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Edizioni Simone - Vol.

3/2 Compendio di diritto penale

Parte prima  Del reato in generale

Capitolo 28  Le misure di sicurezza e


le misure di prevenzione
Sommario  1. Nozione e natura giuridica. - 2. Misure di sicurezza e misure di polizia. - 3.
Presupposti per l’applicazione delle misure di sicurezza e loro durata. - 4.
L’applicazione e l’esecuzione delle misure di sicurezza. - 5. Classificazione
delle misure di sicurezza. - 6. Le misure di prevenzione alla luce del cd.
codice antimafia (D.Lgs. 159/2011): nozioni e fondamento.

1. Nozione e natura giuridica


Le misure di sicurezza costituiscono una delle più significative novità introdotte dalla
codificazione del 1930 come mezzi di prevenzione individuale della delinquenza: esse,
cioè, tendono a difendere l’ordinamento contro il pericolo che determinate persone
possono commettere reati.
È problema da lungo tempo discusso quello della natura giuridica delle misure di sicurez-
za: ci si chiede, infatti, se esse appartengano al diritto amministrativo o al diritto penale.
La dottrina moderna (ANTOLISEI, PAGLIARO, DE MARSICO, FIANDACA-MU-
SCO), criticando la concezione dei compilatori del codice che sostenevano il carattere
amministrativo delle misure di sicurezza, ritiene che queste ultime siano sanzioni penali,
in quanto anche esse presuppongono un fatto costituente reato, sono disciplinate dal
codice penale e, alla pari delle pene, sono mezzi di lotta contro il reato e conseguenze
giuridiche della commissione di un reato.
Dalle pene differiscono quindi soltanto perché in esse l’emenda ha funzione prevalente
e perché la loro durata è predeterminata solo nel minimo (contenuto e durata).
Quanto, poi, all’applicazione delle misure di sicurezza, osserva in particolare AN-
TOLISEI che essa costituisce esercizio di attività non amministrativa, bensì giuri-
sdizionale; infatti:
1) l’applicazione è affidata all’Autorità Giudiziaria e presenta quella nota di imparzialità che
distingue la giurisdizione;
2) la legge ha esteso alle misure di sicurezza il principio di stretta legalità che vige per le pene
(art. 199);
3) il codice di procedura penale disciplina le misure de quibus nei modi e con le forme proprie
del procedimento giudiziario;
4) la cd. revocabilità delle misure di sicurezza non suffraga la tesi contraria: infatti la dottrina più
recente nega che la revocabilità sia una caratteristica dell’atto amministrativo;
5) anche nell’esecuzione di esse vigila un organo giurisdizionale: il giudice di sorveglianza.
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Parte prima Del reato in generale

2. Misure di sicurezza e misure di polizia


Le misure di sicurezza si differenziano dalle misure di polizia (tali sono: il foglio di via obbligatorio,
la sorveglianza speciale della P.S., il divieto di soggiorno, l’obbligo di soggiorno in un determinato
Comune) in quanto queste ultime:
a) sono adottate solo sulla base di indizi o sospetti e non presuppongono la commissione di un
illecito penale;
b) hanno solo scopo preventivo, cioè tendono ad evitare fatti che si reputano dannosi o pericolosi;
c) sono applicate dal Tribunale su proposta del Questore.

3. Presupposti per l’applicazione delle misure di sicurezza e loro durata


Ai fini dell’applicazione delle misure di sicurezza occorre:
a) La commissione di un fatto penalmente rilevante (reato o «quasi-reato»)
È necessario che il fatto commesso sia conforme ad una figura di reato descritta dal legislatore,
che non esistano cause di giustificazione, che ricorrano il dolo o la colpa dell’agente.
In due casi, che la dottrina chiama di quasi reato, si applicano le misure di sicurezza (libertà
vigilata) senza che sussista reato: si tratta del cd. reato impossibile (art. 49), dell’istigazione
a commettere un reato e dell’accordo per commetterlo (art. 115).

b) La pericolosità sociale del soggetto


A seguito dell’abrogazione dell’art. 204 operata dall’art. 31 della L. 663/1986, oggi la pericolosità
deve essere accertata sempre, di volta in volta, dal giudice e non si presume mai.
La durata delle misure di sicurezza è indeterminata: ciò in quanto ogni misura ha un minimum
stabilito dalla legge secondo le varie specie di delinquenti e la gravità del reato. Decorso tale
periodo minimo, il giudice procede al riesame della pericolosità (art. 208) per accertare se
l’individuo è ancora pericoloso. Se risulta che la pericolosità è cessata, il giudice procede alla
revoca della misura di sicurezza, altrimenti fissa un nuovo termine per un ulteriore esame della
pericolosità e così di seguito fino a che non sia venuto meno lo stato di pericolosità.
Il Ministro della Giustizia può revocare la misura di sicurezza anche prima che sia decorso il
minimum di durata.

4. L’applicazione e l’esecuzione delle misure di sicurezza


Le misure di sicurezza sono regolate dal principio di legalità. L’art. 199 stabilisce infatti
che «nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza che non siano espressamente
stabilite dalla legge e fuori dei casi dalla legge stessa preveduti».
Tale principio è stato recepito anche nell’art. 25, comma 3, della Costituzione.
a) Legge regolatrice
Poiché non hanno carattere retributivo, sono regolate dalla legge in vigore al tempo della loro
applicazione (art. 200).
Mentre non può applicarsi una misura di sicurezza per un fatto che al momento della sua
commissione non costituiva reato o quasi reato (principio di irretroattività), ben può il legislatore
disporre l’applicabilità di una misura di sicurezza ad un reato o a un quasi reato per il quale al
momento della commissione del fatto non era prevista alcuna misura o era prevista una misura
diversa. Ciò in quanto la misura di sicurezza tende a porre rimedio ad uno stato di pericolosità
attuale (Corte Cost. 29-5-1968, n. 53; 30-1-1974, n. 19).

Capitolo 28 Le misure di sicurezza e le misure di prevenzione  339
b) Soggetti cui si applicano
Le misure di sicurezza si applicano a tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato, perciò
anche agli stranieri.

c) Scelta della specie di misure di sicurezza


Se la legge non indica la specie di misure di sicurezza da applicare, il giudice dispone per la
libertà vigilata (art. 215).

d) Autorità da cui sono ordinate (art. 205)


Le misure di sicurezza sono ordinate dal giudice nella stessa sentenza di condanna o di
proscioglimento. Ad eccezione della confisca, possono essere ordinate con provvedimento
successivo del magistrato di sorveglianza (artt. 679 c.p.p. e 69 L. 26-7-1975, n.354):
1) nel caso di condanna, durante l’esecuzione della pena o durante il tempo in cui il condan-
nato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena;
2) nel caso di proscioglimento, qualora la qualità di persona socialmente pericolosa sia pre-
sunta e non sia decorso un tempo corrispondente alla durata minima della relativa misura
di sicurezza;
3) in ogni tempo, nei casi stabiliti dalla legge (es.: art. 109).
Durante le indagini o il giudizio è ammessa l’applicazione provvisoria della misura di sicurezza;
essa è disposta dal giudice su richiesta del pubblico ministero (artt. 312 e 313 c.p.p.).

e) Momento dell’esecuzione
L’esecuzione delle misure di sicurezza avviene:
1) immediatamente, se applicate con sentenza di proscioglimento;
2) dopo che la sentenza è divenuta irrevocabile, se aggiunte a pena non detentiva;
3) dopo che la pena è stata scontata o è altrimenti estinta, se aggiunte a pena detentiva.

f) Modalità dell’esecuzione
Esse sono eseguite in appositi stabilimenti (art. 213).

g) Concorso di misure di sicurezza (art. 209)


Trattandosi di misure di sicurezza della stessa specie, ne è disposta una sola; se esse, invece,
sono di specie diversa, il giudice valuta la pericolosità della persona e applica una o più delle
misure di sicurezza stabilite dalla legge.

h) Sospensione e trasformazione (art. 212)


L’esecuzione è sospesa quando la persona sottoposta alla misura di sicurezza deve scontare
una pena detentiva.
Se, invece, la persona sottoposta a misura di sicurezza sia colpita da infermità psichica, il
giudice ne ordina il ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura.

i) Effetti dell’estinzione della punibilità (art. 210)


1) le cause che estinguono il reato impediscono l’applicazione delle misure di sicurezza e
ne fanno cessare l’esecuzione;
2) le cause che estinguono la pena impediscono l’applicazione delle misure di sicurezza, a
meno che non si tratti di quelle che possono essere ordinate in ogni tempo (art. 210).

l) Inosservanza
Se la persona si sottrae volontariamente all’esecuzione della misura di sicurezza, il periodo
minimo di durata della misura medesima ricomincia a decorrere dal giorno in cui a questa è
data nuovamente esecuzione.
Tale regola non trova applicazione nei confronti di coloro i quali sono soggetti alla misura
dell’ospedale psichiatrico giudiziario o della casa di cura e di custodia.
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5. Classificazione delle misure di sicurezza


Le misure di sicurezza possono essere:
— personali (si distinguono in detentive e non detentive);
— patrimoniali.

A) Misure di sicurezza personali detentive


1) La colonia agricola o casa di lavoro (artt. 216-218)
Sono assegnati alla colonia agricola o alla casa di lavoro:
a) i delinquenti abituali, professionali e per tendenza;
b) coloro che, essendo stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza e non
essendo più sottoposti a misura di sicurezza, commettono un nuovo delitto non colposo
che sia manifestazione dell’abitualità, professionalità o tendenza a delinquere;
c) i condannati o prosciolti nei casi espressamente previsti dalla legge e cioè nelle ipotesi previste
dagli artt. 212, comma 3, 215, comma 4, 223, comma 2, 226, comma 1 e 231, comma 2.
La durata minima è di un anno; essa aumenta a due per i delinquenti abituali, a tre per i de-
linquenti professionali e a quattro per i delinquenti per tendenza.
La scelta fra colonia agricola e casa di lavoro è rimessa al giudice che la applica o al giudice
di sorveglianza.

2) Casa di cura e di custodia (artt. 219-221)


È stabilita per i condannati a:
a) pena diminuita per infermità psichica o per cronica intossicazione derivata da alcool o da
sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo;
b) reclusione per i delitti commessi in stato di ubriachezza, qualora questa sia abituale, o per
delitti commessi sotto l’azione di sostanze stupefacenti all’uso delle quali siano dediti i rei.
La Corte Cost., con due pronunce, sentt. n. 249/1983, n. 1102/1988, ha stabilito che l’ap-
plicazione di tale misura è subordinata all’accertamento, al momento dell’esecuzione, della
persistente pericolosità sociale del condannato.

3) Ospedale psichiatrico giudiziario (  art. 222)


È disposto per gli imputati prosciolti per infermità psichica o per intossicazione cronica da alcool o da
sostanze stupefacenti o per sordomutismo, salvo che si tratti di contravvenzioni o delitti colposi o altri
delitti per i quali è stabilita la pena pecuniaria o la reclusione non superiore nel massimo a 2 anni.
La durata minima varia, a seconda della gravità astratta del reato, da 2 a 10 anni.
Si consideri, tuttavia, che il legislatore, in sede di conversione (con L. 17-2-2012, n. 9) del
cd. decreto «svuota carceri» (D.L. 22-12-2011, n. 211 e successivi correttivi da ultimo, il D.L.
31-3-2014, n. 52) ha inteso delineare una procedura diretta all’auspicabile completamento del
processo di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, già previsto dall’allegato C
del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008 (pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 126 del 30 maggio 2008), disponendo, altresì, che, dal 31 marzo 2015 gli ospedali
psichiatrici giudiziari siano chiusi e le misure di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico
giudiziario e dell’assegnazione a casa di cura e custodia vengano eseguite esclusivamente
all’interno di specifiche strutture sanitarie, rinviando ad apposito decreto ministeriale (si veda il
D.M. salute 1-10-2012), ad integrazione della legislazione preesistente, la definizione di ulteriori
requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza, relativi
alle strutture destinate ad accogliere le persone cui sono applicate le misure anzidette, fermo
restando che le persone che abbiano cessato di essere socialmente pericolose devono essere
senza indugio dimesse e prese in carico, sul territorio, dai Dipartimenti di salute mentale.

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4) Riformatorio giudiziario (artt. 223-227)
È una misura di sicurezza speciale prevista per i minori:
a) degli anni 14 e degli anni 18 riconosciuti non imputabili;
b) degli anni 18 riconosciuti imputabili e come tali condannati alla pena diminuita.
L’applicazione del riformatorio giudiziario è subordinata all’accertamento della pericolosità da
farsi di volta in volta.
La durata minima è di un anno.

B) Misure di sicurezza personali non detentive


1) La libertà vigilata (artt. 228-232)
Consiste in una limitazione della libertà personale destinata ad evitare le occasioni di nuovi
reati; a tale scopo è fatto obbligo al vigilato di darsi al lavoro stabile, di non ritirarsi la sera dopo
una certa ora e di non uscire la mattina prima di una determinata ora, di non accompagnarsi a
pregiudicati etc. L’inosservanza degli obblighi di cui sopra comporta l’imposizione di cauzione
ovvero la sostituzione della libertà vigilata con una misura di sicurezza detentiva.
La sorveglianza della persona in stato di libertà vigilata è affidata all’Autorità di pubblica sicu-
rezza. La sottoposizione alla libertà vigilata è obbligatoria:
a) se è inflitta la pena della reclusione non inferiore a 10 anni;
b) quando il condannato è ammesso alla liberazione condizionale;
c) se il contravventore abituale o professionale, non essendo più sottoposto a misure di
sicurezza, commette un nuovo reato;
d) negli altri casi determinati dalla legge.
La durata minima della libertà vigilata è di un anno; essa, però, non può essere inferiore a tre
anni se è inflitta la pena della reclusione per non meno di dieci anni e qualora, a seguito di
indulto o di grazia, non debba essere eseguito l’ergastolo.

2) Il divieto di soggiorno (art. 233)


Consiste nell’obbligo di non soggiornare in uno o più Comuni ovvero in una o più Province
ed è applicabile facoltativamente per i delitti contro la personalità dello Stato o contro l’ordine
pubblico, come pure per i delitti commessi per motivi politici ovvero occasionati da particolari
condizioni sociali o morali esistenti in un determinato luogo. La durata minima è di un anno.

3) Il divieto di frequentare osterie e pubblici spacci di bevande alcooliche (art. 234)


È sempre aggiunto alla pena quando si tratta di condannati per ubriachezza abituale o per reati
commessi in stato di ubriachezza, purché questa sia abituale. La durata minima è di un anno.

4) L’espulsione o l’allontanamento dello straniero dallo Stato (art. 235)


Il giudice ordina l’espulsione dello straniero ovvero l’allontanamento dal territorio dello Stato
del cittadino appartenente ad uno Stato membro dell’Unione europea, oltre che nei casi
espressamente preveduti dalla legge, quando lo straniero o il cittadino appartenente ad uno
Stato membro dell’Unione europea sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai
due anni.

C) Misure di sicurezza patrimoniali


1) La cauzione di buona condotta
Consiste nel deposito presso la cassa delle ammende di una somma non inferiore ai centotre
euro né superiore a duemilasessantacinque euro, oppure nella prestazione di una garanzia
mediante ipoteca o fideiussione solidale.
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Si applica:
a) ai liberati dalla casa di lavoro o dalla colonia agricola se il giudice non ordina la libertà
vigilata;
b) ai trasgressori degli obblighi della libertà vigilata;
c) ai trasgressori del divieto di frequentare osterie e spacci di bevande alcooliche.
A differenza delle misure di sicurezza personali, per la cauzione di buona condotta è stabilito
anche il maximum: infatti la sua durata non può superare i 5 anni. La cauzione di buona con-
dotta è devoluta alla cassa delle ammende, se colui che è sottoposto a tale misura di sicurezza
commette un delitto o una contravvenzione punibile con arresto. In caso contrario, decorso il
termine fissato dal giudice, viene restituita.
2) La confisca
Consiste nell’espropriazione a favore dello Stato di cose che servirono a commettere il reato
(esempio: arnesi da scasso) o che ne sono il prodotto o il profitto.
Ai fini di tale previsione, le «cose che servirono a commettere il reato» confiscabili facoltativa-
mente non sono quelle dotate di una intrinseca pericolosità, bensì quelle che, lasciate nella
disponibilità del condannato, potrebbero costituire per quest’ultimo un incentivo a commettere
ulteriori reati (in tal senso, Cass. 14-1-2004, n. 838).
La confisca, di regola facoltativa, è obbligatoria:
a) per le cose che costituiscono il prezzo del reato (l’utilità economica ricavata per commetterlo);
b) per le cose la cui fabbricazione, uso, detenzione o alienazione costituisce reato, anche se
non è stata pronunciata condanna (monete false, armi insidiose etc.) (art. 240 comma 2).
Una ulteriore ipotesi di confisca obbligatoria è stata introdotta dalla L. 15-2-2012, n. 12, recante
norme in materia di misure per il contrasto ai fenomeni di criminalita` informatica. In particolare,
attraverso un correttivo al secondo comma dell’art. 240 c.p., viene introdotta la confisca obbli-
gatoria «dei beni e degli strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in
parte utilizzati per la commissione dei reati di cui agli articoli 615ter, 615quater, 615quinquies,
617bis, 617ter, 617quater, 617quinquies, 617sexies, 635bis, 635ter, 635quater, 635quinquies,
640ter e 640quinquies». Ai sensi, inoltre, del terzo comma dell’art. 240, anch’esso riformulato
dalla citata legge di modifica, le disposizioni sulla confisca (compresa la neointrodotta e ad
eccezione di quelle di cui alla lettera b) non si applicano se la cosa o il bene o lo strumento
informatico o telematico appartiene a persona estranea al reato. La disposizione di nuovo
conio, inoltre, si applica anche in caso di patteggiamento, ex art. 444 c.p.p.
Successivamente, per effetto del D.Lgs. 29-10-2016, n. 202, la confisca obbligatoria è stata
estesa al profitto ed al prodotto derivante dai reati elencati nel numero 1bis (appena eviden-
ziati), anche per equivalente. Il correttivo (come gli ulteriori, codicistico-legislativi, operati dal
medesimo provvedimento di modifica) è finalizzato ad adeguare il nostro ordinamento alle
ipotesi di confisca obbligatoria, estesa (per la quale cioè non si richiede l’accertamento del
nesso causale tra i beni da confiscare e specifici reati, bensì la sussistenza di una sproporzione
rispetto ai redditi legittimi goduti, idonea a farli ritenere di origine criminale) e per equivalente
previste dalla direttiva 2014/42/UE (direttiva finalizzata ad armonizzare le legislazioni nazionali
dotandole delle norme minime relative al congelamento e alla confisca dei beni in materia
penale) per le fattispecie che rientrano nel suo ambito di applicazione (fra le quali, per quanto
a noi interessa in questa sede, quelle di cui alla direttiva 2013/40/UE, relativa agli attacchi
contro i sistemi di informazione, i cd. reati informatici di cui si è appena detto).
Al medesimo provvedimento si deve, infine, la creazione di una ulteriore figura di confisca
obbligatoria, anche per equivalente, per il caso di condanna (anche se patteggiata) per uno dei
delitti di cui agli articoli 453, 454, 455, 460 e 461, ed avente ad oggetto le cose che servirono
o furono destinate a commettere il reato, nonché le cose che ne sono il prodotto, il prezzo o
il profitto, salvo che appartengano a persona estranea al reato (art. 466bis c.p.).

Capitolo 28 Le misure di sicurezza e le misure di prevenzione  343
3) La confisca allargata (art. 240bis)
Ai sensi dell’art. 240bis, primo comma, nei casi di condanna (anche se patteggiata), per
taluno dei delitti previsti ed elencati puntualmente dalla norma (fra gli altri, peculato,
corruzione, concussione, associazione per delinquere, estorsione, usura, riciclaggio,
ecc.) è sempre disposta la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il
condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona
fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in
valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito,
o alla propria attività economica.
La previsione in esame, come si vedrà, solo in apparenza inedita, rientra fra le novità disciplinari
dovute al D.Lgs. 1° marzo 2018, n. 21. Quello citato costituisce uno dei decreti delegati finaliz-
zati ad attuare le deleghe contenute nella cd. riforma Orlando (nello specifico, quella contenuta
nel comma 85, lettera q), dell’articolo 1 della L. 23 luglio 2017, n. 103, diretta alla tendenziale
attuazione del principio della riserva di codice nella materia penale, al fine di una migliore
conoscenza dei precetti e delle sanzioni e quindi dell’effettività della funzione rieducativa della
pena). L’obiettivo tendenziale perseguito dalla delega del 2017 si traduce, dunque, nell’inserimento
nel codice penale di tutte le fattispecie criminose previste da disposizioni di legge in vigore, che
abbiano a diretto oggetto di tutela beni di rilevanza costituzionale (puntualmente e copiosamente
elencati). Orbene, nel novero delle norme di cui il legislatore delegato ha principiato la codifica-
zione, rientra l’art. 12sexies del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito in L. 7 agosto 1992, n.
356, recante «Modifiche urgenti al nuovo codice di procedura penale e provvedimenti di contrasto
alla criminalita’ mafiosa». Trattasi di provvedimento emanato all’indomani delle stragi Falcone e
Borsellino e contenente numerose norme dirette a rendere più incisivo il contrasto al fenomeno
mafioso. Per vero, l’ipotesi di confisca in esame venne introdotta nel corpus normativo due anni
dopo, utilizzando l’esperienza positiva della confisca di prevenzione. La disposizione così intro-
dotta poneva in primo piano la mera sproporzione tra reddito dichiarato e valore dei beni, con una
terminologia che evocava i presupposti della confisca di prevenzione come modificati in quegli
anni con la L. 256/93, ma che non richiede alcuna sufficienza indiziaria di provenienza illecita del
bene, trattandosi di misura patrimoniale penale che seguiva una condanna (e non l’accertamento
della pericolosità della persona).

Con la cd. confisca allargata (come detto, neo-codificata nel 2018), il legislatore del
’92 intese perseguire, ancora più incisivamente, l’obiettivo strategico di fronteggiare il
fenomeno della criminalità organizzata anche col contrasto patrimoniale penale diretto ad
aggredire le ricchezze illecitamente accumulate. La confisca ha come presupposto, non la
derivazione dei beni dall’episodio criminoso per cui la condanna è intervenuta, ma la sola
condanna del soggetto che di quei beni dispone, senza che necessitino ulteriori accerta-
menti sull’attitudine criminale. Intervenuta la condanna, la confisca va sempre ordinata
quando sia provata l’esistenza di una sproporzione tra il valore economico dei beni di cui
il condannato ha la disponibilità e il reddito da lui dichiarato o i proventi della sua attività
economica e non risulti una giustificazione credibile circa la provenienza delle cose.
La ratio della confisca in esame consiste, dunque, in una presunzione di illecita accumulazio-
ne patrimoniale, in forza della quale è sufficiente dimostrare che il formale titolare non svolga
un’attività tale da procurargli il bene, per porre a carico di costui l’onere di allegazione sulla
legittima provenienza dell’acquisto e la veritiera appartenenza del bene medesimo. Ad avviso
della Cassazione, essendo irrilevante il requisito della «pertinenzialità» dei beni rispetto al reato
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Parte prima Del reato in generale

per cui si è proceduto, la confisca non è esclusa per il fatto che questi siano stati acquisiti in
epoca anteriore o successiva al reato per cui è intervenuta condanna o che il loro valore superi
il provento del medesimo reato.

La norma prevede, accanto alla confisca diretta dei beni, anche una sua configurazione
«per equivalente».
Si dispone, in particolare, che quando non è possibile procedere alla confisca del de-
naro, dei beni e delle altre utilità di cui al primo comma, il giudice ordina la confisca
di altre somme di denaro, di beni e altre utilità di legittima provenienza per un valore
equivalente, delle quali il reo ha la disponibilità, anche per interposta persona.

6. Le misure di prevenzione alla luce del cd. codice antimafia


(D.Lgs.159/2011): nozioni e fondamento
Dalle misure di sicurezza, di cui si è appena detto, occorre tener distinte le misure di
prevenzione, misure che vengono disposte indipendentemente dalla commissione di un
delitto ma solo sulla base di un sospetto, peraltro non soltanto ipotetico ma supportato
da elementi di fatto, di attività che, se dimostrate, assumerebbero carattere delittuoso
(così PADOVANI); di qui anche il nome di misure praeter delictum o ante delictum
con cui pure vengono indicate in dottrina.
Quanto alla loro funzione, è quella di costituire un baluardo della società nei confronti
di quei soggetti che, per le loro abitudini di vita, costituiscono un grave pericolo per
la sicurezza pubblica; esse, dunque, mirano a rimuovere o contenere le cause che fa-
voriscono la commissione dei delitti, e cioè ad annullare la pericolosità delle persone,
anche a prescindere da pregresse condanne (così GUERRINI e MAZZA).
Nate in epoca fascista come strumenti di polizia e rimesse alla discrezionalità delle autorità di
pubblica sicurezza, con la legislazione repubblicana, ed in particolare con la L. 27 dicembre
1956, n. 1423, le misure di prevenzione sono state sottratte alla esclusiva discrezionalità di
tali autorità amministrative e sottoposte al controllo giurisdizionale o affidate direttamente
alla competenza dell’autorità giudiziaria, il che ne ha certamente mutato la natura giuridica.
In giurisprudenza si è evidenziata, in più occasioni, la differenza tra il procedimento di
prevenzione e quello penale, i quali si distinguono per l’oggetto dell’accertamento (nel
procedimento penale è la responsabilità dell’imputato in ordine ad un fatto costituente
reato, mentre nel procedimento di prevenzione è esclusivamente la pericolosità del sog-
getto, desunta da specifiche circostanze indicative), per gli strumenti dell’accertamento
(nel processo penale sono i mezzi di prova disciplinati dal codice, nel procedimento
di prevenzione sono le circostanze specifiche aventi rilevanza indiziante della perico-
losità) e per la finalità del procedimento (nel processo penale è la repressione punitiva
dei fatti-reato accertati mentre nel procedimento di prevenzione è quella di garantire
la sicurezza collettiva, individuando e sottoponendo a misure le persone pericolose).
Come anticipato, il provvedimento che ha introdotto nel nostro ordinamento repub-
blicano le misure di prevenzione è la L. 27 dicembre 1956, n. 1423, successivamente
modificata ed integrata da numerose disposizioni.

Capitolo 28 Le misure di sicurezza e le misure di prevenzione  345
Al fine di raggruppare in un testo normativo unico tutte le disposizioni in materia di con-
trasto alle organizzazioni di tipo mafioso, la L. 13 agosto 2010, n. 136 delegò il Governo
ad emanare, entro un anno dalla data della sua entrata in vigore, un decreto legislativo
recante il codice antimafia e delle misure di prevenzione. In attuazione (parziale) di tale
delega, il Governo ha emanato il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, nei cui 120 articoli
sono contenute le norme che disciplinano appunto le misure di prevenzione nonché
norme sulla documentazione antimafia e su alcuni organismi antimafia (manca, invece,
quella «completa ricognizione della normativa penale, processuale e amministrativa
vigente in materia di contrasto della criminalità organizzata, ivi compresa quella già
contenuta nei codici penale e di procedura penale» prevista dalla lettera a) dell’art. 1).
Nel codice viene riprodotta la precedente distinzione fra misure di prevenzione per-
sonali (distinte fra quelle applicate dal questore, come l’avviso orale, attraverso il
quale si invita la persona destinataria della misura, avvisata della sussistenza di indizi a
suo carico, a tenere una condotta conforme alla legge, e quelle applicate dall’autorità
giudiziaria, come la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, attraverso la quale il
Tribunale può imporre, accanto alle prescrizioni di legge, come il divieto di associarsi
abitualmente a pregiudicati, di allontanarsi dalla dimora senza avvisare l’autorità di
pubblica sicurezza, di rincasare più tardi di una certa ora, tutte quelle prescrizioni che
ravvisi necessarie, avuto riguardo alle esigenze di difesa sociale, prescrizioni alle quali
il destinatario è tenuto ad attenersi, a pena di sanzioni detentive) e misure di preven-
zione patrimoniali (come il sequestro dei beni dei quali la persona nei cui confronti è
iniziato il procedimento risulta poter disporre, direttamente o indirettamente, quando il
loro valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica svolta
ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di ritenere che gli stessi
siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego, cui si aggiunge la relativa
confisca dei beni sequestrati di cui la persona nei cui confronti è instaurato il proce-
dimento non possa giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per interposta
persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo
in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito,
o alla propria attività economica, nonché dei beni che risultino essere frutto di attività
illecite o ne costituiscano il reimpiego). Per ciascuna tipologia di misure viene dettata
una apposita disciplina, concernente i soggetti destinatari, il procedimento applicativo
e le relative impugnazioni.
Si segnala, infine, che la disciplina in esame, come detto, delineata dal D.Lgs.159/2011, è stata
oggetto di correttivi ad opera del cd. Decreto antiterrorismo (D.L. 8 febbraio 2015, n. 7, convertito
in L. 17 aprile 2015, n. 43), recante un complesso e coordinato sistema di misure (sostanziali e
procedurali) dirette al contrasto del fenomeno terroristico, anche di matrice internazionale. Per
quanto interessa in questa sede, i correttivi possono essere così schematizzati:
— si è esteso il novero dei possibili destinatari delle misure di prevenzione personali applicate
dall’autorità giudiziaria a coloro che, operanti in gruppi o isolatamente, pongano in essere atti
preparatori, obiettivamente rilevanti, diretti a prendere parte ad un conflitto in territorio estero a
sostegno di un’organizzazione che persegue le finalità terroristiche di cui all’articolo 270sexies
del codice penale;
346  
Parte prima Del reato in generale

— si è disposto che, nei confronti dei medesimi soggetti, in caso di necessità ed urgenza, il que-
store, all’atto della presentazione della proposta di applicazione delle misure di prevenzione
della sorveglianza speciale e dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora
abituale, possa disporre il temporaneo ritiro del passaporto e la sospensione della validità
ai fini dell’espatrio di ogni altro documento equipollente; si è, altresì sanzionata penalmente
l’eventuale violazione di tutte le misure imposte, come questa, con provvedimenti di urgenza;
— si è estesa l’applicabilità dell’aggravante di cui all’art. 71 del D.Lgs.159/2011 (relativa ai fatti
commessi da persone sottoposte con provvedimento definitivo ad una misura di prevenzione
personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne
è cessata l’esecuzione) alla commissione dei delitti di cui agli artt. 270bis, 270ter, 270quater,
270quater.1, 270quinquies, e più in generale, dei delitti commessi con le finalita’ di terrorismo
di cui all’articolo 270sexies del codice penale;
— si è riscritta, in senso estensivo sul piano delle competenze, la disciplina procedurale della
Direzione nazionale antimafia, di cui agli artt.103-106 del decreto legislativo anzidetto, che
dunque diventa «Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo».
Successivamente, la norma fondamentale in materia di misure di prevenzione è stata oggetto di
ulteriori correttivi, come quello dovuto al D.L. 20 febbraio 2017, n. 14 convertito in L. 18-4-2017,
n. 48, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città e concernenti il novero dei
destinatari delle misure di prevenzione personali applicate dal questore, comprendendovi coloro
che si rendano protagonisti di reiterate violazioni del foglio di via obbligatorio, nonché dei divieti di
frequentazione di determinati luoghi previsti dalla vigente normativa, oltre che la disciplina degli
obblighi e delle prescrizioni inerenti alla sorveglianza speciale.
Da ultimo, la disciplina in esame è stato oggetto di modifiche ad opera della L. 17 ottobre 2017,
n. 161, provvedimento che incide in modo significativo anche in altri, seppur collegati, ambiti
dell’ordinamento penale.
Fra le innovazioni normative più rilevanti si segnalano:
— un ampliamento dei destinatari delle misure di prevenzione personali e patrimoniali (fra l’altro,
ai soggetti indiziati del reato di assistenza agli associati ex art. 418 c.p., truffa aggravata per
il conseguimento di erogazioni pubbliche ex art. 640bis c.p. ed associazione a delinquere
finalizzata alla commissione di numerosi reati contro la pubblica amministrazione);
— sostanziali ed eterogenei correttivi al procedimento di applicazione delle misure di prevenzione
personali;
— modifiche alla disciplina delle impugnazioni delle misure di prevenzione personali e patrimo-
niali, nonché a quella della decorrenza e cessazione della sorveglianza speciale di pubblica
sicurezza, oltre che alla titolarità della proposta (relativa alle misure patrimoniali);
— modifiche volte a migliorare il coordinamento delle autorità competenti sul territorio.
Ulteriori, incisive modifiche apportate dalla riforma al codice antimafia riguardano invece il Titolo III
del codice stesso, relativo all’amministrazione, la gestione e la destinazione dei beni sequestrati
e confiscati. Merita particolare attenzione, ancora, l’intervento riformatore operato in riferimento
alla tutela dei terzi ed ai rapporti con le procedure concorsuali. Si evidenziano, infine, i correttivi
in materia di documentazione ed informazione antimafia.

Capitolo 28 Le misure di sicurezza e le misure di prevenzione  347

«Spiegare le norme»

tipologia di
pronunciamento giudiziario
comprendente, nel suo novero, le
vizio
sentenze di non doversi procedere (es.
di mente con-
per difetto di una condizione di procedi-
seguenza di uno stato
bilità) e quelle di assoluzione (nel caso
patologico, idoneo a turbare la
in cui difetti la reità nel merito, ovvero,
psiche del soggetto influenzan-
come nel caso di specie, l’imputabili-
do negativamente, ed in modo
tà o punibilità del reo)
determinante, la sua capacità di
intendere e di volere

222. Ricovero in un ospedale psichiatrico


giudiziario. — Nel caso di prosciogli-
mento per infermità psichica, ovvero
per intossicazione cronica da alcool
o da sostanze stupefacenti, ovvero per
sordomutismo, è sempre ordinato il
tale si definisce ricovero dell’imputato in un ospedale
quella che per il suo carattere psichiatrico giudiziario, per un tempo non
ineliminabile, e per l’impossibilità di inferiore a due anni; salvo che si tratti di
guarigione, provoca alterazioni patologiche contravvenzioni o di delitti colposi o di
permanenti, tali da far apparire indiscutibile altri delitti per i quali la legge stabilisce
la sussistenza di una malattia psichica, sic- la pena pecuniaria o la reclusione per
ché la capacità viene permanentemente un tempo non superiore nel massimo a
esclusa o grandemente scemata due anni, nei quali casi la sentenza di
proscioglimento è comunicata all’Autorità
di pubblica sicurezza.
La durata minima del ricovero nell’ospe-
dale psichiatrico giudiziario è di dieci
anni, se per il fatto commesso la legge
stabilisce [la pena di morte o] l’ergastolo,
ovvero di cinque se per il fatto commesso
la legge stabilisce la pena della reclusione
per un tempo non inferiore nel minimo a
dieci anni.
Nel caso in cui la persona ricoverata
in un ospedale psichiatrico giudiziario
debba scontare una pena restrittiva della
libertà personale, l’esecuzione di questa
è differita fino a che perduri il ricovero
nell’ospedale psichiatrico.
Le disposizioni di questo articolo si
applicano anche ai minori degli anni
quattordici o maggiori dei quattordici e
minori dei diciotto, prosciolti per ragione
di età, quando abbiano commesso un
fatto preveduto dalla legge come reato,
trovandosi in alcuna delle condizioni indi-
cate nella prima parte dell’articolo stesso.