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L’elegia guerresca

Callino
Il contesto storico
C

Il frammento più
ampio sopravvissuto
T1 POETI ELEGIACI

Tirteo
L’aneddotica
L
2 POETI ELEGIACI

Lessico di Suda Lessico


di Suda

La produzione
poetica

L’impegno politico
e pedagogico

periegeta

Per saperne di più


periegeta
La lingua originale di Tirteo
Si è supposto che i carmi di Tirteo fossero originariamente
elaborati in dialetto dorico e che assai più tardi (forse nel IV
secolo a.C.) subissero una «traduzione» in veste ionica, si-
stematicamente realizzata tranne per quei casi (come gli acc.
plur. della I declinazione in - e una sporadica I pers. plur. di
POETI ELEGIACI

futuro in - , cfr. [ [da ] - forse da


correggere con West in - in fr. 19,12 W.) in cui
il metro non consentiva di sostituire l’originale forma dorica
con la corrispondente forma ironica. Per contro si è ipotizzata
un’originaria stesura ionica con involontarie ricadute da par-
te del poeta nelle forme doriche usate per la comunicazione
quotidiana.
L’ELEGIA GUERRESCA 3
Un «pacificatore»
che conferma
l’Eunomia di Licurgo

Le Esortazioni

POETI ELEGIACI
4 POETI ELEGIACI

L’elegia pedagogica
T1

Immagini topiche
Formularità (in Tirteo)
A proposito di «formularità interna al genere elegiaco», si os-
servino le consonanze in Tirteo fra espressioni come
«lottando per la sua patria» (fr. 10, 2
West) e / «combatten-
do per la patria e per i figli» (fr. 12, 33 s. West); e ancora si
confronti «neppure per la stirpe futura»
(fr. 10, 12) con (fr. 12, 30) e con Solone
(fr. 13, 32 West).
POETI ELEGIACI
L’ELEGIA GUERRESCA 5
«Prima guerra messenica» portò alla riduzione in schiavitù dell’in-
MEMORIA STORICA tera popolazione locale, utilizzata come forza lavoro e inserita nella
classe sociale infima degli Iloti.
La Sparta di Tirteo
Per meglio comprendere le ragioni e i riferimenti dell’elegia guerre- La rigida ripartizione in classi
sca arcaica occorre soffermarsi sulle realtà storiche cui afferiscono Nella progressiva espansione territoriale, infatti, agli Spartiati – Do-
i vivaci affreschi di Callino e di Tirteo. Mentre con il primo ci muo- ri appartenenti alle famiglie dei borghi originari, dediti esclusiva-
viamo ancora in ambito ionico, tutto sommato vicino alla geografia mente alle armi e partecipi alla vita pubblica della polis (sedevano
epica iliadica, con il secondo siamo trasportati in una realtà ignota nell’assemblea, apélla, e potevano essere eletti nel consiglio degli
o quasi all’epos omerico. anziani, ) –, si erano aggiunti i Perieci. Questa seconda
classe era probabilmente formata dai primi assoggettati dei villag-
L’unificazione di una citta «dispersa» gi circumvicini ( ), equiparabili agli Spartiati sul piano
Le radici di Sparta, infatti, benché la città sia citata nell’Iliade come sociale (possedevano anch’essi un , un fondo agricolo,
possesso di Menelao e mitica sede del ratto di Elena, non risalgono schiavi per lavorarla e servivano come opliti nell’esercito), ma privi
storicamente oltre al X secolo a.C. Furono i Dori provenienti da nord dei diritti politici. Gli Iloti, infine, costituivano una vera e propria
che, sottomettendo i Laconi, si stanziarono sulle rive dell’Eurota, massa di schiavi, formata dalle popolazioni indigene (i Laconi) che
a ridosso del Taigeto, nell’estremità sud-occidentale del Pelopon- via via erano state sottomesse, come i Messeni. Questa condizione
neso. Dalla progressiva unificazione (sinecismo) di almeno quattro di sfruttamento costituì da subito e ancor più nei secoli a venire uno
borghi, Cinosura, Limne, Mesoa e Pitane, ebbe origine Sparta . A dei motivi di debolezza della città: se da una parte gli Spartiati pro-
questo processo unitario può essere ricondotta la diarchia che go- venivano da un nucleo limitato di famiglie, destinato nei secoli ad
vernò per secoli la città, una forma monarchica che assegnava per assottigliarsi a causa delle continue guerre, gli Iloti, appartenenti
via ereditaria il potere ai discendenti delle famiglie degli Agiadi e alla stessa città ma trattati in maniera disumana, erano in numero
degli Euripontidi, probabilmente sovrane di uno o due villaggi ori- maggiore e soprattutto pronti in ogni momento a ribellarsi.
ginari. Questa composizione è riflessa oltre che nel nome (Sparte,
“la dispersa”) anche nella ripartizione in tre tribù originali, a loro La «Seconda guerra messenica»
volte suddivise in fratrie, composte dai diversi clan familiari degli E una ribellione alle inique imposizioni spartane («Come asini sotto
Spartiati. una pesante soma, erano costretti a trasportare per i loro padroni la
metà di tutte le messi che un campo poteva produrre», fr. 6 West)
La vocazione all’espansione interna fu l’origine della Seconda guerra messenica, quella di cui Tirteo fu
Alla ricerca di pascoli e terre «buone da arare e buone da pianta- testimone diretto. La rivolta esplose nel 685 a.C. Argo, la rivale di
re», mentre le altre polis greche sopperivano alla mancanza di terre sempre, approfittando della situazione, attaccò Sparta sconfiggen-
fertili spedendo colonie verso l’occidente, la città cominciò la sua dola a Ilie nel 669 a.C., chiudendo di fatto per almeno un secolo le
espansione nel Peloponneso. Limitata a nord-est dalla potenza di ambizioni di espansione verso nord dei Lacedemoni. Questo li spro-
Argo, dopo essersi assicurata l’intero corso dell’Eurota e uno sboc- nò a portare a termine la guerra contro i Messeni per annetterne in-
co al mare (prima metà dell’VIII secolo a.C.), si rivolse a est, alla tegralmente il territorio ed estendere all’intero sud del Peloponneso
pianura messenica. Prendendo a pretesto l’uccisione del re Amicle la propria supremazia (668 circa a.C.).
(740 a.C., circa), gli Spartani attaccarono la Messenia finché nel
715, con la presa della rocca di Itome, non si furono impadroniti L’ordinamento di Sparta
della sua fertile pianura. La conclusione di quella che fu chiamata A metà del VII secolo Sparta era una polis in piena espansione. Era
dotata di un esercito capace di affermare la propria superiorità gra-
zie alla coesione dei suoi opliti, stretti nella formazione a falange.
Era regolata da una forma politica oligarchica fissata dalla costitu-
zione tradizionalmente attribuita a Licurgo. Il potere monarchico
era controbilanciato dalla presenza dell’assemblea degli Spartiati
che eleggeva i ventotto membri del consiglio degli anziani e i cinque
efori. Questi ultimi erano chiamati a controllare l’operato dei due re
e del consiglio, per garantire che non si scivolasse in una monarchia
arbitraria e assoluta e, contemporaneamente, in una oligarchia che
privasse gli homoioi (cioè gli Spartiati) di partecipare direttamente
al governo della città. Per un certo periodo questo sistema, lodato
come il più democratico della Grecia da Aristotele, permise a Sparta
stabilità e sviluppo non solo espansionistico ma anche nelle arti (ol-
tre a Tirteo, altri poeti come Alcmane, v. p. 000, fecero della polis di
questo periodo una delle città greche più illuminate). Un inarresta-
POETI ELEGIACI

bile regresso demografico, dovuto al numero chiuso degli Spartiati


e alle continue guerre (basta ricordare la «Terza guerra messenica»,
ennesima rivolta degli Iloti del 464 a.C.), e una progressiva rottura
dell’equilibrio politico, dovuta al contrasto fra potere diarchico e
Territorio controllo degli efori, costituirono per la città i due fattori che acce-
di Sparta. lereranno la decadenza, già evidente alla fine del V secolo, nono-
stante la temporanea egemonia raggiunta con la vittoria su Atene
nella Guerra del Peloponneso.
6 POETI ELEGIACI
La vera

Parole chiav e
[ ]
La contrapposizione operata da Callimaco fra Ateneo 1984, 134), che ha ipotizzato che le “poesie alla
e poesie è per noi tutt’altro che spicciolata” fossero «quelle elegie che, concepite origi-
evidente: se da una parte risulta abbastanza probabile nariamente nell’ambito della cultura del simposio, […]
l’identificazione della con la Smirneide, solo più tardi, al momento dell’edizione pre-alessandri-
non è chiaro invece a cosa alluda il poeta ellenistico na, probabilmente opera di Antimaco [di Colofone], fu-
con l’espressione . Una volta os- rono messe insieme in un unico libro, così che finivano
POETI ELEGIACI

servato che un titolo Catalepton sarà assegnato anche a per assumere l’aspetto di un componimento unitario,
raccolte di Arato e di Virgilio, si può concordare con R. abbastanza simile per la struttura alla Lyde [appunto di
Pretagostini (Ricerche sulla poesia alessandrina, Roma, Antimaco]; ad esso fu assegnato il titolo di Nannò».
L’ELEGIA «PRIVATA»: EROS, MITO, RIFLESSIONE 7

L’elegia «privata»:
eros, mito, riflessione
Mimnermo
La vita
P

Le opere: Nannò
e Smirneide

Uomo barbato che suona


l’aulo. Lekythos attico
a figure nere su fondo
bianco del 480 a.C. ca.,
ritrovato nella necropoli
di Selinunte. Palermo,
Museo Archeologico
Regionale.
POETI ELEGIACI

Dalla Smirneide
8 POETI ELEGIACI

Fr. 14

[Tr. di F.M. Pontani]

Dalla Nannò
T4

Fr. 9
POETI ELEGIACI

[Tr. di F.M. Pontani]


L’ELEGIA «PRIVATA»: EROS, MITO, RIFLESSIONE 9
Mimnermo,
poeta dell’amore
e della fuggevol
giovinezza

T1

T2

T3

Analisi del testo


« – commentava S. Mazzarino –
POETI ELEGIACI

».
10 POETI ELEGIACI

MEMORIA STORICA

Atene e la di Solone
Il Medioevo ellenico
Nel periodo successivo agli eventi che provocarono la fine della
civiltà micenea (cambiamenti climatici, migrazioni di popolazio-
ni da nord), la Grecia visse un’epoca di cui non abbiamo do-
cumenti e notizie, detta per questo Medioevo ellenico. Quando
ricompare l’uso della scrittura e una rinnovata produzione arti-
stica, soprattutto ceramica, ci troviamo di fronte a una nuova
forma comunitaria: la polis.

La polis aristocratica
La monarchia ha perso forza, il re è diventato un magistrato con
compiti religiosi (ad Atene) o una carica senza effettivi poteri (la
diarchia spartana). A guidare la polis, stretta intorno alla rocca La regione storica dell'Attica, unificata dal sinecismo attribuito miti-
(acro-polis) è la nobiltà, i che riuniti in phratriai, a loro camente a Teseo, in realtà durante i secoli fino al VII a.C.
volte ripartite in philai (tribù), esercitano la propria egemonia
«politica» attraverso i legami di sangue, avvalendosi dell’unica
ricchezza riconosciuta: la proprietà agraria e il bestiame. Tale agglomerazione politica, infatti, da una parte incentiva la
specializzazione dei cittadini nelle diverse funzioni (dal commer-
Le trasformazioni sociali della polis cio al minuto, all’artigianato, ai commerci a più vasto raggio);
È la polis stessa, intesa come comunità di polìtai, a determinare dall’altra richiede per i compiti di difesa un esercito proprio, ca-
la nascita e l’identificazione di una classe intermedia tra i conta- pace di scendere in campo non più con i principi impegnati in
dini delle campagne e i nobiliari. duelli (monomachiai) sul carro o a cavallo per ragioni d’onore,
ma in battaglie in cui occorre una strategia nuova, che si estrin-
Resti dell’agorà. seca nella marcia affiancata della formazione oplitica (fanteria
pesante). Tutti insieme, dunque, a combattere per la patria,
ognuno chiamato a procurarsi l’armatura dell’oplita, certo più a
portata di mano e meno costosa del mantenimento del cavallo,
tradizionale opzione della nobiltà dei cavalieri.

La crisi politica e l’origine delle politeiai


La crisi dell’aristocrazia, vale a dire dei che si erano auto-
proclamati i «migliori» a governare, corrisponde quindi all’asce-
sa economica e sociale della polis. Il monopolio dei poteri e
l’esclusione della nuova timocrazia dagli organi legislativi è
ormai un anacronismo. A partire dalla metà dell’VIII secolo si
apre quindi la stagione dei riformatori e dei legislatori. Si trat-
ta di figure talora storiche cui furono attribuite le costituzioni
( ) delle polis, in realtà risultato di una evoluzione po-
litica che continuò per buona parte del secolo successivo. Come
abbiamo visto per Solone, la loro funzione fu quella di conciliare
gli interessi delle due classi sociali egemoni: la vecchia aristo-
crazia di sangue, detentrice delle ricchezze immobili, e la nuova
timocrazia, i cui possessi erano legati perlopiù al commercio o
alla piccola proprietà coltivata in maniera intensiva.
POETI ELEGIACI

Costituzioni oligarchiche e costituzioni democratiche


Tradizionalmente si fa originare da qua la contrapposizione tra
Sparta e Atene. Nell’una, come abbiamo visto, si sviluppa una
società fortemente esclusiva, sancita dalla Costituzione di «Li-
curgo», che attribuisce ai pochissimi Spartiati (oligarchia) i di-
ritti politici, cercando di trovare un equilibrio fra antico potere
monarchico (diarchia) e partecipazione aristocratica (assemblea
L’ELEGIA «PRIVATA»: EROS, MITO, RIFLESSIONE 11
«popolare» ed eforato). Ad Atene matura la cosiddetta «inven- che traevano dalle loro terre almeno 300 medimni, ovvero erano
zione della democrazia». Dracone prima, con la semplice ma fon- in grado di allevare e mantenere un cavallo (da cui il nome);
damentale codificazione scritta delle leggi, e Solone poi danno Zeugiti, quanti ricavavano almeno 200 medimni;
il via a un processo che nei due secoli successivi porterà alla Teti, la maggioranza, coloro che guadagnavano meno di 200 me-
spoliazione dei diritti di sangue dei in favore del démos. dimni, compresi i nullatenenti.
Tutto questo, ovviamente, secondo i modi e le circostanze stori- Diritti e oneri politici erano assegnati in proporzione alle possi-
che proprie di un’epoca molto diversa dalla nostra e soprattutto bilità economiche, computate in termini di produzione di grano,
lontana dalla nostra idea di «modernità» e di «progresso». Non vino, olio. E va osservato che questo era uno degli aspetti più
dimentichiamo mai che nella democraticissima Atene di Pericle innovativi della riforma, perché consentiva l’equiparazione tra i
(metà del V secolo) i cittadini a pieni diritti erano una percen- medimni (unità di misura per il grano) e i metreti (unità di misu-
tuale assai bassa e che, oltre alle donne, escluse da ogni diritto ra per i liquidi e principalmente olio e vino). Questa equivalenza
politico e civile, continuava a sussistere la terribile anomalia de- permetteva, infatti, anche a coloro che possedevano proprietà
gli schiavi, una massa enorme di esseri animati non considerati meno estese di ottenere uguali diritti a quelli che, avendo più
umani, e pertanto trattati come animali. terre, raggiungevano una produzione «estensiva» maggiore (per
lo più a grano). I piccoli appezzamenti, coltivati in maniera in-
La situazione della polis ateniese prima della riforma tensiva con olio e vino, garantivano infatti una «resa specifica»
soloniana maggiore del grano.
Quando a Solone fu affidato dai cittadini un potere straordinario
per riformare la (594 o 591 a.C.), il potere Le altre riforme
amministrativo, civile e militare era retto da nove arconti, tra cui Le altre realizzazioni più significative furono la – ad
il basiléus, il cui compito era ristretto alla materia religiosa ma un tempo abolizione di un certo numero dei debiti preesistenti
il cui nome denunciava un’evidente eredità del periodo monar- (le fonti parlano di «eliminazione dei debiti», ma si sarà trattato
chico. Rimanevano in carica un anno e provenivano dalle quattro di un’eliminazione parziale) e proibizione di assumere ipoteche
tribù gentilizie (Opleti, Argadei, Geleonti ed Egicorei), delle qua- sulle persone fisiche. A questo proposito Solone si preoccupò
li erano espressione anche i membri della dei Quattrocen- anche di riformare il sistema di pesi e misuri e – decisione fonda-
to (cento da ogni tribù), il principale organo legislativo di Atene. mentale dal punto di vista democratico - fece incidere le leggi su
Una volta usciti dalla loro carica, gli arconti divenivano membri tavole ( ) consultabili da tutti, mostrando una volontà di
a vita dell’Areopago, un «consiglio degli anziani» che costituiva allargare l’area del consenso politico al di là del ceto dirigente.
la massima magistratura della città, al quale era affidata la cu-
stodia delle leggi contro ogni violazione e della giurisdizione sui Giudizio complessivo sull’opera riformatrice soloniana
delitti di sangue. La sua opera innovatrice si limitò «ad articolazioni ulteriori
Tutto il sistema era in mano ai aristocratici ed era l’Areopa- dell’assetto tradizionale, che equivalgono certo a
go ad agire da garante perché venissero mantenute e rispettate un suo rafforzamento nella coscienza generale.
le consuetudini secolari. Era così inevitabile che ogni suo giu- Egli aveva anzi rifiutato le sollecitazioni di alcuni
dizio fosse per la conservazione dei privilegi della classe so- e la tentazione, offerta dalla situazione oggetti-
ciale cui appartenevano gli stessi anziani magistrati. Solone va, di farsi tiranno. A questo fermo atteggiamento sul
si trovò pertanto di fronte al compito di stendere una riforma piano del potere politico corrisponde, sul piano econo-
che conciliasse gli antichi privilegi di quella che era anche la mico, il rifiuto di una redistribuzione della terra (
sua classe sociale con le esigenze della nuova timocrazia. ), che avrebbe significato il rovescia-
mento dei diritti formali di proprietà, quelli
La nuova ripartizione in tribù censitarie cioè dei grandi proprietari, gli
Per estendere anche ai nuovi soggetti sociali la parte- unici a possedere probabilmen-
cipazione diretta alla politica , propose un ridimen- te titoli del genere che fossero
sionamento del potere dell’aristocrazia. L’eleggibi- formalmente definiti, in quelle condizioni
lità alle magistrature fu definita non più in base ai storiche.
diritti di nascita ma attraverso il criterio timocra- L’agricoltura non riceveva dunque impulsi particolari
tico. Sostituì, infatti, le quattro tribù gentili- dalla sanatoria introdotta da Solone; viceversa, sembra
zie con quattro nuove definite dal censo, plausibile che egli abbia favorito l’artigianato, la produ-
cioè in base alla quantità di prodotti e zione ceramica, in una con un certo sviluppo mercantile,
quindi al patrimonio ricavabile dai pos- in quanto consentì l’esportazione dell’olio, pur vietando
POETI ELEGIACI

sedimenti terrieri. Le classi censitarie altre forme di esportazione. Egli si configura dunque co-
furono infatti chiamate: me un valorizzatore del politico, come un creatore di va-
Pentacosiomedimni, formata da lori comunitari. La sua debolezza, sul terreno dei fatti, è
coloro che ogni anno ricavavano di operare solo mediazioni: ad Atene egli vuole essere,
almeno 500 medimni di grano ed è, il , il pacificatore, il conciliatore,
dai loro campi o comunque con il grande mediatore: non vuole essere (e non è)
un reddito pari a tale somma; Statua colossale di Atena, dal gruppo il tiranno» (D. Musti, Storia greca, Laterza, Bari,
Gigantomachia.
Cavalieri, costituita da coloro 1989, p. 233).
12 POETI ELEGIACI

L’elegia «politica»,
canto didattico per la polis
Solone
P

L’araldo di Salamina

(«conciliatore»)
dei contrasti

[Tr. di F.M. Pontani]

Il «padre»
della democrazia
POETI ELEGIACI
L’ELEGIA «POLITICA»: CANTO DIDATTICO PER LA POLIS 13

L’opposizione
a Pisistrato

La produzione
poetica

T2: Eunomia

T3: Alle Muse

analogia analogia polarità


polarità

POETI ELEGIACI

Lo stile: la potenza
delle metafore…
14 POETI ELEGIACI

… struttura dialogica
e parodia nei
tetrametri a Foco…
POETI ELEGIACI

[Tr. di F.M. Pontani]

… la riflessione
intima e personale
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 15

T4

T5

L’elegia simposiale gnomica


Teognide e la silloge teognidea
Testimonianze
sui dati anagrafici D POETI ELEGIACI

Frammento di rhytón attico, a figure rosse, nella Maniera del Pittore di Tarquinia. 470-450 circa a.C.
Provenienza sconosciuta; ora a Roma, Museo Archeologico Nazionale di Villa Giulia. Si conserva
soltanto il busto di un simposiasta barbato e incoronato, che si sorregge con la mano destra la testa
reclinata all’indietro e che sembra dare avvio ad un carme conviviale: dinanzi alle sue labbra, infatti,
sono dipinte con scrittura retrograda (e ora appena visibili) le parole «a te ed a me»
che richiamano da vicino sia Teognide 1055 sia Mimnermo, fr. 8.
16 POETI ELEGIACI

Biografia e militanza
politica ricavabile
dalle sue elegie

MEMORIA STORICA

La funzione democratica del tiranno ad Atene e a Megara


Il nobile rifiuto di Solone zione, facendo quello che il nobilissimo predecessore non ave-
«Fu allora che gli Ateniesi più saggi misero gli occhi su Solone va osato compiere. Sobillò e si mise alla testa del demos, insod-
[…] e lo officiarono a provvedere ai bisogni comuni e a porre disfatto della politeia solonica, basata ancora sulla ricchezza
termine ai dissensi. […] Nondimeno fu eletto arconte. […] Tutti prodotta nei campi, e quindi penalizzante per i Diacri, abitanti
accolsero la sua nomina con favore, i ricchi perché era bene- delle improduttive zone montuose. Forte dell’appoggio dei pic-
stante, i poveri perché era onesto. […] Soprattutto i suoi intimi coli proprietari terrieri e dei concittadini inseriti per reddito
lo deridevano, se solo per paura del nome tiranno rifiutava il nella classe sociale dei Teti, in favore dei quali promosse una
potere assoluto» (Plutarco, Vita di Solone 14). ridistribuzione dei terreni incolti, conquistò e detenne a più
Solone rifiuta di farsi tiranno e la sua opera di arconte con poteri riprese il potere fino alla morte (561-560/528-527 a.C.). Come
speciali è identificata come quella di un («concilia- riconosce lo stesso Plutarco: «Per la verità Pisistrato conservò
tore»), colui che piacendo «sia agli abbienti che ai non abbienti» la maggior parte delle leggi di Solone, osservandole egli per
si configura come la persona giusta per rimettere ordine. primo e costringendo i suoi sostenitori a fare altrettanto. Altre
leggi fece egli stesso, come quella che dispone il mantenimen-
La carta «geopolitica» di Atene to dei mutilati di guerra. […] Anche la legge contro l’ozio,
D’altra parte, poco prima lo stesso Plutarco aveva affermato: «la grazie alla quale la campagna divenne più produttiva e la città
disputa sulla forma di governo da tempo immemorabile divideva più tranquilla…» (Plutarco, ib. 31).
la città, creando tante fazioni, quanti erano i tipi di terreno in
cui il paese era ripartito. Gli abitanti della montagna, o Diacri, La natura del tiranno
erano democratici arrabbiati; quelli della pianura o Pediei, ar- Con tutta evidenza l’appellativo di tyrannos, almeno nella Grecia
rabbiati oligarchi; il terzo raggruppamento, dei rivieraschi (Pa- arcaica tra VII e VI secolo a.C:, non aveva un valore completa-
POETI ELEGIACI

ralii), sosteneva una forma di governo media e contemperata tra mente negativo. Era termine di origine orientale, anatolica La
i due estremi. Nello stesso tempo la disparità tra ricchi e poveri più antica attestazione di un termine in - è in Archiloco,
era giunta quasi all’acme: la tirannide appariva l’unico mezzo fr. 19 West, in relazione a Gige, il sovrano della Lidia il cui potere
per riassestarla e porre fine ai disordini». e le cui ricchezze illimitate erano divenuti proverbiali per i Greci
della Ionia ( ). Quando viene
La riscossa democratica del tiranno Pisistrato esteso a governanti ellenici delle città della costa ionica (Mile-
Nonostante le riforme, non appena Solone ebbe abbandonato to) come della Grecia continentale (Corinto, Megara, Atene) e
il potere e preso a viaggiare, Pisistrato approfittò della situa- insulare (Samo), il termine non designa un potere «tirannico»
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 17

Il Corpus
Theognideum

«nastri» tematici «nastri» tematici simposiali


simposiali

né tantomeno antidemocratico. Anzi. Il tiranno è espressione co, Quaestiones Graecae 18), ma presto dovette seguire la presa
delle forze democratiche che trovano appoggio in questa figura del potere da parte dei capi del demos, che fecero promulgare un
riconosciuta come super partes (arbitro, , una «ti- decreto di (restituzione degli interessi già riscos-
rannide elettiva») o comunque «saggia» e capace di fronteggiare si dai creditori) e cacciarono in esilio molti degli aristocratici.
lo strapotere politico delle consorterie aristocratiche. Senonché proprio questa fase che Aristotele (Politica
Non a caso la rappresentazione negativa di questi personaggi V 1302b31) definisce di «disordine» e di «anarchia»
viene proprio dagli ambienti nobiliari, dai poeti contemporanei determinò verso la metà del VI secolo il collasso del
che nei conviti alzano le loro invettive contro i traditori dell’ete- regime democratico: gli esuli si riorganizzarono
ria (Mirsilo e Pittaco, in seguito accolto tra i sette sapienti, per e riuscirono a rientrare in
Alceo di Mitilene) o per i parvenus, com’è il caso di Teognide di Megara restaurandovi un
Megara. E in seguito dalla tradizione politica e storiografica an- regime oligarchico al cui
tidemocratica (soprattutto Aristotele, tanto nella Politica, come interno, almeno inizial-
si può constatare sotto nella sprezzante descrizione della presa mente, erano eleggi-
di potere di Teagene, quanto nella Athenaion Politéia). bili alle magistrature
soltanto coloro che
Megara e il suo tiranno Teagene fossero stati esiliati e
A Megara infatti verso il 640 a.C. aveva imposto la sua tirannide avessero partecipato
Teagene, il quale, secondo Aristotele (Politica V 1305a24-26), si alla controrivoluzione
era guadagnato la fiducia popolare facendo massacrare le greggi (cfr. Aristotele, Politica
dei ricchi latifondisti che fossero sorprese a pascolare su terreni IV 1300a17-19).
pubblici. Come Pisistrato ad Atene, Teagene si fece circondare
da un drappello di guardie
del corpo, ma promosse la I «tirannicidi», Armodio e Aristogitone, i due nobili che uccisero
costruzione di un grande ac- Ipparco, fratello di Ippia, (514-513 a.C.), cui Pisistrato aveva la-
sciato in eredità la tirannide di Atene. Copia romana di un origi-
POETI ELEGIACI

quedotto e favorì sia i nuovi nale in bronzo del 480 a.C. circa. Napoli, Museo Archeologico Na-
ceti mercantili che i pastori e i zionale. Come ci rivela Tucidide, il movente dell’omicidio era stato
contadini impoveriti. Cacciato passionale prima ancora che politico e libertario. Fu in seguito che
Teagene da una rivolta aristo- le eterie aristocratiche assegnarono al gesto un valore che di per sé
cratica, i Megaresi per un bre- non aveva, facendo quello che oggi definiremmo «un uso po-
ve periodo avrebbero osserva- litico della storia» per celebrare Armodio e Aristogitone come
martiri della causa della libertà ateniese, e del ritorno del
to una linea politica moderata
governo degli àristoi.
( dice Plutar-
18 POETI ELEGIACI

Destinazione e
contenuto «politico»
delle elegie

Invocazioni religiose,
precettistica
e odi omoerotiche

Ipotesi
sulla formazione
della silloge

coppie agonali

Una antologia
di antologie della
cultura conviviale
coppie agonali

Analisi del testo


A parte le divergenze meramente formali, bal-
za agli occhi come l’abolizione del paragone
col polipo ha comportato che il locutore non
possa più esortare il destinatario a diventare
(v. 217) diverso «nella pelle» ( ) e per-
ciò sostituisca con («nell’indo-
le»). Analogamente, il probabile neologismo
(«intransigenza») del v. 218 – che
POETI ELEGIACI

sembra coniato sul che qualifica


Odisseo nell’incipit dell’Odissea e sta in sottile
antitesi con che al v. 215 allude
ai tentacoli del polipo – viene banalizzato tra-
sformando il secondo emistichio dell’ultimo
verso da in
.
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 19
Il procedimento
della metapoiesis

Varianti «a se stesso»
T4

POETI ELEGIACI
20 POETI ELEGIACI

Varianti rispetto
ad altri autori
(o brani)

Questo è uno dei due frammenti di papiro di Teognide. Esso contiene i


versi 917-933 (numerazione di Bekker).

Analisi del testo


Prescindendo anche in questo caso dalle variazioni puramente le conseguenze confortanti della virtù».
formali o comunque ininfluenti per il senso, il passaggio da D’altra parte questo riuso ha comportato una serie
(«agire rettamente») a («acquistare di smagliature e di scompensi interni nel tessuto
credito») al v. 587 e da a al v. 589 ha com- espressivo del brano: scomparsa della simme-
portato uno slittamento di senso. Mentre in «Solone», infatti, tria chiastica per cui l’onesto incorre nella
anche l’uomo che agisce onestamente può incappare nell’in- sventura, il disonesto può aver successo;
successo e chi agisce male può avere fortuna, nella silloge assurdità dell’iniziale («per tut-
POETI ELEGIACI

l’uomo che si comporta rettamente viene comunque premiato ti») e di («né alcuno») ora che
dagli dèi e la rovina cessa di minacciare chi ha cercato di «agi- l’uomo retto può comunque contare sul
re rettamente» e si limita a colpire chi ha voluto conseguire successo; incongruenza del ricorso alla no-
una considerazione sociale ( ) evidentemente im- zione di («stoltezza») al v. 590
meritata: «un piccolo moralista – commentava Van Groningen una volta che tale stoltezza (già propria
– ha sfruttato qualche verso di Solone per esprimere un’idea del disonesto) è stata attribuita a chi agi-
che gli stava a cuore: i danni di un’ambizione sconsiderata e sce onestamente.
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 21

Il procedimento
delle coppie agonali dialogo «amebeo»
dialogo «amebeo»

POETI ELEGIACI
22 POETI ELEGIACI

Le elegie
del «vero» Teognide

T1

T2
POETI ELEGIACI

T3
«pericope»
pericope
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 23

Focilide
Le sentenze
col sigillo di Focilide F

[Tr. di F.M. Pontani]

Le imitazioni
e lo Pseudo-Focilide

POETI ELEGIACI
24 POETI ELEGIACI

CULTURE A CONFRONTO

Il simposio
Il simposio è il luogo principe della poesia aristocratica. Nel salone centrale di una
casa spaziosa vengono disposti i letti tricliniari ( ) attorno a un centro dove si
erge il cratere colmo di vino al cui interno il coppiere mescola il vino con acqua prima
di trasferirlo nei vasi (le ) donde attingerà per versare il nettare nelle nelle
coppe dei convitati.
Questi, al calar delle tenebre, dopo aver cenato si incoronano il capo con corone
e bende di lana, offrono libagioni agli dèi, li invocano con preghiere e si sten-
dono sui letti per trascorerre il tempo conversando, suonando e cantando,
giocando (fra i giochi in uso era il cottabo, di origine siciliana, che consisteva
nel rovesciare coppe immerse in un bacile ricolmo lanciando gocce di vino
dalle coppe).

Un uomo ubriaco, probabilmente proveniente da un simposio, sorretto


da un servo che lo riconduce a casa.
Il rilievo orna una lucerna in terracotta del II-I secolo a.C., quello
stesso strumento di illuminazione che il piccolo schiavo raffigurato in
questa scena tiene con una mano per fare luce nella temibile strada
notturna.

Rappresentazione neoclassica del più celebre dei simposi, quello


platonico, con Socrate cinto di fiori in primo piano e i simposiasti
riuniti a discutere intorno all’amore. Anacronismi e trasposizione
teatrale rendono il quadro di Giambattista Gigola (1769-1841)
più utile a comprendere lo spirito del neoclassicismo che non a
ricostruire le coordinate reali della scena.
POETI ELEGIACI
L'ELEGIA SIMPOSIALE GNOMICA 25
I presenti, che sono stati invitati dal padrone di casa, sono nessuno varchi la soglia dell’ebrietà. Così egli si pone come
tutti di condizione libera, spesso coetanei, ed eleggono al una sorta di “regista” della festa e un garante della sua
loro interno un “anfitrione” o rex convivii, che detta i tempi felice riuscita.
della riunione, stabilisce il grado di miscelatura del vino Un servo è il coppiere, altri valletti preparano le mense con i
(e dunque la sua gradazione alcolica), propone i temi da (frutta secca e dolci per accompagnare il bere) di-
dibattere, modera le intemperanze verbali, controlla che sposte davanti ai letti conviviali.

Sul lato principale del vaso (A) un simposio: vi par-


tecipano cinque personaggi, di cui sono indicati i
nomi. Al centro della scena è l’etera Syko che, intenta
a suonare il doppio flauto, è stante, di profilo, e indossa
chitone e mantello. Ai lati della flautista, ma in posizione
lievemente arretrata, sono disposte due klinai, ciascuna con
due simposiasti. Sul letto di sinistra sono distesi Smikros e
Melas, ciascuno con la sua kylix colma di vino; sull’altra stanno
semisdraiati e attenti a seguire il ritmo della musica Thódemos
e Ekphantídes. Anzi, è quest’ultimo banchettante ad intonare
con atteggiamento ispirato un peana ad Apollo, come indicano le
parole dipinte dinanzi alla sua bocca, in scrittura retrograda, sullo
sfondo nero del vaso (B): w[pollon sev ge kai; mavkaiªran «O
Apollo, te e la beata (Artemide)…».
Cratere a calice attico, a figure rosse, di Euphrónios. 515-510 circa
a.C. Provenienza sconosciuta; ora a Monaco di Baviera, Staatliche An-
tikensammlungen.

(A)

(B)
POETI ELEGIACI

Giovane coppiere che attinge vino da un cratere con una kylix, la coppa da cui
bevevano i simposiasti.
Kylix a figure rosse del 480-490 a.C.
26 POETI ELEGIACI
Le donne sono assenti tranne eventuali etere in funzione di suo- i princìpi che ispirano la loro azione e irridono ai comuni avversari.
natrici di aulo o di cetra o di barbitos (una lira a uso specifica- I simposiasti possono rimanere nella sala simposiale per tut-
mente simposiale). to il tempo, anche fino all’alba, ma, in alternativa, possono
I convitati sono amici impegnati a passare il tempo e divertirsi, ma improvvisare cortei o “caroselli” ( ) uscendo in gruppo
possono anche essere membri di un gruppo legato da un comune dalla casa che li ospita per attraversare a passo di danza le vie
impegno politico: le “eterie” si formano e si cementano proprio at- della città al lume delle torce ed eventualmente fare irruzione
traverso questi incontri all’interno del simposio in cui ribadiscono in una casa dove sia in corso un’altra riunione simposiale.

Due scene di simposio ricorrono sugli opposti lati della kylix. Da una parte (lato A) sono tre simposiasti barbati e
incoronati: quello di destra, che si appoggia ad un ricco cuscino ed ha una corona di foglie, sta suonando la lira con
gesto ispirato; gli altri due bevono da ampie kýlikes e giocano al kóttabos. Dall’altra parte (lato B) sono una giovane
auleta e due simposiasti barbati, uno dei quali è intento ad accompagnare con il canto il suono del doppio flauto;
all’estrema sinistra un giovane servo nudo è pronto ad attingere vino da un alto cratere a volute. A rendere l’atmo-
sfera vivace del simposio contribuiscono indirettamente
anche le custodie di doppio flauto, le tenie e i
cesti appesi alle pareti.
Kylix attica, a figure rosse, di
Douris. 500-490 a.C. Ora a
Roma, Musei Vaticani.
(A)

(B)
POETI ELEGIACI
Callino
T. 1 Frammento Verso la metà del VII secolo a.C. i Cimmeri, dopo aver abbandonato le loro sedi a
1 W. nord del Mar Nero ed essersi spinti verso il Caucaso, attraversarono l’Asia minore
commisti con altri gruppi (fra cui in particolare i Treri, su cui cfr. fr. 4
), Sospinti a loro volta da scorrerie scitiche, invasero lo stato lidio
di Gige conquistando Sardi e distruggendo Magnesia sul Meandro, e infine si
riversarono su alcune città ioniche della costa dell’Egeo, fra cui Smirne ed Efeso.
Appunto nell’ambito di una scorreria contro Efeso un poeta di questa città, quel
Callino che Aristotele e Didimo di Alessandria consideravano il più antico poeta
elegiaco, esorta i concittadini a ridestarsi dal torpore che li paralizza e a lottare
a difesa della polis e del suo territorio.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Stobeo IV 10,
12 all’interno della
rubrica
(«elogio
dell’ardimento»).

Fino a quando ve
ne state distesi? Quando avrete animo prode,
o giovani? E non avete vergogna dei vicini co-
sì esageratamente rilassando le vostre ener-
gie? E credete di sedere in pace, ma la guerra
domina tutto il territorio .
Immagini topiche

L’immagine dell’eroe valoroso assimilato da Callino a una torre (v. 20
… ) richiama alla memoria la rappresentazione di Aiace in Odissea
XI 556 «una tale torre è crollata per loro con te!»
e avrà fortuna nella poesia arcaica e tardo-arcaica: si vedano ad esempio Alceo, fr.
112, 10 V. «i combattenti sono la rocca di una
CALLINO

città»; Teognide 233 s. /


«pur essendo torre e baluardo di un popolo
cieco, o Cirno, l’uomo valoroso ottiene scarso riconoscimento»; Pindaro, Pitica V 55 s.
… … «la fortuna di Batto, torre della città».
28 POETI ELEGIACI

…e
ciascuno morendo scagli il giavellotto per
l’ultima volta Spes-
so, sfuggito alla mischia e al rombo dei gia-
per l’ultima volta . vellotti ritorna, ma in casa lo coglie destino
di morte

suv-
via, ciascuno avanzi

anche
se fosse per l’ultima volta

Infatti è
cosa onorevole e magnifica per un uomo
combattere per la sua terra e per i figli e
per la sposa legittima contro i nemici, e
la morte allora sarà quando le Moire (la) Infat- ma l’uno,
fileranno. Suvvia, ciascuno avanzi diritto ti non è in alcun modo predestinato che tuttavia, non è caro al popolo né è degno
sollevando l’asta e stringendo sotto lo scu- un uomo sfugga alla morte, neppure se è di rimpianto, l’altro invece lo piangono il
do un cuore intrepido, non appena si ac- prole di progenitori immortali piccolo e il grande se gli capita qualcosa:
cenda la mischia di guerra perché c’è compianto nel popolo tutto per
POETI ELEGIACI

l’uomo prode, se muore, ma se sopravvive


la sposa legittima , è degno dei semidei: perché lo vedono nei
loro occhi come una torre: compie infatti
pur essendo solo imprese degne di molti
CALLINO 29

se gli
capita qualcosa , se muore .

Analisi del testo


Data la grande affinità con le elegie di Tirteo, si è in genere un’enfasi ben distribuita, elaborata anche con l’impiego stu-
supposto che anche quelle di Callino, e in particolare il fr. 1 diato dell’enjambement (cfr. in particolare vv. 2, 8, 13, 15:
(l’unico di una certa ampiezza che di lui ci sia pervenuto), si tratta, per gli ultimi tre, di enjambements «periodici», tali
fossero recitate sul campo di battaglia. D’altra parte proprio cioè che coinvolgono la nervatura del periodo sintattico) e
l’attacco del brano, segnato dall’antitesi fra l’attuale «stare di altri stilemi quali l’iperbato (lo stacco fra e
distesi» e l’esortazione a mostrare per il futuro animo prode, ai vv. 6-8 e fra e
ha più plausibilmente suggerito lo scenario di un simposio: ai vv. 12 s.) e l’espressione «polare» (v. 17).
il poeta esorterebbe i presenti a disertare i conviti e le feste, I valori individualistici del mondo omerico appaiono calati
a cui ora si abbandonano ignari, per organizzarsi di fronte al in un contesto civico ben più ampio e diversificato, che ha
pericolo contro cui già lottano le comunità vicine. di mira tanto i ricchi che i meno abbienti (cfr. v. 17), in
L’esortazione è articolata ora attraverso interrogative con- funzione di un destinatario che (seppur probabilmente rap-
catenate (vv. 1-3), ora per imperativi perentori (vv. 5 e 9), presentato dal simposio aristocratico) tende a identificarsi,
e viene puntellata da sequenze raziocinanti, spesso marcate almeno come termine di riferimento immaginario, con l’inte-
da (cfr. vv. 6, 12, 18, 20), tese a sottolineare i vantaggi, ra collettività, come mostra il carattere generalizzato delle
anche pratici, del coraggio. Così il brano si sviluppa secondo allocuzioni, dapprima ai (v. 2) e poi a un onnicompren-
sezioni ben definite, ora riflessive ora parenetiche: di qui sivo (vv. 5 e 9).

1 2
CALLINO
30 POETI ELEGIACI

Tirteo
T. 1 Frammento L’oratore Licurgo (Contro Leocrate 107) ricorda che gli Spartani avevano stabilito
1 W. per legge di chiamare tutti alla tenda del re, quando fossero al campo in armi,
per udire i carmi di Tirteo. Quindi cita questi versi introducendoli così: «è utile
che voi sentiate anche questi versi elegiaci ( ... ) affin-
ché sappiate quali gesta compiendo si acquistava gloria presso quella gente».
Contesto militare ed esortazione guerresca sono in effetti i dati che contraddi-
stinguono l’opera di Tirteo, che analogamente a Callino rielabora e ridistribuisce
formule, nessi, situazioni della tradizione epica ed elegiaca.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Licurgo,
Contro Leocrate 107.

di arrivare cedendo al bisogno e all’odiosa


Infatti è bello che un uomo valoroso muoia povertà, e disonora la famiglia e deturpa
lottando per la sua patria, caduto tra i com- (propr. smentisce ) lo splendido aspetto,
battenti della prima fila . e ogni (forma di) oltraggio e miseria (lo) se-
guono .

Infatti
sarà odioso a coloro presso i quali gli capiti

Immagini topiche

: «disonora la famiglia», esser degno degli avi è un principio


ma basilare dell’etica aristocratica, espressa in termini analoghi da Glauco in Iliade VI
la cosa fra tutte la più penosa è che (uno) 208 s. ,/
POETI ELEGIACI

vada medicando dopo aver lasciato la sua


«sempre distinguersi e essere al di sopra degli altri, e non coprire di
città e i pingui campi vagando ramingo
con la propria ( ) madre e col vecchio vergogna la stirpe dei padri», da Odisseo in Odissea XXIV 508
padre e coi piccoli figli e con la sposa le- e da Alceo in fr. 6, 13 s.
gittima ) . «e non disonoriamo … i nobili antenati». Il topos viene parodiato da Ari-
stofane, nel finale della Pace, in un verso che contamina quest’ultimo frammento
di Alceo con il fr. 5 di Archiloco: (Aristofane, Pace 1301) –
«ma ho salvato la vita – e disonorato i genitori».
TIRTEO 31

Ma se a tal punto non c’è alcuna cura né


rispetto per un uomo che vaga ramingo,
neppure per la sua stirpe futura, combattia-
mo con coraggio per questa terra e moriamo
per i figli senza risparmiare affatto le nostre
vite Immagini topiche

Il v. 23 «lui che ha già candido il


capo e il mento canuto» quasi coincide con Iliade XXII 74
, e più in generale tutto il quadro del vecchio combattente
ha fortissime analogie con l’esortazione di Priamo a Ettore in Iliade XXII 71-76:

O
giovani , suvvia, combat-
tete resistendo gli uni accanto agli altri e
non date inizio né alla fuga vergognosa né
al panico, ma fate grande e coraggioso en-
tro il diaframma il vostro animo e non siate
troppo attaccati alla vita mentre combattete [Tr. di G. Paduano].
contro i guerrieri (nemici); e gli anziani, le
cui ginocchia non sono più agili, non fug-
Questo non implica che Tirteo imiti il passo iliadico; si tratta piuttosto di due rea-
gite abbandonandoli, i vegliardi
lizzazioni diverse, e quasi gemelle, di uno stesso modello tradizionale: fra l’altro
va considerato che, mentre in Tirteo il nesso fra rappresentazione ed esortazione è
TIRTEO

ovvio e funzionale, nel passo iliadico esso risulta assai meno diretto, dal momento
che Priamo intende esortare il figlio non già a combattere, ma a rientrare all’interno
delle mura rinunciando ad affrontare Achille.
32 POETI ELEGIACI

Que- Suvvia,
sto infatti è vergognoso, che un uomo anzia- ognuno resista divaricando bene le gambe,
no, caduto in prima fila , giaccia da- piantato a terra con entrambi i piedi, aven-
vanti ai giovani, lui che ha già candido il capo do morso il labbro coi denti
e canuto il mento, esalando nella polvere
l’animo intrepido, tenendo fra le sue mani le
pudende insanguinate, – ciò è brutto per gli
occhi e scandaloso a vedersi – e denudato nel
corpo; invece ai giovani tutto si addice, fin-
ché li possegga lo splendido fiore dell’ama- «procedendo a gambe ben
bile giovinezza, ‹e il giovane è› divaricate»
ammirato
dagli uomini e oggetto di desiderio per le il fiore della giovinezza
donne, se resta in vita ,e
bello se cade in prima fila

tenendo in mano le vergogne in-


sanguinate

Parole chiav e
L’importanza di combattere senza risparmiarsi, anche a co- reso celebre da Orazio, Carmina III 2, 13 dulce et decorum
sto di affrontare la morte in battaglia è un motivo che sarà est pro patria mori «dolce e glorioso è morire per la patria»;
POETI ELEGIACI

ripreso da Alceo, fr. 400 Voigt compare anche nelle iscrizioni in versi, come in Peek, G.-V.
«infatti è cosa bella morire in guerra», Eschilo, Sette 425, 1 s. [fine del VI sec. a.C.] /
contro Tebe 1011 «combattendo per la
«è caduto laddove per i giovani è bello morire» e patria, primo morì tra i combattenti in prima fila».
TIRTEO 33

Analisi del testo


Diverso, rispetto alle prodezze guerriere del passato, è il quadro diverso. Più indizi favoriscono comunque l’ipotesi (sostenuta fra
militare: non più la dispersione in una serie di duelli personali, ma gli altri da F. Jacoby e da Gentili-Prato) dei carmi separati, con
la struttura compatta della falange oplitica, adottata nel Pelopon- un collage fra due tronconi elegiaci operato da Licurgo o dalla
neso durante il VII secolo a.C. in concomitanza con le guerre fra sua fonte; in particolare:
Spartani e Messenî (e in particolare con la seconda guerra messe-
a) mentre nei vv. 1-14 l’esortazione è svolta nella forma del
nica, nel cui ambito si colloca l’attività di Tirteo); e diversa risulta
«noi» ( 13, 14), ai vv. 15-32 subentrano
perciò la relazione fra il combattente e chi lo manda a combattere:
il «voi» ( 15, 16, 17,
il soldato non scende più in campo per il proprio signore ( )
18, 20) o il , come in Callino ( ... 31);
ma per la polis, rappresentata dai membri del demos, cioè, a Spar-
ta, dalla casta di liberi che posseggono un , un fondo agri- b) nella prima sequenza l’esortazione è indirizzata a tutti (co-
colo (e proprio nel corso della seconda guerra messenica il demos erentemente con l’attacco sentenzioso dei vv. 1 s.) e il discorso
era impegnato nella richiesta di una ridistribuzione delle terre: cfr. verte sulla contrapposizione tra ( 2)
Aristotele, Politica 1306b 36 ss.); diversa, infine, anche l’ideologia e (l’«uomo ramingo» del v. 11); nella seconda invece
del nuovo cittadino-soldato, non più teso al successo individuale l’apostrofe è rivolta ai giovani ( 15,) considerati in oppo-
ma impegnato a mostrare la propria resistendo al posto sizione agli anziani;
assegnatogli (si osservi il ricorrere del verbo ai vv. 15 e c) in entrambi i brani si riconosce una struttura circolare; più
31). Di qui l’insistenza di Tirteo sul danno pratico dell’insuccesso; precisamente, la prima elegia è incorniciata da un duplice anel-
l’accento posto sulla vita miserabile, da pitocco, del disertore; la lo, per cui i vv. 1 s. sono ripresi dai vv. 13 s. (motivo del com-
sottolineatura che la lotta mette in gioco ogni bene materiale e battere) e i vv. 3-5 dai vv. 11 s. (cfr. in particolare
morale del combattente. Motivi parzialmente anticipati nell’epi- 5 con 11); e non meno evidente è la forma ad anello
ca, specialmente nella configurazione del ruolo giocato da Ettore; della seconda sequenza (cfr. 15 con 31). Ciò
ma è significativo che, mentre l’eroe troiano (Iliade XV 494 ss.) non implica per altro che possediamo l’inizio dei due compo-
prospettava i vantaggi del morire per la patria, più realisticamen- nimenti: sia al v. 1 che al v. 15 sembrano tradire la
te Tirteo punta sui danni della sconfitta, non a caso utilizzando caduta di alcuni versi iniziali.
un’espressione usata altrove in riferimento ai Messenî sconfitti
( del v. 3 Omogeneo in ogni caso lo stile: un assortimento di esortazioni
richiama di fr. 5, 7). marziali, di asserzioni didattiche, di esemplificazioni, ma si coglie
Da tempo si discute se questi versi facessero parte della mede- a tratti una propensione al tratto icastico, ora in funzione pare-
sima elegia, o se invece il v. 15 segni il passaggio a un brano netica (cfr. v. 32) ora con segno crudamente negativo (v. 25).

MEMORIA ICONOGRAFICA

Olpe protocorinzia denominata «olpe Chigi». 640-630 a.C. Da Fornello nei pressi di
Veio; ora a Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia.
Nella fascia superiore due schiere, composte rispettivamente da cinque e da quattro
opliti, si affrontano in combattimento. Dietro il gruppo armato di sinistra avanza
in formazione compatta e numerosa una falange oplitica preceduta da un giovane
auleta, disarmato, che leva alto il suo doppio aulo. Il soggetto, generico perché non
sembra richiamarsi a una narrazione mitica, riflette la nuova tecnica di combatti-
mento collettivo che dà luogo all’affermarsi dell’elegia parenetica guerresca.
POETI ELEGIACI

1 2
34 POETI ELEGIACI

Mimnermo
T. 1 Frammento Il frammento, un’elegia forse completa, costituisce la più antica espressione
1 W. di un orientamento secondo cui l’amore è prospettato come il bene supremo.
I due quadri della giovinezza e della vecchiaia si affrontano con violento
chiaroscuro (la linea di demarcazione coincide con la cesura trocaica del v.
5): la giovinezza è bella in quanto stagione animata dai piaceri dell’«aurea
Afrodite»; a lei si contrappone la vecchiaia, origine di ogni pena e di ogni
squallore.
L’accento batte sulla faccia negativa dell’esistenza, non solo per la più diffusa
insistenza sulla senilità, ma anche perché quest’ultima è già sottesa allo sce-
nario idillico dei primi versi, nell’augurio di morire ( , v. 2) prima che
i piaceri della giovinezza perdano il loro incanto.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Stobeo IV
20, 16.

E dolorosa un dio rese la vecchiaia!


quale vita, quale gioia (c’è) senza l’au-
rea Afrodite?

Che io
muoia quando non mi stiano più a cuore
queste cose, l’amore segreto e i dolci do-
POETI ELEGIACI

ni e il letto, quali sono i fiori amabili del- e non si allieta a guardare i


la giovinezza per uomini e donne . raggi del sole

ma
quando sopraggiunga l’odiosa vecchiaia,
che rende brutto anche l’uomo bello, sem-
pre tristi ansie lo tormentano, né si allieta
a guardare i raggi del sole, ma è odioso ai
ragazzi e spregevole per le donne: tanto
MIMNERMO 35

Analisi del testo


Non a torto si è riconosciuta una vena pessimistica nel poeta , ). Peraltro questo gioco di accosta-
di Colofone, connessa al («vita amante del menti raffinati si dispone per articolazioni nitidamente scan-
piacere») della civiltà ionica, o meglio dei suoi ceti più ricchi. dite, attraverso un periodare ordinato e piano, tipico del pro-
Ma piuttosto che di pessimismo o di edonismo – i termini tra- cedimento didattico, e tuttavia impreziosito da richiami interni
dizionalmente usati per caratterizzare questa produzione – si (cfr. 1 con 8, 4
tratta di vitalismo, cioè di una concezione dell’esistenza come con 10, col sottile nesso fonico, entro l’op-
espressione di una vitalità legata alle forze elementari della vi- posizione di senso, fra e ) o dall’impiego
ta stessa e insieme raffinata nei modi della loro degustazione. espressivo dell’enjambement (cfr. 6, in forte rilievo) e
Se tale vitalità è offuscata, i giorni, assediati dalla decadenza dalla rima fra emistichi ( 2,
fisica e intellettuale, divengono intollerabili. 4, 9). Un tipo di poesia che appare carat-
Questo orientamento mentale si esprime poeticamente attra- teristico della sfera simposiale e del , il corteo di gau-
verso un’abile, talora impercettibile, rimodulazione del vec- denti che succedeva al simposio. E appunto in questo ambito
chio frasario epico, spesso attratto in un ambito erotico a cui Mimnermo sarà ricordato da Ermesianatte, fr. 7, 37 s. Powell
era estraneo (caratteristico il caso di al v. 4) e /
impreziosito con l’inserzione di una serie di parole nuove che «e spesso, con la candida canna dell’aulo stretta in-
traducono i temi-chiave della poetica di Mimnermo (ad es. qui torno alla testa, guidava i festanti cortei insieme con Examia»,
, , e altrove , vedi immagine p. 000.

T. 2 Frammento Come l’elegia 1, anche questa che segue (forse completa: si osservi l’analoga
2 W. chiusa dei due componimenti) si impernia sull’opposizione giovinezza/vecchia-
ia, sul cui modello si articolano tutte le più specifiche antitesi e variazioni. Se-
nonché in questo brano il timbro espressivo appare più decisamente accorato,
tanto che il margine dell’idillio, l’evocazione delle gioie giovanili, quasi scompa-
re. Non più quindi il chiaroscuro generato dalla giustapposizione di due quadri
antitetici, ma una dolente meditazione in cui il dato positivo è già compenetrato
in partenza dalla coscienza dei mali futuri.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Stobeo IV
34, 12.

Noi,
quali le foglie che genera la rigogliosa dai molti fiori ;
stagione di primavera, quando d’un tratto
POETI ELEGIACI

crescono ai raggi del sole, simili ad esse ma le scu-


re Parche ci stanno accanto, l’una tenendo
godiamo dei fiori di giovinezza per il tempo di il termine della dolorosa vecchiaia, l’al-
per il tempo di un cubito, non co- un cubito , tra quello della morte; e dura
noscendo da parte (per volere) degli dèi un attimo il frutto di giovinez-
né bene né male za, per quanto (tempo) il sole si effonde
sulla terra
36 POETI ELEGIACI

che gli tormenta l’animo, e non c’è alcuno


per poco tempo infatti molti mali nascono nell’animo: ta- fra gli uomini a cui Zeus non infligga
lora la casa (il patrimonio) si consuma e molti mali
insorgono gli effetti penosi di povertà; un
altro invece agogna figli, sommamente rim-
piangendo i quali scende sotto terra all’Ade;
un altro ha una malattia

Immagini topiche

Nei versi 4-5, «Da parte degli dèi non conoscendo né bene né male», Mimnermo
interpreta la giovinezza come uno stato di felice incoscienza: è un dono degli dei
non avere la percezione del bene e del male. Il vivere nell’inconsapevolezza è una
Ma quando condizione esistenziale privilegiata anche in Sofocle, Aiace 554 s.
sia trascorso questo termine della stagio- ,/ «nel non
ne morire subito è intendere nulla sta il vivere più dolce, finché si sperimenta il gioire e il soffrire»
meglio che (continuare a) vivere e Trachinie 144 ss. /
/ /
«La giovinezza fiorisce nei luoghi suoi propri,
dove non la disturba il calore del sole, né la pioggia, né il soffio del vento, e
cresce nel piacere di un’esistenza serena» [tr. di G. Paduano]. Espressione ana-
loga a quella di Mimnermo è in Teognide 60
(è) meglio essere «non avendo il minimo senso di ciò che è male e ciò che è bene», dove
morto però la mancata conoscenza del bene e del male è segno di degrado politico e
sociale della città.

Parole chiav e
«le nere Chere»
In Omero è frequente la menzione delle chiama Iliade IX 410 s., dove Achille dice che sua madre
Teti gli aveva predetto che due sorti lo avrebbero por-
POETI ELEGIACI

, dei «destini di morte» legati ai singoli uo-


mini, mentre in Esiodo, Teogonia 217 le appa- tato al termine di morte,
iono associate alle come figlie della Notte: «(mia madre Teti mi dice che) al
qui il riferimento a due che posseggono l’una termine della morte due destini mi portano».
il termine della vecchiaia, l’altra quello della morte, ri-
MIMNERMO 37

il patrimonio si consuma .

Analisi del testo


Anche qui abbondano schegge epiche, sapientemente riutiliz- sce alla sola giovinezza; e mentre nel passo iliadico si insiste
zate attraverso scarti originali (ad es. l’immagine del v. 8) e sul carattere ciclico del fenomeno, e vengono sottolineati i
spesso intrecciate a stilemi e vocaboli prediletti da Mimnermo momenti di nascita e di morte ( ),
(enjambement che mette in rilievo una parola importante, co- Mimnermo pone l’accento sulla breve durata della giovinezza
me per 2, 4, 8, 12); e del piacere ad essa collegato, di modo che un’ottica edoni-
sottili giochi di riprese interne (cfr. 1-3 con stica viene a permeare la rappresentazione tendenzialmente
7-9, 2 con 8); aggettivazione inedita, oggettiva del modello; infine, mentre Glauco muove da una
come per di v. 1. Al di là del consueto reimpiego domanda specifica di Diomede (cfr. v. 123: «Chi sei tu, nobi-
di un patrimonio espressivo sentito come tradizionale, sembra, lissimo fra gli uomini mortali?») per inserire la propria con-
però, che qua ci sia l’aggancio a un determinato passo omerico dizione entro un quadro universale, Mimnermo parte già dal
secondo una tecnica di intenzionale bricolage: si tratta del pre- «noi» iniziale per attestarsi in una prospettiva generale con
ambolo della replica di Glauco a Diomede in Iliade VI 145-149: l’analisi sempre più circostanziata e incalzante dei mali della
vecchiaia (in particolare la serie giocata su e
ai vv. 11 ss.).

[Tr. di R. Calzecchi Onesti]

La peculiarità della rielaborazione operata da Mimnermo già


si coglie nel fatto che, mentre in Omero il paragone verte
POETI ELEGIACI

sull’intera esistenza umana, nel poeta elegiaco esso si riferi-

Diomede, a sinistra, scambia le sue armi con Glauco. Rappresentazione


su una Pelike attica a figura rosse del celebre episodio iliadico
attribuita al Pittore di Hasselmann (420 a.C.). Gela, collezione Nocera.
Conservato presso il Museo Regionale Archeologico.
38 POETI ELEGIACI
T. 3 Frammento Ancora una volta compare in Mimnermo l’opposizione giovinezza/vecchiaia, qui risolta
5 W. nel paragone della prima con un sogno e della seconda, implicitamente, con una densa
nebbia che avvolge l’uomo offuscandogli occhi e mente: tanto più struggente si fa così
l’eco dello sbigottimento che, con una terminologia che richiama da vicino moduli
saffici, afferra il poeta alla vista del «fiore» che ingemma e illumina l’età giovanile.
Metro: distici elegiaci.
Fonte: Stobeo IV
50, 69;
Teognide 1017-1022

[Tr. di M. Cavalli]

sudore infinito

: di
breve durata come un sogno

Analisi del testo


Come abbiamo riferito per la silloge attribuita a Teognide (p. di questi casi fortunati è costituito da questo testo, che appar-
000), l’elegia arcaica si trasmetteva nell’ambito delle esecu- teneva in origine alla raccolta di Mimnermo dal titolo Nannò,
zioni simposiali attraverso un continuo riuso, con variazioni come attesta Stobeo citando i vv. 4-8; al contrario i vv. 1-6
verbali consapevoli o inconsapevoli, di pezzi tradizionali. L’as- (dunque con una sovrapposizione rispetto alla citazione di Sto-
semblaggio, il taglio e le scelte erano definiti in rapporto alla beo che riguarda solo i vv. 4-6) compaiono come vv. 1017-22
POETI ELEGIACI

singola situazione e in particolare al tema che veniva proposto di quel «libro tradizionale» dell’elegia arcaica che è appunto la
per quelle catene di elegie che i vari simposiasti cantavano silloge teognidea. Due testimonianze che ci permettono dun-
in successione passandosi da sinistra verso destra un ramo di que di ricostruire una sequenza di quattro distici della Nan-
mirto. Poteva così accadere che di una medesima elegia, ori- nò anche se, indubbiamente, non ancora un’elegia compiuta,
ginariamente unitaria, confluissero nelle diverse raccolte o dal momento che l’ «subito» del v. 1 presuppone una
«libri simposiali» che via via si formarono spezzoni distinti, premessa ipotetica o temporale («subito a me cola sudore se
frammenti erranti che solo raramente possiamo ricucire. Uno [quando]…»: cfr. Teognide 199 ss. e Mimnermo 2, 9 s.).
MIMNERMO 39
T. 4 Frammento Un altro frammento tratto dalla Nannò: una disgressione introdotta per spiegare
12 W. come il sole possa risorgere ogni giorno dallo stesso luogo, e cioè dal paese
degli Etiopi, dove il dio perviene attraverso un viaggio notturno lungo l’Oceano
sul prezioso giaciglio costruito da Efesto.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Ateneo XI
469f-470b.

In-
fatti Helios ha ottenuto
in sorte ogni giorno una fatica, né mai c’è bat-
alcuna tregua tuto a martello
per i cavalli e per lui, da quando Aurora dal- alato ,
le dita di rose salga in cielo abbandonando
l’Oceano

lascian- Immagini topiche


do l’Oceano salga in cielo ,
Il viaggio del Sole
Il frammento di Mimnermo propone il racconto del viaggio notturno che compie il
Sole per ritornare dal punto in cui è tramontato al luogo dove dovrà sorgere il giorno
successivo. Si tratta di un motivo mitologico ricorrente, attestato a partire da Eume-
: lo di Corinto nella Titanomachia (fr. 8 Bernabé), proposto poi da Ferecide d’Atene
Infatti lo trasporta at- (fr. 18a I, p. 66 Jacoby), Antimaco (fr. 16 Gentili-Prato), fino a Ovidio, Metamorfosi
traverso l’onda (dell’Oceano) il letto molto
desiderato, concavo, forgiato dalle mani di
II 385. Nella prima metà del VI secolo il viaggio del Sole è ricordato anche nella
Efesto, d’oro prezioso, alato, a fiore dell’ac- Gerioneide di Stesicoro (S 17 Davies):
qua piacevolmente, mentre dorme, dalle
Esperidi alla terra degli Etiopi, dove appunto
il rapido carro e i cavalli stanno fermi,
finché giunga Aurora mattutina: lì salì su
un altro carro il figlio di Iperione

concavo
giaciglio molto desiderato .
POETI ELEGIACI

concava

giaciglio
40 POETI ELEGIACI

Analisi del testo


Il brano non possiede una sua conclusa autonomia né di per sé E tuttavia l’antitesi tra la fatica incessante a cui il dio è
reinterpreta il mito in funzione didattica, come invece il fr. 4: sottoposto e la beatitudine ( 8) del suo viaggio
notturno conferisce al racconto spessore esistenziale: una
nuova cordialità di tono, nel rielaborare materia mitica, per
altro impreziosita dal gusto favoloso che accompagna la
descrizione – tutta condotta nell’ambito della sospensione
creata dall’iperbato 5… 8 – del singolare
veicolo.

1 2
POETI ELEGIACI
SOLONE 41

Solone
T. 1 L’elegia Per l’espansione e la sicurezza commerciale ateniesi era essenziale il possesso di
Salamina Salamina, l’isola antistante Atene, ma la lunga contesa con Megara era costata
(frr. 1, 2, 3)
la perdita dell’isola. Il prezzo della guerra era stato tale che, secondo Plutar-
co, gli Ateniesi decretarono che nessuno osasse più incitare alla riconquista
di Salamina. Allora Solone, fingendosi pazzo, si sarebbe precipitato nell’agorà,
declamando l’elegia più tardi denominata , di cui possediamo alcuni
versi (e in particolare, verisimilmente, il distico iniziale e quello conclusivo),
citati dallo stesso Plutarco e da Diogene Laerzio. Eccitati dalla recitazione del
componimento gli Ateniesi avrebbero abrogato la legge e affidato a Solone la
guida della nuova spedizione contro Megara.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Plutarco,
Vita di Solone 8, 1-3;
Diogene Laerzio I 47
(vv. 3-6 e 7-8).

Pro- Che io fossi allora


prio io sono venuto come araldo dall’ama-
bile Salamina, avendo disposto
un ornamento di paro- di Folegandro o di Sicino
le, un carme, in luogo di un discorso . anziché
ateniese, dopo aver cambiato patria: subito
infatti si diffonderebbe fra la gente questa
voce: “questo uomo è ateniese, di quelli
che abbandonarono Salamina”

Analisi del testo


L’aneddoto della pazzia suona fantastico, come pure il parti- caso di componimento soloniano «che va collocato fuori della
colare per cui Solone avrebbe indossato il tipico berretto degli norma simposiale»). Analogo doveva essere il caso dell’elegia
araldi: sarà stato piuttosto l’attacco del componimento (con che secondo Diogene Laerzio (I 49) Solone avrebbe declamato
la metaforica assimilazione a un araldo) a offrire lo spunto al replicando alle accuse della Bulé che, essendo composta da
racconto. E a maggior ragione si potrà dubitare che il contesto seguaci di Pisistrato, lo aveva accusato di essere pazzo dopo
dell’esecuzione fosse rappresentato dalla piazza pubblica e non che egli si era precipitato nel mezzo dell’assemblea cittadina
già, come di consueto, dal simposio svolto coi compagni di ete- armato di lancia e di scudo e aveva attaccato Pisistrato.
ria: l’assunzione del ruolo di ben si inserisce nella pras- «Molto elegantemente ( ) composti» erano
si di attribuire occasionalmente alla voce che dice «io» il ruolo giudicati i versi di questo carme da Plutarco. Nei pochi distici
di un personaggio fittizio, al quale poteva anche appartenere superstiti si riconosce un piglio inventivo e risoluto. L’enfasi
POETI ELEGIACI

(come nel caso di Archiloco, fr. 109 sul soggetto (con iniziale), la drammatizzazione mime-
/ «vagabondi cittadini, ascoltate tica della figura dell’araldo, l’augurio sarcastico di essere un
bene le mie/ parole» o di Ipponatte, fr. 1 w ignoto isolano, l’inserzione del discorso diretto col brillante
«O gente di Clazòmene, Bupalo è composto , infine l’esortazione conclusiva di
l’assassino…») l’ulteriore finzione, o «sceneggiatura», di ri- tipo tirtaico mostrano una larga varietà di registri e di solu-
creare come proprio uditorio la collettività cittadina (cfr. Vet- zioni espressive, con un aggancio efficace all’occasione e allo
ta, XVI-XXI, che tuttavia considera questa elegia come l’unico scopo del carme.
42 POETI ELEGIACI

diamo a Salamina, a combattere per l’iso-


. la amabile e a scacciare la dura onta .

: Su, an-

T. 2 L’elegia Questa elegia, che si suole citare col titolo di Eunomia sulla base del v. 32,
Eunomia (fr. 4) condensa i motivi salienti dell’ideologia e della poetica soloniche. Questo nel
quadro di un’esecuzione che ricrea illusoriamente come proprio uditorio l’intera
collettività (la «nostra città» del v. 1) ma che ha in realtà tangibilmente di mira
l’eteria solonica riunita in simposio in quanto opposta ad altre eterie, e specifi-
camente a quella che raggruppa i detentori del potere (cfr. vv. 9 s. e fr. 4c: «voi,
frenando nel petto il cuore violento,/ voi che siete giunti fino al disgusto dei
beni,/ l’animo superbo riducete a moderazione, perché noi/ non ci lasceremo
convincere e non vi riusciranno bene tutte le cose» [tr. di R. Laurenti].

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Demostene,
Sulla falsa ambasceria
255.

stra) grande città, e ingiusta è la mente dei


capi del popolo, a cui è predestinato che sof-
la no- frano molti dolori per la loro grande prepo-
stra città per decreto di Zeus e volere degli tenza: infatti non sanno frenare l’arroganza
(altri) dèi beati mai perirà . insaziabile né godere con moderazione nella
serenità del convito le gioie presenti .
POETI ELEGIACI

tale magna- sono inve-


nima custode, Pallade Atena, figlia di padre ce i cittadini che, sedotti dalle ricchezze, per
possente tende infatti le mani dall’alto . la loro stoltezza mirano a rovinare la (no-
SOLONE 43

ormai
questa ferita ineludibile si allarga a tutta la
città

… senza risparmiare affatto , ed essa


né proprietà sacre né pos- ecco che rapi-
sedimenti pubblici chi da una parte e chi damente è caduta in triste schiavitù, la quale
dall’altra a scopo di rapina derubano, né desta la lotta intestina e la guerra dormien-
rispettano i venerandi basamenti di Di- te, che
ke, la quale, pur tacendo, conosce ciò che
accade e ciò che fu e nel corso del tempo rovina l’ama-
viene comunque ( ) a far scontare la bile giovinezza di molti: ché ad opera dei
pena . nemici (nel senso della lotta tra le opposte
fazioni) rapidamente la
molto amata città si logora in associazioni
care a coloro che commettono soprusi .
POETI ELEGIACI


e si arricchiscono sedotti da azioni ingiu-
ste
… .
44 POETI ELEGIACI

Que-
sti mali si aggirano fra il popolo, e molti fra
i poveri giungono in terra straniera, venduti
e avvinti in catene indegne .

Analisi del testo


La contrapposizione fra e , è una perso- servitù per debiti e delle ipoteche agrarie – capaci di smorzare
nificazione di palese matrice esiodea (cfr. nota ai vv. 30-31). la protesta popolare. Funzionali a questa prospettiva moderata
E parimenti esiodea (cfr. Erga 225 ss.) è l’antitesi fra la sorte sono il richiamo a una concezione degli dèi, anch’essa model-
delle comunità giuste e di quelle dove domina il sopruso. Inol- lata su Esiodo, quali sicuri garanti della punizione dei colpe-
tre, rielaborando una linea di pensiero che richiama il discorso voli, e l’elaborazione di un embrionale sistema etico entro il
di Zeus nel primo canto dell’Odissea (cfr. nota ai vv. 5-10), quale il male si realizza in conseguenza di una prevaricazione
Solone nega che la rovina di Atene possa derivare dal volere ( ) che a sua volta discende dal , la fame insaziabile
divino (anzi, Pallade Atena protegge con le sue mani la cit- di sempre nuove ricchezze. La nozione solonica di «giustizia»
tà): la radice dei mali risiede invece negli stessi cittadini e in tende così a identificarsi con l’assetto equilibrato e pacifico
particolare in quelle organizzazioni politiche, in quelle eterie dei rapporti sociali, con una «equa» distribuzione delle risorse
aristocratiche (le del v. 22) che agendo come poli economiche, tale da garantire la conciliazione interclassista.
di aggregazione favoriscono lo scoppio delle lotte intestine Formalmente il componimento si articola in sequenze ben
( ), dalle quali a sua volta (in quanto le fazioni posso- definite (talora oscurate dalle lacune della tradizione ma-
no cercare l’appoggio di poleis esterne) trae origine la guerra noscritta), mediate da versi di ricapitolazione e di transizio-
(cfr. vv. 19 s.). Caratteristica di tali gruppi al potere sono l’avi- ne (cfr. vv. 17, 26, 30 s.). Per altro la cadenza espressiva è
dità di ricchezze (cfr. vv. 12 ss.) e il tentativo di recuperare tutt’altro che omogenea o monotona: domina ora una certa
l’antica potenza attraverso l’oppressione esercitata sui piccoli ariosità solenne (l’opposizione iniziale fra responsabilità di-
contadini impoveriti (i del v. 23), spesso ridotti in vina e umana), ora un estro immaginifico con forti tendenze
schiavitù e venduti in terra straniera. Di fronte a un simile qua- alla personificazione di concetti astratti (cfr. vv. 15 ss. e 26
POETI ELEGIACI

dro di desolazione e di violenza Solone (che a giudizio di Ari- ss.), ora una concitazione nervosa, scandita per brevi mem-
stotele, Costituzione degli Ateniesi 5, «per nascita e prestigio bri sintattici, come nella descrizione conclusiva degli effetti
apparteneva al ceto più elevato ma per sostanze e condizione prodotti dal Buongoverno (vv. 34 ss.). Comune a questi vari
sociale a quello medio») non elaborò un progetto rivoluziona- atteggiamenti è comunque l’intenzione didattica, sorretta da
rio ma avanzò una proposta di mediazione che, pur ribadendo un contatto molto stretto e assiduo con l’uditorio, che già
i rapporti di classe esistenti, alleggerisse le tensioni frenando i nell’attacco (con posto in enfasi) Solone intende
soprusi dei nobili e istituendo misure – come l’abolizione della coinvolgere e indirizzare.
SOLONE 45

invece fa apparire (in senso oggettivo,


rende ) ogni cosa ordinata
e armoniosa e spesso
pone i ceppi agli ingiusti

l’animo mi spinge a dare questi insegna-


menti agli Ateniesi, (cioè) che Malgover-
no causa innumerevoli mali alla città leviga le asperità, frena l’arroganza in-
saziabile , offusca (eli-
mina) la dismisura e
dissecca i fiori germoglianti della follia
e raddrizza le sentenze storte e mitiga le
azioni superbe e mette un freno agli atti
di discordia

: Eunomia

T. 3 L’elegia La tematica etico-politica si allarga fino a comprendere la condizione umana


Alle Muse nelle varie articolazioni delle sue attività in questa ampia elegia detta Alle
(fr. 13)
Muse (fr. 13), che ha suscitato accese discussioni in merito alla sua autenticità
e, ancor più, alla sua unitarietà. Mentre infatti nella parte iniziale (vv. 1-32)
l’accento batte, in linea con l’Eunomia, sulla punizione certa, presto o tardi,
da parte di Zeus della hybris di coloro che cercano di arricchirsi attraverso la
frode e l’iniquità, nella sezione che va dal v. 33 al v. 64 non è più in gioco la
punizione della colpa quanto piuttosto la precarietà della condizione degli
POETI ELEGIACI

uomini che si illudono nella lunga durata della loro prosperità; infine, la par-
te conclusiva (vv. 65-76) dapprima riprende il tema dell’imprevedibilità delle
vicende umane (ma rovesciando l’impostazione della prima parte col prospet-
tare l’eventualità che la divinità premi l’azione di chi agisce ingiustamente),
poi (vv. 71-6) torna bruscamente a ribadire la fiducia nella punizione di Zeus
contro gli ingiusti.
46 POETI ELEGIACI

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Stobeo III 9,
23.

1 figlie di Mnemosyne 13 si mescola rovina

8 sempre alla fine Giustizia viene

2 Muse Pieridi

25 così la vendetta di Zeus


2 ascoltate la mia preghiera
9 la ricchezza … rimane solida
POETI ELEGIACI

29-32 Uno paga subito … in futuro

3-4 dagli uomini … una buona fama


10 dalla giovane radice al sommo
SOLONE 47

51-62 quello, poi, … niente si compie


POETI ELEGIACI

33 abbiamo tutti lo stesso pensiero

49 le molte arti di Atena e di Efesto

43 tutti si affannano
48 POETI ELEGIACI

[Tr. di M. Cavalli]

73 Come saziarli tutti?

74-76 guadagno … cecità … punirci

Analisi del testo


Solone ammonisce chi ha influenza politica sulla comunità, ricade sul colpevole o sulla sua discendenza (vv. 25-32).
ricordando che la moderazione nel guadagno è principio cu- Da questa osservazione emerge l’altro tema del componimen-
stodito dagli dèi. La poesia è nomos senza vincolo legale. La to, quello dell’ignoranza dei viventi. L’uomo è inconsapevole
città fa scrivere i precetti della convivenza e la poesia (il poeta) della sua sorte e si alimenta di illusioni (vv. 33-42). L’operosità
ricorda le poche leggi universali che agli uomini è dato di cono- è tensione verso il benessere, ma l’esito di ogni sforzo è gui-
scere. Le Muse sono mediatrici di questa conoscenza, garanti dato dalla Moira (vv. 43-70). Il ritorno al tema di apertura non
della sua conservazione e anello intermedio per una richiesta è lineare. All’inconoscibilità del destino, che è irresponsabile,
che vuole giungere a Zeus. viene accostata la cecità sul limite giusto della ricchezza, che è
Si è molto discusso sulla unità tematica di questo canto. Es- colpevole e invoca la di Zeus (vv. 71-76).
so costituisce un prezioso esempio di che cosa fosse un’elegia Solone accoglie una tradizione di pensiero consolidata. I suoi
estesa di ispirazione didascalica. I passaggi, le apparizioni dei temi regolano il mondo omerico e appartengono alla sapienza
motivi, gli sviluppi sono quelli propri della composizione orale di Esiodo e all’istruzione delfica. Il linguaggio è quello dei rap-
e dell’ascolto. Un precetto può espandersi improvvisamente in sodi. La novità è nell’organizzazione della materia, in alcune
una similitudine ampia (vv. 18-24), o estendersi in un elenco accentuazioni, che persuadono la città a riconoscere se stessa.
prolungato (vv. 37-42; 43-62). Un motivo procede da un altro Noi non sappiamo se l’Elegia alle Muse abbia preceduto o seguito
suggerito da una parola di intenso valore culturale ( , la promulgazione delle norme legislative che Solone diede agli
vv. 7 e 42). C’è un ritmo distintivo, già notato in Callino, che ateniesi ( ). Chi ascoltò quei versi, in prima esecuzio-
alterna il principio generale al dettaglio concreto, alla visione ne e nelle riprese dei simposi degli eupatridi, ne poté cogliere il
efficace dell’operosità cittadina. significato concreto in riferimento a circostanze di acceso con-
Due pause forti suddividono il canto in tre sezioni ben defi- trasto sociale. Solone denuncia i rischi di un’ economia senza
nite. La prima chiude il proemio (vv. 1-8), e separa l’indivi- correttivi etico-religiosi, corrotta dall’interesse individuale. In
duale dall’universale; la seconda segue il v. 32, e distingue la termini di reale esperienza quotidiana, concetti come ,
potenza di Zeus dalla miseria degli uomini. Il tema di base è e designano, fra altre cose, l’esosità del debito fon-
quello della ricchezza ( ), messo diario, l’appropriazione di terreno religioso e pubblico, l’ipote-
in grande evidenza all’inizio e alla fine del componimento, ca sulle persone fisiche e forse anche l’usura sulla moneta. Allo
POETI ELEGIACI

secondo la disposizione anulare consueta alla poesia arcaica. stesso modo che nella poesia didascalica esiodea, il disordine
Esso apre e conclude anche quel microcosmo che è la preghie- economico è denunciato come iniquità che offende l’ordine vo-
ra personale in forma di proemio. La ricchezza giusta è dono luto dagli dèi. La politica è conoscenza della teodicea. Il poeta
spontaneo degli dèi, quella ottenuta con la violenza e la preva- ottiene dalle Muse il privilegio di ammonire la città ricordandole
ricazione ( ) oscura la mente ( ) e provoca la vendetta il disegno comunitario custodito da Zeus.
di Zeus ( ) (vv. 9-25). Il tempo divino non coincide con M. Vetta, Symposion. Antologia dai lirici greci, Napoli, Loffredo
quello dei mortali; il castigo si attua in modo imprevedibile, Editore 1999, 93-95
SOLONE 49
T. 4 Con tono più scherzoso che polemico Solone contesta l’augurio espresso da Mim-
Frammento 20
nermo di morire a sessant’anni (fr. 6
/ «Oh! lontano da morbi e
da funeste angosce,/ sessantenne mi colga il dì fatale» [tr. di F.M. Pontani]).
L’atteggiamento arguto di Solone risalta sia nella movenza colloquiale dell’apo-
strofe («non te n’avere a male …»), con l’ironico appellativo , sia
nell’elegante modificazione dell’augurio espresso dal poeta di Colofone.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Diogene
Laerzio I 60.

Ma, se
almeno ora vorrai darmi retta, togli questo
verso e non irritarti per il fatto che ho ri-
flettuto meglio di te, e rifallo, o Ligiastade
e canta così: “mi colga a ottant’anni destino
di morte”

Analisi del testo


Il brano rappresenta un significativo documento sulla circola- rifacimento”, cfr. al v. 3]», nel senso di una
zione di testi poetici arcaici all’interno del simposio: «le elegie «correzione o trasformazione parziale di un enunciato di cui
di Mimnermo si diffusero evidentemente subito in ambiente non solo si presuppone la conoscenza da parte dell’uditorio,
attico, e lo sfruttamento tematico da parte di Solone è un clas- ma che nella maggior parte dei casi doveva avere un’effettiva
sico caso di quel genere di composizione esclusivamente sim- esecuzione in immediata precedenza» (M. Vetta).
posiale che va sotto il nome di [“rielaborazione,

1 2
POETI ELEGIACI
50 POETI ELEGIACI
T. 5 Anche questo distico che Giovanni Pascoli riprenderà in Solon: «Solon, dicesti
Frammento 23
un giorno tu: “Beato/ chi ama, chi cavalli ha solidunghi,/ cani da preda, un
ospite lontano”», appartiene alla produzione apolitica di Solone. Ne rispecchia
l’ideologia anche nel «privato», fondata sul godimento illuminato dei piaceri
tipici dell’aristocrazia (l’amore efebico, l’equitazione, la caccia, l’ospitalità): nel
quadro, per altro, di una perfetta sintonia tra sfera privata e sfera politica, come
documenta anche l’Eunomia, allorché Solone deplora che i nobili non sappiano
godere in armonia le gioie dei conviti (cfr. fr. 4, 9 s.).
Metro: distici elegiaci.
Fonte: Platone, Liside
212d-e; Ermia,
Commento a Platone,
Fedro 231e (p. 38, 14
Couvreur).

Felice
chi possiede fanciulli e cavalli solidunghi
e cani da caccia e un ospite di terra lonta-
na

Analisi del testo


Il brano ci è noto attraverso Platone e il suo commentatore Un altro aspetto interessante della presenza del distico nella sil-
Ermia, ma compare anche all’interno del secondo libro della loge teognidea è che lì il secondo verso si presenta nella forma
silloge teognidea (vv. 1253 s.) subito prima di un distico che , equivalente per
ne rappresenta una sorta di variazione ( il senso ma più aderente alla formularità epica: due soluzioni
/ espressive fra cui in effetti non è possibile scegliere, dal momen-
: «chi non ama ragazzi e solidunghi cavalli e to che sia la fonte a cui attingevano Platone ed Ermia sia quella
cani, mai a lui l’animo è in letizia») secondo un procedimen- a cui si rifaceva il corpus teognideo risalivano in ultima istanza
to di dialogo poetico che era consueto all’interno del convito a repertori antologici nati in margine alle esecuzioni simposia-
(cfr. Teognide 579 s./581 s., 595 s./597 s. e 1337 s./1339 s., li; in ogni caso, un documento fra i molti di come questi testi
Carmina convivialia 900/901 PMG e Vetta, Theognis, XXX s.), restassero legati all’uso d’occasione, a un’esperienza di comu-
con l’elogio o il biasimo di alcunché considerato come la cosa nicazione aurale dove le singole parole potevano essere di volta
migliore o la cosa peggiore: ed è pertanto proprio nell’ambito in volta modificate, in un processo senza fine di
di una «catena» simposiale centrata sul motivo della felicità (cfr. Analisi del testo del fr. 20), senza scrupolo alcuno per la
che possiamo immaginare la genesi di questo motto solonico. materiale fedeltà alla «lettera» del testo.
POETI ELEGIACI
SOLONE 51
T. 6 Le stagioni della vita umana: è questo il titolo che potremmo assegnare a questa
Frammento 27
elegia che, pur non appartenendo al novero degli scritti «politici» di Solone, evi-
denzia il ruolo «didattico» che la sua poesia continuava ad avere anche quando
non era concepita per trattare di «argomenti di attualità».

Metro: distici elegiaci.


Fonte: Filone, De opif.
mundi 104; Clemente,
Stromateis, 6, 144.

1 2

POETI ELEGIACI
52 POETI ELEGIACI

Teognide
T. 1 Il poeta proclama di voler affidare la garanzia di autenticità della propria poesia a
Versi 19-26
una , un sigillo, che impedirà a un estraneo di intromettersi e rubare l’opera
dell’altrui ingegno o di alterarla a proprio arbitrio. Se da un canto risulta problematico
interpretare l’esatto significato del «sigillo» con cui il poeta intende tutelare la pro-
pria opera, d’altra parte non può sfuggire l’impennata di orgoglio assertivo, con cui
Teognide inserisce le proprie credenziali: il nome, la patria di origine, la fama che gli è
riconosciuta presso tutti gli uomini. Se poi qualcuno non gradisce – osserva il poeta –,
non c’è nulla di cui stupirsi: neppure il grande Zeus piace a tutti. E con questa
dal sapore proverbiale si chiude brillantemente l’elegia, che costituisce a buon diritto
una sorta di rivendicazione ante litteram del principio del copyright.
Metro: distici elegiaci.
Fonte: la silloge elegiaca che va sotto il nome di Teognide (detta anche Corpus Theognideum), è traman-
data in numerosi manoscritti medievali, di cui il più autorevole è il Parisinus suppl. Gr. 388 (codice A),
dell’inizio del X secolo, che è anche il solo a conservare il libro II (vv. 1231-1388). Gli altri codici porta-
tori di tradizione sono: il Vaticanus Gr. 915 (O), copiato al principio del secolo XIV da un modello molto
vicino ad A; il Londin. British Museum add. 16409 (X), del 1305 circa; il Vaticanus Urbinas Gr. 95 (Ur),
del 1430 circa, che contiene solo i vv. 1-276; il Venetus Marcianus 774 (I), della metà del XV secolo.

O Cir- [li] muterà in peg-


no, per me che gio [pur] essendoci qualcosa di buono
canto sia apposto un sigillo a questi versi, e
non saranno mai rubati di nascosto né alcuno
muterà in peggio (guasterà) quel che hanno
di buono, e così ognuno dirà: “sono versi di Immagini topiche
Teognide
garese”, ed egli (è) celebre
il me- «Neanche il grande Zeus piace a tutti»
L’espressione che chiude argutamente il nostro componimento propone un’immagi-
fra tutti gli uomini ne che doveva essere proverbiale e si ritroverà in un frammento di Sofocle (524, 3 s.
Radt) che vale la pena leggere per intero:
POETI ELEGIACI

non
saranno rubati di nascosto
(Tr. di G. Paduano)
TEOGNIDE 53

non posso davvero piacere a tutti i cittadini;


niente di strano, o figlio di Polipao: infatti
neppure Zeus, né quando fa piovere né quando o figlio
trattiene (la pioggia), piace a tutti di Polipao

Ma io .

Analisi del testo


Un problema particolare è costituito dalla voce di colui sotto il cui Omero e di Esiodo narra che, quando Omero ebbe recitato l’inno ad
nome la raccolta ci è pervenuta, Teognide di Megara. Pare davve- Apollo nella di Delo, gli abitanti dell’isola trascrissero
ro troppo ottimistico voler ricondurre a lui, con M. West, tutte le su tavola il testo dell’inno e lo deposero nel tempio di Artemi-
elegie che contengono l’apostrofe iniziale a Cirno, il giovane ama- de; Eraclito, secondo Diogene Laerzio (IX 6), dedicò ( )
to dal poeta, visto che incontriamo perfino il caso di una stessa il proprio libro nel tempio di Artemide ad Efeso; i Beoti che abi-
elegia che possediamo all’interno della raccolta in una duplice re- tavano intorno all’Elicone conservavano nell’area sacra alle Muse
dazione: una volta (vv. 213-18) con l’apostrofe iniziale al , una tavola di piombo sulla quale erano trascritti gli Erga di Esiodo
un’altra (vv. 1071-74) con un distico in meno e (v. 1071) (Pausania IX 31, 4-5); e nel tempio di Atena Lindia a Rodi «era
al posto di . In ogni caso, come già osservava J. Kroll, i modi deposta» (secondo la testimonianza dello storico Gorgone, FGrHi-
con cui attualmente appaiono disseminati i materiali costitutivi st 515 F 18), una copia in lettere d’oro dell’ode di Pindaro per il
della silloge «non consentono di individuare un poeta che foggi pugile locale Diagora. Ma, soprattutto, ritroviamo un nesso preci-
consapevolmente la propria opera ma svelano un raggruppamen- so fra dedica in un tempio e applicazione di un sigillo in un passo
to superficiale della materia, mai perseguito in modo coerente e di Diogene Laerzio (IV 25) a proposito dell’accademico Crantore
costante, bensì realizzato con criteri volta a volta diversi» (affinità di Soli (IV-III a.C.):
tematiche, parole-chiave, moduli sintattici e stilistici, ecc.).
D’altra parte nell’elegia sicuramente teognidea dei vv. 19-26 della («si dice che abbia scritto anche poesie e le abbia depo-
silloge il poeta dice di voler apporre un sigillo ( ) «a que- sitate sotto sigillo nel tempio di Atena nella sua città natale»).
sti versi» in modo che essi non vengano né «rubati» né «mutati in Ma quale poté essere il libro deposto da Teognide in un tempio
peggio»: così ognuno dirà che «sono versi di Teognide di Megara». (Young pensava a un tempio megarese di Apollo)? Non certo un
Non solo dunque il poeta nomina qui se stesso accanto al proprio «libro» quale noi lo intendiamo, cioè uno strumento di comu-
destinatario Cirno, ma confessa una preoccupazione per le sorti nicazione fra autore e pubblico, bensì, proprio come si esprime
del proprio testo che sembra rispecchiare una prospettiva della l’«elegia del sigillo», un documento destinato nelle intenzioni del
comunicazione già interessata ad aspetti (autorialità, fedeltà te- poeta a futura memoria del suo nome e ad occasionale termine di
stuale, conservazione nel tempo) che saranno propri della cultura confronto per verificare la proprietà e la genuinità delle sue elegie
scritta. Una prospettiva in verità sorprendente, o almeno eccen- (un obiettivo che lo stato in cui la silloge ci è pervenuta ci mostra
trica, per la piena età arcaica, che si è cercato in qualche modo di riuscito in relazione al suo nome ma largamente fallito in rappor-
eludere identificando il «sigillo» non in un oggetto concreto ma to all’autenticità dei brani conservati). I testi elegiaci, vecchi e
in un elemento metaforico: o il nome del destinatario (l’iniziale nuovi, avrebbero continuato a essere creati o ricreati all’interno
) o quello del poeta (la dichiarazione dei vv. 22 s.) o infine del simposio, percorrendo la loro vicenda di tracce mnemoniche
la stessa, l’arte del poeta; e si è inoltre osservato (M. Vet- funzionali alla comunicazione orale fra i membri dell’aristocrazia
ta) come nell’ambito di una circolazione della poesia ancora qua- arcaica e tardo-arcaica. Sarebbero poi stati raccolti in antologie
si esclusivamente aurale la presenza del nome dell’autore in un conviviali poi confluite, in epoca ellenistica, nei repertori gnomo-
POETI ELEGIACI

brano isolato ben difficilmente avrebbe potuto valere di per sé a logici, mentre il venerando esemplare depositato in un tempio
garantire a un poeta la non alterabilità della propria opera. Eppure megarese dal poeta Teognide sarebbe stato gradualmente dimen-
– come ha ricordato G. Cerri, riprendendo e arricchendo uno spun- ticato, non meno dello scritto depositato da Eraclito nell’Artemisio
to di D. Young – non mancano per l’età arcaica e tardo-arcaica di Efeso. Quel che è certo è che non esiste per tutta l’età arcaica
precise indicazioni di una prassi consistente nel deporre un testo un pubblico di lettori, e il ruolo della scrittura non è «quello della
presso un santuario quale forma di omaggio a un dio e insieme circolazione e diffusione letteraria», bensì quello della «fissazione
quale espediente per conservarne la forma originaria: il Certame di e conservazione dei testi» (G. Cavallo).
54 POETI ELEGIACI

La denuncia di Teognide: lotta di parte


e tirannide
L

T. 2
Versi 39-52

Metro: distici elegiaci.


Fonte: vedi vv. 19-26.
POETI ELEGIACI

39 La città di Megara è assimilata a una


donna incinta
43 «I valenti»
TEOGNIDE 55

50 profitti

Analisi del testo


Il timore dell’apparizione di un «tiranno» – caratterizzato al v. il poeta si sente di conseguenza coinvolto, tanto che egli par-
2 come («raddrizzatore»), un termine che doveva la non della loro ma della «nostra stolta tracotanza» (v. 40):
godere di una connotazione tendenzialmente positiva – com- era infatti l’iniziativa di elementi aristocratici che si ponevano
porta la personificazione della città come una donna «gravida», alla testa dei nuovi ceti ad innescare solitamente quella serie
mentre la radice dei mali, con una contrapposizione fra «capi» di meccanismi che attraverso la guerra civile (stasis) condu-
e «cittadini» che già conosciamo dall’Eunomia di Solone (pro- cevano alla creazione di regimi tirannici. Una progressione di
babilmente più recente), viene individuata negli , eventi di cui Teognide mostra precisa consapevolezza nella se-
cioè in quei «capi» che, pur essendo di origine aristocratica, rie: «discordie» ( ) - «massacri» ( ) - «tiranni»
hanno abbracciato la causa del demos e nei cui comportamenti ( ) alla chiusa del brano.

1 2
POETI ELEGIACI
56 POETI ELEGIACI
T. 3 Nell’altra elegia, che succede immediatamente alla precedente così da formare
Versi 53-68
una sezione o «pericope» tutta dedicata alla polis, la situazione che ai vv. 39-42
si prospettava come instabile ma non disperata, è vista come ormai segnata da
un irreparabile dissesto politico, morale, sociale.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: vedi vv. 19-26.

vivevano

pelli di capra

Analisi del testo


Ciò che fondamentalmente colpisce e disturba il poeta è la ideologico. Il discorso si avvia e procede, fino al v. 58, per
nuova composizione della polis, un tempo sede e centro di po- antitesi nette, rilevate anche sintatticamente ( 1,
tere dei nobili, e l’inversione gerarchica per cui i di un 54-57, 57 s.) e incorniciate
tempo sono divenuti , e viceversa. In questo mondo dalla doppia apostrofe a Cirno ( 53 ... 57),
alla rovescia non c’è altra soluzione, per l’aristocratico, che sfociando nell’indignata proposizione interrogativa del v. 58.
rinchiudersi ancor più entro la propria casta per condurre fino Il distico seguente, centrato sull’assenza di lealtà fra i ,
in fondo una battaglia di retroguardia. E l’esclusivismo reazio- funge da transizione all’esortazione dei vv. 61-65: se i
POETI ELEGIACI

nario è tale che ai nuovi cittadini non viene riconosciuta alcuna non conoscono lealtà, è giusto essere infidi nei loro confronti;
nozione del diritto e delle leggi e neppure, in assoluto, alcuna e con andamento circolare il motivo della viene rinno-
coscienza del bene e del male. Le uniche «leggi» che per Teo- vato nei versi finali, dove spicca l’energica serie trimembre del
gnide hanno valore sono le antiche regole orali aristocratiche, v. 67. Di qui un movimento ricco di riprese (che a torto ha fatto
ossia la formalizzazione di una struttura classista che si era supporre l’esistenza di due elegie separate: rispettivamente vv.
proposta come realtà immodificabile. 53-60 e vv. 61-68), commisurato a un tipo di esortazione os-
Anche i procedimenti compositivi arieggiano l’orientamento sessiva e martellante, priva di sbocchi alternativi.
TEOGNIDE 57

perduti per
sempre

T. 4 L’opportunità, per l’aristocrazia in declino, di assumere atteggiamenti subdoli


Versi 213-218
capaci di contrastare l’inclinazione all’inganno e alla frode dei nuovi ricchi quale
abbiamo visto ai vv. 61-63 dell’elegia appena esaminata, trova compiuta espres-
sione in un’altra elegia, dove l’apostrofe al proprio animo apre un’esortazione a
seguire la «norma del polipo», che per un congenito mimetismo adatta di volta
in volta il colore della sua superficie alla roccia a cui si attacca.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: vedi vv. 19-26.

Animo mio, appare a vedersi


volgi verso tutti gli amici un carattere va- Ora procedi per di qua ma un’altra
POETI ELEGIACI

riegato, temperando la tua indole a quel- volta diventa diverso nella pelle: la
la che ha ciascuno saggezza conta più
dell’intransigenza

variegato :
adotta l’indole del polipo dai molti
tentacoli, che alla roccia a cui si attacca tale
58 POETI ELEGIACI

Immagini topiche
La norma del polipo
La norma del polipo diviene in Teognide esemplare per il un polipo, eroe Anfiloco figlio mio, adàttati a coloro nel cui
comportamento del nobile decaduto, che nel contatto con la paese arriverai» e riaffiora in Pindaro (fr. 43):
mutata realtà sociale deve sapersi districare con odissiaca de-
strezza, abbandonando le vie, pur altrove raccomandate, della
coerenza e della lealtà. In Odissea V 432 s. l’eroe viene parago-
nato a un polipo strappato dalla sua tana:

Interessante, tra le molte riprese antiche del luogo di Teogni-


[Tr. di G.A. Privitera] de, una contestazione nello Pseudo-Focilide 49:

Nella stessa prospettiva teognidea, la metafora del polipo è


presente in un passo di un perduto poema epico arcaico, forse
la Tebaide, citato da Clearco (fr. 75 Wehrli): «con la mente di

1 2
POETI ELEGIACI
TEOGNIDE 59
T. 5 Non sappiamo se questi versi siano teognidei: in ogni caso essi rispecchiano
Versi 341-350
l’esperienza tipica dell’aristocrazia sconfitta, le cui terre venivano espropriate e
i cui membri erano costretti all’esilio. E con forza il poeta esprime l’augurio di
morire, se non riuscirà a vendicarsi dei suoi nemici. Se appartiene a Teognide,
l’elegia andrà collocata in relazione a quell’esilio in Sicilia che sembra in qualche
modo presupposto dalle testimonianze.
La costruzione del componimento è circolare: la preghiera iniziale a Zeus e finale
a un imprecisato «demone propizio» incorniciano la rappresentazione, concisa e
icastica (l’identificazione col cane), della spoliazione e dell’esilio.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: vedi vv. 19-26.

POETI ELEGIACI

1 2
60 POETI ELEGIACI
T. 6 Versi Forse un altro componimento dell’esilio (se a questo si riferisce la
1197-1202 dell’ultimo verso), centrato sul contrasto fra il richiamo annuale della gru
e la perdita delle proprie terre da parte del poeta, con risalto patetico, per
l’opposizione fra il «nero» cuore (con rivalutazione espressiva dell’epiteto tra-
dizionale per le ) e i campi «fiorenti». Ma, soprattutto, questo brano è
un esempio interessante di «arte allusiva» arcaica, col primo verso che funge
da «motto» destinato a segnalare all’uditorio la ripresa del modello esiodeo
(Erga 448-451):

D’altra parte lo spunto esiodeo, volto a descrivere con intento didattico i segnali
agricoli, viene personalizzato in chiave patetica attraverso la trasformazione di
«morde il cuore di chi non ha buoi» in «ha percosso il mio nero cuore», la frase
da cui, mediante la congiunzione causale ( ) posta in principio del v. 1200,
si diparte – ormai svincolata dal modello – la rievocazione della personale espe-
rienza vissuta dal poeta.

Metro: distici elegiaci.


Fonte: vedi vv. 19-26.

Ho udito, o figlio di Polipao, la


voce dell’uccello che stride acutamente,
quello che viene ai mortali messaggero
POETI ELEGIACI

dell’aratura tempestiva e mi ha percosso


il nero cuore per-
ché altri mi posseggono i campi fiorenti
né i muli mi tirano il curvo aratro a causa
della navigazione …