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82 STEFANIA FU SCAGNI

questo luogo ... » (Filippo si appella dunque al diritto . di an- GIULIO PEROTTI
tichità del possesso). «Se poi mi si contesta questo .djritto e
si vuole che questa città appartenga a quelli che l'hanno pos-
seduta in seguito, anche in questo caso il diritto è dalla mia
Sp. Ligustino
parte, perché sono io che ho rimesso a forza entro le mura 'agente provocatore' del senato
quelli che voi avevate cacciato ... »; e ancora (§ 23): «Quale
proprietà potrebbe avere più giusto fondamento di quella che
all'origine ci è stata trasmessa dai nostri antenati e che è
divenuta in seguito di nuovo mia con la guerra?».
Caduta la possibilità di collaborare con Atene, cadono anche
i motivi di propaganda fondati sul mito che erano stati im- Dall'esame delle richieste rivolte dai soldati· ai tribuni della
bastiti dagli ideologi filomacedoni: rimangono con tutta la plebe perché si interessassero alle operazioni di leva nel se-
loro chiarezza e il loro peso il diritto dinastico-ereditario e il colo II a.C., prima dei Gracchi, appare che tale interessamen-
diritto del vincitore. to fu sentito in quel periodo come un'innovazione profonda 1•
Concludendo si può dire che l'utilizzazione del mito nell'ar- Le richieste partono sempre dalla 'base' (soldati delle legioni
co di tempo da noi considerato vada di pari passo col dete- urbane, «coloni marittimi», ex centurioni e, sia pure indi-
riorarsi dei rapporti tra Filippo e Atene; se infatti in un pri- rettamente, veterani delle guerre di Spagna) e incontrano no-
mo tempo Filippo poteva aver pensato non solo sufficiente, tevoli resistenze prima che nasca negli stessi tribuni la volon-
ma basilare la giustificazione mitica della sua presenza in tà politica di intervenire nelle leve aggirando l'opposizione
Grecia, non poteva più rimanere nello stesso ordine di idee senatoria.
da quando gli antimacedoni avevano dimostrato di voler e Il primo caso in cui i tribuni concordano in maggioranza
saper ricorrere ad argomenti diversi; a questi si doveva rispon- (otto contro due) di aderire all'appello rivolto loro in mate-
dere con argomenti più puntuali e pesanti che non mitici ri- ria militare, si verifica nel 171. In quell'anno il desiderio del
cordi, i quali, suscettibili come ogni fatto mitologico di inter- senato di approntare un esercito efficiente per la guerra con-
pretazioni diverse, non avevano più forza ed efficacia nella .tro la Macedonia aveva causato l'adozione di misure incon-
nuova realtà della Grecia 47 • suete circa l'arruolamento: «Illud quoque praecipuum datum
sorti Macedoniae, ut centuriones militesque veteres scriberet,
quos vellet, consul usque ad quinquaginta annos. In tribunis
militum novatum eo anno propter Macedonicum bellum, quod
consules ex senatus consulto ad populum tulerunt, ne tribuni
militum eo anno suffragiis crearentur, sed consulum praeto-
rumque in iis faciendis iudicium arbitriumque esse!» (Liv.

1 La prima richiesta di interessamento alle questioni riguardanti la leva vie-


ne fatta ai tribuni nel 193 da parte dei soldati delle legioni urbane. Ma il
47 Non viene qui presa in considerazione la cosiddetta terza lettera a Filip- senato proclama il «tumultus» e dichiara: «tribunos plebei non piacere cau-
po di Isocrate, dal momento che essa appare chiaramente non isocratea, non sas militares cognoscere» (Liv. XXXIV, 56). Nel 191 i «coloni marittimi» si
tanto perché si debba credere alla tradizione del suicidio post-Cheronea di rivolgono ai tribuni per il riconoscimento della .loro «vacatio rei navalis»,
Isocrate e · quindi all'impossibilità materiale di stesura, quanto perché essa ma sono rimandati dagli stessi tribuni al senato (Liv. XXXVI). Nel 184 i tri-
è in troppo netto contrasto con l'evoluzione del pemforo isocrateo manife• buni si dividono in due gruppi, a favore e contro il congedo dei veterani
statosi con l'arco Filippo - 11 lettera a Filippo - Panatenaico; chiunque delle guerre di Spa:gna, ma la situazione viene risolta dal senato con un
sia stato a scrivere la III lettera, è da notare che essa si riaggancia al mo- compromesso (Liv. xxxix, 38). Nel 171 sono ventitrè ex-centurioni a rivolgersi
tivo della 'forza' che, abbiamo visto, è di marca più teopompea che isocratea. ai tribuni, e proprio in questa circostanza si verifica l'intervento di Ligustino.
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XLn,31,4-5). Era tuttavia inevitabile che queste disposizioni, et si iniuria fiere!, auxilium civibus laturos» (ib., 32,8). Sol-
emanate per il 'bene comune', ledessero i diritti comune- tanto due del collegio vorrebbero deferire la questione ai
mente riconosciuti ai singoli. In particolare, durante le ope- consoli («duo ex collegio, M. Fulvius Nobilior et M. Clau-
razioni di leva, non si considerarono trattati giustamente ven- dius Marcellus, ad consules rem reiciebant: eorum cognitio-
titrè vecchi centurioni «primipili», che si appellarono ai tri- nem esse debere, quibus dilectus quibusque bellum mandatum
buni della plebe 2 • esse!» (ib., 32,7) secondo la linea seguita fino a quel momen-
Il motivo dell'appello sembra doversi desumere dal successi- to in casi simili 4 •
vo intervento del consolare M. Popilio (ib., 33,3-4) in difesa Livio continua (33,1): «Ad subsellia tribunorum res ageba-
dei centurioni nell'assemblea, e riguarda il loro mancato in- tur», e ci fa capire così che la tendenza 'autonomista' del tri-
quadramento nei ranghi già ricoperti in precedenza 3 • bunato aveva prevalso 5 • Si presentano un «advocatus centu-
E questa volta la grande maggioranza dei tribuni (otto su rionum» (M. Popilio Lenate, console due anni prima) 6, i cen-
dieci) dichiara: «cognituros se de quo appellati essent, ( ... )
4 È notevole il fatto che, nel generale anonimato che riguarda le azioni dei
tribuni in questo periodo (Taylor, Forerunners ... , p. 27; Bleicken, Das Volks-
2 Il testo di Livio (XLII, 32, 7) presenta a questo punto una lacuna, ma le Tribunat ... , p. 95), i due predetti personaggi siano et'Pressamente nominati
diverse lezioni offerte dagli editori conducono tuttavia a un medesimo si- da Livio. Forse perché si trattava di esponenti di nobili famiglie, aspiranti
gnificato: cfr. W. Weistenborn, Tifi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, Berlin al consolato (Taylor, Forerunners ..., p. 21). Per l'uso del tribunato come
1876, p. 110. Di centurioni «primipili», che ricoprivano, come è noto, il trampolino per il lancio nella vita politica vedi Bleicken, Das Volks-
grado più elevato nella gerarchia dei centurioni, non ce ne poteva essere Tribunat ..., pp. 95 ss.
più di uno per legione (cfr. Mommsen-Marquardt, Manuel des antiquitéS s È probabile che i due tribuni dissenzienti si tfano dissociati da questa
Romaines, x1: L'organisation militaire, Paris 1891, pp. 73 ss.). azione (v. Liv. xxxvrn, 60, 3), in quanto si sa che l'appello non necessaria-
3 Questa è l'interpretazione del Bleicken, Das Volks-Tribunat der Klassischen mente era rivolto al tribunato come collegio, ma poteva essere rivolto anche
Republik, Zetemata, Heft. 13, Munich 1955, p. 79; della Taylor, Forerunners ai singoli tribuni «ad personam». In tali occasioni bisognava però tener con-
of the Gracchi, JRS, 52 (1962), 21; del Brunt, Italian Manpower 225 BC- to della possibilità di un «veto» collegiale (v. Niccolini, Il tribunato della
AD14, Oxford 971, p. 395. Il Toynbee (Hannibal"s Legacy: The Hannibalic plebe, Milano 1932, pp. 120-124). Ma nel nostro cam di questo non si parla.
War's Effects on Roman Life, London 1965, II, p. 95) intende l'azione dei Il Weissenborn (Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, p. 111) nota che la
centurioni grosso modo divisa in tre fasi: 1) appello per l'esenzione dal posizione di Fulvio e Marcello viene respinta, e l'esame («cognitio») inizia
servizio; 2) appello modificato, per bocca di M. Popilio, nella richie.:.'ta di es- dapprima in un circolo ristretto, per continuare poi davanti al popolo.
sere reintegrati nei ranghi precedenti; 3) sottomissione spontanea ai consoli 6 T. R. S. Broughton, The magistrates of the Roman Republik, New York
dopo il discorso di Ligustino. 1951-1952, 1, pp. 407-408. Nell'anno del consolato e nel successivo (173-172)
Contro questa interpretazione sta l'esplicita dichiarazione di M. Popilio (Liv. M. Popilio Lenate ebbe un grave contrasto col senato. Combattendo contro
XLII, 33, 3: «Militares homines et stipendia im. ta et corpore et aetate et
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i Liguri ast•alì la tribù degli Stazielli e ne fece strage per ben due volte,
assiduis laboribus confecta habere, nihil recusare tamen quo minus operam pur non essendo stato provocato. Il senato non approvò queste azioni, e la
rei publicae dent. Id tantum deprecari, ne inferiores iis ordines quam quos disputa si prolungò, coinvolgendo anche due tribuni della plebe a favore del
cum militassent habuis~."ent, attribuerentur»), che sembra dar ragione alla senato, contro l'operato di Lenate. Proprio grazie a una «rogatio» dei tribuni
Taylor, al Bleicken e al Brunt. II fatto poi che il discorso del console Crasso M. Marcio Sermo e Q. Marcio Silla («consensu patrum accensi», Liv. XLII,
sia riportato dopo quello sopradetto di M. Popilio, e si apra con la lettura 21, 4) i Liguri dediti attaccati «contra ius ac fas» da Lenate vennero resti-
dei decreti senatori, può far pensare che M. Popilio abbia inteso «stipendia tuiti nella loro libertà e nei loro territori. Il proconsole, «adverm senatu,
iusta et corpore et aetate» tecondo la regola comune, e non secondo le ec- infestiore populo» (ib., 22, 2) evitò il giudizio del pretore C. Licinio per
cezioni ordinate dal senato. C'è poi da tener presente che, essendo solo due un'astuzia di quest'ultimo, che aveva rinviato la seduta dopo la cessazione
le legioni da arruolare, solo due centurioni avrebbero potuto essere «primi- della sua carica, alle idi di marzo del 171 (ib., 7, 3-9, 6; 10, 9-11; 21-22).
pili». Bleicken, Das Volks-Tribunat ... , p. 79. In conclusione, dal momento· Nella controversia che stiamo esaminando, Popilio Lenate è in scena pochi
che Livio non lascia comprendere con certezza il motivo dell'appello, ri- mesi dopo la conclusione della precedente. Questo conferma in definitiva
mane pure dubbia l'effettiva volontà dei ventitrè centurioni. Non si può cioè la sua ostilità al senato, contro il quale sembra diretta in pratica la protesta
stabilire se tutti volestero ad ogni costo essere arruolati col loro grado di dei ventitre- centurioni. Che fosse stata proprio una «rogatim> tribunizia a
«primipili» (e questo era materialmente impossibile-) o se invece col pre- mettere precedentemente alle strette Popilio non deve meravigliare: Livio
testo di questa impossibilità intendessero ottenere la «vacatio». II Brunt stesso afferma che i tribuni hanno agito secondo la volontà della maggioran-
(Italian Manpower ... , p. 640) ricorda la richiesta di Publilio Volerone nel za senatoria (XLII, 21, 4). Si ha quindi un'altra conferma della strumen-
473 («Quod ordines duxistet, negaret se militem fieri debere», Liv. II, 55, talizzazione dei singoli tribuni da parte . del senato. Nella contesa per i Li-
4), e lo definisce il prototipo degli ex-centurioni nel 171. Lo stesso parere guri, però, anche il popolo era ostile a Lenate. Appare a prima vista t<trano
si trova espresso da R. M. Ogilvie, A Commentary on Livy 1-5, Oxford quindi che si scegliesse proprio lui a parlare in favore dei centurioni davanti
1965, p. 374. al popolo, ma, come abbiamo già fatto notare, fu il console Licinio Crasso
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turioni e il console Licinio Crasso. Ma a questo punto è il so fu questa: «Si quid in ea re dubium esset ad Senatum
console stesso che chiede il trasferimento del dibattito in una reicerent» (ib., 33,5). Come per le altre richieste di interven-
sede più ampia e cioè davanti al popolo; per cui, «populus to tribunizio nelle leve nella prima metà del II secolo 10 , era
in contionem advocatus» (ib., 33, 2). Tale convocazione da il senato, secondo il console, che doveva avere l'ultima parola.
parte del console rappresenta indubbiamente uno dei parti- A questo punto però interviene uno degli autori dell'appello,
colari più significativi dell'episodio e si svela, ad un attento Sp. Ligustino, e, come un deus ex machina, risolve tutte le
esame, come un tentativo demagogico di democrazia diretta: questioni in un modo che lascia, a prima vista, alquanto per-
rivolgendosi al popolo, più suscettibile di manipolazioni, si plessi. Egli richiede al console e ai tribuni di poter parlare,
voleva aggirarne i 'legittimi rappresentanti' (se così mi è e inizia una lunga descrizione delle vicende veramente sin-
concesso definire impropriamente i tribuni). Questo tentativo golari dei 50 anni ormai superati della sua travagliata vita 11 •
è ancor più interessante se considerato alla luce dell'ipotesi, Esordisce presentandosi: «Spurius Ligustinus tribus Crustu-
secondo cui il centurione Ligustino avrebbe. agito, nel suo mina ex Sabinis sum oriundus» (ib., 34,2), e dichiarando im-
successivo intervento, come agente provocatore, d'accordo con mediatamente la modesta consistenza del suo patrimonio fa-
l'autorità. Come vedremo più avanti, infatti, un discorso del miliare: «Pater mihi iugerum agri reliquit et parvum tugu-
tipo di quello pronunciato da Ligustino poteva avere pieno rium 12 , in quo natus 13 educatusque sum, hodieque ibi habito»
effetto soltanto di fronte a una larga folla, più suscettibile
di trasporti emotivi, che un collegio tribunizio. Tanto più che 10 V. nota 1. In questo caso, tuttavia, il deferimento al s_enato è _più com-
questa folla non doveva essere direttamente interessata al- prensibile che negli altri, _in ,q~ant~, al~eno ~econd~ l'1mpos!az1on~ dat_a
l'appello di ventitrè centurioni, che rivendicavano in ogni dal console alla controvert'la, e m d1scuss1one 1 adempimento d1 precise di-
sposizioni senatorie. Non si capisce bene pe_rò da qu~ste pa~ol_e riportat~
modo dei diritti limitati alla loro categoria. da Livio se il deferimento al senato debba riguardare 1 decreti m se stess1
In favore dei centurioni prese per primo la parola M. Popilio: o le modalità della loro applicazione. Non si capisce cioè se il console vo-
glia eventualmente affidare al senato le «cognitionet•>? dei ri~orsi. La qual
«Militares homines et stipendia iusta 7 et corpore et aetate et cosa parrebbe piuttosto strana (v. Cagnat s. v., D1lectus, m Daremberg-
assiduis laboribus confecta habere, nihil recusare tamen quo Saglio, 11, 1, p. 214) basandoci anche sulla precedente aff~rmazio_ne dei du;
tribuni dissenzienti: «eorum cognitionem esse debere, qmbus d1lectus qu1-
minus operam dent. Id tantum deprecari, ne inferiores iis busque bellum mandatum esset» (Liv. XLII, 32,. 7): S~condo A. E. At1in
ordines quam quos cum militassent habuissent, attribuerentur» (Scipio Aemilianus, Oxford 1967, p. ~ 73), che si r1fer1~ce però a qu~lch;
anno più tardi, dal momento che era 11 senato ad autorizzare le lev~, 11 ri-
(ib., 33,3) '. Il console intervenne facendo leggere innanzitut- sentimento e lo scontento si rivolgevano conseguentemente contro d1 esso,
to i «senatus consulta» con la dichiarazione di guerra e con contribuendo a indebolirne l'autorità morale.
11 11 fatto che Ligustino dichiari di aver superato i 50 anni (Liv. XLII, 34,
le disposizioni per l'arruolamento sia del maggior numero pos- 11) è un altro degli elementi che lascia perplest<i sul mòtivo dell'appello: egli
sibile di vecchi centurioni sia di altri cittadini, in via straor- aveva infatti i requisiti per chiedere l'esonero, secondo la stessa legge se-
dinaria, fino all'età di 50 anni. Deprecò poi l'impedimento natoria. V. nota 3.
12 Il Weissenborn (Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, p. 112) nota che Li-
opposto alla leva e ir rifiuto di un inquadramento nei ranghi gustino doveva appartenere alla classe ~ei «proletarii», ~on possede1;1d<;:>
a discrezione del console stesso'. E la conclusione del discor- nemmeno 2 iugeri, e conclude che propno la mancanza d1 una propneta
sufficiente a mantenere la famiglia doveva averlo spinto a militare
per la paga. Il De Sanctis (Stor_ia dei Romani, 11, Firenz~ 1967, p. 188)_ ~f-
a volerlo. L'impopolarità di Lenate (se pure perdurava) avrebbe costituito ferma che i onoriamo come vemssero esattamente valutati case e terrent m
un altro punto a vantaggio del console. ordine alla divisione dei cittadini in classi. Ritiene tuttavia che la misura
7 Il servizio richiesto in fanteria secondo Polibio (VI, 19, 2-3) era di sedici minima di terreno distribuita ai coloni di cittadinanza romana dovesse es-
anni (venti in caso di necessità) fino a un'età di quarantasei anni. sere sufficiente per entrare nella quinta clast•e. E, dopo avere indicato come
8 V. nota 3. non in tutto degne di fede le notizie di antiche distribuzioni di 2 iugeri,
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cita per il II secolo distribuzioni di 5 o 3 iugeri (p. 188, note 32, 33). Lo
V. nota 3, in modo particolare riguardo alla posizione del Toynbee, che, stesso De Sanctis (p. 67) ritiene che 2 iugeri fossero insufficienti a mantene-
basandosi probabilmente su queste parole del console, intende l'appello ri~ re una famiglia. Per dare un giudizio esatto sul valore di queste indicazioni
volto originariamente per la completa esenzione dal servizio militare da par- si dovrebbe in ogni caE'ù conoscere l'ubicazione del terreno e il particolare
te dei centurioni. tipo di coltura cui era destinato. Il Brunt (Italian Manpower..., pp. 595-6)
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(ibidem). Dopo l'accenno all'infanzia e all'edncazione, dice di prio da così illustre comandante, viene nuov~mente p_romo~-
aver preso per moglie, su iniziativa del padre, una propria so 16 • Presta servizio una terza volta contro Ant10co e gh Etoh,
cugina, «quae secum nihil adtulit praeter libertatem pudici- ancora come volontario, e in quella campagna avanza nuova-
tiamque, et cum his fecunditatem, quanta vel in diti domo mente di grado 17 • 18
satis esse!» (ib., 34,3). Di figli infatti ne erano nati otto, sei Ritornato in Italia dopo la vittoria su Antioco e sugli Etoli ,
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maschi, di cui due ancora minorenni («praetextati») e due «deinceps bis, quae annua merebant legiones, stipendia feci» •
femmine, al cui matrimonio da buon padre di famiglia aveva Combatte poi in Spagna una prima volta con Q. Fulvio Fiacco,
già provveduto (ib., 34,4). Ma oltre che i doveri di figlio e di dal quale ha l'onore di essere ricondotto in Italia «virtiltis
padre, compiuti in dignitosa povertà, il nostro Ligustino di- causa» per partecipare al trionfo. Riparte poi immediatamen-
chiara di aver soddisfatto con altrettanto zelo i doveri di sol- te per la Spagna «a Ti. Graccho rogatus» 20 . I n venti"due anm.
dato: e qui l'enumerazione delle campagne cui ha partecipato
coincide grosso modo con l'elenco delle principali guerre del stiene che, come volontario, Ligustino non è una ~gura tipic~ del ~uo te:11-
po, in quanto, sebbene tiiano testimoniati volontari a~che pr~1;1a d~ rv;ano,
trentennio precedente. Dopo aver cominciato il servizio mi- era difficile trovarne per guerre lontane, che spes~o off.r1vano pm pencol~ c~e
litare in Macedonia nel 200, già al terzo anno di quella guer- speranze di bottino. Sempre riguardo al volontanato, !~ ~oy1;1bee (Hanmbal s
Legacy ... , II, pp. 96) rileva che esso dov~va essere un ~st1tuz1~me estranea al-
ra viene promosso da Flaminio al decimo ordine degli astati 1'. la concezione della città-stato, che contmuava a persistere_ m .Roma, e ~e7
Dopo la vittoria contro Filippo e il congedo, si arruola come condo la quale il servizio militare era un diritto-dovere d1 cm ~rana pnv~
volontario nell'esercito di Catone per la Spagna 15 , dove, pro- soltanto i cittadini indigenti. L'intensificarsi dell'arruolamento _di volontari
è un altro sintomo dei profondi cambiamenti in corso, che esigevano ade-
guamenti istituzionali.
ricorda il frammento di un discorso di Catone, De tribunis miliium datat; 16 Liv. XLII, 34, 7: «Hic me imperator (Cato) dignum iudicavit, _cui primum
comunemente i1;1 questi anni (E. Malcovati, Oratorum Romanorum Ìragmen- hastaturn prioris centuriae adsignaret». Che quella ca~pagna sia stata a~-
ta, 2 voli., Tarmo 19673, p. 58, nota 52), che sembra contemplare il re.clu- che economicamente vantaggiosa per Ligustino lo possiamo dedurre da L1•
tame~to di <<proletarii» .. Questi potevano essere degli 'assidui' impoveriti via (xxxiv, 46, 2 s.), che parla di una distribuzion7 di 270 assi di bronzo
~ropno a causa del servizio militare, ma della cui esperienza si voleva con- ai «peditet•» e il triplo agli «equites~>- Il Bru~t \Ita~wn_ _Ma_npower::·• :P· 394)
tmuare a servirsi nelle legioni (il Toynbee, Hannibal's Legacy ... , p. 395 per analogia con altri casi, parla d1 540 assi dtstnbuth at centunom.
nota. 6,_ rie.orda dei casi precedenti di chiamata alle armi di proletari in si: 17 Liv. XLII, 34, 8: «A M. Acilio mihi primus prince~s pr~oris centuriae est
tuaz10m d1 emergenza). Il Gabba, Le origini dell'esercito professionale in adsignatus». M. Acilio Glabrio è il console del 191, mcancato deJla guerra
Roma: i proletari e la riforma di Mario, «Athenaeum», 27 (1949), rileva contro Antioco (xxxvi, 2, 1).
come la presenza nell'esercito di soldati in disagiate condizioni economiche 18 Gli eserciti che avevano combattuto in Grecia e in Asia furono richiama-
è indice di una grave situazione sociale. ti dal senato a Roma nel 187, coi loro comandanti Fulvio Nobiliare e Man-
13 Se nel 171 Ligustino aveva superato i 50 anni, doveva essere nato attorno lio Vulsone (Liv. xxxv111, 28).
al 222 (v. Munzer, s.v. Ligustinus, PW, XIII, I, 535). Ma proprio questa 19 [b., 34, 9. Questo passo: «bis, quae annu~ mer~~ant legiones, s!ipendia
data fa t'Orgere dei dubbi sulla veridicità dell'età di Ligustino: come mai feci», è di difficile interpretazi?ne (v. alcu!17 wo.tes1 m N. E. ~ema!re! Da-
a_vr_ebbe prestato il suo pri?to servizi? ail'età_ 1i 22 anni circa (XLII, 34, 5), e renberg-Saglio, v111, 59). Il We1ssenborn (T1ti L1v1 Ab urbe condita libri, pp.
c10e nel 200, mentre solitamente 1 c1ttadm1 erano reclutati a 18 anni? 113-114) ricorda che il servizio legionar~o veniva di _norn_ia. esp;etato annu~~-
C'è poi da notare che Li~stino avrebbe compiuto i 18 anni attorno al 204 mente e che si dovevano piuttosto considerare eccez1onah 1 cast (~empre P!U
i~ un n_io_mento cioè in cui la guerra punica richiedeva il massimo impegn~ numerosi tuttavia e non solo fuori dall'Italia) in cui una legione nmaneva m
dt uom,m. servizio per pilt ~nni. Vedi anche Gabba, Le origini dell'esercito ..., p. 194.
14 Liv. XLII, 34, 5: «Tertio anno virtutis causa mihi T. Quinctius Flamininus
20 Liv. xxxv111, 34, 9-10. Q. Fulvio FÌacco, pretore del 1_82, ebbe in s_or~e la
decumum ordinem hastatum adsignavit». Spagna citeriore, dove si recò co! r_inforz~ di. 4000 fanti. e 200_ cavahen ro-
15 mani oltre a 7000 fanti e 300 cavalten alleatt (Liv. XL, 1). R1ma~e m Spa;8na ~ue
Liv. XLII, 34, 6. Per Catone e le sue imprese in Spagna nel 195 vedi Liv.
XXXII!, 43: e ?CXXIV, 9-21. Il congedo dell'esercito di Flaminio avviene dopo anni e vinse più volte i Celtiberi (ib., 16, 30-33): Per quesh success~ c~1ese
qu~s.ti f~t~1 (Liv. xxxiv, 52); bisogna quindi ritenere, come nota il Weissenborn al senato di poter ricondurre a Roma il suo eserc1!0, che,_ del resto, si. d1ce!'a
(T,ti L1v1 Ab urbe condita libri, 1x, 2, 113), che il congedo a Ligusti- fosse disposto a sciogliersi tipontaneamente o a nbellars1, q~alora gh vem~-
no fosse stato ?Onces~o. pri~a del termine della campagna, come poteva se rifiutato il congedo (ib., 35, 7) .. Livio. riporta la _disputa m s7:1ato f_ra 11
ac_c~dere, dopo 11 serv1z10 d1 alcuni anni. Ligustino partl, infatti, con Fla- luogotenente di Fla~co, L. Minucio, e Ti. Sempromo Gracco, gia destmato
mimo net 200, e, se congedato nel 196, in tempo per arruolarsi con Catone, a succedere a Fiacco. Sempronio Gracco si rifiuta di operare in Spag1;1a _con
p~teva gia _avere _al suo attivo quattro anni di servizio. Da notare che Ligu- un esercito composto di sole reclute _(ib., 35, 9-1,4). La controvers_rn s1 r!sol-
stmo c~mp1: subito la seconda campagna da volontario. Nel servizio presta- ve con un compromesso: a Sempromo Gracco e affidata 1!-na leg1.one d1 .re-
to da L1gustmo come volontario_ il Brunt ([talian Manpower ..., pp. 393-397) so- clute, a Fiacco si concede di riportare «si videretur» solo 1 soldati, alleati o
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di servizio militare 21 ottenne trentaquattro ricompense al valo- tas» 25 • Aggiunge inoltre «cum quattuor milites pro me vobis
re 22 e sei corone civiche 23 e comandò per quattro volte la dare, P. Licini, possem, aequum erat me dimitti», intendendo
prima centuria dei «triarii» (ib., 34,2) 24 • con questa frase ricordare i suoi quattro figli in età da poter
Dopo questa commovente sintesi di una vita dedicata alla pa- combattere 26 •
tria, di un servizio continuo e valoroso (per due volte nel suo Tutto questo discorso egli dichiara di averlo fatto per sé
discorso Ligustino ripete «virtutis causa»), l'improvvisato ora- («pro mea causa»), unicamente cioè ad illustrazione e difesa
della causa che aveva intrapreso. Ma ecco il colpo di scena,
tore continua affermando che due motivi validi rendono le-
gittima per lui la «vacatio»: gli «emerita stipendia» e «l'ae- inatteso, e per questo tanto più efficace: Ligustino dichiara di
rimettersi, circa la propria persona, al giudizio del magistrato
incaricato dell'arruolamento: «quod quisquam qui exercitus
Romani, partiti per la Spagna prima del 186 o anche successivamente, come scribit idoneum militem iudicabit, numquam sum excusaturus»".
rinforzi, e che si fossero di!.'tinti per valore (ib., 36, 10-12). In realtà Sempro-
nio Gracco giungerà in Spagna nel 180 inoltrato, e l'incontro col suo pre- Non solo, ma anche per l'inquadramento nei ranghi afferma
decessore avverrà a Terragona, dove i due generali proVVederanno, di co- di non voler fare alcuna difficoltà: «Quo ordine me dignum
munè accordo, al licenziamento delle truppe che avrebbero lasciato la Spa-
gna (ib., 40, 14). Con esse Placco celebra il trionfo, donando a ciascun sol- iudicent tribuni militum, ipsorum est potestatis; et semper ita
dato 50 denari, 100 ai centurioni e 150 ai cavalieri. Nello stesso tempo vie- fecisse me et imperatores mei et qui una stipendia fecerunt
ne eletto console per il 179 (ib., 43, 4-7). Ligustino dice espre~•samente di
aver P?rtecipato a questo trionfo, verificatosi, come possiamo dedurre da
testes sunt» (ib., 34,14). Dichiara cioè di voler continuare a
quanto detto, nel periodo delle elezioni consolari. Il ritorno in Spagna di Li- servire lo stato col massimo dell'impegno personale, sottomes-
gustino deve quindi essere posto nella seconda metà del 180. La permanen- so in tutto all'autorità, e questo invita a fare anche i colleghi
za in Spagna di Sempronio si prolunga per tutto il 179 e si conclude con
un assestamento di entrambe le province, destinato a durare più di venti che insieme con lui avevano presentato l'appello: «vos quoque
anni (ib., 47-50). Non è specificato in Livio un secondo arruolamento di aequum est, commilitones, etsi appellatione vestrum usurpa-
truppe per Sempronio, come sembra far supporre la citata frase di Ligusti-
no: ({a Ti. Graccho rogatus». tis ius, cum adulescentes nihil adversus magistratuum sena-
21 Siccome si era arruolato per la prima volta nel 200, e questo discorso tusque auctoritatem usquam feceritis, nunc quoque in pote-
risale al 171, in circa trent'anni Ligustino aveva avuto solo sette o otto anni state consulum ac senatus esse et omnia honesta loca ducere,
liberi, mperando quindi il ({maximum», richiesto comunemente, di sedici
anni di servizio (Polyb. v1, 19, 2-3), come si cominciò a fare per necessità quibus rem publicam defensuri sitis» (ib., 34,15). Anche a
dal periodo della seconda punica (Mommsen-Marquardt, Manuel des anti- loro quindi ricorda il passato di sottomissione ai consoli e al
quités..., p. 146). Il Toynbee· (Hannibal's Legacy..., 11, pp. 52-53) fa notare
che sui sette arruolamenti di Ligustino, due erano stati volontari, e solo due senato.
(non volontari) della durata di un anno. Mi pare inoltre di dover supporre Dei tribuni della plebe non si fa più alcun cenno, ma è il
altri arruolamenti in aggiunta ai sette citati. Considerando infatti della du-
rata di 4 o 5 anni il tiervizio in Macedonia, di un anno (al massimo due) console stesso che, dopo la generale approvazione delle paro-
il servizio con Catone in Spagna, di 4 e 5 la spedizione contro Antioco e le di Ligustino, conduce l'oratore dalla «contio» in Senato,
gli Etoli, di quattro anni le due campagne di Spagna con Fiacco e Gracco,
oltre ai due anni («bis guae annua merebant legiones stipendia feci») attestati
specificamente da Ligustino, si· arriva a un massimo tra i quindici e i diciot- 25 Liv. XLII, 34, 11. v. Mommse.n-Marquardt, Manuel des antiquités... , pp.
to anni, ben lungi quindi dai ventidue dichiarati. 84 ss. e 146 ss. e sopra, p. 59, nota 3; p. 61, nota 7.
22 «Quater et tricies virtutis causa donatus ab imperatoribus mm» (Liv. XLII, 26 Liv. XLII, 34, 12. Il fatto di avere dei figli _eh: ven~vano arruol~t! n?~
34, 2). Si tratta delle donazioni in denaro che i generali vittoriosi elargiva- era un caso di <<vacatio» riconotduto dalle leggi: il We1ssenborn (Tif! Livt
no proporzionalmente alla truppa e agli «ufficiali» dopo le campagne vitto- Ab urbe condita libri, p. 114) nota che «pro me>? non deve essere mtes~
riose. Per avere un'idea sull'entità e sulla frequenza di tali donazioni, come «in rappresentanza», ma che Ligustino volle sp~c1ficare c~e non solo egli
come ci sono attestate dalle fonti, v. Brunt (Italian Manpower ..., p. 394) per aveva compiuto personalmente il suo do"."~re nei con.fronti dello s_tato, ma
gli anni. dal 201 al 167. eh~ anche il suo posto veniva occupato pm che suf!ìc~entement~ ~a1 quattro
23 La «corona civica» (di ramo di quercia) è un'alta decorazione al valer figli Ricordiamo la concezione romana secondo cui 1 proletari, m base a]
militare, che, secondo Mommsen-Marquardt (Manuel des antiquités ... , p. lor~ stesso nome, avevano come «dovere», nei confronti dello stato, proprio
326), segue immediatamente per importanza la «corona ovalis», assegnata al di procurargli coi figli nuovi cittadini.
generale che celebra l'ovazione. Zl Liv. XLU, 34, 13. Si deve intendere, col Weissenborn (Titi Livi_ ~b urbe
24 «Quater intra paucos annos primum pilum duxi» (Liv. XLII, 34, 2). I «paucos condita libri, p. 114), che Ligustino dichiara di non voler portare davanti al ma-
annos» sembrano evidentemente gli ultimi della sua carriera. gistrato arruolante nessun motivo di inabilità.
92 GIULIO PEROTTI LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO 93

dove gli vengono tributati ringraziamenti ufficiali e dove vie- più antica, che potrebbe anche essere Catone, contemporaneo
ne nominato da parte dei tribuni militari primipilo della pri- di Ligustino. Ma il problema più importante è se, al di là
ma legione, naturalmente «virtutis causa»"'. Gli altri au- della formulazione letteraria, il contenuto del discorso di Li-
tori dell'appello, «remissa appellatione, ad dilectum oboedien- gustino 35 e la conclusione dell'episodio dell'appello dei venti-
ter responderunt» 29 , trè centurioni, così come ci sono presentati, possono essere
Le opinioni degli studiosi moderni circa la figura di Ligustino giudicati storici.
sono diverse e contrastanti. Il Miinzer sostiene che il nostro Il Bleicken, come si è visto, ritiene incredibile che il discorso
personaggio è descritto da Livio come tipico esempio di un sia stato tale da far recedere i ventitrè centurioni dalle loro
romano del tempo antico, ed è attinto forse da un discorso o rivendicazioni: ma la prospettiva cambia se consideriamo l'a-
da uno scritto di Catone 30 • zione di Ligustino in chiave di propaganda, come concordata
In un recente articolo, anche il Dutoit afferma che Ligusti- con i consoli o con il senato. Si può cioè supporre che Ligu-
no è un esemplare di soldato romano. Secondo il Dutoit 31 stino abbia svolto un 'doppio gioco', inserendosi fra i protesta-
Livio sarebbe stato spinto a inserire nelle sue Storie una tale tari come 'agente provocatore', E ci sono alcuni elementi
figura dal desiderio di illuminare i suoi contemporanei su che sembrano confermare tale sospetto: innanzitutto, rifa-
ciò che era effettivamente necessario per assicurare la perenni- cendoci alla affermazione del Bleicken riportata sopra, secon-
tà e la sovranità di Roma. Con la figura di Ligustino Livio do cui era difficile «commuovere» i centurioni, bisogna tener
avrebbe cioè voluto contrapporre all'«otium» celebrato dagli presente che il discorso di Ligustino fu tenuto di fronte al
elegiaci e dall'epicureismo, l'esempio di quello spirito milita- popolo, e che era sufficiente, e più facile, suggestionare que-
re di vecchio stampo che aveva permesso l'ascesa e il trionfo st'ultimo per mettere alle strette i centurioni.
di Roma.
Così si può meglio comprendere la convocazione della «con-
Il Toynbee 32 da parte sua dubita della storicità dell'episodio
tio» voluta dal console stesso. E una conferma dell'ipotesi qui
di Ligustino, e il Bleicken 33 afferma che il discorso dell'ex-
avanzata sembra venire dalla conclusione della vicenda, che
centurione è un'invenzione di Livio; ben difficilmente infatti
termina con il ringraziamento ufficiale di Ligustino da parte
tale discorso poteva essere stato tanto impressionante da far
del senato e con la sua nomina a primipilo. Esaminando poi
recedere tutti i ventitrè centurioni dall'appello.
il contenuto e la forma del discorso, si rileva immediatamen-
Il problema della storicità dell'intervento di Ligustino va, a
te come esso sia stato abilmente concepito 'ad effetto'. L'ora-
mio avviso, impostato su due piani diversi. Dal punto di vista
tore si presenta, parla di se stesso e della sua famiglia, attira
della formulazione letteraria non c'è nessuna difficoltà a con-
l'attenzione, cerca di commuovere con esempi di povertà, di
siderare il discorso opera di Livio 34 , sulla base di una fonte
dedizione alla patria, di ubbidienza, di valore, ma lascia in so-
speso l'uditorio circa i fini che vuole raggiungere: sembra an-
28 Liv. XLII, 35, 1, 2: «haec ubi dixit, con1audatum multis verbis P. Licinius zi che voglia sottolineare i motivi dell'appello, suoi e dei col-
consul ex contiene in rnmaturn duxit. Ibi quoque ei ex auctoritate senatus
gratiae actae, tribunique militares in legione prima primum pilum virtutis · leghi. Personalmente ostenta dei requisiti d'esonero talmente
causa ei adsignarunt». probanti, come l'età superiore ai 50 anni e i 22 anni di servi-
29 Liv. XLII, 35, 2. Secondo Weissenborn, Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2,
115, i centurioni rinunciavano a un loro diritto.
30 R. Milnzer, s.v. Ligustinus, PW, XIII, 1, 535. un discorso tanto antico, e che per di più non riguardava gli atti ufficiali
31 E. Dutoit, Tite Live, XLII, 34, L'«exemplum» d'un soldat romain, in Hom- dello stato.
mages à ]. Bajet, Collect. Latomus, 70 (1964), 180-189. 35 Che Livio abbia rielaborato letterariamente mantenendosi fedele alla so-
stanza discorsi il cui contenuto autentico era stato tramandato fino a lui
32 Toynbee, Hannibal's Legacy ..., p, 95.
dalle fonti, ci è testimoniato dal famoso discorso dei Baccanali del 186 (Liv.
33 Bleicken, Das Volks Tribunat ... , p_ 79. xxxix, 15-19), di cui ci è pervenuta anche la documentazione epigrafica
34 È evidente che non poteva es~.'ere giunto a Livio nell;edizione integrale (CIL, 12, 581 = Dessau, 18).
94 GIULIO PEROTTI LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO 95

zio già effettuato, che dovrebbero porlo immediatamente al di del tutto trascurabili nemmeno per le spedizioni in Occi-
fuori di ogni discussione. dente 36 •
Ma poi con un fmale a sorpresa, dopo essersi accaparrato la Tornando al discorso in esame, notiamo che in esso è duplice
benevolenza e la simpatia dell'uditorio, in modo da poter di- l'invito rivolto ai centurioni 'contestatori': essi sono infatti
sporre del suo appoggio per qualunque richiesta, dichiara di esortati sia al valore militare in difesa dei supremi interessi
voler rispondere alla chiamata alle armi e di rendersi dispo- dello stato, sia all'incondizionata sottomissione all'autorità.
nibile per qualsiasi grado. Solo dopo aver così suscitata l'am- Quanto al primo incitamento, è senz'altro comprensibile, se
mirazione, oltre che la comprensione degli astanti, Ligustino pensiamo alla scaduta disciplina militare in quei decenni e al
invita anche i colleghi a rinunciare all'appello. Davanti a una diffondersi della prestazione del servizio di leva o volontario,
folla conquistata dall'abnegazione dell'oratore diventava dif- inteso solo come forma di guadagno 37 • Il secondo appare an-
ficile per essi insistere sulle rivendicazioni categoriali: non cora più interessante. Vale la pena di osservare, infatti, come
restava altra via di uscita che seguire l'esempio di Ligustino. la controversia in esame si sia concentrata fondamentalmente
Con questa interpretazione mi sembra che il racconto di Li- sull'obbedienza all'autorità. Non è dato sapere se i centurioni
vio possa assumere quella credibilità che era stata messa in fossero partiti nella loro azione con intenzioni ribelli, o se sia
dubbio dal Toynbee e negata dal Bleicken. Alla luce di questa stato il senato a portare la questione su questo piano, per ri-
interpretazione possiamo riprendere nel discorso di Ligustino solverla basandosi unicamente sul proprio prestigio, magari
quei dati che permettono una più approfondita comprensione 'propagandato' dall'abile discorso di Ligustino, che ricorda-
dell'intero episodio, dei motivi che ne furono all'origine, delle va con termini accorati la suprema esigenza, al di là dei dirit-
complicazioni che fece sorgere, del clima politico-sociale in ti individuali, della lealtà nei confronti del senato e dei con-
cui si svolse e della vastità e importanza dei problemi che soli. E certo però che nel discorso il richiamo all'obbedienza
investì. Si rileva in questo modo che la situazione personale all'autorità è così forte da tradursi quasi in una contrapposi-
descritta dall'oratore si adatta perfettamente alla situazione zione fra i diritti sanciti dalle leggi e l'autorità.
dell'epoca a cui egli appartiene. Da una parte infatti si dice chiaramente che i centurioni re-
La povertà di Ligustino, che fa dubitare persino della sua ap- clamano un loro diritto, ma dall'altra si sottolinea con vigore
partenenza alla infima classe degli 'assidui', abilmente sotto- l'esigenza della sottomissione all'autorità e dell'accettazione
lineata e forse esagerata dall'oratore, si adatta perfettamente delle sue decisioni, anche in contrasto con le leggi e col di-
al contesto del progressivo abbassamento del livello econo- ritto. Si dice anzi che questa accettazione non deve avvenire
mico medio dei cittadini soggetti al servizio militare. Anche solo in omaggio all'autorità come tale, ma con la convinzione
per quanto riguarda le numerose campagne militari, tutte di che essa opera nel migliore dei modi. Questo sottintende l'in-
lunghezza superiore a ·un anno, eccetto due, il nostro 'eroe' vito a ritenere confacenti i gradi («honesta loca») assegnati a
appare una figura tipica del suo tempo: dal 200 al 168 solo ciascuno per contribuire alla difesa dello stato, anche se tali
un quarto delle legioni rimaneva in servizio per un anno, e la gradi rappresentano un'effettiva diminuzione di ciò che a cia-
metà per tre o più anni. La partenza volontaria di Ligustino scuno spetta secondo le leggi.
per due campagne ritenuta dal Brunt un'eccezione, preannun-
cia un fenomeno destinato ad assumere più vaste proporzioni
36 Blazquez, El impacto de la conquista de Hispania en Roma (154-83 a.C.),
in seguito, quando non saranno soltanto singoli volontari a en- «Klio», 41 (1963), 175.
trare nell'esercito regolare, ma interi corpi d'armata. Quanto 37 Vedi J. Hannand, L'armée et le soldat à Rame de 107 à 50 avant notre

ai vantaggi economici che possono aver spinto Ligustino ad ère, Paris 1967, pp. 272 ss.; A. Piganiol, Le conquiste dei Romani, trad. ital.
dal francese, Milano 1971, p. 360; Scullard, Roman Politics 220-.150 B.C.,
arruolarsi, sappiamo che, in quegli anni, non dovevano essere Oxford 1951, p. 155; e soprattutto Gabba, Le origini dell'esercito ..., p. 195.
96 GIULIO PEROTTI
r
L'intervento, abilmente manovrato dal senato, di Ligustino NICOLA CRINITI
dette così i risultati sperati: ancora una volta come nei casi
precedenti registrati nel II secolo il senato riuscì ad evitare
l'intervento dei tribuni della plebe nelle leve e seppe mettere
L'uso propagandistico
a tacere, spontaneamente, con la propaganda e non con la del topos catilinario
forza, i fautori del dissenso. nella "Historia Augu$ta"

1. Il ricordo di Catilina, come ho già avuto modo di soste-


nere varie volte 1, non dovette mai subire l'affronto dell'oblio
e del silenzio, fin dal giorno seguente la tragica conclusione
del moto in Etruria. Cicerone e Sallustio, in primis, contri-
buirono enormemente alla nascita del mito, ed inevitabil-
mente della sopravvalutazione catilinaria, come del resto do-
veva già rilevare nella prima metà del III secolo Cassio Dio-
ne 2 : anche se l'oratore stesso, che aveva rappresentato a
scopi politici il mostro ideale in Catilina, a fronte degli
stereotipi morali ottimati, doveva più di una volta dopo il
63 ridimensionare le colpe e rivalutare in certo qual modo
le virtù 'romane' del patrizio, magari dichiarando - ma
solo dopo le Idi di marzo - la sua convinzione che Catilina
fosse stato il precursore di Cesare.
I 'catilinarii', nel frattempo, non dovevano mancare in que-
gli anni: Cesare, innanzitutto, e Crasso, ma non troppo pa-
lesemente 3 ; Clodio, che sembrava aver ereditato il carattere
e l'atteggiamento politico di Catilina, e che con lui doveva
significativamente essere ricordato per tutta l'età cesariana (e
in seguito); il banchiere campano Sittio, incriminato nel 62,
e quindi signore 'cesariano' di Cirta nel 46; imparzialmente,
infine, tutti insieme, i secondi triumviri 4 • E di questa con-

I È implicito il rimando generale a mie ed altrui ricerche (cfr. N. Criniti,


Bibliografia catilinaria, Milano 1971, pp. 16 ss., 77, e cfr. 71 ss.), oltre che
al primo capitolo di un prosvimo La tradizione catilinaria dall'antichità ad
oggi, in Aufstieg und Niedergang der rOmischen Welt, 111, Be,rlin 1974.
2 37, 42, 1, Boiss.
3 Sono infatti accusati apertamente solo in autori più tardi, Plutarco ad e-
sempio (Crass. 13, 3), che accenna però al perduto De consiliis ciceronia-
no, e Svetonio (Div. lui. cfr. 17), che tuttavia si rifà a fonti direttamente
influenzate dalla campagna anticesariana del 59 a.C.
4 In Seneca (Ad Mare. Cons. 20, 5), che fa giustizia di una lunga contesa