Sei sulla pagina 1di 1

Se qualcuno ritenesse di non poter accettare con convinzione ciò che viene riferito dagli

investigatori dello spirito, perché direttamente non è in grado di verificare quelle notizie, egli cadrebbe
in errore, essendo, assolutamente possibile, per mezzo della semplice riflessione, di acquistare
l’assoluta convinzione della verità di quelle comunicazioni.
E se qualcuno non riesce con la riflessione a formarsi tale convinzione, ciò non proviene affatto
dall’impossibilità di «credere» a qualcosa che non si vede, ma unicamente dal fatto, che la sua riflessione
difetta tuttora di imparzialità, di larghezza e di profondità.
Per chiarire questo punto bisogna riflettere che il pensiero umano, quando si stimola interiormente
con energia, arriva ad abbracciare un campo molto più vasto di quello che di solito gli viene assegnato,
poiché il pensiero contiene un’essenza interiore, che è in rapporto con il mondo soprasensibile.
L’anima di solito non è cosciente di questo rapporto, perché è abituata a educare il suo pensiero
soltanto per il mondo dei sensi, e giudica perciò incomprensibili le comunicazioni tratte dal mondo
soprasensibile; ma queste sono comprensibili, non soltanto per il pensiero educato alla disciplina
occulta, ma anche per ogni pensiero, che sia cosciente della propria forza e desideroso di servirsene.
Assimilando continuamente in tal modo gl’insegnamenti dell’investigazione occulta ci si abitua a
pensieri che non sono tratti dalle percezioni dei sensi; s’impara a riconoscere che nell’intimità
dell’anima un pensiero viene contessuto dall’altro, un pensiero si associa all’altro, anche quando il loro
nesso non è determinato dalla forza dell’osservazione sensoria.
L’essenziale è il fatto di accorgersi che il mondo del pensiero ha una vita interiore, e che mentre si
pensa ci si trova nel campo di una forza soprasensibile vivente.
L’uomo dice a sé stesso: «Vi è, in me, come un organismo formato di pensiero; Io sono però
tutt’uno con esso».
Abbandonandosi al pensiero libero dai sensi si diventa coscienti di un’essenza che fluisce nella
nostra vita interiore, così come le proprietà delle cose sensibili che noi osserviamo con i sensi fluiscono
in noi attraverso i nostri organi fisici.
L’osservatore dei mondo fisico dice: «Là fuori, nello spazio, vi è una rosa; essa non mi è estranea,
perché mi si rivela, per mezzo del suo colore e del suo profumo».
Orbene, quando agisce nell’uomo il pensiero libero dai sensi, basta ch’egli sia spregiudicato per
poter dire ugualmente a sé stesso: «Qualcosa di essenziale si rivela a me, ricollega in me un pensiero
all’altro e costituisce in tal modo un organismo formato di pensiero».
Le due attività però destano sentimenti diversi; vi è una differenza fra ciò che si palesa
all’osservatore del mondo sensibile esteriore, il quale vede la rosa, e ciò che in modo sostanziale si rivela
all’uomo nel pensiero libero dal sensi.
Il primo osservatore si sente di fronte alla rosa, si sente al di fuori di essa, mentre colui che si
abbandona al pensiero libero dai sensi ne sente l’essenza che gli si rivela come dentro di sé, si sente
tutt’uno con essa. L’uomo, il quale più o meno incoscientemente dà valore sostanziale soltanto a ciò che
gli sta di fronte come oggetto esteriore, non potrà certamente avere il senso che una cosa di per sé
sussistente possa rivelarsi a lui anche per il fatto ch’egli si senta tutt’uno con essa.
Per discernere la verità a questo riguardo occorre potere avere la seguente esperienza
interiore: Bisogna imparare a distinguere fra le associazioni di idee volontariamente create e
quelle sperimentate in noi, quando la nostra volontà è messa a tacere
Nell’ultimo caso si può dire: «lo rimango completamente tranquillo, non provoco nessuna
concatenazione di idee, mi abbandono a ciò che «pensa in me».
Allora si può dire con ragione: «Agisce in me un alcunché di essenziale»; come pure si ha
diritto di dire: «Ricevo un’impressione dalla rosa, quando vedo un determinato colore, o
percepisco un determinato profumo».
Non vi è nessuna contraddizione nel fatto di avere attinto il contenuto dei propri pensieri dagli
insegnamenti dell’investigatore spirituale. I pensieri già esistono quando ci abbandoniamo ad essi; ma
non si potrebbero pensare se non si creassero ogni volta a nuovo nell’anima.
Si tratta appunto di questo: che l’investigatore dello spirito desti nel suo uditore o lettore dei
pensieri, che questo deve attingere anzitutto in sé stesso, mentre colui il quale descrive delle realtà
sensibili indica qualcosa che può essere osservato dall’uditore o dal lettore nel mondo sensibile.

(Teosofia pag.153)