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TAKEMUSU AIKIDO ASSOCIATION

ITALY

LO SPIRITO DELL'AIKIDO
Esiste una Tradizione che viene definita Universale e Perenne, due aggettivi che
indicano chiaramente la sua esistenza in ogni luogo ed in ogni tempo; cambiano
quindi le manifestazioni esteriori ma non la sua essenza, che in quanto tale è stata
percepita da uomini di ogni tempo e di ogni luogo.
Un detto afferma che esiste una sola vetta di una montagna, ma infinite vie per
giungervi; capita così che si possa trovarne una anche dove in assai pochi la
cercherebbero, ovvero in un dojo di Aikido, un Arte marziale giapponese che,
seppure giovane anagraficamente, racchiude in sè una storia millenaria.
La traduzione più comunemente usata per Aikido è "la Via per l'armonia", ma
trattandosi di termini giapponesi, più che di traduzione bisognerebbe parlare di
interpretazione; i termini sino-giapponesi sono infatti espressi tramite ideogrammi,
chiamati kanji, che esprimono una situazione più che un significato letterale ed
univoco vero e proprio; per questa loro natura si prestano a svariate
interpretazioni, spesso legate sia alla struttura della frase in cui sono compresi
come anche al concetto da esprimere ed al livello culturale di chi scrive e/o
legge il kanji stesso. Nel nostro caso siamo di fronte ad un termine composto da tre
kanji: Do è il Tao, la Via, intesa come percorso esperenziale di vita, Ki è
intraducibile letteralmente, si può parlare di energia vitale, di un forza che
trascende il fattore muscolare, o di varie altre definizioni, nessuna completa ed
esaustiva. Nessun termine occidentale si avvicina come significato, se non nel
latino e nel greco classico ("spiritus" e "pneuma"). In Giappone esso è al centro di
molti ideogrammi, che contemplano rapporti tra gli uomini, tra loro e le cose.
L'ideogramma usato per identificare questo termine è costituito da un insieme di
linee ascendenti indicanti vapore, elementi sottili, invisibili ed energia in unione al
grafema "Kome" avente il significato di riso. Così formato il simbolo ha in sé l'idea di
nutrimento, che deriva dal riso, e di energia, che scaturisce sotto forma di vapore.
Ma non solo: il grafema "Kome" può anche indicare le varie direzioni in cui la
potenza si espande nello spazio. Il termine "Ki" rappresenta l'invisibile energia vitale
estendibile in ogni direzione, identifica ciò che possiamo "sentire" ma non vedere.
Ai infine esprime armonia, amore, affetto, il fondersi con ciò che ci circonda in
modo da trasformare le difficoltà nella gioia e i conflitti nella pace, facendo così
assumere al termine Ai anche il significato di compassione. Amore ed Armonia
come sinonimi e come mezzo e fine ultimo dell'Aikido.
In una società dove, oggi come ieri, conta solo arrivare primi e considerare l' "altro"
come un ostacolo se non proprio come un nemico, l'Aikido propone una ricerca
di accordo universale tramite una pratica marziale che, lungi dall'essere un mezzo
di sopraffazione ed eliminazione fisica dell'avversario, come spesso si crede,
diventa mezzo operativo tanto efficace quanto imprescindibile.
Aldilà delle apparenze superficiali, scopo ultimo dell'Aikido è quello di consentire
al praticante di riappropriarsi della natura divina donata dal Dio creatore tramite
un intenso lavoro di ricerca spirituale interiore.
"Conosci te stesso, e conoscerai il mondo" insegnava l'oracolo di Delfi, dopo
migliaia di anni quell'insegnamento non ha perso la sua validità ed oggi come
allora è il lavoro nel microcosmo personale ed intimo che consente di affrontare e
conoscere il macrocosmo esterno. "La vera vittoria è la vittoria sul Sè" recita un
kuden (insegnamento orale) di Morihei Ueshiba, il fondatore dell'Aikido, la vera
vittoria non è contro dieci, cento o mille avversari, ma contro i nostri Ego; il Tanden,
il punto vitale nell'addome da cui emana l'energia vitale e spirituale
(corrispondente all'incirca al Manipura chakra) deve diventare l'atanor in cui
l'adepto brucia nel fuoco sacro i suoi demoni, come ricordava Paolo Nicola
Corallini Shihan in un seminar tenuto a Torino nello scorso novembre, una fornace
dove le nostre virtù sono il comburente e le nostre paure ed i nostri difetti sono il
combustibile.
Appare evidente che il traguardo è tanto ambizioso quanto impegnativo e che il
suo raggiungimento non può essere delegato alla sola pratica in palestra, per
quanto costante e continua; è richiesto invece un vero e proprio cambio di
mentalità, è necessario porci in una nuova dimensione ed acquisire nuove
sensibilità al fine di unificare corpo e mente, materia e spirito, noi e gli altri, Dio e
l'uomo.
In Aikido non vi è desiderio di sopraffazione e non vi è competizione, i partner
praticano alternandosi nei ruoli in maniera che colui che esegue la tecnica sia poi
colui che la subisce, nel rispetto delle cicliche leggi che regolano l'universo. Chi
non ha interesse a vincere non avrà paura di perdere, chi non avrà bisogno di
"assi nella manica" per primeggiare in una gara non avrà remore a con-dividere
col compagno la sua conoscenza, chi non ha motivo di apparire più bravo del
partner non avrà motivo di essere sleale e scorretto ed anzi avrà tutto l'interesse a
far parte di un circolo virtuoso di scambio e collaborazione reciproca.
Riuscire in questo significa riconoscere, affrontare e svelare i nostri “lati oscuri", la
rabbia contro il partner che ci ha colpito troppo duramente, l'insofferenza verso il
principiante che non comprende le tecniche da applicare, l'invidia verso chi è più
esperto di noi, la voglia di apparire più bravi e capaci di quanto in realtà siamo
oppure di nascondere i nostri errori o le nostre mancanze dietro vane e puerili
giustificazioni.
Non è più questione di tecnica, non solo almeno; ogni momento della nostra
giornata diventa addestramento, ogni ambiente: casa, ufficio, bar,
metropolitana, è palestra di allenamento, di confronto e pratica.
Entrare nel Dojo, indossare il keikogi, stringere il nodo dell'obi per chiudere la
giacca, salire sul tatami ed affrontare il nostro partner che si fa avversario è un
modo per affrontare la violenza altrui e la paura propria, energie che agiscono a
livello fisico ed emozionale; l'Aikido ci insegna a non bloccare queste energie ma
a conoscerle e ad affrontarle, trasformandole in armonia con le regole
dell'universo. O'Sensei Ueshiba diceva: <<Il segreto dell'Aikido consiste
nell'armonizzare noi stessi con il movimento dell'Universo e nel condurci ad essere
in accordo con l'Universo stesso. Colui che ha ottenuto il segreto dell'Aikido
possiede nel suo essere l'Universo e può dire "Io sono l'Universo" ... Non vengo mai
sconfitto per quanto velocemente possa attaccare il mio nemico. E non perchè la
mia tecnica sia più veloce della sua; non è una questione di velocità. Il
combattimento è finito prima che sia iniziato. Quando un nemico cerca di
combattere contro di me, l'Universo stesso, deve rompere l'armonia dell'Universo.
Per questo motivo, nel momento in cui decide di combattere contro di me è già
sconfitto.>> Non si tratta di una visione superomistica, come potrebbe apparire a
prima vista, ma del riconoscere se stessi come parte dell'Universo e l'Universo parte
di sè, come se ognuno di noi fosse una minuscola parte che riproduce la totalità
dell'ologramma a cui appartiene.
Comprendere di far parte, di essere l'Universo significa non vedere più l'avversario
come "altro" ma bensì come parte di noi stessi, un eventuale conflitto non può
quindi più essere visto e gestito come una contrapposizione frontale che oppone
Ego isolati ed ansiosi ma deve diventare occasione di incontro e mutua
comprensione, com-prendere nella accezione di "prendere con se, fare proprio",
ovvero accogliere l'altro, le sue paure, le sue debolezze, le sue frustrazioni e le sue
sofferenze aprendo il nostro cuore ed avvolgendole in una spirale di Amore.
Perchè ciò avvenga però il nostro cuore deve essere vuoto; non possiamo
accogliere le paure altrui se siamo schiavi delle nostre, non possiamo accettare le
debolezze altrui se siamo ancora afflitti dalle nostre, così come la tazza del famoso
racconto Zen, non può accogliere altro tè se non viene svuotata di quello che già
contiene.
Comprendere ed accogliere quindi, senza rimanere arroccati sulle proprie
posizioni e rigidi nelle proprie convinzioni ma, viceversa, andando verso l'altro,
offrendogli un'invito, una presa, uno stimolo. Il primo esercizio con cui si aprono
tutte le sedute di allenamento è il tai-no-henko ("il corpo che varia, che si adatta"),
nell'aspetto pratico è la base per tutte le tecniche di evasione e controllo circolari,
nell'aspetto spirituale è un offrire una mano all'avversario, accettare il contatto
senza subire la sua forza, ruotare assumendo il suo punto di vista senza esserne
soggiogati, controllare senza violenza ma con decisione, al fine di mostrare
all'avversario (ed a noi stessi!) la vanità dell'attacco senza per questo ispirare in lui
rancorosi desideri di vendetta e rivalsa.
Grazie all'Aikido il praticante si riconosce parte e centro dell'Universo, impara a
combattere egoismo, paura e desiderio di possesso attraverso il "dare": dare
attenzione a chi ci circonda, dare fiducia a chi ci precede lungo la Via e dare
aiuto a chi ci segue, dare come gesto d'amore innescato dalla scintilla divina che
alberga in ognuno di noi.

Carlo Caprino
Bibliografia:
"Iwama Ryu Aikido" di Paolo Nicola Corallini - Ed. Sperling & Kupfer
“L'essenza dell’Aikido - Gli insegnamenti spirituali del Maestro” – Ed. Mediterranee
"Aikido - La pratica" di Kisshomaru Ueshiba - Ed. Mediterranee
"Aikido e armonia universale" di Paolo Nicola Corallini Shihan (dispensa interna)
"Budo e simbolismo" di Paolo Nicola Corallini Shihan (dispensa interna)