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SELF PROMOTION

IL MANAGEMENT DI SE STESSI
corso in12 ore a cura di Sandra Pirruccio
Self management
Un buon self promotion ( trad.promozione di sé)è il risultato di un buon self
management (trad autogestione).Cosa vuol dire? Il management (dall'inglese to
manage) è appunto gestire, dirigere qualcosa o qualcuno.
Il Self management è quindi la gestione, ovvero la capacità di gestire se stessi.
Pochi soggetti, ancor meno i giovani dedicano del tempo, o poco o affatto, a questo.
E' proprio a quest'ultimi che è rivolto il presente lavoro ed in particolare agli studenti
dei Conservatori di Musica e delle Università , i quali si affacciano al mondo del
lavoro artistico, fatto di regole non scritte e di parametri e codici produttivi
incomprensibili al primo approccio.
Chi esce da un Conservatorio di Musica, da un Accademia di Belle Arti, ha un
diploma ,una laurea, sa suonare, sa comporre,dipinge, ma non ha la capacità, il più
delle volte , perchè non lo ha appreso a muovere i primi passi nel mondo della
professione e che questi siano sin da subito indirizzati nel giusto percorso, per la
giusta carriera e con le giuste aspettative.
Molte volte assistiamo a tentativi maldestri, ecco allora che il “gestire sé stessi” con
efficacia è un elemento chiave per ottenere dei buoni risultati.
I primi passi
Prima di qualsiasi strategia di marketing di sé è necessario approfondire la conoscenza
di sé stessi, discriminando quelli che sono i nostri punti di forza da qi nostri punti di
debolezza.Riconoscendo i primi otterremo il raggiungimento degli obbiettivi
prefissati, riconoscendo i secondi ci permetterà di migliorare le nostre qualità
produttive.
Cosa fare?
* Utilizzazione di tutti i segnali di feedback che provengono dall'ambiente circostante
riguardo le nostre prestazioni, il nostro modo di operare, le prime critiche
* Concentrazione sui punti di forza
* Miglioramento dei punti di debolezza
* Stabilire un piano d'azione:
1. Cosa vogliamo ottenere
2. Come ci aspettiamo di ottenerlo
3. Quando progettiamo di ottenerlo
E' opportuno tenere a portata di mano un book diviso in tre parti rispettivamente
riservate agli :
1. obbiettivi
2. fasi in cui progettare il loro raggiungimento
3. tabella di marcia
L'individuo è un animale sociale, vuol dire che per portare a termine i suoi obbiettivi
ha bisogno di sviluppare delle qualità individuali e relazionarsi all'ambiente in cui
vive,.Da ciò ne consegue che la dinamica dei rapporti sociali avviene attraverso “ la
comunicazione” . Noi non possiamo non comunicare. La comunicazione occupa ogni
istante della nostra vita e l'ambiente circostante, dobbiamo cominciare ad individuare
i nostri indici di comportamento:
* Comunicazione attraverso l'immagine di sé
* Comunicazione verbale
* Comunicazione non verbale
* Comunicazione dei contenuti professionali che si vogliono trasmettere all'ambiente
circostante
Alla base di quanto sopra esposto c'è il nostro atteggiamento . E' stato condotto uno
studio dall'Università di Harvard che ha messo in luce come nell'85% dei casi chi
ottiene un lavoro o una promozione questo sia grazie al proprio atteggiamento e per il
rimanente 15 % solo in virtù di una preparazione specifica.L' atteggiamento è quindi
la predisposizione d'animo in cui il soggetto si mette nei confronti della vita, dello
studio, della famiglia, dei partners, della scuola , dello studio .
Quest'affermazione implica una serie di osservazioni dirette ed indirette: gran parte
dei nostri atteggiamenti hanno preso forma durante gli anni della nostra formazione
ma sono generati da tre fattori determinanti: l'ambiente, l'esperienza l'educazione
Riservandoci di analizzare in altra sede questi aspetti , l'unico atteggiamento che si
puà costruire è senza dubbio quello positivo tenendo presente che siamo noi stessi i
responsabili dell'atteggiamento che decidiamo di tenere rispetto ad un problema, ad
un evento, ad un progetto. Dobbiamo quindi accettare la responsabilità del nostro
comportamento e delle nostre azioni. Molti individui infatti se la prendono con la
cattiva sorte, con gli amici, con tutto il mondo, tranne che con se stessi se le cose non
vanno. Siamo noi a scegliere , ogni giorno l'atteggiamento da tenere .
Una storiella: tre persone stavano posando dei mattoni.Un passante chiese loro cosa
stessero facendo. Il primo rispose: “ Non lo vede, Mi sto guadagnando da vivere!” Il
secondo rispose: “ Non vede? Sto posando dei mattoni!” ed il terzo disse:” Sto
costruendo uno splendido monumento!” Quelle tre persone stavano facendo tutte e tre
la stessa cosa, ma con un punto di vista completamente diverso su ciò che facevano.
Avevano tre atteggiamenti diversi nei confronti del loro lavoro. L'atteggiamento
avrebbe influito sul loro operato? La risposta è ovviamente ,si
ATTEGGIAMENTI POSITIVI e COMUNICAZIONE
Fare marketing di se stessi è quindi un mix di essere
(personalità,educazione,comportamento,istruzione,carattere, autostima...) e di fare
(azione,,disciplina, costanza,comunicazione.)
Prendiamo a prestito dall'economia il concetto di marketing mix , tutto ciò che è
rilevante per raggiungere gli obbiettivi e applicarlo al Self Promotion al saper gestire i
nostri rapporti con un ottica strategica e d'azione.. Il marketing mix è rappresentato
dalle quattro P divenute sei che riversate nel nostro campo di interesse si traducono in:
1. PRODOTTO ( noi come prodotto)
2. PREZZO ( noi come prezzo)
3. POSTO (dove noi lavoriamo e abitiamo)
4. PROMOZIONE ( farci conoscere meglio)
5. PUBBLICHE RELAZIONI (attività di relazione con gli altri per farci conoscere)
6. POTERE DI SCAMBIO (possibilità di essere influenti)
Noi come prodotto
Se noi siamo il prodotto che vogliamo vendere e promuovere, dobbiamo pensare con
la massima cura all'immagine di noi che vogliamo dare sia esteriormente che
attraverso la comunicazione agli altri attraverso le nostre azioni dei nostri valori.Se
noi siamo il prodotto ,questo necessita di un packaging (la forma) che nel nostro caso
è rappresentato da una buona presenza,dal tono della voce, dalla gestualità. Il classico
detto che “ l'abito non fa il monaco” può non essere vero. La nostra immagine è la
prima comunicazione che facciamo al mondo esterno e in qualsiasi campo di attività
fornisce elementi di valutazione ai nostri interlocutori. Negli ambienti artistici
quest'affermazione
trova/non trova immediato riscontro a quanto detto ma l'approccio con una
commissione d'esame, di un concorso, da come il candidato si pone davanti ad una
giuria, può compromettere in parte il risultato della prova e della perfomance.Talvolta
pensiamo di aver raggiunto un risultato ed invece ne otteniamo un altroe tutto questo
può dipendere dalla mancanza di abilità, capacità organizzative, disciplina,
costanza,desiderio e motivazione.
Desiderio e Motivazione
Ogni nostra azione nasce sempre dal desiderio di qualcosa; da quando siamo bambini
fino a diventare adulti le nostre comunicazioni e le conseguenti azioni sono il risultato
di ciò che desideriamo. Dividiamo i bisogni in primari e secondari. I primari, sono
quelli fisiologici , la fame, sete, sonno, sesso ma i secondari,quelli che soddisfano
l'anima, la psiche,l'intelletto,il cuore, nascono in base all'educazione ricevuta,
all'ambiente in cui viviamo , alla nostra religione, alle nostre conseguenti aspirazioni.
Molto spesso gli uomini non riescono a mettere a fuoco queste pulsioni, perchè i
pregiudizi, i condizionamenti, a volte i sensi di colpa sviluppati a seguito di
educazioni repressive, non fanno emergere i nostri veri desideri, che rimangono
sepolti per molto tempo nel nostro subconscio. Ecco allora che troviamo, lo studente
che suona il pianoforte per compiacere il padre, lo studente di medicina che ama la
pittura ma è criticato dall'ambiente in cui vive e così via dicendo. Possiamo quindi
classificare il desiderio come la prima spinta verso qualcosa che ci potrebbe intrigare,
ma che ha bisogno di alcune condizioni necessarie per poteressere alimentato. Il
desiderio è quindi il punto di partenza di ogni realizzazione. Proprio come un debole
fuoco, non è in grado di emanare tanto calore. Un desiderio debole non produce
grandi risultati. A questo punto abbiamo necessità di motivazione . La Motivazione
deriva dal desiderio di riuscire, è una spinta che stimola l'azione. Motivare significa
incoraggiare, ispirare. Essa è potente: può spingere all'azione, convincere,
persuadere . E' una forza potente, letteralmente in gradi di cambiare la vita. E' la forza
propulsiva della nostra vita, quella interna è la propria spinta, il proprio
atteggiamento, e gli atteggiamenti sono la chiave per ottenere dagli altri ciò che
vogliamo.
Come abbiamo già detto la motivazione interna è quella che parte da noi ma esiste
anche una motivazione esterna, che è rappresentata sovente dal
denaro,dall'approvazione sociale, dalla fama o anche dalla paura.
Gli individui si motivano da soli! Si può ricevere l'ispirazione dall'esterno, che è
pensiero ma la motivazione è azione. Affinchè funzioni le motivazioni vanno sempre
identificate e rafforzate, annotandole, e leggendole mattina e sera!
Le due cause più importanti di motivazione interna sono il riconoscimento e la
responsabilità.Il primo ci permette di essere apprezzati, ma la seconda trasmette un
senso di appartenenza e di proprietà. E' un sentimento interiore.
“Chiunque abbia mai fatto una doccia, ha delle idee. E' la persona che esce, si asciuga
e fa qualcosa in proposito a determinare la differenza” Buhsnell
“ L'unico limite alla nostra realizzazione di domani sono i nostri dubbi di oggi.”
Roosevelt
Noi come prezzo
E' il valore che ci viene riconosciuto, economico, per la nostra professionalità. La
capacità di trattare il nostro valore è legata al tipo di impegno che svolgiamo. Molto
spesso , in ambiente artistico, si riscontrano, quanto più spesso in Italia, falsi
corrispettivi per prestazioni artistiche fornite. Questo è il risultato di una scarsa
politica culturale e di una crisi epica nel settore, le cui radici andrebbero analizzate
globalmente ,in tal modo per arrivare ad una nuova impostazione della cultura, intesa
come azienda produttiva, del Paese.Ma non è questa la sede per entrare in simili
contesti. Le varie tecniche di rivalutazione per un corrispettivo economico, partono
dalle competenze maturate, dal giusto curriculum, dal grado di specializzazione
raggiunta.
Il posto(3), la promozione (4),il potere di scambio(5) non determinano così
fortemente la riuscita dell'artista in campo professionali quanto le pubbliche relazioni.
(6).
Pubbliche relazioni
Dovremmo dedicare almeno un paio d'ore al giorno alle nostre attività di relazione
nell'ambito professionale. Relazioni indispensabili per emergere nell'ambito sociale e
professionale in cui viviamo. Quando cominciamo a muovere i primi passi nel mondo
della professione artistica, non abbiamo idea di chi siano i nostri interlocutori e di
come funzioni il sistema produttivo dell'arte, per cui come tanti criceti dentro la
gabbia giriamo a vuoto nella ruota senza arrivare mai da nessuna parte.A proposito di
tempo, questo è la prima risorsa , la più preziosa per sviluppare una buona gestione di
sé.Un buon management comincia dalla capacità di gestire bene se stessi, ma pochi vi
dedicano abbastanza tempo. La vita non è una prova generale: per quanto ne
sappiamo è la
nostra unica possibilità, per cui è fondamentale cogliere tutte le opportunità che si
presentano.
D’altra parte, molti vogliono migliorare la propria situazione e chi ottiene una certo
successo
nella vita personale e lavorativa tende anche ad essere soddisfatto e produttivo: gestire
se
stessi con efficacia è un elemento chiave per ottenere tale risultato.
Essere all’altezza delle esigenze della vita, sia a livello personale che professionale, è
un
continuo gioco di destrezza e come equilibristi dobbiamo riuscire a fare acrobazie con
agilità. I
settori in cui è fondamentale riuscire sono, in ordine di importanza variabile da
persona a
persona, il lavoro, la famiglia e la vita personale: la difficoltà consiste nel farli
coesistere con
armonia. Gestire bene se stessi significa anche comprendere come si preferisce agire:
ciò
contribuisce a valutare le possibilità e a scegliere ciò che più si adatta a noi,
assicurandoci che
quello che facciamo è proprio quello che vogliamo fare. Gestire bene se stessi vuol
anche dire
decidere cosa intendiamo ottenere: significa essere risoluti nel definire gli obiettivi e
nello
stabilire il da farsi, evitando l’assunzione di impegni impossibili e permettendoci di
concentrare
gli sforzi al meglio. Una buona gestione di se stessi implica anche assumerci la
responsabilità
di noi stessi e fare in modo che le cose accadano. Contribuisce in maniera
significativa anche
avere una filosofia di vita positiva, che produca un senso di benessere e di positività.
Inoltre, la maggior parte delle nostre attività prevedono che si lavori con altre persone
(capi, colleghi, collaboratori, utenti, familiari) ed è quindi sempre necessario trattare
con gli altri
per raggiungere i nostri obiettivi. Riuscire ad andare d’accordo con le altre persone
può fare la
differenza in una buona gestione di se stessi. Andare d’accordo con gli altri è una
abilità in cui
alcuni riescono meglio di altri, ma esiste un unico approccio per essere sicuri di
comportarsi
adeguatamente in ogni occasione: il trucco consiste nel ricordare che siamo noi a
contribuire in
maniera determinante al successo delle nostre relazioni interpersonali.
L’ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO
La maggior parte delle persone spreca più tempo di quanto non voglia ammettere. Le
cause
principali di perdita di tempo includono: mancanza di obiettivi, priorità, programmi,
ecc.;
interruzioni telefoniche, ; scarsa organizzazione personale (scrivania,computer,
biblioteca, archivio, ecc.);
indecisione e tendenza alla procrastinazione; informazioni insufficienti o in ritardo,
comunicazioni scarse e confuse; socializzazione eccessiva e incapacità di dire di no;
troppi lavori in contemporanea e lavori non portati a termine.
Queste ed altre cause di perdita di tempo concorrono a determinare una serie di
sintomi, tipici di una cattiva gestione del tempo, che includono: fare tutto di fretta e
con precipitazione; incapacità di scegliere tra alternative spiacevoli; affaticamento o
svogliatezza con molte ore di attività improduttiva; continua incapacità di rispettare le
scadenze; tempo insufficiente per il riposo o le relazioni interpersonali; la sensazione
di essere sopraffatti da richieste di dover fare ciò che non si desidera per buona parte
del tempo.
Una cattiva gestione del tempo è fonte di frustrazione, scarsa autostima e stress,
mentre una buona organizzazione del tempo minimizza significativamente molte delle
cause di perdita di tempo, e di conseguenza l’ansia, i tentativi di evitamento e lo
stress. In questa sezione esamineremo alcuni metodi di gestione del tempo, che
possono essere ricondotti a tre fasi:
* analisi e valutazione del modo in cui si utilizza il proprio tempo;
* individuazione delle priorità, ovvero degli obiettivi principali da perseguire,
decidendo che cosa è più importante e che cosa lo è meno;
* programmazione delle attività da svolgere, a breve e medio termine, eliminando i
compiti di bassa priorità.
L’introduzione di alcuni cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane può portare ad
un aumento del controllo sul tempo; tuttavia, è importante essere realistici sulla
quantità di tempo che saremo in grado di ricavare per noi. In altre parole, il
cambiamento può essere lento; non aspettiamoci cambiamenti rapidi dall’oggi al
domani, anche perché il “tempo libero” rimarrà un bene raro, indipendentemente da
quanto efficienti diventeremo. La valutazione iniziale del modo in cui impieghiamo il
nostro tempo richiederà 3 o 4 giorni, individuare gli obiettivi e le attività prioritarie
richiederà 1 o 2 giorni, mentre l’apprendimento delle tecniche di organizzazione del
tempo, e la relativa assimilazione nella routine quotidiana, può richiedere tra 1 e 6
mesi. La gestione del tempo è quindi un’abilità che si acquisisce e che richiede molta
disciplina ed un impegno costante.
Come utilizziamo il nostro tempo?
Innanzitutto, è importante conoscere come impieghiamo il nostro tempo: si tratta di
registrare tutto ciò che facciamo durante una giornata tipo. Sforziamoci di registrare
tutte le attività che svolgiamo: sebbene possa sembrare superfluo, ciò ci aiuterà a
stabilire se quello che facciamo è adeguato per raggiungere i risultati che ci siamo
prefissati.
Registriamo anche quello che facciamo quando non stiamo lavorando, inclusa
qualsiasi attività ricreativa.
Indichiamo anche per ciascuna attività quanto è importante per il raggiungimento dei
vostri obiettivi professionali e quanto efficacemente impieghiamo il nostro tempo per
realizzarla. Prendiamo anche nota di qualsiasi tipo di interruzione che si presenti (ad
esempio, interruzioni provocate da amici o da colleghi che chiedono un
appuntamento, incontri.... Alla fine elaboriamo i dati raccolti, raggruppandoli in
categorie di attività secondo le nostre esigenze personali: per esempio, sul lavoro
(socializzazione diretta o telefonica, attività di routine, lavori di bassa priorità, attività
importanti e
produttive, riunioni e incontri vari, viaggi per lavoro), nella vita privata
(socializzazione diretta o telefonica, televisione, hobbies, attività sportive, attività
ricreative e relazionali, attività sociali, politiche, di volontariato, di viaggio privati,
attività sessuale, mangiare e altri bisogni fisiologici, attività domestiche varie).
Le informazioni che abbiamo raccolto ci forniranno una base obiettiva con la quale
valutare la nostra efficacia nella gestione del tempo. In questa analisi è utile scriversi
che cosa desideravamo realizzare, elencando gli obiettivi specifici che volevamo
raggiungere nelle diverse aree, sia lavorative che personali. Verifichiamo poi se le
attività in cui ci siamo impegnati e la quantità di tempo che vi abbiamo dedicato ci
hanno aiutati a raggiungere i nostri obiettivi. Abbiamo dedicato troppo tempo ad
alcune attività che ci hanno consentito di raggiungere obiettivi di scarsa priorità?
Valutiamo anche quanto efficacemente abbiamo impiegato il vostro tempo. Quali
sono i nostri momenti più efficaci? Vi è qualche elemento costante per quanto
riguarda i momenti della giornata o i luoghi in cui ci troviamo che facilitano il
raggiungimento dei nostri obiettivi? Anche la gestione delle interruzioni è una abilità
fondamentale per la gestione del tempo. Quali e quante interruzioni subiamo?
Proviamo a fare qualche generalizzazione tra le interruzioni che siamo in grado di
controllare e quelle che ci risulta difficile controllare. Che cosa ci distrae mentre
stiamo lavorando, durante un momento libero, nella pausa mensa o dopo il lavoro? Vi
sono interruzioni che ci impediscono di iniziare o completare un lavoro che avevamo
programmato? Probabilmente, l’analisi del modo in cui impieghiamo il tempo ci farà
capire se ci stiamo impegnando in attività finalizzate al raggiungimento degli obiettivi
di maggiore priorità. Dovremmo anche acquisire maggiore consapevolezza delle
interruzioni che di fatto ci fanno sprecare tempo, perché ritardano o
impediscono l’espletamento dei compiti più importanti.
Stabilire le priorità
La seconda fase verso una organizzazione efficace del tempo riguarda la capacità di
stabilire la priorità delle diverse attività che, almeno in linea di principio, dovremmo
svolgere. Se proviamo ad elencare tutto ciò che dovremmo fare al lavoro, ci
renderemo immediatamente conto dell’impossibilità di trovare il tempo per
completarlo in maniera adeguata entro i termini previsti. È quindi importante,
soprattutto nei periodi di massimo carico di lavoro, iniziare a valutare le diverse
priorità delle attività che dobbiamo, o dovremmo svolgere.
Le priorità possono essere definite sulla base di quanto una data attività è essenziale
per il raggiungimento di un obiettivo: analogamente, anche gli obiettivi variano in
termini di priorità. Un altro modo di stabilire le priorità è quello di prendere in
considerazione i destinatari della nostra azione: la priorità delle richieste di un
superiore sarà probabilmente diversa dalla priorità delle richieste dei colleghi o degli
utenti. Un modo molto semplice per stabilire se qualcosa deve essere fatta consiste nel
chiederci (oppure nel chiederlo anche alla persona interessata): “Se non faccio questo,
qualcuno o qualcosa subirà un sensibile danno?” Se nessuno o niente ne risulta
significativamente danneggiato, allora il compito richiesto assume una bassa priorità.
La scadenza entro cui una data attività deve essere svolta è pure importante nella
valutazione delle priorità. In generale, mentre le attività con la massima priorità
saranno portate a termine quanto prima, le attività con la minima priorità verranno
realizzate soltanto se il tempo a disposizione lo consente.
Proviamo ora a stabilire i nostri obiettivi prioritari nel lungo (3-5 anni) e nel medio
periodo (dell’anno e del mese), specificando per ciascun obiettivo la relativa priorità
(A = massima, B =
media, C = bassa). Scegliamo per ciascuna categoria i 2 obiettivi più importanti:
questi sono gli obiettivi sui quali iniziare a lavorare, e che dovrebbero guidare le
nostre decisioni nella valutazione delle priorità e nella programmazione delle attività.
Passiamo quindi a stabilire la priorità delle diverse attività che dobbiamo svolgere a
breve termine, specificandone anche in questo caso la relativa priorità. Al termine di
questa attività, ci ritroveremo con i nostri obiettivi prioritari nel
medio e lungo periodo e con l’elenco delle attività che dovremmo svolgere nel breve
periodo. Possiamo ora passare alla programmazione delle nostre attività settimanali e
giornaliere.
Programmare il proprio tempo
La programmazione dettagliata del proprio tempo riduce l’insicurezza sul futuro, aiuta
ad affrontarlo, diminuisce l’esposizione agli imprevisti, aumenta la produttività,
l’efficienza e il senso di realizzazione personale. È probabile che, soprattutto nei
periodi di maggiore carico di lavoro, saremo in grado di gestire il nostro tempo in
maniera più efficace se utilizzeremo una programmazione settimanale e giornaliera.
Naturalmente, la programmazione del proprio tempo deve essere flessibile, in grado
cioè di prevedere gli imprevisti: uno degli aspetti più prevedibili delle professioni di
aiuto consiste proprio nella loro imprevedibilità. Prepariamoci quindi a dover
modificare la nostra programmazione: in questi casi dovremo tralasciare le attività
con minore priorità. Dovremo tenere sempre a mente che il tempo impiegato per fare
una cosa è tempo rubato ad un’altra.
Nelle attività professionali, come nella vita privata, non sono molti gli impegni
veramente importanti: il nostro compito è quello di individuare e concentrarci su ciò
che è veramente importante, per essere sicuri che venga effettivamente portato a
termine. Ciò che rimane fuori da questa selezione si prenderà cura da sé. In una
gestione manageriale di se stessi non c’è spazio per il perfezionismo: è invece
necessario rendersi conto che le risorse di tempo e di energie, sia personali che degli
altri, sono per definizione limitate, per cui è importante sapersi concentrare su ciò che
è veramente importante. Sarà quindi importante riuscire ad individuare e concentrarsi
su quel 20% che veramente conta, il cosiddetto principio di Pareto. Vilfredo Pareto,
economista e sociologo italiano (Parigi 1848 – Ginevra 1923), ha formulato una sorta
di Legge della distribuzione disuguale dei risultati, in base alla quale il 20% delle
nostre attività produce l’80% dei nostri risultati, e viceversa l’80 % delle nostre
attività produce il 20% dei nostri risultati. Il trucco sta quindi nel riuscire a
selezionare quel 20% di attività che ci consentono di massimizzare i nostri risultati.
Una volta individuate queste attività, è su queste che ci dobbiamo concentrare per
aumentare la nostra produttività.
Per la nostra programmazione settimanale e giornaliera, iniziamo elencando, in ordine
di priorità, gli obiettivi che vogliamo raggiungere entro la fine della settimana.
Individuiamo quindi tutte le attività necessarie, specificandone anche la priorità (A =
massima, B = media, C = bassa), il tempo che prevediamo richiederanno e il giorno in
cui le svolgeremo. Assicuriamoci che le diverse attività portino al raggiungimento
degli obiettivi prefissati: ciò richiede un’attenta analisi di tutte le diverse cose che
dovremo fare per raggiungere ciascun obiettivo.
Completiamo il piano settimanale di sabato o domenica, e quello giornaliero di sera,
prima di
ritornare al lavoro, altrimenti rischieremo di interferire con lo svolgimento delle
nostre normali
attività. Ricordiamoci sempre che la nostra programmazione deve essere flessibile:
programmiamo quindi soltanto il 50-60% del tempo settimanale, e l’80% del tempo
giornaliero, e teniamo il restante libero per far fronte agli imprevisti. Man mano che
completiamo le diverse attività, eliminiamole dalla lista, questo ci darà un senso di
realizzazione e concretezza.
Organizzazione del tempo
ALCUNE REGOLE NELL’ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO
* Compiliamo elenchi, evitando di essere ripetitivi, ma avendo sempre a portata di
mano la lista delle attività da svolgere.
* Suddividiamo le attività in categorie omogenee: ad esempio, telefonate, lettere,
colloqui, valutazioni.
* Proviamo sempre a stimare il tempo necessario a svolgere le diverse attività e a
prevedere
quando le svolgeremo.
* Scegliamo per ogni attività l’ora del giorno più adatta anche in rapporto al vostro
rendimento psicofisico.
* Controlliamo spesso la nostra lista delle attività, e rileggiamola ogni giorno di prima
mattina.
* Facciamo in modo che il nostro lavoro sia sempre organizzato, evitando le
programmazioni generiche: siamo specifici e dettagliati.
* Prima di impegnarci in una nuova attività, dedichiamo sempre del tempo a
programmarla: il tempo “perso” lo recupereremo ben presto in efficienza.
* Evitiamo le attività non pianificate e dettate solo dall’impulso o dall’urgenza.
* Costruiamoci un sistema di archiviazione e rispettiamolo, evitando però di
conservare tutto.
* Prevediamo sempre del tempo per la formazione e l’aggiornamento personale.
* Prevediamo sempre del tempo per noi stessi.
Una abilità importante da acquisire nella gestione del tempo è quella di saper dire
“no”, innanzitutto, nei confronti di qualsiasi persona, inclusi noi stessi, che possa
aspettarsi qualcosa da noi, soprattutto se è di scarsa priorità:può essere ben più
rischioso essere sempre a disposizione e soddisfare anche le richieste più
irragionevoli, semplicemente per il nostro bisogno di accettazione e approvazione e
per la nostra scarsa tolleranza alle critiche. Se abbiamo deciso di essere più assertivi
rifiutando le richieste di scarsa priorità nel tentativo di gestire meglio il nostro tempo,
in genere è bene informare i nostri colleghi affinché capiscano la nostra motivazione
per il raggiungimento di questo obiettivo.
Mantenere interessi extraprofessionali
Un’attenzione particolare nella gestione del tempo va dedicata agli interessi
extraprofessionali, che vanno mantenuti e difesi al fine di tutelare la nostra salute
psicofisica e consentire la rigenerazione delle energie necessarie per essere produttivi
ed efficienti nel lavoro. L’abbandono degli interessi personali extraprofessionali viene
spesso giustificato con il fatto che il lavoro assorbe troppo del nostro tempo e che
quando si rientra a casa si è troppo stanchi, fisicamente o mentalmente, per dedicarsi
ad altre attività, per cui gli impegni familiari e domestici finiscono per occupare tutto
il tempo restante. Prevedere nella programmazione settimanale e giornaliera del
tempo per se stessi e per i propri interessi personali extraprofessionali è invece
fondamentale nel controllo dello stress. Individuiamo le attività che preferiamo
svolgere quando siamo liberi dal lavoro (ad esempio, stare con gli amici, stare con
parenti o familiari, viaggiare, praticare uno sport, svolgere attività sociali o di
volontariato, praticare un hobby, leggere, studiare, riposare) e indichiamo a fianco di
ciascuna il tempo che vi abbiamo dedicato la settimana scorsa o il mese scorso.
Questo esercizio ci consentirà di verificare se stiamo dedicando un tempo sufficiente
ai nostri interessi extraprofessionali: se la verifica è negativa, è necessario che
dedichiamo particolare attenzione a questo aspetto nella nostra programmazione
futura.
Un’attenzione analoga dovremmo dedicarla anche alle nostre abitudini alimentari, con
l’obiettivo di destinare un tempo sufficiente per alimentarci in maniera equilibrata con
almeno tre pasti al giorno; all’esercizio fisico regolare, almeno due volte la settimana;
ai controlli medici, secondo l’età e il nostro stato di salute; e al riposo, sia notturno
che, eventualmente, pomeridiano.
ALCUNI “TRUCCHI” PER GUADAGNARE TEMPO
* Teniamo un elenco di compiti che possiamo svolgere in pochi minuti, anche in
ambienti rumorosi, e svolgiamoli quando stiamo aspettando l’inizio di una riunione o
di un colloquio.
* Utilizziamo il tempo per gli spostamenti: ad esempio, programmando un intervento
mentre siamo in treno o in autobus.
* Deleghiamo i compiti meno importanti ai figli, alla colf, alla suocera, ecc.
* Iniziamo ad alzarci mezz’ora o un’ora prima del solito, ed eventualmente andiamo a
letto mezz’ora o un’ora prima del solito.
* Evitiamo o riduciamo drasticamente il tempo dedicato alla televisione.
* -Abbandoniamo il perfezionismo, tutti commettono errori.
* -Quando abbiamo un compito della massima priorità da svolgere a breve termine,
impediamoci le vie di fuga:, lasciamo da parte le cose poco importanti, abbandoniamo
libri, riviste, giornali, TV, non usciamo per un gelato o qualche altro piacere di breve
durata, differiamo le commissioni che potremo fare più tardi o delegare ad altri.
* -Abbandoniamo il prima possibile le attività improduttive, ad esempio conversare al
telefono quando dobbiamo fare qualcosa di molto importante.
* Gettiamo subito tutta la posta inutile.
* Facciamo una cosa alla volta e portiamola a termine prima di passare ad una nuova
attività.
* Impegnamoci a rispettare la nostra programmazione anche quando non ne abbiamo
alcuna voglia: alcuni lavori devono essere svolti comunque.
Vincere la tendenza a procrastinare
Quello di procrastinare è un comportamento piuttosto strano, perché si sa bene di
dover portare a termine un dato compito, eppure si continua a ritardarlo senza
necessità, senza che qualcuno o qualcosa ci costringa a non completarlo. É vero che si
può essere estremamente stressati, che vi possono essere molti fattori di distrazione
nell’ambiente di lavoro, o che semplicemente non si ha voglia di dedicarsi a quel
compito: ma, in ultima analisi, si sa che dipende da noi portare a termine quel compito
e che è nei nostri interessi completarlo. In realtà, tutti procrastinano, senza eccezione:
comunque, alcuni lo fanno più di altri. Quello di procrastinare può essere un
comportamento positivo, se i tempi non sono ancora maturi per impegnarsi in un dato
compito, oppure se si sfrutta l’ansia determinata dall’approssimarsi di una scadenza
per rendere al meglio: diventa però negativo quando va contro i nostri interessi e
peggiora il nostro rendimento professionale.
La procrastinazione
ALCUNE TECNICHE PER VINCERE LA PROCRASTINAZIONE
* Dedichiamoci immediatamente al compito più difficoltoso e sgradevole.
* Suddividiamo il compito che stiamo rimandando in attività più semplici e facili da
gestire. Iniziamo ad impegnarci nel compito che tendiamo a differire almeno cinque
minuti al giorno e dopo qualche giorno prolunghiamo di altri cinque minuti, e così
via. Individuiamo la parte più difficile del compito e realizziamola per prima. Non
appena ci ritorna in mente di dover fare qualcosa che stiamo procrastinando,
facciamone immediatamente almeno una piccola parte.
* Facciamo qualsiasi cosa che contribuisca e ci impegni alla realizzazione del compito
che stiamo svolgendo.
* Premiamoci con qualcosa di piacevole, non appena finiamo di svolgere un compito
impegnativo.
* Penalizziamoci privandoci di qualcosa di piacevole o obbligandoci a qualcosa di
sgradevole, se continuiamo a non completare il compito.
* Facciamo un elenco di tutte le cose piacevoli che ci accadranno se smetteremo di
dilazionare un compito importante e ripassiamolo regolarmente.
* Facciamo un elenco di tutti gli effetti negativi della nostra procrastinazione e
ripassiamolo tutte le sere prima di dormire.

SITI MUSICALI DI INTERESSE PROFESSIONALE


www.sitimusicali.it
è un sito per ogni genere musicale che rimanda ad altri links
www.wuz.it
sito per la musica d'uso con rimandi a distribuzione,festivals,etichette discografiche
ecc. www.promart.it
calendario degli spettacoli di musica classica divisi per genere, nome esecutori ecc..da
tenere sott'occhio per essere sempre al corrente ed informati, con sezioni sugli
organizzatori, teatri ecc.
www.free-scores.com
sito per spartiti gratuiti
www.welcomeurope.com
www.cultura.marche.it
www.scorser.com
www.music-scores.com
http://imslp.org
www.dlib.indiana.edu
www.musicalchairs.info
TEST di verifica
Partendo dal postulato che nella scelta del lavoro non bisogna tralasciare le proprie
caratteristiche personali, quindi la propria personalità, il proprio carattere, è
necessario conoscere le nostre attitudini, i nostri tratti che ci contraddistinguono e le
nostre esigenze. “Senza consapevolezza nessun cambiamento per nessuno” (E.Bern)
Il primo passo è quindi quello di meditare su di noi e arrivare a delineare un quadro
che ci descrive.
1a domanda Cosa mi piace fare ? (dare tre risposte per ognuna)
2° domanda Quali sono le attività che mi riescono meglio? (dare tre risposte)
TEST sviluppato da L.ADANI
Da questo riquadro scegliere :
* 15 aggettivi che vi definiscono
* 15 aggettivi che non vi definiscono affatto
* 15 aggettivi che vi piacerebbe vi definissero
Sono/non sono/vorrei essere
Abile deciso introspettivo prudente
Accomodante diligente intuitivo puntuale
Accurato dinamico irremovibile rassicurante
Affidabile diplomatico irruento razionale
Aggressivo discreto leale realista
Ambizioso disponibile medidativo responsabile
Anticipatore dominatore meticoloso ricettivo
Aperto di vedute efficiente metodico riconoscente
Astuto entusiasta obbediente riflessivo
Automotivante esigente obbiettivo rigoroso
Autoritario estroverso onesto riservato
Avveduto fantasioso opportunista risoluto
Avventato fidato orgoglioso sensibile
Avventuroso forte originale sereno
Calcolatore freddo ottimista simpatico
Caparbio furbo parsimonioso sincero
Carismatico generoso paziente sofisticato
Cauto impulsivo perseverante sognatore
Coinvolgente inarrestabile perspicace solidale
Comunicativo indipendente pratico sostenitore
Concreto individualista preciso spregiudicato
Coscienzioso indulgente prepotente tenace
Costante ingegnoso professionale umile
Creativo insistente propositivo versatile
Curioso intraprendente protettivo vigile
A qusto punto possiamo azzardare un’ipotesi di progetto professionale basato su sei
aspetti da non sottovalutare:
1. Cosa voglio?(Quali sono i miei valori, desideri, interessi e motivazioni e quali sono
le mie aspettative?
2. Che risorse ho? (Quali sono le mie capacità e le mie competenze integrate alle mie
caratteristiche personale e al mio potenziale di crescita?)
3. Quali sono i miei punti di debolezza professionali?(mi interesa/posso svilupparli o
no?)
4. Quali sono i miei punti di forza e di debolezza economici? (qual è il mio budget a
disposizione e i tempi che ho a disposizione?)
5. Quali sono i miei impegni familiari o sociali? ( ho ostacoli familiari o sociali di cui
devo tener conto?)
6. Qual è il mercato del lavoro a cui mi rivolgo? ( quali dati economico/sociali e
professionali definiscono il mio mercato del lavoro?)
I quesiti sin ora sottoposti servono a far chiarezza in merito a:
1. Consapevolezza di se e delle proprie attitudini
2. Quale progetto professionale si intende avviare
3. A raccogliere informazioni sul lavoro che ci piacerebbe svolgere
A proposito del 3 punto i dati da acquisire sono nell’ordine:
Indagine sulle prospettive che il nostro percorso di studi ci offre
Schede predisposte dall’ISFOL(Istituto per la Formazione Professionale) scaricabili
dal sito http://orientaonline.isfol.it
1. Leggere la stampa specialistica
2. Navigare nel web
3. Amicizie e conoscenze
4. Docenti, che solitamente sono professionisti sul mercato e possono indicare le
strategie più collaudate
5. Siti di riferimento
A questo si unisce la conoscenza del mercato in cui collocheremo il nostro progetto
professionale :
1. Dati economici
2. Dati sociali
3. Trend di mercato
4. Imprese,aziende,società,fondazioni,enti,dimensioni e tipologie
5. Novità del mercato (soggetti che nascono e che muoiono)
6. Professioni presenti
7. Tipologie contrattuali frequenti
PRINCIPALI SITI DI LAVORO www.monster.it www.cliccalavoro.it
www.talentfinder.it www.click4talent.it www.jobonline.it www.stepstone.it
www.perlavoro.it www.lavorare.net
per i siti di settore si rimanda ad apposito elenco
Una proposta diversa per ogni interlocutore
Abbiamo detto nella lezione precedente che dobbiamo considerarci come un prodotto
da vendere con un packaging di tutto rispetto per meglio presentarci al futuro
cliente/interlocutore. Per promuoversi quindi sul mercato è necessario proporsi
attivamente stimolando quel tanto o poco che c’è in ognuno di noi di “commerciale”
Bisogna quindi “spingere il prodotto fino al punto di renderlo interessante e unico per
il compratore , non serve essere dei maghi delle vendite, ma bisogna procedere con
metodo una strategia in linea con le caratteristiche del prodotto e dell’interlocutore.
Personalizzare la comunicazione:perché per promuovere un prodotto qualsiasi e
quindi la nostra professionalità bisogna riflettere su:
1. I clienti che potrebbero essere interessati e i loro bisogni
2. I canali per contattarli
3. Le parole per presentarsi nel modo migliore
4. Le argomentazioni da proporre
5. I concorrenti e le loro caratteristiche
6. Il valore del prodotto (stipendio e inquadramento!)
Principali strumenti di promozione:
1. Autocandidatura
2. Rete di conoscenze
3. Inserzioni
4. Rapporto con le associazioni
5. Per i giovani al primo lavoro “lo stage”