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CHI E COSA MUOVE I MERCATI FINANZIARI

Facciamo un breve riepilogo di quanto detto sin'ora.

E' importante capire i meccanismi che muovono mercati.

1) Abbiamo detto che il 90% delle transazioni finanziare è di natura speculativa.

2) Abbiamo anche detto che il mercato si comporta in conseguenza del rapporto tra
domanda ed offerta del bene o strumento oggetto di compravendita in quel determinato
mercato.

Quando queste sono bilanciate, il mercato è pressochè fermo e stabile, mentre quando
sono sbilanciate, si formano le tendenze a rialzo (fasi toro del mercato) od a ribasso (fasi
orso del mercato).

Questo lo possiamo affermare perchè:

Una grande quantità di domanda, determina un rialzo dei prezzi in quanto il bene è
molto richiesto e coloro che lo posseggono sono disposti a venderlo solo a prezzi
sempre più alti.

Ecco perchè si creano i trend a rialzo.

L'aumento dei prezzi in economia è detta inflazione.

Più aumenta il prezzo di un bene, meno quantità di esso può essere comprata.

Viceversa, quando vi è grande quantità di offerta, ciò determina un ribasso dei prezzi
in quanto essendoci poca richiesta del bene, i venditori sono costretti a diminuire il
prezzo di vendita e coloro che lo acquistano sono disposti a farlo solo a prezzi sempre
più bassi, ossia a sconto.

Ecco perchè si creano i trend a ribasso.


La diminuzione dei prezzi in economia è detta deflazione.

Più diminuisce il prezzo di un bene, più quantità di esso può essere comprata.

3) Abbiamo visto che sono i fattori fondamentali, le cause, a smuovere i mercati, e che
sono gli istituzionali o le mani forti a dettare le regole nei mercati ed a formare per
primi i trends grazie alle loro enormi disponibilità finanziarie, trends sui quali, interverrà
in seguito la grande massa di investitori privati.

L'azione del prezzo o price action è quindi l'effetto, e l'analisi tecnica si basa sullo
studio statistico dei suoi movimenti passati e sul ripetersi di certi schemi di prezzo sui
grafici (patterns di prezzo).

17 - LE 4 FASI EMOZIONALI DEL MERCATO

Esistono 4 fasi principali di mercato, e queste fasi non sono altro che lo specchio delle
emozioni dei partecipanti al mercato, che si alternano come fa un pendolo tra gli estremi
di ingordigia e panico.

Ma non c'è dubbio che siano sempre le "mani forti" coloro che dettano i ritmi dei
mercati, vediamo come:

Fase di accumulazione.

In questa prima fase del ciclo, le mani forti acquistano contratti o azioni di un titolo,
senza destare l'attenzione dei piccoli risparmiatori e in modo graduale.

Il sottostante è ancora a basso prezzo e non desta particolare interesse.

Vi è piccola o nulla direzionalità (trading range).

Fase di rialzo, conosciuta anche come convinzione o speculazione.

Una grande massa di piccoli risparmiatori acquista, avvisati dai mass media del fatto che
il titolo ha buone prospettive di crescita.
La fase a rialzo irrompe con forti volumi di contrattazione ed il valore del titolo
aumenta. Sempre più gente vuole acquistare e chi detiene le azioni vuole trarne
vantaggio vendendo ad un prezzo via via superiore.

In questa fase gli investitori passano dall'entusiasmo all'ingordigia sempre più


smodata. Tutti urlano "comprate!!!!"

Fase di distribuzione o liquidazione.

I professionisti vendono le azioni od i contratti acquistati precedentemente accumulati, al


cosiddetto "parco buoi" realizzando i guadagni generati dalla fase rialzista. Il prezzo
stagna, perchè vi è bilanciamento di domanda e offerta (trading range).

Fase di ribasso, conosciuta anche come panico.

I prezzi cominciano a scendere perchè l'offerta a questo punto è più forte della domanda.
Ci sono troppi venditori e nessuna controparte acquirente.

Qui comincia la paura degli investitori che cercano in tutti i modi di vendere e man
mano che il valore del titolo scende, la paura diventa panico.

Quando il prezzo è sceso ad un livello conveniente, ripartirà il ciclo di accumulazione da


parte degli istituzionali.
Ora, queste fasi avvengono continuamente ed in qualunque time frame.

Tuttavia, è importante considerare che, più ampio è il timeframe che guardiamo, più
importante e rilevante è il trend che decidiamo di seguire!

18 - MANI FORTI VS MANI DEBOLI

Abbiamo già visto nei capitoli precedenti che:

per ogni contratto, lotto o azione acquistata vi deve essere un contratto, lotto o
azione venduta.

Erroneamente, molti traders pensano che se un titolo "cresce con alto volume", significa
che ci sono più compratori che venditori e viceversa con un titolo che "scende con alto
volume", pensano che siano coinvolti più venditori che compratori.
A prescindere che ci sia alto o basso volume, vi è sempre parità di contratti long o short.
Non puoi comprare qualcosa se qualcuno non te lo vende.

Il volume indica solamente la quantità di contratti o azioni negoziati.

Dice John Murphy nel suo libro "analisi tecnica dei mercati finanziari".

"Quindi, se l'80% degli investitori si trova dalla parte long (in acquisto) allora il
rimanente 20% che sta tenendo delle posizioni short, deve essere finanziato a
sufficienza per assorbire i contratti, i lotti o le azioni in acquisto, in questo caso 1 long
per 4 shorts.

Di conseguenza i contratti short dovranno avere delle posizioni molto più ampie rispetto
alle posizioni long e devono essere ben capitalizzati: sono infatti le mani forti!

L'80% che sta mantenendo delle posizioni molto più piccole per ogni contrattazione, è
considerato mano debole in quanto sarà forzato a liquidare le proprie posizioni long ad
ogni improvvisa inversione dei prezzi." (le cosiddette correzioni o whipsaws).

Ma come avviene tutto ciò?

Guardate il grafico qui sotto e capirete meglio.

Il grafico sopra espone ciò che avviene in un uptrend rialzista o fase toro.
La prima fase come detto sopra è quella di accumulazione da parte delle cosidette "mani
forti". Il prezzo rompe a rialzo la prima resistenza che delimita il trading range iniziale di
accumulazione.

Una volta rotta la resistenza, il mercato passa in forte uptrend, i prezzi crescono poichè
la domanda è più forte dell'offerta.

Ma ad un certo punto, il movimento o momentum rialzista si arresta.

Se prendete il grafico di un qualsiasi strumento noterete che vi saranno parecchi


saliscendi, rimbalzi, correzioni, chiamatele come volete.

I prezzi non salgono o scendono mai in linea dritta, ma hanno momenti di pausa e
ritracciano spesso controtrend.

L'arresto del prezzo è dovuto al fatto che coloro che hanno accumulato contratti o azioni,
"le mani forti", prendono una parte dei profitti (take profit parziale) chiudendo una
serie di contratti o rivendendo una quantità di azioni. Facendo così si alleggeriscono
delle posizioni aperte e portano a casa un pò di soldoni dalle plusvalenze generate. A chi
le vendono?

Semplicemente al "parco buoi" che è ben lieto di comprare, infatti il trend è a rialzo!

Le mani forti quindi distribuiscono man mano che il prezzo sale.

Ecco che si forma un'area di resistenza.

Una resistenza è definita come un’area di prezzi di forte offerta, dove i venditori sono
più aggressivi dei compratori.

Le pesanti vendite costringono i traders che erano long a coprire le loro posizioni
vendendo anch'essi ed inducono gli altri traders a seguire la momentanea discesa che può
durare anche per alcuni giorni o settimane prima che il trend principale riprenda.

Ecco che i prezzi scendono ancora di più. I ritracciamenti possono essere lunghi circa da
1/3 a 2/3 del precedente movimento a rialzo.

Chi compra in questo momento è nei guai, perchè il trend è ora invertito a ribasso, e
liquiderà presto le proprie posizioni poichè sta perdendo.

Ma a chi liquiderà? Le controparti le troveranno eccome, sono ancora le mani forti che
stanno riaccumulando posizioni a sconto, con la prospettiva di spingere i prezzi ancora
più in alto per rifare lo stesso giochino fra qualche mese.
Ecco quindi che si forma un'area di supporto.

Un supporto viene definito come un’area di prezzi di forte domanda, dove i compratori
sono più aggressivi dei venditori.

Questo ciclo avviene continuamente, a rialzo e a ribasso ed ad ogni timeframe. In questo


caso stiamo analizzando un trend a lungo periodo.

A ribasso avverrà il contrario.

Quando il prezzo dello strumento finanziario o del titolo sarà troppo inflazionato, le
mani forti decideranno di liquidare tutte le posizioni accumulate nelle correzioni
precedenti ed il prezzo comincerà a crollare perchè ora l'offerta supera la domanda.

Ad un certo punto, gli istituzionali, compreranno ciò che le mani deboli stanno
liquidando a seguito del ribasso (sui supporti), per spingere i prezzi più in alto in modo
da rivendere le azioni ad un prezzo maggiore (sulle resistenze).

A differenza della fase toro rialzista, nella fase orso ribassista, il prezzo può scendere
semplicemente perchè non vi è più la domanda necessaria a sostenere il prezzo, e
questo semplicemente crolla poichè non vi sono più compratori disponibili e quindi lo
sconto di acquisto aumenta a dismisura.

Nessuno vuole comprare più il bene o lo strumento.

Nella fase in downtrend inoltre, gli istituzionali e molti traders fanno ampio uso della
vendita allo scoperto, ossia vendono azioni prese a prestito come abbiamo già visto,
velocizzando ulteriormente il crollo dello strumento.
19 - DIVERSE TIPOLOGIE DI TRADERS E STILI DI TRADING

I traders, oltre che large e small speculators, possono essere distinti in ulteriori
categorie, in base al riferimento temporale (timeframe) su cui operano ed in base alle
strategie operative adottate.

A livello temporale, i traders possono essere:


- traders di posizione, che tengono posizioni aperte per settimane o mesi come fanno
per esempio gli istituzionali;
- multiday traders, che mantengono posizioni per qualche giorno o settimana;
- intraday traders, che mantengono posizioni solo all'interno della giornata;
- scalpers, che operano aprendo e chiudendo la posizione in qualche minuto od in
qualche secondo;

I traders inoltre si dividono nelle seguenti categorie in base all’atteggiamento assunto


rispetto al mercato:

- Trend followers o trend traders:


operano a favore dei trend, in qualunque timeframe.
Il loro motto è “compra alto e vendi ancora più alto” (buy high and sell higher). Entrano
in posizione non appena un trend è definito, operando a rialzo quando il prezzo perfora
le successive resistenze (i massimi), mentre a ribasso quando il prezzo perfora i
successivi supporti (i minimi).
Operando in questo modo, comprano quando il mercato è in forte ipercomprato e
vendono quando il mercato è in forte ipervenduto, ossia quando il momentum è
eccessivamente forte o debole.

-Contrarians o countertrend traders:


operano contro il trend principale in qualunque timeframe, o meglio, cercano di
individuare fasi di ipercomprato ed ipervenduto del mercato per sfruttare le
inversioni, (ritracciamenti) di più breve termine od addirittura anticipare le maggiori
inversioni di prezzo.
Il loro motto è “compra a basso prezzo e vendi ad alto prezzo” (buy low and sell high).
Un contrarian, crede nel fatto che quando vi è troppo entusiasmo nel mercato per la
salita del prezzo, quello è il punto in cui il mercato si fermerà e crollerà, poiché esso è
troppo ipercomprato e non vi è più forza rialzista a sostenere l’uptrend. La stessa cosa
avviene in fase di ribasso e di ipervenduto: in questo caso, i contrarian cominciano ad
accumulare, per poi rivendere quando il mercato tornerà ad essere ipercomprato.
Possiamo dedurre che i contrarians sono in molti casi coloro che fanno da controparte
ai trend followers.

Ad ogni modo, come abbiamo visto sopra, i contrarians in primo luogo sono proprio
coloro che chiudono delle posizioni in acquisto rivendendole, oppure chiudono delle
posizioni in vendita riacquistandole per trarre profitto dalla negoziazione, ossia per la
maggior parte, le mani forti!
A seguito di questi take profit, altri traders seguono la loro stessa scia, causando i
cosiddetti pullbacks o rallies.

A livello di strategia di trading, esistono altre 4 tipologie principali di traders:


- Breakout traders: che operano sui breakout del prezzo dopo pause più o meno lunghe
del mercato (trading range). Solitamente più la pausa è lunga, più il trend, una volta
esploso, sarà duraturo.
I breakout traders agiscono su queste esplosioni di prezzo per cercare di catturare il trend
sin dall'inizio.
Operano sulla rottura a rialzo o ribasso su consolidamenti e pause momentanee del trend
come le flags ed i triangoli.

-Momentum traders: operano sfruttando il momentum dei prezzi, ossia, la velocità


direzionale e la alta volatilità, solitamente agendo alla perforazione successiva di
massimi (rialzista) o minimi (ribassista), come fanno gli scalpers su timeframe molto
ristretti.
I momentum traders operano solitamente in intraday e soprattutto durante il rilascio di
news o di dati economici.

- Swing traders: operano sui ritracciamenti ed i rimbalzi, (pullback e rallies) ovvero


quando il prezzo cala e vi sono segnali di ripresa del trend, in modo da acquistare ad un
prezzo inferiore e vantaggioso od a vendere ad un prezzo superiore. Adottano una
combinazione di trend following di medio/lungo termine e di countertrend di breve
termine.
Comprano pullbacks e vendono rallies.

- Infine, i traders inesperti o principianti che comprano quando il movimento in trend


è alla sua fine e proprio a ridosso di una correzione a ribasso!

20 - DIVERSI TIME FRAMES MOSTRANO DIVERSI TREND IN ATTO.


Possiamo inoltre notare, che in base all’orizzonte temporale, alla strategia operativa ed al
timeframe di riferimento, le varie tipologie di traders si “combinano e mescolano tra
loro” a seconda dei trend agenti nei relativi timeframes.

Facciamo un esempio di quanto detto poc'anzi: i traders che operano intraday possono
operare a ribasso in quanto è in atto un ritracciamento ribassista sul grafico orario,
mentre i multiday traders o i trader di posizione stanno acquistando nello stesso
momento, quello che gli intraday stanno vendendo loro attualmente.

Allo stesso modo, in un timeframe di 5 minuti, vi è in atto un mini trend rialzista, sul
quale stanno operando gli scalpers che acquistano a loro volta ciò che gli intraday orari
stanno loro vendendo.

Contrarians su timeframe orario stanno vendendo ai trend followers giornalieri in quanto


il mercato è in fase di forte ipercomprato e sta dando segni di debolezza, ma questo ai
trend followers giornalieri poco importa perché hanno diversi orizzonti temporali.

Vediamo nell'esempio qui sotto, esaminando il cross eur/gbp nel periodo febbraio-marzo
2016.
Grafico mensile a candele giapponesi (a sinistra).

Ogni candela corrisponde ad un mese di trading. le candele verdi sono candele rialziste,
quelle rosse sono ribassiste.

Grafico settimanale.

Se nel grafico mensile, le candele davano l'idea di un trend rialzista sostenuto, ecco che
espandendo il grafico mensile nel grafico settimanale possiamo vedere la piccola fase di
ritracciamento in atto tra le due candele mensili prese in esame. Vediamo che una
settimana centrale è stata decisamente ribassista.
Grafico giornaliero.

Utilizzando il grafico giornaliero, vediamo ancora meglio i vari ritracciamenti e le fasi di


mercato rialziste e ribassiste. Un multiday trader può fare scelte diverse di trading in
confronto ad un trader di posizione, che rimarrà di tendenza rialzista.
Grafico a 5 minuti.

Un intraday trader od uno scalper che lavora con questi timeframes di brevissimo
termine, ha sicuramente molte più possibilità di trading, cercando di sfruttare tutti i
movimenti in tendenza sia rialzisti che ribassisti.

Questo perchè, il trader, è concentrato su questo tipo di grafico.

E' possibile notare la presenza di vari minitrend toro e orso che possono essere sfruttati
per più operazioni.

TREND, DIREZIONALITA' E TRADING RANGE.

Abbiamo visto i vari tipi di traders in base al time frame ed all'orientamento operativo.
Sta ad ognuno di noi decidere con quale tipo e stile di trading siamo più congeniali
soprattutto in base al tempo che abbiamo a disposizione o che vogliamo dedicare.

Se hai anche un altro lavoro, io consiglio di impostare la tua operatività sul lungo
periodo, analizzando gli strumenti con un grafico di base giornaliero, nei fine settimana
ed alla sera, quando si ha più tempo a disposizione.
In linea di massima, al di là delle strategie operative, del timeframe e dello stile di
trading, puoi decidere tra l'essere un trend follower od un contrariar.

Abbiamo visto che i trend follower operano seguendo i trends in atto, mentre i
contrarian cercano di anticipare le inversioni.

I trend follower utilizzano indicatori di prezzo basati sulle tendenze, mentre i contrarian
utilizzano di più gli oscillatori, per cercare di individuare aree di ipercomprato ed
ipervenduto.

C'è una bella differenza tra le due categorie, i primi seguono un trend già in atto, i
secondi cercano di anticipare.

Ricordatevi questo e ricordatevi soprattutto che i mercati non possono essere


previsti da nessuno!!

Ecco come entrano a mercato i trend follower:

possono entrare a breakout, ovvero a rottura avvenuta delle resistenze, cioè qualdo il
prezzo fa un nuovo massimo (rettangoli blu), oppure acquistando a sconto quando i
prezzi calano sui supporti per poi ripartire con il trend (rettangoli rossi), come fanno gli
swing traders.

A mio parere, questo è il migliore approccio ai mercati.


Primo, perchè sono i trends, ovvero la direzionalità che porta i guadagni.

Vero anche che, se i mercati sono in trading range, i contrarian possono trarre vantaggio
dalle inversioni su supporti e resistenze dei consolidamenti, dove il prezzo si rimbalzerà
come un flipper su e giù, come nel grafico qui sotto:

vedete i punti d'inversione anticipati dall'oscillatore RSI in un mercato senza un


trend definito, l'RSI ci segnala quando il prezzo raggiunge aree di ipercomprato ed
ipervenduto.

Ciò non toglie, che si possano utilizzare tecniche di entrambe le strategie in base alla
condizione di mercato corrente.

Ci sono inoltre, strategie trend following che utilizzano anche gli oscillatori come filtri
per entrare a mercato, ossia per identificare il timing ideale.

Come possiamo definire un trend?

Beh, a colpo d'occhio un grafico ci dice subito se è in atto un trend, basta vedere dove si
trova il prezzo corrente alla destra del grafico rispetto ad un punto precedente sulla
sinistra.
Un trend comunque è caratterizzato da massimi e minimi crescenti per un uptrend,
e da massimi e minimi decrescenti per un downtrend.

L’analisi dei trend va sempre fatta relativamente a dati storici passati, cioè sottraendo
al prezzo di chiusura di oggi, quello di N giorni fa.

Per esempio se il titolo oggi quota 50$ ed un anno fa, quotava 25$, il titolo è in deciso
uptrend rispetto all’anno precedente ed ha guadagnato il 100%.

50-25 $ =+25 $ (risultato positivo)

Ma se tre mesi fa il titolo quotava 75, significa che ha perso il 33% in 3 mesi e quindi è
in fase di deciso downtrend nell’ultimo trimestre.

50-75 $=-25 $ (risultato negativo)

Per calcolare la % di variazione di un titolo basta applicare la semplice formula:


% variazione rispetto a X = 100/quotazione X * (quotazione 0 -quotazione X) dove:
X= chiusura di N giorni prima
0= chiusura corrente

I MERCATI FINANZIARI PRINCIPALI.

Esistono molti strumenti finanziari quotati nei vari mercati sui quali un trader può
operare. Al di là dei prodotti e dei tipi di contratti di negoziazione ordinari o derivati, qui
sotto vi presento una lista dei più importanti mercati che ho raggruppato in questo modo
per semplificazione:

1) Azioni

2) Commodities e indici di borsa

3) Forex spot (a pronti) o a termine (forward)

4) ETP
5) Obbligazioni

Abbiamo già parlato ampiamente del mercato azionario.

Nel mercato delle commodities (materie prime), le compravendite avvengono per lo più
mediante contratti derivati denominati "futures" a scadenza.Uno strumento derivato
o semplicemente derivato in finanza è un contratto il cui prezzo sia basato sul valore di
mercato di un altro strumento finanziario, definito sottostante (come, ad esempio,
azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse o anche materie prime.

Un contratto future è un accordo standard fra due parti in relazione all’acquisto e alla
vendita di uno specifico ammontare di una commodity di una data qualità ad un prezzo
concordato in un determinato momento futuro, in un determinato luogo, anche senza
consegnare o ritirare realmente la merce.

Una delle più importanti borse di negoziazione delle commodities futures era il CBOT
(Chicago board of trade) dal 2007 fuso con le borse NYMEX (energetici) e COMEX
(metalli) nel CME group.

Gli indici di borsa sono uno strumento di analisi economica importantissimo.

Un Indice di borsa è una statistica usata per verificare i cambiamenti nel valore delle
compagnie quotate in una borsa valori e quindi sono un indicatore della forza economica
di un dato paese. Solitamente nella costruzione di un indice in punti, vengono
considerate le compagnie a più alta capitalizzazione di un determinato mercato, come il
DowJones (30), il Nasdaq (100) o lo S&P (500) per il mercato americano, oppure il
FITSE mib (40) per l'Italia, il DAX tedesco (30) od il NIKKEI giapponese (225).
Esistono anche gli indici dei vari settori industriali di un paese.

Un altro importante indice è il CRB (commdodity Research Bureau) dal 2005 chiamato
Reuters/Jefferies CRB, rappresentativo dell'andamento del settore delle materie prime.

Anche gli indici sono tradati principlamente medianti contratti Futures.

Nel mercato del forex (cross valutari), per esempio la coppia EUR/USD, la parte long
acquista euro vendendo dollaro al tasso di cambio attuale, mentre la controparte vende
euro acquistando dollari allo stesso tasso.
Si ha quindi uno scambio di euro/dollari tra le due controparti al prezzo comune
concordato durante l’apertura delle posizioni.

Il mercato forex è Over the Counter, cioè “non regolamentato” in quanto, non vi è un
vero luogo fisico di scambio che regola le intermediazioni ed i prezzi. La liquidità è
fornita direttamente dagli istituti di credito. Nonostante non sia un mercato
regolamentato è la forte concorrenza tra le banche che permette al prezzo di cambio di
essere sempre conveniente e trasparente, senza costi di commissione ed aperto 24 ore al
giorno con quotazioni in tempo reale. Inoltre, il mercato OTC delle valute è il più grande
mercato del mondo, mercato nel quale viene versata un’immensa quantità di denaro (si
parla di una media di 1450 miliardi di euro giornalieri) e che risulta essere poco soggetto
a manipolazioni da parte degli colossi istituzionali della finanza.

Oltre ai già citati grossi e piccoli speculatori, nel mercato forex, giocano un ruolo
fondamentale anche le multinazionali o le società che esportano prodotti e che utilizzano
il mercato del forex per coprirsi dalle svalutazioni della moneta aprendo posizioni
opposte e facendo da controparti agli speculatori.

Costoro sono conosciuti come "commercials" nel COT INDEX.

Forex spot, significa forex "a pronti" cioè istantaneo, ed è quello che viene
utilizzato normalmente dai traders retail.

Se un'azienda chiede il cambio di una data somma ad una banca per esempio da euro a
dollari americani, questa lo dovrà fare entro 2 giorni lavorativi.

Forex forward significa "a termine", l’esecuzione delle operazioni stipulate avviene ad
una data futura, ad un prezzo noto e con obbligo per entrambe le parti di onorare il
contratto.

Fanno parte della famiglia degli ETP, Exchange Traded Products i:

ETF, Exchange Traded Funds.

Sono particolari tipologie di fondi d’investimento o Sicav che hanno la particolarità di


comportarsi nella negoziazione come titoli azionari.

Gli ETC "Exchange Traded Commodities", strumenti finanziari derivati


cartolarizzati, utilizzati per investire nel segmento delle materie prime.
Gli ETN, Exchange Traded Notes, che rappresenta una categoria di strumenti
finanziari derivati cartolarizzati che replicano passivamente la performance di assets o
indici riferiti a sottostanti diversi dalle materie prime (quali ad esempio valute,
obbligazioni ed azioni).

Obbligazioni o bonds.

L’obbligazione in ambito finanziario è un titolo di debito emesso da società o enti


pubblici che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale
prestato all'emittente, più un interesse su tale somma. Un'obbligazione tipica sono ad
esempio i titoli di Stato.

Scopo di un'emissione obbligazionaria (o prestito obbligazionario) è il reperimento di


liquidità da parte dell'emittente.

RELATIVITA' NEL TRADING

Come qualsiasi aspetto nella vita, anche nel trading tutto è relativo e dipende da una serie di fattori
importanti.

Vediamoli qui di seguito:

1) RILEVANZA DEI TRENDS

l’importanza e l’affidabilità di un trend è relativa al time frame di riferimento osservato dal trader.

Più è ampio il timeframe, più i movimenti di prezzo ed i trend osservati sono a più lungo termine e
di conseguenza più è importante il trend corrente che si segue (cioè il trend primario).

Al contrario, più il timeframe è ridotto, più la visualizzazione della price action è ristretta ad un
breve periodo e più possiamo incappare in ritracciamenti e movimenti secondari.

Suggerimento: mantenere sempre un grafico di riferimento con time frame più ampio, anche se si
opera in timeframe brevi, in modo da essere consapevoli di come si sta muovendo veramente il
mercato ed in caso decidere su quali trends operare.

2)DIMENSIONAMENTO DELLA POSIZIONE (POSITION SIZING).


Il P.S. è la quantità di lotti, contratti o azioni da acquistare o vendere in base ad un predeterminato
rischio di perdita per trade.

Viene calcolato come:

Rischio /(entry-stop loss) /10.000 solo per il forex

A parità di rischio, maggiore è la distanza dello stop loss dall’entry, minore è la quantità di lotti
tradabili.

Minore è la distanza, maggiore sarà la quantità di lotti tradabili.

Ne deriva che stop loss ristretti permettono di comprare più lotti, e ciò comporta un maggior
incremento di profitto con il variare del prezzo e del tempo.

Per contro, stop loss più larghi permettono di comprare meno lotti, e ciò comporta un minore
incremento di profitto con lo stesso variare del prezzo e del tempo.

Il rovescio della medaglia è che, stop loss ristretti verranno colpiti più spesso e più facilmente
da correzioni e movimenti improvvisi del prezzo (whipsaws) e ciò ci butterà fuori dal mercato
anzitempo.

Nella maggior parte dei casi, il prezzo riprenderà il movimento nella direzione da noi auspicata
lasciandoci con l'amaro in bocca.
Questi movimenti repentini sono le cosiddette "cacce agli stop loss" fatte dagli squali istituzionali
per lucrare sui retail traders, movimenti artificiali causati dalle mani forti e non spinti da reale
domanda/offerta.

Al contrario, uno stop loss largo, si manterrà abbastanza lontano da queste correzioni
mantenendoci in posizione.

Nel grafico qui sopra, il primo trade ha come entry il prezzo 11,20 € (linea blu) e come stop loss
10,80 € (linea tratteggiata rossa).

Con 100 € di rischio di perdita posso acquistare 250 azioni:

100€/(11,20-10,80)=250 azioni.

La seconda opzione di entrata invece entra ad un livello superiore, 12,00 € (linea verde)
mantendendo sempre lo stop loss a 10,80.

Le azioni acquistate con questa position sizing sono pari a 83.

Se tutti e due i trades vengono chiusi a 14,30 €, il primo trade guadagnerà 775 €, cioè con un
fattore di profitto (profit factory) di 7,75 od un rapporto rischio-rendimento di 1: 7,75, mentre
il secondo chiuderà con 190 € ossia con un profit factory pari a 1,90 ed un rapporto R:R di 1:1,90.

Stop loss più ristretti saranno quindi più rischiosi e ci vorranno molti più trades per aumentare le
nostre probabilità di successo, quindi dovremmo agire sulla % di rischio per singolo trade
diminuendola in modo da avere più trades a disposizione: per esempio, l’1 o il 2%.
Stop loss più larghi saranno quindi meno rischiosi e ci vorranno meno trades per aumentare le
nostre probabilità di successo in quanto entriamo in posizione più protetti, quindi dovremmo agire
sulla % di rischio per trade aumentandola in modo da aumentare la % di profitto.

Per esempio adottare un rischio che va dal 3 al 5 %.

3) ENTITA' DELLE COMMISSIONI

Operare un gran numero di transazioni, soprattutto nel mercato azionario genera un’alta quantità di
commissioni.

Il mercato azionario non è consigliato per l’intraday trading, o almeno va tenuto questo aspetto in
considerazione nella gestione del rischio.

I profitti generati devono essere in grado di sopperire tutte le spese di commissione.

Plus500 per esempio permette di operare con CFD azionari senza commissioni aggiuntive ma solo
con lo spread.

4) AMPIEZZA DEGLI SPREADS

Più il timeframe su cui operiamo è ristretto più dobbiamo tenere conto dell’entità degli spread. Ad
esempio se facciamo trading su base giornaliera, lo spread non avrà peso, perché è talmente piccolo
rispetto al range di pips giornaliero da essere di fatto quasi nullo. Il peso dello spread comincia a
sentirsi su grafici orari, ed ancor più su grafici a minuti.

Operare a scalping su cross con spread alti intaccherà le performance in modo rilevante.
Vediamo degli esempi con grafici eur/usd daily, 4 ore, 1 ora, 10 minuti e 1 minuto, con quotazione
bid di 1,1270 e ask di 1,1275 (spread 5 pips).

La linea blu rappresenta la quotazione ask, quella rossa la quotazione bid.

Notate la differenza dello spread nei diversi time frames!

Su time frames più ampi come il giornaliero o il 4 ore, uno spread di 5 pips non risulta
affatto rilevante, ma più si scende sulla scala temporale, più i pips di spread si fanno
sentire! quindi, va considerato questo aspetto quando si opera su bassi timeframes!.

TIMEFRAME DAILY
TIMEFRAME 4 ORE
TIMEFRAME 1 ORA
TIMEFRAME 10 MINUTI

TIMEFRAME 1 MINUTO

LE BASI DI ANALISI TECNICA

1.1 - PRINCIPI DELL'ANALISI TECNICA E DELLA TEORIA DI DOW

L'analisi tecnica moderna si basa su alcune regole tratte da diversi articoli del giornalista del wall street
journal Charles Dow, articoli in cui venivano esposti una serie di osservazioni sui comportamenti dei mercati
finanziari, analizzati mediante l'utilizzo di grafici.

La filosofia dell'analisi tecnica si basa su 3 presupposti fondamentali:

1) il mercato sconta tutto;

2) i prezzi si muovono dentro un trend;

3) la storia si ripete.

In particolare, i principi fondamentali della teoria di Dow sono 6:


1) Il mercato è formato da tre tipi di tendenze (trends):

-trend primari (nel lungo periodo),

-trend secondari (nel medio periodo) e

-trend minori (nel breve periodo).

2) Le tendenze si suddividono in quattro fasi:

-Accumulazione, solo le "mani forti" investono.

-Speculazione (rialzo), forte partecipazione della massa ed alta volatilità (uptrend).

-Distribuzione, le "mani forti" vendono al pubblico, il prezzo si ferma, si muove lateralmente e comincia a
calare.

-Liquidazione e panico, (ribasso) il prezzo non è più sostenuto dalle mani forti che continuano a vendere al
parco buoi.

La massa comincia a vendere presa dal panico. (downtrend).

3) Il mercato azionario sconta tutte le notizie: i prezzi delle azioni incorporano e riflettono velocemente
tutte le informazioni che le riguardano.

4) Gli indici del mercato azionario devono confermarsi a vicenda: occorre che il trend di un settore sia
confermato anche dall'andamento dei settori a lui collegati.

5) Le tendenze devono essere confermate dal volume.

6) Le tendenze esistono fino a che dei segnali definitivi dimostrano che sono terminate: brevi periodi di
movimenti in controtendenza non costituiscono inversione di rotta del mercato salvo un persistere degli
stessi.
1.2 - PREZZO, TEMPO E GRAFICO

Il prezzo è ovviamente l’elemento basilare del trading.

Tutto ciò che conta è il prezzo corrente, tutto il resto è sempre e solo secondario.

Indicatori, oscillatori, volumi, non sono altro che appendici e filtri.

Molti traders si perdono nelle più assurde analisi ma perdono di vista il vero attore protagonista, il prezzo.

Un buon sistema di trading, deve essere basato seguendo principalmente l’azione del prezzo o price action.

Secondo i principi dell’analisi tecnica di Charles Dow, tutti i fattori di tipo fondamentale, politico,
psicologico, monetario ed economico sono già incorporati nel prezzo corrente.

Il tempo è il secondo elemento fondamentale.

I grafici dei sottostanti (titoli, indici, commodities, valute, ecc..) sono costruiti con questi due elementi
mediante sistema di riferimento cartesiano.

Il tempo viaggia sull’asse delle ascisse (X), mentre il prezzo su quello delle ordinate (Y).
Sul grafico possiamo “vedere” il costruirsi di patterns grafici, notare con un’occhiata supporti e resistenze
ed identificare trends e trading ranges.

Il grafico può essere settato con i soli prezzi di chiusura, con le barre o con le candele giapponesi.

Il grafico può essere rappresentato in varie forme, ma le più importanti sono 3:

Grafico lineare, con il solo prezzo di chiusura;

grafico a barre, con i prezzi di apertura e chiusura rappresentati da due linee orizzontali, quella a sinistra è
quella di apertura, quella destra quella di chiusura, le due estremità verticali sono il prezzo massimo ed il
minimo;

Grafico a candele, come il grafico a barre, ma di diversa forma, invece che barre, sono formate da rettangoli
allungate chiamate corpi o body, e due linee, una superiore ed una inferiore chiamate shadows o ombre.
Solitamente il colore è verde per le candele rialziste e rosse per quelle ribassiste.

Il grafico a candele è quello più utilizzato in quanto risulta visualmente il più intuitivo.
1.3 - TIMEFRAME

Il tempo è inoltre legato al timeframe di riferimento del trader.

Possiamo settare grafici dal tick (minimo movimento del prezzo) al mensile, passando per quello a 1
minuto, 5 minuti, 1 ora, giornaliero, settimanale ecc... a nostra discrezione.

I grafici più importanti sono senza dubbio l'orario, il giornaliero ed il settimanale.

Se consideriamo i giorni in un anno, togliendo i sabati e le domeniche abbiamo 261 giorni di trading.

Se facciamo la media dei giorni in un mese, abbiamo 21,75.

Solitamente si considera una media mensile di 21 giorni che per 12 mesi da 252 giorni annuali.
Nel forex che è un mercato spot continuo a differenza del mercato azionario e dei futures sulle
commodities (che solitamente sono aperti 8 ore), le ore giornaliere (a parte alcuni cross) sono 24.

Se consideriamo che il mercato forex apre alle 22:00 di domenica e chiude alle 22:00 di venerdì, abbiamo 5
giorni pieni, ovvero 24x5=120 ore settimanali.

Se moltiplichiamo 24 ore x 21,75 abbiamo che la media mensile oraria arrotondata è pari a 520.

Queste medie sono importanti per settare indicatori come le medie mobili.

I periodi di riferimento più importanti per le analisi sono l'orario, il giornaliero, il settimanale, il mensile, il
trimestrale, il semestrale e l’annuale.

Ad esempio, se lavoriamo su un grafico orario, una candela o barra equivale ad un’ora.

Impostando di conseguenza degli indicatori, essi verranno calcolati in riferimento a quell’unità oraria.

Se volete quindi settare una media mobile settimanale su un grafico orario dovrà essere calcolata in questo
modo : 24 ore x 5 giorni=120.

La media mobile così settata segnalerà il prezzo medio della settimana sul grafico. Se l'azione del prezzo si
svolge al di sopra di essa, possiamo dedurre che il trend settimanale è rialzista; al contrario se si svolge al di
sotto, il trend settimanale è ribassista.

Vedremo meglio nel capitolo sugli indicatori.

La nostra tipologia di trading sarà relativa al timeframe che seguiremo sul grafico.

In un grafico a 5, 10 minuti, vedremo i movimenti più piccoli.

In un timeframe di 4 o più ore, vedremo movimenti e trend più importanti ed a più lungo termine.

Più è alto il timeframe, più saremo sintonizzati con i trend primari a più lungo periodo.

1.4 - ONDE, RIMBALZI E RITRACCIAMENTI.

Come possiamo vedere chiaramente dal primo grafico, il prezzo non si muove mai in linea dritta, ma con
movimenti più o meno irregolari a zig zag.

Se osserviamo bene infatti, l'andamento del prezzo si muove continuamente ad onde e rimbalzi con impulsi
rialzisti e ribassisti, che a loro volta determinano le tendenze di fondo (trend) alternati da fasi di correzione
del prezzo.
Nella fase 2, il titolo è in fase di uptrend o "toro" (bullish), definito da onde impulsive a rialzo ed onde
correttive ribassite. Un rimbalzo a ribasso viene chiamato "pullback".

Nella fase 4, il titolo è in fase di downtrend o "orso" (bearish), ed è definito da onde impulsive a ribasso con
onde correttive rialziste. Un'onda a rialzo viene chiamata "rally".

Le fasi di correzione, sono anche chiamati ritracciamenti, perchè in queste fasi, il prezzo inverte e si muove
momentaneamente contro trend.

Tali inversioni rispetto al trend principale, sono causate dalle "prese di profitto" su alcune posizioni aperte
precedentemente dagli istituzionali.

Durante un uptrend, grosse posizioni aperte ad un prezzo inferiore, verranno via via vendute per prendere
profitti parziali ed incoraggiando ulteriormente le vendite dei traders privati costretti a coprire le loro
posizioni. Ciò causerà i ritracciamenti a ribasso, fino a quando il prezzo tornerà ad essere vantaggioso per
fare nuovi acquisti del prodotto finanziario.

I ritracciamenti possono avere una lunghezza compresa tra il 33% ed il 66% della lunghezza dell'onda
impulsiva. Molto spesso sono pari a circa la metà della stessa.

Se il ritracciamento è superiore al 66%, esso può essere un potenziale segnale di inversione del trend.

1.5 - LIVELLI DI FIBONACCI e ONDE DI ELLIOTT

Anche i livelli di Fibonacci del 38% e 62% sono livelli importanti di ritracciamento ricavati dalla fromula nota
come "successione di Fibonacci" del famoso matematico Leonardo Fibonacci.

Tali livelli si sono dimostrati affidabili livelli di supporto e resistenza nei cicli dei mercati finanziari.

In pratica, senza entrare troppo in merito alla teoria, si assume che un trend ritracci tra il 38% ed il 62% del
movimento primario.

Quasi tutte le piattaforme permettono di utilizzare lo strumento sui livelli di Fibonacci, utile per individuare
probabili livelli di supporto a seguito di un movimento di prezzo in trend.
Esiste anche una teoria che riguarda le onde ed è conosciuta come "teoria delle onde di Elliott" legata ai
numeri di Fibonacci e che affronta proprio i concetti della ciclicità del mercato e delle onde, degli impulsi
dei mercati e dei ritracciamenti.

La teoria prende il nome dal suo ideatore Ralph Nelson Elliott che ha ampliato gli studi di Charles Dow
sull'analisi tecnica.

La teoria espone che un trend è soggetto a 3 onde impulsive e 2 onde correttive, e queste nei tre trend:
principali, secondari e minori.
Non è mia intenzione addentrarmi nelle teorie di Elliott, ma per chi lo volesse fare, basta che cerchi in
internet oppure scarichi questo PDF.

1.6 - TREND E TRADING RANGE

Se esaminiamo sempre, il grafico sopra, possiamo vedere che è caratterizzazto da 3 tipi di movimento.

Nelle fasi 1 e 3, (accumulazione e distribuzione), il prezzo si muove lateralmente tra due o più livelli. Tale
tipo di movimento è chiamato trading range perchè il prezzo sembra essere chiuso in un determinato
"range" di prezzo. In questo caso, il prezzo è in fase di consolidamento o congestione, dove la forza tra
compratori e venditori si equivale.

Nelle fasi 2 e 4, come abbiamo già visto, il prezzo si muove prima a rialzo e poi a ribasso, ovvero è in fase di
trend o tendenza.

In una fase rialzista o uptrend, la domanda è più forte dell'offerta, ed i compratori sono più aggressivi e
sono disposti a comprare a qualsiasi prezzo, mentre i venditori sono disposti a vendere solo ad alti prezzi.

Un uptrend è definito da massimi e minimi crescenti. (higher highs e higher lows).

Nella fase ribassista avviene il contrario In questo caso, l'offerta è più forte della domanda, i venditori sono
più aggressivi ed i compratori sono disposti a comprare solo a prezzi più bassi.

Un downtrend è definito da massimi e minimi decrescenti. (lower highs e lower lows).


I trend possono essere suddivisi in tre categorie (figura sotto):

Trend primario, con durata da uno a più anni. (linea nera)

Trend secondario, con durata da tre settimane a qualche mese. (linee verdi)

Trend minori, con durata che va da pochi giorni fino a 3 settimane. (linee blu e rossa)
1.7 - SUPPORTI E RESISTENZE

Un trading range è delimitato da due particolari aree di prezzo: supporti e resistenze.

Un supporto viene definito come un’area di prezzi di forte domanda, dove i compratori sono più aggressivi
dei venditori.

Una resistenza è definita come un’area di prezzi di forte offerta, dove i venditori sono più aggressivi dei
compratori.

E’ logico quindi pensare che i “supporti” si comprano, mentre le “resistenze” si vendono, a meno che, tali
aree vengano perforate o rotte, dando il via a dei trend a rialzo o ribasso.

In questo caso avviene spesso quel particolare fenomeno di scambio di ruoli tra supporti e resistenze.

Una resistenza rotta in un trend a rialzo diviene quindi un nuovo futuro supporto per il prezzo in quanto ora
il trend è definito in nuovi massimi e minimi crescenti.

I minimi rimbalzeranno quindi sulle ex resistenze divenute ora supporti per poi ripartire verso l’alto.

Un supporto rotto in un trend a ribasso diviene una futura resistenza sulla quale rimbalzerà il
ritracciamento rialzista per poi ripartire di nuovo verso il basso.
1.8 - TRENDLINES E CANALI

Supporti e resistenze possono essere statici e dinamici.

Quelli statici definisco un trading range come già detto sopra.

Uno strumento per tracciare un canale di supporti e resistenze statici è il canale di donchian, che individua
supporti e resistenze di N periodi.

Se una resistenza od un supporto statico viene perforato, avviene una rottura o breakout, e quindi un
nuovo trend si sta potenzialmente formando.

I canali di Donchian sono un ottimo strumento per definire un trend in progressione, poichè determinano
supporti e resistenze periodici simili ai box di Darvas, che si sviluppano a gradini uno sopra l'altro.

Quelli dinamici definiscono un trend e graficamente possono essere rappresentati dalle trendlines e dai
canali obliqui.

Una trendline in un uptrend unisce successivamente due o più minimi crescenti.

In un down trend unisce uno o più massimi decrescenti in successione.

Le trendlines possono essere tracciate anche su prezzi di chiusura.

Un canale è formato da due trendlines parallele, nelle quali la price action deve essere confinata.

Va detto che molto spesso le trendlines vengono violate e si correggono in altre trendlines più o meno
ripide in base all’accelerazione o decelerazione dei prezzi.

Anche i canali si formano molto raramente.

Nella figura sottostante, ho proposto, una tipica analisi grafica di supporti e resistenze, trendlines ed
aventuali punti d'ingresso.
Nel grafico qui sopra, che riassume quanto detto sopra, abbiamo un titolo in trend rialzista, i cui minimi
rimbalzano sulla trendline che fa da supporto ed I cui massimi ritracciano quando toccano la linea parallela
alla trendline. Le due trendlines formano il canale rialzista che contiene tutta la price action. Inoltre, i
rettangoli viola, sono i supporti e resistenze statiche che fanno da aree di penetrazione, scambiandosi di
ruolo dopo i breakout del prezzo.

Un altro esempio: sempre lo stesso titolo che, da una fase di trading range (il prezzo rimbalza in due aree di
prezzo), passa in un downtrend con la rottura del supporto e forma un canale ribassista con massimi e
minimi decrescenti e le perforazioni di supporti statici che diventano resistenze.

La price action si mantiene all'interno del canale fino alla fine, quando rompe la resistenza dinamica,
determinando l'inversione di trend.

1.9 - TRADING CON LE TRENDLINES

Una delle migliori tecniche di trading è analizzare il grafico e fare trading con le trendlines. Tracciare le
trendlines è un'arte e c'è bisogno di un pò di esperienza per tracciarle. Solitamente io le traccio in modo
che la price action venga toccata in più punti possibili.

Vi sono trendlines principali e secondarie di accelerazione dei prezzi.


Il punto migliore per comprare o vendere oppure uscire da una posizione è alla rottura delle trendlines
stesse, ovvero all'inizio di un movimento importante.

Poichè i mercati non possono essere tecnicamente perfetti si possono formare delle false rotture. Questo
fa parte del gioco delle probabilità.

Nessun trader può dirsi perfetto ed avere sempre ragione.

Inoltre, se coadiuvate da supporti e resistenze statiche le trendlines aiutano e rafforzano le decisioni di


trading.
Molte volte i grafici dei titoli possono essere molto intricati e caotici, guardate il grafico qui sotto. La prima
parte è abbastanza regolare, con rotture e trends definiti e chiari.

La seconda parte risulta assai caotica ed irregolare.

Certo è che vi è un'abissale differenza tra analizzare i movimenti già avvenuti ed analizzarli mentre si stanno
formando.

Ecco perchè è necessario utilizzare degli screeners di mercato per individuare titoli il cui movimento di
prezzo sia il più regolare possibile.
1.10 - CONTINUAZIONE ED INVERSIONE DEL TREND

Abbiamo visto fin'ora le basi dell'analisi tecnica, il quale scopo primario è quello di identificare le fasi del
mercato in modo da poter agire di conseguenza.

L'identificazione delle tendenze è il presupposto fondamentale per un trend-follower.

Nella fase 1 di accumulazione e nella fase 3 di distribuzione è meglio stare fuori dal mercato, in quanto il
prezzo rimbalza in un trading range per un non determinato periodo.

Una volta che il prezzo va in fase 2 o 4 con un breakout, possiamo sfruttare il movimento fino alla sua fine.
Ma come abbiamo visto, il prezzo non si muove in linea retta, ma in onde più o meno irregolari,
ritracciamenti, pullbacks e rallies, in minimi e massimi crescenti o decrescenti.

Sono quindi importanti certe figure o pattern grafici che si formano con lo svilupparsi della price action.

Tali patterns sono divisi in pattern di continuazione, ovvero patterns di consolidmento o pausa temporanei,
prima che il trend riprenda.

Se siamo in uptrend, esse saranno piccole fasi di distribuzione in quanto verranno vendute alcune posizioni
per prendere profitto, mentre in un downtrend, piccole fasi di accumulazione, in quanto verranno
riaquistate alcune posizione per lo stesso motivo.
Questi pattern sono trading ranges, come rettangoli o box, triangoli, pennants, flags, cunei (wedge) e
definiscono un certo tipo di ritracciamento.

Quando un trend è giunto alla fine, il prezzo entra in fase di accumulazione o distribuzione finale. Le forze
di domanda ed offerta raggiungono un equilibrio prima di invertire.

In questo caso si formano certi pattern di inversione.

Essi sono, i doppi massimi, tripli massimi, o testa e spalle ribassista per un uptrend, mentre i doppi minimi,
tripli minimi o testa e spalle rialzista in un downtrend.

Vai al capitolo 6 di questa sezione per approfondire i pattern.

1.11 - SEGNALI D'INVERSIONE


Secondo i principi di analisi tecnica, un trend è in atto fino a quando non vi sono chiari segnali di inversione,
ovvero, quando questa successione di massimi e minimi non sussiste più. Ciò non significa per forza
inversione, ma può significare congestione, o fase laterale per un dato periodo di tempo.

Come detto poco fa, un chiaro segnale di inversione di un uptrend avviene quando il supporto di periodo
viene rotto a ribasso, e per l'inversione di un downtrend, quando la resistenza viene rotta a rialzo.

Cioè, quando avviene un "top failure swing" od un "bottom failure swing" come indicati nelle figure qui
sotto.

In un failure swing, l'ultimo massimo/minimo non eccede il precedente a rialzo/ribasso, ma si ferma in


prossimità o prima, segnalando così debolezza e possibile inversione del trend.

In un "non-failure swing", il prezzo fa un nuovo massimo/minimo, ma nei successivi giorni il prezzo crolla o
incrementa rompendo il precedente supporto/resistenza.

Quando accadono questi due casi è bene spostare immediatamente lo stop loss.

Nel failure swing, possiamo notare che il prezzo non eccede il precedente massimo/minimo ed è quindi un
grande segnale di indebolimento, mentre nel non failure swing, avremo già spostato lo stop loss non
appena il prezzo eccede il precedente massimo/minimo.
Nel libro, Trader Vic - Methods of a Wall Street Master, Victor Sperandeo insegna un metodo a 3 fasi per
identificare un cambiamento nel trend.

Il metodo, predice un cambiamento nel trend tra il 60% e l'80 % delle volte.

Esso consiste in:

1)Rottura della trendline

2)Retest sulla trendline e fallimento del prezzo

3)Prezzo che cade sotto il precedente minimo (fase di uptrend) e sopra il precedente massimo (fase di
downtrend). Figura sotto.
Nella figura sopra, il titolo è in un chiaro downtrend, con volume in rialzo durante le fasi di discesa e volume
in ribasso durante i rallies di ritracciamento.

Durante lo swing rally 6-7 il prezzo rompe a rialzo la trendline ribassista, segnalando un indebolimento del
trend. Nella fase 7-8, abbiamo il retest sulla trendline il cosiddetto return-move) che coincide con il
supporto-ex resistenza 5-8.

Il volume cresce a dsimusra sull'ultima candela rialzista, segno che la forza toro ha preso il controllo. Ecco
un pattern definito di acquisto:

Compreremo alla rottura della 7-9, cioè quando il prezzo romperà la resistenza a rialzo.

1.12 - VOLATILITA'

Un altro componente importante e sottovalutato è la volatilità.

La volatilità misura la variazione di prezzo di un dato strumento finanziario nel corso di un dato periodo.

Semplificando, la volatilità è l’escursione massima tra il più alto massimo ed il più basso minimo che uno
strumento fa in un dato periodo di tempo.

Alta volatilità media, significa che il titolo è forte ma che è anche soggetto ad ampi sbalzi di prezzo.
Bassa volatilità media, significa che e più è stabile ma anche poco movimentato e profittevole.

Solitamente, abbiamo alta volatilità in fase di forte trend (con range giornalieri medi alti), mentre bassa
volatilità (con range giornalieri ristretti) in fase di trading range e ritracciamenti.

Un metodo per identificare se il trend è forte è dato dal calcolo della differenza tra il più alto massimo ed il
più basso minimo per poi rapportarla al trend corrente: Highest-lowest di N periodi diviso il momentum,
cioè l'ultima chiusura-la chiusura degli N periodi precedenti.

Più il risultato si avvicina ad 1 o -1, più il trend si avvicina ai livelli di volatilità ed è quindi forte. Più si
avvicina a 0, più la volatilità diverge dal trend ed identifica una fase di trading range.

Uno strumento che calcola la volatilità di periodo è l’ATR (average true range) di Welles Wilder, che è una
media (di solito a 14 periodi come in quasi tutti gli indicatori) dei valori giornalieri presi fra il maggiore delle
seguenti escursioni :

• la distanza fra il massimo e il minimo di oggi;


• la distanza fra la chiusura di ieri e il massimo di oggi;
• la distanza fra la chiusura di ieri e il minimo di oggi.
Nota, come in una fase di trading range, l'ATR ha valori bassi, che si espandono quando il titolo va in fase di
trend. Quando il prezzo va in consolidamento, il valore dell'ATR si contrare per poi espandersi di nuovo
quando il titolo torna in uptrend.

1.13 - VOLUME

Il volume è molto importante per il trading in azioni e nei futures.

Esprime la quantità di contratti di compravendita stipulati in un determinato periodo di tempo. Esso


rappresenta la liquidità di un dato mercato.

Un alto volume significa alta liquidità ed una migliore esecuzione degli ordini.

Un principio fondamentale vuole che il volume preceda il prezzo.

In fase di trend, l'ideale è che il volume aumenti verso la direzione del trend e diminuisca nelle fasi di
ritracciamento.

Un'esposione di volume in fase di breakout è senz'altro indice di forte trend in azione.

Se il volume tende a diminuire su nuovi massimi o minimi, segnala un indebolimento del trend e quindi può
portare ad una potenziale prossima inversione, come avviene spesso sulle figure di inversione come il testa
e spalle o i doppi massimi e minimi.

Un indicatore utile per il volume è senz'altro l'OBV (on balance volume).

E' calcolato sommando il volume di una giornata chiusa a rialzo e detraendo il volume di una giornata
chiusa a ribasso. L'andamento dell'indicatore dovrebbe aderire a quello del trend.

Se vi sono delle divergenze, il trend potrebbe cambiare.

L’indicatore PTV è un’ulteriore evoluzione dell’OBV perché mette in relazione il volume con il range
giornaliero dei prezzi e quindi da più importanza ad alti volumi con alte variazioni % del prezzo.
Nell'esempio qui sopra, abbiamo un titolo che esce da una lunga fase di trading range o accumulazione.
Notiamo i picchi notevoli di volume rispetto ai giorni precedenti, sia in fase di breakout che
successivamente.

Notiamo, poi che in fase toro, il volume medio aumenta, come testimoniato anche dagli indicatori OBV e
PVT, in fase di crescita sopra la media mobile a 3 mesi.

Successivamente il prezzo entra in una nuova fase di consolidamento, con l'istogramma di volume che fa
picchi decrescenti ed anche gli indicatori si assottigliano in fase di trading range.

Nell'ultimo periodo, il prezzo fa un ultimo avanzamento con aumento di volume, fino a quando rompe a
ribasso il supporto.

Durante la rottura il volume aumenta, generando un potenziale segnale reversal di lungo periodo.

Riassumendo possiamo avere le seguenti condizioni:

1) I prezzi salgono (massimi relativi crescenti) e il volume diminuisce

(massimi relativi decrescenti). In questo caso un rovesciamento della


tendenza può essere imminente.

2)Una ripresa dei prezzi, dopo una violenta correzione, accompagnata da

volumi in contrazione. In questo caso la crescita dei prezzi si ritiene

momentanea.

3) La perforazione di linee di tendenza, di supporto o resistenza

contenenti figure di inversione con una espansione dei volumi è un

affidabile segnale di inversione.

4) Quando i prezzi diminuiscono la loro inclinazione positiva, dopo un

forte trend al rialzo, con volumi in forte espansione, si ha un

preavviso di una vicina inversione di tendenza.

5) Può capitare che il prezzo e il volume procedono con un andamento

graduale e, improvvisamente, si portino verso una crescita esponenziale

con uno stadio finale esplosivo; se dopo tale movimento sia il prezzo

che il volume cadono in modo violento, ci si può trovare davanti a

una inversione di tendenza (selling climax).

6) Se i prezzi si portano all'altezza di un precedente minimo relativo,

con volumi in diminuzione, si è in presenza di un espressivo segnale

rialzista.

7) Una contenuta crescita dei prezzi, in seguito ad una fase ribassista,

accompagnata da volumi in crescita, annuncia la fine della fase

ribassista; è probabile che ci si trovi di fronte ad in una fase di

accumulazione.

N.B: il volume nel Forex non è disponibile, ma se avete notato la piattaforma metatrader permette di
visualizzarlo anche sui grafici Forex.

Ebbene, quello non è il volume inteso come n° di contratti tradati, bensì calcola quante variazioni di prezzo
(Ticks) sono avvenute in un determinato periodo di tempo (timeframe impostato) per dare un'idea
approssimata dell'attività dei trader su quel dato cross.
1.14 - OPEN INTEREST

L'Open Interest si differenzia dal volume in quanto rappresenta il totale dei contratti long o short aperti nel
mercato (e non chiusi), non la somma di entrambi.

E' utilizzato nel mercato dei futures e non può essere un indicatore sfruttabile in tempo reale a differenza
dei volumi scambiati sulle azioni.

L'Open Interest può variare molto rispetto al volume.

Per capire l'open Interest facciamo riferimento a questi 4 casi con open interest attuale uguale a 100 :

1) Un nuovo compratore acquista 5 contratti long da un nuovo venditore short. Entrambi aprono una nuova
posizione entrando a mercato.

L'open interest aumenta di +5 = 100+5=105

2) Un compratore apre una nuova posizione acquistando 2 contratti da un venditore che chiude 2 vecchi
contratti short precedentemente acquistati.

L'open interest non varia in quanto +2-2 si annullano. O.I =105

3) Un compratore chiude 3 vecchi contratti short precedentemente venduti (riacquisto) ad un venditore


che ne apre 3 nuovi short. Anche in questo caso l'OI rimane invariato +3-3=0. O.I=105

4) Un compratore chiude 5 vecchi contratti short precedentemente venduti (riaquisto) ad un venditore che
chiude 5 vecchi contratti long (rivendita).

In questo caso l'Open Interest diminuisce di 5 poichè entrambe le posizioni escono dal mercato. O.I =105-5
=100

Come per il volume, l'Open Interest va interpretato con l'andamento dei prezzi (price action) mediante il
quale può fornirci queste 4 indicazioni:

1) Prezzi crescenti e Open Interest crescente: i rialzisti acquistano.

2) Prezzi decrescenti e Open Interest decrescente: i rialzisti vendono posizioni aperte in acquisto.

3) Prezzi crescenti e Open Interest decrescente: i ribassisti liquidano posizioni aperte in vendita.
4) Prezzi decrescenti e Open Interest crescente: i ribassiti vanno short.

Coadiuvato con prezzo e volume, l'Open Interest può rivelarsi un indicatore di fondamentale importanza
per l'operatività.

1.15 - FORZA RELATIVA

In Analisi Tecnica con Forza Relativa (paragone) si intende un indicatore che si ottiene effettuando il
rapporto tra due serie di prezzi.

Tale indicatore è utile per confrontare l'andamento e la correlazione di un titolo, o di un settore azionario,
con quello dell'intero mercato di riferimento, oppure tra due titoli, cross valutari o commodities differenti.

L'indicatore ci mostra il grafico della forza relativa e se si muove verso l'alto (uptrend) significa che il titolo
da noi analizzato è più forte del settore o del titolo con il quale l'abbiamo comparato. E' uno strumento
molto utile per determinare la forza di uno strumento.

L’indicatore di Forza Relativa è diverso dall'Indice R.S.I. di J.Welles che compara il movimento di prezzo in
atto con il movimento precedente dello stesso strumento.

La % di forza relativa si può calcolare dividendo il prezzo del titolo quotato per il prezzo del titolo o settore
con cui si vuole fare il paragone moltiplicandolo x 100.
Nel grafico qui sopra viene confrontato il titolo AXA con l'indice FTSEMIB.

Notiamo che nella prima parte del grafico, l'indicatore è al di sotto dello 0 e rosso. Ciò significa che il titolo
sta sottoperformando rispetto al mercato generale. Mentre successivamente la linea si sposta al di sopra
dello 0, indicando una forte ripresa rispetto al mercato.

La linea blu è una media mobile della forza relativa messa per determinare indebolimenti o rafforzamenti
rispetto alla media della forza.

1.16 - GAP (SALTI DI PREZZO)

La % di distanza tra il massimo/minimo del giorno precedente e l’apertura del giorno odierno. Tale spazio
non viene coperto durante il giorno. Sono chiamati UPSIDE GAPS e DOWNSIDE GAPS e indica
forza/debolezza di un titolo, se accostata ai volumi.

Grandi gap con grandi volumi relativi della giornata sono un ottimo indice di forza.

Una rottura tra i prezzi in un grafico avviene quando il prezzo di un titolo ha un netto movimento sopra o
sotto con nessuna compravendita nel mezzo. I gaps, possono essere creati da diversi fattori come forte
pressione di acquisto o vendita, annunci ufficiali dei redditi/guadagni di un titolo, un cambio di prospettiva
da parte degli analisti o qualsiasi altro tipo di notizia rilasciata.
In Analisi Tecnica, un Gap è un salto nella curva dei prezzi, si ha quando non si sono registrati scambi in
determinate zone di prezzo. I Gap possono essere individuati a posteriori attraverso grafici a barre o
candlestick. I grafici lineari non consentono di individuare i Gap in quanto non riportano i valori di apertura,
chiusura, massimo e minimo relativo ai singoli giorni di contrattazione.

I gaps avvengono soprattutto nei mercati regolamentati non continui, a differenza del forex che è aperto 24
ore su 24.

Uno dei luoghi comuni relativi ai gaps dice che essi devono sempre essere chiusi. In realtà ciò avviene solo
delle volte, in quanto alcuni gaps sono importanti ed altri no.

Esistono 3 tipi di gaps:

Breakaway gap:

si manifesta al completamento di importanti formazioni ed in genere segnala l’inizio di un significativo


movimento di mercato. Solitamente si formano in seguito alla conclusione di importanti figure basali di
congestione, o a completamento di figure reversal come il doppio massimo/minimo o il testa e spalle ed
avviene a seguito della rottura della neckline. Oppure dopo la violazione di una trendline. Da un forte
segnale reversal e di forza invertita del mercato e sono accompagnati in genere da forte volumi. In genere
non vengono chiusi o possono chiudersi parzialmente. Più è alto il volume, meno probabilità c’è che venga
chiuso il gap.

Fungono solitamente da area di supporto per le successive correzioni di mercato.

E’ importante che in un trend i prezzi non cadano al di sotto del gap (che fa da supporto) in quanto indice di
forte debolezza.

Runaway gap (o measuring gap)

SI viene a formare dopo che un certo movimento è già in atto, solitamente a metà formazione, ed inverte
una situazione di volumi moderati nell’ultimo periodo. In un uptrend sono segnali di mercato molto forte,
in un down trend di mercati molto deboli.

Anche in questo caso, essi fungono da supporti/resistenze per le successive correzioni del mercato e
un’eventuale caduta al di sotto/sopra del gap controtendenza è indice di forte indebolimento. Si può avere
un’idea della lunghezza del trend in corso in quanto questo tipo gi gap avviene all’incirca a metà strada.

Exhaustion gap.

Si verifica alla fine di un movimento del mercato, dopo che gli altri due gap sono stati formati. Vicino alla
fine di un uptrend, i prezzi tendono ad accelerare con un ultimo guizzo, che forma un gap. Tuttavia il forte
balzo tende ad esaurirsi e i prezzi correggono per un paio di giorni o poco più chiudendo l’ultimo gap.
Questo è un forte segno di indebolimento e prelude ad una inversione di tendenza. Talvolta si forma un
Island reversal (una congestione di prezzo con la formazione di un successivo gap a ribasso) che determina
l’avvenuta inversione.

INDICATORI DI TREND

Una premessa importante.

Gli indicatori sono i principali strumenti tecnici del trader, ma non bisogna fare
affidamento esclusivamente ad essi per prendere decisioni di trading.

Come dice il nome, essi "indicano" che dei cambiamenti sono in atto ed offrono segnali
di entrata ed uscita dal mercato.

Poichè spesso, si possono verificare falsi segnali, devono essere confermati e coadiuvati
sempre dal movimento del prezzo, il vero e principale indicatore.

E' sempre il prezzo corrente che comanda il gioco.

Gli indicatori sono utili anche come filtro dai rumori di fondo della price action e per
indicare se è presente un trend.
2.1 - CANALI DI DONCHIAN

Nel grafico in basso, è rappresentato un titolo azionario con l'indicatore "canale di


donchian".

Il canale in questo caso è definito dai massimi e minimi di N periodi (fino al giorno
precedente a quello corrente), ovvero supporti (linea rossa) e resistenze (linea blu)
statiche di periodo.

Più specificatamente, l'originale canale di Richard Donchian è definito dal massimo e


minimo degli ultimi 20 giorni (o 21 giorni) e quindi un mese, ma può essere settato come
si vuole. Per esempio, il canale di donchian trimestrale sarà a 60 o 63 giorni.

Una volta che il prezzo penetra una resistenza, è un segnale di acquisto, se penetra un
supporto, un segnale di vendita.

Un altro sistema è quello di utilizzare due canali di donchian.


Un canale di donchian di lungo periodo ed uno di breve periodo, per cercare di evitare le
fasi di trading range e sfruttare i trends.

Nell'esempio sotto, il canale di lungo periodo è di 250 giorni, mentre quello a breve
periodo è di 50 giorni.

Un segnale di acquisto si genera quando la resistenza del canale di breve periodo


coincide a quella di lungo periodo ed il prezzo le rompe entrambe, come in entry 1 ed
entry 2.

Il supporto del canale a breve periodo fa da stop loss e trailing profit.

Quando il prezzo rompe tale supporto, le posizioni long devono essere chiuse. (stop loss
1 e 2).

Il contrario avviene per segnali short. Quando il supporto a breve periodo coincide con il
supporto a lungo periodo, si genera un segnale di vendita (entry 3 e entry 4). Gli stop
loss sono identificati dalle resistenze del canale a breve periodo (stop loss 3 e 4).

2.2 - MEDIE MOBILI


Gli indicatori più importanti di trend sono le medie mobili che misurano il prezzo medio
di un determinato periodo di riferimento.

Come già detto, possono essere considerate come trendline curve, che si adattano ai
cambiamenti di prezzo.

L'idea di base è che quando la price action corrente è superiore ad una media mobile di
N periodi, si può assumere che il titolo sia in uptrend, quando è inferiore si può
assumere che il titolo sia in downtrend.

Le medie mobili possono essere di diversi tipi, le più utilizzate sono: la semplice (SMA),
l'esponenziale (EMA) e la ponderata (WMA).

La prima è calcolata con una semplice media artitmetica dei prezzi, mentre le altre due
vengono calcolate soppesando diversamente i vari valori e dando più importanza ai
prezzi degli ultimi periodi.

Oltre a queste esistono altre medie mobili, come quella adattiva di Kauffman, oppure
la doppia e tripla media esponenziale, DEMA e TEMA, che sono molto più sensibili ai
cambiamenti di prezzo.

Il settaggio delle medie mobili, dipende, come detto precedentemente dal timeframe di
riferimento.

In un grafico a candele giornaliere, medie mobili da 5 a 20 periodi (giorni) saranno


medie di breve periodo. Quelle da 20 a 100 giorni sono considerate medie a medio
periodo, e quelle da 100 in poi sono considerate medie a lungo periodo.

Quella a 200 periodi giornaliera è molto utilizzata dagli istituzionali come indicatore
principale di trend di lungo periodo, mentre quella a 10 giorni è la media
maggiormente utilizzata dai daytraders.
Nel grafico sopra, ho utilizzato una EMA a 21 periodi su grafico giornaliero.

Ciò definisce il trend mensile. Quando la price action è al di sopra della EMA 21,
possiamo vedere che siamo in presenza di un uptred (sfondo verde). Quando è al di sotto
possiamo vedere che siamo in presenza di un downtrend (sfondo rosso).

Possono essere utilizzate anche 2 medie mobili, una di breve ed una di medio o lungo
periodo.

Quando quella a breve periodo si trova al di sopra di quella a lungo periodo, siamo in
presenza di un uptrend e viceversa di un down trend, inoltre sono molto importanti per
determinare inversioni di tendenza al momento degli incroci delle stesse.

Se quella breve incrocia a rialzo o ribasso quella a lungo periodo, un'inversione di


tendenza si sta formando.
Esempio di incrocio di due medie mobili.

In questo caso ho utilizzato, una media mobile di breve periodo (EMA 10 blu) ed una di
medio periodo (EMA 50 rossa).

I segnali di acquisto vengono generati quando la EMA10 incrocia a rialzo la EMA50.

I segnali di vendita, quando la EMA 10 incrocia a ribasso la EMA50.

Importantissimo è tener assolutamente presente che quando si trada con le medie


mobili, bisogna comunque sempre analizzare tecnicamente il comportamento del
prezzo ed il formarsi di pattern grafici, supporti, resistenze, swings, ecc...in modo di
cercare di evitare i falsi segnali e ridurre il rischio.

Vediamo ora come utilizzare 3 medie mobili.


Nella figura sottostante è rappresentato lo schema classico di incrocio di 3 medie mobili
in cui vanno definite:

linea blu (B breve periodo), linea rossa (M medio periodo), linea verde (L lungo
periodo).

Al punto 1, la linea breve incrocia quella media.

Al punto 2, la linea breve incrocia quella lunga.

Al punto 3, la linea medie incrocia quella lunga (conferma di avvenuto reversal).

Le 3 medie mobili possono essere settate a lungo, medio, breve periodo, a discrezione
del trader ed in base alle caratteristiche di mercato.

Per esempio:

EMA 20, EMA 100, EMA 200, per trend a lungo periodo,

EMA 5, EMA 20, EMA 50, per trend a medio periodo,

EMA 5, EMA 10, EMA 20, per trend a breve termine.


Sopra, un esempio di triplo incrocio di medie mobili.

Le medie mobili utilizzate sono: ema20 (blu), ema 100 (rossa), ema 200 (verde).

Al punto 1, abbiamo il primo incrocio a rialzo della ema 20 sulla ema 100.

E' il primo segnale di inversione di trend da breve a medio termine.

Al punto 2, abbiamo l'incrocio a rialzo della ema 20 con la ema 200.

Al punto 3, abbiamo l'incrocio a rialzo della ema 100 con la ema 200.

Questa è la conferma dell'avvenuta inversione di trend da medio a lungo termine, con


breakout sopra l'area di resistenza.

Un segnale di acquisto si genera quindi sul ritracciamento o return move al punto


4.
Nell'esempio qui sopra, ho utilizzato:

EMA 5 BLU (breve),

EMA 20 ROSSA (media),

EMA 50 VERDE (lunga).

Sulla sinistra del grafico vi è una prima situazione di incroci delle EMA 1,2,3,
segnalando un segnale di vendita sotto il supporto di periodo a seguito dei primi due
incroci. Al terzo incrocio, il supporto viene rotto a ribasso.

Il trend a ribasso continua finchè il primo segnale di incrocio a rialzo ci segnala una
potenziale inversione di trend o di trading range.

Ecco che avvengono gli altri due incroci a rialzo formando un nuovo massimo assoluto.

Questo massimo è il nostro nuovo punto di riferimento perchè farà da resistenza.

Difatti il prezzo inverte ed avvengono altri 3 incroci a ribasso formando un nuovo


supporto (che è più alto rispetto al precedente) prima di reinvertire con 3 nuovi incroci
a rialzo, fino a rompere la resistenza. Il terzo incrocio difatti avviene nei pressi della
rottura della resistenza.

Possiamo entrare sulla rottura della resistenza, oppure attendere il return move
successivo.

Ricapitolando, se vogliamo utilizzare uno screener, cercheremo quei titoli in cui


sono avvenuti i primi due incroci, e rimarremo in attesa del terzo incrocio,
analizzando tecnicamente il grafico e cercando riscontri e conferme dell'avvenuto
cambio di trend.

In un uptrend,

EMA B> EMA M

EMA B> EMA L

EMA L> EMA M

In un downtrend,

EMA B< EMA M

EMA B< EMA L

EMA L< EMA M

oppure un semplice incrocio tra la EMA L e la EMA M.

2.3 - BANDE DI BOLLINGER

Le bande di Bollinger sono un'ulteriore evoluzione delle medie mobili e delle Envelopes
e devono il proprio nome al suo ideatore John Bollinger.

Le envelopes sono canali basati sulla moltiplicazione della medie mobile, mentre per la
formazione delle Bande di Bollinger si utilizza la deviazione standard statisticamente
definita come scarto quadratico medio o radice quadrata della varianza.
La deviazione standard indica la volatilità di periodo.

Più le bande sono distanziate tra loro, più la volatilità è alta, al contrario, quando le
bande sono vicine significa bassa volatilità.

L'utilizzo delle bande è simile a quella del canale di Donchian, poichè le lineee superiori
possono essere considerate resistenze mentre quelle inferiori supporti, ma non statici e
basati sui massimi e minimi, ma mobili, come le medie e basati sulla volatilità.

Quando il prezzo rompe la banda superiore del canale il prezzo rompe una resistenza,
mentre quando rompe la banda inferiore, il prezzo rompe un supporto. La media mobile
può essere indicativa di stop loss e di saprtiacque tra uptrend e downtrend del periodo di
riferimento della media.

Qui sotto un esempio dell'indicatore di Bollinger impostato con una media mobile
esponenziale a 10 periodi.

2.4 - MOMENTUM E RATE OF CHANGE (ROC)

Momentum e rate of change (ROC) sono i più semplici indicatori di trend

e misurano il tasso di variazione di un sottostante, quindi misurano anche la forza del


movimento o momentum.
Sebbene vi siano diverse formule per calcolarli, in prorealtime risultano identici sia
come formula che graficamente, la differenza consiste solamente nella possibilità di
settaggio: possono essere settati come unità oppure in % di variazione.

Essi sono dati dalle seguenti formule:

Momentum e ROC unità = chiusura odierna - chiusura di N periodi prima.

rappresenta quindi la differenza di prezzo di un dato periodo.

Momentum e ROC % = 100/chiusura N periodi prima * (chiusura odierna - chiusura di


N periodi prima).

Rappresenta la % di performance in un dato periodo.

Per esempio, se un titolo quota 10,50€ oggi e 20 giorni fa quotava 8,25€:

Momentum unità = 10,50-8,25 = +2,25€

ROC % = 100/8,25*(10,50-8,25) = +27,27%

Momentum e ROC sono sia indicatori di trend e momentum e quindi sono anche utili
per individuare divergenze tra prezzo e momentum stesso.

In base al settaggio di periodo, l'indicatore oscillerà al di sopra dello 0, se risulta essere


in uptrend, mentre al di sotto dello 0 se risulta essere in downtrend.
Sopra, un esempio di momentum settato a 10 unità e un ROC %.

Come possiamo vedere, i grafici degli indicatori sono identici ma cambiano ovviamente
i valori.

Si formano delle divergenze tra massimi/minimi di prezzo e massimi/minimi di


momentum, segno di indebolimenti e rafforzamenti di prezzo e che preludono ad
imminenti inversioni. Un passaggio tra momentum negativo a positivo dopo una
divergenza è un segnale di acquisto mentre da positivo a negativo, un segnale di vendita.

I due indicatori sono utili anche da utilizzare negli screeneing di mercato.

Per esempio, se vogliamo cercare titoli che hanno almeno raddoppiato il loro valore
nell'ultimo anno, cercheremo titoli con un ROC o momentum a 250 giorni in %
maggiore di 100.

2.5 - ADX (AVERAGE DIRECTIONAL INDEX) e DMI DIRECTIONAL


MOVEMENT INDEX
L'ADX, Average Directional Movement, misura la forza del trend corrente ed è stato
ideato da J. W. WIlder.

Non da nessuna indicazione della direzione del trend.

Solitamente impostato a 14 periodi, quando la linea è superiore al valore 20, si è in


presenza di trend, quando è al di sotto, si è in presenza di trading range.

Quando la linea è superiore a 20 ma è discendente, significa che il trend si sta


indebolendo. Anche l'ADX infatti può essere utilizzato per identificare diviergenze tra
picchi della linea ADX e prezzo.

Se coadiuvato da altri fattori tecnici l'ADX ci può essere molto di aiuto per determinare
segnali entry.

Per esempio utilizzando trendlines o medie mobili per identificare il trend principale, un
ribasso al di sotto del valore 20 dell'ADX ci segnala fasi di pullback del prezzo e piccole
pause prima della ripartenza del trend.

Nell'esempio qui sotto una volta rotta a rialzo la resistenza e che la linea ADX rompe il
limite di 20 entriamo in posizione poichè ci segnala l'inizio del trend.

Successivamente il trend si indebolisce progressivamente fino ad invertire.

Notate le divergenze tra picchi di ADX e prezzi a rialzo.

La rottura della trendline ci segnala che il trend è finito.


L'ADX implementato da –DI (Minus Directional Indicator) e +DI (Plus Directional
Indicator), rappresentano un gruppo di indicatori di tendenza che formano un vero e
proprio sistema di trading sviluppato da Welles Wilder, noto come DMI o
DIRECTIONAL MOVEMENT.
Inizialmente l’indicatore era stato creato da Wilder appositamente per le commodities su
base giornaliera ma successivamente ci si è resi conto che si può benissimo applicare
anche all’analisi degi strumenti azionari e, con i dovuti aggiustamenti, anche al trading
su indici e futures.

L’ADX misura la forza del trend senza però fornire indicazioni sulla sua direzione.

Il +DI e il –DI completano la funzione dell’ADX definendo anche la direzione del trend.
Utilizzando insieme i tre indicatori possiamo determinare sia la direzione del trend
che la sua forza.

Un semplice metodo operativo ideato da Wilder prevede l’entrata long quando il +DI
attraversa verso l’alto il –DI con ADX superiore a 20 (25 il valore il valore usato da
Wilder, tenuto conto che veniva applicato sul mercato americano). L’entrata short, per
converso, si ha quando il +DI attraversa verso il basso il -DI con ADX superiore al
valore 20.

Se l’indicatore ADX non si trova al di sopra della soglia di 20 non si apre nessuna
posizione.
In alternativa, a seguito dell'incrocio, non appena L'ADX scatta al di sopra del valore 20
con +DI al di sopra di -DI per un segnale long ed il contrario per un segnale short.

Certamente, l'indicatore DMI graficamente è un vero casino!!!

Ma in prorealtime, possiamo settarlo in maniera più chiara, utilizzando il DI in


istogramma (non presente nel grafico sopra).

La linea nera è la linea ADX.

Il DI è la differenza tra +DI (linea verde) e -DI (linea rossa). Per semplificare la
visualizzazione ho reso invisibile le linee di questi ultimi due parametri. Quando avviene
l'incrocio, l'istogramma passa da rosso a verde e viceversa segnalando segnali di acquisti
e vendite.
Nel grafico ho evidenziato alcune possibili entrate ed uscite in base ai segnali.

Anche in questo caso, l'utilizzo del DMI deve essere coadiuvato dalla price action
classica (supporti, resistenze, rotture trendlines, pattern di prezzo) ed altri strumenti
come le medie mobili per esempio, in modo da filtrare i falsi segnali e confermare quelli
giusti.
2.6 - INDICATORI TREND FOLLOWING

Sono stati ideati molti indicatori di trend lineari che cercano di individuare i trends e le
loro inversioni.

Un esempio sono le medie mobili, di cui abbiamo già parlato ampiamente.

Quando il prezzo incrocia una media mobile, ci da un segnale di trend reversal e quindi
una possibile opportunità per entrare in posizione.

Questi indicatori, essendo indicatori trend following funzionano bene in trend


ovviamente, mentre in trading range i segnali di reverse sono continui.

I parametri degli indicatori andrebbero quindi adattati in base ai dati storici ed hai
movimenti satistici del prezzo.

In questo modo si hanno più probabilità di successo.


Oltre a questo, andrebbero coadiuvati da altri indicatori, quali trendlines, supporti e
resistenze, oscillatori, per cercare di evitare i falsi segnali.

Questi indicatori possono essere utilizzati nella costruzione di trading systems e sono
principalmente utili come determinatori di stop loss, trailing profit e per il
dimensionamento della posizione.

La funzionalità è la stessa.

Quando l'indicatore determina un uptrend, la linea è blu e si posiziona sotto la price


action. Al contrario, quando identifica un downtred, la linea diventa rossa e si posiziona
sopra il prezzo.

Sono indicatori che utilizzano solitamente l'ATR ossia l'indicatore di volatilità di Wilder.
In questo modo, le linee si adattano alla volatilità di periodo.

Vediamone alcuni.

Parabolic SAR, ideato da J.W. WIlder.

L'acronimo SAR significa Stop And Reverse, ed è utile sia per individuare i trend che
per seguirli mediante uno stop loss che diventa trailing profit.

I punti SAR sono calcolati a partire da prezzo e dal tempo ed è applicato un fattore di
accelerazione. Più il prezzo procede in trend, più il punto o la linea SAR si avvicina al
prezzo di chiusura.
Il volatility stop è il più comune indicatore trend following basato sulla volatilità.

Calcola uno stop loss ad una certa distanza dal prezzo di chiusura mediante un
moltiplicatore dell' ATR.

Quando il prezzo è in trend, l'indicatore segue il prezzo, mentre si ferma quando il


prezzo ritraccia come un comune trailing profit.
Il Supertrend, ideato da Oliver Seban.

Il calcolo è lo stesso del volatility stop, solo che si attua al prezzo medio
(massimo+minimo/2).

Abraham trend indicator, ideato da Andrew Abraham.


OSCILLATORI DI MOMENTUM

Gli oscillatori sono indicatori molto importanti ed usati nell'analisi tecnica.

Essi indicano la forza del titolo misurando la velocità della variazione del prezzo in un
determinato periodo.

Abbiamo già visto nella precedente sezione due semplici oscillatori come il ROC ed il
Momentum.

Sebbene la loro primaria utilità sia in mercati senza tendenza, ovvero in trading range,
essi possono essere utilizzati in particolari condizioni anche in mercati in trend ed in
sistemi trend following, soprattutto per quanto riguarda la segnalazione di reversals.

La maggior parte degli oscillatori, sono costruiti su base ciclica, ovvero, la linea
dell'indicatore si muove tra due bande o livelli estremi, solitamente comprese tra 0 e 100
o +100 e -100. Bisogna anche dire che, sebbene calcolati in maniera differente, gli
oscillatori sono tutti simili tra loro.

I più importanti sono senza dubbio:

L'RSI o relative strenght index, lo stocastico, il CCI o commodity channel index, il


WIlliams %R ed il MACD.

Non è mia intenzione entrare nel discorso tecnico delle formule che calcolano ogni
oscillatore ma darò solo un breve accenno informativo.

E' rilevante ricordare che:

1) Ogni oscillatore può essere impostato con settaggi diversi.

Solitamente il periodo di riferimento è pari a 14 poichè rappresenta la metà di un ciclo


lunare, ma ciò non vieta di essere settato con altri parametri.

Anzi, andrebbe adattato ai vari mercati, poichè non esistono mercati identici.

Una soluzione sarebbe quella di impostare un sistema di backtest per individuare tali
parametri.
Minore è il periodo di riferimento, maggiore è la sensibilità di oscillazione.

2) Un altro punto è che, i vari oscillatori sono settati con i prezzi di chiusura.

Ma ciò non toglie che possano essere settati con i minimi o massimi, o i prezzi medi.

Come per le medie mobili, prorealtime ha questa opzione.

3) Come in tutti gli indicatori, i segnali su grafici a più lungo periodo, come per esempio
il settimanale hanno più importanza di quelli sui grafici minori.

Quelli giornalieri hanno più rilevanza dei segnali intraday.

4) Gli oscillatori, come tutti gli indicatori, sono strumenti secondari. L'unico elemento
primario è l'azione del prezzo.

Si possono identificare tre situazioni in cui un oscillatore risulta molto utile:

1) quando il suo valore si avvicina o supera l'estremità superiore o inferiore della propria
banda di oscillazione. In questo caso si dice che il mercato si trova in ipercomprato o
ipervenduto. Questa condizione avverte che la tendenza dei prezzi è troppo tirata e
vulnerabile;

2) quando si verifica una divergenza tra gli oscillatori e la tendenza dei prezzi in
posizione estrema, si è in presenza quasi sempre di un importante segnale di pericolo;

3)il passaggio di ritorno da oltre o presso i livelli di ipercomprato ed iperacquisto (come


ad esempio dei failure swings) possono dar luogo ad importanti segnali di entrata, se
coadiuvati ovviamente dal movimento del prezzo stesso.

3.1 - RSI (RELATIVE STRENGHT INDEX o INDICE DI FORZA RELATIVA)


Il Relative Strength Index (RSI), o indice di forza relativa, è uno fra gli oscillatori più
popolari dell'analisi tecnica e comunemente usati dai traders, in particolar modo da quelli
che operano sui mercati dei futures. Fu ideato da John Welles Wilder, che lo pubblicò
nel suo libro New Concepts in Technical Trading System nel 1978.

Praticamente misura la forza relativa di un titolo rispetto a N periodi precedenti e non è


da confondere con la forza relativa di paragone tra due titoli distinti.

I livelli di ipercomprato ed ipervenduto sono 70 e 30 ed il periodo di riferimento è 14.

3.2 - CCI o COMMODITY CHANNEL INDEX

Il CCI o Commodity Channel Index, fu ideato di Donald R. Lambert.

Il CCI è stato ideato da Donald R. Lambert. L’idea che sta dietro all’oscillatore è che gli
strumenti finanziari si muovano seguendo fasi cicliche, con massimi e minimi che si
alternano ad intervalli periodici.
Per calcolare il CCI si confonta il prezzo attuale con una media mobile di un periodo
prefissato, gestibile dall’utente, e lo si normalizza utilizzando un divisore basato sulla
deviazione media.

I livelli di ipercomprato ed ipervenduto sono +100 e -100 ed il periodo di riferimento è


14.

Da notare quante divergenze che hanno portato a piccoli swing di breve periodo, ma solo
quando viene rotta a rialzo la trendline e la resistenza si è avuto un reversal del trend di
lungo termine.

3.3 - STOCASTICO

Il processo dello Stocastico fu diffuso da George Lane. E' basato sull'osservazione che,
nel corso dell'incremento dei prezzi, quelli di chiusura tendono ad avvicinarsi al
massimo dell'escursione del prezzo stesso (price range) ed, al contrario, nei downtrends,
i prezzi di chiusura tendono ad avvicinarsi al minimo del price range.

E' composto da 2 linee, %K e %D.


La %K indica le zone di iperacquisto e ipervendita, che viene comparata alla %D per via
della sua forte volatilità.

Quando la %K incrocia al rialzo la %D si ha un segnale di acquisto, quando la incrocia


al ribasso si ha un segnale di vendita.

I livelli di ipercomprato ed ipervenduto sono 80 e 20 ed i periodi di riferimento sono 14-


3-3 (più veloce) oppure 14-3-5 (più lento).

L'incrocio delle due % D e K avviene sugli swing di prezzo. Anche con lo stocastico si
possono individuare importanti divergenze che preludono a cambiamenti del trend nelle
zone di ipercomprato ed ipervenduto.

3.4 - WILLIAMS %R

L'indicatore Williams %R, ideato da Larry Williams, usa l'ampiezza del prezzo in un
dato periodo per definire quello che viene chiamato centro di gravita e su questo
concetto si tenta di definire una fascia di ipercomprato e una di ipervenduto.
L'informazione che ne deriva non è altro che un duplicato di quella fornita dallo
stocastico. La sola differenza è che lo stocastico sfrutta la differenza tra la chiusura e il
minimo dei minimi mentre il %R la differenza tra il massimo dei massimi e la chiusura;
sarà sufficiente osservare solo uno dei due indicatori.

Il valore oscilla tra 0 e -100, i livelli di ipercomprato ed ipervenduto sono -20 e -80 ed il
periodo di riferimento è 20.

Il williams %R è un uindicatore molto sensibile. Qui sopra possiamo vedere come


raggiunge le zone di ipercomprato e ipervenduto non appena avviene un breakout su
trendline, supporto o resistenza di periodo (rettangoli). Possiamo notare anche le
divergenze tra momentum e prezzo.

3.5 - MACD (MOVING AVERAGE CONVERGENCE/DIVERGENCE)

Il Moving Average Convergence/Divergence (MACD, ossia convergenza e divergenza


di medie mobili) è uno degli oscillatori più utilizzati in analisi tecnica, in quanto
combina nella sua costruzione diversi principi fondamentali dell'analisi tecnica.
Fu sviluppato da Gerald Appel e basa la sua costruzione su medie mobili esponenziali.

Il principio è che, quando vi è un incrocio rialzista di medie mobili al di sotto dello 0, si


ha un segnale di inversione rialzista e quindi un potenziale acquisto, mentre quando vi è
un incrocio ribassista al di sopra dello 0, si ha un segnale ribassista e quindi una
potenziale vendita.

In questo oscillatore non vi sono bande estreme che identificano zone di ipercomprato e
ipervenduto.

i periodi di riferimento sono 12-26-9.

Sopra vediamo l'indicatore MACD in azione. Come l'incrocio normale di medie mobili,
la funzione del MACD è quello di segnalare importanti punti di svolta.

Quando è in fase di downtrend l'oscillatore si sposta da sopra la linea dello 0 a sotto,


passando da una fase di ipercomprato alla fase di ipervenduto.

Gli incroci segnalano possibili inversioni che devono essere coadiuvate dall'azione del
prezzo. Le linee rosse sono le divergenze createsi prima delle inversioni.
Inoltre è possibile utilizzare un istogramma (come nel DMI) che rappresenta la distanza
tra le due medie mobili in modo da evidenziarne meglio i movimenti.

3.6 - OSCILLATORI IN FASE DI TRADING RANGE

Ecco gli oscillatori nella fase di trading range, come possiamo notare:

Il momentum anticipa i cambiamenti di prezzo, in quanto misurano la variazione del


prezzo nel tempo, quindi forza e debolezza.

l'RSI14 raggiunge più lentamente le bande estreme rispetto agli altri oscillatori.

Per quanto riguarda le divergenze, il CCI e lo stocastico le segnalano molto più anticipo.

Mentre il MACD non essendo un vero oscillatore segnala quando il prezzo è già
invertito.

Nella figura sopra vi sono i 4 oscillatori più importanti nei loro settaggi base.
Il titolo EON, si trova in fase di trading range o laterale.

Il valore degli oscillatori si avvicina sempre al movimento dei prezzi ed entra nella o nei
pressi della zona di ipercomprato o ipervenduto quando il prezzo penetra nelle aree di
supporti e resistenze e segnala bene gli swings e le oscillazioni di prezzo.

Come possiamo vedere, gli oscillatori si muovono in modo simile, ma alcuni sono più
sensibili e raggiungono le bande estreme ed i punti di svolta più velocemente degli altri,
ma allo stesso tempo anticipano troppo la fase di ipercomprato ed ipervenduto.

L'utilizzo degli oscillatori va sempre coadiuvato dall'analisi del prezzo per cercare di
evitare falsi segnali.

Notiamo inoltre, che i primi 3 indicatori sono costruiti nello stesso modo: vi è una sola
linea che si muove tra le bande.

Lo stocastico invece ha due linee, e l'incrocio di queste linee a rialzo o a ribasso (rossa e
blu) possono dar luogo a segnali di acquisto o di vendita.

3.7 - OSCILLATORI IN FASE DI TREND


Nella figura sopra, gli oscillatori nelle fasi di trend.

Nella fase di uptrend, gli oscillatori toccano molto più frequentemente la zona di
ipercomprato, quando passa nella fase di downtrend avviene il contrario, poichè la forza
si sposta da toro a orso.

Nelle fasi reversal, come anticipazione avvengono le divergenze tra picchi di momentum
e picchi di prezzo.

3.8 - DIVERGENZA TRA PREZZO E MOMENTUM


Nella figura sopra, vediamo dei classici esempi di divergenze tra prezzo ed indicatore
RSI14.

Il titolo si trova in downtrend, ma nonostante il prezzo faccia nuovi minimi decrescenti,


l'RSI fa nuovi minimi crescenti e quindi prezzo e momentum divergono e ciò significa
che il downtrend si sta indebolendo.

In questa fase, la linea del momentum si trova quasi sempre nella metà inferiore del
proprio grafico.

Vediamo nell'ultimo swing, anche il prezzo fa un minimo crescente e la trendline viene


rotta con una long candle rialzista. Il reversal è stato confermato in seguito alla rottura
della resistenza. Ora il momentum si sposta nella metà superiore del proprio grafico.

Successivamente l'uptrend viene minato da una divergenza ribassita, in quanto il prezzo


fa un nuovo massimo, ma il momentum fa un massimo minore decrescente.

Ciò ci allarma del fatto che l'uptrend potrebbe finire e difatti il prezzo inverte entrando in
una fase di lunga congestione. L'RSI è indicato anche per uscire in tempo da una
posizione.

In questa fase di trading range, i picchi di momentum nelle zone di ipercomprato e


ipervenduto corrispondono ai picchi del prezzo nelle zone di resistenza e supporto.
CANDELE GIAPPONESI

Nel capitolo 1, "le basi dell'analisi tecnica" abbiamo visto brevemente la differenza tra
i 3 principali tipi di grafico usati dai traders: grafico lineare, grafico a barre e grafico a
candele.

Abbiamo visto che il grafico lineare utilizza solo i prezzi di chiusura, quello a barre
utilizza invece tutti e quattro i prezzi fondamentali, apertura, chiusura, massimo e
minimo.

Quello a candele può essere considerato come un'evoluzione grafica del grafico a barre.

Sebbene siano molto più antiche (venivano infatti utilizzate sin dal 1600 dagli antichi
commercianti giapponesi che avevano sviluppato un vero e proprio "metodo" di analisi
tecnica per prevedere le future evoluzioni del prezzo del riso), in occidente arrivarono
solo all'inizio degli anni '90 grazie a Steve Nison che le descrisse nel suo libro
"Japanese Candlestick Charting Techniques".

In questo capitolo ci addentriamo un pò più specificatamente nel mondo delle candele


giapponesi e dei suoi pattern principali.

Una prima considerazione che possiamo fare è che le candele possono essere
trattate come il più importante indicatore di prezzo.
4.1 - COSTITUZIONE DI UNA CANDLESTICK

Una candela è formata dai seguenti componenti:

1)Corpo o body. Se è rialzista è colorato di verde ed è delimitato dal prezzo di apertura


in basso e dal prezzo di chiusura in alto.

Se ribassista è colorato di rosso ed il prezzo di apertura è in alto mentre il prezzo di


chiusura è in basso. Ovviamente i colori sono personalizzabili.

2)Ombre o shadows, quella superiore è una linea che identifica il prezzo massimo,
quella inferiore il prezzo minimo.

Tutta la candela rappresenta il range dell'unità di riferimento.

Se osserviamo un grafico orario, rappresenta il range di prezzo di ogni ora, se


osserviamo un grafico giornaliero, rappresenta il range di prezzo di un giorno e così via.

A seconda del tipo di candela costruita, abbiamo diverse denominazioni che ci possono
indicare l'azione del prezzo corrente.

Vediamo ora le più importanti tipologie.

Vi sono decine di patterns con nomi giapponesi, ma cercherò di fare una sintesi dei più
importanti e di fonderli con la nomenclatura classica dei pattern occidentali per facilitare
le cose.

La prima informazione che ci può dare la conformazione di una candela è la seguente:


più è lungo il corpo e meno le shadows, più significa che la sessione di trading è stata in
trend ed in forte tendenza.

La seconda informazione è che:


Più la chiusura della candela è vicina al massimo, più il trend rialzista è forte,

più la chiusura della candela è vicino al minimo, più il trend ribassista è forte.

Solitamente il corpo si restringe man mano che il movimento s'indebolisce, inoltre,


candele a medio-corto range le possiamo trovare nei movimenti di ritracciamento.

Le shadows, invece identificano supporti e resistenze della sessione di trading.

Lunghe ombre inferiori identificano supporti mentre lunghe ombre superiori


identificano resistenze.

Più sono lunghe, più significa che il prezzo è stato respinto od è in fase di
ritracciamento.

Le shadows si allungano quindi man mano che il movimento del prezzo rallenta ed
inverte in ritracciamento oppure in periodi di trading range più o meno lunghi.

4.2 - LONG CANDLES E SHORT CANDLES

La principale suddivisione delle candele è quella tra long candles (lunghe candele) e
short candles (candele corte).

Le long candles sono caratterizzati da lunghi body e corte shadows.

Indicano forza, forte momentum ed alta volatilità.

Una long bullish candle (verde) indica quindi grande forza rialzista, una long bearish
candle (rossa) indica grande forza ribassista.
Le short candles sono caratterizzate da piccoli corpi e piccole shadows ed indicano
invece congestione, indecisione e bassa volatilità, in quanto il range di prezzo è stato
molto limitato.

Solitamente si formano all'esaurimento di un grosso movimento e preannunciano una


ripresa del trend o fanno parte di una pausa momentanea in un trend, in quanto, la bassa
volatilità preannuncia alta volatilità e viceversa.

Notate come le long candles blu (rialziste) hanno la chiusura vicina al massimo e
viceversa, come quelle rosse (ribassiste) hanno la chiusura vicina al minimo.
4.3 - SPINNING TOP

Un'altra tipologia di candele è quella denominata "spinning top".

Gli spinning top o "trottole" sono quelle candele formate da piccoli body e shadows più
o meno marcate, sia quella superiore che quella inferiore, quindi piuttosto bilanciate.

Significano molta indecisione in quanto vi sono stati delle escursioni di prezzo sia
rialzista che ribassista, ma la sessione è stata chiusa nei pressi dell'apertura della stessa e
quindi entrambe le escursioni sono state respinte.

Come già detto, le shadows rappresentano forti livelli di supporto e resistenza.


4.4 - PIN CANDLES

L'ultima tipologia di candele sono le "pin candles", o candele a spillo.

Sono simili alle spinning top ma con un piccolo body formatosi nei pressi della shadow
superiore od inferiore. Solitamente si considerano Pin, quando hanno la coda o shadow
almeno 3 volte la lunghezza del body.

Accentuano la respinta del mercato verso una data direzione.

Le pin rialziste, hanno una lunga ombra inferiore e significano "supporti".

Le pin ribassiste hanno una lunga ombra superiore e significano "resistenze".

Tanto più le ombre sono lunghe, tanto più la "respinta" del mercato durante la sessione è
stata forte.
Quando le pin candle si formano alla fine di un movimento rialzista facendo un nuovo
massimo vengono denominate "shooting star", mentre quando si formano alla fine si
un movimento ribassista facendo un nuovo minimo vengono chiamate "hammer" ed
entrambe segnalano una possibile inversione di tendenza.

Sono candele molto potenti e se sono accompagnate da un volume maggiore rispetto agli
ultimi giorni aumenta la probabilità e forza d'inversione perchè il mercato è stato
respinto con decisione.
4.5 - DOJI LINES

Le Doji line sono candele particolari, ma non così rare.

Di fatto possono essere pin candles, spinning top e short candles con una caratteristica: il
body o corpo è quasi inesistente.

Nelle Doji, l'apertura e la chiusura coincidono o variano di pochissimo e le shadows


possono essere lunghe o corte, bilanciate o sbilanciate.

Le Doji rivelano debolezza, indecisione e possono preludere ad una pausa od un


cambiamento di trend.

Possono essere segnali reversal e la loro rilevanza è determinata dal paragone con le
precedenti candele. Difatti la presenza di molte Doji nelle sessioni precedenti diminuisce
la loro importanza.

Contrariamente, la formazione di una Doji, dopo un periodo di long candles in trend


segnala che qualcosa sta cambiando nella price action.

Esistono 4 tipi di Doji:


Per molti traders le Doji lines sono candele reversal molto importanti, ma bisogna
ricordarsi che le candele giapponesi vanno esaminate nel contesto in cui si trovano e non
singolarmente.

4.6 - PATTERNS D'INVERSIONE

Abbiamo detto che le candlesticks possono essere considerate come un indicatore


fondamentale del prezzo per via delle proprie caratteristiche grafiche.

Guardando una od una serie di candele possiamo capire con uno sguardo la condizione
di mercato attuale e prepararci per un eventuale cambio di direzione.

Esistono infatti patterns chiamati di continuazione e patterns di inversione di


prezzo.

Abbiamo già visto precedentemente che candele lunghe sono indicatrici di forte
tendenza e volatilità, mentre quelle corte sono indicatrici di pausa, stagnazione e bassa
volatilità.

Passiamo ora a descrivere i principali patterns che possono indicare una potenziale
inversione di tendenza, chiamati patterns reversal o d'inversione.
Ho detto potenziale perchè, come tutte le figure dell'analisi tecnica occidentale (doppi e
tripli massimi o minimi, testa e spalle, ecc...) anche i pattern candlesticks non sono
infallibili ma si basano primariamente sulla statistica e sulla % di probabilità di riuscita.

Ci sono dei punti fondamentali da chiarire:

1) Per formarsi un pattern di inversione di tendenza deve esistere un trend in una


data direzione.

Per i patterns d'inversione rialzista, deve esistere una tendenza di fondo ribassista; per i
patterns d'inversione ribassista deve esistere una tendenza di fondo rialzista.

2) Nei mercati regolamentati, come ad esempio quelli azionari o quelli dei futures sulle
commodities, si hanno determinati orari di contrattazione della durata di circa 8 ore
giornaliere. Ciò fa in modo che si presentino spesso gaps tra la chiusura della sessione
precedente e l'apertura del giorno successivo.

Il mercato Forex invece è continuo ed è aperto 24 ore su 24 e chiude solo il fine


settimana. Ciò determina il formarsi di gap solo tra venerdì e lunedì.

Questo fatto, può rendere i patterns tra i due tipi di mercati diversi. Ne vedremo le
differenze.

3) I patterns reversal si possono formare in qualunque time frame e non solo sul
giornaliero, a patto che vi sia una definita tendenza di fondo da invertire.

Quindi, se stiamo esaminando un time frame orario od inferiore, può darsi che un
reversal ribassista coincida con l'inizio di un pullback o rally di ritracciamento su time
frame giornaliero.

La cosa importante è capire che più è ampio il timeframe, più l'inversione risulta
importante.

4) Il volume (escludendo il mercato forex) nei pattern reversal aumenta l'importanza del
pattern stesso. Il volume è il carburante del trading.
Un forte movimento è sempre accompagnato da forti volumi, quindi se il pattern è
accompagnato da forti volumi, è una conferma della forza d'inversione.

5) I nomi dei pattern non sono importanti. Ciò che è importante, è capire il principio
sottostante. Ogni pattern reversal descrive un'inversione di tendenza a breve, medio o
lungo termine. Può seguire un breve ritracciamento oppure un cambio del trend
principale. Ciò che sta alla base dei pattern reversal e che si può notare a colpo d'occhio
è l'indebolimento del trend corrente, la perdita di forza, di momentum ed un
abbassamento di volatilità che anticipa una probabile reazione in senso opposto.

I principali patterns di inversione che prenderemo in esame sono:

REVERSAL PATTERNS BULLISH REVERSAL PATTERNS BEARISH

O BOTTOM REVERSAL PATTERN O TOP REVERSAL PATTERN

(Patterns di inversione rialzista): (Patterns di inversione ribassista):

1) Swing point low 1) Swing point high

2) Hammer 2) Shooting star

3) Bullish engulfing o Bottom key rev. 3) Bearish engulfing o Top key rev.

4) Bullish outside 4) Bearish outside

5) Bullish Harami 5) Bearish Harami

6) Bullish inside e multinside 6) Bearish inside e multinside

7) Piercing line 7) Dark cloud cover

8) Morning star 8) Evening star

9) Doji lines 9) Doji lines


4.7 - SWING POINT LOW E HIGH

Il pattern swing point è il classico pattern che prevede un'inversione di tendenza


immanente a breve o a lungo termine.

Il prezzo si trova in una determinata tendenza con una serie di massimi e minimi
crescenti (uptrend) o decrescenti (downtrend).

in un downtrend, l'allarme di inversione avviene qualora il prezzo, dopo un minimo più


basso (Lower Low) fa un minimo crescente (Higher Low).

Il pattern è più forte ovviamente se la chiusura e/o il massimo della candela reversal
sono più alti di quelli della candela precedente (vedi figura).

Il contrario avviene nello swing point high che determina un'inversione ribassista con un
massimo inferiore (Lower High) rispetto a quello della candela precedente.

Entry e stop loss dipendono dalla conformazione del pattern.

4.8- HAMMER E SHOOTING STAR


Ho detto precedentemente che hammer e shooting star fanno parte delle pin candles.

Si definisce hammer, una pin candle che si forma alla fine di un downtrend facendo un
nuovo minimo, mentre shooting star è una pin che si forma alla fine di un trend
rialzista, facendo un nuovo massimo prima dell'inversione.

Il classico pattern vuole anche la presenza di un gap tra l'hammer/shooting star e la


candela precedente, ma per molti traders tale requisito non è necessario (ovviamente nel
forex non sussiste per forza). Un requisito necessario è quello che la shadow o coda deve
essere almeno 2/3 del range totale della candela.

Il colore del body non è importante.

La ragione che rende questa candela un pattern di inversione sta nel fatto che il mercato
viene respinto quasi totalmente con forza e vi è quindi un possibile punto di svolta.

Un ordine di entry andrebbe messo al di sopra del massimo dell'hammer o al di sotto del
minimo della shooting star, mentre lo stop loss nella posizione opposta.

4.9 - BULLISH E BEARISH ENGULFING


L'engulfing è un pattern a due candele molto importante.

In un downtrend, la prima candela è decisamente ribassista confermando il trend in atto.


La seconda candela apre in gap a ribasso rispetto alla chiusura precedente ma recupera e
chiude al di sopra dell'apertura precedente inghiottendo completamente la candela. Ciò è
indice di svolta del mercato e di inversione rialzista.

Il contrario avviene in un'inversione ribassista.

Ciò che è rilevante nell'engulfing classico è il body e non sono le shadows. Il body
della seconda candela deve avvolgere completamente quello della prima candela.

Nel mercato forex, non essendoci gaps, la seconda candela apre a livello della chiusura
della prima candela:
In questo pattern, l'entry può essere posto sopra/sotto il massimo/minimo della seconda
candela, e lo stop loss sotto/sopra il minimo/massimo della shadows inferiore/superiore
più lunga.

Bottom e top key reversal sono patterns utilizzati nell'analisi tecnica occidentale dei
grafici a barre.

Sono di fatto equivalenti agli engulfing patterns delle candlesticks giapponesi.

Nel bottom reversal, il prezzo si trova in un downtrend definito. La candela reversal fa


un nuovo minimo, ma la chiusura della giornata è superiore a quella precedente.

Nel top reversal, il prezzo si trova in uptrend definito. La candela reversal fa un nuovo
massimo ma chiude ad un livello più basso della giornata precedente.

Come molti patterns a due candele, la somma di queste costituiscono una hammer o
shooting star e sono note anche come Pin candles binarie:
4.10- BULLISH E BEARISH OUTSIDE CANDLES

Sono simili agli engulfing patterns ed ai bottom e top key reversals, ma diversamente
da questi, non sono i body a comandare, ma bensì i ranges delle candele, quindi devono
essere considerate anche le shadows.

I colori dei body non importano, quello che importa è che il range della seconda candela
avvolga quello della prima.

Il massimo ed il minimo della seconda candela fanno da resistenza e supporto di breve


termine ed il reversal può essere confermato se il prezzo rompe uno di questi due livelli.
4.11- HARAMI BULLISH E BEARISH

Questa figura è l'esatto contrario dell'engulfing pattern.

Nel caso di un harami bullish rialzista, siamo in presenza di un forte downtrend come
ben segnala la prima candela. La seconda candela, invece apre in gap up, ma è una short
candle od una spinning top.

Il momentum ribassista quindi si arresta, la volatilità si contrae e il prezzo entra in una


fase di consolidamento o di pausa momentanea.

E' simile alla inside candle occidentale, ma come per l'engulfing pattern sono i bodies ad
avvolgersi e non i ranges.

Harami significa "donna incinta", come si può evincere dalla forma della prima
candela, chiamata anche candela madre, mentre la short candle è la baby.

Sovente possono essere viste svariate babies all'interno della candela madre, come nel
caso delle multinside candles, di cui parleremo nel prossimo punto.

La bearish harami è ovviamente invertita.

Come sempre, l'entrata ideale è alla violazione del supporto/resistenza della candela
madre ed al suo opposto può essere piazzato lo stop loss.
Maggiore è la sproporzione ed il divario tra le due candele, più forte è il pattern reversal,
come nel caso in cui, la seconda candela risulta essere una Doji. Quando ciò avviene, il
pattern è chiamato Harami cross.

Nel mercato forex, come nel caso dell'engulfing, solitamente la candela baby non apre in
gap per la continuità del mercato stesso:
4.12 - BULLISH E BEARISH INSIDE CANDLES

Stesso discorso vale per le inside candles, che sono le figure opposte alle outside e molto
simili alle harami.

Unica differenza è che è il range (massimo e minimo) della candela madre che inghiotte
completamente il range della baby.
Spesso, si possono formare più inside o candele babies.

Il pattern in questo caso viene chiamato multinside candles e segnala un periodo di


stagnazione e di pausa del prezzo, che precede un'eventuale inversione, oppure la ripresa
e la continuazione del trend precedente.
4.13 - PIERCING LINE E DARK CLOUD COVER

Nel pattern piercing line, la prima candela è in downtrend.

La seconda candela, apre in gap down ed è quindi ancora decisamente ribassista, ma


durante la stessa sessione il prezzo copre il gap e chiude al di sopra della metà del body
della candela precedente indicando un possibile segnale reversal.

Come negli altri casi, la violazione del massimo della candela n° 1 può decretare
l'avvenuta inversione del trend.

Il dark cloud cover è il pattern inverso: top reversal.


4.14 - MORNING E EVENING STAR

Il principio alla base del pattern è identico a quello delle precedenti.

Nel morning star, la prima candela del pattern è ribassista, la seconda apre in gap down
ed è una short candle (il colore è irrilevante), mentre la terza (non necessita un gap up di
apertura) è una candela rialzista che chiude all'interno del range della prima. Quindi, il
formarsi della short candle segnala che le condizioni di mercato stanno per cambiare. La
terza candela, decisamente rialzista, è la conferma del reversal.

Il contrario della morning star è la evening star.

Come nei casi precedenti, la somma delle candele del pattern danno una hammer od una
shooting star.
PATTERNS GRAFICI

6.1 - I PATTERNS GRAFICI

Nella sezione "analisi tecnica" ho già trattato brevemente a riguardo dei patterns grafici
tecnici.

Questi patterns sono figure costruite dalla price action ossia dall'azione del prezzo e sono
figure statistiche basate sul principio dell'analisi tecnica secondo il quale "la storia si
ripete" ciclicamente.

Effettivamente queste figure hanno una buona probabilità di riuscita anche se non
sempre possono rivelarsi veritiere.

Non dimentichiamoci che il mercato è per sua natura imprevedibile poichè entrano in
gioco svariati fattori e variabili sia tecnici che fondamentali.
Tutto sommato è molto utile saper riconoscere queste figure per tentare un'entrata in
posizione in quanto la statistica e le leggi delle probabilità sono la base del trading.

Queste figure sono divise in figure di inversione e figure di continuazione del trend.

Un requisito importante per la rilevanza dei patterns grafici è innanzitutto la presenza di


un trend.

Vi deve essere un trend ben definito per poter invertire o continuare e quindi, non vi
deve essere una condizione di trading range sottostante a questi patterns.

Ho riportato una tabella qui sotto con gli schemi grafici riassuntivi.
6.2 - FIGURE DI INVERSIONE

- PRINCIPIO BASE: FASI DI DISTRIBUZIONE/ACCUMULAZIONE

Le figure di inversione si formano quando il trend corrente è ai suoi sgoccioli ed il


prezzo non riesce più a rompere la resistenza maggiore di periodo (in caso di uptrend) od
il supporto maggiore di periodo (in caso di downtrend).

Quando il prezzo fatica a proseguire e si indebolisce via via, il mercato ristagna per un
dato periodo e si forma una fase di distribuzione in uptrend, o di accumulazione in
downtrend.

- LA NECKLINE

La linea chiave dei patterns di inversione si chiama "neckline" (girocollo) che è la


linea di confine o d'inversione che si forma sul supporto di periodo in un pattern
d'iversione ribassista e sulla resistenza di periodo in un pattern d'inversione rialzista.

Tale linea è disegnata collegando i massimi o i minimi del pattern e può essere inclinata
sia verso l'alto che verso il basso.

- IL RETURN MOVE

Una volta che la neckline viene rotta e quindi il prezzo inverte, di solito si genera un
"return move" o "retest", cioè uno swing di ritracciamento verso la neckline, per poi
invertire ancora e proseguire verso il nuovo trend.

- IL VOLUME PRECEDE IL PREZZO

Oltre al prezzo può essere importante seguire anche l'azione del volume nei mercati in
cui è disponibile.

Per esempio nel forex il volume non è disponibile quindi non si può utilizzare come
indicatore, ma va bene comunque in quanto il prezzo è sempre l'elemento primario per le
figure.

L'azione del volume su questi pattern è abbastanza semplice ed intuitiva.


Il volume rappresenta l'attività delle negoziazioni e la liquidità presente nel mercato.

Sappiamo che in un trend il volume "dovrebbe" seguire il prezzo ed espandersi con la


price action nella direzione del trend corrente.

Cioè, a nuovi massimi del prezzo, dovrebbero corrispondere nuovi massimi del volume,
anche se ciò non avviene sempre.

Quando si formano le figure d'inversione il volume tende ad indebolirsi nella direzione


del trend cioè durante le onde impulsive ed ha raffrozarsi sulle onde correttive.

Dovrebbe verificarsi cioè una compressione del volume nella direzione del trend
principale ed un aumento di volume nella direzione controtrend.

Questo significa che l'entusiasmo e l'interesse nel mercato stanno svanendo via via che il
prezzo prosegue nella direzione del trend precedente mentre aumentano nella direzione
opposta.

Questa è un'indicazione molto importante perchè si usa dire che il volume precede il
prezzo.

Al contrario, quando viene rotta la neckline, il volume aumenta, e ciò significa che gli
investitori ora entrano in gioco pesantemente nella direzione opposta del trend
precedente decretandone di fatto l'inversione.

La rottura della neckline è il punto chiave d'ingresso nel mercato.

Tutto questo è vero in un uptrend perchè per sostenerlo si necessita di molto volume
come "carburante"; per contro in un downtrend i prezzi possono calare anche senza
l'intervento di grossi volumi.

- TARGET MINIMO DI PROFITTO

Un altro aspetto importante è il target minimo di profitto, cioè il movimento minimo che
ci si aspetta dal pattern reversal.

La regola generale è che:

- il target minimo di prezzo equivale all'ampiezza del pattern stesso: equivale cioè alla
distanza tra il massimo più alto e la neckline (per un pattern d'inversione ribassista) o tra
il minimo più basso e la neckline (per un pattern d'inversione rialzista), ossia
all'escursione del prezzo durante la formazione del pattern.
Vedremo ora i principali patterns d'inversione con gli elementi distintivi sopracitati.

6.3 - TESTA E SPALLE E TESTA E SPALLE ROVESCIATO

Il testa e spalle (head and shoulders) è uno dei patterns ribassisti più frequenti.

E' costituito da due massimi successivi crescenti ed un terzo massimo inferiore al


precedente.

I due massimi laterali sono quindi le spalle, mentre il massimo centrale è la testa del
pattern.

La linea blu tratteggiata rappresenta la trendline rialzista.

La linea rossa è la neckline che si costruisce unendo i 2 minimi/massimi del pattern.

La linea a freccia è l'ampiezza del pattern che determina il target o obiettivo minimo di
profitto una volta che il prezzo perfora la neckline a ribasso.

Il volume dovrebbe essere crescente sul primo swing (spalla sinistra).

Sul massimo centrale (testa) il volume dovrebbe diminuire ed aumentare sul


ritracciamento indicando l'indebolimento del trend.

Il terzo massimo (spalla destra) è inferiore rispetto alla testa.

Al breakout della neckline il volume dovrebbe aumentare drasticamente confermando


l'inversione di tendenza.

Le entrate su questo pattern possono essere:

-i breakout traders più aggressivi entrano alla rottura della trendline principale (linea
tratteggiata blu) cercando di anticipare tutti, possibilmente posizionando lo stop loss
sopra la testa.
-swing traders aggressivi shortano sul massimo della spalla destra (al retest della
trendline), identificando un pattern candlestick e posizionando lo stop loss sopra il
massimo del pattern.

-i breakout traders più prudenti entrano sulla rottura della neckline posizionando lo
stop loss sul massimo della spalla destra.

-swing traders più prudenti entrano sul massimo della return move o retest della
neckline identificando un pattern candlestick e posizionando lo stop loss sopra il
massimo del pattern.
In fase di downtrend abbiamo il "testa e spalle rovesciato" che potenzialmente può
segnalare un'inversione rialzista.
6.4 - DOPPIO MASSIMO E DOPPIO MINIMO

Il doppio massimo (double top) e doppio minimo (double bottom) sono altri due patterns
che si formano molto frequentemente nei mercati.

Il principio di base è identico a quello del testa e spalle.

Invece che formarsi 3 massimi o minimi, se ne formano solo 2.

In un doppio massimo la linea di unione dei due massimi è la resistenza di periodo oltre
la quale il prezzo non riesce ad andare, mentre la neckline è il supporto statico
determinato dal minimo.

Il secondo massimo/minimo può essere inferiore rispetto al primo.

Una volta rotta la neckline il trend è potenzialmente invertito poichè il prezzo ha rotto il
supporto di periodo.
Il target minimo di profitto è pari alla distanza tra i due top ed il minimo, dal momento di
rottura della neckline.

Il volume dovrebbe comportarsi come per il testa e spalle e vedere una diminuzione del
volume sul secondo top mentre un aumento sulla rottura a ribasso della neckline.

le entrate possono essere:

- per i contrarian aggressivi, sul secondo top (o bottom) qualora vi siano pattern di
candele reversal, soprattutto se il secondo minimo è inferiore al primo (o il secondo
massimo è superiore al primo in caso di doppio minimo).

- alla rottura della trendline con stop loss sopra il secondo massimo,

- alla rottura della neckline con stop loss sopra il secondo massimo,

- sul massimo della return move mediante pattern candlestick come per il testa e spalle.
In fase di downtrend abbiamo il "doppio minimo" che potenzialmente può segnalare
un'inversione rialzista.
6.5 - TRIPLO MASSIMO E TRIPLO MINIMO

E' simile al precedente pattern ma in questo caso si formano 3 massimi per un triplo
massimo e 3 minimi per un triplo minimo, più o meno alla stessa altezza.

Per questo motivo è anche molto simile al testa e spalle.

La price action e la logica sottostante è identica quindi alle precedenti figure,

con la neckline formata dal supporto o resistenza statica ed il target profit pari
all'ampiezza del range del pattern.

Il volume dovrebbe comportarsi idealmente con il suo indebolimento progressivo sulle


onde impulsive verso i top (o i bottom nel caso di downtrend) ed un aumento del volume
sulle onde correttive con esplosione alla rottura della neckline reversal.

Come per le altre figure successivamente dovrebbe formarsi il return move verso la
neckline.
6.6 - WEDGE DI INVERSIONE (CUNEO).

Il Wedge ha la forma particolare di un cuneo.

Questa figura è spesso considerata come pattern di continuazione, ma può anche


formarsi a ridosso di un reversal.

In un wedge d'inversione ribassista massimi e minimi degli swing di prezzo seguono il


trend corrente formando una specie di cuneo con volume che s'indebolisce sulle onde
impulsive del trend ancora in atto e si rafforza sulle onde correttive, esplodendo con la
rottura del prezzo sulla neckline.

La stessa cosa avviene sul wedge d'inversione rialzista.

Questa figura può essere considerata una via di mezzo tra il triangolo (di cui parleremo
nei patterns di continuazione) ed il doppio o triplo massimo.
6.7 - FIGURE DI CONTINUAZIONE

Oltre alle figure d'inversione, ci sono anche figure "statistiche" che possiamo sfruttare
per un'entrata a favore del trend chiamati anche patterns di continuazione.

Essi rappresentano fasi di consolidamento o ritracciamenti che preludono ad una ripresa


del trend corrente.

In particolare rappresentano fasi di accumulazione in un uptrend e fasi di distribuzione in


un downtred in opposizione alle figure di inversione.

Per queste figure valgono gli stessi elementi che abbiamo visto per le figure reversal
ossia:

Neckline, return move, volume e target di profitto.

Le figure di continuazione più importanti sono:

- Rettangoli.

- Triangoli (simmetrici, ascendenti o discendenti).

- Wedge o cuneo di continuazione.

- Flag o bandiera.

- Pennant o pennello.

Vediamoli singolarmente.
6.8 - RETTANGOLI

I rettangoli sono classici "box" di congestione del prezzo, aree in cui il prezzo rimbalza
più volte su un supporto ed una resistenza prima di riprendere il trend corrente.

Sono le figure contrarie ai doppi o tripli massimi/minimi, in quanto in quel caso, avviene
un'inversione di tendenza mentre nel caso dei rettangoli avviene solo una
"accumulazione" in caso di uptrend od una "distribuzione" in caso di downtred.

Il volume dovrebbe essere alto nella fase precedente, dovrebbe diminuire nella fase di
formazione del rettangolo ed aumentare di nuovo alla rottura della resistenza/supporto in
fase di ripresa del trend.

Il target minimo è dato dalla proiezione dell'ampiezza del rettangolo.


6.9 - TRIANGOLI

Come abbiamo visto per i rettangoli, anche per i triangoli valgono le stesse
caratteristiche e regole per quanto riguarda volumi, rotture e target di profitto.

L'unica cosa che cambia è la forma.

I triangoli possono essere:

- Simmetrici, quando sono caratterizzati da due linee speculari e convergenti nell'apice a


destra.

Ovviamente, possono essere sia rialzisti o ribassisti.

- Ascendenti, quando sono caratterizzati da una resistenza statica e da minimi crescenti


che fanno di questo pattern una figura prettamente rialzista.

- Discendenti, quando sono caratterizzati da un supporto statico e da minimi decrescenti


che fanno di questo pattern una figura prettamente ribassista.

Nonostante i tirangoli siano considerati figure di continuazione, vi sono anche casi in cui
si formano in corrispondenza di reversal.
In queste situazioni sono simili ai cunei di inversione visti al paragrafo 6.6.
6.10 - FLAGS O BANDIERE

Flags e Penannts sono conformazioni grafiche che si formano abbastanza velocemente e


rappresentano piccoli ritracciamenti di un trend abbastanza sostenuto.

Se per le figure viste fin'ora, la formazione può durare anche svariate settimane (in caso
di un grafico daily) per questi patterns si svolgono solamente in qualche giorno di
ritracciamento.

Ovviamente tutti i patterns visti si possono formare in qualunque timeframe e quindi la


velocità di formazione è relativa al tempo del grafico.

Se in un grafico a timeframe ad 1 minuto una figura di inversione può impiegarci


qualche ora, questi patterns di ritracciamento possono formarsi in anche solo in una
decina di minuti prima di riprendere il trend corrente.

Questo fatto rende questi due pattern delle figure molto appetibili e ricercate dai traders,
in quanto la proiezione del target è proporzionale al movimento dello swing precedente
di trend (chiamata anche flag pole o asta della bandiera).
Inoltre sono patterns molto affidabili con alte probabilità di riuscita.

La flag è contraddistinta da un piccolo movimento obliquo controtrend oppure da un


piccolo rettangolo orizzontale con supporti e resistenze statici.

Anche in questo caso dovremmo avere una compressione dei volumi in fase di
ritracciamento ed un esplosione di volume in fase di beakout.
6.11 - PENNANT O PENNELLO

Pennant significa "pennello" o "pennacchio" ed indica l'asta porta bandiera navale.


E' identica alla flag (bandiera) come comportamento ma differisce solo nella forma del
ritracciamento che è costituito da un triangolo invece che da un rettangolo dritto o
obliquo.
6.12 - WEDGE O CUNEO DI CONTINUAZIONE

Molto simile ai triangoli visti in precedenza ed al wedge di inversione.

Ovviamente in questo caso il pattern prelude ad una continuazione del trend corrente.
6.13 - STRUMENTI UTILI PER LE RICERCHE DEI PATTERN

Ci sono altri pattern che non ho incluso nella lista ma che potete approfondire in un
qualsiasi sito o libro di analisi tecnica.

Quelli che ho riportato sono i più importanti.

I pattern di inversione e di continuazione sono molto facili da individuare in quanto sono


molto simili tra loro, essendo gli uni le variabili degli altri.

I principi base della loro formazione sono essenzialmente gli stessi e cioè:

- volume in compressione durante la formazione del pattern ed in aumento durante la


fase di breakout della neckline.

- Un target minimo di movimento del pattern che equivale all'ampiezza del pattern stesso
a parte per flag e pennant nel cui caso equivale alla flag pole o movimento del
precedente swing a favore di trend.

Questi pattern, insieme agli altri strumenti di analisi tecnico-grafica quali


supporti/resistenze, trendlines, canali, swing point, ecc... sono l'armamentario essenziale
del trader tecnico.

Essi sono gli strumenti necessari per riuscire a leggere un grafico ed è tutto quello che in
fondo gli dovrebbe servire per operare.
Queste figure si possono formare in tutti i timeframes ed in tutti i mercati finanziari e
possono quindi essere sfruttati sia dal trader intraday che dal multiday trader che operano
in forex, commodities, azioni, ecc...

Inoltre un intraday trader può ottenere ulteriore vantaggio dal formarsi del pattern stesso
su un grafico daily, soprattutto quando è in fase di breakout sulla neckline.

Monitorando il pattern sui timeframe maggiori può tentare di intervenire sugli swing di
prezzo che formano il pattern stesso nei timeframes minori avendo un'idea di come
probabilmente si comporterà il prezzo.

Uno strumento molto utile che può interessare al trader è l'abbonamento al servizio di
autochartist.com

Questo servizio permette di ricevere segnali di trading in base alla formazione di pattern
grafici con tutte le informazioni necessarie e gli obiettivi di prezzo.

Durante la giornata si ricevono delle alert emails con tutti i segnali dei mercati che si
vogliono seguire (forex, futures, azioni) ed in tutti i timeframes.

Inoltre permette di scaricare il plugin di autochartist per metatrader, un indicatore


molto comodo.

Il servizio è utilissimo come supporto al trading e permette al trader di non perdere


tempo in analisi e ricerche di mercato.

Registrandosi, si ha la possibilità di provare il servizio gratuitamente per 2 settimane. Il


costo dell'abbonamento è di 29$ al mese, quindi accessibilissimo per tutti.

Un altro strumento utilissimo è prorealtrend della piattaforma prorealtime.

Esso funge da screener di mercato che ci permette di trovare tutti i sottostanti il cui
prezzo è in determinate condizioni: su supporti, resistenze, canali, ecc...