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STEFANIA FU SCAGNI

» (Filippo si appella dunque al diritto .di an-

tichità del possesso). «Se poi mi si contesta questo .djritto e si vuole che questa città appartenga a quelli che l'hanno pos-

seduta in seguito, anche in questo caso il diritto è dalla mia parte, perché sono io che ho rimesso a forza entro le mura

e ancora 23): «Quale

proprietà potrebbe avere più giusto fondamento di quella che all'origine ci è stata trasmessa dai nostri antenati e che è divenuta in seguito di nuovo mia con la guerra?». Caduta la possibilità di collaborare con Atene, cadono anche i motivi di propaganda fondati sul mito che erano stati im- bastiti dagli ideologi filomacedoni: rimangono con tutta la loro chiarezza e il loro peso il diritto dinastico-ereditario e il diritto del vincitore.

Concludendo si può dire che l'utilizzazione del mito nell'ar- co di tempo da noi considerato vada di pari passo col dete- riorarsi dei rapporti tra Filippo e Atene; se infatti in un pri- mo tempo Filippo poteva aver pensato non solo sufficiente, ma basilare la giustificazione mitica della sua presenza in Grecia, non poteva più rimanere nello stesso ordine di idee da quando gli antimacedoni avevano dimostrato di voler e saper ricorrere ad argomenti diversi; a questi si doveva rispon- dere con argomenti più puntuali e pesanti che non mitici ri- cordi, i quali, suscettibili come ogni fatto mitologico di inter- pretazioni diverse, non avevano più forza ed efficacia nella nuova realtà della Grecia 47

quelli che voi avevate cacciato

questo luogo

»;

47 Non viene qui presa in considerazione la cosiddetta terza lettera a Filip- po di Isocrate, dal momento che essa appare chiaramente non isocratea, non tanto perché si debba credere alla tradizione del suicidio post-Cheronea di Isocrate e ·quindi all'impossibilità materiale di stesura, quanto perché essa è in troppo netto contrasto con l'evoluzione del pemforo isocrateo manife• statosi con l'arco Filippo - 11 lettera a Filippo - Panatenaico; chiunque sia stato a scrivere la III lettera, è da notare che essa si riaggancia al mo- tivo della 'forza' che, abbiamo visto, è di marca più teopompea che isocratea.

GIULIO PEROTTI

Sp. Ligustino 'agente provocatore' del senato

Dall'esame delle richieste rivolte dai soldati· ai tribuni della plebe perché si interessassero alle operazioni di leva nel se- colo II a.C., prima dei Gracchi, appare che tale interessamen- to fu sentito in quel periodo come un'innovazione profonda 1 Le richieste partono sempre dalla 'base' (soldati delle legioni urbane, «coloni marittimi», ex centurioni e, sia pure indi- rettamente, veterani delle guerre di Spagna) e incontrano no- tevoli resistenze prima che nasca negli stessi tribuni la volon- tà politica di intervenire nelle leve aggirando l'opposizione senatoria. Il primo caso in cui i tribuni concordano in maggioranza (otto contro due) di aderire all'appello rivolto loro in mate- ria militare, si verifica nel 171. In quell'anno il desiderio del senato di approntare un esercito efficiente per la guerra con- .tro la Macedonia aveva causato l'adozione di misure incon- suete circa l'arruolamento: «Illud quoque praecipuum datum sorti Macedoniae, ut centuriones militesque veteres scriberet, quos vellet, consul usque ad quinquaginta annos. In tribunis militum novatum eo anno propter Macedonicum bellum, quod consules ex senatus consulto ad populum tulerunt, ne tribuni militum eo anno suffragiis crearentur, sed consulum praeto- rumque in iis faciendis iudicium arbitriumque esse!» (Liv.

1 La prima richiesta di interessamento alle questioni riguardanti la leva vie- ne fatta ai tribuni nel 193 da parte dei soldati delle legioni urbane. Ma il senato proclama il «tumultus» e dichiara: «tribunos plebei non piacere cau- sas militares cognoscere» (Liv. XXXIV, 56). Nel 191 i «coloni marittimi» si rivolgono ai tribuni per il riconoscimento della .loro «vacatio rei navalis», ma sono rimandati dagli stessi tribuni al senato (Liv. XXXVI). Nel 184 i tri- buni si dividono in due gruppi, a favore e contro il congedo dei veterani delle guerre di Spa:gna, ma la situazione viene risolta dal senato con un compromesso (Liv. xxxix, 38). Nel 171 sono ventitrè ex-centurioni a rivolgersi ai tribuni, e proprio in questa circostanza si verifica l'intervento di Ligustino.

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GIULIO PEROTTI

XLn,31,4-5). Era tuttavia inevitabile che queste disposizioni, emanate per il 'bene comune', ledessero i diritti comune- mente riconosciuti ai singoli. In particolare, durante le ope- razioni di leva, non si considerarono trattati giustamente ven- titrè vecchi centurioni «primipili», che si appellarono ai tri- buni della plebe 2 Il motivo dell'appello sembra doversi desumere dal successi- vo intervento del consolare M. Popilio (ib., 33,3-4) in difesa dei centurioni nell'assemblea, e riguarda il loro mancato in-

quadramento

nei

ranghi

già ricoperti

in precedenza 3

E

questa

volta

la

grande

maggioranza

dei

tribuni

(otto

su

dieci) dichiara: «cognituros se de quo appellati essent, (

)

2

Il

testo

di

Livio (XLII, 32, 7)

presenta a

questo punto una

lacuna,

ma

le

diverse lezioni offerte dagli editori conducono tuttavia a un medesimo si- gnificato: cfr. W. Weistenborn, Tifi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, Berlin 1876, p. 110. Di centurioni «primipili», che ricoprivano, come è noto, il grado più elevato nella gerarchia dei centurioni, non ce ne poteva essere più di uno per legione (cfr. Mommsen-Marquardt, Manuel des antiquitéS

Romaines, x1:

L'organisation militaire, Paris 1891, pp. 73 ss.).

3 Questa è l'interpretazione del Bleicken, Das Volks-Tribunat der Klassischen

Republik, Zetemata, Heft. 13, Munich 1955, p. 79;

della Taylor, Forerunners

of the

Gracchi,

JRS, 52

(1962),

21;

del

Brunt, Italian Manpower 225 BC-

AD14, Oxford 971, p. 395. Il Toynbee (Hannibal"s Legacy: The Hannibalic

War's Effects on Roman Life, London 1965, II, p. 95) intende l'azione dei centurioni grosso modo divisa in tre fasi: 1) appello per l'esenzione dal servizio; 2) appello modificato, per bocca di M. Popilio, nella richie.:.'ta di es- sere reintegrati nei ranghi precedenti; 3) sottomissione spontanea ai consoli dopo il discorso di Ligustino. Contro questa interpretazione sta l'esplicita dichiarazione di M. Popilio (Liv. XLII, 33, 3: «Militares homines et stipendia im. 1 ta et corpore et aetate et assiduis laboribus confecta habere, nihil recusare tamen quo minus operam rei publicae dent. Id tantum deprecari, ne inferiores iis ordines quam quos cum militassent habuis~."ent, attribuerentur»), che sembra dar ragione alla Taylor, al Bleicken e al Brunt. II fatto poi che il discorso del console Crasso sia riportato dopo quello sopradetto di M. Popilio, e si apra con la lettura dei decreti senatori, può far pensare che M. Popilio abbia inteso «stipendia iusta et corpore et aetate» tecondo la regola comune, e non secondo le ec- cezioni ordinate dal senato. C'è poi da tener presente che, essendo solo due le legioni da arruolare, solo due centurioni avrebbero potuto essere «primi- pili». Bleicken, Das Volks-Tribunat p. 79. In conclusione, dal momento· che Livio non lascia comprendere con certezza il motivo dell'appello, ri- mane pure dubbia l'effettiva volontà dei ventitrè centurioni. Non si può cioè stabilire se tutti volestero ad ogni costo essere arruolati col loro grado di «primipili» (e questo era materialmente impossibile-) o se invece col pre- testo di questa impossibilità intendessero ottenere la «vacatio». II Brunt (Italian Manpower p. 640) ricorda la richiesta di Publilio Volerone nel 473 («Quod ordines duxistet, negaret se militem fieri debere», Liv. II, 55, 4), e lo definisce il prototipo degli ex-centurioni nel 171. Lo stesso parere si trova espresso da R. M. Ogilvie, A Commentary on Livy 1-5, Oxford

,

,

1965,

p.

374.

LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

85

et si iniuria fiere!, auxilium civibus laturos» (ib., 32,8). Sol- tanto due del collegio vorrebbero deferire la questione ai consoli («duo ex collegio, M. Fulvius Nobilior et M. Clau- dius Marcellus, ad consules rem reiciebant: eorum cognitio- nem esse debere, quibus dilectus quibusque bellum mandatum esse!» (ib., 32,7) secondo la linea seguita fino a quel momen-

to

Livio continua (33,1): «Ad subsellia tribunorum res ageba- tur», e ci fa capire così che la tendenza 'autonomista' del tri-

bunato aveva prevalso 5 Si presentano un «advocatus centu- rionum» (M. Popilio Lenate, console due anni prima) 6 , i cen-

in

casi simili 4

4 È notevole il fatto che, nel generale anonimato che riguarda le azioni dei tribuni in questo periodo (Taylor, Forerunners p. 27; Bleicken, Das Volks-

p. 95), i due predetti personaggi siano et'Pressamente nominati

da Livio. Forse perché si trattava di esponenti di nobili famiglie, aspiranti al consolato (Taylor, Forerunners p. 21). Per l'uso del tribunato come trampolino per il lancio nella vita politica vedi Bleicken, Das Volks-

,

Tribunat

,

,

Tribunat

,

pp.

95

ss.

s È probabile che i due tribuni dissenzienti si tfano dissociati da questa azione (v. Liv. xxxvrn, 60, 3), in quanto si sa che l'appello non necessaria- mente era rivolto al tribunato come collegio, ma poteva essere rivolto anche ai singoli tribuni «ad personam». In tali occasioni bisognava però tener con- to della possibilità di un «veto» collegiale (v. Niccolini, Il tribunato della plebe, Milano 1932, pp. 120-124). Ma nel nostro cam di questo non si parla. Il Weissenborn (Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, p. 111) nota che la posizione di Fulvio e Marcello viene respinta, e l'esame («cognitio») inizia dapprima in un circolo ristretto, per continuare poi davanti al popolo.

6 T. R. S. Broughton, The magistrates of the Roman Republik, New York

1951-1952, 1, pp. 407-408. Nell'anno del consolato e nel successivo (173-172)

M. Popilio Lenate ebbe un grave contrasto col senato. Combattendo contro

i Liguri ast•alì la tribù degli Stazielli e ne fece strage per ben due volte,

pur non essendo stato provocato. Il senato non approvò queste azioni, e la disputa si prolungò, coinvolgendo anche due tribuni della plebe a favore del

senato, contro l'operato di Lenate. Proprio grazie a una «rogatio» dei tribuni

M. Marcio Sermo e Q. Marcio Silla («consensu patrum accensi», Liv. XLII,

21, 4) i Liguri dediti attaccati «contra ius ac fas» da Lenate vennero resti- tuiti nella loro libertà e nei loro territori. Il proconsole, «adverm senatu, infestiore populo» (ib., 22, 2) evitò il giudizio del pretore C. Licinio per un'astuzia di quest'ultimo, che aveva rinviato la seduta dopo la cessazione della sua carica, alle idi di marzo del 171 (ib., 7, 3-9, 6; 10, 9-11; 21-22). Nella controversia che stiamo esaminando, Popilio Lenate è in scena pochi mesi dopo la conclusione della precedente. Questo conferma in definitiva la sua ostilità al senato, contro il quale sembra diretta in pratica la protesta dei ventitre- centurioni. Che fosse stata proprio una «rogatim> tribunizia a mettere precedentemente alle strette Popilio non deve meravigliare: Livio stesso afferma che i tribuni hanno agito secondo la volontà della maggioran- za senatoria (XLII, 21, 4). Si ha quindi un'altra conferma della strumen- talizzazione dei singoli tribuni da parte .del senato. Nella contesa per i Li- guri, però, anche il popolo era ostile a Lenate. Appare a prima vista t<trano quindi che si scegliesse proprio lui a parlare in favore dei centurioni davanti

al popolo, ma, come abbiamo già fatto notare, fu il console Licinio Crasso

86

GIULIO PEROTTI

turioni e il console Licinio Crasso. Ma a questo punto è il console stesso che chiede il trasferimento del dibattito in una sede più ampia e cioè davanti al popolo; per cui, «populus in contionem advocatus» (ib., 33, 2). Tale convocazione da parte del console rappresenta indubbiamente uno dei parti- colari più significativi dell'episodio e si svela, ad un attento esame, come un tentativo demagogico di democrazia diretta:

rivolgendosi al popolo, più suscettibile di manipolazioni, si voleva aggirarne i 'legittimi rappresentanti' (se così mi è concesso definire impropriamente i tribuni). Questo tentativo

è ancor più interessante se considerato alla luce dell'ipotesi, secondo cui il centurione Ligustino avrebbe. agito, nel suo successivo intervento, come agente provocatore, d'accordo con l'autorità. Come vedremo più avanti, infatti, un discorso del tipo di quello pronunciato da Ligustino poteva avere pieno

effetto soltanto di fronte a una larga folla, più suscettibile

di trasporti emotivi, che un collegio tribunizio. Tanto più che

questa folla non doveva essere direttamente interessata al- l'appello di ventitrè centurioni, che rivendicavano in ogni modo dei diritti limitati alla loro categoria.

In favore dei centurioni prese per primo la parola M. Popilio:

«Militares homines et stipendia iusta 7 et corpore et aetate et assiduis laboribus confecta habere, nihil recusare tamen quo minus operam dent. Id tantum deprecari, ne inferiores iis ordines quam quos cum militassent habuissent, attribuerentur»

33,3) '. Il console intervenne facendo leggere innanzitut-

(ib.,

to i «senatus consulta» con la dichiarazione di guerra e con

le disposizioni per l'arruolamento sia del maggior numero pos- sibile di vecchi centurioni sia di altri cittadini, in via straor-

dinaria, fino all'età di 50 anni. Deprecò poi l'impedimento opposto alla leva e ir rifiuto di un inquadramento nei ranghi a discrezione del console stesso'. E la conclusione del discor-

avrebbe costituito

un altro punto a vantaggio del console.

7 Il servizio richiesto in fanteria secondo Polibio (VI,

anni (venti in caso 8 V. nota 3.

9 V. nota 3, in modo particolare riguardo alla posizione del Toynbee, che, basandosi probabilmente su queste parole del console, intende l'appello ri~

volto originariamente per la completa esenzione dal servizio militare da par-

te dei centurioni.

a volerlo.

L'impopolarità

di

Lenate

(se

pure

perdurava)

19, 2-3)

era di sedici

di necessità) fino a un'età di quarantasei anni.

LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

87

so fu questa: «Si quid in ea re dubium esset ad Senatum

reicerent» (ib., 33,5). Come per le altre richieste di interven-

to tribunizio nelle leve nella

prima metà del II secolo 10 , era

il senato, secondo il console, che doveva avere l'ultima parola.

A questo punto però interviene uno degli autori dell'appello,

Sp. Ligustino, e, come un deus ex machina, risolve tutte le questioni in un modo che lascia, a prima vista, alquanto per-

plessi. Egli richiede al console e ai tribuni di poter parlare,

e inizia una lunga descrizione delle vicende veramente sin-

golari dei 50 anni ormai superati della sua travagliata vita 11

Esordisce presentandosi: «Spurius Ligustinus tribus Crustu- mina ex Sabinis sum oriundus» (ib., 34,2), e dichiarando im- mediatamente la modesta consistenza del suo patrimonio fa- miliare: «Pater mihi iugerum agri reliquit et parvum tugu- rium 12 , in quo natus 13 educatusque sum, hodieque ibi habito»

10 V. nota 1. In questo caso, tuttavia, il deferimento al s_enato è _più com- prensibile che negli altri, _in ,q~ant~, al~eno ~econd~ l'1mpos!az1on~ dat_a dal console alla controvert'la, e m d1scuss1one 1 adempimento d1 precise di- sposizioni senatorie. Non si capisce bene pe_rò da qu~ste pa~ol_e riportat~ da Livio se il deferimento al senato debba riguardare 1 decreti m se stess1 o le modalità della loro applicazione. Non si capisce cioè se il console vo- glia eventualmente affidare al senato le «cognitionet•>? dei ri~orsi. La qual cosa parrebbe piuttosto strana (v. Cagnat s. v., D1lectus, m Daremberg- Saglio, 11, 1, p. 214) basandoci anche sulla precedente aff~rmazio_ne dei du; tribuni dissenzienti: «eorum cognitionem esse debere, qmbus d1lectus qu1- busque bellum mandatum esset» (Liv. XLII, 32,. 7): S~condo A. E. At1in (Scipio Aemilianus, Oxford 1967, p. ~73), che si r1fer1~ce però a qu~lch; anno più tardi, dal momento che era 11 senato ad autorizzare le lev~, 11 ri- sentimento e lo scontento si rivolgevano conseguentemente contro d1 esso, contribuendo a indebolirne l'autorità morale.

11 11 fatto che Ligustino dichiari di aver superato i 50 anni (Liv. XLII, 34, 11) è un altro degli elementi che lascia perplest<i sul mòtivo dell'appello: egli aveva infatti i requisiti per chiedere l'esonero, secondo la stessa legge se- natoria. V. nota 3. 12 Il Weissenborn (Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2, p. 112) nota che Li-

gustino doveva appartenere alla classe ~ei «proletarii», ~on possede1;1d<;:>

nemmeno 2 iugeri, e conclude che propno la mancanza d1 una propneta sufficiente a mantenere la famiglia doveva averlo spinto a militare per la paga. Il De Sanctis (Stor_ia dei Romani, 11, Firenz~ 1967, p. 188)_ ~f- ferma che ionoriamo come vemssero esattamente valutati case e terrent m ordine alla divisione dei cittadini in classi. Ritiene tuttavia che la misura minima di terreno distribuita ai coloni di cittadinanza romana dovesse es- sere sufficiente per entrare nella quinta clast•e. E, dopo avere indicato come non in tutto degne di fede le notizie di antiche distribuzioni di 2 iugeri, cita per il II secolo distribuzioni di 5 o 3 iugeri (p. 188, note 32, 33). Lo

stesso De Sanctis (p. 67) ritiene che 2 iugeri fossero insufficienti a mantene- re una famiglia. Per dare un giudizio esatto sul valore di queste indicazioni si dovrebbe in ogni caE'ù conoscere l'ubicazione del terreno e il particolare

595-6)

tipo di coltura cui era destinato. Il Brunt (Italian Manpower

,

pp.

88

GIULIO PEROTTI

(ibidem). Dopo l'accenno all'infanzia e all'edncazione, dice di aver preso per moglie, su iniziativa del padre, una propria cugina, «quae secum nihil adtulit praeter libertatem pudici- tiamque, et cum his fecunditatem, quanta vel in diti domo satis esse!» (ib., 34,3). Di figli infatti ne erano nati otto, sei maschi, di cui due ancora minorenni («praetextati») e due femmine, al cui matrimonio da buon padre di famiglia aveva già provveduto (ib., 34,4). Ma oltre che i doveri di figlio e di padre, compiuti in dignitosa povertà, il nostro Ligustino di- chiara di aver soddisfatto con altrettanto zelo i doveri di sol- dato: e qui l'enumerazione delle campagne cui ha partecipato coincide grosso modo con l'elenco delle principali guerre del trentennio precedente. Dopo aver cominciato il servizio mi- litare in Macedonia nel 200, già al terzo anno di quella guer-

ra viene

Dopo la vittoria contro Filippo e il congedo, si arruola come volontario nell'esercito di Catone per la Spagna 15 , dove, pro-

promosso da Flaminio al decimo ordine degli astati 1 '.

ricorda il frammento di un discorso di Catone, De tribunis miliium datat; comunemente i1;1 questi anni (E. Malcovati, Oratorum Romanorum Ìragmen-

ta, 2 voli., Tarmo 1967 3 , p. 58, nota 52), che sembra contemplare il re.clu-

tame~to di <<proletarii»

Questi potevano essere degli 'assidui' impoveriti

~ropno a causa del servizio militare, ma della cui esperienza si voleva con-

, nota. 6,_ rie.orda dei casi precedenti di chiamata alle armi di proletari in si:

tuaz10m d1 emergenza). Il Gabba, Le origini dell'esercito professionale in Roma: i proletari e la riforma di Mario, «Athenaeum», 27 (1949), rileva come la presenza nell'esercito di soldati in disagiate condizioni economiche è indice di una grave situazione sociale.

tmuare a servirsi nelle legioni (il Toynbee, Hannibal's Legacy

p.

395

13 Se nel 171 Ligustino aveva superato i 50 anni, doveva essere nato attorno al 222 (v. Munzer, s.v. Ligustinus, PW, XIII, I, 535). Ma proprio questa data fa t'Orgere dei dubbi sulla veridicità dell'età di Ligustino: come mai

a_vr_ebbe prestato il suo pri?to servizi? ail'età_ 1i 22 anni circa (XLII, 34, 5), e

c10e nel 200, mentre solitamente 1 c1ttadm1 erano reclutati a

18 anni?

C'è poi da notare che Li~stino avrebbe compiuto i 18 anni attorno al 204 i~ un n_io_mento cioè in cui la guerra punica richiedeva il massimo impegn~ dt uom,m.

«Tertio anno virtutis causa mihi T. Quinctius Flamininus

decumum ordinem hastatum adsignavit». 15 Liv. XLII, 34, 6. Per Catone e le sue imprese in Spagna nel 195 vedi Liv.

XXXII!, 43: e ?CXXIV, 9-21. Il congedo dell'esercito di Flaminio avviene dopo qu~s.ti f~t~1 (Liv. xxxiv, 52); bisogna quindi ritenere, come nota il Weissenborn (T,ti L1v1 Ab urbe condita libri, 1x, 2, 113), che il congedo a Ligusti- no fosse stato ?Onces~o. pri~a del termine della campagna, come poteva ac_c~dere, dopo 11 serv1z10 d1 alcuni anni. Ligustino partl, infatti, con Fla- mimo net 200, e, se congedato nel 196, in tempo per arruolarsi con Catone, p~teva gia _avere _al suo attivo quattro anni di servizio. Da notare che Ligu- stmo c~mp1: subito la seconda campagna da volontario. Nel servizio presta-

to da L1gustmo come volontario_ il Brunt ([talian Manpower

14 Liv.

XLII, 34, 5:

,

pp. 393-397) so-

LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

89

prio da così illustre comandante, viene nuov~mente p_romo~- so 16 • Presta servizio una terza volta contro Ant10co e gh Etoh, ancora come volontario, e in quella campagna avanza nuova-

mente di grado

Ritornato in Italia dopo la vittoria su Antioco e sugli Etoli 18 ,

«deinceps bis, quae annua merebant legiones, stipendia feci» 19 Combatte poi in Spagna una prima volta con Q. Fulvio Fiacco, dal quale ha l'onore di essere ricondotto in Italia «virtiltis causa» per partecipare al trionfo. Riparte poi immediatamen-

17 •

te per la Spagna «a Ti. Graccho rogatus» . n venti ue anm

.

20

I

"d

stiene che, come volontario, Ligustino non è una ~gura tipic~ del ~uo te:11- po, in quanto, sebbene tiiano testimoniati volontari a~che pr~1;1a d~ rv;ano,

era difficile trovarne per guerre lontane, che spes~o off.r1vano pm pencol~ c~e speranze di bottino. Sempre riguardo al volontanato, !~ ~oy1;1bee (Hanmbal s

Legacy

la concezione della città-stato, che contmuava a persistere_ m .Roma, e ~e7 condo la quale il servizio militare era un diritto-dovere d1 cm ~rana pnv~ soltanto i cittadini indigenti. L'intensificarsi dell'arruolamento _di volontari è un altro sintomo dei profondi cambiamenti in corso, che esigevano ade-

guamenti istituzionali. 16 Liv. XLII, 34, 7: «Hic me imperator (Cato) dignum iudicavit, _cui primum hastaturn prioris centuriae adsignaret». Che quella ca~pagna sia stata a~- che economicamente vantaggiosa per Ligustino lo possiamo dedurre da L1• via (xxxiv, 46, 2 s.), che parla di una distribuzion7 di 270 assi di bronzo

ai «peditet•» e il triplo agli «equites~>- Il Bru~t

per analogia

17 Liv.

adsignatus». M.

contro Antioco (xxxvi, 2, 1). 18 Gli eserciti che avevano combattuto in Grecia e in Asia furono richiama- ti dal senato a Roma nel 187, coi loro comandanti Fulvio Nobiliare e Man- lio Vulsone (Liv. xxxv111, 28). 19 [b., 34, 9. Questo passo: «bis, quae annu~ mer~~ant legiones, s!ipendia

feci», è di difficile interpretazi?ne (v. alcu!17 wo.tes1 m N. E. ~ema!re! Da- renberg-Saglio, v111, 59). Il We1ssenborn (T1ti L1v1 Ab urbe condita libri, pp. 113-114) ricorda che il servizio legionar~o veniva di _norn_ia. esp;etato annu~~- mente e che si dovevano piuttosto considerare eccez1onah 1 cast (~empre P!U numerosi tuttavia e non solo fuori dall'Italia) in cui una legione nmaneva m

,

II, pp. 96) rileva che esso dov~va essere un ~st1tuz1~me estranea al-

\Ita~wn_

_Ma_npower::·• :P· 394)

centunom.

con altri

34,

8:

casi, parla d1 540 assi dtstnbuth at

XLII,

«A M. Acilio mihi primus prince~s pr~oris centuriae est

Acilio Glabrio è il console del 191, mcancato deJla guerra

servizio per pilt ~nni. Vedi anche Gabba, Le origini dell'esercito

20 Liv. xxxv111, 34, 9-10. Q. Fulvio FÌacco, pretore del 1_82, ebbe in s_or~e la

Spagna citeriore, dove si recò co! r_inforz~ di. 4000 fanti. e 200_ cavahen ro- mani oltre a 7000 fanti e 300 cavalten alleatt (Liv. XL, 1). R1ma~e m Spa;8na ~ue anni e vinse più volte i Celtiberi (ib., 16, 30-33): Per quesh success~ c~1ese al senato di poter ricondurre a Roma il suo eserc1!0, che,_ del resto, si. d1ce!'a fosse disposto a sciogliersi tipontaneamente o a nbellars1, q~alora gh vem~-

Livio. riporta la _disputa m s7:1ato f_ra 11

,

p.

194.

se rifiutato il congedo (ib., 35, 7)

luogotenente di Fla~co, L. Minucio, e Ti. Sempromo Gracco, gia destmato a succedere a Fiacco. Sempronio Gracco si rifiuta di operare in Spag1;1a _con un esercito composto di sole reclute _(ib., 35, 9-1,4). La controvers_rn s1 r!sol- ve con un compromesso: a Sempromo Gracco e affidata 1!-na leg1.one d1 .re-

clute, a Fiacco si concede di riportare «si videretur» solo 1 soldati, alleati o

90

GIULIO PEROTTI

di servizio militare 21 ottenne trentaquattro ricompense al valo- re 22 e sei corone civiche 23 e comandò per quattro volte la prima centuria dei «triarii» (ib., 34,2) 24 Dopo questa commovente sintesi di una vita dedicata alla pa- tria, di un servizio continuo e valoroso (per due volte nel suo discorso Ligustino ripete «virtutis causa»), l'improvvisato ora- tore continua affermando che due motivi validi rendono le- gittima per lui la «vacatio»: gli «emerita stipendia» e «l'ae-

Romani, partiti per la Spagna prima del 186 o anche successivamente, come rinforzi, e che si fossero di!.'tinti per valore (ib., 36, 10-12). In realtà Sempro- nio Gracco giungerà in Spagna nel 180 inoltrato, e l'incontro col suo pre- decessore avverrà a Terragona, dove i due generali proVVederanno, di co- munè accordo, al licenziamento delle truppe che avrebbero lasciato la Spa- gna (ib., 40, 14). Con esse Placco celebra il trionfo, donando a ciascun sol- dato 50 denari, 100 ai centurioni e 150 ai cavalieri. Nello stesso tempo vie- ne eletto console per il 179 (ib., 43, 4-7). Ligustino dice espre~•samente di aver P?rtecipato a questo trionfo, verificatosi, come possiamo dedurre da quanto detto, nel periodo delle elezioni consolari. Il ritorno in Spagna di Li- gustino deve quindi essere posto nella seconda metà del 180. La permanen- za in Spagna di Sempronio si prolunga per tutto il 179 e si conclude con un assestamento di entrambe le province, destinato a durare più di venti anni (ib., 47-50). Non è specificato in Livio un secondo arruolamento di truppe per Sempronio, come sembra far supporre la citata frase di Ligusti- no: ({a Ti. Graccho rogatus». 21 Siccome si era arruolato per la prima volta nel 200, e questo discorso risale al 171, in circa trent'anni Ligustino aveva avuto solo sette o otto anni liberi, mperando quindi il ({maximum», richiesto comunemente, di sedici anni di servizio (Polyb. v1, 19, 2-3), come si cominciò a fare per necessità dal periodo della seconda punica (Mommsen-Marquardt, Manuel des anti-

p. 146). Il Toynbee· (Hannibal's Legacy 11, pp. 52-53) fa notare

che sui sette arruolamenti di Ligustino, due erano stati volontari, e solo due (non volontari) della durata di un anno. Mi pare inoltre di dover supporre altri arruolamenti in aggiunta ai sette citati. Considerando infatti della du- rata di 4 o 5 anni il tiervizio in Macedonia, di un anno (al massimo due) il servizio con Catone in Spagna, di 4 e 5 la spedizione contro Antioco e gli Etoli, di quattro anni le due campagne di Spagna con Fiacco e Gracco, oltre ai due anni («bis guae annua merebant legiones stipendia feci») attestati specificamente da Ligustino, si· arriva a un massimo tra i quindici e i diciot- to anni, ben lungi quindi dai ventidue dichiarati.

22 «Quater et tricies virtutis causa donatus ab imperatoribus mm» (Liv. XLII,

34, 2). Si tratta delle donazioni in denaro che i generali vittoriosi elargiva- no proporzionalmente alla truppa e agli «ufficiali» dopo le campagne vitto- riose. Per avere un'idea sull'entità e sulla frequenza di tali donazioni, come

quités

,

,

come ci sono attestate dalle fonti, v. Brunt (Italian Manpower

gli

anni. dal 201

al

167.

,

p. 394) per

23 La «corona civica» (di ramo di quercia) è un'alta decorazione al valer militare, che, secondo Mommsen-Marquardt (Manuel des antiquités p. 326), segue immediatamente per importanza la «corona ovalis», assegnata al generale che celebra l'ovazione. 24 «Quater intra paucos annos primum pilum duxi» (Liv. XLII, 34, 2). I «paucos annos» sembrano evidentemente gli ultimi della sua carriera.

,

LIGUSTINo' AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

91

tas» 25 Aggiunge inoltre «cum quattuor milites pro me vobis dare, P. Licini, possem, aequum erat me dimitti», intendendo con questa frase ricordare i suoi quattro figli in età da poter combattere 26

Tutto

(«pro mea causa»), unicamente cioè ad illustrazione e difesa della causa che aveva intrapreso. Ma ecco il colpo di scena,

inatteso, e per questo tanto più efficace: Ligustino dichiara di rimettersi, circa la propria persona, al giudizio del magistrato incaricato dell'arruolamento: «quod quisquam qui exercitus scribit idoneum militem iudicabit, numquam sum excusaturus»". Non solo, ma anche per l'inquadramento nei ranghi afferma

di non voler fare alcuna difficoltà: «Quo ordine me dignum

iudicent tribuni militum, ipsorum est potestatis; et semper ita fecisse me et imperatores mei et qui una stipendia fecerunt

testes sunt» (ib., 34,14). Dichiara cioè di voler continuare a servire lo stato col massimo dell'impegno personale, sottomes-

so in tutto all'autorità, e questo invita a fare anche i colleghi

che insieme con lui avevano presentato l'appello: «vos quoque aequum est, commilitones, etsi appellatione vestrum usurpa- tis ius, cum adulescentes nihil adversus magistratuum sena- tusque auctoritatem usquam feceritis, nunc quoque in pote- state consulum ac senatus esse et omnia honesta loca ducere, quibus rem publicam defensuri sitis» (ib., 34,15). Anche a loro quindi ricorda il passato di sottomissione ai consoli e al

questo

discorso egli dichiara di averlo fatto per sé

senato.

Dei tribuni

della plebe non

si

fa

più alcun cenno, ma è il

console stesso che, dopo la generale approvazione delle paro-

le di Ligustino, conduce l'oratore dalla «contio» in Senato,

25 Liv.

84

ss.

e

XLII,

34,

146 ss.

11.

v.

e sopra,

Mommse.n-Marquardt, Manuel des antiquités

p. 59,

nota 3;

p.

61,

nota 7.

,

pp.

26 Liv. XLII, 34, 12. Il fatto di avere dei figli _eh: ven~vano arruol~t! n?~ era un caso di <<vacatio» riconotduto dalle leggi: il We1ssenborn (Tif! Livt Ab urbe condita libri, p. 114) nota che «pro me>? non deve essere mtes~ «in rappresentanza», ma che Ligustino volle sp~c1ficare c~e non solo egli aveva compiuto personalmente il suo do"."~re nei con.fronti dello s_tato, ma eh~ anche il suo posto veniva occupato pm che suf!ìc~entement~ ~a1 quattro figli Ricordiamo la concezione romana secondo cui 1 proletari, m base a] lor~ stesso nome, avevano come «dovere», nei confronti dello stato, proprio di procurargli coi figli nuovi cittadini. Zl Liv. XLU, 34, 13. Si deve intendere, col Weissenborn (Titi Livi_ ~b urbe condita libri, p. 114), che Ligustino dichiara di non voler portare davanti al ma- gistrato arruolante nessun motivo di inabilità.

92

GIULIO PEROTTI

dove gli vengono tributati ringraziamenti ufficiali e dove vie-

ne nominato da parte dei tribuni militari primipilo della pri-

ma legione, naturalmente «virtutis causa»"'. Gli altri au- tori dell'appello, «remissa appellatione, ad dilectum oboedien- ter responderunt» 29 ,

Le opinioni degli studiosi moderni circa la figura di Ligustino

sono diverse e contrastanti. Il Miinzer sostiene che il nostro

personaggio è descritto da Livio come tipico esempio di un romano del tempo antico, ed è attinto forse da un discorso o

da uno scritto di Catone 30

In un recente articolo, anche il Dutoit afferma che Ligusti-

no

Livio sarebbe stato spinto a inserire nelle sue Storie una tale

figura dal desiderio di illuminare i suoi contemporanei su ciò che era effettivamente necessario per assicurare la perenni-

tà e la sovranità di Roma. Con la figura di Ligustino Livio

avrebbe cioè voluto contrapporre all'«otium» celebrato dagli

elegiaci e dall'epicureismo, l'esempio di quello spirito milita-

è

un

esemplare

di

soldato

romano.

Secondo il Dutoit 31

re

di vecchio stampo che aveva permesso l'ascesa e il trionfo

di

Roma.

Il

Toynbee 32 da parte sua dubita della storicità dell'episodio

di

Ligustino, e il Bleicken 33 afferma che il discorso dell'ex-

centurione è un'invenzione di Livio; ben difficilmente infatti

tale discorso poteva essere stato tanto impressionante da far recedere tutti i ventitrè centurioni dall'appello.

Il problema della storicità dell'intervento di Ligustino va, a

mio avviso, impostato su due piani diversi. Dal punto di vista della formulazione letteraria non c'è nessuna difficoltà a con- siderare il discorso opera di Livio 34 , sulla base di una fonte

28 Liv. XLII, 35, 1, 2: «haec ubi dixit, con1audatum multis verbis P. Licinius consul ex contiene in rnmaturn duxit. Ibi quoque ei ex auctoritate senatus gratiae actae, tribunique militares in legione prima primum pilum virtutis · causa ei adsignarunt».

29 Liv. XLII, 35, 2. Secondo Weissenborn, Titi Livi Ab urbe condita libri, IX, 2,

115, i centurioni

30 R. Milnzer, s.v. Ligustinus, PW, XIII, 1, 535. 31 E. Dutoit, Tite Live, XLII, 34, L'«exemplum» d'un soldat romain, in Hom- mages à ]. Bajet, Collect. Latomus, 70 (1964), 180-189.

95.

3 2 Toynbee, Hannibal's Legacy

33 Bleicken, Das Volks Tribunat

34 È evidente che non poteva es~.'ere giunto a Livio nell;edizione integrale

rinunciavano

a

un

loro

diritto.

,

p,

,

p_

79.

LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

93

più antica, che potrebbe anche essere Catone, contemporaneo

di Ligustino. Ma il problema più importante è se, al di là

della formulazione letteraria, il contenuto del discorso di Li- gustino 35 e la conclusione dell'episodio dell'appello dei venti-

trè centurioni, così come ci sono presentati, possono essere giudicati storici.

Il Bleicken, come si è visto, ritiene incredibile che il discorso sia stato tale da far recedere i ventitrè centurioni dalle loro rivendicazioni: ma la prospettiva cambia se consideriamo l'a- zione di Ligustino in chiave di propaganda, come concordata con i consoli o con il senato. Si può cioè supporre che Ligu- stino abbia svolto un 'doppio gioco', inserendosi fra i protesta- tari come 'agente provocatore', E ci sono alcuni elementi che sembrano confermare tale sospetto: innanzitutto, rifa- cendoci alla affermazione del Bleicken riportata sopra, secon- do cui era difficile «commuovere» i centurioni, bisogna tener presente che il discorso di Ligustino fu tenuto di fronte al popolo, e che era sufficiente, e più facile, suggestionare que- st'ultimo per mettere alle strette i centurioni. Così si può meglio comprendere la convocazione della «con- tio» voluta dal console stesso. E una conferma dell'ipotesi qui avanzata sembra venire dalla conclusione della vicenda, che termina con il ringraziamento ufficiale di Ligustino da parte del senato e con la sua nomina a primipilo. Esaminando poi il contenuto e la forma del discorso, si rileva immediatamen-

te come esso sia stato abilmente concepito 'ad effetto'. L'ora-

tore si presenta, parla di se stesso e della sua famiglia, attira l'attenzione, cerca di commuovere con esempi di povertà, di dedizione alla patria, di ubbidienza, di valore, ma lascia in so- speso l'uditorio circa i fini che vuole raggiungere: sembra an- zi che voglia sottolineare i motivi dell'appello, suoi e dei col- leghi. Personalmente ostenta dei requisiti d'esonero talmente probanti, come l'età superiore ai 50 anni e i 22 anni di servi-

un discorso

tanto antico, e

che per di più non riguardava gli atti ufficiali

dello stato.

35 Che

stanza discorsi il cui contenuto autentico

dalle fonti, ci è testimoniato dal famoso discorso dei Baccanali del 186 (Liv.

epigrafica

(CIL, 1 2 ,

so-

lui

Livio

15-19),

581

abbia

di

rielaborato

cui

ci

è

letterariamente mantenendosi

era

anche

stato

la

fedele

fino

alla

a

tramandato

xxxix,

pervenuta

documentazione

= Dessau, 18).

94

GIULIO PEROTTI

zio già effettuato, che dovrebbero porlo immediatamente al di fuori di ogni discussione. Ma poi con un fmale a sorpresa, dopo essersi accaparrato la benevolenza e la simpatia dell'uditorio, in modo da poter di- sporre del suo appoggio per qualunque richiesta, dichiara di voler rispondere alla chiamata alle armi e di rendersi dispo- nibile per qualsiasi grado. Solo dopo aver così suscitata l'am- mirazione, oltre che la comprensione degli astanti, Ligustino invita anche i colleghi a rinunciare all'appello. Davanti a una folla conquistata dall'abnegazione dell'oratore diventava dif- ficile per essi insistere sulle rivendicazioni categoriali: non restava altra via di uscita che seguire l'esempio di Ligustino. Con questa interpretazione mi sembra che il racconto di Li- vio possa assumere quella credibilità che era stata messa in dubbio dal Toynbee e negata dal Bleicken. Alla luce di questa interpretazione possiamo riprendere nel discorso di Ligustino quei dati che permettono una più approfondita comprensione dell'intero episodio, dei motivi che ne furono all'origine, delle complicazioni che fece sorgere, del clima politico-sociale in cui si svolse e della vastità e importanza dei problemi che investì. Si rileva in questo modo che la situazione personale descritta dall'oratore si adatta perfettamente alla situazione dell'epoca a cui egli appartiene. La povertà di Ligustino, che fa dubitare persino della sua ap- partenenza alla infima classe degli 'assidui', abilmente sotto- lineata e forse esagerata dall'oratore, si adatta perfettamente al contesto del progressivo abbassamento del livello econo- mico medio dei cittadini soggetti al servizio militare. Anche per quanto riguarda le numerose campagne militari, tutte di lunghezza superiore a ·un anno, eccetto due, il nostro 'eroe' appare una figura tipica del suo tempo: dal 200 al 168 solo un quarto delle legioni rimaneva in servizio per un anno, e la metà per tre o più anni. La partenza volontaria di Ligustino per due campagne ritenuta dal Brunt un'eccezione, preannun- cia un fenomeno destinato ad assumere più vaste proporzioni in seguito, quando non saranno soltanto singoli volontari a en- trare nell'esercito regolare, ma interi corpi d'armata. Quanto ai vantaggi economici che possono aver spinto Ligustino ad arruolarsi, sappiamo che, in quegli anni, non dovevano essere

LIGUSTINO AGENTE PROVOCATORE DEL SENATO

 

95

del

tutto

trascurabili

nemmeno

per

le

spedizioni

in

Occi-

dente 36

Tornando al discorso in esame, notiamo che in esso è duplice l'invito rivolto ai centurioni 'contestatori': essi sono infatti esortati sia al valore militare in difesa dei supremi interessi dello stato, sia all'incondizionata sottomissione all'autorità. Quanto al primo incitamento, è senz'altro comprensibile, se pensiamo alla scaduta disciplina militare in quei decenni e al diffondersi della prestazione del servizio di leva o volontario,

inteso solo come forma di guadagno 37 Il secondo appare an-

cora più interessante. Vale la pena di osservare, infatti, come la controversia in esame si sia concentrata fondamentalmente sull'obbedienza all'autorità. Non è dato sapere se i centurioni fossero partiti nella loro azione con intenzioni ribelli, o se sia

stato il senato a portare la questione su questo piano, per ri- solverla basandosi unicamente sul proprio prestigio, magari 'propagandato' dall'abile discorso di Ligustino, che ricorda- va con termini accorati la suprema esigenza, al di là dei dirit- ti individuali, della lealtà nei confronti del senato e dei con- soli. E certo però che nel discorso il richiamo all'obbedienza all'autorità è così forte da tradursi quasi in una contrapposi- zione fra i diritti sanciti dalle leggi e l'autorità. Da una parte infatti si dice chiaramente che i centurioni re- clamano un loro diritto, ma dall'altra si sottolinea con vigore l'esigenza della sottomissione all'autorità e dell'accettazione delle sue decisioni, anche in contrasto con le leggi e col di- ritto. Si dice anzi che questa accettazione non deve avvenire solo in omaggio all'autorità come tale, ma con la convinzione che essa opera nel migliore dei modi. Questo sottintende l'in- vito a ritenere confacenti i gradi («honesta loca») assegnati a ciascuno per contribuire alla difesa dello stato, anche se tali gradi rappresentano un'effettiva diminuzione di ciò che a cia- scuno spetta secondo le leggi.

36 Blazquez, El impacto de la conquista de Hispania en Roma (154-83 a.C.),

«Klio», 41

37 Vedi J. Hannand, L'armée et le soldat à Rame de 107 à 50 avant notre

ère, Paris 1967, pp. 272 ss.; A. Piganiol, Le conquiste dei Romani, trad. ital. dal francese, Milano 1971, p. 360; Scullard, Roman Politics 220-.150 B.C.,

Oxford 1951, p. 155; e soprattutto Gabba, Le origini dell'esercito

(1963), 175.

,

p. 195.

96

GIULIO PEROTTI

L'intervento, abilmente manovrato dal senato, di Ligustino dette così i risultati sperati: ancora una volta come nei casi precedenti registrati nel II secolo il senato riuscì ad evitare l'intervento dei tribuni della plebe nelle leve e seppe mettere a tacere, spontaneamente, con la propaganda e non con la forza, i fautori del dissenso.

r

NICOLA CRINITI

L'uso propagandistico del topos catilinario nella "Historia Augu$ta"

1. Il ricordo di Catilina, come ho già avuto modo di soste- nere varie volte 1 , non dovette mai subire l'affronto dell'oblio

e del silenzio, fin dal giorno seguente la tragica conclusione del moto in Etruria. Cicerone e Sallustio, in primis, contri- buirono enormemente alla nascita del mito, ed inevitabil- mente della sopravvalutazione catilinaria, come del resto do- veva già rilevare nella prima metà del III secolo Cassio Dio- ne 2 : anche se l'oratore stesso, che aveva rappresentato a scopi politici il mostro ideale in Catilina, a fronte degli stereotipi morali ottimati, doveva più di una volta dopo il 63 ridimensionare le colpe e rivalutare in certo qual modo le virtù 'romane' del patrizio, magari dichiarando - ma solo dopo le Idi di marzo - la sua convinzione che Catilina fosse stato il precursore di Cesare.

I 'catilinarii', nel frattempo, non dovevano mancare in que-

gli anni: Cesare, innanzitutto, e Crasso, ma non troppo pa-

lesemente 3 ; Clodio, che sembrava aver ereditato il carattere

e l'atteggiamento politico di Catilina, e che con lui doveva

significativamente essere ricordato per tutta l'età cesariana (e in seguito); il banchiere campano Sittio, incriminato nel 62,

e quindi signore 'cesariano' di Cirta nel 46; imparzialmente,

infine, tutti insieme, i secondi triumviri 4 E di questa con-

I

È

implicito

il

rimando

generale

a mie

Criniti,

ss.), oltre che

La tradizione catilinaria dall'antichità ad

ricerche

ed altrui

16 ss.,

77,

e

(cfr. N.

71

Bibliografia catilinaria, Milano

1971, pp.

cfr.

al primo capitolo di un prosvimo

oggi, in Aufstieg und Niedergang der rOmischen Welt,

2 37, 42, 1, Boiss.

3 Sono infatti sempio (Crass. no, e Svetonio

influenzate dalla campagna anticesariana del 59 a.C.

4 In Seneca

111, Be,rlin

1974.

ad

accusati apertamente solo in autori più

13, 3),

(Div.

che

lui.

accenna però

cfr.

(Ad Mare. Cons.

al

tardi, Plutarco

consiliis

e-

ciceronia-

direttamente

perduto De

rifà

17), che tuttavia si

a fonti

20, 5), che fa giustizia

di una lunga contesa