metabolica e a certi stati diabetici. È pertanto
caldamente consigliato fare riferimento a queste due patologie, come pure all’indice
glicemico.
Ecco venticinque consigli utili per favorire la perdita di peso:
• Ridurre le porzioni e non servirsi una seconda volta
• Mangiare lentamente e masticare ciascun boccone da dieci a quindici volte
• Non saltare i pasti; se necessario, ricorrere ai pasti sostitutivi
• Consumare alimenti a basso indice glicemico
• Mangiare più frutta e verdura fresca
• Ridurre il consumo di alimenti grassi, soprattutto i fritti
• Evitare il consumo di alcol
• Evitare il consumo di sale (ritenzione idrica nei tessuti)
• Evitare il consumo di bibite gassate, anche di quelle che recano la dicitura “a ridotto
contenuto di zucchero” o “diet”
• Evitare gli spuntini durante la serata; se necessario, preferire un frutto, una composta
di frutta o uno yogurt
• Per l’insalata, preferire condimenti semplici (olio d’oliva, aceto di mele, succo di
limone ed erbe aromatiche)
• Evitare patatine, cioccolato, pasticcini, caramelle, dolci ecc.
• Bere da uno a due litri d’acqua al giorno e, se possibile, aggiungervi il succo di
mezzo limone
• Mangiare carne magra (vitello, pollo, tacchino, pesce)
• Evitare alimenti manipolati e privi di vitalità: zucchero bianco, farina raffinata, pane
bianco, salumi ecc.
• Evitare i grassi di cottura come burro e margarina, preferendo la cottura al forno, al
vapore, alla griglia o in padella antiaderente
• Evitare di consumare due farinacei nello stesso pasto (le “4P”: pane, pasta,
pasticceria e patate)
• Svolgere ogni giorno attività fisica (trenta minuti)
• In caso di fame improvvisa, consumare un frutto o qualche noce
• Consumare un frutto (per esempio una mela) venti minuti prima del pasto
• Favorire l’eliminazione del fegato, dei reni e dell’intestino con infusi o miscele di
erbe che stimolano la disintossicazione
• Evitare alimenti che contengono glutammato monosodico (favorisce la ritenzione
idrica dei tessuti)
• Dopo un pasto, fare una passeggiata all’aria aperta per favorire la digestione e
l’eliminazione
• Dormire almeno otto ore per notte
• Evitare lo stress e l’esaurimento nervoso
È interessante notare che soltanto gli esseri umani e gli animali da allevamento ingrassano.
Perché? Perché assorbono più cibo rispetto ai reali bisogni dell’organismo. L’obesità è
antica quanto la civiltà e la sedentarietà.
Le maggiori cause di obesità sono la sedentarietà (causa principale), le cattive abitudini
alimentari (alimenti troppo grassi e indice glicemico troppo elevato), l’aspetto psicologico
(fame nervosa), gli squilibri endocrini (come l’ipotiroidismo) e l’ereditarietà.
Un eccesso di peso a lungo termine presenta potenziali pericoli per l’organismo umano.
Tra le complicazioni legate all’obesità troviamo diabete, ipertensione arteriosa, patologie
cardiovascolari e malattie degenerative come i tumori.
Lo sapevate che…
• L’americano medio mangia otto chili di troppo.
• Una passeggiata di venti minuti dopo i pasti, unita all’eliminazione del dessert, può far perdere due o tre chili in
poche settimane.

OSTEOPOROSI
L’osteoporosi è una decalcificazione avanzata dell’ossatura. Le principali cause sono la
mancanza di attività fisica e una scarsa assimilazione del calcio. La prima in genere
implica la seconda. L’esercizio fisico infatti, anche quando viene praticato in maniera
moderata, costituisce il miglior strumento di prevenzione per evitare la perdita ossea.
Una passeggiata quotidiana, preferibilmente all’aria aperta, come pure la pratica di
un’attività sportiva da tre a quattro volte la settimana favoriscono notevolmente la
rigenerazione e il mantenimento del tessuto osseo e cartilagineo. Muoversi influisce
direttamente sull’assimilazione del calcio.
Dal punto di vista alimentare, occorre preferire le fonti di calcio, magnesio e vitamina
D: formaggi magri, yogurt, radici, ortaggi freschi, legumi, semi di sesamo e di girasole
ecc.
L’integrazione di calcio e glucosamina può dimostrarsi utile o addirittura necessaria (per
una buona fonte di calcio, v. cap. 11).

OTITE
Molti casi di otite cronica hanno come causa una nutrizione carente. È tassativo eliminare
tutti gli elementi che generano muco, per esempio alimenti ricchi di grassi, farinacei,
latticini, dolciumi, dessert, avena, frumento, bibite gassate, patatine, caramelle, cioccolato,
pasticcini ecc.
L’accento va posto sugli alimenti freschi (frutta e verdura). Caldamente consigliati sono
le zuppe di verdura, le insalate miste e i centrifugati. Il regolare consumo di aglio, una
cura a base di echinacea e un integratore di vitamina C aiutano a tonificare il sistema
immunitario. Sono inoltre in vendita gocce per le orecchie a base di oli essenziali con
proprietà battericide ed emollienti.
Osserviamo che l’otite ricorrente può nascondere uno stato di candidosi cronica.

PSORIASI
La psoriasi è caratterizzata da placche di pelle morta che formano delle croste. La causa
principale sembra essere una cattiva assimilazione, come pure uno scarso utilizzo dei
grassi da parte dell’organismo. L’organo principalmente responsabile di questo stato è il
fegato, ma occorre altresì rimettere in discussione l’alimentazione di base.
Raccomandiamo una riduzione delle proteine animali, dei salumi, dei fritti e di tutti gli
alimenti manipolati. L’alimentazione dovrà includere sufficienti fonti di complessi
vitaminici A, B, C ed E. Gli acidi grassi omega-3 sono di grande aiuto per la rigenerazione
tissutale dell’epidermide.
Si rivela indispensabile una cura disintossicante per il fegato. Il cardo mariano è molto
utile, perché depura e tonifica al tempo stesso, permettendo quindi al fegato di funzionare
meglio. La moderata esposizione al sole porta anch’essa un buon miglioramento.

SINDROME DEL COLON IRRITABILE


Il colon irritabile è un problema di salute sempre più diffuso nelle società industrializzate.
Quando le persone si sottopongono a esami, spesso non viene riscontrata nessuna
anomalia dell’organo. I sintomi sono decisamente presenti e assai fastidiosi per chi ne
soffre. Sono caratterizzati da diarrea, da sola o alternata a uno stato di stipsi, da gonfiori,
gas, dolori diffusi all’addome e talvolta da un impellente bisogno di andare in bagno. Se
questa condizione non migliora, è molto probabile che evolva in colite.
Va da sé che si impone un cambiamento alimentare. Tenere un diario alimentare (per un
minimo di tre mesi) è pressoché indispensabile per determinare ed escludere
dall’alimentazione quotidiana i cibi non adatti.
Alimenti da evitare:
• Latticini
• Fritti
• Alimenti vuoti
• Caffè
• Cioccolato
• Spezie piccanti
• Aceto bianco
• Condimenti industriali per insalata
• Salumi
• Dolci
• Ecc.
Occorrerà dare la preferenza ai seguenti alimenti:
• Riso integrale
• Pasta integrale
• Succo di carota
• Verdure lesse (rape, barbabietole, carote, porri ecc.)
• Composta di mele
• Yogurt naturale (per la flora intestinale)
• Ecc.
Un’alimentazione ricca di fibre e povera di alimenti protidici è una soluzione preventiva e
curativa assai efficace. In fase acuta, quando il colon è irritato, è preferibile introdurre le
fibre gradualmente. Chi soffre di sindrome del colon irritabile presenta carenze
nutrizionali avanzate. In genere, ha bisogno di un’integrazione vitaminica completa e di
probiotici (tra i dodici e i cinquanta miliardi di batteri attivi al giorno), così da ripristinare
la flora intestinale.

SINDROME METABOLICA
Chiamata anche sindrome X, la sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di
problemi di salute che hanno in comune un metabolismo corporeo carente. Quantunque al
riguardo vi siano ancora delle discussioni, numerosi studi clinici tendono a dimostrare che
questo fenomeno è direttamente legato all’alimentazione e allo stile di vita moderno.
La sindrome metabolica non è una malattia in quanto tale, bensì un insieme di fattori che
possono diventare precursori di affezioni più gravi. Negli individui che presentano segni
di sindrome metabolica, le ricerche hanno evidenziato un rischio tre volte maggiore di
sviluppare una patologia cardiovascolare.
La sindrome metabolica è uno stato che a lungo termine prefigura malattie più gravi. A
parte i disturbi cardiovascolari, c’è il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e accidenti
cerebrovascolari. A ciò si aggiunge la tendenza alla depressione e alla demenza senile
precoce. Alcune ricerche e alcuni studi epidemiologici hanno collegato la sindrome
metabolica all’incidenza di tumore al colon. Va da sé che il tabagismo e il regolare
consumo di alcol aumentano ulteriormente i rischi.
Non esiste ancora una definizione esatta di sindrome metabolica. Pur tuttavia, alcune
analisi hanno permesso di stabilire un certo consenso nel caso in cui siano presenti tre o
più dei seguenti sintomi:
• Tasso d’insulina anomalo ed elevato
• Iperglicemia a digiuno (oltre 6 mmol/l)
• Trigliceridi alti
• Ipercolesterolemia
• Ipertensione
• Eccesso di peso
• Obesità addominale (girovita superiore a 102 cm nell’uomo e a 88 cm nella donna)
Potrebbero essere implicati altri fattori attualmente in fase di studio, come infiammazione,
elevato tasso di albumina nelle urine e apnea notturna (spesso associata all’obesità).
Quantunque le cause alla base della sindrome metabolica non siano ancora del tutto
comprese, è comunque possibile stabilire che l’ereditarietà rimane sempre un fattore
chiave, soprattutto in caso di diabete, e così pure la sedentarietà. Inoltre la cattiva
alimentazione, troppo ricca di zuccheri, carne, farine, grassi e alcol ma carente di frutta e
verdura fresca, è un elemento determinante. Riecco ancora una volta il cibo spazzatura!
La miglior prevenzione rimane il cambiamento dello stile di vita. Un’alimentazione
sana, povera di zuccheri a elevato indice glicemico, di sale, di grassi saturi e più ricca di
frutta e verdura fresca (da dieci a dodici porzioni al giorno), di fibre e di acidi grassi
omega-3 può correggere questa sindrome dall’aspetto morboso. L’attività fisica quotidiana
(un minimo di venti, trenta minuti) è altrettanto indispensabile affinché l’organismo possa
bruciare in maniera adeguata le calorie consumate durante il giorno.
È possibile invertire la sindrome metabolica con l’aiuto di certi prodotti a basso indice
glicemico venduti da alcune aziende di prodotti di salute, per regolare le secrezioni
pancreatiche. Questi prodotti vengono venduti sotto forma di pasti sostitutivi e includono
barrette per spuntini e integratori nutrizionali. Le migliori aziende stimolano anche i loro
clienti ad adottare uno stile di vita sano, consigliando cambiamenti alimentari idonei.

SINUSITE
La sinusite è uno stato infiammatorio delle cavità ossee e delle vie aeree sopra il naso, le
guance e la fronte. Le cause alla base della sinusite sono numerose. L’ideale rimane
sempre scoprirle ed eliminarle, se possibile. In tutti i casi di sinusite, è necessario ripulire
l’organismo dalle tossine. Numerosi casi di sinusite hanno come causa metabolica una
stipsi latente, che produce un terreno propizio alla proliferazione batterica. Elementi
scatenanti possono essere i postumi di un raffreddore o di un’infezione ai denti.
Una cura disintossicante del fegato, dei reni e dell’intestino è di grande utilità. Le
inalazioni di oli essenziali di eucalipto, pino e timo aiutano a decongestionare le vie
respiratorie superiori. Un cataplasma di argilla verde sulla fronte e sulle guance permette
di decongestionare i seni nasali.
Sarebbe opportuno eliminare alimenti che generano muco, come latte, formaggi, avena,
banane e farinacei. Il fumo va bandito, soprattutto in caso di sinusite cronica.
Altamente raccomandate sono le fonti di complessi vitaminici A e C, come pure l’infuso
di timo per sostituire il tè o il caffè dopo i pasti. Un regime alimentare più ricco di fibre,
frutta e verdura si dimostra una scelta saggia. La composta di mele è utile per pulire
dolcemente l’intestino. Le zuppe calde aiutano a decongestionare i seni nasali.
Notiamo che una sinusite cronica può nascondere uno stato di candidosi cronica.

SISTEMA NERVOSO, PROBLEMI


Pochi testi sul sistema nervoso citano l’importanza dell’alimentazione. Mangiamo per
nutrire l’intero organismo e il sistema nervoso ne è parte integrante. Quest’ultimo è
costituito dal cervello e dai nervi che controllano tutta l’attività del corpo umano. Diventa
dunque tassativo seguire un’alimentazione adeguata, per nutrire con cura questo sistema
tanto prezioso.
Le sostanze nutritive indispensabili all’ottimale funzionamento del sistema nervoso sono
gli acidi grassi omega-3, i complessi vitaminici A e B, il calcio, il fosforo, il magnesio e il
potassio. Occorre mettere l’accento sugli oli da prima spremitura, i lieviti alimentari (birra,
vino, torula), le radici (carote, rape, barbabietola), i cereali integrali, la frutta secca e
fresca.
È necessario evitare gli alimenti che stimolano o che abbattono il sistema nervoso, per
esempio caffè, tè, bevande energetiche (ricche di caffeina), cioccolato, alcol, grassi saturi,
fritti, zucchero raffinato ecc.
È utile prestare particolare attenzione ai tranquillanti, ai sedativi e ai sonniferi,
preferendo loro erbe come la camomilla, i fiori d’arancio, il tiglio, la passiflora e la
valeriana. La melatonina è caldamente consigliata per combattere i disturbi del sonno e del
fuso orario. Non è un sonnifero, bensì un regolatore delle ore di veglia e di sonno.
Sarebbe infine opportuno concedersi tutto il riposo di cui abbiamo bisogno: dormire otto
ore a notte e più, se necessario, prendersi delle vacanze lontano dal rumore e dalla vita
frenetica delle grandi città, farsi massaggiare, concedersi dei momenti di svago da soli o in
gruppo, prendere la vita dal lato giusto, giorno dopo giorno.

STIPSI
Nel Nord America è forse il problema più diffuso. Principalmente legata alla mancanza di
fibre nell’alimentazione odierna, la stipsi è quasi sempre trattata mediante l’uso di
sostanze lassative irritanti. Con i lassativi, generiamo però stipsi croniche! L’intestino si
abitua velocemente a questi prodotti e diventa pigro.
Alla carenza di fibre si aggiunge la sedentarietà alimentare e fisica. Il fatto di consumare
sempre gli stessi elementi (spesso impoveriti) e di muoversi poco favorisce la stipsi
cronica. Certi problemi di stitichezza sono anche legati alla pigrizia epatica. Una carenza
di bile genera infatti stipsi, perché la bile ha l’effetto di un lassativo naturale a livello
dell’intestino.
Per eliminare la stipsi è necessario assumere più alimenti ricchi di fibre. Le migliori
fonti di fibre alimentari sono i cereali integrali, la frutta e la verdura fresca.
Alcuni alimenti sono noti per la loro azione lassativa dolce al livello dell’intestino. Si
tratta di mele, datteri, prugne secche, fichi, yogurt magro, semi di lino, crusca di grano,
cuticola di psillio, olio di lino ecc. È importante bere acqua a sufficienza (circa un litro al
giorno) per attivare le fibre. Anche gli enzimi digestivi favoriscono una miglior igiene
intestinale: digestione, assimilazione ed eliminazione.

TIROIDE, DISTURBI
Un gran numero di individui soffre di squilibri della tiroide, responsabile dell’attività
metabolica di tutto l’organismo. La tiroide regola la digestione, l’assimilazione e
l’eliminazione. Come un termostato, agisce sul controllo del calore corporeo. Permette
inoltre lo sviluppo dei tessuti muscolari e regola l’attività dell’apparato genitale.
I principali problemi di salute associati alla tiroide sono l’ipotiroidismo (rallentamento
dell’attività tiroidea) e l’ipertiroidismo (eccessiva attività della tiroide).
Ecco i principali sintomi dell’ipertiroidismo:
• Nervosismo
• Agitazione
• Irritabilità
• Angoscia
• Insonnia
• Frequenza cardiaca accelerata
• Sudorazione abbondante
• Perdita di peso
• Alopecia (perdita di capelli)
• Vampate
• Mestruazioni irregolari
• Accentuazione dei disturbi legati alla menopausa
I principali sintomi d’ipotiroidismo sono:
• Stanchezza
• Sensibilità al freddo
• Stipsi
• Difficoltà di concentrazione
• Aumento di peso
• Perdita di capelli
• Perdita dell’appetito
• Tendenza alla depressione
• Pelle secca
• Debolezza muscolare
Nel caso di uno squilibrio della tiroide (ipo e ipertiroidismo), è importante sostenere
questa ghiandola con un apporto di iodio. Così facendo, la tiroide riesce a secernere
ormoni in quantità adeguata. Occorre sapere che molte donne in premenopausa che spesso
si sentono stanche in genere presentano un problema d’ipotiroidismo.
La migliore fonte di iodio è data dalle alghe marine. Le alghe possono essere
incorporate nell’alimentazione molto facilmente. I buoni integratori nutrizionali
contengono quantità ben dosate di iodio.

TONSILLITE
Il mal di gola provocato dall’infiammazione delle tonsille è sempre sinonimo di un
sistema linfatico sovraccarico. Vari bambini che ne soffrono risultano anche affetti da
stipsi cronica.
In caso di tonsillite, è tassativo eliminare i seguenti alimenti: latticini, fritti, cioccolato,
dolciumi, biscotti, farina raffinata, zucchero raffinato ecc.
L’accento va posto su alimenti freschi come agrumi (ricchi di vitamina C), verdura e
alimenti germogliati. Una cura a base di succhi freschi assicura inoltre un buon drenaggio
dell’organismo. Il consumo d’acqua è importantissimo per drenare adeguatamente il
sistema linfatico.
Di grande beneficio per i bambini con tonsilliti continue si dimostra l’integrazione con
multivitaminici e un maggior apporto di vitamina C. I gargarismi con acqua e sale sono
sempre efficaci, grazie alle proprietà antisettiche.
I seguenti alimenti sono benefici per tonificare il sistema immunitario: aglio, cipolle,
porri, erba cipollina.
È poi sempre preferibile trattare simultaneamente orecchie, seni nasali e gola, perché
questi tre sistemi sono strettamente legati, soprattutto nel bambino.

TUMORI
In una relazione pubblicata nel New England Journal of Medicine il 13 luglio 2000 viene
fatto uno stretto collegamento tra stili di vita e tumori vari. Secondo questo rapporto e
senza negare l’influenza genetica, almeno il trenta per cento dei tumori è direttamente
collegato alle cattive abitudini alimentari, al fumo e al consumo di alcol.
Alcuni studi hanno dimostrato che i tessuti cancerosi sono particolarmente carenti dei
seguenti elementi: calcio, complessi vitaminici A, C, E, D e magnesio. Anche altre
sostanze vitaminiche o minerali vengono spesso chiamate in causa, per esempio selenio e
vitamine del gruppo B.
Come hanno constatato i ricercatori, il fenomeno della cancerizzazione rappresenta ben
più uno stato di carenza cronica che una malattia di per sé. Si parla in questo caso di stato
degenerativo generalizzato. Quantunque il cancro possa essere localizzato in un
particolare organo, nondimeno occorre correggere lo stato di salute generale della persona
affetta.
La maggior parte dei malati oncologici ha attraversato malattie più benigne prima di
arrivare a questo stadio. Di fatto, la cancerizzazione delle cellule costituisce una fase
terminale della malattia. Le difese del corpo sono crollate e, se crolla anche l’energia
vitale, sopraggiunge la morte.
L’alimentazione svolge un ruolo di primo piano nella prevenzione, nella difesa organica
e nel mantenimento dell’energia vitale. Ancora una volta, i migliori alleati alimentari
rimangono la frutta fresca, la verdura cruda, i cereali integrali, la frutta secca e gli alimenti
germogliati. Da vari anni, alcuni ricercatori americani hanno dato risalto al consumo di
crucifere nella lotta contro il cancro. Chiamano “rimedio verde” ciò che i naturopati
insegnano da sempre, ossia l’igiene alimentare.
La famiglia delle crucifere comprende cavolo, cavolfiore, broccoli, cavoletti di
Bruxelles, cavolfiore romanesco ecc. Anche altri elementi si dimostrano assai attivi nella
prevenzione e nella lotta contro il cancro: aglio, cipolle, limoni, carote, mele, spinaci, uva
nera, peperoni verdi, gialli e rossi. Occorre imbandire la tavola con alimenti freschi e crudi
il più spesso possibile!
In tutti i casi di tumore è necessario evitare ciò che può intossicare e sovraccaricare un
organismo già indebolito. Bisogna pertanto evitare il consumo delle seguenti sostanze:
zucchero bianco, farina raffinata, caffè, alcol, alimenti raffinati e manipolati, fumo, cibo
spazzatura, caramelle, cioccolato, patatine, fritti, cola ecc. Come per tutte le altre malattie,
sarebbe utile ricercare la causa o le cause che hanno condotto a questo stato.
Oltre alla cattiva alimentazione, c’è lo stress al lavoro, l’ambiente, l’aggressività, il
“farsi il sangue cattivo”, “farsi venire un attacco di bile”, prendersela per tutto e niente, un
ritmo di vita troppo frenetico, il rancore, la carenza affettiva, la mancanza di calore
umano, certi servilismi religiosi, il vivere con una persona verso la quale alimentiamo
risentimento ecc. L’essere umano, non dimentichiamolo mai, è un tutt’uno indivisibile
(corpo, mente e anima). Varie ricerche scientifiche hanno dato spazio al legame diretto tra
emozioni negative e debolezza del sistema immunitario.
Da diversi anni numerose ricerche hanno posto l’accento sulla carenza di antiossidanti
nella nostra alimentazione industriale. Un gran numero di sostanze antiossidanti è
diventato oggetto di studi avanzati. Tanto per menzionarne alcune, abbiamo il resveratrolo
estratto dall’uva nera, le proantocianidine provenienti dalla frutta colorata e dalla verdura
fresca, il coenzima Q10, i complessi vitaminici A, C, D ed E, il selenio, il calcio, il
magnesio, lo zinco, l’acido alfalipoico, il tè verde, la curcuma, la luteina, il licopene ecc. È
sempre preferibile consumare un insieme di vitamine, minerali e antiossidanti, perché
questi ultimi agiscono in sinergia. Nel dubbio, occorrerà rivolgersi a un naturopata, che
fornirà tutte le informazioni sui prodotti a noi più adatti.
Per quanto riguarda l’integrazione vitaminica, io consiglio sempre di consultare
Comparative Guide to Nutritional Supplements di Lyle McWilliam. Questo testo offre
informazioni sulle aziende e sui loro migliori prodotti. Soltanto alcune ditte hanno
ottenuto la medaglia d’oro per la qualità dei prodotti. È necessario partire sempre da un
ventaglio quanto più completo possibile di elementi nutritivi (vitamine e minerali) e
antiossidanti.
Tabella degli alimenti e delle sostanze nutritive antitumorali

Componenti Alimenti Protezione


Carotene (precursore Carote, igname, patate dolci, peperoni
Antiossidante
della vitamina A) gialli, arancioni e rossi ecc.
Retinoidi (famiglia della
Frutti di bosco, verdura fresca ecc. Per il tessuto epiteliale
vitamina A)
Sulforafano Broccoli Potente antiossidante
Flavonoidi (famiglia
Agrumi, ortaggi Blocca certi recettori tumorali
della vitamina C)
Indoli Crucifere: cavoli, broccoli, cavolfiori ecc. Inibizione dello sviluppo di cellule tumorali
Inibizione degli estrogeni, protezione dal tumore
Isoflavoni Fagioli di soia e legumi al seno
Catechina Frutti di bosco e tè verde Potente antiossidante
Antiossidante, prevenzione del tumore alla
Licopene Pomodori e pompelmi
prostata
Inibizione delle cellule cancerose, stimolazione
Zolfo e allicina Aglio, cipolle, porri
della produzione di glutatione
Assorbimento delle sostanze cancerogene
Fibre Semi di lino, legumi, cereali integrali ecc.
nell’intestino
Regolazione delle prostaglandine, miglioramento
Acido linolenico Olio di lino, di enotera e di borragine
dell’immunità
Ortaggi arancioni, gialli e verdi, fegato,
Complesso vitaminico A Antiossidante, antitumorale
integratori
Protezione cellulare dall’ossidazione, sostegno
Complesso vitaminico C Frutta e verdura fresca, integratori
immunitario
Olio di fegato di pesce, integratori; Effetto preventivo in caso di tumore alla prostata,
Complesso vitaminico D
esposizione al sole al seno e al colon
Germe di grano, noci, oli vegetali, semi Antiossidante, sostegno immunitario e inibizione
Complesso vitaminico E
integrali, integratori dello sviluppo tumorale
Aglio, cipolle, porri, cavoli, broccoli, Antiossidante, inibitore delle cellule cancerose,
Selenio
lievito di birra, integratori sostegno immunitario

ULCERA GASTRICA
L’ulcerazione della mucosa gastrica è un problema di salute legato più a un ritmo di vita
stressante che a una cattiva alimentazione. Lo stress è infatti la principale causa di ulcera
gastrica. Va da sé che le cattive abitudini alimentari possono aggravare un problema
d’irritazione della parete gastrica al punto da ulcerarla.
In caso di ulcera gastrica, è necessario concedersi riposo fisico, mentale e digestivo.
Ricordiamo che i disturbi di ulcerazione dello stomaco a lungo termine possono sfociare
in uno stato di anemia. Occorre evitare le preoccupazioni, le emozioni forti e l’ansia.
Dal punto di vista dell’alimentazione, in certi ambienti sanitari si suggerisce una dieta a
base di latte. È vero, il latte lenisce la sensazione di bruciore a livello dello stomaco.
Tuttavia, i latticini sono ricchi di grassi, che favoriscono un ambiente gastrico più acido. È
pertanto opportuno limitare il consumo degli stessi.
Il succo di cavolo e di carota costituisce un ottimo cicatrizzante della mucosa gastrica.
L’erba medica e i broccoli (proprio come i cavoli) sono ricchi di vitamina U, che favorisce
la cicatrizzazione. Ricchissima di caroteni, la carota è indispensabile alla salute della
mucosa gastrica.
È sempre necessario eliminare gli elementi irritanti, come caffè, tè, zucchero raffinato,
alcol, dolciumi, spezie piccanti e alimenti vuoti in generale. Il regolare consumo di
tabacco rappresenta un potente irritante dello stomaco.
Di grande aiuto si dimostra spesso l’argilloterapia. Si tratta di ingerire, il mattino a
digiuno, mezzo bicchiere d’acqua nel quale sciogliere 2,5 ml di argilla bianca. L’ideale è
preparare la miscela alla sera e lasciarvi immersa l’argilla per tutta la notte. È possibile
eseguire questo trattamento da una a tre settimane circa. L’argilla è un cicatrizzante della
parete gastrica. Attenzione però al consumo di olio o di grassi. Se mescolati all’argilla, i
grassi hanno la tendenza a bloccare l’intestino. Se la persona assume farmaci, non è
consigliabile seguire questa cura, perché l’argilla rischia di assorbirli.
Sono consigliati i complessi vitaminici A e B, il calcio, il magnesio e le erbe calmanti
(camomilla, tiglio, passiflora ecc.). Anche la lecitina di soia in granuli rappresenta un
alimento-rimedio assai prezioso per il sistema nervoso.

VARICI ED EMORROIDI
Quando compaiono sulle gambe, le vene varicose sono chiamate varici; se invece si
manifestano a livello dell’ano, prendono il nome di emorroidi. In ambedue i casi si
verifica una dilatazione dei vasi sanguigni.
Numerosi fattori possono causare problemi di varici e di emorroidi. La sedentarietà
fisica e alimentare rappresenta il principale punto di partenza. La mancanza di esercizio e
le lunghe ore trascorse in piedi favoriscono il ristagno del sangue negli arti inferiori.
L’abuso di alimenti grassi, di farinacei e la scarsità di frutta e verdura fresca
contribuiscono alla comparsa del problema. Per quanto riguarda le emorroidi, un fattore
determinante è costituito dalla stipsi cronica.
In medicina naturale il trattamento di varici ed emorroidi inizia correggendo l’igiene di
vita. In entrambi i casi si consiglia di evitare i dolciumi, i farinacei, lo zucchero, le spezie
piccanti (soprattutto in caso di emorroidi), i formaggi grassi, l’alcol e la maggior parte dei
cibi fast food (pizzette industriali, hot dog, pasti surgelati, hamburger, patatine fritte ecc.).
Gli alimenti ricchi di complessi vitaminici B, C, E e K sono caldamente consigliati,
come pure le alghe marine, ricche di oligoelementi, la frutta e la verdura fresca, cruda o
sotto forma di succo.
Certe piante tonificano il sistema venoso e favoriscono una buona circolazione
sanguigna; si tratta della vite rossa (ricca di flavonoidi), dell’ippocastano, dell’amamelide,
dell’equiseto e del ginkgo biloba.
Non bisogna trascurare l’attività fisica. La pratica di attività sportive, moderata per
iniziare, rafforza tutto il sistema cardiovascolare. Soprattutto in caso di varici, i bagni e le
compresse di alghe marine esercitano un benefico effetto astringente sui vasi sanguigni.

Disintossicazione/detossificazione
Prima di proseguire è necessario spiegare certi termini. Spesso si parla di cura di
“disintossicazione”, mentre sarebbe più appropriato parlare di “detossificazione”. Il primo
termine indica l’attività quotidiana degli organi (principalmente fegato e reni) che
neutralizzano le tossine metaboliche. Tuttavia, queste ultime non vengono eliminate
dall’organismo umano; il compito spetta agli organi preposti all’eliminazione (intestino,
polmoni, vescica, pelle ed emuntori). Talvolta, è necessario attivare questa eliminazione;
parliamo allora di “cura di detossificazione”.
Un terzo aspetto, spesso assai trascurato, è quello della “disintossicazione dall’ansia”.
Anche il riposo del sistema nervoso è un modo di disintossicarsi e cosa c’è di meglio che
approfittare di una cura depurativa per concedersi un po’ di relax! La cura risulterà di certo
più efficace. Non porterò avanti in questa sede il suddetto aspetto della questione.
Cionondimeno, qualsiasi tecnica che mira a rilassare e riposare il sistema nervoso è
sempre indicata (sonno, meditazione, yoga ecc.).

PERCHÉ INTRAPRENDERE QUESTA CURA?


Tutta la natura (piante e animali) ci dimostra che per mantenere un livello di salute
ottimale occorre depurare regolarmente l’organismo. Ogni giorno il corpo svolge un
lavoro di digestione, assimilazione ed eliminazione, ossia il metabolismo basale. Ognuna
dei miliardi di cellule che costituiscono il nostro organismo contribuisce a questo
gigantesco lavoro. I residui cellulari vanno eliminati dal corpo attraverso i principali
organi emuntori, cioè la vescica (urina), la pelle (traspirazione), i polmoni (anidride
carbonica) e il colon (feci).
Ci sono altri organi che svolgono un ruolo importante per la pulizia dell’organismo. È il
caso dei reni e del fegato. I reni agiscono come dei filtri. Il sangue, attraversandoli, perde
una parte degli elementi tossici che contiene. Questa operazione viene svolta mediante
osmosi grazie alla pressione sanguigna. Tuttavia, i reni non sono in grado di neutralizzare
le sostanze pericolose. È uno dei numerosi compiti del fegato, che agisce come una
spugna. Capta le tossine presenti nel sangue e le neutralizza. Se questa operazione non può
aver luogo, il fegato le mette da parte fino a quando ne avrà la possibilità, da cui
l’importanza di depurare quest’organo regolarmente, cosicché possa rigenerarsi e
funzionare in maniera più adeguata.
Quantunque ci fornisca comfort e comodità in abbondanza, la vita moderna spesso
genera una sedentarietà fisica e alimentare in parecchi nostri contemporanei. In aggiunta
alle normali tossine metaboliche, dobbiamo scendere a patti con elementi che, per la
maggior parte, fino a un secolo fa erano sconosciuti. Oltre alla raffinazione, che elimina
dai nostri alimenti sostanze essenziali alla salute, troviamo gli additivi (coloranti,
conservanti, emulsionanti artificiali), i residui dell’industria agricola (concimi di sintesi,
pesticidi, insetticidi), l’inquinamento dell’aria e quello dell’acqua, tutti effetti che si
sommano, alimentando nel nostro organismo un livello di tossiemia più o meno cospicuo.

QUAL È LO SCOPO?
Lo scopo principale è quello di favorire l’eliminazione degli scarti metabolici attraverso
gli organi emuntori, così da drenare gli umori (sangue, linfa, liquidi intracellulari ed
extracellulari) dell’intero organismo.

CHI NE HA BISOGNO?
Tutti hanno bisogno di questa cura: bambini, adolescenti, adulti e anziani. La cura di
detossificazione verrà adattata a seconda dell’età, del livello di tossiemia, degli organi da
depurare e della tolleranza individuale. Nonostante i numerosi prodotti proposti in
farmacia e in erboristeria, una cura standard per tutti non esiste. Nel dubbio, è sempre
preferibile rivolgersi a un naturopata qualificato.

QUANDO INTRAPRENDERE UNA CURA DEL GENERE?


Sebbene la primavera e l’autunno rappresentino due periodi favorevoli per questa cura, è
opportuno seguirla secondo necessità. In alcuni casi, verrà seguita a ogni cambio di
stagione, in altri, una volta all’anno sarà sufficiente. In certi casi estremi (come l’artrite
cronica, l’epatismo ecc.), la cura va portata avanti per vari mesi. È tuttavia consigliabile
concedersi una pausa, per non indebolire gli organi dell’eliminazione. Se la cura va
proseguita per vari mesi, sarebbe opportuno assumere i prodotti drenanti per tre settimane
al mese, lasciando pertanto all’organismo una settimana di riposo.

IN QUALI CASI È NECESSARIO INTRAPRENDERE UNA CURA


DEL GENERE?
I segni d’intossicazione non sono sempre malattie, ma costituiscono spesso campanelli
d’allarme che non bisogna trascurare. Ecco i casi in cui una cura di detossificazione è
caldamente consigliata e porterà grandi benefici:
• Acne
• Alito pesante
• Alitosi
• Artrite
• Bronchite cronica
• Candida albicans
• Cataratte
• Cattivo odore corporeo
• Cellulite
• Cirrosi epatica
• Colesterolo alto
• Eczema
• Emicrania
• Fegato congestionato
• Foruncoli (brufoli)
• Gas, gonfiori e flatulenze
• Gotta
• Indolenzimenti
• Mal di testa
• Nausea
• Obesità
• Prostatite
• Prurito e formicolio
• Psoriasi
• Raffreddore e influenza continui
• Reumatismi
• Sensibilità al freddo
• Sindrome premestruale
• Sinusite cronica
• Stanchezza cronica
• Stipsi cronica
• Sudorazione eccessiva
• Tendinite
• Tosse stizzosa e catarro
• Uremia
• Urine torbide e concentrate
• Vaginite
• Vampate di calore
Alcuni problemi di salute di natura nevrastenica possono derivare da uno stato
d’intossicazione metabolica:
• Ansia
• Depressione
• Difficoltà di concentrazione
• Impressione di avere la testa vuota
• Insonnia
• Irritabilità
• Mancanza di memoria
• Mancanza di volontà
• Nervosismo
• Senso di oppressione
Infine, certi segni di natura morfologica indicano la necessità di una cura di
detossificazione:
• Aspetto stanco e tirato
• Colorito giallastro
• Colorito grigio e sciupato
• Disturbi digestivi cronici
• Gonfiore al volto
• Lingua con patina spessa
• Occhi che lacrimano
• Occhiaie
• Sudorazione eccessiva

UNA BUONA CURA DI DETOSSIFICAZIONE


Una buona cura di detossificazione dovrebbe essere rivolta agli organi chiave: fegato, reni
e colon. In alcuni casi particolari, è possibile stimolare le vie respiratorie e la pelle, per
favorire ulteriormente l’eliminazione.
Colon
È bene evitare i vari prodotti lassativi, perché non fanno altro che rendere il colon pigro
a lungo termine. Lo psillio aiuta a regolare l’intestino con dolcezza e non crea
assuefazione. Sono reperibili miscele di erbe amiche dell’intestino che includono
psillio, per favorire una regolare eliminazione senza purgare.
I prodotti di qualità per la salute intestinale contengono fibre solubili e anche fibre
insolubili integrali. Una miscela del genere racchiude psillio, semi di lino, inulina, fibre
di cellulosa, crusca di riso e pectina di agrumi.
Numerosi elementi possono dimostrarsi salutari per il mantenimento della regolarità
intestinale, per esempio farina integrale, pasta e cereali integrali ricchi di fibre, semi di
lino, prugne secche, succo di prugne, uva, carote, mele ecc. È sempre opportuno evitare
i lassativi, anche quelli naturali (come la cascara sagrada e la senna), che generano
rapidamente assuefazione.
Fegato
Organo antitossico numero uno del corpo umano, il fegato va ripulito regolarmente
dalle tossine metaboliche. Rafano nero, carciofo, Chrysanthellum americanum, cardo
mariano e fumaria sono piante amiche del fegato che favoriscono la depurazione e una
miglior resa dell’organo epatico.
Alcuni prodotti che contribuiscono a depurare il fegato contengono anche
antiossidanti in grado di prevenire il deterioramento delle cellule epatiche. Di solito vi
troviamo acido alfalipoico e N-acetil-L-cisteina, che favoriscono la salute epatica. La
presenza di colina costituisce un grosso punto di forza, perché permette l’assimilazione
e l’eliminazione dei grassi.
Pelle
La pelle è l’organo emuntorio che meglio rappresenta la totalità dei metabolismi umani.
Costituisce inoltre un piccolo fegato, un piccolo rene, un piccolo polmone ecc. È quindi
importante permetterle di eliminare e non ostacolarne i processi metabolici. Tra le
piante amiche della pelle citiamo: radice di bardana, tarassaco (soprattutto la radice) e
viola del pensiero.
Reni
I reni eliminano molte sostanze tossiche. Alburno di tiglio, foglie di frassino, sambuco,
betulla, bucco, uva ursina e bacche di ginepro sono le piante che maggiormente
favoriscono l’eliminazione e il filtraggio renali.
Vie respiratorie
Esistono piante amiche delle vie respiratorie. Tra queste troviamo la farfara che
combatte la tosse, la liquirizia che allevia la gola, la resina di abete per liberare bronchi
e polmoni dalle secrezioni di muco, l’altea per lenire le mucose respiratorie e
fluidificare le secrezioni, l’eucalipto per liberare l’apparato respiratorio nel suo insieme.
* * *
Durante una cura di detossificazione è inoltre opportuno rivedere l’alimentazione. È
consigliabile eliminare gli alimenti manipolati e ricchi di sostanze di sintesi, come pure gli
alimenti grassi (carni grasse, latticini, burro, fritti ecc.), i dolci e i dessert. Chi si sottopone
alla cura deve porre l’accento su frutta e verdura fresca, bere almeno un litro d’acqua al
giorno e passeggiare all’aria aperta per favorire l’eliminazione attraverso le vie
respiratorie. Il rispetto delle combinazioni alimentari permette infine di alleviare il lavoro
del tubo digerente.
Una o due volte l’anno, idealmente in primavera e in autunno, sarebbe utile depurare
dolcemente l’organismo per conservare una salute ottimale.

Trucchi e consigli di salute


Ecco alcuni trucchi e consigli per massimizzare il capitale salute. Questi suggerimenti
sono il frutto di trent’anni di esperienza nel campo della salute naturale.
• Bevete da uno a due litri d’acqua al giorno.
• Praticate attività fisica da tre a quattro volte alla settimana (da trenta a sessanta minuti).
• Camminate quanto più spesso possibile.
• Prendete le scale anziché l’ascensore.
• Parcheggiate l’auto più lontano, in modo da camminare un po’ di più.
• Passeggiate per un minimo di cinquemila passi al giorno.
• Eseguite uno stretching quotidiano.
• Consumate da dieci a dodici porzioni di frutta e verdura fresca al giorno.
• Mangiate frutta secca e semi integrali.
• Consumate alimenti germogliati.
• Consumate quotidianamente probiotici.
• Evitate i fritti e i grassi saturi.
• Evitate i salumi e gli alimenti vuoti in generale.
• Consumate un frutto (per esempio una mela) mezz’ora prima dei pasti.
• Masticate ciascun boccone dalle quindici alle venti volte.
• Preparatevi dei centrifugati.
• Acquistate quanto più spesso possibile alimenti da agricoltura biologica.
• Sostituite la farina raffinata con farina integrale.
• Sostituite il pane bianco con pane integrale.
• Consumate alimenti a basso indice glicemico.
• Assumete regolarmente integratori nutrizionali di qualità superiore.
• Consumate fonti di acidi grassi omega-3.
• Nei vostri piatti, sostituite per metà la maionese con yogurt al naturale.
• Con gli avanzi del pane, preparate dei crostini fatti in casa. Per 250 ml di pane tagliato a
dadini, aggiungete circa 15 ml d’olio d’oliva, erbe aromatiche e aglio tritato a piacere.
Tostate a 175°C per circa un quarto d’ora. Durante la cottura, girate una o due volte.
Eviterete così la presenza di sale, grassi idrogenati e conservanti.
• Dormite otto ore a notte (o più, se necessario).
• Concedetevi il tempo di rilassarvi.
• Imparate a respirare meglio e a distendervi.
• Ridete quanto più spesso possibile.
• Evitate quanto più spesso possibile lo stress.
• Imparate a vivere giorno per giorno.
• Bevete infusi o caffè di cereali anziché caffè vero.
• Bevete tè verde con moderazione.
• Adottate una dieta che ponga l’accento sui vegetali (con una proporzione dell’ottanta
per cento).
• Riducete il consumo di carne (tre o quattro volte alla settimana).
• Dedicatevi a un’attività artistica (pittura, musica ecc.).
Conclusione
Biodiversità e prospettive per il futuro
L’uomo moderno, stimolato dal progresso della scienza industriale, è seriamente
minacciato a livello alimentare. Ai numerosi pericoli della sovralimentazione si aggiunge
oggi quello dell’avvelenamento collettivo. Infatti le numerose sostanze chimiche
introdotte, volontariamente o meno, nella catena alimentare mettono a dura prova la salute
individuale e collettiva dei nostri concittadini. Diventa pertanto quantomai urgente
rivolgersi a un’alimentazione viva e sana, sempre che sia ancora possibile.
Il futuro dell’alimentazione umana passa attraverso la biodiversità generosamente
offertaci dalla natura. All’estremo opposto dell’agricoltura e dell’allevamento industriali
(per esempio frumento, mais, manzo, pollo, maiale) si situano l’agricoltura e
l’allevamento diversificati.
Del resto, i problemi causati dalle colture intensive sono catastrofici: impoverimento del
suolo, aumento dei parassiti e degli insetti nocivi, minor valore nutrizionale degli alimenti
e contaminazione della catena alimentare ad opera dei microrganismi (per esempio il
batterio E. coli). Senza parlare della distruzione delle grandi foreste, che causa l’erosione
del suolo e, a breve termine, un aumento della desertificazione.
Da qualche decennio i ricercatori dell’intero pianeta mettono in guardia
dall’inquinamento di mari e oceani, che rappresentano un’abbondante fonte alimentare per
l’umanità. Anche la distruzione delle alghe marine costituisce una seria minaccia per la
sopravvivenza dell’umanità, perché esse rappresentano le maggiori fonti di ossigeno del
pianeta.
Dal canto suo, l’allevamento intensivo rappresenta un’industria estremamente
inquinante. È inoltre uno spreco di cereali e semi necessari alla crescita degli animali, ma
che potrebbero servire a nutrire direttamente intere popolazioni. Ciò non vuol dire che non
dobbiamo più consumare carne, bensì che è necessario ridurre il consumo, diventato
oggigiorno esagerato.
Esistono tantissime varietà di piante commestibili scarsamente coltivate o non coltivate
affatto e che potrebbero costituire ottimi alimenti. Si coltiva principalmente in funzione
del rendimento all’ettaro e non del valore nutrizionale delle piante. Succede soprattutto
con frumento e mais.
Sono necessari profondi cambiamenti delle abitudini agricole e la volontà dei politici
purtroppo non c’è. Ma se i nostri politici non hanno più veri poteri decisionali, sta a
ognuno di noi provvedere. Maggiore sarà la domanda di alimenti di qualità ai produttori,
più decisa risulterà la tendenza verso il miglioramento della qualità e della diversità
alimentari.
Nel frattempo vi consiglio di leggere attentamente le etichette dei prodotti prima di
acquistarli e di preferire alimenti naturali, non raffinati. Esistono numerosi fabbricanti e
fornitori di prodotti biologici. È sufficiente chiedere, cercare ed esigere prodotti alimentari
sani. Se vogliamo sopravvivere sul nostro pianeta, è necessario spingersi oltre.
La vostra salute vi appartiene. È nelle vostre mani. È un regalo che fate a voi stessi.
Vivere in buona salute è una sfida continua che dovete raccogliere in quanto esseri umani.
Lasciate questa salute in eredità ai vostri figli.
Vi auguro una buona e prospera salute!
Appendice 1
Tabelle di conversione
Ecco uno strumento pratico per orientarsi tra le varie misure utilizzate in cucina.
Ingredienti secchi
• 1 cucchiaino = 5 ml
• 3 cucchiaini = 15 ml
• 1 cucchiaio = 15 ml
• 4 cucchiai = 60 ml
• 5 1/3 cucchiai = 80 ml
• 8 cucchiai = 120 ml
• 16 cucchiai = 240 ml
Unità di misura anglosassoni e metriche

Sistema anglosassone Sistema metrico


1/8 cucchiaino 1/2 ml
1/4 cucchiaino 1 ml
1/2 cucchiaino 3 ml
1 cucchiaino 5 ml
1/4 cucchiaio 4 ml
1/2 cucchiaio 8 ml
1 cucchiaio 15 ml
1/8 tazza 35 ml
1/4 tazza 65 ml
1/3 tazza 85 ml
3/8 tazza 95 ml
1/2 tazza 125 ml
5/8 tazza 160 ml
2/3 tazza 170 ml
3/4 tazza 190 ml
7/8 tazza 220 ml
1 tazza 250 ml
Glossario
Afrodisiaco. Proprietà di natura tonica e stimolante; detto di sostanza che attiva l’energia
sessuale.
Antisettico. Prodotto, sostanza o alimento che impedisce l’infezione o la ritarda.
Antispasmodico. Proprietà principalmente calmante; che combatte gli spasmi e i tremori.
Antropologico. Dal greco anthrôpos, che significa “uomo”; studio dell’essere umano
visto qui nel suo aspetto globale: sociale, culturale, fisico ecc.
Assimilazione. Trasformazione in materia umana delle sostanze nutritive che
consumiamo.
Astringente. Sostanza che esercita un restringimento dei tessuti vivi (per esempio allume,
succo di limone, pomata allo zinco ecc.); proprietà tonica, opposta a quella lassativa o
emolliente.
Battericida. Sostanza o alimento che uccide i batteri o ne impedisce il proliferare.
Colagogo. Che facilita l’evacuazione della bile; proprietà drenante.
Depurativo. Pianta o alimento che favorisce la pulizia degli organi emuntori (reni,
intestino, vie respiratorie, pelle) e l’eliminazione delle tossine metaboliche.
Digestione. Insieme delle trasformazioni subite dagli alimenti per essere assimilati
(masticazione, insalivazione, succhi digestivi ecc.).
Diuretico. Sostanza che favorisce la secrezione urinaria, per esempio tarassaco, uva
ursina, gramigna ecc.
Eliminazione. Evacuazione tramite gli organi emuntori (colon, vie respiratorie, vescica,
pelle ecc.) dei rifiuti derivanti dal metabolismo.
Emolliente. Prodotto o sostanza che esercita un rilassamento dei tessuti; proprietà
principalmente calmante.
Epatico. Riferito al fegato.
Flora intestinale. Insieme di batteri naturalmente presenti nell’intestino; questi batteri
assicurano in parte la digestione, l’assimilazione e l’eliminazione durante il
metabolismo alimentare.
Frugivoro. Essere che si nutre principalmente di frutta e frutta secca a guscio.
Galattogeno. Proprietà drenante; detto di alimento che favorisce la secrezione lattea nella
donna durante l’allattamento.
Ipotensivo. Proprietà calmante; alimento o pianta medicinale che favorisce una riduzione
della pressione sanguigna e arteriosa.
Lassativo. Pianta o alimento che favorisce l’evacuazione delle feci attivando il transito
intestinale.
Materia azotata. Alimento ricco di proteine.
Metabolismo. Insieme delle funzioni date da digestione, assimilazione ed eliminazione.
Nutrizione. Insieme delle funzioni di digestione, assimilazione ed eliminazione; il
fenomeno nutrizionale riguarda innanzitutto l’alimentazione delle cellule da parte del
sangue, da cui lo stretto rapporto con il sistema ritmico, che include le varie attività
circolatorie, respiratorie ed endocrine.
Oligoelemento. Sostanza di origine minerale indispensabile al corretto funzionamento del
corpo umano; nell’organismo gli oligoelementi sono presenti in piccolissima quantità,
allo stato di tracce.
Purgante. Detto di sostanza che attiva in maniera violenta il transito intestinale.
Rimineralizzante. Detto di alimento ricco di sostanze minerali (calcio, magnesio,
potassio ecc.) che favoriscono la maggior quantità di questi stessi elementi
nell’organismo umano.
Tonico. Detto di qualunque sostanza o alimento che favorisce l’attività di uno o più organi
e persino del corpo intero; detto anche di proprietà astringenti, afrodisiache ecc.
Vermifugo. Alimento o pianta che combatte i parassiti intestinali.
Vitamina. Sostanza essenziale alla vita e necessaria all’organismo in piccola quantità, ma
quotidianamente.
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Nota sull’autore
Forte di una trentennale esperienza nel campo della nutrizione e degli integratori naturali,
il dottor Mario Dulude, naturopata, opera da molti anni nel campo della salute naturale.
Presidente dell’Ordine dei Naturopati del Québec, è conferenziere, professore e
ricercatore, sempre aggiornato sulle più recenti scoperte scientifiche.
Edizioni Il Punto d’Incontro, Via Zamenhof 685,
36100 Vicenza, Tel. 0444239189, Fax 0444239266
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