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Facoltà di Scienze della Comunicazione

Corso di Laurea in Scienze della


Comunicazione e dell’Amministrazione.
Relatore: Querciolo Mazzonis
Candidato: Gabriele Lodovisi
(matricola n°6933)
RELAZIONI  TRA
CHIESA e STATO
NEI SECOLI
INTRODUZIONE

L’obiettivo di questa Tesi è  ripercorrere attraverso l’analisi delle


fonti originali e delle più recenti interpretazioni storiografiche, la
storia della Chiesa nel suo bimillenario cammino, concentrandosi
sui rapporti con l’altra grande istituzione civile laica: l’Impero
prima, lo Stato in seguito.
Si tratta di affrontare un “viaggio nella storia” avvincente e
affascinante.
Discipline “ausiliarie” della storia della Chiesa sono le Sacre
Scritture (Antico e Nuovo testamento), la teologia, sia
fondamentale che dogmatica (cristologia e trinitaria),
l’ecclesiologia, la geografia storica (o geostoria) e la filosofia.
La storia della Chiesa può essere analizzata sia da credenti che da
non credenti ma, ovviamente, cambia il punto di vista. Compito
della storia della Chiesa è quello di studiare la storia delle varie
Chiese cristiane e soprattutto della Chiesa cattolica, nel tempo e
¹
nello spazio geografico .
La Chiesa, “muovendosi” nel tempo storico e nello spazio,
sembra dar ragione al noto proverbio latino “Ecclesia semper
reformata est”. Durante la Riforma protestante, ad esempio, si
parlò spesso della necessità di un “ritorno alle origini”, contro la
corruzione e la mondanizzazione del clero. Fino circa all’anno
Mille si era parlato di storia della Chiesa, in seguito di storia della
Chiesa cattolica apostolica romana. La Chiesa cattolica pretese di
essere la Chiesa universale definendo il Papa prima come “Vicario
di Pietro” e poi come “Vicario di Cristo”, e questo costituì motivo
di contrasto con la Chiesa ortodossa nata nel 1054 in seguito al
Grande Scisma d’Oriente.
La storia della Chiesa è una disciplina scientifica, anche se non
una scienza esatta: è una scienza umana e ha un suo metodo con il
quale si rapporta al passato: il metodo “storico-critico”, nato tra il
XVI° ed il XVII° secolo e sviluppatosi nei secoli XVIII° e XIX°,
con l’ausilio della filologia e della paleografia.
Per quanto concerne la periodizzazione, la storia della Chiesa si
²
attiene a quella convenzionale, usata per la storia civile : storia
della Chiesa in età antica e medievale, rinascimentale, età moderna
ed età contemporanea. Non dobbiamo dimenticare che la
discussione è sempre aperta per l’atteggiamento della Chiesa
cattolica di fronte alle sfide e ai problemi del mondo
contemporaneo.
Ci sembra opportuno precisare che particolare attenzione sarà
dedicata alla storia della Chiesa ed ai rapporti con le istituzioni
civili laiche a partire dal Medioevo, cioè da quando la Chiesa
iniziò a strutturarsi come monarchia assoluta retta dal Papa.
Data l’ampiezza e la varietà delle tematiche affrontate, non tutti
gli argomenti potranno essere approfonditi nella stessa misura:
verranno analizzati soprattutto i momenti salienti della storia
ecclesiastica, quali la fine della Teocrazia e la Riforma protestante.
¹
J. Comby, Per leggere la storia della Chiesa, a c. di L. Borriello, e M.delGenio, 2 vol.,
Borla, Roma, 2004.

²
J.-B. Duroselle - J. M. Mayeur, Storia del cattolicesimo, a c. di R. Bianchi, Newton,
Milano, 1994.

CAPITOLO PRIMO
LA CHIESA ANTICA E MEDIEVALE
(I/XV SECOLO)

L’esistenza storica di Gesù Cristo è attestata, oltre che dalle fonti


bibliche del Nuovo Testamento, anche dalla letteratura latina dei
primi due secoli d. C. Nel I secolo si manifesta una nuova identità,
quella dei cristiani, a Roma, dove è invece dominante il
paganesimo. Plinio il Giovane nel 112 scrive una nota lettera
all’imperatore Traiano, in cui afferma che i cristiani si riunivano il
giorno dopo il sabato per ricordare la resurrezione dei Cristo.
Lo storico Tacito, nei suoi Annales, prendendo spunto
dall’incendio di Roma del 116, afferma invece che i cristiani
costituiscono una “dannosa superstizione”, che si sta diffondendo
anche in Giudea; per i pagani come Tacito è infatti inconcepibile la
fede in un Dio che muore sulla croce.
Nel 120 lo storico romano Svetonio parla delle lotte tra ebrei e
cristiani a Roma.
Infine lo storico Giuseppe Ebreo, segretario dell’imperatore Tito
(che distrusse Gerusalemme nel 70 d. C.), parla di Cristo come
“uomo saggio, che ha compiuto opere meravigliose” e che fu
condannato al supplizio della croce da Ponzio Pilato, ma la gente
continua ad amarlo. Queste 4 fonti extrabibliche dimostrano che
Cristo è storicamente esistito e concordano con le fonti bibliche del
Nuovo Testamento.

Tra I e II secolo i filosofi stoici (della “Nuova Stoà”) Epitteto


(uno schiavo liberato), Seneca (consigliere di Nerone, poi da questi
messo in disparte e morto suicida) e Marco Aurelio Antonino, detto
“l’imperatore filosofo”, autore dei “Ricordi o Colloqui con se
stesso”, approfondirono i tempi del ripiegamento interiore e della
fratellanza umana, cimentandosi in questioni di filosofia morale,
pur senza mai arrivare a convertirsi al cristianesimo.
L’Impero romano si estendeva dall’Europa conosciuta (Reno e
Danubio costituivano la frontiera con il nord Europa dei barbari) al
Tigri ed all’Eufrate ad Oriente, all’Egitto ed al nord Africa.
Tre culture si erano quindi fuse: romana, greca, orientale. L’unità
politica era conservata grazie alle buone strade di comunicazione,
all’esercito ed alla lingua ufficiale dell’Impero, il latino, al quale si
aggiungeva il greco nelle province orientali. Anche a Roma il
greco, che era la lingua delle persone colte, era molto parlato. Gli
stessi Vangeli sono scritti fondamentalmente in greco, tranne
qualche fonte aramaica.
Il vanto dei Romani era il diritto, l’unico diritto compiuto
dell’antichità. La cultura urbana era unitaria ed il mondo greco
rappresentava l’unità culturale dell’Impero, tra mondo orientale e
mondo romano. La stessa religione greca venne rivisitata dai
Romani che mancano, in questo caso, di originalità.
La Chiesa cristiana delle origini, fin dalla prima comunità di
Gerusalemme, iniziò ad organizzarsi, nel culto e nella gerarchia.
Nacque poi il problema della missione tra i pagani, al quale si
dedicò l’apostolo Paolo. L’attività di missione comportò anche
un’espansione geografica della religione cristiana. Prima vennero
evangelizzate le città, guidate da un vescovo, la figura del vescovo
e del presbitero (sacerdote) era “intercambiabile”, almeno nella
fase iniziale della storia ecclesiastica; il diacono era adibito al
servizio.
Nei primi due secoli d. C. il cristianesimo si diffuse anche grazie
agli influssi della cultura orientale e greca; da un lato il
cristianesimo doveva imporsi sul paganesimo, dall’altro mantenere
un rapporto di continuità con il mondo orientale. Questo era il
compito dei Padri Apostolici e dei Padri Apologisti (Giustino,
Ireneo, Tertulliano), che dovevano difendere la Chiesa primitiva
dalle eresie.
Nel III secolo si verificarono grandi persecuzioni dei cristiani da
parte degli imperatori Decio e Diocleziano. Diocleziano aveva
cercato di ridare stabilità all’Impero, dividendolo in 4 zone, con 2
Augusti (Diocleziano e Massimiano) e 2 Cesari (Costanzo I e
Galerio): la tetrarchia dioclezianea.

Costantino, con l’editto di Milano del 3133, noto anche


impropriamente come “conversione di Costantino” (infatti
l’imperatore non si convertì mai al cristianesimo e rimase capo
della Chiesa pagana), riconobbe il cristianesimo e concesse libertà
di culto ai cristiani, ai quali vennero anche restituiti i beni
precedentemente confiscati, come emerge dal testo stesso: “Noi
Costantino Augusto e Licinio Augusto, riuniti felicemente a
Milano [...], abbiamo creduto opportuno [...] dare ai cristiani e a
tutti la possibilità di seguire la religione da essi scelta, affinché
ogni divinità celeste possa essere benevola e propizia a noi stessi e
a tutti.”
La cosiddetta “donazione di Costantino”, un documento apocrifo
del 315, è un falso, come ha inequivocabilmente dimostrato il
filologo quattrocentesco Lorenzo Valla: nel documento
l’imperatore Costantino avrebbe riconosciuto al Papa la superiorità
non soltanto su tutti i sacerdoti e le chiese cristiane del mondo,
incluso l’Oriente, ma anche sullo stesso Imperatore.
3
Costantino Augusto, Lettera al governatore della Bitinia, tradizionalmente chiamata
Editto di Milano, 313, tramandata da Lattanzio, ne La morte dei persecutori, 48.

Nel 330 l’antica Bisanzio prese il nome di Costantinopoli. Nel


325 venne convocato il Concilio di Nicea, e con i successivi concili
di Efeso I, Efeso II, Costantinopolitano I, Calcedonia,
Costantinopolitano II e Costantinopolitano III (680) si risolse la
disputa cristologico-trinitaria circa l’eresia ariana e l’eresia
nestoriana, con la formulazione data da Atanasio attestante la
presenza di 2 nature in Cristo, umana e divina, contrariamente alla
teologia orientale, asiatica, in particolare siriana, che insisteva sulla
solo natura divina di Cristo (monofisismo).
Giuliano l’Apostata, fra il 361 ed il 363 tentò di reintrodurre il
paganesimo, ma l’operazione fallì. Teodosio I ricompattò l’Impero
che, alla sua morte, si divise nuovamente per non riunificarsi mai
più.
Nel 476, con la deposizione di Romolo Augusto, crollò l’impero
romano d’Occidente.
Nel periodo compreso fra il VII e l’VIII secolo si verificò
l’espansione musulmana in Occidente; questo fu un periodo ricco
di contrasti all’interno e all’esterno dell’Impero, tra cristiani e
pagani, ed all’interno del cristianesimo stesso: la Chiesa primitiva
dovette confrontarsi con il giudaismo (e questo duplice rapporto, di
continuità e di rottura, darà origine al “giudeo-cristianesimo”), con
l’Impero romano, in progressiva crisi, e con le resistenze pagane,
dalle quali il cristianesimo antico trarrà anche stimolanti spunti,
come dimostrato dalla filosofia di Agostino d’Ippona.
Uno dei principali problemi del giudeo-cristianesimo riguardò il
valore del tempio e della Legge: alcuni continuarono a crederci,
altri invece pensarono che Cristo fosse venuto per abrogare, e non
solo per migliorare la Legge e negarono, di conseguenza, la
validità dell’Antico Testamento.

CAPITOLO SECONDO
LA CHIESA RINASCIMENTALE
Nel corso della sua millenaria storia, la Chiesa cattolica è stata
spesso oggetto di molteplici richieste di riforma da parte di
movimenti di rinnovamento spirituale, sia esogeni che endogeni.
La Chiesa, per mantenere il potere consolidatosi nel tempo e
confermare la dottrina della propria fede, ha sempre mantenuto la
propria ferma opposizione a ogni richiesta in tal senso, adottando
spesso forme di reazione estreme accusando di eresia 4 i promotori
delle istanze, con conseguente l’esclusione dalla Chiesa
(scomunica) e dalla vita sociale dei riformatori, ricorrendo talvolta
anche all’eliminazione fisica5.
I riformatori d’inizio ‘500, riprendendo il progetto della chiesa
medievale di (ri)cristianizzazione dell’Europa, non avevano in
principio la volontà (e la coscienza) di minare la sovranità del Papa
né di mettere in discussione l’impianto teologico e sacramentale
della comune Chiesa romana: “reformatio” (ritorno all’antichità
sperimentata) come “regeneratio” (rinascita a una vita nuova),
secondo la formula di Erasmo da Rotterdam 6, era questa l’idea
guida.
4
«Dal greco hàiresis, “scelta”. Nel cristianesimo antico indica una tesi teologica
o una dottrina contraddittoria rispetto a quelle accreditate dall’autorità di un
concilio e, in seguito, dal papa. In seguito viene a definire tutte le credenze dei
movimenti religiosi non approvati o in esplicita contrapposizione ai dettami e alla
disciplina della Chiesa cattolica». F. Benigno, B. Salvemini, Progetto storia, percorsi
5
tematici tra presente e passato, Vol. I, Editori Laterza, Roma-Bari, 2002, pag. 77.
«Una volta che gli eretici erano stati condannati dalla Chiesa, l’autorità civile
poteva agire con la forza contro di loro, sino ad arrivare allo sterminio di massa, nel
nome della difesa della fede e della repressione di ogni dissenso rispetto
all’ortodossia confessionale». F. Benigno, L’età moderna. Dalla scoperta
dell’America alla Restaurazione, Editori Laterza, Roma-Bari, 2011, pag. 67.

6
L.Scholm-Schutte,Lariformaprotestante,Bologna,IlMulino2007,pag.25.

Se la prima cristianizzazione era consistita nella conversione dei


pagani, la nuova doveva portare il battezzato a vivere, anzi
rivivere, la vera fede cristiana con lo spirito e i costumi del
“pioniere”. Non soltanto andava allora rivista e modificata la
teologia dei meriti e delle ricompense, ma andava anche
completamente smantellato tutto l’abnorme sistema penitenziale,
cioè tutte quelle pratiche religiose ritenute necessarie per
l’ottenimento della salvezza terrena ed eterna.
La Riforma protestante si presentò inizialmente come una delle
tante forme di critica al dogmatismo cattolico e alle strutture
gerarchiche ecclesiastiche e come le altre del passato apparve,
all’inizio, di facile gestione e controllo da parte di Roma. Tuttavia,
questa richiesta di rinnovamento, s’inseriva in un contesto
ambientale caratterizzato da forti elementi di rottura rispetto alla
linearità dei secoli precedenti quali: un nuovo assetto politico che
concorreva alla formazione dei nuovi Stati; la nascita del
Rinascimento e dell’Umanesimo, correnti culturali e scientifiche
che aprivano nuovi orizzonti al libero pensiero; scoperte
geografiche e tecnologiche che determinavano nuove condizioni
sociali ed economiche; il profondo stato di decadimento nelle
istituzioni ecclesiastiche. «La riforma non derivò tuttavia da
alcuno di questi movimenti, per quanto il suo corso possa esserne
stato determinato. Con alcuni poté allearsi; ad altri si oppone
inequivocabilmente. E se pur li favorì con l’indebolire il
molteplice controllo esercitato dalla Chiesa, non fu questo il suo
intento. La Riforma fu, sopra ogni altra cosa, un risveglio
religioso».

La Riforma si sviluppò nel Sacro romano impero e


successivamente si espanse in tutta Europa attraverso uno scontro
ideologico e militare che oltre a determinare la scissione della
Chiesa in diverse forme confessionali concorse a determinare un
cambiamento radicale di tutti gli assetti istituzionali, sociali,
economici e culturali del vecchio continente. Non a caso il XVI
Secolo rappresentò il momento di transito dall’epoca medioevale
all’età moderna.
Da tutto questo fervore la Chiesa romana non poteva certo
restare immune e, seppure con fortissimi e comprensibili accenti
reazionari, s’avventurò anch’essa, tra il XVI e il XVII secolo, in un
complesso processo di revisione interna al fine di replicare
all’assalto protestante e ribadire, consolidandoli, primazie religiose
e solide influenze politiche e sociali cattoliche principalmente nella
penisola italiana e, con modalità parzialmente differenti, in quella
iberica e in Francia. Questa fase, universalmente conosciuta con il
termine di Controriforma, non soltanto attraverso l’istituzione della
7
“Santa Inquisizione” espresse tutto il suo carattere coercitivo
nella difesa dell’ortodossia, dell’autorità ecclesiastica e del potere
papale, ma suscitò anche un profondo dibattito teologico, culturale
e pastorale che avrebbe trovato il più alto momento d’espressione e
di coordinamento nel Concilio di Trento e nella rinnovata azione
dei vescovi. La riforma protestante, attraverso la continua
correlazione con il contesto storico e sociale del tempo, ebbe effetti
determinanti per la storia europea dei secoli seguenti.
7
R. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag.17.«L’Inquisizione era
uno speciale tribunale ecclesiastico della chiesa cattolica romana, che aveva come scopo
quello di combattere e sopprimere ciò che essa considerava essere eresia. Il papato lo
istituì quando constatò la sua impotenza dinanzi ai progressi dei Catari e dei Valdesi
protestanti). Nata in Francia (1198), paese in cui inizialmente si sviluppò l’Inquisizione
medievale, si estese in seguito in Spagna, dove si affermò l’Inquisizione spagnola, creata
da Sisto IV nel 1478, su sollecitazione della regina Isabella di Castiglia e del re
Ferdinando d’Aragona e, infine, in Italia, dove fu stabilita l’Inquisizione romana con la
“Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione”, istituita dal papa Paolo
III nel 1542».

Il XVI secolo rappresentò un periodo di discontinuità storica per


il continente europeo, una vera e propria cesura. Da un punto di
vista di classificazione temporale nel 1500 termina il Medioevo e
inizia l’età moderna (dalla scoperta delle Americhe -1492, fino al
Congresso di Vienna -1815).
Da un punto di vista storico-politico, il secolo in trattazione fu
caratterizzato dalla presenza di alcune grandi monarchie che
esercitavano la propria autorità su ampi territori del continente. Ci
si riferisce, in particolar modo:
- alla Francia che, grazie alla sua posizione centrale, all’elevato
tasso demografico, a una pressoché raggiunta autosufficienza
alimentare, nonché a consolidate istituzioni poteva svolgere un
ruolo di primaria importanza nel quadro europeo;
- all’Inghilterra che, dopo la sanguinosa guerra delle due Rose
tra gli York e i Lancaster, raggiunse un equilibrio interno con
l’incoronazione di Enrico VII Tudor;
- alla Spagna che, grazie all’unione del Regno di Castiglia e
d’Aragona, oltre a mantenere un ruolo centrale nello scenario
europeo con il controllo del mediterraneo grazie anche ai
possedimenti nella penisola italiana diede avvio a una forte
espansione in America del Nord e del sud e in Africa;
- al Sacro Romano Impero che, territorialmente confinato negli
stati centrali europei e nel Nord Italia, costituiva una federazione di
Stati con a capo un Imperatore eletto nell’ambito dei Regni
germanici. Comprendeva un insieme estremante eterogeneo di
popoli, lingue e culture, uniti dalla professione delle fede cristiana;
- all’Impero Ottomano che nella sue estensione europea
comprendeva i territori centro-meridionali dei Balcani. Si tratta di
Stati, soprattutto Francia, Spagna e Inghilterra che incominciavano
ad assumere una nuova connotazione politica caratterizzata dal
consolidamento di un apparato centrale in grado di assicurare un
sempre maggiore controllo sui territori e sulla popolazione. Si
assisteva allo sviluppo di un apparato burocratico stabile,
comprensivo di un sistema fiscale centralizzato e alla formazione
di eserciti permanenti: elementi, questi, tipici dei cosiddetti stati
nazionali.

In ambito economico e sociale, con la scoperta delle Americhe si


avviò la fase di espansione coloniale che determinò ulteriori
enormi trasformazioni: prese spazio l’economia mercantile su
grande scala mondiale con il fulcro del commercio che si spostò
dal Mar Mediterraneo verso il Nord Europa e l’Oceano Atlantico.
In tal modo, la classe dei commercianti si rafforzò in termini
quantitativi e d’importanza, mentre le campagne continuavano a
rimanere legate a realtà tipiche dell’economia feudale.
Non fece eccezione a questo momento di cambiamento l’ambito
culturale e scientifico che vide nel XVI secolo l’affermarsi
8 9
dell’umanesimo e del rinascimento , movimenti che
sostenevano lo sviluppo del libero pensiero in contrapposizione
all’irrazionalismo religioso e alle superstizioni del periodo
10
medioevale . La scoperta nel Nuovo Mondo di popoli estranei
alla narrazione biblica determinò altresì una grave crisi nella
coscienza europea e l’invenzione della stampa assicurò lo
strumento tecnologico per una più rapida circolazione delle idee.
8
«Periodo storico le cui origini sono rintracciate dopo la metà del 14° sec., e culminato
nel 15°: tale periodo si caratterizza per un più ricco e più consapevole fiorire degli studi
sulle lingue e letterature classiche, considerate come strumento di elevazione spirituale
per l’uomo, e perciò chiamati, secondo un’espressione ciceroniana, studia humanitatis.
Si parla di u. filologico per distinguere, nel 14° e 15° sec., l’attività degli umanisti intesa
al recupero, allo studio, alla pubblicazione dei testi classici, dall’attività di quegli stessi
umanisti intesa più generalmente alla creazione letteraria e filosofica, all’elaborazione
di una nuova civiltà. Si parla poi di u. volgare in relazione allo sbocco storico dell’U.,
quando, nella seconda metà del 15° sec., gli ideali letterari di scrittura armoniosa e
ornata sono trasferiti in Italia alle opere letterarie in volgare. Con riferimento, esplicito
e implicito, all’U. quale periodo storico, il termine è usato infine per caratterizzare ogni
orientamento che riprenda il senso e i valori affermatisi nella cultura umanistica:
dall’amore per gli studi classici e per le humanae litterae alla concezione dell’uomo e
della sua “dignità” quale autore della propria storia, punto di riferimento costante e
centrale della riflessione filosofica». www.treccani.it, accesso del 10 ottobre 2015.

9
«Periodo di storia della civiltà che ebbe inizio in Italia con caratteristiche già
abbastanza precise intorno alla metà del 14° sec. e affermatosi nel secolo successivo,
caratterizzato da una fruizione consapevolmente filologica dei classici greci e latini, dal
rifiorire delle lettere e delle arti, della scienza e in genere della cultura e della vita civile
e da una concezione filosofica ed etica più immanente. Destinato a estendersi
successivamente e a differenziarsi nei diversi campi della cultura e dell’arte, ma con
vaste risonanze in ogni settore della vita e dell’attività dell’uomo, il moto rinascimentale
oltrepassò presto i confini dell’Italia per diffondersi negli altri paesi europei. I suoi limiti
cronologici possono fissarsi con buona approssimazione tra la metà circa del Trecento e
la fine del Cinquecento, anche se alcuni studiosi tendono a circoscrivere l’arco
cronologico tra il 1400 e il 1550, altri tra il 1492 e il 1600». www.treccani.it, accesso del
10 ottobre 2015.

10
«In testi divenuti celebri come “L’elogio della Pazzia” (1509), Erasmo [da
Rotterdam] critica aspramente la corruzione e l’immoralità della Chiesa, la presunzione
ecclesiastica di possedere la verità su qualunque aspetto della vita e l’eccesso di potere
del papa che oltre a comportarsi nei suoi domini temporali come qualunque altro
sovrano, pretendeva di governare e indirizzare la vita civile degli altri Stati». F. Benigno,
L’età moderna. Dalla scoperta dell’America alla Restaurazione, Editori Laterza, Roma-
Bari, 2011, pag. 68.
L’uomo forte era sicuramente il sovrano Carlo d’Asburgo (Carlo
V) che riuniva sotto il proprio scettro i domini della casa
11
d’Asburgo (l’attuale Austria) , i Paesi Bassi e la Franca
12
Contea , le corone di Castiglia e di Aragona, inclusive dei Regni
13
di Sardegna, Sicilia e Napoli e delle colonie americane . Carlo V
venne inoltre incoronato nel 1519 Imperatore del Sacro romano
impero della nazione germanica.
Relativamente all’aspetto religioso, fino al XVI secolo la Chiesa
svolse un ruolo di primo piano in Europa, ponendosi come il
principale punto di riferimento per tutti, sia negli affari spirituali
che in quelli materiali, qualificandosi come forza catalizzatrice e
onnipresente, plasmando in tal modo l’intero contesto sociale.
L’apparato ecclesiastico, con vertice il Pontefice romano, era
caratterizzato da una struttura piramidale gerarchizzata che
assicurava una presenza capillare sul territorio per il tramite di
numerosi ordini religiosi che avevano il monopolio della cultura e
della scienza. L’esigenza di mantenere tale ruolo centrale, si trovò
in collisione con i cambiamenti anzidetti e determinò una
situazione di forte contrapposizione tra il sistema conservatore
della Chiesa e le spinte di cambiamento reclamate dai nuovi
assetti, politici, economici, sociali e culturali. Infatti, la Chiesa, nel
campo politico, non aveva più quale interlocutore laico il solo
Imperatore ma anche i principi e i reggenti dei prodromi stati
nazionali che con la regionalizzazione dei rapporti istituzionali
incominciavano a erodere la pretesa universalistica e il prestigio
dei pontefici, soprattutto nel campo fiscale, opponendosi al forte
drenaggio delle risorse verso Roma.

Inoltre, incominciavano a crearsi forti contrasti nell’ambito


culturale, laddove la sfera laica e religiosa erano ampiamente
compenetrate, a seguito degli emergenti contrasti tra la tradizione e
i nuovi interessi individuali e collettivi alimentati dall’affermarsi
dell’Umanesimo.
11 12
Ereditata dal padre Filippo, detto il Bello. Ereditati dalla nonna paterna Maria di
13
Borgogna. Ereditati dalla madre Giovanna, detta la Pazza
La riforma di Lutero deve essere inserita e compresa nel più
ampio contesto di crisi religiosa che investì l’Europa nel passaggio
tra cristianesimo medioevale, di forte impronta comunitaria nella
pratica religiosa alla progressiva interiorizzazione della fede.
L’esigenza di una riforma era avvertita fin dall’XI secolo con un
forte richiamo al cristianesimo primitivo contrapposto alla
mondanità e al potere ecclesiastico, alla rilassatezza dei costumi,
alla confusione tra sacro e profano, all’esteriorità religiosa e
all’eccessivo superstizioso ricorso ai Santi. Ad esempio, si cita la
Devotio moderna, un movimento di spiritualità mistica sorto nei
Paesi Bassi nella seconda metà del XIII sec. che promuoveva
l’importanza della preghiera del cuore e della mente, rispetto a
quella vocale e liturgica e richiamava alla vigilanza su sé stessi
nella lotta contro le passioni e il peccato al fine di tendere tutte le
facoltà al servizio di Dio. Tale corrente trovò il massimo esponente
in Erasmo da Rotterdam14, filosofo olandese coetaneo di Lutero
che esercitò una forte influenza su quest’ultimo, benché le
modalità di cambiamento professate fossero sensibilmente diverse
per fini e strumenti. Erasmo, infatti, professava una riforma
pacifica della vita religiosa senza rotture con il pontefice.
Insomma, una sorta di rivisitazione della dottrina e della morale
che il filosofo auspicava prendesse corpo dall’interno della stessa
Chiesa e fosse sponsorizzata dai vertici della stessa.
14
«Umanista olandese (Rotterdam 1466 o 1469-Basilea 1536), tradusse il nome Geert
Geertsz nell’altro umanistico, con cui è universalmente noto, di Desiderius Erasmus. Il
suo testo più famoso è l’Elogio della pazzia (1509), satira sferzante della presunzione
teologica e scolastica, della scandalosa immoralità del clero, dell’indegnità della curia,
sempre in nome di quella nuova visione umanistico-religiosa che in lui riassume
l’avversione umanistica per la sottigliezza scolastica, l’impulso etico-pratico della
devotio moderna e la religione platonica del circolo ficiniano». Fonte: www.treccani.it,
accesso del 15 ottobre 2015.

 Nell’ambito dei citati grandi cambiamenti, il modo di concepire il


rapporto dell’uomo con la divinità, che era stato oggetto di
profonde inquietudini almeno a partire dalla fine del XIV secolo,
giunse a un bivio. Il clima d’incertezza e di ricerca religiosa si era
manifestato, infatti, negli ultimi duecento anni con un coacervo di
modalità differenti se non addirittura contrapposte: dalle vigorose
esortazioni dei mistici -uno fra tutti, San Francesco d’Assisi- per
una spiritualità più profonda e meditata alla ricerca dei valori
originali del messaggio di Gesù Cristo, alla ricerca di premonizioni
e fascinazioni per il mistero all’attesa dell’anticristo, con contorno
di immani catastrofi annunciate da predicatori, pseudoprofeti,
invasati e visionari di ogni risma.
La montante corruzione della Chiesa ormai secolarizzata fece
scaturire inesorabilmente nella società del tempo la diffusa attesa
di un momento catartico e rigeneratore, che ebbe poi una delle sue
15
espressioni più esplicite nella predicazione di Savonarola .
15
«Girolamo Savonarola appartiene a quella schiera di predicatori e riformatori
religiosi che segnarono il passaggio della cultura spirituale e politica italiana alla prima
età moderna. La centralità della sua figura consiste nell’aver coniugato la motivazione
religiosa con una forte partecipazione alle vicissitudini storiche di Firenze. A dar
consistenza e forza ai suoi interventi giovarono sia la lezione di Tommaso d’Aquino sulla
politica come massima esperienza pratica della ragione umana sia la sua capacità di
tradurre quella lezione teorica nel contesto storico in cui si trovò a operare; entrambi
questi fattori furono rafforzati da un’illuminazione profetica, che egli ritenne di
possedere e della cui realtà riuscì, come scrive Niccolò Machiavelli, a convincere i
fiorentini». Fonte: www.treccani.it, accesso del 15 ottobre 2015.

In aggiunta, l’approssimazione dogmatica delle decadenti


facoltà di teologia, accompagnata dai frequenti e profondi contrasti
dottrinali fra i grandi Ordini monastici, non soltanto provocava
sempre maggiore disorientamento nei fedeli più accorti, favorendo
così una multiforme ricerca di nuovi percorsi individuali di
spiritualità, ma soprattutto assecondava l’aspirazione a quella
semplicità evangelica delle origini che si cominciava a ricercare,
anzi a riscoprire attraverso una lettura meno dogmaticamente e
“autorevolmente” interpretata del Libro, più aderente quindi al
mero significato delle parole scritte.
In ciò il lavoro degli umanisti, indirizzato a una serrata esegesi
critica e a una libera interpretazione dei testi, portò alla
pubblicazione di numerose e nuove edizioni della Bibbia, proprio
negli anni che precedettero l’esplosione del protestantesimo.
Frattanto, nei ceti intellettuali prendeva sempre più piede l’idea
dell’uomo come centro del cosmo e, conseguentemente, i valori
umani acquisivano nuova dignità, senza che questo processo di
laicizzazione ridimensionasse l’elemento trascendentale, avviando
così un processo di decristianizzazione strisciante.

  L’esigenza di rinnovamento avvertita da molte parti, sia laiche


sia all’interno della stessa Chiesa, trovò la sua massima
16
espressione nella protesta di Martin Lutero , un monaco
agostiniano, professore di sacre Scritture presso l’Università di
Wittemberg (Sassonia). Lutero ebbe una formazione lontana dalla
cultura umanistica ma nutrita dalla costante lettura della Bibbia.
Egli possedeva un animo estremamente sensibile che oscillava tra
la paura del giudizio divino e la speranza, tra l’incertezza di
cancellare la macchia del peccato originale e la ricerca di vie per la
salvezza individuale.

16
Eiseben (Turingia), 10 novembre 1483-Eisesben 18 febbraio 1546.

Lutero, nel 1517, diffuse le 95 tesi teologiche che contenevano le


riflessioni sulla lettura dei testi sacri, sul confronto con la dottrina
ortodossa della Chiesa e su come questa si riverberasse verso i
fedeli e nei confronti degli aspetti più materiali della vita umana.
Come noto, l’evento storico scatenante la pubblicazione delle tesi,
il casus belli, fu l’accordo tra Alberto di Hohenzollern,
Arcivescovo di Magdeburgo, che aveva bisogno della dispensa del
papa per allargare territorialmente la propria area vescovile e il
papa Leone X che richiedeva fondi per la costruzione della
Basilica di San Pietro. Per tal esigenza comune fu bandita
un’indulgenza plenaria il cui ricavato sarebbe stato spartito tra lo
17
stesso Arcivescovo e Roma .
Ma la “protesta” di Lutero ha origini temporali antecedenti basate
sulla profonda riflessione spirituale; le 95 tesi rappresentano
l’elemento di rottura non solo morale ma soprattutto di contenuti in
quanto contestano il paradigma teologico preesistente. Queste sono
un vero e proprio attacco alla dottrina e all’autorità cristiana.
Lutero analizzò il modello attraverso cui la Roma papale esercitava
il controllo sulle masse: «La Chiesa puntava alternativamente
sulla paura e sulla speranza, perché gli uomini non fossero indotti
a trascurare i mezzi di grazia da un eccesso di sicurezza o di
18
sgomento» . Tutto ciò era garantito da: una dottrina che
19
prefigurava nell’aldilà: il Paradiso , che poteva essere raggiunto
20
attraverso una condotta virtuosa e l’Inferno , che accoglieva le
21
anime dei peccatori. Tra questi due si collocava il Purgatorio : un
luogo di purificazione ed espiazione delle colpe in attesa
dell’ingresso in Paradiso, introdotto nella dottrina dal XV secolo
attraverso un’interpretazione delle Sacre Scritture che non ne fanno
mai un richiamo diretto.
Questa struttura ecclesiale affiancava costantemente il fedele e lo
accompagnava nel proprio percorso di vita, sia religioso che laico,
fino alla morte e anche oltre, poiché, con la propria intercessione e
con l’aiuto dei santi, poteva assicurarne la salvezza nell’aldilà.

. 17
Cfr. R. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 48-49.

. 18
R. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 38.

. 19
«Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente
purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo
vedono “così come egli è” (1 Gv 3,2), “a faccia a faccia” (1 Cor 13,12)»
Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte I, Sezione II, Capitolo III, art. 12,1023.

. 20
«La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità.
Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte
discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, “il
fuoco eterno”. La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna
da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è
stato creato e alle quali aspira». Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte I,
Sezione II, Capitolo III, art. 12,1035.

. 21
«La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è
tutt’altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della
fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze e di Trento. La
Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un
fuoco purificatore: “Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere
che c’è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità
afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non
gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32)”. Da questa
affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo,
ma certe altre nel secolo futuro». Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte I,
Sezione II, Capitolo III, art. 12,1031.

La salvezza nell’aldilà (Paradiso o Purgatorio) poteva essere


assicurata attraverso una vita condotta nella Chiesa e rispettando i
suoi insegnamenti. I fedeli destinati al Purgatorio, poiché
comunque peccatori, potevano ridurre la permanenza in questo
luogo temporaneo di sofferenza attraverso l’esercizio della
preghiera in determinati luoghi e tempi (pellegrinaggi duranti il
Giubileo), mediante opere di carità o facendo offerte materiali alla
Chiesa. Riuscivano in tal modo ad accedere al Paradiso attraverso
l’annullamento dei propri peccati grazie ai meriti accumulati da
22
Cristo, dalla Madonna e dai santi .
Nel tempo, il sistema dell’annullamento dei peccati attraverso
23
l’istituto dell’indulgenza aveva assunto toni di un vero e proprio
affare commerciale abbandonando il valore religioso e divenendo
un sistema per raccogliere denaro per i fini più disparati.
«All’inizio del secolo XVI le indulgenze erano ormai divenute una
voce importante delle finanze papali, e aggravavano il pericolo di
disgustosi scandali. Lo sfruttamento fiscale dell’indulgenza da
parte della curia romana condusse a pratiche analoghe da parte
dei principi che aspiravano alla diretta compartecipazione nel
ricavato finanziario; in caso contrario proibivano la predicazione
24
dell’indulgenza» .
a. 22
Cfr. F. Benigno, L’età moderna. Dalla scoperta dell’America alla Restaurazione,
Editori Laterza, Roma-Bari, 2011, pag. 70.

b. 23
«L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già
rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a
determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa, la quale, come
ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle
soddisfazioni di Cristo e dei santi. L’indulgenza è parziale o plenaria secondo
che libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Ogni
fedele può acquisire le indulgenze [...] per se stesso o applicarle ai defunti». [...]
«L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di
sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli
dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle
misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la
Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo
a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità». [...] «Poiché i fedeli defunti
in via di purificazione sono anch’essi membri della medesima comunione dei
santi, noi possiamo aiutarli, tra l’altro, ottenendo per loro indulgenze, in modo
tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati».
Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte II, Sezione II, Capitolo II, art. 4,1478-9.

c. 24
Hertling L., Bulla A., Storia della Chiesa, Città Nuova, Roma, 2001, pag. 313.
«Studiando approfonditamente le Sacre Scritture, ma anche alcune
lettere dell’apostolo Paolo, Lutero nota come sia chiara
l’affermazione in esse che l’unica salvezza per l’uomo discende
dalla grazia divina, da un gesto volontario del signore che dona al
singolo, secondo il proprio imperscrutabile giudizio, la vita
eterna. Al contrario, la Chiesa non svolge nelle Sacre Scritture
25
alcun ruolo e il papa non vi è neppure nominato» .
La concezione di Lutero, escludeva la possibilità per l’uomo di
acquisire meriti di fronte a Dio, perciò, la sua protesta contro le
indulgenze aveva una fondamentale premessa dottrinale prima che
essere espressione di un’indignazione contro una pratica che si era
trasformata in oggetto di scambio per un colossale commercio che
nulla aveva a vedere con l’ambito spirituale e religioso.
Lutero intendeva in tal modo restituire alla Chiesa tardomedievale
e alla societas christiana la sostanza evangelica divenuta sempre
più evanescente e inconsistente. L’idea era, quindi, quella di
riallacciare un rapporto diretto tra l’uomo e Dio, permettendo ai
fedeli l’interpretazione personale delle Sacre Scritture, senza
intermediari.
Gli elementi caratterizzanti il pensiero luterano sono:
a. - la grazia divina come unica salvezza per
l’uomo. La salvezza non si ottiene attraverso delle buone
26
azioni ma solamente avendo fede in Dio ;
b. - l’uomo non è libero nello scegliere tra bene e
27
male ma è predestinato a compiere determinati atti ;
c. - l’insegnamento della Bibbia è di per sé stesso
chiaro e accessibile a tutti per portare alla conoscenza della
salvezza dal peccato. Ogni credente è sacerdote per se stesso
e può accedere direttamente alla scrittura;
d. - chiunque, illuminato da Dio, può sviluppare una
conoscenza completa ed esatta delle Sacre Scritture. Non
occorre quindi la mediazione di Concili o di papi.
. 25
F. Benigno, L’età moderna. Dalla scoperta dell’America alla Restaurazione,
Editori Laterza, Roma- Bari, 2011, pag. 68.

26
. «La pace ci è offerta soltanto dalla parola di Cristo, ricevuta per mezzo della fede.
Chi non ottiene questo è perduto, anche se il papa l’assolve un milione di volte».
R. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 50.

27
. «L’uomo non può far nulla per salvare se stesso». R. Bainton, La riforma
protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 58.
Tra uomo e Dio c’è un contatto diretto e non è necessaria la
28
presenza di un clero istituzionalizzato ;- i sacramenti sono ridotti
al battesimo e all’eucarestia, gli unici menzionati nelle
sacre scritture e sono validi solo se c’è l’intenzione soggettiva del
fedele. I peccati non si possono rimettere. La confessione, pertanto,
non cancella i peccati e la penitenza non garantisce la salvezza,
pertanto la vendita delle indulgenze appare come una vera e
29
propria truffa .
Tutto ciò si concretizza nel principio della Sola Fide che,
unitamente alla Sola Scriptura, la Sola Gratia, il Solus Christus e il
Soli Deo Gloria costituiscono la formula che riassume i principi
fondamentali della teologia della Riforma, il cuore stesso del
Protestantesimo.
«La critica radicale cui Lutero sottopone le indulgenze contiene in
embrione la messa in discussione del ruolo stesso della Chiesa del
clero e dei sacramenti così come essi sono andati articolando e
sviluppando nei secoli precedenti: è una vera e propria rivoluzione
concettuale che incrina la visione del mondo che sorregge l’ordine
30
costituito della cristianità cattolica» .
Con il rifiuto dell’istituzione cristiana intesa come
organizzazione terrena strutturata sul papato, sul clero secolare e
sui monaci, Lutero mise in dubbio la stessa etica cristiana. Infatti,
se l’uomo non poteva più nulla per la propria salvezza, non
servivano a nulla i precetti e i tutori della regola cristiana. Dalla
riflessione di Lutero, emerse inoltre una diversa declinazione di
morale religiosa: essa divenne la manifestazione della fede
individuale del cristiano che doveva seguire l’esempio di Cristo,
non per salvarsi, ma per agire coerentemente con la sua fede (Sola
Fide). Tale etica protestante si riverberava sulla vita civile in
.

quanto qualunque uomo poteva vivere secondo morale facendo del


bene e amando il suo prossimo, anche coloro che professavano
altre religioni. Su quest’ultimo punto Lutero concordava con la
31
dottrina cristiano-stoica della legge naturale secondo cui tutti gli
uomini sono dotati di raziocino e sono in grado di riconoscere e
amministrare la giustizia, se abbandonano il loro particolarismo.
La conseguenza di tale approccio è che la forza per regolare la vita
dei popoli doveva essere di conseguenza definita dalla legge e
amministrata dallo Stato in qualità di elemento super partes e non
più dalla Chiesa.
Il pensiero luterano s’innescava in un particolare momento storico
portatore di rinnovamenti e la società non potè restare indifferente
al messaggio del giovane monaco agostiniano, che interpretava
bisogni largamente diffusi; tra i primi l’esigenza di rinnovamento
morale e religioso della comunità. Inoltre, le filosofie nascenti che
si rifacevano all’umanesimo ben si sposavano con il concetto
luterano di rapporto diretto credente-Dio, senza l’intercessione del
clero, poiché determinava una religiosità più basata sulla ragione,
quindi più comprensibile, e meno determinata da complessi riti
liturgici che dovevano essere subiti passivamente. Non di meno, i
regnati degli embrionali stati nazionali, poterono trovare nelle idee
di Lutero la possibilità di contrastare il soverchiante
28
. «Lutero ripudiava l’infallibilità papale, negava al clero il privilegio di un
sacerdozio esclusivo, aboliva interamente il monachesimo». R. Bainton, La
riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 58.

29
. «Lutero definì il sacramento come il segno visibile di una grazia invisibile, istituito
da Cristo e specificamente cristiano. In considerazione di questi requisiti egli si
vide costretto a ridurne il numero a due: l’eucarestia e il battesimo». R. Bainton,
La riforma protestante, Einaudi, Torino, 1978, pag. 54.

. 30
F. Benigno, L’età moderna. Dalla scoperta dell’America alla Restaurazione,
Editori Laterza, Roma- Bari, 2011, pag. 70-71.

31
«L’espressione “legge o diritto naturale” non figura espressamente nella Sacra
Scrittura; ma la nuova realtà designatavi si trova chiaramente sia nell’Antico che nel
Nuovo Testamento. L’umanità da Adamo fino a Mosè, che riceverà da Dio una legge
scritta, è retta da una legge morale naturale. Dio la ricorda a Caino, la generazione del
diluvio la viola, e secondo questa legge gli uomini sono ritenuti giusti o cattivi. Nel
Nuovo Testamento S. Paolo parla dei pagani i quali possono conoscere la legge morale
per mezzo della loro coscienza e su questa saranno da Dio Giudicati. Così S.Paolo, per
primo, ci fa assistere al dramma della coscienza che assolve e condanna l’operato dei
gentili. Anche non avendo la guida della legge scritta (la legge mosaica, la legge
positiva di Dio), essi sono inescusabili perché hanno commesso peccati contrari alla
natura in un modo così radicale da chiamarsi in modo speciale peccati “contro natura”
come l’omosessualità, e che hanno così infranto la legge che loro ha dato la natura
stessa, una legge interiore, viva, spontanea, scritta nei loro cuori, e che si presenta
anzitutto come una manifestazione, una testimonianza della “coscienza” e poi attraverso
dei “pensieri” che esplicitano i giudizi di approvazione e di riprovazione della coscienza
stessa: “Quando i pagani che non hanno la legge, fanno, per natura, quello che
prescrive la legge, sono legge a se stessi, pur non avendo la legge; dimostrando così che
i dettami della legge sono scritti nei loro cuori, come ne fa fede la loro coscienza coi suoi
giudizi, la quale, volta per volta, li accusa o li difende” [S.Paolo, Rm 2, 14-15]. Quindi
anche il gentile di S.Paolo è un uomo che prima di ogni legge scritta possiede la legge
morale scolpita nel “cuore”, accessibile alla “ragione” e testimoniata dalla
“coscienza”; e oltre la legge morale può arrivare a conoscere anche Dio come
legislatore supremo e garante della legge naturale stessa, oltre che di Dio come causa
prima, attraverso lo spettacolo della creazione, anche se queste conoscenze sono oscure
e imperfette quanto si vuole, ma tuttavia reali. Per questo i pagani che hanno agito male
sono inescusabili». Pizzorni R., Il diritto naturale, dalle origini a S. Tommaso d’Aquino,
Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2000, pag. 167-168.

  

L’aspro confronto con la Chiesa di Roma, prima esclusivamente


posto su un piano di riflessione dottrinale, trovò quindi terreno
fertile per una sua rapida diffusione. La traduzione in tedesco della
Bibbia e la sua rapida diffusione grazie alla recente invenzione
della stampa, determinò una rapidissima trasmissione dei concetti
luterani che, talvolta estremizzati, fecero da innesco per
l’esplosione di rivolte; dal confronto dialettico si passò ben presto
a quello delle armi.
     La rapida diffusione in Europa del protestantesimo, che si
sviluppò ben presto in distinte correnti su base geografica (luterana
nel nord Europa, calvinista in Svizzere, anglicana in Inghilterra,
valdese nel nord Italia) divenne ben presto fine o mezzo per la
32
definizione dei nuovi assetti politici e sociali . L’imperatore
Carlo V, dopo l’editto di Worms del 1521 con cui dichiarò
fuorilegge Martin Lutero che non aveva accettato di abiurare,
assunse inizialmente una posizione di cautela nei riguardi della
Riforma e tentò la via della mediazione al fine di giungere a una
riconciliazione che avrebbe portato vantaggi politici all’Impero, a
scapito del potere papale. Di contro, le idee luterane furono
cavalcate dai principi tedeschi del nord, dal basso clero, dai
commercianti e da buona parte dei contadini, che attraverso di esse
vedevano un mezzo di affrancamento sia dal controllo imperiale
che dalla Chiesa romana.
Lo scontro fisico con il potere costituito esplose nel 1524 con le
rivolte spontanee di contadini in gran parte della Germania e si
33
conclusero nel 1525 con la battaglia di Frankenhausen .
L’imperatore e i principi soffocarono i moti rivoluzionari ma lasciò
ampie ferite nel tessuto sociale del nord Europa.

32
«L’affermarsi di un organismo ecclesiastico nuovo [...] in opposizione alla Chiesa
cattolica, non frantumò soltanto la struttura della vita religiosa del Medioevo, ma anche
quella della vita sociale e politica». R. Bainton, La riforma protestante, Einaudi, Torino,
1978, pag. 134.

33
«Tra il 1524 e il 1525 l’agitazione coinvolse i contadini delle regioni meridionali
tedesche (Renania, Svevia, Austria). A capo della rivolta si pone un seguace di Lutero,
Tommaso Müntzer che tuttavia si allontana dal pensiero moderato del maestro per farsi
portavoce di un disegno politico molto più estremista e radicale. Egli, infatti, sostiene
che le Chiesa debba essere una comunità di Santi e che ad essa spetti il governo del
mondo. Le teorie di Müntzer, che traggono spunto da un esasperato radicalismo
evangelico, creano le premesse per l’affermazione del movimento degli anabattisti».
AA.VV., L’esame di storia moderna. Dal Rinascimento alla Rivoluzione industriale – II
edizione, Edizioni Simone, Napoli, 2007, cap. IV.
Dal punto di vista religioso, il contesto di relazioni internazionali
esistente, ovvero la guerra contro l’impero ottomano e contro la
Francia, costrinse Carlo V a concedere la tolleranza di culto
luterano (dieta imperiale di Spira del 1526). Tuttavia,
ridimensionata la crisi militare e incoronato nel 1530 da papa
Clemente VII che gli pose sul capo rispettivamente la corona ferrea
e quella imperiale, Carlo V tentò di ricondurre i territori imperiali
all’unità religiosa (dieta imperiale di Augusta nel 1530); «Nella
convocazione [Carlo V] scrisse che “desiderava abolire le
discordie, sacrificare al Salvatore gli errori passati e ascoltare e
tener conto con amore e bontà ogni opinione e pensiero per
34
portarli a una verità cristiana”» . Questa condizione tuttavia non
si verificò e il confronto determinò anzi la spaccatura con alcuni
principi che nel rifiutarsi di sottomettersi alla volontà imperiale
35
presentarono un documento di “Protesta” ; di qui il termine
protestante per indicare il seguace di tale fede religiosa. Si chiuse
in tal modo la fase di dialogo per trovare una conciliazione in
grado di ritrovare l’unità religiosa.
36
I principi protestanti, si riunirono così nella lega di Smalcalda ,
dando avvio a un confronto militare con l’imperatore. Benché
sconfitti duramente nella battaglia di Muelberg nel 1547,
l’Imperatore Carlo V si vide costretto a raggiungere un accordo
con gli stessi e con la pace di Augusta del 1555 viene
definitivamente riconosciuta la confessione luterana nei territori
dell’impero i cui principi ne professano il credo (principio del
cuius regio eius religio).

. 34
Fries H., Kretschmar G. (a cura di), Il pensiero medievale. I classici della teologia,
Jaka Book, Milano, 2005, pag. 214.

. 35
«Confessione di fede presentata all’imperatore Carlo V, Cesare Augusto, nella
dieta di Augusta, l’anno 1530. È stata redatta da filippo Melantone, utilizzando
anche materiale precedente, fra cui i 19 articoli di Schwabach, redatti
nell’ottobre del 1529 probabilmente dallo stesso Melantone su consiglio di
Lutero; i 15 articoli di Marburgo del 1529 e gli articoli di Torgau, approvati da
un gruppo di teologi convocati dall’elettore Giovanni di Sassonia nel marzo 1530
per rispondere alla richiesta dell’imperatore di rendere ragione di come la fede
cristiana era vissuta nei suoi territori. Il testo venne approvato da Lutero e
sottoscritto da diversi principi tedeschi. La confessione di Augusta è senza dubbio
la confessione di fede nella quale si riconoscono la maggior parte delle Chiese
della Riforma. Consta di 28 articoli, suddivisi in due parti. La prima (artt.I-XXI)
contiene i “principali aricoli della fede”, la seconda (artt. XXII-XXVIII) tratta
degli “abusi che sono corretti”. Il tono generale del documento è conciliante».
Bornkamm H. (a cura di), traduzione di Serafini M.R., La Confessione augustana
del 1530, Claudiana, Torino, 1980.

. 36
«Smalcalda, Lega di Alleanza conclusa il 27 febbraio 1531 fra numerosi principi
tedeschi e i rappresentanti delle città imperiali protestanti, con l’intento di
opporsi all’imperatore Carlo V, che aveva tentato di imporre l’abbandono del
luteranesimo. Nata su un terreno confessionale, la Lega si trasformò in un blocco
antiasburgico con l’adesione della Baviera, della Francia e di altre potenze
(Inghilterra, Danimarca, Svezia)». www.treccani.it, accesso del 24 ottobre 2015.

Il 1555, anno che pone fine alle sanguinose guerre di religione


che per circa un trentennio avevano causato immani tragedie e
sofferenze in Europa, può essere indicato coma l’anno di
ufficializzazione della spaccatura della Chiesa cattolica nelle sue
diverse professioni di culto.
Il millenario e granitico istituto ecclesiastico che aveva soppiantato
i vari credo pagani dell’impero romano, che aveva sostituito in
parte quest’ultimo, e che era sopravvissuto ai vari eventi che si
erano susseguiti nel vecchio continente per circa dodici secoli, subì
per la prima volta un forte ridimensionamento in termini di
espressione del proprio potere spirituale e temporale, forza che sarà
ulteriormente erosa nel corso dei secoli successivi.
CAPITOLO TERZO
LA CHIESA MODERNA
La Chiesa cattolica dovette affrontare seri problemi anche nel
XVI secolo nel quale reagì alla Riforma protestante con la
Controriforma (Concilio di Trento 1546-1563).
Celebre il “caso Giordano Bruno”, uomo di acuto ingegno che
prese l’abito domenicano e fin da giovane contestò tenacemente la
corruzione della Chiesa e inoltre negò il culto dei santi e della
Madonna per concentrarsi su Cristo. Accusato e scomunicato dal
Sant’Uffizio, girovagò per l’Europa, insegnando in varie
università; tornato in Italia, fu arrestato e processato inizialmente
dall’Inquisizione veneziana, che lo fece trasferire a Roma, dove, in
prigionia, fu sottoposto ad un secondo processo, con l’accusa di
essere un eretico impenitente; condannato, fu arso vivo il 17
37
febbraio 1600, nonostante il cardinale Roberto Bellarmino lo
avesse più volte invitato a ritrattare quanto affermato, anche su
sollecitazione del papa Clemente VIII. La Chiesa di oggi,
rivedendo il caso di Giordano Bruno, ha mantenuto la scomunica e
la condanna di tutte le sue opere, ma ha giudicato eccessiva la
punizione.
38
Diverso è stato il caso di Galileo Galilei , che, a differenza di
Bruno, si è sempre considerato cristiano: per questo motivo,
convinto che ormai le sue idee sulla validità del sistema
copernicano e sulla falsità di quello aristotelico-tolemaico fossero
ormai diffuse in tutta l’Europa, decise di abiurare per salvarsi la
vita, nel processo del 1633, (avvenuto dopo un richiamo informale
del Sant’Uffizio, che nel 1616 gli aveva ingiunto di non divulgare
o insegnare la teoria copernicana), dopo la pubblicazione del
“Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” nel 1632,
dedicata al papa Urbano VIII, della cui amicizia lo scienziato
aveva precedentemente goduto; Urbano VIII, ex cardinale
Barberini, era infatti sensibile al progresso della scienza, ma era
stato convinto dai cardinali aristotelici, nemici di Galileo, che
Galileo avesse ridicolizzato, nella suddetta opera, sia pure
39
implicitamente, la figura stessa del papa.
37 38
Poi santificato.J.- P. Lonchamp, Il caso Galileo, a c. di G. Mariani, ed. Paoline,
39
Cinisello Balsamo (Milano), 1990. Cfr. il film di Liliana Cavani, Galileo, 1968, colore.
Quando questo film uscì, nel 1968, nelle sale cinematografiche di Venezia, fu
immediatamente censurato e ne fu proibita anche la trasmissione televisiva.

Soltanto con Giovanni Paolo II la Chiesa ha rettificato


completamente il suo giudizio su Galileo, eliminando ogni
condanna e riconoscendo i propri errori.
Nel 1622 il papa Gregorio XV fondò la “Congregazione di
propaganda fidei” per evangelizzare i poveri, alla quale segue
l’opera di un francese, San Vincenzo de’ Paoli, con il quale
nascono le “Figlie della carità”, delle suore laiche.
Nella Francia di Luigi XIII, il primo ministro cardinale
Richelieu, si impegnò per restaurare il potere del Re sulla nobiltà,
seppe tenere a freno la nobiltà e sconfisse gli ugonotti nella
battaglia de La Rochelle, poiché i calvinisti francesi, approfittando
dei privilegi ottenuti con l’editto di Nantes, tendevano a costituire
una specie di repubblica entro i confini della Francia, una sorta di
“Stato dentro lo Stato”.
In politica interna Richelieu rafforzò l’apparato statale con
burocrati stipendiati dalla Corona e scelti tra la borghesia, e non
più tra la nobiltà, che venne quindi sostituita nelle mansioni di
governo: questi borghesi costituivano la “nobiltà di spada”, che si
differenziava dalla “nobiltà di toga” di tipo feudale; i privilegi
della “nobiltà di spada” furono eliminati e si strinsero sempre più i
rapporti tra i “nobili di toga” e la monarchia.
Questa stessa politica verso la nobiltà sarà seguita dal successore
di Richelieu, il cardinale Mazarino, primo ministro negli ultimi
anni di regno di Luigi XIII e poi primo ministro durante l’inizio del
regno di Luigi XIV, il “Re Sole”, salito al trono all’età di soli 5
anni. L’opera del Mazarino fu però difficile perché la “nobiltà di
spada”, per riconquistare il potere e i privilegi, fece leva anche sul
malcontento popolare, dovuto alle pesanti tasse che i Francesi
dovettero pagare per affrontare la guerra dei trent’anni (1618-48),
ultimo grande conflitto religioso della storia moderna, al termine
del quale i protestanti videro riconosciuti i loro diritti in tutta
Europa e l’Impero fu ridotto ad una larva.
Da notare che la Francia di Luigi XIII e di Richelieu entrò in
guerra solo alla fine del conflitto, nel 1636, e si schierò a fianco
delle potenze protestanti in quanto fortemente preoccupata da una
possibile aggressione dell’Impero. La lungimiranza di Richelieu
portò la Francia, alla fine del conflitto, a sedersi al tavolo dei
vincitori nella pace di Westfalia e ad ottenere l’Alsazia ed altre
città. Richelieu e Mazarino furono quindi due abilissimi strateghi
che, con le loro lungimiranti azioni di governo, consolidarono il
potere dei re di Francia, Luigi XIII e Luigi XIV, stabilendo, in
questo caso, l’alleanza fra trono ed altare, anche se non
mancarono, nella Chiesa cattolica, autorevoli voci di dissenso, che
accusarono il Re di avere ridotto in miseria il popolo a causa di una
40
serie di guerre fallimentari condotte in politica estera : è questo
proprio il caso dell’arcivescovo di Parigi, il cardinale e filosofo
41
Francois Fénelon . Facendo tuttavia leva sul malcontento
popolare, come si è detto, la nobiltà francese di spada si organizzò
nella “fronda parlamentare” (1648) e nella “fronda dei principi”
(1650), ma entrambe rientrarono grazie all’abile politica del
Mazarino, che morì nel 1661, dopodiché Luigi XIV affermerà
pienamente l’assolutismo monarchico in Francia, assumendo
personalmente il compito di amministrare il Paese.
L’assolutismo di Luigi XIV colpì anche la Chiesa cattolica: il
Sovrano nel 1682 emanò la Dichiarazione gallicana, consistente in
4 articoli ( nota anche come “4 Articoli gallicani”) con i quali il re
si arrogava il diritto di nominare i vescovi, in terra di Francia, al
posto del Papa e sottoponeva, in Francia, l’autorità del papa a
quella del Concilio di vescovi, da lui nominato, quindi, all’autorità
del Re. In particolare, i 4 articoli gallicani affermano quanto segue:
a. Il re ed i principi hanno origine divina e quindi è legittimo il loro
potere assoluto, fondato sulla santità del sangue reale;
b. Il concilio è superiore al papa;
c. La Francia ha tradizioni particolari;
d. Nelle questioni di fede il giudizio del papa dev’essere conforme
a quello espresso dall’episcopato.

40 41
F. Fénelon, Lettre à Louis XIV, 1695, trad. it. di S. Sarrubbi, Paris, 1825. F.
Fénelon fu infatti anche filosofo, autore de Le avventure di Telemaco.
Luigi XIV affermò così, in Francia, la supremazia del
conciliarismo sul papismo, rovesciando quanto sostenuto, dopo la
parentesi del papato avignonese, dal Concilio di Basilea del 1431,
ovvero la tesi papista. Tuttavia tale gallicanesimo non fu
mantenuto dal “Re Sole” perché i contrasti con il papa Innocenzo
XI lo costrinsero a ritirare la Dichiarazione gallicana.
Il “gallicanesimo” è, per definizione, una tendenza del potere
laico (non necessariamente quello regale o imperiale), in Francia,
ad assoggettare la Chiesa allo Stato: ancora oggi si parla infatti di
gallicanesimo, come se ne parlava nel 1300 durante il conflitto tra
Bonifacio VIII e Filippo IV, conclusosi con il trasferimento della
sede pontificia da Roma ad Avignone, e come se ne è parlato con
Luigi XIV.Nel 1685 Luigi XIV emanò l’editto di Fontainebleau,
con il quale revocava l’editto di Nantes concesso da Enrico IV:
questo atto rientra nella politica di accentramento dei poteri del re,
che investì anche la sfera religiosa. In particolare, il “Re Sole”
sostenne che, non essendo più quasi più presenti gli ugonotti nel
regno di Francia, l’editto di Nantes non aveva più senso. Luigi XIV
favorì la conversione dei calvinisti al cattolicesimo, ma i più
ostinati furono perseguitati e costretti a lasciare la Francia: 200.000
ugonotti abbandonarono infatti il Paese ed i più poveri, che non
poterono espatriare, furono massacrati, come capitò nella regione
della Linguadoca
.Un’altra minoranza religiosa perseguitata dal re fu quella dei
giansenisti, movimento religioso al quale fu molto vicino il
filosofo e matematico Blaise Pascal (molti dei suoi scritti furono
infatti pubblicati dai suoi amici giansenisti), che si stavano
pericolosamente infiltrando anche nelle università, come la celebre
“Sorbonne” di Parigi. I giansenisti erano seguaci di Paolo di Tarso,
Agostino e Calvino, che erano poco indulgenti contro la corruzione
e distinguevano nettamente l’umanità tra dannati e salvati.La
madre di Manzoni, nipote di Cesare Beccaria, era giansenista, e gli
scritti manzoniani anteriori al 1810, data convenzionale della sua
conversione al cattolicesimo, sono infatti impregnati di
giansenismo, come il carme In morte di Carlo Imbonati. Nel quinto
ed ultimo degli Inni Sacri, Manzoni matura definitivamente la sua
conversione al cattolicesimo, invocando la discesa dello Spirito
Santo su tutta l’umanità sofferente.
Il 1600 è il secolo in cui i cattolici offrono anche grandi esempi di
mistica e di risveglio spirituale, non solo di repressione e chiusura.
In Germania, in ambito protestante, si diffonde il pietismo, in seno
al luteranesimo, che insiste sul tema del ripiegamento interiore e
vuole così reagire al razionalismo che sta emergendo e che si
diffonderà nel Settecento con il sentimento interiore ed un’etica
rigidissima, che influenzerà anche gli scritti del filosofo Immanuel
42
Kant , che terrà comunque presenti certi insegnamenti pietisti
nelle sue grandi opere mature di filosofia morale, quali la
“Fondazione della metafisica dei costumi” e la “Critica della
ragion pratica” (1788).
In Austria si affermò il “Dispotismo illuminato” o “Assolutismo
illuminato” (ossimoro che vuol significare l’atteggiamento di
apertura dei sovrani verso le nuove idee illuministiche di libertà e
tolleranza; la contraddizione di fondo di tale atteggiamento
consiste nel fatto che tali riforme dovevano provenire dall’alto, dai
nobili e dal clero, cioè proprio da quelle classi sociali che le
riforme stesse dovevano colpire).Questa politica di riforme fu
inaugurata dall’imperatrice Maria Teresa, ma portata
energicamente avanti dal figlio Giuseppe II d’Austria, che requisì
le terre alla Chiesa e ridusse fortemente i privilegi ecclesiastici,
nonostante l’opposizione del papa Pio VI. La politica di Giuseppe
II fu detta “giuseppinismo”; nel 1781 emanò la “Patente di
tolleranza”, con la quale concesse libertà di culto ad ebrei
protestanti ed ortodossi, che non furono più esclusi dai pubblici
impieghi, per le assunzioni si dovevano valutare soltanto la
condotta morale e le competenze professionali; per la prima volta
43
in Europa gli ebrei poterono iscriversi all’università .
In Italia, a parte i centri culturali, a carattere economico e
giuridico, di Milano, Firenze e Napoli, nello Stato pontificio e
nelle altre regioni (soprattutto in quelle meridionali) il programma
di riforme fu piuttosto debole in quanto ostacolato dalla Chiesa
cattolica.
Invece in Spagna ed in Portogallo, anche se rimasero immutati i
privilegi della nobiltà, fu colpita la Chiesa, in particolare i gesuiti,
che furono prima espulsi proprio dai Paesi della penisola iberica,
tradizionalmente cattolici, e poi soppressi nel 1773 come ordine
per essere ricostituiti solamente nel 1815 dal Congresso di Vienna,
sotto papa Pio VII, successore di Pio VI.
42
La madre di Kant era una fervente pietista e non a caso farà studiare il figlio nel
Collegio “Fredericianum”, di indirizzo pietista, a Konigsberg, città natale del filosofo.
43
Giuseppe II d’Austria, “Patente di tolleranza”, 1781, in M. Rosa, Politica e religione
nel ‘700 europeo, Sansoni, Firenze, 1974.

In Portogallo il marchese Pombal, nobile illuminato e ministro


del re Giuseppe I, requisì tutte le terre ai gesuiti; ma a Giuseppe I
successe Maria I, che ripristinò i privilegi ecclesiastici.
In tutta Europa si diffondeva intanto il deismo, in
contrapposizione al teismo, cioè alla fede nelle religioni rivelate,
come quella cattolica.
Il deismo è la fede in una religione naturale e razionale, cioè
comprensibile solo con l’uso della ragione naturale, senza
necessità di una Chiesa strutturata e storicizzata, senza gerarchia,
senza una divinità rivelata, ma presente nella natura stessa, una
sorta di panteismo (dal greco “Dio in tutte le cose”), ovvero la tesi
già sposata da Bruno alla fine del ‘500.
Il deismo fu l’atteggiamento religioso seguito dalla maggioranza
degli illuministi, anche se non mancarono filosofi atei, soprattutto
in Francia, quali Helvetius, autore de “De l’esprit”, D’Holbach ed
il secondo Diderot, quello della “Lettera sui ciechi”.
Nonostante il razionalismo della cultura illuministica del secondo
Settecento non fosse favorevole alla religione in generale ed alla
Chiesa cattolica in particolare, non mancarono, durante la
Rivoluzione francese, ecclesiastici illuminati, sia nel basso clero,
come l’abate Sieyés, teologo e fisico che prese le difese del terzo
stato, o come l’abate Gregoire, addirittura filogiacobino, sia
nell’alto clero, come l’arcivescovo di Nancy, che insieme ad altri
nobili illuminati, la famosa notte del 4 agosto 1789 rinunciò
spontaneamente ai propri privilegi feudali (anche se tale
atteggiamento “spontaneo” fu in parte causato dal fenomeno dagli
assalti armati dei contadini ai castelli dei nobili, avvenuti proprio
nella seconda quindicina del luglio 1789, assalti passati alla storia
come “Grande Paura” ed aventi per scopo quello di bruciare i
documenti attestanti i privilegi feudali).

Per risanare lo Stato francese sul piano finanziario, verso la fine


del 1789 si decise di requisire i beni ecclesiastici: l’Assemblea
Nazionale Costituente stabilì l’emissione di speciali titoli di Stato,
gli “assegnati”, che come garanzie avevano i beni e le terre
requisite alla Chiesa ed incamerati dallo Stato. Durante la
Rivoluzione gli assegnati circolavano come regolare carta moneta,
ma persero progressivamente valore fino ad essere soppressi in età
napoleonica.
44
Nel 1790 fu varata la “costituzione civile del clero” : i preti
dovevano giurare fedeltà allo Stato e diventavano praticamente
impiegati statali, stipendiati dallo Stato, ma il clero francese si
divise tra clero giurato, la minoranza, e clero refrattario, la
maggioranza, presente soprattutto nelle zone agricole come la
Vandea (una regione occidentale della Francia a grande tradizione
contadina e filoclericale) incoraggiata dal papa Pio VI.
Nonostante il clero refrattario venisse perseguitato, i rapporti tra
Chiesa e Stato non erano pessimi, almeno inizialmente, e certe
preghiere come il “Te Deum” furono tollerate; in seguito i rapporti
peggiorarono quando fu introdotto il divorzio e soprattutto quando
furono fatte entrare le spoglie del filosofo illuminista anticlericale
Voltaire nel Pantheon. Questo per la Chiesa fu un atto
45
inaccettabile .
Alla fine della Rivoluzione, durante il periodo del “Terrore”
(dalla primavera del 1793 a quella del 1794) furono addirittura
chiuse le chiese ed il culto di Gesù Cristo fu sostituito con quello
dei martiri della Rivoluzione, come Marat (si pregava infatti “sul
cuore di Gesù e sul cuore di Marat”, che venne rappresentato dal
pittore Jacques Louis David ne “La morte di Marat” come una vera
e proprio martire), della Dea Ragione e dell’Essere Supremo (il
culto dell’Essere Supremo fu istituito da Robespierre l’8 giungo
1794, sotto l’influsso delle idee deistiche del filosofo Jean-Jacques
Rousseau, che Robespierre aveva conosciuto personalmente da
ragazzo). Al culto di Cristo, della Madonna e dei Santi si sostituì
una forma di religione laica, basata sulla fedeltà morale alla
Repubblica ed alla “virtù” rivoluzionaria, tesa a combattere tutti
coloro che complottavano contro la Rivoluzione ed i nemici della
Repubblica. Il processo di scristianizzazione fu inaugurato dal
rivoluzionario Hebert e completato da Robespierre, dopo che
quest’ultimo aveva fatto condannare a morte lo stesso Hebert, con
l’accusa di complotto controrivoluzionario.
Stato e Chiesa in Francia si riconcilieranno solamente con il
Concordato stipulato nel 1801 tra Napoleone ed il nuovo papa Pio
VII, che governò la Chiesa dal 1800 al 1823, quindi durante il
Congresso di Vienna e nel primo Risorgimento; il concordato
napoleonico rimase in vigore fino al 1905, quando in Francia si
stabilì la separazione tra Stato e Chiesa. Tuttavia Napoleone abolì
anche la legge sul maggiorascato, incidendo così sulla
composizione dell’alto clero, che non fu più costituita da soli
nobili.
Nel 1806 terminò il Sacro Romano Impero e nacque l’impero
austro-ungarico.

44 45
J. Comby, Per leggere..., cit., t. II, p. 72. L. J. Rogier – G. de Bertier de Sauvigny –
J. Hajjar, Secolo dei lumi, rivoluzioni, restaurazioni, vol. 4, in Nuova storia della Chiesa,
a c. di A. M. Berti, Marietti, Milano, 2004.

Nel 1799 cade la Repubblica partenopea, una delle cinque


repubbliche giacobine o ‘sorelle’ fondate da Napoleone dopo la
campagna d’Italia del 1976: i Borboni, aiutati dalle armate del
cardinale Ruffo, un alto prelato fortemente reazionario, dall’esilio
in Sicilia tornano sul trono di Napoli, reprimendo nel sangue i
patrioti napoletani. L’esercito di Ruffo era quello dei “sanfedisti”,
ovvero della “santa fede”, che nel Risorgimento del primo
Ottocento collaborerà con le potenze reazionarie della Santa
Alleanza nella repressione dei moti patriottici.
CAPITOLO QUARTO
LA CHIESA CONTEMPORANEA

Con Pio VII si apre il Risorgimento italiano: il suo pontificato


durò dal 1800 al 1823, nel 1814, in seno al Congresso di Vienna e
durante il clima della restaurazione dell’ “ancien régime”, ripristinò
l’ordine dei Gesuiti, soppresso con il “dispotismo illuminato”. Pio
VII appoggiò la politica reazionaria e filoaustriaca del Congresso
di Vienna e benedì l’alleanza politica tra Austria, Russia e Prussia,
che si chiamò infatti “Santa Alleanza”. Scopo della Santa Alleanza
era quello di ripristinare l’ordine politico, in Europa, precedente a
Napoleone, cioè quello delle monarchie assolute, spazzando via
ogni innovazione democratica introdotta dalla Rivoluzione
francese. Sotto il pontificato di Pio VII il clero si divise tra:
cardinali zelanti, reazionari, costituenti la maggioranza del collegio
cardinalizio, con il cardinale Rivarola, che collaborò attivamente
con la Santa Alleanza denunciando e condannando a morte molti
patrioti che lottavano per liberare la penisola italiana dal giogo
austriaco; e cardinali liberali, antiaustriaci, con il cardinal
Consalvi. Vi furono anche preti impegnati nel Risorgimento, come
il padre Andreoli, fucilato insieme ad altri 9 carbonari.
Lo Stato della Chiesa comprendeva, nei confini stabiliti dal
Congresso di Vienna, Lazio, Umbria, Marche e Legazioni
Pontificie, ovvero la fascia costiera della Romagna: il clima che si
respirava era oppressivo e repressivo, anche dal punto di vista
intellettuale. Pio VII appoggiò le società segrete cosiddette di
“destra”, quali le “Amicizie cristiane”, i “Cavalieri della Fede”, i
“Concistoriali” ed i “Sanfedisti”, molto forti con il cardinale Ruffo
durante l’età napoleonica, nel Regno delle Due Sicilie, che
comprendeva tutta l’Italia meridionale e la Sicilia ed era affidato ai
Borboni.
L’opera di Pio VI durante la Rivoluzione francese e di Pio VII
durante la Restaurazione fu strenuamente difesa dal filosofo
46
savoiardo conte Joseph De Maistre nelle sue opere “Le serate di
San Pietroburgo” (1818) e soprattutto in “Del Papa” (1819).
In questa seconda De Maistre ribadì la natura divina del potere
monarchico e l’illegittimità di ogni rivendicazione popolare di
sovranità, in quanto il popolo non deve avere diritti, ma dev’essere
servo di pochi aristocratici perché “Dovunque il piccolo numero ha
47
sempre condotto il grande” ; la libertà e la democrazia vanno
combattute, poiché rendono impossibile il governo del popolo da
parte dei nobili, che devono collaborare con il sovrano
nell’esercizio del potere assoluto. Anche il papa, per De Maistre, è
un sovrano assoluto, il cui potere, come quello di tutti i monarchi
assoluti, è legittimato da Dio. La Rivoluzione francese fu il “parto
48 49
del demonio” ed ha finito “per porre sul trono un gendarme” .
L’Inghilterra, afferma De Maistre, ha compiuto una rivoluzione
50
politica nel 1688 , ma gli esiti di questa rivoluzione devono
51
ancora essere vagliati dalla storia .
Tuttavia, il pensiero di De Maistre, alla luce delle considerazioni
di Candeloro e dei fatti che si sono poi verificati, risente di una
certa utopia, che potremmo definire “utopia reazionaria”.
A Pio VII seguirono i tre brevi pontificati di Leone XII, Pio VIII,
Gregorio XVI, che abbracciarono la linea reazionaria già tracciata
da Pio VII, ed il lunghissimo pontificato di Pio IX, il più
importante Papa della storia del risorgimento.

46 47
Era nativo di Chambery, in Alta Savoia, in cui è ancora oggi visibile il suo castello.
J. De Maistre, Del Papa (1819), in C. Galli, I controrivoluzionari, Il Mulino, Bologna,
48 49 50
1981, p. 97. Ibid. Ibid. La “Glorious Revolution”, che ha portato alla caduta della
monarchia assoluta degli Stuart ed all’instaurazione di una monarchia costituzionale
51
liberale, la prima in Europa. J. De Maistre, Del Papa (1819), ..., cit., pp.79/87.
Pio IX venne eletto papa nel 1846 e divenne presto un simbolo
del quale si servirono indistintamente sia liberali moderati che
repubblicani; venne infatti definito un “papa illuminista” per le sue
aperture verso i problemi della lotta contro l’Austria e
dell’unificazione nazionale; fu in realtà un uomo profondamente
religioso, che svolse una funzione politica solo perché si trovò ad
operare in un particolare momento storico, quello delle guerre
d’indipendenza; fece quindi il “papa politico”, l’ultimo “papa-re”,
come fu quasi universalmente definito, ma in realtà non fu un
politico, bensì un uomo di profonda spiritualità, che si trovò a “fare
il politico” in un determinato momento storico, delicatissimo per la
situazione italiana ed i rapporti diplomatici con gli altri Stati.
Nel 1843, quando Pio IX non era ancora salito al soglio
pontificio, lo storiografo cattolico Vincenzo Gioberti pubblicò il
“Primato morale e civile degli italiani”, in cui affermò la tesi
neoguelfa, in seguito ben accolta da Pio IX.
Gioberti rifiutò la prassi rivoluzionaria, considerata pericolosa
dalla piccola e media borghesia cattolica alla quale lo storiografo si
rivolgeva. La rivoluzione, per Gioberti, porta solo disordine: non vi
è pace senza ordine, né bene civile. Due sono le armi del potere
sovrano: il diritto, cioè la forza morale, e l’esercito, cioè la forza
materiale. Parallelamente a queste due armi, esistono due tipi di
rivoluzione: una moderata e legittima, tesa a modificare ed a
mitigare il potere sovrano quando è necessario; una violenta ed
illegittima, tesa a distruggere il potere sovrano per lasciare spazio
soltanto all’anarchia, “sommo di tutti i mali”.

La Rivoluzione francese fu per Gioberti un esempio di


demagogia, che grazie alle “furie della plebe”, ha portato ad una
nuova tirannide. Le rivoluzioni dell’Ottocento europeo sono
“brutte copie” della Rivoluzione francese e per questo sono
52
fallite .
Dopo aver criticato aspramente la rivoluzione, Gioberti afferma
53
la tesi neoguelfa : il potere temporale del papa affonda le sue
radici in 18 secoli di storia, è assistito da Dio e rafforzato dalla
fede dei popoli e non ha, secondo lo storico, mai violato le
sovranità nazionali, anche nei momenti più difficili.
Nella conclusione dell’opera, Gioberti auspica la liberazione
degli Stati italiani dagli stranieri e la loro unione in una
confederazione posta sotto l’autorità morale del Papa.
Questo in controtendenza alle varie ipotesi di federalismo laico
(neoghibellinismo) che si stavano facendo spazio proprio in quegli
anni.
Sulla figura di Pio IX non mancarono delle ‘ombre’, come
evidenziano gli storici di parte laica, liberale e repubblicana: nel
1848 inviò un contingente di truppe pontificie a sostegno del
Piemonte di Carlo Alberto nella prima guerra d’indipendenza, ma
il 29 aprile dello stesso anno ritirò le sue truppe, sostenendo che la
Chiesa non poteva combattere una guerra contro una potenza
cattolica come l’Austria. La guerra si concluse con la sconfitta
italiana, in seguito alla “allocuzione del 29 aprile”, atto con il
quale il papa ritirò le truppe.
Nel 1849 a Roma venne proclamata la Repubblica con un
triumvirato costituito da Mazzini, Armellini e Saffi ed il papa fu
costretto a rifugiarsi a Gaeta, ma il presidente della Repubblica
54
francese Luigi Napoleone Bonaparte nello stesso 1849 riportò il
Papa a Roma, ponendo fine all’esperienza della Repubblica
romana, la cui costituzione, la più avanzata del Risorgimento, non
riuscì nemmeno ad entrare in vigore.
Nel 1850 il ministro Siccardi, del governo D’Azeglio, emanò le
“leggi Siccardi”, con le quali limitava i privilegi della Chiesa; Pio
IX reagì bruscamente condannando il pensiero liberale, considerato
“anticattolico”.
52
V. Gioberti, Del primato morale e civile degli italiani, in Pagine storiche e politiche, a
53
c. di F. Barbieri, Sei, Torino, 1927. Riprendendo la denominazione dalle parti “guelfi”,
difensori del papato, e “ghibellini”, difensori dell’imperatore, in auge in età medievale.

54
Il futuro imperatore Napoleone III, a partire dal colpo di Stato del 2 dicembre 1851
fino al settembre 1870. Fu invece presidente della Repubblica francese dall’aprile 1848 al
1° dicembre 1851.
A D’Azeglio succede nel 1852, quale nuovo primo ministro,
Camillo Benso conte di Cavour: deciso ad unificare l’Italia come
una monarchia costituzionale, vide nel Piemonte lo Stato- guida
della futura Italia e nella Chiesa un ostacolo all’unificazione
nazionale. Nota è infatti la sua massima “Libera Chiesa in libero
Stato”: Chiesa e Stato sarebbero stati ognuno indipendente e
sovrano, ma ognuno nel proprio ordine, senza alcuna reciproca
interferenza. Cavour limitò così il potere temporale del papa,
contravvenendo al disegno politico di Gioberti, e Pio IX condannò
formalmente il suo pensiero.
Gli scontri tra Cavour ed il papa proseguirono: dopo la II guerra
d’indipendenza, nel 1860 l’esercito regio di Vittorio Emanuele II
su ordine di Cavour sconfisse le truppe pontificie a Castelfidardo,
nelle Marche, liberando così le Marche e l’Umbria, che furono
annesse al Regno di Sardegna, che da lì a poco sarebbe diventato
55
Regno d’Italia .
56
L’8 dicembre 1854 Pio IX istituì il dogma dell’Immacolata
concezione: fu la prima volta nella storia della Chiesa che venne
proclamato un dogma fuori dal concilio. Sempre nel 1864 Pio IX
57 “
emanò l’enciclica Quanta cura”, nella quale si condannano: il
razionalismo, il socialismo, il liberalismo, il gallicanesimo. A
questa enciclica si aggiunse, sempre nel 1864, un Sillabo, cioè un
compendio di condanne, in 80 punti, di varie affermazioni: sono gli
“80 errori del nostro tempo”, fortemente criticato dallo storico
58
contemporaneo Giovanni Spadolini .
55 56
Il 17 marzo 1861, con capitale a Torino. Il dogma, per definizione, è una verità
57
presente nelle Scritture, ma interpretata soltanto dalla Chiesa. L’enciclica, per
definizione, è una lettera di alto valore pastorale, e come tale destinata al pubblico,
affinché venga letta e commentata, quindi di uso “essoterico”, e non “esoterico”. In
questo l’enciclica si differenzia dall’epistola, che è invece riservata a pochi; è una
distinzione che risale alla classicità romana, a Cicerone (che scrive, ad esempio, le
58
epistole Familiares) ed a Paolo di Tarso. G. Spadolini, L’opposizione..., cit.

Nel 1859 erano intanto nati i Salesiani, fondati da San Giovanni


Bosco, per l’istruzione dei giovani: oggi sono presenti in 130 Paesi
del mondo ed in Italia sono radicatissimi a Torino, dove sono
proprietari della casa editrice “SEI” e dove hanno numerose scuole
private.
Nel 1867 Giuseppe Garibaldi tentò di entrare in armi nello Stato
pontificio, ma venne fermato e sconfitto a Mentana dai Francesi di
Napoleone III, che presidiavano lo Stato pontificio con un
contingente di truppe.
L’8 dicembre 1869, il giorno del dogma dell’Immacolata
concezione, Pio IX aprì il Concilio Ecumenico Vaticano I, aperto
“sine die”, cioè mai chiuso. Al Concilio, interrotto nel 1870 a causa
della breccia di Porta Pia, parteciparono 700 vescovi.
In questo concilio sono particolarmente importanti due
costituzioni dogmatiche, la “Dei filius”, e la “Pastor aeternus”.
59
Nella prima in opposizione al razionalismo positivistico di quel
periodo, si ribadì la razionalità della teologia e delle dimostrazioni
dell’esistenza di Dio.
Nella seconda si stabilì il primato universale del Papa su tutta la
Chiesa e si affermò l’infallibilità pontificia quando il papa parla
“ex cathedra” di questioni di morale e di fede: in tali occasioni è
infallibile perché gode dell’assistenza dello Spirito Santo (ma non
in questioni di carattere sociale). Tale dogma venne proclamato nel
1870, proprio in seno alla costituzione dogmatica “Pastor
aeternus”. Il dogma dell’infallibilità del Papa fu sostenuto,
all’interno del Concilio, da una maggioranza del clero contro una
minoranza, per cui si giunse ad un compromesso, con i limiti dell’
“ex cathedra” e delle questioni di morale e fede.
Pio XII se ne avvarrà per affermare il dogma dell’assunzione di
Maria al cielo nel 1950. L’esigenza primaria del Concilio fu quindi
quella di rispondere al Positivismo razionalistico del tempo.
59
Il positivismo è un movimento filosofico che nasce nel primo Ottocento e si diffonde
anche nel secondo: affermava la validità soltanto di ciò che è empiricamente dimostrabile
e respingeva, di conseguenza, tutto ciò che era definito “metafisico”.
Quando l’esercito francese fu duramente sconfitto a Sedan nel
settembre 1870 da quello prussiano di Bismarck, che annesse alla
Prussia l’Alsazia e la Lorena, l’esercito di bersaglieri di Vittorio
Emanuele II, visto che Roma era
rimasta sguarnita della protezione francese, il 20 settembre 1870
entrò a Roma attraverso la breccia di Porta Pia, ponendo così
definitivamente fine al potere temporale del Papa.
I rapporti tra Stato e Chiesa furono regolati dalla “Legge delle
Guarentigie”, una sorta di concordato stipulato nel 1871, ma
sostanzialmente subito dalla Chiesa. Profondamente offeso da
questa irruzione armata, Pio IX nel 1874 emanò il “Non expedit”,
con il quale i cattolici furono esclusi dalla vita politica.
Si consumò così una profonda frattura nei rapporti tra Stato e
Chiesa, che sarà sanata dai Patti Lateranensi firmati da Mussolini
ed il cardinal Gasparri, segretario di stato pontificio del Papa Pio
XI, l’11 febbraio 1929.
Nel 1878 morì Pio IX, dopo aver retto la Chiesa per ben 32 anni,
in un momento delicatissimo della sua storia, soprattutto per i
rapporti con il nuovo Stato liberale italiano, appena formato.
Quello di Pio IX fu il pontificato più lungo della storia della Chiesa
dopo quello di Pietro Apostolo, durato 34 anni.
A Pio IX successe Papa Leone XIII che pubblicò nel 1891: la
“Rerum Novarum”’relativa alla dottrina sociale della Chiesa, che
condannava lo sfruttamento degli operai nelle fabbriche e pur
ribadendo la legittimità della proprietà privata, (contrastando il
pensiero socialista), affermò che gli industriali dovevano prendersi
cura dei loro operai e garantire ad essi ed alle loro famiglie
un’esistenza decorosa.
La questione sociale era già stata affrontata dalla Chiesa per la
prima volta in modo sistematico, nel 1869, in Germania, dal
vescovo Von Ketteler.
La Chiesa quindi prese posizione di fronte alla “questione
sociale”, con ritardo, ma questo non deve stupirci in quanto la
Chiesa, nella storia, su ogni questione (si veda il “caso Galileo”), si
è sempre mossa “a tempi lunghi”.
Con questa enciclica la Chiesa, da un lato combattè il
liberalismo, troppo individualistico, dall’altro entrò in
‘concorrenza’ con il pensiero socialista e marxista, che si stava
pericolosamente facendo strada, sia con Marx che con i socialisti
francesi, quali Saint-Simon, alla quale la Chiesa invece
inizialmente guardato positivamente per quanto concerne la sua
opera “Il nuovo cristianesimo”. Tuttavia la Chiesa combatterà
sempre il pensiero marxista per il suo ateismo e guarderà sempre
con maggior favore le corporazioni tra operai ed imprenditori, che
i sindacati, costituiti dai soli operai.
Nel 1931 Pio XI amplierà la prospettiva della “Rerum
Novarum” con l’enciclica “Quadragesimo anno”, prospettiva che
sarà ancora ampliata con l’enciclica “Centesimus annus” emanata
da Giovanni Paolo II nel 1991.
60
Alla morte di Leone XIII venne eletto papa Pio X , patriarca di
61
Venezia, che governerà la Chiesa dal 1903 al 1914 : fu un papa
reazionario, che considererò come pericolo primario per la Chiesa
il socialismo che si stava diffondendo, soprattutto in Italia, tra fine
Ottocento e primo Novecento, un periodo di gravi disordini sociali
e scioperi. Pio X si mosse in un’ottica antitetica a quella del suo
predecessore: ad esempio ridusse allo stato laicale don Romolo
Murri, un prete impegnato nel sociale e non mancherà di
richiamare aspramente anche il prete siciliano, don Luigi Sturzo
vicino ai problemi dei contadini del mezzogiorno.

60 61
Poi santificato. Il suo pontificato coincide con l’età giolittiana in Italia: 1903-14.

Don Luigi Sturzo fu il fautore di una proposta di riforma


elettorale, che premiava la democrazia, in base ad un sistema
totalmente proporzionale; inoltre, nel 1919, fondò il Partito
Popolare, ponendo così definitivamente fine al “Non expedit” del
1874.
Il “Non expedit” era già stato infranto in occasione delle elezioni
del 1904, nelle quali i cattolici si erano impegnati a votare i
candidati liberali del partito di Giovanni Giolitti, a patto che questi
non facesse una politica anticattolica; nel 1912 vi era stata una
seconda infrazione del “Non expedit”, con il Patto Gentiloni, con il
quale i cattolici rinnovarono ufficialmente il loro impegno a votare
i candidati liberali di Giolitti a patto che questi garantissero
l’insegnamento della religione, tutelassero il matrimonio cattolico
e ripristinassero le scuole private cattoliche. Don Luigi Sturzo sarà
esiliato da Mussolini e rimarrà in esilio fino alla caduta del
fascismo. Ma il problema fondamentale con cui s’imbattè Pio X fu
62
il “Modernismo” , una corrente di teologi cattolici sorta tra fine
Ottocento e primo Novecento.
Tali teologi avevano idee riformiste e anche se non costituivano
un movimento unitario erano tuttavia accomunati dall’intento di
conciliare Chiesa e mondo moderno, teologia e scienza.
Pio X, noto come “papa antimodernista”, considerò il
modernismo come una pericolosa irruzione del mondo laico nella
Chiesa.
Il Paese modernista per eccellenza fu la Francia, con Alfred
63
Loisy , un sacerdote che cercò di applicare il metodo storico-
critico, cioè la filologia, alle Sacre Scritture.
Nel 1907 si acuì il conflitto tra Pio X e il Modernismo: Il Papa
emanò l’enciclica “Pascendi”, in cui definì il modernismo un
compendio di tutte le eresie, teso a distruggere ogni religione, e
minacciò un nuovo “Sillabo” contro il Modernismo.
Censurò i testi modernisti ed allontanò i docenti modernisti
dall’insegnamento.
Nel 1910 istituì addirittura il “Giuramento antimodernista”,
necessario per ricevere gli ordini maggiori, che sarà abolito solo
nel 1967 da papa Paolo VI. Gli avversari del Modernismo furono
definiti “integralisti” dai modernisti.
Morto Pio X nel 1914, la cattedra di Pietro fu affidata a Benedetto
XV, che vi restò fino al 1922. Fu un fervente oppositore alla prima
guerra mondiale, contro la quale scrisse, nel 1917, una famosa
nota, passata alla storia con il titolo de “L’inutile strage”.
62
J. Comby, Per leggere..., cit., t. II, p. 140.63 Ibid., pp. 142/143.

La bolla papale scatenò, ovviamente, risposte politiche sul piano


non solo italiano, ma internazionale: il generale Cadorna la
considerò un’ingerenza illegittima della Chiesa negli affari dello
Stato, i socialisti la accettarono, nonostante le differenze politiche,
i governi dell’Intesa ed in particolar modo quello italiano,
considerarono Benedetto XV un “papa tedesco”, in quanto una
pace in questa fase della guerra sarebbe andata a vantaggio
dell’Austria e della Germania, e ciò inasprì le polemiche.
In ogni caso, è indubbio che questa doverosa presa di posizione
della Chiesa ufficiale di fronte alla guerra rappresentò una luce nel
papato di Benedetto XV.
Pio XI resse lo Stato della Chiesa dal 1922 al 1939. Nonostante
la presa di posizione a favore della questione sociale dimostrata
dall’enciclica “Quadragesimo anno” del 1931(con la quale
ampliava la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa della
“Rerum Novarum”), si compromise con il fascismo, firmando, l’11
febbraio 1929, il Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano.
Il 21 marzo 1937 Pio XI emanò un’enciclica nella quale
condannava il razzismo, con evidenti, anche se impliciti riferimenti
alle leggi antiebraiche di Norimberga del 1935: l’enciclica viene
letta in Germania.
Durante il suo pontificato, esattamente nel 1925, al termine del
giubileo, proclamò santi: il filosofo Tommaso Moro, Roberto
Bellarmino (il cardinale che avversò il filosofo Giordano Bruno e
Galileo Galilei), e Giovanni Bosco, fondatore dei salesiani.

I “Patti Lateranensi” furono aspramente criticati anche dal


filosofo del fascismo Giovanni Gentile, per il quale furono un
segno si prostituzione dello Stato laico fascista alla Chiesa
cattolica. Gentile era infatti un filosofo di formazione hegeliana,
64
fedele all’idea di “Stato etico” . Gentile, l’autore della riforma
scolastica del 1923, anche se fascista, era spesso critico nei
confronti di Mussolini (ad esempio, nell’Enciclopedia Treccani, da
lui fondata, prese come collaboratori alcuni suoi studenti socialisti
ed anche ebrei). Mussolini non poteva non rispettare un’autorità
intellettuale del genere, ragion per cui le critiche di Gentile
venivano sempre tollerate dal regime, anche se non sempre con
favore. Con i “Patti Lateranensi” ci ‘guadagnano’ entrambe le
parti: il regime fascista venne legittimato moralmente agli occhi
degli italiani e ne incrementò il consenso (come afferma lo storico
65
Renzo De Felice) . Venne introdotto l’obbligo dell’insegnamento
della religione cattolica nelle scuole, si ribadì la santità del
matrimonio religioso, valido anche agli effetti civili, si stabilì che
la religione cattolica era religione dello Stato, in piena sintonia con
quanto affermato nell’art. 1 dello Statuto albertino. Lo Stato
italiano diventò uno Stato confessionale. I preti ottennero uno
stipendio statale e la Chiesa fu esentata dalle tasse sui beni
immobili, si decise anche che i preti che lasciavano l’abito non
66
potevano trovare occupazione nella pubblica amministrazione ;
tuttavia i preti dovevano giurare fedeltà al regime fascista. Fu
vietato il divorzio e l’aborto fu considerato un crimine di Stato;
tuttavia, per quanto concerne il divorzio, la Chiesa, con il
Tribunale della Sacra Rota, poteva però sciogliere il matrimonio
considerato nullo o non consumato, in base a gravi motivi
riconosciuti tali dal suddetto tribunale.

64
Espressa da Hegel nella sezione dello “Spirito oggettivo” all’interno dell’Enciclopedia
65
delle scienze filosofiche in compendio, pubblicata ad Heidelberg nel 1817. R. De
66
Felice, Mussolini il duce. Gli anni del consenso (1929-1936), Einaudi, Torino, 2007.
Questa norma (art. 5 del “Concordato”), per niente “illuminata”, è stata abrogata dal “II
Concordato Craxi”, firmato nel 1984 dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e da
Giovanni Paolo II.
Il Concordato del 1929 fu rivisto nel 1984: è il “II Concordato
Craxi”, firmato dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi,
esponente del P. S. I. (Partito Socialista Italiano) e da Giovanni
Paolo II.
Anche il pontificato di Pio XII, abbastanza lungo in quanti durato
dal 1939 al 1958, si collocò in un periodo particolarmente buio per
l’intera Europa, quello dell’età dei totalitarismi. Pio XII fu definito
“il papa del silenzio”, in quanto non condannò mai esplicitamente
67
la barbarie nazista , a differenza, ad esempio, del patriarca della
Chiesa ortodossa di Sofia, in Bulgaria, che levò possentemente la
sua voce contro le deportazioni, riuscendo così a salvare migliaia
di ebrei. Durante il suo pontificato, tuttavia, non mancarono
religiosi impegnati nel salvataggio degli ebrei, come padre Ruffino
di Assisi e le stesse suore clarisse di Assisi, che ruppero la clausura
68
facendo entrare gli ebrei nel loro convento ; altri preti si
impegnarono addirittura attivamente nella resistenza, con armi in
mano, molto coraggiosamente; i nazisti fucilarono oltre 200
196
preti . Pio XII , uno dei papi più colti che la storia della Chiesa
ricordi non prese mai una netta e coraggiosa posizione di
condanna, nell’omelia del Natale 1943 non parlò esplicitamente
del problema ebraico, ma si limitò ad invitare a pregare per tutti
69
coloro che soffrivano a causa della loro etnia .
Dopo la II guerra mondiale scomunicò, nel 1949, i cristiani che
si dichiaravano comunisti e che votavano per il P. C. I. (Partito
Comunista Italiano).
66 67
Cfr. il film Amen, di C. Gavras, Francia, 2002. Cfr. il film Assisi underground, di A.
68
Ramati, 1984, colore. Cfr. il film Scarlatto e nero, di J. London, con Gregory Peck,
69
U.S.A., 1983, musiche di Ennio Morricone, colore. Cfr. il film Amen, di Costa-Gavras,
2002, Francia, colore.

Giovanni XXIII, noto come “il papa buono” resse la Chiesa dal
1958 al 1963: il suo pontificato, per quanto breve, ha sicuramente
lasciato un segno indelebile nella storia della Chiesa. Giovanni
XXIII, poi beatificato da Giovanni Paolo II, si trovò in un
momento difficile, in cui la Chiesa doveva affrontare la realtà
sociale degli anni ’50; erano gli anni che precedevano il boom
economico, quelli dei preti operai ed impegnati, come don Lorenzo
Milani, l’autore di “Lettera a una professoressa” e di don
Mazzolari.
Erano anche gli anni della guerra fredda e delle tensioni politiche
in Italia, gli anni in cui si facevano sentire le voci delle donne e dei
giovani, che rivendicavano un loro ruolo nella società e nella
Chiesa.
70
Tutto questo confluì nel Concilio Ecumenico Vaticano II stato
aperto da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 e chiuso da Paolo VI
l’8 dicembre 1965.
Il Concilio si svolse in 4 sessioni; vi parteciparono 2500 vescovi,
oltre ad esperti ed osservatori, uditori ed uditrici esterni; vi
presenziarono anche 100 uditori non cattolici.
Nel discorso di apertura, il Papa sottolineò la necessità del
dialogo sia con gli ortodossi che con i protestanti, al fine di sanare
le due gravi fratture createsi in seno alla Chiesa, rispettivamente
del 1054 e del 1517.
Si rivalutò, negli atti conciliari, la funzione della donna, in
quanto, prima del Concilio era impensabile, ad esempio, che una
donna potesse insegnare la religione cattolica nelle scuole o la
teologia. Si affermò l’importanza della partecipazione di tutti i
cristiani durante la messa e la funzione dei laici nella Chiesa, in
quanto fanno parte della Chiesa, che viene così rappresentata,
anche graficamente, come una mensa, e non più come una
piramide, che procede dal Papa ai vescovi, ai presbiteri.

70
Aubert R. – Hajjar J. – Bruls J. – Tramontin S., La Chiesa nella società liberale e nel
mondo moderno, vol. 5/II, La Chiesa nel mondo moderno, a c. di S. Tramontin, in Nuova
storia della Chiesa, Marietti, Milano, 2002.
Si pregò per gli ebrei, non furono più definiti i “perfidi ebrei”
come nel Concilio Vaticano I. Nel complesso, i documenti del
Concilio sono 16: 4 costituzioni (“Lumen Gentium”, “Dei Filius”,
“Dei Verbum” e “Gaudium et Spes”), 9 decreti e 3 dichiarazioni.
I 9 decreti riguardano la formazione sacerdotale, l’apostolato e la
vocazione dei laici, l’ecumenismo, la pastorale.
Infine le 3 dichiarazioni sono rivolte a tutti, anche ai non credenti:
particolarmente importanti sono la prima, la “Dignitatis
humanae”, che riguarda l’educazione cristiana e la famiglia e la
terza, la “Nostra aetate”, attinente alle relazioni della Chiesa con
le religioni non cristiane.
A Giovanni XXIII successe papa Paolo VI, che resse la Chiesa
dal 1963 al 1978: che chiuse il Concilio Vaticano II
   Il 26 agosto 1978 fu eletto al soglio pontificio Giovanni Paolo I,
noto come “il papa del sorriso” che si distinse particolarmente per
il suo impegno sociale notevole anche quando era vescovo. Il suo
pontificato, tra i più brevi nella storia, durò soltanto 33 giorni,
poiché morì il 29 settembre 1978. Fu il primo papa a rinunciare
alla sedia gestatoria ed al “plurale maiestatis”.
Dopo di lui fu eletto il polacco cardinale Woytila (Papa Giovanni
Paolo II). Il suo pontificato (dal 1978 al 2005) fu più lungo della
storia pontificia, dopo quelli di Pietro apostolo e di Pio IX.
Fu un uomo impegnato profondamente nella pastorale e
nell’ecumenismo (encicliche “Fides et ratio” e “Veritatis
71
splendor”) , come dimostrarono i suoi innumerevoli viaggi in
tutto il mondo; riabilitò Galileo; si recò a Gerusalemme e chiese
perdono agli ebrei per il comportamento di molti cristiani nella
seconda guerra mondiale; agevolò la caduta del comunismo in
Europa, ma mosse aspre critiche anche all’egoismo delle società
liberiste.
Nel 1991 emanò l’enciclica “Centesimus annus”, nella quale
ampliò ulteriormente la prospettiva sociale della Chiesa. Anche se
sensibile ai temi sociali, si oppose alla teologia della liberazione,
fortemente presente nell’America latina con il vescovo Romero,
affermando che la teologia della liberazione non è teologia, ma
72
marxismo .
Uno dei problemi fondamentali che dovette affrontare Giovanni
Paolo II fu il rapporto con le nuove teologie contemporanee,
cattoliche e protestanti.
È nota la sua presa di posizione contro il regime comunista
polacca quando, proprio durante un suo viaggio in Polonia, disse
alle migliaia di polacchi: “Non abbiate paura, aprite, anzi,
73
spalancate le porte a Cristo!”
Dal 2005 al 2013 fu papa il tedesco cardinale Ratzinger
(Benedetto XVI) che cercò di riportare la Chiesa su una linea
tradizionale, più dogmatica e meno pastorale. E’ stato un grande
teologo, un intellettuale profondo; ricordò ai religiosi di non
dimenticare il latino. Abdicò nel 2013 e fu dichiarato “papa
emerito.
Nel 2013 fu eletto il gesuita argentino Jorge Maria Bergoglio
(Papa Francesco). Impegnatissimo nell’ecumenismo e nella
pastorale, segue la linea di Giovanni Paolo II.
Il suo intento è far riaffiorare nella Chiesa lo spirito evangelico
della semplicità cristiana. Notevole è il suo impegno nell’apertura
all’Islam, nell’ottica di una società multietnica, sia pure,
ovviamente, nella esplicita condanna di ogni forma di terrorismo.

71
Giovanni Paolo II, cfr. encicliche Fides et ratio, Libreria Editrice Vaticana, Citta del
Vaticano, 1998, e Veritatis splendor, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, X
edizione, 2008.

72
Cfr. il film Karol, un uomo diventato papa, di G. Battiato, 2005, colore, ed il
documentario storico Giovanni Paolo II: la sua vita la sua eredità, in “I protagonisti del
XX secolo”, The History Channel, 2007, colore.

73
Cfr. il dvd Storia della Chiesa cattolica. Quel giorno a Nazareth, IV dvd, Istituto Luce,
2008.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Dalla mia analisi risulta che le relazioni tra stato e


chiesa non sono mai state semplici perché si tratta di due
istituzioni fortemente caratterizzate e poco disposte a
concedere terreno l’una all’ altra.
Però si evince anche che un incontro tra le due è
fondamentale perché hanno come oggetto l’essere
umano nella società con i suoi problemi, i suoi dubbi e
le sue speranze.
RINGRAZIAMENTI