Sei sulla pagina 1di 8

Dal Gigante biblico ai Giganti di Milano: ipotesi per una ricostruzione iconografica

Author(s): Francesca Tasso


Source: Arte Lombarda, Nuova serie, No. 96/97 (1-2) (1991), pp. 92-98
Published by: Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/43132238
Accessed: 14-10-2018 00:31 UTC

JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide
range of content in a trusted digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and
facilitate new forms of scholarship. For more information about JSTOR, please contact support@jstor.org.

Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at
https://about.jstor.org/terms

Vita e Pensiero – Pubblicazioni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore is collaborating


with JSTOR to digitize, preserve and extend access to Arte Lombarda

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
che. Poiché, secondo il mito greco,
Atlante è il Gigante cui Giove coman-

Dal Gigante biblico dò di sostenere il cielo sulle spalle per


punirlo della sua eccessiva potenza 3,
per analogia viene definito Atlante
ai Giganti di Milano: ogni figura in atto di reggere qualcosa
con grande sforzo. Tuttavia, col tempo
ipotesi per una ricostruzione e sotto l'influsso cristiano, il mito è
stato interpretato anche come la para-
bola del peccatore che riscatta la sua
iconografica colpa soffrendo una giusta punizione 4
ed Atlante ha così vissuto una gradua-
Francesca Tasso le trasformazione ed evoluzione sim-
bolica. Se nell'antichità ha svolto il
ruolo di sostegno di candelieri, colon-
ne, mensole, cattedre episcopali 5; se
Un osservatore meticoloso che, in sculture, che non eccedono le normali per secoli la rappresentazione canoni-
una giornata di pioggia, passasse di dimensioni delle statue circostanti, e ca è stata quella di uomo seminudo
fianco al Duomo di Milano noterebbe potrebbe alludere, più che al loro gravato da un peso insostenibile, qua-
che l'acqua defluisce a terra per mez- aspetto esteriore, a ciò che esse simbo- si deformato dallo sforzo, i lineamenti
zo di spettacolari figure zoomorfe, no- leggiano: Giganti, appunto, cioè le ce- alterati, il busto compresso, secondo il
te col nome tecnico di 'doccioni'. Que- lebri figure mitologiche della tradizio- modello del tipico Atlante romanico 6;
sti, che costituiscono un elemento de- ne classica e biblica. ad un certo momento, tuttavia, è stato
corativo di uso comune in tante archi- Scopo di queste pagine è il tenta- oggetto di una riabilitazione conse-
tetture, si appoggiano su grandi sta-tivo di dare una risposta a questi guente due al suo rinnovato significato
tue di svariati soggetti, denominate interrogativi, al fine di evidenziare simbolico,
al riabilitazione che si è ri-
Giganti nei documenti d'archivio ' meglio la singolarità delle statue flessa in una modificazione iconogra-
L'inusuale abbinamento di Gigante e milanesi 2. fica. Questo cambiamento è sopravve-
doccione sembra privo di precedenti e Se è possibile che i Giganti di Mi- nuto dapprima in Francia, in corri-
stimola due curiosità: l'una riguar- lano corrispondano nel loro significa- spondenza del passaggio allo stile go-
dante la fonte da cui ne sarebbe deri- to iconografico ai Giganti della mito- tico: l'Atlante ha visto mutare gra-
logia, è anche vero che la loro funzio- dualmente il suo impiego e, non più
vato lo spunto, l'altra sulla spiegazio-
ne dell'epiteto Gigante. Esso non sem- ne primaria è quella di Atlanti, cioè di confinato alla scultura, ha continuato
bra giustificato dalle misure delle sostegni di membrature architettoni- ad assolvere il suo compito decorativo

1. Milano, Duomo. Gigante n. 43.

2. Milano, Duomo. Gigante n. 46.

3. Taranto, Museo Nazionale. Collana


d'oro con pendente a forma di nodo er-
culeo.

92

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
nell'architettura, in specie sulle mura-
ture esterne; ha perso l'espressione af-
faticata ed il suo aspetto tradizionale,
per entrare nella storia sotto forma
ora di Profeta, ora di Armigero, ora di
Uomo selvatico. Questo non significa
che la tipologia tradizionale dell'A-
tlante seminudo e inginocchiato si sia
perduta, anzi, si noteranno anche tar-
de sopravvivenze; ma ciò che importa
è che, accanto ad esse, lo stile gotico
sia popolato di Atlanti svincolati dalla
loro originaria rappresentazione e pa-
ri, nell'aspetto esteriore, a tutte le al-
tre statue 7 .
Nella vasta gamma di esempi, un
impiego particolarmente interessante
del telamone gotico si rintraccia nella
cattedrale di Reims, in Francia, dove,
nei primi decenni del secolo XIII, si
trovano alcuni esemplari di Atlanti or-
mai del tutto simili, per misure ed
abito, alle altre statue: sorridenti o
ghignanti, con le mani sui fianchi, pie-
gano il collo sotto il peso di un sovra-
stante doccione 8. Gli Atlanti di Reims,
quindi, presentano per la prima volta
tutti i caratteri che saranno propri dei
Giganti milanesi: dell'antico Atlante è
rimasta l'ormai solo apparente funzio-
ne di sostegno, mentre si è perso ogni
riferimento all'idea di sofferenza per
un'espressione giocosa e ridicola; inol-
tre, il Gigante è abbinato al doccione.
Questo dà spazio a due osserva-
zioni significative: perdendo, con l'a-
spetto buffonesco e mondano, il valore
religioso di simbolo del riscatto uma-
no, che pure aveva innescato la tra-
sformazione, e venendo abbinato al
doccione, il Gigante rientra in quel
gruppo di elementi decorativi che nel-
l'arte gotica svolgono un'ancora im-
4. Milano, Duomo. Gigante n. 56. 5. Milano, Duomo. Gigante n. 48. precisata funzione, da collegare co-

6. Milano, Duomo. Gigante n. 58. 7. Milano, Duomo. Giganti nn. 37 e 40.


93

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
munque all'aspetto magico ed ineffa- che ipotizzare un modello più recente
bile della vita umana, di cui la catte- a noi sconosciuto, oppure pensare ad
drale, sintesi di tutto il mondo, reale un progettatore che avesse molta fa-
ed irreale, è espressione 9. miliarità con la più antica architettu-
Inoltre, l'uso di telamoni come so- ra gotica francese 13 .
stegni di doccioni è inusuale ed intro- Non è tuttavia da escludere che
duce una novità nelle soluzioni archi- un ottimo repertorio di conservazione
tettoniche. Questo impiego sembra e diffusione di motivi sia stata la mi-
derivare dall'abitudine di porre al niatura.
di Non esistono prove inoppu-
sotto dei doccioni mensole di ridotte gnabili che lo spunto per i Giganti sia
dimensioni, decorate con elementi flo- derivato da specifiche opere minia-
reali o figure animalesche. General- turistiche 14; tuttavia non si trovano
mente, tuttavia, le mensole rimango- precedenti alla vitalità ed alla origi-
no minute 10 e solo di rado, come a nalità di molte figure dei Giganti, se
Reims, diventano vere e proprie sta- non nel repertorio dei marginalia e de-
tue in grado di far passare il doccione gli alfabeti 15.
in secondo piano. Un punto di legame La ricerca dell'origine tipologica
interessante tra i doccioni di Reims e dei Giganti di Milano, quindi, deve an-
quelli tradizionali si trova a Laon, do-cora continuare; a mio avviso, essa
ve le mensolette di due doccioni della andrebbe condotta in direzione della
facciata occidentale rappresentano Francia, sia perché colà si trovano gli
minuscole figure di Atlanti ancora tra- unici precedenti, sia perché essa è la
dizionali, ripiegati per lo sforzo. culla del doccione, impiegatovi con
L'impiego di questa tipologia in- - maggiore frequenza rispetto alla Ger-
novativa a Laon e a Reims, che rap- mania e alle altre regioni in cui pure
presentano il modello di architettura si diffuse l'architettura gotica. Inoltre,
gotica destinato ad imporsi 11 , ne do- una derivazione francese dei Giganti
vrebbe giustificare un'immediata e sembra plausibile per i fitti rapporti
capillare diffusione in Francia e in artistici e culturali che nei primi anni
Germania; eppure, per più di un seco- di lavoro del cantiere intercorsero tra
lo, fino alla cattedrale di Milano, non la corte francese e quella viscontea.
sembra possibile rintracciarne altri È sicuramente un dato interessan-
esemplari 12. Un lungo periodo inter- te ritrovare lo stesso abbinamento di
corre quindi fra gli Atlanti-doccioni Gigante e doccione, a pochi anni di di-
milanesi e quelli che sembrano costi- stanza dall'impiego a Milano, in un'a-
tuirne gli unici possibili precedenti; rea molto vicina, Venezia. Gli esem-
8. Milano, Duomo. Gigante n. 33. come spiegarne la ripresa? Non resta plari veneziani, oltre ad essere sicura-

9. Milano, Duomo. Giganti nn. 30 e 34. 10. Milano, Duomo. Giorgio Solari, Gigante n. 50 ( doccione di Annex Marche-
stem); Matteo Raverti, Gigante n. 51.

94

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
mente posteriori ai primi gruppi nella caccia davanti al Signore» 23 . pagana l'homo silvaticus, che del Gi-
milanesi 16, mostrano un'uniformità L'episodio della Torre, narrato succes- gante può rappresentare una varian-
iconografica che a Milano non si ri- sivamente, non ha relazione né con i te, essendo uniforme alla precoce de-
scontra, almeno con tanta evidenza: Giganti, né con Nimrod 24. Ma Agosti- scrizione di Apollodoro che lo intende
essi sono Aquari , di cui il doccione no, nel De Civitate Dei, interpreta ben come uomo irsuto e quasi ferino 34 .
poggiato sulla spalla costituisce la diversamente alcune parole chiave, Tutti questi miti, apparentemen-
brocca 17 . dando all'intero passo un valore del te distanti per cronologia e locazione
La peculiarità degli Atlanti mila- tutto differente 25 . A proposito di Nim- geografica, confermano l'esistenza di
nesi, in definitiva, sembra risiedere rod, egli traduce l'espressione «poten- una matrice comune alla loro base,
non solo nell'abbinamento con il doc- te sulla terra» con «Hic coepit esse gi- quella del Gigante inteso come uomo
cione, ma anche nell'iconografia. Ri- gas super terram», che si presta alla d'eccezione. Il fatto che questi carat-
torna quindi l'interrogativo posto più duplice interpretazione di 'grande' e teri si manifestino in forme iconogra-
sopra: per quale ragione, se essi svol- 'valente' oppure di 'gigante' in senso fiche diverse non impedisce di riscon-
gono la funzione di Atlanti, sono defi-letterale. Proprio questa seconda in- trarvi un'analogia che per noi ha for-
niti Giganti nei documenti? Essi mo- terpretazione ha portato ad identifica- se un sapore un po' intellettualistico,
strano una grandissima varietà di sog- re Nimrod con un Gigante. Agostino ma che gli uomini del tempo doveva-
getti, in cui è possibile, tuttavia, rin- suppone anche che egli sia stato l'i- no cogliere con immediatezza grazie
tracciare una costante: la maggior deatore della Torre di Babele, poiché alla familiarità con i testi letterari cui
parte di essi aderisce ad una delle egli era re del territorio in cui fu si è fatto riferimento.
molte varianti del tema del Gigante costruita 26 . Una prova dell'aderenza alla
comparse nelle diverse mitologie e Agostino analizza poi accurata- realtà di questa sotterranea rete di
nelle più svariate epoche. Per verifica- mente il termine greco 'evavtiov che, rapporti tra iconografie diverse si ha
re quali fossero queste varianti e se es- riferito a Nimrod, viene oggi tradotto proprio nei Giganti del Duomo di Mi-
se potessero costituire un prototipo fa- 'davanti (al Signore)'; tuttavia, 'evav- lano. Possiamo quindi restituire unità
miliare, e pertanto comprensibile, agli TÌov ha anche un secondo significato, iconografica al gruppo rintracciando-
uomini del tempo, è necessario inda- che Agostino privilegia, 'contro': Nim- vi alcuni Ercole-Sansone (le due figure
gare le fonti letterarie più conosciute rod era cacciatore contro il Signore 27 . nn. 43 [fig. 1] e 64 della numerazione
del Medioevo 18 . Il fatto che un'autorità come Ago- Nebbia 35, con l'immancabile leone, e
Il Gigante, figura comune a tutte stino, un Padre della Chiesa, abbia forse anche un'infelice figura schiac-
le civiltà, rappresenta un'età mitica in connotato tanto negativamente il per- ciata, n. 62) 36; un Nimrod (l'originale
cui tutto è eccezionale, anche le misu- sonaggio di Nimrod ha sancito la dif- Gigante assalito da una belva, all'e-
re del corpo. Nella mitologia greca es- fusione di questa lettura. Per tutto il sterno della sagrestia settentrionale,
so è considerato un personaggio nega- Medioevo l'innocente Nimrod verrà n. 56; fig. 4) 37; due Uomini selvatici
tivo per il suo carattere violento e su- così considerato uno dei Giganti, alla armati tra i Giganti (nn. 35 e 48; fig.
perbo ed è contraddistinto da un stregua dei mitici Anteo e Briareo. 5) ed uno tra i doccioni (n. 58; fig. 6).
aspetto irsuto e selvatico 19 . Vi sono Una conferma dell'espansione ra- Alcuni Giganti sembrano riallacciarsi
tuttavia alcuni Giganti che si sottrag- dicale e profonda dell'interpretazione ai loro primitivi precursori, gli Atlan-
gono ad una valutazione negativa: agostiniana nella cultura medievale ti:siraggruppati tutti all'esterno della
Atlante, ad esempio, una sorta di 'Gi- ha nella Divina Commedia, nell'episo- sagrestia meridionale (nn. 40 [fig. 7],
gante buono' 20 , ed Ercole, che non è dio in cui Dante incontra i Giganti 2841. e 42), in loro la funzione di soste-
un Gigante, ma che per la sua forza, le Dante tralascia le descrizioni mo- gno del doccione è ancora evidente.
sue dimensioni e le imprese vi viene struose di Virgilio e Lucano 29 per Più ri-folto il gruppo dei San Cristo-
gradualmente assimilato 21 . farsi alla rappresentazione dei Giganti foro, la cui raffigurazione si sovrappo-
Il mito classico, quindi, non defi- come uomini di grandi dimensioni, ne a se-
quella del viandante, anch'esso
nisce unilateralmente i caratteri del condo il modello del Genesi. L'episo- barbuto e scalzo, seminudo e appog-
Gigante; ma esso è stato ripreso dalla dio saliente del canto è l'incontro con giato ad un bastone; diventa difficile,
cultura cristiana che, fondendolo con Nimrod, scandito a più riprese da rife-pertanto, assegnare all'una iconogra-
la tradizione ebraica, lo ha riorganiz- rimenti al corno che porta a fia o all'altra alcuni Giganti sul lato
zato in modo più sistematico. La fu- tracolla 30 . Tutto ciò è tradotto figura- meridionale (nn. 33 [fig. 8] e 38) e al-
sione delle due culture è costata una tivamente con grande uniformità: in
l'esterno dell'abside (nn. 47 e 58; fig.
lettura falsata e distorta del testo bi- tutte le decorazioni o rappresentazio- 6). Questi ultimi potrebbero rientrare
blico, che, nelle sue pagine originali, ni della Divina Commedia, i Giganti anche in un gruppo più generico, ma
si esprime in termini molto genericisono e raffigurati seminudi, barbuti molto e numeroso, in cui si rilevano al-
sostanzialmente positivi a propositocon lunghi capelli, talvolta armati cune dicaratteristiche pertinenti al Gi-
dei Giganti. clave e bastoni; solo Nimrod, in abito gante in generale: l'essere seminudi,
In uno dei primi capitoli del Ge- da cacciatore, ora afferra il corno per nerboruti, irsuti, spesso armati di un
nesi si legge: «C'erano sulla terra i gi- suonare, ora lo lascia pendere al fian- bastone 38 . Tra questi ne ricordiamo
ganti a quei tempi - e anche dopo - co.
due sul lato meridionale, in prossimi-
quando i figli di Dio si univano alle Per tutto il Medioevo, quindi, tà del transetto
la (nn. 30 e 34; fig. 9),
figlie degli uomini e queste partoriva- raffigurazione del Giganteuno si inintrec-
corrispondenza dell'abside (n.
no loro dei figli: sono questi gli eroi cia, fino a sovrapporsi, con49)quelle ed altri di
presso la sagrestia setten-
dell'antichità, uomini famosi» 22. Que- altri personaggi mitici ad esso trionale (nn. 52, 53 e 59).
corre-
sto è l'unico passo del Genesi in cui il lati: oltre a Nimrod e ad Atlante ed A questo gruppo si possono ascri-
nome dei Giganti sia fatto esplicita- Ercole, di cui si è già parlato, Sanso- vere alcuni Giganti che, pur condivi-
mente, in un contesto altamente posi- ne e San Cristoforo, di chiarissima dendo il carattere ferino, al di fuori
tivo, giacché essi sono considerati uo- derivazione cristiana, e l'homo silvati- del tempo e della società, paiono aver
mini speciali, in cui l'eccellenza fisica cus, di ambito invece laico. I primi ripreso, in chiave ironica e spiritosa, il
è anche indice di eccellenza morale. due sono annoverati, sebbene tardiva- repertorio iconografico simbolico del
Ma questo ed i passi seguenti sono mente, tra i Giganti: Sansone 31 costi- Medioevo. Questi Giganti, concentrati
stati alterati da una lettura distorta tuisce l'equivalente cristiano di Erco- in generale al di fuori delle sagrestie e
operata in età cristiana dai maestrile, dicon la cui iconografia spesso ascrivibili per questo al più precoce
esegesi. Ciò è ben evidente nella lettu- coincide 32; San Cristoforo è definito periodo di esecuzione 39, comprendono
ra degli episodi di Nimrod e della Tor- da Jacopo da Voragine «Cananeo dal- una fantasiosa figura di Aquario, il cui
re di Babele effettuata da Sant'Agosti- l'altissima statura di dodici cubiti e doccione esce da una testa di rana (n.
no. di terribile aspetto» ed è sempre 37; rap-fig. 7); un originale Armigero, pe-
Così recita il Genesi: «Etiopia presentatoge- di enormi dimensioni,sante ap- e faticoso (n. 54); un uomo che,
nerò Nimrod: costui cominciò ad esse- poggiato ad un bastone 33 . nel gesto di mescere un liquido da una
re potente sulla terra. Egli era valente Discende invece dalla tradizione brocca ad un'altra, ricorda la Virtù

95

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
11. Milano, Duomo. Gigante n. 36. 12. Milano, Duomo. Gigante n. 45. 13. Milano, Duomo. Gigante n. 71.

della Temperanza (n. 60) 40 ; una 'gi- fra Tre e Quattrocento 43 . Il tema del
l'inizio dei lavori, negli anni tra il
gantessa', dalle forme imponenti e mese di Marzo, dalle gote gonfie ed i 1390 e il 1410-15, appare quindi forte-
mascoline, che, soffiando in un corno, capelli scomposti, in atto di soffiare in mente coerente per la discendenza da
sembra alludere ora alla Primavera, un lungo corno, come nel Gigante del- un archetipo comune. Tuttavia, a par-
ora a Melpomene, musa della trage- la sagrestia settentrionale (n. 55) 44, tire dal secondo-terzo decennio del
dia, oppure, più probabimente, alla trova una vasta applicazione nei Ta- Quattrocento, il loro aspetto muta:
Sibilla Cimmeria, che con il corno an- cuina Sanitatis 45 ; questi ultimi costi- non solo la funzione di sostegno di-
nuncia la nascita di un figlio da unatuiscono per i Giganti una fonte ine- venta pretestuosa e l'aspetto decorati-
Vergine (n. 50; fig. 10). sauribile e preziosa di nobili guer- vo appare predominante, cambiamen-
Infine, un vasto gruppo di Giganti rieri 46 e di contadini che paiono appe- to già avviato intorno al 1400, ma il
nerboruti palesa una derivazione al- na tornati dal lavoro, rappresentati in Gigante si converte gradualmente a ti-
meno tipologica dal repertorio minia- scultura con una precisione assoluta pologie più comuni: Profeti, Santi o
turistico, in particolare dai marginalia anche nei più minuti particolari, co- Guerrieri. Questo significherebbe che,
e dalle decorazioni astratte41: l'uomo me le corone di fiori o le borsette da se inizialmente prevalse la volontà di
e l'ariete in lotta, come nell'esempio lavoro 47 . mantenere un seppur vago program-
all'esterno della sagrestia settentrio- Questa carrellata sul tema dell'A- ma iconografico, questa coerenza si
nale (n. 57), ricorrono frequentis- tlante-Gigante e delle sue variazioni ha perse molto rapidamente ed il Gigante
simamente 42 ; così come i temi di uo- dimostrato come l'appellativo di gigas finì con l'uniformarsi ad altri generi
mini nudi visti generalmente di spalle dei documenti possa essere iconografi- di statue. Questo è chiaro in un Gigan-
(cfr. i Giganti nn. 36 [fig. 11] e 44), di camente giustificato; ha inoltre evi-te del lato settentrionale che stilistica-
putti e fanciulle fra tralci fioriti, tal- denziato la vera singolarità nel fattomente può essere assegnato al princi-
volta insidiati da mostri, comuni co- che a Milano ritornino tutti insieme i pio del Quattrocento, ma che icono-
me soggetti dei più bei doccioni (nn. vari aspetti che il Gigante ha assunto graficamente rappresenta ormai, sen-
47, 48 [fig. 5], 52 e 53), nascono e si nei secoli. za alcun dubbio, un Profeta (n. 71; fig.
diffondono nelle decorazioni miniate Il gruppo di Giganti compreso al-13).

* Il presente saggio è tratto dalla mia tesi di no 1877-1885, I, 263; App. I, 266, 268, 272, Gatti Perer, Milano 1969, vol. I, 61-76.
laurea I Giganti e la prima decorazione 279. Tra le altre ipotesi, Janson ha proposto
scultorea del Duomo di Milano, Università per primo che il nome di Giganti non si
2 A tal fine il miglior punto di partenza èriferisca tanto alla notevole altezza (m 2
degli Studi di Milano, a.a. 1988-89, relatore
ancora oggi il noto saggio di W.H. Janson,ca.), quanto alla loro iconografia.
prof. L. Castelfranchi Vegas.
The meaning of the Giganti, Il Duomo di Mi-
lano, Atti del Congresso internazionale di
1 V. Annali della Fabbrica del Duomo, Mila- Milano, settembre 1968, a cura di M.L. 3 Secondo la mitologia, Atlante non parte-

96

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
cipò alla ribellione dei suoi fratelli contro 13 L'oscurità e i dubbi che ancora avvolgo- contro i Giganti e contribuisce in modo de-
Giove, ma lo offese con la potenza del suo no il progetto del Duomo non aiutano certo terminante alla loro sconfitta; nella sua do-
regno, la mitica Atlantide. Per punirlo, i tentativi di ricostruzione. Non c'è jalcun dicesima fatica chiede ad Atlante di racco-
Giove fece distruggere Atlantide dagli Ate- dubbio, comunque, chejl doccione sia un gliere per lui i pomi delle Esperidi, mentre
niesi e costrinse Atlante a reggere il cielo motivo di 'importazione', cioè nordico, gli sorregge per un attimo il mondo sulle
sulle spalle. Per il mito di Atlantide cfr. giacché l'impiego in Italia è rarissimo e si spalle.
Omero, Odissea, I, 52-54; Esiodo, Teogonia, ritrova solo in opere di architetti stranieri
22 Genesi, VI, 4.
507; Ovidio, Metamorfosi, IV, 630. o di profondi conoscitori dell'arte d'oltral-
pe (cfr. ad esempio la facciata del Duomo 23 Genesi, X, 8-9.
4 Janson, 1969, 62. L'iconografia di Atlante di Siena, quasi sicuramente opera di Gio-
24 Genesi, XI, 1-9.
compare anche in molte miniature dell'Al- vanni Pisano).
to Medioevo (cfr. Monacò, Bayerische 25 Agostino, De Civitate Dei, XVI-III, I e
Staatsbibliothek, Evangeliario di Ottone 14 Per qualche ipotesi al proposito, come XVI-IV.
III, S. Luca, fine sec. X; Roma, Biblioteca per tutte le notizie, che non è qui il caso di
Vaticana, Cod. Barberini lat. 711, San Gio- riprendere, sulla cronologia, la disposizio- 26 L'episodio della Torre di Babele si adat-
ne,e le poche attribuzioni possibili dei Gi- tava comunque bene ad una fusione con il
vanni Evangelista, ca 1000) che raffigurano
ganti, jtonché sulla bibliografia ad essi rife- mito greco dei Giganti e della loro audace
gli Evangelisti in atto di sostenere i cieli; rita, rimando ad un mio saggio su questa
secondo E. Panosfky, Studi di iconologia, ed impossibile impresa, giacché entrambi
Torino 1975, 24 n. 10, sostenere i cieli si- stessa rivista: «I Giganti e le vicende della sono espressione del superbo tentativo del-
prima scultura del Duomo di Milano», Arte
gnifica conoscerli: gli Evangelisti, novelli Lombarda, 92/93 (1990/1-2), 55-62. l'uomo di scalare i cieli per raggiungere
Dio.
Atlanti, possono comunicare al mondo i se-
greti dell'universo. Questo è un passo im- 15 La posizione stessa del Gigante, 'inca- 27 La valenza negativa dell'espressione è
portante verso la nobilitazione della figura strato' in una nicchia e poggiato precaria- accentuata dalla spiegazione di Agostino:
dell'Atlante. mente su una stretta pedana, può essere per cacciatore egli intende «animalium ter-
avvicinata alle figure di certi alfabetari rigenarum deceptor, oppressor, extinctor».
5 J. Baltrušaitis, Réveils et prodiges. Le (cfr. quello di Giovannino de' Grassi, con-
gothique fantastique, Paris 1960, 64-66, ne servato a Bergamo, Biblioteca Civica, lette- 28 V. Dante, Inferno, XXXI. Per un vasto
rintraccia la presenza già in età classica, ra 'K'). Già Grodecki, 1978, 18, in ogni ca- repertorio iconografico sull'argomento cfr.
soprattutto su sarcofaghi romani. so, attribuisce la derivazione di molti ele- P. Brieger - M. Meiss - C. Singleton, Illu-
menti della cattedrale gotica, quali i doc- minated Manuscripts of the Divine Comedy,
6 Per quel che riguarda l'Atlante romanico, cioni, alle forme fantastiche delle miniatu- Princeton 1969, 300-307.
Janson, 1969, 62, ha ipotizzato una linea re. di 29 V. sopra n. 20.
diffusione audace, ma plausibile: la vera16 Per le controverse attribuzioni e i tenta-
culla dell 'Atlante sarebbe l'Italia settentrio- 30 V. Inferno, XXXI, 12 («sonare un altro
tivi di datazione, cfr. W. Wolters, La scul-corno»), 71 («tienti col corno, e con quel ti
nale in età romanica (cfr. ad esempio, a
tura veneziana gotica, Venezia 1976. Wol- disfoga»); 75 («e vedi lui che '1 gran petto ti
Milano, il pulpito di S. Ambrogio), a cui
ters colloca i Giganti veneziani intorno al doga»).
avrebbero guardato gli scultori transalpini, 1420. Un documento del 25 settembre 1422
che ripresero il modello diffusamente (cfr.
attesta a Firenze l'assegnazione a Nanni di31 Per la storia di Sansone cfr. Giudici,
gli esemplari di Beaulieu e di Vézelay), perBartolo di «unam buccam seu docciam XIV-XVI.
esportarlo poi in Italia meridionale, nel re-
marmoris albi cum uno puero stringentem
gno di quel Federico II tanto interessato al- 32 Sono vestiti di pelli ed hanno il leone co-
utrem ex quo aqua exeat pluens» (in G.
l'arte d'oltralpe. Se anche non si volesse Poggi, Il Duomo di Firenze, Berlino 1909, me attributo, cui sono spesso in atto di
concordare con questa ipotesi di trasmis-
79), ulteriore testimonianza del diffondersi squarciare le fauci (cfr. il Gigante di Milano
sione di soggetti, resta comunque valida
del motivo del gruppo Gigante-doccione, n. 43; fig. 1).
l'affermazione che l'impiego del telamone
deriva al Gotico dall'uso ampio e costante76. peraltro già attestata da Janson, 1969, 75- 33 Cfr. Jacopo Da Voragine, Leggenda Au-
del Romanico. rea, Firenze 1985, 421. La grandezza ecce-
17 Wolters, 1976, 249, ritiene che simbo- zionale di S. Cristoforo è da imputare al
7 Una traccia di questo sviluppo è già stata leggino i Fiumi del Paradiso-, l'ipotesi è fatto che egli proteggesse contro la morte
avanzata in passato da Ch. Seymour JR., plausibile e non contrasta con la mia, più sùbita, cioè improvvisa. Si diceva che chi
«XIII Century Sculpture at Noyon and generica, the perché l'iconografia dell'Aquario avesse visto una sua immagine al mattino
development of the Gothic Caryatid», èGa- estensibile, per analogia, ad ogni simbolo non sarebbe morto in giornata; per questa
zette des Beaux Arts, XXVI (1944), 174-175,
acquatico. ragione si usava porre sulle Chiese una sua
il quale aggiunge che questa evoluzione sa- immagine, dipinta o scolpita, di dimensio-
rebbe stata completata entro il 1200 e che 18 È plausibile che regolasse tutta la deco-
razione scultoria del Duomo, o almeno sin- ni molto grandi affinché fosse ben visibile
da quel momento l'Atlante gotico sarebbe anche da lontano. Cfr. J. Hall, Dictionary
stato diffuso ovunque. goli cicli, un programma iconografico mai
of Subjects and Symbols in Art, London
condotto a termine, probabilmente per i 1974, s.v. S. Cristoforo; G. Kaftal, Icono-
8 Janson, 1969, fig. 11. frequenti cambiamenti di direzione al ver-
9 II significato preciso di queste immagini tice. Se è possibile riconoscere ancor oggi graphy of the Saints in the Painting of North
è ancora sconosciuto e si dubita persino una certa omogeneità iconografica in sin- East Italy, Firenze 1978, 269 n. 1; L. Réau,
Iconographie de l'art chrétien, Paris 1958,
che esista; ma, indubbiamente, esse simbo- gole parti scultorie (ad esempio il ciclo ma- 305-306.
lizzano le curiosità e le paure di una socie- riano del finestrone dell'abside), è difficile
tà informata e fantasiosa allo stesso tempo. 'leggere' tale omogeneità anche nel più fan- 34 V homo silvaticus ha radici antichissime:
Le due posizioni opposte, quella di chi rin- tasioso ciclo dei Giganti. Per le ipotesi ico- rappresenta chi sfugge il consesso umano
traccia un significato preciso nei monstra nografiche sui Giganti cfr. U. Nebbia, La per vivere selvaticamente e nasce dalle fan-
gotici e quella di chi, invece, rifiuta una scultura del Duomo di Milano, Milano 1908, tasie degli uomini su mostri che avevano
spiegazione ad ogni costo, sono ben sinte- 11; H. Siebenhüner, Il Duomo di Milano e una vaga somiglianza con scimmie; gene-
tizzate nelle opere di due grandi studiosi: gli artisti tedeschi, Milano 1945, 19; M.L. ralmente viene visto come un uomo degra-
L.B. Bridaham, Gargoyles, Chimeres and the Gatti Perer, Ipotesi iconografiche per il dato che rifiuta la ragione e la civiltà, ma
Grotesque in French Gothic Sculpture, New Duomo di Milano, in II Duomo di Milano, al tempo stesso, incarna lo spirito selvatico
York 1969, XII, e E. Mâle, L'art religieux de Milano 1969, vol. I, 1-4; Janson, 1969, 70; e lussurioso presente in ogni uomo, soffoca-
la fin du Moyen Age en France. Etude sur R. Bossaglia, La scultura, in AA.VV., Il to, ma non distrutto. A riprova del fatto
l'iconographie du Moyen Age et ses sources Duomo di Milano, Milano 1973, vol. II, 68. che l'uomo selvatico è molto vicino, icono-
d'inspiration, Paris 1931, 223 (ed. it. Le ori- 19 Apollodoro, La Biblioteca, I.II.I.: i Gi- graficamente e simbolicamente, al Gigan-
gini del gotico. L'iconografia medievale e le ganti «avevano lunghi riccioli pendenti te, è la somiglianza che talvolta lo avvicina
sue fonti, Milano 1986, 60-76). ad Ercole, di cui condivide gli attributi, co-
dalla testa e dal mento e anche i piedi a
me il bastone e il pelo. Non mancano esem-
10 Cfr. ad esempio le piccole donne che sot- scaglie di drago». Mentre il particolare dei pi di Ercole raffigurato nudo, coperto di
tostanno ai doccioni della cattedrale di piedi a scaglie di drago si perderà col tem-
Santo Stefano a Vienna. po (cfr. anche Luciano, Pharsalia, IX, 655- peli e con una clava in mano (cfr. Brida-
656), il carattere irsuto e riccioluto del Gi- ham, 1969, fig. 27); uno dei Giganti di Mila-
11 L. Grodecki, Architettura gotica, Milano no, peloso, con un bastone ed una testa di
gante si manterrà in età cristiana e sembra
1978, 31. leone (n. 35), può esserne considerato un'e-
anticipare la rappresentazione dell'uomo
selvatico; v. anche Virgilio, Eneide, VI, semplificazione. Per tutte le notizie sull'ho-
12 Allo scopo di trovare un legame tra i Gi- mo silvaticus cfr. R. Bernheimer, Wild Men
287.
ganti di Reims e quelli di Milano ho con- in the Middle Ages, Cambridge (Mass) 1952.
dotto una ricerca piuttosto ampia, ma in- 20 Per il mito di Atlante cfr. sopra n. 3.
fruttuosa, come era già accaduto a Janson, 35 II Nebbia ha adottato nel suo studio sul
1969, 64; v. anche Seymour, 1944, 174-175.21 Ercole infatti combatte a fianco di Giove Duomo di Milano una numerazione pro-

97

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
gressiva dei Giganti, dal primo sul lato me- bigliamento, dalla metà del sec. XIV. La56-57, in cui si mettono a confronto con il
ridionale, a ridosso della facciata, all'ulti-
selvatichezza di queste statue è confermata Taccuino di schizzi di Giovannino de' Gras-
mo sul lato settentrionale, dalla parte op- da un particolare secondario, ma impor- si i Giganti nn. 35, 54, 57 e 82.
posta, che per la sua particolare efficacia ètante: il fatto che molti dei Giganti non in-
42 Cfr. L.M.C. Randall, Images in the mar-
stata seguita anche da tutti gli studiosi deldossino le scarpe che, a seguito dell'esplo-
gins in the gothic manuscripts, Berkeley
Duomo. sione di eleganza diffusasi nel Trecento,
and Los Angeles 1966.
36 Meno immediato è il riconoscimento di vennero a costituire il primo segno del su-
una delle statue del contrafforte a sinistra peramento dello stato di sopravvivenza (v. 43 Cfr. Parigi, Biblioteca Nazionale, ms.
R. Levi Pisetzky, Nuove mode della MilanoSmith-Lesoneff 22, in M.L. Cogliati Arano,
dell'abside (n. 46; fig. 2) che, in lotta conviscontea nello scorcio del '300, in Storia di Miniature lombarde dall'VIII secolo al XIV,
un mostro dal lungo collo e le scaglie di Milano, V, Milano 1955, 877-900). L'unica Milano 1970, fig. 191.
drago, ha il mantello fermato sul petto eccezione
da sembra costituita dal bellissimo
un tipo di nodo detto 'erculeo' (cfr. una col- 44 Cfr. Roma, Biblioteca Vaticana, cod.
Gigante armato di Matteo Raverti, abbi-
lana d'oro con pendente a forma di nodo Reg. 1290, f. 4, in Panofsky, 1975, fig. 24.
gliato secondo il gusto cortese (n. 51; fig.
erculeo, da Ginosa, IV sec. a.C.; fig. 3): in
10), e da tre Giganti che indossano una 45 Cfr. Liège, Bibliothèque Universitaire,
questa composizione si potrebbe forse rico-
giubba corta chiusa davanti da una fila di ms 1041 (887), Tacuinum Sanitatis, f. 46.
noscere un'altra impresa di Ercole, quella bottoni, vero e proprio ornamento del tem-
della Lotta contro l'Idra, sebbene la rappre- 46 V. sopra, n. 39.
sentazione dell'animale con una sola testa po (nn. 39, 67 e 76).
sia inusuale. 39 Tasso, 1990, 57-59.
47 Cfr. a questo proposito il Gigante n. 45
(fig. 12) e Vienna, Biblioteca Nazionale, Ta-
37 Questa identificazione fu già proposta 40 Cfr. Rodolfo il Glabro, Historiae, I, I: cuinum Sanitatis, c. 54, 'Estate'. Altri esem-
da Janson, 1969, 68. «Come l'acqua si comporta nel mondo cor- pi di contadini sono i Giganti nn. 61 e 63.
poreo, la temperanza si comporta nell'in-
38 È sicuramente degno di nota, ed inspie-
tellettuale». Per un esempio prossimo cro-
gabile senza ricorrere alla tematica del nologicamente
Gi- e geograficamente, cfr. l'a-
gante inteso come creatura selvatica, che naloga Virtù posta sulla facciata settentrio-
Riferimenti fotografici:
questo ciclo sembri raccogliere un'umanità nale di S. Marco a Venezia. Archivio fotografico della Fabbrica del
povera e negletta e sottrarsi completamen- Duomo: 1, 2, 4, 5, 9, 12; F. Tasso: 6, 7, 8, 10,
te al fervore di ricercatezza ed ambizione 41 Per un paragone più serrato e puntuale 11,13; Megale Hellas, Milano 1983, fig. 605:
che tutta l'Europa vive, nel campo dell'ab- tra Gigante e opere miniate v. Tasso, 1990, 3.

fuit, videmus beneficio Dei optimi


maximi, qui ingenia horum tempo-
Vitruvius, De Architectura (MS Lat. 32) rum aperuit, in lucem productum
esse, sed desunt adhuc multa, inter
que maxima portio est doctissimi
in the University Library, Budapest, vocabulorum interpretis Festi Pompei,
quem integrum in Biblioteca Vestra et
and the Milanese Court of Humanists quam Serenissima parentis Vestri Ma-
jestas summa sua laude, et opera vera
Regia comparai, aut inter libros eru-
Gábor Hajnóczi ditissimi Viri Domini Thadei Parmen-
sis preceptoris Vestri esse certo acce-
pimus, qui nuntius ingenti profecto
nos letitia affecit, cum putaremus
Origin of the Codex Hungarian Academy of Sciences 5. alioquin pulcherimum opus penitus
Their catalogue includes four codices
The codex (Ms Lat. 32) of the Uni- esse deperditum, hujus igitur habendi
versity Library, Budapest 1 cameonhere
paper (MSS Lat. 21, 22, 27, and 32, non parvo desiderio incènsi sumus nos
from Constantinople in 1877 whenBudapest,
the University Library), which et Illustrissimus patruus noster, qui his
studiis admodum delectatur et libentis-
Sultan Abdul Hamid II sent it with contain the texts of Gabriele de Con-
sime legit, que non sint vulgo comu-
the Corvinus and other manuscriptscorenzio, of Festus Pompejus, the nicata. Quare hortamur, et quam pos-
from the library of King MathiasScriptores
(Bi- historiae Augustae, and Vi- sumus, studiosissime rogamus Illu
blioteca Corviniana) as a gift to truvius, De Architectura . In the words strissimarri Dominationem Vestram,ut
Hungary 2 . The codex was given a newof Dethier 6, the manuscript of Vitru- hujus eruditissimi voluminis parti-
green leather binding, and two in- vius «... se distingue par la relieure en cipes nos faciat, ex his duobus aite-
scriptions in Turkish script were writ-veau (...) sur laquelle il y a des bor- rum impertiendo, ut aut librum
dures d'abeilles et le timbre en buste
ten with gold ink (figs. 1-2) on the first ipsum ad nos mittat tantisper, dum
folios 3. du Duc avec la legende Franciscus hic transcribí curemus, aut istic ipsa
In the codex there is no indication
Sforza Mediolanensium Dux POMPPP». ejus exemplum confici jubeat quam
emendatissimum ac quam celerius
about its original owner and origin. This evidence allows me to assume fieri possit, deinde ad nos mittatur.
According to the University Library'sthat the seal of Francesco Sforza was Hoc tanti a nobis estimabitur ut inter
Catalogus of 1881, the codex belongedon the original binding of the Vitru- jucundissima Dominationis Vestra
originally to Francesco Sforza vius codex in Budapest. erga nos obsequia collocaturi simus 1 .
(«Codex olim Francisci Sforza ducis The origin of MS Lat. 32 from
Mediolanensium»), but some scholars Sforza's court seems to be proved by The Prince of Milan writes about
do not acknowledge this as a fact 4. In- other evidence, which also indicates a work of Festus Pompejus which he
deed, the present, unadorned form of how the codex found its way to Buda. seems to have borrowed from John
the codex and its simple script do not The Prince of Milan wrote a letter on Corvinus. Later, the Prince returned
suggest a noble owner. However, 10 November, 1488 to John Corvinus, the codex to Buda in a new binding
there is other evidence for its origin in son of Mathias: with other three manuscripts 8. One of
S forza' s court. these codices sent by Lodovico Sforza
Several persons in Constantinople Mediolani X. Novembris 1488. Duci
to Buda might have been the Vitru-
saw codices kept in their original Joanni Corvino. Crebris quondam ex-codex, MS Lat. 32.
vius
bindings before these were sent to terarum gentium in Italiani incur-
sionibus effectum est, ut nonsolum
As mentioned, some scholars do
Hungary. Two scholars, Dethier and Romana, idest, latina amissa sit, sed not consider it proved that MS Lat. 32
Mordtmann, had the opportunity to omnes fere preclarissimorum aucto- originated in Sforza's collection. Eli-
examine the codices, and they re- rum libri sint ex Italia asportati. Ex sabeth Pellegrin who studied the
ported their observations to the quibus quicquid reliquiarum super- codices in Budapest doubts its origin
98

This content downloaded from 79.13.211.241 on Sun, 14 Oct 2018 00:31:29 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms

Potrebbero piacerti anche