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Introduzione al corso | Pag.

Formazione dei lavoratori – modulo base


Introduzione al corso
In questo video conosceremo NAPO: l’eroe di una serie di film d’animazione coprodotta
da un consorzio di istituzioni europee, con l’obiettivo di presentare temi importanti sulla
sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro in maniera comunicativa e divertente.
Si tratta di un personaggio simpatico, ma distratto.
NAPO rappresenta simbolicamente la figura del lavoratore che può cadere vittima di
situazioni che sfuggono al suo controllo.

In questo modulo vedremo il video «Chi ben comincia … lavora in sicurezza».


In questo corso affronteremo le tematiche relative alla sicurezza sul lavoro. Ricordiamo
che la normativa vigente prevede l’obbligo per il datore di lavoro di formare tutti i
lavoratori in merito alla propria sicurezza ed a quella relativa agli ambienti di lavoro in cui
essi operano. L’accordo stato regioni province autonome di Trento e Bolzano prevede poi
quali sono le modalità di erogazione e fruizione dei momenti formativi indicandone
tempi, contenuti e modalità.
In particolare è stato stabilito che tutti i lavoratori debbano avere 4 ore di formazione
generale e – a seconda delle tipologie di attività esercitata e dei rischi presenti sul luogo di
lavoro – ulteriori quattro, otto o dodici ore di formazione specifica.
Punto fondamentale per il percorso che stiamo svolgendo è quello di comprendere il
significato di quanto proposto. Tutto ciò può avvenire dal comprendere il significato della
parola sicurezza.
La sicurezza (dal latino «sine cura»: senza preoccupazione) può essere definita come la
"conoscenza che l'evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati". In termini più
semplici è: sapere che quello che faremo non provocherà dei danni.
La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli. In senso assoluto, si tratta di un concetto
difficilmente traducibile nella vita reale anche se l'applicazione delle norme di sicurezza
rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi e di incidenti e si traduce sempre in una
migliore qualità della vita.

Nel termine italiano sicurezza sono sottintesi due distinti concetti che in altre lingue sono
espressi da parole differenti. Il termine inglese security corrisponde alla sicurezza intesa
come protezione da atti intenzionali che potrebbero ledere cose o persone, mentre il
termine safety riguarda la sicurezza delle persone, intesa come loro incolumità fisica.

Cerchiamo ora di capire in cosa consiste la sicurezza sul luogo di lavoro.


La sicurezza sul luogo di lavoro consiste in tutta quella serie di misure di prevenzione e
protezione (tecniche, organizzative e procedurali), che devono essere adottate dal datore
di lavoro, dai suoi collaboratori (dirigenti e preposti), dal medico competente e dai
lavoratori stessi.
Introduzione al corso | Pag. 2

Le misure di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori hanno il fine di migliorare
le condizioni di lavoro, ridurre la possibilità di infortuni ai dipendenti dell'azienda, agli
altri lavoratori, ai collaboratori esterni ed a quanti si trovano, anche occasionalmente,
all'interno dell'Azienda.
Misure di igiene e tutela della salute devono essere adottate al fine di proteggere il
lavoratore da possibili danni alla salute come infortuni sul lavoro e malattie professionali,
nonché la popolazione generale e l'ambiente.

L’ultimo concetto che vogliamo affrontare in questo primo modulo riguarda gli aspetti
legati alla definizione di luogo di lavoro.
Per luogo di lavoro, tutelato dalla normativa antinfortunistica, deve intendersi qualsiasi
posto in cui il lavoratore acceda, anche solo occasionalmente, per svolgervi le mansioni
affidategli, ovvero il riferimento ai ‘luoghi di lavoro’ ed ai ‘posti di lavoro’ riguarda
qualsiasi posto - accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro - nel quale
concretamente si svolga l'attività lavorativa, anche per brevi periodi.
Evoluzione della normativa| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Evoluzione della normativa
Analizziamo brevemente gli aspetti che hanno portato – nel tempo – alla formulazione
della normativa attualmente in vigore.
Le prime norme in materia di prevenzione degli infortuni e per la sicurezza sul lavoro
sono state emanate negli anni ‘50, tra quelle più importanti citiamo il Decreto del
Presidente della Repubblica – ovvero D.P.R. – numero 547 del 1955 relativo alle norme per
la prevenzione degli infortuni sul lavoro, il D.P.R. 164 del ’56 relativo alla prevenzione
degli infortuni nel settore delle costruzioni e dello stesso anno il D.P.R. 303 riportante le
norme generali per l’igiene del lavoro.

Numerose le leggi che si sono succedute, ma il numero degli incidenti sul lavoro e la
necessità di invertire la tendenza in atto non era solo un problema italiano, esso
riguardava tutti i paesi europei. Nell’arco di un decennio gli incidenti al posto di
diminuire erano sensibilmente aumentati. Tra la fine del 1989 ed il 1990 l’Unione Europea,
allora CEE (Commissione Economica Europea), emana di conseguenza le prime direttive
di carattere sociale che riguardano la tutela e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.

In Italia la Direttiva viene recepita con il Decreto Legislativo numero 626.


Si tratta di un sistema basato sulla partecipazione attiva e la collaborazione di diversi
soggetti che operano nell’ambiente di lavoro.

Merito principale del decreto legislativo 626 del 1994 è stato quello di aver recepito in un
unico documento le 8 principali direttive sociali europee sulla salute e la sicurezza sul
lavoro.
Il decreto legislativo 626 recepisce pertanto le 8 direttive sociali europee che sono entrate a
pieno titolo nella legislazione italiana ben 5 anni dopo la prima direttiva europea che risale
al 1989.

Il decreto legislativo 626, recepimento italiano delle direttive europee, ha subìto dopo la
sua emanazione una serie di continue modifiche.
L’innovazione principale riguardava la “partecipazione attiva” e la “collaborazione” di
più soggetti e figure aziendali.
Tra i cambiamenti principali, invece troviamo per esempio la politica della sicurezza e la
valutazione dei rischi.

Un aspetto innovativo del decreto 626 riguarda il passaggio da una logica


prevalentemente assicurativa, basata sul risarcimento del danno, ad un’azione che mette al
primo posto, nella sicurezza sul lavoro, la prevenzione.
Evoluzione della normativa| Pag. 2

Il decreto individua una procedura di prevenzione, da attuarsi in tutte le Aziende con


riferimento a tutti gli ambienti in cui si svolgono attività lavorative, compresi quelli
all'aperto o esterni all'Azienda.

In questo nuovo approccio c'è un passaggio dalla sicurezza oggettiva alla sicurezza
soggettiva mediante una maggiore attenzione alle risorse umane, alla loro formazione ed
organizzazione.

Nel 1996, tra le altre cose, il decreto legislativo 494 introduce le figure del Responsabile
Lavori, del coordinatore per la sicurezza, nonché l’obbligo di elaborazione del Piano di
Sicurezza e Coordinamento e del Piano Operativo di Sicurezza.
Punto fondamentale diviene anche la responsabilità del Committente.

Dopo questo breve excursus normativo arriviamo al 2008 con il decreto legislativo numero
81 che unifica tutte le leggi abolendo i decreti degli anni ’50, il decreto legislativo 626, il
decreto 494, ecc.
Il decreto legislativo numero 81 del 2008 è stato successivamente modificato ed aggiornato
dal decreto legislativo numero 106 del 2009 e successivi.

Vediamo ora la struttura del decreto legislativo 81. E’ formato da 306 articoli, 13 titoli e 51
allegati. Si tratta di un decreto che ha coordinato, riordinato e riformato le principali
norme in materia di sicurezza sul lavoro. Si potrebbe quasi parlare di un “codice della
salute e della sicurezza sul lavoro”

Come si evince dalla slide e, come già precedentemente affermato, il decreto legislativo 81
è composto da 13 titoli.
All’interno del Titolo primo troviamo le disposizioni generali, il sistema istituzionale, la
gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro e le disposizioni penali.
Nel capo terzo, nello specifico, si affrontano le tematiche relative alle misure di tutela e
obblighi, alla valutazione dei rischi, al servizio di prevenzione e protezione, alla
formazione informazione ed addestramento e varie altre tematiche.
Sulla destra della slide invece troviamo gli altri titoli tra i quali citiamo il titolo secondo
per quanto riguarda i luoghi di lavoro, il titolo terzo in riferimento alle attrezzature e DPI.
I cantieri temporanei e mobili vengono invece trattati all’interno del titolo quarto.
Dal titolo quinto in poi si parla invece di segnaletica di sicurezza, attrezzature e
videoterminali, agenti fisici tra i quali citiamo rumore e vibrazioni, sostanze pericolose,
agenti biologici, atmosfere esplosive, ed infine disposizioni di procedura penale e
disposizioni finali.

Tra le principali modifiche, emerge:


- il coinvolgimento di tutti i lavoratori senza alcuna distinzione di contratto di lavoro
- l’inasprimento delle sanzioni
- il rafforzamento del ruolo del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
- l’obbligo di formazione per tutti i soggetti e relativo aggiornamento periodico.
Concetto di pericolo, rischio e danno| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Concetto di pericolo, rischio e danno
Quando si parla di rischio bisogna partire dal presupposto che non esiste attività umana
priva di rischio in senso assoluto. Il fatto stesso di essere esposti al sole, per esempio, è di
per se una potenziale fonte di rischio per la salute.
Dobbiamo quindi concentrarci sulla probabilità di accadimento di un evento indesiderato.

Il verificarsi di un danno significativo è sempre associato al verificarsi di numerose


anomalie che producono danni solo lievi o nulli. Gli studi dimostrano che ogni mille
incidenti, tre sono infortuni con conseguenze rilevanti, ottantotto sono infortuni con effetti
minori ed i restanti sono cosiddetti quasi infortuni o quasi incidenti ossia episodi che, pur
avendone il potenziale, non hanno prodotto danni.
Ai fini della valutazione dei rischi, i quasi infortuni vanno quindi considerati, al pari degli
infortuni veri e propri, indicatori di rischio né più nè meno degli eventi che hanno
prodotto infortuni.
Si definisce quasi infortunio qualsiasi evento, correlato al lavoro, che avrebbe potuto
causare un infortunio o danno alla salute o morte ma, solo per puro caso, non lo ha fatto.
Si tratta dunque di un evento che ha in sé la potenzialità di produrre un infortunio ma non
lo fa solo per casualità.

Ma vediamo nello specifico cosa intendiamo quando parliamo di pericolo, rischio e danno.
Il pericolo è una proprietà intrinseca non legata a fattori esterni, si tratta di una situazione,
un oggetto, una sostanza od altro, che per le sue proprietà o caratteristiche ha la capacità
di causare danno alle persone.
Con la parola rischio si intende invece la probabilità che accada un certo evento capace di
causare danno. Il rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità
che essa si trasformi in un danno. Il rischio è un concetto probabilistico.
Infine per danno si intende invece qualunque conseguenza negativa derivante dal
verificarsi di un evento.

Per misurare il rischio spesso si usa la relazione R=PxD dove la lettera R rappresenta il
rischio, la lettera P rappresenta la probabilità o la frequenza del verificarsi delle
conseguenze ed infine la D rappresenta la magnitudo ossia la gravità delle conseguenze
ovvero il danno ai lavoratori.
Solitamente, per esprimere P e D vengono utilizzate delle scale di probabilità ed una
matrice che permette di effettuare l’analisi dei dati.

Per meglio capire i concetti precedentemente esposti, riteniamo sia importante presentare
alcune situazioni che illustrino il significato di pericolo, rischio e danno.
La prima situazione non è direttamente collegata all’ambiente di lavoro ma probabilmente
ci aiuta meglio a comprendere questi concetti.
Concetto di pericolo, rischio e danno| Pag. 2

Partiamo da una situazione che vede la presenza di buche sulla sede stradale.

In questo caso la presenza delle buche unite ad una guida non corretta come potrebbe
essere per esempio l’alta velocità, comporta quello che viene normalmente definito
pericolo.
A questo punto dobbiamo abbinare il conseguente rischio.

Dall’immagine risulta evidente che l’associazione di una strada con presenza di buche con
l’alta velocità, comporta un rischio di incidente elevato. A questo punto andiamo ad
identificare il danno.

Naturalmente si può ipotizzare un danneggiamento del veicolo con conseguente necessità


di intervento del carroattrezzi. Se volessimo ampliare le ipotesi di danno, si potrebbero
vedere coinvolti anche altri veicoli o le stesse persone.
In questo caso si avrebbero danni fisici anche alle persone e non solo al mezzo.

Ma passiamo ora ad analizzare un ambiente di lavoro vedendo vari esempi.


Questa prima situazione è legata all’utilizzo di videoterminali.

L’operatore sta svolgendo la propria attività lavorativa in una situazione che vede un
posizionamento scorretto dell’operatore stesso nonché l’utilizzo di attrezzature – in
questo caso il riferimento va allo sgabello – non idonee all’attività nonché un’errata
sistemazione del monitor.

Ecco allora che la prolungata postura scorretta comporta dei rischi per l’addetto al
videoterminale. Tali rischi possono riguardare per esempio l’apparato muscolo-scheletrico
oppure l’apparato visivo.

I danni derivanti dall’uso del videoterminale si sostanziano in un affaticamento visivo


(astenopia) e un affaticamento all’apparato muscolo-scheletrico.

Prendiamo ora in esame un’ulteriore situazione. Si parla di utilizzo di prese e spine e


pertanto può valere sia per gli ambienti di lavoro tradizionali che per gli uffici.

Il pericolo deriva per esempio dall’utilizzo indiscriminato di ciabatte, cordoni


prolungatori, prese multiple – le famose triple – e similari.

In questo caso il rischio è quello di surriscaldamento ma anche di folgorazione durante il


collegamento e lo scollegamento di prese e spine.

Ecco allora che, per quanto riguarda il danno, parleremo di incendio o elettrocuzione.
Concetto di pericolo, rischio e danno| Pag. 3

Passiamo ora ad una situazione molto più complessa e classica purtroppo all’interno di
cantieri edili e parliamo di lavori in quota.
Si tratta del classico cantiere dove vengono eseguite delle lavorazioni in assenza di
protezioni.

Il pericolo è pertanto l’assenza della protezione collettiva o individuale del lavoratore.

Il rischio è la caduta dall’alto.

Ed il danno purtroppo è molto evidente.


Concetto di prevenzione| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Concetto di prevenzione
Riprendiamo ora i concetti già precedentemente visti di pericolo rischio e danno andando
ad aggiungere quelli che sono gli aspetti legati alla prevenzione.
Dal punto di vista della definizione, per prevenzione si intende il complesso delle
disposizioni o misure necessarie per evitare o diminuire i rischi nel rispetto della salute
della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno.
Vi è poi la necessità di una protezione che è invece la difesa contro ciò che potrebbe recare
danno.

Riprendiamo gli esempi già visti nel modulo precedente per riproporre l’aspetto relativo
alla prevenzione.
Pensiamo all’esempio legato alla guida dei veicoli.

In questo caso il pericolo era legato alla presenza di buche sulla sede stradale e/o all’alta
velocità. Il rischio era connesso proprio a questi fattori ed il danno che in questo caso
avevamo ipotizzato essere all’autoveicolo.
Ma qual è la prevenzione da adottare per ridurre e/o evitare il danno?

Sicuramente la manutenzione ordinaria della sede stradale, unita ad un abbassamento


della velocità, comporta certamente un miglioramento ed una riduzione, probabilmente
totale, del rischio con eliminazione del danno.
Anche solo uno dei due fattori, se analizzati singolarmente, può diminuire il rischio e
comportare una riduzione del danno. Il rischio infatti può essere ridotto sia con un
abbassamento della velocità, anche in presenza di buche, che con una velocità elevata però
in assenza delle buche sulla sede stradale.

Ecco allora tutta la nostra sequenza che adesso può essere considerata completa. Si parte
infatti dal pericolo per poi passare al rischio, al danno ed infine alla prevenzione.

Proseguiamo ora cercando di capire anche per le altre situazioni precedentemente


visionate, come dobbiamo comportarci dal punto di vista preventivo.
La situazione in questo caso riguardava lo svolgimento di un’attività al videoterminale.

L’uso scorretto di un computer e l’assunzione di una postura errata possono portare come
conseguenza ad avvertire un affaticamento visivo e all’apparato muscolo-scheletrico.

Ecco allora che la prevenzione sarà determinata dall’utilizzo di una seduta idonea, da un
corretto posizionamento dell’attrezzatura, dall’esecuzione di esercizi fisici e magari da
un’esposizione meno prolungata e con pause più o meno frequenti.
Concetto di prevenzione| Pag. 2

Anche in questo caso viene riportata la sequenza completa.

Un’ulteriore situazione precedentemente analizzata riguarda l’utilizzo di prese e spine.

In questo caso il pericolo era rappresentato da un sovraccarico della ciabatta che


rappresentava un rischio di incendio e/o elettrico ed il danno era rappresentato proprio
dall’incendio e dalla folgorazione.

La prevenzione in questo caso consiste in una serie di indicazioni per gli operatori che
utilizzano gli impianti elettrici tra le quali ricordiamo: il divieto di utilizzo delle triple, se
non per brevi momenti, ed il carico elettrico presente sulla ciabatta deve essere idoneo alla
portata della ciabatta stessa.

Nuovamente ricordiamo la sequenza completa di pericolo, rischio, danno e prevenzione.

Ultima situazione analizzata riguardava l’attività di lavori in quota all’interno di un


cantiere.

E’ evidente come in questo caso il pericolo era rappresentato dalla lavorazione in assenza
di protezioni, il rischio dalla caduta dall’alto e come danno la morte del lavoratore.

Chiaramente la prevenzione riguarda l’adozione di sistemi di protezione collettiva quali


parapetti o altro che servono ad evitare la caduta dall’alto. Dove ciò non fosse possibile si
dovranno utilizzare dispositivi di protezione individuale.

Ecco allora l’ultima sequenza completa di questo modulo.


Concetto di organizzazione della prevenzione:
diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti della sicurezza| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Concetto di organizzazione della prevenzione:
diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti della
sicurezza
Rivediamo ora NAPO in: «Lavoriamo insieme». Il video vuole evidenziare come,
attraverso il lavorare insieme, manager e lavoratori possono creare un luogo di lavoro più
sicuro, più sano e più produttivo, basato su un approccio collaborativo mirato a migliorare
la cultura della sicurezza.
E’ importante coinvolgere sempre tutte le figure aziendali al fine di parlare insieme,
ascoltare le reciproche preoccupazioni, risolvere i problemi, condividere i vari punti di
vista e le informazioni.

Nell’immagine presentata viene riassunto graficamente un organigramma «tipo» della


sicurezza. Troviamo pertanto tutte le figure coinvolte ai fini dell’organizzazione della
prevenzione all’interno di un’azienda a partire dal datore di lavoro affiancato anche dal
medico competente e dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione. A cascata
troviamo il dirigente, il preposto e il lavoratore. Per ultimi ma certamente non per
importanza, il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e l’addetto alle emergenze.
Nei prossimi moduli andremo ad approfondire le singole figure analizzando, per ciascuna
di esse, i diritti, i doveri e le sanzioni a proprio carico.
Datore di lavoro| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Datore di lavoro
La prima figura che andremo ad analizzare nel dettaglio riguarda la figura del Datore di
Lavoro.

Il datore di lavoro è il titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, il soggetto che,
secondo il tipo e l'assetto dell'organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria
attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell'unità produttiva in quanto
esercita i poteri decisionali e di spesa.
La definizione di datore di lavoro porta a compimento la separazione tra la
strumentazione civilistica e la materia prevenzionistica.
Datore di lavoro civilistico è colui che è titolare del rapporto contrattuale di lavoro mentre
il datore di lavoro prevenzionistico è colui che risulta realmente titolare dei poteri
decisionali e di spesa e che agisce sull’intero complesso aziendale.

Il datore di lavoro è il primo responsabile aziendale in materia di sicurezza ed igiene del


lavoro.
Mentre alcune sue responsabilità possono essere delegate ad uno o più dirigenti con
apposita delega, alcuni obblighi non possono invece essere delegati. In particolare non
sono delegabili l’effettuazione della valutazione dei rischi e la designazione del
responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

Nelle prossime slide analizzeremo una serie di obblighi del datore di lavoro. C’è da
precisare che tali obblighi, a differenza di quelli precedentemente citati, possono essere
attribuiti anche al dirigente.
Il datore di lavoro deve nominare il medico competente che si occuperà della sorveglianza
sanitaria dei lavoratori; deve tenere conto delle capacità e delle condizioni dei lavoratori
prima di affidargli determinati compiti e deve designare preventivamente i lavoratori
incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi.

Sulla base della valutazione dei rischi e, sentito il responsabile del servizio di prevenzione
e protezione, il datore di lavoro deve fornire idonei Dispositivi di protezione individuale
(D.P.I.). ai lavoratori.
Un ulteriore obbligo riguarda il vietare l'accesso a determinate aree ad alto rischio ai
lavoratori che non hanno ricevuto adeguate istruzioni e uno specifico addestramento. Per
l’accesso a determinate aree dove i lavoratori possono essere soggetti a gravi rischi, è
infatti previsto l’obbligo di specifico addestramento oltre che l’effettuazione di una
specifica formazione/informazione per i lavoratori che vi dovranno accedere.
Tutti i lavoratori devono inoltre essere richiamati dal datore di lavoro all’osservanza delle
norme in materia di sicurezza.
Datore di lavoro| Pag. 2

Compito del datore di lavoro è quello di inviare i lavoratori ad effettuare la visita medica
secondo quanto previsto dal protocollo sanitario. Ricordiamo che il protocollo sanitario è
un documento redatto dal medico competente che riporta la cadenza delle visite mediche
nonché gli accertamenti sanitari a cui dovranno sottoporsi le varie figure presenti in
azienda.
Ulteriore obbligo del datore di lavoro è quello di adottare tutte le misure per il controllo
delle situazioni di rischio in caso di emergenza affinché in caso di pericolo grave,
immediato ed inevitabile, i lavoratori possano abbandonare in modo immediato il luogo
di lavoro o la zona pericolosa.

Sempre tra i compiti del datore di lavoro ricadono l'informazione (esempio attraverso la
distribuzione di volantini, opuscoli, ecc..) , la formazione (esempio lezioni in aula) e
l'addestramento (esempio prove pratiche) dei lavoratori.
In caso di pericolo grave ed immediato il datore deve astenersi dal richiedere ai lavoratori
di riprendere le loro attività.

Il Datore di lavoro deve consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante


dei lavoratori per la sicurezza, l'applicazione delle misure di sicurezza e di protezione
della salute. Inoltre deve consegnare tempestivamente allo stesso rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, una copia del documento di valutazione dei rischi.

Il datore di lavoro prende inoltre appropriati provvedimenti per evitare che le misure
tecniche adottate possano causare rischi per la salute della popolazione o deteriorare
l’ambiente esterno verificando periodicamente che vi sia assenza di rischio.
Inoltre deve comunicare all’INAIL i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino
l’assenza di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

Tra i numerosi compiti del datore di lavoro ricade anche la comunicazione all’I.N.A.I.L.
dei dati relativi agli infortuni sul lavoro, la consultazione del rappresentante dei lavoratori
per la sicurezza e l’adozione delle misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e
dell’evacuazione dei luoghi di lavoro.

Il datore di lavoro deve munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento in caso di


appalto/subappalto.
In tutte quelle realtà ove prestano l’attività più di 15 lavoratori è obbligatorio convocare la
riunione periodica.
Ulteriore obbligo riguarda l’aggiornamento delle misure di prevenzione se vi sono
mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza
sul lavoro.

Annualmente devono inoltre essere comunicati all’INAIL i nominativi dei rappresentanti


dei lavoratori per la sicurezza.
Datore di lavoro| Pag. 3

Altro obbligo in capo al datore di lavoro consiste nel vigilare affinché i lavoratori
sottoposti a sorveglianza sanitaria non effettuino l'attività lavorativa specifica senza il
prescritto giudizio di idoneità.

Per ultimo, ma certamente non per importanza, il datore di lavoro deve provvedere
affinché:
- i luoghi di lavoro siano conformi alla normativa vigente
- le vie di circolazione che conducono ad uscite d’emergenza siano sgombere
- i luoghi di lavoro, gli impianti, i dispositivi di sicurezza, ecc. vengano sottoposti a
regolare manutenzione

Il datore di lavoro può delegare le sue funzioni. La delega di funzioni, ove non
espressamente esclusa, è ammessa con i seguenti limiti e condizioni:
- che vi sia atto scritto recante data certa e accettazione da parte del delegato;
- che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza;
- che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione, controllo e
autonomia di spesa necessaria;
- che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.
Chiaramente la delega non esclude il datore di lavoro dall'obbligo di vigilanza sul corretto
espletamento da parte del delegato delle funzioni a lui trasferite.

Come già precedentemente accennato, è meglio precisare ancora una volta che il datore di
lavoro non può assolutamente delegare la valutazione dei rischi con la conseguente
elaborazione del documento di valutazione dei rischi e la designazione del responsabile
del servizio di prevenzione e protezione.

Le sanzioni a carico del datore di lavoro previste dal decreto legislativo 81 del 2008 sono
sia di tipo penale quali arresto, arresto o ammenda, ammenda che di tipo amministrativo
ovvero sanzioni amministrative pecuniarie.

Citiamo un paio di esempi di sanzione a carico del datore di lavoro: per la mancata
redazione del documento di valutazione dei rischi o la mancata nomina del responsabile
del servizio di prevenzione e protezione è punito con l’arresto da tre a sei mesi o con
l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro.

Per non aver fornito adeguata informazione ai lavoratori è invece punito con l’arresto da
due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.200 a 5.200 euro. Come si evince, si tratta di
sanzioni piuttosto pesanti a carico del datore di lavoro.
Dirigente| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Dirigente
Parliamo adesso della figura del dirigente.

Il dirigente è colui che in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e


funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di
lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa.
In relazione ai ruoli di vertice, il dirigente in prevenzione non è necessariamente il
dirigente nei termini inquadramentali. Lo status dirigenziale ai fini della sicurezza è
attribuito a chi, ai vertici della piramide gerarchica, è assegnatario di prerogative incidenti
sull’organizzazione del lavoro. Pertanto, per il dirigente prevenzionistico, così come per il
datore di lavoro, è l’effettività dei comportamenti che definisce i ruoli.
Per la definizione di dirigente viene in ausilio la nozione elaborata dalla giurisprudenza
secondo la quale per “dirigente” si intende un lavoratore che con la sua attività influisca
sull’intera azienda o su una parte rilevante di essa, quindi una figura che è subordinata
solo al datore di lavoro.

Gli obblighi in materia di salute e sicurezza fanno capo congiuntamente al Datore di


lavoro o ai Dirigenti secondo la massima: “una medesima obbligazione più persone”.
E’ doveroso osservare come alcuni compiti, se svolti dal Dirigente, devono essere affidati
con specifica Delega.
Altri compiti sono obbligatori senza nessuna delega da parte del Datore di lavoro.

Gli obblighi del dirigente, ad eccezione dei doveri propri ed esclusivi del datore di lavoro
(valutazione dei rischi e nomina responsabile del servizio di prevenzione e protezione),
hanno un contenuto identico a quello degli obblighi richiesti per il datore di lavoro,
differenziandosi solo sotto un profilo quantitativo nella misura in cui il dirigente è tenuto
all’adempimento soltanto nei limiti delle attribuzioni e competenze conferite.
Non è possibile, pertanto, distinguere tra datore di lavoro e dirigente prendendo in
considerazione gli obblighi di cui gli stessi sono tenuti.

Ciò che allora è importante applicare, è il principio dell’effettività secondo cui le posizioni
di garanzia gravano altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti
in concreto i poteri giuridici riferiti a ciascuno dei soggetti ivi definiti.
E’ allora di primaria importanza capire chi è realmente il dirigente per poter desumere
cosa deve fare, quindi verificare se la responsabilità del datore di lavoro sia cumulativa o
alternativa e se permangono e a quali condizioni, residui obblighi di vigilanza.

L’unico criterio adottato per l’individuazione del dirigente sembra essere quello
funzionale, dal che discende l’irrilevanza dell’inquadramento contrattuale.
Dirigente| Pag. 2

In questo senso può succedere che soggetti normalmente qualificati come dirigenti a fini
retributivi e di carriera non ricoprano tale qualifica ai fini della sicurezza; al contrario è
facile imbattersi in figure che, seppure prive della corrispondente qualifica o, addirittura
esterne all’azienda, abbiano i poteri e le caratteristiche necessarie all’assunzione di
obblighi a fini prevenzionistici.
Bisogna allora approfondire meglio la definizione di dirigente.

La definizione pone dei requisiti ben specifici che devono ricorrere cumulativamente per
l’assunzione della qualifica di dirigente:
1. In primo luogo è richiesto che il dirigente svolga le proprie funzioni in virtù di
specifiche competenze professionali. Le competenze professionali si riferiscono alle
caratteristiche della funzione svolta e non alle capacità ed alle conoscenze in materia di
sicurezza che risultano essere solo una conseguenza.
2. Per essere tale, il dirigente, deve anche essere dotato di poteri gerarchici, ovvero
deve essere nelle condizioni di fatto e di diritto per esercitare l’autonomia decisionale.
3. Ulteriore requisito richiesto è l’esercizio dei poteri funzionali secondo cui risultano
strettamente correlati l’esercizio di poteri con l’attribuzione di responsabilità poiché non
può esservi responsabilità se l’obbligo non ottemperato deriva da poteri non inerenti alla
funzione svolta.
4. Nella stessa direzione si colloca il requisito dell’adeguatezza: oltre alla competenza
professionale, i descritti poteri gerarchici e funzionali devono essere adeguati alla natura
dell’incarico.
A differenza della definizione di datore di lavoro, è assente nella definizione di dirigente,
qualsiasi accenno all’autonomia di spesa. Ovviamente, se l’autonomia di spesa non
costituisce un requisito indispensabile della nozione di dirigente, questo non significa che
la stessa non possa essere prevista.

Le sanzioni previste dal decreto legislativo 81 del 2008 sono sia di tipo penale quali
arresto, arresto o ammenda, ammenda che di tipo amministrativo ovvero sanzioni
amministrative pecuniarie.

Il dirigente per esempio può essere punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da
2.000 a 6.600 euro per non aver custodito presso l’unità produttiva il documento di
valutazione dei rischi

Oppure può essere punito con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro per non aver consentito ai
lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza,
l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute
Preposto| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Preposto
Analizziamo in questo modulo la figura del preposto.

La definizione di preposto ha recepito contenuti giurisprudenziali e dottrinali elaborati nel


corso degli anni ed è oggetto di diverse sentenze della cassazione penale secondo cui:
- la figura del preposto, che sovrintende alle attività svolge anche funzione di
supervisore e controllo sulle attività lavorative
- i preposti sono colori i quali vigilano sull’attività lavorativa degli altri dipendenti,
per garantire che essa si svolga nel rispetto delle regole prevenzionali, e che sono forniti di
un limitato potere di impartire ordini ed istruzioni, di natura meramente esecutiva
- il preposto, in quanto dotato di poteri di organizzazione del lavoro, è soggetto
gravato di una posizione debitoria di garanzia nei confronti dei lavoratori, sotto il profilo
della vigilanza e del controllo
- preposto è colui che, nel suo settore, prende decisioni e sovrintende al lavoro
eseguito da altri, pur potendo, ove occorra, contribuire alla realizzazione dello stesso
- preposto è colui che soprintende a specifici reparti e settori

Il preposto non ha il compito di adottare le necessarie misure di prevenzione, ma di fare


osservare quelle che sono state predisposte da altri (datore di lavoro e dirigente),
intervenendo con le proprie direttive ad impartire le cautele da osservare.

Tra i principali compiti il preposto è tenuto a sovrintendere e vigilare sull’osservanza degli


obblighi da parte di tutti i lavoratori quali ad esempio le disposizioni aziendali in materia
di salute e sicurezza sul lavoro e l’uso dei mezzi di protezione collettivi ed individuale
messi a loro disposizione e, in caso di persistenza dell’inosservanza è tenuto ad informare
i loro superiori diretti.
Egli deve inoltre verificare affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate
istruzioni accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico e richiedere
l’osservanza delle misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza,
dando anche istruzioni in merito.

Il preposto informa inoltre i lavoratori esposti ad un rischio grave ed immediato circa il


rischio stesso e detta disposizioni in materia di protezione.
In nessun caso, salvo eccezioni debitamente motivate, il preposto può richiedere ai
lavoratori di riprendere la propria attività se sussiste un rischio grave ed immediato.
Infine, egli deve segnalare tempestivamente al datore di lavoro o al dirigente, le deficienze
dei mezzi, delle attrezzature di lavoro, dei dispositivi di protezione individuale ed ogni
altra condizione di pericolo.
Anche il preposto è tenuto a frequentare degli appositi corsi di formazione.
Preposto| Pag. 2

La nomina del preposto non è prevista dalla normativa. Non si richiede alcun
riconoscimento formale della qualifica di preposto: è sufficiente che un soggetto sia solito
impartire ordini e che il suo ruolo di preposto, di fatto, risulti essere noto e riconosciuto
mediante l’ottemperanza alle direttive e agli ordini da parte dei lavoratori sui quali viene
esercitato.
Qualora un preposto, anche se formalmente investito di tale incarico, in realtà lavora come
tutti gli altri lavoratori sotto gli ordini del datore di lavoro o del dirigente, che di fatto
sovrintende alle lavorazioni, vengono a cadere tutte le responsabilità legate al suo incarico.
Per individuare un preposto di “fatto” devono essere tenuti in considerazione alcuni indici
quali ad esempio la specializzazione e la competenza oltre che la posizione gerarchica.

Anche in questo caso, per quanto riguarda le sanzioni il decreto legislativo 81 del 2008 ne
prevede sia di tipo penale quali arresto, arresto o ammenda, ammenda che di tipo
amministrativo ovvero sanzioni amministrative pecuniarie.

Citiamo ora un paio di esempi in merito alle sanzioni per il preposto: è punito con l’arresto
fino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.200 euro per non aver vigilato sull’osservanza
da parte dei lavoratori dei loro obblighi di legge.

O ancora è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro per non
aver verificato affinché soltanto i lavoratori che hanno ricevuto adeguate istruzioni
accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico.
Lavoratore| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Lavoratore
In questo modulo parleremo della figura del lavoratore.

Il lavoratore viene individuato come quella persona che, indipendentemente dalla


tipologia contrattuale, svolge un'attività lavorativa nell'ambito dell'organizzazione di un
datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di
apprendere un mestiere, un'arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e
familiari.
La definizione di lavoratore risulta essere stata significativamente ampliata: le disposizioni
in materia di sicurezza e salute vengono riferite a tutti i lavoratori che si inseriscono in un
ambiente di lavoro senza alcuna differenziazione di tipo formale in applicazione al
principio di effettività che implica la tutela di tutti coloro i quali a qualunque titolo
operano in azienda.

È necessario identificare anche quelle figure che sono equiparabili al lavoratore e che
pertanto devono essere considerate tali.
Tra queste figure possiamo individuare: il socio lavoratore di cooperativa o di società,
anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società oppure il soggetto
beneficiario delle iniziative di tirocini formativi e di orientamento o di stages promosse al
fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro.

Anche gli allievi di istituti di istruzione ed universitari ed i partecipanti ai corsi di


formazione nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti
chimici, fisici e biologici, videoterminali limitatamente ai periodi in cui utilizzano i
laboratori in questione sono considerati lavoratori ai fini del decreto legislativo 81, così
come i Volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile.

Ogni lavoratore ha l'obbligo di prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella
delle altre persone presenti sul luogo di lavoro.

Diversi aspetti che per il datore di lavoro si configurano come obblighi, per il lavoratore si
trasformano in diritti. In particolare:
il lavoratore deve essere informato e formato sui rischi specifici dell’attività che andrà a
svolgere, sui rischi dell’ambiente lavorativo e deve essere addestrato in merito allo
svolgimento in sicurezza della propria attività.
Deve essere dotato dei dispositivi di protezione individuale e deve conoscere i nominativi
delle varie figure della sicurezza che operano in azienda tra cui il responsabile del servizio
di prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, gli incaricati
di primo soccorso e gli addetti all’emergenza in modo tale da sapere a chi rivolgersi in
caso di problemi.
Lavoratore| Pag. 2

Altro diritto del lavoratore è quello di sapere chi è il medico competente incaricato alla
sorveglianza sanitaria e conoscere le procedure di pronto soccorso, di lotta antincendio e
di evacuazione.

I lavoratori, nello svolgimento delle loro mansioni, devono prendersi cura della propria
sicurezza, senza mettere in pericolo quella altrui. In particolare devono contribuire
all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di
lavoro ed osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai
dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale.

I lavoratori devono inoltre utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze ed


i preparati pericolosi, i mezzi di trasporto nonché i dispositivi di sicurezza ed utilizzare in
modo appropriato i dispositivi di protezione messi a disposizione

Altro dovere riguarda la segnalazione immediata al datore di lavoro, al dirigente o al


preposto in merito a qualsiasi carenza dei mezzi e dei dispositivi di protezione individuale
e qualsiasi condizione di pericolo di cui il lavoratore venga a conoscenza, adoperandosi
direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità per
eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, avvisando anche il
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Il lavoratore non può rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di


sicurezza o di segnalazione o di controllo e non deve compiere di propria iniziativa
operazioni o manovre che non sono di sua competenza che quindi possono
compromettere la sicurezza propria o quella degli altri lavoratori.

Infine, deve partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal


datore di lavoro e sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal testo unico in materia di
sicurezza o disposti dal medico competente.

I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono


esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le
generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro.
Si sottolinea che tale obbligo riguarda anche i lavoratori autonomi che sono tenuti a
provvedervi per proprio conto.

Le sanzioni previste dal decreto legislativo 81 del 2008 sono sia di tipo penale quali
arresto, arresto o ammenda, ammenda che di tipo amministrativo ovvero sanzioni
amministrative pecuniarie.

Per esempio il lavoratore è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a
600 euro per non aver osservato le istruzioni impartire dal datore di lavoro, dal dirigente e
dal preposto ai fini della protezione collettiva ed individuale.
Lavoratore| Pag. 3

Oppure è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 600 euro per aver
rimosso o modificato senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di
controllo.
Medico competente | Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Medico competente
In questo modulo parleremo della figura del “medico competente”

Una delle figure più importanti che si occupa di vigilare sulla salute del lavoratore è il
medico competente, il quale collabora con il datore di lavoro ai fini della valutazione dei
rischi ed è nominato per effettuare la sorveglianza sanitaria e per tutti gli altri compiti
previsti dal decreto legislativo 81.

I compiti del medico competente sono quelli di redigere, in collaborazione con il datore di
lavoro un documento relativo ai rischi presenti sul posto di lavoro e ad effettuare una
valutazione degli stessi. Inoltre si occupa della sorveglianza sanitaria. Tale sorveglianza
prevede anche l’istituzione, l’aggiornamento e la custodia delle cartelle sanitarie e di
rischio nonché l’invio delle stesse all’ISPESL nei casi previsti dal decreto.
Il medico competente informa poi i lavoratori per la parte che gli compete, comunica i
risultati della sorveglianza sanitaria al datore di lavoro, al Responsabile del Servizio di
Prevenzione e Protezione, al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ed ai
lavoratori ai fini della attuazione delle misure di prevenzione.

Il medico inoltre istituisce, aggiorna e custodisce la cartella sanitaria e di rischio per ogni
lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria e visita gli ambienti di lavoro una volta
all’anno, o a cadenza diversa che lo stesso medico competente stabilisce in base alla
valutazione dei rischi.

Partecipa alla programmazione del controllo dell’esposizione ai rischi dei lavoratori i cui
risultati devono essere a lui forniti con tempestività ai fini sia della valutazione dei rischi
che della sorveglianza sanitaria ed informa ogni lavoratore sui risultati della sorveglianza
sanitaria rilasciandogli copia della documentazione sanitaria.

Oltre agli obblighi precedentemente citati, il decreto prevede inoltre che il medico
competente riporti in sede di riunione periodica ai responsabili della sicurezza e al datore
di lavoro i risultati anonimi collettivi della sorveglianza sanitaria effettuata e fornisca
indicazioni sul significato degli stessi risultati ai fini dell'attuazione delle misure per la
tutela della salute e dell'integrità psico-fisica dei lavoratori.
Consegna inoltre al datore di lavoro e al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro
la documentazione sanitaria in suo possesso.

Le sanzioni previste dal decreto legislativo 81 del 2008 a carico del medico competente
sono di tipo penale: arresto, arresto o ammenda e ammenda o sanzioni amministrative
pecuniarie.
Medico competente | Pag. 2

Per esempio è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da 200 a 800 euro per
non aver consegnato al datore di lavoro, alla cessazione del rapporto di lavoro, la
documentazione sanitaria.
Oppure è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda da 300 a 1.200 euro per
non aver programmato ed effettuato la sorveglianza sanitaria.
RSPP | Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Responsabile del Servizio di prevenzione e protezione
Analizziamo adesso la figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione è nominato dal datore di lavoro e


svolge un ruolo di supporto tecnico per l’azienda. Le mansioni del Responsabile del
Servizio di Prevenzione e Protezione sono volte a coordinare e gestire tutte le attività
finalizzate alla salute e sicurezza sul luogo di lavoro e alle misure di prevenzione e
protezione.

Per lo svolgimento delle funzioni di Responsabile del Servizio di Prevenzione e


Protezione, è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma
di istruzione secondaria superiore nonché determinati requisiti professionali, specifici
corsi e relativi aggiornamenti.
Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione collabora all'analisi dei rischi ed
alla stesura del relativo documento di valutazione dei rischi.

Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione prende in analisi la


documentazione, le attività lavorative, i compiti dei lavoratori e analizza l’ambiente di
lavoro per individuare i fattori di rischio.
Effettua la valutazione dei rischi ed elabora le misure di prevenzione e protezione da
adottare nonché i sistemi di controllo di tali misure e propone inoltre i programmi di
informazione e formazione.

Partecipa alle consultazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro,
alla riunione periodica e fornisce tutte le informazioni in materia di salute e sicurezza ai
lavoratori.

Il testo unico in materia di sicurezza non prevede sanzioni nei confronti del responsabile
del servizio di prevenzione e protezione collegate alla violazione di obblighi specifici.
Va comunque sottolineato che questa figura può essere comunque sanzionata penalmente.
La Cassazione ha oramai assunto una posizione consolidata sull’individuazione della sua
responsabilità penale a seguito di infortuni. Un esempio è dato dalla sentenza n. 2814 della
Cassazione Penale.
Se il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, per imperizia, negligenza,
imprudenza o inosservanze di legge e discipline, abbia trascurato di segnalare una
situazione di rischio o anche abbia solo dato un suggerimento sbagliato inducendo così il
datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionale, risponde
insieme a questi dell’evento dannoso derivatone essendo a lui ascrivibile un titolo di colpa
professionale che può assumere un carattere anche esclusivo.
RSPP | Pag. 2

È altresì consolidato ormai un altro principio che discende dalla lettura della sentenza e
cioè quello secondo il quale è ininfluente che il responsabile del servizio di prevenzione e
protezione non sia destinatario di sanzioni per violazioni di norme in materia di salute e di
sicurezza sul lavoro e che non abbia potere di intervento diretto nell’adozione delle misure
prevenzionali per il rispetto delle norme di sicurezza essendo lo stesso di competenza del
datore di lavoro che rimane comunque il primo garante della salute e sicurezza dei
lavoratori.
RLS | Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
In questo modulo parleremo della figura del Rappresentante dei lavoratori per la
Sicurezza spesso nota come RLS.

È la persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli
aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro.
Le novità introdotte dal Decreto Legislativo 81 del 2008 hanno permesso di stabilire che
all'interno di tutte le aziende si deve garantire la presenza di un Rappresentante dei
lavoratori per la sicurezza, al quale va garantita la formazione necessaria per gestire i
rapporti con i lavoratori per questioni che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro.
Per aziende con meno di 15 lavoratori tale figura viene eletta dai lavoratori oppure può
essere scelto un rappresentante territoriale che svolga il compito esternamente. Per
Aziende con più di 15 lavoratori viene eletto dai lavoratori nell'ambito delle
rappresentanze sindacali in azienda.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza svolge una serie di compiti volti a
dimostrare un costante interessamento rispetto alla salute ed alla sicurezza da parte dei
lavoratori. Per svolgere le sue funzione accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le
varie lavorazioni.
Inoltre è consultato in ordine a:
• valutazione dei rischi
• individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione
nell’azienda o unità produttiva
• designazione del responsabile e degli addetti al servizio di prevenzione, all’attività
di prevenzione incendi, primo soccorso, evacuazione dei luoghi di lavoro e del medico
competente
• organizzazione della formazione

Per poter svolgere le proprie funzione il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
riceve:
• informazioni e documentazione aziendale quali ad esempio la valutazione dei rischi
e relative misure di prevenzione, nonché quelle inerenti a sostanze e preparati pericolosi,
macchine, impianti, all’organizzazione ed agli ambienti di lavoro, agli infortuni ed alle
malattie professionali
• informazioni provenienti dai servizi di vigilanza
• formazione adeguata
• promuove inoltre l’elaborazione, l’individuazione e l’attuazione delle misure di
prevenzione idonee a tutelare la salute e l’integrità fisica dei lavoratori
RLS | Pag. 2

Egli ha inoltre la facoltà di formulare osservazioni in occasione di visite e verifiche


effettuate dalle autorità competenti, partecipa alla riunione periodica, avverte il
responsabile dell’azienda dei rischi individuati nel corso della sua attività e può rivolgersi
alle autorità competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai
rischi adottate e i mezzi impiegati per attuarle non siano idonei a garantire la sicurezza e
la salute durante il lavoro.

Il testo unico in materia di sicurezza non prevede sanzioni nei confronti del
Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.
Addetto alle emergenze | Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Addetto alle emergenze
Un’ulteriore figura analizzata riguarda l’addetto alle emergenze.

Per assicurare, immediatamente, i soccorsi d’urgenza ai lavoratori infortunati è istituita


una squadra aziendale di primo soccorso di cui fanno parte lavoratori identificati dal
Datore di lavoro previa consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Gli addetti al Primo Soccorso vengono istruiti sia dal punto di vista teorico che pratico.

Come gli addetti al primo soccorso, anche nella squadra prevenzione incendi sono
presenti lavoratori individuati dal datore di lavoro previa consultazione del
Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Gli addetti alla prevenzione incendi
vengono istruiti con un corso teorico pratico a seconda del tipo di rischio presente
nell’azienda, gli stessi devono intervenire in caso di un principio d’incendio con idonei
dispositivi.

Il datore di lavoro deve designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione


delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di
lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e,
comunque, di gestione dell’emergenza.
I lavoratori invece non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare tale designazione.
Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature
adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell'azienda o dell'unità
produttiva.

Per quanto riguarda la figura di “addetto alle emergenze”, non sono previste sanzioni a
suo carico.
Organi di vigilanza | Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Organi di vigilanza
In questo modulo approfondiremo l’aspetto legato agli organi di vigilanza.

La legge stabilisce che le aziende sanitarie hanno il compito di provvedere ed erogare le


prestazioni di prevenzione, di cura e di medicina legale, assicurando a tutta la
popolazione i livelli di prestazione stabiliti per legge e che, in particolare, alle aziende
sanitarie sono attribuiti i compiti in materia di prevenzione, igiene e controllo sullo stato
di salute dei lavoratori.
A tale proposito, presso ogni azienda sanitaria opera il servizio di prevenzione e sicurezza
negli ambienti di lavoro che svolge funzioni quali l’assistenza, la vigilanza, i controlli e
l’attività di polizia giudiziaria.

La vigilanza, intesa come funzione di esame e verifica dei corretti comportamenti


aziendali, è un compito istituzionalmente riservato ad organi con funzioni pubbliche.
Gli operatori dei Servizi di Prevenzione che svolgono l’attività di vigilanza sono nominati
Ufficiali di polizia giudiziaria con decreto del Prefetto.
Sono ufficiali di polizia giudiziaria anche gli ispettori delle Direzioni provinciali del
lavoro.

Gli organi di vigilanza, nei caso di ipotesi di reato, prendono la notizia del reato ed
impediscono la prosecuzione dello stesso mediante prescrizioni, disposizioni e/o sequestri.
Essi inoltre ricercano gli autori del reato, ne assicurano le prove, svolgono le indagini
disposte o delegate dall’autorità giudiziaria e danno comunicazione del reato al pubblico
ministero, senza ritardo.

Gli organi di vigilanza possono accedere ai luoghi di lavoro senza alcuna limitazione. Essi
assumono le sommarie informazioni testimoniali, impartiscono prescrizioni, perquisizioni
e sequestri.
In caso di sequestro probatorio, al fine di acquisire le prove di reato, la convalida è
effettuata dal Pubblico Ministero
Il sequestro preventivo, attivato per prevenire ulteriori o maggiori rischi, è convalidato dal
GIP: Giudice delle Indagini Preliminari.

Ricordiamo inoltre che, l’organo di vigilanza può perfino sospendere l’attività


imprenditoriale in alcuni casi previsti dalla legge e che vedremo nel dettaglio nella
prossima slide.

Ecco raffigurati tutti i casi per i quali l’organo di vigilanza può sospendere l’attività
imprenditoriale. Ne citiamo alcuni:
- Mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi
Organi di vigilanza | Pag. 2

- Per quanto attiene il cantiere, mancata redazione del piano di sicurezza e


coordinamento e/o mancata redazione del piano operativo di sicurezza
- Mancata protezione contro i contatti diretti ed indiretti

Ricordiamo inoltre che l’attività dell’organo di vigilanza può avvenire “ex ante” o “ex
post”.
Quando parliamo di attività “ex ante” ci riferiamo all’attività svolta prima che si verifichi
una criticità od una violazione, ossia la verifica su un’attività da cui può derivare un
danno.
Quando invece si parla di attività “ex-post” facciamo riferimento alle attività svolte come
conseguenza di esiti dell’attività di controllo o dall’emergere di criticità o violazioni
ovvero per verificare le cause di un determinato danno; Quest’ultima fase potrebbe essere
definita una “fase verificatoria”.

Per capire meglio il concetto di “ex ante” ed “ex post” riprendiamo alcuni esempi grafici
già trattati nei moduli precedenti.
Prendiamo in esame una situazione di cantiere ovvero delle lavorazioni che si eseguono
sulla copertura di un edificio. L’organo di vigilanza può visitare il cantiere in qualsiasi
momento. Nell’immagine riportata sicuramente l’attività che l’organo di vigilanza andrà
ad eseguire è un’attività “ex ante” ossia in assenza di violazioni. Si tratta quindi di una
verifica del cantiere senza essere a conoscenza se all’interno vi saranno o meno delle
violazioni.

In quest’altra immagine invece siamo di fronte ad un’attività “ex post” poiché avvenuta a
seguito di un infortunio mortale.
I controlli ex-post sono volti ad attribuire delle responsabilità poiché l’autorità giudiziaria
è chiamata ad individuare un soggetto responsabile del danno conseguente ad un
incidente. In questo caso l’organo di vigilanza è chiamato ad individuare le figure
responsabili dell’infortunio occorso al lavoratore.
Concetto di organizzazione della prevenzione:
diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti della sicurezza| Pag. 1

Formazione dei lavoratori – modulo base


Concetto di organizzazione della prevenzione:
diritti, doveri e sanzioni per i vari soggetti della
sicurezza
Rivediamo ora NAPO in: «Lavoriamo insieme». Il video vuole evidenziare come,
attraverso il lavorare insieme, manager e lavoratori possono creare un luogo di lavoro più
sicuro, più sano e più produttivo, basato su un approccio collaborativo mirato a migliorare
la cultura della sicurezza.
E’ importante coinvolgere sempre tutte le figure aziendali al fine di parlare insieme,
ascoltare le reciproche preoccupazioni, risolvere i problemi, condividere i vari punti di
vista e le informazioni.

Nell’immagine presentata viene riassunto graficamente un organigramma «tipo» della


sicurezza. Troviamo pertanto tutte le figure coinvolte ai fini dell’organizzazione della
prevenzione all’interno di un’azienda a partire dal datore di lavoro affiancato anche dal
medico competente e dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione. A cascata
troviamo il dirigente, il preposto e il lavoratore. Per ultimi ma certamente non per
importanza, il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e l’addetto alle emergenze.
Nei prossimi moduli andremo ad approfondire le singole figure analizzando, per ciascuna
di esse, i diritti, i doveri e le sanzioni a proprio carico.