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Progetti matematici

di

Matematica e Fisica
(Gruppo Facebook)

Autore: Alberto Cella

In questo documento viene pubblicato l’insieme dei progetti di studio collegati


a diverse aree tematiche che possono riguardare la matematica, la …sica e/o
la programmazione numerica a scopo di interesse, curiosità, svago e studio che
sono stati rilasciati gratuitamente dall’inizio dell’anno 2017 nel gruppo italiano
Matematica e Fisica di Facebook.
I progetti si rivolgono in primis a tutti gli studenti universitari che si stanno
appassionando alla modellistica e alle simulazioni numeriche ed in generale a
tutti gli amanti del calcolo ‘integro-di¤erenziale’applicato ai campi più svariati.
Naturalmente le informazioni errate ricadono sotto la diretta responsabilità
dell’autore. L’indice dei progetti si trova in fondo al documento.

Auguriamo buona lettura a tutti.

Progetto N.1 - DTMF


Il primo argomento che vado a proporvi è la Dual-Tone Multi-Frequency (DTMF)
che è un sistema di codi…ca telefonica che trasforma codici numerici in segnali
sonori in banda audio.
Info: https://it.wikipedia.org/wiki/Dual-tone_multi-frequency
Il principio di funzionamento della DTFM è molto semplice: ad ogni tasto
alfanumerico viene associato un segnale sonoro ottenuto dalla somma di due
segnali armonici a frequenze speci…che.
L’immagine sottostante riporta lo schema DTMF.
Si vuole scrivere uno script che genera toni della durata di 0.8 s con frequenza
di campionamento semplice pari a 8 kHz (cioè 800 campionature per tono).
Il programma deve attuare i seguenti punti:

1. generare una matrice (800 x 12) che memorizzi i valori in ampiezza dei segnali
relativi ai 12 toni.
2. fornire in input una sequenza casuale di tasti premuti che viene convertita
prontamente in segnale sonoro utilizzando il campionamento e¤ettuato in (1).

1
Proposta di Soluzione

function tono_telefono
% Esempio di Dual-Tone Multi-Frequency (DTMF) Signal Detection
% Il codice è tratto da una demo di Matlab v.7
symbol = {’1’,’2’,’3’,’4’,’5’,’6’,’7’,’8’,’9’,’*’,’0’,’#’};
lfg = [697 770 852 941]; % Gruppo a bassa frequenza
hfg = [1209 1336 1477]; % Gruppo ad alta frequenza
% matrice delle frequenze
f = [];
for c=1:4,
for r=1:3,
f = [ f [lfg(c);hfg(r)] ];
end
end
Fs = 8000; % Frequenza semplice 8 kHz
N = 800; % Toni di 100 ms
t = (0:N-1)/Fs; % 800 campionature per ogni tono (0.8 sec)
pit = 2*pi*t;
tones = zeros(N,size(f,2));
for toneChoice=1:12,
% Genera il tono sommando le due sinusoidi
tones(:,toneChoice) = sum(sin(f(:,toneChoice)*pit))’;
end
% numero a caso
for i=[9 3 7 2 8 11 9 11 1 12 3 6 8 9],
p = audioplayer(tones(:,i),Fs);
play(p)
pause(0.5)
end, return

2
Progetto N.2 - Biliardo Caotico
La teoria ergodica studia matematicamente il comportamento medio, a lungo
termine, di sistemi dinamici evidenziando quelli per i quali le traiettorie, man-
tenendosi continuamente ad energia costante, …niscono per passare per tutti i
punti di uno spazio assegnato.
Le traiettorie non sempre sono da intendersi nel senso usuale tridimensionale
del termine, ma talvolta vengono concepiti all’interno di ‘volumi di spazio’un
pò più astratti chiamati dai matematici col nome generico di ‘spazi delle fasi’.
Oggi però rimarremo con i piedi per terra, anzi in una sala da biliardo, e mostr-
eremo un esempio di sistema ergodico.
Il progetto seguente consiste nello sviluppo di un semplice modello di biliardo
bidimensionale per MATLAB/Scilab/Octave per visualizzare l’ipotesi di ergod-
icità. Esso consiste nel moto di una palla con velocità assegnata all’interno del
biliardo che rimbalza elasticamente sul bordo.

Il progetto si divide in 3 fasi:

1. Il biliardo viene suddiviso sistematicamente in tre settori a cui bisogna fornire


una precisa descrizione geometrica:
settore I : fascia centrale del biliardo di forma rettangolare
settore II : semicerchio laterale di destra
settore III : semicerchio laterale di sinistra

2. La pallina viene inizializzata a random in un punto interno di uno dei tre


settori oppure viene introdotta manualmente dal programmatore.
Alla pallina bisogna comunicare anche un vettore velocità iniziale costante scelto
a random oppure manualmente.

3. Dati in input le coordinate del punto iniziale e le componenti del versore


iniziale della direzione di moto, bisogna procedere seguendo questo schema:
stabilire in quale settore cadrà il punto di impatto attraverso opportune dis-
uguaglianze angolari.
descrivere la retta incidente in forma parametrica e calcolare il parametro
temporale t1 tale per cui avverrà la collisione al bordo del biliardo
iterare la procedura e riproporre il calcolo delle coordinate del nuovo punto di
impatto, del nuovo versore e disegnare la retta incidente.
Il versore nuovo dovrà rispettare le leggi della ri‡essione.

Per facilitare il compito, non facile a prima vista, si fornisce un suggerimento


pratico e veloce per implementare la struttura del biliardo.

function struttura(L,r)
% L = lunghezza laterale
% r = raggio dei bordi sx/ dx
hold on;

3
axis([(-L/2-r)*1.2 (L/2+r)*1.2 (-L/2-r)*1.2 (L/2+r)*1.2]);
line([-L/2 L/2],[-r -r],’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
line([-L/2 L/2],[r r],’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
xx1 = L/2:0.01:L/2+r;
yy1S = sqrt(r^2 - (xx1 - L/2).^2);
yy1s = -sqrt(r^2 - (xx1 - L/2).^2);
plot(xx1,yy1S,’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
plot(xx1,yy1s,’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
xx2 = -L/2-r:0.01:-L/2;
yy2S = sqrt(r^2 - (xx2 + L/2).^2);
yy2s = -sqrt(r^2 - (xx2 + L/2).^2);
plot(xx2,yy2S,’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
plot(xx2,yy2s,’Color’,’k’,’LineWidth’,3);
return

La prima immagine mostra 13 iterazioni

La seconda immagine mostra la perdita di ergodicità in un biliardo circolare

4
Progetto N.3 - Vortice di Hill
Un particolare caso di soluzione esatta delle Equazioni di Eulero incomprimibili
stazionarie con vorticità diversa da zero è data dal cosiddetto ’vortice di Hill’
che è una struttura assisimmetrica caratterizzata dal fatto che la vorticità è
con…nata solamente all’interno di una sfera di raggio pre…ssato ‘a’.
Per descrivere questo campo di vorticità si usano le coordinate sferiche (r, , )
con l’origine nel centro della sfera e l’asse z coincidente con l’asse di simmetria
del problema; è la colatitudine e la longitudine.
La velocità del ‡uido viene studiata nelle sue componenti radiale e colatitudinale
attraverso la risoluzione del sistema di equazioni di¤erenziali indicato in …gura;
la componente longitudinale ( ) della velocità è nulla a causa della struttura
vorticale assisimmetrica.
Si impone che il ‡uido presenti condizione di regolarità in r = 0, la componente
radiale sia nulla sulla super…cie della sfera e il campo delle velocità sia continuo
in tutto lo spazio.
Non sono richieste condizioni al contorno particolari e la velocità del ‡uido al
centro della sfera non deve essere posta uguale a zero.
Il progetto si articolerà in due fasi distinte:
1. Ricavare e/o veri…care matematicamente le soluzioni del sistema di equazioni
di¤erenziali.
2. Disegnare le linee di corrente per il caso a = 2 (raggio), w = 1 (vorticità)
nella sezione piana = 0.

5
Le soluzioni del sistema sono:

Progetto N.4 - Frattale col Metodo di Newton


Può esserci un collegamento tra il metodo delle tangenti di Newton e il mondo
dei frattali? A prima vista la risposta sembrerebbe negativa, mentre invece
il collegamento non solo esiste e si può realizzare tranquillamente a casa col
proprio pc!
Infatti il metodo di Newton è un algoritmo iterativo che può essere benissimo
sfruttato nel piano complesso per creare molte immagini suggestive di frattali.
L’idea di fondo è quella di applicare il metodo di Newton alla funzione complessa
f (z) = z p + 1 (v. …gura) sui punti complessi della …gura che identi…cano la
posizione del centro dei vari pixel e rappresentare la loro ‘velocità di convergenza’
mediante una scala di colori prede…nita.
Il frattale ottenuto in …gura mostra delle zone blu quando il metodo converge
rapidamente e delle zone vagamente variopinte di colori più accesi quando il
metodo impiega in proporzione più iterazioni per convergere.
La posizione di ogni pixel è dunque rappresentata dal numero complesso z0 =
pixel(x; y) che funge come valore di innesco del metodo. La condizione di ar-
resto dell’algoritmo di solito può essere e¤ettuata mediante due test in contem-
poranea:
1. si richiede che la distanza tra z(i) e z(i 1) non superi una certa tolleranza
piccola " decisa dall’utente: norm(z zv ) < "
2. si richiede di …ssare preventivamente un numero massimo di iterazioni Nmax
superato il quale si ritiene che il metodo non arrivi a convergenza (ad esempio
Nmax = 255).
Un suggerimento con…denziale per rendere i colori più sgargianti consiste nel
prendere una scala di colori che vada da zero …no al massimo numero di it-
erazioni riscontrato e¤ettivamente (N max:ef f ) sull’intera matrice dei pixel: è
probabile infatti cheN max:ef f risulterà minore di Nmax e questo avrà l’e¤etto
di omogeneizzare di meno i colori del frattale. Naturalmente l’utente potrà per-
sonalizzare il metodo di Newton scegliendo a proprio piacimento altre funzioni
complesse f (z).

Nell’immagine di seguito, frattale ottenuto con f (z) = z 3 + 1:

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Progetto N.5 - L’ellissoide terrestre
In questo post verrà proposto uno studio matematico sul modello ellissoidale
terrestre. Per maggiori informazioni troverete uno studio indicativo e total-
mente informale alla sezione ‘…le’del gruppo di Matematica e Fisica alla voce
‘L’ellissoide terrestre.pdf’. Nella geodesia teorica il modello ellissoidale è sem-
plice quanto pratico al tempo stesso e rappresenta un ottimo compromesso di
mezzo fra l’approssimazione sferica e il modello geoidale.
Premettiamo alcune semplici de…nizioni basilari per inquadrare meglio il dis-
corso seguente:

1. Longitudine ! = angolo compreso tra il piano del meridiano passante per


il punto P e il piano del meridiano fondamentale.

2. Latitudine ellissoidica ' = angolo compreso tra la normale ellissoidica per


P e il piano equatoriale
3. Latitudine geocentrica = angolo compreso tra il raggio vettore OP e il
piano equatoriale.
4. Quota ellissoidica h = distanza di un punto Ph dalla sua proiezione P
sull’ellissoide misurata lungo la normale ellissoidica.

La latitudine ellissoidica può essere chiamata senza ambiguità col nome di lati-
tudine geogra…ca (angolo ').

7
Il problema che poniamo oggi consiste nel ricavare il valore della latitudine ge-
ogra…ca in funzione delle sole componenti cartesiane, le quali si possono mettere
facilmente in relazione con le coordinate geocentriche (v. teorema 3, pag.7). Si
conoscono diversi procedimenti matematici per ottenere la latitudine e in questo
lavoro ne presentiamo due:
1. Il primo modo fa uso del metodo delle tangenti di Newton (v. Teorema 2,
pag.6)
2. Il secondo riguarda la formula di Bowring (v. teorema 5, pag.7 oppure
immagine sottostante)
La soluzione fornita da Bowring è interessante perché propone una formula
chiusa per determinare la latitudine che può essere calcolata con carta e penna,
senza ricorrere ad alcun metodo iterativo che necessita ovviamente di un elab-
oratore e di un programma dedicato.
In realtà questa formula non è esatta ma approssima molto bene l’angolo sotto
certe condizioni che sono state discusse nel …le pdf e fornisce dei valori sorpren-
dentemente buoni anche a quote ellissoidiche molto elevate esterne alla super…cie
terrestre..
Il progetto consiste nello studio delle formule di trasformazione da un sistema
di coordinate all’altro e nel discutere gli errori commessi dall’uso della formula
di Bowring.

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Progetto N.6 - Il gioco della vita - LIFE
Negli anni sessanta il matematico inglese John Conway sviluppò un automa
cellulare che divenne celebre perché mostrava come il comportamento di sistemi
molto complessi simili alla vita potessero emergere da poche regole interattive
semplici.
I pixel nell’immagine rappresentano le ’cellule’del sistema che possono assumere
solo due stati possibili:
- cellula attiva (o ’viva’) identi…cata da un colore qualsiasi B
- cellula inattiva (o ’morta’) identi…cata da un altro colore N.
Le regole che determinano l’evoluzione del sistema sono quattro:
1. Ogni cellula viva con meno di due cellule vive adiacenti muore;
2. Ogni cellula viva con due o tre cellule vive adiacenti sopravvive;
3. Ogni cellula viva con più di tre cellule vive adiacenti muore;
4. Ogni cellula morta con tre cellule vive adiacenti ritorna in vita.
E’interessante notare che sebbene il sistema presenti un comportamento caotico
(e deterministico) esistono comunque delle con…gurazioni periodiche, dette ’os-
cillatori’, che quando sono isolate rimangono stabili nel tempo.
Oltre a queste esistono anche con…gurazioni statiche che non modi…cano il loro
assetto nel tempo (ad esempio il ’blocco’, un quadrato 2 x 2 di cellule vive),
ed anche con…gurazioni che si muovono in linea retta, dette perciò ’navicelle
spaziali’. Aguzzando bene la vista troverete queste tre con…gurazioni nel video.
Ma le sorprese non …niscono qui: nel corso degli anni sono state scoperte
macrostrutture altamente regolari che a vederle si faticherebbe a credere! Se
siete curiosi provate a guardare questo video su youtube.com dal titolo: ’epic
conway’s game of life’.

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Progetto N.7 - Proiezione cilindrica di Miller
E’ possibile ‘sollevare’ tramite algoritmo una immagine bidimensionale e por-
tarla in prospettiva 3D?
E’ quanto abbiamo realizzato in questo progetto: abbiamo preso una mappa
geogra…ca del mondo ottenuta attraverso la proiezione cilindrica di Miller e
l’abbiamo ricostruita gra…camente sopra una sfera tridimensionale.
I passi fondamentali del progetto sono i seguenti:

1. Creare un certo numero N di nodi equispaziati sull’equatore per i quali


passeranno altrettanti meridiani.
2. Creare un certo numero di paralleli equispaziati in latitudine che intersecano
i meridiani in ulteriori nodi.
3. Memorizzare le coordinate cartesiane e le coordinate geogra…che di tutti i
nodi ottenuti.
4. Indicizzare i quattro nodi che delimitano tutti i quadrilateri elementari (i
‘tasselli’) incapsulati tra due paralleli e due meridiani consecutivi.
5. Calcolare la latitudine e la longitudine centrale di ogni tassello e applicare le
trasformazioni (x,y) di Miller.
(formule: https://en.wikipedia.org/wiki/Miller_cylindrical_projection)
6. Riadattare la trasformazione (x,y) alle dimensioni della mappa di Miller (ad
es. 640 470 pixels)
7. Prelevare l’informazione dei livelli di colore RGB presenti sul pixel corrispon-
dente nella mappa.
8. Applicare i medesimi livelli di colore al tassello della sfera geogra…ca legato
biunivocamente al pixel del punto (7) ed iterare la procedura.
Nell’imagine abbiamo la mappa di Miller (sopra) e il particolare dell’Africa
ricostruito algoritmicamente (sotto).
Chiaramente, quando il numero di pixel impiegati nella ricostruzione aumenta
e la mappa in lettura non è stata ripulita dalle linee geogra…che, l’immagine
sferica della Terra evidenzierà la comparsa degli stessi meridiani e paralleli già
presenti sulla cartina geogra…ca. Inoltre il costo computazionale dell’operazione
diventa oneroso aumentando la cardinalità della tassellatura della sfera a causa
di una dipendenza quadratica con il numero N di nodi equatoriali (una stima
verosimile è 0:5N 2 ).

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Progetto N.8 - Polinomi di Bernstein
Tutti gli studenti di Analisi I ricordano che il teorema di Weierstrass assicura
l’esistenza di un massimo e di un minimo assoluto sull’immagine di un insieme
compatto di una funzione continua.
Direttamente collegato a questo risultato ne troviamo un altro importante noto
in letteratura come ’Teorema di approssimazione di Weierstrass’ che a¤erma
che ogni funzione reale continua de…nita in un intervallo chiuso e limitato può
essere approssimata a piacere nella norma in…nito con un polinomio di grado
opportuno.
Usando la terminologia degli spazi normati si potrebbe anche dire che lo spazio
funzionale dei polinomi de…niti sopra un intervallo compatto [a,b] (sottoinsieme
di R) è denso nello spazio delle funzioni reali continue de…nite su quell’intervallo.
In parole più semplici stiamo dicendo che presa una funzione reale continua su
[a,b] possiamo sempre costruire un polinomio di grado opportuno che approssi-
mando la funzione si discosterà puntualmente da essa al massimo entro una
determinata tolleranza ’eps’piccola a piacere.
La dimostrazione del teorema di approssimazione è fortunatamente costruttiva!

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Infatti tale dimostrazione viene basata sovente (ma non esclusivamente) sui
polinomi approssimanti di Bernstein B(f,x) costruiti per una opportuna funzione
f(x) de…nita sopra un intervallo [a,b].
Nell’immagine sottostante potete leggere la formula per costruire i polinomi di
Bernstein.
Non è questa la sede per discutere la dimostrazione, il progetto odierno con-
siste più semplicemente nel mostrare gra…camente che i polinomi di Bernstein
convergono ad una data funzione f(x) quando il loro grado aumenta.
Nell’immagine la linea rossa rappresenta la funzione di test f(x) = 2*sin(x)-
cos(x^2) nell’intervallo [3; 5.5], mentre le linee blu rappresentano i suddetti
polinomi con i gradi contraddistinti dai numeri scritti di …anco.
Si può osservare che i polinomi hanno una struttura molto simile alla for-
mula dello sviluppo del binomio di Newton, mediata però da N+1 pesi che
rappresentano le immagini della funzione raccolte negli N+1 nodi equispaziati
nell’intervallo [a,b].
Prossimamente in un altro progetto discuteremo molto approfonditamente della
ricerca dei polinomi approssimanti nella norma uniforme.

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Progetto N.9 - Approssimazione nella norma uni-
forme
Nel progetto precedente (N.8) erano stati discussi i polinomi di Bernstein che
vengono impiegati costruttivamente nella dimostrazione del Teorema di ap-
prossimazione di Weierstrass.
All’occhio impietoso dei lettori non è sicuramente sfuggito il fatto che le approssi-
mazioni polinomiali di Bernestein migliorano quando il grado tende a crescere
a dismisura, …no all’ordine delle centinaia ed oltre.
Questo naturalmente non è accettabile sotto il pro…lo del costo computazionale
delle operazioni richieste.
Per questi motivi oggi ribaltiamo completamente il metodo di approssimazione
e in mezzo a numerose opzioni possibili andiamo a considerare un approccio
totalmente di¤erente basato sul problema seguente:
Data una funzione y = f(x) continua e de…nita sopra un intervallo limitato I
= [a,b] trovare il migliore polinomio p(x) di grado …ssato n che minimizza il
massimo scostamento jf(x)-p(x)j sull’intero intervallo I
Questo approccio viene comunemente chiamato come approssimazione minimax
e viene risolto applicando l’algoritmo di Remez che è basato sul Teorema di
equioscillazione di Chebyshev:
Se y = f(x) è una funzione continua sull’intervallo I = [a,b] allora il miglior
polinomio di approssimazione nella norma in…nito per f(x) in I esiste ed è unico
se e solo se esistono n+2 punti di equioscillazione in I.
I punti di equioscillazione sono le ascisse misurate in I nei quali lo scostamento
tra la funzione e il polinomio coincidono in valore assoluto ma algebricamente
si alternano di segno, cioè il polinomio p(x) viene a trovarsi alternativamente
sopra e sotto alla funzione.
L’esempio gra…co di sotto mostra 12 punti di equioscillazione (segmenti verdi)
tra una funzione scelta f(x) (segnata in rosso) e il miglior polinomio approssima-
mente di grado 10 (segnato in blu) nella norma in…nito nell’intervallo prede…nito
I.
Gli aspetti teorici e la progettazione dell’algoritmo sono stati discussi ampia-
mente nel …le Approssimazione ottimale nella norma uniforme.pdf liberamente
scaricabile alla sezione ‘…le’del nostro gruppo ‘Matematica e Fisica’.
Concludiamo la trattazione presentando un test che abbiamo eseguito sulla fun-
zione distribuzione normale standard nell’intervallo [-4,4] solo con polinomi di
grado pari (…no al decimo); di seguito ecco i risultati estrapolati con l’algoritmo
di Remez:

P 0(x) = +0:199538 x^0


P 2(x) = 0:024926 x^2 0:000000 x^1 + 0:276236 x^0
P 4(x) = +0:003665 x^4 0:000000 x^3 0:076253 x^2 + 0:000000 x^1 +
0:340478 x^0
P 6(x) = 0:000444 x^6 + 0:000000 x^5 + 0:013580 x^4 0:000000 x^3
0:128498 x^2 0:000000 x^1 + 0:375409 x^0

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P 8(x) = +0:000045 x^8 + 0:000000 x^7 0:001825 x^6 0:000000 x^5 +
0:026509 x^4 + 0:000000 x^3 0:165744 x^2 0:000000 x^1 + 0:390833 x^0
P 10(x) = 0:000004 x^10 0:000000 x^9 + 0:000197 x^8 + 0:000000 x^7
0:003865 x^6 0:000000 x^5 + 0:037523 x^4 + 0:000000 x^3 0:186017
x^2 0:000000 x^1 + 0:396515 x^0

scost.0 max = 0.199404


scost.2 max = 0.122706
scost.4 max = 0.058464
scost.6 max = 0.023537
scost.8 max = 0.008123
scost.10 max = 0.002427

Progetto N.10 - Dissolvenza incrociata


Nel processo di post-produzione o di video-editing la dissolvenza incrociata si ha
quando un’inquadratura si dissolve verso un’altra inquadratura che si sovrap-
pone a questa tramite una funzione di interpolazione.
Il principio di funzionamento è molto semplice: si estrapolano i livelli di colore
RGB di ogni pixel del frame iniziale (R1,G1,B1) e di quelloo …nale (R2,G2,B2)
e si e¤ettua una interpolazione lineare del tipo:

14
R(t) = R1*(1-t) + R2*t;
G(t) = G1*(1-t) + G2*t;
B(t) = B1*(1-t) + B2*t;

dove il parametro t viene opportunamente discretizzato all’interno dell’intervallo


[0,1].
Si presti attenzione al fatto che i livelli di colore devono rientrare nella loro
classe propria di appartenenza, che normalmente è la classe dei numeri a 8 bit
senza segno.
La dissolvenza ha una durata tipica di 1 o 2 secondi (24-48 frames) o anche
meno, ma nel video abbiamo portato la durata …no a 33 secondi per omaggiare
due grandissime icone dell’Arte Rinascimentale italiana particolarmente e¢ caci
dal punto di vista cromatico.

Progetto N.11 - Equazione del calore in 2D


Simulazione della di¤usione del calore in una piastra quadrata di alluminio con
i lati di bordo tenuti a temperatura costante (condizioni di Dirichlet) e temper-
atura iniziale distribuita uniformemente a zero gradi.
Nel commento sottostante potete trovare il modello risolutivo basato sullo schema
alle di¤erenze …nite centrate per il laplaciano, combinato con il metodo di Eulero
in avanti per la derivata temporale.
La scala di colori è proporzionale al livello di temperatura raggiunta in ogni
nodo e va dal blu scuro per la temperatura più fredda al rosso cupo per la
temperatura più calda.

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Per stabilizzare l’algoritmo abbiamo imposto che in ogni pixel la temperatura
non diventi superiore a quella massima e inferiore a quella minima.

I dati tecnici del problema sono:

Materiale: Alluminio
ct = 237; % conduttività termica [W/(m*C)]
cs = 890; % calore speci…co [J/(Kg*C)]
ds = 2700; % densità [Kg/m^3]

Tempo simulazione = 2000 s.

Dimensioni della piastra:


Lx = 1 m.
Ly = 1 m.

Intervallo discreto di tempo:


dt = 0.1 s.

Spaziatura dei nodi:


Griglia a 101 x 101 nodi

Temperatura iniziale della piastra:


T_in = 0 C;

Condizioni di Dirichlet ai bordi:


temperatura lato S: T_S = 100 C;
temperatura lato N: T_N = 300 C;
temperatura lato O: T_O = 0 C;
temperatura lato E: T_E = 200 C;

Nell’immagine della pagina successiva abbiamo proposto lo schema risolutivo


alle di¤erenze …nite centrali per quanto riguarda il laplaciano e il metodo di
Eulero in avanti per la derivata temporale. Il coe¢ ciente D è il rapporto tra la
conduttività termica e il prodotto della densità per il calore speci…co.

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Nella simulazione la piastra raggiunge l’equilibrio termico in circa 40 minuti. Si
evidenzia il bordo superiore rosso a 300 C; il bordo inferiore mantenuto a 100
C, il bordo destro a temperatura intermedia 200 C e quello sinistro a 0 C:

17
Progetto N.12 - Orologio
L’orologio del gruppo di Matematica e Fisica.
Con il cambio all’ora legale, oggi dispensiamo a tutti gli amanti sviluppatori
software del nostro gruppo una traccia Matlab per programmare il quadrante
di un orologio! Ai volenterosi lasciamo completare il progetto nel linguaggio che
preferite (python, VB.net, C++, Octave, Scilab ecc..) inserendo le tre lancette.
Se disponete di Matlab vi consigliamo di usare il comando ’clock’che restituisce
un vettore di sei elementi che contiene la data corrente e il tempo in formato
decimale [year month day hour minute seconds], inoltre il comando pause(1)
opportunamente inserito in un ciclo while può servire a bloccare la lancetta dei
secondi per 1 secondo preciso.

function orologio

% by Alb
% Il codice permette di visualizzare solo il quadrante dell’orologio M&F

…gure;
xmin = -1.2; xmax = 1.2;
ymin = -1.2; ymax = 1.2;
inn = 0.85; axis equal;
axis([xmin xmax ymin ymax])
hold on;
ore = [2 1 12:-1:3];
% Costruzione del quadrante dell’orologio
for i = 1 : 60
coord = [cos(i*pi/30) sin(i*pi/30)];
if mod(i,5) == 0
plot(coord(1),coord(2),’oy’,’MarkerSize’,11,’MarkerFaceColor’,’c’);
plot(coord(1),coord(2),’pk’,’MarkerSize’,9,’MarkerFaceColor’,’y’);
text(inn*coord(1),inn*coord(2),int2str(ore(i/5)),’FontSize’,14,’FontWeight’,
’bold’,’HorizontalAlignment’,’center’,’Color’,[0 0 1]);
else
plot(coord(1),coord(2),’ok’,’MarkerSize’,4,’MarkerFaceColor’,’m’);
end
pause(0.02); %eliminabile!
end
text(0,0.5,’Matematica e Fisica’,’FontWeight’,’bold’,’FontName’,’Helvetica’,’Color’,[1
1 0],’FontAngle’,’normal’,’HorizontalAlignment’,’center’,’BackgroundColor’,[0 0 1]);
%% perno
plot(0,0,’s’,’MarkerEdgeColor’,’k’,’MarkerSize’,11,’MarkerFaceColor’,’y’);

return

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<<Alice: ’Per quanto tempo è per sempre?’
Bianconiglio: ’A volte, solo un secondo’>>.
(Lewis Carroll)

<<Il tempo è un gioco, giocato splendidamente dai bambini>>


(Eraclito)

Progetto N.13 - Felce di Barnsley


La felce di Barnsley è un’immagine frattale prodotta dall’unione di numerosi
punti geometrici calcolati applicando quattro trasformazioni a¢ ni del tipo f (x; y) =
Ax+b, dove A è una matrice reale (2x2), x è un vettore colonna (2x1), b il vettore
colonna (2x1) dei termini noti.

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Il primo punto da disegnare è l’origine (0,0), mentre gli altri punti vengono
calcolati per iterazione applicando alternativamente a random quattro tra le
possibili trasformazioni a¢ ni i cui coe¢ cienti sono indicati di seguito:
A1 = [ .85 .04; -.04 .85]; b1 = [0; 1.6];
A2 = [ .20 -.26; .23 .22]; b2 = [0; 1.6];
A3 = [-.15 .28; .26 .24]; b3 = [0; .44];
A4 = [ 0 0 ; 0 .16];
Il numero di iterazioni richieste può variare indicativamente tra 10^3 - 10^4.
Ad ogni iterazione si determina un numero r estratto a random con distribuzione
uniforme in [0,1], poi in base all’intervallo di appartenenza in cui cade questo
numero si determina quale trasformazione debba essere eseguita:
se 0.00 <= r < 0.85 si applica y = A1*x+b1;
se 0.85 <= r < 0.92 si applica y = A2*x+b2;
se 0.92 <= r < 0.99 si applica y = A3*x+b3;
se 0.99 <= r <= 1.0 si applica y = A4*x+b4;

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Progetto N.14 - Pendulum Painting
Abbiamo provato a simulare con un algoritmo la curva che è stata disegnata dal
pendolo:

https://www.facebook.com/Trustmeiamamechanicalengineer/videos/925340114274259/

Il risultato che abbiamo ottenuto sembra essere abbastanza attinente alla realtà,
ma come abbiamo fatto?
Prima di tutto abbiamo cercato le equazioni in forma cartesiana del pendolo
sferico privo di attrito e poi abbiamo inserito due ’aggiustamenti’ al modello
che ci sono subito apparsi evidenti:

1. il pendolo è soggetto ad una debole forza di attrito viscoso causata dall’attrito


con l’aria
2. la massa del pendolo diminuisce progressivamente nel tempo a causa del
rilascio della vernice.

Il modello teorico è mostrato nell’immagine in basso e rappresenta l’equazione


di¤erenziale che governa l’accelerazione vettoriale x”sentita dal pendolo in fun-
zione della forza peso, dell’attrito viscoso e della perdita di massa.
L’algoritmo che abbiamo adottato è veramente molto semplice e contiene al
suo interno due piccoli accorgimenti che lo rendono stabile; se qualcuno fosse
interessato saremo lieti di dare ulteriori delucidazioni.
Il perno a cui è attccato il …lo (di lunghezza L) è stato posizionato nell’origine
degli assi cartesiani e la curva della simulazione è stata ottenuta intersecando la
retta istantanea del raggio vettore del pendolo con il piano orizzontale z = -L.
Non avendo dati certi a disposizione abbiamo provato a estrapolare i parametri
iniziali un pò a ’occhio’.
Eccoli:

% massa iniziale del pendolo (kg)


m0 = 1.1;
% perdita di massa (kg/s)
pm = 0.0014;
% coe¢ ciente di attrito (kg/s)
mu = 1.2*10^(-2);
% passo temporale (s)
dt = 0.001;
% durata della simulazione (s)
T = 200;
% lunghezza del pendolo (m)
L0 = 4;
% posizione iniziale (m)
x0 = 0.2;
y0 =-1.0;

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x = [x0,y0,-sqrt(L0^2-x0^2-y0^2)];
% velocità iniziale (m/s)
v = [3,0.4,0];
% velocità proiettata sul
% piano tangente alla sfera
v = v - x*dot(v,x)/dot(x,x);

Progetto N.15 - Modello di Thomas-Fermi


Il modello di Thomas-Fermi considera N elettroni di un atomo come un gas
di fermioni che si trovano nello stato fondamentale con…nati in una regione di

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spazio da un potenziale V (r), lentamente variabile a grandi distanze dal nucleo,
che tende ad annullarsi all’in…nito.
Il modello combina considerazioni semiclassiche e di tipo statistico e permette
di calcolare il potenziale elettrostatico e la funzione di distribuzione elettronica
in funzione del raggio trattandole come funzioni continue.
La teoria matematica del modello Thomas-Fermi riassunta nell’immagine seguente
viene presentata secondo l’impostazione seguita da ([2]).

L’equazione di Thomas-Fermi è una equazione di¤erenziale non lineare che am-


mette tre possibili categorie di soluzioni per x > 0:

1. Soluzione (x) positiva monotona decrescente asintotica all’asse x che de-


scrive con su¢ ciente approssimazione la distribuzione elettronica degli atomi
neutri ad alto numero atomico Z. Questa soluzione è considerata la curva uni-
versale di tutti gli atomi neutri e ha frontiera posta a +1, purtuttavia ([1])
descrive un modo per calcolare il raggio atomico.
2. Soluzione (x) monotona decrescente a frontiera limitata che termina in
un punto x0 > 0 in cui la soluzione si annulla. Questo tipo di soluzioni viene
associato allo studio degli ioni positivi per i quali Z > N.
3. Soluzione (x) positiva dotata di minimo assoluto in x0 > 0 e divergente
all’in…nito. Questo tipo di soluzioni descrive il comportamento degli atomi neu-
tri sottoposti a pressioni alte (v.[1]).

L’andamento della soluzione dipende sensibilmente dalla condizione iniziale 0 (0),


infatti l’unico modo per assicurare l’asintoticità è quello di imporre alla derivata
calcolata in x = 0 il valore iniziale pari a circa -1.588.
Il valore preciso di 0 (0) può essere cercato nei testi specializzati; per quanto ci
riguarda abbiamo condotto la nostra ricerca sui testi indicati in bibliogra…a e
abbiamo riscontrato qualche piccola divergenza: ([1]) adotta il valore approssi-
mato -1.588, ([2]) utilizza -1.58808 e ([3]) usa -1.588558.
Per valutare correttamente la soluzione bisogna impostare metodi ad alto ordine
di convergenza (ad es. Runge-Kutta del 4 ordine almeno), in ogni caso ([2])
riporta una utile approssimazione della soluzione asintotica che potete trovare
nell’immagine in basso.
Il metodo di Thomas-Fermi risulta inaccurato sia a distanze piccole dal nucleo
(per r < a0 =Z) perché diverge come r^( 3=2), sia a distanze grandi (r >> a0)
perché sovrastima la densità elettronica (r^( 6)). Infatti la densità elettronica
corretta vale zero in r = 0 e decresce esponenzialmente per grandi valori di r.
Per questi motivi l’intervallo di validità del modello viene scelto solo a distanze
intermedie (ulteriori dettagli in [1]).
Nell’immagine abbiamo riportato la soluzione asintotica dell’equazione Thomas-
Fermi e la densità di distribuzione elettronica calcolata per l’atomo di mercurio
Hg (Z = 80). La quantità D(r)dr rappresenta il numero di elettroni mediamente
presenti dentro il guscio sferico compreso tra i raggi r ed r + dr. Si presti
attenzione al fatto che le formule sono espresse in unità S.I., perciò per esprimere

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la densità radiale elettronica in unità di Bohr è su¢ ciente moltiplicare la formula
D(r) per il raggio di Bohr a0 .
Considerando il fatto che l’atomo di Hg ha un raggio atomico pari a circa 2.8
unità di Bohr, una semplice integrazione della curva indica che entro 1.1 unità
di Bohr ci sono in media 65 elettroni.

[1] B.H. Bransden & C.J. Joachain - Physics of Atoms and Molecules, 2 ed.,
Prentice Hall, 2003, pp.375-381.
[2] A. Gathak and S. Lokanathan, Quantum Mechanics: Theory and Applica-
tions, vol.II, Springer Science+Business Media B.V., 2004, pp. 617-621.
[3] E.L. Degl’Innocenti, Spettroscopia Atomica e Processi Radiativi, Springer-
Verlag Italia, Milano 2009, pp.179-183.

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Progetto N.16 - Sistema Solare ridotto a tre corpi:
Sole, Terra, Luna.
SISTEMI di RIFERIMENTO

Indichiamo con S; T; L i vettori di posizione e con vS; vT; vL le velocità dei tre
corpi.
La simulazione è basata su dati astronomici reali e viene studiata su quattro
sistemi di riferimento diversi:

1. Sistema di coordinate eclittiche (J2000) che ha baricentro dell’intero sistema


solare posto nell’origine (SSB).

2. Sistema di coordinate eclittiche (J2000) che ha baricentro (O) Sole-Terra-


Luna posto nell’origine.

3. Sistema di coordinate OXY Z con asse OX coincidente col perielio (anno


2017), il piano OXY coincide con il piano dell’eclittica e l’asse Z positivo guarda
in direzione del polo nord eclittico.

4. Sistema terrestre T xyz che ha origine nel centro della Terra e direzione
dell’asse T x sempre parallela alla direzione Ox del perielio, il piano T xy coincide
quasi perfettamente col piano dell’eclittica. (v.…g.2).

Il sistema n.1 (SSB) è quello dal quale abbiamo attinto i dati sui vettori di
posizione e di velocità di S; T; L all’istante del passaggio della Terra al perielio
in data 04/01/2017 (v.…g.1); i dati sono estrapolabili alla pagina
https://ssd.jpl.nasa.gov/horizons.cgi#top.
Il sistema n.2 ha il primo asse principale diretto verso il punto vernale e serve
solo come sistema di riferimento intermedio per trasferire i dati iniziali della

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simulazione dal sistema n.1 al n.3. Il punto vernale viene considerato per sem-
plicità …sso in cielo a distanza in…nita. Il passaggio dal sistema (1) al sistema
(2) si e¤ettua con una semplice traslazione legata al vettore spostamento tra i
baricentri dei due sistemi.
Il sistema n.3 OXY Z è il sistema nel quale si e¤ettua la simulazione numer-
ica dei moti dinamici dei tre corpi celesti. Per motivi che non ci competono il
baricentro Terra-Luna (B) in base ai calcoli eseguiti sui dati ottenuti dal sito
ssd.jpl.nasa.gov non si trova esattamente a quota nulla del sistema n.2 (J2000),
bensì circa 5200 km più in basso, quindi dobbiamo eseguire una leggera ro-
tazione positiva di 0.0021 gradi rispetto all’asse BX (ovvero atan(Bz=By)) dei
vettori T; L; vT; vL. In questo modo il baricentro Terra-Luna (B) all’istante del
perielio ha la coordinata Z esattamente uguale a zero e le sue coordinate valgono
1:0e + 11 [ 0:3606; 1:4261; 0:0] (m), perciò è possibile calcolare la longitudine
eclittica del perielio OX (in data 04/01/17) che vale circa 104.19 . A questo
punto i vettori di posizione T; L e le corrispondenti velocità vT; vL vengono
fatte ruotare nuovamente di 104.19 attorno all’asse OZ per riposizionare tutto
nel sistema n.3 OXY Z. Non è necessario ruotare anche i vettori S; vS del Sole
in quanto essi vengono riposizionati automaticamente applicando la condizione
che il baricentro (O) del sistema S T L si trovi nell’origine.
Il sistema n.4 T xyz è utilizzato nel video per mostrare il moto di rotazione
della Luna attorno alla Terra ed è un sistema orientato rigidamente rispetto alle
stesse …sse come i sistemi precedenti.

CONTROLLI PREVENTIVI

Prima di far partire la simulazione bisogna fare alcuni controlli preventivi:

1. Assicurarsi che la lunghezza del perielio Lp coincida approssimativamente


alla formula teorica Lp = a*(1-e).
Valore accertato: Lp = 1:4710e + 11 m con errore relativo e = 5:9e 06.

2. Assicurarsi che la velocità del baricentro Terra-Luna (B) coincida con ottima
approssimazione alla formula teorica vB = sqrt(G (mS + mT + mL) (1 +
e)=(a (1 e))), dove a = semiasse maggiore orbita, e = eccentricità.
Valore accertato: vB = 3:0290e + 04(m=s) con errore relativo e = 6:7482e 05,
in ottimo accordo con il valore teorico.

3. Assicurarsi che la velocità del baricentro Terra-Luna (B) sia diretta lungo la
direzione positiva dell’asse y. Il vettore velocità accertato con i dati della Nasa
è 1:0e + 04 [0:0024; 3:0288; 0:0000] in ottimo accordo con le nostre aspettative.

4. Assicurarsi che la distanza e la velocità della Luna dalla Terra siano congrui
con i dati orbitali della Luna:
distanza = jL T j = 3:7822e + 08m. [min3:633e + 08=max4:055e + 08]
velocita = jvL vT j = 1:0359e + 03m=s. [min = 964=max = 1076]

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5. Veri…care da altra fonte la posizione del punto vernale rispetto all’asse OX
all’istante del perielio (Stellarium: circa -104 ).

6. Veri…care da altra fonte la longitudine e la latitudine eclittica della Luna


all’istante del perielio (Stellarium: lon +358 . lat -3 circa).
I dati acquisiti da sito sono compatibili con quelli estrapolati da Stellarium.

SIMULAZIONE

L’algoritmo è basato sul sistema di equazioni di¤erenziali indicato in …g.2 che


vengono integrate con il metodo di Eulero esplicito in avanti. Per aumentare
la precisione dell’algoritmo abbiamo inserito un accorgimento che ricalibra di
pochissimo i moduli di tutti i vettori posizione e velocità allo scopo di stabilizzare
l’energia meccanica totale nel tempo (agli interessati possiamo fornire ulteriori
dettagli).
La simulazione video mostra il moto della Luna rispetto alla Terra nel sistema
di riferimento n.4 che inizia dall’istante del passaggio della Terra al perielio in
data 04/01/2017 ore 14:18:00 (UTC) e termina all’equinozio di primavera in
data 20/03/2017 ore 10:28:00 (UTC), per un intervallo complessivo di 1796 ore
e 10 minuti.
Le coordinate eclittiche della Luna al momento dell’equinozio restituite al ter-
mine della simulazione video sono lon = + 266 lat = +5 (circa), in accordo
perfetto con i dati forniti da Stellarium.
Il piano blu è quello dell’eclittica, la linea rossa rappresenta la direzione verso
il Sole, la verde la direzione del punto vernale. L’intervallo di tempo discreto
tra due iterazioni consecutive è stato …ssato a 30 secondi per la simulazione
video, mentre per i gra…ci è stato impostato ad 1 secondo. Lo spostamento
della direzione del Sole nel sistema Txyz è basato sul calcolo dell’anomalia vera.
Si noti che all’equinozio tale direzione viene a coincidere perfettamente con la
direzione del punto vernale.

CONTROLLI IN SIMULAZIONE

1. Posizionamento del Baricentro Terra-Luna (B) sul piano dell’eclittica:


Nel corso dell’anno (B) ‡uttua di circa +/- 1200 Km sul piano OXY (in rap-
porto ad 1AU) che pertanto non coincide perfettamente col piano dell’eclittica
a meno di 1.7” secondi d’arco (errore accettabile).

2. Variazioni delle velocità di T; L; B nel sistema OXY Z: v.…g.(3)


La velocità massima della Terra è 30.3 Km/s, la minima 29.3 Km/s e coincide
praticamente con quella di (B).
La velocità della Luna oscilla 12 volte e 1/4 nell’arco di un anno anomalistico
(8766 ore) tra 28.2 km/s e 31.3 km/s

3. Distanza e velocità della Luna dalla Terra: v.…g.(4) e (5)


Vel.max 1110 m/s, vel.min 965 m/s

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dist.max 406.000 Km, dist. min 356.000 Km
L’accordo con i dati reali è soddisfacente.
Dati reali (https://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/factsheet/moonfact.html)
Mean orbital velocity (km/s) 1.022
Max. orbital velocity (km/s) 1.076
Min. orbital velocity (km/s) 0.964
Perigee (km) 363.300
Apogee (km) 405.500
Dati reali: https://en.wikipedia.org/wiki/Orbit_of_the_Moon
min. distance from Earth: 356400–370400 km
max. distance from Earth: 404000–406700 km

4. Inclinazione dell’orbita lunare:


La latitudine eclittica della Luna è calcolata per approssimazione rispetto al
centro della Terra per mezzo delle coordinate sferiche.
La simulazione video indica una variazione della latitudine eclittica tra -5,2 e
+ 5,2 circa, in perfetto accordo con i dati reali.

5. Mese siderale e mese sinodico:


Il mese siderale è la durata media di tempo impiegata dalla Luna a compiere un
giro completo attorno al punto vernale (periodo reale medio: 27g,7h,43m,12s).
La simulazione video mostra due passaggi consecutivi alla longitudine equinoziale
(periodo gen-feb 2017) alle ore 7 e alle ore 663 circa dall’istante del perielio con
una di¤erenza complessiva di 656 ore (mese siderale), in ottimo accordo con i
dati reali.
Il passaggio della Luna alla longitudine del Sole (novilunio, periodo gen-feb
2017) avviene alle ore 565 e alle ore 1274 circa dall’istante del perielio con una
di¤erenza di 709 ore, di nuovo in ottimo accordo con i dati reali (mese sinodico,
periodo reale medio: 29g,12h,44m,3s).

6. Energia meccanica e Momento angolare del sistema nel sistema OXYZ.


Ec = 0:5 (mS dot(vS; vS) + mT dot(vT; vT ) + mL dot(vL; vL)).
Ep = G (mS mT =norm(ST )+mS mL=norm(SL)+mT mL=norm(LT ));
Energia Meccanica Totale = -2.682632467568e+33 (J)
(stabile …no alla dodicesima cifra decimale)
Momento Angolare Totale = +2.693607663e+40 (kg*m^2/s)
(stabile …no alla ottava cifra decimale)
Un fatto degno di nota è che la Terra ha un minimo di energia cinetica al
passaggio in afelio e la curva è soggetta a ‡uttuazioni causate dal disturbo
gravitazionale della Luna.

7. Lunghezza dell’Afelio e del Perielio:


Perielio: 1.4711e+11 Km
Afelio: 1.5206e+11 Km
Confermato.

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8. Durata dell’anno siderale (dato vero medio: 31.558.150 s)
La data del perielio 2017 è 04/01/2017, ore 14:18.00; aggiungendo 31.558.150
secondi arriviamo alla data 04/01/2018 ore 20:27:10. Il grande cerchio si chiude
rispetto al sistema delle stelle …sse, con un errore di circa 20.000Km ovvero quasi
2 ore.

DATI ASTRONOMICI

Massa Sole (kg)


mS = 1.98892 * 10^30;
Massa Terra (kg)
mT = 5.9723 * 10^24;
Massa Luna (kg)
mL = 7.3477 * 10^22;
Costante gravitazione universale
G = 6.67408 * 10^(-11);
Unità astronomica
AU = 149597870700;
Eccentricità orbita terrestre
e = 0.0167086;
Semiasse Maggiore (m)
a = 1.000001018*AU;

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Progetto N.17 - Il problema del commesso viag-
giatore
Discutiamo nelle sue linee essenziali un algoritmo genetico per la risoluzione
del problema del commesso viaggiatore (travelling salesman problem - T.S.P.).
Idealmente un viaggiatore deve scegliere il percorso a distanza minima che col-
leghi tutte le città all’interno di uno stato, sotto la condizione di visitarle una
volta soltanto.
Le posizioni delle N ’città’sono rappresentate dai pallini rossi e possono essere
inizializzate a random oppure con altri criteri. Le coordinate delle città devono
essere ordinate in una matrice C(N 2).
L’algoritmo genetico è un algoritmo euristico ispirato al principio della selezione
naturale e della evoluzione biologica. In questo algoritmo il ‘cromosoma’è inteso
come qualsiasi permutazione del vettore (1; 2; :::; n) che appartiene al gruppo
simmetrico S(n) e che identi…ca l’ordinamento delle città da attraversare.
Il gene è invece la parte di un cromosoma e consiste in una o più parti del
vettore di numeri che codi…cano il cromosoma. Ad esempio, se il numero delle
città è N = 7, un cromosoma possibile è dato dalla permutazione (3712456) ed
un suo gene può essere una sottosequenza di termini consecutivi estratta dal
cromosoma, per esempio (124) od anche semplicemente un singolo termine.
L’algoritmo si attua nel seguente modo:
Inizialmente si …ssa una popolazione random di M cromosomi in una matrice
P (M N ).

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Ad ogni riga della matrice P (cioè ad ogni cromosoma) si attribuisce un pun-
teggio (‘…tness’) che è dato dalla somma delle distanze tra due città consecutive
lungo tutto il ciclo hamiltoniano generato dalla permutazione.
Nell’esempio video abbiamo scelto per semplicità la distanza euclidea tra i punti
ma è chiaro che la nozione di distanza dipenderà esclusivamente dalla scelta del
modello.
Il ciclo della ricombinazione genetica funziona così:
Su tutti i componenti della popolazione si applica il ‘crossover’.
Il crossover è il cuore dell’algoritmo genetico e consiste nel troncare ogni cro-
mosoma padre in due parti genetiche (la ‘testa’e la ‘coda’) per riassemblarle in
modo invertito.
Dai cromosomi padri vengono generati i …gli.
Si calcolano tutti i punteggi della popolazione ottenuta nell’iterazione prece-
dente (popolazione ‘vecchia’) e si cerca il miglior punteggio; si calcolano tutti
i punteggi della popolazione attuale (popolazione ‘nuova’) e si cerca il miglior
punteggio; quindi si procede a sostituire il peggior elemento nuovo con il migliore
anziano e si ridisegna il grafo. Si itera la procedura …no al raggiungimento di
un numero massimo di iterazioni pre…ssato dall’utente.
Per non incappare negli ottimi locali si usa sovente la tecnica di alterare ca-
sualmente i geni (mutazione) per sperare di uscire dall’ottimo locale al …ne di
convergere all’ottimo globale.

Progetto N.18 - Elaborazioni Audio Digitali


L’Audio Signal Processing (Processamento di Segnali Audio) è la tecnica nu-
merica che descrive il processo di elaborazione dei segnali audio dalla loro forma
analogica a quella digitale o viceversa. Il segnale audio analogico è la rappre-
sentazione matematica di un segnale acustico continuo che si propaga nell’aria,
mentre il segnale digitale è la forma discreta del segnale analogico ottenuta
attraverso le tecniche di campionamento e quantizzazione.

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Il campionamento è il primo passo del processo di conversione analogico-digitale
e consiste nel prelevare i valori da un segnale analogico continuo ad intervalli re-
golari di tempo dt = 1=F c, dati dal reciproco della frequenza di campionamento
F c (Hz).
Il teorema del campionamento di Nyquist-Shannon a¤erma che per ricostruire
univocamente un segnale analogico a banda limitata (cioè, avente frequenza
massima F m) a partire dal segnale digitale derivato, la minima frequenza di
campionamento F c necessaria per evitare perdita di informazione (fenomeno
dell’aliasing) è pari al doppio della sua frequenza massima F c >= 2F m.
La ricostruzione del segnale analogico si può e¤ettuare con la Formula di inter-
polazione di Whittaker-Shannon che viene utilizzata proprio per segnali audio a
banda limitata campionati in modo uniforme nel tempo. La quantizzazione con-
siste invece nella catalogazione dell’ampiezza di ogni campione all’interno di una
partizione …nita di intervalli e nell’associazione biunivoca di ciascun intervallo
ad una stringa di bit.
Oggi ci occuperemo di fare semplici sperimentazioni audio in ambiente Matlab
(che è un software commerciale), tuttavia chi ne fosse sprovvisto non disperi
perché è facile trovare online dei ‘generatori di frequenze’ e degli ‘analizzatori
di spettro FFT’.
Il primo esempio (‘battimenti.mp4’) consiste nel costruire un segnale audio che
produca i battimenti; per fare questo possiamo inizializzare due vettori sinu-
soidali di lunghezza identica ed a frequenza leggermente diversa, eseguirne la
loro somma e normalizzare le ampiezze ottenute in [-1,1].
Nel primo video che trovate nei commenti abbiamo provato a generare un tono
di 4 secondi a 200 Hz, un tono di 4 secondi a 210 Hz e poi abbiamo eseguito la
somma per produrre i battimenti:

Fc = 44100; %Hz
t = 4; %s
F1 = 200; %Hz
y1 = sin(2*pi*F1*[0:(1/Fc):t]);
F2 = 210; %Hz
y2 = sin(2*pi*F2*[0:(1/Fc):t]);
y3 = y1+y2; y3 = y3/max(y3);
sound(y3,Fc); % ascolto

Per generare i battimenti online aprite due volte la pagina http://www.szynalski.com/tone-


generator/ e impostate due frequenze molto vicine, variando il cursore noterete
che i battimenti tenderanno a rallentare quando le frequenze si avvicinano sem-
pre di più, mentre allontanando le frequenze il fenomeno tenderà ad accelerare
…no a non essere più percepito.
Richiamando il comando ‘audioinfo’ dal prompt veniamo a sapere il metodo
di compressione, il numero di canali, la frequenza di campionamento (per il
formato MPEG F c = 44100 Hz), il totale campionamenti e¤ettuati, la durata
e il bitrate (velocità di trasmissione dati).

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CompressionMethod: ’AAC’
NumChannels: 1
SampleRate: 44100
TotalSamples: 551935
Duration: 12.5155
BitRate: 128

Nel secondo esempio (‘tones.mp4’) abbiamo generato il segnale acustico in Dual-


Tone Multi-Frequency (DTMF) componendo in sequenza in ordine crescente
tutti i tasti che vanno da 1 a 9. La modalità DTMF era già stata discussa nel
progetto N.1 e consiste nell’associare segnali audio bifrequenziali ad ogni tasto
numerico (v.…gura). Sebbene l’uso della FFT in questo caso risulti improprio
per analizzare lo spettro del segnale in quanto le reali frequenze dei toni DTMF
non coprono tutta la durata del segnale ma solo intervalli temporali consecutivi
(segnale non stazionario), malgrado ciò possiamo riconoscere nella …gura i picchi
caratteristici in ampiezza della DTMF (con ampiezze massime comprese tra
0.34-0.44), più una miriade di altre frequenze che non ci interessano ma che
vengono generate lo stesso a causa della non-stazionarietà del segnale.
Per migliorare le prestazioni della trasformata possiamo eseguire la ¤t del seg-
nale audio aumentato ancora di una stringa di zeri, in modo che il vettore
trasformato in frequenza abbia lunghezza complessiva pari alla prima potenza
di due che supera o eguaglia la lunghezza originaria del vettore.
Il comando ’¤t’di Matlab esegue la concatenazione tra le due stringhe in modo
automatico quando speci…chiamo anche la dimensione aumentata del campione:

[y,Fs] = audioread(‘tones.mp4’);
NFFT = 2^nextpow2(length(y));
Y = ¤t(y,NFFT)/Fs;

Il vettore trasformato nel dominio della frequenza Y (già normalizzato) contiene


informazioni ridondanti in quanto metà dello spettro a frequenze negative è
perfettamente speculare rispetto a quello delle frequenze positive, questo è il
motivo per cui si preferisce plottare lo spettro raddoppiato in ampiezza nella
banda limitata [0,Fc/2]:

f = (Fs/2)*linspace(0,1,NFFT/2+1);
plot(f,2*abs(Y(1:NFFT/2+1)))

Il terzo ed ultimo esempio (‘schitarrata.mp4’) è un libero riadattamento di una


demo di Matlab e mostra una ‘…oritura’ in rapida ascensione di note musi-
cali prodotte da un …ltro numerico che simula i suoni emessi da una chitarra.
Conoscendo la forma matematica delle onde generate dalle corde pizzicate è
possibile creare accordi di note, controllare la durata e l’intensità delle note e
sintetizzare piccoli brani musicali squisitamente prodotti per via numerica!

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Progetto N.19 - Moto relativistico di una parti-
cella carica
CONSIDERAZIONI GENERALI

Nella Relatività Ristretta di A. Einstein la classica legge di Newton che lega


l’impulso e la forza di una particella viene surclassata da una legge più generale
(1), valida in qualsiasi regime di velocità e sperimentalmente veri…cata in tutti
gli acceleratori del mondo. La nuova legge della dinamica si di¤erenzia in modo
sostanziale da quella classica a causa della comparsa del fattore di Lorentz (1.1)
che è quello che determina le innumerevoli stranezze del mondo relativistico,
dall’allungamento della vita media delle particelle veloci …no all’impossibilità di
‘spingere’una particella massiva oltre la velocità della luce. Tuttavia l’importanza
del fattore di Lorentz si manifesta solo a velocità prossime a quella della luce
(basti sapere che a 0.86c il fattore vale appena 2, mentre a 0.999c vale circa 22),
pertanto in numerosi contesti teorici la correzione relativistica non è necessaria
(ad esempio nella teoria della emissione delle particelle alfa).

La formula (1) rappresenta però solo il primo gradino di comprensione della


dinamica particellare in quanto nella realtà essa risulta insu¢ ciente a spiegare
le traiettorie misurate nei rilevatori di particelle. Intanto occorre chiedersi cosa
vuol dire ‘vedere’ le particelle perché la risposta non è a¤atto banale. Dal
punto di vista epistemologico ‘vedere’ un fenomeno …sico signi…ca rivelare la
luce proveniente da quel fenomeno e quindi è un processo intrinsecamente legato

36
all’energia e alle sue forme di trasmissione: le particelle che interagiscono con
la materia possono perdere progressivamente energia convertendola in parte in
radiazione.
In quest’ottica è allora di fondamentale importanza apportare molte correzioni
alla formula relativistica che tengano conto delle perdite di energia delle par-
ticelle cariche dovute a processi di ionizzazione nella materia come ad esempio
si evidenziano nelle camere a bolle o a nebbia (calcolo di Bohr e Formula di
Bethe per protoni, p.alfa e ioni), oppure per Bremsstrahlung (radiazione emessa
soprattutto da elettroni quando subiscono una decelerazione da parte dei nuclei
di un materiale metallico o altro), oppure ancora per reazione di radiazione (le
cariche accelerate irraggiano modi…cando i campi e di conseguenza retroagis-
cono su sé stesse), ma tutto questo ancora non basta perché analizzando le
tracce dei rivelatori bisogna saper individuare la tipologia delle particelle, ri-
conoscere i decadimenti che possono dare luogo, riscontrare eventuali fenomeni
di scattering (ad es. per e¤etto Compton), più una tutta serie di altri fenomeni
che si veri…cano in particolari condizioni e che non stiamo neanche a menzionare
(approfondimenti in [2], pp.13 e ss.).
L’equazione (2) rappresenta una versione alternativa in cui si può porre la (1); la
dimostrazione matematica può essere ottenuta agevolmente in ([1], pp.113,114).
L’equazione del moto relativistico di una particella carica di massa ‘m’ e car-
ica ‘q’ soggetta all’interazione con un campo elettromagnetico si ottiene ac-
coppiando l’equazione del moto (2) e la forza elettromagnetica di Lorentz (3),
dando vita all’equazione (4) che in ossequio allo spirito espositivo del Barone
chiameremo ‘Equazione di Minkowski-Lorentz’. L’equazione (4) però deve es-
sere inserita naturalmente nel sistema delle equazioni di Maxwell perché i campi
elettrico e magnetico non possono essere scelti in modo arbitrario.
Anche se non è la sede opportuna per scon…nare nei campi più avanzati della
…sica teorica, sottolineiamo però che solitamente l’equazione (4) non viene mai
scritta in questi termini (con l’accelerazione resa esplicita), ma viene abitual-
mente presentata in forma covariante all’interno del formalismo quadrivettoriale;
più precisamente si ricava l’espressione della quadriforza lorentziana a partire
dal tensore elettromagnetico (che a sua volta viene generato dal quadripotenziale
associato ai campi elettrico e magnetico) e dalla quadrivelocità della particella.
Planck scrisse per la prima volta nel 1906 l’equazione del moto per le cariche elet-
triche (4) riuscendo a provare la covarianza sotto le trasformazioni di Lorentz,
mentre nel 1908 Minkowski aveva già provveduto a formalizzare quadrivetto-
rialmente la (1) (v.[1], nota a pag.113).
Tuttavia, risolvere algoritmicamente l’equazione (4) per mezzo di uno schema
alle di¤erenze …nite è un grosso problema in quanto può dare luogo a gravi
instabilità numeriche, per questo motivo abbiamo optato una strada leggermente
diversa che sotto opportune condizioni risolve in modo soddisfacente il problema
e che viene spiegata sommariamente nella prossima sezione.
In…ne, val la pena sgomberare il discorso da un equivoco che spesso colpisce i
neo…ti dello studio della meccanica quantistica: il principio di indeterminazione
non implica l’impossibilità di seguire le traiettorie delle particelle negli acceler-
atori, ma pone dei vincoli sulla arbitrarietà del livello di precisione ottenibile in

37
riferimento alle ‘variabili complementari’delle particelle (es. quantità di moto-
posizione, componenti dello spin, componenti del momento angolare, tempo-
energia). Tanto più grande è l’energia di una particella, tanto più piccola è la
sua lunghezza d’onda associata e quindi tanto più grande diventa la capacità di
esplorare gli oggetti piccoli. A titolo d’esempio, basti pensare che con fotoni di
appena 2 eV si riescono già ad esplorare oggetti delle dimensioni …no all’ordine
di 10^(-7) m. (v.[2], p.48).

ALGORITMO

Accantonata l’idea di risolvere la (4) con i metodi propri dell’analisi numerica,


illustriamo qui il metodo alternativo.
Si inizializza un vettore che incorpora il valore delle N cariche q(k) e le N masse
m(k) delle particelle presenti (k = 1,2...,n) e una matrice (N,3) che memorizza
il vettore velocità iniziale di ciascuna particella.
Si inizializza anche la matrice (N,3) dei vettori di posizione e la matrice (N,3)
degli impulsi delle particelle.
L’intervallo di tempo [0,T] dedicato alla simulazione e il suo frazionamento in
parti elementari ‘dt’, più le lunghezze spaziali delle traiettorie descritte dalle
particelle devono sempre essere preventivate in qualche modo con un calcolo
(fatto alla vecchia maniera: carta e penna!) alle intensità dei campi e agli
impulsi iniziali.
Per ogni istante di tempo i*dt (i = 1,2,3...) e per ogni particella-k preleviamo
l’attuale posizione da una matrice, calcoliamo i campi [E], [B] ed eseguiamo la
formula di Lorentz.
Si aggiorna l’impulso all’istante di tempo successivo: P(i+1,k) = P(i,k) +
F*dt, poi si procede con il calcolo dell’energia totale di ogni particella E_tot =
c*sqrt(jP(i,k)j^2 + M(k)*c^2).
In…ne si aggiorna la velocità di ciascuna particella all’istante di tempo succes-
sivo VeL(i+1,k) = c^2*P(i+1,k)/Etot(i+1,k) e mediante il metodo di Eulero in
avanti si calcola anche la nuova posizione.

SIMULAZIONE

Consideriamo il moto di tre elettroni ultrarelativistici non autointeragenti im-


mersi in un campo elettrico ed in un campo magnetico uniformi e paralleli.
Vogliamo provare che le traiettorie rappresentano delle eliche di passo crescente
in modo monotono con raggi di circolazione costanti (v. problema n.1, p.85, [3]
e simulazione video in commento). Gli elettroni vengono inizialmente sparati
in direzione ’x’ dal punto di origine e sottoposti all’azione combinata dei due
campi in direzione ’y’, con intensità di 10^5 (N/C) per il campo E e 1/100 (T)
per il campo B; il tempo di volo è impostato a 100 (ns).

Gli input iniziali sono:

c = 299792458; %(m/s)

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VeL1 = c*[0.99 0 0];
VeL2 = c*[0.98 0 0];
VeL3 = c*[0.97 0 0];
E = [0,-10^5,0]; %(N/C)
B = [0,0.01,0]; %(T)
dt = 10^(-11); %(s)
N = 10000; % n.iterazioni
T = 100; %(ns)

Contrariamente a quanto può apparire a prima vista, l’elettrone più veloce è


quello che in realtà si è allontanato di meno dall’origine (rispetto all’asse y) in
quanto ha eseguito delle spirali a raggio più ampio (circa 1 metro) rispetto agli
altri elettroni. Il calcolo del raggio è confermato dalla formula R = P/(q*B),
dove P è l’impulso relativistico iniziale.

Bibliogra…a:

[1] V.Barone, Relatività. Principi e applicazioni, 1 ed., Bollati-Boringhieri Ed-


itore, Torino, 2004.
[2] S.Braibant, G.Giacomelli, M.Spurio, Particelle e Interazioni Fondamentali,
2 ed., Springer-Verlag Italia, 2012, Milano.
[3] L.D.Landau, E.M.Lifsits, Teoria dei campi, 3 ed., Editori Riuniti, Roma,
2004.

39
Progetto N.20 - Integratore adattivo con il metodo
di Cavalieri-Simpson
Un primo metodo semplice per approssimare l’integrale de…nito di una funzione
continua sopra un intervallo [a,b] è quello di suddividere l’intervallo in ‘N’sot-
tointervalli di lunghezza identica ‘h’ (con N h = b-a) ed applicare le somme
superiori ed inferiori di Riemann (determinando i valori dei massimi e dei min-
imi in ogni sottointervallo), così da restare sicuri che il valore dell’integrale resta
compreso tra le due somme e converge verso il valore esatto ogni volta che raf-
…niamo la partizione dell’intervallo.
Un secondo metodo ancora meno impegnativo, è quello di scegliere un punto
qualsiasi all’interno di ogni sottointervallo (ad esempio il punto medio) e molti-
plicare il passo h per la sommatoria discreta delle immagini calcolate in questi
punti. Tuttavia questi metodi estremamente semplici non sono particolarmente
convenienti quando la funzione presenta forti oscillazioni (eventualmente anche
discontinuità di seconda specie) e quindi si cerca di ricorrere a metodi numerici
che abbandonino l’ipotesi di uniformità del passo di integrazione e addensino
i nodi proprio nelle zone in cui la funzione presenta variazioni di inclinazioni
maggiori, cioè si ’adattano’appunto alla funzione in esame.

40
Il tema della discussione odierna viene ampliato dettagliatamente nel pdf ‘In-
tegratore adattivo con il Metodo di Cavalieri-Simpson’liberamente scaricabile
nella sezione ‘…le’del nostro gruppo. Qui invece ci limitiamo a descrivere som-
mariamente i punti salienti.

ALGORITMO

1. De…nizioni:
- Indichiamo con ‘S(k)’ un qualunque sottointervallo [a,xk] di [a,b], con a <=
xk <= b, in cui l’integrazione adattiva sia già stata eseguita ed abbia superato
un particolare test sull’errore (v.punto 3).
- Indichiamo con ‘A(k)’ il sottointervallo [xk,yk] di [a,b] con xk<= yk <= b,
contiguo ad S(k), in cui si deve ancora calcolare il valore locale dell’integrale
(perciò detto ‘intervallo attivo’).
- Indichiamo con N(k) il sottointervallo rimanente [yk,b] ancora da calcolare.
- De…niamo l’approssimazione locale di Cavalieri-Simpson dell’integrale di f(x)
a 3 nodi in [xk,yk] come
Sf_1 = h*[f(xk) + 4*f(xk+h) + f(yk)]/3 con h = (yk-xk)/2;
- De…niamo l’approssimazione locale di Cavalieri-Simpson dell’integrale di f(x)
a 5 nodi in [xk,yk] come
Sf_2 = h*[f(xk) + 4*f(xk+h/2) + 2*f(xk+h) + 4*f(yk-h/2) + f(yk)]/6;
- J è l’integrale da determinare sopra l’intervallo [a,b] che viene aggiornato
durante il processo di elaborazione.
- De…niamo ‘livello’ L il numero di volte in cui il test sull’errore ha successo,
ovvero il numero di aggiornamenti di J.

2. Condizioni iniziali:
Fissiamo l’estremo inferiore di integrazione (a), l’estremo superiore (b), la fun-
zione integranda f(x), la tolleranza all’errore ("), il passo di discretizzazione
minimo (hmin ). Fissimamo gli intervalli S(0) = [a,a], A(0) = [a,b], N(0) = [a,b].
Il valore iniziale J dell’integrale totale viene posto a zero.

3. Algoritmo:
Su ogni intervallo Ak = [xk,yk] vengono calcolati Sf_1 ed Sf_2.

3.a)
Il test sull’errore locale viene superato se:
jSf_2-Sf_1j <= 10*eps*(yk-xk)/(b-a).
Se il test sull’errore locale è superato allora si aggiornano gli intervalli:
S(k+1) ‘nuovo’diventa l’unione tra S(k) ‘vecchio’e A(k) = [xk,yk];
A(k+1) ‘nuovo’diventa N(k);
yk diventa b.
J viene incrementato: J = J + Sf_2;
L viene incrementato: L = L + 1;

41
3.b)
Se il test sull’errore locale non viene superato allora si dimezza Ak ponendo
come nuovo intervallo attivo A(k+1) = [xk, (xk+yk)/2];
N(k+1) diventa l’unione tra N(k) e l’intervallo [(xk+yk)/2,yk];
yk viene aggiornato a (xk+yk)/2.
Si procede nuovamente alla stima dell’errore.

SIMULAZIONE

L’immagine seguente mostra quattro test condotti sulla funzione integranda


y = cos(x2 ) x nell’intervallo [-5,4].

Test N.1
Tolleranza massima: 0.01
Soglia del passo: 0.001
Livello raggiunto: 18
VALORE INTEGRALE: 5.706591

Test N.2
Tolleranza massima: 0.001
Soglia del passo: 0.001
Livello raggiunto: 33
VALORE INTEGRALE: 5.705972

Test N.3
Tolleranza massima: 0.0001
Soglia del passo: 0.001
Livello raggiunto: 65
VALORE INTEGRALE: 5.705798

Test N.4
Tolleranza massima: 0.00001
Soglia del passo: 0.001
Livello raggiunto: 126
VALORE INTEGRALE: 5.705927

BIBLIOGRAFIA

A.Quarteroni, R.Sacco, F.Saleri, Matematica Numerica, 2 ed., Springer-Verlag


Italia, Milano, 2000.

42
Progetto N.21 - Numero di individui vissuti sulla
Terra
Quanti sono gli esseri umani vissuti in un certo periodo di tempo in tutto il
mondo? Oggi tenteremo di dare una risposta al quesito, ma a scanso di troppi
giri di parole vi diciamo subito che senza conoscere la serie storica dei tassi di
mortalità (o di natalità) di tutte le epoche non è possibile dare una stima della
cifra senza incappare in margini di sicurezza troppo grandi. Il progetto odierno,
consiste nel fornire una forbice sicura sulla stima del numero di individui nati
sul pianeta dal 3000 a.c al 2000 d.c. (si badi bene: …no al 2000, non …no al
2017!) basata sulla curva storica della popolazione mondiale di Hyde (linea
verde) contenuta nel primo gra…co reperibile alla pagina seguente:

https://probaway.wordpress.com/2014/09/29/world-population-history-tweaked/

43
Il progetto può risultare inusuale e atipico rispetto ai precedenti, tuttavia non
è nostro interesse quanti…care una impossibile stima precisa del numero di in-
dividui vissuti sul pianeta, né ci interessa mettere in discussione il grado di
attinenza della curva alla realtà; siamo mossi dall’idea di sviluppare un mod-
ello partendo dai dati contenuti in quel gra…co per estrapolare più informazioni
di quante ci vengano fornite dalla sua semplice lettura. Quello di oggi è più
che altro un esercizio di elaborazione delle immagini utilizzato per estrapolare
informazioni nascoste di tipo numerico.

Procedura

Il procedimento che dobbiamo seguire è il seguente:

1. Bisogna estrapolare la linea verde separandola dal contorno dell’immagine e


lavorare sulla ricostruzione della continuità della linea. Il primo passo è stato
risolto nell’immagine (1). I livelli RGB della linea verde nell’immagine originale
sono: R = 0, G = 168, B = 89. Per fare questo lavoro bisogna identi…care
questi pixel nel gra…co di partenza e registrarli in una nuova matrice di uguali
dimensioni che è associata all’immagine di uno sfondo bianco.

2. La linea verde così estrapolata è dotata di uno spessore di qualche manciata


di pixel. Bisogna individuare la linea mediana (colorata di rosso) calcolando
la media aritmetica tra la posizione del pixel più alto e quello più basso (un
particolare è zoommato nell’immagine (2)).

3. In base alla ricostruzione che abbiamo eseguito, la linea rossa che attra-
versa in posizione mediana la linea verde inizia dal pixel (1891,12) e termina
al pixel (772,2387). Questi valori possono risultare di¤erenti in base alla scelta
del sistema di riferimento deciso dall’operatore, in ogni caso però è importante
e necessario prelevare completamente tutta l’intera curva di lavoro. L’intervallo
temporale di 5000 anni che procede dal 3000 a.c. …no al 2000 d.c. è distribuito
uniformemente su 2375 pixel orizzontali (= 2387-12), perciò tra due colonne
verticali adiacenti di pixel intercorrono 2.105263158 anni/pixel. Gli estremi su-
periore ed inferiore della curva della popolazione indicano quota 6 miliardi di
individui al 2000 d.c. e 46 milioni di individui al 3000 a.c. collocati in scala
logaritmica in una forbice verticale di 1119 pixel (= 1891-772), perciò per ogni
avanzamento di pixel in verticale vi è un incremento di popolazione su base
unitaria pari a 1.004362368. Si memorizzano quindi in una opportuna matrice
M a due colonne le coordinate (i,j) di tutti i pixel della linea rossa mediana.

4. Bisogna costruire La funzione che associa il numero demogra…co P(t) di


individui esistenti al tempo t (immagine (3)).
Il tempo espresso in anni è regolato dalla funzione lineare:
t = -3000+2.105263158*(j-12).
La popolazione P(j) deducibile alla colonna j-esima è regolata dalla funzione:
P(j) = 46mln * 1.004362368^[1891 - M(j-11,1)].

44
In questo modo si riesce a costruire la funzione temporale P = P(t) con t espresso
in anni (da -3000 a 2000).

5. Siano n, m i tassi di natalità e mortalità ANNUALI su base unitaria e adotti-


amo il semplice modello di interpolazione lineare secondo il quale su un periodo
di tempo relativamente breve (tra i 2-3 anni) valga l’equazione discreta P(t+T)
= P(t)*(1+(n-m)*T), dove T è il periodo di osservazione e t l’anno di osser-
vazione, con n ed m mantenuti costanti. La scelta del modello è motivata dalla
sua semplicità e dal fatto che risponde alla relazione di chiusura descritta nel
punto (6). Ogni periodo T = 2.105263158 anni (cioè per ogni singolo avanza-
mento tra colonne adiacenti di pixel) il tasso e¤ettivo ‘x’ di crescita annuale
compreso tra due istanti contigui è dato dalla di¤erenza x = n - m e si ottiene
come
x = [(P(j+1)/P(j))-1]/T
dove j è invece la colonna di pixel corrispondente al tempo t. Il problema
ammette chiaramente l’esistenza di un parametro libero che può essere scelto
arbitrariamente tra il tasso di natalità o quello di mortalità (ad esempio noi
abbiamo optato per il secondo).

6. La stima del numero di individui vissuti sul pianeta dal 3000 a.c. …no al
2000 d.c. è la sommatoria discreta di tutti gli individui nati in ogni intervallo
di 2.105263158 anni compreso nella …nestra temporale dei 5000 anni, più i 46
milioni di individui che sono esistiti all’inizio del conteggio. Alternativamente
si può calcolare la sommatoria discreta tra tutti gli individui morti in ogni
intervallo di 2.105263158 anni nella …nestra temporale di 5000 anni, più i 6
miliardi di individui esistiti all’epoca …nale del conteggio. Le due sommatorie
DEVONO COINCIDERE a bilancio …nale.

La simulazione può essere condotta scandagliando di¤erenti valori del tasso di


mortalità, anche randomizzati lungo il periodo temporale dei 5000 anni.
Nella …gura (4) abbiamo i risultati ottenuti dalla simulazione nell’ipotesi che il
tasso di mortalità (in ascissa) sia mantenuto costante nel tempo.

Considerazioni …nali

La …gura (4) dimostra che piccole variazioni del tasso medio costante di mortal-
ità comportano enormi variazioni sulla stima del numero di individui vissuti sul
pianeta in questi ultimi 5000 anni. La funzione è linearmente dipendente dalla
mortalità con un coe¢ ciente angolare pari circa a 17.2 miliardi di individui per
ogni punto percentuale. Il valore massimo teorico è 35.5 miliardi di individui al
tasso del 2%. I valori estremali applicati al tasso di mortalità che vanno dall’1
per mille …no al 2 per cento sono da ritenere altamente improbabili, perciò la
stima più probabile dovrebbe attestarsi verosimilmente tra i 20 e i 30 miliardi di
individui vissuti, pari a circa il 20%-25% del numero totale di individui umani
vissuti in ogni epoca sul pianeta calcolati in base a stime recenti. Il gra…co
(3) mostra in modo esplicito che l’umanità ha inserito il ‘turbo’dall’ottocento

45
in avanti, come conseguenza ovvia ma non unica delle tre rivoluzioni indus-
triali attraversate nel corso della storia dall’umanità e dovute principalmente
al progresso inarrestabile della scienza e della tecnica. Siamo perfettamente
consci del fatto che una forbice di 10 miliardi di individui sia esageratamente
alta ed inaccettabile come responso …nale, tuttavia è possibile restringere un pò
questa forbice in quanto i tassi reali di mortalità sono stati ampiamente moni-
torati e documentati negli ultimi decenni (ad esempio, vedere tabella 1960-2015:
http://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.CDRT.IN?end=2015&start=1960).
Abbiamo fatto anche questo e abbiamo visto che inserendo i corretti tassi di mor-
talità dal 1960 …no al 2000, pur mantenendo un tasso di mortalità costante in
tutto il periodo precedente, l’inclinazione della retta è diventata leggermente
più bassa rispetto a quella della …gura (4) toccando quota 32.3 miliardi che è il
massimo teorico previsto al 2%.

Progetto N.22 - Coniche rototraslate


Alle scuole superiori si ricevono i primi rudimenti della geometria analitica del pi-
ano che include fra i suoi argomenti lo studio delle coniche contestualizzate come

46
luoghi geometrici aventi determinate proprietà matematiche. In particolare per
consentire una trattazione sempli…cata dell’argomento, la teoria sull’ellisse, sulla
parabola e sull’iperbole di solito viene impartita solamente al caso in cui gli assi
principali della …gura rimangano paralleli agli assi del piano cartesiano.
Per comprendere interamente il formalismo matematico sulla rotazione delle
coniche dovremmo necessariamente addentrarci nella teoria della rappresen-
tazione matriciale delle coniche; fortunatamente però esiste una ‘scappatoia’
che ci consente di disegnare qualsiasi tipo di conica ruotata senza fare uso delle
matrici.
E’ su¢ ciente dare in input l’equazione (implicita) della direttrice ‘t’, le coor-
dinate del fuoco ‘F’, l’eccentricità ‘e’ e poi applicare le formule parametriche
indicate in …gura e il gioco è fatto!.
Nell’immagine: gruppi di ellissi a diversa eccentricità e un gruppo di parabole
congruenti equispaziate angolarmente, i puntini blu rappresentano i fuochi.

47
Progetto N.23 - Decadimento alfa
In …sica nucleare il decadimento alfa è un processo in cui atomi radioattivi
trasmutano in atomi di un altro elemento aventi numero atomico inferiore di
due unità rispetto ai primi emettendo particelle composte da due protoni e due
neutroni (nuclei di elio). La vita media dei nuclei instabili per questo tipo di
decadimento è molto variabile. In questo progetto mostreremo la teoria matem-
atica sempli…cata del decadimento-alfa secondo l’impostazione di ([1]). Ulteriori
dettagli potrete trovarli nella sezione ‘File’nel pdf intitolato ’Decadimento Alfa’.

Teoria

La particella alfa è una sottostruttura che ha una probabilità non trascurabile


di formarsi all’interno dei radionuclidi-alfa dato che presenta una con…gurazione
energetica particolarmente stabile. Il modo più semplice di con…gurare il poten-
ziale di con…namento di una p. alfa dentro un nucleo sferico (A,Z) è mostrato
in …gura: all’interno del raggio nucleare ’a’la p. alfa si trova con…nata in una
buca di potenziale profonda -V0 < 0 (rispetto a zero) ed alta B > 0, mentre
all’esterno la barriera energetica viene attenuata sulla distanza (r) dalla repul-
sione coulombiana che si viene ad instaurare tra il nucleo …glio (Z-2) e la p.alfa
(z = 2). La particella riesce a superare la barriera quando riesce ad attraversare
tutta la regione anulare compresa in a < r < b, dove ‘b’rappresenta la distanza
massima dal nucleo (misurata in femtometri) in cui il potenziale coulombiano
eguaglia l’energia totale Q rilasciata nel decadimento.
Si può dimostrare (v.[1]) che l’energia rilasciata Q è uguale alla somma delle
energie cinetiche del nucleo …glio (Z-2) e della p. alfa (z = 2) e che circa il 98% di
questa energia va a riversarsi sulla p. alfa essendo molto più leggera. Non esiste
una corrispondenza biunivoca tra l’energia rilasciata e il tipo di decadimento
coinvolto, infatti i decadimenti-alfa (A,Z) = (A-4,Z-2) + (4,2) presentano uno
spettro energetico variabile che può essere spiegato ammettendo che identici
nuclei emettitori (A,Z) possano trovarsi in livelli energetici eccitati.
L’analisi spettroscopica permette di misurare le intensità e le energie (‘Qm’=
Q misurato) dei singoli canali di decadimento di un singolo elemento con una
precisione molto alta, tuttavia è possibile giusti…care i valori sperimentali di Qm
utilizzando la nota formula di Weizsacker che permette di calcolare l’energia di
legame di un nucleo (A,Z). In questo modo si riesce a vedere che il valore Qm
tende a coincidere approssimativamente al valore teorico ‘Qt’= E(4,2) + E(A-
4,Z-2) - E(A,Z) calcolato tramite la formula.
Tipicamente l’energia rilasciata nel decadimento alfa si aggira intorno ai 5 MeV,
il punto più alto B della barriera di potenziale raggiunge circa 30 MeV mentre
la profondità della buca vale intorno a 40 MeV, perciò dal punto di vista classico
il fenomeno dovrebbe essere impossibile da osservare. La meccanica quantistica
spiega questa contraddizione mostrando che le particelle pur avendo energia
insu¢ ciente hanno una probabilità non nulla di attraversare lo stesso la barriera
energetica per e¤etto ’tunnel’. In ([1]) si mostra che la probabilità che ha la
probabilità di attraversare la barriera coulombiana è P = exp[-2*G], dove G

48
è una costante che viene chiamata ‘fattore di Gamow’ (v. immagine, con ‘h’
la costante di Planck). Sempre ([1]) fornisce una formula approssimata per
calcolare il fattore di Gamow quando il raggio nucleare è molto più piccolo della
lunghezza della barriera coulombiana (a << b), ovvero nella maggior parte dei
casi, tuttavia abbiamo preferito riportare per esteso nell’immagine la formula
integrale del fattore di Gamow. Tipicamente G ha un campo di variabilità
intorno a 30-40 e piccole sue variazioni determinano grandi variazioni sul tempo
di dimezzamento.
I nuclei con A > 230 hanno una forma estremamente deformata e l’approssimazione
sferica con raggio uguale a 1.25*A^(1/3) ha un’in‡uenza enorme sul risultato
…nale del tempo di dimezzamento. Per esempio, cambiando il raggio medio sola-
mente del 4% portandolo a 1.2*A^(1/3) si può notare che il tempo di dimezza-
mento cambia di circa 120 volte! A causa di questa estrema sensibilità spesso la
procedura è invertita: misurando il tempo di dimezzamento si arriva a stabilire
la grandezza del nucleo.

Obbiettivo

Si prelevino i dati dalla pagine seguente scegliendo alcuni isotopi:


https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_alpha_emitting_materials
Si inseriscano in un programma i dati iniziali relativi a:

1. isotopo (A,Z)
2. tempo di dimezzamento t(1/2)
3. energia rilasciata misurata Qm
4. coe¢ ciente ‘cR’del raggio nucleare.

Mostrare che piccole variazioni del coe¢ ciente cR nell’intervallo [1.2-1.5] deter-
minano grandi variazioni relative alla profondità della buca di potenziale V0. Si
proceda dunque al calcolo delle seguenti grandezze cercando di scoprire qual è
il miglior coe¢ ciente ‘cR’per il raggio nucleare:

1. energia teorica rilasciata ‘Qt’secondo Weizsacker


2. altezza massima del potenziale ‘B’
3. lunghezza della barriera ‘b’
4. fattore di Gamow per integrazione ‘G’
5. frequenza di percussione interna ‘f’
6. profondità della buca di potenziale ‘V0’

Esempi

(NB: i valori sono da ritenersi indicativi!)

Torio 228 , Z = 90

Nucleo emettitore..................: A = 228 , Z = 90

49
Coe¢ ciente del raggio............: cR = 1.45
Energia rilasciata nel decadimento.: Qm = 5.520 (Mev)
tempo di dimezzamento..............: t = 60275016 (s)
Energia teorica rilasciata ........: Qt = 5.673 (Mev)
Raggio empirico del nucleo (A,Z)...: a = 8.85 (fm)
Altezza massima del potenziale.....: B = 28.60 (Mev)
Lunghezza della barriera...........: b = 45.91 (fm)
Fattore di Gamow integrato.........: G = 33.747
frequenza urti nel nucleo..........: f = 2.36*10^21 (Hz)
Profondità buca di potenziale......: V0 = 30.18 (MeV)

Uranio 235, Z = 92

Nucleo emettitore..................: A = 235 , Z = 92


Coe¢ ciente del raggio............: cR = 1.25
Energia rilasciata nel decadimento.: Qm = 4.679 (Mev)
tempo di dimezzamento..............: t = 22*10^15 (s)
Energia teorica rilasciata ........: Qt = 5.805 (Mev)
Raggio empirico del nucleo (A,Z)...: a = 7.71 (fm)
Altezza massima del potenziale.....: B = 33.60 (Mev)
Lunghezza della barriera...........: b = 55.39 (fm)
Fattore di Gamow integrato.........: G = 43.774
frequenza urti nel nucleo..........: f = 3.283*10^21 (Hz)
Profondità buca di potenziale......: V0 = 47.62 (MeV)

Radio 224, Z = 88

Nucleo emettitore..................: A = 224 , Z = 88


Coe¢ ciente del raggio............: cR = 1.44
Energia rilasciata nel decadimento.: Qm = 5.789 (Mev)
tempo di dimezzamento..............: t = 313796 (s)
Energia teorica rilasciata ........: Qt = 4.989 (Mev)
Raggio empirico del nucleo (A,Z)...: a = 8.74 (fm)
Altezza massima del potenziale.....: B = 28.31 (Mev)
Lunghezza della barriera...........: b = 42.78 (fm)
Fattore di Gamow integrato.........: G = 31.171
frequenza urti nel nucleo..........: f = 2.628*10^21 (Hz)
Profondità buca di potenziale......: V0 = 37.27 (MeV)

Bibliogra…a

[1] Kenneth S.Krane, Introductory Nuclear Physics, John Wiley & Sons, Inc.,
Oregon State University, 1988.

50
Progetto N.24 - Filtro Parks-McClellan
In elettronica, un …ltro passa banda è un dispositivo che permette il passaggio
di frequenze all’interno di un dato intervallo detto "banda passante" (o centro
banda) ed attenua le frequenze al di fuori di esso. Il …ltro passa banda ide-
ale ha una banda passante perfettamente livellata che non ha al suo interno
né attenuazioni né guadagni tra le sue frequenze, mentre all’esterno di questo
intervallo elimina completamente tutte le altre frequenze riducendo la loro in-
tensità a zero. Nella pratica ovviamente nessun …ltro elettronico risulta ideale.
I …ltri reali infatti non eliminano completamente tutte le frequenze al di fuori

51
della banda voluta perché esistono regioni laterali di transizione (dette "roll-
o¤") tra la banda passante e la banda oscura dove le frequenze vengono atten-
uate in maniera più o meno marcata ma non eliminate in modo netto. Spesso
nella progettazione di un …ltro si cerca di mantenere le regioni di roll-o¤ più
strette possibili per avvicinarsi quanto più possibile all’idealità, tuttavia tanto
più queste si assottigliano tanto meno la banda passante rimane piatta e si cre-
ano delle ondulazioni specialmente agli estremi della banda passante (fenomeno
di Gibbs).
Quando il segnale numerico è discreto si possono realizzare …ltri numerici che
eseguono lo stesso compito in ambito algebrico e permettono di eseguire sul seg-
nale alcune opportune trasformazioni matematiche che lo modi…cano, a patto di
rispettare sempre il teorema di Nyquist (ovvero che la frequenza di campiona-
mento sia almeno il doppio della massima frequenza del segnale). Oggi vedremo
un esempio pratico di utilizzo del …ltro Parks–McClellan in campo audiodigitale.

Filtro FIR

Nella teoria dei sistemi lineari discreti tempo-invarianti (LTI discreto) un …ltro
FIR (…nite impulse response) è un …ltro digitale caratterizzato da una risposta
impulsiva di durata …nita. Matematicamente il …ltro FIR di ordine N, dove N
è un numero naturale positivo, è associato ad una funzione reale o complessa
h(k) con k = 0; 1; :::; N 1 tale che il segnale discreto in uscita y(n) è dato
dalla convoluzione discreta tra il segnale discreto in ingresso x(n) e la funzione
…ltro h(k) : y(n) = x(n) h(k). In pratica i valori di h(k) sono opportuni
coe¢ cienti e l’uscita è rappresentata dalla somma pesata tra questi coe¢ cienti
e il segnale in ingresso. La de…nizione di convoluzione discreta potete trovarla
in https://it.wikipedia.org/wiki/Finite_impulse_response
I …ltri FIR godono sempre della cosiddetta ’stabilità BIBO’ (bounded input
bounded output), cioè ogni ingresso limitato genera sempre una uscita limitata
in ampiezza.

Progetto

Abbiamo inserito nel primo …le sonoro un battimento a 300 + 310 Hz in mezzo
ad un consistente "rumore bianco" (white noise) la cui banda di frequenze si
estende …no a 22 kHz. Il nostro scopo è quello di riuscire a estrapolare questo
segnale attenuando selettivamente tutte le frequenze indesiderate del rumore
bianco e lasciando passare solo le frequenze che si trovano nella banda limitata
[300-310] Hz. Per fare questo abbiamo bisogno di progettare un …ltro FIR
passa-banda estremamente selettivo e potente con il metodo "Parks–McClellan".
Per disegnare il nostro …ltro abbiamo dovuto impartire le speci…che che potete
leggere nell’immagine:

1. l’ordine del …ltro è stato scelto molto elevato (N = 2000) perché abbiamo
bisogno di selezionare una banda ristrettissima di frequenze su un intervallo di
22 KHz. Aumentando l’ordine aumentano i costi di computazione e questo può

52
diventare un problema per …le audio molto lunghi. Fortunatamente nel nostro
caso il problema non si pone in quanto la durata del segnale da depurare è
relativamente breve (5s).

2. La frequenza di Nyquist equivale alla frequenza di campionamento di un


mp3, ovvero 44100 Hz. La frequenza massima del segnale in ingresso è pari alla
metà (22050 Hz)

3. L’estremo superiore "Fstop1" della prima banda oscura laterale sinistra


[0,Fstop1] è stato scelto uguale a 250Hz. In un …ltro ideale avrebbe coinciso
con la frequenza di 300 Hz (il battimento più grave).

4. La frequenza "Fpass1" denota l’inizio della banda passante e il termine della


zona di roll-o¤ sinistra. Fpass1 = 300 Hz.

5. La frequenza "Fpass2" denota la …ne della banda passante e l’inizio della


seconda zona di roll-o¤ laterale destra. Fpass2 = 330 Hz.

6. La frequenza "Fstop2" rappresenta l’estremo superiore della zona di roll-o¤


destra. Fstop2 = 350 Hz. Da qui in avanti ci troviamo nella seconda banda
oscura che praticamente copre il 98% circa dello spettro totale.

7. In…ne, dobbiamo speci…care i fattori di attenuazione delle bande oscure (che


per motivi comprensibili non possono essere annullate del tutto). Abbiamo
posto a 100 la banda passante e le due bande laterali da silenziare le abbiamo
impostate a 1.

Come si vede nell’immagine successiva il fattore di attenuazione non supera i


dieci decibel, non tanto se si considera che si possono fare …ltri molto più perfor-
manti; chiaramente la performance del …ltro dipende dal grado di selettività che
desideriamo operare sulle frequenze. Tuttavia ciò non rappresenta realmente un
ostacolo in quanto una volta realizzato il …ltro possiamo usarlo in convoluzione
più di una volta.
Il secondo …le sonoro è stato prodotto eseguendo tre convoluzioni consecutive
con il …ltro Parks–McClellan, il risultato ottenuto dimostra che l’operazione di
…ltraggio è andata a buon …ne.

53
Progetto N.25 - Decadimento beta
L’argomento è molto vasto e indubbiamente oggi non è possibile sviscerarlo che
in minima parte, le fonti consultate sono state numerose. Per approfondimenti
consigliamo caldamente di leggere ([1]) e ([9]), oltre a tutti i riferimenti bibli-
ogra…ci indicati al termine del post. In …sica nucleare le particelle beta sono
elettroni o positroni emessi da un nucleo o da un neutrone libero. Fuori dal
nucleo i neutroni sono instabili e hanno un tempo di dimezzamento di circa 881
secondi. Nei nuclei il decadimento cambia sia il numero atomico Z che il numero
di neutroni N di una unità ma il numero di massa A rimane inalterato. Oltre
alle particelle beta vengono emessi neutrini o antineutrini a seconda del tipo di
decadimento coinvolto. Nel processo possono essere coinvolti sia nuclei leggeri
che pesanti e le vite medie sono distribuite su ordini di grandezza temporali
enormi, variabili dai millisecondi a miliardi di anni. A di¤erenza delle particelle
alfa, le particelle beta hanno uno spettro energetico continuo in quanto l’energia
rilasciata viene ripartita in tutte le percentuali possibili con il neutrino.

54
I decadimenti beta sono di tre tipi:
1. beta negativo: un neutrone decade in protone ed emette un elettrone più un
antineutrino
2. beta positivo: un protone decade in neutrone ed emette un positrone più un
neutrino
3. cattura elettronica: un elettrone degli orbitali K o L viene assorbito dal
nucleo

Il caso (2) è ovviamente impossibile nei protoni isolati e negli atomi di idrogeno
perché la massa del protone è di poco inferiore a quella del neutrone.
N.B.: Le masse, gli impulsi e le energie delle particelle sono espresse in MeV,
MeV/c, MeV/c^2, le costanti principali sono la costante di Planck h = 4.1357e-
21 [MeV*s] e la velocità della luce c = 2.9979e+23 [fm/s].

Blocco 1

Nel blocco (1) trovate le arcinote relazioni relativistiche che legano l’energia
totale E e l’energia cinetica T di una particella massiva con l’impulso p. Con
ovvio signi…cato dei simboli le masse-energia delle particelle sono sempre quelle
"a riposo". Si de…nisce Q la grandezza che misura l’energia cinetica totale data
dalla somma delle energie cinetiche dell’elettrone Te e del neutrino T rilasciata
nel decadimento beta, escludendo l’energia di rinculo del nucleo (che rimane
trascurabile).

Blocco 2

Per calcolare Q bisogna conoscere esattamente le masse degli ATOMI NEU-


TRI dell’emettitore-beta e del …glio. Per avere i valori delle masse basta colle-
garsi al link http://www.periodictable.com/Properties/A/KnownIsotopes.html
e convertire le masse espresse in u.m.a. in MeV (1 uma = 931.4940954 MeV).
Se il decadimento riguarda l’elettrone allora basta fare la di¤erenza tra le due
masse, se il decadimento riguarda l’antielettrone bisogna fare altrettanto e sot-
trarre il doppio della massa dell’elettrone, se invece stiamo considerando il
decadimento di un neutrone libero allora sappiamo già che Q = 0.782 MeV.

Blocco 3

Nel blocco (3) è concentrato il "cuore" della teoria di Fermi. Si de…niscono le


costanti ausiliarie E0 (energia totale), più un coe¢ ciente opportuno C che con-
tiene il valore g detto costante di accoppiamento o di interazione (g = 0.88e-4)
e l’elemento di matrice nucleare Mf i . Quest’ultimo termine proviene da com-
plicati ragionamenti sulle funzioni d’onda dei nucleoni interni al nucleo. La
densità di probabilità del decadimento beta viene scritta in letteratura in tanti
modi diversi: la variabile indipendente può essere indi¤erentemente il momento
p dell’elettrone/positrone oppure la sua energia cinetica Te , in alcune versioni la
massa del neutrino viene posta uguale a zero mentre in altre no, in altre versioni

55
si trascura la correzione di Fermi ed in altre no, ecc. La correzione di Fermi
F (Z; p) detta "funzione di Fermi" tiene conto dell’in‡uenza coulombiana del nu-
cleo non appena la particella beta viene emessa; un positrone viene debolmente
respinto dal nucleo emettitore e dunque guadagna un piccolo extra di energia,
un elettrone invece viene debolmente attratto e perde energia. L’espressione
completa della f. di Fermi si può consultare in ([6]).
La funzione di Fermi diventa apprezzabilmente diversa da 1 quando il nucleo è
ricco di protoni e le energie Q sono piccole. L’altra correzione è una funzione
S(p; q) che dipende dai momenti p; q dell’elettrone e del neutrino e diventa
importante nei decadimenti detti "proibiti" (ma non per questo impossibili,
v.blocco 6).

Blocco 4

Integrando su tutti gli impulsi dell’elettrone la funzione densità, otteniamo il


reciproco della vita media ( ) del beta-emettitore. L’impulso massimo per
l’elettrone si ha solamente quando l’energia cinetica del neutrino va teorica-
mente a zero e dunque tutta l’energia rilasciata viene assorbita dall’elettrone
(Q = Te ).
Giunti …n qui, due piccole note ci paiono doverose: la costante C de…nita nel
blocco 3 dovrebbe essere c3 e non c6 , la spiegazione sta nel fatto che il termine
p2 dp è espresso in (MeV/c)3 ; la seconda nota è che nell’integrale di (vita
media) non teniamo conto della correzione di Fermi.

Blocco 5

L’integrazione può essere fatta con algoritmi numerici, ma nel caso in cui la
funzione di Fermi e la correzione S(p; q) possono essere approssimate ad 1 allora
il valore dell’integrale de…nito è completamente noto e coincide con la formula
inscritta nel blocco.

Blocco 6

Il valore f t (vita media di riferimento) è uno dei principali parametri misurati


nel decadimento, infatti esso dipende essenzialmente dal quadrato dell’elemento
di matrice nucleare e questo lo rende estremamente interessante per investigare
la struttura dei nuclei. I decadimenti vengono suddivisi in base al momento
angolare totale L assunto dalla coppia elettrone-antineutrino (o dalla anticop-
pia); i decadimenti più frequenti sono detti "superpermessi" e "permessi" e sono
caratterizzati dall’avere numero quantico L = 0. Siccome queste particelle sono
dei fermioni (spin = 1/2) allora quando gli spin sono antiparalleli abbiamo il
decadimento di tipo "Fermi" (F) e quando sono paralleli il decadimento è di tipo
"Gamow-Teller" (GT). I decadimenti p superpermessi sono sempre di tipo (F) e
l’elemento di matrice vale Mf i = 2, mentre i decadimenti permessi possono
essere (F), (GT) o misti.Nel caso di transizioni permesse miste per conoscere

56
il valore dell’elemento di matrice bisogna fare una combinazione lineare pesata
con opportuni coe¢ cienti (solitamente tabulati).
A seconda del decadimento il logaritmo di f t (in base 10) ricade dentro inter-
valli numerici di¤erenti (i cui estremi possono variare da testo a testo). Tanto
maggiore è il valore di f t, tanto meno probabile è l’osservazione del processo nu-
cleare e conseguentemente il tempo di dimezzamento diventa più lungo: saltando
da una classe all’altra i tempi di decadimento possono allungarsi di un fattore
103 -104 .

Esempio

Il rame-64 è un esempio noto di beta-emettitore positivo e negativo usato in


medicina nucleare. Dallo studio sulla parità e sugli spin nucleari risulta che
il decadimento è di tipo permesso. Secondo le informazioni raccolte alla voce
https://en.wikipedia.org/wiki/Copper-64 l’intensità dei positroni è al 17.8%,
mentre quella dell’elettrone al 39%, la percentuale restante è data dalla cattura
elettronica.

Conferme autorevoli su questi dati si trovano alle seg. fonti:


http://www.nucleide.org/DDEP_WG/Nuclides/History/Cu-64_tables.pdf
https://www-nds.iaea.org/relnsd/vcharthtml/VChartHTML.html

Inoltre vengono dichiarati i logaritmi (in base 10) della vita media di riferimento
f t di Cu-64:

: Log(f t) = 5:29; allowed 39%


+
: Log(f t) = 4:97; allowed 18%

Facendo un pò di conti si trova:


: g 2 jMf i j2 = 2:3938e 10.
+
: g 2 jMf i j2 = 5:1250e 10.

Inserendo in un programma questi numeri più le masse degli atomi coinvolti


(Cu-64, Zn-64, Ni-64, v.[11]) siamo riusciti a ricavare il gra…co delle densità
spettrali (in unità arbitrarie) del decadimento Cu-64 aggiustate con la correzione
relativistica di Fermi indicata in ([6]).
Il rapporto tra le aree (1.64) non è molto distante in e¤etti dal rapporto rela-
tivo tra le intensità dei due canali di decadimento (2.16). Sarà stato un caso?
Non essendo esperti di …sica nucleare aspettiamo eventuali graditi interventi di
esperti del settore, comunque è assodato che il Cu-64 ha un rapporto di rami-
…cazione signi…cativo (branching ratio). Il tempo di dimezzamento del Cu-64 è
12.7 h, mentre quelli parziali calcolati da noi sono più lunghi, ma questo di fatto
non rappresenta un problema in quanto sappiamo che il canale preferenziale del
decadimento Cu-64 è costituito dalla cattura elettronica. In ogni caso, abbiamo
la conferma che i valori sugli impulsi massimi elettrone/positrone e sulle energie

57
rilasciate sono giusti e che la banda positronica si trova leggermente shiftata
verso destra come previsto dalla correzione di Fermi.

Bibliogra…a

[1] Kenneth S.Krane, Introductory Nuclear Physics, John Wiley & Sons, Inc.,
Oregon State University, 1988.
[2] S. Braibant, G. Giacomelli, M. Spurio, Particelle e interazioni fondamentali,
2 ed., Springer-Verlag Italia, Milano, 2012.
[3] B.Pohv, K.Rith, C.Scholz, F. Zetsche, Particelle e Nuclei - Un introduzione
ai concetti …sici, Bollati Boringhieri ed., Torino, 2017.
[4] V.Barone, Relatività - Principi e applicazioni, Bollati Boringhieri ed., Torino,
2004.
[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Neutron
[6] https://en.wikipedia.org/wiki/Beta_decay
[7] https://ocw.mit.edu/courses/nuclear-engineering/22-02-introduction-to-applied-
nuclear-physics-spring-2012/lecture-notes/MIT22_02S12_lec_ch7.pdf
[8] https://en.wikipedia.org/wiki/Copper-64
[9] http://www.umich.edu/~ners311/CourseLibrary/bookchapter15.pdf
[10] http://webusers.…s.uniroma3.it/~ceradini/dispense.pdf
[11] http://www.periodictable.com/Properties/A/KnownIsotopes.html

58
Progetto N.26 - Formula di Rodrigues per le ro-
tazioni
La rotazione di una struttura nello spazio tridimensionale può essere speci…cata
da ben 7 numeri:
- tre numeri indicano i coseni direttori dell’asse di rotazione, cioè le componenti
cartesiane del versore dell’asse
- tre numeri indicano le coordinate di un qualsiasi punto appartenente all’asse
- un numero indica l’angolo di rotazione contato positivamente in senso antio-
rario visto dalla punta del versore di rotazione.
Senza perdita di generalità possiamo …ssare l’origine come unico punto nel quale
passano tutti gli assi di rotazione, in tal caso l’insieme dei versori coincide con

59
la sfera-2 dimensionale di raggio unitario centrata nell’origine e il numero di
parametri utili a speci…care la rotazione scendono solamente a quattro. La
rotazione di un punto nello spazio identi…cato dal vettore di posizione K =
[Kx; Ky; Kz]T può essere eseguita in modo e¢ ciente per mezzo dell’algoritmo
di Rodrigues in due modi diversi ma del tutto equivalenti:
- utilizzando la prima o la seconda versione della formula algebrica di Rodrigues
(dove " " signi…ca prodotto vettoriale mentre " " è il prodotto scalare).
- attraverso il prodotto matriciale tra la matrice di rotazione R e il vettore K.
In particolare si dimostra che R è la matrice di rotazione più generale che
forma il gruppo di tutte le rotazioni attorno all’origine dello spazio euclideo
tridimensionale, cioè appartiene al gruppo speciale ortogonale SO(3).
A video mostriamo un esempio pratico di applicazione della formula di Ro-
drigues in cui sia il versore che l’angolo di rotazione variano nel tempo secondo
opportune funzioni prestabilite.

Sottogruppi di SO(3)

Grazie alla formula di Rodrigues diventa facile costruire sottogruppi discreti


…niti di SO(3) di ordine N, infatti basta scegliere un versore di rotazione e
generare le N corrispondenti matrici di rotazione ad angoli equispaziati 2 k=N ,
con k = 0; 1:::; N 1. p
Ad esempio si scelga il versore = (1= 2)[1; 1; 0] e si generi il sottogruppo di
ordine 3 di SO(3) biunivocamente associato agli angoli 0, 2 /3, 4 /3. Le tre
matrici corrispondenti sono:

H1 = diag[1; 1; 1];
H2 = ff1=4; 3=4; sqrt(6)=4g; f3=4; 1=4; sqrt(6)=4g; f sqrt(6)=4; sqrt(6)=4; 2=4gg;
H3 = ff1=4; 3=4; sqrt(6)=4g; f3=4; 1=4; sqrt(6)=4g; fsqrt(6)=4; sqrt(6)=4; 2=4gg;

Per veri…care il sottogruppo, copiate su wolfram H2 e H3 ed inserite in mezzo


l’asterisco (*) e otterrete la matrice identità H1 , poi inserite davanti ad H2 o
H3 il comando "inv" e otterrete rispettivamente H3 o H2 , in…ne provate a fare
i quadrati di H2 e 3 e scoprite cosa viene fuori.

Approfondimenti

https://en.wikipedia.org/wiki/Rodrigues%27_rotation_formula
http://mathworld.wolfram.com/RodriguesRotationFormula.html

60
Rotazione di una piramide - formula di Rodrigues

61
Progetto N.27 - L’atomo di Neon
Tra i vari argomenti di chimica che venivano impartiti ai nostri lettori alle
scuole superiori si era parlato sicuramente anche del principio di costruzione
della con…gurazione elettronica di un atomo (noto soprattutto come "Principio
dell’Aufbau").
Questo principio determina il progressivo inserimento degli elettroni negli or-
bitali atomici quando il nucleo dell’atomo ne fosse inizialmente e ipoteticamente
sprovvisto; questa procedura rispetta il convincimento secondo cui la Natura
segue criteri di economia energetica, o per dirla alla maniera di Bohr e Pauli:
"gli elettroni riempiono gli orbitali partendo dai livelli energetici disponibili più
bassi prima di riempire i livelli più alti".
Oggi vi mostreremo la forma matematica degli orbitali 1s, 2s, 2p dell’atomo
neutro di Neon e vi spiegheremo come calcolare (molto) approssimativamente il
loro livello energetico.

Le funzioni orbitali

Gli orbitali 1s, 2s, 2p dell’atomo di Neon utilizzati in questo progetto sono
stati calcolati negli anni ‘70 nei laboratori californiani della IBM utilizzando il
"metodo di Hartree-Fock"(H-F) basato su una classe speciale di funzioni di base
conosciute come orbitali di tipo Slater (’STOs’, v.blocco n.3). Queste funzioni di
base vengono combinate linearmente attraverso opportuni coe¢ cienti numerici
per determinare l’espressione …nale degli orbitali dell’atomo di Neon (v.blocco
n.5).
L’algoritmo su cui è basato il metodo H-F serve proprio a determinare questi
coe¢ cienti e oggi non verrà discusso. I pesi relativi alle funzioni di base sono
stati estrapolati da ([1], p.398-399) i quali si rifanno ad un lavoro di Clementi
e Roetti del ‘74. Garantiamo al lettore che tali coe¢ cienti sono genuini e sono
stati ricopiati fedelmente dal testo.

Un generico orbitale di tipo Slater ([3]) è una funzione matematica de…nita come
prodotto di quattro fattori speci…ci:
1. un coe¢ ciente di normalizzazione N che serve a garantire il noto assioma di
probabilità della meccanica quantistica (che si basa sull’interpretazione di Born),
ovvero j (r)j2 rappresenta la densità di probabilità di rinvenire la particella in
un punto a distanza r dal nucleo e l’integrazione eseguita su tutto lo spazio
disponibile deve essere uguale a 1 (evento certo).
2. un monomio del tipo rn 1 , dove n è il numero quantico principale e¤ettivo
(v.[2], p.221); nel nostro caso n può assumere soltanto valore 1 o 2 e quindi
coincide perfettamente con il numero quantico principale degli orbitali K (n = 1)
ed L (n = 2).
3. una funzione esponenziale del tipo exp[ r], dove è il cosiddetto ‘esponente
orbitale’che abbiamo tabulato nel blocco n.4.
4. una funzione sferica armonica Y(l,m) che dipende dai numeri quantici az-
imutale l e magnetico m dell’orbitale e discende direttamente dalla risoluzione

62
della parte angolare dell’equazione di Schrodinger con potenziale coulombiano;
nel nostro caso la forma delle funzioni armoniche sferiche dell’atomo di Neon
sono per fortuna relativamente semplici (Y 00, Y 10, v.blocco n.3).
Il modello atomico in oggetto è un modello tridimensionale che con ottima ap-
prossimazione posiziona il nucleo esattamente all’origine del sistema cartesiano,
mantenendolo assolutamente fermo e immaginandolo come un corpo puntiforme
dotato di carica positiva +Z. Gli orbitali sono descritti in coordinate sferiche,
le coordinate r e rappresentano rispettivamente la distanza dal nucleo e la
colatitudine contata a partire dal verso positivo dell’asse z nella terna arbitraria
Oxyz.
Possiamo notare che le funzioni di base adottate nel modello sono di tre tipi:
due funzioni con (n; l; m) = (1; 0; 0) per i = 1; 2; quattro funzioni con (n; l; m) =
(2; 0; 0) per i = 3; 4; 5; 6; quattro funzioni con (n; l; m) = (2; 1; 0) per i =
7; 8; 9; 10. Le funzioni di base per descrivere la con…gurazione elettronica dell’atomo
neutro del Neon sono dunque tutte reali e così pure i loro pesi, perciò non com-
paiono le armoniche sferiche complesse Y (1; 1) e Y (1; 1).

Le probabilità radiali

Non è agevole visualizzare gli orbitali 1s, 2s, 2p in tre dimensioni perché la
densità di probabilità dipende anche dalla colatitudine, è più conveniente dis-
egnare i gra…ci delle densità di probabilità associate agli orbitali in funzione
solo del raggio r svincolandoci da tutti i contributi angolari. Per fare questo
dobbiamo ricorrere alla nota condizione di normalizzazione degli orbitali in R3
in coordinate sferiche (v. blocco n.2).
Ora, nessuna funzione di base dipende esplicitamente dalla longitudine per cui
l’integrazione è immediata e vale 2 .
In cordinate sferiche il fattore di ingrandimento locale dei volumi è dato dallo
jacobiano r2 sin , perciò le densità di probabilità radiali vengono ottenute in-
tegrando le funzioni orbitaliche del blocco n.5 sull’intervallo di variabilità della
colatitudine [0; ].
Nel blocco n.1 potete leggere come si calcolano le probabilità radiali P1s (r),
P2s (r), P2p (r) …nalmente rese indipendenti dalle variabili angolari.
Nel gra…co abbiamo rappresentato le probabilità radiali 1s, 2s, 2p dell’atomo di
Neon in unità atomiche (a0 è il raggio di Bohr, circa 0:5e 10 m.) e possiamo
vedere che gli elettroni interni del primo guscio orbitano ad una distanza relati-
vamente piccola rispetto al nucleo (circa 1=10 del r. di Bohr) mentre quelli dei
livelli superiori sono più distanti (0:8 1 raggi di Bohr).
Lasciamo il compito al lettore di dimostrare per integrazione numerica che tutte
le probabilità radiali tendono (approssimativamente) a 1 quando il raggio tende
all’in…nito (in realtà potreste limitare benissimo l’integrazione numerica …no a
5a0 e trascurare la parte esterna).

63
Contributi energetici

Nella meccanica quantistica le variabili dinamiche classiche (posizione, quantità


di moto, energia ecc..) vengono rimpiazzate da operatori che agendo sopra
determinate funzioni le trasformano in altre.
Giusto per capire, un operatore potrebbe essere una derivata parziale rispetto
ad una lettera, oppure un integrale eseguito sull’intervallo [a,b], oppure un poli-
nomio premoltiplicatore davanti a qualche funzione, una matrice premoltiplica-
trice ecc.
L’operatore che permette di studiare l’energia di un sistema atomico si chiama
"Hamiltoniano" e nel caso del metodo H-F è un operatore costituito dalla somma
di tre addendi come mostrato in ([4], formula n.(794)) e molto spesso viene
scritto in unità atomiche per sbarazzarsi delle fastidiose costanti.
Questo sistema di unità non è niente di trascendentale, quando l’hamiltoniano
viene scritto in unità atomiche allora il …sico sa già che l’energia non viene più
misurata in Joule ma in Hartree (1Eh = 27.2114 eV = 4.3597e-18 J).
Detto questo, i tre termini che …gurano nell’hamiltoniano sono rispettivamente
in ordine di apparizione:

- l’operatore energia cinetica H1 per ogni elettrone


- l’operatore energia potenziale elettrostatica H2 tra elettrone e nucleo
- l’operatore repulsione elettrostatica elettrone-elettrone H3

In realtà la vera Hamiltoniana di un sistema atomico è molto più complicata


di quella che vi stiamo presentando adesso, però le correzioni non previste nel
modello H-F sono piccole (entro certi limiti) quando si prendono in esame atomi
di numero atomico medio/piccolo. Quando si parla di energia di un elettrone
nello stato 1s, 2s ecc. si intende proprio l’energia del corrispondente orbitale
nel modello H-F, in realtà però questa interpretazione è imprecisa perché in
generale in un sistema atomico multielettronico non si riesce a de…nire esatta-
mente l’energia di una singola particella, ma solo l’energia totale approssimata
dell’intero sistema.
Nonostante ciò abbiamo calcolato l’energia cinetica media sull’operatore H1 e
l’energia potenziale media sull’operatore H2 dovuta all’attrazione nucleare di
ciascun orbitale, ESCLUDENDO dal computo l’energia di autointerazione re-
pulsiva elettronica perché estremamente complicata. I risultati ottenuti all’elaboratore
sono stati confrontati con quelli disponibili nella tabella di Roothan-Hartree-
Fock ([5]).
Chiunque fosse interessato alla procedura può consultare liberamente nella sezione
"File" del gruppo il documento "Atomo di Neon.pdf"; invitiamo la gentile utenza
a segnalarci immediatamente ogni eventuale errore presente nel documento.

Risultati

Energia cinetica media:


Ecin(1s) = 46.27 Eh

64
Ecin(2s) = 5.21 Eh
Ecin(2p) = 4.26 Eh
Totale: 130.42 Eh
Roothan: 128.547 Eh

Energia potenziale nucleare media (Z e¤ettivo):


V1s = -92.74 Eh
V2s = -15.74 Eh
V2p = -13.84 Eh
Totale: -303.8 Eh
Roothan: -257.094 Eh

Conclusioni

L’energia cinetica totale coincide quasi con il risultato riportato nella tabella
di Roothan ([5]), mentre l’energia potenziale nucleare si discosta notevolmente
dal valore dell’energia potenziale totale riportato in tabella (errore = 46.7 Eh)
perché il calcolo è stato limitato al modello non autointeragente che include
solamente i primi due termini hamiltoniani. L’e¤etto repulsivo complessivo tra
gli orbitali tende a diminuire il legame esistente tra gli elettroni e il nucleo
portando il valore dell’energia potenziale totale più in alto di quello calcolato.

Bibliogra…a

[1] B.H.Bransden & C.J.Joachain, Physics of Atoms and Molecules, 2 ed., Pren-
tice Hall, 2003.
[2] P.W.Atkins, R.S.Friedman, Meccanica Quantistica Molecolare, 1ed. italiana,
Zanichelli Ed., Bologna 2009
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Slater-type_orbital
[4] http://research.chem.psu.edu/lxjgroup/download_…les/chem565-c10.pdf
[5] http://www.tcm.phy.cam.ac.uk/~mdt26/RHF.TABLES.txt

65
Progetto N.28 - Batteri e Protozoi
Abbiamo trovato un articolo del ’69 che sviluppava un modello matematico ispi-
rato al modello preda-predatore di Volterra per descrivere la catena alimentare
all’interno di un reattore chimico CSTR (Continuous-‡ow Stirred-Tank Reactor,
‘reattore continuo a serbatoio agitato’) contenente al suo interno una coltura di
batteri e di protozoi ciliati.
Le informazioni sono state reperite al seguente link:
http://people.kzoo.edu/barth/math280/articles/ppactivated.pdf
Il sistema viene alimentato in entrata da un ‡usso continuo di una sostanza
inerte contenente dei nutrienti solubili organici che vengono decomposti dai
batteri, i quali vengono mangiati dai protozoi ciliati. Il sistema viene agitato
per mantenere il mescolamento perfettamente omogeneo e il composto ottenuto
viene espulso da una valvola in uscita con un ‡usso costante pari a quello in
entrata.

66
Si vuole determinare un sistema di tre equazioni di¤erenziali che governa il tasso
di cambiamento di concentrazione dei nutrienti, dei batteri e dei protozoi nel
CSTR, supponendo costanti i fattori quali pH, tossicità e temperatura.

Variabili

Le variabili da studiare funzioni del tempo sono tre in tutto.


La concentrazione dei nutrienti al tempo t è indicata con s:
s = massa dei nutrienti/ unità di volume del substrato [kg=m3 ]
La concentrazione di batteri è indicata con b:
b = massa dei batteri/unità di volume [kg=m3 ]
La concentrazione dei protozoi è indicata con p:
p = massa dei protozoi/unità di volume [kg=m3 ]

Costanti

Le costanti del problema sono nove in tutto.


1. La concentrazione di nutriente S che viene pompato costantemente nel reat-
tore:
S = massa dei nutrienti in entrata/ unità di volume in entrata [kg=m3 ]
2. Portata volumetrica Q pompata costantemente nel CSTR:
Q = volume in entrata/ unità di tempo [m3 =s]
3. Volume V occupato dalla coltura batterica nel reattore:
V [m3 ]
4. Massimo tasso di accrescimento dei batteri M
M = Massimo tasso di accrescimento/ unità di tempo [1=s]
5. Coe¢ ciente Y :
Y = massa dei batteri formati/ massa del substrato usato [adim.]
6. Costante di saturazione K dei nutrienti
K = limite alla concentrazione s per avere metà tasso di accrescimento dei
batteri [kg=m3 ]
7. Costante W
W = massa di protozoi prodotti / massa di batteri consumati [adim.]
8. Massimo tasso N di accrescimento dei protozoi
N = massimo tasso di accrescimento/ unità di tempo [1=s]
9. Costante di saturazione L sulla concentrazione di batteri
L = limite alla concentrazione b per avere metà tasso di accrescimento dei
protozoi [kg=m3 ]

Prima equazione

Il tasso di cambiamento della concentrazione dei nutrienti è dato dalla di¤erenza


tra il tasso di apporto (costante) e la somma tra il tasso in uscita di concen-
trazione e il tasso di consumo dei batteri:

ds=dt = QS=V Qs=V (M=Y )bs=(K + s):

67
Seconda equazione

Il tasso di cambiamento della concentrazione dei batteri è data dalla di¤erenza


tra il tasso di crescita dei batteri e la somma tra il tasso di uscita e il tasso di
consumo dei protozoi sui batteri:

db=dt = M bs=(K + s) Qb=V (N=W )bp=(L + b)

Terza equazione

Il tasso di cambiamento della concentrazione di protozoi è dato dalla di¤erenza


tra il tasso di crescita dei protozoi e il tasso di uscita dei protozoi:

dp=dt = N bp=(L + b) Qp=V

Equazioni adimensionali

Mediante il cambio di variabili indicato in …gura si perviene al sistema di


equazioni di¤erenziali adimensionali rappresentato nel riquadro. La somma delle
variabili adimensionali x, y, z è sempre uguale a 1.
Nel documento si possono leggere ulteriori dettagli sulle soluzioni e sui punti
stazionari.

68
Progetto N.29 - Le geodetiche sullo sferoide
Lo sferoide è una super…cie chiusa tridimensionale ottenuta per rotazione di un
ellisse attorno ad uno dei suoi due assi principali. Data una terna cartesiana
ortonormale Oxyz e l’ellisse centrato in O che giace sul piano Oxz avente semi-
asse orizzontale di lunghezza a e quello verticale di lunghezza b, l’equazione che
descrive l’ellisse è:
x2 =a2 + z 2 =b2 = 1
Supponendo di lavorare solo sugli sferoidi oblati (quelli per cui a > b), la semi-
distanza focale dell’ellisse vale:
c = (a2 b2 )1=2
mentre l’eccentricità e si trova calcolando il rapporto e = c=a.
Facendo ruotare l’ellisse attorno all’asse z otteniamo lo sferoide di equazione:
(x2 + y 2 )=a2 + z 2 =b2 = 1
Fin qui niente di particolarmente complicato ed ora vi lasciamo le indicazioni
per sviluppare il sistema di equazioni di¤erenziali delle geodetiche sullo sferoide.

Le geodetiche

1. Il primo passo consiste nel trovare una parametrizzazione adeguata della su-
per…cie, ad esempio abbiamo optato per il sistema delle coordinate ellissoidiche
in vista degli sviluppi futuri da realizzare in questo progetto.
In questo sistema la latitudine di un punto P posizionato sulla super…cie è
de…nita come l’angolo compreso tra la direzione NORMALE ellissoidica passante
per P e il piano equatoriale Oxy, contato positivamente verso Nord (N, +90 )
e negativamente verso Sud (S, -90 ).
Quando adottiamo il modello matematico W GS84 della Terra, la latitudine
ellissoidica coincide operativamente con la latitudine geogra…ca di una data
località, perciò possiamo intendere i due signi…cati come sinonimi.
Si presti attenzione al fatto di non confondere la latitudine geogra…ca con la
latitudine ellissocentrica che invece esprime il valore dell’angolo compreso tra la
retta OP e il piano equatoriale.
La longitudine ellissoidica è de…nita nel solito modo, ovvero l’angolo positivo
compreso tra il piano OP N del meridiano passante per il punto P e il meridiano
fondamentale (scelta convenzionale: ON x), i valori sono compresi nell’intervallo
[0 ,+360 ).
Quando adottiamo il modello matematico W GS84, il meridiano fondamen-
tale è quello passante per Greenwich e la longitudine assume valori [0,180 )E,
[0,180 )O.
Queste due coordinate angolari sono necessarie e su¢ cienti per scrivere una
parametrizzazione continua e di¤erenziabile dello sferoide, come mostrato nel
riquadro n.3.
La terza coordinata h rappresenta la quota elissoidica, ovvero l’altitudine di un
punto rispetto alla direzione normale di una data località e per quanto riguarda
il progetto possiamo impostare il suo valore a zero.

69
2. Il secondo passo da compiere è quello di calcolare i coe¢ cienti E, F , G della
prima forma fondamentale della super…cie; le de…nizioni vengono date qui ([1])
e qui ([2]).
Se non vi è chiaro come fare, potete consultare direttamente lo svolgimento dei
calcoli nel pdf ‘L’ellissoide terrestre’già presente nella sezione File e abbinato
al precedente Progetto N.5 di cui, quello odierno, ne rappresenta una naturale
estensione.

3. Il terzo passo consiste nel calcolare i simboli di Christo¤el di 2 specie attra-


verso le equazioni di Gauss (v.[3]), ([4]), ([5]).
Le loro espressioni esplicite le abbiamo inserite nell’immagine per comodità del
lettore nel riquadro n.1.

4. L’ultimo passo consiste nel risolvere numericamente il sistema di equazioni


delle geodetiche derivato dai simboli di Christo¤el.
Il sistema appare oggettivamente complicato da risolvere, quindi abbiamo pen-
sato bene di rilasciare l’algoritmo risolutivo scritto in pseudocodice.
Eventualmente, rilasceremo la dimostrazione matematica del corpo principale
dell’algoritmo sotto esplicita richiesta da parte dei lettori interessati.
Nell’immagine sono state rappresentate 44 geodetiche a di¤erenti angoli di tiro
con la lunghezza …ssata a 18.000 Km che partono dalla località geogra…ca
dell’aeroporto di Malpensa MXP. E’super‡uo dire che con pochi aggiustamenti
è possibile incorporare nell’algoritmo anche la quota ellissoidica per calcolare la
minima distanza percorsa teoricamente da un aereo che vola seguendo una rotta
geodetica.

70
Algoritmo

% Costanti WGS84
% (https://fr.wikipedia.org/wiki/WGS_84)
a = 6378137; (m)
e = 0.081819190;

% De…nizione vettori Longitudine e Latitudine


LON = [0,0,0,...,0]; (lunghezza = N)
LAT = [0,0,0,...,0]; (lunghezza = N)

% Incremento angolare (circa 63 m.)


dh = 0.00001;

% Posizione di partenza (es. Malpensa MXP)


% Prima iterazione: i = 1
LON(1) = 8.7195534*pi/180;
LAT(1) = 45.6175294*pi/180;

% Angolo iniziale della geodetica


ang = ?;

% SEconda iterazione (i = 2)
LON(2) = LON(1)+dh*cos(ang*(pi/180));
LAT(2) = LAT(1)+dh*sin(ang*(pi/180));

% MAIN
for i : 2 : N-1
A = 2*(e^2-1)*tan(LAT(i))/(1-e^2 * sin(LAT(i))^2);
LON(i+1) = 2*LON(i)-LON(i-1)-A*(LON(i)-LON(i-1))*(LAT(i)-LAT(i-1));
B = (1-e^2*sin(LAT(i))^2) * sin(LAT(i))*cos(LAT(i)) /(1 - e^2);
C = 3*e^2*sin(LAT(i))*cos(LAT(i)) / (1-e^2*sin(LAT(i))^2);
LAT(i+1) = 2*LAT(i)-LAT(i-1) - B*(LON(i)-LON(i-1))^2 - C*(LAT(i)-LAT(i-1))^2;
end

Link utili

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/First_fundamental_form
[2] http://mathworld.wolfram.com/FirstFundamentalForm.html
[3] https://math.stackexchange.com/questions/2215080/…rst-fundamental-form-
and-christo¤el-symbols
[4] http://mathworld.wolfram.com/Christo¤elSymboloftheSecondKind.html
[5] http://www.fen.bilkent.edu.tr/~gurses/indexnotation.pdf

71
Progetto N.30 - Il motore in corrente continua
Il motore in corrente continua (motore DC) fa parte degli insegnamenti clas-
sici che vengono impartiti in vari corsi ingegneristici, tra i quali ‘Azionamenti
elettrici’e ‘Controlli automatici’.
Durante il funzionamento, il motore elettrico converte contemporaneamente
l’energia elettrica in meccanica e viceversa.
Nel seguito studieremo il modello matematico sempli…cato di motore DC a mag-
neti permanenti nel dominio del tempo, come indicato nel [MET, cap.6, pp.8
& ss.]. Più sotto spiegheremo come si arriva a costruire l’equazione che gov-
erna l’evoluzione temporale della macchina, nel frattempo premettiamo alcune
semplici note a carattere tecnico.

Struttura

Esistono diverse varianti sul motore DC che si di¤erenziano non solo per la
forma, le dimensioni e la potenza ma principalmente per le soluzioni tecniche

72
adottate nello schema progettuale, però tutte quante sono accomunate dalla
presenza di tre elementi meccanici fondamentali che sono il rotore, lo statore e
il commutatore (detto anche collettore).

1. Statore: insieme di parti …sse del motore che circonda il rotore, è costituito
da una corona o un anello massiccio fatto in acciaio o ghisa all’interno del
quale sono …ssati dei magneti permanenti oppure nuclei ferromagnetici avvolti
da bobine percorse da corrente continua che formano il circuito induttore (o di
eccitazione).
2. Rotore: è l’insieme delle parti che entrano in rotazione tra cui un cilindro
mobile rotante detto ‘albero motore’, il rotore è coassiale allo statore e separato
da esso da una zona vuota detta ‘traferro’, è fatto con materiale ferromegnetico
dolce laminato che ha alla sua periferia delle cave uniformemente distribuite
dove trova alloggio un avvolgimento chiuso che forma il cosiddetto ‘circuito di
armatura’o ‘circuito indotto’. L’avvolgimento è collegato al collettore attraverso
delle spazzole striscianti che assicurano la continuità di alimentazione.
3. Commutatore: parte coassiale al rotore, è costituito da lamelle di rame
isolate tra di loro che consentono di collegare il circuito d’armatura rotante con
un circuito esterno …sso che permette la regolazione della tensione in ingresso.
Il commutatore a lamelle serve a imporre che la rotazione avvenga sempre nello
stesso verso. Per estensione, questo circuito esterno può essere considerato parte
integrante del circuito d’armatura a patto che l’indotto e l’induttore non facciano
parte dello stesso circuito.

Riassumendo, l’avvolgimento di rotore (o d’armatura) è sempre presente e viene


pilotato dalla tensione di alimentazione da parte di un circuito esterno, mentre
il campo magnetico dello statore, se non è prodotto da un magnete permanente,
deve essere controllato dalla corrente di alimentazione del circuito induttore. Per
studiare a fondo l’argomento, vi invitiamo a leggere ([T]), ([P]) oppure ([RS],
pp.37 & ss.).
L’utilizzo di magneti permanenti permette di ottenere motori leggeri di piccola
e media potenza ed elimina la necessità di dover costruire una alimentazione a
parte per il circuito induttore, riducendo così il surriscaldamento del motore.
E’chiaro che la risposta del sistema è legata strettamente alla densità di ‡usso
magnetico presente all’interno della macchina, perciò è compito del costruttore
mettere in atto una serie di accorgimenti tecnici atti a garantire la stabilizzazione
delle costanti di coppia del motore e ridurre o controllare per quanto possibile i
fenomeni di demagnetizzazione legati al ciclo di isteresi.
Se il numero di cave è su¢ cientemente alto, si può senz’altro assumere che
durante la commutazione si venga a produrre sempre la stessa coppia motrice.
Per poter considerare disaccoppiati il ‡usso magnetico dello statore e del ro-
tore si inseriscono degli avvolgimenti compensatori sulle espansioni polari del
magnete.

Costanti

73
N.B. ‘m.m.’ signi…ca che dimensionalmente la grandezza è un momento mecca-
nico
R = resistenza totale nel circuito d’armatura (Ohm)
L = induttanza totale nel circuito d’armatura (H)
J = momento di inerzia del rotore (Kgm2 )
Cr = coppia resistente del motore, m.m. (N m)
B = coe¢ ciente di attrito viscoso (N m=(rad=s))
Ke = costante di tensione (V =(rad=s))
Km = costante motrice (N m=A)

Variabili
v(t) = tensione di alimentazione, è la variabile di controllo del sistema (V )
i(t) = corrente che ‡uisce nel circuito d’armatura (A)
e(t) = forza contro-elettromotrice, è proporzionale alla vel. angolare (V )
!(t) = velocità angolare dell’albero motore, variabile in uscita (rad=s)
Cv(t) = coppia dovuta ad attrito viscoso, m.m. (N m)
Cm(t) = coppia motrice prodotta dalla corrente i(t), m.m. (N m)

Nel modello matematico preso in esame abbiamo:


La tensione di armatura come VARIABILE di INGRESSO
La velocità angolare come VARIABILE DI USCITA

Equazioni

Per quanto riguarda la parte meccanica del problema dobbiamo calcolare il


momento meccanico e¤ettivo al netto dei vari contributi passivi per determinare
l’accelerazione angolare istantanea del rotore.
In condizioni ideali la coppia motrice è proporzionale alla corrente che transita
nel circuito d’armatura, infatti maggiore è la corrente che ‡uisce nel circuito
maggiore diventa la spinta rotazionale comunicata all’albero motore per e¤etto
del ‡usso statore:
[1] Cm(t) = Km i(t)
La coppia dovuta ad attrito viscoso è un termine passivo che riduce la cop-
pia motrice disponibile ed è proporzionale alla velocità di rotazione dell’albero
motore:
[2] Cv(t) = B !(t)
La coppia e¤ettiva è il vero momento meccanico applicato al rotore al netto di
tutti i contributi passivi:
[3] J d!=dt = Cm(t) Cv(t) Cr:
Perciò, includendo [1] e [2] in [3] abbiamo la seguente equazione dal lato mec-
canico:
[4] i(t) = (J=Km) d!=dt + (B=Km) !(t) + (Cr=Km).
Dalla parte elettrica, la forza contro-elettromotrice indotta dalla rotazione dipende
dal ‡usso magnetico ed è proporzionale alla velocità angolare e alle dimensioni
degli avvolgimenti e agisce in opposizione alla tensione di alimentazione:
[5] e(t) = Ke !(t)

74
Essendo montato un magnete permanente sullo statore non dobbiamo scrivere
alcuna equazione dal lato induttore.
Il circuito esterno e il circuito d’armatura invece formano una maglia che obbe-
disce alla seconda Legge di Kircho¤:
[6] v(t) = Ri(t) + Ldi=dt + e(t)
Combinando [5] e [6] otteniamo l’equazione per la corrente:
[7] di=dt = (1=L)v(t) (R=L)i(t) (Ke=L) !(t)
Dunque Le equazioni [4] e [7] descrivono il comportamento tenuto dal motore,
però per ottenere il legame diretto tra la tensione di alimentazione e la velocità
angolare dobbiamo eliminare la dipendenza dalla corrente.
Per farlo basta di¤erenziare la [4] e sostituire tutte le espressioni delle correnti
nella [7]; l’equazione …nale è rappresentata nel blocco [A] che è una equazione
di¤erenziale lineare a coe¢ cienti costanti del secondo ordine non omogenea ed
è risolubile esattamente per una vasta classe di funzioni in ingresso.
Poi, una volta determinate la pulsazione naturale e lo smorzamento del sistema
si scrive l’equazione in forma compatta e si perviene così al problema di Cauchy
associato ai servomotori DC con condizioni al contorno sulla velocità e sulla
accelerazione angolare iniziale (blocco A).
In realtà è più che su¢ ciente porre a zero le grandezze cinematiche iniziali per
studiare il comportamento dinamico del sistema, infatti esaurito il transitorio
la velocità rotazionale converge sempre ad un unico e preciso valore indipen-
dentemente dalle condizioni iniziali assunte e a parità di scelta sui valori delle
costanti.
Il comportamento esibito è classi…cabile in tre casi distinti: sottosmorzato (s <
1), critico (s = 1) e smorzamento fortemente (s > 1); dei tre, abbiamo riportato
la soluzione esatta solo per smorzamenti deboli e forti in caso di alimentazione
in tensione costante.
Come già detto, è possibile determinare la soluzione esatta nel dominio del
tempo per una classe molto vasta di segnali in ingresso, ma in sostituzione è
possibile utilizzare uno schema numerico, più ‡essibile, oppure ricondursi allo
studio della funzione di trasferimento nel dominio della frequenza.
Nel prosieguo proveremo ad applicare il modello matematico su un esempio
con dati reali; nonostante sia d’obbligo prendere tutte le CAUTELE del caso, i
risultati ottenuti nella simulazione sono in buono accordo con i valori nominali
dichiarati.

Esempio

Consideriamo la tabella M6-2 di p.14 pubblicata in [T] sulla classi…cazione dei


servo-motori DC eccitati a magneti permanenti della serie 1HU.
Nella prima riga (n .1HU3054-0AC01) possiamo leggere i seguenti dati tecnici:

% tensione d’armatura costante (V)


V = 174;
% resistenza d’armatura totale (Ohm)
R = 6.08;

75
% induttanza d’armatura totale (H)
L = 0.1137;
% momento di inerzia del rotore (kg*m^2)
J = 0.0012;
% costante di tensione (V*s/rad)
Ke = 0.074 V*min/giri [tab.] = 0.70664;
% costante motrice (N*m/A)
Km = 0.688;

Nella tabella sono riportati tre ulteriori dati tecnici utili:


velocità angolare in regime permanente, omega = 209 rad/s (2000 rpm);
La coppia nominale in regime permanente, Cm = 2.2 N*m;
La corrente nominale in regime permanente, i = 3.3 A;

Questi dati possono essere sfruttati per determinare il coe¢ ciente di attrito
viscoso B e la coppia resistente Cr.
Dei tre però, si può dimostrare purtroppo che gli ultimi due dipendono linear-
mente dal primo e quindi non vanno tenuti in considerazione, pertanto abbiamo
ricavato solo una relazione lineare di indeterminazione tra B e Cr (v. blocco B)
e deve rispettare la condizione Bmax <= 0.014245208 (209 rad/s).
Supponiamo che il motore venga azionato in condizioni dinamiche iniziali nulle:

% velocità angolare iniziale (rad/s)


w0 = 0;
% accelerazione angolare iniziale (rad/s^2)
a0 = 0;

Secondo i dati ricavati il sistema esibisce un comportamento smorzato debol-


mente (s < 1), anche se ci saremmo aspettati il comportamento opposto (s >
1).
Nell’immagine (1) abbiamo simulato il comportamento del motore 1HU3054-
0AC01 tra le due situazioni estremali di B, scegliendo questi parametri:

B = 0.014245208;
B = 0.01;
B = 0.005;
B = 0;

A parte qualche lieve e naturale di¤erenza nel transitorio, si vede molto bene che
dopo i primi 18 centesimi di secondo il sistema entra in regime permanente con
una velocità di rotazione pari a 209 rad/s, identica per ogni scelta del parametro.
La costante temporale meccanica è de…nita in ([CTC], f.(15)) e corrisponde al
tempo impiegato dal motore a raggiungere il 63% della velocità …nale:
T m = R J=(Ke Km) = 15ms

76
Il risultato coincide con il valore riportato in tabella, mentre il valore ottenuto
in simulazione cade in ritardo a 23,5 ms, sintomo del fatto che il nostro modello
è solo una approssimazione di quello reale.
Nella …gura (2) abbiamo riportato la coppia motrice e la coppia e¤ettiva (in
N*m) per B = 0.01: la simulazione indica in regime permanente 2.98 N*m
di coppia motrice contro i 2.2 N*m dichiarati in tabella. La coppia e¤ettiva
si riduce naturalmente a zero quando il sistema smette di accelerare, come si
evince dalla …gura.
In…ne, stando alla simulazione la corrente d’armatura si assesta a 4,3 A contro
i 3,3 A in tabella.
In conclusione il modello è sicuramente perfettibile, la conoscenza esatta ed ap-
profondita delle caratteristiche elettromeccaniche del servomotore è ovviamente
in assegnazione alla casa produttrice, tuttavia con i pochi dati tecnici a nos-
tra disposizione siamo riusciti a fornire una (pseudo)simulazione con risultati
apprezzabili.

Link utili

[MET] G.Biondo, E.Sacchi, Manuale di elettronica e telecomunicazioni, 5 ed.,


Hoepli Editore, Milano 2011.
[T] http://webm.dsea.unipi.it/taponecco/appunti/elettrotecnica/ [Lezione Cap.4
- Macchine in cc]
[P] http://www.diegm.uniud.it/petrella [Azionamenti Elettrici (PN)/3_1 Lezioni
8-9]
[RS] http://mech.unibg.it/~righettini/downloads/corsi/aziona/disp-azionamenti-
2010.pdf
[CTC] http://support.ctc-control.com/customer/elearning/younkin/driveMotorEquations.pdf

Progetto N.31 - FEM applicato alla trave


Molti studi di ingegneria e di …sica matematica vengono risolti applicando il
‘Metodo agli Elementi Finiti’(in inglese: FEM = Finite Element Method) con
il quale è possibile calcolare soluzioni approssimate per problemi alle equazioni
alle derivate parziali de…niti su domini di integrazione partizionati in un insieme
di elementi più piccoli (la cosiddetta ‘griglia’o ‘mesh’).
Grazie a questa tecnica si riesce a ricondurre il problema ad un sistema algebrico
di equazioni lineari che può essere trattato e risolto con diversi metodi sviluppati
nell’Analisi Numerica (in paricolare algoritmi QR, MEG e LU).
Il sistema algebrico …nale da risolvere è del tipo A u = F, dove A è detta
Matrice di rigidezza globale (in inglese: ‘global sti¤ness matrix’) e rappresenta
l’informazione disponibile globalmente sullo stato tensio-elastico di una strut-
tura, mentre il vettore F rappresenta le forze nodali che agiscono in ogni nodo
della mesh.

77
Oggi considereremo il problema elastico applicato ad una trave a forma di par-
allelepipedo rettangolo composta da materiale isotropo ed omogeneo che viene
discretizzata con una mesh ad elementi tetraedrici a 4 nodi (disposti sui vertici).
Questi elementi verranno generati de…nendo preliminarmente una mesh ad ele-
menti esaedrici che funge da supporto alla prima.
Il Metodo agli Elementi Finiti è un argomento molto vasto ed è ovvio che
non può essere neppure lontanamente esaurito nello spazio ristretto di un post,
perciò oggi discuteremo soltanto la progettazione della griglia e mostreremo le
equazioni matriciali desunte dalla teoria senza giusti…carle, ma non tratteremo
l’impianto algoritmico alla base del metodo per il quale rimandiamo il lettore
alla consultazione di ([2]) dove vi si potrà prelevare una intera libreria di funzioni
Matlab predisposte all’assemblaggio della matrice di rigidezza.
Saper costruire il reticolo e sfruttare a proprio vantaggio le funzioni della li-
breria (oltretutto facilmente convertibili in altri linguaggi di programmazione)
è più che su¢ ciente per implementare in piena autonomia il FEM sul proprio
personal computer (naturalmente senza pretendere di eguagliare le simulazioni
compiute dai software commerciali dedicati al calcolo strutturale), inoltre lo
sviluppo del progetto odierno non pone come requisito quello di avere già una
buona preparazione tecnica nell’ambito della teoria dell’elasticità, tuttavia è
fondamentale all’inizio acquisire almeno le nozioni e i concetti di base.
E’consuetudine trattare e sempli…care le travi come elementi monodimensionali
che hanno un modulo di Young ed un modulo di taglio a prescindere dal loro
orientamento nello spazio, ma ricondursi in tre dimensioni può essere utile per
imparare a trattare una classe di problemi molto più vasta, a condizione però di
impiegare i propri sforzi per generare griglie 3D geometricamente più complesse
della semplice trave.

Il metodo

Quanto sta per essere detto in questa sezione è soltanto un richiamo schematico
per costruire ‘da zero’ il FEM e può essere saltato senza pregiudicare la con-
cretizzazione del progetto; torniamo a ripetere che il programmatore interessato
deve solo preoccuparsi di generare la mesh e di avere la licenza di usufruire un
pacchetto precompilato per l’assemblaggio delle matrici.
In estrema sintesi i sette passi fondamentali (v.[1]) che caratterizzano il metodo
sono:

1. Identi…care e descrivere l’elemento discreto (nel nostro caso il tetraedro);


questa discussione verrà tenuta nelle prossime due sezioni.

2. Scegliere una opportuna funzione per approssimare il campo degli sposta-


menti (u; v; w) interno all’elemento; poiché i gradi di libertà sono 12 (cioè 4
nodi x 3 spostamenti) le funzioni polinomiali di primo grado rappresentano una
scelta obbligata sia per la semplicità d’uso, sia per garantire la continuità degli
spostamenti fra elementi contigui non solo lungo gli spigoli ma anche sulle facce
delle piramidi.

78
Queste funzioni polinomiali hanno 12 coe¢ cienti da determinare e pertanto sono
del tipo:

u = a1 + a2 x + a3 y + a4 z
v = a5 + a6 x + a7 y + a8 z
w = a9 + a10 x + a11 y + a12 z
3. Determinare il legame matematico tra il campo degli spostamenti dell’elemento
e gli spostamenti nodali (v. sezione Equazioni).

4. Legare il campo delle deformazioni dell’elemento al campo degli spostamenti


(discussione omessa).

5. Determinare lo stato tensionale dell’elemento in funzione del campo delle


deformazioni (discussione omessa).

6. Calcolare la matrice di rigidezza locale di ciascun elemento, quella globale di


tutta la struttura e lo stato tensionale (v. sezione Equazioni).

7. Scrivere il campo delle tensioni in funzione degli spostamenti nodali (v.


Figura 1, blocco [F3]).

Elementi esaedrici

Iniziamo a discutere dapprima le linee guida essenziali per generare la mesh ad


elementi esaedrici.
Un elemento esaedrico è un elemento solido che ha la forma di un parallelepipedo
rettangolo caratterizzato da 8 vertici (i nodi dell’elemento) e da 12 spigoli ret-
tilinei.
Consideriamo una terna cartesiana ortonormale Oxyz e supponiamo di model-
lare una trave in base a tre vettori non complanari OA, OB, OC in R3 , uscenti
da O, le cui componenti cartesiane sono speci…cate da 9 numeri:

OA = (xA ; yA ; zA ).
OB = (xB ; yB ; zB ).
OC = (xC ; yC ; zC ).

Siano nA , nB , nC il numero di volte in cui suddividiamo rispettivamente i vettori


OA; OB; OC.
Ora, de…niamo i vettori che speci…cano le direzioni dei lati di ogni elemento
solido (Figura 2A, linee rosse):

uA = (xA ; yA ; zA )=nA .
uB = (xB ; yB ; zB )=nB .
uC = (xC ; yC ; zC )=nC .

79
e costruiamo un reticolo di punti P (i; j; k) del tipo:
P (i; j; k) = (i 1)uA + (j 1)uB + (k 1)uC .
dove gli indici i; j; k sono interi positivi che variano nei rispetti intervalli:
1 <= i <= (nA + 1)
1 <= j <= (nB + 1)
1 <= k <= (nC + 1)
In questo modo abbiamo costruito l’insieme dei vertici (o nodi) che costituisce
l’ossatura degli elementi esaedrici che partizionano la trave.
Le coordinate di ciascun vertice che appartengono al reticolo vanno memorizzate
in una opportuna matrice a 3 colonne che ha un numero di righe pari al numero
totale N di nodi presenti, cioè N = (nA + 1)(nB + 1)(nC + 1).
Ogni riga r-esima della matrice è associata biunivocamente alla terna (i; j; k)
attraverso la funzione di indicizzazione:
r = (k 1)(nA + 1)(nB + 1) + (j 1)(nA + 1) + i
Tramite questa funzione possiamo enumerare in modo ordinato gli 8 vertici di
ogni elemento …nito esaedrico della trave; la numerazione obbedisce al seguente
criterio convenzionale associativo:
1 nodo locale: (i; j; k)
2 nodo locale: (i + 1; j; k)
3 nodo locale: (i; j + 1; k)
4 nodo locale: (i + 1; j + 1; k)
5 nodo locale: (i; j; k + 1)
6 nodo locale: (i + 1; j; k + 1)
7 nodo locale: (i; j + 1; k + 1)
8 nodo locale: (i + 1; j + 1; k + 1)
La tabella ad 8 colonne in cui viene memorizzata la numerazione locale degli
8 nodi esaedrici lungo ogni sua riga viene chiamata Matrice delle incidenze;
nella …gura 2.A è stato inserito un esempio di trave discretizzata a 8 elementi
esaedrici (2 x 2 x 2) con la sua relativa matrice delle incidenze.

Elementi tretaedrici

Un elemento solido tetraedrico ha la forma di piramide a base triangolare ed è


caratterizzato pertanto da 4 vertici e da 6 spigoli rettilinei.
Ogni elemento esaedrico de…nito nella sez. precedente viene scomposto in 5
elementi tetraedrici interni, come indicato in Figura 2.B.
Nella suddetta …gura è mostrata la matrice di connettività locale tra i nodi dei 5
elementi tetraedrici; questa disposizione rispetta la condizione di positività dei
volumi.
In realtà, per evidenti ragioni di simmetria la scomposizione dei parallelepipedi
andrebbe fatta con 6 elementi tetraedrici (e non solo 5); su questo punto Kattan
([2]) si limita a dire che sono accettabili entrambe senza fornire dei chiarimenti
in merito, quindi siamo indotti a presumere che la scomposizione a 5 elementi
sia migliore, FORSE perché elimina la dipendenza lineare degli spostamenti
nodali del sesto elemento oltre a presentare una riduzione vantaggiosa in termini
computazionali.

80
Le coordinate locali dei quattro nodi sono indicate con (x1 ; y1 ; z1 ), (x2 ; y2 ; z2 ),
(x3 ; y3 ; z3 ), (x4 ; y4 ; z4 ) e devono rispettare la disposizione imposta nella matrice
delle incidenze.
Ora, la matrice delle incidenze ha solo quattro colonne e deve essere indicizzata
localmente su ciascun elemento tetraedrico come indicato nella tabella della
Figura 2.B.
In…ne, ricordiamo che tutti gli elementi sono composti da un materiale isotropo
ed omogeneo con modulo di elasticità E e coe¢ ciente di Poisson .

Equazioni

Oltre a Kattan ([2]), un sunto di quanto stiamo facendo si può leggere in ([3]).
Per ogni elemento tetraedrico l’algoritmo e¤ettua il calcolo del volume (Figura
1.B) e dei coe¢ cienti delle funzioni di forma (Figura 1.A).
Nel nostro caso il volume è un valore costante ma in generale in campo ingeg-
neristico si adottano griglie non uniformi che vengono solitamente ra¢ nate nei
punti di giuntura tra i materiali o nei punti angolosi di una struttura.
I coe¢ cienti servono invece a de…nire esattamente le funzioni di forma N1 , N2 ,
N3 , N4 (Figura 1.C) mediante le quali si costruisce il campo degli spostamenti
all’interno dell’elemento.
Procedendo oltre, si ricava la matrice [B] calcolando le derivate parziali delle
funzioni di forma (Figura 1.D) ed è facile rendersi conto che può essere fatto
tranquillamente con carta e penna.
Poi, si ricava anche la matrice elastica [D] basata sul coe¢ ciente di Poisson ( )
e sul modulo di elasticità di Young (E) come indicato in Figura 1.E, quindi
si procede a calcolare la matrice di rigidità locale [k] PER OGNI elemento
tetraedrico (Figura 1.F1).
Entra così in gioco la tecnica dell’assemblaggio che serve ad aggiornare di volta
in volta la matrice di rigidezza globale e viene lasciata in esecuzione alla fun-
zione preposta della libreria di Kattan (il suo nome è: ‘TetrahedronAssemble’)
ogni volta che la matrice locale [k] viene ricalcolata iterativamente su un nuovo
elemento.
Una volta nota la matrice globale [K], si procede ad assemblare il vettore delle
forze nodali [F] e a calcolare …nalmente il vettore degli spostamenti nodali [U]
risolvendo il sistema algebrico (Fig.1.F2).
La sistemazione dei termini nei vettori [U] ed [F] è la seguente:
[U] = [u1 ; v1 ; w1 ; u2 ; v2 ; w2 ; :::uN ; vN ; wN ]T
[F] = [f1x ; f1y ; f1z ; f2x ; f2y ; f2z ; :::fN x ; fN y ; fN z ]T
Normalmente alcune parti della super…cie sono vincolate (e in tal caso si parla di
‘condizioni al contorno di Dirichlet’), pertanto è necessario aver cura di rimuo-
vere dalla matrice di rigidità globale [K] e dal vettore delle forze nodali [F] le
parti che sono soggette a vincoli PRIMA di risolvere il sistema algebrico, salvo
poi riagganciare in un unico vettore completo [U] la soluzione e gli spostamenti
nulli dei vincoli.

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Esempio

A titolo esempli…cativo e senza alcuna pretesa di correttezza, consideriamo una


trave di alluminio con modulo di Young E = 69GP a e coe¤. di Poisson = 0:33,
di dimensioni 4 x 0.2 x 0.1 (m) soggetta a carico distribuito uniformemente e
modellata nel seguente modo:
O = [0; 0; 0];
va = [0:2; 0; 0];
vb = [0; 4; 0];
vc = [0; 0; 0:1];
na = 2;
nb = 20;
nc = 1;
La struttura ha pertanto 126 nodi distribuiti su 40 elementi esaedrici contenenti
ciascuno 5 elementi tetraedrici interni, per un totale di 200 elementi.
La super…cie vincolata è costituita dai nodi 1,2,3,64,65,66 che non subiscono
alcuno spostamento.
Dopo aver assemblato la matrice globale estraiamo manualmente la sottomatrice
dei nodi non vincolati che nel caso speci…co è contenuta tra le righe [10:189],
[199:378] e le colonne [10:189], [199:378].
Il carico imposto uniformemente su ciascun nodo non vincolato è 250gM=120
lungo l’asse z, dove M = 2700 4 0:2 0:1(kg) è la massa della trave.
Il suddetto valore è stato scelto volutamente alto per meglio apprezzare la cur-
vatura della struttura sottoposta a forte stress (indipendentemente dai limiti
…sici reali di resistenza dell’alluminio).
Purtroppo Kattan non ha rilasciato una libreria di funzioni per assemblare il
vettore delle forze nodali, quindi il carico imposto nella nostra simulazione rapp-
resenta solo una scelta di comodo, non una simulazione u¢ ciale da protocollare!
Il risultato della simulazione è rappresentato nell’ultima immagine.

Bibliogra…a

[1] G.Belingardi, Il metodo degli elementi …niti nella progettazione meccanica,


Levrotto & Bella, 1995, Torino.
[2] P.Kattan, Matlab Guide to Finite Elements, Springer-Verlag Berlin Heidel-
berg, 2 ed., 2008.
[3] http://www.dpgi.unina.it/giudice/Corsi/appunti2006/cap4.pdf

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83
84
Progetto N.32 - Processi di scattering
Due particelle che interagiscono in una regione limitata di spazio-tempo modif-
icano il proprio stato di moto ed eventualmente la propria natura.
Quando le particelle emergenti sono dello stesso tipo di quelle entranti e l’energia
cinetica si conserva si ha un ‘urto elastico’, quando invece il numero (n > 1) e/o
la struttura interna delle particelle emergenti cambia si ha un ‘urto anelastico’,
mentre quando dall’interazione emerge un unico sistema legato allora si parla
di ‘assorbimento’.
Lo scopo del progetto odierno è quello di approssimare con tecniche numeriche
l’integrale di super…cie (A.4) per calcolare il ‡usso medio atteso di particelle che
attraversano ogni secondo un foro circolare di raggio r (dove potrebbe essere
posizionato un detector) che si trova disposto perpendicolarmente alla direzione
( , ) e a distanza R dal bersaglio.
Per farvi comprendere meglio le varie sfaccettature del problema accenneremo
in questo lungo post ad alcuni dei principali risultati della teoria dello scattering
secondo il punto di vista probabilistico della meccanica quantistica, indicandovi
ove possibile altre importanti letture integrative, ma per brevità saremo costretti
ovviamente a eludere non pochi importanti aspetti.
Per quanto riguarda la messa in opera del progetto, il lettore può so¤ermarsi a
leggere solo le due sezioni seguenti più l’ultima in fondo al post inerente ad un
esempio numerico, mentre tutte le altre sezioni sono un rapido excursus teorico,
altamente incompleto, della odierna teoria dello scattering.

Introduzione

Consideriamo un fascio monoenergetico e uniforme (ovviamente si tratta di una


idealizzazione!) costituito da particelle non interagenti dotate tutte di uguale
momento, che incide perpendicolarmente contro una lastra di un certo materiale
omogeneo di spessore molto PICCOLO ‘x’(piccolo perché si vuole diminuire la
probabilità di collisioni multiple).
De…niamo il ‡usso F come il prodotto tra la densità volumica n di particelle
incidenti (in m 3 ) e la loro velocità v (m=s), esso rappresenta il numero di
particelle che colpiscono la lastra nell’unità di area e di tempo:

F = nv (n1)
Il numero di particelle del fascio che colpiscono l’intera lastra nell’unità di tempo
è detta intensità I ed è data dal prodotto del ‡usso per l’area esposta A:

I = FA (n2)
Se indichiamo con nb la densità volumica (in m 3 ) delle particelle-bersaglio
contenute nella lastra, allora si può mostrare che il ‡usso viene attenuato espo-
nenzialmente in funzione dello spessore x attraverso la relazione:

F (x) = F exp[nb x] (n3)

85
dove ha le dimensioni di un’area ‘e¢ cace’detta sezione d’urto totale e rappre-
senta il numero di TUTTI gli eventi di di¤usione per unità di tempo, per centro
di¤usore e per unità di ‡usso incidente, includendo lo scattering, l’assorbimento
e la trasformazione in altre specie.
Ad esempio per la luce, la legge [n3] è conosciuta come ‘Legge di Lambert-Beer’.
Questa area e¢ cace nei processi particellari è veramente molto piccola e viene
misurata in ‘barn’: 1b = 100f m2 = 10 24 cm2 .
Il numero di interazioni nell’unità di tempo che avvengono nella lastra intera
(cioè in tutto il suo volume interno) è

dn=dt = Inb x (n4)


Sostanzialmente dipende dall’energia del fascio incidente e per ogni processo
d’urto si è interessati a conoscere il suo valore.
N.B.: in tutte le formule h è la costante di Planck.

Sezione d’urto di¤erenziale

Per contare le particelle di¤use in un esperimento di collisione si posiziona fuori


dal fascio un detector che sottende un certo angolo solido nella direzione ( , )
rispetto al centro di¤usore O.
Il numero di particelle de‡esse che entrano nel foro viene misurato dal detector
ed è proporzionale all’intensità iniziale I.
La regione di spazio interna alla lastra e bersagliata dal fascio deve essere piccola
rispetto alla distanza in cui viene posizionato il rilevatore, al limite puntiforme.
La sezione d’urto di¤erenziale è correlata al rapporto tra il numero di particelle
di¤use nella direzione ( , ) nell’unità di tempo per unità di angolo solido e
l’intensità incidente I (formula A.1).
In tale espressione compare anche x lo spessore e nb la densità di particelle-
bersaglio.
Ricordiamo che l’angolo solido di una …gura vista da un punto O è sostanzial-
mente l’area della super…cie proiettata da quella …gura sopra una sfera di raggio
unitario di centro O; in coordinate polari sferiche il di¤erenziale è dato dalla
formula (A.2).
Integrando la sezione d’urto su tutto l’angolo solido sotteso dall’intera super…cie
sferica si ottiene la sezione d’urto totale ( ), già introdotta nella formula [n3].
Se il detector è in grado di misurare anche l’energia delle particelle di¤use allora
è utile far ricorso alla de…nizione di sezione d’urto doppiamente di¤ erenziale
nella quale il conteggio terrà conto anche dell’intervallo di energia.
Sono ormai note le sezioni d’urto totali di molti processi che coinvolgono sia i
nuclei, sia le particelle, a livelli di energia spalmati su diversi ordini di grandezza.
In ogni caso il tipo di misurazione dipenderà sempre dalle caratteristiche tecniche
del rivelatore e nel caso più semplice (si fa per di dire) si misurerà solo la sezione
d’urto totale che generalmente verrà addizionata ad altri termini opportuni, tra
i quali ad esempio la sezione di assorbimento e quella inelastica.
Il ‡usso di particelle al secondo che entrano nel detector (che sottende l’angolo
solido ) si calcola per mezzo dell’integrale (A.4) che dipende dall’intensità

86
iniziale del fascio, dalla densità dei bersagli e dallo spessore della lastra (tipica-
mente poche centinaia di atomi).
La realizzazione del progetto ruota attorno alla formula (A.4), il compito del
lettore sarà quello di approssimare numericamente l’integrale a seconda della
dimensione e della distanza del foro di apertura e del tipo di esperimento svolto.

Approccio in Meccanica Quantistica

Nel campo della …sica nucleare il processo di scattering viene immaginato come
un fenomeno di di¤razione sviluppato dall’onda pilota associata alla particella
proiettile quando incontra un ostacolo rappresentato dal bersaglio.
Si supponga che una particella A di massa mA che si muove lungo l’asse z
con impulso k colpisca elasticamente una particella bersaglio ferma B di massa
mB , interagendo attraverso un potenziale spaziale V non dipendente dal tempo.
Il fascio incidente viene immesso per un tempo comparabilmente molto più
lungo di quello necessario alla interazione, perciò la funzione d’onda soddisfa
l’equazione di Schrodinger tempo-indipendente e se il potenziale decresce più
velocemente di 1=r per r tendente all’in…nito, allora nelle regioni lontane dal
centro la funzione d’onda si può scrivere come la somma di due contributi:

exp(ikz)
= exp(ikz) + f (r; ; ) (n5)
r
in cui il primo termine rappresenta l’onda piana che investe il bersaglio e cor-
risponde alla soluzione della particella libera di momento k che si muove in
direzione z, mentre il secondo termine rappresenta l’onda di¤usa radialmente
nello spazio mediata dal fattore f(r, , ) detto ampiezza di di¤ usione (‘scatter-
ing amplitude’) che determina il ‡usso di particelle di¤use in ogni direzione
possibile.
Matematicamente l’onda incidente è in…nitamente estesa, però dobbiamo ricor-
dare che in un esperimento reale il fascio è collimato e il suo spessore è …nito,
ciononostante la sua ampiezza è enormemente più grande delle dimensioni atom-
iche o nucleari e quindi il primo termine è pienamente giusti…cato.
La conoscenza dell’ampiezza di scattering interessa molto ai …sici perché a sec-
onda delle natura e delle energie coinvolte le particelle tendono a distribuirsi più
frequentemente verso alcuni settori angolari piuttosto che altri.
E’interessante notare che negli urti ELASTICI il quadrato del modulo coincide
proprio con la sezione d’urto di¤erenziale del processo (formula A.5)!
Più approfonditamente, in meccanica quantistica tutti i fenomeni di scatter-
ing sono ben descritti dall’equazione di Lippmann-Schwinger che è equivalente
all’equazione di Schrodinger con l’aggiunta di tipiche condizioni al contorno per
problemi di di¤usione, però essendo una equazione integrale la forma della fun-
zione d’onda rimane purtroppo implicitamente nascosta.
Tuttavia l’ostacolo può essere rimosso applicando diversi procedimenti, tra i
quali due spiccano per importanza: il ‘metodo delle onde parziali’e un metodo
perturbativo chiamato ‘serie di Born’.

87
Il metodo delle onde parziali si usa generalmente trascurando lo spin delle par-
ticelle e funziona per potenziali di tipo centrale ma non sempre è molto conve-
niente, specialmente quando il numero di onde da considerare è troppo alto.
Fortunatamente, quando il potenziale è debole e le energie in gioco sono molto
alte, si può ricorrere al primo termine della serie di Born chiamato ‘approssi-
mazione di Born’(v.[5], riquadro B.1).

Sistemi di riferimento L e CM

Il sistema del laboratorio (L) è il sistema di riferimento nel quale gli strumenti di
rilevazione delle particelle sono fermi, il che è equivalente a dire che corrisponde
anche al sistema in cui le particelle-bersaglio sono in quiete negli esperimenti
condotti sulle lastre.
Il sistema del centro di massa (CM) è il sistema di coordinate nel quale il centro
di massa comune è fermo ed è il più indicato per studiare lo scontro di due fasci
uguali ed opposti nei collider.
Nel limite in cui il rapporto tra la massa mA della particella proiettile e la massa
mB del bersaglio tende a zero, i due sistemi approssimativamente tendono a
coincidere.
Nei due sistemi di riferimento gli angoli di scattering e le sezioni d’urto non co-
incidono; in particolare, per le collisioni di tipo elastico vale la legge di trasfor-
mazione (A.6), dove è sempre l’angolo polare.
La sezione d’urto totale invece è un invariante nei due sistemi perché il numero
di collisioni che hanno luogo non dipende dal sistema nel quale si e¤ettuano le
osservazioni.

Metodo delle onde parziali

Quando l’approssimazione di Born fallisce e se il potenziale è di tipo centrale si


può ricorrere al metodo delle onde parziali, inoltre se l’interazione è veramente
a corto raggio si potranno sviluppare solo pochi termini della serie.
Nella formula (B.2) abbiamo riportato la formula di ricostruzione dell’ampiezza
di scattering valida unicamente per urti elastici e basata sui polinomi di Legen-
dre.
I valori ‘delta’ dipendenti dall’impulso sono le fasi shiftate delle onde e sono
tutti reali.
In generale, per un dato potenziale, queste fasi si calcolano come soluzioni nu-
meriche di una opportuna equazione radiale (che non riportiamo), però in pochi
determinati casi si conoscono soluzioni analitiche, come per esempio nella buca
di potenziale …nita o di una sfera dura.
In letteratura è noto che il metodo può essere impiegato nello scattering di
neutroni dovuto a protoni di bassa energia perché il potenziale di interazione
può essere considerato centrale nello spazio di 2 femtometri (v.[1], p.606).
Una trattazione completa ed approfondita del metodo si trova in ([2], p.579
&ss), un’ottima schematizzazione in ([7]) e un breve riassunto in ([6]).

88
Sez. d’urto Klein-Nishina

L’e¤etto Compton è il fenomeno di scattering interpretato come urto totalmente


elastico tra un fotone ed un elettrone libero.
Gli elettroni atomici che vengono colpiti da fotoni molto energetici (come i raggi
X) si possono considerare a tutti gli e¤etti liberi.
Klein e Nishina derivarono la formula (B.3) della sezione d’urto di¤erenziale
dell’e¤etto Compton relativistico per fotoni energetici.
Nel riquadro me rappresenta la massa dell’elettrone, re il raggio classico ed f il
rapporto tra l’energia del fotone emergente e quello incidente.
Quando l’energia del fotone è notevolmente minore della massa-energia della
particella allora la sezione di K.N. tende a coincidere con quella di Thomson.

Scattering Rutherford

La formula (B.4) è la consueta espressione della sezione d’urto di Rutherford


che si ottiene considerando classicamente particelle PUNTIFORMI (in prima
approssimazione) dotate di cariche q1 = Z1 e, q2 = Z2 e, prive di spin, non
relativistiche, che interagiscono in un potenziale puramente coulombiano.
La sezione di¤erenziale di Rutherford si può ottenere anche sulla base di con-
siderazioni puramente quantomeccaniche.
Nel caso di nuclei pesanti bersagliati da particelle poco energetiche gli e¤etti del
rinculo sono trascurabili, l’energia cinetica e l’impulso …nale del proiettile non
vengono modi…cati.
La sezione di¤erenziale di Rutherford è problematica in quanto diverge quando
l’angolo polare tende a zero e così pure la sezione d’urto totale, perciò occorrerà
avere grande cautela nell’usare la formula (A.4) quando si integrano angoli solidi
nella regione polare perché si rischia di ottenere come risultato un numero di
particelle entranti nel rivelatore superiore al ‡usso incidente!
Per superare il problema della singolarità l’integrazione può essere essere con-
dotta partendo da un certo angolo polare piccolo su tutta la volta sferica rima-
nente, in modo tale da eguagliare il numero di particelle di¤use (A.4) al ‡usso
incidente I.
In ogni caso i nuclei sono sempre schermati dalla shell elettronica quel tanto che
basta per limitare il raggio di azione del potenziale coulombiano.

Scattering Mott

Ad energie relativistiche la sezione d’urto di Rutherford è alterata da e¤etti di


spin.
La formula di Mott (B.6) riguarda lo scattering elastico tra due bosoni identici
considerati approssimativamente puntiformi e spinless (v.[1], p.623), ad esempio
particelle o nuclei C 12.
La formula di Mott (B.7) riguarda lo scattering elastico tra due fermioni identici
considerati puntiformi con spin-1/2 (v.[1], p.626), è questo il caso ad esempio
per urti e e, p p a bassa energia.

89
E’interessante notare che sia in (B.6) che (B.7) il terzo termine della somma-
toria è una correzione necessaria che si pone a causa della indistinguibilità tra
particelle identiche e non si può spiegare in ambito classico.

Fisica ad alte energie

I …sici hanno dimostrato che gli adroni (cioè barioni, mesoni e barioni esotici)
non sono puntiformi e le sezioni di¤erenziali vanno perfezionate introducendo
i cosiddetti ‘fattori di forma’, sia di tipo elettrico che magnetico, che vengono
inglobati in una espressione più generale nota come ‘formula di Rosenbluth’(per
approfondimenti sulla sezione di Mott e Rosenbluth v.[4]).
Nel caso dell’elettrone è emerso invece che è privo di struttura interna e il suo
fattore di forma è costante (quindi puntiforme).
Ulteriori complicazioni discendono dal fatto che aumentando l’energia degli urti
tra gli adroni, l’interazione diventa inelastica e le correzioni prendono ora il
nome di ‘funzioni di struttura’.
E’rimarchevole il fatto che ripetuti esperimenti p p, p n, n n hanno portato
alla conclusione che le forze nucleari forti sono indipendenti dalla carica elettrica
e perciò hanno natura radicalmente diversa dall’interazione elettromagnetica.
La Deep Inelastic Scattering (DIS) condotta mediante l’invio di elettroni, muoni
e neutrini ha permesso di chiarire che i nucleoni (p; n) sono strutture composte
da 3 sub-particelle massive puntiformi (i quark u; d) che possiedono sia car-
ica elettrica frazionaria, sia una carica di colore responsabile della attrazione
tra i quark, mentre i mesoni sono particelle instabili che hanno una struttura
biripartita tra un quark ed un antiquark.
Mentre l’interazione elettromagnetica tra i quark è sempre mediata dai fotoni
(massless, privi di carica elettrica), all’interno dei nucleoni l’interazione forte è
mediata dai gluoni che sono pure essi stessi massless e portatori di carica forte
(ma non elettrica).

Esempio

Consideriamo l’invio di un fascio monoenergetico di particelle a bassa intensità


e a bassa energia condotto perpendicolarmente su una lamina d’oro molto sottile.
I protoni deviati vengono intercettati dal detector in un foro circolare di raggio
2 cm. posizionato esattamente a 10 cm. dalla lamina d’oro.
Poiché la dispersione dei protoni ha una distribuzione di probabilità indipen-
dente dall’angolo azimutale (che possiamo …ssare per esempio a 0 ), decidiamo
di e¤ettuare 5 esperimenti diversi posizionando il foro di entrata con i seguenti
angoli polari: 10 , 50 , 90 , 130 , 170 .
Si vuole determinare il ‡usso medio teorico atteso di protoni in entrata per ogni
secondo.

I dati completi sono:

% raggio del disco in entrata:

90
r = 0.02 (m)
% distanza del disco dalla lastra:
R = 0.1 (m)
% spessore della lastra:
s = 0.000010 (m)
% velocita dei proiettili:
v = 0.040028c
% energia cinetica dei proiettili:
E = 2.986188 (MeV)
% massa dei proiettili:
m = 4.001713 (uma)
% massa dei bersagli:
M = 196.966 (uma)
% area di impatto della lastra:
A = 1e-4 (m2 )
% densità della lastra:
d = 19300 (kg*m 3 )
% densità dei proiettili:
n = 150 (m 3 )
% densità dei bersagli:
nb = 0.059009*10^30 (m 3 )
% carica del proiettile:
Z1 = +2e
% carica del bersaglio:
Z2 = +79e
% Intensità del fascio:
I = 180000 (s 1 )

Integrando la sezione di¤erenziale di Rutherford su tutto l’angolo solido meno


il cono polare di semiapertura angolare di 5.938 otteniamo proprio l’intensità
del fascio I = 18016 protoni/s.
L’angolo è stato trovato mettendolo come incognita al posto dell’estremo inferi-
ore di integrazione nell’equazione integrale (A.4); si tratta di un angolo piccolo
ma non certamente trascurabile e questo signi…ca che il nostro modello impone
a tutti i protoni di avere una deviazione non inferiore a 5.938 .
Sebbene ciò sia una forzatura atta a superare il problema della singolarità di
Rutherford, l’ipotesi non è poi così irrealistica dato che questi protoni viag-
giano con una energia bassa (3MeV) e quindi sono in‡uenzati più facilmente dal
potenziale coulombiano nucleare.
Abbiamo appurato infatti che all’aumentare dell’energia cinetica l’apertura del
cono tende ad assottigliarsi.
Il disco circolare è stato discretizzato in un insieme di elementi triangolari
(v.…gura) ottenuti frazionando l’angolo giro in 800 parti e il raggio in 100 parti.
Si presti molta attenzione al fatto che grandi angoli solidi necessitano di un
numero discreto di elementi molto più elevato e i tempi computazionali si al-
lungano.

91
Sopra ciascun triangolo abbiamo calcolato l’angolo solido con la formula a tre
vertici di Oosterom e Strackee e abbiamo approssimato la sezione di¤erenziale
al valore calcolato nel baricentro.
La quadratura di (A.4) invece è stata eseguita sommando ogni contributo prove-
niente dagli elementi triangolari.
Il ‡usso teorico medio di protoni in entrata è risultato:
angolo polare 10 : 66630 protoni/s.
angolo polare 50 : 163 protoni/s.
angolo polare 90 : 19.4 protoni/s.
angolo polare 130 : 7 protoni/s.
angolo polare 170 : 4.8 protoni/s.
Il senso della scoperta realizzata da Rutherford e il suo gruppo fu proprio quello
di aver dimostrato dinanzi alla comunità scienti…ca e al mondo intero che gli
atomi sono sistemi …sici che concentrano la massa in uno spazio molto piccolo (il
nucleo) rispetto alle loro e¤ettive dimensioni, la prova di ciò era costituita dal
fatto che la gran parte dei protoni attraversava la lamina pressoché indisturbata
ma solo una piccola percentuale veniva rimbalzata all’indietro!
Il progetto si può adattare anche a fasci che si scontrano in direzioni opposte
però il calcolo verrà fatto o nel sistema CM o nel sistema in cui la particella 2
è in quiete che non coincide a¤atto col sistema L.

Bibliogra…a

[1] B.H.Bransden & C.J.Joachain, Quantum Mechanics, 2 ed., Pearson Prentice


Hall, 2000.
[2] B.H.Bransden & C.J.Joachain, Physics of Atoms and Molecules, 2 ed., Pren-
tice Hall, 2003.
[3] https://de.wikipedia.org/wiki/Mott-Streuung
[4] http://www.roma1.infn.it/~dionisi/docs_specialistica/cap2-Struttura-Adroni.pdf
[5] http://atlas.physics.arizona.edu/~shupe/Indep_Studies_2015/Notes_Goethe_Univ/L5_Scattering_Born
[6] https://en.wikipedia.org/wiki/Partial_wave_analysis
[7] http://www.roma1.infn.it/people/luci/fns/onde_parziali.pdf

92
93
Progetto N.33 - Moti orbitali nella metrica di
Schwarzschild
Oggi ci occupiamo di descrivere il modo più semplice per simulare le orbite
di un corpo di massa trascurabile nel campo gravitazionale di un buco nero
massiccio, non ruotante e privo di carica elettrica, nella cosiddetta metrica di
Schwarzschild.
L’accuratezza nei risultati è il prezzo da pagare per la semplicità, ma vedremo
che l’algoritmo è capace di riprodurre la tipologia delle tre orbite previste dalla
R.G. (Relatività Generale): orbite illimitate (‘scattering orbit’), orbite decadenti
(‘plunge orbit’), orbite stabili precessionali (‘precession orbit’).
Per i palati più …ni un approccio più elaborato e professionale si trova descritto
in ([1]), noi per ora accantoniamo questo progetto nel cassetto dei desideri pen-
sando eventualmente di ristudiarlo prossimamente, ma se qualcuno volesse ci-
mentarsi nell’opera è invitato a pubblicare la propria simulazione nel nostro
gruppo M&F.

Costanti

La simulazione è condotta nel seguente sistema di unità di misura:


- unità astronomica (A:U:)
- anno giuliano (yr)
- massa del Sole (M s)
Rispetto al Sistema Internazionale le unità valgono:
1AU = 149597870700 (m)
1yr = 31557600 (s)
1M s = 1:98855e30 (kg)
In questo sistema la velocità della luce nel vuoto ‘c’e la costante di gravitazione
universale ‘G’valgono rispettivamente:
c = 6:3241e + 04 (UA/yr)
G = 4 ^2 (Ms*yr^2/UA^3)

Dati iniziali

Impostiamo le masse M , m dei due corpi interagenti e imponiamo che gli istanti
iniziali sia del tempo proprio che del tempo uniforme siano nulli, = t = 0.
Nei due test discussi più sotto, la massa del buco nero centrale è posta uguale
a 4 106 Ms che corrisponde all’incirca alla massa di Sgr A* al centro della Via
Lattea, mentre le masse dei corpi celesti orbitanti si possono scegliere all’interno
di un ampio ventaglio di possibilità: da 10 8 a 10 3 per i pianeti e da 10 2 …no
a 400 per le stelle.
Nella Fig.A abbiamo impostato ad esempio il valore m = 10 8 , mentre nella
Fig.B abbiamo scelto m = 15.
Eventualmente il programmatore può rimpiazzare la massa minuscola m con la
massa ridotta del sistema.

94
Le orbite non possono spingersi dentro alla super…cie sferica dell’orizzonte degli
eventi il cui raggio (di Schwarzschild) si calcola così:
2GM
RS =
c2
Nel nostro caso, essendo M uguale a 4 milioni di masse solari, risulta RS =
0:0790AU .
Gli altri parametri da decidere sono la durata T della simulazione misurata
rispetto al tempo proprio del corpo orbitante, la distanza iniziale r dal buco
nero centrale, l’angolo iniziale p in coordinate polari, il momento angolare L del
corpo (che è una costante del moto, v. formula (2)) e l’intervallo minuscolo,
discreto e uniforme dT (sempre del tempo proprio) atto a generare la sequenza
dei riposizionamenti orbitali.
Nella simulazione [A] i valori impostati sono i seguenti:

m = 1e-8;
T = 1e-5;
r = 3*Rs;
p = 0;
dT = 5e-11;

Il momento angolare è stato fatto variare per marcare la di¤erenza di percorso


delle traiettorie di cattura.
L = m*r^2*2*pi*[+/-2k,8k,12k,16k,18,20k,22k,23k]
Nella simulazione [B] abbiamo orbite stabili con moto precessionale:

m = 15;
T = 0.00092;
r = 10*Rs;
p = 0;
L = m*r*0.2155*c;
dT = 1e-7;

A completare il quadro dei dati iniziali è l’energia totale che è anch’essa una
costante del moto come evidenziato dalla formula (3), però conoscendo la dis-
tanza iniziale e il momento angolare si può dimostrare che al periastron (o
all’apastron) l’energia si può ricavare anche dalla formula (4), perciò:
(4) E = m*c*sqrt(B*(c^2+L^2/(m*r)^2))
Si consiglia di prestare sempre molta attenzione ai dati iniziali per non e¤ettuare
test privi di senso o per incappare in errori grossolani.

Il Main

In Relatività Generale l’equazione di¤erenziale delle orbite è data dalla formula


(5), dove u = 1=r è il reciproco della distanza radiale, mentre p è l’angolo polare
(v.[2], p.496).

95
Tale equazione rappresenta la generalizzazione relativistica dell’equazione di Bi-
net per campi gravitazionali newtoniani poiché introduce un termine nuovo di
’anarmonicità’(quello proporzionale a u2 ) che non è presente nello schema clas-
sico.
Quando le traiettorie si svolgono lontane dal centro (r grande) allora il termine
quadratico è trascurabile perché u diventa molto piccolo, mentre per r piccolo il
termine sviluppa delle di¤ormità di non poco conto che si traducono in un forte
avanzamento apsidale delle orbite pseudoellittiche.
L’obiettivo di oggi è quello di riempire progressivamente per mezzo di un ciclo
FOR le celle di due array x[..] e y[..] nei quali inseriremo le coordinate x, y dei
punti in cui transita il corpo orbitante ad ogni istante di tempo proprio i dT ,
dove i è l’indice intero di ricorsività.
L’intero processo è governato dalla legge di ricorsività (6), che è la versione dis-
cretizzata dell’equazione (5); poiché essa contiene due costanti globali possiamo
dichiararle in testa al ciclo:

P = G*M*m^2/L^2;
Q = 3*G*M/c^2;

Oltre alla distanza radiale r bisognerà inizializzare anche la nuova variabile rv il


cui scopo è quello di tenere momentaneamente in memoria, per ogni iterazione,
il valore della distanza al passo precedente.
Poiché siamo interessati a far partire la simulazione dal punto più vicino o
dal punto più lontano dell’orbita (il periastron e l’apastron), allora possiamo
inizializzare rv esattamente al valore iniziale di r: rv = r.
Sia ora N = T =dT il numero massimo consentito di iterazioni (eventualmente
corretto all’intero più piccolo) che facciamo eseguire al ciclo FOR.
Immediatamente poniamo all’ingresso la condizione di arresto del ciclo qualora
la distanza del corpo diventasse minore del raggio di Schwarzschild.
All’interno del ciclo de…niamo le variabili ausiliarie u e uv che rappresentano i
reciproci di r e rv:

uv = 1/rv;
u = 1/r;

poi, tramite la formula (2) calcoliamo l’incremento discreto approssimato dp e


aggiorniamo l’angolo polare:

dp = (L/m)*dtau/r^2;
p=p+dp;

Calcoliamo altresì gli istanti attualizzati di tempo proprio e uniforme:

dt = E*dtau/(m*(1 - Rs/r)*c^2);
t = t + dt;
tau = i*dtau;

96
Aggiorniamo la distanza tra il centro del buco nero e il corpo celeste:

u = 2*u-uv + (P+Q*u^2-u)*dp^2;
rv = r;
r = 1/u;

e in…ne memorizziamo le coordinate dei punti orbitali:

x[i] = r*cos(p);
y[i] = r*sin(p);

Per evitare il rischio di mandare in over‡ow il programma possiamo adottare la


vecchia tecnica di memorizzare solo una parte delle iterate cercando di delineare
in modo ottimale la forma complessiva dell’orbita.

Riferimenti

[1] https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Newton_versus_Schwarzschild_trajectories.gif
[Equation of Motions]
[2] V.Barone, Relatività - Principi e Applicazioni, Bollati Boringhieri, 2004,
Torino.
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Binet_equation

97
98
Progetto N.34 - La de‡essione della luce
Le prime osservazioni della de‡essione della luce per e¤etto gravitazionale ven-
nero eseguite il 29 maggio 1919 durante il corso di una eclissi solare totale a
Sobral in Brasile e sull’isola Principe al largo della Guinea spagnola da due
gruppi di ricerca capitanati dall’astro…sico inglese Arthur Eddington.
A causa delle ottime condizioni del tempo la spedizione in Brasile si rivelò
abbastanza pro…cua, mentre l’altra fu avversata a causa di un temporale che
insperatamente si interruppe poco prima della fase totale dell’eclisse.
Lo studio comparato delle lastre mise in evidenza che le stelle più vicine al
bordo del disco solare si trovavano deviate di circa 1.98 secondi d’arco rispetto
alla loro posizione reale. Nel novembre di quell’anno venne dato l’annuncio della
scoperta e fu un trionfo per la teoria della Relatività di A. Einstein ([1]).
In seguito vennero mosse alcune critiche da parte della comunità scienti…ca in-
centrate sia sugli errori sistematici nelle misure eseguite dal gruppo di Edding-
ton e sia sull’annoso problema del bias di conferma molto dibattuto in campo
psicologico/cognitivo.
I dati ricavati sono stati posti di recente sotto il vaglio di veri…che moderne che
confermerebbero però l’esattezza dei risultati ottenuti nel 1919 ([2], [3]).

La de‡essione

Seguiremo sostanzialmente l’approccio sviluppato in ([4]) modi…cando qualche


dettaglio inin‡uente, la trattazione qui esposta richiede la conoscenza delle
equazioni di¤erenziali lineari a coe¢ cienti costanti.
Nel progetto precedente (N.33) avevamo introdotto l’equazione relativistica (1)
delle orbite nella metrica di Schwarzschild descritta in coordinate polari (r; ).
Per un raggio di luce si pone m = 0 così l’equazione si sempli…ca in (2) che però
non è ancora integrabile elementarmente.
Poiché siamo interessati a calcolare la deviazione angolare di un raggio di luce
nei pressi delle corone stellari (cioè lontano dai centri stellari), il termine a sec-
ondo membro (proporzionale ad u2 ) diventa trascurabile, così ha senso risolvere
l’equazione omogenea associata (3). Le condizioni al contorno del problema (3)
sono pensate per un raggio di luce che raggiunge la minima distanza dalla stella
al valore rmin = b e in tal caso, la soluzione al problema omogeneo è data da
(4), che riscritta in componenti cartesiane corrisponde ad una semplice retta
geometrica:

(4.a) x = b
(4.b) y = b tan( )

N.B.: il parametro b dovrà sempre essere scelto maggiore del raggio della stella.

L’equazione (2) allora può essere sostituita dall’equazione (5) che è agevolmente
integrabile elementarmente con il metodo della somiglianza, pur commettendo
però qualche errore trascurabile.

99
De…nendo poi le costanti A, K (v.…gura) la soluzione completa al problema è
allora data da (6) in coordinate polari e da (7) in coordinate cartesiane (veri…-
catelo!).
Per curiosità abbiamo testato la bontà delle formule parametriche provando a
simulare le traiettorie incurvate dei fotoni nella situazione irrealistica di corpo
sferico grande quanto il Sole e 40.000 volte più massivo (il risultato è più in
basso).
Nel caso del Sole la curvatura è troppo piccola per poter essere visibile ad occhio
nudo, quindi abbiamo bisogno di sviluppare una formula generale che leghi la
de‡essione con il parametro b di minima distanza.
Per fare questo basta sapere che la de‡essione è l’angolo supplementare all’angolo
compreso tra gli asintoti della curva, perciò conti alla mano dimostrano che essa
vale circa 4K ed è inversamente proporzionale al parametro b di minima dis-
tanza.
Ed ora compito da fare a casa: provate a calcolare la de‡essione della luce sulla
super…cie del Sole espressa in secondi d’arco.

Riferimenti utili

[1] http://www.castfvg.it/articoli/storia/Eddington.htm
[2] Phillip Ball, ’Arthur Eddington Was Innocent’, Nature, 7 settembre 2007,
doi:10.1038/news070903-20
[3] D. Kenne…ck, ’Testing relativity from the 1919 eclipse-a question of bias’,
Physics Today, Marzo 2009, pp. 37–42.
[4] V.Barone, Relatività. Principi e applicazioni, 1 ed., Bollati-Boringhieri Ed-
itore, Torino, 2004.

100
101
Progetto N.35 - Stelle puramente convettive
Questo progetto tratterà il modello ideale di stella politropica totalmente con-
vettiva composta da gas ideale, si tratta di una utile sempli…cazione che apre
le porte verso la comprensione di una particolare classe di modelli più elaborati
ma anche più precisi come i modelli politropi compositi o il famoso modello di
Eddington che non rientrano nel complesso quadro della ‡uidodinamica com-
putazionale basata sulle equazioni di Navier-Stokes.
Con questo modello impareremo a ricostruire il pro…lo radiale della densità, della
pressione e della temperatura interna per le stelle di piccole dimensioni, tipica-
mente nane rosse, ma per semplicità eviteremo di trattare anche la luminosità
e la produzione di energia interna.
Nell’universo esistono anche strutture di materia degenere che possono essere
approssimate bene dalle soluzioni politropiche ma per esse non vale più il mod-
ello del gas ideale in quanto subentrano importanti e¤etti quantistici dovuti alla
cosiddetta ‘pressione di degenerazione’: le nane bianche e brune (degenerazione
elettronica) e le stelle di neutroni (degenerazione neutronica).

Introduzione

Premettiamo alcune stringate nozioni che torneranno utili nel prosieguo della
trattazione.
Una stella normale è uno sferoide di plasma costituito quasi completamente da
idrogeno ed elio che irradia energia luminosa e un ‡usso continuo di particelle
nello spazio siderale, questa energia viene generata prevalentemente nel nucleo
dove la densità e la temperatura raggiungono valori estremamente alti che per-
mettono l’innesco dei processi di fusione nucleare, in particolare le stelle della
Main Sequence al di sotto di 1.5 masse solari possono raggiungere temperature
centrali …no a 18 milioni di K bruciando l’idrogeno secondo la catena p-p (v.[2],
p.343).
La maggior parte della radiazione elettromagnetica proviene dalla fotosfera che
è uno strato sottile di regione che costituisce la super…cie apparente della stella
e rappresenta la parte più interna della sua atmosfera.
Durante il corso della sua vita una stella rimane in condizioni (quasi) statiche di
equilibrio meccanico in cui agiscono e si controbilanciano la gravità e la pressione
interna del plasma.
I meccanismi di trasporto dell’energia dalle zone più calde verso quelle più fredde
possono essere di quattro tipi:

- per convezione (bolle di gas in risalita o in discesa)


- per trasporto radiativo (fotoni)
- per conduzione (agitazione termica di ioni ed elettroni)
- per emissione di neutrini dal nucleo

Solo i primi tre meccanismi provvedono alla termalizzazione della struttura stel-
lare in quanto i neutrini, avendo una bassissima interazione con la materia,
trasportano immediatamente via energia dalla stella.

102
Il meccanismo della conduzione che è tipico dei solidi, è trascurabile nelle stelle
normali ma diventa importante nelle stelle molto dense come le nane bianche e
le stelle di neutroni che sono fatti entrambi di materia degenere.
Nelle stelle normali i meccanismi più importanti sono la convezione e il trasporto
radiativo.
Nel trasporto radiativo il plasma rimane quasi imperturbato e non si hanno
movimenti ingenti di masse, l’unico meccanismo e¢ ciente per il trasferimento
dell’energia avviene dunque per irraggiamento, dove fotoni altamente energetici
vengono continuamente emessi e riassorbiti velocemente dagli ioni H/He del
plasma (o scatterati dalle particelle) in un lento processo di risalita che può
durare migliaia di secoli e che tende ad allungare progressivamente le lunghezze
d’onda associate ai fotoni a causa dell’inevitabile degradazione dell’energia.
La convezione è un meccanismo più e¢ ciente di trasporto dell’energia rispetto
alla radiazione e consiste nella lenta risalita delle bolle calde e meno dense di
gas (per il principio di Archimede) e nella lenta discesa delle parti di gas più
fredde e più dense secondo dei processi considerati adiabatici, ma può operare
solo quando è presente un elevato gradiente di temperatura.
Concettualmente possiamo distinguere due tipologie di convezione:

- microconvezione: si applica quando le bolle convettive sono su¢ cientemente


piccole rispetto alla regione di turbolenza
- macroconvezione: si applica quando le bolle convettive hanno dimensioni non
trascurabili rispetto alla regione convettiva

In caso di microconvezione è conveniente applicare il modello approssimato a


simmetria sferica, mentre nell’altro caso la simmetria non sussiste e bisogna
ricorrere a so…sticati modelli ‡uidodinamici.
La separazione tra zona radiativa e convettiva non è netta ma ammette una
zona di transizione detta tachocline.
Le nane rosse della sequenza principale al di sotto delle 0.35 masse stellari sono
puramente convettive e non hanno zona radiativa.
Da 0.3 a 1.2 masse solari la regione radiativa non coincide col nucleo ma si trova
molto in profondità, adiacente al nucleo (in zona ‘perinucleare’, per analogia
con le cellule), separata dalla sovrastante zona convettiva dalla tachocline.
Sopra 1.2 masse solari la collocazione delle zone si inverte, la zona convettiva
rimane adiacente al nucleo e le regioni soprastanti diventano radiative.
Ricordiamo in…ne che il ‘teorema’Vogt-Russell a¤erma che la massa e la com-
posizione chimica di una stella determinano univocamente la sua luminosità,
la sua struttura interna e la sua evoluzione, però oggi si ritiene che il teorema
rappresenti solo un’approssimazione del reale.

Il modello

Quando si conoscono la composizione chimica e la legge termodinamica del ‡u-


ido politropico, le stelle puramente convettive possono essere descritte con un

103
modello a due parametri macroscopici indipendenti, ovvero la massa M e il rag-
gio R; i pro…li della densità e della temperatura T restano così univocamente
determinati in funzione della distanza radiale.
Assumiamo la perfetta simmetria sferica attorno al centro della stella e nessuna
dipendenza dei parametri dal tempo (stazionarietà), ovvero equilibrio termico
ed idrostatico, nessuna rotazione meccanica e assenza di campi magnetici. La
composizione chimica può essere assunta uniforme per le stelle dominate da
processi convettivi.
Assumiamo in…ne che l’unico meccanismo di trasporto dell’energia sia dovuto a
microconvezione.
L’equazione (1) esprime l’equilibrio idrostatico in base al quale ad ogni rag-
gio r le forze di pressione interne bilanciano perfettamente la gravità (per una
deduzione: v.[1], cap.11 oppure [14]).
Per l’ipotesi di simmetria possiamo esprimere la densità in funzione del raggio,
così la massa totale del sistema è data dall’integrale esteso da zero …no al raggio
della stella di tutte le masse elementari provenienti dai gusci sferici di spessore
in…nitesimale dr.
La forma di¤erenziale della legge di conservazione della massa è data pertanto
dall’equazione (2).
Innestando la (2) dentro la (1) otteniamo l’equazione (3) che è a tutti gli e¤etti
un’equazione di Poisson ‘mascherata’.
In astro…sica è molto conveniente adottare il modello del ‡uido politropico (4)
che lega la pressione alla densità radiale RHO del materiale stellare attraverso
la semplice relazione esponenziale:
1
P (r) = K [ (r)]1+ n , n = indice politropico

Gli indici politropici …sicamente ammissibili in astro…sica vanno da 0 …no a 5


e assumono valori di¤erenti in base alla tipologia delle stelle; vi riportiamo qui
un elenco di ciò che abbiamo trovato frugando nella rete:

- stelle di neutroni: 0.5 < n < 1


- nuclei totalmente convettivi di giganti rosse: n = 1.5
- nane brune: 1 < n < 1.5
- nane bianche: n = 1.5 (elettr. non relativistici)
- nane bianche: n = 3 (elettr. relativistici).
- nane rosse convettive: n = 1.5
- stelle nane di seq. principale like-sun: n = 3 (modello Eddington)

Il modello di Eddington NON è applicabile in questa sede perché tratta stelle


in equilibrio radiativo.
Per ricostruire il pro…lo della densità si introduce una conveniente funzione
incognita D( ) con variabile non negativa, adimensionale, che rappresenta la
frazione (su base unitaria) del valore della densità raggiunta in corrispondenza
di un certo valore del raggio, rispetto alla densità massima nel centro della stella.
Chiariremo meglio questo punto nella sezione successiva (**).

104
Combinando l’equazione (3), (4) e (5) si ottiene …nalmente dopo vari passaggi
la famosa equazione di LANE-EMDEN (v.[3]).
Le condizioni al contorno vengono scelte per massimizzare la densità al centro
della stella:
D(0) = 1, criterio di impostazione
D’(0) = 1, criterio di massimizzazione

Tenete sempre a mente che l’equazione L-E non contiene informazioni di alcun
tipo né sul trasporto di energia, né sulla generazione dell’energia, l’equazione
deriva unicamente dall’equilibrio idrostatico e dalla conservazione della massa,
quindi è appropriata solamente per una classe altamente idealizzata di stelle
politropiche.
La composizione chimica è determinata da tre parametri X, Y, Z che indicano
rispettivamente l’abbondanza relativa (su base unitaria) dell’idrogeno, dell’elio
e dei ‘metalli’(in astro…sica sono gli elementi con n.atomico > 2).
Se ipotizziamo per semplicità che il gas stellare sia totalmente ionizzato allora
si può dimostrare che il peso molecolare medio del gas (in Kg) vale mp , dove
è de…nito in (7) e mp = 1 a.m.u. = 1.66054e-27 (Kg).
Per avere le reazioni di fusione nucleare nelle stelle più piccole del Sole, le tem-
perature interne devono superare almeno i 4-5 milioni di K e in tali condizioni
l’H e l’He sono completamente ionizzati (le energie di ionizzazione sono tutte
inferiori a 60 eV contro l’energia tipica degli urti che è molto maggiore di 0.1
keV).
In e¤etti però le stelle più fredde e in generale le atmosfere stellari non si trovano
in condizioni di totale ionizzazione per via delle leggi di Saha e di Boltzmann,
perciò il livello di ionizzazione del gas andrebbe rimodellato in base alla ripar-
tizione dei vari strati interni, ma non insisteremo oltre su questo importante
dettaglio.
L’equazione di¤erenziale (8) esprime la variazione di temperatura in funzione del
raggio (cioè il gradiente di temperatura) sotto l’ipotesi di moti convettivi adi-
abatici e il segno negativo indica chiaramente il ra¤reddamento termico proce-
dendo verso l’esterno.
In…ne, conoscendo l’andamento della funzione D( ) soluzione dell’equazione L-E
diventerà facile ricavare anche il pro…lo della temperatura interna.

L’algoritmo

Di primo acchito l’equazione di Lane-Emden non appare particolarmente sem-


plice da trattare ed in e¤etti è possibile dimostrare che solo per n = 0,1,5 si
hanno soluzioni analitiche (v.[4]), mentre in tutti gli altri casi (che sono più
importanti) bisogna applicare necessariamente un approccio numerico.
Le soluzioni con n > 5 non sono accettabili perché hanno raggio in…nito e non
interessano in questa sede anche se mantengono una certa importanza in as-
tro…sica.
Nonostante il problema summenzionato esiste un algoritmo ricorsivo molto sem-
plice da implementare che vi abbiamo riportato nel riquadro principale e che

105
risulta particolarmente e¢ cace nel determinare le soluzioni L-E per ogni indice
n.
Provate a testarlo sui vostri elaboratori variando la scelta dell’indice politropico,
scoprirete alla …ne la rappresentazione delle curve L-E (v. prima immagine nei
commenti).

N.B.: se l’incremento h è costante allora (i) = ih, così il coe¢ ciente del secondo
addendo si riduce semplicemente a i=(i + 2).

L’esecuzione del programma deve essere arrestata quando viene raggiunto il


primo zero 1 della funzione D( ) sull’asse delle ascisse, inoltre è necessario
calcolare proprio in quel punto la derivata D’( 1 ) che può essere approssimata
facilmente con il metodo delle di¤erenze …nite.
Al passaggio n.2 si calcola la costante politropica K che determina una volta
per tutte ed in modo univoco la forma matematica dell’equazione ‘costitutiva’
(4) abbinata al ‡uido politropico. Come si vede, tale costante dipende da M ,
R, n, 1 .
Al terzo passaggio si determina …nalmente il valore della densità centrale che
dipende da K, R, n, 1 .

(**) La costante ausiliaria (n) indicata nel quarto punto ha le dimensioni di


una lunghezza caratteristica associata ad una data stella di massa M e raggio
R, il cui signi…cato è = R/ 1 , dove 1 è sempre il primo zero della funzione
D.
Per esempio, se 1 = 5 e D(0.2) = 0.9 allora signi…ca che per una distanza dal
centro pari al 20% della lunghezza caratteristica , ovvero per una distanza pari
al 4% del raggio stellare, lo strato di plasma raggiunge una densità pari all’90%
di quella centrale.
I restanti punti (5 -6 -7 ) spiegano come debba essere ricostruito rispettiva-
mente il pro…lo della densità, della pressione e della temperatura interna della
stella. Le formule ivi contenute si trovano pubblicate per esempio in ([4], cap.21),
oppure si possono dedurre autonomamente invertendo le relazioni elencate in
([2], p.318) e ove possibile, abbiamo approntato delle correzioni alle formule,
per una svista degli autori, veri…cate con successo molte volte al computer.
Qualora richiesto, non avremo problemi a pubblicare nel gruppo lo script matlab
in pdf.

Esempi

1. Il modello fully-convective applicato al Sole è inadeguato perché sottostima


i parametri centrali:

Dati reali sul Sole:


Densità centrale ...... = 162.2 g/cm3
Pressione centrale .... = 26.5 PPa (petaPascal)
Temperatura centrale .. = 1.57e+7 K

106
Composizione chimica
X = 0.735;
Y = 0.248;
Z = 1-X-Y;

Modello fully-convective-Sun:
Indice politropico ...... n = 3
Primo zero di Lane-Emden .. = 6.896856
Derivata nel primo zero ... = -0.042430
Costante politropica .... K = 3.841e+9 (unità S.I.)
Densità centrale ....... dC = 76.41 (g/cm3 )
Pressione centrale ..... Pc = 12.455 (PPa)
Temperatura centrale ... Tc = 11.78 10^6 (K)

2. Applichiamo il modello politropico n = 1.5 a Proxima Centauri e mostriamo


l’andamento delle curve di temperatura variando l’abbondanza X di idrogeno,
per X = 0.2, 0.4, 0.6 con Z(met.) = 0.01 costante (v. commenti).
I dati conosciuti sono R = 15.4% raggio solare, M = = 12.2% massa solare.

La simulazione ha fornito i seg. risultati:


densità centrale = 282 g/cm3 (superiore al Sole)
pressione centrale = 23 PPa
Se X = 0.20, Tc = 9.8e+6 (K)
Se X = 0.40, Tc = 7.8e+6 (K)
Se X = 0.60, Tc = 6.5e+6 (K)

Si evidenzia che all’aumentare dell’abbondanza relativa di H, la temperatura


diminuisce!
Inoltre le temperature centrali evidenziate sono in ogni caso su¢ cientemente
alte per innescare il processo di fusione tramite la catena p-p, ma la velocità di
produzione dell’elio rimane relativamente bassa permettendo a Proxima C. di
avere una longevità veramente straordinaria.

P.S.: In caso di errori non esitate a scriverci.

Riferimenti utili

[1] B.Carroll, D.Ostlie, An Introduction to Modern Astrophysics, 2 ed., Pearson


New International Edition, 2014
[2] A.Ferrari, Stelle galassie e universo - Fondamenti di Astro…sica, Springer-
Verlag Italia 2011
[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Lane-Emden_equation
[4] http://dipastro.pd.astro.it/chiosi/Lezioni/LAUREA_TRIENNALE/ASTROFISICA_II_MOD_B/LIBRO
[dispensa on line]

107
108
109
Progetto N.36 - Modello di Jiles-Atherton
Originariamente proposto nel 1984 dagli autori da cui prende il nome, e’ un
modello matematico basato su cinque parametri ( , a, c, Ms , k) che descrive il
ciclo di isteresi nei materiali ferromagnetici ed è stato ulteriormente perfezionato
nel corso del tempo da molti studiosi.
I tre elementi ferromagnetici tra i metalli di transizione più noti sono il ferro,
il cobalto e il nichel, inoltre sono ferromagnetiche alcune terre rare come il
gadolinio, il terbio, l’olmio, l’erbio e il disprosio (v.[1], p.188), più alcune leghe
contenenti tali elementi ed anche altre che non contengono alcun elemento fer-
romagnetico (leghe Heusler).

Ciclo di isteresi

Il vettore intensità di magnetizzazione M , detto anche polarizzazione magnetica


(o più brevemente ‘magnetizzazione’), è una grandezza utile per quanti…care la
risposta magnetica di un materiale soggetto ad un campo magnetizzante esterno
H e rappresenta il momento di dipolo magnetico per unità di volume posseduto
dal materiale.
I materiali ferromagnetici sottoposti gradualmente ad un campo magnetico cres-
cente H e posti su¢ cientemente al di sotto di una certa temperatura critica (nota
come ‘temperatura di Curie, Tc ) mostrano in condizioni di temperatura costante
una crescita graduale del corrispondente vettore di magnetizzazione M , ma tale
relazione non è a¤atto lineare, tanto che al di sopra di un certo valore applicato
Hmax la magnetizzazione non riesce più ad oltrepassare il limite di saturazione
magnetica Ms del materiale.

110
Invece, al di sopra della temperatura di Curie i materiali ferromagnetici esibis-
cono un comportamento paramagnetico che può essere approssimato nell’ambito
della meccanica statistica classica dalla nota funzione di Langevin.
Sempre nell’ambito del comportamento ferromagnetico (cioè quando T < Tc ) la
‘curva di prima magnetizzazione’nel diagramma H M è la curva iniziale fatta
partire in condizioni nulle, cioè quando il materiale è completamente smagnetiz-
zato e il campo magnetizzante H è nullo (nei gra…ci la abbiamo rappresentata
col colore rosso).
Se viene diminuito H dopo aver percorso un certo tratto iniziale, si può notare
che anche la magnetizzazione M diminuisce, ma lo fa meno di quanto ci si
aspetterebbe manifestando perciò un certo ‘ritardo’(hystéresis, dal greco), tanto
che riportando il campo magnetizzante H al valore nullo si conserva all’interno
del materiale una certa magnetizzazione residua Mr (detta anche ‘rimanenza’)
che è identi…cata nel diagramma di fase H M dal valore dell’intercetta sull’asse
delle ordinate.
Per annullare completamente la magnetizzazione residua bisogna incrementare
H nel verso opposto …no al cosiddetto valore di coercizione Hc .
Per un confronto si veda la …gura:
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e0/Isteresi.png
Dunque il ciclo di isteresi è rappresentato dall’intera curva di Jordan che si
sviluppa intorno all’origine nel piano delle fasi.
Misure ad alta risoluzione indicano che le variazioni H M sono debolmente
discontinue (e¤etto Barkhausen) ma fortunatamente questi piccoli salti sono
trascurabili, perciò lo sviluppo del modello J-A basato su una equazione dif-
ferenziale a soluzione continua trova piena giusti…cazione.
Dal punto di vista microscopico si può spiegare il comportamento dei ferromag-
neti argomentando che i momenti di dipoli magnetici stabilmente posseduti dagli
atomi tendano ad allinearsi spontaneamente (cioè in assenza di campi esterni)
all’interno di sottostrutture molto piccole, dette domini magnetici o di Weiss,
raggiungendo localmente la saturazione magnetica.
I domini sono separati da zone di transizione dette ‘pareti di Bloch’che possono
subire degli spostamenti sotto l’e¤etto di una variazione di temperatura o del
campo magnetizzante esterno; le direzioni di magnetizzazione dei vari domini
sono in genere casuali e solo mediante il processo di magnetizzazione si possono
ricondurre verso con…gurazioni di allineamento più ordinate.
I lavori di Landau ed altri …sici consentirono di comprendere che il meccanismo
che genera i domini deve rispondere ad un principio generale di minimizzazione
energetica che può essere chiarito (quasi) pienamente soltanto nel quadro della
meccanica quantistica per mezzo degli spin elettronici.
Nel libro ([1], p.91 &ss.) D.Jiles argomenta che il motivo per cui esiste il mec-
canismo che produce l’isteresi è riconducibile al fatto che nel materiale esistono
due tipi di imperfezioni che generano frizioni interne e conseguente perdita di
energia durante il processo di magnetizzazione, ovvero le imperfezioni di natura
chimica (impurità) e le imperfezioni di natura strutturale (dislocazioni).
Nel caso ideale in cui le imperfezioni fossero totalmente assenti non si dovrebbe
più vedere nel diagramma H M il ciclo di area …nita, bensì la traccia di una

111
unica funzione dispari (detta ‘curva magnetica anisteretica’) a valore singolo
M = M (H) a forma di ‘S’, completamente reversibile in termini sperimentali.

Modello

Per semplicità considereremo solo materiali isotropi, altrimenti il modello di-


venterebbe più complicato a causa di una correzione anisotropica inserita nella
magnetizzazione anisteretica che andrebbe calcolata con un integrale piuttosto
laborioso (v.[5]).
Le prime 5 equazioni nel riquadro di sinistra rappresentano il punto di partenza
del modello J-A.
La prima equazione deriva direttamente dal contributo di Weiss alla teoria dei
domini, infatti egli postula l’esistenza (impossibile da giusti…care classicamente)
di un campo molecolare medio M , molto intenso, di gran lunga superiore
al campo applicato H dall’esterno e responsabile dell’allineamento locale dei
momenti magnetici che deve essere sommato ad H stesso per dare corpo al
campo e¤ettivo He .
La magnetizzazione M invece va spezzata in due componenti (eq.2), una irre-
versibile la cui evoluzione temporale è governata dall’eq.5 ed una reversibile,
entrambe formalmente collegate alla magnetizzazione anisteretica.
Secondo D.Jiles la dinamica della componente irreversibile si ricava in base
ad alcune considerazioni sul bilancio energetico del materiale in condizioni di
assenza di isteresi (v.[1], p.167).
Ci limitiamo a riportare soltanto che sulla base di tali considerazioni D.Jiles
arriva a scrivere:

Man (H) = M (H) + k(dM=DH)


dopodiché corregge questa formula mettendo nel conto anche il campo e¤ettivo
He e arriva così all’equazione (5).
Abbiamo già detto che la magnetizzazione anisteretica va intravista come punto
di riferimento per le curve reversibili, quindi è ragionevole ipotizzare che la
componente reversibile Mrev sia proporzionale al divario esistente tra la prima
e la componente irreversibile (eq.3).
Nel modello J-A il campo e¤ettivo He controlla la magnetizzazione anisteretica
(che idealmente avrebbe ciclo di area nulla) come termine di base per il calcolo
delle componenti reversibili e irreversibili, ma il punto chiave è che ora utilizza
ed estende l’applicazione di Langevin (valida nel regime paramegnetico, T > Tc )
anche nel regime subcritico ferromagnetico (per T < Tc )!

Ecco a tal proposito le parole di D.Jiles (v.[1], p.193):

<<Having established the existence of the Weiss interaction it is possible to


provide a description of ferromagnets which is similar to the Langevin model of
paramagnetism. Such a model is strictly only correct for ferromagnets in which
the moments are localized on the atomic cores. Thus it applies to the lanthanide

112
series because the 4f electrons which determine the magnetic properties, are
tightly bound to the nuclei. The model also works reasonably well for nickel,
which obeys the Curie-Weiss law>>.

Ora, in base a queste cinque equazioni possiamo facilmente dedurre le equazioni


(6), (7) e (8), infatti la prima è data semplicemente dalla combinazione di (2)
e (3), la seconda è ottenuta per derivazione diretta ed in…ne l’ultima si ricava
combinando la (5) con la (6).
Possiamo allora programmare due strategie risolutive numeriche non equivalenti
per mettere in atto il modello J-A:

1. possiamo risolvere simultaneamente la coppia di equazioni, una trascendente


(per Man ) e una di¤erenziale (per Mirr ) secondo l’impostazione presentata in
una risposta data da un utente di physics.stackexchange.com in riferimento ad
un quesito su J-A (v.[4]).
2. possiamo invece sviluppare una equazione di¤erenziale che leghi direttamente
M con H (eq.9).

Abbiamo optato per quest’ultima, perché è più comodo lavorare con l’eq.9 che
risolvere l’equazione implicita di Langevin ad ogni iterazione.
La procedura matematica per ricavare l’equazione (9) è stata desunta da ([2],
p.2) e a tal proposito, invitiamo la gentile utenza a controllare quanto riportato
dagli autori rispetto al nostro lavoro perché i due risultati purtroppo non com-
baciano perfettamente e, nel caso di errore da parte nostra, ce ne assumiamo la
responsabilità.

Esempi

Esempio N.1 - Ciclo completo di isteresi.


Dati numerici: ([3]), pag.6, …g.3.
Il gra…co della simulazione è in basso, …g.1.
Materiale: Nd2Fe14B, isotropo.
Saturazione: Ms = 610e+3 [A/m]
Costante .... k = 750e+3 [A/m]
Costante .... a = 420e+3 [A/m]
Costante .... alfa = 1.5 [adim]
Costante ....... c = 0.6 [adim]
Discretizzazione dH = 0.2 [A/m]
H_max = 1.1e+6 [A/m]

Esempio n.2 - Curve di magnetizzazione in espansione.


Dati numerici: libro D.Jiles ([1]), p.168.
Il gra…co della simulazione è in basso, …g.2.
Saturazione: Ms = 1.7e+6 [A/m]
Costante .... k = 2000 [A/m]
Costante .... a = 1000 [A/m]

113
Costante ..alfa = 0.002 [adim]
Costante .... c = 0.100 [adim]
Discretizzazione dH = 0.01 [A/m]
H_max_1 curva = 700 [A/m]
Dilatazione: w = 1.35

Riferimenti

[1] D.Jiles, Introduction to Magnetism and Magnetic Materials, Springer Science


+ Business Media, B.V., Ames, Iowa (USA) 1991.
[2] http://przyrbwn.icm.edu.pl/APP/PDF/120/a120z3p22.pdf [Autori: N.C.Pop,
O.F.Caltun]
[3] http://boulph.free.fr/Krzysztof/Petrovic.pdf
[4] https://physics.stackexchange.com/questions/110283/jiles-atherton-model-of-
hysteresis
[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Jiles-Atherton_model

114
Progetto N.37 - La formula di Bethe - Bloch
La formula relativistica di Bethe-Bloch contenente alcune importanti correzioni
è spiegata dettagliatamente nel lavoro di D.Groom del Berkeley Lab, N.Mokhov
e S.Striganov del FermiLab (v.[1]) di cui condivideremo l’impostazione di se-
guito.
In quel testo è stata pubblicata anche una ampia raccolta di parametri tec-
nici tratti da ‘Atomic Data and Nuclear Data Tables’per una vasta gamma di
composti ed elementi chimici.
Nel 2012 è stato pubblicato un documento di aggiornamento del Particle Data
Group (v.[2]), che però non ha modi…cato nella sostanza la formula di Bethe.
La formula venne abbozzata per la prima volta da Bohr nel 1915 per mezzo
di considerazioni classiche, in seguito nel 1930 Bethe riuscì ad apportare delle
migliorie sulla base della teoria delle perturbazioni della meccanica quantistica.
Una interessante deduzione euristica della formula di Bohr si può leggere ad
esempio in ([5], p.78 &ss.).
Oggi si utilizza la versione relativistica, scoperta sempre da Bethe (due anni
più tardi) e perfezionata in seguito da Bloch nel ‘33, ma nel corso degli anni
è stata rimaneggiata e integrata in una teoria ancora più complessa da molti
altri scienziati (tra cui Landau) per aumentarne signi…cativamente il livello di
precisione.
La versione relativistica moderna agghindata con tutte le dovute correzioni per
i muoni ve la abbiamo riportata nel riquadro (4) ed è pubblicata in ([1], p.192).

Introduzione

Le particelle cariche che attraversano i materiali perdono progressivamente en-


ergia cinetica per diversi motivi.
Il potere frenante dE=dx di un materiale (in inglese: ‘stopping power’) è la
quantità di energia persa dalle particelle cariche nell’unità di percorso, dove ‘E’
è l’energia cinetica mentre ‘x’è la lunghezza e si misura in [Mev/cm], ma spesso
per avere un migliore confronto a livello gra…co tra i vari materiali si preferisce
considerare il ‘potere frenante di massa’che si ottiene dividendo il primo per la
densità del mezzo [MeV*cm^2/g].
Nel formulario generale abbiamo optato infatti per questa seconda scelta.
Sebbene la genesi della formula sia comprensibilmente di¢ cile da illustrare sul
piano teorico, malgrado ciò essa si presta ad essere implementata senza troppe
di¢ coltà all’elaboratore in quanto il calcolo operazionale richiede al massimo
l’uso di logaritmi e potenze.
E’ sperimentalmente noto che i principali e¤etti riscontrabili nella materia al
passaggio delle particelle sono quattro:

1. ionizzazione degli atomi


2. eccitamento degli atomi
3. di¤usione coulombiana in prossimità di un nucleo
4. radiazione di frenamento (tipicamente per elettroni veloci)

115
Lo stopping power è dato dalla somma di due contributi (v.riquadro n.1): i primi
due e¤etti sono accorpati nel cosiddetto ‘termine elettronico’ mentre il quarto
è indicato come ‘termine radiativo’ perché le particelle cariche che decelerano
nei pressi di un nucleo emettono fotoni, resta fuori dal computo la di¤usione
coulombiana perché è un processo elastico.
La teoria di Bethe incorpora solamente i primi due e¤etti e assume per ipotesi
che la particella non subisca de‡essioni apprezzabili lungo il suo tragitto; la ion-
izzazione e l’eccitamento rappresentano la causa principale di perdite di energia
delle particelle cariche pesanti e sono provocati dalle collisioni inelastiche con
gli elettroni atomici del materiale (specialmente con quelli periferici) a distanze
maggiori o paragonabili a quelle del raggio atomico.
Tipicamente l’energia ceduta ad ogni collisione è molto piccola (meno di 100 eV,
con probabilità alta) e l’atomo investito si diseccita immediatamente emettendo
subito uno o più fotoni, il numero medio di collisioni nell’unità di percorso (il
centimetro, di solito) è molto elevato ma dipende sensibilmente dalla densità
del materiale.
In realtà il processo elettronico di rilascio energetico è occasionalmente accom-
pagnato da ‡uttuazioni statistiche (lo ‘straggling energetico’) dovute al fenom-
eno della emissione di elettroni più energetici del solito, i cosiddetti elettroni di
‘knock-on’(detti anche raggi ‘delta’), capaci di produrre e¤etti di ionizzazione
secondaria.
La formula di Bethe-Bloch fornisce pertanto una sovrastima del reale potere
frenante.
A seconda dello spessore del materiale assorbitore il calcolo deve essere integrato
con una delle seguenti tre distribuzioni di probabilità: Landau (per spessori
sottili), Symon e Vavilov (spessori intermedi) e gaussiana (spessori grandi).
I raggi delta sono osservabili direttamente nelle camere a bolle come piccole
rami…cazioni uscenti dalla traiettoria principale della particella:

Beta*Gamma

Nella meccanica relativistica il parametro è un indice variabile in [0,1) de…nito


come il rapporto tra la velocità della particella massiva e la velocità della luce.
Invece il parametro è un indice variabile tra [0,+inf) detto ‘fattore lorentziano’.
Quando una particella entra nel regime ultrarelativistico il parametro diventa
prossimo all’unità e una piccola variazione delle cifre decimali può voler dire
una grande variazione dell’impulso e dell’energia.
Il parametro = è particolarmente comodo in ambito relativistico per cal-
colare facilmente di nuovo , l’impulso e anche l’energia totale di una particella
(v. riquadro n.2).
Per esempio, un elettrone (massa a riposo 0,51 MeV/c^2) con = 10 si sta
muovendo a 0.995037c, ha un impulso di 5.1 MeV/c e una energia totale pari a
5.1254 MeV.

116
Ipotesi e validità

La formula di Bethe è basata su alcune ipotesi iniziali abbastanza ragionevoli:

1. La massa della particella incidente deve essere molto più grande di quella
dell’elettrone (ad es. la massa del muone vale circa 207 volte quella dell’elettrone).
L’assunto vale sicuramente per gli ioni, i muoni, i protoni e le particelle alfa, ma
non per gli elettroni per i quali la Bethe va modi…cata.

2. La velocità della particella incidente deve essere considerabilmente maggiore


rispetto alla velocità degli elettroni.
E’questa una ipotesi veramente ragionevole? Per assicurarcene consideriamo ad
esempio il caso del Neon dove avevamo già mostrato a suo tempo (v. #progetto
N.27) che l’energia cinetica media dell’elettrone più veloce della shell interna ‘1s’
vale 46.27 hartree, pari circa al 7% della velocità della luce (cioè BETA*GAMMA
= 0.07). Un esempio non può esaurire chiaramente l’intero universo delle pos-
sibilità, ma mostra inequivocabilmente che gli elettroni con…nati negli orbitali
sono comparabilmente ‘lenti’ rispetto alle velocità tipiche delle particelle inci-
denti e di conseguenza il regime di validità della Bethe-Bloch può essere scelto
sopra > 0:1.

3. L’impulso trasferito durante le collisioni agli elettroni degli orbitali atomici è


considerevolmente piccolo, molto minore di me c, in modo tale che la particella
non sia de‡essa.
Il regime di Bethe per i materiali Z-intermedi applicato ai muoni inizia da =
0:1 circa e termina poco meno di = 1000 ma non oltre perché iniziano a
manifestarsi gli e¤etti radiativi; entrambi i limiti dipendono comunque da Z.
L’accuratezza della Bethe-Bloch nei regimi di transizione si discosta di qualche
punto percentuale. (v.[2], p.4).

La formula

I termini che compaiono relativamente alla parte che compete a Bethe sono:

1: La costante K (v.riquadro (3)) dove compare la costante di Avogadro, il raggio


classico dell’elettrone re , la massa dell’elettrone me e la velocità della luce c.
2: Il numero atomico Z dell’elemento chimico e la carica elettrica relativa z
della particella interagente rispetto alla carica elementare (Z, z sono entrambi
parametri adimensionali).
3: La massa atomica A dell’elemento chimico [g/mol].
4: L’energia media di eccitazione I degli atomi del materiale che è un valore
calcolato sulla base del modello Thomas-Fermi ed è facilmente consultabile nelle
tabelle apposite (v.[1]).
Nella pratica però si usano spesso anche alcune comode formule semi-empiriche:
I/Z = 12 + 7/Z [eV] se I < 163 eV
I/Z = 9.76 +58.8*Z^(-1.19) [eV] se I >= 163

117
5: La massima energia teoricamente trasferibile Qmax ad un singolo elettrone
orbitale in un urto (riquadro n.5).
6: I parametri cinematici relativistici e .
7: La correzione di densità che è importante alle alte energie; il suo calcolo è
basato sulla cosiddetta parametrizzazione di Sternheimer (riquadro n.6) dove x
non rappresenta questa volta la lunghezza di percorso ma il logaritmo in base
10 di : x = log[10]( ).
L’e¤etto densità è dovuto all’intensi…cazione del campo elettrico generato dalla
particella che per velocità relativistiche interagisce lungo il suo passaggio anche
con elettroni mediamente più distanti e schermati da quelli vicini. Questo e¤etto
è grande soprattutto nei materiali ad alta densità, come i solidi e i liquidi, mentre
è meno apprezzabile nei gas.

Per > 0:05 la formula è molto accurata, mentre per valori più bassi l’incertezza
diventa sempre più grande e per limitare l’errore si introducono
altri termini correttivi del tipo C=Z (shell correction) che abbiamo escluso dalla
trattazione.
Altre correzioni previste al modello contengono una correzione per muoni pun-
tiformi con spin-1/2, e¤etti di Bremsstrahlung di lieve entità che non sono però
trascurabili ad alte energie

Il range

Si de…nisce ‘range’il cammino che una particella può compiere entro un mate-
riale prima di perdere tutta la sua energia cinetica.
Il range CSDA (Continuous Slowing Down Approximation) è l’integrale de…nito
tra 0 e l’energia cinetica iniziale della particella che ha per funzione integranda il
reciproco dello stopping power nell’ipotesi che non vi siano straggling energetici,
produzione di raggi delta, scattering coulombiani o urti nucleari.
Il CSDA è una approssimazione per eccesso del valore reale e spesso viene molti-
plicato per la densità del materiale, così la sua unità di misura diventa [g/cm^2].
Il range proiettato Rp è la distanza tra il punto in cui entra la particella nel
materiale e il punto in cui essa viene assorbita, proiettato lungo la direzione di
partenza.

Sono disponibili tre programmi on line per il calcolo del range e del potere
frenante:
Elettroni: https://physics.nist.gov/PhysRefData/Star/Text/ESTAR.html
Protoni: https://physics.nist.gov/PhysRefData/Star/Text/PSTAR.html
Particella Alfa: https://physics.nist.gov/PhysRefData/Star/Text/ASTAR.html

Esempi

ESEMPIO n.1
Il gra…co dell’esempio n.1 è pubblicato di frequente negli articoli e nei vari testi
di settore, la sua immagine è facilmente reperibile in rete, per esempio a questo
link: http://www.hep.lu.se/atlas/thesis/egede/thesis-img281.gif

118
Riproduce la curva di Bethe dE=dx per i muoni che hanno una energia totale
compresa tra = [0:1; 10000] nei materiali come piombo, stagno, ferro, allu-
minio, carbonio, elio gassoso e idrogeno liquido.
Rammentiamo però al lettore che la curva non va più bene oltre > 1000.
Noi abbiamo provato a riprodurre il gra…co escludendo solo l’elemento idrogeno.
Gli assi sono riscalati logaritmicamente in base 10.

- ascissa
= 1 : 0:001 : 4;
= (10x ):=sqrt(1 + (10x )2 );
- ordinata
y = dE=d( x)
y = 10log(y)=log(10);

ESEMPIO n.2
Protoni nel piombo con energia cinetica tra 100-200 MeV.
Parametri Bethe-Bloch estrapolati da ([1], p.98)
La simulazione contiene la correzione per densità e di spin.
La simulazione non contiene la correzione per bremsstrahlung.
Elemento: Pb
Z = 82;
A = 207:2[g/mol]
I = 823:0 [eV]
= 11:350 [g/cm^3]
C = 6:2018;
x0 = 0:3776;
x1 = 3:8073;
a = 0:09359;
k = 3:1608;
d0 = 0:14;
met = 1;

Simulazione in Matlab
E.cin.(MeV) CSDA (g/cm^2)
1.000E+02 16.2532
1.250E+02 23.7782
1.500E+02 32.3815
1.750E+02 41.9836
2.000E+02 52.4824

Simulazione con PSTAR:


E.cin.(MeV) CSDA (g/cm^2)
1.000E+02 1.652E+01
1.250E+02 2.414E+01
1.500E+02 3.284E+01
1.750E+02 4.253E+01

119
2.000E+02 5.312E+01
I valori CSDA sono in buon accordo.

Riferimenti utili

[1] http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.205.7575&rep=rep1&type=pdf
[2] http://pdg.lbl.gov/2011/reviews/rpp2011-rev-passage-particles-matter.pdf
[3] http://www.roma1.infn.it/~rescigno/slides2016/Interazioni_RadiazioneMateria.pdf
[4] http://www.kayelaby.npl.co.uk/atomic_and_nuclear_physics/4_5/4_5_1.html
[5] http://webusers.…s.uniroma3.it/~ceradini/dispense.pdf

Esempio n.1: Le curve dei muoni hanno un minimo in corrispondenza di =3


circa, le particelle che si trovano a questo livello energetico vengono dette al
‘minimo di ionizzazione’(Minimum-Ionizing Particles, MIP).

120
Esempio n.2: A 100 MeV i protoni penetrano nel piombo …no a 1.4 cm e a 200
MeV la distanza è più che triplicata.
I picchi di Bragg si manifestano quasi al termine, mentre lo stopping power
rimane all’incirca costante e mediamente al di sotto dei 50 MeV/cm per tratti
di lunghezza considerevoli rispetto al tragitto completo. Per eseguire la simu-
lazione potete memorizzare prima i valori dello stopping power in un apposito
vettore e poi eseguire un ciclo while in cui si decrementa l’energia cinetica della
particella …no a zero per mezzo del vettore precedente e aggiornando di volta
in volta. Se non vi sono particolari esigenze l’integrazione può essere svolta in
tutta semplicità con un qualsiasi metodo a passo singolo.

Progetto N.38 - Pendolo doppio


E’un classico della programmazione tra i sistemi dinamici caotici e non pote-
vamo rinunciarvi, perciò siamo andati prima a setacciare in giro per il web
le equazioni esplicite del moto e poi abbiamo sviluppato autonomamente il
progetto.

121
Paul Nathan è un bravo sviluppatore di simulazioni applicative a scopo ed-
ucativo ed artistico ed ha un canale youtube dove si possono ammirare le sue
performance; in particolare la nostra attenzione si è concentrata sulla videata
iniziale al link https://www.youtube.com/watch?v=QXf95_EKS6E, dove com-
pare il sistema di¤erenziale scritto in forma esplicita delle equazioni del pendolo
doppio.
E’tutto quello che ci serve!

Algoritmo

Con ovvio signi…cato dei simboli bisogna inizializzare le lunghezze, le masse, gli
angoli iniziali e le velocità angolari iniziali:

g = 9.81; L01, L12, m1, m2,


th1_in, th2_in, w1_in, w2_in.

precisando ulteriormente anche il numero totale di iterazioni N e il passo tem-


porale dt.
Inoltre occorre preparare in memoria anche i vettori delle quattro grandezze
angolari che variano nel tempo:

w1, w2, th1, th2

Tutte le entrate dei vettori possono essere inizializzate a zero, tranne quelle nella
prima posizione dove ovviamente vanno inseriti i dati iniziali della simulazione.
La parte principale del codice è costituita da un unico ciclo ‘for’ che serve a
calcolare ad ogni iterazione i valori degli angoli e delle loro velocità angolari.
Qui sotto trovate una possibile indicazione scritta in pseudocodice per l’editing,
vi avvisiamo però in tutta onestà che gli errori generati dal nostro algoritmo
causano un progressivo rilassamento del moto (e una corrispondente diminuzione
dell’energia meccanica) a cui non desideriamo porre rimedio perché teniamo più
all’aspetto ludico che alla precisione.

for i = 2 : N
b = th2(i-1);
a = th1(i-1);
c = w1(i-1);
d = w2(i-1);
N1 = (g/L01)*(sin(b).*cos(a-b)-(1+m1/m2)*sin(a));
N2 = (d^2).*(L12/L01).*sin(a-b)+(c^2).*sin(a-b).*cos(a-b);
w1(i) = c + dt*(N1-N2)./(1+m1/m2-cos(b-a).^2);
P1 = -((N1-N2)./(1+m1/m2-cos(b-a).^2))*(L01/L12)*cos(a-b);
P2 = (w1(i)^2)*(L01/L12)*sin(a-b);
P3 = (g/L12)*sin(b);
w2(i) = d + (P1+P2-P3)*dt;
th1(i) = a + w1(i)*dt;

122
th2(i) = b + w2(i)*dt;
end
y1 = -L01*cos(th1);
x1 = L01*sin(th1);
y2 = y1 - L12*cos(th2);
x2 = x1 + L12*sin(th2);

La nostra ultima raccomandazione …nale: NO alle ’oscillazioni piccole’!

123
Progetto N.39 - Aggregazione elettrochimica
Questo progetto trovato in rete è l’ennesima prova che le numerose discipline del
comparto scienti…co possono collegarsi tra loro dando vita a settori di ricerca
aventi scopi ed interessi a¢ ni; in particolare quello odierno porta la …rma del
suo autore Andreas Klimke, Universitaet Suttgart (2004) e si situa in una zona
di con…ne molto interessante compresa tra la chimica e la geometria frattale.
Lo scopo è quello di simulare l’aggregazione elettrochimica delle particelle in
strutture dendritiche sfruttando il moto browniano.
Il termine dendrite è solitamente utilizzato per classi…care strutture di tipo
rami…cato che si osservano comunemente in natura, ad esempio l’acqua forma
spontaneamente tali strutture se sottoposte ad un rapido congelamento, ma nei
minerali queste possono formarsi spontaneamente durante la crescita di cristalli
in condizioni di ‘non equilibrio’, ad esempio partendo da soluzioni sovrasature
oppure per rapido ra¤reddamento di materiale fuso.

Il processo di migrazione delle particelle può essere stimolato arti…cialmente per


via elettrolitica.
Per saperne di più sul funzionamento consigliamo di leggere ‘Chaos and Fractals
- New Frontiers of Science’ di Peitgen, Jurgens e Saupe, dove a p.475 viene
descritto un esperimento di aggregazione elettrochimica del solfato di zinco che
si può riproporre in laboratorio sotto la supervisione di un esperto.
Una piastra di Petri cilindrica del diametro di 20 cm e altezza 10 cm. ap-
prossimativamente, viene riempita con due moli di soluzione acquosa di ZnSO4
(4 mm. di profondità circa), e uno strato galleggiante di n-acetilbutato viene
aggiunto per ricoprire superiormente la soluzione. Tra la soluzione in basso e
lo strato galleggiante viene inserito un disco sottile di zinco che funge da an-
odo (più piccolo della piastra di Petri), mentre il catodo che è costituito da
una punta sottile viene posizionata al centro del disco perpendicolarmente allo
strato galleggiante di acetilbutato, quindi applicando una lieve d.d.p. di appena
5V si può osservare il fenomeno della elettrodeposizione chimica in un tempo
massimo di 20 minuti.
Nell’esperimento gli ioni di zinco vagano zigzagando nella soluzione …no a quando
non vengono intercettati dalla forza attrattiva del catodo.
L’algoritmo che si occupa della simulazione funziona in questo modo:
1. si …ssa una particella al centro O del nostro sistema di riferimento di lavoro.
2. si seleziona una regione circolare centrata in O del diametro pari a 100-500
volte la particella.
3. si inietta ogni volta una particella libera da una qualsiasi posizione random
del bordo della regione circolare.
4. si lascia libera la particella di muoversi con un moto browniano …no a quando
non si attacca alla struttura dendritica già in via di formazione.
5. si itera la procedura …no ad un certo numero pre…ssato di particelle.
Si ponga attenzione al fatto che per generare strutture grandi potrebbe occorre
un tempo computazionale elevato.

124
Soluzione in Matlab al link:
http://m2matlabdb.ma.tum.de/brown.m?MP_ID=314

Progetto N.40 - Modelli di Friedmann [1 P arte]


Il progetto verterà sul modello di espansione dell’Universo nella metrica di Fried-
mann, l’intento è quello di fornire una sorta di compendio riassuntivo, per quanto
imperfetto e lacunoso, in grado di segnalare gli argomenti pertinenti del settore
e permettere di sviluppare autonomamente le simulazioni più semplici.
L’intera discussione si articolerà in tre post consecutivi distanziati di pochi giorni
l’uno dall’altro:

1. Universo, discussione generale.


2. R.G., teorie correnti e intro FRLW.
3. Equazioni e sviluppo dei Modelli Friedmann.

Introduzione

Nella Cosmologia Standard il Big Bang (B.B.) non fu uno scoppio iniziato in un
qualche punto imprecisato dello spazio, ma fu una ‘singolarità iniziale’ teoriz-
zata, non falsi…cabile e arguita retroattivamente dal modello in‡azionario, nella

125
quale ebbe origine lo spazio-tempo e dalla quale si di¤erenziarono immediata-
mente dopo le quattro interazioni fondamentali.
Successivamente al B.B., l’universo ha avuto un unico istante di espansione
accelerata folle chiamato in‡azione cosmologica, che sarebbe stato generato da
un ipotetico campo di energia instabile detto ‘in‡atone’forse prodotto dalla non
immediata rottura spontanea di simmetria delle forze fondamentali.
In seguito a questo terribile evento …no all’età di circa 47000 anni dal B.B,
l’universò si trovò dominato completamente dalla radiazione (fotoni e neutrini),
poi a partire da quest’ultimo momento per quasi 10 miliardi di anni l’universo
entrò nella epoca dominata dalla materia (soprattutto oscura) e di lì transitò
nella epoca attuale, probabilmente la fase terminale delle tre, dominata da una
forma di energia oscura che ha portato nuovamente in accelerazione l’espansione
metrica dello spazio.
Molto prima dell’inizio del secolo scorso era chiaro agli astronomi che l’universo
non poteva soddisfare contemporaneamente le tre proprietà del paradosso di
Olbers: popolazione in…nita di stelle, esistenza da un tempo in…nito e staticità.
Oggi invece sappiamo che la più grande regione di spazio indagabile dall’uomo
(cioè l’universo osservabile) è una vastità sferica di grandezza inconcepibile,
ma pur sempre limitata, con un’età stimata intorno a 13.8 miliardi di anni, il
cui raggio dovrebbe attestarsi intorno a 47 miliardi di anni luce e che dovrebbe
contenere probabilmente circa duemila miliardi di galassie agglomerate in gruppi
e …lamenti, ammassi di galassie e superammassi.
Non deve sorprendere la di¤ormità dei due dati, infatti nel paradigma standard
lo spazio sta aumentando come un palloncino elastico (visto in 4D) sottoposto
ad una tensione crescente che mantiene intatte le proporzioni distanziometriche
tra gli oggetti.
L’età dell’universo coinciderebbe con il suo raggio soltanto se non esistesse
l’espansione cosmologica.
Non è dato sapere invece in nessun modo quanto sia grande l’Universo reale
concepito come il Tutto che esiste …sicamente o, stando ad una de…nizione più
blanda mutuata dalla teoria del Multiverso, quanto sia grande la nostra bolla
particolare di spazio-tempo disconnessa da altre eventuali bolle-universo.
Molte speculazioni sorgono intorno al fatto che l’universo osservabile potrebbe
essere solo una minuscola frazione di quello reale, forse più piccolo di miliardi
di volte, ma è quasi certamente impossibile che l’umanità riuscirà a dirimere la
questione.
Orizzonti
In Cosmologia si adottano diverse nozioni di ‘orizzonte’, tutte quante di impor-
tanza capitale per lo sviluppo dei modelli e per il riscontro delle osservazioni.
Il volume di Hubble è concettualmente la regione sferica che circonda un osser-
vatore oltre la quale gli oggetti recedono per e¤etto della espansione metrica ad
un tasso maggiore della velocità della luce (R = c=H0, circa 14 mld di anni-
luce, leggermente maggiore rispetto all’età stimata) e non rappresenta l’universo
osservabile, che dunque è molto più grande.

126
L’orizzonte degli eventi invece è la sfera con il raggio comovente più grande per
il quale la luce emessa ora potrà ancora apparire all’osservatore in futuro (circa
16 mld. anni luce), mentre l’orizzonte di particella indica la massima distanza
entro la quale le particelle massive possono raggiungere l’osservatore …n dalla
nascita dell’universo e rappresenta la frontiera di con…ne tra la parte osservabile
e non osservabile dell’Universo posta a 46.9 mld. di anni luce.
La luce emessa adesso al di là dell’orizzonte cosmico degli eventi non riuscirà
mai ad arrivare a noi in una quantità di tempo …nita; le leggi …siche, lo spazio
e il tempo oltre l’orizzonte perdono contatto causale con l’osservatore (noi) e
risulta impossibile scambiare con tali regioni alcun segnale o informazione.

Dark Matter e Dark Energy

Il modello standard cosmologico indica che sul totale massa-energia dell’universo


il 4.9% sia costituito da materia ordinaria (barionica, soprattutto protoni e
neutroni), il 26.8% da materia oscura fredda (…nora mai scoperta) e il 68.3% da
una ipotetica forma di energia oscura che sta causando una espansione metrica
accelerata dello spazio su distanze cosmologiche.
A sua volta la materia barionica è in larga parte costituita dall’idrogeno (74%),
dall’elio (24%) e il resto da elementi ‘pesanti’; simili abbondanze non possono
essere spiegate invocando la nucleogenesi all’interno delle stelle ma si incasellano
molto bene nel mosaico generale del Big Bang.
L’antimateria attualmente sembra essersi estinta per sempre nella nostra sfera
di osservabilità, forse ciò sarebbe stato prodotto da una asimmetria correlata
alle osservazioni in merito alla violazione CP.
Inoltre l’universo sembra non avere nessuna carica elettrica netta, perciò la
gravità sembra essere l’unica interazione dominante su scale di lunghezza cos-
mologica (al contrario di quanto asserisce la Teoria dell’universo-elettrico), in
più la distribuzione di materia sembra non avere un momento angolare netto a
conferma della sostanziale isotropia dello spazio.

Prove molto consistenti della presenza della materia oscura (Dark Matter, DM)
si hanno tracciando le curve rotazionali delle galassie a spirale e studiando la
dinamica degli ammassi di galassie che appaiono essere strutture virializzate
(v. teorema omonimo) poiché le singole parti costitutive interagiscono gravi-
tazionalmente tra di loro.
Le dimensioni dei superammassi invece sono troppo grandi perché le velocità
medie delle galassie consentano una e¢ ciente autointerazione gravitazionale ma
diventano utili per capire quali fossero state le perturbazioni dinamiche del
proto-universo.
La dark matter (DM) non va confusa con la materia barionica non visibile
costituita da oggetti a bassa emissione luminosa (come nane brune, pianeti,
polveri o i MACHO disseminati negli aloni galattici).
Si stima che quest’ultima risulta largamente insu¢ ciente a colmare l’ammanco
totale di massa.

127
Attualmente sono in atto investigazioni tese a dimostrare l’esistenza o meno
delle ipotetiche particelle WIMP (Weakly Interacting Massive Particles) come
possibili candidate alla DM, esse sembrerebbero prive di carica elettrica e di
carica forte ma interagirebbero solo debolmente e gravitazionalmente.
La componente fondamentale dell’universo è data dalla Dark Energy (DE) la
cui natura è tuttora oggetto di numerosi indagini e controversie, è noto che
la sua densità media (69%) è la più alta in assoluto tra le altre densità (di
materia, radiazione e DM) ma è anche su¢ cientemente bassa da non manifestare
e¤etti gravitazionali apprezzabili neanche tra le galassie locali, però non è più
trascurabile a distanze cosmologiche.
L’universo espandendosi fa si che la materia ed energia in esso contenuta diluisca,
ed a causa di ciò alcuni contributi diventano dominanti o trascurabili in diverse
ere cosmologiche, tant’è che come era già stato detto l’attuale epoca dominata
dalla DE si è imposta solo dopo l’epoca dominata dalla materia, la quale peraltro
veniva dopo l’era dominata interamente dalla radiazione.
Sono due le correnti di pensiero che si contendono la supremazia per descrivere
al meglio la DE: da un lato la costante cosmologica del modello Lambda-CDM
in cui si ipotizza che la densità di energia oscura permea tutto lo spazio in modo
omogeneo rimanendo costante nel tempo e manifestando una pressione negativa
come una sorta di ‘‡uido’ rigidissimo non granuloso e privo di spin, dall’altro
un campo scalare chiamato ‘quintessenza’la cui densità di energia può variare
nel tempo e nello spazio, con pressione a segno alternato e che richiama alla
memoria in qualche modo il concetto di etere.
Non si deve confondere il concetto di ‘pressione’ adottato in Cosmologia con
quello usuale di ‘azione di spinta sulla materia’: il primo riguarda solamente
l’azione prodotta sulla metrica dello spazio-tempo in un universo sostanzial-
mente omogeneo dove non esistono masse vorticanti dentro bacini di attrazione.
La dinamica della espansione metrica dell’universo è formulata attraverso la
Legge di Hubble secondo la quale le galassie osservate nello spazio profondo
(oltre i 100 Mpc) recedono da ogni punto di osservazione con una velocità che
è (approssimativamente) proporzionale alla loro distanza propria (da non con-
fondere con la distanza comovente).
La costante di proporzionalità detta ‘costante di Hubble’lo è solo in riferimento
allo spazio poiché tutti i punti di osservazione si equivalgono, ma non lo è in
riferimento al tempo in quanto detto valore può cambiare.
La legge di Hubble è considerata da gran parte della comunità scienti…ca come
una delle prove migliori a supporto della teoria del Big Bang.

CMBR

Il dato più importante dopo la scoperta di Hubble sulla recessione delle galassie
è rappresentato certamente dal fondo di radiazione cosmica (CMBR) che è
una radiazione universale residua proveniente da ogni direzione, sostanzialmente
isotropa, con spettro di corpo nero e picco di emissione nella banda delle mi-
croonde (2.7K circa).

128
COBE (’89) fu una missione terminata con successo che aveva lo scopo di
misurare lo spettro della CMBR e di cercare eventuali disuniformità, invece
BOOMERanG (’97) fu il primo esperimento (seguito da molti altri, come WMAP)
in grado di fornire un’immagine ad alta de…nizione delle piccole anisotropie della
CMBR.
Per mappare con grande precisione le reali anisotropie della radiazione primor-
diale (di pochi microKelvin) fu necessario sottrarre il disturbo generato per
e¤etto Doppler dalle velocità relative dei moti di trascinamento tra i sistemi di
riferimento solidali della Terra, del Sole, della Via Lattea, del Gruppo Locale,
dell’ammasso della Vergine …no a quello dell’Idra-Centauro.
Alla prova dei fatti si ritiene che il modello del Big Bang sia quello che dà
la miglior interpretazione della radiazione di fondo, secondo tale modello la
radiazione proviene da una super…cie sferica chiamata super…cie di ‘ultimo scat-
tering’ (redshift z = 1100, a 380.000 anni dal B.B.) che rappresenta la mas-
sima parte visibile dell’universo (che a sua volta è solo un vasto sottoinsieme
dell’universo osservabile), ovvero l’insieme dei punti nello spazio in cui si ritiene
sia avvenuto l’evento di disaccoppiamento tra radiazione e materia neutra.

Epoche

Nella teoria del Big Bang le fasi evolutive dell’universo vengono dette ‘epoche’
o ‘ere’, procedendo in ordine cronologico abbiamo (all’incirca) le seguenti de-
nominazioni: Era di Planck, Era della Grande Uni…cazione, In‡azione, Era Elet-
trodebole, Era dei Quark, Era degli Adroni, Disaccoppiamento dei Neutrini, Era
dei Leptoni, Nucleosintesi primordiale, Era dei Fotoni, Ricombinazione, Dark
Ages, Ri-ionizzazione, formazione ed evoluzione delle galassie ed epoca attuale
dominata dalla DE.
Naturalmente tale suddivisione si è andata a delineare progressivamente grazie
all’azione sinergica del lavoro di numerosi teorici ed esperti di professione che
hanno apportato vari contributi da diversi settori della …sica di avanguardia,
in particolare la …sica delle alte energie, la …sica nucleare, la …sica del plasma,
l’astro…sica e la cosmologia, però rimane sottinteso che sebbene vi siano forti in-
dizi di realtà a supporto degli studi condotti sulle epoche intermedie ed avanzate,
le speculazioni condotte invece sui primissimi istanti di vita dell’universo hanno
carattere ipotetico e fortemente controverso o, detto in termini più screditanti
secondo alcuni, ‘fantasioso’(linea di pensiero di Penrose, per esempio).
Ricoprono un notevole interesse teorico le epoche della Ricombinazione, della
Dark Ages e della Rionizzazione, delle quali le ultime due non sono totalmente
distinte ma si compenetrano a livello temporale.
L’epoca della Ricombinazione avvenuta a 378000 anni dal B.B. (z = 1100) fu
la fase in cui per la prima volta (quindi, non prima!) gli elettroni e i protoni si
combinarono per formare atomi neutri di idrogeno, da questo momento in avanti
gran parte dei fotoni, già disaccoppiati dalla materia, furono in grado di dis-
perdersi nell’universo (CMBR) senza essere continuamente scatterati (e dunque
intrappolati) dagli elettroni e dai protoni che formavano il plasma primordiale
opaco prima della ricombinazione.

129
La transizione dalla fase opaca a quella trasparente denominata come ‘Dark
Ages’ (può essere considerata come la prima fase dell’Era della Materia) fu
una fase intermedia che caratterizzò completamente il periodo 380K-150M anni
durante la quale le grandi strutture dell’universo non si erano ancora formate,
e terminò a 1 miliardo di anni dal B.B. nella quale la temperatura della CMBR
si ra¤reddò da 4000K a 60 K circa.
Tradizionalmente si ritiene che proprio in questa fase, nella …nestra temporale
compresa tra 10-17 milioni di anni dal B.B., potrebbe essere apparsa qualche
forma di vita primordiale grazie alla disponibilità di acqua liquida.
La fase di Reionizzazione fu l’epoca indicativamente compresa tra 150 milioni
e 1 miliardo di anni in cui si formarono e si densi…carono oggetti di potenza
inaudita, in particolare i primi quasar e le protogalassie, nei quali si riplasmò
prima gran parte dell’idrogeno neutro a disposizione nell’universo e poi l’elio.
Gli astronomi stanno cercando attualmente di sondare e mappare con precisione
crescente le età ‘oscure’ a cavallo tra la Ricombinazione a la Reionizzazione
sfruttando il debole segnale della riga 21 cm dell’idrogeno neutro, peraltro senza
non poche di¢ coltà di ordine tecnico.

Considerazioni

Nonostante l’attuale ignoranza sull’origine e sulla natura della materia oscura in-
trodotta per spiegare il difetto di massa che risolverebbe il problema dell’anomalia
delle curve di rotazione galattiche, le osservazioni attuali e lo sviluppo teorico
sono progrediti così enormemente al punto di farci entrare nella cosiddetta ‘Era
della Cosmologia di precisione’.
Il successo del modello -CDM è dovuto soprattutto alla forte concordanza che
lega i dati osservativi in ambito astro…sico alle speculazioni teoriche desunte
dalla RG e dal modello di Friedmann, perciò si parla comunemente di ‘Concor-
dance Model’.
Oggi sappiamo grazie alle rilevazioni di WMAP, COBE e PLANCK sullo spet-
tro CMBR che l’universo è piatto entro un margine di sicurezza dello 0.4%, il
quadro che emerge è che l’universo sta attualmente subendo una fase di espan-
sione accelerata ed è destinato a divenire un luogo sempre più vasto in mezzo
al quale le galassie tenderanno globalmente ad isolarsi; le numerose prove di
questo scenario provengono dal diagramma di Hubble in cui sono impiegate le
rare Supernovae di tipo Ia come candele standard ad alto redshift, dallo spet-
tro di potenza misurato sulla distribuzione degli ammassi di galassie, dai dati
disponibili sulle nubi di idrogeno Lyman-alfa e in…ne dalle anisotropie della
CMB.
La causa dell’espansione che viene identi…cata con una ipotetica e mai identi…-
cata forma di ‘energia oscura’caratterizzata da una pressione negativa rimane
però un grosso problema a cui non si riesce ancora a dare una risposta convin-
cente.
Se da un lato infatti la materia oscura e barionica si organizzano in strutture a
larga scala interagendo gravitazionalmente, d’altro canto la dark energy sembra
svolgere soltanto un ruolo ‘distensivo’ nel tessuto dello spazio-tempo che non

130
convince completamente la comunità scienti…ca per via dei numerosi problemi
che pone, tra i quali il più imbarazzante forse è rappresentato dalla interpre-
tazione della come ‘energia del vuoto quantistico’così come viene prospettata
all’interno della QFT, in cui il disaccordo tra i due valori si estende da 40 …no a
120 ordini di grandezza a seconda dei parametri messi in gioco (problema della
costante cosmologica).
Stando alla RG, l’universo è continuo poiché lo spazio-tempo è de…nito come una
varietà pseudoriemanniana di¤erenziabile e l’interazione gravitazionale viene in-
terpretata come una pura proprietà geometrica posseduta dalla varietà; il bis-
ticcio tra la RG e la meccanica quantistica (MQ) consiste nel fatto che a livello
fondamentale non è chiaro in cosa consista la gravità e se tale interazione sia me-
diata dal ‘gravitone’, una ipotetica particella bosonica prevista da alcune teorie
di uni…cazione tra cui la gravità quantistica a loop, la teoria delle stringhe, la
teoria dei twistor, ecc.
In sostanza la RG stradomina sul versante gravitazionale, mentre la MQ formal-
izzata nel Modello Standard delle particelle impera sul versante delle interazioni
nucleari forti ed elettrodeboli.
Citiamo di sotto quattro problemi estremamente importanti di natura cosmolog-
ica in gran parte risolti ma che hanno ancora alcuni punti in via di de…nizione:

1. Il problema dell’orizzonte riguarda il motivo per cui tutto l’universo ap-


pare così omogeneo nonostante esistano macroregioni spaziali non connesse
causalmente che non possono scambiarsi alcuna informazione.
All’epoca del disaccoppiamento tra la radiazione e il plasma fatto di elettroni-
protoni, una minima variazione locale della temperatura iniziale avrebbe dovuto
farci rilevare oggi una anisotropia piuttosto marcata della CMBR, cosa eviden-
temente falsa, a meno che non fosse esistito un meccanismo nel passato che in
qualche modo avesse livellato la temperatura del protouniverso e tutte le altre
corrispettive proprietà …siche.
Questo meccanismo è stato in larga parte spiegato e teorizzato attraverso il
meccanismo dell’in‡azione, una sorta di accelerazione esponenziale a pressione
negativa avvenuta a 10^(-35) secondi dopo il Big Bang che permise di bloccare
queste proprietà dentro la super…cie di causalità …no a quando le macroregioni
persero il contatto reciproco e si espansero acausalmente in modo pressoché
omogeneo e uniforme procedendo per inerzia.
2. Il problema della piattezza esamina le cause che hanno imposto all’universo
attuale di trovarsi in una condizione metrica uguale o molto prossima a quella
euclida nonostante lievi di¤erenze sulla densità di curvatura possono allontanare
velocemente l’universo dalla condizione di piattezza. Anche questo problema è
risolto sostanzialmente dalla teoria in‡azionaria.
3. Il problema dell’asimmetria dei barioni riguarda il meccanismo che avrebbe
provocato la quasi totale assenza dell’antimateria favorendo la comparsa della
materia barionica.
E’ ben noto infatti che la produzione di coppie è un tipo molto comune di
interazione provocato dalla conversione di fotoni energetici ( o X) interagenti

131
nella materia in un numero uguale di elettroni e positroni; è ragionevole supporre
che tale meccanismo avvennisse in modo identico anche nel protouniverso.
Sgomberando il campo dalle ipotesi già scartate o ritenute poco plausibili (come
le galassie ad antimateria oltre l’universo osservabile o la repulsione gravi-
tazionale materia-antimateria, ecc..) la linea di investigazione più promettente
si concentra sulle violazioni per via elettrodebole delle simmetrie fondamentali
della natura (CPT), secondo cui una leggera dissimmetria nella produzione del
numero di leptoni potrebbe aver causato una consistente dissimmetria nel suc-
cessivo sviluppo dei barioni oppure, stando a recenti osservazioni condotte sui
mesoni B/B-, nel protouniverso il numero di particelle eguagliava quello delle
antiparticelle ma i tempi di decadimento diversi potrebbero aver prodotto la
situazione asimmetrica.
4. Il problema delle ‡uttuazioni primordiali al momento della ricombinazione
sulle perturbazioni delle densità dell’universo, sia di tipo energetico che ma-
terico, apre la grande questione sulla formazione delle galassie e degli ammassi.
Perché si sono originate queste perturbazioni?

Riferimenti utili

Wikipedia non sostituisce la manualistica in circolazione, ma è un ottimo sup-


porto integrativo.
Alcuni temi per approfondire:

[01] https://en.wikipedia.org/wiki/Chronology_of_the_universe
[02] https://en.wikipedia.org/wiki/Observable_universe
[03] https://en.wikipedia.org/wiki/Metric_expansion_of_space
[04] https://en.wikipedia.org/wiki/Dark_matter
[05] https://en.wikipedia.org/wiki/Dark_energy
[06] https://en.wikipedia.org/wiki/Cosmic_microwave_background
[07] https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_di_Hubble
[08] https://en.wikipedia.org/wiki/Recombination_(cosmology)
[09] https://en.wikipedia.org/wiki/Reionization
[10] https://en.wikipedia.org/wiki/Cosmological_constant_problem

Modelli di Friedmann [2 P ART E]

Nella puntata precedente abbiamo introdotto qualche concetto di cosmologia


generale, oggi parleremo di alcune teorie contrapposte alla Relatività che riguardano
la gravità, introdurremo alcuni elementi di Relatività Generale (R.G) e de…niremo
alcuni concetti chiave della metrica FRLW.

Altre teorie

Il ‘Modello Lambda-CDM’(Cold Dark Matter) o ‘Modello Standard della Cos-


mologia’è quello che …nora meglio si accorda alle osservazioni della Cosmologia

132
del Big Bang ed è basato sulle equazioni di Friedmann e sull’equazione dei ‡u-
idi perfetti, includendo tra le componenti ‡uidiche oltre alla materia (4%) e
alla radiazione normale anche la materia oscura fredda (27%) e l’energia oscura
(69%).
Sicuramente oggi rappresenta il modello maggiormente supportato tra gli as-
tronomi e si pone in netta competizione con altri modelli concorrenti che fanno
parte della cosiddetta ‘Cosmologia non standard’, tra i quali vi sono quelli che
propongono metriche alternative (v.oltre) come la famosa teoria dinamica new-
toniana modi…cata (MOND) e in particolare la sua versione non relativistica
AQUAL o come la ‘Gravità Tensoriale-Vettoriale-Scalare’(TeVeS).
Esistono anche numerose teorie che generalizzano la RG come le teorie ‘f(R)
Gravity’, ma oltre a queste ve ne sono altre basate sullo scetticismo osser-
vazionale che speculano sulle apparenti incongruenze nell’interpretazione dei
dati, poi esistono diverse proposte che si riconducono all’interno del …lone della
cosiddetta ‘Cosmologia Frattale’ e ancora altre fortemente in contrasto con il
paradigma standard come la teoria altamente suggestiva dell’Universo-elettrico.
Vi sono tuttora anche teorie alternative che si discostano solo parzialmente dal
Modello Standard Cosmologico, tra cui spiccano il ‘Big Bounce’, la Cosmologia
Ciclica Conforme (CCC), l’Universo ecpirotico, la teoria della selezione naturale
cosmologica, lo ‘Stato di Hartle-Hawking’, vari modelli in‡azionari ispirati alla
Cosmologia frattale e la Cosmologia del potenziale quantistico; storicamente poi
sono esistiti diversi modelli che sono stati abbandonati per diverse ragioni (pur
sempre con qualche ritorno di ‘…amma’), come l’Universo di Milne, la teoria
dell’universo statico e la teoria dello stato stazionario o quasi stazionario.
Prima abbiamo nominato alcune teorie gravitazionali alternative alla RG, ma
ne esistono tante altre anche di importanza maggiore in certi casi, tra cui quelle
che si caratterizzano come alternative dirette alla RG (cioè le teorie di campo
scalare, bimetriche, quasilineari, scalari-tensoriali, vettoriali-tensoriali, non sim-
metriche, ecc.), tutte le teorie estremamente proli…che basate sulla gravità quan-
tistica che stanno riscuotendo una enorme attenzione da parte del mondo acca-
demico (Quantum Gravity, QG), in particolare la teoria delle stringhe, la super-
gravità (SUGRA), AdS/CFT, LQG e twistor e in…ne le vecchie teorie classiche
di campo uni…cato (perlopiù desuete).
Al giorno d’oggi il numero delle teorie cosmologiche che circolano tra gli addetti
ai lavori è straordinariamente alto, però il sogno …nale di tutta questa produzione
sterminata sarebbe quello di far con‡uire un giorno tutta la conoscenza acquisita
in una ipotetica, supergeneralizzata ed uni…catrice ‘Teoria del Tutto’(ToE).

Il Modello

A parte qualche incongruenza il Modello Cosmologico Standard si fonda sulle


seguenti evidenze osservative (v.[1], p.214):

1. esistenza di strutture a grande scala


2. evidenza di isotropia e omogeneità su scale cosmiche
3. espansione delle galassie e legge di recessione di Hubble

133
4. età dell’universo stimata intorno a 14 miliardi di anni
5. nucleosintesi e abbondanza elementi leggeri: H 75%, He 25%
6. densità di materia-energia quasi uguale a quella critica
7. indicazioni sull’esistenza di una forma ipotetica di energia oscura
8. evidenza della radiazione cosmica di fondo CMB a 2,73K
9. evidenze evolutive delle radiosorgenti e dei quasar a redshift elevati

Ad oggi non è dato conoscere quale sia la forma topologica dell’universo globale
(quello intero, non quello osservabile), ma secondo il cosmologo M.Tegmark si
può congetturare che debba ricadere entro tre categorie possibili ([5]):

1. L’universo è …nitamente o in…nitamente esteso.


2. L’universo è piatto, oppure aperto, oppure chiuso.
3. L’universo è, oppure non è, semplicemente connesso.

L’opinione più condivisa tra i cosmologi è il modello piatto in…nito semplice-


mente connesso (cioè lo spazio euclideo) in quanto sembra l’opzione più naturale,
tuttavia esistono numerose proposte che possono includere anche altre topologie,
come per esempio lo spazio sferico dodecaedrico di Poincarè che è una varietà
…nita senza bordo a curvatura positiva, oppure come il corno di Picard che è un
modello iperbolico a curvatura negativa, od ancora il toro triplo che è un esempio
rimarchevole di varietà piatta senza bordo in cui l’universo apparirebbe come
una sorta di gigantesca sala degli specchi in grado di ripresentare immagini-copie
di una stessa galassia.

Nei modelli Friedmann il problema topologico è collegato direttamente alla den-


sità totale dell’universo (comprendente anche la dark energy) il cui valore si
attesta intorno all’unità con un incertezza +/- 0.02.
Nel modello FLRW se la densità totale di energia (materia+radiazione+DM+DE)
dovesse superare l’unità ci ritroveremmo in un universo a curvatura positiva
destinato a richiudersi in se stesso e allora bisognerebbe prendere in consider-
azione l’ipotesi della ciclicità, invece nel caso di topologia euclidea o iperbolica
l’espansione sarebbe eterna (a meno che la famosa costante cosmologica di Ein-
stein fosse negativa).
In linea di principio comunque, si possono concepire spazi-tempi disconnessi,
come universi-bolle isolati e non comunicanti, tutti dotati di una propria topolo-
gia con forme sconosciute di materia ed energia, leggi e costanti …siche inimmag-
inabili, ma si tratta di speculazioni ascritte (per ora) al campo della meta…sica
che sfuggono al criterio di falsi…cazionabilità.

La Cosmologia Relativistica si basa su TRE assunzioni (v.[2]):

1. Principio Cosmologico.
Su grande scala (ben oltre i 100 Mpc) la distribuzione di materia nell’universo
appare isotropa ed omogenea, a parte le irregolarità locali. In altri termini tutti i
punti di osservazione sono equivalenti perché non esistono direzioni preferenziali

134
né punti privilegiati, cioè a grandi scale le galassie diventano le particelle di un
substrato ‡uido che appare sempre meno granuloso e più uniforme, inoltre la
legge di Hubble e la distribuzione (quasi) perfettamente omogenea della CMB
non cambiano a seconda del luogo di osservazione. Assumendo che l’isotropia
e l’omogeneità valgano in ogni istante si ha il principio cosmologico perfetto,
la cui formulazione richiede dunque ipotesi più stringenti rispetto alla versione
debole.

2. Postulato di Weyl.
Le particelle del ‡uido (galassie) si muovono su linee dello spazio-tempo o in
termini ancora più stringenti su linee geodetiche che de…niscono una famiglia di
ipersuper…ci spaziali ortogonali e divergono a partire da un unico punto situato
in un passato …nito o in…nito.

3. Relatività Generale (RG).


Non c’è consenso unanime sulla validità dei principi che edi…cano la teoria della
Relatività, ma è certo che non debbano essere più di sei, a onor del vero però
[P1] e [P2] possono essere accorpati in un unico principio detto di ‘Covarianza
Generale’e inoltre [P4] è rimasto tuttora indimostrato.
L’ordine di esposizione è inin‡uente, noi ci limitiamo solamente a darne qui una
descrizione stringatissima.

[P1] Principio di Relatività Generale: tutti gli osservatori sono equivalenti, anche
quelli non inerziali.
[P2] Principio di Covarianza: Le equazioni della …sica devono essere espresse in
forma tensoriale.
[P3] Principio di Equivalenza:
- (versione debole): il moto gravitazionale di una particella di prova non carica
elettromagneticamente dipende localmente solo dalla sua posizione iniziale e
dalla sua velocità, ma è indipendente dalla massa e dalla sua composizione, in
altri termini la massa gravitazionale equivale alla massa inerziale.
- (versione forte): in un campo gravitazionale è sempre possibile scegliere un
sistema di riferimento locale in cui gli e¤etti dell’accelerazione dovuti al campo
gravitazionale sono nulli, inoltre il risultato di ogni esperimento locale (gravi-
tazionale, elettromagnetico o di altra natura) nel sistema in caduta libera non
dipende né dalla sua velocità, né dalla sua localizzazione nello spazio-tempo.
[P4] Principio di Mach: l’inerzia di ogni sistema locale è il risultato dell’interazione
del sistema stesso con la struttura a grande scala dell’universo.
[P5] Principio di accoppiamento gravitazionale minimo: il transito dalla RR
alla RG non deve essere accompagnato dall’aggiunta di termini super‡ui nella
costruzione matematica dell’azione del sistema, ma deve ispirarsi a criteri di
economicità in base ai quali l’azione del sistema viene generalizzata mediante
l’applicazione di precise regole sintattiche, tra cui quella di sostituire nei prodotti
scalari la metrica di Minkowski con la metrica pseudo-riemanniana e quella di
sostituire tutte le derivate parziali con le derivate covarianti.

135
[P6] Principio di Corrispondenza: i risultati della RG devono ridursi da un lato a
quelli della meccanica classica newtoniana nell’ipotesi di campi deboli e velocità
non relativistiche, dall’altro deve ridursi alla Relatività Ristretta in assenza di
campi gravitazionali.

Ingredienti del modello.

SPAZIO-TEMPO in RG.
E’de…nito come una varietà lorentziana con segnatura (1,3) o (3,1), a seconda
della convenzione adottata, cioè una varietà pseudoriemanniana quadridimen-
sionale di¤erenziabile e connessa su cui è de…nita una metrica lorentziana (o
pseudoriemanniana) che è data da un tensore simmetrico regolare di tipo (0,2).
I dati attuali indicano che lo spazio-tempo sia globalmente piatto, anche se lo-
calmente possono esserci distorsioni molto forti causate da oggetti supermassivi
o terribilmente compatti, quali i buchi neri e le stelle di neutroni.
Nella trattazione presente abbiamo scelto la segnatura (1,3), altrimenti indicata
con (+ - - -), dove il segno ‘+’è destinato alla componente temporale mentre i
segni ‘-’alle tre componenti spaziali.

TEMPO COSMOLOGICO ([6]).


Sebbene di principio la RG renda equivalenti tutti i sistemi di riferimento, nel
paradigma del Big Bang la scelta più naturale da optare è quella delle ‘co-
ordinate comoventi’, cioè quelle di un osservatore che ‘si lascia trasportare’
dall’espansione metrica dell’universo e che per questa ragione percepisce il fondo
cosmico (CMBR) totalmente isotropo. Qualunque osservatore in moto rispetto
a questo sistema vedrà la CMBR shiftare verso il blu in alcune direzioni e verso
il rosso in altre a seconda della sua velocità rispetto alle coordinate comoventi.
Il ‘tempo cosmologico’ detto anche ‘tempo comovente’ è un parametro atto a
de…nire l’età di ogni particolare sezione 3D evolutiva dell’universo e non va
confuso con il tempo …sico locale che può invece essere in‡uenzato dalle pertur-
bazioni metriche provocate dalla presenza di grandi masse.
L’istante zero del tempo cosmologico coincide con la singolarità iniziale; nel
modello FRLW viene indicato con la lettera ‘t’.

FATTORE di SCALA ([8]).


L’espansione metrica dello spazio è l’aumento della distanza metrica tra due
oggetti nell’universo al variare del tempo. Si tratta di una espansione intrinseca
della sola parte spaziale dentro la varietà Friedmann-quadridimensionale che non
deve essere confusa con l’idea di un movimento; riprendendo la nota analogia del
palloncino che viene gon…ato le galassie sono globalmente ferme sulla super…cie,
è lo spazio che le permea che aumenta.
L’espansione metrica dell’universo è parametrizzata dal fattore di scala a(t) che
è una funzione adimensionale del tempo cosmologico, monotona crescente …n
dall’inizio dell’universo.
Per de…nizione viene posta uguale a 1 in data odierna t0: a(t0) = 1. Il suo
signi…cato indica il valore dell’unità di lunghezza ad un dato istante cosmologico

136
misurata rispetto ad oggi: per esempio se oggi l’unità di lunghezza è 1 metro,
allora tra 1 anno l’unità di lunghezza sarà aumentata di un valore impercettibile
a causa della espansione metrica dello spazio, per esempio di 1E-50 m. (valore
scelto per …nta).
Si presti attenzione al fatto che in alcuni testi a(t) può rappresentare una
lunghezza variabile nel tempo.
Il fattore a(t) vale 1/(1+z) nel passato, dove z indica il redshift.

DISTANZA COMOVENTE.
E’ la distanza misurata tra due punti al tempo cosmologico presente o più in
generale ad un dato istante di tempo cosmologico ([7]).
Si può dire anche che e’ la separazione che oggi avrebbero due oggetti non in
movimento se non esistesse l’espansione metrica dell’universo.
Per esempio l’universo osservabile ha un raggio comovente attuale di 47 miliardi
di anni luce, mentre le galassie visibili con il telescopio Hubble si trovano ad una
distanza comovente intorno ai 20-30 miliardi di anni luce e¤ettivi (pur avendo
una età inferiore a 13 miliardi di anni).
Matematicamente la distanza comovente si ottiene integrando rispetto a ‘t’
(tempo cosmologico) il rapporto tra la velocità della luce e il fattore di scala,
prendendo come estremi l’istante presente e un opportuno istante cosmologico
([6]).
Pertanto la distanza comovente viene calcolata scorporando dal conto l’espansione
metrica, è in questo senso che spesso si legge che è ‘costante’rispetto al tempo
cosmologico a condizione però di trascurare gli eventuali moti relativi tra i corpi.
Si presti attenzione al fatto che nonostante queste galassie abbiano superato
abbondantemente l’orizzonte degli eventi (collocato a ‘solo’16 mld anni luce),
possiamo raccoglierne ancora oggi la luce perché questa partì anzitempo miliardi
di anni fa, ma la luce che viene emessa adesso da quelle galassie non arriverà
mai più …no a noi.

REDSHIFT COSMOLOGICO ([9], [10])


E’ lo spostamento relativo in frequenza di un’onda elettromagnetica dovuto
all’espansione dell’universo e non all’e¤etto Doppler.
Il redshift cosmologico si indica con ‘z’ e indica il rapporto tra la variazione
della lunghezza d’onda (osservata - emessa) e la lunghezza d’onda emessa (nel
passato), alternativamente si può dire anche che è il rapporto tra la variazione
in frequenza (emessa - osservata) e la frequenza osservata.
E’recente la scoperta di un quasar lontanissimo a redshift z = 7.54 ([12]).

DISTANZA PROPRIA ([11]).


E’ la distanza che corrisponde ad un dato istante del tempo cosmologico, la
quale può variare a causa dell’espansione metrica.
E’ de…nita moltiplicando la distanza comovente (valutata oggi) per il fattore
di scala a(t) all’istante di tempo voluto; in particolare scegliendo come istante
cosmologico quello attuale si ha che la distanza propria coincide oggi con la
distanza comovente.

137
Nel passato la distanza propria tra due oggetti che seguono il ‡usso di Hubble
era minore di quella odierna e nel futuro sarà destinata ad aumentare.
Per esempio un oggetto che si trova a redshift z = 3, quando emise la luce (per-
cepita oggi) si trovava in un universo più piccolo di 4 volte e conseguentemente
la sua distanza propria rispetto a noi era 4 volte minore (moti relativi a parte).

TEMPO CONFORMALE
Alla data attuale il tempo conformale rappresenta la quantità di tempo che
impiegherebbe un fotone a raggiungerci se partisse oggi dalla distanza più lon-
tana attualmente osservabile nell’ipotesi che l’universo cessasse di espandersi da
ora in avanti. Quando il tempo conformale viene moltiplicato per la velocità
della luce si ha il cosiddetto ‘orizzonte di particella’.
Tecnicamente si calcola integrando il reciproco del fattore di scala prendendo
come estremi di integrazione il valore nullo (epoca del B.B.) e l’istante attuale
di tempo cosmologico, oppure più in generale un istante qualsiasi.
Il tempo conformale dipende da a(t) che a sua volta dipende dalla scelta dei
parametri cosmologici e dal modello, attualmente il suo valore standard si at-
testa intorno a 46.9 miliardi di anni.

COORDINATE COMOVENTI ([4]).


Consideriamo una ipersfera 4D omogenea che si espande (o si contrae) radial-
mente, la cui densità totale cambia nel tempo ma rimane costante in ogni punto
per l’ipotesi di omogeneità.
Tra le numerose convenzioni esistenti in letteratura, abbiamo prediletto di lavo-
rare con il seguente apparato simbolico:

- R(t) rappresenta il raggio di una ipersfera a curvatura costante, variabile


in grandezza nel tempo e avente le dimensioni di una lunghezza, è improprio
a¤ermare che rappresenta il raggio dell’universo (osservabile) a meno che il
modello non sia piatto.
- R0 = R(t0 ) rappresenta il raggio della ipersfera valutato in data odierna t0 .
- r rappresenta un parametro adimensionale variabile in [0,1], conseguentemente
D = rR0 rappresenta la distanza comovente odierna di un punto qualsiasi P
interno della sfera rispetto all’osservatore ‘O’(che si trova per de…nizione sempre
al centro).
La distanza comovente moltiplicata per il fattore di scala fornisce la distanza
propria Dp = Da(t) tra il punto P e l’osservatore O, in qualsiasi momento della
evoluzione del Cosmo.
Quindi, la linea d’universo del punto P è data senza possibilità di equivoco
da(t; Da(t)).
- è la colatitudine in coordinate sferiche in [0; ], indipendente da t.
- ' è la longitudine in coordinate sferiche in [0; 2 ], indipendente da t.
L’insieme delle coordinate (D; ; ') rappresentano le coordinate comoventi spaziali
del modello FRLW e non dipendono dal tempo cosmologico.

138
CURVATURA:
k = 1: curvatura iperbolica dello spaziotempo (la somma degli angoli interni
di un triangolo è minore di 180 ), si prevede una morte termica dell’universo (il
Big Freeze) oppure uno ‘strappo’dello spaziotempo stesso (il Big Rip) a seconda
dell’accelerazione di espansione.
k = +1: curvatura ellittica dello spaziotempo (la somma degli angoli interni di
un triangolo è maggiore di 180 ) e una conseguente inversione dell’espansione
…no a quando l’universo non raggiungerà un’altra ipotetica ‘singolarità’come il
Big Bang (in questo caso, il Big Crunch);
k = 0: curvatura piatta dello spaziotempo (la somma degli angoli interni di
un triangolo è pari a 180 ); a seconda dell’accelerazione di espansione si può
avere un universo statico (ad espansione o contrazione nulla), nell’altro caso
sono implicati i già citati destini previsti da un valore negativo del parametro.

Per approfondimenti vi lasciamo alla lettura di questo documento dove si confu-


tano alcune concezioni errate sulla espansione metrica: https://arxiv.org/pdf/astro-
ph/0310808.pdf

Legge di Hubble

La luce proveniente dalle galassie remote (oltre 100 Mpc) mostra uno sposta-
mento Doppler verso il rosso (redshift) correlato alla loro distanza propria
dall’osservatore (noi).
Siccome lo spettro elettromagnetico emesso dagli oggetti celesti mostra delle
linee a frequenze ben de…nite, …rma caratteristica ed univoca di ciascun elemento
chimico, l’e¤etto Doppler è riconoscibile quando le linee spettrali non si trovano
nella giusta posizione in cui dovrebbero trovarsi in laboratorio.
La di¤erenza di posizionamento delle linee spettrali consente di ricavare la ve-
locità relativa tra la sorgente e l’osservatore lungo la loro linea congiungente
tramite apposite formule di conversione.
Entrando nello speci…co la legge di Hubble mette in relazione la ‘velocità di
recessione’(in senso metrico) di una galassia remota con la distanza propria D
tra la galassia e un osservatore:

[a.1] v = DH0

H0 è il valore odierno della costante di Hubble, le misurazioni fornite da HST e


WMAP danno una stima odierna pari circa a:

1 1
[a.2] H0 = 71 4 [Km s M pc ]

Per motivi pratici gli astronomi impiegano sovente nei loro modelli il parametro
ausiliario ‘h’de…nito in questo modo:

1 1
[a.3] H0 = 100h [Km s M pc ]

139
per cui h vale attualmente circa 0.71.
Nel Modello Standard la costante di Hubble è in realtà un parametro dipendente
dal tempo cosmologico H = H(t) ed è legata al fattore di scala a(t) dalla
seguente relazione:

[a.4] H(t) = a0 (t)=a(t)

In base al Principio Cosmologico questo valore non dipende dal luogo di osser-
vazione nell’universo per un dato istante cosmologico.
Secondo i dati a disposizione la costante di Hubble dovrebbe diminuire molto
lentamente nel tempo.

Metrica FLRW

Una deduzione estremamente veloce ed e¢ cace della metrica FRW si può con-
sultare in ([4]).
Per completezza aggiungiamo che a seconda del tipo di geometria l’equazione
di una ipersfera 4D a raggio costante R può essere scritta nei modi seguenti:

Geometria sferica (w reale)


[b.1] x2 + y 2 + z 2 + w2 = R2

Geometria piatta (w = 0)
[b.2] x2 + y 2 + z 2 = R2

Geometria iperbolica (w immaginario)


[b.3] x2 + y 2 + z 2 + w2 = R2

Le tappe

Così come il Giro d’Italia è suddiviso in frazioni disputate nell’arco di più giorni,
così nella RG ci sono diverse tappe intermedie prima di scrivere le equazioni
del moto, allora abbiamo pensato bene di ordinare sistematicamente queste
tappe che permettono di arrivare alle equazioni di Friedmann; in basso nel
riquadro potete leggere l’intero percorso ‘esoterico’ per arrivare alle equazioni
di Friedmann.
Una volta stabilita la metrica gij con i; j = 0; 1; 2; 3 (occhio: non useremo la
distinzione tra indici latini e greci), dobbiamo costruire una serie di oggetti
matematici che sono inclusi nella seguente lista (v.riquadro):

- le derivate parziali della metrica gij .


- i simboli di Christo¤el di 1 specie.
- i simboli di Christo¤el di 2 specie.
- il tensore di Ricci.
- la curvatura scalare di Ricci.
- il tensore di Einstein.

140
- il tensore stress-energia.
- le equazioni di campo con costante cosmologica

Come mai tutta questa roba?


Quello che stiamo per dire potrebbe risultare un pò ostico, ma è stato incluso
nella trattazione perché volevamo mostrare l’itinerario completo che porta alla
sintesi delle equazioni di Friedmann ([13]).
In estrema sintesi, per il Principio di Equivalenza quando una particella si muove
liberamente sotto l’azione delle sole forze gravitazionali deve esistere un sistema
di riferimento di coordinate localmente inerziali in cui la sua ‘quadriacceler-
azione’è nulla. Passando ora ad un sistema di riferimento qualsiasi è possibile
dimostrare matematicamente che il moto è governato solamente dal sistema di
equazioni delle geodetiche ([14]), analogo in un certo senso alle equazioni di New-
ton, nel quale compaiono per deduzione formale i simboli di Christo¤el (v.[15],
chiamati anche ‘connessioni a¢ ni’o ‘connessioni di Levi-Civita’).
Questo sistema di equazioni è valido in qualsiasi sistema di riferimento e dunque
rispetta il Principio di Covarianza per il quale tutte le leggi della …sica devono
essere scritte in termini tensoriali.
I simboli di Christo¤el sono funzioni simmetriche per scambio degli indici bassi e
si dividono in due tipi: quelli di 1 specie si costruiscono a partire dalle derivate
parziali del tensore metrico diretto gij , mentre quelli di 2 specie si possono
ricavare moltiplicando i simboli del primo tipo con il tensore metrico inverso
adottando la convenzione degli indici ripetuti di Einstein (tuttavia si possono
ricavare anche in altri modi).
Il tensore metrico inverso è dato semplicemente dal reciproco degli elementi della
diagonale principale del tensore diretto gij .
Tutte le informazioni sulla curvatura di una varietà sono completamente con-
tenute nel tensore di Riemann di tipo (1,3) per mezzo di una lunga espressione
simbolica che convoglia i simboli di Christo¤el di 2 specie e le sue derivate
parziali ([16]), però fortunatamente questo tipo di tensore non ci servirà nel
resto della trattazione e dunque lo abbiamo omesso dalla tabella.
Questo tensore descrive la variazione delle componenti di un vettore ‘in viaggio’
lungo una linea della varietà mantenendosi sempre parallelo a se stesso e possiede
in totale 256 componenti, di cui però solo 20 sono indipendenti.
Partendo dal tensore di curvatura di Riemann si può trovare per contrazione il
Tensore di Ricci simmetrico di ordine (2,0) che possiede 16 componenti e misura
il modo in cui la forma volume della varietà di¤erisce localmente dall’usuale
forma volume euclidea ([17]).
Perché questo tensore viene contratto?
Di base, le equazioni di Einstein in assenza di materia si potrebbero ricavare
imponendo l’annullamento di tutte le componenti del tensore di Riemann, ma
questa condizione troppo stringente viene rilassata imponendo che siano nulle
solo alcune componenti, ma non tutte: l’unico modo covariante per fare ciò
consiste nell’annullare tutte le componenti del tensore di Ricci ottenuto dalla
contrazione di Riemann ([1]).

141
Quindi, postuliamo che le equazioni del vuoto siano ottenute solo dall’annullamento
del tensore di Ricci.
La Curvatura Scalare di Ricci ([17]) è il più semplice invariante di curvatura di
una varietà riemanniana (o pseudo tale) che associa ad ogni punto della varietà
un numero reale, de…nito contraendo per la seconda volta i due indici del tensore
di curvatura di Ricci (v. tabella).
Nella RG il tensore di Ricci e la Curvatura Scalare si fondono mirabilmente
per dare vita al tensore di Einstein ([18]) il quale si lega direttamente al ten-
sore stress-energia prodotto dalla materia/energia nelle famose ‘Equazioni di
Campo’.
Il tensore di Einstein si ottiene contraendo due volte la seconda identità di
Bianchi.
Si può dimostrare matematicamente che l’annullamento del tensore di Ricci
equivale come bi-implicazione all’annullamento del tensore di Einstein ([1]).
Il tensore stress-energia (o tensore energia-impulso), formato da 16 componenti,
lega la curvatura della metrica dello spaziotempo alle quattro grandezze …siche
che fungono da sorgenti, ovvero la densità totale di energia (1 componente), la
densità d’impulso (3 componenti), il ‡usso di energia (3 componenti) e il ‡usso
dell’impulso (nove componenti).
La forma di questo tensore è nota in un sacco di situazioni, per esempio nel caso
di particella massiva non interagente e relativistica oppure nel caso del campo
elettromagnetico o ancora nel caso di ‡uido perfetto in equilibrio termodinamico.
Nella tabella abbiamo inserito proprio quest’ultimo visto che stiamo parlando di
‡uidi ideali cosmologici, dove supponiamo che Ui rappresenti la quadrivelocità
comovente che può essere rappresentata dal quadrivettore [c; 0; 0; 0].
In presenza di materia le Equazioni di Campo si ottengono eguagliando il tensore
di Einstein e il tensore energia attraverso una opportuna costante di accoppia-
mento che si ricava rispettando il Principio di Corrispondenza.
La costante cosmologica generalizza le equazioni di Einstein quando si vuole
rinunciare alla condizione di avere soluzioni newtoniane per campi gravitazionali
deboli. ([1], p.56)
Le equazioni di campo di A.Einstein formano un sistema di 4 x 4 = 16 equazioni
tensoriali non lineari che si riducono a 10 componenti indipendenti grazie alla
simmetria dei tensori. Le quattro identità di Bianchi riducono ulteriormente il
blocco a 6 equazioni indipendenti, tuttavia siccome nei modelli di Friedmann il
tensore metrico è diagonale questo numero scende ulteriormente a 4, in cui una
equazione è legata alla componente temporale (0,0) e le altre tre sono legate
alle componenti spaziali (i,i). Nel prossimo post vedremo che il numero delle
equazioni del modello Friedmann scenderà a due sole equazioni, ma in realtà
scopriremo che la seconda equazione sarà in un certo senso ‘super‡ua’.
La costante LAMBDA fu introdotta da Einstein nel 1917 in quanto era l’unico
modo per creare un universo statico dotato di una geometria chiusa, in seguito
dopo l’annuncio di Hubble del ‘29 della scoperta dell’universo in espansione
(già previsto nel ‘27 da Lemaître) il grande scienziato si pentì di questa scelta
ritenendola l’errore più grande della sua vita, ma il destino continuò a favorire
Einstein molti anni più tardi ‘condannandolo’ ugualmente ad aver ragione in

142
quanto la sua costante cosmologica è divenuto un ingrediente fondamentale per
descrivere l’universo.

Riferimenti utili

Libri e dispense:
[1] S.Cappozziello, M.Funaro, Introduzione alla Relatività Generale, Liguori
Editore, Napoli 2005.
[2] A.Ferrari, Stelle, galassie e universo - Fondamenti di Astro…sica, Springer
2011.
[3] http://www.arcetri.astro.it/~marconi/Lezioni/Cosmo17/
[4] https://www2.warwick.ac.uk/fac/sci/physics/current/teach/module_home/px436/notes/lecture20.pdf

Ingredienti del modello:


[05] https://en.wikipedia.org/wiki/Shape_of_the_universe
[06] https://en.wikipedia.org/wiki/Comoving_and_proper_distances
[07] https://it.wikipedia.org/wiki/Coordinate_comoventi
[08] https://en.wikipedia.org/wiki/Scale_factor_(cosmology)
[09] https://en.wikipedia.org/wiki/Redshift
[10] https://it.wikipedia.org/wiki/Spostamento_verso_il_rosso_cosmologico
[11] http://scienceworld.wolfram.com/physics/ProperDistance.html

Altro materiale:
[12] http://www.media.inaf.it/2017/12/06/quasar-distante/

Matematica della RG:


[13] https://en.wikipedia.org/wiki/Mathematics_of_general_relativity
[14] https://en.wikipedia.org/wiki/Geodesics_in_general_relativity
[15] https://en.wikipedia.org/wiki/Christo¤el_symbols
[16] https://it.wikipedia.org/wiki/Tensore_di_Riemann
[17] https://it.wikipedia.org/wiki/Tensore_di_curvatura_di_Ricci
[18] https://it.wikipedia.org/wiki/Tensore_di_Einstein
[19] https://it.wikipedia.org/wiki/Tensore_energia_impulso

143
144
145
Modelli di Friedmann [3 P ART E]

Nella puntata precedente avevamo pubblicato la tabella relativistica riferita


ai simboli di Christo¤el e alle componenti tensoriali non nulle che si ricavano
dalla metrica di Friedmann. Nell’auspicato caso che qualcuno si sia cimentato
nell’impresa di calcolare questi simboli, ora è giunto il momento di assemblare
tutti i vari pezzi nelle equazioni di campo per giungere …nalmente alle equazioni
di Friedmann che hanno per incognita il fattore di scala a(t).
Lo scopo principale di questo progetto è quello di ricostruire e memorizzare
in un apposito vettore i valori del fattore di scala associati biunivocamente al
vettore dei tempi cosmologici preordinato dal programma. Una volta ottenuto
questo vettore, il programmatore interessato potrà impiegarlo con pro…tto per
e¤ettuare successivamente ed autonomamente altre elaborazioni matematiche
di rilevanza sul piano cosmologico, tra le quali ad esempio:

- calcolare l’età dell’universo


- rappresentare gra…camente i parametri densità
- scoprire l’istante in cui iniziò la Lambda-era
- calcolare l’istante in cui a(t) manifestò un ‡esso
- scoprire quale andamento avrà a(t) nel futuro
- calcolare la distanza comovente di oggetti lontani
- calcolare il lookback time di oggetti lontani
- calcolare il tempo conformale
- scoprire l’andamento della costante di Hubble H(t)
- simulare altri universi variando i parametri

Equazioni di Friedmann

Applicando le equazioni di campo di Einstein con incorporata la costante cos-


mologica si perviene alle due equazioni di Friedmann. Lavorando sulla parte
temporale (con indici i,j = [0,0]) arriviamo alla prima equazione di¤erenziale di
Friedmann (F1, v.tabella, n.(1)) che fornisce la velocità di crescita del fattore
di scala, mentre lavorando sulla parte spaziale costituita dalle tre componenti
distinte (indici i,j = [1,1]; [2,2]; [3,3]) otteniamo comunque una sola ed unica
equazione n.(2) che fornisce l’accelerazione del fattore di scala.
Normalmente (2) non è considerata la seconda equazione di Friedmann per-
ché l’accelerazione dipende ancora dal (fastidioso) termine legato alla densità
di curvatura dello spazio-tempo (quello che contiene la curvatura k e il rag-
gio dell’universo R0 ), perciò si preferisce sommare (1) e (2) per cancellare la
curvatura e avere una equazione (F2) dipendente solo dalla costante cosmolog-
ica e dalla densità totale delle energie e delle pressioni dei vari ‡uidi contenuti
nell’universo (cioè materia barionica, dark matter e radiazione).
Le equazioni (F1) e (F2) caratterizzano così ogni modello basato sulla metrica di
Friedmann, ma esse non rappresentano due equazioni indipendenti come taluni
insegnano, dato che l’andamento del fattore di scala è automaticamente gover-
nato solo dalla prima equazione (F1) mentre l’equazione (F2) ha solo il ‘compito’

146
di fornire il valore dell’accelerazione ad ogni istante del tempo cosmologico (da
cui peraltro si ricava il famoso parametro di accelerazione ‘q’).

Conservazione dell’energia

Il Primo Principio della Termodinamica sancisce che l’energia non si crea né si


distrugge, ma si trasforma sempre passando da una forma all’altra, mentre il
Secondo Principio stabilisce che in tutti gli scambi di calore vi è sempre una
quota di calore ceduta da qualche parte che non si può recuperare per compiere
del lavoro.
In un sistema isolato non avviene scambio né di energia di qualunque tipo né di
massa; l’universo è per de…nizione un sistema isolato, non avendo un ‘ambiente
esterno’di riferimento con cui scambiare energia o massa. L’universo è dunque
un sistema adiabatico che non scambia calore (dQ = 0).
La conservazione dell’energia è una conseguenza della isotropia e della omo-
geneità, infatti per assurdo se ogni volume di universo non avesse un’espansione
adiabatica ma avesse un ‡usso netto di energia, entrante o uscente, si formereb-
bero zone a densità più alta e altre a densità più bassa violando le assunzioni
di partenza inserite nella metrica.
Nel modello FRW la conservazione dell’energia totale dell’universo è contenuta
nella cosiddetta ‘equazione dei ‡uidi’che può essere scritta in due versioni equiv-
alenti (v. tabella).
In e¤etti esistono due modi per arrivare all’equazione dei ‡uidi, entrambi molto
interessanti ed istruttivi, il primo discende in modo naturale dal formalismo
tensoriale annullando la quadridivergenza del tensore stress-energia e l’altro si
ricava per mezzo di considerazioni classiche applicate ai sistemi isolati termod-
inamici. Vediamoli entrambi.

Primo modo.
Nella RG la semplice operazione di derivata parziale e¤ettuata su un tensore
non implica la covarianza perché viene a decadere la proprietà di tensorialità.
Si cerca allora di arrivare ad una nozione di derivata covariante (cioè che non
dipenda dal sistema di riferimento) che ripristini il carattere di tensorialità,
naturalmente tale richiesta conduce ad una derivata generalmente molto più
complessa di quella usuale perché nella sua espressione deve includere anche le
connessioni di Levi-Civita.
Quando si usa un sistema arbitrario di coordinate, la conservazione dell’energia
viene descritta matematicamente annullando la quadridivergenza del tensore
stress-energia; purtroppo non abbiamo spazio a su¢ cienza per spiegare come
funzioni, ma assicuriamo i nostri lettori che passare dai simboli di Christo¤el
alla quadridivergenza il passo è breve.

Secondo modo.
In un universo isolato l’energia interna totale segue la classica regola per sistemi
chiusi adiabatici:

147
[c.1] dU = pdV

Assumendo come previsto dal modello Friedmann che ad un dato istante cos-
mologico l’universo abbia un volume sferico di raggio R, allora l’energia totale
sarà data da:

[c.2] U = (4=3) R3 c2

dove rappresenta al solito la somma di tutte le densità dei ‡uidi (materia, DM,
radiazioni, neutrini, ecc..), per cui di¤erenziando [c.1] si arriva immediatamente
all’equazione dei ‡uidi:

[c.3] d=dt( R3 ) = (p=c2 ) d=dt(R3 )

Le due equazioni che esprimono la conservazione dell’energia (v. tabella) sono


formalmente equivalenti e la dimostrazione viene lasciata per esercizio.

Fluidi perfetti

In tale accezione intenderemo d’ora in poi la materia barionica, la dark matter,


la radiazione e la dark energy, ma non la curvatura dello spazio-tempo anche se
matematicamente entrerà nel formalismo COME ulteriore componente ‡uida.
La prima equazione di Friedmann e l’equazione dei ‡uidi non sono su¢ cienti
a determinare l’evoluzione temporale delle varie componenti energetiche: per
completare il modello occorre speci…care altre relazioni che legano la pressione
alla densità energetica di ciascuna componente.
Queste relazioni, conosciute dalla termodinamica con il nome di ‘equazioni di
stato’, possono essere espresse in forma generale con una legge di proporzionalità
diretta tra la pressione e la densità di energia, P = wE, in quanto si assume
che ogni componente energetica dell’universo si comporti come un ‡uido ideale
([7]).

I coe¢ cienti di proporzionalità, già indicati in tabella, sono:


w = +0:0: materia barionica normale e DM (polvere incoerente).
w = +1=3: radiazione e neutrini (materia relativistica).
w = 1:0: dark energy, ‡uido rigidissimo (sti¤ matter).
w = 1:0: curvatura, solo a livello formale.

Ora, supponiamo di escludere la possibilità che i ‡uidi costituenti l’universo pos-


sano interagire tra di loro trasformandosi l’uno nell’altro: naturalmente questa
assunzione è solo un’approssimazione di comodo che permette di sempli…care i
conti, tuttavia è ben fondata in quanto per esempio il tasso di conversione della
materia ordinaria in radiazione elettromagnetica nelle fucine stellari è veramente
trascurabile anche su scale temporali molto prolungate.
Dunque, combinando l’equazione di stato e la conservazione dell’energia (equazione
dei ‡uidi) si arriva immediatamente all’equazione di¤erenziale che governa le

148
singole evoluzioni dei parametri di densità in un universo in espansione (o in
contrazione):

0
[d.1] = 3(w + 1) a0 =a.

che si integra facilmente prendendo come estremi di integrazione l’istante odierno


(in cui a(0) = 1) e un altro generico istante di tempo cosmologico:

3(w+1)
[d.2] (t) = (0) [a(t)] .

Il risultato [d.2], elegante quanto strabiliante nella sua disarmante semplicità,


ci informa per esempio che la densità della materia non relativistica (barion-
ica + CDM) evolve nel tempo con un andamento a 3 facilmente giusti…cabile
invocando la conservazione della massa dentro un volume sferico in aumento.
Parimenti, la densità di radiazione ha un comportamento guidato da a 4 che
si può giusti…care asserendo che anche la densità del numero di fotoni cambia
nell’universo con un fattore a 3 , ma la loro lunghezza d’onda viene reshiftata
dall’espansione cosmica di un fattore a(t) e perciò la loro energia rimane pro-
porzionale ad a 4 . ([3], p.182).
La densità di energia oscura invece rimane costante grazie alla sua speci…ca
costante di proporzionalità w = 1.

Densità critica

L’espressione della densità critica si ricava dalla prima equazione di Friedmann


settando a zero sia il parametro che la curvatura spaziale.
Il risultato ottenuto è il seguente:

[e.1] c = 3H 2 =(8 G)

Ad oggi la densità critica è approssimativamente stimata 1:879(h^2)E 26


[kg/m^3], dove h = 0:7 (circa) è il parametro di incertezza della costante di
Hubble; il valore esplicito della densità critica si attesta intorno a 8:6194E 27
[kg/m^3], ovvero circa 5 atomi di idrogeno monoatomico per metro cubo.
Una delle s…de attuali per la ricerca è quella di stabilire con estrema precisione
il grado di scostamento tra la densità totale dell’universo costituita da materia
ordinaria, DM, radiazioni ed energia oscura rispetto alla densità critica.
Le stime attuali suggeriscono che la densità di materia ordinaria non relativistica
costituisca solo il 4% circa del totale (circa 0.2–0.25 atomi/m^3 di idrogeno).

Densità

La prima equazione di Friedmann si può sempli…care riscrivendola come SOM-


MATORIA di 5 parametri adimensionali di densità, includendo anche la densità
di curvatura. I parametri densità della materia barionica, della DM e della ra-
diazione vengono de…niti dividendo i rispettivi valori di densità di massa per la

149
densità critica, mentre i parametri densità della DE e di curvatura si ottengono
applicando le apposite formule riportate in tabella.
Le densità di massa si ottengono naturalmente dividendo le densità di energia
per la costante c2 .
E’ conveniente de…nire il parametro ‘densità totale’ (v.[4], p.1301) come la
somma dei quattro contributi ‡uidici dell’universo: materia normale, dark mat-
ter, radiazione e dark energy. In questo modo l’equazione di Friedmann si
può sintetizzare al massimo scrivendo che il parametro densità totale è uguale
all’unità diminuita dalla densità di curvatura.
Questa equazione però non contiene alcuna informazione sulle evoluzioni tempo-
rali dei singoli ‡uidi che discendono direttamente dal principio di conservazione
dell’energia, quindi abbiamo bisogno di compiere l’ultimo passo e incorporare
queste evoluzioni dentro la formula.
I valori odierni dei parametri densità riportati nella tabella sono stati estrapolati
dalla Collaborazione PLANCK 2015 ([8]).

Lambda-CDM

I parametri che entrano nel modello sono vari e numerosi, alcuni sono parametri
indipendenti ottenuti attraverso misurazioni di alta precisione, altri sono para-
metri …ssati in partenza e vengono impiegati come riferimento standard, altri
ancora si deducono implicitamente attraverso i calcoli ([9]).
Per e¤ettuare la nostra simulazione, abbiamo bisogno di conoscere i valori attuali
dei parametri di densità (tranne la curvatura) più il valore attuale della costante
di Hubble.
Il parametro densità di curvatura viene ricavato semplicemente sottraendo all’unità
la densità totale per cui non è considerabile un parametro indipendente dagli
altri.
L’evoluzione del fattore di scala è interamente governata dall’equazione [F+PCE]
che incorpora al suo interno la prima equazione di Friedmann [F1], il principio di
conservazione dell’energia (PCE) e l’ipotesi della mistura di ‡uidi ideali, perciò
essa assurge al ruolo di equazione più importante nel modello e in base ad essa
si può implementare facilmente un algoritmo che permette la ricostruzione del
vettore a(t).

Riferimenti utili

[01] S.Cappozziello, M.Funaro, Introduzione alla Relatività Generale, Liguori


Editore, Napoli 2005.
[02] A.Ferrari, Stelle, galassie e universo - Fondamenti di Astro…sica, Springer
2011.
[03] P.Schneider, Extragalactic Astronomy and Cosmology - An introduction,
2 edition, Springer-Verlag Berlin Heidelberg 2015.
[04] B.W.Carroll, D.A.Ostlie, An Introduction to Modern Astrophysics, 2 ed.,
Pearson New International Edition, 2014.

150
Dispense On Line:
[05] http://www.arcetri.astro.it/~marconi/Lezioni/Cosmo17/
[06] https://www2.warwick.ac.uk/fac/sci/physics/current/teach/module_home/px436/notes/lecture20.pdf

Wiki:
[07] https://en.wikipedia.org/wiki/Equation_of_state_(cosmology)
[08] https://arxiv.org/pdf/1502.01589.pdf
[09] https://en.wikipedia.org/wiki/Lambda-CDM_model

La …g.1 mostra l’evoluzione temporale del fattore di scala dell’universo in una


…nestra temporale che va dall’epoca del Big Bang …no ad un limite temporale

151
futuro di +10 miliardi di anni. Il gra…co è stato eseguito combinando due analisi
disgiunte con il metodo di Eulero esplicito, una indietro nel tempo con passo
temporale di -1000 anni e l’altra in avanti con passo uguale + 1000 anni, pren-
dendo come riferimento i parametri-densità del modello Lambda-CDM secondo
i dati riportati in tabella. La curva mostra che l’universo sembra avere una
singolarità posta a 13.8 miliardi di anni fa; inoltre tra 10 miliardi di anni il suo
raggio sarà aumentato dell’80%.
I dati indicano che l’espansione accelerata è ripresa 6 miliardi di anni fa (quasi
esatti) in corrispondenza del ‡esso (F) della curva in …g.1, ovvero quando la
dimensione dell’universo era circa il 65% rispetto a quella attuale e la densità
di energia oscura si attestava al 33%.
Nella seconda …gura si evidenziano le evoluzioni delle tre densità principali (dove
M accorpa sia la materia barionica che la DM), in particolare si nota che la
dominanza della energia oscura si è imposta sulla materia circa 4 miliardi di
anni fa, dopo l’accelerazione cosmologica.
La dominanza della radiazione si è avuta solamente nelle prime fasi iniziali
dell’universo (per un tempo durato qualche migliaio di anni), dopodiché la ma-
teria ha dominato sopra le altre componenti per un tempo abbondante di circa
10 miliardi di anni.
I dati della nostra simulazione collimano quasi perfettamente con i dati riportati
nei seguenti articoli:

1. Ethan R. Siegel.
https://medium.com/starts-with-a-bang/ask-ethan-52-how-long-has-the-universe-
been-accelerating-cb04f2e4e1fa
2. Ethan R. Siegel :
https://www.forbes.com/sites/startswithabang/2016/02/24/how-long-has-the-universe-
been-accelerating/#30df9390577c
3. https://en.wikipedia.org/wiki/Scale_factor_(cosmology)#Dark_energy-dominated_era
[Ryden, Barbara, "Introduction to Cosmology", 2006, eqn. 6.33]

152
153
Progetto N.41 - Oscillatore quantistico 2D
Il progetto richiede di implementare la formula evidenziata dentro il rettangolo
rosso che rappresenta la soluzione dell’oscillatore armonico quantistico in due
dimensioni. L’obiettivo è quello di creare una animazione video in cui verrà
mostrata l’evoluzione temporale della densità di probabilità j (t) (t)j.

I dati in ingresso sono rappresentati dalle seguenti variabili:


n1 ; n2 : numeri quantici interi naturali associati all’oscillatore.
f1 ; f2 : frequenze dell’oscillatore in direzione x, y.
mu: massa ridotta del sistema.
Cn1 ;n2 : coe¢ cienti della combinazione lineare di autostati.

Per semplicità considereremo solo combinazioni lineari …no a n1 <= 9; n2 <= 9.


L’onda di probabilità associata alla densità di probabilità deve essere visualiz-
zata sopra un dominio rettangolare R centrato nell’origine, con i lati orientati
parallelamente agli assi cartesiani del sistema Oxy e aventi lunghezze opportune
Lx , Ly .
Le variabili ausiliarie sono costituite dalle autoenergie En1 ;n2 associate agli au-
tostati stazionari n1 ;n2 che sono de…niti nel rettangolo nero in basso, più i
coe¢ cienti 1 , 2 che sono inseriti nel coe¢ ciente di normalizzazione degli au-
tostati.
Di seguito riportiamo l’espressione dei primi 10 polinomi …sici di Hermite con
cui si costruiscono i primi 100 autostati:

H = 1;
H = 2z;
H = 4z^2 - 2;
H = 8z^3 - 12z;
H = 16z^4 - 48z^2 + 12;
H = 32z^5 - 160z^3 + 120z;
H = 64z^6 - 480z^4 + 720z^2 - 120;
H = 128z^7-1344z^5 + 3360z^3 - 1680z;
H = 256z^8 - 3584z^6 + 13440z^4 - 13440z^2 + 1680;
H = 512z^9 - 9216z^7 + 48384z^5 - 80640z^3 + 30240z;

I coe¢ cienti Cn1 ;n2 che formano la combinazione lineare degli autostati possono
essere inseriti in una matrice quadrata 10 x 10.
Siccome si presume che all’atto di inizializzare la matrice C questa non sia
normalizzata, allora consigliamo a chi lavora in ambiente Matlab di scrivere il
comando:

> C = C/sqrt(sum(sum(C.*C)));

Si consiglia altresì di lavorare in unità atomiche, dove le lunghezze e i tempi


sono espressi nelle seguenti unità:

154
1 a0 = 5.291772E-11 m.
1 dt = 2.4187E-17 s.

L’unità di misura spaziale rappresenta 1 raggio di Bohr, mentre ogni 41.3445


dt si ha 1 femtosecondo, l’unità di massa invece è rappresentata dalla massa
invariante dell’elettrone.
Quando l’animazione è pronta è posto l’obbligo al programmatore di controllare
che in ogni istante l’integrale doppio esteso al dominio rettangolare R della
funzione densità di probabilità deve essere uguale approssimativamente ad uno.

Esempio

Lunghezze dei lati


Lx = 1.8;
Ly = 1.8;

discretizzazione spaziale
dx = 0.03;
dy = 0.03;

matrice dei coe¢ cienti


C{i,j} = 1;

massa ridotta
mu = 1836/2;

frequenze (= n.cicli/dt)
f1 = 0.04/(2*pi)
f2 = 0.04/(2*pi)

tempo massimo
T = 13 fs

Progetto N.42 - Modello di Kronig-Penney


E’ storicamente il primo modello (anni ‘30) che ha permesso di dimostrare
l’esistenza delle bande energetiche per gli elettroni che si muovono in un reticolo
atomico regolare di un cristallo. Questo reticolo viene idealmente descritto da
una sequenza periodica in…nita di potenziali energetici rettangolari di altezza
limita V0 , con passo reticolare a = w + b, dove w > 0 è la larghezza della buca
mentre b > 0 è la larghezza della barriera (v.…gura).
La condizione di periodicità sul potenziale si può esprimere scrivendo:

[1] V (x + a) = V (x), per ogni x reale.

155
Il potenziale invece viene descritto matematicamente così:

[2.a] V (x) = V 0; w < x < 0 (zona I)


[2.b] V (x) = 0; 0 < x < b (zona II)

Il modello purtroppo non fornisce valori numerici accurati sulle bande, ciononos-
tante rappresenta comunque una ottima introduzione alla teoria delle bande.
Con questo progetto cercheremo di calcolare le bande energetiche permesse degli
elettroni nel modello K-P.

Autostati

Premettiamo il seguente Teorema di Bloch:

Gli elettroni che si muovono in un potenziale stazionario periodico V (x) descritto


dalle formule [1], [2.a] e [2.b] possiedono una base di autofunzioni soluzioni
dell’equazione stazionaria di Schrodinger che possono essere decomposte nel
prodotto:

[3] (x; k) = eikx u(x)

dove k è un parametro dipendente dall’energia E dell’elettrone e u(x) ha la


stessa periodicità della struttura atomica del cristallo:

[4] u(x + a) = u(x)

Le funzioni d’onda (3) si chiamano ‘funzioni d’onda di Bloch’.


In questo lavoro abbiamo scelto di seguire l’impostazione di ([1]) ma il program-
matore può scegliere di seguire altre strade equivalenti basate su altre fonti (per
esempio wikipedia italiana o inglese sono ottime).
Dalla teoria risolutiva dell’equazione stazionaria di Schrodinger sappiamo che
nelle zone I e II dobbiamo cercare delle soluzioni espresse come somma di due
funzioni esponenziali complesse, una progressiva ondulatoria e una regressiva:
i quattro coe¢ cienti A; B; C; D rappresentano dunque le incognite del nostro
problema algebrico.
Imponendo che l’elettrone abbia una determinata energia E positiva nel reticolo,
dovremo calcolare per ogni livello energetico anche i parametri ausiliari q(E) e
(E) come solitamente è comandato nel formalismo canonico schrodingeriano,
facendo attenzione però che va calcolato distintamente a seconda che l’energia
dell’elettrone sia inferiore o superiore alla barriera V0 .
Fatto questo, possiamo sfruttare il teorema di Bloch per fattorizzare gli autostati
(formula n.3) e da ciò dobbiamo poi scrivere le condizioni di raccordo tra la zona
I e II: il risultato …nale è espresso nella matrice delle condizioni di continuità
(v.schema).
Per evitare soluzioni banali (A; B; C; D nulli), si pone il determinante della
matrice uguale a zero e dopo un pò di calcoli fastidiosi si arriva …nalmente alle
equazioni implicite delle bande evidenziate all’interno del rettangolo rosso.

156
Le due equazioni alle bande rappresentano la parte più importante del progetto
in quanto da esse potremo ricavare gli intervalli energetici permessi e proibiti
agli elettroni.
Tralasciando per un attimo il secondo membro, sul lato sinistro delle equazioni
appaiono due lunghe espressioni algebriche (contenenti diverse funzioni gonio-
metriche e iperboliche) che dipendono dai parametri ausiliari q e , i quali
dipendono a loro volta da E: il programmatore dovrà allora costruire il gra…co
della funzione F (E) ottenuta dalla combinazione delle due funzioni sul lato sin-
istro.
In ascissa verrà riportata dunque l’energia dell’elettrone; nel tratto 0 < E < V0
si disegnerà il gra…co della funzione a primo membro della prima equazione e
nel tratto E > V0 si disegnerà il gra…co della funzione a primo membro della
seconda equazione.
Fatto questo, il programmatore avrà poi cura di inserire nel gra…co anche le
rette orizzontali di equazione y = +1 e y = 1, così le bande energetiche
permesse saranno costituite dagli intervalli in cui 1 < F (E) < 1, mentre le
bande proibite saranno costituite dagli intervalli complementari.

N.B. il progetto può essere ulteriormente perfezionato disegnando anche la dis-


tribuzione di probabilità dell’elettrone nel preticolo, in tal caso occorrerà …ssare
prima un determinato valore di energia E, poi si dovrà ricavare il corrispon-
dente parametro k per mezzo delle equazioni alle bande e in…ne si procederà
a risolvere il sistema algebrico legato alla matrice di continuità imponendo che
uno dei quattro parametri incogniti (per esempio A) sia uguale ad 1 (oppure ad
i). Naturalmente assicuratevi che il rango della sottomatrice estratta sia uguale
a tre.
Dopo aver ricavato i parametri A; B; C; D si e¤ettuerà eventualmente la loro
normalizzazione e il resto è pura routine.

Riferimenti

[1] G.Grosso, G.P.Parravicini, Solid State Physics, 2 ed., Academic Press, Else-
vier, Oxford 2014.

157
Per e¤ettuare la simulazione consigliamo di lavorare in unità atomiche di Hartree
(Eh ), così possiamo sbarazzarci della massa elettronica, della carica elementare
e della costante ridotta di Planck. Eventualmente poi si può riportare l’energia
in elettronvolt per questioni di comodità o di scelta propria (1Eh = 27:211eV ).
Il periodo reticolare della simulazione è stato impostato ad a = 10 raggi di Bohr.
Tipicamente la barriera energetica nei cristalli vale circa V0 = 1eV e la larghezza
b del potenziale vale poco meno del passo reticolare, però se impostassimo valori

158
non troppo dissimili da questi (per es. b = 8 Bohr, V0 = 1eV ) troveremmo delle
bande proibite troppo sottili.
Per ovviare a tale inconveniente normalmente il modello Kronig-Penney viene
sempli…cato restringendo la larghezza della barriera mantenendo però costante
il prodotto bV0 , in modo tale da trasformare nel limite di b tendente a zero il
potenziale V (x) in una funzione a pettine di Dirac.
In questo modo non solo le equazioni alle bande si sempli…cano, ma le bande
energetiche proibite (in nero) tendono leggermente a ingrossarsi.
Nella nostra simulazione abbiamo scelto infatti a = 10 (r.Bohr), b = 1=800
(Bohr), V0 = 1=6400 (eV).

INDICE
1. DTMF - p.1
2. Biliardo caotico - p.3

3. Vortice di Hill - p.5


4. Frattale col metodo di Newton - p.6
5. L’ellissoide terrestre - p.7
6. Il gioco della vita LIFE - p.9

7. Proiezione cilindrica di Miller - p.10


8. Polinomi di Bernstein - p.11

159
9. Approssimazione nella norma uniforme - p.13
10. Dissolvenza incrociata - p.14
11. Equazione del calore in 2D - p.15
12. Orologio - p.18

13. Felce di Barnsley - p.19


14. Pendulum Painting - p.21
15. Modello di Thomas-Fermi - p.22

16. Sistema Solare ridotto a tre corpi: Sole, Terra, Luna - p.25
17. Il problema del commesso viaggiatore - p.32
18. Elaborazioni Audio Digitali - p.33
19. Moto relativistico di una particella carica - p.36
20. Integratore adattivo con il metodo di Cavalieri-Simpson - p.40
21. Numero di individui vissuti sulla Terra - p.43
22. Coniche rototraslate - p.46
23. Decadimento alfa - p.48
24. Filtro Parks-McClellan - p.51
25. Decadimento beta - p.54
26. Formula di Rodrigues per le rotazioni - p.59
27. L’atomo di Neon - p.62
28. Batteri e Protozoi - p.66
29. Le geodetiche sullo sferoide - p.69
30. Il motore in corrente continua - p.72
31. FEM applicato alla trave - p.77
32. Processi di scattering - p.85
33. Moti orbitali nella metrica di Schwarzschild - p.94
34. La de‡essione della luce - p.99
35. Stelle puramente convettive - p.102
36. Modello di Jiles-Atherton - p.110

160
37. La formula di Bethe - Bloch - p.115
38. Pendolo doppio - p.121
39. Aggregazione elettrochimica - p.124
40. Modelli di Friedmann - p.125

41. Oscillatore quantistico 2D - p.154


42. Modello di Kronig-Penney - p.155

ultima revisione: xx/xx/18

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