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Il Decreto legislativo 81 del 2008 si occupa nel titolo ottavo, dei rischi derivanti

da agenti fisici. Più specificatamente il secondo capo determina i requisiti


minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza
derivanti dall’esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l’udito.
Un corpo elastico quando viene stimolato meccanicamente, vibra. Il rumore è
una vibrazione generata da un corpo elastico che si trasmette sotto forma
di energia meccanica attraverso mezzi elastici circostanti solidi, liquidi o
gassosi, di norma l’aria.
La vibrazione propagandosi crea una variazione di pressione nell’aria sino ad
arrivare al nostro orecchio dove questa pressione viene tradotta in un
impulso elettrico.

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Questa è la tipica rappresentazione grafica di un’onda sonora che permette
di capire cos’è la frequenza, cioè quante volte si ripete l’onda sonora in
un tempo t. l’unità di misura della frequenza è l’ Hertz.
E’ un parametro importante perché a seconda della frequenza avremo rischi
diversi per il nostro organismo.

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Un altro parametro da tenere in considerazione è ovviamente l’intensità del
rumore, cioè il livello di pressione sonora provocata dall’onda sonora che
arriva sulla membrana timpanica del nostro orecchio. Quindi più sarà alta
l’intensità del rumore, più alto sarà il rischio per il sistema uditivo

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Trattandosi di variazioni di pressione, l'unità di misura più adatta sarebbe il
Pascal (Pa) ma l'uso di questa unità risulta poco agevole in quanto la
gamma di pressioni percepibile dall'orecchio umano si estende da pochi
milionesimi di Pascal (microPascal-µPa) a diverse centinaia di Pascal. Per
tale motivo è stata introdotta una scala logaritmica.
Il decibel viene quindi definito come il logaritmo del rapporto fra la pressione
sonora in esame (p) ed una pressione sonora di riferimento che
corrisponde al livello di rumore minimo udibile: cioè 20 µPa).

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I rumori fino a circa 65 decibel sono considerati rumori normali e da 65 a 85
rumori sopportabili mentre da 85 a 100 decibel il rumore risulta molto
fastidioso (equivale per esempio a una conversazione gridata, urla forti).
Da 100 a 130 decibel il rumore è sopportabile solo per un breve istante e
dai 140 decibel c’è la rottura immediata del timpano.

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Ecco una scala più dettagliata dove il brusio di foglie di un albero fa circa 20
decibel mentre la conversazione normale può andare da 40 a 50 decibel
circa e la voce parlata arriva tranquillamente a 60 decibel. In discoteca
abbiamo valori di circa 90 decibel e la soglia del dolore della membrana
timpanica l’abbiamo a circa 130 decibel. Questi numeri nel dettaglio ci
serviranno a capire i valori di tutela in ambito lavorativo.

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Il decibel è un’unità di misura strana perché si tratta di una scala logaritmica
mentre noi dobbiamo continuare a pensare al livello di pressione sonora
che arriva al nostro orecchio.
Al raddoppio del livello di pressione sonora, ad esempio dovuta al raddoppio
del numero di sorgenti di pari intensità, corrisponde solo un aumento di 3
decibel del livello di rumore, cioè il doppio di 80 decibel è 83. Bisogna
quindi ricordare che a ogni incremento di 3 decibel corrisponde il
raddoppio del livello di pressione sonora che arriva al nostro orecchio. Al
contrario diminuire di 3 decibel un’esposizione sonora vuol dire dimezzare
la pressione che arriva al nostro orecchio.

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Nel misurare e quantificare il rumore bisogna però tenere conto anche della
effettiva sensibilità dell’orecchio umano, che è diversa rispetto alle
frequenze a cui è sottoposto. Infatti la sensibilità è minore verso le basse
frequenze e maggiore verso le frequenze più alte con un massimo di
sensibilità intorno ai 4000 Hertz dove tutto il livello di pressione che arriva
al nostro orecchio viene percepito. Per poter misurare in maniera corretta i
livelli di rumore, dunque, è utilizzato il decibel A, unità d misura ponderata
che simula il comportamento dell’orecchio umano.

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Questo è il nostro orecchio: abbiamo il padiglione auricolare che serve a
convogliare le onde sonore poi troviamo la membrana del timpano e dopo
ci sono gli ossicini, incudine martello e staffa, questi sono collegati alla
coclea che poi vedremo in dettaglio per arrivare al nervo acustico che
porterà il segnale tradotto al nostro cervello per permetterci di percepirlo

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Le cellule ciliate, che sono circa 20.000, a seguito di esposizione a rumore
eccessivo possono venirne danneggiate e così muoiono. Il problema è
che a differenza di altre cellule del nostro corpo che si rigenerano le
cellule ciliate se muoiono non si rigenerano più. Questo significa che il
nostro sistema auricolare non percepisce più quelle frequenze specifiche
perché gli mancano le cellule ciliate che sono preposte alla traduzione di
quel segnale.

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Abbiamo già accennato che la membrana timpanica in presenza di un rumore
estremamente forte può anche rompersi con perdita della capacità uditiva
del soggetto. In situazioni meno estreme tuttavia il danno uditivo prodotto
da un’esposizione prolungata nel tempo a rumori elevati è una riduzione
dell’efficienza della funzione svolta dall’orecchio interno, ossia dalla coclea
(detta anche chiocciola).
Se srotoliamo la coclea questa diventa un lungo condotto dove la posizione
delle cellule ciliate dipende dalla frequenze sono in grado di ricevere,
leggere e tradurre nel segnale che verrà poi trasmesso al cervello.

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Abbiamo parlato sinora di danni uditivi ma possiamo distinguere i danni da
rumore in due categorie, la prima sono gli effetti sull’udito e la seconda
sono gli effetti extrauditivi. Sì, perché non dimentichiamo che oltre a effetti
diretti sul nostro sistema uditivo sono ormai da molti anni ben conosciuti
tutta una serie di effetti extrauditivi sul nostro organismo che poi vedremo

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Se parliamo di danni uditivi, possiamo distinguerli in due ulteriori categorie.
La prima sono gli effetti di tipo acuto cioè abbiamo la rottura del timpano a
seguito di un evento di rumore impulsivo estremamente forte in un tempo
inferiore a 5 millisecondi. In questo caso il timpano si può rompere e il
nostro sistema uditivo è danneggiato per sempre. Possiamo avere invece
degli effetti di tipo cronico denominati ipoacusia.
L’ipoacusia è appunto un effetto cronico che si manifesta per esposizioni
prolungate a rumore quando le nostre cellule ciliate cominciano a morire. I
primi effetti come vedremo sono quelli intorno ai 4.000 Hertz che sono
quelli della voce parlata. Infatti andiamo a vedere adesso un esame tipico
del nostro sistema uditivo l’audiometria

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Questo che vedete è un tipico tracciato audiometrico per danni da rumore
cioè ipoacusia. L’audiometria è un esame strumentale molto semplice a
cui viene sottoposto il lavoratore e consiste nell’inviargli all’orecchio un
livello di rumore, pressione sonora, alle diverse frequenze a intensità
crescenti. Quando il soggetto percepisce il segnale deve premere un
pulsante e da lì si calcola a quanto ammonta la perdita a ogni singola
frequenza. Se il nostro soggetto ha un’ipoacusia di tipo professionale
quello che avremmo è il tracciato visto in figura. Cioè la tipica curva a
cucchiaio sulle frequenze da 2.000 a 4.000 Hertz che sono le frequenze
dell’udibile e se vi ricordate sono quelle che il nostro sistema uditivo
percepisce integralmente senza alcun taglio fisiologico. La curva che
vedete poi a tracciati diversi a seconda degli anni di esposizione cioè
dopo circa 2 anni possiamo avere una perdita di circa 10 decibel a 4.000
Hertz che diventano anche 50 – 55 dopo più di 30 anni di esposizione.
Ricordiamoci anche che un’ipoacusia per essere professionale deve
presentare una perdita uditiva su ambedue le orecchie. Questo perché ad
esempio un cacciatore può avere una perdita uditiva anche importante
dovuta ai rumori impulsivi e forti dei colpi da sparo ma è sempre su un
orecchio solo quello dalla parte dove utilizza il fucile.

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In questa slide invece vediamo altri due tipi di tracciato audiometrico, Il primo
in alto a destra è un tracciato di un soggetto normoacusico. Questo
significa che il nostro soggetto può avere una perdita fino a 10 decibel
circa su ambedue le orecchie presentando però un tracciato praticamente
lineare. Si tratta di un soggetto con un udito normale. Invece quello che
vedete in basso a sinistra è un tracciato di un soggetto con una
presbiacusia. Questo perché invecchiando è assolutamente normale che
alcune delle nostre cellule ciliate muoiano e non si rigenerano più. Il
soggetto pertanto comincia ad avere una perdita della sua capacità uditiva
ma con il diagramma che vedete. Cioè comincia da circa 2.000 Hertz per
andare oltre gli 8.000 Hertz. E’ un sintomo fisiologico del nostro
organismo. In ogni caso non abbiamo mai la caratteristica forma a
cucchiaio del tracciato audiometrico da danno da rumore che abbiamo
visto in precedenza.

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Parliamo invece degli effetti extrauditivi che possiamo avere sul nostro
organismo. Questi sono molteplici e possono andare dal semplice
nervosismo e irritazione sino a vertigini perdita d’equilibrio e disturbi della
pressione sanguigna e disturbi digestivi. Ovviamente dipendono dai livelli
di rumore a cui siamo esposti ma ci possono causare disagi nella vita
familiare e sociale. Altre conseguenze sono minore capacità di vigilanza e
attenzione, minore capacità di concentrazione e sovraffaticamento con il
conseguente rischio di incidenti. Ma li vediamo adesso in dettaglio

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Analizziamo come abbiamo detto i possibili effetti extrauditivi del rumore sul
nostro organismo. Intanto un organo bersaglio è il nostro apparato
cardiovascolare con conseguente vasocostrizione periferica e quindi
aumento della pressione arteriosa e diminuzione della gittata cardiaca.
Anche il nostro apparato respiratorio è interessato con aumento della
frequenza respiratoria. L’apparato digerente può avere un aumento della
motilità e secrezione gastrica

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Altri effetti li abbiamo sul sistema endocrino con reazioni di stress e un
aumento della produzione di catecolamine. Le catecolamine sono ormoni
rilasciati dalle ghiandole surrenali (midollare surrenale) in situazioni di
stress. Poi abbiamo anche altri effetti che possono essere un aumento del
tono muscolare, turbe vestibolari e quindi problemi di equilibrio, per
arrivare a modificazioni della funzione visiva, acuità e visione dei colori.

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Infine, si possono avere effetti neuropsichici come alterazioni nell’elettrocardiogramma,
irritazione, ansia, modificazione dell’umore, diminuzione dell’attenzione e affaticamento
mentale.
La misura dei suoni viene abitualmente eseguita attraverso fonometri.
Nelle misure acustiche il segnale viene filtrato in modo da simulare la sensibilità
dell’orecchio che, come abbiamo visto, è diversa per le diverse frequenze. Il
filtro utilizzato in ambiente di lavoro è denominato A.
Le misure così effettuate sono espresse in dB(A).

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Riprendiamo adesso dopo una parte dei danni derivanti dall’esposizione al rumore
alle misurazioni invece in ambiente di lavoro. Per effettuare un calcolo di
esposizione al rumore bisogna tenere conto dei singoli livelli di esposizione a cui
è esposto un lavoratore a seconda delle mansioni che svolge nell’arco della
giornata lavorativa per il tempo di ciascuna mansione. Per cui avremmo un livello
di esposizione in decibel per un tempo di esposizione.

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Per capire come si valuta l’esposizione intanto dobbiamo fare riferimento a dei tempi
prefissati. L’esposizione di un lavoratore viene sempre calcolata o sulle 8 ore di
lavoro giornaliero oppure sulle quaranta ore settimanali. Nel calcolo avremo un
valore medio ponderato che significa il livello di rumore a cui sarebbe esposto un
lavoratore per 8 ore giorno o 40 ore settimana come se fosse sempre uguale.
Precisiamolo per essere più chiari, e il disegno della vasca da bagno con l’acqua
è molto chiaro. Se un lavoratore è esposto per 2 ore a 90 decibel e poi per 6 ore
a 75 decibel, in realtà a livello di pressione sonora è come se fosse esposto per
8 ore a 84 decibel. Il contenuto energetico di 8 ore a 84 decibel corrisponde alle
due differenti esposizioni cioè 2 ore a 90 e 6 ore a 75. Se parliamo della vasca
da bagno è la quantità d’acqua totale nelle 8 ore. Questo diventa il livello di
esposizione al rumore del nostro lavoratore

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In alcuni casi è possibile valutare il rischio rumore senza fare misurazioni
strumentali, qualora siano reperibili dati di esposizione adeguati presso banche
dati dell'ISPESL (ora INAIL) e delle regioni o direttamente presso i produttori o
fornitori.

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Parliamo adesso della normativa di tutela del lavoratore per l’esposizione al rumore
contenuto nel decreto legislativo 81/08 che ha introdotto il concetto di valori di
azione e di valore limite. Il valore di azione è quello inferiore a 80 decibel A e
quello superiore a 85 decibel A. Poi abbiamo un valore limite di 87 decibel A.
Questi valori tengono conto del vero valore di esposizione a cui è esposto il
lavoratore, infatti nel calcolo bisogna tenere conto dei decibel di tipo A. Ma
occorre effettuare anche un’analisi in frequenza per stabilire la composizione
dell’emissione sonora che consente al datore di lavoro di cercare il dispositivo di
protezione personale più idoneo alla correzione alle singole frequenze e ottenere
il valore di protezione corretto.

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Facendo così la norma prevede che al di sotto degli 80 decibel A sulle 8 ore giorno o
40 settimanali si possa considerare il rischio come assente, mentre tra gli 80 e
85 decibel A è da ritenersi lieve e tra gli 85 e 87 decibel consistente. Oltre gli 87
decibel A il rischio è grave. Osservando questa tabella ricordiamoci che ogni 3
decibel abbiamo il raddoppio dell’intensità di pressione sonora che arriva al
nostro sistema uditivo.

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A questo punto parliamo degli obblighi del datore di lavoro secondo le previsioni del
decreto legislativo 81 del 2008. Se il valore di esposizione al rumore di un
lavoratore è inferiore agli 80 decibel non deve fare nulla. Se il valore di
esposizione invece è tra gli 80 e 85 decibel il datore di lavoro misura i livelli di
esposizione dei laoratori esposti e riporta i risultati nel documento di valutazione
dei rischi. Poi comunica al singolo lavoratore il suo livello di esposizione e gli
mette a disposizione i dispositivi di protezione individuale (tappi, cuffie). In
questa fascia di esposizione l’utilizzo dei DPI non è di norma obbligatorio ma il
datore di lavoro, se lo ritiene opportuno, può comunque obbligare i lavoratori
all’utilizzo.
In questa fascia di esposizione inoltre è prevista la sorveglianza sanitaria a richiesta
dei lavoratori, se il Medico competente ne conferma l’opportunità.

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Se invece i valori di esposizione sono compresi tra gli 85 e 87 decibel A, il datore di
lavoro, oltre a riportare i livelli nel documento di valutazione dei rischi, elabora e
applica un programma di misure tecniche ed organizzative per la riduzione dei
livelli di esposizione. Posiziona anche dei cartelli per le zone o i reparti in cui
possono essere superati i livelli di azione per l’esposizione al rumore, delimita
queste aree e ne limita l’accesso. Poi informa il singolo lavoratore del livello di
esposizione e fornisce i dispositivi di protezione individuale, tappi cuffie. In
questo caso il lavoratori sono sempre obbligati al loro utilizzo. Inoltre i lavoratori
sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria che consiste in un esame
audiometrico.

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Se invece l’esposizione è superiore agli 87 decibel il datore di lavoro deve
immediatamente adottare tutte quelle misure sia tecniche che organizzative per
riportare l’esposizione al di sotto degli 87. Deve individuare le cause che hanno
comportato un’esposizione eccessiva e deve modificare le misure di prevenzione
e protezione per fare in modo che l’esposizione non possa mai superare gli 87
decibel. Praticamente è vietato esporre un lavoratore a livelli superiori agli 87
decibel.

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Parliamo adesso di informazione e formazione. Abbiamo già detto che ogni volta
che il livello di esposizione superi gli 80 decibel il lavoratore deve essere
informato del suo livello personale di rumore e sulla natura dei rischi a cui è
esposto. Poi deve essere informato del significato dei valori di esposizione limite
e dei valori di azione che abbiamo visto. Altra informazione importante sono i
risultati della valutazione dei rischi e delle misurazioni che sono state effettuate e
delle misure di prevenzione e protezione adottate per eliminare o ridurre al
minimo il rischio. Se i valori di esposizione lo richiedono, oppure se il datore di
lavoro lo decide, il lavoratore deve essere formato e anche addestrato all’uso
corretto dei dispositivi di protezione individuale. Questo perché i dispositivi di
protezione individuale per l’udito richiedono specifico addestramento per il
corretto modo di utilizzo. Il lavoratore deve anche essere formato sull’utilità e sui
mezzi impiegati per individuare e segnalare i primi sintomi di danno uditivo,
quando hanno diritto alla sorveglianza sanitaria e l’obiettivo della medesima cioè
di individuare i primi sintomi di danni all’udito e non ultimo quali sono le corrette
procedure di lavoro per ridurre al minimo l’esposizione al rumore.

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Parliamo adesso di dispositivi di protezione individuale. Nel decreto legislativo 81 del
2008 il vero valore di esposizione a cui è esposto un lavoratore è quello
considerando il dispositivo di protezione individuale, se necessario. In questo
caso il datore di lavoro deve scegliere il dispositivo più idoneo. Per fare questo
nell’analisi in frequenza del rumore verifica quali sono le frequenze specifiche e
sceglie il dispositivo più idoneo. Ogni dispositivo di protezione individuale è
accompagnato nella nota informativa di una tabella di attenuazione come quella
riportata in basso a destra nella slide che riporta per ogni singola frequenza
l’attenuazione, cioè di quanto viene ridotta l’esposizione per ogni singola
frequenza. La tabella riporta anche un valore medio alle alte frequenze (H)
medie (M) e basse (L) contraddistinte dalle singole lettere. Inoltre abbiamo un
valore medio globale contraddistinto dalla sigla SNR che, nell’esempio riportato
nella slide, è di 21 decibel. Ricordiamo intanto che un tappo qualunque se ben
indossato, e qui dipende dalla formazione, abbatte di almeno 10 – 15 decibel il
rumore a cui siamo esposti.

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Le cuffie sono dispositivi più efficaci infatti se, come abbiamo detto, un tappo
abbatte di almeno 10 – 15 decibel, una cuffia abbatte il rumore di almeno 20 se
non 30 decibel, tuttavia, per quanto riguarda i valori di attenuazione alle singole
frequenze, vale lo stesso discorso fatto per i tappi.
Esistono cuffie particolari studiate appositamente per rumori impulsivi quali quelli per
le armi da fuoco utilizzate nei poligoni.
E’ importante sottolineare che se un mezzo di protezione viene fornito, il lavoratore
ha l’obbligo di utilizzarlo, di averne cura senza apportarne modifiche. Se il mezzo
di protezione si deteriora o si rovina o comunque non garantisce più la sua
efficacia per qualsiasi motivo il lavoratore ne può chiedere in qualunque
momento la sua sostituzione.

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Nelle aziende sanitarie e ospedaliere, potrebbe essere significativa l’esposizione al
rumore per coloro che operano in alcuni ambienti tipo la centrale termica, i
gruppi elettrogeni, le officine di manutenzione, le lavanderie, le stirerie, ecc.
Anche l’utilizzo di attrezzature per uso sanitario o diagnostico potrebbe
richiedere una valutazione sul livello di esposizione al rumore. Per quanto
riguarda le attività territoriali il personale che effettua controlli in talune realtà
aziendali può essere significativamente esposto a rumore, in particolare il
personale SPreSAL e dei servizi veterinari (es. nei macelli e negli allevamenti).

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