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METODI DI APPLICAZIONE DELLA PRECOMPRESSIONE

L’evoluzione nella tecnica del c.a.p. ha portato a tre differenti sistemi di precompressione:

• Precompressione interna

• Precompressione esterna

Esse si distinguono per le modalità con le quali viene applicata la precompressione e più in particolare
per le modalità con cui vengono posti in opera i cavi di precompressione.

Precompressione interna

E’ la tecnica maggiormente utilizzata, che prevede l’applicazione della precompressione con cavi
interni ossia con cavi immersi nel getto di cls. A seconda che il cavo sia teso prima o dopo
l’indurimento del getto di cls si parla di:

a) precompressione ad armatura pretesa o a fili aderenti

b) precompressione a cavi post-tesi

a)Precompressione a fili aderenti

Tale tecnica consiste nel disporre i cavi d’acciaio (generalmente fili φ 4,6) con i quali realizzare la
precompressione nella posizione desiderata e tesarli con due martinetti idraulici (o al limite con uno
soltanto da un solo estremo del cavo) vincolati a due blocchi di ancoraggio solidali con il terreno
(Figura 5.2a). Raggiunto lo sforzo normale di progetto, esso viene mantenuto costante il tempo
necessario per effettuare il getto di calcestruzzo e attendere un sufficiente indurimento. Passato
qualche giorno dall’inizio della presa e raggiunte così le opportune caratteristiche di resistenza del
calcestruzzo, i fili vengono tagliati in corrispondenza delle sezioni terminali dell’elemento. I fili non
più tesi tenderanno ad accorciarsi, fenomeno al quale si oppone il calcestruzzo che di conseguenza
risulta essere luogo di uno stato di uno coazione (precompressione).

Lo scambio di forze tra acciaio e calcestruzzo avviene per aderenza.

Generalmente i cavi sono posti in opera in configurazione rettilinea orizzontale, anche se sono
possibili configurazioni con cavi ad andamento variabile.

b)Precompressione a cavi post-tesi

Tale tecnica consiste nel predisporre prima del getto di calcestruzzo guaine di piccolo spessore nelle
posizioni prestabilite in sede di progetto. A getto avvenuto e al raggiungimento delle opportune
caratteristiche meccaniche del calcestruzzo vengono inseriti dei cavi d’acciaio armonico (generalmente
trecce o trefoli) messi successivamente in tensione da martinetti idraulici a contrasto con l’elemento di
calcestruzzo (Figura 5.3). Raggiunto il livello di tensione desiderato, che corrisponde evidentemente
allo stato di precompressione di progetto, si inietta prima della malta di cemento nelle guaine, per
proteggere le armature dalla corrosione, e poi si tolgono i martinetti dopo aver bloccato in maniera
opportuna le estremità del cavo alle testate della trave. L’efficacia del metodo dipende evidentemente
dall’efficacia degli ancoraggi terminali.

Di sistemi di ancoraggio ne esistono in commercio molti ma sostanzialmente tutti derivati da tre


tipologie di base:

Ancoraggio a cuneo (Freyssinet)

Sono realizzati mediante una testata forata nella


quale passano i cavi di precompressione che
vengono poi fissati alla stessa mediante un
sistema di cunei che permettono il bloccaggio
dei cavi. In figura 5.4 è illustrata un esempio di
ancoraggio a cuneo con uno schema di
funzionamento del cuneo di bloccaggio.

Il cavo una volta teso e poi rilasciato tende ad


accorciarsi. Tale deformazione è impedita dal rientro del cuneo sospinto verso l’interno dal cavo
stesso.

Ancoraggio a testa cilindrica

Questa tipologia di ancoraggio è realizzata


da una testata cilindrica che si inserisce
all’interno di un foro. Essa contiene una
serie di fori nei quali far passare i cavi che
vengono poi bloccati sulla testata stessa.
La testata cilindrica viene poi tesata e il
corrispondente allungamento dei cavi
compensato mediante una ghiera metallica.

Ancoraggi Dywidag

Sono utilizzati per barre da precompresso e sono costituiti


da una piastra d’acciaio forata alla quale è ancorata la
barra mediante una rondella conica avviata alla barra
stessa. La figura seguente mostra il sistema di ancoraggio.
PRECOMPRESSIONE ESTERNA

La precompressione applicata mediante un sistema di cavi esterni alla sezione di calcestruzzo, e


connessi ad essa solo in alcune sezioni, è detta precompressione esterna. Essa viene adottata
principalmente per realizzare strutture nuove in cemento armato precompresso, in oppure per
rinforzare ed irrigidire strutture esistenti (ad esempio gli impalcati da ponte, vedi Figura 5.10).

Gli elementi principali utilizzati nella realizzazione della precompressione esterna sono:

-deviatori, presenti principalmente nel caso in cui il tracciato dei cavi sia rappresentato da una linea
spezzata. I deviatori sono dei ringrossi della sezione trasversale in corrispondenza dei quali il cavo
viene deviato. In tali sezioni si realizza l’aderenza tra cavo e calcestruzzo.

-cavo da precompressione adottato come elemento teso e generalmente eccentrico rispetto al


baricentro della sezione. I trefoli più usati sono costituiti da fili da 0.5”(13 mm) oppure da 0.6”(15
mm) a basso rilassamento. Essi scorrono all’interno di tubi che possono essere in plastica (in generale
polietilene ad alta densità o polipropilene) o, in alternativa, in acciaio. Viene adottato il carbone nero
come stabilizzatore ultravioletto perché è un materiale chimicamente inerte contro ogni prevedibile
agente corrosivo e presenta ottime caratteristiche di durabilità.

dispositivi meccanici di ancoraggio dei cavi, per esempio in corrispondenza delle testate dei ponti
realizzati con travi precompresse, oppure per i ponti realizzati a conci in corrispondenza delle sezioni
terminali di questi ultimi;

sistema di protezione dei cavi. I tubi che avvolgono i cavi rappresentano già un primo sistema di
protezione; in più per un cavo “non aderente esterno” viene iniettata nei tubi la ”boiacca” di cemento
Portland con proprietà alcaline; per un cavo “non aderente interno”, lo spazio vuoto tra guaina e
acciaio da precompressione viene riempito con materiale lubrificante in modo che il cavo possa
muoversi longitudinalmente.

I vantaggi che si hanno nell’adottare questo tipo di tecnologia rispetto alla precompressione
tradizionale sono molteplici:

- una migliore qualità del calcestruzzo gettato, legata al fatto che i cavi sono esterni e quindi il getto
avviene più facilmente e si evita, in questo modo, la formazione di sacche d’aria o imperfezioni; la
migliore qualità del calcestruzzo gettato permette, pertanto, di far affidamento sulla resistenza richiesta
dal progettista;

-eventuale assottigliamento degli elementi strutturali laddove il maggiore spessore non sia
indispensabile per l’assorbimento dei carichi esterni, a causa del fatto che non bisogna considerare
l’ingombro dei cavi all’interno del calcestruzzo;

- tracciato dei cavi più semplice e pressoché rettilineo;

- ispezionabilità dei cavi per la maggior parte del loro tracciato e, di conseguenza, un maggior
controllo del grado di corrosione dei cavi stessi ed una più facile manutenzione dell’opera;

- facilità nella sostituzione dei cavi deteriorati riuscendo a mantenere in esercizio la struttura;

-perdite per attrito ridotte perché l’aderenza cavo – calcestruzzo è di tipo “puntuale” cioè si verifica in
un numero ristretto di sezioni ( deviatori ed ancoraggi).
SVANTAGGI

Purtroppo gli svantaggi che la precompressione esterna presenta sono altrettanto numerosi:

- facilità di accesso ai cavi può favorire azioni di sabotaggio, danneggiamento o manomissione dei cavi
stessi;

- Nel caso che l’iniezione della “boiacca” che solidarizza i cavi sia eseguita male si potrebbero creare
dei difetti locali in grado di indurre pericolosi fenomeni di corrosione e, di conseguenza, di rottura dei
trefoli. Quando questo avviene le tensioni del trefolo rotto vengono trasferite localmente agli altri
trefoli e può accadere che la tensione superi lo snervamento producendo una rottura a catena dei cavi
di precompressione.

- i deviatori e le zone di ancoraggio devono essere opportunamente progettati per sopportare notevoli
forze concentrate;

- la rottura delle zone di ancoraggio, nel caso di cavi esterni, comporta la totale perdita di
precompressione legata alla mancanza di aderenza tra cavo e calcestruzzo;

- In condizioni di collasso, la capacità flessionale ultima degli elementi strutturali con precompressione
esterna può risultare inferiore a quella di elementi precompressi con cavi aderenti; Ciò è dovuto al fatto
che i cavi non raggiungono mai lo snervamento per evidenti ragioni di equilibrio.

- E’ possibile che si verifichi una riduzione di eccentricità legata all’esistenza di uno spostamento
relativo tra cavo e trave in calcestruzzo (il cavo rimane rettilineo tra le due sezioni di ancoraggio
mentre la deformata della trave non è lineare); può essere necessario dover incrementare la
precompressione per compensare tale riduzione di eccentricità.

Ciò deve indurre il progettista a un’attenta valutazione sull’utilizzo della precompressione esterna in
funzione delle condizioni di utilizzo. Tale tecnica viene generalmente utilizzata in ponti a conci
prefabbricati. Occorre tener presente che tale tecnica comporta la presenza di cavi scorrevoli e dunque
la perdita dell’ipotesi di perfetta aderenza tra acciaio e calcestruzzo e dunque un livello di sicurezza nei
confronti della rottura inferiore rispetto al caso di cavi aderenti. Per tale ragione molti studi svolti nel
passato si sono concentrati sulla valutazione della tensione a rottura dei cavi di precompressione.

Per la mancanza di aderenza, essa non può essere determinata dell’incremento di tensione nel
calcestruzzo, ma bensì bisogna ricorrere ad un’analisi globale della deformabilità della struttura, che
metta correttamente in conto la congruenza tra l’allungamento complessivo del cavo e quello della
fibra di calcestruzzo a livello del cavo.